Battaglia tra i soci, semaforo rosso per i trenini
Lima
Slitta l'assemblea per la liquidazione, verso le
dimissioni
dell'intero vertice
MILANO - C'era una volta il mito del trenino
elettrico, sogno e
passione per milioni di ragazzini. Poi venne il tempo
dell'elettronica e i modellini, loro malgrado,
tirarono il freno. La
Lima però, un marchio dal passato glorioso, era
riuscita a
sopravvivere. Da tempo i bilanci navigavano in forte
perdita, ma una
serie di ambiziosi piani di rilancio avevano sempre
rimandato
l'appuntamento con la chiusura. Adesso però la famosa
azienda di
modellismo ferroviario si prepara a celebrare il
Natale più triste
della sua storia. La società con sede e Brescia e
stabilimento a
Isola Vicentina potrebbe infatti essere presto
costretta a portare i
libri in tribunale. Per il momento il crac è stato
evitato di un
soffio. Nel senso che l'assemblea di ieri, convocata
per la messa in
liquidazione della società, non ha potuto deliberare
per mancanza
del
quorum dei votanti necessario. Entro questa settimana,
comunque, è
attesa una riunione del consiglio di amministrazione
in cui Paolo
Prandi, presidente e maggiore azionista della Lima,
dovrebbe gettare
la spugna, rassegnando le dimissioni. In altre parole,
serve in gran
fretta un'iniezione di denaro fresco. In caso
contrario i trenini
Lima arriveranno al capolinea e il destino dello
stabilimento di
Isola Vicentina sembra ormai segnato. La svolta di
questi giorni è
il
frutto avvelenato di mesi di battaglia tra lo stesso
Prandi e gli
altri due grandi soci, nonché finanziatori,
dell'azienda. Ovvero
la
banca Bipop, passata quest'anno sotto il controllo di
Capitalia-Banca
di Roma, e l'avvocato d'affari milanese Sergio Erede,
per anni legale
di fiducia della stessa Bipop. Ormai è una guerra di
tutti contro
tutti, condotta a suon di lettere e carte bollate. La
Bipop è
entrata
in rotta di collisione con Prandi e ha tagliato i
finanziamenti
all'azienda, salvo, negli ultimi due mesi, il denaro
necessario a
pagare gli stipendi dei 110 dipendenti e le bollette
dell'energia
elettrica. E anche Erede, dopo mesi e mesi di tira e
molla, è
partito
all'attacco, impugnando l'ultimo bilancio della Lima.
Eppure negli
anni scorsi proprio l'intesa tra l'avvocato d'affari e
la Bipop ha
assicurato la sopravvivenza della gloriosa azienda di
trenini, che ha
assorbito anche i principali concorrenti europei: la
comasca
Rivarossi, la tedesca Arnold e la francese Jouef.
La Lima, fino al 2000 controllata dalla famiglia Erede
tramite la
holding Penteco, accumulava perdite e la Bipop
allargava i cordoni
della Borsa per mantenere in vita il marchio. In base
alle carte
aziendali, gli affidamenti complessivi di Bipop verso
l'azienda
vicentina l'anno scorso hanno raggiunto i 40 miliardi
di vecchie
lire. Una somma a dir poco rilevante, se si pensa che
la Lima nel
2002 dovrebbe raggiungere a malapena i 21 miliardi di
lire di giro
d'affari. Nell'estate di due anni fa è entrato in
scena Prandi,
nella
duplice veste di socio e numero uno operativo. Parte
un piano di
riassetto: vengono chiusi gli stabilimenti di
Rivarossi, Arnold e
Jouef, i dipendenti passano da 400 a 110 e la
produzione viene
accentrata a Vicenza. I conti migliorano, ma ancora
non basta. Tra il
2001 e l'estate del 2002 viene varato un altro piano
di rilancio,
accompagnato, questa volta, da una complessa
operazione di ingegneria
finanziaria. Quando però si passa all'attuazione di
questo
piano
scoppiano i contrasti tra i soci. La Bipop blocca i
finanziamenti e
la Lima va incontro al disastro. Proprio adesso che,
dopo anni di
perdite, la gestione industriale era tornata far
segnare un piccolo
profitto.
(Vittorio Malagutti)
Commento. Io personalmente non ho elementi certi, e
corrono disparate voci, da una resurrezione immediata
ad una altrettanto immediata chiusura. Non voglio fare
pericolose speculazioni. Comunque é spiacevole vedere
un marchio prestigioso e storico in così grave crisi.
Omaggi.
E.Sacconaghi
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