A pprupuositu rî ll’adea î Ggiusi, talifunaiu a rridazziun-î Sarausa râ Sicilia e rô Ggiurnal-î Sicilia. Mi rissynu ka a ppubbrikari l’artikulu nâ kronik-ê Sarausa nun ci forrynu prubblemi (a ttitul-î fawuri, senza sordi), ma pi ppubbrikallu ni tutt-â Sicilia m’âssa diskurriri bbona ku iddi, kosa ki vir-î fari stasira stissa.
Rumani vi fazzu sapiri kuomu à gghiutu a ffiniri.
Michiluzzu, â fini nu-mmi vinisti a ttruvari, forsi ka nun ci passasti propia a Ssarausa?
Tantu pi strinciri kiddu ka rissi l’awutra vota, amu a ccirkari i truvari nu sistema i skrittura u stessu pi ttutti, se cci amu a mmetteri: ch, gh, gn, zh, sc, dh, th, rh, sh, sch, j, k, x, w, y, ç, -, ‘, ^, ·, ecc. o no, se i palori ki si prununciunu kkâ kunsunani dduppia s’anu a skriviri miremma akkussì e awutri kosi. Poi, anzi à pparticipari miremma tuni.
S'abbinirika
Antuninu
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Perhaps instead of having everything in .pdf format, why not have it
presented on the website for easier access. I just think it is a good
idea and a lot easier for people to use that way. Don't get me wrong,
I know how to download, but this was only a suggestion.
Il meli e compagnia esigevano che i documenti e quant'altro fossero redatti in lingua ITALIANA non in siciliano, come ho erroneamente scritto
fara
santella <santellac@...> wrote:
Per rispetto alle esigenze degli iscritti che non comprendono l'italiano cercherò di tradurre in siciliano quanto ora sto scrivendo.
Volevo solo aggiungere a quanto scritto da Iacino che invece di cercare di "creare" una lingua inesistente basata quasi esclusivamente su base orale , sui ricordi di persone che hanno lasciato la Sicilia un secolo fa, persone che , nella maggior parte dei casi, sapevano a malapena leggere ( e se leggevano, leggevano in italiano perché questa era la lingua usata per i documenti ed i proclami o per i gionali, almeno fin dal 1500) , con fonemi inesistenti ed impraticabili perché non si basano , per scrittura , sintassi ed ortografia, sugli unici "documenti" in siciliano che possediamo: Meli ed i suoi epigoni, Tempio e Martoglio, e il più moderno Buttitta? Tenendo presente però che lo stesso Meli e compagnia si opposero all'uso popolare del siciliano esigendo che la costituzione del 1812 e tutti i documenti ufficiali dovevano essere scritti in siciliano. La loro doveva essere una lingua élitaria non una lingua popolare
fara
Vuleva diri ca 'nveci di circari di fari na lingua "nova" ca nun esisti a nudda banna, cu funemi novi ca nun esistono e ca nuddu canusci basata sulu supra li ricordi di li vecchi emigrati ca nna la maggior parti di li casi sapevanu a mala pena leggiri ( ma leggiri l'italianu però) , picchì nun si basanu supra di quattru poeti chi scrivinu in sicilianu come Meli, Tempiu, Martoglio e pi ultimu Buttitta?
E nun v'aviti a scurdari mancu ca lu stessu Meli e cumpagnia s'opposi ca la costituzione di lu 1812 e tutti li documenti ufficiali si scrivissiru in sicilianu. Casu mai lu sicilianu avia a ristari na lingua sulu pi li poeti!
fara
antonio iacino <aiacino@...> wrote:
Mi rivolgo ad Aleksandr Simonović a proposito del suo Cumpenniu di Ortografia Siciliana.
Scrivo in italiano per la stessa ragione per cui lo hai fatto tu sul compendio.
Vorrei innanzitutto complimentarmi per il tuo lavoro, un contributo in più alla causa della valorizzazione del siciliano.
Ciò non di meno vorrei manifestare il mio dissenso su alcuni punti del Compendio. Non voglio sollevare polemiche verso chi si prodiga per elaborare e proporre soluzioni per risolvere problemi i secolari del Siciliano, ho il massimo rispetto per tutti coloro a cui sta a cuore il Siciliano, per quanto distanti possano essere le loro posizioni dalle mie. Penso piuttosto che dovremmo invece collaborare. Ciò che mi auguro è che la presente possa costituire spunto di dialogo, per tutti, in più di un’occasione su questo forum.
Guarda Aleksandr, non capisco ad esempio l’abolizione totale dell’accento, quando poi siamo costretti ad utilizzare il puntino intermedio (che, a differenza dell’apostrofo, non vedo rappresentato sulla tastiera del mio calcolatore) per scrivere “d·oru” (d’oro) o “p·amuri” (per amore), oppure a ricorrere a forme quali “dil Àfrica”, che fra l’altro non portano nessun giovamento alla pronuncia. L’unione in una sola parola dei funzionali relatori con i pronomi dimostrativi quando questi sono soggetti ad aferesi, che danno vita a forme come “pista” (per questa) o “cunnu” (con uno), mi pare un abominio stilistico prima che linguistico.
Ma ciò che mi lascia più perplesso è la presunta inutilità della lettera Q. Q + U costituisce un unico suono labiovelare, in pratica velare con una lieve appendice labiale, perciò, ove siano seguiti da vocale, non formano dittongo con essa: prova a pronunciare cuitari e quinterba (primula).
Ad ogni modo, detesto criticare il lavoro degli altri, specialmente quando l’impegno profuso è palpabile, come in questo caso, infatti non è questo il motivo per cui scrivo. Volevo far notare che secondo me è ancora prematuro cercare di eleggere una parlata standard (il palermitano in questo caso) e proporre allo stesso tempo un sistema di trascrizione innovativo. La parlata standard è un argomento abbastanza delicato e complesso, che sarebbe meglio affrontare solo dopo aver raggiunto certi traguardi che non starò certo ad elencare, ma per cui, credo tutti ci stiamo battendo.
Un primo passo, certamente più vicino alle nostre reali possibilità, ma non per questo semplice da ottenere, sarebbe un codice di trascrizione comune, che prescinda da una parlata specifica e sia in grado di rappresentare in maniera, certamente non rigorosa, ma semplice ed efficace qualsiasi parlata siciliana. Intendo una sorta di trascrizione fonetica semplificata, ma non semplicizzata, priva di segni diacritici, strani simboli o nessi insoliti.
Il raggiungimento di un tale obiettivo è imprescindibile, indipendentemente dalle varie correnti di pensiero, vale a dire sia per chi vorrebbe la creazione o l’affermazione di uno standard, che per chi sostiene la molteplicità delle parlate.
Non sarà facile, nemmeno raggiungere un accordo tra noi, ma a mio avviso vale sicuramente la pena tentare.
Un punto di partenza potrebbe essere questo: la tastiera del calcolatore. Scegliere, per quanto è possibile lettere e simboli immediatamente o facilmente disponibili sulla tastiera, per agevolare la scrittura.
Saluti
Antuninu
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Per rispetto alle esigenze degli iscritti che non comprendono l'italiano cercherò di tradurre in siciliano quanto ora sto scrivendo.
Volevo solo aggiungere a quanto scritto da Iacino che invece di cercare di "creare" una lingua inesistente basata quasi esclusivamente su base orale , sui ricordi di persone che hanno lasciato la Sicilia un secolo fa, persone che , nella maggior parte dei casi, sapevano a malapena leggere ( e se leggevano, leggevano in italiano perché questa era la lingua usata per i documenti ed i proclami o per i gionali, almeno fin dal 1500) , con fonemi inesistenti ed impraticabili perché non si basano , per scrittura , sintassi ed ortografia, sugli unici "documenti" in siciliano che possediamo: Meli ed i suoi epigoni, Tempio e Martoglio, e il più moderno Buttitta? Tenendo presente però che lo stesso Meli e compagnia si opposero all'uso popolare del siciliano esigendo che la costituzione del 1812 e tutti i documenti ufficiali dovevano essere scritti in siciliano. La loro doveva essere una lingua élitaria non una lingua popolare
fara
Vuleva diri ca 'nveci di circari di fari na lingua "nova" ca nun esisti a nudda banna, cu funemi novi ca nun esistono e ca nuddu canusci basata sulu supra li ricordi di li vecchi emigrati ca nna la maggior parti di li casi sapevanu a mala pena leggiri ( ma leggiri l'italianu però) , picchì nun si basanu supra di quattru poeti chi scrivinu in sicilianu come Meli, Tempiu, Martoglio e pi ultimu Buttitta?
E nun v'aviti a scurdari mancu ca lu stessu Meli e cumpagnia s'opposi ca la costituzione di lu 1812 e tutti li documenti ufficiali si scrivissiru in sicilianu. Casu mai lu sicilianu avia a ristari na lingua sulu pi li poeti!
fara
antonio iacino <aiacino@...> wrote:
Mi rivolgo ad Aleksandr Simonović a proposito del suo Cumpenniu di Ortografia Siciliana.
Scrivo in italiano per la stessa ragione per cui lo hai fatto tu sul compendio.
Vorrei innanzitutto complimentarmi per il tuo lavoro, un contributo in più alla causa della valorizzazione del siciliano.
Ciò non di meno vorrei manifestare il mio dissenso su alcuni punti del Compendio. Non voglio sollevare polemiche verso chi si prodiga per elaborare e proporre soluzioni per risolvere problemi i secolari del Siciliano, ho il massimo rispetto per tutti coloro a cui sta a cuore il Siciliano, per quanto distanti possano essere le loro posizioni dalle mie. Penso piuttosto che dovremmo invece collaborare. Ciò che mi auguro è che la presente possa costituire spunto di dialogo, per tutti, in più di un’occasione su questo forum.
Guarda Aleksandr, non capisco ad esempio l’abolizione totale dell’accento, quando poi siamo costretti ad utilizzare il puntino intermedio (che, a differenza dell’apostrofo, non vedo rappresentato sulla tastiera del mio calcolatore) per scrivere “d·oru” (d’oro) o “p·amuri” (per amore), oppure a ricorrere a forme quali “dil Àfrica”, che fra l’altro non portano nessun giovamento alla pronuncia. L’unione in una sola parola dei funzionali relatori con i pronomi dimostrativi quando questi sono soggetti ad aferesi, che danno vita a forme come “pista” (per questa) o “cunnu” (con uno), mi pare un abominio stilistico prima che linguistico.
Ma ciò che mi lascia più perplesso è la presunta inutilità della lettera Q. Q + U costituisce un unico suono labiovelare, in pratica velare con una lieve appendice labiale, perciò, ove siano seguiti da vocale, non formano dittongo con essa: prova a pronunciare cuitari e quinterba (primula).
Ad ogni modo, detesto criticare il lavoro degli altri, specialmente quando l’impegno profuso è palpabile, come in questo caso, infatti non è questo il motivo per cui scrivo. Volevo far notare che secondo me è ancora prematuro cercare di eleggere una parlata standard (il palermitano in questo caso) e proporre allo stesso tempo un sistema di trascrizione innovativo. La parlata standard è un argomento abbastanza delicato e complesso, che sarebbe meglio affrontare solo dopo aver raggiunto certi traguardi che non starò certo ad elencare, ma per cui, credo tutti ci stiamo battendo.
Un primo passo, certamente più vicino alle nostre reali possibilità, ma non per questo semplice da ottenere, sarebbe un codice di trascrizione comune, che prescinda da una parlata specifica e sia in grado di rappresentare in maniera, certamente non rigorosa, ma semplice ed efficace qualsiasi parlata siciliana. Intendo una sorta di trascrizione fonetica semplificata, ma non semplicizzata, priva di segni diacritici, strani simboli o nessi insoliti.
Il raggiungimento di un tale obiettivo è imprescindibile, indipendentemente dalle varie correnti di pensiero, vale a dire sia per chi vorrebbe la creazione o l’affermazione di uno standard, che per chi sostiene la molteplicità delle parlate.
Non sarà facile, nemmeno raggiungere un accordo tra noi, ma a mio avviso vale sicuramente la pena tentare.
Un punto di partenza potrebbe essere questo: la tastiera del calcolatore. Scegliere, per quanto è possibile lettere e simboli immediatamente o facilmente disponibili sulla tastiera, per agevolare la scrittura.
Saluti
Antuninu
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Sta raiuni di scrìviri n talianu nun lu capixu. Ma l'italianu mancu capixu bonu e stu gruppu sicilianu è, pi chissu atâ scrìviri n sicilianu. Siddhu vuiatri nun putiti scrìviri n sicilianu, com'è ca vulemu nu sicilianu ufficiali. Nun vali pi vuiatri, nun vali pi nuddhu. E sti discursi di l'urtugrafìa mi chiàcinu, ma comu dissi nun cci pozzu pigghiari parti ca nun capixu na ---! Grazzii e ssà binidica
Micheli
antonio iacino <aiacino@...> wrote:
Mi rivolgo ad Aleksandr Simonović a proposito del suo Cumpenniu di Ortografia Siciliana.
Scrivo in italiano per la stessa ragione per cui lo hai fatto tu sul compendio.
Vorrei innanzitutto complimentarmi per il tuo lavoro, un contributo in più alla causa della valorizzazione del siciliano.
Ciò non di meno vorrei manifestare il mio dissenso su alcuni punti del Compendio. Non voglio sollevare polemiche verso chi si prodiga per elaborare e proporre soluzioni per risolvere problemi i secolari del Siciliano, ho il massimo rispetto per tutti coloro a cui sta a cuore il Siciliano, per quanto distanti possano essere le loro posizioni dalle mie. Penso piuttosto che dovremmo invece collaborare. Ciò che mi auguro è che la presente possa costituire spunto di dialogo, per tutti, in più di un’occasione su questo forum.
Guarda Aleksandr, non capisco ad esempio l’abolizione totale dell’accento, quando poi siamo costretti ad utilizzare il puntino intermedio (che, a differenza dell’apostrofo, non vedo rappresentato sulla tastiera del mio calcolatore) per scrivere “d·oru” (d’oro) o “p·amuri” (per amore), oppure a ricorrere a forme quali “dil Àfrica”, che fra l’altro non portano nessun giovamento alla pronuncia. L’unione in una sola parola dei funzionali relatori con i pronomi dimostrativi quando questi sono soggetti ad aferesi, che danno vita a forme come “pista” (per questa) o “cunnu” (con uno), mi pare un abominio stilistico prima che linguistico.
Ma ciò che mi lascia più perplesso è la presunta inutilità della lettera Q. Q + U costituisce un unico suono labiovelare, in pratica velare con una lieve appendice labiale, perciò, ove siano seguiti da vocale, non formano dittongo con essa: prova a pronunciare cuitari e quinterba (primula).
Ad ogni modo, detesto criticare il lavoro degli altri, specialmente quando l’impegno profuso è palpabile, come in questo caso, infatti non è questo il motivo per cui scrivo. Volevo far notare che secondo me è ancora prematuro cercare di eleggere una parlata standard (il palermitano in questo caso) e proporre allo stesso tempo un sistema di trascrizione innovativo. La parlata standard è un argomento abbastanza delicato e complesso, che sarebbe meglio affrontare solo dopo aver raggiunto certi traguardi che non starò certo ad elencare, ma per cui, credo tutti ci stiamo battendo.
Un primo passo, certamente più vicino alle nostre reali possibilità, ma non per questo semplice da ottenere, sarebbe un codice di trascrizione comune, che prescinda da una parlata specifica e sia in grado di rappresentare in maniera, certamente non rigorosa, ma semplice ed efficace qualsiasi parlata siciliana. Intendo una sorta di trascrizione fonetica semplificata, ma non semplicizzata, priva di segni diacritici, strani simboli o nessi insoliti.
Il raggiungimento di un tale obiettivo è imprescindibile, indipendentemente dalle varie correnti di pensiero, vale a dire sia per chi vorrebbe la creazione o l’affermazione di uno standard, che per chi sostiene la molteplicità delle parlate.
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Saluti
Antuninu
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Ma ciò che mi lascia più perplesso è la presunta inutilità della lettera Q. Q + U costituisce un unico suono labiovelare, in pratica velare con una lieve appendice labiale, perciò, ove siano seguiti da vocale, non formano dittongo con essa: prova a pronunciare cuitari e quinterba (primula).
Ad ogni modo, detesto criticare il lavoro degli altri, specialmente quando l’impegno profuso è palpabile, come in questo caso, infatti non è questo il motivo per cui scrivo. Volevo far notare che secondo me è ancora prematuro cercare di eleggere una parlata standard (il palermitano in questo caso) e proporre allo stesso tempo un sistema di trascrizione innovativo. La parlata standard è un argomento abbastanza delicato e complesso, che sarebbe meglio affrontare solo dopo aver raggiunto certi traguardi che non starò certo ad elencare, ma per cui, credo tutti ci stiamo battendo.
Un primo passo, certamente più vicino alle nostre reali possibilità, ma non per questo semplice da ottenere, sarebbe un codice di trascrizione comune, che prescinda da una parlata specifica e sia in grado di rappresentare in maniera, certamente non rigorosa, ma semplice ed efficace qualsiasi parlata siciliana. Intendo una sorta di trascrizione fonetica semplificata, ma non semplicizzata, priva di segni diacritici, strani simboli o nessi insoliti.
Il raggiungimento di un tale obiettivo è imprescindibile, indipendentemente dalle varie correnti di pensiero, vale a dire sia per chi vorrebbe la creazione o l’affermazione di uno standard, che per chi sostiene la molteplicità delle parlate.
Non sarà facile, nemmeno raggiungere un accordo tra noi, ma a mio avviso vale sicuramente la pena tentare.
Un punto di partenza potrebbe essere questo: la tastiera del calcolatore. Scegliere, per quanto è possibile lettere e simboli immediatamente o facilmente disponibili sulla tastiera, per agevolare la scrittura.
Saluti
Antuninu
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--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, aleksandar simonovic
<alsimonovic@y...> ha scritto:
>Caru Pippu,
>Cu riguard'a scrittura di (c)chiu, Micheli avi raggiuni, picchi
tutti i
>palori nizzianti n latinu cu "PL" si prununzianu cu un sonu
>nizzianti duppiu n sicilianu: CCHIUMMU, CCHIU(I), CCHIOVIRI,
>CCHIANU, CCHIINU ecc. Ma cca` c'e na regula dubbiusa: arcuni
>scrittura ommittinu a prima "ci" di tutti i palori, e arcuni sulu
chiddha
>di palori polisillabichi.
Tutti 'i vucabbulari arriportanu "cchiù" e "cci" furma principali
e "chiù" e "ci" furma sicunnaria.
'I palori c'accumincianu n latinu cu "pl" 'a cancianu cu:
- chi, nnâ quasi tutti 'i parrati (plangere > chianciri);
- ci, nnê parrati gallichi e nno catanisi (plangere > cianciri.
Ntô rradduppiamentu cc'è picca di mmintarisi, s'iddu si voli 'na
scrittura funetica (e tu mi pari ca usi) 'a cunsunanti (quali ca è)
si radduppia quannu davanti c'è 'na pripusizzioni atuna "a" o 'na
sillabba forti:
'sta varca è 'a mia - dammillu a mmia;
'sta munita è 'i chiummu - cariri a cchiummu;
un muturi, quattru mutura(i) - tri mmutura(i).
S'iddu nun si voli usari 'a scrittura funetica, nun s'arradduppia mai.
P.S. Ma «riguard'a» zocch'è?
Sergio Di Giorgi.
--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, aleksandar simonovic
<alsimonovic@y...> ha scritto:
>Caru Sergiu,
>
>1.Picchi` e` mpurtanti siddhu era un suffissu o na palora? Nfatti,
c'era puru un prifissu
>"ce"-- nna palora "cedo" ca vuleva diri :tale`. N latinu tardu si
c'era un abberbiu "ce".
E cchi ci trasi? ce- è 'na radici e cedo, cette è 'na lucuzzioni sulu
mpirativa: talè (taliàti) cca/dda! duna (dunati) cca/dda!...
>2. Mai isisteva a furma HICCE, sulu HICE e stu "HICE"
significava "CHISTU".
Pi prontu accommuru ti scrissi "hi(c)ce" pi fariti accapire unn'è 'u
radduppiamentu...
S'iddu duni 'na taliata ô vucabbulariu latinu vidi ca:
- hic (anticu heic): qui;
- hic, haec, hoc: chistu, chista..
Di l'urtimu esistinu puru:
- hice, haece, hoce (dimustrativu raffurzatu cu "ce")
- hicine, haecine, hocine ('ntirrugativu)
- hicine (avverbiu).
S'iddu duni 'na taliata ô vucabbulariu talianu vidi ca:
- ci, avverbio, dal tardo latino hice.
>3. "ci" un po veniri di "HICE" picchi na stu casu ci saria puru na
firma forti "i(c)ci".
'A furma duppia cc'è: vinitiCCi (veniteCCi)...
>("nni" ca veni di "inde" avi puru na furma forti :inni. Pid as.:Iu
m'inni vaiu, Vat'inni ecc.)
Ma nna quali lingua? (Mi nni) minni vaju, (va (t)ti nni), va(t)tinni.
Sergio Di Giorgi.
Nun sugnu nu sceccu e nun vogghiu fari u scemu, nimmenu na scena, spiciarmenti nun vogghiu xarrari cu nuddu.Ma aiu na dummana, picchì mi aviti xippatu chidda lettera accussi bedda, ‘x’?Nun sapiti ca forsi e la cchiù bedda lettera dû munnu – na lettera accussi siciliana nun si po truvari.E comu a xura ca si xuri allatû xumi.È na lettera ca ni tenemu nsemuli cu nostri cuxini, i catalani, ca na vota ni canuximu benissimu. Na lettera accussì lixu lixu comu vinu bonu. Ormai mi sembra comu i xalli e xarpi niuri ca portanu l’anziani ê funerali. Forsi capixu propriu nenti, ma chissu fattu ca nun avemu usari chissa
lettera cu xauru profumatu, picchì avi essiri accussì?È na nixuta senza ritornu?
Salutamu e ‘ssa binidica
pippu d’angelo, canberra
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1.Picchi` e` mpurtanti siddhu era un suffissu o na palora? Nfatti, c'era puru un prifissu "ce"-- nna palora "cedo" ca vuleva diri :tale`. N latinu tardu si c'era un abberbiu "ce".
2. Mai isisteva a furma HICCE, sulu HICE e stu "HICE" significava "CHISTU".
3. "ci" un po veniri di "HICE" picchi na stu casu ci saria puru na firma forti "i(c)ci".
("nni" ca veni di "inde" avi puru na furma forti :inni. Pid as.:Iu m'inni vaiu, Vat'inni ecc.)
Cu riguard'a scrittura di (c)chiu, Micheli avi raggiuni, picchi tutti i palori nizzianti n latinu cu "PL" si prununzianu cu un sonu nizzianti duppiu n sicilianu: CCHIUMMU, CCHIU(I), CCHIOVIRI, CCHIANU, CCHIINU ecc. Ma cca` c'e na regula dubbiusa: arcuni scrittura ommittinu a prima "ci" di tutti i palori, e arcuni sulu chiddha di palori polisillabichi.
Saluti,
Aleksandar
Linguasiciliana@yahoogroups.com wrote:
Questo numero contiene 3 messaggi.
Gli argomenti di questo numero:
1. bandiera e flotta siciliana Da: "linguasiciliana" 2. Ogg: G. DAngelo... Da: "pippudoz" 3. appello a tutti i patrioti italiani Da: "angelo"
Messaggio: 1 Data: Tue, 24 Aug 2004 23:11:16 -0000 Da: "linguasiciliana" Oggetto: bandiera e flotta siciliana
Bruxelles, 23 Agosto 2004
L' Associazione L'Altra Sicilia allo scopo di valorizzare le potenzialità dell'Isola chiede urgentemente una legge regionale che obblighi le imbarcazioni iscritte nei registri navali siciliani ad issare oltre a quella
della marina italiana la gloriosa bandiera della marina siciliana.
In questo, l'associazione L'Altra Sicilia, di cui alcuni membri sono fondatori del Partito del Popolo Siciliano, si dichiara d'accordo con la richiesta degli eletti comunali del PPS di Mazara del Vallo, poiché il tema della bandiera siciliana è stato portato avanti da anni, attraverso miglia di cartoline stampate ed inviate dalla stessa associazione e la si può scaricare direttamente dal sito ( www.laltrasicilia.com ).
L' Associazione L'Altra Sicilia auspica la realizzazione di una marina mercantile autonoma siciliana quale una delle idee lanciata dalla stessa associazione nella Carta delle rivendicazioni del Popolo Siciliano; tale carta può essere richiesta al seguente indirizzo di posta elettronica: ( fpcatania@... )
L'Associazione si compiace che tutti i temi sicilianisti che da anni porta avanti vengono oggi, anche se con colpevole
ritardo, ripresi da quanti tengono a cuore le sorti dell'Isola.
L'ALTRA SICILIA - "Al servizio della Sicilia e dei Siciliani" ("http://www.laltrasicilia.com") Bd. de Dixmude 40 Bte 5 - B - 1000 Bruxelles Tel./Fax: 0032.2.217.48.31 - Cell: 0032 475 810756
Messaggio: 2 Data: Wed, 25 Aug 2004 12:16:17 -0000 Da: "pippudoz" Oggetto: Ogg: G. DAngelo...
Michiluzzu Thanks for the tips - it's much appreciated and I certainly don't mind. But be aware, I've now received my various Sicilian language books - so I will soon be doubley dangerous! With chiu (or cchiu) I seem to find it written more often with one 'c' - are you sure about that one?
I also note that Joseph Privitera
seems to prefer conjugating aviri with an 'h' - but I think Lissanniru's cumpenniu shows a preference for doing without.
Finally with 'obbiettivu', we may be talking at cross purposes. I originally used the term ages ago in the context of 'objectives', i.e. the objectives of this web site. I am certain that Arba Sicula uses it in a similar manner. From memory, you changed it to 'oggettu', which I presume means object. Since that time, the discussion has become somewhat confused along the way. So - is 'obbiettivu' ok in the sense of objective?
Thanks and salutamu pippu d'angelo, canberra ps how do you do all those punctuation marks, like è and û, etc?
--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, The Italian Stallion ha scritto: > Pippu: > > Comu sì? Speru bonu. Allura "cci" usatu accussì nun si chiama "obbiettivu". "Cci" ca voli dìciri "a iddu" o "a idda" si chiama
"pronomu nnirettu aggittivu". ['aggittivu' voli dìciri "obbiettivu". Di sòlitu, "bb" nn'italianu è "gg" n sicilianu. P'asempiu "nebbia" = "negghia". L'o, picchì nun ricevi l'accentu si cancia a "a". Et è scrittu comu "aggittivu" ca voli dìciri "adjective", ma cû testu si sapi la significanza]. Nn'ingrisi si chiama Indirect Object Pronoun. > > Ma stu "cci" di zoccu parramu nuiatri, chiddu dâ frasi "cc'è" o "cci sunnu" si chiama "avverbiu" o "avverbiu di postu"...adverb o adverb of place. P'asempiu "cci sunnu"...there are o "cc'è"...there is. "Cci" voli dìciri puru "here". > > Allura, i currizziuna: > > 1) Don't write "cci" with one c (ci). This isn't the right spelling. Because "cci" has the sound of /chee/ (ch as in church), the c has to be doubled. Just one c (ci) would be pronounced /shee/ (sh as in shoe). > 2)remember to write cchiù with two c's. > 3)cridu is written criu. >
4)ai is written without the h. The same for all forms of aviri. > 5)three things on the word (curreggiarmi). One, the "e" because it's not accented should change to "i" (curriggiarmi). Two, the verb is actually (currèggiri) with the -iri ending. So it should be (curriggirmi). Three, when you combine the pronoun with the verb like that, it's better to leave the verb as is: curriggìrimi (currèggiri-mi) but the accent shifts to the penult (second to the last syllable) and therefore the "e" loses the accent and changes to "i". It's possible to write take the "i" off the vowel (curriggirmi) but that is an italianism. > > Alright, that's it. I hope you don't mind me correcting you. I was like you and welcomed the corrections. That's how you learn. But some people say they welcome them and get offended. So I just hope you really don't mind. Statti bonu e salutamu. Ssà binidica, > > Micheli > > >
pippudoz wrote: > Caru Michiluzzu - a prima pinzavu c'avissi sbagghiatu supra. > Pinzavu ca 'ci' nun era avverbu. Ma ora cridu ca hai raiuni. > Ma cu secunnu sugnu chiu sicuru. Ju penzu ca la parola 'obbiettivu' > si po usari. Chi nni penzi? Pi fauri, cuntinua curreggiarmi. > Salutamu > pippu d'angelo, canberra > > --------------------------------- > Do you Yahoo!? > Yahoo! Mail - 50x more storage than other providers!
Messaggio: 3 Data: Wed, 25 Aug 2004 15:53:06 -0000 Da: "angelo" Oggetto: appello a tutti i patrioti italiani
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Beddha, va rumpènnumi i cugghiuna ca mi chiaci. Certu sgarràiu nn'ingrisi. Nun mi nni futtu di l'ingrisi. Siddhu sgarru n sicilianu, dicamilla. Sì, nu premiu tû vincisti. Veni ccà e ti lu dugnu. Û sai ca t'amu vidè...
Lulù tò
Audra Di Falco <agrigentosicula@...> wrote:
Lulù, I found a mistake in there! I found a mistake in there! DO I WIN A PRIZE?!
Sai ca t'amu, nun ti preoccupari piripicchiu miu! I'm just bustin your balls.
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Comu sì?Speru bonu.You’re welcome.I’m glad you don’t mind me giving you tips.It’s definitely the way to learn and a big part of how I did.I am sure that you will be doubley dangerous now that you have your books, but it will be great for you.I’ve also seen “chiù” written from time to time, but I would say most of the time by uneducated Sicilians, which are pretty much all Sicilians.Sicilian has never really been written, only spoken, so there aren’t really any common rules for writing it.So they guess, and some come up with “chiù” and others “cchiù”, just like we have “cchiui” and “cchiuni” in other dialects.But there should be one common form, and that is “cchiù”.I’m as sure of that as anything.Here’s a quote from Dr. Bonner’s book, Introduction to Sicilian Grammar, found on page 16:
“…The doubling is also shown at the beginning of a word if the word is monosyllabic.Examples: nni, cci, cchiù, etc.”
He explains that this happens due to linguistic evidence showing that the consonant cluster is truly geminate.That’s how I learned it and I believe it’s the right way.But again, there are not set rules for Sicilian, so it’s every man for himself.I believe that Dr. Bonner knows more about it than Lissànniru and most of the people who are writing “chiù” and “ci”.
About “h” in the conjugation of “aviri” and Privitera.I have to say, I really don’t care much for Privitera’s books.He says some goofy things and you should see all the Italianisms he uses, there are TONS.I
had three of his books, gave one away because I couldn’t stand reading it and the other too collect dust on my shelf.Seriously, not to offend him, but I really do not like his Sicilian at all.So watch out for his books.I really hope you bought Dr. Bonner’s book.I want to quote Dr. Bonner again real quick:
”…Elimination of h except to harden c and g.Examples: aiu, not haiu, etc.”
He doesn’t give any reasoning, but again, he does know what he’s talking about.Also, you mentioned Arba Sicula, the director of that, Gaetano Cipolla edited this book by Dr. Bonner.So if he says no h, I think we can trust him on that.And you should base too much on what Lissànniru is saying.He changes his orthography every week.A friend of mine suggested using “h” after “dd” to show that it’s cacuminal and not just a regular double d.So, first Lissànniru was writing “ddà” and then changed to “ddhà” or something, and I think he writes “dhà” now.It’s strange.
When I was learning Sicilian, I followed all the rules I learned.But then, when I mastered it, I started to change things around and expiriment. I found certain things I didn’t like about the orthography of Dr. Bonner, so I changed it.I didn’t like how Sicilian orthography was modernized and using
the Italian alphabet, so I added some Old Sicilian characteristics.For example, Dr. Bonner says not to use h except to harden c and g.Well, I use it in “ddh” to separate “dd” cacuminal from regular “dd”.Two different sounds should have two different spellings, avoids confusion and makes a lot of sense.Also, in Old Sicilian, which I like, the letters j and x were used, where as now, i and sc (soft) are used in their place, due to Italian influence.For example…in Old Sicilian we write “xìnniri” and now we write “scìnniri” or Old Sicilian “jornu” and modern Sicilian “iornu”.So I decided to bring back some of the original Sicilian, because I hate
Italianisms.
So, really, you need to study Sicilian and will eventually come up with your own conclusions.I believe mine are the right ones, maybe not the extremes like x or j, but at least words like “cchiù”.And it’s not just me.I looked up “chiù” in the Piccitto dictionaries, it was there with a reference to the word “cchiù” and no definition.Goes to show you that even they realize some people make a mistake in writing it sometimes, but it’s not the real spelling and therefore they give you a reference to the correct spelling.The same with “ci”.
I checked the Piccitto dictionaries about “h” in the forms of “aviri”.There is a page on
“aviri” with examples of usage and phrases in many different tenses, but I didn’t see any “h”s.I don’t know if I mentioned the Piccitto dictionaries before, but they’re credible.They’re probably over 6,000 pages total, 5 volumes, published by the universities in Palermo and Catania.They’re awesome!So you can trust what they say.
I’m not so sure about “obbiettivu” vs “oggittivu”.I knew that you meant “objective” but I’m still convinced that “bb” changes to “gg” in Sicilian.Like the example I gave you about “nebbia” in Italian and “negghia” in Sicilian.I think this is the pattern and therefore, “obbiettivu” would be “oggittivu” [or ogghiettivu], not because of association with “oggettu”, just because of the bb > gg.
You asked me how I do the accents [è] and the circumflex [û].I’m just wondering what you meant.Like, how do I do it on the keyboard, or when are they used in Sicilian?Let me know so I can answer that one.
I hope all this information helps.Let me know and I look forward to hearing from you.Statti bonu.Salutamu e ssà binidica,
Micheli
pippudoz <pippudoz@...> wrote:
Michiluzzu Thanks for the tips - it's much appreciated and I certainly don't mind. But be aware, I've now received my various Sicilian language books - so I will soon be doubley dangerous! With chiu (or cchiu) I seem to find it written more often with one 'c' - are you sure about that one?
I also note that Joseph Privitera seems to prefer conjugating aviri with an 'h' - but I think Lissanniru's cumpenniu shows a preference for doing without.
Finally with 'obbiettivu', we may be talking at cross purposes. I originally used the term ages ago in the context of 'objectives', i.e. the objectives of this web site. I am certain that Arba Sicula uses it in a similar manner. From memory, you changed it to 'oggettu', which I presume means object. Since that time, the discussion has
become somewhat confused along the way. So - is 'obbiettivu' ok in the sense of objective?
Thanks and salutamu pippu d'angelo, canberra ps how do you do all those punctuation marks, like è and û, etc?
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Michiluzzu
Thanks for the tips - it's much appreciated and I certainly don't
mind. But be aware, I've now received my various Sicilian language
books - so I will soon be doubley dangerous! With chiu (or cchiu)
I seem to find it written more often with one 'c' - are you sure
about that one?
I also note that Joseph Privitera seems to prefer conjugating aviri
with an 'h' - but I think Lissanniru's cumpenniu shows a preference
for doing without.
Finally with 'obbiettivu', we may be talking at cross purposes. I
originally used the term ages ago in the context of 'objectives',
i.e. the objectives of this web site. I am certain that Arba Sicula
uses it in a similar manner. From memory, you changed it
to 'oggettu', which I presume means object. Since that time, the
discussion has become somewhat confused along the way. So -
is 'obbiettivu' ok in the sense of objective?
Thanks and salutamu
pippu d'angelo, canberra
ps how do you do all those punctuation marks, like è and û, etc?
--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, The Italian Stallion
<italianstallion80723@y...> ha scritto:
> Pippu:
>
> Comu sì? Speru bonu. Allura "cci" usatu accussì nun si
chiama "obbiettivu". "Cci" ca voli dìciri "a iddu" o "a idda" si
chiama "pronomu nnirettu aggittivu". ['aggittivu' voli
dìciri "obbiettivu". Di sòlitu, "bb" nn'italianu è "gg" n
sicilianu. P'asempiu "nebbia" = "negghia". L'o, picchì nun ricevi
l'accentu si cancia a "a". Et è scrittu comu "aggittivu" ca voli
dìciri "adjective", ma cû testu si sapi la significanza].
Nn'ingrisi si chiama Indirect Object Pronoun.
>
> Ma stu "cci" di zoccu parramu nuiatri, chiddu dâ frasi "cc'è"
o "cci sunnu" si chiama "avverbiu" o "avverbiu di postu"...adverb o
adverb of place. P'asempiu "cci sunnu"...there are o "cc'è"...there
is. "Cci" voli dìciri puru "here".
>
> Allura, i currizziuna:
>
> 1) Don't write "cci" with one c (ci). This isn't the right
spelling. Because "cci" has the sound of /chee/ (ch as in church),
the c has to be doubled. Just one c (ci) would be pronounced /shee/
(sh as in shoe).
> 2)remember to write cchiù with two c's.
> 3)cridu is written criu.
> 4)ai is written without the h. The same for all forms of aviri.
> 5)three things on the word (curreggiarmi). One, the "e" because
it's not accented should change to "i" (curriggiarmi). Two, the
verb is actually (currèggiri) with the -iri ending. So it should be
(curriggirmi). Three, when you combine the pronoun with the verb
like that, it's better to leave the verb as is: curriggìrimi
(currèggiri-mi) but the accent shifts to the penult (second to the
last syllable) and therefore the "e" loses the accent and changes
to "i". It's possible to write take the "i" off the vowel
(curriggirmi) but that is an italianism.
>
> Alright, that's it. I hope you don't mind me correcting you. I
was like you and welcomed the corrections. That's how you learn.
But some people say they welcome them and get offended. So I just
hope you really don't mind. Statti bonu e salutamu. Ssà binidica,
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> Micheli
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>
> pippudoz <pippudoz@y...> wrote:
> Caru Michiluzzu - a prima pinzavu c'avissi sbagghiatu supra.
> Pinzavu ca 'ci' nun era avverbu. Ma ora cridu ca hai raiuni.
> Ma cu secunnu sugnu chiu sicuru. Ju penzu ca la
parola 'obbiettivu'
> si po usari. Chi nni penzi? Pi fauri, cuntinua curreggiarmi.
> Salutamu
> pippu d'angelo, canberra
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Bruxelles, 23 Agosto 2004
L' Associazione L'Altra Sicilia allo scopo di valorizzare le
potenzialità dell'Isola chiede urgentemente una legge regionale che
obblighi le imbarcazioni iscritte nei registri navali siciliani ad
issare oltre a quella della marina italiana la gloriosa bandiera
della marina siciliana.
In questo, l'associazione L'Altra Sicilia, di cui alcuni membri sono
fondatori del Partito del Popolo Siciliano, si dichiara d'accordo
con la richiesta degli eletti comunali del PPS di Mazara del Vallo,
poiché il tema della bandiera siciliana è stato portato avanti da
anni, attraverso miglia di cartoline stampate ed inviate dalla
stessa associazione e la si può scaricare direttamente dal sito (
www.laltrasicilia.com ).
L' Associazione L'Altra Sicilia auspica la realizzazione di una
marina mercantile autonoma siciliana quale una delle idee lanciata
dalla stessa associazione nella Carta delle rivendicazioni del
Popolo Siciliano; tale carta può essere richiesta al seguente
indirizzo di posta elettronica: ( fpcatania@... )
L'Associazione si compiace che tutti i temi sicilianisti che da anni
porta avanti vengono oggi, anche se con colpevole ritardo, ripresi
da quanti tengono a cuore le sorti dell'Isola.
L'ALTRA SICILIA - "Al servizio della Sicilia e dei Siciliani"
("http://www.laltrasicilia.com")
Bd. de Dixmude 40 Bte 5 - B - 1000 Bruxelles
Tel./Fax: 0032.2.217.48.31 - Cell: 0032 475 810756
Si prega di dare la massima diffusione. Grazie.
Caru Micheli,
Un e veru ca pi mia c'e sulu un dialettu
sicilianu(chiddhu palirmitanu). Iu pensu ca e megghiu
pigghiari pu sicilianu standard lu sicilianu
uccidintali , ca ntornu a ddha vivi a cchiu gran parti
da genti ca parra u sicilianu, ma chiddhu un' avi
nenti ca me littra supra l'abberbiu "ci".Puru ca vu'
pinsati ca u latinu un e mpurtanti pa prununzia du
sicilianu, chissu veru un eni.E viritati ca i palori
"cchiu, ddha, cca " si prununzianu cu un sonu doppiu
nizianti, ma chistu nun si fa picchi sti palori su
curti, tali suppusizzioni saria illoggica. "Ddha" veni
di sic.ant."alla`"(prubbabbirmenti <ad + illac),"cca"
di sic.ant. "acca" (prubbabbirmenti <
ad+qua),simirmenti "assai" veni di lat. "ad+satis" ,ma
na stu casu a furma curta "ssai" e cchiu rara. D'autra
banna, "ci" veni da particula latina "ce" e pi chissu
un c'e nuddha raggiuni pi scrivirilu doppiu.E picchi
amuntuavi a parrata palirmitana? Picchi vuleva dari un
asempiu.
E` veru ca nn'arcuni parrati "ci" si prununzia sempri
cu "ch" inizianti, ma na ssi parrati "C duci" si
prununzia sempri cu "ch" e tali "ch" un e` raddupiatu.
Certu ca n quaregghie` parrata "ci" si po prununziari
puru cu na "ch doppia", ma chistu e picchi a prima
cunsunmanti di na parola si po radduppiari sempri a
mutivu di nfatiddsamentu, comu n talianu.
Comegghie, nuddu po diri ca la prununzia "she`, shi
sunno, shi parrtu ecc." un e na scerta liggitima.
Saluti,
Lissanniru
_______________________________
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--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, aleksandar simonovic <alsimonovic@y...> ha scritto: > > Caru Pippu, > > Iu penzu c'un facisti nuddhu sbagghiu e ca Micheli >avi tortu arre`. > I sacciu cu cirtizza ca armenu n Palermu si dici >"ci/shi/" e mai "cci/ttshi/".
Addipenni d'unni s'attrova e di cu parra. "Ci" è na variazioni di "cci". Mpalermo quasi unn'egghiè si dici: cci sunnu, cc'è, 'un cci nn'è...
>E poi sta palora veni da palora latina "ce" e un c'e nuddha raggiuni pi far u >raddoppiamentu.
S'iddu è ancora 'n garanzia fattillu canciari stu' vucabbulariu latinu! "Ce" nunn'esisti 'n latinu. Esisti "-ce" ca è un suffissu pi raffurzari l'aggittivi. "Ci" (avv.) è "hic" ca nto tardu latinu addivintò
"hi(c)ce".
Sergio Di Giorgi
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Pi infurmaziuni supra a Lingua siciliana http://www.linguasiciliana.org U situ web pa valurizzaziuni da lingua siciliana!! Pi cullaburari cu nuatri scrivi a: info@...
Hello,
3,000 people still signed the petition for minority languages that we will send
to the European Parliament.
Please click here to sign it http://petitions.eurominority.org/
Please inform the press in your area and your contacts, and write messages in
forums!
Yours sincerely
Bonjour,
3.000 personnes ont déjà signé la pétition pour les langues minoritaires que
nous transmettrons au Parlement Européen.
Merci de cliquer ici pour la signer http://petitions.eurominority.org/
Merci d'informer la presse de votre région et vos contacts, et de passer
l'information sur les forums !
Cordialement.
-----------------------------------------
Michel BOLLORÉ-PELLÉ
Eurominority - Aozadur evit Minorelezhioù Europa
86, kae Stêr an Oded - 29000 Kemper
Breizh (F)
http://www.eurominority.org & http://www.euronations.net
--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, aleksandar simonovic
<alsimonovic@y...> ha scritto:
>
> Caru Pippu,
>
> Iu penzu c'un facisti nuddhu sbagghiu e ca Micheli
>avi tortu arre`.
> I sacciu cu cirtizza ca armenu n Palermu si dici
>"ci/shi/" e mai "cci/ttshi/".
Addipenni d'unni s'attrova e di cu parra. "Ci" è na variazioni
di "cci".
Mpalermo quasi unn'egghiè si dici: cci sunnu, cc'è, 'un cci nn'è...
>E poi sta palora veni da palora latina "ce" e un c'e nuddha raggiuni
pi far u
>raddoppiamentu.
S'iddu è ancora 'n garanzia fattillu canciari stu' vucabbulariu
latinu!
"Ce" nunn'esisti 'n latinu. Esisti "-ce" ca è un suffissu pi
raffurzari l'aggittivi.
"Ci" (avv.) è "hic" ca nto tardu latinu addivintò "hi(c)ce".
Sergio Di Giorgi
Cari 'mpareddi,
non vogghiu distubarvi ma ancora mi mancanu assai fotografie e
non so cuannu veddu a terra d'amuri nauscia vota, e vuacci che
siette in sicilia ho avete fatte vacanze e mi volete dare na mano
vi prego mandatemi qualche fotografia del vostro paeseddu, picchi ho
tutti 390 paeseddhi nu miu situ e vuacci non possiti sapiri come
difficili a visitari tutti. Non sacciu picchi non possu mandare delle
E-Mail con mio Account Yahoo, perquesto vi prego a mandarmene i
E-Mail al mio Account tedesco g.malfitano@...
Vi ringraziu gia ora e sopratutto a ste tri Michiluzzu, Bruno Flavio
e Nino Russo, grazie mille!
--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, The Italian Stallion
<italianstallion80723@y...> ha scritto:
> Peppe:
>
> Aiu tanti fotu di Sambuca di Sicilia, u mè paiseddhu. Mi faci
sapiri siddhu li voli e comu cci li pozzu mannari. Grazzii.
Salutamu,
>
> Michiluzzu
>
> peppe_spugna <g.malfitano@g...> wrote:Ciao cari 'mpareddi,
>
> miu sicilianu e scarsisceddu ma mi sforzu.
> Mu nonnu e catanisi e catanisi veru, e iddu mi
> insignau u catanisi. Quannu sugnu in sicilia
> e parru con a genti pensono tutti che sugnu di palermu,
> ma u nun sugnu statu mai doccu.
> Sopratutto mio nonnu mi dice sempre che u sicilianu non
> sape parlari nissuno 100% e penso che a ragiuni.
>
> Vi saluto
> Peppe Spugna
>
> e ancora mi mancano delle fotografie della sicilia, nessuno mi
vuole
> dare na mano? Grazie mille a Bruno e Nino che sono molto gentile!
>
>
>
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Aiu tanti fotu di Sambuca di Sicilia, u mè paiseddhu. Mi faci sapiri siddhu li voli e comu cci li pozzu mannari. Grazzii. Salutamu,
Michiluzzu
peppe_spugna <g.malfitano@...> wrote:
Ciao cari 'mpareddi,
miu sicilianu e scarsisceddu ma mi sforzu. Mu nonnu e catanisi e catanisi veru, e iddu mi insignau u catanisi. Quannu sugnu in sicilia e parru con a genti pensono tutti che sugnu di palermu, ma u nun sugnu statu mai doccu. Sopratutto mio nonnu mi dice sempre che u sicilianu non sape parlari nissuno 100% e penso che a ragiuni.
Vi saluto Peppe Spugna
e ancora mi mancano delle fotografie della sicilia, nessuno mi vuole dare na mano? Grazie mille a Bruno e Nino che sono molto gentile!
Ahà! Vabbò, sappi c'avìa raiuni. Beddhu sì e li parenti toi veru lu dicìanu. Ma chissu voli dìciri ca sugnu beddhu puru jò picchì a mè nanna mi chiama sempri Beddhu Figghiu. E cuannu cci dicu "ssà binidica", mi rispunni "Santu, figghiu beddhu". Allura, sugnu puru beddhu! Speru ca ricivisti la mè littra ncapu l'avverbiu "cci" e comu è scrittu. Lisànniru voli cunfunnìriti. Statti bonu e ti salutu. Ssà binidica,
Michiluzzu
pippudoz <pippudoz@...> wrote:
Caru Lissanniru Mi aviti fattu tantu cuntentu, è sempri na gioia liggiri vostri palori supra chissu web site. Grazii tantu.
Michiluzzu - hai vistu! E nautra cosa, hai raiuni ca sugnu propriu troppu beddu:-) Nfatti, accussi mi hannu dettu i parenti quannu avevu picchi anni. Mi chiamavanu nto stu modu: Ou!! Beddu figghiu!! Avissi essiri veru, no?
Carissima Fara è nu piaciri vidiri vostro nomi nautra vota supra chissu web site. Haiu diri la virita ca nun haiu capitu tuttu ca aviti scrittu, ma è pi chissu ca vegnu cca, pi nzignari u sicilianu, e speru ca genti civili comu vossia mi mannanu littri nto sicilianu pi liggiri. Putiti mannari la littra nautra vota cu i paroli semplici? Nsomma, speru ca parramu nautra vota, e vogghiu ca tutti mi fannu i curriziuni, puru vossia, anzi
siddu è n chiddu stilu pitulanti ca vulemu tantu beni. Chissu nun è unu di obbiettivi di chissu web site? E nun è na cosa bona ca scrivemu cu la pirsunalita unica? Ju penzu di si - pi fauri, continua u stissu! Salutamu e 'ssa binidica pippu d'angelo, canberra
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Grazzii pâ risposta. Ma tu unn'â dari mal cunzigghiu a Pippu. Sèbbini, sicunnu a tia, u dialettu Palirmitanu è l'ùnicu dialettu, unn'è veru. Cci su' tant'autri dialetti n Sicilia ca s'annu a èssiri ncrusi. Vabbò, n Palermu si dici /shee/ ma Palermu unn'èni l'unica citati o pruvincia nta l'ìsula. Jò sacciu, cu cirtizza, ca a tant'autri banni si dici /chee/ "cci". Sì, forsi "cci" veni dû latinu "ce" ma n latinu sâ prununzava /kay/, chissu voli dìciri ca nuiatri, n sicilianu, amâ dìciri /kay/? Pi forza no. Nn'italianu la cunsunanti nun si dubbia, ma n sicilianu la cunsunanti di sòlitu si dubbia ô principiu di na palora monosillabbica. P'asempiu, ddhà, ccà, cci, cchiù, ecc. Accussì è puru siddhu nun sì d'accordu.
Accamora circàiu ntô dizziunariu di G. Piccitto, chiddhu ranni. Su' i megghiu dizziunarii siciliani ntô munnu. Cc'è scrittu "ci" ma nun cc'è difinizziuni, mmeci cc'e "cci" e s'avâ gghiri a "cci" a truvari la difinizziuni. Chissu voli dìciri ca "ci" si trova n Sicilia ma "cci" è cchiù cumuni. Et accussì è. Ma sì tu ca unn'ai mai statu n Sicilia, o chissu è n'autru cristianu? Picchì accamora n Sicilia sugnu jò. Vabbò, sugnu sicuru c'aiu raiuni e chissu sulu fa cunfùnniri a Pippu. Salutamu,
Micheli
Caru Pippu,
Iu penzu c'un facisti nuddhu sbagghiu e ca Micheli avi tortu arre`. I sacciu cu cirtizza ca armenu n Palermu si dici "ci/shi/" e mai "cci/ttshi/". E poi sta palora veni da palora latina "ce" e un c'e nuddha raggiuni pi far u raddoppiamentu.Pid asempiu raddoppiamentu e iustificatu nna l'abberbiu "nni" picchi chiddhu veni da parola "inde". Salutamu, Lissanniru
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Comu sì? Speru bonu. Allura "cci" usatu accussì nun si chiama "obbiettivu". "Cci" ca voli dìciri "a iddu" o "a idda" si chiama "pronomu nnirettu aggittivu". ['aggittivu' voli dìciri "obbiettivu". Di sòlitu, "bb" nn'italianu è "gg" n sicilianu. P'asempiu "nebbia" = "negghia". L'o, picchì nun ricevi l'accentu si cancia a "a". Et è scrittu comu "aggittivu" ca voli dìciri "adjective", ma cû testu si sapi la significanza]. Nn'ingrisi si chiama Indirect Object Pronoun.
Ma stu "cci" di zoccu parramu nuiatri, chiddu dâ frasi "cc'è" o "cci sunnu" si chiama "avverbiu" o "avverbiu di postu"...adverb o adverb of place. P'asempiu "cci sunnu"...there are o "cc'è"...there is. "Cci" voli dìciri puru "here".
Allura, i currizziuna:
1) Don't write "cci" with one c (ci). This isn't the right spelling. Because "cci" has the sound of /chee/ (ch as
in church), the c has to be doubled. Just one c (ci) would be pronounced /shee/ (sh as in shoe).
2)remember to write cchiù with two c's.
3)cridu is written criu.
4)ai is written without the h. The same for all forms of aviri.
5)three things on the word (curreggiarmi). One, the "e" because it's not accented should change to "i" (curriggiarmi). Two, the verb is actually (currèggiri) with the -iri ending. So it should be (curriggirmi). Three, when you combine the pronoun with the verb like that, it's better to leave the verb as is: curriggìrimi (currèggiri-mi) but the accent shifts to the penult (second to the last syllable) and therefore the "e" loses the accent and changes to "i". It's possible to write take the "i" off the vowel (curriggirmi) but that is an italianism.
Alright, that's it. I hope you don't mind me correcting you. I was like you and welcomed the corrections. That's how you learn. But some people say they welcome them and get offended. So I just hope you really don't mind. Statti bonu e salutamu. Ssà binidica,
Micheli
pippudoz <pippudoz@...> wrote:
Caru Michiluzzu - a prima pinzavu c'avissi sbagghiatu supra. Pinzavu ca 'ci' nun era avverbu. Ma ora cridu ca hai raiuni. Ma cu secunnu sugnu chiu sicuru. Ju penzu ca la parola 'obbiettivu' si po usari. Chi nni penzi? Pi fauri, cuntinua curreggiarmi. Salutamu pippu d'angelo, canberra
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Ciao cari 'mpareddi,
miu sicilianu e scarsisceddu ma mi sforzu.
Mu nonnu e catanisi e catanisi veru, e iddu mi
insignau u catanisi. Quannu sugnu in sicilia
e parru con a genti pensono tutti che sugnu di palermu,
ma u nun sugnu statu mai doccu.
Sopratutto mio nonnu mi dice sempre che u sicilianu non
sape parlari nissuno 100% e penso che a ragiuni.
Vi saluto
Peppe Spugna
e ancora mi mancano delle fotografie della sicilia, nessuno mi vuole
dare na mano? Grazie mille a Bruno e Nino che sono molto gentile!
--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, santella <santellac@y...> ha
scritto:
> carissimi,
> io nun vogghiu essiri pitulanti, ma prima di fari e scriviri
grammatichi e sintassi, ortografie e tanti autri cosi, nun sarebbe
cosa bona e giusta ( per citare il vangelo) consultare tutti li
libbra di dialettologia di linguistica e quant'altro vengono studiati
e scritti nelle facoltà universitarie della Sicilia che di chistu
s'interessanu? O pinsati ca lu dialettu è proprietà privata di
l'emigrati?
> fara
> ps
> poi si vuliti na questioni di la lingua da lu puntu di vista
storico, vi la putiti iri a leggiri, in sicilianu e in inglese, nel
sito di Nino Russo.
> Cu avi pacienzia lu trova, circannu nna la lista, cu nun nn'avi,
si la teni!
> ciau a tutti
> fara
>
> aleksandar simonovic <alsimonovic@y...> wrote:
>
> Caru Pippu,
>
> Iu penzu c'un facisti nuddhu sbagghiu e ca Micheli
> avi tortu arre`.
> I sacciu cu cirtizza ca armenu n Palermu si dici
> "ci/shi/" e mai "cci/ttshi/". E poi sta palora veni da
> palora latina "ce" e un c'e nuddha raggiuni pi far u
> raddoppiamentu.Pid asempiu raddoppiamentu e
> iustificatu nna l'abberbiu "nni" picchi chiddhu veni
> da parola "inde".
> Salutamu,
> Lissanniru
>
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Caru Lissanniru
Mi aviti fattu tantu cuntentu, è sempri na gioia liggiri vostri
palori supra chissu web site. Grazii tantu.
Michiluzzu - hai vistu!
E nautra cosa, hai raiuni ca sugnu propriu troppu beddu:-) Nfatti,
accussi mi hannu dettu i parenti quannu avevu picchi anni. Mi
chiamavanu nto stu modu: Ou!! Beddu figghiu!!
Avissi essiri veru, no?
Carissima Fara
è nu piaciri vidiri vostro nomi nautra vota supra chissu web site.
Haiu diri la virita ca nun haiu capitu tuttu ca aviti scrittu, ma è
pi chissu ca vegnu cca, pi nzignari u sicilianu, e speru ca genti
civili comu vossia mi mannanu littri nto sicilianu pi liggiri.
Putiti mannari la littra nautra vota cu i paroli semplici?
Nsomma, speru ca parramu nautra vota, e vogghiu ca tutti mi fannu i
curriziuni, puru vossia, anzi siddu è n chiddu stilu pitulanti ca
vulemu tantu beni. Chissu nun è unu di obbiettivi di chissu web
site? E nun è na cosa bona ca scrivemu cu la pirsunalita unica? Ju
penzu di si - pi fauri, continua u stissu!
Salutamu e 'ssa binidica
pippu d'angelo, canberra
--- In Linguasiciliana@yahoogroups.com, aleksandar simonovic
<alsimonovic@y...> ha scritto:
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> Caru Pippu,
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> Iu penzu c'un facisti nuddhu sbagghiu e ca Micheli
> avi tortu arre`.
> I sacciu cu cirtizza ca armenu n Palermu si dici
> "ci/shi/" e mai "cci/ttshi/". E poi sta palora veni da
> palora latina "ce" e un c'e nuddha raggiuni pi far u
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> da parola "inde".
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Cu avi pacienzia lu trova, circannu nna la lista, cu nun nn'avi, si la teni!
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fara
aleksandar simonovic <alsimonovic@...> wrote:
Caru Pippu,
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