il manifesto - 05 Luglio 2003
Anti-Wto: Palermo chiama Cancun
Un movimento per fermare, a partire dall'Ue, l'estremismo globalizzatore
ANTONIO TRICARICO*
«Quella del Wto non può essere considerata un'agenda di sviluppo, perché
riguarda lo sviluppo dei soliti noti e poco trasparenti potentati che muovono i
governi ricchi del pianeta. Cancun rischia di essere il solito can-can
neoliberista che escluderà per sempre i vecchi e nuovi poveri del mondo». Così
Alex Zanotelli, guida spirituale di Rete Lilliput, ha aperto la conferenza
stampa della Campagna «Questo mondo non è in vendita», per presentare la due
giorni di domani e domenica che la società civile europea promuove a Palermo
come contraltare al vertice informale dei ministri del commercio dell'Ue,
convocati dal vice-ministro Urso il 6 luglio. A Roma, come in altre dieci
capitali europee, ieri ci si è mobilitati per lanciare una sfida europea al
vertice di Palermo e per fermare l'espansione del Wto. Da mesi il governo
italiano cerca di ridimensionare le aspettative sull'attesissima quinta
conferenza ministeriale del Wto di settembre a Cancun in Messico, giro di boa
del nuovo round negoziale lanciato a Doha nel novembre 2001. I rischi di
fallimento sono elevati e a Palermo, per la terza volta negli ultimi anni, i
ministri del commercio dell'Ue si riuniscono informalmente proprio per trovare
una soluzione al rebus Wto, sempre più complicato e cruciale per l'intero
processo di globalizzazione. I 15 ministri, cui si aggiungono per la prima volta
i 10 colleghi dei paesi che entreranno presto nell'Ue, proveranno a vendere come
innovativa la modestissima revisione della politica agricola comunitaria siglata
a fine giugno a Bruxelles, respingendo le critiche del sud del mondo per la
mancata riduzione degli odiosi sussidi all'esportazione che distruggono
l'economia rurale del paesi poveri, nonché arginando l'attacco Usa sulla
questione degli organismi geneticamente modificati, pretesto per iniziare a
smantellare le cosiddette barriere non tariffarie del sistema agricolo europeo a
difesa della produzione di qualità e dei piccoli coltivatori.
Allo stesso tempo, l'Ue avrà bisogno del sostegno dell'altra sponda
dell'Atlantico per imporre al sud del mondo l'ulteriore allargamento del Wto a
questioni quali investimenti, concorrenza e trasparenza negli appalti pubblici,
rianimando così vecchi spettri quali l'accordo multilaterale sugli investimenti,
che la società civile globale e l'opposizione del sud del mondo fermarono a
Seattle viste le drammatiche implicazioni sociali ed ambientali della proposta.
L'Ue però, già considerata sempre più aggressiva dai paesi in via di sviluppo
per le sue richieste di ulteriore liberalizzazione dei loro mercati dei servizi,
inclusi quelli pubblici, dovrà cercare di convincerli sulla questione
investimenti tramite modeste concessioni. Tra queste, una riedizione al ribasso
dell'accordo sull'accesso ai farmaci generici contro le malattie infettive, già
siglato nel novembre 2001 e non rispettato dagli Usa, i quali oggi propongono in
modo inaccettabile, come denunciato da Medici senza frontiere, di definire una
lista limitata di paesi di cui tollerare il mancato rispetto dei brevetti sui
farmaci. E pensare che proprio al governo italiano il Wto aveva chiesto di
mediare sulla vergognosa questione e che questi rischiano di essere i risultati.
La società civile crede che sia giunto il momento di ritirare la richiesta di
espansione dei poteri del Wto dal mandato del commissario europeo al commercio,
Pascal Lamy, che finora nei trattati dell'Ue ha dimenticato la coerenza tra
politica commerciale, sviluppo sostenibile e lotta alla povertà, a vantaggio
soltanto del dogma del libero commercio sotto la lobby delle grandi
multinazionali; ed è stato responsabile, come ricordano i sindacati, di non
essersi opposto all'esclusione dal Wto delle clausole sociali, come voluto da
Bush e dalle economie emergenti del sud del mondo.
A Lamy, presente ieri a Roma per l'incontro di rito tra Commissione europea e
presidenza di turno dell'Ue, gli attivisti della campagna hanno rivolto una
burla stile Totò, mettendo all'asta la Fontana di Trevi, così come l'Ue vorrebbe
fare con i servizi di distribuzione dell'acqua nel sud del mondo all'interno dei
famigerati negoziati Gats del Wto sui servizi.
Di questo, e di come fermare il Wto a Cancun, si parlerà nel fine settimana
all'Università e nelle piazze di Palermo. Perché un'altra Europa è possibile.
* Campagna per la riforma della Banca mondiale
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]