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COMUNICATO SUGLI AVVENIMENTI DI GAZA
DUE PESI E DUE MISURE: questa sembra la scelta che sostiene
la politica e la diplomazia italiana, europea e
transoceanica nei confronti del conflitto che vede
protagonisti ancora una volta gli abitanti la zona calda
del conflitto mediorientale.
Le vittime israeliane che si contano sulle dita di una mano,
ma di certo già abbastanza per far salire una voce di
giusta contrarietà e condanna, sono sufficienti a
giustificare la repressione indiscriminata e l'uccisione di
900 persone palestinesi, per il 90 % civili e comunque
uomini - persone - compagni -genitori - fratelli di
altrettante famiglie.
Le 135 vittime (di cui 85 bambini) dell'attacco
sull'edificio dell'ONU hanno fatto finalmente sobbalzare
sulle seggiole i diplomatici che si sono stati costretti a
parole di dissociazione. Troppo poco veramente per una
moderna democrazia che in barba alle convenzioni
internazionali ha inteso colpire una zona franca di rifugio
per inermi ed innocenti nel tentativo di colpire un
obiettivo militare!
La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi
tutti, pagano il prezzo dell'incapacità della Comunità
Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità ,
l'impegno alla rimozione dell'assedio, la riapertura dei
corridoi e degli accessi indispensabili per la sopravvivenza
degli abitanti della striscia di Gaza.
Fiaccare una organizzazione violenta e corresponsabile dei
massacri, che usa come lingua esclusiva la violenza ed il
terrore, attraverso il fuoco indiscriminato sulla
popolazione civile non fa che aumentare ed ingigantire a
dismisura quell'odio e quel desiderio di vendetta che
porterà i suoi frutti anche tra molti anni .
Quelle "vittime collaterali" stanno accendendo il fuoco
sotto il futuro della popolazione civile israeliana a sua
volta vittima di scelte politiche interne che molto spesso
non condivide, ma della quale poco si sa se non tramite
l'informazione pressoché clandestina che riesce a
penetrare .
Siamo dunque:
vicini alle famiglie di tutte le vittime, israeliane e
palestinesi, di quei tanti gruppi ed associazioni che
lavorano alla riconciliazione ed all'educazione alla
convivenza pacifica tra i due popoli che nel complesso sono
oggi vittime di una politica vecchia ed inadeguata alla
gestione delle sfide del nostro tempo e che richiede a gran
voce uno sforzo di umanità autentica;
solidali con quanti lavorano nelle organizzazioni non
governative, organismi internazionali sovranazionali che
tramite il proprio impegno svolgono un lavoro essenziale per
la sopravivenza fisica e mentale delle vittime e delle loro
famiglie;
delusi, amareggiati, sconfortati per l'atteggiamento
dei nostri governanti, dei nostri rappresentanti presso le
organizzazioni sovragovernative cieche e complici di
massacri per non aver avuto il coraggio di ascoltare il
grido di dolore delle centinaia di vittime e delle loro
famiglie ma che hanno piuttosto scelto di adottare strategie
diplomatiche obsolete, procedure di circostanza e
perennemente in ritardo rispetto alle necessità del mondo
in cui viviamo.
Ilaria Ciriaci
Presidente del MIR - Movimento Italiano per la
riconciliazione
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