Da: LOC <locosm@...>
Date: 15 giugno 2009 20.59
Oggetto: Ambasciata a Tehran - lavoriamo sul progetto
A: labate@..., Tusio De Iuliis <yuro.doc@...>, tcardosi@..., laurasilva@..., aliprandini@..., locascio.francesco@..., Lavanderia <info@...>, alfonsonavarra@...
Cc: a.marescotti@..., agostinelli.mario@..., lucia.rimoldi@..., eziobertok@..., Fabrizio Bertini - Collettivo Liberate gli Orsi e Rifiuti zero! <faber.b@...>, anbamed@..., silvano caveggion <sicave@...>, a.vermigli@..., berrettibianchi@..., bollinipaolo@..., kronospn@..., ponaca@..., lindanicol@..., abillau@..., monferik@..., mario garofalo <mario.garofalo@...>, la voce dei comitati - radio coop <dis.socia@...>, psicosoluzioni@..., p.u@..., caomar@...
DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA
alla cortese attenzione di: Alberto L'Abate, Tusio De Iuliis, Francesco Lo Cascio, Massimiliano Taggi, Silvano Tartarini, Tiziano Cardosi, Max Aliprandini
e p.c. altri esponenti dell'antimilitarismo nonviolento
C'è da mettere in piedi un "comitato di saggi" per la ri-elaborazione e la ri-discussione del progetto: "Ambasciata di Pace di Tehran": chiedo idee per i nominativi.
Sulla necessità e l'urgenza di questo lavoro mi pare argomenti a sufficienza la situazione che si è venuta a determinare dopo le elezioni per la carica di presidente dell'Iran, i cui sconvolgenti e drammatici sviluppi sono ancora in corso, e tutti in via di definizione, ma da cui emerge con chiarezza come ci stiamo comunque giocando il futuro della pace e della guerra in Medio Oriente, una guerra che potrebbe essere combattuta anche con armi di distruzione di massa.
Come riferimento sui tempi è opportuno ricordare che Israele ha dato 6 mesi ad Obama per verificare se la linea del dialogo funziona: poi intende attaccare, entro l'anno successivo, gli impianti nucleari dell'Iran.
Quello che segue è un primo abbozzo veloce e sommario, tanto per raccogliere le prime indicazioni ed i primi suggerimenti.
Forse è anche il caso di ricordare che, a suo tempo, sull'idea che ora ripropongo, ottenni l'assenso degli eurodeputati Antonio Di Pietro e Vittorio Agnoletto e dell'allora in carica Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Per anni ho delegato il compito di lanciare l'iniziativa ai Berretti Bianchi, ma l'esiguità delle forze di questa piccola e meritevole associazione evidentemente non ha consentito che essa potesse investire altre energie rispetto alle sperimentazioni che già aveva in corso.
Mi pare a questo punto evidente che solo una assunzione diretta di responsabilità da parte di "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO" può fare da motorino di avviamento per un percorso che si concretizzi operativamente.
(Ripropongo in calce anche l'appello a prendere contatti con gli ecopacifisti iraniani che manifestano per chiedere dove è finito il loro voto...)
AMBASCIATA DI PACE di Tehran: definizione, compiti e linee operativeGiugno 15, 2009
L’Ambasciata di pace a Tehran è un progetto del movimento italiano per la pace e il disarmo, da estendere a livello europeo, che, ponendosi come strumento di una diplomazia dei popoli agita dal basso, dalla società civile, fa tesoro di altri interventi precedenti, confluiti nella ipotesi teorico-pratica dei Corpi Civili di Pace. Ci si riferisce, con questo progetto, ad esperienze che avevano cercato e cercano di opporsi alle guerre e allo "scontro di civiltà" costruendo embrioni di forze di interposizione e percorsi e reti di diplomazia di base.
NATURA E SCOPO ESSENZIALE DELLA STRUTTURA
L’Ambasciata di pace è, in sostanza, una sede, un ufficio fisico, situato nella capitale della Republica Islamica dell'Iran, intestato e pagato autonomamente da una associazione di scopo, promossa da pacifisti italiani ed europei, ed in particolare dagli obiettori di coscienza alle spese militari e nucleari.
L'ufficio deve essere identificato da una insegna recante scritto, in italiano, inglese e persiano: AMBASCIATA DI PACE DI TEHRAN
Lo scopo essenziale della struttura è contribuire alla denuclearizzazione civile e militare del Mediterraneo e del Medio Oriente partendo dalla base giuridica della "Dichiarazione di Barcellona" del 1995.
L’ambasciata di pace deve essere autonoma da tutti i governi sia finanziariamente che politicamente. L’ambasciata di pace è uno strumento della cittadinanza attiva europea che si riconosce nella "internazionale dei diritti umani" e dal solo associazionismo indipendente deve trarre le sue linee di lavoro e di finanziamento. E’ tuttavia possibile e augurabile che alcune istituzioni locali, nazionali o internazionali aiutino, di volta in volta e in varie forme, l’attività dell’ambasciata di pace, senza, tuttavia, risultare mai determinanti. (Una collaborazione particolarmente ambita sarebbe quella con il Parlamento Europeo).
Per società civile s’intende, nell’immediato, fare riferimento a tutte quelle organizzazioni internazionali e non che operano in Europa e sul nostro pianeta nei più diversi settori del volontariato e che intendano oggi farsi carico di questo compito.
COMPITI DELL’AMBASCIATA DI PACE DI TEHRAN
1) Aprire e consolidare le comunicazioni tra la società civile europea e la società civile iraniana. In particolare approfondire le relazioni tra le personalità indipendenti ed i gruppi che si battono per la dismissione, ovunque, delle strutture e degli impianti nucleari in quanto apparati e tecnologia dannosi per l'ambiente e la salute, nonchè militarmente proliferanti. E’ il primo e fondamentale dei compiti dell’ambasciata di pace. Si tratta di far conoscere tra di loro i gruppi vitali della cittadinanza attiva, superando le difficoltà e le opacità che, spesso, i governi frappongono. Si tratta di lavorare alla costruzione di solide relazioni sociali e umane che siano in grado di opporsi, nell'inmmediato e nel domani, alla costruzione dell’immagine del nemico (scambi culturali, religiosi, artistici ed economici su basi equo-solidali).
2) Informare correttamente l'opinione pubblica europea, le Istituzioni Europee Comunità internazionale sulle reali condizioni di vita della popolazione iraniana, e sull’eventuale rispetto o non rispetto dei diritti umani da parte del governo e dell'ammnistrazione locale.
3) Con la realizzazione dei due precedenti punti, l’Ambasciata di Pace di Tehran raggiunge il proprio obiettivo centrale che è quello di lavorare per PREVENIRE I CONFLITTI TRA I POPOLI presentando, di volta in volta, alla Comunità Internazionale proposte di mediazione di conflitto, intervenendo in particolare sulla cosiddetta "crisi nucleare", con un approccio insieme innovativo, prudente, equilibrato.
LINEE DI LAVORO OPERATIVE
L’ambasciata di pace di Tehran, per concretizzarsi, deve ottenere innanzitutto una accettazione da parte dell' Autorità governativa locale ...
Il fine è quello di essere in grado, all’occorrenza, di conoscere a fondo i problemi e di disporre della sufficiente credibilità per favorire il metodo negoziale nella soluzione del conflitto. PER SOSTENERE IL METODO NEGOZIALE SEMPRE E’ NECESSARIO CHE L’AMBASCIATA LAVORI SULLA VOLONTA’ DI PACE DELLA GENTE IRANIANA CHE VIVE SULLA PROPRIA PELLE UNA CRISI CON POTENZIALI SBOCCHI BELLICI.
Gli strumenti di queste linee di lavoro sono sostanzialmente due:
a) la capacità di rappresentare una posizione ecopacifista non schierata, non politicizzata, ma radicata in una istanza universale riconosciuta dal diritto internazionale
b) la capacità di facilitare una comunicazione trasparente e diffusa, ma soprattutto veritiera.
CAPACITA’ DI POSIZIONAMENTO ECOPACIFISTA :
E’ la capacità che possiamo riassumere con la volontà di non rappresentare mai una parte o una fazione ideologica o religiosa o nazionale o culturale precostituite e predefinite. Senza questo ancoraggio alla "comune umanità" ci sarà impossibile costruire "trans-solidarietà" per tentare di opporci alla degenerazione bellica.
CAPACITA’ DI FACILITAZIONE COMUNICATIVA:
L'aiuto comunicativo, per essere realmente produttivo, dovrà cercare di vedere e capire i problemi dalle diverse angolazioni delle parti in conflitto, ma soprattutto dal punto di vista umano universale, perchè l’intervento dell’ambasciata di pace deve tendere a costruire, fuori e dentro il paese in cui opera, SOLIDARIETA’ per tutti e non solo per una parte. Da questo atteggiamento dipenderà molto della fiducia che la popolazione locale potrà riporre nell’ambasciata di pace.
RIFERIMENTO ALLE ONG LOCALI:
L’ambasciata, essendo strumento di diplomazia dei popoli, deve, nello svolgimento del suo lavoro, fare riferimento alle ONG locali o a gruppi a queste assimilabili, sollecitando e adoperandosi per la costruzione di COMMISSIONI DI LAVORO MISTE E PARITETICHE sui temi della pace, dell'ecologia, dell'energia e dell’intervento solidale. A queste commissioni dovrebbe essere affidato il compito di individuare in concreto tutte le azioni da svolgere sul territorio (aprire le comunicazioni, solidarietà e diplomazia popolare).
La capacità di individuazione e di scelta degli interlocutori per le Commissioni di lavoro e l’attività dell’Osservatorio di Pace e Diritti Umani rimangono compito precipuo dell’Ambasciata.
FASI DEL PROGETTO:
1- redazione partecipata coinvolgendo gruppi ecopacifisti iraniani sia esiliati (o esteri) sia a Tehran ed in Iran
2- lancio con conferenza stampa il 28 novembre 2009 (anniversario Barcellona) - avvio sottoscrizione popolare
3- delegazione esplorativa a Tehran il Natale 2009
4- eventuali altre "missioni esplorative" in Iran per rodare eventuali, provvisorie, "teste di ponte"
5- approvazione da parte dell'Assemblea OSM
6 - inaugurazione dell'Ufficio/Ambasciata a Tehran verso maggio-giugno 2010
Testo redatto da
Alfonso Navarra del COORDINAMENTO FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO
UN APPELLO AGLI ATTIVISTI ROMANI E A CHIUNQUE VOGLIA E POSSA INTERVENIRE AI SIT-IN DAVANTI L'AMBASCIATA IRANIANA:
COSTRUIAMO UN PONTE CON GLI ECOPACIFISTI IRANIANI!
Le elezioni in Iran si stanno concludendo con un "colpo di mano" del regime teocratico, che - denuncia la stessa opposizione islamica di Mussavi, certamente non sospettabile di connivenze con il "Satana Imperialista" - ruba al popolo iraniano la sua vera espressione di voto.
Il "Papa sciita" Khamenei ha riconfermato Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica, preferendo il tran tran dell'ottusità clericale, burocratica, nazionalista, militarista, all'incognita di un processo di "glasnost", di apertura al mondo e di disgelo democratico della società iraniana.
Ma l'"Onda Verde" dei giovani e delle donne che sognano più libertà e più diritti non molla, scende ancora in piazza ed affronta a viso aperto, in modo essenzialmente pacifico e nonviolento (facendo attenzione ai provocatori infiltrati travestiti da Green Block" - vedi flash di "Repubblica" sotto riportato" ) la brutale e sanguinosa repressione.
Per i manifestanti di Tehran abbiamo un dovere di solidarietà, ma anche di dialogo, nella prospettiva dell'"Internazionale dei diritti umani".
La lotta per la denuclearizzazione - civile e militare - del Mediterraneo e del Medio Oriente è comune, ed è anche nostro interesse, di italiani amanti della pace disarmata, che si creino le condizioni per evitare lo scontro delle civiltà, fomentato dalla tenaglia tra complessi militar-petrolifero-industriali, ed i nazionalismi e fondamentalismi religiosi.
Anche in questa occasione, ribadendo che siamo per la soluzione "due popoli- due Stati" in Palestina, e che ci battiamo contro il nucleare israeliano (abbiamo aiutato Mordechai Vanunu), contro l'occupazione militare israeliana (e contro ogni cooperazione militare italo-israeliana), è comunque giusto sollecitare i nostri giovani interlocutori a condannare le provocatorie affermazioni contro la Shoah e contro lo Stato di Israele del presidente iraniano Ahmadinejad.
E' anche compito nostro cogliere l'opportunità di una svolta pacifica offerta dal presidente USA Obama a tutto il Medio Oriente, andando oltre i suoi limiti e le sue contraddizioni, e facendo sì che non si inneschi la spirale che potrebbe condurre addirittura ad una guerra nucleare. Le dinamiche del gioco della potenza, sulla cui razionalità e controllabilità non è il caso di fare eccessivo affidamento, rendono, purtoppo, questa ipotesi, maledettamente realistica: Israele può lanciare l'attacco contro i programmi nucleari di una "minaccia esistenziale", l'Iran risponde, gli USA restano coinvolti e intervengono a loro volta... l'incendio può dare fuoco alla santabarbara nucleare del Pianeta! E la guerra nucleare è una cosa molto speciale, che va ben oltre le uccisioni e devastazioni dei conflitti convenzionali cui, disgraziatamente, siamo abituati: anche se spazialmente circoscritta, rende comunque, nella migliore delle ipotesi, il territorio permanentemente (in pratica perennemente) desertificato dal punto di vista umano.
Anche i governi europei, incluso quello italiano, in considerazione dell'enormità del rischio, non possono stare a guardare: nel caso specifico della crisi iraniana, devono pretendere subito, come primo passo, il libero accesso della stampa internazionale (giornalisti del TG3 , ad es. sono stati aggrediti a Tehran) e la presenza di osservatori per controllare la regolarità di un eventuale riconteggio delle schede elettorali.
In questi giorni, a Roma, sono in corso dei sit-in sotto l'ambasciata iraniana (via Nomentana) e la partecipazione dei "pacifisti", finora disattenti, alle proteste contro il regime teocratico di Tehran sarebbe caldamente auspicabile.
Agli attivisti romani, fisicamente presenti (speriamo), proponiamo una "missione" particolare: prendere i contatti anche in nostro nome con l'"opposizione" democratica iraniana, in particolare con quella più affine ai nostri contenuti ed alle nostre sensibilità (il premio Nobel Shirin Ebadi, per esempio, è contraria anche al nucleare civile) affinchè si indica una specifica riunione sull'idea ed il progetto di una Ambasciata di pace dei no-war europei a Tehran; progetto che andrebbe aggiornato e rimodulato sul drammatico ed ugente precipitare di conflitti e di repressioni che vediamo dipanarsi in questi giorni.
Noi, con la consulenza della Presidenza Rete Ipri-CCP, che ci ha esplicitamente incoraggiato in questo senso, ci impegnamo a ripresentare il progetto dell'Ambasciata di pace facendo tesoro della più ampia discussione possibile, nella consapevolezza che, pur dovendo scontare un grave ritardo, abbiamo sempre la possibilità di partire con il piede giusto: POSSIAMO E DOBBIAMO inserirci, con una azione efficacemente preventiva di dialogo e di pace, nel punto più delicato oggi degli equilibri geopolitici mondiali.
CONTATTARE:
Coordinamento fermiamo chi scherza col fuoco atomico - c/o Campagna OSM-DPN - via Mario Pichi 1 - 20123 Milano
email locosm@...; alfonsonavarra@...; cell. 349-5211837