Da Internazionale:
VISTI DAGLI ALTRI
L'Italia propone "piccole dosi" di tortura.
Secondo un emendamento alla legge sulla tortura proposto
ieri alla camera dalla Lega Nord, la tortura potrebbe
essere una pratica accettabile se inflitta a piccole dosi.
Carolina Lussana, autrice della proposta, è convinta che la
proposta della Lega permetterebbe di facilitare il lavoro
della polizia. Per Marco Bertotto, presidente di Amnesty
International in Italia, questo emendamento non rispetta i
termini della convenzione delle Nazioni Unite sulla
tortura, ratificata dall'Italia nel 1988.
The Independent, Gran Bretagna
http://news.independent.co.uk/europe/story.jsp?story=514297
Paolo Candelari
----- Original Message -----
From: "PBI Italia - Torino" <pbi.to@...>
To: <pbi-it@yahoogroups.com>; <pbi-it-notizie@yahoogroups.com>
Sent: Thursday, April 29, 2004 5:28 PM
Subject: PBI Italia - incontri a Schio e Pavia
Cari Amici e Amiche di PBI,
vi segnalo altre due incontri (Schio e Pavia) che vedranno protagonista
Davide, un nostro volontario appena rientrato da un anno di lavoro nel
Progetto Colombia.
Nella speranza di vedervi numerosi, vi prego di voler divulgare il più
possibile l'iniziativa.
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Venerdì 7 maggio ore 20,30
Oratorio parrocchiale di SS. Trinità
Via dei Boldù
SCHIO (VI)
Proposto da
" per una cittadinanza consapevole"
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Mercoledì 12 maggio ore 21,00
Circolo Cairoli
Viale Bligny, 15
PAVIA
Organizzato da
Amnesty International
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Associazione PBI Italia - ONLUS
Segreteria
Strada della Luigina, 41
10023 Chieri (TO)
tel.39-349-31.86.494
e-mail: pbi.to@...
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Carissime/i, vi allego una preziosa informazione (tratta da Jesus, aprile 2004) relativa alle lotte che alcuni/e statunitensi/e hanno ingaggiato contro istituzioni del loro paese. Finché ci sono persone così al mondo, possiamo ragionevolmente sperare. Pace e bene, Gigi
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Suor Kathy Long
LETTERE DAL CARCERE di Mauro Castagnaro
Domenicana e pacifista, ha preso parte a una protesta nonviolenta contro la "Scuola degli assassini" dell’esercito Usa. L’irruzione nella zona "off limits" di Fort Benning le è costata tre mesi di reclusione: una testimonianza evangelica, anche dietro le sbarre della prigione.
«Sono stata accusata di un reato penale, ma non mi sento una criminale e mi dichiaro non colpevole. Le mie azioni, basate sulla fede, sono state nonviolente e derivano da una lunga tradizione domenicana di predicazione della verità, in difesa di coloro che vengono colonizzati e dominati con durezza da poteri stranieri. Io non ho nulla da nascondere, ma so che c'è molto di celato tra le attività della Soa, questa famosa scuola di assassini. Il Dipartimento della difesa, il Pentagono e il Governo degli Stati Uniti hanno nascosto la verità per anni. Il mio oltrepassare quella linea sulla proprietà di Fort Benning è spirituale, una teologia pratica di resistenza nonviolenta per salvare delle vite da coloro che vengono addestrati in questo istituto di guerra. Cammino sulle orme di Gesù Cristo, che ci sfida a essere portatori di pace, ci chiede di abbracciare la croce e cercare la verità».
Così cominciava, il 28 gennaio 2003, l ‘autodifesa di suor Kathleen Long, religiosa della Congregazione domenicana del Santissimo Rosario di Sinsinawa, condannata a scontare tre mesi di carcere nella prigione federale di Pekin, nell’Illinois, per essere penetrata, con altre 95 persone, tra cui 7 suore, anch’esse tutte arrestate, nel perimetro dell’Istituto dell’emisfero occidentale per la cooperazione alla sicurezza (Whisc), già Scuola delle Americhe (Soa) dell’esercito degli Stati Uniti. Da questo centro di addestramento sono usciti molti dittatori latinoamericani, dagli argentini Leopoldo Galtieri e Roberto Viola al boliviano Hugo Banzer, dal panamense Manuel Noriega all’haitiano Raoul Cedras, dal paraguayano Alfredo Stroessner al guatemalteco Efrain Rios Montt e centinaia di ufficiali regolarmente coinvolti nelle peggiori violazioni dei diritti umani registratesi nel subcontinente, come la strage dei 6 gesuiti dell’Università centroamericana (Uca) di San Salvador, ammazzati nel 1989 insieme a due donne di servizio dai soldati del Battaglione Atlacatl, una "unità d’elite" specializzata nella lotta antiguerriglia già protagonista, otto anni prima, del massacro di El Mozote, in cui furono trucidati quasi mille contadini.
Suor Long è un’attivista dell’Osservatoriodella Scuola delle Americhe (Soa Watch), fondato da padre Roy Bourgeois, ex veterano del Vietnam e oggi religioso di Maryknoll, che dal 1990 ogni anno, in occasione dell della strage della Uca, organizza proteste davanti al Whisc reclamandone la chiusura. D’altro canto, religiose e religiosi delle maggiori congregazioni sono sempre più in prima fila in quell’"altra America" pacifista, che si oppone alla politica imperiale e alla guerra preventiva del presidente Bush. E non solo a parole.
Suore e frati organizzano marce e sit-in, veglie di preghiera e digiuni, promuovono il boicottaggio delle imprese del complesso militare industriale e premono sul Congresso, violano le installazioni dell’esercito e dell’aviazione. Praticano con rigore la resistenza nonviolenta, si tratti di mettere fuori uso un missile Trident, rifiutarsi di pagare le tasse destinate alle spese belliche o superare la zona off limits della base navale di Vieques, sull’isola di Portorico. E ne accettano le conseguenze. Qui una fede senza compromessi si sposa con la cultura anglosassone della disobbedienza civile e con quel femminismo che invita ad agire «in prima persona» e «a partire dal proprio corpo». Così suor Long si è trovata a festeggiare il 25° anniversario dei propri voti dietro le sbarre.
Durante la detenzione le è stato permesso di scrivere solo una lettera la settimana, ma questi testi testimoniano una serena e lucida radicalità evangelica. In esse si intrecciano un forte afflato spirituale e una solida coscienza politica, tenute assieme da una sensibilità spiccatamente femminile che sa indignarsi davanti alle ingiustizie e mostrare compassione verso chi le subisce, siano le vittime della repressione militare in Centroamerica o le compagne di prigione.
L’esperienza del carcere è per suor Kathy una tappa in un «viaggio di fede e resistenza» iniziato nel 1992, quando, con un gruppo di consorelle, assunse l’impegno di «resistere alle attuali manifestazioni di ingiustizia agendo nella fede, attraverso la preghiera, lo studio e la conversione personale. In collaborazione con altri ci impegneremo in azioni di resistenza nonviolenta. La nostra resistenza, fondata sulla fede, ci consentirà di cercare, creativamente, soluzioni alternative per dare vita a relazioni e strutture nuove». Perciò «la mia detenzione è una presa di posizione religiosa e basata sulla fede contro l’impero americano che si espande nel mondo. Quando rifletto sulle Scritture lette in questa Pasqua, sento la conferma di questo. Sono alla ricerca di una direzione e della saggezza di Dio. Il mio tempo di servizio qui è una pubblica dimostrazione della forza trovata in un Dio misericordioso. Non posso interpretare quanto dice Gesù nel Vangelo di Giovanni "la pace sia con voi" come la necessità di costruire un mondo col potere delle armi di distruzione di massa detenuto dagli Stati Uniti».
L’impegno antimilitarista è prima di tutto una scelta etica cristiana: «La mia fedeltà è a Cristo, non al Governo americano. Come Oscar Romero ha predicato, "niente è più importante della vita umana". Né oleodotti petroliferi né imperi militari e poteri politici. Come Chiesa – popolo di Cristo – noi accogliamo la vita umana come dono e benedizione del Signore».
A ciò segue una critica della politica estera statunitense dal punto di vista degli esclusi: «Ho oltrepassato il perimetro a Fort Benning nel tentativo di attirare l’attenzione sulla Soa e indurre il nostro Governo a chiudere questa scuola di tortura e repressione. Sono stata arrestata perché coinvolta in attività politiche. Ma, come dice, monsignor Romero, "il sangue dei poveri va oltre ogni politica". Io ho manifestato il mio dissenso con la nonviolenza perché sono venuta a sapere delle vittime. Accetto tre mesi di prigione per onorarle. Questa è la teologia della resistenza che abbraccio. Sono sicura che la violenza in Colombia potrebbe fermarsi se gli Stati Uniti cambiassero la loro politica estera. Il denaro inviato in Colombia non serve a sradicare la droga, ma sta uccidendo vittime innocenti. Attivisti, responsabili di associazioni, religiosi sono presi di mira perché promuovono il rispetto dei diritti umani. E il Whisc-Soa continua ad addestrare i soldati colombiani e i loro capi. I contadini sono bersagliati come i loro raccolti, gli animali e le fattorie dalle fumigazioni aeree che servono, si dice, per distruggere le piantagioni di coca, ma si estendono ben oltre queste. Il Governo americano continua a finanziare il Plan Colombia, ignorando i ben noti abusi dei diritti umani dell’esercito colombiano. C’è il petrolio in Colombia, non solo in Iraq!».
Lotta e contemplazione vanno di pari passo: «Un’azione di resistenza nonviolenta è basata sull’accettazione delle conseguenze. La nonviolenza attiva mi ha portato a dissentire dal militarismo della politica estera degli Usa in America latina. Sono contro l’addestramento militare del personale alle tecniche di guerra di bassa intensità. In questa Pasqua ho riletto gli Atti degli Apostoli, raccogliendo la sfida di abbracciare il Gesù risorto e il messaggio evangelico dell’amore, della verità, della compassione e della giustizia. Il Gesù che seguo mi ha portato a rompere il silenzio sull’addestramento dei militari americani al Whisc-Soa. La mia condanna è segno di un uso oltraggioso del sistema penale. Questo periodo di carcere mi permetterà di denunciare con forza la violenza impartita dentro i cancelli di Fort Bennig. Il silenzio è stato rotto dagli arresti. Le sentenze sembrano essere un modo per farci stare zitti e spaventarci. Ma noi non abbandoneremo la lotta finché la "Scuola degli assassini" non sarà chiusa». E d’altra parte, «stare nella prigione di Pekin è la volontà del Signore per me in questo momento. Questi tre mesi sono una vera esperienza di contemplazione. Qui vedo più chiaramente il mio servizio come un e un dono agli altri dei frutti di questa contemplazione».
In prigione suor Long sperimenta, con stupore, impotenza e dipendenza, ma riesce a ritrovare libertà interiore: «Non ho nessun potere per adattare o cambiare le regole che determinano la mia quotidianità. La punizione è la minaccia per la loro violazione. Mi rendo conto sempre più chiaramente dei limiti nei quali vivo. Tuttavia mi sento libera nello spirito. Posso scegliere ogni minuto come stare qui, come vivere, come accettare me stessa, come rapportarmi con gli altri. Io ho scelto la nonviolenza come stile di vita. Ciò si è espresso nell’apertura a tutte le nuove persone che sono entrate nella mia vita. Ci sono 276 donne e 30-40 guardie e impiegati. Nessuno qui è "nemico". Il nemico che affronto è la violenza sistematica perpetrata dalla "Scuola degli assassini", l’eccessivo militarismo della politica estera degli Usa, che abusa degli esseri umani nel mondo, in particolare in America latina. Tutto ciò va contro il Gesù nonviolento di cui celebro la Pasqua».
C’è poi la riflessione, in cui si sente l’eco del pensiero femminista, sul proprio ruolo e sulla solidarietà tra donne: «Oggi, durante una preghiera, ho condiviso la mia vulnerabilità, perché lavorando tanti anni in parrocchia durante la Settimana Santa mi sono sempre sentita in una posizione di autorità e di potere. Ora non lo sono: sono una che riceve. Qui comanda il sistema carcerario, anche se sono le detenute che in questi primi giorni mi stanno aiutando a orientarmi. Dipendo da loro per tutto. Sono così care e generose con me. Sono immersa in una comunità di donne che cercano la giustizia e il cambiamento nelle loro vite, lottano perché separate dai loro figli, combattono economicamente nella nostra società. Vivendo in mezzo a questo sistema oppressivo vedo donne incoraggiarsi a vicenda e cooperare affinché esso non uccida il loro potere personale. Parlare, condividere emozioni, ridere, cantare, giocare a carte o a softball sono tutte strategie per praticare la nonviolenza. Intorno è tutta una preghiera! Dio è in mezzo a noi!».
La stessa spiritualità è vissuta al femminile: «Mi sento circondata dallo Spirito del Signore da quando sono qui. L’amore delicato di Sophia mi sostiene e mi guida in questa esperienza unica di ministero. In questa Pentecoste io sento lo Spirito di Dio, la saggezza di Sophia che mi chiama».
Progressivamente cresce anche la critica degli aspetti vessatori dell’apparato carcerario: «Qui a Pekin i tentativi di intimidazione continuano. Il sistema penale è un controllo militaresco delle persone. Questa prigione federale è piena di donne accusate di crimini nonviolenti. Le pressioni psicologiche sono nella norma. Il controllo e la manipolazione sembrano far parte del manuale di addestramento degli impiegati. Ma io lo accetto. Io sono qui perché un mondo di giustizia e speranza possa essere costruito».
Più avanti la denuncia si fa più circostanziata: «A Pekin la vita è opprimente per tutte le donne detenute. Essere qui è una forma di punizione. Al di là della sentenza, ogni giorno lo staff della prigione cerca tutti i modi per irritarci, dominare e opprimerci. Le inutili regole e i regolamenti vengono cambiati secondo il capriccio dei responsabili. Nulla è mai logico o utile. Il sistema di questa prigione è un modello militaristico e non di ristabilimento della giustizia. L’assistenza sanitaria è pessima. Il benessere e la salute delle prigioniere non sono importanti. Una donna ha avuto due piccoli attacchi di cuore per aver ricevuto dai medici una dose eccessiva di insulina. L’organizzazione medica è un altro aspetto di questo ambiente oppressivo».
Qualche settimana dopo suor Kathy racconta: «Alcune donne sono arrivate qui da altre prigioni, con capi di vestiario acquistati altrove. Ora a Pekin le autorità dicono che possiamo indossare solo abiti venduti qui. Così è stato detto loro di comprarne di nuovi e spedire a casa quelli delle altre carceri. Questa istituzione pretende conformismo, uniformità, anche se l’Ufficio dei prigionieri vende diversi tipi di abbigliamento per i detenuti ed essi sprecano i soldi perché sono obbligati a comprarli».
Alla vigilia della fine della pena conclude: «Da quando sono qui, ho visto le maggiori ingiustizie proprio nel sistema. La scorsa settimana sei donne sono state punite per un problema legato a ciò che devono pagare. Per la maggior parte di loro nella sentenza è prevista una multa, le cui rate vengono detratte ogni mese dall’Ufficio dei prigionieri direttamente dal loro conto. Questa volta un impiegato ha spostato per via telematica la cifra dal fondo delle detenute a quello della prigione, ma per una differenza di orario tra il pagamento e il deposito i soldi non erano disponibili in quel momento e il computer ha rifiutato l’operazione. Così le sei donne sono state spostate dai loro letti nella stanza comune e si vedranno tagliate le paghe per 30 giorni. A una delle donne mancava solo un centesimo! E dovrebbe andare via tra sei giorni! Qui a Pekin niente ha una logica. Molte di noi hanno offerto quel centesimo, ma non ci è stato permesso di darlo».
A volte la realtà esterna fa drammaticamente breccia nelle mura della prigione: «Abbiamo appena appreso che il nipote di una detenuta è stato ucciso a Baghdad. Era un militare. Che tragedia». E tuttavia non manca lo spazio per qualche considerazione divertita: «Sono una delle poche detenute a non avere un tatuaggio!».
Suor Long ha potuto contare, durante la detenzione, sul forte sostegno della Congregazione. Il maestro dell’Ordine dei domenicani, padre Carlos Azpiroz, scrive, riferendosi anche ad Ardette Platte, Carol Gilbert e Jackie Hudson, le tre consorelle condannate a pene comprese tra 30 e 41 mesi di carcere per essere penetrate nel perimetro della base militare di Greely, in Colorado, dove sono custoditi i missili Minuteman a testata nucleare, e aver inscenato un "sabotaggio" cercando di "disabilitare" un ordigno con piccoli martelli: «Le vostre azioni simboliche e le vostre posizioni per un mondo senza guerre sono state per me una splendida messa in pratica del messaggio cristiano. Come Gesù vi siete dimostrate disponibili a soffrire affinché l’azione profetica e un mondo nuovo possano realizzarsi. A nome dell’Ordine ti ringrazio per la tua poderosa predicazione».
Arresti e processi non hanno comunque fermato la lotta. Nel novembre scorso oltre 10 mila persone, tra cui diverse centinaia di gesuiti, religiosi di altre congregazioni ed esponenti di diverse confessioni cristiane, hanno dato vita alla più grande manifestazione davanti alla Soa, chiedendo pure il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq. Anche questa volta una cinquantina di presenti hanno realizzato un’azione di disobbedienza civile, violando il perimetro dell’installazione, sono stati arrestati e condannati a diversi mesi di carcere, che stanno ancora scontando. Tra essi ci sono un pastore presbiteriano e cinque religiosi cattolici, tra cui padre José Mulligan, gesuita impegnato con le comunità ecclesiali di base in Nicaragua e nel far luce sulla morte di padre James "Guadalupe" Carney, che – ironia della sorte! – era stato addestrato nella Soa prima della II Guerra mondiale e che nel 1983 fu torturato e fatto scomparire, dopo essersi unito a un gruppo di guerriglieri locali, da militari honduregni usciti dallo stesso centro di formazione.
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COMUNICATO STAMPA
24 aprile 2004
Israele - Territori Occupati Palestinesi
Azione nonviolenta di Ta'ayush contro la violenza dei coloni e dei soldati
verso gli abitanti dell'estremo sud della West Bank e contro la costruzione del
Muro
250 cittadini israeliani portano la loro solidarietà concreta ai contadini
palestinesi dei Territori Occupati
Tra i presenti anche alcune decine di internazionali, tra cui anche italiani
Oggi, circa 250 israeliani di cui alcuni palestinesi e molti ebrei, si sono
recati nell'estremo sud della West Bank, all'interno dei Territori Occupati
Palestinesi, per portare la loro solidarietà concreta agli abitanti della zona
di Gibna, da tempo sottoposti alle violenze dei coloni e dei soldati
dell'esercito israeliano.
I pacifisti, divisi in gruppi di lavoro, hanno aiutato i contadini del posto
nei lavori dei campi.
Ebrei, musulmani e cristiani, si sono trovati fianco a fianco al lavoro sotto
il sole, collaborando alla raccolta del grano, alla sistemazione di una strada,
unica via di comunicazione con il paese vicino a causa della recente
costruzione di insediamenti di coloni che bloccano le normali vie di
comunicazione ed al ripristino di alcune grotte-abitazioni che i bulldozers
dell'esercito avevano riempito di terra per renderle inutilizzabili.
Da tempo i contadini palestinesi di questa zona sono soggetti a violenze
gratuite da parte dei coloni e dei soldati, volte ad indurre gli abitanti ad
abbandonare il territorio, in modo tale da poter utilizzarne la terra .
Inoltre, secondo il piano presentato pubblicamente nei giorni scorsi dal
Premier Israeliano Sharon, poco a nord di questa zona, sorgerà il Muro che di
fatto annetterà tutta questa fascia di terreni allo Stato d'Israele. I
contadini di questa zona a sud di Hebron, vivono in caverne millenarie scavate
nella roccia, chi per tradizione chi per essere sempre sul luogo così da poter
controllare i terreni e le caverne e cercare di preservarli dalla possibile
distruzione. Le condizioni di vita di queste persone, obbligate a vivere in
queste grotte al fine di proteggere le proprie terre, sono estremamente
difficili. Le persone sono costrette a rinunciare alla casa in paese, a non
poter comprare con regolarità gli alimenti (in quanto il primo centro abitato
si trova a due ore di cammino) e i bambini non possono andare a scuola se non
lasciando la famiglia e andando a vivere presso conoscenti.
"Insieme", questa la traduzione della parola araba Ta'ayush, nome
dell'associazione nonviolenta composta da ebrei e arabi, israeliani e
palestinesi, che ha organizzato l'iniziativa.
"Insieme" è stato il messaggio di questa giornata che portava con sé la spinta
e il coraggio di esporsi (posizione spesso difficile per i pacifisti
israeliani) e la sensazione, per i palestinesi dei Territori Occupati, di non
essere soli nell'insostenibile condizione dell'occupazione.
Tra i partecipanti anche alcune decine d'internazionali, tra i quali alcuni
volontari dell'Operazione Colomba - Corpo Nonviolento di Pace
dell'Associazione "Comunità Papa Giovanni XXIIII".
Per contattare i volontari: 00972547382452 oppure 0097259311344
Operazione Colomba, Ufficio: 0541 751498 e-mail: opcol@...
www.operazionecolomba.org
Vi ringrazio per le risposte, ho già provveduto a firmare e sto diffondendo l'informazione tra i conoscenti, per chi usa il computer e internet è decisamente il mezzo più comodo e più celere!
E' giusto; non ho avvertito che c'è il sito www.giovaniemissione.it dove c'è la petizione aggiornata e alla quale si può aderire elettronicamente. Lo stesso sta facendo l'Assopace. Cari saluti
Antonino Drago via F.M. Briganti 412 80141 Napoli tel. 081 7803697 fax 06 233242218
L'allegato è difettoso. Impaginazione troppo larga; l'ultima riga della pag. 1 non entra nel foglio, non si stampa e non si legge; poco spazio per le firme. Basterebbe ridurre il carattere.
L'ho scritto da tempo a Tonino, ma continua a circolare quella sbagliata.
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e inviarle secondo le modalità sotto esposte
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M. Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
Antonino Drago via F.M. Briganti 412 80141 Napoli tel. 081 7803697 fax 06 233242218
"Se siamo felici, se siamo in pace, possiamo sbocciare come un fiore; e la nostra famiglia, tutta la societa', trarranno beneficio dalla nostra pace." (Thich Nhat Hanh)
Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo: mir-riconciliazione-unsubscribe@yahoogroups.com le liste mir adottano la presente netiquette: http://www.nic.it/NA/netiquette.txt
"Se siamo felici, se siamo in pace, possiamo sbocciare come un fiore; e la nostra famiglia, tutta la societa', trarranno beneficio dalla nostra pace." (Thich Nhat Hanh)
Questa mailing list è curata dal sito: www.riconciliazione.it
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Bollettino a cura dell'Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia
Via Gregorio VII n.278, 00165 Roma Tel 06636892 Fax. 0639380273 Email: uiki.onlus@...
1. The Financial Times - "Un kurdo guiderà le forze armate irachene riformate”
2. Reuters - "L’ingresso della Turchia nell’UE è lontano, ma non si sbarri la strada"
3. Amnesty International - "Quattro bambini, arrestati, rischiano di subire torture in Siria".
4. Ozgur Politika - Lo scrittore Ömer Dilsoz (Demir), è stato posto sotto inchiesta perché nella sua poesia.
5. IHD - '34 bambini si sono suicidati,40 sono stati torturati'.
6. Ozgur Politika - Hanno sparato anche ai cavalli
7. Ozgur Politika - Non si finisce di ostacolare i corsi di lingua kurda
8. Ozgur politika - 'Sono membro del KONGRA-GEL!' Jose Bove, Bernard Granjon, Jean Paul Nunez, hanno dichiarato di voler diventare membro del KONGRA-GEL
9. DIHA - “Uno dei rapitori era della squadra anti-terrorismo”.
10. Risoluzione approvata dal Parlamento europeo sull'esito del processo contro Leyla Zana ed altri ad Ankara
Invitiamo tutti gli amici e le amiche di Roma il 27 aprile 2004, dalle ore 12 alle ore 14, in sit-in difronte a Palazzo Montecitorio con la comunità kurda di Roma per protestare contro l’inserimento del KONGRA-GEL nella lsita delle organizzazioni anti-terroriste.
1. The Financial Times - "Un Kurdo guiderà le forze armate irachene riformate”BAGHDAD / 18 Aprile 2004
Il ministero della difesa iracheno, recentemente ricostituito, ha dichiarato domenica che un ex combattente nei ranghi della resistenza kurda sarebbe divenuto comandante delle riformate forze armate irachene.
La scelta giunge allorché la coalizione a guida statunitense sta provando a far crescere la lealtà delle forze irachene che combattono contro gli insorti, in tutto il paese. La scelta di un kurdo, membro del più importante gruppo etnico non ribellatosi contro le forze della coalizione, ha indicato che i funzionari della coalizione stanno provando a usare una complessa strategia volta a creare equilibrio tra le varie minoranze etniche e religiose, al fine di mantenere la stabilità nel paese.
Babekr al-Zibari, kurdo sunnita proveniente da un villaggio nei pressi di Mosul, si arruolò inizialmente nell’esercito regolare, ma lo lasciò nel 1973 a seguito di una rivolta da parte dei Kurdi. Più tardi si rese utile nell’organizzare, secondo le convenzionali direttive militari, il movimento di resistenza dei combattenti kurdi Peshmnerga.
Ali Allawi, un arabo sciita nominato da poco ministro della difesa, ha indicato, anch’egli domenica, che non può escludere la possibilità che membri dell’ex partito al potere (Ba’ath) rientrino nei ranghi dell’esercito iracheno, enfatizzando il fatto che vuole che vi siano forze armate costituite da "volontari professionali" e aggiungendo che la porta rimarrebbe aperta a ex ufficiali di carriera che vogliano nuovamente arruolarsi.
I membri del Ba'ath erano stati esclusi dai ranghi militari nel maggio scorso per ordine delle forze della coalizione.
Secondo Allawi il capo di stato maggiore, secondo per rango rispetto a Zibari, sarà un arabo sunnita che fu pensionato dall’esercito iracheno nel 1997, e il numero tre della gerarchia militare sarà un arabo sciita.
Polizia e forze di sicurezza irachene sono state criticate cai generali statunitensi dopo che è emerso che un battaglione si era rifiutato di prender parte a operazioni contro gli insorti nel corso dei combattimenti a Fallujah.
L’annuncio di Allawi è giunto dopo che l’esercito US aveva dichiarato di star chiudendo per un tempo non predefinito le principali strade che conducono a nord e a sud della capitale Baghdad. La chiusura delle strade è stata motivata dalla necessità di riparazioni, ma l’esercito ha avvisato che veicoli che vengano scorti in viaggio lungo tratti di strada chiusi potrebbero essere assoggettati all’uso della forza.
Nella città meridionale di Najaf dei portavoce del religioso sciita dichiarato fuorilegge Moqtada al-Sadr hanno ribadito domenica che stavano negoziando con la coalizione. Ufficiali della coalizione hanno tuttavia affermato che stanno servendosi di intermediari provenienti dai partiti sciiti iracheni.
Le truppe USA hanno proseguito nel riportare costi pesanti in termini di vite umane nel corso del fine settimana. Cinque marines statunitensi sono morti sabato durante una battaglia con gli insorti vicino a Husayba, nell’Irak occidentale, secondo un corrispondente di un giornale statunitense operante al seguito delle forze armate. Tre soldati sono morti nella città meridionale diDiwaniya, in occasione di scontri con sostenitori di al-Sadr; un altro soldato è morto nella provincia di Anbar.
2. Reuters - "L’ingresso della Turchia nell’UE è lontano, ma non si sbarri la strada" PARIS-18/04/2004 di James Drummond
La Turchia non sarà in grado di aderire all’unione Europea in tempi rapidi ma l’UE non dovrebbe chiuderle sbarrarle la porta in faccia, ha dichiarato domenica il ministro degli esteri francese Michel Barnier. I leader UE dovrebbero decidere in dicembre se la Turchia ha fatto sufficienti progressi per quanto attiene ai diritti umani e si possono pertanto avviare i negoziati per l’ingresso. I leaders del partito di governo francese UMP (di orientamento conservatore) si oppongono a una rapida adesione della Turchia.
“È fuori discussione l’ingresso della Turchia nelle attuali circostanze o in tempi brevi”, ha dichiarato Barnier all’emittente radiofonica Europe 1 in un’intervista successiva a un incontro tra i ministri degli esteri dei paesi UE in Irlanda. "I negoziati per l’adesione non sono cominciati. Mai sono stati avviati. Decideremo insieme se debbano avere inizio. Non posso dire quanto tempo dureranno – probabilmente molto a lungo”.
Ma Barnier ha affermato che l’UE, che il mese prossimo si espanderà, da 15 a 25 paesi membri, potrebbe scoraggiare il processo di riforme in atto voltando le spalle alla Turchia.
"Se respingiamo la Turchia, se le sbattiamo la porta in faccia, come alcuni gradirebbero fare al più presto, v’è il rischio che essa inizi a seguire un altro modello", ha detto. "Sarebbe meglio che fosse al nostro fianco piuttosto che lasciarla da sola, preda della povertà, del sottosviluppo e di ogni possibile eccesso e tentazione”.
Barnier è stato nominato ministro il 31 marzo, e ha scatenato furenti dichiarazioni dei media turchi all’inizio del mese corrente, contribuendo a spingere verso il basso i mercati finanziari turchi allorché disse in Parlamento che la Turchia non era riuscita a corrispondere alle condizioni per unirsi all’UE”.
In seguito ha cercato di alleviare le preoccupazioni di Ankara, affermando che la linea politica francese riguardo all’ingresso della Turchia nell’UE non è mutata.La richiesta di adesione della Turchia all’UE è una questione particolarmente sensibile al momento, dato che l’UMP sta per affrontare le elezioni del Parlamento Europeo (in giugno) e v’è il rischio d’una ulteriore sconfitta, dopo l’umiliazione subita nelle elezioni amministrative del mese scorso.Un sondaggio d’opinione reso noto dal BVA sabato ha evidenziato che il 51% degli intervistati è favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione entro alcuni anni, mentre il 39% degli intervistati è contrario. Il sondaggio è stato effettuato su un campione di 951 cittadini francesi tra il 14 e il 15 aprile.
3. Amnesty International - "Quattro bambini, arrestati, rischiano di subire torture in Siria". 16 Aprile 2004
Amnesty International ha criticato il prolungarsi della detenzione di quattro bambini kurdi in età scolare da parte delle autorità siriane e ha fatto appello alle autorità stesse affinché rispettino I loro obblighi previsti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.
I Quattro hanno tra 12e 13 anni e si chiamano Nijirfan Saleh Mahmoud, Ahmad Shikhmous’Abdallah, Walat Mohammad Sa’id e Serbest Shikhou;sono stati arrestati nella scuola al-Talane’, nella città siriana di Qamishlo, il 6 aprile 2004. Le ragioni del loro arresto sono sconosciute. In base a quanto è stato riferito I bambini hanno subito maltrattamenti durante l’arresto e, sembrerebbe, sono stati in seguito condotti a uncentro di detenzione nella cittàdi al-Hasaka, distante circa 80 chilometri da Qamishlo.
Sono sconosciuti sia il luogo esatto di detenzione attuale che le condizioni dei quattro. Si pensa che siano trattenuti senza che sia stato comunicato il provvedimento di arresto. Ciò induce al timore che potrebbero essere sottoposti a torture o a ulteriori maltrattamenti. Lesley Warner, direttore del settore Media della sezione britannica di Amnesty International, ha affermato:
“I Quattro scolari kurdi devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni, a meno che non siano accusati di qualche reato riconoscibile.
“Le autorità siriane devono essere consapevoli dei loro obblighi, sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia. Ricordiamo al governo siriano, con premura, che “l’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un bambino dovrebbe essere attuato conformemente alla legge e dovrebbe essere utilizzato soltanto come estrema misura, per un periodo adeguato e il più breve possibile”.
Amnesty International fa appello alle autorità siriane perché fermino il maltrattamento imposto ai bambini e consentano loro di mettersi in contatto immediatamente con le famiglie e I legali, oltre che di ricorrere ai trattamenti medici cha si rendano per loro necessari.
Informazioni sugli antefatti
A seguito di uno scontro tra tifoserie arabe e kurde nel corso di un incontro di calcio a Qamishlo, il 12 marzo 2004, un’ondata di arresti, rivolte e uccisioni ha scosso la Siria. Almeno 20 persone sono state uccise e si sono avuti oltre 100 feriti.
Si ritiene che oltre 2000 persone - per la maggior parte kurdi – siano state arrestate. Molte di loro sono detenute “incommunicado”, in località sconosciute.
È stato riportato che almeno due persone sono morte mentre erano tenute sotto custodia. È stato riferito che una quantità di persone, compresi anche dei bambini, sono state torturate.
In aggiunta almeno 24 studenti Kurdi sono stati espulsi dale rispettive università e alloggi studenteschi, in quello che ha tutta l’apparenza di essere un accrescimento delle pratiche persecutorie nei confronti del popolo kurdo. In base a quanto riferito, kurdi siriani sono stati arrestati o hanno subito assalti a causa della loro appartenenza etnica o per il fatto che parlavano in lingua kurda.
4. Lo scrittore Ömer Dilsoz (Demir), è stato posto sotto inchiesta perché nella sua poesia, letta il 1. settembre 2003 in occasione della Giornata Mondiale per la Pace, aveva usato la parola kurda “Roj (Sole)”, evidente riferimento al leader del popolo kurdo Abdullah Ocalan -Ozgur Politica, 17 aprile 2004
Lo scandalo si è avuto a Hakkari, quando lo scrittore ha recitato una delle sue poesie, intitolata 'Dimeşim' (Cammino), alla celebrazione della Giornata Mondiale per la Pace avvenuta allo stadio cittadino di Hakkari. Le forze di sicurezza della città avevano ripreso con le telecamere tutta la festa, anche mentre lui recitava la poesia.
'Ez dimeşım nawestim - cammino senza stancarmi
dengê pîyan her cîhekî - da ogniparte il rumore dei nostri passi
dimeşim rêa rojê da - cammino sulla strada del sole
Secondo l’accusa l’uso di questa parola “Roj” era un chiaro riferimento al leader kurdo Abdullah Ocalan.
“Non si puo accettare che viene negato il diritto a recitare una poesia in lingua kurda, soprattutto in questa fase di candidata della Turchia all’UE. In questo paese ancora c’è paura per una poesia. Non dimentichiamo però che proprio Tayyip Erdogan era stato processato perché aveva recitato una poesia, mentre adesso è Primo ministro, quindi non c’è nulla di cui avere paura. Secondo me sono stato inquisito perché la poesia era in kurdo."ha detto il poeta.
5. '34 bambini si sono suicidati,40 sono stati torturati'. Ozgur Politica, 17 aprile 2004
Secondo il rapporto preparato dall’Associazione dei diritti Umani di Diyarbakir, a cura della Comissione dei diritti dei minori, nel 2003 nelle città kurde 34 bambini si sono suicidati, 7hanno perso la vita a causa delle mine, 102 sono stati fermati dalla polizia e 40 hanno subito forme di tortura e maltrattamenti.
Il presidente della Commisione dei diritti dei minori della sezione di Diyarbakir dell’IHD, l’avvocato M. Erbey, presentando il rapporto sul 2003 ha dichiarato che “i bambini viviono traumi dovuti alla repressione e agli scontri che per 15 anni sono stati vissuti. Nel 2003, i bambini non hanno subito solo fisicamente dei maltrattamenti ma anche a livello psicologico vivendo maltrattamenti e violenza sul piano culturale in quanto kurdi. Accennando al fatto che nella sola Diyarbakir ci sono circa 28 mila bambini di strada ha continuato dicendo che “circa 200 bambini prendono la colla, sono stati denunciati i casi di circa 8 bambini che lavorano nonostante dovrebbero solo studiare e 950 bambini che lavorano per la starda sono tenuti sotto controllo. Nel 2003 nell’area 102 bambini sono stati fermati dalla polizia. Di questi 40 hanno subito delle torture e dei maltrattamenti. 34 bambini si sono suicidati e 12 hanno provato a farlo, 7 bambini sono stati uccisi dalle mine, 21 sono rimasti disabili a seguito di incidenti con mine antiuomo. Inoltre ci sono numerosi bambini che anche se non hanno avuto condanne, sono stati esposti sui giornali e le tv nazionali o regionali, ragione per cui essi poi vengono allontanati dalla società. I casi che sono stati accertati di bambini apparsi sui mezzi d’informazione (articoli di giornali) sono stati 39."
Nel rapporto delle violazioni contro i minori del 2002, si denunciava che 16 bambini erano morti a causa delle mine antiuomo, 23 bambini erano rimasti disabili, 29 si erano suicidati a causa di traumi, 8 bambini erano stati vittime di esecuzioni extra giudiziarie da parte di sconosciuti, 83 bambini erano stati fermati dalla polizia, di questi 48 erano stati torturati, 3 minacciati e 5 scomparsi.
6. Hanno sparato anche ai cavalli
I militari della caserma Koru Piyade di Van-Başkale, sono stati riconosciuti come gli autori di atroci sevizie contro gli animali, hanno infatti bruciato 75 cavalli con tutte le loro cose, mentre si è anche saputo che hanno sparato è ucciso altri 22 cavalli durante un’operazione al confine con l’Iran per presunti trasporti illegali…Ozgur Politika, 19 aprile 2004
Secondo le notizie giunte, i militari sono usciti dalla caserma la mattina per compiere questa operazione. Si sono nascosti 500m lontano dalla caserma.Verso le 8.00 di mattina quando i cavalieri volevano passare hanno sparato senza nemmeno intimare l’ALT. I cavalli spaventandosi dal rumore dei fucili hanno cominciato a scappare, nella sparatoria alcuni cavalli sono morti ed altri sono rimasti feriti. Nel frattempo i militari hanno arrestato 12 persone del paesino di Azıklı e Koçdağı, che sono state tenute una notte nella caserma e poi sono stati portati davanti alla Procura della Repubblica di Baskale. Sono stati accusati di essersi comportato cotro la legge e di contrabbandare secondo l’art. 33/1 numero 5682, anche se sono stati liberati il Procuratore aprendo un altro caso ha chiesto entro 10 giorni di pagare1 milliardo 214 millioni di lire turche per aver contrabbandato gasolio. I cavalli che sono sopravvissuti sono stati restituiti ai contadini dietro pagamento di 90 milioni ciascuno (in totale erano 59 cavalli).
7. Non si finisce di ostacolare i corsi di lingua kurda
Il Ministero dell’educazione turco, ha bloccato l’apertura ufficiale del Centro d’Educazione in lingua kurda a Van perché l’insegnante non era laureto. Ozgur Politika, 19 aprile 2004
Non si finisce di porre ostacoli ai corsi in lingua kurda, nonostante quanto dice il governo AKP. Questa volta la ragione è imputabile a Cetin Tas, l’insegnate che nonostante si sia laureato all’Università di Suleyman Demirel, alla facolta di Economia e Commerico, è stato ritenuto soltanto diplomato. Ragione valida a che non sia stato concesso il permesso ad avviare il corso.
Çetin Taş, non accettando questo fatto, ha detto: "non credo che il problema sia il fatto che io sia o non laureato all’università, il problema è soltanto quello di trovare un modo per bloccare questo corso della lingua kurda. Il Ministero sa benissimo dove mi sono laureato, nel 2001 all’Universitya di S. Demirel, facoltà di economia, comn tanto di attestato regolarmente firmato dal notaio. Dopo essermi laureato ho insegnato al “Yukarıyanıktaş Köyü İlköğretim Okulu”nel comune di Çaldıran/ Van”. Tas ha detto che l’anno precedente aveva chiesto il suo trasferimento ad un’altra scuola però il Direttore dell’Educazione della Provincia gli ha risposto dicendo “non è possibile considerarlo laureato, perché mentre andava all’università stava in contatto con i famigliari, provenienti dal Sud Est e spesso si recava alla sede di HADEP”. Così, è ancora in corso un processo in riferimento a questa vicenda.
Il Direttore del concorso, Hasan Guven, protestando per questa vicenda ha detto che “dal momento in cui abbiamo voluto aprire questo corso, siamo stati bloccati con diverse scuse. Abbiamo superato ogni ostacolo, ma adesso ci creano altri problemi sugli insegnanti, lo scopo evidentemente è quello di non lasciar aprire il corso”.
8. 'Sono un membro del KONGRA-GEL!'
José Bové della confederazione francese dei contadini, Bernard Granjon Pres. Onorario dell’unione mondiale dei medici, Jean Paul Nunez, hanno dichiarato di voler diventare membri del KONGRA-GEL - Ozgur Politica 20 e 23 aprile 2004 Jose Bove, Bernard Granjon e Jean Paul Nunez, difensore dei diritti unami e dell’organizazione CIMADE di cui è responsabile per la Francia meridionale, dicendo di credere agli scopi del KONGRA GEL, ha fatto appello ai democratici e ai difensori dei diritti umani chiedendo di diventare membro del KONGRA-GEL. Bové dopo essere stato in Turchia per il Newroz ha partecipato ad un incontro pubblico raccontando dell’esperienza e chiamando i democratici e gli intellettuali francesi ha lavorare per organizzare a Diyarbakir il prossimo marzo il Forum Sociale della Mesopotamia.
Nunez, ha recentemente pubblicato un articolo per Ozgur Politika raccontando le sue esperienze nel Kurdistan Turco (zona di Idil), dove è stato come osservatore durante il periodo delle elezioni, nel quale ha lungamente esposto tutte le violazioni dei diritti umani che ha visto durante la sua permanenza nella zona.
Analizzando il percorso politico del movimento kurdo, raccontando della nascità del Kongra Gel, ha esposto il grande significato per il popolo kurdo che esso assume. “I kurdi non hanno debiti con il Governo Turco, se ci sono stati dei cambiamenti nell’area kurda è solo frutto degli sforzi del popolo kurdo”.
Mettere nella lista delle organziazioni terroristiche un’organizazione che non ha mai fatto un’azione militare e che mette insieme complessivamente tante diverse opinioni, vuol dire che da parte europea c’è una grande ignoranza. Questa decisione è un colpo alla democrazia e ai diritti umani, oltre ad essere allo stesso tempo un insulto per il popolo kurdo. È necessario far uscire dalla lista dei terroristi il KONGRA GEL, che lotta contro le decisioni arbitrarie, per il futuro dell’umanità, anche l’umanità della nostra Europa.
Il KONGRA GEL, nel suo programma, cerca strade che possano portare all’esistenza dei kurdi in un Medio Oriente dove siano stati risolti i problemi senza la violenza, e che si impedisca l’uso della violenza mossa da sentimenti nazionalisti.
“Perché io credo a questi obbiettivi. Perché io credo in un’organizazione che rispetta i diritti umani e lotta per la democrazia, nella forza dei curdi che riescano a realizzare la pace nel Kurdistan turco; perché la mia amicizia con questo popolo è una vera amicizia, per tutto questo ho deciso personalmente di chiedere al KONGRA GEL di divanterne membro. Chiamo tutti gli Europei a condividere tutto questo. Per poter andare poi insieme da chi ci dovrebbe rappresentare a chiedere un chiarimento”.
(Per chi fosse interessato a conoscere meglio il Congresso del Popolo del Kurdistan è possibile prendere visione dei suoi documenti programmatici sull’ultimo numero di Kurdistan Report)
9. “Uno dei rapitori era della squadra anti-terrorismo”.Istanbul, 24 aprile 2004
Istanbul (DIHA) – Aliyah Elisabeth Brunner un’attivista australiana della sede turca della Lega internazionale per la lotta dei popoli (ILPS) che è stata rapita, molestata sessualmente e torturata da ignoti, ha dichiararto di aver identificato uno dei rapitori “era la voce di un ufficiale della Squadra anti-terrorsismo, che già l’anno scorso mi aveva arrestata”.
Selma Sahin un’attivista dell’ILPS, la vice presidente dell’Associazione dei diritti umani (IHD) Eren Keskin e altri rappresentanti di varie ONG hanno tenuto alla sede dell’IHD di Istanbul una conferenza stampa. L’avvocatessa Eren Keskin ha tenuto un breve discorso prima della conferenza richiamando l’attenzione sull’aumento degli incidenti di questo tipo. La Keskin ha detto infatti che ormai questo è motivo di grande preoccupazione. Ha parlato anche Selma Sahin rappresentante della ILPS che ha denunciato come le politiche dello stato di pressione e attacchi stanno aumentando. Aggiungendo che “Vogliono azzerare ogni fronte democratico e anti-imperialista prima del summit della NATO che si terrà a giugno. La ILPS è uno dei bersagli. Una delle esponenti della ILPS è stata rapita, molestata sessualmente e torturata lo scorso 18 aprile, nei pressi del ponte di Tuzla. Come ILPS chiamiamo tutti i democratici, progressiti, rivoluzionari e anti-imperialisti ad opporsi insieme a tutte queste pressioni”.
“Ho riconosciuto la voce di uno dei rapitori” ha detto la Brunner dichiarando che era un ufficiale della squadra anti-terrorismo del dipartimento di Istanbul, che già lo scorso anno l’aveva arrestata. “Dopo un tragitto molto lungo mi hanno buttata fuori dalla macchina insultandomi “sei una terrorista. Conduci il movimento che si sta formando.Sei un collegamento con organizzazioni terroristiche internazionali. Con chi lavori?” mi facevano altre domande simili ma io non ho risposto nulla. “Credi che sia un gioco? È l’ultimo avvertimento!” e puntandomi una pistola alla testa mi minacciavano di morte. Mi hanno poi anche offerto di lavorare per loro. Ma io non ho accettato.” La Brunner ha concluso che procederà ad una denuncia contro le persone che l’anno rapita.
10. Risoluzione approvata dal Parlamento europeo sull'esito del processo contro Leyla Zana ed altri ad Ankara
presentata a norma dell'articolo 37, paragrafo 4, del regolamento da Richard A. Balfe e Arie M. Oostlander,a nome del gruppo PPE-DE, Hannes Swoboda e Ozan Ceyhun,a nome del gruppo PSE, Andrew Nicholas Duff,a nome del gruppo ELDR, Joost Lagendijk, Daniel Marc Cohn-Bendit e Nelly Maes,a nome del gruppo Verts/ALE, Luigi Vinci e Feleknas Uca,a nome del gruppo GUE/NGL
Il Parlamento europeo,
–viste la sue precedenti risoluzioni sui diritti dell'uomo in Turchia,
–vista in particolare la sua risoluzione del 1° aprile 2004 sui progressi compiuti dalla Turchia sulla via dell'adesione ("Relazione Oostlander"),
–visto l'articolo 37, paragrafo 4, del suo regolamento,
A.ricordando che nel 1994 gli onn. Leyla Zana, Hatip Dicle, Orhan Dogan e Selim Sadak, parlamentari del DEP, erano stati condannati a 15 anni di reclusione a causa delle loro attività politiche a favore dei diritti fondamentali della popolazione curda,
B.considerando che la on. Leyla Zana è laureata del Premio Sakharov 1995 del Parlamento europeo;
C.ricordando che nella sua sentenza del 17 luglio 2001 la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo aveva constatato la mancanza di indipendenzae di imparzialità della Corte di Sicurezza dello Stato di Ankara, la violazione dei diritti della difesa nonché la presenza di giudici militari, il che aveva indotto le autorità turche ad intentare un nuovo processo contro "Leyla Zana ed altri",
D.ricordando che la Turchia si è dotata di una nuova legislazione che consente la riapertura dei processi dichiarati "iniqui" dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo e che un nuovo processo contro "Leyla Zana ed altri" si è aperto il 28 marzo 2003,
1.condanna la decisione della Corte di Sicurezza dello Stato di Ankara di riconfermare la sentenza del 1994 a 15 anni di detenzione contro Leyla Zana, Hatip Dicle, Orhan Dogan e Selim Sadak, nuova sentenza contraria alle indicazioni fornite dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo;
2.ritiene che questa nuova condanna sia in totale contraddizione con la riforma giuridica avviata dal governo turco, la cui attuazione sarà seguita strettamente dal Parlamento, anche nel corso del periodo precedente il dicembre 2004;
3.deplora che il "processo Zana" venga utilizzato da coloro che desiderano impedire il processo di riforma in Turchia,
4.sottolinea che tale procedimento simboleggia il divario esistente tra l'ordinamento giudiziario turco e quello dell'UE;
5.denuncia le violazioni dei diritti della difesa contestuali allo svolgimento del nuovo processo contro Leyla Zana ed altri, segnatamente la presenza del procuratore in tutte le sedi in cui i giudici sono stati chiamati a prendere decisioni sugli accusati, il mancato riconoscimento del diritto alla scarcerazione degli accusati ai sensi della sentenza del 17 luglio 2001 della CEDU di Strasburgo nonché l'impossibilità per la difesa di verificare la veridicità delle accuse del procuratore;
6.chiede l'immediata abolizione delle Corti di Sicurezza dello Stato e invita le autorità turche a promuovere iniziative concrete e urgenti in materia;
7.auspica che la Corte di Cassazione turca proceda all'annullamento della sentenza contro Leyla Zana e gli altri tre ex-parlamentari turchi di origine curda;
8.chiede alle autorità turche di applicare un'amnistia per tutti i condannati per reati di opinione;
9.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo ed al parlamento di Turchia.
E' giusto; non ho avvertito che c'è il sito www.giovaniemissione.it dove c'è la petizione aggiornata e alla quale si può aderire elettronicamente. Lo stesso sta facendo l'Assopace. Cari saluti
Antonino Drago via F.M. Briganti 412 80141 Napoli tel. 081 7803697 fax 06 233242218
L'allegato è difettoso. Impaginazione troppo larga; l'ultima riga della pag. 1 non entra nel foglio, non si stampa e non si legge; poco spazio per le firme. Basterebbe ridurre il carattere.
L'ho scritto da tempo a Tonino, ma continua a circolare quella sbagliata.
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e inviarle secondo le modalità sotto esposte
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M. Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
Antonino Drago via F.M. Briganti 412 80141 Napoli tel. 081 7803697 fax 06 233242218
"Se siamo felici, se siamo in pace, possiamo sbocciare come un fiore; e la nostra famiglia, tutta la societa', trarranno beneficio dalla nostra pace." (Thich Nhat Hanh)
Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo: mir-riconciliazione-unsubscribe@yahoogroups.com le liste mir adottano la presente netiquette: http://www.nic.it/NA/netiquette.txt
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e inviarle secondo le modalità sotto esposte
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PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M. Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
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segnalo l'articolo di Bruno Forte sulla guerra in Irak, sul Mattino di
Napoli di oggi.
Antonino Drago
via F.M. Briganti 412
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fax 06 233242218
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-----Messaggio Originale-----
Da: <MIR-riconciliazione@yahoogroups.com>
A: <MIR-riconciliazione@yahoogroups.com>
Data invio: domenica 25 aprile 2004 13.37
Oggetto: [MIR-riconciliazione] Digest Number 986
Questa emissione contiene 3 messaggi.
Argomenti in questa selezione:
1. Re: petizione
Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
2. Re: Re: petizione
Da: "giliol" <giliol@...>
3. R: Re: petizione
Da: "Enrico Peyretti" <peyretti@...>
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Messaggio: 1
Data: Sun, 25 Apr 2004 00:20:16 +0200
Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
Oggetto: Re: petizione
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del
Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e
inviarle secondo le modalità sotto esposte
Pace Forza Gioia
Paolo Candelari
----- Original Message -----
From: Antonino Drago
Sent: Thursday, April 08, 2004 12:16 PM
Subject: I: petizione
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA
ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei
militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto
indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda
pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M.
Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese
per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
--- inviare per posta elettronica la petizione con le firme raccolte a:
presidenza.repubblica@...
Antonino Drago
via F.M. Briganti 412
80141 Napoli
tel. 081 7803697
fax 06 233242218
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Messaggio: 2
Data: Sun, 25 Apr 2004 09:33:43 +0200
Da: "giliol" <giliol@...>
Oggetto: Re: Re: petizione
Non si può firmare la petizione on line?
Margherita
Casa per la pace
Scuola di pace don tonino bello
Molfetta
----- Original Message -----
From: Paolo Candelari
To: locosm@... ; Antonino Drago
Cc: mir ; Segreteria Nazionale Mir ; Giorgio Cingolani ; Mirella
Cravanzola ; Alvise Alba ; Beppe Marasso ; Candelari ufficio ; Centro Sereno
Regis ; Enrico Peyretti ; Giovanni Ciavarella (uff) ; Miki Lanza ; Piercarlo
Racca ; Sergio Albesano ; Silvana Sacchi ; solmi renato
Sent: Sunday, April 25, 2004 12:20 AM
Subject: [MIR-riconciliazione] Re: petizione
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del
Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e
inviarle secondo le modalità sotto esposte
Pace Forza Gioia
Paolo Candelari
----- Original Message -----
From: Antonino Drago
Sent: Thursday, April 08, 2004 12:16 PM
Subject: I: petizione
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA
ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei
militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto
indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda
pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M.
Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese
per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
--- inviare per posta elettronica la petizione con le firme raccolte a:
presidenza.repubblica@...
Antonino Drago
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80141 Napoli
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e la nostra famiglia, tutta la societa',
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Messaggio: 3
Data: Sun, 25 Apr 2004 12:20:24 +0200
Da: "Enrico Peyretti" <peyretti@...>
Oggetto: R: Re: petizione
L'allegato è difettoso. Impaginazione troppo larga; l'ultima riga della pag.
1 non entra nel foglio, non si stampa e non si legge; poco spazio per le
firme. Basterebbe ridurre il carattere.
L'ho scritto da tempo a Tonino, ma continua a circolare quella sbagliata.
Non si potrebbe far bene le cose?
Ciao
Enrico
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From: Paolo Candelari
To: locosm@... ; Antonino Drago
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Cravanzola ; Alvise Alba ; Beppe Marasso ; Candelari ufficio ; Centro Sereno
Regis ; Enrico Peyretti ; Giovanni Ciavarella (uff) ; Miki Lanza ; Piercarlo
Racca ; Sergio Albesano ; Silvana Sacchi ; solmi renato
Sent: Sunday, April 25, 2004 12:20 AM
Subject: [MIR-riconciliazione] Re: petizione
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del
Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e
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Pace Forza Gioia
Paolo Candelari
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From: Antonino Drago
Sent: Thursday, April 08, 2004 12:16 PM
Subject: I: petizione
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA
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PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
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militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto
indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda
pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M.
Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese
per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
--- inviare per posta elettronica la petizione con le firme raccolte a:
presidenza.repubblica@...
Antonino Drago
via F.M. Briganti 412
80141 Napoli
tel. 081 7803697
fax 06 233242218
"Se siamo felici, se siamo in pace,
possiamo sbocciare come un fiore;
e la nostra famiglia, tutta la societa',
trarranno beneficio dalla nostra pace."
(Thich Nhat Hanh)
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L'allegato è difettoso. Impaginazione troppo larga; l'ultima riga della pag. 1 non entra nel foglio, non si stampa e non si legge; poco spazio per le firme. Basterebbe ridurre il carattere.
L'ho scritto da tempo a Tonino, ma continua a circolare quella sbagliata.
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e inviarle secondo le modalità sotto esposte
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M. Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
Antonino Drago via F.M. Briganti 412 80141 Napoli tel. 081 7803697 fax 06 233242218
"Se siamo felici, se siamo in pace, possiamo sbocciare come un fiore; e la nostra famiglia, tutta la societa', trarranno beneficio dalla nostra pace." (Thich Nhat Hanh)
Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo: mir-riconciliazione-unsubscribe@yahoogroups.com le liste mir adottano la presente netiquette: http://www.nic.it/NA/netiquette.txt
Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e inviarle secondo le modalità sotto esposte
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M. Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
Antonino Drago via F.M. Briganti 412 80141 Napoli tel. 081 7803697 fax 06 233242218
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Vorrei dare con la presente l'adesione all'appello in allegato a nome del Mir, invitando i gruppi locali e singoli aderenti a raccogliere le firme e inviarle secondo le modalità sotto esposte
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei militari professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda pagina), firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M. Pichi 1, 20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese per la presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
vi trasmetto il documento redatto dai Bloggersperlapace (http://bloggersperlapace.splinder.it) in occasione della marcia per la Pace del 25 aprile, come convocata dalle Associazioni Partigiane Italiane. Il gruppo dei Bloggersperlapace parteciperà con il proprio striscione. Il testo dell'appello:
Il 25 aprile del 1945 ci rammenta la storica fine dell'occupazione nazi-fascista in Italia.
Dal terribile conflitto e dall’esperienza di quegli uomini, che trasformarono il valore della libertà universale in resistenza all'oppressione di un regime e alle sue guerre, nacque la forte volontà di pace, che suggerirà ai Padri della Repubblica Italiana la stesura dell'articolo 11 della nostra Carta Costituzionale:
"L'Italia ripudia la Guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali."
Ciò che accadde l'11 settembre colpì ogni coscienza democratica, provocando la condanna ferma, netta e unanime di tutte le persone a cui sta a cuore la Pace. Quei drammatici eventi hanno evidenziato al mondo intero quanto sia diventato urgente mettere un freno al disordine internazionale, rafforzare e non demolire l'ONU, rafforzare la cooperazione internazionale e non l'unilateralismo dei potenti, ridurre e non aumentare l'ingiustizia economica e sociale planetaria e costruire un nuovo ordine mondiale democratico, fondato sul rispetto della vita e sul ripudio della violenza, della guerra e del terrorismo.
Oggi e nell'attuale situazione geopolitica internazionale, l’Italia con il suo Esercito è impegnata in un conflitto, determinato dall'attacco unilaterale degli Usa all'Iraq, e sottoposto al solo comando statunitense in un ruolo ben diverso dall'etichetta assegnatagli di "missione di pace". Un attacco costruito sull'ipotetica e non provata esistenza delle armi di distruzione di massa: una vergognosa bugia, non c'è traccia di quelle armi in Iraq.
Una guerra sanguinosa cui le moderne tecnologie hanno inflitto le stesse medie di morte in vite umane, di quelle della strage compiuta dai nazisti alle Fosse Ardeatine. E non solo 10 uomini per un uomo: 100 uomini, donne e bambini per una bomba.
Una sola bomba del conflitto iracheno ha potuto uccidere centinaia di persone. L'uranio radioattivo, che ha contaminato quelle terre dopo i bombardamenti, continuerà a portare dolore e morte al popolo dell'Iraq per lunghi anni a venire. Sono già noti casi di contaminazione fra i militari, come per i reduci del Kosovo.
Una guerra dove conta il solo petrolio e dove le genti sono dimenticate e usate.
Una guerra sorella al conflitto Israelo-Palestinese, che privo di una efficace mediazione, ancor oggi costa infiniti lutti ai due popoli e insanguina il medioriente; la dove il diritto internazionale e le risoluzioni Onu sono violate; in una terra "sacra" per milioni di persone, dove si costruisce un muro contro l'umanità quando il Diritto dei Popoli ha già fatto cadere i muri della divisione più antica.
Una guerra che amplia gli effetti dell'atrocità più cruda dei conflitti recenti: l'utilizzo di bambini-soldato, che vengono usati come carne da macello, drogati, violentati e costretti ad ammazzare i loro coetanei ed i loro familiari e che, in questo modo, perdono la propria umanità e il diritto alla dolcezza dell'infanzia.
I Bloggers per la pace, uomini e donne reali, molteplici espressioni della creatività virtuale del web, chiedono con forza:
LA FINE DELL'OCCUPAZIONE IN IRAQ
IL RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE
IL RITORNO ALLA LEGALITA' DEI TRATTATI,
ALLA MATURITA' E ALL'ACCORDO INTERNAZIONALE
RAPPRESENTATI DALL'ONU
LA PACE FRA ISRAELE E PALESTINA
L’ABBATTIMENTO DEL MURO DELL'APPARTAID
Con il sincero cordoglio per le vittime civili irachene, civili italiane e militari di ogni nazione, uomini e donne, che perdono la vita nel momento più bello e rigoglioso della giovinezza,
Con una profonda Volontà di Pace
I Bloggers per la Pace
invitano alla Manifestazione Nazionale promossa dalle Associazioni Partigiane
ROMA - 25 aprile 2004
ore 9,00 al Colosseo (fermata metro)
Per informazioni e per contattare i Bloggersperlapace:
Nota: Bloggersperlapace è un blog community, un diario virtuale sul web fatto di persone, che nasce dall'esperienza vera di partecipare alla manifestazione nazionale per la Pace il 20 marzo e alla Campagna Italia Africa. Più semplicemente è un gruppo di cittadini che, conosciutosi attraverso il web, ha consolidato l'amicizia personale in una iniziativa concreta. I membri svolgono le più diverse professioni: educatori, professori, giuristi, web master, impiegati, bibliotecari, scrittori, poeti (Stella74 e Luciano Somma) e giornalisti. Sono membri attivi del blog community anche due simpaticissimi vignettisti: Mauro Biani e Maus, che movimentano la pagina della comunità con il loro contributo divertente e sensibile.
Subject: Comunicato stampa "Si conclude il processo a Zana e agli altri... "
COMUNICATO STAMPA
Si conclude il processo a Leyla Zana e agli altri tre ex-deputati
con una nuova condanna a 15 anni
Roma, 21 aprile 2004
Gli ex-deputati kurdi che sono stati nuovamente processati ad Ankara, su decisione della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, non hanno potuto beneficiare del proprio diritto alla difesa, così da ormai due udienze non si presentavano davanti alla Corte, “la storia ci ha già assolti, così come la sentenza di condanna è già stata decisa” ha dichiarato Leyla Zana comunicando la loro intenzione a protestare in tal modo. Infatti, il rifacimento del processo, una vera farsa, ha visto la ripetizione delle accuse, con gli stessi testimoni e la stessa prassi.
Alla pronuncia del Tribunale erano presenti gli avvocati difensori. Zana, Dogan, Sadak e Dicle sono stati condannati a 15 anni di prigione secondo l’art. 341/1 per aver svolto attività separatista sia dentro, che fuori del paese, seguendo gli ordini dei leader dell’organizzazione terroristica PKK e secondo l’art 168/2 in quanto ritenuti appartenenti ad un’organizzazione terroristica.
Questa è la prova per l’Europa delle riforme che la Turchia ha approvato.
L’Europa potrà capire meglio quale è la serietà del governo di Erdogan nei confronti della giustizia e dei principi democratici e di diritto che guidano la vita nei paesi membri dell’Ue e che in Turchia non vengono riconosciuti, né applicati.
I kurdi ancora una volta sono vittime dell’ingiustizia e dei soprusi di un regime ingiusto e antidemocratico. Anche i suoi rappresentanti eletti secondo il sistema democratico, continuano ad essere perseguiti e si continua ad ignorare ogni proposta di soluzione pacifica e democratica della questione kurda.
Ricordiamo che Leyla Zana nel 1996 fu insignita del Premio Sakarov per la pace dal Parlamento europeo.
Ringrazio alessandro per la segnalazione, personalmente ho seguito
con attenzione le iniziative sui montagnard via Radio Radicale, dando
quando possibile l'adesione personale alle iniziative del partito
radicale transnazionale e di Pannella.
Penso che sia in caso che la segreteria naionale e il CN del mir si
occupino della cosa, come pure della possibilità di iniziative comuni
con i radicali sui temi dei diritti umani (ovviamente restano le
perplessità sul loro attuale approccio liberista).
Francesco lo cascio
della segreteria nazionale MIR
--- In MIR-riconciliazione@yahoogroups.com, "Alessandro Colantonio"
<alex.colantonio@t...> ha scritto:
> A seguito della trasmissione TV "Otto e mezzo" con Pannella su La7
di qualche giorno fa, mi sono andato a documentare su internet sulla
questione dei Montagnard vietnamiti, una sorta di "indios" che vivono
comunitariamente e che, convertitisi dall'animismo al cristianesimo,
stanno attuando una resistenza nonviolenta che si richiama
esplicitamente a Cristo e a Gandhi contro le autorità comuniste che
vogliono negare la loro identità ed i loro diritti umani,
principalmente quelli religiosi (vietando loro di celebrare il Natale
e la Pasqua) e quello alla terra (da loro posseduta da millenni ma
comunitariamente e dunque senza titolo di proprietà).
> A ciò si aggiunge ora anche il rimpatrio forzato in Vietnam con
percosse e maltrattamenti da parte della polizia cambogiana (in
aperta violazione dei trattati firmati dalla Cambogia) per quei
Montagnard che tentano di fuggire dal loro Paese.
> Penso che sia necessario un approfondimento del problema e che
sarebbe opportuna una presa di posizione congiunta da parte del MIR,
MN, Pax Christi, Beati i C.P., ecc.
> Qui di seguito vi trascrivo una sintesi dei 3 articoli in italiano
da me reperiti su internet, a mio giudizio importanti per chiarire
il problema (all'inizio ed alla fine di ogni articolo ho riportato il
link da cui è stato tratto); altri articoli ed informazioni
dettagliate in inglese li potete trovare all'indirizzo
http://www.montagnard-foundation.org/homepage.html
> Pace e bene.
> Alex
>
> http://www.diario.it/index.php?
page=for.detail&mode=read&forum=politica&message=fo147183
> Intervento:
> corsi e ricorsi
> paco, venerdì 19 marzo 2004, 11:46
>
> inizio anni cinquanta, vietnam.
> arrancando la francia in guerra contro hochiminh, il fratellone
oltreoceano destina centinaia di milioni di dollari in suo aiuto, ma
non confortato dai risultati transalpini, decide di cambiare
strategia. il verbo, la strategia e gli ordini conseguenti imponevano
il contenimento del comunismo, ad ogni costo. così, invece di
continuare ad aiutare i francesi, assoldarono sudvienamiti affiliati,
al fine di destabilizzare l'ordine nel sud del paese, attraverso
l'esecuzione di tremendi attentati. gli affiliati si organizzarono in
esercito indipendente, così volevano apparire, contrari al nemico
francese colonizzatore ed ai nemici comunisti del nord. questo nuovo
esercito indipendente si rese anche disponibile a scorribande al
nord, dove senza tante remore, massacrava villaggi facendo cadere la
responsabilità sui comunisti; senza tener conto che una strategia
simile sarebbe stata impraticabile dai comunisti, che nei villaggi si
rifornivano ed assoldavano uomini per la lotta contro gli occupanti
francesi. sembra così probabile che i francesi, che ben conoscevano
le tattiche di guerra e la strategia dei comunisti, si fossero
accorti che una terza forza si era intromessa nella lotta.
> la cia, appena nata, ordinava bombe su saigon e stragi nei villaggi
al nord. nel 1954 i francesi subirono una clamorosa sconfitta a diem
bien phu. finì la guerra francovietnamita a ginevra ed ai francesi
subentrarono gli americani, prontamente chiamati dai loro amici di
saigon.
>
> fine anni cinquanta. campagna elettorale americana. uscente
johnson, entrante nixon. il primo si rende conto che l'unico modo per
far vincere ancora i democratici in america è quello di porre fine
alla guerra in vietnam. ordina la fine dei bombardamenti e chiama le
parti ad una conferenza di pace. nixon trama con il sudvietnam ed i
rappresentanti di saigon, scusandosi con johnson, non partecipano
alla conferenza di pace, che salta. vince nixon, che in campagna
elettorale aveva promesso di ritirare l'esercito dal vietnam. la
guerra dura ancora quattro anni, ancora migliaia di morti tra
americani e vietnamiti. 1973: pace a parigi. nel 1974 hochiminh
occupa saigon. la guerra di liberazione, prima dalla francia e poi
dagli americani, costò milioni di vittime.
> risultati: i francesi se ne andarono, gli americani se ne andarono,
i vietnamiti comunisti ottennero il potere. che tuttora esercitano, a
grave danno, per esempio, dei montagnard. (...)
> http://www.diario.it/index.php?
page=for.detail&mode=read&forum=politica&message=fo147183
>
>
>
http://notes3.senato.it/ODG_PUBL.NSF/0/b800a74f0e19bba6c1256c4e005a9b4
8?OpenDocument
> COMMISSIONE STRAORDINARIA PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DEI DIRITTI
UMANI
>
> GIOVEDI' 10 OTTOBRE 2002
> 35ª Seduta
>
> Presidenza del Presidente
> PIANETTA
>
> Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, Erping
Zhang, portavoce mondiale del movimento dei Falun Gong, Wei
Jingsheng, dissidente politico, leader del Movimento democratico
cinese, Kok Ksor, vietnamita presidente della Montagnard Foundation,
Quan Nguyen, membro delle Chiese Buddiste Unite e presidente del
Movimento nonviolento per i diritti umani in Vietnam, Enver Can,
presidente del Congresso Nazionale del Turkestan Orientale, e Sihem
Benzedrine, candidata al Premio Sakharov del Parlamento europeo 2002,
giornalista, editore e già vice-presidente della Lega tunisina per i
diritti dell'uomo.
>
> PROCEDURE INFORMATIVE
>
> Seguito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di
tutela dei diritti umani, vigenti nella realtà internazionale:
audizione dei rappresentanti di minoranze religiose, di associazioni
non-violente e del dissenso in merito alla situazione dei diritti
umani in Cina, in Vietnam e in Tunisia
> Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta di ieri,
mercoledì 9 ottobre.
>
> In apertura di seduta il presidente PIANETTA rivolge un saluto
molto caloroso agli ospiti i quali hanno accettato di essere presenti
alla importante audizione sulle violazioni della libertà religiosa e
dei diritti civili in Cina, Vietnam e Tunisia. Ricorda che lo scorso
23 luglio ha avuto luogo un incontro informale con i rappresentanti
del Falun Gong e del popolo uiguro da cui è stato possibile trarre
indicazioni preziose sulle tappe che dovrà seguire il cammino per la
protezione dei diritti umani non solo in Cina, ma in ogni parte del
mondo.
>
> KOK KSOR, presidente della Montagnard Foundation, nel ringraziare
il presidente Pianetta e gli altri membri della Commissione per
l'opportunità rappresentata dalla presente audizione, ricorda come il
suo paese, il Vietnam, sia oggi sostanzialmente sotto legge marziale.
Migliaia di soldati sono impiegati in una spietata repressione dei
cristiani che si rivolge anche contro inermi rifugiati, donne e
bambini. Centinaia di persone, lo scorso anno, sono state uccise,
rapite, torturate dalle Autorità non solo vietnamite ma anche
cambogiane. Il Vietnam si è rifiutato recentemente di consentire ad
osservatori dell'Unione Europea di visitare i leader religiosi in
prigione. All'inizio di quest'anno l'Alto Commissario per i Rifugiati
delle Nazioni Unite è stato costretto dalle persistenti violazioni
dei diritti umani in Vietnam a ritirare l'accordo per il rimpatrio
dei rifugiati vietnamiti negli Stati Uniti.
> La popolazione Montagnard si trova da 2000 anni nel Sud - Est
asiatico e solo poco tempo fa i vietnamiti hanno abusivamente
occupato il loro territorio ottenendo vasti appezzamenti agricoli,
dai francesi, che avevano invaso l'Indocina. La repressione dei
Montagnard ad opera del governo vietnamita è stata stigmatizzata lo
scorso 23 aprile da Human Rights Watch che ha pubblicato un rapporto
dal titolo significativo: Repression of Montagnards. Dopo la fine
della guerra, nel 1975, il governo vietnamita ha praticato
sistematicamente una politica di repressione incarcerando i leader
Montagnard, torturandoli, costringendo le donne alla sterilizzazione
chirurgica. I cristiani in particolare sono stati arbitrariamente
arrestati e torturati. La repressione attuata in Vietnam contro la
popolazione Montagnard è stata riconosciuta come tale dallo stesso
Dipartimento di Stato americano che nel 1999 ha pubblicato in merito
un voluminoso rapporto. Gli episodi che attestano la politica di
repressione sono numerosissimi.
> E' importante, e in tal senso le istituzioni italiane dovrebbero al
più presto attivarsi, esercitare pressioni sul governo vietnamita
perché rispetti il diritto internazionale e consenta ai gruppi di
monitoraggio delle Nazioni Unite di svolgere il loro lavoro in
Vietnam. E' necessario intervenire inoltre perché le organizzazioni
non governative possano stabilire i loro uffici nelle aree in cui
vivono i Montagnard. E' altresì essenziale che gli aiuti dell'Unione
Europea al Vietnam vengano fermati e rigorosamente selezionati per
impedire l'abuso e l'impiego distorto da parte del governo.
>
> QUAN NGUYEN, presidente del Movimento Non-Violento per i diritti
umani del Vietnam, sottolinea come in Vietnam i diritti umani non
siano adeguatamente tutelati. Si tratta ancora di un paese a partito
unico, in cui non vi è sostanzialmente la separazione dei poteri, e
il parlamento è solo una emanazione del partito. I cittadini
vietnamiti non hanno libertà di parola, di stampa o di religione. Chi
si batte per i diritti civili viene arbitrariamente arrestato,
intimidito e imprigionato. Secondo uno studio condotto a Hong Kong il
Vietnam è uno dei paesi asiatici in cui il tasso di corruzione è più
alto a fronte delle condizioni di estrema miseria in cui versa la
popolazione civile. La persecuzione contro i cristiani nasce dalla
natura intrinsecamente atea del regime comunista. Lo stato ha
addirittura creato una sua propria Chiesa, che appoggia, e penalizza
tutte le altre istituzioni religiose. La repressione della libertà
religiosa, del resto, è ormai evidente sia al Parlamento europeo, ai
cui deputati in visita in Vietnam sono state imposte severe
restrizioni nelle visite che intendevano effettuare a leader
religiosi, sia alla Commissione statunitense sulla libertà religiosa
che su questo argomento ha mosso accuse molto severe al regime
vietnamita. La politica del governo vietnamita contro la libertà di
religione mette in pericolo l'incolumità e la vita stessa dei
sacerdoti e degli altri religiosi. La repressione non riguarda solo i
cristiani, ma anche i buddisti.
> Per impedire la repressione della libertà di religione in Vietnam
occorrerebbe condizionare la politica degli aiuti internazionali ad
un maggiore rispetto di praticanti e osservanti e l'immediata
scarcerazione di chi si trova in prigione a causa delle sue
convinzioni religiose; andrebbe inoltre arrestata la repressione
contro i gruppi religiosi Hoa Hoa e Cao Dai, così come contro le
chiese buddista, cattolica e protestante. Inoltre andrebbe invocata
una netta separazione tra Stato e Chiesa in Vietnam. Quan Nguyen, in
chiusura, segnala come nelle ultime settimane suo fratello, Nguyen
Dan Que, una delle più ascoltate voci della dissidenza vietnamita,
sia stato pesantemente intimidito dalle forze dell'ordine. L'auspicio
è che la voce del Parlamento italiano si levi contro la politica
autoritaria del governo vietnamita.(...)
>
http://notes3.senato.it/ODG_PUBL.NSF/0/b800a74f0e19bba6c1256c4e005a9b4
8?OpenDocument
>
> http://servizi.radicalparty.org/documents/index.php?
func=detail&par=1427
> Interrogazioni parlamentari
> INTERROGAZIONE SCRITTA P-0590/03
> di Marco Pannella (NI) alla Commissione
> (19 febbraio 2003)
>
> Oggetto: Violazione da parte del Governo cambogiano della
Convenzione ONU sui rifugiati nei confronti della popolazione
Montagnard (Degar) che fuggono dalla persecuzione del Governo
vietnamita
>
> Premesso che:
>
> - nonostante ripetute richieste e pressioni da parte dell'Ufficio
per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e dell'Ambasciata
americana a Phnom Phem, il Governo cambogiano continua ad aggravare,
dopo l'avvenuta chiusura dei campi profughi nelle regioni di
Rattanakiri e Mondulkiri, la violazioni della Convenzione ONU sui
rifugiati, e i diritti fondamentali di centinaia di Montagnard
(Degar) che fuggono la persecuzione del Governo Vietnamita. Nei mesi
scorsi è stato già documentato il rimpatrio forzato, e la successiva
mancanza di notizie per centinaia di rifugiati Montagnard.
>
> - il 20 dicembre il Primo Ministro cambogiano, Hun Sen, ha firmato
il Sub-decreto 124 con il quale ha ordinato che altri 600 membri
delle forze di polizia siano posti a controllare il confine tra
Vietnam e Cambogia. Il responsabile dell'UNHCR in Cambogia, Nikola
Mihailovic, ha dichiarato al riguardo che "questa mossa ha serie
conseguenze per qualunque Montagnard che cerci asilo in Cambogia. Il
fatto è che la polizia è lì per cercare la gente e negarle l'asilo.
Sentiamo sempre che delle persone vengono deportate, ma non abbiamo
alcun modo di confermare tali notizie. Spetta comunque all'UNHCR [e
non al Governo] dire chi è un immigrato illegale e chi ha bisogno di
asilo."
>
> - secondo il Jesuit Refugees Service, nella prima settimana di
gennaio 2003, circa 50 Montagnard (uomini, donne e bambini, in
maggioranza "pnong") sono stati fermati dalla polizia cambogiana nei
pressi di Koh Nheak e condotti con la forza al confine con il
Vietnam, dove sono stati consegnati alla polizia di frontiera.
Successivamente, nella terza settimana di gennaio, un altro gruppo di
30 Montagnard (anch'essi pnong) è stato arrestato dagli agenti,
sempre nei pressi di Koh Nheak. Questi, però, sono stati
selvaggiamente picchiati prima di essere ricondotti alla frontiera.
Fonti locali parlano inoltre, di esecuzioni sommarie o di detenzione
in veri e propri campi di prigionia dei rifugiati che erano stati
arrestati in Cambogia e costretti a tornare in Vietnam, in violazione
della Convenzione ONU sui rifugiati.
>
> Potrebbe la Commissione far sapere se intende:
>
> - promuovere delle iniziative e quali per far sì che il Governo
cambogiano rientri nella legalità internazionale riaprendo
immediatamente i campi profughi nelle regioni di Rattanakiri e
Mondulkiri, come hanno chiesto anche Amnesty International e Human
Rights Watch, per consentire di dare rifugio alle centinaia di
Montagnard che continuano ancora a fuggire la persecuzione del
Governo vietnamita?
>
> - continuare a finanziare il Governo cambogiano nonostante questo
violi continuamente e ripetutamente i propri obblighi internazionali
in materia di diritti umani, contravvenendo quindi agli accordi di
cooperazione stipulati con esso?
>
> P-0590/03IT
> Risposta data dal sig. Patten
> in nome della Commissione
> (20 marzo 2003)
>
> La delegazione della Commissione a Phnom Penh, unitamente alle
missioni diplomatiche degli Stati membri, segue sempre da vicino la
situazione dei Montagnard vietnamiti che cercano rifugio in Cambogia
e prende parte all'attività diplomatica tra l'UE ed il governo
cambogiano su questioni problematiche. Il governo cambogiano ha
confermato di voler continuare ad onorare gli impegni assunti
nell'ambito di Patti internazionali.
> I rappresentanti in Cambogia della Commissione e degli Stati membri
mantengono anche uno stretto contatto con l'Alto Commissario delle
Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR). Attualmente prosegue sotto la
vigilanza dell'ACNUR il reinsediamento dei Montagnard che hanno
cercato rifugio in Cambogia a seguito degli eventi del febbraio 2001
e che avevano espresso il desiderio di andare negli Stati Uniti. Di
questi circa 102 sono ospitati attualmente in strutture di transito
adeguate. Si stanno conducendo trattative per reinsediare altri 41
Montagnard entro la fine di marzo 2003. Inoltre numerosi Montagnard
vietnamiti che hanno cercato rifugio in Cambogia negli ultimi mesi
sono stati raggruppati a quelli che ancora aspettano l'autorizzazione
a stabilirsi negli Stati Uniti.
> L'ACNUR continua ad avere accesso alle province di Mondulkiri e
Rattanakiri ed a inviare 'squadre volanti' per sorvegliare l'arrivo
di nuovi Montagnard vietnamiti. E' stata discussa con il governo
cambogiano la possibilità di organizzare centri di accoglienza. La
Commissione è a conoscenza delle testimonianze - rimaste senza
riscontro - secondo cui alcuni degli ultimi arrivati sono stati
deportati. Si è dimostrato impossibile ottenere conferma degli
asseriti maltrattamenti o delle esecuzioni sommarie cui
l'interrogazione si riferisce.
> L'accordo di cooperazione tra la Comunità e la Cambogia, firmato
nel 1997, statuisce al suo primo articolo che il rispetto dei diritti
dell'uomo e dei principi democratici rappresenta un elemento
essenziale dell'accordo. Le questioni relative al rispetto dei
diritti dell'uomo ed alla promozione degli stessi sono trattate in
sede di riunioni del comitato misto Comunità - Cambogia previsto
dall'accordo di cooperazione. La Commissione, insieme agli Stati
membri rappresentati in Cambogia, controlla con attenzione gli
sviluppi dei diritti dell'uomo per incoraggiare e sostenere il
costante impegno del governo cambogiano a progredire in materia di
diritti. La Commissione partecipa anche, con gli Stati membri, a
tutte le azioni comunitarie intraprese dinanzi al governo cambogiano
in materia di diritti dell'uomo.
>
> Il metodo seguito dalla Commissione con la Cambogia, come con gli
altri Stati dell'area, in materia di diritti dell'uomo è quello di
incoraggiare e sostenere un costante progresso in materia di diritti
dell'uomo e di democratizzazione e di attivarsi facendo ricorso agli
strumenti internazionali a tutela dei diritti dell'uomo allorché si
verificano abusi. Tale metodo è stato ribadito nella Comunicazione
della Commissione del maggio 2001 sul ruolo dell'Unione europea nella
promozione dei diritti umani e della democratizzazione dei Paesi
terzi .
> http://servizi.radicalparty.org/documents/index.php?
func=detail&par=1427
A seguito della trasmissione TV "Otto e mezzo" con Pannella su La7 di qualche giorno fa, mi sono andato a documentare su internet sulla questione dei Montagnard vietnamiti, una sorta di "indios" che vivono comunitariamente e che, convertitisi dall'animismo al cristianesimo, stanno attuando una resistenza nonviolenta che si richiama esplicitamente a Cristo e a Gandhi contro le autorità comuniste che vogliono negare la loro identità ed i loro diritti umani, principalmente quelli religiosi (vietando loro di celebrare il Natale e la Pasqua) e quello alla terra (da loro posseduta da millenni ma comunitariamente e dunque senza titolo di proprietà).
A ciò si aggiunge ora anche il rimpatrio forzato in Vietnam con percosse e maltrattamenti da parte della polizia cambogiana (in aperta violazione dei trattati firmati dalla Cambogia) per quei Montagnard che tentano di fuggire dal loro Paese.
Penso che sia necessario un approfondimento del problema e che sarebbe opportuna una presa di posizione congiunta da parte del MIR, MN, Pax Christi, Beati i C.P., ecc.
Qui di seguito vi trascrivo una sintesi dei 3 articoli in italiano da me reperiti su internet, a mio giudizio importanti per chiarire il problema (all'inizio ed alla fine di ogni articolo ho riportato il link da cui è stato tratto); altri articoli ed informazioni dettagliate in inglese li potete trovare all'indirizzo http://www.montagnard-foundation.org/homepage.html
inizio anni cinquanta, vietnam. arrancando la francia in guerra contro hochiminh, il fratellone oltreoceano destina centinaia di milioni di dollari in suo aiuto, ma non confortato dai risultati transalpini, decide di cambiare strategia. il verbo, la strategia e gli ordini conseguenti imponevano il contenimento del comunismo, ad ogni costo. così, invece di continuare ad aiutare i francesi, assoldarono sudvienamiti affiliati, al fine di destabilizzare l'ordine nel sud del paese, attraverso l'esecuzione di tremendi attentati. gli affiliati si organizzarono in esercito indipendente, così volevano apparire, contrari al nemico francese colonizzatore ed ai nemici comunisti del nord. questo nuovo esercito indipendente si rese anche disponibile a scorribande al nord, dove senza tante remore, massacrava villaggi facendo cadere la responsabilità sui comunisti; senza tener conto che una strategia simile sarebbe stata impraticabile dai comunisti, che nei villaggi si rifornivano ed assoldavano uomini per la lotta contro gli occupanti francesi. sembra così probabile che i francesi, che ben conoscevano le tattiche di guerra e la strategia dei comunisti, si fossero accorti che una terza forza si era intromessa nella lotta. la cia, appena nata, ordinava bombe su saigon e stragi nei villaggi al nord. nel 1954 i francesi subirono una clamorosa sconfitta a diem bien phu. finì la guerra francovietnamita a ginevra ed ai francesi subentrarono gli americani, prontamente chiamati dai loro amici di saigon.
fine anni cinquanta. campagna elettorale americana. uscente johnson, entrante nixon. il primo si rende conto che l'unico modo per far vincere ancora i democratici in america è quello di porre fine alla guerra in vietnam. ordina la fine dei bombardamenti e chiama le parti ad una conferenza di pace. nixon trama con il sudvietnam ed i rappresentanti di saigon, scusandosi con johnson, non partecipano alla conferenza di pace, che salta. vince nixon, che in campagna elettorale aveva promesso di ritirare l'esercito dal vietnam. la guerra dura ancora quattro anni, ancora migliaia di morti tra americani e vietnamiti. 1973: pace a parigi. nel 1974 hochiminh occupa saigon. la guerra di liberazione, prima dalla francia e poi dagli americani, costò milioni di vittime. risultati: i francesi se ne andarono, gli americani se ne andarono, i vietnamiti comunisti ottennero il potere. che tuttora esercitano, a grave danno, per esempio, dei montagnard. (...) http://www.diario.it/index.php?page=for.detail&mode=read&forum=politica&message=fo147183
Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, Erping Zhang, portavoce mondiale del movimento dei Falun Gong, Wei Jingsheng, dissidente politico, leader del Movimento democratico cinese, Kok Ksor, vietnamita presidente della Montagnard Foundation, Quan Nguyen, membro delle Chiese Buddiste Unite e presidente del Movimento nonviolento per i diritti umani in Vietnam, Enver Can, presidente del Congresso Nazionale del Turkestan Orientale, e Sihem Benzedrine, candidata al Premio Sakharov del Parlamento europeo 2002, giornalista, editore e già vice-presidente della Lega tunisina per i diritti dell'uomo.
PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti nella realtà internazionale: audizione dei rappresentanti di minoranze religiose, di associazioni non-violente e del dissenso in merito alla situazione dei diritti umani in Cina, in Vietnam e in Tunisia Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta di ieri, mercoledì 9 ottobre.
In apertura di seduta il presidente PIANETTA rivolge un saluto molto caloroso agli ospiti i quali hanno accettato di essere presenti alla importante audizione sulle violazioni della libertà religiosa e dei diritti civili in Cina, Vietnam e Tunisia. Ricorda che lo scorso 23 luglio ha avuto luogo un incontro informale con i rappresentanti del Falun Gong e del popolo uiguro da cui è stato possibile trarre indicazioni preziose sulle tappe che dovrà seguire il cammino per la protezione dei diritti umani non solo in Cina, ma in ogni parte del mondo.
KOK KSOR, presidente della Montagnard Foundation, nel ringraziare il presidente Pianetta e gli altri membri della Commissione per l’opportunità rappresentata dalla presente audizione, ricorda come il suo paese, il Vietnam, sia oggi sostanzialmente sotto legge marziale. Migliaia di soldati sono impiegati in una spietata repressione dei cristiani che si rivolge anche contro inermi rifugiati, donne e bambini. Centinaia di persone, lo scorso anno, sono state uccise, rapite, torturate dalle Autorità non solo vietnamite ma anche cambogiane. Il Vietnam si è rifiutato recentemente di consentire ad osservatori dell’Unione Europea di visitare i leader religiosi in prigione. All’inizio di quest’anno l’Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite è stato costretto dalle persistenti violazioni dei diritti umani in Vietnam a ritirare l’accordo per il rimpatrio dei rifugiati vietnamiti negli Stati Uniti. La popolazione Montagnard si trova da 2000 anni nel Sud - Est asiatico e solo poco tempo fa i vietnamiti hanno abusivamente occupato il loro territorio ottenendo vasti appezzamenti agricoli, dai francesi, che avevano invaso l’Indocina. La repressione dei Montagnard ad opera del governo vietnamita è stata stigmatizzata lo scorso 23 aprile da Human Rights Watch che ha pubblicato un rapporto dal titolo significativo: Repression of Montagnards. Dopo la fine della guerra, nel 1975, il governo vietnamita ha praticato sistematicamente una politica di repressione incarcerando i leader Montagnard, torturandoli, costringendo le donne alla sterilizzazione chirurgica.I cristiani in particolare sono stati arbitrariamente arrestati e torturati. La repressione attuata in Vietnam contro la popolazione Montagnard è stata riconosciuta come tale dallo stesso Dipartimento di Stato americano che nel 1999 ha pubblicato in merito un voluminoso rapporto. Gli episodi che attestano la politica di repressione sono numerosissimi. E’ importante, e in tal senso le istituzioni italiane dovrebbero al più presto attivarsi, esercitare pressioni sul governo vietnamita perché rispetti il diritto internazionale e consenta ai gruppi di monitoraggio delle Nazioni Unite di svolgere il loro lavoro in Vietnam. E’ necessario intervenire inoltre perché le organizzazioni non governative possano stabilire i loro uffici nelle aree in cui vivono i Montagnard. E’ altresì essenziale che gli aiuti dell’Unione Europea al Vietnam vengano fermati e rigorosamente selezionati per impedire l’abuso e l’impiego distorto da parte del governo.
QUAN NGUYEN, presidente del Movimento Non-Violento per i diritti umani del Vietnam, sottolinea come in Vietnam i diritti umani non siano adeguatamente tutelati. Si tratta ancora di un paese a partito unico, in cui non vi è sostanzialmente la separazione dei poteri, e il parlamento è solo una emanazione del partito. I cittadini vietnamiti non hanno libertà di parola, di stampa o di religione. Chi si batte per i diritti civili viene arbitrariamente arrestato, intimidito e imprigionato. Secondo uno studio condotto a Hong Kong il Vietnam è uno dei paesi asiatici in cui il tasso di corruzione è più alto a fronte delle condizioni di estrema miseria in cui versa la popolazione civile. La persecuzione contro i cristiani nasce dalla natura intrinsecamente atea del regime comunista. Lo stato ha addirittura creato una sua propria Chiesa, che appoggia, e penalizza tutte le altre istituzioni religiose. La repressione della libertà religiosa, del resto, è ormai evidente sia al Parlamento europeo, ai cui deputati in visita in Vietnam sono state imposte severe restrizioni nelle visite che intendevano effettuare a leader religiosi, sia alla Commissione statunitense sulla libertà religiosa che su questo argomento ha mosso accuse molto severe al regime vietnamita. La politica del governo vietnamita contro la libertà di religione mette in pericolo l’incolumità e la vita stessa dei sacerdoti e degli altri religiosi. La repressione non riguarda solo i cristiani, ma anche i buddisti. Per impedire la repressione della libertà di religione in Vietnam occorrerebbe condizionare la politica degli aiuti internazionali ad un maggiore rispetto di praticanti e osservanti e l’immediata scarcerazione di chi si trova in prigione a causa delle sue convinzioni religiose; andrebbe inoltre arrestata la repressione contro i gruppi religiosi Hoa Hoa e Cao Dai, così come contro le chiese buddista, cattolica e protestante. Inoltre andrebbe invocata una netta separazione tra Stato e Chiesa in Vietnam. Quan Nguyen, in chiusura, segnala come nelle ultime settimane suo fratello, Nguyen Dan Que, una delle più ascoltate voci della dissidenza vietnamita, sia stato pesantemente intimidito dalle forze dell’ordine. L’auspicio è che la voce del Parlamento italiano si levi contro la politica autoritaria del governo vietnamita.(...)
Interrogazioni parlamentari INTERROGAZIONE SCRITTA P-0590/03 di Marco Pannella (NI) alla Commissione (19 febbraio 2003)
Oggetto: Violazione da parte del Governo cambogiano della Convenzione ONU sui rifugiati nei confronti della popolazione Montagnard (Degar) che fuggono dalla persecuzione del Governo vietnamita
Premesso che:
- nonostante ripetute richieste e pressioni da parte dell'Ufficio per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e dell'Ambasciata americana a Phnom Phem, il Governo cambogiano continua ad aggravare, dopo l'avvenuta chiusura dei campi profughi nelle regioni di Rattanakiri e Mondulkiri, la violazioni della Convenzione ONU sui rifugiati, e i diritti fondamentali di centinaia di Montagnard (Degar) che fuggono la persecuzione del Governo Vietnamita. Nei mesi scorsi è stato già documentato il rimpatrio forzato, e la successiva mancanza di notizie per centinaia di rifugiati Montagnard.
- il 20 dicembre il Primo Ministro cambogiano, Hun Sen, ha firmato il Sub-decreto 124 con il quale ha ordinato che altri 600 membri delle forze di polizia siano posti a controllare il confine tra Vietnam e Cambogia. Il responsabile dell'UNHCR in Cambogia, Nikola Mihailovic, ha dichiarato al riguardo che "questa mossa ha serie conseguenze per qualunque Montagnard che cerci asilo in Cambogia. Il fatto è che la polizia è lì per cercare la gente e negarle l'asilo. Sentiamo sempre che delle persone vengono deportate, ma non abbiamo alcun modo di confermare tali notizie. Spetta comunque all'UNHCR [e non al Governo] dire chi è un immigrato illegale e chi ha bisogno di asilo."
- secondo il Jesuit Refugees Service, nella prima settimana di gennaio 2003, circa 50 Montagnard (uomini, donne e bambini, in maggioranza "pnong") sono stati fermati dalla polizia cambogiana nei pressi di Koh Nheak e condotti con la forza al confine con il Vietnam, dove sono stati consegnati alla polizia di frontiera. Successivamente, nella terza settimana di gennaio, un altro gruppo di 30 Montagnard (anch'essi pnong) è stato arrestato dagli agenti, sempre nei pressi di Koh Nheak. Questi, però, sono stati selvaggiamente picchiati prima di essere ricondotti alla frontiera. Fonti locali parlano inoltre, di esecuzioni sommarie o di detenzione in veri e propri campi di prigionia dei rifugiati che erano stati arrestati in Cambogia e costretti a tornare in Vietnam, in violazione della Convenzione ONU sui rifugiati.
Potrebbe la Commissione far sapere se intende:
- promuovere delle iniziative e quali per far sì che il Governo cambogiano rientri nella legalità internazionale riaprendo immediatamente i campi profughi nelle regioni di Rattanakiri e Mondulkiri, come hanno chiesto anche Amnesty International e Human Rights Watch, per consentire di dare rifugio alle centinaia di Montagnard che continuano ancora a fuggire la persecuzione del Governo vietnamita?
- continuare a finanziare il Governo cambogiano nonostante questo violi continuamente e ripetutamente i propri obblighi internazionali in materia di diritti umani, contravvenendo quindi agli accordi di cooperazione stipulati con esso?
P-0590/03IT Risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione (20 marzo 2003)
La delegazione della Commissione a Phnom Penh, unitamente alle missioni diplomatiche degli Stati membri, segue sempre da vicino la situazione dei Montagnard vietnamiti che cercano rifugio in Cambogia e prende parte all’attività diplomatica tra l’UE ed il governo cambogiano su questioni problematiche. Il governo cambogiano ha confermato di voler continuare ad onorare gli impegni assunti nell’ambito di Patti internazionali. I rappresentanti in Cambogia della Commissione e degli Stati membri mantengono anche uno stretto contatto con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR). Attualmente prosegue sotto la vigilanza dell’ACNUR il reinsediamento dei Montagnard che hanno cercato rifugio in Cambogia a seguito degli eventi del febbraio 2001 e che avevano espresso il desiderio di andare negli Stati Uniti. Di questi circa 102 sono ospitati attualmente in strutture di transito adeguate. Si stanno conducendo trattative per reinsediare altri 41 Montagnard entro la fine di marzo 2003. Inoltre numerosi Montagnard vietnamiti che hanno cercato rifugio in Cambogia negli ultimi mesi sono stati raggruppati a quelli che ancora aspettano l’autorizzazione a stabilirsi negli Stati Uniti. L’ACNUR continua ad avere accesso alle province di Mondulkiri e Rattanakiri ed a inviare ‘squadre volanti’ per sorvegliare l’arrivo di nuovi Montagnard vietnamiti. E’ stata discussa con il governo cambogiano la possibilità di organizzare centri di accoglienza. La Commissione è a conoscenza delle testimonianze - rimaste senza riscontro - secondo cui alcuni degli ultimi arrivati sono stati deportati. Si è dimostrato impossibile ottenere conferma degli asseriti maltrattamenti o delle esecuzioni sommarie cui l’interrogazione si riferisce. L’accordo di cooperazione tra la Comunità e la Cambogia, firmato nel 1997, statuisce al suo primo articolo che il rispetto dei diritti dell’uomo e dei principi democratici rappresenta un elemento essenziale dell’accordo. Le questioni relative al rispetto dei diritti dell’uomo ed alla promozione degli stessi sono trattate in sede di riunioni del comitato misto Comunità - Cambogia previsto dall’accordo di cooperazione. La Commissione, insieme agli Stati membri rappresentati in Cambogia, controlla con attenzione gli sviluppi dei diritti dell’uomo per incoraggiare e sostenere il costante impegno del governo cambogiano a progredire in materia di diritti. La Commissione partecipa anche, con gli Stati membri, a tutte le azioni comunitarie intraprese dinanzi al governo cambogiano in materia di diritti dell’uomo.
Il metodo seguito dalla Commissione con la Cambogia, come con gli altri Stati dell’area, in materia di diritti dell’uomo è quello di incoraggiare e sostenere un costante progresso in materia di diritti dell’uomo e di democratizzazione e di attivarsi facendo ricorso agli strumenti internazionali a tutela dei diritti dell’uomo allorché si verificano abusi. Tale metodo è stato ribadito nella Comunicazione della Commissione del maggio 2001 sul ruolo dell’Unione europea nella promozione dei diritti umani e della democratizzazione dei Paesi terzi . http://servizi.radicalparty.org/documents/index.php?func=detail&par=1427
COMUNICATO STAMPA
13 APRILE
Israele - Territori Palestinesi Occupati
Riprendono i lavori di costruzione del Muro dopo la Pasqua ebraica.
Dimostrazione nonviolenta ottiene trattativa sul tracciato del Muro.
Presenti alcuni internazionali tra cui anche italiani.
Stamattina, tra le cinque e le sei del mattino, prima che riaprisse il
cantiere di costruzione del Muro, nei pressi di Ni'lin (villaggio a nord
ovest di Ramallah) la popolazione palestinese ha occupato con una
manifestazione nonviolenta il terreno sul quale dovevano essere effettuati i
lavori.
Al sopraggiungere delle ruspe, le persone si sono stese per terra sul terreno
(sbancato precedentemente alle festività pasquali ebraiche), evitando cosi'
nell'immediato l'inizio dei lavori in quel tratto.
E' cosi' iniziata una trattativa, tra il responsabile militare del cantiere e
un portavoce della popolazione, che ha portato ad una momentanea sospensione
dei lavori in quella parte di cantiere, in attesa della valutazione della
proposta della popolazione di spostare il percorso di un centinaio di metri
rispetto al progetto originario.
Una modifica apparentemente cosi' poco rilevante eviterebbe la distruzione di
numerosi ulivi, nonche' la sostanziale espropriazione della terra, permettendo
cosi' alle famiglie del villaggio di non perdere una fondamentale fonte di
sostentamento.
Infatti, per una consuetudine risalente alla dominazione ottomana e tuttora
applicata dall'amministrazione militare israeliana, la mancata coltivazione
di un terreno per due anni, porta all'acquisizione della proprietà da parte
dello Stato israeliano.
La mancata reazione violenta da parte dell'esercito, ha evitato che questa
giornata si concludesse con numerosi feriti, differentemente da quanto
accaduto finora.
Occorre ricordare che il Muro entra a volte anche per Km all'interno della
Cisgiordania, aggravando con la soppressione di ettari di coltivazioni e con
la restrizione degli spostamenti, la già drammatica situazione economica
palestinese.
Tutto questo avviene mentre si attende che la Corte Internazionale di
Giustizia dell'Aia esprima il suo parere sulla legittimità della costruzione
del Muro, come richiesto dalla larga maggioranza dei Paesi componenti
l'Assemblea delle Nazioni Unite.
Agli eventi di oggi hanno assistito alcuni internazionali, tra i quali
volontari dell'Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace dell'Ass.
Comunità Papa Giovanni XXIII, una presenza di condivisione con la vita delle
vittime della guerra, da entrambe le parti in conflitto.
Per contattare i volontari in Terra Santa: 00972 67382452
Segreteria Operazione Colomba: 0541 751498
Altre informazioni e aggiornamenti su www.operazionecolomba.org
Appello urgente alla mobilitazioneScossi dagli ultimi eventi iracheni,
indignati dal comportamento inqualificabile dei nostri rappresentanti
istituzionali a fronte dell'uccisione di civili da parte dei militari italiani,
abbiamo cominciato oggi una mobilitazione permanente a Roma. Per ora siamo Lisa
Clark, Diego Cozzuol, don Albino Bizzotto, un gruppo di amici Beati i
Costruttori di Pace venuti da Padova, Riccardo Troisi, Gualtiero Via, Eugenio
Melandri, Lello Rienzi, e altri amici romani di Pax Christi, Emergency,
Missionari Comboniani, Lilliput... che oggi sono venuti a unirsi a noi davanti
a Palazzo Chigi. Il palazzo è vuoto nonostante l'Italia sia in guerra! Noi non
possiamo fare vacanza.
Abbiamo elaborato il seguente appello per invitare tutti a condividere. Vi
attendiamo, e vi preghiamo di farlo girare tramite i vostri canali.
--------------------------------------------------------------------------------
"Ostinati per la pace"
Appello urgente alla mobilitazione
a tutte le persone impegnate per la pace e preoccupate per l'attuale
situazione in Iraq.
a chi ha manifestato contro la guerra, a Roma, il 15 febbraio del 2003 e il 20
marzo scorso
a chi ha preso parte alle Carovane di Pace che han percorso l'Italia dal 1 al
20 di marzo:
L'Italia è in guerra - l'Iraq è occupato ed oppresso
il governo ha mentito
la Costituzione è stata violata.
Ripristiniamo il diritto, la verità e la giustizia ritirando
il contingente italiano dall'Iraq
Andiamo a Roma, con le bandiere della pace, e rendiamo manifesta la nostra
protesta. Dobbiamo tutti, prenderci il tempo di far saltare qualche impegno
dalle nostre agende per essere presenti e visibili, manifestiamo finché sarà
necessario davanti alle sedi istituzionali. Attiviamo in tutto il territorio
tende della pace. La situazione si è ulteriormente aggravata si spara sulla
gente e si continua a chiamarla missione di pace.
La modalità delle nostre azioni sarà chiaramente nonviolenta: si sensibilizza,
si raccolgono firme, si canta, si espongono le proprie ragioni, si
distribuiscono bandiere della pace ai
passanti, si parla con i giornalisti.
La mobilitazione sia accompagnata da un enorme sforzo di
comunicazione/informazione per chiedere ai cittadini/e e di partecipare
invitando amici e conoscenti attraverso un tam tam di pace . Parta una chiamata
potente alla pace, che porti a Roma ...Non c'è più tempo.
Per questo chiediamo alle persone di esserci, prendendo anche qualche giorno di
ferie.
Gli obiettivi sono:
1 - denunciare il Governo per le falsità sulla guerra e su quanto sta
succedendo in Iraq
2 - chiedere il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq.
3 - promuovere tutte le iniziative che vadano nel senso di una soluzione reale
della crisi irachena.:
1.. Vengano ritirate immediatamente tutte le truppe, non solo quelle italiane
e i mercenari al servizio delle imprese per la ricostruzione in Iraq.
2.. L'Italia con tutta l'Europa si faccia promotrice di un iniziativa
ufficiale dell'Onu come unico soggetto garante del diritto internazionale per
la transizione e l'autodeterminazione irachena, senza la presenza di chi ha
partecipato alla guerra e all'occupazione.
C. Vengano inviati in forma organizzata volontari civili, coordinati con le
Ong che già operano in Iraq, perché in collaborazione con la Comunità
Internazionale realizzino gli interventi di aiuto,sostegno umanitario,
ricostruzione sociale e materiale per la popolazione.
Cominciamo già da lunedì di Pasqua.
Se ci crediamo veramente lo si fa!
----- Fine messaggio inoltrato -----
Scossi dagli ultimi eventi iracheni, indignati dal comportamento inqualificabile dei nostri rappresentanti istituzionali a fronte dell'uccisione di civili da parte dei militari italiani, abbiamo cominciato oggi una mobilitazione permanente a Roma. Per ora siamo Lisa Clark, Diego Cozzuol, don Albino Bizzotto, un gruppo di amici Beati i Costruttori di Pace venuti da Padova, Riccardo Troisi, Gualtiero Via, Eugenio Melandri, Lello Rienzi, e altri amici romani di Pax Christi, Emergency, Missionari Comboniani, Lilliput... che oggi sono venuti a unirsi a noi davanti a Palazzo Chigi. Il palazzo è vuoto nonostante l'Italia sia in guerra! Noi non possiamo fare vacanza.
Abbiamo elaborato il seguente appello per invitare tutti a condividere. Vi attendiamo, e vi preghiamo di farlo girare tramite i vostri canali.
“Ostinati per la pace”
Appello urgente alla mobilitazione
a tutte le persone impegnate per la pace e preoccupate per l’attuale situazione in Iraq.
a chi ha manifestato contro la guerra, a Roma, il 15 febbraio del 2003 e il 20 marzo scorso
a chi ha preso parte alle Carovane di Pace che han percorso l’Italia dal 1 al 20 di marzo:
L'Italia è in guerra – l’Iraq è occupato ed oppresso il governo ha mentito la Costituzione è stata violata.
Ripristiniamo il diritto, la verità e la giustizia ritirando
il contingente italiano dall'Iraq
Andiamo a Roma, con le bandiere della pace, e rendiamo manifesta la nostra protesta. Dobbiamo tutti, prenderci il tempo di far saltare qualche impegno dalle nostre agende per essere presenti e visibili, manifestiamo finché sarà necessario davanti alle sedi istituzionali. Attiviamo in tutto il territorio tende della pace. La situazione si è ulteriormente aggravata si spara sulla gente e si continua a chiamarla missione di pace.
La modalità delle nostre azioni sarà chiaramente nonviolenta: si sensibilizza, si raccolgono firme, si canta, si espongono le proprie ragioni, si distribuiscono bandiere della pace ai
passanti, si parla con i giornalisti.
La mobilitazione sia accompagnata da un enorme sforzo di comunicazione/informazione per chiedere ai cittadini/e e di partecipare invitando amici e conoscenti attraverso un tam tam di pace . Parta una chiamata potente alla pace, che porti a Roma ...Non c’è più tempo.
Per questo chiediamo alle persone di esserci, prendendo anche qualche giorno di ferie.
Gli obiettivi sono:
1 - denunciare il Governo per le falsità sulla guerra e su quanto sta succedendo in Iraq
2 – chiedere il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq.
3 – promuovere tutte le iniziative che vadano nel senso di una soluzione reale della crisi irachena.:
Vengano ritirate immediatamente tutte le truppe, non solo quelle italiane e i mercenari al servizio delle imprese per la ricostruzione in Iraq.
L’Italia con tutta l’Europa si faccia promotrice di un iniziativa ufficiale dell’Onu come unico soggetto garante del diritto internazionale per la transizione e l’autodeterminazione irachena, senza la presenza di chi ha partecipato alla guerra e all’occupazione.
C.Vengano inviati in forma organizzata volontari civili, coordinati con le Ong che già operano in Iraq, perché in collaborazione con la Comunità Internazionale realizzino gli interventi di aiuto,sostegno umanitario, ricostruzione sociale e materiale per la popolazione.
Comunicato Stampa del 2 aprile 2004
Attivisti israeliani e popolazione palestinese evitano demolizione di una casa
con resistenza nonviolenta.
Ieri mattina verso le sette due bulldozers dell’esercito israeliano,
accompagnati una quindicina di soldati, hanno demolito una abitazione nel
villaggio di Kharbata Bani Harith, a nord-ovest di Ramallah. Dopo avere
intimato alle otto persone residenti nell’abitazione di allontanarsi dalla casa
entro 30 minuti, allo scadere del termine i soldati hanno avviato i lavori di
demolizione.
L’intera famiglia ha cercato di mettere in salvo i beni più importanti. Al
termine del lavoro delle ruspe è rimasto solo un cumulo di macerie di cemento
e di armature contorte, tra le quali si poteva riconoscere quel che restava di
qualche gioco da bambino. La motivazione addotta dall’esercito è che nella casa
viveva la famiglia d’origine di un militante di Hamas, in prigione da tempo.
Dopo la demolizione soldati e bulldozers si sono diretti verso una casa in
costruzione destinata alla moglie e ai figli dell’attivista. Ma quest’ultima
oggi non è stata demolita; infatti i soldati si sono trovati di fronte l’altra
faccia d'Israele rappresentata da un gruppo di giovani attivisti israeliani i
quali, sdraiatisi sul tetto dell’edificio in costruzione, hanno opposto
resistenza passiva ai militari. A quel punto, davanti agli abitanti del
villaggio che manifestavano la loro opposizione alla demolizione con slogan di
protesta alternati ad applausi di sostegno agli attivisti sul tetto, e davanti
ad un nutrito gruppo di reporter e fotografi, i responsabili della demolizione
hanno deciso di abbandonare il campo e ritirarsi. Fondamentale è risultata la
presenza degli attivisti israeliani, i soli a poter esporsi cosi tanto verso
l'autorità israeliana senza incorrere con certezza nell’arresto, e nella
conseguente espulsione per chi è cittadino straniero.
Non va dimenticato che il muro definito “di separazione” è attualmente in
costruzione attorno a Gerusalemme, a nord ovest di Ramallah e a sud nella zona
di Hebron e si discosta spesso e volentieri dalla “linea verde”, che delimita
il territorio dello Stato di Israele, penetrando per diversi chilometri dentro
ai territori della Cisgiordania ed isolando in tal modo la popolazione di molti
villaggi dalle proprie terre.
Agli episodi odierni hanno partecipato anche alcuni volontari dell’Operazione
Colomba, progetto di condivisione della vita con le vittime delle guerre
dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. I volontari dell'Operazione Colomba
continuano la loro quotidiana presenza a fianco delle vittime, palestinesi o
israeliane che siano, coscienti che solo un intervento internazionale potrà
aiutare l'avvio della stagione del dialogo per la convivenza in questa Terra.
Per contattare i volontari in Terra Santa: tel. 00972 67382452
Segreteria Operazione Colomba in Italia: tel. 0541 751498 e-mail:
opcol@...
Altre info su www.operazionecolomba.org
L'appello nazionale dell'ANPI,
dopo avere richiamato la necessità di ricordare il 25 aprile 1945, alba
di libertà e di riscatto nazionale, come simbolo dei valori della
Resistenza, della Costituzione e dell'unità nazionale, afferma:
"Sullo stesso piano va difeso
e salvaguardato, con gli strumenti della libertà e della democrazia, il
bene supremo della paceminacciato da un diffuso
terrorismo internazionale nei cui confronti la condanna delle
libere coscienze non può che essere senza dubbi e riserve. Ma le
coscienze libere non possono neppure riconoscersi in
linee politiche che non si affidano alla Comunità
internazionale e scelgono le guerre unilaterali e preventive
per la presunta esportazione della democrazia con le armi. È
indispensabile ed urgente che l’ONU riassuma pienamente il suo ruolo di
garante della pace mondiale e della ricostruzione e
transizione in Iraq. In questo processo una funzione fondamentale va
svolta dall’Europa unita."
I promotori di "La mia spesa per la Pace -
Campagna nonviolenta contro tutte le guerre preventive" invitano tutti
ad organizzarsi perché
ci
sia almeno una bandiera della Pace ad ogni iniziativa di commemorazione
del 25 aprile!
Diventa
referente per il tuo comune, comunicaci il tuo nome e, se possibile,
mandaci una foto della bandiera al corteo.
Alba di libertà e di riscatto nazionale, il 25
aprile 1945 vide le formazioni partigiane protagoniste della
liberazione del territorio italiano ancora occupato dalle truppe
nazi-fasciste, a coronamento di venti mesi di lotta segnata da grandi
sacrifici, infiniti lutti, massacri di inaudita barbarie di inermi
popolazioni civili da parte di un nemico ormai sconfitto dalle forze
alleate e dalla partecipazione corale del popolo italiano alla
Resistenza. Come è ormai consuetudine, anche quest’anno si svolgeranno
una manifestazione nazionale a Milano e centinaia di altre
manifestazioni in centri grandi e piccoli del nostro Paese. Le
organizzazioni firmatarie invitano alla più ampia partecipazione le
istituzioni nazionali e locali e tutti i cittadini.
La giornata del 25 aprile deve essere occasione non
soltanto per rinnovare il commosso ricordo dei Caduti e la nostra
gratitudine ai combattenti della libertà ai quali tutti siamo in larga
parte debitori per aver contribuito a darci istituzioni libere e
democratiche, ma per difendere e consolidare quelle conquiste. In
particolare oggi, quando si ripetono e si intensificano, oltre a
campagne revisionistiche di delegittimazione della Resistenza e di
rivalutazione del fascismo, attacchi alla Costituzione e all’unità
nazionale. Valori che invece restano – come emerge dal magistero civile
del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al quale va
tutta la nostra gratitudine e il nostro convinto apprezzamento – il
punto di riferimento fondamentale per tutti i democratici.
Sullo stesso piano va difeso e salvaguardato, con
gli strumenti della libertà e della democrazia, il bene supremo della
pace minacciato da un diffuso terrorismo internazionale nei cui
confronti la condanna delle libere coscienze non può che essere senza
dubbi e riserve. Ma le coscienze libere non possono neppure
riconoscersi in linee politiche che non si affidano alla Comunità
internazionale e scelgono le guerre unilaterali e preventive per la
presunta esportazione della democrazia con le armi. È indispensabile ed
urgente che l’ONU riassuma pienamente il suo ruolo di garante della
pace mondiale e della ricostruzione e transizione in Iraq. In questo
processo una funzione fondamentale va svolta dall’Europa unita.
Il 25 aprile è giorno di festa e di mobilitazione,
ricordo della conclusione non di una guerra civile tra fazioni in lotta
per il potere, ma di una guerra di liberazione per la civiltà contro la
barbarie, per l’indipendenza nazionale, il progresso nella pace e nella
libertà, per un avvenire migliore ai giovani. Ai quali in particolare,
insieme a tutti gli italiani di ogni età e condizione, è rivolto il più
caldo invito alla partecipazione.
Da: ruset@...
Data: Mer 7 Apr 2004 3:46pm
Oggetto: Allora cadrà il muro che oggi si costruisce e nello stesso
tempo cadranno i muri di odio eretti nei loro cuori.
MIDDLE EAST 7/4/2004
PATRIARCA GERUSALEMME, NELLA 'FOLLIA DEGLI UOMINI' ASCOLTARE GLI OPPRESSI
da www.misna.org
"Celebrando la festa della gloriosa Pasqua non possiamo che riguardare
con gran
pena la situazione di morte che circonda i Luoghi Santi e tutti gli
abitanti di
questo Paese: una situazione che sembra senza via d'uscita, di uomini
smarriti
che cercano la vita nelle tenebre della morte e dell'oppressione degli
altri":
lo scrive il Patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Michel Sabbah,
nel suo
messaggio pasquale, pervenuto stamani alla MISNA. "Viviamo giorni -
aggiunge il
capo della chiesa cattolica in Terra Santa - in cui la ragione è assente
e ci
troviamo abbandonati alla 'follia degli uomini' che non vedono soluzioni
se non
nella effusione di sangue e nell'annientamento della persona umana. È per
questo che le città sono occupate e rioccupate e attaccate; delle
persone sono
uccise, altre sono fatte prigioniere e, nello stesso tempo, l'assedio
continua
su ogni città e ogni villaggio e tutta la vita di ogni giorno è sottoposta
all'oppressione". Di fronte al dramma del Medio Oriente - con la 'road map'
ormai immobile da mesi e la comunità internazionale che fatica a
riannodare i
fili del dialogo - monsignor Sabbah si chiede come venire fuori da questa
spirale di violenza. "Occorre che i responsabili ritornino alla ragione e
ammettano che ogni persona umana è eguale, sia palestinese sia
israeliana" è il
primo punto della sua proposta. "Secondo, quando la violenza si ferma da
una
parte, occorre che si fermi pure dall'altra. Che i responsabili traggano la
lezione di quel che hanno fatto finora dopo tre anni di morte e di
distruzione,
senza attendere la sicurezza voluta. Hanno ucciso migliaia di persone e il
popolo è rimasto sempre quello, a reclamare la sua libertà. E se continuano
nella stessa strada, uccideranno ancora altre persone e il popolo resterà
ancora a reclamare la sua libertà". La soluzione, suggerisce il
Patriarca, "consiste dunque nell'ascoltare la voce degli oppressi e a
ridare
loro la libertà". "e'tempo ormai - aggiunge - che i responsabili
intraprendano
la vera via della sicurezza: dei cuori amici sono i soli garanti della
sicurezza. E i cuori oggi ostili saranno domani cuori amici, una volta
che gli
saranno resi la loro libertà e la loro terra. Allora cadrà il muro che
oggi si
costruisce e nello stesso tempo cadranno i muri di odio eretti nei loro
cuori.
Allora fiorirà la sicurezza, senza bisogno dei muri e delle armi di
distruzione". Monsignor Sabbah si rivolge direttamente ai "nostri fedeli
che
vivono sotto assedio e che si ritrovano adesso dietro il muro di
separazione:
con la vostra resistenza a ogni oppressione, accompagnate tutti gli
eventi con
la vostra preghiera e la vostra pazienza. Non lasciatevi prendere dalla
logica
dell'odio". Il messaggio si conclude con un'invocazione a Dio per "aprire i
cuori e di fare in modo che la grazia della Pasqua divenga per tutti
forza per
passare dalla morte alla vita, soprattutto nella storia odierna della Terra
Santa".
[EB]
Da: ruset@...
Data: Mar 6 Apr 2004 4:47pm
Oggetto: urgentissimo appello nairobi
ciao a tutti,
chi scrive è anna, casco bianco in kenya presso una missione della comunità
papa giovanni 23.
vi prego, se siete d'accordo, di inoltrare l'appello.
grazie, pier
> carissimi amici,
> un abbraccio forte da soweto - kenya!
> non e' un periodo roseo per i baraccati del kenya... migliaia di persone
che sopravvivono in situazioni gia' estremamente difficili rischiano di
trovarsi sbattute sulla strada, senza nemmeno piu' qualche asse e un po'
di lamiera a fare da casa... migliaia di baracche stanno per essere
rase al suolo...
> Da Soweto, dove decine di persone stanno per essere sfrattate, vi
arrivi il grido delle migliaia di baraccati di nairobi che si trovano
nella stessa situazione.
> Vi chiedo con forza di sostenere la lotta civile che si sta portando
avanti,
> firmando l'APPELLO PER IL DIRITTO ALLA CASA E CONTRO LE DEMOLIZIONI E
GLI SGOMBERI A NAIROBI
> sul sito www.giovaniemissione.it oppure su www.unimondo.org
> fate girare quest'appello al maggior numero possibile di persone.
> grazie!
> anna
----- Fine messaggio inoltrato -----
Pier puoi mandare a tutti il comunicato copiandolo e incollandolo nel
corpo di un messaggio a mir-riconciliazione@yahoogroups.com ? grazie marco
Da: ruset@...
Data: Ven 2 Apr 2004 7:12pm
Oggetto: Attivisti israeliani e popolazione palestinese evitano
demolizione di una casa con resistenza nonviolenta
Ciao a tutti,
vi invito a leggere il Comunicato allegato "Attivisti israeliani e
popolazione
palestinese evitano demolizione di una casa con resistenza nonviolenta."
Se lo trovate interessante fate girare
grazie
pier
P.S anche se i fatti narrati sono avvenuti il 1 aprile, sono veri e' non
e' uno
scherzo.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: Attivarsi! Newsletter di Unimondo.org
Data: Sat, 10 Apr 2004 20:55:59 +0200
Da: andrea.trentini@...
Newsletter settimanale "Attivarsi" - Unimondo
**************************************************************************
appelli per "attivarsi"
********
QUALE IMPEGNO DEL GOVERNO DI KOIZUMI PER I 3 RAPITI?
----------------------------------------------------
La vicenda terribile dei 3 ragazzi giapponesi in ostaggio in Iraq sta
facendo tremare il mondo. Uno dei tre è Noriaki Imai, un diciottenne
giornalista di Hokkaido che è molto attivo contro l'uso di uranio
impoverito ed era andato in Iraq proprio per questo. Anche gli altri 2
sono "contro questa guerra" e sono Nahoto Takato, 34 anni, operatore
umanitario facente parte di un ONG e l'altro è Soichiro Koriyama, 32
anni, fotografo freelance che collabora Asahi Weekly. Si teme che il
governo giapponese non farà grandi sforzi visto che sono contro la
politica del governo. Qui sotto trovate l'appello uscito in inglese da
poter spedire alle autorità giapponesi.
http://unimondo.oneworld.net/link/gotoarticle/addhit/83427/2823/1747
************************************************************
@ copyleft http://www.unimondo.org
Per iscriverti o dis-iscriverti, entra nella sezione utenti:
http://unimondo.oneworld.net/user/login/
Grazie a tutti per chi si sta organizzando il sit-in permanente a Roma per
chiedere il ritiro dei soldati italiane e "garanzie e sicurezza" per i
soldati usati e ingannati da un sistema economico militare che vede i
soldati italiani in Iraq per proteggere dei pozzi promessi all'Eni...
Credo che dovremmo dare a questa protesta una forma di proposta ..e magari
spostarci anche verso il Qurinale (sede del Presidente della Repubbica) per
chiedere
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA
.... in questi anni abbiamo tanto parlato di spese militari e sappiamo che
la campagna Obiezione Spese Militari è diventata solo di pura testimonianza
e di sostegno alle Ong .. ma questi giorni è girata una proposta di lettera
verso Ciampi che, dopo
il recente decreto governativo del 18 febbraio 2004 ha istituito un Comitato
di quindici esperti sulla Difesa Popolare Nonviolenta (DPN), il quale in
particolare darà pareri su quali strategie, indirizzi e iniziative
specifiche impegnare lo stanziamento, esistente già da tre anni, del
bilancio UNSC destinato alla sperimentazione della Difesa Popolare
Nonviolenta. Con quest'ultimo atto giuridico lo Stato porta a compimento la
organizzazione minima che gli era necessaria per espletare il compito
istituzionale della DPN.
chiedendo a Ciampi di prendere una iniziativa per far accogliere dallo Stato
italiano la opzione tra difesa armata e difesa non armata nella destinazione
di parte delle tasse.
Primi firmatari: Assopace, Pax Christi Italia, LOC; Pastori Massimo Aprile e
Anna Maffei, P. Angelo Cavagna, Prof. Antonino Drago, Prof.ssa Giuliana
Martirani, Roberto Minervino, Pasquale Salvio, Don Gennaro Somma, P. Alex
Zanotelli
Vi allego l'intera lettera - credo che se in questo periodo riuscissimo con
una grande CARTOLINA a presenziare davanti al Quirinale (tanto credo che il
governo non abbia orecchie per noi .. ) e facciamo lo sciopero della fame
..(a staffetta) per poter parlare con Ciampi .. ci riusciremo ..
discutiamone .. e in caso anche mercoledì al Comitato fermiamo la guerra -
altrimenti la possiamo adottare come Rete di Lilliput..
ciao Andrea ;-P
CHIEDIAMO AL
PRESIDENTE
CIAMPI DI DARE PIENA ATTUAZIONE ALLA DIFESA ALTERNATIVA :
PAGARE PER LA PACE, ANZICHE' PER LA GUERRA,
per una difesa non armata, anziché per la corsa agli armamenti,
per una forza di polizia internazionale, anziché per l'esercito dei
militari
professionisti !
In allegato una petizione popolare al Presidente Ciampi affinché quanto
indicato dalle leggi venga attuato e portato a termine.
Come aderire:
--- stampare il file allegato (almeno la parte breve della seconda
pagina),
firmarlo a mano, invitare altri a firmarlo, e inviare a LOC, via M.
Pichi 1,
20143 Milano (02 58101226, locosm@...) entro la fine del mese
per la
presentazione ufficiale a Presidente Ciampi;
Antonino Drago
via F.M. Briganti 412
80141 Napoli
tel. 081 7803697
fax 06 233242218
Aprile 2004
Al Sig. Presidente della Repubblica Italiana,
Dott. CARLO AZEGLIO CIAMPI
1. Siamo un gruppo di cittadini italiani che apprezzano vivamente il
fatto che
la legislazione italiana abbia fatto passi enormi verso la
valorizzazione della
difesa popolare non armata e nonviolenta (DPN), alla quale studiosi
italiani e
di altri Paesi (come Ebert, Sharp, Galtung, Muller) hanno dedicato
studi e
ricerche di alto valore scientifico.
Ha iniziato la Corte Costituzionale con la sentenza n. 164 del 1985
sulla
validità giuridica della difesa non armata. Rifiutando una
semplicistica
identificazione tra "sacro dovere di difesa della Patria" e
"obbligo del servizio militare" ha affermato invece che quel sacro
dovere poteva essere adempiuto anche con modalità non armate: donde la
legittimità costituzionale di una legge che consentiva all'obiettore di
coscienza di adempiere il dovere di difesa prestando un servizio
civile.
Da allora molto cammino è stato fatto. Quel principio è stato recepito
dalla
legge n. 230 del 1998 (che ha riformato la legge n. 772 del 1972
sull'obiezione
di coscienza al servizio militare ed ha costituito l'Ufficio Nazionale
del
Servizio Civile (UNSC) presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri); e poi
dopo dalla legge n. 64 del 2001, istitutiva del servizio civile
volontario, la
cui finalità è anche la difesa della Patria. Pertanto attualmente la
difesa non
armata è riconosciuta legislativamente sia sotto il profilo della
"ricerca
e sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta"(art. 8, n.
2,
lett. e, legge n. 230/1998), sia sotto quello dell'invio di obiettori
in
missioni umanitarie (art. 9 n. 7, stessa legge). In più, un recente
decreto
governativo del 18 febbraio 2004 ha istituito un Comitato di quindici
esperti
sulla Difesa Popolare Nonviolenta (DPN), il quale in particolare darà
pareri su
quali strategie, indirizzi e iniziative specifiche impegnare lo
stanziamento,
esistente già da tre anni, del bilancio UNSC destinato alla
sperimentazione
della Difesa Popolare Nonviolenta. Con quest'ultimo atto giuridico lo
Stato
porta a compimento la organizzazione minima che gli era necessaria per
espletare il compito istituzionale della DPN.
2. Noi ci ricordiamo, Sig. Presidente, che Ella ha vissuto l'epoca
della
Resistenza con spirito di grande umanità e di profonda partecipazione.
Ha
quindi sperimentato direttamente il coraggio e l'eroismo manifestati
dal popolo
italiano non soltanto con la resistenza armata delle formazioni
partigiane, ma altresì
con la resistenza non armata di innumerevoli cittadini (uomini, donne,
anziani,
ragazzi) che, con enormi rischi, salvarono ebrei perseguitati dalle SS
naziste,
diedero ricetto ai partigiani, boicottarono gli ordini dell'occupante
nazifascista. E come dimenticare i giganteschi scioperi degli operai
nelle
principali città industriali d'Italia per protestare contro la guerra e
l'occupazione?
In questo senso la Resistenza in parte rifletteva quella azione
popolare
nonviolenta che nel corso del Novecento ha ottenuto molteplici
risultati
positivi, avvenuto sotto la pressione di compatti movimenti
nonviolenti; a
cominciare dalla liberazione dell'India dal colonialismo, e poi
l'abbattimento
di molti regimi (ad es. nel 1989 quelli dei Paesi dell'Est europeo).
Quindi la
legislazione italiana ha riconosciuto un processo storico, che è
avvenuto anche
nel nostro Paese, quando si è distaccata dal passato con una difesa
italiana
rifondata sulla volontà popolare.
3. Con la legislazione suddetta ed il decreto suddetto, oggi lo Stato
italiano
ha portato a compimento la organizzazione minima necessaria per
espletare come
suo compito istituzionale l'inizio di una Difesa non armata e
nonviolenta, la
quale già oggi si realizza quotidianamente sul servizio civile svolto
da
migliaia di giovani; della quale difesa Lei, Sig. Presidente, è il Capo
supremo, poiché Lei lo è per tutta la Difesa italiana.
Ma questa nuova legislazione sul riconoscimento statale della DPN offre
una
prospettiva nuova anche al singolo cittadino (in particolare a tanti di
noi
che, da oltre venti anni si sentono obbligati in coscienza a non
versare una
quota delle loro tasse alla difesa armata per piuttosto darla ad
iniziative di
ONG per promuovere la DPN). Oggi l'UNSC ha già un capitolo di spesa per
la DPN
ed è abilitato a ricevere somme di privati. Ciò prospetta che il
cittadino
possa versare una quota delle sue tasse direttamente all'UNSC, affinché
questo
Ufficio la utilizzi a fini di difesa non armata. D'altronde già nel
1998 la
Camera dei Deputati approvò un ordine del giorno che chiedeva al
Governo il
riconoscimento della opzione fiscale a favore della difesa non armata.
(La
nostra legislazione ammette già un'opzione fiscale da parte del
cittadino:
quella relativa all'8 per mille per le confessioni religiose). Pertanto
Le
chiediamo di prendere una iniziativa per far accogliere dallo Stato
italiano la
opzione tra difesa armata e difesa non armata nella destinazione di
parte delle
tasse.
Infine, essendo ormai la DPN una parte costitutiva della Repubblica
italiana,
Le chiediamo di includere la una rappresentanza significativa della DPN
nelle
celebrazioni della Festa della Repubblica il 2 di giugno.
Primi firmatari: Assopace, Pax Christi Italia, LOC; Pastori Massimo
Aprile e
Anna Maffei, P. Angelo Cavagna, Prof. Antonino Drago, Prof.ssa Giuliana
Martirani, Roberto Minervino, Pasquale Salvio, Don Gennaro Somma,
PETIZIONE POPOLARE: paghiamo per la pace anziché per la guerra!
Al Sig. Presidente della Repubblica Italiana, Dott. CARLO AZEGLIO
CIAMPI
La Corte Costituzionale, a cominciare dalla sentenza n. 164 del 1985,
ha
sostenuto la validità giuridica della difesa non armata e nonviolenta.
Ciò è
stato accolto
1) dalla legge n. 230 del 1998 sull'obiezione di coscienza al servizio
militare, sia con la "ricerca e sperimentazione di difesa civile non
armata e nonviolenta" (art. 8, n. 2, lett. e), sia con l'invio di
obiettori in missioni umanitarie (art. 9 n. 7 legge n. 230/1998);
2) e anche dalla legge n. 64 del 2001, istitutiva del servizio civile
volontario, il quale è finalizzato anche alla difesa della Patria senza
armi.
La prima legge ha costituito l'Ufficio Nazionale del Servizio Civile
(UNSC)
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (quindi al di fuori del
Ministero della Difesa).
In più, un recente decreto governativo del 18 febbraio 2004 ha
istituito un
Comitato di quindici esperti sulla Difesa Popolare Nonviolenta, il
quale darà
pareri su quali iniziative impegnare lo stanziamento, esistente già da
tre
anni, del bilancio UNSC destinato alla ricerca su e sperimentazione
della
Difesa Popolare Nonviolenta. Ciò porta a compimento la organizzazione
minima
necessaria allo Stato per espletare come suo compito istituzionale la
DPN.
Pertanto a Lei, che presiede il Consiglio supremo della Difesa, che
oggi è
anche non armata,
CHIEDIAMO DI
· prendere una Sua iniziativa affinché lo Stato italiano legittimi il
versamento di una parte delle tasse del contribuente che voglia optare
per la
DPN, versandola sull'apposito capitolo di spesa dell'UNSC;
· includere la DPN nelle celebrazioni della Festa della Repubblica il 2
di
giugno.
-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: Promiseland NEWS - 11 Aprile 2004
Data: Sun, 11 Apr 2004 10:49:17 +0200
Da: Promiseland <info@...>
WWW.PROMISELAND.IT
Il network italiano dell'informazione etica
===============================================
News di Domenica 11 Aprile 2004
PASQUETTA IN BICICLETTA
Sarà possibile trasportare gratuitamente la propria bici sui treni abilitati al
servizio
http://www.promiseland.it/view.php?id=848
LA PACE IN FUMO
E’ sul fumo che si sta concentrando l’attenzione dei movimenti pacifisti
contrari all’impegno italiano in Iraq
http://www.promiseland.it/view.php?id=840
EXPA: FIERA DELLA PACE A BRESCIA
Con Exa non può esserci spazio per una scelta di disarmo. La 'cultura' che da
quell'ambito si diffonde è quella della violenza.
http://www.promiseland.it/view.php?id=845
RETE ITALIANA PER IL DISARMO
Un soggetto attivo, in maniera stabile, sui temi del disarmo, del controllo
degli armamenti e della prevenzione dei conflitti
http://www.promiseland.it/view.php?id=844
ADDIO ALLE ARMI
Anche i dipendenti del gruppo San Paolo chiedono con forza di uscire dal settore
degli armamenti
http://www.promiseland.it/view.php?id=842
TRE SUORE DOMENICANE INCARCERATE...
Pregano nelle loro celle. Tre suore in clausura forzata, offerta dal governo
degli Stati Uniti
http://www.promiseland.it/view.php?id=836
IN FUTURO LE DONNE NON ALLATTERANNO??
La Lega per l'Allattamento Materno esprime il suo sconcerto per le parole del
Professor Veronesi
http://www.promiseland.it/view.php?id=846
VENDONO UOVA...
la LAV torna a vendere le sue uova e a raccogliere firme. I motivi per prendere
le distanze dall'iniziativa http://www.promiseland.it/view.php?id=838
NASCONO I COMITATI "CACCIA AL CACCIATORE"!
La nostra sicurezza di liberi cittadini innanzi tutto. Via i cacciatori dalle
nostre campagne!
http://www.promiseland.it/view.php?id=841
===============================================
Pasquetta in bicicletta
Sarà possibile trasportare gratuitamente la propria bici sui treni abilitati al
servizio
10-04-2004 - Fonte: fiab-onlus.it
Lunedì 12 aprile 2004, giorno di Pasquetta, si terrà la quarta Giornata
Nazionale "Bicintreno" promossa da TRENITALIA e FIAB Onlus (Federazione Italiana
Amici della Bicicletta) a sostegno del trasporto integrato bici - treno.
In questa giornata le biciclette potranno viaggiare gratuitamente sui treni
della Divisione Trasporto Regionale di Trenitalia abilitati al servizio.
L'obiettivo è dare un forte segnale per una mobilità alternativa, rispettosa
dell’ambiente e non inquinante, attraverso l’integrazione modale di treno e
bicicletta, proprio nel giorno in cui le strade e le autostrade sono
maggiormente intasate dal traffico.
Con la bicicletta al seguito si può normalmente salire sull’80% dei treni
regionali (quelli contrassegnati dall’apposito simbolo nell’orario ufficiale) ad
un prezzo di 3,50 euro indipendentemente dalla destinazione scelta. Sui treni
Intercity ed Eurostar, come negli altri Paesi dell’Unione Europea, è possibile
trasportare le bici gratis in una sacca di dimensioni non superiori a cm
80x110x40.
Questa ulteriore iniziativa, accompagnata da altri interventi (ad esempio
l’apertura di parcheggi per le bici nelle aree di stazioni) e da molte altre
esperienze realizzate in accordo con gli enti locali, è un segnale tangibile
dell’attenzione di Trenitalia a favore del viaggio integrato treno-bici.
Nella giornata Bicintreno le associazioni aderenti alla FIAB organizzeranno in
molte regioni gite con treno + bici con visite a località di notevole interesse
cicloturistico, sui percorsi meno interessati dai flussi turistici di massa. Per
chi desidera organizzare autonomamente la propria gita, le associazioni FIAB
sono disponibili a fornire consigli e informazioni su itinerari e linee
ferroviarie.
Per utilizzare il servizio basterà individuare la località di destinazione e il
proprio treno sull’orario “In treno”, scegliendo tra i numerosi collegamenti
contraddistinti con il simbolo della bici e acquistare poi soltanto il biglietto
per il viaggiatore. Il trasporto gratuito della bici al seguito sarà consentito
anche agli abbonati.
Informazioni dettagliate sull’iniziativa sono disponibili sul sito di
Trenitalia: www.trenitalia.com e sul sito della Fiab: www.fiab-onlus.it
-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: [ Fiab mail ] A Pasquetta prendi "bicintreno"
Data: 10 Apr 2004 18:14:36 -0000
Da: Mailing List Fiab e dintorni <stampa@...>
MAILING LIST "FIAB E DINTORNI"
==^=============================================================
A PASQUETTA LASCIA L'AUTO E PRENDI "BICINTRENO"
GIORNATA NAZIONALE FIAB-TRENITALIA PER PROMUOVERE
INTERMODALITA' E SICUREZZA STRADALE
A Pasquetta bici gratis su tutti i treni regionali autorizzati al servizio
trasporto bici al seguito, per promuovere mobilità eco-sostenibile e
sicurezza stradale, nel giorno in cui generalmente strade e autostrade
sono teatro di code e traffico sostenuto.
In base ad un accordo siglato tra Federazione Italiana Amici della
Bicicletta - FIAB onlus - e Trenitalia, lunedì di Pasqua, 12 aprile, si tiene la
quarta edizione della Giornata nazionale "BICINTRENO" che, a partire da
quest'anno, sarà sempre il giorno di Pasquetta. Chiunque potrà trasportare
al seguito la propria bicicletta senza pagare il biglietto supplemeto bici di
3,5 euro.
Per l'occasione le associazioni aderenti alla FIAB (www.fiab-onlus.it)
organizzeranno gite treno + bici con visite a località di notevole interesse
storico, naturalistico e culturale lungo itinerari meno battuti dai grandi
flussi
di traffico turistico.
L'iniziativa si propone di dare un forte segnale di promozione dell'uso di
mezzi di trasporto diversi dall'auto privata. Finchè la concentrazione di
autovetture in circolazione sarà elevata, inquinamento, congestione stradale
e rischio di incidenti saranno dietro l'angolo.
Lello Sforza
Ufficio Stampa FIAB onlus
Tel. 3200313836
Fax 0805236674
stampa@...
==^=============================================================
FIAB - FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA onlus
Presidenza e sede legale: Via Borsieri, 4/E - 20159 Milano tel. e fax
02-69311624
Segreteria generale: Viale Col Moschin, 1 - 30170 Mestre (VE)tel./fax
041-921515
e-mail: info@... - Internet: http://www.fiab-onlus.it
aderente a ECF - European Cyclists' Federation www.ecf.com , COMODO,
Confederazione Mobilità Sostenibile,
riconosciuta dal Ministero Lavori Pubblici quale associazione di "comprovata
esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale"
==^=============================================================
Non voglio l'assicurazione e il quieto vivere, prevedere e metter le cose a posto, saperci fare ed arrivare, scansare i rischi e non aver fastidi....
Dammi la pace come la dai Tu: un lago quieto e profondo, su cui riposa il tuo amore.
Una pace forte e senza cedimenti, una pace virile e senza debolezze, una pace rischiata e senza fughe, una pace combattuta e senza tregua; una pace difficile, che emerge lentamente dai contrasti, una pacificazione dei nostri interni dissidi.
Il mondo ce la dà in altro modo; anche noi, forse, la vorremmo in altro modo: più facile, più comoda e accomodante.
Non ascoltarci, Signore; dacci la pace come vuoi Tu
(Adriana Zarri)
Carissimi amici del Mir,
voglio farvi dono x Pasqua di questa preghiera di Adriana Zarri; è il modo con cui vorrei augurare a tutti Buona Pasqua.
Non sono certo tempi belli questi: le forze delle tenebre sembrano scatenate, fiumi di sangue e di morte scorrono per tutto il mondo: sia quelli che vediamo che quelli che non conosciamo perchè mancano i riflettori del sistema mediatico.
Mi ricordo sempre che durante una Pasqua di tanti anni fa a Taizè un frere ci fece notare che noi celebriamo la Pasqua come speranza, ma oggi il mondo vive nel Venerdì Santo, il giorno della passione e della sofferenza.
Eppure proprio il Cristo Risorto ci garantisce che anche le situazioni + buie, quelle in cui ogni speranza sembra morta e sepolta, quando il male sembra avere avuta partita vinta, lì la morte si cambia in vita e il Dio della vita trionfa nell'unico modo con cui ha deciso di vincere: la nonviolenza.
Ecco perchè anche in momenti così bui come questo noi non perdiamo la speranza e sappiamo che il nostro impegno, la nostra lotta, il nostro soffrire avrà uno sbocco positivo. Anche se noi oggi non riusciamo a vederlo.
Per la serie di incontri "I conflitti in Africa : guerre, pace e possibilità di risoluzione" - Ciclo d’incontri per approfondire conoscenze e prospettive su alcune realtà di un continente spesso dimenticato o incompreso
segnalo il prossimo che si terrà
Lunedì 5 aprile 2004 h.17
presso il
Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13 – Torino
Congo: le strumentalizzazioni di una guerra tra agire sociale, risorse economiche e gioco politico
interviene
Luca Jourdan
Ricercatore presso il dipartimento di Antropologia dell’Università di Torino
Studioso del ruolo dei giovani nel conflitto nelle regioni dell’Ituri e del Kivu