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From: salvatore rapisarda
To: locascio.francesco@... ; ciccio
Cc: paoloeilaria@...
Sent: Thursday, June 01, 2006 9:25 AM
Subject: Re: assemblea mir in chiesa battista a Catania o Siracusa?
Caro FRancesco e cari fratelli e sorelle del MIR,
credp di poter dire in tutta sicurezza che un incontro MIR a
Siracusa sarebbe un arricchimento e una opportunità per le chiese
del luogo.
Attendo le vostre decisioni per parlarne più diffusamente.
Un caro saluti di pace
----- Original Message -----
From: locascio.francesco@...
To: Salvo Rapisarda ; ciccio
Cc: paoloeilaria@...
Sent: Wednesday, May 31, 2006 11:15 PM
Subject: assemblea mir in chiesa battista a Catania o Siracusa?
Carissimi,
sto verificando l'opportunità di proporre la Sicilia quale sede per
la prossima assemblea nazionale MIR nella primavera estate del 2007.
In considerazione della distribuzione delle realtà ove siamo
presenti, sembra essere più opportuno scegliere una località della
Sicilia orientale.
Mi chiedevo a tal punto perchè non una Chiesa Battista?
Pensavo a Catania o Siracusa, vista la vostra presenza come pastori
delle 2 comunità.
Se potrete rispondermi in tempo potrei girare la vostra email ad
Ilaria Colantonio (anche lei segretaria nazionale del mir) della
comunità battista di Albano laziale, che potrebba rappresentare la
vs eventuale disponibilità.
Un saluto di Pace!
Francesco
nuovo attentato alle cooperative antimafia di Locri: che fare...
Come avrete visto sui TG di ieri, ancora una volta la ndrangheta attenta alle serre delle cooperative antimafia del vescovo Bregantini di Locri (22 omicidi nella Locride in 14 mesi, in un lembo di terra di appena 140.000 abitanti!). queste cooperative costituiscono la presenza a Locri della della rete Lilliput e Mons. Bregantini è il responsabile del settore giustizia e pace della conferenza episcopale italiana. Dopo il primo attentato di 15 gg fa, da più parti un coro di solidarietà si sta adoperando per contribuire alla ricostruzione di quanto distrutto dalla violenza mafiosa. Oggi dopo questo nuovo attentato è giusto essere presenti a Locri,subito. Domenica si organizza la "Pasqua delle cooperative". Un altra data utile potrebbe essere il venerdì santo per le via crucis. Da ultimo vi segnalo la chiusura della lettera pastorale di mons. Bregantini per la quaresima 2006:" Infine, un segno già anticipato che ora in Quaresima assume un valore
decisivo: il digiuno. Fatelo ed invitate a farlo ogni venerdì di Quaresima. Per scelta comune, vista la fatica della nostra realtà, abbia questa specifica intenzione: “Per convertirci dalla mentalità e dagli atteggiamenti mafiosi!”.Se fatto con fedeltà, ne vedremo i frutti! " .
Anche la modalità del digiuno per il venerdì santo può essere un modo per contribuire sentendosi vicini pur non potendo essere presenti a Locri (per contatti: digiunolocri@... ).
La Rete di Lilliput, nel richiamare lo Stato a svolgere a non lasciare impunita questa aggressione, invita a devolvere il 5 per mille al Consorzio sociale Goel della Locride come segno concreto di solidarietà. "Come gesto di solidarietà invitiamo il "popolo lillipuziano" a devolvere il 5 per mille al Consorzio sociale Goel della Locride - segnalando il codice fiscale CF 02228660805" - conclude la nota di Rete Lilliput. [GB]
Lettera alla Diocesi A tutti i Presbiteri, Diaconi Religiose e Religiosi Al santo Popolo di Dio della Diocesi di Locri-Gerace LL. SS.
Carissimi,
in questa Quaresima, tempo di grazia e di conversione, Dio ci sta parlando, con gemiti di speranza, nel segno del tanto sangue versato da Caino, sui sentieri della nostra terra.
Troppi sono stati, in pochi giorni, gli avvenimenti in cui si è violata la sacralità della vita, in forme diverse, ma tutte ugualmente e gravemente feroci: omicidio, ferimenti gravi, lotte tra fratelli, avvelenamento delle nostre terre…
Tutto questo ci coinvolge, in profondo dolore, e fa sgorgare in noi quella santa indignazione che ci chiede di reagire con un’aperta condanna e riprovazione
Prima di tutto, nella necessità di risvegliare le nostre coscienze, perché mai si lascino abituare al male, ma sempre possano attivare le necessarie forme di reazione, nella logica della Pasqua, verso la quale ci stiamo preparando, anche con le tante lacrime versate in questi giorni.
Stiamo, infatti, assistendo ad una strategia di morte che vuole spezzare le nostre intelligenze e minaccia le nostre risorse.
Per questo, come Vescovo, condanno nel più forte dei modi questa ripetuta violazione della santità della VITA. La condanno con la scomunica. Quella stessa scomunica che la Chiesa prevede contro chi pratica l’aborto, è ora doveroso, purtroppo, lanciarlo contro coloro che fanno abortire la vita dei nostri giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre terre, avvelenando i nostri campi, in applicazione estensiva del Canone 1398 C.J.C., sentendo che questa grave sanzione giuridica ci aiuterà di certo a prendere sempre più coscienza del tanto male che ci avvolge, per poi saper reagire con fermezza e ulteriore impegno nel bene, nella difesa della vita, nella preghiera sempre più intensa per chi fa il male, nella formazione in parrocchia, seminando speranza nelle scuole, negli oratori, nei gruppi ecclesiali.
Ai presbiteri, chiedo di leggere questa mia lettera nella celebrazione domenicale del 2 aprile, cuore del cammino salvifico della Quaresima, anche in ricordo della figura di san Francesco da Paola, santo che più d’ogni altro nella nostra terra ha difeso la vita e la dignità del popolo calabrese, così angariato da una minoranza feroce.
Vi affido al Signore, datore della Vita, certo di poterlo cantare in pienezza, nella notte dell’Exultet, dopo aver camminato con Lui dietro la sua Croce, nel venerdì santo, ponendo i nostri passi nelle sue orme insanguinate (cfr 2 Pt 2, 21).
Con rinnovato impegno nella preghiera reciproca, invocando su tutti la benedizione di Dio,
Locri, 27 marzo 2006.
+ p. GianCarlo M., Vescovo
Official Web Site: http://www.diocesilocri.it/ Mailing Address: Via Garibaldi 104, 89044 Locri [Reggio Calabria], Italia Telephone: 0964.20.781 - Fax: 0964.23.00.58 segreteria@...
Subject: 2 Campi estivi su Metodo del Consenso e processi decisionali partecipativi
Ciao! Forse la notiziola puo' interessare, spero comunque la facciate circolare... A presto e.... Buone Vacanze! R
-------------------------- CAMPO 1
La Casa per la Pace di Ghilarza (Oristano) dal 14 al 16 luglio 2006 organizza il seminario:
Decidere insieme costruendo la pace : la danza del consenso. Laboratorio sulla gestione nonviolenta dei processi decisionali partecipativi
Conducono Roberto Tecchio e Stefania Lepore
°°°°°°°°°°°°°°
A quali forme di comunicazione e relazione siamo abituati dare vita quando ci riuniamo per discutere e decidere? E queste forme, a che tipo di azioni portano? Che tipo di gestione del potere promuovono e diffondono nel mondo? Che tipo di gruppo, comunita', famiglia, societa' costruiscono? Il laboratorio punta ad esplorare i fondamenti del metodo del consenso. L’esperienza portata da ogni partecipante e quella creata sul momento tramite attivita' di vario genere, tra cui le danze in cerchio, sara' la materia prima del conoscere e dell'apprendere. Il laboratorio e' rivolto a coloro che credono nella possibilita' di vivere nel quotidiano i valori della pace, della solidarieta', della giustizia, della bellezza, all’interno delle piu' diverse situazioni di gruppo (famiglia, comunita', associazionismo, reti, scuola, lavoro, politica).
*****
Gli orari di massima dei lavori sono: mattino ore 9-12,30; pomeriggio ore 16-19,30 (serate danzanti e aperte alla creatività dei partecipanti) Per quanto riguarda gli aspetti di vita quotidiana (cucina e pulizie) il campo viene autogestito dai partecipanti residenti. Quote approssimative: residenti 110 euro, non residenti 65 euro
Il M.I.R. (Movimento Internazionale per la Riconciliazione) e il M.N. (Movimento Nonviolento) del Piemonte e della Valle d'Aosta organizzano il campo estivo:
Decidere insieme costruendo la pace: la danza del consenso. 30 luglio – 6 agosto Berzano (Tortona - AL) Partecipanti: 20 Coordinatore: Giovanni Ciavarella cell. 347-7938539 e-mail: giovanni.ciavarella@...
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Oggi si parla in modo crescente di partecipazione alle decisioni: ma cosa vuol dire partecipare? Cosa vuol dire decidere consensualmente? Il cosiddetto Metodo del Consenso si propone come un mezzo per costruire una democrazia piu' partecipata, a tutti i livelli, nella vita di tutti i giorni, a partire dall'ambiente familiare. Durante il campo si cerchera' di vivere e sperimentare il metodo: l'esperienza portata da ogni partecipante e quella creata nei momenti a cio' dedicati, tramite attivita' di vario genere, tra cui le danze in cerchio, sara' la materia prima del conoscere e dell'apprendere.
Ci aiuteranno in questo percorso Roberto Tecchio e Stefania Lepore, compagni di vita da oltre quindici anni: lui si occupa di gestione di processi decisionali partecipativi e di processi formativi orientati alla nonviolenza, lei insegna francese e per diletto si occupa di musica, canta, e conduce gruppi di danze sacre.
A Berzano c'e' una delle prime comunita' famiglia di ACF del Piemonte, l'associazione fondata da Bruno Volpi alcuni anni fa. E' il luogo ideale per interrogarsi sulle dinamiche familiari e scoprire come alcune famiglie, mettendosi insieme, abbiano potuto ampliare le loro potenzialita' e dimezzare le fatiche.
La sistemazione sara' in camere a piu' letti, in una struttura bella e sobria. Il lavoro manuale consistera' in alcuni lavori nella casa, nell'orto e nel vigneto.
Care amiche, cari amici,
Codepink ha annunciato un digiuno collettivo, per chiedere il ritiro delle
truppe Usa e la fine dell'occupazione in Iraq, che avrà inizio il prossimo 4
luglio (festa nazionale statunitense). Per leggere il testo dell'appello ed una
riflessione sul perchè aderire vai alla pagina
http://www.ildialogo.org/noguerra/digiunocontro27052006.htm
Non si tratta semplicemente di rinunciare a qualche giorno di cibo. Si tratta di
organizzare iniziative che riescano a mobilitare l'opinione pubblica contro la
guerra che miete ogni giorno vittime su vittime, soprattutto fra i civili e
soprattutto fra le bambine e i bambini.
L'invito per chi vive fuori dagli USA - è scritto nell'appello - è "a digiunare
il 4 luglio di fronte ad un'ambasciata americana o ad un consolato. Mentre i
funzionari si godranno i barbecue e i festeggiamenti, noi desideriamo ricordare
loro la continua sofferenza degli iracheni e dei soldati".
Il nostro sito aderisce a questa iniziativa. Invitiamo tutti i nostri lettori ad
aderire. Vi chiediamo di mobilitarvi, da quì al 4 luglio, per diffondere
l'iniziativa il più possibile. Vi invitiamo ad utilizzare il testo dell'appello
di Codepink come volantino da distribuire prima e durante l'iniziativa di
digiuno. Vi invitiamo a scegliere nella vostra città, la dove non c'è una sede
consolare americana (o anche inglese, vista la compartecipazione alla guerra
della Gran Bretagna), un luogo simbolo dove riunire tutti i digiunatori, in modo
da coinvolgere quante più persone possibili (una sede istituzionale, una chiesa,
una piazza...). Aderire a questa iniziativa è anche un modo per chiedere al
nuovo governo italiano il rispetto degli impegni presi in campagna elettorale,
con il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq e da tutti i fronti bellici, per
ripristinare la legalità costituzionale che all'art. 11 prevede il ripudio della
guerra. Il mondo ha bisogno di pace.
Per segnalare le adesioni e le iniziative abbiamo predisposto il seguente link:
http://www.ildialogo.org/noguerra/digiunonoguerra29052006.htm
Tutte le adesioni e le iniziative saranno man mano inviate a Codepink. Invitiamo
altri siti, riviste, associazioni, a moltiplicare le iniziative ed i punti di
aggregazione. Diamo concretamente una mano a quanti negli USA sono in prima fila
per la pace.
La pace dipende da ciò che ognuno riuscirà a fare per difenderla e promuoverla.
Ringraziamo quante/i vorranno aderire a questa iniziativa.
La Redazione del sito www.ildialogo.org
Monteforte Irpino li, 29-05-2006
----------------------------------------------
il dialogo - Periodico di Monteforte Irpino
Via Nazionale, 51 - 83024 Monteforte Irpino (AV) - Tel: 333-7043384 /
339-4325220
Email redazione: redazione@...
Email direttore: direttore@...
Sito: http://www.ildialogo.org
----------------------------------------------
«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si
salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli
uomini.(Mt 5,13)
"Tutte le valanghe prima di diventare tali erano solo fiocchi di neve"
Abbonarsi ad Adista www.adista.it , Tempi di Fraternità www.tempidifraternita.it
, Confronti www.confronti.net , QOL www.qolrivista.it fa bene alla salute
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TUTELA DELLA PRIVACY
Ai sensi della Legge 675/1996, La informiamo che il Suo indirizzo è stato
reperito attraverso e-mail da noi ricevuta o da fonti di pubblico dominio. Siamo
coscienti che e-mail indesiderate sono oggetto di disturbo, quindi La preghiamo
di accettare le nostre più sincere scuse se la presente non è di Suo interesse.
Tutti i destinatari della e-mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96).
Qualora non intendesse più ricevere comunicazioni, La preghiamo di inviare una
e-mail di risposta con oggetto: CANCELLA a redazione@... precisando
l'indirizzo che sarà quindi immediatamente rimosso dalla mailing list. Abbiamo
cura di evitare fastidiosi invii multipli, laddove ciò avvenisse La preghiamo di
segnalarcelo.
----- Original Message -----
From: <dedopanerai@...>
To: <ccpnews@...>
Cc: <referentinodi@...>
Sent: Thursday, May 25, 2006 10:30 AM
Subject: [ccpnews] Formazione: Comunicazione Nonviolenta
- sabato 10 e domenica 11 giugno -
Immersi nella pineta in riva al mare a
Pinarella di Cervia (RA)- Viale Abruzzi
PAROLE NONVIOLENTE
Un fine-settimana per riflettere sulle dinamiche comunicative - sabato 10 e
domenica 11 giugno
La comunicazione, e i problemi che porta un suo uso poco attento è tema che
riguarda proprio tutti, a prescindere dalla collocazione professionale o
dai propri interessi. Si propone un week-end per riflettere e sperimentarsi
su forme di comunicazione nonviolenta ed efficace.
Destinatari : chiunque (giovani e adulti) voglia iscriversi!
Max 25 partecipanti, minimo 8
Intrattenimento per i bambini!
Enti organizzatori: Pax Christi e Coop.Mediazione.
Date: sabato 10 giugno - domenica 11 giugno 2006 (9.30- 19 / 9.30 -13)
Costi : 100 euro in pensione completa
Info:
Alfredo Panerai - Pax Christi
alfredo.panerai@...
tel.055 475928, cell.329 7655582
Iscrizioni:
Segreteria CàPace
capace@...
================================================= lista di
discussione delle rete per i corpi civili di pace
============================================i contenuti espressi in questa
lista di discussione non rappresentano necessariamente il pensiero della
rete ne dei suoi membri , ma sono semplicemente un libero contributo alla
discussione e all'informazione
per accedere all'archivio della lista:
http://liste.reteccp.org/wws/arc/ccpnews
per vedere le statistiche del sito: http://www.reteccp.org/stat/
per iscriversi o cancellarsi dalla lista andare sulla home page del sito,
http://www.reteccp.org
troverete uno spazio in alto a sinistra
dove inserire la vostra e-mail per iscriverla o cancellarla.
web: www.reteccp.org
=======================================================
Da:
massimo.falzoni@... [mailto:massimo.falzoni@...] Inviato: domenica 28 maggio 2006
10.13 A: commissione centrale Cc: Elena Grisafi; serena pisano Oggetto: Fwd:Guerre stellari in
Iraq. Nuova inchiesta di Rainews24
Guerre stellari in Iraq
Nuova inchiesta di Rainews24
Un´ inchiesta di Rai News 24 che
parte dagli inquietanti racconti di un testimone della battaglia per la
conquista dell´ aeroporto di Baghdad e da quelli dei medici dell´ ospedale di
Hilla. Si descrivono gli effetti di armi sconosciute.
Si analizza l´impiego di
laser e impulsi elettromagnetici. Una nuova tipologia di armamenti, destinata a
segnare il passaggio epocale dalle armi "cinetiche" (esplosive) a
quelle a energia.
Nell´inchiesta si descrive,
in particolare, un´arma considerata "non letale": il raggio del
dolore. Le caratteristiche di questo strumento - totalmente invisibile e
rivolto a provocare intensissimo dolore ma non la morte - suscitano la
preoccupazione vivissima degli organismi che agiscono in difesa dei diritti
umani. Un allarme motivato, perché gli effetti di queste armi
sull´organismo umano sono ancora coperti da segreto militare.
Una nuova inchiesta di
Rainews24 a cura di Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta, gli autori anche
delle due precedenti inchieste "Falluja la strage nascosta" e
"Il Fantasma di Abu Ghraib".
Per vedere l´inchiesta dal
sito internet di Rainews24:
www.rainews24.it
Il video
andrà in onda su Rainews24:
Oggi giovedì 18 maggio 2006
alle ore 23.06
Domani venerdì 19 maggio
alle ore 11,36
Sabato 20 maggio 2006 alle
ore 13,36 e alle ore 18,06
Abbiamo inserito il Vostro indirizzo di Posta Elettronica
nel nostro gruppo di posta elettronica allo scopo di inviarVi le nostre
comunicazioni informative.Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta
(L. 675/96).Gli indirizzi ai quali mandiamo la comunicazione sono selezionati e
verificati, ma può succedere che il messaggio pervenga anche a persone non
interessate.Potete perciò opporVi, ai sensi della 1/1/2004 ex d.lgs. 196/2003,
in tutto o in parte al trattamento di dati personali che Vi riguardano,
chiedendo in qualsiasi momento, l'accesso, la cancellazione, la modifica o
l'aggiornamento dei vostri dati personali inviando un messaggio all'indirizzo privacy@...
----- Original Message -----
From: <zazzau@...>
To: "coordinamento" <coordinamento@...>
Sent: Thursday, May 25, 2006 9:43 PM
Subject: [ReteDisarmo] Deleghe ai sottosegretari
>
> Carissimi,
> ecco le deleghe della farnesina.
> per le armi ci è toccato intini.
> per la conferenza onu craxi.
> un mese fa c'era la boniver.
> dodici anni fa de michelis
> tutto cambia perchè nulla cambi?
> buon lavoro
> emilio
>
>
>
> FARNESINA: LE DELEGHE AI SOTTOSEGRETARI AGLI ESTERI
> La Farnesina ha reso note le deleghe attribuite dal vicepresidente del
Consiglio e ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ai sei sottosegretari.
> Ugo Intini: relazioni con i Paesi del Medio Oriente e dell' Africa
settentrionale; esercizio della presidenza della Commissione nazionale per
la promozione della cultura italiana all'estero; attività concernente
l'esportazione di materiali d' armamento.
> Patrizia Sentinelli: cooperazione allo sviluppo; relazioni con i Paesi
dell' Africa subsahariana.
> Vittorio Craxi: relazioni con i Paesi dell'America del Nord;
internazionalizzazione delle imprese; rapporti con le regioni; temi trattati
in ambito Nazioni Unite e Agenzie specializzate.
> Famiano Crucianelli: relazioni bilaterali con i Paesi dell' Europa,
compresi i Paesi caucasici dell'ex Unione Sovietica; rapporti con le
istituzioni dell'Unione europea.
> Donato Di Santo: relazioni con i Paesi dell'America centrale e del Sud;
variazioni di bilancio e integrazioni dei capitoli di spesa. Gianni
Vernetti: relazioni bilaterali con i Paesi dell'Asia, compresi quelli
dell'ex Unione sovietica e con i Paesi dell' Oceania e del Pacifico;
problematica dei diritti umani e delle liberta' fondamentali.
>
>
>
>
>
>
> -----------------------------------------------
> Rete Italiana per il disarmo http://www.disarmo.org
> Mailing list coordinamento@...
>
> Per cancellarsi dalla lista:
> mailto:coordinamento-request@...?subject=unsubscribe
>
> In caso di problemi scrivere a admin@...
[…] Pertanto tutti i cristiani sono chiamati con insistenza a praticare la verità nell'amore (Ef 4,15) e ad unirsi a tutti gli uomini sinceramente amanti della pace per implorarla dal cielo e per attuarla.
Mossi dal medesimo spirito, noi non possiamo non lodare coloro che, rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro diritti, ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla portata anche dei più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudizio dei diritti e dei doveri degli altri o della comunità.
Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti nell'amore, a vincere il peccato essi vincono anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola divina « Con le loro spade costruiranno aratri e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà più le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la guerra» (Is 2,4). (Costituzione Pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n 78).
Carissimo fratello e sorella in Cristo il Signore ti doni la sua pace!
Meditando con amici e confratelli le parole sopra citate, (e non solo) ci accorgiamo che sono di una attualità sorprendente. Il mio pensiero va subito alle atrocità e alle notizie che ci trasmettono i media. Basti pensare alla teoria della “guerra preventiva” che nasconde il ritorno del principio arcaico che “solo la forza è fondamento del diritto”. Oppure la strage del 1° agosto 2003, ad Asuncòn in un supermercato scoppia un incendio. Il gestore fa chiudere le porte per timore che la gente non pagasse. Fu una carneficina. Come lo fu in Ossenzia, a Beslan, nei primi di settembre 2004, l’occupazione di una scuola con 1500 ostaggi da parte del terrorismo ceceno. Si ha notizia di centinaia e centinaia di morti, in gran parte bambini.
Dietro queste crudeltà che conosciamo e tante altre che non ci vengono fatte sapere per paura o perché non lo so, frutto di un sistema barbaro e chi ha ne metta, sento dal profondo del cuore di proporre un campo di formazione alla non-violenza. Facendoci illuminare ogni giorno dalla parola di Dio e di Francesco, con l’aiuto di alcune testimoni del nostro tempo, si vuole far conoscere un modo di pensare e di agire alternativo alla violenza brutale che ci sovrasta giorno dopo giorno.
Il campo è indirizzato a giovani e non che hanno tale sensibilità, in particolare coloro che fanno parte di commissione Giustizia Pace e Integrità del Creato e non.
Subject: [ReteDisarmo] 'Banche armate': ritornano Unicredit e BPM, esce Intesa
Penso di fare cosa gradita inviandoti qs articolo al quale ne seguirà uno sull'attività delle altre banche italiane e straniere in appoggio al commercio delle armi. Riproducibile in parte o totalmente citando autore e fonte: www.unimondo.org
Ciao Giorgio
"Banche armate": ritornano Unicredit e BPM, esce Intesa
Un parziale ridimensionamento e un ritorno in affari. Così possiamo sintetizzare l'operato delle due banche "sotto osservazione" da parte della Campagna di pressione alle “banche armate”: Banca Popolare di Milano (BPM) e Unicredit. BPM svolge infatti ancora 26 operazioni d'appoggio al commercio delle armi per un valore complessivo di oltre 34,6 milioni di euro che ricoprono più del 3% del totale: un ridimensionamento rispetto all'anno precedente (53 milioni di euro), ma non tale da fugare tutti i dubbi. Tra le nuove autorizzazioni, oltre all'Irlanda (29,8 milioni di euro) appaiono quelle con Cina (5,26 milioni di euro), Messico (8 milioni di dollari) e India (per 1,2 milioni di euro) e tra le minori Turchia, Albania, Brasile, Malaysia. Ulteriori interrogativi suscita anche la ricomparsa con oltre 101 milioni di euro Unicredit (9% del totale) che aveva finora giustificato la propria attività nel settore con la necessità di “un periodo transitorio per l'uscita definitiva da questo mercato”. Va segnalata, invece, la quasi totale scomparsa di Banca Intesa che nel 2005 ha assunto solo 2 operazioni di valore irrisorio (163 mila euro): la banca sta dunque onorando la decisione del marzo 2004 di “sospendere la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano l'esportazione, l'importazione e transito di armi e di sistemi di arma”.
"Banche armate": ritornano Unicredit e BPM, esce Intesa
Un parziale ridimensionamento e un ritorno in affari. Così possiamo sintetizzare l'operato delle due banche "sotto osservazione" da parte della Campagna di pressione alle 'banche armate'. Banca Popolare di Milano (BPM) e Unicredit.
Nonostante l'annuncio lo scorso maggio del presidente di Banca popolare di Milano (BPM) Roberto Mazzotta di un impegno della banca "a non partecipare ad operazioni di finanziamento che riguardino esportazione, importazione e transito di armi e sistemi d’arma", l'istituto milanese compare infatti anche quest'anno nel lungo elenco delle banche che appoggiano l'export delle armi "made in Italy". Si tratta di 26 operazioni per un valore complessivo di oltre 34,6 milioni di euro che ricoprono più del 3% di tutte le operazioni autorizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nel 2005. Un ridimensionamento, certo, rispetto all'anno precedente quando la comparsa di BPM nel business delle armi con 22 commesse per oltre 53 milioni di euro di "operazioni autorizzate", pari al 4,05% del totale, aveva suscitato diversi interrogativi da parte degli esponenti della "Campagna di pressione alle banche armate" e in modo particolare di Banca Etica di cui BMP è socio. Ma non tale da fugare tutti i dubbi. Ed anzi solleva nuovi interrogativi l'elenco dei Paesi con i quali BPM ha ricevuto nel 2005 per conto di propri clienti produttori di armi autorizzazioni ad "incassi e pagamenti". Si tratta, di 26 nuove autorizzazioni, di cui gran parte è ricoperta da una fornitura di 4 elicotteri Agusta AB139 per impiego militare all'Irlanda del valore di oltre 29,8 milioni di euro con autorizzazione alla banca di un primo saldo fornitura di oltre 21,5 milioni di euro. Ma anche una consistente nuova autorizzazione verso la Cina con un valore complessivo di fornitura di oltre 5,26 milioni di euro e di autorizzazione per la prima fornitura di 4,47 milioni di euro di cui non si reperisce il sistema d'arma. Altre nuove operazioni minori dell'istituto milanese riguardano Lussemburgo (3,1 milioni di euro) e Stati Uniti (1,49 milioni di euro), ma anche Messico (8 milioni di dollari, dopo quella di 5,6 milioni l'anno scorso) e India (per 1,2 milioni di euro), e tra le minori, Turchia, Albania, Brasile, Malaysia, Spagna e Grecia. Permane quindi più di qualche interrogativo sulla coerenza con i principi di "banca non armata" annunciati da Banca Popolare di Milano. Interrogativi che, vogliamo credere, non mancheranno di essere sollevati anche nella prossima Assemblea dei soci di Banca Etica in programma per sabato 27 maggio a Bari.
Ulteriori interrogativi suscita anche la ricomparsa con oltre 101 milioni di euro di Unicredit nell'elenco delle operazioni in appoggio all'export di armi. Il gruppo capitanato da Alessandro Profumo, a dire il vero, non è mai uscito dal business delle armi. Ma, dopo che nel dicembre 2000 aveva emesso “ordini di servizio che disponevano dal 1° gennaio 2001 di non assumere più nuovi contratti di questo tipo” aveva di fatto ridotto notevolmente la propria partecipazione in gran parte ereditata dal Credito Italiano che nel 1999 con più di 644 milioni di euro di operazioni ricopriva più del 60% del totale degli importi autorizzati in quell'anno. Negli anni successivi le operazioni assunte da Unicredit venivano giustificate con la necessità di “un periodo transitorio per l'uscita definitiva da questo mercato” e comunque passavano dai 106 milioni di euro del 2000 ai 20,2 milioni del 2004 tanto da indurre chi scrive a segnalare, seppur in modo cautelativo, la graduale attuazione delle disposizioni comunicate dal gruppo. Stupisce pertanto ritrovare Unicredit nell'elenco delle esportazioni autorizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per i sistemi d'armamento e per un valore complessivo di oltre 101 milioni di euro che, ricoprendo quasi il 9% del totale, piazzano Unicredit al quarto posto della lista del Ministero. Scorrendo il lungo elenco delle 61 nuove operazioni tra le principali vanno segnalate quelle verso Regno Unito (10,6 milioni di euro) e Stati Uniti (8,7 milioni di dollari) mentre il resto è disperso in una serie di operazioni minori con Paesi che vanno dalla Francia al Giappone, dalla Romania a Israele. E' opportuno pertanto mantenere un atteggiamento cautelativo in attesa di chiarimenti da parte del gruppo Unicredit.
Per quanto riguarda gli altri maggiori Istituti di credito va innanzitutto notato che, nonostante l'annunciata riduzione del volume di operazioni, le prime quattro principali banche di appoggio al commercio delle armi sono italiane con Capitalia mantiene saldo il primo posto (168 milioni di euro) seguita dal il gruppo S. Paolo Imi (164 milioni), dalla Cassa di Risparmio di La Spezia (112 milioni) e dal già ricordato gruppo Unicredit (101 milioni).
A Capitalia va riconosciuto di aver cominciato ad attuare quanto annunciato dal Direttore Generale al convegno nazionale promosso dalla Campagna lo scorso gennaio, la volontà cioè di ridimensionare significativamente il volume delle transazioni collegate ad operazioni di export di armamenti, che passano infatti dai 2004 ai 168 milioni del 2005. Anche se le maggiori operazioni riguardano Regno Unito (42 milioni di sterline) e Norvegia (24,8 milioni di euro), suscitano però più di qualche domanda le autorizzazioni che concernono India (8,5 milioni di dollari), Turchia (3 milioni di dollari) e Emirati Arabi Uniti (1,3 milioni di euro) e la continuazione di un'operazione di 15,4 milioni di euro con la Cina.
Circa il gruppo S. Paolo Imi, va innanzitutto detto che per volume di operazioni di fatto scavalca Capitalia: ai 164 milioni di euro di autorizzazioni rilasciate alla banca torinese vanno infatti sommati gli 8,3 milioni di euro della Cassa di Risparmio di Bologna che va parte dello stesso gruppo S. Paolo Imi. Il gruppo è il più attivo anche per numero di operazioni (109) che in gran parte sono assorbite da esportazioni verso la Francia (73,7 milioni di euro per un lotto di componenti per 24 missili antiaerei Aster della Mbda che però hanno come destinazione finale Singapore), Spagna (17,4 milioni), Belgio (17,4 milioni) e Germania (15,1 milioni). Ma spiccano anche le autorizzazioni a Paesi in zone calde del pianeta e dove si registrano continue violazioni dei diritti umani come Egitto (2,27 milioni di euro per attrezzature e documentazione per missile Aspide2000 sempre della Mbda) e Turchia (900mila euro) e minori verso Israele (660 mila euro), Malaysia (684 mila dollari) e Cina (510 mila euro). Le autorizzazioni della Cassa di Risparmio di Bologna riguardano invece prevalentemente Paesi della Nato e Australia.
Raddoppiano le operazioni collegate all'export di armi della Cassa di Risparmio di La Spezia che nel 2005 superano i 112,4 milioni di euro dopo aver registrato negli anni precedenti autorizzazioni per 34,1 (nel 2003) e 50,9 milioni di euro (nel 2004). La banca, che appartiene al gruppo Cassa di Risparmio di Firenze, è tradizionalmente punto di riferimento delle industrie spezzine del settore e si distingue quest'anno soprattutto per diverse operazioni con Paesi mediorientali ed asiatici come la Thailandia (10,7 milioni di euro per due cannoni leggeri 76/62 super rapido della OtoMelara), Emirati Arabi Uniti (2,6 milioni per 12 torrette da 12,7 mm per versione navale OtoMelara) e Pakistan (1,4 milioni sempre per due torrette da 12,7 mm per versione navale, parti di ricambio e 6000 munizioni).
Tra le maggiori banche italiane da segnalare anche la Banca Nazionale del Lavoro (BNL) che nel 2005 riporta 90 autorizzazioni per un valore complessivo di oltre 60 milioni di euro, in calo rispetto agli ultimi due anni quando aveva registrato una media di 70 milioni di euro. Il “Bilancio Sociale del 2002” informerebbe che “BNL ha maturato la decisione di ridurre progressivamente il proprio coinvolgimento nelle attività finanziarie legate al commercio di armamenti, limitandosi esclusivamente ai paesi dell’Unione Europea e della NATO nell’ambito delle rispettive politiche di difesa e sicurezza”. Decisione che però non è totalmente supportata dalle informazioni delle ultime Relazioni che vedevano operazioni di BNL con diversi Paesi extra-Ue ed extra Nato che continuano anche nel 2005 con due autorizzazioni verso il Pakistan del valore di 2,3 e di 1 milione di euro. Le maggiori operazioni si assetano però in linea con la recente policy della Banca e riguardano Grecia (13,4 milioni di euro), Germania (la maggiore di 7,4 milioni di euro) e Regno Unito (6,8 milioni di euro).
Da segnalare, infine, la quasi totale scomparsa di Banca Intesa che nel 2005 ha assunto solo 2 operazioni del valore complessivo di circa 163 mila euro con Spagna e Marocco, lo 0,01% del totale. Le altre operazioni presenti nella lista del Ministero riguardano autorizzazioni assunte negli anni scorsi e si può pertanto assumere che Banca Intesa stia pienamente onorando la decisione comunicata nel marzo del 2004 di “sospendere la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano l'esportazione, l'importazione e transito di armi e di sistemi di arma, che rientrino nei casi previsti dalla legge 185/90”. La decisione, spiegava la Direzione Generale di Banca Intesa, intende rispondere “a un'esigenza espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica, che fanno riferimento a istanze etiche sia laiche sia religiose”. Il gruppo si riservava comunque di "valutare autonomamente operazioni che - pur rientrando fra quelle previste dalla legge 185/90 - non abbiano caratteristiche tali da essere incoerenti con lo spirito di "banca non-armata". In tal caso, queste operazioni saranno evidenziate sul sito Internet della Banca, in omaggio ai principi di trasparenza”.
Questo per quanto riguarda le principali banche italiane. A breve l'analisi dell'attività in appoggio al commercio delle armi delle altre banche italiane, delle banche estere ed ulteriori considerazioni.
Chi arriva per tempo a Prato potrebbe partecipare.
Ciao! Enrico Peyretti
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Carta" <agenda@...>
Sent: Wednesday, May 24, 2006 11:14 AM
Subject: 01/06 Prato: marcia per la cittadinanza responsabile e la non
violenza attiva : I CARE
> EZECHIELE 37
> Ezechiele 37.onlus@...
> Patrocinio di Regione Toscana, Provincie di Prato e Firenze, Comuni di
> Prato, Calenzano e Cantagallo
> Organizza per il
> 1 GIUGNO 2006
> la prima
> "marcia per la cittadinanza responsabile e la non violenza attiva : I
CARE"
> da Prato ( Piazza del Comune)
> a Calenzano ( Piazza della Chiesa di San Donato)
>
> ore 17:30 - ritrovo dei partecipanti e dei gonfaloni degli enti
> intervenuti nella Piazza del Comune di Prato con il saluto del Sindaco
> Marco Romagnoli e del Presidente della Provincia di Prato Massimo Logli;
> ore 18:30 - partenza della marcia;
> ore 21:00 - arrivo alla Chiesa di San Donato a Calenzano, ristoro (
> prodotti Coop ecosostenibili);
>
> saluto di Giuseppe Carovani, Sindaco di Calenzano
> saluto di Massimo Toschi , Assessore Regionale
> Prof. Renato Balduzzi : "i valori della Costituzione"
> Don Luigi Ciotti : " la Costituzione fondamento della Giustizia e della
> Legalità"
>
> La cittadinanza è invitata
>
> È preziosa la presenza della bandiera della PACE e del TRICOLORE
>
>
> Bus navetta per il ritorno a Prato
>
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Un articolo dell'ex-ordinario militare e un commento del vescovo Bettazzi
Enrico Peyretti
NASSIRIYA: IL SACRIFICIO DEI SOLDATI ITALIANI CADUTI PER LA PACE
I NOSTRI RAGAZZI MORTI SULLA VIA DELL’AMORE
di mons. Gaetano Bonicelli Vescovo emerito di Siena ed ex Ordinario militare d’Italia
(Famiglia Cristiana n. 19 del 7 maggio 2006)
Si può dire che anche loro stavano in avanscoperta. E non si tratta di gergo militare. Sulla strada di Nassiriya pure loro davano una mano alla crescita della comunità umana. Stavano lì contro le mode e le tendenze, perché non ci sono solo quelle per definire il ruolo dei giovani nella società. Erano "nostri ragazzi", tirati su a valori.
Ho letto in questi giorni una ricerca sulla religiosità giovanile. È un interesse obbligato per noi quello dei giovani. Ma a volte ho l’impressione che noi adulti siamo un po’ complessati di fronte a loro. Ci chiediamo chi sono, cosa vogliono, cosa pensano del futuro. E non sappiamo rispondere. Ci appaiono collocati solo sul versante dell’evasione, fino ai bordi di uno sfacciato permissivismo. Ma è il giudizio giusto?
Dalle ricerche più serie emergono anche la ricerca dell’impegno, obiettivi che si precisano via via, energie disposte all’altruismo, orizzonti più alti. Il sacrificio di quelli di Nassiriya, giovani italiani come tanti, dimostra che l’orizzonte della vita sociale si può innalzare fino al grande obiettivo della pace. Non basta parlarne, certo, perché sono scelte che poi devono trovare concretezza nella vita. Vale per chi sceglie di aiutare il prossimo con il volontariato da noi, ma vale anche per chi va in missione di pace con le stellette.
L’obiettivo della pace è una conquista non da poco e oggi in molti, se non in quasi tutti, e soprattutto nei giovani, sembra essere una scelta condivisa sulla quale ci si è formati e si è camminato molto. L’Italia piange chi è caduto a Nassiriya perché condivide la scelta per la pace. Non è retorica di patria. È la realtà di un Paese che riconosce un servizio non facile e rischioso.
Vale per l’Irak, ma vale anche tutti gli altri luoghi del mondo dove i soldati italiani, i cooperanti civili, ma anche i missionari offrono una mano e mettono a repentaglio la vita per aiutare questi Paesi a trovare un equilibrio nuovo dopo gli orrori della guerra, della povertà, dell'ingiustizia. Noi che siamo adulti e abbiamo un po’ la presunzione di essere maestri, dobbiamo stare molto vicini a questi giovani, in particolare a quelli che scelgono un servizio che può mettere in pericolo la vita.
Quando Giovanni Paolo II tanti anni fa mi nominò Ordinario militare d’Italia, ricordo che mi diede solo una consegna. Non si spese in tante parole e suggerimenti pastorali. Mi diede un solo consiglio fulminante: «Stia vicino a questi giovani». Basta, non disse altro. E lui è stato il Papa dei giovani, con un carisma unico e irripetibile, avvertito da milioni di giovani di tutto il mondo. Giovani di tutti i tipi, giovani che avevano fatto scelte diverse, giovani che però avevano lo stesso orizzonte: cercare di spendere la vita, almeno un pezzo della vita, per gli altri.
Quanti militari hanno partecipato alle Giornate mondiali della gioventù! Sentivano che quello del Papa era il linguaggio della stima e dell’amore, capivano che occorreva coraggio per dire cose così splendide, ma anche serie e impegnative, e quello stesso coraggio del Papa andava poi assunto su di sé e messo in pratica nell’impegno quotidiano. Forse oggi non sarebbe male considerare un po’ di più questo orizzonte di impegno, sotto varie forme, anche nelle dimensioni correnti della vita pastorale. Le mezze tacche non accontentano proprio nessuno, tanto meno i giovani. Un po’ più di coraggio non guasterebbe. I giovani insegnano, anche agli adulti. Bisogna superare un certo complesso generazionale.
Ogni epoca ha i suoi pregi e i suoi difetti. Oggi assistiamo a un "vuoto di Dio", di cui spesso i giovani soffrono più di altri, che distrugge la speranza anche nelle cose concrete della vita. "Vuoto di Dio" significa la fatua speranza che se ne può fare a meno. Ma non per tutti è così. E quando si sceglie l’amore per il prossimo si dimostra che si può imboccare un’altra via.
Don Carlo Gnocchi, uno che ha dato la sua vita ai giovani, uno che era stato anche cappellano militare, quando parlava di Dio insisteva sull’amore. Diceva che per credere bisogna lasciarsi andare e non avere paura di trovare. Noi siamo fieri di quelli che cercano la via per mettere in pratica l’amore.
mons. Gaetano Bonicelli
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Stellette dei cappellani e "i nostri ragazzi sulla via dell'amore"
(da Famiglia Cristiana, n. 21, p. 153)
Di Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea
Egregio Direttore, sento di doverle manifestare il mio turbamento per l'editoriale del 7 maggio, a firma dell'arcivescovo monsignor Gaetano Bonicelli, e soprattutto per il titolo "I nostri ragazzi sulla via dell'amore".
Con monsignor Bonicelli abbiamo avuto modo di discutere ripetutamente quando lui era Ordinario militare e io presidente di Pax Christi, il movimento cattolico che auspicava il servizio religioso all'esercito senza l'integrazione degli ecclesiastici nei gradi militari; le "stellette" in qualche modo subordinano la funzione spirituale alla gerarchia militare e finiscono col rendere conniventi con la realtà concreta del militare, con le possibili strutture oppressive e con le attività comunque contrastanti con prescrizioni morali del Concilio e con la sua ferma condanna della guerra "totale", che utilizza armi atomiche e massacra popolazioni civili.
E' ovvio che un cappellano militare (quindi tanto più l'Ordinario) cerchi di alimentare sentimenti positivi nei giovani che deve aiutare (come diceva Paolo VI allo stesso monsignor Bonicelli all'inizio del suo servizio: "Stia vicino a questi giovani"). Ma questo lodevole aiuto personale e questa doverosa solidarietà con i caduti e con le loro famiglie non può far dimenticare che al giorno d'oggi le iniziative militari troppe volte sono strumenti di programmi politici ed economici delle nazioni più potenti, e che non di rado - per ammissione degli stessi interessati - la scelta militare viene fatta per motivi finanziari, ideali per il singolo, ma non tali da poter definire in generale quella scelta come "via dell'amore". Già un altro Ordinario militare parlava di soldati che dall'aereo si apprestavano a bombardare "per carità".
Credo che questo eccesso di... concordismo, se - forse - può confortare chi rimane vittima di reazioni sanguinose, finisca col risultare troppo allineato con certe politiche, quindi controproducente sul piano della fede, e, fra l'altro, ambiguo se non offensivo per "i cooperatori civili e i missionari" che, sulla via dell'amore, monsignor Bonicelli accompagna a "chi va in missione di pace con le stellette". Ma forse era solo questione della formulazione del titolo. E me ne scuso.
Il Mir è un movimento cristiano interconfessionale. Domenica 4 giugno è Pentecoste. Saremo alla fine frettolosa dell'Assemblea. Propongo l'allegato per dare un po' di maggiore attenzione a questa festa in genere ignorata.
Ho 19 anni, dopo l'infanzia alla Casa del Sole (presso il parco ex Trotter) ho frequentato il liceo scientifico Volta dove mi sono diplomata con buoni voti. Sono iscritta al primo anno di Scienze internazionali ed istituzioni europee presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano.
Ho collaborato con il Corriere della Sera per un anno (da settembre 2003 a giugno 2004), curando la rubrica settimanale "Diario di Classe" su scuola e giovani. Sono stata rappresentante degli studenti per il liceo Volta, sia in Consiglio d'Istituto che in consulta Provinciale, partecipando ai lavori con costanza e impegno. Ho organizzato molte assemblee per gli studenti del Volta su temi di attualità quali immigrazione, pace, questione palestinese, giustizia, guerra in Iraq, privilegiando dibattiti a conferenze. Ho organizzato con Emergency l'incontro "Fuori l'Italia dalla Guerra"presso la Camera del Lavoro. Durante la scuola media sono stata "baby assessore" per la Casa del Sole nell'ambito del progetto "Se io fossi assessore alle periferie", rappresentandola a Palazzo Marino. Partecipo alla marcia per la pace Perugia - Assisi.
La mia famiglia: mamma Silvana insegnante napoletana, papà Aurelio economista palermitano, sono nata e cresciuta a Milano con mia sorella Irene, 12 anni.
Perchè mi candido Mi candido in Consiglio di Zona Due perchè credo nella partecipazione diretta alla politica, perchè non va bene un Consiglio di Zona con 37 uomini e 4 donne, perchè nella nostra zona i giovani hanno bisogno di spazi e rappresentanza.
Ti comunichiamo che sono aperte le iscrizioni ai seguenti corsi di formazione.
METODOLOGIA DELLA PROGETTAZIONE
Corso per progettisti ed operatori di sviluppo
ObiettivoIl PCM - Project Cycle Management e il Quadro Logico sono gli strumenti in uso presso gli enti finanziatori per inquadrare evalutare le richieste di ong, associazioni e istituzioni e le loro proposte di progetti. Il corso si propone di offrire una visione organica, teorica e pratica, di quanto è necessario conoscere per formulare un progetto in modo efficace e rispondente alle caratteristiche richieste dai finanziatori a prescindere dal settore d’intervento o del canale di finanziamento utilizzabile. Le lezioni alternano didattica frontale e lavori di gruppo, puntando a sviluppare il confronto, la socializzazione e un orientamento finale e comune.
ProgrammaIl corso si terrà il 9-10-11 e 16-17-18 giugno.
CostoIl costo del corso è di 300,00 euro inclusi materiali e dispense.
Scadenza iscrizioneIL 26 MAGGIO
OPERATORI UMANITARI
In collaborazione con
FIELDS
ObiettivoIl corso è finalizzato a formare figure professionali che, attraverso l’aiuto umanitario,saranno in grado di intervenire nella risoluzione dei conflitti nazionali e internazionali nonché nelle situazioni di emergenza determinate da eventi naturali. Verranno fornite nozioni di diritto internazionale e conoscenze su ruoli e funzioni dei diversi attori dell’aiuto umanitario.
ProgrammaIl corso si terrà nei giorni 12-15-19-22 giugno
CostoIl costo è di 200,00 euro inclusi materiali e dispense
Scadenza iscrizione 29 maggio
I programmi dettagliati potrete richiederli all’indirizzo e-mail formazione@... o scaricarli direttamente dal nostro sito www.formin-info.org nella sezione "I nostri corsi".
I corsi sono destinatia studenti e laureati che, desiderando operare per lo sviluppo, necessitano di formazione e di orientamentoper una conoscenza completa del settore.
I corsi si terranno presso la sededi FormiN’ in via Tibullo 11 (via Cola di Rienzo, Metro A Ottaviano).
Per partecipare è necessario inviare la scheda di adesione che troverete nel sito di FormiN’
www.formin-info.org o che potrete richiedere all’indirizzo e-mail formazione@...
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
chi siamo
Il Centro per la Formazione Internazionale FormiN’ nasce a Roma nell’ottobre del 1997, è una associazione per lo studio dei rapporti internazionali fra Stati e popolazioni, e comprende organizzazioni non governative per lo sviluppo e associazioni di solidarietà che operano sia in Italia che all’estero.
I temi della cooperazione internazionale sono intesi come uno strumento indispensabile alla società civile per essere partecipe degli eventi di rilievo globale. Siamo convinti che solo aumentando il numero e la qualità delle persone sensibili si possano spingere verso situazioni meno drammatiche le tristi sequenze di azioni e reazioni che caratterizzano gli ultimi vent’anni della nostra storia. La formazione sulle tematiche internazionali viene quindi concepita non in termini di aumento delle conoscenze o di formazione puramente professionale, ma in un’ottica di mutamento delle opinioni e delle culture.
È per questo che il nostro Centro di Formazione Internazionale si rivolge al pubblico più differenziato: dagli operatori impegnati nella cooperazione internazionale allo sviluppo e nella cooperazione decentrata agli studenti, ai docenti e ai formatori, ai rappresentanti di associazioni di volontariato e solidarietà, agli obiettori di coscienza in servizio civile in Italia o all’estero.
Subject: Mediatori di Pace - Professionisti in area umanitaria
Mediatori di Pace
Numero speciale di Pacedifesa al servizio del progetto Interregionale Operatore/operatrice di Pace e Mediatore/mediatrice interculturale
In collaborazione con: Centro Interuniversitario per la Pace e l’Analisi e la Mediazione nei Conflitti (Cirpac), Fondazione Langer, Fields, Università l’Orientale di Napoli - Dipartimento Studi Sociali e l’Università di Firenze - Corso di Laurea Interfacoltà in Operazioni di Pace, Gestione e Mediazione dei Conflitti, Università di Siena/Arezzo - Master in "Relazioni interpersonali, comunicazione e counseling
Professionisti in area umanitaria.
Come formarsi e con quali opportunità di impiego?
“Operatore/operatrice di pace e Mediatore/mediatrice interculturale” è un progetto che vuol dare risposta a queste domande sulla base di una ricerca scientifica, e vuol fornire agli operatori del settore conoscenze puntuali ed approfondite sulle professionalità umanitarie.
Il capofila del progetto “Operatore/operatrice di pace e Mediatore/mediatrice interculturale” è la provincia autonoma di Bolzano. All’iniziativa hanno aderito le regioni Campania, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria, e Sardegna. La realizzazione di una ricerca di sistema è stata affidata al Centro Studi Difesa Civile con i partner sopra citati. Il progetto è finalizzato alla valorizzazione delle figure professionali, in quanto promotori della pace e della trasformazione costruttiva dei conflitti, attraverso il dialogo e la cooperazione in ambito locale, nazionale ed internazionale.
I primi passi della ricerca sono stati la definizione dei due profili professionali, verifica delle funzioni, delle attività, delle aree di intervento, e delle competenze necessarie. Contemporaneamente si è effettuata un’approfondita ricognizione e una comparazione dell’offerta formativa esistente. La fase attuale della ricerca è incentrata sull’analisi dei fabbisogni occupazionali per attivare processi di sinergie fra chi propone la formazione in area umanitaria e il mondo del lavoro. Inoltre si stanno esplorando i contesti normativi delle due figure professionali ed i percorsi per formalizzarle.
La ricerca intende valorizzazione le esperienze di intervento per la pace, di mediazione e le iniziative per la trasformazione costruttiva dei conflitti promosse in Italia da amministrazioni locali e centrali, Università, mondo del lavoro e società civile organizzata.
La ricerca prevede:
Un seminario a Firenze il 12 giugno (vedi programma di seguito);
un seminario a Napoli dal titolo "Mediatori interculturali e operatori di pace; figure professionali e contesti normativi". (Da svolgersi a fine giugno/inizio luglio);
cinque focus group (nelle Marche, in Piemonte, Campania, Umbria e Toscana), incontri in cui le esperienze dei diversi territori oggetto della ricerca vengono messi a confronto;
un convegno finale a Bolzano il 28 settembre;
e la pubblicazione dei risultati del progetto.
I seminari ed il convegno finale sono a partecipazione libera. Il programma definitivo verrà inviato telematicamente nelle prossime comunicazioni di servizio ed a chi ne fa richiesta. E’ gradita la prenotazione. Per ulteriori informazioni contattare la segreteria del Centro Studi Difesa Civile in via Salaria 89, 00198 Roma, mail: d.garciaduranti@..., tel. 06-8419672 (dalle 11,00 alle 16,00).
Alle organizzazioni interessate a queste tematiche chiediamo di inoltrare questa nota informativa ai propri associati
Programma del seminario di Firenze - 12 giugno 2006
"Professione mediatore. I profili e le competenze; gli standard formativi e le prospettive di lavoro"
Auditorium del Consiglio Regionale ore 9,30 - 18,30, via Cavour 4 (zona Duomo)
Ore 9.30. Apertura del seminario
Saluto dell’Assessore regionaleall'istruzione, alla formazione e al lavoro
Gianfranco Simoncini
Ore 10 –11.30presentazione del lavoro di Ricerca
Introduce e presiede Prof. Enrico Cheli
direttore CIRPAC (Centro interuniversitario di ricerca per la pace, l'analisi e la mediazione dei conflitti)
Obiettivi, contenuti e stato della ricerca
Relazione del direttore scientifico della ricerca
Prof. Francesco Tullio CIRPAC (Centro interuniversitario di ricerca per la pace, l'analisi e la mediazione dei conflitti)
Formazione e profilo professionale dell’operatore di pace
Dott.sa Giulia Allegrini (Fondazione Langer)
Formazione e profilo professionale del mediatore interculturale
Dott. Sandro Mazzi (Università di Firenze)
Analisi del mercato del lavoro
Dott.sa Nadia Nur (Fields Roma)
Ore 11.30 Coffee Break
Ore 12 – 13.30 Interventi su esperienze operative e di formazione
Presiede e coordina Prof.ssa Giovanna Ceccatelli Gurrieri
Presidente Corso di laurea Operazioni dipace, gestione e mediazione dei conflitti
Università di Firenze
Dott.saAnna Totolo, Regione Piemonte, coordinatrice del progetto interregionale sulla “Descrizione e certificazione delle competenze e famiglie professionali”
Le competenze professionali in una prospettiva di integrazione tra formazione e lavoro
Prof. Paolo Salvatore Nicosia, Università di Pisa
La mediazione, strumento di coesione sociale
Edoardo Martinelli,scuola di Barbiana,
Dalla obiezione di coscienza alle proposte costruttive di mediazione e pace
Ram Chandra Paudel, Presidente della ONG Children Nepal
Il ruolo dei Corpi di Pace e della solidarietà internazionale in Nepal.
La relazione verrà svolta in inglese e tradotta in sequenza.
Ore 13.30-15 pausa pranzo
Ore15 Introduzione ai lavori del pomeriggio e costituzione dei gruppi di lavoro
Ore 15.30-17.30 lavoro dei gruppi
Gruppo A: IMediatori Interculturali. Competenze, attività, standard formativi.(Coordinano Sandro Mazzi e Anna Belpiede )
Gruppo B: Gli Operatori di Pace. Funzioni e prospettive. (Coordinano Giulia Allegrini e Marco Mayer)
Gruppo C: L’inserimento nel mercato del lavoro. Un traguardo raggiungibile?(Coordinano Nadia Nur e Francesco Tullio)
Ore 17.30 Report dei gruppi di lavoro
Relazione dei Gruppi di lavoro in riunione plenaria, discussione. Conclusioni
Ore 18.30Saluti e Chiusura dell’Incontro
Per la segreteria del convegno contattare: dott.ssa Silvia Paoletti
Pacedifesa è la newsletter telematica del Centro Studi Difesa Civile: uno strumento per informare i cittadini circa le ricerche, le attività e le proposte dei gruppi della società civile, locale ed internazionale, per la risoluzione dei conflitti. Per iscriverti clicca qui
ho mandato questa lettera ad alcuni giornali.............
Norma
Le parate militari sembrano il corrispondente umano del battersi il petto del gorilla e della gobba del gatto: ostentazioni di forza per atterrire i nemici. Ma, a differenza di quelle, sono piuttosto costose e decisamente rifiutate da chi non dimentica che l'Italia è attualmente coinvolta in Iraq ed in Afganistan in due guerre certamente non difensive della patria.
Il nuovo ministro della difesa ha dichiarato che «la parata del 2 giugno non si tocca», perché è una «festa popolare che la gente ama». Sarebbe facile ribattere elencando una serie di cose "che la gente ama" ma non riesce ad ottenere.
Invece si può fare una controproposta al ministro, al presidente della repubblica ed al presidente della camera che si apprestano ad assistere alla parata ed a dichiarare di amare la pace sopra ogni altra cosa: facciamo sfilare i soldati italiani senza armi. Lasciamo in caserma carri armati, missili, razzi e fucili mitragliatori; e lasciamo che la "gente" si domandi se non se ne potrebbe fare a meno ed in quanti altri modi potrebbe essere usato il danaro che costano. E pensiamo in quanti modi realmente utili alla pace ad all'umanità potrebbero essere impiegati quelle migliaia di uomini e donne in divisa. Norma Bertullacelli 010 5740871 347 3204042
In realtà da questa foto non si capisce nulla di ciò che stanno facendo...
Ci voleva una didascalia esplicativa. Sono andato nel sito. E' del partito umanista di Salta, in Argentina (Ema!...). C'è un filmato poco chiaro di un'azione a Salta. Stranamente non ho visto nulla sui desaparecidos
La cosa più interessante è la traduzione di lunghi testi (Semelin, Ebert, Non-violence Actualité...) sui casi storici di lotte nonviolente. Di italiano conoscono solo il partito umanista.
2 giugno. Bertinotti: vado alla parata, ma preferirei avvenisse con la divisa della pace
Fausto Betinotti
Roma, 19 maggio 2006
"Personalmente preferirei che la Festa della Repubblica avvenisse con un divisa di pace...". Fausto Bertinotti, presidente della Camera, conferma la sua presenza alla parata militare del 2 giugno. "Ma se mi si chiedesse se personalmente preferirei che la Festa della Repubblica avvenisse con una divisa di pace, certo lo preferirei".
"Faccio il presidente della Camera - sottolinea - in questo momento tutte le cerimonie ufficiali mi vedono impegnato perche' rappresento tutti". "E nel momento in cui la cerimonia e' cosi' organizzata e' mio dovere essere presente con tutta lealta"'. Il presidente della Camera parla interpellato a margine di un incontro con la Comunita' di Sant' Egidio, a Montecitorio.
Susanna carissima tu poni una questione fondamentale, mai risolta una volta per
tutte, sulla distinzione tra consapevole diniego e tabù. Chissà se ci sarà dato
parlarne faccia a faccia. Intanto un bacio (ahimè) virtuale
Daniele
---------- Initial Header -----------
From : MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
To : "MIR-riconciliazione" MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
Cc :
Date : Fri, 19 May 2006 12:19:47 +0200
Subject : [MIR-riconciliazione] NON aderisco: Unicredit e nucleare
> Non sono d'accordo sul fatto che finanziare la costruzione di una centrale
nucleare in Bulgaria sia da considerare come un 'traffico poco etico'. Purtroppo
l'allegato nella mailing list non arriva, quindi spero che i problemi di
sicurezza a cui si accenna nell'e-mail siano dovuti unicamente a fattori di
insicurezza politico-sociale del paese in oggetto.
> In caso contrario mi spiacerebbe enormemente una demonizzazione dell'energia
nucleare (in questa mailinglist sempre distintasi per rispetto, correttezza e
ricerca della verità)in quanto:
> credo che la risoluzione dei problemi energetici mondiali (e dei correlati
conflitti) dipenda da un cambiamento nell'USO dell'energia (leggi sobrietà,
decrescita, ecc.) e nell'investimento di risorse nella ricerca e nel
finanziamento agevolato in produzione e consumo di energia rinnovabile
decentralizzato (eolico, geotermico, solare, fotovoltaico).
> Credo che in ogni caso sia malsano criminalizzare una fonte energetica non
rinnovabile (per ignoranza e paura incosciente)
> rispetto alle altre come le centrali termoelettriche, in quanto TUTTI (o
quasi) continuamo a consumare così tanta energia sproporzionatamente con questi
livelli di SPRECO, utilizzando
> in gran parte energia proveniente dalla combustione di petrolio con ciò che
questo comporta (guerre, inquinamento, malattia e MORTE per inquinamento
dell'aria).
> Un grosso incidente nucleare avvenuto in condizioni di tecnologia e sicurezza
medioevali rispetto alle attuali, non può condizionare la mente di persone
aperte. Le centrali termoelettriche quante morti all'anno causano per tumori
alle vie respiratorie?
> Un caro saluto,
> Susanna
>
> From : MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
> To : locascio.francesco@...,"mir"
mir-riconciliazione@yahoogroups.com, segreteria@...
> Cc :
> Date : Fri, 19 May 2006 10:13:13 +0200
> Subject : [MIR-riconciliazione] R: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit
e nucleare
>
>
>
>
>
>
>
> > Io sono d'accordo.
> > Ciao!
> > Giovi
> >
> > -----Messaggio originale-----
> > Da: locascio.francesco@...
[mailto:locascio.francesco@...]
> > Inviato: giovedì 18 maggio 2006 14.34
> > A: mir; segreteria@...
> > Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
> >
> >
> > ancora banche ....
> > Penso che come MIR potremmo aderire formalmente.
> > Forse potrebbe essere il caso di discutere in assemblea del ontributo che
possiamo dare al boicottaggio delle aziende coinvolte in traffici poco etici.
> > Francesco
> >
> >
> >
> >
> > Da: "Andrea Baranes" < <mailto:abaranes@...> abaranes@...>
> > A: < <mailto:coordinamento@...> coordinamento@...>
> > Oggetto: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
> > Data: giovedì 18 maggio 2006 13.30
> >
> > Ciao,
> > la banca Unicredit e' interessata a finanziare la realizzazione di un
> > impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera
> > che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza
> > dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni
> > internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a
> > Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto.
> >
> > Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera. Chiederei se
> > possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che
> > vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza per
> > raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare l'eventuale
> > adesione direttamente a me per non intasare la lista.
> >
> > Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma penso che molte
> > organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di
> > una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete fare
> > girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni.
> >
> > Grazie per l'attenzione, a presto,
> > Andrea Baranes
> >
> > ----- Original Message -----
> > From: "Andrea Baranes" < <mailto:abaranes@...> abaranes@...>
> > To: < <mailto:coordinamento@...> coordinamento@...>
> > Sent: Thursday, May 18, 2006 1:32 PM
> > Subject: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
> >
> >
> > > Ciao,
> > > la banca Unicredit e' interessata a finanziare la realizzazione di un
> > > impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera
> > > che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza
> > > dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni
> > > internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a
> > > Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto.
> > >
> > > Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera. Chiederei se
> > > possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che
> > > vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza
per
> > > raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare
l'eventuale
> > > adesione direttamente a me per non intasare la lista.
> > >
> > > Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma penso che molte
> > > organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di
> > > una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete
fare
> > > girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni.
> > >
> > > Grazie per l'attenzione, a presto,
> > > Andrea Baranes
> > >
> >
> > Il contenuto e gli allegati di questo messaggio sono strettamente
> > confidenziali, e ne sono vietati la diffusione e l'uso non autorizzato.
> >
> > Le opinioni ivi eventualmente espresse sono quelle dell'autore: di
> > conseguenza il messaggio non costituisce impegno contrattuale tra
> > il Gruppo Sanpaolo ed il destinatario, e la banca non assume
alcuna
> > responsabilita' riguardo ai contenuti del testo e dei relativi allegati,
> > ne' per eventuali intercettazioni, modifiche o danneggiamenti.
> >
> > Qualora il presente messaggio Le fosse pervenuto per errore, Le saremmo
> > grati se lo distruggesse e, via e-mail, ce ne comunicasse l' errata
> > ricezione all'indirizzo postmaster@....
> >
> >
> > This e-mail (and any attachment(s)) is strictly confidential and for use
> > only by intended recipient(s). Any opinions therein expressed are those
> > of the author. Therefore its content doesn't represent any commitment
> > between Sanpaolo Group and the recipient(s) and no liability or
> > responsibility is accepted by Sanpaolo Group for the above mentioned
> > content.
> >
> > Sanpaolo IMI S.p.A. is a Bank authorised by Banca d'Italia; Sanpaolo IMI
> > S.p.A., London Branch, is regulated by the Financial Services Authority
> > for the conduct of investment business in the UK.
> >
> > If you are not an intended recipient(s), please notify
> > postmaster@... promptly and destroy this message.
> >
>
>
>
> :::
>
> www.MirItalia.org
> www.riconciliazione.it
> www.ifor.org
> Link utili di Yahoo! Gruppi
>
>
>
>
>
>
>
Non sono d'accordo sul fatto che finanziare la costruzione di una centrale
nucleare in Bulgaria sia da considerare come un 'traffico poco etico'. Purtroppo
l'allegato nella mailing list non arriva, quindi spero che i problemi di
sicurezza a cui si accenna nell'e-mail siano dovuti unicamente a fattori di
insicurezza politico-sociale del paese in oggetto.
In caso contrario mi spiacerebbe enormemente una demonizzazione dell'energia
nucleare (in questa mailinglist sempre distintasi per rispetto, correttezza e
ricerca della verità)in quanto:
credo che la risoluzione dei problemi energetici mondiali (e dei correlati
conflitti) dipenda da un cambiamento nell'USO dell'energia (leggi sobrietà,
decrescita, ecc.) e nell'investimento di risorse nella ricerca e nel
finanziamento agevolato in produzione e consumo di energia rinnovabile
decentralizzato (eolico, geotermico, solare, fotovoltaico).
Credo che in ogni caso sia malsano criminalizzare una fonte energetica non
rinnovabile (per ignoranza e paura incosciente)
rispetto alle altre come le centrali termoelettriche, in quanto TUTTI (o quasi)
continuamo a consumare così tanta energia sproporzionatamente con questi livelli
di SPRECO, utilizzando
in gran parte energia proveniente dalla combustione di petrolio con ciò che
questo comporta (guerre, inquinamento, malattia e MORTE per inquinamento
dell'aria).
Un grosso incidente nucleare avvenuto in condizioni di tecnologia e sicurezza
medioevali rispetto alle attuali, non può condizionare la mente di persone
aperte. Le centrali termoelettriche quante morti all'anno causano per tumori
alle vie respiratorie?
Un caro saluto,
Susanna
From : MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
To : locascio.francesco@...,"mir"
mir-riconciliazione@yahoogroups.com, segreteria@...
Cc :
Date : Fri, 19 May 2006 10:13:13 +0200
Subject : [MIR-riconciliazione] R: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e
nucleare
> Io sono d'accordo.
> Ciao!
> Giovi
>
> -----Messaggio originale-----
> Da: locascio.francesco@... [mailto:locascio.francesco@...]
> Inviato: giovedì 18 maggio 2006 14.34
> A: mir; segreteria@...
> Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
>
>
> ancora banche ....
> Penso che come MIR potremmo aderire formalmente.
> Forse potrebbe essere il caso di discutere in assemblea del ontributo che
possiamo dare al boicottaggio delle aziende coinvolte in traffici poco etici.
> Francesco
>
>
>
>
> Da: "Andrea Baranes" < <mailto:abaranes@...> abaranes@...>
> A: < <mailto:coordinamento@...> coordinamento@...>
> Oggetto: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
> Data: giovedì 18 maggio 2006 13.30
>
> Ciao,
> la banca Unicredit e' interessata a finanziare la realizzazione di un
> impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera
> che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza
> dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni
> internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a
> Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto.
>
> Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera. Chiederei se
> possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che
> vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza per
> raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare l'eventuale
> adesione direttamente a me per non intasare la lista.
>
> Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma penso che molte
> organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di
> una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete fare
> girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni.
>
> Grazie per l'attenzione, a presto,
> Andrea Baranes
>
> ----- Original Message -----
> From: "Andrea Baranes" < <mailto:abaranes@...> abaranes@...>
> To: < <mailto:coordinamento@...> coordinamento@...>
> Sent: Thursday, May 18, 2006 1:32 PM
> Subject: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
>
>
> > Ciao,
> > la banca Unicredit e' interessata a finanziare la realizzazione di un
> > impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera
> > che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza
> > dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni
> > internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a
> > Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto.
> >
> > Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera. Chiederei se
> > possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che
> > vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza per
> > raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare l'eventuale
> > adesione direttamente a me per non intasare la lista.
> >
> > Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma penso che molte
> > organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di
> > una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete fare
> > girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni.
> >
> > Grazie per l'attenzione, a presto,
> > Andrea Baranes
> >
>
> Il contenuto e gli allegati di questo messaggio sono strettamente
> confidenziali, e ne sono vietati la diffusione e l'uso non autorizzato.
>
> Le opinioni ivi eventualmente espresse sono quelle dell'autore: di
> conseguenza il messaggio non costituisce impegno contrattuale tra
> il Gruppo Sanpaolo ed il destinatario, e la banca non assume alcuna
> responsabilita' riguardo ai contenuti del testo e dei relativi allegati,
> ne' per eventuali intercettazioni, modifiche o danneggiamenti.
>
> Qualora il presente messaggio Le fosse pervenuto per errore, Le saremmo
> grati se lo distruggesse e, via e-mail, ce ne comunicasse l' errata
> ricezione all'indirizzo postmaster@....
>
>
> This e-mail (and any attachment(s)) is strictly confidential and for use
> only by intended recipient(s). Any opinions therein expressed are those
> of the author. Therefore its content doesn't represent any commitment
> between Sanpaolo Group and the recipient(s) and no liability or
> responsibility is accepted by Sanpaolo Group for the above mentioned
> content.
>
> Sanpaolo IMI S.p.A. is a Bank authorised by Banca d'Italia; Sanpaolo IMI
> S.p.A., London Branch, is regulated by the Financial Services Authority
> for the conduct of investment business in the UK.
>
> If you are not an intended recipient(s), please notify
> postmaster@... promptly and destroy this message.
>
Da:
MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
[mailto:MIR-riconciliazione@yahoogroups.com] Per
conto di Ciavarella Giovanni Inviato: venerdì 19 maggio 2006
10.13 A:
locascio.francesco@...; mir; segreteria@... Oggetto: [MIR-riconciliazione] R:
[ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
Io sono d'accordo.
Ciao!
Giovi
-----Messaggio originale----- Da:
locascio.francesco@... [mailto:locascio.francesco@...] Inviato: giovedì 18 maggio 2006
14.34 A: mir; segreteria@... Oggetto: Fw: [ReteDisarmo]
Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
ancora banche ....
Penso che come MIR potremmo aderire formalmente.
Forse potrebbe essere il caso di discutere in assemblea del
ontributo che possiamo dare al boicottaggio delle aziende coinvolte in traffici
poco etici.
Francesco
Da: "Andrea Baranes" <abaranes@...>
A: <coordinamento@...>
Oggetto: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
Data: giovedì 18 maggio 2006 13.30
Ciao, la banca Unicredit
e' interessata a finanziare la realizzazione di un
impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera
che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza
dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni
internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a
Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto.
Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera.
Chiederei se
possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che
vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza per
raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare l'eventuale
adesione direttamente a me per non intasare la lista.
Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma
penso che molte
organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di
una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete fare
girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni.
Subject: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e
nucleare
> Ciao,
> la banca
Unicredit e' interessata a finanziare la realizzazione di un
> impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera
> che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza
> dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni
> internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a
> Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto.
>
> Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera. Chiederei se
> possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che
> vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza
per
> raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare
l'eventuale
> adesione direttamente a me per non intasare la lista.
>
> Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma penso che molte
> organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di
> una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete
fare
> girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni.
>
> Grazie per l'attenzione, a presto,
> Andrea Baranes
>
Il contenuto e gli allegati di questo messaggio sono strettamente
confidenziali, e ne sono vietati la diffusione e l'uso non autorizzato.
Le opinioni ivi eventualmente espresse sono quelle dell'autore: di
conseguenza il messaggio non costituisce impegno contrattuale tra
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ne' per eventuali intercettazioni, modifiche o danneggiamenti.
Qualora il presente messaggio Le fosse pervenuto per errore, Le saremmo
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-----Messaggio originale----- Da: locascio.francesco@... [mailto:locascio.francesco@...] Inviato: giovedì 18 maggio 2006 14.34 A: mir; segreteria@... Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
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Penso che come MIR potremmo aderire formalmente.
Forse potrebbe essere il caso di discutere in assemblea del ontributo che possiamo dare al boicottaggio delle aziende coinvolte in traffici poco etici.
Francesco
Da: "Andrea Baranes" <abaranes@...> A: <coordinamento@...> Oggetto: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare Data: giovedì 18 maggio 2006 13.30
Ciao, la banca Unicredit e' interessata a finanziare la realizzazione di un impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto.
Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera. Chiederei se possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza per raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare l'eventuale adesione direttamente a me per non intasare la lista.
Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma penso che molte organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete fare girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni.
Subject: [ReteDisarmo] Richiesta adesioni: Unicredit e nucleare
> Ciao, > la banca Unicredit e' interessata a finanziare la realizzazione di un > impianto nucleare a Belene, in Bulgaria. Come potete vedere dalla lettera > che vi mando in allegato, i rischi ed i timori legati alla sicurezza > dell'operazione sono enormi. Per questo diverse organizzazioni > internazionali hanno preparato una lettera per chiedere a Unicredit (e a > Citibank, l'altra banca coinvolta) di abbandonare il progetto. > > Vi mando in allegato la versione in italiano della lettera. Chiederei se > possibile l'adesione delle singole organizzazioni a questa lettera, che > vorremmo inviare in tempi brevi alla dirigenza di Unicredit. La scadenza per > raccogliere le adesioni e' il 31 maggio. Vi chiederei di inviare l'eventuale > adesione direttamente a me per non intasare la lista. > > Chiedo scusa se il messaggio e' parzialmente off-topic, ma penso che molte > organizzazioni della rete possano essere interessate al coinvolgimento di > una banca italiana nel nucleare. Vi ringrazio anche se volete / potete fare > girare questo messaggio su altre liste o ad altre organizzazioni. > > Grazie per l'attenzione, a presto, > Andrea Baranes >
Il contenuto e gli allegati di questo messaggio sono strettamente
confidenziali, e ne sono vietati la diffusione e l'uso non autorizzato.
Le opinioni ivi eventualmente espresse sono quelle dell'autore: di
conseguenza il messaggio non costituisce impegno contrattuale tra
il Gruppo Sanpaolo ed il destinatario, e la banca non assume alcuna
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content.
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Guradate, se potete, questa relazione di un corso di educazione alla pace. Si può fare in tanti modi. Questa è una educazione all'umanità, e dunque alla pace, al satyagraha. Ampliare e approfondire gli animi, menti e cuori, è dare respiro al meglio dell'umano, sopra il suo peggio.
Ciao! Enrico
MATERIALI. DALLA RELAZIONE CONCLUSIVA DI UN CORSO DI EDUCAZIONE ALLA PACE [Presentiamo alcuni estratti dalla relazione conclusiva del corso di educazione alla pace svoltosi presso il liceo scientifico di Orte nell'anno scolastico 2005-2006] (da "La nonviolenza è in cammino", n. 1300, del 19-5-06; nbawac@...)
1. Introduzione Come gia' negli scorsi anni scolastici il Corso di educazione alla pace anche durante questo anno scolastico si e' svolto attraverso modalita' centrate sulla corresponsabilizzazione di tutti i partecipanti, sulla costante discussione di tutte le proposte di lavoro, sulla ricerca condivisa, sull'ascolto reciproco di e tra tutte le persone partecipanti. Come gia' negli scorsi anni scolastici il corso ha imperniato la sua proposta di lavoro sulla centralita' epistemologica, assiologica e metodologica della scelta della nonviolenza. Come gia' negli scorsi anni scolastici il corso ha proposto temi, autori ed opere fondamentali per una cultura della pace, della solidarieta', della legalita', della difesa dell'ambiente, del riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani, dell'interpretazione e gestione nonviolenta dei conflitti, della valorizzazione delle diverse tradizioni culturali e dei diversi campi del sapere in una prospettiva globale. Come gia' negli scorsi anni scolastici il corso ha inteso offrire strumenti utili ai partecipanti anche per agire comportamenti di pace nella vita quotidiana e nella trama delle relazioni interpersonali. Gli elementi che hanno maggiormente caratterizzato in modo peculiare il corso di educazione alla pace nel presente anno scolastico sono stati i seguenti: - particolar attenzione al nesso tra dimensione morale e dimensione giuridica; - particolar attenzione ai temi linguistici, ai procedimenti filologici ed alle metodologie scientifiche di interpretazione della realta storica e culturale e di costruzione di modalita' relazionali orientate al riconoscimento dell'altro e alla civile convivenza; - particolar attenzione alla specifica modalita' comunicativa della parola poetica come documento e coscienza di esperienze storiche e culturali, e come strumento espressivo personale; con uno specifico accostamento alle tecniche e alle esperienze creative, cosi' come alle pratiche filologiche, esegetiche ed ermeneutiche relative; - particolar attenzione ai temi dell'educazione civica intrecciati alla pratica educativa lato sensu, alle sue istituzioni ed ai suoi strumenti. * 2. Svolgimento Il corso si e' articolato in 17 incontri pomeridiani con cadenza abitualmente settimanale... A questi incontri vanno aggiunti: la partecipazione del coordinatore del corso all'assemblea d'istituto di dicembre 2005 e la celebrazione della Giornata della memoria il 27 gennaio 2006. * 3. Partecipazione Al corso hanno partecipato 31 studenti, di cui 24 hanno conseguito il previsto credito formativo... * 4. Principali attivita' svolte Premessa: come e' consuetudine del corso, ogni incontro si apre con un giro di presentazione reciproca e di scambio di idee dei partecipanti, e di espressione di opinioni sulle proposte di lavoro del giorno formulate dal coordinatore e da chiunque altri partecipante lo desideri: conseguentemente si scelgono le attivita' su cui col metodo del consenso si raggiunge l'accordo unanime dei partecipanti. Analogamente, ogni incontro si conclude con un giro di opinioni di valutazione del lavoro svolto nel corso della giornata. * I. 17 novembre 2005 - presentazione del corso; - narrazione e commento del racconto brechtiano dell'italiano emigrato e del giudice democratico; - lettura di alcuni articoli della Costituzione della Repubblica Italiana; - presentazione di Piero Calamandrei e lettura di alcuni suoi testi; - riflessione sul concetto di giustizia; - esame della massima "Ama il prossimo tuo come te stesso" (con riferimento alla riflessione su di essa svolta in vari ambiti culturali in cui e' stata elaborata - dal confucianesimo, all'ebraismo, al cristianesimo, fino ad esperienze teoretiche e testimonianze esistenziali contemporanee); - riflessione sulla preferibilita' etica di subire il male anziche' infliggerlo (con riferimento alle analisi elaborate da una lunga tradizione di pensiero che va da Socrate a Gandhi); - riflessione sul dovere morale di opporsi alla violenza e alla menzogna con la scelta della nonviolenza e della nonmenzogna. * II. 23 novembre 2005 - analisi dei diritti umani negati; - analisi specifica dell'oppressione di genere; - riflessione sul comandamento "Non uccidere" come fondamento della convivenza civile; - riflessione sul vedere il dolore degli altri; - visione e interpretazione della Flagellazione di Piero della Francesca; - visione e interpretazione di Nighthawks di Howard Hopper; - visione e interpretazione di alcune opere di Georgia O'Keefe; - visione e interpretazione di alcune opere di Frida Khalo; - lettura, traduzione e commento di due brani da Ethique et infini di Emmanuel Levinas; - lettura, traduzione e commento di Apocalisse, 21, 1-8. * III. 30 novembre 2005 - lettura di Giacomo Leopardi, A se' stesso; - digressione su Saffo, Catullo, Petrarca e la tradizione della poesia amorosa nella cultura occidentale; - riflessione sulla scuola; - esercitazione: gruppi di affinita' e metodo del consenso; - individuazione col metodo del consenso dei temi di maggior interesse da approfondire durante il corso. * IV. 14 dicembre 2005 - commemorazione di Marco Mariani; - riflessione sull'oppressione di genere; - riflessione sulle istituzioni totali; - riflessione sui diritti umani e sulla Dichiarazione universale dei diritti umani; - riflessione sul riconoscimento dei diritti umani nella Costituzione della Repubblica Italiana; - lettura di una testimonianza di una donna viterbese reclusa in manicomio; - esercizio di interpretazione di immagini; - presentazione di Hannah Arendt; - presentazione di Simone Weil; - presentazione di Virginia Woolf; - presentazione di Simone de Beauvoir; - presentazione di Christa Wolf; - lettura, canto e commento di canzoni di Fabrizio De Andre'. * * 19 dicembre 2005: assemblea d'istituto - assemblea dedicata ai problemi della scuola, vi ha preso parte tra i relatori invitati anche il coordinatore del corso di educazione alla pace. * V. 21 dicembre 2005 - ancora un ricordo di Marco Mariani; - riflessione su Simone Weil; - riflessione sull'assemblea d'istituto svoltasi il 19 dicembre 2005 ed approfondimento di alcuni temi in essa emersi: - le esperienze dei movimenti studenteschi; - le riforme scolastiche in Italia nel Novecento; - quesioni di edilizia scolastica e di competenze amministrative. * VI. 11 gennaio 2006 - lettura, traduzione e commento dei vv. 11288-12303 del Faust di Goethe; - commento del distico dantesco "fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza" (Inf., XXVI, 119-120); - presentazione dell'episodio di Se questo e' un uomo in cui Primo Levi racconta e traduce il canto dantesco di Ulisse a un compagno di prigionia nel lager; - riflessione sul respiro, la voce, la musica, la lentezza; - presentazione di poetesse: Saffo, Anna Achmatova, Ingeborg Bachmann, Luce Fabbri; - lettura di testi di Saffo nelle traduzioni di Salvatore Quasimodo e Manara Valgimigli. * VII. 18 gennaio 2006 - presentazione di Norberto Bobbio; - presentazione di Aldo Capitini; - analisi di aspetti fisiologici e psicologici della pratica della lettura ad alta voce; - presentazione di Emily Dickinson e lettura e commento di sue poesie. * * 27 gennaio: giornata della memoria della Shoah Incontro mattutino con studenti di varie classi - presentazione e lettura della legge istitutiva del Giorno della memoria; - lettura e commento di testi di Primo Levi. * VIII. I febbraio 2006 - prosecuzione della riflessione sulla giornata della memoria; - presentazione di Erasmo da Rotterdam; - riflessione sulla lettura e sulla scrittura; - lettura di alcuni testi di Franco Fortini; - lettura di un brano da un testo di Guenther Anders. * IX. 8 febbraio 2006 - presentazione di Martin Luther King; - lettura di un testo di Ernesto Balducci; - lettura di alcuni testi di Bertolt Brecht; - analisi di alcune questioni giuridiche; - le ragioni giuridiche del ripudio dell'uccidere; - analisi di alcuni temi relativi all'incontro interculturale; - alcuni temi fondamentali per una conoscenza storicamente e filologicamente adeguata dell'Islam; - riflessione sull'importanza e le modalita' dell'impegno contro la mafia. * X. 15 febbraio 2006: - presentazione di alcuni testi di Aldo Capitini; - presentazione di alcuni testi di Jean-Marie Muller; - presentazione e lettura di alcune traduzioni poetiche di Cristina Campo; - riflessione sulla parabola del circolo scacchistico di Vienna. * XI. 22 febbraio 2006: - presentazione dell'opera poetica di Adrienne Rich; - presentazione di alcune figure di costruttori e costruttrici di pace; - esercizio di scrittura: gioco del "fra vent'anni"; - esercizio di scrittura: gioco del "cadavere squisito". * XII. I marzo 2006: - riflessione sul tema dell'opera aperta e la cooperazione del lettore-esecutore all'opera d'arte; - presentazione del saggio bibliografico di Enrico Peyretti, Difesa senza guerra; - presentazione del saggio della storica Anna Bravo sulla Resistenza civile; - lettura di un testo di Danilo Dolci su Aldo Capitini e presentazione delle loro figure; - esercitazione: composizione di un sonetto. * XIII. 8 marzo 2006: - riflessione sull'8 marzo e sull'oppressione di genere; - riflessione sull'uso formale e creativo del linguaggio; - presentazione dell'esperienza dell'Oulipo; - presentazione e commento di alcuni testi oulipiennes di Italo Calvino; - lettura, traduzione e commento di Ernesto Cardenal, Oracion por Mariliyn Monroe; - lettura e commento di William Shakespeare, Otello, atto III, scena III. * XIV. 23 marzo 2006: - presentazione della rivista "Azione nonviolenta" fondata da Aldo Capitini nel 1964; - riflessione sul concetto di nonviolenza (con un esame filologico dei termini gandhiani desunti dal sanscrito di ahimsa e satyagraha); - esercitazione sul "Dilemma di Sancho"; - riflessione su logica e morale. * XV. 5 aprile 2006: incontro con don Carlo Sansonetti e Lorella Pica sule esperienze di solidarieta' dell'associazione "Sulla strada" in Guatemala e Costarica. * XVI. 26 aprile 2006: verifiche e definizione della relazione conclusiva. * XVII. 3 maggio 2006: - riflessione sui poteri attribuiti al Presidente della Repubblica Italiana; - riflessione su questioni di didattica e docimologia nella pratica scolastica attuale; - riflessione sulle tecniche della composizione poetica e sulle modalita' di esecuzione (con analisi specifica di alcuni filoni tradizionali, come quello della pratica poetica come agone: dal mito greco della tenzone poetico-musicale di Apollo e Marsia, alle composizioni dialogiche-oppositive "per le rime", al "contrasto" dei poeti a braccio, alle sfide dei rappers); - lettura di Dante, Inf., XV. * 5. Materiali messi a disposizione dei partecipanti A tutti i partecipanti sono stati messi a disposizione vari testi su cui si e' di volta in volta lavorato ed ulteriore documentazione ancora. * 6. Attribuzione del credito formativo L'attribuzione del credito formativo e' stata effettuata sulla base dei criteri ormai consolidati costantemente utilizzati anche nei precedenti anni scolastici e nuovamente esplicitamente confermati... * 7. Valutazione del corso Il corso ha ottenuto un adeguato apprezzamento da parte dei partecipanti. Sono state particolarmente apprezzate: la presentazione di autrici ed autori precedentemente scarsamente conosciuti o del tutti ignoti; il modo di lavorare cooperativo e fondato sull'ascolto reciproco, il rispetto per tutte le opinioni, il metodo del consenso, la costruzione di relazioni di fiducia e solidarieta'... * 8. Questa relazione La presente relazione e' stata stesa... sulla base delle indicazioni emerse lungo tutti gli incontri (una parte di ciascuno di essi e' stata dedicata alla riflessione sul corso stesso), ed in particolare sulla base dell'incontro del 26 aprile 2006, interamente dedicato alla valutazione del corso. * 9. Ringraziamenti Come di consueto si rivolge un grato ringraziamento a tutte le persone che hano consentito lo svolgimento del corso con la loro partecipazione o collaborazione... * 10. Un ricordo Vogliamo concludere questa sintetica relazione ricordando Marco Mariani, deceduto nello scorso dicembre, che del corso di educazione alla pace del liceo scientifico di Orte e' stato fin dal primo anno un amico prezioso e un collaboratore stupendo per generosita', bonomia, affetto. Alla sua memoria, alla sua meravigliosa umanita', vogliamo dedicare il nostro lavoro di quest'anno...
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Sebbene non ci siano attualmente
stime precise, gli iracheni cristiani residenti nel paese fino a prima della
guerra del 2003 erano circa 600.000. Nella maggior parte dei casi la loro
origine risale a quelle popolazioni dell’antica Mesopotamia che accolsero
nel I secolo dopo Cristo la parola del Vangelo lì predicata da San Tommaso Apostolo. La chiesa che nacque, e che si diffuse
fino in Cina, aveva il suo centro in quei territori di confine contesi dalle
due superpotenze dell’epoca, l’Impero Romano e quello Persiano, ma
in realtà gravitò sempre nell’orbita persiana fino a staccarsi
completamente da quella romana nel 431, quando ad Efeso fu dichiarata eretica
con l’accusa di aver abbracciato la dottrina di Nestorio,
Vescovo di Costantinopoli, che sosteneva la duplice natura - umana e divina -
di Cristo, al punto di negare a Maria l’appellativo di “Theotokos” (Madre di Dio) per riservarle solo quello
di “Christotokos” (Madre di Cristo).
Nel VII secolo l’Islam iniziò
a diffondersi in Medio Oriente e la chiesa dell’Est
iniziò il suo declino che raggiunse il punto massimo nel XVI secolo quando,
sulla spinta dell’opera dei missionari occidentali presenti
nell’impero ottomano, ed a causa di dispute riguardanti la successione
patriarcale, una parte dei suoi fedeli e dei suoi vescovi decise di tornare nel
seno della chiesa di Roma. Era il 1553 e nasceva la chiesa
cattolica caldea che ora accoglie circa il
75% dei cristiani in Iraq.
Con il passare dei secoli altre chiese si diffusero
nell’attuale Iraq, e nel 2003, prima della caduta del regime di Saddam
Hussein, se ne contavano ben tredici. [1]
I cristiani in Iraq, quindi, sono sempre esistiti, ma
certo non hanno avuto vita facile.
Riferendoci solo al recente passato, ad esempio, la loro
situazione iniziò a peggiorare dopo la sconfitta dell’Iraq nel 1991. La
guerra contro l’Iran, (1980-1988) quella del 1991, e l’embargo
imposto dalle Nazioni Unite all’indomani dell’invasione irachena
del Kuwait (2 agosto 1990) avevano distrutto l’economia del paese. Le tentate rivolte sciita e curda successive alla sconfitta
irachena in Kuwait avevano promosso una “stretta” del regime che si
sentiva minacciato e che, dovendo controllare il taciuto, ma reale, scontento
popolare scelse, per farlo, di utilizzare la religione come fattore unificante,
in grado di canalizzare la protesta indirizzandola verso i nemici esterni.Questa politica di de-laicizzazione
dello stato si concretizzò a metà degli anni90 con la “Campagna
di Fede.” Le moschee, sempre più luoghi di distribuzione di
aiuti e lavoro oltre che di culto, assunsero una rinnovata e maggiore
importanza; la loro costruzione, malgrado
l’ufficiale carenza di materie prime dovuta all’embargo, procedeva
a ritmi vertiginosi; gli imam riecheggiavano dai pulpiti
le accuse all’occidente e la glorificazione del regime. Naturale
completamento dell’islamizzazione del paese fu
la parallela marginalizzazione dei suoi cittadini
cristiani. Non si trattò di persecuzione violenta ed organizzata,
quanto piuttosto di una serie di decreti che colpirono quella minoranza, e che
erano volti a minarne le radici religiose e la stessa identità. Se
l’insegnamento del Sacro Corano, ad esempio, fu imposto
in tutte le scuole di ogni ordine e grado, quello della religione cristiana fu
di fatto impedito, e se fino al 2002al
cristiano era possibile dichiarare la propria fede sui documenti, dalla metà di
quell’anno l’unica alternativa a “musulmano” divenne
l’essere un “non musulmano,” passando praticamente da un
“essere” soggetto religioso ad un “non esserlo”
potenzialmente molto pericoloso in un paese sempre più rivolto alla fede.
“Come iracheni soffriamo della guerra e
dell’embargo come i nostri fratelli musulmani, come cristiani però
soffriamo più di loro.” Con queste parole Monsignor ShleimunWarduni,
patriarca vicario dei caldei, ben riassunse la situazione della sua comunità
alla vigilia della guerra annunciata del 2003.
Una guerra che si sarebbe rivelata
disastrosa. Gli iracheni,
tutti gli iracheni, erano consci che in mancanza della revoca
dell’embargo, un provvedimento che avrebbe potuto portare col tempo al
rovesciamento del regime dall’interno, ma che non avrebbe fatto comodo né
agli Stati Uniti né allo stesso Saddam Hussein, l’unica alternativa per
risolvere la situazione di stallo fosse la guerra.
Nessuno però avrebbe potuto immaginare la sciagurata gestione del paese passato
sotto controllo americano, e certo i cristiani non
pensavano che la loro situazione sarebbe addirittura peggiorata.
E’ qui però necessaria una
precisazione. La maggioranza dei cristiani iracheni vive a Baghdad e nel nord
del paese governato dai curdi. La situazionedi queste due comunità è attualmente
così diversa da imporre, per ragioni di tempo, di parlare solo di quella che
vive nel territorio controllato dal governo centrale. Solo un accenno, quindi,
al fatto che i cristiani che vivono nel territorio settentrionale godono per
ora di una situazione di maggiore sicurezza e benessere che non è comunque
esente da rischi di future, quando non già presenti - come denunciato da più
parti - persecuzioni da parte dello stesso governo curdo intenzionato a “curdizzare” il proprio territorio assorbendone tutte
le componenti, anche quelle non musulmane.
Per tornare ai cristiani che vivono nel centro-sud del
paese la situazione che vivono è talmente grave che la stessa
sopravvivenza della comunità è in pericolo. Omicidi, rapimenti,
attentati, in numero ben maggiore di quanto trapeli dai nostri mezzi di
informazione, sono all’ordine del giorno in Iraq e colpiscono indistintamente
“tutti” gli iracheni, ma la percezione che una comunità minoritaria
ha di questi atti di violenza è, ovviamente maggiore: è quella di una violenza
mirataa loro
proprio in quanto cristiani, accomunati per religione alle truppe occupanti e sempre
più spesso definiti apertamente “kuffar,”
infedeli.
Ma, bisogna chiedersi, la situazione che gli iracheni
cristiani stanno vivendo è frutto di uno scontro di religione?Anche, ma non solo.La violenza di cui i cristiani sono vittime,
e gli stessi scontri tra sunniti e sciiti sembrerebbero provarlo. Sicuramente
ci sono in Iraq degli elementi che, ispirati da una visione islamica violenta
ed esclusivista, vogliono eliminare gli infedeli dal paese sull’onda
dell’re-islamizzazione iniziata con Saddam Hussein
e portata a termine in tre anni in cui le componenti religiose hanno di fatto riempito i vuoti lasciati dall’assenza di
governo e strutture di controllo.
La mia impressione però è che si tratti di una parte
minoritaria, e che quella che è in atto, almeno per ora, più che una guerra di
religione, sia una guerra di potere
che tende ad eliminare ogni componente non omogenea al proprio gruppo per
occuparne il posto economico, e di conseguenza politico. Una guerra che
trascende la dimensione religiosa per inserirsi nella visione molto più terrena del vero motivo di scontro in Iraq: il controllo delle sue enormi risorse naturali che nessuna
delle parti in causa vuole cedere, e che necessita, inevitabilmente,
dell’eliminazione fisica o politica di ogni antagonista.
Di questa guerra ogni gruppo in Iraq è vittima, ma la
particolare realtà socio-politica fa si che alcuni
gruppi siano più a rischio di altri perché manchevoli di alcune garanzie
fondamentali per la sopravvivenza in un paese che, malgrado i tronfi proclami,
“non è” sotto controllo.
Per tornare ai cristiani gli elementi che ad essi mancano e che li metterebbero, se ci fossero, in una
posizione di maggiore forza sono quattro.
·Le milizie. I
cristiani sono armati come tutti in Iraq, e persino i sacerdoti quando
necessario lo sono, ma non possono contare, per numero e tradizione, su una
vera e propria milizia in grado di difenderne “manu
militari” i diritti e le libertà. Non è così invece per le altre
componenti del paese che, malgrado le dichiarate intenzioni
dei governi passati e di quello attuale, e malgrado l’articolo 9b della
costituzione approvata il 15 ottobre 2005 preveda un solo esercito nazionale, non hanno
nessuna intenzione, almeno al presente, di rinunciare alle proprie forze
armate. Non lo vuole il governo curdo che conta sui suoi 70.000 “peshmerga” per
difendere il territorio da esso governato, e per
sfruttarne la forza nel caso eventuale di una lotta per la sua indipendenza.
Non lo vuole la componente sciita le cui due maggiori milizie, l’esercito del Mahdi che fa capo a Moqtada Al Sadr, e l’esercito del Badr che fa
riferimento allo SCIRI, (Supreme Council ofIslamic
Revolution in Iraq) non solo già controllano il sud del paese, quanto
rappresentano un’enorme leva nel gioco dell’assegnazione del
potere. Ruolo che i sunniti, d’altro canto, riconoscono non alle proprie
milizie, che ufficialmente non esistono, ma alla miriade di formazioni militari
clandestine che in questi tre anni si sono opposti sia all’occupazione
straniera, sia alla normalizzazione interna del paese per preservare i diritti
di un gruppo apparentemente destinato a rimanere fuori da
tali giochi per il ruolo da esso svolto durante il passato regime, e per le
modeste risorse naturali del territorio che occupa, se confrontate con quelle
del nord curdo e del sud sciita. Priva di milizia come i cristiani è invece la
comunità turcomanna, che però
può contare su un altro dei quattro elementi di protezione: l’eventuale
appoggio esterno.
·L’appoggio esterno. Che l’Iran appoggi
gli sciiti è chiaro. A livello politico ed economico il far rientrare la
comunità sciita irachena (60% della popolazione) nell’orbita di Teheran è
un boccone ghiotto, e l’influenza iraniana è tale che persino gli Stati
Uniti hanno avviato contatti riservati con il governo di MahmoudAhmadinejad per cercare di tirarsi fuori
dal pantano iracheno. I curdi, invece, potrebbero
contare sull’appoggio di Israele. Non
arabi, non arabofoni e sostanzialmente laici, essi sono
per Tel Aviv l’alleato naturale nel cuore del Medio Oriente arabo, una
“testa di ponte” incuneata profondamente nel cuore dei paesi
musulmani ad esso vicini e non vincolati da un
trattato di pace. Più complesso il caso dei sunniti che se non possono far
riferimento ad uno stato in particolare sicuramente hanno dalla loro parte le
forze che si oppongono allo smembramento dell’Iraq, e che avrebbero
inoltre il dovere di dimostrare la propria solidarietà nel caso in cui i
diritti dei propri correligionari risultassero a rischio per l’emergere
di forze preponderanti ad essi contrari. I turcomanni
potrebbero sempre invocare la protezione della Turchia anche se l’atteggiamento di Ankara a
proposito rimane altalenante e legato alla situazione contingente: di eventuale
intervento nel caso in cui l’indipendenza curda dovesse divenire una
minaccia reale, meno aggressivo in quello in cui la regione curda irachena
dovesse rientrare nell’ambito dello stato nazionale e non rappresentare
quindi più un pericoloso esempio per la popolazione curda turca. Nessuno stato,
ma neanche nessun gruppo, invece, potrebbe ergersi a difesa dei cristiani.
Laddove per difesa si intende non tanto l’intervento armato
dall’esterno – davvero improbabile – ma il supporto economico
e militare al proprio gruppo di riferimento. In assenza di milizie cristiane
tale intervento sarebbe infatti inutile. I cristiani
iracheni, inoltre, non possono contare neanche sull’appoggio morale
esterno, un appoggio che dovrebbe per prima cosa fondarsi sulla conoscenza della realtà e della stessa esistenza di questa
comunità che in verità non ha mai ricevuto l’attenzione che merita, e che
dovrebbe inoltre superare lo scoglio dell’essere considerato “politicamente scorretto” in un periodo di forti
tensioni tra mondo cristiano e mondo musulmano.
·Le tribù. Per mantenere il controllo del paese negli anni
bui che seguirono le guerre e l’implementazione dell’embargo oltre
alla re-islamizzazione del paese il regime di Saddam
Husseinpuntò
sulla riconsolidamento del sistema tribale che il Baath
aveva nei primi tempi cercato di dissolvere sostituendo ai valori di fedeltà
tribali quelli di fedeltà alla nazione, al partito ed allo stesso capo supremo.
Retaggio dell’antica organizzazione nomade, il sistema tribale servì al
regime per il controllo del territorio e come serbatoio di giovani per la leva.
La politica della retribuzione dei capi tribù con territori, regalie ed armi,
inoltre, ne assicurava la fedeltà e potevaessere sfruttata, secondo la logica
del “divide et impera” per mantenere le
tribù in un continuo stato di “guerra non belligerante”tra di loro che consentiva al regime di
neutralizzarne il potere e di muoverne le politiche, e le forze, secondo le
necessitàdel momento.Conseguentemente al vuoto creato dalla
sciagurata decisione dell’allora plenipotenziario USA in Iraq, Paul
Bremer, a maggio del 2003 l’esercito e la polizia irachena vennero disciolti in nome di una pretesa politica di de-baathitificazione del paese. Senza controllo e senza
leggi la popolazione irachena si rivolse per i bisogni, la soluzione delle dispute,
la protezione, proprio a quel sistema tribale che in molti casi, ma non tutti,[2]ricalca
nei modelli le divisioni religiose ed etniche all’interno del paese.
Una
risorsa cui i cristiani, invece, non possono ricorrere. Benché l’antica
Mesopotamia abbia visto la presenza sul suo territorio
di tribù cristiane, con il passare dei secoli questo legame si è dissolto:
un’assenza che rende i cristiani più deboli.
·Il territorio.Per quanto le diversità etniche e geografiche
siano enormi, il territorio iracheno si divide tra il sud sciita, il centro
sunnita ed il nord curdo, una suddivisione di massima che accoglie nel suo seno
anche altre realtà trans-territoriali quasi omogenee
come ad esempio la fascia turcomanna che va da Tell-Afar a Mandeli.[3]I cristiani
iracheni, una parte dei quali addirittura originari di altri paesi come la
Turchia e l’Armenia, fanno risalire le proprie origini al nord del paese,
nei territori adesso controllati dal governo curdo, laddove la storia della
cristianità mesopotamica ebbe inizio. In questo
senso, e malgrado le pretese di una parte della
diaspora cristiana irachena di avere una sorta di entità territoriale autonoma
nella piana di Niniveh, (Mosul) i cristiani non hanno
un territorio in cui sentirsi al sicuro da eventuali attacchi. Ed anche se lo
avessero sarebbe per loro difficile difenderlo in mancanza della protezione
accordata dalla milizia e dalla tribù. Sunniti, sciiti, curdi e turcomanni
hanno potenzialmente la possibilità di rifugiarsi in un territorio ad essi non ostile, i cristiani no.
Al massimo potranno, e molti lo stanno già facendo, trasferirsi nel nord del
paese ed affidarsi alla protezione fino adesso “formalmente”
garantita loro dal governo curdo che non è però priva di ombre e di incertezze.
La diaspora irachena cristiana all’estero che sostiene l’idea di
una regione autonoma per i cristiani nella piana di Niniveh,
non manca infatti di sottolineare la doppiezza
dell’amministrazione curda che da una parte fa costruire nuovi villaggi e
nuove chiese per i cristiani, dall’altra nulla fa per fermare le continue
intimidazioni, violenze, ed espropri che i cristiani del nord denunciano ad
opera dei peshmerga. A questa obiezione si potrebbe
aggiungere quella basata sulla previsione del futuro della zona controllata dai
curdi, per ora senza dubbio la più tranquilla dell’intero paese, ma
sempre soggetta ad eventuali recrudescenze delle lotte inter-curde che a metà
degli anni novanta, opponendo le due maggiori fazioni, quella del Kurdish Democratic Party di Masoud
Barzani,[4] e quella del Patriotic
Union of Kurdistan di Jalal Talabani,[5] fecero migliaia di morti, e nelle quali la
minoranza cristiana rischierebbe eventualmente di avere la peggio.
Milizie, appoggio esterno, tribù e
territorio sono quindi i
quattro fattori mancanti che rendono gliiracheni cristiani particolarmente esposti alle violenze.
Accusati di essere infedeli ed alleati delle truppe di
occupazione, costretti ad uniformarsi ad usi e costumi non propri ed a
nascondere la propria identità religiosa, bersaglio di attacchi mirati che
distruggendo i luoghi di culto ne minano in profondità la sicurezza, obbligati
a cedere le proprie proprietà ed attività per un tozzo di pane nei casi più
fortunati perché, come cinicamente invitavano la popolazione gli imam di Mosul “… non è necessario comprare oggi
ciò che domani sarà gratis,” forzati alla
disoccupazione dall’impossibilità di esercitare le professioni in genere
da essi praticate,[6]gli iracheni cristiani stanno fuggendo.
Eppure non vorrebbero farlo perché sono, e si sentono,
iracheni come e quanto i fratelli musulmani, e perché sono convinti di poter
dare un contributo prezioso alla rinascita dell’Iraq. La loro stessa
presenza di minoranza non musulmana, infatti, è testimonianza di valori di
fratellanza più che mai necessari in un paese che avrà bisogno di reagire alla
deriva islamista che rischia di trascinarlo
nell’isolamento internazionale.
La loro scomparsa dal suolo iracheno segnerebbe inoltre
una perdita culturale per tutta l’umanità. Non dobbiamo dimenticare infatti che la maggior parte dei cristiani iracheni ha come
lingua madre, ed anche liturgica, l’aramaico,
la lingua parlata da Gesù, che in diaspora finirebbe inevitabilmente per
diventare una lingua morta, segnando un’ennesima sconfitta per una civiltà
che proprio nel mischiarsi di culture, religioni, lingue ed etnie ha trovato la
ragione del suo splendore già dai tempi in cui non si chiamava ancora Iraq, ma
Mesopotamia, la Terra tra i due Fiumi, la
“Culla della civiltà.
Torino 18 maggio 2006
[1] Anglicana, Armena cattolica, Armeno ortodossa o
chiesa armena apostolica, Assira dell’Est, Avventista del Settimo giorno,
Caldea,Cattolica
romana, Copta ortodossa, Greco ortodossa, Melkita, Santa
Chiesa Cattolica Apostolica Assira d'Oriente, Siro cattolica, Siro
ortodossa.
[2] In genere le tribù basano i legami interni su un
unico, a volte mitico, antenato comune. Una comune ascendenza che le configura
solitamente come omogeneamente legate allo stesso credo religioso (sunnismo o sciismo)o alla stessa
appartenenza etnica. (arabe o curde o turcomanne) Esistono però tribù la cui componente è mista,
sia da punto di vista religioso (sunniti e sciiti) sia etnico. (arabi e
curdi)
[3]Tell-Afar si trova ad
Ovest di Mosul, verso la Siria; Mandali, ad est di Baquba,
a pochissimi chilometri dal confine iraniano.
[4] Attualmente presidente del Kurdish Regional Government che riunisce le due fazioni
[5] Rieletto il 22 di aprile del 2006 Presidente
della Repubblica dell’Iraq
[6]Produzione e vendita di
alcolici; saloni di bellezza e parrucchieri per donna; servizi turistici e di
ristorazione; insegnamento; libere professioni.