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#4170 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 1 Set 2006 6:59 am
Oggetto: RELEASE FATHER SAAD Petition - 403 Total Signatures (01.09.2006-08.00 gmt+1)
locascio.francesco@...
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RELEASE FATHER SAAD

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To:  Press

Father Saad Sirop Hanna is a catholic chaldean priest from Baghdad who was kidnapped on the 15 of August, as soon after the afternon Mass in the dangerous southern area of Dora. There are no news of him by now, it is only known that a very high ransom has been requested to the Chaldean Church.
This kidnapping follows, after neither a month, the one of another catholic chaldean priest, Fr. Raad Washan Sawa, who was released the day after his kidnapping and after having been threatened to be killed if he would not prepare a ransom of 200.000 $. Now Fr. Raad is safe abroad, but it’s not the case of Fr. Saad, still in the hands of his kidnappers after 4 days.
Today the Pope, Benedetto XVI, appealed to the kidnappers to release the abducted priest, and this appeal follows the one made by all the christian catholic and orthodox Iraqi leaders who called upon Government help by a letter addressed to the Iraqi President, Jalal Talabani, and to the Prime Minister, Nouri Al Maliki.
Father Saad Sirop is young, he is only 34 years old, and in Baghdad he runs the church of Saint Jacob and the Theology Department at Babel College, the only university-level Christian institution in Iraq, but he is a little bit Italian too as he lived in Rome for some years to study, and as he was coming back to Rome to complete his master.
Father Saad’s kidnapping is another heavy blow to the Iraqi Christian community, and for this reason we join those who appealed to Father Saad’s kidnappers:
RELEASE FATHER SAAD


Padre Saad Sirop Hanna è un sacerdote cattolico caldeo di Baghdad che è stato rapito il 15 agosto, subito dopo la Messa pomeridiana nel pericolosissimo quartiere meridionale di Dora. Ad oggi non ci sono ancora sue notizie, si sa solo che è stata avanzata una ingente richiesta di riscatto.
Questo sequestro segue, dopo neanche un mese, quello di un altro sacerdote cattolico caldeo, Padre Raad Washan Sawa, liberato il giorno dopo il rapimento con la minaccia di ucciderlo se non avesse preparato un riscatto di 200.000 $. Oggi Padre Raad è al sicuro all’estero, ma non è così per Padre Saad, ormai da 4 giorni nelle mani dei suoi sequestratori.
E’ di oggi l’appello del Pontefice Benedetto XVI per la liberazione del sacerdote che segue quello che tutti i capi religiosi cristiani iracheni, cattolici ed ortodossi, hanno rivolto al governo iracheno con una lettera indirizzata al Presidente Jalal Talabani ed al Primo Ministro Nouri al-Maliki.
Padre Saad Sirop è giovane, ha solo 34 anni, a Baghdad è parroco della chiesa di Saint Jacob e dirige la sezione teologica del Babel College, l’unica facoltà di insegnamento cristiano in Iraq, ma è anche un po’ italiano dato che ha vissuto a Roma per alcuni anni per motivi di studio e dato che è a Roma che avrebbe dovuto tornare per la specializzazione.
Il rapimento di Padre Saad è un altro brutto colpo per la comunità cristiana irachena, e per questa ragione ci associamo agli appelli già rivolti ai rapitori:
LIBERATE PADRE SAAD

Sincerely,

The Undersigned

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The RELEASE FATHER SAAD Petition to Press was created by Riconciliazione.it and written by Francesco Lo Cascio (francesco.locascio@...).  This petition is hosted here at www.PetitionOnline.com as a public service. There is no endorsement of this petition, express or implied, by Artifice, Inc. or our sponsors. For technical support please use our simple Petition Help form.

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#4169 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Gio 31 Ago 2006 12:29 pm
Oggetto: storia dei cappellani militari
e.pey@...
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Nota storica

ORDINARIATO MILITARE IN ITALIA : “Diocesi dei Militari”

STRUTTURA ATTUALE - L’Ordinariato Militare in Italia (O.M.I.) ha sede in Roma, Salita del Grillo 37. Chiesa principale è S. Caterina da Siena a Magnanapoli, in Roma. Vi è preposto l’Ordinario Militare per l’Italia (O.M.), con dignità arcivescovile: “La nomina dell’Ordinario Militare, designato e istituito dalla Sede Apostolica, viene effettuata secondo la procedura e le modalità indicate dalla legge dello Stato Italiano, conforme all’accordo di revisione del Concordato Lateranense del 18 febbraio 1984.” (cfr STATUTI DELL’ORDINARIATO MILITARE IN ITALIA – Approvati dalla Santa Sede in data 06 agosto 1987 – Art. 13). Designato dal Papa e nominato con D.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica) su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con i Ministri della Difesa e dell’Interno, è assimilato di rango al grado di Generale (Gen.) di Corpo d’Armata (L. 512/61) o Tenente Gen. In caso di sede vacante o impedita è sostituito dal Vicario Generale, con uguali diritti e doveri dell’Amministratore Diocesano. L’O.M. ha giurisdizione personale (per i facenti parte dell’O.M.I., anche se fuori dalla Nazione), ordinaria, in foro interno ed esterno, propria ma cumulativa con quella del Vescovo Diocesano. Gli appartenenti all’O.M.I., infatti, non cessano di essere fedeli anche della Chiesa Particolare di cui costituiscono porzione del Popolo di Dio in ragione del domicilio o del rito. I luoghi riservati ai militari sono soggetti in primis alla giurisdizione dell’O.M., in secundis al Vescovo Diocesano quando manchino O.M. e Cappellano Militare (C.M.). Il Presbiterio dell’O.M.I. consta di Sacerdoti Secolari e Religiosi in servizio stabile. La Curia ha sede in Roma: garantisce, oltre i compiti del Diritto Canonico comune, anche quelli burocratici previsti dalla Legge Italiana nei confronti del personale. E’ formata dal Vicario Generale Militare, con funzione di Moderatore di Curia e da tre Ispettori: tutti vengono designati dall’O.M. e nominati con D.P.R. su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con i Ministri della Difesa e dell’Interno. Il Vicario Generale Militare e gli Ispettori sono assimilati di rango, il primo, al grado di Maggior Gen.; gli altri al grado di Brigadier Gen. (D. lgl 490/97 art. 69). Gli Ispettori sono costituiti durante munere Vicari Episcopali con responsabilità settoriali; vi sono poi un Cancelliere - Segretario Generale e altri Officiali nominati dall’O.M. con scadenza ad nutum. L’O.M.I. è Diocesi con caratteristiche peculiari, non essendo il territorio ma il servizio a caratterizzare questa realtà. Appartengono all’O.M.I.: i fedeli militari; i civili al servizio delle Forze Armate (FF.AA.), le loro famiglie (coniuge e figli anche maggiorenni se conviventi); i parenti e le persone di servizio conviventi; gli allievi delle Scuole e delle Accademie militari, i degenti, gli addetti ad ospedali militari, le case per anziani e simili; tutti i fedeli che svolgono stabilmente compiti loro affidati dall’Ordinario Militare o con il suo consenso. Il mondo militare ha proprie regole e tradizioni: dalla “militarità” costitutiva di questo mondo non va escluso il Clero. Perciò la Chiesa Italiana ha voluto che i Cappellani Militari (CC.MM.) fossero inquadrati militarmente, equiparati di rango ai gradi di ufficiali, e vivessero con i militari. Il Primo Sinodo della Chiesa O.M.I. (Celebrato a Roma dal 3 al 6 maggio 1999), presieduto dall’O.M. S.E.R. Mons. Giuseppe Mani, ha specificato le finalità e la struttura della Chiesa Ordinariato Militare. Oggi la Chiesa O.M.I. è ripartita in 16 zone pastorali geografiche, istituite per coordinare il servizio pastorale da rendere ai militari: con la divisione in comunità presbiterali zonali è stata introdotta la figura del Cappellano Capo-Servizio-Interforze. Il 25/9/1997 è stata istituita con apposita “Convenzione tra il Ministro della Difesa On. Beniamino Andreatta e l’O.M. S.E.R. Monsignor Giuseppe Mani” la “Scuola Allievi Cappellani Militari”, denominata “Seminario Maggiore dell’Ordinariato Militare in Italia” con disposizione retroattiva della Segreteria di Stato (Santa Sede) in data 01/06/2001 – N. 4753/01/RS e relativo Decreto Canonico diocesano (O.M.I.) in data 08/12/1998 – N. A11/AS. I CC.MM. provenienti da questa Scuola vengono incardinati nell’O.M.I.. Oggi, dunque, vi sono due categorie di CC.MM.: gli incardinati nell’O.M.I. perché ordinati dall’Ordinario Militare pro tempore, e i CC. MM. provenienti dalle Diocesi o dagli Ordini Religiosi. Attualmente la tabella organica dell’O.M.I. prevede duecentoquattro componenti di cui: l’O.M. (Arcivescovo); ilVicario Generale Militare (Presbitero); tre Ispettori (Presbiteri); centonovantanove CC.MM. (Presbiteri).


ORIGINI E STORIA

L’esigenza di provvedere stabilmente all’assistenza spirituale dei militari ha origini antichissime: sembra dai tempi di Costantino. Dal periodo carolingio (VIII-IX sec. d.C.) divenne usuale la presenza di un corpo di Sacerdoti e Diaconi organizzati al seguito dell’Esercito, con un capo, detto Cappellano Maggiore o Vicario Castrense. Tale organizzazione divenne sempre più indipendente dai Vescovi locali (in Spagna dal 1571, in Austria dal 1720, in Piemonte nel 1733). Per sopperire alle esigenze spirituali dei militari, tutti gli Stati italiani preunitari avevano CC.MM. facenti parte dell’organizzazione castrense. Nel territorio Lombardo-Veneto, prima delle guerre del Risorgimento, era in vigore l’Ordinamento Austriaco; nel 1803 la Repubblica Italiana, succeduta alla Repubblica Cisalpina per volontà di Napoleone, con Decreto del Vice Presidente Francesco Melzi d’Eril ripristinò i CC.MM. nell’Esercito poiché era “giusto che quelli, i quali per servire la Patria seguono l’armata, continuino a godere di tutti quei comodi e vantaggi per l’esercizio del Culto Cattolico Apostolico Romano, che godevano nelle proprie case e che loro garantisce la Costituzione all’art. 127”. In sostanza, il C.M. nasce per sopperire alle particolari necessità dei fedeli di professione militare e alle difficoltà pratiche (ad es. la mobilità) che ostacolavano la cura delle anime da parte dei Parroci territoriali. Nei Ducati di Parma e Piacenza dal 1816 il Reggimento di linea aveva un C.M. (Tenente); nel 1839 nel Granducato di Toscana vi erano tre CC.MM.; nello Stato Pontificio l’ufficio di Cappellano Maggiore fu istituito da Pio IX nel 1850; nel Regno delle Due Sicilie, fino al 1861 era il Re a nominare i CC.MM. e il Cappellano Maggiore aveva giurisdizione quasi episcopale. Nel 1865 le FF.AA. del Regno d’Italia contavano 189 CC.MM. Con l’occupazione di Roma del 1870 e le leggi anticlericali il numero dei CC.MM. fu ridotto fino alla completa eliminazione nel 1878. Fu con la circolare del 12/04/1915 che il Gen. Cadorna reintrodusse la figura del C.M.: furono arruolati diecimila “Preti-soldati” di cui 2070 destinati ai corpi combattenti. L’01/06/1915 la Sacra Congregazione Concistoriale nominò il primo Vescovo Castrense, S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi. Il 27/06/1915 il Governo italiano e la Santa Sede Apostolica si accordarono sull’istituzione della carica di Vescovo di Campo e della Curia Castrense. Durante la Prima Guerra Mondiale, il contributo dei CC.MM. si orientò verso i feriti, al conforto dei moribondi, all’assistenza alle truppe, alle popolazioni civili e ai prigionieri; 110 seguirono i propri reparti nei campi di prigionia; morirono 93 Sacerdoti-soldati; i più eroici ebbero ricompense al valor militare. Eppure nel 1922 il loro servizio fu di nuovo soppresso, tranne quello per la raccolta delle salme dei caduti in guerra e la sistemazione dei cimiteri di guerra, con pochi CC.MM. per la Marina Militare. Gli Stati Maggiori delle FF.AA. rimasero fermi su posizioni laiciste, di ispirazione risorgimentale, ma addussero ragioni di ordine ideologico-economico e militare. Nel 1925 il Governo italiano e la Santa Sede avviarono, nel massimo riserbo, le trattative per definire il carattere del nuovo Servizio Assistenza Spirituale alle FF.AA. in tempo di pace. L’O.M.I. venne eretto il 06/03/1925 con Decreto della Sacra Congregazione Concistoriale e approvato dallo Stato Italiano con L. 417/1926 che istituiva un contingente permanente di CC.MM. in tempo di pace. La legge circoscriveva la presenza religiosa a ospedali e carceri militari con forte accentuazione del carattere di separatezza del Corpo rispetto ai Vescovi, alle Parrocchie, ai soldati e, soprattutto, alle gerarchie militari che ostacolavano l’azione pastorale dei CC.MM. sino a rifiutarne la presenza nelle caserme. Essa rappresentò una anticipazione dei Patti Lateranensi. La costituzione dell’O.M.I. fu il primo atto di ricomposizione dei dilacerati rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica. Il Concordato del 1929 (artt.13-15) recepì la presenza religiosa nelle FF.AA. Tra il 1930 e il 1934 vi furono CC.MM. nella C.R.I., nella Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, nell’Opera Nazionale Balilla, nell’Opera Nazionale per l’Assistenza Religiosa e Morale agli Operai e nell’Opera Nazionale Dopolavoro. La L. 16/01/1936 definisce la dipendenza dei CC.MM. direttamente dal Vescovo Castrense. L’entrata in guerra nel 1940 non colse impreparato l’O.M.I. che garantì l’Assistenza Spirituale alle FF.AA. su tutti i fronti. Dal 1943, riaffermata la fedeltà al Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, l’O.M.I. prese progressivamente le distanze dal Regime Fascista. S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi delineò la nuova “piattaforma ideologica” del Clero Militare: rafforzare la resistenza della Patria in armi mediante il perseguimento dell’unione nazionale. Dopo la proclamazione dell’Armistizio (08/09/1943), Mons. Bartolomasi non si unì al Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, e agli Stati Maggiori delle FF.AA. nella fuga verso Brindisi, ma assunse una posizione coraggiosamente apolitica per assicurare la continuità del Servizio Assistenza Spirituale alle FF.AA.. Rigettate le offerte di Benito Mussolini per un trasferimento al Nord, ordinò ai CC.MM. di continuare il Servizio Assistenza Spirituale sia sotto la bandiera del neo-costituito Regno del Sud (R.d.S.), sia sotto le insegne della Repubblica di Salò (R.S.I.). Si istituì il 14/12/1943 la II Sezione dell’O.M.I. a Quinzano (Verona) per l’Assistenza Spirituale alle FF.AA. della R.S.I. con la speranza che la presenza sacerdotale apportasse benefici influssi morali e influenze moderatrici. Ma il 04/03/1945 il Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, Ministro della Guerra e Capo di Stato Maggiore delle FF.AA. della R.S.I., ne dispose la chiusura. Nel R.d.S. il Governo, presieduto dal Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, non riconobbe legittimità alla Curia Castrense e creò un Ufficio Straordinario con sede a Lecce. Anche nelle formazioni partigiane, Sacerdoti cattolici prestarono la loro opera di Assistenza Spirituale: era un’attività volontaria priva di configurazione giuridica. Furono CC.MM. di fatto. Il 28/10/1944 S.E.R. Mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone, O.M. succeduto a Mons. Angelo Bartolomasi, iniziò una graduale depoliticizzazione dell’O.M.I.. Operò nella prospettiva del dopoguerra, inaugurando una nuova fase di apertura nel segno della continuità e nel rispetto della tradizione. Con la smobilitazione, nell’estate-autunno del 1945, gli organici dell’O.M.I. si ridussero a poche unità. I primi Vicariati Castrensi d’Europa si reggevano, da un lato sul diritto particolare contenuto nell’atto di erezione e su statuizioni stipulate tra Stati e Santa Sede, dall’altro, su normative ecclesiastiche specifiche per la struttura e l’organizzazione interna. L’Istruzione “Sollemne Semper” del 23/04/1951 è il primo dettato normativo ecclesiastico a carattere universale a cui si dovevano uniformare gli Ordinamenti dei Vicariati Castrensi (salvo deroghe concordate tra Santa Sede e Stati): essa definì la giurisdizione di Vicario Castrense come vicaria (esercitata in nome e per conto del Sommo Pontefice), ordinaria e speciale, personale, non esclusiva e cumulativa con quella degli Ordinari Diocesani. Per i Religiosi la materia era regolata dall’Istruzione “De Cappellanis Militum Religiosis” del 02/02/1955.


ATTUALE FORMA CANONICA

Dopo il Concilio Vaticano II, necessitando una revisione della materia, il 26/04/1986 Giovanni Paolo II promulgò la Costituzione Apostolica “Spirituali Militum Curae” (SMC), fonte di diritto generale con valore di “legge universale” e norme applicabili agli Ordinariati Militari di tutto il mondo. Abbandonata la dizione di “Vicariato Castrense”, la SMC definisce l’Ordinariato Militare come peculiare circoscrizione ecclesiastica giuridicamente assimilata alla Diocesi, retta da Statuto proprio. La SMC regola la struttura di tutti gli Ordinariati Militari del mondo. Prevede che tutti gli Ordinari Militari siano nominati dal Papa, di norma liberi da altri uffici comportanti cura d’anime, facciano capo alla Congregazione dei Vescovi o alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e facciano parte di diritto della Conferenza Episcopale della Nazione in cui l’Ordinariato Militare ha sede. Definisce la giurisdizione dell’Ordinario Militare come personale, ordinaria, propria ma cumulativa con quella del Vescovo Diocesano. Con riguardo ai CC.MM., precisa che abbiano diritti e doveri dei Parroci e giurisdizione cumulativa con quella dei Parroci. A norma della SMC, il Presbiterio è formato da Sacerdoti concessi da Vescovi Diocesani e Superiori Religiosi, ma prevede altresì l’erezione di un Seminario proprio con alunni da promuovere ai Sacri Ordini nell’Ordinariato Militare.


Dottoressa Laura BARBERIO
Dottor Cristhian RE


#4168 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mer 30 Ago 2006 1:27 pm
Oggetto: Su Assisi articolo di Sullo, su Carta 28-8
e.pey@...
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28 agosto 2006

Forza? Onu?

Pierluigi Sullo

I bastimenti partono carichi di soldati [e di armi], il consiglio dei ministri dà il via libera alla "missione" in Libano, tutti si congratulano per il ritrovato "prestigio" del nostro paese e ad Assisi si marcia dietro uno striscione che recita "Forza Onu". Nel Libano del sud, soldati israeliani e libanesi, combattenti Hezbollah e, si presume, la povera gente bombardata per oltre un mese, aspettano l'arrivo dei caschi blu per avviare una tregua meno precaria. Beninteso, anche gli israeliani che vivono nel nord del paese aspettano la tregua, dopo le scariche di razzi degli Hezbollah. A Gaza e in Palestina nessuno aspetta niente di meglio di un "raid aereo" o un'incursione di carri armati: ministri e altre figure istituzionali palestinesi, appartenenti al partito che ha vinto le elezioni, Hamas, sono in carcere, sequestrati dallo Stato di Israele [ma i giornali dicono "arrestati"]: però D'Alema, ministro degli esteri, dice che il prossimo passo deve essere garantire tregua anche tra palestinesi e israeliani, forse con un'altra "forza" dell'Onu. In generale, si constata che il metodo Bush per fare la guerra [io la faccio, gli altri si adeguano] è stato sconfitto dall'accordo plurale, in cui ha avuto un gran ruolo l'Unione europea, che ha condotto alla spedizione in Libano.

Insomma, le cose vanno meglio, si direbbe. Ma perché non riusciamo ad essere contenti, o almeno convinti? Noi, è noto, evitiamo gli atteggiamenti "anti-imperialisti", che conducono fatalmente a schierarsi tra i contendenti in campo, per qualunque "resistenza" all'"imperialismo": Saddam contro i due Bush, Milosevic contro la Nato, Hezbollah contro Israele, ecc. Cerchiamo sempre la terza possibilità, quella che in politica [questa politica] non è contemplata: costruire la pace con la pace, ossia con la cooperazione alla pari, l'amicizia, il dialogo, quel che molti chiamano l'"interposizione non violenta", i "corpi civili di pace", ecc. A parte il dubbio fascino degli antagonisti attuali dell'"imperialismo", è noto che qualunque resistenza tende [non sempre ma quasi] a diventare simile al suo avversario: il fascino della pistola, di poter decidere della vita e della morte - come dice Eduardo Galeano in un bel documentario sull'Argentina degli anni della dittatura - produce buoni soldati che obbediscono, non buoni rivoluzionari che pensano.

I più saggi, tra i pacifisti e nonviolenti, dicono che bisogna saper apprezzare anche i piccoli passi, l'avvicinamento alla possibilità di fare la pace con la pace [quel che Paolo Cacciari lamenta sia giudicato dalla politica realista un atteggiamento "naif"]. Dunque, l'atteggiamento di D'Alema, il tipo di Risoluzione dell'Onu e le "regole d'ingaggio", il gradimento di tutte le parti in causa, l'incrinatura nell'unilateralismo statunitense, il prossimo ritiro di truppe dall'Iraq [speriamo che sia prossimo: ma l'Afghanistan?], tutto questo e altro ancora inducono a rallegrarsi. Carta ha anche aderito [per quanto non invitata] alla marcia di Assisi, con lo stesso spirito, se permettete, con cui hanno aderito i genitori e i compagni di Angelo Frammartino, o anche Pax Cristi: meglio discutere che lanciarsi anatemi.

Però. A chi è venuto in mente uno striscione così demenziale come "Forza Onu"? Intanto, l'uso della parola "forza" andrebbe bandito dalle manifestazioni pacifiste: allude a un immaginario fatto di potenza virile. E poi, l'Onu. Capiamo bene che, allo stato, altre possibilità di risolvere controversie tra Stati in modo non bellico non ce n'è. Ma l'Onu è la stessa che ha più o meno approvato a posteriori l'invasione dell'Iraq, che ha prestato la sua bandiera per le forze [appunto] della Nato che combattono in Afghanistan l'ennesima guerra in quel disgraziato paese. Di colpo l'Onu è diventata qualcos'altro? Il Consiglio di sicurezza si è democratizzato? A decidere è l'assemblea generale sulla base del principio una testa [uno Stato] un voto? E - domanda fondamentale - sono gli Stati che siedono all'Onu i legittimi rappresentanti dei popoli [l'annuale convegno di Perugia si chiama appunto l'"Onu dei popoli"]?. Perché dovremmo fare il tifo per l'Onu e non constatare, più sobriamente, che una occasionale e fortunata convergenza di interessi tra grandi potenze, forse il quasi disastro dell'offensiva israeliana in Libano, hanno prodotto, con un ritardo che è costato la vita di centinaia di persone, una tregua che sospende sì i bombardamenti, ma non risolve nessuno dei problemi di fondo, a cominciare - come dice D'Alema - da quello palestinese?

Forse tanto entusiasmo si spiega, molto banalmente, con il fatto che la Tavola della Pace è sostenuta da amministrazioni locali i cui rappresentanti politici, i partiti del centrosinistra, stanno - tutti - raccontando questa vicenda come il fatto che finalmente coincidono qualità dell'operato del governo, interesse nazionale, alleanze politico-militari e ricerca attiva della pace. Dopo i disastri del Kosovo, un enorme sospiro di sollievo, una euforia che diventa striscione. Ma l'interesse della Tavola della Pace qual è: la Tavola, o la Pace?


#4167 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mer 30 Ago 2006 10:11 am
Oggetto: Re: [pace] questa guerra è la mia guerra
e.pey@...
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Caro Alfonso,
in questo tuo lungo messaggio (non ti accuso: anch'io scrivo sempre cose
troppo lunghe!...), in cui ripeti anche parole da te già scritte, a mio
parere dici cose molto vere, come questa: "La base della nostra azione deve
stare nel riconoscimento della nostra responsabilita' diretta, anche
personale,  nella guerra che e' in atto"; poi fai ipotesi preoccupanti e
certo non infondate (guerra globale a cui sono strumentali le guerre
particolari); e però dai anche giudizi ironici e stroncatori di inziative
come quella di Assisi. Io c'ero, non ho condiviso tutto (hai visto quello
che ne ho scritto?), ne vedo i limiti, ma non ho trovato che la
caratteristica assoluta dell'incontro fosse uno spirito facilone,
trionfalista e piattamente governativo, come dicono alcuni che non erano
presenti (per non dire dell'altra falsificazione del Corriere della Sera del
27).
Il dato positivo di Assisi è il rilievo che forse (ripeto: tre volte forse)
sta fallendo l'unilateralismo Usa e sta risalendo il ruolo dell'Onu e
dell'Europa. Favorire questa preziosa evoluzione è molto importante per il
mondo. Trascurarla sarebbe grave errore e responsabilità. Il pacifismo
generico, l'interposizione militare, hanno mille limiti che vediamo e
diciamo da una vita, ma noi siamo stati capaci, oppure cosa stiamo facendo
ora per sviluppare forze nonviolente realmente alternative al militare?
Anche di questa insufficienza io (solo io?) mi sento in colpa, come della
reponsabilità che tu dici nella frase che ho citato.
Ma allora, che fare per restituire in servizio alla giustizia il privilegio
della nostra condizione occidentale e per ridurre e riparare alle nostre
responsabilità? Non bastano analisi, proclami (come ho sempre fatto
anch'io), né sobrietà nella vita privata. Sono da apprezzare anche passi
politici concreti, non perfetti, anche ambigui, come questa missione in
Libano, "se" sono uno spostamento dalla pura logica dell'impero al
rafforzamento del diritto internazionale. Certo, abbiamo dei dissensi, ma la
guerra tra pacifisti non serve a costruire la pace, e non serve neppure ad
una lucida critica dei limiti delle politiche. Non serve trattare i nostri
dissensi a suon di epiteti duri, roboanti e assoluti, come qualche amico
caro e bravo si abbassa ad usare da qualche tempo. Molti che seguono il
dibattito nella ricerca paziente di chiarezza e avanzamento della
nonviolenza mi dicono che ne restano sconcertati. Tutti ci rendiamo conto
della passione di verità che ci muove e del dolore che la violenza ci
infligge, eppure credo che il primo carattere del nostro lavoro sia darci
fiducia e rispetto, anche con differenti valutazioni dei fatti complessi.
Semplificare e assolutizzare è più facile, ma meno utile. Ci occorrerà
ritrovare le riflessioni (che, per esempio, Pontara ha sviluppato in più di
uno dei suoi libri) sul carattere non "fanatico" (è il suo termine) della
nonviolenza, prima di tutto per pensare e lavorare bene, poi perché la
nonviolenza viene accusata, da chi non l'ha compresa, proprio di
astrattezza. Sappiamo che è vero il contrario, ma dobbiamo dimostrarlo
proprio nei casi concreti e complessi. Spero di non essere frainteso.
Scusami se ho preso l'occasione del tuo testo per proporre in circolo queste
osservazioni, ovviamente discutibili, ma sinceramente preoccupate.
Ciao! Enrico


----- Original Message -----
From: <alfonsonavarra@...>
To: <pace@...>
Sent: Wednesday, August 30, 2006 10:05 AM
Subject: [pace] questa guerra è la mia guerra


> da parte di Alfonso Navarra - 26 agosto 2006
>
> Ottimo documento, quello di Lilliput sotto riportato.
> Ma - a mio avviso - non mette in evidenza il punto decisivo.
> Di cosa stiamo parlando?
> Di fermare una guerra esterna a noi o di opporci ad una guerra che e'
anche
> nostra, a cui stiamo partecipando attivamente, di  cui siamo complici
> diretti?
> Se consideriamo la guerra un fatto esterno, indipendente da quel che,
anche
> singolarmente, facciamo, allora puo' andare bene  la pratica di chiedere
> che venga fermata lanciando accorate petizioni ai potenti.
> Possiamo quindi esultare, come fa oggi il Manifesto (deve essere prevalsa
> una maggioranza fologovernativa in redazione), al ritrovato ruolo
dell'ONU,
> alla responsabilita' manifestata  dall'Europa, al coraggio dimostrato dal
> governo Prodi. A leggerlo sembra che sia scoppiata la pace e che essa si
> involi sulle  punte delle baionette dei soldati che spediremo in Libano!
> Se invece la guerra e' anche e soprattutto "cosa nostra", legata ai nostri
> comportamenti concreti, diventa decisivo  organizzare, dal basso, la
> noncollaborazione attiva e, sulla base di essa, puntare a condizionare
> l'operato dei governi.
>
> Io vedo la nostra complicita', nel sistema di guerra e nella guerra, e mi
> sento, in parte, anche personalmente complice.
> Sono affetto da mania di persecuzione e merito di essere internato in un
> ospedale psichiatrico?
> O e' la conclusione a cui mi conduce uno spietato e conseguente bisogno di
> ricerca della verita', su cui si basa la forza  della nonviolenza?
> Non escludendo affatto la prima ipotesi, per adesso provo ad addentrarmi
> nella seconda.
>
> Questa guerra e' la mia guerra.
> Perche' la vedo parte di un unico conflitto che oppone, su scala globale,
i
> ricchi e i poveri del Pianeta. Oggi questo  conflitto si e'concentrato, in
> una partita specifica, nel Medio Oriente allargato.
>
> Appartengo ad un Paese che fa parte del "club dei ricchi".
> Sono personalmente povero in canna, ma traggo indubbiamente vantaggio da
> questa collocazione.
> Essere povero a Milano e' molto diverso che esserlo a Korogocho.
> Usufruisco di molte agevolazioni oferte dalla civilta' tecnologica, ad
> esempio l'uso corrente di internet.
> Per scrivere questo mio testo batto su un PC al quale serve il coltan che
> e' costato 4 milioni di morti in Congo.
> Il coltan è una specie di sabbia nera leggermente radioattiva formata dai
> minerali di colombite e tantalite dalla cui  contrazione deriva il nome
> "coltan". Dal coltan viene estratto il tantalio, un metallo raro, molto
> duro e resistente alla  corrosione, usato per la costruzione di turbine
> aeronautiche e per la fabbricazione di condensatori elettrici di piccole
> dimensioni. E' usato per aumentare la potenza degli apparecchi riducendo
il
> consumo di energia.
> Da componente indispensabile per la produzione missilistica e nucleare e
> per il settore aereospaziale, oggi è il "genere di  prima necessità" più
> ricercato dai produttori di telefonia mobile. Cellulari, cerca-persone,
> personal computer, videogames,  ma anche materiali ad uso chirurgico per
> funzionare hanno bisogno dei microcondensatori al tantalio. Ha un peso
> simile a  quello dell'oro e pressappoco lo stesso valore. L'80% delle
> riserve mondiali di coltan si trovano in Africa e l'80% di queste  sono in
> Congo.
> Il mio PC per funzionare attinge elettricita' da una rete formata da
> centrali alimentate, specie in Italia, per lo piu' a  petrolio (ed in ogni
> caso a combustibili fossili).
> L'economia del mio Paese e' parte integrante della civilta' del petrolio.
> Rifkin lo sintetizza bene: coltiviamo ciò di cui ci  nutriamo con l'aiuto
> di fertilizzanti e pesticidi petrolchimici. La plastica, i prodotti
> farmaceutici, l'abbigliamento sono  in massima parte derivati del
petrolio.
> I trasporti, l'energia, il calore, l'elettricità, l'illuminazione, tutto
> dipende dal  petrolio. Grazie ad esso, anche se il mio reddito e' infimo,
> consumo energia a basso costo come se almeno 150 schiavi  lavorassero per
> me.
> Per procurarsi questo petrolio e mantenerlo a prezzi contenuti gli
eserciti
> occidentali hanno, nel corso della storia,  occupato il Medio Oriente,
> finto di risolvere la questione ebraica installandovi uno Stato-guardiano,
> sostenuto regimi  fanatici, reazionari e corrotti, oppressori dei loro
> popoli.
> Le Sette Sorelle, a cui si e' aggiunta l'ottava, l'ENI dopo Mattei, hanno
> imperversato imponendo contratti-capestro e  fomentando colpi di Stato
> contro i governi che non li accettavano o, addirittura, pensavano di
> nazionalizzare la risorsa  petrolifera.
> Il procacciamento del petrolio gronda sangue: e' nato fomentando guerre ed
> oggi alimenta la guerra "unica globale preventiva  permanente". Senza
> contare che il suo spreco prepara una specie di diluvio universale:
chissa'
> quanto dovremo pagare per   lottare contro la perdita devastante di vite
> umane e beni a seguito delle aumentate emissioni di CO2 e del
riscaldamento
> globale. Le alluvioni in Europa, le devastanti conseguenze degli uragani
> Katrina e Rita sulla costa statunitense del Golfo  del Messico, le
> inondazioni in Centro America: catastrofi che preconizzano il conto che
> dovremo affrontare per le emissioni  di CO2 nell'atmosfera derivanti dalle
> centrali funzionanti con i combustibili fossili.
> A Nassirya l'ENI ha avuto promesso dai nuovi padroni del Paese lo
> sfruttamento di un giacimento petrolifero dal valore di 300  miliardi di
> dollari (se Rai News 24 non diffonde sciocchezze).
> Io scrivo questo mio messaggio al PC e c'e' chi, in Iraq, in Afghanistan,
> in Libano, ma anche in Africa, eccetera, combatte  per me, perche' mi sia
> agevole, comodo, economico confezionarlo e spedirlo a voi che, spero, lo
> leggerete.
>
> Dopodiche mi alzo dalla sedia e prendo il treno in direzione di Assisi.
> Vado a marciare "per la pace". Mi dicono che devo  sostenere un intervento
> militare che garantira' une tregua e favorira' un processo di negoziati
> seri.
> Sara' una forza di interposizione ONU che - scrive oggi Parlato - "per la
> prima volta parte con il consenso di tutte le parti  in causa, Israele
> compresa".
> Vado quindi ad Assisi a celebrare la pace che e' scoppiata. E,
> ingenuamente, mi chiedo: perche' Flavio Lotti non ha invitato  una
> delegazione di Lagunari? Potevamo festeggiarli insieme prima della
partenza
> per Beirut. Ragazzi, siete tutti noi!  Riponiamo in voi le speranze di un
> "altro mondo possibile"!
> Oltre alle scarpe, che simboleggiano i bambini morti sotto le bombe,
> avremmo potuto portare anche i coriandoli da lanciare  per il buon augurio
> ai difensori della pace!
>
> Mi alzo dalla sedia, ma subito mi assale un dubbio. Rileggo i miei appunti
> dell'altro ieri. Ho scritto un messaggio dal  titolo "popolare e
popolano":
> i fessi in Libano. Affermo in esso che esiste una differenza tra un
> "pacifismo parolaio e  burocratico" ed una strategia di nonviolenza
attiva.
> Tra i "fessi", avevo iscritto a pieno diritto il pacifismo che:
> 1- separa e marca le distinzioni dei vari fronti della guerra "unica e
> globale" che in tal modo disconosce, occulta e nega.  Afghanistan, Iraq,
> Libano, Iran sono presi come conflitti separati, non come aspetti
> particolari di una unica partita  strategica, la cui posta e' il controllo
> delle risorse petrolifere;
> 2- si limita a considerare la dimensione sovrastrutturale del conflitto
> arabo-israeliano: ad es. gli ebrei contro i musulmani  e i cristiani,
> eccetera. Non riesce a vedere che la chiave del problema in Medio Oriente
> sta non nella contrapposizione  etnico-religiosa (la quale gioca un ruolo
> ma non determinante), bensi' nel conflitto strutturale sulla produzione e
> distribuzione della ricchezza petrolifera;
> 3- attribuisce ad organismi internazionali tipo l'ONU e la UE
potenzialita'
> e funzioni che sono fuori dal loro assetto  strutturale e dalla loro
> portata: prima di utilizzarli per finalita' di pace occorrono riforme
> profonde che li predispongano  adeguatamente per scopi pacifici efficaci;
> 4- non comprende che l'Italia in quanto sistema-paese fa parte integrante
> ed organica del "club nordista" dei ricchi del  Pianeta che hanno
interesse
> a cogestire "multilateralmente" con gli USA l'ordine internazionale ed il
> modello di sviluppo  "ecocida"  fondato sullo sfruttamento sistematico
> delle risorse e delle popolazioni del Sud del mondo;
> 5- sogna di affiancare, con una illusione di condizionamento
"alternativo",
> l'interventismo umanitario all'interventismo  bellico finendo in questo
> modo con il coprire e legittimare quest'ultimo.
>
> Ripasso in rassegna questi cinque punti. Devo ascoltare il "Manifesto" per
> il quale si tratta di evidenti assurdita'?
> Decido di no. Per il momento, mi faccio ancora fiducia. Rifletto sul fatto
> che in passato non mi risulta che il "quotidiano  comunista" abbia
> azzeccato le sue analisi.
> La sua vecchia cultura lo porta a "cannare" continuamente e
> sistematicamente. L'autobiografia della Rossanda e' una rassegna  spietata
> di ammissioni di errori di analisi e di giudizio!
> Sono altre le fonti che mi portano a ritenere la tregua in atto come
> "ingannevole" (la definizione e' di Lucio Caracciolo).
> Sulla stessa stampa italiana appaiono le interviste sia ai governanti di
> Israele sia ai dirigenti di Hezbollah. Non  promettono nulla di buono. Non
> hanno affatto intenzione di avviare un negoziato.
>
> Insieme ad Angelo Baracca, mi sono fatto il seguente, pessimistico, quadro
> della situazione, che lui riassume in due punti:
> (a) in MO si combatte -comunque, anche, e piu' ferocemente, dopo le
battute
> d'arresto in Iraq e in Libano - la guerra globale  per le risorse e il
> dominio mondiale, noi diciamo la terza guerra mondiale, anche se molto
> diversa dalle precedenti;
> (b) esiste un chiaro disegno di trascinare l'Europa fino al collo in
questa
> guerra.
>
> Ai "fessi" si contrappongono quindi i "folli" come me ed Angelo.
> Per i primi saremmo agli albori di un nuovo "ordine mondiale pacifico"
> inaugurato da questa missione militare in Libano,  benedetta dall'ONU.
> I secondi strepitano ed urlano come ossessi: staremmo precipitando in una
> "terza guerra mondiale" (che forse esiste solo  nelle loro teste da
> psichiatrizzare. O forse no)!
>
> In mezzo c'e' molta gente ragionevole, come Farid Adly o come quelli della
> Rete Lilliput, che avanzano proposte giustissime e  sensatissime: diamoci
> da fare per una conferenza internazionale, istituiamo i corpi civili di
> pace, rescindiamo la  cooperazione militare con Israele, chiediamo una
> commissione internazionale per verificare l'uso di armi proibite in
Libano,
> sosteniamo le ONG libanesi e palestinesi...
>
> Tutto bene, in queste proposte, ma a una condizione. Ciascuno verifichi,
> nella sua coscienza, se e' dettata o meno dalla  "follia". La base della
> nostra azione deve stare nel riconoscimento della nostra responsabilita'
> diretta, anche personale,  nella guerra che e' in atto. L'Italia, a suo
> modo, e' un arma puntata nel mondo, che spara le sue bordate (non
> metaforicamente!) ed incombe e grava con il suo modello di sviluppo
> "petrolifero" iniquo e dissipativo.
> Dobbiamo darci da fare, anche e soprattutto a casa, per scaricare
> quest'arma ed alleggerire il peso insopportabile che  esercitiamo sulle
> risorse del Pianeta.
> Non possiamo ignorare questo dato di fatto.
> Altrimenti siamo come quel samaritano grasso ma caritatevole che, in
groppa
> ad un poveraccio smunto ed affamato, gli deterge  il sudore della fronte
> senza scendegli dalla schiena.
> Adotteremmo in modo singolare il precetto evangelico: con la mano destra
> pugnaliamo Lazzaro, con la mano sinistra applichiamo  il cerotto sulla
> ferita.
> Ci aspettiamo pure che Lazzaro riconosca il nostro spirito solidaristico.
> Miracolo: spesso lo fa, ci ringrazia. Ma io non mi affiderei all'infinito
> sulle sue risorse di pazienza...
>
>
>
>
>
>
>
> Ciao, Lorenzo,
> ciao Enrico
> e ciao a tutti/e
>
> sarò anch'io domani ad Assisi,
> per la Rete Lilliput
> (il cui luogo competente, il grupp nonviolenza e
> conflitti, ha giorni fa accolto l'invito della Tavola
> dela Pace di Assisi, con una risposta articolata e una
> richiesta di aggiunta di temi e obiettivi -documento
> che probabilmente alcuni/e di voi hanno avuto modo di
> vedere, e che comunque riporto più oltre, vedi *)
>
> condivido anch'io senza riserve la proposta di Enrico,
> che ringrazio per la consueta lucidità e forza
>
> ci vediamo domattina ad Assisi
>
> Gualtiero Via
>
>
> *
> [All'attenzione del Comitato direttivo della Tavola
> della Pace e di Flavio Lotti e Maria Grazia Bellini _
> Coordinatori della Tavola della Pace
>
> Dopo queste ultime settimane di guerra e dopo aver
> partecipato alla delegazione in Libano di
> organizzazioni della societa' civile italiana,
> apprendiamo con piacere dell'invito all'incontro del
> 26 agosto ad Assisi.
>
> La Risoluzione Onu 1701 votata all'unanimità dal
> Consiglio di Sicurezza comprende diversi punti di
> concreta speranza per una tregua tra le forze di
> Hezbollah e Israele. Ma vista la complessità degli
> interessi in gioco sono necessarie delle forti
> pressioni da parte della comunità internazionale per
> attuare i punti della risoluzione.
>
> Per chiedere un maggiore impegno al Governo italiano
> per una risoluzione del conflitto del Libano, il
> Gruppo Conflitti e Nonviolenza della Rete di Lilliput
> propone alle organizzazioni della Tavola della Pace
> l'apertura di alcuni punti di discussione gia
> largamente condivisi nelle reti della società civile
> libanese e internazionale:
>
> - Al Governo Italiano si richiede un segno efficace
> verso la pace interrompendo l'accordo di cooperazione
> militare con Israele approvato nel maggio 2005 e di
> farsi portatore in ambito internazionale di un
> immediato embargo di armi delle parti in conflitto;
> - L'impegno del Governo Italiano affinchè sia attivata
> una commissione internazionale per verificare le
> violazioni dei diritti umani nel conflitto tra Libano
> e Israele e nei territori palestinesi tra cui l'uso di
> armi non convenzionali;
> - Al Governo Italiano massimo impegno e trasparenza
> nella gestione degli aiuti, favorendo il sostegno
> diretto alle reti e coordinamenti di ONG libanesi e
> palestinesi che, senza distinzione di appartenenza,
> stanno facendo fronte comune impegnandosi per
> l'accoglienza e l'assistenza ai profughi e agli
> sfollati.
>
> Queste richieste sono riprese dal documento preparato
> dalla delegazione di organizzazioni della societa'
> civile italiana che è stato in Libano dal 5 al 9
> agosto.
>
> Crediamo che l'invio di un contingente militare non
> sia la soluzione ai diversi problemi che affliggono
> quell'area. Per questo oltre ad assicurare una forza
> Onu con un mandato di peacekeeping preciso (con regole
> d'ingaggio non offensive), riteniamo necessario
> proporre la presenza sul territorio di una forza
> civile non armata capace di occuparsi di tutte le
> necessità che la popolazione libanese ha manifestato e
> che non possono essere espletate da un impegno
> militare.
> .
>
> Concordiamo e sosteniamo l'attivazione dei territori e
> degli enti locali al fine di mobilitare una pressione
> di pace sui Governi occidentali e di riattivare un
> processo di pacificazione immediato anche nel
> conflitto israeliano -palestinese.
>
> Distinti saluti
>
> Il Glt nonviolenza e conflitti
> Rete di Lilliput nazionale]
>
>
> --
> Mailing list Pace dell'associazione PeaceLink.
> Per ISCRIZIONI/CANCELLAZIONI: http://www.peacelink.it/mailing_admin.html
> Archivio messaggi: http://www.peacelink.it/webgate/pace/maillist.html
> Area tematica collegata: http://italy.peacelink.org/pace
> Si sottintende l'accettazione della Policy Generale:
> http://www.peacelink.it/associazione/html/policy_generale.html
>
>
>
> --
> No virus found in this incoming message.
> Checked by AVG Free Edition.
> Version: 7.1.405 / Virus Database: 268.11.7/432 - Release Date: 29/08/2006
>
>

#4166 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mer 30 Ago 2006 8:32 am
Oggetto: puzza di malafede
e.pey@...
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Chi era ad Assisi e ha visto tutto, e ha respirato l'atmosfera della manifestazione (di cui si possono discutere  valore e limiti), leggendo questo articolo sente puzza di malafede. La quale sicuramente non serve a costruire pace, anzi.
Enrico Peyretti
 
 
Sezione: manifestazioni - Pagina: 002
(27 agosto, 2006) Corriere della Sera
 
 
L' Ucoii alla marcia d' Assisi: l' ira della comunità ebraica
Al corteo della pace anche Dachan, presidente dell' organizzazione islamica che ha paragonato gli israeliani ai nazistila Manifestazione
     
DAL NOSTRO INVIATO ASSISI - Chi le ha frequentate, sa che erano giornate pazzesche. Di bolgia e di euforia. Di traffico bloccato e di pullman - i drappi con l' arcobaleno pacifista fuori dai finestrini - in coda. Con il profumo della porchetta calda e croccante già alle 9 del mattino e con i boy-scout che ti mettevano in fila, su per i vicoli: il primo con la chitarra e tutti gli altri dietro, a cantare una di quelle loro canzoni che poi rimpiangi di non essere mai stato nemmeno lupetto. Questo sabato mattina, invece, si risalgono i gradoni del centro storico in silenzio. Plotoncini di turisti texani storditi dalla bellezza del panorama. Polacchi a caccia di rosari. Spagnoli che chiedono quale sia il ristorante migliore. Te lo chiedono senza interrogarsi sulle voci che rimbombano, quasi un eco che rotola giù dal teatro della Cittadella. La voce di Flavio Lotti, autentica anima mediatica per la Tavola della Pace, che organizza anche questa Marcia straordinaria, giunge forte e polemica: «Noi non manifestiamo contro qualcuno. Noi, oggi, vogliamo solo discutere insieme, provare a fare qualcosa in più per la pace in Medio Oriente». Davanti all' ingresso del teatro s' incontrano pattuglie di cronisti con il taccuino pieno di nomi. Tutti, d' altra parte, eravamo un pò venuti con l' idea di stilare l' elenco dei presenti e soprattutto degli assenti. Defezioni annunciate, motivate - da Gino Strada di Emergency a don Alex Zanotelli, dal verde Paolo Cento all' ex di Rifondazione Marco Ferrando. Ma tutti volevamo capire quanto questo movimento pacifista italiano fosse in crisi. E lo è, sicuro che lo è. La sensazione è precisa, sulla soglia del teatro. Poi lo sguardo scorre sulla piccola folla e ciò che toglie il fiato, subito, è una fotografia, un' immagine. Il cronista e il cameraman de La7 la fermano e ora, se non l' avete vista in qualche tiggì, proviamo a descriverla: tre manifestanti tengono a tracolla grandi fotografie. Foto numero 1: la faccia barbuta di Hassan Nasrallah, gran capo di Hezbollah, con la scritta: «Il leader della dignità araba». Foto numero 2: è l' immagine che ha già fatto il giro del mondo. Ci sono bambini che mettono la firma sulle testate di alcuni missili. Il testo: «I bambini israeliani mandano regali ai bambini palestinesi». I tre manifestanti sostano indisturbati nello struscio di bandiere arcobaleno che si fondono a quelle di Rifondazione, Comunisti italiani, Ds. Parrebbe già abbastanza, ma ecco la faccia di Mohamed Nour Dachan, il presidente dell' Ucoii, l' Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche italiane, che sabato scorso, su un annuncio a pagamento pubblicato da Resto del Carlino, Nazione, Giorno e Qn, equiparava le stragi provocate dall' esercito israeliano a quelle volute dai nazisti e che ora, per tali accuse, è al centro di un' indagine aperta dalla Procura di Roma. «Un atto dovuto», dice Nour Dachan, che domani siederà al tavolo della consulta per l' Islam italiano, convocata dal ministro per l' Interno Giuliano Amato. Alza le spalle: «Non sono mai mancato a una manifestazione per la pace. Basterebbe questa mia abitudine a spiegare la mia presenza qui». No, non basta. La notizia di questa sua presenza rimbalza da Assisi fino a Gerusalemme. Nei vicoli di pietra della città di Francesco giunge così la voce cupa di Leone Paserman, il presidente della comunità ebraica di Roma. «Sono profondamente amareggiato. Certe presenze e certi striscioni fotografici sono inquietanti, ma, a ben pensarci, non troppo sorprendenti... è chiaro, infatti, che una certa sinistra vede di buon occhio una politica irrealista, per niente equa né vicina. Di parte? Assolutamente filopalestinese. Questa imbecillità politica mi rende infelice e pessimista». Il corteo, mentre Paserman parla al cellulare, ad Assisi vien giù per il vicolo più largo. C' è un sole caldo. Un vento che stende bene lo striscione d' apertura, «Forza Onu», e il gonfalone che segue, quello del Comune di Monterotondo, dove abitava Angelo Frammartino, il volontario ucciso a Gerusalemme. Sono immagini che Yasha Reibman, portavoce e vice-presidente della comunità ebraica milanese, si fa descrivere: «Dovrei meravigliarmi? E' una vergogna che conosco. Eppure, una curiosità ce l' ho. Posso fare una domanda? I politici presenti cosa dicono?». Parlano d' altro. Il segretario di Rifondazione, Franco Giordano. Quelli della Margherita, Pierluigi Castagnetti e Luigi Bobba. La verde Paola Balducci. E poi i diessini Marina Sereni e Giuseppe Giulietti e Leoluca Orlando, dell' Italia dei Valori. Parlano di Nazioni Unite, di caschi blu. Di quanto sia giusto intervenire. Il corteo è arrivato davanti alla Basilica Superiore. Nel piazzale hanno steso un gigantesco tappeto rosso. L' idea è quella di rappresentare una macchia di sangue. Allora la gente comincia a sfilarsi le scarpe e a lasciarcele sopra. Succede così, è questa la scena, spiegano, dopo un bombardamento. Ma in Libano è diverso. Il sangue è vero. Le scarpe dei morti sono vere.
     
Roncone Fabrizio

#4165 Da: "paolo e ilaria MIR" <paoloeilaria@...>
Data: Mer 30 Ago 2006 7:03 am
Oggetto: Fw: Corso sulla riconciliazione Fwd: FW: announcement for finding new participants]
paoloeilaria@...
Invia email Invia email
 
Cari amici,
gli allegati,che non passano nella mailing list per motivi di sicurezza,
sono a disposizione presso la segreteria a questo indirizzo di posta
elettronica: paoloeilaria@...


Subject: Corso sulla riconciliazione Fwd: FW: announcement for finding new
participants]


Giro questa mail che potete diffondere.
Ci sono ancora posti disponibili per un corso di formazione sulla
riconciliazione nel processo di risoluzione dei conflitti che si terrà
in Svizzera dal 10 al 17 settembre. Il corso prevede anche l'incontro
con attivisti della branca svizzero- tedesca dell'IFOR che lavorano a
progetti incentrati su questo tema.  Le informazioni sono nell'allegato
in pdf.
Saluti,
Maria Antonietta

#4164 Da: "paolo e ilaria MIR" <paoloeilaria@...>
Data: Mer 30 Ago 2006 7:09 am
Oggetto: Fw: convegno 9-10 sett 2006
paoloeilaria@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: "Gianni Penazzi" <giannipenazzi@...>
To: "Agli amici (loro indirizzi)" <giannipenazzi@...>
Sent: Tuesday, August 29, 2006 10:48 AM
Subject: convegno 9-10 sett 2006


> CONVEGNO
> Il Convegno che si svolgerà a Città di Castello (PG) il 9 e 10 settembre,
> è organizzato dagli amici de L'Altra Pagina (Achille Rossi...).
> Il titolo del convegno è "Il problema dell'altro: dallo scontro al dialogo
> tra le culture" e vedrà la partecipazione di Raimon Panikkar, Massimo
> Cacciari, Khaled Fouad Allam e Jean Leonard Touadi.
>
>

#4163 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 30 Ago 2006 6:59 am
Oggetto: Fw: [Riconciliazione.news] Giornata per la salvaguardia del creato 1° settembre 2006 - LA COMMISSIONE EPISCOPALE
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 

 
----- Original Message -----
Sent: Wednesday, August 30, 2006 8:34 AM
Subject: [Riconciliazione.news] Giornata per la salvaguardia del creato 1° settembre 2006 - LA COMMISSIONE EPISCOPALE

[http://italy.peacelink.org/paxchristi/articles/art_18340.html]

Sussidio CEI

Dio pose l'uomo nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Gn 2,15) Sussidio per l'animazione Giornata per la salvaguardia del creato 1° settembre 2006 Dio pose l'uomo nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Gn 2,15) 1. ...tutto è stato creato per mezzo di Lui... Fin dalle prime pagine la Scrittura parla di Dio come Creatore, colui che per amore ha fatto ogni cosa (Gn 1- 2). «Del Signore è la terra e quanto contiene» (Sal 23,1) cantano i Salmi, invitando a contemplarne la bellezza, a benedire il suo autore e il suo agire provvidente (Sal 88; 103; 134; 148). Lo stesso creato, anzi, è invitato a lasciarsi coinvolgere nella lode, nella benedizione rivolta al Creatore che dona la vita (Dn 3,52-90). Anche i profeti fanno spesso memoria della potenza creatrice di Dio, per rinsaldare la fede del popolo e per chiamarlo a conversione (Is 40,12-13; 44,24-25; Am 4,13; 5,8-9). Essi richiamano ad un'esistenza nella giustizia e nella fedeltà alla Parola: solo così è possibile vivere un rapporto con la terra, che consente una vita buona per l'umanità e per tutte le creature. Sono in particolare i comandamenti del sabato, dell'anno sabbatico e dell'anno giubilare (Lv 23,3; 25,1-17) a ricordare che l'uomo non è padrone assoluto della terra: essa gli è data come dono, da coltivare e custodire in fedeltà (Gn 2,15). Il Nuovo Testamento rilegge tale prospettiva alla luce dell'esperienza del Signore Risorto, scoprendo in lui il mediatore dell'intera creazione: per mezzo di Lui ogni cosa è stata creata ed in lui tutto trova senso e pienezza (Gv 1,1-3; Col 1,15-20; Eb 1,3). Quello stesso Verbo che si è fatto carne in Gesù Cristo operava, infatti, fin dal principio, come Sapienza creatrice del Padre. La stessa Pasqua del Signore, poi, rivela una dimensione cosmica: è la terra stessa ad essere coinvolta nella risurrezione, così da essere orientata, così, alla pienezza di vita. La speranza cristiana ha, dunque, le dimensioni dell'intera creazione: «aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2 Pt 3,13). La Scrittura narra del creato come del primo grande dono di Dio, la prima radicale espressione del suo amore potente: un cosmo ordinato e prezioso, capace di sostenere quella realtà misteriosa e fragile che è la vita. 2. Il grido della terra La stessa Scrittura, però, sa bene che lo splendore della creazione è anche offuscato dal potere misterioso del male e dall'esperienza del peccato: per Paolo tutto il creato geme e soffre, come nelle doglie del parto (Rm 8,19ss). Tale gemito della creazione sembra trovare oggi un'eco particolarmente incisiva in quella crisi ambientale, che ha assunto ormai una dimensione globale. Anche il capitolo X del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica si è ampiamente soffermato sul degrado dell'ecosistema planetario, esaminandone i diversi aspetti (inquinamento nelle sue diverse forme, mutamento climatico, crisi delle risorse idriche, riduzione della biodiversità, ecc.). A monte di tale dinamica esso ha colto - secondo l'indicazione dell'enciclica di Giovanni Paolo II Centesimus annus - l'incapacità di riconoscere nel mondo quella originaria donazione che precede e fonda ogni azione umana. In tale prospettiva si radicano anche un consumo di risorse e una produzione di rifiuti che superano largamente le capacità di rinnovamento della terra, ipotecandone così la vivibilità per le future generazioni. Ma tale realtà si riflette fin d'ora nella nostra esperienza quotidiana: viviamo in città inquinate, in una natura sempre più impoverita, mentre sempre più spesso ci capita di interrogarci sulla sicurezza di ciò che mangiamo. Per i poveri della terra, poi, il degrado dell'ambiente è un fattore critico, che rende insostenibili situazioni dalla vivibilità già assai fragile: la preoccupazione per la salvaguardia del creato si intreccia con l'esigenza della giustizia. Non stupisce, allora, che nel gennaio 2001 Giovanni Paolo II abbia chiamato i credenti alla "conversione ecologica" di fronte alla minaccia di una distruzione incombente. Già il Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace del 1990, del resto, invitava a riscoprire la relazione tra la pace con Dio creatore e quella con il creato, in un'assunzione di responsabilità per le future generazioni. 3. Salvaguardia del creato come impegno ecumenico La responsabilità per il creato è stata una riscoperta comune delle Chiese cristiane: è all'interno del cammino ecumenico che essa si è imposta come esigenza determinante ed è dal mondo ecumenico (in primo luogo dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli) che nasce nel 1989 la proposta di una Giornata per il creato. Per l'Europa essa è stata ripresa, in particolare, dalla II Assemblea Ecumenica Europea di Graz (1997), che ha chiamato alla riconciliazione col creato; anche nella prossima III Assemblea Ecumenica Europea (Sibiu 2007) il tema avrà un'importanza determinante. La sua centralità è stata inoltre espressa nel 2001 dalla Charta Oecumenica (n. 9): c'è una comune preoccupazione dei cristiani per uno sfruttamento dei beni della terra che avviene «senza tener conto del loro valore intrinseco, senza considerazione per la loro limitatezza e senza riguardo per il bene delle generazioni future». Per questo la Charta indicava un impegno comune dei cristiani «per realizzare condizioni sostenibili di vita per l'intero creato» e per «sviluppare ulteriormente uno stile di vita nel quale, in contrapposizione al dominio della logica economica e alla costrizione al consumo, accordiamo valore a una qualità di vita responsabile e sostenibile». La sottolineatura della dimensione formativa delle comunità cristiane in ordine alla cura del creato si intreccia qui con l'invito a un rinnovamento delle loro stesse pratiche. Nella pluralità delle tradizioni cristiane confessare Dio come il Creatore è tema condiviso, sul quale è possibile un comune sentire e un reciproco arricchimento. Ecco aprirsi, dunque, un importante spazio di dialogo e incontro tra i cristiani delle diverse confessioni, nel quale essi porteranno le rispettive sensibilità in vista di una crescita comune. La sottolineatura della dimensione spirituale, la centralità della Parola, l'attenzione per l'Eucaristia, l'impegno sul piano etico sono dimensioni differenti, che possono arricchirsi reciprocamente nel convocare tutti alla cura per il creato. Varie potranno essere le forme di espressione di tale impegno: da una rilettura della comune eredità biblica, a un esame delle problematiche ecologiche del nostro tempo - su scala globale come locale - fino alla concreta ricerca di nuovi stili di vita personali e comunitari. La stessa Giornata per il creato potrà vedere iniziative in questo senso, nelle quali la ricerca di sostenibilità ambientale sarà illuminata dalla confessione di fede: «Credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra». È importante dare adeguato risalto alla Giornata nella vita delle Diocesi e delle comunità, specie in questo 2006 nel quale essa viene celebrata per la prima volta. Diverse sono le iniziative che potranno essere prese, sia nel primo giorno di settembre che nei successivi: al livello locale esse potranno essere sviluppate nel corso dell'intero mese. Segnaliamo alcune possibilità, a titolo indicativo, anche sulla base dell'esperienza di quelle comunità che già in anni precedenti hanno dedicato iniziative al tema: - Incontri di preghiera. È importante che - specie a livello diocesano e comunque dove è possibile - essi vengano realizzati in prospettiva ecumenica, con un coinvolgimento attivo dei rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti. - Incontri di approfondimento del tema della Giornata da un punto di vista biblico-teologico, per riflettere sull'importanza della fede nella Creazione in un tempo di crisi ecologica o sulla sua declinazione in termini etici. Anche qui è particolarmente opportuna un'attenzione per la dimensione ecumenica del tema, che valorizzi il contributo delle varie voci della cristianità. - Incontri di approfondimento su tematiche ambientali, sia come introduzione generale, sia su specifiche problematiche. Lo stesso messaggio richiama a titolo di esempio alcuni temi molto concreti (acqua, clima, biodiversità, inquinamento...), che possono essere fatti oggetto di riflessione, eventualmente anche nella loro incidenza sulla dimensione locale. - Un momento di festa-celebrazione all'aperto, in qualche luogo significativo del territorio della Diocesi, che potrebbe coinvolgere il mondo giovanile, su un tema cui esso è particolarmente sensibile. Potrà trattarsi di uno spazio caratterizzato semplicemente per la sua bellezza naturale, ovvero per il suo legame con figure e momenti di particolare accentuazione del rapporto con la creazione (si pensi ai luoghi della tradizione francescana, ma anche a numerosi monasteri). Potrà anche, d'altra parte, essere la visita a qualche luogo che testimonia di una situazione ecologica particolarmente critica o che fa memoria di qualche evento ambientale che ha toccato la vita della comunità. Si tratta di varie proposte, non necessariamente alternative tra loro, che possono offrire idee e stimoli alla creatività a livello locale, in vista di una sensibilizzazione alla salvaguardia del creato alla luce della fede. 1) Due utili raccolte di materiali sui temi della giornata in: UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO - SERVIZIO NAZIONALE PER IL PROGETTO CULTURALE, Responsabilità per il creato. Un sussidio per le comunità, Elledici, Leumann (Torino) 2002. UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO - SERVIZIO NAZIONALE PER IL PROGETTO CULTURALE, Per il futuro della nostra terra. Prendersi cura della creazione, Lanza / Gregoriana, Padova 2005. 2) Per approfondire i riferimenti ai temi ambientali nel Magistero: PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004, cap. X: "Salvaguardare l'ambiente", pp. 248-266. A. GIORDANO - S. MORANDINI - P. TARCHI (a cura), La creazione in dono. Giovanni Paolo II e l'ambiente, EMI, Bologna 2005. 3) Sul rapporto tra teologia della creazione, spiritualità ed etica ambientale: F. FACCHINI (a cura), Un ambiente per l'uomo, EDB, Bologna 2005. J.-R. FLECHA, Il rispetto del creato, Jaca Book, Milano 2000. K. GOLSER, Religioni ed ecologia. La responsabilità verso il creato nelle grandi religioni, EDB, Bologna 1995. IGNAZIO IV HAKIM, Salvare la creazione, Ancora, Milano 1994. J. MOLTMANN, Dio nella creazione. Dottrina ecologica della creazione, Queriniana, Brescia 1986. S. MORANDINI, Terra splendida e minacciata. Per una spiritualità della creazione, Ancora, Milano 2004. I. MUSU (a cura), Uomo e natura verso il nuovo millennio. Religioni, filosofia, scienza, Mulino, Bologna 1999. G. PANTEGHINI, Il gemito della creazione. Ecologia e fede cristiana, Messaggero, Padova 1992. M. ROSENBERGER, Dizionario teologico di spiritualità del creato, EDB, Bologna 2006. L. VISCHER, in Studi Ecumenici. I. ZIZIOULAS, Il creato come eucaristia, Qiqajon, Magnano (VC) 1994. 4) Per il tema della salvaguardia del creato nell'Insegnamento della Religione Cattolica: N. DORO (a cura), Responsabili per il creato, Elledici - Capitello, Torino 2005 (quattro fascicoli, uno per ogni ordine di scuola). In rete Molti siti sono dedicati a temi ambientali; ci limitiamo qui a segnalarne alcuni che contengono materiali di particolare interesse circa l'impegno dei credenti per l'ambiente: 1) Un Database di testi sulla salvaguardia del creato: www.progettoculturale.it Una risorsa preziosa, cui si accede dalla sezione pubblicazioni del sito del Servizio Nazionale per il progetto culturale è il database di testi e documenti ecclesiali sulla salvaguardia del creato curato dalla Fondazione Lanza di Padova. Con oltre duecento record, esso consente di accedere a materiali del Magistero cattolico nelle sue varie espressioni, del movimento ecumenico e delle altre Chiese e Comunità ecclesiali cristiane. 2) Il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE): www.kath.ch/ccee/italiano/ambiti/ambiente.htm I materiali delle sei consultazioni per i delegati per l'ambiente delle Conferenze Episcopali europee promosse dal CCEE dal 1999 al 2004. 30/08/2006 http://db.peacelink.org/tools/print.php?url=paxchristi/articles/art_18340.html&lang=1

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Posted by Riconciliazione.it to Riconciliazione.news at 8/30/2006 08:31:00 AM

#4162 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 30 Ago 2006 6:59 am
Oggetto: Fw: [Riconciliazione.news] Persona umana: cuore della pace, tema della prossima Giornata Mondiale della Pace
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
Sent: Wednesday, August 30, 2006 8:30 AM
Subject: [Riconciliazione.news] Persona umana: cuore della pace, tema della prossima Giornata Mondiale della Pace

[http://www.riconciliazione.it]

l Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la 40° Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2007, sarà dedicato al tema: "Persona umana: cuore della pace". Il tema di riflessione scelto dal Santo Padre esprime la convinzione che il rispetto della dignità della persona umana è una condizione essenziale per la pace della famiglia umana. La dignità umana, infatti, è il sigillo impresso da Dio sull'uomo, creato a Sua immagine e somiglianza (Gen 1, 26-27), è il segno del comune destino dell'umanità, è il fondamento dell'amore per Dio e per il prossimo. Solo nella consapevolezza della trascendente dignità di ogni uomo e donna la famiglia umana è sul sentiero che porta alla pace e alla comunione con Dio. Afferma, infatti, Benedetto XVI nella Lettera Enciclica Deus caritas est: "l'amore per il prossimo è una strada per incontrare Dio" (16). Oggi, forse con forza persuasiva e mezzi più efficaci che in passato, la dignità umana è minacciata da ideologie aberranti, aggredita da un uso distorto della scienza e della tecnica, contraddetta da diffusi stili di vita incongruenti. Infatti, ideologie improntate al nichilismo o al fanatismo (materialista o religioso) pretendono di negare o di imporre presunte verità sulla realtà, sull'uomo o su Dio. La scienza e la tecnica (la bio-medicina in particolare), spesso, anziché servire il bene comune dell'umanità sono strumentali a una visione egoistica del progresso e del benessere. Infine, la propaganda e la crescente accettazione di stili di vita disordinati e contrari alla dignità umana vanno indebolendo i cuori e le menti delle persone fino a spegnere il desiderio di una convivenza ordinata e pacifica. Tutto ciò rappresenta una minaccia per l'umanità, poiché la pace è in pericolo quando non è rispettata la dignità umana e quando la convivenza sociale non cerca il bene comune. La Chiesa ha la missione di annunciare il Vangelo della Vita, la centralità dell'uomo nell'universo e l'amore di Dio per l'umanità. Pertanto, alle sfide del tempo presente la Chiesa risponde con un'antropologia cristiana fondata sui tre pilastri della dignità, della socialità e dell'agire umano nel mondo che va orientato secondo l'ordine impresso da Dio nell'universo (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 37), e nella prospettiva di un umanesimo integrale e solidale tendente allo sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini (Paolo VI, Populorum progressio). Già il Concilio Vaticano II sottolineava come "la Chiesa sa perfettamente che il suo messaggio è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore umano, quando difende la causa della dignità della vocazione umana, e così ridona speranza a quanti disperano ormai di un destino più alto" (Gaudium et spes, 21). Ogni offesa alla persona è una minaccia per la pace; ogni minaccia alla pace è un'offesa alla verità della persona e di Dio: "La persona umana è il cuore della pace"!

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Posted by Riconciliazione.it to Riconciliazione.news at 8/30/2006 08:29:00 AM

#4161 Da: <direttore@...>
Data: Mar 29 Ago 2006 10:15 pm
Oggetto: [PR] Quinta Giornata del dialogo cristiano islamico - Locandina
direttore_il...
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Quinta Giornata del dialogo cristiano islamico - Locandina
Comunicato stampa n. 2 del 29.08.2006

Care Amiche, Cari Amici,
in vista della quinta giornata del dialogo cristianoislamico che quest'anno si
celebrerà il prossimo 20 ottobre 2006, abbiamo preparato una locandina che
potrete scaricare, in formato PDF, e riprodurre dal seguente indirizzo internet:

http://www.ildialogo.org/islam/dialogo2006/locandina20ottobre2006.pdf

All'inizio della prossima settimana sarà disponibile un numero speciale per la
quinta giornata de "il dialogo", scaricabile in formato pdf dal sito
http://www.ildialogo.org.
Nel frattempo già sono state programmate alcune iniziative per quella data.
Segnaliamo quelle del "gruppo islam diocesano" di Padova, il cui programma
troverete alla pagina http://www.ildialogo.org/islam/cristianoislamico.htm nella
colonna appuntamenti.
Vi invitiamo a segnalarci tutte le iniziative che man mano deciderete in modo da
poter dare ad esse la massima diffusione.
Sappiamo bene che le difficoltà a cui andiamo incontro sono molte. Ma vi
invitiamo a riflettere sul fatto che questa iniziativa è nata, nel novembre del
2001, proprio per cercare di far fronte alle difficoltà enormi provocate dai
tragici eventi dell'11 settembre di quell'anno.
Dobbiamo perciò sforzarci di utilizzare le difficoltà come stimolo per fare di
più, per non far prevalere la logica della guerra e della caccia allo straniero.
Dobbiamo avere la consapevolezza che se a livello sociale si innescasse tale
meccanismo, nessuno più potrebbe vivere sonni tranquilli.
Non lasciamoci scoraggiare o peggio intimidire dagli eventi e dalle troppe bugie
che purtroppo nei periodi bellici condiscono la vita pubblica delle nazioni e
del mondo intero. Buon dialogo a tutte/i.
Con un fraterno e cordiale saluto di
shalom, salaam, pace
Il Comitato organizzatore

Li, 29-08-2006

Sottoscrivono e promuovono l'appello le seguenti riviste e associazioni (in
ordine alfabetico)  ADISTA Via Acciaioli n.7 - 00186 Roma Telefono +39 06
686.86.92 +39 06 68- 8.019.24; Fax +39 06 686.58.98 E-mail  info@...  - 
http://www.adista.it  Confronti, Roma  Tel: 06 4820503; 06 48903241 fax 06
4827901; redazione@...  http://www.confronti.net/  CEM - Mondialità 
Via Piamarta 9 - Brescia 25121; tel 030-3772780; fax 030-3772781 ; e - mail: 
cemmondialita@...
http://www.saveriani.bs.it/cem  Cipax - Centro interconfessionale per la pace
Via Ostiense 152, 00154 Roma; tel./fax 06.57287347; e.mail: cipax-roma@...
http://www.romacivica.net/cipax  EMI - EDITRICE MISSIONARIA ITALIANA Via di
Corticella 181 - 40128 Bologna tel. 051326027 - fax 051327552 Ufficio Stampa: 
stampa@...  -  http://www.emi.it  "Forum Internazionale Civiltà dell'Amore"
Via Paolo Borsellino, 36 (già Via delle Palme) 02100 RIETI Tel. 0746. 495261
http://www.forumreligioni.it  Email:  forum@...
 Agnese Ginocchio Cantautrice per la pace http://www.agneseginocchio.it  il
dialogo - Periodico di Monteforte Irpino Via Nazionale, 51 83024 Monteforte
Irpino (Avellino) tel. 3337043384 Sito: http://www.ildialogo.org/  Email: 
redazione@...
 Isola Nera  Casa di poesia e letteratura. Direzione Giovanna Mulas.
Coordinazione Gabriel Impaglione.  mulasgiovanna@...  Lanusei, Sardegna 
La nonviolenza è in cammino Foglio quotidiano del Centro di ricerca per la pace
di Viterbo, Direttore responsabile: Peppe Sini.Redazione: strada S. Barbara 9/E,
01100 Viterbo tel. 0761353532, e-mail: nbawac@...  Missione Oggi Via
Piamarta 9 -  25121 Brescia  tel 030-3772780 ; fax 030-3772781 e - mail:
missioneoggi@... http://www.saveriani.bs.it/Missioneoggi
Mosaico di Pace Via Petronelli n.6 70052 Bisceglie (Bari), tel. 080/3953507 fax:
080/3953450,  email: info@...,  Sito: http://www.mosaicodipace.it 
Notam, Lettera agli Amici del Gruppo del Gallo di Milano Corrispondenza: Giorgio
Chiaffarino - Via Alciati, 11 - 20146 MILANO e-mail: notam@...   web:
http://www.ildialogo.org/notam  QOL, una voce per il dialogo tra le religioni e
le culture  Piazza Unità d'Italia 8 42017 NOVELLARA (RE), tel.0522-654251; fax
059-650073; E Mail:  torrazzo@...  -  http://www.qolrivista.it  Tempi di
Fraternità Torino , c/o Centro Studi  "Domenico Sereno Regis" Via Garibaldi 13,
10122 Torino - tel. 0141-218291; 011 - 9573272 ;  fax 02700519846, 
http://www.tempidifraternita.it/ tempidifraternita@... 
Volontari per lo Sviluppo Corso Chieri, 121/6,  10132 - Torino Tel. :
0118993823;  Fax : 0118994700 redazione@... 
http://www.volontariperlosviluppo.it/  Per l'elenco completo dei firmatari
dell'Appello, per tutti i materiali ad esso relativi e per le iniziative in
corso si può visitare il sito:  http://www.ildialogo.org/  Email:
redazione@...




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il dialogo - Periodico di Monteforte Irpino
Via Nazionale, 51 - 83024 Monteforte Irpino (AV) - Tel: 333-7043384 /
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l'indirizzo che sarà quindi immediatamente rimosso dalla mailing list. Abbiamo
cura di evitare fastidiosi invii multipli, laddove ciò avvenisse La preghiamo di
segnalarcelo.
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#4160 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mar 29 Ago 2006 7:16 am
Oggetto: Re: [paxchristi] Le scarpine simbolo dei bimbi uccisi dalla guerra, Assisi 26-8-06
e.pey@...
Invia email Invia email
 
Scusate la mia incapacità. Volevo mandare una bella foto simbolica, fatta ad
Asssisi sabato, ma non so come ridurre le foto a dimensioni piccole per
spedirle nel testo, non in allegato, che alcuni sistemi rifiutano.
Enrico Peyretti, Torino



----- Original Message -----
From: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
To: "lista BCP" <beati@...>; "lista alteracultura"
<list@...>; "lista Mir dibattito"
<mir-riconciliazione@yahoogroups.com>; "lista nonviolenti"
<nonviolenti@...>; "lista pax christi gr discussione"
<paxchristi@yahoogroups.com>; "altera 1" <alteracultura@... >; "il
dialogo" <redazione@...>
Sent: Monday, August 28, 2006 10:09 PM
Subject: [paxchristi] Le scarpine simbolo dei bimbi uccisi dalla guerra,
Assisi 26-8-06


"Contro la guerra accogliamo e diamo pace nelle relazioni personali,
costruiamo pace, giustizia, riconciliazione nella volontà politica".
Ciao! Enrico


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]





Per ritirare la sottoscrizione a questo gruppo, inviare un'e-mail a
paxchristi-unsubscribe@egroups.com


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#4159 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Lun 28 Ago 2006 8:09 pm
Oggetto: Le scarpine simbolo dei bimbi uccisi dalla guerra, Assisi 26-8-06
e.pey@...
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"Contro la guerra accogliamo e diamo pace nelle relazioni personali,
costruiamo pace, giustizia, riconciliazione nella volontà politica".
Ciao! Enrico

#4158 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 28 Ago 2006 6:33 pm
Oggetto: Fw: Venerdì 15 settembre alle ore 19 ora di Preghiera PER PADRE SAAD! Chiesa di San Rocco, via San Francesco d'Assisi n° 1 TORINO
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
 

 

PREGA PER PADRE SAAD!

 

ora di Preghiera presso la

 Chiesa di San Rocco,

via San Francesco d’Assisi 1

TORINO

 Venerdì 15 settembre alle ore 19:00

 


15 settembre, ore 19.00-20.00, organizza anche tu un’ora di preghiera o un’ora di silenzio per Padre Saad Sirop, per la pace in Iraq ed in tutto il Medio Oriente, e danne notizia a: f.olivero@...

 

La notizia della tua adesione, quella della tua comunità, o della tua parrocchia, sarà pubblicata sul sito dell’Ufficio Pastorale Migranti di Torino, di Riconciliazione.it  e su www.releasefathersaad.blogspot.com


 

Don Fredo Olivero

Direttore Ufficio Pastorale Migranti

Arcidiocesi di Torino

 

 E’ online una petizione appello per Padre Saad Sirop, sequestrato a Bagdad il 15 Agosto 2006.

Chi voglia aderire può firmare la petizione online  sul sito:

www.releasefathersaad.blogspot.com

Per le istruzioni in italiano vai sul sito: www.migranti.torino.it

 


#4157 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Lun 28 Ago 2006 4:07 pm
Oggetto: Resoconto Assemblea Tavola della ace, Assisi 26 agosto
e.pey@...
Invia email Invia email
 

28-08-06 Resoconto Assemblea Tavola della Pace, Assisi 26 agosto

 

Dopo questa nota iniziale, trovate un semplice resoconto schematico (che privilegia i contenuti rispetto ai nomi), trascrizione delle idee principali raccolte nei miei appunti durante l’Assemblea della tavola per la Pace, scusandomi per le carenze ed eventuali inesattezze.

Ieri avevo spedito le mie prime impressioni e valutazioni (insieme a due proposte inviate in anticipo ai coordinatori). Rileggendo ora questi appunti, le riconfermo. In questa assemblea, come si sapeva già, era prevalente la componente politico-realistica-istituzionale del movimento per la pace. In questo periodo (dopo il cambio di Parlamento e governo) c'è una divisione nel movimento per la pace che mi ricorda quella tra fundos e realos tra i Grünen tedeschi. E' una tensione che sente in sé ogni persona che si impegna con apertura e sensibilità, senza semplicismi, ed è costitutiva dell'azione responsabile nella storia. Non conviene a nessuno strappare la tensione: mettere idealismo puro contro pragmatismo cinico, astrattezza contro responsabilità, conoscenza contro ingenuità e ignoranza, servi del governo contro indipendenti, nonviolenti veri contro quelli falsi.

In questi dualismi duri c'è troppa polemica, amor proprio, fraintendimento degli
altri, e anche accuse facili, e poca nonviolenza. È necessario discutere, ma senza disprezzo. Ci vuole molta accortezza, vigilanza, perché le speranze possono essere apparenze ingannevoli. Bisogna anche distinguere il piano dei passi intermedi, necessariamente parziali, misti, impuri, rischiosi, dall'obiettivo chiaro.

L'obiettivo è l'abolizione di guerre, eserciti, "soluzioni" militari, e qualunque forma di dominio, per istituire come regola e costume di civiltà la gestione nonviolenta attiva dei conflitti. I passi avvengono nel possibile e nel necessario, che sono il vincolo e la legge ineludibile dell'agire: l'importante è che i passi parziali siano nella direzione giusta e che i compromessi non svendano l'essenziale. Maledire la guerra, smascherare i suoi meccanismi e condannare chi la vuole è sacrosanto, ma subito bisogna umilmente costruire i mezzi concreti per qualche passo, anche incerto e  rischioso, nel cammino verso la pace.

Abbiamo molto da lavorare insieme, più insieme che mai, non esasperando le contrapposizioni di oggi, studiando e praticando sempre meglio l’articolazione necessaria e lo stimolo reciproco, nelle differenze proprie, tra l’elaborazione culturale e morale, i movimenti e l’azione nel sociale, l’azione giuridica e politica nelle istituzioni.

(Enrico Peyretti)

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Resoconto dell’Assemblea

Novità dell’iniziativa dell’Onu, e dell’Europa. Non solo no alla guerra, ma passi di pace, per tutto il Medio Oriente (Grazie Bellini, coordinatrice Tavola della Pace)

Non più unilateralismo, ma Onu, ed Europa con sua politica estera (Giulio Cozzali, Presid. Prov. Perugia)

Ragioni dello spirito per la pace. La casa del vescovo di Assisi è quella dove Francesco si spogliò, e dove tornò alla fine della sua vita, cieco e malato debolissimo, per riconciliare vescovo e podestà in guerra e lo fece aggiungendo al suo Cantico la strofa sul perdono. Assisi è questo (Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi)

Nel 2° anniversario della morte di Enzo Baldoni, lo ricorda con gli altri giornalisti vittime Enzo Lucci, prossimo responsabile della prima sede Rai in Africa.

Segnali positivi: volontà dei libanesi di riprendere la vita quotidiana. La guerra ha seminato molto odio, ma la strada non è bloccata. L’intervento questa volta è chiaramente dell’Onu. Problema dei contrapposti integralismi. Hezbollah non è solo armi, ma organizzazione sociale, solidaristica. C’è il diritto del popolo palestinese e l’analoga sicurezza israeliana. Da sole, le parti in conflitto (Israele, Libano, Palestina) non ce la faranno (collegamento telefonico con Ennio Remondino).

Hezbollah è un esercito nell’esercito; ha attaccato e colpito Israele. La guerra non è servita a nulla, salvo richiamare l’attenzione di mondo e Europa. Il popolo israeliano sempre più spaventato; ha l’esercito più forte, ma non sempre serve; ha bisogno di sicurezza: fargli capire il nostro impegno. Gli israeliani si chiedevano se Israele combatteva per sé o per gli Usa. Paura dell’Iran; potrebbe scoppiare una guerra molto peggiore, potrebbe essere una trappola per la missione europea. È necessario un processo diplomatico immediato; forse l’interlocutore c’è: Yehoshua dice: “sì, bisogna parlare con Hamas”. La popolazione di Israele ha superato i tabù: sono disposti a uscire dai territori, a trattare con Hamas. Bisogna aprire il negoziato. (Eric Salerno, storico, corrispondente del Messaggero)

Esigenza di reagire a rabbia a dolore. Profondo fastidio per il clima da stadio dei giornali, nella logica di guerra [implicito: con cui guardano le diversità interne al movimento per la pace]. Pericolo di allargamento della guerra, per il tipo di armi in circolazione: il M.O. è la più grande bomba atomica. Israele ha comprato due sommergibili atomici dalla Germania: per farne che? Necessario intervenire politicamente: la guerra è strumento inservibile: o se ne esce o diventa infinita. Come uscirne? Grazie all’Onu, che ha fermato la guerra. Fine dell’unilateralismo di Bush, come chiedeva la Tavola della Pace il 17-7, come chiedemmo con la Perugia-Assisi straordinaria del 1999 contro il governo D’Alema e la guerra del Kossovo. Erano invitati qui anche i militari, non sono venuti. Chiediamo di incontrare Prodi, D’Alema, Parisi. Il generale Castagnetti ieri: “Dobbiamo inventare”; ma c’è già l’Agenda per la Pace di Boutros Ghali 1995. Quel generale ha fatto la Scuola di guerra di Civitavecchia, ma ci vuole una Scuola di Polizia Internazionale. Un israeliano (…..?) dice: l’Italia proponga la conferenza internazionale, vera alternativa politica alla continuazione della guerra. Diciannove proposte della Tavola della Pace. Appuntamenti: il primo giorno di scuola dedicato a parlare della pace; il 4-10 Giornata della Pace; dal 5 al 7-10 a Perugia; 8-10 nuovo appuntamento ad Assisi (Flavio Lotti, coordinatore Tavola della Pace)

L’Onu è la casa comune, mentre fallisce l’unilateralismo; essa è il nuovo diritto internazionale, basato sui diritti umani, alternativi al liberismo e al diritto di guerra. Il governo ha avuto il coraggio di rilanciare ruolo Onu ed Europa. Nell’operazione di polizia il militare non ha briglia sciolta, ma è sotto la legge, come la polizia corretta. Il governo italiano promuova un documento internazionale che precisi le operazioni di polizia internazionale. Vigilanza quotidiana di una unità di crisi sull’operazione in Libano, e non autonomia dei militari: è una funzione politica, non militare. Questa operazione può essere esemplare. Ci deve essere a fianco un’operazione civile e una forte componente civile dentro la stessa missione: ci sia il “difensore civico” che controlli i militari. A garanzia politica della pace nel mondo ci vuole il Terzo super partes: si faccia di Gerusalemme il Distretto della pace, World District. Democratizzare l’Onu: l’Italia riprenda l’iniziativa. (Antonio Papisca, Centro Diritti Umani e dei Popoli, Università di Padova)

Ricordo di Angelo Frammartino. Una generazione è stata devastata da odio e ingiustizie. Fondamentalismi anche in Italia. Come richiudere il vaso di Pandora? Mettere al centro il diritto internazionale, che è vigente. I popoli del M.O. da soli non ce la fanno senza la comunità internazionale. Ama Israele chi dice a Israele di smettere. La questione nazionale palestinese non deve essere sostituita dalla questione islamista fondamentalista. Siamo un’associazione nonviolenta [ascolto per la prima volta questa parola, che poi tornerà da Pezzotta, Corazzina, Giordano], eravamo contro l’intervento in Kossovo. Ci sono momenti in cui c’è bisogno della forza internazionale legittima per difendere le popolazioni. Una grande iniziativa politica sostenga la missione. L’8 ottobre si deve squadernare un’agenda politica. (Raffella Bolini, Arci)

Provo una maggiore inquietudine: assumo con sofferenza la necessità dell’intervento dell’esercito. Assumere le contraddizioni è maturità. Credo nella nonviolenza, ma accetto questo uso della forza. È possibile che qualche soldato italiano ci perda la vita. Il movimento per la pace è mobilitato quotidianamente per smobilitare. Propongo iniziative come questa non solo ad Assisi [si intende dopo: in zone leghiste] (Sabino Pezzotta, segretario nazionale Cisl)

Una parte importante della chiesa italiana dice no alla guerra (Tommaso Valentinetti, vescovo presidente di Pax Christi, che lascia subito la parola al coordinatore nazionale di questa associazione)

Non siamo d’accordo su qualcosa, ma siamo qui. Il movimento per la pace è dialogico, lavora. Diciamo no al contingente militare, scelta deludente. La via della nonviolenza porta a un futuro diverso. Crediamo a un’altra politica: del disarmo. È fallito il trattato contro le armi leggere, è fallito quello del disarmo atomico. Anzitutto: stare dalla parte delle vittime (Fabio Corazzina, coordinatore nazionale di Pax Christi)  

La violenza e la potenza militare non difendono (dal messaggio audio di mons. Sabbah, patriarca di Gerusalemme)

Partire dal dolore. Non parteggiare (Marini, coordinatore Enti Locali per la pace)

Primo problema è l’odio, più del petrolio. Ciascuno porta le sue responsabilità. Poi, la questione dei soldati: occorre distinguere e scegliere nelle situazioni reali; stare dalla parte delle vittime anche potenziali. Sono stato in Afghanistan: lì i nostri soldati non servono a niente: ritiriamoli. In Kosovo invece evitano la mattanza. In Libano-Israele dobbiamo fermare la guerra. Questo serve a creare le condizioni politiche. Lo chiedono Israele e Libano. Ci vuole una iniziativa politica per tutto il M. O.: abbiamo sei mesi di tempo, oppure si riapre la guerra, che tocca anche noi. Mi preme la vita dei nostri soldati, ma allo stesso modo ogni vita delle vittime potenziali. Schierare tutta la nostra capacità di cooperazione per progetti di vita, che abbassino l’odio. Quella pace lì è la nostra pace. Senza ingenuità. Non tutti sono buoni. No a esecuzioni come Jenin, no alle parole di Ahmadinejad (Massimo Toschi, Assessore alla Pace della Regione Toscana)

C’è razzismo anche in Italia. Fare manifestazioni in Lombardia e Veneto (Paolo Nerozzi, Cgil)

Il Libano ha volontà di pace. Ci sono 18 differenti confessioni religiose. Troppo spesso si usano le religioni per fare politica (Pellegrini, corrispondente Rai, per telefono)

«La pace è frutto dell’amore, non della paura», dell’amore per tutti, diceva don Tonino Bello. Provo inquietudine. La coscienza dei propri limiti è segno di libertà e autenticità. È una scelta necessaria, questa, senza nasconderci dubbi e fatiche. Dio chiede a Geremia: cosa vedi? Risponde. Vedo un mandorlo in fiore, nel cuore dell’inverno. Ho trovato qui un mandorlo in fiore. Sono 22 le guerre in corso: 5 e mezzo milioni di morti. Poi i morti di mafia. C’è la violenza della povertà: basta il 5% delle spese militari per dare l’acqua a chi nel mondo non ce l’ha. Il governo rimetta i paletti al commercio delle armi. I diritti umani e la loro tutela per tutti, per gli immigranti. I CPT sono immorali, anche se sul piano giuridico sembra impossibile chiuderli. Educarci, educare noi stessi (don Luigi Ciotti, presidente di Libera)

Nessuno è contento dell’intervento in Libano, però bisogna farlo. Confrontarsi col nuovo alfabeto dell’idea di pace. La legalità internazionale è l’esatto contrario della guerra preventiva. Non solo il diritto, ma i diritti umani, anche per gli immigranti (Leoluca Orlando, Italia dei Valori).

Si mandi una forza civile, non solo militare. Un disarmo autentico, delle armi e dell’odio, per la questione palestinese. Anche per l’immigrazione, si riprendano i Colloqui del Mediterraneo di La Pira (Andrea Olivero, presidente Acli)

Fine dell’unilateralismo; Onu dei popoli. Denuclearizzazione, a partire dall’Italia. Partire dagli interessi materiali,  che fanno la guerra (Jacopo Venier [?], dei Comunisti Italiani)

La pace ho bisogno del movimento per la pace e la nonviolenza. Angelo Frammartino, del PRC, ucciso a Gerusalemme, non andava a portare identità e certezze, se non la pace e la nonviolenza. Riproporre la questione palestinese. Tutto il M.O. è stato destabilizzato dalla guerra preventiva, dall’unilateralismo di Bush. La sicurezza di Israele sta nel negoziato. No ai CPT (Franco Giordano, segretario del Partito Rifondazione Comunista)

Il movimento per la pace ha dato fiducia alla politica. La politica è il contrario della guerra. La politica, quando c’è, è l’altro nome della pace. Due anni fa si faceva il funerale dell’Onu, oggi si torna a riconoscerla. L’UE oggi si è coinvolta. Apprezzamento per il governo Prodi, che ha preteso il protagonismo dell’Europa. È sufficiente non voltare le spalle. Il governo ha trasformato l’inquietudine in azione. La politica estera è politica, non è pubbliche relazioni (Pier Luigi Castagnetti, segretario della Margherita)

Condivido molto. La novità c’è: è fallita la strategia Usa. Il rischio è anche politico: se fallisce l’operazione, fallisce anche la nuova politica internazionale. Questa missione è il contrario di quanto si è fatto finora. Ora è necessario parlare di una conferenza generale di pace (Marina Sereni, Ds, Ulivo)

Sollievo e inquietudine, non occasione di gloria. Principio del multilateralismo. Riforma dell’Onu. Il paradosso dell’invio di militari può funzionare solo entro una forte iniziativa politica. Si è ritrovata la strada (Tana De Zulueta, Verdi)

Disarmare il mondo, e le nostre menti. Tra uccidere e morire c’è il vivere con giustizia. Sono lieta per la posizione decisa responsabile e chiara del governo italiano, anche di D’Alema osando stare a fianco di uomini di Hezbollah. La situazione di Gaza è un’altra tragedia. È una nostra responsabilità internazionale. Puntare sull’ingiustizia patita dai palestinesi e sulla paura patita dagli israeliani. Non è questione di odio, ma di terra. Gioia per palestinesi e israeliani, ex-militari, insieme a dire no alla violenza, sì alla pace (Luisa Morgantini)

Diversi altri interventi richiesti non hanno avuto luogo per mancanza di tempo.

 

*  *  *


#4156 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Lun 28 Ago 2006 7:06 am
Oggetto: Articolo di Paolo Cacciari "Uscire dalla ligica di guerra"
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Cari tutti,

Rocco Altieri mi esorta a mandare ai molti indirizzi della mia rubrica su pace e nonviolenza, questo articolo di Paolo Cacciari. Lo faccio (superando l'imbrazzo per il fatto che gentilmente mi cita) perché pare anche a me che ponga bene il problema riguardo alla missione in Libano.

Credo che, come movimenti nonviolenti, dobbiamo "misurarci" con la politica, evitando due sbandate:
1) il troppo avvicinarci alla politica istituzionale, rischiando di farci supporto poco critico non solo di decisioni politiche, anche approvabili nelle circostanze date, ma di concezioni politiche non chiaramente persuase di dover andare verso l'attuazione piena dei metodi nonviolenti e invece ben rassegnate alla inevitabilità dello strumento militare;
2) giudicare e stroncare sentenziosamente (formula perfetta per evitare ogni possibile dialogo) qualunque soluzione e metodo che non siano la nonviolenza compiuta.

Più che mai, buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza!
Enrico Peyretti

 

 

 

Paolo Cacciari - Uscire dalla logica della guerra

(da il manifesto 26 08 06)

Antonino Drago dell’Istituto per la pace dell’Università di Pisa mi dice di aver calcolato che con i denari che serviranno all’Italia per partecipare alla missione Onu in Libano si potrebbe inviare una forza non armata di 100 mila volontari. Enrico Peyretti del centro Sereno Regis di Torino esorta il  Parlamento a costituire i Corpi civili di pace da impegnare in azioni di interposizione –mediazione costruttiva dei conflitti. La rivista Satyagraha ha pubblicato una illuminante storia della difesa popolare non violenta. Insomma, io credo, che se vogliamo davvero decolonizzare la mente dalla logica della guerra – come suggerisce il Tavolo della pace con la manifestazione di oggi – serve urgentemente che i movimenti pacifisti lancino la sfida della superiore efficacia del peace-keeping (nell’”Agenda per la pace” del ’92 dell’Onu le funzioni di “garanti di pace” non erano poste in capo ai militari) rispetto alla peace- enforcement. E’ davvero così naif continuare a credere che la guerra la si vince con la pace? E’ davvero così insensato credere che i molti Angelo Frammartino e le innumerevoli “missioni” dei cooperanti  delle varie Ong (Ics, Cric, Un ponte per.., Medici senza frontiere, Caritas e molte altre  che non hanno smesso di presidiare i check-point, portare assistenza nei campi profughi, aiutare le popolazioni nei territori occupati) siano in grado di esercitare una grande capacità di dissuasione nei riguardi del ricorso alla violenza e una potenzialità di riconciliazione dei conflitti armati?

I 34 giorni di bombardamenti del Libano ci hanno schiacciati dentro una logica di guerra, più attenti all’aritmetica dei colpi dati/inflitti dai contendenti, alla composizione della coalizione militare internazionale, a chi la comanderà, a quali frontiere occuperà e con quali “regole di ingaggio” potrà sparare e a chi… e abbiamo invece perso di vista che il “cessate il fuoco” è solo una condizione necessaria, ma niente affatto sufficiente a riaprire quei dialoghi, quei negoziati, quelle mediazioni che sole possono provare a rimuovere le cause profonde, storiche e politiche del conflitto mediorientale. L’interposizione è utile per porre fine a conflitti armati, ma non può essere indefinita nei tempi, pena il suo fallimento. Le tregue, senza la pace, durano poco. La pace vera, quella che dona sicurezza e tranquillità ai popoli, si fonda sul reciproco rispetto, sul riconoscimento dell’altro, sulla condivisione dei diritti a partire da quello alla vita, sulla tolleranza se non sull’amicizia. Chiedere che questo messaggio venga veicolato da dei soldati, per quanto ben addestrati, neutrali e con in testa il “casco blu” di una Onu finalmente ridesta, sarebbe davvero un tragico autoinganno. Il pericolo cui sottoporremmo i soldati non deriva tanto da quanto armamento diamo loro in dotazione, ma da quanto volonterose, convincenti e rapide sapranno essere le diplomazie dell’Onu e dei governi europei a proporre una pace giusta a israeliani e palestinesi. Senza una nuova conferenza internazionale di pace sul Medio Oriente, da convocarsi subito, contemporaneamente all’invio della missione militare, ogni tregua sarà semplicemente una parentesi in un “conflitto regionale” iniziato sessant’anni fa e che ha già coinvolto il mondo intero.

 

Paolo Cacciari


#4155 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 27 Ago 2006 7:29 pm
Oggetto: Prime impressioni dopo l'Assemblea di Assisi della Tavola della Pace
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27 agosto 2006

Prime impressioni dopo l’Assemblea di Assisi della Tavola della Pace

Ieri sono stato ad Assisi all'assemblea della Tavola della Pace. Se trovo il tempo scriverò una relazione. Aggiungo in calce le due proposte che avevo presentato in anticipo.

Il giudizio prevalente (ma alcuni sono più perplessi: Pax Christi) è che forse (tre volte forse) è in crisi, o fallito, l'unilateralismo Usa post-11 settembre, e riprende autorità l'Onu, sostenuta dall'Europa rediviva.

A Primapagina ieri mattina, il Riformista: dato della Gallup: 56% cittadini Usa intervistati vede bene l'azione dell'Onu, 14% per l'azione unilaterale Usa.

Se così è, è una cosa sicuramente positiva.

Anch'io temo che l'istituzione militare e la sua strumentazione non sappiano fare vera interposizione di pace, vera azione di polizia, anziché guerra nella guerra. Ho firmato anch’io l’appello di Zanotelli sulle condizioni per la presenza in Libano.

Anch'io vorrei che i popoli, le culture, le politiche sapessero interporsi nei conflitti violenti con la vera forza popolare nonviolenta, e sarebbe possibile se si preparassero le condizioni culturali e anche istituzionali, e so che è avvenuto in tanti casi, e so che se non diventeremo capaci di questo non ci salveremo. Ma oggi i corpi civili di pace organizzati istituzionalmente non ci sono ancora.

Ma vedo che l'opinione pubblica e, più ancora, la cultura della classe politica generale è arretrata rispetto a questa necessità. Perciò vedo come un passo medio, da apprezzare pur nella sua incompiutezza (ancora preoccupante), che si passi, o si intenda passare dall'unilateralismo del più potente all'azione di una istituzione, l'Onu, che non è gandhiana, ma è tesa alla pace, almeno come delegittimazione e superamento della guerra, verso il regno della legge cosmopolitica nelle relazioni internazionali.

Nel frattempo, dai primi dei 69 messaggi che leggo oggi, alcuni (come hanno già fatto) sparano a zero sulla Tavola della Pace e i giudizi emersi nell'assemblea di ieri, come se chi non condanna l'Onu quanto condanna Bush fosse passato nel partito criminale della guerra. Per loro l'intervento di interposizione in Libano è solo funzionale e subordinato alla poltica Usa (cui anche Israele è strumento) di espansione e dominio in M.O. Non è escluso, purtroppo, che abbiano tragicamente ragione. Ma bisogna sempre favorire la possibilità migliore tra quelle disponibili.

Mi pare che la nonviolenza sia oggi alla prova della politica: mantenere intero l'orizzonte ideale, ma intanto riconoscere il valore dei passi parziali, se sono nella direzione giusta. C'è in alcuni una intransigenza che scade nel giudizio tranchant e persino nell'offesa, in altri (che mi scrivono e mi parlano) c’è sconcerto per questo assolutismo. In tutti – è umano - c'è la tendenza a facilitarsi la vita: alcuni accontentandosi del presente fattuale, altri rifugiandosi nel perfetto ideale. Se l'occhio
imparasse sia a guardare lontano sia a guidare bene il piede vicino, sul terreno accidentato e limitato, potremmo procedere meglio.

A Pisa dal 9 alll'11 settembre ci sarà un bel convegno per il 100° (proprio l'11 settembre) della formazione del termine satyagraha in Gandhi. Si potrà ragionare anche di queste cose. Lavoriamo dialogando, spiegandoci, comprendendoci.

Enrico Peyretti

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Proposte all’Assemblea di Assisi 26 08

 

All'attenzione del Comitato direttivo della Tavola della Pace  

e di Flavio Lotti e Maria Grazia Bellini – Coordinatori della Tavola della Pace

 

Cari amici,

conto di essere presente dopodomani 26 ad Assisi.

Chiedo che, riguardo al conflitto Isarele-Libano-Palestina, l'Assemblea punti su due richieste politiche principali, che devono superare per urgenza, impegno, significato civile e qualità umana, qualunque azione militare, sebbene con intenzione di interposizione e pace:

1) una immediata intensa campagna politico-diplomatica per una conferenza internazionale sul Medio Oriente, verso un obiettivo di pace stabile e giusta, come nelle proposte di Johan Galtung, il decano della peace research mondiale, che allego (nel testo inglese, nel testo italiano integrale e in quello ridotto, con indicazione dei siti). Una pronta iniziativa italiana per una tale conferenza sarebbe vero onore e merito della nostra politica internazionale.

2) immediato e adeguato finanziamento, addestramento e impegno istituzionale di forze civili non armate - sul modello dei Corpi Civili di Pace proposti da Alex Langer, e finora attuati dal generoso volontariato associativo con significative esperienze - per una interposizione-mediazione costruttiva, senza alcuna minaccia o coinvolgimento bellico. Tale presenza civile potrebbe inizialmente, stante l'attuale mentalità della classe politica, aggiungersi alla presenza militare, purché in modo totalmente indipendente e autonomo, ma deve progressivamente sostituire del tutto lo strumento militare negli interventi internazionali di mediazione dei conflitti. 

Enrico Peyretti, Torino, 24 agosto 2006

#4154 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 27 Ago 2006 3:30 pm
Oggetto: Re: [MIR-riconciliazione]
e.pey@...
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Per Francesco.
 
Carissimo,
immagino il tuo animo e partecipo con amicizia a ciò che senti, soffri e speri.
Mentre affidi tuo padre al Signore della vita, i tuoi amici sono con te.
Enrico
 
 
----- Original Message -----
Sent: Saturday, August 26, 2006 2:20 PM
Subject: [MIR-riconciliazione]

Carissimi amici, vi do una triste notizia; oggi è deceduto il padre di Francesco Lo Cascio.

Pregate per lui.

 

 

Serena Pisano


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#4153 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 27 Ago 2006 1:32 pm
Oggetto: Re: [MIR-riconciliazione] mailing list per Father_Saad_Sirop_Hanna
e.pey@...
Invia email Invia email
 
Se mi spieghi cosa vuol dire toolbar e l'effetto che fa, posso pensare se scaricarla.
Ciao! Enrico
----- Original Message -----
Sent: Friday, August 25, 2006 3:25 PM
Subject: [MIR-riconciliazione] mailing list per Father_Saad_Sirop_Hanna

 

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#4152 Da: "Liliana Boranga" <direttore@...>
Data: Dom 27 Ago 2006 2:28 pm
Oggetto: R: [MIR-riconciliazione]
direttore@...
Invia email Invia email
 

Mi dispiace veramente e gli sono vicina

 

Liliana dott. Boranga

Radiobase Popolare Network
tel.+39 041 2602140
fax +39 041 2602119
mob +39 3356682588
email
direttore@...
web www.radiobase.net
FM: 99.150 - 93.550
Venezia-Treviso-Padova

 


Da: MIR-riconciliazione@yahoogroups.com [mailto:MIR-riconciliazione@yahoogroups.com] Per conto di serena pisano
Inviato: sabato 26 agosto 2006 14.21
A: Riconciliazione. it; Mir Palermo; Mir Nazionale
Oggetto: [MIR-riconciliazione]

 

Carissimi amici, vi do una triste notizia; oggi è deceduto il padre di Francesco Lo Cascio.

Pregate per lui.

 

 

Serena Pisano


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#4151 Da: "serena pisano" <sere_p@...>
Data: Sab 26 Ago 2006 12:20 pm
Oggetto: (Nessun oggetto)
serena_pisano
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Carissimi amici, vi do una triste notizia; oggi è deceduto il padre di Francesco Lo Cascio.

Pregate per lui.

 

 

Serena Pisano


#4150 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 25 Ago 2006 1:25 pm
Oggetto: mailing list per Father_Saad_Sirop_Hanna
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
#4149 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Gio 24 Ago 2006 7:02 am
Oggetto: Proposta per assemblea assisi 26-8
e.pey@...
Invia email Invia email
 

All'attenzione del Comitato direttivo della Tavola della Pace  

e di Flavio Lotti e Maria Grazia Bellini – Coordinatori della Tavola della Pace

 

Cari amici,

conto di essere presente dopodomani 26 ad Assisi.

Chiedo che, riguardo al conflitto Isarele-Libano-Palestina, l'Assemblea punti su due richieste politiche principali, che devono superare per urgenza, impegno, significato civile e qualità umana, qualunque azione militare, sebbene con intenzione di interposizione e pace:

1) una immediata intensa campagna politico-diplomatica per una conferenza internazionale sul Medio Oriente, verso un obiettivo di pace stabile e giusta, come nelle proposte di Johan Galtung, il decano della peace research mondiale, che allego (nel testo inglese, nel testo italiano integrale e in quello ridotto, con indicazione dei siti). Una pronta iniziativa italiana per una tale conferenza sarebbe vero onore e merito della nostra politica internazionale.

2) immediato e adeguato finanziamento, addestramento e impegno istituzionale di forze civili non armate - sul modello dei Corpi Civili di Pace proposti da Alex Langer, e finora attuati dal generoso volontariato associativo con significative esperienze - per una interposizione-mediazione costruttiva, senza alcuna minaccia o coinvolgimento bellico. Tale presenza civile potrebbe inizialmente, stante l'attuale mentalità della classe politica, aggiungersi alla presenza militare, purché in modo totalmente indipendente e autonomo, ma deve progressivamente sostituire del tutto lo strumento militare negli interventi internazionali di mediazione dei conflitti. 

Enrico Peyretti, Torino

http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti
www.cssr-pas.org
www.ilfoglio.org
www.ilfoglio.info

 


#4148 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 23 Ago 2006 1:07 pm
Oggetto: 150 adesioni da 22 nazioni per l''appello per la Liberazione di Padre Saad Sirop Hanna 8sacerdote cattolico caldeo) da 7gg. sequestrato a Baghdad
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 

Riconciliazione.it

RELEASE FATHER SAAD Petition

http://releasefathersaad.blogspot.com/

E’ ormai passata una settimana da quando Padre Saad Sirop Hanna, è stato sequestrato a Baghdad.

Sfortunatamente non ci sono ancora notizie su di lui, ma il desiderio è quello di cercare di mantenere viva l’attenzione sul suo caso.

Questa è una delle ragioni per cui ogni firma aggiunta all’appello per la sua liberazione è importante, l’altra è che quando Padre Saad tornerà tra noi, sarà felice di sapere che tante, molte persone, che lo hanno conosciuto o meno, hanno dedicato alcuni minuti della propria vita a lui.

Ad oggi, 23 di agosto 2006, sono state raccolte  oltre 150 adesioni.

 

Adesioni da: Australia,Belgio,Canada,Danimarca,Francia,Germania, Gran Bretagna, India, Iraq, Irlanda ,Italia,libano,Norvegia, Nuova Zelanda,, Olanda ,Palestina,Perù, Sierra Leone, Slovenia, Svezia, Svizzera, U.S.A.

Tra gi aderenti:

 


Hans von Sponeck   (Germany)

dal 1998 al 2000 coordinatore delle Nazioni Unite in Iraq del programma "Oil for Food",dimesso nel 2000 denunciando l'embargo all' Iraq. Docente di demografia e antropologia, ha lavorato per più di trent'anni per l'Onu.

 

Yonadam Y. KANNA (Iraq) segretario generale del Movimento democratico assiro (Zowaa),

 

Francesco Lo Cascio  (promotore) segreteria nazionale del Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR- IFOR)

 

Maia Antonietta Malleo rappresentante all’UNESCO del’IFOR

 

Olivero Fredo  Direttore Ufficio Pastorale Migranti Torino

 

Luigia Storti Ufficio Pastorale Migranti Torino, referente progetti  Iraq

 

don Renato Sacco, Mosaico di Pace- Pax Christi Italia

 

Giovanni Notari s.J. direttore dell' Istituto di Formazione Politica 'Pedro Arrupe', Palermo, Italia

 

Carlo Molari  (Teologo moralista)  Dal 1961 al 1968 è stato Aiutante di Studio della Sezione dottrinale della S. Congregazione per la Dottrina della Fede. Per un decennio ha svolto la funzione di segretario dell'Associazione teologica italiana (ATI) e di membro del Comitato di consultazione della sezione dogma della rivista internazionale Concilium.

 

G. Simon Harak,(gesuita)  has a B.A from Fairfield University, an M.div. from the Jesuit School of Theology at Berkeley, and an M.A. from the University of Notre Dame. He also has a Ph.D. in Ethics, from Notre Dame. Simon has been active in the Peace Movement and helped found Voices in the Wilderness, which was nominated in 2001, 2002, and 2003 for the Nobel Peace Prize. He has traveled to Iraq three times with VOICES, where he openly and publicly violated US/UN sanctions, to bring medicine and toys to Iraqi hospitals. In September, 2003, Simon became Anti-Militarism Coordinator at the National Office of the WRL.

 

Ean-Benoit Charrin, (Svizzera)  of Dominicans for Justice and Peace,

 

Renée Girardet   (Svizzera) Secrétaire de l'IRSB Institut romand des sciences bibliques

 

H.Vesseur (OSB –Benedettini)  Netherlands - Contemplatief Verband van Christenen

 

Antonino Drago Ordinario Università di Napoli , Movimento della Comunità dell’ Arca

 

Enrico Peyretti   direttore de "il Foglio", movimento nonviolento

 

Vappereau Benedicte-Fleur  MIR francese

 

Letizia Battaglia  Giornalista e fotoreporter, Palermo

 

Andrea Cozzo   ricercatore facoltà di lettere università di Palermo

 

Farid Adly  Associazione Culturale Mediterraneo ANBAMED, notizie dal Mediterraneo [collaboratore del "Corriere della Sera", di Radio Popolare e del "Manifesto"]

 

Fra Stefano Dubini  frate cappuccino Segretariato Migranti  Bergamo

 

Arianna Ballotta Presidente di Coalizione Italiana contro la Pena di Morte

 

Kohler Alexandra  (Svizzera) Chaldean Sisters  

 

 

Fr. Rayan Atto    (Roma) seminarista caldeo Iracheno

 

 

F. Aysar Elias Saaed   (Roma) seminarista caldeo Iracheno


#4147 Da: <direttore@...>
Data: Mar 22 Ago 2006 9:51 pm
Oggetto: [appello] Quali condizioni e garanzie irrinunciabili per una Forza d'Interposizione in Medio Oriente?
direttore_il...
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APPELLO

Quali condizioni e garanzie irrinunciabili per una Forza d'Interposizione in
Medio Oriente?

Sembra essersi formato un consenso generale sull'opportunità/necessità che
l'Italia partecipi alla Forza Internazionale di Interposizione in Libano. È
indubbio che per arrestare la spirale di violenza che sempre più insanguina il
Medio Oriente, e si estende pericolosamente al resto del mondo, sia più che mai
necessario un impegno attivo della comunità internazionale, sotto la guida
dell'Onu. L'esito di un tale impegno dipende tuttavia in modo determinante dalle
condizioni in cui verrà attuato e condotto. Sembra più che mai necessario
richiamare l'attenzione del Governo, del Parlamento e di tutti i cittadini su
alcuni punti molto delicati.
Una prima considerazione doverosa è che la guerra in Libano ha occultato il
problema palestinese. Non sembra accettabile, in particolare, che la comunità
internazionale ignori completamente il fatto che Ministri e Parlamentari di un
paese che dovrebbe essere sovrano siano stati sequestrati (ancora dabato 19
agosto il vice-premier, Nasser-as-Shaer), imprigionati, ed almeno in un caso
anche torturati. In nessun altro Paese un simile intervento straniero potrebbe
venire tollerato: perché nessuno reagisce nel caso di Israele? È inaccettabile
il silenzio del Governo italiano.
Venendo alla costituzione di una Forza Internazionale di Interposizione, essa
deve ubbidire ad alcune condizioni fondamentali ed elementari: è evidente che
non possono farne parte militari di un paese che non sia rigorosamente
equidistante tra i due belligeranti. L'Italia ha stipulato lo scorso anno un
impegnativo Accordo di Cooperazione Militare con Israele, che inficia in modo
sostanziale e irrimediabile la nostra equidistanza. Il Diritto Internazionale
impone, come minimo, la preventiva sospensione di tale Accordo, i cui termini
dettagliati devono assolutamente essere resi noti all'opinione pubblica.
È il caso di ricordare ancora che Israele ha partecipato a manovre militari
della Nato svoltesi in Sardegna, nelle quali si saranno indubbiamente addestrati
piloti ad altri militari israeliani, impegnati poi nella guerra in Libano. Da
queste circostanze discende una ulteriore condizione: è necessaria una garanzia
assoluta che il comando di questa Forza di Interposizione rimanga strettamente
sotto il comando dell'Onu, e non possa essere trasferita in nessun momento alla
Nato.
È assolutamente necessario, inoltre, che le spese della missione non gravino
ulteriormente sul bilancio dello stato italiano, e in particolare non comportino
riduzioni delle spese sociali, ma rientrino nel bilancio del Ministero della
Difesa per le missioni militari italiane all'estero.
Queste sembrano condizioni fondamentali e irrinunciabili per la partecipazione
del nostro paese.
Rimangono però altre riserve. Appare singolare e tutt'altro che neutrale il
fatto che una Forza Internazionale di Interposizione venga schierata sul
territorio di uno dei due Paesi belligeranti, quello attaccato, e non sul loro
confine. Deve essere chiaro pertanto che, finché tale forza opererà in
territorio libanese, essa deve essere soggetta alla sovranità libanese, e che
non potrà in alcun modo essere incaricata del disarmo né dello scioglimento di
Hezbollah. Queste condizioni operative esporranno comunque i militari che
compongono questa forza ad agire nel caso in cui avvengano (reali o pretese)
provocazioni: come potranno opporsi con la forza all'esercito israeliano,
tutt'ora presente in territorio libanese? Non ci si facciano illusioni sulle
regole d'ingaggio, che verranno decise dall'organismo che guiderà la missione, e
non dal nostro Governo. Riteniamo giusto richiedere anche che il contingente
militare sia affiancato da un congruo numero di volontari disarmati.
Deve infine risultare estremamente chiaro che questa Forza di Interposizione non
potrà mai, e in alcun modo, essere coinvolta in una ripresa o in una estensione
del conflitto. Così come deve essere escluso un suo impiego per proteggere le
ditte italiane che si lanceranno nel lucroso business della ricostruzione del
Libano.
É necessario fugare con molta chiarezza qualsiasi illusione che l'interposizione
militare, anche nelle migliori condizioni, sia risolutiva per il conflitto in
Medio Oriente, soprattutto per risolvere la fondamentale questione palestinese.
Chi arresterà la distruzione delle case, delle coltivazioni e delle
infrastrutture dei palestinesi, gli omicidi mirati (in palese violazione di
qualsiasi norma giuridica)? Chiediamo pertanto che, prima di inviare un
contingente italiano, il nostro Governo ponga con forza a livello internazionale
l'esigenza irrinunciabile del dispiegamento di una forza internazionale di pace
anche a Gaza e in Cisgiordania, a garanzia della sicurezza di Israele e come
condizione per la creazione di uno Stato Palestinese.
Chiediamo che su queste questioni fondamentali vengano prese ufficialmente
decisioni chiare, esplicite e trasparenti, e si esigano le dovute garanzie a
livello internazionale.

APPELLO PROMOSSO DA:
Padre Alex Zanotelli
Ennio Abate
Cristina Alziati
Angelo Baracca
Ernesto Burgio
Chiara Cavallaro
Paola Ciardella
Patrizia Creati
Mauro Cristaldi
Manlio Dinucci
Antonino Drago
Giuseppe Gozzini
Alberto L'Abate
Paola Manduca
Alfonso Navarra
Giorgio Parisi
Claudio Pozzi
Giovanni Sarubbi
Alberto Tarozzi
Andrea Trentini
Riccardo Troisi
Monica Zoppè

Le adesioni possono essere raccolte sulla home page del sito

http://www.ildialogo.org


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l'indirizzo che sarà quindi immediatamente rimosso dalla mailing list. Abbiamo
cura di evitare fastidiosi invii multipli, laddove ciò avvenisse La preghiamo di
segnalarcelo.
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#4146 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mar 22 Ago 2006 8:12 pm
Oggetto: Re: [paxchristi] Libano, Afghanistan, politica, morale, Balducci e i nonviolenti
e.pey@...
Invia email Invia email
 
Caro Alberto,
non si tratta di "chierichetti di Prodi" e di "profeti altrove". Non ho mai negato, anzi ho affermato fin dall'inizio di quella discussione, che la spedizione in Afghanistan era ed è di guerra e non di pace.
Questa in Libano vuol essere di pace con mezzi militari.
La questione è se sarà possibile. Ma noi sappiamo e possiamo proporre ora concrete alternative possibili?
Sull'Afghanistan, il punto, tutto politico, era il rischio della caduta del governo di centro-sinistra, che sarebbe stato un male anche proprio in ordine al cammino dalla guerra alla pace.
Ma ce lo ricordiamo il tempo del Caimano?!? O pensiamo come quei (pochi) dirigenti PRC e Cobas della bergamasca che hanno detto: "Era meglio col Caimano, almeno c'era un nemico con cui lottare". Una tale sinistra è cieca. Meglio perderla che trovarla. Chi ha bisogno di un nemico è come Bush.
La politica è sempre mista, mai allo stato puro, mai scelta tra bene e male, ma solo tra approssimazioni incerte.
Accettare questa incertezza, e la dura lentezza del piano politico, che però è necessario, sembra tradimento morale a chi non lo considera.
Mi spiego con un brano di una lettera a me di Balducci, del 6 novembre 1988. Il 20 ottobre precedente aveva avuto un dibattito in tv col gen. Carlo Jean, vinto da Balducci. Gli scrissi chiedendogli perché non aveva parlato della difesa popolare nonviolenta. Mi rispondeva, tra l'altro:

"Io ritengo che sia venuto il tempo dell’abbandono delle armi, ma a tale scopo mancano ancora le condizioni soggettive della comunità civile di cui faccio parte. Come fare a far maturare l’opportuna coscienza comune? Accettando, come vogliono le regole della dialettica, le posizioni contrarie per dimostrare che esse sono contraddittorie e che dalla contraddizione non si esce se non adottando la posizione di chi tira tutte le conseguenze dalla novità dell’era atomica. Mi basta che nel grande pubblico il mio discorso abbia fatto breccia".

Se, per raggiungere un obiettivo necessario è necessario attendere che maturino le "condizioni soggettive della comunità civile" e la "coscienza comune", altrettanto è necessario mantenere le condizioni politiche meno peggiori, anche se al momento non raggiungono la capacità di decidere bene su guerra e pace, mentre l'alternativa politica che si minacciava (se sul voto sull'Afghanistan fosse caduto il governo) avrebbe certamente deciso peggio.

Tutto qui. E' un ragionamento che può non essere capito, ma va rispettato. E non tutti i nonviolenti ne hanno capito il senso né hanno rispettato l'onestà e la buona fede di chi lo ha sostenuto.

Un saluto caro
Enrico



----- Original Message -----
From: "Alberto Vitali" <
alberto@...>
To: <
paxchristi@yahoogroups.com>
Sent: Tuesday, August 22, 2006 4:37 PM
Subject: Re: [paxchristi] Domande su guerra Libano e nonviolenza


Enrico Peyretti wrote:

>È ragionevole l'ampia soddisfazione e orgoglio dei politici italiani per
questo possibile comando, in una impresa con un fine giusto ma mezzi e
metodi ben discutibili? Infatti, i militari sanno fare la guerra...

Ma dai?! Allora stavolta siamo d'accordo...

Scusa la battuttaccia, caro Enrico, che mi permetto sulla base della stima
che ho per te e per il tuo impegno, ma, domanda per domanda,
qualche perplessita' (e' il termine piu' nonviolento che mi viene in mente)
devi concedermela.

Lo scorso mese - anche su questa lista - ci siamo confrontati "alla piu' non
posso" sulla questione del rifinanziamento della missione in Afghanistan:

- una missione NATO, la ISAF, che (ci piaccia ammetterlo o no) e' di
appoggio a quell'iniziativa tutta statunitense che e' Enduring Freedom;
- una missione non di semplice interposizione (anche perche' non si saprebbe
tra chi) ma di caccia ai talebani, con i risultati che da 5 anni sono sotto
gli occhi di tutti;
- in un paese dove negli ultimi 6 mesi si sono contati piu' morti che negli
ultimi 2 anni;
- dove appena la settimana scorsa aerei della Isaf (non si sa di quale
nazione) hanno bombardato per sbaglio una colonna di polizziotti afghani;
- dove, infine, alle dichiarazioni di un ministro afghano che dava per
imminente il dispiegamento di soldati italiani per "combattere" nel sud del
paese, il nostro ministro Parisi ha risposto che in tal senso non erano
ancora giunte richieste, ma che non lo avrebbe escluso per il futuro...

E adesso ci proponi tutte queste belle domande (che peraltro, evidentemente,
non posso non condividere)?

- Fatto salvo il fatto che anch'io non ci vedo mai nulla di buono
nell'utilizzo degli eserciti;
- fatto anche salvo il fatto che con delle regole di ingaggio rigorose e in
considerazione delle richieste concomitanti dei due paesi, questa potrebbe
davvero essere una delle poche occasioni in cui una missione andrebbe a fare
solo dell'interposizione e, qui si, sarebbe il male minore rispetto allo
scempio delle scorse settimane...

Mi spieghi perche' in questo caso non varrebbe il principio del "male
minore" che avete tanto sostenuto fino ad un mese fa? Quale male peggiore
presentava la situazione afghana rispetto ai crimini compiuti da Israele ai
danni della popolazione libanese, se non i pericoli corsi dal governo Prodi?

Non vorrei offendere la sensibilita' di nessuno, ma non sono disposto ne' a
fare il chierichetto di Prodi, per poi vestire i panni del profeta altrove;
ne' a cadere nella logica del "tutti insieme appassionatamente" ad Assisi,
per ricominciare ad ascoltare grandi teorie sulla nonviolenza, che, lavando
le scelte di un recente passato, accomunino tutto e tutti, dall'Afghanistan
al Libano... fino alla prossima volta, che - non scordiamocelo - sara' ormai
soltanto fra 5 mesi, quando la questione del rifinanziamento della Isaf si
riproporra' e allora (con qualche morto in piu') saremo da capo...

ciao, Alberto Vitali

============================================================================
===================================================

"Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie
con cimiteri di croci sul petto,
dove i figli della guerra partiti per un ideale
per una truffa, per un amore finito male?
Hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle bandiere
legate strette perche' sembrassero intere...
Dormono, dormono sulla collina"
De Andre'
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#4145 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Lun 21 Ago 2006 4:43 pm
Oggetto: Domande su guerra Libano e nonviolenza
e.pey@...
Invia email Invia email
 

Domande

Interposizione in Libano: è possibile la nonviolenza contro la guerra?

 

    È molto importante che, in una guerra tra due popoli, o stati, o gruppi, la comunità internazionale decida di intervenire, terza parte pacifica, a separare i contendenti.

    Un corpo militare, inviato dall’Onu, a comando italiano (così sarà, a quanto pare oggi), farà  interposizione tra Libano e Israele, nel fragile cessate-il-fuoco della recente guerra.

È ragionevole l’ampia soddisfazione e orgoglio dei politici italiani per questo possibile comando, in una impresa con un fine giusto ma mezzi e metodi ben discutibili?

Infatti, i militari sanno fare la guerra. Per questo sono attrezzati e preparati. Ma sanno anche fare cessare la guerra?

Se i belligeranti, violando la tregua, riprenderanno la guerra, cosa farà il corpo di interposizione militare? Farà la guerra dell’Onu (ossimoro assurdo), per far cessare la guerra dei belligeranti?

È possibile, in generale, pacificare i contendenti, disarmare gli armati, impedire i violenti, senza uso di armi e di violenza?

La distinzione, che credo davvero importante, tra polizia ed esercito, tra azione di polizia e guerra, basata sulla differenza di fini, mezzi e metodi, quanto regge, nei casi più difficili, alla critica della realtà?

Non è forse vero che la polizia per ristabilire l’ordine pubblico legale deve essere più armata e numerosa dei delinquenti, pur dovendo usare la forza con un fine non distruttivo (come è invece l’uso della violenza in guerra)?

La possibilità, storicamente verificata, che un popolo consapevole ha di destituire con la democrazia o la noncollaborazione nonviolenta un governo violento, illegittimo, ingiusto, si può verificare anche con la interposizione nonviolenta tra i belligeranti nella guerra moderna (che non è solo guerra tra stati, ma anche guerra “privatizzata”)?

Una interposizione tutta civile, disarmata, perciò non minacciosa, che si collochi sul territorio, e che, col porsi come scudo ad entrambi i belligeranti, costituisca un appello alla loro umanità, può essere efficace, quando la guerra tecnologica può scavalcarla e colpire lontano tutto il territorio e la popolazione nemica?

Auspicabili Corpi Civili di Pace (ancora lontani dalla realizzazione istituzionale) molto numerosi e distribuiti su tutto il territorio di entrambi i contendenti, in solidarietà attiva con entrambe le popolazioni, possono essere fattore di riconciliazione e, in quanto potenziali vittime neutrali, efficace dissuasione morale al proseguimento della guerra?

L’interposizione è da intendere solo fisica, sul territorio, che sia militare o civile, oppure, più ancora, politico-diplomatica? Per esempio con pressanti documentate pubbliche proposte di soluzioni di compromesso (1), sempre meno costose e più vantaggiose della guerra sotto ogni aspetto.

    La mediazione insistente e concreta, sotto gli occhi delle popolazioni coinvolte e dell’opinione pubblica mondiale, che convochi le parti ad aperte trattative attorno a proposte di soluzione, non sarà ancora più efficace e meno pericolosa della interposizione territoriale (sia militare che civile)?

È possibile che anche in questo caso la guerra continui, o venga ripetuta, perché la decisione di guerra non risulta da un calcolo razionale di convenienza, ma – come mostra l’analisi di Simone Weil, la più profonda (2) – da pure ragioni di “prestigio” (parola che significa “illusione”). La guerra è pura ideologia irreale, imposta da pochi a molti, sofferta più che mai dai popoli nell’era della guerra tecnologica. La liberazione dalla guerra, prima ancora che nella elevazione morale delle civiltà (che ne sarebbe la maggiore garanzia), forse sta nella libertà e capacità delle opinioni pubbliche di calcolare e confrontare i vantaggi della vita con i vantaggi illusori dei potenti e con i profitti concreti dei mercanti di morte, e quindi di imporsi ai poteri politici e militari.

Tocca ai popoli liberarsi dalla guerra. Il maggiore problema non è nei potenti e nei mercanti, ma nei popoli che li subiscono, che ignorano il proprio potere nonviolento, o addirittura si infervorano fanaticamente per le ragioni di quei pochi. Prima vittima della guerra è la verità, e la libertà di vedere la verità. Gli obiettori di coscienza alla prepotenza, anche un obiettore da solo, sono liberatori del popolo, se il popolo capisce. La democrazia può liberare dalla guerra, se il popolo capisce. Spesso non occorre un coraggio eroico, basta la ragione. Cultura e informazione sono i primi strumenti della pace. Dice Kant che per un regime giusto non occorre un popolo di angeli, basta un popolo di diavoli intelligenti. Dice Giovanni XXIII che la guerra, specialmente nell’era atomica, è «fuori dalla ragione». Dice Simone Weil da qualche parte che la pace non verrà dall’amore – che può anche spingere alla guerra – ma dall’intelligenza.

Come fare ragionare il potente o il popolo che non ragionano? L’inizio di una difficile risposta è: ragionando e parlando.

Enrico Peyretti, 21 agosto 2006

---------------------------

(1) Vedi la proposta di Galtung per tutto il Medio Oriente sul modello dell’Unione Europea: “The Middle East and the EU Model as a solution”, nel sito: www.Transnational.org/forum/meet/2006/Galtung_ME.html, in traduzione italiana in www.cssr-pas.org)

(2) L’antologia raccolta da Giancarlo Gaeta nel volumetto Simone Weil, Edizioni Cultura della Pace, Fiesole 1992, offre tutti i maggiori temi della grande pensatrice francese sulla guerra e la pace.

 


#4144 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 21 Ago 2006 9:02 am
Oggetto: [Riconciliazione.it]: LIBERATE PADRE SAAD Petizione: sacerdote cattolico caldeo di Baghdad che è stato rapito il 15 agosto
locascio.francesco@...
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LIBERATE PADRE SAAD

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To:  Press

Padre Saad Sirop Hanna è un sacerdote cattolico caldeo di Baghdad che è stato rapito il 15 agosto, subito dopo la Messa pomeridiana nel pericolosissimo quartiere meridionale di Dora. Ad oggi non ci sono ancora sue notizie, si sa solo che è stata avanzata una ingente richiesta di riscatto.
Questo sequestro segue, dopo neanche un mese, quello di un altro sacerdote cattolico caldeo, Padre Raad Washan Sawa, liberato il giorno dopo il rapimento con la minaccia di ucciderlo se non avesse preparato un riscatto di 200.000 $. Oggi Padre Raad è al sicuro all’estero, ma non è così per Padre Saad, ormai da 4 giorni nelle mani dei suoi sequestratori.
E’ di oggi l’appello del Pontefice Benedetto XVI per la liberazione del sacerdote che segue quello che tutti i capi religiosi cristiani iracheni, cattolici ed ortodossi, hanno rivolto al governo iracheno con una lettera indirizzata al Presidente Jalal Talabani ed al Primo Ministro Nouri al-Maliki.
Padre Saad Sirop è giovane, ha solo 34 anni, a Baghdad è parroco della chiesa di Saint Jacob e dirige la sezione teologica del Babel College, l’unica facoltà di insegnamento cristiano in Iraq, ma è anche un po’ italiano dato che ha vissuto a Roma per alcuni anni per motivi di studio e dato che è a Roma che avrebbe dovuto tornare per la specializzazione.
Il rapimento di Padre Saad è un altro brutto colpo per la comunità cristiana irachena, e per questa ragione ci associamo agli appelli già rivolti ai rapitori:
LIBERATE PADRE SAAD

Father Saad Sirop Hanna is a catholic chaldean priest from Baghdad who was kidnapped on the 15 of August, as soon after the afternon Mass in the dangerous southern area of Dora. There are no news of him by now, it is only known that a very high ransom has been requested to the Chaldean Church.
This kidnapping follows, after neither a month, the one of another catholic chaldean priest, Fr. Raad Washan Sawa, who was released the day after his kidnapping and after having been threatened to be killed if he would not prepare a ransom of 200.000 $. Now Fr. Raad is safe abroad, but it’s not the case of Fr. Saad, still in the hands of his kidnappers after 4 days.
Today the Pope, Benedetto XVI, appealed to the kidnappers to release the abducted priest, and this appeal follows the one made by all the christian catholic and orthodox Iraqi leaders who called upon Government help by a letter addressed to the Iraqi President, Jalal Talabani, and to the Prime Minister, Nouri Al Maliki.
Father Saad Sirop is young, he is only 34 years old, and in Baghdad he runs the church of Saint Jacob and the Theology Department at Babel College, the only university-level Christian institution in Iraq, but he is a little bit Italian too as he lived in Rome for some years to study, and as he was coming back to Rome to complete his master.
Father Saad’s kidnapping is another heavy blow to the Iraqi Christian community, and for this reason we join those who appealed to Father Saad’s kidnappers:
RELEASE FATHER SAAD

Sincerely,

The Undersigned

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The RELEASE FATHER SAAD Petition to Press was created by Riconciliazione.it and written by Riconciliazione.it (francesco.locascio@...).  This petition is hosted here at www.PetitionOnline.com as a public service. There is no endorsement of this petition, express or implied, by Artifice, Inc. or our sponsors. For technical support please use our simple Petition Help form.

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#4143 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 21 Ago 2006 8:53 am
Oggetto: per favore firmate onlineper la liberazione di Saad Sirop Hanna sacerdote Caldeo sequestrato a Baghdad
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 

 
Firmate per la liberazione di Saad Sirop Hanna sacerdote Caldeo sequestrato a Baghdad.

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Riconciliazione.it

RELEASE FATHER SAAD Petition

http://releasefathersaad.blogspot.com/


#4142 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 20 Ago 2006 10:37 am
Oggetto: Parole di un padre di figlio morto in guerra
e.pey@...
Invia email Invia email
 
Dall'orazione funebre di David Grossman, scrittore israeliano, per la morte del figlio Uri, ventenne, nella guerra in Libano (testo intero nel sito www.ildialogo.org , aggiornamenti 16-19 agosto).
-----------------------
(...) Vorrei dire ancora qualche parola.
Uri era un ragazzo molto israeliano. Anche il suo nome è molto israeliano, ebreo. Uri era il compendio dell’israelianità come io la vorrei vedere. Un’israelianità ormai quasi dimenticata. Spesso considerata alla stregua di una curiosità. Talvolta, guardandolo, pensavo che fosse un ragazzo un po’ anacronistico. Lui e Yonatan e Ruti. Bambini degli anni cinquanta. Uri, con la sua totale onestà e il suo assumersi la responsabilità per tutto quello che gli succedeva intorno. Uri sempre in «prima fila», su cui poter contare. Uri con la sua profonda sensibilità verso ogni sofferenza, ogni torto. E capace di compassione. Una parola che mi faceva pensare a lui ogni qualvolta mi veniva in mente Era un ragazzo con dei valori, parola molto logorata e schernita negli ultimi anni. Nel nostro mondo a pezzi e crudele e cinico non è "tosto" avere dei valori. O essere umani. O sensibili al malessere del prossimo, anche se quel prossimo è il tuo nemico sul campo di battaglia.
Ma io ho imparato da Uri che si può e si deve essere sia l’uno che l’altro. Che dobbiamo difendere noi stessi e la nostra anima. Insistere a preservarla dalla tentazione della forza e da pensieri semplicistici, dalla deturpazione del cinismo, dalla volgarità del cuore e dal disprezzo degli altri, che sono la vera, grande maledizione di chi vive in una area di tragedia come la nostra. Uri aveva semplicemente il coraggio di essere se stesso, sempre, in ogni situazione, di trovare la sua voce precisa in tutto ciò che diceva e faceva, ed era questo a proteggerlo dalla contaminazione, dalla deturpazione e dal degrado dell’anima. (...)
--------------------
Queste parole, e tutta l'orazione, possono sucitare in noi sentimenti anche opposti, o lasciarci perplessi. Direi che vanno anzitutto ascoltate. L'unico effetto positivo della guerra - che è disumana, sempre, a cui non sempre si riesce a sfiggire, oppure non ne siamo capaci, se non abbiamo la superiore forza disarmata - è che richiama, per contrasto, all'umanità. La quale consiste, come fa questo padre, nell'assumere il dolore che duramente ammaestra, e nel respingere l'odio e la vendetta, che deturpano.
Enrico Peyretti, Torino

#4141 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 20 Ago 2006 10:46 am
Oggetto: mediaemanipolazionedellarealt
e.pey@...
Invia email Invia email
 
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