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Messaggi: Mostra riassunti messaggi   (Raggruppa per argomento) Disponi per data v  
#4227 Da: "paolo e ilaria MIR" <paoloeilaria@...>
Data: Lun 2 Ott 2006 1:16 pm
Oggetto: Fw: Internship per giovani donne all' IFOR (da inoltrare)
paoloeilaria@...
Invia email Invia email
 
Il Women Peacemakers Program dell'IFOR offre a 2 giovani donne (età massima 30
anni) la possibilità di svolgere un internato nella segreteria dell'IFOR nel
2007.
I costi del viaggio, del soggiorno e dell'assicurazione sono coperti dal
Programma.
Occorre avere una buona conoscenza dell'inglese. Scadenza per la presentazione
della domanda: 1 gennaio 2007.
Per dettagli e l'application form vedi allegato.
Alla domanda di iscrizione va aggiunta una lettera di raccomandazione della
branca o gruppo dell' IFOR.


!!!! PER  MOTIVI DI SICUREZZA GLI ALLEGATI NON POSSONO VIAGGIARE TRAMITE QUESTA
LISTA: E'  POSSIBILE FARNE RICHIESTA ALL'INDIRIZZO DELLO SCRIVENTE. !!!!






--------------------------------------------------------------------------------











   Dear colleagues in peace making,

   IFOR's Women Peacemakers Program (WPP) would like to remind you of the
opportunity for young IFOR women to obtain international experience in peace
making through an international orientation in the IFOR office in 2007. The
opportunity is provided by the WPP's International Orientation Program, in order
to encourage young women to learn more about peace and nonviolence and to
improve their skills as peace activists.

   This learning opportunity is an annual internship at IFOR's international
secretariat.

   Every year two young IFOR women are invited to work for 6 weeks / two months
at the international secretariat, and to visit other peace groups in the
Netherlands. The costs of international travel, food, accommodation costs,
insurance and visa are covered by the WPP. The international orientation is
meant for young potential women leaders in the IFOR movement. Some criteria for
participants are:

   -         Participants must have a prior interest in and commitment to peace
issues and/or gender issues.

   -         Participants must be women of 30 years of age or younger.

   -         Participants must have adequate English-speaking skills.

   -         Participants must agree to take part in all evaluations of the
program.

   -         Participants should have some leadership potential and be willing to
spread what they have learned to others, especially women and/or youth, within
their organization.



   If you know one or two young woman peacemakers who would like participate in
the international orientation, please send the WPP a filled out application
form. The form is attached



   Help build a stronger peace movement by empowering women, especially young
women! We look forward to hearing from you. The deadline for applications is 1
January 2007.







   Warm greetings,

   For the WPP team,



   Janne Poort-van Eeden

   WPP Education Officer




Without peace, development is impossible, and without women, neither peace nor
development can take place.


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4226 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 29 Set 2006 5:09 pm
Oggetto: GIANO::Dal Medio Oriente alla guerra nucleare: la resistibile ripresa della proliferazione
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
GIANO
GIANO

Dal Medio Oriente alla guerra nucleare: la resistibile ripresa della
proliferazione



Angelo Baracca



La situazione geopolitica sta cambiando, sotto l'incalzare di una crisi delle
risorse che sembra difficilmente risolvibile nel contesto degli attuali modelli
e rapporti economici, in cui i margini del sistema economico mondiale si
restringono e meccanismi di sfruttamento si fanno quindi più sfrenati. L'Iran è
al centro di una bufera in larga misura strumentale, perché si trova nel cuore
di un'area strategica che giocherà sempre più un ruolo centrale nei rapporti
mondiali: la regione mediorientale, che si estende dal Mediterraneo al Caucaso e
all'Afghanistan. Con l'inasprirsi delle tensioni gli Stati Uniti non sanno
trovare altra strada che la supremazia militare: dietro il paravento dell'Iran
stanno in realtà rilanciando una nuova fase della proliferazione nucleare,
cercando di mettere l'intero regime di non proliferazione costruito nei decenni
passati, di passare al riscorso effettivo delle armi nucleari, e di realizzare
nuovi tipi di armi che cancellino la fondamentale distinzione tra armi nucleari
e convenzionali. Passeremo in rassegna i tanto contestati programmi nucleari di
Teheran, inquadrandoli nei problemi e nelle prospettive della regione, ed
analizzandone poi la proiezione nei ben più inquietanti programmi nucleari che,
con molto meno clamore, si stanno sviluppando in modo irresistibile in estremo
oriente.



La montatura del pericolo dell'Iran

Dovrebbe ormai essere chiaro che il pericolo nucleare costituito dall'Iran non è
che una montatura, come ieri lo furono le armi di distruzione di massa
dell'Iraq: anche se bisogna riconoscere che i dirigenti iraniani sembrano fare
di tutto per attirarsi un attacco militare.

L'Iran aderisce al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp), che venne
concepito proprio con lo scopo di promuovere la commercializzazione dell'energia
nucleare per usi civili, impedendo però la proliferazione delle armi nucleari:
obiettivo intrinsecamente contraddittorio dato l'ineliminabile carattere
dual-use della tecnologia nucleare[1]. Così il Tnp sancisce per tutti i paesi il
diritto di sviluppare programmi nucleari civili, sotto il controllo dell'Agenzia
Internazionale per l'Energia Atomica (Iaea), e per gli Stati nucleari il dovere
di cooperare al loro sviluppo. Altri paesi lo hanno fatto senza che vi siano
state rimostranze: il Brasile (che ha sviluppato fino agli anni `80 programmi
nucleari militari!) sta realizzando la tecnologia per arricchire l'uranio, e ha
in programma addirittura di commercializzarlo. La vicenda iraniana ricorda
quella dell'Iraq anche per il fatto che fu Washington negli anni '60 ad offrire
allo Scià (come ad altri governanti, per attirarli nell'orbita occidentale) un
faraonico programma di centrali nucleari, con la prospettiva di realizzare anche
la bomba[2]. Anche l'Europa ha uno scheletro nell'armadio, l'associazione
dell'Iran al 10% nel consorzio europeo Eurodif di arricchimento dell'uranio:
oggi congelata[3], ma che potrebbe forse spiegare le goffe mosse attuali della
Ue e la sua subalternità agli Usa. In ogni caso, è sconcio che a trattare con
l'Iran per la Ue siano Gran Bretagna e Francia, che sono in stato di clamorosa
violazione del Tnp non avendo ottemperato all'obbligo di disarmo nucleare, e la
Germania, che può realizzare la bomba in tempi brevissimi.

Teheran in effetti ha compiuto qualche infrazione, nascondendo alle ispezioni
della Iaea alcuni impianti nucleari (ma chi si è scandalizzato quando si apprese
che anche la Corea del Sud aveva eseguito esperimenti segreti di arricchimento,
violando il Tnp?). Poi li ha aperti alle ispezioni, e fino ad oggi la Iaea
afferma di non avere trovato indizi di attività militari, anche se non è ancora
in grado di escluderle (ammesso che questo sia mai possibile, se è vero che
tanti paesi, aderenti al Tnp, hanno avuto nel passato programmi nucleari
militari segreti: addirittura la Svizzera e la Svezia, ma anche l'Italia stando
alle memorie di Lelio Lagorio[4]).

Quali sono realmente gli scopi e lo stato del programma nucleare iraniano?[5] La
notizia data in modo clamoroso dalla dirigenza iraniana ad aprile
dell'ottenimento dell'arricchimento è stata un coup de theatre. Ammesso che sia
vero, con 164 centrifughe potrebbe avere ottenuto l'arricchimento di qualche
grammo di uranio al 3%: ma la strada è in salita, occorrerà molto tempo per
arricchirne grosse quantità, anche a questo arricchimento, insufficiente per usi
militari. E comunque il passaggio ad un arricchimento superiore al 90%
necessario no appare così immediato come si tende a far pensare; e può essere
difficile da realizzare in assoluto segreto, per l'entità delle operazioni,
delle centrifughe (3.000 - 5.000) e degli impianti necessari. Quando Israele
avviò negli anni `60 la costruzione del laboratorio nucleare sotterraneo di
Dimona (nascosto a qualsiasi ispezione, poiché Israele non aderisce al Tnp), le
ricognizioni aeree sovietiche rivelarono l'entità e indirettamente la natura
dell'impianto: e ne parlò il New York Times.

Non si può escludere ovviamente che l'Iran abbia programmi nucleari segreti, ben
nascosti e protetti in gallerie sotterranee: se tali programmi esistessero,
dovrebbero venire immediatamente arrestati e smantellati. Ma nulla può
giustificare oggi un attacco militare all'Iran, tantomeno con armi nucleari![6]
Esso risulterebbe comunque in larga misura inefficace per neutralizzare
eventuali programmi di questo tipo, mentre mieterebbe sicuramente migliaia di
vittime[7], poiché il proposito è di ritardare di alcuni anni il programma
decimando i tecnici nucleari iraniani. In ogni caso, il "pericolo" denunciato da
Washington sarebbe assolutamente fantasioso, se non fosse strumentale: l'Iran
non avrebbe mai la possibilità di raggiungere il territorio americano, e se
anche avesse realizzato missili capaci di colpire Israele, un eventuale attacco
sarebbe assolutamente suicida (Israele ha munito di missili nucleari tre
sommergibili forniti dalla Germania, che sarebbero capaci di una ritorsione
devastante).

È probabile che l'accanimento della dirigenza iraniana sul programma nucleare
abbia più un ruolo di politica interna. Teheran nutre anche ambizioni di giocare
un ruolo di potenza regionale, ma esse vengono sistematicamente frustrate
dall'Occidente. L'Iran potrebbe comunque ambire realmente a produrre energia
elettronucleare: la sua ricchezza di petrolio e gas può non essere un'obiezione
valida[8], dati l'approssimarsi del picco di estrazione[9] e la necessità per il
paese di amantenere le sue riserve per il commercio esterno. L'intenzione di
Teheran di aprire una borsa del petrolio in Euro costituisce poi un forte motivo
di allarme per Washington[10].



URANIO ARRICCHITO E PLUTONIO

Vi sono due strade per realizzare armi nucleari: l'arricchimento dell'uranio (U)
oltre il 90 % (la strada che seguì il Pakistan), o la separazione del plutonio
(Pu) attraverso il riprocessamento del combustibile esaurito (come fece
l'India).

Una testata a fissione è costituita da una massa subcritica di U arricchito o di
Pu: la deflagrazone di esplosivo convenzionale di alta potenza produce
un'implosione, che consente di raggiungere la massa critica, mentre una sorgente
di neutroni innesca la reazione a catena. Nelle testate termonucleari a due
stadi (derivate dalla «bomba H») i raggi X prodotti dall'esplosione del primo
stadio a fissione vengono utilizzati per comprimere il secondo stadio, composto
di una miscela di deuterio e litio, dopodichè il flusso dei neutroni di fissione
(che si propagano piú lentamente) ne innesca la fusione nucleare.

L'U naturale contiene lo 0,7 % dell'isotopo fissile, l'U-235. I reattori
nucleari richiedono al più un leggero arricchimento attorno a 2-3% di U-235 (vi
sono anche reattori ad uranio naturale, come il canadese Candu e i reattori a
gas-grafite). Le bombe richiedono invece un altissimo arricchimento (oltre il
90%). Durante la guerra mondiale l'arricchimento venne realizzato con il
processo di diffusione dell'U gassoso; oggi appare molto più efficiente il
processo di centrifugazione, quello che ha usato il Pakistan, e che l'Iran sta
cercando di sviluppare.

Per quanto riguarda il Pu, esso si forma nei reattori nucleari, quando i
neutroni vengono assorbiti dall'U-238, che con una successione di trasmutazioni
si trasforma in Pu. Quando il combustibile è esaurito (impoverito nell'U-235),
deve essere lasciato per un certo tempo nelle piscine, finché decadono i
componenti più radioattivi. Successivamente dovrebbe essere conferito in
depositi in cui dovrebbe essere custodito in condizioni di sicurezza per
millenni. L'alternativa consiste appunto nel ritrattamento del combustibile, che
viene dissolto in acidi per separare il Pu: questo, in realtà, è l'unico scopo
del ritrattamento, poiché esso moltiplica invece il volume delle scorie
radioattive da smaltire (gli Usa hanno scelto il "monouso" del combustibile
nucleare, e sono l'unico paese che sta realizzando un grande deposito di scorie
radioattive, a Yucca Mountain, che solleva molte contestazioni, e sarà già
insufficiente una volta terminato). Vi sono reattori nucleari militari,
progettati appositamente per produrre Pu-239, l'isotopo più adatto per le bombe:
ma è ormai assolutamente certo che con qualsiasi tipo di Pu si possono
realizzare testate nucleari efficienti.

Per quanto riguarda le prospettive di armi nucleari di tipo nuovo di potenza
molto piccola, una delle possibilità consiste nel provocare direttamente la
fusione nucleare di un piccolissimo pellet (sferetta) di una miscela di
deuterio-trizio: nelle ricerche per realizzare la fusione nucleare controllata
per confinamento inerziale, si cerca di produrre la necessaria implosione del
pellet bombardandolo isotropicamente con intensi fasci laser, o fasci di
particelle (sembrano molto promettenti gli antiprotoni), raggiungendo la
compressione necessaria per innescarne la fusione nucleare. Una volta che questo
processo venga realizzato, rimarrebbe il problema di realizzare super-laser o
acceleratori di particelle sufficientemente miniaturizzati per venire
incorporati in una piccola testata. Le nanotecnologie si presentano oggi come
tecniche molto promettenti a questo proposito.



La centralità strategica del Medio Oriente

Il fulcro della questione è che l'Iran effettivamente gioca un ruolo geopolitico
fondamentale per tutto l'Occidente. L'Europa ha  perduto il ruolo centrale
svolto nei decenni passati, come territorio sul quale si esercitava la
contrapposizione diretta tra i due blocchi, e che sarebbe stato il teatro di un
eventuale confronto nucleare. Si sta delineando una nuova polarizzazione
mondiale, che non ha al centro una contrapposizione ideologica, ma un problema
molto più materiale, la lotta senza quartiere per le risorse del pianeta,
energetiche e non. In questo confronto il ruolo centrale sarà giocato dalla
regione mediorientale, estesa all'Afghanistan e al Caucaso.

Ad oriente si assiste alla crescita vertiginosa ed al protagonismo crescente
della Cina, ma pure dell'India. Pechino sta proiettando la propria sete,
difficilmente sostenibile, di petrolio in tutte le aree del mondo, ed in
particolare verso le repubbliche ex-sovietiche dell'Asia e verso l'Iran: basti
pensare al nuovo oleodotto inaugurato il 15 dicembre 2005 tra il Kazakistan e la
Cina, al quale dovrà collegarsene in futuro un altro che partirà dall'Iran. La
Russia sta attuando un avvicinamento alla Cina, con cui ha costituito la
Shanghai Cooperation Organization (Sco) - con Kazakistan, Kirghizistan,
Tagikistan, Uzbekistan (paesi ricchi di depositi di petrolio e di gas) - che
nell'ottobre 2005 ha chiesto agli USA di lasciare al più presto le proprie basi
militari in Asia centrale.

Si registrano anche i primi segnali della concreta convergenza di interessi tra
la Cina e l'India (che ha anch'essa grossi interessi legati al gas naturale
iraniano[11]): nella visita a Pechino del Ministro indiano per il petrolio e il
gas sono stati firmati importanti accordi. Permangono molti fattori di
incertezza e di contrasto, ma "le prospettive di cooperazione Sino-Indiana
attraverso l'intera catena del petrolio potrebbe aprire la strada per la
creazione di un mercato ed un'architettura energetiche Asiatiche - un asse
Asiatico del petrolio - con enormi conseguenze per gli Stati Uniti"[12], sulle
orme della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, soprattutto se questi
paesi decidessero di adottare per questo mercato l'Euro (si ricordi che i paesi
asiatici nel loro complesso possiedono riserve per duemila miliardi di
dollari!). In questo gioco rispunta un ruolo molto importante del nucleare, che
Washington cerca di giocare in funzione anti-cinese.

Potrebbe rientrare nel gioco anche l'Afghanistan, che l'intervento militare non
ha affatto pacificato, e sembra sul punto di esplodere nuovamente: "Se
l'Afghanistan riuscisse ad entrare a pieno titolo nella Sco - e ipotizzandone un
rafforzamento anche con la formazione di un'alleanza militare, magari a geometra
variabile - si creerebbe un polo panasiatico di notevoli dimensioni
economiche"[13]. Va ricordato inoltre che non di solo petrolio si tratta, ma
anche dei colossali interessi legati al traffico della droga[14]. D'altronde
quei Taleban che dovevano essere stati sconfitti ricompaiono sistematicamente,
ed hanno preso il controllo di intere regioni del Pakistan, dove gli Usa
intervengono ormai utilizzando droni, seminando vittime civili ed acutizzando lo
scontro.

La minaccia orientale induce gli Stati Uniti ad intervenire nella regione con
l'intento di piegarla ai propri interessi: o, qualora non riesca a controllarla
(come sta avvenendo appunto in Afghanistan e in Iraq), per renderla comunque
ingovernabile. Il ruolo di Israele risulta cruciale: a conferma del fatto che la
costituzione di questo Stato venne imposta all'inizio della fase storica della
decolonizzazione, con lo scopo preciso di creare un caposaldo degli interessi
imperialisti nella regione (per questo si volle che si dotasse subito di un
arsenale nucleare, che rimane la maggiore ipoteca e il vero fattore
destabilizzante nella regione). L'intervento di Washington in Medio Oriente,
d'altronde, ricalca il modello israeliano, e vi si appoggia direttamente: nei
metodi adottati (forse il Mossad gioca nelle vicende irachene un ruolo più
importante e diretto della Cia), come nell'obiettivo di divisione dell'Iraq e
nei progetti di intervento in Iran. Del resto, la radicalizzazione della
situazione irachena sembra andare di pari passo con quella della situazione
palestinese.

I paesi europei, a parte divergenze di facciata, rimangono per ora subalterni
alla politica statunitense, divisi tra loro, incapaci di concepire ed attuare un
linea diversa, soprattutto nell'area strategica mediorientale: lo si vede
chiaramente per l'Iraq, l'Iran, la Palestina, il Libano e la Siria.

Questo blocco USA/Israele/Europa/Giappone è peraltro percorso da contraddizioni
tutt'altro che trascurabili, che potrebbero acuirsi notevolmente quando la
"coperta" delle risorse incomincerà a risultare veramente piccola. L'intera
partita è completamente aperta, per la presenza di interessi contrastanti e
spesso incompatibili, come il gioco delle componenti sciita e sannita in Iraq;
l'appoggio ai curdi iracheni, tradizionalmente osteggiati dalla Turchia;
l'emergere di "un nuovo filone islamista-resistenziale, assai diverso sia dalla
tradizione pietista e in alcuni casi filo-Usa della vecchia Fratellanza
musulmana, sia da quella Jihadista alla al Qaida"[15] (filone rafforzato anche
dalla vittoria elettorale di Hamas in Palestina). Paesi tradizionalmente alleati
di Washington, come la Turchia e l'Arabia Saudita, cominciano a sentirsi
schiacciati in questa partita e cercano di smarcarsi, giocando un sia pur timido
ruolo indipendente. Mentre l'Iran rafforza la sua influenza diretta in Iraq
attraverso la componente sciita; e Damasco, minacciata direttamente anche dagli
sconfinamenti dall'Iraq delle truppe speciali statunitensi, sta cercando un
riavvicinamento con l'Iran, la Turchia, la Russia, ed il governo iracheno.

Gli Usa si trovano di fronte a scelte cruciali e a tentazioni pericolosissime.
Il pressing su Teheran ricorda il copione già visto per l'Iraq, ma riflette un
grave imbarazzo. Washington - dopo l'uragano Katrina, di fronte alle crescenti
difficoltà economiche, nonché di reclutamento delle proprie truppe - non può
permettersi un attacco di terra, che porterebbe a conseguenze ben più gravi
dell'impantanamento in Iraq: d'altra parte, non può permettersi di stare a
guardare a lungo, brandendo solo minacce, che hanno l'effetto di compattare il
fronte interno. Per questo ha fatto, insieme ad Israele, i preparativi per un
attacco nucleare[16], con l'illusione di danneggiare profondamente gli impianti
di ricerca nucleare e di ritardare di almeno 5 anni i programmi iraniani. Ma
l'Iran non è l'Iraq, il paese si prepara ad una ritorsione, le sue truppe
potrebbero oltrepassare il confine iracheno ed attaccare le truppe della
coalizione, l'estensione del conflitto sarebbe incontrollabile, potrebbe mietere
migliaia di vittime e sfociare in un olocausto nucleare[17].



Il lungo cammino della proliferazione e delle strategie nucleari

Per analizzare il ruolo che gli armamenti nucleari possono giocare in questa
situazione ed interpretare i segnali di una ripresa della proliferazione, può
essere utile ripercorrere sinteticamente il cammino e le diverse fasi che essa
ha percorso fino ad oggi[18].

Due eventi principali determinarono il cammino del nucleare, civile e militare.
Nel 1953 gli Usa lanciarono la campagna dell'"Atomo per la Pace", allo scopo di
commercializzare l'energia nucleare, ed ammortizzare gli enormi investimenti
fatti nel settore militare. Nel 1968 venne firmato il Tnp (entrato in vigore nel
1970: Francia e Cina hanno aderito solo nel 1992; Israele non ha mai aderito).
Il trattato fu un compromesso tra gli Stati che non avevano armi nucleari, i
quali si impegnavano a non produrne, in cambio dell'impegno degli Stati nucleari
ad effettuare il disarmo: impegno palesemente non mantenuto. Il regime di non
proliferazione così stabilito, e controllato dalla Iaea, rimase quindi
gravemente asimmetrico, e comunque non impedì che gli arsenali nucleari
aumentassero nei decenni della Guerra Fredda (fino a un massimo di 65.000
testate nel 1986: l'arsenale Usa raggiunse un massimo di 31.700 nel 1965, quello
sovietico di 40.700 nel 1986): anche se l'"equilibrio del terrore", basato sulla
strategia della "distruzione mutua assicurata", contribuì forse ad evitare
l'olocausto nucleare (si pensi comunque al colossale spreco di risorse, non
estraneo forse al crollo dell'Urss, nonché ai giganteschi quantitativi di
sostanze artificiali radioattive e tossiche prodotti).

Il crollo dell'Urss alimentò grandi speranze che le armi nucleari venissero
riconosciute obsolete e fossero gradualmente eliminate. In effetti, si avviò un
processo di eliminazione e di distruzione di testate. Questo processo però si
arrestò: il numero di testate esistenti a livello mondiale nel 2004 era
valutato[19] in quasi 13.500 operative (di cui circa 4.000 non strategiche), su
un totale di ben 27.600 intatte, alle quali erano però da aggiungere altre
migliaia di nuclei (pits) di plutonio immagazzinati come riserva strategica. Si
prevede che quando le ulteriori riduzioni degli USA e della Russia saranno
completate, nel 2012, rimarranno ancora 14.000 testate intatte degli 8 Stati
nucleari attuali (il primo trattato di riduzione delle testate strategiche - lo
START-I, firmato nel 1991, poco dopo il crollo dell'URSS - ne imponeva 12.000
americane e russe per l'anno 2001).

Nel frattempo si è verificata una vera inversione di tendenza. I test dell'India
e del Pakistan del 1998 sancivano l'ingresso di questi due paesi, non aderenti
al Tnp, nel club nucleare, mentre le potenze nucleari anno deciso che non si
libereranno mai, per il futuro prevedibile, degli armamenti nucleari. La spesa
degli Stati Uniti di 6 miliardi di dollari all'anno per le armi nucleari è quasi
il doppio della spesa media annua del periodo della Guerra Fredda[20]. Per gli
Usa si possono ricordare[21] il mega progetto di super-computers destinati ad
eseguire la simulazione delle esplosioni nucleari (progetti analoghi e
probabilmente coordinati vengono sviluppati dalla Francia e dalla Gran
Bretagna[22]); lo Stockpile "Stewardship" Program (ufficialmente per il
mantenimento dell'arsenale nucleare, ma destinato anche a progettare armi
nucleari nuove[23]); la National Ignition Facility (impianto di confinamento
inerziale in cui 192 laser dovrebbero realizzare le condizioni fisiche di una
esplosione termonucleare; la Francia sta realizzando una struttura analoga,
Mégajoule, con 240 laser[24], che dovrebbe essere operativa nel 2011.); le
campagne di test nucleari sub-critici condotte da tutti gli stati nucleari (in
regime di moratoria dei test completi); i finanziamenti per la riattivazione del
poligono di test nucleari del Nevada; il progetto di una nuova fabbrica di pits
di plutonio per le testate; una nuova struttura, la Dual Axis Radiografic
Hydrotest Facility, per studiare l'implosione del plutonio con la tecnica della
"radiografia protonica"[25]; nonché le modernizzazioni dei sistemi di armamenti
nucleari per migliorarne le capacità e la precisione. Senza dimenticare il
megalomane, quanto inutile e destabilizzante, progetto della difesa
antimissile[26].

Allo stesso tempo le dottrine relative alle armi nucleari hanno subito, in primo
luogo negli Usa, un'evoluzione allarmante[27]. La svolta fondamentale avvenne
con la Nuclear Posture Review (Npr) del dicembre 2001, un documento molto
complesso e forse non completamente inteso in molte interpretazioni
correnti[28]: il cardine consiste nel superare l'eccezionalità delle armi
nucleari, integrandole nell'intero complesso militare, reso più flessibile
rispetto alla rigidità della Guerra Fredda, e rendendo effettivamente possibile
il ricorso alle armi nucleari in un contesto più ampio di situazioni di
conflitto, in risposta alle minacce nuove che si profilano.

La Npr preludeva allo sviluppo di una dottrina specifica per l'uso delle armi
nucleari. Una direttiva del 2003 assegnava una nuova missione al Comando
Strategico (Stratcom), il Global Strike, "la capacità di provocare effetti
rapidi, di portata estesa, di precisione, cinetici (nucleari e convenzionali) e
non-cinetici (elementi di operazioni spaziali e informatiche) in supporto ad
obiettivi di teatro e nazionali"[29]. Si contemplava la possibilità di attacchi
nucleari preventivi per colpire bersagli di rogue states, in particolare
dell'Iran (commentata anche da Garibaldi[30] attraverso le parole del dirigente
della Cia Giraldi) o di attori non-statali. Nel 2004 Rumsfeld impartì un "Alert
Order" al Pentagono per attivare la direttiva. Come risultato, i bombardieri a
lungo raggio ritornano in stato di allerta[31], invertendo parzialmente la
decisione del 1991 di toglierli da tale stato, e praticano periodiche
esercitazione di lancio di testate nucleari. Lo stesso avviene per i
sommergibili in pattugliamento di deterrenza nell'Atlantico e nel Pacifico.

La Doctrine for Joint Nuclear Operations[32] (Djno) del 2005 prevede l'uso delle
armi nucleari anche in azioni militari regionali e di teatro, ed anche a scopo
preventivo, contro la minaccia "del potenziale uso avversario di armi di
distruzione di massa (Wmd) e per dissuadere potenziali avversari allo sviluppo
di una minaccia convenzionale soverchiante" (questo viola il Tnp, che implica
l'assicurazione degli stati aderenti a non venire attaccati in nessun caso con
armi nucleari). L'idea portante è che una forza militare eccedente rafforza la
deterrenza: "Per mantenere l'effetto di deterrenza le forze nucleari degli Usa
devono mantenere un forte e visibile stato di prontezza (readiness) [.]
consentendo una risposta immediata a qualsiasi imprevisto attacco contro gli
Stati Uniti, le sue forze o alleati". La soglia per l'uso preventivo delle armi
nucleari viene notevolmente abbassata, in circostanze molto generiche ed
unilaterali: un avversario "che intende [!] usare" Wmd; un "attacco imminente
[!]" con Wmd; installazioni "necessarie all'avversario" per un attacco con Wmd;
un attacco soverchiante con armi convenzionali; o addirittura per "dimostrare"
la volontà o la capacità degli Usa di usare le armi nucleari. Non sfuggiranno le
implicazioni destabilizzanti di questo cambiamento di dottrina e di strategia.

Un punto molto rilevante in questo senso è dove il documento considera che "la
deterrenza [.] è particolarmente difficile contro attori non-statali che usino o
cerchino di dorarsi di Wmd. Qui la deterrenza può essere diretta a Stati che
sostengono i loro sforzi, così come alle stesse organizzazioni terroristiche".
Vi è però una "probabilità" crescente di un uso deliberato di Wmd da parte di
uno "state/nonstate actor nation/terrorist": "in questi casi la deterrenza,
anche basata sulla minaccia di distruzione massiccia, può fallire e gli Usa
devono essere preparati ad usare le armi nucleari se necessario". L'ambiguità
della dottrina viene rivendicata per mantenere la minaccia: "il mantenimento di
un'ambiguità degli Usa su quando userebbero le armi nucleari aiuta a creare
dubbi nelle menti di potenziali avversari, scoraggiandoli dall'intraprendere
azioni ostili. Questa ambiguità calcolata aiuta a rafforzare la deterrenza".

É importante sottolineare che la possibilità di un fallimento della deterrenza
introduce un nuovo tipo di deterrenza[33], molto più pericolosa di quella dei
tempi della Guerra Fredda. Vi è in questa posizione una contraddizione
intrinseca, poiché le maniacali (quanto unilaterali) denunce dei rischi di
proliferazione e delle armi di distruzione di massa, la conseguente insistenza
nel mantenimento, nella minaccia e nel possibile uso delle armi nucleari,
aggravata dalla strategia della guerra preventiva, producono conseguenze
opposte, innescando effetti destabilizzanti, ed aumentando anziché diminuire le
ambizioni di altri Stati di sviluppare, o di perfezionare, gli armamenti
nucleari.

Insomma, gli armamenti nucleari costituiscono per i militari e le potenze che li
possiedono ordigni di carattere troppo risolutivo per rinunciarvi, ed anche per
rinunciare ad usarli. È in corso anzi la ricerca per realizzare armi nucleari di
tipo completamente nuovo, di potenza più piccola e con minore radiazione
residua, con l'intenzione di cancellare la fondamentale distinzione tra armi
nucleari e convenzionali[34].

L'Iran dunque non è che il pretesto per tenere sotto tiro una regione
strategica, e maschera il tentativo sempre più chiaro di mettere in soffitta
l'intero regime di non proliferazione (dopo il resistibile fallimento della 7a
Conferenza di Revisione del Tnp del maggio 2005) e di avviare una nuova fase
della proliferazione nucleare, ad uso e consumo (per quanto miope e folle) della
Casa Bianca.



Cronologia essenziale di un incubo

1945 - 16 luglio: prima esplosione nucleare sperimentale statunitense (Trinity
Test)

1945 - 6 e 9 agosto: Hiroshima e Nagasaki

1949 - Prima esplosione nucleare russa

1952 - Prima esplosione nucleare britannica

1953 - Programma dell'Atomo per la Pace

1960 - Prima esplosione nucleare francese (israeliana)

1962 - Crisi dei missili sovietici a Cuba

1963 - Ptbt, Trattato parziale per la messa al bando dei test nell'atmosfera

1964 - Prima esplosione nucleare cinese

1970 - Entra in vigore il Tnp (conferenze di revisione ogni 5 anni)

1972-78 - Negoziati Salt per la limitazione delle armi strategiche

1974 - Prima esplosione nucleare indiana

1979-83 - Crisi degli "Euromissili" a gittata intermedia

1987 - Trattato Inf per l'eliminazione delle testate a medio raggio (tattiche)

1989 - Moratoria dei test nucleari

1991 - Trattato Start-1 per la riduzione delle armi strategiche

1993 - Trattato Start-2

1995 - Test nucleari della Francia nel Pacifico

1996 - Firma Trattato Ctbt, per la messa al bando totale dei test nucleari

1998 - Test nucleari di India e Pakistan

1999 - Washington boccia la ratifica del Ctbt

2002 - Nuclear Posture Review, prevede un "attacco preventivo"

[Numero dei test nucleari fino al 1993: Usa, 942; Urss, 715; UK, 44; Francia,
210; Cina, 40]



La prtnership con l'India, un colpo al Tnp

La "partnership nucleare" lanciata spudoratamente e con grande scalpore
mediatico dal Presidente Bush con l'India (ma non con il Pakistan, il cui regime
è meno affidabile) ha un'evidente funzione anti-cinese. Ma soprattutto
costituisce un ulteriore strappo al Tnp di gravità senza precedenti, con il
riconoscimento dello status nucleare di un paese al di fuori del trattato,
stipulando addirittura un accordo di fornitura di tecnologia nucleare:
tecnologia "civile", of course, se non fosse che proprio sulla base di questa
l'India ha realizzato la bomba! Questo equivale a fare apertamente del Tnp carta
straccia. È il caso di ricordare che le testate realizzate dall'India e dal
Pakistan si contano ormai a decine, e sono di tipi piuttosto sofisticati: i due
paesi da molto tempo sviluppano i loro programmi nucleari militari, con gravi
complicità internazionali, che sono scandalosamente emerse per il "padre" della
bomba pachistana, lo scienziato Kahn.

La ciliegina sulla torta, o l'impudica foglia di fico, su questo mostro
giuridico (e logico) è costituita dal fatto che l'India accetterebbe i controlli
della Iaea nei suoi 14 reattori "civili": mentre nei restanti 8 reattori -
militari! - potrà fare tutto quello che le pare! Si sa che i dirigenti indiani
hanno in programma la fabbricazione di centinaia di testate. Sia chiaro, la Iaea
venne creata nel 1957, in connessione con il lancio dell'energia nucleare con
l'Atomo per la Pace. Con il Tnp, la Iaea ispeziona gli impianti dei paesi non
nucleari aderenti al trattato, ma non ha obblighi di controlli agli impianti
civili dei paesi nucleari aderenti: ma la ratio di questa limitazione stava
originariamente nel fatto che gli impianti militari esistevano solo nei paesi
nucleari aderenti al trattato, ed obbligati quindi a smantellare i propri
arsenali, e di conseguenza, si suppone, anche detti impianti. Tutto il Tnp è
scandalosamente asimmetrico e ingiusto, una volta caduta, o disattesa, la
clausola decisiva dell'obbligo del disarmo. La Iaea non ha mai messo piede negli
impianti nucleari di Israele; né della Francia e della Cina, che aderirono solo
nel 1992 quando già erano stati nucleari (cosa già peregrina, imponendo appunto
il trattato il disarmo).

L'intento di Washington di mettere in soffitta il Tnp è evidente.



La proliferazione latente del Giappone (e della Germania)

Ma il pericolo più concreto è costituito oggi dal Giappone[35]. Pochi sanno, o
ricordano, che, quando si trattò di aderire al Tnp, vi fu un dibattito negli
ambienti governativi tanto in Germania quanto in Giappone per assicurarsi che
l'adesione non avrebbe sbarrato in modo definitivo la strada a dotarsi di armi
nucleari: vennero formulate riserve (ovviamente segrete) che costituiscono uno
dei punti deboli più critici del trattato[36]. I due paesi sono tra quelli che
hanno accumulato i più ingenti quantitativi di plutonio dal riprocessamento del
combustibile esaurito dei loro reattori nucleari (rispettivamente 24 e 40-45
tonnellate: per fare una bomba ne occorrono pochi chili, a seconda della
sofisticazione): va ricordato che il plutonio costituisce l'esplosivo nucleare
ideale, e che - anche se il plutonio generato nei reattori civili
(reactor-grade) non ha le caratteristiche del plutonio militare (weapon-grade) -
è assolutamente certo che può essere utilizzato per le bombe (tanto più con la
tecnologia del boosting per l'esplosione); gli Usa e la Gran Bretagna hanno
ufficialmente esploso testate con plutonio riprocessato. Il Giappone e la
Germania sono dunque due paesi (ma non i soli) che possiedono i materiali e le
capacità tecnico scientifiche per produrre armi nucleari sofisticate in tempi
brevissimi[37] (proliferazione latente, o stand-by).

In Giappone è in corso una vera escalation: prende sempre più forza la volontà
di rivedere la costituzione post-bellica in senso militarista, e parallelamente
di realizzare armi nucleari. Questa escalation ha avuto un'impennata con
l'inaugurazione nel marzo scorso del nuovo impianto di riprocessamento da 21
miliardi di dollari di Rokkasho-Mura, che separerà 8 tonnellate di plutonio
all'anno! Deve essere chiaro che il riprocessamento del combustibile nucleare
esaurito ha l'unico scopo di separare il plutonio, poiché moltiplica invece il
volume dei prodotti e delle scorie radioattivi da custodire. Tra pochi anni il
Giappone diventerà il paese che possiede il maggiore quantitativo di plutonio al
mondo. Per farne cosa? Da anni Tokyo sostiene che ha bisogno di plutonio per
utilizzarlo come combustibile nei reattori veloci, e mescolato con l'uranio
(MOX: Mixed Oxide, con il 3-10 % di plutonio) nei reattori convenzionali
(termici): ma il programma dei reattori veloci è fermo, e l'uso del MOX ha
incontrato difficoltà che non lo hanno ancora reso possibile[38]. Perché dunque
continuare ad accumulare plutonio? I sospetti sono più che legittimi.
Washington, nella sua strategia di contenimento della Cina, legittima questo
sviluppi e li rafforza con il nuovo accordo strategico stipulato con Tokyo[39].

Vi è poi da sottolineare una circostanza ulteriore molto grave, ma poco nota,
sui controlli della Iaea sul plutonio: le migliori tecniche di controllo oggi
disponibili sono infatti soggette ad incertezze ed errori intrinseci di qualche
percento[40]. Potrebbe sembrare poco, ma si tratta di tonnellate di plutonio e
ne bastano pochi chili per realizzare una bomba: in un impianto come quello di
Rokkasho sarà assolutamente impossibile rivelare la scomparsa, o il mancato
rendiconto, di una cinquantina di chili di plutonio all'anno[41]. Altro che i
rischi dell'Iran! Nell'impianto di riprocessamento britannico di Sellafield nel
2004 si verificò una fuga della soluzione acida del combustibile irraggiato, che
venne rivelata solo dopo 8 mesi, quando erano già usciti 83 mila litri di
soluzione contenenti 160 kg di plutonio![42]

  La ripresa della proliferazione nucleare a livello mondiale è appesa ad un
filo. Se la Corea del Nord avesse realizzato, come afferma, alcune testate,
potrebbe decidere di eseguire un test qualora le altre strade possibili si
chiudessero. Se questo avvenisse, non solo il Giappone, ma la Corea del Sud e
Taiwan deciderebbero immediatamente di realizzare armamenti nucleari.
Periodicamente compaiono rivelazioni sull'appoggio del Pakistan ad un programma
nucleare militare dell'Arabia Saudita, a cui seguono le rituali quanto scontate
smentite.

Il messaggio è chiaro: chi ha la bomba, mettendo la comunità internazionale
davanti al fatto compiuto, sarà rispettato! Così è per l'India e il Pakistan; la
Corea del Nord non è attualmente minacciata di un attacco, mentre lo è l'Iran,
accusato solo di volerla realizzare in futuro. Se questo processo proseguirà, vi
è il rischio concreto che molti paesi trovino penalizzante la loro adesione al
Tnp, e considerino l'opportunità di abbandonarlo (cosa che il trattato consente
esplicitamente).



I CONTROLLI DELLA IAEA

Si parla spesso, soprattutto oggi, dei controlli della Iaea sui programmi
nucleari dei paesi che non possiedono armi nucleari , ma pochi sanno in che cosa
consistono.

Gli Stati non nucleari hanno l'obbligo di sottoscrivere accordi per ispezioni
complete. Il metodo principale impiegato dalla Iaea consiste in un conteggio del
materiale, la verifica dei materiali nucleari che entrano o sono prodotti negli
impianti nucleari di un paese: è sostanzialmente un sistema di revisione, con
cui si cerca di stabilire le quantità di questi materiali presenti in aree
definiti ed i loro cambiamenti, e può solo rivelare eventuali diversioni dopo
che sono avvenute, ma non prevenirle. Questi controlli sono integrati da misure
di contenimento e sorveglianza (ad esempio, sigilli e videocamere) ed ispezioni
in loco, limitate a impianti dichiarati ed accordati con lo Stato in questione:
ispezioni speciali di altre aree o impianti sono in linea di principio
possibili, ma sono state invocate una sola volta, nel 1993 per la Corea del
Nord, che rifiutò di cooperare.

Per rafforzare il sistema di verifiche è stato introdotto nel 1997 un modello di
Protocollo Aggiuntivo, per consentire ispezioni più intrusive e non limitate al
conteggio di materiale: gli Stati devono fornire informazioni più dettagliate e
maggiore collaborazione, sono possibili ispezioni con breve preavviso anche ad
impianti non dichiarati, l'agenzia può prelevare campioni ambientali. L'Iran ha
accettato, ma non ratificato, il Protocollo Aggiuntivo.

I controlli della Iaea presentano dei limiti: "Perdite di materiale nucleare
insite in questi processi ed incertezze nelle misure comportano che anche con le
tecniche migliori di verifica disponibili e prevedibili non è possibile
raggiungere la precisione necessaria per assicurare che una diversione verrebbe
rivelata." [The need for stregthened Iaea safeguards systems, Briefing 12,
BASIC/ORG, www.oxfordresearchgroup.org.uk].

É necessario aggiungere che la Iaea soffre di limitazioni finanziarie, e deve
applicare considerazioni di costi/benefici nell'eseguire le verifiche. Per
questo nel 2002 ha sviluppato il concetto di "verifiche integrate", che
"personalizza" le verifiche a seconda dei paesi, applicando verifiche ridotte ai
paesi che destano meno preoccupazioni: per ora pochi paesi hanno queste
verifiche. Sono ancora 39 gli stati che non hanno ancora introdotto le ispezioni
complete obbligatorie, e solo 65 dei 188 stati aderenti hanno attivato il
Protocollo Aggiuntivo.



Il problema del materiale nucleare militare

Mentre si contesta all'Iran la produzione e l'impiego di uranio per i reattori,
circolano nel mondo grandi quantitativi di uranio altamente arricchito, con
possibile uso militare, e i controlli sino stati allentati[43]. Le
impressionanti scorte di materiali fissili che si accumulano costituiscono un
problema allarmante, con enormi costi e problemi di gestione, di smaltimento e
di custodia, prestandosi a sottrazioni e furti, e quindi a rischi concreti di
proliferazione. Non si tratta solo di uranio altamente arricchito e di plutonio,
ma vi è un ulteriore rischio di proliferazione, pressoché ignoto dall'opinione
pubblica, costituito da isotopi del gruppo degli attinidi, che possono venire
prodotti in impianti di ritrattamento civili eludendo i controlli della Iaea,
alcuni dei quali possono venire usati per dispositivi nucleari esplosivi[44].

Ma gli Usa si oppongano da anni a discutere un trattato per la limitazione della
produzione di materiale fissile[45], deciso nel 1993 dall'Assemblea Generale
dell'Onu, che diede mandato esplicito alla Conferenza di Ginevra sul Disarmo, e
ribadito nella conferenza di revisione del Tnp del 2000.

I progetti di ripresa del nucleare civile devono venire rifiutati anche con
l'argomento della produzione di ulteriore plutonio, oltre che di scorie
radioattive: si pensi che ad oggi sono state prodotte ben 1.250 tonnellate di
plutonio "civile", di cui 250 sono state separate per riprocessamento,
esattamente quanto le 250 tonnellate di plutonio "militare"!



Che fare?

I rischi di una ripresa della proliferazione nucleare su scala mondiale sono
oggi molto concreti. Se qualcuno dubitasse che questo quadro sia troppo
allarmistico, tenga presente che quello che differenzia le armi nucleari da
tutte le altre è che vanno fermate prima di essere usate, perché il loro uso
apre la strada a scenari apocalittici che non hanno uguali. Vi è una sola strada
possibile: sbloccare il processo di disarmo nucleare totale, incominciando con
l'informazione e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica, sostenendo il
gruppo di paesi impegnati in questo senso, rafforzando il Tnp ed il sistema di
verifiche, riprendendo le decisioni dell'Assemblea Generale dell'Onu, estendendo
le Zone Denuclearizzate e arrestando la produzione di materiali fissili.

In particolare, la creazione di una Nuclear Free Zone in Medio Oriente
costituisce un obiettivo, per quanto arduo, per disinnescare le tensioni nella
regione, e sul quale dovrebbe essere possibile raccogliere un ampio consenso
internazionale, sbloccando anche il processo di disarmo.

Esistono attualmente quattro trattati che contemplano divieti in parte diversi,
ma come minimo proibiscono lo schieramento, la sperimentazione, l'uso e lo
sviluppo di armi nucleari all'interno di una particolare regione geografica:
Trattato per la Proibizione di Armi Nucleari In America Latina e nei Caraibi
(Trattato di Tlatelolco, 1985); Trattato per la Zona Libera da Armi Nucleari del
Pacifico del Sud (Trattato di Rarotonga, 1985; la Nuova Zelanda ha un'ulteriore
legislazione interna che vieta l'ingresso nei suoi porti di imbarcazioni a
propulsione nucleare, o che portino armi nucleari, che non è invece vietato dal
trattato di Rarotonga: questa norma ha creato problemi con gli Stati Uniti);
Trattato per la Zona Libera da Armi Nucleari del Sud Est Asiatico (Trattato di
Bangkok, 1995); Trattato per la Zona Libera da Armi Nucleari dell'Africa
(Trattato di Pelindaba, 1996: non ancora entrato in vigore). Vi sono poi altri
trattati che vietano specificamente esplosioni nucleari di qualsiasi tipo e lo
smaltimento di scorie radioattive: il Trattato sull'Antartide (1959), il
Trattato sullo Spazio Esterno (1967), e il Trattato sui Fondi Marini (1971).

La creazione di una Nuclear Free Zone in Medio Oriente venne proposta nella
Conferenza di Pace di Madrid del 1991, ed è stata ribadita da molte risoluzioni
dell'Assemblea Generale dell'Onu. Venne assunta anche per conto della Ue da
Francia, Germania e Gran Bretagna con la Dichiarazione di Teheran sottoscritta
il 21 ottobre 2003 con l'Iran, a fronte dell'impegno dell'Iran a sviluppare solo
tecnologia nucleare civile: purtroppo il puntiglioso documento della Ue del 5
dicembre 2005 sulle strategie contro la proliferazione delle armi di distruzione
di massa non contiene nessun riferimento a questa proposta, che avrebbe un
valore risolutivo enormemente superiore a tutte le altre azioni che vengono
considerate, e finanziate. Evidentemente la Ue ha un grosso scheletro
nell'armadio costituito dagli arsenali e dai progetti nucleari della Francia e
della Gran Bretagna. . È necessario un impegno esplicito del nostro governo per
liberare il nostro territorio da tutte le armi nucleari: quelle tattiche nelle
basi militari di Aviano e di Ghedi, ed ancor più quelle trasportate dai
sommergibili a propulsione nucleare che possono entrare, in base ad accordi
segreti, nelle nostre acque territoriali e in 11 porti.



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[1] Per tutti gli approfondimenti e le informazioni tecniche di base sugli
armamenti nucleari rimando al mio libro: A Volte Ritornano: il Nucleare. La
Proliferazione Nucleare Ieri Oggi e Soprattutto Domani, Milano, Jaca Book, 2005.

[2] Rimandiamo ai saggi di Dominique Lorentz, Affaires Nucleaires, Paris, Les
Arénes, 2001 (da me ampiamente recensito su "Giano",  42, 2002, p. 168-73) e
Secret Atomique, La Bombe Iranienne, Paris, Les Arènes, 2002

[3] Maurizio Martellini e Riccardo Radaelli, Così si gioca al tavolo nucleare,
"Limes", L'Iran tra Maschera e Volto, 2005, n.5, pp. 91-100.

[4] Lelio Lagorio, L'Ora di Austerlitz, Firenze, Polistampa, 2005, pp. 54-57.

[5] F. Baranaby, Iran's nuclear activities, novembre 2005, Addressing the
challenge of Iran, BASIC/ORG, Briefing 15, entrambi sul sito
www.oxfordresearchgroup.org.uk.

[6] Chossudovski, Nuclear attack to Iran, 3 gennaio 2006 www.globalresearch.org;
Seymour M. Hersh, The coming wars: what the Pentagon can now do in secret, "New
Yorker"

[7] Ewen MacAskill, Thousands would die in US strike on Iran, "The Guardian", 13
febbraio 2006.

[8] Mohsen Mehran, Le vie del gas non sono infinite, "Limes", L'Iran tra
Maschera e Volto, 2005, n.5, pp. 101-111. Si veda però l'intervista
all'economista iraniano Hadi Zamani, Iran's nuclear option: an energy need or a
strategic choice?, http://acdn.france.free.fr/spip/breve.php3?id_breve=53.

[9] Franceso Piccioni, Il "picco" del petrolio si approssima e il "turbo" del
capitale perde colpi, "Giano", Vol. 51, 2005, p. 73-77. Vi sono molti siti
Internet dedicati al problema, in particolare quello dell'Aspo, anche italiano.

[10] Ugo Bardi, La Borsa Iraniana del Petrolio in Euro, Uruknet.info. Vedi però
F. William Engdahl, La borsa petrolifera dell'Iran non è una casus belli,
www.GlobalResearch.ca, trad. it in www.comedonchisciotte.org.

[11] Narsi Ghorban, "Il gasdotto delle meraviglie", Limes, "L'Iran tra Maschera
e Volto", 2005, n.5, pp 123-28.

[12] Siddharth Varadarajan, India, China and the Asian axis of oil: new
Sino-Indian partnership in oil and gas could serve as the foundation for an
Asian Energy Union (The Hindu, 24 gennaio 2006): www.globalresearch.ca.

[13] Franz Gustincich, "Herat nel grande gioco", Limes, "Lost in Iraq", 2005, n.
6, cit., p. 248. Per un'analisi generale: Paul Rogers, Iraq, Afghanistan and now
Iran once again, International Security Monthly Briefing, gennaio 2006,
www.oxfordresearchgroup.org.uk.

[14] V. ad esempio Ramita Navai, "Le vie della droga", in Limes, "L'Iran tra
Maschera e Volto", 2005, n.5, pp 79-87.

[15] Stefano Chiarini, "Le resistenze islamo-nazionali contro al Qaida", il
manifesto, 28 gennaio 2006, p. 9. Chiarini appare uno dei più profondi
conoscitori ed analisti della situazione mediorientale.

[16] M. Chossudovski, Nuclear Attack against Iran, 3 gennaio 2006:
www.globalresearch.ca.

[17] P. Rogers, Iran: Consequences of a War, Oxford Research Group, February
2006: www.oxfordresearchgroup.org.uk.

[18] Per un'analisi più dettagliata rimando al mio libro già citato, A Volte
Ritornano: il Nucleare.

[19] S.N. Kile e H.M. Kristensen, "World nuclear forces, 2005", in Armaments,
Disarmament and International Security, SIPRI Yearbook 2005, Osford University
Press, 2005, Cap. 12, Appendice 12A. R.S. Norris e H.M. Kristensen, U.S. nuclear
reductions, "Bulletin of the Atomic Scientists", Vol. 60, n. 05,
September/October 2004, pp. 70-71; "What's behind Bush's nuclear cuts?", Arms
Control Association, http://www.armscontrol.org/act/2004_10/NRDC.asp.

[20] Missiles and Empire: America's 21st Century Global Legions, Western States
Legal Foundation, Information Bulletin, Fall 2003, p. 13,
http://www.wslfweb.org/space.htm.

[21] Oltre al mio saggio già citato, Angelo Baracca, Gli Armamenti Nucleari
Oggi, in Chiara Bonaiuti e Achille Lodovisi (a cura di), Il Commercio delle
Armi, Annuario 2005, Milano, Jaca Book, in corso di stampa.

[22] The Guardian, 18 giugno 2002.

[23] R. E. Kidder, cit.; Faustian Bargain 2000: Why the Stockpile Stewardship is
Fundamentally Incompatible with the Process of Nuclear Disarmament, Western
States Legal Foundation 2000, http://www.wslweb.org/doclib.htm. "Stockpile
Stewardship: nuclear weapons research and production for the 21st Century", in
Western States Legal Foundation, The Nevada Test Site: Desert Annex of the
Nuclear Weapons Laboratories, http://www.nevadadesertexperience.org/. Angelo
Baracca, A Volte Ritornano: il Nucleare, cit.,  pp. 249-51.

[24] Luc Allemand, "Mégajoule: le plus gros laser du monde", La Recherche, No.
360, January 2003, pp. 60-67.

[25] Angelo Baracca, A Volte Ritornano: il Nucleare, cit., p. 341 e Appendice
9.1.b.

[26] Il progetto della multi-layered missile defense è discusso in tutti i
dettagli in Angelo Baracca, A Volte Ritornano: il Nucleare, cit., Par. 8.1. Si
vedano anche le analisi generali della Western States Legal Foundation, U.S.
Nuclear Weapons Policies, Ballistic Missile Defense, and the Quest for Weapons
in Space: Military Research and Development and the New Arms Race,
http://www.wslfweb.org/space.htm

[27] Il tema è stato esaminato su "Giano" recentemente da Gabriele Garibaldi, La
crisi del Trattato di non-proliferazione ele guerre americane del futuro, Vol.
51, 2005, p. 55-68.

[28] Si veda l'articolo di Garibaldi testé citato, e Angelo Baracca, A Volte
Ritornano: il Nucleare, cit., Par. 7.7, i passi più significativi sono riportati
e commentati nell'Appendice 7.3.

[29] Cit. in 62: W.M. Arkin e H.M. Kristensen, Global Strike: preparing for
nuclear battlefields in the post-9/11 era (tentative), Natural Resources Defense
Council/Federeation of American Scientists, di prossima pubblicazione.

[30] "Giano", Vol. 51, 2005, p. 60.

[31] W.M. Arkin, Not just a last resort, "Washington Post", 15 maggio 2005, p.
B1.

[32] http://www.bits.de/NRANEU/docs/3_12fc2.pdf; http://www.nukestrat.com. Per
un'esposizione commentata si veda H.M. Kristensen, The role of U.S. nuclear
weapons: new doctrine falls short of Bush pledge, Arms Control Association,
settembre 2005: http://www.armscontrol.org/act/2005_09/Kristensen.asp?print.
Anche: http://www.nukestrat.com/us/jcs/jp3-12_05.htm

[33] H.M. Kristensen, Preparing for the failure of deterrence, "Sitrep", Vol.
65, n. 6 (November/December 2005), pp. 10-12:
http://www.rcmi.org/archives/sitrep_november_2005.pdf.

[34] Angelo Baracca, A Volte Ritornano: Il Nucleare, cit., Cap. 9.

[35] F. Barnaby e S. Burnie, Thinking the unthinkable: Japanese nuclear power
and proliferation in East Asia, Oxford research Group, agosto 2005,
www.oxfordresearchgroup.org.uk. Il sito contiene molto materiale interessante.

[36] Ivi, Paragr. 7.4. Marc Hibbs, Tomorrow, a Eurobomb?, "Bulletin of the
Atomic Scientists", gennaio/febbraio 1996, pp. 16-23. Dieter Dieseroth,
Germany's NPT obligation not under condition of war, "INESAP Information
Bulletin", n. 8 (febbraio 1996), p. 9.

[37] Japan can construct nuclear bombs using its power plant plutonium, Nuclear
Control Institute, Washington, DC, press release, 9 aprile 2002: www.nci.org.

[38] L'impiego di combustibile misto in reattori progettati per utilizzare
uranio abbassa la sicurezza del reattore, a causa della maggiore reattività del
plutonio, ed aumenta i rischi per i lavoratori: vi sono stati scandali in
giappone per la falsificazione di dati relativi al combustibile MOOX. Questions
and answers on plutonium/MOX, Greenpeace, e F. Barnabie e S. Burnie, cit.; F.
Barnaby, The proliferation consequences of global stocks of separated civil
plutonium, giugno 2005, www.oxfordresearchgroup.org.

[39] Emilie Guyonnet, Le nuove ambizioni militari nipponiche passano per gli
Stati uniti, "Le Monde Diplomatique/il manifesto", aprile 2006, p. 10-11.

[40] M.M. Miller, Are Iaea safeguards on Plutonium bulk-handling facilities
effective?, Nuclear Control Institute, Washington, DC, 1990; P. Leventhal, Iaea
safeguards shortcomings: a critique, Nuclear Control Institute, Washington, DC,
1994. F. Barnaby, The proliferation consequences of global stocks of separated
civil plutonium, e Effective Safeguards?, Factshhet 2,
www.oxfordresearchgroup.org.uk.

[41] F. Barnaby, cit. F. Barnaby e S. Burnie, Safeguards on the Rokkasho
reprocessing plant, "Greenpaeace International", giugno 2002. Ulteriori
informazioni sul programma giapponese per il plutonio si trovano della pagina
web www.nci.org.

[42] F. Barnaby, cit.

[43] Alan J. Kuperman, Bomb-grade bazaar. How industry, lobbyists, and Congress
weakened export controls on highly enriched uranium, "Bulletin of the Atomic
Scientists", Vol. 62, n. 2 (marzo-aprile 2006), p. 44-50.

[44] D. Albright e K. O'Neill, The Challenges of Fissile Material Control,
Washington, DC, Institute for Science and International Security, 1999, Cap. 5
(di D. Albright e L. Barbour),
http:/www.isis-online.org/publications/fmct/book/index.html). Angelo Baracca, A
Volte Ritornano: il Nucleare, cit., Scheda 7.1. Si può vedere anche il recente
documento della NATO del 12 dicembre 2005: 178 STC 05 E - The Security of WMD
and Related Material in Russia, http://www.nato-pa.int/Default.asp?SHORTCUT=695.

[45] The importance of a Fissile Material Treaty, Oxford research Group,
Briefing 7, www.oxfordresearchgroup.org. Sul sito è reperibile un rapporto più
dettagliato, The FMCT handbook: a guide to a fissile material cut-off treaty.




[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4225 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 29 Set 2006 5:08 pm
Oggetto: Nucleare, l'incubo non è finito::Angelo Baracca
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
Anteprima di stampa
             Mosaico di pace - Archivio / 2003 / Dicembre
             http://italy.peacelink.org/mosaico/articles/art_3972.html
            29 settembre 2006
             ore 18:58




ARMI
Nucleare, l'incubo non è finito
Trattati internazionali messi da parte. Sempre più Paesi con l'atomica.
E cresce il rischio di catastrofi o guerre per errore.
Angelo Baracca
Durante la Guerra Fredda gli arsenali nucleari di Washington e di Mosca avevano
raggiunto una consistenza assolutamente folle (circa 57.000 le sole testate
strategiche). Negli anni '90 i Trattati START (Strategic Arms Reduction Treaty)
hanno effettivamente portato a una drastica riduzione numerica (attualmente
dovrebbero essere meno di 5.000 per parte: e le testate rimosse vengono
distrutte, il che crea però gravi problemi di enormi depositi di "esplosivo"
nucleare militare, plutonio e uranio altamente arricchito). Tuttavia dalla metà
degli anni '90, quando venne firmato il trattato CTBT di messa al bando totale
dei test nucleari (che poi Washington non ha ratificato) gli USA Cronologia di
un incubo

             1945 - 16 luglio: prima esplosione nucleare statunitense
             6 e 9 agosto: Hiroshima e Nagasaki
             1949 - Prima esplosione nucleare russa
             1952 - Prima esplosione nucleare britannica
             1960 - Prima esplosione nucleare francese (israeliana)
             1963 - PTBT, Trattato parziale per la messa al bando dei test
nell'atmosfera
             1964 - Prima esplosione nucleare cinese
             1970 - Entra in vigore il TNP (conferenze di revisione ogni 5 anni)
             1974 - Prima esplosione nucleare indiana
             1987 - Trattato INF per l'eliminazione delle testate a medio raggio
(tattiche)
             1989 - Moratoria dei test nucleari
             1991 - Trattato START1 per la riduzione delle armi strategiche
             1993 - Trattato START2
             1995 - Test nucleari della Francia nel Pacifico
             1996 - Firma Trattato CTBT, per la messa al bando totale dei test
nucleari
             1998 - Test nucleari di India e Pakistan
             1999 - Washington boccia la ratifica del CTBT
             2002 - Nuclear Posture Review, prevede un "attacco preventivo".

             Numero dei test nucleari fino al 1993:
             Usa, 942; Urss, 715; Regno Unito, 44; Francia, 210; Cina, 40.



hanno intrapreso colossali programmi per la simulazione dei test e la
progettazione di nuove testate e stanno rinnovando radicalmente il proprio
arsenale (ne abbiamo parlato su Mosaico di Pace di marzo 2003). Le condizioni
economiche della Russia non le consentono certo di fare altrettanto, e Mosca non
potrà mantenere più di 1.000 - 1.500 testate efficienti. La Cina sta sicuramente
effettuando un grande sforzo per rinnovare il proprio potenziale nucleare e
missilistico (l'aereo spia americano intercettato nel 2001 doveva in realtà
spiare un test nucleare cinese, che poi probabilmente è avvenuto).
Il numero complessivo delle testate attualmente esistenti sul pianeta dovrebbe
dunque aggirarsi sulle dieci-dodicimila. Il Trattato START2 doveva ridurre il
numero di testate a 3.000 - 3.500 per parte nel 2007: sempre un numero
esagerato. Il guaio è che dopo l'uscita unilaterale di Washington dal trattato
ABM Mosca almeno dichiarò di rescindere il trattato START. Il nuovo trattato
sottoscritto da Bush Jr. e Putin nel 2002 non sembra avere migliorato le cose,
poiché dovrebbe ridurre il numero di testate a 1.700 - 2.200 per parte, ma non
prevede la distruzione delle testate rimosse: si calcola che gli USA
disporrebbero alla fine del processo di un totale di 4.600 testate, dispiegate o
rimosse (oltre a un numero imprecisato di testate tattiche).

Le armi degli altri
L'arsenale di Israele non è mai stato riconosciuto ufficialmente: il tecnico
Vanunu, che ne aveva rivelato l'esistenza, fu rapito a Roma dal Mossad (senza
che la magistratura italiana abbia aperto un'inchiesta) ed è in carcere in
totale isolamento. Si parla di un numero di testate tra 200 e 400. Sicuramente
Israele possiede le testate più moderne. Possiede una forte capacità
missilistica, e ha acquistato dalla Germania tre sommergibili convenzionali, che
sono stati dotati di missili con capacità nucleare. Costituisce il maggior
fattore destabilizzante in Medio Oriente, come è dimostrato dall'adozione della
"Guerra Preventiva" da parte di Sharon. Quanto all'arsenale francese, dovrebbe
contenere più di 500 testate. La Francia è il Paese dove si è sviluppato il più
grande sistema integrato di nucleare "civile" e "militare" controllato dallo
Stato. Nonostante le frizioni politiche tra Parigi e Washington, esiste un
accordo segreto per lo scambio di dati (i test di Chirac del 1995 avrebbero
sperimentato anche una testata Usa a potenza variabile), ed è plausibile che la
collaborazione vada molto oltre. La Francia ha in corso grossi progetti per
realizzare nuove testate: sta costruendo un gigantesco sistema composto di 242
laser (Megajuole: simile a uno in costruzione negli USA, la National Ignition
Facility) per simulare le condizioni di un'esplosione nucleare.
La consistenza dell'arsenale britannico dovrebbe aggirarsi sulle 200 testate. Il
Regno Unito sicuramente collabora ai progetti statunitensi: lo scorso anno
Londra ha approvato un progetto da 2 miliardi di sterline (3 miliardi di
dollari) troppo simile a quello di Washington, per la realizzazione di
super-computers per la simulazione dei test nucleari.
La Cina, da parte sua, dovrebbe possedere tra 400 e 500 testate nucleari. Sempre
in Asia, in mancanza di dati ufficiali, si ritiene che l'India disponga di un
numero di testate tra 100 e 200. Similmente si valuta che il Pakistan ne
possieda tra 25 e 50. Gli arsenali indiano e pakistano non dovrebbero ancora
essere materialmente installati. Ma entrambi i Paesi hanno in corso febbrili
progetti missilistici. E sicuramente nei momenti di massima tensione erano
pronte testate puntate sull'avversario. Come son fatte le bombe nucleari

             Vi sono due tipi di bombe nucleari: a fissione e a fusione.
             Nelle prime, un opportuno nucleo pesante viene spezzato da un
neutrone (fissione), producendo due nuclei più leggeri (instabili e
radioattivi), energia e 2 o 3 ulteriori neutroni: questi ultimi possono spezzare
altri nuclei, se la massa è sufficiente perché non fuoriescano (massa critica),
generando la reazione a catena; quest'ultima viene controllata nei reattori
nucleari, per mezzo di un assorbitore di neutroni, mentre è esplosiva nelle
bombe. Il nucleo "fissile" esistente in natura è l'isotopo dell'uranio U-235 (92
protoni e 143 neutroni), che però costituisce solo lo 0,7 % dell'uranio naturale
(il resto è quasi tutto U-238, l'isotopo con 146 neutroni). Bisogna allora
produrre uranio arricchito nel contenuto di U-235: altamente arricchito per uso
militare, leggermente arricchito per i reattori; ma il processo fisico è lo
stesso.
             Importantissimo ai fini della proliferazione è il fatto che durante
la reazione a catena controllata in un reattore, i neutroni che vengono
assorbiti dall'U-238 lo trasformano, dopo una serie di trasformazioni, in un
nucleo che non esiste in natura, il plutonio (Pu-239), che è anch'esso "fissile"
e, essendo un elemento chimico diverso, si può separare facilmente dal
combustibile irradiato (anche se il processo è estremamente pericoloso) e
costituisce quindi l' "esplosivo nucleare" ideale. I reattori costituiscono
quindi la strada maestra per fornirsi di armi nucleari. Le bombe a fusione
(bomba H, o all'idrogeno) si basano invece sulla fusione di nuclei leggeri, che
formano un nucleo più pesante liberando energia. L'innesco di questi processi
richiede però il raggiungimento di temperature di milioni di gradi: essi infatti
avvengono normalmente nelle stelle e costituiscono la fonte della loro energia;
il loro innesco in una bomba si ottiene mediante la detonazione di una bomba a
fissione, per cui è soggetto alle stesse limitazioni della massa critica. Queste
bombe sono quindi propriamente a fissione-fusione. Attualmente il concetto di
"arma nucleare" dovrebbe con ogni probabilità essere esteso ad altri sistemi
d'arma, come i proiettili a uranio impoverito (sottoprodotto dei processi di
arricchimento e del combustibile esaurito dei reattori) e altri processi allo
studio, o realizzati segretamente.

Vi è poi da citare un caso di un arsenale che è stato completamente smantellato,
quello che il Sud Africa aveva realizzato ai tempi dell'apartheid: questo non ha
certamente cancellato le capacità nucleari del Paese, né di quelli che avevano
collaborato alla sua realizzazione.
È importante ricordare, infine, che in Italia è ancora dispiegato un certo
numero, imprecisato (forse tra 10 e 20), di testate nucleari della NATO e
statunitensi: esse costituiscono un rischio costante, poiché ovviamente il loro
controllo non cade sotto la nostra giurisdizione (meno che mai quelle americane;
d'altronde le basi americane, come Camp David, godono dell'extraterritorialità).
Sorge naturalmente la domanda: a che punto sono Iran e Corea del Nord? La loro
volontà non è chiara, e probabilmente viene utilizzata a scopo politico, ma la
loro capacità nucleare sembra fuori discussione (d'altronde oggi non è difficile
costruire una testata, magari rudimentale). La Corea del Nord possiede
combustibile irradiato, dal quale si può estrarre plutonio. L'Iran non ha
nessuna centrale funzionante. Si impone poi un'ultima osservazione. Oltre alla
consistenza degli arsenali ha un'importanza cruciale il loro stato di allerta.
Durante la Guerra Fredda esso era il launch on warning: testate puntate su
obiettivi strategici del nemico, pronte al lancio immediato (ritorsione) se il
sistema di allarme satellitare avesse rivelato il lancio di un missile nemico
(strategia della "dissuasione", dovuta alla "distruzione mutua assicurata").
Dopo il crollo dell'Urss, e contro ogni logica, gli Usa non hanno
sostanzialmente modificato questo stato: questo obbliga Mosca a fare
altrettanto, e aumenta il rischio di guerra "per errore", poiché il sistema di
satelliti di allarme russo è decrepito e in parte fuori uso (nel 1995 si sfiorò
la catastrofe). Si tenga presente poi che i mari pullulano di sommergibili
nucleari. Trattando questi problemi da questo punto di vista si rischia di
rimanere prigionieri di puri conteggi numerici e di scordarsi che anche qualche
decina di testate (anche una sola) costituisce una minaccia terribile per
l'umanità! Anche perché, come ho già argomentato, il loro uso effettivo incombe
oggi molto più che nel passato: e la responsabilità maggiore è di Washington.


Note:

Università di Firenze


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4224 Da: <francesco.locascio@...>
Data: Gio 28 Set 2006 8:28 pm
Oggetto: Fw: [glt NV] Invito - Giu le armi venerdì 29 settembre '06 ore 9.30 / 19.30
locascio_fra...
Offline Offline
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: Riccardo Troisi
To: glt-nonviolenza@...
Sent: Thursday, September 28, 2006 10:22 PM
Subject: [glt NV] Invito - Giu le armi venerdì 29 settembre '06 ore 9.30 / 19.30








Giornata Seminariale

"GIU' LE ARMI"

una politica per il disarmo

venerdì 29 settembre '06 ore 9.30 / 19.30





Palazzo Marini -Via del Pozzetto  158 - Roma





       Mattina ore 9.30:
      sessione geopolitica



       Coordina
      NUCCIO IOVENE




       Introduce
      SILVANA PISA



       Relazioni:
      MARCO D'ERAMO (Il Manifesto)


      DAVID MEGNHAGI, (Università Roma3)

       LUCIO CARACCIOLO (Limes)

       Intervengono:
      LISA CLARK (Beati costruttori di Pace)


      UMBERTO RANIERI (Pres. Comm. Esteri Camera)


      FABIO ALBERTI (Un ponte per)


      TANA DE ZULUETA (Commissione Difesa Camera)


      MARIA GRAZIA BELLINI (Tavola per la Pace)


      VENIER IACOPO (Commissione Esteri Camera)


      ADRIANO LABUCCI (Pres cons.prov.Roma)


      GIULIO MARCON (Pres Lunaria .coord. Sbilanciamoci)


      FRANCESCO MARTONE (Commissione Difesa Senato


      PASQUALINA NAPOLETANO (Parlamentare Europea)


      UGO INTINI (Viceministro agli Esteri)


      CARLO LEONI (Vice presidente Camera dei Deputati)

       Conclude
      FAMIANO CRUCIANELLI (Sottosegretario agli Esteri)




       Pomeriggio ore 15.00
      sessione sul disarmo



       Coordina
      TITTI DI SALVO



       Relazioni:
      PAOLO NEROZZI (CGIL segreteria nazionale)


      ANA GOMEZ (Parlamentare Europea Responsabile pse per il disarmo)


      Gen FABIO MINI (esperto militare)



       Intervengono:
      PAOLO BENI (Arci)


      ELETTRA DEIANA (Commissione Difesa Camera)


      EMILIO LONATI (fim-cisl)


      RICCARDO TROISI (Rete lilliput - rete per il disarmo)


      GIORGIO MELE (Capogruppo Ulivo comm Esteri Senato)


      FABRIZIO BATTISTELLI (Archivio Disarmo)


      GIORGIO BERETTA (Banche Armate / CEM)


      ALEX ZANOTELLI  (Missionario Comboniano)


      ARTURO SCOTTO (Commissione Difesa Camera)


      CHIARA BONAIUTI (Ires)


      GIULIO MARCON (Sbilanciamoci)


      FABIO CORAZZINA (Pax Cristi - Cipas)

       ALFIERO GRANDI (sottosegretario all'economia)

       GIULIETTO CHIESA (parlamentare europeo)


      Min . Arturo Parisi




       Conclude
      Min .FABIO MUSSI









[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4223 Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
Data: Gio 28 Set 2006 12:14 pm
Oggetto: Fwd:Arendt
paolocand
Offline Offline
Invia email Invia email
 
Copio qui sotto e vi mando in allegato il volantino di un incontro su Hanna
Arendt.

Grazie

Massimiliano


HANNAH ARENDT

"A cento anni dalla nascita"


Per ricordarla il Centro Studi Sereno Regis organizza un incontro
nel quale interverranno


LIDIA MENAPACE
senatrice di Rifondazione Comunista

e

MARIELLA LAJOLO
formatrice di pace



VENERDÌ 13 OTTOBRE 2006
CENTRO STUDI SERENO REGIS
TORINO VIA GARIBALDI 13
ORE 18


Per informazioni: 011532824, biblioteca@...





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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4222 Da: "paolo e ilaria MIR" <paoloeilaria@...>
Data: Mar 26 Set 2006 8:39 pm
Oggetto: Fw: [ccpnews] "Bertinoro 2006": Un'esperienza in continua crescita
paoloeilaria@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: Giorgio Gatta
To: Giorgio Gatta
Sent: Tuesday, September 26, 2006 6:39 PM
Subject: [ccpnews] "Bertinoro 2006": Un'esperienza in continua crescita


COMUNICATO STAMPA


CORSO PER MEDIATORI INTERNAZIONALI DI PACE "BERTINORO 2006"
Un'esperienza in continua crescita


Bertinoro, 26 settembre 2006 - Stanno affluendo da tutt'Italia le iscrizioni al
4° Corso per Mediatori Internazionali di Pace, che si svolgerà dal 23 al 26
novembre 2006 nella splendida cornice delle strutture universitarie del Comune
di Bertinoro che, nel 2004, è stato il primo finanziatore a sostenere il
ripetersi dell'iniziativa, insieme alla Provincia di Forlì-Cesena, alla Regione
Emilia-Romagna e al Copresc di Forlì-Cesena.

Dallo studente universitario al volontario dell'associazione che aspira ad
approfondire le dinamiche della gestione dei conflitti; dal neo laureato alla
persona che ha accumulato esperienza nella cooperazione internazionale; o più
semplicemente: uomini e donne di qualsiasi età, motivati a partecipare a
un'esperienza formativa che sentono come incisiva per potere orientare la
propria vita in una forma di realizzazione personale e/o professionale non solo
utopistica - a quanto poi la realtà politica internazionale attuale negli ultimi
anni ci sta evidenziando.

Il corso intende dimostrare che l'alternativa alle "missioni di pace" basate
sull'intervento militare e sul possibile uso della violenza è un'alternativa
percorribile.
L'obiettivo principale è infatti dare i primi rudimenti e strumenti sui Corpi
Civili di Pace, che sono un servizio il cui scopo è quello di mettere in grado
uomini e donne di ogni età di intervenire in caso di crisi o di conflitti
violenti con azioni pianificate nonviolente, come ad esempio: la prevenzione, il
monitoraggio, la mediazione, l'interposizione, la riconciliazione.

Quest'anno oltre alla conferenza di inizio corso che riguarderà tre aree di
crisi conflittuale: asiatica, balcanica, africana, vi è un'altra importante
novità: venerdì sera presso il Museo Interreligioso di Bertinoro verranno
presentate delle esperienze concrete: in Palestina, in Irlanda del Nord e in
Libano di intervento non armato in zone di conflitto.
La presenza al Museo Interreligioso di Bertinoro non sarà affatto casuale: i
conflitti tra le religioni stanno sempre più assumendo dal punto di vista
mediatico il centro dell'attenzione nell'opinione pubblica e spesso le religioni
vengono usate e strumentalizzate per giustificare le nuove guerre.
Nella pausa tra i due interventi visiteremo il museo stesso che racchiude
importanti elementi di consapevolezza sulle tre religioni monoteiste (Ebraismo,
Cristianesimo, Islam).

Da venerdì 17 a domenica 26 novembre sarà presente una mostra presso la
Residenza Municipale di Bertinoro dell'Operazione Colomba dell'Associazione
Comunità Papa Giovanni XXIII sul conflitto israelo-palestinese.

Infine si sta avviando con il Polo Scientifico Didattico di Forlì
dell'Università di Bologna, il percorso per introdurre a Forlì un Corso di Alta
Formazione dell'Università sul tema della mediazione internazionale di pace,
della durata di alcuni mesi, nel 2007.

Il Corso per Mediatori Internazionali di Pace è organizzata dall'Associazione
Locale Obiezione e Nonviolenza di Forlì-Cesena, dall'ISCOS-Cisl di Forlì-Cesena
e da Pax Christi Italia; è sostenuta e promossa dalla Provincia di Forlì-Cesena
Assessorato al Welfare Pace e Diritti Umani, dal Comune di Bertinoro, dalla
Regione Emilia-Romagna Assessorato alla Promozione delle politiche sociali, dal
Polo Scientifico Didattico di Forlì dell'Università di Bologna e dal COPRESC
Coordinamento Provinciale degli Enti di Servizio Civile di Forlì-Cesena.

Per maggiori informazioni, richiesta di materiale informativo, contatti e
iscrizioni, potete comunicare con la segreteria del corso i cui i riferimenti
sono in calce all'email, oppure andare sul sito internet di Alon www.alon.it





----------------------------------------------------------------
    Pax Christi Faenza
    Giorgio Gatta
    via Bendandi, 25
    48018 Faenza RA
    Tel. e Fax 0546.634280
    cell. 329.9612857 - 393.2237343
    e-mail: ggatta@...
    Skype: ggatta (Faenza)
    www.alon.it
----------------------------------------------------------------

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4221 Da: "paolo e ilaria MIR" <paoloeilaria@...>
Data: Lun 25 Set 2006 5:48 pm
Oggetto: Fw: [ccpnews] Master in Psicologia per la Pace e la Cooperazione
paoloeilaria@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: Sispace
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Sunday, September 24, 2006 3:35 PM
Subject: [ccpnews] Master in Psicologia per la Pace e la Cooperazione


CEIDA
  Società Italiana di Scienze psicosociali per la Pace (S.I.S.Pa.)
ONG "Terres des hommes"
I.A.C.P. (Istituto dell'Approccio centrato sulla persona)

                                 Master in
Psicologia per la promozione di processi di Pace e la cooperazione allo
sviluppo.


Il Master mira a formare personale impegnato in attività di promozione dei
processi di pace e di cooperazione internazionale, sostenendo competenze
specifiche per la programmazione di interventi sia a livello locale che
internazionale

Il Master ha durata da Dicembre 2006 a Maggio 2007 ed è rivolto a laureati in
psicologia e scienze umanistiche (sono ammessi, in numero ristretto, laureandi
che conseguano il titolo entro Marzo 2007).


DIREZIONE SCIENTIFICA: Antonella SAPIO
RELATORI: P. Brunori Psicoterapeuta ; A. Drago Docente Università di Pisa; E.
Euli Ricercatore - Università di Cagliari; S. Formenti Unità Tecnica Centrale
del Ministero Affari Esteri - DGCS; A. L'Abate Docente di Sociologia dei
conflitti- Università di Firenze; G. Leone Prof. associato Psicologia sociale
Università La Sapienza;  A. Marsella Docente di Psicologia - Università di New
York (USA); E.R. Martini Psicologo di comunità; R. Merlo Psicologo di comunità;
A. Portera Prof. Ordinario pedagogia interculturale - Università di Verona; G.
Rufini Consulente ONG; R. Salinari Docente Università di Bologna e Urbino -
Presidente internazionale ONG "Terres des hommes"; A. Sapio Docente di
Psicologia della Pace I. Trevisan Psicoterapeuta; A. Zamperini Prof. associato
Psicologia sociale - Università di Padova ; A. Zucconi - Direttore IACP

PROGRAMMA
Ciclo didattico
1° modulo: Cooperazione internazionale e decentrata: La progettazione e il fund
raising (14-15-16 dicembre 2006)
2° modulo: Le politiche per lo sviluppo (25-26-27 gennaio 2007)
3° modulo: Studi per la Pace (22-23-24 febbraio 2007)

Ciclo pratico-esperienziale (Gruppi-training)
1° w.e.: La trasformazione nonviolenta dei conflitti I° (12-13 gennaio 2007)
2° w.e.: La difesa non armata e le pratiche di intervento (9-10 febbraio 2007)
3° w.e.: Il dialogo interculturale e interreligioso; i fondamentalismi e le
pratiche di interazione (16-17 marzo 2007)
4° w.e.: L'azione diretta nonviolenta (13-14 aprile 2007)
5° w.e.: La trasformazione nonviolenta dei conflitti II° (5-6 Maggio 2007)
6° w.e.: L'intervento psicosociale nel lavoro con le comunità territoriali, a
livello locale e nei p.v.s. (26-27 Maggio 2007)

QUOTA DI PARTECIPAZIONE
euro 2.300 + IVA rateizzabili in 10 rate senza interessi. Riduzione del 30% per
studenti e laureati fino a 28 anni.

MODALITA' DI PARTECIPAZIONE
Il Corso è di complessive 500 ore di cui 130 ore di attività didattica, 280 ore
di studio, e 90 ore di project work. La frequenza è di 9 giornate  + 6 week end,
ciascuno di 14 ore (venerdì (14-19) e sabato (9-13/14-19). Al termine verrà
rilasciato il titolo di Master dopo aver effettuato un colloquio di esame con la
discussione di un elaborato.
Crediti ECM
Il titolo rilasciato dal CEIDA potrà essere riconosciuto, a fini curriculari e
ai fini dei CFU, dalle Università statali italiane negli usuali percorsi
formativi specialistici.


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4220 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 25 Set 2006 8:19 am
Oggetto: Fw: 24 settembre 2006 Mar Addai:: Un'altra chiesa attaccata a Baghdad
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: <hamdia@...>
To: "baselmk" <baselmk@...>
Sent: Monday, September 25, 2006 7:55 AM
Subject: 24 settembre 2006 Mar Addai


lunedì, settembre 25, 2006
Un'altra chiesa attaccata a Baghdad



Alle 10.00 di ieri, 24 settembre, due bombe sono esplose nei pressi della
Chiesa della Vergine Maria nel quartiere di Riyadh a Baghdad. La chiesa è
sede del Patriarcato della Antica Chiesa dell'Est ed è quindi luogo di
residenza del Patriarca Mar Addai II che è rimasto illeso perchè al momento
delle esplosioni si trovava in un'ala dell'edificio che non è stata
danneggiata.
La prima bomba è scoppiata proprio nel momento in cui i fedeli si
apprestavano a lasciare la chiesa dopo la funzione domenicale. Le
testimonianze a proposito non sono concordi:
secondo alcuni l'ordigno si trovava sotto l'auto del parroco della chiesa,
Padre Ezaria Warda, parcheggiata vicino all'entrata principale; secondo
altri, invece, lo scoppio è avvenuto a causa di una granata lanciata dagli
occupanti di un'auto in corsa. Tutti sono invece concordi nel pensare che il
primo ordigno, meno potente del secondo, sia servito a far accorrere più
gente possibile ed aumentare quindi l'effetto letale del secondo,
un'autobomba deflagrata davanti all'entrata.
Il bilancio dell'attentato, per ora provvisorio, è di 2 morti e 17 feriti.
I morti sono un bambino non identificato e Joseph Aishu, una delle guardie
della chiesa.
I feriti sono nove fedeli, due dei quali in gravi condizioni, quattro
passanti e quattro poliziotti che erano accorsi sul posto subito dopo il
primo scoppio.


# posted by baghdadhope @ 12:09 AM



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#4219 Da: "Siino Marco" <mirpa.mc@...>
Data: Sab 23 Set 2006 9:23 am
Oggetto: Re: [MIR-riconciliazione] (unknown)
mirpa_mc
Offline Offline
Invia email Invia email
 
Uhm la rappresentanza! vedo che allora ti sta a cuore, Giuli :-)
Visto che presidente e segreteria sollecitano a partecipare,
mi aggrego pure io anche se tu Giuli sei già 'coperta' (per la sede di Palermo?)
Grazie del buon lavoro!
Marco


---------- Original Message ----------------------------------
From: giuliana.costa20@...
To: MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
Date:  Sat, 23 Sep 2006 10:21:36 +0200

---------- Original Message ----------------------------------

Buon lavoro ai partecipanti del consiglio nazionale mia madre per motivi di
salute non potrà esserci, però vi abbiamo "spedito"un valido rappresentante cioè
Francesco Lo Cascio.
Ci si vede sicuramente alla prossima convocazione.
Buon lavoro.
Virginia, Gianni, Giuliana.

#4218 Da: "Siino Marco" <mirpa.mc@...>
Data: Sab 23 Set 2006 9:14 am
Oggetto: Re: [MIR_Palermo] domani riunione MIR PA in v. nebrodi
mirpa_mc
Offline Offline
Invia email Invia email
 
Nell'incontro a Palermo in via dei 55 di Giovedì 21 sera
non sono state approvate iniziative riguardo a
CN MIR, Rete Lilliput e neppure riunioni regionali;
non è stata confermata nessuna "struttura" (quale?);
tantomeno è stata eletta una portavoce (quando mai in passato è stata eletta?).


Abbiamo partecipato a riunioni diverse?
Marco

#4217 Da: "giuliana\.costa20\@libero\.it" <giuliana.costa20@...>
Data: Sab 23 Set 2006 8:21 am
Oggetto: (Nessun oggetto)
giuliana.costa20@...
Invia email Invia email
 
Buon lavoro ai partecipanti del consiglio nazionale mia madre per motivi di
salute non potrà esserci, però vi abbiamo "spedito"un valido rappresentante cioè
Francesco Lo Cascio.
Ci si vede sicuramente alla prossima convocazione.
Buon lavoro.
Virginia, Gianni, Giuliana.

#4216 Da: "Francesco LoCascio" <locascio_francesco@...>
Data: Ven 22 Set 2006 6:12 pm
Oggetto: incontro regionale mir
locascio_fra...
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Carissimi amici ci incontreremo domenica 29 ottobre presso la chiesa
battista di Siracusa del Pastore Rapisarda. Il culto avrà inizio alle
ore 11 a seguire agape fraterna.


Francesco

#4215 Da: "serena pisano" <sere_p@...>
Data: Ven 22 Set 2006 6:12 pm
Oggetto: I: [MIR_Palermo] domani riunione MIR PA in v. nebrodi
serena_pisano
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Nell’incontro in allegato sono state approvate tutte le iniziative in  o.d.g.

E’ stata confermata la struttura e come portavoce Virginia.

 


Da: MIR_Palermo@yahoogroups.com [mailto:MIR_Palermo@yahoogroups.com] Per conto di locascio.francesco@...
Inviato: mercoledì 20 settembre 2006 8.10
A: mir_Palermo@yahoogroups.com
Cc: segreteria@...
Oggetto: [MIR_Palermo] domani riunione MIR PA in v. nebrodi
Priorità: Alta

 

 

avete ricevuto i materiali in vista del prossimo consiglio nazionale MIR di questo fine settimana, in vista della partenza per definire le proposte del MIR di Palermo,

 

DOMANI ore 21.00

giovedi 21 settembre

incontro in

via dei nebrodi 55

tel. 091815110

c/o Lo Cascio Renato (sic!)

citofonare su 217

 

temi:

  • CN MIR
  • IFOR
  • iniziative di solidarietà con i cristiani in Iraq
  • scuola di pace con settore jpic ofm
  • iniziative ecumeniche
  • iniziative scolastiche
  • rete lilliput
  • vv.ee.

 

PS:il 26 pv. h. 17.30 per il trigesimo della morte di mio padre verrà celebrata una S. Messa presso il convento dei  Frati Minori a Baida.

 

 

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   Creative Commons License


#4214 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 21 Set 2006 10:47 pm
Oggetto: Fw: [TAIZE-IT-L] Notizie da Taizé via e-mail - 12 settembre 2006
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: "Email News" <mailnews@...>
To: <TAIZE-IT-L@...>
Sent: Thursday, September 21, 2006 5:05 PM
Subject: [TAIZE-IT-L] Notizie da Taizé via e-mail - 12 settembre 2006


Notizie da Taizé via e-mail
Taizé, 21 settembre 2006
--------------------------------------------
* Il percorso ecumenico di frère Roger
* Omaggio a frère Roger
* Partenza per Kolkata
* Una calorosa accoglienza a Zagabria
* La preparazione a Chapecó
* Meditazione biblica del mese
* Cinque paesi dell´America Centrale
* Dei stregoni a Keur Taizé
* Preghiera

Il percorso ecumenico di frère Roger
--------------------------------------------
Essendo apparse sulla stampa delle affermazioni contraddittorie, la
comunità di Taizé ha diffuso un comunicato per spiegare il percorso
ecumenico di frère Roger. Frère Alois ha rilasciato un´intervista per
dimostrare la totale novità di questo percorso: Esso non ha avuto
precedenti da dopo la Riforma». Il vescovo di Nanterre, Gérard Daucourt,
membro del pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani,
e la Federazione protestante di Francia hanno scritto dichiarazioni che
illuminano su questo argomento.
La comunità di Taizé, comunicato: http://www.taize.fr/it_article3863.html
Intervista di frère Alois: http://www.taize.fr/it_article3870.html
Dichiarazione di Mons. Daucourt: http://www.taize.fr/it_article3884.html
Dichiarazione della Federazione Protestante di Francia:
http://www.taize.fr/it_article3883.html

Omaggio a frère Roger
--------------------------------------------
Nel suo discorso d´accoglienza all´arrivo di papa Benedetto XVI
all´aeroporto di Monaco di Baviera, sabato 9 settembre, il Presidente della
Repubblica tedesca, Horst Köler, ha reso omaggio a frère Roger. Ha
dichiarato: «Poco dopo le Giornate Mondiali della Gioventù, ho tenuto a
partecipare a Taizé alle esequie di Frère Roger assassinato, che anche Lei
stimava molto. L´atmosfera ecumenica e lo spirito ecumenico che vi
regnavano mi hanno molto impressionato. E ho preso come un segno di
speranza il fatto che un Cardinale del Vaticano, Walter Kasper, presiedesse
la celebrazione».

Partenza per Kolkata
--------------------------------------------
Frère Alois è appena partito per un viaggio che lo porterà in Bangladesh e
a Kolkata. Dopo aver trascorso due settimane con i fratelli di Taizé in
Bangladesh, andrà a Kolkata per l´incontro del pellegrinaggio di fiducia
dal 5 al 9 ottobre. Il giovedì sera di due settimane fa, ha spiegato ai
giovani riuniti a Taizé come è venuta l´idea di un incontro a Kolkata: Dopo
il Bangladesh, ritroveremo altri fratelli che ci aspettano in India, nella
città di Kolkata. Ritroveremo anche dei giovani, diverse migliaia, che
avranno fatto un lungo viaggio per arrivare non solo da tutte le parti
dell´India, ma anche da altri paesi dell´Asia e di altri continenti...
L´anno
scorso, qui a Taizé, ricevevo un giorno il gruppo dei giovani asiatici,
giusto prima della loro partenza per ritornare nei loro paesi, e sono
rimasto colpito dalle parole di una giovane indiana. Diceva: «I giovani
europei che abbiamo incontrato qui potranno ritornare e ritrovarsi, ma noi,
noi viviamo troppo lontano, non ci rivedremo più». Allora mi sono chiesto:
come rispondere all´appello di questi giovani che ripartono molto lontano?
Come il nostro pellegrinaggio di fiducia attraverso la terra potrebbe
assumere nuove dimensioni, per accompagnare a casa loro dei giovani di
tutti i continenti e sostenere la loro speranza, con una grande semplicità,
ma con immaginazione? È così che è nata l´idea di un incontro in India:
ritrovarci insieme, per pregare e per prepararci ad essere portatori di
pace, fiducia, riconciliazione, là dove viviamo, là dove Dio ci ha posti.
«Incontro di Calcutta»: http://www.taize.fr/it_rubrique849.html
«Incontro con frère Alois»: giovedì 7 settembre:
http://www.taize.fr/fr_article3878.html

Una calorosa accoglienza a Zagabria
--------------------------------------------
Lunedì 25 settembre, ci sarà la prima "preghiera quotidiana a Zagabria". La
preghiera, alle ore 17 da lunedì a venerdì e alle ore 13 il sabato, nella
chiesa di Sveta Marija na Dolcu, giusto di fronte alla cattedrale, sarà al
cuore dei mesi di preparazione dell´incontro europeo di fine dicembre. Essa
radunerà dei frères, dei giovani e tutti quelli che sono implicati nella
preparazione. Nel frattempo, a Taizé, dei frères e suore di Saint André e
dei giovani volontari sono pronti a partire per la capitale della Croazia.
I giovani di Zagabria ci danno la sicurezza di una calorosa accoglienza.
Marina scrive: «Avete sentito parlare di Zagabria, ma non sapete
esattamente dove si trova! Desiderate venire, ma non sapete ciò che vi
attende né quel che troverete. Come il resto della Croazia, Zagabria ha una
lunga e ricca storia. Ma chi può pensare alla storia quando tutti i rumori,
l´agitazione e la frenesia di una grande città v´impediscono d´ascoltare i
vostri stessi pensieri! Capita lo stesso nella vostra città? Zagabria deve
ascoltare i suoi pensieri ed è per questo che è necessario permetterle di
trovare un po´ di respiro. Francamente, Zagabria ha bisogno di migliaia di
occasioni di respiro, di persone sorridenti, giovani e vivaci, piene di
vita e buona volontà. Questa città ha sete della fiducia e della speranza
che potete apportarle con tutto ciò che di buono portate in voi. Allo
stesso tempo, Zagabria ha molte cose belle e preziose che potete ricevere
in contraccambio. Vi aspettiamo!».
«Incontro di Zagabria»: http://www.taize.fr/it_rubrique414.html

La preparazione a Chapecó
--------------------------------------------
La prossima «Jornada da confiança» preparata dai fratelli di Taizé che
vivono in Brasile avrà luogo nella città di Chapecó, nello stato di Santa
Catarina, dal 12 al 15 ottobre 2006. Un fratello scrive: Questa settimana
la regione di Chapecó ha battuto tutti i record di freddo. C´è stata
perfino la neve. Poiché non esiste riscaldamento nelle case o nei posti di
lavoro, si sente di più l´inverno che nei paesi freddi. Però la prospettiva
è comunque quella che l´inverno termina e che farà caldo verso la metà di
ottobre, nel momento della Jornada. L´equipe di preparazione è
internazionale, con Brasiliani del nord-est, del centro e del sud. Una
suora di Saint André e due fratelli di Taizé sono sul posto con loro. La
diocesi di Chapecó è piuttosto rurale, con molti piccoli villaggi e
borgate. L´equipe di preparazione è ripartita in tre gruppi: due visitano
tutte le parrocchie dell´interno, e un gruppo resta a Chapecó. Le ultime
settimane prima dell´incontro, tutta l´equipe sarà a Chapecó per preparare
l´accoglienza. In questa città, molti adulti partecipano attivamente alla
vita della Chiesa, ma pochi giovani, al punto che certi settori faticano a
mettere in piedi una equipe d´accoglienza, e molti sperano che l´incontro
permetterà un nuovo slancio per le attività in favore dei giovani nelle
parrocchie. http://www.taize.fr/en_article2273.html

Meditazione biblica del mese
--------------------------------------------
Matteo 20, 20-28: Ogni cultura ha un modo d´onorare certi suoi membri,
distinguerli dagli altri con dei titoli, vestiti, posti o vantaggi
materiali. In Occidente come in Oriente, ci sono delle persone che, in un
determinato gruppo, cercano d´acquistare maggior onore o influenza. Il
problema è che certuni lo fanno con tutti mezzi possibili. La lotta per il
potere e le differenti forme d´intrighi - manifeste o nascoste - esistono
in tutte le società umane. Anche gli apostoli non ne erano del tutto
indenni.
L´insegnamento di Gesù a questo riguardo è chiaro e anche radicale. Non
dice semplicemente che si deve governare altrimenti e in modo più umano.
Egli va oltre: se qualcuno vuole essere un capo, deve essere un servo, vedi
uno schiavo! E durante tutta la sua vita ne ha dato l´esempio migliore.
Alla visione corrente di un capo che deve dominare, oppone una visione di
servizio. Il «regno» annunciato da Gesù è molto diverso dalle attese o dai
sogni umani. Non era senza dubbio facile per i discepoli coglierlo, e ancor
meno accettarlo. ... Che cosa può aiutarci ad assumere le nostre
responsabilità nella Chiesa o nella società come un servizio gioioso per
gli altri? Quali tentazioni di potere o di onore ci minacciano? Come
vincerle? Come dare l´esempio di un altro modo di usare il potere? Quando
incontriamo l´incomprensione, il rifiuto o il fallimento, come la vita e la
morte di Gesù possono aiutarci ad andare avanti senza scoraggiarci?
http://www.taize.fr/it_article172.html

Cinque paesi dell´America Centrale
--------------------------------------------
Durante il mese di marzo 2006, un fratello della comunità è andato in
pellegrinaggio attraverso cinque paesi dell´America Centrale. Condivide
alcune sue impressioni raccolte lungo il tragitto. Costa Rica, Nicaragua,
El Salvador, Guatemala, Honduras: pur essendoci molte similitudini nella
cultura e nella storia - le recenti guerre civili, per esempio, i terremoti
e gli uragani, e le difficoltà economiche comuni, ogni paese ha tuttavia un
senso acuto della propria identità. ... In Costa Rica, ho potuto incontrare
un gruppo di giovani che lavorano nella pastorale giovanile. Come
d´abitudine, due giovani, che vivono questo impegno, trascorrono due mesi a
Taizé quest´estate. Il nostro incontro si è concluso con una preghiera con
dei canti di Taizé. L´addobbo comprendeva un cartellone con le parole di
frère Roger, «In tutto, la pace del cuore». Forse è ciò di cui abbiamo
soprattutto bisogno, «la pace del cuore». Non una pace che ci inciti a
prendere delle distanze, ma una pace che ci permette d´essere inventivi e
creatori, per \cercare di trovare delle soluzioni ai problemi che
affrontiamo. « Cinque paesi dell´America Centrale»:
http://www.taize.fr/fr_article3901.html

Degli stregoni a Keur Taizé
--------------------------------------------
Alcuni fratelli di Taizé vivono a Dakar, Senegal. Una grande parte delle
loro attività concerne i giovani e i bambini. Un fratello racconta una
storia recente: Un venerdì della stagione delle piogge, il cortile della
casa dei fratelli è piena di bambini, giovani, con anche delle mamme e
alcuni vecchi del quartiere. Seduti al centro, due stregoni, uno con un
kora, un´arpa tradizionale a 22 corde che risuonano su una grossa zucca
lunga, l´altro con un balafon, una specie di xilofono sotto il quale sono
sospese delle piccole zucche che arricchiscono la sonorità. Degli stregoni?
Nell´Africa occidentale, sono dei maestri dell´oralità, contemporaneamente
narratori, musicisti, memorie viventi... Oggi sono soprattutto invitati ad
animare le feste, i matrimoni e, man mano si svolge il loro recital, gli
ammiratori si avvicinano a incollare dei biglietti di banca sulla loro
fronte sudata... Soprattutto hanno conquistato l´uditorio con la musica e il
canto. Il suonatore di kora scrive lui stesso le parole e compone la musica
e l´apice dell´incontro era il lamento lacerante che gli ha ispirato
l´annuncio della morte di sua madre mentre egli ritornava da una tournée in
Europa. http://www.taize.fr/fr_article3887.html

Preghiera
--------------------------------------------
Gesù Cristo, al cuore della nostra esistenza, il tuo Vangelo è luce in
mezzo a noi, il tuo Spirito Santo è la tua presenza in noi, nell´Eucaristia
tu sei il pane vivo disceso dal cielo.



--

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#4213 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 21 Set 2006 10:42 pm
Oggetto: Fw: Ritiro della Finestra per il Medio Oriente
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: "Finestra Medioriente" <info@...>
To: <info@...>
Sent: Thursday, September 21, 2006 7:14 PM
Subject: Ritiro della Finestra per il Medio Oriente


Carissimi
ci stiamo avvicinando all'appuntamento del Riritiro della Finestra per il
Medio
Oriente, che tradizionalmente don Andrea teneva nei primi giorni di
settembre.
Quest'anno il Ritiro si terrà il 7 e 8 ottobre presso il centro Oreb di
Ciciliano
(RM). Sarà guidato da don Marco Vianello e il tema (che ci accompagnerà per
tutto
l'anno) sarà quello del Perdono.
Siamo convinti che sarà un momento importante per ritrovarsi assieme e per
continuare - insieme - a camminare sulla via indicataci da don Andrea.
Per questo saremo felicissimi di accogliere chiunque vorrà/potrà venire. Vi
chiediamo solo di prenotarvi (anche per 1 solo giorno) chiamando Piera e
Luciana
(06.7010659-3391267052) o Paola e Luciano (06.7028539).
Vi chiediamo anche di diffonderne la notizia, soprattutto a quanti (amici e
conoscenti) sapete esser interessati; il ritiro è infatti aperto a tutti.





Aiuta l' Associazione Davide ONLUS!
  Devolvi il 5 PER MILLE con la tua firma sulla dichiarazione dei redditi
  indicando il codice fiscale 97621130018
Grazie!


http://www.davide.it

#4212 Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
Data: Mer 20 Set 2006 4:32 pm
Oggetto: Fwd:Mostra "Gulu, Uganda"
paolocand
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CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI ROMA



                                                  MINISTERO PER I BENI E LE
ATTIVITA' CULTURALI

       Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano

MOSTRA

GULU, Uganda

Roma, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9a

22 settembre - 1° ottobre 2006



La Mostra "GULU, Uganda" sarà inaugurata giovedì 21 settembre 2006 alle ore
18.00, preceduta da una Conferenza stampa alle ore 12.00

Essa è promossa dall'associazione di volontariato Good Samaritan Onlus e 
intende portare all'attenzione del pubblico la situazione in cui si trova a
vivere la popolazione del Nord Uganda.

La cessazione delle ostilità, avvenuta proprio di recente (agosto 2006),
sottoscritta dal Governo ugandese e dai ribelli dell'Esercito di Resistenza del
Signore (Lord's Resistance Army LRA), con la mediazione della Comunità di S.
Egidio, fanno ben sperare nella fine di una guerra ventennale, che è stata "uno
dei peggiori disastri umanitari del mondo" (Jan Egeland, sottosegretario ONU per
le emergenze umanitarie).

Rimane però il dramma di circa 1.600.000 persone, l'80% della popolazione,
rinchiuse nei cosiddetti "campi protetti", dove le condizioni di vita sono al
limite della sopravvivenza.

La guerra, con le sue devastazioni  ha distrutto buona parte dei villaggi e
delle infrastrutture.

Come sarà il loro rientro ai villaggi di origine? Su questo vogliamo porre
l'attenzione.



Il fotografo Mauro Fermariello (www.fermariello.com) è l'autore delle oltre 60
intense foto,  che bene esprimono il dolore di questo popolo, insieme alla
speranza di poter tornare un giorno  a vivere da uomini liberi.



La Mostra, inoltre, intende sostenere il progetto "Un libro per un libro": il
catalogo sarà venduto, esclusivamente nel corso della campagna di
sensibilizzazione per finanziare l'acquisto di libri destinati ad allestire una
biblioteca per i bambini di Gulu.

Il giorno dell'inaugurazione, alle ore 18.00, presso il Museo si terrà un
concerto interludio di "Musica Afro"  con Josette Martial, voce, e Pape Kanoute,
musicista di kora (arpa africana).



La Mostra sarà aperta tutti i giorni, escluso il lunedì,  dalle ore 10:00 alle
ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00. Ingresso libero



Organizzazione

Lia Del Fabro telefono 335 6337449

e-mail liadelfabro@... - mnsm@...

Info

Good Samaritan Onlus telefono 0331 833653 - 333 5442246

e-mail good_samaritan@...

Ufficio stampa

Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano

telefono 06 69994226 - 06 7014796 -  fax 06 4935490

             e-mail annaloreta.valerio@...



------------------------------------------------------
Tutti i libri che vuoi, li trovi su BOL. Ordini on line e paghi alla consegna.
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#4211 Da: "Antonino M. Clemenza" <frantonino@...>
Data: Mer 20 Set 2006 6:34 am
Oggetto: vedi anche questo articolo
frantonino@...
Invia email Invia email
 
Ti riporto il link:
http://www.terrasanta.net/terrasanta/att_det.jsp?wi_number=312&wi_codseq=



__________________________________________________
Do You Yahoo!?
Poco spazio e tanto spam? Yahoo! Mail ti protegge dallo spam e ti da tanto
spazio gratuito per i tuoi file e i messaggi
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#4210 Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
Data: Mar 19 Set 2006 4:35 pm
Oggetto: Ecco una mia traduzione
paolocand
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Carissimi amici,

i miei pensieri e le mie preghiere saranno per voi quando deciderete l’impegno dell’Ifor per i prossimi anni.

Sono molto contenta che d membri del Sud e dell’Asia sono cresciuti perché in questo modo il nostro movimento riflette un po’ meglio la nostra comunità umana mondiale. Possa la crescita dell’Ifor continuare lungo queste linee!.

Ho letto attentamente le proposte per un „Piano strategico“. Mi sembra una buona base per la vostra discussione ed aiuterà a determinare le priorità per i prossimi 4 anni. C’è un aspetta che vorrei sottolineare che non mi sembra abbastanza ben indicato;

E’ essenziale collegare i 10 obiettivi ad una analisi complessiva  dell’attuale situazione mondiale dal punto di vista politico, militarem economico, sociale, religioso, ecc.. E’ da una tale analisi che noi possiamo renderci coscienti delle radici delle attuali forme della violenza e agire di conseguenza in coerenza con la nostra specifica visione della non-violenza. Io suggerisco che questo modo di legare il nostro impegno alla situazione attuale venga fatto all’inizio di ciascuna sessione dell’ICOM e del RCC.

Nello stesso contesto vorrei sottolineare l’importanza di un aspetto della proposta svedese: “l’IFOR dovrebbe (di nuovo- una mia aggiunta) divenire un attore più rilevante nel panorama delle ONG mondiali di quanto sia ora”. L’esperienza pluridecennale dell’IFOR nella non-violenza attiva ci fornisce di solide basi per poter elaborare linee politiche e condurre campagne ed altre azioni di concerto con altre ONG, gruppi religiosi ecc. Mentre la comunicazione elettronica fornisce eccellenti possibilità per far rete, cionondimeno io credo che lo scambio e il dialogo personale diretto con altri attori non-violenti per elaborare risposte adeguate a temi cruciali sia un aspetto preminente del nostro agire nonviolento. Pertanto una discussione aperta di questo Consiglio sulla proposta di spostare il Segretariato Internazionale in un luogo dove tale cooperazione diretta con altre ONG e contatti con i rappresentanti delle N.U. e di altre istituzioni internazionali, Chiese, gruppi religiosi siano possibili mi sembra di primaria importanza quando l’IFOR definisce il suo piano strategico.

Nello scrivere questa lettera e inviare i miei saluti ricordo con gratitudine l’impegno coraggioso e costante con il potere dell’amore, della verità e della giustizia di ciascuno di voi (e del vostro gruppo/branca) – spesso in circostanze di grave difficoltà- per vincere la violenza e avvicinarci ad una comunità giusta e riconciliata. Vi auguro luce e forza lungo la via verso relazioni rinnovate, ma anche la pace ai vostri cuori e la gioia, poiché siamo chiamati ad essere artigiani dell’amata comunità di tutti gli umani

 

Vostra in pace

 

Hildegard Goss-Mayr

                                                                                  IFOR Honorary President

 

 

 

-----Messaggio originale-----
Da: MIR-riconciliazione@yahoogroups.com [mailto:MIR-riconciliazione@yahoogroups.com] Per conto di Ciavarella Giovanni
Inviato: lunedì 18 settembre 2006 12.47
A: MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
Oggetto: R: [MIR-riconciliazione] Council_IFOR_2006.doc

 

Qualcuno può tradurre?

Grazie!!!

Giovi

-----Messaggio originale-----
Da: MIR-riconciliazione@yahoogroups.com [mailto:MIR-riconciliazione@yahoogroups.com]Per conto di Paolo Candelari
Inviato: sabato 16 settembre 2006 1.46
A: mir ml
Oggetto: [MIR-riconciliazione] Council_IFOR_2006.doc

vi giro una lettera di Hildegard in occasione della preparazione del consiglio internazionale dell'IFOR che si terrà in ottobre in Giappone

Paolo Candelari


To IFOR Council 2006

 

 

 

Dear Friends:

 

 

My thoughts and prayers will be with you as you deliberate and decide upon the commitment of IFOR during the next years.

 

I am very glad indeed that the Southern and Asian components of our movement have grown and that in this way we reflect a little better the reality of our human world community. May the growth of IFOR continue along these lines!

It is in the same context that I should like to underline the importance of  one aspect of the

I have carefully read the proposals for a „Strategic Plan“. It seems to me a good basis for your discussions and it will help to determine priorities for the next four years. There is one aspect I should like to point out that does not seem to me to be clearly enough indicated:

 

It is essential to link the 10 objectives to a comprehensive analysis of the actual world situation on the political, military, economic, social, religious etc. level. It is from such an analysis that we draw our awareness of the roots of the present forms of violence and act accordingly in the light of our specific vision of non-violence. I suggest that this way of connecting our commitment to the actual situation should be done at the beginning of each session of the ICOM and the RCC.

Swedish proposal: „ IFOR should (anew – my addition) become a more relevant actor in the international NGO world than at present“. IFOR's experience in active non-violence during many decades provides for us a sound basis to formulate political statements and execute campaigns and other actions in concert with other NGOs, religious bodies etc. While computer communication provides excellent  possibilities for networking, nevertheless I believe the direct personal exchange and dialogue with other non-violent actors in order to elaborate adequate responses to crucial issues is a preeminent aspect of our nv. way of acting. Therefore an open-minded discussion of this Council on the issue of moving the International Secretariat to a place where such direct cooperation with NGOs and contacts with UN bodies and other international institutions, Churches, religious bodies are feasible seem to me of primary importance when IFOR defines its strategic plan.

While writing this letter and sending you my greetings I remember with gratefulness the courageous and perseverent commitment with the power of love, truth and justice of each one of you (and of your group/branch) – often in very difficult circumstances – in order to overcome violence and to come closer to a just and reconciled community.I wish you light and strength on this long way to renewed relationships, but also the peace of your heart and joy because we are called to be artisans of the beloved community of all  humans.

 

                                                                       Yours in peace

 

                                                                        Hildegard Goss-Mayr

                                                                        IFOR Honorary President

,___

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#4209 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 19 Set 2006 5:09 am
Oggetto: Punti per un Patto di riconciliazione nazionale in Iraq
locascio.francesco@...
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Mosaico di pace - L'opinione di...
http://italy.peacelink.org/mosaico/articles/art_18547.html
19 settembre 2006
ore 07:07


Punti per un Patto di riconciliazione nazionale in Iraq
Arcivescovado Caldeo di Kirkuk - Iraq
Luis Sako, Arcivescovo di Kirkuk, Iraq
2 settembre 2006
Il nostro bel Paese, l'Iraq - ricco di cultura e di civiltà, la terra di Abramo, dei primi codici legislativi (Hammurabi, Harun Alrashed e altre figure magnifiche) - si sta trasformando, purtroppo, in un serbatoio di tenebre. Ogni giorno ci sono molti morti e feriti!
Per poter uscire da questa situazione orribile, propongo alcuni punti perché ciascun iracheno, ovunque si trovi e qualsiasi ruolo occupi, interroghi la sua coscienza riguardo i suoi atteggiamenti verso il bene comune, verso la protezione delle vite innocenti e della loro dignità e quanto sia disposto a fare la propria parte per la riconciliazione e il perdono.
Sapendo che tutti noi adoriamo un unico Dio, creatore e giudice, apparteniamo alla stessa famiglia umana, partecipiamo allo stesso destino e aspettiamo un futuro migliore in cui predomina la fratellanza, la gioia e una vita umana dignitosa, dobbiamo, secondo questo spirito:
1. Dare forza al bene comune e utilizzare la ragione e il dialogo, nell'incontro fra le diversità, per eliminare la violenza, che rischia di diventare motivo di giustificazione per la costante presenza straniera sulla nostra terra.
2. Rispettare le diversità culturali, etniche, religiose. Diversità che devono essere colte come un dono di Dio. Dono da accettare, conservare, coltivare e far fruttificare in un clima di pieno rispetto e di massima fratellanza; in un clima in cui prevale la convivenza e il desiderio di pace, giacché abbiamo vissuto e condiviso l'unica storia nei suoi aspetti positivi e negativi, cosi che ciascun gruppo possa esprimersi in un modo pacifico, rispettando le differenze degli altri, condividendo i reciproci doni e lasciandosi arricchire a sua volta delle ricchezze altrui.
3. Impegnarsi coraggiosamente per conservare l'unità dell'Iraq e non lasciare nessuno spazio in cui possa crescere il fondamentalismo religioso ed etnico che è la rovina di ogni sforzo di pace.
4. Essere convinti che la religione è e rimane il principio unificatore e il fondamento principale per formare una generazione di iracheni aperti al dialogo e alla cultura del rispetto del diverso, e per la conservazione della fratellanza, della pace e dello sviluppo secondo l'insegnamento della religione islamica e cristiana. Dice il Corano: «Fate il bene e rifiutate il male». Dice il Vangelo: «Fate dunque agli altri ciò che volete che gli altri facciano a voi».
5. Impegniamoci dunque tutti - uomini di religione e tutti gli uomini di buona volontà - per realizzare questo scopo nobile, utilizzando le chiese, le scuole e tutti i mezzi di comunicazione perché regni sulla nostra terra la pace vera e sincera.

Cosi prepareremo un futuro luminoso per i nostri figli e figlie, e il nostro Paese diventerà un modello di convivenza perfetta. Chi ha orecchi per intendere intenda.


#4208 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 18 Set 2006 11:40 am
Oggetto: Liberato sacerdote caldeo a Baghdad rapito due giorni fa.
locascio.francesco@...
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Rapito e subito liberato sacerdote cattolico caldeo a Baghdad

18 settembre 2006

Un sacerdote cattolico caldeo, è stato rapito a Baghdad il 16 di settembre e rilasciato oggi.
La sua scomparsa aveva seguito di soli cinque giorni il rilascio di un sacerdote cattolico caldeo che era stato rapito il 15 di agosto e rilasciato l'11 settembre dietro il pagamento di un riscatto, Padre Saad Sirop Hanna, e di due mesi quella di Padre Raad Washan Sawa, rapito e rilasciato il giorno successivo dietro promessa di pagamento di un riscatto di 200.000 dollari, e che ora vive all'estero per ragioni di sicurezza. 
Il sacerdote, Padre Basel Salem Yaldo, era stato minacciato in passato e specialmente durante la prigionia di Padre Saad, e per questa ragione aveva sospeso tutte le sue attività pubbliche. L'altro ieri mattina si  stava recando ad incontrare il sacerdote recentemente liberato ed il Patriarca della Chiesa Caldea, Mar Emanuel III Delly, di cui è segretario particolare, ma non è mai arrivato al luogo dell'appuntamento. Nulla si sa del motivo che ha spinto Padre Basel a non attendere l'auto con scorta armata mandata a prenderlo dal Patriarcato ed ad utilizzare propri mezzi per spostarsi da Dora, il quartiere meridionale della città dove è stato visto quella mattina, verso la centralissima area di Mansour.
Ricerche senza alcun risultato sono state effettuate in diversi ospedali di Baghdad  per controllare se per caso il sacerdote fosse stato coinvolto in uno dei molti incidenti accaduti in città.
Sebbene nessuna fonte ufficiale ha parlato di rapimento la speranza di ritrovarlo era andata affievolendosi con il passare delle ore: Baghdad non è una città dove qualcuno "scelga" volontariamente di sparire, specialmente qualcuno come il sacerdote in questione che sapeva bene di essere in pericolo.
Al rapimento di Padre Basel si devono aggiungere altri episodi inquietanti. Quello stesso giorno  una telefonata anonima arrivata al Patriarcato della Chiesa Caldea aveva avvertito  che in mancanza di scuse ufficiali e pubbliche da parte di Papa Benedetto XVI per le parole pronunciate durante il suo viaggio apostolico in Germania e considerate offensive dalla maggior parte del mondo islamico i cristiani l'avrebbero pagata cara. Una minaccia che è stata ad un passo dal concretizzarsi durante la  notte quando un altro sacerdote ha ricevuto una telefonata anonima ma ha avuto la prontezza di spirito di abbandonare immediatamente la chiesa dove viveva, chiesa nei pressi della quale e nel giro di poco, è stato riferito da alcuni testimoni, sono state notate sei auto con uomini armati a bordo.
Nel giorno successivo alla scomparsa di Padre Basel l'assenza di notizie aveva fatto temere il peggio mentre l'attenzione si concentrava sul discorso papale dell'Angelus,  e su come e se le sue parole avrebbero potuto calmare le proteste del mondo islamico e le sue reazioni verso le comunità cristiane minoritarie che vivono al suo interno.
Stamattina presto però Padre Basel è stato liberato ed è in buone condizioni di salute. I suoi rapitori lo hanno infatti lasciato libero nella zona di Karrada, non lontano dal convento delle suore caldee dove ha trovato rifugio immediato. Per ora nulla è trapelato sulla ragione del rapimento e del suo rilascio così a breve termine, e tanto meno  se sia stato pagato un riscatto e di quanto. 

 
Luigia Storti
Ufficio Pastorale Migranti
Arcidiocesi di Torino



#4207 Da: "Ciavarella Giovanni" <giovanni.ciavarella@...>
Data: Lun 18 Set 2006 10:47 am
Oggetto: R: [MIR-riconciliazione] Council_IFOR_2006.doc
giovanni.ciavarella@...
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Qualcuno può tradurre?
Grazie!!!
Giovi
-----Messaggio originale-----
Da: MIR-riconciliazione@yahoogroups.com [mailto:MIR-riconciliazione@yahoogroups.com]Per conto di Paolo Candelari
Inviato: sabato 16 settembre 2006 1.46
A: mir ml
Oggetto: [MIR-riconciliazione] Council_IFOR_2006.doc

vi giro una lettera di Hildegard in occasione della preparazione del consiglio internazionale dell'IFOR che si terrà in ottobre in Giappone

Paolo Candelari

To IFOR Council 2006

 

 

Dear Friends:

 

 

My thoughts and prayers will be with you as you deliberate and decide upon the commitment of IFOR during the next years.

 

I am very glad indeed that the Southern and Asian components of our movement have grown and that in this way we reflect a little better the reality of our human world community. May the growth of IFOR continue along these lines!

 

I have carefully read the proposals for a „Strategic Plan“. It seems to me a good basis for your discussions and it will help to determine priorities for the next four years. There is one aspect I should like to point out that does not seem to me to be clearly enough indicated:

 

It is essential to link the 10 objectives to a comprehensive analysis of the actual world situation on the political, military, economic, social, religious etc. level. It is from such an analysis that we draw our awareness of the roots of the present forms of violence and act accordingly in the light of our specific vision of non-violence. I suggest that this way of connecting our commitment to the actual situation should be done at the beginning of each session of the ICOM and the RCC.

 

It is in the same context that I should like to underline the importance of  one aspect of the Swedish proposal: „ IFOR should (anew – my addition) become a more relevant actor in the international NGO world than at present“. IFOR's experience in active non-violence during many decades provides for us a sound basis to formulate political statements and execute campaigns and other actions in concert with other NGOs, religious bodies etc. While computer communication provides excellent  possibilities for networking, nevertheless I believe the direct personal exchange and dialogue with other non-violent actors in order to elaborate adequate responses to crucial issues is a preeminent aspect of our nv. way of acting. Therefore an open-minded discussion of this Council on the issue of moving the International Secretariat to a place where such direct cooperation with NGOs and contacts with UN bodies and other international institutions, Churches, religious bodies are feasible seem to me of primary importance when IFOR defines its strategic plan.

 

While writing this letter and sending you my greetings I remember with gratefulness the courageous and perseverent commitment with the power of love, truth and justice of each one of you (and of your group/branch) – often in very difficult circumstances – in order to overcome violence and to come closer to a just and reconciled community.I wish you light and strength on this long way to renewed relationships, but also the peace of your heart and joy because we are called to be artisans of the beloved community of all  humans.

 

                                                                       Yours in peace

 

                                                                        Hildegard Goss-Mayr

                                                                        IFOR Honorary President

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#4206 Da: <francesco.locascio@...>
Data: Lun 18 Set 2006 5:17 am
Oggetto: sacerdote cattoio comparso a Baghda: ULTIMISSIME padre Basil Salem Yaldo è tornato a casa in buona salute!
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----- Original Message -----
Sent: Monday, September 18, 2006 6:24 AM
Subject: Re: [RELEASE_Father_Saad_Sirop_Hanna] Another Iraqi priest disappears in Iraq

father basel is back to home and he is in agood health ... thanks God again ....


Fayrouz Hancock <fayrouzblog@...> wrote:
I just read this article about the disappearance of Fr. Basil in Baghdad..
 
It's been comfirmed by ankawa.com





Catholic priest missing in Baghdad

Matt C. Abbott
September 17, 2006


From a source in Iraq:

    A third priest may now have become a victim of the violence and lawlessness in Baghdad. Father Basil Salem Yaldo was last seen leaving a church building in the Dora area of Baghdad. He is the personal secretary to the Catholic Patriarch for Iraq. At the time of his disappearance, a car bomb had exploded in the vicinity and a round-up of suspects took place by Iraqi and Coalition Security Forces. It is not known if Father Basil was taken into custody, is being held for ransom, or worse.

    The first priest to be abducted was forced to leave the country after being brutalized and then released. The second is still being treated for injuries suffered during weeks of physical and mental abuse. He was released only after a series of ransoms were paid.

    Please keep Father Basil in your prayers.



#4205 Da: <francesco.locascio@...>
Data: Dom 17 Set 2006 8:00 am
Oggetto: Fw: 16 settembre. Scomparso sacerdote cattolico caldeo a Baghdad
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Scomparso sacerdote cattolico caldeo a Baghdad

Un sacerdote cattolico caldeo, è scomparso a Baghdad ieri, 16 di settembre. La sua sparizione segue di soli cinque giorni il rilascio di un sacerdote cattolico caldeo che era stato rapito il 15 di agosto e rilasciato l'11 settembre dietro il pagamento di un riscatto, Padre Saad Sirop Hanna.
Il sacerdote era stato minacciato in passato e specialmente durante la prigionia di Padre Saad, e per questa ragione aveva sospeso tutte le sue attività pubbliche. Ieri mattina si  stava recando ad incontrare il sacerdote recentemente liberato ed il Patriarca della Chiesa Caldea, Mar Emanuel III Delly,  ma non è mai arrivato al luogo dell'appuntamento.
Ricerche senza alcun risultato sono state effettuate in diversi ospedali di Baghdad  per controllare se per caso il sacerdote fosse stato coinvolto in uno dei molti incidenti accaduti in città.
Fino ad ora nessuna fonte ufficiale ha parlato di rapimento ma la speranza di ritrovarlo sta gradualmente sparendo con il passare delle ore. Baghdad non è una città dove qualcuno "scelga" volontariamente di sparire, specialmente qualcuno come il sacerdote in questione che sapeva bene di essere in pericolo.

Luigia Storti
Ufficio Pastorale Migranti
Arcidiocesi di Torino

Catholic Chaldean priest disappeared in Baghdad

A chaldean catholic priest, has disappeared in Baghdad yesterday, 16 of september. His disappearance follows after only five days the release of the chaldean catholic priest who had been kidnapped on the 15 of August and freed after the payment of a ransom, Father Saad Sirop Hanna.
The disappearead priest had been threatened in the past and especially during Fr. Saad's captivity. For this reason he had been obliged to suspend all his public activities. Yesterday morning he was going to meet the newly released priest and the Patriarch of the Chaldean Church, Mar Emmanuel III Delly, but he never arrived to the meeting place.
No results researches have been conducted in different hospitals in Baghdad to check if the priest was by chance involved in one of the many accidents that happened today in the city.
As by now there is not an official source saying that he has been kidnapped but the hope to find him is gradually vanishing as the hours go by. Baghdad is not a city where someone "chose" voluntarily to disappear, especially someone as the disappeared priest who knew very well to be in danger.
 
Luigia Storti
Ufficio Pastorale Migranti
Arcidiocesi di Torino
 
 

#4204 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Sab 16 Set 2006 4:35 pm
Oggetto: Iscriviti a iraqi-christian-alert
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Google Groups Iscriviti a iraqi-christian-alert
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Leggi l'archivio all'indirizzo groups.google.it
 
 
Questa lista viene inoltrata a quanti sono stati contattati in occasione dell'appello per la liberazione di Padre Saad Sirop Hanna.
La lista intende fornire informazioni sui temi della libertà religiosa e della ricerca della Pace in Irak ed in medio oriente.
 

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#4203 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Sab 16 Set 2006 5:36 am
Oggetto: Fw: [Riconciliazione.news] Messa di ringraziamento a Torino per la liberazione di Padre Saad Sirop Hanna.
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[http://releasefathersaad.blogspot.com/]

Venerdì, 15 Settembre 2006

Esattamente un mese fa, il 15 di agosto, Padre Saad Sirop Hanna è stato rapito a Baghdad. Quattro giorni fa, l´11 di settembre, è stato rilasciato dai suoi rapitori dietro pagamento di un riscatto. Ieri, 15 di settembre, una Messa di ringraziamento per la liberazione di Padre Saad è stata celebrata nella chiesa di San Rocco a Torino.Torino è geograficamente lontana da Baghdad e non ha una comunità di cristiani iracheni, ma esiste un legame tra le due città fatto di visite che alcuni rappresentanti della Chiesa Caldea hanno fatto in questi anni nella nostra città. Un legame iniziato prima dell´ultima guerra all´Iraq e che è continuato, tanto da riempire la chiesa di San Rocco di fedeli ansiosi di mostrare con la propria partecipazione la vicinanza alle sofferenze della comunità cristiana irachena. La Messa è stata celebrata dal sacerdote caldeo Padre Rayan P. Atto e da altri cinque sacerdoti: Don Fredo Olivero, Don Silvano Bosa, Don Andrea Princivalle, Padre Peter Kilasara e Padre John Assey. Don Fredo Olivero ha dato inizio alla Messa parlando delle sofferenze dei cristiani iracheni, del bisogno che hanno del nostro aiuto morale e materiale, e del bisogno che noi abbiamo di essere loro più vicini per capire pienamente l´immensità dell´amore di Dio, un amore che supera i confini e le incomprensioni linguistiche e ci rende solo Suoi figli e figlie.Dopo le Letture, Padre Rayan P. Atto ha letto dal Vangelo di Giovanni (15,18-25) il passo sull´odio del mondo verso Gesù e che termina con le parole: "Mi hanno odiato senza una ragione." Da questa frase egli ha preso spunto per un´omelia che è iniziata con la descrizione dei tempi difficili che i cristiani vivono in un mondo sempre più loro ostile, un mondo che odia Dio e vuole distruggere la Sua Chiesa Viva attraverso l´allontanamento forzato dei Suoi figli dai luoghi dove essi hanno vissuto per secoli. L´omelia di Padre Rayan è terminata con un commovente ritratto di Padre Saad Sirop Hanna come uomo, amico e sacerdote, della sua cultura, della sua umiltà, e della sua devozione alla Chiesa e soprattutto ai suoi figli più govani ai quali ha dedicato sempre tutti i suoi sforzi. Parlando del diritto che i cristiani iracheni hanno di rimanere nel proprio paese, Padre Rayan ha terminato la sua omelia ricordando che questo diritto costerà molto alla comunità, un tributo di sangue più che di denaro, e di fede più che di paura.La Messa è poi proseguita con le parole della Consacrazione ed il Padre Nostro recitati in aramaico da Padre Rayan.Alla fine della Messa molta gente si è intrattenuta per salutare Padre Rayan, parlargli ed augurare a lui ed alla sua comunità un futuro migliore.

Luigia Storti Ufficio Pastorale Migranti Arcidiocesi di TorinoFoto di Daniele Dal Bon

--
Posted by Riconciliazione.it to Riconciliazione.news at 9/16/2006 07:13:53 AM

#4202 Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
Data: Ven 15 Set 2006 11:46 pm
Oggetto: Council_IFOR_2006.doc
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vi giro una lettera di Hildegard in occasione della preparazione del consiglio internazionale dell'IFOR che si terrà in ottobre in Giappone

Paolo Candelari

To IFOR Council 2006

 

 

Dear Friends:

 

 

My thoughts and prayers will be with you as you deliberate and decide upon the commitment of IFOR during the next years.

 

I am very glad indeed that the Southern and Asian components of our movement have grown and that in this way we reflect a little better the reality of our human world community. May the growth of IFOR continue along these lines!

 

I have carefully read the proposals for a „Strategic Plan“. It seems to me a good basis for your discussions and it will help to determine priorities for the next four years. There is one aspect I should like to point out that does not seem to me to be clearly enough indicated:

 

It is essential to link the 10 objectives to a comprehensive analysis of the actual world situation on the political, military, economic, social, religious etc. level. It is from such an analysis that we draw our awareness of the roots of the present forms of violence and act accordingly in the light of our specific vision of non-violence. I suggest that this way of connecting our commitment to the actual situation should be done at the beginning of each session of the ICOM and the RCC.

 

It is in the same context that I should like to underline the importance of  one aspect of the Swedish proposal: „ IFOR should (anew – my addition) become a more relevant actor in the international NGO world than at present“. IFOR's experience in active non-violence during many decades provides for us a sound basis to formulate political statements and execute campaigns and other actions in concert with other NGOs, religious bodies etc. While computer communication provides excellent  possibilities for networking, nevertheless I believe the direct personal exchange and dialogue with other non-violent actors in order to elaborate adequate responses to crucial issues is a preeminent aspect of our nv. way of acting. Therefore an open-minded discussion of this Council on the issue of moving the International Secretariat to a place where such direct cooperation with NGOs and contacts with UN bodies and other international institutions, Churches, religious bodies are feasible seem to me of primary importance when IFOR defines its strategic plan.

 

While writing this letter and sending you my greetings I remember with gratefulness the courageous and perseverent commitment with the power of love, truth and justice of each one of you (and of your group/branch) – often in very difficult circumstances – in order to overcome violence and to come closer to a just and reconciled community.I wish you light and strength on this long way to renewed relationships, but also the peace of your heart and joy because we are called to be artisans of the beloved community of all  humans.

 

                                                                       Yours in peace

 

                                                                        Hildegard Goss-Mayr

                                                                        IFOR Honorary President


#4201 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 15 Set 2006 6:32 pm
Oggetto: Fw: Esperienze utili per l'istituzione pubblica dei Corpi Civili di Pace
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
Sent: Friday, September 15, 2006 4:40 PM
Subject: Esperienze utili per l'istituzione pubblica dei Corpi Civili di Pace

Segnalo questo comunicato a chi non conosce già queste esperienze utili per arrivare a costituire come bene pubblico i Corpi Civili di Pace, per l'intervento di pace, mediazione, riconciliazione, solidale e nonviolento in zone di conflitto.
Enrico Peyretti, Torino

COMUNICATO STAMPA - 14/09/2006

La Rete Caschi Bianchi (coordinamento degli enti: Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Caritas Italiana, Volontari nel Mondo FOCSIV e GAVCI) impegnata da anni con gli obiettori di coscienza ieri e con i giovani in Servizio Civile Volontario oggi in missioni all’estero di promozione della pace, dei diritti umani, dello sviluppo e della cooperazione fra i popoli esprime soddisfazione per la proposta della Vice Ministra alla Cooperazione Patrizia Sentinelli al Tavolo per la ricostruzione del Libano in ordine alla costituzione di una forza civile di pace che favorisca il processo di ricostruzione e la soluzione nonviolenta del conflitto. Da anni la Rete, con l’impegno sul campo di obiettori di coscienza e di volontari, sollecita le istituzioni italiane a raccogliere la risoluzione 49/138/B ed i ripetuti appelli dell’ONU a partire dal 1994 in poi per la costituzione di contingenti nazionali di Caschi Bianchi.

Al fine di contribuire alla definizione del profilo e del ruolo di una simile presenza, la Rete è disponibile a mettere al servizio delle popolazione Libanese e della ricostruzione della pace l’esperienza maturata in oltre 30 paesi in quasi dieci anni di progetti di servizio civile all’estero ( ricordiamo i progetti realizzati e in corso nei Balcani, in Cile, in Bolivia, in Ecuador, in Guatemala, Hounduras, in Chiapas, in Kenya, in Turchia, in Palestina, in Congo e Ruanda).

I progetti degli enti membri del coordinamento mirano ad essere percorsi di prevenzione sociale dei conflitti per la costruzione/ricostruzione di processi di riconciliazione e di pace con strumenti e metodi nonviolenti attraverso progetti di cooperazione internazionale e interventi di carattere socio umanitario. A partire da questa esperienza, alla Rete preme sottolineare alcuni principi essenziali a cui a suo avviso una simile presenza civile dovrebbe ispirarsi.

  • Essere consapevoli che la riconciliazione è un processo di medio/lungo termine che necessita del coinvolgimento e dell’accompagnamento dal basso della società civile.

  • Promuovere una strategia di facilitazione della riconciliazione che si concretizza trasversalmente attraverso tutti gli interventi di assistenza umanitaria, ricostruzione, riabilitazione e sviluppo.

  • Valorizzare e facilitare tutte quelle componenti della società civile locali impegnate nella promozione dei diritti umani e del dialogo.

  • Partire dalla promozione delle fasce più deboli della popolazione in modo neutrale, imparziale e non discriminante rispetto alle varie componenti etniche e religiose della società civile.

  • Essere una presenza distinta e autonoma dalle forze armate libanesi e internazionali.

  • Essere presenza di monitoraggio, tutela, promozione dei diritti umani.


La Rete inoltre ritiene che la costituzione del contingente poc’anzi citato coinvolga anche le istituzioni responsabili per il Servizio Civile Nazionale al fine di studiare le modalità e le possibilità concrete di sperimentazione anche di progetti di servizio civile.

L’intervento di giovani in servizio civile volontario, seppur in un contesto difficile e complesso come quello del Libano, può essere elemento significativo di riconciliazione dal basso, cooperazione, aiuto e sostegno alla società civile locale impegnata nella ricostruzione del dialogo. Per i giovani questa esperienza risulterà preziosa per la loro crescita e formazione, di cittadini attivi e solidali con le realtà di disagio e povertà presenti sia in Italia che all’estero.



Don Vittorio Nozza, CARITAS ITALIANA

Sergio Marelli, Volontari nel mondo- FOCSIV

Don Oreste Benzi, ASSOCIAZIONE COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII

Padre Angelo Cavagna, GAVCI

Per informazioni: 347 8448791

 
 


G.A.V.C.I.
c/o Villaggio del Fanciullo
Via Scipione Dal Ferro 4
40138 BOLOGNA
tel/fax 051.341122


#4200 Da: <francesco.locascio@...>
Data: Gio 14 Set 2006 3:33 pm
Oggetto: >>> AsiaNews.it <<< Ha subito minacce e torture il sacerdote che era stato rapito a Baghdad
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13 Settembre 2006
IRAQ
Ha subito minacce e torture il sacerdote che era stato rapito a Baghdad
E’ veramente stanco e provato, racconta un suo compagno di studi.

Baghdad (AsiaNews) – “Ha subito minacce e tortura” padre Saad Hanna Sirop, il sacerdote cattolico di rito caldeo che è stato liberato la sera dell’11 settembre, 27 giorni dopo il suo rapimento. Lo ha detto ad AsiaNews un sacerdote iracheno, compagno di studi di padre Saad. “E’ veramente stanco e provato – spiega – . E’ stato minacciato e torturato. Potrà parlare di questi dolorosi e paurosi ricordi tra qualche tempo”.

Al momento del suo rapimento, padre Saad si preparava ad andare a Roma, per prendere la laurea, dopo che, tre anni fa, ha conseguito la licenza in teologia, alla Pontificio università urbaniana.

“È stato liberato e sta bene, questa è l’unica cosa che conta adesso”, ha commentato il Patriarca caldeo Emmanuel III Delly, esprimendo gioia per la “buona notizia” e ringraziando “tutti coloro che si sono mobilitati per arrivare al rilascio di padre Hanna”.

Per la liberazione del sacerdote c’è stata una vasta mobilitazione. Agli appelli del patriarca Delly  e dei vescovi caldei, il 20 agosto si era unito anche Benedetto XVI. Il 20 agosto, in un telegramma al patriarca caldeo, il Papa si diceva “profondamente rattristato” per la notizia del rapimento. L’appello “accorato” era rivolto anche ai rapitori perché “il giovane sacerdote" potesse "ritornare al servizio di Dio, della comunità cristiana e dei suoi connazionali”.

 


#4199 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Gio 14 Set 2006 9:51 am
Oggetto: centenario Hannah Arendt
e.pey@...
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HANNAH ARENDT

 

A CENTO ANNI DALLA NASCITA

 

 

Per ricordarla il Centro Studi Sereno Regis organizza un incontro

nel quale interverranno

  

LIDIA MENAPACE

senatrice di Rifondazione Comunista

 e

 MARIELLA LAIOLO

formatrice di pace

 

VENERDÌ 13 OTTOBRE 2006

CENTRO STUDI SERENO REGIS

VIA GARIBALDI 13

ORE 18

 Per informazioni: 011532824, biblioteca@...


#4198 Da: Alex Colantonio <alex.colantonio@...>
Data: Gio 14 Set 2006 9:03 am
Oggetto: [Fwd: Comunicato stampa di Kongra-Gel sul bombe esplose a Diyarbakir]
alexcolantonio
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*ALLA STAMPA E ALL’OPINIONE PUBBLICA*



Il risultato dell’attentato perpetrato la scorsa notte a
Baglar-Diyarbakir, ad una fermata dell’autobus, è la morte di 12 ed il
ferimento di più di 10 innocenti persone del nostro popolo. Noi
vogliamo condannare con forza questo attacco contro il popolo kurdo.
Facciamo le condoglianze ai loro familiari ed a tutta la loro gente e
auguriamo tempestiva guarigione ai feriti.



Il luogo e il momento dell’attentato sono fortemente provocatori.
L’attacco è stato effettuato il 12 settembre, 26° anniversario del Colpo
di Stato militare. Il fatto che obiettivi della starge siano stati la
città di Diyarbakir e la società civile è un chiaro messaggio di
minaccia e di vendetta. Questa atrocità  dimostra come la mentalità del
12 settembre desideri prosperare e continui ad agire in Kurdistan. Lo
Stato sta diventando seriamente pressante in molti campi, compreso
quello militare, facendo agire le proprie forze paramilitari,
dimostrando come esso chieda vendetta sul popolo kurdo. L’accaduto è
perfettamente in continuità con l’attentato di Semdinli e dimostra come
i “bravi ragazzi”, così definiti da Yasar Buyukanit (Capo stato
magiore dell’esercito turco) in seguito all’arresto di Ali Kaya accusato
dell’attentato, sono al lavoro.



Inoltre, l’attentato è stato effettuato in un periodo caratterizzato da
una crescente richiesta di pace e di una soluzione politica alla
questione da parte di molti rappresentanti della società civile, di
intellettuali e di pacifisti turchi. Proprio per questo, l’attentato di
ieri è un tentativo di sabotare e provocare gli sforzi per una soluzione
pacifica. Un attacco come questo perpetrato proprio dopo la diffusione
del nostro documento intitolato “Dichiarazione per una soluzione
pacifica e democratica” della Questione Kurda, dimostra che l’attentato
è opera del sistema delle forze paramilitari turche, spaventate da una
soluzione democratica e dal dialogo e desiderose di sabotare il processo
pacifico.



Questo attacco, inoltre, cade in un periodo in cui si sta ampiamente
discutendo della questione kurda a livello internazionale con importanti
sviluppi. Non è una coincidenza che sia stato perpetrato durante la
preparazione del rapporto dell’UE, mentre sono in corso discussioni in
merito alla questione kurda nel parlamento Europeo e mentre Joseph
Ralston , proposto dagli USA come Coordinatore sul problema kurdo si
trovava ad Ankara.



Con questo comunicato chiediamo alle forze pacifiche e democratiche di
impegnarsi per far luce sull’accaduto, e all’opinione pubblica
democratica e alla nostra gente di essere sensibile ed attenta.



**

*PRESIDENZA DEL KONGRA-GEL*

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