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#4273 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 2 Nov 2006 7:24 pm
Oggetto: Fw: [referentinodi] XXX Congresso delle CdB
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
Sent: Thursday, November 02, 2006 10:33 AM
Subject: [referentinodi] XXX Congresso delle CdB

XXX INCONTRO NAZIONALE DELLE CdB

 

Roma 8 - 10 dicembre 2006

Centro Giovanni XXIII - Frascati ( ROMA)

 

Orizzonti di laicità

Pratiche nelle CdB e nella società

 

 

Venerdì 8

Ore 15,30: - Introduzione della Segreteria tecnica nazionale e “Memoria” delle tappe del percorso delle CdB sulla laicità attraverso gli Incontri Nazionali.

 

ore 15.45

“Dove va la Chiesa cattolica  italiana in una società multiculturale, multireligiosa, in presenza di una crisi del sistema democratico”

Conversando con:

Giulio Giorello (Università di Milano), Monica Lanfranco (Direttora di Marea), Marinella Perroni (Presidente del Coordinamento delle Teologhe Italiane), Giorgio Tonini (senatore della Repubblica).

Interverrà:

Juan José Tamayo Segretario dell’Associazione teologica Giovanni XXIII

Ore 20,00: Cena

Ore 21,30: Spettacoli:

“Danze orientali e musiche occidentali”

 Film

 

Sabato 9 dicembre

Ore 9,00 – 13,00: Lavoro nei laboratori:

1 - Ascolto e scambio, mediazione e relazioni: pratiche di laicità nelle CDB

(Comunità  del Piemonte)

2 - La cittadinanza simbolica: dal multiculturalismo alla convivialità delle differenze (Comunità di Oregina - Genova)

3 - Fedi e religioni, istituzioni e appartenenza. Pratiche nella società attuale

      (Comunità di S. Paolo - Roma)

4 - Fondamentalismi e Autoritarismi. Tentazioni, pratiche, strategia del patriarcato (Gruppo di Controinformazione Ecclesiale - Roma)

 5 - “L’ABC della laicità”

(Gruppo giovani CdB)

Ore 16,00 – 18,30: continuazione del lavoro nei laboratori

Ore 18,45: Eucaristia

Ore 20,00: Cena

Ore 21,00: Festa

Domenica 10 dicembre

Ore 9,00

 

Confronto di vissuti e propositi per il futuro”

Dialogando con

 

Vittorio Bellavite ( Noi Siamo Chiesa), Maria Rosa Biggi ( Agire Politicamente), Don Albino Bizzotto (Beati Costruttori di Pace), Gianni Geraci ( "Il Guado"), Patrizia Ottone   (Centro ecumenico di AGAPE), Padre Felice Scalia (Nuovi Orizzonti di Messina), Pia Zuccolin (il GRAAL).

 

Ore 12,45 Conclusione dei lavori

Ore 13,00 Pranzo (per chi rimane -  cestini per chi parte)

 

Per informazioni e prenotazioni:

Segreteria Tecnica tel. 081. 8478667

Del Gruppo di collegamento tel. 339.6710189

 

 


#4272 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mar 31 Ott 2006 8:38 pm
Oggetto: Confronto importante sulla guerra Usa e Italia
e.pey@...
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06 10 31 I funerali del soldato - Uso pubblico del lutto - Confronto Usa Italia - Gennaro Carotenuto

Radio, Tv e giornali italiani danno discreto spazio al fatto che il quotidiano statunitense New York Times, per la prima volta in tre anni e mezzo, mostri le immagini del funerale di un caduto in Iraq. È il New York Times, non la Fox, eppure la notizia resta rilevante. Se George Bush non è mai andato ad un solo funerale dei 2811 caduti in Iraq finora ufficialmente celebrati, mentre in Italia la presenza delle massime cariche dello Stato è indispensabile, ci sono ragioni e differenze culturali profonde.

di Gennaro Carotenuto
La notizia, e la rappresentazione della notizia, offrono la possibilità di molteplici spunti di riflessioni su Stati Uniti, Italia, guerra e rappresentazione della morte. Il primo è l'intimità della cultura dominante statunitense con l’idea della morte in combattimento. Morire in guerra è un fatto possibile negli Stati Uniti laddove in Italia risulta intollerabile. La morte in guerra è accettabile socialmente, redime ed è perfino desiderabile se dà alla legione straniera -guatemaltechi, honduregni...- che in larga misura combatte le guerre statunitensi, l'ambita cittadinanza “americana”. Come nelle guerre combattute fino alla prima metà del XX secolo, sotto la bandiera a stelle e strisce si cade combattendo, eroicamente, offrendo il petto al nemico. La morte in guerra ha quindi un senso, patriottico e di riscatto personale. Intendere la guerra come “inutile strage”, per stare a Benedetto XV, non ha cittadinanza in questa parte della cultura statunitense.

Tuttavia, anche negli Stati Uniti, la morte in guerra ha comunque un peso politico che per la classe dirigente è opportuno evitare di sostenere. Dissociare il caduto in guerra dall’evento del funerale di questo è una scelta politica necessaria. Il caduto muore pubblicamente in Iraq, poi viene seppellito privatamente in Arkansas o a Portorico. È utile a dissociare il caduto dal proprio intorno familiare sortendo un duplice effetto: non si collettivizza il lutto e si tergiversa sulla relazione tra lutto e scelta bellica. Se, dopo la morte in guerra, non si mostrano le conseguenti vedove ed orfani, la morte in guerra è slegata dalle sue conseguenze umane e sociali. Quindi la stampa statunitense, formalmente indipendente tanto da abbattere presidenti con il Watergate, ma comunque parte e supporto di quella stessa classe dirigente che le guerre vuole, si presta docilmente a nascondere all'opinione pubblica l'immagine della morte, del funerale del soldato. Questa mostra l'impotenza della potenza, e paradossalmente esalta l'assurdità del sacrificio. È libertà di stampa l’opportunismo patriottico? In tale contesto risulta coraggioso il News York Times che, solo al duemilaottocentoundicesimo morto, mostra finalmente qualche foto di un funerale. Deve avere a che vedere con il non combattere da 150 anni una guerra nel proprio territorio, con proprie rovine, proprie vittime civili. Nell'immagine di vedove ed orfani – ovviamente se la mostrasse la FOX avrebbe un impatto diverso- cadrebbe il velo della retorica e resterebbe per la società statunitense solo il cui prodest. A chi conviene che John o Pedro siano rimasti orfani e Daisy o Juanita siano vedove?

IN ITALIA, la situazione è opposta. Le istituzioni ostentano la morte del soldato e la usano per legittimarsi e legittimare la guerra stessa. I media evocano ed ottengono la partecipazione popolare in forme ottocentesche. Criticare la guerra diviene "offendere i nostri morti", dei quali viene pubblicizzato il dolore delle famiglie, disfattismo e tradimento. Com’è possibile uno scarto così evidente rispetto all’uso pubblico della morte in guerra che fa il nostro maggiore alleato?

Forse perché l'articolo 11, che ripudia la guerra, si dimostra consustanziale con la sensibilità di un paese dove vivono ancora milioni di persone che l'hanno visto distrutto. L'Italia ripudia la guerra non per un volontarismo retorico dei costituenti o, più recentemente, del movimento pacifista, ma perché ne conosce (ancora, per il momento) l'orrore sulla propria pelle. La guerra appare ripudiata nel profondo da settori molto ampi dell’opinione pubblica italiana. È difficile, anche per un italiano fortemente filostatunitense, ricorrere al linguaggio utilizzato nei paesi anglosassoni per difendere la guerra stessa e per rappresentarla. Mi riferisco per esempio alla giustificazione razzista, per l’uccisione di migliaia di civili innocenti, data mille volte da George Bush: “è utile a salvare vite americane”. Se mostrare la morte del soldato negli Stati Uniti è considerato poco conveniente e disfattista, in Italia al contrario serve da monito ed elemento di coesione: i morti delle guerre coloniali di inizio XXI secolo, prima di essere “morti per la pace”, devono essere rappresentati innanzitutto come “i nostri morti”. È l’unica guerra possibile per gli italiani perché in Italia sussiste l’impossibilità culturale di andare “à la guerre comme à la guerre”. Il militarismo dei colli fatali è inutilizzabile perché produce sempre e comunque un saggio rifiuto nell’opinione pubblica italiana. La buona bastonatura data al fascismo l’ultima volta che l’Italia ha avuto ambizioni da grande potenza, sembra ancora attualissima. Per una volta, in un tempo nel quale la memoria è evanescente, quella memoria, la memoria dell’orrore della guerra, sembra permanere e trasmettersi tra generazioni.

Non c'è bisogno di ricorrere ad Hollywood per rappresentare la morte in guerra in Italia. Ed allora è necessario uno sforzo retorico uguale e contrario da parte dei dirigenti politici che la guerra vogliono o devono imporre al paese, spesso senza entusiasmo. È lo sforzo che compiono i dirigenti del centrosinistra per mantenere le truppe in Afghanistan. Ed allora non è solo il gioco di ossimori -"soldati di pace", "guerra umanitaria"- a risultare stucchevole. E' la necessità di esaltare la morte del soldato come elemento di unificazione nazionale a risultare un elemento coercitivo irrinunciabile. E' tipico, intimo, della cultura militarista, l'incitare alla guerra in nome dei caduti. Ritirarsi sarebbe tradirli. Ma il caduto di Nassiriya non è più il milite ignoto che spinge ad altri lutti per la grandezza d’Italia. Semmai il suo ruolo coesivo in quanto “soldato di pace” è più affine e comparabile alla “missione civilizzatrice” con la quale si giustificava il colonialismo classico. In molti modi la retorica del “soldato di pace” svela anche culturalmente la natura coloniale delle guerre attuali. La “missione civilizzatrice” è divenuta “esportazione della democrazia”, ma è sempre l’uomo bianco a giustificare –a se stesso innanzitutto- la politica di rapina coloniale come prova di altruismo.

Non è la sola contaminazione tra secolo XIX e XXI. Infatti, senza la retorica sugli "eroi di Nassiriya", non sarebbe possibile il sincretismo che giustifica le "missioni di pace". Sincretismo perché combina la ripresa di elementi ottocenteschi della nazionalizzazione delle masse ma, invece di combinarli nella rappresentazione di sé come succede nella prima parte del XX secolo col nazionalismo aggressivo, li riconiuga come presunta necessità solidale di esportare pace e democrazia riprendendoli e coniugandoli con stilemi neoconservatori.

Il cittadino statunitense può permettersi di vedere nell'altro il nemico da colpire, può permettersi di smantellare un paese lontano per salvare (forse) "vite americane". Ma in Italia la legge del west non passa ed è necessario coniugare elementi diversi. Negli Stati Uniti, ma anche in Gran Bretagna -sarà che anche gli inglesi non sono stati invasi da secoli?-  a nessuno verrebbe in mente di fare tante circonlocuzioni per evitare la parola guerra. Sono in guerra e non la stanno neanche vincendo. Al contrario in Italia -ma è solo per l'Articolo 11?- si sono spesi fiumi di parole per chiamare "missione di pace" quella che i nostri alleati chiamano "guerra". Più volte in questi anni abbiamo ottenuto imbarazzanti ringraziamenti per il contributo ad una “guerra” che noi ci ostiniamo a chiamare “missione di pace”. Se non ci fosse stato l’Articolo 11 alcuni si sarebbero sentiti liberi di chiamarla guerra. Ma non sarebbe stato sufficiente come per molti non è stato sufficiente giustificare la guerra con la riconoscenza verso gli Stati Uniti, che ci liberarono nel 1945. Infatti -e perciò sostengo che l'Articolo 11 sia intimamente parte della cultura italiana- un discorso sulla necessità della guerra in quanto interesse nazionale, ovvio negli Stati Uniti, va edulcorato in Italia fino a negare per esempio che l'ENI, o chi per lei, avesse avuto interessi nella regione di Nassiriya. È culturalmente inammissibile anche solo pensare che i nostri soldati siano andati a Nassiriya per difendere interessi economici. La destra non lo rivendica -anzi lo ha negato a lungo, scandalizzata- e solo una parte dell’estrema sinistra lo denuncia. Si continua, anche adesso che i nostri sono andati via, a parlare d’altro, della natura della missione, se di pace, o di guerra.

Perfino la visione dell'altro, del nemico tra Stati Uniti ed Italia è inconciliabile. Il concetto del fare la guerra, dell'essere accettabile uccidere civili inermi per "salvare vite americane" -ed infatti muoiono i salvadoregni- è ripetuto fino alla nausea negli Stati Uniti. A costo di rappresentare se stesso come Caronte nell'Ade, l'unico dovere di Bush è proprio "salvare vite americane". Per la maggioranza dell'opinione pubblica statunitense con ciò si giustifica tutto, le armi chimiche, la tortura, i massacri di civili. Semmai la colpa di Bush è "non aver vinto". Nonostante le campagne di stampa antimusulmane e la xenofobia diffusa in Italia, va riconosciuto che nemmeno il leghista Roberto Calderoli si è mai azzardato a sostenere che gli alpini siano in Afghanistan per "salvare vite italiane".

Si scontrano pertanto due visioni della guerra, e della morte in guerra, inconciliabili. Da una parte –negli Stati Uniti- si nascondono le bare, si nascondono i funerali, perché demoralizzerebbero –Vietnam docet- e debiliterebbero la rappresentazione della guerra come esercizio sommo di superiorità e di eroismo. È una triste nemesi se dopo tre anni di guerra e 2811 morti, la scelta del New York Times di mostrare qualche foto del funerale di un caduto, venga vista come coraggiosa.

Dall'altra parte -in Italia- senza la rappresentazione delle bare, dei morti, degli orfani e delle vedove, non sarebbe possibile costruire neanche la retorica del "restare per onorarne la memoria", che comunque mal si concilia con l’idea di missione di pace. Se non siamo "in guerra per" è difficile giustificare la morte. Ma in Italia non si può essere "in guerra per". Così il soldato italiano non può offrire il petto al nemico. Muore da eroe ma è un eroe discontinuo rispetto all'idea di eroicità connessa al militarismo. Gli "eroi di Nassiriya" sono morti facendosi la barba, prendendo il caffé o chattando al computer con l'Italia, non compiendo azioni eroiche. E se il loro eroismo non è stato avere esercitato l’arte delle armi, ma è semplicemente l’essere andati in Iraq, non si capisce il viscerale odio verso figure come quelle di donne coraggiose quali le due Simone, o la stessa Giuliana Sgrena, che viaggiavano disarmate nell’Iraq occupato. Il paradosso è che l’identificare come eroe perfino il cuciniere che non ha fatto altro che cucinare, smantella la retorica militarista più di ogni altra cosa. Se sono tutti eroi per il solo fatto di essere andati in Iraq, chi compie davvero un atto di eroismo cos’è? Così si spiega la solidarietà bipartisan alla scomoda figura di Nicola Calipari, oppure l’esaltazione della figura del mercenario Fabrizio Quattrocchi, che appare alla cultura militarista come l’unico italiano che si sia veramente potuto permettere il lusso di morire in guerra, in questo tempo di ipocrita pace ufficiale.

Guai dunque a compiangere i poveri morti di Nassiriya come vittime. E' quel che sono ma devono essere anch’essi rappresentati come eroi, perché abbiamo bisogno di eroi. Ma sono purtroppo eroi che muoiono sul lavoro come gli operai edili, senza scarpe antiscivolo e senza retorica. Allo stesso modo, i caduti in imboscate tese dal nemico -quindi in azioni di guerra- e che potrebbero anche essere stati eroici, devono al contrario essere spogliati della loro eroicità; non fu imboscata, fu attentato, si affannano a correggere i media mainstream in un'essenziale battaglia per le coscienze. Ma fu attentato per motivi diversi per i quali un'azione viene definita attentato negli Stati Uniti. Lì è attentato e non imboscata per delegittimare il nemico, i resistenti, sempre stranieri, sempre isolati, sempre e solo terroristi. È la logica dell’ “Achtung banditen”, che accomuna i Marines alla Wehrmacht. Anche per gli italiani –soprattutto per le destre- è importante non distinguere e definire tutti i resistenti come terroristi. Ma c’è dell’altro ed è più importante.

Riconoscere un'imboscata come tale significa ammettere l'esistenza di una guerra, cosa che i nostri alleati possono fare, ma noi no. Quindi è necessario che i nostri siano morti in un attentato, perché è la conferma che sono morti in pace. Quello che è certo è che la retorica militarista di un tempo, dell’eroe, almeno in Italia, non è più proponibile. Ne va imposta una nuova, strillandola, e va imposta insieme all’immagine del lutto perché è questo, non la guerra, a generare rispetto. A guardar bene, se è il dolore della famiglia del caduto l'agente della legittimazione della guerra/missione di pace, questa è la più grande delegittimazione della guerra stessa. A nessun italiano, politico o militare, verrebbe in mente di dire che in Afghanistan si muore per "salvare vite italiane". Ed è un bene.

http://www.gennarocarotenuto.it


#4270 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 31 Ott 2006 4:37 pm
Oggetto: Palermo: 11 nov. incontro basket nazionale diabetici- nazionale magistrati, fondi per ospedale St. Raphael di Baghdad
locascio.francesco@...
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#4269 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 31 Ott 2006 1:23 pm
Oggetto: Fw: [lilliPA] corso di swahili
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: <asantesana2002@...>
To: "associazione malammourna" <info@...>; "ninni conti"
<ninniconti@...>; "associazione polepole" <info@...>; "rete
lilliput" <info-palermo@...>; "cinzia sanfilippo"
<panormitana@...>; "stefano stefano" <dargoth@...>; "amalia
ruisi" <amaliaruisi@...>
Sent: Tuesday, October 31, 2006 10:00 AM
Subject: [lilliPA] corso di swahili


L'associazione Asantesana organizza un corso di lingua e cultura swahili
aperto a tutti. Chi fosse interessato può recarsi al primo incontro che si
terrà lunedì 6 novembre alle ore 20,30 presso i locali di Quarta Parete in
via Isidoro La Lumia 98.



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> ***
> Per rispondere in lista, scrivi a info-palermo@...
> ***
> http://liste.retelilliput.org/wws/info/info-palermo/
>
http://liste.retelilliput.org/wws/d_read/info-palermo/lilliPAnetiquette.html
>
> Per annullare l'iscrizione a questo gruppo:
> http://liste.retelilliput.org/wws/sigrequest/info-palermo
>
> Per ricevere ulteriori informazioni sul servizio di lista, clicca qui
sotto:
> mailto:sympa@...?subject=info%20info-palermo
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> Per ricevere la password per i servizi di lista:
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> Per cambiarla: http://liste.retelilliput.org/wws/pref
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> ***
> leggi e sottoscrivi 'Capaci di futuro'!
>
http://www.retelilliput.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid
=326
> *
> incontro Mercoledì 29 alle ore 21.00 presso la sede del WWF in via Enrico
Albanese n.98
> Tutte le associazioni e le persone singole del nodo di Palermo città che
hanno
> ancora un interesse a Lilliput sono pregati di dare risposta e conferma,
telematica (preferibilmente in lista così sì sa quanti siamo), telefonica,
via sms...
> info: 3496059211
> *
> per i contatti con la Rete nazionale
> la nuova referente di nodo è gloriafragali@...

   ----------

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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4268 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 31 Ott 2006 5:43 am
Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] Oaxaca
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: <zazzau@...>
To: "coordinamento" <coordinamento@...>
Sent: Tuesday, October 31, 2006 12:33 AM
Subject: [ReteDisarmo] Oaxaca


> carissimi,
> due morti, tra cui un giornalista, ieri in messico a oaxaca, dove i
maestri (si, i maestri ...) da 5 mesi sono in sciopero contro il
governatore. chiedono fondi per la scuola, assistenza per i bimbi disabili,
sussidi didattici, neppure soldi per loro.
> lo so, perchè ho passato una settimana li' ques'estate, da turista
occidentale, li ho visti, conosciuti, interrogati.
> uccisi da armi leggere (italiane chissà, i ricercatori di amnesty che
seguono la vicenda ci aiuteranno)
> l'Onu quelle pistole non le ha fermate. vogliamo provarci noi dall'italia
subito?
> fermiamo le armi leggere italiane verso il messico.
> ciao
> emilio
>
>
>
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>
>
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>
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> Rete Italiana per il disarmo http://www.disarmo.org
> Mailing list coordinamento@...
>
> Per cancellarsi dalla lista:
> mailto:coordinamento-request@...?subject=unsubscribe
>
> In caso di problemi scrivere a admin@...

#4267 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 30 Ott 2006 9:17 pm
Oggetto: Rassegna Online - Messico, Oaxaca / La rivolta dei maestri
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
Rassegna Online - Messico, Oaxaca / La rivolta dei maestri

             SPECIALE / Messico, i giorni di Obrador
             WWW.RASSEGNA.IT







                  Oaxaca

                  La rivolta
                   dei maestri




                  Immagini
                   (clicca per ingrandire)






















                  Torna alla prima


                  Indietro




       Oaxaca



             La rivolta dei maestri



             D.O.



             Un'intera città in rivolta, e decine di villaggi limitrofi che le
vanno appresso. Sta salendo la tensione a Oaxaca, capitale dell'omonimo Stato
del Messico centrale, dove dalla fine dello scorso maggio il sindacato dei
maestri ha innescato una dura protesta contro il governatore Ulises Ruiz del
Pri. Una rivendicazione inizialmente di matrice salariale si è allargata a un
livello sociale e politico più ampio. Così alla lotta dei maestri della Sección
22 del SNTE, il sindacato nazionale della scuola, si è sommata la mobilitazione
dell'Asamblea Popular del Pueblo de Oaxaca (APPO): studenti, sindacati,
associazioni e partiti politici, tutti contro il governatore, che è stato
costretto ad abbandonare le sedi del potere (occupate dai "ribelli") e a
rifugiarsi in un hotel di lusso alla periferia della città.

             Ma la situazione sta degenerando. Da due notti la città vive scene
di vera e propria guerriglia urbana. Il centro è chiuso dalle barricate, i mezzi
pubblici non circolano. Il governatore Ruiz ha deciso di rispondere con la
violenza alla protesta. Da diversi giorni per la città circolano auto senza
targa: ne scendono gruppi di individui armati che assalgono le sedi occupate
dall'APPO. Diverse persone sono state incarcerate e torturate. Lo scorso 11
agosto, durante una manifestazione, l'insegnante Jose Jiménez è stato ucciso a
colpi di pistola da anonimi assalitori. Il 21, poi, agenti speciali con il volto
coperto da passamontagna hanno attaccato la sede di una radio occupata dai
dimostranti. C'è stata una sparatoria. E la catena di morte, purtroppo, non si è
fermata. L'agenzia di stampa Notimex, ripresa dall'Ansa, riferisce che ieri si è
verificato un nuovo attacco da parte di un commando armato contro i dimostranti
che appoggiano lo sciopero dei maestri. L'aggressione, questa volta, è avvenuta
negli impianti di Radio La Ley, una delle 14 emittenti occupate. Si e' appreso
che un militante colpito da un proiettile, Lorenzo Pablo, e' morto in ospedale.
Secondo il quotidiano La Jornada gli aggressori potevano essere poliziotti
municipali o del corpo giudiziario dello Stato. A livello federale non c'è stato
ancora alcun intervento: il portavoce di Vicente Fox, Rubén Aguilar, ha
confermato che la presidenza manterrà la linea del dialogo. Ma Ruiz chiede
sempre più insistentemente un intervento repressivo: sarebbe un bagno di sangue.

             L'origine della protesta
             I maestri (70 mila in tutto lo Stato di Oaxaca) sono mobilitati dal
22 maggio. Quel giorno, come fanno ogni anno, hanno occupato lo Zócalo
presentando al governatore due rivendicazioni: 1) aumenti salariali, 2) diritto
a mense gratuite, a libri e uniformi scolastiche per tutti gli studenti. La
risposta di Ruiz è arrivata il 14 giugno, quando la polizia ha fatto irruzione
nello Zócalo occupato per sgomberarlo. Il risultato: 139 feriti e 9 arresti. Ma
il movimento non ha desistito. Circa un mese dopo i maestri sono tornati a
occupare lo Zócalo. Sindacato e APPO accusano Ruiz di malgoverno, sprechi e
dissesti finanziari, e ne chiedono la testa. Peraltro, secondo il movimento
magisteriale, l'elezione di Ruiz due anni fa fu viziata da pesanti brogli
elettorali, anche se poi il tribunale elettorale la convalidò.

             "Dopo tutti i torti e gli abusi commessi dal governatore - spiega
Alejandro Ríos, un rappresentante della Sección 22 - il Senato federale deve
prendere atto della sua inadeguatezza e nominare un governatore ad interim in
attesa di nuove elezioni".

             Le rivendicazioni dei maestri hanno intercettato una rabbia politica
profonda, un rancore nei confronti del ceto governante saldamente radicato nelle
comunità locali dello Stato, in tutti i villaggi delle Valli Centrali, dove
resistono le antiche culture preispaniche insieme alla rivendicazione
all'autogoverno e alla libertà culturale. Non a caso almeno trenta paesi
indigeni, sull'onda della sollevazione contro Ruiz, hanno rimosso i sindaci
locali del Pri sostituendoli con assemblee popolari.

             Ma la sfiducia nei confronti di chi amministra vale anche per i
vertici sindacali. Non a caso il Messico è la patria del charrismo, termine col
quale i mesoamericani hanno battezzato la pratica della corruzione sindacale,
delle organizzazioni fantoccio, dei dirigenti comprati dal governo. Su una
parete nella sede della Sección 22 di Oaxaca è appeso un foglio di carta: è una
lista di traditori, sindacalisti o ex dirigenti accusati di aver preso soldi, di
essersi venduti. Insomma il movimento oaxaqueño è permeato dalla cultura del
sospetto nei confronti delle gerarchie, per questo si autodefinisce "senza
leader e di base". Daniel Rosas Romero, responsabile stampa e propaganda del
sindacato, ci descrive il meccanismo con cui ogni giorno l'Assemblea statale dei
maestri prende le proprie decisioni arrivando, dopo ore di dibattito
ininterrotto, a un risultato condiviso frutto della democrazia diretta. Un
bollettino giornaliero dà notizia delle decisioni prese: è questa, insieme
all'occupazione delle emittenti radio e tv, la strategia di comunicazione del
movimento.

             Salari bassi e didattica centralizzata
             Ríos ci riporta all'origine della protesta: "noi maestri - spiega -
guadagniamo 3 mila pesos a quincena (ogni quindici giorni). Un salario
insufficiente per vivere in una città turistica come Oaxaca, dove il costo della
vita è alto. Per questo siamo costretti a fare due, tre lavori per mantenere le
nostre famiglie. Tutto ciò che chiediamo sono salari equiparati a quelli degli
insegnanti di altri Stati: di Veracruz, di Guerrero...". "All'inizio - racconta
Ríos - la gente di Oaxaca non appoggiava la nostra protesta, era infastidita dal
blocco dello Zócalo. Ma dopo gli scontri del 14 giugno è cambiato tutto, hanno
iniziato a darci un appoggio maggiore".

             Ríos, tra l'altro, è membro di un'organizzazione interna al
sindacato, la Cedes 22, che lavora per la riforma dei moduli didattici. "Ci
battiamo da anni - racconta - per un'educazione più attenta alla nostra
tradizione culturale, alla visione del mondo preispanica, alla cosmogonia e alle
conoscenze astronomiche delle civiltà precolombine. Ma è una lotta difficile -
prosegue - perché i curricula sono stabiliti a livello centrale dal governo
federale di Città del Messico, e privilegiano la storia nazionale dalla
Conquista a oggi".

             "Il nostro movimento qui a Oaxaca - racconta ancora Ríos - è nato 26
anni fa, nel corso dei quali hanno ucciso venti nostri sindacalisti; sei
rappresentanti, ad oggi, si trovano in carcere".

             Ogni anno i maestri occupano lo Zócalo e pongono le proprie
rivendicazioni, ma questa volta ci sono rimasti, portando lo scontro a un
livello più alto. La responsabilità è senza dubbio di Ruiz, che non ha negoziato
nulla. Ma si avverte anche l'onda lunga della
             campagna di Obrador nel DF: senza quella lotta probabilmente qui a
Oaxaca non avrebbero resistito così a lungo. Ríos smentisce qualsiasi legame tra
la campagna del Prd e i maestri, ma poi sorride: "alle elezioni abbiamo lasciato
libertà di voto ai nostri iscritti, specificando però: 'né per il Pan, né per il
Pri'. Del resto - ammette - la nostra lotta non sarebbe possibile se Obrador non
si fosse opposto alla frode elettorale. Ruiz e Calderón avrebbero già trovato un
accordo e la polizia federale ci avrebbe spazzati via".

             "Da quando abbiamo iniziato la protesta - aggiunge Rosas Romero -
riceviamo continuamente minacce di morte. Ce le mandano anche per sms sul
cellulare. E hanno tirato una molotov contro l'abitazione del nostro segretario,
Enrique Rueda Pacheco". Adesso, però, quelle minacce fanno più paura. A Oaxaca
hanno iniziato a sparare.


             (www.rassegna.it, 23 agosto 2006)




       LINK


             Seccion 22








[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4266 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 30 Ott 2006 9:17 pm
Oggetto: [Messico] Resoconto sulla repressione ad Oaxaca : Italy imc
locascio.francesco@...
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[Messico] Resoconto sulla repressione ad Oaxaca : Italy imc
Indymedia Italia

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L'articolo originale e' all'indirizzo
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1094329.php Stampa i commenti.

      [Messico] Resoconto sulla repressione ad Oaxaca
      by d Thursday, Jun. 15, 2006 at 10:10 AM mail:



           Polizia reprime i maestri di Oaxaca Secondo il sindacato ci sono morti
e vari feriti James Daria e Dul Santamaría - La Brigada Ricardo Flores Magón per
Narco News da Oaxaca - 14 giugno 2006

       L'atteso, ma non desiderato, sgombero del presidio organizzato dal
Magistero
       Democratico Oaxaqueño della Sezione 22 del SNTE (Sindacato Nazionale dei
       Lavoratori dell'Educazione), è avvenuto mercoledì 14 giugno con un
operativo
       iniziato alle 4 di mattina da parte di circa 2.500 poliziotti ministeriali
       che sono entrati nell'accampamento dei maestri, con violenza e
lacrimogeni,
       aggredendo i manifestanti. Questo operativo, secondo la Procuratrice
Generale
       di Giustizia, Lizbeth Caña, è stato emanato insieme ai mandati di
       perquisizione degli edifici del Sindacato e del Hotel del Magistero, e con
       mandati di cattura contro i dirigenti della Sezione 22, tra i quali il
       Segretario Generale, Enrique Roda Pacheco che sarebbe ancora libero. Per
       realizzare questi ordini, sono stati sgomberati non solo i maestri e le
       organizzazioni simpatizzanti che si trovavano nel presidio, ma anche
bambini
       ed anziani. Al suo passo, la polizia si è lasciata dietro una distruzione
che
       ha fatto diventare il quartiere una zona di guerra.

       Uno dei primi atti della forza pubblica è stato quello di occupare l'Hotel
       del Magistero e l'edificio del sindacato, per catturare i dirigenti e
       tagliare le trasmissioni di Radio Plantón. Secondo un addetto di questa
       stazione radio, che è riuscito a scappare, ci sarebbero vari detenuti, fra
i
       quali il segretario amministrativo ed il custode dell'hotel. La Procura
dice
       di aver arrestato 9 persone che si trovarono in questo edificio, con varie
       armi e cartucce di alto calibro. Ma per i maestri che si trovavano vicino
       all'edificio, dopo che l'hanno recuperato, questa non è altro che una
       menzogna della polizia.

       All'alba i manifestanti si erano scontrati per il controllo dello Zócalo
con
       la Polizia Preventiva dello Stato, l'Unità di Polizia per le Operazioni
       Speciali e la Polizia Ministeriale. La polizia usava gas lacrimogeni di
       differenti tipi che erano lanciati a mano ed altri proiettili, che
arrivavano
       pure da un elicottero del governo statale. Questi cadevano senza nessuna
       distinzione, come ha constatato un reporter di Narco News che ad un
isolato
       di distanza ha trovato per lo meno 35 cartucce di gas, tutte di
fabbricazione
       statunitense. I maestri avevano pali, machete, pietre ed alcuni sono
riusciti
       a difendersi con gli scudi ed i caschi che avevano strappato ai loro
       aggressori. Brigate di maestri sono state organizzate per assistere la
gente
       con acqua, aceto e coca-cola, per contrastare gli effetti dei lacrimogeni.
Al
       contrario di quanto stiamo ascoltando sui media di comunicazione di massa,
       non abbiamo visto nessun maestro né armato né con molotov.

       Lo scontro è proseguito fino alle 9 e 30 della mattina quando la polizia
si è
       ritirata ed i maestri hanno rioccupato lo Zócalo, ma secondo la gente ed i
       maestri, le forze di sicurezza stanno ripiegando verso il sudovest della
       città, aspettando istruzioni. Per questo ci si sta aspettando una nuova
       incursione e, quindi, un'ulteriore ondata di violenza. Pure i maestri e le
       organizzazioni sociali si stanno riorganizzando per rafforzare il presidio
e
       riunire le forze per poter rispondere alla repressione. Una dimostrazione
di
       solidarietà è quella degli studenti dell'Università Autonoma Benito Juárez
di
       Oaxaca che quando sono state interrotte le trasmissioni di Radio Plantón,
       hanno deciso di occupare la stazione radio dell'Università, 'Radio
       Educazione', per poter continuare ad informare da lì. Si stanno
organizzando
       anche altre marce e mobilitazioni che potranno essere accompagnate da
maestri
       di altri stati che si stanno mobilitando per arrivare ad Oaxaca.

       Secondo il Segretario alle Relazioni della Sezione 22, in un'intervista a
       Radio Educazione, si sa già di tre morti, tra i quali un bambino che
sarebbe
       morto per asfissia inalando lacrimogeni, e di più di venti feriti che si
       trovano in differenti ospedali della città. Ci sono notizie di vari
       desaparecidos.

       Una settimana prima, mercoledì 7 giugno, il governatore di Oaxaca, Ulises
       Ruiz Ortiz, era stato processato simbolicamente, appeso e bruciato dalla
       Sezione 22, da organizzazioni sociali e dal popolo in generale. In questa
       condanna, si era dichiarato il governatore Ruiz colpevole di: danni
       irreparabili al patrimonio dell'umanità, auspicare la violenza e
l'assassinio
       di leader sociali, violare decreti dell'ONU e dell'Unesco, sviamento di
       risorse finanziarie e incapacità a risolvere i conflitti in modo politico.

       Questo è successo dopo una nutrita mobilitazione che aveva unito le voci
del
       dissenso dei diversi settori della società. In questa mega-marcia avevano
       partecipato più di 70mila maestri della regione, alcune sezioni di altri
       stati, associazioni dei genitori, alunni e studenti, organizzazioni
sociali,
       indigene, ecc. per un totale di 250.000 persone, secondo la stima del
       Segretario Generale della Sezione 22, Enrique Roda Pacheco. Insomma una
delle
       manifestazioni più riuscite in Oaxaca.

       Il tema principale è stato il processo politico popolare ad Ulises Ruiz
       Ortiz, ma si è richiesto pure appoggio per la qualità dell'educazione,
borse
       di studio, attrezzature ed uniformi scolastiche, per le comunità più
lontane
       ed in estrema povertà, così come anche un aumento del salario.

       Maestri in sciopero

       La Sezione 22 del Magistero Democratico compete allo stato di Oaxaca e ha
al
       suo attivo una lunga lotta sociale e corporativa di 26 anni nel difendere
ed
       ottenere miglioramenti per l'educazione ed il salario. Parte della sua
       strategia sono gli scioperi che si realizzano ogni anno nella vigilia del
       rinnovo del contratto.

       Quest'anno lo sciopero è durato più del normale per l'inadempienza del
       governo, che non ha risposto alle loro rivendicazioni, per cui per premere
       sul governatore dello stato si è prolungato il presidio a tempo indefinito
       nello Zócalo della città - che occupa quasi 40 isolati - dal 22 maggio. Il
       presidio dei maestri avviene in vari punti di Oaxaca ed ogni giorno ci
sono
       manifestazioni di disubbidienza civile attraverso l'azione diretta. Queste
       azioni includono chiusure di uffici di riscossione, ritiro della
propaganda
       elettorale in tutta la città (visto che ci saranno le elezioni il 2 di
       luglio), tra le altre, e sono caratterizzate da una gran creatività.

       Venerdì 2 giugno, Ulises Ruiz aveva dato un ultimatum ai maestri,
intimando
       loro di tornare al lavoro a partire da lunedì 5 giugno, con la minaccia di
       toglier loro i giorni di sciopero, di redigere verbali di abbandono al
lavoro
       e di ritirare una proposta di 60 milioni di pesos, offerti per risolvere
il
       problema.

       Secondo la voce del magistero, Radio Plantón (che da più di 13 giorni
       trasmetteva ininterrottamente), i maestri hanno deciso di continuare lo
       sciopero. Così hanno dovuto raddoppiare la vigilanza e la sicurezza ai
       presidi.

       E la vigilanza è aumentata, perché da quel momento ci si aspettava
       un'incursione violenta da parte della polizia dello stato.

       La mega-marcia ed il processo politico

       Le posizioni di rifiuto e di appoggio della società si contrapponevano.
Con
       la finalità di risolvere le differenze, il magistero ha convocato ad una
       marcia per unire le forze popolari e democratiche col magistero e per
       sollecitare la destituzione dell'attuale governatore. La marcia è iniziata
       alle 3 del pomeriggio, dal monumento a Juárez, e l'ultimo contingente non
è
       arrivato fino alle 8 e 20 della notte alla Piazza della Danza.

       In questa marcia è venuta fuori la creatività della società nel
manifestare
       il suo scontento, e non solo attraverso gli slogan: ci sono stati
striscioni,
       fantocci, cartelloni e, perfino, una funzione funebre per il governatore.
       Inoltre, molti genitori, come la società in generale - a differenza di
quanto
       hanno detto i media di massa - dai balconi e dai marciapiedi dimostravano
ai
       maestri un'incredibile solidarietà.

       Anche se, da una parte, la società che non conosce le proposte del
Magistero,
       o non è a favore di queste, si è mostrata irritata per le lunghe attese
       provocate dalla enorme manifestazione. Ma questo è accaduto anche a causa
       della mancata informazione, perché i media di massa soprattutto dello
stato,
       promuovono lo scontro tra la società civile ed i manifestanti, in modo che
ci
       siano incidenti per poter così applicare facilmente lo "Stato di diritto",
       come è successo ad Atenco.

       Nella Piazza della Danza, completamente piena da più di 300.000 persone,
si è
       dato inizio al processo politico popolare del Governatore Ulises Ruiz
Ortiz
       che era rappresentato da un fantoccio di tela seduto di fronte al chiosco,
       con denaro appiccicato su tutto il corpo e che pareva ansioso che il
processo
       finisse.

       Al processo hanno partecipato membri della società in generale, dei
sindacati
       ed un gran gruppo di organizzazioni sociali, come: il Fronte Popolare
       Rivoluzionario, il Comitato di Difesa dei Diritti Indigeni-Xanica, il
       segretario generale del sindacato della Sezione 22, Enrique Roda Pacheco,
il
       Fronte Ampio di Lotta Popolare, il Sindacato Unico dei Lavoratori del
       municipio di Santa Croce, Xoxocotlán, difensori di Pedro Castillo Aragona
       (prigioniero politico), il Comitato di Difesa dei Diritti del Popolo, il
       Fronte dei Sindacati e delle Organizzazioni Democratiche di Oaxaca, il
       Consiglio Indigeno Popolare Oaxaqueño, le Organizzazioni Indios per i
Diritti
       Umani di Oaxaca, il Fronte Unico Huautleco, le associazioni di San Blas
       Atempa, la Rete Internazionale degli Indigeni Oaxaqueñi, il Sindacato
della
       Salute, gli abitanti della via Crespo, dei quartieri di Jalatlaco e del
       Fortín, ecc.

       La giuria di questo atto era composta dall'ex-rettore dell'Università
       Autonoma Benito Juárez di Oaxaca, Felipe Martínez Soriano, dal ricercatore
       Víctor Martines Vázquez, da un membro della Promotrice Nazionale contro il
       Neoliberalismo, Omar Garibay Guerra, da José Antonio Almazán, del
Sindacato
       Messicano degli elettricisti e da Angélica Ayala, della Rete di
Osservatori
       dei Diritti Umani. A viva voce e con un gran scontento, queste
organizzazioni
       hanno accusato il governatore di illegittimità, perché il popolo di Oaxaca
       non l'ha eletto ed è stato imposto dopo una controversa frode elettorale.
       L'hanno incolpato di vari crimini, dei quali si è incaricato il segretario
       della giuria di dar lettura, mentre i presenti gridavano slogan ad ogni
atto
       illecito citato commesso da Ruiz Ortiz. Lo hanno pure dichiarato colpevole
di
       danni irreparabili al patrimonio dell'umanità, di assassinio di leader
       sociali, di sviamento di risorse finanziarie, di etnocidio, di violare i
       decreti dell'ONU e dell'Unesco, come ad es. le garanzie individuali, di
       auspicare sempre la violenza dello stato e d'incapacità a risolvere i
       conflitti in modo politico.

       Il verdetto è stato: COLPEVOLE, per i crimini esposti uno ad uno da
portavoce
       delle organizzazioni sociali, indigene, civili, di genitori e di maestri,
del
       Magistero e dei sindacati, uniti alla voce della società. La punizione per
il
       colpevole è stata: "La destituzione dal suo incarico, per non contare con
la
       capacità politica di continuare a governare lo stato". Questo verdetto,
per
       accordo della giuria, sarà inviato alla Camera dei Deputati per gli
effetti
       legali corrispondenti.

       Alla fine del processo, il fantoccio di Ulises Ruiz che aveva aspettato
       pazientemente il verdetto, è stato appeso ed incendiato mentre i maestri e
la
       società applaudivano e cantavano, felici nel vedere che la giustizia del
       popolo serviva di più che la giustizia di quelli in alto. È molto
importante
       ricalcare che la risposta violenta a questo atto, da parte di Ulises Ruiz
       Ortiz, è arrivata una settimana dopo.

       (tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)



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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4265 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 30 Ott 2006 12:08 pm
Oggetto: Fw: Wi'am Christmas Smile Celebration
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: Wi'am Centre - Zoughbi
To: zoughbi
Sent: Monday, October 30, 2006 12:41 PM
Subject: Wi'am Christmas Smile Celebration


Dear Friends,

Greetings from the Wi'am Palestinian Conflict Resolution Center.  We hope you
are well in these days.  Here in Bethlehem we are excited to see the weather
changing as we begin to make preparations for an exciting winter.

This year we will celebrate once again our Annual Christmas Smile Program.  This
will be a great time of joy for the children and elderly in our community.
As always, we are hopeful that you will consider helping us to make this program
a success.  Attached you will find more information about this event, as well as
a proposal outlining our specific financial needs.

For more details you contact us at the office any time.

We thank for your continued support and encouragement for the work we do here at
Wi'am.  We could not facilitate such wonderful programs without you.

Peace to you,

The Wi'am Center





                   Zoughbi Zoughbi
                   Founder & Director
The Palestinian Conflict Resolution Centre
                        "WI'AM"

TEL & Fax (W) : 00972-2-2770513/ 2777333
TEL (H) : 00972-2-2747754
Cell: 0599-433-988
Box 1039 - AlKarkafeh St - Bethlehem

http://www.planet.edu/~alaslah/


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4264 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 29 Ott 2006 9:04 pm
Oggetto: Fw: [TAIZE-IT-L] Notizie da Taize via e-mail - 27 ottobre 2006
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: "Email News" <mailnews@...>
To: <TAIZE-IT-L@...>
Sent: Sunday, October 29, 2006 11:24 AM
Subject: [TAIZE-IT-L] Notizie da Taize via e-mail - 27 ottobre 2006


> Notizie da Taizé via e-mail
> Taizé, 27 ottobre 2006
> --------------------------------------------
> * Gli ortodossi romeni a Taizé
> * «Jornada da Confiança» a Chapecó
> * La preparazione a Zagabria
> * Meditazione biblica
> * Vivere a credito a Dakar
> * Ottobre a Parigi
> * Per l´agenda
> * Preghiera
>
> Gli ortodossi romeni a Taizé
> --------------------------------------------
> Un «ponte» tra Oriente e Occidente: Quest´estate, ancora una volta,
> centinaia di giovani della Romania hanno trascorso una settimana a Taizé.
> La diversità degli abitanti di questo paese era ben visibile: ortodossi,
> cattolici di rito latino e bizantino, riformati, Ungheresi di
Transilvania...
> La maggioranza della popolazione romena è ortodossa e a Taizé questo si
> nota. I Romeni sono i soli ortodossi di lingua latina. Sentono che hanno
> una responsabilità: quella di fare da legame tra Oriente e Occidente,
> d´essere «ponte». Una o due volte alla settimana, la Divina Liturgia di
San
> Giovanni Crisostomo è stata celebrata in romeno, nella piccola chiesa del
> villaggio. La Liturgia sta al cuore della loro vita di fede: per due ore
> tutto si ferma, come se il Cielo toccasse la terra. Si presenta a Dio la
> vita degli uomini e delle donne del nostro tempo, con le loro
> preoccupazioni e le loro pene, e si riparte a «portare la pace».La
> tradizione bizantina è ricca e bella. Certi giovani ci dicono che a Taizé,
> paradossalmente, hanno potuto cominciare a riscoprire la bellezza del
> tesoro che appartiene loro e ad avere il desiderio di andare più in
> profondità, alla sorgente di questa vita e di questa gioia presenti nel
> cuore della lode del popolo di Dio...
http://www.taize.fr/it_article4009.html
>
> «Jornada da Confiança» a Chapecó
> --------------------------------------------
> In Brasile, da giovedì 12 a domenica 15 ottobre 2006: Chapecó è una città
> media nel sud-ovest dello Stato di Santa Caterina, al sud del Brasile. La
> diocesi si trova ai confini con l´Argentina. Nel XIX secolo, era una
> regione d´immigrazione tedesca e italiana. Ciò si vedeva bene durante
> l´incontro. Daniel, giovane brasiliano che l´anno scorso ha aiutato alla
> preparazione dell´incontro di Milano, ha fatto questo commento: ci si
> direbbe in Europa, manca un po´ di gente di colore!
> Millecinquecentoquaranta giovani hanno versato il piccolo contributo per
> partecipare ai quattro giorni dell´incontro, tra loro qualche indiano che
> normalmente resta ai margini di simili eventi. Tutti hanno alloggiato in
> famiglie, suddivisi nelle cinquantuno comunità di Chiesa di Chapecó, e
> tutti erano pieni di elogi sulla gentilezza di quell´accoglienza. L´ultimo
> giorno, domenica, tremila giovani in più si sono uniti a loro per
> partecipare a una marcia di 4 km e alla celebrazione finale...
> http://www.taize.fr/fr_article2277.html
>
> La preparazione a Zagabria
> --------------------------------------------
> «La preparazione di un incontro europeo assume numerosi aspetti
differenti.
> All´inizio d´ottobre e il fine settimana seguente, la trentottesima Via
> Crucis dei montanari si è svolta sulle colline attorno a Zagabria. I
> partecipanti hanno camminato di villaggio in villaggio tutta la giornata
in
> un paesaggio molto bello. Le stazioni avevano luogo nelle chiese, nelle
> piccole cappelle e presso delle croci dei villaggi, poi tutta la gente ha
> passato la notte in una scuola di villaggio. Nella scuola, il gulasch è
> stato preparato dai pompieri locali e tutti gli ingredienti erano stati
> offerti dalle persone del villaggio e dintorni. Sembravano tuti molto
> contenti di vedere centinaia di giovani volti nel loro villaggio. Alcuni
> volontari di Taizé hanno fatto una parte del cammino con gli altri, poi
> insieme con qualche frères hanno animato una preghiera della sera. Più di
> vent´anni fa, il primo gruppo gruppo a fare la Via Crucis - otto giovani -
> manifestava il suo impegno sotto lo sguardo del regime dell´epoca. Non
> avrebbero mai potuto immaginare in quel momento che un giorno tanti altri
> avrebbero seguito le loro tracce su questo cammino che mette insieme
> l´attività all´aria aperta, una viva ricerca di comunità e una riflessione
> sui misteri di Pasqua».
> Incontro di Zagabria, dal 28 dicembre 06 al 1° gennaio 07:
> Zagabria: Informazioni pratiche: http://www.taize.fr/it_article3329.html
> «Qui Zagabria!»: http://www.taize.fr/fr_article3931.html
>
> Meditazione biblica
> --------------------------------------------
> 2 Corinzi 5, 14 -21. Un fratello che vive in Brasile commenta questo testo
> partendo dalla situazione  in cui si trova: Proprio agl´inizi della
Chiesa,
> i cristiani provenienti dal giudaismo hanno saltato il muro che li
separava
> dai cristiani di altre origini. Ciò significava per loro superare certe
> regole rigide di cibo e comportamento, questo allargava il loro modo di
> concepire la relazione con Dio. Durante i due millenni seguenti, i
> cristiani non hanno sempre mostrato simile audacia per integrare delle
> differenze culturali nella pratica e nell´insegnamento cristiani. In
> Brasile, da cinquant´anni, un´onda potente fa crescere i pentecostali a
> scapito delle Chiese tradizionali. La maggior parte dei convertiti
proviene
> da un ambiente povero. Dopo la loro conversione, volentieri danno la loro
> testimonianza dicendo: «Prima, ero così e così, ora sono un uomo (una
> donna) nuovo, perché ho accettato Cristo». Ed enumerano i tratti della
> "persona nuova" (v.17), che tutti possono vedere e verificare: «Non bevo
> più, non fumo più, rispetto mia moglie, i bambini vanno a scuola, imparo a
> leggere e scrivere, frequento la Chiesa assiduamente...». ... Tuttavia...
> http://www.taize.fr/it_article172.html
>
> Vivere a credito a Dakar
> --------------------------------------------
> Un fratello di Taizé che vive in Senegal scrive: Vivere alla giornata? Un
> sogno o una sfida? Per noi che viviamo tesi verso il futuro, abitati da
> molteplici progetti, se fossimo costretti a vivere questa realtà alla
> lettera, sarebbe certamente la depressione. Molte persone attorno a noi
> vivono tuttavia serenamente questa realtà. Fino a che punto estremo, ci
> abbiamo messo del tempo a scoprirlo. Ecco una mamma del nostro quartiere
> che il mattino parte per il mercato (senza colazione) con un catino vuoto
> sulla testa e, nel fazzoletto che le serve da borsellino, niente, nemmeno
> un franco CFA (meno di un centesimo di euro). Al grande mercato di
verdura,
> conosce una venditrice che ha una vasta clientela e che si fida di lei e
le
> dà a credito quanto basta per riempire un angolo di marciapiede dove ella
> venderà qualche carota, tre cavoli e una manciata di pomodori. Appena avrà
> venduto abbastanza, potrà rimborsare. In fine mattinata sua figlia
maggiore
> verrà a vedere se ha già guadagnato di che cosa preparare il pasto di
> mezzogiorno per il resto della famiglia. Al termine del giorno, la nostra
> mamma raccoglierà tutto l´invenduto, povere verdure appassite da una
> giornata di sole e, con il poco denaro guadagnato, si farà la cena. Prima
> di coricarsi, tutti ammucchiati in pochi metri quadrati della baracca, non
> c´è più nulla in casa, non una moneta, non un pezzo di pane, non un
> granello di zucchero. E l´indomani, si ricomincia. Vivere alla giornata
> senza troppo pensare a domani, non è una scelta spirituale, è la sola
> strada possibile della sopravvivenza, che si radica in una solida fiducia
> che Dio non ci abbandona anche se ogni giorno è un cammino ai bordi del
> baratro. «Una fraternità a Dakar»: http://www.taize.fr/fr_article1001.html
>
> Ottobre a Parigi
> --------------------------------------------
> Dopo un pomeriggio d´incontri e preghiera in occasione della visita di due
> fratelli nell´Ile-de-France, Marie scrive: Eravamo più di 600 persone alla
> preghiera della sera, che credo fu molto bella e ci ha permesso di
> terminare quella giornata nel cavo delle mani del Signore. È stato così
> bello cantare là, tutti insieme, portare le nostre voci verso Lui (con una
> bella piccola orchestra di 10 strumentisti e formidabili cantori!)...
> condividere i nostri impegni sociali, di Chiesa, di vita... ascoltare la
> Parola di Dio e scambiare su ciò che essa diceva a ciascuno di noi, e le
> domande che ponevamo su di essa (su Matteo 10,5-16: l´invio in missione),
> condividere una tazza di tè e anche un pasto. E lo Spirito Santo scendeva
> su tutto questo, tra noi e in noi. http://www.taize.fr/fr_article3109.html
>
> Per l´agenda
> --------------------------------------------
> Tra i luoghi in cui i fratelli faranno delle visite e parteciperanno a
> degli incontri nelle prossime settimane:
> - Da domenica 29 ottobre a domenica 5 novembre: incontri a Victoria e nel
> Nuovo galles del Sud, Australia: http://www.taize.fr/en_article3973.html
> - Fino a giovedì 16 novembre, le visite nei punti di preparazione in
> Polonia per l´incontro di Zagabria:
http://www.taize.fr/pl_article3988.html
> - Da lunedì 30 ottobre a venerdì 17 novembre: visite in Romania a dei
> gruppi che si preparano per l´incontro di Zagabria:
> http://www.taize.fr/ro_article3976.html
> - Inizio novembre, visite in Slovenia a diversi gruppi di giovani.
Domenica
> 5 novembre alle ore 20, preghiera nella chiesa San Giuseppe a Lubiana:
> http://www.taize.fr/sl_article1853.html
> - Durante il mese di novembre, in un centinaio di città tedesche, delle
> preghiere della sera preparate da giovani con le Chiese locali. Alcuni
> fratelli vi parteciperanno in numerosi posti, specialmente a Berlino dove
> frère Alois e diversi fratelli saranno presenti:
> http://www.taize.fr/de_article272.html
> - Da venerdì 10 a sabato 11 novembre a Delft, Paesi Passi. Nel contesto
del
> cinquantesimo della diocesi di Rotterdam, dei fratelli della comunità sono
> stati invitati ad animare un incontro di giovani, preparato con alcuni di
> loro della Chiesa cattolica e delle Chiese protestanti.
> http://www.taize.fr/nl_article3478.html
> - Da venerdì 10 novembre a domenica 10 dicembre, un fratello sarà in
Kenya,
> poi da domenica 10 a martedì 19 dicembre, sarà al Cairo.
community@...
> - Da venerdì 10 a domenica 12 novembre: dei giovani di diverse regioni
> d´Italia si recheranno ad Arezzo, accolti dalle famiglie e dai giovani del
> luogo. Il Vescovo della diocesi sostiene l´iniziativa e ci tiene che le
> preghiere si svolgano nella sua cattedrale.
> http://www.taize.fr/it_article3816.html
> - Da domenica 11 a martedì 21 novembre: Digione, Strasburgo, Lilla,
Arras...
> una serie d´incontri in Francia. http://www.taize.fr/fr_article1046.html
> - Da mercoledì 15 a venerdì 24 novembre: due fratelli, uno proveniente da
> Taizé e l´altro dalla preparazione dell´incontro europeo di Zagabria,
> saranno in Bulgaria. La vicinanza con la Croazia offre un´eccellente
> occasione di rinnovare i contatti. community@...
> - Da mercoledì 22 novembre a domenica 3 dicembre, incontri in diverse
città
> della Spagna nel contesto della preparazione dell´incontro di Zagabria:
> http://www.taize.fr/es_article4045.html
>
> Preghiera
> --------------------------------------------
> Gesù Cristo, tu sei venuto sulla terra non per essere servito, ma per
> servire e dare la tua vita. Fa´ di noi degli umili servitori del Vangelo,
> che vivono della fiducia fatta a Dio e allo Spirito Santo.
>
>
> --
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#4263 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 27 Ott 2006 5:14 pm
Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] Raddoppio Base Militare Usa a Vicenza
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: Giorgio Beretta
To: Coordinamento Disarmo
Sent: Friday, October 27, 2006 3:11 PM
Subject: [ReteDisarmo] Raddoppio Base Militare Usa a Vicenza


       BASE MILITARE USA A VICENZA, PASSA L'ODG DELLA MAGGIORANZA

       http://www.ansa.it/opencms/export/main/visualizza_fdg.html_2021454851.html

       VICENZA - Il Consiglio comunale di Vicenza, al termine della lunga
discussione sulla base americana in città, ha approvato con 21 voti favorevoli,
17 contrari e 2 astenuti, l'ordine del giorno della maggioranza di centro
destra, favorevole al raddoppio della base, a condizione che l'aeroporto Dal
Molin rimanga civile e da esso non partano voli militari operativi.

       E' stata bocciata dal consiglio comunale la richiesta del centrosinistra
di un referendum cittadino sul progetto del raddoppio della base Usa in città.
L'assemblea di Palazzo Trissino, dopo aver approvato ieri notte l'odg della
maggioranza che dà il via libera alla nuova base americana, ha invece respinto
l'ordine del giorno dell'opposizione che chiedeva appunto il referendum.

       Contro questa possibilità si sono espressi 20 consiglieri del
centrodestra, 17 quelli a favore, tutti del centrosinistra.

       La decisione finale sull'ampliamento della presenza militare a Vicenza,
con la riunificazione di tutti gli uomini della 173/A brigata paracadutisti,
spetterà comunque ora al Governo italiano, in particolare al ministro della
Difesa Arturo Parisi.

       Nella piazza antistante il palazzo municipale, si sono svolte tre distinte
manifestazioni, una - circa trecento persone - in favore dell'ampliamento della
base, una di appartenenti ad Azione Sociale, contrari, e la terza, che contava
circa 1500 persone e che dimostrava il proprio dissenso al raddoppio della
presenza Usa a Vicenza con striscioni, fischietti, trombe e tamburi.

       COMUNE DICE SI',PALLA PASSA A GOVERNO

       La nuova base militare Usa a Vicenza supera il primo ostacolo: il Comune,
con i soli voti della maggioranza di centrodestra, ha detto sì al raddoppio
della caserma Ederle, nel sito dell'aeroporto Dal Molin. Ma il via libera di
Palazzo Trissino è in realtà un rilancio della palla a Roma, al ministero di
Arturo Parisi, che dovrà dare l'ok finale al piano del Pentagono, valutando
impatto sociale e ambientale su Vicenza.

       I vertici militari Usa sono intenzionati all' unificazione nella città
veneta di tutti i 5.000 paracadutisti della 173/A brigata aviotrasportata. In
questo momento circa 2.600 soldati si trovano a Vicenza, nella caserma Ederle,
gli altri sono dislocati in un'altra base in Germania. Una richiesta che,
secondo lo stesso Parisi, appare rispondente con lo spirito di amicizia
esistente tra Italia e Stati Uniti e in continuità con la natura della
precedente presenza militare americana. Ma contro la massiccia presenza militare
a stelle e strisce si schierano i partiti della sinistra, Prc, Comunisti
Italiani, Verdi, ma anche Ds, che in queste settimane hanno fatto pressione sul
ministro Parisi per un ripensamento. In realtà, sostiene la Verde Luana Zanella
che lo ha incontrato due giorni fa con altre parlamentari venete, il ministro
della Difesa avrebbe spiegato che sulla nuova base vicentina nessuna decisione è
stata ancora presa dal Governo italiano. In ogni caso, la maratona svoltasi ieri
sera e proseguita nella notte a Palazzo Trissino ha visto la vittoria netta di
quanti si schierano a favore del nuovo insediamento americano all'aeroporto Dal
Molin.

       E la sconfitta dell'opposizione di centrosinistra, che dopo essere stata
battuta 21 a 17 sull'odg principale, che dava l'ok del Comune al progetto, ha
visto respinta (per 20 voti contro 17) la richiesta di referendum cittadino
sull'argomento. Una domanda posta dal centrosinistra e dai 1500 rappresentanti
dei Comitati per il "no" che hanno "assediato" pacificamente il palazzo
municipale, sulla scorta dei dati dei primi sondaggi svolti in città. In
particolare quello di inizio ottobre dalla Demos del prof. Ilvo Diamanti,
secondo il quale il 61% dei vicentini sarebbe contrario alla nuova base, e l'84%
vorrebbe comunque esprimersi con un referendum. Tra le ragioni dei contrari,
spiccano le preoccupazioni per la sicurezza, aumentate nelle scorse settimane da
un servizio del settimanale "l'Espresso" che parlava della futura "Ederle 2"
come della più grande fortezza americana in Europa, con piattaforme
lanciamissili. Un'ipotesi seccamente smentita dal gen. Frank Helmick, del
comando Usa Setaf, il quale aveva precisato che le attività svolte al Dal Molin
"non saranno dissimili" da quelle svolte dal personale già di stanza alla
Ederle, e quindi nessun lanciamissili, né artiglieria semovente o utilizzo della
pista del Dal Molin per voli di aerei "Predator".

       Del resto, tra le condizioni poste dalla stessa maggioranza comunale per
l'ok alla nuova base vi sono quelle che chiedono l'assenza di voli militari
operativi, il mantenimento dell'utilizzo civile del Dal Molin, l'assenza di
oneri economici per l'amministrazione municipale, l'impegno degli Usa a
utilizzare maestranze e risorse professionali locali per la costruzione della
nuova base.



[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4262 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 27 Ott 2006 5:15 pm
Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] Onu: sì al Trattato sul commercio di armi, Usa contrari
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: Giorgio Beretta
To: Coordinamento Disarmo
Sent: Friday, October 27, 2006 4:22 PM
Subject: [ReteDisarmo] Onu: sì al Trattato sul commercio di armi, Usa contrari


Spero di non avervi trattato troppo male... Però qualcuno metta subito e in
bella evidenza il comunicato integrale che ora c'è solo su Amnesty Italia. :((  
E studiamo ora una formula per incalzare il "povero" Governo sulla questione.
Ciao Giorgio


Onu: sì al Trattato sul commercio di armi, Usa contrari
27.10.2006 Con 139 voti favorevoli, uno contrario (quello degli Usa) e 26
astenuti (tra cui Cina e Russia) la Commissione Disarmo e Sicurezza dell'Onu si
è espressa ieri a favore dell'avvio dei lavori per un Trattato sul commercio
internazionale di armi che, stabilendo standard globali omogenei, impedisca i
trasferimenti di armi a Paesi che alimentano conflitti e gravi violazioni dei
diritti umani e renda più rigidi gli embarghi. "Questo voto così netto per
sviluppare il Trattato rappresenta per i governi un'opportunità storica per
affrontare gli effetti devastanti di trasferimenti di armi immorali e
irresponsabili" - commentano i portavoce della Campagna Control Arms che da tre
anni sta sensibilizzando l'opinione pubblica mondiale sullo "scandalo costituito
da un commercio di armi privo di regole". Amnesty Italia e Rete italiana disarmo
hanno accolto con soddisfazione il voto favorevole espresso dall'Italia: "Un
importante risultato conseguito anche grazie alla grande mobilitazione della
società civile italiana". Ma - fanno notare - il nostro Paese è il quarto
produttore e secondo esportatore mondiale di armi leggere e non esercita alcun
controllo sulle intermediazioni nei trasferimenti illegali di armi.

Onu: sì al Trattato sul commercio di armi, Usa contrari
http://unimondo.oneworld.net/article/view/141634/1/

Con 139 voti favorevoli, uno contrario (quello degli Usa) e 26 astenuti (tra cui
Cina e Russia) la Commissione Disarmo e Sicurezza dell'Onu si è espressa a
favore dell'avvio dei lavori per un Trattato sul commercio di armi che,
stabilendo standard globali omogenei, impedisca i trasferimenti di armi a Paesi
che alimentano conflitti e gravi violazioni dei diritti umani e renda più rigidi
gli embarghi. La risoluzione passerà entro l'anno al voto dell'Assemblea
generale delle 192 nazioni dell'Onu: il provvedimento dovrebbe dare un anno di
tempo al segretario generale Onu per esaminare la questione e riferire
all'Assemblea sulla fattibilità e gli obiettivi di un Trattato internazionale
teso a stabilire standard comuni internazionali sulle vendite di armi
convenzionali.

"Questo voto così netto per sviluppare il Trattato rappresenta per i governi
un'opportunità storica per affrontare gli effetti devastanti di trasferimenti di
armi immorali e irresponsabili" - commentano i portavoce della Campagna Control
Arms che da tre anni sta sensibilizzando l'opinione pubblica mondiale sullo
"scandalo costituito da un commercio di armi privo di regole". "Ne abbiamo fatta
di strada dal lancio della campagna Control Arms: tre anni fa l'idea che l'Onu
negoziasse l'adozione di un Trattato era considerata quanto meno idealistica. Ma
oggi siamo la maggioranza. Questa vittoria, adesso, deve tradursi in un Trattato
forte, basato sugli impegni di diritto internazionale assunti dagli Stati" - ha
commentato Rebecca Peters, direttrice di Iansa, che con Oxfam e Amnesty
International sono promotori della campagna Control Arms. Nei giorni precedenti
al voto la campagna era riuscita ad ottenere il sostegno di oltre 100 governi:
"Un numero estremamente elevato per un'iniziativa così innovativa" - commentano
i promotori della Campagna.

Hanno votato a favore numerose nazioni dell'Unione Europea - Italia inclusa - ed
è stato significativo anche l'appoggio di "esportatori emergenti" di armi come
Brasile e Sudafrica e molte nazioni africane e asiatcihe martoriate dalle
guerre. Nei giorni immediatamente precedenti, in una dichiarazione diffusa dalla
Fondazione Arias e dalla campagna Control Arms, premi Nobel per la pace avevano
sostenuto la risoluzione. Se tra le 26 nazioni che si sono astenute figurano
alcune delle principali venditrici di armi (come Cina e Russia) e nuovi
esportatori emergenti (come Pakistan e India), va rilevato l'unico voto
contrario degli Usa, sostenuto anche dalla potente lobby armiera americana: gli
Stati Uniti "preferiscono condurre i controlli sulle armi sulle basi dei
trattato bilaterali e multilaterali esistenti" - riportano le agenzie.

Il voto in commissione Onu era fortemente atteso anche in Italia dai promotori
nazionali della campagna Control arms - Amnesty Italia e Rete italiana disarmo -
che hanno accolto con soddisfazione il voto favorevole espresso dall'Italia: "Un
importante risultato conseguito anche grazie alla grande mobilitazione della
società civile italiana" - sottolinea il comunicato della campagna italiana
Control arms. Ma, - fanno notare i promotori - il nostro Paese è il quarto
produttore e secondo esportatore mondiale di armi leggere e non esercita alcun
controllo sulle intermediazioni nei trasferimenti illegali di armi. "Ora è
necessario che l'Italia migliori gli strumenti legislativi e di trasparenza sul
commercio delle armi, soprattutto in relazione alle armi leggere, per renderli
coerenti con l'impegno preso ieri alle Nazioni Unite". [GB]

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4261 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 27 Ott 2006 5:13 pm
Oggetto: com stampa per turi - fine udienza 27-10-06.doc
locascio.francesco@...
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Comunicato stampa - SOLIDARIETÀ CON TURI VACCARO
DARE LA SVEGLIA PER IL DISARMO NUCLEARE EUROPEO È GIUSTO
SI E' SVOLTO L'APPELLO IL 27 OTTOBRE A DEN BOSCH (OLANDA)
UDIENZA RINVIATA PER GLI SCONTRI TRA PM ED AVVOCATO DIFENSORE


Turi Vaccaro, il nonviolento del movimento "Ploughshares", "neutralizzatore" di
F16 nucleari, stamattina, 27 ottobre 2006, è stato convocato in appello a Den
Bosch (Olanda): aveva fatto ricorso contro la condanna in primo grado, comminata
giusto un anno fa (27 ottobre 2005), da parte del Tribunale di Breda.
L'udienza, iniziata alle 9.30,  è stata subito sospesa dalla Corte, dopo appena
un'ora, senza alcuna data fissata per la ripresa del processo: si è verificato
un duro scontro tra il pubblico ministero e l'avvocato difensore di Turi,
Meindert Stelling, ex pilota di F16, attuale presidente della sezione olandese
della IALANA (Organizzazione internazionale dei legali contro le armi atomiche).
Il pubblico ministero, con l'accordo della Corte giudicante, ha ritenuto
"offensivo" che Meindert Stelling accusasse la magistratura olandese di
"complicità" nei riguardi di un crimine contro l'umanità - la preparazione dello
sterminio atomico - paragonabile, a suo avviso, alla collaborazione con il
regime hitleriano.
La condanna in primo grado a Turi era intervenuta perché il pacifista siciliano
aveva deliberatamente ed in piena coscienza danneggiato, il 10 agosto 2005, 60°
di Nagasaki, due caccia NATO F16, capaci di portare testate atomiche B61,
ospitati nella base di Wonsdrecht.
La condanna per "vandalismo" è stata di 6 mesi di detenzione (già scontati nel
carcere di Breda tra l'agosto 2005 e il febbraio 2006) più 12 mesi aggiuntivi se
Vaccaro non pagherà 750.000 euro "stralciati" di danni (successivamente stimati
a 2.500.000 euro).
La nostra posizione di Comitato di Solidarietà è chiara: sosteniamo il gesto di
disobbedienza civile del Vaccaro, credente cattolico, attivista nonviolento da
molti anni, considerando la sua nobile  motivazione ("trasformare le spade in
aratri"), considerando altresì la forma di attuazione, responsabilmente
autodenunciata, e contro "strumenti di morte" e non contro persone.
L'azione di Turi pone pur sempre all'attenzione di tutti, non solo in Olanda, il
problema della inaccettabile presenza degli armamenti nucleari sul suolo europeo
e dei modelli di difesa e delle dottrine militari che ne prevedono il
dispiegamento e l'uso.
Turi Vaccaro sostiene di aver agito per legittima difesa contro l'illegalità
delle armi nucleari che costituiscono una concreta minaccia alla vita della sua
famiglia, della comunità in cui ha scelto di risiedere, dell'umanità tutta.
Il Comitato di Solidarietà al nonviolento Turi Vaccaro rivolge un appello, in
particolare al  Governo italiano ed al governo olandese.
Questi governi, in primo luogo, dovrebbero vigilare, mediante le Autorità
competenti, sul trattamento giuridico in Olanda dell'eurocittadino Vaccaro,
esigendo dalle Corti internazionali che sia sottoposto ad un giusto processo, un
processo che valuti le cause di giustificazione ignorate dal Tribunale di Breda
e, stando a quanto finora avvenuto, anche dal Tribunale di Den Bosch (che non
vuole sentire parlare di motivazioni politiche e di disobbedienza civile).
Questi governi, in secondo luogo, auspicando che in appello Turi sia
riconosciuto innocente perlomeno del reato di "vandalismo", dovrebbero comunque
assicurarsi che la pena eventualmente inflitta al pacifista sia scontata
umanamente, rispettando i suoi bisogni fondamentali, che comprendono la
necessità di comunicare con la famiglia e con gli amici e di rispettare le sue
scelte nella alimentazione e gestione della salute.
Il Comitato infine esorta la Commissione Europea ed i governi di tutti i Paesi
europei a decidere ed attuare, prendendo ad esempio l'indirizzo indicato da un
recente voto del Parlamento belga, la rimozione e la distruzione delle testate
nucleari presenti sul proprio territorio, incluse quelle installate sui
sommergibili e sulle navi.
Invita l'Unione Europea, intesa nella complessità di tutta la sua articolazione
politico-istituzionale, a sviluppare con la massima priorità ed urgenza, a
partire dal vertice NATO di Riga convocato per il prossimo 28 e 29 novembre,
iniziative e programmi perché la politica europea di sicurezza comune e la
politica europea di difesa comune escludano l'arma nucleare dai concetti di
deterrenza, dalle dottrine di impiego e dalle concrete possibilità operative e
perché - a livello globale, in sede ONU - si intraprendano seri negoziati per
arrivare ad un disarmo nucleare totale.



Per il Comitato di Solidarietà al Nonviolento Turi Vaccaro
Info Alfonso Navarra cell. 349-5211837 Vittorio Agnoletto, Angelo Baracca,
Riccardo Bovolenta, Angelo Bucarello, Giusto Catania, Angelo Cavagna, Giancarla
Codrignani, Tonino Drago, Nella Ginatempo, Doriana Goracci, Enrico Peyretti,
Lorenzo Porta, Alberto L'Abate, Anna Luisa Leonardi, Luisa Morgantini, Roberto
Musacchio, Claudio Pozzi, Tiziano Cardosi, Angelo Bucarello, Luigi Malabarba,
Antonio Mazzeo, Alex Zanotelli (e tanti altri)

Per contattare direttamente Turi Vaccaro fino a domenica:
tel. 0031-10-4664634 (Emmie Epker)


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4260 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 26 Ott 2006 6:09 am
Oggetto: Superbase militare Usa a Vicenza
locascio.francesco@...
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Anteprima di stampa
             Disarmo - Eserciti e basi / In Italia
             http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_18779.html
            26 ottobre 2006
             ore 08:06




Scoop dell'Espresso
Superbase militare Usa a Vicenza
Missili, carri armati, parà, ecco il piano per trasformare la città veneta nella
più importante base d'assalto dell'esercito americano verso il Medio Oriente.
Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran
Roberto Di Caro
Fonte: L'Espresso n.38, 28 settembre 2006
25 settembre 2006
Il 'pugno di combattimento', come lo chiamano al Pentagono, di un ipotetico
conflitto con Teheran. Il cuore e il cervello della risposta bellica di pronto
intervento sull'intero scacchiere mediorientale, Iraq e Afghanistan inclusi. La
leggenda dell'esercito statunitense, la 173a Brigata aerotrasportata del
capitano di 'Apocalypse now', rifondata e riunificata. Dove? A Vicenza, nel
cuore della città. Alla caserma Ederle, dove già sono in 6 mila, e in un'intera
nuova base da costruire entro l'area dell'aeroporto Dal Molin, 1.300 metri da
piazza dei Signori e dalla Basilica palladiana. Prima tranche entro il 2007, a
pieno regime entro il 2010.

Su scelte del genere una nazione magari si scanna, ma le fa inalberando e
urlando le ragioni del sì e del no. Da noi invece la vicenda è stata tenuta
sottotraccia per tre anni, e sulla decisione si sta ora imbastendo un delicato
minuetto. Ma per carità, caro ministro, veda lei se dare o no agli americani il
Dal Molin: la decisione le tocca per legge, e mai io anteporrei i nostri
interessi locali a quelli sacri dell'Italia. Ci mancherebbe altro, caro sindaco,
decida lei: non voglio imporre alcunché ai vicentini, mi rimetto anzi alla loro
e alla sua volontà... Colombina e Mirandolina? Macché. I protagonisti sono due
tosti politici come Enrico Hüllweck, forzista, ex deputato, da due mandati primo
cittadino di Vicenza, e Arturo Mario Luigi Parisi (così si firma e così lo
citiamo), ministro della Difesa dal piglio marziale, che passi in rassegna i
picchetti o annunci l''arrivano i nostri' in Libano.


Come se in ballo ci fosse giusto qualche appalto da spartire, una manciata di
voti di residenti e le solite melmose contrattazioni politiche col bilancino in
seno alla maggioranza: si tratta invece, tout court, della completa
riconversione della strategia e della dislocazione delle forze armate americane
in Europa. La Vicenza americana già ora ospita, oltre ai 6 mila della Ederle, un
quartiere blindato e vietato detto Villaggio della pace, vari magazzini in zona
industriale, più due siti in provincia a Tormeno e Longare, incluso il Pluto
dove per vent'anni sono stati stoccati missili in giardino a testata nucleare.
Nella prevista riorganizzazione, acquisendo il Dal Molin attualmente aeroporto
militare italiano in via di dismissione e insieme civile senza voli dopo un anno
di funzionamento claudicante con i conti in rosso, Vicenza diverrebbe la più
potente base americana in Europa. Qui verrebbe costruita la nuova 173a Brigata
aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora divisa tra
qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt. Rafforzata come organico (è
previsto l'arrivo di altri 1.800 militari) e come dotazioni: 55 tank M1 Abrams,
85 veicoli corazzati da combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep
humvee con sistemi elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia
telecomandati Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria
elettronica, due batterie di artiglieria con obici semoventi i micidiali
lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls, quanto basta per cancellare una
metropoli. A parte il nome della brigata, cambia tutto e la forza bellica cresce
a dismisura.


Nelle parole del generale James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in
Europa, pronunciate davanti al Senato americano già nel marzo 2005, "la 173a
Brigata aerotrasportata sarà ampliata in Brigade Combat Team", cioè una sorta di
maglio mobile con la potenza di fuoco di una divisione, "e rimarrà in Italia, in
prossimità della base aerea di Aviano, suo centro d'impiego primario. Usareur
(U. S. Army Europe, ndr) ha piani per espandere impianti e infrastrutture
nell'area di Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto
Dal Molin favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione".


Si badi alla data: marzo 2005, un anno e mezzo fa. Il generale ha già pronti
tutti i piani per ristrutturare il Dal Molin, e infatti chiede al Senato i fondi
per attuarli. Una svista? Arroganza? No. L'allora premier Silvio Berlusconi
aveva dato il suo benestare, non è chiaro se con una pacca sulle spalle o con un
impegno segreto, visto che nessuno ha fino a ora esibito protocolli sottoscritti
da entrambi i paesi contraenti.


Adesso, nel minuetto su chi debba dire di sì o di no, sembrano cadere tutti
dalle nuvole. Il sindaco Hüllweck non è contrario a cedere parte dell'area del
Dal Molin: "Ma se sono io a dire di sì, poi chi me li dà i milioni di euro per
il necessario completamento della tangenziale, le altre strade, gli scavi, i
sottoservizi di acqua, gas e energia elettrica?". Il ministro Parisi
preferirebbe certo sottrarsi alle ire di Oliviero Diliberto che a giugno è
arrivato a Vicenza in veste di capopopolo contro il nuovo insediamento militare
yankee: ma come spiegare un rifiuto all'alleato americano e al buon amico di
Condy Rice, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema? Fosse il Comune a dire di
no gli toglierebbe le castagne dal fuoco. Ecco allora, lo segnaliamo per il
'libro delle prime volte', che la risposta di Parisi al sindaco inaugura la
formula del silenzio-dissenso: "In assenza di un riscontro si riterrà che il
Comune di Vicenza abbia espresso parere negativo".


Come si è arrivati a un tale mirabile esempio di patafisica della politica? "Me
ne accennò la prima volta, nel marzo 2004, il consigliere politico del comando
militare Usa a Vicenza, Vincent Figliomeni, durante una rituale visita di
cortesia del comandante della Ederle", racconta il sindaco. Quando gliene
riparlano, un anno dopo nel marzo 2005, chiede perché vogliano proprio il Dal
Molin. "Non intendiamo usare la pista, i nostri soldati si sposteranno alla base
aerea di Aviano in pullman e solo di notte", gli assicurano: lo ribadiranno
ufficialmente a più riprese, anche al ministero della Difesa italiano.
Affermazione plausibile in termini di procedure e costi, ma curiosa visto che
per arrivare ad Aviano in autostrada c'è di mezzo il perenne ingorgo del
passante di Mestre: ve la vedete la Brigata d'assalto di punta dell'US Army
pronta a essere paracadutata d'urgenza in teatro di combattimento, traffico
mestrino permettendo? Nella ricostruzione di Hüllweck, è lui a parlarne a Gianni
Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che a sua volta incontra
l'ambasciatore americano: nega così, il sindaco, che l'imput gli sia venuto da
Silvio Berlusconi, proprio nel marzo 2003 testimone alle sue seconde nozze. Il
Comune risponde invece picche alla richiesta Usa di costruire anche un reparto
ostetricia tutto per loro, in modo che i pargoli della 173a potessero nascere in
suolo americano, ancorché oltreoceano.


Solo nel marzo di quest'anno cominciano a uscire le prime notizie sulla prossima
rivoluzione militare americana a Vicenza. E a formarsi i primi Comitati del No,
ormai sei riuniti in un coordinamento, negli ultimi giorni presenti con cartelli
e cortei, e una raccolta di 10 mila firme, dalla riunione del Consiglio comunale
all'arrivo del ministro Francesco Rutelli per il premio Eti, l'Oscar del teatro
italiano, in quel gioiellino che è l'Olimpico. "Ma scherziamo? Un'altra base del
genere in piena città, in un'area congestionata dove nelle ore di punta già si
formano chilometri di coda, contro il parere del comune confinante di Caldogno,
distruggendo per le infrastrutture anche l'argine del fiume Bacchiglione? E i
problemi di sicurezza? L'Unione non doveva ridurre le servitù militari? Vale
solo per l'isola sarda della Maddalena?", attaccano Cinzia Bottene e Viviana
Varischio, presidenti di due dei sei comitati.


A maggio arrivano in Consiglio comunale tre colonnelli Usa e spiattellano un
malloppo di trecento pagine con tutti i progetti delle nuove strutture previste
al Dal Molin: c'è disegnato ogni muro, pilastro, pensilina, tipo di tegola,
rubinetto, linea e presa elettrica, dalla caserma a otto palazzine a pettine di
quattro piani più uno alla mensa per 801-1.300 persone, più due autopark di sei
piani, depositi, negozi, due ristoranti, fast food, barbiere, fino ai 14 metri
quadri per la pompa di benzina. Gli americani le cose le fanno così: hanno messo
nero su bianco persino le modalità con cui selezionare i dentisti italiani in
considerazione delle differenze tra i nostri e i loro medicinali. L'investimento
Usa è pari a 306 milioni di dollari per la sola prima fase da chiudere entro il
2007: la tabella sta nella relazione del citato generale Jones alla Commissione
Forze armate del Senato americano del 7 marzo scorso, dove si dettagliano anche
26 milioni per il Centro fitness, 52 per il mini-ospedale, 31 per la scuola
elementare americana all Ederle. Il complesso dovrebbe operare a pieno regime
nel 2010, con una spesa finale sul miliardo di dollari.


Per gli americani è tutto deciso, per gli italiani tutto da decidere. "Che
vuole, Vicenza è il cuore della tradizione dorotea, cioè della mediazione
infinita per accontentare tutti. Oggi che i democristiani non ci sono più è
anche peggio: alla composizione degli interessi s'è sostituita la reticenza, non
si sa mai chi, come e quando decide", annota Ilvo Diamanti, vicentino,
politologo, prorettore all'ateneo di Urbino.


E infatti la scelta non ha né padri né madri. "Sì, ho tenuto io i rapporti con
gli americani della base, specie con i tecnici", dice Claudio Cicero, assessore
di An a mobilità, trasporti e infrastrutture, nel cui ufficio già campeggia il
tracciato della tangenziale che vorrebbe costruire coi soldi degli States, del
governo italiano, della Regione, facciano loro, purché non con le casse del
Comune: ma neanche lui annuncia battaglia in caso di un 'no' del governo. Più
sottilmente, insinua il dubbio che impedire il ricongiungimento della 173a a
Vicenza potrebbe spingere gli americani a spostare tutto altrove, in Germania o
magari in Romania: "Alla Ederle lavorano oggi 750 italiani come personale
civile. Se perdessero il lavoro, solo un terzo potrebbe essere ricollocato
altrove". Del resto è in quel bacino che Cicero prende i voti, non certo tra i
catilinari antiguerra e antibase. Ma in questa sua posizione si ritrova come
alleati Cisl e Uil, anima del comitato per il 'sì' che ha anch'esso raccolto le
sue brave 10 mila firme.


A sentire gli esperti, non sembra probabile che in caso di rifiuto gli americani
per ripicca dislochino la 173a in Romania o in Bulgaria, e a Vicenza smantellino
anche la Ederle. I soldati si spostano in aereo, ma tanks e rifornimenti si
muovono via nave, e ai porti di Livorno o Trieste si arriva facilmente, tra il
Mediterraneo e il Mar Nero c'è invece di mezzo il Bosforo: basterebbe allora un
colpo d'ala del premier turco Erdogan o di chi per lui a inceppare l'intera
strategia di intervento rapido in Medio Oriente. Ma le minacce più sono velate e
meglio funzionano, in casi come questo.


A margine, un piccolo italianissimo interrogativo: giacché tutta la storia nasce
con Berlusconi presidente del Consiglio, che farà per tener fede all'impegno,
ancorché informale, da lui preso con il suo amicone americano? "L'ho sentito
giovedì scorso", risponde il sindaco Hüllweck: "'Come sei messo?', mi ha
chiesto, 'so che hai dei problemi. Vuoi magari parlarne con l'ambasciatore
americano?'". Detto fatto, l'incontro ha luogo a Roma il mercoledì. Ovvero: come
un'incontenibile esuberanza, forse la nostalgia di quando queste cose le faceva
da premier, dà luogo a una diplomazia parallela da Repubblica delle banane.


Note:

Peggio di Rambo

Ricordate 'Apocalypse Now'? Ricordate il protagonista, il capitano mandato a
stanare il colonnello Kurtz dal suo regno nella giungla? Anche nel film,
l'ufficiale incaricato della missione impossibile è un ufficiale della 173a
brigata. Perché il reparto vicentino destinato a diventare 'il pugno
dell'America in Medio Oriente' incarna tutti i miti della storia militare
statunitense. Dal 1917 sono sempre i primi a entrare in battaglia. I battaglioni
ricostituiti per potenziare la base veneta vantano medaglie conquistate in
Tunisia, in Sicilia, in Normandia. Sono gli Sky soldiers, che arrivano dovunque
e risolvono ogni situazione. A qualunque costo.

In realtà, in Vietnam il reparto è stato mandato al massacro: i parà hanno
combattuto per sei anni di fila. Anche quella volta furono i primi ad arrivare,
raccogliendo 8 mila onorificenze negli scontri. Il prezzo? Milleseicento nomi
incisi sul Muro della memoria. Un tributo di sangue che ha costretto il
Pentagono a sciogliere il reparto. L'unità è risorta nel 2000, proprio a
Vicenza, per tenere sotto controllo i Balcani. Ma l'esordio bellico è stato in
Iraq, con uno spettacolare lancio di paracadutisti ad uso della Cnn nella zona
curda. Un volo diretto dall'Italia che ha scavalcato il no di Ankara al
conflitto: "Siamo bastati da soli per aprire il fronte nord", si vantano i parà.
Il resto della campagna irachena e le operazioni afgane nella zona talebana sono
costate molte vite: almeno 40 parà vicentini sono morti. Perché già oggi la base
veneta è in prima linea. E usa come motto la conversazione tra terroristi
intercettata a Kirkuk: "Questi americani non sono marines: sono terribili, sono
dovunque e ci stritolano". Peggio di Rambo.


Roberto Di Caro



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#4259 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 25 Ott 2006 9:46 am
Oggetto: Re: Re:[MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
Grazie, Paolo!
porterò le date che suggerisci in riunione e ti faccio sapere prestissimo.
Contavo sulla tua serenità, una vera lezione di stile, mi spiace se qualcuno
posa avere dato una lettura diversa dalla tua.

Pace, Forza, Gioia!

con affetto, Francesco



----- Original Message -----
From: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
To: "locascio.francesco" <locascio.francesco@...>
Cc: "mir-riconciliazione" <mir-riconciliazione@yahoogroups.com>;
"segreteria" <segreteria@...>; "antoeile" <antoeile@...>
Sent: Wednesday, October 25, 2006 9:55 AM
Subject: Re: Re:[MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale
mir


carissimo francesco,
sebbene scritta in stile abbastanza polemico e direi anche un pochino
offensivo, la tua risposta mi conforta alquanto.
Quello che mi ha sviato è il titolo:"riunione regionale mir".
D'altra parte ho ben precisato che trovarsi tra amici non è nè una colpa nè
una provocazione, e in ogni caso nessuno può nè vuole impedirlo; quello che
non si può pretendere è che questa riunione tra amici diventi l'assemblea
regionale. Ma appunto la tua precisazione mi conferma che di riunione tra
amici si tratta; ti garantisco che non c'è persona + felice di me
nell'apprendere che avevo sbagliato.
Quanto alle date, io penso che che non siano un problema: tolto il 18,19
novembre e il 16,17 dicembre le altre a me vanno bene.
Quello che voglio ribadire sono le altre condizioni: che si tratti di un
evento condiviso e sentito come positivo, non una resa dei conti a cui non
vorrei assolutamente partecipare (e non parteciperei)
Quanto al resto, se mi conoscessi un pò, e visto che da ormai da 4 anni
collaboriamo insieme per il mir dovresti conoscermi, sapresti che non agisco
mai su imbeccate di altri; anzi queste cose generano in me un istinto di
repulsione. Nella fattispecie ieri, essendo ben sveglio e presente in me, ho
letto il tuo messaggio e dopo aver ripensato + e + volte l'ho scritto,
rivisto e corretto, perchè so quanto son delicate le relazioni
interpersonali, e quanto è facile sbagliare, anche senza volerlo; per questo
poi è stata inviata molto + tardi.
Ringrazio per le preghiere, di cui ho fortemente bisogno, come tutti del
resto, ma un pò di + avendo una delicata responsabilità, che ricambierò
Spero inoltre che queste discussioni non incrinino i nostri rapporti e la
nostra amicizia.
Ribadisco il mio impegno e la mia preghiera affinchè tutti, nessuno escluso,
coloro che sono animiti da spirito di servizio per la nonviolenza, si
sentano nel mir a casa loro, e come protagonisti piuttosto che come
comparse.

Saluto tutti e mi getto nel mio lavoro, noioso, ma, ahimè indispensabile per
la "pagnotta".

Un caloroso fraterno abbraccio a te e a tutti coloro che mi leggono

Paolo Candelari
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From      : MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
To          : "Paolo Candelari" paolocand@...,"mir-riconciliazione"
mir-riconciliazione@yahoogroups.com, segreteria@...
Cc          : "maria antonietta malleo" antoeile@...
Date      : Wed, 25 Oct 2006 07:42:09 +0200
Subject : Re: Re:[MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale
mir







  Paoletto, questa è la semplice confema di un appuntamento  già inoltrato un
mese fa.

  Se te lo rileggi  a mente serena ed in un orario antimeridiano , " domenica
29 ottobre presso la chiesa
   battista di Siracusa del Pastore Rapisarda. Il culto avrà inizio alle ore
11 a seguire agape fraterna.",
  ti accorgerai che si tratta di un culto ("messa")+rimpatriata.

  Chi vuole può venire, qualcuno si sente minacciato da un incontro di
preghiera? Si vorrebbe impedirlo?Qualcuno te lo ha chiesto?Ovviamente
nessuno può impedirlo, nè vorrà farlo!

  Altrettanto ovviamente un incontro di ottobre non ne esclude uno di
novembre (peccato che rischiamo di sovrapporci alle date del convegno di
Torino ed ad una delle ipotesi di appuntamento per il consiglio nazionale,
ma con attenzione si possono evitare contiguità e sovrapposizioni).

  Fammi sapere in tempo le date per la tua disponibilità così le terremo in
conto domenica prossima, pregheremo per Te.

  Pace, Forza, Gioia!

  Francesco

  P.S. hai iniziative politiche o progetti concreti di cui parlare? Li
metteremo all'odg.
  PPS se vuoi far parte delle mailing list siciliane, basta chiederlo.



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  From: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
  To: "locascio.francesco" <locascio.francesco@...>; "mir_sicilia"
<mir_sicilia@yahoogroups.com>; "mir_Palermo" <mir_Palermo@yahoogroups.com>
  Cc: "mir-riconciliazione" <mir-riconciliazione@yahoogroups.com>; "Giovanni
Ciavarella" <giovanni.ciavarella@...>; "Luciano Benini"
<luciano.benini@...>; "paolo e ilaria colantonio"
<paoloeilaria@...>; "Marco Siino" <mirpa.mc@...>; "maria
antonietta malleo" <antoeile@...>
  Sent: Wednesday, October 25, 2006 12:59 AM
  Subject: Re:[MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir


  Carissimo Francesco,
  e carissimi amici della Sicilia,
  mi pesa alquanto scrivere questa lettera, ma la situazione mi costringe a
farlo.
  All'ultimo consiglio nazionale, abbiamo parlato a lungo della situazione
siciliana, e alla fine, pur con fatica, mi sembrava si fosse giunti ad un
accordo, nel senso di convocare una assemblea rivolta ad iscritti vecchi,
nuovi e ad altri amici, che da una parte rilanciasse, attraverso un
programma di lavoro condiviso, l'attività di un coordinamento regionale, che
da tempo non era + operante nella regione, dall'altra cercasse di superare
difficoltà che si erano create a Palermo, attraverso un momento fraterno e
conviviale, con un rilancio appunto del mir siciliano.
  Io personalmente avevo dato la mia disponibilità ad essere presente, per
far sentire vicino a voi la presenza del mir nazionale, e anche per offrire
una garanzia nei confronti di tutti.
  Il periodo migliore individuato per tale evento si era pensato essere fine
novembre, primi dicembre.
  Di questo avevo parlato telefonicamente con Virginia nella stessa giornata
del 24 settembre, direttamente con Francesco e Marco, presenti al consiglio,
e, successivamente, con Maria Antonietta, con cui ho condiviso la bella
esperienza del consiglio internazionale Ifor.
  Su questo percorso, mi pareva si fosse tutti d'accordo, e perciò stesso
risultava il + adatto a superare divisioni e contrasti.
  Infatti non possiamo nasconderci che queste incomprensioni ci siano state e
siano tuttora presenti; il mio tentativo era quello di superarle in avanti,
ma col consenso di tutti.
  Vedo invece che si vuol persistere in una strada di forzature, che rischia
di approfondire le divisioni e di rendere tutto + difficile, togliendo
valore alle cose buone e positive che pur tutti vogliono, anche se in ambiti
diversi, svolgere.
  Fermo restando che ognuno può incontrarsi con chi vuole in qualsiasi
momento, una assemblea regionale di un'associazione come il mir deve
rispondere ad alcune caratteristiche: innanzitutto essere convocata in
maniera consensuale, essere aperta a tutti gli iscritti.
  Rivolgo pertanto un accorato appello a tutti voi, in particolare a te
Francesco, che hai firmato la convocazione di questa riunione, e a Virginia,
Marco, Maria Antonietta , per le ragioni suesposte, a mantenere il percorso
che ci eravamo stabiliti, in modo da arrivare ad uno sbocco positivo del mir
siciliano, che tanta parte ha avuto e spero avrà ancora nella vita del
nostro movimento.
  Una mia partecipazione è possibile solo in presenza di un accordo unanime
su questo percorso; per me è un grosso sacrificio venire giù (puirtroppo
l'Italia è lunga); mai più, sia ben chiaro, verrei a sostenere una parte
contro l'altra.
  Il Mir è un movimento piccolo, se ancora ci perdiamo in diatribe interne,
come possiamo sperare di assolvere alla nostra missione di diffondere la
nonviolenza?
  Sperando in una vostra risposta positiva
  mando un caro abbraccio a tutti voi, ribadendo che la mia speranza e anche
il mio assillo è di far in modo che nessuno di voi si senta escluso,
emarginato, malsopportato nella piccola ma gloriosa casa del mir

  Vostro

  Paolo Candelari

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  From      : MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
  To          : mir_sicilia@yahoogroups.com, mir_Palermo@yahoogroups.com,
mir-riconciliazione@yahoogroups.com
  Cc          :
  Date      : Tue, 24 Oct 2006 17:13:52 +0200
  Subject : [MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir


   ----- Original Message -----
   From: Francesco LoCascio
   To: mir_sicilia@yahoogroups.com
   Sent: Friday, September 22, 2006 8:16 PM
   Subject: [mir_sicilia] riunione regionale mir

    Carissimi amici ci incontreremo domenica 29 ottobre presso la chiesa
   battista di Siracusa del Pastore Rapisarda. Il culto avrà inizio alle
   ore 11 a seguire agape fraterna.

   Francesco




  [Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]





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#4258 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 25 Ott 2006 6:50 am
Oggetto: Fw: [lilliPA] IL T.A.R. RESPINGE IL RICORSO DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
continua l'iniziativa lillipuziana per un aria pulita e contro le nocività per i
lavoratori

IL T.A.R. RESPINGE IL RICORSO DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
- 25 ottobre 2006




Il ricorso era avverso alla diffida del 25.7.06, da parte dell'Assessorato
Territorio Ambiente della Regione Sicilia. L'Assessorato diffidava l'Italcementi
S.p.a. dal continuare ad apportare modifiche all'impianto ed al ciclo produttivo
in assenza della preventiva comunicazione alle Autorità Competenti e
dell'eventuale autorizzazione ai sensi dell'art 269 del citato 152/06 inoltre si
diffidava l'Italcementi S.p.a. dal continuare ad utilizzare il petcoke come
combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di
emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai
sensi del D.Lgs 152/06. La diffida imponeva alla Italcementi l'obbligo del
rispetto degli adempimenti discussi e concordati in una riunione tra
L'Italcementi Funzionari dell'Arpa il giorno 12.06.06, nel contempo l'atto di
diffida evidenziava che ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute
nel provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni
concesse. La Italcementi dal canto suo non ha mai comunicato l'uso del Pet-coke
come combustibile, ciò non risulta neanche dagli atti forniti dalla Italcementi,
peraltro non risulta neanche dai certificati analitici sulle emissioni in
atmosfera, come non risulta in in nessuna altra forma di comunicazione che il
combustibile utilizzato fosse il pet-coke. Al contrario la Italcementi in modo
generico parla di carbone o polverino di carbone. Pensiamo che la Italcementi ha
conoscenze e mezzi per sapere che il carbone naturale ha caratteristiche
chimico-fisiche e contenuto di inquinanti (qualitativamente e quantitativamente)
diverse dal petco-ke. che per la sua composizione, comprende oltre ad IPA (in
particolare benzopirene) e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, va
movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili.



"Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non
dimenticare"
(Sciascia)



[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4257 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 25 Ott 2006 5:42 am
Oggetto: Re: Re:[MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
Paoletto, questa è la semplice confema di un appuntamento  già inoltrato un mese
fa.

Se te lo rileggi  a mente serena ed in un orario antimeridiano , " domenica 29
ottobre presso la chiesa
  battista di Siracusa del Pastore Rapisarda. Il culto avrà inizio alle ore 11 a
seguire agape fraterna.",
ti accorgerai che si tratta di un culto ("messa")+rimpatriata.

Chi vuole può venire, qualcuno si sente minacciato da un incontro di preghiera?
Si vorrebbe impedirlo?Qualcuno te lo ha chiesto?Ovviamente nessuno può
impedirlo, nè vorrà farlo!

Altrettanto ovviamente un incontro di ottobre non ne esclude uno di novembre
(peccato che rischiamo di sovrapporci alle date del convegno di Torino ed ad una
delle ipotesi di appuntamento per il consiglio nazionale, ma con attenzione si
possono evitare contiguità e sovrapposizioni).

Fammi sapere in tempo le date per la tua disponibilità così le terremo in conto
domenica prossima, pregheremo per Te.

Pace, Forza, Gioia!

Francesco

P.S. hai iniziative politiche o progetti concreti di cui parlare? Li metteremo
all'odg.
PPS se vuoi far parte delle mailing list siciliane, basta chiederlo.



----- Original Message -----
From: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
To: "locascio.francesco" <locascio.francesco@...>; "mir_sicilia"
<mir_sicilia@yahoogroups.com>; "mir_Palermo" <mir_Palermo@yahoogroups.com>
Cc: "mir-riconciliazione" <mir-riconciliazione@yahoogroups.com>; "Giovanni
Ciavarella" <giovanni.ciavarella@...>; "Luciano Benini"
<luciano.benini@...>; "paolo e ilaria colantonio"
<paoloeilaria@...>; "Marco Siino" <mirpa.mc@...>; "maria
antonietta malleo" <antoeile@...>
Sent: Wednesday, October 25, 2006 12:59 AM
Subject: Re:[MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir


Carissimo Francesco,
e carissimi amici della Sicilia,
mi pesa alquanto scrivere questa lettera, ma la situazione mi costringe a farlo.
All'ultimo consiglio nazionale, abbiamo parlato a lungo della situazione
siciliana, e alla fine, pur con fatica, mi sembrava si fosse giunti ad un
accordo, nel senso di convocare una assemblea rivolta ad iscritti vecchi, nuovi
e ad altri amici, che da una parte rilanciasse, attraverso un programma di
lavoro condiviso, l'attività di un coordinamento regionale, che da tempo non era
+ operante nella regione, dall'altra cercasse di superare difficoltà che si
erano create a Palermo, attraverso un momento fraterno e conviviale, con un
rilancio appunto del mir siciliano.
Io personalmente avevo dato la mia disponibilità ad essere presente, per far
sentire vicino a voi la presenza del mir nazionale, e anche per offrire una
garanzia nei confronti di tutti.
Il periodo migliore individuato per tale evento si era pensato essere fine
novembre, primi dicembre.
Di questo avevo parlato telefonicamente con Virginia nella stessa giornata del
24 settembre, direttamente con Francesco e Marco, presenti al consiglio, e,
successivamente, con Maria Antonietta, con cui ho condiviso la bella esperienza
del consiglio internazionale Ifor.
Su questo percorso, mi pareva si fosse tutti d'accordo, e perciò stesso
risultava il + adatto a superare divisioni e contrasti.
Infatti non possiamo nasconderci che queste incomprensioni ci siano state e
siano tuttora presenti; il mio tentativo era quello di superarle in avanti, ma
col consenso di tutti.
Vedo invece che si vuol persistere in una strada di forzature, che rischia di
approfondire le divisioni e di rendere tutto + difficile, togliendo valore alle
cose buone e positive che pur tutti vogliono, anche se in ambiti diversi,
svolgere.
Fermo restando che ognuno può incontrarsi con chi vuole in qualsiasi momento,
una assemblea regionale di un'associazione come il mir deve rispondere ad alcune
caratteristiche: innanzitutto essere convocata in maniera consensuale, essere
aperta a tutti gli iscritti.
Rivolgo pertanto un accorato appello a tutti voi, in particolare a te Francesco,
che hai firmato la convocazione di questa riunione, e a Virginia, Marco, Maria
Antonietta , per le ragioni suesposte, a mantenere il percorso che ci eravamo
stabiliti, in modo da arrivare ad uno sbocco positivo del mir siciliano, che
tanta parte ha avuto e spero avrà ancora nella vita del nostro movimento.
Una mia partecipazione è possibile solo in presenza di un accordo unanime su
questo percorso; per me è un grosso sacrificio venire giù (puirtroppo l'Italia è
lunga); mai più, sia ben chiaro, verrei a sostenere una parte contro l'altra.
Il Mir è un movimento piccolo, se ancora ci perdiamo in diatribe interne, come
possiamo sperare di assolvere alla nostra missione di diffondere la nonviolenza?
Sperando in una vostra risposta positiva
mando un caro abbraccio a tutti voi, ribadendo che la mia speranza e anche il
mio assillo è di far in modo che nessuno di voi si senta escluso, emarginato,
malsopportato nella piccola ma gloriosa casa del mir

Vostro

Paolo Candelari

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To          : mir_sicilia@yahoogroups.com, mir_Palermo@yahoogroups.com,
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Cc          :
Date      : Tue, 24 Oct 2006 17:13:52 +0200
Subject : [MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir


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  From: Francesco LoCascio
  To: mir_sicilia@yahoogroups.com
  Sent: Friday, September 22, 2006 8:16 PM
  Subject: [mir_sicilia] riunione regionale mir

   Carissimi amici ci incontreremo domenica 29 ottobre presso la chiesa
  battista di Siracusa del Pastore Rapisarda. Il culto avrà inizio alle
  ore 11 a seguire agape fraterna.

  Francesco




[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4256 Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
Data: Mar 24 Ott 2006 10:59 pm
Oggetto: Re:[MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir
paolocand
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Carissimo Francesco,
e carissimi amici della Sicilia,
mi pesa alquanto scrivere questa lettera, ma la situazione mi costringe a farlo.
All’ultimo consiglio nazionale, abbiamo parlato a lungo della situazione
siciliana, e alla fine, pur con fatica, mi sembrava si fosse giunti ad un
accordo, nel senso di convocare una assemblea rivolta ad iscritti vecchi, nuovi
e ad altri amici, che da una parte rilanciasse, attraverso un programma di
lavoro condiviso, l’attività di un coordinamento regionale, che da tempo non era
+ operante nella regione, dall’altra cercasse di superare difficoltà che si
erano create a Palermo, attraverso un momento fraterno e conviviale, con un
rilancio appunto del mir siciliano.
Io personalmente avevo dato la mia disponibilità ad essere presente, per far
sentire vicino a voi la presenza del mir nazionale, e anche per offrire una
garanzia nei confronti di tutti.
Il periodo migliore individuato per tale evento si era pensato essere fine
novembre, primi dicembre.
Di questo avevo parlato telefonicamente con Virginia nella stessa giornata del
24 settembre, direttamente con Francesco e Marco, presenti al consiglio, e,
successivamente, con Maria Antonietta, con cui ho condiviso la bella esperienza
del consiglio internazionale Ifor.
Su questo percorso, mi pareva si fosse tutti d’accordo, e perciò stesso
risultava il + adatto a superare divisioni e contrasti.
Infatti non possiamo nasconderci che queste incomprensioni ci siano state e
siano tuttora presenti; il mio tentativo era quello di superarle in avanti, ma
col consenso di tutti.
Vedo invece che si vuol persistere in una strada di forzature, che rischia di
approfondire le divisioni e di rendere tutto + difficile, togliendo valore alle
cose buone e positive che pur tutti vogliono, anche se in ambiti diversi,
svolgere.
Fermo restando che ognuno può incontrarsi con chi vuole in qualsiasi momento,
una assemblea regionale di un’associazione come il mir deve rispondere ad alcune
caratteristiche: innanzitutto essere convocata in maniera consensuale, essere
aperta a tutti gli iscritti.
Rivolgo pertanto un accorato appello a tutti voi, in particolare a te Francesco,
che hai firmato la convocazione di questa riunione, e a Virginia, Marco, Maria
Antonietta , per le ragioni suesposte, a mantenere il percorso che ci eravamo
stabiliti, in modo da arrivare ad uno sbocco positivo del mir siciliano, che
tanta parte ha avuto e spero avrà ancora nella vita del nostro movimento.
Una mia partecipazione è possibile solo in presenza di un accordo unanime su
questo percorso; per me è un grosso sacrificio venire giù (puirtroppo l'Italia è
lunga); mai più, sia ben chiaro, verrei a sostenere una parte contro l'altra.
Il Mir è un movimento piccolo, se ancora ci perdiamo in diatribe interne, come
possiamo sperare di assolvere alla nostra missione di diffondere la nonviolenza?
Sperando in una vostra risposta positiva
mando un caro abbraccio a tutti voi, ribadendo che la mia speranza e anche il
mio assillo è di far in modo che nessuno di voi si senta escluso, emarginato,
malsopportato nella piccola ma gloriosa casa del mir

Vostro

Paolo Candelari

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To          : mir_sicilia@yahoogroups.com, mir_Palermo@yahoogroups.com,
mir-riconciliazione@yahoogroups.com
Cc          :
Date      : Tue, 24 Oct 2006 17:13:52 +0200
Subject : [MIR-riconciliazione] Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir











  ----- Original Message -----
  From: Francesco LoCascio
  To: mir_sicilia@yahoogroups.com
  Sent: Friday, September 22, 2006 8:16 PM
  Subject: [mir_sicilia] riunione regionale mir


  Carissimi amici ci incontreremo domenica 29 ottobre presso la chiesa
  battista di Siracusa del Pastore Rapisarda. Il culto avrà inizio alle
  ore 11 a seguire agape fraterna.


  Francesco





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#4255 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mar 24 Ott 2006 7:18 pm
Oggetto: Re: [MIR-riconciliazione] Fw: turi in appello il 27-10 com-stampa
e.pey@...
Invia email Invia email
 
Abbiamo scritto a Turi dal seminario del MN di Verona, domenica.
Aggiungo qui la mia solidarietà e sostegno, da comunicargli insieme a tutti
gli altri che ricevono e rispondono a questa.
Per Turi: buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza!
Enrico Peyretti, Torino



----- Original Message -----
From: <locascio.francesco@...>
To: <mir-riconciliazione@yahoogroups.com>
Sent: Tuesday, October 24, 2006 8:33 PM
Subject: [MIR-riconciliazione] Fw: turi in appello il 27-10 com-stampa



----- Original Message -----
From: <alfonsonavarra@...>
To: .....
Sent: Tuesday, October 24, 2006 7:56 PM
Subject: turi in appello il 27-10 com-stampa


Comunicato stampa - SOLIDARIETA´ CON TURI VACCARO
IN APPELLO IL 27
OTTOBRE A DEN BOSCH (OLANDA)
DARE LA SVEGLIA PER IL DISARMO NUCLEARE
EUROPEO E´ GIUSTO


Solidarizziamo con Turi Vaccaro, il nonviolento del
movimento "Ploughshares", sabotatore di F16 nucleari in Olanda, che, il
27 ottobre 2006, verra´ giudicato in appello a Den Bosch in seguito al
ricorso  contro la condanna in primo grado (18 mesi di detenzione),
comminata giusto un anno fa (27 ottobre 2005), da parte del Tribunale
di Breda.

(vedi file allegato)

Per il Comitato di Solidarieta´ al
Nonviolento Turi Vaccaro c/o Lega per il disarmo unilaterale via
Borsieri, 12 - 20159 Milano
Alfonso Navarra  cell. 349-5211837


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#4254 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 24 Ott 2006 6:33 pm
Oggetto: Fw: turi in appello il 27-10 com-stampa
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: <alfonsonavarra@...>
To: .....
Sent: Tuesday, October 24, 2006 7:56 PM
Subject: turi in appello il 27-10 com-stampa


Comunicato stampa - SOLIDARIETA´ CON TURI VACCARO
IN APPELLO IL 27
OTTOBRE A DEN BOSCH (OLANDA)
DARE LA SVEGLIA PER IL DISARMO NUCLEARE
EUROPEO E´ GIUSTO


Solidarizziamo con Turi Vaccaro, il nonviolento del
movimento "Ploughshares", sabotatore di F16 nucleari in Olanda, che, il
27 ottobre 2006, verra´ giudicato in appello a Den Bosch in seguito al
ricorso  contro la condanna in primo grado (18 mesi di detenzione),
comminata giusto un anno fa (27 ottobre 2005), da parte del Tribunale
di Breda.

(vedi file allegato)

Per il Comitato di Solidarieta´ al
Nonviolento Turi Vaccaro c/o Lega per il disarmo unilaterale via
Borsieri, 12 - 20159 Milano
Alfonso Navarra  cell. 349-5211837


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#4253 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 24 Ott 2006 3:13 pm
Oggetto: Fw: [mir_sicilia] riunione regionale mir
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: Francesco LoCascio
To: mir_sicilia@yahoogroups.com
Sent: Friday, September 22, 2006 8:16 PM
Subject: [mir_sicilia] riunione regionale mir


Carissimi amici ci incontreremo domenica 29 ottobre presso la chiesa
battista di Siracusa del Pastore Rapisarda. Il culto avrà inizio alle
ore 11 a seguire agape fraterna.


Francesco





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#4252 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 24 Ott 2006 12:05 pm
Oggetto: Fw: [glt NV] Control Arms: oltre 100 governi per il Trattato, mercoledi voto all'Onu
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: Riccardo Troisi
To: controlarms@...
Sent: Tuesday, October 24, 2006 11:43 AM
Subject: [glt NV] Control Arms: oltre 100 governi per il Trattato, mercoledi
voto all'Onu




Control Arms: oltre 100 governi per il Trattato, mercoledì voto all'Onu
lunedì, 23 ottobre, 2006

E' atteso per la tarda serata (ora italiana) di mercoledi 25 ottobre, il voto in
I Comitato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite su una risoluzione che
chiede l'avvio dei lavori per la stesura di un Trattato internazionale sul
commercio di armi. La risoluzione ha raggiunto intanto il sostegno di oltre 100
governi, tra cui quello italiano. "E' fondamentale che la delegazione italiana
sia fisicamente presente alla sessione del Comitato di mercoledi 25 e incoraggi
le altre delegazioni ad assicurare la propria presenza" - segnala una nota della
Campagna Control Arms.

Nella lista dei 100 paesi sponsor della risoluzione tre dei sei principali
esportatori globali di armi (Francia, Germania e Regno Unito), alcuni paesi il
cui export di armi è in forte sviluppo (Brasile, Bulgaria e Ucraina) e molti
paesi devastati dalla violenza delle armi (tra cui Colombia, Haiti, Liberia,
Ruanda e Timor Leste): ma peserà sul voto l'influenza e l'opposizione di Usa,
Cina e Russia che nel luglio scorso ha portato al fallimento la Conferenza
mondiale dell'Onu sulle armi leggere.

Se il I Comitato dell'Assemblea generale approverà la risoluzione, verrà
istituito un Gruppo di esperti governativi che si metterà al lavoro per
determinare obiettivi, riferimenti normativi e la struttura vera e propria del
Trattato. Il Gruppo dovrà riferire al I Comitato nel 2008. Amnesty International
che - insieme a Oxfam International e Iansa/Rete internazionale d'azione sulle
armi leggere, Ha promosso da tre anni la campagna Control Arms, con l'obiettivo
di un Trattato internazionale sul commercio di armi che stabilisca regole rigide
per impedire che le armi finiscano nelle mani di chi viola i diritti umani -
auspica che mercoledi 25 possa essere una giornata importante e dall'esito
positivo. La Campagna, "invita tutti i mezzi d'informazione a tenere alta
l'attenzione su quanto accadrà a New York in questi giorni".

Per una miglior comprensione dell'importanza di un Trattato Internazionale in
materia di commercio di armi e per conoscere i passi finora svolti dalla
Campagna Control Arms, esperti della Sezione Italiana e del Segretariato
Internazionale di Amnesty International sono costantemente reperibili per
interviste e aggiornamenti.

Dal 2003 Amnesty International, Oxfam International e Iansa hanno unito le
proprie forze nella campagna "Control Arms", per l'adozione di un Trattato
internazionale sul commercio di armi basato sul rispetto del diritto
internazionale, in particolare delle norme sui diritti umani e del diritto
umanitario. Sostenuta da venti premi Nobel, la campagna Control Arms in Italia è
rilanciata dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dalla Rete italiana
per il Disarmo. Oltre a contribuire alla grande mobilitazione mondiale, i
promotori hanno inteso agire per migliorare gli strumenti legislativi e di
trasparenza esistenti in Italia sul commercio di armi. L'Italia è infatti il
quarto produttore e il secondo esportatore mondiale di armi leggere, eppure la
nostra legislazione è vecchia di 30 anni e ad oggi non esiste alcuna forma di
controllo sugli intermediatori internazionali di armi. [GB]



ZCZC0004/SXA

YNY00360

R EST S0A SA1 S91 QBXB

ARMI: ONU, APPELLO 15 PREMI NOBEL PER REGOLE COMMERCIO (QUESTA NOTIZIA PUO'
ESSERE TRASMESSA DOPO LE ORE 6:00)

    (ANSA) - NEW YORK, 23 ott - Quindici premi Nobel per la pace

- tra cui l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu e il Dalai Lama, oltre ad
Amnesty International - hanno chiesto ai 192 paesi membri delle Nazioni Unite di
approvare un progetto di risoluzione per il controllo del commercio
internazionale delle armi.

    Il progetto - presentato con l'appoggio di paesi come Gran Bretagna,
Finlandia, Argentina, Costa Rica, Kenya, Giappone ed Australia - verra'
presentato per l'approvazione alla prima commissione dell'Assemblea Generale
dell'Onu, quella che si occupa delle questioni di disarmo.

    Se verra' approvata la risoluzione, verra' istituito un gruppo di esperti
governativi in vista di un eventuale trattato internazionale.

    La maggior parte dei paesi, tra cui produttori di armi come Gb, Francia e
Germania, si sono detti disposti ad appoggiare l'

iniziativa, che piace anche a chi e' stato vittima di violenze, come Colombia,
Haiti, Liberia e Ruanda.

    Tra quelli che sembrano opporsi al progetto, vengono citati gli Stati Uniti,
la Russia, la Cina, l'India e l'Iran: tutti paesi produttori di armi. (ANSA).



      RL

24-OTT-06 00:39 NNNN

_MAW0455 4 pos,gn00 583 ITA0455;

Apc-ONU/ TRATTATO COMMERCIO ARMI, MERCOLEDÌ SERA VOTO SU RISOLUZIONE _Lo ricorda
Amnesty in un comunicato



Roma, 23 ott. (Apcom) - Dovrebbe svolgersi con ogni probabilità nella tarda
serata di mercoledi 25 ottobre (ora italiana) il voto del Primo Comitato
dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione che chiede l'avvio
dei lavori per la stesura di un Trattato internazionale sul commercio di armi.
Lo ricorda in un comunicato l'ufficio stampa di Amnesty International, in cui si
invitano tutti i mezzi di informazione "a tenere alta l'attenzione" su quanto
accadrà a New York in questi giorni.



       La risoluzione è sponsorizzata da oltre cento governi, tra cui quello
italiano. E' fondamentale - sottolinea l'ong che si batte per la difesa dei
diritti umani - che la delegazione italiana sia fisicamente presente alla
sessione del Comitato di mercoledi 25 e incoraggi le altre delegazioni ad
assicurare la propria presenza.





       Nella lista dei 100 Paesi che sponsorizzano la risoluzione - ricorda
inoltre Amnesty - figurano tre dei sei principali esportatori globali di armi
(Francia, Germania e Regno Unito), alcuni Paesi il cui export di armi è in forte
sviluppo (Brasile, Bulgaria e Ucraina) e molti Paesi devastati dalla violenza
delle armi (tra cui Colombia, Haiti, Liberia, Ruanda e Timor Leste).



       Se il Primo Comitato dell'Assemblea generale approverà la risoluzione,
sarà istituito un Gruppo di esperti governativi che si metterà al lavoro per
determinare obiettivi, riferimenti normativi e la struttura vera e propria del
Trattato. Il Gruppo dovrà riferire al Prima Comitato nel 2008.

Red/Fco



COMUNICATO STAMPA



LA CAMPAGNA CONTROL ARMS DENUNCIA: PROIETTILI MADE IN GRECIA, CINA, RUSSIA E USA
TROVATI NELLE MANI DEI RIBELLI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO



Una nuova ricerca condotta dalla campagna Control Arms ha rivelato che
proiettili prodotti in Grecia, Cina, Russia e Usa sono stati trovati nelle mani
dei gruppi ribelli che agiscono nella regione orientale della Repubblica
democratica del Congo (Rdc), che si trova sotto un embargo dell'Onu.



Secondo i tre promotori della campagna Control Arms (Amnesty International,
Oxfam International e Iansa, la Rete internazionale d'azione sulle armi
leggere), questo scandalo sottolinea ancora una volta la necessità di un
Trattato internazionale sul commercio di armi, in grado di fermare il flusso di
armi nelle zone di conflitto. Tra una settimana, l'Onu dovrebbe mettere ai voti
una risoluzione per avviare i lavori sul Trattato.



Il fatto che, probabilmente per la prima volta, proiettili prodotti in Grecia e
Usa vengono trovati nella Rdc orientale, è la prova del crescente flusso globale
di armi che sta alimentando i combattimenti nella regione. La ricerca della
campagna Control Arms, condotta nel settembre di quest'anno, ha consentito di
rinvenire, a tre anni di distanza dall'imposizione dell'embargo dell'Onu, una
serie di armi e munizioni prodotte anche in Russia, Cina, Serbia e Sudafrica.



Secondo i responsabili della campagna Control Arms, è molto difficile che le
armi e le munizioni in questione siano state vendute direttamente ai ribelli
della Rdc, cosa che costituirebbe una violazione dell'embargo Onu sulle armi.
Più probabilmente, esse sono entrate nel distretto dell'Ituri dai paesi
confinanti. Questo è un ulteriore esempio di quanto sia necessario stabilire
standard globali sulle vendite di armi, basati sul diritto internazionale.



"Siamo di fronte solo a un esempio di come controlli insufficienti sulle armi
alimentino i conflitti e la sofferenza a livello mondiale. Gli embarghi dell'Onu
sono come dighe contro l'alta marea: da soli, non possono impedire i flussi
delle armi. Solo un rigoroso Trattato internazionale sul commercio di armi potrà
fermare l'ingresso delle armi nelle zone di guerra" - ha dichiarato Jeremy
Hobbs, Direttore di Oxfam International.



La scorsa settimana, alle Nazioni Unite, 7 governi hanno presentato una
risoluzione (co-sponsorizzata da altri 77 governi, tra cui quello italiano) per
iniziare i lavori sul Trattato. La risoluzione dovrebbe essere votata dal Primo
Comitato dell'Assemblea Generale all'inizio della prossima settimana.



La campagna Control Arms, sostenuta da 20 premi Nobel per la pace, chiede dal
2003 l'adozione di un Trattato internazionale sul commercio di armi che
impedisca i trasferimenti di armi e altre forniture militari laddove vi sia il
chiaro rischio che esse verranno usate per compiere gravi violazioni dei diritti
umani, per alimentare i conflitti o pregiudicare lo sviluppo.



"I gruppi ribelli nella Rdc orientale hanno un raccapricciante curriculum di
stupri, torture, uccisioni di civili e arruolamento di bambine e bambini
soldato. Il fatto che proiettili da così tanti paesi abbiano favorito tutto
questo è un'altra conferma che il Trattato deve diventare una realtà" - ha
commentato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.



Si stima che dal 1998 il conflitto nella Rdc abbia provocato 3,8 milioni di
morti. Nonostante l'accordo di pace del 2002, nell'est del paese i combattimenti
infuriano ancora, alimentati da armi e munizioni provenienti da ogni parte del
mondo. Tra i materiali rinvenuti dai ricercatori della campagna Control Arms e
di cui non è stato possibile determinare con esattezza il percorso, figurano:

- proiettili per fucili ad alta precisione prodotti dalla Federal Cartridge
Company statunitense;

- proiettili per fucili prodotti dalla Pyrkal Greek Powder & Cartridge Company
alla fine degli anni '80;

- un fucile d'assalto R4 prodotto in Sudafrica;

- fucili d'assalto made in China e una pistola di origine serba, gli uni e
l'altra danneggiati, il che fa supporre che siano stati sotterrati o conservati
in luogo umido.



Si ritiene che dal 50 al 60 per cento delle armi usate nella Rdc siano Ak-47.



"Con 1000 morti ammazzati al giorno dalla violenza delle armi, i governi non
possono più tollerare ulteriormente questo film dell'orrore che si riproduce
nella Rdc, in Colombia, in Iraq. È giunto il momento che un Trattato
internazionale sul commercio di armi impedisca a queste armi di finire nelle
mani sbagliate" - ha dichiarato Charles Nasibu, congolese, ricercatore sulle
armi leggere, attivista di Iansa.



Ulteriori informazioni



Nel settembre di quest'anno, i ricercatori della campagna Control Arms hanno
visitato una serie di edifici a Bunia (distretto di Ituri, Rdc orientale) per
ottenere le prove fotografiche delle armi e delle munizioni finite nelle mani
dei ribelli, dall'imposizione dell'embargo Onu del luglio 2003. Una precedente
missione nell'Ituri aveva avuto luogo nel novembre 2005. I gruppi armati che
agiscono nell'Ituri e nel vicino distretto del Kivu settentrionale sono
sottoposti a vari embarghi: oltre a quello dell'Onu, è tuttora in vigore quello
dell'Unione europea, istituito nell'aprile 1993.



I numeri di serie e altri segni rilevanti, come i codici di fabbricazione
stampati sulle cartucce e sui fucili, sono stati identificati da esperti
internazionali in materia di armi e hanno condotto all'individuazione di armi
prodotte in Grecia, Sudafrica, Serbia, Cina, Russia e Usa. Questi ultimi tre
paesi sono tra i più freddi sull'adozione del Trattato internazionale sul
commercio di armi.



In Italia la campagna Control Arms è rilanciata dalla Sezione Italiana di
Amnesty International e dalla Rete italiana per il Disarmo. Oltre a contribuire
alla grande mobilitazione mondiale, i promotori intendono agire per migliorare
gli strumenti legislativi e di trasparenza esistenti in Italia sul commercio di
armi. Il nostro paese è infatti il quarto produttore e il secondo esportatore
mondiale di armi leggere, eppure la nostra legislazione è vecchia di 30 anni e
ad oggi non esiste alcuna forma di controllo sugli intermediatori internazionali
di armi.



FINE DEL COMUNICATO
Roma, 16 ottobre 2006






[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#4251 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 23 Ott 2006 10:45 am
Oggetto: Fw: DOPO MESI ISRAELE AMMETTE, IN LIBANO USATO FOSFORO
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: "Francesco Iannuzzelli" <francesco@...>
To: <disarmo@...>
Sent: Monday, October 23, 2006 12:08 PM
Subject: Fwd: DOPO MESI ISRAELE AMMETTE, IN LIBANO USATO FOSFORO


>
>
> ----------  Forwarded Message  ----------
>
> http://www.ansa.it/opencms/export/main/visualizza_fdg.html_2020437337.html
>
> DOPO MESI ISRAELE AMMETTE, IN LIBANO USATO FOSFORO
> 2006-10-22 21:33
>
> ROMA - Per la prima volta oggi il governo di Israele ha ammesso l'utilizzo
di
> bombe al fosforo bianco in Libano, durante l'offensiva militare contro i
> guerriglieri Hezbollah dell'estate scorsa. Le autorità di Beirut avevano a
>  più riprese accusato i comandi di Tsahal di aver impiegato nel conflitto
>  questo tipo di ordigno: un'arma capace di provocare gravi ustioni, il cui
>  utilizzo è vietato dalla Convenzione internazionale di Ginevra contro la
>  popolazione civile o militari che si trovano in zone abitate.
>
>  A rivelare l'utilizzo delle bombe al fosforo è stato il ministro per i
>  Rapporti con il parlamento Yaakov Edri, in risposta a un'interpellanza
>  presentata da un deputato del partito di sinistra Meretz. "Tsahal dispone
di
>  munizioni al fosforo di vario tipo" ha detto il ministro, citato dal
>  quotidiano Haaretz. "Nel recente conflitto con Hezbollah ha fatto ricorso
a
>  bombe al fosforo per colpire obiettivi militari in zone aperte". Secondo
>  Edri l'utilizzo degli ordigni in queste circostanze è consentito dal
diritto
>  internazionale. Dopo il lancio nel luglio scorso dell'operazione militare
>  "Giusta retribuzione", il premier libanese Fuad Siniora aveva denunciato
una
>  violazione degli accordi di Ginevra da parte delle forze armate di
Israele.
>  "L'impiego di bombe al fosforo e al laser contro civili e bambini - si
era
>  chiesto il primo ministro - è consentito dalla Convenzione?".
>
>  Nel Libano meridionale, diversi medici avevano sostenuto che molti feriti
> ricoverati negli ospedali riportavano 'strane' ustioni, causate
probabilmente
> dal fosforo bianco. L'esecutivo di Beirut aveva inoltre denunciato l'ampio
> ricorso di Tsahal al lancio di ordigni esplosivi a frammentazione nel sud
del
> Libano. Militari e civili libanesi sono rimasti uccisi a causa della
> deflagrazione di ordigni rimasti inesplosi di questo tipo. Gli Stati Uniti
> ammisero lo scorso anno l'utilizzo nel novembre 2004 di bombe al fosforo
in
> un'offensiva contro la roccaforte ribelle di Falluja, in Iraq. Dopo
ripetute
> smentite e di fronte a risultanze di inchieste giornalistiche, Washington
> riconobbe il lancio di questo tipo di ordigni ma solo contro "combattenti
> nemici". Gli Usa non hanno sottoscritto la Convenzione di Ginevra.
>
> -------------------------------------------------------
>
> --
> francesco iannuzzelli francesco@...
> associazione peacelink http://www.peacelink.it
>
> --
> Mailing list Disarmo dell'associazione PeaceLink.
> Per ISCRIZIONI/CANCELLAZIONI: http://www.peacelink.it/mailing_admin.html
> Archivio messaggi: http://www.peacelink.it/webgate/disarmo/maillist.html
> Area tematica collegata: http://italy.peacelink.org/disarmo/index.html
> Si sottintende l'accettazione della Policy Generale:
> http://www.peacelink.it/associazione/html/policy_generale.html
>

#4250 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 19 Ott 2006 6:54 am
Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] odg corpi civili di pace presentato da martone
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
----- Original Message -----
From: Riccardo Troisi
To: coordinamento@...
Cc: b.venturi@... ; arossi@... ; 'Martina
Pignatti Morano' ; k.giacinti@...
Sent: Thursday, October 19, 2006 8:45 AM
Subject: [ReteDisarmo] odg corpi civili di pace presentato da martone




Carissimi/e ecco il testo dell'ordine del giorno sui corpi  civili di pace,
accolto ieri dal governo ed anche il testo dell'intervento in aula di Martone
sul tema . Vi comunico che ieri a roma nella sede del Ponte per c'è stata una
riunione di lavoro con le diverse esperienze che stanno lavorando da tempo su
questo tema (presto manderemo verbale ), è iniziato un confronto e probabilmente
si cercherà di promuovere un appuntamento pubblico durante gli Stati Generali
dal 20 al 25 nov.  Saluti Ric




Ordine del giorno

Ddl n. 1026 - Decreto-legge n. 253, sulla missione in Libano



Il Senato,


impegna il Governo

a sviluppare una forte iniziativa per arrivare ad una conferenza internazionale
di pace sul problema del Medio Oriente e segnatamente con l'obiettivo di
risolvere l'annoso conflitto israelo/palestinese. Anche confermando la
disponibilità a partecipare over fosse istituito, ad un contingente di caschi
blu dell'ONU nei territori palestinesi (Gaza e Cisgiordania)

a favorire in sede nazionale ed europea la costituzione di un contingente civile
disarmato (i cosiddetti caschi bianchi) - anche attraverso l'impegno dei
volontari del servizio civile nazionale - da utilizzare nella prevenzione dei
conflitti, nella ricostruzione delle relazioni sociali post belliche, nella
promozione della nonviolenza e della cultura della pace.


MARTONE, DEL ROIO, GRASSI, GAGGIO, MENAPACE, BOCCIA MARIA LUISA

Roma, 17 ottobre 2006

accolto dal Governo

-------------------------------------------------


Seduta del 17 ottobre 2006


MARTONE (RC-SE). Signor Presidente, vorrei cercare di illustrare la ratio ed il
contenuto di un ordine del giorno presentato da altri colleghi del Gruppo di
Rifondazione comunista - Sinistra europea che, in linea di massima, raccoglie
alcune delle sollecitazioni e delle osservazioni svolte anche dal collega Tonini
riguardo all'urgenza di un percorso che porti ad una Conferenza internazionale
di pace. Ha detto bene il collega Tonini: le questioni sono indissolubilmente
intrecciate.
La risoluzione 1701 ha vari obiettivi: il primo certamente di inviare una forza
di interposizione che potesse comportare come conseguenza la cessazione delle
ostilità; il secondo di assistere il Governo libanese nella messa in sicurezza
del confine e dal punto di vista politico aprire gli spazi per una soluzione
politica, con le armi in silenzio.
Tuttavia, non possiamo noi oggi accontentarci di quel primo passo verso la
giusta direzione. Gli spazi di manovra sembrano oggi estremamente ridotti. Lo
stesso International Crisis Group, un importante centro di ricerca, proprio nei
giorni scorsi, ha prodotto un briefing molto interessante che analizza le
opportunità e le possibilità per costruire una soluzione politica, riconoscendo
comunque che oggi quasi tutti gli indizi vanno contro e che, comunque sia, la
situazione sul campo è estremamente delicata e richiede uno sforzo forte da
parte della comunità internazionale.
Quindi, è una finestra di opportunità che dobbiamo essere in grado di cogliere
subito perché l'opportunità politica che ci si presenta davanti con l'entrata
nel Consiglio di sicurezza è importante e può capitalizzare, anche con
l'iniziativa politica svolta dal nostro Paese fin dall'inizio della crisi
libanese, poi sfociata nella Conferenza di Roma ed in un forte impegno nella
partecipazione a UNIFIL 2.
Tuttavia, come ho detto, questa iniziativa non può limitarsi a ciò; non possiamo
accontentarci dell'uso dello strumento militare per la soluzione delle
controversie e delle crisi internazionali, anche se, in questo caso, nel quadro
di un'azione multilaterale, legittimata dall'ONU, ci è sembrato un elemento
importante e imprescindibile.
Cosa significa oggi il nostro ordine del giorno? Significa che invitiamo il
Governo a proseguire nella strada già intrapresa con una serie di colloqui
importanti ad alto livello - anche la visita del Presidente del Consiglio in
Libano rientra in questa ampia strategia - che di fatto riconosce un punto,
ossia che il secondo passaggio previsto dopo la risoluzione 1701, ovverosia
un'altra risoluzione del Consiglio di sicurezza, che doveva costruire i tasselli
di una soluzione politico-diplomatica, tarda a venire.
In tal modo rischia di chiudersi quella finestra di opportunità che, a nostro
parere, bisogna continuare a tenere aperta, attraverso un lavoro per una
Conferenza internazionale di pace, che tenga insieme tutti quanti gli elementi:
il problema interno al Libano del reintegro di Hezbollah come movimento
politico, e quindi il suo disarmo in itinere, il problema regionale, che non può
fare a meno di affrontare, una volta per tutte, la questione della Palestina e
dei territori occupati e della strategia continuamente perseguita da Israele
dell'uso della forza in quei territori, e anche il punto di vista macroregionale
- ha detto molto bene il collega Tonini - con il coinvolgere nel tavolo della
trattativa Siria e Iran e fare in modo che, una volta per tutte, questa area
venga del tutto stabilizzata nel rispetto dei diritti dei popoli e della
legalità internazionale, lasciando forse da parte le dominazioni come il grande
Medio Oriente che appartengono ad altre correnti di pensiero.
L'altra questione che ci preme riguarda il rilancio dell'iniziativa civile; la
diplomazia per noi ha un senso se è multiforme: diplomazia degli Stati, dei
Governi e diplomazia dal basso, quella cooperazione tra popolo e popolo, che il
nostro Paese ha saputo conoscere, anche in maniera innovativa, durante la crisi
dei Balcani, che continua a essere attiva e feconda in Iraq, in Afghanistan ed è
poco conosciuta ai più, ma che ha pari dignità, secondo il nostro parere, per la
costruzione di una politica estera di pace e di prevenzione diplomatica e non
violenta dei conflitti.
Accanto all'ipotesi, che noi auspichiamo una volta che la Conferenza
internazionale di pace sul Medio Oriente abbia seguito ed esito, di inviare i
caschi blu anche a Gaza e in Cisgiordania, ci auguriamo che il Governo italiano
si impegni per la costruzione di corpi civili di pace, di strutture civili che
possano andare nei territori colpiti dalle guerre, lavorare a stretto contatto
con le comunità locali e ricostruire le condizioni e le precondizioni necessarie
per una convivenza pacifica e, nel caso Libano, con tutta probabilità, anche
prosciugando quel brodo di coltura nel quale Hezbollah rischia comunque di
continuare ad avere una forte forza e preponderanza e possa essere rincoraggiato
ad usare anche lo strumento militare.
Il nostro è un ordine del giorno che recepisce anche le istanze che provengono
da ampie fette del movimento pacifista, che oggi magari non scende in piazza
perché sta già lavorando alla pace costruttivamente e attivamente, incontrandosi
in Libano con i movimenti sociali e le forze sociali sane di quel Paese. Un
movimento che sta cercando di comprendere come intervenire in maniera
costruttiva, sostenendo uno sforzo di pacificazione che non deve essere, a mio
parere, soltanto un elemento di trionfalismo di un Governo o di un altro, ma
deve essere fatto soprattutto nel rispetto dei diritti di quei popoli che troppo
hanno sofferto. (Applausi dal Gruppo RC-SE e del senatore Tonini).



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#4249 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 18 Ott 2006 5:41 pm
Oggetto: G.A.V.C.I. (BO) 14 OTTOBRE 2006 - convegno :DISARMO ATOMICO, ALTERNATIVE DI DIFESA E RISORSE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA
locascio.francesco@...
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G.A.V.C.I. - Peace Activities - BOLOGNA, 14 OTTOBRE 2006 - Giornata di confronto
su:


                   BOLOGNA, 14 OTTOBRE 2006 - Giornata di confronto su:
                   Data: Friday, 22 September @ 01:05:37 CEST
                   Argomento: varie

                   DISARMO ATOMICO, ALTERNATIVE DI DIFESA E RISORSE PER LA PACE E
LA NONVIOLENZA
                   Le Popolazioni, i Politici, gli Scienziati si incontrano
                   scarica il volantino

                   Rischio atomico. Il suolo italiano vede dislocati su di sé
ordigni atomici presenti in particolare in due basi militari, Ghedi (40 testate)
ed Aviano (50 testate), possibili obiettivi in caso di guerra atomica.
                   Presenti in Italia sono anche sottomarini a propulsione
nucleare (e dotati di missili a testata nucleare): rilasciano scorie radioattive
dannose per l'uomo e l'ambiente e diventano potenziali ordigni in caso di
incidente.

                   In questa giornata il pubblico incontrerà persone impegnate
per la pace tra cui religiosi, politici, scienziati e rappresentanti dei
comitati locali che stanno conducendo lotte contro la presenza delle basi
militari nei territori.

                   Sarà anche un'occasione per presentare la campagna "NO ALLA
GUERRA NUCLEARE - insieme per il disarmo" rilanciata da Zanotelli.

                   La giornata pone il problema non dal punto di vista
allarmistico o ideologico, ma nell'ottica di chi si è trovato a contatto diretto
con questa realtà, si è rimboccato le maniche e, attraverso strumenti
democratici e nonviolenti, ha intrapreso concretamente la strada del
cambiamento.

                   Gli interventi della MATTINA evidenzieranno la realtà viva dei
comitati popolari, che porteranno la testimonianza dei protagonisti e
tracceranno una mappa dei risultati ottenuti. Questi gruppi si incontrano per la
prima volta a Bologna.

                   Gli interventi del POMERIGGIO metteranno l'accento da un punto
di vista scientifico e politico sulla scarsa validità della scelta nucleare come
proposta militare/difensiva a fronte della sua estrema pericolosità civile e
focalizzeranno la riflessione su alcune strategie politiche per affrontare il
problema e sul percorso della creazione di un riferimento istituzionale alla
Difesa Popolare Nonviolenta.


                   Ospiti della Mattina:

                   Rappresentanti dei comitati di Aviano, Camp Derby, Capo
Teulada, Gettiamo le Basi, Ghedi, La Maddalena, Napoli, Sicilia, Taranto,
Vicenza.

                   Ospiti del Pomeriggio:

                   Massimo ALIPRANDINI (Campagna O.S.M.-D.P.N. L.O.C. Milano)
                   Angelo BARACCA (Fisico nucleare, Università di Firenze)
                   Angelo CAVAGNA (G.A.V.C.I. Bologna, prete Dehoniano)
                   Paolo CENTO (Sottosegr. Min Economia e Finanze)
                   Alberto L'ABATE (Docente Università di Firenze, IPRI-Rete
Corpi Civili di Pace)
                   Andrea LICATA (Centro studi ricerche per la pace, Università
di Trieste)
                   Lidia MENAPACE (Senatrice Gruppo PRC, Commissione Difesa del
Senato)
                   Alfonso NAVARRA (Giornalista, Lega Disarmo Unilaterale)
                   Alex ZANOTELLI (Padre Comboniano)



                   Modera:

                   Giancarla CODRIGNANI (giornalista)
                   --> Per accedere ai MATERIALI disponibili vai su Leggi
Tutto... <--

                   Per info:
                   G.A.V.C.I.
                   Via Scipione Dal Ferro 4 c/o Villaggio del Fanciullo - 40138
BOLOGNA
                   tel/fax 051.341122
                   scarica il volantino



                   DOCUMENTI

                   - Sicilia Atomica - Presentazione PowerPoint (formato .pps)
                   - a cura di Francesco Locascio su materiali originali di
Antonio Mazzeo

                   - Sicilia Atomica - Presentazione PowerPoint (formato .zip)
                   - a cura di Francesco Locascio su materiali originali di
Antonio Mazzeo

                   - Mozione sugli accordi di Nuclear Sharing depositata in
Senato il 4 Luglio 2006
                   - di Francesco Martone

                   - Il Catechismo CEI "La verità vi farà liberi" sulla guerra
                   - di Angelo Cavagna

                   - STRATEGIE MILITARI, RIARMO, DISARMO, RICONVERSIONE -
Seminario - GALLARATE, 10 Giugno 2006
                   - di Angelo Baracca

                   - Appello "NO ALLA GUERRA NUCLEARE - insieme per il disarmo"

                   - Dossier "Sicuri? i rischi nascosti nel cortile di casa"
                   - a cura di Greenpeace

                   - Pacifismi - Guerre, eserciti, armi, diritto internazionale
e... pacifisti
                   - di Giancarla Codrignani

                   - IDEE PER UNA CAMPAGNA NAZIONALE PER LIBERARE IL NOSTRO PAESE
DALLE ARMI NUCLEARI ... - FIRENZE, 15 luglio 2006
                   - di Alberto L'Abate

                   - Ascolta lo SPOT radiofonico di Radio Città Del Capo di
Bologna!

                   Per info:
                   G.A.V.C.I.
                   Via Scipione Dal Ferro 4 c/o Villaggio del Fanciullo - 40138
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#4248 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 18 Ott 2006 5:45 am
Oggetto: Guerre dimenticate ed armi leggere: come il commercio di armi sta uccidendo l'Africa (23 ottobre ore 21.00-S. Antonino, Corso Tukory 2 Palermo).
locascio.francesco@...
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Movimento internazionale della Riconciliazione
Giustizia, Pace, Integrità del Creato Ofm-Sicilia



Scuola di Pace

Incontri di introduzione alla nonviolenza ed alla riflessione sulla Pace nello
spirito francescano.

  PRIMO INCONTRO

23 ottobre ore 21.00

Guerre dimenticate  ed armi leggere: come il commercio di armi sta uccidendo
l'Africa . (con relatori di Amnesty International).



Seguiranno gli incontri:

·                La Chiesa di Sicilia e l'Ambiente: il documento CESI sulle
emergenze

           ambientali nell'isola.

·         Immigrazione e condizione femminile : il progetto Ruth, un iniziativa
ecumenica per la liberazione dalla prostituzione.

·                Le Chiese e la Pace: il ruolo delle Chiese nella costruzione
della pace e nella demistificazione dell'idea di "scontro di civiltà".

   a..  Mediterraneo ed accordi di non proliferazione nucleare. quale ruolo per
l'Italia e la Sicilia,militarizzazione, basi militari, Sigonella e le sue 100
testate nucleari.




Gli incontri avranno luogo presso la Parrocchia di S. Antonino

Corso Tukory 2 Palermo

tel. 0916161323 - fax 0916167437

Info:

Frà Graziano  jpic-ofm.sicilia@...

Francesco Lo Cascio  segreteria@...


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#4247 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 17 Ott 2006 1:10 pm
Oggetto: MIR/IFOR Women Peacemakers Program
locascio.francesco@...
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Women Peacemakers Programhttp://www.ifor.org/WPP/index.html


       homemissionherstorydefinitionscontactresourcesfactsquotessuccess stories
FAQlinks
  Home
       Women Peacemakers Program
       Mission Statement


       The International Fellowship of Reconciliation (IFOR) believes that
without peace, development is impossible, and without women, neither peace nor
development can take place.

       IFOR's Women Peacemakers Program (WPP) began in 1997 and works to support
and strengthen women's peacemaking initiatives.

       The WPP believes that programs that specifically empower women
peacemakers, and encourage women and girls to become involved in peacebuilding
and civil society building, are essential for development.

       WPP's objective is to increase the empowerment of women through active
nonviolence.
       This is accomplished through an annual international training for
nonviolence trainers, regional consultations for women in conflict situations,
gender and nonviolence trainings, workshops on using the media for peace,
campaigns such as the annual May 24 International Women's Day for Peace and
Disarmament, and through the documentation of women's peace initiatives.

       For more information, click here >

       WPP Opportunities
       WPP has created an e-list, WPP Opportunities, which delivers regular
information to individuals and organizations about upcoming trainings, seminars,
campaigns, recently published materials, and job openings related to the issues
of gender, peace and nonviolence.

       For the latest issue of e-list, click here >

       News


       Etweda 'Sugars' Cooper from Liberia wins 1325 Award
       On 13 september 2006, the jury of the Dutch Women in Conflict Situations
and Peacekeeping Taskforce decided to name Ms. Etweda Cooper as winner of the
1325 Award. The 1325 Award aims to honour and encourage an individual or a civil
society organization in a conflict country or region that has developed
groundbreaking and effective initiatives to promote the rights of women and to
increase their participation at decision-making levels in peace processes.

       The Taskforce received close to 30 nominations for the Award. All
nominated organizations and individuals do work that is important to the cause
of women. Sometimes their work is closely related to Resolution 1325, sometimes
organizations address gender or peace issues in a more general way. Sometimes an
organization affects the life of many, sometimes the impact is more focused.
Comparing the work of very different organizations/individuals to one another is
always very difficult. Yet, after some debate, the jury thought one candidate
scored best on all primary and secondary criteria: Etweda "Sugars" Cooper.

       To read more click here >

       Women Nominees for Colombian National Peace Price: Displaced Women Build
New Lives, Brick by Brick
       Source: IPS News/Gloria Helena Rey
       "The City of Women", in the northern Colombian municipality of Turbaco, 11
kilometres from the fortified walls of this tourist resort city, bears no
resemblance to Federico Fellini's 1980 film by the same name, or to the
similarly dubbed Buenos Aires neighbourhood of Puerto Madero, where almost all
the streets and public spaces are named for famous women.

       These Colombian women, in contrast, are very real and still alive, and are
making their own mark on the country. Displaced by war, survivors of massacres
and crimes, some were victims of the paramilitaries, others of guerrillas or the
state security forces. Colombia has the world's second largest internally
displaced population (after Sudan) -- at least 2.5 million, according to
government figures. Women account for 49 percent of the displaced.

       To read more click here >

      Agenda

       Japanese women against war
       Source: BBC World News

       Gender training during IFOR Council in Japan
       The IFOR Council 2006, being held near Tokyo, Japan, from 8-18 October, is
an excellent opportunity for the women within IFOR to raise the issue of gender
mainstreaming within the organization. The IFOR Council, held every four years,
is the highest decision making body of IFOR. It is where decisions are made on
policies and programs for the following four years.

       As women within the peace movement organize around issues such as gender
and family violence, they find many male colleagues who are not open to gender
issues. Women within IFOR, they too, experience a lack of understanding and
support. Women are often not seen as leaders; their ideas are not heard nor are
their contributions recognized. Women and girls have fewer chances to
participate in nonviolence trainings or international conferences.

       To read more click here >

       Schiphol night vigils to be held throughout the Netherlands on 26-27
October 2006
       During the night from 26-27 October 2005, a detention centre at the Dutch
national airport Amsterdam Schiphol caught fire leading to a catastrophe for the
detainees: eleven lost their lives, fifteen got severely injured and many others
were traumatized. All people concerned were imprisoned in order to be deported
outside the Netherlands. They had done nothing wrong, committed no crime, the
only problem was that they were not in the possession of a valid residence
permit.

       In order to remember their fate, to contemplate on the circumstances in
which this could happen, and to advocate for change local night vigils will be
held throughout the Netherlands on 26-27 October 2006.

       To read more click here >
       The Schiphol night vigils website is only available in Dutch

       Peacekeeping Watch: Monitoring Sexual Exploitation and Abuse by UN
Peacekeepers
       Source: Peace Women, Women's International League for Peace and Freedom


       In the past decade, increasing numbers of accounts have surfaced of
violations committed by peacekeepers against civilians, in a particular women
and girls, during UN peacekeeping operations. To date, violations by
peacekeepers have been documented in Angola, Bosnia and Herzegovina, Cambodia,
the Democratic Republic of Congo, East Timor, Kosovo, Liberia, Mozambique,
Sierra Leone and Somalia (UNIFEM'S Independent Experts' Assessment). Currently,
the UN is carrying out investigations of sexual abuse by peacekeepers in the
Democratic Republic of the Congo.

       Peacekeeping Watch was initiated by the Center for Strategic Initiatives
for Women, the Women's Caucus for Gender Justice and WILPF in order to help
ensure the most comprehensive documentation of these violations and timely
advocacy efforts. WILPF's PeaceWomen Project continues this project today as
part of its broader work on gender and peacekeeping-related issues, and under
the overarching umbrella of working toward the implementation of Resolution
1325.

       To read the entire article, click here >

       Iran: An Open Letter and Request from Shirin Ebadi
       Source: Women LIving Under Muslim Laws

       11/08/2006: There is a very important matter I would like to discuss with
you. I conduct my human rights activities through the Defender of Human Rights
Center (DHRC). Two days ago the government of Iran announced that the center is
illegal.
       This center is a member of the International Federation for Human Rights
(FIDH) and has been registered there. It has also been awarded a human rights
prize by the Human Rights National Commission in France. This center is very
well known and credible in Iran.

       To read the entire letter, click here >







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#4246 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 16 Ott 2006 5:46 pm
Oggetto: Fw: consiglio nazionale ...quando? consultazione
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
Perchè non consideriamo l'opportunità di invitare qualcuno a presentare i
progetti ifor sulle donne?
potrebbe essere una novità interessante.
Nel qual caso  prendere tempo fino a gennaio ed evitare sovrapposizioni con
altri apuntamenti potrebbe tornare utile.
Potrebbe essere anche un occasione per coinvolgere campisti/e interessati ai
temi della differenza di genere e nonviolenza, anche in vista dela preparazione
del campone estivo.
Pace, Forza, Gioia!
Francesco



----- Original Message -----
From: paolo e ilaria MIR
To: ilaria
Sent: Sunday, October 15, 2006 7:45 PM
Subject: consiglio nazionale ...quando? consultazione


Carissimi,
il tempo stringe e bisogna assolutamente fissare la  data per il prossimo
Cosiglio Nazionale.
Due le ipotesi aperte qui al consiglio di fine settembre:
*   16-17 dicembre a Torino, sede nazionale
*    6-7 gennaio 2007        stessa sede.
Vedete che tra le due ipotesi c'è una differenza di una ventina di giorni, non
di più. E così pensiamo sia giuesto fare in quanto l'assemblea è fissata per il
28-30 aprile, quindi dobbiamo avere il tempo necessario alla maturazione di
alcune importanti scelte, compreso il rinnovo delle cariche .
Dalla consultazione avviata abbiamo appreso che in contemporanea all'appello del
16-17 dicembre si svolgerà a Torino un convegno su giornalismo di pace con
Galtung, Menapace, Chiesa ... organizzato dal centro studi. Ora, se le due cose
appaiono in contrasto, in realtà a me sembrerebbe una buona occasione per
vederci e tentare di ritagliare uno spazio per incontrare altre
persone............

Finora ho solo ricevuto una comunicazione di Alberto Zangheri che si diceva
indisponibile per entrambe le date; magari qualcun altro a Padova ha invece
voglia di venire........
Vi prego fortemente di rispondermi prestissimo così definiamo una data  e tutti
siamo più liberi di organizzarci con gli impegni personali.



Baci. Ilaria






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#4245 Da: Casa per la nonviolenza <sarvodaya@...>
Data: Lun 16 Ott 2006 11:20 am
Oggetto: Re: R: [MIR-riconciliazione] Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum telefonico
sarvodaya@...
Invia email Invia email
 
Casa per la nonviolenza
Associazione di ispirazione gandhiana
via XXIV maggio, 76
71046 San Ferdinando di Puglia (Foggia)
tel. (0883) 622652
e-mail: sarvodaya@...

Il grido dei poveri
Mensile di riflessione nonviolenta
http://italy.peacelink.org/pace/indices/index_1422.html

Ho telefonato ed espresso il mio NO!
Matteo Della Torre

>
>
>  Con preghiera di massima diffusione, diffondetelo a tutti i vostri
> contatti ed invitateli a fare altrettanto.
>
> IL GIORNALE DI VICENZA FA REFERENDUM TELEFONICO SU DAL
> MOLIN. CHIAMA SUBITO LO 0444/396381 PER DIRE NO ALLA
> BASE USA. UN SOLO VOTO X NUMERO TELEFONICO CHIAMANTE.
> CHIAMA DA TUTTI I NUMERI AI QUALI PUOI ACCEDERE. FAI
> CHIAMARE DA TUTTE LE PERSONE CHE CONOSCI.
> IMPORTANTE! FAI GIRARE QUESTO MESSAGGIO. GRAZIE.
>
> [1]http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_18779.html
>
> Scoop dell'Espresso
> Superbase militare Usa a Vicenza
> Missili, carri armati, parà, ecco il piano per trasformare la città
> veneta nella più importante base d'assalto dell'esercito amaricano
> verso il Medio Oriente.
> Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran
> Roberto Di Caro
> Fonte: L'Espresso n.38, 28 settembre 2006
> 25 settembre 2006
> Il 'pugno di combattimento', come lo chiamano al Pentagono, di un
> ipotetico conflitto con Teheran. Il cuore e il cervello della risposta
> bellica di pronto intervento sull'intero scacchiere mediorientale,
> Iraq e Afghanistan inclusi. La leggenda dell'esercito statunitense, la
> 173a Brigata aerotrasportata del capitano di 'Apocalypse now',
> rifondata e riunificata. Dove? A Vicenza, nel cuore della città. Alla
> caserma Ederle, dove già sono in 6 mila, e in un'intera nuova base da
> costruire entro l'area dell'aeroporto Dal Molin, 1.300 metri da piazza
> dei Signori e dalla Basilica palladiana. Prima tranche entro il 2007,
> a pieno regime entro il 2010.
>
> Su scelte del genere una nazione magari si scanna, ma le fa
> inalberando e urlando le ragioni del sì e del no. Da noi invece la
> vicenda è stata tenuta sottotraccia per tre anni, e sulla decisione si
> sta ora imbastendo un delicato minuetto. Ma per carità, caro ministro,
> veda lei se dare o no agli americani il Dal Molin: la decisione le
> tocca per legge, e mai io anteporrei i nostri interessi locali a
> quelli sacri dell'Italia. Ci mancherebbe altro, caro sindaco, decida
> lei: non voglio imporre alcunché ai vicentini, mi rimetto anzi alla
> loro e alla sua volontà... Colombina e Mirandolina? Macché. I
> protagonisti sono due tosti politici come Enrico Hüllweck, forzista,
> ex deputato, da due mandati primo cittadino di Vicenza, e Arturo Mario
> Luigi Parisi (così si firma e così lo citiamo), ministro della Difesa
> dal piglio marziale, che passi in rassegna i picchetti o annunci
> l''arrivano i nostri' in Libano.
>
> Come se in ballo ci fosse giusto qualche appalto da spartire, una
> manciata di voti di residenti e le solite melmose contrattazioni
> politiche col bilancino in seno alla maggioranza: si tratta invece,
> tout court, della completa riconversione della strategia e della
> dislocazione delle forze armate americane in Europa. La Vicenza
> americana già ora ospita, oltre ai 6 mila della Ederle, un quartiere
> blindato e vietato detto Villaggio della pace, vari magazzini in zona
> industriale, più due siti in provincia a Tormeno e Longare, incluso il
> Pluto dove per vent'anni sono stati stoccati missili in giardino a
> testata nucleare. Nella prevista riorganizzazione, acquisendo il Dal
> Molin attualmente aeroporto militare italiano in via di dismissione e
> insieme civile senza voli dopo un anno di funzionamento claudicante
> con i conti in rosso, Vicenza diverrebbe la più potente base americana
> in Europa. Qui verrebbe costruita la nuova 173a Brigata
> aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora
> divisa tra qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt.
> Rafforzata come organico (è previsto l'arrivo di altri 1.800 militari)
> e come dotazioni: 55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da
> combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi
> elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati
> Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria elettronica,
> due batterie di artiglieria con obici semoventi i micidiali
> lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls, quanto basta per cancellare
> una metropoli. A parte il nome della brigata, cambia tutto e la forza
> bellica cresce a dismisura.
>
> Nelle parole del generale James L. Jones, comandante delle forze
> armate Usa in Europa, pronunciate davanti al Senato americano già nel
> marzo 2005, "la 173a Brigata aerotrasportata sarà ampliata in Brigade
> Combat Team", cioè una sorta di maglio mobile con la potenza di fuoco
> di una divisione, "e rimarrà in Italia, in prossimità della base aerea
> di Aviano, suo centro d'impiego primario. Usareur (U. S. Army Europe,
> ndr) ha piani per espandere impianti e infrastrutture nell'area di
> Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto Dal
> Molin favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione".
>
> Si badi alla data: marzo 2005, un anno e mezzo fa. Il generale ha già
> pronti tutti i piani per ristrutturare il Dal Molin, e infatti chiede
> al Senato i fondi per attuarli. Una svista? Arroganza? No. L'allora
> premier Silvio Berlusconi aveva dato il suo benestare, non è chiaro se
> con una pacca sulle spalle o con un impegno segreto, visto che nessuno
> ha fino a ora esibito protocolli sottoscritti da entrambi i paesi
> contraenti.
>
> Adesso, nel minuetto su chi debba dire di sì o di no, sembrano cadere
> tutti dalle nuvole. Il sindaco Hüllweck non è contrario a cedere parte
> dell'area del Dal Molin: "Ma se sono io a dire di sì, poi chi me li dà
> i milioni di euro per il necessario completamento della tangenziale,
> le altre strade, gli scavi, i sottoservizi di acqua, gas e energia
> elettrica?". Il ministro Parisi preferirebbe certo sottrarsi alle ire
> di Oliviero Diliberto che a giugno è arrivato a Vicenza in veste di
> capopopolo contro il nuovo insediamento militare yankee: ma come
> spiegare un rifiuto all'alleato americano e al buon amico di Condy
> Rice, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema? Fosse il Comune a dire
> di no gli toglierebbe le castagne dal fuoco. Ecco allora, lo
> segnaliamo per il 'libro delle prime volte', che la risposta di Parisi
> al sindaco inaugura la formula del silenzio-dissenso: "In assenza di
> un riscontro si riterrà che il Comune di Vicenza abbia espresso parere
> negativo".
>
> Come si è arrivati a un tale mirabile esempio di patafisica della
> politica? "Me ne accennò la prima volta, nel marzo 2004, il
> consigliere politico del comando militare Usa a Vicenza, Vincent
> Figliomeni, durante una rituale visita di cortesia del comandante
> della Ederle", racconta il sindaco. Quando gliene riparlano, un anno
> dopo nel marzo 2005, chiede perché vogliano proprio il Dal Molin. "Non
> intendiamo usare la pista, i nostri soldati si sposteranno alla base
> aerea di Aviano in pullman e solo di notte", gli assicurano: lo
> ribadiranno ufficialmente a più riprese, anche al ministero della
> Difesa italiano. Affermazione plausibile in termini di procedure e
> costi, ma curiosa visto che per arrivare ad Aviano in autostrada c'è
> di mezzo il perenne ingorgo del passante di Mestre: ve la vedete la
> Brigata d'assalto di punta dell'US Army pronta a essere paracadutata
> d'urgenza in teatro di combattimento, traffico mestrino permettendo?
> Nella ricostruzione di Hüllweck, è lui a parlarne a Gianni Letta,
> sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che a sua volta
> incontra l'ambasciatore americano: nega così, il sindaco, che l'imput
> gli sia venuto da Silvio Berlusconi, proprio nel marzo 2003 testimone
> alle sue seconde nozze. Il Comune risponde invece picche alla
> richiesta Usa di costruire anche un reparto ostetricia tutto per loro,
> in modo che i pargoli della 173a potessero nascere in suolo americano,
> ancorché oltreoceano.
>
> Solo nel marzo di quest'anno cominciano a uscire le prime notizie
> sulla prossima rivoluzione militare americana a Vicenza. E a formarsi
> i primi Comitati del No, ormai sei riuniti in un coordinamento, negli
> ultimi giorni presenti con cartelli e cortei, e una raccolta di 10
> mila firme, dalla riunione del Consiglio comunale all'arrivo del
> ministro Francesco Rutelli per il premio Eti, l'Oscar del teatro
> italiano, in quel gioiellino che è l'Olimpico. "Ma scherziamo?
> Un'altra base del genere in piena città, in un'area congestionata dove
> nelle ore di punta già si formano chilometri di coda, contro il parere
> del comune confinante di Caldogno, distruggendo per le infrastrutture
> anche l'argine del fiume Bacchiglione? E i problemi di sicurezza?
> L'Unione non doveva ridurre le servitù militari? Vale solo per l'isola
> sarda della Maddalena?", attaccano Cinzia Bottene e Viviana Varischio,
> presidenti di due dei sei comitati.
>
> A maggio arrivano in Consiglio comunale tre colonnelli Usa e
> spiattellano un malloppo di trecento pagine con tutti i progetti delle
> nuove strutture previste al Dal Molin: c'è disegnato ogni muro,
> pilastro, pensilina, tipo di tegola, rubinetto, linea e presa
> elettrica, dalla caserma a otto palazzine a pettine di quattro piani
> più uno alla mensa per 801-1.300 persone, più due autopark di sei
> piani, depositi, negozi, due ristoranti, fast food, barbiere, fino ai
> 14 metri quadri per la pompa di benzina. Gli americani le cose le
> fanno così: hanno messo nero su bianco persino le modalità con cui
> selezionare i dentisti italiani in considerazione delle differenze tra
> i nostri e i loro medicinali. L'investimento Usa è pari a 306 milioni
> di dollari per la sola prima fase da chiudere entro il 2007: la
> tabella sta nella relazione del citato generale Jones alla Commissione
> Forze armate del Senato americano del 7 marzo scorso, dove si
> dettagliano anche 26 milioni per il Centro fitness, 52 per il
> mini-ospedale, 31 per la scuola elementare americana all Ederle. Il
> complesso dovrebbe operare a pieno regime nel 2010, con una spesa
> finale sul miliardo di dollari.
>
> Per gli americani è tutto deciso, per gli italiani tutto da decidere.
> "Che vuole, Vicenza è il cuore della tradizione dorotea, cioè della
> mediazione infinita per accontentare tutti. Oggi che i democristiani
> non ci sono più è anche peggio: alla composizione degli interessi s'è
> sostituita la reticenza, non si sa mai chi, come e quando decide",
> annota Ilvo Diamanti, vicentino, politologo, prorettore all'ateneo di
> Urbino.
>
> E infatti la scelta non ha né padri né madri. "Sì, ho tenuto io i
> rapporti con gli americani della base, specie con i tecnici", dice
> Claudio Cicero, assessore di An a mobilità, trasporti e
> infrastrutture, nel cui ufficio già campeggia il tracciato della
> tangenziale che vorrebbe costruire coi soldi degli States, del governo
> italiano, della Regione, facciano loro, purché non con le casse del
> Comune: ma neanche lui annuncia battaglia in caso di un 'no' del
> governo. Più sottilmente, insinua il dubbio che impedire il
> ricongiungimento della 173a a Vicenza potrebbe spingere gli americani
> a spostare tutto altrove, in Germania o magari in Romania: "Alla
> Ederle lavorano oggi 750 italiani come personale civile. Se perdessero
> il lavoro, solo un terzo potrebbe essere ricollocato altrove". Del
> resto è in quel bacino che Cicero prende i voti, non certo tra i
> catilinari antiguerra e antibase. Ma in questa sua posizione si
> ritrova come alleati Cisl e Uil, anima del comitato per il 'sì' che ha
> anch'esso raccolto le sue brave 10 mila firme.
>
> A sentire gli esperti, non sembra probabile che in caso di rifiuto gli
> americani per ripicca dislochino la 173a in Romania o in Bulgaria, e a
> Vicenza smantellino anche la Ederle. I soldati si spostano in aereo,
> ma tanks e rifornimenti si muovono via nave, e ai porti di Livorno o
> Trieste si arriva facilmente, tra il Mediterraneo e il Mar Nero c'è
> invece di mezzo il Bosforo: basterebbe allora un colpo d'ala del
> premier turco Erdogan o di chi per lui a inceppare l'intera strategia
> di intervento rapido in Medio Oriente. Ma le minacce più sono velate e
> meglio funzionano, in casi come questo.
>
> A margine, un piccolo italianissimo interrogativo: giacché tutta la
> storia nasce con Berlusconi presidente del Consiglio, che farà per
> tener fede all'impegno, ancorché informale, da lui preso con il suo
> amicone americano? "L'ho sentito giovedì scorso", risponde il sindaco
> Hüllweck: "'Come sei messo?', mi ha chiesto, 'so che hai dei problemi.
> Vuoi magari parlarne con l'ambasciatore americano?'". Detto fatto,
> l'incontro ha luogo a Roma il mercoledì. Ovvero: come un'incontenibile
> esuberanza, forse la nostalgia di quando queste cose le faceva da
> premier, dà luogo a una diplomazia parallela da Repubblica delle
> banane.
>
> Note:
> Peggio di Rambo
> Ricordate 'Apocalypse Now'? Ricordate il protagonista, il capitano
> mandato a stanare il colonnello Kurtz dal suo regno nella giungla?
> Anche nel film, l'ufficiale incaricato della missione impossibile è un
> ufficiale della 173a brigata. Perché il reparto vicentino destinato a
> diventare 'il pugno dell'America in Medio Oriente' incarna tutti i
> miti della storia militare statunitense. Dal 1917 sono sempre i primi
> a entrare in battaglia. I battaglioni ricostituiti per potenziare la
> base veneta vantano medaglie conquistate in Tunisia, in Sicilia, in
> Normandia. Sono gli Sky soldiers, che arrivano dovunque e risolvono
> ogni situazione. A qualunque costo.
>
> In realtà, in Vietnam il reparto è stato mandato al massacro: i parà
> hanno combattuto per sei anni di fila. Anche quella volta furono i
> primi ad arrivare, raccogliendo 8 mila onorificenze negli scontri. Il
> prezzo? Milleseicento nomi incisi sul Muro della memoria. Un tributo
> di sangue che ha costretto il Pentagono a sciogliere il reparto.
> L'unità è risorta nel 2000, proprio a Vicenza, per tenere sotto
> controllo i Balcani. Ma l'esordio bellico è stato in Iraq, con uno
> spettacolare lancio di paracadutisti ad uso della Cnn nella zona
> curda. Un volo diretto dall'Italia che ha scavalcato il no di Ankara
> al conflitto: "Siamo bastati da soli per aprire il fronte nord", si
> vantano i parà. Il resto della campagna irachena e le operazioni
> afgane nella zona talebana sono costate molte vite: almeno 40 parà
> vicentini sono morti. Perché già oggi la base veneta è in prima linea.
> E usa come motto la conversazione tra terroristi intercettata a
> Kirkuk: "Questi americani non sono marines: sono terribili, sono
> dovunque e ci stritolano". Peggio di Rambo.
>
> Roberto Di Caro
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#4244 Da: "Ciavarella Giovanni" <giovanni.ciavarella@...>
Data: Lun 16 Ott 2006 9:55 am
Oggetto: R: [MIR-riconciliazione] Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum telefonico
giovanni.ciavarella@...
Invia email Invia email
 
Fatto anche io.
Giovi

-----Messaggio originale-----
Da: MIR-riconciliazione@yahoogroups.com
[mailto:MIR-riconciliazione@yahoogroups.com]Per conto di Enrico Peyretti
Inviato: domenica 15 ottobre 2006 22.18
A: mir-riconciliazione@yahoogroups.com; locascio.francesco@...
Oggetto: Re: [MIR-riconciliazione] Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e
referendum telefonico


Ho chiamato e così ho votato NO. La chiamata equivale al voto NO.
Ciao! Enrico

----- Original Message -----
From: <locascio.francesco@...>
To: <mir-riconciliazione@yahoogroups.com>
Sent: Sunday, October 15, 2006 8:04 PM
Subject: [MIR-riconciliazione] Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum
telefonico



----- Original Message -----
From: Enrico Peyretti
To: valpiana mao ; soccio 01 matteo ; siino 1 marco ; Siena -Martina
Pignatti Morano ; satyagraha ; salio nanni ; rizzi02 flavia ; racca A1
piercarlo ; pugliese pasquale ; Pontara Giuliano ; pompeo 1 rocco ; pilati
massimiliano, trento ; moratto adriano ; monti pierangelo ivrea ; menapace
01 lidia ; martirani giuliana ; Manara Fulvio Cesare ; malleo m. antonietta,
palermo ; lugli daniele ; locascio 01 francesco (mir) ; l'abate 01 alberto ;
Iannamorelli Pasquale ; giusti luca ; Gandolfi Angelo ; Dogliotti Angela ;
Codrignani Giancarla ; Ciardi Filippo ; centro gandhi 01 pisa ; capitini
luciano ; Cacciari Paolo ; buccoliero elena ; bravo anna ; Benini Luciano ;
azionenonviolenta ; sini peppe
Sent: Saturday, October 14, 2006 6:48 AM
Subject: Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum telefonico



----- Original Message -----
From: Jibril
To: glt-nonviolenza
Sent: Friday, October 13, 2006 5:10 PM
Subject: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum telefonico


  Con preghiera di massima diffusione, diffondetelo a tutti i vostri
contatti ed invitateli a fare altrettanto.

IL GIORNALE DI VICENZA FA REFERENDUM TELEFONICO SU DAL
MOLIN. CHIAMA SUBITO LO 0444/396381 PER DIRE NO ALLA
BASE USA. UN SOLO VOTO X NUMERO TELEFONICO CHIAMANTE.
CHIAMA DA TUTTI I NUMERI AI QUALI PUOI ACCEDERE. FAI
CHIAMARE DA TUTTE LE PERSONE CHE CONOSCI.
IMPORTANTE! FAI GIRARE QUESTO MESSAGGIO. GRAZIE.

[1]http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_18779.html

Scoop dell'Espresso
Superbase militare Usa a Vicenza
Missili, carri armati, parà, ecco il piano per trasformare la città
veneta nella più importante base d'assalto dell'esercito amaricano
verso il Medio Oriente.
Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran
Roberto Di Caro
Fonte: L'Espresso n.38, 28 settembre 2006
25 settembre 2006
Il 'pugno di combattimento', come lo chiamano al Pentagono, di un
ipotetico conflitto con Teheran. Il cuore e il cervello della risposta
bellica di pronto intervento sull'intero scacchiere mediorientale,
Iraq e Afghanistan inclusi. La leggenda dell'esercito statunitense, la
173a Brigata aerotrasportata del capitano di 'Apocalypse now',
rifondata e riunificata. Dove? A Vicenza, nel cuore della città. Alla
caserma Ederle, dove già sono in 6 mila, e in un'intera nuova base da
costruire entro l'area dell'aeroporto Dal Molin, 1.300 metri da piazza
dei Signori e dalla Basilica palladiana. Prima tranche entro il 2007,
a pieno regime entro il 2010.

Su scelte del genere una nazione magari si scanna, ma le fa
inalberando e urlando le ragioni del sì e del no. Da noi invece la
vicenda è stata tenuta sottotraccia per tre anni, e sulla decisione si
sta ora imbastendo un delicato minuetto. Ma per carità, caro ministro,
veda lei se dare o no agli americani il Dal Molin: la decisione le
tocca per legge, e mai io anteporrei i nostri interessi locali a
quelli sacri dell'Italia. Ci mancherebbe altro, caro sindaco, decida
lei: non voglio imporre alcunché ai vicentini, mi rimetto anzi alla
loro e alla sua volontà... Colombina e Mirandolina? Macché. I
protagonisti sono due tosti politici come Enrico Hüllweck, forzista,
ex deputato, da due mandati primo cittadino di Vicenza, e Arturo Mario
Luigi Parisi (così si firma e così lo citiamo), ministro della Difesa
dal piglio marziale, che passi in rassegna i picchetti o annunci
l''arrivano i nostri' in Libano.

Come se in ballo ci fosse giusto qualche appalto da spartire, una
manciata di voti di residenti e le solite melmose contrattazioni
politiche col bilancino in seno alla maggioranza: si tratta invece,
tout court, della completa riconversione della strategia e della
dislocazione delle forze armate americane in Europa. La Vicenza
americana già ora ospita, oltre ai 6 mila della Ederle, un quartiere
blindato e vietato detto Villaggio della pace, vari magazzini in zona
industriale, più due siti in provincia a Tormeno e Longare, incluso il
Pluto dove per vent'anni sono stati stoccati missili in giardino a
testata nucleare. Nella prevista riorganizzazione, acquisendo il Dal
Molin attualmente aeroporto militare italiano in via di dismissione e
insieme civile senza voli dopo un anno di funzionamento claudicante
con i conti in rosso, Vicenza diverrebbe la più potente base americana
in Europa. Qui verrebbe costruita la nuova 173a Brigata
aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora
divisa tra qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt.
Rafforzata come organico (è previsto l'arrivo di altri 1.800 militari)
e come dotazioni: 55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da
combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi
elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati
Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria elettronica,
due batterie di artiglieria con obici semoventi i micidiali
lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls, quanto basta per cancellare
una metropoli. A parte il nome della brigata, cambia tutto e la forza
bellica cresce a dismisura.

Nelle parole del generale James L. Jones, comandante delle forze
armate Usa in Europa, pronunciate davanti al Senato americano già nel
marzo 2005, "la 173a Brigata aerotrasportata sarà ampliata in Brigade
Combat Team", cioè una sorta di maglio mobile con la potenza di fuoco
di una divisione, "e rimarrà in Italia, in prossimità della base aerea
di Aviano, suo centro d'impiego primario. Usareur (U. S. Army Europe,
ndr) ha piani per espandere impianti e infrastrutture nell'area di
Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto Dal
Molin favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione".

Si badi alla data: marzo 2005, un anno e mezzo fa. Il generale ha già
pronti tutti i piani per ristrutturare il Dal Molin, e infatti chiede
al Senato i fondi per attuarli. Una svista? Arroganza? No. L'allora
premier Silvio Berlusconi aveva dato il suo benestare, non è chiaro se
con una pacca sulle spalle o con un impegno segreto, visto che nessuno
ha fino a ora esibito protocolli sottoscritti da entrambi i paesi
contraenti.

Adesso, nel minuetto su chi debba dire di sì o di no, sembrano cadere
tutti dalle nuvole. Il sindaco Hüllweck non è contrario a cedere parte
dell'area del Dal Molin: "Ma se sono io a dire di sì, poi chi me li dà
i milioni di euro per il necessario completamento della tangenziale,
le altre strade, gli scavi, i sottoservizi di acqua, gas e energia
elettrica?". Il ministro Parisi preferirebbe certo sottrarsi alle ire
di Oliviero Diliberto che a giugno è arrivato a Vicenza in veste di
capopopolo contro il nuovo insediamento militare yankee: ma come
spiegare un rifiuto all'alleato americano e al buon amico di Condy
Rice, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema? Fosse il Comune a dire
di no gli toglierebbe le castagne dal fuoco. Ecco allora, lo
segnaliamo per il 'libro delle prime volte', che la risposta di Parisi
al sindaco inaugura la formula del silenzio-dissenso: "In assenza di
un riscontro si riterrà che il Comune di Vicenza abbia espresso parere
negativo".

Come si è arrivati a un tale mirabile esempio di patafisica della
politica? "Me ne accennò la prima volta, nel marzo 2004, il
consigliere politico del comando militare Usa a Vicenza, Vincent
Figliomeni, durante una rituale visita di cortesia del comandante
della Ederle", racconta il sindaco. Quando gliene riparlano, un anno
dopo nel marzo 2005, chiede perché vogliano proprio il Dal Molin. "Non
intendiamo usare la pista, i nostri soldati si sposteranno alla base
aerea di Aviano in pullman e solo di notte", gli assicurano: lo
ribadiranno ufficialmente a più riprese, anche al ministero della
Difesa italiano. Affermazione plausibile in termini di procedure e
costi, ma curiosa visto che per arrivare ad Aviano in autostrada c'è
di mezzo il perenne ingorgo del passante di Mestre: ve la vedete la
Brigata d'assalto di punta dell'US Army pronta a essere paracadutata
d'urgenza in teatro di combattimento, traffico mestrino permettendo?
Nella ricostruzione di Hüllweck, è lui a parlarne a Gianni Letta,
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che a sua volta
incontra l'ambasciatore americano: nega così, il sindaco, che l'imput
gli sia venuto da Silvio Berlusconi, proprio nel marzo 2003 testimone
alle sue seconde nozze. Il Comune risponde invece picche alla
richiesta Usa di costruire anche un reparto ostetricia tutto per loro,
in modo che i pargoli della 173a potessero nascere in suolo americano,
ancorché oltreoceano.

Solo nel marzo di quest'anno cominciano a uscire le prime notizie
sulla prossima rivoluzione militare americana a Vicenza. E a formarsi
i primi Comitati del No, ormai sei riuniti in un coordinamento, negli
ultimi giorni presenti con cartelli e cortei, e una raccolta di 10
mila firme, dalla riunione del Consiglio comunale all'arrivo del
ministro Francesco Rutelli per il premio Eti, l'Oscar del teatro
italiano, in quel gioiellino che è l'Olimpico. "Ma scherziamo?
Un'altra base del genere in piena città, in un'area congestionata dove
nelle ore di punta già si formano chilometri di coda, contro il parere
del comune confinante di Caldogno, distruggendo per le infrastrutture
anche l'argine del fiume Bacchiglione? E i problemi di sicurezza?
L'Unione non doveva ridurre le servitù militari? Vale solo per l'isola
sarda della Maddalena?", attaccano Cinzia Bottene e Viviana Varischio,
presidenti di due dei sei comitati.

A maggio arrivano in Consiglio comunale tre colonnelli Usa e
spiattellano un malloppo di trecento pagine con tutti i progetti delle
nuove strutture previste al Dal Molin: c'è disegnato ogni muro,
pilastro, pensilina, tipo di tegola, rubinetto, linea e presa
elettrica, dalla caserma a otto palazzine a pettine di quattro piani
più uno alla mensa per 801-1.300 persone, più due autopark di sei
piani, depositi, negozi, due ristoranti, fast food, barbiere, fino ai
14 metri quadri per la pompa di benzina. Gli americani le cose le
fanno così: hanno messo nero su bianco persino le modalità con cui
selezionare i dentisti italiani in considerazione delle differenze tra
i nostri e i loro medicinali. L'investimento Usa è pari a 306 milioni
di dollari per la sola prima fase da chiudere entro il 2007: la
tabella sta nella relazione del citato generale Jones alla Commissione
Forze armate del Senato americano del 7 marzo scorso, dove si
dettagliano anche 26 milioni per il Centro fitness, 52 per il
mini-ospedale, 31 per la scuola elementare americana all Ederle. Il
complesso dovrebbe operare a pieno regime nel 2010, con una spesa
finale sul miliardo di dollari.

Per gli americani è tutto deciso, per gli italiani tutto da decidere.
"Che vuole, Vicenza è il cuore della tradizione dorotea, cioè della
mediazione infinita per accontentare tutti. Oggi che i democristiani
non ci sono più è anche peggio: alla composizione degli interessi s'è
sostituita la reticenza, non si sa mai chi, come e quando decide",
annota Ilvo Diamanti, vicentino, politologo, prorettore all'ateneo di
Urbino.

E infatti la scelta non ha né padri né madri. "Sì, ho tenuto io i
rapporti con gli americani della base, specie con i tecnici", dice
Claudio Cicero, assessore di An a mobilità, trasporti e
infrastrutture, nel cui ufficio già campeggia il tracciato della
tangenziale che vorrebbe costruire coi soldi degli States, del governo
italiano, della Regione, facciano loro, purché non con le casse del
Comune: ma neanche lui annuncia battaglia in caso di un 'no' del
governo. Più sottilmente, insinua il dubbio che impedire il
ricongiungimento della 173a a Vicenza potrebbe spingere gli americani
a spostare tutto altrove, in Germania o magari in Romania: "Alla
Ederle lavorano oggi 750 italiani come personale civile. Se perdessero
il lavoro, solo un terzo potrebbe essere ricollocato altrove". Del
resto è in quel bacino che Cicero prende i voti, non certo tra i
catilinari antiguerra e antibase. Ma in questa sua posizione si
ritrova come alleati Cisl e Uil, anima del comitato per il 'sì' che ha
anch'esso raccolto le sue brave 10 mila firme.

A sentire gli esperti, non sembra probabile che in caso di rifiuto gli
americani per ripicca dislochino la 173a in Romania o in Bulgaria, e a
Vicenza smantellino anche la Ederle. I soldati si spostano in aereo,
ma tanks e rifornimenti si muovono via nave, e ai porti di Livorno o
Trieste si arriva facilmente, tra il Mediterraneo e il Mar Nero c'è
invece di mezzo il Bosforo: basterebbe allora un colpo d'ala del
premier turco Erdogan o di chi per lui a inceppare l'intera strategia
di intervento rapido in Medio Oriente. Ma le minacce più sono velate e
meglio funzionano, in casi come questo.

A margine, un piccolo italianissimo interrogativo: giacché tutta la
storia nasce con Berlusconi presidente del Consiglio, che farà per
tener fede all'impegno, ancorché informale, da lui preso con il suo
amicone americano? "L'ho sentito giovedì scorso", risponde il sindaco
Hüllweck: "'Come sei messo?', mi ha chiesto, 'so che hai dei problemi.
Vuoi magari parlarne con l'ambasciatore americano?'". Detto fatto,
l'incontro ha luogo a Roma il mercoledì. Ovvero: come un'incontenibile
esuberanza, forse la nostalgia di quando queste cose le faceva da
premier, dà luogo a una diplomazia parallela da Repubblica delle
banane.

Note:
Peggio di Rambo
Ricordate 'Apocalypse Now'? Ricordate il protagonista, il capitano
mandato a stanare il colonnello Kurtz dal suo regno nella giungla?
Anche nel film, l'ufficiale incaricato della missione impossibile è un
ufficiale della 173a brigata. Perché il reparto vicentino destinato a
diventare 'il pugno dell'America in Medio Oriente' incarna tutti i
miti della storia militare statunitense. Dal 1917 sono sempre i primi
a entrare in battaglia. I battaglioni ricostituiti per potenziare la
base veneta vantano medaglie conquistate in Tunisia, in Sicilia, in
Normandia. Sono gli Sky soldiers, che arrivano dovunque e risolvono
ogni situazione. A qualunque costo.

In realtà, in Vietnam il reparto è stato mandato al massacro: i parà
hanno combattuto per sei anni di fila. Anche quella volta furono i
primi ad arrivare, raccogliendo 8 mila onorificenze negli scontri. Il
prezzo? Milleseicento nomi incisi sul Muro della memoria. Un tributo
di sangue che ha costretto il Pentagono a sciogliere il reparto.
L'unità è risorta nel 2000, proprio a Vicenza, per tenere sotto
controllo i Balcani. Ma l'esordio bellico è stato in Iraq, con uno
spettacolare lancio di paracadutisti ad uso della Cnn nella zona
curda. Un volo diretto dall'Italia che ha scavalcato il no di Ankara
al conflitto: "Siamo bastati da soli per aprire il fronte nord", si
vantano i parà. Il resto della campagna irachena e le operazioni
afgane nella zona talebana sono costate molte vite: almeno 40 parà
vicentini sono morti. Perché già oggi la base veneta è in prima linea.
E usa come motto la conversazione tra terroristi intercettata a
Kirkuk: "Questi americani non sono marines: sono terribili, sono
dovunque e ci stritolano". Peggio di Rambo.

Roberto Di Caro


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#4243 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 15 Ott 2006 8:17 pm
Oggetto: Re: [MIR-riconciliazione] Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum telefonico
e.pey@...
Invia email Invia email
 
Ho chiamato e così ho votato NO. La chiamata equivale al voto NO.
Ciao! Enrico

----- Original Message -----
From: <locascio.francesco@...>
To: <mir-riconciliazione@yahoogroups.com>
Sent: Sunday, October 15, 2006 8:04 PM
Subject: [MIR-riconciliazione] Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum
telefonico



----- Original Message -----
From: Enrico Peyretti
To: valpiana mao ; soccio 01 matteo ; siino 1 marco ; Siena -Martina
Pignatti Morano ; satyagraha ; salio nanni ; rizzi02 flavia ; racca A1
piercarlo ; pugliese pasquale ; Pontara Giuliano ; pompeo 1 rocco ; pilati
massimiliano, trento ; moratto adriano ; monti pierangelo ivrea ; menapace
01 lidia ; martirani giuliana ; Manara Fulvio Cesare ; malleo m. antonietta,
palermo ; lugli daniele ; locascio 01 francesco (mir) ; l'abate 01 alberto ;
Iannamorelli Pasquale ; giusti luca ; Gandolfi Angelo ; Dogliotti Angela ;
Codrignani Giancarla ; Ciardi Filippo ; centro gandhi 01 pisa ; capitini
luciano ; Cacciari Paolo ; buccoliero elena ; bravo anna ; Benini Luciano ;
azionenonviolenta ; sini peppe
Sent: Saturday, October 14, 2006 6:48 AM
Subject: Fw: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum telefonico



----- Original Message -----
From: Jibril
To: glt-nonviolenza
Sent: Friday, October 13, 2006 5:10 PM
Subject: [glt NV] Base USA a Vicenza e referendum telefonico


  Con preghiera di massima diffusione, diffondetelo a tutti i vostri
contatti ed invitateli a fare altrettanto.

IL GIORNALE DI VICENZA FA REFERENDUM TELEFONICO SU DAL
MOLIN. CHIAMA SUBITO LO 0444/396381 PER DIRE NO ALLA
BASE USA. UN SOLO VOTO X NUMERO TELEFONICO CHIAMANTE.
CHIAMA DA TUTTI I NUMERI AI QUALI PUOI ACCEDERE. FAI
CHIAMARE DA TUTTE LE PERSONE CHE CONOSCI.
IMPORTANTE! FAI GIRARE QUESTO MESSAGGIO. GRAZIE.

[1]http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_18779.html

Scoop dell'Espresso
Superbase militare Usa a Vicenza
Missili, carri armati, parà, ecco il piano per trasformare la città
veneta nella più importante base d'assalto dell'esercito amaricano
verso il Medio Oriente.
Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran
Roberto Di Caro
Fonte: L'Espresso n.38, 28 settembre 2006
25 settembre 2006
Il 'pugno di combattimento', come lo chiamano al Pentagono, di un
ipotetico conflitto con Teheran. Il cuore e il cervello della risposta
bellica di pronto intervento sull'intero scacchiere mediorientale,
Iraq e Afghanistan inclusi. La leggenda dell'esercito statunitense, la
173a Brigata aerotrasportata del capitano di 'Apocalypse now',
rifondata e riunificata. Dove? A Vicenza, nel cuore della città. Alla
caserma Ederle, dove già sono in 6 mila, e in un'intera nuova base da
costruire entro l'area dell'aeroporto Dal Molin, 1.300 metri da piazza
dei Signori e dalla Basilica palladiana. Prima tranche entro il 2007,
a pieno regime entro il 2010.

Su scelte del genere una nazione magari si scanna, ma le fa
inalberando e urlando le ragioni del sì e del no. Da noi invece la
vicenda è stata tenuta sottotraccia per tre anni, e sulla decisione si
sta ora imbastendo un delicato minuetto. Ma per carità, caro ministro,
veda lei se dare o no agli americani il Dal Molin: la decisione le
tocca per legge, e mai io anteporrei i nostri interessi locali a
quelli sacri dell'Italia. Ci mancherebbe altro, caro sindaco, decida
lei: non voglio imporre alcunché ai vicentini, mi rimetto anzi alla
loro e alla sua volontà... Colombina e Mirandolina? Macché. I
protagonisti sono due tosti politici come Enrico Hüllweck, forzista,
ex deputato, da due mandati primo cittadino di Vicenza, e Arturo Mario
Luigi Parisi (così si firma e così lo citiamo), ministro della Difesa
dal piglio marziale, che passi in rassegna i picchetti o annunci
l''arrivano i nostri' in Libano.

Come se in ballo ci fosse giusto qualche appalto da spartire, una
manciata di voti di residenti e le solite melmose contrattazioni
politiche col bilancino in seno alla maggioranza: si tratta invece,
tout court, della completa riconversione della strategia e della
dislocazione delle forze armate americane in Europa. La Vicenza
americana già ora ospita, oltre ai 6 mila della Ederle, un quartiere
blindato e vietato detto Villaggio della pace, vari magazzini in zona
industriale, più due siti in provincia a Tormeno e Longare, incluso il
Pluto dove per vent'anni sono stati stoccati missili in giardino a
testata nucleare. Nella prevista riorganizzazione, acquisendo il Dal
Molin attualmente aeroporto militare italiano in via di dismissione e
insieme civile senza voli dopo un anno di funzionamento claudicante
con i conti in rosso, Vicenza diverrebbe la più potente base americana
in Europa. Qui verrebbe costruita la nuova 173a Brigata
aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora
divisa tra qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt.
Rafforzata come organico (è previsto l'arrivo di altri 1.800 militari)
e come dotazioni: 55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da
combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi
elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati
Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria elettronica,
due batterie di artiglieria con obici semoventi i micidiali
lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls, quanto basta per cancellare
una metropoli. A parte il nome della brigata, cambia tutto e la forza
bellica cresce a dismisura.

Nelle parole del generale James L. Jones, comandante delle forze
armate Usa in Europa, pronunciate davanti al Senato americano già nel
marzo 2005, "la 173a Brigata aerotrasportata sarà ampliata in Brigade
Combat Team", cioè una sorta di maglio mobile con la potenza di fuoco
di una divisione, "e rimarrà in Italia, in prossimità della base aerea
di Aviano, suo centro d'impiego primario. Usareur (U. S. Army Europe,
ndr) ha piani per espandere impianti e infrastrutture nell'area di
Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto Dal
Molin favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione".

Si badi alla data: marzo 2005, un anno e mezzo fa. Il generale ha già
pronti tutti i piani per ristrutturare il Dal Molin, e infatti chiede
al Senato i fondi per attuarli. Una svista? Arroganza? No. L'allora
premier Silvio Berlusconi aveva dato il suo benestare, non è chiaro se
con una pacca sulle spalle o con un impegno segreto, visto che nessuno
ha fino a ora esibito protocolli sottoscritti da entrambi i paesi
contraenti.

Adesso, nel minuetto su chi debba dire di sì o di no, sembrano cadere
tutti dalle nuvole. Il sindaco Hüllweck non è contrario a cedere parte
dell'area del Dal Molin: "Ma se sono io a dire di sì, poi chi me li dà
i milioni di euro per il necessario completamento della tangenziale,
le altre strade, gli scavi, i sottoservizi di acqua, gas e energia
elettrica?". Il ministro Parisi preferirebbe certo sottrarsi alle ire
di Oliviero Diliberto che a giugno è arrivato a Vicenza in veste di
capopopolo contro il nuovo insediamento militare yankee: ma come
spiegare un rifiuto all'alleato americano e al buon amico di Condy
Rice, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema? Fosse il Comune a dire
di no gli toglierebbe le castagne dal fuoco. Ecco allora, lo
segnaliamo per il 'libro delle prime volte', che la risposta di Parisi
al sindaco inaugura la formula del silenzio-dissenso: "In assenza di
un riscontro si riterrà che il Comune di Vicenza abbia espresso parere
negativo".

Come si è arrivati a un tale mirabile esempio di patafisica della
politica? "Me ne accennò la prima volta, nel marzo 2004, il
consigliere politico del comando militare Usa a Vicenza, Vincent
Figliomeni, durante una rituale visita di cortesia del comandante
della Ederle", racconta il sindaco. Quando gliene riparlano, un anno
dopo nel marzo 2005, chiede perché vogliano proprio il Dal Molin. "Non
intendiamo usare la pista, i nostri soldati si sposteranno alla base
aerea di Aviano in pullman e solo di notte", gli assicurano: lo
ribadiranno ufficialmente a più riprese, anche al ministero della
Difesa italiano. Affermazione plausibile in termini di procedure e
costi, ma curiosa visto che per arrivare ad Aviano in autostrada c'è
di mezzo il perenne ingorgo del passante di Mestre: ve la vedete la
Brigata d'assalto di punta dell'US Army pronta a essere paracadutata
d'urgenza in teatro di combattimento, traffico mestrino permettendo?
Nella ricostruzione di Hüllweck, è lui a parlarne a Gianni Letta,
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che a sua volta
incontra l'ambasciatore americano: nega così, il sindaco, che l'imput
gli sia venuto da Silvio Berlusconi, proprio nel marzo 2003 testimone
alle sue seconde nozze. Il Comune risponde invece picche alla
richiesta Usa di costruire anche un reparto ostetricia tutto per loro,
in modo che i pargoli della 173a potessero nascere in suolo americano,
ancorché oltreoceano.

Solo nel marzo di quest'anno cominciano a uscire le prime notizie
sulla prossima rivoluzione militare americana a Vicenza. E a formarsi
i primi Comitati del No, ormai sei riuniti in un coordinamento, negli
ultimi giorni presenti con cartelli e cortei, e una raccolta di 10
mila firme, dalla riunione del Consiglio comunale all'arrivo del
ministro Francesco Rutelli per il premio Eti, l'Oscar del teatro
italiano, in quel gioiellino che è l'Olimpico. "Ma scherziamo?
Un'altra base del genere in piena città, in un'area congestionata dove
nelle ore di punta già si formano chilometri di coda, contro il parere
del comune confinante di Caldogno, distruggendo per le infrastrutture
anche l'argine del fiume Bacchiglione? E i problemi di sicurezza?
L'Unione non doveva ridurre le servitù militari? Vale solo per l'isola
sarda della Maddalena?", attaccano Cinzia Bottene e Viviana Varischio,
presidenti di due dei sei comitati.

A maggio arrivano in Consiglio comunale tre colonnelli Usa e
spiattellano un malloppo di trecento pagine con tutti i progetti delle
nuove strutture previste al Dal Molin: c'è disegnato ogni muro,
pilastro, pensilina, tipo di tegola, rubinetto, linea e presa
elettrica, dalla caserma a otto palazzine a pettine di quattro piani
più uno alla mensa per 801-1.300 persone, più due autopark di sei
piani, depositi, negozi, due ristoranti, fast food, barbiere, fino ai
14 metri quadri per la pompa di benzina. Gli americani le cose le
fanno così: hanno messo nero su bianco persino le modalità con cui
selezionare i dentisti italiani in considerazione delle differenze tra
i nostri e i loro medicinali. L'investimento Usa è pari a 306 milioni
di dollari per la sola prima fase da chiudere entro il 2007: la
tabella sta nella relazione del citato generale Jones alla Commissione
Forze armate del Senato americano del 7 marzo scorso, dove si
dettagliano anche 26 milioni per il Centro fitness, 52 per il
mini-ospedale, 31 per la scuola elementare americana all Ederle. Il
complesso dovrebbe operare a pieno regime nel 2010, con una spesa
finale sul miliardo di dollari.

Per gli americani è tutto deciso, per gli italiani tutto da decidere.
"Che vuole, Vicenza è il cuore della tradizione dorotea, cioè della
mediazione infinita per accontentare tutti. Oggi che i democristiani
non ci sono più è anche peggio: alla composizione degli interessi s'è
sostituita la reticenza, non si sa mai chi, come e quando decide",
annota Ilvo Diamanti, vicentino, politologo, prorettore all'ateneo di
Urbino.

E infatti la scelta non ha né padri né madri. "Sì, ho tenuto io i
rapporti con gli americani della base, specie con i tecnici", dice
Claudio Cicero, assessore di An a mobilità, trasporti e
infrastrutture, nel cui ufficio già campeggia il tracciato della
tangenziale che vorrebbe costruire coi soldi degli States, del governo
italiano, della Regione, facciano loro, purché non con le casse del
Comune: ma neanche lui annuncia battaglia in caso di un 'no' del
governo. Più sottilmente, insinua il dubbio che impedire il
ricongiungimento della 173a a Vicenza potrebbe spingere gli americani
a spostare tutto altrove, in Germania o magari in Romania: "Alla
Ederle lavorano oggi 750 italiani come personale civile. Se perdessero
il lavoro, solo un terzo potrebbe essere ricollocato altrove". Del
resto è in quel bacino che Cicero prende i voti, non certo tra i
catilinari antiguerra e antibase. Ma in questa sua posizione si
ritrova come alleati Cisl e Uil, anima del comitato per il 'sì' che ha
anch'esso raccolto le sue brave 10 mila firme.

A sentire gli esperti, non sembra probabile che in caso di rifiuto gli
americani per ripicca dislochino la 173a in Romania o in Bulgaria, e a
Vicenza smantellino anche la Ederle. I soldati si spostano in aereo,
ma tanks e rifornimenti si muovono via nave, e ai porti di Livorno o
Trieste si arriva facilmente, tra il Mediterraneo e il Mar Nero c'è
invece di mezzo il Bosforo: basterebbe allora un colpo d'ala del
premier turco Erdogan o di chi per lui a inceppare l'intera strategia
di intervento rapido in Medio Oriente. Ma le minacce più sono velate e
meglio funzionano, in casi come questo.

A margine, un piccolo italianissimo interrogativo: giacché tutta la
storia nasce con Berlusconi presidente del Consiglio, che farà per
tener fede all'impegno, ancorché informale, da lui preso con il suo
amicone americano? "L'ho sentito giovedì scorso", risponde il sindaco
Hüllweck: "'Come sei messo?', mi ha chiesto, 'so che hai dei problemi.
Vuoi magari parlarne con l'ambasciatore americano?'". Detto fatto,
l'incontro ha luogo a Roma il mercoledì. Ovvero: come un'incontenibile
esuberanza, forse la nostalgia di quando queste cose le faceva da
premier, dà luogo a una diplomazia parallela da Repubblica delle
banane.

Note:
Peggio di Rambo
Ricordate 'Apocalypse Now'? Ricordate il protagonista, il capitano
mandato a stanare il colonnello Kurtz dal suo regno nella giungla?
Anche nel film, l'ufficiale incaricato della missione impossibile è un
ufficiale della 173a brigata. Perché il reparto vicentino destinato a
diventare 'il pugno dell'America in Medio Oriente' incarna tutti i
miti della storia militare statunitense. Dal 1917 sono sempre i primi
a entrare in battaglia. I battaglioni ricostituiti per potenziare la
base veneta vantano medaglie conquistate in Tunisia, in Sicilia, in
Normandia. Sono gli Sky soldiers, che arrivano dovunque e risolvono
ogni situazione. A qualunque costo.

In realtà, in Vietnam il reparto è stato mandato al massacro: i parà
hanno combattuto per sei anni di fila. Anche quella volta furono i
primi ad arrivare, raccogliendo 8 mila onorificenze negli scontri. Il
prezzo? Milleseicento nomi incisi sul Muro della memoria. Un tributo
di sangue che ha costretto il Pentagono a sciogliere il reparto.
L'unità è risorta nel 2000, proprio a Vicenza, per tenere sotto
controllo i Balcani. Ma l'esordio bellico è stato in Iraq, con uno
spettacolare lancio di paracadutisti ad uso della Cnn nella zona
curda. Un volo diretto dall'Italia che ha scavalcato il no di Ankara
al conflitto: "Siamo bastati da soli per aprire il fronte nord", si
vantano i parà. Il resto della campagna irachena e le operazioni
afgane nella zona talebana sono costate molte vite: almeno 40 parà
vicentini sono morti. Perché già oggi la base veneta è in prima linea.
E usa come motto la conversazione tra terroristi intercettata a
Kirkuk: "Questi americani non sono marines: sono terribili, sono
dovunque e ci stritolano". Peggio di Rambo.

Roberto Di Caro


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