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#4318 Da: "serena pisano" <sere_p@...>
Data: Ven 1 Dic 2006 12:36 pm
Oggetto: I: Bazar di beneficienza
serena_pisano
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Chiunque è il benvenuto!!!

 


Chiesa Evangelica Valdese - Via dello Spezio, 43

Angolo via E. Amari (dietro il teatro Politeama)

 

  Invito

Domenica 3  dicembre 2006

dalle15,30 alle 19,30

 

        
 

Bazar Natalizio

di beneficienza

Vendita di oggetti artigianali, libri,

liquori, torte, tè caffé, dolci.

Tante idee regalo.

 

lotteria di beneficenza

  

Domenica 3 dicembre 2006

dalle ore 15,30 alle ore 19,30

 

Chiesa Evangelica Valdese

Via dello Spezio 43, Palermo

(ang. via E. Amari, dietro Politeama)

 

Invito

Un saluto di pace!
 
 
        

 


#4317 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mer 29 Nov 2006 11:25 pm
Oggetto: In nome della madre
e.pey@...
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Vi faccio un regalo di Natale, come si usa: vi indico un bel regalo, che, se volete, potrete comprarvi o regalare ad altri.
E' un libro poetico, scritto in prosa. Ha soltanto 79 pagine. Lo pubblica Feltrinelli. Costa 7,50.
E' un libro *della* Madonna, non *sulla* Madonna: sì proprio scritto da santa Maria di Nazareth, naturalmente per mano di un poeta.
Un poeta dall'animo finissimo, capace di dar voce ad un animo femminile, e a quell'animo.
A me ha sciolto lacrime di gioia. Vi scorre una musica di cielo e di terra, non di solo cielo, non di sola terra.
Parla il cuore di Maria, ed anche il suo corpo.
Scrive di quando riceve l'annuncio, lo comunica a Giuseppe, ammira il coraggio del suo sposo che sfida la legge, vive l'attesa tra i sospetti del paese, dialoga col bambino in grembo, racconta come partorisce da sola, e un "applauso di bestie", nella stalla, dà il primo benvenuto a Ieshu, medita sulla immensa esperienza della donna che diventa madre, trepida sul futuro del bimbo.
Maria rimane una ragazza, che crede e comprende come giovane donna, e sorride del modo rigido e formale degli uomini, anche del suo Giuseppe, di capire le cose. 
Mi sembra un libro assai bello. E' di Erri De Luca, autore singolarissimo, sensibilissimo.
La quarta di copertina dice: " 'In nome del padre' inaugura il segno della croce. In nome della mdre s'inaugura la vita".
Ah, dimenticavo: il titolo è appunto "In nome della madre".
Sta dentro la dottrina ortodossa tradizionale, ma la rilegge, libera dalle formule, in un midrash leggero come il vento che feconda Maria e il mondo.
Anche Giuseppe ha una parte molto bella, in questa storia: crede a Maria, come Maria crede nel mistero che avviene in lei.
"Beata te che hai creduto" era la lode ripetuta di David Turoldo poeta a Maria di Nazareth.
Beato chiunque accoglie dentro di sé parole di vento, di pneuma, di Spirito, come fece lei.
 
Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza.
Enrico Peyretti

#4316 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 29 Nov 2006 2:00 pm
Oggetto: >>> AsiaNews.it <<< Rilasciato sacerdote rapito a Baghdad:Lo conferma mons. Warduni, vescovo ausiliare dei caldei di Baghdad.
locascio.francesco@...
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29 Novembre 2006
IRAQ
Rilasciato sacerdote rapito a Baghdad

Lo conferma mons. Warduni, vescovo ausiliare dei caldei di Baghdad: “Padre Doglas sta bene, ma l’Iraq continua ad avere bisogno di preghiere”. Appello per il Natale.

Baghdad (AsiaNews) – È vivo e di nuovo a casa p. Doglas Yousef Al Bazi, parroco caldeo di S. Elia a Baghdad. È stato rilasciato ieri sera dopo 9 giorni di prigionia. La notizia, confermata da fonti della Chiesa locale, è stata accolta con grande gioia da tutta la comunità cristiana irachena in patria e all’estero, anche se la situazione a Baghdad e nel Paese continua ad essere “difficile”.

Ad AsiaNews il vescovo ausiliare dei caldei di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, riferisce che il sacerdote rilasciato ora “sta bene, ma è molto provato soprattutto psicologicamente”. “P. Doglas - aggiunge il presule - ringrazia Dio per la sua salvezza ed è deciso a ricominciare una vita normale”.

Al momento della scomparsa del giovane religioso si era subito pensato al sequestro. Il suo sequestro è avvenuto solo un mese dopo quello di p. Paul Iskandar, sacerdote siro-ortodosso di Mosul, ritrovato ucciso e mutilato dopo due giorni dalla scomparsa l’11 novembre scorso.

Mons. Warduni, che non aggiunge ulteriori particolari sul caso di p. Doglas, lancia poi un appello a tutto il mondo in vista del Natale: “Chiediamo a tutti di sostenere i cristiani iracheni nella preghiera, soprattutto con l’avvicinarsi del Santo Natale. Pregate per i nostri bambini, che non riceveranno giocattoli, per le nostre ragazze, che non potranno vestirsi a festa e per i nostri anziani, che non possono godere della serenità che meriterebbe la vecchiaia”. “Solo la preghiera – conclude – ci dà la forza di andare avanti e resistere in questa difficile situazione”.


#4315 Da: "Pietro Del Zanna" <pdelzanna@...>
Data: Mer 29 Nov 2006 8:13 am
Oggetto: Fw: Comunicato Stampa
verdipoggibonsi
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Credo che le polemiche che si stanno ingigantendo  intorno alla realizzazione del Centro Culturale Islamico di Colle Valdelsa vadano riportate in una dimensione corretta cercando di cogliere le ragioni degli “schieramenti” in campo e trovarvi adeguate risposte.

L’idea di aiutare la comunità islamica della Valdelsa nella costruzione di un nuovo Centro Culturale Islamico nasce dall’esigenza di favorire l’incontro tra culture cercando di valorizzare la conoscenza reciproca. I processi migratori in atto hanno creato e sempre più creeranno una società multiculturale, abbiamo davanti quindi due uniche possibilità o la divisione netta della realtà sociale in gruppi di appartenenza nazionale, etnica o religiosa o quella di sviluppare, usando le parole di Alexander Langer , una “complessa arte della convivenza”.

Da quando è nata l’idea del nuovo Centro Culturale Islamico ad oggi c’è stato l’11 Settembre e l’acuirsi di quello che qualcuno si ostina a chiamare uno “scontro di civiltà”.

Tale non è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, si tratta sicuramente di uno scontro, è lo scontro tra l’integralismo islamico ed il resto del mondo, Islam compreso. Non dobbiamo mai fare l’errore di dimenticare che le prime vittime di questo integralismo sono state e continuano ad essere le popolazioni di religione islamica e le donne di questi popoli in primis. Come dimenticare le stragi di civili in Algeria negli ’90?

 A volte per necessità, altre volte meno, la ricerca delle necessarie misure di sicurezza ha creato un clima di diffidenza e paura che non aiuta a fare quelle necessarie distinzioni imprescindibili per la costruzione della “complessa arte della convivenza”.

 

Dell’imam Feras Jabareen abbiamo sempre apprezzato la netta condanna del terrorismo di matrice islamica definito - sue parole testuali -“il nuovo nazismo”. Abbiamo anche sempre apprezzato il suo tenace tentativo di “aprire” la comunità islamica della Valdelsa a tutta la realtà sociale ed istituzionale del nostro territorio per favorire quel dialogo e quella conoscenza reciproca indispensabile premessa per una qualsiasi convivenza.

Purtroppo non sempre a questa disponibilità è stato risposto con altrettanta disponibilità.

 

Ma veniamo alle vicende odierne.

Si dice che la Comunità Islamica ha il torto di aderire all’UCOII e che l’UCOII è l’espressione dei Fratelli Musulmani in Italia, noti per le loro posizioni integraliste. L’UCOII è la prima e la più grande associazione di comunità islamiche in Italia e ne raccoglie la quasi totalità (85%). Nei suoi documenti ufficiali la condanna del terrorismo  è netta. Il fatto che alcuni membri abbiano fatto e continuino a fare dichiarazioni, mai illegali, ma politicamente nettamente condannabili (e dall’imam Jabareen puntualmente condannate), non fa che aumentare la necessità che all’interno di tale associazione aumentino il loro peso politico proprio le posizioni come quelle dell’imam Feras Jabareen.

Ovviamente non possiamo mettere in piedi un progetto come quello del Centro Culturale Islamico solo sul presupposto (certamente fondamentale) della buona fede dell’imam di turno, anche perché gli imam cambiano, ma il centro resta.

 

“La moschea emerge come simbolo di una possibile integrazione se si rispettano determinate regole, come base vanno accettati i valori degli italiani” ha detto Magdi Allam alla presentazione del suo libro a Colle Valdelsa.

Il Centro Culturale Islamico della Valdelsa è un centro italiano. La lingua parlata all’interno è l’italiano, il consiglio d’amministrazione è nominato metà dalla comunità islamica (due donne, due uomini. Due religiosi, due laici) e metà dal Comune di Colle Valdelsa. Buona parte delle pareti del centro sono di vetro, segno metaforico e tangibile della volontà di trasparenza nei confronti del territorio.

Accusare questa iniziativa di fomentare il terrorismo è quanto di più lontano dalla realtà si possa sostenere. L’obiettivo è diametralmente opposto.

Gli islamici già vivono nella nostra terra, da tempo. Possono trovarsi in fondi privati senza possibilità di incontro (e di controllo) con la realtà locale o possono farlo in questa nuova forma che viene sperimentata a Colle Valdelsa. Quella che abbiamo davanti è una scommessa su cui tutti dobbiamo puntare. Non farlo significherebbe aver già perso la battaglia della convivenza.

.

Pietro Del Zanna

 


#4314 Da: "Francesco LoCascio" <locascio.francesco@...>
Data: Mar 28 Nov 2006 7:29 pm
Oggetto: è stato rilasciato a Baghdad Padre Douglas Al Bazi, sequestrato il 19.11
locascio_fra...
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E' tornato a casa Padre Douglas Al Bazi, sacerdote cattolico caldeo
per il quale tutta la comunità cristiana del paese, e non solo, era
in ansia dal momento della sua scomparsa, 10 giorni fa, a Baghdad.
Non si conoscono ancora i particolari della sua storia, tranne che è
vivo, ma molto provato psicologicamente e fisicamente.
La scomparsa di Padre Douglas Al Bazi, per il quale da subito si era
temuto il sequestro come aveva dichiarato ad Asia News il Vescovo di
Baghdad, Monsignor Shleimun Warduni, ha seguito quella avvenuta un
mese fa a Mosul, di un altro sacerdote, Padre Paul Iskandar, della
Chiesa Siro Ortodossa, che era stato ucciso il giorno dopo il suo
sequestro.
Nel 2005 erano stati sequestrati due monaci caldei ed il vescovo
siro-cattolico di Mosul, Monsignor George Qas Musa, e nel 2006 era
toccato ad altri tre sacerdoti caldei di Baghdad.
Luigia Storti


www.riconciliazione.it
www.miritalia.org

#4313 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 28 Nov 2006 7:01 pm
Oggetto: Oggi,28 di novembre 2006, è stato rilasciato a Baghdad Padre Douglas Al Bazi, sacerdote cattolico scomparso il 19 dello stesso mese.
locascio.francesco@...
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E' tornato a casa Padre Douglas Al Bazi, sacerdote cattolico caldeo per il quale tutta la comunità cristiana del paese, e non solo, era in ansia dal momento della sua scomparsa, 10 giorni fa, a Baghdad.
Non si conoscono ancora i particolari della sua storia, tranne che è vivo, ma molto provato psicologicamente e fisicamente.
La scomparsa di Padre Douglas Al Bazi, per il quale da subito si era temuto il sequestro come aveva dichiarato ad Asia News il Vescovo di Baghdad, Monsignor Shleimun Warduni, ha seguito quella avvenuta un mese fa a Mosul, di un altro sacerdote, Padre Paul Iskandar, della Chiesa Siro Ortodossa, che era stato ucciso il giorno dopo il suo sequestro. 
Nel 2005 erano stati sequestrati due monaci caldei ed il vescovo siro-cattolico di Mosul, Monsignor George Qas Musa, e nel 2006 era toccato ad altri tre sacerdoti caldei di Baghdad. 
Luigia Storti
 
 
 

#4312 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 28 Nov 2006 6:35 pm
Oggetto: 16:15 - PAPA IN TURCHIA: FRATERNITÀ ECUMENICA ISTANBUL, "PERCORRERE LA VIA DEL DIALOGO"
locascio.francesco@...
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Martedi 28 Novembre 2006
16:15 - PAPA IN TURCHIA: FRATERNITÀ ECUMENICA ISTANBUL, “PERCORRERE LA VIA DEL DIALOGO”
“La visita, appena cominciata, del Papa risponde al desiderio comune tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa di avanzare sulla strada dell'ecumenismo, fino all'unità dei cristiani, impegno evangelico di ogni cristiano. Quindi, in mezzo a tante polemiche su questa visita, dobbiamo accendere i fari sull'incontro di Benedetto XVI e Bartolomeo I”. A parlare è il francescano, padre Rubén Tierrablanca, della fraternità ecumenica di Santa Maria Draperis a Istanbul che spera “che la dichiarazione congiunta per giovedì prossimo sia un punto fermo per sciogliere diversi pregiudizi e ritrovarci a celebrare i misteri della nostra comune fede”. Per il religioso il viaggio “è un'occasione unica, storica: a tre anni dell'apertura di questa fraternità dedita al dialogo ecumenico e interreligioso avere una visita del Pontefice nella ricerca dell'unità dei cristiani è davvero una benedizione. Ricordo ciò che Bartolomeo I ci disse la prima volta che siamo stati ricevuti da lui nel Patriarcato ortodosso nel 2003: “amate questo popolo” in riferimento al popolo turco. Benedetto XVI, da parte sua, dona alla Chiesa universale la sua Enciclica "Deus Caritas Est". Non possiamo domandare altre cose, abbiamo ricevuto abbondantemente le indicazioni sicuri e così poter percorrere la nostra strada del dialogo. Nell’accogliere il Papa vogliamo assumere responsabilmente e coraggiosamente il nostro compito”.

#4311 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mar 28 Nov 2006 2:53 pm
Oggetto: Re: [Ticket#: 2006112110001016] Gli elettori dell'Unione esigono spiegazioni [...]
e.pey@...
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Cara Organizzazione...,  o caro Staff...,  ma a chi sto parlando?
    Un nome di persona sarebbe gradito e renderebbe il colloquio più umano. Magari Prodi stesso, nei limiti del possibile, a cui ho scritto tre o quattro volte e due volte mi ha risposto da Bologna, scivendo a mano e dandomi del tu, ben gradito. Oppure Parisi, che conosco da quando eravamo giovani.
    Tralasciando altri punti, colgo queste frasi nella tua risposta (che ho diffuso nell'ambiente pacifista): "per diffondere la pace servono anche forze militari con mezzi e strumenti adeguati, la missione in Libano lo insegna. Fare una politica di pace non significa mandare i nostri in missioni di pace, senza i mezzi e l'equipaggiamento atto a garantire le più normali norme di sicurezza".
    La convinzione più matura nella cultura della pace è che la pace va cercata coi mezzi della pace, perchè il militare sa fare la guerra e non la pace.
    Lo so: si dice che fa azione di polizia. Anche con l'intenzione sincera, la formazione e l'attrezzatura del militare non è di polizia, ma di guerra. Il segnale che dà alle popolazioni, anche se non è al momento aggressivo, non è di pace.
    La formazione umana per fare azioni di polizia deve essere ben diversa da quella del soldato. Purtroppo non è diversa in tanti casi nel mondo, lontani e vicini. La polizia può usare la forza, nei modi e limiti legali (non come a Genova!), e quando agisce bene limita la violenza. L'esercito è fatto per competere in violenza, e sa solo accrescerla. Forza e violenza vanno distinte, non confuse: la forza costruisce, la violenza distrugge.
    Comunque, in mancanza di una vera polizia internazionale dell'Onu - sempre impedita dalle maggiori potenze - , ben venga anche, provvisoriamente, in via surrogatoria, una presenza militare inviata dall'Onu a scopo di interposizione tra belligeranti. Tanti di noi non hanno condannato la spedizione in Libano come invece hanno condannato quelle in Iraq e in Afghanistan. Finita, a giorni, finalmente, la presenza in Iraq, attendiamo il ritiro militare dall'Afghanistan.
    La solidarietà con le popolazioni, l'aiuto a costruire strutture civili proprie ad ogni cultura, il sostegno alla legalità interna e internazionale, dovunque, sono lavoro per interventi civili assai più che militari.
    Lo sciagurato errore globale degli Usa e alleati nel contrastare il terrorismo (già alimentato dalle iniquità storiche strutturali e culturali mondiali) scatenando enormi mezzi militari, violando i diritti umani, sospendendo la democrazia, dimostra la stoltezza radicale della potenza senza intelligenza e moralità, che è disastrosa criminale aggiunta di violenza a violenza.
    Solo la forza della nonviolenza, forza umana, civile, solidale, coraggiosa - come già alcuni significativi gruppi di volontari hanno fatto e fanno (si veda in breve il dossier di Missione Oggi, novembre 2005, sui Corpi Civili di Pace; missioneoggi@...) - può resistere e ridurre, e prima di tutto può non provocare la seconda violenza ribelle alla prima violenza del dominio. Infatti, tutto il male nasce dalla ingiustizia e dal dominio. Il sistema mondiale è iniquo per volontà dei più potenti, e produce violenza per natura sua. Ne è consapevole la nostra politica?
    Abbiamo chiesto all'Unione e al nuovo governo, sia prima che dopo le elezioni, cinque punti precisi, che copio in calce. Salvo mio errore, solo i Corpi Civili di Pace, sul piano europeo, sono inclusi nel Programma.
    Gli elettori critici dell'Unione, pacifisti e nonviolenti, possono capire che i problemi sono tanti, accumulati, che i tempi non possono sempre essere rapidi, per mille ragioni evidenti e non evidenti, ma, prima di perdere la fiducia (che alcuni già perdono), hanno bisogno di ricevere segnali di una forte volontà di politica di pace coi mezzi della pace.
    Le frasi citate sopra, tratte dalla vostra risposta - vorrei sbagliare nell'interpretarle - mi sembrano purtroppo indicative del fatto ben noto che la classe politica, in generale, su quasi tutte le posizioni, con poche eccezioni, non ha una cultura positiva di pace. Intende come pace il non fare la guerra per primi, ma non vede, non conosce una forza superiore alla violenza delle armi, non impara dalla storia reale delle lotte nonviolente la possibilità di gestire i conflitti, di rispondere alle aggressioni, senza replicare la violenza omicida.     Perciò intitolavo un mio intervento "Dal minimo di guerra al massimo di pace". In generale, la cultura politica corrente è pronta a fare meno guerra possibile, ma non sa sviluppare i mezzi della pace, continua a gettare negli armamenti (anche strutturalmente aggressivi) fiumi di risorse sottratte alla vita dei popoli, e a lasciare troppo spazio nella politica internazionale alla logica delle armi e alle alleanze bellicose.
    Noi abbiamo pazienza, sappiamo che la causa della pace ha da superare ostacoli mentali millenari; noi non abbiamo una visione settoriale della politica e della situazione nostra italiana attuale. Ma non possiamo smettere di premere sulla coalizione di centro-sinistra, fino a quando un cultura positiva della pace coi mezzi civili della pace non sarà chiara e consapevole nella parte del paese che (purtroppo debolmente) privilegia, o deve privilegiare, la giustizia economica, il diritto dei popoli, le istituzioni di pace, rispetto al liberismo economico aggressivo, violento e provocatore.
    Enrico Peyretti
Bibliografia Difesa senza guerra:
 
P.S. - Il 20 dicembre 2005, il Movimento Nonviolento e il Movimento Internazionale per la Riconciliazione inviavano a chi di dovere nell'Unione queste proposte:
1 - ridurre le spese militari almeno del 5% annuo progressivo, per finanziare forme di difesa nonviolenta quali i Corpi Civili di Pace, unico mezzo degno per dare aiuto e solidarietà democratica ai popoli vittime della guerra;
2 - spostare su un apposito capitolo di spesa il denaro sottratto al bilancio del Ministero della Difesa, per istituire il Ministero per la Pace, dotato di portafoglio, per adottare una rigorosa politica costituzionale di pace che obblighi a ripudiare la guerra come metodo di risoluzione delle controversie;
3 - cominciare subito il ritiro continuo e completo della presenza militare italiana di appoggio alla guerra e occupazione dell'Iraq;
4 - decidere l'espulsione dall'Italia delle molte decine di bombe nucleari presenti nelle basi Usa, in violazione clamorosa e inammissibile della Costituzione e dei patti internazionali;
5 - ripristinare e rafforzare la legge 185, limitativa del commercio delle armi, commercio che è causa primaria dei conflitti omicidi nel mondo, e disumano criminale esercizio del profitto economico.

===========================
 
 
----- Original Message -----
From: "Organizzazione - Romano Prodi" <organizzazione@...>
To: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Sent: Wednesday, November 22, 2006 6:46 PM
Subject: [Ticket#: 2006112110001016] Gli elettori dell'Unione esigono spiegazioni [...]

Caro Enrico,
condividiamo con te, i nostri elettori ci hanno votato per avere delle scelte  politiche volte a diffondere la pace.
Devi riconoscere che le scelte fatte in questi primi 6 mesi, in particolare: ritiro dall'Iraq e missione in  Libano , stanno contribuendo in modo sostanziale a diffondere la pace.
Riferendosi alla finanziaria in effetti sono stati incrementati i fondi a disposizione delle forze di sicurezza e delle forze militari, per diffondere la pace servono anche forze militari con mezzi e strumenti adeguati, la missione in Libano lo insegna.
Fare una politica di pace non significa mandare i nostri in missioni di pace, senza i mezzi e l'equipaggiamento atto a garantire le più normali norme di sicurezza.
Per quanto riguarda le forze di sicurezza, dopo i tagli del precedente governo la Polizia , i Carabinieri e la Guardia di Finanza non avevano neanche le risorse necessarie per acquistare la carta per gli uffici, e la benzina per le auto, ripristinare tali fondi era un'atto dovuto.
Il governo Prodi  è e sarà sempre per una politica che ponga la pace come obiettivo fondamentale e primario.
Cordiali saluti a presto.

Lo staff di incontriamoci




> Gli elettori dell'Unione esigono spiegazioni e correzione, perché hanno
> votato per una politica di pace.
> Enrico Peyretti, Torino
>
>
>
>
> -------- Messaggio Originale --------
> Oggetto: A proposito di finanziaria...
> Data: Tue, 21 Nov 2006 10:16:57 +0100
> Da: Deiana Elettra <
deiana_e@...>
> A: <
lisa.clark@...>
>
>
>
>           * *
>
>
>           *Intervento in Aula di Elettra Deiana, 7 novembre. Discussione
>           sulla finanziaria*
>
>
>           *Con questo intervento voglio segnalare un punto, che il mio
>           gruppo ritiene particolarmente critico, del disegno di legge
>           finanziaria in esame: quello relativo alle spese militari, in
>           particolare il fondo destinato a finanziare i programmi di
>           armamenti. Noi siamo contrari a questa scelta, in
>           considerazione di quello che riteniamo dovrebbe essere un
>           diverso equilibrio tra tagli e incrementi di spesa, sia per
>           ragioni relative alle politiche di difesa che sottendono
>           determinate scelte in materia di armamenti.
>           Nel rapporto 2006 del Sipri, il più prestigioso istituto di
>           ricerca sul disarmo nel mondo, ci viene consegnato un dato
>           allarmante sulle spese militari a livello internazionale; tali
>           spese sono caratterizzate da un incremento significativo nel
>           2005: 1.120 miliardi di dollari, ben 83 in più rispetto al
>           2004; il che costituisce il 2,5 per cento del PIL mondiale.
>           Gli USA sono ovviamente in testa alla classifica, ma anche
>           l'Italia non scherza, signor sottosegretario. A dispetto dei
>           molti discorsi che vengono fatti da diverse parti sulla
>           pochezza dell'impegno finanziario per la difesa, l'Italia dopo
>           la Germania si trova al settimo posto tra i paesi che spendono
>           in armi, rientrando pienamente nel /club/ dei G7 delle spese
>           militari. Ovviamente, per avere un'idea precisa della quantità
>           di fondi destinati a questo settore bisogna andare oltre il
>           bilancio ordinario della difesa, conteggiando in finanziaria i
>           vari fondi destinati alle missioni militari e quelli a
>           copertura di spese di armamenti, come avviene in questa
>           finanziaria, che prevede l'istituzione di un assai sostanzioso
>           fondo destinato a finanziare, appunto, i programmi di
>           produzione militare.
>           Questo particolare capitolo di spesa, tra l'altro - qui mi
>           rivolgo con particolare urgenza al Governo -, richiede, o
>           dovrebbe richiedere, una specifica ed approfondita
>           discussione, che non è mai avvenuta in passato e che mi auguro
>           invece il Governo dell'Unione voglia predisporre: una
>           discussione non solo sulla valenza sociale della destinazione
>           di così cospicue risorse pubbliche agli armamenti - quando la
>           tendenza storica in atto, in parte confermata da questa
>           finanziaria, è quella di tagliare su voci fondamentali di
>           /welfare/ -, ma anche e soprattutto, dal punto di vista
>           militare, sul significato politico e strategico di tali
>           scelte. A quale strategia di difesa, a quale strategia delle
>           alleanze, a quale ruolo geopolitico dell'Italia sono utili e
>           funzionali tutti quei sistemi di arma elencati doviziosamente
>           nella nota aggiuntiva allo stato di previsione per la difesa
>           per l'anno 2007 (quelli finanziati appunto dal fondo di cui
>           parlavo sopra)?
>           E ancora: qual è la convenienza economica, in termini di
>           politiche industriali, di questi finanziamenti? Voglio
>           limitarmi, per evidenti ragioni di tempo, ad un solo esempio,
>           quello del /Joint Strike Fighter/. L'Italia nel 2001, con il
>           Governo Berlusconi, si impegnò ad investire 1.192 miliardi di
>           dollari in ricerca e sviluppo negli USA dal 2002 al 2012. Tale
>           decisione si basava su diverse considerazioni, che possono
>           essere ricondotte sinteticamente a due. La prima riguardava
>           l'orientamento della marina e dell'aeronautica militare di
>           sostituire i loro velivoli di attacco al suolo, che stanno
>           invecchiando (i famosi /AMX/ e parte della flotta dei
>           /Tornado)/. L'argomento invocato era, di conseguenza, che
>           entro il 2012 le Forze armate italiane avrebbero avuto bisogno
>           di un nuovo aereo tattico d'attacco al suolo, complementare
>           all'/Eurofighter/, che è un velivolo aria-aria da superiorità
>           strategica.
>           Il secondo argomento riguardava l'industria bellica, cioè le
>           convenienze che sarebbero derivate al nostro paese dal
>           coinvolgimento nel progetto statunitense GSF come un'occasione
>           unica per l'industria italiana aerospaziale e di difesa, in
>           termini di subappalti e di ricerca tecnologica. Questa scelta
>           - al riguardo richiamo l'attenzione del sottosegretario - è
>           avvenuta al buio, senza nessuna adeguata discussione e
>           trasparenza sui problemi di fondo, come per esempio l'impatto
>           sulla dottrina militare e sulle implicazioni strategiche che
>           la scelta del /Joint Strike Fighter/ comporta.
>           Questi sono soltanto alcuni dei problemi connessi al
>           programma. Per stessa ammissione dell'areonautica militare, le
>           esigenze di difesa aerea del nostro paese sarebbero già
>           coperte dall'impegno nel progetto di acquisto di una grossa
>           quota di esemplari del caccia europeo di nuova generazione
>           /EF-2000 Typhoon/, e quindi il progetto GSF, sempre per
>           ammissione delle gerarchie militari dell'aeronautica, potrebbe
>           rivelarsi indirizzato soprattutto ad un aumento di potenza
>           offensiva.
>           Quindi la scelta è avvenuta - mentre negli ambienti militari
>           si fanno queste considerazioni - espropriando completamente il
>           Parlamento di chiarezza e trasparenza sulle potenzialità
>           strategiche dell'argomento in discussione. Di conseguenza, ci
>           dobbiamo chiedere - lo chiedo a lei, signor sottosegretario -
>           che cosa l'Italia avesse allora in mente (ed abbia oggi in
>           mente, nel momento in cui si reitera il finanziamento al GSF)
>           quando ha compiuto e quando compie tale scelta di armamento.
>           In altre più esplicite parole, quali missioni di bombardamento
>           offensivo - è stata questa una tematica sollevata anche
>           dall'ex capo di Stato maggiore dell'esercito, il generale
>           Fraticelli - l'Italia pensa che future guerre? Contro quale
>           tipo di nemico? E soprattutto, chi chiederà all'Italia di
>           compiere tali missioni?
>           Il Governo Berlusconi - che su questo ha avuto il grande
>           merito della chiarezza più esplicita - non ha mai nascosto la
>           sua condivisione in ordine alle strategie di guerra, o
>           comunque di invasive operazioni militari, dell'amministrazione
>           Bush. Un programma come il GSF è funzionale a tali strategie.
>           Questo è il punto relativo alle strategie, su cui non c'è
>           trasparenza. Non si capisce a cosa serva questo programma così
>           costoso.
>           Il Governo Prodi, quindi il nostro Governo, condivide? Che
>           cosa dice sull'aspetto dei costi elevatissimi? Vorrei sapere
>           che cosa dice il Governo sulla valenza strategica e che cosa
>           dice sull'aspetto dei costi elevatissimi. Costi tali che a
>           livello internazionale sono stati sollevati dubbi e
>           perplessità circa la stessa realizzabilità del progetto da un
>           punto di vista della contabilità. Cito i dubbi dell'organo di
>           controllo delle spese del Congresso statunitense, che ha
>           sollevato appunto molte perplessità sull'eccesso, che si
>           incrementa sempre di più, delle spese per il GSF, e cito i
>           dubbi della Corte dei conti olandese, che afferma come la
>           partecipazione allo sviluppo del programma esponga i Paesi
>           Bassi a rischi finanziari. E molte Corti dei conti di altri
>           paesi europei, impegnati come l'Italia nel programma, sono
>           orientate a relazioni di questo tipo.
>           In conclusione, il nostro gruppo, ed io personalmente,
>           crediamo che il capitolo sulle spese militari destinate alle
>           armi e agli armamenti debba essere radicalmente rivisto,
>           sottratto al cono d'ombra nel quale da troppo tempo è
>           confinato, praticamente delegato agli ambienti militari e
>           all'industria militare, e quindi restituito al controllo e
>           alla decisionalità del Parlamento.
>           Ciò deve avvenire in stretto collegamento con le nostre scelte
>           di politica estera e nel rispetto del troppo dimenticato
>           articolo 11 della Costituzione. E dunque per l'Italia vi è la
>           necessità di ripensare il concetto di difesa, connesso al
>           tentativo di rilancio dell'ONU al quale sta cercando di
>           contribuire. Insomma, già a partire da questa legge
>           finanziaria, si devono rivedere gli impegni di spesa per
>           armamenti, così incautamente assunti dal Governo e presentati
>           nel provvedimento in esame. *
>







--
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#4310 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 28 Nov 2006 5:50 am
Oggetto: Fw: 25/11 Cagliari: PER UN FUTURO SENZA BASI DI GUERRA
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
 
----- Original Message -----
From: "G.A.V.C.I. BOLOGNA" <gavci@...>
Cc: "Appuntamenti Peacelink" <n.margiotta@...>; "Appuntamenti Carta" <agenda@...>
Sent: Monday, November 27, 2006 1:11 PM
Subject: 25/11 Cagliari: PER UN FUTURO SENZA BASI DI GUERRA

>
> ----- Original Message -----
> From: <
mailto:caomar@...>Mariella Cao
> To: <
mailto:vialebasi@...>vialebasi@... ;
> <
mailto:gavci@...>gavci@...
> Sent: Thursday, November 23, 2006 2:12 PM
> Subject: Vicenza/Sardegna
>
>
> PER UN FUTURO SENZA BASI DI GUERRA
>
> MANIFESTAZIONE A CAGLIARI 25 NOVEMBRE
>
> ORE 10:00 CONCENTRAMENTO IN PIAZZA GARIBALDI
>
>
>
>
> GIORNATA DI MOBILITAZIONE IN SARDEGNA E IN ITALIA
>
>
>
> È notizia recente che diverse servitù militari passano alla Regione, la
> notizia può essere positiva, ma è solo un piccolo risultato rispetto al
> vero problema delle basi militari: gli eserciti, le marine e le
> aeronautiche dei paesi imperialisti e colonialisti continuano ad utilizzare
> la Sardegna per condurre le loro esercitazioni sulla nostra terra, sui
> nostri cieli e sul nostro mare. Non è più un segreto che in queste
> esercitazioni sono utilizzate armi che determinano un danno grave alla
> nostra salute e al nostro ambiente. A fronte di questa situazione
>
>
> CHIEDIAMO:
> LA LIBERAZIONE DI TUTTI I TERRITORI OCCUPATI DAGLI INSEDIAMENTI MILITARI
> LA BONIFICA INTEGRALE DELLE ZONE CONTAMINATE IN SEGUITO ALLE ATTIVITÀ MILITARI
>
> DICIAMO:
> NO AI PROGETTI DI AMPLIAMENTO A QUIRRA E A VICENZA
> STOP ALL'OCCUPAZIONE MILITARE ITALIANA NELLE ZONE DI GUERRA
>
> BASTA:
>
> A CHI HA SCELTO LA NOSTRA TERRA PER ESERCITARSI AD UCCIDERE
>
> AGLI SPORCHI INTERESSI DI GOVERNI CHE SCATENANO GUERRE PER IMPOSSESSARSI
> DELLE RISORSE CHE APPARTENGONO AD ALTRI POPOLI
>
>
> PER LA MADDALENA  ESIGIAMO
>
> ·        che all'annuncio dell'abbandono della base seguano fatti che
> provino con chiarezza l'inizio dello smantellamento
> ·        di sapere dove intende trasferirsi la US Navy
> ·        di conoscere le trattative in corso tra i governi di Italia e USA
> su tempi, modalità, risorse finanziarie per l'improrogabile bonifica dei
> territori.
>
>
> PER QUIRRA-PERDASDEFOGU CI OPPONIAMO
>
> ·        al progetto di potenziamento del poligono della morte Salto di Quirra
> ·        all'uso dell'aeroporto civile di Tortolì da parte delle Forze
> Armate e delle imprese produttrici-trafficanti d'armi
> ·        alla continua ed intollerabile strage in atto nei territori sardi
>
> PER TUTTE LE BASI,
> Teulada, Quirra-Perdasdefogu, Decimomannu, Capo Frasca, Poglina
> CHIEDIAMO
>
> ·        la fine di qualunque presenza militare
> ·        il dirottamento dei fondi destinati alle spedizioni di guerra per
> la smilitarizzazione e bonifica  dei    territori della Sardegna devastati
> dagli esercizi di guerra
>
> La mobilitazione prosegue il 2 dicembre a Vicenza dove si progetta una
> nuova base USA
>
> Tavola Sarda per la Pace.
> Aderiscono diversi movimenti, associazioni e partiti politici
>
> --
> Mailing list Disarmo dell'associazione PeaceLink.
> Per ISCRIZIONI/CANCELLAZIONI:
http://www.peacelink.it/mailing_admin.html
> Archivio messaggi: http://www.peacelink.it/webgate/disarmo/maillist.html
> Area tematica collegata: http://italy.peacelink.org/disarmo/index.html
> Si sottintende l'accettazione della Policy Generale:
>
http://www.peacelink.it/associazione/html/policy_generale.html
>

#4309 Da: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
Data: Lun 27 Nov 2006 9:31 pm
Oggetto: Fwd:Cross the Lines # 29 / English
paolocand
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per chi è interessato alle attività del WPP il programma sulla questione di
genere dell'ifor
paolo

This is "Cross the Lines", #29 September/December 2006, the newsletter of the
Women Peacemakers Program (WPP).



Contents:

* Ambushes, rice fields and peace
* To learn and to share: the annual WPP Training of Trainers
* Buddhism and Social Change
* News from WPP
* Resources
* Calendar







********************************************************************************\
******

Ambushes, rice fields and peace



It didn´t look like a nonviolence training. The truck carrying 20 refugees under
the hot Thai sun was being ambushed. A masked man threatened the driver with a
knife, while his accomplice dragged a peacekeeper into the rice field.



It was all part of a half-day simulation, designed and role played by
participants in the Nonviolent Peaceforce´s (NP) first Training of Trainers. The
training took place 9 to 19 July 2006 in the village of Ban Mai, Thailand. "This
will be a historic landmark for peace teams," said NP trainer David Grant,
opening the event. The goal was to build up an international pool of qualified
conflict transformation trainers in order for NP "to train hundreds of field
team members for possible large scale peace team deployments in the next several
years".



Nonviolent Peaceforce is a federation of over 90 member organizations from
around the world. In partnership with local groups, unarmed NP field team
members apply proven strategies to protect human rights, deter violence, and
help create space for local peacemakers to carry out their work. The NP´s
mission <http://nvpf.org/np/english/mission/statement.asp.html>  is to build a
trained, international civilian peace force committed to third-party nonviolent
intervention. With field team members now in Sri Lanka, NP will soon send team
members to the Philippines.



Some 23 participants, all experienced trainers in their own right, were selected
for the NP Training of Trainers from around the world, including Argentina,
Australia, Guinea Bissau, South Africa, Sri Lanka, Romania the UK, Uruguay and
the USA. Several trainers active with the Women Peacemakers Program were
invited, including Netsai Mushonga (Zimbabwe), Kabale Mukunto (Zambia) and
Shelley Anderson (Netherlands).


What you can say yes to



The four co-facilitators Winnie Romeril (of Peace Brigades International, USA),
Baht Latumbo (Philippines), Ouyporn Khuankaew (Thailand) and David Grant (USA)
used a highly participatory methodology during the training, which focused on
developing four competency areas. There were small group discussions and role
plays, presentations on deterrence theory and games. During the first week
individual participants were called upon to develop and conduct exercises on the
daily theme; later, participants had to work in teams to develop sessions on
topics such as gender, power and identity. One very powerful learning tool was
the above mentioned simulation, developed by a team of participants. The
scenario involved a group of six NP team members trying to move 40 refugees
(played by 40 of the local Thai villagers) to a Red Cross camp through a cordon
of hostile military checkpoints, spies, unfriendly government officials and
rebels-all played by participants and co-facilitators.



Baht Latumbo said during the debriefing afterwards that NP field team members,
when asked after their trainings what they remember the most, usually cite the
day-long simulation. Simulations help give team members a taste of the confusion
and fear that is often the reality in the field. During the Training of
Trainers, participants appreciated the presence of Oloo Otieno (Kenya), an NP
field team member currently working in Sri Lanka. Otieno was able to provide
practical details of how NP training he had undergone had prepared him for his
work on the ground with local Sri Lankan peacemakers.



Tensions within the team, and not just between the NP team and local actors on
all sides of the conflict, had to be dealt with, he said. Gender was one such
issue, as female team members in Sri Lanka complained of being underutilized,
and of pressure to be more `heroic´ (i.e., to be more willing to put themselves
into physical danger). Several participants during the Training of Trainers were
also dissatisfied with how gender was-or was not-taught, and proposed that a
gender task force be formed within NP. Several very practical recommendations
came out of the gender sessions which NP staff present said they would take back
to the leadership.



The Nonviolent Peaceforce, said a co-facilitator, is what you can say yes to
when you say no to war. Saying yes to peace involves a commitment to building
and honing training for peace. NP´s first Training of Trainers highlighted the
need for a gender perspective in training-and for a continuing exploration and
development of unarmed peacekeeping. In a time when peacekeeping in many eyes is
synonymous with military peacekeeping, the Nonviolent Peaceforce´s vision is
both pioneering and essential.



For more information on the Nonviolent Peaceforce see
www.nonviolentpeaceforce.org. A 12-minute video/DVD, "The Nonviolent
Peaceforce," is now available in English, depicting NP´s work and vision.
Contact: the Nonviolent Peaceforce USA, 425 Oak Grove Street, Minneapolis MN
55403, US. Tel. +1 612 871 0005; fax +1 612 871 0006; email:
info@....



Nonviolent Peaceforce will hold a training for field team members and for
reserve members (members who will be available for future team work) November 15
to December 9, in Nairobi, Kenya. Applicants will be considered for teams in Sri
Lanka and the Philippines, and for future teams.  Applicants must be at least 21
years old, fluent in English, be willing to deploy for a minimum of 18 months,
and have knowledge and skills in conflict transformation or peacekeeping.
Contact the Peaceworkers register (www.peaceworkers.org.uk) and send an email
to: gbettencourt@... to confirm your interest.





To learn and to share: the annual WPP Training of Trainers



"As trainers, if we haven´t learned a lot, we´ve failed," said the facilitator
to the 13 women listening attentively.



There was little chance of this group of experienced activists failing to learn.
They had traveled from Africa, Asia, Europe and the Middle East precisely to
share their experiences and to learn more about how women are building peace in
other countries. The event was the Women Peacemakers Program´s annual Training
of Trainers, held 12 to 24 June, in the Netherlands. The co-facilitator speaking
was Dr. Diana Francis (UK), who led the group in an intensive week-long
exploration of gender-sensitive active nonviolence.



An opening exercise on sharing hopes and fears for the training revealed some
surprising commonalities. While the context the women worked in varied a great
deal, all the participants identified discrimination against women as a serious
obstacle to peace. The two activists from Pakistan summed up many of the women´s
hopes in desiring "a change in how men think about women. We want a just society
where women are treated fairly and are free from traditions that discriminate
against women." Several participants spoke about a fear of losing faith in
nonviolent struggle. "The media does not listen to you unless there is
violence," complained one participant. One common concern was how to implement
what is learned at the training back home.



One highlight of the first week involved an exercise of designing a training
participants will give back home. Participants, working in pairs, then presented
their design for constructive criticism. The trainings, which will serve as a
basis for a gender-sensitive nonviolence training participants must conduct in
their own country, deal with many critical issues. There were trainings on
raising awareness of 1325 in Burundi; on enhancing lobbying and advocacy skills
for women in Mozambique; on developing a gender analysis of the
Israeli-Palestinian conflict; and on increasing gender sensitivity among peace
leaders in Sweden.



The second week began with sessions on specific skills and conceptual tools.
There were sessions on United Nations Resolution 1325; on how to develop
indicators to best measure the effectiveness of one´s peace work; on
fundraising; negotiation; and how to use the media. One eye-opening workshop was
conducted by Dr. Jens van Tricht (the Netherlands), on masculinity. The session
challenged the assumption that gender only involves women, and explored the role
concepts of masculinity play in peace building. Van Tricht urged the
participants to approach men with "critical compassion".



The 13 activists will return next year for a two-week follow-up training, to
share their experiences as trainers and, as one participant said, "to continue
the learning."





Buddhism and Social Change



The space was a thatched hut overlooking a rice field. There were times of
absolute silence and other times of excited discussion, of meditation and
classes in Thai cooking and massage. Fifteen women had come together in a quiet
village in northern Thailand from India, the Philippines, Sri Lanka, Thailand
and the USA to learn about two subjects that often are not linked: Buddhism and
social change.



It was the course "Allies for Social Change: Buddhism and Peacebuilding", held
July 24 to August 2, in Ban Mai, Thailand. The goal of the course, according to
International Women´s Partnership for Peace and Justice (IWP) organizers Ouyporn
Khuankaew and Ginger Norwood, was to "focus on bringing a Buddhist framework to
cultivating inner peace while engaging in social action in our communities and
the world."



The participants, who included a lawyer, a farmer, a trade union organizer,
students and retirees, came from different religious traditions, Christianity
and Hinduism among them. Yet there was agreement that peace within brought a
stability and clarity that greatly improved their work for social change. The
connection between inner peace and peace in the world was explored through many
small group discussions. Other important topics included an introduction to
Buddhist teachings; the development of a Buddhist and feminist analysis to
contemporary social issues; participatory exercises on understanding structural
violence, power, privilege and social action; and building peace within through
daily mindfulness practice.



The contradictions that many women of faith experience were not ignored. While
messages of liberation and equality are inherent in most spiritual traditions,
discrimination against women is also common. Deconstructing such harmful
messages and analyzing structural violence were tackled during different
exercises.



"This was so inspiring," said one participant after the course. "I learned more
than I thought I would. I have much more hope now. Activists need more courses
like this."



International Women´s Partnership for Peace and Justice, PO Box 3, Mae Rim Post
Office, Mae Rim, Chiang Mai, Thailand 50103. Tel. +66 53 376 103. Email:
info@...; web: www.womenforpeaceandjustice.org
<http://www.womenforpeaceandjustice.org/>





News from WPP



The WPP supports nonviolence trainings for women peace activists around the
world by providing financial grants and training materials, and by linking
groups to experienced trainers. This year grants were awarded to the Women and
Children´s Rights Protection Project of the Cambodian Women Peacemakers in Phnom
Penh, for two workshops and monitoring and evaluation; to Women´s Action of
Rijeka, in Croatia, for a training on women and a culture of peace; and to Save
Somali Women and Children, Somalia, for a leadership training as part of their
work on Women at the Negotiating Table.



Interested in peace work?



The WPP offers an annual internship to two young women through its International
Orientation Program. The goal of the internship is to help young women improve
their skills as peace activists. The internship is approximately six weeks long
at the IFOR international secretariat in the Netherlands. The costs of
international travel, food, accommodation costs, insurance and visa are covered
by the WPP.  Requirements include a prior commitment to peace issues and/or
gender issues; 30 years of age or younger; and adequate English-speaking skills.
The deadline to apply for 2007 is 1 November, 2006. Contact WPP Education
Officer Janne Poort-van Eeden at j.vaneeden@... for more information.



Welcome to WPP Interns!



In April Khaldoun Frijat was an intern with the WPP. Khaldoun, from Palestine,
did his internship as part of his study with the Conflict Transformation Forum
(ForumZFD) in Bonn, Germany. "I learned a lot at the WPP, and appreciate the
opportunity I was given," he said.



In May Ina Curic (Romania) and Suheir Abu Mohor (Palestine) joined the WPP´s
annual International Orientation. They worked at the WPP´s office for a month,
learning more on international peace work and producing a newsletter on youth
and peace. "For the first time I was in an environment where gender sensitivity
was part of the everyday language and awareness rather than a constant struggle
as I was used to. This was very inspiring and invigorating," said Ina.



WPP at European Parliament



The Women Peacemakers Program was the only civil society organization invited to
speak at the European Parliament Panel Discussion on Women for Peace, held 3
May, in Brussels. WPP was represented by Amy Shifflette, former IFOR
Communications Officer. Some 80 people participated. Amy joined MEP Veronique de
Keyser (Belgium) and researcher Dr. Elena Diez Jorge. De Keyser emphasized the
importance of adequately training peacekeeping forces before deployment to
conflict areas. De Keyser also spoke about UN SC Resolution 1325 and the current
lack of implementation from the grassroots up to national levels. Diez Jorge
stressed that women contribute to a culture of peace in part due to their gender
roles-that women are the `friendly´ face of power and often initiate peace
talks.



Shifflette introduced the work of the WPP, stressing that practical training in
peacemaking is a prerequisite in building peace. The WPP´s training program
contributes to this. She also gave specific recommendations to policy makers
about the need to increase support (financial and otherwise) for women´s
organizations.





Resources



"Imaging Ourselves"



The International Museum of Women (IMOW), a WPP partner, is extending its
innovative Imaging Ourselves project for one more year. Every two months audio,
films, images and texts from young women will be accepted for publication and
discussion on topics such as War and Dialogue; Image and Identity; and Work and
Office. A special discussion for young men will also be organized, asking what
defines their generation: fatherhood, relationships, culture? Deadline for
submissions is 1 December. IMOW, PO Box 190038, San Francisco, CA, USA
94119-0038. Email: info@.... Web: www.imow.org <http://www.imow.org/>



Publications



Geneva Call and the Program for the Study of International Organization(s) have
published the report Women in Armed Opposition Groups in Africa and the
Promotion of International Humanitarian Law and Human Rights. The report (also
available on-line) is based on a pioneering workshop held in November 2005 in
Ethiopia which brought 40 women leaders of African armed opposition groups to
meet with peace researchers and anti-landmine campaigners. The report includes
recommendations on how women combatants can promote human rights. Geneva Call,
PO Box 334, CH-1211 Geneva 4, Switzerland. Email: info@...  Web:
www.genevacall.org <http://www.genevacall.org/>



A 112-page report Female Suicide Bombers: Dying for Equality? (JCSS Memorandum
No. 84), with articles on women suicide bombers in the Palestinian, Chechen, and
Sri Lankan conflicts, has been published by the Jaffee Center for Strategic
Studies and is available on-line at www.tau.ac.il/jcss/memoranda/memo84.pdf



Not One More Mother´s Child, by Cindy Sheehan, is the autobiography of the US
peace activist who made international news by camping in front of George Bush´s
ranch in Texas, demanding answers as to why her son died in Iraq. Koa Books, PO
Box 6718, Santa Fe, New Mexico 87502, USA. Fax +1 505 988 2580. Email:
help@.... Tel. +1 505 983 6463.



Cycles of Violence: Gender Relations and Armed Conflict by J. El-Bushra and IMG
Sahl (Agency for Co-operation and Research in Development (Acord), 2005) looks
at research carried out in Sudan, Uganda, Angola, Mali and Somalia, examining
the impact of war on gender relations and whether gender relations contribute to
conflict.



Securing the Peace: Guiding the International Community towards Women´s
Effective Participation throughout Peace Processes, UNIFEM. Published in
celebration of UN Security Council Resolution 1325, this publication highlights
the importance of women´s involvement at all stages of peace processes in order
to ensure sustainable long-term peace. It provides concrete recommendations to
support women´s effective participation at all stages of a peace process, to
promote gender-sensitive peace negotiations and agreements, and to encourage the
mainstreaming of a gender perspective throughout the implementation of peace
accords. Available on-line at: www.womenwarpeace.org/issues



Websites



The Women Living With War website brings together texts-literary, academic,
creative and critical-on women´s everyday experiences of war. The website is now
soliciting contributions in two categories: creative arts (including mixed
media, photography, fiction, nonfiction, poetry, and artwork; and brief
biographies, with web links and bibliographies of women from various historical
periods and regions. Contact Emily Smith at email: c17women@...
<mailto:c17women%40earthlink.net>  Web: www.oldroads.org/war/womenwar



Courses



USA: The annual Conflict Transformation Across Cultures (CONTACT) course offers
professional development, skills and practical peace building training. The
three-week Summer Institute (May 29-June) is a graduate training program in
conflict transformation designed for field workers. The Graduate Certificate
Program is a one-year part-time program designed with two short phases of
face-to-face instruction coupled with distance learning. MA programs in conflict
transformation are also offered. School for International Training, CONTACT,
Kipling Road, Box 676 Brattleboro, VT 05302-0676 USA. Tel. +1 802 258 3598. Fax:
+1 802 258 3320. Email: contact@...  Web: www.sit.edu/contact



Austria: the European University Center for Peace Studies (EPU), in
Stadtschlaining, is now accepting applications. All graduate courses are taught
in English on all aspects of peace studies, including reconciliation, peace and
the media, development and mediation. Spring term 2007: 4 February--28 April
(Apply by 15 Sep. 2006). Summer term 2007: 3 June--25 August (Apply by 15 Jan.
2007). Fall term 2007: 1 October--22 December (Apply by 15 March 2007). €2,500
per course; partial scholarships available. Web: www.epu.ac.at Email
epu@.... Tel +43 3355 2498 515.



Romania: Transcend Peace University is accepting applications for 18 on-line
courses in conflict transformation, in English or Russian. Peace University
Global Center in Cluj, Romania. Tel.+40 724 380511. Fax +40 264 420298. Email:
tpu@... Web: www.transcend.org/tpu





Calendar



November 25-December 10: 16 Days of Activism Against Gender Violence. This
year´s theme is "Advance Human Rights-end Violence Against Women". For action
kit and more information: Center for Women´s Global Leadership, Rutgers
University, 160 Ryders Lane, New Brunswick, NJ 08901-8555 USA. Tel. +1 732 932
8782. Fax: +1 732 932 1180. Email: cwgl@... <mailto:sarainghana@...>
Web: www.cwgl.rutgers.edu <http://www.cwgl.rutgers.edu/>



January 14-21, 2007: International School on Disarmament and Research on
Conflicts 20th winter course "Terrorism, Counterterrorism and Human Rights",
Andalo (Trento), Italy. Web: www.isodarco.it <http://www.isodarco.it/> . Email:
isodarco@.... Tel. +39 06 725 94560/1



November 2007: 3rd Feminist advocacy Training Program, Venue to be announced.
Development Alternatives with Women for a New Era (DAWN), web: www.dawnnet.org
<http://www.dawnnet.org/>





*******************************************************************************



The Women Peacemakers Program is an initiative of the International Fellowship
of Reconciliation (IFOR). For more information about IFOR´s Women Peacemakers
Program, contact editor Shelley Anderson, (email s.anderson@...; website:
www.ifor.org/WPP) or please contact the IFOR International Secretariat:



IFOR (International Fellowship of Reconciliation)

Spoorstraat 38

1815 BK Alkmaar, the Netherlands

Tel.: +31 72 512 3014.

Fax: +31 515 1102

Email: office@...

Website: www.ifor.org <http://www.ifor.org/>




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#4308 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Gio 23 Nov 2006 9:03 pm
Oggetto: Fw: [Ticket#: 2006112110001016] Gli elettori dell'Unione esigono spiegazioni [...]
e.pey@...
Invia email Invia email
 
Ricevo e comunico.
Ciao! Enrico

----- Original Message -----
From: "Organizzazione - Romano Prodi" <organizzazione@...>
To: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Sent: Wednesday, November 22, 2006 6:46 PM
Subject: [Ticket#: 2006112110001016] Gli elettori dell'Unione esigono
spiegazioni [...]


Caro Enrico,
condividiamo con te, i nostri elettori ci hanno votato per avere delle
scelte  politiche volte a diffondere la pace.
Devi riconoscere che le scelte fatte in questi primi 6 mesi, in particolare:
ritiro dall'Iraq e missione in  Libano , stanno contribuendo in modo
sostanziale a diffondere la pace.
Riferendosi alla finanziaria in effetti sono stati incrementati i fondi a
disposizione delle forze di sicurezza e delle forze militari, per diffondere
la pace servono anche forze militari con mezzi e strumenti adeguati, la
missione in Libano lo insegna.
Fare una politica di pace non significa mandare i nostri in missioni di
pace, senza i mezzi e l'equipaggiamento atto a garantire le più normali
norme di sicurezza.
Per quanto riguarda le forze di sicurezza, dopo i tagli del precedente
governo la Polizia , i Carabinieri e la Guardia di Finanza non avevano
neanche le risorse necessarie per acquistare la carta per gli uffici, e la
benzina per le auto, ripristinare tali fondi era un'atto dovuto.
Il governo Prodi  è e sarà sempre per una politica che ponga la pace come
obiettivo fondamentale e primario.
Cordiali saluti a presto.

Lo staff di incontriamoci




> Gli elettori dell'Unione esigono spiegazioni e correzione, perché hanno
> votato per una politica di pace.
> Enrico Peyretti, Torino
>
>
>
>
> -------- Messaggio Originale --------
> Oggetto: A proposito di finanziaria...
> Data: Tue, 21 Nov 2006 10:16:57 +0100
> Da: Deiana Elettra <deiana_e@...>
> A: <lisa.clark@...>
>
>
>
>           * *
>
>
>           *Intervento in Aula di Elettra Deiana, 7 novembre. Discussione
>           sulla finanziaria*
>
>
>           *Con questo intervento voglio segnalare un punto, che il mio
>           gruppo ritiene particolarmente critico, del disegno di legge
>           finanziaria in esame: quello relativo alle spese militari, in
>           particolare il fondo destinato a finanziare i programmi di
>           armamenti. Noi siamo contrari a questa scelta, in
>           considerazione di quello che riteniamo dovrebbe essere un
>           diverso equilibrio tra tagli e incrementi di spesa, sia per
>           ragioni relative alle politiche di difesa che sottendono
>           determinate scelte in materia di armamenti.
>           Nel rapporto 2006 del Sipri, il più prestigioso istituto di
>           ricerca sul disarmo nel mondo, ci viene consegnato un dato
>           allarmante sulle spese militari a livello internazionale; tali
>           spese sono caratterizzate da un incremento significativo nel
>           2005: 1.120 miliardi di dollari, ben 83 in più rispetto al
>           2004; il che costituisce il 2,5 per cento del PIL mondiale.
>           Gli USA sono ovviamente in testa alla classifica, ma anche
>           l'Italia non scherza, signor sottosegretario. A dispetto dei
>           molti discorsi che vengono fatti da diverse parti sulla
>           pochezza dell'impegno finanziario per la difesa, l'Italia dopo
>           la Germania si trova al settimo posto tra i paesi che spendono
>           in armi, rientrando pienamente nel /club/ dei G7 delle spese
>           militari. Ovviamente, per avere un'idea precisa della quantità
>           di fondi destinati a questo settore bisogna andare oltre il
>           bilancio ordinario della difesa, conteggiando in finanziaria i
>           vari fondi destinati alle missioni militari e quelli a
>           copertura di spese di armamenti, come avviene in questa
>           finanziaria, che prevede l'istituzione di un assai sostanzioso
>           fondo destinato a finanziare, appunto, i programmi di
>           produzione militare.
>           Questo particolare capitolo di spesa, tra l'altro - qui mi
>           rivolgo con particolare urgenza al Governo -, richiede, o
>           dovrebbe richiedere, una specifica ed approfondita
>           discussione, che non è mai avvenuta in passato e che mi auguro
>           invece il Governo dell'Unione voglia predisporre: una
>           discussione non solo sulla valenza sociale della destinazione
>           di così cospicue risorse pubbliche agli armamenti - quando la
>           tendenza storica in atto, in parte confermata da questa
>           finanziaria, è quella di tagliare su voci fondamentali di
>           /welfare/ -, ma anche e soprattutto, dal punto di vista
>           militare, sul significato politico e strategico di tali
>           scelte. A quale strategia di difesa, a quale strategia delle
>           alleanze, a quale ruolo geopolitico dell'Italia sono utili e
>           funzionali tutti quei sistemi di arma elencati doviziosamente
>           nella nota aggiuntiva allo stato di previsione per la difesa
>           per l'anno 2007 (quelli finanziati appunto dal fondo di cui
>           parlavo sopra)?
>           E ancora: qual è la convenienza economica, in termini di
>           politiche industriali, di questi finanziamenti? Voglio
>           limitarmi, per evidenti ragioni di tempo, ad un solo esempio,
>           quello del /Joint Strike Fighter/. L'Italia nel 2001, con il
>           Governo Berlusconi, si impegnò ad investire 1.192 miliardi di
>           dollari in ricerca e sviluppo negli USA dal 2002 al 2012. Tale
>           decisione si basava su diverse considerazioni, che possono
>           essere ricondotte sinteticamente a due. La prima riguardava
>           l'orientamento della marina e dell'aeronautica militare di
>           sostituire i loro velivoli di attacco al suolo, che stanno
>           invecchiando (i famosi /AMX/ e parte della flotta dei
>           /Tornado)/. L'argomento invocato era, di conseguenza, che
>           entro il 2012 le Forze armate italiane avrebbero avuto bisogno
>           di un nuovo aereo tattico d'attacco al suolo, complementare
>           all'/Eurofighter/, che è un velivolo aria-aria da superiorità
>           strategica.
>           Il secondo argomento riguardava l'industria bellica, cioè le
>           convenienze che sarebbero derivate al nostro paese dal
>           coinvolgimento nel progetto statunitense GSF come un'occasione
>           unica per l'industria italiana aerospaziale e di difesa, in
>           termini di subappalti e di ricerca tecnologica. Questa scelta
>           - al riguardo richiamo l'attenzione del sottosegretario - è
>           avvenuta al buio, senza nessuna adeguata discussione e
>           trasparenza sui problemi di fondo, come per esempio l'impatto
>           sulla dottrina militare e sulle implicazioni strategiche che
>           la scelta del /Joint Strike Fighter/ comporta.
>           Questi sono soltanto alcuni dei problemi connessi al
>           programma. Per stessa ammissione dell'areonautica militare, le
>           esigenze di difesa aerea del nostro paese sarebbero già
>           coperte dall'impegno nel progetto di acquisto di una grossa
>           quota di esemplari del caccia europeo di nuova generazione
>           /EF-2000 Typhoon/, e quindi il progetto GSF, sempre per
>           ammissione delle gerarchie militari dell'aeronautica, potrebbe
>           rivelarsi indirizzato soprattutto ad un aumento di potenza
>           offensiva.
>           Quindi la scelta è avvenuta - mentre negli ambienti militari
>           si fanno queste considerazioni - espropriando completamente il
>           Parlamento di chiarezza e trasparenza sulle potenzialità
>           strategiche dell'argomento in discussione. Di conseguenza, ci
>           dobbiamo chiedere - lo chiedo a lei, signor sottosegretario -
>           che cosa l'Italia avesse allora in mente (ed abbia oggi in
>           mente, nel momento in cui si reitera il finanziamento al GSF)
>           quando ha compiuto e quando compie tale scelta di armamento.
>           In altre più esplicite parole, quali missioni di bombardamento
>           offensivo - è stata questa una tematica sollevata anche
>           dall'ex capo di Stato maggiore dell'esercito, il generale
>           Fraticelli - l'Italia pensa che future guerre? Contro quale
>           tipo di nemico? E soprattutto, chi chiederà all'Italia di
>           compiere tali missioni?
>           Il Governo Berlusconi - che su questo ha avuto il grande
>           merito della chiarezza più esplicita - non ha mai nascosto la
>           sua condivisione in ordine alle strategie di guerra, o
>           comunque di invasive operazioni militari, dell'amministrazione
>           Bush. Un programma come il GSF è funzionale a tali strategie.
>           Questo è il punto relativo alle strategie, su cui non c'è
>           trasparenza. Non si capisce a cosa serva questo programma così
>           costoso.
>           Il Governo Prodi, quindi il nostro Governo, condivide? Che
>           cosa dice sull'aspetto dei costi elevatissimi? Vorrei sapere
>           che cosa dice il Governo sulla valenza strategica e che cosa
>           dice sull'aspetto dei costi elevatissimi. Costi tali che a
>           livello internazionale sono stati sollevati dubbi e
>           perplessità circa la stessa realizzabilità del progetto da un
>           punto di vista della contabilità. Cito i dubbi dell'organo di
>           controllo delle spese del Congresso statunitense, che ha
>           sollevato appunto molte perplessità sull'eccesso, che si
>           incrementa sempre di più, delle spese per il GSF, e cito i
>           dubbi della Corte dei conti olandese, che afferma come la
>           partecipazione allo sviluppo del programma esponga i Paesi
>           Bassi a rischi finanziari. E molte Corti dei conti di altri
>           paesi europei, impegnati come l'Italia nel programma, sono
>           orientate a relazioni di questo tipo.
>           In conclusione, il nostro gruppo, ed io personalmente,
>           crediamo che il capitolo sulle spese militari destinate alle
>           armi e agli armamenti debba essere radicalmente rivisto,
>           sottratto al cono d'ombra nel quale da troppo tempo è
>           confinato, praticamente delegato agli ambienti militari e
>           all'industria militare, e quindi restituito al controllo e
>           alla decisionalità del Parlamento.
>           Ciò deve avvenire in stretto collegamento con le nostre scelte
>           di politica estera e nel rispetto del troppo dimenticato
>           articolo 11 della Costituzione. E dunque per l'Italia vi è la
>           necessità di ripensare il concetto di difesa, connesso al
>           tentativo di rilancio dell'ONU al quale sta cercando di
>           contribuire. Insomma, già a partire da questa legge
>           finanziaria, si devono rivedere gli impegni di spesa per
>           armamenti, così incautamente assunti dal Governo e presentati
>           nel provvedimento in esame. *
>







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#4307 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mer 22 Nov 2006 10:34 am
Oggetto: politica militare e governo
e.pey@...
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Propongo alla comune riflessione qualche appunto sul governo e la politica militare.
Enrico Peyretti
 
 
 

Politica italiana

DAL MINIMO DI GUERRA AL MASSIMO DI PACE

 

Le tensioni interne al composito movimento pacifista e nonviolento hanno superato alcuni momenti di maggiore asperità (nell’estate, sul rinnovo della missione in Afghanistan), ma rimangono differenze tra chi condanna la politica internazionale del governo e chi la critica con responsabile cautela. Nessuno la approva semplicemente.

La quantità crescente di spese militari per armamenti pesanti e troppi, e per mantenere un eccesso di personale professionale nell’esercito; il rinvio tacito e inspiegabile del ritiro dall’Iraq e la permanenza sempre meno spiegabile in Afghanistan, per una concezione ancora troppo militare dei conflitti; la sopravvivenza, nella classe politica e di governo, di retorica nazionale e soldatesca di fronte a dolori, errori e orrori delle politiche armate; la continuazione della passività italiana davanti alla presenza nucleare illegale e espansiva (base di Vicenza) degli Stati Uniti sul nostro territorio: ecco, dopo sei mesi, diversi motivi di delusione nei tanti cittadini che hanno votato la coalizione di centro-sinistra per avere una più chiara politica di pace. Penso che, d’altra parte, dobbiamo riconoscere al governo tentativi positivi sul piano diplomatico, anche per una conferenza globale sul Medio Oriente; sostegno ad azioni dell’Onu (come la presenza in Libano, ora diventata più difficile) riduttive dello sciagurato unilateralismo statunitense; contatti per costruire una politica mediterranea di collaborazione pacifica. Ma rimangono i pesanti motivi di critica appena detti.

Se mi è permessa una notazione personale, sono stato anch’io tra quelli che, nei mesi scorsi, hanno proposto pazienza e fiduciosa attesa verso la politica estera del governo attuale, e hanno ricevuto per questo critiche pesanti, quasi delle scomuniche, da amici e compagni nel comune impegno per la pace e la nonviolenza, quasi come traditori di questi valori.

Oggi credo che dobbiamo, al tempo stesso, disapprovare la politica militare di questo governo, e difendere questo governo. Le alternative che si vanno ventilando – non è difficile prevederlo - farebbero una politica peggiore, non solo sul piano militare, ma in tutti gli altri settori. Criticare il governo e appoggiarlo non è contraddizione, ma libera relazione di stimolo. Farlo cadere sarebbe un nuovo peggiore danno per la pace.

Questa posizione ci permette e ci impegna - in corretta competizione culturale e politica con le altre componenti della coalizione, in collaborazione con le sue componenti più sensibili al pensiero della pace - ad esigere dal governo dei passi avanti più significativi in una politica internazionale che riduca progressivamente e continuamente lo strumento militare platealmente controproducente e disastroso; che sviluppi la cooperazione sociale e culturale tra i popoli, privilegiando i più bisognosi e oppressi; che promuova la mediazione civile, l’intervento nonviolento a prevenire i conflitti, e l’azione internazionale corretta, non imperiale ma secondo la Carta dell’Onu, a moderarli e placarli, dissociando l’Italia dai coinvolgimenti in alleanze bellicose e in istituzioni belliche, come è la Nato dal 1999.

Naturalmente, a parte le loro idee personali, i governanti legittimamente si chiedono se l’opinione pubblica li seguirebbe in una più decisa politica di pace. Noi non ci facciamo troppe illusioni. Come nella classe politica, così nella popolazione in generale è carente una positiva cultura di pace, in grado di articolare in passi concreti il bell’obiettivo desiderato. Ci sembra che la popolazione (a parte settori razzisti e bushisti) sia contro la guerra, contro le guerre folli di questi anni (anche, ma non solo, per paura), ma che attenda di vedere vie politiche di pace, per sperare che la pace non resti un sogno fuori dalla politica, e un motivo di disperazione storica.

Se la politica di governo desse segnali sempre più chiari, e non equivoci, di voler procedere senza esitazioni dal minimo di guerra al massimo possibile di pace, se desse risposte non contraddittorie alla cultura di pace che fermenta nelle coscienze più attente e laboriose, allora farebbe la parte che la politica può fare, nei suoi limiti, per incoraggiare la morale popolare a passare da interessi stretti ed egoisti, monetari, che spesso la infettano (anche e specialmente in chi vive nel benessere), alla sensibilità per le sorti del mondo, per il dolore e l’offesa alla vita della maggioranza dell’umanità depredata,  esclusa, colpita.

In questa sensibilità sta la nostra dignità. Vivere senza obiettivi di valore umano e umanizzante è la massima miseria dei sazi avari. Ogni essere umano, anche quando non è capace di vederli, ha bisogno di tali obiettivi. La politica, contro quel che sembra, segue e non guida la società, ma interagisce con la società e ha compiti anche decisivi. Il pensiero della pace sente sempre più la propria responsabilità politica, oltre la dichiarazione ideale e morale. Esso chiede, vuole, attende che la politica comprenda e decida con maggiore chiarezza e coerenza che il suo senso e scopo è la pace positiva, cioè la gestione vitale, e mai mortale, mai omicida, dei conflitti umani.

La politica non è solo uno spietato gioco di forze, ma un confronto di valori e argomenti, di scopi, di idee, di numeri. I nostri numeri non sono grandi, ma sono grandi i valori e gli scopi. Facciamo che la politica abbia valore. La politica è costruzione di pace con mezzi pacifici, altrimenti non è politica, non è arte e lavoro della convivenza, ma «magnum latrocinium». La cultura costituzionale italiana, giustamente plurale, che si è difesa da culture incivili e affermata, sebbene di poco, negli ultimi voti popolari, non può essere al di sotto di quella qualità e dignità umana.

Enrico Peyretti (22 novembre 2006)

 


#4306 Da: "locascio.francesco@..." <locascio.francesco@...>
Data: Lun 20 Nov 2006 6:09 pm
Oggetto: SIR:16:04 - IRAQ: BAGHDAD, RAPITO SACERDOTE CALDEO. IL QUARTO IN CINQUE MESI
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Lunedi 20 Novembre 2006
16:04 - IRAQ: BAGHDAD, RAPITO SACERDOTE CALDEO. IL QUARTO IN CINQUE MESI
La comunità cattolica caldea di Baghdad nello sconforto: secondo fonti locali, infatti, dalle 10 di ieri non si hanno più notizie di padre Douglas Al Bazi, parroco della chiesa caldea di Mar Eliya, nella capitale irachena. “I suoi cellulari sono staccati e nessuno, neanche al Patriarcato Caldeo, sa niente di lui, da quando a quell'ora ha lasciato la chiesa in macchina e senza scorta” afferma la fonte rilanciata dal blog “baghdadhope”. Padre Douglas sarebbe il quarto sacerdote caldeo rapito a Baghdad nel giro di cinque mesi. Nel clima di violenze di cui sono oggetto le comunità cristiane in Iraq la notizia della sparizione di Padre Douglas è “particolarmente preoccupante”. Padre Douglas era scampato il 29 gennaio ad un attentato alla chiesa di cui era allora parroco, Mar Mari, nella zona settentrionale di Baghdad. Il 23 febbraio era rimasto ferito da una pallottola vagante esplosa da uomini armati che avevano preso di mira la stessa chiesa. Preoccupazione è stata espressa da don Fredo Olivero, direttore dell'Ufficio Pastorale migranti dell'Arcidiocesi di Torino, che con padre Douglas Al Bazi, infatti, anima il progetto di sostegno a dieci sacerdoti caldei di Baghdad di cui il Sir ha dato notizia lo scorso 17 novembre. Padre Douglas è anche direttore dell'Istituto di catechesi annesso al Babel College, l'unica facoltà teologica cristiana in Iraq.

 

domenica, novembre 19, 2006

 

Rapito un altro sacerdote in Iraq

Padre Douglas Al Bazi è il parroco della chiesa cattolica caldea di Mar Eliya a Baghdad e dalle 10.00 di domenica 19 novembre non ci sono più sue notizie. I suoi cellulari sono staccati e nessuno, neanche al Patriarcato Caldeo, sa niente di lui, che a quell'ora ha lasciato la chiesa in macchina e senza scorta. La notizia, confermata la stessa sera della sua sparizione da una fonte certa, ha gettato nello sconforto la comunità cristiana irachena. Padre Douglas è il quarto sacerdote caldeo rapito a Baghdad nel giro di cinque mesi e, sebbene gli altri rapimenti si siano risolti con il rilascio degli ostaggi, è ancora fresco il ricordo della barbara uccisione di Padre Paul Iskandar, sacerdote siro ortodosso rapito a Mosul lo scorso ottobre ed ucciso il giorno dopo il suo sequestro. Un rapimento, quello di Padre Paul, apparentemente inspiegabile se non alla luce della ondata di violenza che sta sempre più avendo come vittime i cristiani e specialmente i loro simboli: i sacerdoti. Le richieste fatte dai rapitori di Padre Paul erano state due: che la chiesa siro ortodossa dichiarasse pubblicamente il suo disaccordo con le parole che Papa Benedetto XVI aveva pronunciato a settembre nell'ormai famoso "discorso di Ratisbona" considerato da molti offensivo verso l'Islam, ed un ingente somma di denaro come riscatto.
La prima richiesta fu esaudita subito e più di 30 cartelli di "sconfessione "delle parole papali furono affissi all'esterno delle chiese ortodosse, mentre per la richiesta del riscatto non fu dato neanche il tempo di racogliere il denaro. Il corpo di Padre Paul fu infatti ritrovato il giorno dopo con la testa e gli arti spiccati dal tronco.
In una tale atmosfera la notizia della sparizione di Padre Douglas è quindi particolarmente preoccupante. Padre Douglas, giovane e molto attivo, era già stato toccato dalla violenza che insanguina Baghdad. Il 29 gennaio scorso era scampato ad un attentato alla chiesa di cui era allora parroco, Mar Mari, nella zona settentrionale di Baghdad, (http://baghdadhope.blogspot.com/2006_01_01_baghdadhope_archive.html) ed il 23 febbraio era rimasto ferito da una pallottola vagante esplosa da uomini armati che in alcune auto in corsa avevano preso di mira la stessa chiesa. (http://baghdadhope.blogspot.com/2006/02/violenze-in-iraq-colpito-sacerdote.html)
Viva preoccupazione è stata espressa da Don Fredo Olivero, direttore dell'Ufficio Pastorale Migranti dell'Arcidiocesi di Torino, subito informato telefonicamente dell'accaduto. Padre Douglas Al Bazi, infatti, è stato più volte ospite a Torino ed è il referente iracheno del progetto di sostegno a dieci sacerdoti caldei di Baghdad promosso dall'UPM.
A Baghdad, oltre ad essere parroco della chiesa di Mar Eliya, Padre Douglas è Direttore dell'Istituto di Catechesi annesso al Babel College, l'unica facoltà teologica cristiana in Iraq.

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#4305 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Lun 20 Nov 2006 3:09 pm
Oggetto: PREMI NOBEL PACE, ADOTTATA CARTA SU NONVIOLENZA
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ITALIA   20/11/2006   14.09   
SUMMIT PREMI NOBEL PACE, ADOTTATA CARTA SU NONVIOLENZA 
 
“Nessuno Stato o individuo può essere sicuro in un mondo insicuro. I valori della non violenza, negli intenti, nei pensieri e nelle prassi, sono passati da un’alternativa ad una necessità”: inizia così la bozza della prima ‘Carta per un mondo senza violenza’ adottata al termine del VII Summit dei premi Nobel per la pace sul tema ‘Atomo per la pace o per la guerra?’, conclusosi ieri a Roma dopo tre giorni di dibattito con la presentazione dei documenti finali da parte del polacco Lech Walesa, di monsignor Carlos Felipe Ximenes Belo arcivescovo emerito di Dili a Timor Est, e della nord-irlandese Mairead Corrigan Maguire. “Siamo fermamente convinti che creare una cultura della pace e della non violenza, pur essendo un processo lungo e difficile, sia un obiettivo nobile e necessario… un primo passo, di importanza vitale, per garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità” si legge ancora nella premessa del documento, che contiene un appello alla comunità internazionale in 12 punti: dal “rafforzamento delle riforme del sistema Onu e delle organizzazioni di cooperazione regionali” alla “cessazione dei conflitti armati tra gli stati e all’interno degli stati”, dalla richiesta di eliminazione di “armi nucleari e di altre armi immorali di distruzione di massa” all’appello per “un riconoscimento significativo delle diversità etniche, culturali e religiose negli Stati nazionali multi-etnici”. La ‘Carta per un mondo non violento’, un documento di principio al pari di quelli già adottati sui diritti dell’uomo o dei bambini, verrà in futuro sottoposta dal Segretariato permanente del Summit all’Assemblea generale dell’Onu. “Dobbiamo renderci conto che tutti questi problemi possono essere risolti solo con l’impegno comune di tutti i soggetti della comunità internazionale. Questa è una necessità e non solo un auspicio” si legge in un messaggio finale dell’ex-presidente sovietico Mikhail Gorbaciov, assente per motivi di salute, secondo il quale è stato perciò fondamentale la partecipazione dei premi Nobel “con il contributo di tutte le loro molteplici conoscenze professionali, esperienze e convinzioni” e anche di “ospiti d’onore, alti funzionari delle Nazioni Unite e di alcune altre organizzazioni internazionali e del sindaco di Hiroshima”.
[RC]

#4304 Da: "locascio.francesco@..." <locascio.francesco@...>
Data: Lun 20 Nov 2006 1:20 pm
Oggetto: >>> AsiaNews.it <<<Padre Doglas Yousef Al Bazy - 34 anni, Baghdad: sacerdote scomparso, si teme il rapimento (Douglas è il riferimento dei progetti con Baghdad del mir sicilia e dell'uff. migranti della diocesi di TO) )
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20 Novembre 2006
IRAQ
Baghdad: sacerdote scomparso, si teme il rapimento

Da ieri mattina non si hanno notizie di p. Douglas, parroco caldeo di S. Elia. Il vescovo ausiliare di Baghdad: “Molto probabile il sequestro”. Si fa concreto il timore che queste iniziative criminali vogliano colpire le personalità religiose più attive, per scoraggiare i cristiani a rimanere in Iraq.

Baghdad (AsiaNews) – A Baghdad i cristiani temono si sia verificato l’ennesimo rapimento di un sacerdote. Padre Doglas Yousef Al Bazy - 34 anni, caldeo - è uscito dalla sua parrocchia ieri mattina e non è ancora tornato a casa.

L’allarme si è rapidamente diffuso in Iraq e nella diaspora tramite Internet ed Sms: i fedeli del giovane prete e i responsabili della Chiesa caldea irachena ritengono “molto probabile” che si tratti di un sequestro. Se così fosse, sarebbe l’ultimo caso di una lunga lista di rapimenti a danni di religiosi cristiani, dettati da moventi non solo di criminalità comune.

Il vescovo ausiliare dei caldei di Baghdad, mons. Shleman Warduni, riferisce ad AsiaNews: “Il patriarca Delly ed io abbiamo attivato i nostri contatti, sperando potessero darci qualche speranza, ma finora non abbiamo avuto risposte. Il rapimento è l’ipotesi più probabile, ma non ci sono conferme”.

Padre Doglas è stato ordinato circa 10 anni fa; mons. Warduni lo definisce come una figura “molto attiva nella diocesi, impegnato soprattutto a fianco dei giovani”. È segretario dell’Istituto per l’insegnamento religioso e anche del Consiglio dei capi delle Chiese a Baghdad. Da pochi mesi gli è stata affidata la parrocchia di S. Elia.

Secondo il vescovo ausiliare, “vi sono tante interpretazioni dietro il rapimento di un cristiano: criminalità, fanatismo religioso, denaro, l’intenzione di creare divisone tra la popolazione”. “Speriamo che chi lo ha preso abbia coscienza - sottolinea il presule - e capisca che noi sacerdoti desideriamo solo portare la Buona novella alla gente e lavorare per il bene di tutti gli iracheni. Siamo per l’unità dell’Iraq e chiediamo di poter operare insieme ai nostri connazionali per ricostruire il nostro Paese e ottenere pace e sicurezza”. Tra la comunità caldea, però, si fa sempre più strada l’idea che minacce e rapimenti non siano condotti in modo indististino, ma “mirino alle personalità più impegnate nella comunità cristiana, le più giovani e le più coraggiose, quasi a monito di chi continua a sperare di poter continuare a vivere in questo Paese”.

Fonti di AsiaNews riferiscono che ormai la situazione nel Paese è “insopportabile”: i cristiani escono raramente di casa, ma non sono gli unici a soffrire. “Nessun luogo è più sicuro - dicono - ormai non si è tranquilli nemmeno sul posto di lavoro: nei mesi scorsi sono stati uccisi dei panettieri a Baghdad solo perché sfornavano un pane tipico romboidale, col vago aspetto di una croce”.

In conclusione mons. Warduni lancia un appello ai possibili rapitori di p. Doglas: “Se avete coscienza e credete in Dio, non fategli del male e liberatelo il prima possibile, sano e salvo”.

#4303 Da: "Claudio Pozzi" <clany@...>
Data: Lun 20 Nov 2006 10:07 am
Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] Fw: [glt NV] IMPORTANTE:GIORNATA NAZIONALE PER IL DISARMO
clany@...
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Cari amici,
vi inoltro questa mail perché penso sia da prendere seriamente in
considerazione.
Si potrebbe unificare con la proposta del MN di un'assemblea nazionale a
Firenze o Bologna sul disarmo nucleare?
C'è qualcuno che può andare a Firenze il 1° dicembre alla prima riunione
organizzativa?
Claudio Pozzi

----- Original Message -----
From: "Massimiliano Pilati" <massi.pilati@...>
To: <coordinamento@...>
Sent: Monday, November 20, 2006 10:41 AM
Subject: [ReteDisarmo] Fw: [glt NV] IMPORTANTE:GIORNATA NAZIONALE PER IL
DISARMO


> Inoltro questa email perchè interessante per rid.
> Aloha, Massimiliano Pilati.
>
> --
> Prima che tu sorridi, ti ho sorriso. (Aldo Capitini da "Colloquio
> corale").
>
>
> --------- Messaggio Originale --------
> Da: dedopanerai@...
> Per: glt-nonviolenza@...
> <glt-nonviolenza@...>
> Cc: armileggere@...
> Oggetto: [glt NV] IMPORTANTE:GIORNATA NAZIONALE PER IL DISARMO
> Data: 20/11/06 10:14
>
>>
>>
>> cARI AMICI,
>> Sta prendendo sempre più corpo l'idea di una "GIORNATA NAZIONALE PER IL
> DISARMO" , da tenersi verosimilmente a Firenze nel mese di marzo.
>> Tale giornata vuole comprendere:
>>
>>  - momento informativo pubblico e con la presenza di alcuni parlamentari
> invitati, principalmente come uditori, divisi in alcune sessioni parallele
> (3 massimo 4), opportunamente coordinate da un facilitatore , in cui ci
> saranno interventi di  esperti; i temi son da scegliere tra:
>> spese
>> militari,  commercio di armi, atomIca, basi e servitù USA/NATO, Corpi
> Civili di Pace e alternative al militare, etc. (esperti potrebbero essere
> Marcon o altri di Sbilanciamoci, Beretta, Baracca, etc.)
>> dopo le sessioni, momento assembleare; tentativo di pervenire ad un
> documento-proposta da sottoporre eventualmente a governi (nazionali e/o
> locali)
>>
>> - momento più popolare con attori e/o cantanti, occasione in cui
>> veicolare
>> idee sul disarmo &quot;accessibili al popolo&quot; (ad es., confronto tra
> spese
>> militari e spese sociali)
>>
>> Il Comune di Firenze, nella persona del Presidente del Consiglio Comunale
>> (Eros Cruccolini)- molto influente in città - da la disponibilità a
>> collaborare nell'organizzazione, fornendo ad esempio il prestigioso
>> Salone
>> dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, interessandosi per spazi tipo
> Palazzetto
>> o altri, eventualmente stampendo del materiale, etc.
>> Inoltre propone di coinvolgere gli enti locali, a partire da quelli che
> avevano aderito a Controlarms, ma non solo.
>> Che dire? Facciamo una cosa solo fiorentina, o proviamo a imbastire
>> qualcosa di grosso?
>> Riunione organizzativa (che vorrebbe essere già aperta a realtà
> extra-fiorentine)
>>  venerdì 1 dicembre in Palazzo Vecchio a Firenze, a partire dalle
> 14.30/15.
>> ciao
>> aLFREDO pANERAI
>>
>> p.S: non so bene a chi va chiesto: vorrei essere iscritto alla lista col
> seguente indirizzo:   alfredo.panerai@...
>>
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>> Sei stanco di girare a vuoto?
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>> ------------------------------------------------------------
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>
>
> -----------------------------------------------
> Rete Italiana per il disarmo http://www.disarmo.org
> Mailing list coordinamento@...
>
> Per cancellarsi dalla lista:
> mailto:coordinamento-request@...?subject=unsubscribe
>
> In caso di problemi scrivere a admin@...
>
>
> __________ Informazione NOD32 1872 (20061120) __________
>
> Questo messaggio  è stato controllato dal Sistema Antivirus NOD32
> http://www.nod32.it
>
>

#4302 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 19 Nov 2006 9:30 pm
Oggetto: Dopo il TF!
e.pey@...
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Ho visto il TG1 di stasera

Fanno male i pochi violenti insensati che auspicano mille Nassiriye. Fanno male tutti quanti prontamente approfittano di quei pochi per glorificare i poveri soldati morti di guerra in una guerra aggressiva e criminale nella quale non dovevano mandarli.

Alla stupidità offensiva di alcuni pochi risponde la retorica guerresca e nazionalistica di tanti di più, che, come sempre, strumentalizza i militari, sia morti che vivi.

Chi manda i soldati a uccidere e morire fa qualcosa di peggio che bruciare fantocci.

Questa triste contrapposizione sacrifica la verità delle vittime – anzitutto i civili - , la verità del diritto, della giustizia e della pace.

Enrico Peyretti (19 novembre 2006)


#4301 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 17 Nov 2006 8:27 pm
Oggetto: [su Arcoiris TV]:"DISARMO ATOMICO, ALTERNATIVE DI DIFESA E RISORSE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA".
locascio.francesco@...
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01)- Disarmo atomico - Mattina 1° Parte
N.A.Di.R. informa: Bologna, 14 ottobre 2006 il G.A.V.C.I. - Peace Activities ha organizzato una giornata di confronto su: "DISARMO ATOMICO, ALTERNATIVE DI DIFESA E RISORSE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA". Rischio atomico: il suolo italiano vede dislocati su di sé ordigni atomici presenti in particolare in due basi militari, Ghedi (40 testate) ed Aviano (50 testate), possibili obiettivi in caso di guerra atomica.

Per vedere il filmato clicca qui!

02)- Disarmo atomico - Mattina 2° Parte
N.A.Di.R. informa: Bologna, 14 ottobre 2006 il G.A.V.C.I. - Peace Activities ha organizzato una giornata di confronto su: “DISARMO ATOMICO, ALTERNATIVE DI DIFESA E RISORSE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA”. Rischio atomico: il suolo italiano vede dislocati su di sé ordigni atomici presenti in particolare in due basi militari, Ghedi (40 testate) ed Aviano (50 testate), possibili obiettivi in caso di guerra atomica.

Per vedere il filmato clicca qui!

03)- Disarmo atomico - Pomeriggio 1° Parte
N.A.Di.R. informa: Bologna, 14 ottobre 2006 il G.A.V.C.I. - Peace Activities ha organizzato una giornata di confronto su: “DISARMO ATOMICO, ALTERNATIVE DI DIFESA E RISORSE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA”. Rischio atomico: il suolo italiano vede dislocati su di sé ordigni atomici presenti in particolare in due basi militari, Ghedi (40 testate) ed Aviano (50 testate), possibili obiettivi in caso di guerra atomica.

Per vedere il filmato clicca qui!

04)- Disarmo atomico - Pomeriggio 2° Parte
N.A.Di.R. informa: Bologna, 14 ottobre 2006 il G.A.V.C.I. - Peace Activities ha organizzato una giornata di confronto su: “DISARMO ATOMICO, ALTERNATIVE DI DIFESA E RISORSE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA”. Rischio atomico: il suolo italiano vede dislocati su di sé ordigni atomici presenti in particolare in due basi militari, Ghedi (40 testate) ed Aviano (50 testate), possibili obiettivi in caso di guerra atomica.

Per vedere il filmato clicca qui!


#4300 Da: "Claudio Pozzi" <clany@...>
Data: Ven 17 Nov 2006 9:07 am
Oggetto: Petizione Aviano
clany@...
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Cari amici,
scusandomi per l'ulteriore ingombro della posta elettronica,
vi invio  nuovamente la Petizione per Aviano alla quale abbiamo apportato una piccola modifica su suggerimento di Tiziano Tissino (Beati i Costruttori di Pace, Comitato Via le Bombe da Aviano).
Cari saluti a tutti
Claudio Pozzi

#4299 Da: "Claudio Pozzi" <clany@...>
Data: Ven 17 Nov 2006 12:09 am
Oggetto: Conclusioni Bologna 11.11
clany@...
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Cari amici,
ecco i documenti conclusivi della riunione tenutasi a bologna sabato 11 novembre 2006  per una iniziativa comune sul disarmo nucleare sulla base dell'appello "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO" e delle risultanze dell'incontro di Milano del 17 settembre 2006.
I documenti si possono trovare anche sul sito:
Saluti a tutti,
Claudio Pozzi

#4298 Da: "dario cangelli liguroni" <dariocangelli@...>
Data: Lun 13 Nov 2006 11:58 pm
Oggetto: alla casa della pace di Milano - mostra Arte a Gaza
dariocangelli@...
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Trasmetto questa interessante proposta;
da notare che in questo caso gli organizzatori, a differenza di altri "nostrani", non si sono sentiti obbligati ad invitare anche un artista israeliano

 
Mercoledì 15 novembre 2006 Ore 17.30
Casa della Pace - Via Ulisse Dini, 7 - Milano

Inaugurazione della mostra
"Vite sul filo – Life on a line" Arte a Gaza

Sguardi nella vita di un campo profughi
Shaty Camp, Gaza Maggio 2005

Disegni di Hazem Harb (Gaza, Palestina)
Fotografie di Gabrio Mucchi (Milano, Italia)
Interverranno:

• Irma Dioli Assessora alla Pace e Cooperazione internazionale
della Provincia di Milano
• Alessandro Pezzoni Consigliere Provinciale e Rappresentante
Comitato di Coordinamento della Casa della Pace.
• Gabrio Mucchi autore delle fotografie
• Hazeem Harb, autore dei disegni
• Mohammed Joha dell'associazione culturale palestinese
Windows from Gaza.

La mostra rimarrà aperta la pubblico fino al 24 novembre 2006 da
lunedì a venerdì, dalle ore 10.00 alle 17.00, sabato e domenica solo su prenotazione
di gruppi - Per informazioni e prenotazioni:
Ufficio Pace 02-77404477 / 02-847477271


#4297 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 16 Nov 2006 6:13 am
Oggetto: Fw: disarmo atomico da bologna
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: <alfonsonavarra@...>
To: <nemeli@...>; <alberto.buccino@...>; <lisafellin@...>;
<milano@...>; <p.calonaci@...>; <p.u@...>;
<camillo.par@...>; <jazzsuite@...>; <alessandro.rizzo@...>;
<giancarlomonticelli@...>; <attiliog@...>;
<ennioabate@...>; <anna.polo@...>; <rsolmi@...>;
<effe.elle@...>; <paolo.spunta@...>; <fumagena@...>;
<carlabiavati@...>; <scudiero.giovanni@...>;
<alessandrobonelli@...>; <ileana.prezioso@...>;
<ferdivu@...>; <lucipaz@...>; <angelicaromano@...>;
<desacarmela@...>; <info@...>; <grilletta89@...>;
<elisabetta@...>
Cc: <g.providenti@...>; <pignattimora@...>; <oranom@...>;
<paolocand@...>; <l.appiano@...>; <ponaca@...>;
<alex.colantonio@...>; <a.vermigli@...>;
<anbamed@...>; <paoloeilaria@...>;
<nellagin@...>; <giannini2000@...>;
<roccoaltieri@...>; <antonella@...>;
<silviaterribili@...>; <davide.morano@...>; <csdgi@...>;
<guerrepace@...>; <caomar@...>; <info@...>;
<red@...>; <norma.b@...>;
<giuseppe.onufrio@...>; <a.marescotti@...>;
<luigi.malabarba@...>; <alex.zanotelli@...>;
<locascio.francesco@...>;
<vittorio.agnoletto-assistant@...>;
<andrea.licata@...>; <info@...>;
<italoarcuri@...>
Sent: Thursday, November 16, 2006 1:32 AM
Subject: disarmo atomico da bologna


> cari amici,
>
> allego il file con la versione definitiva del report
> sulla riunione di
>
> bologna DELL'11 novembre (che ho rivisto fino a
> tarda notte con
>
> Claudio Pozzi).
> Tale riunione, finalizzata a mettere
> a punto una iniziativa
>
> antinucleare comune, e' stata ufficialmente
> convocata sulla base
>
> dell'appello "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO
> ATOMICO" e delle
>
> risultanze del 17 settembre a Milano.
> Abbiamo
> deciso, votando a stragrande maggioranza, la costituzione del
>
> Coordinamento "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO".
> Il
> Coordinamento e' quindi costituito, con carattere "provvisorio,
>
> aperto ed operativo".
>
> Buon lavoro a tutti nel diramare, da oggi, le
> nostre conclusioni e nel
>
> catalizzare coinvolgimenti ed adesioni
>
> Ricordo che il Coordinamento ha recapito presso la Campagna di
>
> Obiezione di coscienza alle spese militari per la Difesa popolare
>
> nonviolenta
> via Mario Pichi, 1 - Milano
> tel. 02-58105815
>
> Alfonso
> Navarra cell. 349-5211837

#4296 Da: Alex Colantonio <alex.colantonio@...>
Data: Mar 14 Nov 2006 11:25 pm
Oggetto: [Fwd: I: [controlarmsroma] [ReteDisarmo] Comunicato stampa Le Nazioni Unite chiedono una moratoria sull'utilizzo delle bombe cluster. Ma l'Italia continua a produrle.]
alexcolantonio
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Campagna Mine – Rete Italiana Disarmo

       

       Comunicato del 8.11.06

 

 

Le Nazioni Unite chiedono una moratoria sull’utilizzo delle bombe cluster. Ma l’Italia continua a produrle.

 

 

Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per voce del vicesegretario generale e coordinatore umanitario Jan Egeland affinché venga congelato l’uso di munizioni cluster

La Campagna italiana contro le mine, che da anni si batte affinché venga vietato dal diritto internazionale l’uso di questo tipo di micidiale armamento, esprime soddisfazione per questa posizione assunta dalle Nazioni Unite. “Ma occorre denunciare – dice Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana Contro le Mine - che malgrado ciò, l’Italia non ha ancora ratificato il V protocollo della Convenzione sull’uso d’armi convenzionali (Ccw) che riguarda gli ordigni inesplosi e la bonifica dei siti contaminati.” (…) Inoltre- continua Schiavello - questi micidiali congegni continuano ad essere prodotti in Italia, dalla Simmel difesa, e in altri paesi europei come Francia, Spagna e Inghilterra.”

 

La Campagna Italiana e la Rete Italiana per il Disarmo invita il Governo Italiano a prendere una chiara posizione in materia di disarmo di fronte alle prove inconfutabili di massacri di civili dovuti agli ordigni inesplosi, “ non è accettabile – conclude Schiavello- che l’Italia non riesca a sostenere un chiaro orientamento a sostegno dei diritti umani nei consessi diplomatici demandati alle politiche per il disarmo quando si è dotata, grazie all’impegno della società civile, di  una legge di messa al bando delle mine  che ha la più avanzata definizione di mina antipersona al mondo e che certamente assimila senza ombra di dubbio ordigni con effetti indiscriminati come le sub-munizioni cluster.

Un Disegno di Legge  per l’inclusione delle cluster bombs nella legge 374/97 è stato presentato al Senato raccogliendo più di 37 firme da    diversi schieramenti ed  un analogo Disegno di Legge e stato presentato alla Camera dei Deputati.

 

 

Dalla fine del conflitto in Libano, le Nazioni Unite hanno stimato la presenza di circa 100mila ordigni inesplosi ed è stato confermato sempre da fonti dell’Onu, l’utilizzo di armi al fosforo bianco.

 

 

          Per informazioni:

Giuseppe Schiavello

Campagna Italiana Contro le Mine- Onlus

Via Nizza, 154 -

Tel 06.85800693 Fax 06.85304326

cell.340.4759230

www.campagnamine.org

giuseppe@campagnamine.org

 

 

Rete Italiana per il Disarmo – Segreteria

Cell. 328 3399267, e-mail: segreteria@disarmo.org

www.disarmo.org

#4295 Da: Alex Colantonio <alex.colantonio@...>
Data: Mar 14 Nov 2006 4:38 pm
Oggetto: [Fwd: Definizione progetto laboratorio] x riconversione industria bellica MIR aderisce?
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Ciao  a Tutti
L'ultimo aggiornamento che ho trasmesso dopo l'incontro di giovedì 9, riportava come allegato alcune recenti agenzie di stampa da cui si può percepire facilmente quale è l'orientamento ufficiale dei governi europei, e quello italiano in particolare, che sostengono la competizione con gli Usa per la crescita del fatturato delle industrie belliche. Indicavo come link un sito esplicito e semiufficiale di politica militare  che merita monitorare. http://www.analisidifesa.it/
Sempre giovedì, qualcuno metteva in evidenza l'esigenza di approfondire la posizione di chi sostiene la necessità del riarmo e della guerra. A tal fine segnalo un chiaro articolo di Ideazione, rivista culturale della destra italiana. 
La ricerca  di un chiaro confronto è sicuramente l'obiettivo prossimo per chi vorrà, dopo che saremo riusciti a dare voce alle proposte silenziate di pace e riconversione industriale: per questo motivo allego un documento datato ma significativo degli obiettori lombardi alla produzione bellica.
C'è anche l'opportunità che realtà crescenti sul territorio, che si esprimono con manifesti di retorica sulla  guerra, potranno venire a trovarci con intenti polemici e allora sarà necessario saper rispondere in modo fermo, aperto e del tutto pacifico.
Ed ora sinteticamente lo stato dell'arte
  • l'iniziativa è finora formalmente promossa da  "Ass. Teresio Olivelli", "Ass.Alex Langer", Coop Progetto solidarietà di Albano ( bottega equo solidale), Pax Christi Roma, Rete Lilliput nodo di Roma, Rete tuscolana per la pace.  Se ho omesso qualcuno, per attesa riscontro e/o dimenticanza, fatemelo presente quanto prima. Grazie
  • il laboratorio, al termine dell'incontro, vuole indicare alcune proposte concrete tra cui la richiesta di un consiglio regionale aperto di discussione sui progetti di legge di riconversione industriale
  • quanto sarà prodotto dal nostro lavoro, potrà essere recepito come proposta per i comuni della provincia di Roma nell'ambito del convegno nazionale di gennaio sull'applicazione della legge 185 che vede tra i suoi punti centrali la riconsiderazione delle scelte di politica industriale.
  • se possibile potremo trovare spazio in una serata precedente per un cineforum coinvolgendo quelle espressioni che sul territorio manifestano grande attenzione per questo mezzo di comunicazione.
Entro domani dovremmo ricevere conferma degli interventi e così fissare la data dell'incontro
Ciao
Carlo

#4294 Da: Alex Colantonio <alex.colantonio@...>
Data: Lun 13 Nov 2006 5:29 pm
Oggetto: [Fwd: Incontro il 2 e 3 dicembre a Milano sul Questione Kurda con la rete di solidarità con il popolo Kurdo]
alexcolantonio
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A Reti Territoriali, Gruppi e Associazioni

Solidali Con La Causa Del Popolo Kurdo;

Ai  Partiti; ai Sindacati Confederali e di Base;

Ai Compagni e alle Compagne dell’Associazione Nazionale Azad;

Agli Amici Del Popolo Kurdo e della Pace.


Avvertiamo il bisogno, ormai consolidato con il lavoro quotidiano a sostegno della causa del Popolo Kurdo, d’incontrarci al più presto a livello nazionale, sul modello del febbraio scorso, allorché abbiamo svolto un confronto di due giorni, a Modena: esso ha consentito uno scambio di idee sui progetti in corso, sulla politica territoriale e nazionale, nonché un’iniziativa di carattere politico, alla presenza dei responsabili dei dipartimenti esteri dei partiti e di  esponenti qualificati del Popolo Kurdo.


L'idea attuale è di cogliere il frutto d’intensi anni di lavoro, sottoponendo all'opinione pubblica e alla politica, parlamentare e di base, le varie questioni di cui, in ambito nazionale ed europeo, sono pienamente avviate le discussioni. L'allargamento dell'Unione Europea a est, anche alla Turchia, un impegno forte di monitoraggio da parte di Parlamento Europeo e Consiglio d'Europa riguardo all'attuazione dei Criteri di Copenhagen, l'attuazione d’interventi di tipo legislativo, da parte del governo italiano, in ambito UE; nonché le questioni relative alla regolamentazione dei flussi migratori e del diritto all'asilo politico, garantito dalla Costituzione Italiana. Inoltre, un esplicito riconoscimento riguardo alla tortura come crimine ancora perpetrato e come tale da perseguire penalmente.


A lato di tale discussione, si terrà anche una giornata d’informazione sul recente evolversi della situazione in Kurdistan, in particolare riguardo al cessate-il-fuoco da ultimo proclamato dal Kongra–Gel e alle attuali prospettive di soluzione pacifica della Questione Kurda. Soprattutto si vuole che emergano indicazioni su cosa si può fare dall’Italia, e in che modo,. per contribuire al conseguimento della pace nella regione kurda. Numerose sono, in Italia, le iniziative intraprese, in forme di progettualità solidale e cooperativa con la popolazione kurda. L’ambito è assai vasto e altresì la volontà di molti compagni e compagne è forte: essi si spendono enormemente su tale fronte, manifestando rigore e coerenza. Già sono in atto progetti di varia natura, tra enti locali italiani e municipalità kurde, ma anche tra gruppi italiani e strutture sanitarie, ospedali, sindacati, associazioni di donne e case per l’infanzia in Kurdistan. Sono anche in atto patrocini di associazioni di cultura. La giornata può essere costruita come un seminario, volto a diffondere la conoscenza riguardo a alcuni temi: Come costruire un progetto, ad esempio; come ricercare forme alternative di discussione. Inoltre, data l'esigenza emersa di approfondire alcune tematiche, si potranno creare tavoli di lavoro. La presenza di esponenti provenienti sia dalla Turchia che dall’Europa potrebbe aiutare in ciò, su temi quali la costruzione di dighe in territorio kurdo e le conseguenze che comporta; la situazione riguardo alla tutela dei diritti umani, al ruolo delle donne, al patrimonio culturale del popolo kurdo.


L'invito vuole essere, come sempre, un’apertura delle porte, sia a chi già fa parte della "rete" di sostegno, sia a chi aspira a entrarvi, apportando la propria voglia di fare e altresì le capacità già maturate. Riguardo all’affluenza, auspichiamo ovviamente che sarà numerosa, competente e sentita, trattandosi di un incontro a carattere nazionale.


L’incontro si terrà sabato 2 e 3 Dicembre 2006, in una sala messa a disposizione dalla Provincia di Milano presso la Casa della Pace in via Ulisse Dini, vicino alla fermata della Metro di Piazzale Abbiategrasso (Linea Verde)


Per informazioni, rivolgersi a UIKI – Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia tel.: 06 636892

 

 

Programma di Lavoro

 

Sabato 2 Dicembre 2006

Ore 10.00: Analisi della recente situazione in Kurdistan:.

Condizioni socio-politiche; Cessate-il-fuoco; i rapporti Turchia/UE in vista del Consiglio Europeo del 14/15 dicembre 2006; Il 2007 è anno di elezioni legislative in Turchia; Possibili iniziative di tipo politico

 

Ore 13.30 / 14.30: Pranzo

 

Ore 14.30 / 17.00 Presentazione del lavoro svolto nelle singole realtà (partecipano esponenti kurdi e tedeschi provenienti da Francia e Germania):

Reti in Germania e Francia ed eventuali forme di collaborazione con i gruppi (associazioni e comitati) italiani

 

Ore 17.00: Costruzione di gruppi di lavoro sui diversi argomenti e discussione sulla questione idrica in Kurdistan

 

Domenica 3 Dicembre 2006

Ore 10.00 / 11.30: Gruppi di Lavoro

 

Ore 11.30 / 13.30: Presentazione dei risultati del lavoro nei gruppi e chiusura dei lavori

 Parteciperanno:

Il responsabile del settore esteri del DTP; Sindaci dell'area kurda; Assoc. Azad; Assoc. Verso Il Kurdistan; Arci; Donne In Nero; Scuola Della Pace di Lucca; Comitato Kurdistan di Firenze; Assoc. Pangea di Napoli; CNR; Assopace; Comitato Kurdistan della Sardegna; Fiom; ISKU e AZADI (Organizazioni in solidarità con il popolo kurdo in Germania); CIK (Uff.di Infor. del Kurdistan in Francia) ; UIKI


#4293 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 13 Nov 2006 12:12 am
Oggetto: "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO" congresso Verdi aderisce all'unanimità all' appello di alex Zanotelli
locascio.francesco@...
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Il congresso di Fiuggi della federazione dei Verdi, su proposta dei delegati di palermo e provincia, ha approvato all'unanimità l'adesione al' appello contro il riarmo nucleare promosso da p. Alex Zanotelli, sacerdote comboniano.
 
L'appello che ha suscitato l'acclamazione del congresso dichiara tra l'altro che "Le armi di distruzione di massa  sono immorali  in quanto armi di distruzione indiscriminata; le armi atomiche lo sono in modo assoluto in quanto il loro impiego minaccia di distruggere in poche ore ogni vestigia di civiltà, e forse anche ogni forma di vita, spezzando l’equilibrio che la Natura ha sviluppato in miliardi di anni sul pianeta.

La Corte Internazionale dell’Aja si e’ espressa dichiarando che l’uso e la minaccia delle armi nucleari sono contrari al diritto internazionale. Anche l’Italia ha la sua fetta di responsabilità, ospitando, in palese violazione della Costituzione e dei suoi impegni di paese non-nucleare, tra Aviano (PN) e Ghedi (BS) una novantina di atomiche, e in 11 porti sommergibili a propulsione nucleare, dotati ciascuno di missili con testate nucleari di potenza distruttiva complessiva migliaia di volte superiori alle bombe di Hiroshima e Nagasaki. "

L'appello conclude con l'individuazione dei seguenti obiettivi." Noi, gruppo di nonviolente/i, senza presunzione ma con convinzione, chiediamo a tutte e tutti di fare proprio questo appello, di promuoverlo, di diffonderlo, di persuadere gli indecisi.

Ci rivolgiamo all’intera società, al mondo della cultura, della politica, della religione, del lavoro, della scienza, a tutti e ad ognuno:

·                 per l’immediata applicazione del Trattato di non proliferazione, a partire dall’Italia e dall’Europa;

·                 per contestare la presenza delle atomiche USA nelle basi militari e nei porti italiani;

·                 per contrapporre al concetto strategico della NATO la trasformazione degli armamenti da offensivi a strettamente difensivi  in direzione della Difesa Civile non armata e Nonviolenta;

·                 per l’obiezione di coscienza dei tanti, troppi, scienziati coinvolti nelle ricerche militari affinché, insieme alle organizzazioni del lavoratori, realizzino la riconversione dell’industria bellica

·                 perché i rappresentanti di tutte le religioni dichiarino la guerra atomica Tabù e Peccato, un crimine contro l’umanità come tale assolutamente non giustificabile.

Il disarmo nucleare completo, come previsto anch’esso dal Trattato di non proliferazione, deve essere il primo passo per il disarmo totale."

http://www.osmdpn.it/appelli/disarmo_atomico/appello_disarmo_atomico.htm

---

www.riconciliazione.it

 

 


#4292 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 12 Nov 2006 9:43 am
Oggetto: 800eu. da Palermo per i bambini diabetici del St. Raphael di Baghdad (raccolti nell'incontro di basket tra la nazionale atleti diabetici vs.la nazionale magistrati)
locascio.francesco@...
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#4291 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 12 Nov 2006 9:40 am
Oggetto: 800eu. da Palermo per i bambini diabetici del St. Raphael di Baghdad (raccolti nell'incontro di basket tra la nazionale atleti diabetici vs.la nazionale magistrati)
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
#4290 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 12 Nov 2006 10:00 am
Oggetto: [MIR_Palermo] 800eu. da Palermo per i bambini diabetici del St. Raphael di Baghdad (raccolti nell'incontro di basket tra la nazionale atleti diabetici vs.la nazionale magistrati)
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 

SAINT RAPHAEL RELIEF FUND

THE CATHOLIC PEACE FELLOWSHIP is soliciting donations for St. Raphael Hospital in Baghdad.

Owned and administered by the Dominican Sisters of the Presentation of Mary, a Chaldean

Catholic religious order, St. Raphael’swas founded in 1891 as a medical clinic to treat victims

of cholera. In 1939 it was expanded into a two-story hospital where some surgery could be done

and mothers and their babies could be cared for in the small maternity ward. In 1968, the sisters

expanded St. Raphael’s once more, and it is today a four-story, thirty-six room medical facility. It

provides both in-patient and out-patient medical care and offers specialized services in orthopedics,

ophthalmology, gynecology, ENT, and general surgery. Under the direction of Sister Maryanne

Pierre, O.P., a native of Iraq, St. Raphael’s is staffed by Christians and Muslims and serves people of

all faiths.

During a visit to Iraq in January 2003, Michael Baxter and Tom Cornell of the Catholic Peace

Fellowship met Sister Maryanne and toured St. Raphael’s. She told them that plans were under

way to add a delivery room and maternity ward to the hospital, and that the project’s estimated cost

was $400,000. Since then, due to the bombing of Baghdad, the riots, and the looting of hospitals

throughout the city, St. Raphael’s needs have become more basic and much more urgent. We

wish to raise $50,000 and deliver it to St. Raphael’s through Church channels.

If you would like to help St. Raphael’s Hospital and its patients, please make a generous donation

payable to “Catholic Peace Fellowship” with a note directing it to the “Saint Raphael Relief

Fund.” (Information for tax deduction is available upon request.)

We beg you to join us in our prayer for the people of Iraq and in our effort to translate these

prayers into corporal works of mercy.

Make checks payable to:

THE CATHOLIC PEACE FELLOWSHIP

P.O. Box 41

Notre Dame, IN 46556

http://www.catholicpeacefellowship.org/downloads/Easter03.pdf

http://www.catholicworker.org/roundtable/essaytext.cfm?Number=195

 

This work is licensed  under a

   Creative Commons License


#4289 Da: "Francesco LoCascio" <locascio_francesco@...>
Data: Dom 12 Nov 2006 10:03 am
Oggetto: 800eu. da Palermo per i bambini diabetici del St. Raphael di Baghdad
locascio_fra...
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SAINT RAPHAEL RELIEF FUND

THE CATHOLIC PEACE FELLOWSHIP is soliciting donations for St.
Raphael Hospital in Baghdad.

Owned and administered by the Dominican Sisters of the Presentation
of Mary, a Chaldean

Catholic religious order, St. Raphael'swas founded in 1891 as a
medical clinic to treat victims

of cholera. In 1939 it was expanded into a two-story hospital where
some surgery could be done

and mothers and their babies could be cared for in the small
maternity ward. In 1968, the sisters

expanded St. Raphael's once more, and it is today a four-story,
thirty-six room medical facility. It

provides both in-patient and out-patient medical care and offers
specialized services in orthopedics,

ophthalmology, gynecology, ENT, and general surgery. Under the
direction of Sister Maryanne

Pierre, O.P., a native of Iraq, St. Raphael's is staffed by
Christians and Muslims and serves people of

all faiths.

During a visit to Iraq in January 2003, Michael Baxter and Tom
Cornell of the Catholic Peace

Fellowship met Sister Maryanne and toured St. Raphael's. She told
them that plans were under

way to add a delivery room and maternity ward to the hospital, and
that the project's estimated cost

was $400,000. Since then, due to the bombing of Baghdad, the riots,
and the looting of hospitals

throughout the city, St. Raphael's needs have become more basic and
much more urgent. We

wish to raise $50,000 and deliver it to St. Raphael's through Church
channels.

If you would like to help St. Raphael's Hospital and its patients,
please make a generous donation

payable to "Catholic Peace Fellowship" with a note directing it to
the "Saint Raphael Relief

Fund." (Information for tax deduction is available upon request.)

We beg you to join us in our prayer for the people of Iraq and in
our effort to translate these

prayers into corporal works of mercy.

Make checks payable to:

THE CATHOLIC PEACE FELLOWSHIP

P.O. Box 41

Notre Dame, IN 46556

http://www.catholicpeacefellowship.org/downloads/Easter03.pdf

http://www.catholicworker.org/roundtable/essaytext.cfm?Number=195

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