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Sent: Thursday, February 01, 2007 11:59 AM
Subject: armi H a Vicenza
DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA
Ho trovato sulla mailing list del Corpo
degli Alpini notizie riguardo al vecchio uso del sito Pluto.
Se sono
in corso dei lavori di ampliamento essi dovranno essere messi in
relazione alle nuove armi ed alle nuove dottrine operative cui dovra'
attenersi la 173^ Brigata Aerotrasportata USA.
Stamattina Rai News 24
ha mandato in onda un servizio, del solito Maurizio Torealta, che ha
trattato delle armi nucleari di quarta generazione, collegate al teatro
di guerra mediorientale.
Riporto sotto pezzi del dibattito tra "veci"
che ci riguardano:
"Negli anni della guerra fredda a Longare
(Vicenza) esisteva un deposito in caverna ove erano custodite le
testate atomiche da utilizzarsi in caso di invasione da parte del Patto
di Varsavia.
Tra le testate a disposizione c'erano anche le ADM,
Atomic Demolition Munition, modello W-31 Mod. 1, destinate
espressamente al minamento della frontiere orientale e dei valichi
alpini.
Le ADM erano affidate alle cure della 62nd Engineer Company
del 559th US Army Artillery Group, della SETAF di Vicenza...
Le serie
dottrinali 600 e 700 degli anni '50-'60 prevedevano l'impiego dell'arma
atomica.
Ovviamente erano argomenti non pubblicizzati e tenuti il più
possibile in sordina, ma non segreti.
L'Italia ottenne dagli USA
l'impiego di armi atomiche, con il principio della doppia chiave.
In
ambito E.I. l'unica unità atomica esistente era la III Brigata Missili,
alle dirette dipendenze della SETAF (Comando US Army a livello di
Brigata a sua volta equipaggiato con reparti di artiglieria atomica).
Il comando SETAF era binazionale (USA-ITA), dovendo materialmente
applicare il concetto politico di doppia-chiave.
Le mine atomiche,
stoccate a site Pluto, erano gestite da una compagnia dell'US Army:
ecco perchè la nostra fanteria d'arresta non ne sapeva niente:
sarebbero state piazzate e fatte brillare dalla 62nd Engineer Company.
L'FH-70 può sparare munizionamento atomico, ma questo non era a
disposizione dell'EI.
L'unica artiglieria nucleare a traino meccanico
a disposizione dell'E.I. era rappresentata dal 1° Gruppo Adige e dal 9°
Gruppo Rovigo, entrambi equipaggiati con obici M-115 da 203/25 mm (ho
fatto una piccola ricerca: di tali obici non esiste alcuna traccia
nelle pubblicazioni ufficiali e/o giornalistiche rilasciate negli anni
passati) ed inseriti nella III Brigata Missili.
Infatti, nel 1985 al
sito Pluto, risultavano conservati proiettili da 203 mm per l'Esercito
Italiano, proiettili da 155 mm e mine atomiche per la SETAF."
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Questi nostri tempi sono caratterizzati da relazioni “barbare”, sia a livello internazionale – dove sembrano imporsi il capitalismo predatore, le guerre e i terrorismi fondamentalisti – che a livello interpersonale, dove sono messe in discussione le regole di una corretta convivenza civile e tendono a diffondersi comportamenti arroganti e violenti.
Una via d’uscita forse c’è, è quella che propone il Prof.Giuliano Pontara, uno dei massimi studiosi mondiali della nonviolenza e del pensiero di Gandhi, docente per oltre trent’anni di Filosofia Pratica all’Università di Stoccolma. Per Pontara una rilettura e attualizzazione della concezione etico politica di Gandhi, e la conseguente diffusione di una mentalità nonviolenta, possono essere una risposta alle minacce che rischiano di far precipitare il mondo in una nuova barbarie.
Abbiamo organizzato due momenti per incontrarlo, nel tour italiano di presentazione del suo ultimo libro “L’antibarbarie”
GIOVEDI’ 1 FEBBRAIO ORE 14.30 – 16.30
PRESSO L’ UNIVERSITA’ DI BOLOGNA FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE
VIA ZAMBONI 32 - AULA 4 (aula di Via del Guasto)
GIOVEDI’ 1 FEBBRAIO ORE 20.45
PRESSO LA CASA PER LA PACE “LA FILANDA”
VIA CANONICI RENANI 8 – CASALECCHIO DI RENO
L’Associazione “Percorsi di pace”, il nodo di Bologna di “Rete Lilliput” e il Centro Documentazione Mondialità del Centro Poggeschi vi invitano a partecipare.
Non perdete questa occasione per ascoltare, dialogare e confrontarvi con un filosofo che affronta le grandi questioni del ventunesimo secolo!
G.A.V.C.I. Via Scipione Dal Ferro 4 - c/o Villaggio del Fanciullo 40138 BOLOGNA tel/fax 051.341122 www.gavci.it
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Sent: Wednesday, January 31, 2007 6:32 PM
Subject: 18-2 al Tendone del Dal Molin
DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA
segreteria Coordinamento "FERMIAMO CHI
SCEHRZA COL FUOCO ATOMICO"
tel. 02-5810.1226 cell. 349-5211837
Grazie all'aiuto ed al riconoscimento del movimento "No Dal Molin"
potremo svolgere la nostra riunione antiguerra e antinucleare a
Vicenza.
L'assemblea permanente di ieri, martedi 30 gennaio, presenti
circa 300 persone, ha approvato su mia proposta la concessione del
Tendone, che presidia l'area dell'ex aeroporto dismesso, come luogo
dove svolgere il nostro incontro, il 18 febbraio pv.
Il presidio
permamente si trova in Zona Lobia Caldogno, a nord di Vicenza, seguire
via Sant'Antonino, superare l'aeroporto DAL MOLIN, superare PONTE
MARCHESE, il presidio è sulla sinistra all'incrocio con via Aeroporti.
Deve ancora essere risolto il problema dell'ospitalità per la notte
precedente, data della manifestazione internazionale "contro le basi
della guerra".
Abbiamo pensato di organizzare la giornata così:
mattino: ASSEMBLEA DEI FIRMATARI E SOSTENITORI DELL'APPELLO PER IL
RITIRO DEI SOLDATI ITALIANI DALL'AFGHANISTAN in cui elaborare idee e
proposte per il futuro del movimento contro la guerra.
pomeriggio:
ASSEMBLEA DEI FIRMATARI E SOSTENITORI DELL'APPELLO "FERMIAMO CHI
SCHERZA COL FUOCO ATOMICO". Il tema del nucleare e dei rischi che
questo rappresenta per l'umanità sono terribilmente presenti e non
possiamo fare a meno di sentire l'esigenza di lanciare una campagna per
il bando di tutte le armi atomiche dal nostro territorio nazionale,
eventualmente iniziando una raccolta di firme per una proposta di legge
popolare che vieti la detenzione e la sosta di armi di distruzione di
massa sul territorio nazionale.
Personalmente sono stato invitato a
far parte del gruppo di lavoro dell'Assemblea permanente vicentina che
deve raccogliere informazioni sui siti nucleari intorno a Vicenza. Mi
e' stata data l'opportunita' di spiegare ad attivisti e cittadini,
sorprendentemente disinformati, che le strategie NATO ufficiali
prevedono che che le testate tattiche in essi depositate sono
pianificate per radioattivizzare, a fini di sedicente "difesa", il
Triveneto stesso!
Bisogna infatti ricordare che, sotto i colli Berici,
a sud ovest di Vicenza presso Longare, proseguono i lavori per ampliare
Sito Pluto, una base atomica ipogea, con una commessa alla ditta Comin
di Loria-Treviso. La senatrice Menapace si interessera' del caso. Un
articolo del Giornale di Vicenza del 27 gennaio ha ripreso la voce.
Riporto una lettera che sull'argomento ho trovato su Internet. L'autore
si firma gerryIRA:
"Sono venuto personalmente in contatto con
l´impresa edile Comin Costruzioni Generali s.p.a. di Loria (TV).
Il
titolare mi ha raccontato alcune cose riguardo ad alcuni lavori che la
sua ditta ha avuto in commissione nella caserma Ederle e presso il Sito
Pluto.
E´ questa seconda commessa ad essere particolarmente
inquietante, perchè l´impresa ha un appalto per l´escavazione di un
milione di metri cubi di terreno sotto i Berici, per l´ampliamento dei
bunker.
Questi lavori sono già iniziati da almeno qualche mese ma non
mi è stato detto esattamente in quale comune del vicentino avvengano.
Un milione! Sono tantissimi. Ipotizzando un´altezza media di 4 metri
risultano 25 ettari di superfice, sicuramente distribuiti su vari
livelli, che si sviluppano sotto le colline.
Dalle parole
dell´impresario si capiva la meraviglia per la tecnologia e
l´organizzazione avanzate che ha potuto vedere applicate in questa base
militare sotterranea.
Mi domando se gli abitanti della zona non
abbiano notato un maggiore traffico di automezzi pesanti e di operai.
Nell´interrogazione parlamentare si è parlato solamente del progetto
Dal Molin ma sembra che nessuno sia consapevole di quello che stanno
facendo gli USA nel nostro sottosuolo. Ed è facile capire come il
disegno di espansione militare americano in questo territorio sia
ancora più ampio e pericoloso di quello che appare o di quello che è ci
dato sapere".
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Davvero una bellissima notizia!
Qui a Genova siamo, con oggi, alla245° ora in silenzio. Abbiamo iniziato
all'indomani dell'attentato alle torri e non abbiamo più potuto smettere
perchè Afghanistan, Iraq, Somalia, Palestina......
Se qualcuno/a desiderasse altre informazioni , mi scriva per favore!
Norma Bertullacelli - Genova
Paolo Candelari ha scritto:
>
> *Comunicato: ora di silenzio a Torino *
>
> "Mai più guerra. Mai più terrorismo. Mai più violenza
>
> *MEZZORA DI SILENZIO*
>
> PERCHE’ *IL MONDO *DICA* SI *ALLA* PACE*
>
> *MERCOLEDI’ 31 GENNAIO dalle 17.30 alle 18,00*
>
> In *via Garibaldi 13* – Torino
>
> (davanti al centro Sereno Regis)
>
> Riteniamo la decisione del governo di concedere alle forze armate Usa
> l’allargamento della base militare di Vicenza una decisione grave, in
> contraddizione con una politica di pace, che sia in contrasto con
> l’attuale linea bellicista della presidenza Usa.
>
> Per questo, per manifestare la nostra opposizione, per testimoniare la
> nostra volontà di pace, per parlare alle coscienze dei cittadini, di
> parlamentari e governanti, e convincerli che solo una politica di pace
> può favorire la pace, abbiamo ripreso a praticare un momento di silenzio
>
> Invitiamo tutti gli amici della pace e della nonviolenza ad unirsi a
> noi tutti i mercoledì dalle 17,30 alle 18,00 in via Garibaldi angolo
> via Mercanti (all’altezza della sede del Cemtro Sereno Regis al n.13)
>
> La *nonviolenza* deve diventare
>
> *politica* degli Stati e *impegno* di tutti
>
> MIR- MN- Torino via Garibaldi 13 tel.011532824
>
> Paolo Candelari
>
>
Io ci vengo, come ci sono venuto sempre, salvo eccezioni di impossibilità, e distrubuisco volantini.
Credo nelle manifestazioni nonviolente sulla strada.
Ma sempre meno mi riconosco nel massimo proclama "MAI PIU' questo e quest'altro male!..."
Preferisco esprimere una volontà di pace su questo o quel problema concreto.
Dubito anche che si possa davvero chiedere "che la nonviolenza diventi politica degli Stati".
Non è una critica, ma una mia sensibilità di fronte ad un facile pacifismo (non il Mir-MN che hanno una cultura nonviolenta!) del "tutto o niente", che significa niente.
Mi basterebbe - per ora, in attesa dei secoli futuri (se la storia umana non sarà distrutta) - che gli Stati fossero meno militari, che il militare fosse "transarmo" (Galtung), e che si costruissero almeno alcuni elementi di intervento nonviolento nei conflitti.
Utopia politica, sì. Concretezza e pazienza nel limite della politica, pure. Altrimenti l'orizzonte lo si guarda solo, senza fare un passo.
Ciao! Enrico
La utopía está en el horizonte. Me acerco dos pasos, ella se aleja dos pasos. Camino diez pasos y el horizonte se desplaza diez pasos más allá. Por mucho que camine, nunca la alcanzaré. ¿Para qué sirve la utopia? Para eso: sirve para caminar
"L’utopia è all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare".
Subject: [MIR-riconciliazione] I: invito all'ora di silenzio ogni mercoledì
Comunicato: ora di silenzio a Torino
"Mai più guerra. Mai più terrorismo. Mai più violenza
MEZZORA DI SILENZIO
PERCHE’ IL MONDO DICA SI ALLA PACE
MERCOLEDI’ 31 GENNAIO dalle 17.30 alle 18,00
In via Garibaldi 13 – Torino
(davanti al centro Sereno Regis)
Riteniamo la decisione del governo di concedere alle forze armate Usa l’allargamento della base militare di Vicenza una decisione grave, in contraddizione con una politica di pace, che sia in contrasto con l’attuale linea bellicista della presidenza Usa.
Per questo, per manifestare la nostra opposizione, per testimoniare la nostra volontà di pace, per parlare alle coscienze dei cittadini, di parlamentari e governanti, e convincerli che solo una politica di pace può favorire la pace, abbiamo ripreso a praticare un momento di silenzio
Invitiamo tutti gli amici della pace e della nonviolenza ad unirsi a noi tutti i mercoledì dalle 17,30 alle 18,00 in via Garibaldi angolo via Mercanti (all’altezza della sede del Cemtro Sereno Regis al n.13)
"Mai più guerra. Mai più terrorismo. Mai più violenza
MEZZORA DI SILENZIO
PERCHE’ IL MONDO DICA SI ALLA
PACE
MERCOLEDI’ 31 GENNAIO dalle 17.30 alle
18,00
In via Garibaldi 13
– Torino
(davanti al centro Sereno Regis)
Riteniamo la decisione
del governo di concedere alle forze armate Usa l’allargamento della base
militare di Vicenza una decisione grave, in contraddizione con una politica di
pace, che sia in contrasto con l’attuale linea bellicista della
presidenza Usa.
Per questo, per
manifestare la nostra opposizione, per testimoniare la nostra volontà di pace,
per parlare alle coscienze dei cittadini, di parlamentari e governanti, e
convincerli che solo una politica di pace può favorire la pace, abbiamo ripreso
a praticare un momento di silenzio
Invitiamo tutti
gli amici della pace e della nonviolenza ad unirsi a noi tutti i
mercoledì dalle 17,30 alle 18,00 in via Garibaldi angolo via Mercanti
(all’altezza della sede del Cemtro Sereno Regis al n.13)
Ciao,
desideriamo farti sapere che, nella sezione File del gruppo
MIR-riconciliazione, troverai un nuovo file appena caricato.
File : /IFOR Council Japan 2006.zip
Caricato da : locascio_francesco <locascio.francesco@...>
Descrizione : Ecco gli atti dell'IFOR Council Japan 2006, cui hanno
partecipato Paolo Candelari insieme a Mariantonietta Malleo.
Puoi accedere al file dal seguente indirizzo:
http://it.groups.yahoo.com/group/MIR-riconciliazione/files/IFOR%20Council%20Japa\
n%202006.zip
Per ulteriori informazioni su come condividere i file con gli altri
iscritti al tuo gruppo, vai invece alla sezione di Aiuto al seguente
indirizzo:
http://help.yahoo.com/help/it/groups/files
Cordiali saluti,
locascio_francesco <locascio.francesco@...>
associazione musicale Pane e Guerra e Comunità di San Fermo
con il patrocinio di:
- ISREC Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza ed età contemporanea - Cooperativa “Dante Paci e Ferruccio Dell'orto Caduti Partigiani” di Bergamo presentano Concerto della MEMORIA in occasione del Giorno della Memoria (27 gennaio 1945)
Giovedì 1 febbraio 2007 a Bergamo alle ore 20.45 presso la Chiesa di San Fermo
via San Fermo e Rustico
interviene il ricercatore dell’ Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza ed età contemporanea ISREC, SILVIO CAVATI sul tema “La persecuzione e deportazione degli ebrei a Bergamo 1938-1945” a seguire:
poesie testimonianze e canti dai Lager con il coro Pane e Guerra e la kleine klezmer orkestra
Subject: [MIR-riconciliazione] Com'è strutturata la base di Vicenza
Com'è strutturata la base di Vicenza
Una enorme base, dentro e intorno alla quale gravitano circa 12.000 militari e civili americani, i cui rapporti con le autorità italiane sono regolati da accordi e memorandum riservati risalenti al dopoguerra, ma continuamente aggiornati: questa è la Caserma Ederle di Vicenza che, insieme al vicino aeroporto Dal Molin, è al centro della querelle di questi giorni. La Ederle è una caserma italiana a tutti gli effetti, con un comandante italiano e un colonnello. Quest'ultimo, secondo un organigramma americano, è sottocapo di stato maggiore, mentre il capo di stato maggiore è un colonnello Usa.
Nella scala gerarchica, prima del colonnello c'è un generale a due stelle americano che è il comandante generale della Setaf (la Southern European Task Force), nonchè comandante di tutte le forze americane presenti a Vicenza. I rapporti tra il comandante italiano dell'istallazione e i comandanti americani sono regolamentati da atti classificati. Nell'ambito della Setaf opera la 173/a brigata paracadutisti Usa, il reparto impiegato in Iraq tre anni fa, e successivamente in Afghanistan. In passato si chiamava 'Lyon Brigade' ed era organizzata su un solo grosso battaglione di fanteria, che esiste ancora con il nome di 1/o battaglione del 508/o reggimento paracadutisti, successivamente affiancato dal 2/o del 503/o.
La Lyon si è quindi tramutata in 173/a brigata, che ha però anche altre forze in Germania. L'aeroporto Dal Molin, distante 3-4 chilometri dalla Ederle, è invece uno scalo civile e militare, che la Nato utilizzava in passato. E anche l'Aeronautica militare, che lo gestisce, sarebbe intenzionata a dismetterlo. Il comandante è un ufficiale dell'Aeronautica. Proprio il Dal Molin, essendo la Ederle congestionata, dovrebbe ospitare il terzo battaglione della 173/a, di stanza in Germania, che verrebbe così riunita in Italia.
L'aeroporto non verrebbe impiegato - nè potrebbe, per le sue caratteristiche tecniche - per la partenza dei parà americani nelle missioni all'estero: a questo scopo i soldati Usa utilizzano l'aeroporto di Aviano. La Ederle è una sorta di città a stelle e strisce: ospita il comando Setaf, a livello divisionale; il comando della 173/a e i due battaglioni che la compongono, e diverse altre unità a corollario. C'è ad esempio un reparto Genio, con macchine movimento terra e altri mezzi, una batteria da artiglieria con cannoni aviotrasportabili da 105 mm. Fondamentale è poi l'Area Support Group (ASG), una unità a livello reggimento che gestisce tutta la base, dagli aspetti logistici a quelli amministrativi.
Il comandante dell'ASG, un colonnello americano, ha alle sue dipendenze anche molti civili americani (e anche diverse centinaia di italiani), che mandano avanti gli spacci, la banca, la barberia, e tutto il 'life support'. E' un ufficiale-chiave e, non a caso, lo chiamano il 'sindaco della Ederle'. Nella caserma anche un asilo, scuole elementari, medie e un distaccamento di un'università americana. Il tutto a disposizione dei figli dei militari e dei civili Usa che, con l'ampliamento, potrebbero diventare 3.000-3.500 in più. I militari americani di stanza a Vicenza - a parte i mezzi del Genio - possono contare essenzialmente solo su altri veicoli per il trasporto di materiale e truppe e su due velivoli C12 da otto posti, a disposizione del comandante; nessun mezzo da combattimento pesante.
Le armi sono quelle da reparto e individuali, oltre ad alcuni cannoni da 105 millimetri. Dentro la base gli americani possono solo fare esercitazioni 'in bianco', cioè senza proiettili reali. Nel caso di attività addestrative a fuoco nei poligoni italiani, si deve seguire un determinato iter per ottenere l'autorizzazione dalle autorità competenti. Nella Ederle, dove i militari italiani dell'Esercito sono pochi, una dozzina, è presente anche un reggimento di carabinieri (alcune centinaia di uomini). Questi si occupano anche della scorta dei parà Usa quando questi devono uscire armati per svolgere esercitazioni.
1 FEBBRAIO 2007: 5 MINUTI DI BUIO SU TUTTO IL PIANETA - 16 FEBBRAIO: M'ILLUMINO DI MENO
L'ALLEANZA PER IL PIANETA TERRA (gruppo francese di associazioni ambientali) lancia un appello semplice a tutti i cittadini del pianeta: spegnete la luce il 1 febbraio 2007 tra le 19h55 e le 20h00: 5 minuti per il nostro pianeta!
Non si tratta di economizzare l'elettricità, ma di attirare l'attenzione dei cittadini e dei media, sullo spreco di energia e l'urgenza di mettere nelle agende dei nostri politici le questioni ambientali.
Il cambiamento climatico ci riguarda tutti, ma è un argomento purtroppo che sembra non importare molto!
E' stato scelto il 1 febbraio perchè in quel giorno verrà pubblicato il nuovo rapporto del gruppo di esperti climatici delle nazioni unite.
M'ILLUMINO DI MENO - 16 FEBBRAIO
Il 16 febbraio Caterpillar propone la terza edizione di "M'illumino di meno", che diviene Giornata Internazionale del Risparmio Energetico.
Si tratta dell'anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto e lo si festeggia cercando di risparmiare la maggiore quantità possibile di energia. Il risparmio è la prima fonte d'energia disponibile.
Si potrà partecipare, aderendo alla Giornata e raccontando come si risparmierà energia, come semplici cittadini, famiglie, coppie di fatto, scuole, comuni, province e regioni. Come aziende, negozi, uffici, società sportive, industrie, condomini, edicole, monumenti, opifici, musei, cinema, partiti politici e qualsiasi altra forma di organizzazione umana. Quello che chiediamo, soprattutto a chi ha già partecipato alle precedenti due edizioni, è di trovare un modo affinché il 16 febbraio si riesca a convincere più gente possibile a risparmiare energia.
Le trovate più geniali, gli eventi più spettacolari, i gruppi di risparmio più numerosi saranno poi raccontati in diretta nel mese precedente il 16 febbraio. Per aderire basterà, dal 15 gennaio 2007, segnalarsi via mail a caterpillar@... indicando nell'oggetto l'adesione a "M'illumino di meno" e quello che avete intenzione di fare il 16 febbraio.
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From: <alfonsonavarra@...>
To: <fermiamo-il-fuoco-atomico@googlegroups.com>
Sent: Friday, January 26, 2007 2:29 PM
Subject: Turi a Vicenza
Turi a Vicenza
Domenica sera (28 gennaio) alle ore 20.30 io e Turi
Vaccaro siamo al Tendone del Dal Molin, centro della resistenza
popolare vicentina contro la nuova base USA, in una serata dedicata dai
Comitati locali all'esperienza di azione diretta nonviolenta di cui
siamo portatori, da Comiso in poi.
Ci tratterremo li' qualche giorno,
dormendo in sacco a pelo, per capire meglio la natura della
mobilitazione vicentina ed in particolare per imparare, dalla
creativita' popolare, nuovi metodi di obiezione fiscale e di
opposizione nonviolenta alla militarizzazione.
En passant, risolveremo
il problema della logistica per la giornata del 18 febbraio a Vicenza,
in cui sono state convocate le riunioni distinte ma intrecciate dell'
appello sull'Afghanistan (partito da Firenze) e del Coordinamento
"FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO".
E' chiaro che in questo
modo, sull'onda della manifestazione del 17 e dei pullman organizzati
per essa, potremo essere in tanti, potremo aprirci alla presenza dei
comitati di base e non essere i soliti "nonviolenti"; e potremo godere
anche di una rappresentanza del Sud Italia, di solito sacrificata nei
nostri incontri.
Personalmente sabato mattina 17 passo a Verona ad
incontrare Mao Valpiana e i rappresentanti del Movimento Nonviolento:
il MN non ha ancora aderito al nostro Coordinamento e dobbiamo
verificare come segreteria (l'incarico ci e' stato dato proprio l'11
novembre a Bologna) un possibile piano di lavoro comune per la futura
campagna sul disarmo atomico...
Alfonso Navarra tel. 02-5810.5815
cell. 349-5211837
PS - ho sentito poco fa Tiziano Cardosi al
telefono che, se non ho capito male, mi ha confermato che qusto che
segue dovrebbe essere il testo che convoca il 18 febbraio da parte dei
promotori dell'appello di Firenze per il ritiro dei soldati italiani
dall'Afghanistan".
Carissime/i,
siamo gli estensori dell'"appello per
il ritiro dei soldati italiani dall'Afghanistan" pubblicata sul sito
"Il Dialogo". La risposta che abbiamo ricevuto alla nostra iniziativa
ci ha sorpresi molto positivamente, tante sono state le adesioni che
abbiamo ricevuto.
Abbiamo pensato che non potevamo lasciare tante
risposte solo come firme in coda ad un appello. Le vicende vicentine,
che vedono di nuovo tante donne e uomini
cambiare le loro vite nella
ricerca di un mondo libero dalla guerra e dagli eserciti, ci spingono a
rivolgervi l'invito di trovarci insieme e discutere sul punto in cui
siamo e sulle prospettive e obiettivi che ci proponiamo per il futuro.
A partire dalla presenza di forze armate italiane in teatri di guerra,
passando dalla costatazione che la guerra globale di Bush sta dilagando
nel mondo, consci del concreto pericolo di una nuova guerra in Iran che
vedrà probabilmente l'impiego di ordigni nucleari, sentiamo fortissima
l'urgenza di trovarci insieme a quelli che con noi hanno condiviso il
desiderio di vedere l'Italia ritirarsi da ogni scenario di guerra.
Per
questo vi invitiamo tutti a Vicenza, il 18 febbraio, il giorno
successivo alla manifestazione che ci vedrà nella città veneta, ad una
giornata di confronto e di dibattito. Abbiamo pensato di organizzare la
giornata così:
mattino: ASSEMBLEA DEI FIRMATARI E SOSTENITORI
DELL'APPELLO PER IL RITIRO DEI SOLDATI ITALIANI DALL'AFGHANISTAN in cui
elaborare idee e proposte per il futuro del movimento contro la
guerra.
pomeriggio: ASSEMBLEA DEI FIRMATARI E SOSTENITORI DELL'APPELLO
"FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO". Il tema del nucleare e dei
rischi che questo rappresenta per l'umanità sono terribilmente presenti
e non possiamo fare a meno di sentire l'esigenza di lanciare una
campagna per il bando di tutte le armi atomiche dal nostro territorio
nazionale, eventualmente iniziando una raccolta di firme per una
proposta di legge popolare che vieti la detenzione e la sosta di armi
di distruzione di massa sul territorio nazionale.
Questa sono una
proposta e un invito nati dal basso, da donne e uomini di varie
provenienze, che operano da anni con sensibilità diverse, ma con il
desiderio comune di mettere al bando la guerra dalla storia e per
costruire un mondo basato sulla pace e la nonviolenza. All'indomani di
altri possibili scenari di guerra e di morte siamo convinti che non
possiamo più aspettare, delegando solo alle forze politiche (che ci
hanno deluso abbastanza) e ai cosiddetti rappresentanti dei movimenti,
il futuro di tutti noi.
Alla maniera che più ci appartiene vi
proponiamo quindi di incontrarci per scrivere assieme, DAL BASSO,
un'agenda comune per il futuro, iniziando ad ascoltare tutte e tutti,
perché un altro mondo sia davvero possibile.
Vi invieremo il programma
definitivo e il luogo dell'incontro appena gli amici vicentini si
saranno organizzati.
Si sta provvedendo anche a trovare luoghi idonei
al pernottamento tra il 17 e il 18.
Un saluto di pace e di speranza.
Marco Sodi, Patrizia Creati, Letizia Santoni, Enzo Mazzi, Leonard
Schaefer, Pierluigi Ontanetti, Doretta Cocchi, Tiziano Cardosi...
Info: cell 328-0339384 (Marco Sodi) oppure Cell. 349-5211837
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Riceviamo dai promotori dell'appello per il ritiro dei soldati dall'Afghanistan,
pubblicato dal nostro sito, la seguente "Lettera ai firmatari dell'appello
sull'Afghanistan". Si tratta di un invito a tutti i firmatari, che estendiamo a
tutta la nostra Mailing Lista, per dare continuità a quell'appello.
Invitiamo i nostri lettori a diffondere ulteriormente questa lettera.
Saluti di pace.
La redazione del sito www.ildialogo.org
------------------------- Testo della lettera -------------------
Lettera ai firmatari dell'appello sull'Afghanistan
PER IL RITIRO DEI SOLDATI ITALIANI DALL'AFGHANISTAN E NON SOLO...
dai Promotori dell'Appello
Un invito a Vicenza per il 18 febbraio
Carissime/i,
siamo gli estensori dell'"appello per il ritiro dei soldati italiani
dall'Afghanistan" pubblicata sul sito "http://www.ildialogo.org/". La risposta
che abbiamo ricevuto alla nostra iniziativa ci ha sorpresi molto positivamente,
tante sono state le adesioni che abbiamo ricevuto.
Abbiamo pensato che non potevamo lasciare tante risposte solo come firme in coda
ad un appello. Le vicende vicentine, che vedono di nuovo tante donne e uomini
cambiare le loro vite nella ricerca di un mondo libero dalla guerra e dagli
eserciti, ci spingono a rivolgervi l'invito di trovarci insieme e discutere sul
punto in cui siamo e sulle prospettive e obiettivi che ci proponiamo per il
futuro.
A partire dalla presenza di forze armate italiane in teatri di guerra, passando
dalla costatazione che la guerra globale di Bush sta dilagando nel mondo, consci
del concreto pericolo di una nuova guerra in Iran che vedrà probabilmente
l'impiego di ordigni nucleari, sentiamo fortissima l'urgenza di trovarci insieme
a quelli che con noi hanno condiviso il desiderio di vedere l'Italia ritirarsi
da ogni scenario di guerra.
Per questo vi invitiamo tutti a Vicenza, il 18 FEBBRAIO, il giorno successivo
alla manifestazione che ci vedrà nella città veneta, ad una giornata di
confronto e di dibattito. Abbiamo pensato di organizzare la giornata così:
- mattino: ASSEMBLEA DEI FIRMATARI E SOSTENITORI DELL'APPELLO PER IL RITIRO DEI
SOLDATI ITALIANI DALL'AFGHANISTAN in cui elaborare idee e proposte per il futuro
del movimento contro la guerra.
- pomeriggio: ASSEMBLEA DEI FIRMATARI E SOSTENITORI DELL'APPELLO "FERMIAMO CHI
SCHERZA COL FUOCO ATOMICO". Il tema del nucleare e dei rischi che questo
rappresenta per l'umanità sono terribilmente presenti e non possiamo fare a meno
di sentire l'esigenza di lanciare una campagna per il bando di tutte le armi
atomiche dal nostro territorio nazionale, eventualmente iniziando una raccolta
di firme per una proposta di legge popolare che vieti la detenzione e la sosta
di armi di distruzione di massa sul territorio nazionale.
Questa sono una proposta e un invito nati dal basso, da donne e uomini di varie
provenienze, che operano da anni con sensibilità diverse, ma con il desiderio
comune di mettere al bando la guerra dalla storia e per costruire un mondo
basato sulla pace e la nonviolenza. All'indomani di altri possibili scenari di
guerra e di morte siamo convinti che non possiamo più aspettare, delegando solo
alle forze politiche (che ci hanno deluso abbastanza) e ai cosiddetti
rappresentanti dei movimenti, il futuro di tutti noi.
Alla maniera che più ci appartiene vi proponiamo quindi di incontrarci per
scrivere assieme, DAL BASSO, un'agenda comune per il futuro, iniziando ad
ascoltare tutte e tutti, perché un altro mondo sia davvero possibile.
Vi invieremo il programma definitivo e il luogo dell'incontro appena gli amici
vicentini si saranno organizzati.
Si sta provvedendo anche a trovare luoghi idonei al pernottamento tra il 17 e il
18.
Un saluto di pace e di speranza.
Marco Sodi, Patrizia Creati, Letizia Santoni, Enzo Mazzi, Leonard Schaefer,
Pierluigi Ontanetti, Doretta Cocchi, Tiziano Cardosi...
info:
3280339384
3495211837
anatole2003@...
Venerdì, 26 gennaio 2007
-------------------- Fine della lettera -----------------------
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il dialogo - Periodico di Monteforte Irpino
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Sito: http://www.ildialogo.org
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«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si
salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli
uomini.(Mt 5,13)
"Tutte le valanghe prima di diventare tali erano solo fiocchi di neve"
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cura di evitare fastidiosi invii multipli, laddove ciò avvenisse La preghiamo di
segnalarcelo.
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----- Original Message -----
From: "Franze' Carmelo" <cfranze@...>
Sent: Friday, January 26, 2007 6:09 PM
Subject: INFO : Condivisione messa per don Andrea a S. Severa
Il parroco don Franco Arceri
della PARROCCHIA DI S.Severa
Celebrerà una* MESSA IN MEMORIA DI DON ANDREA, in occasione del primo
anniversario della sua morte
SABATO 3 FEBBRAIO, ORE 18, presso la PARROCCHIA DELLA S. SEVERA [NdR ROMA]
(prima di S. Marinella)
Saluti
"Finestra per il Medio Oriente"
Per ogni informazione si può consultare il sito: www.finestramedioriente.it
oppure scrivere a info@...
Il fatto è che non si riesce materialmente, nelle ore e minuti di una
giornata (anche quella di un pensionato attivo), ad occuparsi di tutto,
anche semplicemente ad essere sommariamente informati di decine e decine di
casi e problemi che passano sotto gli occhi e nelle orecchie. Si ha fiducia
(quando le si conoscono) nelle persone che chiedono e propongono, si mette
lì una firma di buona volontà, e si passa ad altre tante cose ugualmente
gravi, importanti, urgenti. E' giusto che ciascuno (persona o gruppo) segua
una o poche cause giuste, gli amici dicono la loro solidarietà, e poi sono
presi interamente dalle cause che seguono loro. Anche Gesù si trovò in certi
momenti soffocato dalla folla di malati, da scappare e nascondersi. Tutti
possiamo fare qualcosa, nessuno può far tutto. Ognuno proponga e chieda, ma
potrà ricevere solo qualche appoggio generico, fuori dalla sua cerchia. Chi
è più impegnato è anche colui che più si impegna, ma nessuno è onnipotente.
Ho detto il limite in cui sbatto continuamente.
Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza. Enrico
Peyretti
----- Original Message -----
From: "Paolo Candelari" <paolocand@...>
To: "lilliput glt nonviolenza" <glt-nonviolenza@...>;
"lilliput piemonte" <reg-piemonte@...>; "ml mir"
<MIR-riconciliazione@yahoogroups.com>; "paxchristi lista"
<paxchristi@yahoogroups.com>
Sent: Thursday, January 25, 2007 9:47 AM
Subject: [reg-piemonte] Fwd: Lettera al Ministero Esteri per Uganda
consegnata
Inoltro la lettera-appello al Ministro e Vice Ministro degli Affari
Esteri, per chiedere il sostegno dell'Italia al processo di pace nel
Nord Uganda.
Invito anche voi a fare opera di informazione (pur rischiando di
ripetere i messaggi), ben sapendo che così si sensibilizza: scrivete
sulle vostre riviste e sui siti web, informate i vostri aderenti.
Come vedete, hanno aderito all'iniziativa una cinquantina di organizzazioni.
Questo fatto incoraggia chi pensa che sia necessario unire le forze
per sostenere il cammino di pace in Uganda (a tal proposito, come
forse sapete, nei giorni scorsi le trattative a Juba si sono purtroppo
interrotte ed i ribelli del LRA chiedono di continuarle in Kenia o
Sudafrica, dimostrando che effettivamente, senza una decisa neutrale
mediazione internazionale, le parti in conflitto non riescono a
raggiungere un accordo).
Come alcuni di voi sanno, al termine dell'estate, alcuni esponenti di
associazioni e di istituti missionari hanno lanciato la proposta di
un Forum chiamato "Pace Nord Uganda", con anche un sito
www.pacenorduganda.org e un logo.
A questo punto io e gli altri proponenti gradiremmo sapere da voi se
siete interessati e se siete disposti a sostenere questa idea, in vari
modi (con articoli, informazioni, comunicazioni di iniziative,
organizzando incontri, ...) Con un Forum, penso che anche una
iniziativa come questa della lettera al Ministero, si realizzerebbe
più agevolmente ed efficacemente. Che ne pensate? Chiedo la fatica di
una risposta anche a chi già mesi fa mi aveva risposto.
Grazie ancora per l'adesione alla lettera e per quanto ancora farete
per la pace e per la gente dell'Uganda.
Pierangelo Monti
Ivrea, 18 gennaio 2007
COSA È IL FORUM.
E' un luogo di confronto, di verifica e di progettazione comune, tra
chi è interessato alla pace in nord Uganda, per la conoscenza, lo
scambio di informazioni e documenti e per lo sviluppo della
collaborazione tra organizzazioni, mass media, istituzioni civili e
religiose. Potrà poi essere luogo di programmazione di attività.
Chi siamo e cosa vogliamo
Siamo un gruppo di persone e di associazioni, espressione del mondo
laico e religioso, impegnate nel volontariato, in progetti di
solidarietà e di pace, in campo culturale e politico, che da anni
seguono le vicende del Nord Uganda.
Tra noi vi sono: rappresentanti Acholi del Nord Uganda, persone
impegnate per la pace e il rispetto dei diritti umani, persone che
hanno trascorso esperienze a stretto contatto con le popolazioni del
Nord Uganda, condividendone la vita e gli sforzi per la pace,
testimoni in prima persona delle atrocità e delle sofferenze delle
popolazioni che abitano quelle terre.
Alcuni di noi negli ultimi anni si sono impegnati in iniziative e
campagne per la pace in Uganda. Siamo convinti che il grido degli
oppressi, gli appelli, le preghiere e le denunce, ripetute tante volte
da parte delle organizzazioni religiose in Uganda (Acholi Religious
Leaders' Peace Initiative), dai volontari e dai missionari, hanno
fatto breccia anche nei cuori dei capi delle parti in conflitto.
Come da più parti si è auspicato, ora vogliamo unire gli sforzi di
informazione, sensibilizzazione, collaborazione tra associazioni
operanti per la pace in nord Uganda.
Il Forum potrà essere un'entità di riferimento per tutti
(organizzazioni, istituzioni, mass media e singole persone), sia per
l'informazione che per la promozione di iniziative comuni.
Disporrà di un sito web ( www.pacenorduganda.org ) per pubblicare
informazioni, documenti e riflessioni, provenienti dall'Uganda,
dall'Europa e dal mondo, su ciò che riguarda il cammino per la pace in
Nord Uganda.
Unendo le forze potremo sollecitare anche l'Italia e l'Unione Europea
a condurre una politica attenta a favorire la pace in Uganda,
rifiutando qualsiasi cooperazione militare e contribuendo allo
sviluppo e al rispetto dei diritti umani.
Il Forum servirà ad accrescere la visibilità di tutte le
organizzazioni che operano a favore della pace in Uganda e rimane
aperto a ogni collaborazione.
La gestione del sito è affidata a un comitato di redazione.
Gli interessati possono prendere contatto scrivendo a
info@...
Obiettivi:
Rompere il silenzio.
E' importante diffondere notizie su quello che realmente sta
avvenendo, informare l'opinione pubblica, usando tutti i mezzi
disponibili: sito, pubblicazioni, conferenze, dibattiti, mostre ecc.,
dando voce alla gente che sta soffrendo e a quanti sono da anni
impegnati per la pace in Uganda.
Per troppo tempo l'informazione dei media non ha aiutato a capire le
vere radici e le ragioni del conflitto. In chi ha seguito la tragedia
sin dal suo inizio, rimane l'impressione che molto sia stato taciuto
o distorto, per vari interessi.
Coinvolgere e sensibilizzare.
E' necessario coinvolgere le persone sensibili, le organizzazioni
umanitarie operanti in Uganda, le istituzioni internazionali (ONU,
Unione Europea, Unione Africana), i Governi, il mondo religioso, i
mass media, le associazioni culturali: perché ognuno, nel suo ruolo,
fornisca un apporto costruttivo per la pace e la vita in Uganda.
" .Senza una forte pressione internazionale sul Governo Ugandese,
lo'status quo' continuerà e la popolazione dei 'campi' pagherà il
prezzo più alto" (Olara Otunnu, former U.N.Under Secretary and Special
Representative for Children in Armed Conflict su The Monitor, 8
gennaio 2006)
"Occorre denunciare questa tragedia che si consuma nell'indifferenza,
cercando di coinvolgere e sensibilizzare la comunità internazionale".
(John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu, intervista al Centro Donati
di Bologna, 19 maggio 2004)
Sostenere il processo di pace, che preveda:
a.. Il dialogo tra i rappresentanti del governo e del LRA, con la
presenza di mediatori internazionali, per giungere a una soluzione
nonviolenta del conflitto.
b.. La creazione di corridoi umanitari con la supervisione di una
forza di 'Peace keeping' dell'ONU. per garantire la protezione ai
civili
c.. La presenza di osservatori indipendenti nel Nord Uganda per
monitorare le condizioni di vita delle gente, la sicurezza, il
rispetto dei diritti.
d.. Un programma di riconciliazione (per prevenire nuovi scontri) e
di accertamento delle verità e delle responsabilità di quello che è
accaduto.
e.. Lo smantellamento di tutti i campi, senza eccezione, nella terra
degli Acholi, dei Lango e dei Teso ed il ritorno delle popolazioni ai
loro villaggi ed alle loro terre, respingendo tentativi di
espropriazioni e svendite di terre a potentati economici e politici.
f.. Un programma di ricostruzione e ripresa della vita nei villaggi,
di guarigione e riabilitazione delle persone traumatizzate dalla lunga
esperienza di guerra.
g.. Aiuti internazionali alla ripresa della vita nei villaggi, dove
sono necessari alimenti, servizi sanitari e scolastici, attrezzi da
lavoro, sementi, ecc.
Paolo Candelari
------------------------------------------------------
Passa a Infostrada. ADSL e Telefono senza limiti e senza canone Telecom
http://click.libero.it/infostrada25gen07
--
Paolo Candelari
--
Paolo Candelari
Inoltro la lettera-appello al Ministro e Vice Ministro degli Affari
Esteri, per chiedere il sostegno dell'Italia al processo di pace nel
Nord Uganda.
Invito anche voi a fare opera di informazione (pur rischiando di
ripetere i messaggi), ben sapendo che così si sensibilizza: scrivete
sulle vostre riviste e sui siti web, informate i vostri aderenti.
Come vedete, hanno aderito all'iniziativa una cinquantina di organizzazioni.
Questo fatto incoraggia chi pensa che sia necessario unire le forze
per sostenere il cammino di pace in Uganda (a tal proposito, come
forse sapete, nei giorni scorsi le trattative a Juba si sono purtroppo
interrotte ed i ribelli del LRA chiedono di continuarle in Kenia o
Sudafrica, dimostrando che effettivamente, senza una decisa neutrale
mediazione internazionale, le parti in conflitto non riescono a
raggiungere un accordo).
Come alcuni di voi sanno, al termine dell'estate, alcuni esponenti di
associazioni e di istituti missionari hanno lanciato la proposta di
un Forum chiamato "Pace Nord Uganda", con anche un sito
www.pacenorduganda.org e un logo.
A questo punto io e gli altri proponenti gradiremmo sapere da voi se
siete interessati e se siete disposti a sostenere questa idea, in vari
modi (con articoli, informazioni, comunicazioni di iniziative,
organizzando incontri, ...) Con un Forum, penso che anche una
iniziativa come questa della lettera al Ministero, si realizzerebbe
più agevolmente ed efficacemente. Che ne pensate? Chiedo la fatica di
una risposta anche a chi già mesi fa mi aveva risposto.
Grazie ancora per l'adesione alla lettera e per quanto ancora farete
per la pace e per la gente dell'Uganda.
Pierangelo Monti
Ivrea, 18 gennaio 2007
COSA È IL FORUM.
E' un luogo di confronto, di verifica e di progettazione comune, tra
chi è interessato alla pace in nord Uganda, per la conoscenza, lo
scambio di informazioni e documenti e per lo sviluppo della
collaborazione tra organizzazioni, mass media, istituzioni civili e
religiose. Potrà poi essere luogo di programmazione di attività.
Chi siamo e cosa vogliamo
Siamo un gruppo di persone e di associazioni, espressione del mondo
laico e religioso, impegnate nel volontariato, in progetti di
solidarietà e di pace, in campo culturale e politico, che da anni
seguono le vicende del Nord Uganda.
Tra noi vi sono: rappresentanti Acholi del Nord Uganda, persone
impegnate per la pace e il rispetto dei diritti umani, persone che
hanno trascorso esperienze a stretto contatto con le popolazioni del
Nord Uganda, condividendone la vita e gli sforzi per la pace,
testimoni in prima persona delle atrocità e delle sofferenze delle
popolazioni che abitano quelle terre.
Alcuni di noi negli ultimi anni si sono impegnati in iniziative e
campagne per la pace in Uganda. Siamo convinti che il grido degli
oppressi, gli appelli, le preghiere e le denunce, ripetute tante volte
da parte delle organizzazioni religiose in Uganda (Acholi Religious
Leaders' Peace Initiative), dai volontari e dai missionari, hanno
fatto breccia anche nei cuori dei capi delle parti in conflitto.
Come da più parti si è auspicato, ora vogliamo unire gli sforzi di
informazione, sensibilizzazione, collaborazione tra associazioni
operanti per la pace in nord Uganda.
Il Forum potrà essere un'entità di riferimento per tutti
(organizzazioni, istituzioni, mass media e singole persone), sia per
l'informazione che per la promozione di iniziative comuni.
Disporrà di un sito web ( www.pacenorduganda.org ) per pubblicare
informazioni, documenti e riflessioni, provenienti dall'Uganda,
dall'Europa e dal mondo, su ciò che riguarda il cammino per la pace in
Nord Uganda.
Unendo le forze potremo sollecitare anche l'Italia e l'Unione Europea
a condurre una politica attenta a favorire la pace in Uganda,
rifiutando qualsiasi cooperazione militare e contribuendo allo
sviluppo e al rispetto dei diritti umani.
Il Forum servirà ad accrescere la visibilità di tutte le
organizzazioni che operano a favore della pace in Uganda e rimane
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Rompere il silenzio.
E' importante diffondere notizie su quello che realmente sta
avvenendo, informare l'opinione pubblica, usando tutti i mezzi
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sin dal suo inizio, rimane l'impressione che molto sia stato taciuto
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E' necessario coinvolgere le persone sensibili, le organizzazioni
umanitarie operanti in Uganda, le istituzioni internazionali (ONU,
Unione Europea, Unione Africana), i Governi, il mondo religioso, i
mass media, le associazioni culturali: perché ognuno, nel suo ruolo,
fornisca un apporto costruttivo per la pace e la vita in Uganda.
" .Senza una forte pressione internazionale sul Governo Ugandese,
lo'status quo' continuerà e la popolazione dei 'campi' pagherà il
prezzo più alto" (Olara Otunnu, former U.N.Under Secretary and Special
Representative for Children in Armed Conflict su The Monitor, 8
gennaio 2006)
"Occorre denunciare questa tragedia che si consuma nell'indifferenza,
cercando di coinvolgere e sensibilizzare la comunità internazionale".
(John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu, intervista al Centro Donati
di Bologna, 19 maggio 2004)
Sostenere il processo di pace, che preveda:
a.. Il dialogo tra i rappresentanti del governo e del LRA, con la
presenza di mediatori internazionali, per giungere a una soluzione
nonviolenta del conflitto.
b.. La creazione di corridoi umanitari con la supervisione di una
forza di 'Peace keeping' dell'ONU. per garantire la protezione ai
civili
c.. La presenza di osservatori indipendenti nel Nord Uganda per
monitorare le condizioni di vita delle gente, la sicurezza, il
rispetto dei diritti.
d.. Un programma di riconciliazione (per prevenire nuovi scontri) e
di accertamento delle verità e delle responsabilità di quello che è
accaduto.
e.. Lo smantellamento di tutti i campi, senza eccezione, nella terra
degli Acholi, dei Lango e dei Teso ed il ritorno delle popolazioni ai
loro villaggi ed alle loro terre, respingendo tentativi di
espropriazioni e svendite di terre a potentati economici e politici.
f.. Un programma di ricostruzione e ripresa della vita nei villaggi,
di guarigione e riabilitazione delle persone traumatizzate dalla lunga
esperienza di guerra.
g.. Aiuti internazionali alla ripresa della vita nei villaggi, dove
sono necessari alimenti, servizi sanitari e scolastici, attrezzi da
lavoro, sementi, ecc.
Paolo Candelari
------------------------------------------------------
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http://click.libero.it/infostrada25gen07
--
Paolo Candelari
--
Paolo Candelari
----- Original Message -----
From: <alfonsonavarra@...>
To: <fermiamo-il-fuoco-atomico@googlegroups.com>
Sent: Tuesday, January 23, 2007 8:30 PM
Subject: Turi Vaccaro all'assemblea LDU
>
> PER LA RIORGANIZZAZIONE UNITARIA E LA RIFONDAZIONE DELL'AREA
> NONVIOLENTA
>
> L'assemblea della Lega per il Disarmo Unilaterale e'
> convocata a Milano - il 27 gennaio 2007 - presso la sede della LOC, via
> Mario Pichi, 1
> inizio lavori ore 11.00 - conclusione ore 17.00
>
>
> Carlo
> Cassola, grande scrittore e grande uomo, scomparso il 29 gennaio 1987,
> con la sua elaborazione ed il suo impegno per il disarmo unilaterale
> dell'Italia, e' stato sicuramente uno dei pilastri della cultura
> antimilitarista e pacifista, oggi ingiustamente dimenticato.
> Il modo
> migliore per celebrare e ricordare la luminosa parte poltica della sua
> attivita' e' quella di riproporre ed attualizzare il nucleo sempre
> valido di una proposta per fare avanzare la pace mediante atti di pace:
> il primo passo incondizionato di riduzione ed eliminazione degli
> armamenti per fuoriscire dal sistema internazionale di guerra.
> Questa
> fiaccola non dobbiamo lasciarla spegnere, dobbiamo ereditarla e
> passarla, testimoni convinti, al processo rifondativo dell'area
> antimilitarista e nonviolenta cui intendiamo contribuire.
>
> Al nostro
> incontro partecipera' anche Turi Vaccaro, testimone coraggioso della
> capacita' dell'azione diretta nonviolenta (Turi ha "disarmato" di
> persona due F16 nucleari pagando il suo gesto con 6 mesi gia' scontati
> di carcere e rischiandone ora altri 12) di "dare la sveglia" alla
> nostra sonnolenza sul disarmo atomico.
> Turi Vaccaro e' inoltre esempio
> persuaso e persuasivo dello spirito cui ci sollecita una recente
> intervista di Alex Zanotelli (il Manifesto 19-1-07): "(Dovremmo provare
> a dire): magari vado in galera, va bene, lo accetto. Pur di sbloccare
> questa situazione. Perche' davvero non se ne puo' piu'... (con questa
> militarizzazione) ... (e questi coinvolgimenti bellici)...
> L'Italia sta
> assumendo un'importanza strategica per la politica estera statunitense
> e della Nato. Sono convinto che se riusciranno a mettere tutte le cose
> a posto, tra cui anche un rafforzamento delle basi nel Mediterraneo, il
> prossimo obiettivo sara' l'Iran"...
>
> Alfonso Navarra
> segreteria LDU -
> tel. 02-58101226 cell. 349-5211837
>
> L'assemblea e' convocata da un
> documento sottoscritto da:
>
> Pola Natali Cassola - Alfonso Navarra -
> Luciano Zambelli - Massimo Aliprandini - Beppe Marazzi - Francesco Lo
> Cascio - Tusio De Iuliis
>
> --~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~
> Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo
> "fermiamo chi scherza col fuoco atomico" di Google Gruppi.
> Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a
> fermiamo-il-fuoco-atomico@googlegroups.com
> Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, invia un'email a
> fermiamo-il-fuoco-atomico-unsubscribe@googlegroups.com
> Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all'indirizzo
> http://groups.google.com/group/fermiamo-il-fuoco-atomico?hl=it
> -~----------~----~----~----~------~----~------~--~---
>
----- Original Message -----
From: <alfonsonavarra@...>
To: <fermiamo-il-fuoco-atomico@googlegroups.com>
Sent: Tuesday, January 23, 2007 8:53 PM
Subject: disarmo atomico e IPRI-CCP
>
> A Bologna si e' riunita l'assemblea costitutiva dell'Associazione Ipri-
> CCP
> L'incontro ha approvato una mozione, proposta dal sottoscritto,
> per la partecipazione alla manifestazione internazionale contro le basi
> della guerra a Vicenza e, sempre proposta dal sottoscritto, una
> mozione di collaborazione col Coordinamento FERMIAMO CHI SCHERZA COL
> FUOCO ATOMICO, sotto riportata.
>
> Alfonso Navarra
> segreteria
> Coordinamento
> tel. 02-5810.5815 cell. 349-5211837
>
> L'Assemblea IPRI
> (Istituto Internazionale Ricerche per la Pace) - CCP (Corpi Civili di
> Pace) riunitasi a Bologna il 20-21 gennaio 2007
>
> ritenendo
> analticamente fondato ed altamente probabile il giudizio di Padre Alex
> Zanotelli sull'Iran "prossimo obiettivo" della "guerra globale"
> dichiarata e praticata dall'Amministrazione Bush
>
> allertati sul fatto
> che un attacco di Israele all'Iran contro gli impianti sotterranei di
> arricchimento dell'uranio e' stato minacciato da Olmert per la
> Primavera prossima
>
> considerato che sono in corso contatti politici con
> eurodeputati, personalita', enti locali, associazioni disponibili in
> Italia e all'estero e che e' possibile agganciarsi al tour mediterraneo
> organizzato da Greenpeace per febbraio-aprile 2007
>
> valutando la
> necessita' di una reazione forte del popolo della pace, all'altezza
> della gravita' drammatica della crisi che si sta profilando
>
> aderisce e
> collabora alle iniziative per i contatti in Iran, in Israele, in tutti
> i Paesi del Medio Oriente, eventualmente patrocinate dal Parlamento
> europeo o da Enti Locali per la Pace, lavorando per una loro
> realizzazione concreta nell'ambito del Coordinamento "FERMIAMO CHI
> SCHERZA COL FUOCO ATOMICO"
>
> --~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~
> Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo
> "fermiamo chi scherza col fuoco atomico" di Google Gruppi.
> Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a
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>
notizie / La lunga notte di Sigonella L`INESORABILE ESPANSIONE DELLA BASE MILITARE DI SIGONELLA Ulteriore escalation della base Usa di Sigonella. Si ampliano le infrastrutture e si potenziano gli arsenali bellici. Mentre i reparti di volo della Us Navy vengono distaccati in Sicilia per operazioni in Medio oriente e nel Corno d\`Africa, si progettano nuovi residence per ospitare i reparti statunitensi. Il prossimo sorgerà nel territorio di Lentini e avrà un volume di 660.000 mc. Lo hanno progettato gli stessi attori che hanno imposto al governo la base di Vicenza presso l\`aeroporto El Molin. Contraddizioni e falsità della \"lotta al terrorismo\". Autore: Antonio Mazzeo
avvicinandosi il momento dell’anniversario della morte di don Andrea abbiamo pensato che è molto importante incontrarci e condividere insieme.
E’ da tanto che avevamo questo desiderio, speriamo che per questo incontro possiate esserci perché abbiamo delle novità che vogliamo condividere L’incontro si terrà domenica 28 gennaio alle ore 21 presso la Parrocchia dei S.S Fabiano e Venanzio (Sala dell’Immacolata) Fabio Giulia Piera e Luciana
PARIGI (Reuters) - L'abbé Pierre, il sacerdote che ha abbandonato le ricchezze per fare campagna a difesa dei senza casa e diventato uno degli uomini più illustri di Francia, è morto oggi all'età di 94 anni.
Alla notizia della sua morte, il presidente francese Jacques Chirac ha detto che la Francia ha perso "una figura immensa, una coscienza, un uomo che incarnava la bontà".
L'abbé Pierre è morto in un ospedale militare di Parigi.
Henri Antoine Groués, detto Abbé Pierre, nasce il 5 agosto 1912 a Lione, quinto di otto figli, da una famiglia benestante. Compie gli studi presso il Collegio dei Gesuiti di Lione. A 13 anni, partecipa attivamente al Movimento Scout di Francia. A 16 anni, durante una gita in Italia, sosta ad Assisi. L'incontro con S. Francesco, specie al Convento Le Carceri, gli fa prendere la decisione di farsi Cappuccino. A 19 anni entra nel Convento di clausura dei Cappuccini di Lione, dopo aver distribuito ai poveri la sua parte di eredità. Vi rimane 7 anni, per gli studi di filosofia e teologia.
Nel 1938 viene ordinato sacerdote, assistito dal padre De Lubac. L'anno successivo, per motivi di salute, lascia la vita monastica e viene incardinato nella Diocesi di Grenoble. In seguito viene nominato Vicario della cattedrale.
Nel 1942 comincia, per caso, un'intensa azione di salvataggio delle vittime della tirannia nazista. E' in questa occasione che l'Abbé Groués, diventa l'Abbé Pierre. L'Abbé Pierre salva diverse persone (ebrei, polacchi) ricercate dalla Gestapo. Falsifica passaporti, diventa guida alpina e trasporta attraverso le Alpi ed i Pirenei le persone in pericolo.
Nel 1943, diventa "partigiano" ed organizza l'Armata di Vercors che tanta parte ha avuto per la liberazione della Francia dal nazismo. Ricercato lui stesso dalla Gestapo, come Abbé Houdin, rientra a Parigi ed organizza un nuovo laboratorio di documenti falsi. Verso la del 1944, di ritorno da una viaggio alla ricerca di nuovi "passaggi" in Spagna di persone in pericolo che la Svizzera non accettava più, viene arrestato dalla Gestapo. Riesce a scappare e viene spedito ad Algeri in aereo nascosto in un sacco postale. Dopo la guerra, rientra a Parigi e viene eletto Deputato alla Assemblea Nazionale. Nel 1947 fonda con Lord Boyd Orr, il Movimento Universale per una Confederazione Mondiale.
Nel 1949, con André Philip presenta un disegno di legge per il riconoscimento dell'Obiezione di coscienza. Verso la fine del 1949, accoglie a casa sua, George, assassino, ergastolano, mancato suicida. Inizia il Movimento Emmaüs, il movimento degli Stracciaioli-Costruttori di Emmaus.
Nel 1951 lascia il Parlamento, rifiutando una legge elettorale "truffa" e si dedica interamente al Movimento Emmaus. Dal 1952 al 1954 gira la Francia e l'Europa per conferenze che presentano all'opinione pubblica i problemi più urgenti per l'umanità. I senzatetto in Europa, la fame nel mondo, etc.
Il 1^ febbraio 1954, il grande appello a Radio Lussemburgo che scuote la Francia. "L'insurrezione della bontà" porta alle Comunità Emmaüs una quantità impensabile di denaro e di doni in natura. Nonostante l'afflusso di tanto denaro, non viene smesso il lavoro di stracciaioli. Un mese dopo, viene aperto il primo cantiere per 82 case per senzatetto. Nei mesi successivi l'Abbé Pierre gira tutte le città della Francia. Anche da diversi paesi di Europa viene chiamato per incontri e conferenze. Capi di stato e di governo, esponenti delle diverse Chiese e religioni. Tutti si rivolgono a Lui per un aiuto, un consiglio. Dopo una lunga malattia, ricomincia a girare il mondo. Stati Uniti e Canada. Poi, Olanda, Spagna, Portogallo, Svizzera, Italia, Austria, India, Scandinavia, Brasile, Perù, Argentina, Bolivia, Colombia, Cile e Venezuela, ed infine il Libano. Ovunque cominciano a sorgere le Comunità Emmaüs, comunità di poveri che mediante il lavoro di recupero e riutilizzo di quanto viene buttato via, si guadagnano da vivere onestamente e si permettono il "lusso" di aiutare chi sta ancora peggio. "Poveri che diventano donatori, e provocatori di chi ha e non fa nulla" "Servire e far servire per primi i più sofferenti, è la sorgente della vera Pace." "La miseria giudica il mondo e rovina ogni possibilità di pace." "Vivere, è rendere credibile l'Amore; è vendicare l'Uomo, amando." "Siamo condannati a sapere tutto. L'urgenza è la condivisione, condivisione anche del bene lavoro, del tempo libero..." E' il messaggio che l'Abbé Pierre porta ovunque.
Riceve diverse onorificenze che accetta come occasioni preziose per diffondere a tutti i livelli ed in tutte le circostanze, la sua provocazione e la sua "guerra alla miseria ed alle sue cause sempre e dovunque ricorrenti". Tra le altre: 1981: Legion d'onore, 1991: Premio Balzan per la Pace. Numerosi i libri, in tutte le lingue, che vengono pubblicati sulle "azioni che non si possono fare" e che lui fa, sulle "cose che non si possono dire" e che lui grida a tutti, grandi e piccoli della terra. Escono anche due film. "Uomini senza casa, nel 1957, e "Invero '54" nel 1990. Oggi, a 84 anni, stanco ed ammalato, l'Abbé Pierre vive nella Comunità La Halte d'Emmaus, a Esteville, in Normandia, con i comunitari più anziani e più malati, in attesa delle "grandi vacanze". Ma non esita a "uscire", a scendere in piazza a difendere i diritti degli Immigrati, degli sfrattati, dei senzatetto, ad occupare piazze e case sfitte, perché chi non ha casa trovi un tetto ove riposare, obbligando le autorità a trovare una soluzione definitiva. Recentemente, l'Abbé Pierre è stato in Benin, Burkina Faso, Giappone, Uruguay, Bosnia, Brasile e Mali...
La base di Vicenza: economia e interesse nazionale
Ho 38 anni e sono un dipendente della Caserma Ederle. Sono a Vicenza da 4 anni circa, vengo da Napoli dove ho lavorato nella clinica odontoiatrica della marina Usa per circa 10 anni come assistente generico, poi ho deciso di venire a Vicenza per una posizione migliore e più «sicura» nella clinica odontoiatrica dell'esercito Usa in quanto si parlava di riduzione del personale anche nelle basi del Sud. Anche mia moglie lavora part time nella base, abbiamo avuto una stupenda figlia e acceso un mutuo trentennale per l'appartamento. Adesso però ci troviamo a correre il rischio di perdere il posto di lavoro e di conseguenza la casa! Se il governo negherà l'ampliamento come faremo a pagare i debiti? Chi ci darà subito un altro posto di lavoro permanente a Vicenza? Spero tanto che Prodi e D'Alema se prenderanno questa decisione autorizzino almeno il reintegro dei dipendenti della Ederle in enti statali, altrimenti ce la vedremo proprio brutta.
Caro Di Lorenzo, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio lei è certamente più tranquillo. Ma la sua lettera mi sembra ancora interessante perché solleva, con l'efficacia propria del caso personale, uno dei due argomenti che sono stati maggiormente utilizzati nelle scorse settimane da coloro che erano favorevoli alla richiesta americana. Molti hanno ricordato, come lei, che la chiusura della base avrebbe comportato il licenziamento di circa settecento persone e parecchi svantaggi economici per l'intera città. Altri hanno scritto per ricordare che i militari americani della base sono stati in questi anni persone simpatiche, affidabili, eccellenti vicini di casa. E gli autori di queste lettere hanno dato la sensazione di ritenere che questi argomenti fossero, nella vicenda della base, determinanti. Ebbene, debbo confessarle che mi sembrano irrilevanti. So che gli americani sono molto spesso persone affabili e gradevoli. E so che la chiusura di una installazione militare occupata da qualche migliaio di persone provoca sempre ricadute negative per la comunità che trae vantaggio dalla loro presenza. Ma non credo che questi problemi possano essere pesati sulla stessa bilancia su cui il governo deve valutare e pesare l'interesse nazionale. Il problema dell'occupazione sarebbe sorto successivamente e, sperabilmente, risolto. Ma non avrebbe dovuto condizionare la decisione del governo. Per la stessa ragione il presidente del Consiglio non avrebbe dovuto sostenere, come ha fatto durante la conferenza stampa di Bucarest, che il problema della base di Vicenza è «di natura urbanistico-territoriale, non politica». La definizione mi sembra sbagliata. Il problema è strettamente politico perché concerne la politica estera dello Stato, la sovranità della Repubblica, la compatibilità della base con i nostri interessi nel Mediterraneo. La base di Ederle fu creata all'epoca della guerra fredda, quando Italia e Stati Uniti avevano un potenziale nemico e la Nato doveva attrezzarsi ad affrontare nel miglior modo possibile una eventuale minaccia. Qual è il nemico comune oggi? Se è il terrorismo islamico, siamo certi che gli Stati Uniti siano disposti a tenere conto, nel momento in cui decidono di colpirlo, del nostro giudizio e delle nostre valutazioni? Avremo voce in capitolo nell'uso della base o saremo semplicemente costretti a leggere sui giornali che gli aerei americani di Ederle 2 hanno utilizzato il nostro territorio, qualche ora prima, per una operazione militare? Sono queste alcune delle domande che il governo avrebbe dovuto porre. E sarebbe stato utile, con l'occasione, preparare un Libro Bianco, da presentare in Parlamento, sul numero delle basi presenti nel territorio italiano, sulle clausole degli accordi che furono stipulati a suo tempo per la loro apertura, sulla durata dei contratti, sullo statuto giuridico delle truppe americane. Il governo ha preferito aspettare parecchie settimane e dire alla fine che il problema è «urbanistico- territoriale». Troppo poco, troppo tardi.
ll Gazzettino - 18/01/2007 Giovedì, 18 Gennaio 2007
ROMA - Con un disegno di legge presentato in Senato Francesco Cossiga propone di autorizzare il governo a dichiarare decaduto o denunziare l'accordo bilaterale italo-americano del 20 ottobre 1954 che riguarda le basi Usa in Italia.
Questo accordo, come lo stesso trattato istitutivo della Nato, fu stipulato con la clausola di diritto pubblico internazione generale, detta «rebus sic stantibus», e cioè - spiega Cossiga - «valido e in vigore finché permangono le condizioni di fatto e l'attualità dei fini per cui fu stipulato. Sulla base di questo accordo l'Italia concesse molte basi militari agli Stati Uniti d'America». Poiché è «venuta a cessare per il nostro Paese la situazione di pericolo e l'esigenza di una difesa combinata, costituite dalla minaccia politico-militare dell'Urss e degli altri Paesi del Patto di Varsavia, nonché dal movimento comunista internazionale, detto accordo può considerarsi decaduto o denunziabile. Il presentatore non condivide questa tesi, ma presenta questo disegno di legge come terreno di confronto e di chiarimento della linea politica di questo governo e della sua maggioranza». _____________
No. Quando insultate Lidia con un nome di guerra e mettete in un fascio solo
Libano e Iraq, voi sabotate l'unità dei pacifisti nella ricerca difficile, e
naturalmente articolata, di una politica di pace, preferendo sfogarvi in un
grido facile perché assoluto, che elude la responsabilità concreta.
La politica deve essere pace, e la pace deve essere politica, oltre che
bisogno e sete dolorosa del cuore umano.
E la pace si cerca coi mezzi della pace.
Ci stiamo opponendo insieme alla vergogna governativa di Vicenza, più
insieme di altri momenti.
Questa unità non va rotta insultando chi lavora per la pace anche nelle
istituzioni, con la pazienza ben orientata dei passi concreti, insieme
all'impazienza della chiarezza dei fini.
Si lavora per la pace non col dare soddisfazione alla propria rabbia, anche
giustificata, ma "trasformando il dolore in forza" (come Etty Hillesum), in
forza di amore, di ragione, di unità, di argomenti, di organizzazione.
Questo è con il "satyagraha" di Gandhi, che è la forza più grande, mentre
la rabbia che colpisce anche i vicini e i compagni è una grande
disastrosa debolezza.
Buon coraggio, buona resistenza, buona speranza!
Enrico Peyretti
----- Original Message -----
From: "Doriana Goracci" <doriana@...>
To: <pace - peacelink.it <pace@...>; "vialebasi"
<vialebasi@...>
Sent: Sunday, January 21, 2007 11:33 AM
Subject: [pace] sul prosieguo della lotta di Vicenza
> Mi ritrovo integralmente su quanto da voi scritto. Ho visitato il sito
> www.altravicenza.it, penso che ognuno di noi possa metterlo a chiusura
> di mail.E' riassuntivo, completo e stimolante nell'analisi e nelle
> prospettive di lotta.
>
> Grazie per l'impegno dei comitati locali che ci sono e ci saranno.
> A Montecitorio c'ero e ho scritto anche su peacelink le mie impressioni,
> a modo mio.
>
> Le ombre nere e gli avvoltoi sono assolutamente reali, da non
> sottovalutare minimamente perchè non sono fantasmi nè tantomeno nuvole
> passeggere.
> Doriana
>
> In data 21/1/2007, "red_link" <red_link@...> ha scritto:
>
> >
> >OMBRE NERE ED AVVOLTOI SULLA LOTTA DELLE POPOLAZIONI VICENTINE CONTRO
L'AMPLIAMENTO DELLA BASE MILITARE U.S.A.
> >
> >
> >
> >Non vogliamo ritornare sul significato politico generale o sulle scelte
di strategia militare che sottendono all'ampliamento della base americana di
Vicenza. Rinviamo i compagni interessati a prendere visione della corposa
documentazione prodotta in loco dai Comitati di Lotta o all'ampia raccolta
di analisi e contributi vari presente sui siti internet *.
> >
> >Ci preme, invece, anche capitalizzando talune vicende di lotte e
mobilitazioni No War del recente passato, fare tesoro di ingenuità ed errori
che - tutti assieme - abbiamo compiuto nel corso di queste esperienze le
quali si riverberano ancora oggi a ridosso della questione vicentina.
> >
> >Le mobilitazioni di questi giorni a Vicenza sono, senza ombra di dubbio,
un segnale positivo ed incoraggiante che testimonia una presente e diffusa
volontà popolare contro questo ulteriore passaggio di militarizzazione del
territorio con l'obiettivo di determinare una rinnovata e più decisa
funzione di aggressione bellica di questa base nell'intera area d'intervento
Euro-Mediterranea.
> >
> >Una vitalità, che premia il lavoro di agitazione, di organizzazione e di
radicamento delle locali associazioni e comitati di lotta, che già si era
manifestato nella grande Manifestazione dello scorso dicembre con cui, a
stragrande maggioranza, era emersa l'opposizione senza se e senza ma
all'ampliamento della base americana.
> >
> >
> >
> >Preoccupazioni ed avvertenze che socializziamo ai compagni.
> >
> >
> >
> >L'immediata reazione di lotta all'annuncio prodiano con cui si è dato il
placet all'ampliamento della base ha costituito una accelerazione nelle
dinamiche di movimento e nel rapporto tra queste con i partiti politici ed
il governo.
> >
> >L'intero ciclo del movimento contro la guerra - almeno qui in Italia - si
è costantemente misurato ed intrecciato con l'azione della cosiddetta
sinistra radicale e con quelle opzioni miranti a ricondurre la portata
ideale e politica di questa insorgenza dentro i meccanismi di governance e
di gestione delle crisi. Costantemente, nella dialettica del movimento, sono
emersi punti di vista ed argomentazioni che, camuffandosi a vario modo,
hanno ostacolato ogni anelito di autonomia ed indipendenza dal quadro
politico e dalle compatibilità con i soggetti istituzionali. Non è questa la
sede per un compiuto bilancio politico della passata stagione del movimento
contro la guerra. Altri luoghi ed altri appuntamenti sono già convocati per
questo indispensabile confronto collettivo che diventa sempre più
necessario.
> >
> >Vogliamo, però, sommessamente, mentre riparte la mobilitazione di
Vicenza, segnalare alcune preoccupazioni che intravediamo ed avanzare alcune
utili avvertenze per non sacrificare, anche questa volta, speranze ed
obiettivi di lotta, sull'altare del politicantismo e della subalternità.
> >
> >E' bastato leggere, nelle edizioni di sabato 20 gennaio, i titoli de
"l'Unità" e di "Europa" (il giornale della Margherita), per cogliere la
esplicita soddisfazione, degli estensori di questi giornali, per gli scarsi
numeri presenti al Presidio, per protestare contro l'autorizzazione del
governo Prodi all'ampliamento della base militare americana a Vicenza,
svoltosi a Roma nella serata di venerdì 19/1.
> >
> >Quanto a Rifondazione Comunista, per chi ha partecipato a questo primo ed
importante appuntamento, indetto dai compagni di Roma, è stato facile
prendere atto del doppio volto del partito di Bertinotti: opposizione a
parole alla base militare, sostanziale diserzione al presidio. Il silenzio
di "Liberazione" al riguardo è più eloquente di ogni nostro più malevolo
commento. Quando ha preso parola lo ha fatto attraverso la Menaguerra per
sputare veleno sul presidio accusando i presenti di parassitismo senza
pudore per la sua vicenda personale che utilizzando voti dei pacifisti si
parassitariamente seduta in parlamento votando tranquillament3e le missioni
di guerra del governo.
> >
> >Crediamo, oramai, che sia a tutti chiaro che nelle rituali (.e, quasi,
infastidite) dichiarazioni di un Giordano, di un Ferrero o di un Russo Spena
non c'è traccia di alcuna volontà di rompere con l'attuale maggioranza di
governo o di offrire una qualche forma di "rappresentanza politica"
conseguente alla battaglia ingaggiata dalla popolazione di Vicenza. Come
dire: "fate pure le mobilitazioni contro la "base" e non dimenticate, al
momento delle prossime elezioni che anche noi ci siamo espressi "contro", ma
noi non possiamo contribuire a farle crescere fino al punto da mettere in
pericolo il governo".
> >
> >Emerge, così, di nuovo il cinico tentativo di utilizzare la protesta di
Vicenza sul tavolo della contrattazione (..al ribasso!) nel governo evitando
accuratamente qualsivoglia atto di rottura formale con l'esecutivo e con le
sue politiche.
> >
> >Una scellerata azione tendente a mettere, anche su questo versante
dell'azione di governo, la sordina politica ad ogni critica verso la vigenza
dell'esecutivo di Prodi. E' un lavorio tendente a circoscrivere e
depotenziare ogni possibile saldatura tra le sacrosante proteste della
popolazione vicentina e la indispensabile ricostruzione di un efficace
movimento contro la guerra.
> >
> >Anche l'appellarsi (..con toni sempre più dimessi) ad una più chiara e
marcata exit strategy italiana dai teatri di guerra, che dovrebbe palesarsi
al momento della votazione parlamentare al decreto di rifinanziamento della
missione militare in Afghanistan, ci sembra prefigurare uno sconcertante
scenario che abbiamo già subito, nel luglio scorso, all'epoca della passata
votazione.
> >
> >Anzi le premesse politiche alla base del ritiro italiano dall'Irak (che
era già previsto e calendarizzato dal governo del Cavaliere) ed il voto di
sostegno della cosiddetta sinistra radicale allo scorso finanziamento della
missione a Kabul non hanno impedito la partecipazione militare italiana al
nuovo capitolo dell' aggressione neocoloniale in Libano e nell'intero Medio
Oriente. Ed è stato sulla scorta di quel ritrovato clima di unità
parlamentare che D'Alema ha potuto intrecciare la trama politica necessaria
per la nuova collocazione multipolare dell'interventismo del capitalismo
tricolore a partire dallo scenario Libanese.
> >
> >Una politica salutata, come un primo atto significativo di una volontà di
rottura dall'imperante unilateralismo di Bush, dal coro estasiato e
subalterno della sinistra radicale.
> >
> >Del resto che il PRC, ma anche gli altri sinistri governativi, non
vogliano seriamente disturbare il manovratore non è riscontrabile
esclusivamente dal loro posizionarsi nei confronti della questione vicentina
ma dalla collocazione/atteggiamento verso l'insieme dei provvedimenti e
delle scelte di politica economica e sociale del governo Prodi.
> >
> >Non a caso le manifestazioni contro l'invio delle truppe italiane in
Libano dello scorso 30 settembre ed il corteo tenuto a Roma al fianco della
Palestina del 18 novembre sono state pesantemente attaccate e criminalizzate
con toni scandalistici, commenti al vetriolo e strascichi giudiziari
abbondantemente esagerati rispetto alla reale dimensione di massa di queste
mobilitazioni.
> >
> >Così come ogni fischio o vivace dissenso verso Padoa Schioppa o Damiano
sta diventando l'obbligato bersaglio della squallida esecrazione ed
obbligata scelta di distinzione di questi sinistri radicali mentre si
annuncia una nuova manomissione al sistema pensionistico, si prepara lo
scippo del Tfr e si impone la logica di impresa e di privatizzazione nel
Pubblico Impiego. Senza dimenticarci delle promesse elettorali di
abrogazione della Legge 30, chiusura dei CPT e del varo di nuove "politiche
di cittadinanza"!
> >
> >
> >
> >Soggetti e protagonisti dei movimenti.
> >
> >
> >
> >Anche in occasione di questo nuovo tassello dei processi di
militarizzazione dei territori e di allestimento di nuovi preparativi
bellici abbiamo ascoltato la voce di componenti religiose e del pacifismo le
quali si sono schierate, anche in maniera veemente, contro la decisione del
governo Prodi.
> >
> >A Vicenza numerosi esponenti religiosi sono impegnati nella costruzione
del movimento e nelle attività di mobilitazione. Lo stesso Alex Zanotelli,
in una intervista concessa al Manifesto il 20/1/07, ha usato parole di fuoco
contro il governo invitando ad azioni di disobbedienza civile e politica.
> >
> >Ci aspettavamo quindi la presenza di queste componenti già nel presidio
sotto Montecitorio, rispetto al quale non potevano neppure opporre, come in
occasione del corteo 30 settembre 2006, la pregiudiziale del settarismo
politicista. Il presidio di Montecitorio, colto anche dal Manifesto in
sintonia con la mobilitazione larga di Vicenza (tant'è che allo stesso vi ha
preso parte una folta delegazione della stessa sopportando molte ore di
viaggio in pullman) non ha registrato presenze nemmeno simboliche di queste
tendenze.
> >
> >Ciò potrebbe essere dipeso dal caso o da qualche difficoltà contingente.
Certo, pesa anche la difficoltà di un rilancio di un movimento generale che
sappia dare maggiore forza ad opposizioni vertenziali o locali. Non vorremmo
però che ancora una volta queste componenti percorrano la frequente
traiettoria che le fa esordire con le buone intenzioni verso il paradiso per
farle approdare a logoranti e inutili trattative con le controparti. Non
vorremmo che ancora una volta qualcuno voglia riproporre la demenziale
pretesa di opporsi alla privatizzazione dell'acqua cercando di portare al
corteo anche Bassolino.
> >
> >Per essere più chiari, non alziamo barriere pregiudiziali nel movimento e
ci farebbe piacere, quindi, trovarci con gli attivisti cattolici e pacifisti
in questa lotta. Sarebbe però poco utile tacere che, se dovesse palesarsi
(come già si sta palesando) la possibilità di un confronto netto ed
alternativo con il governo Prodi la nostra critica a questi compagni di
viaggio, che affettano di essere portatori di grandi novità nell'agire per
il cambiamento, che alla fin fine si riducono alla solita real politik con i
suoi inviti a volere "illuminare" gli organi istituzionali (tra cui l'ONU o
l'Unione Europea) i quali, a loro dire, potrebbero e dovrebbero tutelare gli
interessi calpestati delle popolazioni.
> >
> >Più o meno la stessa considerazione la facciamo verso quell'arcipelago
"antagonista", variamente collocato in quel che residua della stagione dei
Centri Sociali Autogestiti. Tra questi compagni è sempre stata viva la
comprensione del rapporto esistente tra le politiche di guerra permanente e
la militarizzazione dei territori. Abbiamo, però, la sensazione (..ed il
Presidio sotto Montecitorio sembra confermarlo ampiamente) che questi
compagni operano una sottovalutazione verso i nuovi ed urgenti compiti di
mobilitazione immediata su questo terreno di scontro. La stessa utile e
giusta attenzione verso gli aspetti locali delle lotte e l'impegno militante
contro la precarietà del lavoro e della vita se disgiunti da una costante
mobilitazione contro le politiche di guerra ed i loro effetti nel fronte
interno può diluirsi in una dimensione politica assorbibile o, al più,
endemicizzabile da parte delle istituzioni.
> >
> >Ritrovare, quindi, il senso di una battaglia politica a tutto campo
riattualizzando e riverificando, in una dinamica di movimento, il grande
tema dell'indipendenza e dell'autorganizzazione dei conflitti può
contribuire alla ricostruzione di un efficace movimento contro la guerra. In
questo contesto la partecipazione alla lotta di Vicenza è un passaggio
ineludibile per ritrovare e rilanciare- al di fuori delle chiacchiere
strumentali e della inconcludente ritualità - quelle novità teoriche
abbozzate dal generale ciclo di lotte degli ultimi anni.
> >
> >I tempi tecnici e politici della questione/Vicenza non sono lunghissimi.
L'amministrazione americana intende iniziare i lavori di ampliamento della
base dopo 60 giorni dall'autorizzazione del governo italiano. Nel prossimo
mese di marzo, inoltre, è previsto il voto in Parlamento per la missione
militare in Afghanistan.
> >
> >Si addensano, dunque, appuntamenti di lotta e di mobilitazione a cui
saremo chiamati a portare il nostro contributo collettivo ed individuale: il
10 febbraio, a Bologna, si terrà il Convegno Nazionale contro le basi
organizzato dal Comitato per il Ritiro delle Truppe; il 17 febbraio la
Manifestazione Nazionale a Vicenza, alla metà di marzo il Corteo a Roma per
il ritiro delle truppe dall'Afghanistan.
> >
> >Non mancheranno, quindi, occasioni in cui emergeranno gli snodi e gli
ambiti politici e sociali su cui si fonda la politica estera del governo
Prodi, le crescenti aspirazioni imperialistiche e le sue scelte concrete. Ed
è in tali passaggi che si verificheranno le dichiarazioni di intenti, le
promesse di questi giorni e la collocazione di chi è amico dei movimenti e
non dei governi!!
> >
> >
> >
> >RED LINK
> >
> >Informazioni: red_link@...
> >
> >
> >
> >* Per avere notizie aggiornate sulle mobilitazioni contro la nuova base
USA a Vicenza consultate il sito: www.altravicenza.it
>
> --
> Mailing list Pace dell'associazione PeaceLink.
> Per ISCRIZIONI/CANCELLAZIONI: http://www.peacelink.it/mailing_admin.html
> Archivio messaggi: http://www.peacelink.it/webgate/pace/maillist.html
> Area tematica collegata: http://italy.peacelink.org/pace
> Si sottintende l'accettazione della Policy Generale:
> http://www.peacelink.it/associazione/html/policy_generale.html
>
>
Ohibò! La nota terrorista Barbara Spinelli non è d'accordo col governo sulla base Usa! Ciao! Enrico
Dispute casalinghe sugli Usa BARBARA SPINELLI ("La Stampa" 21 gennaio 2007) La discussione su antiamericanismo e filoamericanismo sta assumendo, in Italia, caratteristiche molto stravaganti e assai poco pratiche. È una disputa completamente astratta, che si sostituisce all'analisi dei fatti e che ignora non solo la storia passata ma anche la storia che con le nostre azioni o omissioni stiamo facendo. Chi entra nella disputa deve rinunciare a quello che sa, che vede e prevede razionalmente, che ha appreso da errori constatati. Deve accettare di discutere religiosamente della politica statunitense, e per essere ascoltato deve prima professare una fede: crede o non crede nell'America, a prescindere da quello che essa fa? Essere antiamericani o filoamericani non implica un giudizio sui modi d'agire di una superpotenza trasformatasi in unico egemone mondiale: è divenuto il metro con cui definiamo quel che siamo e chi siamo, senza più rapporto alcuno con la realtà. Per molti musulmani l'accusa di antiamericanismo o filoamericanismo ha questa funzione integralista-identitaria, ma in Italia le cose non stanno diversamente. La discussione sulle basi di Vicenza non è condotta con l'intento di capire l'uso che oggi, nel 2006-2007, Washington fa delle basi costruite in Europa durante la guerra fredda, ma diventa subito un affare ideologico interno - un'occasione per verificare se la sinistra è restata comunista o no, se la nostra diplomazia è ricaduta nelle tradizioni filoarabe o se ne è liberata - come se niente fosse successo dai tempi della diplomazia andreottiana. La decisione di proseguire l'operazione in Afghanistan oppure di rimetterla in questione è vissuta come se non avesse nulla a che vedere con quel che accade in quel paese, e con una guerra antiterrorismo che pretende di andare avanti con occhi chiusi e opinioni granitiche, senza apprendere alcunché dagli errori dei cinque anni scorsi. Simili sviste avvengono in Iraq, Somalia, Palestina, Israele. La Scomparsa dei fatti cui Marco Travaglio allude nel suo ultimo libro vale anche per i rapporti che tanti politici italiani hanno con l'America, e con una lotta mondiale al terrore che manifestamente non funziona e che necessita una revisione urgente. Alla luce dei risultati ottenuti, infatti, non regge più l'assunto secondo il quale bisogna tutti far quadrato attorno alla strategia imboccata nel 2001 da Bush e Blair. È come se dicessimo: per fronteggiare il disastro del clima e dell'energia inquinante sosteniamo tutti la perniciosa noncuranza americana. L'evaporare dei fatti è una malattia grave, e non si limita a ignorare quel che succede. Cancella anche il mondo che ci circonda, sottraendolo alla vista e trasformandolo in un'arena dove vengono inscenati i nostri ripetitivi, immodificabili tornei ideologici domestici. La mente si fa casalinga e tutto, fuori casa, si tramuta in simbolo o terra ignota. La disputa sull'antiamericanismo fa di noi dei provinciali del pensiero, che corrono con occhi bendati in direzioni di cui non si vuol conoscere il senso. Gli eventi in cui ci imbattiamo son senza geografia, e la storia stessa assieme alla memoria si converte in trappola: non è qualcosa che scorre, che cambia, che obbliga a ripensare azioni e concetti. È fatta di alcune idee astratte, che vengono strappate al fluire fenomenico come accade per le immobili costruzioni mentali che sono le ipostasi. Le storie degli altri paesi e l'influenza che esse hanno sul loro modo di giudicarci non le vogliamo conoscere, quindi non le sappiamo capire né contrastare. Tutto ciò ha avuto effetti nefasti: il disastro in Iraq, l'impossibile pace mediorientale, l'incancrenirsi della missione afghana, il caos somalo sono il risultato di questa cecità e di questa monotona fissità delle menti e dei dibattiti. Analogamente si può dire della base di Vicenza: la sola discriminante che conta sembra essere la fedeltà intima agli Stati Uniti, anche se un contratto perenne con gli Usa non esiste e se la storia è cambiata rispetto all'era della guerra fredda. La scomparsa dei fatti rende vani, quasi inaudibili, gli argomenti di chi prova a ragionare e osservare con freddezza. L'analisi di Sergio Romano ad esempio è come cadesse nel vuoto, anche se è difficilmente confutabile: «Oggi, dopo il crollo dell'Urss e dell'impero sovietico in Europa centro-orientale, le basi sono al servizio di una strategia politico-militare che l'Italia potrebbe non condividere. So che rappresentano per la gente del posto una fonte di reddito (...). Ma non credo che uno Stato sovrano abbia interesse a cedere una parte del proprio territorio per attività su cui, in ultima analisi, non può esercitare alcun controllo» (Corriere della Sera, 16 ottobre 2006). Discutere sulle basi potrebbe esser l'occasione per ridiscutere queste attività, e per meditare sulla dismisura di un'ambizione egemonica americana che i neoconservatori per primi hanno chiamato a suo tempo imperiale. Al momento attuale sono attività che stanno fallendo, in maniera gravissima perché Washington presenta le proprie guerre come globali, non locali e circoscritte nel tempo. In queste condizioni non è astruso interrogarsi sull'utilità delle basi, in Europa e in Italia. Naturalmente il ministro della Difesa Parisi ha motivi validi di preoccuparsi. C'è, in molte critiche italiane ed europee dell'America, un'abitudine alla passività e alla dipendenza strategica che rende irrealistica, perché poco praticabile, la difesa della sovranità cui si vorrebbe tendere: manca «un'adeguata cultura della difesa e della sicurezza», dice il ministro, senza la quale la sovranità è vuota parola. Quando ad esempio il presidente della Camera Bertinotti parla dell'Europa, invoca una cosa giusta: «L'Europa deve farsi più autonoma». Ma deve anche darsi una cultura della difesa, se si vuol ritrovare nell'Unione le sovranità nazionali perdute. L'autonomia come valore a sé stante è falsa libertà, nella vita come in politica. Lo stesso vale per l'Afghanistan: sono mesi che esperti e osservatori raccontano come la missione stia impantanandosi, se non naufragando. I talebani son tornati a esser padroni della metà sud-orientale del paese, hanno programmato per la primavera nuove offensive, e le truppe occidentali si sono dedicate molto più alla distruzione che alla ricostruzione, illudendosi di controllare l'Afghanistan come si illudevano i sovietici. La campagna di sradicamento dell'oppio non ha seminato che estrema povertà e ha spinto le popolazioni ad aggrapparsi ancor più ai talebani, come spiega l'ultimo rapporto del Senlis Council di dicembre. Ogni proposta di legalizzare la produzione dell'oppio (come accadde in passato in Turchia, quando si cominciò a produrre legalmente narcotici a fini medici) cade nel vuoto perché politicamente scorretta. Tenere lì i soldati è forse opportuno, ma egualmente opportuno è ridefinire la missione: sia dandole finalmente una durata precisa, sia riscrivendo i suoi compiti a cominciare dalla questione dell'oppio. Visto come sono andate le cose occorrerà negoziare un ordine nuovo anche con i talebani e le tribù Pashtun, e poco importa che sia Russo Spena di Rifondazione a dirlo. Non è il dito di Russo Spena che dovrebbe interessarci, ma le realtà afghane su cui il dito è puntato. La disputa religiosa sull'antiamericanismo non è pratica, perché in situazioni di pericolo si rivela del tutto inutilizzabile. Bisogna che gli esperti, emarginati sistematicamente dopo l'11 settembre, tornino a svolgere il proprio ruolo e a parlare. Lo storico Rashid Khalidi, della Columbia University, racconta in un suo libro come orientalisti e arabisti sono stati estromessi e sprezzati, nel farsi della politica americana in Iraq, Afghanistan, Medio Oriente (Resurrecting Empire, Beacon Press 2005). Allo stesso modo non sono oggi ascoltati gli esperti di Somalia, dell'Iran, con effetti deleteri sulle politiche statunitensi e occidentali. Se ascoltassero un po' più orientalisti e africanisti, i politici avrebbero idee più chiare su quel che accade. In Somalia vedrebbero i risultati di un disastro annunciato: lo schieramento americano a fianco degli stessi signori della guerra da cui furono cacciati nel '93, e lo scombussolamento di un fragilissimo ordine che le corti islamiche avevano a loro modo restaurato a Mogadiscio, non democraticamente ma mettendo fine al caos sanguinario degli anni passati. Perfino i talebani stanno mutando, secondo il Senlis Council. Non mancano i terroristi, in Somalia come in Afghanistan, ma il caos creato dalle guerre americane li resuscita e li nutre. Gli orientalisti hanno sbagliato enormemente nel Novecento, ma non tanto quanto stanno sbagliando oggi politici e commentatori. Il fallimento delle strutture statuali, il failed state generatore di terrorismo, non è un danno collaterale delle guerre antiterroriste. Sta diventando il loro fulcro, la loro ragion d'essere. Le rovinose peripezie coloniali di Francia e Inghilterra sembrano ripetersi (fa impressione l'insistenza di Londra nell'errore) ma senza più disporre - come l'impero britannico nei primi del '900 - di un Arab Bureau e di un Lawrence d'Arabia.
Join F.O.R.’s Third Delegation to Iran February 2007
Following the success of Fellowship of Reconciliation's two delegations to Iran in December 2005 and May 2006, we are pleased to announce the second phase of FOR's Iran initiative, a project seeking alternatives to the current political standoff between the United States and Iranian governments.
FOR is sending a series of peace missions to Iran to affirm friendship and solidarity between the people of the United States and the people of Iran. These delegations allow a diverse and representative group of Western peace activists to see firsthand the realities of life in today’s Iran. At the same time, they provide the opportunity for a wide range of ordinary Iranians to encounter citizens of the United States as we really are, beyond the stereotypes that define many views of the West.
Your participation will provide you with the opportunity to experience the rich and ancient history of Persian culture and art, meet with members of Iranian civil society, and get a feel for the current climate in Iran. And it will allow Iranians to get to know you.
The Fellowship of Reconciliation has a distinguished history of successful “behind the scenes” friendship and solidarity delegations to regions in political conflict. The organization coordinated multiple trips to the former U.S.S.R. during the Cold War and to Vietnam during the 1960s; to Central America in the 1980s and Palestine/Israel during recent years; and it currently manages regular delegations to Colombia, the most militarized nation in Latin America. We are proud to offer this rare opportunity for leaders of U.S. civil society to meet leaders and citizens of Iran.
When:
FOR will send its third delegation to Iran in late February 2007 (from February 28 to March 13). The delegation will spend 12 days in Iran -- as part of the preparations for the trip, all delegates must attend a day-long orientation in New York before departure.
Where:
Participants will visit Teheran (the contemporary capital), Qom (the world center of Shi’i theology), Esfehan (the legendary capital of medieval Persia), and Shiraz (the jewel of classical Islamic culture as well as the seat of Iran’s ancient pre-Islamic civilization). The delegations will begin and end in the New York City area.
Who:
We strongly urge all interested individuals, particularly those active in education or community work, to apply for this exceptional opportunity. Our objective is to send delegations that reflect all segments of the United States in all its ethnic, religious, and social diversity. This will not only ensure that delegates explore Iranian issues that are relevant to a broad spectrum of home audiences, but will also enable the delegations to portray themselves truthfully as representative of U.S. civil society.
How:
To participate, or for further information, contact FOR’s Iran Program by e-mail at lzand@... or by telephone at 845-358-4601, ext. 27. You may download the APPLICATION and e-mail it to us. Upon receipt of your application and its supporting documents, we will begin the selection process. Due to limited availability of seats for this trip, as well as organizational agreements with our sponsors, we are obliged to select only the most qualified candidates. Successful applicants will be contacted with further information about travel to Iran and the visa application process.
Cost:
The delegation cost is $3,500.00. This includes visa expenses, orientation costs, international airfare, full room and board, domestic transportation in Iran, basic tips and gratuities, and an English-speaking tour guide. The delegates are responsible for their domestic travel inside the U.S. (from their hometown to New York and vice versa.)
Why:
As a pacifist organization committed to nonviolent social change, the Fellowship of Reconciliation is constantly working for global peace with justice, and for reconciliation. One way to accomplish this goal is by facilitating direct dialogue and promoting people-to-people diplomacy among citizens of countries whose governments are in conflict.
Our Iran initiative allows U.S. delegates and their Iranian hosts to learn firsthand about one another. It also offers them a chance to come up with ways to de-escalate larger-scale tensions. Participants reach out to fellow human beings from the “other side” and find techniques to build trust between their two nations. People of the United States and people of Iran are able to exchange ideas on the creation and maintenance of a democratic and independent society.
We hope these continuing delegations will assist citizens of two countries to form a deeper understanding of the roots of their governments’ conflict. Ultimately, we hope they will generate new processes for ending animosity without resorting to violence.
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FOR is sending a series of peace missions to Iran to affirm friendship and solidarity between the people of the United States and the people of Iran. These delegations allow a diverse and representative group of Western peace activists to see firsthand the realities of life in today’s Iran. At the same time, they provide the opportunity for a wide range of ordinary Iranians to encounter citizens of the United States as we really are, beyond the stereotypes that define many views of the West.
Your participation will provide you with the opportunity to experience the rich and ancient history of Persian culture and art, meet with members of Iranian civil society, and get a feel for the current climate in Iran. And it will allow Iranians to get to know you.
The Fellowship of Reconciliation has a distinguished history of successful “behind the scenes” friendship and solidarity delegations to regions in political conflict. The organization coordinated multiple trips to the former U.S.S.R. during the Cold War and to Vietnam during the 1960s; to Central America in the 1980s and Palestine/Israel during recent years; and it currently manages regular delegations to Colombia, the most militarized nation in Latin America. We are proud to offer this rare opportunity for leaders of U.S. civil society to meet leaders and citizens of Iran.
When:
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Where:
Participants will visit Teheran (the contemporary capital), Qom (the world center of Shi’i theology), Esfehan (the legendary capital of medieval Persia), and Shiraz (the jewel of classical Islamic culture as well as the seat of Iran’s ancient pre-Islamic civilization). The delegations will begin and end in the New York City area.
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We strongly urge all interested individuals, particularly those active in education or community work, to apply for this exceptional opportunity. Our objective is to send delegations that reflect all segments of the United States in all its ethnic, religious, and social diversity. This will not only ensure that delegates explore Iranian issues that are relevant to a broad spectrum of home audiences, but will also enable the delegations to portray themselves truthfully as representative of U.S. civil society.
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Cost:
The delegation cost is $3,500.00. This includes visa expenses, orientation costs, international airfare, full room and board, domestic transportation in Iran, basic tips and gratuities, and an English-speaking tour guide. The delegates are responsible for their domestic travel inside the U.S. (from their hometown to New York and vice versa.)
Why:
As a pacifist organization committed to nonviolent social change, the Fellowship of Reconciliation is constantly working for global peace with justice, and for reconciliation. One way to accomplish this goal is by facilitating direct dialogue and promoting people-to-people diplomacy among citizens of countries whose governments are in conflict.
Our Iran initiative allows U.S. delegates and their Iranian hosts to learn firsthand about one another. It also offers them a chance to come up with ways to de-escalate larger-scale tensions. Participants reach out to fellow human beings from the “other side” and find techniques to build trust between their two nations. People of the United States and people of Iran are able to exchange ideas on the creation and maintenance of a democratic and independent society.
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Chi, se non gli scienziati atomici, può meglio avvertire l'umanità dei pericoli associati alla diffusione delle bombe atomiche ? Il loro "Bollettino", pubblicato negli Stati Uniti continuamente dal 1945, subito dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, ogni mese informa i lettori dei progressi e degli insuccessi del disarmo nucleare pubblicando in copertina un "orologio" con la lancetta dei minuti che indica quanto siamo vicini ad una catastrofe nucleare planetaria. La lancetta era a sette minuti a mezzanotte quando solo gli Stati Uniti possedevano le bombe atomiche; si avvicinò a tre minuti a mezzanotte nel 1949 quando anche l'Unione Sovietica dimostrò di possedere tali bombe.
La lancetta si allontanò dalla mezzanotte quando le potenze nucleari (che nel 1968 erano diventate cinque: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Unione sovietica e Cina) sembrarono accordarsi per una riduzione dei loro arsenali; si è riavvicinata alla mezzanotte dopo l'entrata dell'India e del Pakistan nel club nucleare; dal 2002 l'orologio segna sette minuti a mezzanotte, ma nel frattempo si sono verificati molti eventi. La Corea del Nord ha fatto esplodere una bomba atomica; l'Iran sta producendo uranio arricchito (a parole solo per le sue centrali elettriche); circolano notizie secondo cui Israele, che da decenni possiede bombe atomiche, potrebbe attaccare gli impianti nucleari iraniani; gli Stati Uniti si sono rifiutati di aderire al trattato contro le armi spaziali e stanno aggiornando e perfezionando l'arsenale delle proprie bombe nucleari. Gli Stati Uniti e la Russia hanno smantellato una parte delle "vecchie" bombe nucleari, ma i relativi "esplosivi" sono mal conservati e mal custoditi, esposti a incidenti e a furti e a tentativi di appropriazione da parte di criminali e terroristi, e comunque ci sono ancora nel mondo 27.000 bombe nucleari e duemila di queste sono pronte per essere lanciate nel giro di pochi minuti. Una ripresa della costruzione di centrali nucleari commerciali, proposte come alternative all'uso dei combustibili fossili, responsabili dei mutamenti climatici, potrebbe mettere in circolazione materiali utilizzabili per bombe atomiche. Si delinea, insomma, una "seconda era nucleare" e per questo i direttori del "Bulletin of the Atomic Scientists", hanno deciso di spostare, proprio mercoledì 17 gennaio 2007, alle tre e mezza del pomeriggio, la lancetta dell'orologio del disastro atomico da sette a cinque minuti a mezzanotte, avvertendo così che tale disastro è più vicino.
La salvezza può essere cercata soltanto nel disarmo nucleare, imposto, fin dal 1968, dall'"articolo sei" del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, rimasto sempre lettera morta per l'opposizione degli Stati Uniti; così come è stata ignorata la sentenza della Corte Internazionale di giustizia del luglio 1996 che ha dichiarato illegale l'uso o la minaccia di uso delle armi nucleari. Il disarmo nucleare è stato invocato dai premi Nobel riuniti a Roma nell'ottobre scorso, dai "Medici contro la guerra atomica" (insigniti del Premio Nobel per la Pace), dagli appelli di tutti i Papi; anche nel discorso della "Giornata della pace 2007", il primo gennaio di quest'anno, il Papa ha sollecitato i governi perché si impegnino a perseguire "la diminuzione e il definitivo smantellamento" delle armi nucleari. Ogni anno, nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo stesso impegno è votato da tutti i paesi membri, con l'opposizione degli Stati Uniti. Un nuovo appello per il disarmo nucleare è stato lanciato nei giorni scorsi in Italia da padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano che non ha mai mancato di testimoniare a favore dei pi poveri e della pace. Purtroppo tutte queste parole scivolano via come acqua fresca sulla disattenzione generale.
Eppure un disarmo atomico sarebbe possibile; si è riusciti, pur dopo anni di dibattiti, a vietare le armi chimiche e quelle biologiche, perché non si dovrebbero vietare quelle nucleari ? Diminuirebbe la sicurezza dell'Occidente ? Di certo no, anzi è proprio il possesso di armi nucleari da parte delle grandi potenze che spinge altri paesi a dotarsi anch'essi di tali armi. Il disarmo nucleare getterebbe nella miseria le industrie militari ? Neanche questo, perché anzi lo smantellamento delle bombe esistenti, il trattamento dei materiali radioattivi contenuti in tali bombe, la loro messa in sicurezza e sepoltura in cimiteri permanenti, comporterebbe un tale sforzo tecnico-scientifico e industriale da assorbire diecine di migliaia di lavoratori.
Il denaro risparmiato fermando le attività nucleari militari --- centinaia di miliardi di euro ogni anno nel mondo --- permetterebbe di affrontare e risolvere almeno una parte dei problemi di miserie, di ingiustizie e di sottosviluppo che sono la vera radice della violenza internazionale. Nel prossimo marzo partirà una grande campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari. Mi permetto di rivolgermi con il cuore ai lettori: se ci informiamo e ne parliamo, possiamo allontanarci dalla mezzanotte della catastrofe che rischia di provocare inaudite sofferenze, di spazzare via milioni di vite umane. Diamoci da fare, vi prego, perché vinca la vita.