3) Il documento del G.l.Om. Gruppo di lavoro sull'omosessualità
delle Chiese Valdesi, Metodiste e Battiste in Italia, che suggerisce un
percorso di inclusione e accoglienza per le persone omosessuali http://www.refo.it/bollettini/glom.pdf
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Comunicato stampa a cura di GIONATA, newsletter informativa su
"Fede e Omosessualità"
WebSite: www.gionata.org - Email: gionatanews@...
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Subject: GionataNews > Il Sinodo Valdese in difesa delle
persone omosessuali
Solidarietà alle persone omosessuali e forte condanna delle
discriminazioni e delle persecuzioni nei loro confronti.
Questo è il forte messaggio che arriva dall'annuale Sinodo della
Chiesa valdese e metodista, che si conclude il 31 agosto 2007 a
Torre Pellice (Torino), in cui è stato approvato a larghissima
maggioranza un ordine del giorno, scritto dalla REFO (Rete
evangelica Fede e omosessualità) e da un folto gruppo di pastori e
rappresentanti delle chiese locali, con cui i rappresentanti del Sinodo
invitano le loro chiese «ad appoggiare organizzazioni, gruppi e
iniziative tese a sensibilizzare l'opinione pubblica contro il pericolo
strisciante dell'omofobia» ed esprimono «la solidarietà alle
persone omosessuali oggetto di discriminazioni e persecuzioni, la
preoccupazione per il repentino aumento degli episodi di omofobia
sociale e fisica in Italia e la condanna ferma ed assoluta verso le
persecuzioni e le condanne capitali emesse in molti paesi nei confronti
di persone omosessuali».
Questa decisa presa di posizione parte dalla considerazione, spiegano i
valdesi, della «condizione di discriminazione sociale e legislativa
in cui versano molte persone omosessuali nel nostro paese che,
limitando oggettivamente il loro diritto ad avere una affettività
serena e responsabile, le rende oggetto di violenza fisica e psicologica»
e della «situazione, lesiva per i fondamentali diritti umani, a cui
sono sottoposti milioni di omosessuali nel resto del mondo là dove le
persone omosessuali sono esposte a persecuzioni nell'indifferenza quasi
assoluta dei governi occidentali».
La moderatora della Tavola valdese, Maria Bonafede ha
dichiarato di essere contenta che il Sinodo abbia approvato
quello che lei ritiene "un atto dovuto" nella testimonianza
cristiana e ha esortato le chiese a sostenere concretamente, il
prossimo anno, le veglie ecumeniche contro l'omofobia organizzate dai
gruppi di credenti omosessuali che il 28 giugno di quest'anno hanno
visto, in quattordici città italiane, un'ampia partecipazione di
cristiani di varie confessioni.
Comunicato stampa a cura di GIONATA, newsletter informativa su
"Fede e Omosessualità"
WebSite: www.gionata.org - Email: gionatanews@...
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-------- Messaggio Originale --------
Oggetto:
IL SINODO VALDESE APPROVA ORDINE DEL GIORNO CONTRO L'OMOFOBIA
- SI PREGA DI DARE DIFFUSIONE
Il Sinodo della Chiesa evangelica
Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi), riunito in sessione
dal 26 al 31 agosto 2007 a Torre Pellice (TO), ha approvato oggi 31
agosto 2007 un ordine del giorno, scritto dalla REFO (Rete evangelica
Fede e omosessualità), contro l'omofobia, cioè l'odio verso le persone
omosessuali e contro le persecuzioni che in Italia (soprattutto sociali
ma anche fisiche) e in varie parti del mondo (dove spesso sono
condannati alla pena capitale) i gay e le lesbiche devono subire. La
proposta è stata fatta propria e presentata (visto che la REFO non
aveva deputati al Sinodo) da un folto gruppo di pastori e
rappresentanti delle chiese locali, tra cui spicca la firma della
moderatora della Tavola valdese, Maria Bonafede la quale ha dichiarato
di essere contenta che il Sinodo abbia approvato quello che lei ritiene
"un atto dovuto" nella testimonianza cristiana, esortando le chiese a
sostenere concretamente, il prossimo anno, le veglie ecumeniche contro
l'omofobia che il 28 giugno di quest'anno hanno visto, in quattordici
città italiane, una ampia partecipazione di cristiani di varie
confessioni. Il dibattito ha evidenziato una sostanziale unità di
intenti e una diffusa solidarietà ai fratelli e alle sorelle
omosessuali.
Ecco il testo integrale dell'Odg
approvato dal Sinodo valdese e metodista
Il Sinodo della Chiesa evangelica
Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi)
CONSIDERATA
la condizione di discriminazione
sociale e legislativa in cui versano molte persone omosessuali nel
nostro paese che, limitando oggettivamente il loro diritto ad avere una
affettività serena e responsabile, le rende oggetto di violenza fisica
e psicologica;
la situazione, lesiva per i
fondamentali diritti umani, a cui sono sottoposti milioni di
omosessuali nel resto del mondo là dove le persone omosessuali sono
esposte a persecuzioni nell'indifferenza quasi assoluta dei governi
occidentali, disinteressati anche alla problematica della concessione
del diritto d'asilo a coloro che sono soggetti, nel proprio paese
d'origine, a minacce, pene corporali e sovente anche a pena capitale
per il loro diverso orientamento affettivo;
ESPRIME
la propria solidarietà alle persone
omosessuali oggetto di discriminazioni e persecuzioni;
la propria preoccupazione per il
repentino aumento degli episodi di omofobia sociale e fisica in Italia;
la propria condanna ferma ed assoluta
verso le persecuzioni e le condanne capitali emesse in molti paesi nei
confronti di persone omosessuali;
INVITA
in vista dell'Assemblea-Sinodo BMV di
Novembre 2007, le chiese ad appoggiare organizzazioni, gruppi e
iniziative tese a sensibilizzare l'opinione contro il pericolo
strisciante dell'omofobia e coloro che si impegnano per salvare dal
boia migliaia di persone condannate ingiustamente a causa del loro
diverso orientamento affettivo;
le chiese a sostenere le veglie
ecumeniche di preghiera contro l'omofobia che, nell'ultimo anno, si
sono susseguite in varie città d'Italia, specialmente il 28 giugno
(giornata internazionale di festa del movimento di liberazione
omosessuale) con l'appoggio trainante di alcune nostre comunità locali.
Subject: [AzioneDisarmoNucleare] disarmo atomico a Sibiu
Carissimi tutti,
qui sotto riporto la mozione 8d che il gruppo misto di delegati italiani proporranno a Sibiu nella prossima terza assemblea ecumenica (4-9 settembre).
Sembra che le nostre richieste siano state accolte!!!!!
Ilaria Ciriaci, presidente MIR
@@@@@@@@
MOZIONE 8D
DICHIARARE IL POSSESSO DI ARMI ATOMICHE PECCATO CONTRO DIO E L’UMANITÀ
Il n. 8 della Charta oecumenica afferma che “di fronte ai numerosi conflitti è compito delle Chiese assumersi congiuntamente il servizio della riconciliazione anche per i popoli e le culture”.
Da ciò deriva l’impegno “per un ordine pacifico, fondato sulla soluzione non violenta dei conflitti” e la condanna di “ogni forma di violenza contro gli esseri umani, soprattutto donne e bambini”. Già il Messaggio finale della II Assemblea ecumenica europea aveva dichiarato che “il nostro impegno personale in questo processo di riconciliazione ci porta a sollecitare i responsabili politici e i cittadini a incoraggiare il disarmo e lo sviluppo di una gestione nonviolenta dei conflitti, e promuovere tempestivamente i negoziati volti alla completa eliminazione delle armi nucleari in conformità con il Trattato di non proliferazione” (n. 8).
A tal fine si propone che le Chiese d’Europa sottoscrivano un documento comune per dichiarare la guerra atomica nonché la fabbricazione e il possesso di armi nucleari un peccato contro Dio e un crimine contro l’umanità, e per promuovere e sostenere l’impegno dei cristiani a favore del disarmo totale.
_______________________________________________ Azione mailing list Azione@... http://unfuturosenzatomiche.org/mailman/listinfo/azione_unfuturosenzatomiche.org
Tre anni fa - all'incirca - veniva ucciso Enzo Baldoni. La biografia di Enzo è vasta, io l'avevo conosciuto così, dalle pagine di Linus (che avevo iniziato a leggere già da piccolo, a 8 anni, curiosando tra le cose di mia sorella). E poi il suo nome tornava sempre, nelle cronache dei pacifisti, della Lega Obiettori di Coscienza, sulle pagine di Nigrizia.
Cito un pezzetto della pagina di Wikipedia
"Nel suo curriculum figurano le edizioni italiane di strisce a fumetti quali quelle prodotte dal francese Gérard Lauzier, ma anche da maestri della letteratura disegnata "Made in Usa" quali Garry B. Trudeau e Frank Miller.
Partito dalle colonne delle riviste Linus e Corto Maltese, e inseguendo la propria passione per i viaggi, si ritrovò in breve tempo a scrivere di terzomondismo, guerriglieri, e situazioni estreme, seguendo il suo convinto pacifismo
Il suo nick nel mondo digitale e nei suoi blog era Zonker, preso dall'omonimo personaggio della striscia fumettistica Doonesbury di Trudeau di cui Baldoni curava la traduzione italiana. La più famosa mailing list da lui creata si chiama infatti Zonker's Zone".
II^ Giornata per la Salvaguardia del Creato -1 settembre 2007
Il Nodo della Rete Lilliput, il M.I.R., l’Ufficio di Giustizia, Pace e Integrità del Creato dei Frati Minori di Sicilia, la Riserva Naturale Orientata Isola delle Femmine, il 1° settembre 2007, celebrano sull’isolotto di Isola delle Femmine la “II^ Giornata per la Salvaguardia del Creato”.
Nella giornata sono previste attività di volontariato e divulgazione, con al termine un momento di preghiera curato da Frà Graziano Bruno delegato di Giustizia, Pace e Integrità del Creato dei Frati Minori di Sicilia.
Gli organizzatori invitano la S.V., le Istituzioni e le Associazioni del territorio a partecipare all’iniziativa.
La questione ambientale assume notevole rilevanza proprio per il tema prescelto in occasione della II^ Giornata per la Salvaguardia del Creato: l’acqua, come dono derivante dalla creazione, diritto “universale e inalienabile” di persone e popoli.
Programmadella giornata:
Ore 09,30 Appuntamento al Porto di Isola delle Femmine ed imbarco sull’EXPLORA;
Attività di volontariato presso la R.N.O. Isola delle Femmine;
Momento di preghiera e ritorno al Porto di Isola delle Femmine.
Modifiche
alla legge 8 luglio 1998, n. 230,
in materia di obiezione di coscienza
Art. 1.
1.
Alla legge 8 luglio 1998, n. 230, e successive modificazioni, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, comma 1, lettera a), primo periodo, le parole: «ad
eccezione delle armi di cui al primo comma, lettera h), nonché al terzo comma
dell’articolo 2 della legge 18 aprile 1975, n. 110, come sostituito
dall’articolo 1, comma 1, della legge 21 febbraio 1990, n. 36» sono
sostituite dalle seguenti: «ad eccezione delle armi e dei materiali
esplodenti privi di attitudine a recare offesa alle persone ovvero non dotati di significativa capacità offensiva, individuati
con decreto del Ministro dell’interno, sentita la commissione consultiva
centrale per il controllo delle armi di cui all’articolo 6 della legge 18
aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni»; b) all’articolo 15:
1) al
comma 4 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero quando essi abbiano
rinunziato allo status
di obiettore di coscienza ai sensi del comma 7-ter»;
2)
dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti:
«7-bis. Le disposizioni di cui ai commi 6 e
7 non si applicano ai cittadini che abbiano rinunziato
allo statusdi obiettore
di coscienza ai sensi del comma 7-ter.
7-ter.
L’obiettore ammesso al servizio civile, decorsi almeno
cinque anni dalla data in cui è stato collocato in congedo secondo
le norme previste per il servizio di leva, può rinunziare allo statusdi obiettore
di coscienza presentando apposita dichiarazione irrevocabile presso
l’Ufficio nazionale per il servizio civile, che provvede a
darne tempestiva comunicazione alla Direzione generale delle pensioni militari,
del collocamento al lavoro dei volontari congedati e della leva di cui
all’articolo 1 del decreto legislativo 6 ottobre 2005, n. 216».
2.
Il decreto del Ministro dell’interno di cui all’articolo 2, comma
1, lettera a), della legge 8
luglio 1998, n. 230, come modificata dal comma 1, lettera a), del presente articolo, è adottato
entro centoventi giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge.
3.
Fino all’entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno di
cui al comma 2, si applicano le disposizioni dell’articolo 2, comma 1, lettera
a), primo periodo, della legge 8
luglio 1998, n. 230, nel testo vigente prima della data di
entrata in vigore della presente legge.
precedente storico
Ecco il modulo di abiura rifiutato
dagli obiettori di coscienza
Testimoni di Geova prigionieri
nei Lager nazisti
Campo di
concentramento........................
...............,lì................
Dichiarazione
Riconosco
che l’Unione Internazionale dei Testimoni di Geova
diffonde una dottrina eretica e che, con il pretesto di attività
religiose, persegue fini sovversivi.
Per questa ragione mi sono staccato totalmente da questa organizzazione e mi
sono liberato anche interiormente di questa setta.
Con la presente dichiarazione assicuro che non parteciperò mai più alle
attività dell’Unione Internazionale dei Testimoni diGeova. Denuncerò immediatamente chiunque tenti di
convertirmi alla dottrina eretica dei Testimoni di Geova
o chi, in un modo o nell’altro, si dia a
riconoscere come un adepto di questa setta. Consegnerò immediatamente al più
vicino posto di polizia ogni pubblicazione che mi venisse
dai Testimoni di Geova.
In futuro intendo osservare le leggi dello Stato, difendere con le armi la mia
patria in caso di guerra e integrarmi completamente nella comunità nazionale.
Mi è stato comunicato che, se agirò contrariamente a quanto espresso nella
seguente dichiarazione, verrò rimesso in custodia
protettiva.
VENGA UN’ALTRA VOLTA RINCHIUSO IN UN CARCERE MILITARE
INDIRIZZATA A:
Ahmet Necdet Sezer, Presidente della Repubblica Turca
Recep Tayyip Erdogan, Primo Ministro della Repubblica Turca
Abdullah Gül, Ministro degli Esteri della Repubblica Turca
Jean-Paul Costa, Presidente del Tribunale Europeo per i Diritti Umani
Vuk Jeremić, Presidente del Comitato dei Ministri, Consiglio d’Europa
L’obiettore di coscienza Osman Murat Ülke --Il primo obiettore di coscienza turco a essere incarcerato per aver rifiutato il servizio militare – è di nuovo minacciato da una condanna a 17 mesi di prigione in seguito a una decisione del tribunale militare che risale a più di otto anni fa.
1 settembre 1995
Il Sig. Ülke brucia la cartolina del servizio militare, dicendo: “Non sono un soldato e non lo sarò mai . . . Voglio sottolineare che resisterò alla caserma fino alla fine e non farò mai il servizio militare.”
Ottobre 1996 - Marzo 1999
Il Sig. Ülke viene ripetutamente arrestato, incriminato, condannato e incarcerato per essersi rifiutato di arruolarsi nell’esercito turco.
9 marzo 1999
Il Sig. Ülke viene rilasciato dalla prigione militare e gli viene ordinato di presentarsi di nuovo presso il suo reparto; invece andò a casa e da allora ha condotto una vita semi-legale – è ufficialmente un disertore ma non viene più arrestato.
24 gennaio 2006
Il Tribunale Europeo dei Diritti Umani decreta che: “Le numerose denunce in base al codice penale . . . assieme alla possibilità che potrebbe essere passibile di denuncia per il resto della sua vita . . . la vita clandestina equivalente quasi a una “morte civile” che è stato costretto a fare . . . hanno costituito un trattamento degradante ai sensi dell’Articolo 3 [della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali].
13-14 febbraio 2007 Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa “deplora che le autorità turche non abbiano ancora preso nessuna misura per porre fine alla violazione riscontrata dal Tribunale, perché l’attore è ancora soggetto a un mandato di arresto con l’intenzione di arrivare all’esecuzione della sentenza.”
6 giugno 2007
Le autorità turche comunicano alla riunione dei Viceministri del Consiglio d’Europa che stanno preparando un disegno di legge per impedire le punizioni ripetute degli obiettori di coscienza, e che questa legge “porrebbe anche rimedio a tutte le conseguenze negative per la sua violazione nel caso [del Sig. Ülke].
14 giugno 2007 L’ufficio del pubblico ministero militare prescrive al Sig. Ülke altri 17 mesi di carcere. Il Sig. Ülke adesso rischia l’arresto e un’altro periodo in carcere nonostante le decisioni del Tribunale Europeo dei Diritti Umani, del Comitato dei Ministri e le promesse – fino ad ora vane – delle autorità turche.
Esigiamo che le autorità turche:
osi attengano alla sentenza del Tribunale Europeo dei Diritti Umani nel caso di Osman Murat Ülke;
oriconoscano il diritto all’obiezione di coscienza ed esonerino gli obiettori di coscienza dal servizio militare, e ;
opongano termine alla persecuzione e alla “morte civile” di tutti gli obiettori di coscienza in Turchia,
Petizione sponsorizzata da: Associazione Greca degli Obiettori di Coscienza, DFG-VK(Società Tedesca per la Pace – Resistenti alla Guerra Uniti), Rete di Uomini Payday, Sciopero Globale delle Donne, WRI (Internazionale Resistenti contro la Guerra)
Questa notizia sul parere dato dalla commissione difesa della Camera sulle cluster bombs, rappresenta un vergognoso mercanteggiamento politico con strumenti perfidamente studiati per uccidere civili a tradimento.
So bene che devo capire che, per mediare forse con posizioni armaiole estreme, e non perdere ogni possibilità di qualche passo verso l'abolizione, si sia dovuto patteggiare sul dare ancora un po' di morte. Dico solo che, oggettivamente, questo è un disgustoso trescare con l'omicidio volontario e premeditato.
La politica spesso non può fare di più, ma noi dobbiamo giudicare quello che fa per quello che è.
Anche a voler concedere tutto alla logica militare, non è pensabile che ad essa sia necessario uccidere civili, bambini, ad effetto ritardato, persino a guerra finita. Questo è ciò che fanno le cluster bombs, prodotto di pura malvagità, come altri simili.
Si sottilizza sulla definizione, per mantenere in funzione strumenti che uccideranno, tra qualche anno, un bimbo che ora sta nascendo.
Mancano i soldi per disarmare, ma non per costruire e vendere armi nel mondo: + 61% l'export nel 2006 ("La Stampa", 14 agosto 2007)
Si abolirebbero queste armi solo sostituendole con altre "che assolvano le stesse funzioni", cioè si cambia il mezzo ma non il crimine.
Disperati, noi speriamo. Enrico Peyretti
+++++++++++++
Bombe cluster: al bando solo se 'reintegrate con armi di simili funzioni'
Il primo agosto, la Commissione Difesa della Camera ha emesso un "parere consultivo" favorevole sulla legge per la messa al bando delle munizioni a grappolo (cluster bombs), condizionandolo però ad una "definizione di munizione cluster" e soprattutto vincolando il proprio parere positivo "al reperimento dei fondi necessari per la distruzione degli stock esistenti" e, in caso di distruzione delle scorte, alla "sostituzione di queste munizioni con altri sistemi d'arma che assolvano le stesse funzioni"
"Si tratta di una serie di premesse e condizioni che rischiano di rallentare l'iter di approvazione della legge" - denunciano la Campagna contro le Mine e la Rete Disarmo.
La Commissione, esaminando il disegno di legge (c.1824 Leoni) per l'estensione alle munizioni cluster del divieto già vigente per le mine antipersona, armi di cui hanno gli stessi effetti sulla popolazione civile, ha richiesto infatti "che venga inserita una definizione di munizione cluster". "In questo modo, la Commissione non accetta la proposta di estensione interpretativa della definizione esistente di mina antipersona, già sufficientemente ampia da comprendere anche le cluster, e basata sugli effetti di queste armi sui civili" - notano le associazioni. La Commissione ha inoltre vincolato il proprio parere positivo al reperimento dei fondi necessari per la distruzione degli stock esistenti e, in linea con le posizioni espresse dal governo, ha indicato che sarà necessario, in caso della distruzione delle scorte, sostituire queste munizioni con altri sistemi d'arma che assolvano le stesse funzioni.
"Queste premesse tradiscono una eccessiva accondiscendenza verso non troppo velate manovre a favore di nuove spese militari," commenta Giuseppe Schiavello, Direttore della Campagna Italiana contro le Mine. "Sarebbe grottesco che l'approvazione di questa legge legittimasse un ulteriore aumento delle spese militari, considerate da tempo sproporzionate rispetto ad altre importanti voci di bilancio, tra cui i fondi per la cooperazione ed attività come la bonifica umanitaria," continua Schiavello, ricordando inoltre che il Ministero della Difesa non ha mai chiarito a quali necessità strategiche rispondano queste armi, dato imprescindibile per valutare la reale necessità di sostituirle con altre. "Il Ministero della Difesa inoltre si è sempre dimostrato quantomeno reticente nel chiarire quali e quante munizioni cluster ci sono negli arsenali italiani, dato peraltro necessario a ponderare gli aspetti di impegno finanziario della legge," continua Schiavello.
A queste considerazioni si associa la Rete Italiana per il Disarmo, per la quale è necessario che Parlamento e Governo diano inizio ad una riflessione seria sulla politica di armamento del nostro paese. "Non è giustificabile richiedere soldi per sostituire le cluster bombs - afferma Francesco Vignarca coordinatore della Rete Italiana Disarmo- senza spiegare il loro vero compito strategico e non è possibile continuare a negare fondi per la Riconversione dell'industria bellica o di altri progetti di disarmo giustificando la scelta con ristrettezze di bilancio mentre poi si operano scelte di questo tipo".
Dal 2004, anno in cui la Campagna Italiana contro le Mine ha cominciato a promuovere la messa al bando delle munizioni cluster, sono state rivolte al Ministero della Difesa - sia da parte della società civile che del Parlamento - reiterate richieste di informazioni e confronto su questi punti, che sono sempre rimaste inevase. Inoltre, nei consessi internazionali nei quali si discute la disciplina di questi ordigni, la posizione dell'Italia rispetto alla loro presunta utilità militare non è mai stata chiarita. "Speriamo che le condizioni indicate nel parere della Commissione Difesa possano almeno servire a chiarire una volta per tutte la sincera posizione del nostro Governo e che questo permetta la rapida approvazione della legge nazionale e la conclusione di un trattato internazionale con la speditezza necessaria ad arginare e alleviare il disastro umanitario causato da queste armi" - conclude Schiavello.
Intanto nei giorni scorsi la Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha approvato, all'unanimità una Risoluzione in cui si "considera il Processo di Oslo il Foro multilaterale appropriato per il raggiungimento di uno specifico trattato per la messa al bando delle munizioni a grappolo". Il "Processo di Oslo" avviatosi lo scorso febbraio su iniziativa del Governo norvegese, vede coinvolti circa 70 paesi impegnati nella conclusione di un trattato internazionale che metta al bando le cluster bombs entro il 2008. "La posizione assunta il 25 luglio dalla Commissione Esteri della Camera è motivo di enorme soddisfazione" - sostiene Giuseppe Schiavello. "Attraverso questa risoluzione il Parlamento ha deciso di dare pieno appoggio al Processo di Oslo, il quale grazie all'impegno di alcuni paesi, sta cercando di dare una risposta concreta all'emergenza umanitaria causata dalle cluster bombs".
Va ricordato che l'Italia è uno degli almeno 57 Paesi al mondo che hanno nei propri arsenali munizioni cluster, definizione che comprende sia le bombe d'aereo che munizioni più piccole d'artiglieria. [GB]
Vi giro quanto ricevuto dal Coordinamento delle associazioni per la
pace e diritti umani di Rovereto e dalla Rete di Lilliput - nodo di
Vicenza. Cari saluti, marco
AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA "STOP RIPENSACI"
LUNEDI' ORE 9 - 12 (segue chiarimento e volantino)
TELEFONA E FAI TELEFONARE... DIFFONDI...
AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA
STOP RIPENSACI
PERCHE’ LA NUOVA BASE MILITARE DAL MOLIN?
Se hai dubbi sulla
realizzazione della nuova base, se vuoi saperne di più in merito alle
conseguenze ambientali e sociali, se hai delle osservazioni da fare su
tale progetto, se vuoi esprimere la tua contrarietà: telefona e fai
telefonare.
TELEFONA
Tutti i lunedì dalle 9
alle 12
COMUNE Segreteria del Sindaco0444/221330
(se ci buttano giù chiamare per protestare) Ufficio relazioni con il pubblico
0444/221360
Nell’ottica della trasparenza delle
informazioni chiediamo chiarimenti in merito alla realizzazione della
nuova base.
Se
risulta occupato non scoraggiarti e riprova fino a quando non riceverai
una risposta
-------------------------------------
E' un'azione semplice che tutti possono fare e forse invisibile per la
stampa o la TV ma SE SIAMO VERAMENTE TANTI A FARLO...
Vi chiediamo di aderire.
Questa proposta di azione
diretta nonviolenta è stata elaborata
al termine del campo
nazionale "TEORIA E PRATICA DELLA NONVIOLENZA" svoltosi a Vicenza di recente.
5.2 – Gli oratori delle assemblee pubbliche in Sibiu
5.3 –Benedetto XVI indice un
“anno paolino ecumenico”
5.4 – Recenti documenti
pontifici e reazioni da parte evangelica
5.5 – Il MIR invia un
appello pacifista ai delegati di AEE3
5.6 – Rassegna
stampa
Allegato:
NEV Notizie evangeliche n. 28
5.1 – Le Chiese ortodosse in cammino verso Sibiu
Dal 25 al 28 giugno 35
rappresentanti di pressoché tutte le chiese ortodosse aderenti alla Conferenza
delle Chiese Europee (KEK) si sono riuniti
nell’isola di Rodi, in Grecia, su invito del patriarca ecumenico
Bartolomeo, fraternamente ospitati dal metropolita Cirillo di Rodi. Scopo della
riunione era stendere proposte e documenti da indirizzare a tutti coloro che parteciperanno ad AEE3. Il metropolita Gennadios di Sassima, del
patriarcato ecumenico, ha aperto i lavori affermando che scopo della riunione
era “rafforzare gli attuali legami fraterni tra le chiese ortodosse e
metterle in grado di agire e parlare in modo coordinato, con un’unica
voce ed un unico cuore, durante l’Assemblea di
Sibiu”. Dopo di lui il metropolita Daniel di Moldavia e Bucovina della chiesa ortodossa romena, ha parlato sul
significato dell’Assemblea di Sibiu per la fede, la vita e la missione della Chiese in Romania e più in generale per tutta
l’Europa. Ha sottolineato come oggi
l’Europa esperimenti una profonda crisi di fede e passi attraverso
“il deserto della secolarizzazione” e pertanto è dovere delle
chiese mobilitarsi per il dialogo, la riconciliazione e la cooperazione tra le
chiese e i popoli del continente.
Riferendosi ai tre
sotto-temi di AEE3 (La luce di Cristo e le Chiese, la
luce di Cristo e l’Europa, la luce di Cristo e il mondo), il comunicato
finale sottolinea che “l’unità delle Chiesa è un dono di Dio ma
nello stesso tempo è compito dei cristiani pregare e lavorare per raggiungerlae non può essere separata dalla sua santità,
cattolicità ed apostolicità. Pregare e lavorare per l’unità cristiana
significa riscoprire la comune Tradizione apostolica vissuta e trasmessa
attraverso i secoli”.
E’ stato pure sottolineato che “l’Europa non è limitata ai
confini dell’Europa occidentale o a quelli dell’Unione Europea, ma
abbraccia tutto il continente. La base comune dell’Europa è la fede
cristiana. Per questo è importante che l’Assemblea di Sibiu sottolinei le radici cristiane dell’Europa”.
Sul tema della luce di Cristo
e il mondo, il comunicato finale afferma che “le chiese devono
mobilitarsi per la promozione dei valori cristiani
come la verità, la libertà, la dignità umana, la moralità, la giustizia, la
pace e la solidarietà secondo l’insegnamento di nostro Signore Gesù
Cristo. Tutto ciò potrebbe realizzarsi attraverso l’educazione e la
formazione delle nuove generazioni. A questo riguardo la
difesa dei diritti umani elementari dei migranti, dei rifugiati, di quanti
cercano asilo e di tutte le persone emarginate nelle nostre società è parte
della missione diaconale delle chiese nel
mondo”. In questa prospettiva è fortemente
raccomandato che si dia un segno visibile della nostra preoccupazione per il
degrado dell’ambiente naturale dedicando, in base alla tradizione ortodossa
del digiuno (“nisteia”), il venerdì 7
settembre ad un giorno di digiuno (naturalmente opzionale) per tutti i
partecipanti all’Assemblea. Il reverendo professor Viorel
Ionica, prossimo direttore della commissione “Chiese in dialogo”
della Kek, considera che “questo
incontro ha segnato un’importante tappa nella preparazione degli
ortodossi che parteciperanno all’Assemblea di Sibiu nel prossimo
settembre. I rapporti di Rodi offrono sostanziose riflessioni teologiche non
solo sui temi e sui comunicato stampa KEK, 2 luglio 2007)sotto-temi di questa Assemblea non solo per i delegati ortodossi, ma pure
per molti altri partecipanti”
5.2Gli oratori delle assemblee pubbliche in
Sibiu
Da “Monitor”, bollettino della KEK n. 59
del luglio 2007riportiamo
alcune informazioni sulla preparazione dell’assemblea di Sibiu. Un
prossimo appuntamento è il meeting dei delegati giovanili che avranno un ruolo attivo nell’Assemblea.L’incontro, organizzato dalla KEKavrà luogo a Saint
Moritz in Svizzera dal 27 al 30 luglio. Il bollettino indica pure i nomi dei
principali oratori degli eventi pubblici.Nell’incontro di apertura nella Piazza
Grande (Piata Mare) la sera del 4 settembre i ci saranno i salutidella Decana Luterana Margarthe Isberg,
vicepresidente della KEK e dall’arcivescovo Stanislao Hocevar, membro del
comitato congiunto KEK.CCEE. Seguiranno i discorsi di benvenuto del sindaco di Sibiu e dei vescovi delle sei chiese locali. Il 5
settembre Sua Santità Bartolomeo I, patriarca ecumenico
di Costantinopoli, predicherà nella preghiera di apertura. L’assemblea
plenaria sarà aperta dai discorsi del reverendo Jean-Arnold de Clermont,
pastore riformato francese, presidente della KEK e del cadinal Péter Erdö,arcivescovo di
Esztergom e Budapest e presidente della CCEE. Seguiranno i saluti di Sua
Beatitudine Teoctist, Patriarca ortodosso di Romania, dell’arcivescovo
Lucian Mureşan, presidente della Conferenza episcopale rumena, e del
presidente della Romania Traina Basescu. “Monitor”, non essendo il
programma ancora definito, riporta poi solo alcuni nomi di altri
oratori dei giorni seguenti: il Metropolita Daniel di Moldavia, il Metropolita Laurentius di Sibiu, il Vescovo Christoph Klein luterano,
il Vescovo rumeno Laszlo Tökes riformato, l’Arcivescovo albanese Anastasios
ortodosso, il Cardinal Walter Kasper a nome del
Vaticano, il Metropolita russo Cirillo di Smolensk, il Vescovo Wolfgang Huber
presidente della Chiesa evangelica tedesca, la Vescova metodista tedesca
Rosemary Wenner, la professoressa AlisonElliot presbiteriana, già Moderatrice della Chiesa di
Scozia,la Dottoressa MaryTanner anglicana, il Vescovo anglicano di Londra Richard
Chartres, l’Arcivescovo luterano svedese Wejryd,
gli italiani Cardinal Dionigi Tettamanzi e il Professor
Andrea Riccardi fondatore della Comunità di S.
Egidio.
5.3 – Benedetto XVI indice un“anno paolino ecumenico”
“Sono lieto di annunciare ufficialmente che
all’apostolo Paolo dedicheremo uno speciale anno giubilare dal 28 giugno
2008 al 29 giugno 2009, in
occasione del bimillenario della sua nascita, dagli storici collocata tra il 7
e il 10 d.C. Questo Anno Paolino potrà svolgersi in
modo privilegiato a Roma, dove da venti secoli si conserva sotto l’altare
papale di questa Basilica il sarcofago, che per concorde parere degli esperti
ed incontrastata tradizione conserva i resti dell’apostolo Paolo”. Un Anno che dovrà avere una particolare connotazione ecumenica.Lo ha detto Benedetto XVI il 28 giugno
scorso, vigilia della solennità dei santi Pietro e
Paolo, presiedendo la celebrazione dei vespri nella basilica Ostiense. Papa
Ratzinger, rivolgendo un particolare saluto alla delegazione del patriarcato
ecumenico di Costantinopoli, là presente, ha precisato: “Questa Basilica,
che ha visto eventi di profondo significato ecumenico, ci ricorda quanto sia
importante pregare insieme per implorare il dono dell’unità, quell’unità per la quale san Pietro e san Paolo hanno speso la
loro esistenza sino al supremo sacrificio del sangue”. E
ancora: “C’è un particolare aspetto che dovrà essere curato con
singolare attenzione durante la celebrazione dei vari momenti del bimillenario
paolino: mi riferisco alla dimensione ecumenica. L’Apostolo delle
genti, particolarmente impegnato a portare la Buona Novella a
tutti i popoli, si è totalmente prodigato per l’unità e la concordia di
tutti i cristiani. Voglia egli guidarci e proteggerci in questa celebrazione
bimillenaria, aiutandoci a progredire nella ricerca umile e sincera della piena
unità di tutte le membra del Corpo mistico di Cristo”. A proporre al papa
la celebrazione dell’Anno paolino è stato il cardinale Andrea CorderoLanza di Montezemolo; lo ha detto alla Radio vaticana, il 27 giugno,
lo stesso porporato: “Sono cardinale arciprete della Basilica papale di
San Paolo fuori le Mura da ormai circa 2 anni. Fin dall’inizio ho
ricercato una qualche data che potesse aiutarci a
fissare una celebrazione particolare per la figura di San Paolo. Dicono gli
esperti di Sacre Scritture che l’apostolo doveva avere più
o meno una decina di anni meno di Cristo, quindi la sua nascita si
colloca tra l’anno 7 e l’anno 10 dell’era cristiana. E ho pensato: perché non celebrare un bimillenario? Così ho
chiesto al Santo Padre se non ritenesse che potesse
essere di un certo interesse, per tutta la Chiesa cattolica, indire una celebrazione
bimillenaria, cioè un anno dedicato alla vita, alla figura,
all’insegnamento e all’attività di San Paolo. Il Papa ha accolto
ciò con molto interesse, ha promesso prima di pensarci e dopo mi ha comunicato
che era sua intenzione indire l’Anno Paolino. Noi prevediamo di lanciare
molti particolari programmi. In particolare vorrei segnalarne subito uno: la Basilica di San Paolo,
per decisione dei papi, ha un carattere diverso dalle altre tre ed è
esattamente il senso e la dimensione dell’ecumenismo. Il papa dà molta
importanza a tutte le attività che si fanno in San Paolo, da quelle liturgiche
a quelle culturali, a quelle di studio, a quelle dei convegni, una dimensione
ecumenica, che ci possa aiutare a studiare e a realizzare sempre meglio quella
che è l’unità di tutti i cristiani nel mondo”. Il cardinale ha così concluso:
“Tra gli appuntamenti finora già stabiliti c’è un Colloquio
paolino, che da diverso tempo si celebra ogni due anni e ha un carattere
ecumenico. Infatti, il direttore di quello che sarà
l’incontro, che dovrebbe avvenire nell’ottobre del 2008, è un noto
teologo luterano”.
5.4 – Recenti documenti pontifici e
reazioni da parte evangelica
Risposte a quesiti
riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa: così si intitola il documento – datato 29 giugno, e
pubblicato il 10 luglio – della Congregazione per la dottrina della fede,
firmato dal cardinale prefetto della CDF, William Levada, e approvato dal papa.
Il testo, in sostanza, ripete quanto già aveva affermato
nel 2000 la CDF,
allora presieduta dal Card. Joseph Ratzinger, con la dichiarazione Dominus
Iesus. Il nuovo testo, in particolare, dà una sua interpretazione del fatto che
la costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II afferma che la Chiesa una e santa
proclamata nel Credo «sussiste» [subsistit in] nella Chiesa cattolica romana. A
proposito poi delle «Comunità cristiane nate dalla Riforma del
XVI secolo» il documento afferma: «Secondo la dottrina cattolica, queste
Comunità non hanno la successione apostolica nel sacramento dell’Ordine,
e perciò sono prive di un elemento costitutivo essenziale dell’essere
Chiesa. Le suddette Comunità ecclesiali, che, specialmente a causa della
mancanza del sacerdozio ministeriale, non hanno conservato la genuina e integra
sostanza del Mistero eucaristico, non possono, secondo la dottrina cattolica,
essere chiamate Chiese in senso proprio». L’insieme delle Risposte
vaticane, ma in particolare le ultime due righe appena citate, hanno provocato
molte e forti critiche tra le Chiese evangeliche.Icommenti e le dichiarazione da parte delle chiese
evangeliche sono riportati in un numero di “NEV – Notizie
evangeliche” dell’11 luglio. L’apertura è
del professor Daniele Garrone “L’impegno ecumenico sarà
molto difficile per i cattolici”, segue un’intervista del direttore
Luca Baratto al professor Paolo Ricca : “Il vento di una nuova
riforma”. Vengono poi le dichiarazioni dei leaders delle diverse chiese.
Riportiamo qui quella del rev. Colin Williams, segretario generale della
Conferenza delle Chiese Europee (KEK) che accenna alle conseguenze negative per
AEE3 ( il numero completo è allegato).
Roma (NEV, n. 28 11
luglio 2007) "Poiché confessiamo la “chiesa una, santa,
cattolica e apostolica”, il nostro supremo compito ecumenico è di
continuare a mostrare questa unità che è sempre un dono di Dio", ha
dichiarato Colin Williams, segretario generale della Conferenza delle chiese
europee (KEK), commentando il documento del Vaticano "Risposte a quesiti
riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa". Le
"Risposte" sottolineano per Williams
"la necessità di continuare a lavorare con urgenza a questa sfida
offertaci dalla Carta ecumenica, il documento fondamentale delle aspirazioni
ecumeniche condivise dalle chiese d'Europa. Il fatto che quelle diverse visioni
della chiesa e della sua unità, a cui fa riferimento la Carta ecumenica, siano ancora causa di dolore e divisione è un motivo di
rammarico e non una situazione di cui possiamo essere soddisfatti". Il
segretario generale della KEK ha poi osservato il momento particolarmente
infelice in cui il documento cattolico è stato diffuso, alle soglie della Terza
Assemblea ecumenica europea (AEE3), che si terrà a Sibiu (Romania) dal 4 al 9
settembre 2007, con la partecipazione di oltre 1000 delegati cattolici,
ortodossi e protestanti. "Non dobbiamo permettere – ha affermato
Williams – che la pubblicazione di questo documento ci distolga
da questo compito fondamentale. L'AEE3 darà ai delegati a Sibiu l'opportunità
di riconoscersi gli uni gli altri come fratelli e sorelle in Gesù Cristo,
attraverso il dialogo e la preghiera comune, al di là delle
barriere denominazionali, rafforzando la nostra volontà di trovare modi in cui
possiamo esprimere e vivere fino in fondo quell’unità voluta da Cristo
per la Sua
chiesa". La KEK
è una comunione di circa 125 chiese membro ortodosse, protestanti, anglicane e
vetero-cattoliche, di tutti i paesi d'Europa, più 40 organizzazioni associate.
5.5
– Il MIR invia un appello
pacifista ai delegati di AEE3
Il Movimento Internazionale per la Riconciliazione
(MIR) d’Italia insieme ad altre associazioni e
movimenti pacifistiinvita ad un incontro
di preghiera e di testimonianza pacifista il 6 agosto, anniversario del
bombardamento atomico su Hiroshima,a
Vicenza di fronte alla caserma Dal Molin di cui viene
contestato l’enorme allargamento. In tale occasione lanceranno un appello
alle delegati e ai delegati a Sibiu perché abbiano ad
approvare una mozione di condanna degli armamenti nucleari. La mozione è stata
approvata anche dai Beati i Costruttori di pace, dalla PaxChristi, dal Cipax, dal Gavci, dall’Ucebi e dalla
Tavola Valdese che ha trasmesso il testo a tutti i delegati evangelici italiani
a Sibiu. Ecco il testo
Noi, uomini e donne riuniti in preghiera a Vicenzaoggi 6 agosto 2007 ,
62° anniversario del bombardamento atomico su Hiroshima :
·siamo amanti della pace nella giustizia e siamo
convinti che essa possa essere conseguita solamente attraverso la nonviolenza
attiva ed aspiriamo con forza ad una società in cui le persone siano in armonia
con il creato e ciascun essere vivente
·ci riconosciamo nella cultura che pone come
fondamento dell’agire la coerenza tra fini e mezzi: per costruire la pace
siamo disposti ad usare solo strumenti pacifici.
Sentiamo profondamente veri e irrinunciabili i
valori e gli impegni contenuti nella carta ecumenica, frutto di quel processo
conciliare del quale ci sentiamo compartecipi, in
particolare laddove recita:
Ø…. noi vogliamo impegnarci con il Vangelo per
la dignità della persona umana, creata ad immagine di Dio, e contribuire
insieme come Chiese alla riconciliazione dei popoli e delle culture.
Ø….. ci impegniamo per un
ordine pacifico, fondato sulla soluzione non violenta dei conflitti.
Condanniamo pertanto ogni forma di violenza contro gli esseri umani,
soprattutto contro le donne ed i bambini.
Ø…..ci impegniamo a sostenere le
organizzazioni ambientali delle Chiese e le reti ecumeniche che si assumono una
responsabilità per la salvaguardia della creazione.
Ci rivolgiamo a tutti voi che sentiamo fratelli e sorelle incamminati come noi sulla via
dell’impegno perriconciliazione
locale, nazionale,internazionale frutto di giustizia e verità e chesul fondamento della fede cristiana
desiderano adoperarsi per un’Europa umana e sociale in cui si facciano
valere i diritti umani ed i valori basilari della pace, della giustizia,della
libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà.
Desta in noiparticolare preoccupazione la presenza
nel nostro continente di una ingente quantità di ordigni nucleari che, sebbene
di molto superiori dal punto di vista del potere distruttivo a quelli esplosi
in Giappone alla fine del secondo conflitto mondiale,vengono tacitamente
accettati dalle istituzioni che regolano la convivenza dei nostri popoli
sottacendone non solo l’alto potere distruttivo, ma anche
l’inutilità del potere detentivo essendorese inutili quali armi di difesa perché “utili” nel solo
caso dell’offesa denominato “primo colpo”.
In passato le chiese cristiane sono state esplicite
nel condannarne l’uso: riteniamo però urgente in questo momento che
l’autorevole voce delle chiese si alzi ancora una voltaa ribadire questa condanna, a renderla
più esplicita,chiara e precisa, proprio in relazione all’ ipotesi che
potremmo essere vicini al momento fatale in cui qualche governo ne ordini
l’uso.
In Italia migliaia di donne e uomini impegnati nei
movimenti per la pace sentono l’urgenza di riattivarsi
nell’opposizione alla cosiddetta“guerra globale” con lo
scopo di ridestare l’opinione pubblica su tale gravissimo problema,
cercando di far nascereun movimento per
la “pace preventiva”.
Oggichiediamo a tutti voi di accogliere la
nostra fraterna sollecitazione affinché
i rappresentanti di tutte le Chiese
vdichiarino la guerra
atomica Tabù e Peccato, un crimine contro l’umanità e come tale
assolutamente non giustificabile“.
vsottoscrivano una dichiarazione comune in cui, riassumendo
l’esperienza e la ricerca spirituale e morale delle Chiese Cristiane
lungo i decenni dell’era atomica,proclamino con la massima chiarezza che non solo l’uso ma anche la
fabbricazione, la proliferazione e la semplice detenzione di armi nucleari costituiscono un gravissimo peccato
contro Dio e contro l’Umanità,
vsi impegnino a tutti i livelli dalle aggregazioni laicali alle istituzioni ecclesiali, ai vertici
delle gerarchie nella costante denuncia di quella che riteniamo siauna violazione massima di ogni etica umana
civile e politica, che nessun diritto alla difesa può logicamente e moralmente
giustificare.
voffrano a tutta la società questo loro servizio a favore della pace, promuovendo e sostenendo a
tutti i livelli iniziative che favoriscano il disarmo nucleare anche
unilateralmente;facciano crescere la consapevolezza popolare sui rischi legati
alla proliferazione atomica e più in generale alla militarizzazione, in uno
spirito di umiltà e collaborazione con tutti gli uomini e le donnedi buona volontà a loro volta impegnati su
questi temi, adoperandosi per rendere questo percorso comune a tutte le fedi.
Ci rivolgiamo a voi, fratelli e sorelle nella fede,che sentiamo compartecipi del nostro stesso desiderio di
pace e giustizia duratura,nella speranza di avere la medesima esortazione e
determinazione :
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le
vostre buone opere e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (MT 5,16)
Vicenza, 6 agosto 2007
5.6 - Rassegna stampa
Confronti
La nave delle Chiese
europee va ad Est": così - su CONFRONTI di luglio-agosto - si intitola un servizio di Gianni Novelli e Luigi Sandri
che, in vista della III Assemblea ecumenica europea, sono andati a Sibiu per
incontrare là rappresentanti ortodossi, cattolici (latini e greci), riformati e
luterani, e cioè realtà vive che fanno della città romena un microcosmo
speciale di pluralismo culturale e di dialogo ecumenico. E, dopo che nel numero
di aprile la rivista aveva intervistato un alto
rappresentante del patriarcato ortodosso di Bucarest sulla controversa
questione della proprietà dei beni dei greco-cattolici che nel 1948 il regime
comunista passò agli ortodossi, adesso, sul tema, dà la parola a p. Nicolae
Popa, decano dei preti greco-cattolici di Sibiu.
Richiedere copia a Confronti, via Firenze 38, 00184,
Roma, tel 06/4820503
Jesus
“Cristiani separati
in casa”: così si intitola un servizio di
Claudia Stanila (sul numero 7 della rivista) sui difficili rapporti tra ortodossi
e greco-cattolici in Romania. Il motivo del contrasto tra le due Chiese sta nella irrisolta questione dell'uso, e/o della restituzione,
dei beni degli "uniati" (così gli ortodossi chiamano i
greco-cattolici) che il regime comunista, dopo aver dichiarato fuori legge i
cattolici di rito bizantino, nel 1948 diede agli ortodossi. Caduto il regime,
negli anni Novanta la questione è riesplosa e, finora, sono falliti tutti i
tentativi di trovare una soluzione mutuamente accettabile. Nel servizio sono
riportate opinioni di vescovi delle due parti: alcuni sembrano più disposti ad
un compromesso, altri sono arroccati su posizioni che rendono assai difficile
il dialogo. Naturalmente, un tale contrasto stride con quello spirito ecumenico
che dovrebbe caratterizzare tutte le Chiese rumene in vista dell'AEE3 di Sibiu.
Richiedere copia a Jesus, Edizioni San Paolo via
Giotto 36, 20145 Milano, tel. 02/48077229
Settimana
Sugli ultimi quattro
numeri della rivista settimanale dei Devoniani BrunettoSalvarani, direttore di CEM-Mondialità,
esperto di ecumenismo ha scritto una serie di articoli intitolati “Verso
Sibiu, che tempo farà?”, “Cattolici alla scuola
dell’ecumenismo”, “Il dialogo con l’Ortodossia alla
prova di Sibiu”, “Protestanti e Anglicani verso Sibiu”.
Richiedere copia a Settimana, viaNasadella,
40123 Bologna, tel. 0514290011
Vita Pastorale
Sul numero 6
di Vita Pastorale è uscito un articolo di Rosanna Vegetti
dal titolo “Una sfida per un futuro prossimo”.
Richiedere copia a Vita Pastorale, Edizioni San Paolo via
Giotto 36, 20145 Milano, tel. 02/48077229
Adista
L’agenzia di informazione Adista “
Notizie, documenti, rassegne, dossier su mondo cattolico e realtà
religiose”, nel numero 45
ha pubblicato notizie e commenti sulla preparazione di
AEE3. Nei numeri 51, 53, 54 ha
raccolto dichiarazioni e commenti di diversa provenienza sui recenti documenti
vaticani.
* EDITORIALE:
L’impegno ecumenico sarà molto più difficile per i cattolici, di Daniele Garrone
* INTERVISTA:
Paolo Ricca: Il vento di una nuova controriforma
* Documento
vaticano/1. Domenico Maselli, Federazione chiese
evangeliche in Italia
* Documento
vaticano/2. HolgerMilkau,
Chiesa evangelica luterana in Italia
* Documento
vaticano/3. ThomasWipf,
Comunità chiese protestanti in Europa
* Documento
vaticano/4. SetriNyomi,
Alleanza riformata mondiale
* Documento
vaticano/5. GeorgesLemopoulos,
Consiglio ecumenico delle chiese
* Documento
vaticano/6. Wolfgang Huber, Chiesa evangelica tedesca
* Documento
vaticano/7. Colin Williams, Conferenza delle chiese europee
* Il giamaicano David Callam
è il nuovo segretario generale dell'Alleanza battista mondiale
L’impegno
ecumenico sarà molto più difficile per i cattolici
di Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia
La qualifica di
“comunità ecclesiali” non ci è mai
piaciuta e non ci è mai corrisposta. Rinunciando allo “est” ed optando per il “subsistit” il Concilio Vaticano
II compiva, dal punto di vista cattolico romano, una apertura. Ed in effetti l’ecumenismo ricevette un notevole
impulso. Il documento della Congregazione per la dottrina della fede non dice
nulla di inedito, ribadisce con toni perentori cose
già note. Perché questa perentorietà? Certamente non
c’è in questo momento alcun interesse da parte del Pontefice e della curia
a promuovere l’incontro con le chiese della Riforma. Si guarda
all’ortodossia, perché è più prossima a Roma, se misurata con i criteri
della cattolicità romana, e perché si pensa che condivida con Roma la
valutazione negativa della modernità e come Roma avversi il
“relativismo”. Ma la perentorietà nell’autocertificarsi
come la vera Chiesa di Gesù Cristo e nel dare “interpretazioni
autentiche” (e quindi disciplinarmente vincolanti per le coscienze dei
cattolici) è rivolta innanzitutto al fronte interno, è
intesa a mettere in riga quei cattolici – teologi e pastori, laici e
religiosi – che hanno considerato e considerano il Vaticano II un punto
di avvio, l’inizio di un cammino che avrebbe innovato ancora, allargato
ulteriormente, osato più coraggiosamente. L’interpretazione autentica è
una normalizzazione del cosiddetto “spirito del
Concilio”. E’ un freno posto a prassi e teologie diffuse in America
Latina come in Africa, in Asia come nel Nord America o
in Europa.
Per quanto
riguarda noi protestanti, non ci turba che Roma ci dica
ancora una volta, e con tono che non ammette repliche, che non siamo chiese e
difettiamo di cattolicità solo perché ci manca quello che la confessione romana
ritiene essenziale per la cattolicità, cioè le dottrine con cui si autocertifica e misura gli altri a partire da sé. Perché
sta tutto qui: si dice “cattolico”, ma si
intende cattolico-romano. Noi protestanti non abbiamo la successione apostolica
nel sacramento dell’ordine, e non ne abbiamo
bisogno, perché viviamo della promessa, finora mantenuta dal Signore, che la
testimonianza dei profeti e degli apostoli continuerà a far nascere e
conserverà la sua chiesa di peccatori perdonati. Noi protestanti non abbiamo il
sacerdozio ministeriale, e non lo vogliamo, perché viviamo dell’unico
sacerdozio di Cristo. Dicano pure che non abbiamo “conservato la genuina
e integra sostanza del Mistero eucaristico”, abbiamo
la promessa che nel pane e nel vino della Cena del Signore siamo in piena
comunione con Lui. Dalla Riforma in poi, sappiamo che la nostra fede è certa
perché pone noi al di fuori di noi. Non siamo nulla, ma riceviamo in dono molto
di più di ciò di cui siamo trovati mancanti dalla
chiesa di Roma.
Questa saccente
perentorietà non frenerà il nostro impegno ecumenico. Lo renderà molto più
difficile per i cattolici, a cui viene ricordato che
la loro coscienza è vincolata ai pronunciamenti del magistero. A loro, ai
nostri fraterni e sinceri compagni di strada da tanti decenni, diciamo:
rialzate la testa e parlate ad alta voce, senza paura, perché in virtù del
vostro battesimo e della vostra fede, la vostra
coscienza è resa libera da Cristo e in Cristo.
Paolo Ricca: Il vento di una nuova Controriforma
a cura di
Luca Baratto
Roma
(NEV), 11 luglio 2007 – Il 10 luglio
è stato presentato il documento “Risposte a quesiti riguardanti alcuni
aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, della Congregazione per la
dottrina della fede, in cui si afferma, tra l’altro, che solo la Chiesa cattolica possiede
“tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù”.
L’Agenzia stampa NEV ha intervistato in
proposito il pastore Paolo Ricca, professore emerito della Facoltà valdese di
teologia di Roma.
L'affermazione
della “Lumen gentium”, secondo cui la “Chiesa di Cristo
sussiste nella Chiesa Cattolica”, è una delle espressioni del Concilio
Vaticano II che più hanno evidenziato l'apertura verso
le chiese non cattoliche. Come giudica l'interpretazione che ne ha dato il
documento della Congregazione per la dottrina della fede, sottoscritto da papa
Benedetto XVI?
Quell'espressione
fu adottata dal Concilio per sostituire quella precedente che recitava “la Chiesa di Cristo è la chiesa cattolica”. Il Concilio ha sostituito
l'”est” con il “subsistit in” per creare dei maggiori
spazi di riconoscimento di altre chiese: affermando
che la Chiesa
di Cristo “sussiste” nella chiesa cattolica non si escludeva che
essa potesse sussistere anche in altre chiese. Fino ad oggi questa
espressione è stata interpretata da molti teologi in questo senso non
esclusivo. Il documento di questi giorni, invece, ne propone un'interpretazione
nuovamente esclusiva, affermando che la Chiesa di Cristo sussiste unicamente nella chiesa cattolica. Un fatto deludente, che
ridimensiona le aperture del Concilio, ma di cui certamente non ci si può
stupire perché riprende ciò che l'allora prefetto della Congregazione per la
dottrina della fede, Joseph Ratzinger, aveva affermato nel 2000 con la
dichiarazione “Dominus Iesus”.
Quali
conseguenze avrà la “Dichiarazione” sul
piano del dialogo ecumenico ?
Il Vaticano, naturalmente,
continua a dire che non cambierà nulla, che tutto
prosegue. Io, francamente, mi sento di dire che
dichiarazioni come queste logorano la volontà di continuare il dialogo,
soprattutto perché non si sa più su che cosa si dovrebbe dialogare. Il documento,
per esempio, ribadisce che quelle nate dalla Riforma
protestante non possono essere riconosciute come chiese. Un'affermazione, ben
nota, che comunque mina le ragioni del dialogo perché
fa venir meno la corrispondenza dei soggetti, nega la dignità
dell'interlocutore. Il dialogo ha senso se, almeno in prospettiva, c'è un
riconoscimento reciproco delle chiese. Come chiese protestanti siamo stanchi di sentirci negati per quello che siamo e per
cui viviamo: perché noi viviamo per essere Chiesa di Gesù. Credo che oggi sia
ormai necessario distinguere tra il dialogo ecumenico di base - in parrocchie e
monasteri, con sacerdoti e laici – che è fruttuoso, serio e fraterno, e
il dialogo con l'istituzione romana che, per così dire, distribuisce “pagelle”
di cristianità.
Pochi giorni fa la riproposizione
della messa in latino, la reintroduzione della preghiera per gli ebrei
“da convertire”; ora la Dichiarazione sulla “Lumen gentium”. Dove
portano questi segnali?
In modo inequivoco verso una nuova Controriforma. Prendiamo la
messa in latino. Il problema non è tanto la lingua latina, ma la riproposizione della messa di Pio V del
1570, pensata contro la
Riforma. Inessa, tutte le
innovazioni liturgiche delle chiese protestanti sono esplicitamente negate.
Quella che ci sta proponendo il Vaticano è una nuova Controriforma con le sue
due caratteristiche principali: quella di opporsi alle riforme interne al
cattolicesimo, tanto a quelle del 1500 quanto a quelle del Concilio Vaticano
II, e alle istanze proposte dalle Riforma protestante.
Credo che all'istituzione romana vada dato un segnale non solo della nostra
delusione, ma anche del pericolo che alla fine ognuno decida di proseguire per
la sua propria strada. Resta la volontà di dialogare
con i cattolici, ma è giusto sottolineare che
l'istituzione romana restringe sempre più lo spazio per un dialogo che forse
non gradisce neppure.
Documento vaticano/1. Domenico Maselli, Federazione chiese evangeliche in Italia
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – In seguito
alla presentazione avvenuta ieri del nuovo documento della Congregazione per la
dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa
la dottrina sulla Chiesa”, in cui si afferma che solo la Chiesa cattolica possiede
“tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù”, il presidente
della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Domenico Maselli, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“La
pubblicazione dell’ultimo documento della Congregazione per la dottrina
della fede costituisce un vistoso passo indietro nei
rapporti tra la chiesa cattolica romana e le altre chiese cristiane. È vero che
non fa altro che ripetere quanto già affermato nella ‘Dominus Iesus’ del 2000, ma il concetto è ora ribadito con
una chiarezza insolita. Una frase soprattutto colpisce il lettore ecumenico, in
cui si definisce la chiesa cattolica come quella ‘nella quale
concretamente si trova la
Chiesa di Cristo su questa terra’.
Pare evidente che l’unico modo per cercare l’unità sarebbe quello
di entrare nella chiesa cattolica romana. Era stata la soluzione sperata da Newman, che portò poi alla
condanna del modernismo. Ciononostante, il dialogo ecumenico deve continuare, e
può continuare, mettendosi ognuno in discussione, per
cercare di ascoltare la voce di Cristo che per tutti noi è la via, la verità,
la vita. In questo spirito si deve continuare il cammino sia in Italia che nel resto del mondo, fidando nel rispetto reciproco ed
anche nella laicità dello Stato che permette che la libertà di discussione, di
ricerca e di religione sia mantenuta fino in fondo”.
Documento vaticano/2. HolgerMilkau, Chiesa evangelica
luterana in Italia
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – “L'autoconsapevolezzadi essere
chiesa per fortuna non dipende dal placet del Papa, ma solo dallo Spirito Santo,
dalla grazia di Dio e dall'amore di Cristo, che ha detto: 'dove due o tre sono
radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Così si è espresso il
pastore HolgerMilkau,
decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), riguardo al documento
"Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
chiesa" reso noto ieri dalla Congregazione per la dottrina della fede.
“Con questo
documento – ha proseguito Milkau - la chiesa
romana si contrappone all’idea di cattolicità (universalità) della
chiesa, quando afferma: 'Solo dove sono io, c'è
Cristo, altrove no.' Con una affermazione di questo tipo la cattolicità della
chiesa viene distrutta, facendo emergere alcuni paradossi nella linea ecumenica
della chiesa romana. Chi ribadisce la propria
esclusività, sente la necessità di distaccarsi dagli altri. La chiesa romana
tende, in molti modi, a staccarsi dalla realtà condivisa con gli altri: lo fa,
per esempio, insistendo sulla propria esclusività ecclesiale ma anche
rivendicando un'esclusività etica e morale. La ricerca
della verità è un lungo viaggio in comunione con gli altri, non la pretesa di
essere già arrivati alla meta.
Le chiese
luterane, come tutto il mondo protestante, hanno imparato a considerare i
propri interlocutori come partner con pari diritti. Nel caso contrario il
discorso diventa presuntuoso e cattedratico. Il futuro della chiesa è
universale ed ecumenico. Non però un ecumenismo che
appiattisce le differenze e impone un modello unico, bensì un ecumenismo capace
di valutare le diversità senza creare divisioni. Non sarà facile
convincere i nostri partner cattolici-romani, ma sappiamo
che il Signore della Chiesa è al nostro fianco: Cristo, che soffre e concede il
superamento della sofferenza, per grazia”.
Documento vaticano/3. ThomasWipf, Comunità chiese protestanti in Europa
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Secondo la Riformaprotestante
gli elementi originali delle chiese sono la pura predicazione del
vangelo e la corretta amministrazione dei sacramenti: “Questo e
nient’altro deve essere visto come espressione autentica dell’unica
chiesa di Cristo”, ha dichiarato il pastore ThomasWipf, presidente della Comunità delle chiese
protestanti in Europa – Comunione di Leuenberg
(CPCE), commentando il nuovo documento della Congregazione per la dottrina
della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la
dottrina sulla Chiesa”, che concepisce la chiesa cattolica come
l’unica chiesa di Cristo.
Secondo Wipf per un protestante è impossibile concordare con
l’autocomprensione cattolica: “Tutto ciò
che è esteriore è fallibile – ha dichiarato –, incluse la chiesa
protestante e quella cattolica”. Oltre all’aspetto teologico, Wipf ha osservato un’altra questione importante:
“Un documento del genere manda segnali sbagliati. Le sfide di questo
mondo chiedono a gran voce che le chiese lavorino
insieme. La comunione non è un obiettivo ideale, ma il nostro compito. Le
vedute dottrinali sono molto importanti, ma non devono spaccare la
chiesa”.
La Comunità
delle chiese protestanti in Europa (CPCE) conta 105 chiese membro luterane,
riformate, unite, metodiste dell’intero continente, che grazie
all'accordo del 1973 di Leuenberg (Svizzera) si
prestano il riconoscimento reciproco dei ministeri e dei sacramenti.
Documento vaticano/4. SetriNyomi, Alleanza riformata mondiale
Roma (NEV), 11 luglio 2007 –
L’Alleanza riformata mondiale (ARM), che da anni intrattiene dialoghi
bilaterali con il Vaticano, ha scritto una lettera al cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità
dei cristiani, per chiedere chiarimenti sul documento della Congregazione per
la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti
circa la dottrina sulla Chiesa”, che concepisce la chiesa
cattolica come l’unica chiesa di Cristo.
“Siamo sconcertati – scrive nella lettera il pastore SetriNyomi, segretario generale
dell’ARM –, dalla presentazione di tale documento in questo momento
storico per la chiesa cristiana. In un’epoca di frammentazione sociale in
tutto il mondo, l’unica chiesa di Gesù Cristo a cui tutti partecipiamo dovrebbe rafforzare la propria testimonianza
comune e affermare la propria unità a Cristo. Il documento pubblicato il 10
luglio purtroppo offre un’interpretazione di Lumen
Gentium 8 che ci riporta al pensiero e all’atmosfera che c’erano prima del Concilio Vaticano II”.
Lamentando le possibili conseguenze negative per i dialoghi bilaterali
cattolico-riformati, Nyomi ricorda i documenti comuni
prodotti negli ultimi anni, compreso quello che sta
per uscire, e mette in discussione “la serietà con cui la chiesa
cattolica romana affronta i suoi dialoghi con la famiglia riformata e le altre
famiglie ecclesiali”.
“Per adesso
– conclude la lettera –, siamo grati a Dio
perché la nostra chiamata ad essere parte della chiesa di Gesù Cristo non
dipende dall’interpretazione del Vaticano. È un dono di Dio”. E
prosegue: “Preghiamo perché venga il giorno in cui la chiesa cattolica
romana vada al di là delle pretese esclusivistiche, in
modo che possiamo portare avanti la causa dell’unità cristiana per cui il
nostro Signore Gesù Cristo ha pregato”.
L'ARM
raggruppa più di 200 chiese congregazionaliste,
presbiteriane, riformate ed unite, le cui radici risalgono alla Riforma del XVI secolo.
Documento
vaticano/5. GeorgesLemopoulos,
Consiglio ecumenico delle chiese
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – “Ogni
chiesa è la chiesa cattolica (universale) e non semplicemente una parte di essa. Ogni chiesa è la chiesa
cattolica, ma non nella sua interezza. Ogni chiesa realizza la propria cattolicità quando è in comunione con le altre
chiese”. In seguito alla pubblicazione del documento vaticano
“Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
Chiesa”, questo è quanto ha ricordato GeorgesLemopoulos, vice-segretario generale del Consiglio ecumenico
delle chiese (CEC), con le parole del documento “Chiamati ad essere una
sola chiesa” prodotto dalla IX Assemblea
generale del CEC, riunitasi a Porto Alegre (Brasile)
nel febbraio 2006. L'Assemblea,
ha dichiarato Lemopoulos, “ha affermato 'il
progresso fatto nel movimento ecumenico'e ha incoraggiato la comunione delle chiese membro 'per
continuare su questo sentiero arduo, eppure gioioso, fidando nel Dio Padre,
Figlio e Spirito Santo, la cui grazia trasforma le nostre lotte per unità nei
frutti della comunione'. Secondo l'Assemblea –
ha proseguito Lemopoulos - 'la
condivisione onesta degli elementi in comune, delle divergenze e delle
differenze aiuterà tutte le chiese a raggiungere gli obiettivi della pace e
della vita comune'”.
Il
CEC è una comunione di oltre 340 chiese anglicane, protestanti ed ortodosse in
più di 100 paesi, in rappresentanza di circa 550 milioni di cristiani.
Documento vaticano/6. Wolfgang Huber, Chiesa evangelica tedesca
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Secondo il
vescovo luterano Wolfgang Huber, presidente della Chiesa evangelica tedesca
(EKD), “le speranze di cambiamento nella situazione ecumenica sono state
nuovamente spinte nel futuro remoto”. E ha proseguito: “Se la
chiesa cattolica resta convinta di essere la sola vera
chiesa di Cristo, la via del suo ecumenismo è tracciata in anticipo e non
aperta al dialogo”. Osservando che il documento del Vaticano
“Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
Chiesa” ripete le stesse affermazioni della “Dominus Iesus”,
pubblicata dall'allora cardinale Ratzinger nel 2000, il vescovo Huber ha
ricordato che alcuni teologi ecumenici avevano suggerito che quella
dichiarazione fosse il risultato di disattenzione, mentre adesso “nessuno
può più parlare di disattenzione. Questo è un gesto premeditato”.
Il vescovo ha criticato il fatto che il documento vaticano non lasci
alcuno spazio per il pensiero che anche alla chiesa cattolica romana possano
mancare degli elementi importanti per le altre chiese, come ad esempio il
rispetto della capacità di giudizio della comunità dei fedeli o l'accesso delle
donne al ministero pastorale. “La comprensione reciproca – ha
proseguito Huber – è possibile solo quando
nessuna delle parti in causa rivendica il monopolio della verità”.
Documento vaticano/7. Colin Williams, Conferenza delle chiese europee
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – “Poiché
confessiamo la 'chiesa una, santa, cattolica e apostolica', il nostro supremo compito ecumenico è di
continuare a mostrare questa unità che è sempre un dono di Dio”, ha
dichiarato Colin Williams, segretario generale della Conferenza delle chiese
europee (KEK), commentando il documento del Vaticano “Risposte a quesiti
riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”.
Le
“Risposte” sottolineano per Williams
“la necessità di continuare a lavorare con urgenza a questa sfida
offertaci dalla Carta ecumenica, il documento fondamentale delle aspirazioni
ecumeniche condivise dalle chiese d'Europa. Il fatto che quelle diverse visioni
della chiesa e della sua unità, a cui fa riferimento la Carta ecumenica, siano ancora causa di dolore e divisione è un motivo di
rammarico e non una situazione di cui possiamo essere soddisfatti”.
Il segretario
generale della KEK ha poi osservato il momento particolarmente infelice in cui
il documento cattolico è stato diffuso, alle soglie della Terza Assemblea
ecumenica europea (AEE3), che si terrà a Sibiu (Romania) dal 4 al 9 settembre
2007, con la partecipazione di oltre 1000 delegati cattolici, ortodossi e
protestanti. “Non dobbiamo permettere – ha affermato Williams
– che la pubblicazione di questo documento ci distolga
da questo compito fondamentale. L'AEE3 darà ai delegati a Sibiu l'opportunità
di riconoscersi gli uni gli altri come fratelli e sorelle in Gesù Cristo,
attraverso il dialogo e la preghiera comune, al di là delle
barriere denominazionali, rafforzando la nostra volontà di trovare modi in cui
possiamo esprimere e vivere fino in fondo quell’unità voluta da Cristo
per la Sua
chiesa”.
La KEK
è una comunione di circa 125 chiese membro ortodosse, protestanti, anglicane e
vetero-cattoliche, di tutti i paesi d'Europa, più 40 organizzazioni associate.
NEV - Notizie Evangeliche, Servizio stampa della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia - via Firenze 38, 00184
Roma, Italia tel. 064825120/06483768, fax 064828728, e-mail: nev@..., sito
web: http://www.fcei.it
L’arcivescovo di Bombay, Roberts - che, grazie a Jean e Hildegard Goss, aveva conosciuto la testimonianza eroica di Franz Jägerstätter, il contadino austriaco obiettore alla guerra di Hitler, decapitato il 9 agosto 1943 - prese la parola nel concilio Vaticano II, nella discussione sull’obiezione di coscienza, e fece respingere l’assurdo principio per cui, nel dubbio, fosse l’autorità politica a decidere se una guerra è “giusta”. Si è mai visto un governo che giudica ingiusta la propria guerra?
Per la resistenza dei vescovi degli Usa, allora in guerra col Vietnam, il Concilio restò timido sull’obiezione di coscienza (Gaudium et Spes, n. 79). Roberts denunciò in concilio che quasi tutte le chiese nazionali nella storia hanno coperto moralmente anche guerre ingiuste. «Dobbiamo perciò affermare apertamente – concludeva - che è diritto e compito di ogni cristiano obbedire alla voce della propria coscienza, prima della guerra e anche durante la guerra».
Franz Jägerstätter sarà proclamato beato dalla chiesa cattolica come martire della coscienza probabilmente il prossimo 26 ottobre a Linz.
(cfr Erna Putz, Franz Jägerstätter. Un contadino contro Hitler, Editrice Berti, Piacenza 2000, p. 204-208)
Alcuni movimenti per la pace e realtà ecclesiali (Beati i Costruttori di pace, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Pax Christi, Centro Interconfessionale per
la Pace, Gavci, Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia) si sono incontrati a Vicenza il 6 agosto 2007, 62° anniversario della prima esplosione bellica dell'arma atomica .
Questo evento si inserisce tra le iniziative della campagna
"Fermiamo chi scherza col fuoco atomico" che si prefigge, nella prospettiva della "pace preventiva" di mettere al bando le armi atomiche e risvegliare l'opinione pubblica sul pericolo che queste terribili armi vengano
utilizzate nei conflitti in atto e futuri. In particolare questi movimenti,tutti con forte caratterizzazione spirituale, intendono sollecitare le Chiese a dichiarare che non solo l'uso e la minaccia, ma anche la fabbricazione,
la proliferazione, la detenzione delle armi nucleari costituiscono
· un gravissimo peccato contro Dio,l'Umanità, il Creato;
· una violazione massima di ogni etica umana civile e politica che nessun diritto alla difesa può logicamente
e moralmente giustificare.
Nell'incontro di Vicenza i movimenti chiedono ai delegati alla terza Assemblea Ecumenica Europea di Sibiu (4-9 settembre 2007) di far propria questa presa di posizione (vedi appello in calce).
Essi sono altresì convinti che i documenti come tali non siano significativi ed efficaci se non si rivelano strumenti utili a sollecitare l'impegno e le azioni concrete delle persone. Per questo si impegnano sin d'ora a
sensibilizzare le proprie comunità di riferimento alla raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che prevede l'eliminazione di tutte le armi atomiche dal territorio italiano.
Vicenza, 6 agosto 2007
Agli uomini ed alle donne delegati della
Terza Assemblea Ecumenica Europea
riuniti a Sibiu dal 4 al 9 settembre 2007
Noi, uomini e donne riuniti in preghiera a Vicenza oggi 6 agosto 2007 , 62° anniversario del bombardamento atomico su Hiroshima :
·
siamo amanti della pace nella giustizia e siamo convinti che essa possa essere conseguita solamente attraverso la nonviolenza attiva ed aspiriamo con forza ad una società in cui le persone siano in armonia con il creato e ciascun essere vivente
·
ci riconosciamo nella cultura che pone come fondamento dell'agire la coerenza tra fini e mezzi: per costruire la pace siamo disposti ad usare solo strumenti pacifici.
Sentiamo profondamente veri e irrinunciabili i valori e gli impegni contenuti nella carta ecumenica, frutto di quel processo conciliare del quale ci sentiamo compartecipi, in particolare laddove recita:
·
….
noi vogliamo impegnarci con il Vangelo per la dignità della persona umana, creata ad immagine di Dio, e contribuire insieme come Chiese alla riconciliazione dei popoli e delle culture.
·
….. c
i impegniamo per un ordine pacifico, fondato sulla soluzione non violenta dei conflitti. Condanniamo pertanto ogni forma di violenza contro gli esseri umani, soprattutto contro le donne ed i bambini.
·
…..ci impegniamo a sostenere le organizzazioni ambientali delle Chiese e le reti ecumeniche che si assumono una responsabilità per la salvaguardia della creazione.
Ci rivolgiamo a tutti voi che sentiamo fratelli e sorelle incamminati come noi sulla via dell'impegno per riconciliazione locale, nazionale,internazionale frutto di giustizia e verità e che sul fondamento della fede cristiana desiderano adoperarsi per un'Europa umana e sociale in cui si facciano valere i diritti umani ed i valori basilari della pace, della giustizia,della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà.
Desta in noi particolare preoccupazione la presenza nel nostro continente di una ingente quantità di ordigni nucleari che, sebbene di molto superiori dal punto di vista del potere distruttivo a quelli esplosi in Giappone alla fine del secondo conflitto mondiale,vengono tacitamente accettati dalle istituzioni che regolano la convivenza dei nostri popoli sottacendone non solo l'alto potere distruttivo, ma anche l'inutilità del potere detentivo essendo rese inutili quali armi di difesa perché "utili" nel solo caso dell'offesa denominato "primo colpo".
In passato le chiese cristiane sono state esplicite nel condannarne l'uso: riteniamo però urgente in questo momento che l'autorevole voce delle chiese si alzi ancora una volta a ribadire questa condanna, a renderla più esplicita,chiara e precisa, proprio in relazione all' ipotesi che potremmo essere vicini al momento fatale in cui qualche governo ne ordini l'uso.
In Italia migliaia di donne e uomini impegnati nei movimenti per la pace sentono l'urgenza di riattivarsi nell'opposizione alla cosiddetta "guerra globale" con lo scopo di ridestare l'opinione pubblica su tale gravissimo problema, cercando di far nascere un movimento per la "pace preventiva".
Oggichiediamo a tutti voi di accogliere la nostra fraterna sollecitazione affinché i rappresentanti di tutte le Chiese dicendo no alla guerra, alla guerra preventiva, alla strategia del terrore e alla logica del riarmo:
§dichiarino la strategia militare nucleare , un crimine contro l'umanità
·
sottoscrivano una dichiarazione comune in cui, riassumendo l'esperienza e la ricerca spirituale e morale delle Chiese Cristiane lungo i decenni dell'era atomica,
proclamino con la massima chiarezza che non solo l'uso e la minaccia, ma anche la fabbricazione, la proliferazione e la semplice detenzione di armi nucleari costituiscono un gravissimo peccato contro Dio, contro l'Umanità e contro il Creato.
·
si impegnino a tutti i livelli dalle aggregazioni laicali alle istituzioni ecclesiali, ai vertici delle gerarchie nella costante denuncia di quella che riteniamo sia una violazione massima di ogni etica umana civile e politica, che nessun diritto alla difesa può logicamente e moralmente giustificare.
·
offrano a tutta la società
questo loro servizio a favore della pace, promuovendo e sostenendo a tutti i livelli iniziative che favoriscano il disarmo nucleare anche unilateralmente;facciano crescere la consapevolezza popolare sui rischi legati alla proliferazione atomica e più in generale alla militarizzazione, in uno spirito di umiltà e collaborazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà a loro volta impegnati su questi temi, adoperandosi per rendere questo percorso comune a tutte le fedi.
Ci rivolgiamo a voi, fratelli e sorelle nella fede,che sentiamo compartecipi del nostro stesso desiderio di pace e giustizia duratura,nella speranza di avere la medesima esortazione e determinazione :
"
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre buone opere e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli"
(MT 5,16)
Vicenza, 6 agosto 2007
i movimenti sottoscrittori
Beati i costruttori di pace
coordinamento "fermiamo chi scherza col fuoco atomico"
Cipax - Centro intercofessionale per la pace
FCEI - Federazione delle comunità evangeliche italiane
Gavci - Gruppo Autonomo di Volontariato Civile in Italia
Mir - Movimento Internazionale della Riconciliazione
Pax Christi
Tavola valdese
Ucebi - Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia
grazie, Ennio, dell'articolo del Gazzettino che mandi, ma è ancora fermo sulla questione del divieto. Credo che dobbiamo ormai tacere su quello sciocco divieto. I media comuni non sanno fare molto di più.
La veglia, le rilfessioni, le manifestazioni, valgono per quello che sono e dicono, per chi vi partecipa, non per chi non le capisce. Parliamo e diffondiamo ciò che a Vicenza si è pensato e proposto.
“Siamo qui per invitare il Sindaco Hullweck, e tutti gli altri Amministratori della città di Vicenza che ci hanno vietato l’uso di Piazza Matteotti, a partecipare alle iniziative che abbiamo programmato per ricordare Hiroshima e Nagasaki. Per due motivi. Primo: la lotta contro l’atomica è un obiettivo comune dell’umanità .Secondo: chiediamo che vengano a verificare i contenuti e il metodo delle azioni per le quali abbiamo chiesto di usufruire della Piazza. Venga il Sindaco, e solo dopo- non prima – dichiari che si tratta di quattro giorni di antiamericanismo.â€
Questo abbiamo detto nella conferenza stampa, fatta ieri alle 12 in strada, davanti al Comune.
Sono almeno 20 anni che l’associazione Beati i costruttori di pace fa memoria ogni 6 agosto dei 140.000 morti di Hiroshima e - il 9 agosto - dei 70.000 di Nagasaki, per rinnovare l’impegno contro le bombe atomiche, contro le guerre, tutte le guerre. Quest’anno le nostre iniziative cominciano con una veglia di preghiera ecumenica e continuano, ogni sera, con momenti di spettacolo e riflessione su San Francesco, sull’opposizione alle guerre, sulla necessità della nonviolenza, e la proposta di una Legge d’iniziativa popolare per eliminare le bombe atomiche dall’Italia.
Mai ci era successo che l’Amministrazione comunale della città in cui organizzavamo gli eventi ci negasse uno spazio pubblico.
E invece, nel 2007 in Italia, succede anche questo. Il Sindaco Hullweck, insieme al vicesindaco e assessore alla Pubblica Sicurezza Valerio Sorrentino, l’assessore al Turismo Pietro Magaddino, l’assessore allo Sviluppo Economico Ernesto Gallo, la responsabile dell’Ufficio Unesco Lorella Bressanello, la direttrice dei Musei Civici Maria Elisa Avagnina, il direttore del settore Cultura Riccardo Brazzale e il direttore della Mobilità Fausto Zavagnin … negano lo spazio pubblico. Almeno così riferisce il Giornale di Vicenza. A noi, però, è arrivato solo un fax firmato da un funzionario, il capo dipartimento Finanza e Sviluppo Economico. In pratica, rispondono alla nostra richiesta di autorizzazione all’uso dello spazio pubblico di Piazza Matteotti spiegando che non si può! Nelle altre piazze della città ci sono i lavori in corso; in Piazza Matteotti devono parcheggiare i pullman dei turisti. E poi: “La città e la cittadinanza stanno attraversando un momento di particolare delicatezza e sensibilità in relazione alle ben note vicende di interesse nazionale a causa delle quali potrebbero scaturire particolari tensioni sociali dagli esiti non prevedibili e pericolosi.â€
In questi anni abbiamo attraversato tanti posti di blocco di eserciti in guerra. Con la stessa serenità , ma con la stessa determinazione, da oggi pomeriggio alle 17.30 saremo in Piazza Matteotti, come da programma. Vi aspettiamo.
Alcuni movimenti per la
pace e realtà ecclesiali (Beati i Costruttori di pace, Movimento Internazionale
della Riconciliazione, Pax Christi, Centro Interconfessionale per la Pace,
Gavci, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) si sono incontrati a
Vicenza il6 agosto 2007, 62°
anniversario della prima esplosione bellica dell’arma atomica .
Questo evento si inserisce tra le
iniziative della campagna “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” che si
prefigge, nella prospettiva della “pace preventiva” di mettere al bando le armi
atomiche e risvegliare l’opinione pubblica sul pericolo che queste terribili
armi vengano utilizzatenei
conflitti in atto e futuri. In particolare questi movimenti,tutti con forte
caratterizzazione spirituale, intendono sollecitare le Chiese a dichiarare che
non solo l’uso e la minaccia, ma anche la fabbricazione, la proliferazione, la
detenzione delle armi nucleari costituiscono
·un gravissimo peccato contro
Dio,l’Umanità, il Creato;
·una violazione massima di ogni etica
umana civile e politica che nessun diritto alla difesa può logicamente e
moralmente giustificare.
Nell’incontro di Vicenza i movimenti
chiedono ai delegati alla terza Assemblea Ecumenica Europea di Sibiu (4-9
settembre 2007) di far propria questa presa di posizione.
Essi sono altresì convinti che i documenti come tali non siano
significativi ed efficaci se non si rivelano strumenti utili a sollecitare
l’impegno e le azioni concrete delle persone. Per questosi impegnano sin d’ora a sensibilizzare
le proprie comunità di riferimento alla raccolta di firme per una legge di
iniziativa popolare che prevede l’eliminazione di tutte le armi atomiche dal
territorio italiano.
"ESERCITO, ARMI, NUCLEARE... Cosa ci direbbe il Gesù laico dei Vangeli?”
Dall'imperatore Costantino in poi, la chiesa istituzione, nel corso dei secoli, ha spesso giustificato o addirittura sollecitato guerre, crociate, pulizie etniche, conversioni forzate ed ogni sorta di intolleranza. Se dovesse ritornare Gesù, riconoscerebbe nelle chiese ufficiali il movimento che avrebbe voluto far nascere? Giovanni Battista ammoniva i Giudei dicendo: «Non pensate di dire dentro di voi “Noi abbiamo Abramo come padre”, perchè io vi dico che Dio da queste pietre può far sorgere dei figli ad Abramo» (Vangelo di Matteo 3,9). Forse questa affermazione si riferisce anche alla chiesa attuale o a gran parte di essa. E chi potrebbero essere oggi le nuove pietre evangeliche?
Please join the National Campaign for Nonviolent Resistance and the Declaration of Peace on September 20, 2007 to demand an end to the war and occupation of Iraq. Let us Speak Truth to Power and remind the decision makers of the folly and human cost of continuing to fund the occupation. We will remember all the victims of the immoral and illegal Iraq War.
Hundreds of activists from around the country will gather on Capitol Hill to engage in nonviolent direct action to END THE U.S. WAR ON IRAQ. Come to Washington to join us in demanding that our legislators accept the mandate of the people.
Legal and logistical briefing, September 19 at 6:30 PM in a venue close to Capitol Hill. We will share the site with you when the location is confirmed.
3 agosto 2007
Coloni attaccano personale delle Nazioni Unite vicino alle colline a sud di
Hebron.
di Amira Hass, corrispondente di Haaretz
Due residenti di un insediamneto illegale (outpost) vicino Hebron hanno
attaccato dipendenti delle Nazioni Unite giovedi’.Il personale delle Nazioni
Unite stava guidando nell’area delle colline a sud di Hebron quando uno dei
coloni ha saltato sull’auto e ha distrutto il parabrezza, mandando schegge di
vetro in un occhio del guidatore.Un reporter ed un fotografo di Haaretz erano
nell’auto, insieme a tre membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il
Coordinamneto degli Affari Umanitari (OCHA).
I coloni, residenti di Mitzpeh Yair, sostengono che I dipendenti dell’ OCHA
stavano tentando di sradicare gli alberi di ulivo dell’outpost.
I dipendenti dell’OCHA erano stati a visitare il vicino centro palestinese di
Bir al Eid. Nel momento in cui stavano andando via, hanno visto un uomo che li
avvicinava. L’autista ha frenato in modo da non colpirlo e l’uomo si e’
avvicinato, come per parlare agli occupanti dell’auto.
Invece, e’ saltato sull’auto rifiutando di scendere. Le consegne delle Nazioni
Unite proibiscono ai dipendenti di abbandonare un auto che e’ sotto attacco,
cosi’ che, l’autista ha proceduto guidando molto lentamente. Il colono si e’
tenuto stretto al tergicristallo e ha spinto contro il parabrezza fino a
mandarlo in frantumi.
Nel frattempo, un altro colono e’ apparso e ha chiesto di vedere I documenti di
identita’ di ognuno nell’auto, che sfoggiava una bandiera delle Nazioni Unite.
Inoltre l’uomo brandiva una barra di metallo e ha bloccato la strada con pietre
e pneumatici.
Circa 25 minuti piu’ tardi, dopo che il reporter di Haaretz ha chiamato
l’esercito israeliano (Israel Defense Forces), e’ arrivata una jeep
dell’esercito, seguita da una auto della polizia mezz’ora dopo. Secondo al
polizia, l’uomo che ha attaccato la macchina e’ stato in precedenza coinvolto
in simili incidenti. Il secondo uomo e’ un cittadino britannico. Entrambi sono
stati interrogati alla stazione di polizia di Kiryat Arba.
Traduzione da www.haaretz.com
Note per una maggiore comprensione del contesto,
a cura del traduttore italiano LOgan:
Outpost e’ un insediamento di coloni israeliani in Cisgiordania, costruito
senza l’autorizzazizone del Governo Israeliano, e quindi illegale anche per il
diritto israeliano oltre che per quello internazionale.
Mitzpeh Yair sorge su una delle due vie di comunicazione principali all’interno
delle colline a sud di Hebron, a circa 2 chilometri da Susiya e a 3 da At-
Tuwani.
Bir al Eid e’ (era) un villaggio palestinese, da anni completamente abbandonato
a casusa delle violenze dei coloni nazional-religiosi che abitano nell’area
delle colline a sud di Hebron.
Haaretz e’ uno dei maggiori quotidiani israeliani. Pubblica in ebraico ed
inglese.
Last update - 08:36 03/08/2007
Settlers attack UN personnel near southern Hebron Hills
By Amira Hass, Haaretz Correspondent
Two residents of an illegal settlement outpost near Hebron attacked United
Nations workers on Thursday. The UN personnel were driving in the South Hebron
Hills area when one of the settlers jumped on the car and smashed the
windshield, sending shards of glass into the driver's eye. A Haaretz reporter
and photographer were in the car at the time, along with three members of the
UN's Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA).
The settlers, residents of Mitzpeh Yair, claim that the OCHA workers were
trying to uproot the outpost's olive trees.
The OCHA workers had been visiting the nearby Palestinian town of Bir al Eid.
As they were leaving, they spotted a man approaching. The driver braked in
order not to hit him and the man drew near, as if to speak to the occupants.
Instead, he jumped on the car and refused to get down. UN orders forbid
employees to leave a car that is under attack, so instead, the driver drove
forward, very slowly. The settler held on to the windshield wipers and pressed
against the glass until it shattered.
Meanwhile, another settler appeared and demanded to see the identity cards of
everyone in the car, which sported a UN flag. He also brandished an iron bar
and blocked the road with stones and tires.
About 25 minutes later, after the Haaretz reporter called the Israel Defense
Forces, an army jeep arrived, followed half an hour later by a police car.
According to the police, the man who attacked the car has been involved in
similar incidents before. The second man is a British citizen. Both were
questioned at the Kiryat Arba police station.
www.haaretz.com
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Ass.naz. Amici di A.Capitini
Cari amici,
vi segnaliamo l'ultimo aggiornamento di agosto 2007 del C.O.S. in rete,
www.cosinrete.it.
Questo messaggio non è spam, ma utile a pensare e discutere nello spirito della
nonviolenza.
Ricordando il COS di Capitini, il primo esperimento di partecipazione
democratica alle decisioni del potere locale e nazionale, raccogliamo e
commentiamo una scelta di quello che scrive la stampa sui temi capitiniani della
nonviolenza, difesa della pace, liberalsocialismo, partecipazione al potere di
tutti, controllo dal basso, religione aperta, educazione aperta, antifascismo,
tra i quali in questo numero ci sono::
La carità non basta più; Capitini e la confusione religiosa; Gli schiavi
volontari e ignorati; Santa evasione prega per noi; A chi giova la casta; La
fonte illuminista degli imperativi morali; ecc.
La partecipazione al C.O.S. in rete è libera e aperta a tutti mandando i
contributi a capitini@... o al blog del cos in http://cos.splinder.com
Il sito con scritti di e su Aldo Capitini è in www.aldocapitini.it
Ass.naz. Amici di A.Capitini
Cari amici,
vi segnaliamo l'ultimo aggiornamento di agosto 2007 del C.O.S. in rete,
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Questo messaggio non è spam, ma utile a pensare e discutere nello spirito della
nonviolenza.
Ricordando il COS di Capitini, il primo esperimento di partecipazione
democratica alle decisioni del potere locale e nazionale, raccogliamo e
commentiamo una scelta di quello che scrive la stampa sui temi capitiniani della
nonviolenza, difesa della pace, liberalsocialismo, partecipazione al potere di
tutti, controllo dal basso, religione aperta, educazione aperta, antifascismo,
tra i quali in questo numero ci sono::
La carità non basta più; Capitini e la confusione religiosa; Gli schiavi
volontari e ignorati; Santa evasione prega per noi; A chi giova la casta; La
fonte illuminista degli imperativi morali; ecc.
La partecipazione al C.O.S. in rete è libera e aperta a tutti mandando i
contributi a capitini@... o al blog del cos in http://cos.splinder.com
Il sito con scritti di e su Aldo Capitini è in www.aldocapitini.it
Nell'anniversario di Hiroshima e Nagasaki, memoria sempre più tragica, minacciosa, impegnativa, ripropongo, a chi la trovasse utile lettura, questa riflessione di John Rawls del 1995, "Hiroshima, non dovevamo", una preziosa autocritica dall'interno del paese autore della prima violenza atomica.
(NEV) - “Riteniamo urgente in questo momento che l'autorevole voce delle chiese si alzi ancora una volta” per dichiarare “la guerra atomica tabù e peccato, un crimine contro l'umanità e come tale assolutamente non giustificabile”. E' quanto afferma l'appello che una serie di associazioni e chiese italiane sottoscriveranno a Vicenza il prossimo 6 agosto, 62° anniversario dell'esplosione della bomba atomica su Hiroshima, e che invieranno ai delegati della III Assemblea ecumenica europea di Sibiu, Romania, in programma dal 4 al 9 settembre prossimo. L'iniziativa, denominata “Fermiamo chi scherza con il fuoco atomico”, è promossa dal Movimento internazionale della riconciliazione (MIR) insieme ad associazioni e chiese italiane, tra cui la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), le chiese valdesi e metodiste e l'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI). Nell'appello si sollecitano i rappresentanti delle chiese cristiane del continente a formulare una dichiarazione comune per proclamare che “non solo l'uso ma anche la fabbricazione, proliferazione e la semplice detenzione di armi nucleari costituiscono un gravissimo peccato contro Dio e contro l'umanità”.
Giovanni Pesce, medaglia d'oro al valor militare della Resistenza, è morto al Policlinico di Milano dove era stato ricoverato giorni fa dopo a una caduta in casa.
Giovanni Pesce, 89 anni, si era iscritto giovanissimo al Pcf francese essendo immigrato in Francia, dove lavorava come minatore. A soli 17 anni entrò nella Brigata Garibaldi, combattè in Spagna nelle Brigate Internazionali durante la guerra civile. Fu uno dei discorsi a Parigi di Dolores Ibarruri, la Pasionaria, a convincere Giovanni Pesce della necessità di arruolarsi nelle Brigate Internazionali.
Nel 1936 fu uno dei primi combattenti italiani inquadrati nelle Brigate Garibaldi. In Spagna venne ferito tre volte: sul fronte di Saragozza, nella battaglia del Brunete e al passaggio dell'Ebro. Pesce aveva ancora nella schiena alcune schegge. Con le Brigate Garibaldi si trovò più volte a combattere contro le milizie italiane mandate in Spagna dal regime fascista.
Rientrato in Italia nel 1940, venne arrestato e inviato al confino a Ventotene. Liberato nell'agosto del 1943, fu uno degli organizzatori del Gap di Torino e nel maggio del 1944 assunse il comando a Milano fino al giorno della liberazione, del terzo Gap. L'azione dei GAP, attivi in ambito urbano, era una lotta feroce e dura, nella quale si era costretti ad agire in modo spietato e veloce. Uccisioni mirate, bombe, agguati. Una guerra crudele. Pesce non ne facevo mistero nei suoi libri e nelle testimonianze, non scordando mai di dare una prospettiva storica alla necessità che costringeva i partigiani delle Gap. Ma per lui la guerra è durata dal 1936 al 1945.
Pesce, il cui nome di battaglia era "Visone", era sposato con Norina Brambilla, la coraggiosa e attiva partigiana dei GAP, che aveva conosciuto durante la guerra partigiana, anch'ella incarcerata e più volte a un passo dalla morte.
Dal 1951 al 1964 Pesce è stato consigliere comunale a Milano per il Pci e fin dalla sua costituzione membro del Consiglio nazionale dell'Anpi. Molti i libri pubblicati dal comandante Visone; tra questi "Soldati senza uniforme" (1950), "Un garibaldino in Spagna "(1955) e "Senza tregua. La guerra dei Gap" (1967).
Con il coro PaneGuerra l'abbiamo conosciuto ed abbiamo suonato in onore suo e di Nori, in alcune occasioni degli ultimi, a Endine, alla Malga Lunga, al Mutuo Soccorso di Bergamo. Sono state occasioni per ripensare alla Guerra di Spagna ed ai suoi canti.
Giovanni Pesce, uomo lucido dall'occhio sempre guizzante e animo ribelle, sindacalista, antifascista e affabulatore mai rassegnato, sempre attivo insieme alla vivacissima e femminista ante litteram Nori; al tempo della svolta della Bolognina lasciò il Pci e fu tra i fondatori di Rifondazione Comunista.
Subject: [ReteDisarmo] Iniziato il percorso per un´Italia libera da armi nucleari
La legge di iniziativa popolare presentata in Corte di Cassazione Si parte. Cominciamo da noi.
Diversi rappresentanti delle realtà che hanno dato vita, come Comitato Promotore, all´iniziativa di legge popolare per rendere l´Italia zona libera da armi nucleari hanno presentato Mercoledì 25 luglio il testo della legge popolare oggetto della campagna. Davanti alla Cancelleria della Corte di Cassazione i rappresentanti dei promotori si sono presentati per richiedere la possibilità formale di raccolta firme. A nome delle oltre 50 organizzazioni hanno composto la delegazione: Ilaria Ciriaci (MIR), Patrizia Creati (Semprecontrolaguerra), Lisa Clark (Beati i costruttori di Pace), Pina Rozzo (Coordinamento enti Locali per la Pace e Diritti Umani), Alessandra Mecozzi (FIOM-Cgil), Antonietta Esse (Semprecontrolaguerra), Soana Tortora (ACLI), Raffaella Bolini (ARCI), don Albino Bizzotto (Beati i costruttori di Pace), Alfonso Navarra (LDU - Fermiamo chi scherza col fuoco atomico), Massimo Paolicelli (Associazione Obiettori Nonviolenti), don Fabio Corazzina (Pax Christi), Giorgio Schultze (Movimento Umanista), Tiziano Tissino (Comitato via le bombe da Aviano), don Tonio Dell´Olio (Libera), Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo), Maurizio Gubbiotti (Legambiente) Il Comitato Promotore intende dar via alle procedure di raccolta nella settimana della Pace del 1-7 ottobre. "E´ da quando furono usate per la prima volta, nel 1945, che donne e uomini di tutto il mondo chiedono che vengano messe al bando e distrutte. - commenta Lisa Clark tra i coordinatori della campagna - e la volontà della Comunità internazionale era chiara già nel 1970, anno in cui è entrato in vigore il Trattato di Non Proliferazione nucleare. Ma, negli ultimi anni, tutti i negoziati internazionali si sono impantanati: si sono impantanati: e nello stallo è ripartita la corsa al riarmo nucleare. Le Potenze nucleari puntano solo alla non proliferazione, ad impedire che altri si dotino di armi nucleari. Gli altri Stati chiedono che prima si proceda con il disarmo. Ecco, con questa iniziativa, noi vogliamo che l´Italia agisca per prima. Dichiarandosi Zona Libera da Armi Nucleari, l´Italia potrà mettere in moto un circolo virtuoso: i primi a seguire saranno gli altri Paesi europei nella stessa situazione e, se saremo sufficientemente determinati e sinceri nell´impegno, creeremo le basi per far ripartire le trattative a livello internazionale". L´Italia ha ratificato nel 1975 il Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP), impegnandosi come Stato a non produrre né acquisire in alcun modo armi atomiche. Invece sul nostro territorio sono custodite 90 testate atomiche, 50 nella base USAF di Aviano (PN) e 40 nell´aeroporto militare di Ghedi (BS). Il TNP, entrato in vigore nel 1970, è il trattato internazionale per il disarmo con il maggior numero di Stati parte, in pratica tutti i membri delle Nazioni Unite tranne India, Pakistan, Israele e Corea del Nord. Si fonda su un accordo duplice ed inscindibile: le cinque potenze nucleari (USA, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) si impegnano a lavorare in buona fede per il disarmo nucleare totale (art. 6), mentre tutti gli altri Stati si impegnano a non dotarsene mai (art. 2).
In Italia vogliamo agire per primi. Vogliamo eliminare le testate atomiche dal nostro territorio, un segnale di rispetto degli accordi che potrà incoraggiare altri Stati europei a seguirci, che potrà ridare impulso ai negoziati internazionali. In Belgio, che come l´Italia ospita armi nucleari, già da molto tempo i due rami del Parlamento chiedono al governo di eliminare le bombe statunitensi dal loro territorio. La Grecia ha già fatto rimuovere la ventina di testate atomiche (nel 2000) che ospitava. La prima Zona Libera da Armi Nucleari (NWFZ) compie 40 anni. Ad oggi le NWFZ includono più della metà del pianeta: tutti gli Stati delle Americhe tranne USA e Canada, il Sud Pacifico, l´Africa, il Sudest asiatico.
Nagasaki, 0.7 miles from the hypocenter, August 10 1945. Photo: Yosuke Yamahata; Source: flickr.com
"To say amen to Hiroshima, to claim it as a victory and embrace it was also to harden our hearts to the voices and sufferings of the victims. We could not look at them in their burned and anguished faces and at the same time dance in the streets a victory celebration. Nor can we (please dear Lord) truly imagine the suffering and death of a nuclear blast and at the same time aim the missile, or even pay for it. Nuclear weapons harden our hearts."
- Bill Wylie-Kellerman, United Methodist Pastor (1)
As the sixty-second anniversary of Hiroshima Day approaches, we invite you and your faith community to remember the devastating atomic bombings of Hiroshima and Nagasaki. Visit Faithful Security to view links to various prayers, materials for study, and calendars of vigils and remembrances in communities across the country. Here are some ideas for how to commemorate this tragic anniversary:
Gather friends and family to watch the new HBO documentary "White Light/Black Rain: The Destruction of Hiroshima and Nagasaki." Debuting on HBO - Monday, August 6, 2007, 7:30-9:00 p.m. ET/PT. Visit the HBO website for showtimes.
Use the resources on the Faithful Security website to write a prayer for your faith community, and encourage the leader of your faith community to mention the anniversary in a sermon or prayer.
Consider participating in a vigil or community event on August 6th or 9th. If you’re already participating in one, make sure that it’s posted on the national calendar.
The Bush administration’s budget request for the build-up of nuclear weapons was just zeroed-out by the House of Representatives and reduced by the Senate. But when lives are at stake, one dollar for the build-up of new nuclear weapons is too much. Instead, we need to change course and lead our nation toward a world free of nuclear weapons.
In memory of Hiroshima and Nagasaki, contact your members of Congress today to urge them to eliminate all funding for the nuclear weapons build-up under the Reliable Replacement Warhead program.
As you remember the only times that nuclear weapons have been used in war, send a clear message to our government: Never again.
(1) Jim Wallis, ed, Peacemakers: Christian Voices from the New Abolitionist Movement, “Bill Kellerman: A Methodist Pastor” (San Francisco: Harper & Row Publishers, 1983).
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Ieri o l'altro ieri, a Primapagina, dal giornalista di "Libero", questa cosa veniva presentata (a meno che io non abbia capito tutto a rovescio) come se la "lista di proscrizione" fosse opera di questi sottoscrittori a danno di Magdi Allam.
Un appello contro le liste di proscrizione di Magdi Allam
Senza entrare nel merito delle accuse specifiche rivolte nell’ultimo libro di Magdi Allam a singoli colleghi noti a chiunque si interessi di questioni relative al Medio Oriente e all’islam non solo come ricercatori seri e qualificati, ma persino come persone coinvolte in svariate forme di impegno civile, intendiamo pro testare fermamente davanti alla sfrontatezza di chi afferma che le università italiane «pullulano» di docenti «collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità».
Ci pare davvero eccessivo che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica «verità interpretativa» divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità. Una tale impostazione non solo è lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale – e molto più in linea con ideologie totalitarie – ma si pone anche a siderale distanza dal senso critico che sta alla base della ricerca storica e scientifica e dalla stessa, difficile ma essenziale, missione dell’informazione giornalistica in una società plurale. Tutto ciò rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupante imbarbarimento dell’informazione in un paese come il nostro che già si trova a pagare un prezzo troppo alto alle varie forme di partigianeria che lo travagliano. Già abbiamo visto sentenze discutibili coinvolgere colleghi noti per la loro serietà ed equilibrio nell’affrontare il tema dell’islam, con addirittura condanne penali che prevedono la pena detentiva.
Il giornalismo rischia di cadere in una logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale, soprattutto quando si toccano temi delicati e sensibili come quelli religiosi e, in particolare, relativi all’islam ed alle questioni legate all’ area medio-orientale. La libertà di ricerca ne paga il prezzo, schiacciata tra opposti estremismi interpretativi, e non solo. Ci auguriamo che tali tendenze trovino presto voci più equilibrate e meno partigiane a contrastarle, e che queste trovino a loro volta ascolto nel mondo dell’informazione, in quello politico, in quello culturale e in quello religioso.
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La giudice Clementina Forleo, in questi giorni discussa, ha detto in una intervista: "Il magistrato dovrebbe prima fare il poliziotto e prima ancora l'immigrato, che ha fame" (ascoltato a Primapagina).
Giustissimo. Il compito del giudice è "risarcire il povero" (dice la Bibbia da qualche parte, e comunque è vero), perchè giustizia è riparare l'ingiustizia.
Il compito del poliziotto è più triste: tenere l'ordine che c'è. Può imparare a tenere un ordine migliore se prima, come propone Forleo, sperimenta la condizione delle vittime sociali, e non se ne dimentica diventando un difensore del "disordine costituito" (Emmanuel Mounier).
Il giornalista di Libero (Oscar Giannino, mi pare) che sta conducendo "Primapagina", dissente, e condanna quella dichiarazione di Forleo perché - dice - è una "vendetta sociale".
Gli piace intendere il risarcimento della vittima come vendetta sull'autore dell'ingiustizia.
E' vero tutto il contrario: vendicativa è la tradizionale giustizia penale, per lo più esercitata dai forti contro i deboli; "riparativa", "ricostruttiva" è la giustizia della grande innovativa esperienza del Sudafrica con la TRC (Truth and Reconciliation Commission). "Fare giustizia non significa punire bensì risanare", scrive Desmond Tutu ("Non c'è futuro senza perdono", Feltrinelli 2001, p. 119).
Ecco l'eterna differenza tra destra e sinistra.
Destra (c'è sempre) è il partito dei potenti e dei loro accoliti.
Sinistra (se c'è; quando c'è) è il partito delle vittime e dei loro difensori.
Mi pare abbastanza chiaro per orientarsi nella confusione. Purchè la nostra scelta morale sia stare dove la dignità umana è conculcata ma non tolta, ed anzi evidenziata, invece di stare con chi, offendendo altri, deforma e tradisce la propria dignità.
Catholics United has begun a special petition drive to end the war in Iraq. The group hopes to send the message to Congress that Catholics in the U.S. (who represent 1 in 4 voters nationwide) want a solution to the Iraq War that includes diplomacy, redevelopment, and responsible withdrawal of U.S. troops. Once they reach their goal of 20,000, they will hand deliver the petition to our Congressional leaders in Washington. You can sign the petition by clicking here...
We at CPF applaud this effort, as well as any other political effort to end war. We are grateful for groups such as Voices of Creative Nonviolence, whose "Occupation Project" has led faithful people around the U.S. to hold sit-ins in the offices of their representatives, demanding legislation that will bring about an end to the war. And the U.S. bishops are beginning to meet with both Republican and Democrat members of the House of Representatives to discuss a "responsible transition" to end the war in Iraq.
As we continue with these political efforts, we must also remember that not only are we citizens of our country, but we are first, and most importantly, members of our Church. And sadly, actions of those in our Church, too, have helped to make this war possible. Catholic schools and universities help perpetuate war when they sponsor ROTC on their campuses, or take large sums of money for defense contracts and recruiting access, all of which compromise the Church as a Sign of Peace in the world. More...
Rest in Peace, William Bogdanowicz
William Bogdanowicz, 52, a personal friend and great supporter of the Catholic Peace Fellowship, died on July 17, 2007, at his home in Fortuna, CA, after a ten-month battle with lung cancer. Will is survived by his loving wife Sherry and their son James, age 16.
A strong Catholic activist, Will loved organic gardening, and, along with his wife, ran a local food bank program, and organized the free Thanksgiving dinners for the area. Will began a silent vigil in front of the Veteran’s Memorial Building at the onset of the war in Iraq. Most often, he was joined by fellow parishioners and his parish priest, but once or twice he carried on the vigil alone.
We will greatly miss Will, especially his humorous letters that arrived every few weeks that always demonstrated his humility and his tremendous faith in God. Yet we are comforted by knowing that Will is enjoying eternal life. To read more about Will's life, click here.
Benedict XVI on War
On July 22, Benedict XVI delivered an address on war before reciting the midday Angelus in the Piazza Calvi of Lorenzago di Cadore, Italy. Below are some quotes from his address. Read the entire address here.
"If men lived in peace with God and with each other, the earth would truly resemble a 'paradise.' Unfortunately, sin ruined this divine project, generating divisions and bringing death into the world. This is why men cede to the temptations of the evil one and make war against each other. The result is that in this stupendous 'garden' that is the world, there open up circles of hell.
"War, with the mourning and destruction it brings, has always been rightly considered a calamity that contrasts with God's plan. He created everything for existence and, in particular, wants to make a family of the human race..."
Al via la Legge d’iniziativa
popolare per dichiarare
l’Italia “Zona Libera da Armi
Nucleari”
Mercoledì 25 luglio 2007 presso la Corte di
Cassazione Piazza Cavour,
Roma
Mercoledì 25
luglio sarà depositata alla Corte di Cassazione una Legge d’iniziativa popolare
per dichiarare il territorio della Repubblica Italiana “zona libera da armi
nucleari”. Il Comitato
Promotore di questa Legge si compone di
oltre 50 reti, associazioni, riviste, e coordinamenti dienti locali.
L’Italia ha ratificato nel 1975 il
Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP), impegnandosi come Stato a non
produrre né acquisire in alcun modo armi atomiche. Invece sul nostro territorio
sono custodite 90 testate atomiche, 50 nella base USAF di Aviano e 40 nell’aeroporto
militare di Ghedi (BS).
Il TNP, entrato in vigore nel 1970, è il
trattato internazionale per il disarmo con il maggior numero di Stati parte, in
pratica tutti i membri delle Nazioni Unite tranne India, Pakistan, Israele e
Corea del Nord. Si fonda su un accordo duplice ed inscindibile: le cinque
potenze nucleari (USA, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) si impegnano a
lavorare in buona fede per il disarmo nucleare totale (art. 6), mentre tutti
gli altri Stati si impegnano a non dotarsene mai (art. 2).
Invece i negoziati sono attualmente ad un
punto morto, anzi si notano preoccupanti tendenze al riarmo da parte delle
grandi potenze. In un discorso di novembre 2006, il Segretario Generale dell’ONU
Kofi Annan alla fine del suo mandato, dichiarò preoccupato che il motivo di
tale stallo sta nel fatto che “alcuni insistono che prima deve venire la
non-proliferazione, altri che prima deve venire il disarmo. In questo modo
ciascuno pretende che prima siano gli altri ad agire.”
In Italia vogliamo agire per primi.
Vogliamo eliminare le testate atomiche dal nostro territorio, un segnale di
rispetto degli accordi che potrà incoraggiare altri Stati europei a seguirci,
che potrà ridare impulso ai negoziati internazionali. In Belgio, che come
l’Italia ospita armi nucleari, già da molto tempo i due rami del Parlamento
chiedono al governo di eliminare le bombe statunitensi dal loro territorio. La
Grecia ha già fatto rimuovere la ventina di testate atomiche (nel 2000) che ospitava.
La prima Zona Libera da Armi Nucleari
(NWFZ) compie 40 anni. Ad oggi le NWFZ includono più della metà del pianeta:
tutti gli Stati delle Americhe tranne USA e Canada, il Sud Pacifico, l’Africa, il
Sudest asiatico. La più recente NWFZ è quella dell’Asia centrale. Anche lo
spazio, i fondali marini e l’Antartide sono zone libere da armi nucleari in
base a specifici trattati internazionali. E poi ci sono due Stati singoli:
l’Austria e la Mongolia. Noi vogliamo unirci a loro e camminare insieme verso
un futuro senza atomiche.
La raccolte delle firme - ne servono
50.000 - inizierà durante la Settimana della Pace (1-7 ottobre) e proseguirà
per 6 mesi.
Mercoledì 25 luglio, alle
ore 11.30, dopo aver depositato il testo della legge alla Corte di
Cassazione i
rappresentanti dei Promotori incontreranno la stampa, all’uscita del
Palazzo di Giustizia, in
Piazza Cavour a Roma.
comunicato stampa - Un futuro senza
atomiche - 23
luglio 2007
25 luglio: presentazione del testo di legge di
iniziativa popolare; da quel momento sarà attivo il sitowww.unfuturosenzatomiche.org
1-7 ottobre: inizio della raccolta firme per la legge,
durante la settimana della Pace
50.000 le firme da raccogliere per far discutere il
testo in parlamento
1975: anno di ratifica da parte dell’Italia del
Trattato di Non Proliferazione Nucleare
90: le testate nucleare di tipo B-61 presenti
sul suolo italiano nei siti di Ghedi e di Aviano
53: le organizzazioni (Reti, associazioni, media)
che promuovono l’iniziativa di legge popolare
ACLI -
ALTRECONOMIA - APRILE - ARCI – ARCI SERVIZIO CIVILE - ARCO IRIS TV -
ASSOCIAZIONE
OBIETTORI NONVIOLENTI - ASSOCIAZIONE ONG ITALIANE - ASSOPACE - BEATI I
COSTRUTTORI DI PACE - BERRETTI
BIANCHI
- CAMPAGNA OSM-DPN - CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA
MONDIALE
- CARTA - CHIAMA L’AFRICA - CIPSI - Comitato VIA LE ATOMICHE GHEDI -
Comitato
VIA LE BOMBE AVIANO - COMMISSIONE GIUSTIZIA E PACE DELLA
CONFERENZA
ISTITUTI MISSIONARI IN ITALIA - ENTI LOCALI PER LA PACE E I DIRITTI UMANI - CTM
ALTROMERCATO - FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO - FIM-CISL - FIOM-CGIL -
FONDAZIONE LELIO BASSO SEZIONE INTERNAZIONALE - GREENPEACE - GRUPPO ABELE - LDU
- LEGAMBIENTE - LIBERA - LOC - MEGACHIP – MIRMOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA
RICONCILIAZIONE–
MISSIONE OGGI - MOSAICO DI PACE - MOVIMENTO “IL B E N E C OMU N E ” - MO V IME
N T O NONVIOLENTO - MOVIMENTO UMANISTA - NIGRIZIA - PAX CHRISTI - PEACELINK –
PUNTO ROSSO - PUNTOCRITICO - REA – RETE ITALIANA PER IL DISARMO - RETE LILLIPUT
- R E T E N U O V O M U N I C I P I OSEMPRECONTROLAGUERRA - SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE - TAVOLA DELLA PACE –
UN PONTE PER - UNIONE DEGLI STUDENTI - VERDI AMBIENTE E SOCIETA
La messa
al bando di tutte le armi nucleari è un’aspirazione condivisa da tutta
l’umanità.
Sarebbe il caso che come mir ci immettessimo nel dibattito sui cappellani militari in corso in alcune mailing list come ad esempio quella di paxchristi (vedi messaggio in calce). A mio parere, come ho già detto all'ultima segreteria, una legge che smilitarizzi i cappellani militari non mi fa né caldo né freddo, perché come cristiano appartenente alla chiesa cattolica, vorrei che fosse la mia chiesa a prendere coscienza dell'incongruenza di un vescovo generale e dei preti con le stellette, e da sé rinunciasse ai gradi, prima che le venga imposto da uno stato.
Però questa proposta, e la reazione di Avvenire, sono l'occasione proprio per portare questa discussione all'interno della chiesa. E il mir ha una lunga tradizione nel chiedere la smilitarizzazione dei cappellani militari.
Pensiamo anche ad una replica da mandare ad Avvenire? ciao
Paolo Candelari
-----Messaggio originale----- Da: paxchristi@yahoogroups.com [mailto:
paxchristi@yahoogroups.com] Per conto di d renato Inviato: lunedì 23 luglio 2007 11.58 A: Gruppo Disc Pax Christi Oggetto: [paxchristi] Avvenire e cappellani milit
> > > Invio anche in allegato testo lettera relativa a Direttore avvenire su
> cappellani militari. > Con Preghiera di diffusione.. > Grazie. > d. Renato Sacco > Via alla Chiesa 20 > 28891 Cesara - Vb > 0323-827120 > 348-3035658 >
drenato@...
----------
> > Lettera aperta al Direttore di Avvenire sui cappellani militari > > Gentile Direttore, > abbiamo letto l'editoriale di Marco Tarquinio su Avvenire del 19
> luglio u.s. "Irrinunciabile presenza tra gli uomini in divisa". Non > nascondiamo il nostro stupore e disappunto perché, a partire dal > titolo, sembra che non vi possa esserci alternativa all'attuale forma
> della presenza dei cappellani tra i militari, considerata dall'autore > 'irrinunciabile'. Al pari di valori e verità non negoziabili? > Siamo parroci, impegnati tra la gente da molti anni, in luoghi diversi
> dell'Italia al Nord e al Sud. Avvertiamo una crescente sensibilità e > attesa dei credenti per una Chiesa capace di scelte più audaci e > credibili. > Da diversi anni, nella stessa Chiesa italiana vanno emergendo
> riflessioni teologiche e proposte pastorali che mirano a rivedere lo > status dei cappellani militari. > Già parlare di preti con le stellette o di chiesa militare induce a > considerare gli stessi cappellani organicamente inseriti nel sistema
> gerarchico delle forze armate, con relativi gradi, carriera e > stipendi. > Non è da mettere in questione, secondo noi, la necessità della > presenza religiosa e l'assistenza spirituale nelle caserme, ma
> l'opportunità di smilitarizzarne le forme e le norme che oggi la > regolano, come ad. es. già accade per la Polizia di Stato. > Sarebbe un segnale positivo non solo nella direzione di una matura
> laicità dello Stato, ma anche della necessaria libertà della Chiesa. > Abbiamo riletto proprio in questi giorni, nel 40° anniversario della > sua morte, la Lettera ai cappellani militari di don Lorenzo Milani e
> vorremmo che il suo ricordo non si riducesse ad un rito di sterile > riabilitazione celebrativa. > Riteniamo doveroso ripensare con serena e rinnovata consapevolezza > alle radici evangeliche della chiesa per proseguirne il cammino alla
> luce del Concilio Vaticano II e dell'esperienza di tanti testimoni e > martiri di ieri e di oggi. > I cristiani "sono nel mondo ma non sono del mondo". Sono "nel" > sistema, come amava dire P. Turoldo, ma non sono"del" sistema.
> "Abitano una loro patria, ma come forestieri; ogni terra straniera è > patria per loro e ogni patria è terra straniera" (Lettera a Diogneto). > Aver ceduto nel passato alla tentazione di coniugare la croce con la
> spada o aver stretto alleanze fra trono e altare, sia pure per nobili > fini di evangelizzazione e di civilizzazione, ha portato la Chiesa a > conseguenze spesso nefaste e disastrose. "Non si addicono alla Chiesa
> i segni del potere - ci ricordava don Tonino Bello - perchè le basta > soltanto il potere dei segni." > Nel rispetto delle proprie e delle altrui competenze e responsabilità, > la Chiesa è chiamata certamente a portare e a testimoniare il Vangelo
> anche tra i soldati, ma facendosi eco di quella Parola profetica e non > negoziabile: "rimetti la tua spada nel fodero, perché chi di spada > ferisce di spada perisce". Parola che può suscitare derisione, rifiuto
> e può portare al martirio, ma diventa seme di speranza per quanti > cercano giustizia senza violenza e pace senza tornaconto. > E' tempo allora non più di cappellani militari, ma di cappellani tra i
> militari. > Cappellani con il coraggio di ripetere, all'occorrenza, come mons. > Romero: "Soldati, vi prego, vi supplico, vi scongiuro, vi ordino, non > uccidete più..". > Cappellani che, sostenuti dai Pastori e organicamente inseriti nella
> vita delle comunità, promuovano anche lo studio e l'attuazione di > nuovi sistemi di difesa nonviolenta, in alternativa ai modelli > 'armati' delle missioni di pace. > Cappellani liberi da mimetiche e stellette, da stipendi e privilegi, a
> servizio di un Dio che difende sempre la vita, e non di un potere, sia > pure legittimo, che può dare anche la morte. > > Non sarebbe questa una scelta da compiere, in modo unilaterale e > preventivo, per dovere di coscienza cristiana e di fedeltà al Vangelo,
> senza attendere una legge dello Stato, vissuta o subita come una > forzata privazione di un irrinunciabile diritto? > > 21 luglio 2007 > > Don Salvatore Leopizzi, parroco a Gallipoli, (Lecce) Don Renato Sacco,
> parroco a Cesara, (Verbania) > > P.S.: Perché non promuovere su questo tema - attraverso le pagine del > quotidiano cattolico - un sereno confronto e un approfondito > dibattito? >
> > > > contatti > Don Salvatore Leopizzi, Parrocchia S. Antonio da Padova, V. della > Provvidenza, 73014 Gallipoli - Le Don Renato Sacco, Parrocchia S. > Clenente, V. alla Chiesa 20, 28891 Cesara - Vb
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