Sono stato incaricato di fare quest’intervento dai Comitati Popolari di:
·Monselice (PD)
·Fumane (VR)
·Pederobba (TV)
·Ponte alle Alpi
(BL)
·Tavernola (BG)
·Merone (CO)
·Gubbio (PG)
·Isola delle
Femmine (PA)
Mi scuso dunque se la presentazione richiederà
qualche minuto in più che mi auguro il moderatore possa
concedere.
Si cercherà di sintetizzare la situazione ma
anche lepreoccupazioni,
delusioni e proteste di questi comitati
che operano, tra molte difficoltà, in tutta Italia.
D’altra parte ci sembra cheil nostro intervento
sia in linea con un “patto per il clima” oltre che dalla parte di
chi quotidianamente continua a patire grossi danni.
Appartengo al Comitato Popolare Lasciateci
Respirare di Monselice, che ha il triste primato di operare nell’area con
la maggior concentrazione, forse mondiale, di cementifici (3 nel raggio di 5 km).
Pure gli altri comitati hanno, in forme
leggermente diverse, le stesse problematiche che sono tutte legate alla
presenza dei cementifici.
Per produrre il cemento si deve fare il
processo inverso a quello che la natura ha elaborato in milioni di anni per formare il CaCO3, serbatoio minerale di CO2 e
ciò è possibile solo fornendo ingenti quantità di energia.
E’ questo il motivo per
cui, per produrre 1000 kg di cemento, si immettono in atmosfera, in
media, 814 kg di CO2.
Per esempio l’anidride carbonica immessa
in atmosfera dichiarata dai3 cementifici che gravitano in questa
zona è stata nel 2005, 1.737.478 tonnellate.
Per contenerla sarebbe necessario un
parallelepipedo a base quadrata di 400 metri altro 5,5 kilometri.
Una sua riduzione di solo il 5% corrisponderebbe
alla CO2 annua prodotta da 30.000 auto che percorrono 20.000.
Le giornate ecologiche e le targhe alterne
sono valide da un punto di vista educativo e di visibilità sui mass media ma meno significative di un intervento ecologico più
concreto quale la regolamentazione dell’industria cementiera che,
evidentemente, tocca interessi molto forti.
Si ricorda che i tre gruppi industriali che
operano a Monselice ed Este nel 2006 hanno dichiarato utili netti per oltre
1500 milioni di Euro e si potrà poi capire perchè.
L’Italia ha un consumo di cemento di
ca. 800 kg per abitante, il doppio di Francia e Germania. Tale consumo, nel
Veneto, arriva addirittura a 1100 kg.
Quindi, qualsiasi
azione rivolta a ridurre il consumo di cemento e a regolarne processo e
produzione, non può che portare grossi vantaggi per la collettività da un punto
di vista ambientale.
E invece come
stanno le cose?
Alcuni fatti per inquadrare un problema colpevolmente
trascurato dalla classe politica.
Problema che, a causa della sua drammaticità,
non può più aspettare.
I cementifici appartengono alla categoria
delle industrie insalubri.
Essi utilizzano ingenti quantità di carbone a
cui negli ultimi anni si è aggiunto il pet coke, feccia del petrolio, che fino
al 2002 era considerato un rifiuto tossico nocivo.
Inoltre, come se ciò
non bastasse, i cementifici sono stati autorizzati a smaltire rifiuti, anche
quando sono in zone densamente popolate.
Solo i due cementifici di Monselice, che distano
a ca. 1 km dal centro del paese e diffondono sicuramente il loro inquinamento
fino a Padova, nel 2005 sono stati autorizzati a smaltire più di 420.000
tonnellate di rifiuti.
Per avere un riferimento e un confronto,
l’inceneritore di San Lazzaro, a Padova, è autorizzato per un quantitativo 6 volte inferiore.
Cioè, sotto il
profilo delle quantità, è come se a Monselice ci fossero 6 Santi Lazzaro.
Naturalmente i sistemi di protezione ambientale
degli inceneritori, pur con tutte le limitazioni che manifestano, sono di gran lunga più efficienti di quelli di un cementificio.
Sarà per questo che il limite di emissione in atmosfera, per esempio di NOx, è di 200
mg/Nmc per l’inceneritore di San Lazzaro e 1800 mg/Nmc per i cementifici.
Vale a dire i cementifici sono autorizzati a
scaricare, legalmente, 9 volte la concentrazione di NOx
di un inceneritore.
Ma non basta.
Se consideriamo la portata dell’aria in
uscita dalle ciminiere (che, assieme alla concentrazione, identifica la
quantità reale di inquinante cioè il flusso di massa)
il fattore di permissività va moltiplicato per un valore che varia da 2 a 6.
Quindi per quanto concerne
l’inquinamento da NOx, a Monselice, è come se ci
fossero almeno 6x9x2= 108 Santi Lazzaro.
In base al numero dei Santi, un piccolo
Paradiso!
Analoghe considerazioni si possono fare per
l’anidride solforosa e per le PM<10.
E’ pazzesco ma
è tutto perfettamente legale.
Le stesse considerazioni non si possono però fare
per molti altri pericolosissimi inquinanti provenienti dai rifiuti,
semplicemente perché nei cementifici non sono previsti i controlli.
Ma è evidente, anche per quelli che non
ricordano una legge fondamentale della chimica, (nulla si crea e nulla si distrugge)
che nell’aria vengono emessi gli inquinanti
derivanti dai rifiuti processati e questi, potendo aderire alle polveri
sottili, diventano ancora più pericolosi.
E’ solo in seguito alle proteste della
popolazione per i disturbi fisici subiti e grazie alla lotta del Comitato che
Arpav è stata costretta a fare delle verifiche
direttamente sui gas in uscita dalle ciminiere.
E si è trovato
quello che era logico attendersi.
Dalle ciminiere fuoriuscivano sostanze come
il cloruro di vinile, l’acroleina, il benzene ecc. che nulla hanno a che fare con la produzione del cemento ma molto con
lo smaltimento dei rifiuti!
Si tralasciano, per il poco tempo
disponibile, molti altri dati, es. i 150.000 camion circolanti ogni anno per
portare le materie prime e prodotti finiti ed altri, tutti documentati, che
confermano l’estrema pericolosità ambientale.
(Si tralascia anche
di entrare nel dettaglio delle autorizzazioni ad incenerire 60.000 tonnellate
di pneumatici nello stabilimento di Pederobba o le 100.000 tonnellate di ceneri
pesanti da inceneritori smaltiti presso
lo stabilimento di Fumane in piena zona di vini pregiati come l’Amarone di Valpolicella e gli esempi potrebbero continuare per
quasi tutti i cementifici d’Italia )
Dati e documenti che sono stati messi a
disposizione dei Comuni interessati, della Provincia, della Regione, del Suo
Ministero.
Dati e documenti che hanno fatto aprire un’indagine
da parte della Procura di Padova su tante morti sospette.
Lei, sig. Ministro, è stata più volte
contattata e informata personalmente della situazione, perché la nomina di un
ministro Verde aveva dato tanta fiducia e tante
speranze.
Continuare a concedere ai cementifici la
possibilità di smaltire rifiuti industriali e senza alcun controllo reale e
nessun onere dimostra gran leggerezza per non dire di peggio.
Ed orala nostraconclusione.
Nei comitati il lavoro di tante persone, preoccupate
per la salute, per i costi sociali, per l’ambiente, faticosamente e
nonostante il boicottaggio di troppe istituzioni, ha prodotto conoscenze, che
si sono concretizzate inassemblee pubbliche con la
partecipazione di migliaia di persone, in documenti, in petizioni,
interrogazioni.
Ma che cosa
abbiamo ottenuto dal Suo Ministero?
La domanda è retorica perché conosciamo bene
la risposta che è: FINO AD ORA NIENTE!
E per cortesia
non cerchi di darci delle motivazioni.
Ma non vogliamo
mollare e vogliamo pensare al futuro, quindi ora Le chiediamo:
Che cosa intende
fare di concreto nei prossimi giorni, nella prossima settimana, massimo nel
prossimo mese?
E questa non è una domanda retorica perché
noi quest’aria continuiamo arespirarla da troppo tempo.
Sarebbe un vero peccato che Lei, sig.
Ministro, tra i suoi “orgogli” non potesse includere anche quello
di aver agito ed essersi battuto per la protezione della salute di popolazioni
già così duramente danneggiate.
Auguriamoci che chi è o vuole diventare verde
lo sia per convinzione, non per rabbia!
Il nodo si oppone particolarmente all'impiego come combustibile del PETCOKE(contente i cancerogeni Nickel,idrocarburi policiclici aromatici, Vanadio), scarto di produzione del petrolio autorizzato sotto Berlusconi sotto le pressioni dell'ENI ed ENICHEM di Gela. Fino a quel momento tale prodotto era classificato dal decreto Ronchi come rifiuto speciale. Per quanto riguarda il futuro si teme che l'azienda possa volere smaltire come combustibile prodotti derivati dai rifiuti (CDR,RASF,come a Calusco d'Adda)
In questo momento siamo rappresentati nel processo di Autorizzazione Integrata Ambientale, e nelle procedure ldi Valutazione di Impatto Ambientale, sulla base della nostra iniziativa sono state presentate diverse interrogazioni parlamentari (cfr. blog) e l'allegata interrogazione parlamentare europea.
In considerazione della pericolosità delle emissioni, vorremmo sapere se altri nodi o lillipuziani possono collabborare con l'iniziativa contro l'impiego del petcoke.
Francesco Lo Cascio
la mappa indica le sedi degli impianti italcementi
Subject: Re: Alleanza per la Locride e la Calabria! - comunicato stampa
Il mir aderisce con piacere al vostro appello. Come abbiamo già espresso nel messaggio di solidarietà inviato lo scorso 9 novembre, riteniamo la vostra esperienza molto importante in quanto è un esempio di resistenza popolare condotta con mezzi tipicamente nonviolenti e, oseremmo dire, di nonviolenza evangelica; un fatto di capitale importanza nella storia della Calabria e dell'Italia intera. Vogliamo pertanto ribadire la nostra solidarietà diffondendo il vostro appello e manifestandovi che il MIR, pur nella sua pochezza, è con voi.
Il nostro miglior augurio è quello di Lanza del Vasto
PACE FORZA GIOIA
per il mir
Paolo Candelari
Il
nella Locride per RESISTERE VINCERE in Calabria!
un'ALLEANZA contro la 'ndrangheta e le massonerie deviate, per la democrazia e il bene comune!
Il percorso fatto insieme a mons. Bregantini ha risvegliato in noi la forza di sognare, ci ha restituito la certezza di poter cambiare la nostra terra. Da questo percorso sono nati tanti fatti, realtà tangibili di cambiamento, tra cui:
-Calabria Welfare, consorzio regionale della cooperazione sociale, la più grande impresa sociale in Calabria, circa un migliaio di occupati, un sistema che realizza servizi, prodotti, inserimento lavorativo di persone svantaggiate, sviluppo di comunità locali;
-Comunità Libere ( www.comunitalibere.org), una rete nonviolenta di cittadini, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, a difesa di chi viene attaccato dai poteri anti-democratici e/o violenti.
La partenza di mons. Bregantini ci impegna a realizzare questo sogno e questo progetto. Non vogliamo fermarci. Dobbiamo continuare! Lo dobbiamo alla nostra gente: che troppe volte ha assaporato l'amarezza della disillusione, cadendo vittima di quella mentalità del "destino" che tanto abbiamo combattuto in questi anni. Lo dobbiamo all'Italia intera, che è ormai contagiata - da nord a sud - dall'espansione strisciante delle mafie e dei poteri occulti, veri e propri tumori della democrazia e del bene comune: assumono decisioni pubbliche in luoghi privati, trasformano la politica in "Borsa" degli interessi individuali, ledono la concorrenza e il libero accesso ai mercati, si impadroniscono dei "beni pubblici" sottraendoli alla collettività, emarginano chi non conta nulla e non ha potere da scambiare...
Il nostro impegno per il cambiamento ci ha procurato attacchi, attentati, intimidazioni, campagne diffamatorie, tentativi più o meno velati di delegittimazione. La partenza di mons. Bregantini ci esporrà ancora di più a questi rischi. Siamo convinti che la 'ndrangheta, le massonerie deviate, la politica e le istituzioni corrotte e corruttibili, a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito, tenteranno di farci a pezzi! Non temiamo solo attentati o intimidazioni. Prefiguriamo diffamazioni, delegittimazioni, scandali, inquisizioni punitive, difficoltà burocratico-legali; e laddove non si riuscità a trovare qualche appiglio, verrà creato ad arte.
Tutto ciò non ci spaventa. Abbiamo già detto che non arretreremo di un solo millimetro!
Anzi abbiamo intenzione di vincerla questa battaglia. Non possiamo però farcela da soli. Abbiamo bisogno che il vuoto lasciato da mons. Bregantini sia colmato da una grande "alleanza" di soggetti che hanno a cuore i nostri obiettivi. Non per spirito di solidarietà, ma perchè riconoscono che è una battaglia che riguarda tutti: se perderemo noi perderà tutto il paese. Se invece vinceremo in Calabria, allora vorrà dire che è possibile un'Italia più giusta e "normale".
Facciamo pertanto appello alla Società Civile, alla Chiesa Italiana, a tutte le Chiese, all'intero Movimento Cooperativo, ai Sindacati, ai Movimenti, alle Associazioni, al Volontariato, alle Fondazioni, alle Famiglie e alle Persone di buona volontà, alle Istituzioni, alle Imprese sane e libere. Chiediamo a tutti di sottoscrivere questo appello (su www.consorziosociale.coop) impegnandosi pubblicamente, ognuno per le proprie possibilità, a:
·non consentire la devastazione del nostro percorso di cambiamento, delle attività, delle persone e delle realtà che ne fanno parte;
·aiutarci a sviluppare forme di mutualismo economico per dare risposte concrete e democratiche ai bisogni della nostra gente;
·difendere, insieme a noi, le vittime della 'ndrangheta e delle massonerie deviate;
·scovare la presenza e impedire l'azione delle mafie e dei poteri occulti in tutte le regioni d'Italia.
A tutti coloro che risponderanno a questo appello diamo appuntamento nella Locride, il prossimo 1 marzo: per festeggiare questa grande alleanza, per rilanciare tutto il percorso compiuto sino ad oggi, per ridare speranza e coraggio alla nostra gente...... Grazie.
VENERDI' 7 DICEMBRE ORE 21,00
TEATRO SPERIMENTALE, VIA REDIPUGLIA – ANCONA
INGRESSO LIBERO
PREMIO "ZAMENHOF - LE VOCI DELLA PACE" VI EDIZIONE
PREMIO "UMBERTO STOPPOLONI - LE INTEGRAZIONI IMPOSSIBILI"
CONCERTO LIRICO
Il Premio "Zamenhof - Le Voci della Pace" è nato cinque anni or
sono - ed è diventato una realtà nazionale - per iniziativa della
Federazione Esperantista Italiana allo scopo di richiamare
l'attenzione dei mezzi di comunicazione non soltanto sulla
negatività, che domina incontrastata le nostre cronache, ma su alti
valori quali la pace, la solidarietà internazionale, il rispetto per
i popoli, le culture e le lingue, che ispirano l'impegno etico e
civile di tanti uomini e di tante donne che rappresentano, a volerli
scoprire, altrettanti esempi di vita da additare alle giovani
generazioni. Il mondo non è così brutto come vogliono dipingerlo!
Il Premio "Umberto Stoppoloni - Le Integrazioni Impossibili", nato e
cresciuto in simbiosi con lo "Zamenhof", pone l'accento su alcune
sfide sociali apparentemente impossibili e capaci, invece, di
trionfare su situazioni senza sbocco con la forza dell'amore.
Per il 2007 il Premio "Zamenhof" (consistente nelle sculture bronzee
realizzate da Loreno Sguanci) sarà assegnato a:
- Stefania Casini, regista cinematografica e televisiva, per la
serie di documentari "America Latina" e "Preti di Strada" su
l'impegno civile di alcuni personaggi femminili del Sudamerica e
sulla lotta di preti coraggiosi contro la prostituzione di giovani
immigrate africane;
- Gianfranco D'Anna, Vicedirettore del GR1, per la serie di
trasmissioni radiofoniche "Pianeta Dimenticato" che scavano su
realtà complesse e apparentemente lontane in cui s'intrecciano le
miserie seminate dalla guerra e dalla povertà, ma anche le mirabili
potenzialità di popoli ai confini del mondo;
- Manuela Dviri, giornalista israeliana, per il suo impegno
pacifista in una difficile realtà di guerra in cui riesce a far
collaborare Palestinesi ed Israeliani in un comune impegno di
riscatto dell'uomo dalla miseria del dolore e dell'odio.
Il Premio "Stoppoloni" sarà assegnato per il 2007
all'Associazione "Il Risveglio", che si adopera per restituire una
luce di speranza nella vita alle famiglie di soggetti in coma
profondo.
Condurranno la presentazione Francesca Alfonsi e Andrea Carloni.
Concluderà la serata un concerto lirico in collaborazione con
l'Associazione Amici della Lirica "Franco Corelli" con la
partecipazione del soprano Chiara Angella e del Baritono Silvio
Zanon, al pianoforte il Maestro Angelo Sampaolesi.
Promuovono la manifestazione:
LA FEDERAZIONE ESPERANTISTA ITALIANA E LA PROVINCIA DI ANCONA
con il Patrocinio
DELLA REGIONE MARCHE, DEL COMUNE DI ANCONA E DEL MUSEO TATTILE
STATALE "OMERO".
Sponsor:
CITROEN, FR.LLI PIERALISI ED ECONOMIA&CULTURA.
La cittadinanza è invitata a partecipare.
www.esperanto.it
Vorrei spedire al vostro o alla vostra responsabile gli atti
del convegno su LAICITA’ DELLO STATO, LIBERTA’ INDIVIDUALE, TUTELA DELLA VITA (v. invito allegato); potete indicarmi per
favore un nome e un indirizzo postale? Grazie mille e cari salutiMaria Carla Baroni
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Version: 7.5.503 / Virus Database: 269.16.6/1150 - Release Date: 24/11/2007 17.58
40^ marcia per la pace "Sulle orme del beato Papa Giovanni XXIII" 2008 anno giovanneo
Famiglia umana: comunità di pace. Bergamo 31 dicembre 2007
Il Messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della 41ª Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2008, sarà dedicato al seguente tema: "Famiglia umana: comunità di pace". Il tema scelto dal Santo Padre si fonda sul convincimento che la percezione di un comune destino e l'esperienza della comunione sono fattori essenziali per la realizzazione del bene comune e per la pace dell'umanità. Come sottolinea il Concilio Vaticano II «Tutti i popoli formano una sola comunità, hanno un'unica origine, perché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra» (Nostra Eetate, 1, 2). Quindi, prosegue il Concilio, «ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell'intera famiglia umana» (Gaudium et Spes, 26). Se la dignità della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, è rivelata all'uomo già nell'Antico Testamento, l'unità del genere umano è tra le verità più originali del Cristianesimo. Il tema "Famiglia umana: comunità di pace" sviluppa in maniera coerente la riflessione proposta da Benedetto XVI nei Messaggi per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace del 2006 ("Nella verità, la pace") e del 2007 ("La persona umana, cuore della pace"). Riconoscere l'unità della famiglia umana è quanto mai provvidenziale nel presente momento storico, segnato dalla crisi delle organizzazioni internazionali e dalla presenza di gravi inquietudini nella comunità internazionale. Ogni uomo, ogni popolo è chiamato a vivere e a sentirsi parte della Famiglia umana concepita da Dio come comunità di pace!io di Sua Santità.
Programma Luoghi d'incontro preliminare (raduno) Primo pomeriggio ore 16.00 - accoglienza, testimonianze - Sotto il Monte Giovanni XXIII, Pontificio Istituto Missioni Estere (P.I.M.E) - Seriate, località Paderno, Centro pastorale "Giovanni XXIII" via Po.
SERIATE, località Paderno , Centro pastorale "Beato Giovanni XXIII" via Po**
- ore 18,00 Accoglienza di tutti i partecipanti e inizio Marcia - ore 18,30 Preghiera ecumenica: La luce di Cristo Illumina tutti! - ore 19.30 partenza Marcia per Città alta - ore 20.30 presso la Chiesa parrocchiale di S. Anna - Borgo palazzo Tavola rotonda: La famiglia di Abramo e la benedizione di tutte le genti. Intervengono: Shahrzad Houshmand, insegnante di teologia islamica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Manuela Dviri Vitali Norsa, scrittrice e giornalista impegnata per la riconciliazione dei popoli israeliani e palestinesi padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa; - ore 23.30 Città alta - Seminario Vescovile, Chiesa Ipogea: Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Roberto Amadei, Vescovo di Bergamo.
Per informazioni e adesioni - Ufficio Nazionale CEI per i Problemi Sociali e il Lavoro, tel. 06/6639821 - Pax Christi, tel. 055/2020375 - Caritas italiana, tel. 06/66177001 - Centro Diocesano per la Pastorale Sociale - Bergamo, tel. 035/4598550/1
*Per pernottamento o alloggio, rivolgersi al Centro Congressi entro il 15/12. **Presso la Fiera nuova in via Lunga, Bergamo ampio parcheggio gratuito. Al termine della manifestazione Bus navetta dalla via G. Cesare (zona stadio) al parcheggio.
Convegno a Brescia sul tema: Sicurezza tra bisogno e pretesto
Nel quarantesimo della prima marcia della pace e nel ricordo di Giovanni XXIII, David Maria Turoldo, Primo Mazzolari, da Sotto il Monte a Bergamo, marcia della pace sul tema: FAMIGLIA UMANA: COMUNITÀ DI PACE
.
CONVEGNO NAZIONALE DI PAX CHRISTI A BRESCIA
29-31 DICEMBRE 2007
SICUREZZA TRA BISOGNO E PRETESTO
SABATO 29 DICEMBRE 2007
arrivo nel pomeriggio e sistemazione presso Villa Pace di Gussago
19.30 cena
21.00 presentazione del convegno
DOMENICA 30 DICEMBRE 2007
ore 9.30 benvenuto da parte del vescovo di Brescia mons. LUCIANO MONARI
ore 10 relazione di mons. LUIGI BETTAZZI, presidente emerito di Pax Christi, sul tema:
SICURI PERCHÉ GIUSTI: UNA RIVISITAZIONE DELLA POPULORUM PROGRESSIO DI PAOLO VI NEL QUARANTENNALE DELLA PUBBLICAZIONE
ore 11.00 dibattito in aula
ore 12.00 S. Messa presieduta da mons. TOMMASO VALENTINETTI, presidente di Pax Christi
ore 13.00 pranzo
ore 15.30 relazione di MAURIZIO AMBROSINI, docente di Sociologia urbana e Sociologia dei processi migratori presso l'Università di Milano, dip. di Studi sociali e politici, sul tema IL BISOGNO DI SICUREZZA
ore 16.30 discussione
ore 17.30 relazione di Giorgio Beretta (coordinatore campagna di pressione Banche Armate) sul tema:
IN-SICURI PERCHÉ ARMATI: DIFFUSIONE DELLE ARMI LEGGERE BRESCIANE, LORO UTILIZZO PER LA DIFESA PUBBLICA E PRIVATA, ESITI SULLA SICUREZZA
ore 18.30 discussione ore 19.30 cena ore 21.00 animazione
LUNEDI 31 DICEMBRE 2007
ore 9.00 relazione di ANNAROSA BUTTARELLI, collaboratrice del dipartimento di filosofia dell'Università di Verona, sul tema:
SICURI PERCHÉ FRATERNI: DALLA PAURA DELL'ALTRO ALL'ACCOGLIENZA, COME VIA ALLA SICUREZZA DI TUTTI
ore 10.00 testimonianza di don VIRGINIO COLMEGNA
ore 11.00 dibattito in aula
ore 12.30 conclusioni del Convegno
Ø ore 13.00 pranzo e partenza per Bergamo in pulman
Nel quarantesimo della prima marcia della pace e nel ricordo di Giovanni XXIII, David Maria Turoldo, Primo Mazzolari, da Sotto il Monte a Bergamo, marcia della pace sul tema: FAMIGLIA UMANA: COMUNITÀ DI PACE.
Rientro a Brescia in nottata, pernottamento, partenza
ISCRIZIONI Telefonare alla segreteria nazionale di Pax Christi 055/2020375 lunedì mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13 oppure il martedì e il giovedì dalle 12 alle 16. - iscrizione: 10 euro - pensione completa in camera doppia: 50 euro - pensione completa in camera singola: 60 euro - pensione completa in camera quadrupla: 45 euro - pasti: 13 euro
COME ARRIVARE Villa Pace: Via Cavalletto, 1 25064 Gussago tel. 030 2520623 - 030 27770616
- in treno: arrivati alla stazione di Brescia prendere la linea 13 per Gussago (i biglietti si acquistano in tabaccheria oppure, con un piccolo sovrapprezzo, direttamente in autobus). Scendere a Gussago alla prima fermata di Via IV Novembre. Girare alla prima strada a sx e in fondo girare a dx (siete in Via Richiedei). Poco più avanti sulla sx c'è il cartello Casa di Spiritualità Villa Pace. Seguire le indicazioni e dopo circa 400 mt. siete arrivati. - in auto venendo da Verona o da Cremona: uscire a Brescia Ovest, prendere la tangenziale in direzione Brescia e alla prima indicazione per Val Trompia, SS del Caffaro, girare a sx. Ci si immette in tangenziale e si oltrepassa l'uscita per Mandolossa, Gussago, prendendo invece l'uscita successiva per centro e Urago Mella. Alla stop si gira a sx, si superano il cavalcavia e due semafori e poi si gira a dx all'indicazione Cellatica, Gussago. Si prosegue fino alla rotonda dove si gira a sx e si continua diritti per circa 5 km. Si oltrepassa una rotonda e subito dopo il cartello Gussago sulla dx. Alla rotonda successiva si gira a sx (per Mandolossa) e alla nuova rotonda che si incontra poco dopo si gira a dx in Via Richiedei. Si prosegue dritti per circa 300 mt. e si trova sulla sx l'indicazione Casa di Spiritualità Villa Pace. Si gira a sx seguendo la strada; appena passati sotto ad un arco sulla sx c'è un nuovo cartello per Villa Pace. Siete arrivati. - in auto venendo da Milano: uscire a Ospitaletto, prendere la tangenziale per Val Trompia, uscire dopo la prima galleria (che è dopo almeno 10 KM), e seguire le indicazioni per Brescia/Cellatica fino al semaforo. Lì girare a dx, allo stop a sx (sulla dx si vede la chiesa), avanti 100/200 metri sulla dx c'è l'indicazione Casa di Spiritualità Villa Pace.si gira a dx seguendo la strada; appena passati sotto ad un arco sulla sx c'è un nuovo cartello per Villa Pace. Siete arrivati.
ARMI NUCLEARI: 200 SINDACI DAL MONDO A FIRENZE, ELIMINARLE
(AGI) - Firenze, 23 nov. - Quasi duecento sindaci, provenienti da tutto il mondo, si sono riuniti a Palazzo Vecchio, in nome del disarmo nucleare, ed hanno ribadito l'impegno per dare forza, risorse e strutture alla campagna "2020 Vision", che ha come obiettivo l'eliminazione dal pianeta di ogni arma atomica entro il 2020, quando ricorrera' il 75 anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. Primi cittadini italiani e giapponesi, irakeni e americani, inglesi e tedeschi hanno ribadito il loro impegno per la pace in un appuntamento di grande rilevanza, che ha chiuso una "tre giorni" in cui Firenze e' stata la capitale dei "Mayors for Peace", l'associazione presieduta dal sindaco di Hiroshima e di cui fanno parte 1.828 citta' in 122 nazioni e territori. Dopo due giorni in cui l'esecutivo di "Mayors for peace", composto dai vertici dell'associazione (con i sindaci di Hiroshima, Nagasaki, Firenze, Akron, Hanover, Manchester, Laakdal e Malakoff) si e' riunito a porte chiuse per decidere le strategie future, stamani il Salone dei Cinquecento ha ospitato il convegno "Le citta' non sono bersagli. Liberiamo il mondo dalle atomiche", che ha visto una grande e convinta partecipazione. "Siamo veramente onorati di aver potuto accogliere a Firenze questo evento - ha detto il sindaco, Leonardo Domenici, che e' anche uno dei vicepresidenti di "Mayors for peace" - anche perche' in questo incontro abbiamo deciso cose importanti. La prima, e' l'appello sottoscritto dai sindaci italiani per impegnarsi con ogni mezzo nella campagna per il disarmo e per allargare la rete delle citta' coinvolte in questo progetto. La seconda, di carattere piu' generale ma non meno concreta, e' di far ottenere riconoscimento internazionale e istituzionale alla campagna "2020 Vision" e al ruolo di "Mayors for peace", in tutte le riunioni degli organismi che discutono della non proliferazione nucleare". (AGI)
Subject: [referentinodi] Non lasciamoli soli: solidarietà agli amici della Locride
Comunicato stampa Rete Lilliput http://www.retelilliput.org NON LASCIAMOLI SOLI: SOLIDARIETÀ AGLI AMICI DELLA LOCRIDE
La Rete Lilliput aderisce con forza all'appello "nella Locride per VINCERE in Calabria!", lanciato da Consorzio GOEL, Comunità Libere e Calabria Welfare per chiedere "un'ALLEANZA contro la 'ndrangheta e le massonerie deviate, per la democrazia e il bene comune!". Siamo da tempo vicini a queste realtà, conosciamo il loro valore, la loro forza, il loro coraggio, e anche in questo momento di prova - con la partenza di mons. Bregantini - sappiamo che il sogno che hanno avviato può andare avanti. Le difficoltà generano paura ma sono anche opportunità nuove, e noi della Rete Lilliput, e più ampiamente della società civile italiana, dobbiamo sentirci parte di questa opportunità, per non lasciarli soli ma anzi per attivare una solidarietà che sia sempre più solida, responsabile, attenta, rispettosa. Senza fermarsi alla prima emotività, senza accontentarsi di respirare la speranza che la loro esperienza evoca, ma cercando di conoscere, informarsi, ascoltare, sostenere, per prendere coscienza di quanto la loro battaglia sia anche la nostra.
Chiediamo quindi a tutti i nodi, i gruppi, le persone della Rete Lilliput di aderire all'appello e di diffonderlo, come primo passo per costruire questa relazione solida e solidale con gli amici della Locride: - rimanendo in relazione e in ascolto, affinchè sentano che c'è una fitta rete che gli sta vicino e li sostiene - andando direttamente a conoscerli, lasciandosi accogliere dalla loro ospitalità nelle strutture di turismo responsabile che offrono - aderendo a Comunità Libere (www.comunitalibere.org), una rete nonviolenta di cittadini, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, a difesa di chi viene attaccato dai poteri anti-democratici e/o violenti.
un'ALLEANZA contro la 'ndrangheta e le massonerie deviate, per la democrazia e il bene comune!
Il percorso fatto insieme a mons. Bregantini ha risvegliato in noi la forza di sognare, ci ha restituito la certezza di poter cambiare la nostra terra. Da questo percorso sono nati tanti fatti, realtà tangibili di cambiamento, tra cui:
Calabria Welfare, consorzio regionale della cooperazione sociale, la più grande impresa sociale in Calabria, circa un migliaio di occupati, un sistema che realizza servizi, prodotti, inserimento lavorativo di persone svantaggiate, sviluppo di comunità locali;
Comunità Libere (www.comunitalibere.org), una rete nonviolenta di cittadini, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, a difesa di chi viene attaccato dai poteri anti-democratici e/o violenti.
La partenza di mons. Bregantini ci impegna a realizzare questo sogno e questo progetto. Non vogliamo fermarci. Dobbiamo continuare! Lo dobbiamo alla nostra gente: che troppe volte ha assaporato l'amarezza della disillusione, cadendo vittima di quella mentalità del "destino" che tanto abbiamo combattuto in questi anni. Lo dobbiamo all'Italia intera, che è ormai contagiata - da nord a sud - dall'espansione strisciante delle mafie e dei poteri occulti, veri e propri tumori della democrazia e del bene comune: assumono decisioni pubbliche in luoghi privati, trasformano la politica in "Borsa" degli interessi individuali, ledono la concorrenza e il libero accesso ai mercati, si impadroniscono dei "beni pubblici" sottraendoli alla collettività, emarginano chi non conta nulla e non ha potere da scambiare...
Il nostro impegno per il cambiamento ci ha procurato attacchi, attentati, intimidazioni, campagne diffamatorie, tentativi più o meno velati di delegittimazione. La partenza di mons. Bregantini ci esporrà ancora di più a questi rischi. Siamo convinti che la 'ndrangheta, le massonerie deviate, la politica e le istituzioni corrotte e corruttibili, a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito, tenteranno di farci a pezzi! Non temiamo solo attentati o intimidazioni. Prefiguriamo diffamazioni, delegittimazioni, scandali, inquisizioni punitive, difficoltà burocratico-legali; e laddove non si riuscità a trovare qualche appiglio, verrà creato ad arte.
Tutto ciò non ci spaventa. Abbiamo già detto che non arretreremo di un solo millimetro!
Anzi abbiamo intenzione di vincerla questa battaglia. Non possiamo però farcela da soli. Abbiamo bisogno che il vuoto lasciato da mons. Bregantini sia colmato da una grande "alleanza" di soggetti che hanno a cuore i nostri obiettivi. Non per spirito di solidarietà, ma perchè riconoscono che è una battaglia che riguarda tutti: se perderemo noi perderà tutto il paese. Se invece vinceremo in Calabria, allora vorrà dire che è possibile un'Italia più giusta e "normale".
Facciamo pertanto appello alla Società Civile, alla Chiesa Italiana, a tutte le Chiese, all'intero Movimento Cooperativo, ai Sindacati, ai Movimenti, alle Associazioni, al Volontariato, alle Fondazioni, alle Famiglie e alle Persone di buona volontà, alle Istituzioni, alle Imprese sane e libere. Chiediamo a tutti di sottoscrivere questo appello impegnandosi pubblicamente, ognuno per le proprie possibilità, a:
non consentire la devastazione del nostro percorso di cambiamento, delle attività, delle persone e delle realtà che ne fanno parte;
aiutarci a sviluppare forme di mutualismo economico per dare risposte concrete e democratiche ai bisogni della nostra gente;
difendere, insieme a noi, le vittime della 'ndrangheta e delle massonerie deviate;
scovare la presenza e impedire l'azione delle mafie e dei poteri occulti in tutte le regioni d'Italia.
A tutti coloro che risponderanno a questo appello diamo appuntamento nella Locride, il prossimo 1 marzo: per festeggiare questa grande alleanza, per rilanciare tutto il percorso compiuto sino ad oggi, per ridare speranza e coraggio alla nostra gente...... Grazie.
carissimi pace e bene! io e francesco lo cascio vi aspettiamo venerdì 30 novembre alle ore 21,00, naturalmente di quest'anno, a baida per partecipare al 3° incontro della scuola di pace. tratteremo la nonviolenza in Gesù accompagnati da qualche simulazione riguardante l'argomento per interiorizzare meglio il messaggio. col cuore traboccante di gioia vi auguro ogni bene , il sommo bene , tutto il bene. pax graziano e francesco
--~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~ Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo "Scuola di Pace" di Google Gruppi. Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a ScuoladiPace@googlegroups.com Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, invia un'email a ScuoladiPace-unsubscribe@googlegroups.com Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all'indirizzo http://groups.google.it/group/ScuoladiPace?hl=it -~----------~----~----~----~------~----~------~--~---
Si è svolta presso l'assessorato regionale territorio ambiente la conferenza di servizi per l'Autorizzazione Integrata Ambientale per gli impianti Italcementi dell'area di Isola delle Femmine.
Le associazioni ambientaliste della Rete Lilliput sottolineano – ancora una volta- come alla conferenza di servizi non sia stata invitata la Soprintendenza ai Beni culturali ed ambientali, nonostante l’intero territorio sia sottoposto a vincolo paesaggistico.
Tale omissione costituisce un vizio di forma essenziale che rende illegittimo il procedimento.
E’ espressamente indicato infatti al punto 3.1 del manuale tecnico del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulle conferenze di servizi e delle problematiche connesse che “ alla conferenza devono essere formalmente invitate tutte le amministrazioni e tutti i soggetti pubblici che, in forza di legge, statale e regionale, nonché di regolamento hanno competenza ad emettere atti di intesa, autorizzazione, nulla osta, concessioni, concerti, permessi o atti di assenso comunque denominati”.
Le associazioni ambientaliste della Rete Lilliput si riconoscono nelle approfondite obiezioni formulate dai responsabili tecnici dell’ARPA Dipartimento provinciale di Palermo e dai tecnici ambientali della Provincia regionale di Palermo, che costringono l’azienda Italcementi ad integrare i propri progetti, in linea con quanto da esse sostenuto in oltre due anni di incontri e trattative.
Le associazioni della Rete Lilliput sottolineano comunque come, ancora una volta, non sia stata presa in considerazione la presenza di attività di cava e di impianti di macinazione a Raffo Rosso, proprio all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria e ZPS dell’Unione Europea, come già posto all’attenzione della commissione europea da un interrogazione in parlamento europeo da parte dell’on. Monica Frassoni, presidente del gruppo parlamentare europeo dei Verdi.
E' uscito, dopo la beatificazione di Franz Jägerstätter (26 ottobre, a Linz) il libretto curato da Giampiero Girardi "Il contadino contro Hitler. Franz Jägerstätter.Una testimonianza per l'oggi", ed. Berti, Piacenza 2007 (info@... ; tel. 0523-32 13 22), pp. 112, € 7,00, con contributi di Sergio Tanzarella, Francesco Comina, Mao Valpiana, Anselmo Palini, Enrico Peyretti, Mauro Stabellini, Diego Cipriani, Alberto Trevisan, Filippo Perrini.
L’universo femminile visto attraverso gli occhi di chi ha subito le più atroci forme di sfruttamento e violenza è il tema della campagna di “Mai più violenze sulle donne”.
La nigeriana Isoke Aikpitanyi, vittima nigeriana della tratta a fini di sfruttamento sessuale che ha trovato la forza di emanciparsi,e Laura Maragnani, proseguono il ciclo di presentazioni del libro "Noi ragazze di Benin City- La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia”, edita da Melampo Editore. L’evento, promosso dall’Associazione Eva, si svolgerà sabato 24 novembre, dalle ore 16.00 alle 19.00, ai Locali ex teatro Complesso Monumentale Guglielmo II, piazza Guglielmo il Normanno (Monreale), nell’ambito di una tavola rotonda sul tema della violenza contro le donne a cui prenderanno parte:
·Gina Gatti, testimonial della campagna di Amnesty International ‘Mai più violenza sulle donne’;
·Salvatore Aleo, direttore del Dipartimento Studi Politici-Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Catania.
·Anna Costanza Baldry, docente di Psicologia Sociale- Seconda Università degli Studi di Napoli;
·Anna Immordino, psicologa di Le Onde Onlus;
·Beatrice Pasciutta, docente di Storia del Diritto Medievale e Moderno-Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Palermo.
·Rita Barbera, Direttrice Istituto Penale Minorile di Palermo;
·Angela Maria Di Vita, docente di Psicodinamica dello Sviluppo e delle Relazioni Familiari-Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Palermo;
·Rosaria Maida, Funzionario della Squadra Mobile di Palermo;
GRUPPO VERDI/ALE AL PARLAMENTO EUROPEO
COMUNICATO STAMPA Bruxelles, 20 novembre 2007
Isola delle Femmine/Italcementi/Pet-coke
I Verdi/ALE presenteranno un'interrogazione alla Commissione europea
Commentando l'annuncio della conferenza dei servizi prevista per la
giornata di domani in merito al rilascio dell'autorizzazione AIA per
l'impianto Italcementi di Isola delle Femmine, la presidente dei
Verdi/ALE, Monica Frassoni, ha dichiarato:
"Prendo atto con favore dell'attivazione del Ministero dell'Ambiente
su questo caso e condivido gli allarmi lanciati nei giorni scorsi dal
Presidente della Commissione Ambiente al Senato. Da parte nostra
annuncio la presentazione di un'interrogazione al commissario
all'Ambiente Stavros Dimas affinché verifichi che per lo stabilimento
Italcementi di Isola delle Femmine siano state eseguite correttamente
tutte le procedure fissate dalle normative europee in materia.
Nell'area in questione insistono infatti non uno, ma ben tre siti di
importanza comunitaria (SIC) ed all'interno di uno di questi persiste
peraltro l'attività estrattiva: è bene che la Commissione europea
verifichi direttamente la compatibilità di questa attività con le
finalità conservative e di salvaguardia ambientale del SIC medesimo
ai sensi delle direttive 79/409 ("Uccelli") e 92/43 ("Habitat").
Occorre in particolare verificare se siano state fatte le relazioni
d'incidenza ambientale per la prosecuzione dell'attività estrattiva,
sempre che questa avvenga in regolare regime di concessione e non
abusivo naturalmente. Per ciò che riguarda l'autorizzazione integrata
ambientale, va precisato che a norma dell'art. 8 della direttiva
96/61 (IPPC, "sulla prevenzione e la riduzione integrate
dell'inquinamento") essa può essere negata in caso di non conformità
con i requisiti previsti dalla direttiva medesima, soprattutto se non
vi è stata consultazione del pubblico dando a questo la possibilità
di esprimersi attraverso osservazioni."
Monica Frassoni
Deputata al Parlamento europeo
Presidente gruppo Verdi/ALE
ufficio di Bruxelles ASP 8 G 202
Rue Wiertz 60
B-1047 Bruxelles
tel. +32 2 284 59 32
fax +32 2 284 99 32
ufficio di Strasburgo
tel. +33 3 88 17 59 32
fax +33 3 88 17 99 32
e-mail: monica.frassoni@...
sito: www.monicafrassoni.it
Durante l’incontro del 30 giu-gno –1 luglio 2007, tenuto presso il convento San Frances-co di Parigi, alcuni frati rappre-sentanti all’ultimo incontro del CPFF del 24 marzo 2007, hanno informato il Coordinamento GPIC-OFM che lo stesso era destinatario di un proposta di sostegno (con documenti infor-mativi) ad una Campagna per il disarmo nucleare, iniziata e coordinata dal Movimento per la Pace ed altri nove movimenti impegnati nell’ambito della Pace[1]. Una trentina di altre or-ganizzazioni e associazioni sos-tengono già questa iniziativa.
Pare che diversi membri del CPFF si siano dimostrati sensi-bili alla posta in gioco di questa campagna e all’interpellanza fatta alla Famiglia francescana a proposito di tale iniziativa. Fin-ché il CPFF non prende una posizione, i delegati GPIC han-no tutta la possibilità di dibat-terne e prendere posizione in qualità di “Coordinamento”.
Il nostro Coordinamento GPIC-OFM ha quindi tenuto in con-siderazione questa iniziativa e l’ha giudicata sufficientemente seria e importante per trasmet-terla rapidamente al Coordina-mento GPIC della Famiglia francescana.
Subito, Michel Martin, respon-sabile del Coordinamento, ha interpellato i vari delegati , che nell’insieme hanno risposto po-sitivamente circa il sostegno e la partecipazione a questa Campa-gna a nome del “Coordinamento GPIC della Famiglia Francesca-na”. È stata quindi notificata al Movimento della Pace, coordi-natore della campagna, l’adesio-ne di sostegno.
Ma che ne è di questa “Cam-pagna”?
Ecco come ne parla Pierre Villard, co-presidente del Movimento per la Pace (incaricato del coordina-mento)in una lettera di presenta-zione del 12.06.2007.
«Dopo tre anni dal lancio della Campagna per il Disarmo nucleare, gli obiettivi che ci eravamo pre-fissati sono sempre di attualità: si tratta di coinvolgere i cittadini e le autorità politiche. I primi per ren-derli consapevoli dei nuovi rischi e fornire loro gli strumenti per agire, i secondi perché applichino il di-ritto internazionale che li costringe ad operare per il disarmo e par-ticolarmente per il disarmo nu-cleare.
Sono state organizzate molte ini-ziative – specialmente dai movimenti pacifisti o antinucleari – ma ancora poche sono parteci-pate.
Pensiamo di avere la importante responsabilità di allertare e di mobilitare i cittadini, in un tempo in cui la proliferazione non è più una pia illusione e in cui i danni di un uso volontario o accidentale dell’arma nucleare sono una cru-dele attualità.
Vi invitiamo ad esaminare con attenzione le proposte che vi vengono fatte in questo quadro e invitiamo le organizzazioni che ancora non l’abbiano fatto ad unirsi alla Campagna per il Disarmo Nucleare…».
In una relazione di un incontro alla Casa della Pace di Parigi del 21.05.2007, P. Villard segnala eventi di attualità che meritano attenzione: la prima riunione del comitato preparatorio per la revisione (nel 2010) del Trattato di Non Proliferazione nucleare (Prepcom del TNP), le tensioni nucleari con l’Iran, gli esperimenti nucleari della Corea del Nord e per finire l’iniziativa relativa allo scu-do antimissilistico americano.
Per ciò che riguarda la Prepcom del Tnt, una delegazione di ONG e Movimenti per la Pace ha par-tecipato attivamente al lavoro del comitato e fatto delle proposte. P. Villard segnala anche la “Di-chiarazione di Praga”: La Pace non ha bisogno di nuovi missili, che ha fatto seguito alla Conferenza inter-nazionale contro la militarizza-zione dell’Europa (05.05.02007)
Alcuni dei documenti ricevuti lasciano intravedere un lavoro di vigilanza, di informazione e di riflessione già all’opera da diversi anni in quegli ambiti ove si è particolarmente impegnati circa le sfide della Pace.
L’appello che ci pone questa “Campagna per il Disarmo Nu-cleare” avrà un eco nella nostra comune sensibilità francescana per la Pace? Questa prima risposta di sostegno che il Coordinamento GPIC della Famiglia francescana ha mandato non dovrebbe rimanere puramente formale. Bisogna farla vivere e produrre frutti in informa-zione e riflessioni che circolano e si fecondano. In tal modo si po-tranno arricchire il nostro possibile sostegno e partecipazione alle ini-ziative di questa campagna. In ogni caso, il dibattito resta aperto in tutta la famiglia.
Beati i costruttori di Pace.
Il Coordinamento GPIC-OFM delle 2 Province francese
[1] Azione dei Cittadini per il Disarmo Nucleare (ACDN), Appello dei Cento per la Pace, Associazione dei Medici Francesi per la Prevenzione della Guerra Nucleare (AMFPGN), Lega Internazionale delle Donne per la Pace (LIFPL, movimento per la Pace, Movimento per una Alternativa Nonviolenta (MAN), Osservatorio delle armi nucleari francesi, Pax Christi, Stop algli esperimenti per l’abolizione delle armi nucleari.
Vedo, come tanti altri, questa lettera di Alex Zanotelli. Sento tutto il problema. Gli siamo grati di tormentarci con la profezia. So che a sinistra si spiega che l'aumento delle spese militari non è tutto un vero aumento, perché con Berlusconi quelle spese erano nascoste sotto altre voci. Mi sfuggono tante cose complicate. Ma vedo bene che certi armamenti non sono affatto difensivi, ma di natura loro aggressivi, offensivi, perciò anticostituzionali, come tutto il Nuovo Modello di Difesa (vedi allegato), che, dal 1991, tutti i governi successivi mandano in attuazione. So anche - come diceva un amico, importante amministratore comunale - che "in politica, come in famiglia, bisogna volere anche cose che non si vogliono". E' vero. Il "tengo famiglia" non è sempre solo una scusa ipocrita. Non sempre la coscienza di una persona è libera: abbiamo doveri verso la verità e la giustizia e altrettanto verso il prossimo e la sua situazione di fatto. Possono esseci conflitti assai faticosi, tormentosi. Bisognerebbe però che si confessasse questa fatica. Bisogna che un governo che ha la pace nel programma confessi e spieghi perché non può fare una migliore politica di pace. Bisogna che Prodi dica, o faccia dire, o lasci capire perché sul raddoppio della base Usa di Vicenza ha le mani legate; faccia capire se e come è ricattato. Oppure se crede che sia bene e giusto permettere agli Usa questo abuso. Bisogna anche - ma l'informazione ci dice tutto sui dibattiti parlamentari? - che i parlamentari dicano tutta la verità anche se poi, nel votare, devono fare il migliore possibile. Allora posso capire che il possibile non è sempre la verità, ma non per questo è una falsità. Lidia Menapace più di una volta, nelle sue lettere dal palazzo, ha parlato chiaro e ha spiegato questa differenza. Posso sostenere un governo e la sua politica che non approvo in tutto, perché vedo bene che abbattere quel governo non porterebbe a maggiore verità e giustizia, ma a maggiore falsità e ingiustizia. E' il dibattito che ci affatica dal 2006. Non possiamo evitarlo. Se la nonviolenza non fosse anche critica, autocritica, paziente (cioè che soffre di non riuscire), specie quando entra nelle strettoie della politica, rimarrebbe retorica.
Enrico Peyretti ******************
Napoli,16 novembre 2007
FINANZIARIA , ARMI , POLITICA CHE VERGOGNA !
Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale ( la cosiddetta Cosa Rossa ) abbia votato , il 12 novembre con il Pd e tutta la destra , per finanziare i CPT , le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media, Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace “.Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet : era già troppo tardi.La “frittata “ era già fatta .Ne sono rimasto talmente male,da non avere neanche voglia di riprendere la penna.Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia.Delusione profonda verso la Sinistra Critica che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati “, parla contro le guerre e l’ imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini ! Non ne troviamo per la scuola , per i servizi sociali , ma per le armi SI’ !
E tanti !! Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro : un aumento di risorse dell’11 % rispetto alla finanziaria del 2007 ,che già aveva aumentato il bilancio militare del 12 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 23 % !!
Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti.
Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 ( i cosiddetti Joint Strike Fighter )
Sono i nuovi aerei da combattimento ( costano circa 110 milioni di Euro cadauno ).
Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto , a Washington , lo scorso febbraio , il protocollo di intesa.
In Senato , alcuni ( solo 33 ) hanno votato a favore dell’ emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’ articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009 , 918 milioni per il 2010 , 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012 !
Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
E’ grave che la Sinistra ,anche la Critica , abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli.
Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota !
Tutto questo è di una gravità estrema !
Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’ Iran e alla guerra atomica .
Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo : una stampa sempre più appiattita !
Ma ancora più grave è il nostro silenzio : il mondo della pace che dorme sonni tranquilli.
E’ questo silenzio assordante che mi fa male .
Dobbiamo reagire , protestare ,urlare!
Il nostro silenzio , il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta.
La nostra è follia collettiva , pazzia eretta a Sistema .E’ il trionfo di “O .Sistema”.
Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’ Impero del denaro.
Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.
Carissimi amici, abbiamo letto il vostro comunicato del 9 novembre scorso e vogliamo rispondere all'appello a starvi vicino. Avevamo appreso con stupore la notizia del trasferimento di mons. Bregantini a Campobasso; ci siamo chiesti come non si possa essere sensibili al fatto che in questo delicato momento la sostituzione del vescovo di Locri procura sgomento e difficoltà ad una esperienza tra le più fulgide, luminose e coerenti della chiesa oggi. Non solo, ma non ci si renda conto che oggi in Calabria, ed a Locri in particolare, è in corso una resistenza popolare, resistenza condotta con mezzi tipicamente nonviolenti e, oseremmo dire, di nonviolenza evangelica; una resistenza che non è di qualche eroe che solo ed isolato sfida la violenza mafiosa, ma una vera e propria resistenza di popolo, cioè un fatto di capitale importanza nella storia della Calabria e dell'Italia intera; non ci si renda conto che togliere un personaggio importante come mons. Bregantini, che di questa resistenza è stato uno dei principali animatori, può danneggiare ed indebolire questa resistenza. Anche noi, movimento nonviolento a base spirituale, nato dalla ricerca di uomini e donne che volevano essere coerenti con il messaggio evangelico, e che hanno trovato che questa coerenza si chiamava nonviolenza attiva, abbiamo fiducia che la chiesa non abbia preso questa decisione con lo scopo di "togliere" una persona scomoda. Tuttavia ci saremmo aspettati maggiore sensibilità e senso di responsabilità. Poiché riteniamo la vostra esperienza importante, per le ragioni sopra citate, vogliamo darvi il nostro incoraggiamento a continuare sul cammino intrapreso. Siamo sicuri che la vostra determinazione nella lotta per una Calabria giusta e libera dalla 'ndrangheta vi permetterà di continuare nell'opera intrapresa anche senza la presenza in loco di mons. Bregantini; anzi costituirà la miglior prova di quanto profonda e duratura sia stata la sua opera.
Dunque coraggio, il MIR, pur nella sua pochezza, è con voi.
Il nostro miglior augurio è quello di Lanza del Vasto
CAMPAGNA NAZIONALE PER RIDURRE GLI SPRECHI DELLE FESTE PATRONALI
34146. SAN FERDINANDO DI PUGLIA (FG)-ADISTA. Migliaia di euro in fuoco e fumo nel nome del santo patrono. È lo scandalo delle feste patronali, organizzate dalle parrocchie e dalle comunità cattoliche di tutta Italia, a suon di spettacoli musicali e a colpi di fuochi d’artificio, dilapidando così decine di migliaia di euro che invece potrebbero essere impiegati per realizzare quelle opere di carità e giustizia di cui parla il Vangelo di Gesù. Ma, per molti cattolici, il "tradizionalismo" della festa del Patrono "conta più del Vangelo".
È partita da questa riflessione l’iniziativa della "Casa per la nonviolenza" di San Ferdinando di Puglia che ha lanciato una campagna nazionale – "Meno fuochi d’artificio più compassione" – che in pochi mesi ha raccolto quasi 1.400 adesioni, fra le quali quelle del vescovo di Caserta, mons. Raffaele Nogaro; del vescovo emerito di Ivrea, mons. Luigi Bettazzi; dei vicari generali della diocesi di Trapani, mons. Vito Filippo, e di Melfi-Rapolla-Venosa; di don Vincenzo Vigilante,p. Alex Zanotelli,don Albino Bizzotto,don Fabio Corazzina, don Andrea Gallo, don Tonio Dell’Olio, don Alessandro Santoro, delle comunità dei comboniani di Pesaro e di Castel Volturno, di decine di parroci, sacerdoti e religiosi di tutta Italia e di centinaia di laici (si può aderire scrivendo a: sarvodaya@...). Tutti concordi nel chiedere la riduzione delle spese per le feste patronali – che in molte località dell’Italia meridionale sono controllate dalla criminalità organizzata – utilizzando quei soldi per dotare le parrocchie di impianti fotovoltaici di potenza tale da rendere le suddette strutture energeticamente autosufficienti così da poter "restituire" i risparmi delle bollette dell’elettricità ai Paesi del Terzo Mondo, finanziando progetti sociali di autosviluppo.
"A San Ferdinando di Puglia – si legge nell’appello della "Casa per la nonviolenza" rivolto ai parroci e ai Comitati feste patronali – 15mila cittadini festeggiano il santo patrono spendendo più di 60 mila euro (19.866 euro per spettacoli musicali, 14.700 euro per i fuochi d’artificio, 11.700 euro in luminarie, e così via sprecando). Un po’ per pigrizia, un po’ per superstizione, gli ossequienti alla tradizione ogni anno elargiscono i quattrini necessari ad una festa patronale anacronistica ed immobile, trasudante paganesimo festaiolo. Una solenne occasione di controtestimonianza cristiana". E anche un cospicuo spreco di risorse: "Immaginate di prendere 600 biglietti da 50 euro, ben 30mila euro (solo la metà dei soldi scialacquati per una festa patronale). Legateli a mazzetto e con un paf di fiammifero consegnateli alle fiamme. Bloccate le conseguenze di questo gesto in un'immagine. Cosa vedreste? Due elementi: fuoco e follia. In pochi secondi una fiammata ha ridotto in cenere l'equivalente monetario di 750 giornate lavorative di un contadino meridionale, 4500 ore di lavoro. Ha vanificato la possibilità di salvare da morte per dissenteria medica, con gli integratori salini, 250mila bambini, oppure guarire dalla lebbra 230 uomini, finanziare la costruzione di centinaia di cisterne o vasche per la raccolta dell’acqua piovana nei Paesi colpiti dalla siccità". Un innegabile "tradimento del messaggio evangelico" per cui "la superstizione pagana è scambiata per vera devozione. Munifici oboli per i fuochi d’artificio assicurano per un anno la protezione del cielo sui propri lucrosi affari, e, perché no, una caparra per il Paradiso". In questo modo, si legge ancora, "l’energia dirompente e rivoluzionaria delle beatitudini, il programma di vita dei cristiani, è celata sotto una spessa coltre di polvere, soffocata dal tanfo delle statue dei santi e dall’aria asfittica delle sacrestie".
A sostegno della proposta, la "Casa per la nonviolenza" richiama alcuni documenti ecclesiali ignorati dalle parrocchie e dalle comunità cattoliche, a cominciare dalla Lettera pastorale della Conferenza episcopale italiana, Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza del 4 ottobre 1994, che, tra i comportamenti che "possono facilmente rendere schiavi del superfluo e persino complici dell’ingiustizia", annovera "le spese abnormi che talvolta accompagnano le feste popolari e persino alcune ricorrenze religiose". O come la Nota pastorale sulle feste religiose popolari nelle Chiese di Puglia della Conferenza episcopale pugliese, inviata alla "Casa per la nonviolenza" direttamente dal vescovo di Trani, mons. Giovanni Battista Pichierri: "Le feste religiose spesso si sono trasformate in occasione di sperpero di denaro", scrivono i vescovi pugliesi, che aggiungono: "L'apparato esteriore - luminarie, fuochi pirotecnici, bande - deve essere sobrio, non in dissonanza col Vangelo e con le esigenze di giustizia. Ogni spreco in tal senso potrebbe suonare di offesa a chi vive nell'indigenza o nella miseria, non dimenticando mai che Lazzaro è sempre alla porta".
"Ci auguriamo che l'appello della nostra minuscola associazione – auspica la ‘Casa per la nonviolenza’ – stimoli l'avvio di una discussione seria sugli sprechi della comunità cristiana nelle feste patronali. Il tempo è maturo perché sacerdoti, politici e laici mettano da parte ogni tiepida prudenza o fatalistica inazione e si adoperino perché la gioia festiva dei cristiani sia spezzata in atto di condivisione con chi è oppresso dall'ingiustizia e giunga là dove dilagano povertà e sofferenza". (l. k.)
“Gerusalemme, se tu avessi conosciuto ciò che giova alla tua pace!” Questo lamento di Gesù sulla città del suo cuore (Lc. 19, 42), insinua un’idea per nulla scontata: che il grande male sprigionatosi a Gerusalemme, che avrebbe poi portato la città alla rovina, non dipendeva dalla gravità dei peccati commessi, dalla mancanza di etica o da un ritrarsi della misericordia di Dio, ma dipendeva da una mancanza di conoscenza, da un difetto di intelligenza, dalla ignoranza di qualcosa che sarebbe stata invece necessaria perché la città potesse vivere in pace.
Si può porre la stessa questione per ogni città? C’è una domanda che in questi giorni angoscia l’Italia: da dove viene tanta violenza? Perché le tifoserie negli stadi si scagliano l’una contro l’altra, curva contro curva, e tutte le curve contro la polizia? Perché la folla che protesta, per buone o cattive ragioni, viene a trovarsi facilmente sul limite della guerriglia urbana? Perché tanto odio per gli stranieri, per gli immigrati? Perché tanta violenza privata, anche nel riparo di un condominio, nel sacrario della famiglia, nella promiscuità tra amici?Perché tanta intimità con la morte, che dei ragazzi di fronte a una loro coetanea che muore tragicamente ne fanno un piccolo film horror e lo trasmettono su Internet? Non è una violenza concentrata in piccoli gruppi, come ai tempi dell’eversione, ma è una violenza diffusa, endemica, pervasiva, sotto pelle, sempre pronta ad esplodere.
Certo, dipende da molte cose: dai modelli importati dall’estero, dall’indurirsi della lotta per la vita, dalla crisi delle agenzie educative, a cominciare dalla scuola, dal passaggio della Chiesa a una fase di relazioni sociali litigiose.
Ma c’è una risposta che attiene proprio all’ignoranza, e anzi alla cecità, in cui la città è caduta riguardo agli effetti delle sue scelte politiche sulla vita comune.
Quando a partire dal 1992 si è cominciata la predicazione a favore della democrazia del conflitto, della governabilità senza lacci e laccioli, contro le vecchie mediazioni e “consociazioni”, quando siè ficcato il sistema elettorale e politico nella camicia di forza del bipolarismo coatto, del maggioritario che nega le minoranze, e nella forma di un conflitto estremo, dove la vittoria degli uni comporta la fine degli altri,nessuno si è reso contoche non si instaurava solo un nuovo regime, ma un’altra cultura e un altro modello di convivenza sociale.
È bastato un quindicennio, con il potente concorso di tutti i mezzi di comunicazione sociale, ed ecco che la vecchia cultura è stata distrutta e si è affermata la nuova. Lo Stato è oggetto di odio, e dunque automaticamente la polizia che lo rappresenta. Il politico è motivato solo da un bieco interesse personale, e perciò la soluzione migliore è distruggerlo, anche moralmente. Il nemico politico, la classe avversa non sono solo quelli che hanno interessi e desideri diversi e tra loro contrastanti, ma quelli la cui stessa esistenza rappresenta la negazione degli altri. Se l’altro sussiste, io sono perduto. Se Prodi dura, Berlusconi scompare.
Che questo faccia funzionare il sistema politico, è oggetto di un separato giudizio. Ma che questo abbia fatto scendere per li rami, dalla cupola del sistema politico alla società tutta intera una cultura di inimicizia, di conflitto e di violenza, è un fatto. Non si può vivere ogni giorno in Senato sotto il ghigno dell’avversario politico o assistere in Televisione alla spietatezza del reciproco ludibrio, senza che intorno agli stadi e nelle periferie si faccia ricorso alle spranghe, ai tombini e alle catene di ferro.
Eppure avremmo dovuto essere vaccinati dal fascismo, che sul modello del potere aveva creato una cultura popolare giunta fino al razzismo, al culto della forza, ai miti della guerra e della conquista. Alla Costituente si volle un sistema che nella sua stessa idea fondativa fosse capace di dar luogo a una società diversa e a una cultura alternativa. Dopo sessant’anni si è preferito tornare ai “partiti unici”, alla ideologia della politica come rapporto tra nemici, alla irrisione per i “partitini” e per le posizioni delle minoranze, e all’idea che il potere pubblico sia un casinò, dove chi vince vince tutto e chi perde perde tutto. E finalmente siamo arrivati al progetto berlusconiano di un partito che incorpori l’intero “popolo italiano”, cioè del “popolo” che si fa partito, tutti gli altri venendo relegati e compressi nel “non-popolo”, nei “non-amati”, nei “non cittadini”. Certo, non è come il primo fascismo; ma già si potrebbe chiamare un “deutero-fascismo”. Conoscere vuol dire saperne prevedere le conseguenze, e non aspettare che si producano.
La proposta di Veltroni di uscire dal bipolarismo coatto, dal plebiscito obbligatorio per l’una o l’altra coalizione e dal premio di maggioranza che trasforma una rappresentanza parziale in una monarchia assoluta, è un passo verso la salvezza, è il primo tentativo di ristabilire un rapporto virtuoso tra conoscenza e azione politica. Speriamo che i bigotti delle sfide all’americana non lo impediscano.
----- Original Message -----
From: "Nessuno Tocchi Caino newsletter" <nessunotocchicaino@...>
To: <locascio.francesco@...>
Sent: Saturday, November 17, 2007 11:19 AM
Subject: PENA DI MORTE. TERZA COMMISSIONE ONU APPROVA MORATORIA
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> NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS
> La newsletter a cura di Nessuno Tocchi Caino
> Provided by Nexta Media
>
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> Anno 7 - n. 92 - 17-11-2007
>
> Contenuti del numero:
>
> 1. LA STORIA DELLA SETTIMANA : PENA DI MORTE. TERZA COMMISSIONE ONU
> APPROVA MORATORIA
> 2. NEWS FLASH: BOZZA DI RISOLUZIONE SULLA MORATORIA SULL'USO DELLA PENA
> DI MORTE
> 3. NEWS FLASH: PENA DI MORTE. PANNELLA, MORATORIA GRANDE VITTORIA SU
> FONDAMENTALISMO ABOLIZIONISTA
> 4. NEWS FLASH: USA. CORTE SUPREMA FERMA ESECUZIONE IN FLORIDA
> 5. I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :
>
>
> PENA DI MORTE. TERZA COMMISSIONE ONU APPROVA MORATORIA
> 15 novembre 2007: la Terza Commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu ha
> approvato la risoluzione per la Moratoria Universale della pena di morte
> con 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astensioni.
>
> Il voto della Terza Commissione - si legge nella nota - costituisce un
> passo decisivo verso l`adozione definitiva della risoluzione da parte
> della plenaria dell`Assemblea Generale, che dovrebbe avvenire nel mese di
> dicembre.
> L`Italia conferma di essere in prima linea nel mondo in materia di tutela
> dei diritti umani. La lotta contro la pena di morte a livello
> internazionale è uno dei temi prioritari di politica estera, che vede
> impegnati Governo, Istituzioni, forze politico-parlamentari e
> organizzazioni non governative in una campagna corale, convinta e tenace
> che ha prodotto un primo, rilevante risultato.
> La votazione di oggi nella Terza Commissione sulla risoluzione presentata
> dall`Italia e dall`UE, che ha ottenuti 99 voti favorevoli, lascia ben
> sperare per l'esame da parte dell'Assemblea Generale. Il voto di oggi e'
> avvenuto infatti nel quadro di un`alleanza transregionale tra Paesi di
> tutti i continenti e, pertanto, pone le premesse affinche' l`organo più
> rappresentativo della comunita' internazionale possa un lanciare un
> importante segnale politico, di valore universale.
> Nell`esprimere apprezzamento per l`ampia ed efficace azione diplomatica
> della Farnesina e della rete all`estero - ed in particolare per l'impegno
> profuso dalla nostra Rappresentanza a New York - per acquisire i consensi
> del maggior numero di Paesi, e per la incisive iniziative ad ampio raggio
> condotte dai Vice-Ministri e dai Sottosegretari, il Ministro D`Alema ha
> tenuto a ricordare il ruolo fondamentale svolto dalla società civile
> italiana, che ha ispirato e sostenuto questa campagna, contribuendo a
> mantenere elevata, in questi mesi, l`attenzione internazionale sulla
> questione della pena di morte e di una moratoria universale delle
> esecuzioni .
> L'approvazione della moratoria sulla pena di morte rappresenta 'la bella
> faccia dell'Italia, la forza dei Radicali quando sanno combinare la non
> violenza con le istituzioni', ha commentato, commossa, con Radio Radicale
> il ministro per le Politiche Comunitarie, Emma Bonino. 'Siamo convinti che
> quando andremo in plenaria sapremo fare ancora di piu' - ha detto ancora
> la Bonino riferendosi al voto che dovrebbe esserci in Assemblea Generale
> nella prima meta' di dicembre - E' una giornata storica per gli amanti
> della legalita' e del diritto'. 'Una vittoria storica per la difesa dei
> diritti umani'. Cosi' Sergio D'Elia, deputato della Rosa nel pugno e
> segretario di Nessuno Tocchi Caino, e Matteo Mecacci, Vicepresidente del
> Senato del Partito Radicale e Rappresentante all'Onu, hanno commentato il
> voto di oggi delle Nazioni Unite.
> 'Con il voto di oggi le Nazioni Unite segnano un punto di non ritorno
> nella battaglia ultradecennale per porre fine alle vendette consumate in
> nome dello Stato. Una vittoria di una vasta comunita' di paesi
> appartenenti a tutti i continenti che segna un grande salto di qualita'
> nel modo in cui l'Onu affronta le questioni relative al rispetto dei
> diritti umani', hanno detto D'Elia e Mecacci ricordando che l'Italia - il
> Governo, il Parlamento e tante organizzazioni non governative - sono stati
> in prima fila da molti anni in questo sforzo. 'Noi radicali, e in primo
> luogo Marco Pannella e Emma Bonino, abbiamo iniziato 14 anni fa a lottare
> con migliaia di militanti ed iscritti per questo obiettivo: un obiettivo
> che e' un successo della nonviolenza e, nell'ultimo anno e mezzo, delle
> azioni di sciopero della sete e della fame che sono state decisive per
> sconfiggere il partito 'europeo' del rinvio che in questi anni ha impedito
> all'Onu di pronunciarsi sulla moratoria', hanno detto i !
> due esponenti radicali.
> Per saperne di piu' : http://www.radioradicale.it/
>
> ---------------------------------------
> NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH
>
> BOZZA DI RISOLUZIONE SULLA MORATORIA SULL'USO DELLA PENA DI MORTE
> L'Assemblea Generale,
>
> PP1 Guidata dagli obiettivi e dai principi contenuti nella Carta delle
> Nazioni Unite;
>
> PP2 Richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Patto
> Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione sui Diritti
> del Fanciullo;
>
> PP3 Richiamando le risoluzioni sulla "questione della pena di morte"
> adottate nel decennio passato dalla Commissione dei Diritti Umani in tutti
> le sue sessioni, di cui l'ultima è la E/CN.4/RES/2005/59 che chiedeva agli
> Stati che ancora hanno la pena di morte di abolirla completamente e, nel
> frattempo, di stabilire una moratoria delle esecuzioni;
>
> PP4 Richiamando gli importanti risultati ottenuti dall'ex Commissione dei
> Diritti Umani sulla questione della pena di morte e considerando che il
> Consiglio Diritti Umani possa continuare a lavorare su questo tema;
>
> PP5 Considerando che l'uso della pena di morte mina la dignità umana e
> convinti del fatto che una moratoria sulla pena di morte contribuisca al
> miglioramento e al progressivo sviluppo dei diritti umani; che non esiste
> alcuna prova decisiva che dimostri il valore deterrente della pena di
> morte; che qualunque fallimento o errore giudiziario nell'applicazione
> della pena di morte è irreversibile e irreparabile;
>
> PP6 Accogliendo con favore le decisioni prese da un crescente numero di
> paesi di applicare una moratoria delle esecuzioni, in molti casi seguite
> dall'abolizione della pena di morte;
>
> 1. Esprime la sua profonda preoccupazione circa la continua applicazione
> della pena di morte;
>
> 2. Invita tutti gli Stati che ancora hanno la pena di morte a:
>
> (a) rispettare gli standard internazionali che prevedono le garanzie
> che consentono la protezione dei diritti di chi è condannato a morte, in
> particolare gli standard minimi, stabiliti dall'annesso alla risoluzione
> del Consiglio Economico e Sociale, 1984/50;
> (b) fornire al Segretario Generale le informazioni relative all'uso
> della pena capitale e il rispetto delle garanzie che consentono la
> protezione dei diritti dei condannati a morte;
> (c) limitarne progressivamente l'uso e ridurre il numero dei reati per
> i quali la pena di morte può essere comminata;
> (d) stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall'abolizione
> della pena di morte;
>
> 3 Invita gli Stati che hanno abolito la pena di morte a non re-introdurla;
>
> 4 Chiede al Segretario Generale di riferire sull'applicazione di questa
> risoluzione alla 63ma sessione;
>
> 5 Decide di continuare la discussione sulla questione durante la 63ma
> sessione allo stesso punto all'ordine del giorno.
> Per saperne di piu' : http://www.un.org/ga/third/62/documentation.shtml
>
> PENA DI MORTE. PANNELLA, MORATORIA GRANDE VITTORIA SU FONDAMENTALISMO
> ABOLIZIONISTA
> 16 novembre 2007: "Abbiamo scelto l'obiettivo della moratoria perche'
> esigere l'abolizione della pena di morte tout court sarebbe stato
> inutile", ha spiegato il leader radicale Marco Pannella in una conferenza
> stampa convocata all'indomani dell'approvazione da parte della Terza
> Commissione Onu della moratoria sulla pena di morte.
> "Chi ha impedito per tanti anni il raggiungimento di questo obiettivo e'
> stata l'Europa, infatti un'altra moratoria proposta nel '94 non e' passata
> all'Onu per soli 8 voti, grazie all'astensione di ben 20 paesi europei",
> ha ricordato Pannella. "Ieri la moratoria e' passata anche perche' abbiamo
> ricompattato il fronte, infatti i 27 membri dell'Ue hanno votato compatti
> a favore".
> "Un altro fattore che ha dato grande impulso alla nostra campagna - ha
> continuato Pannella - e' stata l'esecuzione di Saddam Hussein che noi
> abbiamo tentato di impedire. Ieri e' stata un grande successo e la
> vittoria definitiva e' alle porte. Da adesso abbiamo un obbiettivo
> preciso: porre in tutte le sedi internazionali la questione del rispetto
> da parte degli Stati di quei diritti naturali storicamente acquisiti e
> spesso scritti nelle leggi dei Paesi, ma non rispettate. E' stata la
> vittoria del buon senso contro l'imbecillita' intollerante
> dell'abolizionismo". 'A questo scopo - ha continuato il leader radicale -
> stiamo organizzando in coincidenza con le Olimpiadi in Cina, il primo
> Satyagraha mondiale per la pace. Come e' proprio delle lotte non violente
> il Satyagraha sara' non contro qualcosa, ma per qualcosa. Cosi' come con
> la moratoria sulla pena di morte noi non eravamo contro di essa, ma
> perche' lo Stato cessasse di essere testimone della perversione secondo
> cui la vita!
> si difende dando la morte'.
> Per Rita Bernardini, segretario di Radicali Italiani, 'l'attenzione dei
> mezzi di informazione sulla vicenda della moratoria sulla pena di morte,
> che vede protagonista l'Italia, e' stata veramente deludente".
> "Ora abbiamo davanti un tragitto di un mese e sarebbe importante, per il
> successo dell'iniziativa, che gli italiani siano informati costantemente
> di quello che avviene'.
> 'Nel condurre questa battaglia - ha sottolineato Bernardini - noi Radicali
> abbiamo sempre agito perche' ci fosse il coinvolgimento della societa'
> civile e la trasparenza di quello che avviene tra le diplomazie'.
> Per Sergio D'Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino e deputato radicale
> della Rosa nel Pugno, 'quello di ieri e' un grande risultato'.
> 'Ma aspettiamo -avverte cauto D'Elia- la decisione dell'Assemblea Generale
> per festeggiare. Voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati in
> questa campagna di civilta', a cominciare da Marco Pannella che, con il
> suo sciopero della sete iniziato dopo l'esecuzione di Saddam Hussein, ha
> dato un grande impulso al progetto. Hussein ha infatti rappresentato il
> simbolo del Caino, del tiranno assassino. La nostra campagna ha avuto
> anche degli effetti in sede Onu - ha proseguito D'Elia - Infatti, molti
> paesi arabi ieri si sono astenuti, contravvenendo alle indicazioni della
> Comunita' Islamica che premeva per un voto contrario. 99 su 192 vuol dire
> maggioranza assoluta, e' veramente un grande risultato. E' stato sconfitto
> il 'partito dell'anno del mai' che premeva per l'abolizione diretta,
> impossibile da far passare all'Onu''.
> 'La vittoria -prosegue D'Elia- e' stata ottenuta con il contributo
> decisivo di diversi paesi africani e sudamericani, non e' stata una
> mozione solo europea. Voglio ringraziare inoltre lo staff della Farnesina
> e la squadra di diplomatici italiani che hanno collaborato con noi
> soprattutto in quest'ultimo anno e mezzo.
> Voglio chiudere con una valutazione politica - ha detto D'Elia - sono
> molto soddisfatto che gli emendamenti proposti ieri che equiparavano la
> pena di morte all'aborto siano stati respinti. Noi ci opponiamo al fatto
> che uno stato possa disporre della vita dei suoi cittadini, e non alla
> libera scelta individuale di una persona di abortire". Uno dei risultati
> politici principali emersi dalla votazione, ha infine sottolineato
> l'esponente radicale, "e' stato il superamento del concetto ottocentesco
> di sovranita' nazionale", per cui "da oggi le questioni legate ai diritti
> umani dovranno riguardare formalmente anche la comunita' internazionale e
> non potranno essere 'risolte' in casa".
> Per saperne di piu' : www.nessunotocchicaino.it
>
> USA. CORTE SUPREMA FERMA ESECUZIONE IN FLORIDA
> 15 novembre 2007: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fermato in Florida
> l'iniezione letale di Mark Dean Schwab, condannato a morte nel 1992 per lo
> stupro e omicidio di un bambino. Schwab avrebbe dovuto morire alle 18 ora
> locale, dopo che oggi una corte federale d'appello aveva dato luce verde
> al boia.
> La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti e' importante perche'
> conferma la tendenza nel paese alla moratoria di fatto delle esecuzioni:
> e' da fine settembre che i giudici di Washington fermano la mano del boia
> in attesa di discutere, il prossimo anno, il ricorso presentato da due
> condannati del Kentucky sullo stesso cocktail di veleni che sarebbero
> stati usati dalla Florida.
> La Corte Suprema Usa dovrà stabilire se l'iniezione letale costituisca un
> metodo 'crudele e inusuale' e come tale contrario all'Ottavo Emendamento
> della Costituzione.
> Per saperne di piu' :
> http://www.nytimes.com/2007/11/16/washington/16florida.html?ref=us
>
> ---------------------------------------
> I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA
>
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> specificando nel soggetto (subject) il tuo indirizzo email
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> capitali nel mondo.
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(ANSA) - PALERMO, 16 NOV - 'Il Ministro dell'Ambiente assuma provvedimenti urgenti nei confronti della ex cava Raffo Rosso, usata dalla Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo) per lo stoccaggio ed il deposito di pet-coke e indichi quali interventi di bonifica sono necessari per mettere in sicurezza l'area'. La sollecitazione e' del presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, in un'interrogazione parlamentare in cui sottolinea la pericolosita' del pet-coke'. Un rischio, scrive, collegato 'non solo alle emissioni, ma anche alle operazioni di manipolazione, trasporto, carico e scarico di questo materiale pulvurulento contenente sostanze, che mettono a rischio l'ambiente, oltre che la salute dei cittadini e dei lavoratori impiegati nelle attivita'. Operazioni che la Italcementi compie abitualmente nell'ex cava, in modo illegale'. Sodano nel documento cita in particolare il fatto che nel febbraio scorso 'l'Assessorato regionale all'Ambiente ha diffidato la Italcementi dall'utilizzare l'impianto di stoccaggio, in assenza delle necessarie autorizzazioni, che la Italcementi tuttora non ha. Inoltre la concessione edilizia prodotta dal Comune di Isola delle Femmine nel 2001 appare illegittima perche' la ex cava insiste su un sito di importanza comunitaria (Sic) e non aveva la necessaria autorizzazione del Commissariato di Governo per la gestione dei rifiuti'. Sulla vicenda anche il comitato Isola pulita ha presentato un esposto alla Regione nel quale si denunciano numerose 'irregolarita''.(ANSA).
COMUNICATO STAMPA - 16 novembre 2007
Dichiarazione del presidente della Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali Tommaso Sodano
AMBIENTE. SODANO: POSITIVA RISPOSTA MINISTERO SU PET-COKE
Il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodanoplaude all'iniziativa del Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio di attivare il Comando dei Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente per assumere tutte le informazioni disponibili relativamente alla ex cava Raffo Rosso, ad Isola delle Femmine (Palermo). "La risposta sollecita del Ministero è molto positiva - sottolinea Sodano - da tempo ci giungono dal territorio segnalazioni allarmate sull'utilizzo di quella cava come sversatoio del pet-coke, e più in generale di emissioni nocive riguardanti questo agente molto dannoso per la salute e l'ambiente, nonostante la stessa Regione Sicilia avesse diffidato la Italcementi. Ora tocca ai carabinieri accertare se quelle denunce sono fondate e in caso di riscontri agire di conseguenza". Sodano poi ritiene "molto importante la convocazione presso il ministero dell'Ambiente un tavolo di confronto con l'Eni con l'obiettivo di superare l'emergenza relativa al pet-coke in Italia".
"Il Ministro dell'Ambiente assuma provvedimenti urgenti nei confronti della ex cava Raffo Rosso, usata dalla Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo) per lo stoccaggio ed il deposito di pet-coke e indichi quali interventi di bonifica sono necessari per mettere in sicurezza l'area". A chiedere l'intervento del Ministero dell'Ambiente, è il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano in un'interrogazione parlamentare, in cui sottolinea la pericolosità del pet-coke, collegata "non solo alle emissioni, ma anche alle operazioni di manipolazione,trasporto, carico e scarico di questo materiale pulvurulento contenente sostanze, che mettono a rischio l'ambiente, oltre che la salute dei cittadini e dei lavoratori impiegati nelle attività. Operazioni che la Italcementi compie abitualmente nell'ex cava, in modo illegale". Sodano nel documento cita in particolare il fatto che nel febbraio scorso "l'Assessorato regionale al Territorio e all'Ambiente ha diffidato la Italcementi dall'utilizzare l'impianto di stoccaggio, in assenza delle necessarie autorizzazioni, autorizzazioni che la Italcementi tuttora non ha. Inoltre la concessione edilizia prodotta dal Comune di Isola delle Femmine nel 2001 appare illegittima perché la ex cava insiste su un sito di importanza comunitaria (Sic) e non aveva la necessaria autorizzazione del Commissariato di Governo per la gestione dei rifiuti" "Da allora però la Italcementi non ha adeguato l'impianto e l'atto di diffida della Regione, inviato a Dap, Provincia, autorità giudiziaria e Noe non è stato rispettato. A questo punto - conclude Sodano - intervenga il Governo, per tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori oltre che i livelli occupazionali dell'azienda".
AMBIENTE. COMITATO ISOLA PULITA PRESENTA ESPOSTO SU ITALCEMENTI
Il Comitato "Isola Pulita" ha presentato un esposto alla Regione Sicilia, per denunciare le "irregolarità che sono avvenute in seno al servizio 3 del Dipartimento Territorio Ambiente preposto alla Tutela dall’inquinamento atmosferico, circa le autorizzazioni da rilasciare allo stabilimento della Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo)". Lo rende noto lo stesso Comitato che nell'esposto fa riferimento "a tre conferenze di servizi convocate in data 04/07/07, 25/09/07 e 17/10/07 allo scopo di emettere un provvedimento, in contrasto con quanto disposto dal precedente funzionario del 3° servizio, per autorizzare la Italcementi di isola delle Femmine all’uso del pet-coke. Sostanza che è altamente nociva per la salute umana e per l'ambiente e contro cui si era espresso in precedenza anche il Tar Sicilia". "Tale provvedimento - sottolinea la nota del Comitato - sostanzialmente sarebbe stato il risultato di un procedimento amministrativo del tutto arbitrario ed illegittimo;ciò in quanto l’autorizzazione all’uso del pet-coke è oggetto specifico, unitamente a tutte le altre autorizzazioni, del procedimento A.I.A. (Autorizzazione integrata ambientale) che si sta svolgendo presso un servizio diverso del Dipartimento, ossia il servizio 2". "L’uso del pet-coke - ricorda il Comitato - rientra infatti nell’ambito di un ben più ampio progetto di ammodernamento con modifiche sostanziali agli impianti, presentato dalla Italcementi, per cui vi era la inderogabile necessità di uno studio di impatto ambientale da sottoporre all’analisi della procedura A.I.A., così come disposto dalla legge vigente oltre che dalla Comunità Europea, in conformità al Protocollo di Kyoto". La richiesta formale del Comitato avanzata alla Regione Sicilia è di poter partecipare "al procedimento A.I.A. in tutte le sue fasi, in particolare alla conferenza di servizi, di natura istruttoria, in programma per il 21 novembre".
Cattolici e ortodossi riconoscono il primato del Papa, ma ne studiano la funzione
Secondo il rapporto della Commissione mista cattolico-ortodossa
CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 15 novembre 2007 (ZENIT.org).- Per storia e tradizione ecclesiale, il Vescovo di Roma va considerato come il protos, cioè il “primo” tra i Patriarchi tanto delle Chiese d’Occidente quanto d’Oriente. Le prerogative che derivano da questo primato, tuttavia, vanno studiate e comprese meglio per essere condivise dalle due tradizioni.
E’ questa la conclusione contenuta nell’importante documento reso noto oggi dalla Commissione mista internazionale per il dialogo tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse. Il documento è frutto dell’ultimo incontro della Commissione mista, celebrato a Ravenna dall’8 al 14 ottobre.
Il tema al centro dei lavori è stato “Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: comunione ecclesiale, conciliarità e sinodalità nella Chiesa”.
Lo studio del tema era già iniziato nella precedente Sessione Plenaria di Belgrado, dal 18 al 25 settembre 2006, sulla base di un progetto elaborato a Mosca nel 1990. Nel corso della sessione attuale, lo studio è stato completato e si è approvato un documento comune, che offre una solida base per il futuro lavoro della Commissione.
Il documento di Ravenna, in 46 punti racchiusi in una decina di pagine, afferma che cattolici e ortodossi concordano sul fatto che il Vescovo di Roma sia considerato il primo tra i Patriarchi di tutto il mondo, visto che Roma è, secondo l’espressione di Ignazio di Antiochia, “Chiesa che presiede nella carità”.
Ciò su cui non si concorda sono le “prerogative” di questo primato, poiché secondo il documento “esistono delle differenze nel comprendere sia il modo secondo il quale esso dovrebbe essere esercitato, sia i suoi fondamenti scritturali e teologici”.
Il documento di Ravenna parte da due elementi fondamentali, la “conciliarità” e l’“autorità”.
La prima, detta anche “sinodalità”, “riflette il mistero trinitario”, in cui la “seconda” o la “terza” persona non implicano “diminuzione o subordinazione”.
Anche la Chiesa, cita l’emittente pontificia, possiede una “dimensione conciliare”, che si esprime a tre livelli: locale, regionale, universale. I primi responsabili della conciliarità sono i Vescovi, che “dovrebbero essere uniti tra loro nella fede, la carità, la missione, la riconciliazione” e “hanno in comune la stessa responsabilità e lo stesso servizio alla Chiesa”.
L’autorità deriva invece da Cristo, si “fonda sulla Parola di Dio”, e attraverso gli Apostoli è “trasmessa ai Vescovi” e “ai loro successori”. Il suo esercizio, spiega il documento, è essenzialmente “un servizio d’amore”, perché “per i cristiani, governare equivale a servire”.
Al primo livello, quello locale, la Chiesa esiste in quanto “comunità radunata dall’Eucaristia” ed è presieduta in modo diretto o indiretto da un Vescovo. Già in questo caso la comunione tra i membri della Chiesa “appare sinodale o conciliare”, per cui il Vescovo è il protos.
A livello regionale, conciliarità e autorità rendono evidente la comunione con le “altre Chiese che professano la stessa fede apostolica e condividono la stessa struttura ecclesiale”.
Il punto 24 del documento cita un canone accettato sia in Occidente che in Oriente per il quale “i Vescovi di ciascuna Nazione debbono riconoscere colui che è il primo tra di loro e considerarlo il loro capo”, non facendo “nulla di importante senza il suo consenso” e tuttavia senza che “il primo” faccia “nulla senza il consenso di tutti”, salvaguardando in questo modo la “concordia”.
Questo principio di unità episcopale trova applicazione anche a livello “universale”, quello della comunione tra le Chiese di ogni luogo e di ogni tempo, la cui espressione sono i Concili ecumenici che, fin alle origini della Chiesa, hanno visto riunirsi per dirimere questioni particolarmente rilevanti i Vescovi delle cinque principali sedi apostoliche – Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme – e poi di ogni altra diocesi.
E’ soprattutto nei Concili ecumenici che si riconosce il “ruolo attivo” esercitato dal Vescovo di Roma.
“Resta da studiare in modo più approfondito la questione del ruolo del Vescovo di Roma nella comunione di tutte le Chiese”, ovvero quale sia “la funzione specifica del Vescovo della ‘prima sede’ in un’ecclesiologia di koinonia”, afferma la Commissione mista.
Allo stesso modo, bisogna studiare in che modo “l’insegnamento sul primato universale dei Concili Vaticano I e Vaticano II” possa essere compreso e vissuto alla luce della pratica ecclesiale del primo millennio.
Sono “interrogativi cruciali per il nostro dialogo e per le nostre speranze di ristabilire la piena comunione tra di noi”, osserva il documento.
Il testo, ha spiegato monsignor Eleuterio F. Fortino, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, in un articolo apparso su “L'Osservatore Romano” (7 novembre 2007), “costituisce una valida premessa per continuare il dialogo, anche se, come è stato ricordato, questo documento non impegna per ora le autorità delle due parti, né la stessa commissione considera terminato lo studio che dovrà essere continuato”.
I lavori della Commissione sono stati diretti dai suoi copresidenti: il Cardinale Walter Kasper e il metropolita Ioannis di Pergamo, aiutati da due cosegretari, il metropolita Gennadios di Sassima (Patriarcato ecumenico) e monsignor Fortino.
La Commissione mista, istituita a Istanbul dal Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca Ecumenico Dimitrios I il 30 novembre 1979, per la festa di Sant’Andrea – Patrono della Chiesa di Costantinopoli –, ha iniziato il suo cammino nel 1980 ed ha ripreso i lavori nel 2006, dopo una pausa di 6 anni dovuta ad alcune divergenze.
Documenti sulla web di ZENIT
“Documento di Ravenna” approvato dalla Commissione mista cattolico-ortodossa
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 15 novembre 2007 (ZENIT.org).- Nella sezione “Documenti” è possibile leggere il testo del “Documento di Ravenna” approvato all'unanimità dai membri della “Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa” durante la decima sessione plenaria della Commissione a Ravenna (8-14 ottobre 2007).
Sabato 17 novembre 2007 alle ore 09.30 e 15.30 su EcoTv canale Sky906, verrà trasmessa la replica della manifestazione a favore del solare e contro il nucleare "20 Anni Senza", alla quale sono intervenuti Alfonso Pecoraro Scanio, Alex Britti, Grazia Francescato, Marco Zurzolo, Alex Zanotelli, Piero Pelù, Fabio Mussi, Capone&BungtBangt e numerose Associazioni Ambientaliste.
Subject: [agora] Dalla Locride, un messaggio di speranza
La Gazzetta del Sud di oggi riportava ciò che Mons. Bregantini ha detto a Riva del Garda, nel corso della IX convention nazionale di Cgm, il più grande consorzio italiano delle cooperative sociali:
"Il mio trasferimento a Campobasso? Una scelta che mi ha colpito profondamente, fino alle lacrime, ma che accetto con un atto di obbedienza verso la chiesa e Cristo.....
....Io posso andare via ma la risposta che dobbiamo offrire alla gente della Locride e della Calabria deve essere una speranza ancora più forte di poter cambiare le cose e sottrarre alla 'ndrangheta la Calabria. ....Lo dobbiamo non solo alla gente calabrese ma all'Italia, perchè è un problema che riguarda l'Italia intera"
E la risposta migliore alle sue parole è in questo Comunicato stampa del Consorzio Goel, ch'è insieme una dichiarazione e un appello rivolto a tutti, anche a noi, perchè l'Italia, dopo che sarà andato via Mons. Bregantini, non lasci soli i suoi orfani.
Possiamo, intanto, documentarci attraverso il sito www.consorziosociale.coop su questa realtà straordianaria che rappresenta un baluardo contro i poteri deviati.
A tutti un abbraccio, Francesca
il cammino continua!
GRAZIE
Padre GianCarlo lascia la nostra terra...
Innanzitutto sentiamo di dovergli dire un GRAZIE immenso, come lui ci ha sempre insegnato a fare. Un GRAZIE per averci educati pazientemente alla speranza.
Un GRAZIE per averci insegnato la misericordia, per averci aiutato a perdonarci vicendevolmente e a collaborare insieme, comprendendo che nessuno può scagliare la prima pietra senza farsi male lui stesso.
Un GRAZIE per aver valorizzato i talenti di tutti, senza alcuna distinzione e – soprattutto – a prescindere da ogni appartenenza.
Un GRAZIE per essere stato sempre in mezzo a noi come “colui che serve”.
Un GRAZIE per aver trattato tutti con pari dignità, anzi, riverendo umilmente chi ha sofferto di più.
Un GRAZIE per i suoi usuali ritardi, offerti all'umanità degli incontri, per non essersi mai sottratto a nessuno, per aver accettato coraggiosamente tutte le provocazioni che la storia e le persone gli hanno posto sul cammino.
Un GRAZIE per averci fatto sentire “Popolo”, fieri di appartenere alla “Locride, terra baciata da Dio”. Un GRAZIE per averci mostrato chiaramente cosa può fare un pastore che crede sul serio al Vangelo...
FIDUCIA NELLA CHIESA
Malgrado il dolore profondo e pur non conoscendo le ragioni di questa scelta in un momento così delicato, esprimiamo piena fiducia nella Chiesa: non vogliamo in nessun modo credere che le decisioni assunte siano state minimamente influenzate da fattori estranei a quelli pastorali.
Anzi, rinnoviamo il nostro grazie alla CEI per la profonda vicinanza e solidarietà in questi anni più volte manifestata, in diversi modi, alla nostra terra e al nostro duro percorso di liberazione.
Pur tuttavia, prendiamo atto che il trasferimento di mons. Bregantini ha scosso profondamente la coscienza collettiva del nostro popolo. È un duro colpo per la fragile speranza faticosamente costruita in questi 13 anni di lavoro pastorale e sociale.
IL CAMMINO FINO AD OGGI
Il Consorzio Sociale GOELè stato promosso come frutto maturo della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Locri-Gerace. Ha operato e agito in piena sintonia con tutta la Pastorale diocesana, i sacerdoti, i religiosi e le parrocchie. Raccoglie ben 14 enti, la maggior parte dei quali cooperative sociali. La sua missione è il cambiamento socio-economico della Locride e della Calabria. Insieme, come GOEL, abbiamo “decodificato” il territorio. Abbiamo scoperto un “sistema di morte” che produce precarietà e ne fa una “manutenzione” sistematica nei territori. Abbiamo capito che questo sistema è pensato e governato dalla 'ndrangheta e dalle massonerie deviate, intimamente e strutturalmente collegate. Abbiamo denunciato con forza la terribile emergenza democratica che ciò ha prodotto. Abbiamo lottato contro questo sistema facendo economia sana e rispondendo ai bisogni concreti delle persone. Abbiamo promosso la nascita di un movimento nonviolento per difendere tutti coloro che vengono attaccati dalla 'ndrangheta e dalle massonerie deviate: “Comunità Libere ” , il cui Manifesto è divenuto riferimento per tutti coloro che ne fanno parte. Abbiamo strutturato un consorzio regionale di terzo livello, “Calabria Welfare”, che raccoglie tutti i consorzi di cooperative sociali della Calabria che si ispirano al Manifesto di Comunità Libere. Tutto ciò ha causato grandi tribolazioni:
gli attentati alle cooperative;
le campagne diffamatorie;
gli attacchi provenienti dalle logge massoniche;
e tanti grandi e piccoli ostacoli, difficoltà, raggiri, trappole di varia natura...
Abbiamo osato sfidare poteri forti e occulti, molto più grandi di noi, con l'audacia che ci viene dal Vangelo e nella certezza che è Dio a guidare la storia e a proteggere il suo popolo.
I PERICOLI
Da oggi potremmo apparire certamente più vulnerabili.
È plausibile pensare che la 'ndrangheta e le massonerie deviate considerino quanto sta accadendo come una vittoria e cerchino di distruggere quanto si è costruito. Tenteranno di diffamare chi è più esposto, gettando fango e discredito su persone ed esperienze, magari anche utilizzando persone compiacenti nelle istituzioni (Enti Locali, Magistratura, ecc.) e nella Chiesa. Non è escluso il rischio anche di violenze ed attentati.
LA DETERMINAZIONE
Eppure noi non arretreremo di un solo millimetro!
Anzi, continueremo il cammino intrapreso con più forza e determinazione.
Tutto ciò che mons. Bregantini ha seminato con il suo esempio e la sua opera pastorale ha messo ormai solide radici, è divenuto ormai una forza sostenuta da una grande e fitta rete regionale e nazionale.
Noi continueremo, dunque, e rimarremo fedelmente al fianco della nostra gente, qualunque cosa accada, nella certezza che Dio consolerà il suo popolo, porterà a termine la sua opera, distruggerà la 'ndrangheta e le massonerie deviate, ci aiuterà a costruire una vera democrazia e libertà in Calabria.
Ci impegneremo con tutte le nostre forze ad infiammare le speranze della gente. Dimostreremo con i fatti che il cammino compiuto finora non è morto, bensì sarà in grado di proseguire ugualmente, anche senza mons. Bregantini.
CHIEDIAMO IL SOSTEGNO DI TUTTI
Chiediamo perciò a tutto il Paese, alla Chiesa Italiana, a tutte le Chiese cristiane, alla società civile, a tutto il movimento cooperativo, ai sindacati, ai movimenti, alle persone di buona volontà, alle istituzioni, alle imprese sane, di starci vicino, ora più che mai, di non consentire la devastazione di questo cammino di speranza, di dimostrare alla nostra gente che è ancora possibile sperare, resistere e addirittura vincere!
Dalla lettera odierna di Lidia Menapace, dal Senato.
Aggiungo che anche Gandhi, il 30 gennaio 1948 - sarà presto il 60° anniversario - fu ucciso da una Beretta italiana: italiani nel mondo!...
In Svizzera, dove ogni maschio soldato si portava a casa il fucile, per le esercitazioni annuali, si sono verificati omicidi domestici favoriti da questa... comodità. Ora c'è stata la richiesta - non so bene con quale risultato - di consegnare tali armi all'esercito. Magari qualche amico svizzero (prego chi ci legge) ci informerà con più precisione.
Enrico Peyretti
"... Mi era stato richiesto di intervenire a nome del gruppo all'inizio del dibattito e ho sottolineato una cosa che mi pare giusta e cioè che ci sforziamo di scrivere bilanci più narrabili e leggibili, che non elenchino semplicemente per materie affini entrate e uscite, ma connettano e spieghino. Ho fatto l'esempio delle spese militari, che sono divise tra ministero della Difesa (le spese di esercizio) e ministeri dell'Industria Sviluppo ecc. (le spese per armamenti). Questa disposizione insignisce le armi del titolo di sviluppo e ricchezza, segno positivo della produzione del nostro paese, sicchè a nostro parere alla fine ciò diventa una violazione dell'art. 11: un paese che rifiuta la guerra non può fondare il proprio bilancio soprattutto su investimenti per armamenti, le armi non sono merci come tutte le altre. Faccio un esempio appena appena postumo: se non vi fosse una così terribile diffusione di armi leggere (delle quali noi siamo storicamente ricercatissimi produttori -anche l'arma che uccise Kennedy era una Beretta-) gli studenti finlandesi frustrati che sparano a gogò e ammazzano a dozzine, farebbero a botte con minore danno. Il ragionamento è stato accettato da Padoa Schioppa che lo ha citato nella replica. ... "
L’Associazione Internazionale “Joe Petrosino” esprime il proprio stuporee rammarico per la decisione di trasferire Mons. GianCarlo Maria Bregantini, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, che proprio quest’anno avevamo insignito del premio “Joe Petrosino” (il prestigioso riconoscimento intitolato all’illustre poliziotto, prima vittima istituzionale della mafia, che viene conferito a chi si impegna nella lotta alla criminalità).
Ci auguriamo che tale decisione venga rivista per permettere al prelato di continuare a svolgere nella Locride il suo ministero pastorale e la sua coraggiosa azione di lotta nonviolenta alla criminalità organizzata che sta contribuendo, tra l’altro, a liberare centinaia di giovani dalle grinfie della ‘ndrangheta.
Esprimiamo, altresì, la preoccupazione che il suo trasferimento possa essere erroneamente interpretato, da coloro che più volte hanno minacciato il Vescovo, come un segnale di rallentamento dell’impegno contro la delinquenza.
Subject: [referentinodi] INTESA SAN PAOLO E LE ARMI A URANIO IMPOVERITO ...... MA NON SOLO
Intesa Sanpaolo e le armi a uranio impoverito. Ma non solo
Nelle ultime settimane si è detto e scritto moltissimo sulle tragiche conseguenze per civili e militari dell’uso delle armi all’uranio impoverito. Si conoscono i Paesi e le ditte che producono questo tipo di armamenti e munizioni, molto meno note sono le banche che finanziano queste stesse imprese.
L’ONG belga Netwerk Vlandereen ha pubblicato uno studio intitolato “Too risky for business – Financial Institutions and Uranium weapons” che indaga al riguardo. Nel rapporto compaiono 50 banche che hanno rapporti con tre imprese statunitensi produttrici di armi all’uranio impoverito: la Allianz Techsystems (ATK), la General Dynamics Ordnance and Tactical Systems e la GenCorp. La maggior parte degli istituti di credito sono statunitensi, ma figurano anche banche giapponesi, tedesche, francesi, canadesi, di Singapore, di Taiwan e una sola italiana: Intesa Sanpaolo.
La sua presenza è legata a un prestito obbligazionario emesso dalla General Dynamics nell’agosto del 2003 per coprire debiti preesistenti. Banca IMI, oggi parte del gruppo Intesa Sanpaolo, avrebbe partecipato all’operazione con 22 milioni di dollari.
La brutale aggressione compiuta ai danni di Giovanna
Reggiani, massacrata di botte e gettata in un fosso, alla stazione ferroviaria
di Tor di Quinto da parte di un giovane romeno,
mentrea sua
volta una donna Rom parente dell’aggressore ne daval’allarme, va certo esecrata perché
– secondo il richiamo rivolto a Caino per l’assassinio del fratello
“Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal
suolo!”– non si può tollerareil massacro di qualsiasipersona umana a prescindere dalla
nazionalità. Il rigetto della violenza alle persone non ha certo un colore
nazionale, come dimostrano efferati delitti compiuti anche nel nostro paese, e
non si devono criminalizzare con indebite generalizzazioni
tutti gli appartenenti a gruppi nazionali per le colpe di alcuni.E quindiprocedere ad una caccia alle streghe
confacili espulsioni esgomberi indiscriminati di baraccopoli,
- evocati da alcuni leaders politici - senza offrire
alternative alloggiativeanche provvisorie, come più volte harichiestoil Comitato civico pro Rom di Napoli.
La difesa della sicurezza dei cittadini con efficaci
misure deterrenti di carattere universale, non deve soggiacere alla sottile
ricerca di un “capro espiatorio”- specialmente da parte dei mediache cavalcano sentimenti diffusi di paura ed
ostilità -individuato negli ultimi
anninei romeni per episodi criminali
compiuti da alcuni,nel contesto diflussi migratori incontrollati nel nostro
paese dalla Romania nel corso di questi primi anni del ventunesimo secolo.
Certo il fenomeno dei flussi migratori dalla Romania verso l’Italia va
governato con opportuni accordi tra paesi anche per garantire condizioni di vivibilitàa questi
stessiimmigrati alla ricerca di
migliori condizioni di vita che nel loro paese di partenza.
Insieme alla repressione dei reati vanno adottate
più efficaci misure preventive, con la disponibilità di strutture di accoglienza, di opportunità abitative, lavorative,
sanitarie, scolastiche, ecc., cioè con il riconoscimento dei diritti dei
cittadini comunitari e dei corrispettivi doveri. In materia di
alloggioper le popolazioni Rom,
il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europaed il rappresentantedell’ufficio ONU per la politica
dell’alloggio recentemente hanno chiesto che i governi europei<<facciano maggiori sforzi pergarantire il diritto dei Rom
all’abitazione. Il diritto all’alloggio è fondamentale per godere
poi di altri diritti. Per questo è urgente migliorare
la legislazione, la politica e la pratica>>.
Dai nostri contatti con gli abitanti
romeni di vari campi abusivio edifici fatiscenti, senza elementari servizi igienico-sanitari dove vivono ammassati famiglie con
numerose donne e bambini, in Napoli e provincia possiamo testimoniare come
leprecarie e pesanti condizioni alloggiative sono vissute come una triste necessità per la
riproduzione della vita specialmente di donne e bambini per mancanza di risorse,
iniziative personali ed opportunità concrete del contesto nazionale a
differenza di quelle offerte daaltri
paesi europei.
Queste condizionisono dei non-luoghi che gridano al
cospetto di Dio, sono brutture che Napolicittà della bellezza non può tollerare voltando la faccia
dall’altra parte, approntando indonee misure da
parte dell’Amministrazione comunale, ma soprattuttodisposizioni di accoglienza amichevole e
fattiva da parte delle popolazioni che le comunità cristiane sul territorio dovrebbero
favorire concretamente.
Anche noi abbiamo cercato accoglienza in terra straniera
Rumeno, fratello mio
Cara sorella, caro fratello,
a voi, che siete venuti dalla Romania a cercarenel lavoro quella tranquillità che il vostro
paese, appena uscito da un duro regime dittatoriale, non poteva assicurarvi,voglio esprimere la mia solidarietà in questo
momento difficile, mentre vi sentite
circondati da intolleranza e incomprensione, ecresce in voi la paura dell’odio
razzista che minaccia di travolgere tutte le vostre speranze.
Mi
sento vicina a voi perché appartengo a quella parte dell’Italia che ha
conosciuto la dura necessità dell’emigrazionee ho un’età che mi consente di tornare
con la memoria al racconto di chi ha vissuto in prima persona
l’esperienza di dover lasciare la terra natia, con i suoi colori, i suoi
profumi e i suoi sapori, la famiglia, gli amici, le abitudini, le usanze, i
riti.
Mi
sento vicina a voi perché sono stata recentemente in Romania e ho avuto modo
d’incontrare la gente del luogo e di scoprirne le ricchezze culturali e
spirituali: non è stato il solito viaggio turistico organizzato da una delle
solite agenzie, ma un viaggio ecumenico, in occasione
della Terza Assemblea Ecumenica Europea che si è svolta, dal 4 al 9 settembre a
Sibiu, quest’anno capitale culturale d’Europa.
Eravamo
una quarantina, tra cattolici, ortodossi e protestanti di varie denominazioni,
per la maggior parte svizzeri, del Canton Ticino, perché il viaggio era stato
organizzato a Lugano, ma con parecchi italiani ormai integrati nel contesto sociale svizzero.
Un
viaggio ecumenico, non solo per la finalità di assistere, sia pure parzialmente,
all’Assemblea di Sibiu, ma anche e soprattutto per lo spirito che animava
il gruppo dei partecipanti: dimenticate le differenze confessionali che ostacolano
il cammino della riconciliazione tra i cristiani, ci univa ogni giorno la
preghiera animata da Padre Mihai, parroco della chiesa ortodossa rumena, da donMaurizio, parroco
cattolico e da tre pastori protestanti, Giuseppe di origine siciliana, Davide proveniente dal Lazio e Luigi italo-americano.
Ancora di più la comunione
fraterna si consolidava tra noilungo ilpercorso, via via che le visite ai monasteri,
alle parrocchie, ai musei delle icone
ci facevano scoprire la spiritualità ortodossa e,
mentre ci rivelavano l’anima della
Romania, sentivamo crescere la
vicinanzaa quella popolazione appenauscita
da un’oppressione disumanizzante che aveva
fatto di tutto per cancellarneleradici culturali e religiose.
Ma
quel folle progetto non è riuscito: noi abbiamo visto un popolo impegnato a riappropriarsi
della propria identità culturale,che ama la propria terra e le proprie
tradizioni: è stato bello vedere esposti, nel piccolo museo accanto a una
parrocchia, gli oggetti della civiltà contadina precedenti l’era
dittatoriale e le vecchie icone nascoste e gelosamente conservate nel periodo in
cui era vietato praticare una religione.
La
volontà di riannodare i lembi strappati della storia era sottolineata
continuamente dalla frase ripetuta davantiai castelli, alle chiese ai monasteri: “il restauro è iniziato
dopo il 1989”.
Abbiamo
visto un popolo laborioso, animato dalla fiducia di essere all’altezza
del suo passato, che vuoledimostrare di poter stare con dignità al fianco degli altri
popoli europei: non sono ancora scomparse le vecchie costruzioni dai muri
cadenti e con i tetti di eternit ma dovunque si fanno notare i tetti rossi
delle nuove case. E penso che molte di quelle case
siano state costruite con i soldi faticosamente guadagnati da chi ha cercato
lavoro all’estero: la maggior parte degli emigranti, oggi come ieri,
sogna di poter costruire una casa per poter ritornare nella propria terra.
E’
bella la Romania: ho ancora negli occhi il verde dei pascoli della Moldavia
cosi simili a quelli della mia Sardegna e i boschi della Transilvania che mi
ricordavano la Calabria. Ma c’è ancora molta povertà:la terra, fertile e ricca di acqua, è
abbandonata perché durante il regime di Ceausesku i giovani sono stati
costretti a lasciare la campagna e i villaggi per realizzare i piani
d’industrializzazione che dovevano dare lustro al dittatore.
E ancora sono molti quelli che devono lasciare la
Romania per cercare lavoro altrove, ma gli anziani rimangono legati alla terra
e accanto alle case e attorno ai monasteri si allarga sempre più il terreno
coltivato.
Sì,
credo proprio che, come in Occidente dopo le invasioni barbariche è stato decisivo il ruolo esercitato dalle abbazie
benedettine nella ripresa del lavoro agricolo e artigianale, così oggi nei
paesi orientali il monachesimo ortodosso abbia un ruolo importante nella
ricostruzione del tessuto sociale dei paesi la cui cultura è stata devastata da
una nuova barbarie;
e credo che non solo tutti gli stati che hanno
approvato l’entrata della Romania nell’Unione Europea ma tutte le chiese
cristiane debbano sostenere questo impegno: non è tanto importante rivendicare
l’affermazione delle comuni radici cristiane neidocumenti ufficiali quanto dimostrare con la
solidarietà operosa, segno visibile dell’amore tra i fratelli insegnato
da Cristo, che c’è un comune patrimonio di fede che crea il vincolo che
unisce i popoli d’Europa.
E’
questo il nuovo campo d’azione per il movimento ecumenico.
Dalla
prima Assemblea Ecumenica di Basilea del 1989, con l’impegno a operare per “La Pace nella
Giustizia”, alla seconda Assemblea del 1997, col
richiamo alla “Riconciliazione, dono di
Dio e sorgente di vita nuova”, alla terza
Assemblea di quest’anno a Sibiu, con la volontà espressa di essere
testimoni che “La Luce di Cristo illumina
tutti”,è indicato il
cammino ai cristiani europei; e da Sibiu, viene, in particolare, questa “raccomandazione”:
Raccomandiamo che le nostre
chiese riconoscano che gl’immigrati cristiani
non sono semplici destinatari di cura religiosa ma che possono svolgere un
ruolo completo e attivo nella vita della Chiesa e della società; che offrano
una migliore cura pastorale per i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati;
che promuovano i diritti delle minoranze etniche in Europa, in particolare del
popolo Rom.
Non possiamo
dirci cristiani se non facciamo nostroquesto impegno: voi,
immigrati di oggi, noi emigrati di ieri, dobbiamo unire le nostre forze per
sconfiggere le paure che ci fanno sentire soli e circondati da nemici; se
impareremo a conoscerci cadranno le diffidenze e potremo vivere da fratelli,
curando gli uni le ferite degli altri e portando gli uni i pesi degli altri.