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#4969 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 5 Feb 2008 9:21 am
Oggetto: Fw: IRACHENI CRISTIANI RIFUGIATI IN LIBANO: PERCHE' LI ABBIAMO DIMENTICATI?
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
Sent: Monday, February 04, 2008 7:51 AM
Subject: IRACHENI CRISTIANI RIFUGIATI IN LIBANO: PERCHE’ LI ABBIAMO DIMENTICATI?

Intervista a Monsignor Michel Kassarji, Vescovo Caldeo dell'Eparchia di Beirut

By Baghdadhope
http://baghdadhope.blogspot.com/2008/02/iracheni-cristiani-rifugiati-in-libano.html
--
I testi pubblicati sono di libero utilizzo, ma si richiede cortesemente di citare Baghdadhope e il suo link come fonte.

http://www.baghdadhope.blogspot.com/

Blog dedicato all'Iraq, ma soprattutto alla sua minoranza cristiana caldea...

#4968 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 28 Gen 2008 10:11 pm
Oggetto: La tragedia degli immigrati cristiani iracheni in Libano 28 Gennaio, 2008
locascio.francesco@...
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La tragedia degli immigrati cristiani iracheni in Libano 28 Gennaio, 2008


di Caritas Insieme TV in onda il 03-04 novembre 2007 (N° 672) Link con il sommario della trasmissione TV. Qui si possono scaricare i files video da guardare sul PC o Mac. Se non fossero disponibili, è possibile richiederli a Caritas Ticino tel. 091-9363020 oppure cati@...
intervista radiofonica a Radio Missione Francescana rmf.gif
 

#4967 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 28 Gen 2008 10:08 pm
Oggetto: Cristiani Iracheni rifugiati in Libano
locascio.francesco@...
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Cristiani Iracheni rifugiati in Libano

dsc_5151.jpg

CRISTIANI IRACHENI IN LIBANO: UNO “TSUNAMI” UMANITARIO


Dal Giornale del Popolo del 2 novembre 2007«È uno “tsunami” umanitario. Non so che altra immagine utilizzare. La situazione dei cristiani in Iraq è tragica, la loro stessa presenza nel Paese è ormai a rischio. Per questo fuggono e decine di migliaia di profughi giungono nei Paesi confinanti. Ma in pochi casi ottengono lo statuto di rifugiati. La loro diventa un’esistenza d’inferno, tutti i giorni confrontati con la paura di essere arrestati e rispediti nel loro Paese, dove è in atto una vera e propria persecuzione nei loro confronti». Così mons. Michel Kassarji, vescovo caldeo di Beirut, racconta il dramma dei cristiani iracheni che negli ultimi due anni, ormai, hanno cambiato la sua vita quotidiana. Ogni mattina, infatti, davanti alla porta del vescovado di Hazmieh, nei pressi di Baabda, la collina su cui sorge il palazzo del presidente libanese, si presentano una, due, tre famiglie di profughi fuggiti dall’Iraq che a lui chiedono aiuto. Sono clandestini e in Libano non potrebbero neanche starci. Il Libano ospita campi profughi palestinesi eredità del conflitto del 1948, ma non ha mai sottoscritto la Convenzione internazionale sui rifugiati del 1951, perciò non accetta profughi stranieri sul suo territorio se non nel caso di quelli a cui le Nazioni Unite rilascia un permesso temporaneo in vista del loro reisediamento in un Paese terzo.
«Oggi i cristiani iracheni – continua il vescovo caldeo – sono l’obiettivo diretto e programmato di una persecuzione che può essere paragonata a quella dei cristiani dei primi secoli. I fedeli vengono presi di mira dal fuoco delle squadracce sunnite e sciite, alcuni sacerdoti sono stati prima rapiti e poi uccisi, molte chiese sono state distrutte dalle autobomba». «Oggi a Baghdad – continua – un cristiano che passeggia per la strada con una croce al collo viene aggredito; in alcuni quartieri e in certe città vengono obbligati, pena la morte o la fuga, a pagare la “jizah”, l’antica tassa coranica imposta come tributo di soggezione a cristiani ed ebrei». Ma anche la fuga, la maggior parte delle volte, non sembra rivelarsi la soluzione. Le peripezie dei caldei iracheni in Libano, ad esempio, sono paradossali. Si spingono nel Paese perché sanno che lì vive una forte minoranza cristiana e che il capo dello Stato è cristiano. Ma presto scoprono una triste realtà. Attraversare la frontiera clandestinamente gli costa 200-300 dollari americani per persona, poi una volta entrati rischiano continuamente l’arresto per ingresso clandestino nel Paese. «Quando vengono presi – continua il vescovo – trascorrono dai tre ai cinque mesi in prigione in attesa del processo poi, dopo la sentenza, vengono espulsi. Molte volte ricevono telefonate dal Libano e dall’Iraq, anche nel cuore della notte, di parenti di persone arrestate che mi chiedono di intervenire. Io vado sempre alla prigione che spesso sono lontane dalla capitale e vicino al confine. Ho parlato diverse volte con il presidente, con il ministro dell’Interno, con responsabili dei servizi segreti, ma con scarsi risultati».
«La mia comunità caldea – dice mons. Kassarji – fino a un paio di anni fa era formata da circa 5000 fedeli. Oggi ci dobbiamo fare carico di 8000 fratelli iracheni. È quasi insostenibile, anche se noi facciamo tutto quello che possiamo fare». Quello messo in piedi dalla comunità caldea libanese è uno sforzo immenso: cinquecento pacchi alimentari al mese, 400 borse di studio per i figli dei profughi iscritti alle scuole cristiane libanesi, la scarcerazione di decine di arrestati, l’ottenimento del riconoscimento dello statuto di rifugiato per decine di profughi, la gestione di un doposcuola e di un corso di recupero serale per i ragazzi che di giorno lavorano. «È capitato – racconta ancora il vescovo – che uno di questi profughi è stato ricoverato in ospedale per una grave malattia. Dopo alcune settimana è morto. Sono andato all’ospedale per capire cosa fare per il funerale, ma mi è stato detto che il ricovero era costato diverse migliaia di dollari e fino a che il conto non fosse stato saldato da qualcuno, non mi avrebbero dato il corpo per seppellirlo. Cosa dovevo fare? Ho pagato e ho fatto il funerale».
Ma la sfida maggiore per mons. Kassarji è quella di tentare, insieme all’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, di ottenere dallo stato libanese una politica più umana che permetta di dare a questi rifugiati un permesso di soggiorno temporaneo fino alla loro partenza verso altri Paesi. «Ma la nostra vera intenzione – conclude – è quella di provare, con le istituzioni internazionali e le ONG, di convincere il popolo iracheno a restare in Libano. Sono convinto che servirebbe a consolidare la presenza cristiana in Libano. Questa infatti è la condizione indispensabile perché il Libano continui ad essere un modello di convivenza tra cristiani e musulmani». Ma per realizzare quello che può sembrare un sogno, occorre che la Chiesa caldea libanese venga sostenuta, perché con proprie forze, non potrebbe mai farcela. Per questo Mons. Kassarji sta girando alcuni Paesi europei per chiedere aiuto e lancia un disperato appello: «Aiutate i cristiani dello “tsunami” iracheno».

vedi l’articolo originale in pdf

 


L’esodo cristiano

 I caldei abbandonano ormai a ondate un Iraq divenuto invivibile. Per iniziare un’esistenza fatta di stenti, soprusi e clandestinità.
Il racconto di Michel Kassarji, il vescovo che li accoglie in Libano

di Casadei Rodolfo

Non tutti hanno il coraggio eroico di padre Ragheed Aziz Ganni, il 34enne sacerdote assassinato dagli estremisti islamici il 3 giugno a Mosul insieme a tre suddiaconi al ritorno dalla celebrazione della Messa domenicale. Dopo aver studiato sette anni a Roma il prete caldeo era tornato in Iraq proprio nel 2003, quando stavano cominciando le violenze terroristiche dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. «Perché lì è il mio posto», aveva detto agli amici italiani. «Tutte le settimane qualcuno arriva a bussare alla mia porta. Tutte le settimane devo andare alla frontiera, dove la polizia ne ha arrestato qualcuno», ci dice monsignor Michel Kassarji, vescovo caldeo di Beirut in visita in Italia: parla dei profughi iracheni cristiani caldei, che da clandestini entrano in Libano alla ricerca di un rifugio. Prima del 2003, al tempo dell’Iraq sottoposto a sanzioni internazionali, erano un ruscello; dal 2003 sono diventati un fiume e ora rischiano di diventare una grande marea. Lo confermano le parole dell’unico vescovo libanese che li sta aiutando: «Oggi a Baghdad un cristiano che passeggia per la strada con una croce al collo viene aggredito; in alcuni quartieri e in certe città li si obbliga a pagare la jizah, l’antica tassa coranica imposta come tributo di soggezione a cristiani ed ebrei. Molti sono vittime di rapimenti a scopo di riscatto o politicamente motivati. Sono continuamente insultati e minacciati: “Voi siete gli alleati degli americani!”».
Naturalmente i cristiani non sono gli unici iracheni costretti a cercare rifugio lontano dalle loro case o addirittura all’estero a causa della violenza imperante nel loro paese. Stando ai numeri dell’Unhcr, l’ente dell’Onu che si occupa dei profughi, sono 4,2 milioni gli iracheni costretti ad abbandonare i focolari dalla caduta del regime di Saddam Hussein; di essi, 2 milioni sono sfollati verso aree più tranquille dentro all’Iraq (la maggior parte nel Kurdistan), gli altri 2,2 milioni hanno trovato rifugio all’estero, per lo più nei paesi vicini: 1,1 milioni in Siria, 750 mila in Giordania, 80 mila in Egitto, 70 mila in Libano, 200 mila nei paesi del Golfo. Dei 4,2 milioni di iracheni sfollati o rifugiati all’estero, i cristiani sono 300 mila. Una cifra enorme, quando si considera che in tutto i cristiani iracheni non sono più di 800 mila. Questo significa che la condizione di sfollato e profugo colpisce il 16 per cento di tutti gli iracheni, ma ben il 37,5 di tutti i cristiani iracheni.
Prima del 2003 i cristiani caldei rifugiati in Libano erano qualche decina di famiglie. Oggi monsignor Kassarji deve prendersi cura di 800 famiglie (4-5mila persone) che vivono quasi tutte la condizione degli immigrati clandestini: il Libano ospita campi di profughi palestinesi prodotti dal conflitto del 1948, ma non ha mai sottoscritto la Convenzione internazionale sui rifugiati del 1951, perciò non accetta profughi stranieri sul suo territorio se non nel caso di quelli a cui l’Onu rilascia un permesso temporaneo in vista del loro reinsediamento in un paese terzo. In questa condizione si trovano solo alcune centinaia di caldei iracheni, tutti gli altri rischiano l’arresto e l’espulsione. «Le peripezie dei caldei iracheni in Libano sono paradossali», spiega Kassarji. «Si spingono fino in Libano perché sanno che qui vive una forte minoranza cristiana e che il capo dello Stato è un cristiano. Ma scoprono presto la realtà. Attraversare la frontiera clandestinamente gli costa 200-300 dollari americani per persona, poi una volta entrati rischiano continuamente l’arresto per ingresso clandestino nel paese. Quando vengono presi, trascorrono da 3 a 5 mesi in prigione in attesa del processo (ma ho conosciuto iracheni che ci hanno passato un anno intero), poi dopo la sentenza vengono espulsi; il direttore della sicurezza nazionale prende i contatti con l’ambasciata irachena e organizza il loro rimpatrio. Spesso mi arrivano telefonate, dal Libano e dall’Iraq, di parenti di persone arrestate che mi chiedono di intercedere. Io vado sempre alla prigione, anche quando sono lontane da Beirut vicino al confine attraversato. Ho anche indirizzato una lettera aperta al capo dello Stato per sostenere le ragioni di questa gente in cerca di salvezza, ma finora senza nessun risultato».
Un tugurio e un lavoro in nero
La maggior parte dei caldei iracheni riparati in Libano ha trovato casa, a prezzi assurdi presso autentici tuguri, nel quartiere di Sid al Bawshiryye alla periferia di Beirut. Ma tutti sono prima passati al vescovado ad Hazmieh, nei pressi di Baabda, la collina su cui sorge il palazzo presidenziale. «Una volta alla settimana il campanello del mio palazzo suona e sotto ad aspettare c’è un gruppo di 10-20 persone: sono i caldei iracheni che la notte prima hanno attraversato la frontiera. A volte si vedono solo donne e bambini, ma quando apriamo il portone spuntano fuori anche gli uomini. Li sistemiamo su materassi dentro la chiesa e nell’episcopio. A volte non ho riserve di viveri e devo chiedere aiuto a mio cugino ristoratore per preparare un po’ di pasti. Dopo qualche giorno si trovano una casa a Sid al Bawshiryye e un lavoro in nero, molti gestiscono portinerie per pochi soldi ma con la garanzia di un tetto sulla testa. Poi cominciano i problemi della scolarizzazione dei ragazzi e delle cure sanitarie: li aiutiamo per l’uno e per l’altro problema, ma ci costa moltissimo».
Il problema del costo economico di un aiuto indirizzato a rifugiati irregolari è molto serio. I caldei libanesi, che sono in tutto 8 mila, hanno organizzato un comitato di aiuto che fa la sua parte e si riunisce tutti i giovedì presso l’episcopio di monsignor Kassarji. «Riusciamo a finanziare 700 pacchi viveri alla settimana, a pagare metà della retta scolastica di 400 ragazzi e ragazze, a sostenere ricorrenti spese sanitarie. Poi ci sono costi che proprio non vorremmo sostenere, come le centinaia di dollari per corse in taxi o in corriera per permettere agli iracheni di riportare a casa i pacchi viveri in condizioni di sicurezza: se la polizia li intercetta per la strada, li arresta come clandestini. È successo».
A Michel Kassarji sta molto a cuore un grande progetto a vantaggio dei profughi caldei iracheni. «Non lontano dalla mia sede c’è una struttura dei protestanti in vendita. Se potessimo acquistarla, lì concentreremmo tutte le attività per i profughi iracheni ora sparse in vari luoghi: catechismo, gruppi giovanili, scuola e doposcuola, distribuzione aiuti, eccetera. Costa un milione e 300 mila dollari, e sto cercando donatori che finanzino l’operazione». Chi ha a cuore il destino dei cristiani in Medio Oriente è avvisato.
Tempi num.24 del 14/06/2007


LIBANO - IRAQ
Profughi iracheni in Libano: o il carcere o il rimpatrio


Human Rights Watch denuncia la politica di Beirut: il rifiuto di concedere uno status legale anche temporaneo, non permette agli iracheni di trovare lavoro o mandare i figlia scuola. Le autorità libanesi impongono solo due scelte: la galera o il rientro in Iraq, dove li attende la morte. Intanto Baghdad avverte: non siamo pronti a gestire un massiccio flusso migratorio di ritorno.
Beirut (AsiaNews) – Le autorità libanesi rifiutano di concedere uno status legale, anche solo temporaneo, ai profughi iracheni, davanti ai quali si prospettano solo due scelte: o la prigione o il rientro in Iraq. È la denuncia contenuta nel rapporto di Human Rights Watch pubblicato oggi con il titolo: “Marcire qui o morire laggiù”. “Gli iracheni profughi in Libano vivono nel terrore costante del carcere – spiega Bill frelick, direttore per le politiche dell’emigrazione di HRW – chi viene arrestato può evitare di rimanere dietro le sbarre a tempo indefinito solo se accetta di rimpatriare”. Ma il rientro per molti significa una morte assicurata.
 
Tutti gli iracheni fuggiti nei Paesi mediorientali sono generalmente riconosciuti come rifugiati dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR). Ma il Libano non aderisce alla Convenzione Onu sui rifugiati del 1951 e quindi il riconoscimento dell’UNHCR non ha valore legale nel Paese dei cedri. Risultato di questa politica – aggiunge HRW – è che senza uno status legale gli iracheni non possono trovare un lavoro e quando lo trovano sono sfruttati; finiscono per spendere subito tutti i loro risparmi e sono costretti a far lavorare in qualche modo anche i figli per contribuire alla sussistenza della famiglia, impedendo così ai bambini di andare a scuola.
 
Secondo l’UNHCR i profughi iracheni sono circa 4 milioni, di cui circa la metà interna al Paese. In  Libano sono tra i 40mila e i 50mila. Senza contare la presenza di 250mila-300mila profughi palestinesi.
 
Nelle ultime settimane si è assistito a massicci rientri in Iraq soprattutto dalla Siria, incoraggiati da incentivi economici concessi dal governo di Baghdad. La Mezzaluna rossa ha parlato di 25mila rientri tra il 15 settembre e il 30 novembre. Ma secondo l’Onu molti sono spinti solo dalla disperazione e non da un’effettiva fiducia nel miglioramento della sicurezza. Lo stesso governo iracheno ieri ha messo le mani avanti. Non siamo in grado di gestire un rimpatrio di massa – ha detto il ministro per l’Immigrazione, Abdul-Samad Rahman – la percentuale di chi torna non è bilanciata al livello di sicurezza, che seppur migliorato non è ancora completo.
 
L’UNHCR ha annunciato aiuti per 11,4 milioni di dollari destinati alle più vulnerabili famiglie dei profughi rimpatriati e chiede altri 200 milioni di dollari a sostegno dei governi mediorientali ospitanti.

 

Conto corrente  in Libano, uno dei pochi paesi dove si possono fare versamenti sicuri al destinatario, appunto, l’Arcivescovado caldeo di Beirut monsignor Michel Kassarji, guida e pastore di questa nuova comunità di perseguitati. CREDIT BANK S.A.L.;
Chyah Branch - Beirut - Lebanon; Swift Code: CBCBLBBE;
N°: 80345;
Name: MM.EVECHECHALDEEN De Beyrouth.


#4966 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 28 Gen 2008 10:04 pm
Oggetto: L'APPELLO del Vescovo CALDEO di Beirut S.E.R. Mons.MICHEL KASSARJI 28 Gennaio, 2008
locascio.francesco@...
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L’APPELLO del Vescovo CALDEO di Beirut S.E.R. Mons.MICHEL KASSARJI 28 Gennaio, 2008

dsc_5151.jpgMonsignor Michel Kassarji è diventato vescovo del­la piccola comunità dei cattolici di rito caldeo di Beirut nel gennaio del 2001.

 Prima del disa­stro delle torri gemelle a New York, e prima della guerra contro l’Irak di Saddam Hussein. Praticamente, un’era geologica fa. Il suo gregge di circa 5’000 per­sone era una delle tante compo­nenti del panorama religioso liba­nese, ed essendo minoranza nella minoranza, non aveva neppure la fastidiosa rilevanza politica che avrebbe potuto disturbare la tran­quilla attività pastorale del nuovo, giovane vescovo appena 44enne. Ma la storia ha fatto il noto balzo, e si è sentito fino a Beirut, e la gran­dezza di Mons. Kassarji è quella di non aver esitato ad allargare la sua tenda per accogliere un popolo in fuga. Si tratta di fatti abbastanza recenti però, perché inizialmente l’attac­co americano in Irak, nel marzo 2003, non ha avuto alcuna riso­nanza nel resto del Medioriente, abituato a episodi bellici ricorrenti. Ma la seconda metà del 2006 e la prima del 2007 hanno visto milioni di irakeni invadere Giordania, Siria e Libano. L’ONU ne conta quasi quattro milioni e mezzo. Fuggi­vano. Fuggivano da cosa? Dalla guerra, certo, ma esistono cose peggiori della guerra, che pure era stata sopportata fino allora. Cosa? Sono le squadracce, sunnite, scii­te, di qualunque denominazione, che negli spazi lasciati liberi dagli eserciti si propagano e godono di un piccolo, ma devastante potere. Forse sarà stata la guerra a scac­ciare i milioni di irakeni, ma non certo gli irakeni cristiani, perché per questi sono state invece le azioni mirate, le telefonate nottur­ne, le minacce reiterate, i segnali mafiosi lasciati davanti alle abita­zioni, gli incendi dei magazzini, dei negozi, degli ambulatori, le minac­ce alle donne non velate, e a volte il passaggio brutalmente all’atto nei loro confronti, il rapimento dei figli, l’uccisione dei congiunti. Il tut­to intrapreso a scopo intimidato­rio, perché si convincessero che, per loro, in Irak non c’è più alcuna possibilità di vita. Quando sono cominciate le ucci­sioni dei preti, quella di padre Paul Iskander nell’ottobre 2006 e quella di padre Ragheed Ganni nel giu­gno 2007, è stata data la stura al pogrom, che setacciando le città casa per casa ha costretto a fuggi­re prima dai loro quartieri, poi dalle loro città e infine dal loro paese i milioni di irakeni sfollati, e fra que­sti ad essere presi di mira in modo particolare sono stati i cristiani. Le milizie sunnite e sciite si accor­dano infatti nello scacciare, oltre ai loro reciproci oppositori, proprio i cristiani. Dora, uno dei quartieri di Baghdad storicamente abitato da cristiani, per le molte chiese che vi sorgevano e per il Babel College, l’unica facoltà teologica cristiana di tutto il paese che vi aveva sede, è oggi completamente in mano alle milizie musulmane. Il Babel College ha riaperto i battenti nel gennaio scorso nel nord dell’Irak. In realtà, quelli che sono chiamati con una certa stanchezza “episo­di di pulizia etnica” lasciando nel vago quale sia l’etnia che ne è vit­tima, sono l’efficace e pianificato strumento per cacciare dall’Irak tutti i cristiani. Questi spesso non possono nep­pure vendere la loro casa o il ne­gozio perché è già stato requisito o distrutto dalle squadracce. E così con i pochi soldi risparmiati, tutta la famiglia passa fortunosa­mente la frontiera con la Siria e – doppiamente straniero perché cristiano in terra islamica –, non ha altro, se ce l’ha, che un visto turistico di tre mesi. A raggiungere il Libano sono i fortunati, perché qui l’aiuto della Chiesa ha potuto essere organizzato. Oltre al sostentamento fisico e i pri­mi soccorsi, questa è attualmente la grande battaglia di Mons. Michel Kassarji: far riconoscere lo statu­to di rifugiati a questi disperati. E riuscire a farlo in Libano, il paese scottato dall’esperienza di più di cinquant’anni di campi profughi pa­lestinesi, non è una passeggiata. Senza il riconoscimento dello sta­tuto di rifugiati, da parte dei pae­si ospitanti o delle Nazioni Unite, gli sfollati restano completamen­te privi di qualunque protezione giuridica. Trascorsi i tre mesi del visto turistico sono costretti a scomparire nella clandestinità. Dal punto di vista della legge, in qualunque momento potrebbe­ro venire incarcerati, o rimpatriati perché sprovvisti del permesso di residenza. Che Libano, Siria e Giordania fingano di non vedere questa migrazione e che il rigore con cui la legge viene applicato sia nullo, non contribuisce affatto alla sicurezza degli irakeni. L’unica loro speranza è riuscire ad arrivare in Europa, in Canada, in Australia, dove magari qualche parente ha già messo radice. In queste condizioni, di permesso di lavoro non si può neppure par­lare, non ne vengono certo con­cessi a dei turisti. Così durante la permanenza obbligata in Giorda­nia, Siria e Libano, il mercato nero si apre ad accogliere i fuggitivi che non hanno alcuna alterna­tiva se non quella di accettare le sue condizioni. Così come non si parla neppure di cure mediche o di scuole per i bambini, che anzi spesso sono gli unici a riuscire a portare a casa qualche soldo per mantenere tutta la famiglia. Monsignor Kassirji a Beirut ha or­ganizzato una scuola serale per i ragazzi costretti a lavorare, i quali, eroicamente, la frequentano.La situazione senza uscita dei rifugiati cristiani dell’Irak non vie­ne citata fra le situazioni di crisi umanitaria attualmente aperte nel mondo. I paesi ospitanti si guar­dano bene dal focalizzare sia la propria attenzione sia quella della comunità internazionale su que­sta vicenda, che pure non è affat­to di dimensioni ridotte.Solo grazie ai reportage di Rodol­fo Casadei pubblicati sul settima­nale italiano Tempi dall’inizio del­l’estate 2007, le testimonianze di alcune fra le 2000 famiglie irakene accolte dalla comunità caldea di Beirut hanno potuto giungere fino a noi. I testi sono disponibili sul sito di Tempi: www.tempi.it.Scriveva Casadei sull’edizione del 14 giugno 2007: “A Monsi­gnor Kassarji sta molto a cuore un grande progetto a vantaggio dei profughi irakeni: “Non lonta­no dalla mia sede c’è una strut­tura dei protestanti in vendita. Se potessimo acquistarla, lì con­centreremmo tutte le attività per i profughi irakeni ora sparse in vari luoghi: catechismo, gruppi giova­nili , scuola e doposcuola, distri­buzione aiuti eccetera. Costa un milione e 300 mila dollari. Chi ha a cuore il destino dei cristiani in Medio Oriente è avvisato.”

conto corrente è in Libano, uno dei pochi paesi dove si possono fare versamenti sicuri al destinatario, appunto, l’Arcivescovado caldeo di Beirut monsignor Michel Kassarji, guida e pastore di questa nuova comunità di perseguitati. CREDIT BANK S.A.L.;
Chyah Branch - Beirut - Lebanon; Swift Code: CBCBLBBE;
N°: 80345;
Name: MM.EVECHECHALDEEN De Beyrouth.
 

#4965 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 27 Gen 2008 11:53 am
Oggetto: Fw: Danilo Dolci, "L'odore del fumo"
locascio.francesco@...
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Carissimi amici,

 

riteniamo importante partecipare anche noi ad una data così rilevante per la Memoria, riproponendo alcune poesie di Danilo.

 

 

Danilo Dolci. Non sentite l’odore del fumo?  Bari, Laterza, 1971

 

Premessa al poema era una breve lettera all’Editore :

 

         Caro Vito,

 

sentendo rigerminarci attorno il fascismo – non solo in Italia, non solo in Europa, non solo in Occidente –

ho voluto andare, e stare per qualche tempo, nel lager di Auschwitz a chiarirmi …

 

                                                                                                       Danilo

 

Partinico-Auschwitz, primavera ’71

 

 

 

 

L’ODORE DEL FUMO    _______________________________________

 

 

 

“Abitavamo alla frontiera

aiutavamo la gente a passare

ci hanno presi e deportati al lager.

L’odore del fumo, delle carni bruciate

quando ci veniva contro era terribile.

Non c’era un uccello.

Il più terribile era vedere i bambini.

Ero ragazzina, coi miei parenti

mia mamma era con me:

di giorno dovevo lavorare da Rampak,

ogni sera tornando dal lavoro trovavo

mucchi di cadaveri

vi cercavo se la vedevo.

E quando è morta mi sono sentita contenta,

temevo terribilmente che la gasificavano –

quando è morta, non nella camera a gas,

ero contenta.

 

I pensieri erano corti

non si poteva pensare –

pensavo che, se avessi potuto,

avrei pensato dopo”.

 

 

 

                                                    *

 

 

 

“Lager dei bambini in Linzmannstadt

 

                                                                                                       27 novembre

 

N. 1239

 

Cara mammina,

 

perché non sei venuta quando ti ho scritto di venirmi a trovare?  Perché non

 

mi hai mandato da mangiare, e ora cara mamma ti prego vienimi a prendere.

 

Ti prego ancora una volta cara mamma non dimenticare di venirmi a vedere.

 

Cara mamma ti prego vieni. Non dimenticare.  Cara mamma ho finito la mia

 

lettera perché non ho più altro da scrivere tuo

 

                                                                                                                  Jerzy”

 

 

 

Dopo oltre un quarto di secolo

 

ancora, quando dice Gestapo

 

si guarda attorno furtiva.

 

 

 

                                                    *

 

 

 

“Le più grandi risorse, erano la speranza e la dignità.

Chi si rassegna muore prima.

Non so se i giovani hanno appreso.

Se ci si lascia chiudere, terrorizzare,

si diventa una cosa

gli altri ci diventano cose.

 

Molti ancora non sanno:

il lager è tra noi, è in noi,

non si può stare male per una lampada qualsiasi,

non si può stare male per un sasso.

               

Non so se i giovani sanno

in ogni parte del mondo:

non c’è rivoluzione se si trattano gli uomini come sassi.

 

Ma sapere solo Auschwitz o il Sudafrica, intossica:

ai giovani occorre, anche,

l’esperienza di un mondo nuovo davvero.

Ad Auschwitz ci torno volentieri,

mi dà la misura dei fatti”.

 

 

 

                                                    *

 

 

 

Il peggio al Campo non era lo schifo

il vomito, dormire in tre per panca,

ai fatti ci si può abituare

anche a vedere una massa di gente rapata

anche ai mucchi di cadaveri,

ci si può abituare ad avere attorno la morte.

La tortura continua era prendere le decisioni.

Quando sono stato arrestato con mio padre,

siamo arrivati in un carro ammanettati,

24 prigionieri.

Quando ci hanno fatto scendere

alla porta del Campo,

d’improvviso ci hanno fatto correre,

sparavano a chi indugiava,

mio padre è caduto –

dovevo fermarmi a raccoglierlo?

 

        

 

                                                    *

 

        

 

……

 

 

Puoi chiedere alla voce della terra

il canto senza gemito?

Auschwitz e Hiroshima stanno figliando nel mondo –

Non senti l’odore del fumo?

 

 

 

Negli occhi del mondo esplode il mito del dominio.

Le ferite più fonde

non si vedono non si afferrano benzine penetrano vagine

veleni nelle vene nella carne scorie tossiche –

possiamo rompere le più intime fibre

senza toccarci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I versi, rielaborati nel corso degli anni, sono tratti dalle pagine 41- 44 e 51 del volume antologico:

 

Se gli occhi fioriscono. 1968-1996. Bologna, Martina, 1997       www.edizionimartina.com

 

 

 

 

Con i più cari saluti,  Amico

 

 

 

 

Amico Dolci

Via Gen. C.A. Dalla Chiesa, 8

90040 Isola delle Femmine (PA)

 

Cellulari:  (0039)

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#4964 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 24 Gen 2008 5:56 pm
Oggetto: Fw: Corteo cittadino per dimissioni Cuffaro
locascio.francesco@...
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Il Governatore Salvatore Cuffaro, nonostante abbia ricevuto una condanna a 5 anni per favoreggiamento con interdizione dai pubblici uffici, non ha ritenuto di doversi dimettere dalla carica di Presidente della Regione Siciliana. Si è dichiarato idoneo a rappresentare l’intero popolo siciliano, in quanto eletto dalla maggioranza dei Siciliani.

 

Attraverso il  nostro quotidiano contatto diretto con le diverse fasce che compongono la società civile, abbiamo avuto la fondata percezione che le persone siano invece insofferenti a questo modo di fare politica orientato a favorire i pochi, e che si nasconde nei numeri del proprio elettorato per fuggire alle responsabilità politiche di una condanna per favoreggiamento.

 

Il popolo siciliano è fatto da gente onesta e per bene, al di là degli schieramenti politici, che mal tollera sistemi clientelari e che essendo giunto al colmo della sopportazione è pronto a manifestare la propria insoddisfazione e ad inviare un messaggio forte e chiaro all’intera classe politica. Il popolo siciliano vuole che la Cosa Pubblica sia amministrata unicamente nell’interesse dei cittadini, e che i diritti siano garantiti a tutti, al di là dei favori personali.

 

Un Presidente condannato a 5 anni per favoreggiamento con interdizione dai pubblici uffici non può essere credibile.

 

Ecco perché riteniamo doveroso essere tutti in piazza, per mostrare il vero volto del popolo siciliano.

 

 

SABATO 26 GENNAIO

PIAZZA POLITEAMA, ORE 16:00

 

il Comitato Addiopizzo aderisce al

CORTEO CITTADINO PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI CUFFARO

 

 

Vi invitiamo a partecipare numerosi, senza bandiere politiche, ed a stendere sin da oggi sui vostri balconi un lenzuolo con su scritto

“CUFFARO DIMETTITI”

 

 

 

 

“Se un intero popolo non cura la qualità del consenso e non si interessa di selezionare con rigore chi è deputato ad amministrare, nell’interesse di tutti, la cosa pubblica, allora è un popolo che, per bisogno, rinuncia alla propria dignità.”     (dalla lettera aperta pubblicata dal Comitato Addiopizzo prima della sentenza)  

 

 


#4963 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 23 Gen 2008 7:33 pm
Oggetto: Fw: WCC NEWS: Gaza: WCC calls for prayers & solidarity
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: WCC Media
Sent: Wednesday, January 23, 2008 3:25 PM
Subject: WCC NEWS: Gaza: WCC calls for prayers & solidarity

World Council of Churches - News Release
Contact: +41 22 791 6153 +41 79 507 6363 media@...


For immediate release - 23/01/2008 03:13:30 PM

WCC ASKS FOR PRAYERS, ADVOCACY AND SOLIDARITY WITH CHURCHES IN GAZA



In a statement issued yesterday, the heads of churches in Jerusalem and the Holy Land called on the international community and the state of Israel to end the current siege on the Gaza Strip which has caused most recently cuts in electricity and limited the shipments of medicine, fuel, food and other goods across the border.

The statement says the siege of Gaza has effectively imprisoned one and a half million people without proper food or medicine. The church leaders stress that "this is illegal collective punishment, an immoral act in violation of the basic human, natural as well as international laws. It cannot be tolerated anymore. The siege over Gaza should end now."

The statement urged Palestinians to unite in ending their differences for the sake of the people in Gaza and urged Israel to act responsibly.

In a letter issued today, the World Council of Churches (WCC) general secretary Rev. Dr Samuel Kobia called on the Council's 347 member churches around the world to pray for the end of the suffering in Gaza and speak out for the people in Gaza to their governments.

"Address your parishes, the public, your governments and the embassies", Kobia writes, "calling for an end to the siege, an end to their collective punishments and a negotiated ceasefire".

The letter urges churches to manifest solidarity with the churches in Palestine by supporting the work done by local churches on the ground and church-related agencies like Action by Churches Together. Kobia also suggests to send messages of support directly to the local churches.


Statement from the heads of churches in Jerusalem
http://www.oikoumene.org/?id=5519

WCC general secretary letter
http://www.oikoumene.org/index.php?id=5522


Additional information: Juan Michel,+41 22 791 6153 +41 79 507 6363 media@...

The World Council of Churches promotes Christian unity in faith, witness and service for a just and peaceful world. An ecumenical fellowship of churches founded in 1948, today the WCC brings together 347 Protestant, Orthodox, Anglican and other churches representing more than 560 million Christians in over 110 countries, and works cooperatively with the Roman Catholic Church. The WCC general secretary is Rev. Dr Samuel Kobia, from the Methodist Church in Kenya. Headquarters: Geneva, Switzerland.


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#4962 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 23 Gen 2008 7:33 pm
Oggetto: Fw: [AzioneDisarmoNucleare] I: Nell'agenda NATO la proposta shock:si'ad attacchi nucleari preventivi
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: "Lisa Clark" <lisa.clark@...>
To: <azione@...>
Cc: "Francesco Martone" <francesco.martone@...>
Sent: Wednesday, January 23, 2008 9:30 AM
Subject: Re: [AzioneDisarmoNucleare] I: Nell'agenda NATO la proposta
shock:si'ad attacchi nucleari preventivi


Sì, ho letto l'articolo ieri mattina. E l'ho inoltrato a Francesco Martone e
al gruppo europeo, anche perché (sempre ieri) invece avevamo avuto da
Germania e Norvegia la notizia che i ministri degli esteri di quei paesi
stanno lavorando ad una proposta politica dentro la NATO per rimettere al
centro la questione del disarmo nucleare. Quindi, sembra proprio che gli
apparati militari (o ex, visto che queste dichiarazioni sono di ex capi di
stato maggiore) stiano spingendo in direzione contraria a quella dei loro
governi.
In ogni caso, inquietante sebbene (purtroppo) non nuova: già all'assemblea
parlamentare NATO in Islanda si dicevano queste cose. E Francesco M. le
aveva ben riferite, anche nel suo messaggio al convegno di Milano del 24
novembre.

Lisa
----- Original Message -----
From: "Riccardo Troisi" <riccardotroisi@...>
To: <azione@...>
Sent: Wednesday, January 23, 2008 9:19 AM
Subject: [AzioneDisarmoNucleare] I: Nell'agenda NATO la proposta shock:
si'ad attacchi nucleari preventivi


Ne sapete nulla ??? Abbastanza inquietante ........





Pre-emptive nuclear strike a key option, Nato told
http://www.guardian.co.uk/nato/story/0,,2244782,00.html

Fanatismo politico e fondamentalismo religioso, terrorismo e criminalità
organizzata; proliferazione di armi di sterminio, cambiamenti climatici
e sicurezza dell'approvvigionamento energetico, migrazioni 'ambientali'
su scala massiccia, indebolimento degli stati nazionali. Tutti questi
fattori suggeriscono, secondo cinque ex capi di stato maggiore delle
forze armate di altrettanti Paesi alleati, una redifinizione della
dottrina militare della NATO. Che deve includere la possibilità di
attacchi nucleari preventivi per fermare l' "imminente" proliferazione
di armi di distruzione di massa.

Il documento è stato presentato in questi giorni al segretario generale
dell'Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, e al Pentagono. E
secondo quanto scrive il Guardian, sarà discusso al vertice Nato di
Bucarest il prossimo aprile.

A firmare la proposta per una nuova "grande strategia" da parte di Stati
Uniti, Unione europea, e Nato, sono gli ex strateghi di Gran Bretagna,
Francia, Olanda e Germania,i generali John Shalikashvili, Klaus Naumann,
Henk van den Breemen, l'ammiraglio Jacques Lanxade e Lord Inge, dopo
averne discusso con analisti, militari di alto grado in servizio e politici.

Il "primo colpo" nucleare è "uno strumento indispensabile" perche'
"semplicemente non vi è alcuna prospettiva realistica per un mondo
libero da armamenti nucleari". "Il rischio di una ulteriore
proliferazione è imminente e, con questo, il pericolo di conflitto
nucleare, anche se in ambito limitato, può attuarsi", si legge nel
documento di 150 pagine.

"Il primo uso di armi nucleari deve rimanere ai margini dell'escalation,
come ultimo strumento per prevenire l'impiego di armi di sterminio", si
legge inoltre. Fra le misure suggerite, la fine del consenso come
principio decisionale interno all'Alleanza, da sostituire con un voto a
maggioranza, e l'abolizione dei 'caveat' che consentono a ogni nazione
di ritagliarsi limiti operativi alla partecipazione a missioni
internazionali.





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http://unfuturosenzatomiche.org/mailman/listinfo/azione_unfuturosenzatomiche.org



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#4961 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 23 Gen 2008 7:29 pm
Oggetto: Ufficio Pastorale Migranti Arcidiocesi di Torino:"Io ho un nuovo amico, un sacerdote caldeo iracheno"
locascio.francesco@...
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“La terra dove la gente seppellisce i propri morti ed è obbligata a dimenticarli subito per fare posto nei propri ricordi a quelli che ancora ci saranno.

 

Questa frase, riadattata da una famosa canzone di Hassam Al-Rassam, descrive la ancora tragica situazione irachena. Una situazione comune a tutto il paese, ma che è particolarmente sentita dalla sua componente cristiana che, in quanto minoranza, vive ogni morte come un ennesimo tentativo di sradicarla dalla terra di Abramo dove ha avuto origine.

 

I tragici avvenimenti che in questi anni hanno colpito paesi e comunità nel mondo

hanno spostato l’attenzione dei mezzi di informazione dall’Iraq ma anche i recenti attentati che hanno avuto come obiettivo molti luoghi di culto cristiani (quattro a Baghdad, tre a Mosul e due a Kirkuk nel gennaio 2008) anche se pianificati accuratamente per non fare vittime, testimoniano come la vita degli iracheni cristiani sia ancora difficile e piena di pericoli.

 

Per questa ragione l’UFFICIO PASTORALE MIGRANTI dell’ARCIDIOCESI DI TORINO rilancia, per il QUINTO ANNO CONSECUTIVO il progetto

 

“Io ho un nuovo amico, un sacerdote caldeo iracheno”

 

volto a sostenere economicamente dieci giovani sacerdoti di Baghdad. Il progetto, gestito da Don Fredo Olivero, Direttore dell’UPM e dal sacerdote caldeo Padre Douglas Dawwod (Al Bazi) ha dato in questi anni non solo un sostegno economico a questi sacerdoti ma un altrettanto importante sostegno morale a testimonianza di un impegno che va oltre l’emergenza.

 

Per aiutare i sacerdoti caldei di Baghdad chiedi informazioni a:

 

Don Fredo Olivero

Ufficio Pastorale Migranti Arcidiocesi di Torino

Via Ceresole 42

 10155 Torino

011 2462443

f.olivero@...

 

o utilizza:

CCB 000000665206

ABI 03069 CAB 01125

CIN L    IBAN IT84 L030 6901 1250 0000 0665206

BIC TIT22085

 

c/o Intesa San Paolo

Ag. 85 di Torino

Causale: IRAQ


#4960 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mar 22 Gen 2008 2:04 pm
Oggetto: Re: "Solo il Parlamento decide sul Governo"
e.pey@...
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Ho sempre sostenuto il governo Prodi e anche ora, ma ingoiando il rospo pessimo della guerra proseguita in Afghanistan e della cessione servile della base Usa di Vicenza. Purtroppo le alternative sono peggiori, ma sul problema massimo della politica positiva di pace non posso approvare Prodi.
Enrico Peyretti, Torino
----- Original Message -----
Sent: Tuesday, January 22, 2008 1:55 PM
Subject: "Solo il Parlamento decide sul Governo"

Gentile ENRICO

 

sul sito di Incontriamoci  abbiamo pubblicato il discorso che oggi 22 gennaio il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha tenuto alla Camera dei Deputati.

 

Ci farebbe piacere ricevere un tuo commento.

 

A presto e passaparola!

 

Lo staff di Incontriamoci

 

http://www.incontriamoci.fabbricadelprogramma.it/

 

 


#4959 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 21 Gen 2008 9:09 am
Oggetto: Roma: Messa in rito caldeo per la Settimana dell'Unità dei Cristiani
locascio.francesco@...
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lunedì, gennaio 21, 2008

 

Roma: Messa in rito caldeo per la Settimana dell’Unità dei Cristiani

By Baghdadhope

L’inizio della settimana che la Chiesa dedica all’unità tra le sue diverse componenti è stato celebrato nella suggestiva cornice della cappella Mater Misericordia all’interno del Pontificio Collegio Urbano di Roma con una Santa Messa in rito caldeo. (Vedi foto post precedente)
A guidare la celebrazione sono stati Monsignor Philip Najim, Procuratore del Patriarcato di Babilonia dei Caldei presso la Santa Sede e Visitatore Apostolico in Europa, e Don Remigio Bellizio uno dei vice rettori del Collegio, coadiuvati, come è tradizione per il rito caldeo, da un diacono, Robert Said, e da suddiaconi che hanno accompagnato i diversi momenti della messa con i canti tipici dello stesso rito.
La presenza tra i cantori di suddiaconi appartenenti a diverse tradizioni delle chiese orientali presenti nei paesi arabi (caldei, ma anche siro cattolici e copti cattolici) e tra i fedeli di seminaristi di diverse nazionalità e tradizioni ha non solo rispecchiato la storia del
Pontificio Collegio Urbano "De Propaganda Fide" che nei secoli ha accolto e preparato alla missione evangelizzatrice migliaia di seminaristi, (tra cui ricordiamo l’attuale Patriarca della Chiesa Caldea, il Cardinale Mar Emmanuel III Delly, quello che l’ha preceduto, Mar Raphael I Bedaweed, Monsignor Shleimun Warduni, vescovo di Baghdad e Monsignor Sarhad Y. Jammo, vescovo dell’eparchia della California) ma ha soprattutto sottolineato l’importanza dell’unità dei cristiani in un mondo che appare sempre più secolarizzato e diviso.
Il rito, caratterizzato dall’uso dell’italiano ma soprattutto dell’aramaico, lingua liturgica ed ancestrale di molti cristiani originari del Medio Oriente, ha avuto momenti di sentita partecipazione specialmente quando, dopo la lettura del Vangelo, ha preso la parola Monsignor Najim che, come voce delle sofferenze degli iracheni cristiani, ha tracciato un excursus storico della Chiesa Caldea, quella che in Iraq accoglie il maggior numero di fedeli.
“Chiesa dei martiri” ecco la definizione usata da Monsignor Najim per descriverla. Martiri tuttora venerati da quella tradizione tra cui proprio la particolare occasione della Settimana dell’Unità dei Cristiani ha imposto di ricordare Yohanna Sulaka, l’abate del Monastero di Rabban Hormizd, nel nord dell’Iraq, che, dopo l’unione con Roma nel 1553 fu ucciso al suo ritorno in patria e che quindi viene definito “il primo martire dell’unità” e l’ultimo sacerdote che ha offerto la vita per la sua fede, Padre Ragheed Ghanni che il 3 giugno 2007 fu brutalmente ucciso insieme a tre suddiaconi, Basman Yousef Daoud, Ghasan Bidawid e Wahid Hanna, di fronte alla Chiesa del Santo Spirito di Mosul.
Una chiesa che, nonostante le difficoltà, è ben viva nel presente con i suoi sacerdoti, i suoi monaci, le sue suore, i suoi fedeli in patria ed in diaspora, non solo nel paesi limitrofi all’Iraq ma anche in altri continenti. Negli Stati Uniti dove le diocesi sono due, in Australia sede dell’ultima diocesi creata, ed in Europa dove si contano ben 20 tra chiese e missioni, e dove agli inizi del prossimo marzo verrà consacrata la prima chiesa interamente dedicata al rito caldeo in Germania. Una presenza viva, seppur sofferente, come lo stesso
Pontefice Benedetto XVI ha sottolineato lo scorso novembre in occasione della nomina del Patriarca di Babilonia dei Caldei, Sua Beatitudine Mar Emmanuel III Delly, a primo Cardinale della Chiesa Caldea e dell’Iraq.
Una chiesa per la quale Monsignor Najim ha auspicato un futuro di pace e convivenza in Iraq ed all’estero con tutte le altre confessioni cristiane e le diverse religioni.

Baghdadhope ha chiesto a Monsignor Najim un commento sull’avvenimento.
“E’ stato un momento di letizia, di comunione. Con parole semplici ma piene di calore Don Remigio Bellizio ha sottolineato come la mia stessa presenza in qualità di Procuratore Caldeo presso la Santa Sede fosse segno della profonda unità e comunione della Chiesa Caldea con quella cattolica universale. La bellezza della Chiesa è proprio in questo: la capacità di accogliere ed unire le sue diverse tradizioni ognuna delle quali è portatrice di valori di fede dai quali il Cristiano non può prescindere.
A questo proposito voglio ricordare le parole di Giovanni Paolo II che disse: “Non si può respirare come cristiani, direi di più, come cattolici, con un solo polmone; bisogna avere
due polmoni, cioè quello orientale e quello occidentale”.
L’unità dei cristiani è nostro dovere, ma anche riconoscimento delle nostre radici comuni. Se consideriamo le chiese presenti in Iraq esse sono le chiese di un solo popolo, con la stessa storia, liturgia, sofferenze e progressi. E’ per questa ragione che il dialogo, finalizzato all’unità, è di fondamentale importanza. Così ad esempio è quello tra la Chiesa Caldea e la Chiesa Assira d’Oriente che deve procedere in una forma non solo teologica ma soprattutto costruttiva, per il bene delle nostre popolazioni in patria ed all’estero e perché è proprio nell’unità che risiede la nostra forza."

 


#4958 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 21 Gen 2008 8:22 am
Oggetto: Fw: [Scuola di Pace] ordinazione presbiterale
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: "fra' Graziano Bruno" <fragrazianob@...>
Cc: <recipient list not shown:>
Sent: Sunday, January 20, 2008 4:05 PM
Subject: [Scuola di Pace] ordinazione presbiterale


con grande gioia vi annuncio la mia ordinazione sacerdotale. la celebrazione
sarà ad ispica il 29 marzo 2008 alle 16'30 nella basilica della ss.
annunziata.
un ricordo nella perghiera. pax graziano

#4957 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 18 Gen 2008 5:21 pm
Oggetto: TELEVIDEO: Mafia, talpe Dda: Cuffaro colpevole condannato a 5 anni di reclusione
locascio.francesco@...
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Mafia, talpe Dda: Cuffaro colpevole

17.49 Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, imputato di favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione di segreto d'ufficio nell'ambito del processo sulle talpe alla Dda di Palermo è stato dichiarato colpevole. Cuffaro è stato condannato a 5 anni di reclusione, senza aggravanti, dalla terza sezione del tribunale di Palermo. I giudici erano entrati in camera di consiglio mercoledì mattina.

ALLE 19 TUTTI A PIAZZA INDIPENDENZA PER CHIEDERE DIMISSIONI SUBITO


#4956 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 18 Gen 2008 5:19 pm
Oggetto: TELEVIDEO: Mafia, talpe Dda: Cuffaro colpevole condannato a 5 anni di reclusione
locascio.francesco@...
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Mafia, talpe Dda: Cuffaro colpevole

17.49 Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, imputato di favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione di segreto d'ufficio nell'ambito del processo sulle talpe alla Dda di Palermo è stato dichiarato colpevole. Cuffaro è stato condannato a 5 anni di reclusione, senza aggravanti, dalla terza sezione del tribunale di Palermo. I giudici erano entrati in camera di consiglio mercoledì mattina.

ALLE 19 TUTTI A PIAZZA INDIPENDENZA PER CHIEDERE DIMISSIONI SUBITO


#4955 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 17 Gen 2008 1:47 pm
Oggetto: Re: [pace] Re: [pace] Re: [pace] Re: [pace] CONTRO L'INTOLLERANZA per la libertà di parola per TUTTI: Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università "La Sapienza"
locascio.francesco@...
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Grazie a tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito
Francesco
 
----- Original Message -----
From: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
To: <pace@...>
Sent: Thursday, January 17, 2008 12:03 PM
Subject: [pace] Re: [pace] Re: [pace] Re: [pace] CONTRO L'INTOLLERANZA per la libertà di parola per TUTTI: Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università "La Sapienza"

 

Inquietudine per la verità

    Il mancato discorso del papa all'Università (testo allegato) mi sembra - se lo si legge con la dovuta attenzione - bello, grande, intelligente, importante, tale che onora l'Università, al di là di molte squallide vicende politicoidi.

    Pone l'unica questione seria: la questione della verità. Non dice affatto: io vi do la verità. Tanto meno comanda di accettarla. Dice che lui riconosce in Cristo la maggiore verità: è la sua persuasione e missione, senza la quale non sarebbe lui, in quel ruolo.

    Potrebbe semmai aprire di più lo sguardo, nella pluralità e pluralismo odierni delle culture e religioni, alla pluralità delle vie verso la verità vitale. Ma pone all'Università, secondo i modi ad essa propri, la questione della verità, sollecita la "sensibilità per la verità".

    Senza questa sensibilità e questione, gli interessi, l'utilità, e perciò il potere e il dominio, fino alla violenza, diventano il criterio ultimo del conoscere e dell'agire. Porre così la questione della verità, è un forte benefico atto di umanesimo storico e, in senso alto, politico. La questione della verità è la stessa questione della ragione e della vita buona, cioè della nostra umanità.

    Anche Gandhi, la Grande Anima del violento 20° secolo - ucciso in questi giorni, 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, da un fanatico della sua stessa religione - basava la nonviolenza, la liberazione dalla violenza, sulla verità, sulla "forza della verità" (Satyagraha), intesa in modo apertissimo, tutto all'opposto di qualunque modo integralista e unico.

    Sono uno di quei cattolici che hanno avuto buon motivo per criticare decisamente, con molta preoccupazione, vari atti e parole di questo papa, e molti aspetti del suo modo di esercitare la funzione che ha. Ma di questo discorso sono sinceramente contento e grato, ammirato. E' un discorso serio, convinto, assertivo, ma anche aperto, umile, realistico. Il modo giusto sia di accettarlo, sia di discuterlo (perché nessuna parola è indiscutibile), è accogliere, da qualunque punto di vista, la questione che pone, la questione della inesauribile sete di verità, che costituisce l'essenza della nostra umanità. 
    Mi piace fare queste citazioni:

    «La verità ci rende buoni, e la bontà è vera» (nel 9° paragrafo).

    Nell'Università medievale, il compito delle facoltà di filosofia e teolgia era di «essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l'uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse [filosofia e teologia] corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda - in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta» (13° e 14° paragrafo).

    «Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre più un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi» (17° paragrafo).

    Enrico Peyretti, 17 gennaio 2008, ore 10

 

Il papa all'università
>
> Inquietudine per la verità
>    Il mancato discorso del papa all'Università mi sembra - se lo si legge
> con la dovuta attenzione - bello, grande, intelligente, importante, tale che
> onora l'Università, al di là di molte squallide vicende politicoidi.
>
>    Pone l'unica questione seria: la questione della verità. Non dice
> affatto: io vi do la verità. Tanto meno comanda di accettarla. Dice che lui
> riconosce in Cristo la maggiore verità: è la sua persuasione e missione,
> senza la quale non sarebbe lui, in quel ruolo.
>
>    Potrebbe semmai aprire di più lo sguardo, nella pluralità e pluralismo
> odierni delle culture e religioni, alla pluralità delle vie verso la verità
> vitale. Ma pone all'Università, secondo i modi ad essa propri, la questione
> della verità, sollecita la "sensibilità per la verità".
>
>    Senza questa sensibilità e questione, gli interessi, l'utilità, e perciò
> il potere e il dominio, fino alla violenza, diventano il criterio ultimo del
> conoscere e dell'agire. Porre così la questione della verità, è un forte
> benefico atto di umanesimo storico e, in senso alto, politico. La questione
> della verità è la stessa questione della ragione e della vita buona, cioè
> della nostra umanità.
>
>    Anche Gandhi, la Grande Anima del violento 20° secolo - ucciso in questi
> giorni, 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, da un fanatico della sua stessa
> religione - basava la nonviolenza, la liberazione dalla violenza, sulla
> verità, sulla "forza della verità" (Satyagraha), intesa in modo apertissimo,
> tutto all'opposto di qualunque modo integralista e unico.
>
>    Sono uno di quei cattolici che hanno avuto buon motivo per criticare
> decisamente, con molta preoccupazione, vari atti e parole di questo papa, e
> molti aspetti del suo modo di esercitare la funzione che ha. Ma di questo
> discorso sono sinceramente contento e grato, ammirato. E' un discorso serio,
> convinto, assertivo, ma anche aperto, umile, realistico. Il modo giusto sia
> di accettarlo, sia di discuterlo (perché nessuna parola è indiscutibile), è
> accogliere, da qualunque punto di vista, la questione che pone, la questione
> della inesauribile sete di verità, che costituisce l'essenza della nostra
> umanità.
>    Mi piace fare queste citazioni:
>
>    «La verità ci rende buoni, e la bontà è vera» (nel 9° paragrafo).
>
>    Nell'Università medievale, il compito delle facoltà di filosofia e
> teolgia era di «essere custodi della sensibilità per la verità, non
> permettere che l'uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come
> possono esse [filosofia e teologia] corrispondere a questo compito? Questa è
> una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai
> posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso
> offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in
> cammino con questa domanda - in cammino con i grandi che lungo tutta la
> storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro
> inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni
> singola risposta» (13° e 14° paragrafo).
>
>    «Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere
> sempre più un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la
> pressione del potere e degli interessi» (17° paragrafo).
>
>    Enrico Peyretti, 17 gennaio 2008, ore 10
>
>
>
> ----- Original Message -----
> From: "Davide Bertok" <
davide@...>
> To: <
pace@...>
> Sent: Thursday, January 17, 2008 11:41 AM
> Subject: [pace] Re: [pace] Re: [pace] CONTRO L'INTOLLERANZA per la libertà
> di parola per TUTTI: Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università "La
> Sapienza"
>
>
>> Enrico Peyretti ha scritto:
>> > Allego un mio commento.
>> > Enrico Peyretti
>> Enrico, non allegarlo, inserisci semplicemente il testo nel corpo del
>> messaggio.
>>
>> Ciao,
>> Davide
>>
>> --
>> Mailing list Pace dell'associazione PeaceLink.
>> Per ISCRIZIONI/CANCELLAZIONI:
http://www.peacelink.it/mailing_admin.html
>> Archivio messaggi: http://lists.peacelink.it/pace
>> Area tematica collegata: http://italy.peacelink.org/pace
>> Si sottintende l'accettazione della Policy Generale:
>>
http://web.peacelink.it/policy.html
>>
>>
>
> --
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> Per ISCRIZIONI/CANCELLAZIONI:
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> Archivio messaggi: http://lists.peacelink.it/pace
> Area tematica collegata: http://italy.peacelink.org/pace
> Si sottintende l'accettazione della Policy Generale:
>
http://web.peacelink.it/policy.html
>

#4954 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Gio 17 Gen 2008 9:44 am
Oggetto: Re: [pace] CONTRO L'INTOLLERANZA per la libertà di parola per TUTTI: Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università "La Sapienza"
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Enrico Peyretti
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Sent: Thursday, January 17, 2008 7:58 AM
Subject: [pace] CONTRO L'INTOLLERANZA per la libertà di parola per TUTTI: Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università "La Sapienza"

Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università “La Sapienza”

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 16 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell’allocuzione che Benedetto XVI avrebbe pronunciato nel corso della visita all’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, prevista per giovedì 17 gennaio e in seguito annullata.


Magnifico Rettore,
Autorità politiche e civili,
Illustri docenti e personale tecnico amministrativo,
cari giovani studenti!

È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della "Sapienza - Università di Roma" in occasione della inaugurazione dell’anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l’istituzione era alle dirette dipendenze dell’Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo. Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l’impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l’Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell’accoglienza e dell’organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un "nuovo umanesimo per il terzo millennio".

Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda: Che cosa può e deve dire un Papa in un’occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell’università "Sapienza", l’antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la "Sapienza" era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere.

Ritorno alla mia domanda di partenza: Che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: Qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: Qual è la natura e la missione dell’università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica. La parola "vescovo"–episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a "sorvegliante", già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente. Il Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata: Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che sia – vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme dell’umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità.

Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: Che cosa è la ragione? Come può un’affermazione – soprattutto una norma morale – dimostrarsi "ragionevole"? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione "pubblica", vede tuttavia nella loro ragione "non pubblica" almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee.

Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica.

Ma ora ci si deve chiedere: E che cosa è l’università? Qual è il suo compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Penso ad esempio – per menzionare soltanto un testo – alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: "Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti … Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?" (6 b – c). In questa domanda apparentemente poco devota – che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino – i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d’uscita da desideri non appagati; l’hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore. Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università.

È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.

Nella teologia medievale c’è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire – una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di fatto l’università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come "arte" che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell’universitas significava chiaramente che era collocata nell’ambito della razionalità, che l’arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all’ambito della magia. Guarire è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista. Ma qui emerge subito la domanda: Come s’individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all’essere buono dell’uomo? A questo punto s’impone un salto nel presente: è la questione del come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell’uomo. È la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell’opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell’umanità. Jürgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa "forma ragionevole" egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione sensibile alla verità" (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico "processo di argomentazione" sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico.

Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: Che cos’è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla "ragione pubblica", come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: Che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d’interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Torniamo così alla struttura dell’università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c’erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda – in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta.

Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall’altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. È merito storico di san Tommaso d’Aquino – di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico – di aver messo in luce l’autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s’interroga in base alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede è il "sì" alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell’università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta "Facoltà degli artisti", fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull’avvincente confronto che ne derivò. Io direi che l’idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza separazione". "Senza confusione" vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al "senza confusione" vige anche il "senza separazione": la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino. Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una "comprehensive religious doctrine" nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi.

Ebbene, finora ho solo parlato dell’università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell’università e del suo compito. Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, e di questo possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.

Con ciò ritorno al punto di partenza. Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.

Dal Vaticano, 17 gennaio 2008

BENEDICTUS XVI

 

#4953 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 17 Gen 2008 6:58 am
Oggetto: CONTRO L'INTOLLERANZA per la libertà di parola per TUTTI: Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università "La Sapienza"
locascio.francesco@...
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Allocuzione del Papa per l'incontro all'Università “La Sapienza”

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 16 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell’allocuzione che Benedetto XVI avrebbe pronunciato nel corso della visita all’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, prevista per giovedì 17 gennaio e in seguito annullata.


Magnifico Rettore,
Autorità politiche e civili,
Illustri docenti e personale tecnico amministrativo,
cari giovani studenti!

È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della "Sapienza - Università di Roma" in occasione della inaugurazione dell’anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l’istituzione era alle dirette dipendenze dell’Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo. Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l’impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l’Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell’accoglienza e dell’organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un "nuovo umanesimo per il terzo millennio".

Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda: Che cosa può e deve dire un Papa in un’occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell’università "Sapienza", l’antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la "Sapienza" era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere.

Ritorno alla mia domanda di partenza: Che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: Qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: Qual è la natura e la missione dell’università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica. La parola "vescovo"–episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a "sorvegliante", già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente. Il Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata: Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che sia – vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme dell’umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità.

Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: Che cosa è la ragione? Come può un’affermazione – soprattutto una norma morale – dimostrarsi "ragionevole"? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione "pubblica", vede tuttavia nella loro ragione "non pubblica" almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee.

Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica.

Ma ora ci si deve chiedere: E che cosa è l’università? Qual è il suo compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Penso ad esempio – per menzionare soltanto un testo – alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: "Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti … Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?" (6 b – c). In questa domanda apparentemente poco devota – che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino – i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d’uscita da desideri non appagati; l’hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore. Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università.

È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.

Nella teologia medievale c’è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire – una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di fatto l’università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come "arte" che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell’universitas significava chiaramente che era collocata nell’ambito della razionalità, che l’arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all’ambito della magia. Guarire è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista. Ma qui emerge subito la domanda: Come s’individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all’essere buono dell’uomo? A questo punto s’impone un salto nel presente: è la questione del come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell’uomo. È la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell’opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell’umanità. Jürgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa "forma ragionevole" egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione sensibile alla verità" (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico "processo di argomentazione" sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico.

Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: Che cos’è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla "ragione pubblica", come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: Che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d’interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Torniamo così alla struttura dell’università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c’erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda – in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta.

Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall’altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. È merito storico di san Tommaso d’Aquino – di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico – di aver messo in luce l’autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s’interroga in base alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede è il "sì" alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell’università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta "Facoltà degli artisti", fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull’avvincente confronto che ne derivò. Io direi che l’idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza separazione". "Senza confusione" vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al "senza confusione" vige anche il "senza separazione": la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino. Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una "comprehensive religious doctrine" nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi.

Ebbene, finora ho solo parlato dell’università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell’università e del suo compito. Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, e di questo possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.

Con ciò ritorno al punto di partenza. Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.

Dal Vaticano, 17 gennaio 2008

BENEDICTUS XVI

 

#4952 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Mar 15 Gen 2008 7:57 am
Oggetto: una posizione discutibile che va rispettata
e.pey@...
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Caro Peppe Sini,

non occorre che ti ripeta la stima e la gratitudine per il grande lavoro che fai da tanti anni per la cultura e l’informazione di pace nonviolenta.

    Occorre invece che ti ripeta ancora una volta che non accetto passivamente la tua ennesima correzione di tono magisteriale, oggi 15 gennaio (in “Notizie minime della nonviolenza in cammino”, in http://lists.peacelink.it/nonviolenza ; nbawac@... ), alla frase finale della mia dichiarazione (che tu hai pubblicato col solito generoso elogio per la mia persona) sui motivi per cui mi sono nuovamente abbonato ad Azione Nonviolenta.

    In quella frase che tu giudichi «ambigua», dicevo che «la politica (...), oggi, anche nelle sue parti più accettabili, si rassegna a giustificare azioni di guerra, perché non ha una concezione positiva e nonviolenta della pace». È chiaro che non accetto quella giustificazione, ma constato che, nonostante ciò, ci sono parti del quadro politico più accettabili di altre.

La mia opinione, fino dal 2006, è che fanno bene i parlamentari che rifiutano di far cadere il governo Prodi, nonostante il proseguimento della partecipazione alla guerra in Afghanistan, partecipazione che essi non giustificano (e nemmeno io).

La ragione – come sai bene – è che l’effetto politico complessivo, col probabile ritorno della destra al governo, sarebbe assai peggiore, sia sul piano della pace ricercata, sia su quasi tutti gli altri piani di valore della politica. Questa valutazione sofferta è moralmente responsabile e perciò va rispettata.

Penso che l’atteggiamento alla «fiat iustitia, pereat mundus» non sia giusto, perché astratto e irresponsabile. Se perisce il mondo – in questo caso, soltanto l’equilibrio politico meno peggiore possibile – non c’è alcuna giustizia.

Quella mia opinione, che è pure di molti sinceri amanti e cercatori della pace nonviolenta, è da te nuovamente condannata nei termini più duri e moralmente squalificanti.

    Davanti ai compagni impegnati come noi per la pace nonviolenta, ti chiedo – anche pubblicando questa mia - il rispetto dovuto ad una posizione discutibile, che può anche essere sbagliata, ma non è criminale e non è un tradimento della causa della pace nonviolenta, come tu più volte l’hai voluta fare apparire.

Con franchezza e amicizia

Enrico Peyretti, 15 gennaio 2008

 


#4951 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Ven 11 Gen 2008 2:13 pm
Oggetto: una mia sintesi del libro su badsah khan, du easwaran
e.pey@...
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Per il 20° della morte, avvenuta il 20 gennaio 1988, sta crescendo l'attenzione a questa bella grande figura di nonviolento musulmano.
Metto a disposizione anche una mia sintesi del libro più accessibile sulla sua vita e opera.
Enrico Peyretti

#4950 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 11 Gen 2008 1:25 pm
Oggetto: Fw: "BELICE 68 Terre in moto" documentario su RAI 2
locascio.francesco@...
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Carissimi amici,

 

ricevo dai registi Salvo Cuccia e Antonio Bellia

 

un invito alla visione:

Lunedì 14 gennaio su RAI 2 in seconda serata (23.40 circa)

per 'La storia siamo noi' di Giovanni Minoli
verrà trasmesso il documentario
'Belice 68, terre in moto' 
regia di
scritto e prodotto da Eleonora Cordaro e Davide Ficarra
produzione Abra&Cadabra
in collaborazione con Demetra Produzioni 
per
RAI Educational e Regione Siciliana

'Belice 68. Terre in moto'. Il Belice oggi, lo sviluppo e le trasformazioni avvenute a partire dal terremoto accaduto all’inizio del 1968, l’anno per eccellenza di altri “terremoti” sociali e politici, della contestazione giovanile e delle lotte operaie e studentesche. Un terremoto quello della valle del Belice che rappresenta un punto di frattura tra una società arcaica e contadina e un “mondo nuovo”, diverso e complesso, in cui allo stesso tempo continueranno a convivere convenzioni e modalità di vita del “mondo precedente”. Questo mondo nuovo è fatto di ricostruzioni di interi centri urbani che vengono spostati in alcuni casi a valle dei centri originari o addirittura ricostruiti a distanza di chilometri, con un assetto urbanistico totalmente diverso e con una concezione degli spazi fino a quel momento inconcepibili per le popolazioni locali. E le battaglie politiche e civili che si susseguono.

Nel nostro racconto i personaggi chiave di queste vicende sono principalmente tre: Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina negli anni successivi al terremoto e in seguito senatore della Repubblica; Danilo Dolci, il sociologo triestino, per il suo impegno sul fronte umanitario; Diego Planeta, figura emblematica che appartiene alla nostra contemporaneità come imprenditore illuminato.

Salvo Cuccia via Catania 17 90141 Palermo, Italy +393498376817

 

 

Amico Dolci

Via Gen. C.A. Dalla Chiesa, 8

90040 Isola delle Femmine (PA)

 

Cellulari:  (0039)

328 - 94 15 105

380 - 79 33 253

 

 

amicodolci@...

centrodanilodolci@...

www.danilodolci.it

 


#4949 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 10 Gen 2008 8:07 pm
Oggetto: Fw: [CSSR-PAS NEWS] 2008/02
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
Sent: Thursday, January 10, 2008 3:32 PM
Subject: [CSSR-PAS NEWS] 2008/02


Newsletter del Centro Studi Sereno Regis

N. 2008/02 - giovedì 10/01/2008



Primo piano

  • IL LABORATORIO DELLA NONVIOLENZA 2008 - A scuola di conflitti
    Un percorso che permette di sperimentare, in prima persona, come IL CORPO (livello comportamentale), IL CUORE (livello sentimentale) e LA TESTA (livello razionale) interagendo determinino il nostro modo di affrontare i conflitti.
    Partiremo dal costruire un contesto, un CLIMA, in cui sia PIACEVOLE STARE INSIEME E COOPERARE perché questo normalmente aiuta la trasformazione costruttiva dei conflitti. Scadenza iscrizioni: 15 gennaio 2008
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=785

  • Un'automobile macchiata di sangue
    Diffondiamo il comunicato stampa del National Alliance of People's Movements al quale aderiamo come coordinamento italiano sulle conguenze dell'accordo TATA-FIAT (Centro Studi Sereno Regis, FIM-CISL Torino, FIOM-CGIL Torino, Yatra, ISCOS Piemonte e altri) relativo al lancio a New Delhi della "One Lakh Car" targata Tatamotors, grazie alla quale in India decine di milioni di persone sono vittime di violenza privata e pubblica nella resistenza all'esproprio di  terre e delle risorse base per la loro sopravvivenza.
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=816




Prossimi appuntamenti

  • Portable Art - Portable Peace Exhibit - Concorso regionale di arti visive
    Esposizione delle opere selezionate in Valle d'Aosta
    1 gennaio - 21 gennaio 2008
    Espace Populaire
    via J. C. Mochet, 7 - AOSTA

    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=804


  • A FORCE MORE POWERFUL, A CENTURY OF NONVIOLENT CONFLICT
    Primo appuntamento: STATI UNITI: NASHVILLE NOI ERAVAMO I GUERRIERI, 1970 – SEGREGAZIONE
    giovedì 10 gennaio 2008 - h 17.30/19.30
    Secondo appuntamento: DANIMARCA: VIVERE CON IL NEMICO, 1940 OCCUPAZIONE NAZISTA
    giovedì 17 gennaio 2008 - h 17.30/19.30
    Sala del Consiglio Circoscrizionale
    via Stradella 192 - Torino

    A gennaio 2008 quattro appuntamenti (dopo il 10, gli altri tre incontri sono il 17, il 24 e il 31, stesso luogo e orario) con storie di lotte nonviolente che sono state condotte con successo nel 20° secolo da persone comuni contro dittature, leggi oppressive e ingiuste. La dimostrazione che il potere della nonviolenza ha permesso di produrre dei cambiamenti nella storia che si sono spinti ben al di là di quanto si sarebbe potuto sperare di ottenere con l'uso delle armi e della violenza. A cura del Gruppo di Educazione alla Pace Marilena Cardone del Centro Studi Sereno Regis, in collaborazione con il Centro per la promozione della Pace, Diritti dei Cittadini e superamento dell’handicap della Circoscrizione 5

  • Presentazione del libro Osteria Calcutta di Marina Valente (Ed. Sensibili alle foglie)
    giovedì 10 gennaio 2008 – h 18
    Sala Gandhi – Centro Studi Sereno Regis - Via Garibaldi, 13 - Torino
    Il libro racconta le vicende di un’Associazione di Promozione Sociale laica, libertaria e autogestita che  ha operato all’interno di uno slum di Calcutta con caratteristiche e secondo modalità inconsuete rispetto a quelle del volontariato tradizionale. Le difficoltà, i successi,  il drammatico impatto con la mafia  e gli altri poteri forti  locali.
    Con l’autrice, Laura Operti e Nanni Salio – Centro Studi Sereno Regis
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=798

  • Molte Indie: globalizzazione oltre le caste, classi sociali emergenti e movimenti per i diritti umani
    Incontro con Tarun J. Tejpal

    venerdì 18 gennaio – h 20,30
    Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà
    Palazzo dei Quartieri Militari - Corso Valdocco 4/A - 10122 Torino

    Tarun j. Tejpal, presente a Torino all'incontro organizzato dal Premio Grinzane Cavour, su nostro invito si è dichiarato disponibile a raccontarci sul suo lavoro e su ciò che sta avvenendo nell'India contemporanea.
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=817

  • Proiezione del documentario A FORZA DI ESSERE VENTO
    venerdì 1 febbraio 2008 - h 18,00
    Sala Gandhi - Centro Studi Sereno Regis
    Via Garibaldi, 13 - Torino

    Il cuore rallenta la testa cammina/ in quel pozzo di piscio e cemento/ a quel campo strappato dal vento/ a forza di essere vento (Fabrizio  De André) per non dimenticare lo sterminio dei rom
    Seguirà dibattito con
    Marco Revelli
    Angela Dogliotti Marasso
    Rappresentanti delle comunità Rom e Sinte

    Il dvd A FORZA DI ESSERE VENTO è stato realizzato e distribuito da "A rivista anarchica"
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=813

  • Un Gandhi musulmano nella lotta nonviolenta di liberazione dell'India
    mercoledì 13 febbraio 2007 - h 18

    Sala Gandhi - Centro Studi Sereno Regis
    Via Garibaldi, 13 - Torino
    Il 20 gennaio 2008 sono venti anni dalla morte di un singolare protagonista della nonviolenza, Abdul Ghaffar Khan, detto Badshah Khan, il “re dei khan” (1890-1988), leader che guidò una popolazione guerriera e feroce come i pathan, ovvero pashtun, della Frontiera indiana (oggi tra Pakistan e Afghanistan), musulmani,  e li condusse ad adottare la nonviolenza contro le repressioni molto violente del dominio inglese.
    Ne parliamo con Lorenzo Armando ed Enrico Peyretti


  • Legge di iniziativa popolare - Liberare l’Italia dalle armi nucleari
    Art. 1 - Obiettivi e finalità
    1. Il territorio della Repubblica Italiana, ivi compresi lo spazio aereo, il sottosuolo e le acque territoriali, è ufficialmente dichiarato “zona libera da armi nucleari”.
    2. Il transito e il deposito, anche temporaneo, di armi nucleari, di parti di armi nucleari e di mezzi a propulsione nucleare non è ammesso in nessuna circostanza sul territorio della Repubblica, così come individuato al comma 1.
    3. Il Governo provvede ad adottare tutte le misure necessarie, sia a livello nazionale che internazionale, per assicurare la piena applicazione del presente articolo entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
    Art. 2 - Entrata in vigore
    1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Della Repubblica.
    A Torino puoi firmare:
    • presso il Centro Studi Sereno Regis, in via Garibaldi 13:  tutti i martedì e giovedì dalle 12 alle 15 e il mercoledì dalle 12 alle 20
    Il comitato promotore torinese (Cantieri di Pace, Mir-Mn, Mondo Senza Guerre, Pax-Christi) ha sede presso il MIR-MN, Via Garibaldi 13 - Torino - tel. 011549005 - email mir-mn@...
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=704
    http://unfuturosenzatomicheto.splinder.com/



Segnalazioni

  • Educare alla cooperazione e alla gestione nonviolenta dei conflitti nei servizi socio-educativi
    Il progetto vuole sviluppare competenze professionali, rispetto alla gestione del gruppo e dei conflitti, in quanti operano o desiderano operare nelle aree dell’educazione e della formazione in contesti diversificati: scuola, associazioni, volontariato, servizi per il tempo libero, formazione.
    Il progetto è costituito da due corsi:
    – «Saper gestire i gruppi in modo cooperativo»
    – «La gestione nonviolenta dei conflitti»
    A cura di Società Progetto Formazione S.c.r.l.
    Località Autoporto 14/U - Pollein (Ao)
    Hanno aderito al progetto
    CEM Mondialità - Centro di Educazione alla mondialità
    Centro Studi Sereno Regis di Torino
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=810



  • PONTE DI NOTE
    La musica non è un privilegio: è un diritto di tutti. Per garantire questo diritto Ramzi Aburedwan, musicista palestinese, nato ventotto anni fa in un campo profughi alla periferia di Ramallah, ha deciso di aprire, nel 2005, una scuola di musica nel centro storico della città  e di portare lo studio della viola, del violino, della chitarra, della fisarmonica, nei campi profughi e nei centri urbani dei Territori Occupati.
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=814

  • “LE RELAZIONI, come fonte di ricchezza”
    Una buona relazione, nasce da una sana autonomia come capacità di vivere e di adattarsi al qui ed ora. Spesso confondiamo l’autonomia con la separazione, o subentra lo stato di dipendenza. In entrambi i casi, viviamo alienati da noi stessi e dagli altri. Autonomia, significa avere conquistato quella percezione e sicurezza di sé, che permette di realizzare un vero incontro, nel quale ognuno si fa carico dei propri bisogni e non li scarica sull’altro, in questo modo ci si arricchisce vicendevolmente e si può cambiare. A cura di RIO ABIERTO
    Gypsy Musical Academy in v. Pagliani 25 (p.za Carducci) Torino
    sabato 12 Gennaio 2008 - dalle ore 15.30 alle 19.30
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=811


  • LA FACILITAZIONE DELLA COMUNICAZIONE - L’esercizio nonviolento del potere in contesti di gruppo
    Seminario di formazione alla Nonviolenza
    Casa per la Pace - Firenze
    12- 13 gennaio 2008
    Quante volte, in contesti di gruppo quali riunioni, assemblee, consigli di classe, ci sentiamo frustrati per l’inconcludenza dell’incontro, o rattristati per non esser stati ascoltati.
    Questo seminario, condotto con metodologie partecipative, vuole invitare al protagonismo e allenare alle competenza assertive così come a quelle dell’ascolto. Particolare attenzione sarà dedicata alla competenza di facilitare riunioni in cui si cerchi un equilibrio tra obbiettivi del gruppo ed esigenze dei singoli.
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=784



  • 100mila PASSI PER LA MONTAGNA E LE SORGENTI - a piedi da Schievenin/col del Roro a Venezia
     sabato 19 e domenica 20 gennaio 2008
    "Centomila passi in difesa della montagna e delle sorgenti", è una marcia da Schievenin (Bl) a Venezia il 19 e il 20 gennaio. Una marcia di 80 km per portare le istanze del Comitato dritte a Venezia, per bloccare il progetto della miniera di Schievenin che minaccia la Valle ma anche la nota sorgente preziosa per tutti. Da Schievenin, infatti, proviene l'acqua che si beve in buona parte della Pedemontana. Sarà una marcia a staffetta che coinvolgerà persone e comitati di tutto il Veneto.
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=812

  • Il Mahatma letto da quattro angolature diverse
    IL FUTURO DI GANDHI a sessant'anni dalla scomparsa (30 gennaio 1948)
    Il Centro per la Pace del Comune di Bolzano apre una riflessione interculturale sulla lezione di uno dei personaggi simbolo del nostro tempo.
    Mercoledì 30 gennaio 2008 - h 20.30
    Sala di Rappresentanza del Comune
    Vicolo Gumer, 7 - BOLZANO
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=815
    
  • Laboratorio "Lo specchio del desiderio"
    1, 2 e 3 Febbraio 2008
    Matera
    A cura di "Livres como o vento", laboratorio "Lo specchio del desiderio", attraverso l'esplorazione di alcuni fra gli strumenti principali del TdO (giochesercizi, teatro ­immagine, esercizi di improvvisazione e teatralità, teatro ­forum). Il luogo dello stage verrà comunicato all'atto dell'iscrizione; per i partecipanti è prevista possibilità di alloggio. La durata dello stage è di 20 ore.
    http://www.livres.it
    http://tdo-matera-feb2008.pbwiki.com/
    
  • PERCORSO FORMATIVO IN GESTIONE DEI CONFLITTI E FACILITAZIONE ALLA CONVIVENZA
    a cura della Società Italiana di Scienze Psico-sociali per la Pace
    Il percorso formativo è rivolto a tutti coloro che abbiano interesse ad approfondire le proprie conoscenze e competenze sociorelazionali, con particolare riferimento alla sperimentazione di pratiche di facilitazione della convivenza.
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=788


Riflessioni
  • C'era silenzio... ma come, con/in ottomila persone???? Ottomila bocche cucite. Ottomila a mani giunte.
    di Cinzia Picchioni
        E così sono in fila per entrare al Palasharp, a Milano, il giorno di Sant'Ambrogio, che è il patrono della città (e quindi per i milanesi è festa). Per me è festa perché sono riuscita ad iscrivermi ai tre giorni (a settembre!!!) di insegnamenti del Dalai Lama, perché potrò starmene tranquillamente qui, ospite di mia sorella, quindi del tutto rilassata. (continua)
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=819


  • 1989 e dintorni
    di Nanni Salio
    Che cosa è successo nel 1989 e perché?
    Questa è la domanda che si è posto Johan Galtung in un importante articolo al quale faremo ampio riferimento (Eastern Europe Fall 1989. What Happened and Why". Reasearch in Social Movements, Conflicts and Change, XIV, 1992, pagg.75-97). Ma prima di presentare la sua analisi, passeremo rapidamente in rassegna le principali interpretazioni proposte da vari autori... (continua)
    http://www.cssr-pas.org/notizia.php?id_notizia=818


Libri - Segnalazioni e recensioni

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#4948 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 9 Gen 2008 5:49 pm
Oggetto: Fw: [Scuola di Pace] proposta di ritiri mensili a Baida per Scuola di Pace promossa da MIR e JPIC-ofm (BOZZA)
locascio.francesco@...
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sono gradite,osservazioni,
pareri, integrazioni,
emendamenti, critiche,
proposte....
 
proposta di ritiri domnicali mensili
a Baida per Scuola di Pace
promossa da MIR e JPIC-ofm
 
27 gennaio
Gandhi e la nonviolenza della forza dell'anima
pluralismo, fodamentalismo e nonviolenza attiva:
l'incontro di San Francesco con il Sultano
24 febbraio
 la fedele nonviolenza di Gesù
La conversione di San Francesco
violenza e nonviolenza di genere
S.Chiara e una comunità
senza distinzione di classe o di ricchezza
s.chiara
30 marzo
 il rispetto della terra ela spiritualità della nonviolenza
S.Francesco ed il lupo di Gubbio
nonviolenza e trasformazione sociale
nonviolenza attiva e giustizia rigenernte in Francesco
20 Aprile
il cambiamento sociale nonviolento in azione
 ML King e il movimento per i diritti civili
azioni quotidiane per coltivare la nonviolenza francescana:
il decalogo per una spiritualità della noniolenza francescana
18 maggio
Sperimentare la nonviolenza: creare un attività nonviolenta
processi di riconciliazione:il vescovo ed il podestà
Creare le comunità della nonviolenza
S.Chiara e una comunità
senza distinzione di classe o di ricchezza
 
 
per il pranzo sarà previsto pranzo a sacco
o cucina etnica (Tamil, Nigeriana,Tunisina, Rumena,Filippina)

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 Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a ScuoladiPace@googlegroups.com
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#4947 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 9 Gen 2008 9:34 am
Oggetto: Cosa viene bruciato nei cementifici? inchiesta di radio Base popolare network di Venezia
locascio.francesco@...
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Cosa viene bruciato nei cementifici? inchiesta di radio Base
09-01-08


L'8 e il 9 gennaio dalle 8,30 alle 9,00 Radio Base popolare network di Venezia  ha trasmesso  alcune interviste realizzate sul problema dei cementifici e il business che li interessa oltre che i danni alla salute. Sono stati intervistati Francesco Locascio Rete Lilliput di Isola  delle Femmine (PA), Massimo Fundarò deputato alla Camera per i Verdi, Francesco Miazzi consigliere comunale del Verdi Lista Girasole di Monselice (PD), il dott. Leandro Belluco.
Ascolta la trasmissione                                                           (vai al sito Rete lilliput Isola delle Femmine)
intervista a F.Miazzi (Monselice - PD)  (file mp3)
intervista a F.Lo Cascio (Isola d.F- PA) On. M. Fundarò (Verdi) dott.L.Bellucco) (file mp3)


a cura di: Liliana Boranga
 
--------------------

#4946 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Lun 7 Gen 2008 9:22 pm
Oggetto: articolo di raniero La Valle per Rocca
e.pey@...
Invia email Invia email
 

Resistenza e pace

IL DIO DIVISO

di Raniero La Valle

Articolo della rubrica “Resistenza e pace” in prossima uscita su Rocca (rocca@... )

 

Il 2007, anno di strazi, di occupazioni militari, di guerre civili e di violenze di ogni tipo, non poteva finire nel modo più appropriato che con l’assassinio di Benazir Bhutto, simbolo di tutto ciò che oggi il mondo non permette: la donna perseguitata che risorge e si presenta a ereditare il potere; la democrazia civile contro la mano di ferro militare; un Islam credente, non giocato in chiave fondamentalista e da divina tragedia; un punto di equilibrio dignitoso tra Oriente e Occidente.

L’omicidio della leader pachistana resterà un mistero quanto ai suoi mandanti, esecutori e complici,  come è già stato per i grandi assassini politici che hanno cambiato il corso delle cose nel Novecento: da Kennedy a Rabin, da Olof Palme a Moro. Ma per il fatto che in esso si concentrano come non mai conflitti di sistemi politici, di culture, di ideologie religiose, di fedi, dovrebbe non essere rapidamente archiviato, come è avvenuto per gli altri, ma indurre a una revisione profonda delle culture implicate e a un cambiamento radicale delle scelte da cui dipende il futuro della società.

Questa è una società che, a dispetto di una impetuosa globalizzazione unificatrice, è oggi senza internazionalismo, senza interculturalismo, senza ecumenismo e senza dialogo interreligioso, il che vuol dire che è spezzata, conflittuale, competitiva e proselitistica, e che ogni identità resta chiusa in se stessa, ogni potere si pretende sovrano e ogni destino è vissuto come indipendente dagli altri.

Per non rischiare la fine, occorre riaprire i flussi delle relazioni a tutti i livelli. E tra tutte, la relazione più difficile, meno sperimentata, ma anche la più urgente e la più decisiva, è quella tra le religioni. L’idea europea di neutralizzare l’influsso delle religioni sulla società, mettendo Dio tra parentesi, non ha funzionato, e in ogni caso non esce dai confini dell’Occidente; l’Oriente rifiuta le parentesi e ogni altra cosa che divida l’unità del reale, a cominciare dall’uomo; e c’è poco da fare, l’Islam è una religione insorgente, dopo la lunga sconfitta, e oggi gestisce anime e petrolio, alimenta legislazioni integraliste e tolleranti, combatte in Iraq, Afghanistan e Palestina, e non è chiaro che cosa sia la “guerra santa” per lui.

Nella lettera che i 138 leaders musulmani hanno rivolto nell’ottobre scorso all’intera ecumene cristiana, essi hanno ricordato che cristiani e musulmani insieme formano il 55 per cento della popolazione mondiale: ma non è per questo che il dialogo tra loro è fondamentale, ma perché arrivare a una comune comprensione di Dio può essere la novità per la quale tutto il resto potrebbe mutare. Infatti l’idea di Kung di trovare il terreno di unità del mondo in un’”etica mondiale” è fallita; e anche l’idea ufficiale della Chiesa cattolica di impostare i rapporti sulla legge naturale, “di per sé accessibile a ogni creatura razionale”, ricade su se stessa senza generare parole di vita. È Dio che si deve chiamare in causa, per sapere se una guerra può essere santa, se la terra è eredità di tutte le genti e se l’umanità ha la grazia per essere una.

Per arrivare a una comune comprensione di Dio non occorre che le religioni si fondino in una sola, né forse Dio se lo aspetta; e per dare ragione dell’universalità e imprescindibilità di Cristo, non occorre che tutti si dicano cristiani, basta che egli ci sia stato e che il Dio riconosciuto e adorato da ciascuno sia compatibile con la cognizione che Cristo ne ha dato. Ma che Dio sia tirato fuori dal mucchio delle maschere e degli idoli in cui è stato confuso, è oggi più che mai necessario. Forse Egli si è incarnato appunto per quest’ora.

La comunità islamica ha chiesto di incontrarsi con la comunità cristiana non sui “valori umani” o sull’etica, ma proprio sulla comprensione dell’unico Dio e sul duplice amore – non solo naturale – per Dio e per il prossimo.

I riscontri da parte cristiana sono stati finora del tutto insoddisfacenti. Anzitutto non c’è alcun segno del tentativo di una risposta comune, ecumenica, delle diverse Chiese e confessioni cristiane. In secondo luogo dalla Santa Sede è partito un invito per un incontro di un “ristretto gruppo” dei firmatari della lettera, guidato dal principe giordano, con il Papa e i pontifici consigli e istituti specializzati, ciò di cui, secondo la risposta del principe, dovranno essere elaborati nel febbraio o marzo prossimi a Roma i dettagli e le procedure; iniziativa certamente lodevole, ma che rischia di irretirsi nelle maglie di una burocrazia religiosa e di una dialettica tra dignitari e officiali di chiese, senza il coinvolgimento delle comunità credenti e delle rispettive fedi. Dopo di ciò, le religioni non saranno né più unite né più divise di prima; ma Dio continuerà a essere diviso. E, se capiamo le cose, ci pare che il mondo non possa più permetterselo.

 

                                                                                                               Raniero La Valle

 


#4945 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 7 Gen 2008 9:43 am
Oggetto: Fw: trasmissione su radio base popolare network relativa ai cementifici (8 e il 9 gennaio dalle 8,30 alle 9,00 )
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
 
----- Original Message -----
From: "Liliana Boranga" <direttore@...>
Sent: Monday, January 07, 2008 10:16 AM
Subject: trasmissione su radio base popolare network relativa ai cementifici

Carissimi,
l'8  e il 9 gennaio dalle 8,30 alle 9,00 Radio Base popolare network di
Venezia trasmetterà alcune interviste realizzate sul problema dei
cementifici e il business che li interessa oltre che i danni alla salute.
Sono stati intervistati Francesco Locascio Rete Lilliput di Isola
delle Femmine (PA), Massimo Fundarò deputato alla Camera
per i verdi, Francesco Miazzi consigliere comunale del verdi
Lista girasole di Monselice (PD).
La trasmissione dal giorno dopo sarà ascoltabile nel sito
www.radiobase.net
Grazie per l'attenzione e buon lavoro a tutti



liliana dott. boranga
direttore radio base popolare network
via torino 156
30174 mestre venezia
tel: 00390412602140
fax: 00390412602144
3356682588
direttore@...
www.radiobase.net


#4944 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 6 Gen 2008 7:19 pm
Oggetto: Fw: obiezione del cittadino campagna nonviolenta
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
 
----- Original Message -----
From: Silvano
To: MIR Paolo Candelari ; michele boato ecoistitu ; Locascio.Francesco@... ; liln andrea trentin ; lil n segreteria ; li vania de pretto ; li Massimo Bellanda ; li fabrizio iacovella ; li Filippo Magnaguagno ; li EQuiStiamo ; li enrico zogli ; don fabio corazzina ; Cristina Banzato ; Ciavarella Giovanni ; An@... ; ambrosi, franceso ; Al Gruppo di Lavoro Tematico sulla Nonviolenza ; vicenza Bonato Bruno (famiglie X pace) ; Vicenza Giov e Teresa Marangoni (fam x pace) ; Vicenza Gocce di Giustizia ; zanolli elena ; solmi renato ; salio nanni ; sacchi silvana ; racca A1 piercarlo ; lanza miki ; Gargano 1 Enzo ; Cravanzola Mirella ; ciavarella 1 giovanni ; cafasso antonella ; asiatici andrea ; alba - - alvise e maria chiara ; Mir AB Ciriaci Paolo e Ilaria ; CS 01 Sereno Regis info ; Angela ; Enrico Peyretti
Sent: Sunday, January 06, 2008 7:10 PM
Subject: obiezione del cittadino campagna nonviolenta

per i nuovi inseriti in elenco: a vicenza stavamo tentando di rilanciare la campagna"scelgo la nonviolenza" già promossa da MIR MN RETELILLIPUT
altri movimenti possono aggiungersi già...
alcune riflessioni sono iniziate... da poco... se volete contribuire... benvenuti.
DIREI DI DARCI COME TERMINE ULTIMO PER LA STESURA DEFINITIVA DEL TESTO IL 20 GENNAIO 2008
E COME TERMINE ULTIMO PER LA PARTENZA DELLA CAMPAGNA IL 9 FEBBRAIO 2008
 
avremmo cominciato a lavorare sul testo della campagna nonviolenta che alleghiamo aspettando contributi sollecitazioni.
NOTE
- pensavamo di semplificarlo rendendolo fronte retro max
- di impegnare le persone in azioni locali per cui in ogni città si dovrebbe individuare un obiettivo locale principale (per Vicenza naturalmente abbiamo messo il Dal Molin)
- l'idea generale è di associare ad ogni NO un Si alternativo
- per referenti, termini, promotori... tutto da definire...
- ci sembrava utile mettere un termine temporale vicino per vedere come decolla e perchè per essere efficaci a Vicenza non possiamo avere tempi lunghi...

[Silvano] 
 
 
 
a seguire le prime riflessioni... -----Messaggio originale-----
Da: Enrico Peyretti [mailto:e.pey@...]
Inviato: sabato 29 dicembre 2007 15.46
A: Silvano; Angela; CS 01 Sereno Regis info; Mir AB Ciriaci Paolo e Ilaria; alba - - alvise e maria chiara; asiatici andrea; cafasso antonella; ciavarella 1 giovanni; Cravanzola Mirella; Gargano 1 Enzo; lanza miki; racca A1 piercarlo; sacchi silvana; salio nanni; solmi renato; zanolli elena; Vicenza Gocce di Giustizia; Vicenza Giov e Teresa Marangoni (fam x pace); vicenza Bonato Bruno (famiglie X pace)
Oggetto: Re: obiezione del cittadino

Forse rilanciata da Vicenza, con quel che significa oggi, la campagna potrebbe avere un periodo di vita, purché ben definita.
Forse un difetto (del pregio) della precedente era di offrire varie opzioni, che vuol dire anche dispersione del segno.
Vedersi è importante, ma viaggiare?
Proviamo a fare un colloquio-mail da ora.
Io ho cominciato.
Ciao! Enrico
 
 
 
 
----- Original Message -----
From: Silvano
Sent: Saturday, December 29, 2007 10:37 AM
Subject: R: obiezione del cittadino

grazie enrico angela e tutti gli altri che vorranno provarci...
 
noi pensavamo di darci un termine per il lancio della campagna verso metà fine gennaio con un incontro pubblico da fare a Vicenza.
Ce la facciamo a trovarci prima per discutere e mettere a punto strategie della campagna? errori da non ripetere, fantasie per renderla efficace...
 
propongo incontro organizzativo interno per domenica mattina 13 gennaio ore 10.30 a Vicenza... ma si accettano suggerimenti... (telefonata SKYPE?...)
naturalmente chi potesse sarebbe ospite delle "strutture lillipuziane di vicenza" case di persone che ospitano gratuitamente per una notte (sabato ad esempio per chi arriva da lontano e preferisce arrivare a vicenza il giorno prima...
 
fatemi sapere
silvano 3387878893
ciao e grazie a tutti
 
-----Messaggio originale-----
Da: Angela [mailto:maradoglio@...]
Inviato: venerdì 28 dicembre 2007 11.12
A: Enrico Peyretti; CS 01 Sereno Regis info; Mir AB Ciriaci Paolo e Ilaria; alba - - alvise e maria chiara; asiatici andrea; cafasso antonella; ciavarella 1 giovanni; Cravanzola Mirella; Gargano 1 Enzo; lanza miki; racca A1 piercarlo; sacchi silvana; salio nanni; solmi renato; zanolli elena; Vicenza Lilliput Caveggion Silvano; Vicenza Gocce di Giustizia; Vicenza Giov e Teresa Marangoni (fam x pace); vicenza Bonato Bruno (famiglie X pace)
Oggetto: Re: obiezione del cittadino

forse si può ripensare come dice Enrico...resta il fatto che la volta scorsa non ha proprio funzionato. Perciò bisognerebbe capire il perchè, altrimenti si rischia di rifare la stesso flop..
Ciao,
Angela
----- Original Message -----
Sent: Friday, December 28, 2007 10:20 AM
Subject: Fw: obiezione del cittadino

Silvano Caveggion (Lilliput Vicenza, No Dal Molin) mi ha sollecitato nei giorni scorsi a riprendere l'idea, non decollata nel 2006, di obiezione del cittadino alla politica di guerra (vedi allegati in ordine di data).
Restando da esaminare le ragioni di quel mancato decollo, si può ripensare sempre meglio la cosa.
Una ipotesi, da valutare: forse l'obiezione più incisiva, sui gangli più sensibili, può essere la riduzione al minimo indispensabile degli acquisti.
Il sistema vive della crescita dei consumi. Riconosciamo che acquistiamo più del necessario.
Più di qualunque obiezione sulle tasse, il sistema può essere sensibile all'obiezione ai consumi. L'abbiamo detto tante volte in termini generali: sobrietà e semplicità di vita. Ma se fossimo capaci di fare una campagna per non sostituire gli abiti anche visibilmente vecchi, per mangiare meno, per ridurre ancora i consumi energetici, per fare il contrario di ciò che ordina la pubblicità, specificando (con gli adattamenti personali giusti, ovviamente) il tipo di azioni collettive, pensate che si arriverebbe a qualche risultato avvertibile?
Si potrebbero fare campagne mirate: in quei determinati giorni, quella regione, quei prodotti specifici.
Sogno o son desto?
Ciao! Enrico
 
 
 
 
 
 
 
----- Original Message -----
Sent: Thursday, December 27, 2007 10:18 AM
Subject: obiezione del cittadino

Caro Silvano,
ti mando i tre testi rintracciati fino a questo momento.
Cominciamo a vedere queste proposte.
Biosgnerebbe anche ricordare i motivi politici organizzativi per cui non funzionarono.
Può aiutare in questo sia Nanni, sia Angela Dogliotti maradoglio@...  011-25 37 40, sia Piercarlo Racca piercarlo.racca@...  011-226 40 77
Ciao! Enrico
 
 
 
 


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#4943 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 6 Gen 2008 12:33 pm
Oggetto: Fw: Ancora attentati alle chiese in Iraq: Mosul e Baghdad
locascio.francesco@...
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Secondo le prime notizie giunte a Baghdadhope dal nord dell'Iraq, e confermate da Baghdad da Monsignor Shleimun Warduni, vescovo caldeo della capitale, una serie di attentati ha colpito stamani varie chiese nel paese. "Ringraziando Dio" ha commentato Monsignor Warduni, "c'è stato un solo ferito, sembra non gravemente. " Si tratta della guardia di una chiesa ortodossa che, secondo le prime notizie, è stata colpita da un missile. Di autobombe si è invece trattato negli altri cinque casi in cui non si registrano feriti o morti ma solo danni materiali ancora da valutare. Le chiese coinvolte sono:

 
a Mosul:

Chiesa Caldea di Saint Paul

Monastero delle Suore Domenicane

Orfanotrofio delle suore caldee

 
a Baghdad:

Chiesa dei Rum Orthodox (dove si è registrato il ferito)   

Chiesa caldea di Mar Ghorghis nel quartiere di Ghadir

Chiesa di Saint Paul a Zafarainiya dove, secondo Monsignor Warduni, l'attentato sarebbe stato sventato.

Notizie frammentarie si hanno invece per ora del Monastero delle suore caldee, sempre a Zafarainiya, colpito secondo quanto riferito dalle fonti di Baghdadhope dal nord dell'Iraq.

 

"Non è una cosa buona" è stato, per ora il lapidario e sconfortato commento di Monsignor Warduni  in una dichiarazione telefonica a Baghdadhope.

 

Baghdadhope rimane in attesa di specificazioni ulteriori sui danni ed i luoghi degli attentati.  

 



--
http://www.baghdadhope.blogspot.com/

Blog dedicato all'Iraq, ma soprattutto alla sua minoranza cristiana caldea...

#4942 Da: "paolo e ilaria MIR" <paoloeilaria@...>
Data: Ven 4 Gen 2008 4:35 pm
Oggetto: Fw: [ReteDisarmo] I: Obiezione e Coscienza
paoloeilaria@...
Invia email Invia email
 
 
----- Original Message -----
Sent: Friday, January 04, 2008 12:29 PM
Subject: [ReteDisarmo] I: Obiezione e Coscienza

 

Mosaico di Pace 

 

 

Centro per la Pace del Comune di Bolzano, Pax Christi Italia

 

 

OBIEZIONE

 

E COSCIENZA

 

BOLZANO 22-24 febbraio 2008

 

Sala di Rappresentanza del Comune, vicolo Gumer 7

 

22. 2. 2008

 

ore 20.30 Uhr

 

Saluti del sindaco Luigi Spagnolli

Introduzione Luigi Gallo, assessore

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La resistenza al nazionalsocialismo

 

Franz Thaler: obiettore di coscienza al nazismo, venne deportato a Dachau

Albert Mayr-Nusser: figlio di Josef, l’uomo che disse no a Hitler

Leopold Steurer: storico altoatesino si è occupato dei disertori altoatesini

Giampiero Girardi:, storico, ha raccontato in Italia la vicenda di Franz Jägerstätter

 

Modera: Luigi Gallo

 

 

23.02.2008

 

 ore 9.00 – 10.30

 

 

L’OBIEZIONE di COSCIENZA TRA NONVIOLENZA e POLITICA

           

Raniero La Valle: giornalista, senatore

-         Obiezione e Costituzione

     

Hildegard Goss-Mayr: presidente onorario del Movimento Internazionale per la Riconciliazione

      -  La nonviolenza e le sue prassi

 

Modera: Cornelia Dell’Eva

 

 

ore 10.45 -13.00

 

 

Luigi Ciotti: fondatore del Gruppo Abele, presidente di Libera

-         Obiezione di coscienza ed educazione alla legalità

     

Hermann Barbieri: Laboratorio di pace e nonviolenza - WeLa – OEW

Fra violenza e nonviolenza. Agire nei conflitti.

 

Lidia Menapace: senatrice

Tra utopia e politica: quando un ideale fa i conti con la storia: politica, mediazioni, leggi

 

Modera: Francesco Comina - Moderation

 

 

ore 15.30-19.00

 

 

DISSENSO NEL MONDO MILITARE

 

Chriss Capps: giovane militare americano obiettore alla guerra in Afghanistan

 

Disertore israeliano

           

Michael J. Sharp: Comitato germanico che difende le cause dei disertori

 

Phil Rushton:  Docente universitario, autore del libro “Riportiamoli a casa”

Presentazione diserzione nel mondo: maggiori problemi, tutele e prospettive

 

Francesco Martone: senatore

La riconversione dell’industria bellica: prospettive legislative - Die Umrüstung der Waffenindustrie: gesetzliche Perspektiven

 

Modera: Mauro CastagnaroModeration

 

 

23.2.2008 ore 21 Auditorium Battisti

Via Santa Geltrude 3

 

SPETTACOLO TEATRALE

 

LE STRADE DELL’ACQUA

Storie di predatori, migranti, amanti e sognatori

 

Drammaturgia: Francesco Comina. Arrangiamenti musicali: Francesco Brazzo.

Attrice: Flora Sarrubbo. Musicisti: Claudia Zadra, Francesco Brazzo, Cristiano Giongo,

Daniele Mistura, Francesco Comina. Luci: William Trentini

 

Sono le storie dell’acqua. Quelle che bagnano il mondo e che incrociano le strade dei popoli. Nel grande Sud i dannati della terra affondano nella miseria. Nel Nord dominante i tecnocrati delle privatizzazioni hanno già deciso che le guerre di domani saranno combattute per il dominio dei beni essenziali.

Ma se nell’Occidente dominatore predomina il tempo delle “passioni tristi”, la fine delle utopie che hanno determinato il rinnovamento del Novecento, nel grande Sud c’è ancora voglia di sognare e di resistere. E proprio intorno alla guerra dell’acqua i sognatori di un nuovo mondo possibile hanno deciso di organizzare la resistenza di uomini e donne decisi a tutto pur di salvare il diritto alla vita e alla salvaguardia delle risorse naturali.

Da Chico Mendes, il Gandhi dell’Amazzonia ucciso vent’anni fa (22 dicembre 1988) a Teresita che vive fra gli allagados di Bahia, dal rifiuto dei brahimini di immergersi nell’acqua del Gange troppo inquinata ad una bottiglia che cerca un amico sulla strade dell’acqua.

Uno spettacolo di grande intensità e di forte denuncia per dire no alle logiche spietate della privatizzazione dei beni essenziali.

 

 

24. 2. 2008

 

ore  9.00 – 13.00

 

 

FINE DELLA LEVA, FINE DELL’OBIEZIONE?

 

È prevista la partecipazione del ministro per la solidarietà sociale Paolo Ferrero

 

Diego Cipriani: direttore dell'ufficio nazionale per il servizio civile

Alex Zanotelli: missionario comboniano.

Mao Valpiana: direttore di Azione nonviolenta

 

Testimonianze / Zeugnisse

 

Johannes  Steger: obiettore di coscienza, ha svolto il servizio civile in Palestina con i Caschi Bianchi subendo violenza da parte di alcuni coloni israeliani

Guido Marini: volontario in servizio civile in Kenya

 

Modera: Fabio Corazzina- Moderation

 

 

TRADUZIONE SIMULTANEA - SIMULTANÜBERSETZUNG

 

                             Adesioni e iscrizioni possibilmente entro il 10 febbraio 2008

 

SEDE ORGANIZZATIVA- ORGANISATION:

 

Centro per la Pace del Comune di Bolzano

Palazzo Altmann Palais, piazza Gries 18 Platz

BOLZANO- BOZEN

Tel 0471-402382

e-mail: centropacebz@...


#4941 Da: "Cosinrete" <l.mencaroni@...>
Data: Gio 3 Gen 2008 5:30 pm
Oggetto: Cosinrete
l.mencaroni@...
Invia email Invia email
 
Ass.naz. Amici di Aldo Capitini

Cari amici,
vi segnaliamo l'ultimo aggiornamento di gennaio 2008 del C.O.S. in rete,
www.cosinrete.it.
Ricordando il COS di Capitini, il primo esperimento di partecipazione
democratica alle decisioni del potere locale e nazionale, raccogliamo e
commentiamo una scelta di quello che scrive la stampa sui temi capitiniani della
nonviolenza, difesa della pace, liberalsocialismo, partecipazione al potere di
tutti, controllo dal basso, religione aperta, educazione aperta, antifascismo.
Tra gli altri,  in questo numero ci sono:
Perugia.Dal delitto al campus; L'uso violento delle religioni; Si salvi chi può;
Il processo a Mussolini; La verità sul rincaro dei prezzi; Guarire i torturati;
ecc.
La partecipazione al C.O.S. in rete è libera e aperta a tutti mandando i
contributi a capitini@... o al blog del cos in http://cos.splinder.com
Il sito con scritti di e su Aldo Capitini è  in www.aldocapitini.it

#4940 Da: "Cosinrete" <l.mencaroni@...>
Data: Gio 3 Gen 2008 5:29 pm
Oggetto: Cosinrete
l.mencaroni@...
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Ass.naz. Amici di Aldo Capitini

Cari amici,
vi segnaliamo l'ultimo aggiornamento di gennaio 2008 del C.O.S. in rete,
www.cosinrete.it.
Ricordando il COS di Capitini, il primo esperimento di partecipazione
democratica alle decisioni del potere locale e nazionale, raccogliamo e
commentiamo una scelta di quello che scrive la stampa sui temi capitiniani della
nonviolenza, difesa della pace, liberalsocialismo, partecipazione al potere di
tutti, controllo dal basso, religione aperta, educazione aperta, antifascismo.
Tra gli altri,  in questo numero ci sono:
Perugia.Dal delitto al campus; L'uso violento delle religioni; Si salvi chi può;
Il processo a Mussolini; La verità sul rincaro dei prezzi; Guarire i torturati;
ecc.
La partecipazione al C.O.S. in rete è libera e aperta a tutti mandando i
contributi a capitini@... o al blog del cos in http://cos.splinder.com
Il sito con scritti di e su Aldo Capitini è  in www.aldocapitini.it

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