5- Punto sulla raccolta di firme per proposta di legge di iniziativa popolare che dichiari l'Italia "Zona
libera da armi nucleari";
6- Comunicazione sulla campagna OSM;
7- Decennio: verso il Salone internazionale delle iniziative di pace;
8- Colombia vive: resoconto e impegni futuri;
9- Iniziativa per il 40° anniversario della morte di
Martin Luther King;
10- Incontro europeo IFOR;
11- Rapporti con “Quale
vita”;
12- Organizzazione prossima
assemblea: luogo e argomenti;
13- Varie ed eventuali:
manifestazione di Locri; IPRI-CCP.
1- Punto sullo status giuridico del movimento.
La presidente riferisce di aver
incontrato il ministro Ferrero e di avergli consegnato un po’ di
materiale divulgativo per fargli sapere che il MIR esiste e che avremmo piacere
di averlo nostro ospite in qualche prossima iniziativa e di essere nel frattempo riuscita a contattare a contattare Nereo
Zamaro, il funzionario del ministero della solidarietà sociale che si occupa
della nostra pratica di iscrizione al registro nazionale aps, il quale le ha
chiesto di inviare altro materiale: le sedi e la segreteria si sono
immediatamente attivate e la presidente ha quindi predisposto un nuovo plico
(la cui lettera di accompagnamento viene messa agli atti) contenente, oltre a
quella già inviata in precedenza, ulteriore documentazione sulle attività del
MIR nazionale e delle varie sedi e la richiesta di un incontro.
Si è quindi in attesa di ricevere un riscontro dal ministero.
2- Approvazione del bilancio preventivo e
consuntivo.
Paolo Candelari, tesoriere del
movimento, presenta il conto consuntivo 2007 ed il bilancio preventivo
(allegati al presente verbale per formarne parte integrante), evidenziando -
per quanto riguarda le entrate - una drastica diminuzione della voce
“contributo degli iscritti” (da 2.500 euro a 1.860 euro), per la
quale era stato previsto un aumento ed illustrando le singole voci di uscita
(contributi a varie associazioni, spese di segreteria, rimborsi spese). Con
riferimento a queste ultime, in considerazione della poco florida situazione
finanziaria del MIR, il tesoriere propone di diminuire l’entità dei
rimborsi spese di viaggio e i contributi alle varie associazioni e di
estinguere il ccp del MIR intestato a Luciano Benini.
La proposta di diminuire i
rimborsi spese viene tuttavia respinta dal consiglio
dopo ampia e argomentata discussione.
Paolo Candelari sottopone al
consiglio la questione della destinazione di una somma (640 euro) incassata dal
MIR per un corso di formazione tenuto dal CSSR. Il consiglio decide
di demandare la risoluzione di tale questione a Pier Carlo Racca.
Il tesoriere propone inoltre di
promuovere una campagna iscritti ed una campagna di
sottoscrizione, nonché di aumentare la quota di iscrizione.
Dopo ampia discussione, il
consiglio approva le seguenti delibere:
1. Il CN approva il conto consuntivo ed
il bilancio preventivo presentati dal tesoriere.
2. Il CN delibera che il ccp del
movimento intestato a Luciano Benini venga estinto
entro il 31.12.2008 e che i soci che attualmente versavano la quota di
iscrizione su tale conto vengano avvertiti della chiusura dello stesso.
3. Il CN delibera di proporre all’assemblea dei soci
di aumentare la quota di iscrizione ad euro
quarantacinque.
Il CN delibera altresì di impegnare le
sedi ed i singoli soci a farsi carico di forme di autofinanziamento
per aumentare le entrate, che sono del tutto insufficienti per far fronte
alle esigenze del movimento.
4. Il CN delibera di autorizzare la
spesa di 100 euro per la realizzazione del nuovo
sito.
3- Vita del movimento: iscrizioni, notizie dalle sedi.
3.1. Paolo Candelari sottopone al
consiglio alcuni grafici e statistiche relative all’andamento delle
iscrizioni negli ultimi anni (che vengono allegati al
presente verbale). Da tali schemi emerge in primo luogo una diminuzione degli
iscritti, con il che bisogna prendere atto che l’obiettivo “quota 500”, a suo tempo
proposto dallo stesso Paolo Candelari, è miseramente fallito. Per quanto
riguarda le regioni bisogna rilevare che la Lombardia ha perso 5
iscritti e la Sicilia
addirittura 14. In
secondo luogo emerge una discretamente bassa “fedeltà” degli
iscritti MIR con una sorta di andamento altalenante:
ci sono molti che non si riscrivono (magari per uno o più anni) e molti che si
iscrivono per la prima volta ogni anno ma non rinnovano l’iscrizione
l’anno successivo. Il numero di coloro che si sono iscritti tutti gli
anni dal 2003 al 2007 è pari a 24, cifra che
rappresenta lo “zoccolo duro” del MIR..
Si conviene di inviare alle sedi
un modello standard (che si allega al presente verbale) da utilizzare per la
raccolta e la successiva comunicazione delle iscrizioni alla segreteria.
3.2.1.Enzo Gargano riferisce che la sede di Torino si è particolarmente
concentrata sulla raccolta firme per la proposta di
legge di iniziativa popolare, alla quale si sono particolarmente dedicate le
due ragazze impegnate nel progetto di servizio civile presso il MIR, senza le
quali tutto il lavoro svolto non sarebbe stato possibile. Proseguono
gli incontri sulla situazione internazionale (denominati “osservatorio
internazionale”), si è svolta a novembre l’assemblea del
coordinamento regionale Piemonte - Valle d’Aosta. La sede cura inoltre
una pagina sul periodico “Obiettivo ambiente”, alla quale si è
recentemente messo mano sempre con l’aiuto delle ragazze impegnate nel
servizio civile, attualmente dedicata alle figure
della nonviolenza a partire da Lanza del Vasto. Si stanno inoltre organizzando
alcune e serate a tema, che prevedono una conferenza o un dibattito su temi
internazionalied
una cena condivisa: prossimamente si terranno due incontri, il primo sulla
situazione bosniaca (con la partecipazione di ragazzi bosniaci) ed il
successivo su quella afgana (con la partecipazione di ragazzi afghaniconosciuti durante un campo MIR).
Il CN
esprime apprezzamento per il non comune impegno profuso da Gaia Serafini e
Zaira Zafarana nelle attività svolte nell’ambito del progetto di
servizio civile presso il MIR nazionale.
3.2.2. Roma: il gruppo che consta quest’anno di
otto iscritti più la partecipazione di alcuni simpatizzanti, si incontra
una volta al mese per vivere momenti di riflessione comune ed incontro
conviviale. Le attività sono a volta rivolte
all’esterno del gruppo, altre ricolte alla formazione interna ed
all’affiatamento tra i suoi componenti. Dopo un incontro di presentazione
della LIP “Italia zona libera…” ed uno per
l’anniversario della morte di gandhi, i prossimi incontri saranno
dedicati allo studio di strategie per il risparmio energetico ed all’organizzazione
di un convegno da realizzarsi nel prossimo mese di maggio dal titolo
provvisorio “La forza dei deboli – il cammino delle leggi razziali
alla liberazione non violenta”. Gli incontri terminano sempre con una
cena condivisa e lo svolgimento di danze.
3.2.3. Francesco Ambrosi del gruppo locale di Vicenza riferisce sul
progetto di acquistare una casa comune già illustrato al consiglio nazionale di
Vicenza e sulla ricerca di partners
da coinvolgere in tale operazione. Il gruppo di Vicenza ed il nodo locale di
Rete Lilliput stanno valutando la possibilità di riprendere la campagna
“Scelgo la nonviolenza”, nella quale il MIR nazionale si era impegnato negli anni passati. Per il 9-10-11 maggio si
sta appunto lavorando all’organizzazione di un’assemblea nazionale
alla quale dovrebbero partecipare MaoValpiana, Tonino Drago, Raniero La Valle, AlexZanotelli, don Fabio Corazzina,
don Albino Bizzotto ed alla quale il gruppo di
Vicenza chiede la partecipazione di un esponente del MIR nazionale, per
verificare se ci siano le condizioni per rilanciare
questa campagna.
La presidente propone di coinvolgere in questo dibattito
e nella preparazione di tale assemblea Enrico Peyretti,
primo ideatore ed estensione della campagna . Per
quanto riguarda l’adesione alla campagna, anche in forme rinnovate, la
presidente - dopo un breve excursus storico e sulla decisione a suo tempo
assunta dal MIRdi
abbandonarla - propone che Francesco Ambrosi continui
a seguirne gli sviluppi nei prossimi mesi e prepari un documento relativo da
far circolare tra gli iscritti affinché la prossima assemblea possa decidere in
merito.
Inoltre a Vicenza si stanno
organizzando un convegno sull’attualizzazione
del pensiero di Martin Luther King, al quale è stata
invitata Hildegard Goss Mayr, alcune serate (Napoli
chiama Vicenza?), nonché una rete di sostegno morale e materiale per i militari
U.S.A. che lasciano l’esercito.
In luglio si terrà un campo
estivo, più breve di quello organizzato lo scorso anno, tenuto da PatPatfort, che prevede un paio
di giorni di formazione e successivamente
un’azione diretta nonviolenta.
Tra le altre iniziative vi è la
presenza una domenica al mese davanti alla caserma Ederle.
3.2.4.Maria Cristina Tassan
e Sergio Bergami riferiscono che la sede di
Padova quest’anno celebra 30 anni della propria costituzione e
sta pensando ad una serie di iniziative per i
festeggiamenti, che sono più che altro un pretesto per poter realizzare delle
attività. La sede ha quindi contattato un assessore del Comune di Padova, che
ha accettato di patrocinare e finanziare due delle cinque proposte che gli sono
state fatte, e cioè un convegno su trent’anni di
nonviolenza a Padova ed un convegno su musica e nonviolenza, da realizzare con
altre associazioni pacifiste locali. Altri grossi impegni della sede sono stati
quello per il Decennio e gli interventi nelle scuole, in cui viene
presentato, tra l’altro, il cd “mattoni di pace”.
3.2.5. Aosta:
il gruppo è impegnato costantemente in interventi relativi l’educazione
alla pace ed alla nonviolenza nell’ambito delle iniziative relative il
“Decennio” nella Scuola primaria i secondo grado e nelle scuole
superiori.
Il 9 febbraio hanno dato vita ad
un’iniziativa in memoria dell’uccisione di Gandhi.
Hanno in preparazione tremomenti durante l’anno su altrettante
ricorrenze importanti: il 5 aprile sull’anniversario dell’uccisione
di MLKing,il
4 ottobre per la festa di S.Francesco. il 10 dicembre per la Dichiarazione Universale
dei diritti umani.
Il gruppo è attivo in collaborazione con altri organismi
presenti nel territorio.
3.2.6. Per quanto riguarda i campi estivi, Silvia Cosentino illustra
brevemente gli argomenti ed i luoghi dei campi estivi 2008.
4.1. La segreteria sottopone al
consiglio il nuovo sito web del MIR nazionale
(www.miritalia.org), ospitato su Peacelink. I presenti suggeriscono alcune modifiche,
ed in particolare:
- maggiore leggibilità del sito e
del menu in particolare;
- adeguamento, ove possibile,
alla normativa W3C per gli ipovedenti;
- mettere le news in primo piano;
- inserire il “chi
siamo” nelle pagine interne;
- sostituire alla voce
“sedi” la voce “MIR in
Italia”, in cui inserire tutti i riferimenti inviati al Ministero ed
inserire la possibilità di accedere alla mappa a fianco;
- inserire il codice IBAN del
conto corrente di appoggio del MIR;
- prevedere il passaggio di
consegne ai web master.
Il CN prende atto del lavoro svolto dalla segreteria - che
ringrazia - per la realizzazione del nuovo sito MIR
in esecuzione del mandato ricevuto dal precedente Consiglio Nazionale, ed
esprime riconoscenza a Massimiliano Ciavarella per la fattiva collaborazione.
4.2. Silvia Cosentino ricorda che
la segreteria ha già provveduto ad omogeneizzazione -
tramite la creazione di caselle postali ed alias - gli indirizzi delle sedi (aosta@..., brescia@..., padova@...; palermo@..., prato@..., roma-castelli@..., torino@...) e propone di
estendere il contratto con il provider ARUBA, prossimamente in scadenza, per avere
un maggior numero di caselle di posta e poter così sopperire alle esigenze di
comunicazione esterna del MIR.
La proposta viene
discussa ed il consiglio assume la seguente decisione:
Il CN delibera di rinnovare contratto con il provider
ARUBA prossimamente in scadenza e di estenderlo, al fine di ottenere caselle
di posta illimitate.
4.3. Il consiglio analizza contenuti,
periodicità e destinatari della newsletter già
approvata dall’assemblea di Fano, e per la quale la segreteria ha già
predisposto un’appositamailing list, nonché sulla proposta di
Paolo Candelari di istituire una lista di discussione che rappresenti uno
spazio di confronto e di dibattito tra i membri del movimento su argomenti di
interesse generale legati alla nonviolenza ma non solo. Il consiglio esamina
inoltre la proposta della presidente di creare una lista “comunicato
stampa” per inviare a giornalisti, carta stampata, radio, televisioni i
comunicati stampa relativi alle attività o alle prese
di posizioni del MIR, nonché quella di Giovanni di istituire un blog, la cui
creazione è prevista dal progetto di servizio civile.
Dopo ampia ed argomentata
discussione, viene approvata la seguente decisione:
Il CN ribadisce
l’utilità di una newsletter (denominata MIR-FLASH), senza
periodicità fissa, che consenta di diffondere con maggiore frequenza e
celerità rispetto alla circolare notiziesulle attività del MIR nazionale e delle sedi.
Il CN rinnova al Vice Presidente Paolo
Candelari l’invito ad attivare, in via sperimentale, una lista di
discussione (denominata FORUM), con lo scopo di favorire l'approfondimento di
temi legati alla nonviolenza.
Il CN delibera di predisporre una lista
denominata “comunicato stampa”, con gli indirizzi di posta
elettronica di giornalisti della carta stampata, della televisione, della
radio, alla compilazione della quale tuttii soci sono invitati a collaborare
inviando alla segreteria relativi recapiti.
4.4. Il consiglio passa ad
esaminare la proposta di dvd sulla storia della
nonviolenza in Italia, elaborata dalla sede di Padova su incarico dello stesso
consiglio nazionale. Sergio Bergami illustra la struttura del dvd, organizzata per decenni a partire
dagli anni ’70: nell’ambito di tale struttura sono stati
selezionati alcuni argomenti ed alcune figure di riferimento.
Sergio Bergami riferisce che la
sede di Padova aveva contattato Renzo Dutto, che stava preparando una mostra ed un dvd sulla nonviolenza: per evitare sovrapposizioni o
doppioni, la sede di Padova aveva chiesto a Renzo il suo progetto di dvd, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Se si ritiene di
procedere su questo progetto occorrerà
senz’altro contattare nuovamente Renzo Dutto.
Occorre inoltre individuare il target
a cui il MIR intende rivolgersi con questa operazione.
Il consiglio esamina le
possibilità e le modalità di finanziamento del progetto.
Paolo Candelari rileva
l’assenza di un capitolo dedicato alla campagna OSM, che ha impegnato il
MIR dal 1984 al 1999 e propone di aggiungere un capitolo o almeno un accenno
all’IFOR.
La presidente e Silvia Cosentino propongono di riaggiornarsi, non
essendovi stato modo di esaminare il progetto in maniera approfondita, in
assenza di scheda finanziariae
soprattutto in considerazione del fatto che,in mancanza di sponsor o finanziamento genere, sarà impossibile avviare
qualunque progetto editoriale analogo.
Dopo ampiadiscussione, viene approvata la
seguente deliberazione:
Il CN, esaminato il progetto di dvd
sulla storia della nonviolenza in Italia proposto
dalla sede di Padova la ringrazia per il lavoro svolto. Il CN invita la sede
di Padova a predisporre un preventivo di costi per la realizzazione del dvd e si impegna, dopo
un’analisi più approfondita da parte dei componenti, a far pervenire
alla sede di Padova le proprie osservazioni.
5- Punto sulla raccolta di firme per proposta di
legge di iniziativa popolare che dichiari l'Italia
"Zona libera da armi nucleari".
Giovanni Ciavarella riferisce sul
lavoro svolto in Piemonte per la raccolta delle firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare e sul numero di firme raccolte, che
dovrebbe aggirarsi intorno a 5000: queste firme sono state raccolte dalla sede
nazionale del MIR a Torino, con il contributo, anzi, soprattutto grazie al
lavoro delle servizio civiliste. A livello locale ci sarebbero quindi speranze
di aver raggiunto la soglia dei 50.000 firme, mentre i dati della segreteria
nazionale inducono ad essere più pessimisti, perché
evidentemente la raccolta firme non ha avuto gli stessi esiti ovunque: in
Piemonte e a Milano, ad esempio, è andata molto bene, mentre altre zone non si
sono attivate. Sicuramente la crisi di governo ha inciso sul risultato, perché
è intervenuta proprio mentre stava per partire un
coinvolgimento delle associazioni e anche di alcuni partiti politici nazionali
(ad esempio l’ordine del giorno relativo a tale campagna che il comune di
Torino avrebbe fatto proprio si è bloccato sul nascere).
Sergio Bergami riferisce che la
sede di Padova ha raccolto 120 firme.
La presidente
riferisce che la sede di Roma castelli ha raccolto circa 400 firme. Sarebbe comunque opportuno sentire le varie sedi - e la presidente
si incarica di farlo - per avere un’idea delle firme raccolte del MIR: e
ciò sia per darne notizia nei nostri bollettini, sia, al di là del fatto che
riusciamo raggiungere la soglia delle 50.000 firme, per sapere su quante firme
possiamo contare nel caso di analoghe iniziative.
Giovanni Ciavarella ritiene che
l’iniziativa della raccolta delle firme e soprattutto della campagna
“Fermiamo che scherza” abbia comunque
avuto un grande successo mediatico, anche se non
adeguatamente sfruttato: ne ha parlato Beppe Grillo nei suoi spettacoli, ne ha parlato
il Papa. Giovanni Ciavarella riferisce che la segreteria nazionale della
campagna ha richiesto l’aiuto delle serviziociviliste
MIR per la fase terminale della raccolta, da effettuarsi
a Padova. Il MIR-MN piemontese ha già dato il proprio benestare.
La presidente
ritiene che sull’insuccesso della raccolta abbia pesato non soltanto la
crisi di governo, ma anche l’esistenza di una campagna analoga, che ha
probabilmente generato un po’ di confusione.
Alfonso Navarra
riferisce che la raccolta della seconda campagna è partita sottotono e che il
numero di firme (mensili) raccolte è circa la metà di
quello della prima campagna, tanto che si è deciso di utilizzare
l’éscamotage di annullare le firme già raccolte per poter ricominciare.
Giovanni Ciavarella ritiene che la presenza della seconda campagna non abbia
creato divisioni.
6- Comunicazione sulla campagna OSM.
Alfonso Navarra
illustra la possibilità di coordinare la proposta che AlexZanotelli ha sottoposto a varie associazioni con la
campagna OSM DPN promossa dalla LOC, che prevede varie modalità di adesione (destinazione di somme a favore del Fondo per la Pace, dell’UNSC, di ONG
o ONLUS impegnate in azioni dirette non armate, nonviolente e per la pace, del
coordinamento “Fermiamo chi scherza con il fuoco atomico”): sarebbe
quindi sufficiente aggiungere la previsione relativa al versamento del 5 x
mille da parte delle associazioni pacifiste e nonviolente che ne beneficiano.
Il 5 e 6 aprile si terrà a
Cattolica l’assemblea della campagna. Si insisterà
su due aspetti, discussi al coordinamento politico: uno relativo alla proposta
di un modello di difesa costituzionale difensivo, chiedendo quindi non già una
diminuzione in percentuale delle spese militari, ma il taglio di tutte le spese
riguardanti un modello di difesa “offensivo” e quindi non
costituzionale; l’altro come dare una base sociale all’iniziativa
nonviolenta, che dovrebbe essere individuata nelle lotte più o meno
consapevolmente nonviolente con cui le varie comunità locali si oppongono
all’autoritarismo dello Stato (ad esempio Vicenza, NO TAV).
Paolo Candelari illustra
compiutamente la proposta di AlexZanotelli e propone di sottoporre questa e le altre
proposte alla prossima assemblea nazionale, mandando agli iscritti tutta la
documentazione possibile, e si dichiara disponibile a partecipare a nome del
MIR, pur senza assumere impegni, all’assemblea di Vicenza.
Dopo ampia discussione, il
consiglio assume le seguenti deliberazioni:
Il CN, preso atto delle proposte della L.O.C., di AlexZanotelli
e del gruppo locale di Vicenza rispettivamente in materia di OSM-DPN,
destinazione 5 per mille e campagna “Scelgo la nonviolenza”,
incarica Paolo Candelari, Giovanni Ciavarella e Francesco Ambrosi
di organizzare il materiale necessario alla valutazione di tali proposte e di
inviarlo alla segreteria, che a sua volta provvederà a distribuirlo ai soci
prima dell’assemblea di luglio, ove le stesse potranno essere discusse
e deliberate.
Il CN accoglie la disponibilità del
Vice Presidente Paolo Candelari a partecipare all’assemblea nazionale
“Il mondo che vogliamo”, che si terrà a Vicenza nel mese di
maggio.
7- Decennio: verso il Salone internazionale delle iniziative di pace.
Sergio Bergami riassume le più
recenti attività del comitato tecnico presso il Ministero, la cui ultima
riunione si è svolta in novembre (dopo di che, a seguito della caduta del
governo, il comitato non è più stato riconvocato).
Le iniziative per il Decennio attualmente in programma sono tre: a Genova il 17 e 18
maggio Labor Pace terrà un convegno
sull’educazione alla pace; a Reggio Emilia per il 24-25 maggio Pasquale
Pugliese sta organizzando il 4° appuntamento del convegno “Se vuoi la
pace educa alla pace” ed infine a Parigi si svolgerà dal 30 maggio al 1°
giugno il Salone internazionale delle iniziative di pace, al quale il Comitato
italiano decennio sarà presente con un proprio banchetto.
Sergio Bergami dà atto che il MIR
ha provveduto al pagamento della quota di adesione al
Comitato italiano per il 2008 e lamenta una certa mancanza di interesse da
parte delle organizzazioni aderenti al Comitato, che per lo più lasciano cadere
nel nulla le richieste di suggerimenti e di coinvolgimento della segreteria.
Alla prossima riunione del
Comitato internazionale a Parigi in rappresentanza del Comitato italiano sarà
presente Zaira Zafarana e sia
lei, sia Gaia Serafini, parteciperanno alla preparazione del Salone.
Il CN prende atto dell'organizzazione di un viaggio a
Parigi dei
prossimi 31 maggio e 1° e 2 giugno presso il Salone internazionale delle iniziative
di paceal
quale il MIR parteciperà con uno stand in collaborazione con il Comitato
Italiano Decennio . Essendo questa
attività uno dei momenti qualificanti del percorso intrapreso dal
movimento
nell'ambito del progetto "Decennio" rispetto al quale il MIR è
grande
protagonista a livello nazionale nel Comitato Italiano e nel Comitato
Internazione per il Decennio, il CN invita caldamente gli iscritti ed i
simpatizzanti alla partecipazione
contattando la segreteria per informazioni.
8- Colombia vive: resoconto e impegni futuri.
La presidente ritiene di poter
sintetizzare il punto sull'attività della rete “Colombia vive” in
quanto i relativi documenti (ed in particolare quelli sull’anniversario
della strage del 21 febbraio e sul ritorno a Mulatos)
sono già girati e verranno comunque messi in rete a
cura della segreteria. Attualmente la delegazione
italiana si trova in Colombia e tornerà la prossima settimana: per il MIR è
presente Rubén Dario Pardo, iscritto della sede di Roma-Castelli, il quale tuttavia non sa se potrà rientrare
in Italia, avendo problemi con i documenti. Il progetto va avanti e se il MIR
– che è socio fondatore della rete Colombia vive-
è d'accordo nel sostenere questa campagna la presidente continuerà a seguirla. Attualmente, a parte le attività urgenti, la situazione è un
po’ di stallo.
9- Iniziativa per il 40° anniversario della
morte di Martin Luther King.
La presidente dà
lettura della proposta di convegno dal titolo provvisorio “La
forza dei deboli – il cammino delle leggi razziali alla liberazione non
violenta”, presentata al Sindaco e agli assessori competenti del Comune
di Ariccia, i cui relatori dovrebbero essere Paolo
Naso, Pupa Garribba e Paolo Ferrero.
La presidente propone che tale
convegno, che sarebbe organizzato nel mese di maggio
dalla sede di Roma – Castelli, venga fatto proprio dal MIR nazionale,
nell’ambito del percorso di preparazione all’assemblea di luglio.
Il CN, in preparazione all’assemblea di luglio sul
movimento e la spiritualità di Martin Luther King, decide di attuare un
percorso di approfondimento attraverso:
-discussione
nella lista di discussione (forum);
-divulgazione
e condivisione di materiale;
-preparazione di un convegno sul tema
da realizzarsi a cura della sede di Roma-Castelli.
10- Incontro europeo IFOR.
Il Vice Presidente Paolo
Candelari informa il consiglio sul prossimo incontro delle branche europee
dell’IFOR, che si terrà in aprile ad Alkmaar e
riferisce sulle proposte di temi di discussione da lui presentate: la campagna
sul disarmo atomico (che viene portata avanti anche in
altri paesi europei); la resistenza nonviolenta in Colombia e le costituzioni
di pace (c’è la proposta per inserire nella costituzione europea un
articolo di rifiuto della guerra tipo l’art11 della nostra costituzione, su
cui si era discusso all’incontro internazionale di Tokio e su cui si era
battuta la branca giapponese).
Paolo Candelari intende proporre
tra i convegni annuali del CSSR uno sulle costituzioni di pace.
A questo proposito la presidente
propone che per il 2008 - 60° anniversario della Costituzione italiana - il MIR
si prenda l’impegno di organizzare corsi,
manifestazioni, attività divulgative inerenti il tema.
Il CN accoglie la disponibilità del Vice Presidente Paolo
Candelari a rappresentare il MIR all’annuale incontro della branche europee dell’IFOR ad Alkmaar e delibera in suo favore il rimborso delle spese
di viaggio.
Il
MIR porterà al tavolo comune di lavoro la campagna sul disarmo atomico, la
resistenza nonviolentain Colombia, le costituzioni di pace.
11- Rapporti con “Quale vita”.
La presidente sottopone al
consiglio la questione dei rapporti con “Quale vita” ed in
particolare se lo stesso sia ed intenda essere uno
strumento del MIR ovvero se il legame con tale rivista di riduca ad una sorte
di “affiliazione economica”. Propone di chiedere alla redazione di
“Quale vita” se sia ancora disponibile ad
ospitare sulle proprie pagine il materiale che il MIR vorrà inviargli e se i
componenti la redazione stessa e Pasquale Iannamorelli
in particolare si considerino iscritti MIR e siano disponibili ad offrire un
servizio al movimento.
Giovanni Ciavarella propone che
“Quale vita” diventi il veicolo di distribuzione della circolare,
in modo da risparmiare sulla spedizione e di raggiungere un maggior numero di
persone.
Dopo una breve discussione
il consiglio assume la seguente deliberazione:
Il CN ribadisce che “Quale
vita” è il proprio periodico di riferimento, rinnova la decisione di
inviare regolarmente alla redazione di “Quale vita” notizie
riguardanti la vita interna del MIR, nonché la circolare, ed incarica Paolo
Candelari di prendere contatto con Pasquale Iannamorelli
per definire tempi e modalità di tale collaborazione.
12- Organizzazione prossima assemblea: luogo e argomenti.
La presidente propone di dedicare
la parte di approfondimento dell’assemblea alla
spiritualità che ha guidato il movimento legato a Martin Luther King (anche in
considerazione del fatto che quest’anno ricorrono il 40° anniversario
della morte di Martin Luther King ed il 70° anniversario delle leggi razziali),
perché la scelta della spiritualità e della nonviolenza nasce prima della
leadership di King.
La presidente propone inoltre un ulteriore argomento, che potrebbe formare oggetto di una
campagna da far partire l’anno prossimo, sulla scelta morale per il
clima.
Paolo Candelari riferisce su
alcune località in cui potrebbe svolgersi l’assemblea del MIR, sulla base
delle indicazioni fornite da Pier Carlo Racca (Montevaso,
Vigna Pesio, Belpasso, Ghilarza).
Dopo ampia discussione e vagliate
varie opzioni (tra cui Marina di Massa e ChateauBeaulard), vengono
approvate le seguenti decisioni:
Il consiglio nazionale conferma la convocazione della
prossima assemblea nazionale per i giorni 3, 4, 5 e 6 luglio 2008.
Il CN accoglie la proposta della Presidente Ilaria Ciriaci
di dedicare la parte seminariale della prossima
assembleaalla
spiritualità del movimento di Martin Luther King.
Per il luogo di svolgimento il CN
incarica Paolo Candelari di informarsi presso la tenuta agriforestale
di Montevaso (PI),di Rocco Pompeo, sulla possibilità di svolgere in tale struttura la
prossima assemblea dei soci. In subordine, l’assemblea dei soci verrà svolta a Vigna Pesio (CN),
presso la Ca’Risulina di Donato Bergeseo, in
ulteriore subordine, ad Albano (RM).
13- Varie ed eventuali.
13.1- Manifestazione di Locri.
Paolo Candelari riferisce sulla
manifestazione attualmente in corso a Locri che egli
reputa particolarmente interessante per il MIR sia perchè si tratta di una
forma di resistenza nonviolenta alla criminalità organizzata, quindi una difesa
popolare nonviolenta in atto, sia perchè rappresenta il tentativo di uscire
dalla difficile situazione economica della Calabria seguendo una via
alternativa a quella attuale basata sulla costruzione di “grandi
opere” inutili e costose, una via che valorizzi e sostenga
l’economia locale nel rispetto del territorio e dell’ambiente ;
sembra inoltre giusto offrire solidarietà a tutte queste iniziative che cercano
di venire fuori con mezzi nonviolenti da situazioni violente. Il consorzio Goel ha subito in passato numerose intimidazioni e il mir aveva più volte espresso la sua solidarietà: ad ottobre,
monsignor Bregantini, che era il punto di riferimento
di questo movimento è stato trasferito (promosso) ad altra sede (la presidente
distribuisce un articolo sul “bregantinismo”).
Il movimento ha tuttavia reagito a tale trasferimento - che secondo alcuni ha
rappresentato una sorta di promoveatur ut amoveatur, e
cioè un tentativo di allontanare il leader del
movimento nella speranza che questo si disperdesse - rafforzandosi ancora di
più ed ha promosso un “APPELLO AD UN'ALLEANZA PER LA LOCRIDE ELA CALABRIA!” che il
Mir ha sottoscritto. Da lì è nata l’idea della manifestazione che si sta
svolgendo oggi a Locri, con la partecipazione di tutta una serie di realtà,
associazioni e movimenti impegnati in questo settore: il consorzio ha chiesto
anche a noi di partecipare, come a tutte le altre associazioni sottoscrittrici.
Alcuni giorni fa è stato proposto a tutti gli aderenti, MIR
compreso, il testo di un manifesto che verrà letto oggi pomeriggio
durante la manifestazione, che il mir ha sottoscritto: si tratta di una cosa da
tenere in considerazione anche per il futuro, soprattutto per il mir che
organizza molti campi estivi. Si potrebbe pensare di organizzare, anche con il
movimento nonviolento, un campo di formazione alla nonviolenza, mettendo a
disposizione la nostra esperienza teorica: questo potrebbe essere
l’impegno del MIR.
La presidente
ricorda che c’è stato un giro di mail per valutare se sottoscrivere o meno il manifesto e che, alla fine, lei e Paolo Candelari
hanno ritenuto di dare un’adesione di massima, proprio perché il MIR
aveva già manifestato la propria solidarietà ela propria adesione in occasioni precedenti. La presidente ritiene
tuttavia che sarebbe preferibile dare un’adesione più puntuale e non solo
di principio, ed è questo il motivo per cui tale
argomento è stato portato al consiglio nazionale. Occorre quindi domandarsi
quali siano le iniziative che il MIR può assumere per
sostenere tale tipo di attività: intanto, far conoscere il fenomeno(alla sede
di Roma - Castelli si sta pensando di organizzare una giornata divulgativa di
tale esperienza ed un piccolo mercato dei loro prodotti), in secondo luogo, se
fosse possibile, organizzare un campo di formazione alla nonviolenza.
Giovanni
Ciavarella ricorda che in analoga occasione, quella della lotta NO TAV, abbiamo
dovuto rinunciare a realizzare un campo, che pure aveva un gran numero di iscritti, perché in quella situazione non c’erano
le condizioni per una riflessione sulla nonviolenza: quindi ritiene opportuno
andare nella stessa direzione ma non rifare gli stessi errori; poiché la
situazione non si risolverà certo quest’anno si potrebbe pensare ad
organizzare un campo per la prossima estate, tanto più che in Calabria abbiamo
già alcuni appoggi logistici.
Paolo
Candelari ritiene che sarebbe interessante svolgere un campo MIR (e quindi con
lavoro materiale, autogestione etc.) presso il consorzio, se c’è una loro
disponibilità; un’altra possibilità sarebbe invece un
vero e proprio seminario di formazione alla nonviolenza, più teorico.
Come consiglio nazionale potremmo invitare il gruppo
campi a prendere in considerazione l’idea di organizzare un campo a Locri
per la prossima estate e sentire IL consorzio ed altri movimenti per un
progetto di formazione, con esperti anche chiamati dall’estero.
Giovanni Ciavarella ricorda che
Marco Siino si sta impegnando molto in questo senso
sia nella lotta contro la mafia, sia a favore del consorzio Goel:
oggi è presente alla manifestazione di Locri anche a
nome del MIR e gli si potrebbe chiedere di farsi referente di queste iniziative
e di prendere contatto con le realtà locali. Per quanto riguarda i campi estivi si potrebbe incaricare direttamente il gruppo campi
di prendere contatti, in modo d’organizzare una settimana per il prossimo
anno e - nel frattempo - inserire eventuali iniziative già in programma nella
sezione campi amici del libretto dei campi estivi.
Dopo ampia discussione, vengono approvate le seguenti deliberazioni:
1. Il CN invita il gruppo campi estivi
a considerare l’ipotesi di organizzare un campo estivo nella zona di
resistenza nonviolenta alla criminalità organizzata in Calabria per
l’anno 2009 e ad inserire all’interno del libretto dei campi
estivi 2008 - nella sezione “campi amici” -eventuali iniziative già in
progetto.
2. Il CN delibera di prendere contatti con le realtà locali
al fine di concordare ulteriori momenti di
formazione permanente anche con esperti internazionali.
3. Il CN approvato infine di di spedire seduta stante il seguente messaggio:
“Carissimi amici,
il consiglio nazionale del mir riunito a Milano il
1 e 2 marzo, si sente vicino a voi e spiritualmente partecipe alla
manifestazione in corso a Locri
Non possiamo che ribadire
l'importanza della vostra azione in cui unite alla resistenza nonviolenta
all'ingiustizia ed al sopruso, la proposta costruttiva che dà speranza al
popolo della vostra terra calabrese, in prefetto stile gandhiano.
Condividiamo anche la sottolineatura
dell'importanza della formazione alla nonviolenza ,
e contiamo, nei limiti delle nostre forze e possibilità, di contribuire a
questa attività, mettendo a disposizione la nostra esperienza in merito.
La manifestazione del 1 marzo è un raggio di luce
nel buio di una situazione nazionale che tende allo sfascio e alla
rassegnazione; uno di quei eventi che stimolano a
continuare a lottare e lavorare per un mondo più giusto e senza violenza.
Pace Forza Gioia”
13.2- IPRI-CCP.
Giovanni
Ciavarella riferisce circa la sua partecipazione per conto del MIR al convegno
di Bolzano sulla formazione dei corpi civili di pace (che attualmente
si definiscono interventi civili di pace perché il termine corpi è oggetto di
contestazione) e di non aver ancora fatto girare il verbale perché si tratta di
una bozza. La cosa più interessante e è che si sta
cercando di ottenere una legge nazionale sull'estensione dell'età di quelli che
possono svolgere servizio civile all'estero, quindi partecipare ad interventi
civili di pace: non solo obiettori in età di leva ma anche persone più adulte,
nonché una legge che preveda l'aspettativa del lavoro anche in questo caso e
non solo per il volontariato.
La presidente chiede se ci sia
già un testo di legge e Giovanni Ciavarella comunica che l’IPRI-CCP ha
deciso di aderire alla bozza proposta dal prof. Papisca,
pur avendo cercato di introdurre alcune modifiche al tale progetto. Giovanni
Ciavarella ricorda che occorre pagare la quota del 2008, che va da un minimo di
€ 50 ad un massimo di € 100, e che l'assemblea dell’IPRI-CCP
si terrà a Bologna presso la Casa
del fanciullo nel mese di maggio.
Giovanni Ciavarella riferisce
inoltre che nella parte del documento approvato a Bologna relativo
alla collaborazione/coordinazione/coabitazione con i militari [“il gruppo concorda sulla necessità, in linea
generale, per i CCP di cercare l’interazione sia con la cooperazione
… che con il mondo militare. Si
propone una più intensa collaborazione tra operatorio della cooperazione, Forze
Armate e CCP nell’ambito dei corsi di formazione”] il
parere della maggioranza era diverso, tanto che alla lettura di quel punto in
plenaria ci sono state molte disapprovazioni manifeste. In molti hanno avuto la
sensazione che quel punto "doveva" passare così, forse per la forte
presenza di militari al convegno di Bolzano. Bisognerà comunque
parlarne nell’assemblea di IPRI-CCP, perchè proprio Alberto L'Abate e
Carla Biavati hanno sostenuto la posizione poi
risultata quella ufficiale e Giovanni Ciavarella esprimerà il dissenso del MIR
su tale delibera..
Il consiglio nazionale si chiude
alle ore 13,20 circa.
Subject: 79 Religious Groups Oppose Nuclear Bomb Plant
Faithful Security is pleased to share this press release with you - feel free to post it on your blog, write a letter to the editor of your local newspaper, or write a story for your congregation's newsletter.
79 Religious Groups Oppose Nuclear Bomb Plant; Call for Nuclear Disarmament
FOR IMMEDIATE RELEASE
(April 30, 2008, WASHINGTON, DC) -- Seventy-nine Protestant, Catholic, Jewish, and Muslim groups have joined together to reject administration plans to reactivate the U.S. nuclear weapons infrastructure and build new nuclear bomb plant facilities, Faithful Security announced today. In a formal letter to the Energy Department, religious organizations from across the country called instead for the United States to end new nuclear weapons production and commit to multilateral disarmament.
"We call on our political leaders to show the moral and political courage necessary to bring about a shift in our nation's nuclear weapons posture. Today we have a historic opportunity to begin the journey out from under the shadow of nuclear weapons," stressed the religious groups.
The letter was submitted to the Energy Department as part of a public comment period required to assess the environmental impact of Complex Transformation, the proposed plan to rebuild the U.S. nuclear weapons complex. The centerpiece of this proposal is a new nuclear weapons facility at the Los Alamos National Laboratory, located 25 miles northwest of Santa Fe, NM. The new bomb plant facility would enable the mass production of plutonium pits, the primary detonators in modern nuclear weapons.
The statement's signers expressed concern that the new and upgraded facilities would be used in the development of a new generation of nuclear warheads, despite the moral and legal obligations of the United States to reduce its weapons arsenal.
"Recently there has been tremendous bipartisan momentum for making the world safer by pursuing the elimination of nuclear weapons once and for all," explained Jessica Wilbanks, Advocacy Director for Faithful Security. "Today's statement from faith groups demonstrates a moral consensus for disarmament--and a firm rejection of efforts to build new plutonium pits."
Faithful Security organized the coalition letter in cooperation with The Friends Committee on National Legislation. Read the full text (PDF) of the statement and see a list of signers.
Faithful Security, the National Religious Partnership on the Nuclear Weapons Danger, is a multi-faith coalition dedicated to lifting the moral voice of U.S. religious communities toward a world free of nuclear weapons. Learn more at www.faithfulsecurity.org.
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Sono tutte proposte
importantissime, da portare avanti in un Paese civile, ma dubito ormai che
questo nostro Paese lo sia, visti i risultati elettorali nazionali e romani,
non giustificabili a mio parere con qualche errore fatto dai partiti della
Sinistra Arcobaleno. Comunque la lotta continua, come meglio si può,
possibilmente impegnandosi ognuno e ognuna in vari campi e forme, non solo in
una associazione o gruppo culturale, ma ANCHE in un gruppo più specificatamente
politico, come un partito e un sindacato. Bisogna fare di più di quanto ognuno
e ognuna ha fatto fino a ora. Cari saluti da una irriducibile comunista
ambientalista femminista e pacifista Maria Carla Baroni
-----Messaggio originale----- Da:
MIR-Riconciliazione@yahoogroups.com
[mailto:MIR-Riconciliazione@yahoogroups.com] Per
conto di locascio.francesco@... Inviato: martedì 29 aprile 2008
17.44 A: agora@...;
G.di Lavoro"Nonviolenza" - Rete Lilliput;
mir-riconciliazione@yahoogroups.com; cn@...; lista nonviolenti; Lista
Fermiamo chi scherza Oggetto: [MIR-Riconciliazione]
Quale di questi disegni di legge vorreste fossero ripresentati nella nuova
legislatura?
Ho
curato questo elenco sperando che possa servir a far venire, a qualcuno, qualche
idea utile. Sperando di poter contribuire ad una maggiore concretezza del
dibattito tra nonviolenti e lillipuziani. Non è la prima volta ce ci si cimenta
in azioni di lobbying istituzionale, forse è ora di iniziare a pensare su quali
strumenti possiamo porre in essere per incidere concretamente nel mutato quadro
politico.
Subject: [MIR-Riconciliazione] Nuovo sondaggio per MIR-Riconciliazione
Oggi è possibile votare! È in corso il nuovo sondaggio del gruppo MIR-Riconciliazione:
Quale di questi disegni di legge vorreste fossero ripresentati nella nuova legislatura?
o dichirazione dell'Italia “zona libera da armi nucleari”. o Norme di attuazione del ripudio della guerra art..11 cost. o riduzione spese militari e criteri di programmazione o diritto di opzione fiscale per gli obiettori alle spese militari o istituzione corpi civili di pace o abolizione cappellani militari o criteri di partecipazione missioni ONU o norme sul bando mine anti uomo o norme sul bando cluster bomb o desecretazione trattati internazionali (Basi militari) o controllo del commercio di armi o riconversione industria bellica o diritto obiezione per i militari o inchiesta su fatti del G8 o Centro italiano di Peace Research (ISSPaCE) o referendum Consultivo su smantellamento armi nucleari presenti in Italia o Commissione italiana per la promozione dei diritti umani o abolizione ergastolo o limitazione dell'uso del porto d'armi o promozione del commercio equo e solidale
Nota: non rispondere a questo messaggio. I voti del sondaggio non sono raccolti via e-mail. Per votare, visita il sito Web di Yahoo! Gruppi di cui sopra.
Aggiornamento da At-Tuwani e Masafer Yatta, Southern Hebron Hills
20 Aprile - 26 aprile 2008
Fatti principali
Presto sarà emergenza in tutta Masafer Yatta: poca acqua e scarsi raccolti.
Cancello dei coloni blocca da due mesi la scorta ai bambini di Tuba.
Raduno di coloni blocca strada palestinese per mezzora. 24 aprile
Coloni scacciano pastori e danneggiano cisterna a Tuba. 26 aprile
*Sabato 20 aprile 2008*
Durante il monitoraggio della scorta ai bambini di Tuba, un CPT e un OpCol
dopo aver dormito a Tuba, hanno accompagnato I bambini fino al cancello che
I coloni hanno messo su quasi due mesi fa', sulla strada da Tuba ad
At-Tuwani. Da qaundo c'e' questo cancello, I soldati si rifiutano di
oltrepassarlo, lasciando cosi' da soli I bambini per un terzo del tragitto
in cui dovrebbero essere protetti dai soldati. Alcuni coloni dell'outpost di
Havat Maon guardavano da lontano. Alcuni bambini di Tuba hanno inizato ad
urlare ai coloni, ma sono stati subito fermati dalle volontarie. La
scorta dell'esercito
e' arrivata in ritardo dopo due telefonate fatte dalle volontarie
all'ufficio militare competente. Inoltre I soldati stavano per partire senza
aspettare I bambini, cosi' che Le volontarie hanno parlato con loro
facendogli attendere I bambini.
E' da due mesi che nessun soldato cammina con I bambini, nonostante la
delibera della Commisione della Knesset dichiari il contrario. Da due mesi I
soldati ignorano I richiami dei volontari del CPT e di OpCol dichiarando
spesso che gli ordini che ricevono sono diversi e che non vi e' nessuna
delibera della Knesset. Una ebrea israeliana dell'associaizone Yesh Din sta
cercando di risolvere la questione del cancello dei coloni e dei soldati,
tramite contatti con alte gerarchie dell'esercito israeliano.
Durante il tragitto tra Tuba ed At-Tuwani, lungo il sentiero di mezzo, le
due vololntarie si sono fermate ad aiutare nella raccolta dei cereali un
pastore di Magaer Al Abeed, il villaggio di grotte vicino Tuba.
Ad At-Tuwani sono proseguiti I lavori della nuova cisterna dell'acqua, che
dovrebbe garantire una riserva adeguata al villaggio, in vista della
prossima scarsita' di acqua dovuta alle scarse precipitazioni dell'inverno
passato.
I lavori sono continuati per tutta la settimana e non hanno ricevuto nessuna
interruzione da parte dei soldati israeliani, sembra perche' il colono capo
della sicurezza di Maon, che agisce da sceriffo ne''area, e' in vacanza per
due settimane.
Due volontari di OpCol hanno accompagnato un pastore di UmmFaqara al pascolo
vicino all'outpost di Avigayil. Durante la mattina, un altro pastore di
Karmel e' stato visto dai volontari avvicinarsi ad Avigayil con le sue
pecore (dove ci sono alcuni campi palestinesi coltivati a foraggio). Un
colono lo ha visto e ha chiamato dei soldati che avvicinandosi al pastore lo
hanno cosi' obbligato ad allontanarsi dal pascolo. La cosa si e' ripetuta
poco dopo, ed in entrambi I casi il pastore era a circa 500 metri
dall'outpost quando e' stato scacciato. Le leggi israeliane prevedono una
fascia di sicurezza di 30 metri dal confine dell'insediamento. Inoltre
trattandosi Avigaiyl di un outpost, non e' riconosciuto neanche dal governo
israeliano, e quindi essere smantellato dal governo.
*Lunedi 21 aprile*
Alcuni volontari hanno fotografato una nuova costruzione dell'oupost di
Havat MAon, al fine di tenere aggiornata Peace Now, l'associazione
israeliana che monitora e denuncia l'espansione delle colonie nei Territori
Occupati.
Dopo il monitoraggio della scorta ai bambini delle 13.00, due volontarie
hanno incontrato una donna di Magaer Al Abeed che con la sua bambina si
recava da At-Tuwani verso casa, lungo il sentiero lungo. Nonostante gli
attacchi dei coloni verso I palestinesi in questo sentiero siano rari, la
signora ha chiesto alle due volontarie di accompagnarla per un tratto, dato
che in passato era stata aggredita nelle vicinanze.
Martedi' 22 Aprile
Due volontarie del CPT presenti a Kharruba per osservare a distanza un
pastore al pascolo nei paraggi, hanno visto alcuni coloni di Havat Maon
dirigersi verso la valle palestinese di Mshaha. Inoltre hanno osservato un
adulto di Havat Maon, insegnare a due bambini di circa 10 anni come lanciare
pietre con la fionda.
Una volontaria israeliana di Yesh Din ha incontrato ad At-Tuwani un pastore
di Magaer Al Abeed per avere la sua testimonianza a riguardo di una
agressione armata avvenuta contro di lui 3 settimane fa' a Mhshaha, qaundo
un colono armato ha sparato contro il pastore almeno 5 colpi, uccidendo una
pecora e ferendone un altra. Nello stesso luogo altri colpi erano stati
sparati contro pastori il 12 gennaio di quest'anno, ad aprile del 2007 e
anche il 15 febbraio del 2005.
In At-Tuwani, una famiglia del villaggio ha inizato a ricostruire la casa
che era stata demolita dall'esercito israelianoi nel 2004. La demolizione
era avvenuta fromalmente perche' la casa era priva di autorizzazzione ad
esistere. La Amministrazione Civile (ufficio di getione dell'occupazione dei
Territori) non rilascia autorizzazzioni a costruire da anni, nonostante
spesso la stessa autorizzazzione venga richiesta dai palestinesi.
Durante il pomeriggio, un gruppo di 30 nordamericani della chiesa cattolica
e della chiesa mennonita hanno visitato At-Tuwani, ascoltando le
testimonianze degli abitanti e dei volontari internazionali.
*Mercoledi' 23 Aprile*
Un pastore di At-Tuwani ha mostrato ai volontari del CPT un campo di cereali
danneggato dai coloni, vicino ad Havat Maon. In seguito I volontari e la
famiglia del pastore hanno lavorato tutta la mattina a raccogliere il
raccolto. Un colono di Havat Maon ha pascolato con alcune capre nelle
vicinanze, mentre un altro e' passato cavalcando l'asino rubato l'inverno
scorso ad un abitante di At-Tuwani. Lungo il tragitto del ritorno verso
At-Tuwani, il pastore palestinese ed il colono con le capre si sono
ritrovati a poca distanza. La tensione era nell'aria, ma I due si ono
ignorati a vicenda mentre due volontarie del CPT riprendevano la situazione
con la videocamera.
Un membro della ONG italiana UCODEP si e' recato ad At-Tuwani. LA ONG in
questione, tramite fondi dell' Unione Europea sosterra' l'emergenza
alimentare dei greggi che si prevede per l'estate. Dato che le scarse piogge
dell'inverno socrso non hanno permesso al raccolto di crescere, la ONG
fornira' mangime ai greggi delle famiglie piu' povere dell'intera artea di
Masafer Yatta.
Come oramai consueto da due mesi, la jeep militare della scorta ha lasciato
I bambini prima che ultimassero il loro tragitto, durnate il quale sono
sotto minaccia di agressione dei coloni.
Una delegazione della chiesa mennonita americana ha visitato At-Tuwani.
Una volontaria del CPT ha realizzato un'intervista video ad un abitante di
At-Tuwani, in cui egli spiega la sua esperienza nonviolenta.
Giovedi' 24 Aprile
Dopo il monitoraggio della scorta ai bambini, un volontario di OpCol ha
incontrato un pastore di Tuba il quale gli ha raccontato di essere stato da
poco a Gerusalemme, ospite di amici ebrei israeliani, attivisti di Ta'ayush.
I volontarti isareliani hanno pagato l'operazione chirurgica a sua figlia e
le cure mediche. La bambina, che si reca a scuola ogni giorno con I bambini
di Tuba, e' stata aggreddita e ferita da coloni di Havat Maon il 14 aprile
2006. La bambina (che ora ha 10 anni) ha ancora oggi un problema all'occhio
sinistro, a causa del quale dovra' recarsi ancora all'ospedale a Gerusalemme
a giugno prossimo. Oltre al sostegno finanziario e morale, I volontari di
Ta'ayush hanno reso possibile al padre della bambina di ottenere
un'autorizzazione per stare con la figlia all'ospedale. Un palestinese dei
Territori Occupati non puo' entrare in Isarele senza uno speciale permesso
dell'esercito isareliano, permesso spesso negato a uomini sotto I 45 anni di
eta'.
Volontari del CPT e di OpCol hanno accompagnato (ed aiutato) abitanti di
At-Tuwani nella raccolta dei cereali, in campi vicino all'outpost di Havat
Maon.
Al pomeriggio, durante il loro ritorno ad At-Tuwani dopo una pausa a
Gerusalemme, due volontari di OpCol sono stati fermati all'ingresso
delvillaggio (in corrispondenza della strada israeliana 317) da una
check-point
fatto da una jeep dell'esercito, una della polizia e una della polizia di
frontiera. Ai due e' stato intimato l'arresto nel caso avessero tentato di
entrare in villaggio, mostrando un ordine militare di zona chiusa, che ai
volonatri e' stato negato di fotografare. Appreso il fatto, altri volontari
di CPT e OpCol sono accorsi sul luogo. Alle 15.20, circa 30 coloni in auto e
a dorso di cavalli e asini si sono radunati sulla strada palestinese che
porta a Yatta. La polizia e l'esercito li hanno seguiti e cosi' anche I
volontari intenazionali presenti. Tra I coloni vi erano anche alcune
famiglie con bambini, e diversi giovani. Alcuni degli uomini avevano il viso
coperto, ed altri avevano armi nell'auto. Le autorita' israeliane hanno
intimato ai coloni di andare via, pena l'arresto. I coloni a cavallo sono
entrati nei campi vicini, cosi' che gli animali hanno mangiato il grano
coltivato in essi. Alcuni palestinesi che raccolgievano il grano poco
distante hanno assititio alla scena continuando a lavorare. Dopo circa 30
minuti I coloni sono andati via. Per tutta la durata dell'assembramento dei
coloni, la strada tra At-Tuwani e Yatta e' stata interrotta. La strada e' l'
unica via di accesso all'area di Masafer Yatta, cosi' che diversi
palestinesi erano bloccatti da entrambe le parti del raduno.
L'impressione dei volontari di OpCol e CPT e' stata che il raduno dei coloni
sia stato lasciato fare dalle autorita' militari, in quanto nessun soldato o
poliziotto ha impedito l'accesso al luogo del raduno, nonostante avessero il
check point proprio sull'unico ingresso all'area in questione.
Venerdi' April 25 2008
Verso le 9, un bambino e' vernuto a chiamre I volontari dicendo che c'erano
dei coloni a Kharruba. Tutti e Quattro I volontari di OpCol sono corsi al
luogo, mentre I CPT avevano una riunione con I loro volontari di Hebron.
Giunti sul luogo, hanno trovato alcuni pastori di At-Tuwani che lavoravano
nei campi. Poco lontano tre coloni con un gregge osservavnola scena mentre
uno di loro cavalcava l'asino rubato.
Dopo un poco, I tre coloni sono andati dentro al bosco dell'outpost di Havot
Ma'on.
Due volontari di OpCol si sono recati a Tuba per la notte e hanno appreso
dagli abitanti di Tuba che verso le 9.20, a Tuba, due pastori sono stati
aggrediti da 6 coloni di Maon con lanci di pietre, mentre I pastori
abbeveravano I greggi ad una cisterna dell'acqua poco lontano dall'abitato.
I pastori sono fuggiti e I coloni hanno continuato a lanciare grosse pietre
alla cisterna, danneggiandone l'esterno. I pastori di Tuba hanno fatto le
riprese video dei coloni, con la videocamera a loro donate da B'tselem,
l'associazione israeliana per i diritti umani. La stessa cisterna era stata
danneggaita anche il mese precedente.
I apstori di Tuba hanno spiegato ai volontari che la cattiva stagione delle
pioggie non ha dato buoni raccolti e che l'aumento globale dei prezzi dei
mangimi e quello della farina, rednono ancora piu' difficile la situazione.
Sabato 26 Aprile
Un volontario di OpCol e una di CPT hanno raccolto il grano con una famiglia
di At-Tuwani, vicino ad Havat Maon. Durante il mattino, una famiglia di
coloni e' passata poco lontano per una passeggiata.
I due volontari di OpCol a Tuba sono andati ad accompagnare alcuni pastori
in una valle di loro proprieta', nella quale non andavano da 8 anni a causa
delle violenze dei coloni. Mentre tornavano verso Tuba, quarto coloni sono
usciti dal vicino insediamento di Maon lanciando sassi e urlando. I pastori
sono coirsi via immediatamente, nonostante la distanza dai coloni fosse
considerevole.
Per ulteriori informazioni:
00972 547382452
www.operazionecolomba.it
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----- Fine messaggio inoltrato -----
Oggi è possibile votare! È in corso il nuovo sondaggio del gruppo
MIR-Riconciliazione:
Quale di questi disegni di legge vorreste fossero ripresentati nella nuova
legislatura?
o dichirazione dell'Italia “zona libera da armi nucleari”.
o Norme di attuazione del ripudio della guerra art..11 cost.
o riduzione spese militari e criteri di programmazione
o diritto di opzione fiscale per gli obiettori alle spese militari
o istituzione corpi civili di pace
o abolizione cappellani militari
o criteri di partecipazione missioni ONU
o norme sul bando mine anti uomo
o norme sul bando cluster bomb
o desecretazione trattati internazionali (Basi militari)
o controllo del commercio di armi
o riconversione industria bellica
o diritto obiezione per i militari
o inchiesta su fatti del G8
o Centro italiano di Peace Research (ISSPaCE)
o referendum Consultivo su smantellamento armi nucleari presenti in Italia
o Commissione italiana per la promozione dei diritti umani
o abolizione ergastolo
o limitazione dell'uso del porto d'armi
o promozione del commercio equo e solidale
Per votare, visita la pagina Web all'indirizzo:
http://it.groups.yahoo.com/group/MIR-Riconciliazione/polls
Nota: non rispondere a questo messaggio. I voti del sondaggio non sono
raccolti via e-mail. Per votare, visita il sito Web di Yahoo! Gruppi
di cui sopra.
Grazie!
Ho curato questo elenco sperando che possa servir a far venire, a qualcuno, qualche idea utile. Sperando di poter contribuire ad una maggiore concretezza del dibattito tra nonviolenti e lillipuziani. Non è la prima volta ce ci si cimenta in azioni di lobbying istituzionale, forse è ora di iniziare a pensare su quali strumenti possiamo porre in essere per incidere concretamente nel mutato quadro politico.
Nasce a Centuripe l’Associazione Antimafia Giovanile con un baby presidente
28/02/2008
Centuripe è un piccolo paese al centro della Sicilia, in provincia di Enna, a 40 chilometri da Catania e quasi 200 da Palermo. Tutto inizia il 21 ottobre a scuola, in un’ora di lezione dove la professoressa titolare è assente e viene sostituita da una supplente...
La lezione viene proposta da Giuseppe Di Fini, brillante ragazzino di 12 anni, da sempre animato da una grande stima per i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino trucidati dalla mafia. E la mafia è l’argomento della lezione che, peraltro, si trasforma subito in un aperto dibattito voluto dallo stesso Di Fini e proseguito insieme ai compagni di classe.
L’argomento è di quelli impegnativi. Mafia e giustizia non sono proprio all’ordine del giorno tra ragazzini.
Eppure, Giuseppe Di Fini ha le idee molto chiare.
Il dibattito in classe va avanti per un’ora, alla fine del quale, Giuseppe decide di costituire un’associazione antimafia. Nasce così l’ ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA GIOVANILE.
Nei giorni seguenti parla con i compagni e ad uno ad uno li convince a far parte dell’associazione. Ne “arruola” una ventina, tutti tra i dodici e tredici anni. Lui diviene il più giovane presidente di un’associazione antimafia.
Nonostante l’età giovanissima, i ragazzi sono ben più maturi di quanto dica l'anagrafe.
Periodicamente si ritrovano in un piccolo locale di uno scantinato – concesso loro in prestito gratuito da una “nonna” – privo però di corrente elettrica.
È la loro sede dove svolgono attività all'insegna della legalità, dell'antimafia e contro ogni tipo di pizzo, ma anche contro ogni forma di bullismo giovanile che – dice Giuseppe – è la prima forma di mafia.
L’associazione – dice Giuseppe – si prefigge di lanciare un messaggio sano soprattutto ai ragazzi, perché deve partire da loro l’educazione antimafiosa.
I modelli a cui si rifanno i ragazzi, sono i giudici Falcone e Borsellino e l’Associazione Addiopizzo di Palermo.
“Butta la pistola e dona una caramella”, è un loro slogan a cui ne fa seguito un altro: “È più facile puntare una pistola per chiedere una manciata di euro, che guadagnarseli con sudore e onestà”.
I ragazzi si occupano anche di un giornalino, La Gazzetta dei non boss...e inoltre ogni anno preparano un questionario antimafia che serve – dice il presidente dell’associazione – “a misurare il tasso di mafiosità e di legalità del territorio”.
Il questionario viene poi consegnato con un porta-a-porta ai commercianti e imprenditori che lo restituiscono compilato.
L’associazione, apolitica e apartitica, non fruisce di alcun finanziamento pubblico o privato, “per evitare - dice Giuseppe Di Fini - ogni tipo di strumentalizzazione”.
Letterio Pomara
Se volete manifestare il vostro sostegno ai ragazzi dell'associazione, potete scrivere a: antimafiagiovanile@...
Chiedo scusa per il ritardo nella conferma dell'assemblea nazionale di maggio ma ci sono stati vari problemi organizzativi e contingenti.
L'assemblea è confermata seppur concentrata alla sola questione DIFESA.
“SCELGO LA NONVIOLENZA”
VICENZA, 10 MAGGIO 2008:
DALL'OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLA DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA PASSANDO ATTRAVERSO I CORPI CIVILI PACE
E GRADITA LA PUBBLICIZZAZIONE DI QUESTA INFORMAZIONE ... DIFFONDI A CHI PENSI INTERESSATO...
PER FACILITARE L'ORGANIZZAZIONE DEI LAVORI DI GRUPPO E L'ACCOGLIENZA PER CHI VUOLE FERMARSI A DORMIRE A VICENZA CHIEDIAMO DI CONFERMARE LA PRESENZA MEDIANTE UNA DELLE SEGUENTI MODALITA'
Mettere in rete le proposte, condividere percorsi, individuare strategie, scegliere priorità, costituire soggetti, dotarsi di strumenti, darsi dei tempi, diventare efficaci.
(esempio possibile:DPN – ALBO OBIETTORI - CORPI CIVILI DI PACE – DA FINANZIARE CON OPZIONE FISCALE – ENTRO 2010 FORMAZIONE E AZIONE IN AREE DI CONFLITTO – DA SUBITO CONCENTRARE SFORZI AREE NAZIONALI COME VICENZA E INTERNAZIONALI IRAN?…)
MODALITA’
MATTINA 8.30-12.30
30’ registrazioni con cappuccino equo e solidale
30’ in plenaria
INTRODUZIONE ALLA GIORNATA
Obiettivo dell’assemblea sarà elaborare e raggiungere delle proposte concrete, efficaci e raggiungibili in tempi brevi (1-2 anni) in merito alla questione della sicurezza, della difesa nonviolenta e della smilitarizzazione dei territori.
L’intento è quello di fare sintesi di diverse proposte già esistenti ed emerse in questi anni per far convergere le forze e rendere l’azione più efficace. Si intende favorire occasione di dialogo e riflessione fra persone da anni impegnate in tali settori. Gli obiettivi da raggiungere andranno verificati con cadenza annuale.
Se possibile, obiettivo finale sarà anche promuovere a livello nazionale le proposte elaborate.
2h 30’ Massimo 10 persone per gruppo con almeno un “esperto” e un “facilitatore”
GRUPPI DI LAVORO TEMATICI PER AREA
Dopo l’introduzione in assemblea plenaria i lavori proseguiranno in gruppi di interesse con facilitazione. I lavori saranno introdotti da proposte già esistenti sulle quali discutere e confrontarsi e da eventuali integrazioni. Obiettivo del gruppo è di formulare una proposta sintetica e percorribile in tempi brevi sulla quale tutti i soggetti si impegneranno nel proprio specifico.
30’ In plenaria 10minuti per tre gruppi
BREVE SINTESI IN PLENARIA
Ogni area comunicherà in plenaria la proposta elaborata e l’assemblea potrà chiedere chiarimenti e fare proposte di integrazione o modifica nello spirito di collaborazione e costruzione reciproco.
POMERIGGIO 15-17.30
1h
GRUPPI DI LAVORO TEMATICI
Breve lavoro di gruppo per mettere a punto le proposte finali
1h 30’
ASSEMBLEA PLENARIA
Approvazione delle proposte finali ed assunzione di impegni personali e di gruppo per il raggiungimento del fine. Individuazione delle priorità locali collegate al fine generale e relativi impegni.
DICIAMOLO IN PIAZZA Ore: 20-23
Musica, impegno, poesie, video
MODALITA’
Esposizione pubblica delle proposte e degli impegni.
proposte intervallate da poesie, canzoni, filmati. Durante la serata raccolta di adesioni personali.
Lancio dell’iniziativa generale del 2 ottobre
Adesioni:
le adesioni sono in fase di allargamento e verifica
se conosci qualcuno interessato contattalo e facci sapere
Articolo di Raniero La Valle per la rubrica RESISTENZA E PACE su Rocca n. 10 (rocca@... )
Non che sia una consolazione,ma mentre da noi festeggiano i leghisti, in Paraguay festeggiano i lughisti; mentre in Italia per la prima volta dal 1946 la sinistra esce dal Parlamento, in Paraguay per la prima volta dal 1947 vi entra, e mentre da noi sprofonda nell’anonimato e non si fa più vedere alle urne la tradizione del cattolicesimo democratico, in Paraguay a vincere le elezioni e a diventare Presidente della Repubblica è un vescovo, mons. Lugo, che più visibilmente e arditamente cattolico non potrebbe essere, e la cui cultura democratica non potrebbe essere più genuina perché è la cultura della liberazione.
Non che tutto ciò sia un risarcimento per noi, o che si possa fare un qualsiasi paragone tra l’Italia e il Paraguay, ma la singolare contemporaneità tra i due eventi suggerisce che anche in Italia tutto non finisce qui, che nessun potere è per sempre, che la storia è sempre ricca di sorprese e che spesso le decisioni di ieri si trasformano in un rompicapo per oggi.
Un rompicapo è per esempio, come notano tutti i giornali, quello che ha ora da risolvere la curia romana. Il fatto è che quando il vescovo Lugo, sulla spinta delle speranze popolari, decise di presentarsi come candidato alla presidenza, conosceva le incompatibilità stabilite dal diritto canonico, e perciò chiese la riduzione allo stato laicale; ma Roma gliela rifiutò, dicendo che un vescovo è per sempre. Tuttavia qui il problema non era che mons. Lugo volesse mettersi fuori della successione apostolica, ma che voleva passare dall’esercizio di funzioni ecclesiastiche all’esercizio di funzioni civili, come era avvenuto in altri celebri casi, bastando per l’Italia ricordare il nome di don Sturzo, mai uscito dall’ordine sacro. Il vescovo di San Pedro, certo disobbedendo (ma obbedendo, come la Chiesa raccomanda, alla sua coscienza), decise di “correre” lo stesso, ragione per cui fu sospeso a divinis. Il rompicapo consiste adesso nel fatto che, sulla parola stessa dell’autorità romana, Fernando Lugo è tuttora vescovo, nella pienezza del suo carisma, ed è quindi un vescovo che ora guida il Paraguay, con il progetto e l’impegno di riscattare i poveri e gli esclusi, i campesinos senza terra e gli indigeni diseredati: una sua sconfessione, da parte della Santa Sede, metterebbe in conflitto il Vangelo con la promozione umana, e il sacerdozio con l’opzione dei poveri, e inoltre lascerebbe solo e vulnerabile Lugo, dinanzi a quanti sicuramente lo vorranno uccidere, come fecero con l’arcivescovo Romero; a rendere poi più difficile la decisione romana c’è anche il fatto che il Vaticano, se non sempre è in buoni rapporti coi vescovi, sempre cerca di avere buoni rapporti con i capi di Stato e di governo.
Ma oltre a ciò, l’elezione di Lugo pone due questioni di carattere generale. La prima è che, come titolava Le Monde diplomatique nel dicembre scorso, Washington sta perdendo l’America Latina; mentre prima aveva dittatori e generali Presidenti suoi amici dappertutto, adesso si trova di fronte, al vertice di questi Stati, donne, operai, indigeni e perfino un vescovo, e quasi dappertutto governi di sinistra. Vero è che oggi gli Stati Uniti cercano di legare a sé questi Paesi con forme di potere più consensuale, imposte con gli strumenti della globalizzazione liberista: come ha scritto un ricercatore, William J. Robinson, su una rivista newyorchese, “gli strateghi americani sono diventati buoni gramsciani”, avendo compreso che il vero potere è nella società civile, ed è attraverso ilcontrollo sociale e politico su di essa che cercano di aggiudicarsi l’America Latina. Ma se, nonostante ciò, la perdono, è solo perché si perde ciò che si possiede o si vuole possedere. Quel continente, al contrario, non vuole essere oggetto di possesso da parte di nessuno; gli Stati Uniti rinunzino al dominio, sia con le armi che col capitale, e non perderanno più niente, e avranno buoni rapporti con tutti.
La seconda questione è quella della laicità. Se il popolo elegge un vescovo, e il vescovo guida il popolo non facendo ricorso alle risorse del sacro, ma a quelle della condizione laica e comune, allora la laicità non può essere più quella che distingue il clero dai fedeli, quasi due opposti “generi di cristiani”, ma deve essere una qualità comune a laici, preti e vescovi. Si tratta allora di trovare lo specifico cristiano della laicità, che non può non riguardare tutti, prima di ogni distinzione di stato, di ordini e di ruoli. Questa laicità consiste nel prendersi cura del mondo, come realtà presente e non solo come passaggio alla realtà futura; nell’occuparsi dei corpi, santi e amati da Dio, già qui, prima della resurrezione della carne; e nel prendere su di sé, ciascuno per la sua parte, la responsabilità per la vita, il diritto e la felicità dell’intera famiglia umana sulla terra. Gli altri, a cui la laicità ci accomuna, lo facciano pure con le loro motivazioni, alcune del resto assai pregevoli, che noi stessi condividiamo; noi lo facciamo perché anche Dio ha fatto e fa così.
Il potere che hai anche tu di Carlo Gubitosa, in La catena di san Libero, 23-04-2008 (libero@...)
Ora che la sinistra è diventata extraparlamentare, il nostro paese non vive un problema solo politico, ma anche e soprattutto culturale e mediatico. Come faremo a incontrare tutte le idee escluse dalla logica perversa della "par condicio", che stabilisce parità di condizioni tra i partiti, e solo tra quelli più grossi, ma non tra le idee? Come faremo a dare respiro alle idee che muovono pacifisti, comunisti votati alla nonviolenza,anarchici libertari, gay e lesbiche che rivendicano i loro diritti civili, chiese diverse da quella cattolica, scienziati, tecnici ed economisti non fagocitati dal pensiero unico e non rappresentati in parlamento e sui media? Chi sarà portatore di messaggi non sponsorizzati, che nascono dall'uso della ragione e non dalle logiche del mercato e della propaganda?
Ad essere tenuto sotto sequestro non è solo il parlamento: nelle mani del Veltrusconismo oggi c'è anche la cultura e la vita intellettuale del Paese. Come faranno gli adolescenti a incontrare il messaggio rivoluzionario e nonviolento di Danilo Dolci o di Gandhi quando sarà molto più semplice guardare sulle reti Mediaset film prodotti dalla Medusa e basati su libri pubblicati da Mondadori, in una perversa sinergia comunicativa che fa capo al Presidente del Consiglio? I rimasugli degli spazi mediatici verranno riempiti dalla retorica del PD, che difficilmente potrà rappresentare posizioni diverse da quelle della propria dirigenza.
L'unica via d'uscita rimane la resistenza culturale, praticata individualmente e in piccoli gruppi lontano dai media di massa, nel rifiuto ostinato di cedere all'abbrutimento dell'ignoranza che genera leggi mostruose come quella che ha partorito il nuovo Parlamento Italiano. Cambiare la cultura è anche resistere al senso di impotenza, alla retorica del palazzo che vuol farci credere che il governo in carica è l'unico soggetto in grado di incidere sulla realtà, e che nel nostro paese 239 deputati e 130 senatori non contano più nulla solo perché sono "dall'altra parte", e men che meno contano i cittadini che la pensano in maniera diversa dal governo.
Nel nostro paese sempre assetato di salire sul carro dei vincitori, in guerra come nelle elezioni, l'unica forza capace di fermare questo carro è il potere della comunicazione nonviolenta. Quando si è manifestato sui balconi con le bandiere arcobaleno, o per le strade di Scanzano Jonico, la politica non è più stata la stessa. L'unico problema è che questo potere non permette delega, ma va esercitato da tutti e quotidianamente. Ma questa può rivelarsi anche una grande opportunità. [carlo gubitosa]
Subject: conferenza stampa 24 Aprile ore 12:00 presso l'aula F1 di Palazzo Giusso
Con preghiera di diffusione
Giovedì 24 Aprile alle ore 12:00 presso l’aula F1 di Palazzo Giusso (Largo San Giovanni Maggiore a Pignatelli – Università Orientale) si terrà la conferenza stampa per presentare l’iniziativa
“Un 5 per mille di PACE: scelgo la nonviolenza attiva – Campagna di obiezione di coscienza al riarmo e alla guerra”.
Interverranno padre Alex Zanotelli e Alberto Capannini (Operazione Colomba)
Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania
Per devolvere il tuo 5 per mille basterà la tua firma nell’apposita sezione della tua dichiarazione dei redditi,
con l’indicazione del Codice Fiscale 00310810221
(Sotto la voce “Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni”)
Poi, per rendere completo il tuo contributo, sarà indispensabile inviare:
Rullano di nuovo i tamburi di guerra, questa volta per l’Iran.
"Se l’Iran -ha affermato Bush- avrà l’atomica, sarà un olocausto atomico".
Siamo ripiombati a livello sia internazionale che nazionale in una spaventosa corsa al riarmo e alle spese militari arrivando nel 2006 a oltre 1.200 miliardi di dollari.
Una cifra che si era vista solo nello scontro finale USA-URSS a metà degli anni Ottanta.
In campo nucleare abbiamo dato inizio a una nuova corsa in barba a tutti i trattati firmati durante la guerra fredda.
Anche in campo nazionale non siamo stati a guardare: prima il governo di centro destra ci ha portato ad essere forti sostenitori della guerra e addirittura presenti con un contingente militare in Iraq, poi il governo di centro sinistra ha incrementato del 23% (in soli due anni) le spese militari.
Nell’ultima finanziaria siamo giunti a 23.5 miliardi di euro per la difesa.
Ormai c’è un abisso tra il mondo politico e la gente comune che è molto sensibile al valore della pace, ma che si sente altrettanto impotente a tradurla in opzioni concrete.
Da qui l’esigenza impellente di trovare una via semplice, ma efficace e popolare, con cui dire NO a questa politica di guerra, per sostenere gli interventi nonviolenti in area di conflitto. Infatti oggi non c’è più l’obiezione al servizio militare perché è stato soppresso il servizio di leva.... e il servizio civile, a volte per l’approccio degli enti, a volte per le rigidità delle norme, spesso non esprime quella difesa civile non armata e nonviolenta che prescrivono le leggi 230/98 e 64/01.
Né è praticabile l’obiezione fiscale su larga scala perché la repressione è troppo forte (ganasce fiscali o sottrazione di tasse alla fonte). Tuttavia rimane importante dare un valore pubblico e politico alla scelta di sostenere un’ alternativa nonviolenta all’intervento militare. Le conquiste giuridiche hanno aperto nuovi spazi politici nei quali si può operare.
Oggi infatti vale il principio per cui ogni contribuente può destinare una quota delle proprie tasse al di fuori delle decisioni in Parlamento: è possibile destinare il 5 per mille per progetti sociali.
Noi riteniamo che si possa organizzare un’iniziativa incisiva per la pace chiedendo a tutti coloro che vogliono la vera pace di dichiararsi obiettori in questo modo: destinare il 5 per mille alle Associazioni che promuovono e realizzano interventi nonviolenti in aree di conflitto e nelle situazioni di violenza strutturale.
Questo 5 per Mille viene cumulato in un Fondo Comune, custodito dalle Associazioni, e verrà destinato ad iniziative di pace (Difesa Popolare Nonviolenta e Corpi Nonviolenti di Pace). Le Associazioni già destinatarie del 5 per mille possono aderire alla campagna dando a loro volta una quota a sostegno della stessa.
Questo impegno all’obiezione viene chiarito inviando due lettere:
a) Una all’Associazione prescelta per indicare la propria obiezione alla guerra e per la difesa alternativa, chiedendo di essere iscritto come obiettore alla guerra in un apposito albo.
b) Una al Ministero competente in materia per dichiararsi obiettore alla guerra e per la difesa popolare nonviolenta chiedendo che l’albo sia formulato anche a livello nazionale.
Ci sentiamo costretti a questa scelta dato che lo Stato non obbedisce alle sue leggi che gli prescrivono di attuare iniziative di difesa civile non armata e nonviolenta.
Per questo noi società civile ci assumiamo la responsabilità di sostituirlo.
Questo impegno all’obiezione è del tutto legale e può essere compiuto da singoli o da gruppi. Tutto ciò dovrebbe lentamente portare alla costituzione di un soggetto politico collettivo che dovrà svolgere un ruolo importante nel movimento contro la guerra.
Questo aiuterebbe a sostenere e qualificare in termini di contenuti e di esperienze le iniziative istituzionali di consulenza e di indirizzo circa la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta (DCNANV) sviluppando sinergie utili alla costruzione della pace.
Riteniamo che questa campagna aprirà nuove strade rendendo l’obiezione al militarismo imperante accessibile a tutti, creando così un forte movimento di base a favore della pace.In un momento così grave per l’umanità che vive ora sotto la minaccia di una guerra nucleare, questa campagna offrirebbe a tanti la possibilità di finanziare la pace e non la guerra.
Subject: [ReteDisarmo] SI PUÒ FERMARE LA PROLIFERAZIONE NUCLEARE? Roma, 7 giugno 2007
SI PUò FERMARE LA PROLIFERAZIONE NUCLEARE?
L’ATTUALITà DEL TNP E LA CRISI IRANIANA
Convegno
Roma, 7 giugno 2007
Da quando il 1 luglio 1968 98 paesi firmarono il Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) il tentativo della comunità internazionale di prevenire la diffusione degli armamenti nucleari ha conosciuto alterne vicende. Da un lato successi – a cominciare da un’adesione che impegnando 189 nazioni fa del TNP il più ampio tra tutti gli accordi sul controllo degli armamenti – dall’altro anche fallimenti, tra cui l’acquisizione di armi nucleari da parte di stati non firmatari.
Così oggi, accanto a due paesi che recentemente decidono di abbandonare lo sviluppo del nucleare militare (la Libia nel 2005 e la Corea del Nord nel 2007) persiste, in un’area nevralgica del pianeta, una situazione di crisi. La Repubblica Islamica dell’Iran proclama il proprio diritto a dotarsi di una capacità nucleare per uso civile, ma non intende o non è in grado di fornire prove definitive sulla natura esclusivamente civile delle ricerche che sta effettuando.
Per approfondire questi temi, Archivio Disarmo ha deciso di riunire a Roma un panel di esperti di livello internazionale in grado di confrontarsi su analisi e proposte che siano nello stesso tempo realistiche e innovative.
La partecipazione assicurata da Mohamed ElBaradei consente di ricondurre l’intera questione nell’unica cornice che appare capace di arrestare una pericolosa deriva. Si tratta, dunque, di inquadrare la discussione spostando la prospettiva dalla controversia politico-strategica alla riaffermazione della centralità del sistema ONU di prevenzione della proliferazione nucleare. Tale prevenzione è efficacemente rappresentata dal TNP e dall’Agenzia delle Nazioni Unite incaricata di sorvegliare e garantire diritti e doveri dei paesi firmatari: al TNP e all’AIEA va il sostegno dell’Italia e di quanti nel mondo si impegnano nell’obiettivo di conciliare l’equità e le pari opportunità tra le nazioni con la sicurezza internazionale.
Convegno organizzato da Archivio Disarmo
con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri
Roma, 7 giugno 2007
Aula Magna, Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione
Via dei Robilant 1 (Foro Italico)
ore 09,00 I sessione: Relazioni.
Disarmo e non Proliferazione: due processi, un unico obiettivo
Saluto di Ivano Barberini, Presidente Archivio Disarmo
Tra i temi, il futuro dell'ecumenismo in Europa e l'impatto delle migrazioni
(NEV) - Si è concluso con una valutazione positiva l'incontro annuale dei segretari generali dei Consigli ecumenici nazionali europei, organizzato quest'anno dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) a Palermo dal 7 al 10 aprile. Si tratta di un incontro informale al quale hanno partecipato i rappresentanti di una quindicina di Consigli da tutta Europa (Germania, Svizzera, Paesi Passi, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Regno Unito, Estonia, Romania e dai paesi scandinavi): tali Consigli sosno costituiti da rappresentanze ortodosse e protestanti e, nella quasi totalità dei casi, anche dai cattolici, in veste di membri effettivi o di osservatori. L'incontro di Palermo è stato soprattutto un momento di condivisione e scambio, incentrato sulla questione delle migrazioni e sulla valutazione della Terza Assemblea ecumenica europea (AEE3) di Sibiu (Romania) nel settembre 2007. Hanno partecipato anche rappresentanti della Conferenza delle chiese europee (KEK), del Consiglio delle conferenze episcopali in Europa (CCEE) e della Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta. Messaggi di saluto sono giunti dal presidente della FCEI Domenico Maselli e dal Segretariato attività ecumeniche (SAE).
"La valutazione dell'AEE3 - ha dichiarato Laura Casorio, segretaria esecutiva della FCEI - ha evidenziato come l'ideale percorso verso Sibiu debba proseguire dopo l'Assemblea a livello locale, riprendendo e diffondendo la Carta ecumenica e il messaggio finale". L'incontro è stato anche l'occasione per presentare "Mapping Migration. Mapping Churches' Responses", una ricerca europea su chiese e migrazioni commissionata dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e condotta dalla Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), in collaborazione con il Nova Research Centre di Gloucester (Gran Bretagna). "La discussione sul tema ‘chiese e migrazione' - ha spiegato Laura Casorio -, partita dalla presentazione di questo studio e da una panoramica della situazione delle chiese evangeliche italiane, ha mostrato come il movimento ecumenico nei prossimi anni sarà condizionato dal cambiamento interno alle chiese. In molti paesi europei i consigli ecumenici sono profondamente coinvolti nel dialogo interreligioso, in alcuni casi con la collaborazione delle istituzioni che a causa del fenomeno migratorio si trovano ad interagire con una società civile in continua evoluzione. Il prossimo incontro che si terrà in Austria, infatti, affronterà in particolare la questione del dialogo interreligioso a partire dalla Carta ecumenica".
Grazie della tua risposta e riflessione. Sono d'accordo con te che forse non è la lista CN lo spazio migliore per dibattere d’elezioni. Infatti, il mio testo è stato inoltrato pure alle liste MIR-Riconciliazione ed a quelle di Lilliput e di Peacelink.
Ma l'esito elettorale era solo il pretesto per invitare ad una riflessione ben più profonda che certamente ci riguarda come MIR, come nonviolenti ed anche in quanto credenti impegnati nella società.
Quali debbono essere OGGI le forme del nostro agire sociale?
Rete Lilliput ha organizzato a Roma, il 5 e 6 aprile 2008, presso la Città dell'Altra Economia, il suo primo seminario sugli strumenti, le esperienze e le sperimentazioni verso forme/spazi alternativi di partecipazione politica: "Agire un'altra Politica - costruire e praticare la Democrazia" (LINK per i materiali preparatori).
Forse partecipare a quel dibattito, se non organizzare qualcosa di analogo, un approfondimento, magari assieme ad altri soggetti (MN, Pax Christi, Arca, LOC, CCP, Cipax, berretti bianchi, BPI, etc.) potrebbe tornarci utile ed opportuno. Quanto meno per ricalibrare le iniziative nelle quali anche noi siamo coinvolti.
In realtà io sento l'esigenza di un ulteriore approfondimento, questo sì "in quanto MIR", sulle stesse forme dell'impegno sociale dei credenti.
La situazione è nuova e critica.
Si è passati dalle forme dell'impegno neoguelfo del laicato cattolico in politica, attraverso gli strumenti del partito e del sindacato (la DC e la rottura dell'unità sindacale) , all'incontro con la sinistra, la militanza nei suoi partiti e sindacali, l'esperienza dei cristiani per il socialismo e simili (delle cui tracce troviamo riscontro negli atti dei convegni su marxismo e nonviolenza), superato tutto ciò con i movimenti per la pace, antinucleare, antimafia abbiamo avuto un crescente autonomizzarsi della società civile e dell’associazionismo. Ma sempre con una relazione con il momento della rappresentanza politica e legislativa.
Oggi abbiamo "piazze piene ed urne vuote"! Come reagire? Questo è il problema di tutta la sinistra "sociale".
Ma noi abbiamo un’ulteriore specificità, che fare come credenti, come Chiese, come comunità.
Nei paesi anglosassoni, riferivo, sono strutturate iniziative di lobbying e reti di campagne, che vedono l’impegno diretto delle chiese (nelle loro diverse articolazioni) quali soggetti di cambiamento.
L'esperienza dell’IFOR, di Hildegard e di Jean Goss, è stata anche questo (Filippine, Congo, etc.): operare come formatori della società civile, particolarmente al servizio delle comunità ecclesiali (più che dei governi...). Possiamo trarne qualche riflessione utile per l'oggi?
Saluti! Francesco
----- Original Message ----- From: <serberg@...> To: <cn@...> Sent: Friday, April 18, 2008 9:27 AM Subject: Re: [CN MIR] ripensare il cambiamento
Non so se la lista del CN del MIR sia il luogo adatto per proporre riflessioni sul dopo voto. Casomai i responsabili lo dicano e sospendiamo il dibattito. Condivido molto di quello che ha scritto Francesco. Ma non me la sento di considerare irresponsabili quelli che si sono astenuti: è una scelta politica che ha un suo significato ed una sua giustificazione. Marco Revelli notava in una intervista al Corriere della Sera che uno degli elementi che ha contribuito alla scomparsa della sinistra in parlamento è stato il movimento pacifista. Io credo che questo elemento vada valorizzato: l'importanza ed il peso che le questioni della guerra e della pace hanno avuto nell'annientamento politico delle élites della sinistra. Questioni che non sono mai state al centro della campagna elettorale: la loro rimozione rivela la loro importanza e la loro impraticabilità. Perché neanche la sinistra le ha poste come questioni centrali? Perché chiaramente non poteva dopo le scelte militariste che aveva accettato di condividere. Credo che ci ricordiamo tutti le dichiarazioni di Giordano alla marcia di Vicenza del febbraio 2007 e poi cosa fece con Turigliatto. Il problema ritorna ad essere quello della mediazione o della radicalità. Certe questioni sono centrali e senza mediazione: o si è contro o si è a favore della guerra e su questo si può, o meglio si deve far cadere un governo. Alla fine Prodi è caduto su una buccia di banana di nome Mastella, cioè su una questione veramente poco rilevante. Mentre la crisi dell'anno scorso era su una questione di politica estera, cioè su una questione verametne seria. In passato non è mai successo che un governo sia caduto su una questione di politica estera. Salvo poi far rientrare la crisi in nome della governabilità. A questo punto io sono contento che questa élite di sinistra sia rimasta a casa: non si è "ricordata" del programma elettorale ed ha tradito il mandato del mondo pacifista. Nessuna nostalgia: è giusto così. ma questo conferma il peso politico del mondo pacifista. Dei Verdi del Veneto, di Bettin, non posso che dire tutto il male possibile: un partito che negli anni 90 portava a casa da solo il 7% dei voti è stato distrutto e ridotto a meno del 2%: nessuno si è mai dimesso per questi brillanti esiti elettorali. Anzi. Per cui se anche ce la prendiamo con Pecoraro Scanio credo non è che si sbagli obiettivo. In sostanza sono stati gli errori dell'élite della sinistra che hanno fatto cambiare voto al suo elettorato: troppo facile gettare la croce sulla legge elettorale: era la stessa nel 2006. Per quanto rigurarda i governi: non ho mai pensato che ci siano governi amici. Quello che questo governo ha fatto per noi è stato quasi nulla. Devo fare la lista di quello che non ha fatto? Si collaborerà con questo governo se ci saranno spazi, ci si sconterà se, come è molto probabile, farà ulteriori scelte militariste rispetto a quelle già fatte da Prodi. Sergio Bergami
On 18 Apr 2008 at 8:09, locascio.francesco@... wrote:
> > > Mi stranizza di fronte l'entitàdella débâcle elettorale subita, la facilitàdei commenti, le irremovibili > acritiche certezze di quanti tornano a ribadire la propria personale concezione del mondo, > noncuranti delle corresponsabilità rispetto all'accaduto. > > Un Nord Leghista ed un Sud in mano al solito ceto politico corrotto ed inquisito, sono uno > scenario inquietante e non un a mera sconfitta di una sinistra burocratica lontana dai > "movimenti". > > I risultati Veneti e di Verona, non lasciano spazio a ragionamenti del genere e poco scampo > lasciano alla mobilitazione sul dal molin. > I risultati piemontesi altrettanto per le iniziative "no tav", per non parlare dell' impegno anti > mafioso al sud. > > Basterà infierire sui Bertinotti e Pecoraro della sfortunata sinistra arcobaleno? > > O potremo gioire degli irrisori "zero-virgola", delle varie micro liste trotskiste (PCL, sinistra > critica, P.di alternativa comunista), della lista dell'ex PDCI Rossi, "bene comune", inclusi gli ex > verdi (nonviolenti) della prima ora (incapaci di portare a casa il minimo risultato elettorale)? > > Per non parlare dell´irresponsabile corresponsabilitàqualunquista dei teorici dell'astensionismo, > penso oggi soddisfatti del futuro governo nuclearista, guerrafondaio e xenofobo. > > Per la prima volta non avremo la sinistra nelle istituzioni, per la prima volta l'apporto della stessa > rappresentanza dei cattolici sarà assente in una delle due camere, se non vorremo delegare > all'inquisito Cuffaro il patrimonio della storia dei cattolici in politica. > > > Gli interrogativi per i nonviolenti sono quindi ben più delle risposte! > > Penso che dovremmo partire dalla stessa definizione di "cambiamento", alla relazione tra l'agire > sociale dell'associazionismo e la sua rappresentazione istituzionale e politica. > > In passato, dopo le esperienze capitiniane dei COS nel dopoguerra, ci si è interrogati negli > storici convegni su marxismo e nonviolenza degli anni 70, nel dibattito su anarchia e > nonviolenza, poi la battaglia per l'obiezione ha visto un incontro con i radicali, per poi essere > stati quindi, negli anni 80, parte promotrice dell'esperienza delle prime liste verdi (salvo poi non > reggere il confronto elettorale o subire le logiche partitiche della progressiva burocratizzazione > della federazione dei verdi), infine esterni a tutto ciò si è contribuito alla nascita di esperienze di > movimento quali la Rete Lilliput (oggi anch'essa irrigidita in una progressiva burocratizzazione e > conquistata da un elitèautoselezionata). > > Penso che occorra un ripensamento sul complesso di questa storia. > > Pochi sono per noi i punti fermi: l'attività della società civile, l'associazionismo, la logica > dell'agire in rete, l'azione d´advocy per i diritti umani da parte delle chiese. > > Riguardo alle chiese (provenendo dalla storia del mir, mi si conceda quest´attenzione al plurale), > ricordiamo il ruolo avuto dalle riviste missionarie nell'avvio delle campagne per il disarmo della > stessa Rete Lilliput. Ad oggi ritengo che sia poco valorizzata l'esistente rete dei contatti degli > operatori missionari (Aefjn.org) e di Giustizia, Pace ed Integrità del Creato (p es. > http://www.ofm-jpic.org/). > > Ben peggio sembrano essere ridotte le pur esistenti istituzioni del movimento dei lavoratori: > istituzioni appunto e per parecchi irriformabili. Ma anche da li bisogna ben valutare quali apporti > possano venire ad un cambiamento possibile. > > Ma resta il punto fondamentale di ripensare questa stessa idea di cambiamento, dal basso, dalle > scelte di ciascuno e di tutti. > Senza pensare, o temere, che un risultato elettorale possa modificare radicalmente le nostre > esistenze. > > Da oggi dovremo confrontarci con un mutato quadro istituzionale. > > Unico aspetto positivo, dovranno cessare le dispute sui vari tavoli pseudo istituzionali ai quali far > sedere i nonviolenti a caccia degli scampoli di finanziamenti e di sotto-sotto governo. Non > potremo farci più schermo di nessuna parentela "politica". La relazione con i ministeri degli esteri > e della difesa non potrà che tornare ad essere dialettica ed alternativa. > > Dovremo tornare a pensare la difesa popolare nonviolenta come intimamente connessa ad una > politica di disarmo, da affermare e conquistare con strumenti altri rispetto alla mediazione (o se > volete al compromesso, se non alla compromissione). > > Rimane da pensare a quale rapporto costruire con una rappresentanza sostanzialmente > bipartitica, rispetto all'interscambiabilitàdei programmi e delle scelte di fondo d´entrambi i partiti > (PD e PDL), a quali relazioni costruire (o meno) con gli eletti del PD riconducibili a, passate, > scelte comuni (penso ai cattolici ed evangelici eletti in quota DS, agli ecologisti democratici, a > quanti in passato hanno fatto parte del movimento per la pace ed in quello antimafia, ai 9 radicali > possibili interlocutori su diritti umani,ecologia e laicità). > > Dovremo forse guardare ai modi ed alle forme d´organizzazione degli antimilitaristi e dei > nonviolenti nei paesi di democrazia anglosassone. > > Li ci si caratterizza per la promozione di campagne, che poi si coordinano tra di esse in reti, con > un azione di lobbying dal basso ed anche istituzionale, spesso con grande efficacia come al > quacchero Friends Committee on National Legislation (FCNL). > > Non mi interessa ipotizzare qui delle soluzioni, mi piacerebbe contribuire all´ avvio di una > discussione, che a mio avviso dovrebbe trovare nuovi luoghi diversi dalle attuali esperienze > autoreferenziali e dai loro limiti. > > Francesco Lo Cascio > locascio.francesco@...
----- Original Message -----
From: "Vittorio Pallotti" <vittoriopallotti@...>
To: <locascio.francesco@...>
Sent: Friday, April 18, 2008 12:30 PM
Subject: Re: ripensare il cambiamento
>
> D'accordo con la tua analisi. e le tue proposte.
> Un caro saluto
> Vittorio Pallotti
>
> locascio.francesco@... ha scritto:
>> Mi stranizza di fronte l'entità della débâcle elettorale subita, la
>> facilità dei commenti, le irremovibili acritiche certezze di quanti
>> tornano a ribadire la propria personale concezione del mondo, noncuranti
>> delle corresponsabilità rispetto all'accaduto.
>>
>> Un Nord Leghista ed un Sud in mano al solito ceto politico corrotto ed
>> inquisito, sono uno scenario inquietante e non un a mera sconfitta di una
>> sinistra burocratica lontana dai "movimenti".
>>
>> I risultati Veneti e di Verona, non lasciano spazio a ragionamenti del
>> genere e poco scampo lasciano alla mobilitazione sul dal molin.
>> I risultati piemontesi altrettanto per le iniziative "no tav", per non
>> parlare dell' impegno anti mafioso al sud.
>>
>> Basterà infierire sui Bertinotti e Pecoraro della sfortunata sinistra
>> arcobaleno?
>>
>> O potremo gioire degli irrisori "zero-virgola", delle varie micro liste
>> trotskiste (PCL, sinistra critica, P.di alternativa comunista), della
>> lista dell'ex PDCI Rossi, "bene comune", inclusi gli ex verdi
>> (nonviolenti) della prima ora (incapaci di portare a casa il minimo
>> risultato elettorale)?
>>
>> Per non parlare dell’irresponsabile corresponsabilità qualunquista dei
>> teorici dell'astensionismo, penso oggi soddisfatti del futuro governo
>> nuclearista, guerrafondaio e xenofobo.
>>
>> Per la prima volta non avremo la sinistra nelle istituzioni, per la prima
>> volta l'apporto della stessa rappresentanza dei cattolici sarà assente in
>> una delle due camere, se non vorremo delegare all'inquisito Cuffaro il
>> patrimonio della storia dei cattolici in politica.
>>
>>
>> Gli interrogativi per i nonviolenti sono quindi ben più delle risposte!
>>
>> Penso che dovremmo partire dalla stessa definizione di "cambiamento",
>> alla relazione tra l'agire sociale dell'associazionismo e la sua
>> rappresentazione istituzionale e politica.
>>
>> In passato, dopo le esperienze capitiniane dei COS nel dopoguerra, ci si
>> è interrogati negli storici convegni su marxismo e nonviolenza degli anni
>> 70, nel dibattito su anarchia e nonviolenza, poi la battaglia per
>> l'obiezione ha visto un incontro con i radicali, per poi essere stati
>> quindi, negli anni 80, parte promotrice dell'esperienza delle prime liste
>> verdi (salvo poi non reggere il confronto elettorale o subire le logiche
>> partitiche della progressiva burocratizzazione della federazione dei
>> verdi), infine esterni a tutto ciò si è contribuito alla nascita di
>> esperienze di movimento quali la Rete Lilliput (oggi anch'essa irrigidita
>> in una progressiva burocratizzazione e conquistata da un elitè
>> autoselezionata).
>>
>> Penso che occorra un ripensamento sul complesso di questa storia.
>>
>> Pochi sono per noi i punti fermi: l'attività della società civile,
>> l'associazionismo, la logica dell'agire in rete, l'azione d’advocy per i
>> diritti umani da parte delle chiese.
>> Riguardo alle chiese (provenendo dalla storia del mir, mi si conceda
>> quest’attenzione al plurale), ricordiamo il ruolo avuto dalle riviste
>> missionarie nell'avvio delle campagne per il disarmo della stessa Rete
>> Lilliput. Ad oggi ritengo che sia poco valorizzata l'esistente rete dei
>> contatti degli operatori missionari
>>
<http://www.ucesm.net/ucesm_it/rel_europeennes_aefjn_missionnaires_it.htm>(Aefjn\
.org
>> <http://www.aefjn.org/>) e di Giustizia, Pace ed Integrità del Creato (p
>> es. http://www.ofm-jpic.org/).
>>
>> Ben peggio sembrano essere ridotte le pur esistenti istituzioni del
>> movimento dei lavoratori: istituzioni appunto e per parecchi
>> irriformabili. Ma anche da li bisogna ben valutare quali apporti possano
>> venire ad un cambiamento possibile.
>>
>> Ma resta il punto fondamentale di ripensare questa stessa idea di
>> cambiamento, dal basso, dalle scelte di ciascuno e di tutti.
>> Senza pensare, o temere, che un risultato elettorale possa modificare
>> radicalmente le nostre esistenze.
>>
>> Da oggi dovremo confrontarci con un mutato quadro istituzionale.
>>
>> Unico aspetto positivo, dovranno cessare le dispute sui vari tavoli
>> pseudo istituzionali ai quali far sedere i nonviolenti a caccia degli
>> scampoli di finanziamenti e di sotto-sotto governo. Non potremo farci più
>> schermo di nessuna parentela “politica”. La relazione con i ministeri
>> degli esteri e della difesa non potrà che tornare ad essere dialettica ed
>> alternativa.
>>
>> Dovremo tornare a pensare la difesa popolare nonviolenta come intimamente
>> connessa ad una politica di disarmo, da affermare e conquistare con
>> strumenti altri rispetto alla mediazione (o se volete al compromesso, se
>> non alla compromissione).
>>
>> Rimane da pensare a quale rapporto costruire con una rappresentanza
>> sostanzialmente bipartitica, rispetto all'interscambiabilità dei
>> programmi e delle scelte di fondo d’entrambi i partiti (*PD e PDL*), a
>> quali relazioni costruire (*o meno*) con gli eletti del PD riconducibili
>> a, *passate*, scelte comuni (/penso ai cattolici ed evangelici eletti in
>> quota DS, agli ecologisti democratici, a quanti in passato hanno fatto
>> parte del movimento per la pace ed in quello antimafia, ai 9 radicali
>> possibili interlocutori su diritti umani,ecologia e laicità).
>> /
>> Dovremo forse guardare ai modi ed alle forme d’organizzazione degli
>> antimilitaristi e dei nonviolenti nei paesi di democrazia anglosassone.
>>
>> Li ci si caratterizza per la promozione di campagne, che poi si
>> coordinano tra di esse in reti, con un azione di lobbying dal basso ed
>> anche istituzionale, spesso con grande efficacia come al quacchero
>> Friends Committee on National Legislation (FCNL
>> <http://www.fcnl.org/index.htm>).
>> Non mi interessa ipotizzare qui delle soluzioni, mi piacerebbe
>> contribuire all’ avvio di una discussione, che a mio avviso dovrebbe
>> trovare nuovi luoghi diversi dalle attuali esperienze autoreferenziali e
>> dai loro limiti.
>> *Francesco Lo Cascio*
>> /locascio.francesco@.../ <mailto:locascio.francesco@...>/
>> /
>
----- Original Message -----
From: "Alberto L'Abate" <labate@...>
To: <ccpnews@...>
Sent: Friday, April 18, 2008 12:13 PM
Subject: Re: [ccpnews] ripensare il cambiamento
> lCaro Francesco ti accludo,come avvio alla discussione, quanto da me
> scritto agli amici delManifesto di Bologna. Buon lavoro ed arrivederci a
> Palermo, se ritenere utile una discussione sul mio libro "Per un futuro
> senza guerre".
>
> Caro Michele e cari amici tutti, non sarò con voi sabato sia perchè ho
> lezioni sulla ricerca per la pace tutta la mattina, sia perchè sono
> restato piuttosto scioccato dai risultati elettorali. La mia tesi che per
> un reale cambiamento sia necessaria una politica dal doppio binario, con
> un coordinamento delle nostre forze sia dentro le istituzioni che fuori di
> queste, è completamente crollata, e dovremo accontentarci di lavorare
> dall'esterno, almeno di quelle a livello nazionale, nell'attesa di poter
> essere incisivi a livello locale, e crescere, gradualmemnte, fino a quello
> nazionale ed internazionale. Una lunga strada da fare a cui dobbiamo, in
> parte adattarci, ma soprattutto programmare con attenzione. Se a qualcuno
> di voi interessa metterò giù, qui, alcune idee di riflessione su quanto
> avvenuto che forse possono servire anche a programmare meglio il nostro
> futuro Non credo sia il caso di accusarci l'un l'altro dei risultati
> ottenuti, il ritorno alla grande del Berlusca, il grande successo della
> Lega che su molti aspetti è l'esatto contrario delle nostre richieste (si
> pensi ai problemi dell'accoglienza dei profughi dalle guerre che sono
> venuti a cercar rifugio nel nostro paese); l'annullamento della sinistra
> parlamentare, una prospettiva di 5+7 anni dominati dalla destra (governo
> di destra 5 e 7 con Berlusconi come presidente della Repubblica, come ha
> già fatto capire, e che, al momento attuale, ha molte probabilità di
> essere reale). Certo che una riflesssione seria tra di noi è necessaria.
> 1) la nostra divisione sulle elezioni ha sicuramente contribuito a questo
> risultato.Nessuno di noi aveva ragione o torto, ma la divisione per se è
> stata sicuramente deleteria. Divisi come siamo stati tra quelli che hanno
> accettato il ricatto di Veltroni, ed hanno votato per lui pur di non
> riavere il Berlusca; tra quelli che pur turandosi il naso per gli scarsi
> risultati, almeno dal nostro punto di vista (aumento delle spese militari,
> arricchimento delle nostre industrie belliche, raddoppio della base di
> Vicenza,ecc, ha ottenuto partecipando al governo Prodi.) ha votato la
> sinistra arcobaleno; tra quelli che hanno invece votato per altre liste
> minori della sinistra più coerenti alle idee pacifiste (il bene comune,
> sinistra critica, partito comunista, ecc) che complessivamente non sono
> andate poi così male, ma singolarmente sono servite solo a far sparire la
> sinistra dal parlamento; ed infine al grosso gruppo di persone che non si
> sono sentite di votare ed hanno scelto il cosiddetto astensionismo attivo
> (la cui attività però non si è molto vista). Era giusto comportarsi così?
> Non è qui il caso di accusarsi a vicenda ma forse un chiarimento sui
> comportamenti futuri va fatto. 2) E' certo che la paura del ritorno di
> Berlusconi, invece che un collante del governo Prodi, è stata una delle
> cause principali della sua fine. Mi viene in mente il comportamento di
> Prodi dopo la prima crisi del suo governo. Mi sarei aspettato, da un buon
> politico, un ascolto di tutti i partiti coinvolti nel governo e
> l'elaborazione di un programma minimo, ma concordato, sul che fare. Invece
> se ne esce con un ricatto dei 12 punti da accettare, senza discutere,
> punti tra i quali i problemi della pace e della guerra non erano nemmeno
> accennati. Ed i partiti della sinistra hanno ceduto al ricatto ed hanno
> accettato senza discutere i dodici punti. Da lì l'inizio del loro declino
> finito nei risultati che conosciamo. 3) Ma credo che anche il movimento
> per la pace e nonviolento sia in gran parte responsabile di questi
> risultati per la sua incapacità a elaborare una strategia comune, e per le
> sue lotte interne per l'egemonia di una o delle altre associazioni e
> raggruppamenti. La proposta , ad esempio,di una diversa strategia, tra
> l'accettazione di tutto il pacchetto Prodi (pensiamo alla guerra in
> Afghanistan,o al rifinanziamento delle spese militari ) per paura di farlo
> cadere, e l'obiezione di coscienza vista come unica arma per opporsi a
> queste scelte, senza tenere in alcun modo presente il principio
> nonviolento della gradualità, è stata , secondo me, una delle cause
> importanti di quanto avvenuto. La proposta su citata è girata in vari siti
> ed è stata inviata a tutti i gruppi dell'area pacifista e nonviolenta.
> Prevedeva l'elaborazione di una base comune per la messa a punto di quelle
> che, nella teoria nonviolenta, si chiamano le "sanzioni positive". Si
> appoggiava il governo Prodi ma ponendo a questo delle richieste (
> presentate, da noi come Fucina per la nonviolenza di Firenze, per scritto
> ed a voce, alla prima riunione di Bologna: disarmo graduale, Corpi Civili
> Nonviolenti di Pace, riconversione industrie belliche, alternativa allo
> sviluppo attuale, ecc.,ecc.),disposti su queste a concordare i tempi con
> il governo ma non disposti a continuare ad appoggiarlo senza una seria
> risposta che andasse in questo senso, non è stata nemmeno presa in
> considerazione. Mao Valpiana, ad esempio, ha addirittura censurato (almeno
> non fotocopiato nè distribuito, nè poi pubblicato negli atti del
> congresso) un mio intervento al congresso del Movimento Nonviolento che,
> riprendendo la proposta già fatta conoscere in varie occasioni ed in vari
> siti, la metteva a punto ulteriormente. Gli unici che avevano aderito in
> toto alla proposta erano gli amici di Aldo Capitini (i COS), vari
> parlamentari della sinistra, ed, almeno in parte, il progetto di
> "territori disarmanti" (che cercava di stimolare il governo Prodi
> attraverso una iniziativa su questi temi di molti Enti Locali). Ma il
> portarlo avanti seriamente avrebbe presupposto un accordo ed un
> coordinamento di molte maggiori forze, cosa che non siamo riusciti a fare.
> Per questo dobbiamo anche vedere le nostre stesse responsabilità su quanto
> avvenuto, e studiare come fare per evitare in futuro questi stessi errori.
> Spero che Bologna II inizi a fare seriamente questa riflessione e ponga le
> basi per un futuro diverso e più aperto ai temi della nonviolenza,
> dell'ecologia e del femminismo. Auguri a tutti di buon lavoro Alberto
> L'Abate
>
> Michele Boato ha scritto:
>>
>> *RETE di donne e uomini per l'ECOLOGIA, *
>>
>> *il FEMMINISMO, la NONVIOLENZA
>>
>> Come deciso il 2 marzo scorso,
>>
>> CI INCONTRIAMO
>> ** sabato 19 aprile 2008 dalle ore 10 alle 17 a Bologna,
>> * nella saletta sindacale della *stazione* ferroviaria (di fronte alla
>> mensa
>> dei ferrovieri, sulla sinistra del piazzale esterno)
>> *
>> DEDICHEREMO
>> solo una prima parte della giornata (dalle 10 alle 12) *all'analisi del
>> terremoto elettorale*, delle sue cause e conseguenze per noi ecologisti,
>> femministe, amici della nonviolenza, a partire dal fatto che, nella
>> scorsa
>> assemblea, non era stata definita una linea comune da tenere in questa
>> tornata elettorale.
>> *
>> DISCUTEREMO
>> soprattutto della *costruzione di una Rete di donne e uomini*,
>> associazioni
>> e comitati che abbia come fine principale *sostenere iniziative e lotte
>> locali*, mettendo in comune conoscenze, esperienze, strumenti di
>> informazione e creando *anche eventi nazionali* sui temi affrontati.
>> *
>> DISCUTEREMO
>> anche sulle possibilità per la Rete di *presentare direttamente (dove
>> riusciremo a creare le condizioni necessarie) liste elettorali* con
>> propri
>> contenuti e candidati (senza la mediazione di alcun partito) per i vari
>> livelli istituzionali, a partire da quello territoriale (quartieri,
>> comuni), fino alla dimensione europea.
>> *
>> CI CONFRONTEREMO
>> - sulle* caratteristiche della Rete* e su*l metodo* nonviolento da
>> adottare
>> (chi partecipa, minime regole interne, come agisce, come comunica, un suo
>> nome, divisione dei compiti, ecc.)
>> - sul *censimento delle iniziative* (locali o non) da sostenere come Rete
>> - sulla scelta delle iniziative comuni da mettere in cantiere per i
>> prossimi mesi (prime proposte: iniziative ecologiste in molte città
>> sabato
>> *4 ottobre*, San Francesco*, festa degli alberi*; iniziative regionali
>> antimilitariste per il *4 novembre* (Giornata delle forze armate, "Non
>> festa
>> ma lutto", domenica 2 novembre) *contro le basi *a Vicenza, Aviano, Ghedi
>> Bs, Camp Derby Pi, Taranto, Napoli)
>> *
>> PROPONIAMO
>> di confermare il *metodo di lavoro* basato su: interventi brevi (massimo
>> 5 minuti a testa), linguaggio nonviolento, decisioni prese con il massimo
>> consenso possibile , riconvocazione pubblica (non troppo ravvicinata) e
>> indirizzario pubblico dei partecipanti alla Rete;
>> *
>> PROPONIAMO
>> inoltre *piccoli gruppi* di lavoro per censire e preparare le iniziative,
>> precisare contenuti e metodi, curare la comunicazione, ecc. in modo da
>> *chiudere questa fase costituente prima dell'estate (sabato 14 giugno?),*
>> cercando di non creare un recinto (se non per quanto riguarda i
>> fondamentali principi nonviolenti), ma un terreno di collaborazione con
>> tutte le persone di buona volontà.
>>
>> *Michele Boato micheleboato@... <mailto:micheleboato@...>, Maria G.
>> Di Rienzo sheela59@... <mailto:sheela59@...>t , *
>>
>> * Mao Valpiana**
>> * <mailto:mao@...>
>>
>> **
>>
>> Per chi non l'avesse letto, ecco il* "Manifesto di Bologna"* del 2 marzo
>> 2008, che dà l'avvio alla rete:
>>
>> dall'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 nasce la
>>
>> *RETE DI DONNE E UOMINI PER L'ECOLOGIA , **IL FEMMINISMO E LA
>> NONVIOLENZA*
>>
>> Ci siamo incontrati in molti, da tutta Italia, per dare assieme una
>> risposta all'*abisso che divide il Palazzo dalla popolazione*, per
>> *uscire dalla subalternità e dal fatalismo* del “non si può fare nulla”
>> contro le continue guerre, le devastazioni ambientali, il maschilismo e i
>> fondamentalismi che negano la dignità di tutti gli esseri umani, le mafie
>> e il razzismo, le sopraffazioni e le ingiustizie
>>
>> Ci siamo detti che, *sulle questioni più importanti*, come
>>
>> - la partecipazione anti-Costituzionale dell'Italia alla guerra in
>> Afghanistan,
>>
>> - lo scandalo della Tav, del Mose, dei rigassificatori e degli
>> inceneritori, dell’incremento dissennato del trasporto aereo e delle
>> autostrade
>>
>> - la provocazione della nuova base militare usa a Vicenza e delle testate
>> nucleari a Ghedi ed Aviano
>>
>> - il razzismo, l’informazione negata, la corruzione e le complicità con i
>> poteri criminali**
>>
>> *i governi di destra e di centrosinistra non hanno mostrato grandi
>> differenze*
>>
>> Perciò noi, che facciamo parte dell'*arcipelago di comitati,
>> associazioni, movimenti e persone che non si sono stancate di lottare*
>> contro le ingiustizie, le guerre e le violenze (anche contro gli amici
>> animali), il razzismo e le mafie, il maschilismo e la devastazione delle
>> relazioni umane e della biosfera, *e ci sforziamo di realizzare una
>> società e una vita più amichevole* e più sana, fuori dall’ossessione
>> consumistica e dall’invasione dei rifiuti, in armonia con la natura e
>> nella difesa dei beni comuni, come nostra sorella acqua,
>>
>> *abbiamo deciso*
>>
>> *di riprendere il cammino* iniziato con la *nonviolenza* di Aldo Capitini
>> e Maria Montessori, il *socialismo libertario* di Rosa Luxemburg e Lelio
>> Basso, l'*anti-autoritarismo* del '68, il *femminismo * che dagli anni 70
>> illumina le nostre vite , l'*ecologismo* di Laura Conti e Alex Langer e
>> del primo Arcipelago verde.
>>
>> *per costruire*,
>>
>> con un metodo basato su comunicazione, concretezza, inclusione,
>> democrazia dal basso e rispetto reciproco:
>>
>> - *una rete che* colleghi e rafforzi le moltissime esperienze locali, e,
>> partendo da esse, *prepari anche una presenza diretta del movimento in
>> politica*, attraverso la *costruzione di liste* pulitissime, fatte da
>> uomini e donne coraggiose, disinteressate, nonviolente e competenti
>>
>> - *un programma *che, uscendo dal “pensiero unico” di sviluppo e
>> crescita, si *basi su: *
>>
>> *1. decrescita *e ricerca del *benessere nella sobrietà*,
>>
>> *2.* *energia solare, risparmio e bioarchitettura* per diventare
>> indipendenti dai combustibili fossili, dal ricatto nucleare e dalle
>> emissioni di gas serra e di polveri cancerogene
>>
>> *3.* difesa della *democrazia e suo ampliamento *verso i referendum
>> locali e il potere dal basso,
>>
>> *4.* *smilitarizzazione del territorio, *con riduzione delle spese
>> militari, abbandono di armamenti offensivi e basi usa, nucleari e non,
>> creazione di un corpo civile di pace europeo * *
>>
>> *5. società accogliente, solidale e aperta alle diversità*, nel rispetto
>> delle regole di convivenza e solidarietà, con un forte impegno per i
>> *diritti delle donne e contro la violenza su di esse*; con un particolare
>> impegno all'educazione al genere ed al rispetto tra i generi; un impegno
>> alla lotta contro la violenza di genere e all'analisi di genere di ogni
>> progetto; apertura alle varie culture, ma né tradizioni né ideologie
>> possono essere usate per negare alle donne i loro diritti umani.
>>
>> - *regole* di comportamento comuni che:
>>
>> 1. *impediscano la politica come professione e come strumento di
>> arricchimento*,
>>
>> 2. instaurino un *confronto diretto sistematico tra elettori ed eletti*,
>>
>> 3. pratichino il principio del *50% di presenza femminile* in ogni sede
>> istituzionale
>>
>> 4. applichino la scelta della *nonviolenza anche nel linguaggio*
>>
>> Constatando che la precipitazione della crisi di governo impedisce
>> materialmente la presentazione di queste liste alle *prossime elezioni*
>> (con la conseguenza di *diverse scelte,* dal voto per “il meno peggio” di
>> quello che i partiti di centro e di sinistra propongono, alla
>> disponibilità di candidarsi nella lista civica “Per il bene comune”, fino
>> all'astensionismo attivo*)*
>>
>> **
>>
>> *l'assemblea ha deciso di mettere le basi per la rete*
>>
>> - utilizzando anche a questo scopo il quotidiano telematico *“La
>> nonviolenza in cammino”*
>>
>> - aprendo la *lista di discussione “Donne e uomini per ecologia e
>> nonviolenza” *con l'aiuto
>>
>> tecnico della rete di Lilliput**
>>
>> - riconvocandosi subito dopo le elezioni, *sabato 19 aprile dalle ore 10
>> alle 17, *ancora *a*
>>
>> * Bologna,* nella stessa sala sindacale della stazione ferroviaria, per
>> decidere un programma,
>>
>> * * iniziative e ulteriori strumenti di lavoro comuni.**
>>
>> * *
>>
>> * *
>>
>
>
>
>
> Locascio.francesco@... ha scritto:
>> Mi stranizza di fronte l'entità della débâcle elettorale subita, la
>> facilità dei commenti, le irremovibili acritiche certezze di quanti
>> tornano a ribadire la propria personale concezione del mondo, noncuranti
>> delle corresponsabilità rispetto all'accaduto.
>>
>> Un Nord Leghista ed un Sud in mano al solito ceto politico corrotto ed
>> inquisito, sono uno scenario inquietante e non un a mera sconfitta di una
>> sinistra burocratica lontana dai "movimenti".
>>
>> I risultati Veneti e di Verona, non lasciano spazio a ragionamenti del
>> genere e poco scampo lasciano alla mobilitazione sul dal molin.
>> I risultati piemontesi altrettanto per le iniziative "no tav", per non
>> parlare dell' impegno anti mafioso al sud.
>>
>> Basterà infierire sui Bertinotti e Pecoraro della sfortunata sinistra
>> arcobaleno?
>>
>> O potremo gioire degli irrisori "zero-virgola", delle varie micro liste
>> trotskiste (PCL, sinistra critica, P.di alternativa comunista), della
>> lista dell'ex PDCI Rossi, "bene comune", inclusi gli ex verdi
>> (nonviolenti) della prima ora (incapaci di portare a casa il minimo
>> risultato elettorale)?
>>
>> Per non parlare dell’irresponsabile corresponsabilità qualunquista dei
>> teorici dell'astensionismo, penso oggi soddisfatti del futuro governo
>> nuclearista, guerrafondaio e xenofobo.
>>
>> Per la prima volta non avremo la sinistra nelle istituzioni, per la prima
>> volta l'apporto della stessa rappresentanza dei cattolici sarà assente in
>> una delle due camere, se non vorremo delegare all'inquisito Cuffaro il
>> patrimonio della storia dei cattolici in politica.
>>
>>
>> Gli interrogativi per i nonviolenti sono quindi ben più delle risposte!
>>
>> Penso che dovremmo partire dalla stessa definizione di "cambiamento",
>> alla relazione tra l'agire sociale dell'associazionismo e la sua
>> rappresentazione istituzionale e politica.
>>
>> In passato, dopo le esperienze capitiniane dei COS nel dopoguerra, ci si
>> è interrogati negli storici convegni su marxismo e nonviolenza degli anni
>> 70, nel dibattito su anarchia e nonviolenza, poi la battaglia per
>> l'obiezione ha visto un incontro con i radicali, per poi essere stati
>> quindi, negli anni 80, parte promotrice dell'esperienza delle prime liste
>> verdi (salvo poi non reggere il confronto elettorale o subire le logiche
>> partitiche della progressiva burocratizzazione della federazione dei
>> verdi), infine esterni a tutto ciò si è contribuito alla nascita di
>> esperienze di movimento quali la Rete Lilliput (oggi anch'essa irrigidita
>> in una progressiva burocratizzazione e conquistata da un elitè
>> autoselezionata).
>>
>> Penso che occorra un ripensamento sul complesso di questa storia.
>>
>> Pochi sono per noi i punti fermi: l'attività della società civile,
>> l'associazionismo, la logica dell'agire in rete, l'azione d’advocy per i
>> diritti umani da parte delle chiese.
>> Riguardo alle chiese (provenendo dalla storia del mir, mi si conceda
>> quest’attenzione al plurale), ricordiamo il ruolo avuto dalle riviste
>> missionarie nell'avvio delle campagne per il disarmo della stessa Rete
>> Lilliput. Ad oggi ritengo che sia poco valorizzata l'esistente rete dei
>> contatti degli operatori missionari
>>
<http://www.ucesm.net/ucesm_it/rel_europeennes_aefjn_missionnaires_it.htm>(Aefjn\
.org
>> <http://www.aefjn.org/>) e di Giustizia, Pace ed Integrità del Creato (p
>> es. http://www.ofm-jpic.org/).
>>
>> Ben peggio sembrano essere ridotte le pur esistenti istituzioni del
>> movimento dei lavoratori: istituzioni appunto e per parecchi
>> irriformabili. Ma anche da li bisogna ben valutare quali apporti possano
>> venire ad un cambiamento possibile.
>>
>> Ma resta il punto fondamentale di ripensare questa stessa idea di
>> cambiamento, dal basso, dalle scelte di ciascuno e di tutti.
>> Senza pensare, o temere, che un risultato elettorale possa modificare
>> radicalmente le nostre esistenze.
>>
>> Da oggi dovremo confrontarci con un mutato quadro istituzionale.
>>
>> Unico aspetto positivo, dovranno cessare le dispute sui vari tavoli
>> pseudo istituzionali ai quali far sedere i nonviolenti a caccia degli
>> scampoli di finanziamenti e di sotto-sotto governo. Non potremo farci più
>> schermo di nessuna parentela “politica”. La relazione con i ministeri
>> degli esteri e della difesa non potrà che tornare ad essere dialettica ed
>> alternativa.
>>
>> Dovremo tornare a pensare la difesa popolare nonviolenta come intimamente
>> connessa ad una politica di disarmo, da affermare e conquistare con
>> strumenti altri rispetto alla mediazione (o se volete al compromesso, se
>> non alla compromissione).
>>
>> Rimane da pensare a quale rapporto costruire con una rappresentanza
>> sostanzialmente bipartitica, rispetto all'interscambiabilità dei
>> programmi e delle scelte di fondo d’entrambi i partiti (*PD e PDL*), a
>> quali relazioni costruire (*o meno*) con gli eletti del PD riconducibili
>> a, *passate*, scelte comuni (/penso ai cattolici ed evangelici eletti in
>> quota DS, agli ecologisti democratici, a quanti in passato hanno fatto
>> parte del movimento per la pace ed in quello antimafia, ai 9 radicali
>> possibili interlocutori su diritti umani,ecologia e laicità).
>> /
>> Dovremo forse guardare ai modi ed alle forme d’organizzazione degli
>> antimilitaristi e dei nonviolenti nei paesi di democrazia anglosassone.
>>
>> Li ci si caratterizza per la promozione di campagne, che poi si
>> coordinano tra di esse in reti, con un azione di lobbying dal basso ed
>> anche istituzionale, spesso con grande efficacia come al quacchero
>> Friends Committee on National Legislation (FCNL
>> <http://www.fcnl.org/index.htm>).
>> Non mi interessa ipotizzare qui delle soluzioni, mi piacerebbe
>> contribuire all’ avvio di una discussione, che a mio avviso dovrebbe
>> trovare nuovi luoghi diversi dalle attuali esperienze autoreferenziali e
>> dai loro limiti.
>> *Francesco Lo Cascio*
>> /locascio.francesco@.../ <mailto:locascio.francesco@...>/
>> /
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Mi stranizza di fronte l'entità della débâcle elettorale subita, la facilità dei commenti, le irremovibili acritiche certezze di quanti tornano a ribadire la propria personale concezione del mondo, noncuranti delle corresponsabilità rispetto all'accaduto.
Un Nord Leghista ed un Sud in mano al solito ceto politico corrotto ed inquisito, sono uno scenario inquietante e non un a mera sconfitta di una sinistra burocratica lontana dai "movimenti".
I risultati Veneti e di Verona, non lasciano spazio a ragionamenti del genere e poco scampo lasciano alla mobilitazione sul dal molin. I risultati piemontesi altrettanto per le iniziative "no tav", per non parlare dell' impegno anti mafioso al sud.
Basterà infierire sui Bertinotti e Pecoraro della sfortunata sinistra arcobaleno?
O potremo gioire degli irrisori "zero-virgola", delle varie micro liste trotskiste (PCL, sinistra critica, P.di alternativa comunista), della lista dell'ex PDCI Rossi, "bene comune", inclusi gli ex verdi (nonviolenti) della prima ora (incapaci di portare a casa il minimo risultato elettorale)?
Per non parlare dell’irresponsabile corresponsabilità qualunquista dei teorici dell'astensionismo, penso oggi soddisfatti del futuro governo nuclearista, guerrafondaio e xenofobo.
Per la prima volta non avremo la sinistra nelle istituzioni, per la prima volta l'apporto della stessa rappresentanza dei cattolici sarà assente in una delle due camere, se non vorremo delegare all'inquisito Cuffaro il patrimonio della storia dei cattolici in politica.
Gli interrogativi per i nonviolenti sono quindi ben più delle risposte!
Penso che dovremmo partire dalla stessa definizione di "cambiamento", alla relazione tra l'agire sociale dell'associazionismo e la sua rappresentazione istituzionale e politica.
In passato, dopo le esperienze capitiniane dei COS nel dopoguerra, ci si è interrogati negli storici convegni su marxismo e nonviolenza degli anni 70, nel dibattito su anarchia e nonviolenza, poi la battaglia per l'obiezione ha visto un incontro con i radicali, per poi essere stati quindi, negli anni 80, parte promotrice dell'esperienza delle prime liste verdi (salvo poi non reggere il confronto elettorale o subire le logiche partitiche della progressiva burocratizzazione della federazione dei verdi), infine esterni a tutto ciò si è contribuito alla nascita di esperienze di movimento quali la Rete Lilliput (oggi anch'essa irrigidita in una progressiva burocratizzazione e conquistata da un elitè autoselezionata).
Penso che occorra un ripensamento sul complesso di questa storia.
Pochi sono per noi i punti fermi: l'attività della società civile, l'associazionismo, la logica dell'agire in rete, l'azione d’advocy per i diritti umani da parte delle chiese.
Riguardo alle chiese (provenendo dalla storia del mir, mi si conceda quest’attenzione al plurale), ricordiamo il ruolo avuto dalle riviste missionarie nell'avvio delle campagne per il disarmo della stessa Rete Lilliput. Ad oggi ritengo che sia poco valorizzata l'esistente rete dei contatti degli operatori missionari (Aefjn.org) e di Giustizia, Pace ed Integrità del Creato (p es. http://www.ofm-jpic.org/).
Ben peggio sembrano essere ridotte le pur esistenti istituzioni del movimento dei lavoratori: istituzioni appunto e per parecchi irriformabili. Ma anche da li bisogna ben valutare quali apporti possano venire ad un cambiamento possibile.
Ma resta il punto fondamentale di ripensare questa stessa idea di cambiamento, dal basso, dalle scelte di ciascuno e di tutti. Senza pensare, o temere, che un risultato elettorale possa modificare radicalmente le nostre esistenze.
Da oggi dovremo confrontarci con un mutato quadro istituzionale.
Unico aspetto positivo, dovranno cessare le dispute sui vari tavoli pseudo istituzionali ai quali far sedere i nonviolenti a caccia degli scampoli di finanziamenti e di sotto-sotto governo. Non potremo farci più schermo di nessuna parentela “politica”. La relazione con i ministeri degli esteri e della difesa non potrà che tornare ad essere dialettica ed alternativa.
Dovremo tornare a pensare la difesa popolare nonviolenta come intimamente connessa ad una politica di disarmo, da affermare e conquistare con strumenti altri rispetto alla mediazione (o se volete al compromesso, se non alla compromissione).
Rimane da pensare a quale rapporto costruire con una rappresentanza sostanzialmente bipartitica, rispetto all'interscambiabilità dei programmi e delle scelte di fondo d’entrambi i partiti (PD e PDL), a quali relazioni costruire (o meno) con gli eletti del PD riconducibili a, passate, scelte comuni (penso ai cattolici ed evangelici eletti in quota DS, agli ecologisti democratici, a quanti in passato hanno fatto parte del movimento per la pace ed in quello antimafia, ai 9 radicali possibili interlocutori su diritti umani,ecologia e laicità).
Dovremo forse guardare ai modi ed alle forme d’organizzazione degli antimilitaristi e dei nonviolenti nei paesi di democrazia anglosassone.
Li ci si caratterizza per la promozione di campagne, che poi si coordinano tra di esse in reti, con un azione di lobbying dal basso ed anche istituzionale, spesso con grande efficacia come al quacchero Friends Committee on National Legislation (FCNL).
Non mi interessa ipotizzare qui delle soluzioni, mi piacerebbe contribuire all’ avvio di una discussione, che a mio avviso dovrebbe trovare nuovi luoghi diversi dalle attuali esperienze autoreferenziali e dai loro limiti.
“Cristiani in Iraq: la Chiesa caldea ieri e oggi”: tema di un incontro ieri a Roma, organizzato da Pax Christi, presso la sede della comunità di San Paolo. Tra i partecipanti mons. Philip Najim, procuratore caldeo presso la Santa Sede, che ha messo in risalto le difficoltà che i cristiani sono costretti a vivere quotidianamente in Iraq. ''Prima dell'intervento americano del marzo di cinque anni fa - ha raccontato padre Najim - nessuno osava attaccare le chiese o le moschee, c'era un rispetto reciproco e non ci si chiedeva a quale religione si appartenesse perché si rispettavano le persone in quanto tali''. Oggi, ha constatato il procuratore caldeo, è tutto diverso: ''Io non vedo un Paese liberato dal dittatore - ha detto - ma vedo un Paese fantasma di se stesso, escluso dalla comunità internazionale, privo di ospedali e scuole e dove i cristiani non hanno più speranze per un futuro prospero''. Secondo alcune stime, fino agli anni '90, i cristiani in Iraq erano circa un milione, il 3% dell'intera popolazione, mentre oggi ne sarebbero rimasti meno di 400 mila, dopo un esodo in massa provocato dalla guerra e dalle violenze interconfessionali. ''Una diaspora'' l'ha definita padre Najim che ha aggiunto: ''Oggi siamo addirittura più numerosi fuori che dentro l'Iraq'', precisando che, oltre all'esodo forzato, questa situazione è frutto anche dello spirito missionario che compete da sempre alla tradizione caldea. Infine ha lanciato un appello alla comunità internazionale: ''L'Iraq non ha bisogno di soldi - ha spiegato - perché siamo un Paese ricco di risorse, non abbiamo bisogno di un atto umanitario ma umano'', che riconsegni l'Iraq e ''la dignità agli iracheni." Un antico detto iracheno recita: 'la religione è per Dio ma la Patria è per tutti' e suggerisce l'immagine di un Paese in cui le varie fedi convivono secondo i principi condivisi di tolleranza e rispetto. Una realtà lontana da quella che si presenta oggi: un Iraq, dove le chiese vengono attaccate, i preti rapiti quando non uccisi e dove i cristiani sono vittime di persecuzioni e intimidazioni. Ed è proprio l'Iraq della ''tolleranza e della pace che esisteva fino al 2003'', che rivorrebbe padre Najim.
Alle parole del procuratore caldeo, ha fatto eco mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo latino di Baghdad, dopo che ieri non meno di 70 persone hanno perso la vita e più di 100 sono rimaste ferite in diversi attentati e scontri militari in più parti del Paese, in quella che è stata una delle tre giornate più cruente dall’inizio dell’anno. “Siamo scoraggiati e preoccupati” - ha detto mons. Sleiman all’agenzia Misna - “giornate come quelle di ieri danno il segnale che la guerra è lontana dall’avere una soluzione e che manca una vera strategia complessiva sia militare sia politica; ma anche la società è lontana dal risolvere le sue profonde divisioni interne ”.
Uccisi, perseguitati, costretti a fuggire o ad emigrare, con i loro sacerdoti e vescovi rapiti e messi a morte: resta grave la situazione dei cristiani in Iraq. Un mese dopo (13 marzo) il ritrovamento del corpo dell’arcivescovo di Mossul, mons. Paulos Faraj Rahho, non si hanno ancora notizie sulle indagini che dovrebbero assicurare alla giustizia esecutori del delitto ed eventuali mandanti. Nonostante ciò la Chiesa irachena continua la sua missione facendosi sempre più apprezzare dai musulmani, quelli distanti dai terroristi e dai fondamentalisti, per i continui appelli alla riconciliazione e al dialogo. Nel momento della sua massima debolezza la Chiesa sta mostrando una forza nascosta, che la tiene legata disperatamente alla sua terra che abita dalle origini e dalla quale non vuole staccarsi, la forza del dialogo a tutti i costi. Ne abbiamo parlato con don Renato Sacco di Pax Christi Italia, conoscitore dell’Iraq dove è stato meno di due mesi fa per una visita di solidarietà con una delegazione italo-francese del movimento di cui fa parte.
Poco più di un mese fa veniva ritrovato morto mons. Rahho, ma sulla vicenda sembra calato un velo di silenzio. Perché?
“Sulle indagini su mons. Rahho c’è silenzio. Da Mossul giungono voci di una situazione drammatica. Non si sa a che punto siano le indagini, se hanno arrestato qualcuno o se è un modo per calmare la richiesta di verità. Ma questo silenzio sull’assassinio di mons. Rahho riflette anche quello che si registra per l’Iraq. In generale si avverte sul Paese un silenzio strano eppure ci sono oltre 4 milioni e mezzo di profughi iracheni, un numero enorme. Un terzo della popolazione è a rischio di vita per mancanza di acqua, medicinali e cibo, e cosa grave, non vedo un particolare interesse dell’informazione su questi temi. Dobbiamo invece informare e lavorare per la verità, per la giustizia e per non lasciare soli gli iracheni”.
Giudica insufficiente l’informazione che si dà sull’Iraq?
“Ci sono grosse tensioni in tutto il Paese e quello che si legge sono solo alcune notizie slegate e frammentate. Si parla di miglioramenti nella sicurezza nel Paese ma non sappiamo se sia veramente così. Non leggo riflessioni o analisi organiche sulla situazione in Iraq che diano un quadro di ciò che accade e che dicano veramente come si vive oggi in questo Paese. La rivolta di Bassora non è stata quella di uno sparuto gruppo di insorgenti ma qualcosa che vede l’Iran coinvolto. Nonostante l’eco della morte di mons. Rahho, vedo silenzio sia dal Governo iracheno che dalla comunità internazionale. Tante cose non trapelano, come per esempio, il recente ritrovamento in un deposito di armi della guerriglia di 20mila pistole di fabbricazione italiana. Chi l’ha vendute? Nessuno parla di disarmo. Io non ho sentito parlare di Iraq nell’ultima campagna elettorale”.
Cosa ha lasciato la morte di mons. Rahho e quali conseguenze sta avendo nella vita della Chiesa irachena?
“I giorni del rapimento dell’arcivescovo hanno rivelato l’amicizia e la vicinanza di tanti musulmani che chiedono e cercano il dialogo. Molti leader islamici di Mossul, e non solo, hanno espresso ferma condanna del rapimento. La morte di mons. Rahho ha ampliato lo spazio nel quale costruire una rete di dialogo che parte dal basso e questo processo continua anche se con la fatica e la paura di molti fedeli. Con il dialogo si possono creare i presupposti anche per accordi di natura politica che diano all’Iraq un futuro vero”.
Allo stato attuale dei fatti, con quale forza la Chiesa potrebbe intessere questa rete di dialogo e di incontro?
“Con la forza tipica di chi è minoranza. In particolare, la Chiesa in Iraq non è vista come parte politica in causa”.
Ci fa capire meglio...
“La Chiesa non ha truppe, non ha armi, non ha milizie; non rappresenta una preoccupazione per un eventuale, futuribile, stato sciita, sunnita o curdo, ed essendo fuori da questa logica di spartizione del potere può giocare un grande ruolo nel costruire ponti e far incontrare chi non riesce a dialogare. La Chiesa non sposa la causa di nessuna fazione perché così facendo perderebbe il suo ruolo di mediazione. Per questo chiede di essere sostenuta a restare in Iraq, per contribuire al futuro del Paese. E adesso avrebbe questa possibilità. A sostenerlo sono molti leader islamici che ho incontrato nel mio recente viaggio: la Chiesa può inventare modi di incontro e di dialogo nuovi. Gli iracheni non ce la fanno più stanno soffrendo da molto tempo, hanno fame di dialogo e di pace”.
vi giro questo invito al training europeo sulla politica di genere dell'Ifor
Questo training è rivolto ai "dirigenti" delle branche europee dell'Ifor, come abbiamo deciso ad Alkmaar all'ultimo incontro Ifor.
Non sto a tradurre tutto perchè per la partecipazione è indispensabile la conoscenza della lingua inglese.
L'invito è rivolto a 2 persone per ogni branca (per il solito equilibrio dei genere, un uomo ed una donna).
La cosa positiva è che il Wpp/ifor si accolla i costi per viaggio e soggiorno.
Occorre presentare candidature di possibili partecipanti entro il 10 maggio in modo da scegliere i 2 fortunati entro il 25maggio (il 30 è la scadenza per mandare la documentazione allegata all'Ifor).
Condizioni imprescindibili per i partecipanti:
1) conoscenza discreta della lingua inglese
2) far parte del mir, partecipandone alla vita nazionale o di gruppo locale
3) impegno a condividere quanto appreso al training col resto del movimento (dunque partecipazione all'assemblea nazionale successiva del 4-6 luglio, stesura di una relazione scritta x la circolare come minimo)
Penso che di nomi candidabili ce ne siano diversi, dunque mandatemi i suggerimenti.
Per la scelta dei 2 partecipanti demanderei ad una commissione formata dai membri di presidenza e segreteria che non si candidano.
Aspetto vostre risposte
ciao
Paolo
---------- Forwarded message ---------- From: Cristina Reyna <c.reyna@...> Date: 14-apr-2008 14.26 Subject: E FOR Gender Training 2008 To: Cristina Reyna <c.reyna@...>
14 April, 2008
Invitation for the European Regional Gender Training (exclusive for IFOR BGA Leadership)
During the last IFOR Council in Japan, Council approved the IFOR Gender Policy[1] prepared by the IFOR Gender Working Group.
In September 2007, the IFOR Gender Working Group composed of Suseela Mathew (FoR India), Zouhgbi Zoughbi (Wi'am Center, FoR Palestine), Maria Antonietta Malleo (FoR Italy), Vololona Razafindrainibe (FoR Madagascar) and Arfon Rhys (FoR Wales) met at the IFOR International Secretariat in Alkmaar with Gender Officer Cristina Reyna to discuss the implementation of the IFOR Gender Policy in IFOR's structures.
One of the activities decided upon was to organize regional gender trainings for IFOR BGA leadership throughout 2008.
The E-FOR Gender Training will take place in the Netherlands from the 27 to the 29 June. Your accommodation and travels will be covered from the IFOR gender budget.
We cordially invite the European IFOR's BGA leadership to attend this training.
For the International Fellowship of Reconciliation,
IFOR President Jan Schaake
WPP Gender officer Cristina Reyna
Annex: Concept, objectives and application of the training
24 May – International Women's Day for Peace and Disarmament
Seminar 'Money for Women Peacemakers' in the Hague
Including funds market and workshops, organized in cooperation with several Dutch NGOs
Women Peacemakers Program (WPP)
10TH ANNIVERSARY: 1997-2007
Without peace, development is impossible, and without women, neither peace nor development can take place.
The Women Peacemakers Program (WPP) empowers women world-wide through gender-sensitive nonviolence training and education.
WPP is a program of the International Fellowship of Reconciliation (IFOR). Founded in 1919, IFOR is an inter-faith movement committed to active nonviolence, with branches and affiliates in 43 countries. IFOR has consultative status at the United Nations (ECOSOC) and has included six Nobel Peace Prize Laureates among its members.
International Fellowship of Reconciliation
Women Peacemakers Program
Spoorstraat 38 1815 BK Alkmaar The Netherlands / Pays-Bas tel +31 (0)72 512 3014
vescovo di Mosul, rapito e ritrovato morto lo scorso 13 marzo, dedichiamo la nostra preghiera, il nostro impegno nonviolento, le pagine di questo numero della rivista. In memoria di tutte le violenze, dei silenzi complici, dell'indifferenza dei palazzi, dei troppi martiri che l'idea di una pace armata continua a sacrificare.
EDITORIALE Sangue e silenzi sulle strade del dialogo La redazione
PAROLA A RISCHIO Il tempo della speranza Nel XV anniversario della sua morte, le parole di don Tonino riecheggiano cariche di profezia. Gli dedichiamo queste pagine, affidando a don Diego Bona la nostra "Parola a rischio". Diego Bona
IRAQ Un silenzio di tomba A poche settimane dal rapimento e dalla morte del vescovo Rahho tracciamo un triste bilancio della guerra in Iraq: delle vittime e dei silenzi. Renato Sacco
PACIFISMO Liberi di obiettare Nuove strategie di resistenza alla militarizzazione crescente: perchè non estendere il diritto di obiezione di coscienza anche ai militari professionisti? Lidia Menapace
NONVIOLENZA Sulle orme di Rugova Raccontiamo il Kossovo, tra l'indipendenza e i lunghi anni di resistenza nonviolenta, tra progetti di riconciliazione e la pulizia etnica subita. Etta Ragusa
ECONOMIA Una finanza globalizzata Quale spazio per la democrazia e la trasparenza nel mondo delle "economie di carta"? Quali spazi di partecipazione per i risparmiatori? Riccardo Milano
CHIAVE D'ACCESSO Querela archiviata Chiusa la querelle giudiziaria sul caso Taranto. I dati sull'inquinamento ambientale sono di notevole interesse pubblico. Alessandro Marescotti
DIRITTI UMANI Ripartire dalla dignità Il rapporto di Amnesty International disegna un'ONU incapace di garantire la tutela dei diritti umani: le democrazie sono formali più che sostanziali, vincono le procedure più che il rispetto delle leggi. Mino Spreafico
CHIESE Un prete di strada Storia di Pedro Meca e della comunità di accoglienza che ha fondato: La Moquette, volto e immagine di una Chiesa che accoglie, non discrimina, non giudica, non separa. Patrizia Morgante
NONVIOLENZA Comunicare nei gruppi Star bene con gli altri per star bene con se stessi: quando la comunicazione aiuta a crescere. e a condividere Pio Castagna
PRIMO PIANO LIBRI Pattumiera globale A 'Munnezza, ovvero la globalizzazione dei rifiuti: un libro introduttivo sulla problematica complessa dei rifiuti e sul loro smaltimento. Davide Pelanda
ULTIMA TESSERA Armi, il vero business italiano Triste primato: l'industria italiana per la difesa ha consolidato la propria capacità produttiva nel campo delle esportazioni di materiale per la sicurezza e la difesa. Giorgio Beretta
DOSSIER Movimenti in-forma A cura di Flavio Lotti
Sommario
Dove sono i pacifisti? La Tavola della pace interroga se stessa e il movimento contro tutte le guerre: qual'è stata l'incidenza politica e culturale della propria azione? Perché il diverso spaventa ancora tanto? Grazia Bellini
Fare pace con la politica Ripartiamo dal dialogo. Dal confronto, sereno e chiaro, nel movimento e con il mondo di chi governa. Non senza prima aver verificato il proprio operato. Flavio Lotti
Liberare la libertà Don Luigi Ciotti, con la lucidità e la profezia di sempre, dipinge il volto della pace: la libertà. Che coniugata nella storia vuol dire dignità, sicurezza, cittadinanza, giustizia, relazioni. Intervista a Luigi Ciotti
In nome della nonviolenza Uno sguardo attento ai movimenti: gli attivisti di oggi hanno una visione partecipata della politica, vivono una democrazia dal basso, promuovono azioni nonviolente e manifestano disponibilità al dialogo e al confronto. Donatella Della Porta
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