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Messaggi: Mostra riassunti messaggi   (Raggruppa per argomento) Disponi per data v  
#5217 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 1 Lu 2008 7:06 pm
Oggetto: Razzisti colpiscono nelle Marche. Giovane musicista rom minacciato di morte a Fano
locascio.francesco@...
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Due episodi di intolleranza razziale avvenuti a Pesaro e Fano, nelle Marche, contro due rom sono stati denunciati dal gruppo EveryOne, associazione che opera nel campo della cooperazione internazionale e della difesa dei diritti umani.


(Apcom) -   “A Pesaro Victor C., un ragazzo 17enne romeno di etnia Rom, - denucnia EveryOne - è stato insultato, schiaffeggiato con violenza e costretto ad abbandonare la città sotto minaccia di un pestaggio ben più grave da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni.


Contemporaneamente, a Fano, all’’uscita del centro commerciale Auchan, Nico G., Rom romeno di 20 anni, promessa della canzone tradizionale Rom del genere ‘’Manele’’, già impegnato in concerti contro il razzismo, è stato oggetto di offese razziste e minacciato di morte da un italiano”. 


“Sono due episodi inquietanti,” commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne “avvenuti simultaneamente in città confinanti, in coincidenza con l’’uscita di articoli di propaganda razzista su quotidiani locali. E’’ bastato che una donna Rom si sottoponesse a una visita medica presso l’’Ospedale San Salvatore di Pesaro, servendosi successivamente dei bagni dell’’Istituto, perché alcuni giornalisti lanciassero un immotivato allarme, scrivendo addirittura di un’’invasione del nosocomio da parte degli ‘’zingari’’.


Abbiamo ricevuto personalmente la segnalazione dei due episodi di incivile razzismo” proseguono gli attivisti “e ci sentiamo sempre più preoccupati”.  “Il pubblico - continua EveryOne - legge sui giornali e ascolta dal piccolo schermo notizie prive di fondamento riguardanti i Rom, presentati come una tentacolare associazione per delinquere e non come un popolo emarginato, perseguitato, ridotto all’’indigenza più tragica. Il pubblico apprende del programma del ministro Maroni, che prevede la schedatura etnica con rilievo delle impronte digitali di tutti i Rom che vivono in Italia, compresi i bambini.


E’’ una vera e propria propaganda razziale, denunciata da politici, intellettuali, esponenti delle Comunità ebraiche e sopravvissuti alla Shoah, una campagna razziale che istiga il popolo italiano a rifiutare l’’integrazione dei Rom, a ignorare che l’’accattonaggio di adulti e minori è solo la conseguenza dell’’oppressione che ha ridotto i ‘’nomadi’’ in gravi condizioni. Così si scatena una violenza irrazionale, un’’isteria di massa distruttiva, un impulso alla purga etnica simile a quello che scatenò, nel passato, pogrom e genocidi”. 


Il Gruppo EveryOne sta raccogliendo in un dossier per la Commissione europea e la Corte Europea dei Diritti Umani le segnalazioni di violenze e abusi di varia natura perpetrati nel nostro Paese contro i Rom. “E’’ un documento che rivela dettagli sconcertanti,” precisa EveryOne “violazioni di ogni diritto umano e civile, orrori e crudeltà che rinvigoriscono gli oscuri fantasmi del Samudaripen, l’’Olocausto dei Rom”.


#5216 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mar 1 Lu 2008 5:42 am
Oggetto: Fw: ancora su Tareq Aziz (Michael Yohanna)
locascio.francesco@...
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I testi riportati sono citati integralmente dalle rispettive fonti.
Giro all'autrice il tuo messaggio.
Ciao,
Francesco
 
 
----- Original Message -----
Sent: Tuesday, July 01, 2008 7:37 AM
Subject: Re: [MIR-Riconciliazione] ancora su Tareq Aziz (Michael Yohanna)

Caro Francesco,
leggo con stupore il Vostro articolo dal titolo per niente ironico "Tareq Aziz: grave o solo senza sigarette?"
Se così voleva essere nelle intenzioni del "titolista" della Vostra redazione, credo si tratti solo di puerile stupidità e mediocre fantasia macabra.
Tusio De Iuliis 
 
----- Original Message ----- 
Sent: Monday, June 30, 2008 11:30 PM
Subject: [MIR-Riconciliazione] ancora su Tareq Aziz (Michael Yohanna)

Tareq Aziz: grave o solo senza sigarette?

By Baghdadhope

Source: AFP

Ieri, 20 maggio, si è tenuta a Baghdad la seconda udienza del processo che vede tra gli imputati per l’uccisione di 42 iracheni accusati nel 1992 di speculazione sui prezzi di alcuni generi alimentari l’ex primo ministro Tareq Aziz.
Una seduta per la quale Aziz ha dovuto rinunciare ad avere assistenza legale, una mancanza che fa dubitare della legalità del processo, ma che rappresenta una delle realtà che ancora accomunano l’Iraq del prima e del dopo Saddam Hussein perchè neanche quando Aziz faceva parte dell’elite al potere essa veniva garantita agli iracheni che fossero mai arrivati ad un processo prima di essere condannati.
Già da sabato scorso, secondo quanto riferisce la AFP, era noto infatti che il principale avvocato di Aziz, Badie Arif Ezzat, dichiarando di temere per la sua incolumità non si sarebbe recato a Baghdad, e che gli avvocati stranieri componenti il collegio di difesa: “il francese Jacques Verges, un avvocato franco-libanese e quattro italiani”, secondo quanto dichiarato dal figlio di Aziz, Ziad, non avevano ricevuto i visti dalle ambasciate di Parigi e Roma.
Solo quindi davanti alla corte Tareq Aziz si è difeso definendo il processo come nient’altro che una vendetta personale da parte di chi ora governa in Iraq e che nel 1980 tentò senza successo di ucciderlo e che ora vuole portare a termine il lavoro. Un chiaro riferimento al tentativo di assassinarlo nell’aprile del 1980 ad opera dell’Islamic Dawa Party – il partito dell’attuale Primo Ministro, Nouri al Maliki - che aveva seguito di pochissimo la decisione del regime di Saddam Hussein di condannarne a morte tutti i rappresentanti e fiancheggiatori.
Misteriose rimangono comunque le notizie riguardo alle condizioni di salute di Tareq Aziz che si è presentato in aula appoggiandosi ad un bastone. Secondo quanto riferito da AFP il figlio Ziad ha dichiarato che mercoledì scorso erano pessime, una circostanza che non può non far riflettere sulla sorte di un personaggio che, vissuto per una buona parte della vita ai vertici del potere, si trova ora a condividere quella che tantissimi iracheni hanno vissuto e vivono: una vita fatta di pressione alta, diabete e disturbi respiratori e cardiaci che renderebbero urgente un intervento chirurgico che molto probabilmente non ci sarà mai .
Ma è sempre la APF a riportare anche che sulla base di un'altra telefonata Ziad Aziz avrebbe definito "a posto" la salute di suo padre che si sarebbe però lamentato di non aver ricevuto i vestiti estivi e le sigarette che lo stesso Ziad gli ha spedito tramite la Croce Rossa all'inizio del mese di maggio.
Una circostanza certamente incresciosa che potrebbe peggiorare notevolmente la situazione del detenuto. Non si sa infatti se la cella che custodisce Aziz sia o meno refrigerata. Certamente se non lo fosse sarebbe terribile per lui affrontare la caldissima estate irachena con addosso solo vestiti invernali anche se, a dire il vero, quando il termometro tocca i 50° anche tutti gli altri iracheni che non godono di ambienti condizionati, per quanto vestiti di cotone, tendono ad essere un pò "accaldati".
Per quanto riguarda il fumo, poi, negarlo ad un iracheno è davvero un crimine anche se, visto che è lo stesso Ziad a parlare della "tosse incessante" del padre sarebbe auspicabile che si ricordasse dell'effetto fumo/tosse quando riempirà il prossimo pacco per il padre e non contribuisse a peggiorare la sua situazione polmonare compromessa da decenni di buoni sigari cubani che mai, neanche nei periodi in cui a causa dell'embargo gli iracheni avevano nulla da mangiare, sono mancati al raffinato ministro degli esteri di Saddam Hussein.
 
----------
 

giovedì, aprile 24, 2008

 

Tareq Aziz: "Arrivederci Roma... good bye... au revoir"

By Baghdadhope

Era aprile dello scorso anno, e Tareq Aziz, ex primo ministro, ex ministro degli esteri, ma soprattutto ex "volto presentabile" del regime di Saddam Hussein, sognava di poter vivere a Roma una volta scarcerato dagli americani che lo detengono a Baghdad dal 24 aprile del 2003, quando si consegnò nelle loro mani.
La realtà è però molto diversa dai sogni, e sempre ad aprile, ma il 29 prossimo, per Tareq Aziz inizierà un altro tipo di viaggio: quello che dalla prigione in cui è detenuto lo porterà al tribunale dove un giudice curdo - lo stesso che pronunciò la condanna a morte di Saddam Hussein - presiederà al processo che vede Aziz coinvolto, insieme ad altri gerarchi dell'ex regime tra cui il fratellastro di Saddam, Watban Ibrahim Al Hassan, nell'uccisione di 42 commercianti che nel 1992 vennero accusati di avere speculato sui prezzi dei generi alimentari.
Un'accusa che sa tanto di pretesto visto che ben altri sono i crimini di cui Aziz verrà probabilmente accusato magari non in quanto esecutore ma in quanto complice passivo.
Tareq Aziz quindi, l'8 di picche del famoso mazzo di carte che rappresentava i 52 ricercati più importanti del regime di Saddam, difficilmente potrà ancora avanzare richieste di sorta.
Non serviranno gli appelli del figlio Ziad che, dalla Giordania dove vive con il resto della famiglia, ha più volte chiesto la scarcerazione del padre per problemi di salute. Nè serviranno quelli
del Patriarca Caldeo, il Cardinale Mar Emmanuel III Delly che ancora lo scorso Natale ne aveva richiesto la liberazione in una più generale richiesta per coloro che erano detenuti in Iraq senza prove a loro carico.
Inevitabilmente questo processo, come gli altri che lo hanno preceduto, sarà dichiarato da molte voci nel mondo come irregolare e manipolato dal governo americano che di fatto controlla quello iracheno. Niente di più vero. La stessa, frettolosa esecuzione di Saddam Hussein, ha dimostrato il desiderio che non venissero alla luce i misfatti e le complicità dei governi stranieri con il regime iracheno.
E' anche vero però che un comportamento negativo non ne cancella un altro solo perchè ad esso precedente. I crimini americani in Iraq non cancellano quelli del regime di cui Aziz era parte importante.
Il cristiano caldeo Michael Yohanna, nato a Tel Keif nel 1936, colui che si creò un' identità araba cambiandosi il nome in Tareq Aziz e la cui stessa presenza nel gotha del potere iracheno veniva citata come prova della benevolenza del regime verso le minoranze potrà ripetere in aula le
parole di suo figlio: "Mio padre lavorava nel campo politico, non era responsabile nei confronti della gente, eseguiva gli ordini e non aveva potere decisionale."

Ma sarà inutile. E sarà poco. Perchè troppi iracheni non hanno avuto il potere per denunciare i crimini del regime. Lui invece l'ha avuto, ma non l'ha usato. Anche questo è un crimine.
 
------

Iraq's Aziz back in the dock but without lawyers

BAGHDAD (AFP) — Tareq Aziz, the international face of the brutal regime of hanged Iraqi president Saddam Hussein, was back in the dock on Tuesday on charges of crimes against humanity -- but without any lawyers to defend him.

Aziz, 72, is on trial along with seven other defendants over the execution in 1992 of 42 Baghdad merchants accused of racketeering while Iraq was under UN sanctions. They could be sentenced to death if convicted.

The former foreign minister and deputy prime minister, who surrendered to US forces in April 2003 shortly after the invasion, charged that people who had tried to assassinate him in the past were out to finish the job.

"I know it is a plot of personal revenge because the people who are governing Iraq now tried to kill me on the first of April 1980 in front of hundreds of people, but they did not succeed," he told the court.

"Now they are saying, 'Let us do what we have failed to do in 1980'."

Aziz, the only Christian in Saddam's inner circle, said he was "proud" to have been a member of the now disbanded Baath party but that he could not be held responsible for the charges against him.

Prosecutor Adnan Ali outlined the charges against Aziz and the other defendants, including Ali Hassan al-Majid -- otherwise known as Chemical Ali who has already been sentenced to death for genocide in another case.

He said some merchants had their ears cut off and hands amputated for allegedly black marketeering or dealing in foreign currency between 1992 and 1995, at a time when Iraq was under crippling UN economic sanctions.

Ali called for a "suitable punishment that will ease the hearts of widows and the oppressed."

All eight defendants were in court in Baghdad's highly-fortified Green Zone for Tuesday's hearing but Aziz remains without the lawyers he had asked for when the case first came to trial in April.

Presiding judge Rauf Rasheed Abdel Rahman -- the same man who tried Saddam -- adjourned the case to Wednesday, when witnesses are expected to testify.

The team of foreign lawyers who had agreed to defend Aziz, including French lawyer Jacques Verges, four Italian lawyers and a Lebanese-French attorney, were not granted visas for Iraq, his Amman-based son Ziad Aziz said.

Verges has defended some of the world's most notorious figures, including Nazi war criminal Klaus Barbie and Venezuelan terrorist "Carlos the Jackal."

Dressed in a grey suit, Aziz entered the courtroom with the aid of a walking stick.

Ziad Aziz said that when he last spoke to his father on Wednesday he was "in a very bad health condition and coughing non-stop."

Ziad said his father suffers from high blood pressure, diabetes and ongoing respiratory and heart problems since a heart attack in a US military prison in December 2007. "He needs surgery as soon as possible," he added.

Aziz's boss Saddam was hanged on December 30, 2006 over his role in the killing of 148 Shiite civilians after an assassination attempt against him in 1982.

Aziz, Chemical Ali and Saddam's half-brother Watban Ibrahim al-Hassan are the most high profile of the eight defendants in the latest case being heard by the Iraqi High Tribunal.

Chemical Ali was sentenced to death for genocide last June, along with former defence minister Sultan Hashim al-Tai and former armed forces deputy chief of operations Hussein Rashid al-Tikriti.

The three were convicted of war crimes and crimes against humanity for overseeing a brutal military campaign against Kurdish civilians in 1988 known as the Anfal that is said to have left 180,000 people dead.

Their executions have been delayed by legal wranglings.


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#5215 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 30 Giu 2008 9:30 pm
Oggetto: ancora su Tareq Aziz (Michael Yohanna)
locascio.francesco@...
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Tareq Aziz: grave o solo senza sigarette?

By Baghdadhope

Source: AFP

Ieri, 20 maggio, si è tenuta a Baghdad la seconda udienza del processo che vede tra gli imputati per l’uccisione di 42 iracheni accusati nel 1992 di speculazione sui prezzi di alcuni generi alimentari l’ex primo ministro Tareq Aziz.
Una seduta per la quale Aziz ha dovuto rinunciare ad avere assistenza legale, una mancanza che fa dubitare della legalità del processo, ma che rappresenta una delle realtà che ancora accomunano l’Iraq del prima e del dopo Saddam Hussein perchè neanche quando Aziz faceva parte dell’elite al potere essa veniva garantita agli iracheni che fossero mai arrivati ad un processo prima di essere condannati.
Già da sabato scorso, secondo quanto riferisce la AFP, era noto infatti che il principale avvocato di Aziz, Badie Arif Ezzat, dichiarando di temere per la sua incolumità non si sarebbe recato a Baghdad, e che gli avvocati stranieri componenti il collegio di difesa: “il francese Jacques Verges, un avvocato franco-libanese e quattro italiani”, secondo quanto dichiarato dal figlio di Aziz, Ziad, non avevano ricevuto i visti dalle ambasciate di Parigi e Roma.
Solo quindi davanti alla corte Tareq Aziz si è difeso definendo il processo come nient’altro che una vendetta personale da parte di chi ora governa in Iraq e che nel 1980 tentò senza successo di ucciderlo e che ora vuole portare a termine il lavoro. Un chiaro riferimento al tentativo di assassinarlo nell’aprile del 1980 ad opera dell’Islamic Dawa Party – il partito dell’attuale Primo Ministro, Nouri al Maliki - che aveva seguito di pochissimo la decisione del regime di Saddam Hussein di condannarne a morte tutti i rappresentanti e fiancheggiatori.
Misteriose rimangono comunque le notizie riguardo alle condizioni di salute di Tareq Aziz che si è presentato in aula appoggiandosi ad un bastone. Secondo quanto riferito da AFP il figlio Ziad ha dichiarato che mercoledì scorso erano pessime, una circostanza che non può non far riflettere sulla sorte di un personaggio che, vissuto per una buona parte della vita ai vertici del potere, si trova ora a condividere quella che tantissimi iracheni hanno vissuto e vivono: una vita fatta di pressione alta, diabete e disturbi respiratori e cardiaci che renderebbero urgente un intervento chirurgico che molto probabilmente non ci sarà mai .
Ma è sempre la APF a riportare anche che sulla base di un'altra telefonata Ziad Aziz avrebbe definito "a posto" la salute di suo padre che si sarebbe però lamentato di non aver ricevuto i vestiti estivi e le sigarette che lo stesso Ziad gli ha spedito tramite la Croce Rossa all'inizio del mese di maggio.
Una circostanza certamente incresciosa che potrebbe peggiorare notevolmente la situazione del detenuto. Non si sa infatti se la cella che custodisce Aziz sia o meno refrigerata. Certamente se non lo fosse sarebbe terribile per lui affrontare la caldissima estate irachena con addosso solo vestiti invernali anche se, a dire il vero, quando il termometro tocca i 50° anche tutti gli altri iracheni che non godono di ambienti condizionati, per quanto vestiti di cotone, tendono ad essere un pò "accaldati".
Per quanto riguarda il fumo, poi, negarlo ad un iracheno è davvero un crimine anche se, visto che è lo stesso Ziad a parlare della "tosse incessante" del padre sarebbe auspicabile che si ricordasse dell'effetto fumo/tosse quando riempirà il prossimo pacco per il padre e non contribuisse a peggiorare la sua situazione polmonare compromessa da decenni di buoni sigari cubani che mai, neanche nei periodi in cui a causa dell'embargo gli iracheni avevano nulla da mangiare, sono mancati al raffinato ministro degli esteri di Saddam Hussein.
 
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giovedì, aprile 24, 2008

 

Tareq Aziz: "Arrivederci Roma... good bye... au revoir"

By Baghdadhope

Era aprile dello scorso anno, e Tareq Aziz, ex primo ministro, ex ministro degli esteri, ma soprattutto ex "volto presentabile" del regime di Saddam Hussein, sognava di poter vivere a Roma una volta scarcerato dagli americani che lo detengono a Baghdad dal 24 aprile del 2003, quando si consegnò nelle loro mani.
La realtà è però molto diversa dai sogni, e sempre ad aprile, ma il 29 prossimo, per Tareq Aziz inizierà un altro tipo di viaggio: quello che dalla prigione in cui è detenuto lo porterà al tribunale dove un giudice curdo - lo stesso che pronunciò la condanna a morte di Saddam Hussein - presiederà al processo che vede Aziz coinvolto, insieme ad altri gerarchi dell'ex regime tra cui il fratellastro di Saddam, Watban Ibrahim Al Hassan, nell'uccisione di 42 commercianti che nel 1992 vennero accusati di avere speculato sui prezzi dei generi alimentari.
Un'accusa che sa tanto di pretesto visto che ben altri sono i crimini di cui Aziz verrà probabilmente accusato magari non in quanto esecutore ma in quanto complice passivo.
Tareq Aziz quindi, l'8 di picche del famoso mazzo di carte che rappresentava i 52 ricercati più importanti del regime di Saddam, difficilmente potrà ancora avanzare richieste di sorta.
Non serviranno gli appelli del figlio Ziad che, dalla Giordania dove vive con il resto della famiglia, ha più volte chiesto la scarcerazione del padre per problemi di salute. Nè serviranno quelli
del Patriarca Caldeo, il Cardinale Mar Emmanuel III Delly che ancora lo scorso Natale ne aveva richiesto la liberazione in una più generale richiesta per coloro che erano detenuti in Iraq senza prove a loro carico.
Inevitabilmente questo processo, come gli altri che lo hanno preceduto, sarà dichiarato da molte voci nel mondo come irregolare e manipolato dal governo americano che di fatto controlla quello iracheno. Niente di più vero. La stessa, frettolosa esecuzione di Saddam Hussein, ha dimostrato il desiderio che non venissero alla luce i misfatti e le complicità dei governi stranieri con il regime iracheno.
E' anche vero però che un comportamento negativo non ne cancella un altro solo perchè ad esso precedente. I crimini americani in Iraq non cancellano quelli del regime di cui Aziz era parte importante.
Il cristiano caldeo Michael Yohanna, nato a Tel Keif nel 1936, colui che si creò un' identità araba cambiandosi il nome in Tareq Aziz e la cui stessa presenza nel gotha del potere iracheno veniva citata come prova della benevolenza del regime verso le minoranze potrà ripetere in aula le
parole di suo figlio: "Mio padre lavorava nel campo politico, non era responsabile nei confronti della gente, eseguiva gli ordini e non aveva potere decisionale."

Ma sarà inutile. E sarà poco. Perchè troppi iracheni non hanno avuto il potere per denunciare i crimini del regime. Lui invece l'ha avuto, ma non l'ha usato. Anche questo è un crimine.
 
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Iraq's Aziz back in the dock but without lawyers

BAGHDAD (AFP) — Tareq Aziz, the international face of the brutal regime of hanged Iraqi president Saddam Hussein, was back in the dock on Tuesday on charges of crimes against humanity -- but without any lawyers to defend him.

Aziz, 72, is on trial along with seven other defendants over the execution in 1992 of 42 Baghdad merchants accused of racketeering while Iraq was under UN sanctions. They could be sentenced to death if convicted.

The former foreign minister and deputy prime minister, who surrendered to US forces in April 2003 shortly after the invasion, charged that people who had tried to assassinate him in the past were out to finish the job.

"I know it is a plot of personal revenge because the people who are governing Iraq now tried to kill me on the first of April 1980 in front of hundreds of people, but they did not succeed," he told the court.

"Now they are saying, 'Let us do what we have failed to do in 1980'."

Aziz, the only Christian in Saddam's inner circle, said he was "proud" to have been a member of the now disbanded Baath party but that he could not be held responsible for the charges against him.

Prosecutor Adnan Ali outlined the charges against Aziz and the other defendants, including Ali Hassan al-Majid -- otherwise known as Chemical Ali who has already been sentenced to death for genocide in another case.

He said some merchants had their ears cut off and hands amputated for allegedly black marketeering or dealing in foreign currency between 1992 and 1995, at a time when Iraq was under crippling UN economic sanctions.

Ali called for a "suitable punishment that will ease the hearts of widows and the oppressed."

All eight defendants were in court in Baghdad's highly-fortified Green Zone for Tuesday's hearing but Aziz remains without the lawyers he had asked for when the case first came to trial in April.

Presiding judge Rauf Rasheed Abdel Rahman -- the same man who tried Saddam -- adjourned the case to Wednesday, when witnesses are expected to testify.

The team of foreign lawyers who had agreed to defend Aziz, including French lawyer Jacques Verges, four Italian lawyers and a Lebanese-French attorney, were not granted visas for Iraq, his Amman-based son Ziad Aziz said.

Verges has defended some of the world's most notorious figures, including Nazi war criminal Klaus Barbie and Venezuelan terrorist "Carlos the Jackal."

Dressed in a grey suit, Aziz entered the courtroom with the aid of a walking stick.

Ziad Aziz said that when he last spoke to his father on Wednesday he was "in a very bad health condition and coughing non-stop."

Ziad said his father suffers from high blood pressure, diabetes and ongoing respiratory and heart problems since a heart attack in a US military prison in December 2007. "He needs surgery as soon as possible," he added.

Aziz's boss Saddam was hanged on December 30, 2006 over his role in the killing of 148 Shiite civilians after an assassination attempt against him in 1982.

Aziz, Chemical Ali and Saddam's half-brother Watban Ibrahim al-Hassan are the most high profile of the eight defendants in the latest case being heard by the Iraqi High Tribunal.

Chemical Ali was sentenced to death for genocide last June, along with former defence minister Sultan Hashim al-Tai and former armed forces deputy chief of operations Hussein Rashid al-Tikriti.

The three were convicted of war crimes and crimes against humanity for overseeing a brutal military campaign against Kurdish civilians in 1988 known as the Anfal that is said to have left 180,000 people dead.

Their executions have been delayed by legal wranglings.


#5214 Da: "Tusio De Iuliis" <yuro.doc@...>
Data: Lun 30 Giu 2008 5:17 pm
Oggetto: APPELLO liberazione Tariq Aziz
yuro.doc@...
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In allegato copia dell'appello che lanceremo ufficialmente appena sarà in Italia
nostro ospite il figlio, Sig Ziad Taeiq Aziz
 
Tusio De Iuliis 

#5213 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 30 Giu 2008 4:00 pm
Oggetto: FAMIGLIA CRISTIANA: INDECENTE E RAZZISTA PROPOSTA SU ROM
locascio.francesco@...
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SICUREZZA/ FAMIGLIA CRISTIANA: INDECENTE E RAZZISTA PROPOSTA SU ROM

Bocciati a prima prova d'esame, per loro dignita' uomo vale zero

postato 2 ore fa da APCOM

Roma, 30 giu. (Apcom) - Questa volta tocca al ministro dell'Interno Roberto Maroni a finire nel mirino di 'Famiglia Cristiana': prendere le impronte digitali ai bambini rom è una "'indecente' proposta", sostiene il settimanale dei Paolini.

"Alla prima prova d'esame - scrive 'Famiglia Cristiana' - i ministri 'cattolici' del Governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità dell'uomo vale zero. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l'indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom". "Avremmo dato credito al ministro - sottolinea il settimanale nell'editoriale di questa settimana - se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla". "Non stupisce, invece - continua 'Famiglia Cristiana' - il silenzio della nuova presidente della Commissione per l'infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di Governo. Non sappiamo cosa ne pensi Berlusconi: permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini?".

"Oggi, con le impronte digitali - prosegue - uno Stato di polizia mostra il volto più feroce a piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perché non c'è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? La Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia (firmata anche dall'Italia, che tutela i minori da qualsiasi discriminazione) non conta più niente. La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana. Così come la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è una forzatura del diritto: nessun Tribunale deiminori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita".

"È giusto reprimere, con forza, chi nei campi nomadi delinque, ma le misure di Maroni non servono a combattere l'accattonaggio (che non è reato). C'è un solo modo - osserva 'Famiglia Cristiana' - perché i bambini rom non vadano a rubare: mandarli a scuola. Qui, sì, ci vorrebbe un decreto legge perché, ogni mattina, pulmini della polizia passassero nei campi nomadi a raccoglierli. Per la sicurezza sarebbero soldi ben spesi. Quanto alle impronte, se vogliamo prenderle, cominciamo dai nostri figli; ancor meglio, dai parlamentari: i cittadini saprebbero chi lavora e chi marina, e anche chi fa il furbo, votando al posto di un altro. L'affossa 'pianisti' - conclude - sarebbe l'unico 'lodo' gradito agli italiani".


#5212 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 29 Giu 2008 7:52 pm
Oggetto: Il Vangelo secondo gli zingari di Fabrizio Ravelli
locascio.francesco@...
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Il Vangelo secondo gli zingari

di Fabrizio Ravelli

 

Se questo è un prete. Qualcuno potrebbe anche chiederselo. Porta un cappello nero che si calca in testa fin da quando si alza dal letto, per uscire dalla roulotte e lavarsi all'aperto. Anche oggi che piove, qui nel piccolo campo di Pozzuolo dove è «in visita, a trovare gli amici». Ha due baffetti bianchi sottili alla Clark Gable, e le sopracciglia cespugliose fanno ombra agli occhi scaltri.

«Cosa volete farmi dire? Perché io sono più furbo di voi, e dico quello che voglio». Voi giornalisti, ma anche voi gagi, voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case.

Don Mario Riboldi ha quasi settantanove anni - magro come un violinista gitano, vigoroso come un domatore di cavalli - ed era un ragazzo di Biassono quando entrò in seminario. Si fece prete, e ancora mancava qualcosa alla sua vita: «Ero appena prete, vicino a Magenta, quando ho visto questo gruppo di sinti. E ho pensato: chi porta il Vangelo a questa gente? Ed eccomi qui, dopo cinquantacinque anni».

E quindi, «sarei anche brianzolo, ma faccio il nomade con gli zingari». Da quando si fece zingaro, prete-zingaro: «Da quando mi sono messo in cammino».

Ci sono molti preti in Italia che si occupano di zingari, «gli ultimi degli ultimi», che hanno imparato a conoscerli nel bene e nel male. Che ci sono sempre quando le ruspe spianano baracche, e bisogna trovare un letto per donne e bambini. Che battagliano con sindaci e prefetti. Che trattano con scuole e ospedali. Che si prendono gli insulti dei gagi, perché gli zingari nessuno li vuole. Ma ci sono poi pochi preti, in Italia, e nessuno in altri paesi d'Europa, che si fanno zingari. Nel senso che vanno a vivere fra loro, con loro. Che dormono nelle roulotte o nelle baracche. Che sanno chi nasce e chi muore, chi va in galera e chi si innamora, chi trova lavoro e chi si ammala.

Don Mario sono cinquantacinque anni che fa questa vita. Casa sua è il campo rom di  Brugherio, uno spiazzo di ghiaia sotto la tangenziale. Ma è sempre «in cammino», conosce tutti e tutti lo conoscono nel mondo dei gitani d'Italia.

Adesso è qui, nel piccolo campo alle porte di Udine, con il suo allievo-scudiero don Massimo

Mostioli, un ragazzone pavese con gli occhi azzurrissimi e i piedi scalzi nei sandali, che lo

accompagna e intanto studia la lingua degli zingari. Domani saranno di nuovo per strada, verso la Spagna. Dentro al vecchio camper don Massimo fa il caffè. E don Mario fa il conto di quanti sono i preti-zingari come loro in Italia. Non ci vuole molto, sono sette.

«A Verona don Francesco Cipriani, e a Bologna frate Flavio, un cappuccino. A Pisa c'è Agostino Rota Martir, un saveriano che vive con dei korakhané bosniaci, musulmani. Qui a Udine don Federico Schiavon. C'era don Renato Rosso, che venne con me in Friuli nel ‘72 e adesso è in Bangladesh, con i nomadi che lì sono decine di milioni. Poi ci sono le Piccole Sorelle di Gesù che stanno a Crotone, e le Luigine a Torino, due sorelle suore». E anche due sacerdoti rom: don Osvaldo Morelli che è viceparroco a Nocelleto di Carinola, provincia di Caserta, e frate Pasquale Barbetta.

Ma loro non vivono nei campi nomadi, per ora almeno.

Dietro di loro c'è un settore organizzato della Chiesa, l'UNPReS (Unione nazionale pastorale rom e sinti), ci sono pubblicazioni e convegni, c'è l'arcivescovo Agostino Marchetto segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Ma non si viene mandati o comandati a vivere da zingari, quella è una scelta personale. Che deve essere autorizzata dal vescovo.

Quello che diede il permesso a don Mario si chiamava Giovanbattista Montini, e oltre a essere un amico di gioventù era arcivescovo di Milano, la diocesi più grande: «Poi lui venne fatto Papa, e io dovetti lottare con il suo successore Colombo per poter continuare», racconta. Don Mario è abbastanza vecchio da poter chiamare «gran bravo ragazzo» l'attuale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, e da aver rifiutato un posto in Vaticano: «Non potrei vivere dietro una scrivania».

E poi si sente davvero zingaro, nel cuore e non solo nei panni. Ride, beffardo: «Io non ho mai

lavorato, ho sempre fatto lo zingaro libero». Si mettono in cammino per evangelizzare, questi pretizingari.

Ma non è il conto delle conversioni, o delle vocazioni, a pesare. Il loro mestiere è mettersi

dalla parte di quella gente ai margini, di quella strana gente odiata e malvista e malsopportata, e condividerne l'esistenza. Strada facendo capiscono molte cose, da alcune sono affascinati: «Il nomadismo è una grande ricchezza, che però l'attuale civiltà cerca di eliminare, per tenere tutto sotto controllo». Se la gente cosiddetta normale diffida degli zingari, loro hanno imparato a diffidare della gente. Don Mario lo dice così: «Qualsiasi cosa pensi l'opinione pubblica degli zingari, a me interessa poco. A me interessano loro, i gitani».

Dove vive, nel campo di Brugherio, dice messa in una roulotte, e in un'altra abita. Per l'acqua c'è la fontanella, e per scaldarsi una stufetta. Nella grande città ha messo piede di recente per portare i «suoi» zingari a pregare in Sant'Ambrogio. Ma erano anni che non ci entrava: «Mi ricordo di quando, un diciott'anni fa, stavo a Baggio con una famiglia che non voleva entrare nel campo autorizzato. Dicevano: non vogliamo che i nostri bambini diventino ladri. Beh, gli fecero una multa di ottocentomila lire. E io da allora a Milano non ci vado. Me ne sto nei campi, o in giro». Ha conosciuto tutti, e quando arriva lui è una festa affettuosa. «Questi zingari sloveni li ho conosciuti a Linate nel ‘56. Coi bosniaci ero accampato, e insegnavo a leggere il Corano. Qualcuno s'era convinto che mi fossi fatto musulmano».

Il suo mestiere è evangelizzare. «Quando predico, prendo in mano la Bibbia e leggiamo. Io imparo qualcosa, loro imparano qualcosa, e con la parola di Dio cerchiamo di camminare su questa strada».

Non è problema di credere o non credere: «La loro vera povertà, per me, è che non conoscono il Dio in cui credono». Ma c'è più cristianesimo nella vita zingara, dice don Mario, che in quella dei gagi: «A Milano la media dei figli per ogni donna è meno di uno. E allora dove va a finire il cristianesimo? Negli zingari c'è un senso di naturalezza della vita, e questo è cristiano. Dicono:

come Dio vuole. Il milanese anche cristiano pensa spesso solo al lavoro, a come avere di più, a come arricchire. Ogni zingaro è libero, e il camminare insieme sta nella sua cultura».

Lui sta con loro, e cammina con loro. Nemmeno si sente di dover fare da ponte fra due mondi, o quel che adesso si dice mediatore culturale: «Io quello non lo so fare, non so fare due mestieri. Io mi sono chiuso fra di loro. Don Mario è uno zingaro in più». Rimpiange di non stare più in giro come una volta. Dice: «Mi sono fatto troppo prete, da quando vado a caccia di religiosi zingari».

Gran parte del suo lavoro di questi anni è rintracciare vocazioni e santità nella storia zingara, che non ha tradizioni scritte. Ha raccolto documenti sul primo santo zingaro, Zeffirino. Si chiamava Ceferino Jiménez Malla, detto "El Pelé", era uno zingaro spagnolo commerciante di cavalli: «Era un uomo molto buono, e questo l'ha rovinato. Prese le difese di un prete, e morì con lui per la sua bontà». Fucilato il 9 agosto del 1936.

Ora sta scrivendo la vita di Emilia Fernandez Rodriguez, zingara in via di beatificazione. Raccoglie documenti sul primo prete degli zingari in Italia: «Del 1500, un salernitano detto "il litterato", sacerdote a Roma». O su Karl Jaja Sattler, predicatore rom morto ad Auschwitz, che tradusse il Vangelo di Giovanni in lingua gitana. Don Mario, storico della religiosità zingara, «questo popolo di furbi, costretti dalla necessità a dire e non dire. Non mentiva forse anche Abramo, per salvarsi?».

Più che emarginati, dice, «marginali». Ladri? «A volte, e a volte no. I gagi mi chiedono: perché non gli dici di non rubare? Già, perché rubano a voi. Con la maggioranza che agli zingari dice: noi siamo noi, e voi non siete niente. Si vive, si sbaglia, si pecca. È l'umanità. E il rom dovrà farsi da sé, come ci riesce. Diamoci da fare noi. Noi zingari».

E a pochi chilometri da qui, dal campo di Pozzuolo dov'è di passaggio don Mario, c'è un altro dei preti-zingari. Federico Schiavon, un salesiano cinquantenne che da sette anni vive al Villaggio Metallico di Udine, il campo di via dei Sei Busi: «Lo chiamano Villaggio Metallico perché c'erano le baracche di metallo costruite dagli inglesi alla fine dell'ultima guerra. Una di quelle rimaste la uso come chiesa». Ci vivono centocinquanta zingari, e sono settecento in tutta la provincia. Gli sloveni sono discendenti di quelli liberati dal campo di concentramento fascista di Gonars, qui vicino. Poi arrivarono molti croati.

Don Federico dice che la sua scelta di vivere con loro è stata, in qualche modo, inevitabile:

«Frequentavo il campo, ma mi sono reso conto che venire qui di tanto in tanto significava arrivare come padrone e non come ospite. Ho avuto il permesso del vescovo. E poi ho chiesto anche a loro il permesso di vivere nel campo. Mi sono trovato una roulotte». Da sette anni, ogni mattina si sveglia lì. Lavarsi, pulire, pregare, organizzare la giornata: «All'inizio mi cucinavo da solo. Poi hanno cominciato a venire, a portarmi qualcosa, a invitarmi a mangiare con loro».

La sua vita è immersa in quella del campo: «Preghi un salmo, e le antifone sono i rumori dei

bambini che giocano, le donne che ridono, il marito che torna ubriaco». Primo, condividere, «e se ne esce un discorso religioso bene, se no è lo stesso». Come don Mario, anche don Federico comincia a prendere la vita dal senso zingaro: «Ognuno si porta dietro la sua storia, però vivendo con loro qualcosa cambia. Impari a non essere schiavo del tempo, ad apprezzare la libertà dei rapporti. La mia formazione era fatta di impegni, progetti, tempi segnati. Arrivo lì, e tutto mi viene buttato in aria. Fai fatica, ma vedi anche che il nuovo modo ti serve. È la vita la cosa più importante».

Dentro una famiglia: «Qui non sei il prete che deve ricevere rispetto in quanto prete. Sei un uomo come gli altri, e il rispetto te lo devi guadagnare. Condividi le cose belle e quelle meno belle. Le nascite, le morti, le feste quando uno esce dalla galera. Nessuno, da fuori, pensa mai che in campo c'è chi piange o ride, chi si innamora o sogna. Se sto via pochi giorni, quando torno devo recuperare, e farmi raccontare quello che è successo. Sono uno di famiglia: è stata una scommessa per me, ma lo è stata anche per loro». Per lui, è stata una scommessa anche tenere relazioni con quelli di fuori: «Provo a fare da ponte fra gli zingari e la gente friulana. Con le cose pratiche: il lavoro, le visite mediche, la burocrazia. E contro i pregiudizi». Finisce sempre così: «Che i friulani mi dicono: abbiamo capito, tu sei uno a posto. Ma loro no». Lui che vede «la fotografia  dall'interno»: «Si colgono tante cose. Molti del campo lavorano regolarmente, anche se partono sempre svantaggiati fin da quando dicono il proprio cognome. Si parla solo degli zingari che rubano. Rubano anche dei friulani, ma nessuno dice che i friulani rubano».

O gli zingari che rapiscono i bambini: «Me lo dicevano quando ero piccolo, a San Donà di Piave. Ho visto una ricerca: non c'è un solo caso negli archivi delle questure d'Italia». Anche gli zingari dicono che i gagi portano via i bambini: «Quando si pensa che non abbiano condizioni igieniche adeguate. Ma senza aiutare le famiglie a migliorare». Cose che un prete-zingaro capisce: «E a volte mi prende la rabbia, a vedere come gli zingari sono trattati. Sa, una volta nessuno dei nostri vecchi avrebbe rubato al supermercato. E adesso, invece». Cose che don Federico comincia a pensare vivendo da zingaro, «adesso che è come se fossi di loro proprietà».

 

in “la Repubblica” del 13 aprile 2008


#5211 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 29 Giu 2008 6:11 pm
Oggetto: Fw: le impronte strappate ai bimbi Rom e l'impronta di Dio
locascio.francesco@...
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--- In paxchristi@yahoogroups.com,
Le impronte strappate ai bimbi Rom.e l'impronta di Dio!
 
Siamo angosciati e temiamo questo clima che si sta diffondendo nel
nostro
Paese.
Siamo un gruppo di amici di Rom e Sinti e operatori e operatrici
pastorali
che a nome della Chiesa Italiana e delle nostre comunità religiose
accompagna e cerca di vivere il "sacramento dell'incontro" e
dell'amicizia
con il popolo dei Rom e dei Sinti.
Ci uniamo a quelle voci che anche all'interno della Chiesa si sono
levate
per denunciare e richiamare il rispetto della dignità della persona e
dei
poveri in modo particolare.
 
L'ultima proposta dell'onorevole Maroni, Ministro dell'Interno, è la
conferma che lo spettro di un passato non così lontano è sempre
pronto a
rialzarsi, anche con la complicità di non pochi silenzi.
Ø     Siamo preoccupati non solo per le impronte ai bambini Rom, ma
soprattutto per quelle che la nostra società ha disseminato lungo
questo
anno, impronte inzuppate nell'inchiostro dell'indifferenza, del
razzismo,
del pregiudizio.
 
Un anno fa a Livorno bruciavano nella loro baracca 4 bambini Rom.
Anche di
fronte ad un dramma del genere i giudici hanno scelto di impedire ai
genitori di esprimere il loro dolore, rinchiudendoli immediatamente in
carcere. Mai era successa una cosa del genere!
Anche il sindaco di Livorno si è contraddistinto per la sua ambiguità,
rifiutandosi più volte di dare un alloggio per le due famiglie
coinvolte, di
fronte ad una opinione pubblica indifferente e contraria ad un aiuto
per le
due famiglie Rom.
 
Da allora i fatti si sono susseguiti senza tregua, avendo sempre di
mira i
poveri e i Rom in genere.
Le impronte ai bimbi Rom sono il risultato di una lunga e tragica
catena,
una fabbrica della paura che vede coinvolti tutti quanti: le
Istituzioni, i
partiti e i loro governi, e gran parte dell'informazione, spesso
manipolata
ad arte, ma anche quei silenzi che rischiano di appoggiare di fatto
il più
forte a danno del debole.
 
Ø    Siamo turbati per questa guerra ai poveri, demagogica,
antidemocratica
e antievangelica!
Quante di queste impronte abbiamo lasciato un po' ovunque in questo
anno:
lo è stata l'ordinanza del Comune di Firenze contro i lavavetri e gli
accattoni, gli sgomberi dei campi Rom dei comuni di Roma e di Milano
che
facevano a gara chi in effetti espelleva più Rom, la caccia al Rom, il
divieto di accattonaggio ad Assisi per non turbare gli interessi
turistici e
la quiete dei conventi e delle chiese, i campi Rom dati alle fiamme a
Napoli
 la mistificazione della sicurezza e la formazione di ronde cittadine
per il
controllo dei quartieri in nome del motto razzista: "tolleranza zero",
l'introduzione del reato di clandestinità, la militarizzazione delle
nostre
città. una fabbrica della paura ben architettata.
Questo ci turba perché temiamo che continuerà a produrre altri mostri,
sempre in nome del "Dio della sicurezza", e adoratori di questi
mostri si
stanno diffondendo rapidamente raccogliendo sempre nuovi adepti!
 
Ø    Dai campi Rom e Sinti dove viviamo accolti dalla loro umanità e
amicizia, anche noi guardiamo con timore e preoccupazione le nostre
città,
questo rapido deterioramento della convivenza, questa ansia di
controlli
sempre più assidui, questa voglia di schedatura su base etnica; ci
preoccupa
l'avanzata di questo razzismo, spesse volte apertamente dichiarato e
tollerato dalle stesse autorità perché ritenuto ormai "normale"!
A volte subiamo noi stessi sguardi, gesti di rifiuto e di esclusione
dalle
nostre stesse comunità di appartenenza.
Da questi luoghi spesso marginali ma privilegiati punti di
osservazione,
guardiamo attraverso gli occhi dei Sinti e Rom il "nostro mondo" che
cambia
e rimaniamo anche noi sorpresi nel vedere e constatare la sua
voracità che
avanza senza scrupoli e travolge tutto e tutti.spesso ringraziamo Dio
per
averci fatto incontrare e conoscere questo popolo che ci aiuta e ci
trasmette quella "normalità" che la nostra società di appartenenza
sembra
aver smarrito. 
 
Ø    Come annunciatori del Vangelo di Gesù, che nell'accoglienza dei
poveri
e dei piccoli ci ha rivelato il volto del Dio della vita, non possiamo
dimenticare che in ogni uomo e donna, chiunque essi siano, di
qualsiasi
popolo, cultura e fede di appartenenza, è impressa l'impronta di Dio,
è
questa l'unica impronta che vogliamo "adorare" ed esibire.
Vivendo in mezzo a Rom e Sinti o frequentando delle famiglie, abbiamo
anche
potuto apprezzare tante loro ricchezze e riconosciamo che le nostre
vite, la
nostra stessa fede sono state arricchite e segnate dalla
loro "impronta".
Anche per questo ci sentiamo loro grati e debitori, e vorremmo che
anche ai
Rom e ai Sinti fossero riconosciuti il diritto di vivere nella
sicurezza e
la tranquillità di far crescere ed educare i loro figli secondo la
loro
cultura e nel rispetto delle diversità.
 
 
Don Federico Schiavon - Udine 
Franca Felici  -  Massa Carrara
Don Piero Gabella - Brescia                         
Laura Caffagnini e Bertolucci G - Parma
Cristina Simonelli  - Verona                    
Sr.Rita e Carla Viberti - Torino
Palagi Marcello - Massa Carrara                  
Lucia Lombardi - Verona
Betti Adami  - Verona                                   
p.Luciano Meli  - Lucca
Don Agostino Rota Martir  -  Pisa                 
Daniele Todesco - Verona
Don Francesco Cipriani  - Verona                 
Piccole sorelle di Gesù - Crotone
 

#5210 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 29 Giu 2008 12:46 pm
Oggetto: Fw: [no fuoco atomico] cammino nonviolento da comiso a vicenza: oggi si parte
locascio.francesco@...
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Cammino di nonviolenza Comiso-Vicenza: si parte!!!

 

Info: Alfonso Navarra, FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO, via Mario Pichi, 1 – 20143 Milano tel. 02/5810.1226  cell. 349/5211837  email alfonsonavarra@...

 

Il “Cammino di nonviolenza” Comiso-Vicenza ha inizio con il suo primo passo:  a ribadire il filo ideale che collega il pacifismo degli anni ’80 alla resistenza umana del nuovo millennio.

Oggi pomeriggio, 29 giugno ’08, Turi Vaccaro, del Movimento Ploughshares, ed altri nonviolenti (che hanno partecipato di mattina all’anniversario – il 10° - della Pagoda per la pace, curata dal monaco buddista Morishita) partono da Comiso per raggiungere a piedi, il 21 settembre, Vicenza.

Il percorso di 1.500 km verrà compiuto a tappe di 20 km al giorno (di media).

Turi Vaccaro, reduce dalle sue vicissitudini giudiziarie in Olanda, percorrerà il tragitto a piedi nudi.

Il Coordinamento “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” supporta l’iniziativa ed invita tutte le persone di buona volontà ad unirsi alla marcia anche solo per qualche tratto.

E’ in gioco, in questi tempi di corsa ad armamenti sempre più distruttivi e di gravi conflitti armati, il futuro dell’umanità.

Invitiamo all’obiezione di coscienza e alla resistenza nonviolenta in tutte le sue forme.

I gruppi pacifisti locali possono, tappa per tappa, organizzare iniziative di accoglienza e di sensibilizzazione e offrire ospitalità notturna a Turi e agli altri marciatori.

Un aspetto dell’iniziativa riguarda il destino della Verde Vigna di Comiso, il campo antimilitarista degli oltre 1.000 comproprietari acquistato a ridosso della ex base dei missili Cruise con la campagna del “metro quadro di pace”.

Si propone che i firmatari dell’appello per il rilancio della Verde Vigna come centro di documentazione e fattoria didattica (Rita Borsellino, Pina Grassi, Giovanni Impastato, Alberto L’Abate, Alfonso Navarra, Vittorio Pallotti, Umberto Santino, Biagio Battaglia…) facciano da garanti per un progetto partecipato di utilizzo, che coinvolga le realtà ecopacifiste locali.

 

Questo l’itinerario previsto per il cammino di Turi e compagni:

 

30 giugno: Sigonella e Catania

 

1 luglio: Acireale

2 luglio: Giarre

3 luglio: Taormina

4 luglio: Nizza

5-6 luglio: Messina

 

7 luglio: Reggio Calabria

8 luglio: Lazzaro

9 luglio: Melito

10 luglio: Bova Marina

11 luglio: Africo

12 luglio: Bianco

13 luglio: Locri

14-15 luglio: Gioiosa

 

16 luglio: Caulonia

17 luglio: Monasterace

18 luglio: Soverato

19 luglio: Catanzaro Lido

20 luglio: Propani

21 luglio: Isola

22 luglio: Crotone

23 luglio: Strongoli

24 luglio: Cirò

25 luglio: Cariati

26 luglio: Mirto

27-28 luglio: Rossano

29 luglio: Schiavonea Marina

30 luglio: Sibari

31 luglio: Roseto

 

1 agosto: Nova Siri

2 agosto: Scanzano

3 agosto: Metaponto

4 agosto: Chiantona

5-6 agosto: Taranto – Hiroshima Day

 

7 agosto: Massacra

8 agosto: Gioia del Colle

9 agosto: Casamassima

10-11 agosto Bari

 

12 agosto: Molfetta

13 agosto: Barletta

14 agosto: Canosa-Cerignola

15 agosto: Orta

16 agosto: Foggia

17 agosto: S. Severo

18 agosto: Ripalta

19 agosto: Termoli

20 agosto: Vasto

21 agosto: Torino di SM

22 agosto: Ortona-Francavilla

23-24 agosto:  Pescara

25 agosto: Pineto

26 agosto: Giulianova

27 agosto: S. Benedetto del Tronto

27 - 28 agosto: Porto S. Giorgio

29 agosto: Civitanova – Porto Recanati

30 agosto: Loreto

31 agosto: Ancona – Falconara

 

1 settembre: Senigallia

2-3 settembre: Fano

4 settembre: Pesaro

5 settembre: Cattolica-Riccione

6 settembre: Miramare- Rimini

7 settembre: Belluria

8 settembre: Cervia

9-10 settembre: Ravenna

 

11 settembre: Lido di Spina

12 settembre: Comacchio

13 settembre: Mesola

14 settembre: Chioggia

15 settembre

16 settembre: Venezia

17 settembre: Salzano

18 settembre: Padova

19 settembre: Grisignano

20 settembre: Longare

21 settembre: Vicenza

 

 

 


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#5209 Da: "Francesco Lo Cascio" <locascio.francesco@...>
Data: Lun 23 Giu 2008 4:12 pm
Oggetto: Fwd: GeP domenicana
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---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Salvatore Scaglia <sal.scaglia@...>
Date: 23 giugno 2008 16.09
Oggetto: GeP domenicana
A: "SCAGLIA, Salvatore" <sal.scaglia@...>


    Carissimi,
 
 
Vi invio il programma della settimana di Giustizia e Pace (organizzata dai domenicani) che si terrà prossimamente a Pozzallo, e a cui sono stato chiamato a partecipare.
    A presto !
 
 
    Salvatore
    __________
 

Centro Espaces Giorgio La Pira

 

Settimana di studi

"Europa e Mediterraneo"

 

Lunedì  30 giugno

 

Ore 20.00  Chiesa Madre Madonna del Rosario

 

·    S. Messa e accoglienza.

 

Ore 21.00  Palazzo di Città

 

·    Benvenuto dell'amministrazione comunale .

 

Martedì  1 luglio

 

Ore 9.00 -  Salone Parrocchiale Chiesa Madonna del Rosario

 

·    Saluto di introduzione: il senso di incontrarsi a Pozzallo.

 

Aldo Tarquini op e Alessandro Cortesi op

 

·    La visione di La Pira sul Mediterraneo: profezia di un cristiano siciliano.

 

Don Salvatore Cerruto

 

Ore 16.00 - Salone Parrocchiale Chiesa Madonna del Rosario

 

·    Il 'vangelo' di Paolo, apostolo nel Mediterraneo: un cammino aperto  per noi oggi.

 

Rosario Pistone op

 

Ore 19.00 – Chiesa S. Giovanni Battista

 

·    S. Messa

  

Mercoledì  2 luglio

 

Ore 10.00 -  Ragusa

 

·    Mediterraneo, mare di frontiera. La sfida dei conflitti.

 

Vincenzo La Monica, Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes.

 

Ore 16.00 - Salone Parrocchiale Chiesa Madonna del Rosario

 

·    Medio Oriente, il conflitto israelo-palestinese: un conflitto al centro del Mediterraneo.

                            

 Luigi Sandri, giornalista.

 

Ore 21.00 Spazio Cultura " Meno Assenza "

 

·    Tavola rotonda e  presentazione del volume " Europa e Mediterraneo ".

 

Introduce: Alessandro Cortesi op

 

Intervengono: Aldo Tarquini op, Claudio Monge op ( Istanbul ),Vincenzo Caprara op, Luigi Sandri, giornalista.

 

Giovedi  3 luglio

 

Giornata libera

 

Ore 19. 00 – Porto di Pozzallo ( da confermare )

 

S. Messa per il personale della Capitaneria di Porto, Carabinieri e Guardia di Finanza, in servizio presso il porto e per gli operatori portuali, operai dei cantieri e le famiglie.

 

 Venerdi 4 luglio

 

Ore 9.00 - Salone Parrocchiale Chiesa Madonna del Rosario

 

·    La Sicilia isola ponte al cuore del Mediterraneo.

 

Salvatore Scaglia op

 

Ore 16.00 - Salone Parrocchiale Chiesa Madonna del Rosario.

 

·    Ordine domenicano e Mediterraneo.

 

Alberto Simoni op

 

Ore 19.00 – Chiesa S.M. Portosalvo

 

S. Messa

 

Ore 21.00 Spazio Cultura " Meno Assenza "

 

·    Il Mediterraneo, provocazione all'Europa.

 

Introduce: Aldo Tarquini op

 

Intervengono: Michel Van Aerde op, direttore di Espaces, Bruxelles - Claudio Monge op Istanbul

 

  Sabato  5 luglio

 

ore 9.00 - Salone Parrocchiale Chiesa Madonna del Rosario

 

·    Islam e cristianesimo tra le sponde del Mediterraneo.

 

Marcello Di Tora op

 

Ore 11.00 - Salone Parrocchiale Chiesa Madonna del Rosario

 

·    Il caso della Turchia, questione politica e dialogo interreligioso.

 

Claudio Monge op, Istanbul

 

Ore 19.00 – Chiesa S. Paolo Apostolo

 

·    S. Messa

 

Domenica  6 luglio

 

Ore 20.00  Chiesa Madre Madonna del Rosario

 

A conclusione delle settimana di studi , S. Messa celebrata da  S.E. Mons. Mariano Crociata Vescovo di Noto.

 




--
>>>clicca la lista dei ddl su Pace, Disarmo e Diritti umani da fare ripresentare nella nuova legislatura!
invia automaticamente una tua mail per ciascun ddl ai parlamentari presentatori rieletti.<<<

http://iniziativanonviolenta.wordpress.com/


www.Riconciliazione.wordpress.com

#5208 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 23 Giu 2008 6:13 am
Oggetto: Fw: [AzioneDisarmoNucleare] [Fwd: atomiche a Brescia]
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
 
----- Original Message -----
Sent: Monday, June 23, 2008 7:31 AM
Subject: Re: [AzioneDisarmoNucleare] [Fwd: atomiche a Brescia]


shalom salaam pace
 d fabio


_______________________________________________
Azione mailing list
Azione@...
http://unfuturosenzatomiche.org/mailman/listinfo/azione_unfuturosenzatomiche.org

#5207 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 20 Giu 2008 7:59 am
Oggetto: combonifem (Missionarie Comboniane): Non c'è pace per Rebecca, l'Anna Frank del popolo rom
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
Non c’è pace per Rebecca, l’Anna Frank del popolo rom
È l’ennesima aggressione contro gli appartenenti a un’etnia sgradita, quella successa martedì a Milano alla piccola Rebecca Covaciu. La dodicenne, già simbolo dell’arte applicata all’intercultura, grazie ad un premio Unicef, non è nuova ai media. I suoi disegni che parlano della cultura del suo popolo sono esposti in un Museo d’arte contemporanea negli Usa.

19.06.2008:

Rebecca ha dodici anni e un grande dono: le sue piccole mani sono capaci di creare disegni meravigliosi, pieni di storia e passione. Rebecca ha dodici anni e una grande sofferenza: per lei e la sua famiglia non c’è mai pace. L’appartenenza a un’etnia oggi tanto odiata, temuta e vilipesa, quella dei rom, li costringe ad una vita in fuga da tutto e tutti.

Né il dono dell’arte né la sofferenza sembrano intenzionati ad abbandonare Rebecca Covaciu. La sua arte le ha permesso di ricevere, il 6 maggio scorso a Genova, il premio Unicef “Caffè Shakerato 2008”, la sofferenza si è “aggiornata” pochi giorni fa, martedì scorso, quando uscendo dalla sua tenda del microinsediamento rom in zona Giambellino a Milano, è stata aggredita brutalmente da due uomini. Italiani.

Erano le otto del mattino, di una giornata come tante altre, almeno fino a quel momento. Fino all’aggressione di due italiani fra i 35 e 40 anni che, senza motivo, si sono scagliati su Rebecca e Ian, il fratellino quattordicenne, picchiandoli e insultandoli fino all’arrivo del loro papà. Ancora dolore per questa piccola donna dodicenne già definita dai giornali “la Anna Frank del popolo rom”. L’aggressione rappresenta un'altra sofferenza da buttar fuori con l’aiuto delle tempere. Quelle stesse che l’hanno portata a vincere il Premio interculturale sulla creatività espressiva e ad esporre i suoi disegni al Museo d’arte contemporanea di Hilo (negli Usa) come rappresentazione dell’arte dei rom in Europa.

Ma fino a quando si può vivere una vita segnata da odio e persecuzioni? Rebecca l’ha chiesto direttamente al Parlamento europeo. Grazie a EveryOne Group (gruppo internazionale di cooperazione sul rispetto della cultura dei diritti umani) ha potuto girare una videointervista, “ Cara Europa”, un appello contro la discriminazione del suo popolo.


http://www.combonifem.it/articolo.aspx?a=503&t=N
 


#5206 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 20 Giu 2008 6:27 am
Oggetto: Tibet: Roma, 20 giugno, assemblea enti locali e presidio sotto ambasciata cinese. Sabato 21 la fiaccola olimpica sarà in Tibet
locascio.francesco@...
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Mellano: “A 50 giorni dalle olimpiadi, comuni, province e regioni fanno sentire la propria voce: autonomia per il Tibet, democrazia per la Cina. Se non ora, quando?”

L’Associazione Comuni, Province, Regioni per il Tibet ha annunciato un doppio appuntamento per il Tibet, a Roma,  venerdì 20 giugno:

- dalle ore 11,30 alle ore 14:00, presso la sede romana della Regione Piemonte (via delle Quattro Fontane n. 116), Assemblea generale dell'Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet, costituita presso il Consiglio Regionale del Piemonte, che ora comprende 143 Comuni, 12 Province, 6 Regioni (Basilicata, Liguria, Marche, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta) e una Comunità montana. L’Associazione è nata nel 2002 per sostenere l’iniziativa del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio nei confronti delle autorità della Repubblica popolare cinese, al fine di ottenere uno status di reale autonomia per il Tibet, all’interno dei confini della Cina.

- nel pomeriggio di venerdì, l'Associazione si è fatta promotrice, con la Comunità Tibetana in Italia, di un presidio nei pressi dell'Ambasciata della Repubblica Popolare di Cina in Italia: l'appuntamento è alle ore 15,00 in largo Equador (zona via Bruxelles).

Hanno annunciato la propria presenza: Matteo Mecacci, deputato radicale-PD, e Lucio Malan, senatore PDL, promotori della ricostituzione nella XV legislatura dell'Intergruppo parlamentare per il Tibet; Ugo Cassone e Paolo Masini (consiglieri comunali di Roma, rispettivamente per il PDL e il PD); Massimiliano Iervolino, referente per i diritti umani del Presidente della Provincia di Roma; Nicola Zingaretti; Antonietta Brancati (consigliere regionale liberale della Regione Lazio, centro-sinistra); Dechen Dolkar (rappresentante Associazione Donne Tibetane); Thupten Tenzin ( Presidente Comunità Tibetana in Italia); Daniele Giannini (presidente XVIII municipio di Roma); Marco Daniele Clarke (rappresentante Giunta XX municipio).

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con: la Comunità Tibetana in Italia, l’Associazione Donne Tibetane in Italia, Associazione Italia-Tibet, Amnesty International, l’Associazione Interdipendece e l’Associazione radicale Adelaide Aglietta.

Bruno Mellano, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, ha dichiarato:

“Credo sia particolarmente significativo ed importante che, presumibilmente proprio nelle ore della decisione comune europea sulla partecipazione o meno alla cerimonia inaugurale dei Giochi e nel giorno in cui la torcia olimpica arriverà in tutta segretezza a Lhasa, gli enti locali italiani si riuniscano prima in assemblea pubblica per poi andare a manifestare per l’autonomia del Tibet. Le istituzioni locali, forse più libere perché più lontane dai condizionamenti della realpolitik e dalle pressioni dell’aggressiva diplomazia cinese, venerdì a Roma, saranno la punta di un iceberg fatto dai tanti ordini del giorno, bandiere del Tibet, iniziative culturali e di solidarietà che i Comuni, le Province e le Regioni italiane hanno messo in campo in questi ultimi due decenni a sostegno della causa del Dalai Lama. Mancano 50 giorni al fatidico 08.08.08 quando alle 08.08 di sera si inaugureranno le Olimpiadi dei diritti negati. Autonomia per il Tibet, democrazia per la Cina: se non ora, quando?”.

Per ulteriori informazioni: Mellano (348/5335302); www.associazioneaglietta.it

Il link dell’Associazione Comuni, Province, Regioni per il Tibet è:

http://www.consiglioregionale.piemonte.it/organismi/altri_org/tibet/index.htm

 

#5205 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 20 Giu 2008 6:00 am
Oggetto: di Giustizia Pace e Integrità del Creato (GPIC) della famiglia francescana su Rom e immigrazione
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Noi Animatori di Giustizia Pace e Integrità del Creato (GPIC) della famiglia francescana, riuniti a convegno in Assisi, vogliamo condividere con voi, fratelli e sorelle credenti e non credenti, la nostra preoccupazione per il clima di crescente disagio verso gli immigrati in genere ed i Rom in particolare, che oggi si respira nel nostro Paese, giungendo talvolta anche a punte di intolleranza.

 

Insieme a tante altre voci che in questi giorni si sono levate, anche noi vogliamo attirare l’attenzione sul pericolo attualmente rappresentato da una diffusa attitudine alle generalizzazioni per cui, a partire da episodi di criminalità compiuti da singoli individui ed in circostanze spesso ascrivibili alla cronaca locale, si perviene ad un giudizio negativo su intere etnie.

 

Nell’odierno contesto sociale si fa più diffuso un sentimento di paura e di insicurezza, il quale è spesso amplificato dai mezzi di comunicazione per ragioni a nostro avviso non sempre trasparenti.

 

A tale percezione di una situazione di ‘emergenza’ si risponde con atteggiamenti culturali semplificanti, che tendono a risolvere la complessità della situazione nella ricerca di un capro espiatorio e nella messa in atto di rimedi drastici e soluzioni che nei fatti non tengono conto del rispetto della dignità e della storia delle singole persone .

Angosciante è l’abbinamento -anche nei titoli dei giornali- dell’ ‘emergenza immigrati’, ‘emergenza Rom’ con l’ ‘emergenza rifiuti’, quasi che essi  stessi siano scarti della società semplicemente da rimuovere dalle nostre città.

Alla base di queste paure vi è forse proprio una forma di sopravvalutazione del bisogno di sicurezza, la quale in realtà rivela chiusura al dialogo e all’incontro con l’altro.

 

Attingendo alle sorgenti della nostra tradizione spirituale francescana, vorremmo offrire umilmente un suggerimento di metodo, indicando vie di uscita certamente più impegnative, ma anche più durature e costruttive.

Richiamiamo alla memoria il noto episodio dei briganti di Monte Casale i quali, certamente responsabili di vari crimini, bussarono alla porta dei frati per chiedere loro l’elemosina. Mentre il padre Guardiano li scacciava rinfacciando i loro misfatti e trattandoli da parassiti, s. Francesco esortava i frati con queste parole: il nostro maestro Gesù Cristo il cui Vangelo noi abbiamo promesso di osservare, dice che non i sani hanno bisogno del medico, ma gli infermi e che egli non era venuto a chiamare i giusti a conversione, ma i peccatori e perciò spesse volte egli mangiava con loro. Ciò che è stato fatto è dunque contro la carità e il santo Vangelo di Cristo” (cfr Fior XXVI).

 

Il fenomeno dell’immigrazione va affrontato, con una cultura del dialogo e dell’incontro (in spirito di francescana fraternità), dalla quale nasca una legislazione giusta, non improvvisata sull’onda dell’emotività, ma elaborata sulla base di attente riflessioni e di una conoscenza approfondita, la quale garantisca la legalità nel rispetto reciproco.

 

Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell'orfano e della vedova! Tutto il popolo dirà: Amen (Dt 27,19)

 

Assisi, 2-4 giugno 2008


#5204 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 20 Giu 2008 5:55 am
Oggetto: Fw: [no fuoco atomico] 19/20 Lug Matera - Viaggi ai Sud: due Training per Giocare il Cambiamento
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
From: "Luigi Pirelli" <l.pirelli@...>
To: <a_c_appartn@googlegroups.com>; "GAS La Pastinca Matera"
<pastinaca@...>; <bastaguerra@yahoogroups.com>;
<fori-sociali@yahoogroups.com>; "glt-nonviolenza"
<glt-nonviolenza@...>; <debate@...>;
<semprecontrolaguerra@googlegroups.com>;
<fermiamo-il-fuoco-atomico@googlegroups.com>;
<rekombinant@...>; <perlapace@yahoogroups.com>;
<pace@...>; <gas@...>;
<forum@...>; <ecologia@...>;
<nonviolenza@...>; <molfettasocialforum@yahoogroups.com>;
<coordinamentonoguerrabari@yahoogroups.com>; <GSF-Puglia@yahoogroups.com>;
<altrapuglia@yahoogroups.com>; <grandenud@yahoogroups.com>; "la mailing-list
del Lecce social forum" <forumlecce@...>;
<social_forum@yahoogroups.com>; <controsalento@yahoogroups.com>;
<forumcentrosalento@...>
Sent: Tuesday, June 17, 2008 1:48 PM
Subject: [no fuoco atomico] 19/20 Lug Matera - Viaggi ai Sud: due Training
per Giocare il Cambiamento



Presentato in occasione del Convegno Nazionale: "Doppio Senso. Relazioni
finite.
Educare al cambiamento" organizzato dalla casa editrice La Meridiana"...
viene riproposto il laboratorio:


                       VIAGGI AI SUD
                  Giocare i Cambiamenti

        I Laboratorio - Sabato 19 Luglio 2008
                 Matera - sede da definire
              Ore 9:30-13:00 : 15:00-18:00

       II Laboratorio - Domenica 20 Luglio 208
                    Bari - sede da definire
               Ore 9:30-13:00 : 15:00-18:00


:::Perché?
Il laboratorio si pone l´obiettivo di esplorare ciò che accade alle
relazioni
quando si cambia, di esplorare l´eventuale percezione del cambiamento come
atto violento.
L´idea alla base del laboratorio è quella di guardare al gioco come ad un
mezzo
(o fine) di esplorazione. Giocare (o mettersi in gioco) per disegnare e
leggere
mappe, per attraversare e trasformare il territorio che ci circonda e che è
dentro
di noi. Ed al contempo giocare per giocare, senza approcci finalistici.
Giocare con passione, godendo e patendo.

:::Come?
Il laboratorio sarà condotto in modalità Training, privilegiando l´utilizzo
del
gioco come strumento di apprendimento esperienziale. Si alterneranno fasi
di gioco a fasi di confronto  su quanto emerso durante l´esperienza ludica.
L´idea alla base del laboratorio è quella di guardare al gioco come ad un
mezzo
(o fine) di esplorazione. Giocare (o mettersi in gioco) per disegnare e
leggere
mappe, per attraversare e trasformare il territorio che ci circonda e che è
dentro
di noi. Ed al contempo giocare per giocare, senza approcci finalistici.
Giocare con passione, godendo e patendo.

:::A chi?
Il Laboratorio e' rivolto a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco e
voglia
di esplorare e specchiarsi insieme ad altri e altre.

:::Quanti?
In numero massimo di partecipanti e' 20... affrettati!

:::Trainers
Laboratorio condotto da Manuele Messineo e Luigi Pirelli, formatori alla
azione
diretta nonviolenta e alla gestione nonviolenta dei conflitti con
metodologia
Training. Facilitatori di processi decisionali con metodologie orientate al
consenso.

:::Perché due laboratori?
Abbiamo scelto di svolgere due sessioni dello stesso laboratorio ma in
luoghi
differenti per i seguenti motivi:
- Facilitare la partecipazione territoriale
- Ridurre i costi di spostamento a carico dei partecipanti
- Osservare come uno stesso laboratorio possa essere giocato differentemente

:::Costi
Quota di iscrizione: 40E (modulabile in base delle disponibilità economiche)
Ore di laboratorio: 6~7 ore

:::Contatti
cell: 349 5705059 - 329 1239345
mail: manuele.messineo@... - l.pirelli@...
----------------------------------------------------------------------
ATTENZIONE: le informazioni contenute in questo messaggio sono da
considerarsi confidenziali ed il loro utilizzo e' riservato unicamente al
destinatario sopra indicato. Chi dovesse ricevere questo messaggio per
errore e' tenuto ad informare il mittente ed a rimuoverlo definitivamente da
ogni supporto elettronico o cartaceo.

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which may be subject to privilege or immunity and which is intended for use
of its addressee only. Should you receive this message in error, you are
kindly requested to inform the sender and to definitively remove it from any
paper or electronic format.
----------------------------------------------------------------------

--~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~
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"fermiamo chi scherza col fuoco atomico" di Google Gruppi.
  Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a
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  Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, invia un'email a
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  Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all'indirizzo
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-~----------~----~----~----~------~----~------~--~---

#5203 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Lun 16 Giu 2008 9:53 pm
Oggetto: Fw: [AzioneDisarmoNucleare] [Fwd: atomiche a Brescia]
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----- Original Message -----
Sent: Monday, June 16, 2008 7:42 AM
Subject: [AzioneDisarmoNucleare] [Fwd: atomiche a Brescia]

comincia una nuova settimana così ... 
ricordandoci che le bombe atomiche esistono anche a Brescia
niente di nuovo mi pare anche dai documenti citati ma
... è notizia da prima pagina

forse qualcuno reagirà.
shalom salaam pace
 d fabio






_______________________________________________
Azione mailing list
Azione@...
http://unfuturosenzatomiche.org/mailman/listinfo/azione_unfuturosenzatomiche.org

#5202 Da: "Francesco Lo Cascio" <locascio.francesco@...>
Data: Gio 19 Giu 2008 12:08 pm
Oggetto: Fwd: [nv-operativo] testo per I diritti del popolo rom
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penso che sia opportuno aderire.
Francesco

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Rosa D'Elia <ros.del@...>
Date: 18 giugno 2008 22.24
Oggetto: [nv-operativo] testo per I diritti del popolo rom
A: "nv-operativo@..." <nv-operativo@...>



Anche qui....vorremmo mettere sul sito
se volete aggiungere....

Ciao, Rosa




Titolo : PER I DIRITTI DEL POPOLO ROM
Contro l'esclusione, la discriminazione razziale, la persecuzione e gli abusi istituzionali che colpiscono i Rom in Italia, segnaliamo due azioni mirate non solo a denunciare improvvisi blitz e
atti illegittimi per lo sgombero immediato degli insediamenti Rom, ma anche iniziative di solidarietà e di sostegno per la ricerca di soluzioni improntate alla solidarietà e al dialogo, a favore della difesa dei diritti elementari e dell'integrazione.

La prima è del "Consorzio della Città dell'Altra Economia" di Roma, che raccoglie oltre 40 organizzazioni tra le quali la Rete Lilliput di Roma. Immagini e testimonianze in
http://www.liblab.it/ita/Speciali/Il-nuovo-fascismo-e-il-razzismo-in-Italia

La seconda è del "Comitato campano con i rom", in cui è impegnato anche Rete Lilliput di Napoli, che esprime  indignazione e condanna per gli avvenimenti di Ponticelli e del decreto-sicurezza del ministro Maroni, suggerendo misure possibili per l'attivazione di percorsi di integrazione e cittadinanza.
Ecco il loro documento....



Napoli, 8 giugno 2008
In solidarietà con i rom

Il "Comitato Campano con i rom", nato tre anni fa, riunisce associazioni laiche e religiose, gruppi italiani e rom e rappresentanti della società civile. Il comitato è nato da un profondo senso di indignazione per l'assenza di politiche accoglienti e soluzioni concrete ai diritti dei popoli rom. I comitato si pone come luogo di aggregazione e di riflessione sui problemi che i rom in mezzo a noi devono affrontare, svolgendo al contempo una forte azione di pressione sociale e culturale nei confronti delle istituzioni e della società civile. Purtroppo in questi ultimi vent'anni, in Italia e in Campania, non si è andato oltre soluzioni emergenziali e ghettizzanti per le comunità rom, togliendo così a loro la possibilità di costruire percorsi di cittadinanza.

Alla luce degli atroci avvenimenti di Ponticelli e del decreto-sicurezza del ministro Maroni:

il Comitato condanna:

  • Quanto avvenuto a Ponticelli e chiede che sia fatta piena luce sui rapporti tra il piano di riqualifica dell'aria di Ponticelli, gli interessi della camorra e della politica. Inoltre l'episodio del tentato rapimento della bambina napoletana da parte della ragazza rom deve essere chiarito in ogni dettaglio, visto che tutti i casi di rapimento da parte dei rom emersi sui giornali in questi anni si sono sempre rivelati delle menzogne. Mai nella storia della repubblica un rom è stato condannato per sequestro di minore. Questo, se fosse vero, sarebbe il primo caso.

  • Ogni atteggiamento razzista e xenofobo e coloro i quali (giornali, politici e cittadini), per propri interessi, soffiano sul fuoco dell'intolleranza.

  • La scelta di voler affrontare le problematiche sociali con il ricorso a soluzioni di commissariamento.

  • La scelta del governo di inserire nel nostro ordinamento giuridico il reato di immigrazione clandestina. Questo reato, come già il Vaticano e l'ONU hanno dichiarato, è inaccettabile in quanto discrimina le persone in base al luogo di nascita in evidente contrasto con la Costituzione italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e i trattati internazionali. La legge deve essere uguale per tutti indipendentemente dalla nascita e provenienza.

  • Gli sgomberi dei campi rom, senza l'individuazione di soluzioni alternative, in violazione del diritto alla casa e conseguentemente alla salute, allo studio, alla vita familiare ecc., come previsto dalla convenzione europea dei diritti umani e dalle altre norme di diritto interno e internazionale.

  • Le politiche emergenziali e ghettizzanti che non risolvono il problema dell'integrazione.

il Comitato chiede:

  • La regolarizzazione per tutti i rom che da anni vivono con noi sul nostro territorio.

  • La cancellazione dal decreto del ministro Maroni del reato di immigrazione clandestina e delle aggravanti per chi non è regolare.

  • L'adozione di politiche non ghettizzanti o discriminanti per i popoli rom.

  • Il coinvolgimento dei rom nei tavoli in cui si decide dei loro futuro in un processo di partecipazione dal basso.

  • Un tavolo di lavoro tra commissario per l'emergenza sicurezza e le associazioni, i comitati e i rom per progettare insieme una strategia verso una reale soluzione dei problemi che noi riteniamo essere un problema, non di sicurezza, ma di rispetto dei diritti umani.

  • Il riconoscimento e la tutela da parte dell'Italia e della UE del romanesh coma lingua antichissima da considerarsi patrimonio dell'umanità.

  • Il risarcimento ai rom per le persecuzioni millenarie culminate nello sterminio nazista.


Il Comitato campano con i rom – Rete Lilliput, Asunen romalen, Sassi Fiore, Le donne in nero, chi rom e…chi no, Missionarie comboniane (Torre Annunziata), Marco Nieli-Opera nomadi, Mani Tese-Napoli, Felicetta Parisi, Annamaria di Stefano, Padri Alex Zanotelli, Domenico Pizzuti, Giovanni Fantola, Acli (Arenella), Consiglia Gianniello, Raffaella La Cava.


Aderiscono:
  • G.I.M. (Giovani Impegno Missionario)-Napoli





--
>>>clicca la lista dei ddl su Pace, Disarmo e Diritti umani da fare ripresentare nella nuova legislatura!
invia automaticamente una tua mail per ciascun ddl ai parlamentari presentatori rieletti.<<<

http://iniziativanonviolenta.wordpress.com/


www.Riconciliazione.wordpress.com

#5201 Da: "Francesco Lo Cascio" <locascio.francesco@...>
Data: Mer 18 Giu 2008 10:10 am
Oggetto: Condizione dei Rom a Palermo: incontro con gli operatori volontari del campo. venerdi 27 h 19 Chiostro Convento di Baida
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Condizione dei Rom a Palermo: incontro con gli operatori volontari del campo.
 Venerdi 27 ore 19
Chiostro  Convento Francescano dei Frati minori di Baida.

Coordinamento Uffici Giustizia Pace Integrità del Creato
Ordine Frati Minori e laicato Domenicano, Movimento Internazionale della Riconciliazione





--

http://iniziativanonviolenta.wordpress.com/

www.Riconciliazione.wordpress.com

#5200 Da: "Francesco Lo Cascio" <locascio.francesco@...>
Data: Mer 18 Giu 2008 9:57 am
Oggetto: Fwd: locandina pulizia delle costa ad Isola domenica 22 ore 9 piazza pittsburgh
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---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: sebastiano.arcieri@... <sebastiano.arcieri@...>
Date: 17 giugno 2008 12.02
Oggetto: locandina
A: m.ajello@..., locascio.francesco@...


In allegato la locandina della manifestazione di giorno 22.
Ciao.
NUCCIO



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#5199 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 15 Giu 2008 1:56 pm
Oggetto: Re: [paxchristi] Buon compleanno Aung San Suu Kyi (19 giugno 2008)
e.pey@...
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Caro Enrico,
 
Non c`e` nessuno errore. Quando cominciano ad arrivare questi tipi di emailis bloccano la posta elettronica. 
Il mio e` arrivato tre giorni fa e non e`tornato indietro. L`alternativa e` di mandare gli auguri tramite posta o fax.
 
Grazie per il tuo interesse,
 
Margherita


From: Enrico Peyretti [mailto:e.pey@...]
Sent: 14 June 2008 22:08
To: euro_burma@...
Subject: Re: News, Attualita`sulla Birmania_13 giugno 2008

Io ho scritto gli auguri a Aung San Suu Kyi, all'indirizzo indicato, che però è fallito! Sono giuste le due maiuscole?
Ho diffuso su varie liste la proposta e ora temo di avere diffuso l'errore.
Chiarite, per favore. Grazie
Enrico Peyretti, Torino
 
----- Original Message -----
Sent: Sunday, June 15, 2008 5:55 AM
Subject: [paxchristi] Buon compleanno Aung San Suu Kyi (19 giugno 2008)

Campagna: Buon compleanno Aung San Suu Kyi (19 giugno 2008)

Cari amici,

Vorremmo celebrare insieme a voi il 63esimo compleanno di Aung San Suu Kyi (19 giugno 2008). Vogliamo far sapere al Governo birmano che ASSK ed il popolo birmano non sono soli e che c`e` qualcuno che pensa a loro anche in Italia.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far si che che la campagna abbia l`effetto sperato.

Per favore mandate il vostro messaggio di auguri per Aung San Suu Kyi all`Ambasciata Birmana in Italia chiedendo la sua liberazione:

Ambasciata Presso Lo Stato Italiano Myanmar

Via Della Camilluccia, 551
Cap 00135 Roma, Italy
Tel: 0039-06-36303753, 36304056
Fax: 0039-06-36298566

Via email: Meroma@Tiscalinet.It

Esempio:

Spettabile Ambasciata,

scrivo per pregarvi di inviare i miei più calorosi auguri di Buon Compleanno

alla Signora Aung San Suu Kyi in occasione del suo prossimo anniversario il

19 giugno prossimo.

Prego anche di trasmettere al Governo del Vostro Paese la mia umile, ma

ferma richiesta di ridare la libertà ad una persona che non ha mai

minacciato nessuno, né fatto del male ad alcuno e rimane agli arresti

domiciliari unicamente per le sue opinioni e per essere leader

dell'opposizione democratica all'attuale Governo del Myanmar.

Distinti saluti,

..........

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]


#5198 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Dom 15 Giu 2008 12:17 pm
Oggetto: Fw: ZINGARI: l'Olocausto dimenticato
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
Sent: Saturday, June 14, 2008 10:56 PM
Subject: ZINGARI: l'Olocausto dimenticato

  video da Terra! :  

mms://video.jumpy.it/tg5/terra/210106_terra_01.wmv     

 

ZINGARI: l'Olocausto dimenticato

incontro con Pino Petruzzelli

Il 1 febbraio alcune classi del nostro Liceo hanno incontrato l'attore e regista Pino Petruzzelli, che ha recitato una versione ridotta del suo spettacolo teatrale, ZINGARI: l'Olocausto dimenticato. Effettivamente in questo periodo, dedicato alla celebrazione del Giorno della Memoria, il 27 gennaio, è giusto che vengano ricordate anche le minoranze che sono state rinchiuse nei campi di sterminio nazisti:

Come sappiamo non furono solo gli ebrei ad essere perseguitati in quanto "razza impura", ma anche tutti gli avversari politici, gli omosessuali, coloro che presentassero malattie mentali, e anche gli zingari (l'Olocausto riguarda almeno 500.000 di loro)... Cosa sappiamo di quest'ultima etnia? Innanzitutto "zingari" per loro è un termine dispregiativo, coniato dalla nostra cultura che per secoli li ha disprezzati; preferiscono i loro nomi originali: rom e sinti.

Petruzzelli, come egli stesso ha ricordato, ha viaggiato in tutt'Europa sulle orme degli zingari attraverso Italia, Bulgaria, Albania, Francia, paesi dell'ex Yugoslavia, Grecia e Turchia. E' riuscito così a ricostruire la storia del loro Olocausto dimenticato.

Per zingari ovviamente non bisogna intendere solo i classici nomadi che vediamo nelle roulottes, nè tantomeno quelli dediti ai furti o a chiedere l'elemosina, questi sono solamente pregiudizi...molti rom e sinti si sono completamente integrati nella società odierna, e molte persone note appartengono a questa etnia, come ad esempio Charlie Chaplin!!!

L'incontro è cominciato con una "favola al rovescio", ovvero la storia di una giovane zingara tedesca che, al tempo del Terzo Reich, sposa un ufficiale che successivamente parte per il fronte e perde la vita. Questa povera vedova si trova a dover vivere sola con i suoi figli orfani di padre...finchè un giorno bussano alla porta dei poliziotti, lei apre, e questi le rivolgono bruscamente la parola "Allora zingara, ci nascondiamo in casa con i bambini???". La giovane vedova ha appena il tempo di raccogliere qualche vestito per sè e per i suoi bambini, perchè viene immediatamente cacciata dalla sua casa e, successivamente, deportata ad Aushwitz. Si lamenta, dice che è innocente, che è una cittadina tedesca a tutti gli effetti e che, anzi, è vedova di un ufficiale morto valorosamente in guerra. Dapprima nessuno la ascolta, poi il comandante la fa chiamare e, con mille scuse, in nome di suo marito morto al fronte, le promette la libertà. Ma c'è un piccolo dettaglio: in cambio della libertà, la donna dovrà farsi sterilizzare; non potrà più avere figli. Gli zingari sono una razza che, come gli ebrei, deve scomparire, e quindi non è più permesso riprodursi. A malincuore la donna accetta, e viene sottoposta a un intervento per cui non potrà più procreare. Ma la libertà non arriva, passano i giorni, i mesi, le stagioni. Finchè alla fine viene presa e portata in una cella di isolamento dove, per due settimane circa, è lasciata completamente sola, senza più sapere quel che sarà di lei. Dopo questo periodo di clausura, arriva un soldato tedesco, le apre la porta, dice che d'ora in poi lei è libera di andarsene, che è l'ultima zingara rimasta nel campo (tutti gli altri sono stati uccisi e bruciati), e che non dovrà mai raccontare nulla di ciò che ha visto a nessuno... "altrimenti noi torneremo a prenderti, di notte, nel sonno..."

Un esempio molto chiaro per far capire come fossero considerati gli zingari nel Terzo Reich, è stato quello della dottoressa Eva Justin che rivelò al mondo accademico nazista, nella sua applaudita tesi di laurea, la presenza nel sangue degli zingari di un gene molto, ma molto pericoloso: il gene dell'istinto al nomadismo; il terribile wandertrieb. La criminologia, per ricercare i tratti somatici delle persone portate alla delinquenza, si ispira ai visi dei rom e dei sinti.

Gli zingari, non avendo sangue ebreo, sono chiamati "ariani decaduti", e nei campi di sterminio, proprio a causa della loro lontanissima parentela con la razza ariana, sono le cavie preferite dai dottori che, non volendo usare campioni di razza ariana pura, fanno i loro esperimenti su chi somiglia loro di più...In questo caso i rom e i sinti...

Tra gli esperimenti, si dice che le donne fossero sottoposte a uno straziante intervento che prevedeva l'iniezione, senza anestesia, di acido nell'utero per sterilizzare velocemente più persone al giorno.

Oppure si ricorda l'esperimento dell'acqua di mare: come potrebbero fare gli ariani della marina militare a bere, in casi di emergenza, le acque salate? come reagirebbero i loro corpi? Gli zingari venivano prelevati in gruppo dai campi di sterminio, e per una settimana il loro regime alimentare diveniva lo stesso dei soldati, ossia sostanzialmente una buona dieta, per poi interrompere completamente la somministrazione di qualsiasi cibo per almeno una decina di giorni: l'unica sostanza che era permesso loro ingerire era semplice e pura acqua di mare. L'organismo si seccava, si corrodeva, ciò causava la morte di molti zingari. E, durante il processo di Norimberga, un testimone disse di aver visto delle barelle coperte da teli neri, trasportate fuori dal campo verso le fosse comuni. "Ma ovviamente", ha smentito il dottore incriminato, "quegli zingari non erano affatto morti, venivano solamente trasportati da una zona all'altra del campo, erano semplicemente sdraiati perchè deboli, e coperti con un telo perchè non venisse loro la tentazione di bere dell'acqua fresca. Inoltre l'esperimento ha avuto dei risvolti scientifici interessanti" - continua il medico - "perchè abbiamo potuto verificare che l'acqua di mare non provoca diarrea!"

E' stato un incontro veramente interessante, e a tratti commovente, grazie all'abilità di Petruzzelli e all'impressione che hanno suscitato in noi queste sue testimonianze abilmente raccolte.

Il messaggio è chiaro: non si deve dimenticare mai.

Una questione resta aperta: come mai in tutti questi anni gli zingari sono stati così dimenticati??? L'Olocausto è esistito anche per loro...sarà che ogni Nazione dopo la guerra ha voluto dimenticare tanti orrori in preda alla vergogna, sarà che ancora al giorno d'oggi ci sono molti pregiudizi nei confronti degli zingari, che sono visti spesso come ladri, truffatori...

Per chi volesse saperne di più....vi rimandiamo a questa pagina web con un commento del regista Petruzzelli, e una breve recensione del suo spettacolo:

http://www.festivalverezzi.it/spett_2_04.htm

 


#5197 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Dom 15 Giu 2008 3:55 am
Oggetto: Buon compleanno Aung San Suu Kyi (19 giugno 2008)
e.pey@...
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Campagna: Buon compleanno  Aung San Suu Kyi (19 giugno 2008)

 

Cari amici,

 

Vorremmo celebrare insieme a voi il 63esimo compleanno di Aung San Suu Kyi (19 giugno 2008). Vogliamo far sapere al Governo birmano che ASSK ed il popolo birmano non sono soli e che c`e` qualcuno che pensa a loro anche in Italia.

 

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far si che che la campagna abbia l`effetto sperato.

Per favore mandate il vostro messaggio di auguri per Aung San Suu Kyi all`Ambasciata Birmana in Italia chiedendo la sua liberazione:

 

Ambasciata Presso Lo Stato Italiano Myanmar

 

Via Della Camilluccia, 551
Cap 00135 Roma, Italy
Tel: 0039-06-36303753, 36304056
Fax: 0039-06-36298566

Via email: Meroma@...

 

Esempio:

 

Spettabile Ambasciata,

 

scrivo per pregarvi di inviare i miei più calorosi auguri di Buon Compleanno

alla Signora Aung San Suu Kyi in occasione del suo prossimo anniversario il

19 giugno prossimo.

 

Prego anche di trasmettere al Governo del Vostro Paese la mia umile, ma

ferma richiesta di ridare la libertà ad una persona che non ha mai

minacciato nessuno, né fatto del male ad alcuno e rimane agli arresti

domiciliari unicamente per le sue opinioni e per essere leader

dell'opposizione democratica all'attuale Governo del Myanmar.

 

Distinti saluti,

..........


#5196 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Sab 14 Giu 2008 5:09 pm
Oggetto: Amare Isola- pulizia scogliera domenica 22 giugno h.09:00
locascio.francesco@...
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AMARE ISOLA
seconda edizione
 
Domenica 22 giugno 2008
 
pulizia della scogliera
promossa da :
AGESCI ISOLA 1
gruppi scout della zona
 associazioni giovanili isolane
Nodo Isola Rete Lilliput
 
appuntamento ore 09,00
Piazza Pittsburgh
 
Isola
 
 
i partecipanti riceveranno maglietta, guanti ed attrezzatura
----

Giornata del Creato Isola 2007


#5195 Da: "Enrico Peyretti" <e.pey@...>
Data: Sab 14 Giu 2008 8:28 am
Oggetto: sinistra cristiana
e.pey@...
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08 07 SOTTO IL VOTO CATTOLICO NIENTE

 

di Raniero La Valle

 

Articolo della rubrica “Resistenza e pace” in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, Rocca (rocca@... )

 

 

Circolano degli studi, condotti con encomiabile rapidità dai professori Paolo Segatti e Paolo Natale, sulla dislocazione del voto cattolico nelle recenti elezioni politiche che hanno dato il trionfo alla destra. Su tali studi, nel giro di pochi giorni, ci sono stati due convegni a Roma, uno all’università Gregoriana organizzato da Dario Franceschini e dalla sua rivista “Questa fase”, l’altro nei pressi di Montecitorio organizzato dai cristiano-sociali del Partito democratico.

Da questi studi, e dai relativi convegni, è risultata una singolare verità: sotto il voto cattolico, niente. È la prima volta che ciò accade da quando, attraverso la DC, il voto cattolico era determinante per qualsiasi risultato elettorale. Questa volta viene fuori che il voto dei cattolici si è spalmato tra i partiti, più o meno nelle stesse proporzioni in cui si è distribuito l’elettorato in generale. Naturalmente ci sarebbe da discutere chi siano, veramente, i cattolici. Secondo i parametri dei sociologi sono quelli che con maggiore o minore frequenza vanno a messa (con un declino del 6 per cento negli ultimi dodici anni), dichiarano la loro appartenenza alla Chiesa e mantengono qualche pratica di usanze cristiane; si tratta di circa un terzo dell’elettorato. Così identificati, essi per il 42 per cento hanno votato a favore del Popolo della libertà di Berlusconi, per il 36 per cento a favore del Partito democratico di Veltroni, mentre per il 4 per cento hanno votato a favore dell’Unione di centro di Casini. Si sono fatte anche analisi più dettagliate, ma il risultato complessivo non cambia, ciò che fa dire a quanti hanno commentato questi studi che “è finita la questione democristiana”, “è finito il cattolicesimo democratico” o addirittura “è finita la questione cattolica”.

In un senso più profondo, e meno elettoralistico, le analisi dicono che si sarebbe creato una specie di amalgama in cui non c’è più una distanza culturale tra cattolici e “laici”, tutti rientrando in una grande area multiforme di secolarizzazione di massa, in cui prevale una linea “neolibertaria tecnocratica e neoscientista”, le cui caratteristiche salienti sarebbero il primato della soggettività, un individualismo anomico (per sé) e un desiderio normativo (per gli altri), la perdita della socialità e una mancanza di reattività (anche da parte della stessa gerarchia cattolica) alla “deriva neopagana” della Lega.

Se così stanno le cose, in questa cultura gelatinosa un Berlusconi che produce una legislazione penale e civile ormai ignara di ogni memoria di solidarismo e di mansuetudine cristiani, e nello stesso tempo si proclama “anarchico nell’etica”, va benissimo.

Così, al culmine del processo volto a creare un’Italia apolitica e a bipartitismo perfetto, la qualità cristiana di una parte consistente dell’elettorato è pervenuta alla perfetta irrilevanza, sicché i partiti residui rimasti sulla scena la possono tranquillamente ignorare. Non che ci sia una irrilevanza della Chiesa come istituzione, a cui infatti sono molto attenti atei devoti e laici bigotti; ma secondo le statistiche riferite in questi studi il 74 per cento dei praticanti “ascolta la Chiesa e poi decide in base alla propria coscienza”.

In effetti dopo tanti conflitti al calor bianco tra Chiesa e società politica sulla difesa della vita “dal concepimento alla morte naturale”, sulle coppie non sposate e sulla fecondazione assistita, in cui ai cattolici sono stati chiesti soprattutto comportamenti oppositivi o astensionistici, anche dal voto, un’era di glaciazione sembra essere scesa tra Chiesa e società italiana. Alle generazioni dei cattolici della speranza succede ora una generazione di cattolici tristi. Sembra che non ci sia più niente da osare, la vita di trincea è una vita di cupa tristezza, e nei rifugi si asfissia. La realtà che si offre al nostro sguardo è avara di segni dei tempi. Non molti decenni fa si potevano scrutare dei segni che annunciavano un mondo più umano, dove la guerra era fuori della ragione. Oggi per avere un’idea del futuro che ci attende dobbiamo scrutare con quanta cupidigia Berlusconi afferra il braccio e bacia la mano del Papa.

La cosa non riguarda solo i cattolici. Come la questione cattolica è stata all’origine della democrazia italiana, così la fine della questione cattolica potrebbe anche segnare la fine della questione democratica in Italia. Per questo ci chiedevamo nel numero scorso se, venuta meno come è giusto la funzione politica dei cattolici presi tutti insieme come categoria politica indifferenziata, non si debba richiamare in vita dalla nostra tradizione l’esperienza di quei cristiani che seppero essere parte, e che a nostro avviso, da Romolo Murri a Luigi Sturzo alle Fiamme Verdi, a Franco Salvi e alla Resistenza, alla Costituente e a Moro, seppero stare dalla parte giusta: l’esperienza che sotto diversi nomi è stata quella di una “sinistra cristiana”; per non restare indifferenti alla cacciata e alla morte dei poveri.    

                                                                   Raniero La Valle


#5194 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Sab 14 Giu 2008 4:51 am
Oggetto: Fw: Pesenti, Italcementi e il Ponte sullo Stretto
locascio.francesco@...
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----- Original Message -----
Sent: Friday, June 13, 2008 10:01 PM
Subject: Pesenti, Italcementi e il Ponte sullo Stretto

In merito alla notizia di agenzia sull'indagine dell'Ad di Italcementi, Carlo Pesenti, segnalo il forte interesse del gruppo nella realizzazioen del Ponte sullo Stretto di Messina. Relativamente alla questione, allego una parte della mia ricerca sui "padrini del Ponte" , in fase di pubblicazione che fornisce utili elementi e sviluppa l'indagine in corso a Caltanissetta.

Con attenzione Antonio Mazzeo

Italcementi, procura Caltanisetta indaga ad Carlo Pesenti

venerdì 13 giugno 2008 19:56
 

PALERMO (Reuters) - La procura distrettuale antimafia di Caltanissetta ha iscritto nel registro degli indagati l'amministratore delegato di Italcementi, Carlo Pesenti. Lo hanno riferito oggi fonti giudiziarie.

Le ipotesi di reato contestate, secondo le fonti, sono concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, frode nelle pubbliche forniture e truffa, con l'aggravante di avere favorito la mafia.

I pm indagano anche su Italcementi per il reato di responsabilità amministrative per illecita concorrenza con minaccia, aggravata dall'aver favorito la mafia.

L'indagine in cui è coinvolto il numero uno di Italcementi è coordinata dal procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari, dal procuratore aggiunto Renato Di Natale e dal sostituto della Dda Nicolò Marino.

I magistrati ipotizzano che la Calcestruzzi (società del gruppo Italcementi), abbia creato su tutto il territorio nazionale fondi neri da destinare, almeno in Sicilia, alla mafia.

Pesenti è coinvolto nell'inchiesta sulla Calcestruzzi, sequestrata nei mesi scorsi perché accusata, oltre che di mafia, di aver fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano gli appalti pubblici.

La posizione di Pesenti sarebbe cambiata in seguito ad una richiesta di incidente probatorio avanzata al gup dai difensori di alcuni indagati, tra i quali l'ad di Calcestruzzi Mario Colombini, e Fausto Volante, direttore di zona per Sicilia e Campania.



#5193 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 13 Giu 2008 7:03 pm
Oggetto: dibattito rete lilliput
locascio.francesco@...
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Riguardo il dibattito di questi giorni penso che possa tornare utile focalizzare alcune priorità sulle quali i lillipuziani intervengono,in un modo in un altro.
 
Meno interesante è prosguire in diatribe sui ruoli ed incarichi personali (sempre a termine) sulle attuali (o peggio passate) strutturazioni della rete.
 
Essendo riconosciuta da tutti la fase calante delle attività e dell'organizzazione di lilliput, è implicito che ciò chiami in causa responsabilità da parte di tutti (chi più chi meno).
 
I modelli organizzativi e le figure di responsabilità individuate in passato, hanno dato un esito negativo. non serve auto assolversi, o recriminare, o scaricarsi le responsabilità l'un l'altro.
 
Molto più utile dal mio punto di vista, sarebbe un analisi delle urgenze del momento e delle risorse attualmente disponibili.
 
Certamente abbiamo una buona risposta da parte di alcuni singoli e territori, anche se abbiamo avuto un colpevole processo di allontananamento delle associazioni e di conseguente "esternalizzazione" delle reti che seguono le campagne in corso.
 
Non liquiderei quindi  l'analisi dei limiti cui porre rimedio, definendola,con faciloneria, quale mera "nostalgia".
La  crisi di lilliput è inserita in una ben più ampia crisi sociale e dei movimenti.
 
Stante la situazione attuale,  mi appaiono urgenti almeno 4 aree d'intervento:
 
  • il coinvolgimento nazionale in più teatri di guerra, ma ancor di più la produzione e commercio di armi italiane nel mondo, con buona pace della tutela dei diritti umani;
  • la violazione dei diritti umani nel nostro paese dai Rom, agli immigrati ai temi dei diritti civili:
  • la legalità al sud come in "padania", pizzo, racket, usura, rapporti tra poteri forti, banche, imprese e criminalità organizzata.
  • tutela dell'ambiente e difesa del territorio, dalla "monnezza", agli inceneritori, alle cementerie (inceneritori dissimulati), al mancato riciclaggio, riduzione e riuso.Ma anche TAV, Ponte  e mose.
 
Questi temi sono intimamente intrecciati: Impregilo è la stessa azienda del ponte, degli appalti sulle discariche, degli inceneritori, delle autostrade , degli interventi in colombia, nepal, kurdistan, argentina,medio oriente.
 
E' possibile riflettere assieme su come rilancare un progetto, trovando nuovi (ed antichi) compagni di strada?
 
Penso che bisogni tornare a tessere relazioni con quei soggetti disponibili a collegarsi su obiettivi chiari, precisi e delimitati.
tornare a trovare un minimo comune denominatore per le nostre iniziative.
 
Penso che uno dei punti di sintesi che potremmo trovare possa essere nel legame tra Nonviolenza e tutela dei diritti umani.
E' in questa veste che il tema della nonviolenza si è affermato sin dagli anni '60, e questo potrebbe essere il trait d'union delle urgenze su cui intervenire.
 
 
La presenza originale di Lilliput al sud può essere un altra occasione e risorsa.
 
Come spesso, al Sud è possibile trovare un laboratorio di lotte nonviolente in essere, ma anche vincenti (lo furono  con Danilo Dolci, a Comiso, con la primavera di Palermo, ma anche con modelli quali Don Tonino Bello, le lotte  popolari a Napoli documentate da Tonino drago, ed altro ancora).
 
Le iniziative di Addiopizzo a Palermo (nata da un input di lillipuziani come Marco Siino, ma anche Ugo, Raffaele e d altri), il proggetto Goel a Locri, Ammazzateci tutti in Calabria, il nodo di Reggio, da anni vivo grazie all' opera di Francesca Mele e del pastore Jens Hansen, a capacità di stare in rete con diversi soggetti di Angelica Romano. Ne sono soltanto alcuni esempi.
 
Francesco Lo Cascio
 

#5192 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Ven 13 Giu 2008 3:14 pm
Oggetto: Fw: [no fuoco atomico] un appello per la memoria comiso e la verde vigna
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----- Original Message -----
From: LOC
Sent: Friday, June 13, 2008 4:00 PM
Subject: [no fuoco atomico] un appello per la memoria comiso e la verde vigna

Care amiche ed amici,

l'appello per la Verde Vigna "memoria di Comiso" ha già raccolto le adesioni di Rita Borsellino, Alberto L'Abate, Francesco Lo Cascio. Ho contattato telefonicamente Giovanni  Impastato e Pina Grassi. Biagio Battaglia ha l'elenco completo di chi ha già aderito (ad es. il presidente dell'ARCI-Sicilia).

Comunicate la vostra firma e ricordate che il 28 giugno si riunisce a comiso il Campo internazionale per la pace e il 29 giugno parte il "Cammino di nonviolenza" Comiso-Vicenza.

Alfonso Navarra

 

Il movimento internazionale che negli anni '80 ha fatto perno su Comiso, il primo sito individuato per l'installazione degli euromissili, può essere considerato a ben vedere un' esperienza sostanzialmente vincente.

Ha dato impulso ad una evoluzione culturale di massa in direzione della nonviolenza e ha condizionato le scelte politiche e strategiche delle potenze mondiali.

Nel 1987 furono firmati gli accordi INF (Forze Nucleari Intermedie) tra Reagan e Gorbacev dopo un periodo di atti unilaterali di disarmo da parte dell'URSS.

L'ex leader sovietico ha sempre detto che molto ha imparato dalla cultura e dalle proposte pacifiste: da essa ha tratto ispirazione per la sua "Perestroika" e per la sua politica di distensione.

Sembrava, allora, che la Guerra Fredda, inasprita da una corsa al riarmo incontrollabile, stesse scivolando nel baratro del conflitto nucleare totale; ed invece abbiamo avuto, almeno fino allo scoppio della Prima Guerra del Golfo (1991), uno sbocco inaspettato: una pausa quasi generale di distensione e di disarmo.

Grazie anche a noi, i "pacifisti" sbeffeggiati dai media, alle nostre lotte disarmiste, alla nostra resistenza nonviolenta, al nostro impegno di base.

Oggi, con l'amministrazione Bush e la sua "guerra unica al terrore", ci sembra ancora di avere imboccato un tunnel senza uscita: in otto anni sono stati commessi, in nome dell'esportazione armata della democrazia, così tanti orrori che lasciano più che preoccupati, sgomenti. Abbiamo avuto centinaia di migliaia di vittime civili (afghane, iraqene, libanesi, etc.) e migliaia di soldati USA ed occidentali morti per delle manifeste menzogne; aggiungiamo le garanzie costituzionali gettate alle ortiche, la gestione dell'economia per favorire le ingiustizie più selvagge, la devastazione climatica alle porte, la corsa agli armamenti anche nucleari che teorizza attacchi preventivi contro gli "Stati canaglia".

Ma, a rompere questo quadro alquanto fosco, una nuova speranza, è forse costituita, a livello globale, dalla candidatura di Barack Obama, non a caso appoggiata da moltissimi attivisti no-war americani: oggi come allora - gli anni dello stop al riarmo USA-URSS - non si tratta di vedere realizzato compiutamente, qui ed ora, l'ideale pacifista, ma di stimolare, accompagnare e vivere un "cambiamento" che consenta una battuta d'arresto nella corsa verso il precipizio.

La memoria di Comiso, dell'evoluzione della sua lotta, in questo contesto, parlando a coloro che rischiano di lasciarsi sopraffare dalla depressione e dallo scoraggiamento, può confermare e rafforzare la speranza e la convinzione che "le nottate devono passare".

Si tratta di ricordare l'esito generale positivo di un impegno di resistenza nonviolenta capace di mettere in campo, in Sicilia, in Europa, nel mondo, la persuasione dei Satyagrahi: essere determinati a rischiare tutto il possibile, ed anche qualcosa in più, per l'affermazione della Verità, che in campo sociale si chiama giustizia.

Ma anche di recuperare alcune modalità specifiche di quella lotta che sono oggi concretizzate in alcuni simboli viventi. Tali consideriamo la "Pagoda per la pace" del monaco buddhista Morishita; e la "Verde Vigna": la terra pacifista acquistata, a ridosso della base dei missili, con la Campagna del metro quadro di pace, oggi ripresa, con analogia esplicita, dai NO-TAV della Valle di Susa.

Per questo, per riprendere questo filo passato-presente-futuro riteniamo importante appoggiare la proposta del candidato sindaco Gigi Bellassai, impegnato nelle elezioni comunali di giugno a Comiso: Bellassai nel suo programma vuole potenziare la Verde Vigna quale centro di documentazione e formazione per la pace.

La memoria delle vittorie del passato, vivificata dalle loro testimonianze presenti ed attive, può servire ad accendere gli animi forti e non rassegnati per una "egregia impresa": assicuraci il futuro di una società strutturalmente pacifica. Non c'è futuro senza memoria: invitiamo a condividere questo convincimento sottoscrivendo il presente appello per riattivare e rilanciare la Verde Vigna di Comiso come “Museo” che valorizzi una importante stagione di lotta;  e come Centro propulsivo di Pace.

 

(osservazioni modifiche ed integrazioni ad alfonsonavarra@... )

 

 
 
28 giugno a Comiso
 
Gigi Bellassai è il candidato sindaco per la sinistra alle prossime amministrative di Comiso, che si terranno il 15-16 giugno.

Gigi, che ho conosciuto di persona nel 1999, nel mio ultimo viaggio a Comiso, ha più che buone possibilità di vincere. Mi ha fatto un' ottima impressione. Era un ragazzino quando Comiso era "invasa" dai pacifisti di tutto il mondo, che si opponevano alla base missilistica: mi ha confessato che già da allora provava ammirazione per noi, per il coraggio che dimostravamo nell'incassare manganellate e carcere.

Tra i punti del suo programma, in bella evidenza, c'è un progetto di recupero e valorizzazione della Verde Vigna, la terra che è stata acquistata, con varie modalità, dalla campagna del "Metro quadro di pace" (una iniziativa analoga, proprio memori dell'esperienza di Comiso, la stanno mettendo in piedi i NO-TAV oggi nella Val di Susa).

Il 28 giugno a Comiso - il giorno prima del decennale dell'inaugurazione della Pagoda per la pace, curata dal monaco buddhista Morishita, e della partenza del "Cammino di nonviolenza promosso" da "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico" (Turi Vaccaro farà da riferimento permanente: percorrerà a piedi l'Italia con coloro che lo vorranno accompagnare arrivando il 21 settembre a Vicenza) - ci riuniremo - gli ex permanenti del Campo internazionale per la pace che ne hanno la possibilità - per offrire il nostro contributo di idee all'attualizzazione di una testimonianza vincente di una stagione pacifista, quella degli anni '80: è bene che si lavori perchè la Verde Vigna diventi oggi una testimonianza vivente che incoraggi a sperare in un futuro senza guerre e disarmato.

Provvediamo ad informare via e-mail e lettera tutti gli interessati. (Per l'intanto anche chi sarà impossibilitato a partecipare può fare pervenire idee e proposte che saranno debitamente considerate).

Info: Alfonso Navarra cell. 349-5211837 e-mail alfonsonavarra@...

Biagio Battaglia (Comiso) tel. 340-0031368 e-mail: biagiobattaglia@...

http://021.lnx1-v1.com/

bellassaisindaco

· VERDEVIGNA

Progetto di recupero per realizzazione:

Centro di Educazione all’Ambiente , Scuola della Pace e Fattoria Didattica.


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Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo "fermiamo chi scherza col fuoco atomico" di Google Gruppi.
 Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a fermiamo-il-fuoco-atomico@googlegroups.com
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 Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all'indirizzo http://groups.google.com/group/fermiamo-il-fuoco-atomico?hl=it
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#5191 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 12 Giu 2008 6:46 pm
Oggetto: minacce di morte ad Isola delle Femmine (Palermo) . comitato ambientalista sospende le attività. Rete lilliput NO.
locascio.francesco@...
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tg di teleoccidente: minacce di morte
ad Isola delle Femmine (Palermo)
per chi si oppone ad italcementi.
comitato isolapulita (www.isolapullita.it)
sospende attività politica e blog.
Lilliput no!

 

 

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Giornata del Creato Isola 2007


#5190 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 12 Giu 2008 5:34 am
Oggetto: CENNI SULLA NORMATIVA RELATIVA AL VOLONTARIATO DI ADVOCACY IN ITALIA
locascio.francesco@...
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CENNI SULLA NORMATIVA RELATIVA AL VOLONTARIATO DI ADVOCACY IN ITALIA

(contributo di Salvatore Nocera , Vicepresidente della F I S H , Fed It. Per il Superamento dell’Handicap)

 

EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI ADVOCACY

 

L’emersione dell’esplicitazione a livello normativo della tipologia del "volontariato di advocacy " è stata piuttosto lenta ed è aspetto normativo piuttosto recente.

Occorre innanzi tutto precisare il concetto di "advocacy" , che direttamente le norme non esplicitano; occorre quindi rifarsi alla prassi del volontariato che ha preceduto il riconoscimento normativo della apposita tipologia.

In Italia il termine "advocacy" è traducibile con quello di "tutela dei diritti delle fasce deboli di popolazione". In tal senso si parla esplicitamente di "volontariato dei diritti"( F.Santanera e Anna Maria Gallo " Volontariato" Ed. Utet 1998 p. 111 )

Le ragioni di questo ritardo, rispetto ad es. ai Paesi di diritto anglosassone, sono dovute alla visione individualistica della tutela dei diritti, fondata "sull’interesse personale ad agire in giudizio" ( in gergo giuridico, detto "legittimazione"), di derivazione romanistica ed assai dura a cedere spazio ad una visione più ampia e meno formalistica.

L’evoluzione verso la nuova visione è frutto di una lenta gestazione giurisprudenziale che ha portato al concepimento del concetto secondo cui l’interessato può farsi sostenere in un giudizio concernente la tutela dei suoi diritti anche da un’associazione, cui abbia conferito la delega a tal fine.

L’associazione non si sostituisce all’interessato, ma lo affianca " ad adiuvandum".

Un passaggio ulteriore si è avuto, quando sempre la Giurisprudenza ha riconosciuto la legittimazione ad agire ad associazioni che non promuovevano un giudizio per la tutela di interessi propri, ma di "interessi diffusi", cioè di tutta la collettività. La visione formalistica impediva di fatto la tutela di tali diritti, dal momento che nessun cittadino ne era titolare " individuale", né un’associazione poteva considerarsi titolare di tali interessi diffusi, che erano imputabili a tutta la collettività. Si pensi alla tutela di beni ambientali e paesaggistici, della salute pubblica, della libertà religiosa,e di tutte le situazioni giuridiche rientranti negli art 2 e 3 della Costituzione. La Giurisprudenza ha riconosciuto, non senza contrasti, che le associazioni, che per finalità statutarie perseguivano la tutela di tali beni, avevano legittimazione ad agire per ottenere l’interdizione di opere edilizie o di interventi lesivi dei diritti, che danneggiavano tali beni, costituzionalmente garantiti.

Altra ragione ostativa all’emersione del concetto di "advocacy" in Italia è stata la considerazione che la tutela di un interesse individuale o collettivo da parte di un soggetto diverso dal singolo interessato è compito dello Stato , che, nei casi di lesioni più gravi interviene tramite le azioni penali promosse dal Pubblico Ministero.

Anche su questo versante la vecchia concezione cominciò a mostrare delle crepe, grazie al crescente ruolo dei Sindacati, che forti delle deleghe ricevute dalle migliaia dei loro iscritti, cominciarono a premere con ricorsi sempre più frequenti sia per affiancarsi ai lavoratori nelle controversie individuali che li interessavano, sia per sostituirli in tutta una serie di pratiche concernenti atti amministrativi giuridici, quali riscossione di liquidazioni, pratiche per pensioni etc. Anzi da questa prassi nacquero gli Istituti di Patronato, che la L.n. 328/00 colloca nell’art 5, nel coacerbo dei soggetti del "terzo settore", accanto alle associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato etc.

La L.n. 152/01 di riforma dei Patronati recepisce questa visione e la razionalizza.

Come si vedrà qui di seguito, le prassi innovative introdotte dalla Giurisprudenza vengono poi formalmente recepite in atti legislativi

 

CONCETTO ESTENSIVO DI VOLONTARIATO

Occorre pure chiarire che, in questo breve appunto, si darà al termine " volontariato" un significato più ampio di quello che una rigorosa interpretazione della normativa gli assegna, alla luce della L.n. 266/91, e cioè di attività di solidarietà sociale svolta spontaneamente e senza fini di lucro a favore di persone estranee all’organizzazione di volontariato.( S Nocera " La legge di riforma dei servizi sociali" ed. Centro servizi Il Melograno di Larino, FIVol,MoVI 2001 pp. 46 – 50 ).

Infatti la prassi di adovocacy mostra, e le norme ne prendono atto, che tale attività viene svolta ,senza fini di lucro , non solo dalle organizzazioni di volontariato di cui alla L.n. 266/91, ma anche da altri soggetti , quali associazioni di promozione sociale, di cui alla L.n. 383/2000, associazioni e fondazioni e comitati,. di cui al Codice Civile.

 

Breve analisi di dati normativi

Il termine di "tutela dei diritti civili" si rinviene, per la prima volta, nell’art 10 del decreto legislativo n. 460/97, concernente, tra l’altro, le ONLUS, Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, che concede agevolazioni contabili e fiscali ad organizzazioni private senza fini di lucro che svolgono attività di solidarietà sociale a favore di persone che versano in stato di svantaggio fisico, psichico, economico, sociale o familiare.

E’ ormai comunemente accettato che il termine ONLUS non rappresenti una ulteriore figura soggettiva da aggiungere a quelle previste dal Codice civile o da altre leggi, che sono comunque esplicitazione delle figure civilistiche di "associazione e fondazione". Il termine ONLUS è una categoria fiscale, entro il quale il legislatore ha raggruppato una serie di soggetti giuridici collettivi , a favore dei quali ha concesso agevolazioni varie in forza dei destinatari " svantaggiati" cui si indirizzano le attività di solidarietà sociale.

Queste attività sono state e sono considerate prevalentemente quelle di " servizi " a favore delle persone.Per la prima volta in questo testo normativo invece compare anche la categoria della "tutela dei diritti".

Ed infatti, se si guarda l’art 1 comma 1 della L.n. 266/91 le finalità che essa prende in considerazione sono quelle di" carattere sociale, civile e culturale".

Il termine di " tutela dei diritti " in esso non compare; ma il concetto di advocacy si deve ritenere implicito nel termine " finalità di carattere civile", che , però, nella prassi delle attività prevalenti , almeno a quell’epoca, erano principalmente un tutt’uno con quelle sociali e si traducevano quindi in servizi , attraverso i quali si ha pure la tutela dei diritti civili delle persone svantaggiate; ma tali attività non erano in prevalenza indirizzate direttamente alla " tutela dei diritti civili"

A partire dalla n. 266/91 si vengono esplicitando attività di volontariato di advocacy a favore di singole categorie di fasce deboli di popolazione.

Si veda ad es. la Ln. 104/92 sui diritti delle persone handicappate, che, all’art 36 comma 2 , in caso di procedimenti penali per violenza sulle minori con handicap, consente la costituzione di parte civile anche all’associazione cui è iscritta la vittima del reato o un suo familiare.

Così pure la L.n. 40/98, all’art 42 comma 12 parla di associazioni di immigrati, per attribuire loro anche compiti di tutela dei diritti.

Ma un’affermazione generalizzata del ruolo di advocacy attribuita alle associazioni si ha con la L.n. 281/98, sulle associazioni di tutela degli utenti e dei consumatori.E’ vero che i beneficiari delle disposizioni possono considerarsi due categorie di cittadini; ma la loro ampiezza non solo numerica ma di presenza sul mercato e nella società, dà alla legge un ruolo di riconoscimento generalizzato di tali associazioni

Infatti l’art 2 della legge definisce le associazioni come quelle " che hanno per scopo statutario la tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori e degli utenti."Il successivo articolo 3 attribuisce espressamente la funzione di advocacy alle associazioni, essendo esse legittimate ad agire in giudizio per inibire azioni lesive dei diritti degli utenti, per rimuoverne gli effetti dannosi e per ottenere la pena accessoria della pubblicazione su quotidiani delle sentenze di condanna. A somiglianza di quanto da tempo è stabilito a favore dei Sindacati, , le associazioni possono avviare il giudizio di conciliazione avanti le apposite commissioni presso le Camere di commercio.

L’art 4 prevede un Consiglio nazionale di tali associazioni con compiti di consulenza e proposta nei confronti del Governo,anche in relazione alle politiche comunitarie; esso può promuovere studi e ricerche sui diritti degli utenti e dei consumatori,sulla qualità dei servizi e dei prodotti; può promuovere programmi di informazione degli utenti, favorire iniziative per l’accesso degli utenti alla Giustizia, raccordi fra politiche nazionali e locali a favore dei consumatori e degli utenti,e può stabilire rapporti con organismi a livello internazionale.

L’art 5 fissa, tra le condizioni di ammissione al registro nazionale, l’obbligo di prevedere nello statuto l’assenza di fini di lucro, nonché una serie di incompatibilità per i dirigenti.

La L.n. 383/00 rafforza il ruolo delle associazioni di promozione sociale, anche nella loro funzione di advocacy.Infatti l’art 26 riconosce alle associazioni che hanno come scopo " di svolgere attività di utilità sociale a favore degli associati e di terzi" ( art 2 ) il potere di accesso agli atti amministrativi di cui all’art 22 L.n. 241/90; l’interesse che le legittima all’accesso è costituito dalle "stesse finalità statutarie".

Ancora più interessante l’art 27 comma 1, secondo il quale tali associazioni hanno il potere di promuovere azioni giurisdizionali o intervenire in giudizi promossi da terzi " a tutela dell’interesse dell’associazione" ( lett.a ). Ormai l’interesse dell’associazione è quello dello scopo per cui si è costituita, senza la limitazione che essa debba intervenire.

Solo in aiuto di un proprio associato coinvolto in un procedimento giudiziario.

Anche le lett "b" e "c" dello stesso comma evidenziano un rafforzamento del potere di advocacy. Infatti le associazioni possono promuovere giudizi civili o penali o intervenire in quelli promossi da terzi," per il risarcimento di danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi , concernenti le finalità perseguite dall’associazione".

Possono inoltre promuovere ricorsi al TAR contro atti amministrativi illegittimi, "lesivi degli interessi collettivi relativi alle finalità " dell’associazione.

Come si vede è ormai coperto tutto l’arco dei possibili interventi giurisdizionali, cui le associazioni di promozione sociale sono legittimate.

Il secondo comma dello stesso art 27, rende esplicita una norma generale contenuta nell’art 9 della L.n. 241/09, concernente la possibilità per qualunque soggetto di intervenire durante l’iter formativo di un procedimento amministrativo.Questo potere , già ampiamente riconosciuto con la L.n. 241/90, a seguito di un radicale cambiamento nella concezione giuridica degli atti amministrativi, il cui contenuto non è più considerato monopolio esclusivo dell’autorità amministrativa, collocato a conclusione di questa norma dell’art 27, assume un significato di preVenzione giuridica; esso consente infatti all’associazione di intervenire per ottenere che dall’atto siano eliminati gli elementi che potrebbero costituire causa di successiva azione giudiziale.

Come si vede il quadro a livello nazionale può dirsi completo, potendo le organizzazioni di "volontariato " di advocacy svolgere attività amministrativa, consultiva, di proposta agli organi istituzionali, di azioni giurisdizionale e di informazione non solo agli associati, ma anche a tutta la popolazione. Si pensi alla diffusione crescente dell’approntamento di siti web e di reti di discussione e collegamento che costituiscono la base amplificata di

Una effettiva tutela dei diritti.

La L.n. 448/01, in occasione della riforma delle fondazioni bancarie, operata con l’art 11 ha perduto l’occasione di generalizzare anche a favore di tali fondazioni gli orientamenti normativi in tema di advocacy. Infatti tra i vari settori di intervento che potranno essere finanziati dalle fondazioni bancarie non compare quello della tutela dei diritti, ma si prevedono solo interventi in beni e servizi. Anche la tutela dei consumatori, come è stato fatto osservare da Tiziano Vecchiato in una recente intervista, collocata in questo contesto, sembra tutela solo i consumatori abbienti e non anche quelli che non possono esserlo a causa della povertà.

 

 

CENNI SUL VOLONTARIATO INTERNAZIONALE DI ADVOCACY

Da anni si muovono a livello europeo ed internazionale molte organizzazioni mon governative che svolgono attività non lucrativa di impegno politico apartitico per la tutela dei diritti di larghi strati di popolazione e di interi popoli. Questi organismi e movimenti sono stati molto sotto i riflettori dei mezzi di comunicazione di massa, a causa della lotta, talora anche con metodi violenti, contro la globalizzazione.

Questi movimenti hanno anche sedi operative in Italia,come Amnesty international, Medici senza Frontiere, Nessuno tocchi Caino, Non c’è pace senza giustizia. I risultati di questo impegno sono cospicui.

Le norme internazionali di cui tali movimenti si avvalgono sono quelle relative alle ONG in generale ed i mezzi finanziari di sostentamento sono, oltre a quelli delle libere offerte, i proventi dei Progetti europei o internazionali cui essi partecipano. In Italia tali organismi, se posseggono i requisiti previsti per le diverse tipologie del privato sociale, godono della libertà di azione e di finanziamento alla pari di tutti gli organismi italiani che si occupano di advocacy.

 

PROSPETTIVE

Le nuove politiche sociali dell’attuale Governo stanno riducendo la tutela dei diritti in molti ambiti, da quello dell’emigrazione, a quello delle malattie mentali, da quello delle tossicodipendenze, a quello della disabilità, da quello dei tribunali minorili a quello dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie.

In tale situazione il ruolo del volontariato di advocacy sembra avere ampi spazi di azione a cominciare dall’informazione capillare fra le stesse fasce deboli di popolazione e dalle stesse associazioni di volontariato e dai soggetti del terzo settore che erogano servizi alla persona, per evitare che si riducano a svolgere, come diceva Luciano tavazza, il ruolo di "barellieri della storia".

Ma il ruolo di advocacy, specie alla luce della "Carta dei valori del volontariato, predisposta dalla FIVol e dal Gruppo Abele nel 2001, sembra poter mirare più oltre. Infatti occorre arginare la crisi di sfiducia nella legalità che sta pervadendo larghi strati della popolazione e la crescente disaffezione al principio di tutela dei diritti che rischia di essere soppiantato da quello del filantropismo compassionevole e dal ritorno alle logiche assistenzialistiche, che sono antagoniste a quelle della tutela dei diritti.

In questo clima culturale e politico, le associazioni di tutela dei diritti , specie quelle che stanno svolgendo un forte ruolo critico e propositivo a livello internazionale, potrebbero costituire il volano di rilancio del volontariato di advocacy, che è il volontariato delle nuove frontiere del sociale.

 


#5189 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Gio 12 Giu 2008 5:34 am
Oggetto: Advocacy: Strumenti di lobbying comunitario
locascio.francesco@...
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Strumenti di lobbying comunitario

Analisi preliminare

Lobbying e Movimenti sociali

Il panorama dei movimenti e gruppi politici (grass roots movements) che utilizzano la rete come principale strumento di organizzazione e di azione è sempre più ricco e variegato nel mondo anglosassone. Di destra e di sinistra, locali o nazionali, piccoli e molto grandi, transitori o permanenti, mono e multitematici, i gruppi autorganizzati sono migliaia negli USA, in grado di mobilitare milioni di persone e milioni di dollari anche per singole campagne. Rappresentano nel loro insieme una soggettività politica nuova, in gran parte non direttamente legata ai partiti e caratterizzata dal bisogno di agire direttamente per affrontare singole questioni. Un mondo che è inevitabilmente diventato anche un promettente mercato per l'offerta di servizi da parte di soggetti sia profit che non.

Ma il raggiungimento degli obiettivi dipende solitamente anche dalla capacità di fare lobbying vero e proprio (anche se per fini collettivi e in maniera trasparente), cosa per cui occorrono relazioni definite, tecniche rodate, competenze ed esperienza. Il lobbying propriamente detto si svolge in maniera tradizionale ed è basato sul contatto personale. L'azione dal basso via internet serve a creare la pressione di contesto, la pressione di opinione pubblica e politica diffusa, la pressione sui singoili decisori da parte dei loro elettori (o potenziali tali), e per roccogliere i fondi necessari. Il lobbying "tradizionale" fa la parte restante del lavoro. Anche il lobbying potrebbe in teoria essere auto-organizzato (gestito direttamente da chi organizza la mobilitazione) ma non è cosa che si possa improvvisare e non la si fa solo via web.

Di seguito si concentra sull'analisi e la progettazione delle modalità e gli strumenti possibili di quello che vorremmo fosse una nuova forma di lobbying: il "lobbying comunitario, aperto e trasparente" che sfrutti le potenzialità di organizzazione e azione della rete. Gruppi che si auto-organizzano per raggiungere determinati obiettivi di interesse generale - seppure in ambito locale - esercitando le opportune pressioni e azioni sui decisori politici. Parliamo, per ora, della pressione del contesto sociale e di opinione pubblica e non delle tecniche del lobbying tradizionale e professionale basate sul contatto personale, sulla "discrezione" che sconfina spesso nel segreto, sullo "scambio" di vantaggi più o meno lecito.

La scommessa da giocare è che si possa raggiungere la stessa efficacia, se non superiore, del lobbying classico e opaco attraverso un lobbying che sia invece comunitario e inclusivo che scelga la trasperenza e l'apertura come metodi e strumenti di azione. Il pezzo mancante, quello relativo al contatto personale può e deve anch'esso essere perseguito attraverso la trasparenza a vantaggio sia del gruppo di pressione sia degli stessi decisori politici.


vedi anche:

  • Il PDF del libro "The nonprofit lobbying guide", di Bob Smucker
  • MoveOn - forse il principale movimento di pressione politica dal basso emerso negli ultimi anni negli Stati Uniti grazie all'uso di internet.

Una panoramica sul lobbying comunitario: cosa ci offre il presente

“As we have seen, until rather recently, most observers thought of colony of beings, say ants, as receiving their commands from the top: the queen. It turns out that this is not the way individuals in complex insect society know what to do. It is not a hierarchical system, they don’t receive orders the way soldiers do in an army. The amazing organisation of an anthill ‘emerges’ from the bottom up, in collective demonstration of each ant’s evolved instincts. In a sense, is not organised at all since there is no central bureaucracy. The collective behaviour of the colony is an emergent phenomenon.” (Douglas Rushkoff - Open Source Democracy)

Viviamo in una società caratterizzata dalla presenza di “spinte” e pressioni attuate da diversi gruppi di interesse, che portano politici e decision makers verso le strade da loro consigliate. I capitali mossi dalle spinte globalistiche e l’emergere di collettività forti, portano a una ridefinizione dell’agenda setting globale, costruita non più sulla visione ristretta degli interessi dei governanti, ma ampliata dalle richieste e dalle aspettative di centinaia di gruppi di pressione. Questa visione multicentrica del mondo ha superato integrandoli gli approcci alla realtà idealisti e realisti, consentendo la creazione di un nuovo paradigma bottom-up in cui il processo decisionale e il focus sugli eventi mondiali nascono anche dal basso, dalla molteplicità di associazioni e società governative e non, dagli utenti del mondo web, dai cittadini “impegnati”. Il fallimento della bolla speculativa legata alla dot com ha consentito la ridefinizione delle tecnologie informatiche, che da immenso “motore” di guadagno (fino all’anno 2000) si trovano oggi finalmente sfruttate a livello globale non soltanto da multinazionali affamate di utenti e capitali, ma da individui che dal basso prendono coscienza del loro peso politico-decisionale e fanno sentire la propria voce senza il problema della censura e delle barriere territoriali. Il fenomeno emergente dei bloggers è indicativo a riguardo. Negli ultimi due anni vi è infatti stato un proliferare di blog (script per pubblicare news on-line senza conoscenza di linguaggi di programmazione o di linguaggi a marcatori) gestiti da utenti capaci di raccogliere attorno a se decine di migliaia di persone attorno a tematiche scottanti e di pubblico interesse e capaci di condizionare l’opinione pubblica. Nasce quindi dal basso il desiderio di rivalsa dei “cittadini del mondo”, fino ad adesso scavalcati dalle decisioni dei governanti e impotenti di fronte al reale processo decisionale, che oggi vivono il loro momento topico grazie all’emergere e al corretto sfruttamento delle tecnologie internet based. Nessuno è più solo di fronte al potere politico-decisionale, i cittadini si aggregano attorno a portali web e iniziative che si diffondono a macchia d’olio garantendo a tutti la possibilità di far sentire la propria voce a livello globale. Il sistema broadcast (one to many) lascia spazio alla gestione “narrowcast” (many to many), la gestione dell’agenda nazionale e globale non è più lasciata unicamente a governi e multinazionali e al loro punto di vista “giusto e ufficiale” grazie all’approccio decentrato che è stato reso possibile dalla molteplicità dei punti di vista dell'approccio legato alle ICT (information and communication technology). Da soggetti passivi, impotenti di fronte al dominio delle entità statali e dalle multinazionali del commercio e dell’informazione, i cittadini vivono oggi (a volte senza esserne consapevoli) una sorta di nuova era delocalizzata e decentralizzata realizzando il passaggio da un sistema “agency centric” (in cui aziende, stati e organizzazioni erogano servizi secondo i tempi e i modi da loro ritenuti validi) a un modello “citizen centric” in cui le erogazioni dei servizi avvengono 24 ore su 24, ogni qualvolta il cittadino decide di utilizzarli. E’ il paradigma emergente dell’ E-democracy, seguito della “strong democracy” teorizzata da Barber nel 1997: un nuovo modello di gestione partecipativa basato sulla creazione di svariati flussi orizzontali tra cittadini, istituzioni pubbliche e gruppi di interesse che permette lo scambio di opinioni e di “capitali immateriali”, affiancato alla nascita di un nuovo flusso verticale, che permette a tutti di visionare e modificare il processo decisionale. Da semplici surfista della rete, il cittadino del terzo millennio mira a ridefinire i contorni della rete, da utente passivo diventa creatore di contenuti. L’interconnessione è il punto di partenza di un processo senza precedenti che mira a cambiare il volto del mondo in cui viviamo e i processi di governance, superando l’antico ruolo di spettatore del cittadino/utente. Ed è in questo nuovo contesto culturale, fondato sui personal medium e sui nuovi concetti partecipativi di E-government ed E-democracy che si affaccia prepotentemente la richiesta di nuovi strumenti di aggregazione e di pressione verso politici, stati e società commerciali. Superando le tecniche usuali di lobbying e di pressioni, ciò che oggi è richiesto è la nascita di un nuovo strumento di partecipazione democratica che appronti strumenti e conoscenze informatiche per la creazione di network collaborativi volti alla nascita di un “lobbying comunitario” aperto e trasparente per dare la possibilità ai cittadini di organizzarsi attorno a tematiche di interesse comune e di esercitare pressioni forti su governanti e istituzioni per il raggiungimento di fini concreti. Lo straordinario successo di portali come moveon (3.000.000 di utenti) o care2 (6.000.000 di utenti) rappresenta sicuramente la base già tracciata per la direzione da seguire. L’alto contenuto di tecnologia presente e la molteplicità di strumenti offerti agli utenti caratterizza questi due portali di pressione, antesignani della messa in pratica di strumenti di lobbying comunitario. I cittadini di tutto il mondo sono finalmente in grado di supportare azioni di pressione concrete sfruttando il decentramento e la trasparenza nella gestione di portali innovativi, che si caratterizzano come luoghi di aggregazione per i cittadini stanchi della politica opaca e delle scarse possibilità di gestione e ridefinizione degli obbiettivi globali in tema di sostenibilità ambientale, salvaguardia del pianeta, modifica delle leggi del proprio ordinamento statale e via dicendo. Grazie all’ integrazione dell’ICT con l’ideologia “classica” del lobbying tradizionale, chiunque può prendere la parola, creando una campagna volta al raggiungimento di obiettivi specifici tramite “petitions” (petitiononline) o “actions” (esempio, pledgebank)le cui idee velocemente si propagano nella rete consentendo agli interessati di supportare o integrare le proposte con i propri contributi. I newsgroup, le newsletter e le mailing list diventano il terreno fertile per consentire agli utenti di incontrarsi e generare nuove idee e richieste nei confronti dei governanti, nonché di far partire azioni concrete di volontariato e di raccolta fondi per aree e comunità disagiate. A tutto ciò si affianca il monitoraggio delle azioni dei governanti, delle loro idee e opinioni sui temi scottanti del momento (esempio, theyworkforyou), avvicinando il processo politico classico alle esigenze di consultazione e conoscenza dei cittadini. La politica diventa trasparente, ed è finalmente possibile per i cittadini capire quali sono i target e i promotori delle attuali politiche statali e soprannazionali comparando i profili e le affermazioni dei politici. In questo modo diventa molto più semplice sapere chi sta facendo cosa ed eventualmente dirigere i propri sforzi e le proprie idee verso obiettivi chiari e comparabili (citizenspeak). Per consentire anche a chi ha scarse conoscenze informatiche di far sentire la propria voce nel web sono stati approntati portali che permettono a chiunque di costruire il proprio gruppo di pressione tramite l’utilizzo di script quali i CMS (contents management system) per gestire una nuova community e di mettere in piedi una fitta rete di relazioni tra utenti interessati ai problemi posti in essere (civicspace). Il fund raising e la comunicazione aperta tra utenti vengono così resi accessibile a tutti in maniera semplice e diretta mediante sofware basati su database approntati all’uopo (ebase) o grazie a strumenti di supporto quali meetup, calendario eventi legato alle iniziative dei gruppi di pressione. Significativo è anche l'esempio canadese di openpolitics, che si propone di essere una piattaforma per la discussione politica tematica finalizzata alla deliberazione. Openpolitics per raggiungere i suoi obiettivi propone ai suoi utenti di usare un metodo di discussione, simile negli intenti al NPOV di Wikipedia, definito TIPAESA e derivato da un processo di argomentazione logica definito dall'Università di Berkeley, Usa.

E’infatti di fondamentale importanza garantire anche a chi si trovasse per la prima volta a “maneggiare” le tecnologie basate su internet le stesse possibilità di gestione di un’azione di un utente “navigato”. Per questo si ricercano continuamente nuove soluzioni di collaborazione e partecipazione, per superare il digital divide che colpisce un grosso strato della popolazione: campagne supportate da SMS (cui è possibile aderire tramite telefono cellulare) e volantini cartacei per diffondere le notizie sulle campagne in corso rappresentano i mezzi privilegiati per supportare lo sviluppo delle piattaforme di lobbying comunitario. Il potere è finalmente in mano alle menti dei singoli utenti, in grado di indicare le strade da seguire per un futuro migliore, sostenibile e soprattutto condiviso.

Gli obiettivi - qual è l'obiettivo?

Obiettivo generale delle azioni di lobbying è quello di creare un'opportuna pressione diretta - attraverso il contatto personale - e indiretta - attraverso l'opinione pubblica - sui decisori politici per raggiungere obiettivi definiti.

L'obiettivo specifico è quello che ci si propone di raggiungere attraverso determinate azioni ed è necessario che sia CHIARO, CONCRETO, COMPATIBILE e MISURABILE.

In generale l'obiettivo può essere "positivo", voglio che il decisore politico faccia una cosa, o "negativo", voglio impedire che il decisore politico faccia una cosa.

Rientrano nella prima categoria:

  • la proposta di, o l'appoggio a, una misura normativa (disegno di legge, emendamento, etc.) o governativa o amministrativa
  • la proposta di, o l'appoggio a, un candidato ad una carica elettiva o ad una nomina gorvernativa, etc.

Rientrano nella seconda categoria:

  • iì contrasto di una misura normativa (disegno di legge, emendamento, etc.) o governativa o amministrativa
  • iì contrasto di un candidato ad una carica elettiva o ad una nomina gorvernativa, etc.

Evidentemente gli obiettivi nella realtà possono essere di natura "ibrida", in parte "positivi" in parte "negativi": voglio impedire che passi un determinato emendamento e al tempo stesso ne propongo uno alternativo, etc.

Definizione dell'obiettivo:

  • qual è l'obiettivo dell'azione?
  • entro quale data va conseguito l'obiettivo?

e successivamente:

  • l'obiettivo e' stato conseguito? Perche'?
  • quali sono state le cause del successo/insuccesso?

L'analisi successiva è determinante per aggiustare il tiro delle successive azioni e consente di raffinare via via le strategie e gli strumenti utilizzati.

Individuazione dei decisori politici - chi è l'obiettivo?

Una volta stabilito "qual è l'obiettivo dell'azione" bisogna invividuare "chi è l'obiettivo", ossia chi ha il potere di decidere. Chi è, o chi sono, il membro della Commissione Parlamentare, il Ministro, il Sotto-Segretario o l'Assessore, etc. che ha un'influenza determinante sulla materia che mi sta a cuore?

Per capire il "chi è" occorre ottenere le informazioni opportune e specifiche, tuttavia il sistema informativo a cui stiamo lavorando facilita di molto questo lavoro. vedi > Database dei rappresentanti

Gli strumenti - come raggiungere l'obiettivo?

Gli strumenti in generale:

  • raccolta di adesioni all'organizzazione (membri)
  • organizzazione di campagne di informazione e mobilitazione dell'opinione pubblica (via internet e sui media tradizionali attraverso l'acquisto di spazi pubblicitari su stampa, tv, radio)
  • raccolta di fondi per l'organizzazione e/o per il finanziamento dei decisori (o candiati)
  • raccolta di firme per petizioni da recapitare ai decisori politici (via email, fax, posta)

Gli strumenti internet

Strumenti internet di organizzazione:

  • adesione/registrazione utente alla organizzazione
  • mailing list, newsletter, forum
  • raccolta fondi
  • sistemi CRM di gestione dei membri
  • ...

Strumenti internet di Conumicazione e informazione

  • mailing list
  • newsletter
  • mail alert
  • feed XML
  • blog
  • ...

Strumenti internet di azione

  • petizioni online: sottoscrizione con form e invio email alla lista dei decisori selezionati
  • raccolta fondi online per singola campagna
  • ...


Progetto degli strumenti per il lobbying comunitario

Apertura di un'azione

Un'azione è composta dai campi standard di ogni contenuto open publishing ed e' caratterizzata da:

  • Obiettivi
  • Descrizione
  • Data limite per il raggiungimento degli obiettivi (non obbl.)
  • Rappresentanti e altri enti/persone cui e' rivolta l'azione
  • Eventuale territorio di riferimento
  • Temi collegati all'azione
  • Altri siti che sostengono l'azione

Dovremmo stabilire se per aprire l'azione serva l'adesione di un certo numero di utenti oppure no. Raggiunto il numero prefissato di utenti viene aperta l'azione e vengono avvertiti tutti gli utenti residenti nel territorio di riferimento.

Un buon metodo appare quello usato da http://www.pledgebank.com/. E' disponibile il codice sorgente con licenza GPL.

La pagina di un'azione

Contiene tutte le info e gli strumenti per aderire e diffondere un'azione.

  • le info generali sull'azione
  • i rappresentanti che hanno aderito
  • gli utenti che hanno aderito
  • gli utenti che hanno aderito a questa azione hanno aderito anche a queste altre azioni
  • ADERISCI all'azione
  • Quanto manca al raggiungimento degli obiettivi
  • I temi collegati all'azione
  • Altre azioni con tags in comune con questa
  • Un blog dedicato all'azione
  • I siti che sostengono l'azione
  • I gruppi e associazioni che sostengono l'azione
  • Import di feed di notizie da altri siti sull'azione

Strumenti di diffusione dell'azione

Il promotore dell'azione (?????) ha la possibilita' di scrivere mail a tutti gli aderenti all'azione o anche degli sms per chi ha aderito via sms. Naturalmente non gli sono noti gli indirizzi mail e i numeri telefonici. Per l'invio degli sms deve acquistare un pacchetto di X sms da spedire ...

  • Un calendario di appuntamenti con la misura del successo degli appuntamenti (tipo meetup)
  • strumenti per la promozione offline dell'azione (stampa locandine, ....)


Strumenti per aderire ad un'azione

Per aderire a un'azione sono possibili le seguenti modalita' di sottoscrizione:

via web

Dalla pagina dell'azione gli utenti registrati possono aderire all'azione. Se, nel momento della registrazione, non hanno inserito nome e cognome vengono invitati a farlo. Anche degli utenti non registrati possono aderire all'azione con la seguente procedura:

  • inseriscono nome, cognome, indirizzo mail
  • ricevono una mail con un link per confermare l'adesione
  • seguendo il link si arriva a una pagina di conferma adesione e di invito alla registrazione sul sito (non obbligatoria)

via sms

E' possibile aderire a un'azione anche via sms con la seguente procedura:

  • ogni azione ha un codice univoco (p.e. A34)
  • l'utente invia un sms a un numero cellulare (lo stesso per tutte le azioni) in cui indica codice_azione, nome, cognome
  • il sistema riceve l'sms e aggiunge sul web il nome e cognome del firmatario


Problemi da affrontare e proposte di sviluppo

  • Il problema dell’accessibilità

Superata la fase di progettazione e di analisi delle specifiche richieste per il progetto, bisognerà innescare una rete di informazione composta da cittadini e utenti internet “non esperti” per supportare e fare conoscere ciò che stiamo facendo a più soggetti possibili. E’innanzitutto necessario far comprendere agli utenti che vengono in contatto con le nostre idee, la portata rivoluzionaria degli strumenti di E-democracy e E-government qui posti in essere, che rappresentano il futuro della democrazia. Per colpire l’attenzione degli utenti il linguaggio utilizzato dovrà essere il meno tecnico possibile nelle interfacce di presentazione e accesso agli strumenti di lobbying comunitario in modo da garantire la semplicità d’accesso e di consultazione ai target delle varie proposte che emergeranno. Solo così il progetto si potrà attivamente configurare come strumento di pressione attivo che coinvolge migliaia di utenti e non restare un progetto isolato.


  • Individuare e contattare i target:chi se ne occupa?

Una serie di proposte e possibilità vanno vagliate per risolvere il problema del “ponte” di comunicazione tra utenti-governanti. Bisogna verificare la disponibilità degli indirizzi di tutti i decision makers coinvolti e indicizzarli nel database. Si potrà scegliere se rendere disponibili a tutti questi dati o se farli gestire solo dal portale che si occuperà di indirizzare le proposte via fax e mail in maniera automatica (ad esempio al raggiungimento di un tot di firme raccolto da una petition prefissato a monte). Utilizzando anche il normale metodo di posta ordinaria i costi si alzerebbero e il lavoro andrebbe coordinato dai superutenti.


  • Il fund rising

Il finanziamento degli strumenti per l’attuazione di una politica forte in tema di lobbying comunitario è sicuramente uno degli argomenti più difficili da affrontare. Considerando che al salire degli utenti aumenta la richiesta di banda e che il target è potenzialmente composto da migliaia di utenti, le richieste in termine di hardware per garantire una buona accessibilità saliranno. Una delle soluzioni per garantire un minimo di introiti e consentire l’approntare di strumenti sempre migliori sembra essere il ricorso alla pubblicità da inserire in coda alle newsletter. Un altro buon metodo è quello proposto da care2 che permette di supportare economicamente il progetto generale, o le singole petizioni.


  • Come superare l’ambiente internet

Per aumentare l’interazione con i cittadini bisognerebbe farsi pubblicità tramite i media tradizionali (stampa, tv, radio) e tramite la cartellonistica stradale. Tutto ciò porta però i costi a crescere in maniera esponenziale e sarebbe opportuno far gestire questo aspetto ai promotori/gestori delle singole petizioni (naturalmente devono essere azioni di interesse globale, che trovino riscontri in soggetti interessati). E’ infatti meglio procedere alla creazione di strumenti autoregolanti che richiedano poca manutenzione e poco controllo da parte dei superutenti. Tutto ciò è possibile solamente costruendo un network di soggetti interessati alle iniziative di democrazia diretta in modo da decentrare alcuni aspetti della gestione. I banner pubblicitari da inserire nei siti “amici” rappresentano un primo passo per l’espansione del nostro pensiero al resto della comunità. Per “sfondare” oltre l’ambiente internet vanno inizialmente condotte campagne di interesse globale che trovino risalto nei media e nell’opinione pubblica (ad esempio il tema della sostenibilità ambientale, così ignorato dall’agenda setting dei governanti).


  • Offrire strumenti concreti e personalizzabili agli utenti

Dare agli utenti una molteplicità di strumenti a supporto delle loro iniziative è fondamentale. E’ possibile offrire agli utenti una pagina personale in cui scaricare script free per la creazione di blog e forum. Un’altra buona soluzione, che richiederebbe però il lavoro di scripter molto preparati, sarebbe quella di rilasciare una distribuzione di un CMS (contents management system) opensource come drupal, postnuke o maxdev modificata per i nostri scopi. Gli utenti potrebbero così installare un loro portale con già installati script per il fund-rising e la gestione/moderazione degli utenti e dei materiali che servono (gallerie screenshot, video). Il decentramento è la soluzione migliore, in quanto base per l’espansione di un network di soggetti interessati alle tematiche di volta in volta poste in essere. L’hosting del portale e dei materiali naturalmente sarà competenza degli utenti.


  • Le tematiche “hot”

Una volta che gli utenti o i superutenti abbiano aperto nuove petition o action bisogna monitorare e rendere accessibili a tutti i contenuti in maniera veloce. Sarà necessario creare nella homepage un elenco delle ultime azioni aperte nonché una classifica in risalto delle iniziative più supportate. Sarebbe importante dare la possibilità agli utenti di fare proprie le iniziative cercando forme di supporto (economiche, di diffusione delle notizie..) mediante blog, portali e luoghi di discussione e supporto.


  • I feed xml

Uno dei primi strumenti approntabili è la creazione di feed xml da rilasciare agli utenti che vogliono essere sempre aggiornati sulle iniziative in corso. Sarebbe pure importante integrarli nei nuovi software per desktop quali Google desktop o negli addon per il sistema operativo Tiger della Macintosh. Gli utenti cercano l’interattività e sono molto attenti verso le novità dell’ambiente web.


  • Usare una prospettiva di marketing virale per innescare le iniziative di supporto alle azioni

“Il marketing virale descrive ogni strategia che incoraggia dei singoli a passare ad altri un messaggio pubblicitario, creando il potenziale per la crescita esponenziale del messaggio stesso”. (Ralph Wilson)

Le comunità virtuali possono rappresentare una risorsa eccezionale per la comunicazione poiché sono in grado di influenzare i mercati e l’opinione pubblica attraverso il passaparola. Quando è applicata ai settori commericiali viene definita “marketing virale” e consente una velocissima diffusione delle informazioni nell’ambiente internet . La diffusione attraverso passaparola (telematico e non) è la migliore forma di pubblicizzazione di beni e servizi e se applicata all’ambiente internet, può rappresentare una grossa parte di guadagni poiché vengono raggiunte milioni di persone. Il termine “marketing virale” è stato coniato da S. Jurvetson e T. Draper come “un atto di comunicazione posto in essere da un soggetto destinatario, al fine di stimolare l’acquisto o l’utilizzo di un bene o di un servizi; la stessa comunicazione è altresì finalizzata a rendere il soggetto destinatario esso stesso promotore del bene o del servizio nei confronti di soggetti terzi” nel loro lavoro del 1998 “Turning Customers into a Sales Force”, per descrivere il caso del fornitore di servizi email Hotmail, che in appena18 mesi dalla messa in atto della sua strategia di marketing, è riuscito a fidelizzare ben 12 milioni di abbonati, spendendo 0,5 milioni di dollari in advertising, marketing e promotion (semplicemente allegando ad ogni email inviata tramite Hotmail il messaggio "PS: Get your free e-mail account at http://www.hotmail.com"). Il termine "virale" è stato scelto per evidenziare la tecnica di comunicazione messa in atto, che porta chi ne è “bersaglio” a diffonderla a sua volta, esattamente come un virus. E’ facile comprendere come una strategia del genere, ormai applicata nei modi e nei casi più disparati, ha costi bassissimi di realizzazione. Il risvolto della medaglia è che non è possibile prevedere in maniera esatta la crescita esponenziale del messaggio, affidata all’impatto che avrà il messaggio sui destinatari. I 3 punti fondamentali su cui si basa la strategia di comunicazione di questo tipo di approccio, applicati ad una prospettiva di lobbying comunitario: - Ricercare nuovi utenti da coinvolgere attraverso scambi di link, inserimento di banner, inclusione nei motori di ricerca, segnalazione del proprio sito su forum, newsgroup e newsletter. - Fidelizzare l’utente che viene a contatto con la nostra idea. Rendere gli utenti portatori inconsapevoli della nostra strategia di comunicazione, senza fargli rendere quasi conto di partecipare a un processo di diffusione di un messaggio. - Semplificare al massimo la fase di proposta e utilizzo dei nostri servizi e di reperimento delle informazioni da parte dell’utente, inserendo F.A.Q., numeri verdi e recapiti degli amministratori e dei promotori delle azioni.


Le buone pratiche di E-Advocacy



Pledgebank è un portale che consente di aderire a delle iniziative superando il rischio di essere gli unici a farlo. L’iniziativa può essere proposta da chiunque in qualunque paese ed è formulata attraverso la frase 'Io farò questo, ma solamente se altri si impegneranno a fare lo stesso. PledgeBank non si rivolge solo a chi è un esperto di internet. Si può aderire ad un impegno inviando un semplice messaggio SMS (solo nel Regno Unito). Iscrivendoti ricevi una email quando qualcuno si impegna nella tua zona.

MoveOn diviso in due categorie: civic action la quale si concentra su importanti issue nationali e political actions che ha lo scopo di combattere battaglie in Congresso e di sostenere anche economicamente i candidati che meglio riflettono i valori dei cittadini.FASE1 speak loud :consente in primo luogo di sottoscrivere delle petizioni, FASE2 tell others funziona attraverso il passa parola tramite mail ai propri conoscenti(ai quali arriverà una mail informativa che spiega il senso della petizione,con riferimenti al numero di persone che già l’hanno appoggiata e a dichiarazioni rilasciate sull’argomento da personalità di rilievo e sollecita la partecipazione fornendo il link per la sottoscrizione) ed infine la FASE3 contribute consente di effettuare una donazione per sostenere economicamente le campagne. Due esempi di petizioni in corso: libertà su internet(il congresso vorrebbe far passare una legge che consenta ad alcuni internet providers un maggiore controllo sulle operazioni dei fruitori della rete) e AOL(corrispettivo americano di msn) che vorrebbe consentire per scopi lucrativi,l’accesso di messaggi pubblicitari non richiesti alle caselle postali dei propri fruitori.

Care2 consente di sostenere delle cause solo attraverso un click. Un click genera una donazione dagli sponsor del sito. Si può contribuire ulteriormente 1) con un’accesso ad uno dei link degli sponsor succitati 2) scambiando opinioni sui forum attivi sull’argomento scelto ed entrando in contatto con delle persone indicate come altri sostenitori di tale causa 3) invitando dei propri amici a partecipare. Il punto di forza di questo portale è quello di fornire gli strumenti per la creazione di comunità che avvicinano persone che abbiano gli stessi interessi. La sezione news consente di creare gruppi di discussione sulle ultime notizie, inserendo dei commenti. C’è la possibilità di ricevere email sulle questioni che ci interessano maggiormente e nella sezione Shopping è possibile generare donazioni acquistando dai siti sponsorizzati e scaricando una tool bar che offre indicazioni sui siti commerciali che supportano cause sociali. Si possono firmare petizioni e crearne di proprie attraverso 3 steps:

1. You'll fill out your sponsor information — you or your organization — and your petition target information — the person or group you'll be delivering your petition's signatures to. 2. We'll ask you to fill out your petition content — the summary, to educate signers about your issue, and the body, the text of the petition, which you will deliver to the petition's target along with the signatures. You'll also get a chance to pick a title, signature goal and deadline for your petition. 3. You'll set up your signature requirements, specifying what information you need from signers to make your petition effective.

Se una petizione non dovesse raggiungere 1,000 firme in 4 mesi può essere rimossa

Petitionline ha l’unica funzione di consentire di firmare petizioni e di offrire spazio per creare la propria riempiendo un form nel quale definire la propria strategia ed il proprio target. Molte scelte come le informazioni da richiedere ai firmatari sono lasciate alla discrezione del promotore. Vengono consigliati modi per pubblicizzare la propria petizione(es. mettendo dei link in forum appropriati o indicizzandola nei motori di ricerca) ma questo tipo di supporto non è offerto dagli strumenti messi a disposizione dal sito ed è quindi il promotore che con le proprie abilità dovrà gestire questo aspetto.

TheyWorkForYou sito che consente ai cittadini inglesi di tenersi aggiornati sulle dichiarazioni dei loro MP (member of parliament). La ricerca avviene inserendo il proprio cap o selezionando degli argomenti attraverso parole chiave. Offre inoltre la possibilità di ricevere alerts riguardanti temi di proprio interesse su cui intervengono gli MP e di commentare delle questioni trattate in parlamento.

Megavote Invia ogni settimana una newsletter che fornisce le preferenze di voto al congresso americano dei politici che abbiamo scelto di monitorare. Offre inoltre la possibilità di inviare la propria opinione tramite form precompilati ai politici che ci interessano.

OpenSecrets Consente di monitorare il rapporto tra denaro e politica, da quali settori vengono i finanziamenti ai candidati, il sito riceve donazioni e vende le proprie pubblicazioni. L'attività di lobbying viene mostrata all'utenza attraverso strumenti statistici.

Caratteristiche comuni ai siti web



Gli elementi che accomunano molti dei siti è la richiesta di donazioni (nel caso di moveon per finanziare i candidati e nel caso di opensecret per autofinanziarsi), le donazioni avvengono anche indirettamente attraverso la vendita di merchandising o di prodotti di imprese che supportano economicamente alcune cause. Altro strumento diffuso è la creazione di gruppi di discussione attraverso cui formarsi e scambiare opinioni, vengono offerti servizi di messaggistica per tenere informati gli utenti su argomenti di maggiore interesse, nel caso di pageblank per avvisare della nascita di un’azione a livello locale nella zona in cui vivono i fruitori del servizio. Alcuni come theyworkforyou e opensecret si configurano maggiormente come siti informativi, gli altri hanno una connotazione proattiva e di impegno in azioni che conducano a cambiamenti nel processo decisionale pubblico.


Strumenti di base e funzioni


Gli strumenti di base per delle azioni di lobby comunitaria ondine sono i seguenti:

Newsletters invio periodico di informazione al proprio indirizzo e mail Forum spazio virtuale di interazione asincrona nel quale più soggetti appostano messaggi in relazione alle tematiche proposte. I messaggi permangono nel tempo, quindi il mezzo si presta ad un approfondimento dei temi, oltre che ad uno scambio di idee e opinioni. Servizio E-mail alert che segnala direttamente tramite e-mail tutte le notizie più importanti Fund raising l'insieme delle strategie e delle azioni che un'azienda non profit deve mettere in atto affinché si sviluppi un continuo afflusso di risorse finanziarie per sostenere le proprie azioni Invio di opinioni ai decisori pubblici Petizioni sottoscrizione con form e invio email alla lista dei decisori selezionati Utilizzo di database che aiutino ad organizzare e gestire mailing list, volontari, donatori, attivisti, decisori pubblici, ecc.

Analisi delle "best practices" attualmente online

Pledgebank

  • Viene ricevuta una mail ogni volta che qualcuno aderisce ad una delle nostre azioni proposte. La semplicità d’utilizzo e di monitoraggio delle varie azioni porta l’utente ad essere invogliato a sostenere un’azione.
  • E’ancora poco utilizzato rispetto alle sue reali possibilità. Il servizio SMS per il supporto alle azioni è momentaneamente disponibile solo per gli abitanti del Regno Unito.
  • Il lavoro sul portale è tuttora in corso per garantire nuove funzionalità agli utenti. Il portale e gli script non richiedono lavoro di manutenzione, tutto è automatizzato con un conseguente abbattimento dei costi.
  • Consultazione in diverse lingue e catalogazione delle proposte per paese d'origine (la sezione Italia è praticamente vuota)


Moveon

  • Sostegno a campagne d’azione tramite email che giungono ai target corretti. In questo modo si riesce a supportare concretamente operazioni in tempo reale che possono trovare il supporto in politici o gruppi di pressione interessati ad allargare l’orizzonte di lotta.


Care2

  • Email agli amici quando si sottoscrive una petition.
  • Collegamenti ai blog degli utenti.
  • Alert sulle questioni scottanti.
  • Monitoraggio dei lavori socialmente responsabili e del comportamento delle imprese.
  • Abbonamento gratuito tramite il portale a delle newsletter su temi socialmente rilevanti.
  • Servizio gratuito e illimitato di photo sharing per aumentare l’interattività tra utenti.
  • Job finder per trovare lavoro nelle aziende socialmente responsabili.
  • Network di volontariato, per attivare comunità intorno a temi importanti.
  • Gruppi di discussione tramite interfaccia forum per riunire utenti attorno alle tematiche più variegate.
  • Calendario eventi che da conto dell’insieme delle iniziative attivate dal portale.
  • E’ possibile supportare economicamente il progetto care2, o le singole petizioni presentate.


Petitiononline

  • Hosting per le nostre petizioni. Per la sua facilità e immediatezza nella gestione di una petition rappresenta uno dei modelli da seguire.
  • La manutenzione richiesta sul portale è minima, e ciò si traduce in un abbattimento dei costi. Tutto avviene tramite form e catalogato in database per la consultazione.


Theyworkforyou

  • Monitora le opinioni dei candidati sulle tematiche scottanti giorno per giorno, catalogando il tutto in un database. E’ così possibile per gli utenti il monitoraggio della realtà della politica del Regno Unito; contestualmente, le dichiarazioni e le prese di posizione dei politici vengono commentate dagli utenti, senza essere soggetti a una stretta moderazione. Inoltre le questioni scottanti vengono associate a sondaggi liberi in cui gli utenti possono esprimersi in forma anonima.


Megavote

  • Invia ogni settimana una newsletter che fornisce le preferenze di voto al congresso americano dei politici che abbiamo scelto di monitorare. Offre inoltre la possibilità di inviare la propria opinione tramite form precompilati ai politici che ci interessano.


OpenSecrets

  • Portale no profit che monitora l'attività elettorale di Washington, ossia i finanziamenti sulla politica ed i relativi effetti che questi hanno sull'attività pubblica. L'attività di lobbying viene monitorata e mostrata all'utenza attraverso strumenti statistici, quali grafici e tabelle.


Campaigncreator provide you with the skills, information and tools you need to:

  • Start an effective campaign to make a difference in your community
  • Get others on board with your idea
  • Raise your issue with the right people


Citizenspeak

  • Semplicità nell’accesso e nell’iscrizione, campagne del momento semplicemente accessibili.
  • Contestualmente alla registrazione al portale, viene generata una pagina personale dove l’utente può creare nuove campagne di pressione, gestire newsletter di possibili utenti target e ottenere dagli utenti il supporto alla propria azione tramite l’invio di una mail.
  • Tutti i report e i monitoraggi delle nostre campagne avvengono tramite la nostra pagina personale in cui è possibile tenere sott’occhio tutte le campagne create.
  • Sfruttando gli strumenti del portale possiamo creare una lista di utenti interessati ad una delle nostre campagne d’azione e contattarli.
  • Il servizio è destinato solo agli utenti del Nord America.


Civicspace

  • Basato sul CMS Drupal (è una distribuzione modificata) per creare portali di sostegno alle azioni. E’un software open source, quindi il codice è accessibile e adattabile per diverse esigenze.
  • Creazione di forum, blog e newsletter e gestione tramite il nostro portale.
  • Presenza di script per gestire il fund rising.
  • Script per la creazione di gallerie immagini, sondaggi e gestione degli eventi.
  • Possibilità di creare un circuito virtuoso per creare una lista di utenti interessati alle nostre iniziative. Il monitoraggio avviene tramite il portale.
  • Anche se non è stata ancora rilasciata una distribuzione “finale” e completa, al momento più di 2000 organizzazioni sono già state create tramite il software fornito da civicspace per la gestione di community.
  • Il supporto al software è ottimo e gli amministratori del sistema forniscono tramite i forum ufficiali del progetto delucidazioni costanti e supporto ai nuovi utenti. Contestualmente è fornito un buon supporto ai nuovi sviluppatori che intendessero collaborare al progetto di perfezionamento della distribuzione CMS.


Ebase

  • E’ un ottimo software per la gestione dei contatti e della nostre organizzazioni. Consente la creazione di un database utenti e eventi con cui monitorare ogni aspetto dei nostri contatti.
  • Facile da usare, ottimo supporto per gestire azioni di lobbying comunitario


Meetup

  • Portale che monitora e mette in collegamento utenti di tutto il mondo attorno a diverse tematiche. Consente la gestione di un calendario eventi organizzate incontri e iniziative e per far incontrare i concittadini attorno agli eventi della propria città, e per monitorare gli eventi sopranazionali
  • Mappa interattiva per monitorare gli eventi e gli utenti di tutto il mondo riuniti per interessi e attività supportate.


sinceslicedbread.com

  • Take Action on Your Ideas! You've submitted your ideas,
  • you've voted for your favorites,
  • now adopt them and make them a reality!


hazteoir Spagna.

  • Attraverso HazteOir.org puoi mandare una lettera ai 120 mezzi di comunicazione spagnoli piú importanti, e far giungere le tue perplessitá ai tuoi deputati, participare alle nostre inchieste o al Foro HazteOir, dove puoi esprimere i tuoi commenti e le tue idee sui temi che affrontiamo nelle nostre campagne legislative.


NPAction

Change.org

  • Change.org aims to transform social activism by serving as the central platform that connects likeminded people, whatever their interests, and enables them to exchange information, share ideas, and collectively act to address the issues they care about.


Electronic Advocacy


Network-Centric Advocacy- Advocacy strategy for the age of connectivity.

  • Raccolta di risorse sulle novità introdotte dall’E-advocacy. Analizzano tramite ricerche mirate l’impatto della tecnologia sulla comunicazione e le continue innovazioni nell'insegnamento e nell’apprendimento di pratiche di supporto cause. Presenza di diversi gruppi di discussione e guide ad hoc per la gestione di diverse campagne di pressione.


maplight - Mappe delle relazioni tra politica e denaro (California)

actionsoptions.org software open source per la gestione delle organizzazioni e della raccolta fondi

 

#5188 Da: <locascio.francesco@...>
Data: Mer 11 Giu 2008 2:38 pm
Oggetto: Fw: Che ne pensi di dotare il MIR di un "ufficio" diritti umani, o lobbying, o meglio advocacy?
locascio.francesco@...
Invia email Invia email
 
 
----- Original Message -----
Sent: Wednesday, June 11, 2008 7:08 AM
Subject: Che ne pensi di dotare il MIR di un "ufficio" diritti umani, o lobbying, o meglio advocacy?

Cara Presidente del MIR,
Che ne pensi di dotarci di un "ufficio" diritti umani, o lobbying, o meglio advocacy?
 
Questo è ciò di cui mi occupo e ci occuperemo a Palermo.
Del resto questo è cio che il mir ha fatto in passato dagli anni sessanta.
 
Sicuramente è lo specifico dell'ufficio giustizi e pace dei francescani, ma anche di altri organismi (comboniani, domenicani, glam dei vaaldesi), di cui stiamo promuovendo localmente il coodinamento.
 
Conosci già le iniziative sui caldei, ora sui rom e le iniziative per promuovere la riproposizione dei disegni di legge su disarmo e diritti umani (in un mese 8 riproposizioni su 26 proposte).
 
 
Bene o male come mir abbiamo una certa  "specializzazione" tra le diverse sedi: educazione Padova, campi Torino, colombia  Roma,...
 
Forse potremmo così meglio inquadrare l'attività esistente e futura, rivendicandola come servizio comune del mir italiano.
 
Fammi sapere....
 
Ciao!
 
Francesco
 
 
 
 
 

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