Da: Facebook Date: 01 Luglio 2009 11.35 Oggetto: "Where is their vote?": Io sto con i giovani e le donne di Teheran! ti ha inviato un messaggio su Fa...
Francesco Locascio ha inviato un messaggio ai membri di "Where is their vote?": Io sto con i giovani e le donne di Teheran!
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Oggetto: Verbale dell'incontro organizzativo di ieri a Palermo
Ieri nel corso della riunione sulla situazione umanitaria in Iran,
si è pensato di organizzare una fiaccolata probabilmente per venerdì 10.
Ma c'e' una coincidenza con la data del G8.
Di promuovere per questa domenica 5/7 la proiezione del film Persepolis presso la sala della chiesa valdese.
Il Prossimo appuntamento sarà per lunedi 6 alle ore 21.30.
Nell'arco della settimana predisporremo un' appello ed una mozione da proporre agli ee.ll. (sul modello delle interrogazioni parlamentari che abbiamo già realizzato).
Da subito abbiamo le petizioni promosse da Amnesty Int.
Si è ipotizzato un convegno da realizzare a settembre con l'obiettivo di raccogliere fondi da destinare a sostegno del movimento dei giovani e delle donne di Teheran.
Sarebb utile trovare cuochi/e per un eventuale cena a tema persiana!
E'stata costituita una mailinglist organizzativa tra i partecipanti all'incontro.
Attualmente è ospitata sulla piattaforma di googlegroups, probabilmente potrà migrare su quella di http://www.facebook.com/l/;sympa.retelilliput.org, o sul server che ospita il MIR.
I nonviolenti, il MIR, Rete
lilliput organizzano un Sit in al politema per giovedi prossimo (ore 16-19),
quale prima iniziativa cittadina a sostegno della lotta dei giovani e delle
donne di Teheran.
Il MIR degli USA (www.forusa.org
)già da anni ha un programma di intervento e gemellaggi con la società civile
iraniana, per scongiurare i rischi di una guerra col pretesto del programma
nucleare iraniano. Anche la
LOC (Lega Obiettori di Coscienza) e gli obiettori
fiscali propongono nuovamente l'apertura di analoghe ambasciate di Pace
in Iran" (http://groups.google.it/group/fermiamo-il-fuoco-atomico , http://urlx.org/nd).
In internet ( www.iniziativanonviolenta.wordpress.org) abbiamo iniziato
una mobilitazione che ha portato alla presentazione di 2 interrogazioni
parlamentari sia alla camera che al senato. Si è in oltre riusciti a far si che
anche l'ambasciata italiana a teheran aprisse le porte ai feriti delle
manifestazioni di questi giorni (http://www.marcellosaponaro.it/blog/2009/06/20/porte-aperte-subito/).
Qui la lista delle ambasciate aperte (Embassies Accepting Injured People in
Tehran:http://bit.ly/WC3Fh ; http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html).
Un iniziativa per la democrazia in Iran è stata organizzata la scorsa settimana
del "Riformista" e da "Radio Radicale" (http://urlx.org/piazzafarnese).
La parabola di Berlusconi, divenuto “indifendibile” per le “famiglie cristiane”, ha una bellissima morale: è più facile che un cammello passi nella cruna di un ago, che un ricco possa governare un Paese. Niente di ontologico, per carità: qui siamo nel regno della politica, non della metafisica. Ma appunto è così difficile, che senza una conversione non riesce. La ricchezza può far vincere le elezioni, ma poi ritorcersi contro chi le ha vinte.
Ciò dipende dal fatto che il ricco pensa di poter comprare tutto, e lo compra. Compra il potere, il consenso, i riflettori, gli avvocati, i cortigiani, gli agiografi, i testimoni, le scorte, le ville, i vulcani, e le donne. Di tutte le cose, tasse e terremoto, Milan e Parlamento, donne di immagine e sciupate, è l’utilizzatore finale. Ma c’è qualcosa che non può comprare, la Repubblica non è in vendita e il popolo, oltre un certo limite, non si fa usare. E così passa la figura di questo potere.
Delusa dal governo amico, che sembrava così vicino ai “valori cristiani”, la Chiesa a Roma può tornare a volare alto. E qui vorremmo segnalare due eventi di grande valore.
Il primo riguarda la Chiesa italiana, ed è una lettera scritta dalla Commissione per la dottrina della fede della Conferenza episcopale ai “cercatori di Dio”. Qui l’annuncio non sta tanto nel testo, che non è di quei testi abituati a farsi leggere, ma nel titolo. E l’annuncio consiste nel fatto che la Chiesa si rivolge agli uomini e alle donne del nostro tempo non distinguendoli in credenti e non credenti, cattolici e non cattolici, chierici e laici, ma accomunandoli tutti nella specie dei “cercatori di Dio”, a cui la Chiesa stessa riconosce di appartenere come credente se, come il documento arriva a dire, “il credente è un ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere”, e se la Chiesa non si pone essa stessa come Dio in terra, ma come la sua luna che ne rifrange i raggi.
In una bella presentazione della lettera il suo maggiore autore, che è l’arcivescovo di Chieti Bruno Forte, dice che la pretesa della teologia cristiana degli ultimi secoli di assumere la rivelazione come una manifestazione totale di Dio e una sua esibizione senza riserve, “è il più grande tradimento che di essa si possa fare”, perché rivelare “è, sì, togliere un velo, ma è anche un più forte nascondere; rivelandosi l’Eterno non solo si è detto, ma si è anche più altamente taciuto”.
Si può sopperire a questa lacuna, a questo non del tutto conoscere, ricorrendo a una “legge naturale” che sarebbe da tutti intelligibile, e che la Chiesa potrebbe somministrare a tutti gli uomini come normativa per tutti, indipendentemente dalla fede?
No, non si può. E qui c’è l’altro evento ecclesiale di cui rallegrarsi. Si tratta di un documento del dicembre scorso della Commissione Teologica internazionale, l’organismo pontificio che già ci sorprese il 19 gennaio del 2007 con la buona notizia che anche i bambini morti senza battesimo vanno in Paradiso; ora la Commissioneci fa sapere di essersi messa “alla ricerca di un’etica universale”, cioè di valori morali oggettivi comuni a tutti gli uomini, e di aver voluto gettare un “nuovo sguardosulla legge naturale”, per vedere se la risposta fosse in tale legge. Si trattava della riproposizione aggiornata dell’idea di un diritto naturale perenne e superiore al diritto positivo, considerato come inevitabilmente disordinato e incapace, anche nelle sue manifestazioni più alte come le Costituzioni o la Dichiarazione universale dei diritti umani, di veicolare contenuti di giustizia.
Ebbene tutto il documento, paradossalmente, dimostra che una legge naturale, intesa come un complesso normativo precostituito, astorico e uguale per tutti, non c’è: la legge naturale è quella scritta da Dio nel cuore di ogni uomo, che non ce l’ha ma la cerca, ognuno con la sua grazia, con la sua cultura, con le sue mani e alla luce della ragione. Non da solo, naturalmente. Sicché la legge naturale, in definitiva, è lo Spirito Santo, dato a tutti e operante in ciascuno, ma per definizione irriducibile a un sistema e tanto meno a un codice.
È dentro questo orizzonte che, come spiegava la Pacem in terris, gli esseri umani costruiscono il loro ordine, che in molti modi, e per lo più oltre la loro stessa aspettativa, raggiunge l’ordine voluto da Dio; e il diritto positivo che di quest’ordine umano è lo strumento e la norma, non è da buttare; certo, c’è del marcio in Danimarca, per dirla con Amleto, ma ci sono anche quei lumi che, a scrutarli, appaiono e si rivelano come “segni del tempo”, e ci aiutano a dare ragione della speranza che è in noi.
Mi pare una cosa almeno controversa. Per quel che ne ho letto nell'articolo di Girondeau inviato, per lunghi mesi, per un anno, le manifestazioni patirono molta violenza ma non la fecero, e usarono tecniche propriamente nonviolente. Risulta forse che cercassero di colpire lo Scià?
La violenza, anche guerra civile, cominciò dopo la presa del potere da parte del ceto clericale teocratico. Nessuno vuole idealizzare: una è la nonviolenza gandhiana, del forte, un'altra la lotta forte e coraggiosa senza uso di violenza, un'altra ancora la lotta violenta. Di ciascuna, poi, è da vedere, quali fini persegue.
In Iran c'è stata anche una rivolta nel 2003, su cui ho ritrovato il documento che allego (qualche lista non accetta allegati). Oggi avviene qualcosa di simile, che va affrontato da parte nostra allo stesso modo. Leggo infatti che i manifestanti non chiedono appoggi occidentali, per poter dimostrare la spontaneità della loro rivolta. Chi si sbraccia nel dichiarare appoggio (ci sono altre lotte popolari non meno degne) bisogna vedere quanto è sincero, quanto si rende conto del problema appena detto, quanto invece pensa di influire come fecero sulle varie rivoluzioni "arancioni".
Subject: Re: [MIR-Riconciliazione] Fwd: [no fuoco atomico] 24 giugno per l'Iran a Roma - 25 giugno a Firenze
per precisione storica ricordo che la "rivoluzione iraniana del 1979" non lasciò partire lo Scià "senza cercarne la morte", fu lo Scià che , quando vide che tutto era perduto partì in esilio, prima dell'arrivo di Khomeiny e della definitiva presa del potere degli ayotallah, i quali chiesero da subito la riconsegna dello scià e della sua famiglia (per processarlo e condannarlo). D'altra parte le esecuzioni sommarie e le violenze si scatenarono subito dopo la presa del potere, come evidenziato anche nell'allegato. La rivoluzione del '79 fu dunque condotta con mezzi non violenti, ma aveva comunque fini ben violenti.
ciao
Paolo
Il giorno 24 giugno 2009 08.16, Enrico Peyretti <e.pey@...> ha scritto:
Vedo due diversi slogan: 1) "morte al dittatore, morte a Khamenei".
2) “SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO IRANIANO”.
Se questi due slogan caratterizzano, a quanto sembra, le due diverse manifestazioni, io capisco la differenza e sceglierei (se fossi a Roma) di partecipare alla seconda e non alla prima. La rivoluzione iraniana del 1979, prima del ritorno di Khomeini, fu nonviolenta (vedi allegato), costrinse all'esilio lo Scià senza cercarne la morte. Volere la morte del tiranno è imitare il tiranno, che invece la forza tenace e unita del popolo può neutralizzare senza violenza. Così avvenne anche (con l'eccezione parziale della Romania) nelle rivoluzioni nonviolente del 1989 che abbatterono i regimi del socialismo "reale" nell'Europa dell'est.
Sosteniamo la giustizia e la libertà per il popolo iraniano, ma non la violenza che sempre produce oppressione. Enrico Peyretti, Torino
Qualcuno riesce a chiarire se e perchè Rifondazione Comunista fa una sua manifestazione di partito separata da quella indetta da una organizzazione iraniana?
Quello che mi sembra chiaro è che il 25, come giornata nazionale, è saltato. I gruppi iraniani in Italia devono ancora collegarsi a livello nazionale...
Alfonso Navarra - Obiettore alle spese militari e nucleari
Comunicato stampa:
Associazione Giovani Iraniani, nel nome di Neda, giovane ragazza uccisa dalle mani del regime fanatico e misogino dei mullah, ha organizzato per domani, 24 giugno una manifestazione di protesta contro le barbarie del regime dittatoriale khomeinista e per sostenere la lotta del popolo iraniano per la libertà e la democrazia in Iran. Associazione Giovani iraniani invita tutti i cittadini di scendere in piazza per sostenere quei ragazzi e ragazze che coraggiosamente sono scesi nelle strade di tutte le città iraniane scandendo lo slogan "morte al dittatore, morte a Khamenei". In questo storico momento il nostro popolo ha bisogno della partecipazione e della solidarietà di tutti i popoli democratici del mondo.
Presidente dell'associazione giovani iraniani in Italia Azar Karimi La manifestazione si terrà a Roma, alle ore 14 in piazza della Repubblica e si concluderà alle ore 17.
Domani 24 giugno, a partire dalle ore 17.30, si terrà - di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma (via Nomentana 120) un sit-in di protesta organizzato da Rifondazione comunista in solidarietà con il popolo iraniano dopo gli scontri e la repressione seguiti alle recenti elezioni. Rifondazione comunista aderisce all’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”, appello con cui molti esponenti delle forze politiche e sindacali della sinistra italiana , in solidarietà con le forze democratiche e progressiste iraniane, chiedono la fine della repressione e la liberazione dei prigionieri politici del regime.
Di seguito riportiamo i passaggi salienti dell’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”.
“Come esponenti di forze e movimenti democratici, di organizzazioni dei lavoratori e degli studenti guardiamo con estrema preoccupazione a quello che sta avvenendo in Iran. In questi giorni a Teheran si sta svolgendo uno scontro fra i vertici della Repubblica Iraniana, che vede contrapposti i poteri religiosi rappresentati da Khameney e da Rasfanjani: uno scontro giocato tutto sulla pelle del popolo iraniano. Uomini e donne che stanno protestando per avere maggiore libertà e democrazia. Lo scontro elettorale tra il capo del governo uscente Amadinejahd e il principale candidato dell’opposizione Mousavi ha innescato una reazione popolare e fatto emergere tensioni sociali che già da tempo si stavano manifestando con una forte crescita dell’opposizione. Per questo, di fronte alla violenza scatenatasi in questi giorni, è necessaria un’ampia mobilitazione internazionale a sostegno degli studenti, dei lavoratori e delle donne, del popolo iraniano. Chiediamo che cessino la repressione e gli arresti, che vengano liberati i prigionieri politici del regime e che il popolo iraniano possa scegliere liberamente il proprio futuro, in un nuovo quadro di garanzie democratiche per tutte le espressioni politiche presenti in Iran”.
Altra notizia:
Rifondazione comunista sostiene la lotta del popolo iraniano: è quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa del partito, nella quale si precisa che oggi (18 giugno? ndr), presso la direzione nazionale del Prc, il segretario Paolo Ferrero ed il responsabile Esteri Fabio Amato hanno incontrato una delegazione dei Guerriglieri Fedayn del popolo iraniano, forza di opposizione e di resistenza al regime di Teheran, guidata da Ali Ghaderi, responsabile esteri dell'Organizzazione.
Anche Sinistra e Libertà "organizza"?
IRAN: SINISTRA E LIBERTA', DOMANI SIT-IN DAVANTI AMBASCIATA A ROMA
Roma, 23 giu. - (Adnkronos) - Domani a Roma, alle 17.30, Sinistra e Liberta' manifestera' davanti all'ambasciata iraniana in via Nomentana 361, "per denunciare la necessita' di restituire la democrazia al popolo iraniano". Per Sinistra e Liberta', "dopo gli scontri quotidiani delle ultime due settimane, dopo l'ammissione di brogli da parte delle autorita' iraniane, dopo la morte de 'l'angelo di Teheran', Neda, e' necessario prendere una posizione netta e far sentire il proprio sostegno alle donne agli uomini che stanno manifestando in difesa della democrazia".
Sinistra e Liberta', si legge in una nota, "manifestera' per denunciare la negazione dei diritti umani del popolo iraniano, l'assenza di democrazia di un Paese che vuole essere riconosciuto dalla comunita' internazionale, per denunciare la censura inaccettabile a cui e' sottoposta la stampa locale ed estera". Parteciperanno alla manifestazione, tra gli altri, Grazia Francescato, Umberto Guidoni, Gennaro Migliore, Gloria Buffo, Loredana De Petris, Patrizia Sentinelli, Marco Fumagalli, Franco Giordano, Imma Battaglia e Alfonso Gianni.
Anche l’associazione Di Gay Project aderisce al sit in: nell’annunciare la partecipazione l’associazione ricorda le violenze a cui vengono sottoposti gli omosessuali da sempre perseguitati e condannati a morte, richiamando l’attenzione anche sulla vicenda di Vahid Kian Motlagh, il 32enne omosessuale iraniano fuggito dal suo paese per evitare l’impiccagione e che adesso si trova in un centro per clandestini diLione, e proprio da domani rischia il rimpatrio. Un caso su cui anche dall’Italia potrebbe venire un chiaro messaggio di asilo politico.
E Sinistra Critica - giustamente - chiede "libere elezioni":
Dichiarazione di Flavia D'Angeli (ANSA) - ROMA, 21 GIU - «La versione inverosimile avallata dagli ayatollah iraniani delle elezioni presidenziali sta sfociando in una repressione inaccettabile. Si tratta, probabilmente, di una crisi di fondo della struttura politico-istituzionale che l'Iran si è data dopo la rivoluzione del '79 e di una contraddizione sempre più forte tra la società e l'oligarchia teocratica. I manifestanti, infatti, oltre a contrastare Ahmadinejad, sfidano la guida suprema Khamenei». Flavia D'Angeli di Sinistra critica commenta così la repressione in Iran dei manifestanti. «Al di là delle posizioni di Mousavi, componente moderata di quella oligarchia, responsabile anch'egli nel passato di repressioni e limitazioni democratiche, quello che appare evidente - aggiunge D'Angeli - è il diritto degli iraniani e delle iraniane a godere di elementari diritti democratici come il libero e garantito svolgimento delle elezioni e la libera e assoluta libertà di manifestare». «Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari, probabilmente appannaggio ancora del presidente uscente, e affermare la laicità dello Stato. Si a nuove elezioni - conclude - sì all'abolizione della teocrazia. Chi aspira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regime». (ANSA).
A Firenze organizza l'Associazione studenti iraniani (che, mi pare di aver capito bene, è altra e distinta cosa dall'Unione studenti iraniani di Milano)
Solidarietà al popolo iraniano - 25 giugno a Firenze
In Iran ed in particolare a Tehran continuano le proteste scatenate dall’assegnazione fraudolenta ad Ahmadinejad di una schiacciante vittoria nelle elezioni presidenziali. Da domenica 14 giugno diverse decine di migliaia di donne e uomini, molti giovani ma non solo, che si erano precedentemente attivati per sconfiggere Ahmadinejad nelle urne, prima scendendo nelle piazze e poi votando per Mousavi ed alcuni altri candidati, stanno manifestando tenacemente per denunciare il furto del proprio voto e ottenere nuove e più pulite elezioni. Le mobilitazioni hanno raggiunto picchi molto alti, passando abbondantemente il milione di persone, e sono continuate ogni giorno in molte città dell’Iran nonostante una feroce e violenta repressione da parte della polizia e delle milizie armate filogovernative dei Basij che ha portato al ferimento e alla morte di un numero elevatissimo di manifestanti e all’arresto di molti altri, come ci testimoniano anche i numerosi filmati e foto che ci arrivano tramite internet. Ma solo una esigua parte di queste testimonianze ci possono arrivare a causa di una censura molto forte ed estesa messa in atto dal governo iraniano, rendendo estremamente difficile ed in alcuni casi quasi impossibile comunicare ed avere notizie della situazione a Tehran e nel resto del paese. Ciò nonostante ci giungono immagini di questa repressione che con violenza estrema schiaccia un popolo che manifesta per l’affermazione e la difesa dei propri diritti civili e fondamentali che gli sono stati negati così a lungo.
Per questo i cittadini e gli studenti iraniani di Firenze, in solidarietà al popolo iraniano impegnato in questa dura e coraggiosa lotta , vi invitano ad aderire alla manifestazione indetta per il giorno:
25 giugno 2009 ore 18:00
In Piazza Ghiberti/Annigoni- FIRENZE
per chiedere il non riconoscimento del governo Ahmadinejad,nuove elezioni sotto la supervisione di osservatori internazionali e la cessazione della violenta repressione del popolo iraniano.
per precisione storica ricordo che la "rivoluzione iraniana del 1979" non lasciò partire lo Scià "senza cercarne la morte", fu lo Scià che , quando vide che tutto era perduto partì in esilio, prima dell'arrivo di Khomeiny e della definitiva presa del potere degli ayotallah, i quali chiesero da subito la riconsegna dello scià e della sua famiglia (per processarlo e condannarlo). D'altra parte le esecuzioni sommarie e le violenze si scatenarono subito dopo la presa del potere, come evidenziato anche nell'allegato. La rivoluzione del '79 fu dunque condotta con mezzi non violenti, ma aveva comunque fini ben violenti.
ciao
Paolo
Il giorno 24 giugno 2009 08.16, Enrico Peyretti <e.pey@...> ha scritto:
Vedo due diversi slogan: 1) "morte al dittatore, morte a Khamenei".
2) “SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO IRANIANO”.
Se questi due slogan caratterizzano, a quanto sembra, le due diverse manifestazioni, io capisco la differenza e sceglierei (se fossi a Roma) di partecipare alla seconda e non alla prima. La rivoluzione iraniana del 1979, prima del ritorno di Khomeini, fu nonviolenta (vedi allegato), costrinse all'esilio lo Scià senza cercarne la morte. Volere la morte del tiranno è imitare il tiranno, che invece la forza tenace e unita del popolo può neutralizzare senza violenza. Così avvenne anche (con l'eccezione parziale della Romania) nelle rivoluzioni nonviolente del 1989 che abbatterono i regimi del socialismo "reale" nell'Europa dell'est.
Sosteniamo la giustizia e la libertà per il popolo iraniano, ma non la violenza che sempre produce oppressione. Enrico Peyretti, Torino
Qualcuno riesce a chiarire se e perchè Rifondazione Comunista fa una sua manifestazione di partito separata da quella indetta da una organizzazione iraniana?
Quello che mi sembra chiaro è che il 25, come giornata nazionale, è saltato. I gruppi iraniani in Italia devono ancora collegarsi a livello nazionale...
Alfonso Navarra - Obiettore alle spese militari e nucleari
Comunicato stampa:
Associazione Giovani Iraniani, nel nome di Neda, giovane ragazza uccisa dalle mani del regime fanatico e misogino dei mullah, ha organizzato per domani, 24 giugno una manifestazione di protesta contro le barbarie del regime dittatoriale khomeinista e per sostenere la lotta del popolo iraniano per la libertà e la democrazia in Iran. Associazione Giovani iraniani invita tutti i cittadini di scendere in piazza per sostenere quei ragazzi e ragazze che coraggiosamente sono scesi nelle strade di tutte le città iraniane scandendo lo slogan "morte al dittatore, morte a Khamenei".
In questo storico momento il nostro popolo ha bisogno della partecipazione e della solidarietà di tutti i popoli democratici del mondo.
Presidente dell'associazione giovani iraniani in Italia Azar Karimi La manifestazione si terrà a Roma, alle ore 14 in piazza della Repubblica e si concluderà alle ore 17.
Domani 24 giugno, a partire dalle ore 17.30, si terrà - di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma (via Nomentana 120) un sit-in di protesta organizzato da Rifondazione comunista in solidarietà con il popolo iraniano dopo gli scontri e la repressione seguiti alle recenti elezioni. Rifondazione comunista aderisce all’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”, appello con cui molti esponenti delle forze politiche e sindacali della sinistra italiana , in solidarietà con le forze democratiche e progressiste iraniane, chiedono la fine della repressione e la liberazione dei prigionieri politici del regime.
Di seguito riportiamo i passaggi salienti dell’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”.
“Come esponenti di forze e movimenti democratici, di organizzazioni dei lavoratori e degli studenti guardiamo con estrema preoccupazione a quello che sta avvenendo in Iran. In questi giorni a Teheran si sta svolgendo uno scontro fra i vertici della Repubblica Iraniana, che vede contrapposti i poteri religiosi rappresentati da Khameney e da Rasfanjani: uno scontro giocato tutto sulla pelle del popolo iraniano.
Uomini e donne che stanno protestando per avere maggiore libertà e democrazia. Lo scontro elettorale tra il capo del governo uscente Amadinejahd e il principale candidato dell’opposizione Mousavi ha innescato una reazione popolare e fatto emergere tensioni sociali che già da tempo si stavano manifestando con una forte crescita dell’opposizione. Per questo, di fronte alla violenza scatenatasi in questi giorni, è necessaria un’ampia mobilitazione internazionale a sostegno degli studenti, dei lavoratori e delle donne, del popolo iraniano. Chiediamo che cessino la repressione e gli arresti, che vengano liberati i prigionieri politici del regime e che il popolo iraniano possa scegliere liberamente il proprio futuro, in un nuovo quadro di garanzie democratiche per tutte le espressioni politiche presenti in Iran”.
Altra notizia:
Rifondazione comunista sostiene la lotta del popolo iraniano: è quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa del partito, nella quale si precisa che oggi (18 giugno? ndr), presso la direzione nazionale del Prc, il segretario Paolo Ferrero ed il responsabile Esteri Fabio Amato hanno incontrato una delegazione dei Guerriglieri Fedayn del popolo iraniano, forza di opposizione e di resistenza al regime di Teheran, guidata da Ali Ghaderi, responsabile esteri dell'Organizzazione.
Anche Sinistra e Libertà "organizza"?
IRAN: SINISTRA E LIBERTA', DOMANI SIT-IN DAVANTI AMBASCIATA A ROMA
Roma, 23 giu. - (Adnkronos) - Domani a Roma, alle 17.30, Sinistra e Liberta' manifestera' davanti all'ambasciata iraniana in via Nomentana 361, "per denunciare la necessita' di restituire la democrazia al popolo iraniano". Per Sinistra e Liberta', "dopo gli scontri quotidiani delle ultime due settimane, dopo l'ammissione di brogli da parte delle autorita' iraniane, dopo la morte de 'l'angelo di Teheran', Neda, e' necessario prendere una posizione netta e far sentire il proprio sostegno alle donne agli uomini che stanno manifestando in difesa della democrazia".
Sinistra e Liberta', si legge in una nota, "manifestera' per denunciare la negazione dei diritti umani del popolo iraniano, l'assenza di democrazia di un Paese che vuole essere riconosciuto dalla comunita' internazionale, per denunciare la censura inaccettabile a cui e' sottoposta la stampa locale ed estera". Parteciperanno alla manifestazione, tra gli altri, Grazia Francescato, Umberto Guidoni, Gennaro Migliore, Gloria Buffo, Loredana De Petris, Patrizia Sentinelli, Marco Fumagalli, Franco Giordano, Imma Battaglia e Alfonso Gianni.
Anche l’associazione Di Gay Project aderisce al sit in: nell’annunciare la partecipazione l’associazione ricorda le violenze a cui vengono sottoposti gli omosessuali da sempre perseguitati e condannati a morte, richiamando l’attenzione anche sulla vicenda di Vahid Kian Motlagh, il 32enne omosessuale iraniano fuggito dal suo paese per evitare l’impiccagione e che adesso si trova in un centro per clandestini diLione, e proprio da domani rischia il rimpatrio. Un caso su cui anche dall’Italia potrebbe venire un chiaro messaggio di asilo politico.
E Sinistra Critica - giustamente - chiede "libere elezioni":
Dichiarazione di Flavia D'Angeli (ANSA) - ROMA, 21 GIU - «La versione inverosimile avallata dagli ayatollah iraniani delle elezioni presidenziali sta sfociando in una repressione inaccettabile. Si tratta, probabilmente, di una crisi di fondo della struttura politico-istituzionale che l'Iran si è data dopo la rivoluzione del '79 e di una contraddizione sempre più forte tra la società e l'oligarchia teocratica. I manifestanti, infatti, oltre a contrastare Ahmadinejad, sfidano la guida suprema Khamenei». Flavia D'Angeli di Sinistra critica commenta così la repressione in Iran dei manifestanti. «Al di là delle posizioni di Mousavi, componente moderata di quella oligarchia, responsabile anch'egli nel passato di repressioni e limitazioni democratiche, quello che appare evidente - aggiunge D'Angeli - è il diritto degli iraniani e delle iraniane a godere di elementari diritti democratici come il libero e garantito svolgimento delle elezioni e la libera e assoluta libertà di manifestare». «Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari, probabilmente appannaggio ancora del presidente uscente, e affermare la laicità dello Stato. Si a nuove elezioni - conclude - sì all'abolizione della teocrazia. Chi aspira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regime». (ANSA).
A Firenze organizza l'Associazione studenti iraniani (che, mi pare di aver capito bene, è altra e distinta cosa dall'Unione studenti iraniani di Milano)
Solidarietà al popolo iraniano - 25 giugno a Firenze
In Iran ed in particolare a Tehran continuano le proteste scatenate dall’assegnazione fraudolenta ad Ahmadinejad di una schiacciante vittoria nelle elezioni presidenziali. Da domenica 14 giugno diverse decine di migliaia di donne e uomini, molti giovani ma non solo, che si erano precedentemente attivati per sconfiggere Ahmadinejad nelle urne, prima scendendo nelle piazze e poi votando per Mousavi ed alcuni altri candidati, stanno manifestando tenacemente per denunciare il furto del proprio voto e ottenere nuove e più pulite elezioni. Le mobilitazioni hanno raggiunto picchi molto alti, passando abbondantemente il milione di persone, e sono continuate ogni giorno in molte città dell’Iran nonostante una feroce e violenta repressione da parte della polizia e delle milizie armate filogovernative dei Basij che ha portato al ferimento e alla morte di un numero elevatissimo di manifestanti e all’arresto di molti altri, come ci testimoniano anche i numerosi filmati e foto che ci arrivano tramite internet. Ma solo una esigua parte di queste testimonianze ci possono arrivare a causa di una censura molto forte ed estesa messa in atto dal governo iraniano, rendendo estremamente difficile ed in alcuni casi quasi impossibile comunicare ed avere notizie della situazione a Tehran e nel resto del paese. Ciò nonostante ci giungono immagini di questa repressione che con violenza estrema schiaccia un popolo che manifesta per l’affermazione e la difesa dei propri diritti civili e fondamentali che gli sono stati negati così a lungo.
Per questo i cittadini e gli studenti iraniani di Firenze, in solidarietà al popolo iraniano impegnato in questa dura e coraggiosa lotta , vi invitano ad aderire alla manifestazione indetta per il giorno:
25 giugno 2009 ore 18:00
In Piazza Ghiberti/Annigoni- FIRENZE
per chiedere il non riconoscimento del governo Ahmadinejad,nuove elezioni sotto la supervisione di osservatori internazionali e la cessazione della violenta repressione del popolo iraniano.
---------- Messaggio inoltrato ---------- Da: Aldo Penna<info@...> Date: 24 giugno 2009 21.25
Oggetto: gioved¨§ 25 giugno dalle ore 16,30 sit in a sostegno del popolo iraniano e dei suoi diritti A: locascio.francesco@...
Mentre le piazze di Teheran sono spazzate dal vento violento dell'autoritarismo e dell'imbroglio, il popolo dell'Iran, come 30 anni fa, si prepara a scacciare chi lo opprime.
Quando si invoca la democrazia e il consenso per legittimare il potere, e poi si contravvenggono le norme pi¨´ elementari di rispetto della volont¨¤ popolare, la piazza brucia, perch¨¨ i cuori bruciano di rabbia e di voglia di libert¨¤.
ecco alcuni filmati, vi aspetto giovedi pomeriggio a Piazza Politeama.
---------- Messaggio inoltrato ---------- Da: alfonsonavarra@...<alfonsonavarra@...>
Date: 24 giugno 2009 21.28 Oggetto: Sabato manifestazione a Milano - per non lasciare sola Tehran A:
SABATO MANIFESTAZIONE A MILANO - PER NON LASCIARE SOLA TEHERAN
indetta
dall'Unione degli Universitari Iraniani in Italia
Sabato sera, 27
giugno, dalle 20.00 alle 23.00, a Milano in Piazza Duomo (non davanti
al Consolato!), gli studenti universitari iraniani chiamano ad una
iniziativa di solidarietà nei confronti del movimento popolare che
chiede nuove elezioni.
La protesta contro la repressione sempre più
violenta e sanguinosa della società civile da parte del regime di
Ahmadinejad verrà ancora effettuata, come più volte in questi giorni.
In forma di commemorazione funebre (candeline accese e ritratti delle
vittime, come la giovanissima Neda, uccisa in mezzo alla folla, davanti
agli occhi del padre).
Riproponiamo il nostro appello a mobilitarsi, ad
essere dalla parte dei manifestanti di Tehran, che non mollano a
rischio della galera e, purtroppo, anche della vita.
Anche perchè, come
scrive la stessa Unione degli studenti Universitari Iraniani in Italia,
"il futuro del Medio Oriente dipende dal destino dell'Iran e il futuro
della pace nel mondo dipende dalla pace in Medio Oriente"...
APPELLO
- NON LASCIAMO SOLA TEHRAN! (sottoscrivetelo!)
Le notizie che
giungono da Tehran sono drammatiche. Queste giovani e questi giovani,
queste persone comuni che, rischiando la vita, sognano più libertà e
chiedono il rispetto della volontà popolare (con un voto regolare),
meritano tutta la nostra ammirazione ed il nostro sostegno. Non è
questo il momento dei distinguo accademici sul tasso di democraticità e
laicità dell'attuale opposizione politica.
E' il momento, invece, di
mobilitarsi subito, insieme!
E' necessario che, anche in Italia, ci
uniamo alle proteste davanti all'Ambasciata di Roma, ai vari consolati,
nelle diverse piazze, per fare sentire che Tehran non è sola!
La
pressione dell'opinione pubblica internazionale potrà, forse, evitare
all'umanità tutta la vergogna di una "Tehran-men" annunciatrice di
nuovi lutti e nuove guerre.
Primi firmatari individuali: Don Luigi
Ciotti - Francesco Lo Cascio - Alberto L'Abate - Alfonso Navarra -
Gianni Alioti - Anna Maria Rivera - Lidia Menapace (appena pervenuta)
Associazioni, gruppi, movimenti: Gruppo Abele - LDU - Libera -
Riconciliazione.it - Coordinamento Nord Sud del Mondo - Centro
Internazionale Helder Camara - FIM-CISL nazionale (appena pervenuta)
Per informazioni e adesioni
Coordinamento "Fermiamo che scherza col
fuoco atomico"
(Ricordiamo le soluzioni per
riportare calma e diritto in Iran proposte dal premio Nobel Shirin
Ebadi, presidente del "Centro dei difensori dei diritti umani":
1. La
liberazione incondizionata di ogni persona arrestata o imprigionata
per aver contestato il risultato elettorale.
2. L'immediata cessazione
della repressione contro i manifestanti da parte della polizia e delle
milizie del Basiji.
3. Annullare le elezioni.
4. Indire nuove elezioni
con la presenza di osservatori internazionali.
5. Risarcire i feriti e
le famiglie di quanti hanno perso la vita.)
Vedo due diversi slogan: 1) "morte al dittatore, morte a Khamenei".
2) “SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO IRANIANO”.
Se questi due slogan caratterizzano, a quanto sembra, le due diverse manifestazioni, io capisco la differenza e sceglierei (se fossi a Roma) di partecipare alla seconda e non alla prima. La rivoluzione iraniana del 1979, prima del ritorno di Khomeini, fu nonviolenta (vedi allegato), costrinse all'esilio lo Scià senza cercarne la morte. Volere la morte del tiranno è imitare il tiranno, che invece la forza tenace e unita del popolo può neutralizzare senza violenza. Così avvenne anche (con l'eccezione parziale della Romania) nelle rivoluzioni nonviolente del 1989 che abbatterono i regimi del socialismo "reale" nell'Europa dell'est.
Sosteniamo la giustizia e la libertà per il popolo iraniano, ma non la violenza che sempre produce oppressione. Enrico Peyretti, Torino
Qualcuno riesce a chiarire se e perchè Rifondazione Comunista fa una sua manifestazione di partito separata da quella indetta da una organizzazione iraniana?
Quello che mi sembra chiaro è che il 25, come giornata nazionale, è saltato. I gruppi iraniani in Italia devono ancora collegarsi a livello nazionale...
Alfonso Navarra - Obiettore alle spese militari e nucleari
Comunicato stampa:
Associazione Giovani Iraniani, nel nome di Neda, giovane ragazza uccisa dalle mani del regime fanatico e misogino dei mullah, ha organizzato per domani, 24 giugno una manifestazione di protesta contro le barbarie del regime dittatoriale khomeinista e per sostenere la lotta del popolo iraniano per la libertà e la democrazia in Iran. Associazione Giovani iraniani invita tutti i cittadini di scendere in piazza per sostenere quei ragazzi e ragazze che coraggiosamente sono scesi nelle strade di tutte le città iraniane scandendo lo slogan "morte al dittatore, morte a Khamenei". In questo storico momento il nostro popolo ha bisogno della partecipazione e della solidarietà di tutti i popoli democratici del mondo.
Presidente dell'associazione giovani iraniani in Italia Azar Karimi La manifestazione si terrà a Roma, alle ore 14 in piazza della Repubblica e si concluderà alle ore 17.
Domani 24 giugno, a partire dalle ore 17.30, si terrà - di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma (via Nomentana 120) un sit-in di protesta organizzato da Rifondazione comunista in solidarietà con il popolo iraniano dopo gli scontri e la repressione seguiti alle recenti elezioni. Rifondazione comunista aderisce all’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”, appello con cui molti esponenti delle forze politiche e sindacali della sinistra italiana , in solidarietà con le forze democratiche e progressiste iraniane, chiedono la fine della repressione e la liberazione dei prigionieri politici del regime.
Di seguito riportiamo i passaggi salienti dell’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”.
“Come esponenti di forze e movimenti democratici, di organizzazioni dei lavoratori e degli studenti guardiamo con estrema preoccupazione a quello che sta avvenendo in Iran. In questi giorni a Teheran si sta svolgendo uno scontro fra i vertici della Repubblica Iraniana, che vede contrapposti i poteri religiosi rappresentati da Khameney e da Rasfanjani: uno scontro giocato tutto sulla pelle del popolo iraniano. Uomini e donne che stanno protestando per avere maggiore libertà e democrazia. Lo scontro elettorale tra il capo del governo uscente Amadinejahd e il principale candidato dell’opposizione Mousavi ha innescato una reazione popolare e fatto emergere tensioni sociali che già da tempo si stavano manifestando con una forte crescita dell’opposizione. Per questo, di fronte alla violenza scatenatasi in questi giorni, è necessaria un’ampia mobilitazione internazionale a sostegno degli studenti, dei lavoratori e delle donne, del popolo iraniano. Chiediamo che cessino la repressione e gli arresti, che vengano liberati i prigionieri politici del regime e che il popolo iraniano possa scegliere liberamente il proprio futuro, in un nuovo quadro di garanzie democratiche per tutte le espressioni politiche presenti in Iran”.
Altra notizia:
Rifondazione comunista sostiene la lotta del popolo iraniano: è quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa del partito, nella quale si precisa che oggi (18 giugno? ndr), presso la direzione nazionale del Prc, il segretario Paolo Ferrero ed il responsabile Esteri Fabio Amato hanno incontrato una delegazione dei Guerriglieri Fedayn del popolo iraniano, forza di opposizione e di resistenza al regime di Teheran, guidata da Ali Ghaderi, responsabile esteri dell'Organizzazione.
Anche Sinistra e Libertà "organizza"?
IRAN: SINISTRA E LIBERTA', DOMANI SIT-IN DAVANTI AMBASCIATA A ROMA
Roma, 23 giu. - (Adnkronos) - Domani a Roma, alle 17.30, Sinistra e Liberta' manifestera' davanti all'ambasciata iraniana in via Nomentana 361, "per denunciare la necessita' di restituire la democrazia al popolo iraniano". Per Sinistra e Liberta', "dopo gli scontri quotidiani delle ultime due settimane, dopo l'ammissione di brogli da parte delle autorita' iraniane, dopo la morte de 'l'angelo di Teheran', Neda, e' necessario prendere una posizione netta e far sentire il proprio sostegno alle donne agli uomini che stanno manifestando in difesa della democrazia".
Sinistra e Liberta', si legge in una nota, "manifestera' per denunciare la negazione dei diritti umani del popolo iraniano, l'assenza di democrazia di un Paese che vuole essere riconosciuto dalla comunita' internazionale, per denunciare la censura inaccettabile a cui e' sottoposta la stampa locale ed estera". Parteciperanno alla manifestazione, tra gli altri, Grazia Francescato, Umberto Guidoni, Gennaro Migliore, Gloria Buffo, Loredana De Petris, Patrizia Sentinelli, Marco Fumagalli, Franco Giordano, Imma Battaglia e Alfonso Gianni.
Anche l’associazione Di Gay Project aderisce al sit in: nell’annunciare la partecipazione l’associazione ricorda le violenze a cui vengono sottoposti gli omosessuali da sempre perseguitati e condannati a morte, richiamando l’attenzione anche sulla vicenda di Vahid Kian Motlagh, il 32enne omosessuale iraniano fuggito dal suo paese per evitare l’impiccagione e che adesso si trova in un centro per clandestini diLione, e proprio da domani rischia il rimpatrio. Un caso su cui anche dall’Italia potrebbe venire un chiaro messaggio di asilo politico.
E Sinistra Critica - giustamente - chiede "libere elezioni":
Dichiarazione di Flavia D'Angeli (ANSA) - ROMA, 21 GIU - «La versione inverosimile avallata dagli ayatollah iraniani delle elezioni presidenziali sta sfociando in una repressione inaccettabile. Si tratta, probabilmente, di una crisi di fondo della struttura politico-istituzionale che l'Iran si è data dopo la rivoluzione del '79 e di una contraddizione sempre più forte tra la società e l'oligarchia teocratica. I manifestanti, infatti, oltre a contrastare Ahmadinejad, sfidano la guida suprema Khamenei». Flavia D'Angeli di Sinistra critica commenta così la repressione in Iran dei manifestanti. «Al di là delle posizioni di Mousavi, componente moderata di quella oligarchia, responsabile anch'egli nel passato di repressioni e limitazioni democratiche, quello che appare evidente - aggiunge D'Angeli - è il diritto degli iraniani e delle iraniane a godere di elementari diritti democratici come il libero e garantito svolgimento delle elezioni e la libera e assoluta libertà di manifestare». «Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari, probabilmente appannaggio ancora del presidente uscente, e affermare la laicità dello Stato. Si a nuove elezioni - conclude - sì all'abolizione della teocrazia. Chi aspira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regime». (ANSA).
A Firenze organizza l'Associazione studenti iraniani (che, mi pare di aver capito bene, è altra e distinta cosa dall'Unione studenti iraniani di Milano)
Solidarietà al popolo iraniano - 25 giugno a Firenze
In Iran ed in particolare a Tehran continuano le proteste scatenate dall’assegnazione fraudolenta ad Ahmadinejad di una schiacciante vittoria nelle elezioni presidenziali. Da domenica 14 giugno diverse decine di migliaia di donne e uomini, molti giovani ma non solo, che si erano precedentemente attivati per sconfiggere Ahmadinejad nelle urne, prima scendendo nelle piazze e poi votando per Mousavi ed alcuni altri candidati, stanno manifestando tenacemente per denunciare il furto del proprio voto e ottenere nuove e più pulite elezioni. Le mobilitazioni hanno raggiunto picchi molto alti, passando abbondantemente il milione di persone, e sono continuate ogni giorno in molte città dell’Iran nonostante una feroce e violenta repressione da parte della polizia e delle milizie armate filogovernative dei Basij che ha portato al ferimento e alla morte di un numero elevatissimo di manifestanti e all’arresto di molti altri, come ci testimoniano anche i numerosi filmati e foto che ci arrivano tramite internet. Ma solo una esigua parte di queste testimonianze ci possono arrivare a causa di una censura molto forte ed estesa messa in atto dal governo iraniano, rendendo estremamente difficile ed in alcuni casi quasi impossibile comunicare ed avere notizie della situazione a Tehran e nel resto del paese. Ciò nonostante ci giungono immagini di questa repressione che con violenza estrema schiaccia un popolo che manifesta per l’affermazione e la difesa dei propri diritti civili e fondamentali che gli sono stati negati così a lungo.
Per questo i cittadini e gli studenti iraniani di Firenze, in solidarietà al popolo iraniano impegnato in questa dura e coraggiosa lotta , vi invitano ad aderire alla manifestazione indetta per il giorno:
25 giugno 2009 ore 18:00
In Piazza Ghiberti/Annigoni- FIRENZE
per chiedere il non riconoscimento del governo Ahmadinejad,nuove elezioni sotto la supervisione di osservatori internazionali e la cessazione della violenta repressione del popolo iraniano.
Qualcuno riesce a chiarire se e perchè Rifondazione Comunista fa una sua manifestazione di partito separata da quella indetta da una organizzazione iraniana?
Quello che mi sembra chiaro è che il 25, come giornata nazionale, è saltato. I gruppi iraniani in Italia devono ancora collegarsi a livello nazionale...
Alfonso Navarra - Obiettore alle spese militari e nucleari
Comunicato stampa:
Associazione Giovani Iraniani, nel nome di Neda, giovane ragazza uccisa dalle mani del regime fanatico e misogino dei mullah, ha organizzato per domani, 24 giugno una manifestazione di protesta contro le barbarie del regime dittatoriale khomeinista e per sostenere la lotta del popolo iraniano per la libertà e la democrazia in Iran. Associazione Giovani iraniani invita tutti i cittadini di scendere in piazza per sostenere quei ragazzi e ragazze che coraggiosamente sono scesi nelle strade di tutte le città iraniane scandendo lo slogan "morte al dittatore, morte a Khamenei". In questo storico momento il nostro popolo ha bisogno della partecipazione e della solidarietà di tutti i popoli democratici del mondo.
Presidente dell'associazione giovani iraniani in Italia Azar Karimi La manifestazione si terrà a Roma, alle ore 14 in piazza della Repubblica e si concluderà alle ore 17.
Domani 24 giugno, a partire dalle ore 17.30, si terrà - di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma (via Nomentana 120) un sit-in di protesta organizzato da Rifondazione comunista in solidarietà con il popolo iraniano dopo gli scontri e la repressione seguiti alle recenti elezioni. Rifondazione comunista aderisce all’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”, appello con cui molti esponenti delle forze politiche e sindacali della sinistra italiana , in solidarietà con le forze democratiche e progressiste iraniane, chiedono la fine della repressione e la liberazione dei prigionieri politici del regime.
Di seguito riportiamo i passaggi salienti dell’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”.
“Come esponenti di forze e movimenti democratici, di organizzazioni dei lavoratori e degli studenti guardiamo con estrema preoccupazione a quello che sta avvenendo in Iran. In questi giorni a Teheran si sta svolgendo uno scontro fra i vertici della Repubblica Iraniana, che vede contrapposti i poteri religiosi rappresentati da Khameney e da Rasfanjani: uno scontro giocato tutto sulla pelle del popolo iraniano. Uomini e donne che stanno protestando per avere maggiore libertà e democrazia. Lo scontro elettorale tra il capo del governo uscente Amadinejahd e il principale candidato dell’opposizione Mousavi ha innescato una reazione popolare e fatto emergere tensioni sociali che già da tempo si stavano manifestando con una forte crescita dell’opposizione. Per questo, di fronte alla violenza scatenatasi in questi giorni, è necessaria un’ampia mobilitazione internazionale a sostegno degli studenti, dei lavoratori e delle donne, del popolo iraniano. Chiediamo che cessino la repressione e gli arresti, che vengano liberati i prigionieri politici del regime e che il popolo iraniano possa scegliere liberamente il proprio futuro, in un nuovo quadro di garanzie democratiche per tutte le espressioni politiche presenti in Iran”.
Altra notizia:
Rifondazione comunista sostiene la lotta del popolo iraniano: è quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa del partito, nella quale si precisa che oggi (18 giugno? ndr), presso la direzione nazionale del Prc, il segretario Paolo Ferrero ed il responsabile Esteri Fabio Amato hanno incontrato una delegazione dei Guerriglieri Fedayn del popolo iraniano, forza di opposizione e di resistenza al regime di Teheran, guidata da Ali Ghaderi, responsabile esteri dell'Organizzazione.
Anche Sinistra e Libertà "organizza"?
IRAN: SINISTRA E LIBERTA', DOMANI SIT-IN DAVANTI AMBASCIATA A ROMA
Roma, 23 giu. - (Adnkronos) - Domani a Roma, alle 17.30, Sinistra e Liberta' manifestera' davanti all'ambasciata iraniana in via Nomentana 361, "per denunciare la necessita' di restituire la democrazia al popolo iraniano". Per Sinistra e Liberta', "dopo gli scontri quotidiani delle ultime due settimane, dopo l'ammissione di brogli da parte delle autorita' iraniane, dopo la morte de 'l'angelo di Teheran', Neda, e' necessario prendere una posizione netta e far sentire il proprio sostegno alle donne agli uomini che stanno manifestando in difesa della democrazia".
Sinistra e Liberta', si legge in una nota, "manifestera' per denunciare la negazione dei diritti umani del popolo iraniano, l'assenza di democrazia di un Paese che vuole essere riconosciuto dalla comunita' internazionale, per denunciare la censura inaccettabile a cui e' sottoposta la stampa locale ed estera". Parteciperanno alla manifestazione, tra gli altri, Grazia Francescato, Umberto Guidoni, Gennaro Migliore, Gloria Buffo, Loredana De Petris, Patrizia Sentinelli, Marco Fumagalli, Franco Giordano, Imma Battaglia e Alfonso Gianni.
Anche l’associazione Di Gay Project aderisce al sit in: nell’annunciare la partecipazione l’associazione ricorda le violenze a cui vengono sottoposti gli omosessuali da sempre perseguitati e condannati a morte, richiamando l’attenzione anche sulla vicenda di Vahid Kian Motlagh, il 32enne omosessuale iraniano fuggito dal suo paese per evitare l’impiccagione e che adesso si trova in un centro per clandestini diLione, e proprio da domani rischia il rimpatrio. Un caso su cui anche dall’Italia potrebbe venire un chiaro messaggio di asilo politico.
E Sinistra Critica - giustamente - chiede "libere elezioni":
Dichiarazione di Flavia D'Angeli (ANSA) - ROMA, 21 GIU - «La versione inverosimile avallata dagli ayatollah iraniani delle elezioni presidenziali sta sfociando in una repressione inaccettabile. Si tratta, probabilmente, di una crisi di fondo della struttura politico-istituzionale che l'Iran si è data dopo la rivoluzione del '79 e di una contraddizione sempre più forte tra la società e l'oligarchia teocratica. I manifestanti, infatti, oltre a contrastare Ahmadinejad, sfidano la guida suprema Khamenei». Flavia D'Angeli di Sinistra critica commenta così la repressione in Iran dei manifestanti. «Al di là delle posizioni di Mousavi, componente moderata di quella oligarchia, responsabile anch'egli nel passato di repressioni e limitazioni democratiche, quello che appare evidente - aggiunge D'Angeli - è il diritto degli iraniani e delle iraniane a godere di elementari diritti democratici come il libero e garantito svolgimento delle elezioni e la libera e assoluta libertà di manifestare». «Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari, probabilmente appannaggio ancora del presidente uscente, e affermare la laicità dello Stato. Si a nuove elezioni - conclude - sì all'abolizione della teocrazia. Chi aspira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regime». (ANSA).
A Firenze organizza l'Associazione studenti iraniani (che, mi pare di aver capito bene, è altra e distinta cosa dall'Unione studenti iraniani di Milano)
Solidarietà al popolo iraniano - 25 giugno a Firenze
In Iran ed in particolare a Tehran continuano le proteste scatenate dall’assegnazione fraudolenta ad Ahmadinejad di una schiacciante vittoria nelle elezioni presidenziali. Da domenica 14 giugno diverse decine di migliaia di donne e uomini, molti giovani ma non solo, che si erano precedentemente attivati per sconfiggere Ahmadinejad nelle urne, prima scendendo nelle piazze e poi votando per Mousavi ed alcuni altri candidati, stanno manifestando tenacemente per denunciare il furto del proprio voto e ottenere nuove e più pulite elezioni. Le mobilitazioni hanno raggiunto picchi molto alti, passando abbondantemente il milione di persone, e sono continuate ogni giorno in molte città dell’Iran nonostante una feroce e violenta repressione da parte della polizia e delle milizie armate filogovernative dei Basij che ha portato al ferimento e alla morte di un numero elevatissimo di manifestanti e all’arresto di molti altri, come ci testimoniano anche i numerosi filmati e foto che ci arrivano tramite internet. Ma solo una esigua parte di queste testimonianze ci possono arrivare a causa di una censura molto forte ed estesa messa in atto dal governo iraniano, rendendo estremamente difficile ed in alcuni casi quasi impossibile comunicare ed avere notizie della situazione a Tehran e nel resto del paese. Ciò nonostante ci giungono immagini di questa repressione che con violenza estrema schiaccia un popolo che manifesta per l’affermazione e la difesa dei propri diritti civili e fondamentali che gli sono stati negati così a lungo.
Per questo i cittadini e gli studenti iraniani di Firenze, in solidarietà al popolo iraniano impegnato in questa dura e coraggiosa lotta , vi invitano ad aderire alla manifestazione indetta per il giorno:
25 giugno 2009 ore 18:00
In Piazza Ghiberti/Annigoni- FIRENZE
per chiedere il non riconoscimento del governo Ahmadinejad,nuove elezioni sotto la supervisione di osservatori internazionali e la cessazione della violenta repressione del popolo iraniano.
Allego due testi sulla rivoluzione iraniana del 1979, e copio in calce, dalla bibliografia storica "Difesa senza guerra" (aggiornamento 4 marzo 2009), che si trova facilmente in rete, alcune indicazioni bibliografiche.
Enrico Peyretti, Torino
Sulla rivoluzione nonviolenta in Iran nel 1978-1979, posso segnalare:
- Il n. 22 della collana Quaderni della DPN, col titolo Resistenze civili: le lezioni della storia (ed. La Meri-diana, Molfetta 1993, pp. 163) è la traduzionedella seconda edizione 1989 di Les leçons de l'histoire. Résistances civiles et défense populaire non-violente, in Les dossiers de Non-violence Politique, n. 2, che illustra ampiamente numerosi casi storici di lotte nonviolente (vedi sotto, al n. 23), tra cui anche Iran 1978-79. La traduzione italiana purtroppo esclude anche le tre ampie pagine 81-83 della rivista francese che descrivono il sollevamento popolare in Iran 1978-1979, il quale, opponendosi senz'armi all'esercito (in quel tempo il quinto al mondo per potenza) per lunghi mesi, portò infine alla cacciata dello Scià senza compiere alcuna violenza, sebbene col sacrificio di centinaia di vittime della repressione. Solo dopo il ritorno dell'ayatollah Khomeiny dall'esilio in Francia ci furono violenze civili e statali. Queste pagine, tradotte da Simona Di Raimondo, dei Traduttori per la Pace, sono disponibili nel mio computer per chi le richiede.
- David Morrison, Philip Taylor, Shastri Ramachandaran, Media, guerre e pace, Ed Gruppo Abele, Torino 1996. Nella seconda parte del libro (I mezzi di comunicazione come risorsa per la pace), Ramachandaran, nel paragrafo I mezzi di comunicazione dei popoli (pp. 132-146), esamina in breve, sotto questo specifico aspetto, il caso Iran 1979, insieme a vari altri casi storici. Sull'Iran, l'Autore scrive, alle pp. 138-139: «La più sorprendente rivoluzione basata sui mezzi di comunicazione del popolo – la cosiddetta "stampa di bazar" - per ironia qualificata "anti-moderna” è l' esperienza iraniana».
- Mouna Naïm, La fuite du chah d'Iran, su Le Monde, 18 gennaio 1999, e col titolo Vent'anni dopo, su Internazionale, 19 febbraio 1999.
- Ryszard Kapuscinski ha scritto sull'Iran Sha in Shah (Feltrinelli, 2001). Nell'anno drammatico della rivoluzione, Kapuscinski, il grande viaggiatore, è in Iran per uno dei suoi più brillanti e memorabili reportage, in cerca di risposte: come avviene la rivoluzione in Iran? Quali sono le sue origini? Quali saranno gli esiti? E riesce a temperare la complessa ricostruzione storico-giornalistica con un'appassionante capacità narrativa.
- Sulla vicenda iraniana ha scritto anche Foucault.
dal primo luglio comincerà la lunga ed intensa stagione dei campi del Servizio Civile Internazionale in Sicilia.
Quest'anno
la nostra "offerta" è più ricca e diversificata che mai, con alcuni
campi "storici" cui si affiancano dei nuovi interessanti progetti.
In
particolare ai campi ormai consolidati svolti con la LIPU nelle riserve
naturali di Gela e di Isola delle Femmine(complessivamente 6 campi) si
sono aggiunti quest'anno due campi nella città di Palermo (uno nel
quartiere del Capo con attività di animazione rivolte ai bambini e uno
con l'associazione "Apriti cuore" che svolge attività con i bambini e
gli adolescenti disabili) e ci sono poi i campi ad Erice
(complessivamente tre campi a supporto della campagna per la raccolta
differenziata svolta dal Comune e poi nello splendido contesto del
percorso elimo, l'antico camminamento attorno alle mura medievali),
quello di Bagheria, su un terreno confiscato alla mafia in riva al mare
nel quale sorgerà un centro per attività culturali e ricreative
all'aria aperta. Infine il campo di Mirabella Imbaccari in provincia di
Catania, a sostegno delle attività di animazione estiva per i giovani.
In
vista di tutte queste attività, che dureranno ininterrottamente dal
primo luglio al 4 settembre, pensiamo che possa essere interessante ed
utile incontrarci anche per vedere se qualcuno dei nostri soci può
aiutarci nel coordinamento delle attività.
Soprattutto per chi
non ha ancora fatto l'esperienza di un campo all'estero, può infatti
essere interessante vivere un momento internazionale qui in Sicilia,
perché comunque tutti i campi hanno una forte presenza di volontari
stranieri.
Vorremmo quindi fare una riunione lunedì 29 giugno nel pomeriggio (dalle 18) o la sera (dalle 20).
Chi è interessato a partecipare, può dare una risposta o all'email sicilia@... oppure al telefono 393.9629434
---------- Messaggio inoltrato ---------- Da: Associazione per la Pace<assopace.nazionale@...>
Date: 22 giugno 2009 23.39 Oggetto: [ccpnews] Crisi iraniana A: Medioriente Assopace <medioriente@...>
La crisi iraniana vede la manifestazione di centinaia di
migliaia di persone che pacificamente rivendicano i loro diritti. Ci arrivano
notizie che le associazioni e i gruppi della società civile iraniana stanno
organizzando altre azioni didisobbedienza
civile e pacifica.
Siamo convinti che l’ingerenza straniera non aiuti la
causa della libertà e della democrazia in Iran e che la società iraniana
goda di maturità politica e sociale per delineare il suo futuro, tuttavia
non possiamo non sostenere moralmente coloro che, attraverso azioni
nonviolente, tentano di affermare i loro diritti e condannano la
repressione violenta cui sono soggetti.
Chiediamo all’Autorità Iraniane che venga garantito il
diritto di libere manifestazioni in conformità alle convenzioni
internazionali e che venga evitato spargimento di sangue innocente.
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Si sta organizzano un sit in al politema per giovedi prossimo (ore 16-19), quale prima iniziativa cittadina a sostegno della lotta dei giovani e delle donne di Teheran. Il MIR degli USA (www.forusa.org )già da anni ha un programma di intervento e gemellaggi con la società civile iraniana, per scongiurare i rischi di una guerra col pretesto del programma nucleare iraniano. Anche la LOC, gli obiettori fiscali e alfonso Navarra propongono nuovamente l'apertura di analoghe ambasciate di Pace in Iran" (http://groups.google.it/group/fermiamo-il-fuoco-atomico).
In internet ( www.iniziativanonviolenta.wordpress.org) abbiamo iniziato una mobilitazione che ha portato alla presentazione di 2 interrogazioni parlamentari sia alla camera che al senato. Si è in oltre riusciti a far si che anche l'ambasciata italiana a teheran aprisse le porte ai feriti delle manifestazioni di questi giorni (http://www.marcellosaponaro.it/blog/2009/06/20/porte-aperte-subito/). Qui la lista delle ambasciate aperte (Embassies Accepting Injured People in Tehran:http://bit.ly/WC3Fh ; http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html).
Un iniziativa per la democrazia in Iran è stata organizzata la scorsa settimana del "Riformista" e da "Radio Radicale" (http://urlx.org/piazzafarnese).
Ci sono alcuni momenti che decidono la Storia, la quale per lo più non
procede secondo i nostri schemi precostituiti.
Ne stiamo vivendo uno.
Il regime clerico-fascista di Tehran è in bilico, ci dice anche
l'Associazione degli studenti iraniani in Italia, e non è escluso che
crolli pure subito (anche se è chiaro ormai che è comunque condannato,
basta aspettare: è questione che il Movimento di base allestisca e
cementi una nuova organizzazione autonoma, che ancora non ha ).
Se
passa oggi l'Onda Verde evitiamo una possibile guerra nucleare
limitata. Anche se l'Iran non diventa "democratico" come l'Italia (per
quello che può significare questa parola, anche in Italia).
Se invece
vince il "colpo di Stato" di Ahmadinejad è fortemente probabile che ci
arriviamo. E la paghiamo tutti, ambientalmente (mini-inverno nucleare,
fall out molto più grave di Chernobyl) ed economicamente (petrolio a
300 dollari il barile, collasso economico generale).
Scusate la
laconicità, ma accanto a chi ci sostiene, ci sono anche quelli che
protestano per le "troppe parole" che impiegheremmo. (Nessuno è
perfetto, ed evidentemente dovremmo imparare ad essere più sintetici).
Queste "parole" hanno comunque procurato contatti con gli studenti
iraniani in Italia, che si sono ieri riuniti a Bologna per lanciare per
giovedi prossimo una giornata di mobilitazione nazionale. (Le
interrogazioni parlamentari, dovute anche all'iniziativa di Francesco
Lo Cascio, sono il meno).
Si comincia quindi a lavorare per le
"Ambasciate di Pace".
Consiglieremmo di dar retta al vecchio detto:
meglio attivi oggi che non radioattivi domani.
Ripetiamo - e scusate la
prolissità - ci sono forze che hanno già deciso di scatenare la guerra
contro l'Iran. E' stato documentato, quindi anche qui risparmiamo
parole per coloro non l'avessero capito ed hanno, in questi giorni
decisivi, cose più importanti di cui occuparsi. (Le "parole"
servirebbero tra l'altro a inserire questo rischio concreto di "guerra
nucleare limitata" nelle altre guerre che già stiamo combattendo, vedi
Afghanistan).
Una domanda, rivolta ai "perditempo" come noi: qual'è il
modo migliore per prevenirla - la guerra? Forse, come sinora abbiamo
fatto in altre occasioni, additare non credibilmente e falsamente, a
buoi scappati, ogni responsabilità ad un unico "cattivo"
ideologicamente definito? O non piuttosto "unire subito i buoni",
stabilire un ponte di dialogo e di pace tra le società civili, far
capire all'opinione pubblica di questa parte che, laddove queste forze
militariste già entrate in guerra ci stanno spaventando e ci
spaventeranno con la campagna contro i nuovi Hitler di Tehran, anche
dall'altra parte c'è gente come noi, che vuole lavorare tranquilla e
vivere con un minimo di "libertà" e "democrazia"?
La risposta, per
quanto ci riguarda, la sapete. E richiede non parole, ma azione subito,
ora che serve. Ci vediamo giovedi nelle piazze. A buon intenditor...
A
Milano possiamo darci appuntamento già stasera, dalle 21.00 alle 22.30
- davanti al consolato iraniano di Piazza Diaz.
Oggetto: NON
LASCIAMO SOLA TEHRAN - Appello (da sottoscrivere) - ha appena firmato,
tra gli altri, il GRUPPO ABELE
Le notizie che giungono da Tehran sono
drammatiche. L'Onda Verde continua coraggiosamente a manifestare
sfidando, con compostezza pacifica, le pallottole per nulla affatto
metaforiche del regime clerico-fascista.
Queste giovani e questi
giovani, queste persone comuni che, rischiando la vita, sognano più
libertà e chiedono il rispetto della volontà popolare (con un voto
regolare), meritano tutta la nostra ammirazione ed il nostro sostegno.
Non è questo il momento dei distinguo accademici sul tasso di
democraticità e laicità dell'attuale opposizione politica.
E' il
momento, invece, di mobilitarsi subito, insieme!
È necessario che,
anche in Italia, ci uniamo alle proteste davanti all'Ambasciata di
Roma, ai vari consolati, nelle diverse piazze, per fare sentire che
Tehran non è sola!
La pressione dell'opinione pubblica internazionale
potrà, forse, evitare all'umanità tutta la vergogna di una Tehran-men
annunciatrice di nuovi lutti e nuove guerre.
Info e adesioni:
Coordinamento FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO, c/o Campagna
OSM/DPN, Via M. Pichi, 1 - 20143 Milano - locosm@...
cell. 349-
5211837
---------- Forwarded message ---------- From: Daniela Varano<d.varano@...> Date: 2009/6/19
Subject: Franciscans International: The Human Rights Council concludes its 11th session To: GVA Staff <GVAStaff@...>, BKK Staff <BKKStaff@...>, NY Staff <NewYork@...>
The UN Human Rights
Council held its 11th session on 2-18 June 2009, thus concluding its third year
since its creation. It is unfortunate that this third year finished on a
negative tone due to the efforts of some countries not to let this body assume
its role of promoting and protecting human rights around the world. This
attitude led to multiple attacks against the UN´s independent experts on
human rights (the so-called "special procedures") and increased
restrictions for NGOs to participate, among other things.
Three weeks after the shameful Special Session on Sri Lanka, where the Council
"commended" the government for the measures taken to address the
crisis - a crisis that had led to the death of thousands of civilians and
the displacement of hundreds of thousands persons, who lacked the most basic
assistance in government camps - it took the same body a very tight vote
to prorogate the mandate of the expert on Sudan, a country that is experiencing
some of the most serious human rights violations in the world.
The adoption of some reports under the Universal Periodic Review (UPR) proved
to be disappointing; in particular regarding those States that used their
State-sponsored NGOs to take the floor, avoiding independent NGOs from
expressing their concerns.
Franciscans International (FI) continued to be actively engaged in the Human
Rights Council, submitting several oral or written statements in close
coordination with our grassroots. All FI statements can be read on our website following
this link. Franciscans International intervened on:
Country situations:
- Sri Lanka and West Papua (Indonesia): Human rights situation (Joint statement
with Pax Romana and Dominicans for Justice and Peace)
- Benin and Zambia: Rights of the Child (written statement)
- Adoption of the UPR report of Cameroon and Canada
Thematic
issues -
Extreme Poverty:
- Draft Guiding Principles: call to continue developing the Principles, appoint
the Independent Expert as drafter and adopt the Principles by 2010
-Joint written (with 14 other
NGOs) and oral (with 8 other NGOs) statements
- Interactive Dialogue with the Independent Expert on the issue of Cash
Transfer Programs Migrants and asylum-seekers
- Detention of irregular migrants and asylum seekers (Joint statement with
Friends World Committee for Consultation (Quakers) and Human Rights Council of
Australia)
Postponement of a
Resolution on Guiding Principles on Human Rights and Extreme Poverty
Franciscans International has been part of a group of NGOs strongly advocating
for the continuation of the drafting process of Guiding Principles on Extreme
Poverty and Human Rights. These Principles are intended to become a tool that
will contribute to the monitoring and implementation of the human rights of
those living in extreme poverty.
Considering that extreme poverty is severely affecting the human dignity of
over a billion people worldwide, Franciscans International considers that this
topic should have been dealt with by the Council as a priority matter. This
drafting process started more than 8 years ago. During the last two years, two
consultations and one seminar involving States, international organizations, experts,
NGOs... were held, in order to collect the views of the relevant actors.
Franciscans International thus considers it is high time to move towards the
finalization of the text.
It has been particularly frustrating to witness how, for some unknown reason
- maybe for the active role of the Independent Expert on Extreme Poverty
denouncing the human rights situation of the civilian population in the
conflict of Sri Lanka - a number of delegations changed their position
over the last five months. Notably Brazil, who originally supported the idea of
mandating the Independent Expert on Extreme Poverty to work on a new draft (see
report A/HRC/11/32, §59), now actively opposes it. This kind of attitude and
the resistance from certain States such as South Africa, has led to
postponement of the adoption of the resolution, which was to decide the
continuation of this drafting process.
Franciscans International will continue to work for a more constructive spirit
in the negotiation process, starting in the September Session of the Council.
Three months have been lost; and during this time tens of thousands of people
have died every day because of circumstances related to extreme poverty. More
will die during the following months. The Council cannot wait any longer.
Franciscans International hopes that the fourth year of the Council will follow
a different path. The Council should fully abide to its responsibility of
"promoting universal respect for the protection of all human rights and
fundamental freedoms for all" and effectively "address situations
of violations of human rights, including gross and systematic violations, and
make recommendations thereon" as it was its original mandate
(A/RES/60/251).
Daniela Varano
Communications Director
FI Geneva Office 37-39 rue de Vermont
P.O. Box 104
CH-1211 Geneva 20
SWITZERLAND
T: 41.22.919.4010
F: 41.22.740.2433 d.varano@...
PPlease
consider the environment before printing this email. â—
Bitte
bedenken Sie die Auswirkungen auf die Umwelt, bevor Sie diese Mail ausdrucken. â—
S.v.p,
veuillez prendre en compte l'environnement avant d'imprimer cet email. â—
Abbiate un
pensiero per l'ambiente prima di stampare questa mail. â—
---------- Messaggio inoltrato ---------- Da: carlabiavati<carlabiavati@...>
Date: 19 giugno 2009 14.05 Oggetto: [ccpnews] FW: Per Padre Kizito: lettera aperta agli amanti della verit à e della giustizia A: reteccp <ccpnews@...>
---------- Da: Tavola della Pace <segreteria@...> Risposta: segreteria@... Data: Fri, 19 Jun 2009 13:40:26 +0200 A: <carlabiavati@...> Oggetto: Per Padre Kizito: lettera aperta agli amanti della verità e della giustizia
Ai Presidenti e responsabili delle associazioni e organizzazioni
in indirizzo
Oggetto: Appello per Padre Kizito
Cari amici,
come probabilmente avete saputo, in Kenya è in corso un pesantissimo attacco contro Padre Kizito che ha il chiaro obiettivo di allontanarlo dal Kenya ed entrare in possesso del patrimonio costruito dalla Comunità di Koinonia e dall'Associazione Amani.
È necessario reagire insieme, con determinazione.
Per questo vi invito a sottoscrivere personalmente l'appello che vi allego.
È importante agire subito, insieme!
Vi invitiamo inoltre a promuovere la raccolta delle firme tra i vostri soci e amici.
Nel sito www.perlapace.it potete trovare anche il comunicato stampa di Padre Kizito e altre prese di posizione.
Grazie
Flavio Lotti
Coordinatore nazionale della Tavola della pace
Perugia, 19 giugno 2009
Tavola della pace
via della viola, 1
06122 Perugia
Tel. +39 075 5736890
Fax +39 075 5739337 segreteria@... www.perlapace.it
In ottemperanza al D.L. n. 196 del 30/6/2003 in materia di protezione dei dati personali, le informazioni contenute in questo messaggio sono strettamente riservate ed esclusivamente indirizzate al destinatario indicato (oppure alla persona responsabile di inoltrarlo allo stesso). Vogliate tener presente che qualsiasi uso, riproduzione o divulgazione del testo deve considerarsi vietata. Nel caso in cui aveste ricevuto questo messaggio per errore, vogliate cortesemente avvertire il mittente (via email, fax o telefono) e provvedere all'immediata distruzione. Nel caso non vogliate più essere contattati e non essere più inseriti nelle nostre banche dati, vi chiediamo di trasmetterci una mail alla nostra casella di posta elettronica privacy@...
Gli amministratori del comune di Settimo Rottaro, un paesino di 500 abitanti, in provincia di torino hanno capito che i rifiuti non sono inevitabili e che la scelta migliore e produrne il meno possibile. Questo comune ha raggiunto una percentuale di raccolta differenziata dell’80%, con la raccolta differenziata porta a porta, compostaggio domestico e con una efficace politica di riduzione dei contenitori e dei rifiuti.
Per incentivare il consumo di acqua pubblica, buona, sicura, controllata ogni giorno e gratuita e ridurre le migliaia di bottiglie di plastica che si gettano nei cassonetti dei rifiuti, il comune ha costruito una casetta per la distribuzione pubblica di acqua potabile filtrata con un piccolo impianto di filtri a carboni attivi e debatterizzata con una lampada a raggi UV come prescritto dalla legge.
Perché non costruire anche a San Ferdinando di Puglia una fontana leggera come quella di Settimo Rottaro?
Oltre agli indubbi benefici ambientali offrirebbe ai suoi 14 mila abitanti la possibilita di realizzare, in periodo di recessione, un notevole risparmio economico stimabile nell’ordine dei 370 mila euro/anno.
Politici e cittadini sanferdinandesi, non lasciatevi imbottigliare...
Dopo l'incontro con Domenico Gallo (magistrato consigliere di Cassazione, già senatore), invito a leggere il documento allegato (forma lunga e breve), meditare, decidere, e diffonderlo.
*
- Coi successivi sistemi elettorali di questi anni si modifica il sistema politico da democratico in oligarchico.
- Anche i princìpi della prima parte della Costituzione vengono così violati: un partito con maggioranza relativa e forte premio in seggi, forma il governo, può eleggere il Presidente della Repubblica, i giudici della Corte Costituzionale e può modificare la Costituzione.
- Separazione e contrappeso dei poteri, garanzia essenziale, sono perduti, davanti alla volontà di esercizio del potere libero da vincoli e regole democratiche.
- Se il potere di governo diventa assoluto, siamo nella dittatura della maggioranza. Ed anzi, della maggioranza relativa trasformata in assoluta da un premio sproporzionato in numero di seggi.
- Se il referendum riuscisse, la legge elettorale sarebbe peggiore della legge Acerbo, del 1923, che stabilì il fascismo, la quale poneva almeno la soglia minima del 25% per avere il premio in seggi.
- L'oligarchia avanzante favorisce l'astensione passiva, di quanti, senza rappresentanza, si trovano senza possibilità e prospettive di partecipazione politica del cittadino
- Il governo senza opposizione istituzionale alimenta l'opposizione sociale con ogni mezzo.
- Il terzo quesito di questo referendum (divieto candidatura in più collegi) è uno specchietto pre le allodole: non intacca minimamente il potere dei capi-partito di far elegge chi è scelto da loro. E' giusto non accettare nessuna delle tre schede per far fallire - nel modo previsto dalla legge - la sciagurata manovra.
**
Enrico Peyretti, Torino
Si veda il libro "DITTATURA DELLA MAGGIORANZA", di A. e G. Bozzi, Domenico Gallo, Raniero La Valle, Pancho Pardi, Federica Resta, a cura di Patrizia Cecconi, Chimienti edizioni, Taranto 2008, euro 14,00 info@... , www.chimientieditore.it
Io sono uno che preferisce andare sempre a votare ma ho rispetto per chi a volte diserta e per chi preferisce la divisione. Perchè occorre distinguere tra l'oggi e il domani, in politica.
Manca secondo me il concetto di TEMPO nel tuo ragionamento. Scegliere il male minore oggi, è spesso un modo per assottigliare la differenza tra il male minore e quello peggiore in futuro.
Inoltre, scegliere il male minore sempre porta dritti all'idea di voto utile, che ha illuso molti elettori di sinistra a votare PD alle ultime elezioni con la speranza che Veltroni facesse una miracolosa rimonta almeno al Senato.
E' stato Veltroni a scegliere di correre da solo e di evitare la sinistra, che con Giordano e Pecoraro si è genuflessa supplicante a chiedere una nuova alleanza, dopo il sostegno sempre più da cane fedele a Prodi che ha portato ad almeno tre scissioni: PCL; SC, Lista consumatori.
Voglio dire che forse fanno bene quelli della sinistra a snobbare un candidato del PD, dato che nel PD si vantano di aver rivoluzionato l'assetto politico italiano con la creazione del loro partito, nato apposta per avere l'autosufficienza elettorale senza appoggio della sinistra.
E forse hanno fatto bene quelli di sinistra a dividersi per le europee, dato che gli uni pensano ancora a una sinistra comunista, e gli altri a una nuova sinistra postcomunista verderossa: si sono contati, e di certo ora Vendola ha un peso che non avrebbe avuto fosse stato zitto e al suo posto in Rifondazione.
Voglio dire che se guardi anche il fattore TEMPO, e in politica dobbiamo guardarlo, occorre considerare che a volte il male minore oggi è il peggiore in futuro, o viceversa.
E voglio anche dire che la sinistra dei partiti che ci troviamo secondo me non è tanto peggio dei suoi elettori.
Se non altro perchè molti di quelli che hanno reclamato per i due partiti di sinistra (escludo il PCL) alle europee sono quelli che quando c'era la Sinistra arcobaleno unita, e in un sistema elettorale con sbarramento, hanno votato PD perchè occorreva evitare in tutti i modi che andasse al potere il male peggiore, e il voto utile era (per loro) quello.
Oggi leggo la nota sui ballottaggi (copiata in calce), nel sempre interessante e vivace notiziario quotidiano di Peppe Sini, caratterizzato spesso dalla intransigenza nonviolenta e di sinistra.
In questo caso, consiglia di appoggiare i candidati alternativi ai berlusconiani, perché la posizione di questi ultimi è, in generale e complessivamente, assai più negativa delle posizioni pur criticabili dei primi.
Ha ragione. Un eletto pur discutibile è preferibile ad un eletto molto discutibile, che partecipa ad una politica come quella berlusconiana, profondamente eversiva dei valori della democrazia e della giustizia.
La democrazia si muove nei limiti, e va difesa ed esercitata pur entro i limiti. L'ideale - nonviolenza, pace, disarmo, giustizia sociale, ambientalismo, tutte componenti essenziali della libertà - è "regolativo" (Kant), cioè sta là come riferimento polare al cammino possibile entro le condizioni parziali e graduali, di cui il ballottaggio è emblema.
Il male minore è pur sempre un male, si dice giustamente, ma non si può negare che è anche il maggior bene possibile, per quanto piccolo. Il meglio, se qui e ora è irrealizzabile, è nemico di un piccolo bene realizzabile. Lo affermiamo come visione, mentre, nella scelta stretta, scegliamo il bene realizzabile.
La sinistra, per non aver capito questo, ha sbagliato troppe volte, fino alle ultime elezioni. Ora, mi dicono, qui nella mia provincia , i gruppi di sinistra negherebbero il loro appoggio al candidato opposto alla candidata berlusconiana. Se fosse davvero così, sarebbe una nuova fesseria politica.
Enrico Peyretti, Torino
3. LE ULTIME COSE. ANCORA UN VOTO CONTRO L'EVERSIONE BERLUSCONIANA
Ovunque si voti per i ballottaggi degli enti locali, si voti contro l'eversione dall'alto berlusconiana. Si voti per la democrazia contro la dittattura, si voti per la legalita' contro il regime della corruzione, si voti per la solidarieta' contro la ferocia, si voti per la civilta' contro la barbarie, si voti per l'umanita' contro il razzismo. Ovunque sia possibile, nelle forme in cui sia possibile.
NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO Numero 854 del 17 giugno 2009 Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@...
REFUSENIKS STAND UP AND WIN Watada
- No court martial!
Lt
Ehren Watada
cannot be court martialed again! In 2006, because he refused to go to
Iraq, he faced seven years in jail. His 2008 court martial ended in a
mistrial. The Army attempted to prosecute him again, but on 6 May, the
Justice Department compelled the Army to drop its case. It is a key
victory, including for an international support campaign. Lt. Watada's
lawyers are pressing for his release from the Army now that the Army's
legal case has evaporated. See details
here.
Other refuseniks in
the US, Canada, Turkey have also won significant victories:
§Kurdish
Halil Savda declared
his conscientious objection in 2004, was jailed repeatedly and was
finally freed from the Turkish army in 2008. Threatened again with
prison for supporting Israeli refuseniks, he is still free. Interview in
The Guardian.
§Turkish
CO Mehmet Bal has been
discharged after years of refusal, prison and torture.
§A
refugee in Canada since 2007, US soldier and mother of four Kimberley Rivera won
the right to appeal an imminent deportation. Her hearing is 12 July. In
the same period, the
Canadian Parliament
adopted another motion supporting US
refuseniks. Fellow resister
Joshua Key won a second refugee
hearing on 3 June, where he presented evidence of Geneva Convention
violations during house raids in Iraq.
Lt Watada, first
officer to refuse war in Iraq
Kimberley Rivera, 1st
US woman soldier to desert to Canada
Halil Savda
Iraqi refusal & resistance
Hanaa
Ibrahim
Hanaa
Ibrahim (Women's Will Association of Iraq) said that in April 2004, a
division of Iraqi soldiers were ordered by the US to attack Fallujah.
Instead they shot in the air, in salute to the people of Fallujah’s
resistance, and left the city.
Troy, sisters Ebony &
Martina who campaigns for him
Refusing to Be Killed
Campaigns
against the
death penalty and
miscarriages of justice in the US took a new turn on 19 May when people
took action in 80 US cities and 20 internationally to defend
Troy Davis.
In jail since 1991, Troy is demanding that witnesses who recanted their
statements should testify again. Read his sister Martina’s article in The Guardian. Troy's
stay of execution has expired – a fourth execution date could be set
soon.
Ask the Governor of
Georgia to commute his death sentence.
Urge the District Attorney to re-open his case.
Internationally known journalist and “voice of the
voiceless”. Railroaded for killing a police officer in 1981 in a trial
drenched in racism. On death row for over 25 years, his recent Supreme
Court appeal has been denied, contradicting the appeal court’s own
precedents. Prosecutors have petitioned for his execution.Write to him.
Convicted of murder in 1991 for the deaths of an off-duty police officer and woman in
a bar, in a
Philadelphia district notorious for police corruption and racism.
His trial was marked by police intimidation, an unfair judge, tainted
jury and ineffective lawyers. Fighting for a new trial to prove
his innocence, he awaits a court decision by August on a trial that
could take him off death row.
Write to him
Over 1300
Palestinians, including 300 children, were killed during Israel’s
22-day military offensive in Gaza. In March,
the Israeli newspaper Haaretz
published accounts by soldiers - one soldier revealed:
"A company commander with 100 soldiers saw an
elderly woman walking down a road - whether she raised any suspicion, I
don't know. But what the officer did in the end was to put men on the
roof and with the snipers bring her down. I felt it was simply murder in
cold blood.” ( Source
Terra Viva)
Israeli teens who refuse to join the army.
Read their public
letter.
STOP PRESS: After time in
jail,
Raz Bar-David Varon and
Maya Yechieli Wind were
both exempted from military service on medical grounds in April, and are
no longer in danger of further imprisonment.
Refuseniks support
Palestinian call
for Boycott, Divestment
and Sanctions
“There
are people who are doing all they can to end this Occupation... who call
upon the world to boycott any state that oppresses millions of people -
any racist state.
Sahar Vardi,
19 years old, Shministim. (Source
Yesh Gvul)
New
Profile provides support to conscientious objectors in Israel.
On 26
April, some of their members had their computers confiscated, were
called for interrogations, and were only released upon signing
agreements not to contact their political friends for 30 days.
See what you can do.
Refusing
Afghanistan occupation
More
soldiers have refused to go to Afghanistan, proving that the occupation
there is no less objectionable than in Iraq. Support Victor Agosto (pictured with peace
activists from Fort Worth), Sgt.
Travis Bishop, Dustin Che Stevens, Benji Lewis who decided to risk
prison, but keep their conscience. (Source:
Courage to resist)
US refuseniks
write to Shministim
We stand in solidarity
with the Israeli Shministim ... We have also refused to participate in
unjust acts of military aggression, and many of us have gone to prison
or currently live with that possibility ... The Global War on
Terror, like the Israeli occupation, is propped up by racism and
dehumanization and sets the stage for never-ending war & occupation. We
are inspired by the brave refusal of our brothers and sisters in Israel
to take part in these destructive policies.
Signed by over two dozen US military war resisters refusing to fight in Iraq & Afghanistan
The
grandmother of Gordon Gentle, a Scottish soldier killed in Iraq aged 19,
expressed her anger over MPs' expenses. She accused politicians of not
providing vital equipment for troops. Gordon died in an armoured vehicle
- the right equipment could have saved his life. Pauline’s daughter,
Rose Gentle, has been
campaigning for troops’ welfare and to get them back home (Source:
MFAW)
Pauline Graham
16th trial for
Lazaros!
On 31
March, tireless Greek conscientious objector
Lazaros Petromelidis, 46,
was sentenced to 18 months in prison for insubordination. The sentence
was suspended until the hearing in the Supreme Court. (Source
Greek Association of COs)
WINTER
SOLDIER EUROPE
In March
2008,
Iraq Veterans Against the War
organised Winter Soldier, a two-day conference where refuseniks
and other war resisters revealed what really happened in Iraq &
Afghanistan. Since then, similar events took place in the US and, in
March 2009, in Germany. View testimonies here, including
Shepherd’s - the first Iraq veteran to seek asylum in Europe.
US
Soldier seeks asylum in Germany
When U.S.
Army Specialist
André Shepherd applied
for asylum last November, he said: “I applied for asylum in Germany,
where the Nuremburg trials established that one cannot defend one’s
actions by claiming to have merely been following orders.” (Source:
Connection e.V.)
Soldiers against war! Invest in Caring, not Killing!
Without obedient
soldiers there can be no wars. An international network of refuseniks –
veterans, serving soldiers, conscientious objectors, deserters, draft
refusers, whistle-blowers – and their supporters, women & men, is
undermining the war machine that destroys the lives of so many of us and
usurps the resources we need for caring and to ensure human and
environmental survival. Keep in touch with this growing movement.
Join our mailing list.
Payday men’s
network, working with the Global Women’s
Strike
PO Box 287 London NW6 5QU
Tel +44 207 209 4751
PO
Box 11795 Philadelphia, PA 19101
Tel +1 215 848 1120
Oggi leggo la nota sui ballottaggi (copiata in calce), nel sempre interessante e vivace notiziario quotidiano di Peppe Sini, caratterizzato spesso dalla intransigenza nonviolenta e di sinistra.
In questo caso, consiglia di appoggiare i candidati alternativi ai berlusconiani, perché la posizione di questi ultimi è, in generale e complessivamente, assai più negativa delle posizioni pur criticabili dei primi.
Ha ragione. Un eletto pur discutibile è preferibile ad un eletto molto discutibile, che partecipa ad una politica come quella berlusconiana, profondamente eversiva dei valori della democrazia e della giustizia.
La democrazia si muove nei limiti, e va difesa ed esercitata pur entro i limiti. L'ideale - nonviolenza, pace, disarmo, giustizia sociale, ambientalismo, tutte componenti essenziali della libertà - è "regolativo" (Kant), cioè sta là come riferimento polare al cammino possibile entro le condizioni parziali e graduali, di cui il ballottaggio è emblema.
Il male minore è pur sempre un male, si dice giustamente, ma non si può negare che è anche il maggior bene possibile, per quanto piccolo. Il meglio, se qui e ora è irrealizzabile, è nemico di un piccolo bene realizzabile. Lo affermiamo come visione, mentre, nella scelta stretta, scegliamo il bene realizzabile.
La sinistra, per non aver capito questo, ha sbagliato troppe volte, fino alle ultime elezioni. Ora, mi dicono, qui nella mia provincia , i gruppi di sinistra negherebbero il loro appoggio al candidato opposto alla candidata berlusconiana. Se fosse davvero così, sarebbe una nuova fesseria politica.
Enrico Peyretti, Torino
3. LE ULTIME COSE. ANCORA UN VOTO CONTRO L'EVERSIONE BERLUSCONIANA
Ovunque si voti per i ballottaggi degli enti locali, si voti contro l'eversione dall'alto berlusconiana. Si voti per la democrazia contro la dittattura, si voti per la legalita' contro il regime della corruzione, si voti per la solidarieta' contro la ferocia, si voti per la civilta' contro la barbarie, si voti per l'umanita' contro il razzismo. Ovunque sia possibile, nelle forme in cui sia possibile.
NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO Numero 854 del 17 giugno 2009 Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@...
Iran, Mecacci: interrogazione urgente al Ministro degli Esteri per iniziative su Iran a difesa della legalità del voto e della libertà di manifestazione
16
giugno 2009-Il Deputato radicale Matteo Mecacci, Membro della
Commissione esteri, ha depositato un'interrogazione urgente al Ministro
degli Esteri per chiedere un intervento bilaterale del nostro paese,
che attualmente è anche Presidente del G8, nei confronti del Governo
iraniano. Nell'interrogazione Mecacci chiede che l'Italia convochi
l'Ambasciatore Iraniano a Roma e si faccia promotore di un'iniziativa
che punti a una verifica internazionale indipendente da parte di una
commissione di inchiesta, sulla regolarità del voto per le elezioni
presidenziali, e per chiedere che sia pienamente garantita la libertà
di manifestazione all'opposizione.
di seguito il testo dell'interrogazione
Interrogazione a risposta orale in Commissione Esteri
Premesso che;
A seguito dello svolgimento delle elezioni presidenziali iraniane lo
scorso 13 giugno 2009, il maggiore candidato contrapposto al Presidente
uscente della Repubblica Islamica iraniana, Mir Hossein Moussavi ha
denunciato la commissione di brogli elettorali da parte delle autorità
iraniane;
nelle ore successive alla chiusura dei seggi elettorali, secondo quanto
documentato dai media internazionali, si sono verificate a Teheran, e
successivamente anche in altre zone del paese, manifestazioni popolari
che denunciavano i brogli elettorali che sono state represse con la
violenza da parte delle autorità iraniane;
nelle ultime ore il Governo iraniano ha dichiarato illegali tutte le
manifestazioni, sospendendo così la libertà di manifestazione in Iran;
l’associazione iraniana per la libertà di stampa ha chisto che:
‘L’occidente non riconosca la vittoria di Ahmadinejad fino allo sblocco
dei media’. Quest’ultimo, infatti, si è reso artefice di una massiccia
censura dei mezzi di informazione, da internet ai telefonini, dai
giornali alle Tv straniere. C’è stato il blocco di cellulari poichè il
numero di sms inviato quotidianamente è raddoppiato nei giorni
precedenti le elezioni, passando da una media di 55 milioni a 110
milioni costituendo una temibile fonte di controinformazione al potere
costituito, seguito dalla censura per tv e siti web, soprattutto quelli
di condivisione più popolari - da YouTube a Facebook – dove
cominciavano ad apparire sempre più numerosi i video amatoriali ripresi
coi cellulari a testimonianza degli scontri in atto. In seguito a ciò a
Teheran si denuncia: ‘Non c’è democrazia senza libera circolazione
delle informazioni’;
alcuni paesi europei, ad esempio la Germania, hanno già convocato
l’Ambasciatore Iraniano per esprimere la loro preoccupazione sulla
repressione delle manifestazioni e per chiedere una verifica scrupolosa
del rispetto delle norme che garantiscono la democraticità del voto per
le presidenziali;
nei mesi scorsi il Governo Italiano, e in particolare il Ministro degli
Esteri Frattini, ha dovuto cancellare per ben due volte un incontro in
Iran con il Presidente della Repubblica Islamica Iraniana Mahmoud
Ahmadinejaad, dopo che le date erano state già fissate;
lunedì 15 giugno l’Unione Europea ha espresso la sua preoccupazione per
le violenze in corso in Iran e ha chiesto la verifica scrupolosa del
rispetto delle leggi elettorali;
lunedì 15 giugno la Guida Suprema della Repubblica Islamica Iraniana
Ali Khameini ha invitato Moussavi “ad agire con calma e seguendo le vie
legali”;
premesso altresì che:
all’Italia è attualmente attribuita la Presidenza di turno del G8, e
cioè del gruppo dei paesi democratici più sviluppati e industrializzati;
chiede di sapere
Se non ritenga urgente convocare l’Ambasciatore iraniano a Roma per
chiedere l’avvio di un’inchiesta internazionale indipendente per
verificare la regolarità e la correttezza dello svolgimento delle
elezioni presidenziali iraniane e per chiedere la fine della
repressione violenta delle manifestazioni di dissenso politico e
ripristinare la libertà di manifestazione;
se non ritenga di dover sospendere qualsiasi attività di preparazione
ed abbandonare ipotesi di incontri bilaterali con il Presidente
Iraniano Mahmoud Ahmadinejaad in assenza di verifiche serie della
regolarità delle elezioni presidenziali;
Subject: Rif: chiedo una interrogazione al ministro degli esteri sugli scontri di piazza in Iran e sull'arresto del leader dell'opposizione all'indomani delle elezioni politiche
gentile signore,
nella mattina di oggi ho provveduto a presentare un'interrogazione urgente al Ministro Frattini sulla situazione in Iran.
Le firme che vede sono solo i primi ad aver condiviso lo spirito dell'atto parlamentare, altri colleghi del gruppo Pd si aggiungeranno nelle prossime ore.
Chiedo la presentazione di una interrogazione parlamentare al ministro degli esteri per conoscere quali iniziative intenda assumere dopo gli scontri a Teheran ed in tutto l'Iran, al'indomani delle elezioni politiche, con particolare riferimento agli arresti dei leader dell'opposizione ed alle accuse di brogli elettorali. Chiedo in particolare se si stiano facendo passi diplomatici tramite l'ambasciata di Teheran e presso l'ambasciata Iraniana di Roma,se si intenda procedere ad iniziative congiunte come unione europea, se non si intenda organizzare una delegazione parlamentare per visitare i detenuti, di cui chiedo l'immediato rilascio.
Alfonso Navarra
P.s. : i parlamentari è bene siano informati che come movimenti disarmisti, ecologisti e nonviolenti stiamo lavorando al progetto di una ambasciata di pace a Tehran, citato nell'appello sotto riportato.
COSTRUIAMO UN PONTE CON GLI ECOPACIFISTI IRANIANI!
Le elezioni in Iran si stanno concludendo con un "colpo di mano" del regime teocratico, che - denuncia la stessa opposizione islamica di Moussavi, certamente non sospettabile di connivenze con il "Satana Imperialista" - ruba al popolo iraniano la sua vera espressione di voto.
Il "Papa sciita" Khamenei ha riconfermato Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica, preferendo il tran tran dell'ottusità clericale, burocratica, nazionalista, militarista, all'incognita di un processo di "glasnost", di apertura al mondo e di disgelo democratico della società iraniana.
Ma l'"Onda Verde" dei giovani e delle donne che sognano più libertà e più diritti non molla, scende ancora in piazza ed affronta a viso aperto, in modo essenzialmente pacifico e nonviolento ( facendo attenzione ai provocatori infiltrati travestiti da "Green Block" - vedi flash di "Repubblica" sotto riportato" ) la brutale e sanguinosa repressione.
Per i manifestanti di Tehran abbiamo un dovere di solidarietà, ma anche di dialogo, nella prospettiva dell'"Internazionale dei diritti umani".
La lotta per la denuclearizzazione - civile e militare - del Mediterraneo e del Medio Oriente è comune, ed è anche nostro interesse, di italiani amanti della pace disarmata, che si creino le condizioni per evitare lo scontro delle civiltà, fomentato dalla tenaglia tra complessi militar-petrolifero-industriali, ed i nazionalismi e fondamentalismi religiosi.
Anche in questa occasione, ribadendo che siamo per la soluzione "due popoli- due Stati" in Palestina, e che ci battiamo contro il nucleare israeliano (abbiamo aiutato Mordechai Vanunu), contro l'occupazione militare israeliana (e contro ogni cooperazione militare italo-israeliana), è comunque giusto sollecitare i nostri giovani interlocutori a condannare le provocatorie affermazioni contro la Shoah e contro lo Stato di Israele del presidente iraniano Ahmadinejad.
E' anche compito nostro cogliere l'opportunità di una svolta pacifica offerta dal presidente USA Obama a tutto il Medio Oriente, andando oltre i suoi limiti e le sue contraddizioni, e facendo sì che non si inneschi la spirale che potrebbe condurre addirittura ad una guerra nucleare. Le dinamiche del gioco della potenza, sulla cui razionalità e controllabilità non è il caso di fare eccessivo affidamento, rendono, purtoppo, questa ipotesi, maledettamente realistica: Israele può lanciare l'attacco contro i programmi nucleari di una "minaccia esistenziale", l'Iran risponde, gli USA restano coinvolti e intervengono a loro volta... l'incendio può dare fuoco alla santabarbara nucleare del Pianeta! E la guerra nucleare è una cosa molto speciale, che va ben oltre le uccisioni e devastazioni dei conflitti convenzionali cui, disgraziatamente, siamo abituati: anche se spazialmente circoscritta, rende comunque, nella migliore delle ipotesi, il territorio permanentemente (in pratica perennemente) desertificato dal punto di vista umano.
Anche i governi europei, incluso quello italiano, in considerazione dell'enormità del rischio, non possono stare a guardare: nel caso specifico della crisi iraniana, devono pretendere subito, come primo passo, il libero accesso della stampa internazionale (giornalisti del TG3 , ad es. sono stati aggrediti a Tehran) e la presenza di osservatori per controllare la regolarità di un eventuale riconteggio delle schede elettorali.
In questi giorni, a Roma, sono in corso dei sit-in sotto l'ambasciata iraniana (via Nomentana) e la partecipazione dei "pacifisti", finora disattenti, alle proteste contro il regime teocratico di Tehran sarebbe caldamente auspicabile.
Agli attivisti romani, fisicamente presenti (speriamo), proponiamo una "missione" particolare: prendere i contatti anche in nostro nome con l'"opposizione" democratica iraniana, in particolare con quella più affine ai nostri contenuti ed alle nostre sensibilità (il premio Nobel Shirin Ebadi, per esempio, è contraria anche al nucleare civile) affinchè si indica una specifica riunione sull'idea ed il progetto di una Ambasciata di pace dei no-war europei a Tehran; progetto che andrebbe aggiornato e rimodulato sul drammatico ed ugente precipitare di conflitti e di repressioni che vediamo dipanarsi in questi giorni.
Noi, con la consulenza della Presidenza Rete Ipri-CCP, che ci ha esplicitamente incoraggiato in questo senso, ci impegnamo a ripresentare il progetto dell'Ambasciata di pace facendo tesoro della più ampia discussione possibile, nella consapevolezza che, pur dovendo scontare un grave ritardo, abbiamo sempre la possibilità di partire con il piede giusto: POSSIAMO E DOBBIAMO inserirci, con una azione efficacemente preventiva di dialogo e di pace, nel punto più delicato oggi degli equilibri geopolitici mondiali.
CONTATTARE:
Coordinamento fermiamo chi scherza col fuoco atomico - c/o Campagna OSM-DPN - via Mario Pichi 1 - 20123 Milano
alla cortese attenzione di: Alberto L'Abate, Tusio De Iuliis, Francesco Lo Cascio, Massimiliano Taggi, Silvano Tartarini, Tiziano Cardosi, Max Aliprandini
e p.c. altri esponenti dell'antimilitarismo nonviolento
C'è da mettere in piedi un "comitato di saggi" per la ri-elaborazione e la ri-discussione del progetto: "Ambasciata di Pace di Tehran": chiedo idee per i nominativi.
Sulla necessità e l'urgenza di questo lavoro mi pare argomenti a sufficienza la situazione che si è venuta a determinare dopo le elezioni per la carica di presidente dell'Iran, i cui sconvolgenti e drammatici sviluppi sono ancora in corso, e tutti in via di definizione, ma da cui emerge con chiarezza come ci stiamo comunque giocando il futuro della pace e della guerra in Medio Oriente, una guerra che potrebbe essere combattuta anche con armi di distruzione di massa.
Come riferimento sui tempi è opportuno ricordare che Israele ha dato 6 mesi ad Obama per verificare se la linea del dialogo funziona: poi intende attaccare, entro l'anno successivo, gli impianti nucleari dell'Iran.
Quello che segue è un primo abbozzo veloce e sommario, tanto per raccogliere le prime indicazioni ed i primi suggerimenti.
Forse è anche il caso di ricordare che, a suo tempo, sull'idea che ora ripropongo, ottenni l'assenso degli eurodeputati Antonio Di Pietro e Vittorio Agnoletto e dell'allora in carica Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Per anni ho delegato il compito di lanciare l'iniziativa ai Berretti Bianchi, ma l'esiguità delle forze di questa piccola e meritevole associazione evidentemente non ha consentito che essa potesse investire altre energie rispetto alle sperimentazioni che già aveva in corso.
Mi pare a questo punto evidente che solo una assunzione diretta di responsabilità da parte di "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO" può fare da motorino di avviamento per un percorso che si concretizzi operativamente.
(Ripropongo in calce anche l'appello a prendere contatti con gli ecopacifisti iraniani che manifestano per chiedere dove è finito il loro voto...)
L’Ambasciata di pace a Tehran è un progetto del movimento italiano per la pace e il disarmo, da estendere a livello europeo, che, ponendosi come strumento di una diplomazia dei popoli agita dal basso, dalla società civile, fa tesoro di altri interventi precedenti, confluiti nella ipotesi teorico-pratica dei Corpi Civili di Pace. Ci si riferisce, con questo progetto, ad esperienze che avevano cercato e cercano di opporsi alle guerre e allo "scontro di civiltà" costruendo embrioni di forze di interposizione e percorsi e reti di diplomazia di base.
NATURA E SCOPO ESSENZIALE DELLA STRUTTURA
L’Ambasciata di pace è, in sostanza, una sede, un ufficio fisico, situato nella capitale della Republica Islamica dell'Iran, intestato e pagato autonomamente da una associazione di scopo, promossa da pacifisti italiani ed europei, ed in particolare dagli obiettori di coscienza alle spese militari e nucleari.
L'ufficio deve essere identificato da una insegna recante scritto, in italiano, inglese e persiano: AMBASCIATA DI PACE DI TEHRAN
Lo scopo essenziale della struttura è contribuire alla denuclearizzazione civile e militare del Mediterraneo e del Medio Oriente partendo dalla base giuridica della "Dichiarazione di Barcellona" del 1995.
L’ambasciata di pace deve essere autonoma da tutti i governi sia finanziariamente che politicamente. L’ambasciata di pace è uno strumento della cittadinanza attiva europea che si riconosce nella "internazionale dei diritti umani" e dal solo associazionismo indipendente deve trarre le sue linee di lavoro e di finanziamento. E’ tuttavia possibile e augurabile che alcune istituzioni locali, nazionali o internazionali aiutino, di volta in volta e in varie forme, l’attività dell’ambasciata di pace, senza, tuttavia, risultare mai determinanti. (Una collaborazione particolarmente ambita sarebbe quella con il Parlamento Europeo).
Per società civile s’intende, nell’immediato, fare riferimento a tutte quelle organizzazioni internazionali e non che operano in Europa e sul nostro pianeta nei più diversi settori del volontariato e che intendano oggi farsi carico di questo compito.
COMPITI DELL’AMBASCIATA DI PACE DI TEHRAN
1) Aprire e consolidare le comunicazioni tra la società civile europea e la società civile iraniana. In particolare approfondire le relazioni tra le personalità indipendenti ed i gruppi che si battono per la dismissione, ovunque, delle strutture e degli impianti nucleari in quanto apparati e tecnologia dannosi per l'ambiente e la salute, nonchè militarmente proliferanti. E’ il primo e fondamentale dei compiti dell’ambasciata di pace. Si tratta di far conoscere tra di loro i gruppi vitali della cittadinanza attiva, superando le difficoltà e le opacità che, spesso, i governi frappongono. Si tratta di lavorare alla costruzione di solide relazioni sociali e umane che siano in grado di opporsi, nell'inmmediato e nel domani, alla costruzione dell’immagine del nemico (scambi culturali, religiosi, artistici ed economici su basi equo-solidali).
2) Informare correttamente l'opinione pubblica europea, le Istituzioni Europee Comunità internazionale sulle reali condizioni di vita della popolazione iraniana, e sull’eventuale rispetto o non rispetto dei diritti umani da parte del governo e dell'ammnistrazione locale.
3) Con la realizzazione dei due precedenti punti, l’Ambasciata di Pace di Tehran raggiunge il proprio obiettivo centrale che è quello di lavorare per PREVENIRE I CONFLITTI TRA I POPOLI presentando, di volta in volta, alla Comunità Internazionale proposte di mediazione di conflitto, intervenendo in particolare sulla cosiddetta "crisi nucleare", con un approccio insieme innovativo, prudente, equilibrato.
LINEE DI LAVORO OPERATIVE
L’ambasciata di pace di Tehran, per concretizzarsi, deve ottenere innanzitutto una accettazione da parte dell' Autorità governativa locale ...
Il fine è quello di essere in grado, all’occorrenza, di conoscere a fondo i problemi e di disporre della sufficiente credibilità per favorire il metodo negoziale nella soluzione del conflitto. PER SOSTENERE IL METODO NEGOZIALE SEMPRE E’ NECESSARIO CHE L’AMBASCIATA LAVORI SULLA VOLONTA’ DI PACE DELLA GENTE IRANIANA CHE VIVE SULLA PROPRIA PELLE UNA CRISI CON POTENZIALI SBOCCHI BELLICI.
Gli strumenti di queste linee di lavoro sono sostanzialmente due:
a) la capacità di rappresentare una posizione ecopacifista non schierata, non politicizzata, ma radicata in una istanza universale riconosciuta dal diritto internazionale
b) la capacità di facilitare una comunicazione trasparente e diffusa, ma soprattutto veritiera.
CAPACITA’ DI POSIZIONAMENTO ECOPACIFISTA :
E’ la capacità che possiamo riassumere con la volontà di non rappresentare mai una parte o una fazione ideologica o religiosa o nazionale o culturale precostituite e predefinite. Senza questo ancoraggio alla "comune umanità" ci sarà impossibile costruire "trans-solidarietà" per tentare di opporci alla degenerazione bellica.
CAPACITA’ DI FACILITAZIONE COMUNICATIVA:
L'aiuto comunicativo, per essere realmente produttivo, dovrà cercare di vedere e capire i problemi dalle diverse angolazioni delle parti in conflitto, ma soprattutto dal punto di vista umano universale, perchè l’intervento dell’ambasciata di pace deve tendere a costruire, fuori e dentro il paese in cui opera, SOLIDARIETA’ per tutti e non solo per una parte. Da questo atteggiamento dipenderà molto della fiducia che la popolazione locale potrà riporre nell’ambasciata di pace.
RIFERIMENTO ALLE ONG LOCALI:
L’ambasciata, essendo strumento di diplomazia dei popoli, deve, nello svolgimento del suo lavoro, fare riferimento alle ONG locali o a gruppi a queste assimilabili, sollecitando e adoperandosi per la costruzione di COMMISSIONI DI LAVORO MISTE E PARITETICHE sui temi della pace, dell'ecologia, dell'energia e dell’intervento solidale. A queste commissioni dovrebbe essere affidato il compito di individuare in concreto tutte le azioni da svolgere sul territorio (aprire le comunicazioni, solidarietà e diplomazia popolare). La capacità di individuazione e di scelta degli interlocutori per le Commissioni di lavoro e l’attività dell’Osservatorio di Pace e Diritti Umani rimangono compito precipuo dell’Ambasciata.
FASI DEL PROGETTO:
1- redazione partecipata coinvolgendo gruppi ecopacifisti iraniani sia esiliati (o esteri) sia a Tehran ed in Iran
2- lancio con conferenza stampa il 28 novembre 2009 (anniversario Barcellona) - avvio sottoscrizione popolare
3- delegazione esplorativa a Tehran il Natale 2009
4- eventuali altre "missioni esplorative" in Iran per rodare eventuali, provvisorie, "teste di ponte"
5- approvazione da parte dell'Assemblea OSM
6 - inaugurazione dell'Ufficio/Ambasciata a Tehran verso maggio-giugno 2010
Testo redatto da Alfonso Navarra del COORDINAMENTO FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO
UN APPELLO AGLI ATTIVISTI ROMANI E A CHIUNQUE VOGLIA E POSSA INTERVENIRE AI SIT-IN DAVANTI L'AMBASCIATA IRANIANA:
COSTRUIAMO UN PONTE CON GLI ECOPACIFISTI IRANIANI!
Le elezioni in Iran si stanno concludendo con un "colpo di mano" del regime teocratico, che - denuncia la stessa opposizione islamica di Mussavi, certamente non sospettabile di connivenze con il "Satana Imperialista" - ruba al popolo iraniano la sua vera espressione di voto.
Il "Papa sciita" Khamenei ha riconfermato Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica, preferendo il tran tran dell'ottusità clericale, burocratica, nazionalista, militarista, all'incognita di un processo di "glasnost", di apertura al mondo e di disgelo democratico della società iraniana.
Ma l'"Onda Verde" dei giovani e delle donne che sognano più libertà e più diritti non molla, scende ancora in piazza ed affronta a viso aperto, in modo essenzialmente pacifico e nonviolento (facendo attenzione ai provocatori infiltrati travestiti da Green Block" - vedi flash di "Repubblica" sotto riportato" ) la brutale e sanguinosa repressione.
Per i manifestanti di Tehran abbiamo un dovere di solidarietà, ma anche di dialogo, nella prospettiva dell'"Internazionale dei diritti umani".
La lotta per la denuclearizzazione - civile e militare - del Mediterraneo e del Medio Oriente è comune, ed è anche nostro interesse, di italiani amanti della pace disarmata, che si creino le condizioni per evitare lo scontro delle civiltà, fomentato dalla tenaglia tra complessi militar-petrolifero-industriali, ed i nazionalismi e fondamentalismi religiosi.
Anche in questa occasione, ribadendo che siamo per la soluzione "due popoli- due Stati" in Palestina, e che ci battiamo contro il nucleare israeliano (abbiamo aiutato Mordechai Vanunu), contro l'occupazione militare israeliana (e contro ogni cooperazione militare italo-israeliana), è comunque giusto sollecitare i nostri giovani interlocutori a condannare le provocatorie affermazioni contro la Shoah e contro lo Stato di Israele del presidente iraniano Ahmadinejad.
E' anche compito nostro cogliere l'opportunità di una svolta pacifica offerta dal presidente USA Obama a tutto il Medio Oriente, andando oltre i suoi limiti e le sue contraddizioni, e facendo sì che non si inneschi la spirale che potrebbe condurre addirittura ad una guerra nucleare. Le dinamiche del gioco della potenza, sulla cui razionalità e controllabilità non è il caso di fare eccessivo affidamento, rendono, purtoppo, questa ipotesi, maledettamente realistica: Israele può lanciare l'attacco contro i programmi nucleari di una "minaccia esistenziale", l'Iran risponde, gli USA restano coinvolti e intervengono a loro volta... l'incendio può dare fuoco alla santabarbara nucleare del Pianeta! E la guerra nucleare è una cosa molto speciale, che va ben oltre le uccisioni e devastazioni dei conflitti convenzionali cui, disgraziatamente, siamo abituati: anche se spazialmente circoscritta, rende comunque, nella migliore delle ipotesi, il territorio permanentemente (in pratica perennemente) desertificato dal punto di vista umano.
Anche i governi europei, incluso quello italiano, in considerazione dell'enormità del rischio, non possono stare a guardare: nel caso specifico della crisi iraniana, devono pretendere subito, come primo passo, il libero accesso della stampa internazionale (giornalisti del TG3 , ad es. sono stati aggrediti a Tehran) e la presenza di osservatori per controllare la regolarità di un eventuale riconteggio delle schede elettorali.
In questi giorni, a Roma, sono in corso dei sit-in sotto l'ambasciata iraniana (via Nomentana) e la partecipazione dei "pacifisti", finora disattenti, alle proteste contro il regime teocratico di Tehran sarebbe caldamente auspicabile.
Agli attivisti romani, fisicamente presenti (speriamo), proponiamo una "missione" particolare: prendere i contatti anche in nostro nome con l'"opposizione" democratica iraniana, in particolare con quella più affine ai nostri contenuti ed alle nostre sensibilità (il premio Nobel Shirin Ebadi, per esempio, è contraria anche al nucleare civile) affinchè si indica una specifica riunione sull'idea ed il progetto di una Ambasciata di pace dei no-war europei a Tehran; progetto che andrebbe aggiornato e rimodulato sul drammatico ed ugente precipitare di conflitti e di repressioni che vediamo dipanarsi in questi giorni.
Noi, con la consulenza della Presidenza Rete Ipri-CCP, che ci ha esplicitamente incoraggiato in questo senso, ci impegnamo a ripresentare il progetto dell'Ambasciata di pace facendo tesoro della più ampia discussione possibile, nella consapevolezza che, pur dovendo scontare un grave ritardo, abbiamo sempre la possibilità di partire con il piede giusto: POSSIAMO E DOBBIAMO inserirci, con una azione efficacemente preventiva di dialogo e di pace, nel punto più delicato oggi degli equilibri geopolitici mondiali.
CONTATTARE:
Coordinamento fermiamo chi scherza col fuoco atomico - c/o Campagna OSM-DPN - via Mario Pichi 1 - 20123 Milano
Clicca il testo evidenziato in giallo e scrivi ai parlamentari per chiedere un'interrogazione parlamentare sui fatti di Teheran.Linka e copia questo testo sul tuo blog!
---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: alfonsonavarra@...<alfonsonavarra@...> Date: 14 giugno 2009 17.51
Oggetto: UN PONTE CON GLI ECOPACIFISTI IRANIANI- appello A:
UN APPELLO AGLI ATTIVISTI ROMANI E A CHIUNQUE VOGLIA E POSSA
INTERVENIRE AI SIT-IN DAVANTI L'AMBASCIATA IRANIANA:
COSTRUIAMO UN
PONTE CON GLI ECOPACIFISTI IRANIANI!
Le elezioni in Iran si stanno
concludendo con un "colpo di mano" del regime teocratico, che -
denuncia la stessa opposizione islamica di Mussavi, certamente non
sospettabile di connivenze con il "Satana Imperialista" - ruba al
popolo iraniano la sua vera espressione di voto.
Il "Papa sciita"
Khamenei ha riconfermato Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica,
preferendo il tran tran dell'ottusità clericale, burocratica,
nazionalista, militarista, all'incognita di un processo di "glasnost",
di apertura al mondo e di disgelo democratico della società iraniana.
Ma l'"Onda Verde" dei giovani e delle donne che sognano più libertà e
più diritti non molla, scende ancora in piazza ed affronta a viso
aperto, in modo essenzialmente pacifico e nonviolento (facendo
attenzione ai provocatori infiltrati travestiti da Green Block" - vedi
flash di "Repubblica" sotto riportato" ) la brutale e sanguinosa
repressione.
Per i manifestanti di Tehran abbiamo un dovere di
solidarietà, ma anche di dialogo, nella prospettiva
dell'"Internazionale dei diritti umani".
La lotta per la
denuclearizzazione - civile e militare - del Mediterraneo e del Medio
Oriente è comune, ed è anche nostro interesse, di italiani amanti della
pace disarmata, che si creino le condizioni per evitare lo scontro
delle civiltà, fomentato dalla tenaglia tra complessi militar-
petrolifero-industriali, ed i nazionalismi e fondamentalismi religiosi.
Anche in questa occasione, ribadendo che siamo per la soluzione "due
popoli- due Stati" in Palestina, e che ci battiamo contro il nucleare
israeliano (abbiamo aiutato Mordechai Vanunu), contro l'occupazione
militare israeliana (e contro ogni cooperazione militare italo-
israeliana), è comunque giusto sollecitare i nostri giovani
interlocutori a condannare le provocatorie affermazioni contro la Shoah
e contro lo Stato di Israele del presidente iraniano Ahmadinejad.
E'
anche compito nostro cogliere l'opportunità di una svolta pacifica
offerta dal presidente USA Obama a tutto il Medio Oriente, andando
oltre i suoi limiti e le sue contraddizioni, e facendo sì che non si
inneschi la spirale che potrebbe condurre addirittura ad una guerra
nucleare. Le dinamiche del gioco della potenza, sulla cui razionalità e
controllabilità non è il caso di fare eccessivo affidamento, rendono,
purtoppo, questa ipotesi, maledettamente realistica: Israele può
lanciare l'attacco contro i programmi nucleari di una "minaccia
esistenziale", l'Iran risponde, gli USA restano coinvolti e
intervengono a loro volta... l'incendio può dare fuoco alla
santabarbara nucleare del Pianeta! E la guerra nucleare è una cosa
molto speciale, che va ben oltre le uccisioni e devastazioni dei
conflitti convenzionali cui, disgraziatamente, siamo abituati: anche se
spazialmente circoscritta, rende comunque, nella migliore delle
ipotesi, il territorio permanentemente (in pratica perennemente)
desertificato dal punto di vista umano.
Anche i governi europei,
incluso quello italiano, in considerazione dell'enormità del rischio,
non possono stare a guardare: nel caso specifico della crisi iraniana,
devono pretendere subito, come primo passo, il libero accesso della
stampa internazionale (giornalisti del TG3 , ad es. sono stati
aggrediti a Tehran) e la presenza di osservatori per controllare la
regolarità di un eventuale riconteggio delle schede elettorali.
In
questi giorni, a Roma, sono in corso dei sit-in sotto l'ambasciata
iraniana (via Nomentana) e la partecipazione dei "pacifisti", finora
disattenti, alle proteste contro il regime teocratico di Tehran sarebbe
caldamente auspicabile.
Agli attivisti romani, fisicamente presenti
(speriamo), proponiamo una "missione" particolare: prendere i contatti
anche in nostro nome con l'"opposizione" democratica iraniana, in
particolare con quella più affine ai nostri contenuti ed alle nostre
sensibilità (il premio Nobel Shirin Ebadi, per esempio, è contraria
anche al nucleare civile) affinchè si indica una specifica riunione
sull'idea ed il progetto di una Ambasciata di pace dei no-war europei a
Tehran; progetto che andrebbe aggiornato e rimodulato sul drammatico ed
ugente precipitare di conflitti e di repressioni che vediamo dipanarsi
in questi giorni.
Noi, con la consulenza della Presidenza Rete Ipri-
CCP, che ci ha esplicitamente incoraggiato in questo senso, ci
impegnamo a ripresentare il progetto dell'Ambasciata di pace facendo
tesoro della più ampia discussione possibile, nella consapevolezza che,
pur dovendo scontare un grave ritardo, abbiamo sempre la possibilità di
partire con il piede giusto: POSSIAMO E DOBBIAMO inserirci, con una
azione efficacemente preventiva di dialogo e di pace, nel punto più
delicato oggi degli equilibri geopolitici mondiali.
CONTATTARE:
Coordinamento fermiamo chi scherza col fuoco atomico - c/o Campagna OSM-
DPN - via Mario Pichi 1 - 20123 Milano
Gli scontri di piazza e i dubbi sul voto della Casa Bianca
Ahmadinejad:
"Sul nucleare non cambio linea strategica"
Iran, nuovi scontri nella
capitale
Polizia: "Su Moussavi false notizie"
TEHERAN - Proseguono gli
scontri, violentissimi, nella capitale iraniana tra polizia e
sostenitori del fronte moderato, all'indomani dei risultati elettorali
che hanno sancito - almeno sulla carta - la schiacciante vittoria di
Muhamad Ahmadinejad, con il 63% dei suffragi. Mir Hossein Mussavi, il
principale antagonista nelle elezioni presidenziali ha detto subito di
non voler accettare il risultato del voto ed ha chiesto a tutti i suoi
sostenitori di opporsi ai brogli. Centinaia di persone sarebbero state
arrestate nella notte.
Gli scontri e l'appello di Moussavi- Alcune
banche, un ufficio della compagnia pubblica delle telecomunicazioni e
chioschi per la vendita di giornali sono stati attaccati oggi dai
manifestanti in un'area al centro di Teheran. Non è ancora ben chiaro
chi siano i responsabili degli attacchi.
Nel frattempo, Moussavi
lancia un nuovo appello ai suoi sostenitori: "Avanti con le proteste" è
l'ordine dell'esponente dei moderati ai suoi sostenitori ai quali ha
però chiesto di agire pacificamente e senza provocare la reazione
violenta delle forze di sicurezza.
"Vi chiedo ancora una volta - ha
aggiunto Moussavi - di portare avanti l'opposizione civile e legale in
tutto il Paese con mezzi pacifici", si legge in una dichiarazione
pubblicata sul sito della sua campagna, Ghalam News, "non lasciate che
venga abbandonato il verde (colore del suo partito, ma anche
dell'Islam) che è icona di spiritualità, libertà, sensibiltà religiosa
e tolleranza".
Il sospetto delle provocazioni. Durante una rivolta
studentesca nel 1999, repressa dalle forze di sicurezza, avvennero
episodi di questo genere, attribuiti dal regime agli stessi studenti.
Ma i manifestanti accusarono "agenti provocatori" del regime di essere
i veri responsabili.
Il presunto arresto di Moussavi - Del principale
oppositore di Ahmadinejad si era detto, in un primo momento, che era
stato arrestato, poi che era stato messo agli arresti domiciliari. Ora
le autorità negano tutto: il vice capo della polizia Ahmad Radan ha
categoricamente smentito le voci secondo cui Moussavi e la moglie,
Zahra Rahnavard, sarebbero stati sottoposti a misure restrittive. "La
notizia non è vera", ha detto Radan, citato dall'agenzia Fars.
I
dubbi. Sul voto in Iran, oltre ai sospetti di brogli avanzati dal
fronte moderato, capeggiato da Moussavi, grava anche quello
dell'amministrazione Usa: "Una
spaventosa mole di dubbi" sono le
parole usate dal vicepresidente statunitense, Joe Biden, di fronte al
risultato emerso dalle urne per le presidenziali che hanno confermato
Mahmud Ahmadinejad per un secondo mandato.
Le accuse all'opposizione.
Il governatore generale e responsabile per la sicurezza di Teheran,
Morteza Tamaddom, ha accusato lo stesso Moussavi di essere il
"responsabile" degli incidenti avvenuti nella capitale, fra suoi
sostenitori e le forze di sicurezza. "Con le sue false affermazioni -
ha detto il governatore - Moussavi ha provocato la gente e deve essere
considerato il responsabile dei recenti incidenti".
Il bavaglio alla
stampa. Intanto, le autorità iraniane hanno chiuso per una settimana
l'ufficio di Teheran della rete satellitare araba Al Arabiya. Lo
riferisce il sito dell'emittente televisiva, aggiungendo che alla rete
non è stata fornita nessuna spiegazione per la chiusura.
Al Arabiya
ha seguito con molta attenzione le manifestazioni di protesta scoppiate
nella capitale iraniana dopo la pubblicazione dei contestati risultati
elettorali e ha riferito che vi sono stati tre morti.
Ahmadinejad sul
nucleare. La questione nucleare "appartiene al passato", nel senso che
le linee strategiche del suo Paese sulla questione non cambieranno con
questo secondo mandato: "E' ormai un capitolo della storia". Cisì il
presidente rieletto Ahmadinejad, che poi ha alzaato i toni: "Qualsiasi
paese oserà attaccare l'Iran se ne pentirà profondamente"
Poi lo
stesso presidente ha paralto di elezioni regolari e democratiche e ha
aggiunto che le proteste di chi ha messo in dubbio la correttezza delle
elezioni in Iran "non sono importanti" e "non provocheranno alcun
problema". "In Iran - ha concluso - c'è piena libertà"
(14 giugno
2009)
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Piero Stafani, teologo e biblista, si rivela anche intelligente (molto intelligente) analista politico, nel senso ampio e profondo di "politica": cioè, il modo di vivere nella polis, quelli che Stefani chiama "stili di vita". I quali non riguardano solo i consumi e il vestirsi, il linguaggio e il denaro, la qualità delle relazioni e la considerazione del prossimo, dell'umanità e della natura, ma riguardano ancor più la radice umana, culturale, morale di questi comportamenti, quella che chiamiamo la "mentalità". Partiti, media, votazioni, sono importanti, ma il nocciolo determinante su diritti, democrazia, giustizia, pace, libertà, sta nelle mentalità, appunto.
Si guardi la conclusione del commento, sulle responsabilità e i compiti. Le chiese non sono citate, ma sono direttamente implicate. Stefani passi il suo commento a Franceschini (nella sua stessa città, Ferrara), ma tutti quelli che possono lo sviluppino nelle sedi di cultura e informazione, nei movimenti sociali, nelle chiese, nelle famiglie, in ogni agenzia educativa, e anche nei partiti.
Non così bene, ma abbiamo detto più volte anche noi, che questo è il punto, evidentemente.
In politica qualcuno accenna a una nuova unità alternativa. Troppo delusi per credervi facilmente, diremmo che debba essere una Partito Costituzionale. Nella Costituzione interamente intesa - mentre è tradita dalla mentalità dominante - ci sono tutti i valori e le regole necessari (con secondari aggiustamenti tecnici) al vivere insieme, e soprattutto c'è lo spirito che salvaguarda e raccoglie le migliori tradizioni civili e morali italiane, le uniche capaci di preparare un futuro umanizzante, anziché distruttivo.
D'intesa con la redazione di Rocca (rocca@... ; www.rocca.cittadella.org ) diffondo in anticipo (come già faccio con gli articoli di La Valle) il mio prossimo articolo per la rubrica "Fatti e segni" (che tengo dal 1989), come invito a conoscere questa rivista quindicinale, chiedendone numeri in saggio. Rocca è eccellente per la larghezza di interessi, per l'attenzione approfondita a problemi e fatti, ed è ben leggibile per il linguaggio serio, libero, non riservato a specialisti.
---------- Messaggio inoltrato ---------- Da: Incontro fra i Popoli<info@...>
Date: 8 giugno 2009 11.33 Oggetto: Fw: un bellissimo libro sui diritti umani A:
Francesca Ferracin, nostra amica, ha prodotto un bellissimo libro sui diritti umani, adatto sopratutto ai bambini e agli insegnanti
Il libro nasce da un lavoro realizzato con i bambini del plesso Monte Grappa di Galliera Veneta; ha il fine di promuovere la cultura dei diritti di tutti e per tutti. Narra ed illustra con semplicità e chiarezza la nascita dell'ONU e delle altre istituzioni internazionali che devono garantire la pace. Presenta poi i principali diritti dei minori nella loro duplice valenza: diritto e dovere, diritto per me e impegno mio a trattare gli altri con le stesse modalità. Per bambini e ragazzi riflessivi, nonchè per educatori.
* È possibile acquistarlo presso l’autrice al prezzo di 10 euro.
INCONTRO FRA I POPOLI ONG
5 x mille una firma per il "Incontro fra i Popoli"
1. Firma nel riquadro dedicato alle Organizzazioni Non Lucrative (Onlus)
2. Riporta il codice fiscale di Ifp: 92045040281
Ø Via Marconi 3, 35013 Cittadella (Padova), tel/fax: 049.597.53.38, cell: 335.83.67.030, mail: info@... ØVia Museo 9, 36061 Bassano del Grappa (Vicenza), tel/fax: 0424.52.97.38, cell: 335.69.77.664 ØVia S. Giovanni da Verdara 139, 35137 Padova, cell: 335.83.67.012 Øwww.incontrofraipopoli.it, c. f.92045040281; ccp n°12931358
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---------- Messaggio inoltrato ---------- Da: Incontro fra i Popoli<info@...>
Date: 8 giugno 2009 10.21 Oggetto: Fw: ciao... per serata nepal A:
GIOVEDI' 11 GIUGNO ORE 20.30
PRESSO IL CENTRO NOI (DIETRO LA CHIESA) A LONGA DI SCHIAVON
INCONTRO DEDICATO AI BAMBINI
E ALLE DONNE DEL NEPAL
Davide Parise, volontario dell'associazione Incontro Fra i Popoli, Vi parlerà dei progetti dell'associazione anche attraverso foto e video del suo ultimo viaggio.