Nei soggetti anziani, la difficoltà di identificare gli odori comuni è uno dei
principali fattori predittivi dello sviluppo di problemi cognitivi relativi al
pensiero, all'apprendimento e alla memoria, secondo quanto riporta l'ultimo
numero della rivista "Archives of General Psychiatry".
Il deficit cognitivo lieve è attualmente riconosciuto come precursore della
malattia di Alzheimer. Il declino più rapido e il passaggio alla malattia
conclamata sono spesso accompagnati proprio all'incapacità di riconoscere gli
odori. Tuttavia, si sa ancora ben poco sui fattori che possono far prevedere lo
sviluppo di un lieve declino cognitivo.
È per questo che Robert S. Wilson, del Rush University Medical Center di Chicago
e colleghi hanno condotto uno studio su 589 soggetti anziani di età media pari a
79,9 anni che non dimostravano alcun deficit cognitivo nel 1997. A quel tempo
tutti i partecipanti furono sottoposti a un test di riconoscimento olfattivo su
12 odori familiari. All'inizio dello studio e poi ogni anno per il quinquennio
successivo, i partecipanti sono stati valutati dal punto di vista medico e in
particolare neurologico, e dal punto di vista cognitivo.
Nel corso dello studio, hanno sviluppato un deficit cognitivo lieve 177
soggetti, pari al 30,1% del campione.
Il rischio dell'insorgenza di tale disturbo aumentava via via che la capacità di
identificazione degli odori diminuiva, al punto che in coloro che avevano
ottenuto un punteggio alto nel test di riconoscimento olfattivo mostravano un
aumento del 50 per cento della probabilità di deficit cognitivo rispetto a
coloro che avevano riportato un punteggio medio.
"Le basi neurobiologiche della disfunzione olfattiva sono incerte", scrivono gli
autori. "Le evidenze scientifiche suggeriscono che anche prima del manifestarsi
dei sintomi del morbo di Alzheimer sia possibile individuare i segni in alcune
aree del cervello associate nell'elaborazione degli odori. Ma probabilmente
l'interazione è molto complessa, data la correlazione che è stata dimostrata
anche con altri disturbi neurologici".
Data: 4 luglio 2007
Fonte: Le Scienze on line
Nicolò Arena
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