Oltre sei milioni di malati di Alzheimer in 31 Paesi d'Europa, 800-900 mila solo
in Italia, e la previsione che entro il 2050 queste cifre raddoppino.
E' il quadro tracciato dal Rapporto Demenza 2006, pubblicato
dall'organizzazione no-profit Alzheimer Europa e presentato a Milano da
Alzheimer Italia, federazione che riunisce 47 associazioni sparse sul
territorio.
"Alla luce dei dati, occorre riflettere sull'approccio che finora abbiamo
riservato al problema", osserva Gabriella Salvini Porro, presidente di Alzheimer
Italia. Un appello al quale il Governo ha risposto avviando, all'interno della
Commissione Ministeriale sulle cure primarie e l'integrazione socio-sanitaria,
un tavolo dedicato alle demenze.
Primo obiettivo è verificare lo stato dell'arte dei servizi sulla base degli
ultimi rapporti; il secondo sarà quello di elaborare quanto prima linee guida
per la presa in carico della demenza, linee guida che riguarderanno il paziente
in ospedale e nelle strutture residenziali.
La Federazione Alzheimer Italia chiede alle Istituzioni un impegno concreto
che potrebbe partire dalla sottoscrizione della "Dichiarazione di Parigi",
presentata al Parlamento Europeo affinché la malattia venga riconosciuta come
una priorità di sanità pubblica.
Le politiche socio-sanitarie avviate finora sono inadeguate: in Europa solo il
44% dei malati ottiene l'assistenza a domicilio e solo il 33% l'assistenza di
sollievo.
La famiglia, oltre a doversi sobbarcare l'onere e la responsabilità di
un'assistenza sfibrante, sostiene anche un pesante carico finanziario: secondo
l'ultimo rapporto, il 66% dei familiari deve contribuire al costo del ricovero
ed il 65% a quello dell'assistenza domiciliare.
In Italia la prevalenza della demenza è compresa tra l'1,4% e l'1,55% sul
totale della popolazione, una percentuale leggermente sopra la media europea che
si aggira fra l'1,14% e l'1,27%.
Fonte: www.progettoalzheimer.com
Nicolò Arena
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