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Effetto degli antidepressivi   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #559 di 706 |
Una serie di studi clinici prova che con medicinali più blandi di quelli usati
finora si calmano le crisi aggressive e paranoiche


di PAOLINO ACCOLLA



«Se solo ci avessero pensato prima!» Terry McAndrew commenta con un sospiro
l’effetto degli antidepressivi somministrati al padre, che soffre di una grave
demenza senile con paranoie e episodi violenti, ma vive meglio da quando ha
sospeso la cura a base di antipsicotici. «Siamo rimasti stupiti», ammette Bruce
Pollock dell’ospedale Baycrest di Toronto: era ricorso all’antidepressivo
citalopram per abbinarlo all’antipsicotico risperidone per calmare i pazienti
più agitati e aggressivi come il padre di Terry, affetti dall’Alzheimer. Dopo le
prime prove ha deciso di fare un più serio studio e ha scoperto che da solo il
citalopram aveva lo stesso effetto del risperidone: conteneva ansie, fissazioni,
accessi d’ira, manie di persecuzione e allucinazioni, senza gli effetti
collaterali degli antipsicotici (apatia, confusione, tremori, difficoltà di
coordinazione). Il citalopram è un rimedio della classe Ssri (serotonine
selective reuptake inhibitor), inibisce cioè il riutilizzo
della serotonina da parte dell’organismo. «Ci vorranno altre ricerche scrive
Pollock sull’American Journal of Geriatric Psychiatry ma i test condotti su un
gruppo di 103 pazienti appaiono chiari perché nessuno soffriva di depressione».
Altri esperimenti sono stati effettuati con lo zoloft, altro farmaco Ssri.
Effetti e tolleranze variano, avverte Pollock, ma c’è ragione di pensare che
esiste una meno pericolosa arma per trattare i sintomi psicotici dell’Alzheimer,
sviluppati da nove pazienti su dieci. E’ un rimedio che ancora non combatte il
deterioramento delle facoltà cognitive tipico, ma aiuta a vivere meglio il
malato. E impone di guardare sotto una nuova luce il legame fra depressione e
malattia, l’ipotesi cioè che l’umore depresso, gravando sulla funzionalità del
sistema nervoso centrale crei condizioni favorevoli all’insorgere delle più
diverse patologie. L’ultima ricerca, su un campione di 245mila pazienti in 60
paesi pubblicata da Lancet, stabilisce un rapporto fra depressione e difficoltà
di guarigione da asma, diabete, angina e altri mali cronici. Per l’Alzheimer il
nesso è fisiologico: un’indagine svolta all’Università di Edimburgo indica che
depressione e Alzheimer sono caratterizzati dal
restringimento della stessa area cerebrale, la corteccia cingolata anteriore,
collegata all’amigdala, ghiandola che controlla le emozioni. Calo della massa
del tessuto e deterioramento della funzionalità dei neuroni di quest’area
sarebbero da imputare a un eccesso di ormoni prodotti dall’organismo sotto
stress.


Fonte:
http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/09/24/attualita/014angese.html




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