PROGETTI. Quest’anno si chiamerà Centro educativo occupazionale diurno e si dedicherà alla riabilitazione.
| Particolare attenzione all’orientamento spazio-temporale e la musicoterapia è d’ausilio a chi non parla più, ma canta. | |
| (Articolo di Vera Meneguzzo) Lunedì 8 Ottobre 2007 Alzheimer. È possibile arginarlo? Un aiuto
concreto viene fornito dall’associazione di volontariato Onlus «Alzheimer Italia-Verona», con sede in via don Carlo Steeb, 4 (tel.045.8010168-fax 045.593056) - che dal 1998 riunisce volontari, familiari e simpatizzanti. Fra le voci dello Statuto si evidenziano gli scopi di «assistere sostenere i malati di Alzheimer e i loro familiari divenendone una base di collegamento e coordinamento» e di «promuovere la nascita di centri pilota socio-riabilitativi per la diagnosi, l’assistenza e la formazione di familiari, volontari e personale socio-sanitario specializzato, indirizzati al mantenimento delle abilità residue e alla riduzione dei disturbi comportamentali». Su questi input l’Associazione ha messo a punto per il nuovo anno sociale due interessanti progetti che hanno avuto l’approvazione del Centro servizio per il volontariato e una quota per il sostegno finanziario. Ne parla Maria Grazia Ferrari, presidente di «Alzheimer Italia-Verona». «Sulla base della linea guida “Laboratorio della memoria", abbiamo ideato quest’anno un progetto intitolato Centro educativo occupazionale diurno. Sono previsti vari protocolli riabilitativi che fanno leva sopratutto sul rapporto di gruppo dove meglio si esprimono la partecipazione e la reattività. Cerchiamo di comporre dei gruppi di livello secondo la capacità dell’ammalato di recepire, di lavorare insieme e di comunicare coltre che in relazione ai dati della cartella individuale che viene compilata con l’aiuto dei familiari per riscostruire la storia, il passato, i gusti dell’assistito». Ma il progetto si rivolge anche ad altri settori, in particolare all’orientamento spazio-temporale. «Avviene attraverso vari segnali di sollecitazione e risposta. Gli ammalati imparano a riconoscere le realtà che li circonda», prosegue la presidente, «lo scrivono sulla lavagna. C’è la musicoterapia molto utile anche alle persone che non parlano più, e che però cantano, soprattutto le canzoni della loro giovinezza. E anche questo serve a far emergere le emozioni che si
concatenano ai ricordi. Poi c’è l’arteterapia che stimola una inaspettata e copiosa creatività di disegni, collage che potremmo chiamare di arte astratta. Creiamo una situazione per cui diventiamo una bella famiglia affettuosa. Queste persone sono riabilitabili. Noi diciamo "non mollate, non rinunciate"». Progetti e interventi anche se in primo piano, ed è forse l’aspetto principale, c’è il modo in cui rapportarsi con un malato di Alzheimer. «Infatti, non dobbiamo corregerli, non possiamo pretendere che comunichino con noi. Ma possiamo adeguarci alla loro comunicazione. Loro capiscono benissimo se noi abbiamo l’ascolto empatico, o se pensiamo “tanto, non capiscono niente". Allora si arrabbiano perchè
si sentono trascurati, poco considerati». Questo, cioè un percorso non farmacologico, rappresenta l’unico percorso alternativo perchè non esistono farmaci risolutivi. L’associazione però affronta anche altre problematiche, soprattutto quelle relative alla famiglia. «I familiari hanno difficoltà a gestire l’aspetto sociale, sono abbandonati da parenti e amici. E intervenire anche su questo aspetto rientra nel nostro compito». Il progetto prevede comunque anche corsi di formazione gratuiti che l’associazione offre ai familiari, ai volontari, ai badanti, agli animatori, agli educatori, ai tirocinanti dell’università. Ma come spesso accade agli enti
formati da volontari uno dei problemi è quello di repereire i fondi necessari a proseguire le attività. «Ci manca sempre il 20%, e dobbiamo dimostrare di fare “raccolta fondi"», conclude Maria Grazia Ferrari, «Sono presenti alcuni sponsor, ma l’associazione ha bisogno di un più vasto impegno». | |
Nicolò Arena
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