di
Marco Cedolin
Sono
ancora vive ed aperte le ferite determinate dal terremoto dell’Aquila,
le cui conseguenze devastanti sono state indotte in larga misura dalla
mancata applicazione di qualunque precauzione antisismica nella
costruzione delle abitazioni, piuttosto che non dalla violenza del
sisma, e già una nuova tragedia si abbatte sul paese con il suo carico
di morte e distruzione.
Nella stazione ferroviaria di Viareggio,
intorno alla mezzanotte, un convoglio merci composto da 14 vagoni che
trasportano serbatoi di gas liquido, deraglia improvvisamente, un
serbatoio esplode (forse due) creando l’inferno e le conseguenze sono
quelle di un bombardamento aereo al fosforo bianco. Palazzine crollate,
stabili e auto in fiamme, decine di cadaveri carbonizzati ed altre
decine di persone ustionate in maniera grave, sotto a un cielo fattosi
di fuoco.
A poche ore dalla tragedia le informazioni ancora
frammentarie (tutti i principali quotidiani online hanno mancato di
fare informazione sull’accaduto per l’intero corso della notte, ...
...
nonostante lo scopo dei giornali sul web dovrebbe essere proprio quello
di produrre informazione in tempo reale) parlano di 17 morti
carbonizzati, alcune decine di feriti gravissimi, almeno 5 palazzine
crollate o gravemente lesionate ed un migliaio di sfollati, attualmente
ospitati all’interno di una tendopoli. La documentazione video del
disastro, costituita unicamente da filmati amatoriali, mostra le
immagini di un vero e proprio inferno di fuoco e fiamme, le foto
dell’area circostante l’esplosione scattate in mattinata sembrano
ritrarre quello che resta di una città dopo un violento bombardamento
aereo. Le cause del deragliamento, stando ai primi rilievi, sembrano da
imputarsi alla rottura dell’asse di uno dei vagoni che componevano il
convoglio.
Gli unici sentimenti che trovano spazio, di fronte ad
una catastrofe di siffatte proporzioni, sono lo sgomento, la rabbia e
la pena per i malcapitati. Ciò nonostante già di primo acchito è
impossibile non rendersi conto che anche in questo caso, accanto alla
fatalità esistono gravi responsabilità che dovrebbero indurre a
considerarla per molti versi una tragedia annunciata.
Da ormai molti anni infatti dovrebbe essere ben noto lo stato di profondo degrado in
cui versa il sistema ferroviario italiano, privato dei finanziamenti
necessari alla manutenzione ed al rinnovo del materiale rotabile,
immolati sull’altare di quell’alta velocità che negli ultimi 15 anni ha
assorbito risorse talmente cospicue da poter consentire la
ristrutturazione dell’intero sistema ferroviario.
Solamente la
settimana scorsa un treno merci che trasportava una cisterna di acido
cloridrico ha deragliato alle 5 del mattino nei pressi di Prato,
fortunatamente senza produrre disastri ma solo pesanti conseguenze
sull’attività della linea. L’ultima delle tragedie sfiorate purtroppo
non ha insegnato nulla e le FS hanno continuato a trasportare materiali
altamente pericolosi a bordo di vagoni la cui unica destinazione d’uso
dovrebbe essere la rottamazione, insistendo fino a quando la tragedia
si è purtroppo concretata realmente e nel peggiore dei modi possibili.
Proprio l’estrema pericolosità del gas liquido, che in molti si sta
cercando di mettere in luce quando si affronta il tema dei rigassificatori dovrebbe
indurre a riflettere sull’opportunità di allestire convogli ferroviari
potenzialmente esplosivi (oltretutto costituiti da vagoni risalenti
alle guerre puniche) composti da 14 vagoni carichi di gpl, senza avere
l’obbligo di allertare almeno i cittadini residenti in prossimità della
linea, al fine di preservarne l’incolumità. Chissà cosa avrà da dire il
fustigatore della casta Gian Antonio Stella, all’indomani della
sciagura di Viareggio, ai cittadini di Livorno da lui definiti
“Ayatollah ecologisti toscani” ed irrisi in maniera becera in quanto
cassandre preoccupate per il rischio di un’eventuale esplosione
dell’impianto. Se le conseguenze dell’esplosione di un solo serbatoio
sono state in grado di produrre l’inferno di Viareggio, la detonazione
di un rigassificatore troverebbe probabilmente paragone solamente in
un’esplosione atomica ed a questo riguardo il buon Stella sono certo
troverà molti elementi in merito ai quali riflettere.
In ultima
analisi occorre evidenziare l’opportunità di un ripensamento radicale
della propensione a movimentare le merci in maniera schizofrenica, in
ossequio alle logiche di un mercato in preda alla sindrome della
crescita. Era davvero necessario movimentare per oltre 1000 km una tale
quantità di gas liquido da Novara a Cosenza o l’approvvigionamento
sarebbe potuto avvenire coprendo distanze molto minori ed in maniera
più sicura?
Marco Cedolin
http://ilcorrosivo.blogspot.com/
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