Sono sempre stato contrario alla donazione degli organi: quello che, in effetti, può sembrare un nobile gesto è, invece, un’azione irresponsabile promossa da associazioni e da medici avidi di denaro e di popolarità. L’espianto degli organi è un’abominevole predazione, un atto, anzi un omicidio compiuto ai danni di una persona viva il cui elettroencefalogramma è piatto, ma il cui cuore pulsa ancora. La morte cerebrale è la fine di tutto? La donazione degli organi
è la conseguenza di una mentalità biecamente organicistica, a causa della quale l’esistenza è confinata in una dimensione biologica, senza aperture verso un quid spirituale. È anche il risultato di un attaccamento alla mera sopravvivenza, donde l’accanimento terapeutico, la disperazione inconsolabile dei parenti di fronte alla morte del congiunto. Lo strazio del dolore, però, di chi resta era ed è ignoto presso quelle culture che, pur sapendo assaporare l’esistenza terrena, la concepivano come un passaggio verso una realtà migliore, il tratto di un percorso evolutivo più lungo. I Celti erano lieti quando un uomo moriva e costernati per le nascite. I Catari anelavano a liberarsi dell’onusto gravame del corpo per consentire all’anima di librarsi in un regno di luce, di là dal carcere spazio-temporale.Quel saggio, quando gli fu annunciato che il figlio era morto in battaglia, con composta dignità, disse: “Sapevo di aver generato un mortale”. Ecco la cifra dell’uomo: il suo essere mortale. Siamo convinti forse di essere eterni e desideriamo una misera immortalità, da conseguire attraverso l’ibernazione od il trasferimento del D.N.A.?
Tutte le terapie che allungano una vita ridotta a sopravvivenza sono artifici, sono gesti strazianti e spietati. Inoltre denotano il pensiero dualista che aduggia gran parte della cultura occidentale.
La scienza di frontiera, la fisica quantistica, in sintonia con la Tradizione, ci insegnano a ricomporre l’unità, a cogliere le diverse sfaccettature di un fenomeno, a considerare la dicotomia materia-spirito una costruzione astratta ed approssimativa. Le discipline pionieristiche ci suggeriscono che non tutto si risolve nell’hic et nunc, a non enfatizzare il valore della vita biologica, per (ri)scoprire le risonanze e le vibrazioni di altri livelli di realtà. Solo una società abietta, arida e materiale considera come unico benessere quello dell’organismo, come in Brave new world di Aldous Huxley, occupandosi solo della chimica delle sensazioni. Non esistono solo gli stimoli sensoriali, ma anche le emozioni, i sentimenti, gli ideali, i princìpi e l’anelito verso la conoscenza. Manca, nel mondo odierno qualsiasi considerazione per la sfera metafisica, ma anche un vero rispetto per il corpo, mercificato, clonato, modificato geneticamente, privato degli organi, usato per sperimentare nuovi agenti patogeni, cablato, collegato ad un computer centrale affinché sia controllato…
Si ripete che” il corpo è il tempio dell’anima”. Il corpo è stato profanato ed il tempio è desolatamente vuoto.
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Meyssan analizza le tecniche messe in opera per promuovere lo “scontro delle civiltà”. 
La verità è che si predica sempre bene ma si razzola sempre male. Una volta al governo, tutte le incantevoli e seducenti promesse sbandierate in campagna elettorale, soprattutto sui temi della pace, della precarietà e del lavoro, della giustizia sociale, della scuola ecc





