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percorsi ad Y; 3+2; 5-2; = sempre più il regno del caos   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #57 di 1705 |
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=401264&chId=39&artType=Articolo&
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Università - Il modello a «Y» per le lauree di primo livello proposto dal
ministro Moratti incontra numerose adesioni

Gli atenei chiedono più flessibilità
Il «3+2» criticato per il farraginoso riconoscimento dei crediti - C'è però
il rischio-confusione indotto da nuovi interventi




Novità in vista per l'università italiana. Mentre stanno arrivando i primi
laureati triennali, la struttura del «3+2» è rimessa in discussione. Dopo il
parere favorevole del Consiglio di Stato si apre infatti la strada per il
progetto di riforma studiato dal Miur con commissione guidata da Adriano De
Maio. Tra i cambiamenti possibili (si veda l'articolo a fianco) spicca
l'introduzione di percorsi a «Y» per le lauree triennali, che
differenzieranno i corsi più professionalizzanti da quelli pensati per chi
intende proseguire, e la nuova struttura delle lauree specialistiche, che
saranno articolate su 120 crediti autonomi. Flessibilità bloccata. Di
possibili modifiche all'ordinamento si parla da tempo, in seguito alle
critiche espresse da alcune facoltà sull'eccessiva rigidità del sistema. Il
«3+2», si sostiene, doveva introdurre una buona dose di flessibilità nei
percorsi di studio, consentendo un'ampia scelta di corsi specialistici ai
laureati triennali e favorendo anche la mobilità tra classi di laurea
affini, anche in diversi atenei, grazie al mutuo riconoscimento dei crediti.
In realtà questo accade di rado perché, come spiega Sandro Rogari, preside
della facoltà di scienze politiche all'Università di Firenze, «il sistema di
riconoscimento dei crediti acquisiti è complesso e farraginoso, non è
uniforme a livello nazionale ed è facile che uno studente che cambia ateneo
o facoltà si veda attribuiti consistenti debiti formativi. Per questo
accanto ai percorsi bisogna ripensare anche il regolamento delle classi di
laurea». Svincolare la laurea di specializzazione dal triennio è visto con
favore in molte facoltà, a partire da ingegneria. «L'attuale sistema dei
crediti - riflette il rettore del Politecnico di Milano, Giulio Ballio -
rende praticamente impossibile il passaggio tra classi di laurea affini
anche quando gli studenti hanno le competenze adeguate». «Tuttavia - avverte
Andrea Stella, presidente della Conferenza dei rettori di ingegneria - la
nuova formulazione consente qualunque cosa e sta alla serietà dell'ateneo
evitare che, ad esempio, un laureato triennale in scienze economiche si
iscriva a una laurea specialistica in ingegneria gestionale». Giurisprudenza
in attesa. Le nuove proposte incontrano qualche perplessità a
giurisprudenza, che da tempo invoca dei correttivi al «3+2». «La Commissione
ministeriale - spiega Vincenzo Ferrari, preside della facoltà all'Università
Statale di Milano - ha agito senza consultarci, e giovedì prossimo la
Conferenza dei presidi di giurisprudenza si riunirà per chiedere
ufficialmente di avere voce in capitolo». Al di là degli aspetti di metodo,
le facoltà di giurisprudenza sono state tra le più critiche nei confronti
del modello «3+2» perché, come sottolinea Ferrari, «in tutta Europa gli
studi giuridici hanno un percorso unitario, e imporre agli studenti il
"catenaccio" di una laurea triennale significa far perdere loro molti mesi
per la preparazione e discussione della tesi». Per ovviare a questo problema
i giuristi propongono una formula inedita, il «5-2»: lo studente si iscrive
a un percorso quinquennale che, però, prevede la possibilità di essere
interrotto dopo tre anni, senza una distinzione iniziale sul fronte dei
programmi didattici tra aspiranti triennalisti (chi ad esempio vuol
diventare giurista d'impresa) e chi punta invece a diventare avvocato,
notaio o magistrato. In ogni caso sul percorso formativo si sta interrogando
anche la commissione presieduta dal sottosegretario all'Istruzione, Maria
Grazia Siliquini, nell'ambito della riforma dell'accesso alle professioni
legali. Eccesso di riforme. Non tutti, comunque, vedono con favore
l'introduzione di nuovi cambiamenti. «Oggi - spiega Enrica Amaturo, preside
di sociologia e presidente della Commissione didattica dell'Ateneo Federico
II di Napoli - in ogni facoltà ci sono già gli studenti "residui" del
vecchio ordinamento e quelli del nuovo. Introdurre un'ulteriore novità
rappresenterebbe un dramma per il personale di ateneo che non sarebbe in
grado di gestirla e sarebbe impossibile svolgere le necessarie attività di
orientamento per gli studenti, confusi dal rapido succedersi dei
cambiamenti». Per questa ragione, secondo la Amaturo, «più che discutere di
modelli astratti sarebbe utile concedere all'ordinamento i tempi tecnici di
adeguamento». I master. Per allineare l'Italia alla terminologia Ue il Miur
vorrebbe cambiare la denominazione dei corsi di laurea specialistica in
«master», senza però precisare cosa accadrà degli attuali corsi di master.
«Il problema di denominazione - mette in guardia Walter Tega, prorettore
alla didattica all'Almamater di Bologna - nasconde il pericolo scomparsa dei
master universitari, che hanno registrato un notevole successo (90 titoli e
1.300 studenti solo a Bologna) e che hanno creato ampi canali di dialogo tra
università e mondo del lavoro». FEDERICA MICARDI GIANNI TROVATI

Lunedí 26 Aprile 2004






Mer 28 Apr 2004 8:17 am

g_gratis
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Inoltra Messaggio #57 di 1705 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=401264&chId=39&artType=Articolo& back=0 Università - Il modello a «Y» per le lauree di primo livello proposto...
g_gratis
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28 Apr 2004
8:26 am
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