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#1657 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Gio 19 Apr 2012 8:05 pm
Oggetto: Programma Natale di Roma
g_a_vindex
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#1658 Da: Lucius Quirinus <ostiaaterni@...>
Data: Gio 19 Apr 2012 9:24 pm
Oggetto: Re: Natale di Roma
ostiaaterni
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SALVE AMICE

..LA CELEBRAZIONE DEL 1700 ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI PONTE MILVIO!!!??? QUESTA E' OVVIAMENTE DA BOICOTTARE...FU LA FINE DELLA CIVILTA' ROMANA, LA SANGUINOSISSIMA BATTAGLIA CON CUI I CRISTIANI E LA LORO NEFASTA SUPERSTIZIONE  PRESERO IL POTERE...

VALE OPTIME IN GRATIA DEORVM
LQV


Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
A: NR_Italia@yahoogroups.com
Inviato: Giovedì 19 Aprile 2012 21:58
Oggetto: [NR_Italia] Natale di Roma

 
Salvete Omnes
 
Alemanno fa il verso alla Lega: Natale di Roma sarà la giornata dell' " Orgoglio Romano"
 
 
e fosse questo staremmo freschi-------
ma se continua così presto se ne accorgeranno in parecchi dell'orgoglio Romano e dell'orgoglio Italico.
 
Valete Bene
Vindex
 
 



#1659 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 1:04 am
Oggetto: Rif: Re: Natale di Roma
g_a_vindex
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Salve Amice
ma si infatti ci sono un sacco di cose che non c'entrano un emerito,
io mi butterei da mattina a sera a villa Celimontana in tunica e calcei. 
Peccato che non potrò esserci
Vale Optime in Gratia Deorum
Vindex 
 
-------Messaggio originale-------
 
Data: 19/04/2012 23:24:38
Oggetto: Re: [NR_Italia] Natale di Roma
 
SALVE AMICE

..LA CELEBRAZIONE DEL 1700 ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI PONTE MILVIO!!!??? QUESTA E' OVVIAMENTE DA BOICOTTARE...FU LA FINE DELLA CIVILTA' ROMANA, LA SANGUINOSISSIMA BATTAGLIA CON CUI I CRISTIANI E LA LORO NEFASTA SUPERSTIZIONE  PRESERO IL POTERE...

VALE OPTIME IN GRATIA DEORVM
LQV


Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
A: NR_Italia@yahoogroups.com
Inviato: Giovedì 19 Aprile 2012 21:58
Oggetto: [NR_Italia] Natale di Roma

 
Salvete Omnes
 
Alemanno fa il verso alla Lega: Natale di Roma sarà la giornata dell' " Orgoglio Romano"
 
 
e fosse questo staremmo freschi-------
ma se continua così presto se ne accorgeranno in parecchi dell'orgoglio Romano e dell'orgoglio Italico.
 
Valete Bene
Vindex
 
 


 

#1660 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 7:24 am
Oggetto: Convegno 18-21 aprile
g_a_vindex
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Salvete Omnes
 
in occasione dell'anniversario della battaglia di ponte Milvio, il vaticano ti organizza un convegno internazionale, per celebrare le radici cristiane dell'occidente, ecco il link:
 
 
e Alemanno ti conia la medaglia celebrativa.........mmmmmm....... e vabbé!!!!!!!!!!
 
Posso capire il vaticano che festeggia, ma che c'entra con l'anniversario della fondazione di ROMA????
E poi un evento così tragico, che ha segnato la divisione dell'impero e la sua parabola discendente...............
Ma ci faccia il piacereeeeeeeeeeeeeeee....................................................
 
 
Valete Bene
Vindex

#1661 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 10:07 pm
Oggetto: 2765 AVC Avgvri a Roma
g_a_vindex
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AVGVRI ROMA
Possis nihil Vrbe Roma visere maivs
 
Carmen Saeculare
 
O Febo, decoro luminoso del cielo,
e Diana, signora dei boschi, sempre
onorati e venerabili, esaudite le nostre preghiere
in questo tempo sacro,
nel quale i vaticini della Sibilla esortarono
le fanciulle elette e i casti fanciulli
a recitare un carme per gli Dei, ai quali
furono graditi i sette colli.
O Sole che dai la vita, che con il carro lucente
mostri e celi il giorno, e che vecchio e
nuovo risorgi, possa tu mai vedere nulla
più grande della città di Roma.
Dolce schiudi secondo il rito i parti
maturi, o Ilitia, proteggi le madri,
o come gradisci essere chiamata,
Lucina o Genitale.
O Dea, fa' crescere la gioventù e favorisci
i decreti del senato, e in più, con la legge sul matrimonio
e l'unione delle donne, la vita
per una nuova e fertile discedenza,
affinché al compiersi di centodieci anni
ritornino i canti e i giochi affollati
per tre giorni limpidi ed altrettante
tre notti piacevoli.
E voi, o Parche, sincere nel profetizzare
ciò che è deciso per sempre
aggiungete altri buoni destini
a quelli già compiuti.
La Terra fertile di frutti e di bestiame
regali a Cerere una corona di spighe;
le piogge salutari e le brezze del cielo
ne nutrano i prodotti.
Riposta l'arma, o Apollo, ascolta
sereno e tranquillo i fanciulli in preghiera;
o Luna, regina degli astri,
dà ascolto alle fanciulle.
Se Roma è opera vostra e gruppi di Troiani
hanno occupato la costa Etrusca,
salvaguardate gli ordini di emigrare
e di lasciare la propria città con un viaggio,
per il quale, senza inganno, il pio Enea,
superstite della patria, ha aperto ai rimanenti
un sicuro percorso attraverso Troia in fiamme
che gli avrebbe dato di più;
o Dei, date buoni costumi alla docile gioventù,
o Dei, concedete alla vecchiaia una placida quiete,
e donate al popolo di Romolo potenza, prole
e ogni gloria.
E che il sangue puro di Anchise e di Venere,
vittorioso su chi gli muove guerra e mite con il nemico
sconfitto, ottenga le cose che vi chiede
con tori bianchi.
Oramai per terra e per mare il persiano
teme la sua potente mano e le asce albane,
oramai gli Sciti e gli Indiani, recentemente superbi,
attendono la sentenza.
Che ormai la Fede, la Pace, l'Onore
e l'antica e perduta Virtù voglia tornare
e felice appaia l'abbondanza
con il suo corno ricolmo.
Febo, profeta ornato di un arco splendente,
seduto fra le nove Muse,
che con la sua arte risolleva
le stanche membra del corpo,
se guarda sereno gli altari Palatini
prolunga sempre di secolo in secolo
e in meglio il tempo della fortuna
dell'Impero Romano,
e Diana, che domina l'Aventino e l'Algido,
esaudisce quindici preghiere degli uomini
e porge orecchio benevolo
alle offerte dei fanciulli.
Torno a casa con la speranza viva e sicura
che Giove e tutti gli Dei sentano queste cose,
e che il coro istruito canti le lodi
di Febo e di Diana.


#1662 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 10:08 pm
Oggetto: 2765 AVC Avgvri a Roma
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AVGVRI ROMA
Possis nihil Vrbe Roma visere maivs

INNO A ROMA

http://youtu.be/zTL0NohzG2c

Roma divina, a Te sul Campidoglio
dove eterno verdeggia il sacro alloro,
a Te nostra fortezza e nostro orgoglio,
ascende il coro.
Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte
il Sol che nasce sulla nuova storia;
fulgida in arme, all'ultimo orizzonte
sta la Vittoria.

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma.

Per tutto il cielo è un volo di bandiere
e la pace del mondo oggi è latina:
il tricolore canta sul cantiere,
su l'officina.
Madre che doni ai popoli la legge
eterna e pura come il Sol che nasce,
benedici l'aratro antico e il gregge
folto che pasce!

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma.

Benedici il riposo e la fatica
che si rinnova per virtù d'amore,
la giovinezza florida e l'antica
età che muore.
Madre di uomini e di lanosi armenti,
d'opere schiette e di penose scuole,
tornano alle tue case i reggimenti
e sorge il sole.

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma.


#1663 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 10:09 pm
Oggetto: 2765 AVC Avgvri a Roma
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AVGVRI ROMA
Possis nihil Vrbe Roma visere maivs

Te redimito di fior purpurei

april te vide sul colle emergere

dal solco di Romolo torva

riguardante sui selvaggi piani:

te dopo tanta forza di secoli

aprile irraggia, sublime, massima,

e il sole e l’Italia saluta

te, Flora di nostra gente, o Roma.

Se al Campidoglio non più la vergine

tacita sale dietro il pontefice,

né più per Via Sacra il trionfo

piega i quattro candidi cavalli

questa del Foro tuo solitudine

ogni rumore vince, ogni gloria;

e tutto che al mondo è civile,

grande, augusto, egli è romano ancora.

Salve, dea Roma! Chi disconoscesti

cerchiato ha il senno di fredda tenebra,

e a lui nel reo cuore germoglia

torpida la selva di barbarie.

Salve, Dea Roma! Chinato ai ruderi

del Foro, io seguo con dolci lagrime

e adoro i tuoi sparsi vestigi,

patria, Diva, santa genitrice.

Son cittadino per te d’Italia,

per te poeta, madre dei popoli,

che desti il tuo spirito al mondo,

che Italia improntasti di tua gloria.

Ecco, a te questa, che tu di libere

genti facesti nome uno, Italia,

ritorna, e s’abbraccia al tuo petto,

affissa ne tuoi d’aquila occhi.

E tu dal colle fatal pel tacito

Foro le braccia porgi marmoree,

a la figlia liberatrice

additando le colonne e gli archi:

gli archi che nuovi trionfi aspettano

non più di regi, non più di cesari,

e non di catene attorcenti

braccia umane su gli eburnei carri;

ma il tuo trionfo, popolì d’Italia,

su l’età nera, su l’età barbara,

su i mostri onde tu con serena

giustizia farai franche le genti.

O Italia, o Roma! quel giorno, placido

tonerà il cielo suI Foro, e cantici

di gloria, di gloria, di gloria

correran per l’infinito azzurro.


#1664 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 10:09 pm
Oggetto: 2765 AVC Avgvri a Roma
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AVGVRI ROMA
Possis nihil Vrbe Roma visere maivs
 
ROMA
gl’itali non mutato dal tempo di romolo il nome,
ROMA, ti serbano: ROMA era ne’ secoli, ed è.
Hymnus in Romam 61.png


IL NOME MISTERIOSO


O — ma qual nome ora, de’ tuoi tre nomi,
dirà l’Italia? Il nome arcano è tempo
che si riveli, poi ch’è il tempo sacro.
Risuoni il nome che nessun profano
sapea qual fosse, e solo nei misteri
segretamente s’inalzò tra gl’inni:
mentre sull’ombra attonita una strana
alba appariva, un miro sole, e i cavi

cembali intorno si scotean bombendo —
Amor! oh! l’invincibile in battaglia!
oh! tu che alberghi nei tuguri agresti!
oh! tu che corri l’infinito mare!
Vennero in prima schiere a te, per l’onde,
d’esuli armati, ed una stella d’oro
reggea le navi incerte del cammino;
a te noi genti italiche la stella
d’allora, tra le fiamme e tra le morti,
col raggio addusse che giammai non muta.



IL PRIMO EROE

Chi per te primo, immensamente amata,
cercò la morte? Fu nella penombra
dei tempi, grande, lungo il Tebro, un pianto.

L’eroe Pallante era caduto. Offerse
l’àlbatro il bianco de’ suoi fiori, il rosso
delle sue bacche e le immortali frondi.
Gli fu tessuto il letto di quei rami
de’ tre colori, e furono compagni
mille al fanciullo nel ritorno a casa.
E fisi in quella bara tricolore
i mille eroi con le possenti mani
premean le spade; ed era in esse il fato.
Oh! ma che pianto fu così tornando
al vecchio padre! Era suo padre un vecchio
povero re, dalla silvestra reggia.
Fauno, il suo nome; ed abitava i sassi
del Palatino, tra le antiche selve
misterïose. E tu non eri, o Roma.
Anzi per il rupestre Campidoglio

eran macerie già muscose, e bianchi
ruderi sparsi si vedean tra i folti
cespugli del Gianicolo: rovine
di due città vinte dal tempo; ed ora
quelle rovine trite e sonnolente
empiva a volte del suo rauco augurio
lo stuol de’ corvi. E Fauno avea per reggia
una capanna piccola, coperta
di felci e stoppia. E guardie sulla soglia
avea due cani, che correndo innanzi
bandìan, lieti abbaiando, il suo ritorno.
Al re non tromba dividea la notte
buia in vigilie: gli diceva — È l’alba —
di sul colmigno il passero, e la rondine,
anche più presso, gliel garrìa dal trave.
E quindi il tempo portò via quel Fauno

e il suo dolore, e la caduca reggia;
e sul Palazio ignare le giovenche
pascevano, e la valle posta al piede
si mescolava d’un belar d’agnelli.
E se il pastore aveva udito un qualche
urlo di lupi, egli racchiuso il gregge
in uno speco, s’addormìa tranquillo.
Veniva allora, per le tenebre, una
lupa, e fiutava il chiuso lupercale.
E Fauno, il buono, nelle selve ombrose
cantava il canto delle foglie ai venti,
invisibile. E sulle antiche quercie
picchierellando senza fine il picchio
sacro contava gli anni tanti, gli anni
tardi a venire.

LUPI E AQUILE

Aprile, che s’apriva
il fiore, venne, e il Tevere più gonfio
portava l’onde con un grande rombo:
e d’ogni parte sulle piane e i colli
arsero fuochi nella notte sacra.
Tutto splendè. Fiamme correva il fiume.
Però che, intorno, alle selvaggie stanze
fuoco i pastori davano, mutando
già le capanne, d’erbe e frasche, in case.
E poi saltando sulle fiamme, un canto
diceano, sacro: “Fuoco puro, Fuoco
grande, buon Fuoco, che ammollisci e domi,
portati via queste capanne, portati

via questi nidi! Noi non siamo uccelli,
lupi noi siamo. Addio, cose d’un’ora!
Siamo per fare una città ch’eterna
duri, ed un proprio focolare, in mezzo,
sarà per te, che mai non dormi, o Fuoco!„
Ed una torma giovanil più fiera
diceva: “Oh! bello andare al vento! E bella
l’ora che fugge, e sempre un altro il sole!
La terra sempre nuova sotto quelle
antiche stelle! Voi da voi ponete
tra il mondo e voi pur quella fossa ignava:
sia senza fine a noi la via, la terra
senza confine! Lupi, sì; ma ora...
dateci l’ale, o aquile!„

L’ARATORE



Uno arava.
Egli segnava, sull’aurora, un solco
quadrato intorno al colle Palatino.
Sentian le zolle il primo aratro allora.
E sotto il giogo era una vacca bianca
e un rosso toro, che di quando in quando
il rauco fiato si gemean sul collo,
molto anelando. E la città futura
stava e mirava, coi vincastri in mano
e con indosso pelli irte di capre.
Ma gli altri fieri, a chi piacea l’andare
col gregge errante, e l’erba che più bella
rinasce sempre sotto il dente al gregge,

ridean dei semi che dovean sotterra
marcire al buio. E gli uni e gli altri torvi
aveano gli occhi, e l’ansito ondeggiante.
Stava il fratello, qua, del Capo, anch’esso,
con lui, lattonzo della lupa; ed ora
schifiva, lui villano, egli pastore.
Taciti i buoi tiravano nel cupo
tacer di tutti; chè fuggiano il grande
bifolco orrendo ch’era loro a tergo.
E qui con l’ale largamente aperte
al sole, apparve un’aquila, che ferma
mirava a lungo quel lavoro in terra.
Poi, fisa sempre, s’affondò nel cielo.

LE VOCI DEL FIUME E DEL MARE


Il pazïente aratro col suo coltro,
allora, più splendente della spada,
prendeva a forza, con ferite a fondo,
la terra; e il Tebro che lambiva il colle
con l’acque torbe, vie più alto un suono
mettea chiamando l’anima dei forti:
“Oh! voi, che aprite con un rostro adunco
la terra, omai la prora che toglieste
alla mia nave, a lei rendete, o figli;
ed ora in me, con quella ch’è il mio coltro,
segnate un lungo solco sino al mare,
sino al gran mare, azzurro e piano; e oltre!
Bene avverrà!„ Così diceva il Tebro

con l’incessante murmure; ma il vento
di primavera dal lontano lido,
sempre più forte, le narici aperte
a lor bagnando de’ suoi salsi spruzzi,
“Oh! voi che fate una città pastori, „
diceva “eccovi l’atrio, ecco le porte
color di cielo, e il limitar che tuona
sparso di schiuma dalle larghe ondate.
O cittadini, ecco la via già fatta,
labile, piana, e ne son pietre i flutti.
Dall’urbe uscite: avanti voi c’è l’orbe!„
Allor li prese un vago amor dell’onde
che sempre vanno a modo de’ pastori;
di sempre andare e pascolare il mondo.

LA RISSA


Pales, o grande e buona Iddia, di latte,
munto d’allora, ti facean l’offerta.
Nella città non nata la giovenca
cimava steli e fiori; a lunghi sorsi
beveva il toro; ed il tuo colle a un tratto
suona di grida. Rissano i pastori
proprio nel solco, un passo dall’aratro,
che riposava. Gli uni avean lo spiedo
da caccia, gli altri aveano l’ascia in mano.
Questi già pietre, qua e là, da terra
traean tagliando e scalpellando; e quelli
piangean la terra duramente offesa.
“Non era assai picchiarla con la zappa,

fenderla poi col vomere! Ecco l’ossa
vogliono ancora frangere alla madre!„
Vennero all’armi, e l’ascia del lavoro
sentì la morte, e tu nell’aria rosa
tremavi, o stella d’oro della sera,
vedendo in cielo nuvole suffuse
del sangue ch’era sparso in terra.



L’ASCIA


Roma
purificata balzò su dal solco
rosso di sangue, chè alla Terra Madre
consacrò l’ascia onde l’avea ferita,
onde l’avrebbe per le genti tutte
ferita ancora. O ascia, in ogni plaga

ti dedicò, per questa grande Italia,
ti seminò, ti sotterrò nel mondo.
Tu sotto i templi e sotto l’are e sotto
gli anfiteatri semiruinati
ti trovi e sotto l’ardue terme, infrante
presso le nubi. Te nel cor le sponde
sentirono del Reno e del Danubio,
t’ebbero le foreste invïolate
e le sabbie arse che il leon sue rugge.
Tu sei presso le moli, ove sepolti
sono i giganti; sotto gli occhi fissi
eternamente della muta Sfinge;
tu sotto accampamenti che nessuno
più moverà. Tu scalpellasti i massi
per le infinite pompe del trionfo.
E per te l’Arco trionfal si prese

l’arco del cielo, e sulle vie la Gloria
aprì tra due colonne le sue porte
senza battenti.



LE STRADE


Era vicino al tempio
del dio Saturno, dio seminatore
e falciatore, un grande cippo, d’oro.
Di lì per l’orbe tutto lanciò Roma
le strade sue di duro sasso e duro
suono. Di lì, dal cippo d’oro, sette
vie quattro volte si lanciarono oltre,
ai quattro venti, e prima tra sepolcri
moveano, a pie’ di tumuli e cipressi,
sotto la tacita ombra funerale;

poi via per verdi campi e per deserti,
diritte come solchi, e via tra rupi
tagliate da scalpelli, e via per selve
profonde, mute, solo allor ferite
dal ferro ignoto, e via sopra veloci
fiumi aggiogati con eterni ponti,
e via per l’Alpi, che vincean con giri
blandi, le irate. Da quel sasso, a forza
ruppero un tempo tante vie sul mondo.
Parea che un luminoso Sagittario
via via volgesse a tutti i venti il grande
arco fatale, e saettasse intorno
intorno, stante nel bel mezzo, il cielo.

LA LEGIONE


Le dure suole e i cerchi delle ruote
fecero i solchi in queste vie, battute
dalle coorti che movean le insegne
contro i terrestri. Andavano, e la schiera
villesca alzava per insegna un fascio
d’erba. Prima la falce e poi la spada.
Mai non mancava tra le spighe il rosso
di qualche fiore. Fissa, poi, sull’asta
era una mano, ch’è una pianta sola
con più rampolli. Della via fu guida
poscia la lupa; e si vedean passare
cignali e smisurati liofanti.
E fausta, infine, di tra un baglior d’oro

l’aquila uscì: le ignare terre e l’onde
remote corse un brivido ed un fremito
al ventilare delle sue grandi ale.
E le legioni col lor pilo grave
per quelle vie senza la meta e il fine,
mossero intorno. Ed assembrava allora
tutte le genti e i popoli l’antica
bùccina, che al pastore fuor di mano
sul far di notte avea mandato un segno.
E dominava sotto giusto impero,
tutti, il sottile tralcio d’una vite.


I MESSAGGERI


Alle battaglie, in mezzo ad una nube,
eran presenti i due gemelli Dei.

E niuno mai li vide; ma soltanto
tra squilli gravi delle trombe, acuti
de’ litui, e grida ed ansimar feroce,
s’udiano al vento alti selvaggi ringhi.
L’uno era chiaro come l’aureo sole;
l’altro parea la notte opaca, ed era
avviluppato in ombra di dolore.
Ivano a paro avanti le coorti
di bronzo, i forti giovinetti in fiore,
erti su gl’immortali lor cavalli.
Ma in mezzo al mare, quando sulle lievi
liburne erano le aquile, ondeggianti
per la fortuna, e l’armi contro l’armi
cozzanti, allora divenian due stelle,
che rifulgeano fisse tra il brandire
degli alberi e l’oscillar delle antenne.

Erano questi i tuoi corrieri, al cenno
pronti, o Vittoria. All’apparir del vespro,
volgean del pari il corso de’ cavalli,
e per le strade andava il colpo e il tonfo
dei risonanti zoccoli; e i cavalli,
ecco, anelanti, essi adduceano all’acqua:
o dea Iuturna, all’acqua tua perenne:
nè già cadean le stelle, né le nubi
dalla prima alba erano ancora orlate.
Vegliava un solo focolare in Roma,
v’era una sola casa, che mandasse
baglior di luce dalle sue transenne.
Vesta attendeva i reduci seduta
al fuoco inestinguibile.

AI DUE GEMELLI


Fratelli!
O in pace alfine (come voi chiamasse
il tempo antico) ora; non già, fratelli,
allora, anche pugnaci sotto il ventre
della nutrice vostra lupa fosca:
tante pendean le poppe, e tra voi d’una
sorgea contesa, per averla entrambi:
voi che la lupa con la scabra lingua
non ammansava, ed ammansò la morte:
che stretti poi con infrangibil patto,
come la notte è giunta al dì, celesti
cavalcatori, componete il tempo,
non interrotto, con la luce e l’ombra;

su! le criniere v’attorcete in mano,
saltate su, lanciateli: da tanto
hanno i cavalli l’empito nel cuore!
Al lor ritorno avvinti per le briglie
alle colonne vostre, dagli augusti
ruderi il loglio antico pasceranno.
Ma ora andate a rivedere i campi
delle legioni, a riveder le terre
onde v’avvenne riportare il nunzio
della vittoria. Si combatte ancora
con ferro e fuoco. Sono le coorti
d’allora; al cielo va la polvere, alto
suona il fragore. Colmano bassure,
piantano i valli, sfanno i colli, occulte
forano vie per entro le montagne.
Sono picconi l’armi nostre. Andate

propizïando! Il Popolo pilumno
pensi i trionfi che menò, le leggi
che fece, il dritto che impartì, la pace
che diede, e allievi il suo lungo lavoro
d’oggi con la sua gloria veterana.



LA VERGINE MASSIMA


Ora, ascoltando le sorsate al fonte
sacro, e il bussar dell’unghie alterne in terra,
nel tempio augusto pallida taceva,
fisa con gli occhi, la sacerdotessa:
poi, nell’alto silenzio risonando
una voce mirabile: Vittoria!
ella premea nel cuore quella voce
e quel portento e s’avviava all’arce

del Campidoglio. E il popolo mirava
tacitamente ascendere il pontefice
e la vergine massima.



IL PASSO DI ROMA


Divina,
così, con passo, sempre ugual, di gloria
andava Roma verso il grande imperio.
E monti e valli e fiumi e selve al passo
fremean sonanti sotto il pie’ di Roma,
della Immortale sempre più lontana.
E mille passi delle sue legioni
fulgureggianti di metallo al sole,
ella chiudeva in uno de’ suoi passi.
Ed una pietra ne segnava l’orma

tutte le volte, e i popoli, a quell’orme
così distanti, abbrividian nel cuore.



I DUE IMPERATORI


Oh! ben temeano i popoli le scuri.
Chè per il mondo si vedea passare
un uomo grande più che l’uomo, un grande
che dava a tutto, il freno o l’urto, ei solo,
della sua mano. Egli partìa la terra
con la sua spada e il cielo col suo lituo,
augure circondato dalle rote
degli avvoltoi. Lanciava egli all’assalto
con un suo cenno l’aquile, e le lievi
turme al galoppo, e l’ululo di morte
ravvolto nella polvere veloce.

Eppur mostrava placido alle genti
placate il volto, e calmo i cavalloni,
ancora irati dopo la tempesta,
con quella mano che impugnò la spada,
calmava, e dal belligero cavallo
dicea le leggi e arti della pace.
Salve, o possente Roma! Tu le terre
hai dissodate col tuo duro coltro;
la macchia hai franta perchè desse il grano
placido. Il grande imperio era il tuo fato.
Quando a te fu dagli ampi omeri tolta
la porpora, ecco il re de’ sacrifizi
uscì da templi novi e da miti are.
E poi levò di terra la corona
e ne cinse la lunga chioma bionda
d’un re che avea la fràmea per lancia;

e poi, volgendo i secoli, battaglia
mosse, egli re dei riti, al re dell’armi.
E tempo venne che dall’alto soglio,
con la corona sulla fronte eretta,
con nella mano la stellante spada
(stettero i messi attoniti nell’aula,
e reprimeano i secoli la corsa
infrenabile, come visto un cenno
rapido di far sosta e di dar volta),
“Che domandate?„ addimandò. “Ciò ch’egli,
il vostro re, domanda, è mio. Son io
il Cesare, son io l’Imperatore!
Andate!„ E il re sacrìfico si prese
i fasci albani; e l’ara vide al lume
dei sacri ceri scintillar le scuri.

LE FAVISSE


Intanto, quali in una torba sera
fuggon le nubi d’ogni parte e vanno,
gemendo, spinte qua e là dai venti,
tali gli dei cacciati dai lor templi
empìan notturni il cielo di querele.
E di quei templi l’umide cisterne,
sin le favisse sotto il Campidoglio,
fervean d’un cupo murmure. Chè i molti
idoli sacri, l’uno dopo l’altro,
vi discendeano. E Venere, la vita,
vedea la prima volta ora i vetusti
lupi e cignali, e là pur mo’ gettata
schifìa Minerva i rozzi cippi e il vano

dio, ch’era un legno putrido, ed ansante
non ravvisava, nel Mamurio irsuto,
Marte sè stesso. E scese alfin dal sommo
dell’arce, dietro gli altri dei consenti,
Giove pieno di nubi il sopracciglio.
"O già potenti in cielo, sulla terra,
nel mondo oscuro: fummo. Noi cacciammo
altri dal soglio, ed altri noi discaccia.
Ma non è vano l’aspettar vicenda.
Quel dio rifatto, a cui cedemmo contro
cuore, fuggiasco, povero, deforme,
il cui soglio è la croce, ed il cui serto
sono le spine dei roveti... „ Ed altro
egli diceva, ma seguì con voce
piena d’orrore la Carmenta antica
vaticinante, a nessun dio più nota,

ch’ella da molti secoli nell’ombra
era discesa, tutta rughe e muffa:
“ ... non cadrà più, poi ch’è il dolore umano!
Gli uomini eretto i templi hanno al dolore!
È il dio sol esso, il solo dio fra tutti,
che non può mai morire!„



L’ESECRAZIONE


Cadean gli dei; restava il Campidoglio,
invïolato; e immobile la rupe
pendea sull’urbe. E il Barbaro selvaggio
invase l’urbe, e la guastò col ferro
e con la fiamma, e l’unghia de’ cavalli,
grave, pestò le sue ceneri: invano.
Fin ch’un di loro decretò che lento

mortal languore la struggesse. Vinta,
egli poteva anche spianarla al suolo.
"Ma no„ diss’egli: “la sommuova il verno,
la inondino le pioggie, e disdegnando
da sè la scuota e gitti via la terra:
la frangano le folgori tonanti:
sia sacra a Dio, precipitino i cieli
sulla lor cosa„. Tanto ei volle, e tutti
al suo comando, partono, e le madri
sono strappate all’are, ed i fanciulli
vanno e le indarno verginette in fiore.
Poi, per le vie del duro suono, i plaustri
Goti e i cavalli e le Àmale coorti,
piene di preda, andarono sull’orme
degli antichi manipoli, e lontano
il vincitore in sua lorica d’oro

svanì lasciando gli edifici soli,
già balenanti, già meditabondi
tra sè e sè, del crollo ultimo, e Roma,
Roma, sotto il suo sole almo, deserta.


IL GRANDE SEPOLCRO


E fu silenzio dentro le muraglie
sacre, e il pomerio grande ora cingeva
grande un sepolcro. E il sole che la vide
tacita, a poco a poco calò, lento
sfiorando con un alito di luce
le cupole e i lunghissimi obelischi;
e poi nel trarre fuori il dì, tentando
invano di svegliarla dal gran sonno,
stupiva di vederla altra e la stessa.

Suono non v’era se non d’improvviso
crollo di muro o il tonfo di finestre,
cui si provava di serrare il vento.
Talvolta andando e riandando i corvi,
gracchianti, a stormo, quel letargo strano
scotean, nell’ira, d’uomini e di cose.
E molti discendean dall’Aventino
foschi avvoltoi, che ripetean l’augurio
natale, in alto, sulla città morta.
E poi notturna i cuccioli la volpe
guidava, e le basiliche del Foro
cauta girava e le colonne antiche.
E dopo i lunghi secoli le lupe
del tempo primo vennero, cercando
gli antri per l’alte sedi imperïali.
Parean, destati dal lor sonno i templi,

aperti stare, stare ed aspettare
i sacerdoti immemori. Giaceva,
abbandonata per i sette monti,
Roma. E le acquate assidue la battono
e le raffiche rapide del vento,
e la fiammante folgore del cielo
ormai fa divampare il rogo.



IL NOME CELESTE


Aprile
era vicino, era, con lui, vicino
il dì natale della città morta.
E di narcissi dalla chioma d’oro,
di crochi dagli stami d’oro rise
la solitudine, e dalle rovine
dei templi il rosso smìlace comparve;

e le vïole al fonte di Iuturna,
caste, s’abbeveravano, e gli sparsi
ruderi si gremìano di giacinti;
e tutti i bronchi e pruni aspri, nel Foro
Romano, in cima avevano una rosa,
e sopra i marmi antichi era l’antica
porpora. Per nessuno, dal sepolcro,
dal suo sepolcro, ch’era anch’esso infranto,
spargea, versava senza fine al cielo,
nel tempo dolce ch’è il suo tempo, i fiori
che sono suoi, quella che in cielo è Flora.


A FLORA


Flora! madre dei fiori, o tu cui sempre
è primavera, o tu che per le genti

immense hai sparso il nuvolo dei semi;
la Terra aiuta! Questa pia saturnia
terra produca in maggior copia i frutti
che già versava dal fecondo grembo.
Nutra di sè quelli che già nutriva,
armenti e greggi, e tornino gli uccelli,
ormai spariti, a liberare i campi,
e per i campi floridi echeggiare
facciano la dolcezza del lor canto.
Alle mammelle opime della Terra
sugga una prole più gagliarda il latte
e insiem col latte la virtù romana;
ed ogni mare solchi ed ogni terra
calchi, anche il cielo navighi, sembrando
candidi stormi di canori cigni.
La tua città non lasciar più che cinta

sia di deserti e verdi acque muggenti
del torvo bue selvaggio che vi guazza.
Riguarda quei villaggi di capanne,
quelle capanne squallide di stoppia,
o Flora! Dunque non distrusse il fuoco
de’ primi dì tutti i tuguri? Dunque
non toccò tutti gli uomini il Diritto
con la sua verga? Guarda: sono schiavi,
sotto le bestie! Rendi a quei meschini
o Flora, il suo; liberatrice abbraccia
quelli spogliati; e per sè solo, o Flora,
raccolga chi le seminò, le messi,
come allorquando si lasciava a mezzo
solco l’aratro e s’assumeano i fasci.
Rinnova l’arte antica, cingi al capo
l’antico serto e fa che mai non cada

l’inno di gloria che beò l’Italia.
Sian, per i colli, glauchi olivi e verdi
viti, e di spighe rigogliose ondeggi
la valle immensa. E fiacchino la forza
del vento e il nembo struggitor le selve
veglianti a guardia sul cigliar dei monti.
Il Rubicone, ecco, già bianchi ammira
enormi tori. Egli che vede andare
per la campagna tante paia e vede
da dieci bovi tratto un solo aratro,
egli che già non obliò nel sonno
le bronzee file della forte Alauda,
pensa all’imperio, a Cesare, ai trionfi.
Noi non l’imperio, non i cortei lunghi
di quei trionfi a te chiediamo. Un’Ara
abbiamo, e noi, di Pace, eretta, o Flora.

I fiori dà color di sangue ogni anno
(solo nei fiori tu il color di sangue
lodi e nel casto viso di fanciulle:
miele, olio, vino, o Flora, ami; non sangue),
dà le memori foglie dell’acanto
per adornar quest’ara. Alto nel mezzo
noi collocammo in una vampa d’oro
chi la portò, questa concordia augusta.
E quanti ancora col lor sangue, eccelsi
spiriti, questa pace e questa patria
fecero a noi, là stanno. E sono, o Flora,
la messe tua che cade sì, ma sempre
nuova nei lunghi secoli germoglia.

IL PRIMO COLLE E I PRIMI PASTORI


Certo è che vive in questa terra occulto
qualche portento, e sì, nel monte, dove
Roma quadrata germinò dal solco.
Pastori un tempo (luce ed ombra incerte
vi si spargean sotto la falce d’oro)
erano là coi rastri. Era la gloria
vanita già di Roma, era d’Apollo
sparito il tempio. Tutto il sacro colle
tenean le infrante vecchie pietre ingombro.
Cespi d’acanto, nuove polle uscenti
da qualche ceppa d’albero che appena
sapea sè stesso, s’opponeano al piede.

Giacean rottami candidi di marmo
tra i rovi e i pruni, e sorrideano al suolo
i capitelli ai cardi ispidi e duri.
Muri con archi, cui copriva il musco,
pendean crollanti, si scoteano al vento
ad ogni crepa le parïetarie
come ciarpame pendulo a finestre
d’un abituro. Qua le acquate al tutto
finian gli dei dipinti nella calce,
qua le ventate stridule uno straccio
sempre rapìan da tende non più fisse.
Scabbia di pietre, lue di sassi verdi
per tutto, ed archi che teneano ancora
sol per l’abbraccio d’edere contorte.
Credean gl’ignari di veder spelonche
di giganti che dopo un’ardua rissa

con massi enormi, ora, cocendo l’ira,
lontani e soli errassero sui monti.


IL SEPOLCRO DEL PRIMO EROE


Ed i pastori, come un tempo, in cerca
di preda, una spelonca aprono, un sasso
movendo, immenso, e vedono nel fondo
della spelonca balenare un lume.
E quindi — era un sepolcro — gigantesche
membra d’un uomo vedono, che il petto
aveva aperto da una lunga piaga.
Stupor li prese di quel corpo cinto
d’armi cangianti, di quel capo ignoto
dentro l’irsuta gàlea. Che tutte
l’arme egli avea, fuor della spada, e il petto

non gli cingeva il balteo d’oro, vario
di spesse borchie. Sull’ignoto capo,
alto, vegliava un fuoco e gli sfiorava
l’antica piaga con l’assidua fiamma.
Un dei pastori, simile ad un Fauno,
vide fra tanto impallidire il cielo,
languire insiem le tenebre e le stelle.


LA LAMPADA INESTINGUIBILE


Ogni maceria gorgheggiava. I nidi
s’erano desti, delle rondinelle,
in fila sotto i capitelli neri.
E si vedean le macchie, e tremolando
splendean le cime delle selve, e i pini
alti sopra la vetta Pallantea.

Ed il pastore trasse fuori all’alba
la lampada e l’oppose al mattutino
vento. E il suo lume si sbattè, ma visse.
E vi soffiò con le selvaggie labbra,
e la tuffò nell’acqua d’una pozza;
ma il lume visse. Ed e’ la rese ardente
al suo sepolcro e l’appende dov’era,
e col suo masso chiuse la spelonca.
Dove ancor pende e raggia ancor la luce
su te, giovine eroe primo, che fosti
di tanta gloria e tanta lotta e tanto
dolore e amore la primizia santa.
Son tre millenni ch’ella dal sepolcro
veglia su Roma con l’eterna luce.

A ROMA ETERNA


Spirito eterno, eterna forza, o Roma!
Dopo il gran sangue, dopo l’oblìo lungo,
e il fragor fiero e il pallido silenzio,
e tanti crolli e tante fiamme accese
da tutti i venti, tu col piè calcando
le tue ceneri, tu le tue macerie,
sempre più alta, celebri il più grande
dei tuoi trionfi: che la morte hai vinta.
Tu in faccia a tutti i popoli che a parte
chiamasti del tuo dritto, ora apparisci
nel primo fior di giovinezza ancora,
meravigliosa, simile a Pallante,
difesa intorno dal fulgor dell’armi,

e con la spada; e pende sopra il mondo
quella al cui lume accesero le genti
tutte il lor lume, quella che noi rompe
l’ombra: o Roma possente, la possente
tua più che il tempo lampada di vita.



Hymnus in Romam 109.png

#1665 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 10:10 pm
Oggetto: 2765 AVC Avgvri a Roma
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AVGVRI ROMA
Possis nihil Vrbe Roma visere maivs
 
Corron tra 'l Celio fosche e l'Aventino
le nubi: il vento dal pian tristo move
umido: in fondo stanno i monti albani
bianchi di nevi.

A le cineree trecce alzato il velo
verde, nel libro una britanna cerca
queste minacce di romane mura
al cielo e al tempo.

Continui, densi, neri, crocidanti
versansi i corvi come fluttuando
contro i due muri ch'a piú ardua sfida
levansi enormi.

- Vecchi giganti, - par che insista irato
l'augure stormo - a che tentate il cielo? -
Grave per l'aure vien da Laterano
suon di campane.

Ed un ciociaro, nel mantello avvolto,
grave fischiando tra la folta barba,
passa e non guarda. Febbre, io qui t'invoco,
nume presente.

Se ti fûr cari i grandi occhi piangenti
e de le madri le protese braccia
te deprecanti, o Dea, da 'l reclinato
capo de i figli:

se ti fu cara su 'l Palazio eccelso
l'ara vetusta (ancor lambiva il Tebro
l'evandrio colle, e veleggiando a sera
tra 'l Campidoglio

e l'Aventino il reduce quirite
guardava in alto la città quadrata
dal sole arrisa, e mormorava un lento
saturnio carme);

Febbre, m'ascolta. Gli uomini novelli
quinci respingi e lor picciole cose:
religïoso è questo orror: la Dea
Roma qui dorme.

Poggiata il capo al Palatino augusto,
tra 'l Celio aperte e l'Aventin le braccia,
per la Capena i forti omeri stende
a l'Appia via.
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#1666 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 10:10 pm
Oggetto: 2765 AVC Avgvri a Roma
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AVGURI ROMA
Possis nihil Vrbe Roma visere maivs
 
 
Roma, ne l'aer tuo lancio l'anima altera volante:
accogli, o Roma, e avvolgi l'anima mia di luce.

Non curïoso a te de le cose piccole io vengo:
chi le farfalle cerca sotto l'arco di Tito?

Che importa a me se l'irto spettral vinattier di Stradella
mesce in Montecitorio celie allobroghe e ambagi?

e se il lungi operoso tessitor di Biella s'impiglia,
ragno attirante in vano, dentro le reti sue?

Cingimi, o Roma, d'azzurro, di sole m'illumina, o Roma:
raggia divino il sole pe' larghi azzurri tuoi.

Ei benedice al fosco Vaticano, al bel Quirinale,
al vecchio Capitolio santo fra le ruine;

e tu da i sette colli protendi, o Roma, le braccia
a l'amor che diffuso splende per l'aure chete.

Oh talamo grande, solitudini de la Campagna!
e tu Soratte grigio, testimone in eterno!

Monti d'Alba, cantate sorridenti l'epitalamio;
Tuscolo verde, canta; canta, irrigua Tivoli;

mentr'io da 'l Gianicolo ammiro l'imagin de l'urbe,
nave immensa lanciata vèr' l'impero del mondo.

O nave che attingi con la poppa l'alto infinito,
varca a' misterïosi liti l'anima mia.

Ne' crepuscoli a sera di gemmeo candore fulgenti
tranquillamente lunghi su la Flaminia via,

l'ora suprema calando con tacita ala mi sfiori
la fronte, e ignoto io passi ne la serena pace;

passi a i concilii de l'ombre, rivegga li spiriti magni
de i padri conversanti lungh'esso il fiume sacro.

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#1667 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Ven 20 Apr 2012 10:11 pm
Oggetto: 2765 AVC Avgvri a Roma
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AVGVRI ROMA
Possis nihil Vrbe Roma visere maivs
 

dalle "Memorie di Adriano" (Marguerite Yourcenar)

(..) qualsiasi creazione umana che pretenda all'eternità è costretta ad adattarsi al ritmo mutevole dei grandi eventi della natura, conformarsi al mutare degli astri.
La nostra Roma non è più ormai la borgata pastorale dei tempi di Evandro, culla d'un avvenire che in parte è già passato ; la Roma predatrice della Repubblica ha già svolto la sua funzione, la folle capitale dei primi Cesari tende già a rinsavire da sè ; altre Rome verranno e io non so immaginarne il volto ; ma avrò contribuito a formarlo.

Quando visitavo le città antiche, città sacre, ma morte, senza alcun valore attuale per la razza umana, mi ripromettevo di evitare alla mia Roma quel destino pietrificato d'una Tebe, d'una Babilonia, d'una Tiro.
Roma sarebbe sfuggita al suo corpo di pietra , e come Stato, come cittadinanza, come Repubblica si sarebbe composta un'immortalità più sicura. (....)
Nella più piccola città, ovunque ci siano magistrati intenti a verificare i pesi dei mercanti, a spazzare e illuminare le strade, a opporsi all'anarchia, all'incuria, alle ingiustizie, alla paura, a interpretare le leggi al lume della ragione, lì Roma vivrà. Roma non perirà che con l'ultima città degli uomini.(...)

Roma vista da Gogol:
"di Roma lentamente ti innamori ma è per tutta la vita "

Roma vista da Goethe:

"Sì, sono arrivato finalmente in questa capitale del mondo!....Attraverso le Alpi tirolesi son passato quasi di volo... L'ansia di arrivare a Roma era così grande ed aumentava talmente ad ogni istante, che non potevo più star fermo, e a Firenze non mi son trattenuto che tre ore. Eccomi ora a Roma, tranquillo, e, a quanto sembra, acquietato per tutta la vita... Tutti i sogni della mia giovinezza ora li vedo vivi; le prime incisioni di cui mi ricordo (mio padre aveva collocato in un'anticamera le vedute di Roma), ora le vedo nella realtà e tutto ciò che da tempo conoscevo, di quadri e disegni, di rami o di incisioni in legno, di gessi o di sugheri, tutto ora mi sta raccolto innanzi agli occhi, e dovunque io vada, trovo un'antica conoscenza in un mondo forestiero. Tutto è come lo immaginavo e tutto è nuovo.
Non c'è che una Roma al mondo ed io mi trovo qui come un pesce nell'acqua e vi nuoto e galleggio come la bollicina galleggia sopra il mercurio, mentre affonderebbe in qualsiasi altro fluido.
Non ci deve abbattere il pensiero che la grandezza è passeggera; ma piuttosto, riflettendo che il passato è stato grande, dobbiamo acquistar coraggio per produrre anche noi qualcosa di notevole, che a sua volta, anche quando sarà caduto in rovina, ecciti i posteri a una nobile attività, come non hanno mai mancato di fare i nostri predecessori."

Roma vista da Stendhal:

"Al viaggiatore direi: arrivando a Roma, non si lasci convincere da nessun consiglio, non compri alcun libro, il tempo della curiosità e della scienza sostituirà presto quello delle emozioni.
Qualche giorno fa un Inglese è arrivato a Roma con i suoi cavalli che l'hanno portato qui dall'Inghilterra. Non ha voluto un cicerone e, malgrado la sentinella, è entrato a cavallo nel Colosseo. Vi ha visto un centinaio di operai che lavorano in continuazione per consolidare qualche pezzo di muro crollato in seguito alle piogge. L'Inglese li ha guardati fare, poi la sera ci ha detto: "Oh! Il Colosseo è la cosa più bella che ho visto a Roma. Questo edificio mi piace, sarà magnifico quando sarà finito". Credeva che quegli uomini stessero costruendo il Colosseo."

"Dal tavolo su cui scrivo vedo i tre quarti di Roma; e, davanti a me, dall'altra parte della città, si alza maestosa la cupola di San Pietro. La sera, quando tramonta il sole, la scorgo attraverso le vetrate di San Pietro e una mezz'ora dopo questa cupola ammirevole si staglia su questa tinta così pura di un crepuscolo arancione sormontato nell'alto del cielo da qualche stella che comincia ad apparire. Niente al mondo può essere paragonato a questo spettacolo. L'anima si leva attenta, una felicità serena la penetra tutta. Ma mi sembra che per essere all'altezza di queste sensazioni, occorre amare e conoscere Roma da molto tempo. Un giovane che non ha mai conosciuto l'infelicità non le comprenderebbe. Stendhal."

Roma vista da Zola:

"Ah! Roma, Roma meravigliosa e deliziosa! Si viveva nell'atmosfera del tempo, poveri come Giobbe, nella gioia continua di respirarne l'incanto."

Roma vista da Taine:

"Quel che vi è di più affascinante qui, è quello che si incontra camminando, senza aspettarselo.
...Ciò è grande, ecco l'idea che torna incessantemente alla mente. Niente di mediocre, di comune o di piatto: non esiste strada o edificio che non abbia un suo carattere, un carattere netto e forte. Nessuna regola uniforme e restrittiva è venuta ad appiattire e disciplinare questi casermoni. Ognuno è cresciuto a modo suo, senza preoccuparsi degli altri, e questa accozzaglia è bella come il disordine dell'atelier di un grande artista."

"Si potrebbe restare qui tre o quattro anni e non si finirebbe mai di imparare. E' il più grande museo del mondo. Tutti i secoli vi hanno lasciato una traccia. Cosa vi si può vedere in un mese?"

Roma vista da Gracq:

"...Ma Roma, al contrario, è piena di queste piazze e piazzette alle quali non conduce nessuna via importante, e nelle quali si scivola all'improvviso come nella camera centrale di un labirinto: e ciò non vale solo per piazza Navona, ma anche per piazza del Campidoglio, per quella dei cavalieri di Malta e di Fontana di Trevi. Lo spettacolo cittadino si svolge spesso, per il passeggiatore solitario, in questi alveoli protetti il cui accesso inaspettato si offre a voi non tanto come utilizzo di una pubblica comodità, quanto come un favore privato"

Roma vista da Pirandello
Il protagonista de "Il fu Mattia Pascal", in fuga dal mondo, trova una camera in Via di Ripetta, a due passi da Piazza del Popolo ; ecco le sue sensazioni in un passo del romanzo :

"...Mi sentii allargare il petto, all'aria, alla luce che entravano per due ampie finestre prospicenti il fiume. Si vedeva in fondo Monte Mario, Ponte Margherita e tutto il nuovo quartiere Prati fino a Castel S.Angelo; si dominava il vecchio ponte di Ripetta e il nuovo che vi si costruiva accanto; più in là il Ponte Umberto e tutte le vecchie case di Tordinona che seguivan la voluta ampia del fiume; in fondo, da quest'altra parte, si scorgevano le verdi alture del Gianicolo, col Fontanone di San Pietro in Montorio e la statua equestre di Garibaldi. " (Luigi Pirandello, "Il fu Mattia Pascal")


 

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#1668 Da: "Cn. Cornelius Lentulus" <cn_corn_lent@...>
Data: Sab 21 Apr 2012 10:10 am
Oggetto: OGGI PARILIA: Viva la nostra Roma di 2765 anni!
cn_corn_lent
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Cn. Lentulus praefectus Italiae Quiritibus Italicis SPD

Oggi saluto tutti i cittadini novi romani di Italia nell' occasione di Parilia, natale di Roma, il compleanno 2765!

Viva Roma, vivano i romani, vivano i novi romani!

VIVAT ROMA MMDCCLXV ANNORUM!

Valete optime!


#1669 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Sab 21 Apr 2012 11:58 am
Oggetto: Natale di Roma 2765
g_a_vindex
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Salvete Omnes
 
Mi unisco agli auguri del Praefectus italiae NR,
Felice Romaia a tutti i Novi Romani
 
Valete Optime in Gratia Deorum
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#1670 Da: Marcus Prometheus <marcusprometheus@...>
Data: Sab 21 Apr 2012 12:39 pm
Oggetto: Re: Natale di Roma 2765
marcuspromet...
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Felice Natale di Roma 2765 MMDCCLXV

  

Cordiali saluti a tutti i liberi e laici    
Marcus  Prometheus.

    Penso che tutte le grandi religioni del mondo: ...  
... cristianesimo, islamismo e comunismo, 
siano, a un tempo false e dannose
Bertrand Russell 

    
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo   Espellere tutti gli islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, che mina liberta' e democrazia.

 




2012/4/21 g_a_vindex@... <g_a_vindex@...>
 

Salvete Omnes
 
Mi unisco agli auguri del Praefectus italiae NR,
Felice Romaia a tutti i Novi Romani
 
Valete Optime in Gratia Deorum
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#1671 Da: NR_Italia@yahoogroups.com
Data: Mar 1 Mag 2012 7:25 am
Oggetto: File - urbs romae.txt
NR_Italia@yahoogroups.com
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NOVA ROMA

  VRBS ROMAE

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  Nell'ambito di Nova Roma italia è stata costituita, con il
  Foedus de constitutione civitatis Urbs Romae del 2003 (2756 AVC), la
  "comunitas Urbs novae Romae" cui possono appartenere i cittadini
  novaromani residenti nella città di Roma e nella provincia.

  La Comunitas Urbs è molto attiva in termini di iniziative, incontri,
  visite a siti archeologici, approfondimenti con esperti e, perchè no,
  anche per il mero piacere di stare insieme fra persone che condividono la
  stessa passione.

  Ci rivolgiamo a tutti i cittadini novaromani che risiedono nel suddetto
  territorio e anche, nel più puro stile romano, a coloro che per motivi
  professionali si trovano ad essere più o meno frequentemente a Roma.

  Coloro che rispondessero a tali caratteritiche sono invitati ad unirsi a
  noi per condividere l'interesse e l'amore per Roma Antica.
  Basta iscriversi alla ml della Comunitas Urbs all'indirizzo
  http://it.groups.yahoo.com/group/NR_Urbs per essere costantemente
  informati di tutte le iniziative organizzate dal gruppo novaromano di Roma
  e per entrare in contatto con altri appasionati.

  Vi aspettiamo numerosi!

#1672 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Mar 1 Mag 2012 2:56 pm
Oggetto: Rif: File - urbs romae.txt
g_a_vindex
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Salvete Omnes
 
>La Comunitas Urbs è molto attiva in termini di iniziative, incontri,
>visite a siti archeologici, approfondimenti con esperti e, perchè no,
>anche per il mero piacere di stare insieme fra persone che condividono la
>stessa passione.
 
Falso, non fanno nulla e non promuovono nulla, l'unica cosa che vi potete aspettare è una pizza al mese
( che di archeologico ha veramente poco ).
aaaaa,,,,, dimenticavo se per tre volte non andate a mangiare la pizza vi cacciano, cioè in realtà vi
cacciano se non vi siete iscritti ad un'altra associazione che hanno furbescamente creato Fai clic!e che
non nomino perchè porta sfortuna.
 
Ma poi mi chiedevo da tempo, dopo le numerose defezioni la comunità dell' Urbe ha ancora i numeri per esistere?????
 
Valete
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-------Messaggio originale-------
 
Data: 01/05/2012 09:25:27
Oggetto: [NR_Italia] File - urbs romae.txt
 
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  territorio e anche, nel più puro stile romano, a coloro che per motivi
  professionali si trovano ad essere più o meno frequentemente a Roma.
 
  Coloro che rispondessero a tali caratteritiche sono invitati ad unirsi a
  noi per condividere l'interesse e l'amore per Roma Antica.
  Basta iscriversi alla ml della Comunitas Urbs all'indirizzo
  http://it.groups.yahoo.com/group/NR_Urbs per essere costantemente
  informati di tutte le iniziative organizzate dal gruppo novaromano di Roma
  e per entrare in contatto con altri appasionati.
 
  Vi aspettiamo numerosi!
 
 
 
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#1673 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Gio 3 Mag 2012 3:48 pm
Oggetto: il papa cede al potere degli Dei
g_a_vindex
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#1674 Da: Marcus Prometheus <marcusprometheus@...>
Data: Dom 6 Mag 2012 4:27 pm
Oggetto: Andrea Carandini: 753 A.C. La Fondazione di Roma.avi
marcuspromet...
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Andrea Carandini: 753 A.C. La Fondazione di Roma.avi



IMPERDIBILE: 
   Un'ORA DI FILMATO- CONFERENZA del grande archeologo sulle origini di Roma.




Cordiali saluti a tutti i liberi e laici    
Marcus  Prometheus.

    Penso che tutte le grandi religioni del mondo: ...  
... cristianesimo, islamismo e comunismo, 
siano, a un tempo false e dannose
Bertrand Russell 

    
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo   Espellere tutti gli islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, che mina liberta' e democrazia.

 



#1675 Da: "raffaele" <paraffl@...>
Data: Mer 16 Mag 2012 12:19 pm
Oggetto: Ogg: Andrea Carandini: 753 A.C. La Fondazione di Roma.avi
paraffl
Invia email Invia email
 
Ascoltato ieri (finalmente)
Concordo sull' imperdibile
ciao , raff

--- In NR_Italia@yahoogroups.com, Marcus Prometheus <marcusprometheus@...> ha
scritto:
>
> Andrea Carandini: 753 A.C. La Fondazione di Roma.avi
>
>   http://www.youtube.com/watch?v=mfxvEHr842Q
>
>
> IMPERDIBILE:
>    Un'ORA DI FILMATO- CONFERENZA del grande archeologo sulle origini di
> Roma.
>
>
>
>
> *Cordiali saluti a tutti i liberi e laici**
> *Marcus  Prometheus.
>
>    * Penso che tutte le grandi religioni del mondo: ...
> ... cristianesimo, islamismo e comunismo,
> siano, a un tempo false e dannose*. Bertrand Russell
>
>
> Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo   Espellere tutti gli
> islamisti.
> Combattere il masochismo antioccidentale, che mina liberta' e democrazia.
>

#1676 Da: "gaiaiuliaflamma@..." <gaiaiuliaflamma@...>
Data: Sab 19 Mag 2012 5:15 pm
Oggetto: (Nessun oggetto)
gaiaiuliaflamma
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#1677 Da: Marcus Prometheus <marcusprometheus@...>
Data: Lun 21 Mag 2012 7:45 pm
Oggetto: Google Maps ai tempi dell'Impero romano
marcuspromet...
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Google Maps ai tempi dell'Impero romano

Creato da storici e informatici, riproduce le condizioni di viaggio del 200 d.C. [VIDEO]

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[ZEUS News - www.zeusnews.it - 20-05-2012]

orbis google maps impero romano
(Fai clic sull'immagine per visualizzarla ingrandita)

Quanto tempo ci vorrà per andare da Roma a Londra nel mese di luglio? Circa 27 giorni, per un viaggio che costerà qualcosa come 900 denaria testa.

La risposta potrà sembrare strana, ma è corretta: basta tenere presente che non stiamo parlando di un viaggio all'interno dell'Unione Europea, ma lungo le strade dell'Impero romano nell'anno 200 d.C.L'articolo continua qui sotto.

Il calcolo è reso possibile da Orbis, frutto del lavoro di un team di storici e informatici dell'Università di Stanford, i quali si sono assunti il compito di creare una sorta di Google Maps dell'antichità. L'articolo continua dopo il video.

Proprio come il servizio di Google, Orbis permette di indicare la città di partenza e quella di arrivo, le modalità di viaggio, la velocità desiderata (che cambierà a seconda che si viaggi su un carro, a cavallo o al ritmo di una marcia militare) e anche il mese prescelto, poiché le condizioni climatiche cambieranno sensibilmente la durata.


  

Cordiali saluti a tutti i liberi e laici    
Marcus  Prometheus.

    Penso che tutte le grandi religioni del mondo: ...  
... cristianesimo, islamismo e comunismo, 
siano, a un tempo false e dannose
Bertrand Russell 

    
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo   Espellere tutti gli islamisti.
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#1678 Da: Marcus Prometheus <marcusprometheus@...>
Data: Lun 21 Mag 2012 8:36 pm
Oggetto: ORBIS The Stanford Geospatial Network Model of the Roman World
marcuspromet...
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Marcus Prometheus SPD

Marcus Prometheus SPD
ORBIS   The Stanford Geospatial Network Model of the Roman World
 http://orbis.stanford.edu/#       ORBIS   The Stanford Geospatial Network Model of the Roman World 
      NOTE: Due to an unexpectedly high volume of traffic to the site, performance of the routing map and interactive cartogram are not what they should be and you may experience delays. Please do try them out - if there's a problem, come back next week; these issues will be solved by 22 May. Very sorry for any inconvenience!     

Spanning one-ninth of the earth's circumference across three continents, the Roman Empire ruled a quarter of humanity through complex networks of political power, military domination and economic exchange. These extensive connections were sustained by premodern transportation and communication technologies that relied on energy generated by human and animal bodies, winds, and currents.

Conventional maps that represent this world as it appears from space signally fail to capture the severe environmental constraints that governed the flows of people, goods and information. Cost, rather than distance, is the principal determinant of connectivity.

For the first time, ORBIS allows us to express Roman communication costs in terms of both time and expense. By simulating movement along the principal routes of the Roman road network, the main navigable rivers, and hundreds of sea routes in the Mediterranean, Black Sea and coastal Atlantic, this interactive model reconstructs the duration and financial cost of travel in antiquity.

Taking account of seasonal variation and accommodating a wide range of modes and means of transport, ORBIS reveals the true shape of the Roman world and provides a unique resource for our understanding of premodern history.

mediterranean routes
ORBIS is work in progress and your comments are invaluable in helping us improve our site. Feedback is welcome atorbisproject@....
 

       

Cordiali saluti a tutti i liberi e laici    
Marcus  Prometheus.

    Penso che tutte le grandi religioni del mondo: ...  
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#1679 Da: NR_Italia@yahoogroups.com
Data: Ven 1 Giu 2012 7:22 am
Oggetto: File - urbs romae.txt
NR_Italia@yahoogroups.com
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NOVA ROMA

  VRBS ROMAE

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  Nell'ambito di Nova Roma italia è stata costituita, con il
  Foedus de constitutione civitatis Urbs Romae del 2003 (2756 AVC), la
  "comunitas Urbs novae Romae" cui possono appartenere i cittadini
  novaromani residenti nella città di Roma e nella provincia.

  La Comunitas Urbs è molto attiva in termini di iniziative, incontri,
  visite a siti archeologici, approfondimenti con esperti e, perchè no,
  anche per il mero piacere di stare insieme fra persone che condividono la
  stessa passione.

  Ci rivolgiamo a tutti i cittadini novaromani che risiedono nel suddetto
  territorio e anche, nel più puro stile romano, a coloro che per motivi
  professionali si trovano ad essere più o meno frequentemente a Roma.

  Coloro che rispondessero a tali caratteritiche sono invitati ad unirsi a
  noi per condividere l'interesse e l'amore per Roma Antica.
  Basta iscriversi alla ml della Comunitas Urbs all'indirizzo
  http://it.groups.yahoo.com/group/NR_Urbs per essere costantemente
  informati di tutte le iniziative organizzate dal gruppo novaromano di Roma
  e per entrare in contatto con altri appasionati.

  Vi aspettiamo numerosi!

#1680 Da: "Cn. Cornelius Lentulus" <cn_corn_lent@...>
Data: Ven 1 Giu 2012 7:36 am
Oggetto: Soggiorno a Bologna
cn_corn_lent
Invia email Invia email
 

Cn. Lentulus praefectus Italiae Quiritibus Italicis SPD

Carissimi cittadini, vorrei informarvi che prossima settima Mercoledi - Sabbato saro' a Bologna per un viaggio privato. Se c'e' qualcuno nell'area, forse potremmo incontrarci per una cena.

Valete optime!

Cn. Lentulus

#1681 Da: "g_a_vindex@..." <g_a_vindex@...>
Data: Lun 4 Giu 2012 5:02 pm
Oggetto: Rif: Soggiorno a Bologna
g_a_vindex
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Salve Praefecte
Mi spiace amice ma sono appena tornato e non mi va di rimettermi in viaggio
Vale Optime
Vindex 
 
-------Messaggio originale-------
 
Data: 01/06/2012 09:36:24
Oggetto: [NR_Italia] Soggiorno a Bologna
 
 


Cn. Lentulus praefectus Italiae Quiritibus Italicis SPD

Carissimi cittadini, vorrei informarvi che prossima settima Mercoledi - Sabbato saro' a Bologna per un viaggio privato. Se c'e' qualcuno nell'area, forse potremmo incontrarci per una cena.

Valete optime!

Cn. Lentulus

 

#1682 Da: "Cn. Cornelius Lentulus" <cn_corn_lent@...>
Data: Mar 5 Giu 2012 10:34 am
Oggetto: Al via l'edizione 2012 del Festival Cerealia - programma del 7 Giugno
cn_corn_lent
Invia email Invia email
 
Inoltrato al forum della comunita' di Nova Roma Italia:


--- Mar 5/6/12, MTHI <promozione@...> ha scritto:

Da: MTHI <promozione@...>
Oggetto: Al via l'edizione 2012 del Festival Cerealia - programma del 7 Giugno
A: cn_corn_lent@...
Data: Martedì 5 giugno 2012, 08:42

Al via l'edizione 2012 del Festival Cerealia - programma del 7 Giugno


6-11 Giugno 2012
II EDIZIONE

Giovedì 7 Giugno

 

“I cereali nella storia e nelle tradizioni dolciarie del Lazio†

ARSIAL - Servizio Promozione delle Produzioni di Qualità
Enoteca Regionale Palatium, Via Frattina 94 
ore 17:30 I cereali sono al centro della gastronomia del territorio laziale sin dagli albori della sua storia, come testimonia anche l’antica tradizione dolciaria di questa regione. A cura di Arsial (Servizio Tutela Risorse Vigilanza e Qualità delle produzioni) un interessante percorso conoscitivo del panorama dolciario laziale, condotto da Miria Catta e Giovanni Pica. Al termine degustazione di specialità dolciarie laziali.
Ingresso gratuito su prenotazione
 
“L’uomo e la terra. Riflessioni dalla terra di Turchiaâ€
Ambasciata di Turchia
Ufficio Culturale e informazioni Ambasciata di Turchia, Piazza della Repubblica 55-56
ore 18:00 inaugurazione della mostra fotografica dedicata a immagini che raccontano il rapporto stretto tra l’uomo e la terra in Turchia. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 22 giugno 2012. Parte della mostra sarà ospitata anche presso l’Enoteca Regionale Palatium, per gentile collaborazione di ARSIAL.
Ingresso gratuito su prenotazione
 
“Via Panispernaâ€
ANA – Associazione Nazionale Archeologi 
Visita guidata e percorso a piedi lungo via Panisperna
ore 18:00 Il nome della strada deriva probabilmente da panis et perna (pane e prosciutto) e allude alla presenza di una rivendita di tali alimenti lungo la via, o alla presenza nella strada di una locanda la cui specialità era proprio il pane e il prosciutto. Ma sarà proprio così? La passeggiata partirà da largo Magnanapoli e attraverso numerosi saliscendi, causati dalla morfologia della zona situata tra i colli Esquilino e Quirinale, giungerà a via Urbana, in un percorso storico tra i più antichi e vivi di Roma. Quota di partecipazione: €7,00 – prenotazione obbligatoria
 


Per maggiori informazioni e prenotazioni:

info@...
promozione@...

http://www.cerealialudi.org/
http://www.mthi.it/

+39 3381515381
 

 

Venerdì 8 Giugno

“Nel solco di Cerere: i cerali tra cultura, alimentazione, economia e ambienteâ€
MThI, Archeoclub d’Italia sede di Roma
Auditorium di Mecenate, Largo Leopardi snc – (Via Merulana)
ore 17:00 Tavola rotonda organizzata con la collaborazione di ANA, INRAN, WFP, FAO, Ambasciata di Turchia. Sessione I: “percorsi tra cultura, territorio e turismo†modera Gioacchino De Chirico giornalista esperto di comunicazione, intervengono Astrid D’Eredità ANA, Francesca Albanese delegato nazionale turismo FERPI, Lanfranco Bartocci BioUmbria; Sessione II: “riflessioni tra alimentazione, ambiente ed economia†modera Andrea Russo Slow Food Roma, intervengono Fazil Dusunceli Agricultural Officer FAO, Giovanni Bonafaccia INRAN, Marco Selva WFP. Cocktail-party a cura di Panella l’arte del pane e specialità della cucina turca a cura dell’Ambasciata di Turchia, Performance offerta dall’Ambasciata di Turchia della Ministry of Culture and Tourism - İstanbul State Turkish Music Band. Si ringrazia per la collaborazione l’associazione ITER
Ingresso gratuito su prenotazione
 

Tutto il programma della giornata:
http://www.cerealialudi.org/cerealia-programma/cerealia-programma-roma/cerealia-2012roma-venerdi-8-giugno/

Sabato 9 Giugno

“Ludi Cerealiciâ€
Babycampus Edutainment
Parco Regionale Dell’appia Antica - Area Dell’ex Cartiera, Via Appia Antica, 42
Ore 10:00-13:00 Sarà Possibile Rivivere L’atmosfera Dei Giochi Dedicati Alla Dea Cerere: Dall’arte All’alimentazione, Dalla Storia Alla Scienza; Scopriremo La Ricchezza, Le Qualità E La Varietà Dei Cereali Passando Attraverso Il Mito Di Cerere, Proserpina E Plutone Ed Immaginando Di Dover Preparare Un Offertorio Degno Di Essere Portato In Processione: Chi Scatenerà L’ira Della Dea E Chi Riceverà La Sua Benedizione? Una Serie Di Prove Per Adulti E Bambini Da Superare In Squadra Con L’aiuto Di Genitori E/O Nonni. In Caso Di Pioggia L’attività Verrà Annullata. 
€ 8,00 A Persona. Ingresso Gratuito Fino A 5 Anni. Prenotazione Obbligatoria
 
“Cerealia. La Tradizione Dei Cereali Nel Mediterraneo†
Italia Nostra Onlus In Collaborazione Con Vita Romana Fondata Da Barbara Fabiani
Parco Regionale Dell’appia Antica – Sepolcro Di Annia Regilla – Vecchio Mulino
Ore 10:30 Nell'ambito Del Festival E Con Particolare Riferimento Alla Tradizione Romana Del Culto Di Cerere, Si Propone Un Programma Che Si Svolgerà Presso Il Sepolcro Di Annia Regilla E L'attiguo Mulino. L'evento Prevede L'apertura Straordinaria Del Sito, Con Percorsi Di Visita Guidata, Introduzione Alle Pratiche Della Panificazione Nella Roma Antica E Un Laboratorio Per I Bambini Sulla Produzione Del Pane: Dalla Macinazione Dei Cereali, Mediante Un'antica Mola In Pietra, La Setacciatura, L'impasto E La Cottura. A Seguire Per Tutti Degustazione Di Focacce E Altre Pietanze Di Cucina Storica Su Ricette Di Apicio.
€ 15 Prenotazione Obbligatoria
 

Tutto il programma della giornata:
http://www.cerealialudi.org/cerealia-programma/cerealia-programma-roma/cerealia-2012roma-sabato-9-giugno/

Copyright © 2012 MTHI, All rights reserved.
Cerealia
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#1683 Da: Marcus Prometheus <marcusprometheus@...>
Data: Ven 8 Giu 2012 9:53 pm
Oggetto: Elogio della raccomandazione (nella storia)
marcuspromet...
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Elogio della raccomandazione (nella storia)

- recensione
 

The institutional revolution. Measurement and the economic emergence of the modern world 
Douglas Allen 
University of Chicago Press Chicago and London 2012
-------------------------
 

Questo è un libro di storia scritto da un economista. Come tale, non soddisferà gli storici. Contiene delle idee molto interessanti. Non sono sicuro servano veramente ad interpretare il passato, ma sono forse utili per capire il presente.

La tesi del libro è molto semplice. In passato, l’uomo era molto meno capace di controllare la natura di quanto lo sia oggi. I superiori (i principals, dal re al più modesto proprietario di terre) non potevano sapere quanto i risultati dei loro dipendenti (gli agents, dall’ammiraglio al bracciante) dipendessero dal loro lavoro e quanto invece da eventi al di fuori del loro controllo. Erano incapaci di misurare la performance individuale. Questo problema esiste anche oggi, in alcuni settori specifici. Per esempio, rimane ancora relativamente difficile determinare quanto la produzione agricola dipenda dall’andamento del tempo o dal lavoro dei contadini. E lo stesso vale per i top managers, mutatis mutandis. È però facile monitorare la performance degli operai di fabbrica, o anche degli impiegati. Per risolvere il problema è necessario sviluppare delle regole specifiche di comportamento, cioè delle istituzioni.

Il libro di Allen interpreta alcune istituzioni del passato come risposte razionali e (più o meno) efficienti all’elevato livello di incertezza tipico delle società pre-industriali. Tenta anche di spiegare la loro trasformazione come risultato del progresso tecnologico a partire dalla Rivoluzione Industriale inglese (ossia dalla fine del XVIII in poi). Esso ha aumentato la possibilità di controllo della performance e quindi ha reso obsolete molte istituzioni tradizionali, che sono lentamente scomparse. Devo però dire che l’analisi di questa trasformazione è la parte più debole del libro e quindi il titolo è in parte fuorviante. L’autore è molto più interessato dalle istituzioni pre-moderne. Si vede che è affascinato dalla loro apparente assurdità, e che spiegarla è per lui una sfida intellettuale. Le mie competenze storiche non sono abbastanza sviluppate per valutare quanto le sue spiegazioni possano reggere nella realtà storica. Allen ha sicuramente letto parecchi libri di storia, ma eclusivamente in inglese e soprattutto sull’Inghilterra fra 1500 e 1800. Probabilmente uno storico dell’età moderna in Europa troverebbe le sue interpretazioni troppo semplicistiche e alquanto rozze e inizierebbe a discettare sulle innumerevoli differenze fra paesi e nel tempo. Personalmente ho trovato le tesi di Allen divertenti ed interessanti.

Il libro analizza sei istituzioni – i privilegi dell’aristocrazia, il duello, i sistemi di promozione degli ufficiali nella Marina e nell’esercito inglese (profondamente diversi fra loro), la gestione privata di strade e fari ed il sistema di repressione (polizia e magistratura, al tempo). Descrivere queste sei istituzioni e riassumere la complessa spiegazione della loro razionalità sarebbe troppo lungo. Mi concentrerò sulla terza, il sistema di avanzamento di carriera degli ufficiali nella Marina e sulle differenze con quello dell’esercito. In nessuno dei due casi, si faceva carriera esclusivamente in base al merito, anche se un minimo di capacità militari erano necessarie. Nell’esercito (più precisamente in fanteria e cavalleria), i gradi si compravano, iniziando dal più basso (pagato dalla famiglia) e poi risalendo nei ranghi. Gli ufficiali avevano diritto a parte del bottino di guerra e quindi potevano finanziarsi la carriera. Se un ufficiale scopriva di essere inadatto al servizio militare poteva rivendere il suo grado sul mercato. In sostanza, la carriera nell’esercito era un investimento, che pagava se l’esercito era vittorioso. Gli ufficiali avevano quindi un interesse a vincere (i soldati erano mercenari o erano “volontari” reclutati a forza e costretti a combattere con la repressione). Il sistema non valeva per l’artiglieria, dove gli ufficiali erano pagati dallo stato. Infatti, era più facile controllare l’efficienza degli artiglieri e soprattutto era necessario un addestramento specifico. Nella Marina, il sistema era diverso, perché al tempo della navigazione a vela le condizioni metereologiche influivano moltissimo sui risultati bellici. Se mancava il vento, l’ammiraglio più capace non poteva fare nulla. Il sistema di promozioni nella Royal Navy era quasi interamente basato sulla raccomandazione. Per fare carriera, bisognava essere protetti da qualcuno. Nei ranghi bassi, bastava il capitano della nave o l’ammiraglio della flotta, mentre per i livelli superiori era necessario qualcuno di più potente – pari del regno, il First Lord of the Admiralty (il ministro della marina), il re.

Nelson, il miglior ammiraglio della storia inglese, era figlio di un pastore protestante e iniziò la sua carriera nella nave comandata dal suo zio materno. Come nell’esercito, gli ufficiali erano motivati dalla possibilità di guadagno. Oltre ad un (modesto) salario fisso, ricevevano infatti una quota dei sequestri di merci dalle navi nemiche o del valore delle stesse navi, che l’Ammiragliato pagava al prezzo di mercato. Comandanti o ammiragli particolarmente fortunati potevano diventare molto ricchi. Il sistema evidentemente funzionava, visto che la Royal Navy conquistò progressivamente il dominio dei mari, che sarebbe divenuto assoluto nel XIX secolo. Allen spiega questo successo con tre caratteristiche del sistema. In primo luogo, era piramidale. Il “superiore” aveva interesse a promuovere individui capaci – altrimenti rischiava il suo posto. Questo valeva ovviamente per tutti i livelli, dal comandante di fregata al First Lord. L’idea era di tanto in tanto rafforzata dall’esecuzione di qualche comandante incapace o magari solo sfortunato. Fra l’altro le istruzioni della Royal Navy, a differenza di quelle francesi, prescrivevano un comportamento molto aggressivo anche in condizioni di inferiorità. In secondo luogo, il numero di ufficiali era superiore al numero dei posti sulle navi e gli ufficiali in soprannumero rimanevano a disposizione a terra, con metà paga. Quindi quelli imbarcati erano sempre sottoposti alla concorrenza di colleghi molto interessati a sostituirli. Infine, esisteva un elaborato sistema di controlli incrociati per i comandanti di nave. In pratica il secondo ufficiale ed il nostromo (il più alto in grado fra i sottufficiali) dovevano presentare rapporti indipendenti e segreti al ritorno in Inghilterra. L’Ammiragliato poteva quindi confrontare tre narrazioni diverse delle stesse azioni di guerra.

Come detto, non posso entrare nei dettagli di ciascuna istituzione. Spero che questo esempio abbia stimolato la curiosità. Chi è interessato può leggersi il libro, che fra l’altro è scritto anche bene, con il giusto numero di aneddoti e veramente il minimo di gergo da economisti.

------------------------------

Qualche commento:

Il libro mi rimanda alle mie vecchie letture di O'Brian e i suoi romanzi di mare...dove pero' viene detto chiaramente che la promozione avveniva da una graduatoria di anzianita'. Di questo ho trovato rapida conferma qui, non so quanto autorevole, ma insomma io a O'Brian credo ciecamente.

Aggiungo en passant, tanto per fornire un altro esempio che gli storici ancora si chiedono come abbia fatto Roma a selezionare una classe dirigente capace di governare un impero basandosi sul nepotismo piu' smaccato.

Ma anche se  la ricostruzione storica potrebbe essere sbagliata, la discussione sulla raccomandazione rimane. Non mi e' del tutto chiaro dove sia la novita' in questo elogio delle nomine fatte sulla base di valutazioni non strutturate, ma l'idea che ci debba essere un sistema oggettivo e universale di valutazione e' un portato della rivoluzione francese da cui gli Inglesi e gli anglo-sassoni in genere hanno evitato di farsi toccare. L'idea del concorso nasceva dal fatto che non se ne poteva piu' di aristocratici scelti non per merito, bensi' per sangue, e che bisognava finalmente fare spazio ai borghesi e alle loro capacita', ma questo non voleva dire che il concorso fosse un metodo efficiente di per se'. I cinesi il concorso ce lo avevano dal VI sec. d.C., ne hanno fatto una religione, e poi e' diventato un inferno di inefficienza, esattamente come i nostri, di concorsi.

Alla fin fine quel che sembra venir fuori da questa recensione e' che il sistema migliore e' quello che non formalizza il percorso di entrata ("ti assumo perche' ho sentito parlare bene di te, vediamo un po'"), ma e' efficiente sul percorso di uscita ("hai sbagliato, vattene" -oppure "se sbagli muori).

L'efficienza del canale di uscita non e' perfetta: potrebbe cassare gente valida ma sfortunata, ma almeno offre qualche garanzia con quella incapace. In antico la differenza doveva essere sottile: nelle societa' superstiziose (penso ancora a Roma) essere sfigato con gli auspici non era meglio che essere incapace in battaglia. Pero' di certo prima o poi l'incapace sarebbe stato anche sfortunato...

Quindi la raccomandazione non e' un male in se', ma e' male che non vi siano correzioni di rotta e responsabilita' (ma non dico niente di nuovo...e' l'accountability), che poi e' il caso italiano. La cosa curiosa per l'Italia e' che gli Italiano continuano a chiedere non garanzie sul percorso di uscita (le pedate nel sedere), ma nella formalizzazione delle procedure di entrata. In regime di familismo amorale come da noi, solo i cavilli ti salvano da tutti i tranelli che immagini preparati dal prossimo.

--------------------------------------------------------

affermazione di metriche e geometrie è una delle caratteristiche del mondo occidentale moderno già ampiamente illustrata da Foucault; l'esplosione del mondo digitale degli ultimi venti/trenta anni ha poi portato a un parossismo: sono pochi gli ambiti in cui non ci sia stato un tentativo di introdurre forme di accountability.

Però.

Però a un crescente livello di accountability ha fatto da contraltare una decrescita nella capacità del sistema di verificare/attribuire responsibility. Movimento duplice e doppiamente rassicurante: da un lato tutto si misura e tutti sono contenti perché si vedono dei numeri, dall'altro le responsabilità sono diluite dietro gli stessi numeri e tutti sono contenti.

Il problema non è misurare un dipendente/collaboratore/dirigente e valutarlo ma valutare chi si assume la responsabilità delle scelte (sempre che ci sia qualcuno e non siano le cifre a decidere).

E questo non è un problema solo


  

#1684 Da: "M Iul Perusianus" <peraznanie@...>
Data: Gio 14 Giu 2012 12:59 pm
Oggetto: I: [pomerium] Giovedi 21 giugno: passeggiata tra le leggende del Velabro.
peraznanie
Invia email Invia email
 

p.c.

 

M.IVL.PERVSIANVS

 

Da: pomerium@yahoogroups.com [mailto:pomerium@yahoogroups.com] Per conto di Associazione Pomerium (Yahoo!)
Inviato: giovedì 14 giugno 2012 14.58
A: NRHispania@yahoogroups.com; Ostia-L@yahoogroups.com; paganesimo_a_roma@yahoogroups.com; pomerium@yahoogroups.com; romaeterna@yahoogroups.com; scienze-beniculturali@yahoogroups.com
Oggetto: [pomerium] Giovedi 21 giugno: passeggiata tra le leggende del Velabro.

 

 

 

 

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: Associazione Pomerium

L'Associazione culturale Pomerium  è lieta di invitarvi giovedì 21 giugno ad una passeggiata serale in nostra compagnia per le vie adiacenti alla zona del Velabro e del foro Boario.

Descrizione: Descrizione: File:Ripa - arco di Giano e san Giorgio al Velabro 1010863.JPG

Il Velabro (in latino Velabrum) era un'area pianeggiante dell'antica città di Roma, situata tra il fiume Tevere e il Foro Romano, tra i colli del Campidoglio e del Palatino. I limiti dell'area non sono precisamente indicati: era contigua al Foro Boario e al vicus Tuscus, la via che partendo dal Foro Romano costeggiava le pendici del Palatino verso il Circo Massimo. La passeggiata serale è organizzata dagli amici dell’associazione Archiemede: “Passeggiando lungo la palude del Velabro incontreremo Ercole diretto con i suoi buoi verso l'Aventino, Tarquinio intento a costruire la Cloaca Massima, Augusto occupato a innalzare il suo teatro. Vedremo i pellegrini diretti alla diaconia di S. Giorgio al Velabro in cerca di assistenza, il dio Portunus che veglia sui commercianti dell’antico portus tiberinus.â€

(informazioni da Wikipedia e http://www.archimedecultura.it/)

L'appuntamento è per le ore  19.45 in Via dei Cerchi angolo Via del Velabro (Piazza Bocca della Verità).

Si prega di avvertire preventivamente della propria partecipazione info@... o al 342.1437822. Il costo della visita guidata è di 10 € comprensivo dell’auricolare.

Vi aspettiamo!

Info:www.pomerium.org 

e-mail:  info@... 


#1685 Da: "M Iul Perusianus" <peraznanie@...>
Data: Ven 22 Giu 2012 9:32 am
Oggetto: I: [pomerium] Itinerarium I: la Via Amerina, dal rio Tre Ponti a Falerii Novi
peraznanie
Invia email Invia email
 

p.c.

 

M.IVL.PERVSIANVS

 

Da: pomerium@yahoogroups.com [mailto:pomerium@yahoogroups.com] Per conto di Associazione Pomerium (Yahoo!)
Inviato: venerdì 22 giugno 2012 11.28
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Oggetto: [pomerium] Itinerarium I: la Via Amerina, dal rio Tre Ponti a Falerii Novi

 

 

 

Associazione Pomerium


Itinerarium I: la Via Amerina, dal rio Tre Ponti a Falerii Novi

Posted: 21 Jun 2012 04:15 AM PDT

Tipologia percorso: andata e ritorno; lunghezza percorso: 7,66 km; dislivello: partenza m. 202, altitudine max. m. 216, altitudine min. 177 m.

Luogo di partenza: prima traversa sterrata a destra (indicazione “Via Amerina – Cavo degli Zucchiâ€) lungo la SP 149 Nepesina, subito dopo località San Lorenzo (VT), provenendo dall’uscita A1 Magliano Sabina

(Coordinate GPS 42.277372,12.355399).

(Milko Anselmi 2012)

L’inizio della nostra escursione….  (continua su http://www.pomerium.org/?p=475)

 

 


#1686 Da: "g_a_vindex" <g_a_vindex@...>
Data: Sab 23 Giu 2012 9:14 pm
Oggetto: Moderazione
g_a_vindex
Invia email Invia email
 
Salve Praefecte
Noto con piacere che anche qui finalmente hai la proprietà della lista quindi
finalmete posso lasciare la moderazione.
Vale Optimein Gratia Deorum
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