Pace Maurizio,
Il titolo del testo è "Dal dogma alla
verità".
Come spiegai quando lo inviai a questa
mailing list (http://it.groups.yahoo.com/group/CristianiEvangeliciPentecostali/)
lo pescai in internet.
Facendo ricerche approfondite ho visto che
questo testo si trova nel seguente sito
http://www.ccgcs.com/index.htm
sotto la voce:
Libri e Studi
Credo che puoi pubblicarla l'importante
è che viene inserito il link del sito e spieghi brevemente come sei venuto
a conoscenza di questo testo.
Sia lodato Gesù Cristo.
Alfonso Paciello
Hai già spiegato tutto tu, almeno mi pare; mi sembra
oggettivamente importante questo scritto pacato: è un contributo alla
chiarificazione delle differenze dottrinali fra l’area evangelica e quella
cattolica. Quest’ultima ha goduto di tutti i possibili e
immaginabili spazi televisivi e mediatici anche nella giornata
odierna. Mi sento anche di assicurarti, caro Alfonso, che in
questa circostanza il pensiero qui esposto rappresenta – a mio
avviso - anche l’area più propriamente protestante.
Avrei omesso solo la frase finale dello scritto e
qualche altro riferimento di scarsa sensibilità alla Verità contenuta per
Israele
già nella bibbia ebraica: per me non ci sono dubbi che Israele abbia la sua via di
salvezza indicata nell’ebraismo stesso. Noi
cristiani non siamo e non siamo mai stati infatti
l’Israele di cui si fa lì cenno. Noi siamo solo i Gentili. Il che
non è un segno
di malevolenza dell’Eterno; è Israele semmai che ha dimenticato
le responsabilità della Sua elezione.
Le cronache anche quotidiane lo attestano. I carri armati nelle
strade di quelle terre dimostrano che la voce del profeta Isaia,
di Amos, … rimangono oggi inascoltate.
La forza dello Spirito del Dio vivente soffi su di noi! Sia lodato
l’Eterno e il Suo Santo Spirito.
Maurizio
DAL DOGMA ALLA VERITA’
PRESENTAZIONE
Caro lettore, questo elaborato è stato scritto da un cristiano
per chiarire il punto di vista della fede intorno alla persona di Maria, madre
di Gesù.
Si dice che coloro i quali non adorano Maria non credono in
Lei.
La cosa è del tutto non vera, poiché i cristiani credono in
tutto ciò che Maria ha detto e fatto.
Noi sappiamo, purtroppo, che i cristiani, cosiddetti
"Mariani", venerano ed adorano la Madonna, rendendole un culto fatto
di genuflessioni, immagini, preghiere, processioni, canti.
La Bibbia, invece, sostiene che
la fede cristiana è fondata in Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo, e questo è
confermato dal "credo" formulato dalla Chiesa antica.
Ogni vero credente in Cristo Gesù conosce bene Maria, la
vergine di Israele, scelta dalla Grazia per divenire madre del nostro Salvatore
Gesù Cristo.
I Vangeli ci parlano di Lei, presentano la sua fede, la sua
umiltà, la sua ubbidienza alla Parola, nonché la sua vita di credente
esemplare.
Perciò i cristiani rispettano ed onorano Maria, la nominano a
giusta ragione, e traggono esempio da lei e dalla sua vita, secondo l’indirizzo
scritturale.
Ogni cristiano, quindi, riconosce Maria "grandemente favorita da Dio e benedetta fra le
donne" e sa che "tutte
le generazioni la chiameranno beata, poiché il Potente Le ha fatto grandi
cose".
Questo scritto vuol mettere la beata Maria nella sua giusta
prospettiva, secondo il dettato evangelico.
Ti esortiamo dunque a leggere con attenzione, per dare
chiarezza alla ricchezza dei significati e degli insegnamenti contenuti nella
figura della Madonna.
Maria sta, ancora una volta, indicando alla storia
dell’umanità quell’unica via dataci da Gesù; Ella, a suo tempo,
seppe seguirla in maniera completa, quando ubbidì alla volontà di Dio, fino ad
esporre la sua giovane vita al vituperio del mondo.
Ella indica la Via, ma non è la via.
L’unica Via dell’uomo verso Dio è (e resterà
sempre e solo) Gesù.
Per questo (ed altro) è facile dimostrare come la Maria della
Bibbia, quella evangelica, sia totalmente diversa da quella costruita dagli
uomini e dai loro dogmi religiosi.
Del resto l’apostolo Paolo, prevedendo alcune deviazioni
dal consiglio dello Spirito Santo, ha invitato i cristiani di ogni tempo ad
attenersi alle Scritture senza andare oltre, per non correre il pericolo di
gonfiarsi d’orgoglio a danno dei fratelli.
Comunque, questo elaborato, che parte da un precedente
opuscolo scritto da un fratello in Cristo, ritiene di poter sviluppare con
maggiore ampiezza quanto già svolto sul tema, ed ha come unico scopo quello di
aiutare a vedere, col cuore di Dio e con la vista delle Scritture
neotestamentarie, la fulgente figura di Cristo Gesù e la figura della Beata
Maria, chiamata nel piano della grazia, quale eccellente servitrice e credente
umilissima, sempre pronta alla divina chiamata. Amiamo Maria, la serva di Dio.
IL PERCHE’ DEL NOSTRO
IMPEGNO
La Bibbia è il libro di Dio, ispirato dallo Spirito Santo.
Per noi cristiani, le Sacre Scritture sono formate dal vecchio
patto e dal nuovo patto. Il vecchio patto contiene tutti gli scritti sacri
della fede ebraica, che vanno dalla Genesi a Malachia, mentre il nuovo patto
contiene gli Evangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere e
l’Apocalisse.
Noi cristiani (biblici), unitamente a tutta la cristianità,
diciamo, leggendo la Bibbia, che è Parola di Dio; e, come tale, la vogliamo
rispettare, fino a separare il "vile dal prezioso" (Geremia 15,19). Infatti,
riteniamo, nel campo della fede, vile tutto ciò che è umano e prezioso tutto
ciò che appartiene a Dio.
L’Apostolo Paolo (nella I° lettera ai Corinti, al
capitolo 4, versetto 6), scrive:
<< ..
Or fratelli, ho applicato queste cose a me stesso e ad Apollo onde per mezzo
nostro voi impariate a praticare il "non oltre quello che è scritto"
onde non vi gonfiate d’orgoglio gli uni a danno degli altri .. >>
Paolo, con questo versetto (e con tanti altri simili), dà alla
cristianità una regola precisa, che noi riteniamo debba essere osservata da
tutti i credenti, per poter giungere ad un vero ecumenismo nella Parola e quindi nelle Scritture.
Nostro Signore, la Parola fatta carne, ha sempre citato le
Sacre Scritture, le ha confermate e le ha praticate con tutta la sua vita.
Noi riteniamo che Lui è l’esempio perfetto, compiuto,
che ci conviene imitare. Come il discepolo osserva ed imita il Maestro, anche
noi dobbiamo imitare Lui, il Maestro per antonomasia, il solo che ci dice la
Verità di Dio e che è la Verità stessa. Seguirlo ci dà la possibilità di essere
chiamati "Cristiani". (Atti 11,26)
Nel capitolo 17 dell’Evangelo di Giovanni, al versetto
20, nostro Signore ci ricorda, mediante la sua invocazione al Padre, la
necessità di contribuire a realizzare, in ubbidienza alla volontà di Dio, l’Ecumenismo, ovvero l’unità
dei cristiani, dei discepoli di Gesù Cristo, dei nati di nuovo dalla Parola di
Dio.
Questo scritto ha la principale funzione di rimuovere le
ambiguità che l’umanità ha instillato nella fede dei cristiani e di
rifondare in Cristo Gesù la loro vera unità.
E’ tempo di rinunciare a tutto ciò che divide la
cristianità e saper tornare con umiltà alla Santa Parola, alle Sacre Scritture
ispirate dallo Spirito Santo, per trovare la vera unione e rallegrare il nostro
Signore e padrone Gesù Cristo.
Segnalateci tutto ciò che vi sembra noi diciamo contro la
Parola e ci pentiremo con immediatezza, aiutateci a conoscere meglio le Scritture,
quelle che parlano di Gesù e che fanno crescere la fede in Lui (Giovanni 5,39).
Nessuno può giungere a Gesù, se non che il Padre, che lo ha
mandato, lo attiri. Infatti, chiunque ascolta il Padre ed impara da Lui, giunge
a conoscere Gesù Cristo e ad avere fiducia in Lui.
Noi avvertiamo una forte responsabilità e, quindi,
l’impegno di far conoscere la volontà del Padre e separare il vile dal
prezioso, affinché molti possano udire e vedere la verità biblica su Dio e
scegliere, mediante la loro fede in Lui, tutto quello che appartiene alla Vita
ed alla pietà.
IMITIAMO MARIA
Per comprendere correttamente la figura di Maria, madre
terrena del nostro Signore Gesù Cristo, bisogna innanzi tutto precisare che
Ella era una ragazza ebrea e, come tale, condivideva la fede di Israele nelle
promesse divine, contenute nell'Antico Testamento, sulla venuta del Messia
(cioè del Cristo).
Perciò Maria è, per noi, esempio di fede come Anna, Sara,
Deborah, Yael, Rut e tante altre pie donne d’Israele.
L'Evangelo la chiama beata, perché a lei è stata fatta una
grazia particolare: concepire il Cristo.
"Ti saluto
Maria"
L'esperienza di Maria inizia con l'azione rivelatrice di Dio:
"L’angelo Gabriele fu
mandato da Dio in una città di Galilea detta Nazaret ad una vergine fidanzata
ad un uomo chiamato Giuseppe e il nome della vergine era Maria. E l'angelo,
entrato da lei, le disse:
Ti saluto, o favorita dalla _
grazia, il Signore è con te.
Ed ella fu turbata a questa
parola e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. E l'angelo le
disse:
Non
temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco tu concepirai nel
seno e partorirai un figliuolo e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e
sarà chiamato figliuolo dell'Altissimo, e il Signore Iddio Gli darà il trono di
Davide suo padre, ed Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il Suo
regno non avrà mai fine" (Luca 1,26-33).
Scelta tra le fanciulle di Israele per dare alla luce il
Messia, Maria si rende conto di essere stata oggetto di una particolare grazia;
grazia a cui bisogna rispondere con il libero assenso della fede, anche se tale
atto gratuito di Dio rimane sempre un dono Suo proprio.
L'Apostolo Giovanni afferma:
"in
questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo
unigenito figliuolo nel mondo, affinché per mezzo di Lui vivessimo.
In questo
è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ha amato noi, e ha
mandato il suo Figliuolo per essere la propiziazione per i nostri peccati"
(1 Giovanni 4.9)
"Ti saluto Maria! Il Signore
è con te. Egli ti ha colmato di grazia".
Nella versione latina della Bibbia, chiamata la Vulgata,
queste ultime parole furono tradotte con "gratia plena" (piena di
grazia), espressione che non corrisponde esattamente al testo originale.
In greco, infatti, la forma verbale usata indica qualcuno che
ha ricevuto una grazia, che è stato favorito dal dono della grazia, cioè che "ha trovato grazia presso Dio".
Inoltre, nel testo biblico, non vi è nulla che possa suggerire
l'idea di qualche merito o di qualche virtù di Maria su cui Dio abbia fondato
la Sua elezione.
Chi intende le parole del saluto dell'angelo come esaltazione
della persona umana di Maria e delle sue virtù (e non come l'annunzio della
pura misericordia di Dio) cade in un equivoco pericoloso.
Infatti, proprio l'inesatta
traduzione della Vulgata ha indotto molti a credere che Maria fosse immune dal
peccato originale.
Eppure la stessa espressione biblica "piena di
grazia" è usata nella Scrittura per caratterizzare Stefano (Atti 6:8);
analogo concetto è ripetuto in Efesini (1:6), quando Paolo dichiara che la
grazia di Dio è stata largita a tutti i credenti per mezzo di Cristo Gesù.
Giustamente i traduttori della
nuova versione italiana della Bibbia interconfessionale in lingua corrente
traducono: "Il Signore ti ha colmato di grazia".
Maria stessa interpretò in tal senso l'annunzio dell'angelo
quando intonò quell'inno di lode che è il
"Magnificat":
"L'anima
mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio Mio salvatore, poiché
Egli ha riguardato alla bassezza della sua ancella.
Poiché
ecco, da ora innanzi tutte le età mi chiameranno beata, poiché il Potente mi ha
fatto grandi cose.
Santo è
il suo nome, e la sua misericordia è d'età in età per quelli che lo
temono" (Luca 1, 46-50).
Da un antico commento al testo,
così si estrapola:
"Ciò
che Maria vuol dire è dunque, questo: Dio ha rivolto i suoi sguardi a me povera
serva, disprezzata e insignificante, mentre avrebbe potuto trovare regine
ricche, grandi, nobili e potenti, figlie di principi e di grandi signori.
Avrebbe
potuto scegliersi la figlia di Anna o di Caifa, che erano i capi della nazione.
Invece ha volto a me i suoi occhi pieni di pura bontà e si è servito ai suoi
scopi di una ancella misera e disprezzata.
Nessuno,
infatti, avrebbe dovuto gloriarsi, dinanzi a Dio, di essere degno di tanto
onore. E anch'io devo riconoscere che è tutta grazia e bontà divina, e non
merito mio o mia virtù... ".
"Questa
è anche l'opera maggiore dalla quale tutte le altre dipendono e dalla quale
tutte scaturiscono.
Infatti,
quando avviene che Dio rivolge il suo volto a guardare qualcuno, questi
sperimenta pura grazia e beatitudine, e tutti i doni e tutte le opere devono
far seguito.
Per questo
motivo Maria accenna allo sguardo di Dio dicendo: ecco da ora innanzi mi
chiameranno beata; cioè dal momento in cui
Dio ha riguardato la mia bassezza, verrò chiamata beata.
Essa,
quindi, non viene lodata, ma la grazia di Dio scesa su di lei. Così possiamo
imparare quale sia il vero onore che si deve tributare a Maria.
"Il Signore è con te"
Il Magnificat è il cantico di una credente che appartiene alla
Chiesa di Cristo, la quale sa di non essere né di avere nulla da sé e perciò si
riconosce povera di tutto e bisognosa.
Anche la Chiesa vive in tutta umiltà, giorno dopo giorno,
unicamente nella grazia divina, che opera in lei mediante lo Spirito Santo.
Essa ascolta costantemente le parole dell'angelo: "Il
Signore è con te", e da queste parole trae certezza di fede e forza per il
servizio.
MARIA NATA SENZA PECCATO
Circa il senso dato alla "immacolata
concezione", tanto dagli ortodossi greci quanto dai protestanti, appare
inammissibile sostenere che Maria, fin dal primo istante del suo concepimento,
è stata preservata dal peccato originale.
Se ciò fosse vero, a Maria verrebbe a mancare una delle
caratteristiche essenziali della condizione umana, dopo la caduta di Adamo; non
avrebbe più parte a quella natura peccaminosa che tutti ci accomuna, per cui il
dogma stesso della vera umanità di Cristo potrebbe essere messo in dubbio.
Ma la Bibbia afferma con ogni
chiarezza che:
"nessuna
creatura umana è immune dal peccato, perché non v'è alcun giusto, neppure
uno" (Romani 3,10).
Ecco perché S. Agostino può dire:
"Quando
troverai uno che non è nato da Adamo, avrai trovato uno nato senza colpa.
Nessuno potrà mai togliere ai cristiani questa verità" (Serm.
293. Nat. Giovanni Battista).
La dottrina apostolica è chiara:
"Per
mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato
vi è entrata la morte; in questo modo la morte è passata su tutti gli uomini,
perché tutti hanno peccato" (Romani 5, 12). E
l'apostolo aggiunge: "Tutti hanno
peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3,23).
Persino Maria
conferma questa verità quando, nel
Magnificat, esclama:
"Lo
spirito mio esulta in Dio mio salvatore" (Luca 1,47).– Ella piena di
umiltà e di chiara visione della realtà, dunque, non confusa, riconosce e
confessa che Dio è colui che l’ha salvata da ciò da cui doveva essere
salvata: ovvero dal peccato.
Pertanto, Dio l’ha
salvata, concedendoLe il perdono dei peccati e permettendoLe di vedere con
chiarezza la dimensione della sua missione (Salmo 32).
Ella, liberata dal
peccato, con la mente aperta ed il cuore purificato, comprese l’incarico
assegnatole da Dio, l’accolse e lo realizzò nella sua stessa natura
umana.
Nel momento della annunciazione
l'angelo, in riferimento a Gesù,
aveva detto:
"Egli
salverà il popolo dai suoi peccati" (Matteo 1,21), e Cristo è venuto nel
mondo proprio per compiere questa specifica missione: espiare il peccato di
tutta l'umanità.
Quando, nella "bolla
Ineffabilis Deus" (firmata dal Papa Pio IX)
,
si afferma che Maria è
esente dal peccato originale ("intuitu
meritorum Christi Jesu, Salvatoris humani generis" cioè "in considerazione dei meriti di Gesù Cristo,
Salvatore del genere umano"), va osservato che i meriti di
Cristo sono applicabili soltanto ai peccatori (… non sono venuto per i
giusti ma per i peccatori…) e che anche Maria, avendo trovato grazia
presso Dio, è stata dunque sciolta dal peccato e resa pura dalla Parola.
Pertanto, è più
accoglibile la versione secondo la quale Maria nacque nel peccato, come
qualsiasi essere umano (la Stessa ha fatto bene a dichiarare d’essere
stata salvata), ma, per la missione ricevuta, venne perdonata e sciolta da ogni
peccato; per ciò poté chiamare Dio suo Salvatore.
Eminenti dottori e
"padri" della Chiesa hanno sostenuto che Maria non è nata senza
peccato, ma ha ricevuto grazia e purificazione dalla Parola di Dio.
S.Agostino
(nel III
sermone sul Salmo 34) scrive: "Maria morì a causa del peccato originale
trasmesso da Adamo a tutti i suoi discendenti, e la carne che il nostro Signore
prese da Maria, soffrì la morte per togliere il peccato". Maria dunque non
fu immune dal peccato.
Eusebio,
grande storico della
Chiesa antica, afferma:
"Nessuno
è esente dal marchio del peccato originale, neppure la madre del Redentore del
mondo" (Emis in orat. 2, de Nativ.)
Anche S. Anselmo si esprime in
tal senso:
"Sebbene
la concezione del Cristo sia immacolata, tuttavia la stessa vergine, dalla
quale Egli nacque, fu concepita nella natura umana e nacque con il peccato
originale" (Op. 92).
S. Tommaso d'Aquino insegna che
"la
beata vergine Maria contrasse il peccato originale essendo stata concepita dalla
unione dei suoi genitori" (Summa Theol. pars. III), ..intendendo
con questa espressione che anche Maria partecipa pienamente alla condizione di
peccato originale che è comune ad ogni creatura umana.
Il papa Innocenzo III dichiarò:
"Eva
fu generata senza peccato e partorì nel peccato; Maria fu generata nel peccato
e partorì senza peccato" (Sermo Ass.)
Bernardo di Chiaravalle,
un devoto
cantore delle glorie di Maria, (lettera 34 ai canonici di Lione), si oppose
all’idea della immacolata concezione.
A partire dal XIII secolo,
due scuole teologiche
opposte si scontrarono apertamente all'interno del cattolicesimo romano:
quella
dei Francescani,
che
difendevano l'idea della immacolata concezione,
e quella
dei Domenicani
che vi si
opponevano, fondandosi sulla Bibbia e sui Padri che abbiamo citato.
Nel diciannovesimo secolo
la lotta si concluse con
l'imposizione autoritaria della dottrina sostenuta dai Domenicani ad opera di Pio IX (anno 1854) il quale al proposito, si
espresse così:
"Da
parte nostra preferiamo seguire l'insegnamento della Scrittura e il pensiero
dei Padri della Chiesa antica.
Portiamo
dunque a Maria il medesimo rispetto che ebbe per lei l'angelo della annunciazione,
nutriamo per lei profonda attenzione quale eletta dalla grazia di Dio per
essere la madre terrena del Salvatore, e crediamo che è benedetta tra le donne
proprio perché seppe essere un membro fedele e ubbidiente nel popolo di Dio. (Maria
viene vista come strumento di Dio, eletta per il piano della salvezza, ma non
corredentrice)
Scrive S. Agostino:
"Santa
è Maria, benedetta è Maria; però è meglio la Chiesa che Maria. Perché? Perché
Maria è una parte della Chiesa, un membro santo, eccellente, eminentissimo, ma
solo un membro del corpo; ma il corpo intero vale più di un solo membro. Il
capo è il Signore, e Cristo nella Sua totalità è capo e corpo" (cfr.
Opera completa di S. Agostino, vol. VII. Serm. 25,13: "La maternità di
Maria", pp. 143-159, ed. BAC, Madrid, 1950).
Noi cristiani
siamo convinti di essere
coerenti non solo con l'insegnamento della Bibbia, ma anche con il pensiero
della Chiesa dei primi quattro secoli e con coloro che tale visione hanno
confermato e mantenuto nel tempo, perciò onoriamo Maria come colei che fu
scelta per dare la vita terrena a Gesù.
Riconosciamo che Maria fu
salvata e resa senza peccato per pura grazia, al fine di compiere la divina
missione.
Ella, credendo ed
ubbidendo alla Parola di Dio, divenne lo strumento umano di cui Egli si servì
per la sua incarnazione, per assumere quindi un corpo che poteva essere offerto
in sacrificio. Per tutto ciò che era, che fu resa e che compì, noi riconosciamo
Maria e la dichiariamo Beata, poiché il Potente ha fatto in Lei grandi cose.
Maria resa libera dal
peccato e ripiena dello Spirito Santo, portando la Parola nel suo grembo, vide
con chiarezza e precisa verità la sua realtà, quella del genere umano e, più
che ogni altra cosa, quella di Dio. Per questa illuminazione (che consegue
all’opera dello Spirito Santo ed alla incarnazione della Parola), Ella
potè vedere ciò che mai prima aveva visto e cantare un canto, il Magnificat,
che mai prima né Lei né altre creature avevano potuto cantare.
Altre donne videro e
cantarono a Dio, ma nessuna mai come Maria: Ella ottenne la visione più chiara,
completa e bella.
IL VERBO SI FECE CARNE
"La Parola è stata fatta
carne, ed ha abitato fra noi" (Giovanni 1,14).
Il miracolo dell’incarnazione consiste nell'intervento
personale di Dio nella storia, cioè nel fatto storico che Dio si fece uomo in
Gesù, prendendo su di sé la nostra natura umana.
Dobbiamo però notare che l'apporto umano alla incarnazione si
attua solo tramite una donna: Maria.
L'uomo, il cui apporto è indispensabile per generare una vita,
viene totalmente escluso.
Questo non avviene a caso, ma ha un significato spirituale.
Nell’incarnazione, Maria è il simbolo della umanità,
incapace di proporre alcun rimedio per la salvezza dalla morte eterna,
derivante dal peccato; Ella viene raggiunta dal messaggio di Dio e coinvolta
nell'opera della salvezza. La bellezza della fede mariana consiste nel saper
ascoltare la volontà di Dio ed accettare il Suo progetto. Maria non ebbe una
sua personale proposta, ma seppe dipendere interamente dall’iniziativa di
Dio, il quale, come sempre, si realizza unicamente per la potenza dello Spirito
Santo.
All'angelo che annunzia l'impossibile:
"Tu concepirai",
Maria risponde credendo e mettendo a disposizione di Dio il
nulla che ella è, il suo stato di ragazza vergine e senza marito, perché sul
nulla della creatura Dio operi il tutto della Sua potenza.
Due sono gli insegnamenti che il Vangelo ci vuol dare:
Innanzi tutto il fatto che
Maria condivida con noi e con tutta l'umanità il peccato originale; questo ci
assicura che Gesù ha avuto pienamente parte alla nostra realtà umana, che è
stato veramente in tutto simile a noi, anche se non ha commesso alcun peccato;
quindi, può comprendere veramente la nostra situazione e fare
l’espiazione dei nostri peccati (Ebrei 2,17; 4,15).
In secondo luogo, il fatto
che Maria riconosca di aver bisogno di salvezza come ogni altra creatura umana,
che accolga liberamente il messaggio della Parola di Dio e che si offra
spontaneamente al servizio del Signore (Luca 1,38), fa di Maria un esempio di
fede e di ubbidienza senza condizioni.
Beata è colei che ha creduto
La grazia di Dio ci interpella sempre direttamente ed esige
una risposta libera e personale, e Maria è uno dei più grandi esempi del
"sì" che viene dalla fede, un sì totale e senza riserve che coinvolge
tutta la vita e l'essere di colui che crede.
Educata nella fede ebraica, Maria sa che l'onnipotente Iddio
mantiene quello che promette, ed ora comprende che è giunto il momento di sperimentare
nella propria vita la potenza del Signore.
Perciò, rispondendo - "mi
sia fatto secondo la tua volontà" (Luca 1,38), Maria non
discute e non pensa ai pericoli a cui può andare incontro nel suo ubbidire
(Matteo 1,18-19).
Le basta che Dio le abbia parlato e questo è sufficiente
perché lei ubbidisca. Ella sa in maniera semplice, genuina e sicura che Dio è
Dio e la sua Parola è verità.
L'Evangelo accentua fortemente la fede di Maria, anzi è
proprio per questa fede che Elisabetta, la definisce "beata" dicendo:
"Beata è colei che ha creduto" (Luca
1,48).
Nel voler imitare Maria, dobbiamo limitarci a parlare di lei
come ne parla il Vangelo, cioè
come esempio di fede e
di consacrazione a Dio,
affinché la Chiesa ne esca
fortificata.
Perciò ogni
forma di venerazione o di culto reso alla sua persona appare fuori dai limiti
posti nella Sacra Scrittura.
Questo era stato compreso dagli scrittori cristiani del IV
secolo:
Epifanio,
denunciando la setta dei Colliridiani, scrisse:
"Non
si deve rendere ai santi un onore maggiore di quanto è giusto...
Lo stesso continua
asserendo:
Maria non
è Dio, né ha ricevuto il suo corpo dal cielo, quasi non fosse stata concepita
da un uomo e da una donna. Il corpo di Maria è santo, ma non è Dio; è stata
vergine fino alla nascita di Gesù e resta degna di molto onore, ma non ci è
stata data in adorazione, e quello che lei adora è Colui che è nato dalla sua
carne. Si onora Maria, ma si adora il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Nessuno
adori Maria"
(Epifanio: Panarion,
78,11.24; 79A7).
Queste parole sembrano l'eco di ciò che affermava
S. Ambrogio da Milano nel
medesimo secolo:
"Maria
era il tempio di Dio, non il Dio del tempio; bisogna dunque adorare soltanto Colui
che operava nel tempio" (Ambrogio, De spiritu Sancto, lib. III, cap. 11,
n. 80).
Lapidarie e definitive sono le parole pronunciate da Nostro Signore
Gesù, quando, nel deserto, contro il diavolo, disse: "Sta scritto:adora il
Signore il tuo Dio ed a Lui solo rendi il culto".
Ora, a "Lui solo", significa "a nessun
altro", neppure alla migliore delle creature, neppure a Maria.
INIZIO DEL CULTO A MARIA
Le prime tracce di un culto
mariano risalgono alla fine del IV secolo, e più precisamente all'inizio del V
(400),
quando, in alcune chiese in
oriente e in occidente, si incominciò a venerare Maria con una forma di culto
pubblico e con una festa speciale.
Ma tale culto, che all'inizio era piuttosto una specie di
commemorazione, andò sempre più sviluppandosi dalla metà del VI secolo (500) in
poi.
A tale riguardo è stata fatta una
interessante osservazione:
Nelle pitture murali che
decorano le Chiese fin dall'alto Medio Evo,
il tema centrale dell'abside è costituito dalla figura di Cristo (Pantocrator)
circondato dagli apostoli, tra i quali veniva situata la figura di Maria.
Alla fine del VIII secolo (700), invece, per la prima
volta, al posto centrale appare la figura di Maria come madre che tiene in
grembo Gesù bambino.
Inoltre, mentre nel principio Maria veniva dipinta in modo da
dare rilievo alla figura di Gesù, man mano l’espressione del Figlio tende
a spegnersi e viene evidenziato il ruolo della madre.
"Ecco mia madre e i miei
fratelli"
Nel Vangelo, la posizione e l'atteggiamento di Maria nei
confronti del Figlio sono invece ben diversi:
Maria, pur essendo la madre terrena del Salvatore, non potrà
mai disporre del proprio figlio come le altre madri, anzi imparerà ben presto
che i legami del sangue devono cedere il posto ai legami dello Spirito.
L'Evangelo di Matteo (12,46-50) riferisce che:
"Mentre
Gesù parlava alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di
fuori, cercavano di parlargli. E uno disse: Ecco tua madre e i tuoi fratelli
sono là fuori che cercano di parlarti. Ma Egli, rispondendo, disse a colui che
gli parlava: Chi è mia madre? e chi sono i miei fratelli?
E
stendendo la mano sui suoi discepoli disse: Ecco mia madre e i miei fratelli!
Poiché
chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, esso mi è
fratello e sorella e madre" .
Così Maria imparò ben presto che la sua condizione di madre
del Salvatore non le concedeva alcuna posizione di privilegio tra i seguaci di
suo Figlio.
E' stata uno strumento nelle mani di Dio, ha avuto una
vocazione del tutto particolare, ha svolto una missione unica e insostituibile
nel piano della salvezza, ma ora che Gesù ha iniziato la sua opera di
redenzione, lo sguardo dei credenti deve essere rivolto al Figlio, non alla sua
madre terrena.
Maria, come ogni altro testimone di Cristo, ha imparato a lasciare
il primo posto al Signore, come diceva Giovanni il Battista: "Bisogna che Egli cresca e che io
diminuisca" (Giovanni 3,30).
L'Evangelo di Luca ci riferisce che, una volta, Gesù stesso
riprese una donna, la quale, entusiasta del suo insegnamento, aveva pronunziato
delle parole di esaltazione riguardo alla persona di sua madre:
La donna
disse a Gesù: Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti! Ma egli
le rispose: Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e la
osservano" (Luca 11,27-28).
Con questa
incisiva risposta, Gesù stesso sconfessò ogni tentativo di esaltazione della
persona di sua madre.
La fede del cristiano deve essere chiara ed onorare i credenti
che lo hanno preceduto nel cammino della fedeltà a Dio, ma saper distinguere
tra i salvati e il Salvatore, cioè tra gli uomini e Gesù Cristo.
Infatti, come disse l'apostolo Pietro:
"in
nessun altro è la salvezza, perché non v'è sotto il cielo alcun altro nome che sia
stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati (Atti
4,12)".
Maria ci insegna che il vero rapporto con Cristo si realizza
nel contesto della fede vissuta nell'assemblea dei credenti.
Maria, sotto la croce, venne consegnata alle cure di Giovanni.
Infatti,
Gesù disse all’Apostolo: "ecco tua madre" ed a Maria disse:
"donna, ecco tuo figlio". E da quel momento il discepolo la prese in
casa sua. (Giov:19,26).
Il fatto che Maria venne
presa in casa di Giovanni fa dedurre che Ella fu curata e protetta
dall’Apostolo, il quale, da allora in poi, esercitò nei confronti di
Maria l’assistenza che la legge mosaica prevede da parte dei figli nei
confronti dei propri genitori.
In effetti, le cure e
l’assistenza previste, in quel tempo, per gli anziani, furono corrisposte
a Maria da Giovanni: "Ecco tua madre", ovvero "colei che dovrai
proteggere ed assistere al posto mio".
L'ultima volta che Maria è ricordata nel Nuovo Testamento è in
Atti 2,14, dove si dice che:
"in
attesa della Pentecoste - a Gerusalemme - i dodici discepoli perseveravano
nella preghiera con le donne, con Maria madre di Gesù e con i fratelli di
Gesù".
La discesa dello Spirito
Santo sui centoventi dell’alto solaio chiarisce come anche Maria, alla
pari dei fratelli di Gesù, degli Apostoli e dei discepoli, ebbe la grazia di
ricevere la pienezza dello Spirito Santo.
Quindi, anche Maria ne aveva
necessità, tanto quanto gli altri.
Ella, come il resto dei
centoventi,solo nel giorno della Pentecoste fu resa Corpo di Cristo, inserita,
dunque, nella vita e nell’onore eterno della Chiesa, ovvero nel tempio
dell’Iddio vivente.
Dopo quest'ultima comparsa, Maria esce dalla scena biblica,
umile serva del Signore, parte della Chiesa, simbolo di tutti quei credenti che
vivono la vera umiltà del servizio nella ubbidienza della fede: quei credenti
che Dio solo conosce.
Gli atti degli Apostoli non trattano più il personaggio di
Maria e le Lettere del nuovo testamento non citano in alcun modo Maria, essendo
tutte esclusivamente Cristocentriche.
Nel capitolo 19 dell’Apocalisse, l’Angelo dice a
Giovanni, che stava per adorarlo:
"Guardati
dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la
testimonianza di Gesù. Adora Dio! Poiché la testimonianza di Gesù è lo spirito
della profezia".
Lo Spirito Santo pratica
il suo personale intervento solo dove è manifestata la testimonianza di Gesù
Cristo. Egli, il Consolatore, è sceso soltanto per sostenere il regno di Dio ed
il nome santo del Signore.
La cristianità, unta dallo Spirito Santo, vive nel mondo, ma
non appartiene al mondo; come Maria alle nozze di Cana, essa non smette di
indicare Cristo, dicendo:
"Fate
tutto quello che Egli vi dirà" (Giovanni
2,5).
Per questi motivi e per il rispetto che nutriamo verso le
Sacre Scritture, noi cristiani non possiamo accettare quanti tendono, per
assecondare la tradizione popolare ("popolare pietà", sempre più
"mariana" e sempre meno "cristiana"), a fare dell'umile fanciulla
di Nazareth una figura sempre meno cristiana e sempre più
"deificata", fin quasi a sostituirla a Cristo come oggetto di fede e
speranza di salvezza, dandole perfino il
titolo di corredentrice, mentre il nuovo testamento parla di un
unico Salvatore e Redentore.
Atti
4,12: "non è dato altro nome sotto il sole per il quale possiamo essere
salvati tranne il nome del Signore Gesù Cristo".
Maria fu e rimane una credente
tra i credenti.
Quando nell'Apocalisse si parla della gloria celeste, Maria
non è mai nominata tra coloro che siedono attorno al trono di Cristo (Apocalisse
4), perché come credente esemplare, non ha un posto d'onore distinto dagli
altri, ma si confonde con essi e si unisce al loro coro, per proclamare che
"la salvezza appartiene al nostro Dio, che siede sul trono, ed
all’Agnello" (Apocalisse 7,10).
Noi crediamo di essere fedeli alla Scrittura ed allo spirito
stesso di Maria, quando protestiamo contro tutto ciò che mira ad attribuire a
Maria il ruolo di corredentrice.
Ella è stata uno strumento preziosissimo nel piano della
redenzione, come lo sono stati i suoi progenitori: Abramo, Isacco, Giacobbe,
Davide e la stessa madre Anna, nonché Giuseppe e quindi gli Apostoli, le pie
donne che seguirono e servirono Gesù ed anche Paolo ed i fratelli del Signore.
Se nostro Signore avesse voluto dare un ruolo di particolare
venerazione alla Madre, avrebbe saputo come insegnarlo.
Mentre, pur rispettando ed onorando Maria in qualità di madre,
la dimensionò, in più occasioni, chiamandola semplicemente "donna",
affinché non venisse frainteso il ruolo salvifico del Figlio di Dio con quello
di una fedele servitrice dell’Altissimo; … altrimenti, perché non
chiamarla Madre?
Ella fu certamente ed indiscutibilmente madre amorosa e
premurosa: sempre cercò, infatti, di proteggere il Figlio, fino ad intervenire
personalmente quando, a suo avviso, ritenne che stesse per sbagliare (andando
in un territorio infestato e rischiando di contaminarsi e perdere la
benedizione divina).
In Marco 3, dal versetto 20 in poi, sta scritto:
"Entrò in
una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano
neppure prendere cibo. [21] Allora i suoi, sentito questo, uscirono per
andare a prenderlo; poiché dicevano: - E'
fuori di sé –".
[22] "Ma
gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme,
……………… dicevano: - E' posseduto da uno
spirito immondo –".
[31]
"Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. [32] Tutto attorno era
seduta la folla e gli dissero: - Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue
sorelle sono fuori e ti cercano - [33] Ma egli rispose loro: - Chi è mia
madre e chi sono i miei fratelli? -. [34] Girando lo sguardo su quelli che gli
stavano seduti attorno, disse: - Ecco mia
madre e i miei fratelli! [35] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio
fratello, sorella e madre –".
L’episodio è altamente chiarificatore.
Infatti, i parenti di Gesù temettero per Lui.
Essi partirono per trovarlo e dissuaderlo dalle cose che stava
per fare. Lo ritenevano «fuori di sé».
Ora, i parenti che erano partiti per prendere Gesù erano la
madre, i suoi fratelli e le sue sorelle.
Maria ed il resto della famiglia, dunque, giunsero alla porta
della casa dove Gesù era entrato. Tutti erano uniti e mossi dal timore che Gesù
fosse incapace di gestire la sua stessa incolumità e potesse recarsi in luoghi
di contaminazione e di morte.
I parenti volevano proteggere Gesù.
Questo dimostra che loro non credevano chi Egli fosse
veramente né nella missione celeste che gli era stata affidata. In un altro
passo viene dimostrata la stessa sfiducia che hanno i familiari verso il
Signore (Giov.7,37).
Il focolare domestico della casa di Maria era pervaso dalla
sfiducia in Gesù ed in quello che stava facendo, perciò tutti loro temevano per
la sua sorte ed in qualche modo lo consigliavano, quasi non avesse il giusto
criterio delle cose da fare.
Maria la Madre, verosimilmente, era il centro del pensiero,
delle meditazioni e delle scelte di tutti; pertanto, se il sentimento verso
Gesù era la sfiducia, ossia non credere in Lui né in quello che stava facendo,
ciò è dimostrazione che, in buona parte, anche Maria poteva essere influenzata
o contaminata.
Certamente non si oppose alle valutazioni fatte ed alla
conclusione che il Figlio era "fuori
di sé", ma partecipò alla spedizione per riportarLo a casa.
Maria, come madre terrena, era, nei confronti del figlio,
apprensiva e protettiva; per questo è possibile ritenere che la stessa avesse
smarrito l’iniziale rivelazione messianica di Gesù: quella che Le fu
fatta conoscere fin dal principio dall’Angelo.
La parte umana di Maria, toccata dal timore per la vita del
figlio, la poteva condurre nella paura e, probabilmente, anche verso una
temporanea confusione.
Maria, serva del Signore, credente nella Parola, madre umana e
protettiva, giunse a sfiduciare il Figlio, preferendo conservare la sua visione
di vita e le cure materne, purtroppo in opposizione al piano di Dio ed alla
stessa volontà di Gesù.
Il Signore, che tutto conosceva, come tutto conosce,
all’udire che i suoi parenti erano giunti da lontano e stavano fuori
dalla porta, non disse nulla per farli entrare ma, rivoltosi ai suoi discepoli,
disse:
"Chi è mia madre e chi sono
i miei fratelli? - . [34] Girando lo sguardo su
quelli che gli stavano seduti attorno, disse: - Ecco mia madre e i miei
fratelli! [35] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e
madre".
L’episodio accennato fu certamente uno dei momenti di
maggior tensione tra Gesù e la madre; in esso si manifestarono i sentimenti
umani tipici dell’istinto materno, in contrapposizione
all’equilibrio ed alla fermezza della divina sapienza.
Maria agì per fermare il Figlio, ma fu ridimensionata. Seppe
tuttavia accettare la correzione ed imparò la lezione ricevuta.
Seppe stare al suo posto; al posto della credente, della serva,
della figlia, pur essendo la madre, imparando a distinguere il ruolo spirituale
da quello umano.
Dopo quella vicenda, Ella mai più cercò di ostacolare il
figlio, che, nello stesso tempo era il suo Signore, ma lo seguì e gli stette
vicino con assoluto rispetto ed ubbidienza.
Se la missione di Gesù fosse dipesa dalla Madre, essa avrebbe
spesso subito forti deviazioni e le sue mete sarebbero state certamente
variate.
Seguendo la Madre, il Signore avrebbe avuto una vita meno
pericolosa ed un’anzianità più lunga, con una prospettiva di vecchiaia
sicura e ridente.
E’ chiaro che la croce non era nei programmi di Maria,
colei che teneva tanto alla integrità del figlio da volergli impedire di andare
nel paese dei gadareni a liberare i posseduti.
Solo il Padre ha potuto tracciare una missione cosi
incomprensibile al cuore dell’uomo, e tanto più a quello di una madre,
quanto efficace e risolutiva per la salvezza del mondo.
Maria diede la sua persona per rivestire temporaneamente di umanità
e di mortalità la Parola, ma in nessun modo partecipò alla progettazione della
morte del Figlio, essendo ciò ad Ella innaturale ed incomprensibile.
Maria, come mostrato dalle scritture, non aveva la visione di
Dio, ma quella della madre terrena, affettuosa, premurosa e protettiva, perciò
verosimilmente indisponibile alla crocifissione del figlio, quindi mancata ed improponibile corredentrice.
Colei che
non voleva far andare il figlio nel paese dei Gadareni, per timore che si
contaminasse, come avrebbe mai accettato di lasciar andare il figlio sul
Golgota, il luogo della morte?
Ecco perché è legittimo pensare che Ella subì la crocifissione
e non riuscì a comprendere intimamente il dovere del figlio né, tantomeno, il
progetto del Padre, che è e resterà comunque per l’eternità l’unica
opera salvifica concessa all’uomo peccatore.
Ella, dunque, assistette addolorata alla uccisione del Figlio,
ma non poté comprendere né concorrere all’opera della salvezza.
Pertanto è chiaro che Maria partecipò all’incarnazione
del Verbo, ma non all’opera della croce né a quella, ancora più grande,
della resurrezione.
Dunque, Maria Madre e strumento dell’incarnazione della
Parola di Dio, ma non collaboratrice né corredentrice o compartecipe del progetto
di salvezza compiuto attraverso la crocifissione di Gesù, né della sua
resurrezione, perciò non avente parte alcuna al sacrificio del Golgota,
nonostante ne subisse il dolore e la disperazione.
Inoltre, ci sorprende e ci scandalizza chi sostiene, con i
pastorelli di Lourdes,
"che
Maria sia la mediatrice della grazia e la madre di misericordia, la quale
trattiene la collera del Figlio, giudice severo".
L’Evangelo
dice il perfetto contrario del concetto sopra espresso, dato a Bernadette e
fratelli nella grotta da una pseudo creatura angelica - ritenuta dai veggenti
essere la Madonna. Infatti, in Galati è scritto: "quand’anche
venisse un angelo dal cielo ad annunciarci una cosa diversa, sia esso
considerato anatema"
lo
Spirito Santo l’aveva predetto e gli uomini non si sono curati di
lasciarsi illuminare e guidare dalla sua Parola.
Anche
nell’Apocalisse (6,9), all’apertura del quinto sigillo, è Gesù che
trattiene il giudizio sugli abitanti della terra, tanto invocato dai santi
martiri.
Così, la
verità non è quella di una madre che frena a stento l’ira del Figlio, ma
quella del Figlio di Dio che trattiene la richiesta di giustizia sollecitata
dai santi martiri.
La
Bibbia, dunque, sostiene il contrario della visione di Barnadette. A tal punto,
vale chiedersi: chi è più attendibile tra la Bibbia e tre bambini del XX
secolo?
Fu solo
Gesù Cristo, con i suoi fatti terreni e celesti, a dare una potente salvezza
all’uomo che crede; è così che Egli fornisce la perfetta manifestazione
dell'amore e della misericordia di Dio verso i peccatori (Apocalisse 5,
Giovanni 3,16; Efesini 2,4-8) e ripetiamo non l’ira violenta e funesta
che si vuole far credere.
Solo Gesù Cristo:
è l'unico mediatore tra
Dio e gli uomini (Giovanni 14,13; 16,23; 1 Timoteo 2,5);
è l'unica Via che conduce
a Dio (Giovanni 14,6);
è il vivente che siede
alla destra di Dio e intercede per noi (Romani 8,34);
è il nostro avvocato
difensore presso il Padre (1 Giovanni 2,1).
In Cristo anche noi, come Maria, abbiamo trovato grazia presso
Dio e siamo stati colmati dalla Sua grazia; perciò evitiamo ogni indebita
esaltazione della persona umana ed imitiamo Maria nella fede, nella
disponibilità e nella consacrazione al Signore.
Gesù ha sostenuto che i suoi discepoli sono a Lui anche
"Madre": ciò è comprensibile per il fatto che anche noi, come Maria,
abbiamo accolto nel seno la Parola di Dio e questa ha generato la nuova
nascita, ovvero la nascita della natura di Cristo Gesù.
Per tutto ciò, anche noi, come Lei, poniamo la nostra speranza
soltanto in Dio, nostro Salvatore, per mezzo di Gesù Cristo.
LA DONNA CHE HA I PIEDI SULLA
LUNA
Altro elemento che andrebbe chiarito è quanto illustrato nel
capitolo 12 dell’Apocalisse, strumentalizzato dagli adoratori di Maria,
fino a far dire loro che la donna con le dodici stelle sul capo e che poggia i
piedi sopra la luna sia la Madonna.
La stessa Bibbia spiega che la donna è la rappresentazione
della Chiesa e non di Maria; la Chiesa è, dunque, la vera madre del corpo di
Cristo, che sarà rapito e non toccato dal dragone.
Le forzature interpretative non migliorano la fede né
facilitano la salvezza, bensì operano al contrario.
Voler dire che la donna di Apocalisse 12 è Maria ha
l’unico scopo di condurre i credenti all’adorazione della Madonna e
ciò, a nostro avviso, sa tanto di idolatria.
Del resto, la lettera ai Romani, nel capitolo 1 (dal versetto
24 in avanti) spiega come Dio non permetta l’adorazione di alcuna
creatura, stabilendo di abbandonare quanti si avventureranno contro tale
consiglio.
Pertanto, se in favore dell’uomo viene rivendicata la
facoltà di scelta quale supremo momento della libertà e della dignità, perché
non capire che anche Dio si è riservata la libertà di proteggere chi gli
ubbidisce e di abbandonare chi gli si oppone?
Ora il Signore vuole che adoriamo Lui soltanto con tutto il
nostro cuore:- questo è il primo comandamento della legge. Quindi, se dobbiamo
adorare solo Lui, come possiamo adorare anche altri? E, visto che Maria non è Dio
ma è creatura, come si può pretendere la protezione del Signore, qualora la si
veneri o adori?
Se, nonostante ciò, uno vuol vivere senza la protezione di
Dio, faccia pure, ma poi non si lamenti! Del resto, ognuno è libero di
scegliere il protettore che desidera e noi abbiamo scelto Cristo e non una creatura.
Va tuttavia precisato che noi, proprio in forza del nostro
discepolato, abbiamo voluto collocare la figura di Maria nella sua giusta
prospettiva, secondo le Sacre Scritture, al fine di togliere uno dei più grandi
ostacoli sulla via dell'ecumenismo biblico,
che vede Cristo stesso e Cristo solo al centro del cuore del credente, del
culto e dell’adorazione.
La base del nostro tentativo, come di tutta l'impostazione
della nostra fede, è la Parola di Dio, secondo quanto contenuto nelle Sacre
Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento, cioè nella Bibbia.
La Bibbia contiene tutta la rivelazione di Dio.
Per questo, essa è per noi l'unica norma di fede, di dottrina
e di vita. Alla luce della Parola di Dio, dunque, noi abbiamo facoltà di
sottoporre a verifica tutte le dottrine ecclesiastiche che sono state formulate
dalla chiesa nel corso dei secoli, e di esaminare ogni tradizione religiosa e
cultuale, per provare se deriva o no dalla Sacra Scrittura.
Perciò, proprio per fedeltà e ubbidienza alla Parola di Dio. siamo
talvolta costretti a rifiutare quelle dottrine e quelle tradizioni che
contrastano con l'insegnamento biblico.
Nella Bibbia, Gesù Cristo, che è "la via, la verità e la
vita" (Giov.14,6), ci chiama alla fede e ci indica una via semplice e
chiara per vivere in comunione con Lui nella verità: la via che Egli ci indica
è quella descritta nel Vangelo.
Conoscere il Vangelo significa avere la possibilità di
conoscere Dio e udire la sua voce, che ancora oggi parla a ciascuno di noi,
personalmente e senza mediazioni, attraverso la sua Parola.
Amiamo tutta la cristianità e vogliamo dare il nostro
contributo a tutto ciò che concerne l’adorazione a Dio (Giov.4,22); Maria
è per noi un esempio altissimo di fede, ma solo a Dio va offerto il culto.
Troviamoci nella Parola, comprendiamoci nella Parola, serviamoci nella Parola,
amiamoci per la Parola e con la Parola. Dio illumini sempre di più la nostra
mente e ci permetta di capire ogni giorno meglio la Sua verità.
CRISTIANI E MARIANI
Dopo aver esposto il nostro pensiero su Maria, Madre di Gesù,
abbiamo raccolto per strada un "volantino" avente i seguenti
riferimenti;
"MARIA, IL CAPOLAVORO
DI DIO";
PUBBLICAZIONE DI PADRE
GIULIO MARIA, APPARTENENTE ALL’ASSOCIAZIONE CATTOLICA "GESU’ E
MARIA". CASELLA POSTALE 223 – PALERMO CENTRO – tel.
0360/556781
A motivo dei contenuti rilevati, abbiamo sentito la necessità
di inserirlo in questo studio, come elemento di valutazione fra il
cristianesimo (a base biblica) ed il marianesimo.
Per meglio procedere all’esame critico del
"volantino", nel riportarlo abbiamo ben stagliato le frasi,
numerandole al fine di meglio indirizzare i nostri personali convincimenti
rispetto al pensiero di Padre Giulio Maria.
MARIA - IL
CAPOLAVORO DI DIO
Maria è
realmente il Capolavoro di Dio.
È Colei
che sola è rimasta inalterata da come Dio l'aveva pensata e creata.
Né Adamo
ed Eva prima del peccato originale, né Noè e i Patriarchi, né Abramo e Mosè, né
Davide e tutti i profeti, né gli Apostoli e tutti i Santi di tutti i tempi
raggiungono l'infinitesima parte di Santità pari a quella di Maria, anzi, tutti
questi messi insieme, sono sempre immensamente lontani dalla Santità di Maria,come
il Cielo dista dalla terra.
La
Madonna è l'Onnipotenza supplicante.
È
Onnipotente per Grazia,perché è Madre di Dio e Tabernacolo della Santissima
Trinità.
È la
Vergine sempre in preghiera.
Lei ha
autorità su tutti i Doni e Grazie dello Spirito Santo, e distribuisce Grazie ai
Suoi devoti come meglio crede, in quanto queste Grazie sono il prezzo di quel
Sangue che Gesù ha ricevuto da Lei, Sua Genitrice.
Andiamo
a Gesù, ma occorre la Grazia, per avere la grazia ci vuole Maria.
Dio ha
radunato in Maria tutte le grazie.
È la
Vergine.
È
l'Unica.
È la
Perfetta.
È la
Completa.
Pensata
così da Dio, generata così, rimasta così,Incoronata così, eternamente così:
Santissima.
Dio per
formare Maria, raccolse il meglio che si trova negli Angeli, nei Santi e nel
creato adornandola di ciò che mai occhio vide e mai orecchio udì.
"O
Vergine, quello che Dio può per la Sua volontà Tu lo puoi per la Tua
preghiera", dice San Agostino.
E
Sant'Antonio continua: "La preghiera della Madre di Dio ha carattere di
comando, e non è che non sia esaudita".
San Pier
Damiani scrive: "Avvicinati, o Vergine, all'altare del perdono, non già
per supplicare,ma per comandare come Regina, poichè nelle Tue mani sono tutti i
Tesori della Misericordia di Dio".
E San
Bonaventura non esita a dire: "Nessuno entra in Cielo,se non per mezzo di
Maria" San Bernardo consiglia:"Andate a Maria, ve lo dico senza
esitare, Ella sarà sempre ascoltata, per ragione della Sua Dignità; l'Angelo Le
disse che aveva trovato Grazia ed effettivamente Maria sempre trova
Cratia".
"Al
comando di Maria afferma San Bernardino da Siena tutti obbediscono anche lo
stesso Dio! Basta che la Vergine voglia e tutto sarà fatto"Maria e Colei
che solo amò, la Creatura delle Delizie di Dio, il Sole del Suo Sole, il Fiore
del Suo giardino, il Tabernacolo Santo di Dio, la Carezza dell'Eterno,la Perla
del Paradiso, la Vergine che non conosce che il bacio del Signore, il
Capolavoro della creazione universale, l'Immagine e la somiglianza perfetta di
Dio, destinata a divenire l'Arca del Verbo, la Pace di Dio, la Colomba Soave di
Dio, Colei che da sola sa amare più di tutta l’umanità messa insieme,
inferiore in santità solo a Dio, la Creatura più grande dopo Dio, la gioia del
Paradiso, ma ancora, Maria è la Rosa di Dio.
Maria è
la Mediatrice universale di tutte le Grazie, è Portatrice di Grazia, perché é
Lei diede la Vita fisica alla Grazia stessa: a Gesù.
Maria,
perché é Madre del Signore è la Vergine Madre, l'Assunta in Cielo in Anima e
Corpo, la Regina degli Angeli e dell'universo, la Corredentrice del genere
umano, la Madre spirituale dell'umanità, la Regina del cielo e della terra, la
Madre della Chiesa, Colei che innamora la Santissima Trinità,la Misericordia
del Padre: è l'Immacolata.
Ma tutte
queste prerogative scaturiscono dalla Maternità Divina:Maria è Madre di Dio.
La
Maternità Divina è la base e il motivo di tutti i privilegi di Maria
Santissima.
Immacolata perché non poteva essere macchiata da alcun peccato e
quindi in potere di Satana, Colei che doveva ospitare nel proprio Grembo il
Vincitore del peccato e del demonio.
Vergine
Madre perché ha
concepito Gesù per opera dello Spirito Santo, ed è rimasta Vergine, perché ciò
era conveniente alla Madre di Dio.
Assunta
in cielo perché "occorreva che la Madre della Vita (Gesù) condividesse la
dimora della Vita".
Maria è
creatura tutta singolare, si trova tra Dio e noi.
Vuole
che Dio sia conosciuto, amato ed adorato,ma vuole anche che noi ci salviamo,
andiamo in Paradiso, e ci riusciremo solo se conosceremo, ameremo ed adoreremo
sempre più Dio.
Ella ha
ricevuto da Dio quelle perfezioni che convengono solo a una che è Madre di un
Dio, per questo Maria è grandissima.
La Sua
Santità è così alta,che sfiora l'infinito.
"Dio
Si fa Uomo, l'uomo diventa Dio dice Cornelio A Lapide; il Cielo si abbassa, la terra
s'innalza; Dio ha una Madre, una Vergine ha Dio per Figlio; gli Angeli
stupiscono, la terra esulta, freme l'inferno.
Tutto è
salvo.
Un Fiato
di Dio crea il mondo; un Fiato di Adamo lo perde; un Fiato di Maria permette
l’incarnazione del Verbo Eterno e salva l'universo".
Il Beato
Duns Scoto afferma, che"Maria è vera Genitrice di Dio, in forza della
sostanziale unione del Verbo eterno alla Carne da Lei generata".
Tra
tutte le donne, Maria è la Donna eletta, tanto che l'Immortale Creatore Si
nutrì al Suo petto.
Dice San
Bernardo che "nella Passione, Maria soffrì nel Cuore tutte le pene che
Gesù soffrì nel Corpo: per questo Dio L’ha tanto esaltata" Dice lo
pseudo Alberto Magno, che "Maria ebbe in grado superlativo tutte e singole
le virtù, a differenza dei Santi, i quali ebbero solo qualche virtù
eminente"Madre di Gesù, e se Gesù concede grandi Grazie ai Santi, quante
più deve concederne alla Madre, che è Piena di Grazia la Donna bellissima, che
innamorò la Santissima Trinità.
È lo Specchio
del Signore, perché Ella rimanda sempre al Figlio Divino; è la Maestra dei
Santi, come lo fu del Santissimo, Uomo unico ed irripetibile; la Luce del
mattino o l'Aurora, perché è dopo Lei viene il Sole,che illumina le tenebre.
Maria fu
l'obbediente, la Maestra di obbedienza.
Perché
la Sua risposta a Dio, fu sempre "Si".
La
Vergine Maria fu Colei che per la Sua Fede di obbedienza generò sulla terra lo
stesso Figlio del Padre senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito
Santo"come è scritto nella Marialis Cultus.
"Se
il peccato di Eva fu quello della disubbidienza, la novella Maria, con la Sua
perfetta ubbidienza, riparò questo peccato", sostiene Sant'Agostino.
Fra
tutti i Più grandi Santi, solo l'ubbidienza di Maria fu perfetta.
"Gesù
La onorò dall'eternità e La onorerà per l'eternità -afferma San Massimiliano
Maria Kolbe- Nessuno si avvicina a Lui, si rende simile a Lui, si salva,si
santifica, se non onora Maria nessuno, nè un Angelo,né un uomo, né un altro
essere" Maria è l'Altissima, e mente umana non può comprendere quanto sia
Potentissima.
Sant'Anselmo
dice: "Dio che creò ogni cosa, fece Se stesso da Maria e così tutto
rifece". La Vergine Madre ha detto alla mistica, Venerabile Maria
d'Agreda: "Fui preparata dall'Altissimo per essere Madre dell'Unigenito,
e da questa Santa Maternità provengono alla Mia Anima tutte le perfezioni, le
Grazie e i Doni.
Appresi
l’arte della perfetta Maternità quando nel Mio Seno il Mio dolce Bene
dava istruzioni al Mio Cuore e insegnava alla Mia Anima; talvolta colloqui
dolcissimi Mi intrattenevo con Lui, e il Mio Amato si accostava alla Fonte
sigillata, e alle Mie orecchie sussurrava parole divine che nessun udito umano
mai ha udito".
Maria
Santissima è l'Amata da Dio e la Prediletta di Dio da tutta l'eternità, la più
grande di tutte le creature, perché Dio riversò su di Lei come pioggia fertile
Grazie, Privilegi ed infinito Amore.
La Santa
Chiesa, dice che non reca meraviglia, se presso i Santi Padri, c'era l'uso di
chiamare la Madre di Dio: "La Tutta Santa; immune da ogni macchia di
peccato; dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura; adornata fin
dal primo istante della Sua Concezione dagli splendori di una Santità tutta
singolare"Precisa Sant'Agostino, che "pur essendo così grande,Maria
fu tanto umile, che meritò di diventare l'arcana Scala per la quale Dio discese
in terra".
"Sembra
quasi che tra Maria e Dio si stabilisca una gara: più Dio innalza Maria più Lei
Si abbassa nella Sua umiltà", afferma San Bernardo.
Maria è
il Mare delle virtù di Dio, Colei che porta ogni bene, l'Ostensorio di Dio, la
Porta del Cielo, l'Arca di Dio, l'Inno dei Cieli, il Tempio dello Spirito
Santo, 1'Avvocata nostra, la Mediatrice e Dispensiera di Grazie.
Le
meraviglie compiute da Dio in Maria sono state più numerose delle stelle del
Cielo e più luminose del sole.
Per San
Massimiliano "la Madonna è la più perfetta tra le creature, è stata
elevata al di sopra delle creature, ed è una Creatura Divina in un modo
ineffabile.
Ella è
strumento di Dio.
Con
piena consapevolezza Si lascia volontariamente condurre da Dio, Si conforma
alla Sua Volontà, desidera solo ciò che Dio vuole.
Opera
secondo la Sua Volontà nel modo più perfetto possibile, senza il minimo
difetto, senza alcuna deviazione della propria Volontà, dalla Volontà di Lui".
"O
Maria il Figlio di Dio aspettava alla porta della Tua Volontà che Tu gli aprissi
dice Santa Caterina da Siena.
Bussava
alla Tua porta il Dio Eterno; ma se Tu non avessi aperto Dio non Si sarebbe
Incarnato in Te".
"Tutte
le generazioni Mi chiameranno Beata"(Lc 1,48), profetizzò Maria, ma il
popolo di Dio La invoca Beatissima, Santissima, Onnipotente per Grazia,Regina
dell'universo e Madre di Dio.
Infatti,
ogni cuore innamorato di Maria ripete insieme a Sant'Elisabetta: Beata Te che
hai creduto " (Lc 1,4).
In Maria
la Grazia ricevuta, corrisponde ad una santità quasi infinita, ed è
proporzionata all'Amore che Ella ebbe verso Dio adornò Maria di incalcolabili
gemme preziose.
Come Creatore
Egli poteva creare una Creatura così Altissima sopra tutti gli Angeli; volle
avere per Madre una Donna grandiosa; creò senza alcun interrogativo una
Madre,che è Santissima ed umilissima: Maria di Nazareth.
Sì,
Maria è la Casa d'oro e vivente dell'Incarnazione Divina.
Maria è
la Casa di santità, del sacrificio, di·preghiera, la Casa di Dio.
Ella è
il Tesoro di tutti i beni celesti; il Tesoro di bontà e di Grazia.
Maria i
Creatura specialissima, creata con potenza, sapienza e bontà da Dio.
Maria è
la mistica Città di Dio, la Tesoriera del Cuore di Dio e la prima degli Eletti.
È la
Misericordia di Dio, in cui trovano riparo e salvezza i figli disperati.
È il
Giardino fiorito, da dove germogliò il Fiore più prezioso e più bello: Gesù.
È
l’Orto fruttuoso, che produsse quel Frutto Divino dolce e sazievole,che è
l'Uomo Dio.
Sì, per
nostra consolazione e conforto, la Grandezza e la Dignità di Maria è senza
uguale, fino a toccare i limiti dell'infinito, perché é Lei è la MADRE DI DIO.
Estratto dal libro
"Maria, Madre di Dio"
Per richieste: ASSOCIAZIONE
CATTOLICA "GESU’ E MARIA"
CASELLA POSTALE 223 –
PALERMO CENTRO
0360/556781 – I LIBRI SONO
FUORI COMMERCIO
ALTRE PUBBLICAZIONI DI PADRE
GIULIO MARIA:
GESU’, GIUSEPPE E MARIA,
VI DONO IL CUORE E L’ANIMA MIA
DIO E’ VIVO (CON PADRE A
DIMONDA)
ADORAZIONE EUCARISTICA
Dal "volantino di Padre Maria Giulio" nascono le
nostre riflessioni, che sottoponiamo con umiltà alla valutazione di chi vorrà leggerle,
sia per considerarle e darci eventuali chiarimenti biblici, sia per correggere
quanto da noi scritto e migliorarlo.
Innanzi tutto, Padre Maria Giulio sostiene che Maria sia stata
pensata e creata da Dio, quasi fosse stata priva di una umana progenie e non
derivata dalla famiglia del re Davide; quindi, senza alcun collegamento umano
ed una natura terrena e carnale, come l’ebbe Abramo, Davide, Anna sua
madre e tutti gli altri suoi progenitori.
Almeno questo è il senso che affiora dalla prima e dalla
seconda frase del "volantino".
A tal punto viene da chiedersi se tale assunto sia accoglibile
alla luce delle Sacre Scritture e la risposta più attinente e fedele alle
stesse è certamente negativa.
Maria, dunque, fu una donna tra le donne, avente la stessa
natura e gli stessi problemi di tutte le altre, ma scelta da Dio e graziata per
poter compiere l’incarnazione del Verbo.
Tale missione terrena, accolta e portata a compimento da
Maria, la vergine d’Israele, la rese beata fra le donne, piena di grazie
e Le fu concesso che tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata,
poiché Dio, scegliendola nel piano dell’incarnazione della Parola, aveva
fatto in Lei grandi cose.
Nella terza frase Maria è descritta in maniera tale che, per poco,
la di Lei santità è considerata pari a quella di Dio.
Noi riteniamo che Ella fu resa santa dalla grazia celeste e,
per questo, chiamò Dio suo salvatore; ciò dimostra che lei stessa, prima di
essere scelta a far parte del piano della incarnazione del Verbo, non si
riconosceva salvata.
Inoltre, sostenere che Maria sia stata superiore in santità ad
Adamo ed Eva, prima del peccato, ci appare un vero assurdo biblico, un vero e
proprio paradosso dal punto di vista logico e temporale, visto che Maria nacque
da Anna, da Davide, da Abramo, da Noè, e da Eva, la quale partorì Set dopo aver
peccato ed essere stata allontanata dal giardino di Dio.
Se Maria non fosse nata dalla progenie di Davide e per questo non
ne avesse portato la natura terrena e carnale (alla quale fu fatta la
promessa), Ella non avrebbe potuto essere scelta come strumento del piano di
Dio, circa l’arrivo del Messia: "La vergine partorirà un figlio e
gli sarà posto il nome di Emmanuele" (Dio è con noi) – Isaia 7,14; "Beata
è colei a cui il peccato è stato rimesso ed alla quale il Signore non imputa
alcuna iniquità" (Sal.32).
Per questa ragione Maria, rivestita dell’umana natura
conseguente da Adamo ed Eva, potè concepire in sé la Parola e darle un corpo
mortale, per offrirlo in sacrificio al fine di acquistare la salvezza di ognuno
che crede nel Signore e nell’opera della croce. Del resto, è Maria stessa
a spiegare tutto questo nel "magnificat".
Nella quarta frase, a Maria viene riconosciuta una capacità di
supplica onnipotente. A noi risulta che nulla esiste di onnipotente al di fuori
di Dio e che la preghiera più alta non è quella di Maria, ma quella di Gesù
Cristo (Rom.8,34).
Il potere d’intercessione mediante la preghiera è
affidato anche allo Spirito Santo (Rom.8,26 sgg).
Siamo certi che Maria ha pregato per i bisognosi, sia prima di
ricevere lo Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste, che dopo, ma non
possiamo confermare, con padre Giulio, che la preghiera di Maria possa essere
stata superiore né uguale a quella di Gesù ed a quella dello Spirito Santo, il
quale continua ad intercedere, tramite la chiesa ed i credenti, con sospiri
ineffabili.
Nella quinta frase, troviamo che padre Giulio dichiara Maria
Madre di Dio.
A tal punto è necessario precisare che la Bibbia indica Maria
quale madre del Signore e non di Dio; in questo modo di definire Maria
c’è una grande differenza.
Infatti, da troppo tempo è stato confuso il ruolo di Dio e
quello del Signore. Sono due termini diversi, che indicano due differenti
attributi, nonostante li ritroviamo uniti nella stessa persona di Gesù Cristo.
Gli angeli (Luca 2,1-3) dichiararono ai pastori: " Oggi
nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo il
Signore", ovvero Colui che governa e regna su tutte le cose e le creature:
Il Re dei re, il Signore dei signori, Colui che si incarnò e venne per regnare:
nacque per questo; così disse a Pilato (Giov.18,37).
Dio Padre, invece, è colui che crea, genera e fa crescere.
Maria, dunque, non è madre del Creatore, ma del Signore; Egli
è nato per regnare, quindi, quale Signore.
Sostenere che Maria è madre di Dio serve solo a commettere un
terrificante errore, sul quale si fondano una serie di dogmi ed assiomi che conducono
i credenti sempre più lontano dalla verità, ed in maniera inesorabile verso la
confusione e la morte.
Credo che chi comprende tali cose troverà difficile esporre la
propria vita alla condanna eterna, per aver chiuso il cuore all’amore
della verità ed aver proseguito nell’efficacia dell’errore, quasi
sempre a motivo di uno stolto "campanilismo denominazionale". Questo
è il tempo del riscatto in forza della verità biblica: il domani non appartiene
a nessuno, tranne che a Dio.
Un’ulteriore riflessione logica può essere fatta al
proposito, chiedendoci se è possibile definire Maria come madre di Dio, e
reputarla generatrice del creatore di tutte le cose, pur sapendo che Ella è una
creatura voluta da Colui che ogni cosa ha creato e crea.
Può dunque il creatore essere generato dalla sua stessa
creatura? Ecco perché la Bibbia chiama Maria Madre del Signore e non Madre di
Dio.
E’ l’uomo, quindi, che ha detto, sostenuto e
divulgato quello che mai Dio ha dichiarato.
E’ ora di tornare alla verità di Dio e rispettare la sua
santa Parola e le sue Scritture Sacre, riconosciute e confermate da Gesù Cristo
e dallo Spirito Suo Santo.
A chiarimento della sesta frase, ricordiamo che nel libro
dell’Apocalisse, al capitolo 6, all’apertura del quinto sigillo, è
descritta la richiesta di giudicare la Terra, fatta dai martiri, il cui sangue
è stato versato a motivo della Parola di Dio.
Questi chiedono che i loro carnefici ricevano la condegna
mercede del loro traviamento. Solo Gesù è colui che li invita ad aspettare,
affinché altri siano salvati.
Colui che sta sempre in preghiera è Gesù: nel capitolo 8 della
lettera ai Romani leggiamo che Egli è morto sulla croce per noi e, risorto,
siede alla destra di Dio e prega per noi.
Sempre, nella lettera ai Romani, al capitolo 12, è consigliato
a tutti i cristiani di pregare sempre.
Maria (possiamo dire in maniera più fedele possibile alle
Scritture), recita la stessa preghiera di tutti i santi e prega come tutti i
santi.
Solo Gesù ha una preghiera superiore.
In risposta alla settima frase, ricordiamo che la prima
lettera ai Corinti, al capitolo 12, insegna come i doni li distribuisce lo
Spirito Santo di Gesù a ciascuno come Egli (e nessun altro) vuole: lo Spirito
li dà a chi vuole, per l’utile comune.
Del resto, nessuna Scrittura sostiene che lo Spirito Santo
abbia delegato a Maria la funzione di consolare la Chiesa.
Infine, ci appare assurdo sostenere che il sangue di Gesù
debba ritenersi appartenente a Maria, sol perché Ella è la madre.
Se seguiamo questa logica, si finirà per concludere che il
sangue di Gesù, in fondo, è quello di Eva; per cui, potremmo ritenerci tutti
sottoposti al peccato a motivo di Eva e nel contempo salvati dal sangue di Lei,
trasmesso per progenie nel corpo di Cristo Gesù.
Crediamo che una tale conclusione del ragionamento,
incautamente avviato da Padre Giulio, non sarebbe accoglibile, adesso, neppure
dal medesimo. Certamente non lo è da noi.
L’ottava frase è un assioma antibiblico, poiché colui
che è venuto dal cielo ed ha portato la grazia e la verità agli uomini è
certamente Gesù Cristo e non Maria (Giov. 1, 15-16 e 17).
Pertanto, chiunque sostenga cosa diversa e contraria alle
Scritture non può essere definito discepolo di Cristo, ma deve essere
annoverato tra coloro che parlano e scrivono per screditare la missione
salvifica di nostro Signore e Padrone Cristo Gesù.
Considerato che nei pochi versetti commentati abbiamo rilevato
un così gran numero di conflitti con le Sacre Scritture, ci verrebbe voglia di
lasciare ai lettori le valutazioni e le conclusioni ovvie che l’articolo
marianeo suscita alla luce delle Sacre Scritture, le uniche capaci di dare la
misura e la verità della volontà di Dio.
Comunque, impossibilitati a non reagire, ci permettiamo di
aggiungere altri pochi e brevi chiarimenti: ad esempio, dalla frase dieci alla
quattordici, è scritto che Maria è stata eternamente pensata, generata, rimasta
santissima.
L’autore sembra in tal modo voler disconoscere la
volontà di Dio, depositata nella Bibbia, e la volontà dello Spirito Santo,
contenuta, del resto, nelle stesse parole pronunciate da Maria nel Magnificat,
quando innalza Dio come il suo personale Salvatore.
Ora, se Ella fosse stata santissima a priori, da cosa avrebbe
dovuto essere salvata? E, dal momento che Ella dichiara Dio quale suo
Salvatore, siamo autorizzati a ritenere che la sua sia stata falsa modestia
oppure dichiarazione rivelata dal Santo Spirito. Naturalmente, noi crediamo
nell’onestà e nella veridicità delle parole di Maria.
Inoltre, va precisato che Maria era solo una giovane figlia
d’Israele, casta vergine, ma donna tra le donne, e per questo graziata e
resa beata; i meriti, pertanto, appartengono a Colui che fa grazia e non a chi
viene scelta per ricevere grazia.
Maria viene posta, inoltre, da padre Giulio, in parallelo e
come contraltare di Dio, quasi che, mentre il Creatore opera mediante la sua
personale volontà, la seconda agisca mediante la sua preghiera, dal momento che
entrambe le azioni vengono inspiegabilmente, dal religioso, qualificate col
termine "onnipotente".
A tal punto necessita riflettere sul senso che il curatore del
volantino ha voluto attribuire alla preghiera di Maria, definita
"onnipotente": poiché, se fosse preghiera, dovrebbe comunque essere
subordinata, e per questo non sarebbe onnipotente; se invece le suppliche di
Maria fossero "preghiere di comando", come Padre Giulio in altre
parti sostiene, allora onnipotente sarebbe Maria e non più Dio, il quale si
vedrebbe, in questo caso, subordinato alla di Lei preghiera.
Infatti, onnipotente non può essere che uno solo e, tra due
(Dio e Maria), la questione è facilmente risolvibile, considerato che il primo
è creatore e la seconda creatura.
E’ dunque impossibile dire che, per la volontà di Dio e
per la preghiera di Maria, possa essere usato in maniera paritetica il termine
"onnipotente".
Ciò che dice Sant’Agostino (e che padre Giulio ci
ricorda, nella frase numero 16: "O
Vergine, quello che Dio può per la Sua volontà Tu lo puoi per la Tua
preghiera") è accoglibile a condizione che la preghiera di
Maria sia ritenuta sottomessa all’onnipotenza di Dio e subordinata alla
di Lui volontà; per tale ragione di sottomissione, la preghiera dovrà essere
compatibile e condivisibile.
Pertanto sosteniamo che appare quanto mai errato definire la
preghiera di Maria come elemento "di comando" o "di onnipotenza".
Del resto le Scritture mostrano come la preghiera di Maria non
fu sempre accolta, visto che, almeno in un caso, Ella ed i suoi figli non
furono ricevuti dal Signore. Infatti, un giorno, quando Ella si recò in casa
della suocera di Pietro, con tutti i figli, per portare a casa Gesù, non fu né
ascoltata né raggiunta.
In quella circostanza, la volontà e la richiesta di Maria
erano difformi dalla volontà di Dio. Per tutto ciò possiamo affermare che
nessuna preghiera contraria alla volontà del Padre potrà mai essere accolta ed
esaudita, da chiunque provenga, neppure da Maria.
Nella Bibbia sta scritto (Giov. 11,42), che il Padre ascolta
sempre ed in ogni occasione la preghiera di uno soltanto: Suo Figlio, Colui che
condivide col Padre un’unica volontà. Inoltre, le Scritture sostengono in
maniera esplicita che uno solo è l’intermediario tra Dio e gli uomini,
Cristo Gesù (I Tim. 2).
Ecco perché, qualora la preghiera di Maria a Dio fosse un
comando, dovremmo concludere che Dio, ricettore del comando, sia sottoposto a
Maria, emanatrice del comando stesso. Queste considerazioni, conseguenti alle
affermazioni assiomatiche di padre Giulio, non ci appaiono accoglibili, essendo
state dimostrate illogiche nel loro sviluppo, e per questo le riteniamo
assurde, quand’anche l’abbia dette o scritte Sant’Antonio.
Solo uno è il detentore del bene ed è per la sua conoscenza
che noi possiamo ottenere (2 Pietro 1) tutto ciò che appartiene alla vita ed
alla pietà.
E’ vero che Maria ha trovato grazia per sé, ma in
nessuna parte della Bibbia si trova scritto che Ella sia divenuta elargitrice
di grazia, a nome e per conto di Dio, né, tantomeno, è indicato che lo possa
fare autonomamente.
Padre Giulio sostiene che la Madonna non ha conosciuto altri
baci che quelli di Dio, mentre dalle Scritture si rileva che, dopo la nascita
del Signore, Maria è stata "conosciuta" da Giuseppe. Infatti
(Matt.1,24) Giuseppe non ebbe con Maria rapporti coniugali finché
Ella non ebbe partorito un figlio, al quale pose nome Gesù.
Così, Maria, dopo la nascita di Gesù, ricevette gli abbracci del suo fedele
sposo Giuseppe, ed anche quattro figli, i cui nomi sono: Giacomo, Giuseppe,
Simone e Giuda, oltre a numerose figlie (Matt.13,55).
Padre Giulio sostiene (come del resto tutti i Mariani) che la
Madonna è la Mediatrice universale di tutte le Grazie, è Portatrice di Grazia,
perché è Lei che diede la Vita fisica alla Grazia stessa: a Gesù.
Dare vita alla grazia, come formula possibile intorno alla
maternità di Maria, per il religioso, è condizione sufficiente a rendere la
Madre del Signore titolare delle grazie divine e capace di gestirne la
distribuzione.
Dal volantino in esame appare quasi che Ella può far grazia a
chi vuol far grazia e si intravede perciò un vuoto di grazia tra gli uomini
prima della nascita di Maria, mancando a Dio lo strumento elargitore della
grazia stessa: proiezioni concettuali, codeste, del tutto inattendibili e
certamente fuorvianti dalla vera fede.
Infatti la Bibbia non dice affatto questo, ma sostiene che il
solo che ha sempre fatto grazia e sempre potrà elargirla è Gesù, a tutti coloro
che in Lui credono e sono a Lui sottoposti come discepoli.
Oggi, più che mai, i cristiani sono decisi a difendere la
verità biblica contro ogni tipo di circonlocuzione e capovolgimento dei
significati.
Fra questi ultimi, un altro fraintendimento provocato dai
fedeli di Maria riguarda il fenomeno della sua presunta assunzione in cielo:
ossia di Maria, l’Assunta in cielo in anima e corpo. Questo dogma
religioso, come molti altri, ci coglie nello sgomento e nella meraviglia, visto
che nessuna Scrittura lo conferma.
Anche la frase 22 ci turba non poco, visto che Maria viene
dichiarata corredentrice del genere umano, nonché la Madre della
Chiesa, Colei che innamora la Santissima Trinità.
Volendo tralasciare il resto dei contenuti inseriti nella
frase in esame, non si può disattendere quanto sottolineato: se si sostiene
Maria assunta in cielo senza aver "gustato la morte", la si ritiene
superiore al progetto di Dio per gli uomini e, quindi, la sola a differire da
quell’iter prezioso inaugurato da Gesù, che ci rende tutti figli della
sua resurrezione. Padre Giulio fa quindi di Maria una realtà diversa da tutti e
dal Signore stesso, che morì e resuscitò, secondo l’Evangelo della grazia
e del regno. Anche questo dogma religioso non è sostenuto da alcuna Scrittura
(1Cor.4,6).
Circa Maria quale presunta madre della Chiesa, si ricorda che
tale affermazione contrasta violentemente con le Sacre Scritture, le quali
(Galati 4,26) sostengono, nei secoli, come la Chiesa sia la vera Madre dei
credenti. Questi, nell’unità dello Spirito, formano il Corpo mistico di
Cristo (1Cor.12 e Rom.12).
Infine, per ciò che concerne il ruolo di corredentrice
attribuito alla Madonna, ci permettiamo di ricordare le riflessioni sviluppate
sul tema nel corso delle prime pagine del presente scritto.
In riferimento a quanto sostiene Padre Giulio (nelle frasi che
vanno dalla 23 alla 28), precisiamo che Maria è esclusivamente Madre del corpo
fisico di Gesù, del quale l’eterna ed immortale Parola di Dio si è
rivestita. Maria, quindi, non ha generato né partorito Dio, che ad Ella
preesisteva, ma soltanto il corpo fisico, carnale e mortale, mediante il quale
la Parola si offriva in sacrificio al nostro posto.
Quel corpo, contenente la Parola, è risorto e regna in eterno
essendo divenuto tutt’uno con la Parola, per questo sosteniamo che Maria,
come già spiegato, è Madre del Signore e non del Creatore.
Il ruolo dell’intermediazione tra l’uomo e Dio,
che è tipicamente sacerdotale, appartiene unicamente a Gesù Cristo(I Timoteo
2,5; Romani 8, Ebrei 7,8,9) ed allo Spirito Santo.
Padre Giulio sostiene (nella frase 28) "Maria Madre di un
Dio", quasi che Dio non fosse uno solo.
Inoltre, ricordiamoci che Gesù chiama "sue Madri"
anche i discepoli che lo seguivano e credevano in Lui; e noi riteniamo che ciò
non sia stato scritto per caso. In merito, si può osservare come pure noi
diventiamo madri della natura di Gesù Cristo, quando, similmente a Maria,
crediamo nella Parola di Dio e la incarniamo nella nostra vita, ricevendo la
nuova nascita (Giov.3) mediante il seme della Parola (1 Piet.1,23; Giov.1,13).
Ora, poiché tutto questo è vero, tutti i discepoli di Gesù,
dovrebbero essere venerati e pregati, allo stesso modo di Maria, qualora si
continuasse a ritenere che "alla madre del Signore" debba essere
riservato un ruolo speciale mediante la venerazione, che, a ben guardare,
attraverso le preghiere rivolteLe, diviene di fatto vera e propria adorazione.
Come è comprensibile, quanto stiamo esponendo diventa sempre
più difficile per chi ama il preconcetto ed il dogma in luogo della Santa
Parola; eppure tutto sarebbe facile ed accettabile se, con semplicità e
genuinità di cuore, si avesse il coraggio di andare a Gesù e credere nel suo
Evangelo, quale pane azzimo che alimenta la vera vita della natura dei figli di
Dio.
Infatti anche noi credenti abbiamo accolto nel cuore la Parola
vivente dell’Evangelo e, mediante questo Santo seme, Gesù è nato in noi:
noi siamo così nati di nuovo alla natura del figlio di Dio, che è diversa da
quella Adamitica, poiché è senza peccato.
Durante la loro vita terrena, i credenti possono camminare in
due nature tra loro opposte (Gal.5,16) e devono adoperarsi affinché quella
Spirituale (cristiana e del figlio di Dio) cresca (Ef.4,13) e quella carnale e
terrena diminuisca.
In tal modo, la prima sarà prevalente sulla seconda e si
verificherà ciò che viene esemplificato dalla metafora biblica di Simone che,
per un tempo intermedio, fu chiamato Simone-Pietro, fino a quando, superato il
livello di transizione dall’una all’altra natura (convertito), potè
essere chiamato per sempre Pietro. Un nuovo nome per una nuova natura, che è
destinata a vivere in eterno con Cristo Gesù.
Ecco perché, avendo accolto la Parola di Dio e fatto nascere
in noi la natura di Cristo, siamo fratelli e sorelle di Gesù ed anche "sue
madri" (Marco 3,34 e I Pietro 1,23), dato che abbiamo accolto il seme
della Parola e lo abbiamo fatto crescere nel nostro seno.
Altro fatto da chiarire nelle espressioni di Padre Giulio è
quando il lettore viene spinto ad intuire la Trinità come l’innammorato
che brama la giovane fanciulla d’Israele e con Lei concepisce un figlio.
Quasi che il desiderio verso la sposa sia preminente rispetto a quello
riguardante l’incarnazione del Verbo.
Parimenti inaccoglibile è la tesi per la quale viene affermato
dal religioso che Maria sarebbe paritetica a Cristo ai fini della salvezza
dell’uomo peccatore, poiché avrebbe sofferto nel suo cuore gli stessi
dolori patiti da Gesù sulla croce.
Pertanto si deduce che il dolore della Madre, ritenuto da
padre Giulio pari a quello del Figlio, sia egualmente salvifico, e per questo
Maria possa essere definita corredentrice.
A tal punto è necessario chiarire che la salvezza non è frutto
del dolore patito, altrimenti molti altri uomini dovrebbero essere chiamati
corredentori, come, del resto, gli stessi ladroni crocifissi ai lati del
Signore.
La salvezza che viene dall’opera della crocifissione di
Gesù Cristo deriva soprattutto dal fatto che Egli è stato l’Agnello
sacrificale senza difetto, che Egli era il Sommo Sacerdote secondo
l’ordine di Melchisedec, che Egli era la Parola di Dio incarnata, e solo
Egli poteva pagare al posto di tutti, avendo un valore superiore a tutti.
Pertanto, Gesù si offriva al posto nostro e pagava per tutti
noi, mentre Maria soffriva per il figlio crocifisso e non poteva partecipare
all’opera salvifica della croce, sia perché non ne aveva coscienza e sia
perché, come madre terrena, non sarebbe stata disponibile a consegnare la vita
del Figlio alla croce del Golgota.
Maria viene anche dichiarata "maestra del
Santissimo", quasi che il Signore, il quale preesisteva alla fondazione
del mondo, necessitasse dei consigli e degli insegnamenti di Maria per completare
la sua perfezione. Maria ha certamente insegnato al bambino Gesù le cose di casa,
ma, riguardo alle cose del Padre, anche da piccolo, Gesù insegnò a Maria (Luca
2,41).
Se avete compreso, tramite le Sacre Scritture, la corretta
visione di Maria e capito che l’enfasi di Padre Giulio è difforme dalla
Bibbia, se avete riconosciuto che Maria è santa, beata fra le donne e piena di
grazia, ma non può essere definita corredentrice, se non a prezzo di sminuire
l’amore di Dio, allora potete capire il resto da voi stessi e dichiarare,
con noi cristiani, che c’è un solo vero Dio ed un solo vero Signore e
Salvatore di tutti gli uomini: Gesù Cristo, poiché questo solo nome è stato
dato agli uomini per la loro salvezza (Atti 4,12).
Attraverso quanto escusso, emerge chiaro che nessuna forma di
venerazione né di adorazione deve essere rivolta a Maria né ai santi, visto,
del resto, che la stessa Bibbia, in maniera esplicita (Rom.1,24) lo vieta,
avvertendo che chi venera o adora qualsiasi creatura sarà abbandonato da Dio; e
Maria, per quanto santa, amabile e preziosa, è pur sempre una creatura.
Così, anche se amiamo Maria insieme a tutti i santi, che in
ogni tempo furono graditi al Signore, sentiamo la necessità di informare, per
mezzo delle Sacre Scritture, che nessun atto di culto e di venerazione è
ammesso da Dio nei confronti di qualsivoglia creatura, inclusa Maria.
Pertanto possiamo con certezza affermare che la preghiera
dell’Ave Maria non è voluta da Dio, né dalla stessa Maria, che mai in
tale ruolo si è proposta; a tal proposito, la stessa versione cattolica della
Bibbia di Gerusalemme, nella lettera ai Romani (1,24), consiglia di non adorare
né venerare le creature, per non essere abbandonati da Dio.
Se quanto scritto sembrerà ad alcuni una irriverenza nei confronti
di Maria, si sappia che ciò non sta nelle nostre intenzioni, ma, al contrario,
desideriamo evidenziare nei confronti di Maria i giusti riconoscimenti a Lei
concessi da Dio, evitando che intorno alla sua preziosa persona vengano
perpetrati misfatti spirituali che conducono le anime alla morte eterna.
Certamente la Beata Maria, Madre di Gesù, è d’accordo
con noi, e da lei sentiamo giungere un prezioso ringraziamento. Lei, come
chiunque altro dei santi, desidera sentire che il suo nome è al servizio dell’Altissimo
e non in concorrenza o, peggio, in rivalità.
Riscattare il nome di Maria relativamente al suo giusto
servizio nei confronti di Dio, è, anzi, l’atto d’omaggio e di
riconoscenza migliore verso quella speciale vita che la Madre di Gesù ha saputo
vivere con rispetto e grande decoro.
Ella ha saputo rimanere al posto assegnatole, partecipando con
tutta la Chiesa alla glorificazione del Figlio, per ricevere da Lui la gloria
dei santi, che in ogni tempo Lo hanno amato e servito.
Beata è Maria, la Madre del
Signore, fra tutte le donne, e benedetto è il frutto del suo seno: Gesù.
DOCUMENTO STORICO
ROMA E LA BIBBIA
FOGLIO B N.1088 VOL.II PAG.
641-650
Sotto questo titolo, la rivista settimanale "The
truth" (la Verità), pubblica in Gerusalemme, in data 3 Novembre 1911, un
articolo che cita un documento conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
Esso contiene consigli dati dai Cardinali a Papa Giulio III, all'epoca della
sua elezione alla Santa Sede, nell'anno 1550.
Questo documento racchiude il seguente estratto:
"Tra
tutti i consigli che possiamo avere a presentare alla Sua Santità, ne
riserviamo il più importante in ultimo; dobbiamo tenere gli occhi bene aperti
ed intervenire con tutta la potenza nostra nell'affare che abbiamo da
considerare.
Trattasi di
quanto segue: la lettura del Vangelo non deve essere permessa che il meno
possibile, specialmente nelle lingue moderne, e nei paesi sottomessi alla
vostra autorità.
Il
pochissimo che viene letto generalmente alla messa, dovrebbe bastare e devesi
proibire a chiunque di leggere di più. Finché il popolo si contenterà di quel
poco, i vostri interessi prospereranno ma, nel momento che se ne vorrà leggere
di più, i vostri interessi cominceranno a soffrire. Ecco il libro che più di nessun
altro provocò contro di noi la ribellione, le tempeste che hanno arrischiato di
perderci!
Difatti, se
alcuno esamina accuratamente l'insegnamento della Bibbia e lo paragona a quanto
succede nelle nostre chiese, troverà ben presto le contraddizioni, e vedrà che
il nostro insegnamento spesso si scarta da quello della Bibbia e, più spesso
ancora, è in opposizione ad essa.
Se il popolo
si rende conto di questo, ci provocherà senza requie finché tutto venga svelato
ed allora diventeremo l'oggetto della derisione e dell'odio universale.
E'
necessario dunque che la Bibbia venga tolta e strappata dalle mani del popolo,
però con grande prudenza, per non provocare tumulti."
Nel corso della storia, dal sesto secolo fino al ventesimo,
sono stati aggiunti alla fede cristiana i seguenti dogmi:
Il culto a Maria (anno 531
circa);
Il culto ai santi ed agli
angeli (anno 609 circa);
Il culto delle immagini e
delle reliquie (intorno al 787);
Il celibato obbligatorio
dei preti (intorno all’anno 1074). [Questo dogma contrasta con quanto
indicato in 1 Tim,3,1. Pietro e molti altri erano sposati e portavano con loro
le mogli.];
La corona ed il rosario
(anno 1090 circa);
La confessione auricolare
( anno 1213 circa);
La transustanziazione
(anno 1215 circa);
Lo scemamento della coppa
(anno 1415 circa), mentre Gesù ha detto:"bevetene tutti";
Le indulgenze ( anno 1500
circa);
Il Corpus domini (anno
1519 circa);
L'immacolata concezione
(anno 1854 circa);
L'infallibilità' del Papa
(anno 1870 circa);
L'assunzione di Maria
(anno 1950 circa).
Di tutto questo, né Gesù né gli Apostoli erano a conoscenza.
Se le autorità Marianee possono emanare e sostenere, col
valore del dogma religioso, precetti contrari alle Scritture e far credere che sono
volontà di Dio, noi cristiani siamo tenuti a precisare che il nostro Maestro e
Signore rimproverò chi, a motivo della tradizione, diceva cose diverse dalle
Sacre Scritture (Matt.15,3 sgg).
NOI CRISTIANI (biblici)
Riconosciamo che le varie denominazioni cristiane hanno
promosso un valido avvicinamento all’ecumenismo biblico della cristianità
e molte cose, ultimamente, stanno cambiando verso l’unità della fede,
condotta dallo Spirito Santo nell’ambito delle promesse scritturali.
Nella famiglia di Cristo è in corso una presa di coscienza
maggiore sui temi che ci sono pervenuti, poiché conservati dagli evangeli e da
tutto il nuovo testamento, e un nuovo interesse e fedeltà alle Sacre Scritture
si sta diffondendo ovunque.
La preparazione che precede il ritorno del Signore nostro Gesù
Cristo sembra sia già stata avviata. Le ossa si stanno accostando alle ossa e
la carne sta crescendo sulla struttura unita, mentre lo Spirito sta per essere
chiamato e sta per soffiare e far tornare a vivere, nella volontà di Dio, ciò
che era stato smembrato e disperso, e per ciò morto.
In Ezechiele 37,9 la voce dice:
"Profetizza
allo Spirito, figliol d’uomo, e di’ allo Spirito: Così parla Dio,
il Signore: vieni dai quattro venti, o Spirito, soffia su questi uccisi, fa che
vivano. …. E lo Spirito entrò in essi, e tornarono alla vita, erano un
esercito grande, grandissimo".
La storia della cristianità, nelle sue più varie
manifestazioni, sta nelle mani della divina misericordia, e noi non vogliamo
svolgere ruoli diversi da quelli assegnatici, che sono indirizzati alla
salvezza e non al giudizio.
Ogni cristiano, che in ogni luogo invoca il nome del nostro Signore
Gesù Cristo, ci è fratello e, nel nome del Salvatore, lo vogliamo accogliere,
amare e, quindi, lo vogliamo servire.
Siamo afflitti per quanti, a motivo delle denominazioni e
delle tradizioni, ci sono avversi senza ragione. Siamo afflitti perché questa
loro condizione è alimentata dal preconcetto religioso e dal rifiuto della
conoscenza contenuta nelle Sacre Scritture, dov’è indicato dal Signore
ciò che i suoi credenti, seguaci e discepoli, devono fare.
Preghiamo, affinché la preparazione al ritorno del Signore
possa trovare l’intera cristianità sveglia, con la lanterna accesa e
l’olio sufficiente.
Preghiamo, affinché siano rotti i muri di separazione ed una coalizione
che conduce all’unità della fede e dello Spirito ci trovi con Cristo, di
Cristo e per Cristo.
In questi ultimi tempi, noi cristiani stiamo sognando un mondo
migliore, il cui modello, ben conosciuto, è denominato messianico ed ha come Re
Gesù Cristo.
E’ uno speciale sogno, che può essere inverato dal
nostro servizio e dalla nostra fiducia nella realizzazione di quel mirabile
progetto che è l’unità dei Cristiani:
Cristiani uniti
nell’ecumenismo della Parola;
Cristiani che sanno
rinunciare a tutto ciò che ostacola la crescita del regno di Dio;
Cristiani educati al
metodo del dialogo, alla comprensione misericordiosa del prossimo ed ancor di
più del fratello, impegnati nel rispetto dell’altrui dignità;
cristiani, infine, pronti
a combattere ogni realtà culturale contraria alla comunione dello Spirito
Santo.
Pace e grazia siano moltiplicate a tutto l’Israele di
Dio.