Sono iniziate stasera le attività informative sulla ML di Topica.
Si segnalano le notizie NEV, la proposta di lettura di Servitium
sulla compassione universale buddista, l'iniziativa di Antigone
sulla giornata di studi dedicata a: "Lavoro, migranti e nuova
cittadinanza".
Se avete suggerimenti circa l'uso alternativo di questa ML siete
invitati a spedire un messaggio con le Vostre indicazioni di massima.
Grazie per l'attenzione
MB
http://www.topica.com/lists/ecumenici
PS: è possibile anche utilizzare lo strumento del sondaggio interno
a questo proposito ma occorrono comunque delle proposte sull'uso del
sito (es.: trasformare la ML in una comunità virtuale, chiedere ad
Amnesty International la trasformazione della stessa in un gruppo
virtuale, creare più ML su Yahoo.fr o MSN France - con gli stessi
indirizzi elettronici beninteso - per scopi diversi, ecc.)
Aspettiamo notizie!
Alla fine arrivai a pensare che fare giustizia non significa
punire, bensì risanare; non necessariamente riportare le cose com’erano,
bensì come realmente dovrebbero essere. Il Dio delle Scritture non mira a
punire o a distruggere, ma opera incessantemente per aiutarci e guarirci, per
riconciliarci, per ridarci la ricchezza e la pienezza della vita per le quali
siamo stati creati.
(Marietta Jaeger, la cui bambina fu vittima dell’apartheid
in Sudafrica)
Aggiornamento situazione iscritti:
Nuovi orientamenti ecumenici su “Topica.com”: 33”;
su “Yahoo.it”: 551.
Si vorrebbe organizzare in un prossimo sabato sera alle ore
17.00 un’assemblea spirituale a Legnano (MI), con la presenza almeno di un
musicista e di una bella voce PER LA LODE e il ringraziamento.
Tema della predicazione sarà: La profezia,
l’amore e la giustizia.
Colletta in favore dei dipendenti ATM di Milano.
Per adesioni sieti invitati a contattare: ecumenici@... oppure telefonare
dopo le 19.00 al seguente numero: 0331 545910
ecumenici@... è il nuovo indirizzo elettronico della ML su
topica.com
Qualsiasi comunicazione con il CDR può avvenire utilizzando
esclusivamente questo nuovo riferimento; per una scelta di difesa
del moderatore giovanile (quattordicenne!) nei confronti di terzi,
sono state disattivate le sue funzioni di comoderatore, fermo
restando che continuerà a scrivere articoli con la sua tastiera...
Valgono molto di più di quello che si legge in giro di questi tempi.
Al momento risultano solo 25 iscrizioni su Topica: al raggiungimento
di quota 56 (un decimo delle precedenti iscrizioni)riprenderemo le
normali attività di servizio.
Un cordiale shalom
--------------------------------------------
Per motivi di opportunità riteniamo di dare uno spazio finale al
pastore Bertolino, per un impegno precedentemente assunto alla
chiusura di quella ML. Nella nuova non risultano tra l'altro
iscritti degli evangelici... almeno fra quelli personalmente
conosciuti.
Come dire "gli scenari" mutano, in tutti i sensi...
Spesso mi vengono rivolte queste domande: Esiste ancora la lebbra?
In che cosa consiste? E' molto infettiva. E' curabile?
Sì, benchè la lebbra sia una malattia antichissima, un documento
risalente al 600 a. C. trovato in India, ne parla, e così alcuni
libri dell'Antico Testamento, oggi ancora vi sono malati di lebbra
Nel 1874 un medico svedese , HANSEN scoprì il bacillo che causa la
lebbra "mycobacterium leprae".
Questo bacillo si trasmette per via aerea. Un malato di lebbra
parlando, respirando emana questi bacilli.
La lebbra si manifesta con delle macchie sulla pelle. Se curata
subito non lascia segni, invece se è trascurata fa perdere la
sensibilità non si avvertirà più (e in modo irreversibile) né dolore
né calore, per questo ferendosi non si avverte più il male e ciò
provoca piaghe e danni. Inoltre attacca i nervi periferici
anchilosando gli arti e si hanno le cosi dette mani ad artiglio, o i
piedi equini, e anche le palpebre, anchilosate, non si chiudono più
e questo può portare alla cecità
Diciamo anzitutto che la lebbra NON è ereditaria. Essa non è molto
infettiva.
Per essere contaminati si deve vivere a lungo con l'ammalato.
Inoltre è da tenere presente che il 90% della popolazione mondiale
ha una immunità naturale.
La cura – Fu soltanto dopo il 1940 che furono usati i SULFONI
(Dapsone) per la cura della lebbra. Questa medicina però doveva
essere somministrata a lungo e senza sosta per paura di ricadute.
Ma, dal 1980 è stata usata la polichemioterapia, che è una
combinazione di tre preparati : Dapsone, Rifampicina e
Clofozamina.Questa nuova cura, però deve essere somministrata da
personale medico molto esperto, il quale prima in laboratorio fa la
conta dei bacilli e poi assegna la dose adatta.Con questa medicina
l'ammalato non è più infetto e guarirà nel giro di un anno circa e
così evita il contagio e si prevengono le conseguenti deformità.
Se la malattia non è stata presa in tempo ed ha provocato che ha
lavorato per molti anni con la nostra missione in India) e la
fisioterapia per ridare mobilità agli arti anchilosati.
Se venticinque anni fa si parlava di 20 milioni di malati di lebbra,
oggi –grazie ai nuovi ritrovati- le cifre sono scese vorticosamente.
Ma, purtroppo, ogni anno sono scoperti circa 800.000 nuovi casi. Per
cui ci si chiede se oltre alla trasmissione per via aerea vi sia
qualche altra via. Nei laboratori di ricerche si lavora alacremente
anche per questo, come anche per un vaccino che ancora non c'è.
Dobbiamo, però tenere presente che la lebbra si sviluppa soltanto
nell'uomo e nell'armadillo, per cui le ricerche per un vaccino sono
difficili.
Moltissimo è stato fatto specialmente in questi ultimi anni, ma
resta ancora molto da fare. E un campo in cui si lavora molto è la
prevenzione: igiene sanitaria e spiegazione della malattia in modo
che al primo sintomo s'invita a non trascurare ma correre a farsi
curare.
E' da tenere presente anche la riabilitazione che ha per scopo
aiutare i malati guariti a rendersi indipendenti finanziariamente e
riavere la propria dignità umana
La MECLL è il ramo italiano della "The Leprosy Mission
International". E' una missione medica cristiana, internazionale e
interdenominazionale, il cui scopo è di aiutare gli ammalati di
lebbra fisicamente e spiritualmente.
Oggi essa svolge il suo lavoro in trenta paesi Afro-Asiatici con
circa 2.300 membri dello staff formato da medici e paramedici essi
si adoperano per sradicare la malattia curando i malati senza
distinzione di razza o Di credo religioso.
La Missione è impegnata in vari progetti: medicina, chirurgia,
riabilitazione, scuole elementari e di formazione professionale.
Lavora con le chiese locali, con i governi e con i vari Enti (E'
membro dell'ILEP, la federazione di diciotto enti che lavorano per
combattere la lebbra nel mondo, tra i quali v'è anche l'AIFO di
Bologna)
Essa è sostenuta dalla generosità di singole persone e chiese.
La Missione fu fondata nel 1874 da un missionari evangelico di
origine irlandese W. BAILEY. Egli si trovava ad AMBALA (India) e un
giorno venne a contatto con degli ammalati di lebbra che vivevano
nell'abbandono totale, e in seguito dirà :
"ebbi i brividi nel vedere tanta sofferenza e capii che se nel mondo
c'era da fare un lavoro nel nome del Signore Gesù Cristo, questo era
quello di andare tra questi sofferenti e portare loro la
consolazione dell'Evangelo"
Il comitato di sostegno italiano è formato da volontari che si
adoperano a far conoscere l'opera che la Missione svolge e
raccogliere fondi per sostenerla.
Le eventuali offerte possono essere fatte sul c.c.p.. 12278057
Oppure sul conto N° 959 presso la Banca SAN PAOOO-IMI (Ag. Luserna
S.G. TO.)
La Missione in Italia è legalmente riconosciuta dal Governo
italiano, ed iscritta all'O.N.L.U.S. può quindi ricevere doni e
lasciti.
Il comitato pubblica un Notiziario trimestrale che viene inviato
gratuitamente ( puo' essere richiesto a: M.E.C.L.L. via Adda 13
05100 TERNI
Infine ( last but not least), la Missione ha un'italiana che lavora
come fisioterapista in Sudan , è la giovane CLAUDIA FERRANDES la
quale nonostante l varie difficoltà che incontra ogni giorno è
sempre attiva all'opera.
Cordialmente
Archimede Bertolino
Nuovi Orientamenti Ecumenici - Gruppo Leonhard Ragaz -
Socialisti per la Pace! (Ecumenici)
Purpose:
NO ALLA GUERRA - NO WAR! Cristiani e non per il
socialismo non violento e democratico, aderente ad "Aprile per la
sinistra". Questa è una ML di amicizia ebraico-cristiana interdenominazionale,
ispirata alla figura di Leonhard Ragaz, evangelico svizzero. E' gradita una
breve autopresentazione all'iscrizione. E' una newsletter informativa e
formativa gratuita, inviata a ebrei e a cristiani in dialogo, di diverse
chiese e gruppi, appartenenti a diverse nazionalità: hanno in comune il
desiderio di camminare insieme sui difficili sentieri dell' ecumenismo . Nella
prospettiva del sacerdozio universale dei credenti ci si interroga
soprattutto su come vivere la Fede e promuovere la Pace, la Giustizia e la
salvaguardia del creato.
E' aperta al dialogo e al confronto con le altre fedi viventi e con i c.d.
non credenti. Orientamenti ecumenici è stata fondata nel 1999: non è
finanziata da chiese o partiti politici ed è aperta a interventi scritti dall'
ebraismo. Appaiono articoli anche in lingua francese e inglese oltre a
comunicati stampa di varie associazioni no profit, considerate amiche.
Per la chiesa confessante facciamo memoria oggi di questo scritto:
"Fare e osare non qualunque cosa, ma la cosa giusta;
non restare sospesi nel possibile, ma afferrare arditi il reale;
non della fuga dei pensieri, ma nell'azione soltanto è la libertà.
L'obbedienza sa cosa è bene,
e lo compie,
La libertà osa agire, e rimette a Dio il giudizio
su ciò che è bene e male.
L'obbedienza segue ciecamente,
la libertà ha gli occhi ben aperti.
L'obbedienza agisce senza domandare,
la libertà vuole sapere il perché.
L'obbedienza ha le mani legate, la libertà è creativa.
Nell'obbedienza l'uomo osserva i comandamenti di Dio,
nella libertà l'uomo crea comandamenti nuovi.
Nella responsabilità trovano realizzazione entrambe, l'obbedienza è
libertà."
(Dietrich Bonhoeffer)
Tutte le iscritte e gli iscritti hanno ricevuto un messaggio di invito sulla
nuova ML di Topica, avente lo stesso manifesto di adesione di quello di
Yahoo.it.
Non esiste purtroppo in quelle categorie americane di inquadramento di "Topica",
la voce ecumenismo. Abbiamo dovuto scegliere la voce "cristianesimo" ma
ribadiamo con forza che questa è comunque una casa aperta agli ebrei, agli
islamici, ai buddisti, agli animisti, ai non credenti, ecc. ecc. ... Molto
spesso ad esempio sono proprio i cristiani stessi che dimenticano che Gesù non
era un c.d. "cristiano" e vogliono imporre ad altri le loro scelte a volte molto
discutibili.
L'avvertimento ricevuto nei giorni scorsi da parte di Yahoo.it è solo una delle
tante ragioni di dissenso verso questo sito; lo abbandoniamo senza alcun
rimpianto e ripartendo da zero.
Lascieremo ovviamente passare un po' di giorni al fine di consentire a tutt* di
non perdere il nuovo numero della newsletter ed espletare le formalità di
adesione.
...Un piccolo consiglio per la pagina 2 di adesione: scegliete solo una voce di
interesse personale, al fine di non vedervi sommersi da messaggi indesiderati di
pubblicità.
Per consigli e aiuti vari rimaniamo a vostra disposizione.
Il CDR
Questa ML è chiusa e tutti i messaggi sono accessibili al pubblico
----------------------------------------------
Per i passanti.... Bush va in Iraq? Il gruppo Leonhard Ragaz va in America!
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E’ a disposizione gratuitamente degli iscritte e delle
iscritte una tesi di Laurea, per la libera consultazione, sulla figura di Dietrich
Bonhoeffer. Essa è richiedibile esclusivamente a mezzo e-mail al seguente
indirizzo benazzimaurizio@...
Verrà spedita in formato PDF.
Con l’occasione informiamo tutt* che a breve questa newsletter
apparirà su altro sito o con modalità diverse da quelle fino ad oggi utilizzate.
Chi desiderasse ospitarci gratuitamente può segnalarcelo anche
telefonicamente al 0331 545910: accettiamo qualsiasi collocazione disponibile e
ringraziamo fin da ora per la gentile collaborazione che ci verrà concessa, anche
se limitata a livello temporale. Chiediamo ed esigiamo esclusivamente la tutela
della privacy delle persone iscritte.
In breve: Oltre centocinquantamila persone hanno manifestato a Scanzano
Jonico (Basilicata) contro l'installazione del cimitero di scorie nucleari nel
sito individuato a Scanzano e dichiarato per decreto zona militare. E la più grande
manifestazione, di tutti i tempi, realizzata in Basilicata. I progetti
del Governo di far ritornare il nucleare in Italia hanno subito un duro colpo.
-----------------------------------------------
Il gruppo Leonhard Ragaz è lieto di ospitare nelle sue pagine i
comunicati stampa che ci giungeranno in futuro dalle associazioni islamiche,
buddiste, induiste e animiste, nelle certezza di rendere un servizio al dialogo
fra le religioni e alle comunità di fedi viventi.
Buona festa amici, con sincerità e affetto anche da parte nostra!
MB
PS:
agli amici islamici chiediamo scusa di non essere riusciti a riportare qui le
lettere dell’alfabeto arabo … è un limite del software di “Yahoo!”
"e
chi rispetta i sacri simboli di Allah sa che ciò scaturisce dal timore del
cuore"
Buona festa “Ead Mobark”
Lugano, lunedì
24.11.2003,
La Comunità Islamica nel Cantone
Ticino, dopo il mese del digiuno di Ramadan che termina oggi secondo la
“fatwa” emessa dal Consiglio Europeo delle Fatwa e Ricerche,
secondo la quale oggi lunedì 24 novembre è l’ultimo giorno di Ramadan, e
domani martedì 25 novembre sarà la festa dopo il ramadan “Eid ul
fitr”.
Per questa occasione la
Comunità augura con felicità e immensa gioia buona festa a tutti i
musulmani nel Cantone Ticino, in Svizzera e in tutto il mondo.
Esprimiamo gratitudine e
riconoscenza a tutti i nostri amici, che hanno dimostrato amore e rispetto nei
nostri confronti e si sonno mostrati amici nei momenti di gioia e sono solidali
nei momenti difficili.
Ci ha particolarmente
commosso la lettera di augurio mandataci dai nostri amici del movimento dei
focolari della chiesa Cattolica. Lettera di augurio dell’Arcivescovo
Michael L. Fitzgerald Presidente.
Senza nulla togliere a tutti gli altri amici e vicini, in particolare la
Chiesa Evangelica Riformata, che mostrano affetto e amicizia nei nostri
confronti, e che sempre sono assieme a noi nei nostri cammini per la pace nel
mondo.
La Comunità invita i
musulmani del Cantone Ticino alla preghiera della festa e al sermone che avranno
luogo alla moschea di Cassarate, via maggio 21, e che avrà inizio alle 9.00 di
mattina e termina con gli auguri alle 10.30 .
Hassan El Araby "Portavoce
della Comunità Islamica nel Canton Ticino"
Natel
0041792301355
Tel
Lugano 0041919717329
Fax
0041919717440
Chiasso
0041916820112
Islamsf2@...
In allegato Testo della
lettera
PONTIFICIUM CONSILIUM PRO DIALOGO INTER RELIGIONES
MESSAGGIO PER LA FINE DEL RAMADAN
‘ID AL-FITR 1424 A.H. / 2003 A.D.
Costruire oggi la pace
Cari amici musulmani,
1. E’ di nuovo
giunto il tempo del Ramadan. In quest’occasione sono lieto di
congratularmi con voi e di offrirvi i miei migliori auguri. Durante questo mese
speciale il pasto comune, iftâr, che interrompe il digiuno al termine della
giornata, riunisce i membri della famiglia e gli amici in un’atmosfera di
gioia. Spesso alcune persone di altre religioni sono invitate a condividere
questo momento di convivialità, e si sta allargando la consuetudine di
cristiani che organizzano un iftâr per i propri amici musulmani. Questi segni di
amicizia sono apprezzabili, specialmente in questo tempo in cui vi sono tante
inquietudini e tensioni nel mondo. Ed è in questo spirito di fraternità che presento
i miei auguri personali e dell’intero Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso a tutti i musulmani nel mondo, in particolare in occasione del
‘Id al-Fitr, la Festa che conclude il mese di Ramadan.
2. Come è abituale con
questo messaggio annuale, desidero condividere con voi alcune riflessioni. Mi
sembra appropriato che esse si incentrino sulla necessità di costruire la pace.
Il mio punto di partenza è una lettera che il Papa Giovanni XXIII indirizzò a
tutte le persone di buona volontà 40 anni fa, nel 1963. Questa lettera,
intitolata Pacem in Terris,
"Pace sulla Terra", propone di considerare la pace come un edificio
che poggia su quattro pilastri: Verità, Giustizia, Amore e Libertà. Ciascuno di
questi valori deve essere presente perché vi siano buone ed armoniose relazioni
fra popoli e nazioni.
3. La verità è il primo pilastro,
perché include il riconoscere che gli esseri umani non sono padroni di se
stessi, ma sono chiamati a compiere la volontà di Dio, Creatore di tutti, il
quale è la Verità Assoluta. Nelle relazioni umane la verità implica la
sincerità, essenziale per la reciproca fiducia ed un dialogo fruttuoso che
porti alla pace. La verità, inoltre, conduce ognuno a riconoscere i propri
diritti, ma anche i propri doveri verso gli altri.
4. Inoltre la pace non
può esistere senza la giustizia, il rispetto per la dignità e i diritti di ogni
persona. E’ la mancanza di giustizia nelle relazioni personali, sociali e
internazionali, che causa tanta inquietudine nel mondo d’oggi e conduce
alla violenza.
5. La giustizia,
tuttavia, deve essere temperata dall’amore. Ciò implica la capacità di
riconoscere che apparteniamo tutti ad un’unica famiglia umana, e così
vedere i nostri simili come nostri fratelli e sorelle. Questo conferisce la
disponibilità alla condivisione sia della gioia che del dolore. Rende le
persone sensibili alle necessità degli altri come se fossero le proprie, e questa
empatia le porta a condividere con gli altri i propri doni, non solo i beni
materiali ma anche i valori intellettuali e spirituali. L’amore, inoltre,
sa comprendere la debolezza, e rende capaci, così, di perdonare.
Il perdono è essenziale
per ricostruire la pace dopo un conflitto, perché apre la possibilità di
ricominciare, su nuove basi, una relazione ricostituita.
6. Tutto questo
presuppone la libertà, una caratteristica essenziale della persona. La libertà
infatti permette alle persone di agire secondo la ragione e di assumere la
responsabilità delle proprie azioni. Di fatto ciascuno di noi è responsabile
davanti a Dio del proprio contributo verso la società.
7. A questi quattro
pilastri sarei incline ad aggiungerne un quinto, cioè la preghiera. Infatti, in
quanto esseri umani, siamo coscienti della nostra debolezza. Scopriamo quanto sia
difficile essere fedeli a questi ideali. Abbiamo bisogno dell’aiuto di
Dio, e per questo dobbiamo umilmente implorarlo. Vorrei qui citare alcune
parole del Papa Giovanni Paolo II:
"Se la pace è dono
di Dio ed ha in Lui la sua sorgente, dove è possibile cercarla e come possiamo
costruirla se non in un rapporto intimo e profondo con Lui? Edificare la pace
nell’ordine, nella giustizia e nella libertà richiede, pertanto,
l’impegno prioritario della preghiera, che è apertura, ascolto, dialogo e
ultimamente unione con Dio, fonte originaria della pace vera".
Il Papa proseguiva poi dicendo
che la preghiera non è una forma di fuga. Al contrario, essa ci permette di
affrontare la realtà con la forza che proviene da Dio.
8. Il mese di Ramadan non
è solo un tempo di digiuno, ma anche un periodo di intensa preghiera. Desidero
assicurarvi, cari amici musulmani, che vi siamo vicini nella preghiera a Dio
Onnipotente e Misericordioso. Possa Egli benedire ciascuno di voi e tutti i
membri delle vostre famiglie. Possa questa benedizione essere sorgente di
conforto in particolare per coloro che hanno sofferto o che ancora soffrono a
causa di conflitti armati. Possa il Dio della bontà dare a tutti noi la forza di
essere veri costruttori di pace.
Con i migliori auguri per
una Festa Benedetta, ‘Id mubârak.
L’ora più importante
è sempre il presente, la persona che conta di più è quella che ti sta davanti,
l’opera più necessaria è sempre l’amore.
(Maestro Ekkehardt)
Letture da “Un giorno – una parola” - Ed.
Claudiana TO
Ho lasciato l'Afghanistan
pochi giorni fa. Quando sono partito, Fahim Khan era agonizzante nel reparto di
rianimazione. Diciannove anni, dilaniato da una bomba non lontano dal palazzo
reale di Kabul, mentre stava tentando di rimettere a posto la propria casa
danneggiata dai bombardamenti. Sono partito con negli occhi il padre di Fahim,
seduto a fianco del figlio in silenziosa disperazione. Fahim e suo padre mi
sono tornati in mente ieri mattina, quando Mario Ninno mi ha chiamato da
Baghdad per dirmi della strage di Nassiriya. Altri ragazzi come Fahim, fatti a
pezzi da un'altra esplosione. Ragazzi italiani. Ho pensato ai loro padri,
lontani migliaia di chilometri, che forse non vedranno neppure i resti dei
propri figli. "Nessuno e' cosi' pazzo da preferire la guerra alla pace: in
tempo di pace sono i figli a seppellire i padri; con la guerra tocca ai padri
di seppellire i figli" scriveva Erodoto nel quinto secolo prima di Cristo.
La follia della guerra e' tutta qui: qualche decina di ragazzi si sono
svegliati ieri mattina in Iraq, e ieri sera non sono andati a letto, non ci
sono piu'.
Hanno iniziato il grande
sonno, come altri milioni di ragazzi prima di loro, in Afghanistan e in
Cecenia, in Congo e in Kosovo e nei mille luoghi di violenza del nostro
pianeta: sottratti alla vita non da un male incurabile ma dalla volonta' e per
opera di altri esseri umani.
Ogni volta che la guerra
si porta via una vita umana e' una sconfitta, per tutti, perche' ha perso
l'umanita', perche' si e' persa l'umanita'.
Il rispetto per i morti,
per il dolore dei loro congiunti puo' e deve provocare una riflessione di
tutti, anziche' la polemica di alcuni.
Dobbiamo tutti prendere atto
che si e' al di fuori della ragione, ogni volta che i rapporti tra esseri umani
si esercitano con la forza, con le armi, con l'uccisione.
L'umanita' potra' avere un
futuro solo se verra' messa al bando la guerra, se la guerra diventera' un
tabu', schifoso e rivoltante per la coscienza e per la ragione. Ancora una
volta dobbiamo dire, con infinita tristezza, "basta guerre, basta morti,
basta vittime".
Gino Strada
12-11-2003
Una grave minaccia alla
libertà di diffusione delle idee e delle notizie: l’iniziativa di
Alleanza Nazionale contro Indymedia
«Alcune Procure italiane
hanno aperto un'inchiesta sul sito www.Indymedia.org».
A darne notizia Mario Landolfi, primo firmatario di un'interpellanza urgente
«sui deliranti e violenti attacchi contenuti nel web no global nei confronti
dei soldati italiani morti a Nassiriya». ( da l'Unità )
Il Portavoce di An cita la
risposta del Sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Valentino, che ha
annunciato l'apertura di un procedimento penale da parte di alcune procure (tra
le quali Bologna, Napoli, Vallo della Lucania, Salerno, Brescia e Bari) per il
reato di vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle
forze armate. Il governo non ha escluso l'attivazione di procedure di rogatorie
internazionali, rese necessarie dalla ramificazione oltre i confini italiani
dei server di Indymedia. Landolfi, che ha ricordato la presenza sul sito di
link riferibili ai Ds (Indymedia Italia cita spesso l'Unità on line tra l’altro),
ai Comunisti italiani e a Rifondazione Comunista, ha espresso «soddisfazione»
per la dichiarata volontà del governo di non sottovalutare nè banalizzare
queste «aberranti forme di teppismo elettronico».
Il tutto è iniziato con
alcuni articoli di quotidiani nazionali a forte tiratura che hanno monitorato
il forum libero del sito di Indymedia dall'attentato di Nassyria in poi. Si
faceva riferimento a alcune e-mail che, a partire da sentimenti di rifiuto
della guerra in Iraq e dalla repulsione verso la retorica nazionalista
utilizzata dagli esponenti governativi dopo la strage, arrivavano a giudizi
anche pesanti sul tricolore, il sentimento patriottico ecc.
Ciò che Landolfi - e altri
- non sa o fa finta di non sapere è che per sua natura e linea editoriale i
forum di Indymedia in tutto il mondo sono assolutamente liberi e non vengono
censurati da una redazione centrale, che per altro non esiste neanche, essendo
Indymedia per l'appunto un network indipendente.
Ci si domanda se vengono monitorati
anche i forum di Forza Nuova, i siti legati alla Lega Nord, a Forza Italia o
della stessa formazione politica di Alleanza Nazionale….
--------------------------------------------
NON CENSURERAI
Il Coordinamento Nazionale
dei Girotondi e dei Movimenti insieme ad ARCOIRIS TV e EMI.LI TV, in
collaborazione con ARCI, Radio Popolare, Megachip e
Carta organizzano la DIRETTA NAZIONALE ED EUROPEA VIA SATELLITE
dello spettacolo teatrale "Non censureRAI" che vedrà tra i
protagonisti SABINA GUZZANTI e altri artisti tra i quali DANIELE LUTTAZZI,
FIORELLA MANNOIA e PAOLO ROSSI. Lo spettacolo si terrà presso l'auditorium di
Roma (Sala Santa Cecilia) domenica 23 novembre, dalle ore 20.30.
In tutta Italia monta
l'indignazione dei cittadini contro la decisione della Rai di sospendere la
trasmissione RaiOt di Sabina Guzzanti. Firenze, Napoli, Bologna,
Lecce, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Ravenna, Milano, Varese, Marsala,
Pescara, Napoli e Torino sono le prime città che hanno aderito all'idea "NON
CENSURERAI", con: megaschermi in teatri e cinema che trasmetteranno la
diretta dello spettacolo di satira e di protesta riprendendo la nostra diretta
satellitare. Ma probabilmente le città collegate saranno molte di più poichè
l'iniziativa, sta ricevendo adesioni minuto per minuto, anche da parte di
numerose emittenti locali. Tra l'altro l'appello lanciato dagli stessi siti,
nel quale si chiede alla RAI "in maniera ferma e decisa che il programma
venga trasmesso regolarmente domenica sera" ha ricevuto più di 12.000
adesioni in pochissime ore.
Il collegamento con
l'Auditorium verrà effettuato utilizzando il canale SKY n. 855, oppure
sintonizzandosi gratuitamente con le seguenti coordinate:
satellite: Hot Bird 13° Est
Frequenza: 12.673 Mhz
Polarizzazione: verticale
transponder: 80
Symbol rate:
27.500 Ms/sec
FEC: ¾
e sarà ricevibile con
qualsiasi decoder free (common interface).
Il Comitato Centrale della
Fiom ha oggi approvato, oltre a due documenti sulla iniziativa contrattuale, un
documento sulle questioni internazionali, un ordine del giorno sul grave
episodio contro migranti a Treviso e un ordine del giorno di solidarietà con
mons. Nogaro. Li potete trovare sul sito
Niente soldi al mensile
romano “Shalom” … e un invito a firmare l’appello di
Ali Rashid
Questa Ml non nasconde le proprie
preoccupazioni circa la situazione in Medio oriente e ai gesti minacciosi di
guerra del governo di Sharon nei confronti degli Stati vicini: è di ieri la
notizia del sorvolo dell’aviazione militare israeliana sul Libano.
Domandiamo a tutti un grande gesto di responsabilità, facendosi promotori
dell’appello qui riportato. Ad avviso di chi scrive l’unico
interesse del governo di estrema destra israeliano è – in questo momento
- quello di non giungere ad alcun accordo con la controparte palestinese;
sappiamo altresì bene che questa ipotesi di pace, detta di Ginevra, non è
sufficientemente chiara riguardo alla questione della distribuzione
dell’acqua o ad altri aspetti. Ma occorre pur partire da un punto
iniziale per tentare di fissare le idee, per programmare le tappe del cammino,
per delineare lo scenario di una pace possibile. Altrimenti si rischia solo di
fare – involontariamente – gli interessi proprio di quel governo
che - a parole - si dice di voler contestare e contrastare.
Verrà un tempo poi in cui cambieranno anche
gli scenari politici negli USA oltre che della Presidenza della Comunità
Europea e si spera in Israele stesso. La gente è oggettivamente stanca di
questo clima di terrore, di caos e di guerra permanente.
Abbiamo, come dire, in un certo senso,
l’imperativo etico di dover iniziare il cammino della Pace proprio da
dove lo hanno iniziato insieme israeliani e palestinesi in modo informale. Non
è possibile prescindere dalla buona volontà interna di una ricerca di una
soluzione per la Pace e la sicurezza in Medio Oriente. C’è in effetti
sempre tempo per correggere – laddove possibile – taluni aspetti in
difesa proprio dei diritti umani.
Siamo stufi di sentirci dire dalla rivista
“Shalom” di turno che Israele è il paese della democrazia. Non è
vero, se non dal punto di vista puramente formale! Possiamo purtroppo
dimostrare il lungo elenco delle violazioni dei diritti umani inalienabili
della persona umana proprio in quelle terre. C’è tra l’altro una ML
su “Yahoo!” che si occupa esclusivamente di questo aspetto. Anche
per questa ragione ho personalmente deciso di non rinnovare l’abbonamento
a riviste come “Shalom”. Non c’è il minimo spazio per la
critica governativa. Esiste solo il pensiero unico. Il dibattito è bandito. Lo
spazio è offerto solo ad Associazioni come ADI – Amici di Israele…
il che è tutto dire.
Immagino comunque che non gli recherò un
grande disturbo per l’autofinanziamento, coi miei solo 55 euro; pare
infatti che a loro si aprono tutte le porte delle casseforti dei più importanti
hotel a 5 stelle extra lusso e non della capitale…. a vedere dagli
spazi pubblicitari venduti.
MB
LA SINTESI APPARSA SU "LE MONDE" DELLA PROPOSTA DI
ACCORDO DI PACE ISRAELO-PALESTINESE
Dal sito di
"Liberazione" (www.liberazione.it),
riproduciamo questa traduzione di Titti Pierini della sintesi apparsa sul
prestigioso quotidiano "Le Monde", a cura di Gilles Paris e Stephanie
Le Bars, della proposta di accordo di pace israelo-palestinese elaborata da
prestigiose personalita' israeliane e palestinesi e che è stata presentata
ufficialmente a Ginevra il 20 novembre
I punti principali dell'intesa
L'obiettivo e' stato
individuato da tempo: la pace attraverso lo Stato palestinese. Tuttavia, il
metodo caldeggiato da chi ha concepito il nuovo piano di pace
israeliano-palestinese e' rivoluzionario. In luogo della politica dei piccoli
passi sostenuta da dieci anni a questa parte, dagli Accordi di Oslo alla
"Road Map" dell'aprile di quest'anno, quei consumati negoziatori che
sono l'israeliano Yossi Beilin e il palestinese Yasser Abed Rabbo, insieme a
esperti e responsabili politici delle due parti, hanno scelto di innovare,
privilegiando un modo di procedere molto volontaristico, enormemente
facilitato, questo e' vero, dalla natura non ufficiale del loro percorso.
L'iniziativa, che sara' simbolicamente ratificata a Ginevra a meta' novembre,
affronta direttamente cio' che finora e' sempre stato rinviato all'ultima fase
delle presunte trattative: gli argomenti principali del contenzioso tra
israeliani e palestinesi. Il piano, dunque, abborda il problema dei confini,
dello statuto di Gerusalemme, del destino delle colonie e di quello dei
rifugiati. E' una scelta che deriva dall'analisi della situazione, condotta
dopo tre anni di ininterrotte violenze. Secondo gli artefici del piano, la pace
ormai non puo' nascere se non dalla soluzione, la piu' rapida possibile, di
questi dolorosi problemi. Volutamente, percio', si eludono le condizioni di un
eventuale ritorno alla calma. Scartata anche l'ipotesi di una nuova fase
transitoria, ritenuta per forza fonte di frustrazioni, per la durata e per il
contenuto. Per quanto, in compenso, riguarda le risposte fornite alla sfida
posta dalla creazione di uno Stato palestinese accanto ad Israele, alla rottura
nel modo di procedere si affianca una evidente continuita' con il contenuto
degli ultimi negoziati, tenuti ormai quasi tre anni or sono. Il filo conduttore
delle "discussioni di Taba" (Egitto) - le ultime per datazione
intercorse tra due delegazioni ufficiali israeliana e palestinese, nel gennaio
2001 - viene ripreso e dipanato fino in fondo da un accordo che rientra, tra
l'altro, nel quadro dei "parametri" proposti dal presidente
nordamericano Bill Clinton prima di lasciare la Casa Bianca, nel dicembre 2000,
venuti meno cosi' tragicamente nel vertice fallimentare di Camp David, sei mesi
dopo.
*
I principi
L'accordo sancisce
l'esistenza di due parti: lo Stato di Israele e l'Organizzazione di liberazione
della Palestina (Olp). Esso riconosce "il diritto del popolo ebraico a uno
Stato" e "il diritto del popolo palestinese a uno Stato". Il documento
fa riferimento a tutte le iniziative ed accordi precedenti, nonche' alle
risoluzioni Onu nn. 242 e 338. I redattori assicurano che esso rientra nel
discorso del "presidente Bush" e nel processo della "Road
Map" del Quartetto (Stati Uniti, Unione Europea, Russia, Onu). L'obiettivo
e' quello della "riconciliazione storica tra i palestinesi e gli
israeliani", per approdare alla riconciliazione tra "il mondo arabo e
Israele". Lo statuto permanente porra' fine a un'"epoca di conflitti
e di violenza", in pro di un'"epoca di pace, di collaborazione e di
coabitazione". L'applicazione del progetto d'intesa porra' fine a tutte le
rimostranze delle parti, che si impegneranno peraltro a non sollevarne di
nuove.
*
I confini
La base del tracciato e' costituita
dalla Linea Verde, la linea d'armistizio del 1949, combinata a margine con
alcuni scambi di territori, per risolvere una delle questioni piu' spinose del
conflitto: quella delle colonie ebraiche. Lo scambio avviene su basi di parita'
(in luogo del rapporto di 1 a 9 proposto nel 2000, a Camp David, dall'allora
Primo ministro israeliano, Ehud Barak). In concreto, rimangono israeliani
soltanto i principali quartieri di colonizzazione di Gerusalemme Est (Givat
Zeev, Gilo), la principale colonia della Cisgiordania (Maale Adumin), una parte
del "blocco" del Gush Etzion (alcuni dei cui insediamenti sono
anteriori alla creazione di Israele) e altri insediamenti contigui alla Linea
Verde. In compenso, i palestinesi ricevono terre equivalenti nel sud della Cisgiordania
e, soprattutto, lungo la Striscia di Gaza. Sono evacuate e cedute,
"intatte", ai palestinesi tutte le altre colonie (Ariel inclusa, nel
nord della Cisgiordania). Si prevede un corridoio sotto sovranita' israeliana,
per collegare Gaza alla Cisgiordania senza interferire con la rete stradale
israeliana. I tempi previsti per l'evacuazione sono di trenta mesi, tranne che
per la valle del Giordano, oggetto di un trattamento particolare. Il territorio
palestinese evacuato, dove si installa una "forza multinazionale", e'
smilitarizzato. La Striscia di Gaza viene evacuata integralmente. Per questo
periodo di trenta mesi, Israele conserva il diritto d'ispezione sui movimenti
di beni e persone nei punti d'accesso a questo territorio. Entrambe le parti (i
palestinesi sono di fatto direttamente interessati) si impegnano a lottare
contro il terrorismo. Sono vietate le alleanze concluse con Stati terzi
apertamente ostili ad una delle due parti. Infine, si creano due "stazioni
di allerta" (basi di vigilanza) israeliane in Cisgiordania, per un periodo
di dieci anni.
*
Gerusalemme
La soluzione del caso di
Gerusalemme avviene in base a un principio "clintoniano", vale a dire
la sovranita' palestinese sulle zone popolate in maggioranza da palestinesi e
la sovranita' israeliana in quelle maggioritariamente popolate da israeliani.
La conseguenza che ne deriva e' la spartizione politica della citta', nella
quale i due paesi possono insediare le rispettive capitali riconosciute dalla
comunita' internazionale. La citta' vecchia non sfugge a questa spartizione.
Israele gode della sovranita' sul quartiere ebraico e il Kotel, il Muro del
Pianto. La sovranita' sul resto della citta' vecchia, soprattutto sulla
spianata delle Moschee (il monte del Tempio per gli ebrei), spetta in compenso
alla parte palestinese. Nel caso della spianata delle Moschee/monte del Tempio,
la sovranita' palestinese si esercita sotto controllo di un "gruppo
internazionale" (con il dispiegamento in loco di una "presenza
multinazionale"). Israele conserva l'accesso al cimitero ebraico del monte
degli Ulivi. I due municipi cosi' creati costituiscono un "comitato di
coordinamento e di sviluppo di Gerusalemme", responsabile per i problemi
comuni di edilizia, idrici, di trasporto, economici e di polizia.
*
I rifugiati
Ad ogni palestinese
rifugiato all'estero si propongono una serie di scelte, sotto il controllo di
una "commissione internazionale". I rifugiati possono esercitare il
diritto al ritorno nel quadro dello Stato palestinese cosi' creato, sia all'interno
della Linea Verde, sia nelle parti di territorio cedute da Israele. Possono
anche optare per un paese terzo, per Israele, o per rimanere nel paese di
residenza. Israele resta tuttavia sovrano sul numero di rifugiati autorizzati a
rientrare in territorio israeliano. La base stabilita al riguardo si calcola a
partire dalla media dei rifugiati accolti da ciascuno degli altri nuovi paesi
di accoglienza. I rifugiati hanno a disposizione due anni per fare la propria
scelta. Al termine di questo periodo essi perdono automaticamente lo statuto di
rifugiati. Il reinsediamento va insieme al versamento di indennizzi, a
compensazione dei danni subiti. A questo scopo, si costituiscono una
"commissione internazionale" e un "fondo internazionale". Per
valutare l'ammontare delle perdite, si istituisce un "panel" di
esperti che, in capo a sei mesi, comunica le proprie decisioni. Israele
partecipa al finanziamento del fondo. Si prevede un periodo di cinque anni
perche' tutti i casi siano risolti. Trascorso questo periodo, non si accettano
piu' ricorsi e si scioglie l'organismo dell'Onu appositamente creato per venire
in aiuto ai rifugiati palestinesi all'indomani della creazione dello Stato di
Israele (l'Unrwa).
*
Controllo, accesso ai c.d.
“Luoghi santi”, liberazione dei prigionieri Si costituisce un
"gruppo di applicazione e di verifica" per "aiutare, assistere,
garantire, controllare e risolvere le controversie" connesse
all'applicazione dell'accordo. Esso e' prevalentemente composto da Stati Uniti,
Unione Europea, Russia e Onu. Lo dirige un "gruppo di contatto", con
alla testa un "esponente speciale" che lo rappresenta in loco; sotto
la sua autorita' e' posta la "forza multinazionale", della quale
designa il comandante supremo. Specifici accomodamenti sono previsti per la visita
ai Luoghi santi ebraici posti sotto sovranita' palestinese, ad esempio le tombe
dei Patriarchi a Ebron, o la tomba di Rachele a Nord di Bethlemme. Il controllo
di queste visite spetta alla "forza multinazionale". Il problema dei
prigionieri e' oggetto di un trattamento bilaterale. Essi sono suddivisi in tre
categorie. La prima concerne i detenuti da piu' antica data (quelli detenuti da
prima del 1994), le donne, i bambini, i malati e i detenuti
"amministrativi": questi saranno tutti liberati appena entrato in
vigore l'accordo. La seconda categoria riguarda le persone detenute dopo il
1994, che saranno liberate entro diciotto mesi al massimo. La terza comprende i
casi ritenuti piu' problematici (responsabili politici, o persone implicate
nell'organizzazione di un attentato): questi ultimi detenuti saranno liberati
dopo trenta mesi dall'entrata in vigore dell'accordo.
SOSTENIAMO L'INIZIATIVA DI GINEVRA PER LA PACE IN MEDIO
ORIENTE
[Riproduciamo questo
appello di Ali Rashid (per contatti: alirashid@...), appello cui hanno gia'
aderito molte illustri personalita' ed al quale anche noi aderiamo. Invitiamo
tutti i nostri interlocutori ad aderire, e ad inviare notizia dell'adesione ad
Ali Rashid (alirashid@...), al presidente della Repubblica
(presidenza.repubblica@...), al presidente del senato
(m.pera@...), al presidente della Camera (casini_p@...), al presidente
del Consiglio dei ministri (berlusconi_s@...); e alle altre autorita'
istituzionali, ai mezzi d'informazione, ed agli altri destinatari cui ciascuno
riterra' opportuno trasmetterlo]
Noi firmatari di questo appello chiediamo al nostro Paese di
sostenere l'intesa di pace che sarà siglata a Ginevra. Crediamo che la pace nel
Medio Oriente passi per il riconoscimento reciproco dello Stato di Israele e
dello Stato della Palestina. Due popoli in due stati. Siamo contrari
all'occupazione militare israeliana dei territori palestinesi occupati nel 1967
che viola le risoluzioni dell'ONU e che produce sofferenze indicibili alla
popolazione palestinese costretta a subire violenze e umiliazioni di ogni tipo.
Vogliamo che i cittadini israeliani possano vivere in sicurezza senza la paura
di essere uccisi dai kamikaze palestinesi e che i palestinesi possano avere uno
Stato indipendente. Occupazione, violenza e terrorismo alimentano l'odio
trascinando entrambi i popoli verso la loro distruzione. Il futuro di Israele e
della Palestina passa per la pace, il dialogo, la convivenza tra popoli,
religioni, culture diverse. Allo scontro tra le civilta' contrapponiamo il
rispetto del diritto e della legalita' internazionale. Alla "guerra
preventiva" preferiamo la politica come unico strumento per governare le
controversie internazionali. Non dobbiamo lasciare soli i cittadini israeliani
e palestinesi. Dobbiamo aiutare chi, nelle due societa', si batte per la
soluzione pacifica del conflitto. Non puo' sfuggire, infatti, l'importanza del
patto per la pace che sara' firmato a Ginevra, insieme ad altre analoghe
iniziative, tra alcuni rappresentanti autorevoli delle due parti in
conflitto per i riflessi positivi che l'accordo puo' produrre sull'intera
area medio orientale e nei rapporti con l'Europa. Per questi motivi chiediamo
al governo italiano di sollecitare il governo israeliano e l'autorita'
nazionale palestinese a riprendere il dialogo. Milioni e milioni di
cittadini in tutto il mondo si sono mobilitati nei mesi scorsi per la pace ma
non sono riusciti ad impedire la guerra. Questa volta la pace e' possibile
malgrado l'ottusita' di chi vuole la guerra ad ogni costo.
Salmo della settimana proposto delle Losungen:
numero 126
Quando il SIGNORE fece tornare i reduci di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora spuntarono sorrisi sulle nostre labbra
e canti di gioia sulle nostre lingue.
Allora si diceva tra le nazioni:
«Il SIGNORE ha fatto cose grandi per loro».
Il SIGNORE ha fatto cose grandi per noi,
e noi siamo nella gioia.
SIGNORE, fa' tornare i nostri deportati,
come torrenti nel deserto del Neghev.
Quelli che seminano con lacrime,
mieteranno con canti di gioia.
Se ne va piangendo
colui che porta il seme da spargere,
ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi
covoni.
Immaginiamo che il Direttore di Avvenire
abbia buone ragioni per recarsi in una Sinagoga a pregare oggi sabato 22
novembre 2003. E’ molto tempo che non leggo più quel quotidiano; esattamente
dai tempi delle cronache del Genoa Social Forum e dalla mia disdetta dell’abbonamento
come segno di protesta contro una descrizione in chiave prevalentemente violenta
del movimento giovanile di contestazione. Inutile forse evidenziare che all’epoca
il prezzo dell’abbonamento non fruito del quotidiano della CEI
(Conferenza Episcopale Italiana) non mi fu mai rimborsato e vane furono le
proteste a questo proposito. Più recentemente mi è stato offerto un abbonamento
gratuito (mai richiesto) a Viator, del settore culturale della CEI. …
Compensazione?
Mi domando, in ogni caso, se il gesto di oggi
del Direttore aiuterà le gerarchie ecclesiastiche - nel futuro - a evitare
certi discorsi sui Farisei, che si sentono da sempre, ricalcando uno stile
cattolico tipicamente preconciliare. Speriamo in ogni caso che anche la sua preghiera
contro il terrorismo criminale sia ascoltata dall’Eterno. Ad essa si
unisce anche la nostra.
Ma quello di cui vorrei parlare in questo numero
è il prossimo film dell’attore e realizzatore Mel Gibson. Cattolico
integralista, buon patriota americano, che ha saputo intessere inaspettate
alleanze col movimento protestante conservatore di quel paese e a risvegliare
uno strisciante antisemitismo, che trova anche in alcuni ambienti c.d. “di
sinistra”, italiani ed europei, formidabili punti di appoggio e di sostegno.
E’ bene far da subito chiarezza e sgomberare il campo da tesi
assolutamente false sul contenuto delle Scritture cristiane. In particolare
laddove si vorrebbe sostenere, ad esempio, che la croce di Cristo è stata
costruita nel giardino del Tempio ebraico.
Fra circa quattro mesi è infatti prevista –
secondo il settimanale “Reforme” di Parigi – l’uscita
nelle sale del film “La Passione”. In esso appare una visione molto
estrema e sanguinaria di un Cristo circondato da una folla di ebrei. Mel Gibson
rifiutando la raccomandazione del 1988 della Conferenza episcopale statunitense
di non mostrare “folle” ma semmai qualche individuo attorno a
Ponzio Pilato, ha deciso di seguire l’onda dello choc dell’impatto
visivo per raggiungere i suoi fini: mettere in crisi il dialogo ebraico-cristiano
di questi ultimi decenni e riscrivere la stessa identità cristiana, alla luce
di un’impostazione manipolata del dato scritturale. Trova alleati anche
nell’area evangelicale. Quella che fino a ieri sosteneva a spada tratta la
politica del governo israeliano, attualmente in carica.
Il film, girato a Roma la scorsa primavera,
infiamma già le fiamme degli spiriti. Mel Gibson sta tra l’altro
organizzando tutta una serie di proiezioni private dello stesso coinvolgendo le
varie confessioni cristiane americane e non solo. In Italia c’è un sito
in cui si chiede di far esplicita richiesta di voler visionare il film nella
propria città; non è dato di sapere al momento se nelle future programmazioni o
in sede diciamo più “privata”… e anticipata.
“Questo film rischia d’instillare
odio, bigotteria e antisemitismo” ha già dichiarato la ADL, the Anti-Defamation
League, che lotta contro la diffamazione e il razzismo negli USA. Il suo portavoce,
il rabbino Eugene Korn, non nasconde l’inquietudine dopo aver visto
degli estratti del film. Al contrario taluni ambienti evangelicali americani
hanno già sancito l’opera cinematografica come la descrizione più “potente”
della morte del Cristo, che si sia mai vista in questi ultimi decenni. Fra essi
citiamo ad esempio il reverendo Ted Haggard, Presidente dell’Associazione
nazionale degli evangelici, forte di 51 denominazioni conservatrici, che
rifiuta di ascoltare le critiche d’antisemitismo.
“I cristiani rappresentano oggi il principale
sostegno a Israele. E’ dunque dannoso che dei leaders ebrei si alienino
due miliardi di cristiani a causa di un film”.
Evidentemente la cifra dei due miliardi è un
po’ rapida ma serve per far capire che “La Passione” si
piazza nel cuore dei rapporti che uniscono da qualche anno i protestanti
evangelici americani e gli ebrei ortodossi. I primi sono in effetti il
principale sostegno dei secondi. Non a caso molte nuove colonie israeliane sono
finanziate dall’ Associazione per l’amicizia fra ebrei e cristiani,
presieduta dal rabbino Yehiel Eckstein. Si calcola che nel solo 2002 circa 20
milioni di dollari sono stati donati a questo scopo. Molti cristiani sionisti
vedono nell’esistenza d’Israele la condizione per la seconda venuta
del Cristo. Questo film getta sicuramente un’ombra su questa alleanza,
esistente anche in Italia, attraverso il sito www.ilvangelo.org , gestito da un pastore
battista, e il sito www.evangelici.net
e taluni siti ebraici, anche di organizzazioni ufficiali.
Il rabbino Yehiel Ecstein si limita al
momento a dire che per numerosi ebrei c’è la conferma “dell’esistenza
di un quiproquo di partenza” ma non va oltre, al fine di non incrinare i
rapporti ormai venticinquennali fra le due comunità americane. Il Presidente
della Conferenza cristiana per Israele, che riunisce cattolici e evangelici,
David Blewett, è più inquietante nelle sue tesi. Secondo lui il dibattito
teologico è da troppo tempo caratterizzato dalla difesa di Israele. Abrhaham Foxman,
direttore dell’ADL replica affermando che “è la prima volta che
ascoltiamo questo canto: visto che sopportano Israele, allora dobbiamo tacere
sull’antisemitismo. …. Se il sostegno a Israele a questo prezzo, no
grazie”.
Le organizzazioni ebraiche i gruppi
cattolici che hanno già espresso le loro riserve sul film in questione si sono
già visti recapitare lettere d’ingiurie varie e tutte denuncianti “il
popolo deicida”. In ballo ci sono i 25 milioni di dollari già spesi dalla
Icon Production, per la realizzazione della pellicola.
Mel Gibson ha preso ovviamente delle
precauzioni, in questa situazione, affidando ad una commissione di studio i
testi. Vi sono 5 teologi cattolici e 4 ebrei che stanno valutando: essi sono
nominati dalla Conferenza dei vescovi cattolici e dall’ADL. Ha poi già
dichiarato di aver modificato lo scenario originale e che vuole fare un film “sull’amore,
la speranza, la fede e il perdono”.
La religiosa suora Boys, professoressa di
una facoltà teologica di N.Y., ha dichiarato che “dalla lettura dello
scritto, abbiamo avuto il sentimento che non possiamo cambiare niente. In tutto
il lungometraggio infatti gli ebrei sono presentati come avidi di sangue.
Crediamo di assistere a una grande crisi nelle relazioni giudeo-cristiane.”
Paula Frediksen, teologa all’Università di Boston, ha detto che il film è
semplicista “senza intrighi, né sottigliezze, né analisi. I cattivi sono
molto cattivi e i buoni molto buoni”. Ma i cattolici tradizionalisti dell’Agenzia
di stampa Zenit hanno già replicato affermando Gibson ha precisato che “questo
film mostrerà la Passione di Gesù Cristo tale e quale a come si è svolta. Io racconto
la storia come la Bibbia la racconta”.
Resta il problema di trovare i distributori
della pellicola: la 20th Century Fox di Rupert Mordoch ha già rifiutato. I
contatti con la Warner Brothers e la Miramax si presentano in salita.
Girato in aramaico e in latino il film non
tiene conto della posizione di molti teologi che affermano che i romani
parlavano piuttosto il greco in quelle terre. Non esistono poi sottotitoli! Mel
Gibson è convinto infatti che la forza delle immagini abbatterà le barriere
della lingua e anche che “il contatto con la realtà sarà molto più forte”.
Resta a noi di sapere di quale realtà sta parlando… la sua finzione
cinematografica?
Rimangono in ogni caso aperte molte
questioni - in primis - i rapporti fra gli evangelicali, influenzati dalle
teorie dispensazionistiche di Darby (anziano prete anglicano del XIX secolo),
che sostengono come imminente il compimento della fine del tempo della chiesa e
la seconda venuta del Cristo.
Fra i cattolici americani ritorna poi
prepotentemente il concetto preconciliare di chiesa quale “Vero Israele”:
quella che i teologi di ogni tempo hanno chiamato la teoria della “sostituzione”.
E la folla di ebrei che nel film reclama proprio la morte di Gesù, il figlio di
Dio, lo attesta.
Seguiremo con attenzione il dibattito che si
aprirà anche in Italia. Questione di poco tempo. Molte alleanze politiche trasversali
in favore del governo Sharon sono già in crisi negli USA. Da noi? ….
MB
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Segnalazione libraria dalla Garzanti
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Marco Tavaglio
BANANAS
Un anno di cronache
tragicomiche dallo stato semilibero di Berlusconia
Da anni Marco Travaglio è
uno dei testimoni più attenti dell'evoluzione italiana. Ogni giorno, con
puntiglio, raccoglie e sceglie, registra e archivia. Sta così accumulando un
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quotidiano e di cui questo volume raccoglie un'ampia scelta.
BANANAS è un esilarante
viaggio attraverso il mondo alla rovescia delle menzogne e degli opportunismi,
dei traffici e delle improntitudini, degli scandali e dei voltafaccia che ci inondano
quotidianamente, un esercizio di controinformazione indipensabile e spassoso.
Cresciuto alla scuola di Indro Montanelli e attualmente impegnato, oltreché su
"Repubblica", sul quotidiano che ospitò la penna tagliente di Fortebraccio,
Marco Travaglio si dimostra un maestro della satira: documentato, feroce,
divertentissimo.
Si segnala che questa ML non ha ricevuto fino ad oggi alcuna segnalazione di
iniziativa di dialogo fra cattolici e musulmani in Italia da parte del sig.
Brunetto Salvarani, della redazione de "Il Dialogo". Immaginiamo che si sia
dimenticato degli impegni etici assunti, poiché troppo preso dalle interviste
radiofoniche RAI...
Ringraziamo invece il PRC per la denuncia di una manifestazione xenofoba e
razzista organizzata dalla Lega Lombarda nella città di Brescia, in particolare
contro la presenza della moschea in quella città.
Ci risultano poi presenti, fra gli iscritti di questa ML, anche esponenti e
membri della ELKI, Chiesa luterana in Italia, a cui chiediamo esplicitamente
l'eventuale conferma o smentita della presenza di un pastore in manifestazioni
commemorative nel cimitero di Costermano (VR), in questo mese, ove sono sepolti
tre noti criminali di guerra nazisti, oltre a soldati e gerarchi del terzo
Reich, truppe di occupazione in Italia durante la seconda Guerra mondiale.
Si auspica infine che le tante Associazioni no profit qui iscritte utilizzino
liberamente lo spazio web di questa newsletter per la diffusione delle proprie
iniziative in difesa della Pace, della Giustizia e della salvaguardia del
Creato.
Un caro saluto a tutt*
MB
Caro Maurizio,
ti pregherei ti inoltrare questo invito alla lista e di partecipare se
ti è possibile, è importante un osservatorio contro il razzismo in una
città come Roma, proprio in questi tempi di guerra globale e
intolleranza verso gli altri.
Un caro saluto
Alessia Montuori (ass. Senzaconfine)
26 NOVEMBRE PER UN OSSERVATORIO ANTIRAZZISTA A ROMA
In 15 anni di lotte in nome dell’antirazzismo alcune cose sono cambiate
ma altre sono rimaste le stesse.
Diversi/e protagonisti/e e diverse modalità di lotta si sono succeduti
per affrontare nuovi e vecchi problemi, ostacoli, avversari politici.
Il livello di negazione dei diritti dei/delle migranti – cittadini/e e
lavoratori(lavoratrici – è ancora troppo alto, così come troppo alto è
il rischio che questo misto di revisionismo storico, antisemitismo,
fascismo e xenofobia rimanga e si rafforzi anche in futuro.
Per questo, facendo patrimonio di anni di lavoro insieme abbiamo cercato
di promuovere un progetto nato diverso tempo fa, grazie anche
all’apporto determinante di Dino Frisullo.
Un Osservatorio contro il Razzismo e la Discriminazione capace di
intervenire operativamente e direttamente laddove si verifichino
fenomeni di discriminazione e razzismo.
Dopo un impegno formale da parte del Consiglio Comunale di Roma, la
bozza del progetto è oggi sul tavolo della delegata del sindaco per le
politiche della multietnicità Franca Eckert Coen.
Per dare vita al progetto è ora necessario l’apporto di tutti/e, in modo
tale da rafforzare la capacità di mediazione – senza necessariamente
trasformarla in contrapposizione – e da mantenere fermi gli obiettivi
politici – e non funzionali a questa o quella istituzione – che
l’Osservatorio si pone.
Fondamento dell’Osservatorio è la rete, i legami storici e quelli ancora
da costruire con tutti gli attori e le realtà dell’associazionismo, dei
sindacati e del movimento capaci di rilevare quotidianamente e in
contesti differenti abusi, discriminazioni e razzismo.
La frammentazione del panorama romano, che fa sì che nessuno sia
rappresentativo dell’intero ma solo parte del tutto, può in questo
trasformarsi da fattore di dispersione – in termini di risorse, energie
e capacità – a ricchezza effettiva.
Per questa ragione chiamiamo tutti/e a partecipare il 26 novembre dalle
ore 17 in poi, presso la sala Cola di Rienzo in via della Consolazione
4, per manifestare il proprio sostegno e impegno alla realizzazione
dell’Osservatorio contro il Razzismo e la Discriminazione.
Ass. Senzaconfine, No.Di., OMCVI (Donne capoverdiane), ADBI (Donne
Brasiliane), Ass. del Bangladesh in Italia, Ass. Lavoratori Pakistani,
Azad
Con questo numero la newsletter vuole dare diretto spazio - come è
capito già in passato - all'intero bollettino d'agenzia stampa NEV,
augurandosi che delle nostre lettrici e dei nostri lettori possano
liberamente sottoscrivere l'abbonamento annuale, secondo le istruzioni
indicate in fondo al messaggio. Preannunciamo già nel prossimo numero un
articolo sul pericoloso ritorno dell'antigiudaismo cristiano nel film
"La Passione" di Mel Gibson, la cui uscita è prevista per la prossima
primavera e su cui i vescovi americani hanno - per il momento - deciso
di tacere.
NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
protestantesimo - ecumenismo - religioni
19 novembre 2003
settimanale - anno XXIV - numero 47
* EDITORIALE: Pluralismo religioso nell'informazione. Il perché di un
appello, di Paolo Naso
* INTERVISTA: Mohamed Nour Dachan "Non abbiamo altra scelta: dobbiamo
essere
uniti"
* Venerdì 21 la "Seconda giornata del dialogo cristiano islamico" in
Italia
* Appello delle chiese valdesi e metodiste della Lombardia sul
pluralismo
religioso
* Scuola: "Per uno studio aconfessionale delle religioni nella storia"
* In Ungheria a fine novembre un convegno sulla Carta Ecumenica
* Francia: istituita una "Commissione per i culti e la laicità"
* Un nuovo centro in Cisgiordania per il dialogo tra le fedi abramitiche
* TELEGRAFO: Notizie in breve
* APPUNTAMENTI
* DOCUMENTAZIONE: Per un insegnamento aconfessionale delle religioni
nella
storia
* ANTEPRIMA: Crocefissi piemontesi, di Giuseppe Platone
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Gentili abbonati,
come avete potuto notare nel riquadro a chiusura del numero, le tariffe
di
abbonamento per il 2004 sono state leggermente ritoccate. d'altronde
resistevano dal 1999!
Le nuove tariffe sono: settimanale e-mail: euro 16; supplemento mensile
su
carta con rassegna stampa: euro 25, estero: euro 30; edizione
settimanale
e-mail + supplemento mensile su carta: euro 31. Versamenti sul conto
corrente postale n. 82441007 intestato a: NEV-Notizie Evangeliche, via
Firenze 38, 00184 Roma.
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EDITORIALE
PLURALISMO RELIGIOSO NELL'INFORMAZIONE. IL PERCHÉ DI UN APPELLO
di Paolo Naso
In questo numero del NEV riportiamo la notizia di un appello per il
pluralismo religioso nell'informazione. I firmatari, in breve, chiedono
da
una parte di "migliorare l'informazione sul mondo cattolico "per
rispettare
e comprenderne la vivace articolazione interna", e dall'altra di "dare
adeguata udienza e presenza alla multiforme realtà religiosa diversa da
quella cattolica". L'appello, lanciato da personalità di diverse
tradizioni
religiose ed da molti cattolici, ancora in questi giorni sta
raccogliendo
numerose adesioni.
Il fatto, in sé positivo, denuncia un problema estremamente negativo. In
questo paese, così ricco di tradizioni culturali e spirituali, è ancora
necessario organizzare campagne di mobilitazione dell'opinione pubblica
perché il sistema della comunicazione di massa assuma il criterio del
pluralismo religioso. In un sistema della comunicazione compiutamente
libero
e democratico dovrebbe costituire una ovvietà. Eppure le scelte
editoriali e
redazionali vanno in una linea del tutto opposta: quando c'è da
discutere di
crocefissi o di bioetica, di fondamentalismi o di tossicodipendenze, di
educazione o di omosessualità, la prima e quasi sempre l'unica voce che
viene raccolta è quella dei vertici della chiesa cattolica: il papa in
prima
battuta, il presidente della Conferenza episcopale in seconda. Per i
lettori
e gli spettatori, l'orizzonte delle religioni si esaurisce in queste due
posizioni della Chiesa: sempre e solo una, sempre sottintendendo
cattolica,
sempre ignorando altre espressioni delle tradizioni cristiane, altre
chiese
insomma. Certo, qualche eccezione esiste: capita anche che si dedichi
qualche spazio ad un vescovo gay della Chiesa anglicana, qualche
attenzione
ai paramilitari protestanti dell'Irlanda del nord, qualche riga al
patriarca
della Chiesa ortodossa russa che si oppone alla visita del papa a Mosca.
Non
sono eccezioni rilevanti, soprattutto non sono pertinenti.
Quanto alle altre fedi l'atteggiamento non è sostanzialmente diverso:
dell'
islam si parla in assoluta prevalenza in funzione del fondamentalismo
islamico; dell'ebraismo quasi sempre riguardo alla Shoà,
all'antisemitismo o
alla questione mediorientale. Inoltre non si negherà qualche riga al
Dalai
Lama in visita dal papa o all'arcivescovo di Canterbury in Vaticano.
Quanto alla programmazione televisiva è, letteralmente, sotto gli occhi
di
tutti il fatto che Protestantesimo e Sorgente di Vita vadano in onda
oltre l
'una di notte e non vi siano altre rubriche religiose se non quelle
affidate
ai cattolici. D'altra parte - ed è lo sbilanciamento più grave - non c'è
fiction o talk show in cui la presenza cattolica non sia solidamente
garantita e presentata come quella dei "cristiani" o addirittura dei
"credenti". Per il resto un vuoto ed un silenzio che non si limitano ad
attentare ad un elementare principio di pluralismo: ignorare il mondo
delle
fedi (plurale) per ricondurre tutto alla fede cattolica (singolare)
significa perdere molte delle chiavi di comprensione del mondo di oggi.
Che
cosa è l'Europa senza il contributo della tradizione e dell'etica
protestante? Che cosa potrà essere l'allargamento dell'Europa senza un
ragionamento sul ruolo dell'ortodossia e della sua concezione di
"popolo"?
Che cosa è il Mediterraneo, ignorando il contributo culturale e
spirituale
dell'islam o dell'ebraismo? E così via.
Un sistema della comunicazione disattento al pluralismo religioso non è
solo
professionalmente scorretto. È anche culturalmente misero.
INTERVISTA
DACHAN: "NON ABBIAMO ALTRA SCELTA: DOBBIAMO ESSERE UNITI, CRISTIANI,
EBREI E
MUSULMANI"
a cura di Gian Mario Gillio
Roma (NEV), 19 novembre 2003 - Quest'anno, la "Seconda Giornata
nazionale
del dialogo cristiano islamico" si svolgerà in tutta Italia intorno al
21
novembre, ultimo venerdì del mese di Ramadan. Si avvarrà del sostegno di
diverse istituzioni del mondo cristiano italiano, sia cattolico che
protestante. Abbiamo chiesto a Mohamed Nour Dachan, presidente
dell'Unione
delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia (UCOII), quale
senso e
significato si può dare oggi alla parola "dialogo". Proprio in un
momento in
cui l'Italia esce scossa dai recenti sviluppi del conflitto iracheno.
Presidente Dachan, basta leggere le numerose notizie riportate dai vari
organi d'informazione, nazionali ed internazionali, per capire che
stiamo
vivendo un periodo di grande confusione. Quale senso e significato,
possiamo
dare oggi alla parola dialogo, e all'immenso lavoro che numerosi
operatori
in questo campo portano avanti nonostante le difficoltà in un panorama
sociale, culturale e politico così fragile?
Il dialogo, per noi musulmani e specialmente per l'UCOII, è stato una
scelta
di vita, una linea ed un comportamento. Riteniamo che sia doveroso ed
obbligatorio tra persone che credono nello stesso Dio, negli stessi
valori e
nella stessa morale, aprire presupposti per percorrere un pezzo di
strada
insieme, lungo e proficuo. La gente anche se non lo dice, ritiene che,
non
solo i problemi di ordine mondiale e nazionale siano causa di fragilità,
ma
anche le piccole difficoltà quotidiane. Ad esempio la fragilità di
rapporti
nei nuclei famigliari, la mancanza di dialogo generazionale, sono tutti
problemi che richiedono una risposta etica. La domanda che spesso ci
viene
formulata è questa: dov'è finita la religione? E quale aiuto dovrebbe
dare?
Fino a pochi anni fa, durante gli incontri interreligiosi, ognuno
cercava di
innalzare la propria religione rispetto alle altre, e metteva le proprie
verità sopra le verità degli altri. Si approfittava dei momenti di
dialogo
interreligioso per promuovere i propri interessi. Il dialogo a mio
avviso,
deve aiutare la società a raggiungere obiettivi comuni. Le religioni,
tutte,
devono farsi carico di questi temi sociali, come ad esempio: la lotta
all'
usura, la lotta al gioco d'azzardo, la lotta a tutte le ingiustizie. Si
deve
arrivare ad un dialogo non solo tra le religioni, ma sociale. Il Corano
lo
insegna. Fino al giorno del giudizio, che potrebbe essere domani o tra
mille
anni, cristiani, musulmani ed ebrei saranno uniti. Dunque, non abbiamo
altra
scelta davanti a noi.
Quali sono gli ostacoli nella società di oggi che possono impedire il
dialogo interreligioso?
Per sposarsi è necessario essere in due. L'unione nasce dall'incontro e
dal
dialogo, dalla condivisione di obiettivi e dalla chiarificazione di
divergenze, dalla nascita di fiducia e dalla comprensione e
valorizzazione
delle diversità. Molti incontri con altre chiese o confessioni sono
stati
proficui, ad esempio, con le chiese evangeliche abbiamo avuto incontri
bilaterali, in particolare con il presidente della Federazione delle
chiese
evangeliche in Italia (FCEI) Gianni Long, abbiamo condiviso opinioni e
speranze in due diversi Convegni. Con alcune realtà cattoliche come la
Comunità di Sant'Egidio, le ACLI o diverse associazioni, il dialogo è
aperto. Tutti questi contatti e rapporti sono forieri di fiducia e
stanno
portando il dialogo verso la giusta direzione.
Il fatto che i media Italiani spesso commentino atti terroristici o temi
geopolitici, utilizzando come chiave di lettura il fatto religioso, o
abusando di termini che nulla hanno a che vedere con la religione
islamica,
ritiene sia un pericolo per le varie comunità di fede presenti in
Italia?
Sicuramente è un danno. Spesso molte affermazioni riportate su
quotidiani e
televisioni, sono prive di vera documentazione e soprattutto di fonti
attendibili. Vengono riportati fatti, ma senza citare nomi o documenti
che
comprovino la veridicità di quello che viene affermato. Ricordo che
sovente,
atti definiti di terrorismo islamico, includono tra le vittime proprio i
musulmani. Il terrorismo non guarda in faccia nessuno e volutamente
cerca di
creare confusione; più vi è confusione, più le varie fazioni o gruppi si
dividono e più vi è frammentazione. Terreno fertile per creare azioni di
destabilizzazione. Tengo a rilevare, inoltre, che il termine "musulmano"
ed
il termine "terrorista", non possono e dovrebbero essere accomunati,
poiché
hanno significati diversi. Il primo significa "Invitante a Dio" e
l'altro
"Colui che crea terrore", sono dunque termini contrastanti, anche se
oggi si
cerca di dare lo stesso significato ad entrambi.
Quale significato come UCOII, date alla giornata dedicata al dialogo con
la
fede cristiana e quali attività in comune avete previsto?
I momenti comuni sono differenti di città in città. Una delle attività
importanti riguarda l'iniziativa "moschee aperte", in questo modo viene
data
la possibilità, a chi fosse interessato, di visitare i nostri luoghi di
culto. La cosa che noi vorremmo rilanciare in una giornata così
importante è
la realtà delle cose. Realtà dell'amore, del dialogo, della vita. Le
celebrazioni previste per il 21 sono fatti reali. Ognuno, nel suo credo
o
nella propria diversità di fede, può contribuire alla preparazione di un
"menù del dialogo" commestibile per tutti. Chi, portando il pane, chi l'
acqua, chi l'insalata. Non dimentichiamo mai che ogni singola persona,
può
arricchire con le sue spezie, le sue ricette, la sua arte, questa prima
carta o "menù" che contiene i sapori del mondo.
VENERDÌ 21 LA "SECONDA GIORNATA DEL DIALOGO CRISTIANO ISLAMICO" IN
ITALIA
Vasta partecipazione delle comunità evangeliche
Roma (NEV) - 19 novembre 2003 - "Buon dialogo a tutti e tutte". Ecco
quanto
augura il Comitato organizzatore dell'"Appello al dialogo tra cristiani
e
musulmani" a tutti coloro che vorranno partecipare alla "Seconda
giornata
nazionale del dialogo cristiano islamico" in Italia. Arrivata alle
porte,
infatti, si celebrerà il 21 novembre, ultimo venerdì di Ramadan
dell'anno
islamico 1424, data scelta, come già lo scorso anno, per recuperare il
senso
del gesto di Giovanni Paolo II che in occasione dell'ultimo venerdì di
Ramadan del 2001 volle condividere con il mondo islamico una giornata di
digiuno.
"Anche se non sembra, questo è proprio il tempo del dialogo
interreligioso"
ha affermato il prof. Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di
teologia a Roma. "Bisogna cercare di raggruppare tutti quelli che in
ogni
religione hanno una visione mite di Dio e che non solo non pensano di
dover
governare il mondo in nome suo, ma si sentono chiamati a costruire
insieme
nel mondo uno spazio di libertà e giustizia per tutti".
La "giornata" ha avuto formalmente l'adesione sia dell'Assemblea della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) - conclusasi lo
scorso
2 novembre a Torre Pellice (TO) -, nonché del Sinodo delle chiese
valdesi e
metodiste di quest'anno. Per la "giornata" - espressione di
quell'Appello
per il dialogo che ha raccolto centinaia di adesioni (vedi NEV 43/03) -
sono
previste per i prossimi giorni decine di iniziative in tutta Italia: in
molte città cristiani e musulmani pregheranno insieme, romperanno il
digiuno, organizzeranno tavole rotonde e dibattiti. Nutrita anche la
partecipazione delle comunità evangeliche in Italia (vedi gli
appuntamenti
in questo numero), che, come dice l'appello, ritengono che oggi più che
mai
sia importante rilanciare lo spirito del dialogo, per impedire che la
logica
dello "scontro di civiltà" prevalga sia nei rapporti sociali sia in
quelli
fra gli stati.
"Sia la polemica divampata recentemente intorno al crocefisso, sia la
tragedia dell'attentato terroristico di Nassirya, ci confermano che
l'unica
risposta al disagio che sta attraversando le nostre società è quella di
più
dialogo, e non meno dialogo" ha dichiarato all'Agenzia NEV Brunetto
Salvarani del Comitato organizzativo dell'"Appello", e precisa: "Nel
senso
che questo dialogo deve diventare prassi: non bastano più le belle
parole,
serve una prassi nelle chiese, nelle comunità religiose, ma anche nelle
scelte politiche. Vi è un'urgenza di fare dei passi avanti concreti,
vissuti
nella quotidianità. C'è un bisogno di formazione, di educazione, di
sviluppo
di nuovi linguaggi. Proprio con i recenti accadimenti stiamo percependo
la
centralità di questo tema: essi ci costringono a prendere sul serio il
dialogo. Ecco, con questa giornata vogliamo dare una segnale forte in
questa
direzione". Salvarani ha inoltre espresso la soddisfazione dei promotori
della "Seconda giornata del dialogo cristiano islamico": "Quella che è
iniziata solo l'anno scorso, è diventata già una piccola tradizione - ha
affermato - sono numerosissime le iniziative soprattutto nelle grandi
città.
L'attenzione c'è". Per ulteriori informazioni sulle iniziative vedi
www.ildialogo.org (nev/gc).
"METODI DI GARANZIA DEL PLURALISMO RELIGIOSO NEL SISTEMA DELLA
COMUNICAZIONE
DI MASSA"
Un appello presentato dal Circuito lombardo delle Chiese evangeliche
metodiste e valdesi
Roma (NEV), 19 novembre 2003 - "Preoccupante e parziale è il modo con il
quale i mezzi di comunicazione di massa affrontano i temi religiosi. Per
i
media italiani, con poche isolate eccezioni, parlare di fede e di
religione
equivale a parlare della sola realtà cattolica e delle esternazioni del
papa". Si apre così un appello promosso dal Circuito lombardo delle
Chiese
evangeliche metodiste e valdesi presentato a Milano lunedì 17 novembre,
presso la Libreria Claudiana. L'appello è già stato sottoscritto, tra
gli
altri, dal filosofo Gianni Vattimo, dalla giornalista Silvia Giacomoni,
dal
biblista cattolico Giuseppe Barbaglio, dallo scrittore e regista
Gianfranco
Manfredi, dal sociologo Stefano Allievi, dal teologo protestante Fulvio
Ferrario. In conclusione l'appello chiede "l'introduzione nel sistema
massmediale di metodi di garanzia per il rispetto del pluralismo" e
auspica
"nuove forme di comunicazione radiotelevisiva che consentano una libera
riflessione intorno all'esperienza della vita etica e religiosa".
All'incontro di presentazione dell'appello svoltosi a Milano hanno preso
parte il sociologo Michele Rostan; il direttore dell'agenzia di stampa
Adista, Giovanni Avena; il direttore del mensile Confronti, Paolo Naso;
presiedeva lo scrittore Davide Pinardi.
"La nostra democrazia - ha spiegato quest'ultimo presentando i
partecipanti
alla tavola rotonda - ha bisogno di crescere laicamente in un
qualificato
rapporto tra pluralismo religioso e grande informazione. Occorre dare
spazio
a tradizioni culturali e spirituali diverse nella consapevolezza che si
tratta di componenti essenziali della nostra società".
Temi ripresi dai vari relatori, sia pure con accenti diversi. Rostan ha
richiamato i risultati di una inchiesta dello IARD sugli atteggiamenti
dei
giovani riguardo alla religione, sottolineando "il contributo che anche
le
scienze sociali potrebbero dare al pluralismo nel sistema
dell'informazione"
. Giovanni Avena ha quindi denunciato la massiccia presenza cattolica
nei
media, anche quelli laici e pubblici, che si aggiunge alla preponderanza
dell'editoria propriamente cattolica. "E' un tema che andrebbe posto
anche
in sede di confronto ecumenico - ha concluso. - Come gesto di fraternità
ecumenica, si dovrebbe chiedere un riequilibrio della presenza sui mezzi
di
comunicazione di massa".
"E' una grande sfida - ha quindi affermato Paolo Naso - che non si può
vincere in una linea di contrapposizione ma di ampie alleanze:
giornalisti,
consumatori, politici e comunità di fede dovrebbero costruire insieme un
sistema di tutela e di garanzie di un corretto sistema di informazione.
Tanto più su una materia così delicata sotto il profilo sociale e della
convivenza".
Per aderire all'appello, si può inviare una e mail a:
ranzani2002@...
(nev/gu)
SCUOLA: "PER UNO STUDIO ACONFESSIONALE DELLE RELIGIONI NELLA STORIA"
Una proposta dell'"Associazione 31 Ottobre" per i "laboratori" istituiti
dalla riforma Moratti
Roma (NEV), 19 novembre 2003 - "I cristianesimi europei, l'ebraismo, l'
islam, le religioni mondiali: buddismo, induismo, taoismo, ma anche gli
umanesimi non religiosi", ecco quanto prevede di offrire agli studenti -
in
chiave assolutamente aconfessionale - l'"Associazione 31 Ottobre per una
scuola laica e pluralista" con una proposta presentata alla stampa nella
sede della Federazione delle chiese evangeliche in Italia il 13
novembre. La
proposta dello studio delle "Religioni nella storia" - rivolta
all'attenzione del Ministro per l'Istruzione Letizia Moratti - si
propone
come uno dei "laboratori" previsti dalla recente legge di riforma della
scuola.
Il dossier elaborato da questa associazione nata in ambito evangelico,
parte
da una constatazione di fatto: ravvisa nella preoccupante carenza di
informazione religiosa, particolarmente nelle giovani generazioni, un
serio
handicap all'instaurazione di rapporti interculturali in una società in
evoluzione verso una condizione multietnica.
"Il laboratorio da noi proposto non si pone come alternativa, né vuole
essere concorrenziale all'insegnamento della religione cattolica (IRC)"
ha
tenuto a precisare la presidente della "31 Ottobre", Rosanna Ciappa.
"Crediamo che un approccio scientifico, culturale, storico,
fenomenologico e
comparativo alle grandi religioni del mondo, possa aiutare in modo
decisivo
a depotenziare lo scontro sociale e culturale intorno alle 'nuove'
realtà
religiose".
Nicola Pantaleo, docente e vicepresidente della "31 Ottobre", ha
espresso la
sua preoccupazione per lo stato di salute della laicità in Italia: "Non
mi
sembra, alla luce degli ultimi avvenimenti intorno all'affissione di
simboli
religiosi nella scuola, si possa dire che nel nostro paese il concetto
di
laicità sia una nozione acquisita. Basti pensare al fatto che ancora
oggi,
in molte scuole soprattutto del Sud, addirittura si svolgono delle
cerimonie
religiose". A suo avviso "è urgente passare da una laicità dell'
ncompetenza - largamente diffusa nel nostro paese - ad una laicità dell'
intelligenza", cominciando proprio dalla scuola pubblica.
Una laicità intelligente - si legge nel dossier - è una laicità
informata e
competente. Luciano Zappella, estensore della proposta tecnica, ha
insistito
proprio su questo concetto della competenza. Ma esiste una competenza
nelle
religioni? Se ci si riferisce all'aspetto oggettivo delle religioni si
potrebbe definire la competenza in questo campo come una attitudine
culturale e multidisciplinare al riconoscimento e all'interpretazione
delle
espressioni simboliche che le diverse tradizioni religiose ci hanno
consegnato in ogni campo della vita personale e collettiva, al confronto
tra
di esse, all'analisi di ciascuna. "Chi è competente nelle religioni sarà
in
grado di sintetizzare il contenuto essenziale - e quindi dogmatico,
testuale
e letterario, artistico, etico, storico-sociale, filosofico - della
propria
fede di origine e di operare confronti con il contenuto essenziale di
altre
fedi religiose, con particolare riferimento a quelle più presenti nel
proprio ambiente di vita" spiega Luciano Zappella. "Lo scopo dell'
insegnamento è quello di imparare ad utilizzare i diversi codici
simbolici
delle culture religiose per operare collegamenti e confronti. La
competenza
religiosa entra a far parte, in definitiva, di una più ampia competenza
culturale. Il nostro - ha proseguito Zappella sottolineando il carattere
interdisciplinare della proposta - vuole essere un contributo concreto e
spendibile sul piano operativo".
Gianni Long, giurista e presidente della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI), in occasione della conferenza stampa, ha
salutato favorevolmente lo sforzo della "31 Ottobre", ricordando che la
recente Assemblea della FCEI ha appunto sottolineato l'importanza di
portare
avanti il lavoro nell'ambito dell'insegnamento delle religioni nella
scuola.
(nev/gc)
(Vedi in Documentazione una sintesi del Dossier)
UNGHERIA: A FINE MESE UN CONVEGNO SULLA "CARTA ECUMENICA"
CCEE e KEK insieme per accelerarne il processo nell'Europa orientale
Roma (NEV), 19 novembre 2003 - Fare una verifica sulla situazione
ecumenica
nell'Europa orientale e individuare come il processo della "Carta
Ecumenica"
può contribuire ad affrontare le difficoltà esistenti è l'obiettivo
della
Consultazione che si terrà a Leányfalu, Budapest (Ungheria) dal 27 al 30
novembre prossimi, su invito del Consiglio delle Conferenze Episcopali
d'Europa (CCEE) e della Conferenza delle Chiese europee (KEK).
Il programma dell'incontro ungherese, nuova tappa voluta dal Comitato
congiunto CCEE-KEK, prevede rapporti dai diversi paesi dell'Europa
orientale
sui segni di speranza e le difficoltà del cammino ecumenico al momento
attuale. I partecipanti cercheranno anche di identificare prospettive
future
di lavoro per avanzare nelle relazioni ecumeniche e per affrontare
insieme
le sfide del processo di integrazione europea. Parteciperanno alla
consultazione circa 40 delegati rappresentanti le chiese e le conferenze
episcopali di 16 paesi dell'Europa orientale: Albania, Armenia,
Bielorussia,
Grecia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania,
Russia, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Turchia, Ucraina, Ungheria.
La consultazione sarà anche l'occasione per presentare il volume curato
dai
segretariati CCEE e KEK intitolato "Charta Oecumenica: un testo, un
processo, un sogno delle Chiese in Europa" (edito da LDC-Claudiana). Il
volume offre - oltre al testo della Carta Ecumenica - contributi che ne
raccontano le tappe salienti e le esperienze che attraverso questa
iniziativa delle chiese sono nate in Europa.
La Carta ecumenica - firmata a Strasburgo nell'aprile 2001 dai
presidenti di
CCEE e KEK - è un documento contenente le "linee guida per la crescita
della
collaborazione tra le chiese in Europa". La Carta è stata inviata a
tutte le
chiese e conferenze episcopali in Europa, per essere studiata,
concretizzata, e adattata al contesto locale. È oggi tradotta in trenta
lingue. Il testo può essere scaricato da www.ccee.ch o www.cec-kek.org.
(nev/gu)
FRANCIA: ISTITUITA DAL PRESIDENTE JACQUES CHIRAC UNA "COMMISSIONE PER I
CULTI E LA LAICITÀ"
Parere positivo della Federazione protestante di Francia che ne auspica
il
carattere permanente
Roma (NEV), 19 novembre 2003 - A luglio di quest'anno il presidente
francese
Jacques Chirac ha istituito una commissione di saggi composta da una
ventina
di intellettuali, giuristi, rappresentanti religiosi e non, e capeggiata
dal
cosiddetto "mediatore della Repubblica" Bernard Stasi, per stilare entro
la
fine dell'anno una "Charta della laicità". In Francia, dove la legge
sulla
separazione tra Stato e chiese risale al 1905, il dibattito sulla
laicità si
è riacceso recentemente in seguito all'espulsione da una scuola di due
ragazze musulmane ree di essersi presentate con il velo. Questa la
ragione
per la quale Chirac ha voluto una "Commissione indipendente sull'
applicazione del principio di laicità nella Repubblica".
Il presidente della Federazione protestante di Francia, Jean-Arnold De
Clermont, in rappresentanza del 2% della popolazione, è stato già
ascoltato
a ottobre. "La Commissione sulla laicità ha un grande pregio che è
quello di
organizzare il dibattito pubblico" ha commentato De Clermont
sottolineando
però il fatto che "al dibattito pubblico dovrà seguire una volontà
politica
forte e costante, affinché lo stesso dibattito possa tornare ad essere
la
base della nostra democrazia". De Clermont ha infatti suggerito alla
commissione di valutare l'opportunità della creazione di un "Comitato
nazionale dei culti e della laicità", un comitato che abbia voce
consultiva
e che, come il Comitato nazionale sull'etica, sia permanente. "A mio
avviso
il lavoro svolto dalla Commissione Stasi non va interrotto dopo la
consegna
del rapporto finale al governo. La società francese non ha nessun luogo
di
riflessione appropriata, di qui la nostra proposta di istituire proprio
una
sorta di osservatorio nazionale in merito" ha dichiarato De Clermont al
settimanale "Réforme".
Si prospettano per i membri della commissione altre settimane di intenso
lavoro: in tutto saranno sentiti un centinaio di personalità del mondo
politico, religioso, laico, e dell'associazionismo, ma anche della
società
civile. La commissione Stasi è molto eterogenea e comprende - tra gli
altri - degli accademici specialisti delle religioni come Mohamed
Arkoun,
Gilles Kepel, Patrick Weil; dei filosofi come Régis Debray e Henri
Péna-Ruiz; dei politologi e sociologi quali René Rémond, Jean Baubérot e
Alain Touraine.
Più dell'80% della popolazione in Francia è cattolica, il 2% è
protestante,
l'1% è ebreo, mentre i musulmani sono tra il 5 e il 10% dei 60 milioni
di
abitanti. (nev/gc)
CISGIORDANIA: "CASA DI ABRAMO", UN NUOVO CENTRO PER IL DIALOGO TRA LE
TRE
FEDI ABRAMITICHE
Roma (NEV), 19 novembre 2003 - A fine ottobre è stata inaugurata in
Cisgiordania la "Casa di Abramo": un centro costruito appositamente per
promuovere il dialogo tra le tre fedi monoteiste - cristianesimo,
ebraismo e
islam - situata a Beit Jala, vicino Betlemme, a pochi chilometri a sud
di
Gerusalemme. La casa, detta anche "Abraham's Herbege", è un progetto
della
Chiesa evangelica luterana di Giordania portato avanti negli ultimi
sette
anni, di cui - per ovvie ragioni - sono stati particolarmente
difficoltosi
gli ultimi tre. Il Centro interreligioso prende spunto dall'ospitalità
biblica di Abramo che vuole essere un modello per cristiani, ebrei e
musulmani: l'idea è che solo tramite la conoscenza e la mutua
comprensione
si può giungere alla riconciliazione.
Presenti all'inaugurazione un centinaio di persone provenienti da tutto
il
mondo, in particolare dalla Germania e dagli Stati Uniti. Il vescovo
luterano di Gerusalemme, Munib Younan, ha espresso la sua soddisfazione
per
la riuscita del progetto: "Penso che la chiesa debba essere il luogo, ma
anche il motore, per chiamare a dialogare credenti dello stesso Dio nel
cuore della Palestina. Questo è il nostro compito: riuscire a far
incontrare
musulmani, cristiani ed ebrei qui nella casa di Abramo a Beit Jala per
dialogare sul nostro futuro".
Fatta di pietra naturale e decorata con piastrelle e affreschi tipici
della
Palestina, la "casa" può ospitare una cinquantina di persone, mentre un'
altra parte più distaccata, quella riservata ai giovani, ne può
accogliere
una quarantina. (nev/gc)
TELEGRAFO
(NEV) - E' in corso in Vaticano (17-22 novembre) il quinto Congresso
mondiale della Pastorale per i migranti, al quale partecipa come
delegato
fraterno Doris Peshke, segretario generale della Commissione delle
chiese
per i migranti in Europa (CCME), commissione fondata nel 1964
nell'ambito
del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). Intervenendo nel corso dei
lavori, Peshke ha sottolineato l'importanza di una cooperazione tra le
chiese in un campo così difficile come quello delle migrazioni, per
"dare
una testimonianza comune in una società in cui le divisioni generano
solo
violenza e sofferenza".
(NEV) - "La scuola pubblica non deve essere il luogo dove è legittimata
una
sola espressione di fede, ma dove tutti possano sentirsi su un piano di
parità e non discriminati né per razza, né per ceto sociale, né per
sesso o
per appartenenza religiosa". Così è scritto in una dichiarazione del
Comitato nazionale della Federazione delle donne evangeliche italiane
(FDEI)
in merito al dibattito sull'esposizione del crocefisso nelle scuole
pubbliche. "Un dialogo costruttivo fra lo Stato e le varie religioni su
basi
di parità e di rispetto - conclude la dichiarazione - contribuirebbe ad
un
arricchimento della società grazie all'apporto di valori e tradizioni
densi
di significato".
(NEV/ENI) - Nel 2001 la "Dichiarazione di Waterloo" ha sancito il
riconoscimento reciproco dei ministeri e dei sacramenti tra la Chiesa
luterana del Canada (ELCIC) e la Chiesa anglicana canadese (ACC).
Inevitabilmente ora i recenti avvenimenti che travagliano la Comunione
anglicana mondiale (benedizione di coppie omosessuali, vescovo gay)
hanno
finito per coinvolgere anche i luterani canadesi, e il Consiglio
nazionale
dell'ELCIC ha chiesto a tutte le comunità di pronunciarsi in merito "in
uno
spirito di preghiera e di consapevolezza delle implicazioni ecumeniche
che
ogni decisione avrà sull'unità della nostra Chiesa". L'ELCIC è la
maggiore
denominazione luterana del Canada: riunisce 627 chiese con circa 200
mila
fedeli, fa parte della Federazione luterana mondiale (FLM) e del
Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC).
(NEV/ADN) - Sono un milione e 700 mila i membri della Chiesa avventista
nella neo-formata Divisione per l'Africa meridionale e l'Oceano Indiano;
ciò
la pone al quarto posto nel mondo come grandezza, dopo le Divisioni
Inter-America, Sud America e Africa centro orientale. Venti nazioni e
numerose isole autonome fanno parte della nuova Divisione che conta una
popolazione complessiva di oltre 50 milioni.
(NEV) - Editoriali di Biagio De Giovanni, Tonio Dell'Olio, Anna Maria
Marlia, David Gabrielli e Luigi Manconi su Europa, papato, Premio Nobel,
immigrazione aprono il numero di novembre di "Confronti", mensile di
fede,
politica e vita quotidiana, diretto da Paolo Naso. Inoltre servizi su
islam,
Israele, scuola, bioetica, laicità, comunità di base e le rubriche:
strumenti, cinema, segnalazioni. Confronti, via Firenze 38, 00184 Roma.
(NEV/WCCI) - "Radici della violenza", un film prodotto dal Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC) per la televisione danese, ha vinto il
premio
per la categoria "Dialogo interreligioso" al recente Festival Cinema e
Religioni di Trento. Il film, diretto da Anders Laugesen, è costruito
sulle
esperienze di cristiani e musulmani durante la lunga guerra civile che
ha
sconvolto la Sierra Leone. Sarà presentato ad Assisi il 29 novembre.
(NEV) - Come si legge e come si può "utilizzare" Kierkegaard? E' il tema
che
apre il n. 4 di "Protestantesimo", rivista trimestrale della Facoltà
valdese
di teologia che con il nuovo anno sarà diretta dal prof. Fulvio
Ferrario.
Nel numero anche uno studio del direttore uscente, Sergio Rostagno, su
"Fede
evangelica nel contesto delle religioni", articoli su Moltmann e sulla
filosofia analitica della religione (C.Di Gaetano), recensioni, libri
ricevuti e gli indici dell'annata 2003. Protestantesimo, via Pietro
Cossa
42, 00193 Roma.
(NEV) - Contributi e testimonianze di protagonisti cattolici, ortodossi
e
protestanti della grande avventura ecumenica che ha portato alla stesura
della Carta Ecumenica: è il volume "Linee guida per la crescita della
collaborazione tra le Chiese d'Europa", patrocinato dal Consiglio delle
Conferenze episcopali d'Europa (CCEE) e dalla Conferenza delle chiese
europee (KEK), edito ora in italiano dall'Editrice Claudiana (pagg. 128,
euro 10). Rivolto alle chiese e alle comunità e a quanti sono
interessati al
dialogo interconfessionale, il libro ripercorre le tappe salienti di
questa
interessante iniziativa ecumenica. Editrice Claudiana, via Principe
Tommaso
1, 10125 Torino.
(NEV) - Diretta da Paolo Moretti, "Il Cristiano" è una rivista mensile
pubblicata dall'Associazione pubblicazioni evangeliche che nel numero di
novembre propone riflessioni di vita pratica (L.Regruto), cronaca
(G.Zonta),
la sesta parte di uno studio biblico di R.Diprose sulla prima Lettera ai
Corinzi e una "Finestra su Israele" (M.Cicchese). Inoltre una sezione
per
giovani lettori, recensioni e notizie dalle comunità. Il Cristiano, via
del
Campo della Fiera 16, 52031 Anghiari (Arezzo).
(NEV/AV) - Nascerà a Ginevra il primo museo dedicato al riformatore
protestante Giovanni Calvino (1509-1564). Sarà inaugurato nell'aprile
2005 e
troverà sede in un palazzo del '700 edificato dove sorgeva il chiostro
della
chiesa di Saint Pierre, dove Calvino predicava ogni domenica.
APPUNTAMENTI
ROMA - Giovedì 20, per la giornata del dialogo cristiano-islamico,
incontro
con Piero Coda, Daniele Garrone, Abdellah Redouane. Alle 17 nella Sala
del
Carroccio in Campidoglio.
VERONA - Giovedì 20, "Abramo nostro padre", dialogo cristiano-islamico
con
Valentino Cottini, Letizia Tomassone, Mohamed Guerfi. Alle 20,45 in via
Garibaldi 2.
PACHINO (Siracusa) - Venerdì 21, nel quadro della giornata del dialogo,
"Il
Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe è un Dio di pace": preghiere e letture
dalla Bibbia e dal Corano. Alle 17,30 nel tempio valdese di via Torino
14.
BARI - Venerdì 21, a cura della Federazione delle chiese evangeliche di
Puglia e Basilicata per la giornata del dialogo cristiano-islamico,
incontro
con il pastore Alfredo Berlendis e l'imam Abdel Rah Aman. Alle 18,30 nel
tempio battista di corso Sonnino 23.
TORINO - Da venerdì 21 a domenica 23, tre giornate d'incontri tra
cristiani
e musulmani. Relazioni, gruppi d'incontro, mostre, letture di testi
sacri.
Dalle 16,30 al Centro culturale italo-arabo, via Fiochetto 15,
MILANO - Venerdì 21, le chiese evangeliche della città partecipano all'
incontro di dialogo promosso dalle associazioni islamiche di Milano per
l'
ultimo venerdì del mese di Ramadan. Dalle 16,30 in viale Monza 50.
AREZZO - Venerdì 21, nel quadro delle celebrazioni del primo centenario
della presenza della Chiesa dei Fratelli nella città, incontro con il
prof.
Roberto Frache su "Fede e pensiero scientifico: un dialogo possibile?".
Alle
17,30 a Palazzo Barbolani, via Garibaldi 199.
BIELLA - Sabato 22, presentazione del volume di Piera Egidi "Frida
Malan:
una famiglia protestante nella Resistenza". Alle 18 alla Libreria Robin,
via
dei Seminari 6, con Gustavo Burat, Anna Piovesan e l'autrice.
TORINO - Domenica 23, nel quadro dei festeggiamenti per il 150°
anniversario
della fondazione dei tempio valdese, recita teatrale "Cento anni di
teatro
alle Valli valdesi". Alle 21 nel tempio di corso Vittorio Emanuele 23.
GRAGLIA (Biella) - Domenica 23, "La pace sfida le religioni", tavola
rotonda
con don Giovanni Perini, il pastore Maurizio Abbà e il lama Tulku
Rinpore.
Alle 17 presso il monastero buddista, Casale Campiglia 84.
ROMA - Martedì 25, a cura del Centro evangelico di cultura, tavola
rotonda
su "Europa, scuola, insegnamento religioso". Alle 18 nella sede di via
Pietro Cossa 40, con Ermanno Genre e Flavio Pajer.
MESTRE (Venezia) - Mercoledì 26, incontro islamico-cristiano per un
dialogo
interreligioso. Alle 18 nella Sala del Municipio con Brunetto Salvarani
e
Khalid Chaouki.
MILANO - Mercoledì 26, per il ciclo "Gesù sullo schermo" a cura del
Centro
culturale protestante e dell'Associazione protestante cinema "Roberto
Sbaffi", Simonpietro Marchese introduce il tema "L'arte cinematografica
e
il dibattito cristologico". Alle 18 nella sede di via Francesco Sforza
12a.
TELEVISIONE - Domenica 23, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica
"Protestantesimo" manda in onda un numero con servizi sui cristiani in
una
Serbia in transizione e sulla giornata del dialogo cristiano-islamico.
Replica lunedì 24, alle 24 circa, sempre su RAIDUE..
RADIO - Ogni domenica mattina alle 7.30 su RAI Radiouno, "Culto
Evangelico"
manda in onda una predicazione (23 novembre, pastore Francesco
Casanova),
notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.
DOCUMENTAZIONE
Per un insegnamento aconfessionale delle religioni nella storia
Sintesi del Dossier "Gli evangelici e la scuola: dalla resistenza
obbligatoria all'IRC, alla proposta", presentato alla stampa il 13
novembre.
Il Dossier elaborato a cura dell'"Associazione 31 Ottobre - per una
scuola
laica e pluralista" è rivolto all'attenzione del Ministro
dell'Istruzione
Letizia Moratti e può essere richiesto alla nostra redazione nella sua
versione integrale.
Premessa
La proposta, avanzata da una associazione nata in ambito evangelico,
segna
una notevole evoluzione: si passa infatti da un atteggiamento difensivo
nei
confronti dell'insegnamento della religione cattolica (IRC),
all'elaborazione di una specifica proposta culturale e didattica per la
scuola italiana.
La proposta muove da alcune considerazioni legate alle leggi di Intesa
approvate dal 1984 ad oggi, al carattere vieppiù multireligioso della
società italiana, al dibattito sulla materia che si sta sviluppando in
Europa e, in particolare, in Francia. Il "Rapporto Debray", ad esempio,
afferma l'esigenza di una transizione dalla "laicità dell'incompetenza
alla
laicità dell'intelligenza", e ravvisa nella preoccupante carenza di
informazione religiosa, particolarmente nelle giovani generazioni, un
serio
handicap all'instaurazione di rapporti interculturali in una società in
evoluzione, alla stregua di altri paesi europei, verso una condizione
multietnica.
Un elemento di ulteriore interesse in questo quadro d'insieme è
costituito
dalla recente istituzione di corsi di laurea in Scienze religiose e
dalla
loro tendenza ad una probabile espansione (Roma Sapienza, Torino,
Venezia.).
La proposta
Religioni nella storia dovrebbe risultare non l'ennesima materia da
studiare
entro un panorama già troppo affollato di nozioni, ma un'occasione di
ampliamento e decentramento del proprio punto di osservazione, il cui
esito
dovrebbe puntare sull'apertura e la diversificazione metodologica
rispetto
all'uniformità e alla sistematicità. La proposta dell'Associazione 31
Ottobre mira alla curricolarità dell'insegnamento delle religioni, cioè
al
suo inserimento nel portfolio delle competenze di tutti gli alunni,
anche se
con percorsi diversi e personalizzati.
Lo spazio "laboratorio"
All'interno della riforma Moratti e in attesa dei provvedimenti che
saranno
via via adottati, riteniamo che l'ambito naturale dell'insegnamento di
"religioni nella storia" sia quello dei laboratori previsti dal gruppo
di
lavoro del prof. Bertagna. Da questo punto di vista, la proposta si
riferisce precipuamente alla struttura dei licei.
I contenuti
L'insegnamento dovrebbe avere a che fare con alcuni contenuti
irrinunciabili:
1. i cristianesimi europei;
2. gli altri monoteismi: ebraismo, islam;
3. le religioni mondiali: religioni naturali, buddismo, induismo,
taoismo;
4. gli umanesimi non religiosi.
Gli obiettivi cognitivi
a. sapere (conoscenze): conoscere
- conoscere le principali tappe dello sviluppo storico dei monoteismi,
con
particolare riferimento al cristianesimo;
- conoscere le principali religioni mondiali: buddismo, induismo,
taoismo,
religioni naturali;
- conoscere struttura, forma e contenuto della Bibbia ebraica, Bibbia
cristiana, Corano;
- conoscere i principali testi delle religioni non monoteiste;
- conoscere gli sviluppi fondamentali della teologia cristiana;
- conoscere le varie confessioni cristiane: cristianesimi orientali,
cattolicesimo, ortodossia, protestantesimo (nelle sue varie
articolazioni);
- conoscere forma e funzioni degli edifici sacri.
b. saper fare (capacità): comprendere
- saper leggere e decodificare il linguaggio simbolico-religioso;
- saper utilizzare e selezionare le fonti per la ricerca
storico-religiosa;
- comprendere la metodologia della ricerca storico-religosa;
- saper utilizzare i testi in funzione di ricostruzione storiografica;
- saper costruire mappe concettuali;
- saper cogliere il nesso immanenza-trascendenza nell'esperienza
religiosa;
- comprendere il nesso tra cultura materiale e appartenenza religiosa;
- comprendere la rilevanza del fatto religioso nella formazione dell'
identità culturale delle civiltà mondiali ed europea in particolare.
c. sapere essere (competenze): interagire
- saper esprimere un giudizio critico sulla rilevanza del fatto
religioso
nella sfera pubblica;
- saper operare delle distinzioni tra appartenenza religiosa e
appartenenza
etnico-politica;
- saper argomentare pubblicamente le ragioni delle proprie opzioni
esistenziali, religiose ed etiche;
- relativizzare la propria appartenenza per accogliere l'alterità;
- cogliere i "valori" trasversali presenti nelle varie espressioni
religiose;
- porsi in dialogo con le espressioni religiose presenti sul territorio;
- impegnarsi concretamente per un ethos pubblico condiviso.
Il metodo
La natura di questo insegnamento viene da noi intesa come:
aconfessionale
(fermo restando l'appartenenza confessionale dei singoli), culturale (il
sapere religioso ha pari dignità rispetto ad altri saperi e possiede
come
essi un alto potenziale cognitivo), laico (lo spazio pubblico non è
neutrale
di fronte al fatto religioso).
Sul piano operativo, si auspica una curvatura dei percorsi a seconda dei
vari indirizzi liceali:
- classico (ebraismo e cristianesimo nell'impero romano; il greco dei
vangeli; etica evangelica ed etica stoica; la ricerca di Dio nella
letteratura contemporanea; l'occidente e l'islam; .);
- scientifico/tecnologico (scienza e fede; la creazione tra teologia e
scienza; cosmologie religiose e cosmologie scientifiche; .);
- linguistico (il linguaggio del sacro; l'interpretazione del testo
sacro;
echi biblici nella letteratura anglo-americana; .);
- scienze umane/sociali (sociologia della religione; religione e
antropologia; appartenenza religiosa e conflitti etnici; religione e
psicanalisi; la religione nella postmodernità; .);
- artistico (iconismo e aniconismo nelle religioni monoteistiche;
organizzazione e simbologia degli spazi sacri; l'iconografia di Gesù nel
corso dei secoli; l'iconografia di alcune figure bibliche; l'arte
contemporanea e la questione del sacro; .)
ANTEPRIMA
Crocefissi piemontesi
di Giuseppe Platone
Riproduciamo in anteprima l'articolo che "Riforma"
(redazione.torino@...), settimanale delle chiese battiste,
metodiste
e valdesi, pubblicherà sul n. 45 del 21 novembre. L'autore è direttore
del
settimanale.
«E' un triste messaggio quello lanciato da un cristianesimo che reputa
necessario rivendicare la propria identità non attraverso un
rinnovamento
dei cuori ma con una operazione che, comunque mascherata, finisce per
offendere coloro che non si riconoscono in un simbolo che come è stato
giustamente rilevato da qualcuno, viene a volte brandito come una clava.
E'
un ben curioso modo di affermare il principio costituzionale della
laicità
dello Stato, di uno Stato di fronte al quale tutte le religioni
dovrebbero
essere uguali. Ma evidentemente Orwell ha fatto scuola, e c'è sempre
qualcuno che è più uguale degli altri!». E' un passaggio della lettera
che
il presidente del Concistoro valdese di Torino Emanuele Bottazzi ha
inviato
al presidente del Consiglio della regione Piemonte Roberto Cota in
seguito
alla decisione di martedì 11 novembre di esporre il crocefisso in tutti
gli
uffici della regione. L'assemblea regionale ha approvato a maggioranza
un
ordine del giorno, presentato dall'Udc, che impegna l'ufficio di
presidenza
e la giunta ad agire con urgenza per: «rendere visibile nei locali
regionali
il simbolo che rappresenta un principio fondamentale di affermazione di
identità e di difesa delle proprie radici cristiane». Contro la
singolare
decisione che va chiaramente nella direzione di una
confessionalizzazione
delle istituzioni pubbliche registriamo anche la presa di posizione
della
Commissione evangelica per l'ecumenismo di Torino. Scrive il pastore
battista Marco Piovano che la presiede: «Come cittadini italiani
rileviamo
che la religione cattolico-romana non è più da tempo religione di Stato.
Riteniamo che in un paese pluralista dal punto di vista etnico,
culturale e
religioso, gli unici simboli da esporre nei luoghi pubblici possano
essere
la bandiera italiana, lo stemma della Repubblica, il ritratto del
presidente
della Repubblica. Sappiamo che quando la croce o il crocefisso sono
stati
usati come strumenti di identificazione nazionale, sociale o politica,
ne
sono derivati gravi conflitti in nome di Dio. Invitiamo pertanto il
Consiglio regionale del Piemonte ad annullare la propria decisione, in
quanto come evangelici e come cittadini italiani riteniamo questa
decisione
contraria alla Costituzione della Repubblica italiana». Nel dibattito
che si
sta ancora svolgendo a Torino su questa grossolana crociata del
crocefisso
il sindaco Chiamparino ha commentato su "La Stampa" del 13 novembre:
«Sono
preoccupato e sinceramente mi inquieta questo uso strumentale di un
simbolo
che poco ha a che fare con la fede e molto con interessi politici». La
fede
che ha bisogno di simulacri, reliquie ed oggetti per credere è una
povera
fede. Una politica che strumentalizza la religione e i suoi simboli è
una
povera politica. Il cristianesimo, a qualunque declinazione appartenga,
non
può imporre nulla. Può solo proporre una parola nuda e disarmata che non
gli
appartiene. Quando la religione, qualunque religione, pretende di
gestire
Dio attraverso simboli o oggetti sacri produce solo idolatria. Essere
posseduti da Dio si situa invece sul versante della fede. Che non ha
bisogno
di dimostrazioni per credere.
LE NOTIZIE NEV POSSONO ESSERE UTILIZZATE LIBERAMENTE, CITANDO LA FONTE
________________________________________________________________________
____
NEV - Notizie Evangeliche, Servizio stampa della Federazione delle
chiese
evangeliche in Italia - via Firenze 38, 00184 Roma, Italia tel.
064825120/06483768, fax 064828728, e-mail: nev@..., sito web:
http://www.fcei.it - registrazione del Tribunale di Roma n. 13908 del
10/5/1971 - settimanale - stampato in proprio - redazione: Gaëlle
Courtens,
Gian Mario Gillio, Paolo Naso, Valerio Papini (direttore responsabile),
Anna
Pensa - abbonamenti 2004: edizione settimanale e-mail euro 16;
supplemento
mensile su carta con rassegna stampa euro 25, estero euro 30;
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settimanale e-mail + supplemento mensile su carta euro 31 -
versamenti
sul c.c.p. n. 82441007 intestato a: NEV-Notizie Evangeliche, via Firenze
38,
00184 Roma.
Veglia su di me in questo giorno con gli occhi
della tua misericordia. Guida la mia anima e il mio corpo secondo il tuo
volere, e ricolma il mio cuore con il tuo Spirito, affinché viva questo giorno
e tutto il resto dei miei giorni per la tua gloria.
John Wesley
In questo numero:
A)L’appello
pacifista
B)L’intervista
a Marco Calamai, poche ore prima delle sue dimissioni dall’ Amministrazione
Provvisoria della Coalizione in Iraq
C)La Gran Bretagna
si sveglia dal torpore di Blair?
D)Il pensiero della “Rivista
dell’Arma”
sull’Iraq
--------------------------------------------
Pubblichiamo qui di seguito il manifesto “Via le truppe
dall’Iraq”: tempo fa pensavamo di essere i soli in Italia; pareva
infatti che la sola comunità cattolica dell’Isolotto di Firenze aveva
messo on line un intervento sostanzialmente identifico (nella finalità) al
nostro. Oggi siamo smentiti. E di questo non ne siamo affatto rammaricati.
Proviamo solo il dolore e l’orrore per le tante vite mandate a morire. E
temiamo francamente che il conteggio dei nostri morti e feriti non sia ancora
terminato… Mettiamo una bandiera di pace alla nostra finestra. La Pace ha
bisogno proprio di visibilità: anche della tua.
.
MAI PIU' GUERRA
VIA LE TRUPPE DALL'IRAQ
UN FUTURO PER IL POPOLO
IRACHENO
Le 26 vittime, italiane ed
irachene, dell'attacco al comando dei Carabinieri a Nassiria ci ricordano che
la guerra in Iraq non è finita e che anche l'Italia è in guerra.. A loro, come
a tutte le vittime di una guerra che non si doveva fare, va innanzi tutto il
nostro pensiero. Alle loro famiglie, ai loro figli, ai loro cari, va il nostro
cordoglio.
Per noi i morti sono tutti
uguali: evitabili.
Anche questi si potevano
evitare.
Ci avevano detto che la
guerra era finita. Che gli iracheni avevano accolto l'esercito Usa come
liberatore. Ci avevano detto che una nuova era di pace e democrazia si era
aperta per l'Iraq.
Non era vero.
Ci avevano detto che si
doveva disarmare l'Iraq dalle armi di distruzione di massa. Ci avevano detto che
la guerra avrebbe contribuito alla lotta al terrorismo.
Non era vero.
Con l'invio dei militari in
Iraq in appoggio ad una guerra condannata dalla maggioranza del popolo italiano
ed in violazione dell'articolo 11 della Costituzione, il Governo si è assunto
la responsabilità di partecipare, sotto comando americano, all'occupazione di
un paese esponendo migliaia di giovani militari e civili al rischio della
guerra per potersi sedere al tavolo dei vincitori.
Oggi lo stesso Governo ribadisce
con forza la volontà di proseguire la missione.
Noi non siamo d'accordo.
Non è vero che ritirando i
militari si rinuncia a sostenere la popolazione irachena. E' vero il contrario.
Molto di più si potrebbe fare se i 40 milioni di euro che si spendono ogni mese
per mantenere il contingente militare fossero usati per ricostruire scuole,
ospedali, centrali idriche.
Non è vero che è necessaria
una presenza militare per fare questo: lo dimostrano le Ong italiane che con
decine di operatori operano da mesi con interventi umanitari in tutto il paese.
Sono questi gli interventi umanitari che bisogna sviluppare.
Non è vero che se le truppe
si ritirano in Iraq ci sarà il caos e ci sarà il vuoto . Il caos è alimentato
proprio dalla presenza degli occupanti che impediscono alla società civile e
alle forze politiche irachene di assumersi la responsabilità del futuro del
paese.
Solo la fine della occupazione
militare può mettere fine alla guerra.
Per questo chiediamo il
ritiro immediato di tutte le truppe straniere dall'Iraq a cominciare da quelle
italiane e l'avvio di un processo costituente gestito dalle forze irachene e
garantito dall'Onu. Riteniamo che le forme e le condizioni in cui avverrà
debbano essere decise dagli iracheni.
Solo un processo
costituente che veda la partecipazione di tutte le componenti politiche,
culturali, religiose ed etniche irachene può portare ad un futuro di
democrazia.
Siamo a Parigi con i
movimenti sociali di tutto il mondo per un importante appuntamento europeo.
Siamo gli stessi che il 15
febbraio hanno manifestato a decine di milioni in tutte le parti del mondo per
fermare l'imminente attacco in Iraq.
Non siamo tornati a casa
dopo il 15 febbraio, non ci siamo arresi alla guerra, né quando è cominciata,
il 20 marzo, né quando Bush l'ha dichiarata conclusa.
A maggior ragione oggi
siamo qui per dire che non ci arrendiamo alla spirale di odio e di violenza che
ha coinvolto anche il contingente italiano.
La guerra rimane un orrore
inaccettabile
Alle vittime civili e militari,
a tutte le vittime di questa guerra , va tutta la nostra solidarietà.
Per fermare tutto questo,
perché non ci siano più vittime pensiamo che il popolo della pace debba far
sentire forte la propria voce.
Per questo sabato 22
novembre manifesteremo in tutte le piazze d'Italia contro la guerra e
l'occupazione e per l'immediato ritiro delle truppe italiane dall'Iraq.
Per questo chiediamo agli
italiani di ribadire la volontà di pace riempiendo ancora i balconi e le
finestre con le bandiere arcobaleno.
Per questo aderiamo sin
d'ora alla giornata mondiale di mobilitazione del 20 marzo promossa dai
movimenti pacifisti statunitensi con adesione di migliaia di movimenti in tutto
il mondo, per un'altra giornata globale contro le guerre.
Per questo proseguiremo la
mobilitazione nella società e verso le istituzioni nei prossimi mesi.
Mai più guerra
Per un altro mondo
possibile.
Gruppo di continuità del
Forum Sociale Europeo
Alternative;
Altraagricoltura; ARCI; Attac; Bastaguerra; Carta; Federazione Cobas;
Convenzione permanente delle donne contro la guerra; Cub; Fiom; Forum
Ambientalista; Forum per la democrazia europea; Giovani Comunisti; ICS; Lavoro
Società - Cambiare Rotta (Cgil); Legambiente; Libera; Liberazione; Lila -
Cedius; Lunaria; Marcia mondiale delle donne; Movimento delle e dei
Disobbedienti; PRC; Punto Rosso - Forum mondiale alternative; Rete Lilliput;
Sdebitarsi; S.in Cobas; Socialismo 2000; Tavolo Stop precarietà; Tavolo
fermiamo il WTO; Tavolo Migranti del FSE; Terre des Hommes; Uds - Udu; Un ponte
per.; Pdci; Federazione Verdi.
Intervista di domenica
scorsa a Marco Calamai, consigliere italiano dell'Amministrazione Provvisoria
della Coalizione in Iraq, che ha presentato nelle scorse ore le proprie
dimissioni dall’incarico ricoperto: le ragioni sono facilmente
comprensibile leggendo questo suo intervento.
"Il governo delle città verso il fallimento"
Il consigliere italiano dell'Amministrazione
di Nassiriya: la coalizione ostacola il passaggio alla democrazia
"Qui a Nassiriya siamo
vicini al fallimento della missione. La Cpa (amministrazione provvisoria della coalizione)
non riesce né ad avviare la ricostruzione né a sviluppare la transizione alla
democrazia. E cosi' di riflesso questo provoca una involuzione a livello
sociale civile e politico. I nuovi organismi di governo locale non vengono
adeguatamente supportati finanziariamente e politicamente. E cio' li fa
apparire inutili agli occhi della popolazione. Stiamo facendo esattamente
l'opposto di quello che avvenne in Kosovo. Gli unici risultati concreti li
hanno ottenuti i nostri soldati e carabinieri con attività di cooperazione
civile-militare" A tracciare questo quadro desolante é Marco Calamai,
consigliere speciale della Cpa a Nassiriya. Avrebbe dovuto essere il vice del
"governatore" John Bourne, ma gli inglesi non hanno voluto un
italiano come numero due. Calamai risponde alle domande dell'Unità. Dottor
Calamai, a che punto é il lavoro della Cpa qui a Nassiriya? "Posso dire
che occupandomi specificamente dei progetti di ricostruzione ho constatato
l'impossibilità di realizzarli. Qui non c'é né ricostruzione né transizione
alla democrazia. La mia idea era di coinvolgere nei progetti di ricostruzione i
consigli municipali della zona. Ce ne sono venti, metà dei quali nominati dagli
angloamericani nella prima fase post bellica, e gli altri eletti. Purtroppo ci
siamo scontrati con questa realtà: non esiste un processo di rinascita civile e
politica che sia gestito secondo regole precise in tutto il paese, come avvenne
ad esempio in Kosovo. Qua tutto avviene piuttosto caoticamente. Convivono, e
non armonicamente, tre strutture. Una é diretta eredità del vecchio regime. Si
tratta dei dipartimenti provinciali che sono filiali decentrate dei ministeri,
e vengono finanziati da Baghdad. Poi ci sono i Consigli Comunali, che vedono
nei dipartimenti dei rivali che sottraggono poteri, competenze e risorse. Gli
uni e gli altri sono di fatto poi by-passati dalla Cpa, di cui sono in sostanza
strumenti passivi. Cosi' finisce che l'attenzione generale dei cittadini si
rivolge verso la Cpa, considerata l'unico organismo che conti.Tutti vengono da
noi a chiedere lavori e contributi. E noi poco possiamo fare anche perché poi i
finanziamenti incanalati perifericamente dal Cpa di Baghdad, l'amministrazione
di Paul Bremer, non sono cospicui. L'insieme di queste istituzioni, anziché
realizzare fatti concreti, finiscono per essere quasi paralizzate, a guardarsi
l'una con l'altra. Ma se il Cpa é il vero detentore del potere, perché non
agisce? "Proprio perché ha voluto accollarsi tutto l'onere della
ricostruzione senza coinvolgere gli organismi locali. Perché inglesi e
americani continuano a voler comandare loro. Perché arrivano imprese USA che
vogliono accaparrarsi gli affari piu' interessanti e non conoscono affatto la
situazione. Perché é una struttura minata dal burocraticismo. Dalla nascita di
un progetto al suo finanziamento passano tre o quattro mesi. Faccio un esempio.
A settembre fu proposto un piano di sistemazione fognaria in un villaggio vicino
Suk al Shuq. Solo pochi giorni fa é arrivata l'approvazione. In una situazione
drammatica come quella che si vive qua, sono ritardi inspiegabili e pericolosi.
Somme già stanziate per investimenti non vengono usate. In questo il Cpa non fa
meglio dei dipartimenti provinciali che qui a Nassiriya hanno ricevuto quindici
milioni di dollari e non li hanno spesi." Lei parlava anche di un
fallimento nella ricostruzione democratica "Esatto. Pensiamo
all'esperienza del Kosovo. Là le Nazioni Unite per prima cosa organizzarono la
registrazione dei cittadini in vista di elezioni democratiche. Qua non é stato
fatto nulla del genere. Anche laddove i consigli comunali sono stati eletti e
non scelti dall'alto hanno votato solo i capi famiglia, cioé coloro che erano
in possesso della tessera per ritirare le razioni alimentari distribuite
all'epoca delle sanzioni. La rinascita democratica dovrebbe essere un'esigenza
prioritaria, ed é incredibile che non lo capiscano gli americani la cui terra é
patria della democrazia. Mi sembrano dei folli. Sono arrivato alla conclusione
che l'esperienza svolta sinora sia fallimentare. L'unica via d'uscita sta in un
nuovo quadro internazionale dell'intervento in Iraq" Ma a Nassiriya non ci
sono solo inglesi ed americani "Si ma gli italiani sono emarginati. Gli
inglesi non hanno voluto che un italiano fosse il numero due. La Cpa é in mano
loro, con gli americani di supporto. I britannici non riescono ad emanciparsi
dal complesso del protettorato. Non si vogliono coinvolgere nelle scelte i
dipartimenti provinciali ed i consigli comunali. Ed il risultato qual é? La
tensione cresce ed i vari gruppi legati alle autorità religiose o di clan, gli
imam e gli sceicchi, e in misura minore ai nuovi partiti fioriti dopo la caduta
della dittatura, sono in lotta fra loro. A volte si sparano addosso, come una
decina di giorni fa quando migliaia di persone si sono presentate sul luogo in
cui dovevano essere assunti quattro agenti della difesa civile. E' finita in
lite. La lite é degenerata in scontri armati. Alla fine un gruppo di gente
esasperata ha assaltato la vicina fabbrica di ghiaccio e le ha dato fuoco. In
un villaggio fuori Nassiriya la brama di ottenere commesse per un progetto
idraulico ha provocato una battaglia fra bande locali. A colpi di
mortaio".
55.000 iracheni trucidati dal 18 marzo 2003 secondo
l’ultimo e non completo dato di un istituto di ricerca britannica
(notizia non ripresa da
altre fonti italiane e diffusa via internet da fuser@yahoogroups.com - Digest Number
107)
Qualcuno riesce a
verificare l’esatta fonte originaria inglese per riportarne i dettagli?
A proposito, “grazie
inglesi” per l’imminente “l’ accoglienza” di
Bush a Londra… I governanti anche della c.d. sinistra riformista
possono essere dei folli ma la Vostra saggezza inglese è stata nei tempi sempre
segno di civiltà contro i totalitarismi.
MB
PS: ecco tra
l’altro un messaggio del padre di un soldato gallese morto a 20 anni in
Iraq.
Dopo americani ed Inglesi,
non poteva che toccare ai nostri carabinieri e soldati italiani in Iraq.
Ragazzi spinti alle missioni estere da non solo senso umanitario di aiuto a
quelle popolazioni, da non solo senso di patriottismo o contributo alla lotta
al terrorismo, ma anche e spesso soprattutto per portare a casa qualche soldo
in più e vivere una vita con maggiore dignità. Per questo per essere assegnati
alle missioni estere, tra i carabinieri vi è una concorrenza spietata a suoni
di raccomandazioni.
In termini economici, 6
mesi di missione estera soprattutto in zone belliche, contribuisce a comprarsi
almeno metà della tanto agognata casa. La miseria economica, in cui versano
tutti i carabinieri, poliziotti e militari Italiani, non può essere sottaciuta,
come non può essere sottaciuto il mancato impegno degli attuali Governanti alle
tanto evidenziate ( solo in campagna elettorale ) situazioni migliorative per
tutto il comparto sicurezza, in cui i Carabinieri, parte integrante, vivono con
regolamenti da prima guerra mondiale e con stipendi da fame.
Non siamo guerrafondai,
siamo solidali con quelle popolazioni, ma costretti a combattere una Guerra che
NON tutto il popolo Italiano e NON tutto il Parlamento hanno voluto, perchè non
avallata dall'ONU. I Ns. Carabinieri non sono affatto preparati né
psicologicamente né professionalmente a combattere una simile guerra civile
come quella in Iraq, questo và detto a chiare lettere. Chi ritiene il
contrario, per motivi di opportunismo, non dice il vero. Piangiamo i nostri
morti, i nostri colleghi ed
assistiamo all'ennesima farsa di lacrime di coccodrillo da parte di chi, una
certa responsabilità nell'invio di quel contingente deve pur averla.
L'Unione Nazionale Arma
Carabinieri, si stringe attorno alle mogli ed ai figli dei colleghi caduti, ed
invita i Governanti ad esaminare seriamente la possibilità di un RITIRO
IMMEDIATO dei nostri uomini da tale situazione che potrebbe costare ancora
vittime al nostro popolo che ha già fin troppi problemi in Patria.
Ho sempre pensato
che una delle chiavi per risolvere l’intricatissimo problema del Medio
Oriente - problema che peggiora sempre più, sia in Iraq che in Afghanistan, per
non parlare di altri Paesi in gravi situazioni - sarebbe trovare una soluzione
per far cessare la spirale di violenza del conflitto israelo-palestinese.
Sarebbe un enorme stimolo per giungere, in seguito, a un accordo globale di
pace in tutta la regione. In realtà, il conflitto israelo-palestinese
si è protratto, con squarci di relativa speranza, praticamente dalla nascita
dello Stato di Israele nel maggio 1948. Cinquantacinque anni di incomprensioni,
di negazione dell'altro, di guerre e guerriglie, di violenza inaudita. È ovvio che in una contrapposizione frontale
tanto prolungata le colpe non stiano da una sola parte.
Ma in un quadro
di violenza aperta - che è la quotidianità di Israele - prosperano i falchi dei
due schieramenti e perdono terreno i sostenitori della pace; la situazione dei
due Stati si degrada e la comunità internazionale - Nazioni Unite, Stati Uniti,
Unione Europea e Russia - si rivela impotente.
Ciò nonostante, nella società civile ci sono persone di buona volontà che non
disperano e che andando controcorrente continuano a lavorare, senza clamori e
con efficienza, a favore della pace. Costoro meritano il nostro sostegno.
Alcuni mesi orsono, al Club di Monaco - un’organizzazione della società
civile che opera a favore della pace e del progresso in tutta la regione del
Mediterraneo, presieduta da Boutros Boutros-Gali e e dall’ambasciatore
francese Claude de Kémoularia - ho potuto ascoltare discorsi di grande realismo
sulla pace pronunciati dall'israeliano Yossi Beilin e dal palestinese Yasser
Abed Rabbo. Due figure prestigiose e altamente responsabili che si trovano in
consonanza. Mi sono convinto che esiste un cammino convergente che va
approfondito e che il metodo più produttivo per avviare il processo di pace è
fare pressione simultaneamente sui governi di Israele e della Palestina perché
diano vita a quel processo.
Il gruppo di lavoro costituito da Rabbo, Beilin e altre personalità dei due
Paesi si è allargato ed è giunto a un primo momento di concreto consenso
stilando un documento che contiene un programma orientato alla soluzione del
conflitto israelo-palestinese. Kémoularia mi ha chiamato e mi ha messo in
contatto telefonico con Beilin e Rabbo, i quali mi hanno dato la buona notizia
che il documento sarà presto reso pubblico e mi hanno invitato a una nuova
riunione a Ginevra, alla quale non mancherò: è un’iniziativa su cui vale
la pena scommettere.
L’ultimo
numero del «Nouvel Observateur» contiene un articolo di Jean Daniel su questo
argomento in cui viene riportato il preambolo al documento intitolato «Dalla
logica della guerra alla logica della pace - Noi, israeliani e palestinesi...»,
in cui si legge: «Riaffermiamo la nostra determinazione a porre fine a decenni
di contrapposizione e conflitti, e vivere una coesistenza pacifica, in dignità
e sicurezza reciproca, fondata su una pace giusta, durevole e globale, mediante
una riconciliazione storica...». Si afferma anche che «la logica della pace
implica compromessi e che l’unica soluzione realistica è nella formula di
riconoscimento reciproco degli Stati, basata sulle risoluzioni 242 e 338 del
Consiglio di Sicurezza dell’Onu».
È un testo
complesso che emana dagli sforzi congiunti dei cittadini di Israele e dello
Stato palestinese. Credo che in breve, dopo che sarà stato presentato
all’opinione pubblica, sentiremo molti commenti su questo documento tanto
opportuno che costituisce un richiamo storico diretto ai due Stati e alla
comunità internazionale per dare un decisivo impulso verso la pace.
Da ultimo, in
un seminario internazionale organizzato dalla Fondazione Frederich Erbert il 25
ottobre ho sentito pronunciare discorsi consonanti su questa tematica
dell'appello da Yossi Beilin e dal palestinese Samir Rantisi. Ho quindi
conversato a lungo con entrambi sui passi concreti che pensano di compiere
prossimamente. Li ho visti determinati e fiduciosi.
Nel mondo
frastornato di oggi, tanto violento e smarrito, questa iniziativa rappresenta
una luce di speranza. Chissà che la porta socchiusa della pace non si possa
finalmente spalancare. Sarebbe di importanza decisiva per tutto il pianeta.
@ IPS
(traduzione di Cristiana Paternò)
A proposito della Autorità
palestinese…
Due aggettivi: «barbaro e
corrotto». Due aggettivi fra i tanti che in queste ore raccontano lo sdegno del
mondo intero per gli gli
attentati antisemiti di Istanbul, costati la vita a ventidue persone (oltre
al ferimento di altre duecentocinquanta). Due aggettivi che però, forse, pesano
più di altri. Perché sono stati scritti in un comunicato di dura condanna
redatto dall’Anp, l'Autorità nazionale palestinese. In una lettera di
condoglianze, poi, Arafat ha scritto che «l'atto codardo viola tutti gli
insegnamenti religiosi e i valori umani». Sul fronte delle indagini: la
polizia, d'intesa col Mossad, avrebbe fermato tre persone. Due di queste sono
donne.
15.11.2003 A Parigi i colori della pace. Mezzo milione
in piazza chiude il Social Forum di Piero Sansonetti
DAL
NOSTRO INVIATO
PARIGI. Ci sono quelli che fanno la guerra,
ci sono i terroristi, gli attentatori, ci sono i rassegnati, gli indecisi, e
poi in mezzo c’è una massa enorme di pacifisti che vorrebbe un mondo
senza violenza e dove la forza conta poco. Questi pacifisti si sono mostrati a
Parigi, nel cuore storico e pensante della vecchia Europa, e hanno dato una
straordinaria prova di forza, proprio nel giorno nero degli attentati alle
sinagoghe di Istanbul. Hanno dato l’impressione che di fronte a un mondo
sgomento e incapace di reagire alla violenza funesta di Stati e di gruppi
che da tre anni sconquassa il mondo, loro sono i soli ad avere la bussola che
funziona bene, ad avere idee chiare e i piedi ben saldi sulla terra. Un
gigantesco corteo pacifista ha concluso il forum europeo che si era aperto
martedì scorso e che per tre giorni aveva discusso di come costruire
un’Europa d’avanguardia, pacifica e sociale, che diventi un modello
per il mondo intero. Il corteo era grande più o meno come quello di Firenze di
un anno fa. Infinito. Ha sfilato per molte ore da piazza de la Republique fino
a piazza de la Nation, passando per la Bastiglia. Svariati chilometri. E’
partito alle due del pomeriggio ed è arrivato, camminando a passo lento, verso
le quattro. Quando è arrivato, però, la piazza di partenza che è grande più
di due volte piazza del Popolo - era ancora piena. La coda del corteo si è
mossa alle cinque e mezza. Possiamo dire che c’erano in piazza più di
mezzo milione di persone. La metà erano francesi, l’altra metà venivano
da tutta Europa, ma c’erano anche delegazioni americane (del nord e del
sud) arabe, asiatiche e africane.
In testa al
corteo dovevano esserci gli italiani con lo striscione di Firenze, cioè quello
del sociale forum europeo dello scorso anno. Poi, come sempre vanno queste
cose, l’organizzazione è un po’ saltata. In testa però
c’erano lo stesso gli italiani, erano i disobbedienti di Luca Casarini e
con loro c’era Toni Negri, che per la prima volta dopo tanto tempo
tornava a Parigi (dove ha vissuto in esilio più di vent’anni) libero e
avendo scontato tutto il lungo periodo di prigione che gli avevano affibbiato.
Negri era raggiante, anche perché nei giorni scorsi il forum gli ha riservato
diverse ovazioni.
Lo striscione
ufficiale degli italiani era portato dai leader più conosciuti del movimento
no-global e pacifista : Agnoletto, Bernocchi, Benetollo, Lidia Menapace e
un'altra decina. C’erano pure parecchi dirigenti e deputati di
Rifondazione, compreso Bertinotti. Vittorio Agnoletto, parlando coi
giornalisti, ha insistito sulle caratteristiche di questo movimento: contro
tutte le guerre, contro tutti i terrorismi. La mattina c’era stata una
conferenza stampa (con i Cobas, la rete Lilliput, la Cgil, l’Arci e le
varie organizzazioni di volontariato che operano in Iraq) nella quale si erano
ribadite le richieste del movimento al governo italiano: primo, ritiro dei
soldati italiani, secondo, adoperarsi per il ritiro di tutte le forze di
occupazione, per la restituzione dell’Iraq agli iracheni, per libere
elezioni controllate dalle truppe dell’Onu. Fabio Alberti, che è il
portavoce dell’associazione “un ponte per…”, che opera
in Iraq con una quarantina di persone, ha detto che in Iraq non ci sono solo
quelli che collaborano con gli americani e i terroristi: c’è una opposizione
forte e pacifica alla quale bisogna restituire il suo ruolo. E della quale
invece nessuno parla. Alla conferenza stampa è stata annunciata una giornata di
mobilitazione pacifista, in Italia, sabato prossimo. Ci saranno cortei e
manifestazioni un centinaio di città.
Gli italiani coprivano
la testa del corteo per più di un chilometro. Erano almeno diecimila.
Moltissimi erano ragazzi venuti durante la notte, in genere con viaggi molto
complicati e lunghi, in treno o in pullman. Venti o trenta ore di traversata.
Gli italiani più visibili erano quelli dell’Arci, di Rifondazione, dei
comunisti italiani e della Cgil. Il sindacato italiano e quello francese della
Cgt avevano rappresentanze molto numerose. Tra i partiti c’erano anche i
comunisti francesi e i socialisti francesi. I ds italiani e La Margherita
mancavano. O almeno non avevano nessuna bandiera. Dei Ds c’era una sola
deputata, Giovanna Grignaffini (nei giorni scorsi c’era stato anche
Pietro Folena, ma venerdì è andato via per partecipare all’assemblea
congressuale del partito). Tra i personaggi noti, nelle prime file,
c’erano Paolo Serventi Longhi (il segretario della federazione della
stampa), Aldo Tortorella, don Ciotti, il capo della Fiom Gianni Rinaldini.
I socialisti francesi
chiudevano il corteo ufficiale ed erano però seguiti da circa duemila anarchici
e black block. Non ci sono stati gravi incidenti. Solo un paio di scaramucce,
con il servizio d’ordine del Pse che è stato attaccato dai neri e poi ha
reagito improvvisando una specie di carica. Un po’ di bottiglie in volo e
solo un ragazzo con la testa insanguinata.
Lungo il
percorso per fortuna c’erano molti gruppi impegnati - invece che a tirar
bottiglie - a inventare slogan, a cantare, suonare strumenti musicali, danzare,
esprimere in vari modo i loro sentimenti e i loro pensieri. C’erano
moltissimi camion che trasportavano vere e proprie orchestre ambulanti. Oltre
agli striscioni c’erano giganteschi pupazzi e mongolfiere. Il pezzo di
corteo più bello, forse, verso il fondo, era quello formato da una trentina di
ragazzi ebrei e palestinesi, che avevano costruito un gigantesco muro di
polistirolo grigio, cupo, e lo spingevano avanti, insieme, fianco a fianco, per
dire che loro non vogliono Sharon, non vogliono l’occupazione militare
dei territori palestinesi, non vogliono la costruzione di questa nuova tremenda
offesa che è il muro progettato dal governo israeliano.
C’erano anche dei ragazzi
poetici, che avevano stampato in molte copie delle frasi di artisti e le appiccicavano
sui muri, con un effetto assai più grazioso di quello che fanno le scritte un
po’ trucide a vernice. Ce n’erano di Stehndal, di Deleuze, di
Sartre, di Simon de Bovoire. Poi ce n’era una di Dovsetojesky molto
polemica, bella, che diceva così: ”la miseria è sempre importuna: loro
diranno che i gemiti dei miserabili impediscono ai ricchi di
dormire…” E’ un po’ la frase che riassume lo spirito e
il pensiero di questi tre giorni di Forum europeo degli “altromondialisti”.
Telexe
Tre veli stretti
intorno alle banlieues
L'incontro su «Religione,
lotte sociale e movimento». Tra gli
oratori, il teologo
musulmano Tariq Ramadan
Spaccature L'irruzione del
comunitarismo religioso e la questione
femminile al centro di uno
dei seminari del Forum sociale europeo
ANNA MARIA MERLO
IVRY-SUR-SEINE (Parigi)
Ivry-sur-Seine, periferia
di Parigi, Francia, quarta potenza
economica mondiale,
novembre 2003: una grande sala piena nel
multicinema Pathé e decine
di persone che premono alle porte, per
partecipare al seminario
«religioni, lotte sociali,
altermondializzazione», con
il teologo musulmano Tariq Ramadan tra
gli oratori. Il pubblico è
molto diverso da quello visto in altre
sedute del Forum sociale,
per esempio quella sulla Costituzione
europea il giorno prima
alla Villette: una parte è simile, cioè
persone di mezza età,
impegnati politicamente in associazioni e
movimenti che cercano di
capire il mondo, mentre una maggioranza qui
è composta di giovani - tra
le ragazze molte sono velate (non il solo
foulard, ma il sistema dei
tre veli) - che sembrano interessati
soltanto alla posizione
dell'islam nella società occidentale. La
platea ha reazioni diverse
da quelle sentite in altri incontri: il
dissenso qui non è espresso
a parole, ma un po' troppo spesso
rumoreggiando e impedendo
di parlare. La spaccatura radicale tra due
modi di essere è presente
anche alla tavola degli oratori: mentre lo
psicanalista Miguel
Benassayag, che ha passato due anni di prigione
sotto la giunta militare argentina,
e il brasiliano Michael Löwy
rispondono con gentilezza
alle domande e agli interventi, il
moderatore esponente del
Mib (Movimento dell'immigrazione e delle
banlieues) oscilla tra gli
scatti autoritari per far tacere chi pone
domande che disturbano e
dei momenti di buon senso, quando lascia
parlare. Differenza di
stile, ma soprattutto spaccatura culturale,
che Tariq Ramadan, fine
intellettuale, maschera con i suoi discorsi
fluidi. Ma la questione
centrale è lì, anche se il moderatore ha
fatto di tutto per
evitarla: l'irruzione del comunitarismo religioso
e la sua rivendicazione
come «libertà». Miguel Banassayag ha
ricordato che
«cinquant'anni fa la gente è morta per non dover
dichiarare il fatto di
essere ebreo» e ha sottolineato che «il
comunitarismo è un'altra
forma dell'individualismo, che vuole un
posto un po' migliore degli
altri. Ma noi non vogliamo un miglior
posto nella merda, ma siamo
esigenti al punto da non volere più la
merda». Per Banassayag
mettersi a discutere attorno alla questione
del velo significa cadere
«in una guerra che non è la nostra,
companeros», cioè «la
guerra tra la luce dell'occidente e
l'oscurantismo che c'è
attorno». Ma, detto questo, Benassayag ha
ricordato a una platea
stupita che per «noi» il velo si inserisce
nella triste serie delle
mutilazioni sessuali, della repressione
delle donne. Noi sulla
cinquantina, ha aggiunto, «vi vediamo il
rifiuto di ciò per cui ci
siamo battuti, del fatto che il corpo della
donna non è da mettere
sotto controllo, ci siamo battuti per questo,
evoca l'oppressione della
donna, il corpo della donna come vergogna».
Disarmante intervento di
una giovanissima velata: «ci sono diversi
modi di essere donna». Ma
Banassayag insiste: «la scelta non è tra
l'individuo neoliberista
che lascia morire gli anziani perché ha la
vacanza prepagata e un
ripiegamento nella religiosità pura e dura».
Il rispetto della vita,
dell'ambiente, ecc. «costituiscono
un'alternativa tra la
religione chiusa e l'universalismo stupido».
Michael Löwy, che si è
presentato come ateo di origine ebraica, ha
parlato della teologia
della liberazione (cattolica) in America
latina.
Tariq Ramadan ha esordito
ringraziando gli organizzatori del Forum
sociale, che gli hanno
permesso di essere presente, malgrado la
campagna contro un suo
testo, che è stato accusato di essere
antisemita (cosa che lui
nega). Per Ramadan, «l'inizio del dialogo è
riconoscere la complessità
dell'altro». Ramadan mette in luce le
contraddizioni delle
reazioni occidentali all'islam,
semplificato «tra i
moderati che ci assomigliano e gli altri che
rigettiamo» e ha messo in
guardia contro «quella che ci presentano
come una democrazia
islamica, come nel caso della Turchia, ma che è
in fase con l'economia dominante».
Tariq Ramadan è molto ascoltato
nelle banlieues, perché fa
un discorso che lega la spinta alla
rivolta sul piano
economico-sociale all'identità culturale radicata
nella religione musulmana
(ma poi fa un lapsus terribile: parla
di «stampa di banlieue» per
definire giornali scadenti, people, ma si
riprende in fretta).
La questione femminile è
stata al centro degli interventi, visto
anche che in Francia sembra
imminente una legge che proibisca con più
chiarezza di oggi la
presenza nelle scuole di «segni ostentatori di
appartenenza religiosa»,
come il velo (ma anche la kippà o la croce
al collo). Ramadan si
trincera dietro la frase d'obbligo: «si può
essere libere senza essere
occidentalizzate» e una parte del pubblico
applaude, ignorando chi
sottolinea il patriarcato tipico di tutte le
religioni. Ma l'altra parte
dei partecipanti è d'accordo con
Benassayag: «ci sono gesti
di libertà, non un modello» e tra questi
gesti c'è la libertà delle
donne di controllare il proprio
corpo. «Vorrei vedervi
difendere con eguale veemenza il diritto di
una ragazza di portare la
minigonna in banlieue» ha detto alle
ragazze velate, convinte di
esprimere un atto di libertà invece che
Le pubblicazioni di questa newsletter sono
sospese fino a mercoledì prossimo come segno di dolore per i tragici eventi di
queste ore, ma anche come segno di un tempo dedicato alla sola preghiera. Sono molte
le vittime alle sinagoghe di Istambul, pensiamo poi anche alla situazione in
Iraq: non solo fra i soldati italiani, ma anche fra i tanti civili delle
estreme periferie, dimenticate dai media occidentali. Li non arriva la RAI o Mediaset,
la CNN o Sky news. Non ci sono lacrime versate dalle grandi platee televisive.
Ebrei, cristiani e musulmani sono oggetto di
disegni criminali e di logiche di guerra, senza alcuna distinzione di credo
religioso. In questo caos rimane solo la certezza che la paura della vita e della
morte rimangono comunque saldamente vinte solo nelle mani dell’Eterno, Signore
misericordioso della Pace.
Rinviamo dunque a settimana prossima dunque
le notizie dal Forum di Parigi, quelle sul film del cattolico integralista Mel Gibson
(intitolato “La passione”) e delle sue nuove alleanze antisemite con
taluni filoni del movimento evangelicale statunitense, della notizia sugli informali
ma coraggiosi “Accordi di Ginevra” fra palestinesi ed ebrei,…
Ora preferiamo francamente pregare con le
parole del salmo 23.
Il divino Pastore
Is 40:11; Ez 34:11-31; Gv 10:10-30; Ap 7:16-17
Salmi 23Salmo di Davide.
Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.
Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque calme.
Egli mi ristora l'anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della
morte,
Questa newsletter, che conta
oggi 505 iscritti, risulta fra le più affollate ML pacifiste per la non
violenza su “Yahoo!”, in Italia e nel sud europa; proprio per
questa responsabilità ritiene di dover esporre le argomentazioni, in modo
pacato ma fermo, di critica al Presidente della Repubblica, così come emergono
all’interno del movimento contro la guerra. Per noi le parole scritte e
qui riportate da Enna non sembrano affatto domande retoriche.
Tratta dalla ML “Fermiamo
la guerra”, 13 Nov 2003, 20:18
Sull'intervento del
Presidente della Repubblica…
“Sig. Presidente della Repubblica,
probabilmente lei non leggerà questa lettera, o se
lo farà altrettanto probabilmente non cambierà opinione su quanto da lei
affermato ieri dopo la strage dei soldati italiani e dei civili italiani e
iracheni, soprattutto quando, dicendo di parlare a nome del popolo italiano,
dice che lo stesso, oltre che ai familiari delle vittime, si stringe attorno
alle forze armate italiane.
No, presidente, sappia che utilizzare momenti di
tragedia per esaltare forze deputate alla guerra molte persone come me, molte
Associazioni che lei dice di rappresentare non possono accettarlo; sappia che
quando lei parla di non dare tregua all'avversario (di volta in volta Saddam Hussein,
il terrorismo, la Corea del Nord, l'Iran, la Siria), lei avalla una
logica di ritorsione, di vendetta, di guerra e lei sa che questa logica fa
vittime tra gli innocenti di qualsiasi colore e di qualsiasi nazionalità.
E questo non è giusto.
Così come non è giusto dire: noi rimarremo là perchè
gli iracheni hanno bisogno di noi. No, ancora no, presidente, noi italiani
dobbiamo ritirare le truppe. Perchè ce le abbiamo, anzi avete mandate? Perchè
l'Italia, col suo assenso, presidente, ha concesso l'uso di basi e spazio aereo
ai bombardieri degli Stati Uniti? Lei sa quanti morti e quanti danni ha
provocato la "guerra preventiva". Per fare cosa, per cacciare Saddam,
per trovare le armi proibite, perchè, presidente? Lei sa anche, presidente, che
il governo italiano ha mandato truppe perchè gli Stati Uniti ne avevano
bisogno, o meglio ancora la cosiddetta coalizione,non certo il popolo iracheno.
Semmai lo stesso aveva ed ha bisogno di tanta solidarietà, di tanti volontari
con cui, insieme, ricostruire il paese. Volontari "civili". So
bene che non ha molto senso questa dicitura, soprattutto dopo che si è saputo
che alcuni dei carabinieri e soldati morti si "sbattevano" per
portare soccorso ai bambini e alla popolazione in genere. Ma purtroppo in un contesto
di guerra.
Chi perde l'occasione per riflettere sulle
decisioni prese (sbagliate), chi va avanti come se fosse l'ultimo degli
eroi, a parole, non dimostra saggezza , presidente, ma cecità, non fa gli
interessi del popolo che dice di rappresentare, ma, semplicemente, gli
interessi di chi vende le armi e di chi specula ,con i lucrosi appalti della
ricostruzione, sulla tragedia delle persone. Lei sa che milioni di
italiani sulle forze armate, sulla guerra non la pensano affatto come lei. Mi
vuole spiegare perchè lei parla a nome loro? Mi vuole spiegare che
bisogno c'era di rassicurare l'alleato USA? Resteranno domande retoriche le
mie, probabilmente,così come, non s'offenda, le sue esternazioni a caldo. Vede,
anche se molte volte non mi sono trovato d'accordo con quanto lei, appunto
esternava, ieri, scrutandole gli occhi, vi ho notato tristezza e mi sono detto
speranzoso: vuoi vedere che stavolta fa una riflessione senza enfasi, da essere
umano. dirà forse .......No, purtroppo, non è stato così. Una cosa però la
condivido: mi sento vicino ai soldati e ai civili italiani morti a Nassirja e
ai loro familiari. Aggiungo a questo che mi sento vicino a quanti muoiono ogni
giorno a causa della guerra, non importa di che nazionalità. perchè lei sa che
la vita di un bambino non italiano non vale meno di quella di un soldato
italiano. Concludo dicendole che se tra qualche anno si voterà per
eleggere direttamente il presidente della repubblica, io voterò per Gino
Strada.
Saluti da Calogero Timpanaro, Associazione
Culturale "I Zanni", Enna”
Un caloroso benvenuto alle tre traduttrici/traduttori per la pace che iniziano
la loro collaborazione con questa newsletter da questo mese. Auguriamo loro
ogni soddisfazione e riconoscimento per il prezioso aiuto che ci forniranno nel
monitoraggio della situazione pacifista in Israele (su siti ebraici) ma anche
sulle attività della “Casa della Pace Leonhard Ragaz” di Zurigo,
che raccoglie le più diverse iniziative del nord e del centro europa. Se lo ritengono
possono autopresentarsi fin dal prossimo numero.
Tratto da L´Unità
del 03.11.2003 «La lezione di mio padre Rabin non si è perduta»
È stanca ma soddisfatta, Dalia Rabin
Filosof, ex vice ministra israeliana e figlia di Yitzhak Rabin, il premier
laburista assassinato otto anni fa da un giovane zelota dell'ultradestra ebraica.
La soddisfazione è grande per la riuscita, oltre ogni previsione, della
manifestazione di Tel Aviv dell'altra sera, che ha visto scendere in piazza
oltre 100mila persone, per quella che tutta la stampa israeliana ha segnalato
come la più grande manifestazione della sinistra degli ultimi tempi. «È stato
un evento straordinario - dice Dalia Rabin che di questa manifestazione è stata
l'organizzatrice - proiettato nel futuro. I centomila di Tel Aviv non hanno
solo voluto ricordare la figura e la lezione di mio padre, ma hanno inteso ribadire
che non esiste una soluzione militare alla crisi israelo-palestinese e che lo
spirito e i contenuti dell'Accordo di Oslo sono tuttora validi». Il presente,
però, è segnato ancora dalla violenza e dal terrore: «Nessuno - sottolinea
Dalia Rabin, che ha ricoperto in passato il delicato ruolo di vice ministra
della Difesa - può mettere in discussione il diritto d'Israele a difendersi dai
gruppi terroristi, ma non è inasprendo la repressione generalizzata nei
Territori che si sradica il terrorismo. Con le punizioni collettive e il
coprifuoco prolungato si finisce solo per alimentare l'odio tra i palestinesi,
come ha evidenziato lo stesso generale Yaalon (capo di stato maggiore di Tsahal,
ndr.)». E sul Patto per la pace che verrà sottoscritto il 20 novembre a
Ginevra, Dalia Rabin-Filosf dice: «Va sostenuto con decisione ma non deve
essere considerata un´iniziativa che si contrappone alla Road map». Oltre 100mila in piazza a Tel Aviv per la più grande manifestazione della
sinistra negli ultimi mesi. Tutto in nome di Yitzhak Rabin. Cosa significa per
lei questo evento? «Significa innanzitutto che la
lezione lasciataci da mio padre, dal primo ministro Yitzhak Rabin, dal generale
Rabin, non è andata perduta. Significa che lo spirito e i contenuti degli
Accordi di Oslo restano ancora validi, e che in Israele la volontà di pace è
ancora forte e radicata». Cosa l'ha colpita di più della manifestazione di Tel Aviv? «L'atmosfera e la presenza di
tantissimi giovani. È stata davvero una grande prova di civiltà e, insieme, si
è inteso lanciare un messaggio di speranza: la pace non è solo necessaria ma è
possibile, e nonostante tutto è una strada ancora praticabile. Non c'era
traccia di odio in quella piazza, non si sono additati al pubblico disprezzo
gli avversari politici, non si è tacciato di tradimento l'attuale primo
ministro, come invece avvenne nelle manifestazioni della destra che
anticiparono l'assassinio di mio padre. Chi era in piazza a Tel Aviv intende
costruire e non distruggere. Quella manifestazione è stata una salutare
iniezione di ottimismo, una scommessa sul futuro. È tempo di riprendere in mano
la fiaccola della speranza che fu accesa da Yitzhak Rabin» Nei giorni precedenti la manifestazione, vi sono stati atti vandalici
contro il monumento in memoria di Yitzhak Rabin eretto nella piazza del
Municipio di Tel Aviv. Al di là del dolore di una figlia, cosa significano sul
piano politico questi atti di vandalismo? «Che in Israele esiste una
minoranza di fanatici disposta a tutto, anche ad uccidere, pur di distruggere
ogni spazio di dialogo. Otto anni fa, prima della sua uccisione, nelle
manifestazioni della destra estremista mio padre veniva effigiato con una
divisa da nazista. In Parlamento deputati della destra lo accusarono di complicità
in un nuovo Olocausto ordito dagli arabi contro il popolo ebraico. Otto anni
dopo, il monumento che lo ricorda è stato imbrattato con svastiche naziste. È
lo stesso odio, la stessa matrice ideologica che ha armato la mano
dell'assassino di mio padre. Sbaglia chi parla di gesti di un pugno di
fanatici, perché questi "fanatici" hanno goduto e continuano a godere
di importanti coperture politiche. E chi ha vissuto la stagione dei veleni e
degli attacchi personali che culminò con l'assassinio di Yitzhak Rabin non può
non lanciare l'allarme per i forsennati attacchi lanciati da esponenti della
destra oltranzista, alcuni dei quali al governo, contro i "pacifisti amici
dei terroristi"». Molti striscioni presenti sabato sera in Piazza Yitzhak Rabin erano a sostegno
del «Patto per la pace». «Si tratta di un'iniziativa
costruttiva, importante, da sostenere come le altre che sono nate in questi
tempi di guerra, a dimostrazione che esiste uno spazio di dialogo e che tra i
palestinesi vi sono personalità politiche disposte al compromesso. L'importante
è non contrapporre il "Patto per la pace" alla Road map elaborata dal
Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia, ndr.), la cui mancata attuazione non solo
responsabilità dei gruppi terroristi palestinesi ma anche della fallimentare
politica dell'attuale governo israeliano guidato da Ariel Sharon. Un fallimento
che emerge dalle stesse critiche avanzate dai vertici militari ad una
repressione indiscriminata che finisce solo per alimentare l'odio dei
palestinesi». Tra gli interlocutori palestinesi annovera anche il premier Abu Ala? «Abu Ala, è bene ricordarlo, è
stato uno degli artefici degli Accordi di Oslo. Non è un estremista, dobbiamo
dargli una chance negoziale e non sbarrargli la strada come sembra voler fare
il governo Sharon». Ariel Sharon ha fatto appello ai laburisti perché rientrino al governo. «Abbiamo già commesso una volta
questo errore e l'abbiamo pagato a caro prezzo. Ripeterlo sarebbe un suicidio
politico».
La presente segnalazione non ha scopo di
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contenenti indicazioni di prezzi per servizi proposti, provvederemo a non
effettuare più questo genere di segnalazioni, limitandoci a privilegiare solo
quelli di cui si è certi della assoluta gratuità.
Il CdR
TERRA
DI DANZA propone
Stage di
DANZE CINESI
UZBEKE E KIRGHIZE
BUSANA (RE)
Albergo Il Castagno
Via Nazionale Sud 3
6-7-8 DICEMBRE 2003
LA DANZA CINESE Nella vita quotidiana la maggior parte delle persone usa
la propria voce per comunicare, ma in scena un danzatore parla con il suo
corpo. Come la lingua cinese la danza ha un vocabolario, una semantica e una
sintassi che le sono proprie e che permettono al danzatore di esprimere i suoi
pensieri e i suoi sentimenti con grazia.
La danza cinese é apparsa ancor prima della scrittura. Alcuni vasi di ceramica
scoperti sul sito archeologico di Souen Kia Tchai sono decorati con danzatori
dai colori accesi. Le ricerche archeologiche rivelano che già dall¹epoca Yang-chao
fino al neolitico, 4000 anni a.C. esistevano delle coreografie complesse: si
sono così ritrovate decorazioni che rappresentano gruppi di danzatori che
danzano a braccia incrociate, battendo sul suolo e cantando con un
accompagnamento musicale.
Durante il periodo Chang e Tcheou fino al 1000 a.C. le danze erano divise in
due categorie: le danze civili e quelle militari. Per le danze civili i
danzatori tenevano nelle mani delle piume che rappresentavano i frutti
della caccia o della pesca della giornata. Queste danze si sono
progressivamente sviluppate in danze utilizzate per riti religiosi. Per le
danze militari i danzatori avevano delle armi. I movimenti delle mani e dei
piedi erano utilizzati per esprimere la venerazione verso gli spiriti della
terra e del cielo, per mimare gli aspetti della vita quotidiana e per
esteriorizzare un sentimento di benessere condiviso con altri. Dopo la
creazione dell¹ufficio della Musica sotto la dinastia Han si cercò di catalogare
danze e canti. Nel III secolo la Cina fu invasa dai Hioungnou, Hienpei e Ts¹iang
occidentali. E¹ così che diverse forme di danze popolari dell¹Asia centrale furono
introdotte in Cina e si mescolarono con le danze originali degli Han. Questo
matrimonio di stili continuò fino alla dinastia T¹ang. La situazione politica
essendo più stabile sotto i T¹ang permise alla danza di vivere un momento
d¹oro senza precedenti. L¹Accademia del Giardino della Pera, l¹Accademia
imperiale e il tempio T¹ai-ch¹ang raccoglieva no i migliori danzatori di tutto
il paese, che eseguivano la danza dei dieci movimenti.
Questa danza magnifica, maestosa e di un¹incomparabile suntuosità includeva
degli elementi presi dalle danze della Corea, del Sinkiang, dell¹India, della
Persia e dell¹Asia centrale in unOEunica colossale danza.
Ogni minoranza cinese ha le proprie danze. I Miao (conosciuti anche con il nome
di Hmong) un popolo della Cina del Sud-ovest dei quali impareremo alcune danze,
hanno per esempio sviluppato una forma molto viva di canto d¹antifona e della
danze di sfida; le diverse etnie aborigene di Taiwan hanno creato delle danze
influenzate dalla posizione insulare e in quelle in cui i danzatori si tengono
per mano e danzano in linee, durante il rito della mietitura. Le danze popolari
riflettono i modi di vita e i costumi di un popolo, e oltre al loro valore
artistico sono una parte preziosa dell¹eredità culturale della Cina.
Anche le danze dell¹attuale UZBEKISTAN
(e del KIRGHIZISTAN) sono state
arricchite da numerose culture durante i secoli per il fatto di trovarsi al
centro della Via della Seta, antica strada commerciale che congiungeva la Cina
al Mediterraneo. Dal IV all¹VIII secolo i danzatori professionisti di
Samarcanda, Bukhara e Tashkent erano talmente famosi che venivano richiesti
dalla corte imperiale cinese. L¹invasione araba in Asia centrale nel VII sec. e
l¹adozione della religione musulmana promosse l¹uso del velo. Le donne
ballavano fra di loro o nei luoghi femminili. Le danze pubbliche appartenevano
solo agli uomini che potevano anche travestirsi da donna se necessario. Le
danze popolari si possono dividere in due categorie: danze eseguite per un¹occasione
specifica e danze da divertimento. Il primo gruppo consiste in danze rituali
collegate agli eventi stagionali e riflettono il rapporto dell¹uomo con la
natura; altre danze si eseguono solo in occasione di matrimoni o funerali. Da
non dimenticare la danza sufi in cui ogni danzatore danza in cerchio fino ad
arrivare alla trance attraverso movimenti ripetitivi accompagnati dal canto e
dalle percussioni.
DOCENTE Marlies Juffermans Insegnante di danze etniche
internazionali presso Landeljik Centrum di Amsterdam per due anni ha fatto
delle ricerche e studi in Cina elaborando un programma di danze cinesi delle
minoranze Miao e Dong (sud Cina). Propone lo stage di danze cinesi abbinandole
ad altre danze di paesi provenienti dall'Asia centrale: Kirghizistan e Uzbekistan
(ha studiato in entrambi i paesi nel 1999).
Scrive articoli sulla danza pubblicati regolarmente in Olanda. Insegna da 15
anni tenendo corsi, stages e seminari.
Importante la sua partecipazione in qualità di docente di danze cinesi presso
l'Holland Dance Festival che si é svolto nel novembre del 2001.
SEDE Albergo Il Castagno - Via Nazionale Sud 3
BUSANA - Reggio Emilia - tel. 0522/891449-72
L¹albergo é ubicato in un vasto parco di secolari esemplari di castagno, da cui
partono numerosi sentieri che permettono brevi escursioni all¹interno del Parco
del Gigante, parco naturale dell¹Appennino Reggiano.
Arrivo: sabato 6 Dicembre 2003 ore 15
(possibilità di arrivare per il pranzo ore 13)
Partenza: lunedì 8 Dicembre 2003 ore 16
ORARI Sabato 6 Dicembre 2003 ore 16,00/19,30 danza
ore 20,00 cena
ore 21,30 proiezione danze cinesi e uzbeke - danziamo tutti insieme
Pensione completa Camera 4 letti con bagno
Euro 77
Camera 3 letti con bagno
Euro 81
Camera 2 letti con bagno
Euro 85
Camera 1 letto con bagno
Euro 93
Tessera Associazione
Euro
15
se hai già la tessera UISP 2003 Euro 10
ISCRIZIONE L¹iscrizione avviene inviando un acconto di Euro 80
con vaglia postale a:
TERRA DI DANZA
Via del Quaresimo 15 - 42100 REGGIO EMILIA
MATERIALI La docente metterà a disposizione il CD delle danze proposte
VIDEO VHS Euro 20
DVD
Euro 23
COME
ARRIVARE in auto: uscita autostrada a Reggio Emilia, immettersi
nella SS 63 per il Passo del Cerreto direzione La Spezia - Castelnovo nè Monti,
arrivati a Castelnovo nè Monti proseguire per La Spezia, dopo circa 12 Km,
tenere la dx dopo il cartello km. 1 Busana, proseguire per circa 500 mt., sulla
destra c¹è un cartello con indicazione: Casa per Ferie - Comune di Reggio
Emilia. in treno: dalla stazione
ferroviaria autobus n. 9 fermata Caserma Zucchi dove si trova il capolinea dei pulmann
per Busana/Castelnovo nè Monti:
Partenze pullman: ore 11,35 con arrivo a Busana ore 13,45 (cambio a Castelnovo nè
Monti) ore 15,30 con arrivo a Busana ore 17,35. Telefonare per conferma orari.
Chiedere al conducente di fermare all¹Albergo Il Castagno-Casa per ferie.
INFORMAZIONI
E ISCRIZIONI TERRA DI DANZA
Via Del Quaresimo 15
42100 REGGIO EMILIA
tel. e fax 0522/371698 e-mail: info@... http://www.terradidanza.it
Questa ML si rende disponibile a
pubblicare tutte gli incontri di dialogo (in ogni parte d’Italia, Svizzera
e Israele) checi
saranno comunicati dall’amico Brunetto Salvarani
APPELLO ECUMENICO AL DIALOGO CRISTIANOISLAMICO Cristiani e Musulmani in dialogo per la convivenza e la pace
Cari Amici, Care Amiche,
Siamo oramai a due settimane dalla giornata del dialogo
cristianoislamico fissata per il 21 novembre prossimo, ultimo venerdì del Ramadan dell’anno islamico 1424,
data scelta, come già lo scorso
anno, per recuperare il senso del gesto di Giovanni Paolo II che
in occasione dell’ultimo venerdì di Ramadan del 2001 volle condividere
con il mondo islamico una giornata di digiuno. Molte sono le iniziative che si
svolgeranno o che si stanno svolgendo in tutta Italia nell’ambito della giornata del dialogo
cristianoislamico. In un prossimo comunicato daremo conto di tutte le
iniziative in corso e che saranno man mano pubblicate sul sito www.ildialogo.org.
Come lo scorso anno vogliamo dare alcune indicazioni, assolutamente non
vincolanti e che ognuno può liberamente adattare alla propria realtà, su che
cosa fare il prossimo 21 novembre:
1- Organizzare incontri pubblici fra cristiani e musulmani;
2- Invitare esperti a parlare delle opportunità e dei problemi delle
relazioni cristiano-musulmane;
3- Visitare una moschea e rompere insieme il digiuno di Ramadan;
4- Invitare nella propria chiesa, in parrocchia o nella comunità un
musulmano, immigrato o no, a raccontare la propria esperienza ("spazio di
narrazione");
5- Pregare da soli, insieme, in comunità per la pace nel mondo e il
ruolo delle religioni nel processo di pace. Nelle eucaristie, nelle Sante Cene
e nelle divine liturgie di quel giorno e dei giorni seguenti, pregare per il
dialogo ecumenico e interreligioso;
6- affermare, con un comunicato stampa, un volantino, una dichiarazione
pubblica, il proprio rifiuto alla logica della guerra e dello "scontro di
civiltà", a favore del dialogo ecumenico e interreligioso;
7- digiunare (come negli scorsi anni) e devolvere il risparmio ai
poveri o ad azioni di solidarietà.
Vogliamo anche precisare che, come lo scorso anno, la data del 21 novembre
non è tassativa, nel senso che l’importante è che si tengano quante più
iniziative possibili di dialogo fra cristiani e musulmani.
Vi invitiamo a comunicare per tempo al sito de “Il Dialogo”
(redazione@...) le
iniziative che organizzerete per la loro pubblicizzazione sul sito www.ildialogo.org.
Vi ricordiamo che quest’anno l’iniziativa per il 21
novembre si avvale del sostegno di diverse istituzioni del mondo cristiano
italiano, sia cattolico che protestante. Alcune riviste come Confronti (www.confronti.net),Tempi di
Fraternità (www.tempidifraternità.it) e Mosaico di Pace (http://www.paxchristi.it) si sono rese disponibili a collaborare
all’organizzazione dei diversi incontri. Per
informazioni si può telefonare anche ai seguenti numeri: 3291213885 oppure
3337043384.
Proprio i queste ore c’è un partito politico, la Lega
di Bossi, che sta “cavalcando la tigre” antislamica a seguito dei
tragici fatti dell’Iraq; in città ad es. come Bergamo vengono organizzate
manifestazioni politiche contro la presenza di moschee. Riteniamo la cosa di
una gravità assoluta per la libertà di culto in Italia. Vi preghiamo di adoperarVi
presso i Vostri parlamentari affinché si adoperino per il mantenimento del
clima di convivenza e di rispetto delle diverse fedi viventi.
Se lo ritenete mandateci le Vs. denuncie: provvederemo a
diffonderle
Un’interessante dibattito che potremmo intitolare
“Fine dell’etica?” si sta svolgendo sulle pagine di
Repubblica.
Ha cominciato Giuliano Amato (3.11 – “Quei
confusi confini tra etica ed impresa”) confutando la pretesa di una sorta
di “immunità morale” rivendicata dal moderno manager
nell’ambito dell’impresa: egli conosce “un’unica
responsabilità, quella di garantire profitto ai suoi azionisti, mentre i
vincoli etici che certo possono incombere sulla sua vita privata appartengono
perciò stesso a un altro mondo, e a una sfera diversa da quella
dell’impresa”. Amato riconduce questa pretesa da una parte ad un
“estremismo rinascimentale” che ha portato alle estreme conseguenze
l’affrancamento delle scienze dall’ipoteca religiosa;
dall’altra ad una perdita progressiva, da parte dell’impresa, del
legame tra etica ed economia che era presente nella concezione di Adamo Smith
ma che va scomparendo in chi ha perduto l’equilibrio tra prudenza e
prodigalità - indicato da Smith come condizione per la stabilità del mercato -
e persegue ormai solo uno squilibrata ricerca della ricchezza come fine in se
stesso. Il legame tra etica ed economia va ripristinato, ammonisce Amato. Per
raddrizzare il mondo “non basterà certo rimettere l’etica al posto
che le spetta. Ma difficilmente lo faremo se non faremo anche questo”.
Ha ripreso l’argomento Umberto Galimberti (11.11
– “Dov’è finita l’etica nel mondo del mercato?”)
in modo radicale, affermando che nel mondo dell’economia globalizzata non
c’è alcuno spazio per l’etica. Sono tramontate l’etica delle
intenzioni, che valutava gli atti a partire dalle loro motivazioni, e
l’etica della responsabilità, per cui gli atti venivano valutati in base
alle loro conseguenze. In un mondo in cui il denaro da mezzo è diventato fine,
“la forma unica dell’economico” e in cui il “pensiero
unico” ha per criteri solo la produttività, l’efficienza, il
calcolo, non esistono pensieri alternativi, se non marginali, irrilevanti.
Siamo quindi di fornte al fallimento dell’etica. “Se tutti pensiamo
in termini economici, che spazio c’è per un pensiero altro che non sia
quello economico? E l’etica è un pensiero altro”. Siamo in un mondo
tecnicizzato in cui ormai tutti, dall’impiegato all’imprenditore,
non fanno che eseguire azioni prescritte dal mercato. Non esiste più un
“agire” e cioè compiere azioni in vista di uno scopo (gli scopi ci
sono stati sottratti dalla razionalizzazione del mercato), ma solo un
“fare”, un eseguire azioni prescritte dal mercato. Se è così, conclude
Galimberti, “io sinceramente per l’etica non vedo alcuno spazio.
Non disponiamo di un’etica all’altezza della tecnica e
dell’economia globale. Qui bisogna incominciare a pensare”.
Il vuoto etico denunciato da Galimberti si congiunge quindi
con l’immunità morale pretesa dai mamgers di cui ha parlato Amato. Da
entrambe le angolature l’etica è irrilevante, è qualcosa di ingombrante
da relegare nella sfera del privato personale o addirittura qualcosa che non ci
possiamo più permettere neppure nella sfera individuale.
Siamo davvero alla bancarotta etica? Galimberti sembra
lasciare uno spazio al di là di questo fallimento, ma appare inutile il suo
invito a pensare. Se si subisce come indiscutibile l’egemonia
dell’economico e del pensiero unico che lo sorregge, non c’è posto
per l’etica, ma neppure per il pensare. Lo dice lui stesso: non c’è
spazio per un pensiero altro.
Se una possibilità di pensare eticamente esiste, essa si
colloca non a valle di una indiscussa egemonia dell'economico, bensì nella sua
messa in questione, smascherando la pretesa inevitabilità e inalterabilità
delle regole di questo mercato
e di questa
economia liberista. La conferenza ministeriale del WTO a Cancun ha messo in
luce davanti al mondo intero quali siano le precise scelte di
comportamento su cui è basato il mercato liberista: liberismo per i deboli e
protezionismo per i forti; regole decise nelle segrete stanze dei potenti;
arroganza e ricatto nei confronti di chi non si adegua. Queste scelte
rispondono al principio dell'unicità dell'interesse privato, corporate e
individuale, che mira alla massimizzazione del profitto e si avvale della
pretesa immunità morale ben illustrata da Amato. In base a questa impostazione
vengono compiute scelte e formulati programmi che stanno portando al disastro
il pianeta. Basta pensare a tre bombe ad orologeria ormai innescate da tempo:
la crescita della povertà nel mondo con la concentrazione della ricchezza nelle
mani di una cerchia sempre più ristretta; la distruzione ambientale che sta
producendo un cambiamento climatico forse ormai irreversibile; l'esplosione
demografica con un tasso di natalità che aumenta con il crescere della povertà.
Il potere economico privato che domina oggi il disordine mondiale non mostra
interesse a disinnescare nessuna di queste tre bombe, contribuendo anzi ad
accorciarne le micce.
La consapevolezza nell'opinione pubblica di questi due fatti
- la menzogna dei sacerdoti del dio mercato e il disastro verso cui
portano il mondo globale - costituisce lo spazio che si va allargando pur nel
prevalere del pensiero unico, lo spazio in cui è possibile pensare in modo
alternativo e cominciare a compiere scelte etiche alternative anche minime.
In questo spazio potremo porci il problema di come
“rimettere l’etica al posto che le spetta” e cominciare a
pensare a quale etica sia “all’altezza della tecnica e
dell’economia globale”. Ma prima è indispensabile trovare il
terreno solido su cui poggiare i piedi per non essere risucchiati dal vuoto
etico.A parer mio lo possiamo trovare solo collocandoci fin d'ora nel
contesto della denuncia e della resistenza nonviolenta nei confronti della
falsa intangibilità del mercato liberista e dei suoi disastrosi effetti.
"NEL NOME DI DIO"
Ho già riferito sull'iniziativa dei Missionari Comboniani
che hanno proposto manifestazioni davanti alle prefetture per il rilascio di
permessi di soggiorno "IN NOME DI DIO" agli extra comunitari. Riporto
di seguito l'elenco delle città che hanno aderito. L'appuntamento generale è
per le 16 di sabato 15.11. Ma si potrà avere conferma telefonando al
responsabile dell'iniziativa locale.
a.. Torino, Corrado Ferro - Camminare insieme corradoferro@... - cell.330-211246
b.. Genova, Comunità di Don Gallo - sanbenedetto@...
- tel: 010-2471940
c.. Milano, Anna Fazi - tel: 02-48009970 - oppure 349-1984807; anna.fazi@...
d.. Varese, Michela Bussolari, via Cervino 37 Venegono S. 0331-866290,
339-7890463 oppure Anna Malnati via Membri 21040 Malnate 0332-428297
e.. Padova, Don Albino Bazzotto: beati@...
cell. 348-2641230 (Beati costruttori di Pace)
f.. Venezia, Barbara Dolce (Rete Antirazzista Venezia) venchiaredo@..., rastua@... Cell.347-9011732
g.. Bologna Rosanna Mulas, cell. 347-4042662 - email rosannamulas@...
h.. Ferrara, Maria Grazia Fergnani, via Chizzolini, 60, fmassel@... cell.335-5605065 o
0532-751482
i.. Parma, Simone Strozzi, simone.strozzi@...,
338-6714866 oppure Don Luciano 0521- 238953
j.. Pesaro, Padre Manuel e Padre Roberto 0721-50895 combonianips@....
k.. Firenze, Don Alessandro Santoro - tel: 055-373737 email: ilmuretto@... - anche Padre Lino
Missionari Comboniani - tel: 055-577960 - email combonifi@...
l.. Pistoia, Don Paolo Tofani: p.tofani@...,
0574-718049, a.vermigli@...
m.. Roma, Edgar Galiano 347-4548793 oppure 06-45425391 e mail: edgargaliano@..., oppure
Suor Franca, Missionarie Comboniane Via Paolina 12 tel.06-4883483
n.. Napoli, Padre Fernando e Padre Michele tel.081-7312873 e mail combcas@...
o.. Avellino, Giovanni Sarubbi 333-7043384
p.. Salerno, Antonio 328-9352868 e mail: bonant@...
q.. Palermo, Maria Montana, via Cappuccini,9 , 0916570129 368-7206331
r.. Messina, Padre Cosimo Spadavecchia te.090-2930225 email comboniani@...
Agrigento, Padre Gaspare Di Vincenzo 0922-774149 , cell. 349-3986426. Convento S.Angelo
Largo SS. Salvatore 92027 LICATA (AG).
A tutti e tutte un cordiale e fraterno saluto, Franco Giampiccoli
Un angelo toccò Elia, e gli disse:
"Alzati e mangia".
Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza
che quel
cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni
e
quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio.
1 Re 19:5.8
Gesù disse alla folla:
"Il pane di Dio è quello che scende dal
cielo,
e dà vita al mondo."
Essi quindi gli dissero:
"Signore, dacci sempre di codesto
pane."
Giovanni 6:33-34
Questa ML non dà alcuno spazio – responsabilmente
riteniamo, in questo tragico momento di dolore nazionale e sentito anche il
parere della fonte informativa - alla lettera ricevuta da un amico ebreo
circa talune offese espresse dal responsabile della Redazione di “Ebraismo
e dintorni” nei confronti del fondatore di “Nuovi orientamenti
ecumenici – gruppo Leonhard Ragaz”. Verrà semplicemente - in questa
circostanza - disattivata d’ufficio l’iscrizione a questa newsletter
da parte di quel sito. Preannunciamo comunque, che in future simili circostanze,
provvederemo a chiedere legalmente un ampio risarcimento da devolvere ad Associazione
per i diritti umani, impegnata nella lotta contro la costruzione del muro di
Israele.
MB
L’appello
di Carta, a cui aderisce questa ML: riesponiamo le bandiere della pace dai
balconi e dalle finestre di casa. Da subito.
Salviamoli!
Proposta: chi ha una bandiera della pace la tiri fuori dal cassetto
e la riesponga al balcone: oggi sembra ancor più necessaria di sei mesi fa. In
questi giorni, al Forum europeo parigino, i pacifisti avvertono: non è con le
armi che si riporterà la pace in Iraq, anche ammesso che questa sia mai stata
l'intenzione degli Stati uniti e dei governi che hanno scelto di fargli da
truppa di complemento: sono moltissimi i dibattiti e le assemblee del Forum che
trattano della "guerra permanente" e delle sue conseguenze
catastrofiche, come l'attacco kamikaze alla base italiana di Nassiriya, nel
quale hanno perso la vita almeno quattordici carabinieri. Sabato prossimo, a
Parigi, ci sarà l'equivalente della manifestazione che, un anno fa, concluse il
Forun social europeo di Firenze: un milione di persone, allora, contro la
guerra che tutti sapevano sarebbe scoppiata entro qualche mese. Bisogna che la
manifestazione di chiusura del forum di Parigi sia tanto imponente, da
affermare che l'Europa è, prima di tutto, un continente per la pace e che per
questo occorre riportare a casa, per salvargli la vita, i militari europei che
sono illegittimamente in Iraq. Subito. http://www.carta.org/editoriali/index.htm
Domani 13 novembre, alle
ore 11.30, nei locali della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, via
Firenze 38, Roma, avrà luogo una CONFERENZA STAMPA per la presentazione del
dossier dell'Associazione 31 Ottobre - Per una scuola laica e pluralista sul
tema: "Per uno studio delle religioni nella storia". Interventi di
Gianni Long, giurista, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in
Italia e Rosanna Ciappa, presidente dell'Associazione 31 Ottobre.
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INTERVISTA
JEAN-ARNOLD DE CLERMONT:
"BISOGNA CREARE UNA LAICITÀ INTELLIGENTE" a cura di Gaëlle Courtens
Il pastore riformato Jean-Arnold
de Clermont è presidente della Federazione protestante di Francia. Recentemente
è stato eletto membro del Comitato Generale della Conferenza delle chiese
europee (KEK). In occasione della sua visita a Torre Pellice (TO) per
l'Assemblea della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (30 ottobre -
2 novembre 2003) l'Agenzia Stampa NEV lo ha intervisto sui temi dell'Europa,
della laicità, dell'immigrazione e del rapporto con l'islam.
Presidente De Clermont, lei
è stato recentemente eletto membro del Comitato Generale della KEK. Quali nuove
sfide la attendono per questo incarico?
Ci sono per la KEK attualmente
alcune importanti sfide: prima fra tutte c'è una sfida interna. Si tratta di
quella del coordinamento della quantità degli impegni delle chiese sul fronte
europeo. C'è l'impegno della Commissione chiese e società della KEK; c'è il
dibattito intorno alla Costituzione europea; c'è l'impegno sul fronte delle
migrazioni gestito dalla Commissione delle chiese per i migranti in Europa
(CCME); c'è l'impegno delle chiese nel dialogo con l'Est europeo. Tutto questo
deve non solo essere coerente - penso in particolare al piano teologico che
deve essere frutto di un lavoro comune - ma deve anche essere comprensibile
alle chiese membro della KEK. Non deve essere un lavoro solo a livello di
vertice, ma va indirizzato verso la base. Questa è una sfida importante.
Seconda sfida: Non dobbiamo focalizzare tutta quanta la nostra attenzione e
riflessione sulla sola Unione Europea (UE). L'UE non è che una parte d'Europa.
E' importante la relazione con chi non fa parte dell'UE: la Russia, la Turchia,
la Romania, la Bulgaria, e anche la Norvegia. La terza sfida è fondamentale:
c'è un'Europa ricca e una povera. Qui è importantissima - e sarà difficile
farlo capire ai paesi ricchi - la sfida della condivisione per la costruzione
della pace e della giustizia sociale.
Protestanti italiani e
francesi hanno alcuni fattori in comune: condividono per esempio la condizione
di minoranza in un paese del Sud dell'Europa a stragrande maggioranza
cattolico. Quali sono a suo avviso le problematiche più pressanti che si
pongono per le chiese protestanti del Sud dell'Europa?
Per l'Europa lo spazio
mediterraneo è diventato un luogo essenziale di incontro tra il mondo in via di
sviluppo dal quale proviene il più alto numero di migranti in Europa, e il
mondo islamico con il quale, in quanto chiese del Sud dell'Europa, abbiamo un
rapporto più diretto. Ecco, per noi sono queste le due tematiche prioritarie:
da una parte quella riferita alle migrazioni, dall'altra quella del rapporto
con l'islam. Sono le questioni che riguarderanno per il prossimo futuro la
Francia, l'Italia e l'Europa più in generale. Anzi, credo che i protestanti
italiani e francesi insieme possono svolgere un ruolo importante nello spazio
mediterraneo in quanto mediatori con il resto dell'Europa.
Recentemente è riemerso con
forza in Italia il tema della laicità. Anche in Francia si è riacceso il
dibattito sulla laicità, in particolare intorno all 'uso del velo islamico da
parte delle ragazze nelle scuole. Qual è il modello francese di laicità?
Non esiste un modello
francese, questo è quanto va ricordato all'Europa in questo momento. Certo, ci
sono diversi modi di intendere la relazione tra chiese e stato, ma non si può
negare che la totalità dei paesi occidentali europei siano ormai
inequivocabilmente basati su un modello di laicità. Va detto che oggi in
Francia vige purtroppo una forma di laicità ignorante. E' un dato di fatto che
da circa un secolo (dal 1905, quando fu introdotta in Francia la legge sulla
laicità, ndr) le donne e gli uomini cresciuti nelle nostre scuole ignorano
tutto quanto attinge al religioso. E questa ignoranza porta con sé una grave
arroganza. La posta in gioco ora per la Francia è quella di creare una laicità
intelligente, vale a dire una laicità che si ricordi delle sue origini: bisogna
ricordarsi che la laicità è un modo di vivere insieme, un luogo aperto, che
implica una comprensione ben precisa dello spazio pubblico, dove l'ebreo può
essere ebreo, il protestante protestante, l'agnostico agnostico, il cattolico cattolico,
ecc.; dove ognuno possa vivere in un luogo pubblico comune a tutti, nel dialogo
e nella tolleranza.
Ci sembra che in Francia da
un lato si stia cogliendo la sfida della "laicità intelligente",
pensiamo per esempio al "rapporto Debray"; dall' altro però si alzano
i toni intorno all'uso del velo islamico nelle scuole. Come conciliare questa
contraddizione?
Bisogna capire che attualmente
esistono due tipi di provocazioni che si affrontano: ce n'è una di tipo,
chiamiamola, islamista, che vuole testare la resistenza del contesto culturale
francese. Dall'altro lato vi è la provocazione laicista che non accetta e non accetterebbe
nessun segno religioso nelle scuole. Sono quelli che dicono che la croce
ugonotta è l'equivalente del velo islamico, il che è ridicolo sul piano
dell'interpretazione dei segni. E' indubbio che queste due provocazioni si scontrano:
credo che per poter riprendere il dibattito più serenamente vanno prima di ogni
cosa calmate le acque. Certo, sarebbe gravissima l'espulsione dalla scuola di
tutte le ragazze che indossano il velo. La laicità non può essere una laicità di
esclusione. Il fatto è che deve essere data alle ragazze musulmane la
possibilità di scegliere liberamente se indossare il velo oppure no. E'
necessario offrire loro gli strumenti per poter effettuare una tale scelta.
Cosa purtroppo ancora del tutto lontana dalla realtà, tanto più che lo stesso
contesto sociale dal quale provengono spesso non permette loro questa libertà.
E' vero, il rapporto Debray, documento che considera fondamentale
l'insegnamento del fatto religioso nelle scuole, ha attualmente un eco
favorevole in Francia. Esso dovrebbe permettere di tornare ad una scuola che
non sia grigia, né anonima, ma dove si può appartenere ad una comunità
religiosa nel pieno rispetto delle realtà altrui.
Avrà senz'altro seguito il
dibattito intorno alla presenza del crocefisso nelle aule scolastiche in
Italia. Qual è il punto di vista di un protestante francese?
Personalmente sono molto
francese per quanto riguarda questa faccenda. Da noi il dibattito per togliere
il crocefisso dalle aule scolastiche è durato 20 anni. In Francia si pensa che
i luoghi pubblici, debbano essere dei luoghi dove regni una neutralità nei
confronti delle religioni. Questo ci sembra molto importante. Ma il fatto di
concepire luogo e insegnante come neutri, non significa che ognuno degli
individui presenti nella scuola debba essere neutro. Ed è su questo che in
Francia dobbiamo lavorare, e forse il dibattito può essere lo stesso nel vostro
paese.
Meglio allora un muro
spoglio di simboli religiosi, che uno con il solo crocefisso?
Penso che l'unico modo per
mantenere il crocefisso alla parete sarebbe quello di circondarlo di una
ventina di altri simboli religiosi o antireligiosi che siano. Ma siccome questo
non è possibile, penso che nessun crocefisso sia meglio.
RELIGIONI A SCUOLA: DOMANI
SI UFFICIALIZZA LA PROPOSTA DELL'ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE
Roma (NEV), 12 novembre
2003 - Con una conferenza stampa si ufficializza domani una proposta promossa
dall'"Associazione 31 Ottobre - per una scuola laica e pluralista", sul
tema dell'insegnamento della religione nella scuola pubblica. Questa proposta,
diretta all'attenzione del Ministro della Pubblica Istruzione Letizia Moratti,
si rivolge in particolare a capi d'istituto e docenti, i quali potrebbero già
realizzarla nel quadro della normativa e dei programmi vigenti. Lo studio delle
"Religioni nella storia" si propone infatti come uno dei
"laboratori" previsti dalla recente legge di riforma della scuola.
Già ai primi di aprile di quest'anno, in occasione del suo convegno annuale,
l'"Associazione 31 Ottobre" lanciava l'idea dell'insegnamento non
confessionale del fatto religioso nelle scuole. "Non esiste nel sistema dell
'istruzione in Italia, la dimensione di un insegnamento culturale, scientifico
e laico, del fatto religioso, nella prospettiva del confronto e dello scambio
tra le diverse fedi e culture" afferma Rosanna Ciappa, presidente della
"31 Ottobre". Con la riforma Moratti, "che prevede l' istituzione
di laboratori a carattere interdisciplinare e tematico, si apre tuttavia uno
spiraglio positivo che permette l'inserimento della materia 'Religioni nella storia'
nello spazio rappresentato dai laboratori". Alla conferenza stampa, che si
terrà domani a Roma a via Firenze 38 nella sede della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI), partecipano Gianni Long, giurista, presidente
FCEI; Rosanna Ciappa, presidente dell'Associazione 31 Ottobre; Nicola Pantaleo,
vicepresidente della 31 Ottobre; Luciano Zappella, estensore della proposta
tecnica. (vedi scheda in questo numero) (nev/gc)
GERUSALEMME: IEADER
CRISTIANI LANCIANO UN APPELLO CONTRO LA COSTRUZIONE DEL MURO "Questa terra
non ha bisogno di ulteriori divisioni. Un muro porterà solo altro odio"
Roma (NEV), 12 novembre
2003 - I leader cristiani di Gerusalemme hanno lanciato un appello alle chiese
di tutto il mondo perché manifestino il loro disaccordo circa la costruzione
del muro, detto "di sicurezza", che il governo israeliano sta
erigendo in Cisgiordania. Per i rappresentanti di varie denominazioni cristiane
questo progetto non contribuirà alla pace nella regione, ma, al contrario,
accrescerà la sofferenza del popolo palestinese. Di fatto il muro sta togliendo
alla popolazione aree di coltivazione vitali alle piccole economie locali. Il
reverendo Clarence Musgrave della Chiesa di Scozia, titolare della St. Andrew's
Church di Gerusalemme, si è detto molto preoccupato: "Già ora si vedono
delle conseguenze disastrose: un villaggio situato nel nord della Cisgiordania
e che ho visitato varie volte, è stato tagliato fuori dai suoi campi e frutteti
tradizionali. La gente non riesce più a raggiungere le terre di coltivazione, e
così muoiono le piante di pomodori, e se non hanno i pomodori, non possono
venderli: l'effetto economico sul villaggio è catastrofico". Musgrave, che
condanna fermamente gli attacchi palestinesi contro la società civile
israeliana, rifiuta tuttavia l'argomento israeliano per cui la barriera serve a
tener lontani i kamikaze palestinesi. Alla sua si aggiunge anche la voce del
vescovo Munib Younan della Chiesa evangelica luterana di Palestina e Giordania,
che si dice scettico sulla reale utilità del muro. "Non credo che questo
muro porterà sicurezza; è un muro di separazione e insicurezza" ha
dichiarato all'agenzia ENI. I leader cristiani hanno spiegato come questa
barriera lascerebbe in una sorta di "terra di nessuno" ben 15mila
palestinesi: il muro si snoda all'interno della Cisgiordania ad alcuni
chilometri dalla reale linea di confine tra Israele e Cisgiordania, con
conseguenze fatali per quei palestinesi rimasti al di qua del muro che si
ritroveranno virtualmente prigionieri delle enclavi createsi. "Non
potranno né entrare in Israele, né in Cisgiordania, a meno che qualche soldato
apra loro la porta" ha fatto notare Younan, e ha insistito: "Questa terra
non ha bisogno di ulteriori divisioni, ma di giustizia. Un muro porterà solo ulteriore
odio e amarezza. Questo muro non va costruito; è tempo di
riconciliazione". (nev/gc)
MILANO: TAVOLA ROTONDA PER
RILANCIARE L'APPELLO PER IL PLURALISMO RELIGIOSO DELL'INFORMAZIONE
Roma (NEV), 12 novembre
2003 - "Preoccupante e parziale è il modo con il quale i mezzi di
comunicazione di massa affrontano i temi religiosi". Così l 'incipit
dell'appello firmato da numerosi esponenti del mondo della cultura e delle religioni
il 10 settembre 2003. Per rilanciare il documento, lunedì 17 novembre a Milano
presso la sala della libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12a, si terrà
una tavola rotonda dal titolo "Pluralismo religioso nell'informazione: una
esigenza della democrazia". All'incontro saranno presenti tra gli altri:
Giovanni Avena, direttore di Adista; Paolo Naso, direttore della rivista
"Confronti" e della rubrica televisiva "Protestantesimo";
Davide Pinardi, sociologo dell'Università di Pavia e Gianni Vattimo, filosofo
ed europarlamentare dei Ds. Tra i temi che saranno affrontati dai relatori:
"Il rapporto tra laicità e pluralismo religioso"; "Le dinamiche
attuali dell'informazione cattolica in rapporto al pluralismo religioso";
"I fattori di avanzamento e resistenza al pluralismo nell' attuale fase di
evoluzione della società Italiana". L'appello, che sarà rilanciato in
occasione dell'incontro, sottolinea: "Chiediamo l'introduzione nel sistema
informativo massmediale di metodi di garanzia per il rispetto del pluralismo e
auspichiamo nuove forme di comunicazione radiotelevisiva che consentano una
libera riflessione intorno all'esperienza della vita etica e religiosa". E
conclude: "Riteniamo che il rispetto della libertà di religione e del
pluralismo culturale venga oggettivamente tutelato da un metodo attivo di
laicità tale da garantire una civile convivenza e una reciproca
conoscenza". Tra i promotori dell'iniziativa: il circuito lombardo delle
chiese metodiste e valdesi; l' Associazione delle chiese battiste della
Lombardia; l'Associazione "31 Ottobre, per una scuola laica e
pluralista"; la Libreria Claudiana di Milano; Noi Siamo chiesa; l'Ossimòro,
webzine socialista; l'Associazione Italialaica e la Comunità cristiana di base.
(nev/gmg)
CONSULTA DELLE RELIGIONI DI
ROMA: PRESENTATO IN CAMPIDOGLIO UN CALENDARIO INTERCULTURALE Un'iniziativa
particolarmente indirizzata alle scuole. Ricetta multireligiosa di colori e
sapori
Roma (NEV), 12 novembre
2003 - "Il calendario nasce dalla collaborazione di un folto gruppo di
lavoro. L'intento è quello di dialogare, informare su tradizioni religiose e
culturali, tuttavia senza focalizzare l'attenzione sulle proprie credenze. Un
modo per rendere Roma città inclusiva e non di conflitto" Questo il
commento della consigliera delegata del Sindaco di Roma alle Politiche della multietnicità,
Franca Eckert Coen, che, in collaborazione con la Consulta delle religioni
della città di Roma e la Sinnos editrice, ha presentato ufficialmente in
Campidoglio, lunedì 10 ottobre, il nuovo Calendario interculturale 2004. Tanti
sapori, tante feste: per ogni mese una ricetta dal mondo e tutte le festività
di una decina di religioni. Lo spunto di questo Calendario è quello della
conoscenza dell' altro attraverso il cibo. Della Passarelli, presidente della Sinnos
ha sottolineato: "La collaborazione con la Consulta delle religioni nasce
dal calendario interculturale dello scorso anno. Grazie alla consulenza della
consigliera Coen e il proficuo scambio di informazioni con la Consulta delle
religioni, il Calendario interculturale 2004 racconta il panorama multireligioso
e multietnico presente nel Comune di Roma ed in Italia. La Sinnos si occupa di intercultura
da oltre dieci anni, - continua Passarelli - questo ci ha permesso di
arricchire di contenuti il calendario ed illustrarlo con gradevoli e
coloratissimi disegni". La Consulta delle religioni della città di Roma,
istituita il 16 dicembre 2001 per volontà della consigliera Coen, ha curato la
parte relativa alle festività religiose. "La Consulta è formata da 16
confessioni di fede presenti sul territorio romano. In questa occasione -
spiega Coen - presentiamo la nostra prima pubblicazione. Gli scopi della
Consulta sono rivolti a rafforzare la possibilità che Roma possa essere esempio
di pace, identificando e ponendo rimedio alle mancanze che rendono difficile
l'espressione delle diverse fedi e delle differenti culture". Il
calendario raccoglie le indicazioni delle festività o ricorrenze delle
religioni e delle culture di alcune comunità presenti in Italia: bahà'i,
buddista, cinese, ebraica, induista, islamica, sikh. Per i cristiani il
calendario tiene conto delle ricorrenze di varie tradizioni tra le quali quella
cattolica, protestante ed ortodossa. (Per informazioni: www.sinnoseditrice.com) (nev/gmg)
IL CENTRO CULTURALE
PROTESTANTE DI MILANO COMPIE 25 ANNI
Roma (NEV), 12 novembre
2003 - In occasione dei 25 anni dalla sua costituzione, il Centro culturale
protestante milanese promuove, per sabato 15 novembre, una giornata di incontro
e di studio. Alle 10 nella Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani, si terrà
una tavola rotonda sul tema: "La cultura e la città di Milano; dialogo tra
centri culturali e amministrazione comunale". Nel pomeriggio, a partire
dalle 15, nella sala di via Francesco Sforza 12a attigua alla libreria
Claudiana, sono previsti interventi su "Tra memoria e visione: uno sguardo
sulla vita religiosa e culturale di Milano". Tra i relatori: Ugo Gastaldi,
Daniele Garrone, Salvatore Ricciardi, Lidia Maggi, Sara Comparetti
e Susanna Peyronel. Numerosi gli interventi previsti per la giornata, tra gli
altri Salvatore Carubba, assessore alla cultura del Comune di Milano, Guido Bertagna,
Ferruccio Capelli, Fulvio Ferrario, Giovanni Anziani. Per informazioni sul
programma e adesioni all'iniziativa, contattare l'indirizzo e-mail:
mared@...
(nev/gmg)
MODENA: CRISTIANI E
MUSULMANI A CONFRONTO
Un convegno promosso dalle
Acli. "Occorre proseguire il dialogo"
Roma (NEV), 12 novembre
2003 - "Problemi di ordinaria convivenza. Esperienze sul campo e possibili
soluzioni": è questo il tema del IX incontro cristiano musulmano promosso
dalle Acli e svoltosi a Modena il 7 e l'8 novembre. Gli incontri di Modena sono
stati uno dei primi laboratori in Italia del dialogo cristiano islamico e, sin
dall'inizio, hanno registrato una significativa presenza ecumenica, sia
nell'organizzazione che nella partecipazione. "Il tema del dialogo con
l'islam è un tema ecumenico per eccellenza - ha dichiarato all'Agenzia NEV
Brunetto Salvarani, coordinatore del comitato che organizza gli incontri -. E
non è un caso che proprio l'incontro modenese abbia rilanciato l'appello
ecumenico 'Per una giornata del dialogo cristiano ' che si potrebbe realizzare
in occasione dell'ultimo venerdì di Ramadan, quest'anno il 21 novembre.
Rispetto all'islam cattolici, evangelici ed ortodossi devono cercare un
linguaggio comune e dei gesti condivisi per promuovere il dialogo con questa
comunità di fede, sempre più rilevante anche nel nostro paese". Gli
incontri di Modena, diversamente da analoghi appuntamenti, privilegiano il
confronto sui temi della "vita quotidiana": la scuola, gli ospedali,
i luoghi di lavoro. In questa linea anche l'incontro di quest'anno, che si è
avvalso del contributo di alcuni sociologi dell'islam in Europa, come Stefano
Allievi (Università di Padova), Omero Marongiu e Valerie Amiraux, entrambi
docenti in Francia. Le comunità islamiche erano rappresentate, tra gli altri,
da Hamza Piccardo, segretario dell'Unione delle comunità e delle organizzazioni
islamiche in Italia (UCOII), e da Omar Camilletti della Lega Musulmana Mondiale
- Italia. Concluso l'incontro di Modena, diverse parrocchie e chiese
evangeliche stanno organizzando la "giornata ecumenica del dialogo
cristiano islamico" intorno al 21 novembre. Informazioni sui diversi
appuntamenti sono disponibili sul sito web www.ildialogo.org;
altre informazioni possono essere richieste alla rivista "Confronti",
che sta coordinando diverse iniziative sia a Roma che a livello nazionale
(dialogo@...; 06 4820503). La recente Assemblea della Federazione
delle chiese evangeliche in Italia, conclusasi lo scorso 2 novembre, ha aderito
ufficialmente alla "giornata". (nev/gu)
TELEGRAFO
(NEV/ENI) - "Ci
impegniamo a lavorare come priorità per superare gli ostacoli che ci separano
dall'unità organica delle nostre due chiese": così è scritto nell'accordo
firmato il 1° novembre a Londra dalle dirigenze della Chiesa anglicana e della
Chiesa metodista inglese. Dopo i tentativi di unificazione tentati nel 1969 e
nel 1982, l'accordo prevede ora un approccio più graduale nell'affrontare i
problemi teologici ed ecclesiologici che ancora separano le due denominazioni.
Alla firma dell'accordo erano presenti la regina Elisabetta II, l'arcivescovo
di Canterbury, Rowan Williams, e il presidente della Conferenza metodista, Neil
Richardson.
(NEV/ENI) - Wolfgang Huber,
61 anni, vescovo luterano di Berlino, è il nuovo presidente del Consiglio della
Chiesa evangelica tedesca (EKD), succedendo per i prossimi 6 anni al pastore Manfred
Kock. L'EKD riunisce circa 26 milioni di protestanti tedeschi (un terzo della
popolazione) ed è formato da 24 chiese regionali luterane, riformate e unite.
"Credo in una chiesa ben presente nella società - ha dichiarato nel
discorso di accettazione - e sono convinto che la forza del movimento ecumenico
può venire solo dalla preghiera e dalla testimonianza in comune".
(NEV) - "Sbagliano i
difensori del simbolo cattolico che pongono la questione nei termini di un
conflitto tra cattolicesimo e islam, alimentando un clima da guerra tra religioni":
così è scritto in un comunicato del Comitato torinese per la laicità della
scuola, in merito alla dibattuta questione della presenza del crocefisso nelle
aule della scuola pubblica. "Volerlo imporre in base a decreti degli anni
'20, dimostra solo la volontà pervicace di non voler prendere atto dei principi
basilari della Costituzione repubblicana".
(NEV/ENI) - Le chiese del
Sudan avranno un compito fondamentale nella costruzione della pace sociale nel
paese: è la convinzione del pastore Mvume Dandala, segretario generale della
Conferenza delle chiese di tutta l'Africa (CETA), esplicitata in un messaggio
al Consiglio nazionale delle chiese sudanesi. Dopo due decenni di sanguinosa
guerra civile che ha visto contrapposti il Nord del paese (animista e cristiano)
al Sud (musulmano), sembra più vicina la prospettiva di una pacificazione del
paese.
(NEV) - Prevista per il 15
novembre alle Cascate delle Marmore, la "Giornata del Creato" è stata
spostata per motivi tecnici alla prossima primavera. L' iniziativa, coerente
con l'auspicio della Carta Ecumenica, è promossa dal Consiglio per l'ecumenismo
e il dialogo dalla Conferenza episcopale italiana, dalla Federazione delle
chiese evangeliche in Italia e dalla Sacra Arcidiocesi ortodossa in Italia.
Sarà un momento di riflessione ecumenica sul tema dell'acqua, oggi di grave
attualità.
(NEV/ENI) - Konrad Raiser,
segretario generale uscente del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), ha
indirizzato alle chiese cristiane della Bolivia un forte appello al dialogo e al
neo-presidente Carlos de Meza Gisbert la richiesta di aprire un severo
confronto con tutte le componenti della società perché - ha scritto - "il
dialogo è l'unica condizione per ricostruire un tessuto sociale distrutto,
coinvolgendo la popolazione nella ricerca di una pace basata sulla
giustizia".
(NEV) - Il 5 novembre a
Reggio Calabria su iniziativa della comunità valdese locale, nel quadro
dell'attività del Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia, è stato aperto uno "sportello di ascolto" per
agevolare l'inserimento degli immigrati nel nostro paese. Partecipano
all'iniziativa il Consiglio delle chiese cristiane della città, il Segretariato
per le attività ecumeniche, lo Sportello amico delle aggregazioni laicali. La
sede è in via Trento 9, tel. 389 817 64 60.
(NEV) - Nel quadro del
Social Forum europeo (Parigi e dintorni 12-15 novembre), interessante tavola
rotonda su iniziativa dei partecipanti cristiani italiani sul tema "I
cristiani si interrogano sull'Europa: pace, giustizia, rapporti Nord-Sud".
Tra gli oratori: Tonio Dell'Olio (Pax Christi), Vittorio Bellavite (Noi siamo
chiesa) e la pastora valdese Elisabetta Ribet. Dalle 9 alle 12 nella Sala Nice
a Saint Denis.
(NEV/ENI) - Il Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC) ha dato il suo sostegno al progetto di Convenzione
sulla protezione internazionale dei luoghi di culto, sottoposto alle Nazioni
Unite dal Movimento internazionale per un mondo giusto (JUST). Il progetto mira
ad assicurare un uguale trattamento per tutte le comunità religiose per quanto
riguarda la tutela dei propri luoghi di culto in tutti i paesi del mondo.
(NEV) - Fondata nel gennaio
del 1900 con il titolo "L'Alba", dal 1973 è divenuta
"Impegno" ed è la rivista trimestrale dell'Unione cristiana delle
giovani (YWCA-UCDG). Nel numero 3 presenta in sommario articoli su problemi
sociali, storia delle donne, notizie dalle associazioni nel mondo, informazioni
ecumeniche e recensioni di libri e riviste. Impegno, via San Secondo 70, 10128
Torino.
(NEV) - Il fine degli Atti
degli Apostoli non fu quello di rendere il cristianesimo ben accetto ai romani
quanto piuttosto quello di preservare l' integrità della chiesa dagli attacchi
della cultura classica. Partendo da questa tesi innovativa, il volume
"Atti degli Apostoli" (William Willimon, Editrice Claudiana, pagg.
230, euro 18) fornisce numerosi stimoli per una diversa lettura del libro degli
Atti. Un buon esempio di applicazione dell' esegesi ai problemi della società
contemporanea e della chiesa. Editrice Claudiana, via Principe Tommaso 1, 10125
Torino.
APPUNTAMENTI
PIAZZA ARMERINA (Enna) -
Venerdì 14, culto interdenominazionale della Riforma, a cura della Chiesa
valdese di Riesi, della Chiesa avventista e della Chiesa evangelica
internazionale di Enna. Alle 19 nel tempio avventista della città.
AREZZO - Venerdì 14, nel
quadro dei festeggiamenti per il primo centenario della Chiesa dei Fratelli
della città, conferenza dello storico Mario Cignoni su "Il contributo dei
movimenti evangelici nell'Italia del Risorgimento. Alle 17,30 a Palazzo Barbolani,
via Garibaldi 199.
GENOVA - Venerdì 14, a cura
della Federazione delle chiese evangeliche di Liguria e Piemonte meridionale,
presentazione del libro di Alberto Guglielmi "Albert Schweitzer: l'etica
del rispetto per la vita". Alle 17 a Palazzo Ducale, con Fulvio Ferrario,
Carlo Papini e l'autore.
MILANO - Sabato 15, il
Centro culturale protestante ricorda i 25 anni della sua fondazione con due
appuntamenti pubblici: alle 10 nella Sala del Grechetto alla Biblioteca Sormani,
tavola rotonda su "La cultura e la città di Milano"; alle 15 in via
Sforza 12 a, incontro a più voci su "Tra memoria e visione: 25 anni di
lavoro".
PINEROLO (Torino) - Sabato
15 e domenica 16, seminario biblico delle Unioni femminili delle Valli Valdesi
sul tema: "Le donne di fronte ai conflitti". Dalla mattina nei locali
della chiesa valdese, via dei Mille 1.
ROMA - Domenica 16, a cura
del Segretariato per le attività ecumeniche, primo incontro del ciclo su
"Ecumenismo e comunità di fede: identità, religione e dialogo". Alle
17 in via don Orione 8, con Carmine Di Santo e Domenico Tomasetto.
GIOIA DEL COLLE (Bari) -
Lunedì 17, incontro ecumenico di preghiera a cura del Gruppo ecumenico di Bari.
Alle 19 nella chiesa di via Maggiore 112, introduce Giovanni Arcidiacono.
MILANO - Lunedì 17, tavola
rotonda su "Pluralismo religioso nell' informazione", con Davide Pinardi,
Giovanni Avena, Paolo Naso, Michele Rostan, Gianni Vattimo. Alle 18,30 in via
Francesco Sforza 12a.
ROMA - Martedì 18, a cura
del Centro evangelico di cultura, incontro con Ida De Michelis su "Piero Jahier,
scrittore delle Valli". Alle 18 nella sede di via Pietro Cossa 42.
MILANO - Mercoledì 19, per
il ciclo "Gesù nello schermo", curato dal Centro culturale
protestante, incontro con Alberto Corsani su "Raffigurare l'
invisibile: il trascendente
nel cinema". Alle 18 in via Francesco Sforza 12a.
TELEVISIONE - Lunedì 17,
alle 9,30 su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" manda in onda la
replica del programma con servizi sulla recente Assemblea della Federazione
delle chiese evangeliche in Italia e sulla celebrazione del 30° anniversario
della fondazione del tempio metodista di via Porro Lambertenghi a Milano.
RADIO - Ogni domenica
mattina alle 7.30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico" manda in onda
una predicazione (16 novembre, pastora Gianna Sciclone), notizie dal mondo
evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.
SCHEDA
L'ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE -
PER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA
Fondata a Roma nel 1999
nell'ambito della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI),
l'"Associazione 31 Ottobre - per una scuola laica e pluralista, promossa
dagli evangelici italiani", prende il nome dalla "festa della
Riforma", che si celebra il 31 ottobre per ricordare l'" inizio"
della Riforma protestante. Non si tratta di un'associazione confessionale (solo
per evangelici) né di categoria (solo per insegnanti), ma di un'associazione
aperta a tutti coloro che, operatori scolastici a titolo diverso, studenti,
semplici cittadini, ne condividano gli obiettivi: difendere e promuovere nella
scuola e nella società italiana una cultura laica e pluralista; promuovere ad
ogni livello l'incontro fra pluralità di culture e religioni. "In Italia -
si legge nella premessa dello Statuto dell'Associazione - l' evangelismo si è
costantemente confrontato con la pretesa cattolica, politicamente vincente, di
condizionare la scuola pubblica, ponendo i suoi principi quale 'fondamento e coronamento'
dell'istruzione e garantendo, comunque, la presenza del suo personale,
retribuito dallo Stato, all'interno della relativa organizzazione". La
scuola, prosegue lo statuto, deve prescindere "da ogni scelta ideologica,
culturale, politica o religiosa, anche se è chiamata a non ignorarne la
conoscenza, promuovendo, sul piano del pluralismo, l'apporto delle forze
sociali che ne sono portatrici". Sulla base di questa consapevolezza,
l'Associazione 31 Ottobre ha individuato in questi anni quattro settori
principali di intervento:
Formazione e aggiornamento
degli insegnanti: lo studio del fatto religioso, in un'ottica culturale e non
confessionale, dovrebbe essere patrimonio degli insegnanti di ogni disciplina.
L'Associazione promuove quindi iniziative culturali per favorire la formazione
dei docenti sul fatto religioso in chiave scientifica e laica.
Monitoraggio e vigilanza
sulla situazione dell'insegnamento della religione
cattolica: l'Associazione
intende vigilare perché vengano rispettati i diritti costituzionali sulla
libertà religiosa e fatti valere in ogni situazione le leggi e i regolamenti
vigenti in Italia.
Produzione e verifica di
testi scientifici di carattere religioso: è una delle priorità dell'Associazione:
produrre e diffondere testi di storia e cultura religiosa e in particolare
denunciare eventuali inesattezze o storture contenute in pubblicazioni che
affrontano temi religiosi.
Dibattito sulla laicità:
essere credenti e insieme laici, al di là della tensione fra laicismo e
clericalismo, è una delle prerogative della cultura protestante. E' stato il
tema dell'ultimo Convegno nazionale dell' Associazione sulla laicità nella
scuola e nella società italiana, che si è svolto a febbraio 2002 a Torre Pellice
(TO).
Nel 2002 l'Associazione 31
Ottobre ha preso posizione contro la "riforma Moratti" dei cicli
scolastici, in particolare denunciando la "progressiva confessionalizzazione
dell'istituzione scolastica" che la riforma sembra avallare, anche a causa
dell'immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica: un
provvedimento, questo, giudicato indebito, dal momento che tali insegnanti
sarebbero pagati dallo Stato italiano, ma nominati dalla Chiesa cattolica, in
base ai propri criteri confessionali.
Ad aprile del 2003 - in
occasione di un suo convegno intitolato "Scuola e laicità" che
verteva sull'insegnamento del fatto religioso nelle scuole - la "31
Ottobre" pone le basi per la preparazione di una proposta per l' inserimento
nei cosiddetti "laboratori" istituiti dalla riforma Moratti, di un
insegnamento delle religioni nella storia. Il dossier intitolato "Gli
evangelici italiani e la scuola: dalla resistenza all'obbligatorietà dell'IRC,
alla proposta", sarà presentato il 13 novembre 2003.
La sede legale
dell'Associazione 31 Ottobre è presso la Federazione delle chiese evangeliche
in Italia (FCEI), via Firenze, 38 - 00184 Roma.
Iraq:
esplosione in base CC a Nassiriya morti nove carabinieri e tre soldati
Sono
salite a 12 le vittime dell'esplosione a seguito dell'attentato indirizzato
contro la base della forza militare italiana in Iraq. Sarebbero fino ad ora
nove i carabinieri deceduti insieme a tre soldati dell'esercito italiano in
seguito alla deflagrazione di un ordigno di tipo per ora ignoto. La potente esplosione
si è verificata davanti alla base dei Carabinieri italiani a Nassyria, "Animal
house", che ha sede nell'ex camera di commercio.Il comando generale
dell'Arma ha attivato il numero telefonico 06-80982152 per le informazioni
alle famiglie dei militari presenti nella base.
Solidarietà e cordoglio sono state espresse dal mondo della politica e delle
istituzioni. In particolare dalla Federazione della Stampa che dichiara, in
una nota,: "Il giornalismo italiano si stringe intorno alle famiglie dei
carabinieri italiani uccisi oggi in Iraq. Il mondo dell'informazione che ha
pagato prezzi sanguinosi per garantire il diritto dei cittadini ad essere
informati, partecipa al dolore dell'Italia intera, un Paese che ama la pace e
ripudia, nella propria Costituzione, la guerra. All'arma di carabinieri va la
solidarietà e l'affetto dei giornalisti e del mondo della
comunicazione".
Il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio commenta all'attentato di Nassiriya
affermando: "ci sentiamo vicini alle famiglie delle vittime di questa
grande e assurda tragedia. E' immorale mettere in gioco le vite di migliaia
di giovani italiani per la guerra preventiva di Bush. Speriamo che ora tutti
concordino sulla necessità immediata di ritirare le nostre truppe".
"Il velo di menzogne del governo è caduto nel modo più tragico -
aggiunge Pecoraro - e i nostri soldati, inviati come missione umanitaria,
stanno partecipando a una occupazione militare e sono in guerra. E' assurdo
che a pagarne le tragiche conseguenze siano proprio loro".
Sarà la procura di Roma ad indagare sull'attentato alla base italiana dei
carabinieri a Nassirya, in Iraq. Il capo del 'pool' antiterrorismo della
capitale, il pm Franco Ionta, che attende per le prossime ore una prima
informativa sull'accaduto, ha aperto un fascicolo per il reato di strage.
Sono circa quattrocento i carabinieri impegnati in Iraq nell'ambito della
missione 'Antica Babilonia', varata dal governo italiano dopo la guerra
sferrata dagli Stati Uniti contro il regime di Saddam Hussein. La loro base a
Nassiriyah è stata obbiettivo questa mattina di un attacco. Il contingente
italiano è composto da circa 3mila uomini, di diversi corpi, che operano nel
settore dell'Iraq meridionale sotto la responsabilità della Gran Bretagna.
L'Esercito ha contribuito alla missione con 1.850 soldati, quasi due-terzi
del totale. La Marina ha 500 uomini, i Carabinieri 400 e l'Aeronautica
duecento. L'Arma ha messo a disposizione uomini della polizia militare e una unità
Multinational Specialised Unit (Msu), al comando del colonnello Georg Di Pauli.
I compiti della missione italiana, si legge sul sito del Comando operativo
vertice interforze, sono: creazione e mantenimento di un ambiente sicuro;
concorso all'ordine pubblico e polizia militare; supporto alle attività di sminamento;
rilevazioni biologiche e chimiche; assistenza sanitaria; gestione
aeroportuale; sopporto all'attività dell'Autorità civile americana;
ripristino delle infrastrutture pubbliche essenziali.
Agi (mercoledì 12 novembre)
Info tratta da “Liberazione” del 12-11-2003, le
vittime alle ore 13.OO sembrano salire a 14…
Invitiamo tutti gli
iscritti e le iscritte a leggere e a sottoscrivere gli appelli on-line presenti
sul sito della Sezione Italiana di Amnesty International.
Grazie per la vostra
collaborazione
PS: stiamo pensando anche di
donare una postazione PC ad A.I. nei prossimi giorni - Hai per caso un PC,
anche usato ma perfettamente funzionante, che stai per sostituire? Vuoi
finalizzare una donazione a questo scopo? Mandaci un messaggio e-mail. Ti
troviamo il contatto giusto.
Cartolina per sostenere la
campagna "IO NON DISCRIMINO" L'azione contro la discriminazione
inizia con l'impegno personale a portare avanti comportamenti non
discriminatori.
Eritrea
Il 7 settembre 12 membri
della Chiesa Eritrea di Betel sono stati arrestati durante un incontro di
preghiera. Questo e' uno dei tanti episodi di repressione della liberta' di
opinione e di credo nel paese.
Guatemala
Amnesty e' preoccupata per
le minacce di morte a Fernando Lopez, direttore del gruppo legale del Centro
per l'azione legale sui diritti umani. Si teme il coinvolgimento delle forze di
sicurezza.
Egitto
Wissam Tawfiq Abyad e'
stato arrestato e condannato a 15 mesi di carcere per "depravazione
sessuale". In Egitto peggiora la criminalizzazione dei rapporti
omosessuali tra adulti consenzienti.
Cartolina indirizzata al
Presidente del Consiglio dell'Unione Europea, Silvio Berlusconi, affinche' si impegni
a porre in primo piano nell'agenda europea il tema dei diritti umani.
Italia ? Appello per
l'introduzione del reato di tortura in Italia Appello ai presidenti della
Camera e del Senato per l'introduzione del reato di tortura in Italia. Amnesty
chiede dal 2000 l'adeguazione della legislazione italiana agli obblighi del
diritto internazionale.
Amnesty contesta l'arresto
dei 75 dissidenti accusati di essere mercenari. Amnesty denuncia la dura
repressione del regime castrista e chiede la liberazione dei prigionieri
politici o d'opinione.
Honduras ? omicidi di
minorenni
Amnesty denuncia il
fenomeno degli omicidi ed esecuzioni extragiudiziali di bambini e giovani in Honduras.
Le vittime sono per lo piu' poveri ed emarginati che non hanno nessuna tutela
da parte del governo.
Iran ? Appello a favore di Asfaneh
Nouroozi Asfaneh Nouroozi e' stata condannata a morte per aver ucciso il capo
dei servizi di sicurezza che aveva tentato di stuprarla.
Siria ? Liberato Muhammad Sa'id
al-Sakhri
L'oppositore siriano e'
stato finalmente scarcerato ma subisce ancora limitazioni dei suoi diritti
civili e restrizioni alla liberta' di movimento.
Prosegue l'azione di Amnesty
nei confronti del governo italiano per l'apertura di un'inchiesta
sull'espulsione in Siria di al-Sakhri
Abdel Mohammad al-Dahas e'
un ex pilota iracheno, oppositore di Saddam Hussein, che nonostante abbia
ottenuto lo status di rifugiato dall'Acnur, e' detenuto senza accuse ne'
processo in Kenya.
Pakistan ? Muhammed Tohti e Abdulwahab
Tothi Muhammed Tohti e Abdulwahab Tothi, due cinesi di origine uigura, sono
"scomparsi" in
Pakistan. Si teme siano stati rimpatriati in Cina dove rischiano la tortura e
l'esecuzione.
Siria ? Mustafa Dib Khalil
Mustafa Dib Khalil e' un
ultrasessantenne con problemi fisici e mentali, che si trova in carcere da 20
anni per la sua militanza nel gruppo Fatah. Da un anno e mezzo non si hanno sue
notizie.
Di fronte allo scenario politico in rapida evoluzione ritengo di
dover pubblicare l'intervento dell'On. Salvi favorevole alla
costituzione di un grande partito socialista e di sinistra. E' il
commento forse più significativo apparso recentemente, insieme a
quello dell'on. Folena pubblicato su "Aprile", che rappresenta -
direi bene - le finalità di questa newsletter. Occorre precisare che
noi non parteciperemo a nessun referendum - poichè non iscritti ad
alcun partito - e proprio per questo siamo anche consapevoli che i
nostri orientamenti, sul piano più prettamente elettorale,
potrebbero sfociare in approdi fino ad oggi non immaginati, qualora
l'alternativa socialista non dovesse prevale in seno al partito
maggioritario della sinistra.
Buona lettura!
MB
5 Novembre 2003
Salvi: serve un grande partito socialista e di sinistra
''All'Italia non serve ne' un partito riformista ne' un partito
dell'Ulivo. All'Italia serve un grande partito socialista e di
sinistra, che sia il perno di una alleanza di tutte le attuali forze
dell'opposizione di centro e di sinistra, con pari dignita' e pari
rappresentativita', per battere Berlusconi sulla base di una chiara
alternativa programmatica e di governo''. Questo l'auspicio del
vicepresidente del Senato e presidente di Socialismo 2000, Cesare
Salvi dopo che oggi da Achille Occhetto era venuta una proposta di
rilancio dell'Ulivo.
''Questa sarebbe la vera novita' della politica italiana.Questo e'
necessario per vincere le elezioni. Per questo non mi convince ne'
la proposta di Fassino di costruire un cosiddetto nucleo riformista,
ne' quella di Occhetto ed altri che sostanzialmente riproduce il
modello del 1996, che non ha retto alla prova del governo di
legislatura''.
La scelta - sottolinea Salvi ''e' di natura e portata congressuale.
In ogni caso devono decidere gli iscritti. La maggioranza del
partito ha proposto un referendum: il referendum e' un importante
strumento di democrazia e considero positivo che finalmente, anche
per la nostra iniziativa, sia stato approvato un regolamento interno
che consente di dare attuazione a quanto previsto dallo Statuto''.
''Perche' in concreto il referendum sia serio e democratico
occorrono due condizioni: che il quesito sia chiaro e completo,
riguardi cioe' la sostanza del progetto politico proposto dalla
Segreteria del partito, e che ai Si' e ai No sia assicurata una
effettiva par condicio. Per quanto ci riguarda, contro la confluenza
dei Ds in un partito riformista o dell'Ulivo e per la presenza in
Italia di una forza politica socialista e di sinistra, continueremo
il nostro impegno in tutte le sedi, a partire dalla riunione
nazionale organizzata per domani congiuntamente da Socialismo 2000 e
Sinistra Ds 14 luglio''.
Piena solidarietà
al Sindacato e alle sue coraggiose denuncie sulla mancata applicazione della
Legge 626 in tema di sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro
Molti articoli
sono disponibili per la consultazione sul sito nazionale www.CGIL.it
Libro quarto, Salmo della settimana tratto dalle Losungen
(Ap 7:12; 15:3-4)
Brevità della vita umana
Nu 14:22-38; Ec 1:4; Gm
4:14
Salmi 90 Preghiera di Mosè, uomo di
Dio.
Signore, tu sei stato per
noi un rifugio
d'età in età.
Prima che i monti fossero
nati
e che tu avessi formato la
terra e l'universo,
anzi, da eternità in
eternità, tu sei Dio.
Tu fai ritornare i mortali
in polvere,
dicendo: «Ritornate, figli
degli uomini».
Perché mille anni sono ai
tuoi occhi
come il giorno di ieri ch'è
passato,
come un turno di guardia di
notte.
Tu li porti via come in una
piena; sono come un sogno.
Son come l'erba che
verdeggia la mattina;
la mattina essa fiorisce e
verdeggia,
la sera è falciata e
inaridisce.
Poiché siamo consumati per
la tua ira
e siamo atterriti per il
tuo sdegno.
Tu metti le nostre colpe
davanti a te
e i nostri peccati nascosti
alla luce del tuo volto.
Tutti i nostri giorni
svaniscono per la tua ira;
finiamo i nostri anni come
un soffio.
I giorni dei nostri anni
arrivano a settant'anni;
o, per i più forti, a ottant'anni;
e quel che ne fa
l'orgoglio, non è che travaglio e vanità;
perché passa presto, e noi
ce ne voliam via.
Chi conosce la forza della
tua ira
e il tuo sdegno con il
timore che t'è dovuto?
Insegnaci dunque a contar
bene i nostri giorni,
per acquistare un cuore
saggio.
Ritorna, SIGNORE;
fino a quando?
Muoviti a pietà dei tuoi
servi.
Saziaci al mattino della
tua grazia,
e noi esulteremo, gioiremo
tutti i nostri giorni.
Rallegraci in proporzione
dei giorni che ci hai afflitti
e degli anni che abbiamo
sofferto tribolazione.
Si manifesti la tua opera ai
tuoi servi
e la tua gloria ai loro
figli.
La grazia del Signore
nostro Dio sia sopra di noi,
e rendi stabile l'opera
delle nostre mani;
sì, l'opera delle nostre
mani rendila stabile.
Con questo numero
la newsletter ritorna disponibile solo per gli iscritti: sappiamo bene che è
diffusa anche tramite altri circuiti e talvolta è ripresa da alcuni siti
nazionali. Ne siamo grati in ogni caso. Scusateci se non riportiamo le varie
segnalazioni, che ci giungono.
Pensiamo che il
nostro compito sia quello di documentare ciò che altri non dicono o
semplicemente non Vi fanno vedere, come per questo numero, e – se
possibile - di indicarVi alcune piste da seguire nel cammino verso la Pace, la
Giustizia e la salvaguardia del Creato. Parliamo del Regno che viene e che è
già qui nella promessa dell’ebreo Gesù. Non siamo un “bollettino di
una chiesa”, come abbiamo sentito dire da una comune amica di Lodi, ma
semmai un tentativo di dialogo fuori dalle istituzioni da parte di cristiani,
ebrei, non credenti e appartenenti ad altre fedi religiose.
Speriamo di riuscirVi
anche col Vostro aiuto e la preghiera.
Per chi lo
desidera - da oggi - c’è un servizio di assistenza spirituale attivo nei week
–end (senza un orario ben preciso) e durante le serate dopo le ore 20.00
e fino alle ore 21.30 al seguente numero di telefono: 0331 – 545910. Iniziamo
dai piccoli passi, il resto si vedrà strada facendo.
Il CdR
Immagini, calendario e
informazioni delle prossime attività di Peace now
L’altra faccia di Gerusalemme: giovani
attivisti di Peace now fuori dalla residenza di Gerusalemme del Premier Sharon,
nel corso di una recente
manifestazione
Qui in Italia siamo costretti a vedere sui
media troppo spesso solo le facce dei governanti e del diplomatico di turno,
che si citano a vicenda. Sob!
Peace
Vigil - Saturday, October 11, 2003
Peace
Now Jerusalem held a Peace Vigil in Jerusalem opposite the Prime
Minister’s residence. The demand of Peace Now was for the government to
stop its refusal of peace and begin immediately to negotiate with the
Palestinians.
Lecture - Monday, October 13, 2003
Prof
Arie Arnon attended the Jerusalem Forum meeting to give a lecture on the Geneva
Accords, following its publishing only a few days earlier. Arie Arnon a veteran
Peace Now activist was involved in the discussions and formation of this paper.
Peace
Vigil, Saturday, October 18, 2003
Peace
Now Jerusalem held a Peace Vigil in Jerusalem opposite the Prime
Minister’s residence. Prof Arie Arnon spoke to the crowd about the Geneva
Accords.
Open Debate - Wednesday, October 22, 2003
Over
400 people attended an open debate organized together with the Peace Coalition,
on the topic of the Geneva Accords. People crowded in the hall in Tel Aviv, and
even sat on the steps in order to hear details of the accords from some of the
architects of the accords. Labour Mk Yuli Tamir, Meretz MK Haim Oron and Prof Arie
Arnon led the debate, detailing the accords basis. Prof Galia Golan chaired the
debate, which was followed by an interesting question and answer session open
to the members of the public.
Tzmatim - Friday, October 24, 2003
Tel
Aviv branch manned the busy junction of the Northern Train station in Tel Aviv,
where the volunteers distributed educational materials on Peace and invited the
travelers to attend the next demonstration in Jerusalem.
Mass
Demonstration - Saturday, October 25, 2003
A
mass demonstration was held in Jerusalem outside PM
Sharon’s house. Over 4000 demonstrators encircled the PM’s house in
a mock siege and march while protesting at the continuing government policies
of destruction. Speakers included, Labour MK Yuli Tamir, Meretz Mk Ran Cohen and
Advocate Gaby Lasky from Peace Now
Tel
Aviv branch attended the opening week happening at Tel Aviv and BarIlanUniversities. The volunteers
handed out educational materials, recruited new student volunteers and
generally made a presence of Peace Now Tel Aviv on the Campus.
Peace Coalition
Debate -Wednesday,
October 29, 2003
Peace
Now representatives attended a Peace Coalition debate regarding the role of the
Peace Camp in light of the Geneva Accords. The debate held in the Hilton Hotel,
Jerualem – was attended by many of the leading MK’s involved in the
Peace Coalition from the Meretz, Labour and Shinui parties. In addition all the
major NGO’s were represented at the gathering. The groups decided that
they would each continue to work in their own circles, while supporting the
Geneva Accords and the attempts to promote it.
Press Releases:
16/10/03 Dror Etkes, Settlement Watch Coordinator gave evidence at the
Senate regarding the continuing Settlement activity. His full testimony can be
seen at the following link:
21/10/03 Following a government initiative to repopulate the JordanValley settlement, Peace
Now voiced its objections to the special offers given by the government to
attract young couples to the area. Peace Now assisted a disappointed settler to
be interviewed in the press regarding her desire to leave the area, and the
refusal of the government to help the old settlers – in their desire to
achieve just one objective bringing more people to settle in these areas.
23/10/03 – Peace Now
discovered that the Housing Ministry had released building tenders for 323 new
apartments in the OccupiedTerritories – Against the Road Map requirements to completely freeze
all building projects in the territories.
The
tenders that were published today include: 143 apartments in Karnei Shomron,
and 180 apartments in Givat Zeev
Since
the beginning of the year 1627 building tenders have been published for
apartments in the settlements.
Vi
invitiamo ad iscriverVi alla ML di Peace Now, disponibile in lingua inglese
oltre che in ebraico: in questi ultimi tempi risulta particolarmente attiva, dopo un lungo
periodo contrassegnato da vari problemi, a loro avviso, solo di natura tecnica.
Voi pensate che facciamo
gli spiritosi, e invece no: tra Arnold Schwarzenegger, neo governatore della
California, e la ribellione popolare in Bolivia per togliere il gas naturale
dalle mani delle transnazionali Usa dell¹energia c¹è un nesso diretto. Quel
gas, esportato in Messico attraverso i porti cileni, serviva a produrre energia
a basso costo per la California, dove la deregulation aveva provocato aumento
dei prezzi e black out sospetti, tanto che il governatore democratico, Gray Davis,
aveva chiesto miliardi di dollari di risarcimento alle aziende elettriche.
Volete indovinare chi ha finanziato la campagna elettorale di Tarminator, che,
appena eletto, ha promesso più deregulation del mercato elettrico? Proprio le
imprese dell¹energia. In più, il nuovo numero di Carta settimanale, in edicola
da giovedì a Roma e Milano e venerdì in tutta Italia, offre sulla Bolivia
articoli di Hermann Bellinghausen, de La Jornada di Città del Messico, e di
Raul Zibechi, che traccia la storia recente e le caratteristiche del movimento
popolare più determinato dell¹America latina. La Bolivia, ultimo fallimento del
neoliberismo, è stata pressoché ignorata da grande stampa e televisioni: Carta
le dedica la copertina. http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/38/sommario.htm
IL GOVERNO E LA CAMERA RINUNCIANO ALLA MORATORIA ONU
6 novembre 2003: la Camera
dei Deputati ha approvato giovedì due mozioni della maggioranza che non
impegnano il governo a presentare all’Assemblea Generale Onu in corso una
risoluzione a favore della moratoria universale delle esecuzioni capitali.
Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, ha dichiarato:
“C’è una sola parola per definire la conclusione a cui il governo
italiano ha condotto la vicenda della moratoria all’Onu:
fallimento”
Gran Bretagna: uno studio indipendente boccia gli ogm
L'ultimo brutto colpo per la
reputazione degli ogm arriva in questi giorni dalla Gran Bretagna. Uno
studio, prodotto da un gruppo di scienziati indipendenti, ha,
infatti, evidenziato il maggior liv...
Bibbia e Mito Il linguaggio
della fede A CURA DEL CENTRO STUDI
ALBERT SCHWEITZER Testi di: Sergio Rostagno,
Ulrich H. J. Körtner, Armido Rizzi, Roberta Gimigliano, Dieter Kampen, Aldo Magris,
Dario Fiorensoli, Franz Reinders
«Iddio parla,
bensì, una volta ed anche due, ma l’uomo non ci bada; parla per via di
sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali. » (Gb
33,14s)
Il volume si interroga su quale
sia la comprensione oggi dei miti biblici nelle diverse chiese cristiane e su
quale tipo di demitizzazione è necessario operare, e offre risposte a più
livelli tramite i contributi di noti studiosi. L’opera è divisa
in tre parti. La prima raccoglie contributi che riguardano prevalentemente il
problema della “demitizzazione” nella teologia del ‘900 con
frequenti riferimenti a Rudolf Bultmann. La seconda parte vede un importante
saggio di Aldo Magris sul mito del Giardino dell’Eden. La terza parte
affronta il problema del mito nel linguaggio simbolico e nella psicologia del
profondo. In appendice un glossario della terminologia bultmaniana redatto da
Armido Rizzi.
IL SEGNO DEI
GABRIELLI EDITORI Via Cengia, 67
- 37020 loc. Negarine di S. Pietro in Cariano (Verona) Tel. e fax
045/7725543 e.mail: scrivimi@...
Essere nuovi come la luce a ogni alba come il volo degli uccelli e
le gocce di rugiada: come il volto dell'uomo come gli occhi dei
fanciulli, come l'acqua delle fonti: vedere la creazione emergere
dalla notte!
(David M. Turoldo - da "Un giorno, una parola")
Questa è la preghiera che rivolgiamo pensando ai tanti operai e
impiegati in lotta, ai lavoratori precari, ai disoccupati, a chi
scioperare non può...
Contratto metalmeccanici. 7 novembre/2. Fiom: tutte le cifre dello
sciopero e della manifestazione nazionale a Roma
"C'è chi dice che la Fiom si è presentata all'appuntamento di oggi
isolata. Ma isolata da chi? Finchè sarà con i lavoratori e finchè i
lavoratori saranno con la Fiom, nessuno potrà dire che siamo
isolati." Lo ha detto Gianni Rinaldini, segretario generale della
Fiom, intervenendo oggi, a Roma, nel corso del comizio con cui si è
conclusa la manifestazione nazionale promossa dal sindacato dei
metalmeccanici Cgil nell'ambito dello sciopero generale della
categoria per il contratto di lavoro.
Con queste parole, Rinaldini ha risposto al sottosegretario al
Lavoro, Maurizio Sacconi, che, con singolare tempismo, già alle 12
di oggi aveva dichiarato che lo sciopero della Fiom sarebbe
stato "un plateale insuccesso".
In realtà, secondo i dati affluiti al centro nazionale della Fiom,
la partecipazione media nazionale allo sciopero odierno è stata pari
al 70%.
In particolare, in Piemonte il dato medio delle adesioni a Torino e
provincia è dell'80%, con punte del 100% alla Lear e alla Bertone e
del 90% alla Microtecnica e alla Ast. A Mirafiori, il dato medio è
del 40% con punte del 50%. A Cuneo, alla Valeo si è astenuto dal
lavoro l'80% dei dipendenti e il 75% alla Alstom. A Novara, sia alla
Arvin Meritor che alla S. Andrea è stato superato l'80%. A Vercelli,
lo sciopero ha toccato l'85% alla Magliola, il 70% alla Cerutti e il
60% alla Teksid (gruppo Fiat).
Lombardia. Secondo i primi dati lo sciopero ha avuto un particolare
successo, in provincia di Bergamo, alla Same di Treviglio e alla
Donara (gruppo Candy) col 90%. A Mantova, alla Iveco di Suzzara
(80%). A Legnano, alla Franco Tosi (oltre il 90%), alla Abb (80%) e
alla Bcs (80%).
Veneto. A Venezia, ottimi risultati alla Fincantieri di Mestre
(100%), alla Aprilia di Noale e nelle aziende di appalto del
Petrolchimico, tutte col 100%. A Padova, 100% alla Oms Firema e alla
Fonderia Zen, 90% alla Fonderia Anselmi e alla Abb, 80% alla Gbs,
alla Fki e alla Zf. A Belluno, 100% alla Zanussi. A Rovigo, 90% al
Cantiere navale Visentini, 75% alla Agritalia e 70% alla Zanussi. A
Treviso,100% alla De Longhi, alla Rizzato e, ancora, alla Gbs; 98%
alla Berco, 90% alla Vanissi e alla Sipa. Meno bene alla Electrolux
Zanussi col 50%. A Verona, 90% alla Fiamm, alla Bonferraro, alla
Aermec e alla Over Meccanica. A Vicenza,70% alla Lowara.
Liguria. A Genova, 80% alla Fincantieri di Sestri Ponente, alla
Fincantieri di Riva Trigoso, alla Ansaldo Energia e nelle aziende
del Ponente e della Valbisagno. Nella Valpolcevera, invece, è stato
toccato il 95%; nelle imprese minori di riparazioni navali del
Porto, il 98%. Savona: Piaggio Aeronautica 70%.
Toscana. A Firenze, 95% alla Zanussi. A Pistoia, 90% tra gli operai
della Ansaldo Breda (impiegati, 5%). A Viareggio (Lucca), 80% alla
Perini. A Poggibonsi (Siena) 80% alla Caravan Triganò.
Umbria. A Terni, 80% nella Acciaieria del gruppo Thyssen-Krupp. In
provincia di Perugia, 80% alla Antonio Merloni di Nocera Umbra e
100% alla Mazzoni di Foligno oltre che alla Blak & Deker.
Marche. Ad Ancona, 100% alla Fincantieri, ai Cantieri minori del
Molo sud e alla Morbidelli. A Fabriano, 65% alla Merloni
Elettrodomestici.
Lazio. A Roma, 100% alla Sielte. A Rieti, 100% alla Vanossi e 75%
alla Lombardini. A Latina, 100% alla Sielte e 80% alla Yale. A
Frosinone, 40% alla Fiat di Cassino.
Abruzzo. In provincia di Chieti, alla Sevel della Val di Sangro 60%
al primo turno e 80% al secondo turno.
Campania. In provincia di Napoli 100% all'Alfa di Pomigliano d'Arco
e alla Whirlpool, 90% alla Fincantieri di Castellammare, 80% nelle
imprese metalmeccaniche del Porto e 70% all'Ansaldo.
Puglia. A Bari, 100% alla Sirti, 90% alla Isotta Fraschini (gruppo
Fincantieri), 80% alla Graziano Trasmissioni. A Taranto, 90%
all'Arsenale e 65% alla Ilp.
Basilicata. In provincia di Potenza, 35% alla Sata di San Nicola di
Melfi (gruppo Fiat).
Sicilia. In provincia di Palermo, 90% alla Fincantieri, 60% alla
Fiat Auto di Termini Imerese e 80% nelle aziende dell'indotto.
Secondo i dati forniti dall'Ufficio organizzazione della Fiom, alla
manifestazione nazionale svoltasi a Roma hanno partecipato 200 mila
persone pervenute nella Capitale, tra l'altro, con 19 treni speciali
e oltre 1.500 pullman.
Fiom-Cgil/Ufficio stampa
Roma, 7 novembre 2003
ISRAELE / TERRITORI OCCUPATI:
AMNESTY, ARCI, ICS, MOVIMONDO, SAVE THE CHILDREN E UISP CHIEDONO
DI FERMARE LA COSTRUZIONE DEL MURO O BARRIERA DI SICUREZZA
Sei associazioni italiane impegnate nei settori della difesa dei
diritti umani, della cooperazione, della solidarieta' internazionale
e dell'intervento umanitario (Amnesty International, Arci, Ics-
Consorzio italiano di solidarieta', Movimondo, Save the Children e
Uisp-Unione italiana sport per tutti) sollecitano la presidenza
italiana dell'Unione Europea a chiedere al governo israeliano di
fermare la costruzione del muro o barriera di sicurezza, avviata il
14 giugno 2002.
L'appello giunge alla vigilia della "Giornata internazionale di
azione il muro", indetta per il 9 novembre dalla Stop the Wall
campaign.
"Chiediamo al governo israeliano" ? affermano le sei associazioni in
una dichiarazione congiunta - "di interrompere la costruzione del
muro o barriera di sicurezza e di altre strutture permanenti
all'interno dei Territori Occupati, che sono causa diretta di
restrizioni della liberta' di movimento dei palestinesi all'interno
degli stessi Territori, della distruzione o confisca illegale delle
loro proprieta' e di ulteriori violazioni dei loro diritti sociali
ed economici".
Le sei associazioni ribadiscono la loro piena condanna nei confronti
degli attacchi dei gruppi armati palestinesi contro la popolazione
civile israeliana e convengono sul diritto inalienabile dello Stato
di Israele di assumere misure "ragionevoli, necessarie e
proporzionate" per proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e dei
suoi confini.
Il muro o barriera di sicurezza tuttavia ? sottolineano le sei
associazioni ? non corre lungo la Linea Verde dell'armistizio del
1949 che determina i confini tra Israele e i Territori occupati nel
1967: la struttura penetra, in alcuni punti anche per venti
chilometri, all'interno dei Territori Occupati, allo scopo di
comprendere numerosi insediamenti di coloni israeliani. Tali
insediamenti sono illegali, sulla base del diritto internazionale, e
dovrebbero essere smantellati.
La prima parte del muro o barriera di sicurezza, da Jenin a
Qalqiliya, ha contribuito significativamente al peggioramento delle
condizioni di vita di almeno 200.000 palestinesi, che devono
oltrepassare questa struttura in determinati posti di blocco, spesso
chiusi, per muoversi all'interno dei Territori Occupati, andare al
lavoro, coltivare i campi, vendere i prodotti, andare a scuola e
ricevere cure mediche.
Il muro o barriera di sicurezza ha anche chiuso all'interno di
enclave circa 13.000 palestinesi di una quindicina di villaggi, che
ora sono intrappolati tra la Linea verde e il muro o barriera di
sicurezza. La costruzione del muro o barriera di sicurezza ha
significato la distruzione o la confisca, "per necessita' militari",
di ampie porzioni di terreni agricoli. Inoltre, decine di migliaia
di palestinesi sono stati separati da circa 100.000 dunam di terra
(1 dunam = 1000 mq), che ora si trovano a ovest del muro o barriera
di sicurezza.
Amnesty, Arci, Ics, Movimondo, Save the Children e Uisp chiedono
inoltre alla presidenza italiana dell'Unione Europea di premere
sulle autorita' israeliane affinche' sia garantito pieno accesso nei
Territori Occupati alle organizzazioni non governative che da anni
sono impegnate, accanto alla societa' civile israeliana e
palestinese, in azioni destinate a promuovere un futuro di pace,
tolleranza, sviluppo e rispetto dei diritti umani.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 7 novembre 2003
Per ulteriori informazioni, contattare gli uffici stampa di: Amnesty
International, 06 4490224, press@...; Arci, 06 416091,
albano@...; Ics, 06 85355081, c.dickehage@...;
Movimondo, 06 7844211, tarabusi@...; Save the Children, 06
48070023, antonello@...; Uisp, 06 439841,
peacegames.roma@...
------------------------------------
Informiamo A.I. che proprio su ML italiane di orientamento
filogovernative israeliano, vengono fatte pressioni agli organi di
rappresentanza istituzionali e diplomatiche di Tel Aviv, anche a
livello internazionale, circa il blocco dei pacifisti e degli
osservatori di associazioni umanitarie alle frontiere di Israele.
Anche questo fa parte ormai della "normalità" e del complice
silenzio governativo in Italia sul tema di diritti umani negati.
In questo numero:
a) presa di distanza da un'iniziativa segnalata da ADI Notizie
b) il rapporto di A.I. sulla Cina; continua il nostro tragico
percorso sui diritti umani negati: da Cuba alla Russia nazionalista
fino al lontano Oriente.
c) la newsletter di Antigone del 27-10-2003
d) la posta di Michele
Parola per sabato 8 novembre 2003
Io sono il SIGNORE, e non ce n'è alcun altro.
Io formo la luce, creo le tenebre,
do il benessere, creo l'avversità.
Io, il SIGNORE, sono colui che fa tutte queste cose.
Isaia 45:6-7
Gesù pregò:
"Padre mio, se è possibile,
passi oltre da me questo calice!
Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi."
Matteo 26:39
Una breve riflessione spirituale, di aiuto pastorale, tratta
da "Riforma - L'eco delle Valli Valdesi" , del 31-10-03 pag. 11.
A cura di Marco Rostan
Sul retro del foglietto con l'ordine del culto di domenica scorsa di
una chiesa delle Valli, sono stati riportati alcune frasi che è bene
non dimenticare in occasione del 2 novembre. "Quelli che si amano
non muoiono, rimangono dentro di noi, perché l'amore non muore mai",
ha scritto un poeta. E' in fondo quello che noi credenti confessiamo
quando affermiamo la comunione dei santi: in Cristo siamo tutti
presenti, quelli che non sono più, noi viventi e quelli che
verranno. E' perciò antibiblica la pretesa di poter con le nostre
pratiche religiose facilitare l'ascesa verso il cielo dei nostri
cari scomparsi. Se i nostri morti sono nelle mani di Dio, non hanno
certo bisogno dei nostri suffragi; sono in mani sicure,
misericordiose, che per noi sono state inchiodate su di una croce…"
Su L'eco delle valli Valdesi di cinquant'anni fa ho trovato un ampio
articolo del pastore Gustavo Bouchard, intitolato "Paganesimo e 2
novembre". Il Pastore ricorda quel giorno nei cimiteri delle Puglie,
ma afferma preoccupato: "Anche qui nel piccolo, disadorno cimitero
della mia alpestre parrocchia, vedo affluirvi uno stuolo di donne e
di bambini" Vengono a spargervi grossi mazzi di crisantemi sulla
tomba dei cari scomparsi e a ricomporre nell'intimo del loro cuore
gli affetti spezzati… Il loro volto è pervaso di mestizia, quasi che
la speranza e la consolazione siano fugate per sempre. La
commemorazione dei defunti è tradizione cattolica e non evangelica.
Non crediamo perciò al culto dei morti, né al valore delle preghiere
per i trapassati, né ai suffragi, né al purgatorio (che è descritto
nella Divina Commedia e non nel canone biblico!, nota di MB) .
Eppure la nostra presenza al cimitero può tradire in molti
evangelici un fondo di paganesimo. (…) Questa forma di paganesimo
riaffiora nella stessa celebrazione del funerale, dove quello che
importa non è il messaggio del pastore, ma la celebrazione del rito
che assicuri il lasciapassare per l'aldilà. La presenza del pastore
è indispensabile: il rito celebrato da un laico non avrebbe valore
alcuno".
Non intendo colpevolizzare chi il 2 novembre andrà al cimitero, a
rinnovare i fiori secchi su di una tomba. Ma si ricordi che né morte
né vita ci possono separare dall'amore di Cristo. "Si vuotano i
templi nel giorno del Signore e si riempiono i cimiteri, scrive
ancora Bouchard. Si onorano le tombe con crisantemi e lapidi mentre
la città dei vivi è spoglia di carità e di amor fraterno. L'occhio
si vela di lacrime al ricordo dei parenti scomparsi e diventa freddo
e inespressivo al cospetto della miseria del fratello e della
sorella che ci passa accanto. (…) Serbiamo pure nel cuore le memorie
dei cari scomparsi ma quello che importa davvero è l'impegno sacro e
urgente verso i superstiti. Su di essi riversiamo tutto l'amore, la
carità, l'affetto negato a quelli che sono morti".
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"MILANO - Martedì 11, "Tre giovani, tre vite, tre storie di
conflitto e speranza": studenti universitari israeliani raccontano
la loro vita in un paese dove è difficile dialogare. Alle 18,30 alla
Libreria Claudiana, via Francesco Sforza 12."
Presa di distanza di questa newsletter dell'iniziativa diffusa anche
da ADI Notizie
Si segnala che su una ML denominata "Amici d'Israele - ADI
Notizie" , organizzazione Onlus, di fatto filogovernativa
israeliana, circola questo messaggio che riportiamo integralmente:
ci scusiamo ovviamente con le lettrici e i lettori per la
segnalazione fornita ieri involontariamente tramite NEV.
La libreria di Milano è, ben inteso, ovviamente libera di proporre
gli incontri che più gradisce (magari mettendo in programma anche un
incontro con l'Associazione "Amici della Palestina", onde garantire
il dialogo proprio nella metropoli milanese) ma questa newsletter ha
fatto da tempo una scelta di campo per la non violenza e contro il
militarismo. Parlare poi di "niente politica, solo storie di vita"
ci sembra una presa in giro da parte di "ADI Notizie" ; gli
americani (di N.Y. o altrove) fanno eccome politica, da sempre: la
loro! … Questa è anche una risposta alla redazione del
sito "Ebraismo e dintorni", al quale assicuriamo che sulla posta
contestata del lettore Giacomo da Israele, non c'è proprio nulla da
ridere e nessun complotto in atto, sebbene non nascondiamo che siamo - in un
certo senso - contenti di poterli fare reagire mantenendo sempre, anche in loro,
il sorriso.
Ecco il messaggio trasmessoci:
Cari amici d'Israele di Milano, dal 10 al 13 novembre 2003, tre
studenti universitari israeliani (Assaf Godo, Elie R. Lebovitz e
Shir Givoni) saranno a Milano per una serie di conferenze di cui
alleghiamo la descrizione in fondo a questa pagina.
C'e' qualcuno che abita a Milano che puo' offrire ospitalita' (solo
posto letto) ai tre ragazzi (o anche a uno solo di loro) per le
notti dal 10 al 13 novembre?
Si tratta di un aiuto davvero prezioso, perche' il lavoro che i tre
ragazzi stanno facendo per Israele e' davvero molto importante.
Se potete ospitare uno o piu' ragazzi, scrivete un'e-mail
all'indirizzo: info@...
Grazie, Shalom
Amici d'Israele Onlus
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Israele in diretta: niente politica, solo storie di vita
Assaf Godo, Elie R. Lebovitz, Shir Givoni
Tre ragazzi israeliani racconteranno tre storie diverse, tre storie
vere di vita reale vissuta, quella di ogni giorno, quella che
avviene fuori dalla loro finestra.
Ormai alla IV edizione negli Stati Uniti, sbarca anche in Italia il
progetto The Real World che prevede una serie di incontri tra tre
studenti universitari israeliani e gruppi di studenti e giovani
italiani.
Dal 2 al 13 novembre Shir Gironi, Elie Lebovitz e Assaf Godo saranno
in scuole, università, chiese e associazioni di Milano, Torino,
Venezia, Varese, Gorizia, Firenze, Padova, Treviso e Pordenone per
mostrare la vera faccia di Israele.
Nelle parole di Joey Low, il fondatore di Israel at Heart,
l'associazione newyorkese che ha ideato il programma, bisogna che la
gente, e soprattutto i giovani, abbiamo la possibilità di conoscere
Israele senza il filtro dei media, "ascoltino cosa vuol dire vivere
in Israele, cosa vuol dire servire nell'esercito. Niente politica,
solo storie di vita".
In contemporanea con il tour italiano, The Real World si svolgerà
anche in Germania, Inghilterra, Francia, Spagna, Italia, Belgio,
Olanda, Scandinavia e Polonia.
Per ulteriori informazioni:
http://www.amicidisraele.org/Iniziative.htm#atheart
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UNIONE EUROPEA – CINA: IL PARTENARIATO CRESCE, LE VIOLAZIONI
CONTINUANO
Alla vigilia del vertice tra Unione Europea e Cina, in programma
giovedì 30 ottobre a Pechino, Amnesty International ha diffuso un
rapporto in 20 pagine intitolato "Cina: abusi costanti sotto una
nuova dirigenza – sintesi delle preoccupazioni sui diritti umani".
"Alla luce delle gravi violazioni dei diritti umani descritte nel
nostro rapporto, chiediamo ai responsabili dell'Unione Europea di
cogliere l'opportunità del primo vertice col presidente Hu Jintao
per riconsiderare profondamente il loro approccio alla situazione
dei diritti umani in Cina. Lo sviluppo della protezione dei diritti
umani dev'essere il punto fermo di relazioni più mature tra Unione
Europea e Cina" – ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell'Ufficio
di Amnesty International presso l'Unione Europea.
"Fino a oggi, l'Unione Europea è rimasta in ostaggio dell'insistenza
cinese sul mutuo rispetto e l'assenza di un confronto su questioni
riguardanti i diritti umani, bloccata in un `dialogo sui diritti
umani' di natura formale che non ha aiutato in alcun modo le vittime
delle violazioni dei diritti umani in Cina" – ha proseguito
Oosting. "Una relazione matura significa che le parti coinvolte
riconoscono che questa deve dare dei risultati. L'Unione Europea non
deve limitarsi a proseguire nel dialogo sui diritti umani, ma deve
iniziare a esercitare pressioni politiche su Pechino per ottenere
miglioramenti tangibili, in particolare sui problemi sollevati
nell'ultimo rapporto di Amnesty International".
Il rapporto di Amnesty International denuncia che centinaia di
migliaia di persone continuano a essere detenute in tutta la Cina,
in violazione dei loro diritti umani fondamentali. Proseguono le
condanne a morte e le esecuzioni al termine di processi irregolari,
la tortura e i maltrattamenti rimangono diffusi e sistematici e la
libertà di espressione e d'informazione resta sempre gravemente
limitata.
"Le autorità cinesi si vantano di aver introdotto l'iniezione letale
come metodo di esecuzione e l'introduzione di `camere mobili di
esecuzione' in termini di maggiore efficacia e abbattimento dei
costi: queste affermazioni dovrebbero far suonare un campanello
d'allarme nei corridoi dell'Unione Europea. Nonostante sei anni di
dialogo su questo argomento, la Cina continua a essere responsabile
di più dell'80% delle esecuzioni accertate ogni anno nel mondo" – ha
accusato Oosting.
"Possono essere adottate riforme legali in campo commerciale, ma
purtroppo non vediamo lo stesso livello di attenzione nei confronti
della necessità di riformare il sistema penale, obiettivo vitale per
la protezione dei diritti umani e al contempo elemento essenziale
per la stabilità e lo sviluppo sostenibile del paese" – ha concluso
Oosting.
Sintesi dei contenuti del rapporto di Amnesty International:
* continuo uso della pena di morte durante le campagne "colpire
duro", col conseguente elevato numero di esecuzioni, spesso al
termine di processi irregolari o sommari;
* costante ricorso alla "rieducazione attraverso il lavoro", un
sistema che consente la detenzione di centinaia di migliaia di
persone ogni anno senza accusa né processo;
* persistenza di gravi denunce di torture e maltrattamenti;
* aumento del numero degli arresti e delle condanne nei confronti
degli utenti di internet e dei cosiddetti "cyberdissidenti", in
violazione del loro diritto fondamentale alla libertà di espressione
e di informazione;
* intensificazione della repressione, con la scusa delle
misure "anti-terrorismo", nei confronti degli Uiguri, un gruppo
etnico di religione prevalentemente musulmana che vive nella regione
autonoma del Xinjiang Uighur;
* continua repressione dei diritti alla libertà di espressione e
di associazione in Tibet, ove un numero imprecisato di monaci e
monache di religione buddista rimangono in carcere come prigionieri
di coscienza;
* repressione in atto nei confronti del movimento spirituale Falun
Gong e di altre cosiddette "organizzazioni eretiche", che produce
arresti arbitrari, torture e decessi in carcere;
* gravi violazioni dei diritti umani nel contesto della diffusione
dell'Hiv / Aids, tra cui torture nei confronti di persone che hanno
contratto il virus nonché arresti arbitrari, minacce e intimidazioni
ai danni degli attivisti impegnati in campagne di sensibilizzazione
su questo tema;
* accanimento nei confronti dei richiedenti asilo nord-coreani,
che continuano a rischiare il rientro forzato in Corea del Nord, ove
corrono il pericolo di subire arresti, torture e persino esecuzioni;
* tentativi recenti, da parte dell'amministrazione di Hong Kong,
di introdurre una nuova legge su "tradimento, sedizione, secessione
e sovversione", nonostante le ampie preoccupazioni dell'opinione
pubblica per il fatto che essa potrebbe essere usata per limitare i
diritti umani fondamentali.
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Ultimo numero di "Antigone", newsletter, di cui consigliamo la
libera sottoscrizione.
L'EDITORIALE: La Riforma che non vuole nessuno: come il Governo
stravolge la Giustizia Minorile
di Vincenzo Scalia
Le politiche di tolleranza zero degli ultimi anni hanno avuto nella
giustizia minorile uno dei noccioli duri. Nel Regno Unito il governo
laburista di Tony Blair ha puntato sulle nuove disposizioni in
materia di giustizia minorile previste dal Crime and Disorder Act
per accattivarsi le simpatie di quella porzione di opinione pubblica
che invocava a gran voce misure di legge ed ordine. La Francia non è
stata da meno, coi nuovi provvedimenti che abbassano l'imputabilità
a 13 anni e coinvolgono la polizia nella gestione delle scuole, in
particolare quelle dei quartieri a rischio.
L'Italia sembrava immune da questa ondata di panico morale. E' vero,
il nostro sistema giudiziario minorile non è immune da pecche. Basti
pensare alla sovrarappresentazione di migranti e nomadi all'interno
degli IPM (Istituti Penali Minorili), che si aggira attorno al 57%,
circa il doppio rispetto alla percentuale relativa agli istituti
penitenziari per adulti. Eppure, neanche se aggiungiamo a questo
dato i problemi relativi alle carenze di risorse, il sistema
giudiziario minorile italiano può essere dipinto a tinte fosche. La
carcerazione costituisce una risorsa utilizzata come extrema ratio,
il numero di minori denunciati e condannati è tra i più bassi nei
paesi occidentali, al punto che studiosi stranieri, una volta tanto,
propongono il nostro sistema come modello di riferimento.
Gli ultimi due anni sembrano tuttavia segnare un'inversione di
tendenza, per svariate ragioni. In primo luogo, il governo
insediatosi dopo le elezioni del 2001 vede endemicamente come fumo
negli occhi l'esistenza di una magistratura indipendente, per cui
non perde occasioni per realizzare, a più riprese, quegli interventi
che ne modifichino la natura da corpo preposto a giudicare i
cittadini secondo le leggi dello stato del diritto a mero
registratore di cassa degli umori politici del momento, veicolati
dal governo e dai suoi interessi di bottega. Dalle rogatorie al lodo
Maccanico, gli esempi di questo tipo abbondano. In secondo luogo, a
fornire il destro al governo, nel caso della giustizia minorile,
intervengono alcuni fatti eclatanti degli ultimi anni. L'omicidio di
Erika ed Omar, quello di Desirèe, il delitto di Como, amplificati ad
arte dagli imprenditori morali mediatici, solleticano gli umori più
reazionari di certe forze politiche. In questo caso è la Lega ad
avere bisogno di tutelare i propri interessi di bottega. I delitti
sopraccitati sono avvenuti tutti nella cosiddetta Padania,
retroterra elettorale di Bossi e compagni. Non è perciò casuale che
sia intervenuto l'ingegnere Ministro della Giustizia in persona ad
apporre la firma al progetto di legge di riforma della giustizia
minorile.
Il pacchetto Castelli è una mostruosità giuridica, ma per dirlo con
più forza dobbiamo leggerci dentro. In primo luogo, perché prevede
l'abolizione del Tribunale per i Minori, trasferendo la competenza
di giudizio degli imputati minorenni alla giustizia ordinaria. Oltre
a costituire un caso unico in Europa, avrebbe l'effetto di produrre
un intasamento ulteriore del lavoro dei Tribunali ordinari, e di
abolire quelle garanzie che l'attuale legislazione minorile prevede
per i minori imputati. In secondo luogo, incentivando l'uso della
risorsa penale e l'applicazione di pene più lunghe, finirebbe per
minare i già delicati equilibri che regolano il funzionamento del
sistema penale e minorile. In terzo luogo, i minori condannati a
lunghe pene detentive o inseriti precocemente nel circuito penale,
privati di ogni contatto con la società o marginalizzati nel periodo
più delicato della crescita, sarebbero più facilmente suscettibili
di intraprendere una carriera criminale. In quarto luogo, la
separazione tra penale e civile ridurrebbe sensibilmente la
possibilità di realizzare interventi più articolati nei confronti
dei minori a rischio. In altre parole, ci troveremmo di fronte alla
definitiva affermazione della sfera penale come strumento di
regolamentazione di problematiche sociali che necessitano di altri
tipi di risorse. Educatori e assistenti sociali diventerebbero
figure residuali e il cerchio della tolleranza zero si chiuderebbe
definitivamente. Gli operatori di giustizia minorile sottolineano da
tempo i rischi insiti nel pacchetto Castelli, in parte perché mossi
dalla preoccupazione per le loro sorti, in parte perché consapevoli,
coi loro saperi specialistici, dei rischi insiti in questi
cambiamenti. Non bisogna lasciarli soli. Una battaglia per lo stato
di diritto, per l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge,
contro gli abusi del potere, non può trascurare la questione
minorile. Dopo i migranti, un'altra categoria debole politicamente
rischia di diventare, attraverso un provvedimento tanto inopportuno
quanto liberticida, il cavallo di Troia per la riduzione delle già
precarie libertà civili dei cittadini di questo paese. La società,
la politica, debbono muoversi, prima che sia troppo tardi.
OSSERVATORIO PARLAMENTARE
a cura di Francesca D'Elia
Giustizia minorile
L'Aula di Montecitorio, dopo aver avviato l'esame della proposta di
legge di iniziativa governativa recante "Delega al Governo per
l'istituzione delle sezioni specializzate per la famiglia e per i
minori, nonché per la disciplina dei procedimenti in materia di
separazione dei coniugi e di divorzio" (Atto Camera 2517/A), ha
rinviato l'esame della stessa a data da destinarsi, a causa di un
nuovo contrasto apertosi nella maggioranza. La riforma punta (o
puntava, per chi si dice convinto dell'affossamento del
provvedimento - Ds e Margherita-) principalmente ad un'unificazione
delle competenze in materia di minori e all'attribuzione delle
stesse ad un'unica istituzione giudiziaria
specializzata.
In particolare, l'articolo 1 del provvedimento in esame, dispone
l'istituzione delle sezioni specializzate presso i tribunali e le
corti di appello, alle quali sono attribuite tutte le controversie
di competenza dei tribunali per i minorenni (soppressi dal comma 3
dello stesso articolo) in materia civile, penale e amministrativa,
nonché quelle attualmente devolute alla competenza del giudice
tutelare e del tribunale ordinario in materia di rapporti di
famiglia e di minori e quelle relative allo stato e alla capacità
delle persone.
La ratio della riforma proposta sarebbe quella di razionalizzare gli
interventi giurisdizionali e di definire un nuovo ruolo del giudice
della famiglia. Il provvedimento in oggetto attribuisce ad un unico
organo giudiziario la cognizione su tutte le tematiche riguardanti
la famiglia e i minori, eliminando la ripartizione della competenza
a conoscere delle cause aventi ad oggetto il diritto di famiglia dei
minori che attualmente interessa tre diversi organi giurisdizionali:
il tribunale ordinario, il tribunale per i minorenni e il giudice
tutelare. L'originaria proposta governativa intendeva unificare
solamente le competenze in ambito civile e amministrativo; l'ampia
discussione in Commissione giustizia, (protrattasi per oltre un anno
e mezzo) ha invece portato il Governo all'accoglimento della
proposta emendativa orientata all'unificazione della giurisdizione
non solo in materia civile, ma anche in ambito penale.
Si punta alla creazione di un giudice fortemente specializzato:
punto saliente della riforma, infatti, è la specializzazione, la
quale, è garantita in primis per le modalità dell'assegnazione
(effettuata direttamente dal Consiglio superiore della magistratura,
sottraendo così i magistrati alle modifiche tabellari da parte del
presidente del tribunale), ed inoltre per i requisiti di
professionalità richiesti per l'assegnazione dei magistrati alle
sezioni istituende, (indicativi di una seria e stabile competenza
nelle materie del diritto di famiglia e dei minori). La proposta di
legge, inoltre, reca un articolo che prevede espressamente, oltre
all'iniziale formazione di base, la necessità di attivare un
percorso permanente di formazione, per cui è previsto che il
Consiglio superiore della magistratura debba organizzare corsi
annuali di aggiornamento per i magistrati che andranno a comporre le
sezioni specializzate presso le corti di appello ed i tribunali.
Nella materia civile, la sezione specializzata deciderà in
composizione monocratica in tutte le materie che attualmente sono di
competenza del giudice tutelare e in alcuni casi specifici (ad es.
sulle capacità dell'emancipato, del tutore, sull'impugnazione del
riconoscimento, etc.); deciderà invece in composizione collegiale
(con tre magistrati togati) in ogni altra materia civile. In materia
penale, invece, la sezione giudicherà con tre magistrati, di cui due
togati ed uno onorario. La riforma proposta ha anche l'obiettivo di
razionalizzare le procedure in materia di separazione e divorzio,
sia tramite modifiche volte ad una più rapida definizione dei
procedimenti, sia attraverso l'omologazione dei riti in materia. Nei
prossimi giorni capiremo se, quello che è stato disposto, è
realmente un rinvio "sine die".
Ultimi dati sull'applicazione dell'indultino: circa 1811 gli attuali
beneficiari
In data 7 ottobre, l'Ufficio Informatico e Statistico del
Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha diffuso gli
ultimi dati sull'applicazione dell'indultino: dall'entrata in vigore
della legge (dunque, a poco più di un mese dall'approvazione), circa
1.811 detenuti avrebbero già beneficiato della misura.
La previsione dei 5.000/6.000 beneficiari (stima effettuata nel
corso dell'iter del provvedimento) non trova per il momento
riscontro nei fatti; ciò soprattutto per le modifiche restrittive
approvate nel corso dell'esame del testo da parte del Senato.
Ultime sulla proposta di legge concernente il "difensore civico
delle persone private della libertà personale"
Continua l'esame delle proposte di legge sul "difensore civico delle
persone private della libertà personale". Allo stato, i lavori della
commissione Affari Costituzionali della Camera (nel corso dei quali
sono intervenuti anche i primi firmatari delle proposte-
Finocchiaro, Mazzoni e Pisapia), rivelano un orientamento abbastanza
favorevole sui testi, ma ci sono delle riserve (avanzate dalla Lega,
nella persona dell'on. Dussin, e da Forza Italia, in quella dell'on.
Saponara) rispetto all'attività del difensore civico nei centri di
permanenza temporanea per gli stranieri, nei commissariati di
pubblica sicurezza, nonché nelle caserme dei carabinieri (luoghi
dove, nel tempo, si sono verificati episodi di violenza)., Il
difensore civico, dunque, troverebbe un consenso allargato qualora
la sua "competenza" fosse limitata ai soli istituti di pena,
ipotesi restrittiva contro la quale si è espresso, in particolar
modo, l'On. Pisapia nella seduta del 7 ottobre. Considerate le
riserve espresse da Lega e Fi, non solo sul punto illustrato, ma
anche sull'eventuale sovrapposizione dell'attività del difensore
civico delle persone private della libertà personale a quella della
magistratura di Sorveglianza, il relatore (l'On. Francesco Nitto
Palma), nella seduta della I Commissione del 14 ottobre, ha
affermato che riterrebbe opportuno -prima di arrivare a testo
unificato- svolgere alcune audizioni (tra le quali, esponenti del
Ministero della Giustizia, del Dipartimento dell'Amministrazione
Penitenziaria, magistrati di Sorveglianza e associazioni che
svolgono attività in carcere) e ha proposto la visita di una
delegazione della Commissione in una struttura carceraria per
verificare "con la garanzia di ampi margini di riservatezza" le
condizioni di vita dei detenuti.
Indagine conoscitiva sulla Sanità penitenziaria
Nella riunione del 30 luglio 2003 dell'Ufficio di Presidenza
integrato dai rappresentanti dei gruppi delle Commissioni riunite II
(Giustizia) e XII (Affari Sociali) della Camera, era stata convenuta
l'opportunità di procedere ad un'indagine conoscitiva sulla sanità
penitenziaria.
Il 7 ottobre le Commissioni riunite hanno quindi deciso per l'avvio
dell'indagine in oggetto (che dovrebbe concludersi entro il 31
marzo 2004) che nasce dall'esigenza di approfondire la conoscenza
della situazione sanitaria all'interno degli Istituti penitenziari,
soprattutto alla luce dello stato di attuazione della riforma
introdotta dal decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230
recante «Riordino della medicina penitenziaria a norma dell'articolo
5 della legge 30 novembre 1998, n. 419», che ha previsto il
progressivo trasferimento alle Regioni delle funzioni sanitarie in
ambito penitenziario, al fine di migliorare un servizio fino ad
allora gestito dal Ministero della Giustizia.
La sperimentazione è stata avviata, in una prima fase, nelle Regioni
Toscana, Lazio e Puglia e, successivamente, nelle Regioni Emilia-
Romagna, Campania e Molise. Al fine di valutare l'esito di questa
fase sperimentale era stata anche costituita, in data 16 maggio
2002, con decreto del Ministro della Giustizia, d'intesa con il
Ministro della Salute, una commissione di studio.
Ci fa piacere che, nel programma dell'indagine conoscitiva, oltre ad
essere contemplate una serie di verifiche in loco dello stato della
sanità penitenziaria (prendendo a campione alcuni istituti
penitenziari delle diverse aree territoriali), siano state
opportunamente previste una serie di audizioni dei soggetti
coinvolti dalla riforma in questione, tra i quali figura anche
l'associazione Antigone.
RECENSIONE del libro Scarcerare la società di Alain Brosset
di Tilde Napoleone
Scarcerare la società racconta e spiega alcune favole contemporanee
e lo fa attraverso una ricerca e una riflessione sul carcere, sul
suo ruolo e sulla sua inutilità.
Portati fino ad ora a considerare il carcere come il punto più alto
della nostra crescita umana e democratica, a parere del nostro
autore, invece, il carcere e non è e non sarà mai in regola con gli
obblighi umanitari. Si, è vero, in carcere non scorre più il sangue,
non si assiste più, se non in casi sporadici, alle torture, grazie
al carcere non si uccidono più i corpi. Ma in carcere però i corpi
sono conservati, abbandonati, reclusi ed esclusi, interiormente
distrutti. Il paradosso è tutto qui. Il carcere non fa vedere, per
questo tranquillizza, ma non è per questo più umano. L'invisibilità
non consente le repliche, le proteste, se non quando qualche
avvenimento raccapricciante viene posto sotto i riflettori
mediatici. Prima, la gente poteva vedere il sangue scorrere e poteva
crescere nel rifiutare pratiche via via considerate troppo disumane.
E vedendo, sono nate le proteste, le lotte, il rifiuto di chi non
tollerava più tanta violenza. Invece la segregazione,
l'istituzionalizzazione nasconde e pacifica le coscienze di chi
pensa di avere raggiunto la migliore soluzione possibile. Ma Brossat
ci ricorda che questo modo di pensare è solo l'interiorizzazione
dello sguardo del poliziotto e di quello dello stato. E' lo Stato, è
il poliziotto che sentono il bisogno di difendere l'ordine
costituito, di difendere quella scala di valori che ha voluto darsi.
Ma quest'ordine, noi, tutti non l'abbiamo votato. La divisione che
il carcere rende eterna e che ormai viene data per scontata tra chi
è giusto e chi non lo è, tra chi è asociale e chi non è, tra il
ladro e chi non ruba, non deve essere data per scontata. E'
relativa, è frutto di scelte su cui discutere. La discussione da
iniziare non è "Esiste una soluzione migliore del carcere?", ma "Chi
incarceriamo e perché lo facciamo?", "A quali valori diamo
priorità?". Il carcere decide chi è il "rifiuto", secolarizza una
verità che tale non è e in questo senso è un'istituzione politica.
Le questioni come l'avvicinare il carcere alla società, umanizzarlo,
riempirlo di senso per il detenuto, sono "temi dell'approccio
illuminato, riformatore e filantropico del XIX secolo". Il problema,
sostiene Brossat, è invece come eliminarlo, in quanto una delle
peggiori espressioni di disumanità, mascherata da parvenza
democratica. "Non ci sono più i ferri, né la ruota, né il patibolo,
né il rogo. Niente. Ciò che rimpiazza tutto è il tempo, una vita
amputata del tempo. Non si uccide, si lascia morire. Il carcere
separa e separa quella parte di noi, altrettanto selvaggia e
potenzialmente criminale, che solo casualmente siamo riusciti a
domare. Noi non siamo, ci dice Brossat, così lontani dal criminale
che vogliamo respingere. Ma è proprio per questo che lo isoliamo di
più, con più forza, riproponendo continuamente questo rito che ci
dona la salvezza e ci racconta la favola della nostra innocenza.
Brossat fa questa considerazioni partendo da avvenimenti che la
Francia ha conosciuto, prendendo spunti dalla storia carceraria,
facendo parlare autori come Foucault, Benjamin, Arendt, Levi Strass
e infine dando voce al punto di vista di chi è solitamente muto, di
chi il carcere l'ha vissuto e il cui sguardo deve essere ripreso per
non accettare passivamente solo lo sguardo del poliziotto.
Brevi
Storie di casa nostra
- Il Sindaco di Roma Walter Veltroni ha nominato Garante
delle persone private della libertà personale del Comune di Roma
Luigi Manconi, che si insedierà agli inizi di novembre presso gli
uffici preposti all'interno del XIV Dipartimento del Comune di Roma.
- Anche il Comune di Firenze avrà un Garante a tutela delle
persone private della libertà personale. Lo ha deciso il Consiglio
comunale con l'approvazione all'unanimità della delibera con cui si
istituiscono anche i compiti e le finalità di questo incarico che
dovrà in seguito essere assegnato dal Sindaco. Dopo Roma, Firenze è
il primo comune ad aver istituito il Garante.
- Il 13 dicembre dalle ore 9.00 alle 14.00 presso l'Aula
Magna della Facoltà di studi giuridici dell'Università A. Moro di
Bari, si terrà il Convegno Nazionale di Antigone dal titolo "I
diritti umani sono universali: per un difensore civico delle persone
private della libertà personale".
- Audizione dell'Associazione Antigone il 30 ottobre presso
la Commissione Affari Costituzionali della Camera in relazione alla
Pdl sul difensore civico nazionale delle persone private della
libertà personale.
- Audizione dell'Associazione Antigone nei prossimi giorni
presso la Commissione Giustizia della Camera in relazione alla
situazione della sanità penitenziaria.
- Patrizio Gonnella, coordinatore nazionale
dell'Associazione Antigone, è stato convocato dalla Commissione
Affari Sociali del Comune di Milano in relazione all'istituzione del
garante delle persone private della libertà personale, l'audizione è
prevista il prossimo 29 ottobre.
- E' in corso uno sciopero della fame, su iniziativa
dell'associazione Papillon, da parte dei detenuti del Nuovo
Complesso di Rebibbia e di Regina Coeli, insieme ai detenuti di
altre 40 carceri italiane. In particolare, i detenuti affetti da
Aids nel braccio G14 del carcere di Rebibbia protestano
pacificamente per le loro condizioni di vita all'interno delle
strutture penitenziarie, nonché per richiamare l'attenzione sulla
mancata applicazione della legge sull'incompatibilità carceraria per
i malati gravi. I malati di Aids reclusi nel carcere di Rebibbia
sono quasi una trentina.
- Prevedere reparti riservati ai detenuti negli ospedali
pubblici; costruire rapidamente nuove prigioni ricorrendo al
leasing; trasferire in zone periferiche le carceri oggi situate in
edifici storici dei centri urbani per vendere poi gli edifici
liberati dalla precedente destinazione d'uso ai privati. Questi i
punti salienti toccati dal ministro della Giustizia nel corso del
dibattito sulla Finanziaria 2004. Visto che per Castelli la
costruzione di nuovi edifici carcerari è indispensabile per rendere
civile la detenzione, il Guardasigilli non ha esitato a tirare le
orecchie al ministero delle Infrastrutture, che finora si è occupato
della costruzione di nuove carceri con risultati non sempre
incoraggianti, visto che il tempo medio richiesto è di dieci anni.
La soluzione prospettata dal ministro Castelli è stata quella del
ricorso alla formula del leasing e la creazione della già nota `Dike
Edifica SpA.
- Giovanni Tinebra, direttore del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria, concorde con il ministro Castelli
circa la necessità di "una seria politica di edilizia
penitenziaria", sostiene che per la realizzazione delle nuove
strutture bisogna sbrigarsi. Intanto l'Amministrazione penitenziaria
stessa vorrebbe indietro le vecchie strutture dell'Asinara e di
Pianosa, per "un carcere aperto e senza sbarre", nel rispetto dei
vincoli ambientali.
- Sebastiano Ardita, direttore generale dell'area
trattamentale del Dap, invece, ha annunciato l'approvazione di un
progetto pilota che interesserà quattro strutture penitenziarie dal
prossimo anno, ma che presto sarà esteso a tutta Italia. Si tratta
dell'acquisto delle attrezzature mediche necessarie per la
telemedicina, a fibre ottiche, e della formazione del personale
medico ed infermieristico della polizia penitenziaria.
- Un detenuto della provincia di Lecco, che sta scontando
una pena di 4 anni e 6 mesi per tentato omicidio, aveva finalmente
ottenuto i tanto sospirati arresti domiciliari. Una volta lasciato
il carcere e giunti davanti all'abitazione dell'interessato, però,
gli agenti che lo scortavano a casa hanno trovato la porta chiusa:
non c'era nessuno ad aspettarlo. Con un rapido dietrofront l'uomo è
stato riportato in carcere.
- Un giovane detenuto tunisino, invece, agli arresti
domiciliari in attesa del processo che lo vede coinvolto per lesioni
aggravate e resistenza a pubblico ufficiale, si è presentato alla
vicina caserma dei carabinieri di Alzano Lombardo chiedendo di
essere arrestato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari.
Processato per direttissima ha spiegato al Giudice che preferiva
stare in galera, piuttosto che sopportare un giorno di più sua
cognata, che viveva nell'appartamento in cui era recluso. Il giovane
è stato assolto dal reato di evasione, ma è stato comunque
accontentato: aspetterà il processo dietro le sbarre del carcere di
Bergamo.
Dall'Inghilterra
- E' durata poco la libertà di Stephen Gough, 44 anni
originario dell'Hampshire nel sud dell'Inghilterra, conosciuto dalla
cronaca britannica come ''il nudista girovago'': l'uomo,
appassionato sostenitore del naturismo, è stato arrestato pochi
minuti dopo essere uscito di prigione in quanto passeggiava,
appunto, nudo. Gough aveva pianto disperato in tribunale quando,
indossando soltanto un asciugamano in vita, era stato condannato a
36 giorni di prigione, ma nonostante ciò l'accanito nudista ha
rifiutato di coprirsi quando è stato rilasciato, per cui nel giro di
pochi minuti è stato riportato in cella in un carcere delle
Highlands scozzesi, che l'uomo sta tentando di attraversare a piedi
in costume adamitico.
- All'interno del carcere inglese di Lewes una trentina di
detenuti si erano impadroniti di un'intera ala del penitenziario.
L'intervento delle unità speciali di polizia ha messo fine alla
rivolta, le cui ragioni sono da ascrivere alle condizioni di vita
esasperanti all'interno dell'istituto. Il carcere di Lewes, del
resto, è stato più volte criticato nel rapporto annuale del Board of
Visitors, una commissione di sorveglianza indipendente, per
l'elevato tasso di suicidi, la diffusione di droga e le condizioni
di vita `umilianti, insalubri e degradanti'
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Posta ricevuta
Rimango veramente interdetto da quanto scritto dal settimanale cattolico "L'Eco
di Chisone". Non conosco l'autore dell'articolo e neanche il contesto della
frase, ma mi sembra fuori luogo parlare di un "discepolato" nei riguardi del
papa. Sono sacerdote cattolico, dottorando in storia della Chiesa e di magagne
di papi ne potrei raccontare a centinaia, senza tirar fuori il solito papa
Borgia! Un tale trionfalismo papalista non è mai esistito lungo i duemila anni
di storia della Chiesa. Forse qualcosa è incominciato a cambiare con Pio IX
(ritenuto come il divin prigioniero a causa dell'occupazione delle terre
pontificie)... fino ad arrivare all'attuale situazione che innalza il papa
(senza usare, paradossalmente, la sedia gestatoria) oltre ogni misura. Il papa
ha nella Chiesa, secondo il diritto canonico vigente (1984), potestà piena,
suprema, universale, ordinaria, immediata ed è il successore di Pietro. Su
questo, come dicono a Roma, non ci piove! Egli gode di un'autorità canonica che
non deve essere esaltata e farne un feticcio. Si cade nell'idolatria! Anzi il
papa stesso chiede nell'enciclica Ut unum sint di trovare "una forma di
esercizio del primato che, pur non riununciando in nessun modo all'essenza della
sua missione, si apra ad una situazione nuova" (nr. 95). Per favore non parliamo
di "discepolato" del papa! Le parole hanno un loro senso e non snaturiamole. Non
ho mai sentito dire un dottrina di "discepolato" nemmeno dalla bocca del papa,
eppure leggo quotidianamente l'Osservatore Romano e mensilmente gli Acta
Apostolicae Sedis. L'unico nostro Maestro è Gesù Cristo, via, verità e vita (Gv
14, 6). Don Michele G. D'Agostino, Firenze (7 novembre 2003).