<Il 2012, la più potente delle iniziazioni - Intervista a Marco Columbro>
(di Susanna Garavaglia)
- Perché, secondo te, i giornali e i media non parlano dei cambiamenti che
ognuno di noi sta vivendo, insieme alla Terra, in questi anni?
Quello che io so l' ho tratto in gran parte da Gregg Braden, geologo,
designer esperto di sistemi informatici, conferenziere, autore di 'Awakening
to zero Point', Camminando tra i mondi, L'Effetto Isaia, ricercatore
spirituale, che ha lavorato per molti anni in centri aerospaziali, dove ha
tratto informazioni tecniche importanti. Ed è giunto a conclusioni alle
quali sono arrivati anche molti geologi europei.
Gli scienziati della Nasa conoscono molto bene tutto questo ma c'è un cover
up pazzesco. Non c'è da stupirsi: siamo manipolati fin dalla nascita dalle
idee della nostra famiglia, della scuola, dalle idee politiche che circolano
nel nostro paese e nel nostro pianeta, dalla religione, e veniamo
condizionati mentalmente e animicamente per tutto il resto della nostra
vita.. Oggi la non verità è all'ordine del giorno, ecco perché tutto questo
non lo trovi sui giornali.
- Ma su questo giornale c'è, e noi ne siamo molto contenti e ti ringraziamo.
Come può, allora, una persona muoversi nel sentiero della verità se viviamo
in questa giungla di silenzi e manipolazioni?
Quando si fa una ricerca sulla verità non si deve operare con il pensiero ma
con il sentire interiore riconoscendo la verità non perché "si fa un
ragionamento sopra" ma perché si sente che quello che è stato comunicato è
vero, appartiene a quella sfera che non è fatta di logica, ma appartiene al
mondo del sottile, la conclusione finale è solo nel nostro cuore, solo lì
sentiamo interiormente se una cosa è vera o è falsa.
- Per capire in modo corretto il senso di quello che sta avvenendo, da cosa
non si può prescindere?
Dalla esistenza di uno dei maggiori enigmi della fisica astronomica, la
Materia Oscura, una misteriosa essenza che sfugge ai microscopi e ai
telescopi ma che permea tutto l'universo fisico fino alle cellule del nostro
corpo. Pianeti, stelle, galassie rappresentano solo una minima parte della
materia che compone l'universo, la materia visibile delle galassie
costituisce meno del dieci per cento della loro massa complessiva e la massa
associata alle galassie è a sua volta una piccola frazione della massa
totale dell'universo: qualunque corpo materiale- pianeta, stelle, galassie,
corpo umano- è composta da una massa di cui i nostri occhi percepiscono solo
il dieci per cento.
L'altro novanta per cento, la materia oscura, non è percepibile dagli occhi
fisici. Un premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, il 21 aprile del 1999
in un Congresso Internazionale di Astrofisica aprì il suo intervento
parlando di Materia Oscura, con queste parole: "E' come se per ogni persona
che vediamo ce ne fossero intorno altre 99 timide e silenziose delle quali
non sappiamo nulla ".
- Un'affermazione molto bella e molto forte, fatta da un Nobel della Fisica!
E' quello che l'esoterismo dice da tremila anni.
Certo, l'uomo non è soltanto il corpo fisico ma altri corpi sottili di
materia oscura che noi non vediamo, essenziali per la vita dell'uomo. Anche
la scienza si è resa conto che l'Universo non è soltanto quello che vediamo.
E' inutile che ci propinino grandi verità quando la realtà è tutt'altra ed è
importante che i giovani oggi nelle scuole conoscano queste cose.
- Ma perché in questo periodo siamo stati tutti un po' male, siamo stanchi e
poi di colpo pieni di energie, abbiamo dolori dappertutto, dormiamo in modo
diverso?
Questo è collegato ai cambiamenti che coinvolgono la Terra dalla fine degli
anni ottanta e continueranno per molti anni fino al punto culminante in cui
accadranno delle cose importanti per noi tutti e per il nostro pianeta. Si
dormono le solite sei, otto, dieci ore ma al risveglio si è terribilmente
stanchi come se non si avesse dormito, ci si sveglia senza ricordarsi nulla,
potremmo chiamarlo "sonno buco nero", i corpi sono stanchi, le gambe fanno
male, le mascelle sono indolenzite, così i muscoli delle braccia, poi ci
sono periodo di sogni vividi che non necessariamente hanno un significato e
poi si ricade in questo "sonno buco nero".
- Anche il tempo sembra scorrere in modo diverso... tutto è più accelerato.
Si, anche la nostra concezione del Tempo è accelerata e ci sembra che tutto
vada più in fretta. Quello che sta accadendo è un processo programmato
migliaia di anni fa, quando non c'erano ancora i parametri di riferimento
con la Terra che abbiamo ora noi. Noi oggi non abbiamo più bisogno di
recarci nei luoghi sacri, come Egitto o Tibet, perché stiamo vivendo nel
nostro soggiorno attuale ciò che quei luoghi sacri fornivano migliaia di
anni fa.
Stiamo avendo un'iniziazione globale, un'iniziazione cosmica e progressiva
che ci sta preparando ad un processo non ancora compreso totalmente dalla
scienza e dalla fisica del ventesimo secolo, un processo senza rischio,
molto naturale e a cui si sopravvivrà. Quello che sta succedendo al nostro
corpo sta accadendo anche al nostro sistema solare, o meglio, poiché sta
accadendo al nostro sistema solare e noi siamo in simbiosi con esso, anche
il nostro corpo sta mutando.
- Stai parlando del magnetismo terrestre?
Si, infatti, i campi magnetici della Terra stanno diminuendo molto
rapidamente e drasticamente, sotto la sollecitudine di qualcosa di
sconosciuto. Pensa a questi ultimi anni, queste immagini delle balene che
piaggiano lungo le coste: poiché il magnetismo terrestre sta diminuendo
drasticamente e poiché la Terra è circondata da una serie di linee
magnetiche importanti che incrociandosi formano i suoi chakra, un po' come i
nostri meridiani energetici, così la terra ha i suoi meridiani energetici,
dati dal suo magnetismo terrestre. Ma il magnetismo sta calando e di questi
meridiani alcuni scompaiono, altri cambiano direzione, si spostano e questo
è il motivo reale per cui migliaia di cetacei finiscono in luoghi che non
sono loro deputati, perché il loro radar viene sviato.
- E a questo si legano allora, tutti i disastri ambientali che purtroppo
sono avvenuti in questi anni?
Si, i buchi nell'ozono, il decadimento di strati atmosferici, il
surriscaldamento o il raffreddamento del pianeta e poi tutti quei nuovi
virus, i nuovi batteri, le nuove malattie a cui il nostro corpo non sa come
reagire. Nel dicembre del '94 in Giappone ci sono stati 70 terremoti uno
dopo l'altro e questo ha indotto gli scienziati a riconsiderare il modo in
cui pensavano fosse strutturata la Terra.
Se noi prendiamo una sbarra di ferro e ci avvolgiamo un filo di rame,
facciamo scorrere in questo filo di rame la corrente elettrica, si formerà
un campo magnetico che polarizzerà due poli, Nord e Sud. Se io inverto il
flusso della corrente elettrica questa sbarra di ferro cui è avvolto il filo
cambierà i poli: dov'è il Nord verrà il Sud e viceversa. I campi magnetici
del nostro pianeta stanno decrescendo molto rapidamente, ma i campi
magnetici si formano perché la Terra ruota e più velocemente ruota più forti
sono questi capi. Quindi se è vero che i campi magnetici stanno diminuendo,
la Terra sta rallentando il suo moto di rotazione, così velocemente che ogni
anno all'Ufficio Nazionale delle misurazioni nel Colorado si devono regolare
gli orologi al celio.
Dicono che se non si regolano gli orologi nell'arco di dieci anni quello che
dovrà essere mezzogiorno diventerà la mezzanotte. Secondo la curva del
magnetismo terrestre data dai geologi siamo al punto più basso della
magneticità planetaria in duemila anni. E la diminuzione non è lineare ma
geometrica, a cioè più diminuisce più è veloce la diminuzione.
- Questo i nostri corpi ne risentono in modo talvolta così estremo?
Certamente. Secondo i geologi ogni secondo che percepiamo la terra ha una
piccola pulsazione elettromagnetica che gli antichi chiamavano "Il cuore
pulsante della Terra". Pulsa x numero di volte al secondo, un ritmo che
storicamente è stato costante ed era di circa otto volte (herz) al secondo :
questa è nota come la Risonanza di Schumann, scoperta negli Stati Uniti a
Colorado Spring nel 1888. Dagli inizi del 900 alla metà degli anni Ottanta
c'è
stato un periodo con un ciclo di 7.8 herz al secondo. Le cellule del nostro
corpo se ne sono accorte.
Nell'86/87 è iniziato ad aumentare da 8 a 8.2, a 8.3 e nel '94 era a 8.6.
Oggi siamo all'8.9. (N.D.R.: molte fonti dicono addirittura 11!) La Terra
pulsa più velocemente e il nostro corpo sta cercando disperatamente di
armonizzarsi con queste nuove Questo sforzo che fa il corpo di sintonizzarsi
sulla frequenza della Terra crea una serie di problemi all'uomo, anche
mentali, lo vediamo leggendo i giornali, persone che impazziscono e fanno
delle cose impensabili.
- Da anni circola all'ISPA, e non solo, questo volantino trovato nella
Metropolitana di Parigi nel dicembre del 1991. Già allora era previsto
tutto.
Si, è quello intitolato "Un messaggio sugli imminenti cambiamenti della
Terra". Nessuno sa chi ce l'abbia messo, parla dei cambiamenti che stanno
avvenendo sul nostro pianeta, di questa grande onda energetica che arriva
dalla galassia e che sta mutando tutte le frequenze di tutto il sistema
planetario e dei suoi abitanti. E del nostro corpo che sta cercando di
mantenere la sintonia con la Terra. Per questo anche ci sembra che il tempo
vada più veloce, in realtà ciò che percepiamo sono le pulsazioni più veloci
del nostro corpo che cerca di sintonizzarsi con la nuova frequenza
terrestre. Ma quanto diventeranno veloci queste pulsazioni?
Nella scienza della Geometria Sacra c'è una serie di numeri sovrintendono
alla vita su questo pianeta. 1.1.2.3.5.8.13.21.34.55 e così all'infinito. Si
chiama la Sequenza numerica di Fibonacci ,un matematico pisano del
tredicesimo secolo che portò la numerazione araba in Italia. Nasce dalla
somma dei primi due numeri tra loro che formano il terzo e poi dal secondo
sommato al terzo che da' il quarto e via. Dopo l'8 viene il 13, dovremo
toccare 13 herz e il nostro corpo dovrà giungere a quella frequenza per
essere in sintonia con il mutamento cosmico.
- Ma tutto questo a cosa porterà? Non si potrà andare avanti all'infinito?
Ci sarà il Punto Zero per il magnetismo terrestre e sarà di 13 herz, il
punto di cui parlano da migliaia di anni tutte le maggiori profezie,
chiamato in vari modi, Cambiamento, Punto di Svolta Epocale, Nuova Era. E'
il punto in realtà dove il tempo si ferma, poi riprende a scorrere , il
punto di inversione dei poli magnetici, l'inizio della Nuova Era, cui si
riferiscono Maya nel loro calendario, il 21.12.2012...
Non sarà la fine del mondo ma la fine di un mondo, quello che noi oggi
vediamo sia sul piano fisico che sul piano dei rapporti sociali ma il vero
cambiamento sarà l'incontro dell'uomo con i suoi Fratelli Cosmici, un
incontro con quella parte di noi stessi che avevamo dimenticato. In quel
momento avremo ricevuto la più grande delle iniziazioni che l'uomo possa
avere perché saremo di nuovo Uno con il Tutto. Perché tutti siamo stati
creati ad immagine di Dio e ora la terra e l'Umanità dovranno elevarsi nelle
vibrazioni superiori della Quarta e della Quinta Dimensione. Quindi dobbiamo
vedere questo 2012 come un evento finalmente di svelamento e di comprensione
di quella verità importante che ci appartiene e che noi abbiamo perso.
- E fino ad allora che cosa dobbiamo fare? Come possiamo prepararci a questo
cambiamento?
Dobbiamo prendere consapevolezza che la vibrazione cambia, senza opporci ma
agevolandola con la meditazione, quella specifica si chiama Merkaba, ma va
bene qualunque tipo di meditazione; e con il corretto uso del pensiero, la
più potente forza che l'uomo ha a disposizione: attraverso la meditazione e
il nostro pensiero creiamo quella che oggi viene chiamata l'Ascensione.
Detenuti trasformati in terroristi
di: Maurizio Blondet
IRAQ: DETENUTI TRASFORMATI IN TERRORISTI DI AL QAEDA ?
La fondatezza della notizia non è accertabile, essendo diramata da un sito
chiamato «iraqirabita» (1), che dice di aver parlato con un detenuto (di cui
non fa il nome) del carcere speciale iracheno di Boka: ma concorda con
altre, insistenti voci sullo stesso tema. I terroristi che in Iraq
commettono massacri sarebbero detenuti del carcere, addestrati e arruolati
dopo speciali trattamenti.
«Nel carcere le condizioni sono spaventose», spiega il detenuto anonimo:
«gli americani lavorano in stretta collaborazione con i capi
dell'amministrazione penitenziaria nel torturare i detenuti, minacciarli e
ricattarli onde costringerli a lavorare con loro in cambio di vantaggi
pecuniari. In caso di rifiuto sono torturati di nuovo e minacciati di essere
tenuti in prigione indefinitamente». Il trattamento rende i carcerati
«psichicamente fragili, senza punti di riferimento e disperati»; così
«diventano facili vittime delle profferte dei loro carcerieri».
A quel punto, «sono presi in carico dalle truppe d'occupazione, che
dispongono di servizi speciali i quali addestrano gli arruolati agli
assassini e ai sequestri, specialmente di personale scientifico» (oltre 300
cattedratici e scienziati iracheni sono stati uccisi o sono scomparsi).
Apparentemente, questi prigionieri non hanno commesso nessun reato. «Sono
per lo più giovani arrestati nel corso di rastrellamenti dagli occupanti.
Sono portati in luoghi deserti, e lì sono fotografati con armi e munizioni
tutto attorno, accusati di terrorismo in base a queste ‘prove’, e poi chiusi
a Boka».
Particolare significativo: secondo questo ed altri detenuti, nel carcere di
Boka opererebbe Al Qaeda, che recluterebbe e formerebbe ideologicamente i
giovani di fede sunnita. «In ogni tenda si pronunciano atti di lealtà
all’emiro (Bin Laden) sotto gli occhi e senza il minimo intervento delle
truppe d’occupazione; e ciò mentre la minima richiesta di miglioramento
delle condizioni di detenzione è repressa con violenza estrema, anche con
l’uso delle armi». Aggiunge il sito: «E’ di notorietà generale che per lo
più i giovani ingiustamente incarcerati, spesso nemmeno praticanti in
precedenza, in questa prigione ne escono solo quando hanno la testa
infarcita della cultura estremista di Al Qaeda».
Iraqirabita invita altri ex detenuti che siano passati nel carcere di Boka a
scrivere le loro testimoniane; l'indirizzo è press@.... La
notizia è incontrollata e incontrollabile. Ma è in singolare «risonanza» con
gli enigmatici eventi in corso in Libano. Anche qui, ha attaccato l'armata
libanese una formazione detta Fatah al-Islam, che è insediata nel
campo-profughi palestinese di Nahr al Bared e che, secondo Le Monde «è
comparsa da meno di un anno e non dispone di sostegno politico in Libano».
Tuttavia, è armata di armamento pesante ed è stata dichiarata subito, da
tutti i media occidentali, come «fazione sunnita vicina ad Al Qaeda» e nello
stesso tempo «manovrata dal regime siriano» (composto di sciiti, ancorchè
secolarizzati).
Il ministro degli Esteri siriano Oualid Moualem ha smentito: «Le nostre
forze danno la caccia a questa formazione, anche in collegamento con
l'Interpol», ha detto. «Siamo contro questa organizzazione. Essa non difende
la causa palestinese e non ha di mira la liberazione della Palestina». (2)
All'interno del campo di Nahr al Bared, da cui spara la formazione Fatah
al-Islam e in cui avrebbe la sua piazzaforte (e perciò il campo è bombardato
dall’armata libanese), risuonano - riferisce la Reuters - altoparlanti che
gridano appelli all'esercito libanese perché cessi i bombardamenti.
Evidentemente il gruppo è estraneo ai profughi, che chiedono pietà (una
crisi umanitaria incombe nel campo, ha detto Richard Cook, dell’agenzia ONU
per i rifugiati). Può essere formato da giovani «con la testa infarcita
degli estremismi di Al Qaeda» e sottoposti ai trattamenti di cui parla il
sito iraqirabita. La coincidenza dello scontro in Libano con l’intervento
israeliano nella «guerra civile» di Gaza è indicativo di una false flag
operation. Lo scopo evidente di Israele è di eliminare Hamas come forza
politica e militare.
Il 17 maggio scorso, Israele ha consentito il passaggio nella striscia di
Gaza a oltre 500 armati di Fatah, a quanto si dice riforniti e addestrati
dagli USA secondo il programma elaborato da John Bolton (pare anche in basi
europee, e da addestratori indicati come «russi», forse ucraini), i quali
sono andati a rinforzare i combattenti di Fatah che stanno scontrandosi con
le forze di Hamas leali al primo ministro Ismael Haniyeh, e rischiano di
avere la peggio. Elicotteri israeliani hanno dato sostegno ai miliziani di
Fatah tirando missili contro dirigenti e militanti di Hamas, uccidendo
spesso i loro familiari, mogli e figli. Le artiglierie israeliane sono
ammassate a ridosso di Gaza ed alcuni carri armati sono penetrati nel
territorio. Tsahal ha dichiarato che queste operazioni non sono in appoggio
a Fatah, ma solo la risposta ai razzi Kassam che Hamas starebbe continuando
a lanciare in Israele.
Altro fatto misterioso: mentre sono impegnati nello scontro mortale
intra-palestinese, i guerriglieri di Hamas trovano tempo e modo di lanciare
in pochi giorni oltre 80 razzi, notoriamente inefficaci; hanno dunque una
gran voglia di battersi su due fronti. Un sito ebraico pacifista,
«desertpeace», scrive che mentre nelle ultime ore entrambe le fazioni
palestinesi hanno ordinato un cessate il fuoco più o meno rispettato,
«gruppi che non hanno relazione né con Hamas né con Fatah continuano a
bombardare innocenti israeliani nelle cittadine del Negev». Senza relazione
con Fatah o Hamas. Forse giovani «con la testa infarcita» delle lezioni di
«Al Qaeda» apprese in qualche carcere di massima sicurezza.
Fatto è che un generale israeliano ha spiegato che l'operazione in corso a
Gaza ha proprio lo scopo di «far pagare ad Hamas» i lanci di razzi. Ma
subito dopo ha aggiunto che l'operazione sarebbe continuata anche se Hamas
avesse cessato i suoi tiri. «Non stiamo dialogando con Hamas. Non stiamo
attaccando solo case e terreni. Vogliamo che Hamas paghi per il terrore».
Insomma, vogliono la resa dei conti finale, con la scusa e sotto la
copertura della «guerra civile» palestinese e mentre il misterioso
intervento di «Al Qaeda» in Libano distrae l'attenzione dell'opinione
pubblica mondiale. Difatti, il 20 maggio, il gabinetto di sicurezza di
Israele ha approvato il piano di escalare il conflitto con Hamas,
autorizzando le operazioni fino allo «smantellamento delle infrastrutture
terroristiche», ossia dell'intero governo di Hamas. Solo l'incertezza di
Olmert dopo la batosta subita da Hezbollah lo trattiene dall'ordinare la
completa re-invasione di Gaza.
Il ministro dell’Interno palestinese Hani Kawassmeh ha scoperto che i suoi
tentativi di arrivare ad un cessato il fuoco tra Hamas e Fatah trattenendo
le rispettive milizie erano sistematicamente sabotate dal suo stesso capo
della sicurezza, Rashid Abu Shbak, che risponde a Mahmoud Dahlan, un
caporione di Fatah a Gaza. Shbak ha più volte ordinato alle milizie di Fatah
di prendere le strade nonostante l'accordo raggiunto tra Hamas e le
istruzioni di Kawassmeh, riaccendendo gli scontri che languivano. In
conseguenza di questa scoperta, Kawassmeh si è dimesso. In seguito, forze di
Hamas hanno attaccato la lussuosa magione di Shbak: uccise almeno cinque
guardie del corpo, ma lui non era in casa. Ciò avviene mentre USA ed Unione
Europea mantengono il loro embargo contro Hamas, contribuendo ad affamare la
popolazione palestinese.
Si tenga presente che, ad oggi, Israele continua a trattenere 800 milioni di
dollari in diritti doganali dovuti al governo palestinese. Tutto ciò serve
probabilmente non solo e non tanto a sostituire lo sgradito Hamas con un
altro governo, ma a ridurre i palestinesi in ginocchio e costringerli ad
accettare di essere rinchiusi nei loro ghetti sempre più ristretti, o ad
abbandonare il Paese. (3)
Scontri fratricidi e azioni di «Al Qaeda» paiono dunque parti di uno stesso
piano di sovversione, ampiamente preordinato e controllato. Il Libano
sarebbe coinvolto nel piano di cantonizzazione. Già un mese fa l'amico Wayne
Madsen riportava: «Nostre fonti libanesi e il quotidiano libanese Aldiyar
riferiscono che la NATO si accinge a costruire una base sul terreno di una
vecchia base abbandonata a Klieaat nel nord-Libano. La base servirà come
quartier generale delle forze di dispiegamento rapido NATO, squadroni di
elicotteri e forze speciali […] L'allestimento di tale base si fa su
pressione di individui del Dipartimento della Difesa USA e dello Stato
Maggiore riunito. L'amministrazione Bush ha di recente avvertito le autorità
libanesi della presenza di gruppi di Al Qaeda nel Libano del Nord».
Guarda caso, ecco comparire battagliero il gruppo sconosciuto Fath al-Islam,
da tutti (proprio tutti) i media additato immediatamente come un’emanazione
di Al Qaeda. Chi li avrà informati con tanta tempestività, lo possiamo
immaginare. E dove appare il nuovo ente terrorista con le sue armi pesanti ?
Proprio vicino alla base di Kleiaat nel Libano del nord.
Secondo Madsen il gruppo, che non esisteva un anno fa, è stato lanciato con
fondi della CIA e della Falange Libanese (Geagea), con la scusa di fare da
contrappeso ad Hezbollah nel sud. In realtà, Fath al-Islam sembra fatto
apposta per «giustificare» l'accesso delle forze USA e NATO nella base del
Libano del nord, finora risparmiato dalla sovversione interna ed esterna.
Note
1) Oussama Kamel, «Un ancien détenu à la prison américaine de Boka en Iraq,
lève le voile sur les méthodes de recrutement des terroristes en prison !»,
Iraqirabita, 17 maggio 2007.
2) Yara Bayoumy, «L'armèe libanaise bombarde à nouveau le camp de Nahr al
Bared», Le Monde, 21 maggio 2007.
3) Jean Shaoul, «Israel stokes up Hamas-Fatah strike in Gaza, considers
ground invasion», World Socialist Website, 21 maggio 2007.
Data articolo: maggio 2007
Fonte: www.effedieffe.com
Transition money: la via per l’abbondanza
di Pierluigi Paoletti www.centrofondi.it – 31 maggio 2007
In un recente articolo abbiamo visto le qualità negative di una moneta che
nasce e circola legata a doppio filo al debito e agli interessi come il
dollaro l’euro e tutte le altre monete a “corso forzoso”. Le loro qualità
negative sono entrate e hanno modificato la nostra vita a tal punto che
anche solamente pensare ad un’alternativa diventa un’operazione molto, ma
molto difficile per tutti noi.
Un esempio sono tutte le domande che scaturiscono quando si cerca di trovare
una soluzione al difficile momento attuale: inflazione, decrescita,
sovrappopolazione in relazione alle risorse, carenza di fonti energetiche,
idriche, alimentari tanto per citare i più comuni.
Tutti problemi reali, ma che potrebbero non essere così irrisolvibili come
normalmente si pensa. Quello che vogliamo dire è che per riuscire a trovare
una soluzione è necessario abbandonare il percorso logico che usualmente
seguiamo e che è viziato dall’uso della moneta debito che ci fa vedere tutto
in un’ottica totalmente sbagliata. Quando sei dentro ad un tunnel è
difficile spiegare che fuori c’è un mondo pieno di luce, così come è assurdo
chiedere di essere felice ad un depresso cronico.
Ebbene questo è proprio quello che sta accadendo a tutti noi che,
forzatamente, utilizziamo una moneta che nasce e prospera con il debito.
Tutte le caratteristiche positive diventano improvvisamente negative. Il
nostro modo di pensare alla soluzione dei problemi è viziato da questo, non
piccolo, peccato originale legato alla moneta, il DEBITO.
Con il modo di pensare che la moneta debito ha “impiantato” nei nostri
cervelli è impossibile capire l’essenza del discorso della montagna del
vangelo di Matteo. Quando lo abbiamo letto tanti anni fa per la prima volta,
non abbiamo colto l’essenza di quelle parole, abbiamo sorriso pensando a
un’esagerazione, ma rileggendolo consapevoli del segreto del denaro, questo
brano acquista improvvisamente un significato incredibilmente attuale.
I microchip che, secondo alcuni, le autorità vorrebbero mettere a ciascuno
di noi in realtà ce li abbiamo già e sono i concetti che l’uso del denaro
contaminato porta indissolubilmente con sé: carenza, lotta per la
sopravvivenza, sofferenza, sopraffazione, schiavitù ecc.
Attraverso il debito e l’interesse si annullano tutte le qualità positive e
di neutralità che il denaro come concezione dovrebbe avere, è come il sangue
infetto che permea tutto il corpo e lo alimenta, ammalandolo lentamente
sempre di più man mano che passa il tempo.
Immaginatevi che ogni volta che lo stato emette Buoni del Tesoro o una banca
concede un prestito è come se uno spacciatore offrisse delle dosi di droga
davanti alla scuola. Il denaro legato al debito porta, malattia,
assuefazione, dolore, morte e credeteci, non sono frasi ad effetto!
Il concetto della moneta infetta è quello di sostituire la ricchezza vera,
prodotta con il lavoro di noi tutti, a una rappresentazione grafica,
cartacea o virtuale (denaro elettronico) e in più indebitare chi ha prodotto
questa ricchezza, con il debito e gli interessi.
Proviamo a fare un conto semplice semplice. Mettiamo che una comunità
produca 100 in merci e servizi, poiché il denaro è un mezzo per semplificare
gli scambi invece di stamparsi questo denaro (come sarebbe naturale) se lo
fa dare dalla banca la quale chiede quanto prodotto più gli interessi. In
pratica quella comunità che era ricca perché aveva prodotto 100 ora non solo
è stata spogliata da quei 100, ma ha un pari debito gravato da interessi,
mettiamo il 5%. Ogni anno il mio debito aumenterà per adeguare i soldi in
circolazione all’aumento della ricchezza (!?) prodotta e se la comunità
vuole fare investimenti, come strade, ponti ecc. deve chiedere più soldi e
quindi aumenta il debito.
In poche parole con questo semplice meccanismo legato al debito, la comunità
deve produrre sempre di più per pagare gli interessi però facendo questo si
indebita anche ogni anno di più. In pochi anni avrà un debito enorme
impossibile da restituire. Se fate mente locale con l’interesse del 5%
composto in 10 anni dovrete restituire più del 50% del capitale iniziale
senza contare che in questi anni il debito è aumentato per il necessario
incremento e per gli investimenti.
Il concetto è quello dell’incaprettamento, metodo con il quale la mafia lega
le sue vittime. Più si divincolano per liberarsi, più si strozzano. Gli
incaprettati, (noi) vivendo tutti i giorni con questo cappio al collo che
ogni giorno si stringe sempre più, imparano a pensare nella sofferenza,
nella mancanza di tutto, nella lotta gli uni con gli altri credendo di poter
respirare meglio, ma nel migliore dei casi prolungano solo l’agonia.
Vivendo in questo stato è naturale che le uniche soluzioni che si riescono a
trovare per i problemi attuali, sono quelle della decrescita, del controllo
della popolazione, del razionamento delle risorse, ecc. ecc. E questo modo
di pensare ci fa chiudere in noi stessi e ci fa vedere in tutti i nostri
simili dei possibili nemici. Ricordiamoci però che tutti questi ragionamenti
sono viziati dalla situazione inconsapevole che viviamo, da quel microchip
che portiamo nel portafoglio e che contamina il cervello.
Nel 2005, in Italia, abbiamo avuto una crescita pari a 0. Questo vuol dire
che al netto dell’inflazione abbiamo prodotto come l’anno prima. Poiché non
abbiamo fatto investimenti, seppur necessari, per carenza di disponibilità,
non avremmo avuto bisogno neppure di nuova moneta, quella che era in
circolazione sarebbe dovuta bastare, invece sappiamo dal bilancio della
banca d’Italia che sono stati emessi dalla bce ben 90 mld di euro pari al
6,5% di quanto prodotto e per i quali, superfluo dirlo, ci siamo indebitati.
In pratica nel 2005 pur non aumentando la produzione ci siamo indebitati 6,5
volte in più del necessario, con il denaro virtuale si arriva quasi a 10
volte . Questo dimostra due cose, che siamo stati sottoposti ad un
indebitamento non necessario e che l’inflazione reale è molto superiore a
quella ufficiale.
In Usa una stima attendibile sulla massa monetaria, perché le stime
ufficiali sono state soppresse (!!), ci dice che quest’anno crescerà del 13%
annuo contro una crescita del Pil che si assesterà all’1,3%. Gli Usa quindi
si indebitano anche loro circa 10 volte il loro fabbisogno reale di moneta.
E’ utile ricordare che questa è tutta inflazione che diluendo il valore dei
beni reali, toglie potere di acquisto alla moneta, quindi a stipendi e
pensioni. L’inflazione che normalmente dovrebbe servire a finanziare
investimenti che dovrebbero rendere più confortevole la vita nelle comunità,
viene utilizzata da chi emette moneta, con la complicità dei governanti di
turno, come subdola sottrazione ulteriore di ricchezza a tutti noi. Ecco
perché l’inflazione ci fa tanta paura ed ecco perché le nostre tasche sono
sempre più vuote nonostante ci sia crescita economica.
Immersi come siamo in questo girone dell’inferno dantesco è chiaro che il
nostro pensiero viziato da intere vite fatte di sofferenze e stenti, non
riesca a trovare la soluzione ai problemi che questo eccessivo sfruttamento,
di noi stessi (che dobbiamo fare i salti mortali e due lavori per arrivare a
fine mese e pagare le rate del mutuo) e conseguentemente delle risorse
naturali, ci pone davanti.
La strada che porta alla nostra libertà è la decontaminazione, la
destrutturazione del pensiero viziato dall’uso di uno strumento di morte
quale è il denaro nato dal debito.
Un modo è adottare una moneta di transizione, possiamo definirla una
Transition Money . Una moneta che non abbia in sé la malattia del debito e
che venga capita e accettata facilmente da tutti, ma che agisca da antidoto,
che permetta di far intravedere che un futuro diverso è possibile. Uno
strumento che aiuti a pensare in modo corretto e che disattivi quel percorso
perverso di pensieri negativi indotti dall’uso del denaro drogato dal
debito.
Questa è la funzione della moneta complementare che si affianca e non
sostituisce la moneta ufficiale, non deve essere complicata, deve avere una
struttura semplice e di facile comprensione, ma soprattutto NON deve avere
una riserva in euro; la riserva in euro infatti annullerebbe completamente i
vantaggi di usare una moneta non legata al debito e che fa rimanere la
ricchezza nel luogo dove è prodotta.
In pratica è quello che accade già in un quartiere di Roma con gli Ecoroma e
che i ragazzi del meetup di Beppe Grillo di Napoli hanno trasferito nello
SCEC. I ragazzi dell’associazione Masaniello, con la freschezza e l’ironia
tipica napoletana, hanno adottato la conosciutissima formula dello sconto,
legale e stra-usata dalla grande distribuzione in tutte le forme possibili,
per un fine non solo commerciale, ma anche sociale. Accanto allo sconto però
hanno aggiunto il nuovo con una semplice parola, che cammina, per cui una
cosa normalmente conosciuta per un’agevolazione di prezzo, diventa un
veicolo di positività. Infatti non viene utilizzato solo in un negozio, ma
in tutti i negozi che aderiscono al progetto, uno Sconto ChE Cammina per
tutto il quartiere, la città, il territorio. Del prezzo in euro una parte
viene pagato in SCEC e invece di morire in quel negozio, continua a
viaggiare di negozio in negozio, tra privato e privato. Non avendo il debito
alle spalle fa rimanere la percentuale scontata come ricchezza reale che
circola veloce nel territorio e fa riaffiorare il sorriso ai piccoli
commercianti che con questo semplice strumento hanno una chance in più di
sopravvivere all’agguerritissima grande distribuzione, che quella riccheza
invece la porta lontano (francia, lussemburgo ecc.) e non la reinveste nel
territorio che l’ha prodotta. Rinsalda i rapporti tra le persone, fa nascere
di nuovo l’identità del quartiere, della città, riportando la vita e la
fiducia nel prossimo.
Un semplice sconto, usato in modo innovativo e intelligente, consente di
iniziare il percorso di resettaggio del cervello e di (re)imparare i nuovi
rapporti con le persone, con il mondo, con gli affari.
Non si può chiedere di più ad una Transition Money. Con quella ci si potrà
rendere conto che parole come decrescita, sovrappolazione, carenza di
risorse, energetica, idrica esistono e hanno senso solo nel pensiero malato
causato dall’uso di una moneta malata, che per carità non ha nessuna colpa,
è solo stata usata malvagiamente da chi questi meccanismi li conosce bene.
Una volta che avremo guarito la moneta e con essa tutti noi, potremo
continuare a chiamarla euro, dollaro, lira senza più temere di ritornare al
triste passato, quando la moneta era legata al debito.
A quel punto, la Transition Money avrà esaurito la sua funzione e potrà
essere messa in una cornice appesa al muro del soggiorno per ricordarci come
eravamo prima di tornare ad essere liberi.
Le parole di questo nuovo periodo saranno
Abbondanza per tutti, che è enorme se solo smettessimo oggi di lavorare per
i debiti, perdonando il passato. Ogni anno infatti produciamo almeno due
volte in più di quello che sarebbe normalmente necessario senza il debito
Lavoro, potremo lavorare tutti meno della metà di quello che facciamo adesso
con la stessa retribuzione perché non saremo più ossessionati dal consumo
smodato e ad ogni costo e potremo coltivare passioni, affetti, amicizie in
un rinascimento dello spirito
Collaborazione, perché il mio benessere sarà collegato al tuo e non avremo
necessità di “esportare” la pace o di assurde missioni di peace keeping
perché avremo la pace vera
Risorse abbondanti per tutti, la natura è un grande meccanismo perfetto e se
permette che molti esseri vengano alla luce è segno che c’è posto e risorse
sufficienti per ciascuno. Avremo cura dei nostri figli, dei nostri anziani e
l’armonia prenderà il posto della paura e della preoccupazione
Nuova energia: potremo abbandonare le vecchie energie fossili perché senza
rincorrere la continua e assurda crescita per pagare un debito infinito
avremo necessità solo di un centesimo e forse meno dell’energia che
consumiamo oggi e quindi basterebbero le energie rinnovabili e grazie ai
ritrovati fondi per la (vera e disinteressata) ricerca si troveranno
sicuramente altre fonti inesauribili di energia.
Avremo anche acqua a sufficienza perché se abbandoneremo l’industria
intensiva e l’agricoltura intensiva chimica e gli allevamenti di bestie da
carne che assorbono più del 70% degli attuali consumi di acqua, avremo acqua
sufficiente e sicuramente un’alimentazione più sana e naturale
Il vero progresso e la vera liberazione delle menti è lasciare l’era del
debito per rinnovare e guarire noi stessi ecco a che serve la Transition
money, possiamo chiedergli di più?
www.centrofondi.it report settimanali gratuiti per capire l'economia ed i
mercati finanziari
Le Narrazioni
da altrasalute.it
La narrazione, tecnica conosciuta sin dall'antichità, è usata in Biomusica
per aiutare il soggetto a ripercorre la sua storia, per individuare
eventuali situazioni difficili alle quali vengono tolte conflittualità e
negatività. La musica in questa attività serve per creare un'atmosfera
suggestiva e per isolare da eventuali rumori o voci provenienti
dall'esterno, che potrebbero disturbare o distogliere l'attenzione.
E' necessario che il soggetto sia in uno stato di rilassamento e calma e che
visualizzi il racconto, poiché se dovesse perdere il filo della narrazione è
possibile che proprio in quel punto del racconto si nasconda il conflitto,
che si tenterà di risolvere con un dialogo successivo con il terapeuta.
Vengono preferite le narrazioni che contengono le cosiddette immagini
primordiali, presenti nei miti, nei racconti fantastici e nelle tradizioni
folkloristiche, e che hanno speciali connotazioni collegate all'organismo
umano e alle paure ataviche delle persone, come la luce, l'acqua ed il
fuoco. La luce e l'acqua, percepite come sostanze fluide possono agire come
"ammorbidente della zona corporea su cui si tenta di lavorare", possono
aiutare a distenderla e a favorire lo scioglimento del blocco emotivo che la
interessa. La luce, immagine universale che tutte le persone sono in grado
di riportare alla mente, induce a stati di rilassamento attivo. Il fuoco è
presente nei racconti in cui si affrontano conflitti con persone dell'altro
sesso.
WINDOWS VISTA: la stretta finale ?
di: Giorgio Codazzi
Ogni qual volta il colosso di Redmond esce con un suo nuovo sistema
operativo, arriva la solita pioggia di critiche da parte del resto del
mondo. Che Microsoft abbia ormai da tempo una posizione di monopolio era
evidente a tutti da un pezzo, fatta eccezione per l'antitrust americano
(assieme alla attuale amministrazione americana) che chiude tutte e due gli
occhi e favorisce in modo più o meno palese la presenza monopolista sul
mercato del gigante informatico. Che questa posizione di predominio abbia
poi nei fatti imposto prodotti scadenti, se non proprio truffaldini, non é
altrettanto evidente (mancano i necessari confronti nella maggior parte dei
casi), ma quanto meno é razionalmente accettabile.
Tuttavia una delle leggi fondamentali per la sopravvivenza del mercato é che
non vi siano attori che mantengano posizioni di predominio assoluto per un
tempo troppo lungo. Come la spiaggia: piccole onde accontentano molte
persone e ne scontentano poche, grandi onde accontentano poche persone e ne
scontentano molte. Ma onde troppo grandi finiscono per scontentare tutti.
Vista non solo ha raccolto critiche interne, dai partner storici e su
argomenti spinosi come la sicurezza, ma per la prima volta mette insieme le
critiche dei produttori con quelle di vaste categorie di consumatori.
Apparentemente le critiche più blande sono rivolte alla politica dei prezzi,
fortemente discriminante e caotica, anche perché alla scelta di
commercializzare il prodotto in Cina a 3 dollari - cioè una rovinosa
ammissione di impotenza per ciò che riguarda il controllo del mercato della
pirateria proprio nei paesi economicamente più promettenti - fa da
contraltare un caos di versioni del listino ufficiale, dalla versione Basic
a 99$ fino alla Ultimate Full da 399$, che moltiplica l'offerta già
piuttosto confusa dei prodotti di casa.
In realtà le critiche sono davvero tante, pesanti e coprono tutti gli
aspetti del nuovo prodotto di Redmond. Si va dalle richieste hardware
incomprensibilmente esose - sottolineate dal rifiuto all'aggiornamento
software del parco macchine della FAA, l'aviazione federale americana, al
fatto che esistano versioni di sistemi operativi “open” che offrono
caratteristiche simili, ma con richieste e consumi molto inferiori,
facilmente verificabili da chiunque.
D'altronde i problemi di performance per la tanto pubblicizzata nuova
tecnologia Window Aero UI (quella per intenderci che rende così accattivante
l'aspetto grafico) sono tali da aver costretto Microsoft a renderla
opzionale. Un paradosso, se si pensa che attorno ad essa ruota la maggior
parte delle novità più succose del prodotto.
Vi sono critiche di compatibilità software, dato che la maggior parte di
quello esistente fatica non poco a girare sul nuovo sistema operativo,
eccessivamente chiuso attorno agli standard stabiliti da Microsoft. E vi
sono critiche di compatibilità con l'hardware, perché Microsoft ha deciso
non solo di certificare tutto il software, ma anche l'hardware, rendendo di
fatto quasi impossibile la produzione indipendente di terze parti. Se ciò
riduce (a sentire gli esperti che difendono l'azienda) il pericolo dei
malfunzionamenti, riduce di fatto anche lo spazio operativo di gran parte
della costellazione d'aziende che si occupa di High Tech.
In un mondo dove la delega verso il basso e la frantumazione del lavoro
verso i contratti a termine riduce anche lo spazio di investimento, persino
le grandi aziende diventano automaticamente vittima di una simile manovra,
constringendo sempre maggiori fette di mercato a fare scelte economiche più
elastiche, anche se meno garantiste. Vi sono infine critiche di sicurezza,
come già detto, che evidenziano come lo sforzo di migliorare almeno questo
aspetto, obbligatoriamente imposto dalle sempre maggiori integrazioni con il
mondo della rete, sia più pubblicitario che reale.
Accortasi del pericolo di una deriva open, l'azienda ha reagito rapidamente
e attraverso Brad Smith, responsabile legale di Microsoft, ha fatto sapere
che il software libero viola ben 235 brevetti del colosso di Redmond,
lasciando intravedere serie denunce contro chi si ostina ad alimentare certe
teorie complottiste, tra cui per esempio quella che vuole la conoscenza
garantita e non mercificabile.
Si paventa cioè un'azione politica che abbia la funzione di scoraggiare
quanti vorrebbero aggirare il monopolio e mettere in guardia quanti già lo
hanno fatto, bollando come “pericolosi criminali” dei semplici utenti alle
prese con un budget sempre più misero e sempre più incerto su un mercato
sempre più folle. A questo proposito l'attacco verso il vasto mondo del
copyleft sembra arrivato a un punto di non ritorno: alle minacce dovranno
necessariamente seguire le azioni, e queste di certo non porteranno nulla di
buono nel nostro futuro.
Data articolo: maggio 2007
Fonte: www.luogocomune.net
Una mirabile sintesi dell'induismo
Un'illuminata risposta dell'owner della lista risveglio@yahoogroups.com,
Flavio Pelliconi, la cui lettura potrà sicuramente aiutare molte altre
persone, oltre colui a cui è indirizzata...
(Guido)
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Il giorno 16/apr/07, alle 15:19, Antonio Totaro/Negative ha scritto:
> Ho notato, come ad esempio nel messaggio di oggi, profondi paralleli e
> significati in comune con il Buddhismo. Ma insomma, qual'è in sintesi
> la differenza tra le due scuole di pensiero? So già che il Buddhismo
> deriva ed è sostanzialmente una riforma dell'Induismo. Inoltre,
> leggendo i Sutra, ho notato che spesso il Risvegliato parla con
> Bramini sul piano dei Veda. So che Induismo vuol dire tutto e niente,
> mentre il buddhismo, nonostante abbia diverse tradizioni, nel profondo
> significato, è coerente (eccezioni a parte). Insomma, questo Induismo,
> in cosa differisce dal Buddismo?
(risponde Flavio)
Caro Antonio, Non è semplice rispondere alla tua domanda. Innanzitutto
perché non c'è un solo induismo, ma ce ne sono tanti, anche se si
possono ricondurre grosso modo a tre principali filoni: lo shivaismo,
il vishnuismo e il culto della dea madre. Sono realmente tre religioni
separate i cui preti si guardano in cagnesco. Sebbene formalmente si
rispettino, i rispettivi devoti frequentano solo i propri templi
disdegnando quelli dei "concorrenti". Queste tre filoni religiosi hindu
si trovano d'accordo su una cosa, l'autorità dei Veda, che, però poi
ciascuno interpreta a modo suo, tanto che al loro interno vi sono i
dualisti e i non-dualisti, i gruppi dediti principalmente alla
devozione (bhakti) agli dei e/o ai guru, quelli dediti alla conoscenza
(jñana) quelli dediti all'ascetsimo (yoga) e così via. Ogni gruppo ha
credenze e pratiche in comune con gli altri che differiscono, però, per
i mantra utilizzati, per le divinità adorate, per i guru di
riferimento. Inoltre ogni guru crea il proprio sangha separato, per cui
la differenziazione è in continuo aumento. A complicare ulteriormente
la situazione, ci sono le altre religioni scaturite dal medesimo ceppo
hindu, ma che rigettano l'autorità dei Veda. Tra queste, per citare
solo le principali, vi sono i giainisti, i buddisti e i sikh che sono
considerati nastika, ossia non ortodossi. Poi vi sono anche i
materialisti (carvaka) e gli atei (lokayata) che sono comunque
considerati comunque "hindu" in quanto generati per antagonismo dal
medesimo brodo religioso primordiale.
Se così già non vi fosse bastante confusione per le nostre menti
occidentali condizionate dalla logica aristotelica, bisogna dire che
molti vishnuiti considerano Buddha un'incarnazione di Vishnu e tendono
a considerarsi i veri seguaci di Buddha sostenendo, con un involontario
umorismo, che i buddisti non hanno compreso l'autentico messaggio del
maestro mentre loro sì.
Comunque, che accettino o rifiutino l'autorità vedica, tutti quanti
(induisti, jainisti, buddisti, sikh ecc) condividono un linguaggio e un
orizzonte filofico-religioso che si può ricondurre a quattro idee
fondamentali: il karma, la maya, il nirvana e lo yoga. Sebbene ogni
gruppo tenda a dare significati propri a questi concetti e a proporre
diversi metodi di liberazione, più o meno tutti condividono 1) l'idea
che il karma sia il problematico fardello esistenziale da cui bisogna
liberarsi, 2) che tutti gli esseri siano ottenebrati dall'ignoranza, 3)
che esista una via d'uscita (nirvana) da questa miserevole condizione e
4) che questa via implichi la pratica di una qualche disciplina
spirituale (yoga).
Un caro saluto
Flavio
<Memorie di Anandamayi Ma>
(di Arnaud Desjardin e Daniel Roumanoff)
Arnaud Desjardins e Daniel Roumanoff furono tra i primi discepoli
occidentali di Anandamayi Ma. Ella catapultò entrambi gli uomini dentro
profonde esperienze spirituali, sfidando allo stesso tempo il loro amore e
la loro devozione verso di lei. Tuttavia, le conclusioni finali che ognuno
dei due ne trasse sono radicalmente diverse.
Narra la leggenda che una sera, nel bel mezzo di un festival del canto
religioso, la Madre Divina Anandamayi Ma all'improvviso si alzò e abbandonò
il suo ashram. Ai due discepoli che la seguirono ansiosamente chiedendole
dove stesse andando, rispose soltanto: «Sarnath», il nome di una città a
molti chilometri di distanza. Un treno postale su cui salì fece
misteriosamente una fermata fuori programma in quella città. Quindi lei si
diresse senza esitazioni verso un albergo sconosciuto, passò davanti al
direttore ed entrò direttamente nella stanza di una discepola che,
all'insaputa
di tutti, era giunta là qualche ora prima senza un soldo, piangendo e
pregando disperatamente Anandamayi Ma. Il resto della notte passò tra risa e
battute sull'ansia e la paura della discepola, ora piena di gioia.
Nata in un villaggio del Bengala orientale (ora Bangladesh), Anandamayi Ma
era, al momento della morte nel 1982, una delle sante di sesso femminile più
riverite di questo secolo. Bastano le fotografie per dimostrare la sua
luminosa bellezza e la sua potentissima esaltazione divina. Esistono
innumerevoli racconti sui suoi miracoli, guarigioni e predizioni. Sebbene
fosse praticamente analfabeta, col tempo intorno a lei si formò una
complessa teologia. Era ritenuta un'avatar, un'incarnazione divina
illuminata dalla nascita. Si raccontava che le sue azioni fossero il
risultato del suo kheyal, la sua ispirazione divina, e si pensava che non
avesse motivazioni proprie. Infatti, dopo i ventotto anni, cessò di nutrirsi
e doveva essere imboccata dai discepoli come una neonata.
Anandamayi Ma viaggiò incessantemente, creando una rete di ashram in tutta
l'India.
Tra i suoi ammiratori, vi erano insigni personalità come il Mahatma Gandhi,
Indira Gandhi e Gopinatha Kaviraj, uno dei più importanti eruditi indiani;
quest'ultimo, quando la vide, sentì che lei, una donna ignorante, aveva
finalmente risposto a tutte le sue domande spirituali.
Arnaud Desjardins e Daniel Roumanoff furono tra i primi discepoli
occidentali di Anandamayi Ma. Entrambi la incontrarono in India nel 1958 e
furono suoi studenti per molti anni; nei due articoli seguenti raccontano la
loro vita con lei. I loro racconti ci danno un vivido ritratto di
un'esuberante
santa moderna, offrendoci un'idea di cosa significasse esserle vicino. Ella
catapultò entrambi gli uomini dentro profonde esperienze spirituali,
sfidando allo stesso tempo il loro amore e la loro devozione verso di lei.
Tuttavia, le conclusioni finali che ognuno dei due ne trasse sono
radicalmente diverse. Mentre il primo vide solo l'imperscrutabile e profondo
gioco del Divino, l'altro avvertì limiti profondi nell'insegnamento e nelle
azioni di Ma. Considerati nel loro insieme, i loro articoli sollevano
affascinanti interrogativi su questa influente Madre Divina indiana.
Nato in Francia, Arnauld Desjardins è un famoso insegnante di spiritualità
orientale, oltre che un noto regista e scrittore. La sua opera è stata
fondamentale per introdurre le tradizioni orientali nel mondo europeo.
Lo scrittore Daniel Roumanoff, laureato alla Sorbona, è un uomo d'affari e
un dirigente d'azienda di successo.
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- La personificazione della trascendenza -
(di Arnauld Desjardins)
Sebbene Sri Mataji Anandamayi Ma non fu, a rigore, il mio guru, certamente
ebbe un ruolo importante (a dir poco) nella mia vita e nella mia sadhana
(pratica spirituale). In realtà, esercita tuttora questo ruolo. Il suo
ricordo è vivo nel profondo del mio cuore e sulle pareti dell'ashram dove
ora insegno ci sono moltissime foto di lei.
Dal nostro primo incontro, nel 1959, a quel giorno del 1965 in cui mi dette
la sua benedizione per andare da Sri Swami Prajnanpad (1891-1974), un
maestro relativamente sconosciuto che stava per diventare il mio guru (o
forse dovrei dire: del quale stavo gradualmente diventando il discepolo),
consideravo Mataji come il mio guru. In quegli anni, vissi con lei per
lunghi periodi di tempo. Anche dopo aver incontrato Swami Prajnanpad,
sentivo attivamente la sua influenza e continuavo ad andarla a trovare, fino
al mio ultimo viaggio in India, qualche anno prima che lasciasse il corpo.
Per semplificare le cose, potrei dire che, sebbene nel corso della mia
ricerca e dei miei viaggi abbia avuto il privilegio di avvicinare molti
esseri straordinari - tibetani, sufi, guru indù e maestri Zen, molti dei
quali lasciarono una traccia profonda nel mio cuore - per me Anandamayi Ma
fu, e rimane, la personificazione della trascendenza, la prova vivente
dell'esistenza
di una realtà trascendentale.
"Straordinaria", "superumana", "divina". Ancora oggi sento che nessun
aggettivo è in grado di descrivere la sua presenza, soprattutto quando la
conobbi per la prima volta, al massimo della sua radiosità. Riuscivo a
malapena a credere che un tale essere potesse camminare sulla terra sotto
forma umana, e non ebbi difficoltà a comprendere perché un'intera teologia
si fosse sviluppata intorno a lei. Non ho mai, mai incontrato un saggio di
cui ho tanto ammirato l'aspetto divino. In verità, l'ammiravo oltre ogni
parola.
Naturalmente, migliaia di pellegrini furono toccati in modo simile dalla sua
straordinaria presenza; qui vorrei sottolineare, però, un altro aspetto di
Mataji: il modo implacabile con cui talvolta crocifiggeva l'ego di coloro
che cercavano qualcosa di più che una sua occasionale benedizione. Difatti,
nel suo ashram c'era una chiara distinzione tra due tipi di visitatori:
quelli che venivano per la sua dracaena (udienza personale) e che ricevevano
un caldo benvenuto, e quelli che insistevano per essere considerati suoi
discepoli, che venivano provocati e spinti al massimo, al limite di ciò che
erano in grado di sopportare (ma mai oltre: infatti, nessun guru vuole
portare qualcuno all'assoluta disperazione o ad abbandonare il cammino a
causa di pene indescrivibili).
Durante gli anni in cui Denise Desjardins e io passavamo molti mesi
nell'ashram
come candidati al discepolato, piuttosto che come semplici visitatori,
ricevemmo molti di tali "trattamenti speciali".
Ora che sto per descrivere alcuni esempi di quel trattamento, mi rendo conto
che al lettore comune queste storie potrebbero sembrare molto innocenti e
non così terribili. La verità è che è sempre facile ascoltare la descrizione
della sadhana di qualcun'altro e immaginare: «Oh, se fossi stato in questa
situazione, non sarei rimasto così sconvolto. L'avrei immediatamente presa
come una lezione, una sfida per il mio ego, etc.». Quando vieni davvero
messo alla prova, quando la mente e l'ego vengono provocati tramite
situazioni che, in se stesse, talvolta non sono altro che semplici
difficoltà e delusioni, non stai più ascoltando una storia. Sei nel fuoco,
immerso in ciò che costituisce l'essenza di ogni sadhana: una sfida
continua, talvolta aspra, all'ego e alla mente, attraverso situazioni che
chiamano in causa le tue identificazioni e i tuoi attaccamenti.
In quegli anni, ero un regista professionista e lavoravo per la televisione
francese. Una delle cose che Mataji usava per crocifiggere il mio ego e
impartirmi insegnamenti era il film che stavo girando nell'ashram. Qualche
volta mi accordava opportunità eccezionali e poi mi faceva sprecare gli
ultimi rotoli di pellicola, sui quali contavo molto. Questo era difficile da
accettare. Seguendo il consiglio di uno dei residenti dell'ashram, avevo
prudentemente risparmiato tre rotoli di pellicola fino alla fine della mia
permanenza. Per questo, avevo rinunciato a filmare scene che avrebbero
potuto essere importanti. Poi, negli ultimi giorni, tutte le volte che
cominciavo a filmare, Anandamayi Ma, di fronte a tutti, voltava la testa o
si tirava indietro.
Questa per me fu la cosa più crudele, perché credevo che la persona che mi
aveva chiesto di conservare quei rotoli fosse stata ispirata da Ma stessa.
Alla fine, Ma mi permise di girare un solo rotolo. Siccome questo accadde
dopo il tramonto, ero convinto che nel film non sarebbe apparsa nessuna
immagine. Per quanto possa sembrare incredibile, apparve qualcosa: tra
queste, tre scene che possono considerarsi le più belle del film, dove si
vede Ma di notte, circondata da pochi discepoli. Questi miracolosi quaranta
secondi erano valsi il sacrificio di quei tre rotoli. Una volta, mi chiese
di proiettare le immagini per me più preziose utilizzando un antiquato
macchinario indiano, che ero certo avrebbe rovinato irrimediabilmente la
pellicola.
Ricordo anche un incidente particolare. Avevo sempre sognato di incontrare
quelli che allora chiamavo gli autentici yogi: non gli insegnanti di yoga,
ma gli yogi che avevano ottenuto la padronanza su certe energie e sviluppato
determinati poteri. Per me, quegli yogi incarnavano la vera India
leggendaria. Vivevano nell'alta valle del Gange, dove non ero ancora
riuscito ad andare, dal momento che il governo indiano non mi aveva concesso
il permesso speciale allora necessario per viaggiare in quella regione. Uno
di quei famosi yogi stava per scendere a valle per recarsi in visita ad
Anandamayi Ma. In quello stesso giorno, Ma mi chiese se potevo andare con la
mia Land Rover a una località a 150 chilometri di distanza per prendere dei
bagagli e portarli indietro. Le strade non erano asfaltate, stava piovendo e
c'era fango dappertutto: quando lasciai l'ashram, lo yogi non era arrivato;
quando tornai, era già partito. Allora, questa per me fu una terribile
delusione, un sogno infranto.
Ogni volta che il mio ego voleva disperatamente essere ammesso da Ma, le
circostanze erano tali che non riuscivo ad avere un incontro privato con lei
per settimane intere. Ma una volta, dopo aver attraversato ciò che di solito
si chiama un periodo di grande sofferenza, alla fine cambiai il mio
atteggiamento interiore e lei stessa mi invitò a fare un giro in macchina.
Eravamo solo io, lei (al volante) e un grande pundit che ammiravo molto. Mi
fece sedere accanto a sé e non permise a nessun altro di venire con noi.
Spesso avevamo l'impressione che anche le altre persone erano chiamate a
insegnarci qualcosa e che tutto il mondo, consapevolmente o
inconsapevolmente, era al servizio della Madre. Lei era un'incredibile fonte
d'energia, il centro di un'enorme attività.
È difficile immaginare cosa potesse significare arrendersi ad Anandamayi Ma,
così come lo vivevano alcuni dei discepoli più vicini a lei. Ricordo un
monaco il cui ideale di vita era meditare. Egli aveva meditato in un ashram
isolato sull'Himalaya ed era molto felice, finché Ma lo designò swami
responsabile dell'ashram di Dheli. Ogni giorno doveva affrontare visitatori
curiosi, europei, persone che venivano dalle ambasciate e dai consolati. Fu
costretto a non essere più un meditatore, ma un amministratore, immerso
dalla testa ai piedi nella vita attiva: l'esatto opposto di ciò cui aveva
aspirato. Lavorava venti ore al giorno e una volta lo vidi perfino cadere
lentamente: si era addormentato mentre camminava.
Vedendo il sorriso radioso di Anandamayi, era impossibile immaginare la
pressione che metteva su alcuni, in nome della libertà suprema.
Per finire, vorrei dire che, ricordando Ma e il mio guru, Swami Prajnanpad,
mi sento molto grato per le occasioni in cui mi causarono dolore, facendo
soffrire il mio ego. Naturalmente, non mi fecero mai alcun male. Al
contrario, tutto quello che fecero, sia che mi sorridessero sia che fossero
arrabbiati con me, era al servizio del mio bene supremo. Ma sicuramente,
certe volte, mi sentii molto ferito.
E la verità è che non si può compiere alcun progresso nella propria sadhana
se l'ego e la mente non vengono, qualche volta, dolorosamente scossi.
Arnaud Desjardins è autore di molti libri. Risiede e insegna nel suo ashram,
ad Hauteville, nel sud della Francia.
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- Una Tragica Passione -
(di Daniel Roumanoff)
I seguenti estratti sono presi dal diario dell'autore, scritto durante il
periodo in cui era discepolo di Anandamayi Ma.
6 ottobre 1959
Dopo avere cambiato treno a Bareilly, mi siedo nella carrozza di terza
classe nel Dun Express, che attraversa l'India da Dehra Dun a Calcutta. Un
giovane si avvicina e dice: «Posso vedere dal suo volto che lei è
interessato alle cose spirituali».
Accenno di sì.
«Non sta forse andando a Benares?»
«Sì», rispondo sorpreso.
«E non visiterà forse l'ashram di Anandamayi?» Ancora una volta avverto la
bizzarra sensazione che mi accompagna dall'inizio di questo viaggio. È come
se qualcosa o qualcuno mi stesse guidando per mano da un incontro all'altro.
Il soggiorno a Benares mi preoccupa. Dovrei cercare direttamente una
sistemazione nell'ashram od optare per un albergo? Ad Almora alcune persone
mi avevano avvertito che, poiché nell'ashram si rispetta la divisione in
caste, è difficile soggiornarvi per gli stranieri, considerati fuoricasta.
«In tal caso», continua il giovane, «vorrei chiederle un favore. Anche mia
zia, là seduta, sta andando all'ashram». Indica una donna imponente con il
tradizionale sari bianco delle vedove bengalesi. «Io non posso accompagnarla
perché sto andando direttamente a Calcutta, ma non mi piace l'idea che vada
da sola a Benares. Può farle compagnia lei, aiutandola con i risciò e gli
inservienti? Le sto chiedendo troppo?».
8 ottobre
Quando arriviamo, la mia compagna di viaggio mi presenta al responsabile
dell'ashram e chiede per me, come se fosse una cosa scontata, una
sistemazione nell'ashram. Metto il mio bagaglio in un angolo e osservo la
folla di discepoli che si trova nel cortile. Alcuni siedono a terra, cantano
kirtan [canti devozionali] e suonano tamburi, cembali e armonium.
Improvvisamente, si alzano e formano un cerchio continuando a cantare.
È allora che vedo Ma, tutta vestita di bianco, seduta su una specie di
palco. La folla preme e le persone si urtano tra loro. Riesco a vedere Ma
dietro alle teste che danzano avanti e indietro di fronte ai miei occhi.
Ogni visione di lei è come un bagliore che mi trapassa il cuore, un lampo di
felicità, di una beatitudine che riconosco essere la parte intima e più
profonda di me stesso. Ho sperimentato questa sensazione due o tre volte
mentre meditavo, ma ora la sua intensità mi trasporta in cielo. Mi sento
perfettamente me stesso e felice. Ma è l'incarnazione della mia parte più
vera e profonda. L'identificazione tra Ma e me stesso è completa. Lei è
presente in me, non diversa da me. Questa convinzione si impone con la
chiarezza dell'ovvietà: «Sì, sono arrivato. Ho trovato quello che stavo
cercando». Tuttavia, non c'è eccitazione. Mi sento calmo e libero. Sereno.
9 ottobre
Mataji sta seduta vicino al tempio dove si celebra un puja [cerimonia
religiosa]. Sono in piedi nel mezzo del cortile, tra la folla. Quando la
celebrazione è finita, Mataji va a sedersi su un letto di legno che le
giovani donne dell'ashram hanno rivestito di coperte, splendide stoffe di
raso e cuscini. I discepoli che le si avvicinano le offrono fiori e regali,
inchinandosi. Mataji distribuisce cibo benedetto, prasad: dolci e frutta.
Mi sento ancora trasportato dall'esperienza di ieri: una specie di euforia
nella quale tutto sembra galleggiare in un'armonia generale, nonostante la
presenza della folla eccitata che si accalca per avvicinarsi di più a
Mataji. Da parte mia, sono totalmente calmo e immerso in una gioia profonda
che mi lascia in uno stato di soddisfazione totale. Sono felice e non
desidero niente.
Poi, una giovane donna viene a riferirmi che Mataji mi ha visto nella folla
e vuole parlarmi. Sono molto sorpreso, ma piacevolmente lusingato, non
capendo come abbia potuto scorgermi in mezzo a tale calca.
Mataji è in un angolo del cortile, seduta sulla balaustra di pietra di una
piccola scala. Salgo di un passo e mi inchino, appoggiandomi a un ginocchio.
Mi sento goffo in quella posizione, così mi metto di nuovo in piedi di
fronte a lei, che mi fissa attentamente. Mi chiede da dove vengo e se ho
domande da farle. Rispondo di no. «Bene», replica lei, guardando da un'altra
parte con indifferenza. Mi dà una mezza banana come prasad. La prendo e vado
via dopo essermi di nuovo inchinato, le mani sul petto che stringono la
banana scivolosa.
Ho visto Mataji più volte, e a ogni occasione sperimento di nuovo questo
flusso di gioia che attraversa tutte le fibre del mio corpo.
Mi guardo intorno e rispondo alle domande con cui i discepoli mi assalgono.
Uno di loro mi dice: «Come? Hai rifiutato un incontro con Mataji! Anche se
non hai domande da farle, avresti dovuto cogliere l'opportunità della sua
offerta. Essere soli con lei e ricevere la sua darshan [udienza personale] è
importantissimo». Seguo il suo suggerimento, preparo un elenco di domande e
chiedo un colloquio.
10 ottobre
Una giovane brahmacharini [studentessa celibe di sesso femminile],
all'incirca
alle 11:00 di mattina, mi conduce in una lontana camera da letto, dove vive
la famiglia di un devoto. Là verranno a prendermi per l'incontro con Mataji.
Aspetto invano quasi due ore. Mataji verrà a vedermi più tardi. Calata la
notte, alle 8:45 di sera, durante il quarto d'ora di silenzio praticato
nell'ashram e da molti devoti a casa, mi ritrovo in un piccolo cortile
dell'ashram, seduto quasi di fronte a Mataji. È a quel punto che ho
un'esperienza particolarmente potente. Sto nella posizione della
meditazione, che mi viene con grande facilità. Io sono la Pace, la Gioia, la
Quiete, la Realtà Vivente. Esplode un'accecante luce bianca. Mataji e io
siamo una cosa sola. Mataji è l'incarnazione stessa di questa Pace, Gioia e
Quiete. Non c'è differenza tra Mataji e quello che io sono veramente.
Alle 10:00 di sera qualcuno mi porta nella camera da letto di Mataji. A
chiunque altro è richiesto di andarsene; anche a Didima, la sua anziana
madre, e alla giovane brahmacharini. Persino le porte e le finestre vengono
chiuse, nonostante le proteste dei discepoli avvinghiati alle sbarre delle
finestre per riuscire a vederla.
Mi trovo seduto sul tappeto della camera da letto, solo con Mataji e
Ganguly, la traduttrice. Mataji siede sul letto di fronte a noi e mi guarda
sorridendo. Ganguly mi chiede di cantare il kirtan che ho imparato
nell'ashram di Sivananda. Questo fa ridere molto Mataji: mi sento come un
bambino che recita di fronte a mamma e papà una poesia imparata a scuola, un
ragazzino che si sente apprezzato, ammirato e amato per quello che sta
facendo e per ciò che è.
Tutta l'intervista avviene in una gioia profonda. Né le domande né le
risposte sono importanti. Quella che è importante è la gioia sempre nuova e
più grande a ogni secondo del nostro incontro. Le domande e le risposte sono
solo pretesti, una formalità che permette a questa gioia di accadere.
Alla fine dell'intervista, Mataji mi offre una ghirlanda. Quando lascio la
sua camera da letto, la maggior parte dell'ashram sta dormendo e le luci
sono spente. Non c'è luce nella camera da letto vicino alla mia e posso
sentire i miei vicini che russano. Nell'oscurità, entro strisciando dentro
il mio sacco a pelo: il mio cuore è colmo di gioia.
18 ottobre
Sono dieci giorni che sperimento costantemente una gioia profonda. Essa
continuerà lontano da Mataji? Voglio assimilare quello che ho ricevuto e
verificarne la forza.
[Daniel passa diverse settimane in viaggio per l'India, visitando altri
insegnanti.]
9 novembre
Ritorno all'ashram. Siedo nella tenda, nel posto che mi è riservato, dove ho
lasciato un piccolo tappeto di canne. Ma mi vede e chiede a Citra, la
giovane donna che si prende cura di lei, di dirmi di aspettarla nella sua
camera da letto al primo piano. Aspetto quasi un'ora. Quando Ma arriva, non
è più una vecchia donna stanca né una sessantenne dallo sguardo profondo e
circondata da un'aura di luce. Il suo volto diventa luminoso e molto più
giovane; improvvisamente sembra una venticinquenne. Parla e scoppia e ridere
in continuazione.
14 marzo 1960
Alcune persone sono venute a informarmi che Mataji, stasera, mi concederà un
colloquio. Quando arrivo nella sua camera da letto, Ma ordina a ognuno di
uscire dalla stanza, chiudendo tutte le porte e le finestre. Sono
impressionato da tutti questi preparativi.
Ma: «Parla.».
«Prima le ho raccontato di mia madre e mio padre. Desidero che lei sappia
che mio padre l'ama molto e tiene sempre il suo ritratto con lui.»
Ma ride e non dice niente.
«Presto dovrò ritornare in Francia per prestare servizio militare.»
Silenzio. Poi: «Qual è il tuo nome?».
«Daniel.»
«Ti darò un nuovo nome: Dhyanananda [colui che trova la gioia nella
meditazione]. Ti piace?»
«Sì.»
«Rimani in contatto e scrivi se hai delle difficoltà. Vuoi qualcos' altro?»
«Per favore, mi dia una pratica spirituale.»
«Achaa! Cosa stai praticando?»
«Faccio meditazione, hatha yoga e un poco di pranayama [esercizi di
respirazione]. Dovrei fare del japa [ripetizione di un nome di Dio]?»
«Vuoi farne?»
«Sta a Ma decidere.»
Si avvicina a Kamalda e, seguendo il rituale tradizionale di iniziazione,
ripete tre volte nel suo orecchio, a bassa voce, un mantra. Kamalda lo
ripete a bassa voce nel mio, allo stesso modo. Poi Ma mi dà un mala [rosario
indù] da lei benedetto, chiedendo a Kamalda di istruirmi su come usarlo.
L'intervista è finita e mi inchino. Lei mi benedice, mettendomi le mani
sulla testa.
Kamalda è molto sorpresa dall'interesse mostrato da Ma nei miei confronti.
Dice: «È la prima volta, per quel che ne so, che ha dato queste istruzioni,
un mantra e un mala a uno straniero».
Tra qualche giorno mi imbarcherò a Bombay e ritornerò in Francia
[Nei successivi tre anni, Daniel vive in Europa e negli Stati Uniti,
visitando annualmente l'ashram.]
New York, novembre 1962
Ho appena scritto a Ma per chiederle il permesso di praticare la mia sadhana
[disciplina spirituale] con lei come monaco novizio. Mia madre ha appena
ricevuto una pensione dal governo che le permetterà di essere
finanziariamente indipendente. Perciò, sono libero da doveri e impegni e
posso realizzare il mio antico sogno di diventare un "monaco del Tibet".
Subito dopo aver fatto la domanda per un visto prolungato, arriva la
risposta da Ma: "Quando la meta è conoscere se stessi e realizzare la nostra
vera natura, il dovere di un essere umano è immergersi nello sforzo,
praticare la meditazione e recitare il japa".
Non ricevo nessuna risposta alla mia domanda di visto. Più tardi scoprirò
che la polizia aveva chiesto informazioni ai responsabili dell'ashram e che
questi ultimi avevano finto di non conoscermi. Avevano risposto: «Chi può
conoscere davvero questi stranieri? E se fossero spie?».
Decido di andare, senza aspettare ulteriormente. Faccio domanda per un visto
turistico di tre mesi che l'Ambasciata indiana mi darà a Karachi, dove
transiterò prima di imbarcarmi per Bombay.
India, gennaio 1963
Ma chiede a Citra perché sono venuto.
«Si è licenziato dal lavoro per venire a vivere qui», risponde lei.
«Cosa?», replica Ma; «Ma io non gli ho mai detto di farlo!».
Citra mi ripete queste parole e cado a pezzi. Sento che per Ma sono un
estraneo totale; inoltre, penso di essere completamente incompreso e vittima
dell'illusione che Ma sapesse tutto, capisse tutto e fosse interessata a me.
Sono venuto a trovarla per offrirle il mio cuore e la mia vita con la sua
approvazione, ma lei finge di non sapere niente, come se avessi preso
l'iniziativa senza chiedere il suo consenso.
Durante la darshan, mentre mi guarda, Ma chiede a qualcuno di dirmi che alla
sera mi concederà un colloquio.
La mia mente è totalmente vuota e ho soltanto una domanda da farle: «Ma, mi
permetterai di rimanere con te all'ashram?».
«Puoi restare, ma non per sempre. Non puoi seguirmi dappertutto. Sei
d'accordo?»
Mi sento sollevato e rispondo: «Sì, Ma».
«Capisci? Sei d'accordo che non rimarrai con me per sempre?»
«Sì. Ma gradirei stare con te per un po' di tempo.»
«Achaa!» Poi mi rivolge una serie di domande: «Come stai? Cosa stai
mangiando? Dove? Dove stai dormendo? Hai un letto? Altri mobili?».
Al momento non ho domande da farle. Non sono pronto e non desidero forzarmi.
Lei continua: «Per Mataji, non ci sono stranieri. Capisci? Le persone sono
tutte uguali, eka-atma. Esiste un unico Sé». Ripete queste parole una
seconda volta, sorridendomi.
Kanpur, 16 febbraio
Da molte settimane Mataji sembra non prestarmi attenzione. A Jodhpur, dove
le condizioni del mio soggiorno erano particolarmente difficili, mi sentivo
agitato e depresso. Qualche volta mi sento oppresso da un'ansia sottile,
altre volte sento di nuovo la pace in sua presenza. La sensazione di
beatitudine, però, è scomparsa. Ieri mi sono lasciato andare a
un'accettazione
totale: «Ma è il mio guru. Mi arrendo alla sua volontà. Tutto quello che lei
sta facendo è la cosa migliore per me».
Hardwar, 19 febbraio
Interrogo alcuni discepoli su alcune cose dell'ashram che mi lasciano
perplesso:
«Perché i ricchi e i potenti vengono preferiti? Perché ricevono un
trattamento privilegiato?».
I discepoli rispondono: «Ma non è venuta qui per cambiare il mondo. Tratta
le persone secondo il loro rango sociale, in armonia con le norme della
società. Non farebbe mai aspettare un ministro. Per quest'ultimo, il tempo è
troppo prezioso; inoltre, molte cose dipendono da queste persone.
L'amministrazione può creare difficoltà all'ashram, ostacolando le donazioni
o imponendo questa o quell'altra tassa. È meglio averli dalla nostra parte.
Ma agisce per il bene dell'ashram e dei suoi membri. E lei ha le sue
ragioni; conosce il cuore delle persone. Sa quello che fa e perché lo sta
facendo».
«E che dire dei poveri contadini analfabeti che corrono a vederla? Perché
vengono rimandati indietro così rudemente?»
«Sono ignoranti. Non vengono qui per la ricerca spirituale, ma per avere
vantaggi materiali. Se li lasciassimo entrare, la calca calpesterebbe Ma.
Dobbiamo contenere la folla per proteggere Ma.»
«E la divisione in caste? Perché è rispettata così scrupolosamente?»
«Se la divisione in caste non è rispettata, chi la segue non può venire da
Ma, mentre chi non la segue può venire ugualmente. Ma non è venuta per
abolire, ma per perfezionare. Lei è qui per preservare, incoraggiare,
sostenere la tradizione. Il Bengala Orientale, da dove proviene Ma, è l'area
più tradizionale dell'India: lì le regole sono applicate con la massima
severità. Ma stessa, però, è oltre ogni regola. Guarda: ti dà il benvenuto,
ti parla, ti tocca. Al contrario, sua madre - poveretta! - se uno straniero
la sfiora, si ritrae, temendo di venire contaminata da questo contatto.»
«Ma non è facile per un straniero sopportare di esser trattato come un
fuoricasta.»
«Dobbiamo applicare le regole. Se gli stranieri non capiscono, devono vivere
fuori dall'ashram e venire solamente durante la darshan. Tuttavia, per
quanto riguarda Ma, non ci sono stranieri. Per Ma, tutto è Coscienza
Universale che agisce tramite di lei.»
«Però, Ma ha un affetto particolare per le persone che conosce meglio,
soprattutto per chi proviene dal Bengala, e ancora di più per i bengalesi
orientali. E perché la salute di coloro che la circondano si è così
aggravata?»
«E allora? Seguirla non è facile. È una sfida continua, dove non c'è spazio
per le questioni personali. Questa è la ragione per cui nessuno può
realmente seguire Ma. Dopo un po', lei dice alle persone di stabilirsi in un
luogo o in un altro, facendo la loro sadhana e smettendo di seguirla.»
5 marzo
Le persone intorno a lei sono tese, contratte e quasi tutte malate. C'è
un'enorme
differenza tra loro e chi viene da fuori. Questi ultimi, molto spesso, sono
pieni di vita, e certamente lo sono più di coloro che vivono all'ashram.
4 aprile
Non faccio nessuna domanda a Mataji. Medito e le sto accanto in silenzio.
Una risposta dal silenzio è la cosa più potente che possa ricevere.
3 maggio
Sto provando disincanto verso l'ashram e i suoi membri; inoltre, provo una
sorda irritazione nei confronti di Mataji. La deferenza eccessiva concessa
alle persone ricche e importanti, unita all'evidente disprezzo verso i
poveri, è qualcosa di insopportabile.
Sono abbastanza stufo della sua grazia e di tutti i suoi impareggiabili
sorrisi, che sembrano quasi automatici. Sono irritato dal suo movimento
all'indietro
quando le persone vogliono toccarle i piedi, dal disgusto con cui si copre
il naso e la bocca quando qualcuno le parla da troppo vicino, dalla continua
indifferenza verso i poveri, dai sorrisi gentili riservati ai ricchi e dal
posto privilegiato loro concesso al suo fianco. Per questi ultimi, le porte
della sua camera da letto sembrano sempre aperte. Se mi fossi accorto prima
di tutto quello che stava succedendo qui, di certo non sarei rimasto né
sarei ritornato. Ma anche ora che lo vedo, rimango!
17 maggio
La mia opinione su Ma è cambiata in modo simile al mio atteggiamento verso
l'ashram. Prima assumevo un atteggiamento indifferente e distaccato verso
l'ashram, cercando di avere a che fare il meno possibile con la sua gente.
Ora, allo stesso modo (cosa molto importante) è cambiata la mia relazione
con Mataji.
Sento amore, rispetto e devozione enormi verso di lei; la sua presenza è
fonte di ispirazione per me. Ma lei afferma di non essere un guru. Ho
scoperto che sembra diffondere gli ideali tradizionali dell'induismo, che
secondo me non hanno alcun rapporto con la spiritualità autentica.
Essenzialmente, il suo insegnamento è fatto di comandi semplicistici del
tipo: "Conduci una vita pura e piena di moralità".
Sembra che sto descrivendo un quadro completamente negativo. L'aspetto
positivo è rappresentato dall'ispirazione, la mente quieta e il senso di
spontaneità e armonia che sperimento in sua presenza. E questa è
l'espressione della parte più profonda e autentica in me.
[Daniel si ammala gravemente per molte settimane e Mataji gli consiglia di
ritornare in Francia per curarsi.]
Francia, estate, 1963
Dopo essere ritornato in Francia, mi sono stabilito a Oppedette, un piccolo
paese provenzale. Il mio obiettivo è triplice: migliorare fisicamente,
praticare la sadhana e tentare di capire quello che mi è accaduto negli
ultimi mesi, ovvero esaminare la contraddizione interna che sto
sperimentando.
E se Ma fosse una strega che attira e seduce, prendendoti nella sua rete e
mangiandoti? «Sì», risponderebbero gli altri; «Lei è la madre Kali che
distrugge il tuo ego». Ma non solo l'ego; mi sta distruggendo il corpo e la
salute. Lei può farmi del bene danneggiandomi? È vero che sto soffrendo; ma
questa sofferenza mi fa bene? Cosa ne ottengo di buono?
E che dire delle altre persone che vivono nell'ashram? Le vedo infelici,
zoppicanti dopo venti, trenta anni alla continua presenza di Ma. E in cambio
niente! Seguivano un cammino spirituale? La loro vita sembra senza
significato. Non vivevano, non progredivano in alcun modo. Sono caduti in
una trappola: una passione esclusiva che li ha divorati.
No! Ma non è una strega! E se anche fosse, cosa potrebbe significare questo?
Forse che lei agisce per il male di coloro che attira? No, le sue intenzioni
non sono cattive. Deve essere la sua ignoranza a portarli verso la
distruzione. Ma questa ignoranza può essere compatibile con la Coscienza
Universale che tutto sa e può?
Come mi permetto di parlare di ignoranza? Lei sa; sono io a essere
ignorante.
Sì, sono ignorante, ma ho scoperto dei fatti.
Sì, dei fatti, ma li interpreto.
E sono disposto a interpretarli in un altro modo se qualcuno è in grado di
darmi un sia pur minimo indizio di qualcosa di diverso. Invece scopro
soltanto che tutto comincia come il racconto di una fata e finisce come la
storia di una strega. Cosa è successo? Le promesse non sono state mantenute.
Dopo il bagliore iniziale, c'è stato un cambiamento, uno spostamento, e il
bagliore si è trasformato in oscurità e sofferenza. Abbagliato, non ho visto
ciò che è sempre esistito, perché tutto sembrava bello e meraviglioso.
Mi sono dato incondizionatamente; ho raggiunto i miei limiti. Tuttavia, non
ha funzionato. Perché? A causa mia? C'era qualcosa che avrei dovuto fare e
non ho fatto? O semplicemente accanto a Ma Anandamayi non c'è spazio per gli
occidentali, e nemmeno per i non bengalesi?
Il povero gruppo di stranieri che ha vissuto in India vicino a lei non è un
esempio di grande successo. Sono persone dall'aria smarrita e abbattuta,
tutte prese dalle loro ferite e dalle loro piccole miserie. I loro cuori
sono stati rapiti da una passione, l'attrazione nei confronti di Ma, e
questa passione li ha rovinati.
La gente dice che non possiamo giudicare. Forse, nel segreto del cuore di
queste persone, sta accadendo qualcosa che non vediamo; può essere che io
stia giudicando in base a false apparenze. Forse, all'improvviso si
illumineranno tutti.
Ma via! Vedo soltanto esseri umani infelici, che non sono certo illuminati.
Lasciare Ma mi ha salvato la vita.
Il lavoro di discriminazione è finito. La contraddizione è risolta. Sono
riuscito a separare l'insegnamento di Anandamayi Ma dalla riverenza e dalla
meraviglia che avevo sperimentato alla sua vibrante presenza. E grazie a
questa discriminazione, ho aperto la porta della trappola che mi aveva
imprigionato. Oggi so che il mio percorso è un altro.
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Sri Anandamayi Ma. 'Vita e insegnamento della Madre Permeata di Gioia'.
Vidyananda. 1992. www.edizioniasramvidya.it
Cina, repressione crescente
a cura di Amnesty International
Cina, conto alla rovescia per le Olimpiadi di Pechino 2008: per Amnesty
International, riforme importanti vengono compromesse da una crescente
repressione
Nonostante l'adozione di significative riforme in tema di pena di morte e di
nuove regole per i giornalisti stranieri, Amnesty International ha oggi
denunciato scarsi miglioramenti per i diritti umani in altri ambiti
collegati alle Olimpiadi, in un contesto di crescente repressione nei
confronti degli attivisti per i diritti umani e dei giornalisti locali.
Nella sua valutazione periodica su se e come sia stata rispettata la
promessa di migliorare la situazione dei diritti umani in vista dei Giochi
olimpici del 2008, Amnesty International segnala tra l'altro l'aumento
dell'uso della detenzione senza processo, almeno nella capitale Pechino.
“L'ampliamento della revisione giudiziaria delle condanne a morte e
l'allentamento delle restrizioni per i giornalisti stranieri rappresentano
importanti passi avanti in direzione di un maggior rispetto dei diritti
umani in Cina. Purtroppo, a essi si accompagna l'aumento delle detenzioni
senza processo e degli arresti domiciliari nei confronti degli attivisti e
l'intensificazione dei controlli sui mezzi d’informazione locali e su
Internet” – ha dichiarato Catherine Baber del Programma Asia e Pacifico di
Amnesty International. “Non garantire uguali diritti per i giornalisti
stranieri e per quelli locali significa usare un doppio standard. La Cina
deve ancora adempiere all’impegno di garantire ‘completa libertà di stampa’
per le Olimpiadi”.
L'approccio del governo cinese a Pechino 2008 sembra essere dominato dalla
preoccupazione che i Giochi si svolgano in un contesto di “stabilità” e in
un “buon ambiente sociale”. Si tratta di un'attenzione condivisibile per
qualunque paese ospiti un evento internazionale così grande, ma le politiche
e i comportamenti che ne deriveranno dovranno essere fondati sul rispetto
della legge e dei diritti umani; in caso contrario, produrranno ulteriore
malcontento. Amnesty International ha notato inoltre la mancanza di passi
avanti per riformare o abolire del tutto l'istituto della “rieducazione
attraverso il lavoro”; le Olimpiadi, anzi, sembrano essere usate come
pretesto per estenderne l'applicazione, allo scopo di “ripulire” Pechino
prima dell'agosto 2008. La polizia della capitale ha anche auspicato l'uso
di un'altra forma di detenzione senza processo, “il trattamento terapeutico
coatto dei tossicodipendenti”, la cui durata potrebbe essere raddoppiata, da
sei mesi a un anno, per costringere chi assume droghe a “porre fine alla
propria dipendenza prima che inizino le Olimpiadi”.
“Se le autorità cinesi e il Comitato olimpico internazionale (Cio) parlano
seriamente delle Olimpiadi come di una ‘eredità duratura’ per la Cina,
allora devono preoccuparsi del fatto che i Giochi vengano usati come un
pretesto per rafforzare ed estendere forme di detenzione presenti da molti
anni nel programma di riforme del governo” – ha aggiunto Baber. Amnesty
International ha trasmesso il proprio rapporto di valutazione al governo di
Pechino e al Comitato olimpico internazionale, evidenziando come i temi
trattati siano strettamente collegati all'organizzazione delle Olimpiadi e
ai principi fondamentali della Carta olimpica, in particolare la
“salvaguardia della dignità umana”.
“Il Cio non può desiderare Olimpiadi caratterizzate da violazioni dei
diritti umani, come lo sfratto violento di interi gruppi familiari per fare
posto a impianti sportivi o il crescente numero di arresti domiciliari cui
sono costretti gli attivisti, per impedir loro di attirare l'attenzione
sulla situazione dei diritti umani” – ha concluso Baber. Nei mesi che
precederanno i Giochi olimpici di Pechino 2008, Amnesty International
continuerà a rendere note le proprie valutazioni su quattro aree-chiave dei
diritti umani collegate alle Olimpiadi: attivisti per i diritti umani,
libertà di stampa, pena di morte e detenzione senza processo.
I principali contenuti della valutazione resa pubblica oggi sono i seguenti:
Attivisti per i diritti umani
I casi di maggiore tolleranza nei confronti di alcuni attivisti sono stati
oscurati dal continuo accanimento verso altri che cercano di denunciare le
violazioni dei diritti umani o lanciare campagne per contrastarle. Questo
mese, due noti dissidenti già attivi nel movimento per la democrazia del
1989, sono stati autorizzati per la prima volta ad andare a Hong Kong,
mentre Gao Yaojie, un attivista che si occupa di Hiv/Aids ha potuto recarsi
negli Usa per ritirare un premio. Tuttavia, molti attivisti subiscono ancora
intimidazioni e arresti arbitrari e sono sottoposti, insieme alle loro
famiglie, a una sorveglianza particolarmente invadente:
• Ya Gouzhu sta scontando una condanna a quattro anni per aver cercato di
organizzare una manifestazione contro una serie di sfratti in programma a
Pechino. I suoi familiari hanno segnalato che ha problemi di salute, in
parte dovuti alle torture subite in carcere: secondo fonti locali, alla fine
del 2006 è stato torturato con i bastoni elettrici nella prigione Chaobai di
Pechino. Amnesty International lo considera un prigioniero di coscienza e
chiede il suo rilascio immediato e incondizionato;
• Gao Zhisheng, avvocato, è agli arresti domiciliari, sorvegliato a vista
dalla polizia, dopo essere stato accusato, lo scorso dicembre, di
“incitamento alla sovversione”. Ha fatto sapere di essere stato picchiato
duramente nel corso dei quattro mesi trascorsi in custodia di polizia,
ammanettato, costretto a sedere su una sedia di ferro o a rimanere a gambe
incrociate per lunghi periodi di tempo, con una luce forte puntata contro.
Ha detto di aver confessato il “reato” per proteggere i suoi familiari.
Libertà di stampa
Nonostante abbia promesso una “completa libertà di stampa” durante le
Olimpiadi, il governo sta applicando un doppio standard ai giornalisti
stranieri e locali. Il 1° gennaio di quest’anno sono entrate in vigore nuove
regole per i primi, che non avranno più bisogno del permesso delle autorità
locali per fare interviste o svolgere inchieste. Al pubblico cinese,
tuttavia, verrà negato l’accesso alle notizie della stampa estera su temi
giudicati “sensibili”, specialmente a seguito dell’inasprimento dei
controlli deciso lo scorso settembre sulla diffusione interna delle notizie
delle agenzie di stampa straniere. Negli ultimi mesi, sono entrate in vigore
nuove norme restrittive sui mezzi d’informazione locali, che ora:
• devono ottenere l'autorizzazione prima di riferire su eventi storici
giudicati “sensibili”;
• non possono trasmettere notizie su 20 argomenti, tra cui la corruzione
giudiziaria e le campagne per proteggere i diritti umani;
• sono sottoposti a una sorta di “patente a punti” e possono essere
costretti a cessare le pubblicazioni se, a causa del “cattivo comportamento”
perdono tutti i punti. Questo sistema, secondo un funzionario cinese che si
occupa d’informazione, citato dal South China Morning Post, serve a favorire
“un ambiente sociale pacifico in vista (…) dei Giochi olimpici del prossimo
anno.
Nei mesi scorsi, le autorità cinesi hanno cercato di rafforzare
ulteriormente i controlli su Internet, inasprendo la censura nei confronti
di determinati siti, blog e articoli on line. A marzo è stato chiuso il sito
www.ccztv.com che forniva informazioni giornalistiche on line.
Pena di morte
Il 1° gennaio 2007, la Corte suprema del popolo (Csp) ha ufficialmente
ripristinato il proprio ruolo di approvare tutte le condanne a morte, un
passo che Amnesty International ha accolto con favore, auspicando che potrà
ridurre il numero delle persone condannate a morte e dare vita a riforme del
sistema penale maggiormente in linea con gli standard internazionali in
materia di processi equi. Tuttavia, la mancanza di trasparenza rende
difficile verificare se questa decisione stia avendo un effetto
significativo. Ad esempio, il 19 marzo l'agenzia statale d'informazione
Xinhua ha riferito che dall'inizio dell'anno la Csp aveva approvato quattro
condanne a morte. Invece, Amnesty International ha registrato nello stesso
periodo almeno 13 esecuzioni e nessuna di esse sembra coincidere con le
quattro condanne confermate dal tribunale supremo. L'organizzazione per i
diritti umani chiede alle autorità cinesi di rendere noti ulteriori dettagli
sull'operato della Csp e di rendere pubblici tutti i dati sulle condanne a
morte e le esecuzioni.
Detenzione senza processo
“Non escludiamo la possibilità di obbligare tutti i tossicodipendenti della
capitale a porre fine alla propria dipendenza prima che inizino le
Olimpiadi” – ha dichiarato Fu Zhenghua, vice direttore dell'ufficio di
Pubblica sicurezza di Pechino.
Amnesty International continua a ricevere segnalazioni di persone assegnate
alla “rieducazione attraverso il lavoro” o ad altre forme di detenzione
amministrativa senza accusa, processo o revisione giudiziaria.
L'organizzazione teme che questo sistema abusivo venga usato per
imprigionare piccoli criminali, persone senza fissa dimora,
tossicodipendenti e ulteriori persone, con l’obiettivo di “ripulire” Pechino
prima delle Olimpiadi.
Per ulteriori informazioni, approfondimenti ed interviste:
Amnesty International
Phone: +39 06 4490224
Mobil: +39 348-6974361
E-mail: press@...
Amnesty International
Condizionamento mondiale
di: Edoardo Conte
come liberarsi
Se chiedete a qualcuno se è contento della vita che fa o se gli piace il
sistema in cui vive, vi risponderà quasi sicuramente che non è proprio la
vita che vorrebbe fare e che il sistema potrebbe essere, di sicuro,
migliore. Quando poi gli chiedete se saprebbe che cosa fare per migliorarlo,
vi risponderà che lui saprebbe ma, non gli spetta. “Sono i politici a dover
trovare le soluzioni giuste per risolvere i problemi; sono stati eletti
apposta”…
Questo è più o meno il ritornello che sentireste.
Il problema fondamentale sta nel fatto che, la gente, è cresciuta, educata e
pasciuta nella convinzione che deve delegare i propri desideri e la propria
volontà di benessere personale e collettivo a qualcuno o a qualche cosa che
la rappresenta. Anche se questa affermazione può sembrare assoluta, vi
chiedo di osservare i vostri desideri o le vostre aspirazioni e vedere se
sono ispirati da una vostra istanza interiore o se rispondono a modelli
preconfezionati che la società diffonde come appetibili e soprattutto
conformi a una aspettativa comune.
Ogni nostro desiderio personale è dettato da bisogni costruiti,
appositamente, al di fuori di noi per farci prendere e mantenere una certa
direzione. Voler migliorare la nostra vita è cosa buona e giusta, ma dipende
sempre da che cosa ci offrono i modelli di riferimento. Lavoro, carriera,
successo, casa, automobile, e non ultimo, il telefonino, sono stereotipi
precostruiti da chi ci controlla e guida per orientare i nostri desideri
verso il possesso di cose; possesso che viene mostrato come la chiave della
felicità. Quando vien detto da politici, sociologi, pubblicitari e altri
guru della comunicazione che, alla gente vien dato ciò che chiede, si mente
sapendo di mentire poiché è da sempre risaputo che le masse desiderano ciò
che vien loro suggerito come desiderabile e indispensabile. Creare bisogni e
valori, perlopiù fittizi, fa parte della tecnica della persuasione occulta,
che mantiene l’uomo ingabbiato nella propria mentalità emotiva.
È stato così fin dai tempi degli antichi imperi dove: “Panem et circenses”
era il motto che stigmatizzava la chiave del potere. Da allora nulla è
cambiato nel metodo bensì nella forma. Le attuali società democratiche
ricalcano in grande misura quella formula di alternanza di “cibo e
divertimento” che costituisce la base del governo di un popolo, con
l'aggiunta di un pizzico di “stregoneria” che riesce a infondere, al popolo
stesso, perfino l'illusione di partecipare alle scelte. Dietro il concetto
di democrazia si cela, forse, il più subdolo condizionamento di massa messo
in atto da che storia è storia. Col metodo democratico, l’adeguamento del
sistema alle necessità della gente, è demandato a coloro che sono eletti per
la gestione del bene comune i quali, a loro volta, dovrebbero percepire le
istanze della comunità e quindi promuovere quegli eventi necessari a
provocare il cambiamento richiesto.
I fatti, tuttavia, ci insegnano che ciò non accade se non in misura utile al
mantenimento del controllo stesso. La casta degli eletti, ad esempio, è in
gran parte precostituita dalle lobbies di potere tramite accordi trasversali
che mirano all'auto-protezione. I pochi outsiders vengono “fatti fuori” in
poco tempo o resi innocui. I bisogni della gente, poi, sono “teleguidati”,
come abbiamo detto sopra, dalla manipolazione del desiderio. Anche le grandi
battaglie sociali che, hanno contraddistinto gli ultimi due secoli, compreso
il diritto di voto e i diritti dei cittadini, o i grandi movimenti come
quello operaio o quelli idealistici come il socialismo, son tutti esempi di
come i poteri occulti siano riusciti a manovrare le masse facendo loro
credere di compiere passi verso un progresso sociale. Attenzione, non sto
dicendo siano stati inutili; anzi, sono stati molto utili perché hanno fatto
“masticare” molta materia grezza, rendendola più duttile, e allenato i
giocatori ad un gioco di squadra sempre, però, all'interno del campo di
gioco e delle regole del gioco.
Sto cercando di dire che, il concreto o presunto successo di quelle
battaglie e di quei movimenti, ha generato, come in tutte le lotte sociali,
odio di classe. E non ha molta importanza che all'interno delle masse,
quelle lotte, abbiano creato uno spirito solidale o comunitario; anzi, è
proprio quella solidarietà interna ad aver provocato odio verso l'esterno.
Ciò vale, ovviamente, per tutti i tipi di aggregazione di sinistra o di
destra; politica, ideologica, religiosa e perfino, commerciale o sportiva
che sia.
Là dove si crea antagonismo, si genera conflitto; e dal conflitto si passa
all'odio.
E qui sta il trucco.
Creare masse contrapposte per idee, cultura e interessi personali, è la
strategia con cui si detiene il potere.
Non ha importanza il soggetto del contendere; tutti i pretesti sono utili,
che siano politici, sociali, morali, religiosi, economici o culturali, per
separare la gente in fazioni che si odiano e combattono. “Divide et impera”
dicevano i latini; “Separa e comanda”, questa è la regola che assicura il
dominio dei popoli. Le forme sono molteplici come gli effetti, ma il movente
è sempre lo stesso: incutere paura !
Dell'altro, del diverso, dell'ignoto…
Tutte le paure generano, prima o poi, odio !
Quindi, se volete dominare un gruppo di persone, inventate un pericolo
proveniente da un gruppo esterno e prospettate una soluzione vincente.
Otterrete in sequenza: paura e odio per il presunto nemico e immediato
consenso al vostro agire. La lotta al terrorismo internazionale ne è
l'esempio più eclatante, ma ci sono modi più semplici e immediati per
instillare la paura nel vivere quotidiano. Rendere precario il lavoro,
bloccare il flusso della liquidità monetaria, attentare alla salute… in
somma: togliere la fiducia nel presente e la speranza del futuro. Questo è
il feroce gioco del potere che, mentre tende la mano con accoglienza
benevola, dall'altra parte sfodera il bastone del condizionamento o, ancora
peggio, la spada del terrore.
Mentre, ad esempio, cavalca la libertà creativa dell'individuo gli salta in
groppa (all’individuo) e lo imbriglia con le logiche produttive del mercato
globale, della finanza, del credito, realizzando il sistema
dell'indebitamento. Avete mai pensato che il sistema bancario mondiale e
l'emissione di denaro si basano sul debito che andate a contrarre quando
chiedete un prestito a una qualsiasi banca ? Da un lato il sistema accoglie
l'idea della società solidale e dall'altro pungola l'individuo verso una
competizione sempre più feroce, mantenendo, di fatto, gli uni contro gli
altri, separati e incazzati.
Finché l'Umanità avrà paura di sentirsi libera, uguale e fraterna, sarà
tenuta divisa dall'odio e potrà essere governata, ossia, tenuta in
schiavitù, da chi trae forza e giovamento da questa condizione !
D'altra parte, non vi sembri paradossale che proprio il sistema di
condizionamento sia, in ultima analisi, il mezzo stesso che consente di
percorrere il sentiero della salvezza. Senza subire sulla propria pelle
tutto il senso di limitazione che procura, l'individuo non scuoterebbe il
proprio animo verso la liberazione e non cercherebbe una condizione di vita
più equa. Sotto questo profilo la sofferenza diventa strumento di catarsi.
Ma ciò è possibile solo se si giunge a una presa di coscienza della posta in
gioco. In tutto questo marasma di forze contrastanti, non è un caso che il
cittadino medio di una qualsivoglia società, si senta affetto da
schizofrenia indotta da ciò che sente dentro e ciò che gli viene
inconsciamente imposto fuori. Questa schizofrenia comportamentale, andando
più in profondità, esiste nella natura stessa dell'essere umano, dove
l'essenza spirituale naturalmente predisposta al bello, al buono, alla
condivisione, è contrapposta ad una caratteristica personale orientata verso
l'individualismo, la separatività, l'egoismo. Queste due tendenze agiscono
come forze che contrapponendosi provocano conflitto se non sono elaborate
come elementi complementari dell’esistenza, a cui dare una tensione
armonica.
Chi gestisce il controllo, conosce bene questo meccanismo e lo sfrutta per
il suo fine proponendo modelli sociali e comportamentali a cui il lato
“personale” dell'individuo non può sfuggire a scapito di quello spirituale.
A questo scopo viene alimentata la rincorsa ai beni materiali che acceca
l'aspetto personale con i bagliori del successo, della ricchezza, del
possesso. Su questi non-valori è impossibile costruire la società della
solidarietà e così, il senso di frustrazione che deriva dall'agognare una
meta irraggiungibile crea, nella persona, una scissione esistenziale che la
rende succube e impotente. Badate bene che anche l'eccesso opposto, quello
determinato dal condizionamento religioso di sapore moralistico-punitivo,
ottiene l'analogo effetto di mantenere l'individuo diviso, mediante il senso
di colpa.
Qualcuno obietterà che la gente non è poi così stupida e che sa scoprire gli
inganni e riconoscere la verità.
Questo in parte è vero, quando l'uomo usa la mente per discriminare e
l'intuizione per scoprire più ampi orizzonti. Ma occorre considerare che, se
il livello mentale delle masse è senza dubbio cresciuto negli ultimi 50
anni, è altresì aumentata la suggestione emotiva che è frutto del
condizionamento dell'informazione di massa. Più persone vengono informate su
un evento, maggiore sarà la partecipazione emotiva e quindi la suggestione
condizionante. Più avvenimenti crudeli, violenti e nefasti verranno proposti
quotidianamente e più si svilupperà paura, odio e rancore di massa, e
l'Umanità resterà divisa.
Da questo punto di vista l'informazione sta svolgendo un duplice ruolo,
liberatorio e vessatorio, al tempo stesso.
Infatti, il paradosso di internet, l'ormai più diffuso mezzo di
comunicazione, rivela bene il conflitto di forze in atto.
Sulla rete si trova tutta l'informazione e la contro-informazione
riguardante un avvenimento. Entrambi costituiscono parti di una verità più
ampia. A quale credere ? A quella ufficiale, proposta dai media omologati, o
a quella “alternativa” che sguscia fuori da indiscrezioni o presunti segreti
rivelati ?
Discernere è veramente difficile quando si è di fronte a mezze verità !
Un tempo si diceva che occorreva saper “separare il grano dalla pula” per
riconoscere la verità. Operazione che in pratica consiste nello scaraventare
in aria il grano raccogliendo nello staio i semi più pesanti mentre la pula,
più leggera, se ne va col vento. Credo che questa immagine sia tutt'ora
molto efficace e veritiera. Resta difficile oggi riconoscere, all'interno
dell'informazione, che cosa sia il grano e che cosa la pula. Il grano
dovrebbe essere la sostanza, il nutrimento vero del corpo e dell’Anima;
mentre la pula dovrebbe essere la forma che la riveste.
Da sempre la saggezza antica consiglia di considerare la sostanza come fonte
di realtà e verità e la forma come il contenitore cangiante e illusorio a
cui non rimanere affezionati pena l'oscuramento di quella verità. Quindi
dovremmo svelare l'essenza che vivifica le forme e non adorare le forme come
fini a se stesse; anche perché le forme, svuotate del contenuto, restano
vasi vuoti che occupano spazio ma non servono più allo scopo.
E questa idolatria non è ciò che oggi condiziona chi aderisce alla civiltà
dell'apparenza formale ?
Per non cadere nel tranello della forma e degli stereotipi dobbiamo
sviluppare il pensiero autonomo discriminante; ma il pensiero, da solo, non
basta. Abbiamo visto che la forza seduttiva dell'emozione devia la mente
dalla chiarezza di scelta e la fa precipitare nella suggestione collettiva.
Occorre, dunque, trovare uno strumento che affranchi dalle forme di
emotività ideologica, religiosa, politica o economica, ovvero, dalle forme
di controllo escogitate dalle forze della materialità. Tale strumento è il
cuore, ossia il centro interiore dell'individuo che trasforma l'emozione in
conoscenza, la passione in compassione, la separatività in condivisione;
equilibra le forze in gioco, sintetizza il dualismo degli opposti e dà
misura e ritmo alla partecipazione. L'intelligenza del cuore svela la
verità, va alla sostanza delle cose, non dà ascolto ai falsi profeti o agli
imbonitori, non si fa condizionare dalle belle parole o dai bei vestiti. Il
cuore sa costruire in sintonia con i principi armonici universali, tessere
rapporti sinceri e indissolubili tra gli esseri umani, la natura e il
creato.
Il cuore trasforma le forze del condizionamento in energie del rinnovamento
e riprogramma il nostro DNA in modo da liberarci dall'identificazione con il
lato illusorio della vita per riformulare il paradigma, ovvero, le regole
del gioco. É l'antidoto che rompe l'incantesimo di “Matrix” e ci svela la
realtà fondata sul riconoscimento dell'Amore come forza coesiva
dell'Universo. L'unica forza capace di dissolvere la paura e annichilire
l'odio e il senso di separ attività.
Sviluppare l'intelligenza del cuore è il fine di ogni essere umano che
percorre la spirale evolutiva. Richiede la consapevolezza dello stato di
cattività iniziale per riorientare la propria esistenza verso la
liberazione. É un percorso di crescita che passa attraverso l'osservazione
dei moventi che spingono ad agire e prosegue con l'attuazione del distacco
dai condizionamenti emotivi, mentali e formali connettendo stabilmente la
propria componente personale a quella spirituale che tutto abbraccia e ama.
Da sempre la meditazione è indicata come una tecnica molto efficace
nell'allineamento della personalità al Sé spirituale poiché stabilisce un
ponte interiore che non può essere condizionato da forze esterne.
Ascoltiamo, dunque, il nostro centro di sintonia interiore quando vogliamo
trovare risposte concrete al bisogno di benessere e non chiediamo agli altri
di cambiare il mondo, ma troviamo dentro di noi quella forza necessaria.
Ogni cambiamento nasce da dentro, nella consapevolezza di ciò che siamo e di
quale compito abbiamo. É il risveglio della disposizione interiore a
crescere per divenire migliori, cioè, uniti nel trovare soluzioni di massimo
bene per tutti. Se saremo capaci di fare questo primo passo, ci troveremo
tutti insieme un passo più in là, verso la civiltà della cooperazione
fraterna e scopriremo che è possibile realizzarla perché è già parte di noi.
Data articolo: maggio 2007
Edito da: FRATERNITY
Non nemici da combattere ma squilibri da sanare
Le politiche della paura
a cura di Amnesty International
Presentato oggi il Rapporto Annuale 2007 di Amnesty International: “Le
politiche della paura creano un mondo pericolosamente diviso”
Governi potenti e gruppi armati stanno volutamente fomentando la paura allo
scopo di erodere i diritti umani e creare un mondo sempre più polarizzato e
pericoloso: è questo il messaggio lanciato oggi da Amnesty International, in
occasione della presentazione del suo Rapporto Annuale 2007, il volume che
esamina la situazione mondiale dei diritti umani, pubblicato in Italia da
EGA Editore.
“Attraverso politiche miopi che danno luogo a paura e divisione, i governi
stanno compromettendo lo stato di diritto e i diritti umani, attizzando
razzismo e xenofobia, separando comunità, acuendo le disuguaglianze e
preparando il terreno per altre violenze e altri conflitti” – ha dichiarato
Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.
“Le politiche della paura alimentano una spirale di violazioni dei diritti
umani in cui nessun diritto è più intoccabile e nessuna persona è al riparo.
La ‘guerra al terrore’ e la guerra in Iraq, col loro campionario di
violazioni dei diritti umani, hanno creato profonde spaccature che stanno
gettando un’ombra sulle relazioni internazionali, rendendo così più arduo
risolvere i conflitti e proteggere i civili”.
Dominata dalla sfiducia e dalla divisione, la comunità internazionale è
rimasta troppo spesso tiepida o impotente di fronte alle grandi crisi dei
diritti umani del 2006, che si tratti dei conflitti dimenticati come quelli
di Cecenia, Colombia e Sri Lanka o dei conflitti che sono sulle prime
pagine, come quelli in Medio Oriente. Le Nazioni Unite hanno impiegato
settimane prima di riuscire a chiedere il cessate il fuoco nel conflitto in
Libano, in cui hanno perso la vita circa 1200 civili. La comunità
internazionale non ha mostrato coraggio nell’affrontare la disastrosa
situazione dei diritti umani provocata dalle gravi restrizioni alla libertà
di movimento imposte ai palestinesi dei Territori occupati, dagli incessanti
attacchi dell'esercito israeliano e dagli scontri tra le fazioni
palestinesi.
“Il Darfur è una ferita sanguinante sulla coscienza del mondo” – ha
affermato Pobbiati. “L'azione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu è minata
dalla sfiducia e dal doppio standard adottato dai suoi Stati membri più
potenti. Il governo sudanese si prende gioco dell'Onu. Nel frattempo, sono
morte 200.000 persone, il numero degli sfollati è dieci volte maggiore e gli
attacchi delle milizie si stanno allargando al Ciad e alla Repubblica
Centrafricana”. Prosperando in una fascia di instabilità che va dal Pakistan
al Corno d'Africa, i gruppi armati hanno gonfiato i muscoli e si sono resi
responsabili di massicce violazioni dei diritti umani e del diritto
internazionale umanitario. Secondo il Rapporto Annuale 2007 di Amnesty
International, “se i governi non affronteranno le rivendicazioni di cui si
servono questi gruppi, se non mostreranno effettiva leadership per
costringere questi ultimi a render conto del loro operato, se non saranno
loro stessi pronti a rispondere delle proprie azioni, allora la prognosi per
i diritti umani sarà nera”.
In Afghanistan, la comunità internazionale e il governo locale hanno perso
l'opportunità di costruire istituzioni realmente fondate sui diritti umani e
sullo stato di diritto. Hanno lasciato la popolazione in uno stato di
insicurezza permanente e di corruzione e in balia del ritorno dei Talebani.
In Iraq, le forze di sicurezza hanno incitato alla violenza settaria
piuttosto che frenarla, il sistema giudiziario si è rivelato profondamente
inadeguato e le peggiori pratiche del regime di Saddam Hussein – torture,
processi iniqui, pena di morte e stupri nell'impunità – sono rimaste in
auge. “In molti paesi, agende dominate dalla paura alimentano la
discriminazione, allargando le distanze tra abbienti e nullatenenti, tra
‘loro’ e ‘noi’ e lasciando senza protezione i gruppi più emarginati” – si
legge nel Rapporto Annuale.
Nella sola Africa centinaia e centinaia di persone sono state allontanate
dalle proprie case senza una procedura equa, una ricompensa o
l'individuazione di un alloggio alternativo, e tutto questo spesso in nome
del progresso e dello sviluppo economico. Gli esponenti politici hanno
sfruttato la paura di un’immigrazione priva di controllo per giustificare
misure più dure contro migranti e rifugiati in Europa Occidentale. In tutto
il mondo, dalla Corea del Sud alla Repubblica Dominicana, i lavoratori
migranti sono rimasti senza protezione e sfruttati. La divisione tra
musulmani e non musulmani si è acuita, alimentata nei paesi occidentali da
strategie anti-terrorismo discriminatorie. Gli episodi di islamofobia,
antisemitismo, intolleranza e di attacchi contro le minoranze religiose sono
aumentati un po' ovunque.
Contemporaneamente, i crimini dell'odio contro i cittadini stranieri hanno
conosciuto una grande diffusione in Russia e in vari paesi europei si sono
fatte evidenti la segregazione e l'esclusione delle comunità Rom, prove
della clamorosa mancanza di leadership nel combattere il razzismo e la
xenofobia. “L'aumentata polarizzazione e le crescenti paure per la sicurezza
nazionale hanno ridotto lo spazio per la tolleranza e il dissenso. Ovunque
nel mondo, dall'Iran allo Zimbabwe, molte voci indipendenti per i diritti
umani sono state ridotte al silenzio” – ha detto Pobbiati. La libertà
d'espressione è stata soppressa in molti modi diversi: incriminando
scrittori e difensori dei diritti umani in Turchia, uccidendo gli attivisti
politici nelle Filippine, minacciando, sorvegliando e arrestando
sistematicamente i difensori dei diritti umani in Cina, fino all'assassinio
di Anna Politkovskaya e alle nuove leggi sulle Organizzazioni non
governative in Russia. Internet è diventata la nuova frontiera del dissenso:
attivisti on line sono stati arrestati e le aziende hanno collaborato coi
governi nel restringere l'accesso all'informazione sulla Rete in paesi come
Bielorussia, Cina, Iran, Siria e Vietnam.
La repressione “vecchio stile” ha trovato nuova linfa vitale camuffata come
lotta al terrorismo in vari paesi, tra cui l'Egitto, mentre leggi contenenti
definizioni vaghe di terrorismo hanno posto una potenziale minaccia alla
libertà d'espressione nel Regno Unito. Cinque anni dopo l'11 settembre, sono
emerse nuove prove sul modo in cui l'amministrazione Usa abbia considerato
il mondo come un terreno di scontro tra giganti nella sua “guerra al
terrore”, attraverso sequestri, arresti, detenzioni arbitrarie, torture e
trasferimenti di sospetti da una prigione segreta all'altra del pianeta, in
un contesto marcato dall'impunità e dalle cosiddette extraordinary
rendition.
“Nulla può esemplificare la globalizzazione delle violazioni dei diritti
umani meglio della ‘guerra al terrore’ guidata dagli Usa e il programma di
extraordinary rendition, che ha coinvolto governi di paesi lontani tra loro,
come Italia e Pakistan, Germania e Kenya. Strategie antiterrorismo mal
concepite hanno fatto poco per ridurre la minaccia della violenza o
assicurare giustizia alle vittime del terrorismo, ma hanno fatto molto per
danneggiare a livello globale i diritti umani e il primato della legge” – ha
sottolineato Pobbiati. Amnesty International chiede ai governi di rigettare
le politiche della paura e investire nelle istituzioni dei diritti umani e
nello stato di diritto, sia a livello nazionale che internazionale.
Secondo Pobbiati, “vi sono segnali di speranza. Le istituzioni europee hanno
raggiunto un risultato importante in termini di trasparenza e assunzione di
responsabilità sul fenomeno delle rendition. Grazie alla pressione della
società civile, l'Onu ha accettato di sviluppare un trattato per il
controllo delle armi convenzionali. In diversi paesi, nuovi dirigenti e
nuovi parlamenti hanno l'opportunità di rimediare ai fallimenti dei passati
governi che hanno segnato il panorama dei diritti umani negli anni scorsi.
Il nuovo Congresso Usa potrebbe dare il la a un’inversione di tendenza,
ripristinando il rispetto per i diritti umani nel territorio nazionale e
all'estero”.
“Così come il riscaldamento globale richiede un'azione basata sulla
cooperazione internazionale, allo stesso modo la situazione dei diritti
umani può essere affrontata solo attraverso la solidarietà globale e il
rispetto per il diritto internazionale” – ha concluso Pobbiati.
Data articolo: maggio 2007
Per ulteriori informazioni, approfondimenti ed interviste:
Amnesty International
Phone: +39 06 4490224
Mobil: +39 348-6974361
E-mail: press@...
La strategia occulta delle lobbies del farmaco
di Marcello Pamio - 26 maggio 2007 - disinformazione.it
Ogni tanto un farmaco usato da milioni di persone viene ritirato dal mercato
perché provoca gravi danni all’organismo. Ogni tanto un farmaco viene
ritirato perché provoca la morte stessa dei consumatori (il caso del
principio attivo Rofecoxib, nome commerciale Vioxx, della Merck è esemplare:
le stime parlano dalle 80 alle 140 mila complicanze cardiache che hanno
provocato una vera e propria ecatombe).
Delle migliaia di prodotti chimici di sintesi che le lobbies del farmaco
producono e vendono: quanti sono sicuri e quanti invece pericolosi per la
salute pubblica?
Nessuno lo può sapere se non quando si manifestano pubblicamente i danni o
le morti, e questo perché le ditte che producono i farmaci, per farli
entrare quanto prima nel mercato, ‘modificano’ gli studi di sicurezza e
grazie alla sudditanza, per non dire collusione, delle istituzioni che
dovrebbero salvaguardare la salute pubblica (FDA, AIFA, EMEA, ecc.) ce li
mettono gentilmente a disposizione nelle farmacie e da qualche settimana
anche nei banconi dei supermercati.
L’Aulin per esempio è stato ritirato dal mercato irlandese dall’Agenzia del
Farmaco di quel paese perché ha provocato insufficienze epatiche così gravi
da dover trapiantare il fegato in diversi pazienti.
L’Irlanda non è il primo paese ad avere tolto il principio chimico
Nimesulide (presente nei farmaci: Aulin, Algimesil, Antalgo, Areuma,
Dimesul, Domes, Efridol, Eudolene, Fansulide, Flolid, Isodol, Ledolid,
Ledoren, Nerelid, Nide, Nimenol, Nims, Noxalide, Resulin, Solving,
Sulidamor, Fansidol, Sulide, Idealid, Delfos, Domes, Noalgos, Algolider,
Aulin, Fansidol, Mesulid, Nimesil, Remov, Migraless, Edemax, Mesulid Fast,
Nimedex e in molti farmaci generici) perché pericoloso per la salute:
Finlandia, Spagna già dal 2002 lo hanno fatto, assieme ad altri stati.
E in Italia?
In Italia invece, gli esperti dell’AIFA, l’Agenzia italiana (indipendente?)
per il farmaco non se la sentono di danneggiare economicamente il “povero”
gruppo Roche.
La Roche, corporation svizzera di Basilea, era uno dei socio elvetici della
I.G. Farben, la società tedesca (finanziata dal Standard Oil del gruppo
Rockefeller e smembrata dopo la Seconda Guerra mondiale in Bayer, Basf e
Hoechst) che ha permesso al dittatore Adolf Hitler di diventare quello che è
diventato e di compiere i crimini che ha fatto (produceva tra le altre cose
oltre alla benzina sintetica anche il Zyclon-B, uno dei gas per lo
sterminio).
La Roche assieme a Bayer, Pfizer, Glaxo e altre 30 aziende sono state
denunciate dal Procuratore Capo di Istambul per aver gonfiato i prezzi dei
medicinali acquistati dalle istituzioni governative.
Secondo tale denuncia le ditte in questione "hanno partecipato ad una
organizzazione illegale con lo scopo di compiere atti criminali, abusi di
autorità, falsificazione di documenti ufficiali, affermazioni false in
documenti ufficiali".
Quindi non stiamo parlando proprio di stinchi di santo, anche se fin qui non
c’è granché di strano: le strategia del business fa questo e molto altro.
La cosa veramente scandalosa è che ci sono in commercio migliaia di farmaci
pericolosi per la salute pubblica e questo con il beneplacito delle case di
produzione e delle agenzie per il controllo.
L’antidiabetico Avandia (Avandamet, Avaglim) della britannica
GlaxoSmithKline (Gsk), a base di Rosiglitazone, aumenta del 43% il rischio
di attacchi cardiovascolari e del 64% la mortalità associata a questi
eventi! La denuncia arriva direttamente dal New England Journal of Medicine,
cioè dalla più prestigiosa rivista medica britannica.[1]
Questo farmaco che la Food and Drug Administration statunitense
(organizzazione governativa nella mani delle lobbies del farmaco) ha
autorizzato fin dal 1999 è usato da oltre 60 milioni di persone nel mondo.
Un mercato enorme che raggiunge la cifra di 2,2 miliardi di dollari ogni
anno e solo negli Stati Uniti!
Si è venuto a sapere che i farmaci di “sostituzione ormonale” che
promettevano alle ‘donne in carriera’ di restare giovani e belle, di
ritardare la menopausa e sconfiggere l’osteoporosi, possono provocare il
cancro, embolia polmonare e infarto![2]
Nello studio della Women’s Health Iniziative pubblicato nel 2002 l’incidenza
del cancro dell’ovaio, della mammella e dell’endometrio era del 63% più alta
nelle donne trattate rispetto a quelle mai sottoposte a terapia ormonale
sostitutiva. [3]
Per quanti anni gli esperti in camice bianco hanno somministrato ormoni di
sintesi a iosa per qualsiasi problema: dalla dismenorrea (ciclo mestruale
doloroso), ai brufoli in faccia?
Quante di queste centinaia di migliaia (per non dire milioni) di donne,
grazie all’esubero di ormoni in circolo, hanno poi sviluppato una qualche
forma tumorale al seno o alle ovaie? O magari un infarto? Nessuno lo può
dire con certezza, ma resta il fatto che l’incidenza nelle donne è
allarmante: in Italia ogni anno oltre 117.000 donne si ammalano di
tumore![4] Gli uomini non sono da meno: oltre 135.000 nuovi casi
all’anno.[5]
Cambiando discorso, pochi giorni fa lo Stato della Nigeria ha accusato la
multinazionale statunitense Pfizer, numero uno al mondo per fatturato.
L’accusa è pesantissima, la Pfizer “avrebbe utilizzato 200 bambini come
cavie umane per la sperimentazione di nuovi farmaci”, mai provati sugli
esseri umani! La causa presenta ben 29 capi di accusa riconducibili ad oltre
2,7 miliardi di dollari di risarcimento, anche se in questo caso i soldi non
potranno ridare la vita ai 18 bambini morti nella criminale sperimentazione
e recuperare le malformazioni, le cecità, i danni cerebrali e le paralisi
che hanno coinvolto gli altri 182 poveri sfortunati.
E questo è solo quello che veniamo a sapere, perché uno Stato ha fatto
denuncia! Quanti esperimenti hanno eseguito le Sorelle del farmaco sulle
popolazioni inermi e bisognose del Terzo e Quarto Mondo? Quante malattie
sono state create di sana pianta grazie a campagne di PR (Pubbliche
Relazioni) per poi ‘curarle’ con l’appropriato rimedio?
Purtroppo per noi la Pfizer ha ben 249 progetti in sviluppo su aree quali
obesità, diabete, artrite reumatoide, schizofrenia, oncologia, malattie
epatiche, Aids e Alzheimer. Tutti settori, guarda caso, molto redditizi!
Cosa apprendere da tutto questo?
Siamo nella mani di medici incompetenti (non tutti per fortuna) che non si
aggiornano a dovere e considerano l’essere umano come una macchina (visione
meccanicistica cartesiana) e non nella sua interezza e globalità
(corpo-anima-spirito).
Questi dottori, molti dei quali non conoscono neppure la lingua inglese (la
maggior parte delle riviste è in lingua), non sono liberi di agire in
Scienza e Coscienza e secondo il Giuramento di Ippocrate, ma dipendono dalle
lobbies del farmaco. Quei pochi Medici che invece hanno il coraggio di
uscire dal coro, adottando, per il bene dei pazienti, strade terapeutiche
‘diverse’ da quelle ortodosse viene discreditato mediaticamente, indagato
dall’Ordine professionale e pure dalla magistratura (vedi caso del Dottor
Paolo Rossaro di Padova).
Bloccando le mani ai medici, impediscono a noi la possibilità di poter
scegliere una strada terapeutica piuttosto che un’altra.
Vogliamo ancora parlare di libertà di scelta terapeutica? Oggi in Italia non
c’è questa libertà.
Ammalare le persone e mantenere ammalate, abituarle culturalmente alla
pillola pronta per l’uso, educarle che per un qualsiasi problema c’è un
rimedio chimico a disposizione, è certamente una strategia economica che
apporta enormi ricchezze nelle casse delle banche della City di Londra e/o
Wall Street (i veri Burattinai). Dall'altra parte però c'è il controllo: una
persona perennemente ammalata NON può essere libera, e infatti lo scopo
finale è quello di bloccare le coscienze!
Sta a noi dire di no a questo Sistema, e per fare ciò, è necessario una
consapevolezza che parte dalla conoscenza (vera informazione) per poi
diventare coscienza.
Il secondo passaggio è quello di prendere in mano la nostra vita, in tutto e
per tutto, senza delegare la salute a chicchessia.
L’informazione corretta prima di tutto! Una informazione corretta può
salvarci la vita, mentre un’informazione deviata o incompleta può metterla a
rischio.
Quante persone per esempio in libertà e coscienza farebbero la chemioterapia
se venissero a sapere che la sopravvivenza a 5 anni dal trattamento chimico
devastante è poco più del 2%?
Non lo dico io, ma uno studio medico multicentrico (Usa e Australia),
pubblicato sulla rivista prestigiosa del settore “A Clinical Oncology” e
rintracciabile nel sito governativo www.pubmed.gov. Un ricerca enorme che ha
coinvolto 225.000 persone seguite per 14 anni sui 22 casi più diffusi di
tumori.
Questa è l’informazione a cui mi riferivo.
[1] Comunicato stampa EMEA, Agenzia del farmaco
http://www.agenziafarmaco.it/aifa/servlet/wscs_render_attachment_by_id/111.4
5394.1179935838867.pdf?id=111.45400.1179935839049
[2] “Medicine che uccidono”, Maurizio Blondet
http://www.disinformazione.it/medicinecheuccidono.htm
[3] EMEA, Agenzia del Farmaco
http://www.agenziafarmaco.it/aifa/servlet/wscs_render_attachment_by_id/111.3
8206.1179840629052.pdf?id=111.38213.1179840630068
[4] “I tumori in Italia”, www.tumori.net.it
[5] Idem
I maghi della siccità
R.S. a cura della redazione di ECplanet.net
Il Tg1 conferma la manipolazione del clima mediante velivoli antipioggia.
Queste informazioni che, ancora oggi, vengono smentite categoricamente dai
media di regime e dai loro lacché, cominciano ora a filtrare in modo
ingannevole e distorto, grazie alla notevole pressione esercitata da
ricercatori indipendenti che denunciano l'avvelenamento del pianeta per
mezzo delle famigerate chemtrails.
>>
http://www.livevideo.com/video/669C223DEA89420ABA37ECC82D0EB0B5/i-maghi-dell
a-siccit-.aspx
Tuttavia si continua a nascondere la verità e si tace che, oltre ai governi
russo e cinese, considerati i soli a possedere ed a sfruttare tali
tecnologie, anche gli Stati Uniti e le nazioni europee, per conto
dell'O.N.U. (Organizzazione dei Nazisti Uniti), spargono elementi mortali
per gli ecosistemi e per gli esseri viventi, col fine, tra gli altri, di
manipolare il clima.
Il corrispondente del TG1 da Mosca, nella sua infinita ignoranza, cita
l'azoto, lo iodio e l'argento, come elementi irrorati per impedire le
precipitazioni, mentre, a tale scopo, vengono usati la calce, il cloruro di
calcio, la potassa, la soda caustica, l'anidride fosforica, il bario ed il
gel di silice (brevetto Peter Cordani).
Data articolo: maggio 2007
Autore: Zret
Fonte: www.sciechimiche-zret.blogspot.com
<Allenate la vostra intuizione>
(Paul Kircher)
Prendere decisioni intuitive vuol dire trascendere la sfera razionale, per
questo molti non si fidano della loro voce interiore. La meditazione educa
all'ascolto interiore per riconoscere quando un messaggio è prezioso.
Ogni uomo racchiude in se stesso la conoscenza per nuove soluzioni di
successo. Le informazioni però non gli sono sempre disponibili. "Raccogliamo
consapevolmente solo una frazione di tutte le informazioni che ci
investono - spiega Franz Minister, consulente aziendale a Fabach, in
Baviera -, solo quando gli uomini hanno accesso alla propria intuizione,
possono richiamare tutto il sapere disponibile e decidere in maniera più
appropriata ed efficace."
Questo è confermato anche da un sondaggio condotto dalla scuola scientifica
superiore per dirigenti d'azienda di Coblenza, su 3000 principali società di
medie dimensioni. Risultato: nelle decisioni societarie la percezione
intuitiva è spesso più importante di un'analisi dei fatti basata
sull'esperienza, come la ricerca di mercato.
Il fatto che i dirigenti d'azienda non si fidino della propria voce
interiore, o che addirittura non la percepiscano, è dovuto a un utilizzo
limitato dell'effettivo potenziale disponibile nel cervello umano. Il
cervello è composto dalla metà sinistra, deputata al linguaggio e al
pensiero analitico, e dalla metà destra, che guida l'immaginazione
costruttiva e l'intuizione. Solo quando entrambe le parti lavorano in
sincronia, l'uomo è in grado di fidarsi del suo sentire. Purtroppo invece,
la maggior parte delle persone utilizza soprattutto la metà sinistra del
cervello.
La meditazione aiuta ad attivare allo stesso tempo entrambe le parti del
cervello. Il soggetto si mette sdraiato o seduto, con gli occhi chiusi,
pronto per un viaggio interiore in cui può rendersi conto di tutti i suoi
pensieri e molte informazioni, delle quali solitamente non è consapevole,
gli risultano improvvisamente accessibili. In questa condizione, egli può
esaminare domande irrisolte, decisioni sospese, o dedicarsi allo sviluppo di
nuovi prodotti partendo da un altro punto di vista - di conseguenza sarà in
grado di progettare soluzioni totalmente originali ed innovative.
L'allenamento della consapevolezza è il primo passo per allenare
l'intuizione. La meditazione, ma soprattutto un training mentale per
l'espansione della coscienza, come quello elaborata dal dott. Minister, è
uno strumento concreto ed efficace in questo percorso di riconquista
dell'unità di percezione e di potenziamento delle proprie capacità
realizzative.
E' tutto una questione di Psiche...
di Tiziano Terzani
"Una sera era già buio pesto quando lo sentii arrivare alla mia porta. Era
venuto a chiedermi qualcosa ma, entrando, vide per terra una ciotola con una
mezza mela e si distrasse. « Ah... sì, è per il topo », dissi io, avendo
finalmente l'occasione di esporgli un problema per il quale da giorni
cercavo una soluzione. Ogni notte compariva in casa un topo che andava a
giro e rosicchiava qua e là quel che poteva sciupandomi tutte le mie
preziose provviste di frutta, patate e pomodori. Non volevo ammazzarlo e
stavo cercando di convincerlo a mangiare quel che gli offrivo nella ciotola
senza andare a toccare il resto.
Il Vecchio rise da matto ai miei buoni propositi e raccontò cosa era
successo a Lama Govinda quando era suo vicino sul Crinale degli Strambi.
Anche a lui un topo entrava continuamente in casa e la gente del posto gli
diceva: «Lama-ji, lo devi ammazzare, non c'è altro da fare». Ma a Lama, che
era buddhista, ripugnava l'idea di uccidere un essere vivente. Così fece
comprare una di quelle gabbiette con la porta a molla che intrappolano il
topo, ma lo lasciano vivo. Funzionò benissimo. In pochi giorni Lama
acchiappò vari topi. Ognuno venne portato nel bosco e rimesso in libertà. «
Ma non capisci? È sempre lo stesso topo », gli diceva la gente. « Lo devi
ammazzare. Dovunque tu lo porti, quello torna. »
Lama non poteva crederci. Però, quando un altro topo finì in gabbia, Lama
con un pennello della moglie pittrice gli dipinse la coda di verde. Poi,
uscendo per una passeggiata, andò molto più lontano del solito a liberarlo.
Quando tornò a casa con in mano la gabbia vuota, un topo era già sulla
soglia ad aspettarlo. «Aveva la coda verde e mi sorrideva », diceva Lama
Govinda quando raccontava quella storia.
Secondo il Vecchio la mia soluzione non violenta poteva funzionare. « In
fondo è tutto una questione di psiche », disse. Di psiche? « Sì. La psiche
non è dentro di noi, siamo noi dentro alla psiche. La psiche è dappertutto,
la psiche è tutto quel che ci circonda. Non è né occidentale né orientale. È
universale. La psiche è una: per animali, piante, sassi e uomini. È tutta la
stessa psiche. Guarda un rampicante, un piccolo rampicante: trova un posto a
cui attaccarsi e poi sale su verso la luce. Guarda le api, tenute tutte
assieme da una regina, o le cicogne che ogni anno passano da qui nel loro
volo dal lago Manasarovar in Tibet verso il Ra-jasthan. Che cosa rende
possibile tutto questo? La psiche! La coscienza che sta sotto tutte le
coscienze, la coscienza cosmica che tiene assieme l'intero universo e senza
la quale non esisterebbe nulla. Il fine dello yoga è esattamente quello di
mettersi in contatto con la coscienza cosmica. Una volta che ci riesci non
c'è più tempo, non c'è più morte. » Ma il topo?
« Anche lui è in quella coscienza di cui la mia, la tua, la sua coscienza
non sono che un riflesso. » E rise. Poi come per sfidarmi aggiunse: «E
queste non sono idee indiane! In Occidente, i vostri rishi hanno detto le
stesse cose dei nostri, le stesse cose del Vedanta. Solo che voi i vostri
rishi li avete dimenticati, li avete messi nei musei, nei libri dei
professori. Per noi invece i rishi sono sempre presenti, sono compagni,
maestri di vita. Questa è la differenza ».
Rishi occidentali? La lista dei nostri «veggenti» per lui era lunga: da
Eraclito a Pitagora a Boezio, da Giordano Bruno a Bergson. Platone era di
gran lunga il suo preferito. « Prendilo come guru e vedrai che lui ti
accetta come discepolo e ti parla. » Era quello che il Vecchio faceva.
Confessò che da un po' di tempo la notte riceveva Platone nella sua bella
stanza dinanzi alle montagne e passava ore, in silenzio, a discutere con
lui. Secondo il Vecchio, Platone era uno che era andato molto più « al di là
» di tanti altri; la sua Repubblica restava per lui una delle più belle e
ispiranti visioni della « repubblica interiore », la repubblica del Sé. Il
fatto che Platone l'avesse descritta così bene, diceva, doveva essere di
grande incoraggiamento perché anche altri la cercassero.
Per il Vecchio c'era un filo comune che legava, attraverso i millenni e i
vari continenti, personaggi così diversi come Platone e Gurdjieff, Plotino e
Sri Aurobindo, i maestri sufi, Meister Ec-khart, Ramana Maharishi e Krishna
Prem. « Sono tutti sulla stessa via, alcuni sono più avanti, altri più
indietro, alcuni si sono persi, alcuni sono arrivati, ma tutti sono alla
ricerca delle nostre radici.
Questo è il senso della domanda: 'Io, chi sono?' Quelli che non se la
pongono non possono capire e magari pensano che siamo matti, ma noi dobbiamo
continuare. Stiamo tornando a casa... Avanti, vieni anche tu», disse.
Forse gli sembrò d'essere stato troppo personale con quell'invito e tornò
sul tema del topo. Voleva raccontarmi «un'altra di quelle storie che la
mente non capisce» ma di cui lui, disse, era stato testimone. Io misi
dell'altra acqua a bollire per il tè; lui si arrotolò una nuova sigaretta
e...
Nell'ashram di Mirtola, Krishna Prem aveva con sé una decina di discepoli.
C'era anche un grosso cane tibetano che la notte non veniva mai lasciato
fuori perché un leopardo aveva preso l'abitudine di fare il giro dell'ashram
e fermarsi a guardare nella grande finestra. Il leopardo ruggiva, il cane
abbaiava e tutti dovevano alzarsi dal letto e mettersi a urlare per mandare
via il leopardo. Ogni notte la stessa musica, e nessuno riusciva più a
dormire.
«Proverò a farci qualcosa», disse Krishna Prem. Andò nel tempio e ci rimase
per una decina di minuti. Quella sera il leopardo non si fece vedere. La
sera dopo neppure, né quella di poi. Il leopardo era svanito. « Ma cosa hai
fatto? » chiese uno dei discepoli al vecchio professore inglese che era
diventato sanyasin e aveva fondato quel-l'ashram dedicandolo a Krishna a cui
tutti lì si riferivano chiamandolo semplicemente « Lui »
« Io non ho fatto niente », rispose Krishna Prem. « Ho solo parlato con Lui
e gli ho detto: 'Il tuo leopardo disturba il tuo cane'. »
«Tutto lì», concluse il Vecchio. «La psiche è dovunque, e noi, il leopardo,
il cane e il tuo topo siamo tutti dentro alla psiche. Negarlo significa
voler essere ciechi, voler restare al buio. » ...
[...] così gli raccontai degli « orfani » che erano comparsi sul Crinale.
Erano per lo più stranieri di mezza età che avevano passato anni come
discepoli di Osho a Puna e poi di Babaji a Lucknow e che da quando questi
loro guru avevano « lasciato il corpo » erano rimasti al perso. Due di loro
mi avevano portato nel loro cubicolo bianco sul Crinale per farmi ascoltare
una cassetta in cui Osho parlava della morte come di «un enorme orgasmo con
dio». A sentire per l'ennesima volta quella voce, i due erano caduti in
deliquio e io ero rimasto colpito dalla dipendenza psicologica di questa
gente dai loro guru. Valeva la pena vivere per anni in un ashram, seguire un
« maestro » se non era per liberarsi, ma per diventarne schiavi?
Il Vecchio, divertito, mi rispose nel modo che gli piaceva di più. Con una
storia. Un uomo si sveglia una mattina in catene e non sa come togliersele.
Per anni cerca qualcuno che lo liberi. Poi un giorno passa davanti alla
bottega di un fabbro, vede che quello forgia il ferro e gli chiede di
aiutarlo. Il fabbro con due colpi rompe le catene. L'uomo gli è gratissimo.
Si mette a lavorare per lui, diventa il suo servo, il suo schiavo e per il
resto della sua vita rimane... incatenato al fabbro.
« II guru è importante », continuò il Vecchio. « Esprime a parole quel che
tu senti come vero dentro di te. Ma una volta che hai fatto l'esperienza
diretta di quella Verità non hai più bisogno di lui. Il guru ti indica la
luna, ma guai a confondere il suo dito con la luna. Il guru ti fa vedere la
strada, ma quella la devi percorrere tu. Da solo. »
Poi, come fosse arrivato il momento di dirmi una cosa che poteva davvero
aiutarmi, aggiunse: « Il vero guru è quello che sta dentro di te, qui », e
mi puntò uno dei suoi diti ossuti contro il petto. « Tutto è qui. Non
cercare fuori da te. Tutto quello che potrai trovare fuori è per sua natura
mutevole, impermanente. Ti puoi illudere di trovare stabilità nella
ricchezza, poi quella finisce. Puoi pensare di trovarla nell'amore di una
persona, che poi se ne va. O nel potere, che facilmente cambia mano. Puoi
affidare la tua vita a un guru e quello muore. No, niente di ciò che è fuori
ti appagherà mai. La sola stabilità che può aiutarti davvero è quella
interiore. E i guru che si rendono indispensabili servono il proprio Io e
non la ricerca dei loro discepoli. »
Il Vecchio volle dare peso a quel che aveva detto e mi ricordò le ultime
parole di Buddha. Quando era per morire, circondato dal gruppo ristretto dei
seguaci in lacrime, Ananda, suo cugino e discepolo, gli chiese:
« E ora, chi ci guiderà? »
« Siate la luce di voi stessi. Rifugiatevi nel Sé », rispose Buddha. Il Sé
di cui parlava Buddha era, secondo il Vecchio, lo stesso Sé del Vedanta. «
E senza la conoscenza di quel Sé », concluse, «non c'è conoscenza. Solo
informazione.»
estratto da:
Un Altro Giro di Giostra
di Tiziano Terzani
(Longanesi editori)
Meditazione Trascendentale
(di Anonimo)
Durante la pratica di questa tecnica, applicazione dell' antica tradizione
vedica, il corpo si rilassa e la mente trascende l'attività mentale
ordinaria fino a sperimentare lo stato di consapevolezza più semplice: la
coscienza trascendentale, nel quale la mente è completamente aperta a se
stessa.
Partito dalla constatazione che nonostante il progresso e i vantaggi offerti
dallo sviluppo tecnologico, gli esseri umani sono ancora altamente infelici,
Maharishi Mahesh Yogi ha diffuso, per più di quaranta anni e in più di 35
paesi del mondo, la tecnica di meditazione appresa dal suo maestro, Swami
Brahmananda Sarasvati Shankaracharya di Jyotirmath.
Maharishi spiega così la pratica della Meditazione Trascendentale: "La
Meditazione Trascendentale apre la consapevolezza all'infinita riserva di
energia, creatività e intelligenza che esiste nel profondo di ogni
individuo".
Ognuno ha la possibilità di raggiungere la felicità, la "beatitudine",
grazie a questa tecnica. Si tratta solo di imparare un procedimento di
estrema semplicità attraverso un corso specifico, tramite l'insegnamento
orale, come da tradizione. Il programma non richiede concentrazione o
contemplazione, non è una religione né un sistema di credenze e non comporta
nessuna dottrina filosofica. Ma l'insegnamento da parte di un
maestro/insegnante è necessario, dal momento che la pratica va
personalizzata. Questo può accadere solo dopo una serie di incontri
preparatori durante i quali ai partecipanti viene anche "consegnato" un
mantra che servirà da "veicolo" per orientare la mente verso la sorgente
stessa del pensiero.
Mentre si sperimentano livelli sempre più sottili del processo del pensiero
anche il corpo raggiunge un maggior livello di riposo, molto più profondo di
quello del sonno. La meditazione permette così di ottenere uno stato unico
di "riposata vigilanza", dove la mente è acquietata, ma consapevole, e il
corpo si revitalizza.
Va praticata per 15-20 minuti la mattina e la sera: seduti comodamente con
gli occhi chiusi, la schiena eretta. Può essere praticata dappertutto, in un
aereo o in un pullman, in ufficio, o seduti sulla poltrona preferita.
Il Suono indirizzato
da altrasalute.it
Il corpo si comporta come un ricetrasmettitore di onde, sensibile alle
vibrazioni sonore, in particolare a quelle situate approssimativamente nella
zona corrispondente all'ampiezza media della voce umana, dalla più grave
delle voci maschili alla più acuta delle voci femminili. Il principio attivo
della tecnica del suono indirizzato consiste nell'emissione e nella
ricezione cosciente dei suoni:
si devono inviare le loro vibrazioni verso la zona corporea da noi voluta
per rimuovere il blocco.Intonando determinate note nello loro giusta
frequenza si agisce per risonanza simpatica sui blocchi, sciogliendoli,
recuperando l'energia che avevano accumulato e ridistribuendola
nell'organismo. Questo processo diventa efficace se applicato prima della
somatizzazione dei conflitti, quando i blocchi sono ancora carichi
d'energia.Gli esercizi con suoni indirizzati si basano sulla combinazione di
respiri appropriati, su intonazioni precise di note, su immagini mentali e
sulla partecipazione attiva del soggetto e sull'intenzionalità con la quale
vengono realizzate le attività.
La voce nasconde in se una grande forza guaritrice; la voce è il principale
strumento terapeutico per canalizzare ed indirizzare il suono verso il
centro bloccato, influenzando di conseguenza anche gli organi
corrispondenti. Cantando il suono più basso che siamo in grado di produrre e
toccando le zone dove questo risuona, possiamo sentire vibrare il petto e
parte del ventre, la schiena e le costole. Se poi proviamo con un suono
medio, vibreranno il collo, la clavicola, la mandibola inferiore e parte
della nuca, ciò vuol dire che questo secondo suono si collocherà un po' più
in alto rispetto al primo. Da ultimo, se cantiamo un suono acuto il più
forte possibile, ci accorgiamo che vibrano le ossa della testa, il naso, la
fronte ed il palato, cioè le zone del corpo più alte delle precedenti.
Questo è dovuto al fatto che ogni frequenza risuona in un posto particolare
dell'organismo. Tanto più acuto è il suono prodotto o ricevuto, tanto più in
alto vibrerà il nostro corpo.
Le vocali, secondo la Biomusica ci sono suoni della voce umana che agiscono
su specifiche zone corporee. Si usano le vocali comuni a tutte le lingue,
combinandole tra loro o rinforzandole con le consonanti H e M, che
completano il lavoro delle vocali, poiché introducono nell'organismo le
vibrazioni del suono emesso. In linea generale si può dire che su ogni zona
corporea agisce prevalentemente una precisa vocale. Ecco quali sono le
vocali, dove devono essere indirizzati i suoni e quali parti del corpo
vengono interessate dalla vibrazione:
I - per il sistema nervoso e immunitario usiamo la vocale I, indirizzando il
suono verso la testa, in particolare verso la radice del naso. Le zone
interessate sono il cervello, le ghiandole dell'ipofisi e dell'epifisi;
E - per il sistema fonetico usiamo la vocale E, indirizzando il suono verso
la gola. Le zone interessate sono la laringe, la tiroide e la paratiroide;
O - per il sistema circolatorio usiamo la vocale O, indirizzando il suono
verso il centro del petto. Le zone interessate sono il cuore e il timo;
A - per il sistema respiratorio usiamo la vocale A, indirizzando il suono
verso il petto. Le zone interessate sono i polmoni, i bronchi e la pleura;
U - per il sistema digestivo usiamo la vocale U, indirizzando il suono verso
l'ombelico. Le zone interessate sono il fegato, lo stomaco, il pancreas e
l'intestino;- sull'apparato sessuale e su altre zone specifiche si usano
combinazioni di suoni.
Logicamente i suoni sono terapeutici e preventivi se sono adoperati nella
loro giusta frequenza, con una respirazione adatta, con la postura corporea
ad essi corrispondente e se sono attivati per un certo periodo di tempo.
Come agisce il suono indirizzato. Se colpiamo leggermente, ma continuamente
sul nostro braccio compare una tenue macchia rossa che diventa scura se
continuiamo a farlo. Il suono agisce nella stessa maniera: fa affluire il
sangue lì dove colpisce, dove fa vibrare. La sillaba RIN, per esempio, fa
affluire il sangue al naso; se proviamo a pronunciarla in tono acuto,
sentiremo come le vibrazioni che inviamo vadano a sollecitare proprio quella
zona, quando entra in risonanza. Ci sono fonemi come M e N che risuonano
nelle ossa della testa; la M propaga la sua vibrazione verso il centro del
cranio facendo risuonare la ghiandola pineale e l'ipofisi. Quando una
ghiandola vibra è stimolata nella sua attività, nel suo lavoro: cantare un
suono, diretto correttamente, influisce sulle funzioni ghiandolari. Per
pronunciare un suono dobbiamo collocarlo ed emetterlo in una particolare
maniera: la B fa risuonare le labbra e i denti anteriori, la G il centro del
palato, e così di seguito. Ogni lettera, sillaba, parola e fonema è una
vibrazione o un insieme di vibrazioni.
I Giochi in Biomusica
I giochi di socializzazione, di riscaldamento, di creatività … teatrali,
ritmici … sono tutti trasformazioni di giochi infantili e/o musicali ed
hanno lo scopo di "scuotere" il soggetto togliendolo dalla sua immobilità,
facendogli cioè eseguire movimenti corporei ai quali non è abituato,
spingendolo a vincere le resistenze acquisite per avvicinarlo al resto dei
componenti del gruppo. Il primo è un obiettivo che tende a fermare o ad
alterare la catena di pensieri, emozioni e movimenti quotidiani, l'ultimo
invece è socializzante. A livello muscolare si mira a contrarre e a
rilassare le diverse zone corporee, scaricando le tensioni superficiali e
caricando in modo positivo l'emotività della persona.
NOTIZIE DAL GOVERNO 29 maggio 2007 °°°°°°
La newsletter di http://www.governo.it
Il sito del Governo italiano con news, dossier,
banche dati e tutti i link alle Istituzioni
IN QUESTO NUMERO
- Organizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo
- Tlc: regolamento per le controversie tra utenti e operatori
- Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri
- Piano operativo per ridurre i rischi delle ondate di calore
- Rapporto sulle acque di balneazione
- Bandiere Blu 2007
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ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO RADIOTELEVISIVO
Il Consiglio dei Ministri del 17 maggio ha approvato un disegno di legge che
ridefinisce
la disciplina e l'organizzazione del servizio pubblico generale
radiotelevisivo. Il servizio
viene affidato per dodici anni in concessione a una Fondazione RAI (che
verrà istituita
dopo l'approvazione del disegno di legge da parte del Parlamento) alla quale
verranno
conferite le azioni della società RAI. La Fondazione dovrà garantire:
l'autonomia del
servizio pubblico radiotelevisivo dal potere politico ed economico;
verificare il valore
sociale della programmazione; assicurare una gestione efficiente di RAI spa
e di tutte
le società controllate. La Rai spa, il cui Presidente verrà nominato dal
Consiglio della
Fondazione, realizzerà le attività di servizio pubblico radiotelevisivo. Il
disegno di legge
prevede, inoltre, che vengano garantiti dal servizio: la promozione delle
libere
espressioni di opinioni; la garanzia d'accesso a soggetti politici e
sociali; la diffusione
dei principi costituzionali; la consapevolezza dei diritti di cittadinanza;
la promozione
della dignità della persona; la valorizzazione della cultura e della lingua
italiana; la
crescita della coscienza europeistica.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rai_riforma/index.html
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TLC: REGOLAMENTO PER LE CONTROVERSIE TRA UTENTI E OPERATORI
Semplificazione, tempi più rapidi e maggiori garanzie per gli utenti nelle
controversie con
gli operatori di comunicazione: l'Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni (Agcom)
riconosce le procedure di "conciliazione paritetica" definite tramite
specifici accordi da
Associazioni di consumatori e gestori e applica regole più stringenti per
questi ultimi nei
casi di sospensione del servizio. Sono queste alcune delle novità introdotte
dal
Regolamento per la risoluzione delle controversie tra utenti e operatori di
comunicazioni
elettroniche approvato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il
testo, che
entrerà in vigore un mese dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale,
avvenuta il 25
maggio scorso, disciplina la gestione delle controversie che coinvolgono
fornitori ed utenti
di servizi di comunicazione elettronica, quali i servizi di telefonia, di
accesso ad internet o
di televisione a pagamento.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/tlc_controversie/index.html
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DISCIPLINA DEI SOGGIORNI DI BREVE DURATA DEGLI STRANIERI
Per l'ingresso in Italia di immigrati, motivato da ragioni di visite,
affari, turismo e studio,
non è richiesto il permesso di soggiorno, se la durata del soggiorno stesso
non è
superiore a tre mesi. Lo prevede il disegno di legge “Disciplina dei
soggiorni di breve
durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio” approvato
definitivamente dalla
Camera dei Deputati il 16 maggio scorso e non ancora pubblicato nella
Gazzetta
Ufficiale. Al momento dell'ingresso o, in caso di provenienza da Paesi
dell'area Schengen,
entro otto giorni dall'ingresso, lo straniero deve dichiarare la sua
presenza all'autorità di
frontiera o al Questore della provincia in cui si trova. In caso di
inosservanza di tale
obbligo lo straniero è espulso ai sensi dell'articolo 13 del “Testo unico
delle disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero”. La
stessa sanzione si applica se lo straniero, pur avendo regolarmente
dichiarato la propria
presenza, si trattiene nel territorio dello Stato oltre i tre mesi.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/soggiorni_breve_durata/index.ht
ml
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PIANO OPERATIVO PER RIDURRE I RISCHI DELLE ONDATE DI CALORE
Il ministero della Salute ha predisposto un Piano per ridurre le conseguenze
negative sulla
salute da eventuali ondate di calore in particolare rivolte alle fasce di
popolazione più a
rischio (anziani, bambini, persone con patologie croniche). Per l’estate
2007 le previsioni
meteorologiche indicano la possibilità del verificarsi nel mese di giugno di
ondate di calore.
Questi i principali elementi del Piano. Le Linee guida, concordate con
Comuni e Regioni, per
la prevenzione degli effetti sulla salute da ondate di calore anomalo. Il
Sistema nazionale di
allerta per ondate di calore anomalo che è in grado di dichiarare
quotidianamente, per
ciascuna delle grandi città ove è operativo, la previsione, riguardante le
successive 72 ore,
del livello di rischio. La creazione degli elenchi dei sottogruppi
suscettibili alle ondate di calore
(le cosiddette “Anagrafi della fragilità”). La Campagna informativa con:
annunci via radio e
televisione, materiale informativo che sarà distribuito attraverso le
farmacie, i quotidiani e i
settimanali, e il servizio Call Center 1500, attivo tutti i giorni dal mese
di giugno. Il Protocollo
d’intesa con MMG siglato con l'obiettivo di migliorare l’impegno delle
istituzioni e dei medici per
identificare prontamente gli anziani a rischio ed incrementare le attività
di controllo terapeutico
e di sollievo dal disagio del caldo.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/linee_guida_caldo_2007/index.ht
ml
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RAPPORTO SULLE ACQUE DI BALNEAZIONE
Il 91,3 per cento delle acque costiere italiane sono balneabili. E' questo
il dato principale
dell'annuale Rapporto sulle acque di balneazione che presenta i dati sulla
balneabilità delle
acque italiane marine, lacustri e fluviali. I dati derivano da un imponente
lavoro delle strutture
regionali, Arpa, e Asl che hanno controllato ben 4.667 punti di prelievo
marini, 5.410 Km di
coste, e circa 478 punti di prelievo lacustre e 7 fluviali, con 52.745
campioni/anno. La
sorveglianza delle acque di balneazione costituisce un momento importante
della tutela della
salute pubblica e questo spiega l'attenzione e l'impegno che il ministero
della Salute ha
costantemente dato al programma ed alla sua attuazione. Obiettivo del
programma di
sorveglianza è l'esatta conoscenza, sia sotto il profilo microbiologico, sia
sotto quello
fisico-chimico, dello stato delle acque marine, lacustri e fluviali e,
quindi, l'identificazione sia
delle situazioni di degrado ambientale che di situazioni, anche solo
potenzialmente, pericolose.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/balneazione_2007/index.html
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BANDIERE BLU 2007
E' aumentato quest'anno il numero dei vessilli blu nelle spiagge e negli
approdi turistici italiani. Le
Bandiere Blu 2007 sono state assegnate a 96 località contro le 90 dello
scorso anno e a 54 porti
doc contro i 52 del 2006. Per quanto riguarda le spiagge, la Regione Toscana
consolida il
primato dello scorso anno e lo migliora con una località in più, 15 Bandiere
contro 14. Seguono
la Liguria con 13 Bandiere Blu rispetto alle 12 dello scorso anno, le Marche
12 (+ 1 rispetto al
2006), l'Abruzzo 12 (+ 2) e l'Emilia Romagna 9 (+ 1), e poi tutte le altre.
La Bandiera Blu,
assegnata dalla Foundation for Environmental Education (Fee), è un
riconoscimento all'operato
delle amministrazioni comunali rivierasche, nella gestione delle tematiche
ambientali, con
particolare riferimento alla salvaguardia dell'ecosistema marino. La
Bandiera Blu delle spiagge si
assegna per: qualità delle acque; qualità della costa; servizi e misure di
sicurezza; educazione
ambientale. La Bandiera Blu degli approdi turistici si assegna per: qualità
dell'approdo; servizi e
misure di sicurezza; educazione ambientale ed informazioni.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/bandiere_blu_07/index.html
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Per iscrivervi a "Notizie dal Governo" o per consigliarla ai vostri amici:
http://www.governo.it/GovernoInforma/Newsletter/login.html
Il Metodo in Biomusica
da altrasalute.it
Perché la musica?
Il corpo è come uno strumento musicale che richiede una costante
accordatura. Attraverso particolari combinazioni sonore si può agire per
risonanza. Movendo da queste considerazioni, la musica viene integrata ad
altre discipline complementari, per ristabilire l'equilibrio psicofisico
della persona.
Durante le sedute si coinvolge e si attiva globalmente il soggetto
attraverso il movimento del corpo, che la musica facilmente stimola, le
associazioni mentali, le immaginazioni guidate e il risveglio emozionale.
Nel gruppo si tenta di far uscire l'individuo dal suo isolamento, vincendo
le sue resistenze, per farlo relazionare con gli altri.
La Biomusica applicata alla tossicodipendenza
Nelle comunità per il recupero dei tossicodipendenti si è riscontrato che la
biomusica aiuta e contribuisce a superare gli effetti negativi dei blocchi
energetici, che si manifestano prevalentemente sottoforma di paura di
affrontare la realtà, di essere se stessi, di comunicare con gli altri, di
riconoscere situazioni dolorose e di assumere le proprie responsabilità. Gli
obiettivi principali, come l'autoaffermazione, il coraggio, la fiducia in se
stessi e la determinazione si ottengono solo quando si risolve il conflitto
che ha generato il disagio e la sofferenza. I conflitti emotivi possono
essere risolti solo quando la persona riesce ad individuare l'origine del
suo male e la biomusica può essere un valido aiuto, soprattutto se
supportato da altre tecniche psicoterapiche. I giovani che vivono in
comunità sono invitati a partecipare volontariamente ed attivamente alle
sedute di musicoterapia per un'intera settimana; gli incontri di due ore
ciascuno si dividono in sedute di gruppo alla mattina ed individuali nel
pomeriggio. Prima degli esercizi con il suono indirizzato vengono proposti
giochi musicali, stiramenti e momenti di rilassamento per riscaldare il
corpo; le attività che eventualmente vengono aggiunte e che solitamente
chiudono le sedute sono i racconti e le fantasie guidate.
Il metodo
In Biomusica il metodo è un insieme di proposte tratte da diverse discipline
che vengono utilizzate dal terapeuta per promuovere il benessere psicofisico
della persona, aiutandola a superare i conflitti emotivi che causano
disfunzioni al sistema bioenergetico.Il principio fondamentale di questo
metodo sta nella convinzione che il suono esercita costantemente
un'influenza sull'organismo umano. Il suono diventa così una vera e propria
forma di energia; noi ascoltiamo con l'udito ma anche con le ossa, il
sangue, i muscoli, la pelle e tutta la materia di cui siamo fatti. Siamo
materia che vibra: tutto il corpo o una parte di esso può entrare in
risonanza quando riceve vibrazioni simili alle proprie e ogni zona
dell'organismo vibra a frequenze diverse a seconda dei materiali che la
compongono.
Nella seduta di musicoterapia vengono, dunque, proposti esercizi con il
suono vocale indirizzato, giochi, narrazioni e fantasie guidate.
Omkareshwar, l'isola a forma di Om
(di Nanni Fontana)
Nato alla confluenza dei fiumi Narmada e Kaveri, il villaggio prende il
proprio nome dalla singolare forma dell'isola su cui si sviluppa: secondo la
tradizione, infatti, essa avrebbe la forma, seppur assai stilizzata, della
sillaba sacra OM.
Il nome Omkareshwar, infatti, non significa altro che "luogo sacro a forma
di Om" e tanto basta per renderlo adatto alla nascita di un florido mercato,
che trae il proprio sostentamento dalle orde di indiani che giungono da ogni
dove, per andare a bagnarsi nel punto in cui le sacre acque dei due fiumi si
congiungono; dalle ciotole in ottone usate per portare le offerte al tempio
alle collane di fiori alle tinture per la puja ai rosari, tutto viene
amabilmente venduto dai commercianti del paese.
L'oggetto di culto più importante dell'isola è uno dei dodici jyotirlingas
sparsi in tutto il subcontinente indiano: pietre di forma fallica
rappresentanti l'energia creativa di Lord Shiva, forse il più venerato tra
gli dei del pantheon induista.
Tra gli abitanti del villaggio, in tutto tre o quattro mila, vi è una
cinquantina di occidentali, per lo più italiani, che hanno deciso di fare di
questo luogo, isolato e faticosamente raggiungibile, la loro fissa dimora.
Non è difficile capirne il motivo, essendo Omkareshwar uno dei pochi luoghi
indiani dove regna un'atmosfera atipica rispetto ai caotici e sovraffollati
borghi e villaggi che colmano le pianure e gli altipiani del Madhya Pradesh.
Non vi sono, infatti, mezzi a motore se non pochi trattori e le chiatte che
trasportano i pellegrini da una parte all'altra del fiume, sulle rive del
quale la vita è sempre assai frenetica. Dopo il tramonto gli unici suoni
sono quelli delle preghiere e dei mantra ripetuti incessantemente dagli
altoparlanti, attaccati ai tralicci dell'elettricità, di un'improvvisata
radio locale.
La scomparsa delle classi
Le strategie dell'inganno politico
Di Antonella Randazzo per disinformazione.it - 25 maggio 2007
Autrice del libro: "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"
I mass media si sono dedicati a lungo alle elezioni presidenziali francesi,
parlando della "nuova sinistra", rappresentata da Ségolène Royal e della
"nuova destra", di Nicolas Sarcozy. Ma cosa si intendesse per "nuova destra"
o "nuova sinistra" nessuno lo spiegava, nemmeno alcuni programmi televisivi
sull'argomento, che menzionavano questi concetti come fossero assiomi. Non
c'era alcun approfondimento su ciò che si diceva, e non si permetteva allo
spettatore di capire cosa si stesse effettivamente sostenendo.
Evidentemente, questi programmi hanno ospiti ben selezionati, poiché se
anche un solo interlocutore avesse chiesto ulteriori approfondimenti, le
trasmissioni sarebbero miseramente crollate insieme ai loro assiomi.
Qual'era la differenza fra Royal e Sarcozy? Chi lo ha capito? Entrambi hanno
parlato a tutti i francesi, hanno utilizzato la bandiera, la Marsigliese ,
l'orgoglio patriottico. Hanno esposto programmi simili, attuando una
propaganda elettorale incentrata sulle stesse problematiche: sicurezza,
tasse, sviluppo economico, immigrazione e lavoro.
Perché accade questo? I valori tradizionali della sinistra erano basati
sulla distinzione fra le classi, e su una constatazione oggettiva: ossia
l'esistenza di classi non dotate di mezzi finanziari ed economici come altre
fasce sociali.
Oggi, in tutti i paesi d'Europa, i politici propagandano di avere a cuore
l'interesse di tutti. Sembra che gli interessi di classe non esistano più,
anzi, le stesse classi sociali sembrano sparite nel nulla, come se tutti i
cittadini avessero improvvisamente acquisito lo stesso status, con le
medesime possibilità e gli stessi privilegi.
Con la presunta scomparsa delle classi, anche le formazioni politiche di
sinistra, che prima difendevano i lavoratori, hanno assunto prospettive
favorevoli al rafforzamento del potere dell'oligarchia dominante, e attuano
politiche non dissimili da quelle dei partiti di destra. La campagna
elettorale è diventata come uno spettacolo, e gli schieramenti somigliano
più alle tifoserie, e non offrono una reale possibilità di scelta
responsabile di ciò che è meglio per la collettività. I personaggi politici
sono diventati protagonisti per la loro personalità, e non tanto per la
capacità di governare, mentre la fiducia verso le istituzioni crolla sempre
più, e in alcuni paesi induce molti cittadini a non votare. I pubblicitari e
i "consulenti" più esperti, chiamati spin doctors (dottore del raggiro,
manipolatore di opinioni) curano le campagne elettorali, utilizzando
conoscenze sociologiche e di psicologia sociale, allo scopo di dirottare
l'attenzione e evocare emozioni. Come disse il pubblicitario che si occupò
della campagna elettorale di François Mitterrand, Jacques Séguéla: "(c'è
stato un) passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia
consumista". Tutti i governi, di qualsiasi colore, manipolano l'opinione
pubblica, spacciando qualsiasi politica come dovuta all'interesse generale.
Durante le campagne politiche tutti i partiti dicono di voler difendere gli
interessi di tutti. Dopo le elezioni, gli schieramenti fanno il gioco delle
parti: chi non è al governo accusa l'altro di alzare le tasse, di
precarizzare il lavoro, di fare tagli alla sanità o alla scuola ecc. Così
gli elettori si convincono a votare l'altro schieramento, che quando sarà al
potere riceverà dall'opposizione le stesse accuse. Il teatrino elettorale
nasconde così la verità di un sistema in cui è un ristretto gruppo di
banchieri-imprenditori a controllare tutti i settori dell'economia, e si
vale dei politici per conservare il potere.
Negli ultimi decenni, c'è stata l'eliminazione mediatica degli operai e
delle classi sociali che hanno grosse difficoltà a sopravvivere in modo
dignitoso. I loro problemi non vengono notificati nei telegiornali, né i
politici offrono soluzioni efficaci ed adeguate a risolverli. Eppure proprio
negli ultimi anni la povertà è aumentata significativamente in molti paesi
del mondo, e continua ad aumentare. In Italia, la quantità di poveri è
passata dal 6,5% della popolazione, del periodo 1980/90, al 12% del 2005; in
Germania, dal 5,9% del 2001, la povertà è salita all'11,6% nel 2005; e in
Gran Bretagna si è passati dal 12,7% del 1980/90 al 19,5% del 2005.[1]
Questo vuol dire che non soltanto esistono ancora le classi deboli, ma che
ogni anno migliaia di nuove famiglie entrano a far parte delle fasce più
povere della popolazione. La propaganda neoliberista aveva garantito che con
la globalizzazione tutti avrebbero avuto vantaggi economici, e invece è
accaduto l'opposto. In realtà, l'obiettivo era proprio quello di indebolire
le classi popolari, e di privarle del sostegno delle istituzioni, in modo
tale da indurle ad accettare passivamente la povertà. Il sistema politico si
è trasformato in spettacolo proprio perché ha perduto l'originaria funzione
di mediazione fra le classi, diventando un organo di controllo dei cittadini
e di tutela degli interessi bancari e delle grandi corporation. In questo
contesto non è possibile alcuna democrazia, intesa come un sistema in cui il
cittadino ha voce in capitolo e può lottare attivamente per i propri
interessi. Alcuni studiosi parlano di sistema postdemocratico, che vede i
cittadini subordinati allo strapotere delle élite, che li controlla e li
passivizza attraverso il potere mediatico.
Facciamo un po' di chiarezza: per classe si intende un determinato livello
economico, lavorativo o di potere e prestigio, e ogni persona appartiene ad
un gruppo che esprime un determinato status socio-economico. I soggetti di
una classe sociale hanno quindi caratteristiche analoghe di cultura, stile
di vita, condizione economica o professionale.
Oggi in Europa è più difficile attuare nette distinzioni tra le classi
perché le classi medie si sono estese, e all'interno di esse sono sorte
diverse categorie in ordine al lavoro o al titolo di studio. Anche i nuovi
criteri lavorativi, dovuti all'automazione dei processi di produzione e alla
diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, creano nuove distinzioni
sociali. I processi di globalizzazione hanno imposto il sistema
neocapitalistico al mondo intero, provocando l'impoverimento ulteriore dei
paesi poveri e la ridefinizione delle classi nei paesi ricchi. Mentre la
classe operaia si è trovata disoccupata oppure costretta a salari sempre più
bassi, la classe media si è trovata, oltre che con stipendi non sufficienti
a mantenere alta la qualità della vita, in molti casi anche in situazioni
lavorative incerte e precarie. In altre parole, la globalizzazione, anziché
creare maggiore benessere e il miglioramento della qualità della vita per
tutti, com'era stato promesso, ha creato destabilizzazione e nuove povertà.
Lo Stato sociale, che prima dava un minimo di garanzie per la sopravvivenza
dei più deboli, è stato smantellato per permettere alle corporation di
privatizzare beni e servizi in tutti i paesi, rimpinguando ancora di più le
loro casse. Oggi con la globalizzazione viene attuato un capitalismo
sfrenato e senza regole (se non quelle che convengono al gruppo dominante) e
le corporation investono in ogni angolo del mondo, utilizzando guerre e
disastri naturali per piegare alla loro volontà. Un mercato senza regole e
la privatizzazione ad oltranza hanno trasformato il mondo in un luogo di
miseria e di corruzione, in cui i valori sbandierati dalle nazioni ricche
sono falsi come i programmi festosi e colorati delle televisioni. Le classi
più povere, perdendo potere sulle formazioni politiche che in precedenza si
professavano a difesa dei loro diritti, non hanno più la possibilità di
migliorare la propria situazione che, quindi, è destinata a peggiorare.
Impoverendo tutti, e creando confusione fra le distinzioni di status,
l'élite ha reso fuori moda parlare di classi sociali. La stessa parola
"classe" è stata messa al bando, sostenendo che non esistono più classi,
così come si propaganda che non esistono più ideologie. La verità è che
l'oligarchia dominante ha voluto cancellare le idee e le istanze a favore
delle classi svantaggiate, creando confusione nei concetti. Lo scrittore
James Petras spiega come è stata creata la confusione:
"Durante gli anni Ottanta i mass-media occidentali si appropriarono
sistematicamente delle idee fondamentali della sinistra, svuotandole dei
loro contenuti originali e riempendole con altri. Le manovre dei politici
per rafforzare il capitalismo e accrescere le ineguaglianze venivano
descritte come "rivoluzionarie" e "riformatrici", mentre coloro che si
opponevano a questa visione erano etichettati come "conservatori".
Questo rovesciamento del senso del linguaggio politico disorientò molte
persone, rendendole vulnerabili ai proclami secondo cui i termini "destra" e
"sinistra" avevano perso di significato e le ideologie non contavano più
nulla. La manipolazione culturale globale va avanti grazie a questa
corruzione del senso. Nel Terzo Mondo, la privatizzazione delle aziende
pubbliche starebbe "dissolvendo i monopoli". "Riconversione" è l'eufemismo
usato per tornare indietro a condizioni lavorative da diciannovesimo secolo,
defraudate di ogni conquista sociale. 'Deregulation" indica invece il
passaggio del potere dalle mani dello stato sociale nazionale a quelle del
sistema bancario internazionale (e) di un'élite di corporation".[2]
Sostenendo l'assenza di ideologie, si ritiene che anche il discorso sulla
lotta di classe debba essere archiviato e bandito dalla storia. La realtà è
che il divario fra le classi sta crescendo a dismisura ovunque. Nei paesi
poveri la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno imposto
"ristrutturazioni" e, concedendo prestiti, hanno reso i paesi dipendenti e
obbligati a seguire le loro linee anche se non convenienti ai loro
interessi. Questo è accaduto in molti paesi, ad esempio, nel Sudafrica, dopo
il 1995, sono iniziati gli investimenti americani che hanno realizzato un
vero e proprio saccheggio delle risorse del paese, aumentando ancora di più
il già drammatico divario fra ricchi e poveri. La General Electric , in
Sudafrica, ha fatto chiudere decine di fabbriche lasciando nella
disoccupazione migliaia di persone. Il progresso economico, promesso a
Mandela, non era per tutti ma per coloro che già avevano una posizione
economica privilegiata. Il cosiddetto "libero scambio" costringe tutta la
popolazione a pagare anche i beni di fondamentale necessità, come l'acqua, e
le classi povere sprofondano nella miseria fino a morirne. A Dimbaza
(Sudafrica) i bambini muoiono per denutrizione mentre a Johannesburg c'è
Upper Houghton, uno dei quartieri più ricchi del mondo, in cui le case
lussuosissime sono delle fortezze, e nelle scuole, fra le migliori del
mondo, i ragazzi giocano a rugby, mentre i loro coetanei in un'altra parte
del paese lavorano molte ore per guadagnare meno di una sterlina al giorno.
Oggi cinque compagnie della Anglo-American Corporation controllano tre
quarti di tutti i capitali della borsa di Johannesburg, un miracolo
economico, ma soltanto per chi già era ricco. Per le classi povere il
"miracolo" corrisponde a maggiore miseria. Oggi, in Sudafrica, si pone anche
il problema dell'assistenza medica e dell'istruzione perché il paese non può
più garantire neanche i minimi servizi e il denaro che spendeva in
precedenza adesso serve a ripagare gli interessi del debito contratto con le
istituzioni finanziarie occidentali.
Negli ultimi dieci anni, i ricchi statunitensi sono diventati ancora più
ricchi e si isolano sempre di più vivendo lontani dalla gente comune, che
diventa sempre più povera, e deve affrontare molti impedimenti nel
migliorare la propria situazione. Talvolta c'è persino il riconoscimento
percettivo delle classi, come racconta un turista europeo negli Usa: "Sono
rimasto sconvolto dal constatare come sembri di avere a che fare con due
"razze" diverse. L'élite è alta, bella e magra, veste con gusto e cura il
proprio aspetto. Tale elite frequenta solo i quartieri migliori delle città
importanti e non si trova nel resto del paese. Quanto al resto del paese...
il popolo è sciatto, trascurato, e molte persone, anche se ancora giovani,
sembrano malate o sono obese".
Negli Stati Uniti, dalle differenze di classe origina non soltanto una
diversa condizione lavorativa e una diversa qualità della vita ma, anche,
diverse condizioni di salute e diversi livelli d'istruzione.
Molti americani credono ancora al "sogno americano", cioè di potersi
arricchire dall'oggi al domani come fosse facile per chiunque l'accesso alla
ricchezza. Ma nuovi studi sulla mobilità sostengono che è sempre più
difficile passare ad una classe più elevata, mentre diventa più facile
accedere a cariche elevate, come diventare giudice della Corte Suprema, se
si appartiene all'élite ricca. Di fatto, fa strada quasi esclusivamente chi
appartiene a famiglie con redditi alti, molto istruite e con buone
conoscenze nel mondo che conta. Anche i candidati presidenti provengono
tutti dalle élite ricche, e ricevono per le loro campagne elettorali somme
elevatissime dalle banche e dalle grandi corporation.
Da un sondaggio del New York Times[3] emerge che secondo l'opinione del 40%
degli americani esistono oggi più di prima le possibilità di accedere ad una
classe più elevata, mentre in realtà è avvenuto il contrario. E' probabile
che la percezione errata degli americani dipenda dal voler mantenere vecchie
convinzioni nonostante esse non siano più suffragate dai fatti, oppure
semplicemente dal credere ai mass media, che non danno l'impressione che
qualcosa sia peggiorato, anzi, parlano di progressi economici, che avvengono
però, di fatto, soltanto per i più ricchi.
La fortissima disparità nei redditi fra ricchi e poveri presente negli Usa,
pregiudica anche le possibilità di rendimento scolastico dei figli che non
possono accedere per gli alti costi alle migliori scuole, che si trovano
tutte nei quartieri alti.
I sociologi americani, fino a poco tempo fa, distinguevano soprattutto tre
classi sociali: la classe alta, la media e la classe bassa o lavoratrice.
Oggi ne distinguono decine, caratterizzate dal tipo di lavoro e dallo stile
di vita. Alcuni sociologi, in linea con le tendenze del momento, hanno
cercato di spazzar via lo stesso concetto di classe mentre altri sociologi,
come Michael Hout, si sono opposti all'inganno. Hout ha dichiarato:
"Trovo questo dibattito sulla 'fine della classe' ingenuo e ironico, perché
siamo in un periodo di espansione delle disuguaglianze".[4]
Il nuovo corso dell'economia, con i cambiamenti tecnologici e i processi di
globalizzazione (cioè delocalizzazione delle industrie in posti dove si
sfrutta la manodopera a costi e a condizioni semischiavistiche), ha
provocato la chiusura di fabbriche e aumentato il reddito dell'1% delle
famiglie (quelle già ricche) del 139% nel periodo fra il 1979 e il 2001,
mentre quello delle classi povere è salito meno rispetto al livello
dell'inflazione, provocando così un peggioramento delle condizioni
economiche di milioni di persone. Di fatto gli americani percepiscono che la
loro condizione è peggiorata soprattutto a causa del costosissimo sistema
sanitario, che lascia senza sicurezza sanitaria ben 50 milioni di cittadini
americani. Ma gli americani sembra non vogliano rinunciare al "sogno
americano" anche se esso rimarrà soltanto un sogno. Nella realtà di tutti i
giorni, la classe sociale rimane un fattore importantissimo per l'intera
vita del soggetto e anche per la sua morte. Come dice Ichico Kawachi,
docente di epidemiologia sociale all'Harvard School of Public Health:
"Negli ultimi 20 anni ci sono stati progressi enormi nel soccorso prestato
ai pazienti colpiti da attacco cardiaco e nella conoscenza di come si
previene un attacco. Ogni volta che si fa strada un'innovazione, le persone
agiate sono le più veloci ad adottarla. All'altra estremità della scala
sociale, invece, per i poveri si sono accumulati vari svantaggi: la dieta è
peggiorata, c'è più stress dovuto al lavoro. La gente, se è povera, ha meno
tempo per dedicarsi ad attività che consentono di restare in buona
salute".[5]
Nel 1974, l 'economista Paolo Sylos Labini scrisse un libro dal titolo
Saggio sulle classi sociali, in cui propose la seguente distinzione fra le
classi:
"I) Borghesia vera e propria: grandi proprietari di fondi rustici e urbani
(rendite); imprenditori e alti dirigenti di società per azioni (profitti e
rendite misti che contengono elevate quote di profitto); professionisti
autonomi (redditi misti, con caratteri di redditi di monopolio).
IIa) Piccola borghesia impiegatizia (stipendi).
IIb) Piccola borghesia relativamente autonoma (redditi misti: coltivatori
diretti, artigiani (inclusi i piccoli professionisti), commercianti.
IIc) Piccola borghesia: categorie particolari (militari religiosi ed altri)
(stipendi).
IIIa) Classe operaia
IIIb) Sottoproletariato".[6]
Il libro di Sylos Labini, che offre uno spaccato della società italiana del
secolo scorso, venne pubblicato proprio quando in Italia si verificavano
scontri e lotte per migliorare la situazione dei lavoratori. Le lotte e le
contestazioni degli anni Sessanta e Settanta permisero all'Italia di fare
passi avanti nei diritti dei lavoratori, delle donne, e nel diritto allo
studio, ma negli ultimi anni, a causa della precarizzazione del lavoro,
della svendita dei beni pubblici e della corruzione politica, tutto questo è
stato demolito.
I processi di globalizzazione hanno fatto aumentare il divario fra ricchi e
poveri anche nei paesi ricchi, e molte persone appartenenti alle classi
medie si sono trovate a non avere più i vantaggi economici di prima. La
competizione lavorativa è diventata mondiale, e viene diretta e controllata
da chi già detiene una fetta enorme di potere economico. I paesi poveri
vengono costretti a produrre di più mentre il prezzo delle loro materie
prime viene abbassato, e nei paesi ricchi aumentano la disoccupazione e il
lavoro precario. I meccanismi di tassazione, che prima permettevano di
aiutare le classi povere garantendo loro istruzione e assistenza sanitaria,
oggi vengono smantellati per favorire un maggiore accumulo di capitale alla
classe ricca. In Europa, negli ultimi venti anni, sono diminuite le tasse
sul capitale e sono aumentate quelle sul lavoro, mentre negli Usa le tasse
delle società per azioni sono scese dal 27% al 17% del totale. In molti
paesi asiatici e africani le corporation transnazionali trovano concessioni
fiscali straordinarie che danneggiano le classi povere. L'idea che le
imprese private debbano essere più importanti dell'interesse nazionale ha
reso gli Stati più deboli e la difesa delle classi povere sempre meno
presente all'interno di essi. La tutela delle classi povere e dei lavoratori
è ormai un argomento non più dibattuto, esso ha lasciato il posto ai
concetti di "competizione globale" e di neoliberismo mondiale, argomenti
spesso falsati per indurre a credere che la globalizzazione sia favorevole
anche alle classi povere. Ma ciò non corrisponde a realtà poiché il
liberismo mondiale coincide con un potere esercitato da chi è più ricco,
contro chi è povero. La realtà futura, se non si riesce a contrastare la
tendenza attuale, vede un ulteriore impoverimento delle classi povere a
favore dei ricchi, che concentreranno ancora di più le ricchezze nelle loro
mani contro i diritti sanciti nell'articolo 25 1° comma dalla Dichiarazione
Universale dei diritti umani:
"Ognuno ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e
il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo
all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai
servizi sociali necessari; ognuno ha diritto alla sicurezza in caso di
disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro
caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla
sua volontà".
La smania dei politici di dimostrare di poter rappresentare tutte le classi
e difendere i diritti di tutti, manifesta un comportamento di copertura,
ossia che è vero l'opposto: il politico oggi non è a servizio dei cittadini,
e la politica è soltanto un canale che serve al gruppo egemone per mantenere
il controllo politico sulla popolazione. Per capirlo basta osservare come
nelle campagne elettorali il cittadino non è affatto il protagonista ma è
bersaglio della propaganda. Le classi popolari sono diventate ormai preda di
inganni, talvolta grossolani, e di illusioni. I popoli sono indotti alla
passivizzazione e coinvolti emotivamente nello spettacolo politico. Uno
spettacolo sempre più squallido, che nel mettere in scena personaggi
benevoli, paternalistici o che cantano allegri l'inno nazionale, ignora la
vera funzione della politica. Nel valorizzare ciò che appare e che suscita
emozioni momentanee, si nasconde quello che sarebbe meglio per la società, e
ci si guarda bene dal chiedersi se i valori come la solidarietà e il
principio di redistribuzione della ricchezza debbano essere, oggi più che
mai, alla base di ogni scelta politica che sia degna di essere rispettata.
Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in
Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di
civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La
Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).
Se vuoi lasciare un commento agli articoli o ai libri di Antonella Randazzo
vai a http://antonellarandazzo.blogspot.com/
Autrice del libro: "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"
Note:
[1] Fonti: World Economy 2001, Banca Mondiale, dati ISTAT, The World
Factbook CIA.
[2] Cit. in Pilger John, Agende nascoste, Fandango, Roma 2003, p. 540.
[3] The New York Times, 25 maggio 2005.
[4] Scott Janny e David Leonhardt, "Classi in America", The New York Times,
25 maggio 2005.
[5] Scott Janny, "Più salute e vita migliore per chi ha più mezzi", in The
New York Times, 25 maggio 2005.
[6] Labini Sylos Paolo, Saggio sulle classi sociali, Laterza, Roma-Bari
1975.
Il pianeta Niburu (parte 1)
redazione ECplanet
Dopo la scoperta di Plutone del 1930, gli astronomi notarono ben presto che
la presenza di quest'unico pianeta non era sufficiente a spiegare le
interferenze sulle orbite d’Urano e Nettuno. Così nel 1970 venne generato al
computer il primo modello di un ipotetico Decimo Pianeta (Planet X). Si
calcolò che il Planet X dovesse essere almeno 5 volte più grande della
terra.
Venne calcolata inoltre la lunghezza e la forma della sua orbita attorno al
sole e il numero d'anni per completarla. Nel 1983 un gruppo d'astronomi
supportati dalla NASA compirono degli studi con il satellite astronomico ad
infrarossi (IRAS) e scoprirono la presenza di un oggetto di dimensioni pari
almeno a quelle di Giove ai margini del Sistema Solare. Gli scienziati non
seppero classificare quest'oggetto.
L'opinione di John Murray - 7 ottobre 1999
Incuriosito dal fatto che le orbite delle comete a lungo periodo osservate
da terra non erano orientate esattamente nello spazio, uno scienziato della
“Open University in UK” ha capito che potrebbero essere influenzate dalla
gravità di un grande e misterioso oggetto sconosciuto, in orbita attorno al
sole. Il prossimo 11 ottobre 1999 su “Monthly Notices” della Royal
Astronomical Society, il dott. John Murray parlerà di un oggetto orbitante
attorno al Sole lontano 32 volte la distanza che separa la Terra dal Sole.
Potrebbe essere poco percepibile a causa del suo lento movimento, e potrebbe
essere sfuggito nelle attuali e nelle precedenti ricerche sui pianeti
distanti... Si crede che le comete a lungo periodo siano originate in un
vasto “bacino di riserva” di comete potenziali, conosciute come la fascia
(=nube) di Oort, che avvolge il Sistema Solare ad una distanza che varia
dalle 10.000 alle 50.000 unità astronomiche (UA).
Gli astronomi hanno capito che la vicinanza di una terra all'interno del
Sistema Solare, abitualmente, genera perturbazione nelle loro orbite. Solo
quando vicine al sole gli oggetti cominciano a fare “le comete”, con la loro
classica coda. Il Dott. Murray ha notato che fra le comete che raggiungono
l'interno del Sistema Solare, un gruppo proviene da luoghi dello spazio che
sono disposti in fila lungo un arco intorno al cielo. Egli ha intuito che
questo potrebbe contrassegnare l'esistenza di un esteso movimento intorno
allo spazio in un’altra zona della fascia di Oort, creata da perturbazioni
gravitazionali sulle comete che viaggiano. L'oggetto potrebbe essere grande
quanto Giove per creare delle perturbazioni gravitazionali così estese da
rilevarne gli effetti, ma attualmente, le teorie accreditate non spiegano le
perturbazioni con l'esistenza di un pianeta così distante dal sole.
Se fosse così massivo (come ritiene Murray) potrebbe essere una nana bruna
(il più caldo fra gli oggetti stellari) e non un pianeta, e verosimilmente
potrebbe essere determinato molto facilmente. Nonostante ciò il dott. Murray
specula sull'esistenza di questo oggetto, se esiste, è sicuramente di natura
terrestre, e non stellare, probabilmente è stato catturato dalla formazione
del Sistema Solare, con un evento che sembra avere alle basi le correnti
leggi conosciute. Sebbene un grande, e distante pianeta abbia un fascino
indescrivibile e l'ipotesi sia suggestiva, il Dott. Murray tuttavia dà
rilievo al fatto che questa potrebbe essere l'unica spiegazione per motivare
le perturbazioni orbitali delle comete a lungo periodo.
Data articolo: maggio 2007
Gli atteggiamenti sociali
di: Ester Capuano
Secondo Alport l'atteggiamento è lo stato mentale e neuropsicologico
determinato dall'esperienza che esercita un'influenza dinamica
sull'individuo preparandolo ad agire in una maniera particolare di fronte a
un certo numero di oggetti o di avvenimenti (stato mentale che esprime
favore o sfavore rispetto a un fenomeno sociale).
Gli atteggiamenti rispondono a 3 funzioni: cognitiva, energetica e
regolatrice.
Con funzione cognitiva si intendono gli atteggiamenti che organizzano la
conoscenza. La funzione regolatrice calibra i comportamenti. La funzione
energetica determina l'intensità delle motivazioni. La formazione e il
cambiamento degli atteggiamenti è determinata dai genitori, dai coetanei/il
gruppo, dalla pubblicità, dalle opinioni altrui, dalle ideologi,
dall'autostima e dalla memoria.
Gli atteggiamenti vengono imparati ed appresi, le convinzioni vengono
influenzate dall'esperienza. Gli atteggiamenti si modificano sia in modo
repentino che graduale, l'individuo modifica i suoi atteggiamenti quando è
di fronte a nuove informazioni. Gli atteggiamenti vengono generalmente
misurati in 2 modi: costruendo scale di misurazione, tramite tecniche
indirette. Le prime scale di misurazione vennero costruite da Thurstone. Le
scale devono avere i requisiti di fedeltà, cioè la capacità di ottenere dei
risultati coerenti e non contraddittori, e di validità, la non presenza di
errori.
Tra i metodi indiretti possiamo trovare: il poligrafo (macchina della
verità), il pupillometro, l'elettromiogramma facciale, il linguaggio non
verbale (postura del corpo...) e la distanza fisica. Le scale presuppongono
che ci sia uno stretto legame tra atteggiamento e comportamento, però la
conoscenza di un atteggiamento non è spesso sufficiente per ipotizzare un
preciso comportamento. Tramite alcune ricerche si sono compresi alcuni
elementi (variabili) che intervengono a rafforzare o a indebolire il
rapporto atteggiamento-comportamento.
Alcune variabili sono: l'intervallo di tempo che intercorre tra
atteggiamento e comportamento. Prendendo come esempio un sondaggio
elettorale effettuato 3 mesi prima si è constatato che il giorno antecedente
l'evento il legame tra atteggiamento e comportamento e più stretto.
l'autostima è peculiare perché è difficile prevedere gli atteggiamenti di
persone che si valutano poco; questi soggetti hanno facili mutamenti
repentini delle intenzioni.
Wicker contestò la stretta connessione tra atteggiamenti e comportamenti
dopo aver analizzato e osservato numerose ricerche, tra le quali una
riguardante la raccolta dei rifiuti. In questa occasione vennero
intervistate 500 persone: il 94 per cento dimostrò atteggiamenti molto
civili al proposito, ma solo il 2 per cento di loro, finita l'intervista,
raccolse i rifiuti che erano stati messi intenzionalmente in vista dal
ricercatore.
Inoltre, spesso i nostri atteggiamenti generali sono influenzati da
circostanze specifiche (atteggiamenti specifici). Se a una persona non piace
il pesce non lo mangerà solitamente, ma se sarà invitato a pranzo da persone
con cui ha scarsa confidenza non potrà esimersi dal farlo.
Data articolo: Maggio 2007
Intelligenza collettiva 3
di: Alessio Mannucci
Il “web che pensa”, l'infrastruttura di rete che sta nascendo grazie ai
progetti collaborativi e all'organizzazione sempre più raffinata di idee e
contenuti chiamata Web 2.0, stà trovando un alleato prezioso nel crescente
utilizzo dei “tag”: l'attività di “tagging” consiste nell'attribuzione di
una o più parole chiave, dette appunto tag, che individuano l'argomento di
cui si sta trattando a documenti, o più in generale files su internet, per
catalogare le informazioni correlate agli utenti (in Italia, è stato il sito
RadioRadicale.it uno dei primi ad etichettare i propri contenuti). Molti
software per gestire blog supportano gli standard che si sono sviluppati
attorno ai tags. Esistono anche i “geotags”, parole chiave che descrivono
elementi geografici: il “geotagging”, oltre al semplice tagging che
identifica elementi culturali, consente anche di identificare fisicamente
nello spazio quanto pubblicato sul web.
Su Flickr si usano “nuvole semantiche”, su YouTube i tag descrittivi dei
video. Il fenomeno è in crescita, come attestato da una recente ricerca di
mercato a curadi Pew Internet & American Life Project, secondo cui, nel
corso di dicembre 2006, il 28% dei netizen ha fatto uso di tag, etichette e
catalogazioni più o meno specifiche di contenuti on-line come foto, video,
news o entry di blog. In un giorno di connessione tipico, il 7% degli utenti
sostiene di dedicarsi a questa opera di classificazione. La ricerca, però,
basata su interviste online e telefoniche, mette anche in evidenza come la
pratica del tagging sia in realtà più complessa di quel che sembra: alcuni
siti, ad esempio, permettono di catalogare i contenuti in maniera così
semplice che gli utenti non sanno di stare partecipando alla costruzione del
Web 2.0.
Nel frattempo, continuano a crescere gli utenti di internet in tutto il
mondo. Per quanto riguarda l'Italia, Nielsen//NetRatings ha comunicato i
dati ufficiali relativi allo scenario Internet in Italia nel mese di marzo
2007: sono 18,8 milioni gli utenti che si sono connessi al Web almeno una
volta nel mese da casa o dal luogo di lavoro (+2% rispetto a febbraio 2007,
+5% rispetto a marzo 2006), e che diventano 20,7 milioni se si prende in
considerazione anche chi ha utilizzato applicazioni quali l'instant
messenger o i programmi per scaricare musica e film. «Il mondo del Web 2.0,
in particolare quello dei contenuti digitali audiovisivi, è il beneficiario
privilegiato dell'alta velocità.
L'ampliamento della banda consente una nuova esperienza di navigazione, più
dinamica e appagante, capace di coniugare la fruizione televisiva
dell’immagine e dei suoni con l'interattività della rete», ha dichiarato
Ombretta Capodaglio, Marketing Manager Nielsen//NetRatings. A conferma dei
successi dei siti del Web 2.0 come YouTube, i canali video di Libero, Alice,
Google e le Web TV (come le sezioni TV e Multimedia di Repubblica e i
Mediacenter di Corriere e Gazzetta), ma anche dei motori di ricerca “umani”
come Wikipedia (6,6 milioni di utenti, più che raddoppiati nell'ultimo anno)
e Yahoo ! Answers (che in 10 mesi ha raggiunto un'utenza di 2,2 milioni) e
dei siti dove costruirsi una vita virtuale come Second Life (ancora poco
visitato in Italia, ma che solo nell'ultimo mese ha visto triplicare la
propria utenza).
Technorati segnala la classifica dei migliori motori di ricerca Web 2.0,
che, in un modo o nell'altro, offrono sistemi alternativi dei presentazione
dei dati, stilata recentemente dall'OEDB (Online Education Database):
FlickrStorm,ad esempio, consente, oltre la semplice ricerca per
parole-chiave, anche una ricerca indirizzata verso aree specifiche, che può
essere raffinata mediante ulteriori termini correlati; Keotag, a partireda
Del.icio.us, scandaglia i social bookmark e può fungere anche da generatore
di tag e link; Whonu è un eccellente aggregatore di tag, che permette
un'infinità di combinazioni per ricerchepersonalizzate e differenziate per
categoria; Mnemomap punta invece sulla visualizzazzione grafica dei
risultati, dopo aver setacciato i principali “tagging site”; Ujiko, con una
interfaccia da videogioco, presenta i risultati circolarmente, mentre
Tagnautica opta per sfere ondulanti. Tutti esperimenti da cui potrebbe
nascere l'effettivo Web 2.0 del prossimo futuro.
Un diverso modo di organizzare e presentare l'enorme quantità di
informazioni disponibili su internet è d'altronde quanto mai necessario. Gli
esperti sono preoccupati dall' “information overload” e dalla relativa
perdita di attenzione che ne può derivare, così come dall'aumento di stress
che potrebbe provocare. Qualcuno si è spinto perfino a dire che la quantità
di dati è tale che l'adattamento ad essa impedirà, in un futuro prossimo, di
dedicare un coinvolgimento reale nell'utilizzo dei nuovi media.
Tim O'Reilly, l'editore e intellettuale della rivoluzione digitale, cuolui
che ha inventato la definizione di Web 2.0 (al Web 2.0 Summit del 2005),
qualsiasi cosa voglia dire oggi, ha presentato al Moscone Center di San
Francisco il “Web 2.0 Expo”, una conferenza a cui hanno partecipato
diecimila persone, decine di workshop e saloni, e una serie di speaker di
tutto rilievo, da Jeffrey Bezos di Amazon a Eric Schmidt di Google e Jeff
Weiner di Yahoo!. «L'informatica persistente, le connessioni globali,
l'integrazione tra rete e business non sono affatto finite», ha detto
O'Reilly, «non va persa la fiducia nell'integrazione costante e proficua tra
tecnologia, imprenditoria e individui come strumento di grande potenzialità
per l'intero pianeta a ogni livello. Si tratta di costruire un network
globale in grado di sfruttare a pieno l'intelligenza collettiva fornita da
tutti coloro che sono connessi, come facenti parte di una stessa grande
macchina».
È ormai noto che il Web 2.0 rappresenta l'insieme delle tecnologie e
metodologie che caratterizzano la seconda generazione del World Wide Web
basate fondamentalmente su due paradigmi: l'inserimento di contenuti
direttamente da parte degli utenti finali (blog, wiki, forum ecc.) e
l'immagazzinamento delle informazioni non più sul client, ma sul server, con
accesso dell'utente tramite Web browser. TopQuadrant e Franz - aziende di
punta nella programmazione di tool di sviluppo in questo settore - hanno
comunicato che intendono unire le forze e i loro prodotti - TopBraid
Composer e AllegroGraph 64-bit - in un unico ambiente di sviluppo semantico
per il Web. La “Semantic Technology”, che aiuta i computer a meglio
interpretare i dati, è particolarmente utile quando si tratta di organizzare
ed utilizzare grandi quantità di informazioni, oltre che per tutte quelle
applicazioni che si occupano di ricerca di informazioni, proprio perché
permette agli elaboratori di effettuare relazioni tra gli elementi a
disposizione. Una ricerca per keyword restituisce infatti solo i documenti
che contengono quella parola specifica senza distinzione di contenuto,
mentre una ricerca semantica restituisce solo informazioni relative al
particolare significato della parola.
Il Semantic Web però ancora non esiste, perché ancora non ci sono adeguati
tool di sviluppo che permettano di realizzarlo. “Noi dobbiamo costruire
questi applicativi per far sì che il Semantic Web possa decollare” ha detto
Ralph Hodgson, co-fondatore nonché executive partner di TopQuadrant,
aggiungendo che attualmente le applicazioni semantiche non sono
particolarmente efficienti in fatto di scalabilità, utilizzando database e
ambienti di sviluppo di tipo convenzionale. Esistono svariate specifiche
semantiche per il Web, protocolli e linguaggi, inclusi RDF (Resource
Description Framework), il Web Ontology Language, e SPARQL Query Language
for RDF, oltre a tecnologie collegate come XML, che danno agli sviluppatori
la possibilità di organizzare i dati in framework di tipo semantico. Quello
che l'unione TopQuadrant-Franz aggiungerà a questo panorama è un ambiente di
sviluppo grafico con un database integrato basato su Eclipse, appositamente
ideato per gestire grandi quantità di dati RDF. Attualmente, molte società,
come la farmaceutica GlaxoSmithKline e la Kodak, stanno testando
AllegroGraph 64-bit per realizzare infrastrutture che rispondano meglio alle
esigenze di marketing e produttività.
Jeff Bezos ha dettagliato la sua nuova carta: la creazione di mega
data-center per offrire in affitto spazi, infrastrutture, servizi web,
puntando più in là a creare “magazzini globali” anche per merci fisiche. Un
outsourcing tagliato su misura per utenti, start-up e aziende di ogni
grandezza e Paese, con tariffe da pochi spiccioli, pagando “on-the-go”, per
“bevanda” consumata. Anche se per ora, ha ammesso, «siamo nettamente in
rosso con i conti». Kevin Lynch, di Adobe, ha parlato della nuova
piattaforma Apollo, mirata a integrare i benefici delle applicazioni Web con
le tipiche capacità dell'ambiente desktop, onde arrivare a far girare sul
proprio PC in maniera autonoma i programmi che consentono poi l'interazione
con i maggiori siti online. eBay sta già testando un applicativo basato su
Apollo grazie al quale gli utenti possono operare in modo fluido, off-line,
sui suoi siti di aste online. Bill Tancer di Hitwise e il boss di
Technorati, Dave Sifry, hanno poi snocciolato i dati relativi allo “State of
the Web 2.0”: mentre i più giovani consultano spesso Wikipedia, a inserire e
rivederne le voci sono persone più adulte; rispetto all’upload dei video
online, i meno rappresentati sono quelli compresi tra 18 e 24 anni; in
discesa la percentuale di blog attivi, dal 36% di maggio 2006 al 21% di
marzo 2007; aumentano i blog in lingue diverse dall'inglese (tuttora in
vetta con il 43%), con il giapponese al 37%, il cinese all'8% e lingue
inaspettate come il farsi che raggiunge l'1%.
All'Expo si sono anche potute mettere in luce esperienze meno note, come
Esnips, una rete sociale che vanta oltre 2 milioni di utenti registrati e 10
milioni di visite al mese in poco più di un anno di attività. Alle spalle
c'è una piccola azienda di Tel Aviv che ora, guarda caso, pensa di
trasferirsi in Silicon Valley. Ha destato poi un certo scalpore l'incontro
tra alcuni rappresentanti di Microsoft, Google, Mozilla e Opera per
discutere del futuro “browser Web” mediante applicazioni Web 2.0. Oltre ai
problemi legati alla sicurezza, l'opinione comune degli sviluppatori
intervenuti pare essere quella secondo cui il vero sforzo vada fatto nel
garantire la possibilità di utilizzare le stesse applicazioni su differenti
browser. Da parte sua, Mozilla Foundation si è già lanciata in grande stile
nel Web 2.0. con il nuovo add-on The Coop, un motore multisharing che
permette la condivisione in tempo reale dei contenuti tra utenti tramite il
browser. Rilasciato per ora a livello di prototipo nella versione 0.1, The
Coop fa proprie le precedenti esperienze dei circuiti Zweitgeist e Dai.sy, e
le sperimentazioni XMPP di Hyperstruct, per implementare direttamente su una
barra laterale del browser gli elementi di social networking.
In particolare, sarà permesso condividere foto, video, link, profili, tags,
blog, rss, senza aver bisogno di webserver che facciano da tramite. Una
sorta di peer-to-peer via browser che si preannuncia vincente già nell'idea,
e su cui decine di sviluppatori si stanno gettando con anima e corpo. Eric
Schmidt, di Google, invece, ha annunciato l'acquisto di Tonic System,
società che da tempo propone una soluzione basata su Java per lo sviluppo di
una nuova applicazione web che affiancherà le attuali soluzioni Google Docs
& Spreadsheets. Il nuovo elemento permetterà di gestire in modo pratico e
versatile le presentazioni multimediali e offrirà funzionalità simili a
quanto garantito da Microsoft PowerPoint. Il boss di Google ha anche
aggiunto che le applicazioni web based offerte dalla propria azienda non
intendono competere con la suite di Microsoft.
Ma accanto agli entusiasti ci sono anche i “Web 2.0-scettici”: HitWise, la
nota società di Consulenza e Marketing Internet fondata da Adrian Giles ed
Andrew Barlows, ha lanciato l'allarme sull'attività degli utenti online,
ancora troppo passivi. Sono pochissimi infatti gli utenti che partecipano
alla costruzione del Web producendo contenuti: solo l'1% dei soggetti
contribuisce con contenuti propri, il 10% svolge attività di commento,
mentre la stragrande maggioranza, l'89%, si limita a godere del risultato
(fonte: “Finanza e Mercati”, sabato 21 aprile). Per HitWise, dunque, gli
utenti Web 2.0 per ora sono più che altro fruitori. Ciò che ancora manca è
proprio l'input che O'Reilly indicava come condizione fondamentale per
mettere la persona al centro della Rete e creare un social networking
globale: l'immissione dei contenuti da condividere. Infatti, mentre i
semplici fruitori di contenuti Web 2.0 crescono a ritmi del 668% annuo, sono
ancora pochissimi gli utenti che uploadano materiale. In YouTube, ad
esempio, solo lo 0,16% immette filmati; in Flickr, addirittura il 4 per
mille. Ne esce male anche il fenomeno Wikipedia: a fronte di una
consultazione divenuta uno standard mondiale per il reperimento
enciclopedico, solo il 4,6% degli utenti immettono o modificano dati.
Data articolo: maggio 2007
Fonti: PuntoInformatico, nova.ilsole24ore, Vnunet, Apogeo Online
Meditazione nella vita quotidiana
(Giampiero Cara)
Non è una questione di tecnica, ma di atteggiamento. La meditazione è la
capacità di focalizzare tutta la propria attenzione sull'istante presente,
punto di partenza per aprirsi all'incommensurabile.
Krishnamurti, libero pensatore per cui la verità è una terra senza sentieri
(1895-1986), diceva che la meditazione "è qualcosa da scoprire" e che ognuno
deve farlo per conto suo. Non spiegava che cosa è, o come la si pratica, ma
offriva spunti di riflessione per scoprirla: "Sto meditando nel momento in
cui comincio a chiedermi cosa sia la meditazione, invece che quale metodo
usare", diceva.
La meditazione, nella sua definizione, è fondamentalmente uno stato di
osservazione, di indagine di ciò che sta accadendo nel momento presente.
Un'osservazione in cui non ci sono né un osservatore, né un oggetto
dell'osservazione separati, ma esiste soltanto un atto dell'osservare che
ingloba tutto, esterno e interno. E allora non osserviamo soltanto ciò che
ci sta accadendo, ma anche il nostro modo di percepirlo, i pensieri, le
emozioni e le sensazioni che suscita in noi.
È un modo di essere presenti qui, ora, in cui non avvertiamo più una
separazione tra il "dentro" e il "fuori" e ci sentiamo parte di tutto ciò
che percepiamo in quel momento.
Sul piano concreto, e non soltanto concettuale, è lo stimolo e l'esperienza
di quel senso di unità con il tutto di cui parlano i testi orientali, da cui
soltanto può nascere la vera comprensione, intesa non come processo
intellettuale, ma come appartenenza alle cose che si comprendono. In questo
stato non esiste giudizio, che nasce invece da una mancanza di comprensione
e ci distacca dalle cose che vogliamo giudicare.
Per raggiungere un simile stato, non è necessario usare una tecnica
specifica. Ci possiamo anche mettere a gambe incrociate, respirare
profondamente e recitare mantra esotici, se pensiamo che questo possa
aiutarci. Ma se a far scattare in noi quel senso di presenza nel qui ed ora
è qualcos'altro, che funziona solo per noi, e magari per una volta soltanto,
non importa. Va bene lo stesso.
Quel che conta veramente è la nostra capacità di essere presenti in
qualsiasi momento della giornata, prestando attenzione a tutte le cose che
avvengono dentro e fuori di noi, lasciando che siano queste cose a rivelarci
il loro significato nell'attimo stesso in cui le osserviamo, senza che la
mente si metta a cercarlo tra le cose che già conosce.
E' questo "svuotare la mente": non perché sappiamo fermare tutti i pensieri,
ma perché rinunciamo a rimanere attaccati a ciò che già sappiamo e siamo
disposti a percepire quel che c'è di nuovo e irripetibile nell'istante che
stiamo vivendo. È questo lo stato di "non conoscenza" di cui parla
Krishnamurti, uno stato in cui la mente, libera dalle pastoie del
conosciuto, "è in grado di ricevere Dio, ossia quel qualcosa di
incommensurabile che esiste soltanto di momento in momento".
Un biocomputer per la salute
di: Massimo Bertolucci
Un team di scienziati della Princeton University e dell'Harvard University
ha messo a punto un biocomputer endocellulare molto 'raffinato' dal punto di
vista tecnologico. I ricercatori hanno, senza ombra di dubbio, raggiunto dei
traguardi molto interessanti verso la messo a punto di un biocomputer
impiantabile, capace di monitorare tutte le attività e le connotazioni delle
cellule umane. Non a caso lo hanno chiamato 'medico biologico'. Gli
scienziati hanno già portato a termine con successo una prima fase
soerimentale su delle cellule renali in coltura.
Gli imput di questo biocomputer endocellulare sono composti interamente di
molecole di DNA, RNA, proteine e composti chimici presenti nel citoplasma;
l'output, da molecole-spia facilmente rilevabili mediante semplici esami di
laboratorio. Dall'analisi di particolari equazioni booleane all'interno
della cellula, si è appurato che il biocomputer dovrebbe captare qualsiasi
segnale dissonante causato dall'eventuale presenza di un gene mutante. I
ricercatori non hanno ancora messo a punto degli strumenti di lettura dei
segnali cellulari. Tuttavia, questo biocomputer ha la capacità di tradurre
marcatori cellulari complessi in output rilevabili con estrema facilità.
“Un biocomputer dotato di queste caratteristiche” – spiega il dottor Yaakov
(Kobi) Benenson - “potrebbe offrire alla medicina metodi terapeutici mirati
esclusivamente verso i tessuti cellulari malati. Inoltre, ogni cellula umana
ha la capacità di mettere a punto da sé un simile biocomputer. Bisogna
solamente fornire una 'bozza' del biocomputer per permettere alle cellule di
costruire la macchina all'interno del corpo del paziente”. “Inoltre, la
programmazione di questo biocomputer” – continua lo scienziato – “potrebbe
prevedere la traduzione degli output direttamente in azioni concrete. Questa
procedura permetterebbe, ad esempio, di marcare le cellule permettendo al
medico di identificarle o convogliare verso esse l'adeguata terapia”.
Data articolo: maggio 2007
Fonte: Nature Biotechnology
Blog di Beppe Grillo: I negazionisti
((((((((((((((((( Blog di Beppe Grillo : I negazionisti )))))))))))))))))
2007.05.27 15:42:25
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L’Italia è in preda a una diarrea verbale. Una malattia
nazionale. Negare tutto e affermare il contrario. La classe
dominante, una stella a quattro punte: politica, media, banche,
mafie, sente odore di bruciato.E’ un formicaio impazzito,.
Tutti sapevano, tutti...
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Cellulari e cervello
redazione ECplanet
Le interazioni tra il cervello e i campi di microonde e radiofrequenza
prodotte dai cellulari
I campi di radiofrequenza (30KHz-300MHz) e di microonde (300-3000MHz) non
esistono come componenti significative del naturale campo elettromagnetico
terrestre. Pertanto, la nostra generazione è la prima ad esporsi
volontariamente a campi di microonde e radiofrequenza artificiali che
includono un vasto spettro di frequenze ed intensità. Nei comuni ambienti
periferici, questi campi da poco introdotti arrivano ora ad avere
un'intensità che si aggira intorno a 1µW/cm² (4V/m).
I tipici telefoni cellulari emanano in media una potenza di 0,2-0,6 W. Se
tenuti in mano e utilizzati vicino alla testa, questi livelli si alterano
bruscamente, dato che il 40% dell'energia emanata dal telefono viene
assorbita e dalla mano e dalla testa (Kuster et al., 1997). Usato in questo
modo, un telefono cellulare può essere considerato alla stregua di un
radiotrasmettitore alquanto potente. La sua emissione di energia sulla
superficie della testa è generalmente 10.000 volte più forte rispetto ai
campi che raggiungono un utente che si trovi a meno di 30 metri di distanza
dalla base di un tipico ripetitore per cellulari collocato su una torretta a
30 metri dal suolo.
1) Lo sviluppo storico del sistema di trasmissione analogico e digitale dei
telefoni cellulari.
Nel corso dell'ultimo decennio, la rapida diffusione su scala mondiale dei
sistemi di comunicazione con telefonia cellulare ha comportato un
altrettanto rapido progresso tecnologico. Di conseguenza, molti degli
attuali utenti di telefonia mobile sono stati esposti ad una sequenza di
campi di microonde modulati in diversi modi (Adey, 1997). All'inizio il
segnale vocale veniva universalmente espresso con modulazioni di frequenza
(FM) dell'onda portante. Dal punto di vista biofisico, l'onda portante
mantiene un'ampiezza costante per tutto il periodo della trasmissione, dal
momento che ogni segnale vocale viene trasmesso nel campo della frequenza.
Sebbene questi sistemi di modulazione di frequenza detti analogici vengano
ancora comunemente utilizzati, considerazioni radiotecniche, come il
risparmio dell'energia usata per telefonare e l'utilizzo ottimale del
limitato spettro di microonde disponibile, hanno portato progressivamente
alla generale adozione di tecniche di trasmissione digitale (Kuster et al.,
1997). I primi sistemi di trasmissione utilizzavano frequenze da 400MHz,
quelli attuali invece trasmettono generalmente a 800 e 1800 MHz. Un esempio
di queste tecniche è dato da due metodi di modulazione digitale ora
ampiamente utilizzati nei sistemi di telefonia mobile: il North American
Digital Cellular (NADC), utilizzato in Nord America, e il Time Division
Multiple Access (TDMA), impiegato in Giappone, ovvero una modulazione che
codifica il discorso con una velocità di 50 impulsi al secondo. Il metodo
utilizzato dal Global System for Mobile Communication (GSM), impiegato in
Europa e in gran parte del resto del mondo, è in grado di codificare il
discorso alla velocità di 217 impulsi al secondo.
2) L'influenza dei campi di microonde dei cellulari sulle prestazioni
cognitive umane.
Dopo l'esposizione a campi telefonici GSM ed FM simulati o reali, si sono
riscontrate delle alterazioni nelle performance cognitive umane. Simulando
campi GSM ed FM, si è registrato un aumento del tempo di reazione nel
prendere decisioni, maggiore nelle esposizioni a campi FM piuttosto che GSM
(Prece et al., 1999). Utilizzando 6 test cognitivi impiegati in
neuro-psicologia (digit-span e spatial-span forwards e backwards,
sottrazione seriale e fluenza verbale), si è notato che la prestazione
veniva agevolata dopo 30 minuti di esposizione ai 900 MHz di un campo GSM in
ben 2 test relativi alla capacità di attenzione (digital span forwards e
spatial span backwards) e alla velocità di elaborazione (sottrazione
seriale) (Edelstyn e OlderShaw, 2002).
3) Sintomi soggettivi riportati dopo un uso prolungato del cellulare.
Diversi sono i sintomi soggettivi riscontrati dopo un uso prolungato nel
tempo del cellulare: vertigini, disagio, difficoltà di concentrazione e
memoria, fatica, calore all'orecchio e dietro allo stesso, sensazione di
bruciore al volto. Alcuni studi scandinavi hanno coinvolto 6379 utenti di
telefoni GSM e 5613 di telefoni NMT (analogici) in Svezia e 2500 utenti di
un gruppo e dell'altro in Norvegia (Sandstrom et al., 2001; Wilen et al.,
2003). Questi studi tenevano conto dell'assorbimento di energia (SAR) nelle
strutture cerebrali adiacenti all'orecchio e del tempo di utilizzo
giornaliero dell'apparecchio, stimato in base al numero delle chiamate e
alla loro durata. La conclusione raggiunta è che alcuni sintomi soggettivi
come vertigini, disagio e calore dietro all'orecchio sono correlati ad
elevati valori di assorbimento di energia (>0,5 W/Kg) e a lunghe e ripetute
chiamate giornaliere.
4) Alterazioni nei tracciati dell'Elettroencefalogramma e del flusso
sanguigno cerebrale durante e dopo l'esposizione al campo di un cellulare.
Si è reso noto che i campi di cellulari GSM alterano i tracciati dell'EGG
durante e dopo l'esposizione, apportando in concomitanza alterazioni del
flusso sanguigno cerebrale. Durante il processo cognitivo per un compito
legato ad una sequenza visiva di lettere, i 902 MHz dei campi digitali
alteravano le reazioni di asincronia/sincronia nell'EGG relativamente alle
bande a 6-8 e 8-10 Hz, solamente però quando esaminate come un'operazione di
carica della memoria e tenendo conto del fatto che lo stimolo presentato
fosse o meno un obiettivo. Dopo 30 minuti di esposizione unilaterale della
testa, la tomografia ad emissione di positroni (PET) comportava un aumento
relativo del flusso sanguigno cerebrale nella corteccia dorso-laterale
frontale in corrispondenza della parte esposta. Questi campi GSM pulsati
incrementavano inoltre l'intensità dell'EGG nel raggio delle onde alfa (8-13
Hz) prima dell'inizio dello stato di riposo e nel campo dell'allungamento di
frequenza durante la Fase 2 del sonno. Ancora più importante è il fatto che
l'esposizione a campi non modulati aventi la stessa densità media di energia
rispetto a quelli GSM non comportava un aumento dell'intensità nei tracciati
dell'EGG riferiti alla veglia e al sonno, supportando così l'idea che la
modulazione per impulso sia necessaria ad indurre le variazioni di veglia e
riposo nell'EGG (Adey, 1997; Huber et al., 2002).
5) Modificazione della permeabilità della barriera emato-encefalica a causa
del cellulare e di altri campi di microonde.
Dal punto di vista storico, le osservazioni iniziali sulla possibile
distruzione della barriera emato-encefalica (BBB) da parte dei campi di
microonde si basavano sull'uso di campi radar da 36 GHz a supposti livelli
di incidenza atermica (3mw/cm²) (Oscar e Hawkins, 1977). Gli studi così
condotti hanno evidenziato nei topi un aumento dell'assorbimento da parte
del cervello, attraverso la barriera di sangue, di sostanze come il
mannitolo e l'inulina ma non di dextrano. Questa osservazione iniziale è
stata eclissata da successivi studi d' équipe, ai quali ha preso parte lo
stesso Oscar, che hanno portato alla conclusione che la permeabilità alla
saccarina da parte della barriera emato-encefalica non cambia (Oscar et al.,
1982; Gruenau et al., 1982). Lo studio iniziale nel quale si erano
utilizzati il mannitolo e l'inulina all'epoca non venne ripetuto.Ulteriori
studi condotti a partire dal 1988 da Salford e colleghi hanno evidenziato
una consistente fuoriuscita di albumina attraverso la barriera
emato-encefalica nei topi precedentemente esposti a tutto corpo e per due,
ore ai campi di GSM con un assorbimento medio di energia di 2mW/Kg, 20mW/Kg
e 200mW/Kg (Salford et al., 2003). I livelli di campo risulterebbero
significativi nel caso di esposizioni atermiche. Gli animali esposti
sopravvivevano per 50 giorni circa. Gli anticorpi dell'albumina mostravano
evidenti focolai intorno ai vasi sanguigni più sottili della materia bianca
e grigia. Come evidenziato dal color viola del cresilo, i neuroni
danneggiati si trovavano tra quelli sani nella corteccia cerebrale,
nell'ippocampo e alla base dei gangli, con un'incidenza massima intorno al
2%, tuttavia in alcune aree ristrette arrivavano a dominare l'immagine. I
risultati dei gruppi differivano in modo significativo, comprovando una
dose-dipendenza (P inferiore a 0,002). Gli autori sono giunti alla
conclusione che “il tempo trascorso tra l'ultima esposizione e il decesso è
di fondamentale importanza per individuare i focolai di fuoriuscita poiché
l'albumina travasata si diffonde rapidamente al di sotto di concentrazioni
che si possono dimostrare in modo accurato dal punto di vista
immunoistologico. Tuttavia, l'iniziale fuoriuscita può dare inizio ad una
seconda apertura nella barrieraemato-encefalica, innescando così un circolo
vizioso, è stata riscontrata infatti la fuoriuscita di albumina anche due
settimane dopo l'esposizione…
Noi e altri studiosi abbiamo dimostrato che se una molecola relativamente
grande come l'albumina è in grado di attraversare la barriera
emato-encefalica, molte altre molecole più piccole, incluse quelle tossiche,
possono penetrare nel cervello a causa dell'esposizione a campi di
radiofrequenza”. A livello cellulare, un modello come quello della barriera
emato-encefalica può essere ottenuto in vitro utilizzando gli astrociti dei
topi e le cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni cerebrali dei
suini (Schirmacher et al., 2000). L'esistenza di una barriera
emato-encefalica formata da queste cellule endoteliali è stata confermata
dalla presenza della proteina in grado di occludere la zona (segno degli
stretti legami intercellulari), dai contatti tra queste cellule e
dall'assenza di scissioni intercellulari. Le misurazioni sulla permeabilità
con il saccarosio sono correlate alla “tenuta” fisiologica. L'esposizione di
4 giorni a campi di telefonia GSM a 1800 MHz determina un aumento
significativo della permeabilità del saccarosio rispetto a soggetti non
esposti.
Data articolo: maggio 2007
Autore: Prof. W. Ross Adey Global Research / International Encyclopedia of
Neuroscience (Terza edizione; a cura di Smith e G. Adelman, 2003)
Fonti:
Global Research (http://www.globalresearch.ca/)
The EMR Network (http://www.emrnetwork.org/)
Link (PDF): http://www.emrnetwork.org/research/adey_encneuro_mp.pdf
28.06.2004
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org/ a cura di Elisa Masiero
Riferimenti bibliografici
[Ader, 1997] Adey WR 1997: I bio-effetti dei campi di comunicazione: i
possibili meccanismi legati all'accumulo di sostanze.
In Kuster N., Balzano Q., edizioni Lin; La sicurezza della comunicazione
mobile, New York, Chapman e Hall, pp. 103-139.
[Edelsryn e Oldenshaw, 2002]: Gli effetti acuti sull'attenzione legati
all'esposizione ad un campo elettromagnetico emesso dai cellulari.
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[Gruenau et al., 1982] Gruenau SP
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Vedi anche:
Neuroscion.com: W. Ross Adey è Professore emerito di Fisiologia presso la
Loma Linda University School of Medicine, Loma Linda California 92354 USA
e-mail: Radcy43450@ aol.com.
Lezioni: Affinità Karmiche e Relazioni Familiari
Centro Studi Bhaktivedanta 2007 http://www.c-s-b.org/
Significato e sfumature del sentimento dell'amore. Come favorire la
trasformazione ed evoluzione dei sentimenti.
Il 16 maggio 2007 si è svolta la quarta lezione del Corso “Affinità Karmiche
e Relazioni Familiari” tenuto dal Prof. Marco Ferrini presso la Sede del
Centro Studi Bhaktivedanta. Nella lezione si è approfondito il significato e
le sfumature del sentimento dell'amore, indicando in che modo è possibile
trasformare le emozioni e permettere l'evoluzione dei sentimenti.
Ogni persona è per propria natura desiderosa di amare ed di essere amata. In
realtà la vita non ha altro scopo e in nient'altro trova il suo valore se
non nell'amore, ma la cognizione certa di tale sentimento è un traguardo
elevato e, come tale, richiede impegno, consapevolezza elevata, cura,
sacrificio, coerenza, lealtà e verità.
L’amore è un sentimento radiante, potenzialmente capace di espandersi
all’infinito, in grado di dare completa soddisfazione all'essere rendendolo
interiormente forte e autonomo, libero da condizionamenti, consapevole e
maturo. Esso rappresenta il sentimento naturale e spontaneo della nostra
matrice più profonda, della nostra spiritualità.
Nella cultura diffusa dell’Occidente il vero amore è un po’ come l’Araba
Fenice: mitologico, raro e spesso apparentemente irraggiungibile.
Generalmente le persone sperimentano più di frequente l’eccitazione dei
sensi, ma scoprono poi, con delusione e sofferenza, che non si tratta di
qualcosa che nutre veramente, anzi, spesso depaupera corpo e mente di
energie preziose.
L’amore autentico, ha spiegato il Prof. Ferrini, è sperimentato da chi vive
nella consapevolezza della sostanza autentica dell’essere e della realtà e
dona una gioia duratura, profonda e indipendente da condizioni esterne.
La cultura della società in cui viviamo è purtroppo impregnata di concetti
falsi, superficiali, pericolosi, che inducono i cittadini-consumatori a
diventare ossessionati ricercatori non di amore ma di eros, sempre in cerca
di stimoli ed eccitazioni, di nuove promiscuità in equilibrio precario.
La cultura della società in cui viviamo è purtroppo impregnata di concetti
falsi, superficiali, pericolosi, che inducono i cittadini-consumatori, che
sono sempre in cerca di stimoli, di eccitazioni e di nuove promiscuità in
equilibrio precario, a diventare assillati ricercatori non di amore ma di
eros, se non addirittura di infima promiscuità.
Quindi per riscoprire l'amore in tutte le sue speciali e sublimi sfumature
(i rasa descritti nei testi della tradizione Bhaktivedantica) occorre
prendere coscienza di noi stessi e della nostra natura più profonda, poiché
tutte le problematiche della sfera affettiva sono collegate ad una
percezione distorta del senso di sé.
Il Vedanta, lo Yoga ed altre opere della letteratura indovedica descrivono
l’essere incarnato come composito, poiché costituito biologicamente di un
corpo oggetto dell’esperienza empirica, caratterialmente di una struttura
psichica e spiritualmente di una essenza eterna e immutabile. Questa,
l’atman, rappresenta il fulcro e baricentro della personalità, il centro
unificatore di tutte le attività psicofisiche e sostegno stesso della vita.
Il paradosso consiste in questo, che proprio di essa, della sua essenza vera
l'individuo smarrisce la consapevolezza a causa dell’imporsi di
condizionamenti strutturati. Questi ultimi rendono la persona schiava di una
percezione e di una comprensione superficiale di sé, che la vincolano alla
dipendenza da stimoli sensoriali e da passioni egoiche, da bisogni indotti.
Tutti legami che però spesso appaiono insopprimibili, fino ad occupare
l'intero campo della coscienza.
Se l'amore è la più alta espressione dell'essere, l'eros lo si può
paragonare ad un fuoco che divampa e tutto divora, fino a distruggere anche
se stesso. In mancanza infatti di un processo di elevazione della coscienza,
i desideri e le bramosie, frutto dell'identificazione con il corpo
psicofisico, non diminuiscono con l’indebolimento del corpo, bensì sempre
più incatenano al continuo sorgere e dissolversi di attrazioni e repulsioni
(raga e dvesha) fondate su di un'affettività patologica che produce
relazioni frustranti, con profonde delusioni e sofferenze.
I grandi Maestri della tradizione Bhaktivedantica hanno insegnato come
superare gli opposti e riscoprire il sentimento vero dell'amore, attraverso
la destrutturazione dei condizionamenti e la trasformazione e sublimazione
delle proprie energie.
Il processo chiamato sadhana-bhakti compiutamente descritto nella
letteratura Bhaktivedantica, ha sottolineato il Prof. Ferrini, permette di
avviare tale fondamentale opera di trasformazione, sublimazione e
trascendenza delle pulsioni egoiche, consentendo di accrescere e valorizzare
le qualità migliori di ogni individuo e renderlo capace di compiere
quell’affascinante viaggio interiore che fa giungere dall’io al sé,
dall’eros all’amore, dalla morte alla vita.
Il segreto del successo per avvicinarsi sempre più a tale stato interiore
dell'essere, fondato sulla più alta consapevolezza spirituale, non risiede
dunque nella repressione di istinti e passioni. Infatti, questi, se repressi
tendono a strutturarsi in maniera ancor più potente a livello inconscio. La
soluzione non può essere nemmeno quella del loro libero sfogo che aprirebbe
completamente le porte al dominio della coscienza da parte dell'ego o io
inferiore.
Quindi la realizzazione del sé e l'elevazione fino al sentimento dell’amore
non possono avvenire con imposizioni o forzature, né tantomeno possono aver
luogo in un clima di permissivismo e debolezza strutturata; esse richiedono
trasformazioni armoniche della personalità, scelte ponderate, svolte
coscienti e sono l'esito di una serie di sforzi ben coordinati e costanti,
volti a consentire il passaggio del potenziale umano dalle istanze dell’ego
a quelle del sé, attraverso lo sviluppo delle più elevate qualità
dell'anima.
Vari argomenti di grande utilità come quelli qui sinteticamente riportati
sono stati approfonditi dal relatore durante la lezione, anche a seguito
delle domande poste dal pubblico.
La conoscenza di immediato valore pratico che ci tramandano i testi
millenari della tradizione Bhaktivedantica, con i loro tanti e significativi
esempi di vite trasformate e di coscienze illuminate, oltre alla nostra
personale esperienza nell'applicazione di tali metodologie, ha sottolineato
il Prof. Ferrini, ci dimostrano che la trasformazione dei sentimenti è
possibile attraverso un processo di rieducazione della personalità. In virtù
di essa pulsioni ed emozioni possono essere ri-orientate e rese
propedeutiche a quell'evoluzione interiore che dall’inconsistente
eccitazione dell’eros porta alla solida beatitudine della Bhakti, quindi del
vero amore trionfante.
--
Lezioni : Affinità Karmiche e Relazioni Familiari
L'esperienza relazionale ed affettiva nel mondo come propedeutica ad un
percorso di autoconoscenza e di realizzazione interiore.
Il 23 maggio si è concluso il ciclo di cinque lezioni sul tema "Affinità
Karmiche e Relazioni Familiari", tenuto dal Prof. Ferrini a Ponsacco presso
la sede del Centro Studi Bhaktivedanta. La lezione conclusiva ha toccato il
cuore di questo ciclo di incontri: l'esperienza relazionale ed affettiva nel
mondo come propedeutica ad un percorso di autoconoscenza e di realizzazione
interiore.
Le relazioni interpersonali, ha spiegato il prof. Ferrini, hanno reale
valore e portano autentico beneficio nella misura in cui conducono
l'individuo ad una maggiore consapevolezza della propria essenza profonda di
natura spirituale, affinché l'incontro con noi stessi e con gli altri
culmini naturalmente in un rapporto di Amore universale verso creato,
creature e Creatore, Sorgente stessa della vita e dell'amore. La Bhakti è
questo supremo divino Amore, che costituisce il fondamento e il fine stesso
dell'esistenza.
Quali sono le caratteristiche della Bhakti? Quali strumenti abbiamo a
disposizione per realizzare nella nostra vita questo elevato stato
dell'essere?
La Bhakti è amore incontaminato, privo di morbosità, che riluce per
l'assenza di interessi egoici, privo di aspettative o calcoli
utilitaristici. E’ un amore prodotto dal fascino proveniente dalla realtà
più elevata, da Dio, dal supremo Amico e Amante di tutti gli esseri. E' quel
fascino che trascende i limiti della razionalità, e, attraendo, travolge
puramente. Come un magnete attrae il materiale ferroso, così la Sorgente
divina del fascino attrae chi entra nella sua orbita, risvegliando la
coscienza e le qualità superiori dell'anima: bontà, amicizia, compassione,
tolleranza, generosità, lungimiranza, saggezza, conoscenza realizzata.
Nella sua forma più pura la Bhakti o Parama-bhakti si esprime in un forte
sentimento di amore reciproco tra Dio e il Suo devoto, caratterizzato da
valenza e ampiezza universali: da una parte il bhakta viene
irresistibilmente attratto dalla potenza del Signore, e in virtù di ciò
prova affetto incondizionato per ogni creatura e per ogni manifestazione del
creato, dall'altra il Signore persino si compiace nel sottomettersi
completamente all'amore del Suo devoto. In questa comunione sublime non vi è
mai separazione, neanche se c'è distanza fisica, anzi, in tal caso il
sentimento si accresce e diventa struggente, perché la Bhakti, essendo una
funzione intrinseca dell'anima, attiene alla realtà spirituale ed è
trascendente rispetto ai vincoli di spazio e tempo.
Nell’unione dell’amore supremo, Dio e il Suo devoto diventano uno senza
perdere la loro identità, in un'inconcepibile unità nella differenza
sostenuta dalla perfetta e totale comunione di visione, intenti e
sentimenti. Come anche Dante spiega magistralmente nella Divina Commedia:
“Nella Sua volontade è nostra pace: ell'è quel mare al qual tutto si move
ciò ch'ella cria o che natura face” (Divina Commedia, Paradiso Canto III vv.
85-87) .
Anche in risposta alle varie domande poste dal pubblico, il prof. Ferrini ha
spiegato come la Bhakti sia strumento di realizzazione, potente mezzo di
trasformazione interiore e al contempo, nella sua manifestazione più pura,
culmine stesso dell'evoluzione dell'essere. Il Narada Bhaktisutra, opera
classica e monumento letterario della Bhakti, si apre con la seguente
affermazione: la Bhakti è la natura stessa dell'anima e di Dio
(Naradabhaktisutra sutra II).
Come Dio è costituito di amore, noi, poiché ne siamo infinitesimali
espansioni, siamo nella nostra natura originaria manifestazioni di quel
supremo divino amore. Ogni volta che tradiamo tale sentimento di amore puro,
tradiamo profondamente noi stessi, perché tradiamo la nostra natura e la
nostra essenza.
---
Estratto da "Affinità Karmiche e Relazioni Familiari"
[…]
Approfondiamo l’analisi dei conflitti e proponiamo vari tipi di soluzioni
dei conflitti stessi; vediamo ad esempio come ciò che determina il
conflitto, la causa patologica può diventare energia risolutiva del
conflitto stesso. Abbiamo esaminato diverse situazioni nelle quali il
conflitto insorge dall’interazione tra individui. E’ impensabile che esista
conflitto tra una persona e una cosa, il conflitto è sempre interno alla
persona. Quando un oggetto materiale appare come causa di conflitto è una
proiezione, una difficoltà interna riflessa all’esterno. Prima si è detto
che è sempre l’esito di una relazione difficile, ma ciò non implica
necessariamente che la relazione sia tra due soggetti diversi.
Molti conflitti sono intrapersonali e non interpersonali. Intrapersonali
significa che un individuo ha conflitti interiori, con sé stesso. Si tratta
di vari livelli di psiche e coscienza che entrano in conflitto e questa
conflittualità è una delle cause più frequenti del malessere diffuso nella
società moderna.
Ogni problema intrapersonale genera in un breve tempo conflitti
interpersonali perché quando la persona non sta bene, non vive bene, ha
tendenza a proiettare sugli altri la causa del proprio malessere. Appare più
comodo incolpare gli altri dei propri problemi, ma non è la soluzione perché
così facendo si allarga la sfera della sofferenza. Gli altri vengono presi
dallo stesso nostro malessere, perché insoddisfazione, irrequietezza,
aggressività, nervosismo sono contagiosi.
Il lavoro deve essere fatto su due piani; quello più facile è verso
l’esterno e consiste nell’aggiustare i rapporti con gli altri. I problemi
più difficili da risolvere sono quelli con noi stessi, che spesso non
sappiamo di avere, perché creati da atteggiamenti quasi sempre inconsci. La
soluzione di questo tipo di problemi implica un lavoro serio su noi stessi e
una disciplina da seguire; chi non ha voglia di fare questo lavoro a monte,
di compiere una serie di aggiustamenti nella personalità, è suo malgrado
costretto a subire le spinte dell’inconscio e le conseguenze, per lo più
sono ignote, dei nostri samskara o dei desideri latenti, forze situate nella
mente profonda.
Abbiamo immense forze da gestire che prima dobbiamo conoscere. Dobbiamo
avere una conoscenza, seppur teorica, perché la pratica senza conoscenza è
rischiosissima. Prima di fare l’esperienza, vijnana, occorre jnana, la
conoscenza; occorre un quadro teorico di riferimento per potere agire.
E’ assai pericoloso impostare relazioni, matrimoni, società, attività,
qualsiasi cosa senza avere la conoscenza necessaria. Ci sono buone
probabilità che questi rapporti alla fine risultino fallimentari.
Se la relazione si basa sulle spinte dell’ego, i problemi rimangono. Se
invece sono incentrate sul livello superiore del divino, su Dio, ogni
problematica, se mai dovesse sorgere, poi si risolve. A livello di essere
incarnato, d’altra parte, l’ego è l’elemento di interfaccia, perché senza
ego non possono esserci relazioni; ma poiché l’ego è fortemente influenzato
da vari condizionamenti, paradossalmente, oltre ad essere l’oggetto della
relazione, è anche l’oggetto del conflitto.
L’ego è indispensabile perché è il destinatario, il punto di riferimento,
tuttavia se i due soggetti sono teocentrici, la relazione funziona senza
conflittualità. I conflitti si destrutturano in presenza dell’amore. Un
esempio molto elementare è dato dall’oscurità che si destruttura in presenza
della luce; non è necessario lottare contro le ombre, basta illuminarle. Non
dovete trasformarvi in novelli Don Chisciotte e lottare contro i mulini a
vento, è sufficiente avere uno scopo positivo perché tutto ciò che è
negativo si trasformi da solo.
[...]
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Shanghai surprise: prove tecniche di crash
di Eugenio Benetazzo – 24 maggio 2007
Forse non tutti sanno che il 27 Febbraio 2007 in seguito al peggiore crash
di borsa degli ultimi 10 anni scaturito per effetto domino a causa della
pesante correzione nella Borsa di Shanghai, negli USA intorno alle 14:00,
quando gli indici di Wall Street perdevano quasi il 4 per cento, gli scambi
degli operatori istituzionali (banche e fondi) attraverso sistemi di
negoziazione automatizzata sono stati istantaneamente congelati dal Plunge
Protection Team. Sono stati congelati per evitare che quel - 4 % si
trasformasse in poche ore in - 10 %. Non è affatto una notizia
rassicurante. Tutt'altro.
Il Plunge Protection Team è un organismo di controllo dei mercati borsistici
nato nel 1988, dopo il crollo del 1987, che ha lo scopo di garantire la
liquidità e stabilità dei mercati: in sostanza è un pool di key men in USA
che devono prevenire ed evitare fenomeni di panic selling incontrollato,
fanno parte di questo organismo di controllo il Segretario del Tesoro USA,
il Presidente della FED (Federal Reserve Bank), il Presidente della SEC
(Securities and Exchange Commission) ed il Presidente della CFTC (Commodity
Future Trading Commission). Il Plunge Protection Team è il cane da guardia
della salute pubblica dei mercati finanziari in America. Ma la sua presenza
non salverà i mercati dalla più grande bolla finanziaria che si è ormai
creato sui mercati globalizzati: la bolla sul mercato cinese.
Lo Shanghai Composite Index (l'indice della Borsa Cinese) è diventato il
vero motore planetario di tutti gli indici azionari, statunitensi compresi.
Basti pensare che circa due settimane fa quando la proiezione trimestrale
sul PIL USA è uscita a 1.3 % contro un atteso 2.5 %, Wall Street ha chiuso
la seduta tranquillamente in leggera salita, quando anni prima un dato di
questa portata avrebbe causato un - 3% in meno di due ore. Se Shanghai tira
e continua a tirare, lo stesso faranno anche le altre borse, quasi fossero
una perfetta replica di questo indice.
I mercati ormai sembrano stampellati, forse manipolati, ma di certo sono
drogati. Una droga costituita dal mare di liquidità proveniente dalla Banca
Centrale del Giappone che foraggia ormai incessantemente da quattro anni
rinegoziazioni di debiti, fusioni aziendali e la corsa costante, silenziosa
e progressiva degli indici. L'abitudine ad alzarsi la mattina ed osservare
un + 0,3 % in preapertura, sarà presto spazzata via da un improvviso - 7 %
in pieno stile crash del 1987. Non che questo sia una novità, di moniti su
questa eventualità ormai se ne contano a decine negli ultimi due mesi.
A mio modo di vedere, questo scenario sarà notevolmente più drammatico, a
causa della massiccia presenza e diffusione degli strumenti derivati e dei
loro principali utilizzatori (gli hedge funds). Oltre il 10 % della
capitalizzazione mondiale di borsa è in mano ai fondi speculativi con
strategie di posizionamento in leva finanziaria con rapporti anche oltre
1:25, il che significa che movimentano una ricchezza venticinque volte più
grande di quella effettivamente detenuta. I derivati hanno letteralmente
minato le basi della stabilità dei sistemi finanziari del pianeta, in
completa contrapposizione alle loro originarie finalità. Proprio dieci anni
fa il mondo era già andato vicino ad un collasso finanziario di proporzioni
bibliche con il posizionamento speculativo del noto fondo di investimento ed
arbitraggio LTCM (gestito tra l'altro da due premi Nobel): se non fosse
intervenuta la FED ad inondare il mercato di liquidità, le principali banche
centrali del pianeta avrebbe dovuto dichiararsi insolventi.
Ma ritorniamo alla Cina: la situazione macroeconomica è ormai insostenibile.
La competitività (si fa per dire) di questo paese è data oltre che ai
tristemente noti processi di delocalizzazione produttiva (nel pieno
sfruttamento della manodopera locale), anche grazie alla continua e
progressiva opera di svalutazione della loro divisa: lo yuan. Questo
appeal, tuttavia, genera non poche perplessità circa i disavanzi creati
sulla bilancia commerciale visto che le esportazioni sono di gran lunga
superiori alle importazioni. Per noi europei, causa rally dell'euro, avviene
esattamente il contrario. Tuttavia proprio l'imposizione da parte dei
principali partner commerciali della Cina di rivalutare lo yuan, si potrebbe
trasformare in un evento detonatore sui mercati azionari, prima cinesi e poi
mondiali.
E che dire del rally di borsa? Un rally che non ha alcuna attinenza e
contiguità razionale con il reale scenario macroeconomico del pianeta. Gli
strepitosi utili che fanno le aziende quotate nei mercati sono utili a rate,
utili drogati, utili fuorvianti ottenuti solo con vendite sostenute dal
ricorso al debito ed al microcredito. I consistenti profitti trimestrali,
infatti, delle società quotate (nonché globalizzate) sono dovuti proprio a
questo artificioso meccanismo sperequativo: si produce in un luogo e si
vende in un altro. Solo i mercati occidentali sono in grado di assorbire
quello che viene prodotto in oriente: il punto di non ritorno è la durata di
questo volano che trasferisce ricchezza impropriamente rispetto a dove si
produce e si consuma. Non mi dilungo sul rapporto quotazione/utile atteso
per le società quotate: nella maggior parte dei casi siamo oltre il 60 il
che significa una previsione di profitto pari a dieci volte i profitti
attuali per i prossimi anni. Fate voi le opportune considerazioni su questo
!
Lo scenario inflazionistico sul resto non aiuta di certo a vedere un futuro
roseo e sereno: greggio oltre i 60 $ il barile (a Malta un ingegnere del
Qatar mi ha confidato che non rivedremo mai più il petrolio sotto i 50 $ il
barile), il cambio euro/dollaro a quasi 1.40, il prezzo delle principali
materie prime in alcuni casi decuplicato. Numerosi strategy analysts danno
l'economia mondiale in profondo affanno per il secondo semestre, lo stesso
Grande Vecchio (Alan Greenspan) ha parlato di USA in recessione per la fine
dell'anno. Non mi dilungo sulla bolla immobiliare, anche se sarebbe più
corretto parlare dello sboom immobiliare!
Come se tutto questo non bastasse in Cina abbiamo decine di milioni di nuovi
conti online aperti da persone disperate in cerca di denaro facile
(studenti, operai, impiegati, casalinghe) che comprano azioni come se
fossero le caramelle, proprio come avveniva in Europa nel 1999/2000. La
storia si ripete ed il comportamento umano conferma di essere sempre mosso
da stupidità ed avidità. Tanto per rappresentare la dimensione di questo
fenomeno, considerate che prima del crollo del 27 Febbraio, l'indice cinese
quotava circa 3.000 punti, oggi, dopo la contrazione di circa il 10 % si
trova oltre 4.000 punti. Della serie il 30 % di rialzo dalle quotazioni di
Marzo in meno di due mesi. Nemmeno il Nasdaq nel 2000 era riuscito a tanto !
Ma non mi preoccupo, perchè tanto ormai le conseguenze sono già scontate. I
consigli al rialzo si sprecano da settimane, long, long, long sempre long
(termine tecnico che significa prendere posizione al rialzo). Premetto che
da quasi due anni mi occupo solo di software robotizzato sui cross valutari
attraverso sistemi di trading di mia ideazione e di fare discretional
trading su azioni ed indici mi capita molto raramente. Ma che senso avrebbe
fare trading in questi ultimi 9 mesi ? Volatilità ridotta a zero, forse ai
minimi storici, completa assenza di giornate con prese di beneficio: non è
salutare un movimento sempre e solo al rialzo, specialmente con i
fondamentali di cui sopra. E che dire del mercato del trading online in
Italia ? Ormai un mercato morto: in dieci anni abbiamo assistito ad una vera
e propria selezione naturale, passando dalle fasi di rialzo sfrenato, al
ribasso accentuato sino alla congestione per assenza di volatilità. Chi fa
trading in Italia si può considerare un sopravvissuto, un superstite, e non
da meno un vero professionista, che ha saputo resistere ai periodi difficili
di questo mestiere.
Per finire, non vi è ancora molto da aggiungere. Ci troviamo innanzi ad uno
scenario veramente contrastante, troppo contrastante: fondamentali economici
decisamente poco rassicuranti e proiezioni grafiche sempre e solo al rialzo.
Chiaramente tutto questo è destinato a riallinearsi: qualcuno presenterà
molto presto il conto. Molto salato purtroppo.
Eugenio Benetazzo
www.eugeniobenetazzo.com/tour.html
La bolla sugli strumenti derivati
http://www.youtube.com/watch?v=vd-Mk4ufxXg
La preghiera che avevo dimenticato
(di Paulo Coelho)
Camminando per le strade di San Paolo tre settimane fa, ho ricevuto da un
amici, Edinho, un volantino intitolato 'L'istante sacro'. Stampato a quattro
colori, su ottima carta, non identificava alcuna chiesa o culto, ma aveva
sul retro una preghiera. Quale non è stata la mia sorpresa nel vedere che
chi firmava quella preghiera ero io!
Era stata pubblicata all'inizio degli anni Ottanta, sul risvolto di
copertina di un libro di poesie. Non pensavo che avrebbe resistito al tempo,
né che mi sarebbe potuta tornare fra le mani in maniera tanto misteriosa;
ma, quandol 'ho riletta, non mi sono vergognato di ciò che avevo scritto.
Visto che si trovava su quel volantino, e visto che io credo nei segni del
destino, ho ritenuto opportuno riprodurla qui. Così spero di incoraggiare
ogni lettore a scrivere la propria personale preghiera, per chiedere per sé
e per gli altri ciò che ritiene più importante. In questo modo, noi
attiviamo una vibrazione positiva nel nostro cuore, ed essa contagerà tutto
quello che ci circonda.
Ecco la preghiera:
"Signore, proteggi i nostri dubbi, perché il Dubbio è una maniera di
pregare. Esso ci fa crescere, perché ci obbliga a guardare senza paura le
tante risposte a una stessa domanda. E affinché ciò sia possibile,
Signore, proteggi le nostre decisioni, perché la Decisione è una maniera di
pregare. Dacci il coraggio, dopo il dubbio, di essere capaci di scegliere
tra un cammino e l'altro. Che il nostro sì sia sempre un sì, e il nostro no
sia sempre un no. Fa' che una volta scelto il cammino, non guardiamo giammai
indietro, né lasciamo che la nostra anima sia rosa dal rimorso. E affinché
ciò sia possibile,
Signore, proteggi le nostre azioni, perché l'Azione è una maniera di
pregare. Fa' che il nostro pane quotidiano sia frutto del meglio di quanto
abbiamo dentro di no. Che possiamo, attraverso il lavoro e l'azione,
condividere un po' dell'amore che riceviamo. E affinché ciò sia possibile,
Signore, proteggi i nostri sogni, perché il Sogno, è una maniera di pregare.
Fa' che, indipendentemente dalla nostra età o dalla situazione, siamo capaci
di mantenere accesa nel cuore la fiamma sacra della speranza e della
perseveranza. E affinché ciò sia possibile,
Signore, riempici sempre di entusiasmo, perché l'Entusiasmo è una maniera di
pregare. È lui che ci unisce ai Cieli e alla Terra, agli uomini e ai
bambini, e ci dice che il desiderio è importante, e merita il nostro
impegno. È lui che ci dice che tutto è possibile, purchè ci impegniamo
totalmente in ciò che facciamo. E affinché ciò sia possibile,
Signore, proteggici, perché la Vita è l'unica maniera che abbiamo per
manifestare il Tuo miracolo. Che la terra continui a trasformare la semente
in grano, che noi cotinuiamo a tramutare il grano in pane. E questo è
possibile solo se avremo Amore - dunque, non lasciarci mai in solitudine.
Dacci sempre la Tua compagnia, e la compagnia di uomini e donne che hanno
dubbi, agiscono e sognano, si entusiasmano e vivono come se ogni giorno
fosse totalmente dedicato alla Tua gloria.
Amen