Samkhya, ovvero lo storpio ed il cieco
(Il congiungersi di Purusha e Prakriti è paragonabile a quello di uno
storpio con un cieco; da tale unione è poi prodotta la creazione-
Samkhyakarika, 21)
Samkhya significa enumerazione, classificazione, ed è senza dubbio
l'insegnamento più antico dell'India. È attribuito al mitico saggio Kapila,
che, visse, pare, attorno all'800 a.C. In ogni caso Kapila era già stato
«beatificato» oltre 2500 anni fa, tanto che il principe Siddhatta (poi
divenuto il Buddha) nacque, per una coincidenza probabilmente significativa,
in una città dedicata proprio a lui: Kapilavatthu.
Il Samkhya, secondo la tradizione, ha origine dalla risposta che Kapila
diede alla domanda del discepolo Asuri su che cosa, nell'uomo, sopravviva
alla morte. Il Maestro rispose che ci sono due principi fondamentali: lo
spirito e la natura. Lo spirito, purusha, è non nato, non creato, non
diveniente e non condizionato; mentre la natura, prakriti, pur essendo
anch'essa non nata e non creata, è tuttavia diveniente e condizionata.
Questo dualismo è ben esemplificato, nella Mundaka Upanishad (III, 1, 1),
con l'allegoria dei due uccelli posati sullo stesso ramo, uno attivo e
l'altro che semplicemente osserva, senza far nulla.
Secondo un'altra allegoria classica che evidentemente ha molto viaggiato,
perché era pervenuta già in epoca medievale fino alle nostre contrade, uno
storpio e un cieco erano in viaggio insieme quando, in una foresta, la
carovana fu assalita violentemente dai briganti. Abbandonati dai compagni di
viaggio, essi presero a vagare a caso da un luogo all'altro. E così, vagando
ciascuno per proprio conto, finirono con l'incontrarsi.
Poiché nutrivano fiducia l'uno nell'altro, stabilirono di unirsi, acciocché,
così riuniti, potessero camminare e vedere. Il cieco sollevò lo zoppo sulle
spalle e, secondo la strada che questi gli andava indicando, egli procedeva
Ora lo spirito (purusha), al pari dello storpio, destituito della potenza di
azione, ha bensì la potenza della vista, mentre la natura (prakriti), al
contrario, essendo in grado di agire, ma non potendo vedere, rassomiglia al
cieco.
Accade poi che, a quel modo che si verifica la separazione di questi due
uomini allorché essi abbiano raggiunto il luogo desiderato, conseguendo così
il proprio scopo, lo stesso interviene per la natura, la quale, indotta la
liberazione nello spirito, cessa dall'agire. Lo spirito, a sua volta,
consegue lo stato di isolamento: vale a dire che, compiuto il loro scopo,
entrambi si separano. Come dal congiungersi dell'uomo e della donna nasce un
figlio, così, dall'unione di natura e spirito nasce il creato.
Così, secondo Kapila, la creazione ha origine dalla congiunzione (samyoga)
di purusha e prakriti e dalla successiva evoluzione innescata da tale
unione, per cui la natura immanifesta (mulaprakriti) divorzia dal suo stato
originario di omeostasi per evolversi in una serie di stati o principi
(tattva), il primo dei quali è l'indifferenziata consapevolezza, buddhi che
a sua volta genera il senso dell'ego (ahamkara, io faccio), che a sua volta
dà origine a tutto il mondo manifesto. I tattva (tat significa "quello")
sono i 25 principi costituenti il tutto, ma che si riassumono in questi tre:
lo spirito, l'immanifesto e il manifesto.
Secondo il Samkhya tutta la natura (prakriti) è intrisa di tre differenti
qualità, o guna: 1) la purezza, l'equilibrio (sattva); 2) l'attività, la
passione (rajas); 3) l'inerzia, l'oscurità (tamas).
Nell'immanifesto queste qualità coesistono in uno stato di equilibrio, ma
passando dall'immanifesto al manifesto, quando l'energia prende forma, una
delle qualità prevale. Per esempio, su un albero di mele alcuni frutti
saranno maturi (sattvici), alcuni saranno acerbi (rajasici) e alcuni marci
(tamasici). Inoltre, sebbene una delle qualità prevalga, saranno presenti
anche le altre due. Continuando nell'esempio della mela, parte di essa sarà
matura, parte acerba e parte marcia (anche se ciò non sarà percettibile
dall'occhio nudo e parte starà cambiando da uno stato all'altro.
I tre guna riguardano tutta l'esistenza e ogni azione. Per esempio, se un
uomo commette un furto, l'azione sarà fondamentalmente rajasica, la
decisione di rubare sarà tamasica, mentre il movente potrà essere tamasico,
rajasico o sattvico a seconda della situazione. In ogni essere vivente
prevale uno dei tre guna e ciò si riflette nel modo in cui pensa, parla e
agisce. Perciò nell'astrologia vedica è importante capire quali sono gli
impulsi dominanti che si manifestano attraverso i pianeti e le loro dimore.
Dice la prima strofa della Samkhyakarika di Ishwarakrishna: «A causa
dell'oppressione dovuta al dolore, nasce il desiderio di conoscere i mezzi
atti a estinguere tale oppressione».
I mezzi atti a estinguere l'oppressione del dolore si riassumono nella
capacità di discriminare l'incondizionato dal condizionato. Con la
comprensione della natura mutevole, insoddisfacente e insostanziale di tutti
i fenomeni e la conseguente disidentificazione, si spezza il legame che
vincola il purusha alla sofferenza.
Dato che il mondo, quindi il dolore, è generato da un movimento che va
dall'immanifesto al manifesto, la cessazione del dolore si consegue
procedendo «controcorrente», dal manifesto all'immanifesto: così la via
della natura (prakriti) è la creazione, mentre la via dello spirito
(purusha) è la dis-creazione.
Ricordiamoci dei ciechi...
I ciechi e l'elefante
Un amico che studia e pratica il buddismo ormai da molti anni mi ha detto:
«La parabola dei ciechi e dell'elefante dovrebbe essere inserita nei libri
di testo delle elementari». Tolstoj la pensava come lui, dato che la incluse
nei suoi Libri di lettura dedicati all'istruzione dei fanciulli. Ma che cosa
dice questa parabola, che si trova nel Canone buddista (Udana VI, 4, 66-69)?
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C'era una volta un re che ordinò al suo ministro: «Riunisci in piazza tutti
gli uomini del regno, che sono ciechi fin dalla nascita!». Il ministro
eseguì e il re si recò sulla piazza, dov'erano riuniti i ciechi, quindi
chiamò l'elefantiere, e disse: «Questo è l'elefante!». E fece toccare ad
alcuni ciechi la testa, ad altri le orecchie, ad altri le zanne, ad altri la
proboscide, ad altri il ventre, ad altri le gambe, ad altri il dietro, ad
altri il membro, ad altri la coda; sempre a tutti dicendo: «Questo è
l'elefante!».
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«Elephant and Blind Men», di Carl Bennett>
Poi il re si accostò ai ciechi e chiese loro se avessero toccato l'elefante.
«Sì, Maestà!» risposero. «Allora ditemi a che cosa rassomiglia». E i ciechi
cominciarono a descrivere a modo loro l'elefante.
Quelli che avevano toccato la testa dissero che rassomigliava a una caldaia.
Quelli che avevano toccato le orecchie dissero che rassomigliava ad un
ventilabro. Quelli che avevano toccato le zanne che rassomigliava ad un
vomere. Quelli che avevano toccato la proboscide che rassomigliava ad un
manico d'aratro. Quelli che avevano toccato il ventre dissero che
rassomigliava ad un granaio. Quelli che avevano toccato le gambe, dissero
che rassomigliava a colonne. Quelli che avevano toccato il dietro, dissero
che rassomigliava ad un mortaio. Quelli che avevano toccato il membro,
dissero che rassomigliava ad un pestello. Quelli che avevano toccato la
coda, dissero che rassomigliava ad uno scacciamosche.
E, siccome ognuno sosteneva la sua opinione, cominciarono a discutere e
finirono con l'accapigliarsi e percuotersi, gridando: «L'elefante
rassomiglia a questo, non a quello! Non rassomiglia a questo, rassomiglia a
quello!». E il re si divertì a quella zuffa.
A parte che, secondo me, quello che nella storia ci fa la peggior figura è
il re che si prende gioco dei ciechi, questa parabola è particolarmente
significativa perché ha diverse implicazioni. La prima è che ciascuno tende
a rappresentarsi l'elefante-realtà a seconda della percezione che ne ha
tramite il proprio limitato apparato conoscitivo, ragion per cui, anche se
si trovasse di fronte alla scaturigine di tutte le verità e di tutta la
sapienza potrebbe comprendere solo ciò che la sua mente sarebbe in grado di
accogliere: quidquid recipitur, recipitur secundum recipientem. Ossia,
sarebbe sempre e comunque la «sua» verità, una sola versione tra le molte
possibili e, per quanto «vera», in ogni caso parziale e incompleta.
Perciò non bisogna cedere alla tentazione di teorizzare. La realtà è assai
complessa, ma noi esseri umani, forse geneticamente programmati a
fabbricarci una visione del mondo perché necessaria alla sopravvivenza,
tendiamo, una volta colto un brandello di verità, a farne, con grande
azzardo, una teoria globale.
I sufi raccontano al riguardo quest'altra storiella: Berlicche era in giro
per la Terra per addestrare il giovane apprendista Malacoda. A un tratto
Malacoda esclamò: «Ehi, Berlicche... fa' attenzione! Quell'uomo laggiù ha
raccattato un pezzetto di verità!». Ma Berlicche ghignava soddisfatto,
lisciandosi la barba caprina: «Non ti preoccupare. Io gliela farò
organizzare».
Qualche anno fa, padre Silvano Fausti, gesuita, commentando a Villapizzone
un passo del vangelo di Marco in cui gli apostoli discutevano animatamente
sui diavoli, disse:
«Ecco: non capiscono e discutono. In questo modo nasce la teologia».
Sempre in tema, nel Canone buddista troviamo, nel Dighanaka-sutta, la
parabola del giovane vedovo. Questi aveva un figlio di cinque anni che amava
più della sua stessa vita. Un giorno dovette lasciarlo a casa e uscire per
affari. Arrivarono i banditi che saccheggiarono il villaggio, lo diedero
alle fiamme e rapirono il bambino. Ritornato, l'uomo trovò la casa bruciata
e, lì accanto, il cadavere carbonizzato di un bambino. Credette che fosse il
figlio. Pianse di dolore e cremò ciò che restava del corpo. Amava tanto il
figlio che ne raccolse le ceneri in una borsa che portava sempre con sé.
Mesi dopo, il figlio riuscì a scappare e ritornò al villaggio. Era notte
fonda quando bussò alla porta. Il padre stringeva tra le braccia la borsa
con le ceneri e singhiozzava. Non aprì la porta, benché il bambino dicesse
di essere suo figlio. Era convinto che il figlio fosse morto e che alla
porta battesse un bambino del villaggio che voleva prendersi gioco del suo
dolore. Il bambino fu costretto ad andarsene, e padre e figlio si perdettero
per sempre.
Se ci attacchiamo a un'idea e la riteniamo la verità assoluta, potremmo
trovarci un giorno nella situazione del giovane vedovo. Pensando di
possedere già la verità, non potremo aprire la mente per accoglierla, anche
se la verità in persona bussasse alla nostra porta. Come diceva anche Lord
Thomas Dewar, le menti sono come paracadute: funzionano solo se aperte (vedi
immagine).
Credere di possedere la verità è, per il Buddha, come autoimporsi una
condizione di cecità. Per vederci meglio dovremmo, paradossalmente,
ricordarci d'esser ciechi. Stando bene attenti a come palpiamo l'elefante,
perché non si sa mai.
Dio sta alla porta della tua coscienza
di Yoganandaji
Tratto da:
Paramahansa Yogananda.
Il Divino Romanzo.
<Per ignoranza si intende non servirsi del potere che Dio vi ha dato>
Una delle illusioni della vita è quella di continuare a vivere senza
combattere. Non appena dite: "Non c'è niente da fare", così sarà. Il
fantasma dell'ignoranza è proprio dentro di voi. Per ignoranza si intende
non
servirsi del potere che Dio vi ha dato. Perché ogni giorno continuate a
dire e a fare le stesse cose dannose? E' un'illusione pensare che se volete
non potete cambiare. Dovete essere capaci di cambiare, di respingere
immediatamente le abitudini negative quando decidete di farlo.
La maggior parte delle persone si comporta in modo caratteristico e del
tutto prevedibile perché è diventata schiava delle abitudini.
Ma se cambia i suoi consueti schemi di comportamento, gli altri lo
notano e dicono: "e' diventato un altro!", anche se l'aspetto esteriore non
è cambiato. Non rimanete sempre uguali a voi stessi. Analizzatevi e scoprite
se siete ancora schiavi delle vostre vecchie abitudini, che gli altri vedono
da
anni. Se lo siete, impugnate la spada della saggezza e distruggetele. Poi
utilizzate il discernimento di cui Dio vi ha dotati per dare alla vostra
vita una forma più degna.
Qualche settimana fa, ho preso alcune decisioni che voglio realizzare in
questo nuovo anno; riguardano alcune piccole cose che avevo trascurato e
l'eliminazione dalla mia vita di inutili 'lussi', che mi rubavano tempo
prezioso. Non ne ho parlato con nessuno. Le prove più difficili si sono
presentate nei primi otto giorni dal momento in cui ho preso tale decisione:
sembrava che tutto congiurasse contro di me per farmi desistere. Poi, il
primo di gennaio, con l'aiuto di Dio, ho fermamente eliminato dalla mente
ogni inclinazione contraria, così nulla ha potuto piegare la mia volontà.
Voi diventate il vostro più grande nemico nell'attimo in cui dite: "Non c'è
niente da fare". Vi meraviglierebbe sapere fino a che punto Dio vi ha dato
la libertà di cambiare la vostra vita. Non aspettate che il corpo sia
afflitto
dalla malattia e che indebolisca la mente, perché, allora, la lotta sarà più
dura. Voi non siete il corpo, siete la luce nel corpo. L'immortalità è
prigioniera in questa piccola forma e vuole uscirne. Poco tempo fa ho visto
due discepoli che mi stavano accanto, come se li vedessi attraverso i raggi
x, carne, ossa, organi, mentre una grande luce emanava da loro. Se Dio è con
voi, tutta la materia si trasforma in ombre elettriche, tutto diventa
etereo.
Queste esperienze non sono un parto della fantasia, sono manifestazioni
della verità.
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<Dio sta alla porta della vostra coscienza>
Vi ho parlato di alcune delle mie recenti esperienze. Sono reali e quando
sapete che Dio è accanto a voi diventano sempre più numerose. Dio non vi
concede tali esperienze per attirarvi, ma soltanto quando lo convincerete
che rifiuterete qualsiasi altra cosa che non sia la sua presenza. Non è
parziale
nei miei confronti. Farebbe cose meravigliose anche per voi, se soltanto lo
amaste. Dio ama tutti. Sta alla porta della vostra coscienza, ma voi non lo
lasciate entrare. Mi rendo conto sempre di più che il Signore cerca ciascuno
di noi molto più di quanto noi cerchiamo lui. Non è indifferente verso di
noi, siamo noi a essere indifferenti nei suoi confronti. Perciò dovete
cercarLo
sinceramente, con tutta la vostra mente. Potete anche credere che non vi
risponda ed è per questo che quasi tutti gli uomini si scoraggiano e
smettono di cercarlo. Ma è lui che vi ha fatti arrivare fino a questo punto
e,
pertanto, non dovete arrendervi. Quando subentra il dubbio ditevi: Ebbene,
come faccio a muovere le mani? Come funziona la digestione? Come funziona il
respiro? Deve esistere un Dio. Dio esiste. Poiché dipendete da questo
Potere, perché non vi affidate a esso? Quando ogni giorno mostrerete al
Signore di
amarlo sopra ogni cosa, allora otterrete tutto ciò che desiderate.
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<La storia d'amore infinita>
Tempio della Self-Realization Fellowship,
Hollywood, California, 10 gennaio 1943.
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Quando prego, Dio è sempre accanto a me. A volte mi dice cose sorprendenti.
Tutte le complessità della vita scompaiono e nella semplicità della
conoscenza pura intravedo la sua presenza.
I pensieri sono fiumi che sgorgano dalla sorgente dello Spirito. Mettere in
relazione la vostra vita con lo Spirito è il dovere più importante. Dio
ascolta le parole che nascono dalle profondità del vostro essere. Gli uomini
credono che Dio non risponda alle loro preghiere, perché non si rendono
conto che a volte le risposte del Signore sono diverse da quelle che essi
vogliono,
o si aspettano. Non sempre Dio risponde secondo i desideri degli esseri
umani,
almeno fino a quando non esaudiranno il suo desiderio di vederli diventare
perfetti.
Un giorno, mentre viaggiavo in automobile, Dio mi mostrò i tempi futuri in
cui tutti gli abitanti delle case davanti alle quali stavo passando
avrebbero
lasciato la terra. Erano stati così sicuri di questa vita. Dio mi ha detto:
"Non ho creato il mondo solo perché gli uomini indulgano alle umane
emozioni.
Ho creato le tentazioni per vedere se i miei figli si sarebbero lasciati
tentare dal desiderio di cercarmi, di cercare il loro creatore". Questa
esperienza è stata veramente appagante! Mi sono reso conto che tutta la
responsabilità appartiene a Dio. Egli sa che è stato proprio lui a metterci
in questa difficile situazione!
Noi crediamo che Dio sia invisibile. Quando vediamo, ad esempio, un
orologio, sappiamo che qualcuno l'ha costruito in qualche luogo. Ora,
chi e come ha costruito il piccolo 'orologio' dell'universo, con il sole, la
luna, le stelle, la terra e così via? Voi masticate il cibo, ma qualche
intelligenza insita nel corpo lo converte in tutti gli elementi di cui
l'organismo
ha bisogno. Chi vi ha dato l'aria per respirare e chi ha creato il rapporto
esistente tra l'aria, la vita e il corpo? Dio. Come si fa a dubitare della
sua esistenza? Egli è presente in ogni cosa. Io trovo Dio
- che ho cercato nelle nuvole e in ogni luogo - in tutti i movimenti del
mio corpo e sul trono del silenzio della mia mente.
Quando voglio sapere qualche cosa, Dio mi parla, mi guida, o mi suggerisce
quello che devo dire. Oppure, qualcuno mi rivolge la parola, e io mi accorgo
improvvisamente che mi sta parlando per mezzo suo. Nel servizio di domenica
scorsa, appena ho cominciato a pregare, Dio mi è apparso come una grande
luce; mi hanno detto che quel giorno ho tenuto una delle mie conferenze
migliori.
Seguivano, poi, la lezione del pomeriggio e, infine, la conferenza della
sera e
tutti pensavano che mi sarei affaticato troppo e che, quindi, me ne sarei
andato; invece abbiamo meditato fino all'una di notte. Ero fresco e riposato
come se mi fossi appena svegliato da un lungo sonno. Negli ultimi quindici
giorni ho dormito pochissimo, perché la sua luce mi sostiene.
Invasione molecolare 2
di: Alessio Mannucci
Attivisti di Greenpeace sono entrati in scena a Bruxelles eseuendo una
parodia di fronte alla sede della Commissione Europea: “travestiti” da
lobbisti di aziende biotech, hanno chiesto autorizzazioni per la vendita e
il commercio di OGM in Europa. La parodia è stata inscenata per richiedere
una maggiore trasparenza sulle “relazioni lavorative” tra lobby biotech e
Commissione.
Dato che, tra breve, i commissari europei voteranno una proposta del
commissario all'Ambiente, Stravos Dimas, per negare l'autorizzazione di due
mais Ogm, dannosi per l'ambiente (prodotti da Syngenta e Pioneer/Dow,
modificati per essere teoricamente resistenti ad alcuni parassiti): recenti
studi dimostrano che piante transgeniche in grado di produrre tossine
possono avere una serie di effetti non voluti e imprevisti come contaminare
la vita acquatica.
ETC Group (8 Dicembre 2007)
La richiesta di brevetti da parte di J. Craig Venter, riguardo le forme di
vita sintetica che stanno prendendo forma nei laboratori della sua
compagnia, la Synthetic Genomics Inc, basate sui microorganismi bio-piratati
nel Mar dei Sargassi, configura il rischio di un esclusivo monopolio nel
campo della biologia sintetica. Tom Knight, del Computer Science and
Artificial Intelligence Laboratory del Massachusetts Institute of Technology
(MIT), considera le richieste di Venter “estremamente gravi”, perché tese
all'appropriazione della vita.
Paul Oldham, del Centre for Economic & Social Aspects of Genomics (CESAGen)
alla Lancaster University (UK), ha analizzato la lista di brevetti richiesti
da Venter e dal suo team scientifico: si tratta di una serie di
applicazioni, dalla creazione di genomi sintetici al trapianto in cellule
ospiti viventi, con lo scopo di ottenere forme di vita microorganica con
proprietà uniche, utilizzabili in processi industriali - d esempio per
produrre etanolo, idrogeno o altri combustibili sintetici. Le richieste di
brevetto si estendono virtualmente ad ogni cellula vivente contenente genoma
parzialmente o interamente modificato tramite DNA sintetico. Tra le
richieste di brevetto c'è anche quella per un nuovo sistema che accelera
l'assemblaggio di interi genomi sintetici, che potrebbe consentire a Venter
di produrre milioni di nuovi organismi al giorno. “Se creiamo un organismo
che produce combustibile”, ha detto Venter a BusinessWeek, “sarà un
organismo da un miliardo di dollari”.
In teoria, le richieste di brevetto di Venter dovrebbero essere rifiutate,
perché non si tratta di vere e proprie invenzioni. Tuttavia, l'ETC Group
teme che il sistema dei brevetti finirà per cedere, come ha fatto in
passato, concedendo brevetti su prodotti e processi biologici. Corporations
come la Monsanto e la Microsoft, ad esempio, detengono monopoli con cui
schiacciare la libera competizione e soffocare la ricerca. “L'industria
della biologia sintetica parla di nuove tecnologie per combattere i
cambiamenti climatici, ma la richiesta di brevetti evidenzia la voglia di
assicurarsi enormi profitti", dice Hope Shand dell'ETC Group. Le ricerche di
Venter sono finanziate da milioni di dollari erogati dal Department of
Energy statunitense, in totale assenza di un dibattito pubblico e di una
qualche regolazione in materia.
Richard Jefferson, fondatore di BIOS (Biological Innovation for Open
Society), vorrebbe l'istituzione di “protected commons”, di beni comuni
protetti, da rendere inaccessibili alle grinfie della speculazione privata,
in modo che ad usufruire dei benefici siano tutti, non solo le compagnie che
detengono i brevetti. “La questione non riguarda solo Venter”, dice Kathy Jo
Wetter dell'ETC Group, “ma l'intera industria della biologia sintetica, i
possibili abusi e l'impatto che potrebbero avere sulla società. Un vero
dibattito pubblico deve ancora cominciare”.
Data articolo: gennaio 2008
Fonte: Based on information provided by Dr. Paul Oldham, CESAGen
Note: According to the website of Synthetic Genomics, Inc.: “Synthetic
Genomics handles the prosecution of any patent applications covering
intellectual property developed by the JCVI under a Sponsored Research
Agreement between Synthetic Genomics and JCVI. Rights to any resulting
patents are assigned to Synthetic Genomics.”
I pediatri sponsorizzano l'uovo
di: Bojs
Associazioni di categoria e dei consumatori contro l'avallo dato dalla Fimp
ad una azienda ovicola
Nei messaggi pubblicitari viene presentato come «l'unico uovo approvato
dalla Federazione italiana medici pediatri». E proprio per questo il
prodotto commerciato da una nota azienda ovicola italiana è finito al centro
di una presa di posizione da parte delle associazioni dei consumatori ma
anche tra gli stessi medici.
TREND PREOCCUPANTE - Nessuna perplessità sull'uovo in questione e sulle sue
caratteristiche. Quello che desta preoccupazione è però il trend che ne
emerge, ovvero il fatto che - dopo il dentifricio consigliato
dall'Associazione dei dentisti, il sapone intimo approvato dall'Associazione
Ostetrici e Ginecologi Italiani, l'acqua promossa dall'Associazione Italiana
Donne Medico - si consolidi di fatto la moda di un prodotto avallato da una
categoria professionale. Nel mirino è, insomma, il sistema di
«sponsorizzazione» da parte di organismi che per loro natura non dovrebbero
avere ruoli di parte.
DUBBI TRA I MEDICI - «Non trovo opportuno che un'associazione sindacale di
professionisti spenda la propria sigla per una campagna pubblicitaria - fa
notare Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini
dei medici - non siamo nel campo dell'illecito perchè non esistono divieti
in merito: la cosa sarebbe diversa se si trattasse di un farmaco. In ogni
caso avrei qualche perplessità».
INTERVENGA L'ANTITRUST - Nella fattispecie rischia però di sollevarsi un
conflitto di attribuzioni di poteri tra diversi camici bianchi. Secondo Aldo
Grasselli, segretario nazionale del Sivemp, sindacato italiano dei
veterinari pubblici, è necessario l'intervento dell'Antitrust. «L'autorità -
sollecita Grasselli - verifichi come mai un prodotto già dichiarato idoneo
da noi diventi per i pediatri “ancora più idoneo”. La qualità
igenico-sanitaria delle uova viene certificata dal Servizio sanitario
nazionale, e nello specifico dai servizi veterinari: se poi altri
professionisti si arrogano fantasiose competenze per garantire chissà quale
qualità, è un problema più dell'antitrust che nostro. Mi stupisce - conclude
il segretario del Sivemp - che una categoria così importante abbia bisogno
di tranquillizzare i consumatori con “bollini di qualità” emessi grazie a
non si sa quali esami di laboratorio e quali istituti imparziali e
competenti».
CONSUMATORI SOSPETTOSI - Grossi dubbi anche da parte delle associazioni dei
consumatori. «Quando ho letto il messaggio sull'uovo sono rimasto abbastanza
interdetto - confessa Roberto Tascini dell'Adoc -. Si insinua il dubbio che
il giudizio non sia frutto di una valutazione asettica, ma che possa esserci
qualche interesse. La Federazione dei pediatri avrà le sue ragioni nel
reputare di poter accertare la validità del prodotto, ma la cosa
insospettisce. Se questo sistema prende piede, visto che non siamo difronte
al primo caso, il consumatore può uscirne disorientato». Secondo Tascini la
scelta d'acquisto consapevole non deve essere orientata da consigli, quanto
piuttosto da un'etichetta chiara, dettagliata, trasparente.
SCIENZA E PUBBLICITA' INGANNEVOLE - «L'uovo è l'ultimo di una serie di
prodotti sponsorizzati da medici e dentisti ma sono forme di pubblicità al
limite dell'ingannevolezza - dichiara Paolo Martinello, presidente di
Altroconsumo - di per sé il fatto non è vietato, però dovrebbe essere
giustificato da particolari contenuti di carattere scientifico, altrimenti
si profila il caso di pubblicità ingannevole». La nuova legge in vigore da
due mesi analizza anche questi aspetti e lascia il compito di decidere
all'Antitrust.
L'AUTOCRITICA DELLA FIMP - L'azienda che ha ottenuto la certificazione e
l'ha utilizzata nei propri messaggi pubblicitari fa notare che con la Fimp
vi è un rapporto di collaborazione che va avanti da più di due anni e che
l'approvazione è scaturita da un'attenta analisi della filiera completamente
integrata. La Fimp, da parte sua, mette però le mani avanti: l'accordo con
l'impresa avicola è stato sottoscritto circa un anno e mezzo fa da una
società di servizi che gestiva il marchio della federazione e che adesso,
con la nuova presidenza, è stata liquidata e sostituita da una nuova società
interamente a capitale Fimp. D'ora in poi - assicura il presidente Giuseppe
Mele - le cose andranno diversamente. L'approvazione all'uovo è stata data
in base ad una corposa documentazione certificata fornita dalla ditta, ma
riconoscere delle caratteristiche di qualità non consente di affermare che
l'uovo in questione sia «l'unico»: «È un messaggio fuorviante - ammette Mele
- e noi abbiamo preso le contromisure per avere il massimo di correttezza
possibile, il massimo di garanzie e di rispetto delle regole». D'ora in
avanti - puntualizza il presidente - l'eventuale approvazione di un prodotto
da parte della Federazione dovrà seguire un preciso iter: «un comitato
tecnico-scientifico avrà il compito di accertare i requisiti con rigore
scientifico». [??]
È una notizia di qualche tempo fà ma sfuggita ai telegiornali e alla
maggioranza.
Siamo alle solite calimero.. tu non sei nero, sei solo sporco..!! Là..
eeehhh... l'Antitrust come lavaaa..??!!
Data articolo: gennaio 2008
Fonte primaria: agenzia di stampa Agi
Fonte: http://intermatrix.blogspot.com/
GDF5: nuovo gene dell'altezza
a cura del CNR
Ricercatori dell'INN CNR di Cagliari hanno scoperto per la prima volta la
connessione tra basi genetiche della statura e l'osteoartrite, malattia di
cui soffre quasi un italiano su dieci. Lo studio pubblicato su Nature
Genetics
In uno studio sull'intero genoma che coinvolge più di 35.000 persone, un
gruppo di ricercatori italiani dell'Istituto di Neurogenetica e
Neurofarmacologia (INN) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Cagliari,
in collaborazione con altri gruppi internazionali, ha scoperto nell'ambito
del Progetto ProgeNIA che un polimorfismo del DNA, recentemente legato
all'osteoartrite, ha un ruolo essenziale nella determinazione dell'altezza
di un individuo.
“Fino ad ora si conosceva solo un altro gene responsabile della variazione
nella statura”, spiega la ricercatrice Serena Sanna dell'INN-CNR. “Le nuove
varianti, sebbene siano responsabili solo per una piccola porzione della
componente genetica determinante in tale aspetto, con un effetto che può
variare tra i 0.3 cm ai 1.4 cm., sono importanti in quanto si trovano in un
gene (GDF5) che regola lo sviluppo e la crescita delle ossa. Ciò suggerisce
una chiara evidenza sulla comune base genetica tra altezza e osteoartrite
che non era mai stata scoperta. I nostri risultati dimostrano quindi come la
comprensione dei fattori coinvolti nella variazione dell’altezza possano
produrre nuove conoscenze per malattie importanti e comuni nella
popolazione”.
L'osteoartrite è da molto tempo uno dei più comuni tipi di artrite e ne
soffrono cinque milioni di italiani, cioè quasi il 10%. La malattia
degenerativa, che per prima cosa intacca la cartilagine, si presenta
soprattutto tra i più anziani. “Si sa che i fattori genetici sono
responsabili per almeno l'80% della variazione dell'altezza tra le persone”,
prosegue Sanna, “tuttavia le nuove varianti geniche da noi identificate,
insieme con quelle presenti nel HMGA2 recentemente scoperte da un altro
gruppo di ricerca con cui collaboriamo, sono responsabili per meno dell'1%
della variazione dell’altezza. Ovviamente questa scoperta è l'inizio di un
lungo lavoro di ricerca. Conoscere tutti i geni legati alla statura
permetterà, per esempio, di evitare la corsa frenetica alla ricerca di
eventuali disfunzioni, quali disordini del metabolismo, per spiegare la
crescita più lenta del neonato. La risposta sarà semplicemente scritta nel
suo DNA”.
Osservazioni fatte da medici specialisti associano in genere l'alto rischio
di osteoartrite alle persone di bassa statura. Tuttavia, sono state
riscontrate anche relazioni opposte. I ricercatori pensano che entrambi gli
estremi dell'altezza possano dunque essere associati con l'osteoartrite, per
diverse ragioni: ossa più corte e/o meno cartilagine possono rendere le
giunture più suscettibili al danno; allo stesso tempo ossa più lunghe
possono produrre maggiori danni dovuti allo stress sulle giunture.
“Solo grazie alla collaborazione tra ricercatori di diversi istituti
specializzati in diverse discipline”, sottolinea la ricercatrice, “possiamo
studiare la complessità di malattie comuni e tratti quantitativi in maniera
molto più efficace, come con questo lavoro”. Lo studio è frutto di
un'innovativa collaborazione internazionale di sette gruppi di ricerca. I
ricercatori dell'INN hanno iniziato studiando il genoma di 4.300 volontari
di origine sarda e provenienti in particolare dalla regione dell'Ogliastra,
partecipanti al progetto ProgeNIA (noto negli USA anche come SardiNIA). I
loro dati sono stati poi combinati con quelli del gruppo FUSION, uno studio
sul diabete mellito in Finlandia, che comprende più di 2.300 persone. I
risultati iniziali sono stati poi replicati e confermati in altri 24.000
individui di origine europea e circa 4.000 afro-americani.
“Questo tipo di collaborazione internazionale ci ha permesso di confermare
come la Sardegna, grazie alla sua omogeneità, sia la popolazione ideale per
questo tipo di studi”, dice il prof. Antonio Cao, direttore dell'INN-CNR e
coordinatore scientifico dello studio. Infatti, sebbene quella sarda sia tra
le più note popolazioni isolate, ha dimostrato la sua validità
nell'individuare basi genetiche che sono comuni anche a popolazioni europee
e americane e quindi di poter assumere un ruolo primario nell’ambito di
questo tipo di collaborazioni internazionali”.
La ricerca è stata finanziata da: National Institute of Aging (NIA),
National Human Genome Research Institute (NHGRI), National Institute of
Diabetes and Digestive and Kidney Disease (NIDDK) e National Heart, Lung and
Blood Institute (NHLBI), tutti facenti capo all'Istituto Superiore della
Sanità Americana: National Institute of Health (NIH).
Questa notizia è stata anche pubblicata sulla rivista internazionale ‘Nature
Genetics’.
Scheda
Data articolo: gennaio 2008
Che cosa: scoperto ruolo di un polimorfismo del DNA legato all’osteoartrite,
nella determinazione dell’altezza di un individuo.
Chi: Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia (INN) del CNR di Cagliari
(Italy)
Per informazioni:
Serena Sanna, Inn-Cnr
Phone: +39 070/6754644
E-mail: serena.sanna@...
Colesterolo e trigliceridi...
a cura del CNR
...scoperti 7 nuovi geni ‘colpevoli’
Individuati nuovi geni responsabili della produzione e dell'accumulo dei
lipidi nelle arterie. Lo studio, realizzato nell'ambito del progetto
Progenia dell'INN-CNR e pubblicato su Nature Genetics, apre la strada a
nuove strategie di prevenzione e trattamento per le malattie coronariche
Un gruppo di ricercatori dell'Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia
(INN) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Cagliari, in collaborazione
con vari gruppi internazionali, ha analizzato l'intero genoma di oltre
20.000 individui, scoprendo sette nuovi geni responsabili dell'aumento del
colesterolo e trigliceridi e confermando 11 geni precedentemente scoperti da
altri gruppi. “Sappiamo che molti fattori, come la sedentarietà, la dieta e
il fumo, influenzano la produzione e l'accumulo dei lipidi nelle arterie”,
spiega Serena Sanna, ricercatrice del progetto ProgeNIA dell'Inn-Cnr, che ha
condotto questo studio in collaborazione con Cristen Willer del progetto
FUSION. “Conoscere i fattori genetici collegati può aiutare invece a capire
quali siano i meccanismi di base dell’organismo che ne regolano il
metabolismo, e il loro contributo nello sviluppo delle malattie
cardiovascolari. Queste conoscenze permettono di poter attuare un processo
di prevenzione nei soggetti a rischio e delle terapie mirate per i
pazienti”.
Per scoprire se queste varianti del DNA associate con i lipidi influenzano
anche il rischio delle malattie coronariche, i ricercatori dell’INN-CNR
hanno utilizzato un approccio nuovo, noto come ‘Genome-Wide Association
study’ (GWAS). “Il DNA di ogni individuo è stato genotipizzato per 360 mila
variazioni nucleotidiche (SNPs)”, precisa Serena Sanna, su 4300 individui
sardi. “Il completamento della mappa del genoma (HapMap), e la messa a punto
di nuovi metodi di statistica inferenziale hanno fornito una marcia in più a
tali studi, permettendo di caratterizzare oltre 2 milioni di variazioni di
sequenze del DNA, attraverso l'analisi molecolare diretta di un numero
limitato di varianti per ciascun individuo, realizzando così un notevole
abbattimento dei costi e delle spese”. I ricercatori hanno confrontato i
loro risultati con quelli di un recente studio di genome-wide association
sulle patologie delle coronarie del Wellcome Trust Case Control Consortium,
che ha coinvolto 15.000 volontari dell'Inghilterra.
Si è così scoperto che tutte le varianti geniche responsabili per alti
valori di LDL-c, o ‘colesterolo cattivo’, sono più frequenti tra persone con
affezioni coronariche. Anche le persone con varianti geniche associate con
alti valori di trigliceridi hanno un maggiore rischio di sviluppare tali
malattie, sebbene la relazione non sia altrettanto forte come con le
varianti per LDL-c.
Le patologie coronariche, come l'infarto e l'ictus, sono la causa principale
di morte e di invalidità nei paesi industrializzati e la loro prevalenza sta
aumentando rapidamente nei paesi in via di sviluppo. Solitamente sono
causate dall’aterosclerosi, un processo caratterizzato da un deposito di
lipoproteine a bassa densità o di LDL-c nelle arterie che forniscono sangue
al cuore e al cervello, la cui ostruzione comporta una inadeguata quantità
di sangue in questi organi, da cui scaturisce infarto o ictus. Diversi studi
hanno dimostrato l'associazione tra i livelli dei lipidi e queste malattie:
i livelli di LDL-c sono associati con un aumento del rischio di malattie
delle coronarie, mentre livelli alti di HDL-c sono associati con una
diminuzione del rischio.
Oltre a ProgeNIA, ha collaborato a questo lavoro il gruppo FUSION, che
studia il diabete mellito in una popolazione della Finlandia, e il gruppo
DGI, che studia anch'esso le basi genetiche del diabete di tipo 2 nella
popolazione svedese e finlandese. Alla ricerca hanno poi collaborato anche
altri ricercatori francesi, inglesi e di vari gruppi degli Stati Uniti.
“ProgeNIA indaga i geni di 6000 abitanti dell'Ogliastra una regione della
Sardegna che è rimasta isolata per millenni a causa della sua insularità e
che probabilmente deriva da un numero ristretto di individui ‘fondatori”,
precisa il professor Antonio Cao, direttore dell'INN-CNR e coordinatore
scientifico dello studio. “La popolazione locale che attivamente partecipa
al progetto, si conferma come ottimale per gli studi volti a identificare
basi genetiche che sono comuni non solo ai sardi, ma anche a popolazioni
europee e americane, e quindi di poter assumere un ruolo primario anche
nell'ambito di collaborazioni internazionali”.
Il prof. Cao inoltre ricorda che “in questo tipo di ricerche non deve essere
mai dimenticato lo sforzo delle migliaia di volontari che partecipano a
ProgeNIA” . La ricerca è stata finanziata dai seguenti istituti americani:
National Institute of Aging (NIA), National Human Genome Research Institute
(NHGRI), National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Disease
(NIDDK) e National Heart, Lung and Blood Institute (NHLBI), tutti facenti
capo all'Istituto Superiore della Sanità Americana: National Institute of
Health (NIH). La ricerca per il gruppo DGI è invece finanziata dal Broad
Institute of Harvard and MIT, a Cambridge, Massachusset; dalla Università di
Lund University di Malmo, in Svezia; e dalla Novartis, a Basel, in Svizzera.
Questa notizia è stata anche pubblicata sulla rivista internazionale ‘Nature
Genetics’.
Scheda
Data articolo: gennaio 2008
Che cosa: individuati 7 nuovi geni responsabili di colesterolo e
trigliceridi
Chi: Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia (INN) del CNR di Cagliari
(Italy)
Per informazioni:
Serena Sanna, Inn-Cnr
Phone: +39 070/6754644
E-mail: serena.sanna@...
Neuralterapia in odontostomatologia
di: Emma Castagnari
Dobbiamo al dr.Hunecke, medico tedesco, la scoperta della 'Neuralterapia'
che attiva un processo di guarigione attraverso la struttura elettrica del
S.N.V. ed in particolare modificando il potenziale elettrico della membrana
cellulare. Un'organo o un tessuto malato (malfunzionante) o settico
rappresentano un 'focus'. Il dente viene considerato come un' unità
costituita dal dente stesso, dall'osso alveolare e dal fascio
vascolo-nervoso che penetra dall'apice della radice, a questa unità viene
dato il nome di 'odontone'.
Esso rappresenta un'unità funzionale ed è collegato al sistema di
regolazione di base cioè alla matrice extracellulare e attraverso questa
agli altri organi del corpo. Fino a pochi anni fa si supponeva che l'origine
del focus fosse settica, oggi il concetto si è allargato e si parla di
'malattia focale' Quindi il 'focus' ha , anche un'origine infettiva, ma può
anche essere costituito da tessuto infiammatorio cronico non più
regredibile, la sua presenza determina azioni di morbilità in tessuti ed
organi a distanza.
Questo è il punto di partenza di informazioni anomale che determinano
malfunzionamenti in organi anche distanti e che apparentemente non hanno
rapporti col focus. Le cellule di questi organi o tessuti,a causa dei
segnali anomali provenienti dall'odontone, si depolarizzano e non sono più
in grado di funzionare regolarmente.
In Odontostomatologia molti sono i campi di disturbo possibile:
- una cicatrice da estrazione pregressa
- residui radicolari da estrazioni incomplete (settici e non)
- un dente devitalizzato
- tessuto di un granuloma rimasto in situ dopo un'estrazione
- afte ricorrenti
- uno o più denti piorroici
- gengiviti croniche
- denti ritenuti
- problemi ATM (SADAM francese,TMJ inglese)
Questi campi di disturbo possono benissimo coesistere con totale assenza di
sintomi locali. A questi si può aggiungere la nevralgia del trigemino che
purtroppo da' sintomi molto dolorosi.
Pertanto è dovere del dentista olista fare:
1) una accurata visita specialistica:
- ispezione del cavo orale e dei suoi annessi (lingua)
- esame degli elementi dentarii presenti (reazione alle temperature, alla
percussione, alla resistenza elettrica)
- Rx,Px,Tomografie ATM
2) una accurata anamnesi ricercando le possibili patologie in altri organi,
determinate del focus dento-buccale.
L'applicazione della neuralterapia dopo la cura odontoiatrica ridarà buona
funzionalità all'organo o agli organi interessati:la spiegazione è
forzatamente semplicistica; nella realtà è sempre necessario avere il parere
di un internista. La neuralterapia consiste nella iniezione di un
particolare medicamento nella zona del focus o degli organi interessati:in
particolari distretti del corpo (zone di Head).
Essa ripolarizza la cellula che da distonica ritorna eutonica e ridiventa in
grado di ricevere giuste informazioni dal sistema nervoso, ripristinando
l'omeostasi e quindi la salute.
Data articolo: gennaio 2008
Autore: dottoressa Emma Castagnari
medico-chirurgo odontostomatologo
Bin Laden è morto
di: Alessio Mannucci - ecplanet.net
La notizia è a dir poco clamorosa: Benazir Bhutto, durante un'intervista
concessa prima di morire in un attentato, dice che Osama Bin Laden è stato
assassinato da un certo Omar Sheick. È emersa grazie a Giulietto Chiesa,
intervistato da La Stampa, che nel proprio sito, critica “i maestri del
giornalismo - italiano e mondiale - che hanno taciuto, insieme alle mille
verità dell'11 settembre, anche questa notizia” e ribadisce: “nessuno scrive
una riga, nessuno dei media del mainstream “dedica una riga, un'immagine,
all'esplosione di interrogativi contenuta in quelle parole”.
La notizia, a dire la verità, gira sui siti “complottisti” da diverso tempo.
Se ne parla ad esempio su Prisonplanet.com, il sito di Alex Jones, sin dal
28 dicembre scorso. Jones accusa la BBC di aver volutamente censurato la
frase shock della Bhutto e di “proteggere i regimi che hanno organizzato il
suo assassinio”.
Il giornalista a cui la Bhutto ha rilasciato quella intervista è Sir David
Frost, uno dei decani del giornalismo mondiale. Intervista che è stata
diffusa da Al Jazeera, e che è disponibile sul canale Youtube ufficiale di
Al Jazeera, sin dal 2 novembre 2007. Ma allora perché i media non ne hanno
parlato ? La BBC dice che è una bufala, un banale lapsus, su cui non è il
caso di infierire, anche in considerazione della tragica morte di Benazir
Bhutto in un attentato il 27 dicembre scorso.
La Bhutto dice la frase incriminata quando David Frost gli chiede chi
potrebbero essere i responsabili dell'attentato al quale la Bhutto è da poco
scampata e nel quale hanno perso la vita decine di persone. Benazir Bhutto
conferma a Frost di aver scritto al generale Musharraf una lettera nella
quale indicava tre probabili finanziatori dei terroristi che la volevano
morta. Fra questi terroristi, cita anche Hamza bin Laden, figlio di Osama.
Frost chiede se queste tre persone erano membri del governo o associati ad
esso. La Bhutto descrive una di queste persone, un addetto alla sicurezza,
ex ufficiale militare, avente a che fare con Jaish-e-Mohammed, l'Esercito di
Maometto, allineato con bin Laden, uno dei gruppi banditi dal maulana Massud
Azhar, finito in una prigione indiana per aver decapitato tre turisti
inglesi e tre americani, poi dic che questa persona è coinvolta anche con
Omar Sheikh, “l'uomo che ha ucciso Osama Bin Laden”...
Da notare che Frost non si è apprestato a chiedere chiarimenti alla Bhutto
quando ha pronunciato la frase fatidica. Come mai ? Inoltre, la Bhutto
pronuncia la dichiarazione clamorosa con noncuranza, quasi en passant.
Ma chi è Omar Sheikh ? Ahmed Omar Saeed Sheikh, alias Mustafa Muhammad
Ahmad, un ex collaboratore dell'ISI (il servizio segreto pakistano) già
coinvolto nell'inchiesta sul barbaro omicidio del giornalista Daniel Pearl.
Lo stesso uomo che, nel 2001, qualche giorno prima dell'11 settembre,
consegnò a Mohammed Atta, il capo dei dirottatori, una valigetta con 100
mila dollari e che, sempre secondo l'inchiesta ufficiale, si trovava a
Washington durante l'attacco al Pentagono.
Il dittatore pakistano Musharraf, nelle sue memorie - “In the line of fire –
a Memoir”, Free Press, 2006 - sostiene che Omar Sheik era un agente dell'MI6
britannico, arruolato mentre studiava alla London School of Economics, e
afferman che Sheikh “ad un certo punto probabilmente ha cominciato a fare il
doppio gioco”. Daniel Pearl, del Christian Science Monitor, è stato ucciso a
Karachi dopo essere stato rapito da Al Qaeda mentre indagava proprio sul
finanziamento del 9-11. Omar Sheikh, arrestato per l'omicidio di Pearl, e
condannato a morte, tra rimandi e rinvii dell'esecuzione della pena
capitale, è ancora vivo.
Di certo, questo nuovo colpo di scena non farà che accrescere la leggenda
attorno ad un uomo, Bin Laden, di cui è stato detto che che fosse morto a
Tora Bora, che si trovasse in Sudan, che si nascondesse, grazie alle
complicità dei capi tribù pashtun, nel Waziristan afghano-pakistano, che
infine fosse artificialmente tenuto in vita da Al Qaeda per rafforzarne il
mito presso le masse arabe. Come è potuto accadere che neanche la CIA si sia
affrettata a confermare o smentire la dichiarazione della Bhutto, pochi
giorni dopo uccisa in un attentato ?
Il sospetto - avanzato anche da molti commentatori a margine dell’intervista
rilanciata da Youtube - è che l’ex leader del PPP sia stata assassinata
proprio perché sapeva troppo e avrebbe potuto far saltare i piani di Al
Qaeda e di chi (e sono tanti dentro i palazzi del potere di Islamabad)
lavora nell’ombra per la rete terrorista e le milizie pashtun che hanno
deciso di eliminare quella che avrebbe dovuto essere la donna simbolo del
Rinascimento pachistano.
Data articolo: gennaio 2008
Tu hai già trovato Dio
di Yoganandaji
da: <Autobiografia di uno Yoghi - cap. XIV)
Sri Yukteswar m'insegnò come richiamare a volonta' la felice esperienza e
anche come trasmetterla ad altri , se le loro vie intuitive sono
sviluppate.
Per mesi interi vissi in quell'estatica unione e compresi perche' le
Upanishad dicono che Dio e' <rasa>: "il piu' squisito''. Ma un giorno
sottoposi al Maestro un problema:
"Desidererei sapere, Maestro, quando trovero' Dio?".
"Lo hai trovato".
"Oh! no, signore, non credo!".
Il mio Guru sorrideva: "Sono certo che tu non ti aspetti di vedere un
venerabile Personaggio, assiso su un trono, in qualche asettico angolo del
cosmo! Vedo, invece, che tu credi che il possesso di poteri miracolosi
equivalga a conoscere Dio. No. Si potrebbe avere l'intero universo e non
trovare ancora Dio! Il progresso spirituale non si misura dai poteri
esteriori, ma solo dalla profondita' della beatitudine che si prova nella
meditazione.
"Dio e' la gioia sempre nuova. Egli e' inesauribile; mentre continuerai a
meditare attraverso gli anni, Egli ti sedurra' con ingegnosita' infinita. I
devoti che come te hanno trovato la strada di Dio, non sognano neppure di
cambiarLo con nessun'altra gioia al mondo; Egli e' seducente al di la'
d'ogni possibilita' di confronto!
"Come ci stanchiamo presto dei piaceri terreni! La brama di cose materiali
non ha mai fine; l'uomo non e' mai completamente soddisfatto e insegue una
meta dopo l'altra. Quel 'qualcos'altro' ch'egli cerca e' il Signore, che
solo puo' garantire una gioia eterna.
" Le brame esteriori ci scacciano dall'Eden interiore, offrono falsi
piaceri,
che sono soltanto simboli della felicita' dell'anima. Il Paradiso Perduto
viene prontamente riconquistato attraverso la divina meditazíone. Poiche'
Dio e' Imprevedibile e Sempre nuovo, noi non ce ne stanchiamo mai. Come
potremmo mai saziarci di una felicita' deliziosamente variata attraverso
l'eternita'?".
"Comprendo adesso, Maestro, perche' i santi chiamano Dio l'Insondabile.
Anche una vita eterna non potrebbe bastare per valutarLo"
«E' vero. Ma Egli e' anche vicino e caro. Dopo che lo spirito umano,
mediante il Kriya Yoga, s'e' liberato degli ostacoli forniti dai sensi, la
meditazione offre una duplice testimonianza dì Dio: la sempre nuova gioia
da'
un'evidenza della Sua esistenza, convincente fino in ogni nostro atomo;
inoltre, nella meditazione si trova la Sua guida immediata, la Sua giusta
risposta a ogni difficolta'".
"Comprendo, Guruji; avete risolto il mio problema". Sorrisi, grato. "So
adesso di avere trovato Dio, poiche' ogni volta che la gioia della
meditazione ritornava inconsciamente in me durante i periodi di attivita',
fui misteriosamente diretto a scegliere la condotta giusta in ogni cosa,
perfino nei minimi particolari".
"La vita umana e' piena di dolore fin quando non impariamo a armonizzarla
con il Divino Volere, il cui 'giusto corso' spesso rende perplessa
l'intelligenza egoistica" disse il Maestro. "Dio solo puo' dare un
consiglio
infallibile; chi, se non Lui, porta il peso del cosmo?".
Parole del Dalai Lama
Tratto da:
Il Dalai Lama ci parla
di John F. Avedon
Traduzione italiana di Francesco Settanni
Chiara Luce Edizioni - Pomaia
- Valori Religiosi e Società Umana -
In un certo senso, con la presente generazione, abbiamo raggiunto un alto
livello di sviluppo,
ma nello stesso tempo ci troviamo a dover affrontare molti problemi. Alcuni
di questi problemi
sono dovuti a eventi esterni, o naturali e non possiamo evitarli; altri
invece sono dovuti ai
nostri difetti mentali, a un'incompletezza interiore - fonte d'ulteriori
sofferenze e problemi.
Il solo sviluppo materiale non sarà sufficiente se non sviluppiamo nella
nostra mente una
giusta attitudine verso la società e il genere umano. Questo è chiaro.
Tuttavia, se adottiamo
una giusta attitudine, potremo evitare quella parte di problemi creati
dall'uomo.
Il punto fondamentale è la compassione; l'amore per gli altri, il prendersi
a cuore la loro
sofferenza, un minore egoismo. Io credo che il pensiero pieno di compassione
sia la cosa più
preziosa. Solo noi, in quanto esseri umani, siamo in grado di svilupparlo
nei nostri cuori. Se
abbiamo un buon cuore, un cuore pieno di calore, ci sentiremo a nostra volta
felici e
soddisfatti e anche i nostri amici lo saranno. In questo modo forse si potrà
arrivare a godere
di un'atmosfera amichevole, e di una vera pace tra città e città, tra
nazione e nazione, tra
continente e continente.
La domanda è: - come sviluppare la compassione? -
Fondamentalmente la compassione è in relazione con la consapevolezza
dell'io.
A livello convenzionale esiste un "io". "io voglio, io non voglio".
Questa, è l'esperienza di ciascuno di noi. Basandoci su questa
consapevolezza, naturalmente
desideriamo la felicità e non vogliamo la sofferenza. Inoltre, abbiamo anche
il diritto d'avere
la felicità e d'evitare la sofferenza. Dunque, così, come io stesso ho
questa consapevolezza e
questo diritto, anche gli altri l'hanno. La differenza è che quando parliamo
dell'io" si tratta
di una sola persona, mentre gli altri sono un numero infinito e questo lo si
può vedere con
chiarezza. Immaginiamo da un lato il nostro "io", che finora si è
concentrato solo su
motivazioni egoistiche, mettiamolo vicino, di fronte a noi; dall'altro lato,
immaginiamo gli
altri, un numero infinito di esseri e il nostro sé che diventa una terza
persona e che fa da
spettatore.
In questo modo possiamo vedere che il sentimento che desidera la felicità e
non
vuole la sofferenza è uguale sia per noi che per gli altri: è assolutamente
identico. Anche il
diritto ad avere la felicità è identico. Per quanto questa persona
egoisticamente motivata sia
ricca, o famosa, è solo "uno" di numero. Per quanto poveri siano gli altri,
il loro numero è
infinito. Naturalmente molte persone sono più importanti di una sola. Così,
vedete, è una cosa
assolutamente scorretta usare gli altri per i propri scopi e in questo modo
non sarò mai
felice, anche se ne ho la possibilità. Tuttavia, se contribuisco al
benessere comune, e cerco
di rendermi utile per quel che posso, questo atteggiamento sarà fonte di
grande gioia per me e
per gli altri.
Con questa attitudine si può sviluppare vero amore e vera compassione per
gli altri, che si
possono estendere persino al nostro nemico. L'amore, come viene comunemente
inteso, è solo
attaccamento. Con "vostra" moglie, "vostro" marito, i "vostri" figli, o
genitori, avete delle
ragioni per amarli e dite li amo perché sono "mia" madre, "mio" padre, i
"miei" figli.
Questo tipo di amore è imperniato su una motivazione egoistica, mentre il
suo opposto è il
chiaro riconoscimento dell'importanza degli altri. Se riusciamo a sviluppare
la compassione,
partendo da questo punto di vista, allora questa potrà comprendere anche il
nostro nemico. Per
poter generare quest'atteggiamento altruistico, dobbiamo avere tolleranza e
pazienza, perché
senza tolleranza è difficile svilupparlo. Ora, chi ci dà questa occasione?
Ce la dà il nostro
nemico. Il nostro nemico ci dà la possibilità d'imparare a essere
tolleranti, mentre il nostro
maestro e i nostri amici non possono farlo. Perciò, il nostro nemico ci è
effettivamente di
grande aiuto ed è, in effetti, il nostro migliore amico, il nostro migliore
maestro.
Se riuscirete a pensare in questo modo, se riuscirete a coltivare questo
tipo d'attitudine,
sperimenterete un'infinita compassione per tutti gli esseri.
In base alla mia personale esperienza, le più grandi soddisfazioni vengono
dai periodi più
difficili della vita di ciascuno. Se si segue una strada facile e tutto
procede bene, il giorno
in cui ci si trova di fronte a dei problemi, ci si sente depressi. Invece è
soprattutto
attraverso le difficoltà che s'impara, che si sviluppa forza interiore,
coraggio e
determinazione. Allora, ancora una volta chi vi dà l'occasione per tutto
questo? Il vostro
nemico.
Questo non significa che si deve obbedire, o inchinarsi al nemico.
A volte, a causa del comportamento del nemico, si può essere costretti ad
agire con forza;
potrebbe essere necessario farlo, senza perdere interiormente la calma e la
compassione: è
possibile.
Qualcuno potrebbe pensare "Ora il Dalai Lama sta dicendo cose senza senso",
ma non è così,
perché mettendo in pratica questi consigli potrete constatarlo attraverso la
vostra esperienza
personale.
Io chiamo "religione" il tipo d'amore che ho appena descritto, questo tipo
di compassione che è
la vera essenza della religione. A questo livello non c'è quasi nessuna
differenza tra
Buddhismo, Cristianesimo, o qualunque altra fede. Tutte le religioni
insistono sull'importanza
di migliorare gli esseri umani, di perfezionare l'uomo. La fratellanza e
l'amore sono
sentimenti comuni a tutte le religioni. Credo quindi - come dico sempre agli
altri Buddhisti -
che la questione del Nirvana non sia la cosa più immediata. Non c'è fretta.
Comunque, se nella
vita quotidiana ci si comporta in modo buono, onesto, compassionevole e meno
egoista, allora
automaticamente questo porterà al Nirvana. Al contrario, se si parla molto
di Nirvana e si
trascura la pratica quotidiana, allora si raggiungerà un tipo insolito
d'illuminazione, ma non
quella giusta - perché in realtà quella pratica quotidiana non esiste. Si
devono quindi
integrare quest'insegnamenti positivi alla vita di tutti i giorni, e non ha
importanza che
crediate in Dio, in Buddha oppure no. Si deve vivere una vita eticamente
buona,
perché il buon cibo, i bei vestiti e la bella casa non sono sufficienti; è
necessaria
una buona motivazione.
Ora, nel mondo d'oggi, alcuni potrebbero pensare che la religione sia adatta
a quelli che
vivono appartati in luoghi solitari e che non ci sia molto bisogno di
religione negli affari, o
nella politica. La mia risposta è no. Tutte le azioni, eccetto alcune di
secondaria importanza,
sono fondate su delle motivazioni. Penso che, se fate della politica, e
avete una buona
motivazione, diverrete un politico onesto. Senza una tale motivazione,
quello che farete verrà
considerato "sporca" politica.
Di per sé, la politica è necessaria per la soluzione dei problemi umani, non
è una cosa
negativa. Ma, quando la politica è fatta da persone egoiste e ignoranti,
allora manca qualcosa.
Non solo nella politica, anche nella religione è così. Se pratico con una
motivazione
incentrata sul mio ego, allora la religione diventa negativa. Vedete quindi
che la motivazione
è la cosa più importante. Perciò la mia pratica è semplicemente l'amore, il
rispetto per gli
altri, l'onestà che sono insegnamenti che investono il campo dell'economia,
quello degli affari
e qualsiasi campo.
Se osservate a fondo la società odierna, vedrete che ci sono molti problemi.
Interiormente
quasi ognuno di noi prova un senso d'inquietudine e questa sensazione non
aiuta a risolvere i
propri problemi.
Ora, non sto criticando gli altri; ma quando si possiede una vera e durevole
pace interiore,
l'ira e l'odio non potranno mai esistere. D'altra parte, è impossibile
aiutare gli altri se
interiormente si ha una motivazione egoistica. Potremo parlare a lungo di
pace, d'amore, di
giustizia, ma quando certe cose ci riguardano personalmente, allora
dimentichiamo del tutto
questi discorsi e diciamo: "È necessario fare la guerra - è necessario
sopprimere gli altri".
Quando si sentono dire queste cose, è chiaro che manca qualcosa.
Io penso semplicemente che, allo stato attuale, dove tutto dipende dal
denaro e dal potere, e
dove non ci si interessa molto del reale valore dell'amore, se noi esseri
umani perdiamo il
senso del valore della giustizia, della compassione, dell'onestà, allora in
futuro ci troveremo
di fronte a maggiori difficoltà: ci saranno maggiori sofferenze e problemi.
È difficile ma vale
assolutamente la pena di tentare. Dobbiamo tentare con tutte le nostre
forze, senza
preoccuparci del risultato. Anche se non avremo successo in questa vita non
importa, avremo
comunque cercato di migliorare la società umana sulla base dell'amore.
Questa è la mia
opinione, il mio pensiero sulla relazione tra valori religiosi e società
umana.
Risultati pratici della Meditazione Vipassana
del Venerabile Rewata Dhamma
I nostri atti mentali, verbali e fisici hanno origine nella mente. Ogni
volta che avviene un contatto fra gli organi di senso e gli oggetti
esterni - come le forme visibili, gli odori, i suoni, i sapori e le
sensazioni tattili - all'interno del corpo nasce una sensazione, da cui si
originano reazioni che sono causa di nuove azioni. Perciò, se si riesce a
controllare la mente, si riesce a controllare anche l'azione, quindi il
karma.
Il Buddha disse che i nostri corpi sono composti di trilioni e trilioni di
minuscole particelle, piú piccole degli atomi, che si rinnovano
continuamente. Queste particelle sorgono e svaniscono milioni di volte ad
ogni istante; nello stesso modo anche i nostri pensieri sorgono e svaniscono
trilioni di volte a ogni secondo. Anche gli scienziati concordano sul fatto
che il corpo umano, in condizioni normali, si rinnova continuamente. Quando
queste particelle (o kalâpa, come le chiamò il Buddha) entrano in collisione
fra loro, nasce la sensazione. Noi la chiamiamo sensazione reale o sottile.
Durante la pratica della meditazione vipâssanâ, se la concentrazione è
abbastanza buona, siamo in grado di osservare queste minuscole particelle
nascere e svanire, e cosí possiamo controllare la mente prima
dell'effettuarsi
d'ogni azione.
Perciò il Dhammapada (v. 103) dice:
«Non chi vince mille volte mille uomini in battaglia, ma colui che conquista
la propria mente è un vero vincitore».
Per questo motivo la prontezza dell'attenzione è il piú importante oggetto
di meditazione nel buddismo theravâda. La meditazione buddista theravâda si
divide in due branche principali: samâtha, o concentrazione, e vipâssanâ, o
purificazione. Lo scopo del samâtha (o samâdhi) è quello di farci assorbire
completamente nella meditazione. Lo scopo della vipâssanâ è di farci capire
la vera natura della mente e della materia. Il samâtha è sempre stato
diffusamente praticato dagli asceti in India, prima e dopo il Buddha. Il
Buddha stesso lo praticò prima del risveglio, e conseguí grazie ad esso
tutti e quattro gli stadi della concentrazione fino al piú profondo, ma si
avvide che lo stato di tranquillità che otteneva in questo modo non era
duraturo.
Il Buddha, infatti, cercava un modo per porre termine alla sofferenza una
volta per tutte. Infine scoprí questa via incominciando ad osservare in se
stesso la natura della mente e della materia e con questo sistema riuscí a
conseguire la verità ultima: lo stato di nirvâna. La meditazione samâtha va
bene solo per eliminare le impurità piú grosse. Con la vipâssanâ, invece,
possiamo sradicare le impurità piú sottili, o sankhâra, create dalle nostre
azioni passate o presenti.
La parola sankhâra ha molti significati, ma in questo contesto possiamo
tradurla con «condizionamenti mentali». Il Buddha insegnò a comprendere la
vera natura delle cose tramite l'osservazione dei cinque componenti che
formano la mente e il corpo. Cosí facendo, ci mettiamo in condizione di
percepire le tre qualità di tutta l'esistenza condizionata, e cioè:
1) anicca, o impermanenza;
2) dukkha, o insoddisfacenza; e
3) anattâ, o insostanzialità.
I cinque componenti sono: forma o materia, sensazione o emozione,
percezione, formazioni mentali e coscienza. Questi cinque componenti tutti
insieme costituiscono ciò che noi chiamiamo un essere vivente, la cui
qualità è l'impermanenza e che, a causa di quest'impermanenza, sperimenta
sofferenza. Non c'è alcun'altra essenza, o qualità, che sperimenti questa
sofferenza oltre questi cinque componenti che chiamiamo «io».
Secondo la filosofia buddista, perciò, c'è la sofferenza, ma non c'è nessun
sofferente, cosí come ci sono gli atti, ma non l'autore. In breve, possiamo
dire che i cinque componenti sono la mente e la materia (nâma e rûpa), e che
lo scopo della meditazione vipâssanâ è di capire la vera natura di questa
mente-e-materia: per questa ragione i quattro oggetti della pratica sono
rispettivamente: corpo, sensazioni, coscienza e pensieri. Quando
s'incomincia
a praticare la meditazione per la prima volta non è necessario osservare
subito questi quattro oggetti contemporaneamente. Ma praticando con
regolarità l'osservazione d'uno degli oggetti, si arriva presto a
comprendere anche gli altri tre.
Dal momento che il corpo e le sue sensazioni sono piú facili da osservare,
la maggior parte dei maestri preferisce partire da questi. Solitamente
s'incomincia
contemporaneamente con la concentrazione sul respiro e sulle sensazioni del
corpo, anche se, tradizionalmente, la concentrazione sul respiro è
considerata il primo oggetto della meditazione samâtha. Essa può tuttavia
essere usata per lo sviluppo dell'insight. Per la pratica della meditazione
vipâssanâ non è necessario raggiungere gli stadi piú profondi di
concentrazione, ma per capire la vera natura del pensiero e della materia
bisogna, per prima cosa, conseguire uno stadio che chiameremo concentrazione
d'accesso (upacâra samâdhi), perché solo una mente concentrata può osservare
la realtà e sperimentarla.
Osservando regolarmente il respiro, il meditante giunge a comprendere la
natura dei processi fisici e mentali. Se poi presta attenzione alle
sensazioni del corpo, arriva a comprendere non solo la natura della mente e
della materia, ma anche la natura dei quattro elementi che costituiscono il
corpo: gli elementi di Terra (l'intera gamma del peso, dalla leggerezza alla
pesantezza), gli elementi d'Acqua (gli elementi della coesione, dei legami),
gli elementi di Fuoco (l'intera gamma della temperatura, dal caldo fino al
freddo) e gli elementi d'Aria (l'intera gamma del movimento). Anche la
natura di questi elementi è impermanente. Comprendere la natura delle cose
significa comprendere che sono tutte impermanenti (anicca), insoddisfacenti
(dukkha) e prive di essenza (anattâ).
Tramite questa comprensione si giunge a comprendere la verità ultima o
nirvâna. Questo è lo scopo principale della meditazione buddista theravâda.
Allo stesso modo, se facciamo delle nostre sensazioni e formazioni mentali
un oggetto di meditazione, possiamo raggiungere la medesima comprensione. La
meditazione vipâssanâ è un metodo che se propriamente applicato comprende
tutto il Nobile Ottuplice Sentiero insegnato dal Buddha. Il sentiero ha tre
aspetti: moralità (sila), concentrazione (samâdhi) e saggezza, introspezione
o purificazione (pañña). Molte persone, in passato e nell'epoca presente,
hanno tratto beneficio dal Nobile Ottuplice Sentiero, che è ugualmente
benefico per monaci e laici, giovani e vecchi, uomini e donne..., per tutti
gli esseri umani appartenenti a qualunque casta, classe e comunità, paese,
professione, religione o gruppo linguistico.
Nel sentiero non c'è nessuna meschina restrizione settaria. Esso è adatto a
tutti gli esseri umani di tutti i tempi, di tutti i luoghi. È universale
come tutte le sofferenze della vita: la nascita, la vecchiaia, la malattia,
la morte, il trovarsi con persone e situazioni sgradevoli, la separazione da
persone e situazioni gradevoli, non avere ciò che si desidera, affanni,
angustie, lamenti. Tutte queste forme di disagio fisico e mentale sono
universalmente percepite come sofferenza o dolore. Quando si applica la
tecnica della vipâssanâ all'avidità, all'ira, alla paura, alla gola,
all'infatuazione,
alla gelosia, all'inimicizia, all'odio, all'egoismo e alle altre emozioni e
passioni, si acquisisce la capacità di annullare tranquillamente tutte
queste cose.
Alla base della meditazione buddista c'è l'osservanza dei cinque precetti
(pañcasîla), e cioè: astinenza dall'uccisione, dal furto e dalla menzogna,
da una sessualità disordinata e da sostanze inebrianti. Non importa se si
siano o no osservati questi precetti prima di incominciare la pratica.
L'importante
è che, nal momento in cui si comincia, si cominci anche ad osservare i
precetti. Essi sono necessari, perché queste cinque azioni distruttive e
autodistruttive sono il frutto dei nostri errori mentali nonché la causa
profonda dei mali dai quali cerchiamo di liberarci.
Al giorno d'oggi si soffre sempre piú per certi mali, come la tensione
nervosa, l'affaticamento, l'emicrania, l'eccessiva pressione sanguigna... o
come infelicità, perenne insoddisfazione, instabilità mentale. c'è perciò
bisogno di raccogliere le forze spirituali. C'è bisogno di una tecnica che
aiuti ad affrontare la vita con serenità, e che possa essere utilizzabile
subito, nelle varie condizioni in cui ci si viene a trovare di giorno in
giorno.
Con la pratica della meditazione vipassana, non solo ci si libera di questi
inconvenienti nervosi, ma si sperimenta anche un certo grado di vera
felicità in questa stessa vita. Dunque, come si pratica la meditazione? Si
incomincia osservando i cinque precetti e praticando la concentrazione della
mente. Come oggetto per la concentrazione si prende il respiro, rivolgendo
l'attenzione
alle narici e a ogni passaggio dell'aria in ingresso o in uscita.
È necessario, in questa fase, capire la differenza che passa fra questo
esercizio e la pratica del pranayama nello yoga indú. Nel pranayama il
respiro è controllato, regolato, mentre in questa pratica dell'ânâpâna
buddista si osserva il respiro naturale, cosí com'è. Il termine ânâpâna,
infatti, significa consapevolezza del respiro che viene e che va. Inoltre,
nella pratica indú dello yoga si attribuisce molta importanza al modo in cui
ci siede, mentre per la pratica dell'ânâpâna buddista qualsiasi posizione,
purché non troppo comoda né troppo scomoda, va bene. Quando si concentra con
continuità l'attenzione sul respiro all'ingresso delle narici, la coscienza
diviene gradualmente sempre piú acuta e consistente.
Se, mentre si sperimenta la sensazione tattile del fiato nelle narici e nel
naso, appare qualche altra sensazione nel naso o nelle sue prossimità, si
concentra l'attenzione anche su di quella. Sono molti i tipi di sensazioni
che possono insorgere, come, per esempio, dolore, pizzicore, formicolio,
pulsazioni o fremiti, calore, tepore, freddo e cosí via. Qualunque sia la
sensazione che si sperimenta, va esaminata. Alcune possono essere
semplicemente frutto d'autosuggestione o d'immaginazione, ma il maestro sarà
d'aiuto nel distinguere la realtà dall'immaginazione.
Dopo questa fase, s'incomincia a osservare le sensazioni lungo tutto il
corpo, dalla testa ai piedi e dai piedi alla testa. Questo è ciò che è
chiamato vipâssanâ, che in realtà significa osservare le cose in modo
corretto, nella giusta prospettiva, per vedere le cose come realmente sono e
non solo come sembrano. La vipâssanâ insegna ad essere osservatori
distaccati delle sensazioni fisiche e delle emozioni mentali. Il meditante
impara ad accettare tutte le sensazioni, piacevoli e spiacevoli, senza
alcuna reazione, cioè con serenità, o equilibrio o intelligenza. In questo
modo, la vipâssanâ è una tecnica efficacissima e, nello stesso tempo, assai
semplice, per liberarsi dalla fatica mentale e dalle frustrazioni che sono
cosí comuni al giorno d'oggi.
Come risultato della continua pratica, il meditante impara ad aver coscienza
delle sensazioni in modo completamente distaccato, senza desiderio o
avversione, e continuando nell'osservazione distaccata, a notare come le
sensazioni vadano e vengano. Incomincerà a rendersi conto che tutte le
sensazioni, piacevoli o spiacevoli, sono impermanenti e caduche. Il
desiderio si fa meno forte e allora si può vedere che le sensazioni
spiacevoli sono effettivamente spiacevoli, mentre quelle avvertite come
piacevoli diventano anch'esse motivo di sofferenza quando scompaiono, a
causa dell'attaccamento che si nutre per loro. Il desiderio diminuisce
ulteriormente mentre si penetra piú profondamente nella realtà del corpo e
si scopre che ogni cosa dentro di esso è in uno stato di flusso continuo;
che non c'è nulla nel corpo o nella mente che possa essere chiamato «io» o
«mio» e che il mondo del corpo e della mente è falso, illusorio e privo
d'essenza.
Comprendendo questo, il meditante sviluppa automaticamente un atteggiamento
di distacco. In questo modo, basandosi sull'esperienza delle sensazioni, si
arriva a comprendere che il desiderio è la causa prima d'ogni sofferenza.
Per sradicare questo desiderio, bisognerebbe praticare regolarmente la
vipâssanâ. L'obiettivo principale della vipâssanâ è la comprensione della
verità ultima, il nirvâna, ma se la vipâssanâ diventa uno stile di vita, si
riesce a raggiungere un piú alto grado di felicità e pace mentale anche qui,
in questa vita. A mano a mano che si sradicano le impurità, si consente alla
purezza di mettâ, karunâ, muditâ ed upekkhâ di svilupparsi.
Mettâ significa amore, amore puro, benevolenza, amore universale, infinito o
senza limiti. Ci sono vari tipi d'amore fra gli esseri umani. C'è l'amore
dei genitori per i figli, quello del marito per la moglie, quello della
moglie per il marito, l'amore fraterno, l'amore fra uomo e donna, quello fra
parenti ed amici. Ma nessuna di queste forme è mettâ, amore puro. Esse sono
tutte radicate nella brama (lobha), nel desiderio (upâdâna) e nell'
ignoranza (moha).
Karunâ significa compassione, pura compassione, infinita o compassione senza
limiti. Esistono molti tipi di compassione. Se il nostro prossimo o i nostri
cari soffrono, in noi nasce la compassione: incominciamo a condividere la
loro miseria e il loro dolore a causa dell'affetto che nutriamo per loro. Ma
se a soffrire è qualcun altro, per il quale non abbiamo attaccamento, allora
non sentiamo compassione, non sentiamo la sua miseria come nostra. Questa
non è karunâ, infinita compassione. Similmente, se le persone a noi care
sono felici e fortunate, ci sentiamo felici per loro a causa del nostro
affetto. Anche questa non è muditâ, gioia compartecipe, perché è radicata
nell'ignoranza.
Muditâ significa pura gioia compartecipe, infinita gioia compartecipe, per
tutti gli esseri, conosciuti e sconosciuti, senza alcuna discriminazione.
Upekkhâ significa equanimità. È un perfetto, incontrollabile equilibrio
della mente, saldamente basato sull'insight. Nella misura in cui ci si
riesce a liberare dall'attaccamento se stessi (l'«io» e il «mio») tanto piú
ci si ritrova colmi d'equanimità. L'equanimità è il piú importante dei
quattro stati sublimi (mettâ, karunâ, muditâ e upekkhâ). Ma ciò non
significa che la serenità sia superiore all'amore, alla compassione e alla
gioia compartecipe: l'uno comprende gli altri e viceversa. Finché
nell'intimo
saremo impuri o contaminati, non potremo dare questo amore puro agli altri
esseri. Questo amore si trova oscurato o bloccato dalle nostre impurità. Ma,
una volta che si è incominciato a purificarsi con la meditazione vipâssanâ,
nella misura in cui l'impurità sarà stata rimossa, si sarà proporzionalmente
capaci di mettâ verso gli altri.
Signore e Signori, grazie infinite per avermi ascoltato con tanta pazienza e
attenzione. Spero che ora abbiate la possibilità di praticare la meditazione
vipâssanâ per il vostro bene, e possa la vera felicità essere con tutti voi.
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- Corsi di meditazione vipassana nella tradizione di Sayagyi U Ba Khin -
All'International Meditation Centre di Heddington (Inghilterra), si tengono
regolarmente corsi di meditazione vipassana, guidati personalmente dalla
maestra birmana Madre Sayamagyi, principale discepola e continuatrice
dell'opera
di Sayagyi U Ba Khin.
I corsi, residenziali, hanno la durata di dieci giorni. Nulla è dovuto per
l'insegnamento,
che viene impartito gratuitamente, tuttavia un modesto contributo (£200,
pari a circa ?290) è richiesto per coprire le spese di vitto e alloggio di
tutto il periodo del corso. La spesa totale complessiva per la
partecipazione al corso, pertanto, dipende in gran parte dal costo del
viaggio A/R.
Per informazioni sui corsi, weekend e meditazioni di gruppo in Italia
rivolgersi a Renzo Fedele, via Euganea, 94 - 35033 Bresseo PD - Italy - Tel:
(+39) 049.99.00.752 - web: www.ubakhin.it - e-mail: Renzo Fedele
Speranza
di: Zret
Nietzsche considerava la speranza il peggiore dei mali, perché essa continua
a tenere gli uomini sulla corda, ad illuderli, quindi ad ingannarli. Inoltre
la speranza proietta la vita in un futuro incerto, precario, chimerico,
distogliendo gli uomini dal vivere qui ed ora in modo intenso.
Non è un caso se la speranza era contenuta nel vaso di Pandora, vaso da cui
si sprigionarono tutti i mali che affliggono l'umanità da quando essa
calpesta la Terra. Come dar torto al filosofo tedesco ? La speranza
assomiglia a quei ganci cui sono appesi i quarti di bestiame nelle
macellerie. È un sentimento cui ci aggrappiamo non per vivere, ma per
sopravvivere. Ormai defunte le certezze metafisiche, è difficile trovare una
persona che consideri la speranza “uno attender certo de la gloria futura,
il qual produce grazia divina e precedente merto”. (Paradiso, Canto XXV). È
inevitabile che in una vita non sorretta da una fede tetragona, la speranza
trascolori in qualcosa di più indistinto, simile ad un effluvio che
avvertiamo appena all'improvviso e che ridesta un ricordo piacevole.
Quante volte la speranza si confonde con l'illusione e l'illusione è un
gioco, etimologicamente, quindi un tragico gioco, un inganno. Ci si pasce
così di illusioni, ci si perde in futili reverie, insofferenti di questa
“realtà” nuda, dura e gelida come un blocco di marmo. Ora la speranza è un
velo che copre gli anni, il tempo trascorso e quello futuro come un sudario.
Come rinunciare alla speranza in una vita migliore ? Ci spera l'operaio che
rincasa in auto mentre le luci livide dei lampioni galleggiano nelle
pozzanghere di pioggia. Ci spera l'impiegato oppresso dall'inutile
ripetizione delle cose, mentre per qualche istante scruta un quadrato di
cielo azzurrognolo oltre la finestra. Ci spera il giovane curvo sui libri
universitari e l'anziano al parco che passeggia da solo tra i viluppi rossi
di raggi al tramonto...
Eppure ancora una volta per tentare di afferrare l'inafferrabile e
comprendere qualcosa di questa compagna odiosamata della vita, bisogna
dimenticare i significati, i valori semantici, le etimologie. Ascoltiamo: in
greco speranza è hélpis, in inglese hope, in tedesco Hoffnung, in olandese
hoop... Ecco: la quintessenza della speranza è in quell'aspirazione
iniziale, in quel respiro, in quel soffio fresco come la brezza primaverile.
La speranza, comunque la si intenda e la si viva, se è vera, è il respiro
della vita. Se si smette di respirare, si smette di vivere.
Data articolo: gennaio 2008
Pornopotere
di: Alessio Mannucci - ecplanet.net
PORNO SOCIAL NETWORK
“Pensiamo che il miglior approccio sia permettere alla gente di fare ciò che
vuole, almeno finché non fa nulla di illegale e non viola le nostre
condizioni d'uso”. Così Marc Andreessen ha voluto chiarire il ruolo di Ning,
la propria piattaforma Web di social networking per consentire a chiunque lo
sviluppo di reti sociali personalizzate e dinamiche. La nuova creatura del
papà di Mosaic e di Netscape ha attirato le attenzioni di molti, i calcoli e
persino le critiche, come quella di essere essenzialmente un “porno
network”.
Andreessen ha risposto: “A causa della sua intrinseca flessibilità, alcuni
hanno scelto di usare Ning per creare social network e caricarci contenuti
per adulti, compreso il porno. Ma gli argomenti e i contenuti per adulti non
sono che una piccola percentuale dell'attività complessiva. Disponiamo di
metodi affidabili per poterlo quantificare e tutte le nostre rilevazioni
hanno indicato che le varie casistiche rientrano in quella piccola
percentuale”.
In sua difesa, Andreessen cita l'esperienza di AOL, che ha bilanciato la sua
natura “family-friendly” con la popolarità dei contenuti pornografici
puntando sul “parental control” e altri strumenti. “Ha funzionato benissimo
- ha detto Andreesen - il modello, peraltro, è stato seguito anche da Yahoo
! e successivamente da Google”.
POCKET PORNO
Talvolta la seguono, altre volte la ignorano completamente. In ogni caso, la
pornografia non scandalizza più, né fa arrossire o parlare i teenagers.
Semplicemente, ci sono abituati, poiché, come sostiene l'autore di uno
studio di imminente pubblicazione, Jason Carroll, sono nati nell'era del
“pocket porno”, vale a dire del porno tascabile che circola su internet e
sui telefonini, il porno a portata di mano (come nel caso di Alberto Stasi,
il principale indiziato del delitto di Chiara Poggi, la sua fidanzata, che
si portava dietro su una chiavetta Usb una selezione di immagini di bambini
e ragazzi impegnati in atti sessuali fra loro e con adultipedo-ponografiche,
ndr) che quasi finisce per annoiare e che è diventato, a detta dei
ragazzini, «un modo come tanti di esprimere la sessualità».
Un modo di vederla molto diverso dalla generazione precedente, che invece
giudica la pornografia come inopportuna: solo il 37% dei padri e il 20%
delle madri è infatti d'accordo con il punto di vista dei figli. Jeffrey
Arnett, direttore del Journal of Adolescent Research, spiega la percezione
giovanile considerando il ruolo svolto negli ultimi dieci anni da Internet,
che ha fatto circolare con maggior disinvoltura contenuti e immagini hard
che prima venivano diffusi solo in circuiti particolari.
Le differenze di genere però esistono sempre e la pornografia conferma una
matrice essenzialmente machista, come conferma l'autore della ricerca,
specializzato in scienze sociali alla Brigham Young University. Secondo lo
studio realizzato, su 813 studenti di college appartenenti a sei scuole
differenti americane, i maschi continuano a visitare siti hard e ad accedere
spesso e volentieri a materiali porno, mentre le femmine sono meno
interessate all'argomento. L'86% dei ragazzi ha avuto accesso durante lo
scorso anno a materiali pornografici e uno su cinque lo fa circa tutti i
giorni. Solo il 31% delle ragazze, per contro, si è soffermata su immagini,
riviste o siti hard, e un rosicchiato 3,2%lo fa settimanalmente o
quotidianamente.
C'è da dire però che se le donne risultano essere in minoranza fruitrici,
sono indubbiamente in grande maggioranza le protagoniste dei contenuti hard,
che sono perlopiù prodotti da maschi e rivolti perlopiù ad un pubblico
maschile. Lo studio evidenzia un cambiamento di percezione quando
l'adolescente ha una relazione stabile e importante: in questo caso il
livello di tolleranza verso i comportamenti del partner nei confronti del
porno scende inesorabilmente.
Non mancano nell'analisi di Jason Carroll alcune raccomandazioni quasi
paterne: i ragazzi devono stare attenti a non esagerare, poiché è frequente
che gli utenti che consumano porno abbiano comportamenti più border line
nella vita e rischiosi per la salute, come l'elevata promiscuità sessuale e
l'abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti. E poi ci sono gli incontri
pericolosi, specie sul web. E gli adolescenti, si sa, pur se smaliziati e
disincantati, sono ancora piccoli e vulnerabili rispetto alle insidie del
mondo adulto. Anche se non lo sembrano.
PORNOPOTERE
Il porno è entrato nella vita quotidiana di ognuno, anche di chi non lo
consuma volontariamente. Basta guardare i video trasmessi da MTV o DJ TV a
qualunque ora del giorno: donne giovani e seminude dai corpi scolpiti e
sudati che si dimenano addosso a nerboruti rapper, mentre i testi delle
canzoni raccontano senza mezzi termini ciò che il cantante vorrebbe fare, ha
appena fatto o farà con le ragazze accaldate. Il mondo della musica e quello
del porno sono perfettamente integrati.
È quanto sostiene la giornalista americana Pamela Paul nel saggio
“Pornopotere” (Orme editori, 2007), che racconta “come l'industria del porno
sta trasformando la nostra vita”. Il libro indaga in quanti e quali modi, e
con che conseguenze, sia avvenuta la conquista del mondo da parte di un
business multimiliardario che in pochi anni ha “pornificato” la società
americana, e poi, di riflesso, la vecchia Europa, e infine il mondo intero.
La Paul intervista centinaia di persone, tra cui moltissimi assidui
consumatori di materiale pornografico, per capire come l’esposizione a dosi
massicce di immagini hard influenzi le relazioni, l'immagine della donna, la
sfera etica. Impariamo così che il “porno di massa” è ormai talmente ubiquo
da annoiare in fretta, e che la soglia dell'illecito si sposta sempre più
avanti, annullando i confini tra sesso e violenza. Inoltre, “grazie” ad
Internet, l'esposizione a questo materiale avviene sempre prima, così, per
un numero crescente di preadolescenti americani, l'hard è diventata l'unica
forma di (dis)educazione sessuale.
La forza del porno è la sua pervasività e trasversalità, è un’industria che
ne alimenta e ne arricchisce molte altre. Quella turistica (metà degli
ospiti delle catene di alberghi ordina film per adulti a pagamento), la
telefonia mobile (con i servizi per scaricare immagini, salvaschermi,
giochini, filmati e perfino suonerie erotiche sul cellulare), il turismo
sessuale, la pedopornografia, il commercio di esseri umani.
Nel frattempo, sta cambiando la relazione uomo-donna. I maschi che guardano
molto porno hanno aspettative spesso surreali sulle donne che incontrano
nella vita reale, mentre sempre più donne si sentono inadeguate perché non
aderenti all’ideale femminile ritratto dalla pornografia: giovane, bella e
molto disinibita. Ben lontano dall’essere un mezzo di liberazione, la
pornografia sta costruendo attorno al genere femminile un nuovo tipo di
gabbia.
Data articolo: gennaio 2008
PENSIERI DI EINSTEIN
(di A. Einstein)
«Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo 'universo', una parte
limitata nel tempo e nello spazio.
Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato
dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri
personali e all'affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in
centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature
viventi e tutta la natura nella sua bellezza»
"...analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso
tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finché arriva uno
sprovveduto che non lo sa e la realizza..."
"La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo.
Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono"
"La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è
cieca"
"La mia religione consiste di un'umile ammirazione per l'illimitato spirito
superiore che rivela se stesso nei leggeri dettagli che siamo capaci di
percepire con la nostra mente gracile e debole"
"Tanto più avanza l'ulteriore evoluzione del genere umano, tanto più certo
mi sembra quel sentiero verso la genuina religiosità che non si adagia sulla
paura della vita, sulla paura della morte e sulla fede cieca"
"Ogni persona seriamente risoluta nella ricerca della scienza diventa
convinta che nelle leggi dell'Universo si manifesta uno spirito - uno
spirito di gran lunga superiore a quello dell'uomo, e uno di fronte al quale
noi, con i nostri modesti poteri, dobbiamo sentirci umili"
"Il sentimento religioso degli scienziati prende la forma di un entusiastico
stupore di fronte all'armonia della legge naturale, che rivela una
intelligenza di tale superiorità che, comparati con essa, tutto il
sistematico pensiero e l'azione del genere umano non ne sono che un riflesso
completamente insignificante"
"La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; esso è la
sorgente di tutta la vera arte e la vera scienza"
"Tutto il nostro lodato progresso tecnologico - la nostra molta civiltà - è
come la scure nella mano di un criminale patologico"
"Dovremmo stare attenti a non fare dell'intelletto il nostro Dio; esso ha,
certamente, muscoli potenti, ma nessuna personalità"
"Chiunque si accinga a eleggere se stesso come giudice del vero e della
conoscenza è affondato dalla risata degli Dei"
"Quando la soluzione è semplice, Dio sta rispondendo"
"Dio non gioca a dadi con l'universo. Dio è sottile, ma non è malizioso"
"L'uomo che considera la propria vita e quella dei suoi simili senza senso,
non è soltanto sfortunato, ma è quasi squalificato per vivere"
"L'autentica religione è il vero vivente; vivente tutt'uno con l'anima,
tutt'uno con la bontà e la rettitudine"
"Due cose mi ispirano soggezione - i cieli stellati sopra e l'universo
morale dentro"
"Sono convinto che alcune attività e pratiche, politiche e sociali, delle
organizzazioni cattoliche sono dannose e pericolose per la comunità intesa
nel suo insieme, qui e dovunque"
"Mi fa arrabbiare come nient'altro l'insieme di dicerie che girano sul mio
conto. Io non credo affatto in un Dio personale che giudica l'uomo per il
suo operato"
"Non posso immaginare un dio che premi e punisca gli oggetti della sua
creazione, i cui fini siano modellati sui nostri - un dio, in breve, che non
è che un riflesso della fragilità umana.
Il Kriya yoga come stile di vita
(di Roy Eugene Davis)
Tratto dal sito http://www.angelfire.com/yt/KRIYAYOGA/facile.html
---------------------
Vita: l'esperienza fisica, mentale e spirituale che costituisce l'esistenza
di una persona.
E' il più saggio chi cerca Dio. E' la persona di maggior successo chi lo
realizza (Paramahansa Yogananda).
-----------------
Spero sia chiaro che la pratica completa del kriya yoga debba includere ogni
cosa che fai. Non considerarla semplicemente come un periodo occasionale di
meditazione contemplativa oppure come pratica di tecniche. Per avere una
comprensione esauriente, leggi con frequenza gli yoga sutra di Patanjali 1:2
L'autodisciplina intensa, la profonda autoanalisi e l'abbandono devozionale
a Dio sono le pratiche del kriya yoga.
Autodisciplinarsi significa addestrare e controllare mente, emozioni e
comportamenti, con lo scopo di migliorare. Si deve fare questo in ogni
momento e in ogni circostanza, se vogliamo raggiungere dei risultati nella
pratica del kriya yoga. Un kriya yogi deve sapere che per seguire questo
percorso bisogna scegliere una vita di tipo monastico, ossia di solitudine.
Questo non significa andare in un monastero e vivere da eremita o staccarsi
da circostanze esterne e relazioni personali. Significa che tu, da solo,
devi scegliere come pensare, comportarti, relazionarti compassionevolmente
al prossimo e seguire studi metafisici e pratiche spirituali essenziali,
senza compromettere ideali e aspirazioni.
Alcuni kriya yogi presumono erroneamente che un ambiente isolato, lontano
dalla mondanità, sarebbe più di supporto alle loro pratiche spirituali.
Benché l'isolamento sia utile di tanto in tanto, per la maggior parte dei
devoti di Dio è meglio avere una vita ordinata, che possa includere
responsabilità familiari e lavorative. Così facendo, queste persone possono
avere opportunità per coltivare pazienza e comprensione, soddisfare desideri
completi e contribuire al benessere altrui, mentre addestrano (e
controllano) mente, emozioni e comportamenti.
Imparare a contare su se stessi e ad essere funzionali, aiuta il devoto a
sviluppare capacità mentali ed intellettuali, maturità emotiva, a diventare
più consapevoli delle capacità spirituali e ad accrescerle. Parecchi dei
miei fratelli discepoli spiritualmente avanzati erano funzionalmente
competenti e avevano successo negli sforzi personali. Essi facevano
correttamente i loro doveri nella famiglia e nella comunità, praticando allo
stesso tempo la meditazione supercosciente. Poco tempo dopo esser diventato
discepolo di Sri Yukteswar, Yogananda volle andare nell'Himalaya a meditare
in una grotta. Sri Yukteswar gli disse con noncuranza che non avrebbe
trovato Dio su una montagna. Sulla strada per l'Himalaya, Yogananda incontrò
un altro discepolo di Lahiri Mahasaya che gli diede da mangiare e un posto
da dormire. Questi gli chiese se avesse avuto una stanza privata all'interno
dell'ashram di Sri Yukteswar dove rinchiudersi. Quando il mio guru disse di
averla, gli fu detto: "Quella è la tua caverna" (Vedi il capitolo: "Il santo
senza sonno" nel libro "Autobiografia di uno yogi").
Uno dei miei fratelli discepoli chiese il permesso a Yogananda di andare in
una regione della California del nord per parecchi mesi, con lo scopo di
meditare. Paramahansaji gli disse: "Tutto ciò di cui hai bisogno è qui. Ho
visto alcuni yogi in India che vivono nelle montagne. Durante il giorno
discutono idee filosofiche, mentre di notte si preoccupano di avere
abbastanza legno per i loro fuochi". L'autoanalisi efficace culmina nella
conoscenza del Sé. Chiedetevi: "Cosa sono?" Desiderando sinceramente sapere
cosa siete, realizzerete di essere unità di pura coscienza piuttosto che
menti e corpi. Per conoscere il Sé, l'indagine intellettuale è utile e deve
essere supportata dalla pratica regolare della meditazione al livello della
supercoscienza.
Quando sei in uno stato supercosciente, puoi sperimentare cosa sei in quanto
creatura spirituale. La cosciente esperienza di ciò che realmente sei è
l'autorealizzazione.
Invece di sforzarti di essere realizzato, utilizza le tue capacità di
discriminazione per riconoscere ciò che veramente sei e medita a livello
supercosciente per sperimentarlo. Negli Yoga sutra di Patanjali e nella
Bhagavad-Gita, per "pratica dello yoga" si intende "pratica del samadhi"
(supercoscienza). Tutte le altre pratiche sono preparatorie, poiché calmano
la mente, stabilizzano le emozioni e chiariscono la consapevolezza.
L'abbandono
devozionale a Dio permette di vedere attraverso il proprio senso illusorio
ed errato del (piccolo) sé e di elevarsi al di sopra di esso. Quando ci si
riesce, la conoscenza del (grande) Sé prevale. Uno dei maggiori ostacoli
alla conoscenza del Sé è l'accettazione compiacente degli stati condizionati
della mente e delle circostanze ordinarie o "normali", alle quali si concede
di prevalere nella vita di tutti i giorni. Supera questi ostacoli aspirando
al pieno risveglio e conformando pensieri e comportamenti a questa
aspirazione.
Molti iniziati al kriya dicono di voler raggiungere l'autorealizzazione, ma
non pensano o agiscono come se lo volessero veramente. Il desiderio di
raggiungerla può essere soddisfatto come qualsiasi altro:
1) Definendo chiaramente lo scopo o l'intenzione.
2) Scoprendo cosa fare per raggiungerlo
3) Facendo in necessario per raggiungerlo
Gli stessi principi impersonali che permettono di soddisfare i bisogni
mondani, possono permetterti di soddisfare le tue aspirazioni più elevate.
Questa è la ragione per cui vivere in maniera efficace e corretta rende più
facile sperimentare la crescita spirituale. Quando puoi raggiungere
facilmente gli scopi di tutti i giorni, puoi sperimentare altrettanto
facilmente la crescita spirituale, se lo desideri sinceramente. Il desiderio
onesto e sincero di raggiungere velocemente l'autorealizzazione è
essenziale. Quando questo desiderio è costante e pensieri, sentimenti e
azioni sono in armonia con esso, si sperimentano con certezza risultati
ideali. Parecchi anni fa, fui invitato come ospite ad un convegno sullo
yoga. Alcuni individui che parteciparono all'evento, dimorarono nell'ashram
per parecchie settimane per partecipare ad un ritiro di autotrasformazione".
Quando uno di loro si lamentò con lo staff perché non riceveva l'aiuto che
si aspettava, gli fu detto che quello era un ritiro di autotrasformazione,
poiché era lui stesso che avrebbe dovuto fare il lavoro.
Per gli iniziati al kriya è la stessa cosa. Dopo esser stati informati sui
concetti filosofici di base, imparato lo stile di vita da seguire e aver
ricevuto l'iniziazione, gli iniziati devono essere diligenti
nell'applicazione
di ciò che hanno imparato. Nessuno può fare per loro ciò che devono fare per
se stessi. Benché io sia stato istruito personalmente da Paramahansa
Yogananda e sia stato anche spesso incoraggiato da lui, sono sempre stato
anche molto motivato a testare ciò che ho imparato e a fare del mio meglio
per sperimentare i benefici della pratica completa del kriya yoga. Dopo che
il maestro ebbe lasciato il corpo, attraverso gli anni che seguirono non
andai mai da nessun altro per avere consiglio o ispirazione. Stabile nella
conoscenza del Sé, ho continuato ad acquisire conoscenza utile, ad espandere
le mie capacità e ad apprendere le realtà più elevate. Quando ho fatto ciò
che sapevo fare, i risultati sono sempre stati soddisfacenti e la grazia mi
ha sempre regalato eventi e circostanze di supporto.
E' utile essere incoraggiati da una persona spiritualmente risvegliata,
ricevere i suoi consigli ed essere informati sulle realtà più elevate. La
motivazione è di grande aiuto per fare scelte in grado di culminare
nell'illuminazione
spirituale e nella liberazione della coscienza.
Seguire attentamente i principi del giusto vivere e del meditare in modo
supercosciente, ti permetterà di soddisfare il tuo desiderio del cuore
(essenza profonda dell'essere) e di realizzare Dio.
Quando conosci Dio, la vita è bella. (Paramahansa Yogananda)
Solo la persona che vive la (giusta) vita conoscerà questi insegnamenti.
(Parole attribuite a Gautama, il Buddha)
Norvegia, bandito il mercurio
Data articolo: gennaio 2008
Segnalato da: http://freenfo.blogspot.com/
Fonte: http://www.cristianadistefano.com/
Vietato l'uso di mercurio per uso dentistico
Vietato l'uso di mercurio per uso dentistico in Norvegia, Svezia e
Danimarca, poiché può essere adeguatamente sostituito con altri composti
La Norvegia ha recentemente annunciato un divieto di impiego di mercurio,
comprese le amalgame dentali, che è entrato in vigore il 1° gennaio 2008. La
Svezia ha annunciato un analogo divieto e ai dentisti in Danimarca non sarà
più consentito utilizzare il mercurio nelle otturazioni dopo il 1° aprile
2008.
Questi divieti indicano chiaramente che l'amalgama non è più necessaria. Ci
sono validi sostituti del mercurio per le otturazioni che vengono usati ogni
giorno negli Stati Uniti, ha detto Michael Bender, direttore del Mercury
Policy Project.
Al fine di eliminare l'uso di amalgama, che è costituita per il 50% di
mercurio, siamo in grado di ridurre l'inquinamento da mercurio in modo molto
più efficace rispetto a soluzioni (end-of-the-pipeline). In un comunicato
ufficiale, il ministro norvegese dell'ambiente Erik Solheim ha detto che il
motivo del divieto è il rischio di inquinamento che i prodotti contenenti
mercurio possono costituire per l'ambiente.
Il mercurio è tra le più pericolose tossine ambientali. Solheim ha detto:
“Attualmente sono disponibili soddisfacenti alternative al mercurio nei vari
prodotti, e quindi è opportuno introdurre un divieto”.
Il divieto svedese per le amalgame riguarda sia la questione ambientale che
la salute, secondo le autorità. I funzionari Danesi indicano che uno dei
motivi per vietare le amalgame è il fatto che oggi i preparati ( i composti)
per otturazioni sono migliorati, e possono ora essere utilizzati in molte
più situazioni rispetto a pochi anni fa. I denti dovranno essere otturati ad
esempio con plastica o ceramica. Eccezioni nell'utilizzo di amalgama
potranno essere concesse per un certo periodo di tempo dopo il divieto, se i
dentisti saranno d'accordo. Il ministro danese della Salute Axel Jakob
Nielsen ha detto alla Tv Avisen: “I nuovi componenti (composti) per
otturazioni sono così resistenti che il Consiglio Nazionale Danese della
Salute sostiene che siamo in grado di estendere il divieto anche alle
otturazioni in amalgama” (in pratica significa: dato che oggi esistono nuovi
materiali per otturazioni molto resistenti in ceramica e plastica, le
amalgame non serviranno più e perciò saranno abolite e vietate).
Le Autorità avvisano che in Danimarca, 4 mesi dopo l'entrata in vigore del
divieto, l'attuale sussidio sanitario previsto per le amalgame verrà
modificato in modo che servirà a coprire le spese per le otturazioni dentali
di materiale composito (plastica e ceramica). In Svezia, dato che
l'assicurazione sanitaria dal 1999 ha smesso di coprire le spese per le
otturazioni in amalgama, il ricorso a tali amalgame è diminuito notevolmente
ed è ora stimato al 2-5% di tutte le otturazioni.
Droghe killer
di: Alessio Mannucci - ecplanet.net
Un ragazzo di 17 anni, dopo una serata trascorsa ad un concerto rock, la
mattina dopo si ritrova paralizzato. Nel referto i medici parlano di una
paralisi diffusa e di «presunta assunzione di stupefacenti con altro». Gli
uomini del capitano Vincenzo Barbato che inoltrano l'informativa alla
Procura di Monza, parlando di tracce di «hashish potenziato».
Negli ultimi anni, la produzione di marijuana in Paraguay, nelle montagne
del dipartimento di Canindeyudal, è a ciclo continuo (tutto l'anno) grazie
all'introduzione di semi geneticamente modificati. Gli esperti dei servizi
antinarcotici hanno rilevato un aumento nella produzione dello stupefacente
in Paraguay dovuto alle forti richieste provenienti soprattutto dal Brasile,
ma anche da Argentina, Uruguay e Cile. Il ciclo produttivo dei semi GM è di
30-35 giorni: ci sono semi per l'epoca di forte caldo e poca umidità e semi
e per la stagione fredda e piovosa. Non si sà bene da dove provengano i semi
geneticamente modificati, forse da laboratori statunitensi o olandesi che
clandestinamente sviluppano queste varietà di marijuana attraverso
ibridazione semplice o multipla.
Una volta esistevano solo due tipi di marijuana (indica o sativa), mentre
oggi i coltivatori illegali possono scegliere fra almeno un centinaio di
varietà diverse. L'Olanda, il paese che oltre trent'anni fa cominciò la
politica alla tolleranza verso le droghe leggere, oggi sembra pentirsi.
Negli ultimi due anni, il numero di giovani dipendenti da “super-marjiuana”
è aumentato del 25%. Il problema è che gli spinelli alla super-maria
contengono una concentrazione molto più elevata di “thc”
(tetraidrocannabinolo), che arriva a sfiorare il 25%, causa di una maggiore
dipendenza (i pazienti registrati nei vari centri erano 1950 nel 1994, sono
diventati 5500 nel 2005). Ivo Osptelten, sindaco di Rotterdam, ha stabilito
con un decreto che entro il 2009 chiuderanno 29 coffee shop situati nel
raggio di 200 metri dalle scuole, per scoraggiare l'uso della cannabis tra i
giovani.
Oltre alla marijuana sul mercato arriva anche olio di hascisc ricavato da
piante di cannabis geneticamente modificati e con un principio attivo che
può arrivare anche al 50%. L'allarme è stato lanciato da Massimo Clerici,
docente di psichiatria all'Università di Milano. La situazione è tale che la
Società Italiana di Psichiatria (SIP) ha messo a disposizione delle scuole
italiane una task force di 500 giovani psichiatri (che hanno partecipato al
corso di formazione “Cannabis, Alcol e Disturbi Psicotici” svoltosi in 16
città italiane). La proposta della SIP vuole stimolare il governo italiano
ad affrontare il problema, così come si è fatto in Germania, in Francia o
nei Paesi Bassi, dove si sono diffusi centri di consulenza gratuita
specializzati destinati ad adolescenti in difficoltà e ai loro genitori.
“Mentre ci si preoccupa delle coltivazioni di papavero da oppio in
Afganistan - dice Clerici - intere piantagioni di cannabis GM sono state
realizzate in Paesi a noi molto più vicini, anzi, a poche ore di motoscafo
dalle coste adriatiche e questi prodotti invadono quotidianamente l'Europa
passando attraverso l'Italia”.
Gli spinelli geneticamente modificati provocano “un disordine psicoattivo
enormemente più forte perché la corteccia prefrontale, deputata ai processi
cognitivi, subisce cambiamenti”. Secondo gli psichiatri, aumenta il rischio
di malattie psicotiche. In particolare nei giovani fra 12 e 19 anni - che
già hanno una sensibilità doppia a queste sostanze a causa della morfologia
in formazione del loro cervello - specie se sono già a rischio per gravi
stress precedenti (problemi familiari, perdita di affetti, ecc.). Una
ricerca tedesca che denuncia come negli ultimi anni il limite di età
d'inizio sia sceso fino a 11-12 anni. Uno altro studio, sempre eseguito in
Germania, afferma che se con mezzi di prevenzione si riuscisse a limitare
l'uso della cannabis, il numero dei casi di disturbi mentali nei giovani
(schizofrenia, depressione, disturbo bipolare) si ridurrebbero di almeno il
15%. “Sono numerose le evidenze scientifiche - dice Clerici - secondo cui
l'uso della cannabis riduce l'effetto delle cure nei pazienti con problemi
mentali, aumenta le ricadute, il numero dei ricoveri e la loro durata”.
Non molto tempo fa, una canna con l'aggiunta di cocaina crackata ha ucciso
il 15enne Dario, studente. Dalla Brianza, sostiene la Procura di Monza, «è
stata messa sul mercato una partita di marijuana marcia». Bastarda. Sporcata
con additivi. Intrisa di crack. «Le nostre “sentinelle” sul territorio -
dice il sacerdote Antonio Mazzi - registrano un aumento di spinelli che
spinelli non sono». Gira anche la «glass-grass», (vetro-erba), erba
adulterata. In pratica è uno spinello di cannabis con aggiunta di anidride
silicia o microsfere di silicio, altamente cancerogena. Si presenta sotto
forma di pezzi minuscoli di vetro che permette di aumentarne dimensioni e
peso e quindi incrementare i profitti. «Il fenomeno è ancora poco studiato,
ma questi pezzettini di vetro alle volte non sono così piccoli come
dovrebbero e rischiano di danneggiare non solo il cervello ma anche i
polmoni», ha detto Giovanni Biggio, presidente della Società Italiana di
Farmacologia, direttore di Neuroscienze all'Università di Cagliari. Le prime
segnalazioni di questa sostanza sono comparse sul web e provengono da alcune
città inglesi. L'erba con il «vetro» ha l'apparenza di normale marijuana con
molta resina.
Ragioni di «marketing» criminale: il prodotto costa meno e rende di più.
Agli spacciatori, il cliente e il risultato finale del prodotto non
interessano, si sa. Non è mai interessato. Figurarsi ora che il mercato
sfugge di mano al controllo dei grandi «cartelli» delinquenziali e vede in
azione trafficanti fai-da-te: «Attenti - ammonisce don Mazzi - girano
sostanze killer». «Abiamo campionato - dice Fabio Bernardi, vicedirigente
della squadra mobile - cinque tipologie di marijuana con un principio attivo
del 25%. Quanto alla cocaina crackata, è roba da ultimo stadio dei tossici».
Secondo Ignazio Marcozzi Rozzi, presidente dell'Agenzia Comunale per le
Tossicodipendenze di Roma, le numerosi morti da overdose di eroina
verificatesi negli ultimi tempi sono legate ad una nuova strategia
criminale. “La strategia di introdurre eroina più concentrata - dice Rozzi -
serve a creare in tempi rapidi nuove generazioni di tossicodipendenti”.
D'altra parte, il contesto internazionale favorisce l'ingresso nel nostro
Paese di eroina purissima: “C'è una grande disponibilità internazionale di
eroina - continua Rozzi - che proviene fondamentalmente dall'Afghanistan
attraverso i Balcani. Ne è testimonianza il gran numero di quintali di
sostanze e di eccipienti sequestrati recentemente in Albania. E anche
l'eroina intercettata è passata dai 7 chili del 2006 ai 70 chili del 2007.
La rete di spaccio è evidentemente una rete che ha minori intermediazioni ed
è in grado di introdurre sul mercato clandestino eroina molto più pura e
molto più pericolosa”.
Il 30 dicembre scorso, due operai di 30 e 31 anni, Andrea Dionisi e Marco
Silvestri, sono stati ritrovati morti in una Fiat Punto parcheggiata in una
strada di campagna senza uscita alle porte di Tivoli. Vicino ai due cadaveri
c'erano alcune siringhe e i resti delle confezioni in cui era contenuta
l’eroina. La stessa notte, un uomo di 40 anni è stato trovato cadavere
nell'appartamento dove viveva insieme alla madre e alla compagna. «Ogni anno
a Roma muoiono circa 100 persone per overdose - sottolinea il fondatore
della Fondazione Villa Maraini, che si occupa dell’assistenza ai
tossicodipendenti - un rischio che durante le feste natalizie aumenta perché
i servizi di assistenza ai tossicodipendenti subiscono rallentamenti». Si
tratta di una cifra che per il presidente della Croce Rossa, Massimo Barra,
arriverebbe al doppio se, «non fossero centinaia gli interventi svolti nei
casi di overdose, dove si trovano le unità di strada della fondazione
Maraini, una a Tor Bella Monaca e una alla stazione Termini».
L'eroina sembra essere tornata prepotentemente alla ribalta. Perfino tra i
giovanissimi. A Verona, il Sert, il Servizio per le Tossicodipendenze, ha in
cura una ragazzina di 12 anni e mezzo. A Padova, sono in cura due
adolescenti di 16 anni e quattro ragazzine che fumavano eroina tutti i
giorni: una di 14 anni, una di 15 e due di 17. Al Sert di Teramo, durante il
2007 si sono presentati quindici minorenni, alcuni di 13 e 14 anni. Tutti
con gli stessi sintomi di dipendenza da eroina. Stesse storie in Piemonte,
in Toscana, in Liguria, a Napoli. A Faenza, in provincia di Ravenna, la più
giovane eroinomane ha cominciato la terapia disintossicante che non aveva
ancora 15 anni. Ha raccontato di essere stata iniziata alla droga da
un'amica di scuola, che già fumava eroina. Sempre a Faenza, la preside di
un'altra scuola superiore ha segnalato il probabile consumo di eroina nel
suo istituto. E il pericolo non è solo per chi si droga. A Ravenna una
bottiglia di plastica trasformata in ampolla per fumare è stata trovata
sull'auto di un ragazzo di 19 anni, coinvolto in uno scontro frontale che ha
ucciso madre e figlio.
“I giovani credono che l'eroina fumata, non iniettata in endovena, sia meno
pericolosa”, spiega la direttrice del Sert di Faenza, Deanna Olivoni, “dal
1986, da quando lavoro in questo dipartimento, è la prima volta che
trattiamo minorenni dipendenti da eroina. Tra i nuovi arrivi, ci sono
giovani che vengono dalla campagna e dalle colline”. Quando si tratta di
ragazzine così giovani, spesso la dipendenza da eroina, o anche da cocaina e
hashish, si accompagna alla prostituzione. La ragazzina di dodici anni e
mezzo di Verona era stata segnalata dal reparto di ginecologia dell'ospedale
dove era finita per un'infezione. Durante le sedute al Sert ha poi
raccontato di essere stata “ceduta” agli amici italiani del suo amico
spacciatore, un colombiano di 38 anni. A Bologna, il Comune ha scoperto casi
di ragazze minorenni che si accompagnano con quarantenni offrendo
prestazioni sessuali in cambio di cocaina o eroina. In alcune discoteche del
Veneto c'è la corsa a fidanzarsi con lo spacciatore, magari violento, ma che
non nega la sniffata o la fumata in compagnia.
Fa tutto parte del “sommerso”. Come le cinque overdose in pochi giorni tra
Natale e Capodanno a Roma, quattro morti per eroina insieme a un collasso
per uso di ecstasy. “Eroina troppo pura”, dicono gli investigatori. Chi se
l'è iniettata non lo sapeva. Il mercato globle è in trasformazione. Escluse
le eccezioni di Napoli e qualche quartiere nelle città del Nord, le grosse
organizzazioni non controllano più la distribuzione fino al piccolo spaccio.
I boss si comportano come i broker del petrolio: comprano e muovono grandi
partite, ma i pacchi di eroina, cocaina o hashish non li toccano nemmeno. Si
riducono i rischi. E il mercato è più flessibile. Dunque uno spacciatore può
muoversi liberamente tra locali alla moda, parcheggi, bar e vendere più tipi
di droga. Così a Milano gran parte dello spaccio di eroina è stato preso in
consegna da gruppi marocchini che da anni offrono hashish. Un punto di
contatto con i teenager già abituati a mescolare spinelli, alcol e cocaina.
“È una precisa strategia di marketing globale che è in grado di inventare i
bisogni e imporli come costumi”, dice il direttore del dipartimento
dipendenze della Asl di Milano, Riccardo Gatti, il primo in Italia a
lanciare l'allarme sul nuovo ritorno dell'eroina, “esattamente come fanno i
grandi marchi con i loro prodotti. Nessuno nasce con il bisogno di
drogarsi”. L'osservatorio di Prevo.Lab, istituito dalla Asl di Milano con la
Regione Lombardia, prevede nel suo ultimo rapporto una crescita dei
consumatori di eroina da oggi al 2010 tra il 10 e il 20%. “L'aumento
potrebbe riguardare maggiormente i soggetti più giovani della popolazione
che non hanno l'immagine storica dell'eroina connessa con malattia, devianza
ed emarginazione”, scrivono i ricercatori di Prevo.Lab.
Il passaggio da una droga all'altra, insieme con l'abuso di alcolici, è la
caratteristica principale del nuovo consumo. Molti giovani fumano già
abitualmente hashish (i consumatori di cannabis entro il 2010 potrebbero
salire del 30% secondo l'osservatorio milanese) e cocaina (è previsto un
aumento del 40% che porterebbe i cocainomani al 3%o della popolazione
italiana tra i 15 e i 54 anni).
Il maxi-raccolto di oppio nell'ultimo anno in Afghanistan, che garantisce
più del 90% per cento della produzione mondiale, non è l'unica ragione della
nuova diffusione di eroina. Ci sarebbe anche un motivo strettamente
economico. Dal punto di vista dei trafficanti, investire nell'eroina è come
comprare titoli di Stato. La dipendenza “fidelizza” i clienti. E chi entra
nell'affare adesso può stare tranquillo per i prossimi dieci, vent'anni.
Soprattutto dopo che l'Unione Europea ha rinunciato alla distruzione delle
coltivazioni di oppio, sia nei territori afghani controllati dalla
coalizione della Nato, sia in quelli riconquistati dai talebani. Un altro
scenario internazionale gioca a favore dei narcos: la lotta ai trafficanti
non è più al primo posto dell'agenda internazionale, sostituita dalla caccia
ai terroristi di Al Qaeda che con la produzione di oppio finanziano a loro
volta la guerra.
“Se non facciamo qualcosa per fermare subito quanto sta avvenendo”, sostiene
Riccardo Gatti, “ancora una volta, come è già successo, rischiamo di vedere
bruciare almeno due generazioni di ragazzi. La lotta alla droga è ferma a
vent'anni fa. Affrontiamo la questione come se il problema riguardasse solo
l'ultimo anello della catena: cioè il consumatore finale. E dimentichiamo
tutto quello che c'è prima. Dimentichiamo che la droga è moneta di scambio
internazionale, è strumento di colonizzazione. Basti pensare che l'Unione
Europea non esercita un'azione coordinata e non ha una legislazione unica.
Eppure da anni la droga non è più un problema soltanto giovanile. Credere
questo è uno stereotipo. Perché spesso i genitori sono o sono stati
consumatori”.
“Questi fenomeni”, spiega il direttore del dipartimento dipendenze della Asl
di Milano, “sono prevedibili perché rispondono alle strategie di mercato.
Intanto è cambiato il mezzo di diffusione. Le informazioni che passano da
Internet e dalla tv giocano un ruolo fondamentale. Per esempio, nessuno si
occupa dello sfruttamento dei bambini come generatori di consumi attraverso
le tv commerciali. Il bambino riceve messaggi che non sono più da bambino.
Credo si debba cominciare da lì. Il bisogno di droga nasce dal bisogno di
consumo”.
I ragazzi tra i 15 e i 20 anni che arrivano ai Sert di solito non si sentono
tossicodipendenti. A volte si sottopongono a una terapia soltanto come
misura alternativa perché sono stati sorpresi dalle forze dell'ordine. “Non
sanno fare autocritica in merito al proprio uso di sostanze”, rivela Georgia
Sapudzi, psicologa al Sert di piazzale Accursio a Milano, “Anche se
riconoscono di essere informati sulle droghe, negano la propria
tossicodipendenza. Questo è anche dovuto alla banalizzazione del concetto di
benessere. Pensiamo a come la pubblicità televisiva presenta alcuni
antinfluenzali: prendi la pastiglia e subito sei a posto. È come se uno
prendesse l'eroina perché è in ansia. E spesso, tra i poliassuntori di
droghe, è così: l'eroina serve a calmare la sovraeccitazione che danno il
consumo di alcol e cocaina. Poi magari dalle stesse persone senti dire che
odiano gli psicofarmaci perché li considerano tossici”.
“Sono ragazzi apparentemente normali”, spiega Giovanni Greco, membro della
Consulta nazionale di esperti contro le dipendenze, “che frequentano scuola
e Università, vivono in famiglia o lavorano. Si drogano non per una scelta
di rottura. Cercano qualcosa per sedare l'ansia e affrontare insuccessi o
per provare nuove esperienze. E in questo l'eroina è usata come analgesico.
La precocità degli adolescenti oggi è nel sentirsi male prima e nel
ricorrere prima del tempo a qualcosa credendo di stare meglio”.
L'arrivo massiccio di eroina è confermato dai sequestri della Guardia di
finanza: quasi una tonnellata e mezzo tra gennaio e ottobre 2007, il 25,9
per cento in più rispetto al 2006. Anche se, secondo le analisi dello Scico,
il Servizio centrale contro il crimine organizzato, parte di questi carichi
era destinata alla Germania dove la 'ndrangheta controlla traffico e
riciclaggio. In aumento anche i sequestri di sostanze da taglio, spesso
tossiche. Come i 312 chili di paracetamolo di dubbia qualità scoperti al
valico del Brennero. E i 30 chili di fenacetina, un antinfiammatorio
accusato di provocare anemie e gravi lesioni ai reni.
Data articolo: gennaio 2008
Il Big bang... (prima parte)
di: Bojs
...l'universo in espansione... ed il Creatore
Davvero viviamo in quel di un'immane esplosione in corso d'opera…?
Mai parola fu più usata a sproposito. Essa fa nascere in noi l'idea di un
qualcosa che occupa uno spazio più grande estendendosi entro un luogo
preesistente. È chiaro che tutto ciò non può applicarsi all'universo.
Infatti qual è il contenitore in cui l'universo si espanderebbe ? L'origine
di questo termine è da imputarsi ad alcuni fisici-matematici, noti con il
nome di “cosmologi relativistici”, che hanno pensato il normale spazio
tridimensionale [quello in cui passiamo la vita di tutti i giorni] immerso
in uno a quattro dimensioni. E in questo ipotetico spazio quadrimensionale
essi fanno espandere l'universo. Ma esiste davvero una quarta dimensione… e
come tutto questo è venuto dal caso o chi lo ha voluto ? Ma andiamo con
ordine.
L'evoluzione
Dall'ameba all'uomo: questo è, in due parole, il tragitto evolutivo della
vita che il biologo 'cerca' di ricostruire. Non sappiamo come è iniziata:
possiamo solo ragionevolmente [?] “supporre” che complesse reazioni chimiche
hanno preparato il terreno “PRIMA” della comparsa della vita sulla terra.
Non conosciamo nemmeno i vari passi che hanno portato da organismi
monocellulari a creature complesse come i dinosauri fino ad arrivare
all'uomo. Possiamo ancora con una certa ragionevolezza ipotizzare che
l'ambiente “ESTERNO” abbia plasmato e guidato i processi evolutivi.
Sottolineiamo le parole “PRIMA” ed “ESTERNO”, poiché in esse si racchiude il
succo della differenza tra evoluzione biologica ed evoluzione del Cosmo. In
cosmologia non c'è posto né per il “PRIMA” né per “L'ESTERNO”.
Alla base c'è da sempre, inconfessato, il timore che un processo evolutivo,
una qualche storia universale presupponga una “nascita”, con tutte le
implicazioni filosofiche e religiose che essa comporta. CHI ha determinato
questa nascita? In una parola CHI HA CREATO L'UNIVERSO ? Ma tralasciando il
momento primo, torniamo all'evoluzione del cosmo. Quindi, qualunque siano i
meccanismi evolutivi, essi debbono avere continuato ad operare indisturbati
fin dalle lontane origini. È come se, tanto per restare in paragoni
biologici, la fine dei dinosauri non fosse stata determinata da mutamenti
ambientali, ma scritta nel codice genetico della prima cellula che ha
cominciato a moltiplicarsi sulla superficie del nostro pianeta. Per capirci
meglio, si tratta della stessa situazione che permette a un astronomo di
prevedere, con millenni di anticipo, le orbite dei pianeti che procedono
indisturbati nei cieli, ma non gli consente di indovinare esattamente le
quotazioni di borsa neanche per il giorno dopo.
La totale mancanza di influenze esterne nell'universo rende perciò
totalmente indeterminata la risposta della teoria. Così la relatività
generale è destinata a produrre una varietà “infinita” di Universi. Essa non
può indovinare in quale universo viviamo, fino a quando non diamo qualche
informazione aggiuntiva, finché, tanto per fare un esempio, non fissiamo la
densità della materia e della radiazione per una qualche epoca della storia
cosmica. Ma CHI… HA FATTO QUESTA SCELTA ? Perché viviamo proprio in questo
Universo e non in un'altro ?
L'evoluzione dell'Universo conduce “inevitabilmente” al mistero della sua
nascita: è possibile trovare delle “motivazioni naturali” per le condizioni
iniziali? O dobbiamo prendere atto che QUALCUNO o qualcosa ha deciso? La
biologia ha lentamente rimosso l'intervento divino nella nascita della vita,
tanto che vari esponenti religiosi e teologi accettano che la vita abbia
avuto origini chimico-fisiche. Il problema così è scivolato lentamente
indietro nel tempo, fino alla nascita dell'Universo. Per comprendere la
portata della questione dobbiamo ricorrere alla teoria della relatività
appena sopra citata e provare che, tra una infinità di Universi possibili,
solo UNO abbia la capacità di ospitare la vita [in ogni sua forma], ma che
la sua probabilità di esistere sia infinitamente piccola rispetto a tutti
gli altri Universi possibili e che non vi sia NESSUNA spiegazione ovvia o
percentuale di successo perché “questo” e non altri è nato; non potrebbe
questa essere considerata una prova a favore di una “creazione
intelligente”, di una SCELTA VOLONTARIA ?
Il cosmo si espande ?
Agli inizi del nostro secolo un certo numero di astronomi, tra i quali
primeggia il nome dello svedese Knut Lundmark, si erano resi conto che la
nostra galassia, per quanto grande e luminosa, non era isolata dal cosmo.
Lundmark aveva anche misurato la velocità relativa tra la terra ed una
decina di galassie, trovando una strana tendenza all'allontanamento. È qui
che entra in scena Edwin Hubble che, utilizzando il più grande telescopio
allora costruito, quello di Monte Wilson, raccolse la prova [?] che le
galassie esterne non solo tendono ad allontanarsi da noi, ma che la velocità
è più alta per le galassie più lontane.
Fino ad ora abbiamo parlato di “allontanamento” ed è proprio quando tentiamo
di focalizzare il fatidico “centro” di questo cataclismico evento che siamo
costretti a ricorrere all'espansione e, per far questo, dobbiamo ricorrere
alle osservazioni di George Gamow. Egli è stato uno dei migliori divulgatori
scientifici di tutti i tempi ed era solito, per illustrare l'idea
dell'espansione, ricorrere all'esempio dei palloncini di gomma.
L'esperimento istruttivo consiste nel disegnare tanti puntini neri sulla
superficie di un palloncino sgonfio, questi puntini rappresentano le
galassie dell'universo. Poi, soffiando nel palloncino, vediamo che i puntini
che giacciono sulla superficie tendono ad allontanarsi gli uni dagli altri
man mano che il volume aumenta. Per un abitatore bidimensionale che viva
sulla superficie, “NON ESISTE” un centro dell'espansione. Il centro,
infatti, è all'interno del palloncino e solo un “essere tridimensionale” può
immaginarne “l'esistenza”. Per Gamow gli uomini sono gli abitatori
tridimensionali dell'Universo che si sta “gonfiando” in uno spazio a
“quattro dimensioni” per noi INIMMAGINABILE. Per questo motivo non esiste un
“centro” dell'espansione dell'Universo. Esso si trova al centro
dell’iper-sfera nello spazio a quattro dimensioni. Ma c'è proprio bisogno di
introdurre una quarta dimensione? La risposta è affermativa e non dipende
dalle teorie dei cosmologi relativistici, ma dal modo stesso in cui la mente
umana visualizza gli spazi. È stato Bernhard Riemann, grande matematico
della fine dell'Ottocento a “intuire” questo punto. Seguendo le sue
intuizioni, ci si rende conto che il vero problema non è nell'incapacità di
“vedere” uno spazio quadrimensionale, ma nel fatto che noi non siamo neppure
capaci di visualizzare correttamente uno spazio a tre dimensioni, come
quello in cui viviamo. Qualcuno potrebbe protestare a questo punto: ognuno
di noi ha il senso della tridimensionalità degli oggetti. Ci viene il dubbio
che i cosmologi relativistici vogliano indurci a credere che anche questa è
una “illusione” !?
Niente paura, nessuno mette in discussione la nostra capacità di creare
oggetti a tre dimensioni e di osservarli o interagire con essi. La vera
questione riguarda l'intero spazio e non le cose in esso contenute.
Il nostro processo mentale per la visualizzazione dello spazio è chiamato
dai matematici “immersione”. È come se la nostra mente avesse bisogno di un
contenitore ideale dove “immergere” gli spazi che vuole rappresentare ed il
contenitore ha sempre una dimensione in più. Esso ha certo dei vantaggi:
basta pensare a quali raffinate eleganze il metodo ha condotto gli antichi
geometri greci… ma presenta anche un grosso inconveniente. Quando arriviamo
allo spazio a tre dimensioni e lo vogliamo rappresentare, sia esso euclideo
o no, lo dovremmo “immergere” in uno euclideo con una dimensione in più;
purtroppo la nostra mente si rifiuta di immaginare uno spazio euclideo a
quattro dimensioni.
ECCO DOVE NASCE IL PROBLEMA. Il metodo di rappresentazione degli spazi per
“immersione” [che ci è stato inculcato] non ci consente di visualizzare
spazi tridimensionali, poiché richiede di immergerli in uno euclideo a
quattro dimensioni e NON SAPPIAMO VEDERE QUEST'ULTIMO.
Scopriamo così che i cosmologi relativistici o sono vanitosi oppure hanno
conoscenze diverse da quelle pubblicamente insegnate quando usano la parola
“espansione” per descrivere l'allontanamento delle galassie: essi credono di
vedere o vedono quello che gli uomini normali non riescono nemmeno ad
immaginare. L'Universo che fluttua liberamente in uno spazio euclideo a
QUATTRO DIMENSIONI e che, in esso, si espande. L'ostacolo che abbiamo
descritto non è da poco, in quanto esso ha “impedito” la nascita della
geometria a più dimensioni fin dagli inizi del secolo presente. Ha anche
tratto in “inganno” i più bravi matematici dell'antichità, i quali non
riuscivano a pensare ad uno spazio tridimensionale NON-EUCLIDEO, a causa
dell'incapacità di rappresentarlo.
Quanto è complesso il Multiverso… e chi lo ha fatto così… il caso o qualcuno
???
To be continued...
Data articolo: gennaio 2008
B O J S
Liberatoria: il presente materiale non è coperto da nessun copyright e può
essere liberamente usato riportando correttamente il contenuto in tutto o in
parte e citando il Blog e l'autore.
Fonte: http://intermatrix.blogspot.com/
Cade il governo all’ombra della squadra e compasso
di Marcello Pamio - www.disinformazione.it
28 gennaio 2008
A cavallo tra la Xa legislatura (finita il 22 aprile 1992) e la XIa
legislatura (iniziata il 23 aprile 1992) di Giuliano Amato, s’inserisce
l’inchiesta del Procuratore di Palmi, Agostino Cordova.
Un’inchiesta delicatissima sui rapporti tra massoneria, ’ndrangheta
calabrese e politica, che sviluppò decine e decine di faldoni composti da
centinaia di migliaia di pagine!
Cordova svolse approfondite indagini sulle obbedienze italiane, arrivando ad
accertare che nessuna di esse risultava svolgere le nobili attività
dell’arte muratoria, ma che molte invece erano dedite ad attività
affaristiche e in alcuni casi illecite, e all’interno delle logge,
importanti politici andavano a braccetto con mafiosi e criminali!
Tutta la colossale inchiesta del Procuratore di Palmi finì a Roma, e come si
sa, Roma è la capitale non solo dell’Italia ma anche degli insabbiamenti
giudiziari. Quando infatti si vuol archiviare una inchiesta, basta spostarla
lì.
Il 25 aprile il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga attraverso un
messaggio televisivo si dimette dalla carica, con ben due mesi di anticipo,
e sarà sostituito da Oscar Luigi Scalfaro.
Il 23 maggio a Capaci, lungo l’autostrada, 1000 chili di tritolo cancellano
in un istante la vita (ma non certo la memoria!) del giudice Giovanni
Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta:
Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.
Giovanni Falcone, stava indagando - tra le altre cose - sui flussi di denaro
sporco, e la pista stava portando a pericolosi collegamenti tra mafia e
importantissimi circuiti finanziari internazionali.[1] Aveva anche scoperto
che alcuni prestigiosi personaggi di Palermo erano affiliati ad alcune logge
massoniche di Rito Scozzese Antico e Accettato (R.S.A.A. nonostante il nome
ha sede a Washington).
Il 2 giugno al largo di Civitavecchia sul panfilo della Regina Elisabetta II
(Sua Maestà ufficialmente è arrivata in Italia per mettere dei fiori sulla
tomba di Falcone!) avviene il più grande saccheggio dei patrimoni pubblici
d’Italia, per opera dei potentati bancari.
In quell’incontro (vero e proprio complotto) i rappresentanti della finanza
internazionale (poteri anglo-olandesi e statunitensi) discussero assieme ad
esponenti del mondo bancario e societario italiani le privatizzazioni e le
riforme politiche per l’Italia, nel contesto del “progetto euro”. Non a caso
il Trattato di Maastricht, che codifica il sistema euro-EMU, fu sottoscritto
proprio quell’anno.[2]
Giulio Tremonti, presente sul panfilo - per sua stessa ammissione - come
“osservatore”[3] disse al Corsera che la “crociera sul Britannia simbolizzò
il prezzo che il paese dovette pagare tanto per ‘modernizzarsi’ quanto per
restare nel club”
Tra i partecipanti c'erano i rappresentanti delle banche Barings e S.G.
Warburg, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Salomon Brothers, Mario Draghi
direttore generale del ministero del Tesoro, Beniamino Andreatta dirigente
ENI, Riccardo Galli dirigente dell’IRI, ecc.
Importanti aziende (come Buitoni, Locatelli, Neuroni, Ferrarelle, Perugina,
Galbani, ecc.) sono state svendute ad imprenditori che agivano in comune
accordo con l’élite finanziaria anglo-americana, altre (Telecom, ENI, IRI,
ecc.) sono state smembrate e/o privatizzate.
Il 19 luglio il giudice Paolo Borsellino salta in aria in via d’Amelio,
assieme alla scorta (Emanuela Loi, Walter Cosina, Agostino Catalano,
Vincenzo Li Muli e Claudio Traiana).
In settembre 1992 lo speculatore ungaro-statunitense-israeliano George Soros
(presente pure lui nel Britannia) lancia un attacco speculativo alla lira.
Carlo Azeglio Ciampi (che per i suoi preziosi servigi verrà premiato con la
Presidenza della Repubblica) all’epoca è governatore di Bankitalia e
Lamberto Dini Direttore Generale.
Tale criminoso attacco da parte dell’élite anglo-olandese e statunitense,
rappresentata in quella circostanza dall’israelita Soros (agente dei
Rothschild), portò ad una svalutazione della lira del 30% e il
prosciugamento delle riserve della banca d’Italia che fu costretta
(ovviamente era tutto concordato) a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano
tentativo di arginare la speculazione.
L’enorme crisi portò alla scioglimento del Sistema Monetario Europeo (SME).
Nello stesso periodo s’inserisce pure la grandiosa bufala di Tangentopoli
che ha avuto altri obiettivi rispetto a quelli paventati mediaticamente.
Manipulite è servito ad attaccare obiettivi politici ben precisi, e dare a
noi popolo l’illusione di una pulizia che invece non è mai avvenuta. I
poteri forti, quelli veri, hanno continuato a lavorare nell’ombra,
assolutamente indisturbati…
La veloce carriera politica del superpoliziotto Antonio di Pietro, oggi
Ministro della Repubblica, dovrebbe far riflettere…
Dopo gli assassini dei due grandi magistrati e soprattutto grazie a
Manipulite, l’inchiesta Cordova è andata nel dimenticatoio: tutta
l’attenzione mediatica è stata dirottata altrove!
Arriviamo ai nostri giorni, perché il 27 marzo del 2007, il procuratore di
Catanzaro Luigi De Magistris inizia una inchiesta da nome particolare Why
Not (sulla falsariga di quella di Cordova) proprio sui rapporti tra
criminalità organizzata (mafia, n’drangheta, camorra, ecc.), politica e
finanza.
L’inchiesta parte dalla Calabria ma si estende rapidamente al resto d’Italia
e finiscono nel mirino politici (di destra e sinistra), consulenti a livelli
altissimi, finanzieri, un generale della Guardia di Finanza, magistrati,
affaristi, alcuni spioni dei servizi segreti (il capogruppo del Sismi di
Padova e uno del Cesis) e anche dei massoni. Ventisei perquisizioni e venti
indagati.
Sono ufficialmente indagati tra gli altri il Presidente del Consiglio Romano
Prodi (per abuso d’ufficio), l’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella
(per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, truffa all’Unione
europea e allo Stato italiano).[4]
Si tratta di finanziamenti illeciti per milioni di euro alla Compagnia delle
Opere che passeranno nelle logge occulte di San Marino, per poi svanire nel
nulla, esattamente come l’inchiesta De Magistris! Farà la medesima fine di
quella del procuratore Cordova.
In una recente intervista al Corsera, De Magistris sfoga denunciando una
“strategia della tensione per opera di una manina particolarmente raffinata:
poteri occulti e massoneria, soprattutto”. [5] Continua dicendo che da
quando ha iniziato “a indagare sui finanziamenti pubblici europei. Da
allora, è scattata la strategia delle manine massoniche”.[6]
I media - tutti controllati - hanno veicolato la notizia falsa
dell’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati per violazione della
Legge Anselmi sulle associazioni segrete. Ma la cosa più interessante è che
Mastella stesso, prima che le agenzia di stampa lanciassero la notizia
falsa, aveva rilasciato una dichiarazione che con le associazioni massoniche
lui non ha nulla a che fare!
E’ stato avvisato in anticipo dall’amico giornalista o è semplicemente
cascato nella trappola che gli è stata preparata per far cadere il suo
governo? Quale trappola vi chiedereste? Alla fine sarà tutto più chiaro.
De Magistris ha fatto il grave errore di sollevare il velo o grembiulino
delle fratellanze occulte e della loro interconnessione con la politica, gli
affari istituzionali, il denaro riciclato e la mafia.
Il popolo non deve sapere che se l’Italia è unita (o controllata?) lo si
deve ai massoni (la storia del Risorgimento è infatti una storia massonica:
Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso, Umberto I erano fratelli. Come pure i
primi passi del parlamento italiano: erano massoni Francesco Crispi,
Agostino Depretis, Giuseppe Zanardelli, Mameli e il suo inno “Fratelli
d’Italia…”).
Il popolo non deve sapere tutto questo, e neppure che oggi l’Italia, e tutti
i gangli vitali dell’economia della finanza, delle telecomunicazioni, ecc.,
sono nelle mani di fratelli legati da giuramenti di sangue!
Forse sto esagerando?
Durante l’incontro della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia (la prima
loggia per obbedienza in Italia con 18 mila fratelli) tenutosi a Rimini dal
13 al 15 aprile 2007, dopo l’inno garibaldino “All’armi” e “C’era una volta
il West” di Morricone, il Gran Maestro Gustavo Raffi ha letto il saluto di
un grande amico della massoneria, il Presidente emerito della Repubblica
Francesco Cossiga. Successivamente, arriva anche il saluto ufficiale del
governo Prodi, letto in sala (davanti a migliaia di massoni con grembiulino,
il collo cinto da una fascia di raso terminante con un medaglione), dal
sottosegretario delle politiche giovanili Elidio De Paoli.[7]
Avete capito? Il governo dello Stato italiano, per voce di De Paoli, saluta
i massoni di Palazzo Giustiniani! Cosa questa non strana, perché Prodi è
stato (e forse lo è ancora) legato alla più potente banca ebraica privata
del mondo, la Goldman Sachs , ed è membro dell’Aspen Institute for
Humanistic Studies, di cui ne è stato anche il direttore, passando per la
Fabiana (Fabian Society) London School of Economics, ospite sempre gradito
anche dall’Opus Dei, la massoneria del vaticano.
Sempre a Rimini non poteva mancare all’appuntamento lo storico Paolo Prodi,
fratello questa volta di sangue del più famoso Romano, che definisce la
massoneria del Grande Oriente come una “delle più importanti agenzie
produttrici di etica che abbia creato al suo seno la storia
dell’Occidente[8]”
Numerosi poi sono stati i prestigiosi relatori delle tre giornate (tra cui
il giornalista Oscar Giannino), ma per problemi di spazio non è possibile
elencarli tutti.
Per meglio comprendere a che livelli è infiltrata la massoneria, è
necessario tornare indietro di qualche anno e precisamente all’11 luglio
2002 quando il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo deposita a Roma, presso un
notaio, l’atto costitutivo degli Illuminati, la cui sede si trova al numero
31 in piazza di Spagna.[9]
Membri di quest’ordine, che ricorda gli Illuminati di Baviera, sono: Carlo
Freccero (già direttore di Rai2 ed ex programmista di Fininvest),[10] Rubens
Esposito, (avvocato responsabile degli affari legali per la Rai ), Sergio
Bindi (tredici anni consigliere di amministrazione della Rai), il medico
Severino Antinori (lo specialista in fecondazione artificiale), il filosofo
Vittorio Mathieu (rappresentante dello spiritualismo cristiano), il generale
Bartolomeo Lombardo (ex direttore del Sismi) e moltissimi altri.
Quindi troviamo uomini legati ai media, all’esercito, alla finanza,
all’economica, ecc.
Vicina agli Illuminati di Di Bernardo sembra anche essere oggi anche una
delle realtà ebraiche più importanti a livello internazionale, un vero e
proprio simbolo della “Israel Lobby”.
Possiamo ricordare l’Anti-Defamation League, braccio armato del B’nai B’rith
(B’B’, la potentissima massoneria ebraica), l’AIPAC, ecc.
Questi sono solamente alcuni nomi dei numerosissimi fratelli che lavorano
nel mondo bancario, nel mondo societario, all’interno delle istituzioni,
della politica, ecc.
Tutto questo per concludere, che parlare di massoneria, poteri forti, Stato,
mafia, poteri bancari, crimine organizzato è la stessa medesima cosa. Non
sto dicendo che tutti i massoni sono disonesti, ma come disse qualcuno: “non
ho mai conosciuto un criminale che non fosse un massone”. Verità sacrosanta.
Il collante tra i vari gruppi appena visti è la tessera di appartenenza a
qualche loggia occulta, coperta o meno, di stampo massonico o paramassonico.
Anzi possiamo affermare senza paura di smentita, che per giungere ad
occupare determinate poltrone o carriere, è necessario appartenere a qualche
loggia. Il motivo è presto detto: all’interno di una gerarchia verticistica
piramidale si è meglio controllati dai vertici!
Ecco perché la caduta del governo Prodi è stata volutamente provocata con lo
scopo di distrarre e distogliere l’attenzione pubblica dirottandola su
qualcos’altro apparentemente molto più importante.
Il bubbone stava per scoppiare di nuovo, l’ennesima inchiesta della
magistratura (questa volta è toccato a De Magistris) stava per concludere
che la politica, come la mafia, sono strumenti nelle mani della libera
muratoria deviata! E questo non sa da fare…
Passeranno le settimane, i mesi, e poi tutto tornerà come prima: ci sarà un
nuovo governo, nuove promesse agli elettori, nuove illusioni di democrazia,
nuovi scontri televisivi (tutti fasulli) tra politici nei teatrini
confezionati ad hoc, come per esempio “Porta a Porta”, “Ballarò”, “Matrix”,
il tutto con i sogni tranquilli dell’élite economico-finanziaria, che riposa
sempre all’ombra del compasso e della squadra…
Poi verrà un giorno, che un altro spregiudicato e incosciente magistrato
aprirà una inchiesta che porterà alla luce, per l’ennesima volta, la
collusione tra massoneria, apparati dello Stato e criminalità organizzata, e
naturalmente finirà tutto con un attentato, con un cambio di governo e lo
spostamento a Roma dell’indagine. Pochi se ne accorgeranno perché il
restante popolo sarà intrattenuto, rimbambito e deviato dalla luciferica
televisione…
Questa è l'Italia!
-----------
[1] “Come è stata svenduta l’Italia” di Antonella Randazzo,
www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm
[2] Movimento internazionale per i diritti – Solidarietà, Movisol -
www.movisol.org/ulse275.htm#anchor
[3] Intervista a Giulio Tremonti, Corriere della Sera del 23 luglio
[4] «Contro di me i poteri occulti Ora rischio pallottole e tritolo»,
Corriere della Sera del 21 ottobre 2007
[5] Idem
[6] Idem
[7] “Fratelli d’Italia”, Ferruccio Pinotti, ed. BUR
[8] Agenzia di stampa Ansa
[9] Op. cit. pag 464
[10] Idem
"Affinché la ricchezza sia un fedele amico, si deve ancorare la propria vita
al Divino. Una volta che si ha Dio, si è sostenuti dall'Universo stesso.
Altrimenti, per le persone mondane, che per la loro sicurezza dipendono dal
denaro, la ricchezza è una prostituta. La gratificazione dell'ego è
momentanea: con
leggerezza, poi, passa ad un altro obiettivo."
(Paramahansa Yogananda)
“L’atteggiamento è una piccola cosa che fa una grande differenza”.
Amy Tai
"È facile per me piantare il seme di amore per la divinità in coloro che
sono sintonizzati con me. Chi obbedisce ai miei desideri in realtà non sta
obbedendo alla mia persona, ma al Padre in me. Dio non comunica direttamente
con gli uomini, ma usa il canale del guru ed i suoi insegnamenti"
(Paramahansa Yogananda)
"Cercate di ristabilire il contatto con la Sorgente divina ogni giorno, per
alimentare la vostra sorgente, quella che scorre in voi.
Innanzitutto, fatela scendere nel vostro cuore, con l'amore. Qualsiasi cosa
accada, quali che siano le amarezze, le delusioni, le prove, non smettete
mai di amare, perché è così che il vostro cuore si purifica. Poi, fatela
scendere nel vostro intelletto, come luce. Grazie a quella luce eviterete le
trappole e gli ostacoli, riconoscerete la via da seguire e avanzerete su di
essa con sicurezza. Quando penetrerà nella vostra anima, la Sorgente divina
la dilaterà sino ai confini dell'universo, porterete in voi tutte le
creature e vi confonderete con l'immensità.
Infine, quando sarete riusciti a far scorrere la sorgente nel cuore,
nell'intelletto e nell'anima, essa raggiungerà la Sorgente primordiale che è
il vostro spirito, che è Dio stesso; in questo modo vivrete veramente la
vita divina che è onnipotente."
Omraam Mikhaël Aïvanhov
"Qualora la vostra mente vada errabonda nel labirinto delle miriadi di
pensieri terreni, restituitela pazientemente al ricordo del Signore, che in
essa risiede. In tempo, troverete Lui sempre con voi - un Dio che vi parla
nel vostro stesso linguaggio, un Dio il cui Volto vi scruta da ogni fiore e
da ogni filo d'erba. Allora direte: "Sono libero! Le mie vesti son tessute
di Spirito; io volo dalla terra al cielo, sulle ali della luce." E
quale gioia consumerà il vostro essere!"
(Paramahansa Yogananda)
“L’immaginazione è più importante della conoscenza”
Albert Einstein.
"Come non potete parlare attraverso un microfono rotto, così non potete
esternare preghiere attraverso un microfono mentale, che è stato messo in
disordine dalla irrequietudine. Con la calma profonda, voi dovreste riparare
il
vostro microfono mentale e intensificare la ricettività del vostro intuito.
Così potrete corrispondere con Lui effettivamente e ricevere le Sue
risposte."
(Paramahansa Yogananda)
Per costruire qualsiasi cosa prima dovete crearlo nella vostra mente. La
mente non ha limiti o confini fisici, puoi visualizzare tutto. Si dice che
Albert Einstein, prima di elaborare i concetti matematici a sostegno della
teoria sulla relatività, abbia visualizzato come apparirebbe l’universo se
potessimo stare a cavallo di un raggio di luce che viaggia verso l’infinito.
Possiamo utilizzare la forza della nostra immaginazione per visualizzare
soluzioni ai problemi, per sviluppare nuove idee e per vedere noi stessi
raggiungere gli obiettivi stabiliti.
Roberto Re
"Senza l'auto realizazione di Dio avrete poca libertà. La vostra vita sarà
regolata dall'impulso, dai capricci, dagli atteggiamenti, dalle abitudini e
dall'ambiente. Quando si seguono, però, i consigli di un Guru, allineandosi
a Lui ed accettando la Sua disciplina, si potrà emergere, gradualmente,
dalla schiavitù dei sensi."
(Paramahansa Yogananda)
C'e' chi passa la vita alla ricerca di un momento
come quello che tu hai vissuto ieri sera,
senza mai raggiungerlo.
Percio', se davvero dovrai morire ora,
morirai col cuore pieno d'amore.
Non hai niente da perdere. Molta gente si rifiuta di amare proprio per
questo:
perche' ha...tanto futuro e tanto passato in gioco.
Nel tuo caso, esiste solo il presente.
("Veronika decide di morire" - Paulo Coelho)
"Dio è egualmente presente in tutto, ma Egli si esprime più definitamente
nel
cuore delle persone leali, spiritualmente elevate, che pensano unicamente a
Lui.
Attraverso la vostra lealtà a Dio voi potete stabilire la vostra unità con
Lui.
La lealtà attira l'Attenzione Divina. Così, quando le tempeste della vita
incalzano, e le onde delle esperienze vi sballottano, potete guidare la
barca
della vostra vita al sicuro verso le spiagge divine realizzando la Sua
Onnipresenza."
(Paramahansa Yogananda)
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ritiene offeso o leso, in qualche modo, da quanto riportato, puo'
contattarci per discutere la rimozione della parte offensiva o lesiva.
Diventiamo guerrieri della luce
(di Marcella Danon)
E' urgente ridefinire l'immagine e il ruolo del pacifista. Non basta
manifestare per essere contro la guerra, bisogna imparare a promuovere una
cultura della pace con la forza e la saggezza di un antico samurai.
Il vero pacifista non rinuncia alla lotta, non ha paura del conflitto, crede
in un possibile futuro migliore e in altri modi di affrontare gli
inevitabili problemi di convivenza e interazione che da sempre affliggono
l'umanità.
Non è più il momento di attendere che altri decidano delle sorti del mondo,
pace non vuol dire passività, non vuol dire sempre tranquillità. Pace è
anche forza d'animo, forza interiore, come quella del samurai, che non ha
bisogno di colpire per affermarsi.
La pace non è assenza di conflitto, ma capacità di affrontare il conflitto
con diplomazia, con saggezza, con empatia, non con le armi. La pace può
essere costruita, dentro di sé e diffusa, come modalità di vita, attorno a
sé.
Impegnarsi alla pace vuol dire assumere un atteggiamento maturo ed
equilibrato nei confronti non solo di quello che sta succedendo in Iraq, ma
anche di quello che succede nella nostra piccola vita quotidiana. Vuol dire
imparare a gestire creativamente i conflitti, senza sfuggirli, senza reagire
in modo automatico (l'aggressività è spesso la risposta automatica), ma
compatibilmente con ogni situazione.
Cerchiamo di ascoltare le ragioni dell'altro e di comprendere il suo punto
di vista. Cerchiamo di esporre le nostre ragioni puntualizzando il nostro
sentire e non le colpe dell'altro, per esempio dicendo "Mi sono sentito
offeso" invece di "Mi hai offeso". Cerchiamo di sottolineare i comportamenti
che ci hanno urtato invece di criticare l'altro come persona, per esempio
dicendo "Quando lasci in disordine la scrivania faccio fatica a organizzare
il mio lavoro", piuttosto che "Sei sempre il solito casinista".
Basta poco per trasformare un possibile conflitto in uno scambio di opinioni
che lascerà entrambi soddisfatti e permetterà di trovare una soluzione
concreta adatta a tutti e due. E questo è solo l'inizio, perché la pace e il
sorriso interiore che fa nascere, sono contagiosi, tanto quanto lo sono il
ghigno aggressivo e la tendenza a contrattaccare.
E' questo sorriso che rende forti. Chi l'ha provato sa quanto è più potente
l'incontro dello scontro. Chi l'ha provato crede nella pace ed è disposto ad
affrontare ogni difficoltà per la pace, sta all'erta come un guerriero al
servizio della sua missione, diventa un Guerriero della Luce, capace di
lottare per i valori più alti. Quelli che uniscono e non dividono, quelli
che sono al servizio della vita: forse non danno l'illusione di essere
potenti, ma fanno diventare forti.
La guerra degli OGM
di: Alessio Mannucci - ecplanet.net
La Commissione UE ha accelerato sugli OGM: nuove richieste di autorizzazione
in Europa – dai residui della patata transgenica della multinazionale Basf
per produrre mangimi ad altri tre mais biotech della Monsanto – si
ritroveranno presto sul tavolo dei ministri dell'Agricoltura e Sanità
europei.
Non solo. In occasione del Comitato Europeo di Regolamentazione sugli OGM,
tenutosi lo scorso 19 e 20 dicembre (2007) a Bruxelles, l'Esecutivo UE ha
proposto il via libera per un altro mais transgenico – il “GA21” –
dimostrando che, almeno per quanto riguarda la commercializzazione (non la
coltivazione), il sistema di autorizzazione sta funzionando come chiede
l'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC). L'Europa ha avuto tempo
fino all'11 gennaio 2008 per adeguarsi alle conclusioni del pannello
(l'organismo di arbitraggio) a cui si sono rivolti USA, Canada e Argentina
per condannare la lentezza delle procedure europee di autorizzazione: i tre
paesi potranno chiedere alla WTO sanzioni contro l'UE che potrebbero
raggiungere – secondo primi valutazioni a Bruxelles – l'ammontare di 600
milioni di dollari, con conseguenze sugli scambi commerciali dei paesi
europei più contrari agli OGM.
Così, lo scorso mese di dicembre, l'Esecutivo UE ha rilanciato il confronto
sul transgenico: i 27 partner hanno tre mesi per decidere. Si dovrà decidere
in primo luogo il via libera in Europa all'uso dei residui della lavorazione
della “superpatata” - “EH92-527-1” - chiamata anche Amflora - nella
produzione di mangimi (progettata per la trasformazione in fecola ad uso
industriale. La sua introduzione sul mercato europeo potrebbe generare
profitti annui per circa 30 milioni di euro, oltre ad aprire la strada ad
altri prodotti bio-tech, inclusa la patata resistente alla peronospora).
Poi, i ministri dovranno pronunciarsi su tre ibridi di mais destinati
essenzialmente alla alimentazione animale. Si tratta del “Mon863xNk603”, del
“Mon863xMon810” e del “Mon863xMon810xNK603”, tutti basati sul Mon863, che ha
mostrato segni di tossicità. Su questi dossier, Francia e Germania si erano
astenuti di votare a livello tecnico mentre l'Italia aveva votato contro.
Nei cassetti della Commissione UE ci sono inoltre altre due procedure in
attesa di esame: una relativa al cotone “LLCotton25” e l'altra alla soia
“A2704-12”, entrambi della Bayer CropScience, modificati per resistere agli
erbicidi, che hanno già ottenuto il parere favorevole dell'Agenzia Europea
per la Sicurezza Alimentare (EFSA), in barba al principio di precauzione.
Il commissario dell'Ambiente, Stavros Dimas, dovrebbe proporre uno stop
all'autorizzazione alla coltivazione di due dei mais transgenici per motivi
ambientali, in base a numerosi studi scientifici che lasciano aperta la
questione dei rischi elevati a lungo termine. Nel mirino del commissario
sono il "Bt11" della svizzera Sygenta e l' “1507” della statunitense
Pioneer. I rischi riguarderebbero soprattutto alcune farfalle, in
particolare la monarca. Nella bozza si citano studi secondo i quali la
coltivazione di questi mais potrebbe portare ad “un danno potenziale
irreversibile all'ambiente” e ad un “livello di rischio inaccettabile” con
conseguenze anche su altri insetti acquatici e quindi sui volatili che se ne
cibano.
La posizione di Dimas appare però abbastanza isolata all'interno
dell'esecutivo UE. In particolare, ha fatto sentire la sua voce pro-OGM il
commissario europeo dell’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, che ha cercato
di terrorizzare produttori e consumatori di carni. Continuerà dunque la
battaglia italiana, alleata alla Francia, per ampliare il fronte dei paesi
UE contrari alle aperture agli OGM, anche con la consegna in commissione UE,
come annunciato la scorsa settimana dal ministro delle politiche agricole
Paolo Di Castro, dei tre milioni di firme raccolte in Italia contro gli OGM.
Dalla fine della moratoria, nel 2004, sono 15 gli OGM autorizzati in Europa,
portando il totale a una trentina di prodotti biotech che possono essere
commercializzati nell'UE. Ma solo uno, il mais “Mon 810”, approvato alla
fine degli anni Novanta, è destinato alla coltivazione. Per il commissario
europeo dell'Agricoltura, Mariann Fischer Boel, un'eventuale moratoria sulle
nuove autorizzazioni, come chiedono diversi paesi fra cui l'Italia e la
Francia, avrebbe “delle conseguenze importanti” sulla produzione di carne,
che dovrebbe “abbandonare l'Europa”.
Il ministro dell'Agricoltura tedesco, Horst Seehofer, ha dichiarato che
“sarebbe meglio fermare immediatamente le nuove approvazioni e vedere se la
procedura è adeguata”. Fischer Boel ha risposto che il prezzo del mais,
largamente utilizzato per i mangimi animali nell'UE, è oggi superiore del
55% in Europa rispetto agli Stati Uniti. Non accettare nuovi OGM già
autorizzati nei paesi americani produttori di mangimi (mais e soia in Usa,
Argentina e Brasile) significherebbe dunque rischiare una crisi
dell'approvvigionamento europeo: “il risultato sarebbe che la produzione di
carne dovrebbe lasciare l'Europa”.
Siamo al ricatto vero e proprio.
Data articolo: gennaio 2008
Sensazioni e percezioni
di: Massimo Bertolucci - ecplanet.net
Secondo una ricerca dei fisiologi cellulari dell'Università Nazionale
Autonoma del Messico e dell'Howard Hughes Medical Institute, percepire un
semplice tocco può dipendere tanto dalla memoria, dall'attenzione e dalle
aspettative quanto dallo stimolo stesso. Gli scienziati hanno scoperto che
il senso del tatto delle scimmie è associato all'attività cerebrale nel lobo
frontale, un'area che assimila molti tipi di informazione neurale.
Una delle questioni più difficili delle neuroscienze riguarda come il
cervello converte semplici input sensoriali in esperienze percettive
complete. Molti ricercatori ritengono che le percezioni nascano nelle
cortecce sensoriali, le prime aree del cervello a processare le informazioni
provenienti dagli organi di senso. Studi recenti, però, hanno suggerito che
anche l'attività in altre parti del cervello possa contribuire alla
percezione sensoriale.
Nel caso del senso del tatto, uno stimolo sulla pelle innesca un impulso che
viaggia dapprima fino a un'area chiamata corteccia somatosensoriale primaria
(S1). L'informazione si muove poi verso altre parti del cervello, dove può
contribuire alla memoria, alle scelte e agli output motori.
Per studiare quali regioni cerebrali fossero coinvolte, gli scienziati hanno
analizzato l'attività neurale associata con il senso del tatto nei macachi.
I ricercatori hanno scoperto che l'attività nei neuroni di S1, dove
l'informazione arriva per prima, è direttamente correlata con la forza dello
stimolo. Quando la forza delle vibrazioni indotte sulla punta delle dita
delle scimmie era più intensa, i neuroni di S1 si attivavano più
rapidamente. Tuttavia, questa attività non era correlata con le risposte
comportamentali delle scimmie.
Gli scienziati hanno osservato attività neuronale anche nella corteccia
premotoria mediale (MPC), una regione del lobo frontale nota per essere
coinvolta nelle scelte sulle informazioni sensoriali. L'attività, in questo
caso, rifletteva le risposte soggettive delle scimmie alle vibrazioni: i
neuroni di MPC si attivavano quando le scimmie ritenevano che ci fossero le
vibrazioni (anche se non c'erano). I risultati suggeriscono dunque che le
percezioni nascano non solo dalla corteccia sensoriale, ma anche dal lobo
frontale.
Data articolo: gennaio 2008
Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:
Universidad Nacional Autónoma de México
http://www.unam.mx/
Howard Hughes Medical Institute
Biomedical Research & Science Education (HHMI)
http://www.hhmi.org/
Il nuovo rituale dell'esorcismo?
(di Stefano Carnazzi)
Pubblicato dal Vaticano un nuovo manuale per scacciare il demonio. Ma...
Con aprile è entrato in vigore un nuovo documento pubblicato dalla Santa
Sede: il Nuovo rituale dell'esorcismo.
È frutto degli studi condotti da due commissioni pontificie impegnate da
dieci anni nel lavoro di revisione, codificazione e stesura. Si propone di
innovare un vecchio testo, datato 1614, il testo canonico per apprendere ed
esercitare il sacro ufficio di... scacciare i demoni dagli invasati. Testo
impiegato da secoli con successo.
Fino ad oggi? No. E non lo sarà ancora per molto.
Il nuovo capitolato infatti non soddisfa una larga parte dei sacerdoti
esorcisti. I quali considerano discutibili, false e perfino apocrife molte
delle innovazioni contenute nel testo appena stampato!
Per esempio, delle vecchie, buone ventuno norme del diritto romano, il nuovo
manuale ne conserva solo cinque. Inoltre non dà consigli pratici, mentre nel
vecchio testo si legge per esempio come far espellere dall'organismo
eventuali cibi "maleficiati".
Il demonio non viene più chiamato con nomi arcaici ("spirito immondo",
"dragone"), ma dev'essere appellato asetticamente "causa del male".
Ma soprattutto si nega il valore dell'esorcismo come prova diagnostica della
possessione. Cioè, il nuovo rituale consente di impiegare l'esorcismo solo
se si ha già la prova che la persona sia "indemoniata". Invece secondo il
vecchio rito si può e si deve impiegare l'esorcismo stesso per accertare la
possessione.
L'Associazione internazionale degli esorcisti dichiara addirittura: "il
demonio ha messo lo zampino in Vaticano".
Come si distingue un indemoniato da una persona con malattie psichiche? La
domanda è basilare. Quando la diagnosi medica è incerta, si guarda, si
chiede, e se i medicinali non danno il benché minimo sollievo, ecco un
sintomo del sospetto. E ci sono altri sintomi: una causa scatenante, per
esempio se la persona si è esposta aprendo la porta al demonio, cominciando
anche per scherzo sedute spiritiche, o con la consacrazione a Satana, la
frequentazione di satanisti, maghi, cartomanti... Altra caratteristica è
l'avversione al sacro: se getta via le immagini sacre, se non può entrare in
Chiesa perché sviene, se è terrorizzato dalle visite del sacerdote nella
propria casa per le festività...
Ma la prova chiara si ha solo con l'esorcismo. Ecco perché quasi tutti gli
esorcisti continueranno a usare il vecchio rituale, molto più efficace nella
lotta contro Satana... Brrr!
Morgellons e Chemtrails
di: Zret
Il Morgellons è causato dall'irrorazione chimica ?
articolo di Ted Twietmeyer
Abbiamo tradotto un articolo del giornalista Ted Twietmeyer che, pur non
contenendo novità di rilievo, collega correttamente il Morgellons alle scie
chimiche, come appurato dalla tossicologa californiana Hildegarde Staninger,
i cui studi ed analisi, però, Twietmeyer sembra ignorare.
Ostacoli nella cura della malattia
Esiste un muro nella comunità scientifica che è difficile scalare. Il Monte
Everest per scienziati è pensare in modo da uscire dalla scatola. Essi sono
legati a schemi che li tengono lontani dalle ricerche di frontiera. Ciò
rende loro impossibile identificare la causa del Morgellons. Bisogna anche
considerare gli interessi delle industrie farmaceutiche che ignorano i
trattamenti non traducibili in introiti di milioni di dollari. La parola
“cura” pronunciata da un medico è come una bestemmia, mentre i medici
preferiscono riferirsi a "trattamenti".
Le scie chimiche come causa ?
Sinora il trattamento che si è privilegiato per molte patologie è stato
quello basato sugli antibiotici. Gli antibiotici sono usati per malattie che
sfidano una spiegazione. Sono impiegati per le infezioni provocate da
micoplasma che non è precisamente né un virus né un batterio.
Circa il Morgellons devono essere considerati tre aspetti rilevanti. Il
primo problema è come insorge, il secondo qual è il patogeno. Scoprire il
vettore della malattia porterà una luce tremenda sul patogeno. Il terzo
aspetto è quello relativo ad un’efficace terapia.
Si richiede una mente aperta per capire quale possa essere l'eziologia.
Occorre raccogliere e classificare tutti i dati clinici dei pazienti,
includendo l'ubicazione, l'esposizione a qualcosa di anomalo, come i
rapimenti, la ricaduta di sostanze chimiche e l'essere in un'area in cui
sono diffuse le chemtrails. Stando alle attuali statistiche, in tutti e
cinquanta stati della Federazione sono stati rilevati casi di Morgellons,
sebbene siano più numerosi in tre stati meridionali.
Si evidenzia una notevole somiglianza tra le fibre dei malati e quelle delle
scie chimiche.
Naturalmente non è possibile affermare un'identità, senza aver analizzato
questi filamenti che appaiono affini per quanto riguarda le dimensioni e la
crescita caotica, incontrollata. Se queste fibre sono il risultato di
un’avanzata nanotecnologia, allora noi abbiamo compreso la malattia e chi si
trova dietro di essa. Qual è, però, lo scopo sotteso alla diffusione di
questa sindrome ? La tortura ? La diffusione di una pandemia per poi vendere
farmaci per il trattamento ? Secondo una notizia riportata da una
televisione del Texas, un giovane che aveva recentemente contratto il
Morgellons si è tolto la vita, non tollerando più il dolore.
Noduli neri, fibre che a stento possono essere estratte dalla pelle ed un
dolore inenarrabile sono condizioni in grado di rovinare le relazioni
all'interno delle coppie. La sofferenza è così intollerabile che un rapporto
sessuale è l'ultima cosa cui i pazienti pensano. I sintomi quindi sono
correlati ad un controllo demografico che è un effetto collaterale evidente.
La mia speranza è che qualche ricercatore considererà questo breve articolo
per cercare una cura e non un inutile trattamento. Spero che questo
ricercatore valuterà ogni possibile vettore per questa malattia, compresi i
rapimenti notturni.
Ted Twietmeyer
www.data4science.net
Data articolo: gennaio 2008
Fonte: www.sciechimiche-zret.blogspot.com - Scie Chimiche (Chemtrails)
Imparare a rimirare il Sole
di: Rishi Giovanni Gatti
Ora che qualche scienziato comincia a pubblicare studi sulla vera e propria
tossicità dell’uso degli occhiali da sole, in questo articolo pubblichiamo
le istruzioni da seguire per poterlo rimirare direttamente e trarre così il
massimo del beneficio per la vista come per la salute generale…
Recentemente una importantissima notizia è stata tenuta nascosta da quasi
tutti i giornali (vedi box): l'uso degli occhiali da sole riduce la quantità
di raggi solari che raggiungono la retina inibendo così la produzione di
melatonina e causando una maggiore predisposizione al melanoma, una malattia
che solo l'anno scorso negli Stati Uniti ha procurato un milione di casi.
Tralasciando di approfondire il perché i mass-media abbiano censurato la
notizia – forse per non perdere i lucrosi contratti pubblicitari con le
griffe della moda – il nostro interesse è offrire ai lettori i giusti
strumenti informativi per utilizzare al meglio l'energia della luce diretta
del sole per la cura della vista e di tutte le altre malattie secondo i
principî della Naturopatia, dagli igienisti dell'Ottocento, a Ehret, a
Shelton, a Sciascia e Finsen, e ovviamente a Bates, fino ad arrivare ai
nostri giorni, con le esperienze dei sun-gazers di tutto il mondo.
Tutti questi autori specificano nei loro testi l'assoluta necessità della
luce solare per ricuperare e mantenere la salute. In particolare, associando
le pratiche regolari dell'osservazione discrezionale del sole, dei bagni di
sole e di una alimentazione prevalentemente fruttariana, gli igienisti
ottengono grandi successi in tutto il mondo, nonostante le condizioni
climatiche avverse, la propaganda terroristica delle istituzioni sanitarie,
tutte contrarie al sole, e le cattive abitudini della vita moderna che ci
costringono non solo a mangiare cibi tossici, ma anche a stare quasi sempre
nella penombra di edifici oscuri, a fare lavori noiosi che aumentano il
nervosismo e lo sforzo mentale ed oculare.
Il Professor Arnold Ehret, pubblicando nel 1910 il suo libro Il Sistema di
Guarigione della Dieta Senza Muco [potete ordinarlo alla Soce.Ser], nel
raccomandare la transizione graduale ad una dieta di sola frutta e verdura
per la guarigione di tutte le malattie, indica come perentorio anche il
regolare svolgimento di bagni di sole di venti o trenta minuti al giorno
ogni volta che la luce naturale diretta sia disponibile, avendo cura di
esporre tutto il corpo, e procedendo con gradualità. Questo grande
scienziato di origini austriache, ma vissuto a Los Angeles, avendo
perfettamente ripulito il suo corpo dalle ostruzioni causate dalla cattiva
alimentazione, era in grado di stare per parecchi giorni senza bisogno di
mangiare nulla, assumendo l’energia necessaria per vivere e lavorare non
solo dalla luce naturale del sole, ma anche dai profumi, dall’esercizio
fisico, e dalle componenti mentali del pensiero stesso che anima l’essere
umano. Gli episodi narrati nel suo libro sono molto indicativi e le
testimonianze dei suoi pazienti altrettanto significative; vi rimandiamo ad
essi e al sito www.arnoldehret.it per approfondire questo tipo di studio.
Il Dottor Herbert M. Shelton nel suo libro del 1934 The Hygienic System
dedica diversi capitoli all'impiego del bagno solare e su come esso sia
benefico anche per gli occhi e la vista, consigliando di rinforzare gli
occhi imparando a guardarlo senza paura. Così scrive: «Ho sempre vissuto
senza copricapi per più di quarant’anni, e quasi tutto questo tempo l'ho
passato in Texas, sotto a un sole sub-tropicale, e ciò non mi ha mai causato
danni. I miei pazienti non coprono la testa mentre fanno il bagno di sole e
non ne vengono danneggiati. […] Gli occhi vengono beneficiati dalla luce e
danneggiati da troppa oscurità. Rimirare direttamente il sole è stato
trovato di grande beneficio per la vista indebolita. I pesci che vivono in
cave buie, dove non ricevono luce solare, sono sempre ciechi. […] Strizzare
gli occhi non è necessario, né uno ha bisogno di occhiali scuri per
prevenirlo. Uno ha solo bisogno di smettere di strizzare gli occhi. Questo
può essere controllato dalla volontà. È possibile guardare direttamente nel
sole di mezzogiorno senza strizzare le palpebre. Sembra che non ci sarà
bisogno di occhiali e creme oculari se uno semplicemente smette di
strizzare. Strizzare gli occhi non ha nessuna utilità».
Antonino Sciascia era un insigne medico siciliano, di Canicattì, di fine
Ottocento. Egli curava le persone esponendole al sole, e concentrando la sua
forte luce sulle parti da trattare mediante una enorme apparecchio
costituito da lenti di ingrandimento, da lui denominato “Fotocauterio”,
brevettato a Londra. “Fototerapia” era il nome da lui dato a questo suo
metodo, i cui risultati erano sbalorditivi, perché riusciva a risolvere in
uno o due mesi malattie gravissime come il carbonchio, la tubercolosi, il
lupus, eccetera… Purtroppo, come spesso accade nella “scienza”, le sue
scoperte e i suoi successi, forse perché basati su soluzioni “semplici”,
sono stati nascosti e addirittura usurpati da altri medici, tra i quali il
danese Finsen, premio Nobel per la medicina nel 1903, a cui tutti
attribuiscono la scoperta della fototerapia sciasciana. Segnaliamo ai
lettori il sito Internet della Città di Canicattì dove è possibile leggere
il libro di un pronipote dello stesso Sciascia che narra tutta la storia di
questo grande scienziaro: www.canicatti-centrodoc.it.
Il Dottor William H. Bates di New York, lo scopritore della vera cura della
vista imperfetta con metodi naturali, senza occhiali e operazioni, è stato
il più prolifico autore su questi argomenti, forte anche dell'esperienza
maturata con pazienti oculari in oltre cinquant'anni di pratica clinica. Non
solo Bates raccomandava l’uso della luce solare e di quella elettrica come
sua sostituta nelle giornate nuvolose, ma incoraggiava i pazienti a guardare
direttamente il sole per guarire i problemi degli occhi, non solo quelli più
banali, miopia e presbiopia, ma anche quelli gravi e gravissimi, come la
cataratta e la cecità. In particolare, Bates aveva applicato il principio
del Fotocauterio di Sciascia (ma non sappiamo se aveva veramente conosciuto
il lavoro del ricercatore siciliano) direttamente sull'occhio, e cioè egli
concentrava, durante il cosiddetto “trattamento con il sole”, la luce del
sole sul bianco dell'occhio, mentre il paziente guardava in basso e la
palpebra superiore veniva tenuta alzata dal medico, che muoveva la “lente
solare” velocemente da parte a parte per illuminare bene tutta la zona della
sclera ed evitare qualsiasi accumulo di calore. Così facendo, in pochi
minuti anche i più gravi pazienti fotofobici diventavano capaci di aprire
ampiamente gli occhi al sole di mezzogiorno e di rimirarlo addirittura,
all'inizio per pochi istanti, e nel corso del tempo a volontà. Il libro
fondamentale di Bates, pubblicato nel 1920, e disponibile in italiano nel
sito www.sistemabates.it, dal titolo Vista Perfetta Senza Occhiali, riporta
tutta la conoscenza necessaria al lettore per guarirsi da solo usando la
luce sugli occhi, con fotografie dell'epoca in cui si illustra come guardare
il sole a mezzogiorno e come usare correttamente la lente solare per
concentrare i raggi sulla sclera.
L'uso della luce del sole come pura energia in grado di affrancare l'essere
umano dal bisogno di cibo è una materia affascinante che va ben oltre i
problemi di salute. I casi di cui si ha testimonianza certa sono molteplici.
In Europa, la mistica cattolica Teresa Neumann (1898-1962) perse la vista in
seguito ad un incidente nel 1918, ma nel 1923, in occasione della
santificazione di Teresa di Lisieux, miracolosamente la riacquistò,
iniziando un percorso di elevazione spirituale che la portò, pochi anni
dopo, a non sentire più lo stimolo della fame e a vivere di una sola ostia
al giorno per oltre trentasei anni. Casi simili vengono riportati un po' da
tutto il mondo e da tutte le età, in maniera più o meno credibile. Si dice
che fosse addirittura il greco Socrate, nel quinto secolo prima di Cristo, a
rimanere in osservazione del Sole e della Luna per giorni interi (dal
Simposio di Platone). In tempi moderni, abbiamo gli insegnamenti del maestro
bulgaro Beinsa Douno (m. 1947, scopritore della Paneuritmia), e degli
indiani Acharya Jovel, Dimbeswar Basumatary, Sunyogi Umasankar, Hira Ratan
Manek, nonché dell’ucraino Nikolay Nikolayevich Dolgorukiy, tutti
osservatori regolari del sole, con risultati più o meno eccezionali. La
letteratura su questa materia è infinita, e merita ulteriore approfondimento
nei successivi numeri della nostra rivista.
Come guardare il Sole
Chi ha una vista normale e una mentalità ordinariamente rilassata può in
genere guardare il sole senza problemi a tutte le ore del giorno. Oggi però
questi casi sono rari. In pratica, anche chi non usa lenti correttive ha
senza dubbio subìto l’oltraggio delle lenti scure “da sole” e ha disabituato
gli occhi alla luce naturale. Chi invece ha vista difettosa, corretta o no
da lenti, soffre grandemente la forte luce del sole, e deve riabituarsi ad
essa se vuole sperare di poterla guarire senza occhiali. Il segreto
fondamentale per arrivare a poter rimirare il sole di mezzogiorno senza
problemi sta tutto nel procedere con discrezione, iniziando con pochi
secondi al giorno all'alba e al tramonto, (ma in caso di nuvole si può fare
anche quando il sole è più alto, specialmente in inverno), e avendo cura di
prevenire ed evitare il benché minimo fastidio, sbattendo velocemente le
palpebre e muovendo sempre lo sguardo avvicinandosi e allontanandosi dal
sole, facendolo muovere come un pendolo. È anche possibile procedere con
molta più cautela usando un occhio alla volta e coprendo l’altro con il
palmo della mano. L'ideale, per abbreviare questo periodo di lenta
riabilitazione alla luce naturale diretta del sole, sarebbe l’uso della
“lente solare” del Dott. Bates, per la quale rimandiamo al sito
www.sistemabates.it
Nei casi gravi di intensa fotofobia, è sbagliato iniziare a guardare
direttamente il sole senza prima aver abituato gli occhi, e la mente, alla
luce del cielo, e nei casi veramente gravissimi anche la luce del cielo è
troppo forte e bisogna abituarsi ad essa osservandola “ad occhi chiusi” per
lunghi periodi di tempo (un'ora o più) seduti comodamente spalle al sole e
avendo cura di dondolare leggermente il corpo o la testa, rilassandosi.
Applicando questi principî di buon senso, ci rendiamo conto che
l'osservazione diretta del sole non può essere una fatica o un lavoro sul
quale ci si debba concentrare e sforzare, ma è una felice occasione per
godere del profondo rilassamento che la Natura ci offre ogni giorno per
garantirci il benessere e la vitalità. Chi non può guardare il sole è una
persona nervosa, confusa e infelice. Chi può guardarlo liberamente invece è
allegro, spensierato, e padrone delle sue azioni e della sua vita in
generale. Imparando a guardare il sole, considerandolo una fonte di energia
e di tranquillità, chiunque di noi può non solo guarire la sua vista e la
sua mente, ma anche accelerare e completare qualsiasi altra terapia
naturopatica si stia effettuando, con benefici immediati e lampanti
soprattutto sul piano della detossificazione da farmaci, metalli pesanti,
cibi errati e inquinamento.
OCCHIALI DA SOLE TOSSICI PER LA PELLE
una notizia nascosta da tutta la grande stampa
da www.ilmessaggero.it
LONDRA (3 giugno) - Fanatici della tintarella attenti agli occhiali da sole.
Se prima proteggendo i vostri occhi vi sentivate a posto con la coscienza e
al sicuro per la vostra salute contro i danni provocati dal sole sulla
pelle, adesso un medico britannico è pronto a far crollare anche questa
certezza. Il nostro cervello infatti ricevendo una luce meno forte grazie al
filtro delle lenti scure manderebbe dei segnali per far produrre meno
melatonina al nostro organismo, come in presenza di poco sole. Da qui il
guaio per la salute.
Nel libro “La sopravvivenza del più ammalato”, in uscita domani nelle
librerie del Regno Unito, la dottoressa Sharon Moalem, dopo ricerche
approfondite, parla di un vero e proprio inganno nei confronti
dell'organismo da parte delle lenti da sole: indossando gli occhiali,
infatti, il cervello registra una minore quantità di raggi solari, e il
corpo è indotto a produrre meno melanina (la sostanza che provoca
l'abbronzatura per proteggere la pelle dai raggi solari): il risultato è che
la pelle è meno protetta e aumenta il rischio di sviluppare il cancro.
Questa teoria trae origine da una ricerca pubblicata sulla rivista
scientifica “Journal of Investigative Dermatology”, secondo la quale la luce
percepita dagli occhi attiverebbe la produzione del cosiddetto ormone
stimolatore dei melanociti. «La percezione della luce è fondamentale nello
scatenare il processo naturale di autodifesa dell'organismo nei confronti
del sole», spiega Sharon Moalem al tabloid domenicale “Sunday Express”, pur
ammettendo che la percezione ridotta non è l'unica causa cancro alla pelle.
La teoria ha riscosso ampi consensi da parte della comunità scientifica.
John Hawk, esperto di melanomi presso la Fondazione britannica per la pelle
afferma: «La produzione delle sostanze stimolatrici dell'abbronzatura è
quasi certamente correlata alla luce percepita, mentre lo scienziato tedesco
Sven Krengel, che ha svolto studi sull'argomento, ha concluso che «indossare
occhiali da sole spinge la gente a non cercare riparo dal sole». Negli Stati
Uniti, dove l'incidenza del cancro alla pelle è in continua ascesa, i casi
nell'ultimo anno stati oltre un milione.
Per ulteriori informazioni:
Rishi Giovanni Gatti
sistemabates.it
Phone: +39 025275500
Mobil: +39 335 1780575
E-mail: direttore@...
Gli aforismi di Patanjali sullo yoga 2f
(di Swami Veetamohananda)
- Parte seconda, e fine -
Malgrado non possegga una luce propria, la mente sembra essere luminosa.
Benche' sembri conoscere, il mentale non e'colui che sa, ma soltanto lo
strumento della conoscenza. E' grazie e solamente alla coscienza che esso ne
rappresenta lo strumento.
Assumiamo la nostra esperienza come esempio. Sappiamo che la nostra mente
rimane distinta dai nostri organi e dal nostro corpo. Possiamo pensare,
essere sensibili, volere, immaginare, ricordarci, gioire, rimpiangere..e
tutto ciò senza utilizzare i nostri dieci organi. Il fatto non prova che
esiste uno strumento interiore distinto, che serve a rendere possibili le
suddette funzioni?
L'Upanishad Brihadaranyaka spiega:
Si dice: " La mia mente era altrove..non l'ho visto" - oppure: " La mia
mente era altrove, non l'ho sentito". E' attraverso la mente, allora, che si
vede e si sente. Il desiderio, la determinazione, il dubbio, la fede e la
volonta' di aver fede, la stabilita' e l'instabilita', la vergogna,
l'intelligenza e la paura, tutto cio' altro non e' che la mente. Persino
quando si provano emozioni si sa, in qualche modo, che lo si fa attraverso
la mente. Ecco perche' essa esiste.
Essa ha il potere di farci rivolgere verso il suo interno.Come, difatti, ben
sapete noi possiamo analizzarla e vederne ogni processo.
La psicologia indiana accorda al mentale tre costituenti, tre livelli,
quattro funzioni e cinque condizioni
I tre costituenti.
Risulta evidente che la mente non si trova sempre in uno stato uniforme. Il
fatto e' dovuto a tre forze indipendenti, chiamate i gunas: sattwa, rajas e
tamas. Qualita' che ritroviamo, poi, nei costituenti basilari dell'intero
universo fisico e mentale.
Sattwa rappresenta il principio di equilibrio, che conduce alla purezza,
alla conoscenza ed alla gioia.
Rajas e' il principio di mobilità, che trascina verso l'azione, il desiderio
e l'agitazione.
Tamas e' invece il principio di inerzia, il cui effetto e' l'inattivita', la
passivita', la menzogna.
Tamas costringe la mente a involversi verso un livello inferiore. Rajas la
rende dispersiva ed agitata. Sattwa le fornisce una direzione superiore.
Panchadaci definisce molto bene gli effetti dei gunas.
" Il non-attaccamento, la capacita' di perdonare, la generosita', ecc.. sono
prodotti da Sattwa.
Il desiderio, la collera, l'avarizia, ecc., da Rajas.
La letargia, la confusione, la sonnolenza, ecc.., da Tamas.
Quando e' sattwa a predominare nella mente si acquisisce del merito. Quando
lo fa rajas, nasce del demerito. E quando entra in azione tamas, non si
produce ne' merito, ne' demerito, e la vita intera viene sciupata in un
nulla di fatto.
La mente individuale viene orientata dalle differenti combinazioni e
permutazioni di questi tre gunas. Ed ecco cosa giustifica le diversita'
esistenti tra gli uomini e la natura mutevole di essa.
Non affermiamo spesso: "Ho cambiato parere"?
E come sarebbe possibile cio' se la natura della mente fosse fondata solo
sull'unitarieta'? Le persone , allora, rimarrebbero per l'intera vita
identiche a come si trovavano alla nascita.Non apparirebbe alcuna
intelligenza superiore, brillante, o inferiore.
I tre livelli.
I termini "coscio" e "inconscio" ci sono famigliari. Indicano i diversi
livelli in cui opera la mente. Nel livello cosciente ogni azione e'
solitamente accompagnata dal sentimento di egoismo. Nel piano subconscio e'
assente il senso dell'egoismo.
Un livello superiore nel quale la mente riesce ad esprimersi - e che e' ben
conosciuto dagli yoghi - e' quello del super-conscio.
Anche qui il senso dell'egoismo rimane assente, poiche' essa si trova al di
sopra della coscienza relativa.
Tuttavia, esiste un enorme differenza tra lo stato supercosciente e quello
subconscio.
Quando gli stati mentali passano oltre il livello della coscienza relativa,
essi fluiscono nella supercoscienza; ossia, nel samadhi.
Qui, la mente si ritrova nel suo stato più originale.
Codesti tre stati, tre piani - conscio, subconscio e superconscio -
appartengono tutti ,alla natura mentale. Sono i tre livelli attraverso i
quali essa evolve.
Le quattro funzioni.
Nel suo aspetto funzionale, il mentale possiede quattro facolta': manas,
buddhi, ahamkara e chitta.
Manas e' la precipua modificazione dello strumento interno (antahkarana),
che analizza i pro ed i contro di ogni situazione.
Buddhi e' la modificazione dello strumento interno, che possiede una
facolta' di determinazione.
Chitta e' la modificazione dello strumento interno, che agisce da memoria.
Ahamkara e' la modificazione dello strumento interno che possiede la
caratteristica dell'autocoscienza.
Le quattro caratteristiche intervengono in qualunque funzione percettiva
esteriore. Si seguono e si stabilizzano con potere istantaneo.
Il mentale si manifesta attraverso cinque condizioni: disperso, oscuro,
raccolto, unificato e concentrato.
Ascoltiamo i chiarimenti di Swami Vivekananda:
" La forma dispersa e' attività. Essa tende a manifestarsi sotto l'aspetto
del piacere o del dolore. La forma oscura e' debolezza, che spinge verso il
male. Nella forma raccolta la mente lotta per darsi una centralita'..."
Il commentatore sa che il terzo aspetto esaminato e' pertinente agli dei ed
agli angeli; mentre, il secondo appartiene ai demoni.
La forma unificata appare quando la mente tende a concentrarsi, e la forma
concentrata e' quella che conduce al samadhi.
Le condizioni medie della mente sono l'oscurita' e la dispersione.
Nell'oscurità, ci si sente appannati e passivi. In quello disperso,
agitati.
Ma, attraverso la disciplina yoga, la mente riesce a divenire "unificata" e
"concentrata".
Un manager industriale dalla mente concentrata riuscira' a fare prosperare
i suoi affari. Un musicista senza la mente concentrata non riuscira' ad
esprimersi nelle migliori condizioni; uno scienziato necessita assolutamente
di questa condizione per giungere alle sue grandi scoperte. Ed e' soltanto
attraverso la pratica e lo sviluppo della meditazione che la mente potra'
raggiungere lo stato di pura concentrazione. In tal caso, e solo in tal
caso, la supercoscienza potra' venire toccata.
Senza dubbio, sarete interessati a sapere cosa accade realmente in colui che
ha raggiunto lo stato di supercoscienza: il samadhi.
Il primo effetto - quando si realizza tale stato - e' di sentirsi al di
sopra dei bisogni che l'attività patogena del corpo produce.
Infatti, ogni tendenza al compiacimento fisico svanisce per incanto. Si vive
una gioia incommensurabile; la gioia che scaturisce dalla liberazione
definitiva dalla schiavitu' del corpo.
Le Upanishad dicono: " Ogni nodo del cuore viene sbriciolato, ogni dubbio
svanisce, gli effetti delle azioni sono annichiliti, una volta che egli ha
visto Dio, la piu' alta di ogni vetta."
Quando sentiamo dire che la felicità della Realizzazione puo' venire
misurata, ebbene abbiamo in diritto di chiederci in che grado cio'
corrisponda al vero
Nelle Upanishad Taitteriya, un calcolo ed una misura della felicita' di
Brahman sono cosi' descritti:
" Immaginate un giovane uomo, dotato di tutta la conoscenza; il migliore dei
sovrani, dal corpo sano e dallo spirito forte, e supponete che egli possegga
il mondo intero con ogni sua ricchezza. Cio' vi dara' la misura della
felicita' umana.
E questa felicita' umana, moltiplicata per cento volte, da la misura della
felicita' dei gandharvas (i super-uomini)..."
E l'Upanishad prosegue, moltiplicando le felicità...e conclude:
" Colui che risiede, qui, nell'uomo e abita, la', nel sole, sono Uno. Chi
conosce questa verita' ha raggiunto la felicità eterna."
Dopo di cio' si potra' avere una idea dell'estensione, della profondita' e
dell'intensita' di quanto prova uno yoghi perfetto e felice.
Ma, non ci spaventa questo stato di coscienza invisibile ed immaginata?
La morte non ci insegna a perdere tutto cio' che possediamo? Si', e' proprio
qui il timore dell'uomo non illuminato.
Tuttavia, chi conosce il reale e' del tutto libero da ogni tipo di paura.
Un'assenza di timori assoluta, indistruttibile.
L'Upanishad afferma: " Egli diviene un essere senza alcuna paura, perche'
ha ottenuto una nicchia in quel supporto privo di supporti, invisibile,
incorporeo, indefinibile.."
Tra tutti noi, qualcuno certamente esiste che non sia particolarmente
interessato alla vita spirituale. Egli preferisce perseguire
intelligentemente lo scopo del massimo profitto nella sua esistenza. Ebbene,
se, malgrado tutto, egli proseguira' i suoi sforzi sino alla logica
conclusione, potra' trasformarsi in cercatore della conoscenza sperimentale
degli stati superiori che abbiamo descritto.
Raggiungere l'illuminazione yoga in questa stessa vita porta come risultato:
1. la cessazione di ogni eccitamento fisico
2. lo svanire di ogni dubbio
3. la realizzazione di un potere infinito
4. la realizzazione di una gioia illimitata
5. la scomparsa di ogni timore
6. La realizzazione di qualunque meta contemplata dallo yoghi.
Sforziamoci di comprendere il messaggio dell'Islam, annunciato dal Corano:
" O, credente, temi Dio. Desidera l'unione con Lui. Lotta sinceramente sulla
via che può condurti alla felicità.
Nessun'anima conosce quelle gioie degli occhi riservate al saggio, in
ricompensa ai suoi sforzi."
Ecco che, malgrado le loro diversita', tutte le religioni promettono questa
unione con la gioia ultima ed eterna. Ed anche la semplice descrizione di
questa gioia, che puo' offrirci tuttavia solo un minima idea di tanta
esperienza, rappresenta una salutare brezza per la mente.
Concluderei la mia lunga introduzione ai "Sutra Yoga" di Patanjali con la
storia di un grande yoghi, che li ha commentati.
Sadashiva Brahmendra era un brillante studioso. Un giorno, mentre se ne
stava occupato a dibattere con passione i concetti della filosofia non
dualista, il suo Guru lo esorto' ad osservare il silenzio ed a meditare.
Sadashiva, di conseguenza, divenne silenzioso e prese a meditare, dimentico
del mondo attorno a lui.
Inizio' a vagabondare, completamente nudo.
Mentre stava assorto sulle rive di un vasto fiume, ecco che venne afferrato
dalle onde e sepolto sotto una spessa quantita' di sabbia, sotto la quale
resto' per diverse settimane. Lo ritrovarono solo per caso. Vivo e radioso
come prima.
Un'altra volta, senza rendersene conto, entro', sempre completamente nudo,
nella tenda dello Zenanal di un Nawab.
Costui, furioso, gli trancio' il braccio destro. E quando si accorse che
Sadashiva restava completamente indifferente alla ferita che gli aveva
inflitto, rimase stupefatto e gli chiese perdono.
Allora, Sadashiva si tocco' il moncherino con la mano sinistra e fece
nascere un nuovo braccio!
Ben altri racconti vengono narrati sulla vita di questo grande yoghi.