uno dei comportamenti più controproducenti da cui è affetto l'essere umano è
quello di continuare a far fronte ad un problema con uno stesso approccio avente
origine decenni quando non secoli prima, dunque anche quando la complessiva
situazione è mutata radicalmente
amo il training autogeno, amo la contemplazione, amo la meditazione, amo il
pensiero positivo
amo tutte le tecniche di cui godo conoscenza che mi permettono di debellare
sentimenti negativi e di instillare in me sentimenti positivi
ho scritto pure diverso materiale sul pensiero positivo e sullo sviluppo della
personalità e lo offro gratuitamente sui miei vari siti
ma oggi mi guardo di gran lunga dall'invitare semplicemente le persone a
guardare dentro di loro
che senso ha sviluppare un pensiero positivo quando la tua terra è invasa da
monnezza e veleni?
quando il cibo che sei costretto a mangiare è innaturale
quando l'acqua che bevi è inquinata
quando rischi di incontrare un criminale ogni volta che esci per strada
quando ovunque vedi degrado
quando non c'è più un prato manco a pagarlo oro
quando sei costretto a rinchiuderti in palestra per fare un po' di movimento
quando l'intero pianeta è sovrappopolato da umani e macchine
quando sei costretto a ritmi di lavoro massacranti
quando tutto sta andando in malora
E' GIUSTO CHE TU STIA MALE IN UNA SITUAZIONE COME QUESTA
FAI BENE A PROVARE ANSIA
L'ANSIA TI DICE CHE VIVI IN UN MONDO SCIAGURATO E CHE TI DEVI DAR DA FARE PER
RIMETTERLO A POSTO
facciamo sì allora esercizi per conquistare un atteggiamento positivo
ma non ci dilunghiamo troppo su noi stessi
PARTECIPIAMO ALLA RINASCITA DI QUESTO PAESE, DI QUESTO PIANETA
interessandoci di ogni loro/nostro problema
allora sì, in un processo di rinnovamento generale, collettivo, planetario
l'ansia potrà sparire per sempre ed in noi nascere poderoso quel coraggio che
tanto prima abbiamo cercato invano
il pensiero positivo è un ottimo strumento ma nulla ha valore assoluto
di questi tempi facciamo bene, benissimo! a preoccuparci, a soffrire, a temere
oggi l'uso del pensiero positivo è giustificato solo se le energie che esso ci
concede vengono devolute al cambiamento del mondo
guai a noi se useremo le energie del pensiero positivo per una crescita solo
personale
non faremmo in tempo a godercela
vive cordialità,
danilo d'antonio
http://change.hyperlinker.org
Guida alla disciplina monastica del Buddha
[Questa guida si riferisce al modello di tirocinio applicato nei monasteri
Theravada della Tradizione della Foresta Thailandese presenti in
Inghilterra, Svizzera, Italia, Australia, Nuova Zelanda e U.S.A.]
INTRODUZIONE
Con questa guida si intende fornire un'introduzione ad alcuni aspetti della
disciplina monastica per quei laici che fossero interessati a comprendere un
pò lo sfondo su cui si basano le regole e le consuetudini che strutturano lo
stile di vita dei monaci e delle monache di questa tradizione. La speranza è
che questi appunti possano essere utili nel migliorare la relazione di
sostegno fra i membri del Sangha e i praticanti laici.
Nella tradizione spirituale indiana, generalmente, si distingue fra coloro
il cui stile di vita è quello di un "padre di famiglia" e quelli che sono
"usciti" dalla vita familiare per seguire un sentiero di rinuncia. Per i
rinuncianti buddhisti (i samana), questa vita spirituale e guidata dai
principi del Dhamma-Vinaya.
La disciplina monastica buddhista, chiamata Vinaya, è un raffinato
addestramento del corpo, della parola e della mente. Questa disciplina non è
fine a se stessa, ma è uno strumento, che, quando applicato congiuntamente
all'insegnamento spirituale (Dhamma), può incoraggiare alla maturità e allo
sviluppo spirituale.
Il Vinaya, oltre a fornire un preciso tirocinio, serve anche a stabilire una
relazione di sostegno fra i laici e rinuncianti, che costituisce un
essenziale aspetto della tradizione Theravada.
Nel contesto di tale rapporto i monaci possono rinunciare a molte ordinarie
libertà per seguire la disciplina e le consuetudini del Vinaya
focalizzandosi sulla coltivazione del cuore. Infatti i monaci possono vivere
in mendicità, solo perchè i laici rispettano il loro ruolo e sono disposti a
aiutarli e sostenerli. Tutto ciò fa sorgere un senso di mutuo rispetto e
cooperazione, attraverso il quale i laici e i samana sono chiamati a
praticare il loro proprio stile di vita, responsabilmente, con sensibilità e
sincerità.
Molte delle regole del Vinaya furono specificatamente create per evitare di
offendere i laici o causare incomprensioni o sospetti. Ovviamente nessun
samana desidera imbarazzare con richieste esigenti e difficili da
soddisfare, e nello stesso tempo nessun laico, seppur accidentalmente,
vuole far trasgredire al samana la sua disciplina. Così, questo opuscolo,
cerca di chiarire i principali aspetti del Vinaya in relazione ai laici, in
considerazione del fatto che ci sono alcune attività, comunemente accettate,
sia dalle altre tradizioni monastiche buddhiste sia dal laicato, che
sarebbero viste come inappropriate per i membri rinuncianti della comunità
buddhista Theravada (ad esempio: guidare la macchina, coltivare il proprio
cibo, officiare matrimoni). Resta comunque fermo l'invito che in caso di
dubbio su ciò che è appropriato è sempre possibile chiedere chiarimenti.
Da un lato i samana beneficiano della devozione dei praticanti laici e della
possibilità di essere sollevati dal bisogno di provvedere alle proprie
necessità materiali, dall'altro lato, i laici, hanno il beneficio derivante
dall'impegno dei rinuncianti, dal loro insegnamento e amicizia. Questa
relazione ha un aspetto ritualistico basato sulle convenzioni del Vinaya
che, se vissuto con saggezza e compassione, diviene lo spazio dal quale una
grande consapevolezza può emergere.
Alcune note:
- Questa guida fa riferimento al codice di disciplina per monaci
(bhikkhu) e monache (siladhara) della scuola Theravada. Verrà specificato
il caso in cui ci siano delle differenze nelle regole fra monaci e monache.
Con il termine "samana" si indica sia i monaci che le monache.
- Questa guida si riferisce al modello di tirocinio applicato nei
monasteri Theravada della Tradizione della Foresta Thailandese presenti in
Inghilterra, Svizzera, Italia, Australia, Nuova Zelanda e U.S.A. In generale
molti dei monasteri Theravada non avranno nulla da obiettare su queste
norme, anche se, in alcuni casi, ci potranno essere delle differenze minori
nell'interpretazione e applicazione delle regole.
FORNIRE I MEZZI DI SOSTEGNO
Il Vinaya lasciato dal Buddha stabilisce, con la sua molteplicità di
regole pratiche, che lo stato monastico è uno stato di mendicità. Il non
avere mezzi personali di sussistenza è un sistema molto pratico per
comprendere come funziona l'istinto che ci porta a cercare sicurezza.
Inoltre l'esigenza della questua offre una importante fonte di riflessione
su ciò che è realmente necessario, ovvero i quattro generi di prima
necessita': cibo, vestiario, alloggi, medicinali.
Questi quattro generi fondamentali sono ciò che i laici possono offrire come
pratica dimostrazione della loro generosità, apprezzamento e fede come
membri appartenenti alla comunità buddhista. A sua volta il Sangha monastico
è chiamato a contraccambiare in vari modi tali offerte, ad esempio aiutando
a diffondere uno spirito di buona volontà e impartendo gli insegnamenti del
Buddha a tutti quelli che desiderano ascoltarli.
I QUATTRO GENERI DI PRIMA NECESSITA'
(i) Il cibo
Nei paesi buddhisti si elemosina il cibo attraverso una quotidiana questua
in giro per le vie, in tale occasione i fedeli mostrano chiaramente la
propria intenzione di offerta attendendo ai lati della strada con ciotole di
cibo o invitando verbalmente i samana ad avvicinarsi e ricevere l'elemosina.
In occidente, tali principi di mendicità non sono molto coltivati,
conseguentemente, viene posta minor enfasi su questo tipo di questua
quotidiana. E' più comune, infatti, che i sostenitori portino il cibo
direttamente ai monasteri, dove può essere offerto per il pasto della
giornata o conservato in dispensa, per poi essere preparato dai laici o
dagli anagarika (postulanti) per il pranzo dei giorni successivi. Frequenti
sono inoltre le offerte dei laici in occasioni particolari della loro vita,
come ad esempio un compleanno, un anniversario o una commemorazione.
I samana non possono richiedere espressamente un particolare tipo di cibo,
eccezion fatta per quando siano malati. Tenendo a mente questo principio,
sarebbe meglio evitare di domandare le preferenze personali, limitandosi ad
invitare i samana a ricevere il cibo che si intende offrire. Il pranzo
offerto sarà il pasto principale della giornata, a tal fine si offra la
quantità di cibo che si reputi opportuna. I samana prenderanno ciò di cui
necessitano e lasceranno il resto. Un modo di offrire è di portare i piatti
di cibo ai samana e lasciare che essi scelgano ciò di cui hanno bisogno da
ciascun piatto. Altrimenti i cibi possono essere sistemati su un tavolo e
ciascun piatto offerto ai samana che si potranno poi servire da soli. I
membri del Sangha generalmente preferiscono mangiare in silenzio.
- Senza entrare nei dettagli, nel Vinaya è considerato cibo tutto
ciò che è alimento e bevanda, eccezion fatta per l'acqua e per quelle cose
che sono considerate medicinali (vedere punto iv).
- Il Buddha concesse ai suoi discepoli samana di raccogliere,
ricevere e consumare cibo solo tra l'alba e il mezzogiorno solare (le 13:00
quando è in vigore l'ora legale). Fuori da questo orario non è permesso nè
di consumare cibo nè di conservarlo per l'indomani.
- Sebbene i samana vivano con ciò che viene loro offerto, molti sono
propensi ad essere vegetariani, per ragioni etiche. Ai bhikkhu non è
permesso cucinare cibo.
- Si fa presente che nel Vinaya della tradizione della Foresta, le
bevande solubili a base di malto, orzo o contenenti latte, sono considerate
cibo e quindi da consumarsi solo fra l'alba e il mezzogiorno
Per chiarezza specifichiamo che ci sono alcune leggere differenze fra
bhikkhu e siladhara per ciò che concerne cibo e medicinali, che dovrebbero
essere tenute in considerazione dai laici.
L'offerta di cibo e medicine
- Eccetto che per la semplice acqua, un bhikkhu può consumare solo
alimenti e bevande (inclusi i medicinali) che siano stati formalmente
offerti nelle sue mani oppure poste su o in qualcosa a diretto contatto con
esse. Inoltre, nella tradizione Thai, al fine di evitare un contatto fisico
con una donna si preferisce che lasci la sua offerta su un pezzo di stoffa
steso e toccato dal bhikkhu.
- Nei monasteri è praticata un'ulteriore accortezza. Una volta
offerti, il cibo ed i medicali, non dovrebbero più essere toccati da un
laico, perchè si potrebbe intendere ciò come il riprendersi dell'offerta
precedentemente fatta.
- Nel rispetto della disciplina un bhikkhu deve prestare attenzione
all'offerta di frutti e verdure contenenti semi fertili, in modo da non
distruggere la possibile vita in essi contenuta. Sarebbe meglio così, quando
possibile, rimuovere i semi prima dell'offerta. Esiste anche un altro modo
per "rendere la frutta disponibile": il laico può leggermente "danneggiarla"
con un coltello. Ciò significa praticare un piccola incisione sulla frutta o
la verdura durante l'atto dell'offerta, pronunciando contemporaneamente
"kappiyam bhante" (ho reso questa disponibile, signore). Questa regola non
si applica alle siladhara.
- L'atto di offerta per le siladhara è leggermente differente,
questo può essere fatto "con il corpo, la parola o previo accordo". Quando
possibile una donna dovrebbe porgere il cibo direttamente, mentre gli uomini
dovrebbero evitare ciò, semplicemente lasciando il cibo davanti alla monaca,
in modo che l'intenzione di offrire risulti chiara. In alternativa può
essere fatto un invito attraverso la parola (es: questo, sorella, è per
te.ecc.).
- Nel Vinaya si descrive il modo formale di offrire correttamente
cibo e medicinali: il laico si avvicina al samana ad una distanza pari
all'avambraccio
dei monaci, facendo un gesto di offerta e offrendo qualcosa che possa essere
agevolmente portato. Tutto questo serve per rendere l'atto d'offerta
meditato e pieno di consapevolezza, qualsiasi cosa venga data.
Come per tutte le altre consuetudini trattate in questo opuscolo, è sempre
possibile, in caso di dubbio, richiedere ai samana ulteriori chiarimenti ed
istruzioni su come comportarsi in relazione al cibo ed all'offerta.
(ii) Vestiario
- La diciplina concede tre abiti completi di base per i bhikkhu e
quattro per le siladhara.
- Nei monasteri della foresta i samana, generalmente, preparano da
soli l'abito con le stoffe donate. Talvolta viene direttamente offerta una
stoffa dell'appropriato colore: ocra opaco per i bhikkhu e marrone scuro per
le siladhara (in caso di dubbio non esitate a chiedere un campione del
colore). Può anche essere utile offrire una stoffa o degli indumenti di
cotone bianco che verranno in seguito tinteggiati del giusto colore. Per
quanto riguarda un pesante indumento superiore, una stoffa di lana può
essere utilizzata, sebbene, per i bhikkhu, la tradizione preveda di
prepararlo sovrapponendo due strati di stoffa sottile.
- In un clima freddo, all'abito di base concesso, si aggiungono
altri indumenti come pullover, magliette, calze ecc., che possono essere
offerti sempre dell'appropriato colore marrone.
I tradizionali abiti e tutti gli altri indumenti devono essere del corretto
colore e non devono essere lussuosi o eleganti.
(iii) Dimore
- Solitaria, silenziosa e semplice sarebbe la descrizione
dell'abitazione
ideale per un samana. Dalle scritture si ricava che essa non indulgeva nel
lusso, ma allo stesso tempo non doveva essere causa di disagio o nuocere
alla salute.
- Era concesso anche un modesto arredamento, semplice ed utile,
mantenendo il rispetto del precetto che vieta l'uso di "letti e sedie alti e
lussuosi", simbolo di opulenza.
- L'uso di un semplice letto è così permesso, e per il beneficio
della schiena molti monaci preferiscono una superficie dura. Comunque,
coloro che ospitano dei monaci o delle monache possono essere sicuri che
generalmente tutto ciò che verrà offerto sarà accettato con la semplicità
della loro tradizione monastica.
- I precetti del Vinaya non permettono ai bhikkhu di dormire per più
di tre notti nella stessa stanza con una persona laica. Inoltre, salvo casi
eccezionali (es. quando malati), nè i bhikkhu nè le siladhara possono
pernottare nella stessa stanza con una persona di sesso opposto.
In breve, un laico che offra l'abitazione per la notte, non deve farsi
troppi problemi, non è necessario nulla di speciale: una semplice stanza,
preferibilmente singola, con, possibilmente, degli accordi per il bagno.
(iv) Medicine e tonici
Nel Vinaya sono considerati medicine e tonici tutti quegli alimenti e
bevande che normalmente non sono considerati come cibo:
- i prodotti specifici per le malattie, come ad esempio farmaci,
rimedi omeopatici, vitamine ecc.;
- sostanze con effetti tonici o rinvigorenti, come il tè e lo
zucchero;
- alcune specifiche sostanze che hanno un valore nutritivo nei
momenti di affaticamento, fame o debolezza, come ad esempio il succo di
frutta.
A differenza del cibo i samana possono conservare questi medicinali durante
la notte. Per i bhikkhu, però, ci sono differenti limitazioni di tempo per
quanto riguarda la loro conservazione:
- un giorno: qualsiasi tipo di succo di frutta filtrato (senza la
polpa). E' concesso ricevere e bere questi succhi in ogni momento compreso
fra l'alba e quella del giorno dopo (tale limite temporale previene la
possibilità di fermentazione).
- sette giorni: ghee (burro chiarificato), olio animale o vegetale,
miele e ogni tipo di zucchero (compresa la melassa), possono essere tenuti e
consumati in ogni momento fino all'alba dell'ottavo giorno dal quale sono
stati ricevuti. Oggigiorno, anche certi altri tipi di tonici sono ammessi. I
donatori non esitino a chiedere ulteriori chiarimenti.
- senza limiti: prodotti farmaceutici, vitamine, radici di piante
come il ginger, ginseng, erbe per decotti come camomilla, bevande come il
tè, caffè e cacao.
Per le siladhara tutti i medicinali sono considerati disponibili senza
limiti temporali.
Anche le medicine non consumabili oralmente (creme, oli per massaggi, gocce
per occhi o orecchie) possono essere utili, e per queste non è necessaria
l'offerta
formale nelle mani del ricevente come per il cibo o gli altri tipi di
medicinali.
ALTRI OGGETTI UTILI
Il Buddha concesse ai samana, anche l'utilizzo di altri piccoli articoli,
come aghi, rasoi ecc.. Oggigiorno, a tali cose, possono essere aggiunti una
penna, un orologio, una torcia ecc.. Comunque, tutte queste cose devono
essere semplici e comuni, oggetti costosi e lussuosi sono stati
espressamente proibiti. Altri articoli, specialmente gli oggetti grandi
come mobili, apparecchiature elettriche ecc., possono essere posseduti dalla
comunità monastica nel suo complesso.
OFFERTA VERBALE (PAVARANA)
- Il principio della mendicità vieta ai samana di chiedere qualsiasi
cosa senza aver ricevuto un precedente offerta verbale, a meno che non siano
malati (due eccezioni: i samana possono sempre chiedere della semplice acqua
e fare delle richieste ai propri familiari per le altre necessità). Quindi,
se c'è una intenzione di offrire cibo o medicinali, anzichè aspettarsi che
il samana faccia una richiesta, si dovrebbe renderla esplicita dicendo, per
esempio: "posso offrirti un pò di questo cibo?"; "posso offrirti del tè?".
- Si può fare anche un'offerta Pavarana, che tenga conto delle
necessità di cui potremmo non essere al corrente (problemi di salute,
bisogno di uno spazzolino da denti ecc.) per esempio dicendo: "se hai
bisogno di qualche medicina o altro, per favore fammelo sapere". Per evitare
malintesi è meglio specificare: "se vuoi altro cibo.", "se hai bisogno di
qualcosa mentre resti qui da noi.", "se mai avrai bisogno di un nuovo paio
di sandali.".
- A meno che non venga specificato diversamente, un'offerta si
considera valida per quattro mesi, dopo di che decade. Al fine di evitare
malintesi è meglio specificare il limite di tempo e fornire l'indicazione
dello scopo dell'offerta. Così, per esempio, se c'è l'intenzione di offrire
del succo di frutta è bene non dare ai samana l'impressione di volere
comprare una nuova lavatrice per il monastero!
OGGETTI INAPPROPRIATI
(a) Oggetti lussuosi
In generale è inappropriato per un samana accettare degli oggetti lussuosi.
Questo perchè possono stimolare attaccamento o provocare invidia negli altri
e talvolta persino la voglia di rubarli. Inoltre, per un mendicante, che
vive con la carità al fine di essere fonte di ispirazione per gli altri,
sarebbe alquanto fuori luogo avere oggetti di lusso.
(b) Denaro
Il Vinaya esplicita la proibizione per i monaci di ricevere denaro ("oro o
argento"), di incaricare altri di riceverlo o acconsentire che qualcuno
tenga del denaro a proprio nome. Quindi, per i samana, l'uso e il controllo
di denaro personale, sia esso in forma di monete, banconote o carte di
credito, è proibito. Le donazioni finanziarie fatte al Sangha sono, così,
curate da sostenitori laici di fiducia:
- In pratica i monasteri sono amministrati finanziariamente da
incaricati laici, che fanno degli inviti aperti al Sangha domandando di che
cosa si necessiti , sotto la direzione dell'"anziano" responsabile di
ciascun monastero.
- Gli amministratori sono i fiduciari dell'associazione senza scopo
di lucro che gestisce gli affari finanziari del monastero.
- Di solito, i singoli membri del Sangha, si dovrebbero consultare
con un membro anziano della comunità prima di accettare l'offerta di un
incaricato laico, come ad esempio pagare le cure dentistiche, ottenere
delle calzature o le medicine necessarie. Tutto ciò è al fine di garantire
che le donazioni ricevute a sostegno del Sangha siano utilizzate in modo
responsabile e in conformità alla volontà dei donatori.
Le successive note costituiscono delle indicazioni su come fare
correttamente delle offerte finanziarie verso i samana:
- Se i laici desiderano dare qualcosa ad un particolare samana, ma
sono incerti su che cosa possa essergli utile, dovrebbero avvicinarlo con lo
scopo di fare una offerta (Pavarana). Le donazioni finanziarie non
dovrebbero essere fatte direttamente ad un singolo, ma versate nella
cassetta delle offerte, date ad un anagarika (vestito di bianco) o ad uno
degli incaricati laici del monastero, specificando se tale offerta è da
intendersi per un particolare scopo o per le necessità di un determinato
samana.
- Se si invita un membro del Sangha per una visita o per insegnare,
il denaro necessario a coprire le spese di viaggio può essere dato
all'anagarika
o al laico che lo accompagnano. Egli provvederà poi all'acquisto dei
biglietti, delle bevande e di ogni altra cosa di cui il samana possa avere
bisogno durante il viaggio. Per il laico potrebbe costituire una buona
pratica tenere in considerazione ciò di cui che occorre ed offrirlo
direttamente, al posto del denaro.
RELAZIONI INTERPERSONALI
(Bhikkhu con donne, siladhara con uomini)
Le regole sulle relazioni fra samana e soggetti del sesso opposto possono
condurre a delle incomprensioni, per cui è bene esporre alcune delle
tradizioni che le disciplinano.
- I samana conducono una vita di completo celibato, dove ogni tipo
di comportamento erotico intenzionale è proibito. Questo include persino un
parlare allusivo o un contatto fisico con intenzioni bramose, che
costituiscono delle serie offese alla disciplina sia dei bhikkhu che delle
siladhara.
- Poichè l'intento può non essere sempre ovvio (persino a se stessi)
e le parole non sempre ponderate, un principio generale per bhikkhu e
siladhara è quello di astenersi completamente da ogni contatto fisico con
membri dell'opposto sesso.
- Quando i bhikkhu parlano con una donna dovrebbe essere presente un
altro uomo che possa comprendere ciò che è stato detto, e similmente le
siladhara dovrebbero parlare con un uomo in presenza di un'altra donna.
Molti di queste norme comportamentali nacquero al tempo del Buddha per
evitare pettegolezzi e il sorgere di malintesi. Nelle storie che spiegano
l'origine
di una regola, ci sono esempi di bhikkhu accusati di essere amanti di una
donna, di una donna che interpreta male il motivo per cui un bhikkhu era
con lei e persino di un bhikkhu percosso da un marito geloso!
- Così, per prevenire tali equivoci, sebbene infondati, una
siladhara sarebbe meglio se fosse con un'altra donna in ogni occasione in
cui si trova in presenza di un uomo e un monaco dovrebbe essere accompagnato
da un uomo quando è in presenza di una donna, come durante un viaggio o
seduto in un luogo appartato (non può considerarsi luogo appartato una sala
di meditazione o una stazione).
- In genere i samana dovrebbero anche astenersi da avere una
corrispondenza con le persone del sesso opposto, eccetto che per i motivi
riguardanti il monastero, accordi di viaggio, informazioni ecc.
INSEGNAMENTO DEL DHAMMA
- Per quanto riguarda l'insegnamento del Dhamma il samana deve
trovare l'occasione appropriata per offrire i profondi e penetranti
insegnamenti del Buddha a quelli che desiderano ascoltarli.
- Ci sono molte definizioni per comprendere ciò che è appropriato,
in modo che un samana non disturbi le persone insegnando senza un invito o
in un contesto dove non ci sia opportunità di rifletterci adeguatamente.
Questo è un punto molto importante, perchè gli insegnamenti del Buddha vanno
intesi come un veicolo che uno dovrebbe prima contemplare e poi applicare.
Il valore del Dhamma è fortemente ridotto se ricevuto solo a livello di
conversazione o speculazione intellettuale.
- Conseguentemente, per un discorso sul Dhamma, è opportuno
preparare una stanza dove gli insegnamenti possano essere ascoltati
mostrando rispetto a chi parla. In termini di etichetta questo significa
concedere a chi parla un posto e un ruolo adatti all'occasione. Può
trattarsi di un dialogo informale dove i posti dovrebbero essere sistemati
al fine di facilitare la conversazione, oppure una situazione in cui
l'insegnante
starà di fronte, rivolgendosi al gruppo.
- Qualunque sia l'occasione, è bene consultarsi con l'insegnante sul
modo migliore per incoraggiare la partecipazione, quando porre le domande
ecc..
Inoltre, quando una persona invita un samana, per un pranzo o per un
insegnamento, è consuetidine che si occupi anche dell'organizzazione del
viaggio.
REGOLE MINORI DI ETICHETTA
Il Vinaya si estende anche al campo degli usi e delle tradizioni. Le
seguenti osservazioni non costituiscono delle "regole", ma possono essere
viste come abili mezzi per manifestare un comportamento gradevole. Nei
monasteri si pone enfasi su tali aspetti al fine di stabilire armonia,
ordine e delle piacevoli relazioni all'interno della comunità. I laici
possono essere interessati a rispettare tali tradizioni per sviluppare la
loro sensibilità, ma è importante notare che, per i visitatori, queste non
devono essere considerate come norme imposte od obbligatorie. Tali
pratiche, infatti, dovranno essere meditate, interiorizzate, e quando ci si
sente pronti, applicate.
Come rivolgersi alla comunità dei rinuncianti.
Nei monasteri occidendali della tradizione Theravada della Foresta
Thailandese ci sono differenti titoli usati per rivolgersi al gruppo
monastico.
- Il titolo "Venerabile" può essere il prefisso prima del nome pali
del bhikkhu. Anche la forma Thai "Tan", può essere utilizzata per i monaci.
"Sorella" è invece il titolo di rispetto usato per le monache.
- Per i bhikkhu e le siladhara che sono stati nella comunità per più
di dieci anni si usa il termine "Ajahn" (una parola Thai, dal pali acarya,
che significa "insegnante"). Alcune volte può capitare anche di udire "Tan
Ajahn" per bhikkhu anziani. Tali titoli possono essere usati davanti al nome
Pali del samana oppure da soli.
- A tutti i bhikkhu ci si può rivolgere con la parola "Bhante", e a
tutte le siladhara con la forma di rispetto "Sorella".
- Il modo Thai per riferirsi a qualcuno che è considerato un anziano
molto venerabile è "Luang Por", che significa "Venerabile Padre".
Gesti di Rispetto
- Tradizionalmente ci si inchina all'immagine sacra e
all'insegnante.
Questo viene fatto quando per la prima volta si entra alla loro presenza e
quando si lasciano. Fatto con grazia e al tempo appropriato, diviene un bel
gesto che onora la persona che lo esegue.
- Un altro comune gesto di rispetto è quello di unire le mani
all'altezza
del petto, con le dita verso l'alto. Il gesto continua poi sollevando le
mani unite e abbassando leggermente la fronte: questo è chiamato "anjali".
E'
un modo cortese per salutare, prendere commiato, concludere un discorso di
Dhamma o una offerta.
Il linguaggio del corpo è qualcosa di ben conosciuto nei paesi asiatici.
Alcuni di questi usi sono mantenuti al fine di portare l'attenzione al corpo
e beneficiare della consapevolezza notando l'importanza dei gesti fisici di
rispetto.
- Mentre si ascolta un discorso sul Dhamma, una postura eretta
mostra che l'attenzione dell'ascoltatore è con colui che parla.
- Si considera una mancanza di rispetto puntare i piedi verso
l'altare
o un'immagine del Buddha, o sdraiarsi nella sala di meditazione (a meno che
non sia il luogo assegnato per passare la notte).
- E' considerato un segno di rispetto abbassarsi leggermente dovendo
passare fra persone che stanno parlando.
- Allo stesso modo, non si dovrebbe stare in piedi, di fronte ad un
samana, per parlargli o per offrirgli qualcosa, ma avvicinarsi, quando
possibile (età e articolazioni permettendo), allo stesso livello a cui è
seduto.
Modo di vestire
Quando si è in visita od ospiti di un monastero, è consigliabile sia per gli
uomini che per le donne vestire in modo modesto.
- Ampi e confortevoli vestiti sono raccomandabili. Magliette e
camicette a maniche lunghe, pantaloni lunghi e gonne di una giusta lunghezza
sono tutte cose appropriate in un monastero, mentre non lo sono indumenti
sbracciati o corti, anche in stagioni calde.
- Le scarpe dovrebbero essere tolte quando si entra nei luoghi del
monastero dove la gente siede per terra: la sala di meditazione, quella
delle riunioni, il tempio ecc..
CONCLUSIONI
Queste consuetudini sono state pensate come un aiuto per la liberazione. Un
sincero sforzo è richiesto sia per seguire personalmente la disciplina e
sostenere gli altri ad osservarla, sia per imparare come essa possa
effettivamente condurre allo scopo. Una motivazione basata sulla comune
aspirazione a coltivare il sentiero spirituale, è il sincero sforzo che i
rinuncianti e i laici si impegnano a rispettare e onorare. Questa breve
guida ha cercato di introdurre alcuni dei principali aspetti della
disciplina, allo scopo di facilitare quelli che fossero interessati a
conoscerli e ad esplorare come influenzino il nostro mutuo benessere.
Questa guida non è un esaustivo resoconto del Vinaya, per tal motivo vi si
incoraggia calorosamente a chiedere ulteriori informazioni su ciò che non
risultasse chiaro.
The Divine Cosmos: capitolo 4.1
di David Wilcock
---
Capitolo Quattro
LA PROSPETTIVA SEQUENZIALE
di David Wilcock
Abbiamo davvero visto la prova che suggerisce che l’atomo è un vortice
eterico con simmetria sferica e un asse centrale, formando in tal modo un
toroide sferico. L’effetto Biefield-Brown prova che la “grand solution” al
mistero della “polarità di carica” [=la carica dei poli] è che l’energia
eterica sta fluendo attraverso le nuvole di elettroni verso l’interno del
nucleo. Il dott. Ginzburg fece pochi aggiustamenti semplici ed accettabili
alle equazioni della relatività e produsse un modello che spiega
perfettamente i comportamenti della materia osservati in laboratorio da
Kozyrev, cioè perdita di massa ed energia quando viene accelerata vicino
alla velocità della luce.
Grazie alle formazioni molecolari cristalline convenzionali del tetraedro,
cubo e ottaedro, e specialmente con l’introduzione dei microcluster, dei
quasi-cristalli icosaedrici e dodecaedrici e del fenomeno dei condensati di
Bose-Einstein, ora possiamo comprendere l’importanza dei Solidi Platonici
nel reame quantico. Non possiamo più negare che queste forze esistono, dal
momento che ne possediamo prova fisica inconfutabile. Queste nuove scoperte
rivelano anche che non abbiamo più bisogno di pensare agli atomi come ad
unità individuali, ma piuttosto [dobbiamo pensarli] come vortici di etere
armonico che possono fondersi insieme in livelli più elevati di unità e
coerenza, come ad esempio nei quasi-cristalli. E con questi dati a
disposizione, ora possediamo una valida soluzione a tutte le “conclusioni
slegate” del puzzle introducendo il lavoro di Rod Johnson.
4.1 - LE BASI DELLA “FISICA SEQUENZIALE” DI JOHNSON
Ciò che fondamentalmente si vede nel modello di Johnson è quanto segue:
Non esistono particelle “solide”, solo raggruppamenti di energia;
Ogni misurazione quantica può essere spiegata geometricamente, come una
forma di campi energetici strutturati e intersecanti;
Gli atomi in realtà sono forme di energia torsionale [n.d.t.:
‘counter-rotating’ letteralmente significa contro-rotante, vedi fig. 2.3] in
forma di Solidi Platonici, direzionati specificatamente nel [verso di]
torsione dell’ottaedro e del tetraedro, con ogni forma di
vibrazione/pulsazione che corrisponde a una differente densità principale
dell’etere;
Tutti i livelli di densità o dimensioni nell’intero Universo sono
strutturati da questi due livelli principali [ottaedro e tetraedro] di
etere, che sono in continua interazione fra loro.
Significativamente, un sempre maggior numero di teorici avanzati stanno già
sforzandosi verso un modello della fisica a “rete di particelle”, basata
sulla teoria delle Superstringhe, dove tutta la materia dell’Universo è in
qualche modo un elemento di una matrice geometrica interconnessa. Tuttavia
gli scienziati convenzionali, poiché non hanno ancora visualizzato i Solidi
Platonici che sono annidati uno dentro l’altro, che condividono un asse
comune e che sono capaci di contro-rotazione (=torsione), hanno un po’ perso
il quadro [reale] del reame quantico.
Ancora una volta, in questo capitolo proveremo a rendere le cose semplici
facendo inizialmente una presentazione generale del modello di Johnson su
“quanto avviene” a livello quantico, e discutendo poi la prova scientifica
che lo avvalora. Cominciamo il nostro excursus sui principi fondamentali del
modello con un’illustrazione a matita del tetraedro intrecciato, disegnata
da noi per mostrare molto chiaramente come si presenta tridimensionalmente.
E’ importante avere una immagine ben chiara di questa struttura prima di
cominciare ad immaginare un ottaedro che vi si adatta all’interno. Possiamo
chiaramente vedere che ci sono due tetraedri nell’immagine, uno con la punta
rivolta in alto e l’altro con la punta verso il basso. Ricordiamo anche che
esso è perfettamente inscritto in una sfera:
Figura 4.1 - Il tetraedro intrecciato
Tenendo in mente questa struttura, consideriamo i seguenti punti del
modello:
Il tetraedro e l’ottaedro sono torsionali l’uno nell’altro[cioè ruotano
l’uno nel senso inverso all’altro] a livello quantico;
Entrambi hanno una simmetria sferica intorno ad un centro comune;
Il tetraedro e l’ottaedro rappresentano due livelli primari della densità
dell’etere che deve esistere nell’Universo, che potrebbero essere chiamati
A1 e A2;
Il campo dell’ottaedro sta perfettamente nel centro del campo del tetraedro,
e pertanto è più piccola di diametro, come possiamo vedere nel seguente
diagramma:
La figura 4.2 ci mostra l’ottaedro dentro al tetraedro intrecciato, che a
sua volta è dentro a un cubo. Inizialmente è piuttosto difficoltoso cercare
di immaginare l’ottaedro come un oggetto libero che può contro-ruotare
dentro al tetraedro intrecciato. Effettivamente, in questa forma, le due
geometrie sono completamente bilanciate e integrate. Comunque, la parte più
importante della fisica di Johnson è capire che l’ottaedro è “staccato”, che
agisce separatamente dal campo del tetraedro, ruotando nella direzione
opposta. Ci sono solo otto possibili posizioni in “fase” che le due
geometrie posso assumere prima tornare nuovamente all’armonia che vediamo
qui sopra. Al fine di avere una posizione in fase, le due geometrie devono
avere un certo grado di diretto contatto l’una con l’altra, cioè linea su
linea o punto su punto. Il seguente diagramma di “fase” illustra
graficamente quanto detto:
Ciò che vediamo in questo diagramma sono due onde semplici: l’onda più
piccola che si adatta ad ognuno dei quattro cerchi principali e che
rappresenta la rotazione dell’ottaedro, e l’onda più grande, esterna ai
confini del cerchio principale, che rappresenta la contro-rotazione del
tetraedro. Questo diagramma è di gran lunga il modo più facile di
rappresentare come e dove il tetraedro e l’ottaedro si ricongiungeranno, ed
è basato su una “fisica delle fasi”, che fu esplorata per primo da Kenneth
Geddes Wilson come metodo per mappare relazioni geometriche a larga scala
con i movimenti d’onda. Ognuna delle otto differenti “posizioni di fase”
rappresenta un diverso elemento, come viene mostrato nella figura seguente:
Quindi, per continuare:
Il tetraedro e l’ottaedro sono entrambi sotto alta pressione – il tetraedro
preme verso l’ottaedro, molto similmente a come le nuvole di elettroni
negativi premono verso il nucleo;
Questa pressione può essere rilasciata solamente quando un nodo o una linea
di un solido attraversa un nodo o una linea dell’altro solido, aprendo una
porta (gateway) per far fluire l’energia.
Il modo più semplice per visualizzare tale “porta” che si apre sarebbe
ritagliare un buco in un pezzo di cartone, e poi accendere un asciugacapelli
e tenerne il becco piatto contro il cartone, e poi farlo scivolare verso il
buco. Finché il becco non ha raggiunto il buco, l’aria non ha nessun posto
dove andare e il motorino farà presto fatica a girare e si surriscalderà; ma
una volta che il becco ha raggiunto il buco, l’aria trova un posto dove
andare e la pressione si allenta, e il motorino si rilassa. Nell’atomo, per
via dell’effetto di Biefield-Brown, la pressione nelle nuvole degli
elettroni cercano sempre di correre verso il nucleo, e fino a quando le
geometrie non collimano, tale pressione è intrappolata. In questo senso, le
linee e i nodi delle forme geometriche posso essere viste come i “buchi” che
si materializzano nei campi sferici annidati, che permetteranno alla
pressione che scorre all’interno di fuoriuscire.
Questo risolve un problema di pressione, ma ci dobbiamo ricordare anche
della pressione che si crea per le forze di contro-rotazione del tetraedro e
dell’ottaedro. (Queste sono le geometrie che si formano nelle “bolle di
campo” di quelli che ora chiameremo rispettivamente etere 1 (A1) ed etere 2
(A2). Le antiche tradizioni spesso si riferiscono ad A1 e A2 come “forza
positiva e negativa”). Fino a quando il maggior numero possibile di “buchi”
non si sono allineati tra le due geometrie al punto di ottava del bilancio
geometrico, l’intera pressione esterna non può fluire verso il centro. Così,
quando le due forme “si agganciano” insieme in periodi di valenza che non
sono al punto di ottava, la contro-rotazione di A1 e A2 non è pienamente
bilanciata, causando ulteriore pressione e mancanza di simmetria. A1 e A2
allora rimarranno “ingessati” in questa posizione sbilanciata se non vengono
disturbati da energie esterne.
La maggior parte degli elementi sulla Tavola Periodica degli Elementi di
Mendeleyev sono “ingessati” in questa maniera, e quindi instabili. In questa
situazione, che si verifica in modo del tutto naturale, gli elementi non
radioattivi sono organizzati da sinistra a destra della tavola in gruppi di
otto. Essi si muovono da una posizione di instabilità e di mancanza di
simmetria a sinistra verso una posizione di estrema simmetria cristallina e
di bilancio geometrico a destra. Nel modello di Johnson, è solo quando ci
muoviamo verso l’Ottava posizione di fase della contro-rotazione che le
geometrie riguadagnano nuovamente il loro bilanciamento perfetto.
Questo può essere visualizzato con l’idea di sedersi su uno sgabello
stretto. Ovviamente, la posizione più confortevole è quando il nostro corpo
è centrato nel mezzo. Ora immaginate semplicemente di sedervi sullo sgabello
in otto diverse posizioni, cominciando con solo una piccola parte delle
vostre gambe a contatto con lo sgabello. Ogni posizione sarà scomoda, e non
sarete veramente in equilibrio fino a quando non vi siederete perfettamente
al centro dello sgabello. Allo stesso modo gli atomi e le molecole che non
si trovano in questo stato di equilibrio vengono considerati “instabili”e si
legheranno facilmente con altri atomi e molecole instabili che posseggono
l’energia mancante, al fine di creare equilibrio.
4.2 - LEGAME COVALENTE
La prima forma di legame che può avvenire è conosciuta come legame
covalente. Questo nome è usato da quando si credeva che i “legami di
valenza” delle nuvole di elettroni fossero condivise dagli atomi in
questione. Come abbiamo detto, non ci sono veri “elettroni” ma è il
completamento della simmetria geometrica tra A1 e A2, i tetraedri e ottaedri
annidati, che formano questo legame. Tutti gli elementi sono semplicemente
mescole diverse di A1 e A2, i tetraedri e ottaedri annidati bloccati in
differenti posizioni relativamente gli uni agli altri, nel modello di
Johnson. L’esempio più semplice di ciò è che un singolo atomo di ossigeno
sarà naturalmente attratto da due singoli atomi di idrogeno per miscelarsi
naturalmente in una molecola d’acqua, o H20. Non sorprende infatti che la
molecola d’acqua è a forma di tetraedro. Nei prossimi capitoli sulla
biologia vedremo le interessanti possibilità che emergono come risultato di
questa struttura unica.
4.3 - LEGAME “IONICO”
L’altra possibilità di legame semplice in chimica è conosciuta come “legame
ionico”. In questo caso, il legame si crea per una differenza di carica
polare, dove un negativo attrae un positivo. Quando un elemento ha una
carica non bilanciata è noto come ione, da cui il termine di legame ionico.
L’esempio migliore potrebbe essere il cloruro di sodio o sale, che si può
scrivere come Na+Cl-, e forma un cubo o un ottaedro. In questo caso è la
differenza di pressione tra ioni positivi e negativi ciò che li attrae
insieme. Gli atomi di Cloro sono larghi 1,81 angstrom nella molecola di
sale, quasi il doppio dell’atomo di sodio, 0,97 angstrom.
Il legame ionico può avvenire anche quando singoli atomi di un particolare
elemento sono attratti l’uno all’altro e si legano insieme a due a due,
creando così simmetria. L’esempio più semplice di questo caso è la molecola
di ossigeno gassoso, scritto come O2. L’unico modo in cui i primi chimici
furono in grado di isolare questi elementi base, come ad esempio il singolo
atomo di ossigeno, era di disgregare gruppi chimici elementari attraverso
processi come bruciare, congelare, mischiare con acidi e basi, eccetera.
4.4 - ESPANSIONI E CONTRAZIONI DI FREQUENZA
Quindi, tornando all’argomento principale, abbiamo otto posizioni di base o
fasi nelle quali il tetraedro e l’ottaedro possono trovarsi. Tuttavia,
qualunque attento lettore avrà già capito che otto condizioni geometriche di
base chiaramente non sono sufficienti per formulare l’intera Tavola
Periodica; ci devono essere al lavoro alcune proprietà addizionali al fine
di produrre il gruppo completo degli elementi naturali.
Ecco la chiave:
Entrambe le geometrie sono anche in grado di espandersi e contrarsi sui loro
centri.
Ci si riferisce a ciò come a un cambio nella loro frequenza.
Quando cambiano frequenza, formano diversi tipi di solidi geometrici.
Questi solidi non sono solo quelli Platonici, bensì possono avere anche
altre forme, come i solidi di Archimede, e sono tutti correlazionati da
formazioni imparentate al tetraedro e all’ottaedro.
Come si vede in figura 4.5, contrarre una forma geometrica è semplice come
dividere ognuna delle sue linee in due o più parti di uguale lunghezza e poi
unire i punti insieme. Sezionare ogni linea in due parti si chiama divisione
di “seconda frequenza”, così come sezionarle in tre parti si chiamerebbe
divisione di “terza frequenza”. Cominciando dal tetraedro Buckminster Fuller
dimostrò che con questo processo di espansione e contrazione di frequenza si
potevano creare fino a dieci frequenze differenti (forme geometriche), e
questo è un aspetto centrale delle scoperte di Johnson. Per esempio, è
risaputo che la potente forza nel nucleo dell’atomo è esattamente dieci
volte più potente della debole forza delle nuvole elettroniche! (Questo
solitamente si scrive come la radice quadrata di 100, che è 10). Non è stata
avanzata nessun altra plausibile spiegazione per questa anomalia. Qui, il
nucleo rappresenta il punto più grande di geometria ripiegata, al più alto
livello di frequenza di contrazione.
Quindi, quello che dobbiamo fare è combinare le otto fasi della geometria
contro-rotazionale con le varie frequenze della geometria che possono
emergere dalla contrazione e dall’espansione. Tenendo questo a mente,
l’intera Tavola Periodica può essere ridisegnata, e ultimamente si può anche
predire se l’elemento sarà un solido, un liquido o un gas e quali saranno i
suoi punti congelamento, fusione ed evaporazione. Johnson rimanda gli
interessati al lavoro di James Carter, che fu capace di restituire l’intera
Tavola Periodica per mezzo di diagrammi a movimento spirale che chiamò
“circloni”. [da “circlons”, gioco di parole fra “circle” e “cyclone”
n.d.t.]Sorprendentemente, i “circloni” di Carter sono formazioni toroidi
sferiche! Non pare che Carter sapesse cosa fossero le “rotazioni nelle
rotazioni” spiraliformi, cicliche e arricciate quando li stava disegnando
tra i circloni per mostrare i vari elementi, semplicemente essi dovevano
esistere per “moto assoluto”. Per una descrizione più completa invitiamo il
lettore ad esaminare la nostra intervista dettagliata e/o il nostro sito
internet. Al fine di mantenere il nostro pensiero ad un livello
comprensibile per i propositi di questo libro, di seguito indicheremo
semplicemente alcuni dei segni più ovvii della fisica quantica che la
geometria Platonica è davvero in azione.
4.5 - LA COSTANTE DI PLANCK E LA NATURA “QUANTIZZATA” DELLA LUCE
Molti di noi già sanno come la radiazione di calore e la luce siano causate
dalla stessa cosa, il passaggio di scoppi di energia elettromagnetica
conosciuti come “fotoni”. Tuttavia, prima del 1900, non si pensava che luce
e calore si muovessero in unità separate di fotoni, ma piuttosto in fasci
piccoli, fluenti e ininterrotti. Il fisico Max Planck fu il primo a scoprire
che luce e calore si muovono in “pulsazioni” o “pacchetti” di energia al
livello più minuscolo, che si calcola essere circa 10-32 centimetri. (Il
nucleo di un atomo a confronto è grande come un pianeta!). Notevole che, se
si ha una oscillazione più veloce, si avranno pacchetti più grandi, e se si
hanno oscillazioni più piccole si avranno pacchetti più piccoli. Planck
scoprì che questa relazione tra la velocità di oscillazione e la grandezza
del pacchetto rimane sempre costante, indipendentemente dalla misura. Questa
relazione costante tra velocità di oscillazione e grandezza del pacchetto è
conosciuta come Legge dello Spostamento di Wien. Rigorosamente, Planck
scoprì che questa relazione era espressa da un unico numero, che è
conosciuto come “Costante di Planck”.
Un articolo recente di Caroline Hartmann nell’edizione del Dicembre 2001 del
21st Century Science and Technology tratta specificatamente le scoperte di
Max Planck, e rivela che il puzzle creato dalle sue scoperte rimane
irrisolto:
Oggi siamo indaffarati nel continuare le ricerche di scienziati come Curies,
Lise Meitner e Otto Hahn per una visione più approfondita nella struttura
atomica. Ma la domanda fondamentale è: il cosa causi il moto degli
elettroni, se tale moto sia forzato da qualche legge geometrica e il perché
certi elementi sono più stabili di altri, non è ancora chiaro, e aspettano
nuove pionieristiche ipotesi ed idee. [grassetto aggiunto]
Possiamo già vedere la risposta alla domanda della Hertmann emergere in
questo libro. Come avevamo detto, le scoperte di Planck giunsero dagli studi
sulla radiazione di calore. Il paragrafo introduttivo dell’articolo di
Caroline Hartmann è una descrizione perfetta di quanto lui avesse compiuto:
Cent’anni fa, il 14 Dicembre 1900, il fisico Max Planck (1858-1947) annunciò
(in un discorso davanti alla Kaiser Wilhelm Society di Berlino) la sua
scoperta di una nuova formula di radiazione, che avrebbe potuto descrivere
tutte le regolarità osservate quando la materia veniva scaldata e cominciava
a irradiare calore di vari colori. La sua nuova formula, comunque, poggiava
su un assunto importante: che l’energia di questa radiazione non è continua,
ma avviene solo in pacchetti di una certa dimensione. La difficoltà stava in
come rendere intelligibile l’assunto che stava dietro a tale formula. Cioè,
cosa si intendeva con “paccheti di energia”, che non sono neanche costanti
ma variano proporzionalmente con la frequenza dell’oscillazione (Legge dello
Spostamento di Wien)?
La Hartmann continua poco dopo:
[Planck] sapeva che in Natura ogniqualvolta si giunge ad un problema
apparentemente insolubile, dietro ci deve essere un più alto e complesso
insieme di leggi; in altre parole, ci deve essere una “differente geometria
dell’universo” rispetto a quella assunta prima. Planck insisteva sempre, per
esempio, sul fatto che la validità delle equazioni di Maxwell dovesse essere
riveduta, perché la fisica aveva raggiunto un punto in cui le cosiddette
leggi “fisiche” non erano più universalmente valide. [grassetto aggiunto
Il fulcro del lavoro di Planck può essere affermato in una semplice
equazione, che descrive come la materia radiante rilasci energia in
“pacchetti” o esplosioni. L’equazione è E=hv, dove E equivale all’energia
che si ricava dalla misurazione, v è la frequenza di vibrazione della
radiazione che rilascia l’energia, e h è quella che è conosciuta come
“Costante d Planck”, che regola il flusso tra v ed E.
La costante di Planck vale 6,626. E’ una costante adimensionale, cioè
esprime semplicemente un puro rapporto tra due valori, e non serve
assegnargli una ulteriore categoria di misurazione specifica. Planck non ha
trovato questa costante per magia, ma piuttosto l’ha laboriosamente ricavata
studiando radiazioni di calore di molti tipi diversi.
Questo è il primo grande misetro che Johnson ha chiarito con la sua ricerca.
Egli ci ricorda che per misurare la costante di Planck è stato utilizzato il
sistema di coordinate Cartesiane. Questo sistema prende il nome dal suo
fondatore, Rene Descartes (Cartesio), e non dice nient’altro che per
misurare lo spazio tridimensionale si usano i cubi. Questo sistema è usato
talmente comunemente che gli scienziati non lo considerano per niente come
[se fosse] qualcosa di inusuale: solo lunghezza, larghezza e altezza in
azione. Negli esperimenti come quelli di Panck, veniva impiegato un piccolo
cubo per misurare l’energia che passava attraverso quella regione di spazio.
Nel sistema di misure di Planck a questo cubo veniva naturalmente assegnato
un volume pari a uno (1), per banale semplicità. Tuttavia, quando Planck
scrisse la sua costante non volle che fosse un numero decimale, così
trasformò il volume del cubo in 10. Questo rese la costante 6,626 anziché
0,6626. Ciò che però era veramente importante era la relazione tra qualsiasi
cosa si trovasse nel cubo (6,626) e il cubo stesso (10). In ultima analisi
non era rilevante assegnare al cubo un valore di uno, dieci o qualsiasi
altro numero, poiché il rapporto sarebbe rimasto comunque lo stesso. Planck,
come abbiamo detto, ha compreso la natura costante di questo rapporto solo
attraverso sperimentazioni rigorose nel corso di parecchi anni.
Ora ricordiamo che a seconda della grandezza del pacchetto che viene
rilasciato, sarà necessario misurarlo con un cubo di grandezza diversa. E
ancora, qualsiasi cosa si trovi all’interno del cubo avrà sempre un rapporto
pari a 6,626 unità rispetto ad un cubo del volume di 10 unità,
indipendentemente dalle grandezze considerate. A proposito dovremmo notare
qualcosa: il valore di 6,626 è molto vicino a 6,666, che è esattamente 2/3
di 10. Quindi dobbiamo allora chiederci: “Cosa c’è di tanto importante in
2/3?”
Basandoci su semplici, verificabili principi geometrici spiegati da Fuller
ed altri, sappiamo che quando si inscrive perfettamente un tetraedro in una
sfera, esso riempirà esattamente un terzo del suo volume totale. Il fotone
in realtà è composto da due tetraedri uniti insieme, come vediamo nella
figura 4.6, e poi passano insieme attraverso un cubo la cui grandezza è
sufficiente a misurarne solo uno alla volta. Il volume (energia) totale che
passa attraverso il cubo sarà due terzi (6,666) del volume totale del cubo,
al quale Planck aveva assegnato il valore 10. Buckminster Fuller fu il primo
a scoprire che il fotone in realtà era composto da due tetraedri uniti in
questo modo, e lo annunciò al mondo al Planet Planning del 1969, dopodichè
fu ovviamente dimenticato.
La sottile differenza di 0,040 tra il “puro” 6,666 o 2/3 ed il 6,626 della
costante di Planck è causato dalla permettività dello spazio vuoto, che
assorbe una parte dell’energia coinvolta. Questa “permettività del vuoto”
può essere calcolata precisamente da quella che è conosciuta come equazione
di Coulomb. Per metterla in termini semplici, l’energia eterica del “vuoto
fisico” assorbirà una piccola parte di qualunque energia lo attraversi. Ciò
significa che esso permetterà il passaggio di un po’ meno energia di quella
che è stata originariamente rilasciata. Quindi, una volta che ci caliamo
nell’equazione di Coulomb, i numeri funzionano perfettamente. Inoltre, se
misuriamo lo spazio usando coordinate tetraedriche anziché cubiche, allora
la necessità dell’equazione di Planck E=hv decade, perché ora si misurerà
che l’energia è la stessa in entrambi i lati dell’equazione, così E
(energia) equivarrà a v (frequenza) senza bisogno di “costanti” nel mezzo.
Le “pulsazioni” di energia che sono state dimostrate dalla costante di
Planck sono conosciute ai fisici quantici come “fotoni”. Normalmente
pensiamo ai fotoni come “trasportatori” di luce, ma quella è solo una delle
loro funzioni. Di maggior importanza, quando gli atomi assorbono o
rilasciano energia, l’energia si trasmette in forma di “fotoni”. Ricerche
come quelle del dott. Milo Wolff ci ricordano che l’unica cosa che sappiamo
per certo a proposito del termine “fotone” è che si tratta di un impulso che
viaggia attraverso il campo di energia dell’etere/punto-zero. Ora, possiamo
comprendere che questa informazione possiede una componente geometrica, che
suggerisce che anche gli atomi debbano possedere tale geometria.
...
Gruppo sulla "Presenza"
con Nitamo Montecucco e Kapil Pileri
9 e 10 Agosto 2008
Villaggio Globale di Bagni di Lucca
costo: 180 euro (sono compresi 2 pranzi e una cena)
___________________
Esperienze di consapevolezza e di meditazione per "essere presenti" in ogni
momento della giornata. Le basi della "centratura", dello "stare nel corpo"
e nel "qui e ora".
(Particolarmente indicato per terapisti e operatori)
I ricavi del gruppo andranno a sostenere il Progetto Globale 2012
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a :
Segreteria Associazione Villaggio Globale
Villa Demidoff, 55022 Bagni di Lucca
Tel: 0583/86404 - Fax: 0583/805623
e-mail: info@...
sito: www.globalvillage-it.com
http://www.reteolistica.it
NEWSLETTER - Agosto 2008 - ILTK - POMAIA
E-NEWSLETTER - AGOSTO 2008
a cura della redazione di SIDDHI,
quadrimestrale dell'ISTITUTO LAMA TZONG KHAPA di Pomaia,
spedito in abbonamento agli iscritti. Vedi www.iltk.it
=============================
SOMMARIO:
1. DA NON PERDERE: due preziosi Maestri tibetani ad AGOSTO
2 CALENDARIO AGGIORNATO!!! DEI CORSI agosto-settembre
3. FOCUS ON
4. SEGNALAZIONI EDITORIALI
5. ALTRI CENTRI E ASSOCIAZIONI
6. BUON COMPLEANNO GHESCE TENPHEL!
============================
1. DA NON PERDERE
* Dall´1 al 10 agosto: Il venerabile Dhakpa Tritul Rinpoche ci onora della sua
improvvisa visita.
ll ven. DHAKPA TRITUL RINPOCE è stato uno dei guru del ven. Ghesce Ciampa
Ghiatso.
INSEGNAMENTI E INIZIAZIONI di Dhakpa Tritul Rinpoche.
Dall´1 all´8 agosto : Insegnamenti sulla MAHAMUDRA, il Grande Sigillo.
Uno dei più appassionanti percorsi di meditazione del praticante spirituale.
Aperto a tutti. Comprensibile anche per i principianti e i non-buddhisti purché
si frequenti dal primo giorno.
I partecipanti potranno frequentare anche alcune sessioni del corso del
ven.Ghesce Tenzin Tenphel e viceversa.
9 agosto: Jenang di TARA Cittamani (orario da stabilire). Questa iniziazione,
del più alto livello di tantra buddhista, non può essere ricevuta come
benedizione ma come un vero e proprio permesso susseguente (jenang). E´
perciò aperta a tutti ma solo a condizione di: prendere rifugio in Buddha,
Dharma e Sangha,
prendere l'impegno dei voti del bodhisattva e
dei voti tantrici e
recitare il Guru Yoga in 6 Sessioni, quotidianamente e per tutta la vita.
10 agosto: Jenang di Manjushri nero (orario da stabilire) Questa iniziazione del
più alto livello di tantra buddhista non può essere ricevuta come benedizione
ma come un vero e proprio permesso susseguente (jenang). E´ perciò aperta a
tutti ma solo a condizione di: prendere rifugio in Buddha, Dharma e Sangha e
prendere l'impegno dei voti del bodhisattva.
Non ci sono impegni successivi tranne i voti del bodhisattva.
Il ven. DHAKPA TRITUL RINPOCE nacque nel 1927 a Kongpo, Tibet. All´età di 5
anni venne riconosciuto dal tredicesimo Dalai Lama come la reincarnazione del
sesto Dhakpa Tritul Rinpoce e iniziò a studiare nel suo stesso monastero, il
Dhakpa Namdol Ling.
All´età di 10 anni proseguì gli studi nel monastero di Sera-Me.
Divenne ghesce lharampa a soli 26 anni e proseguì gli studi nel collegio
tantrico del Ghyuto. All´età di 31 anni divenne maestro nagrampa.
Nel 1959 a causa dell´invasione cinese fuggì dal Tibet e si rifugiò a Buxa,
una colonia messa a disposizione del popolo tibetano dal governo indiano. Qui
sua santità il Dalai Lama lo scelse come primo abate del monastero di Sera-Me
in esilio (1961-1964).
A causa del clima e della qualità del cibo si ammalò gravemente e si dovette
trasferire a Kalimpong, nel Bengala Occidentale. Qui visse ritirato, dal 1978 in
poi, presso una famiglia tibetana che gli offrì un alloggio adeguato e dove uno
dei figli divenne suo attendente premuroso, compito mantenuto tuttora.
Rinpoce è uno fra i più autorevoli maestri di Sera-Me.
Ogni anno viene invitato per tre mesi a dare insegnamenti e a trasmettere
iniziazioni ai giovani tulku del Sungpa Khangtsen tra cui il ven. Latzun Rinpoce
e il ven. Ciusang Rinpoce.
*Dall´11 al 14 agosto il venerabile yogi e lama CHOEDEN RINPOCHE (vedi
programma) conferirà l´iniziazione di Guhyasamaja, di cui abbiamo già
parlato nelle precedenti newsletter. Si tratta di un´iniziazione di
mahanuttarayogatantra che richiede di aver preso rifugio nei Tre Gioielli. Per
ulteriori condizioni e per gli impegni telefonare alla ven. Carla Tzultrim,
coordinatrice spirituale (050 685654 int. 5) oppure scrivi e-Mail spc@...
Dal o1 al o9ottobre, il venerabile lama Chöden Rinpoche insegnerà
Le istruzioni dei lama kadampa,
un testo che insegna il comportamento da tenere per percorrere un sentiero
spirituale e i modi di meditazione. Il corso è aperto a tutti.
Iniziazione: Hayagriva segreto (data da stabilire)
Il lama Chöden Rinpoche nacque in Tibet nel 1931 ed essendo stato riconosciuto
come reincarnazione di un lama precedente, ricevette una rigorosa educazione e
formazione negli studi e nella pratica buddhista. L´invasione cinese in un
certo senso favorì la sua pratica meditativa ascetica, costringendolo a vivere
nascosto in una casa di Lhasa per quasi vent´anni, meditando nutrendosi
veramente di poco cibo solido e soprattutto di pillole di ciu-len. Uscito dal
Tibet nel 1985, si è stabilito nel monastero di Sera Je in India, dove insegna
ancor oggi. Molti occidentali sono colpiti dall´aura di silenzio pacificante
che emanano la sua figura e la sua voce e continuano a invitarlo in Italia e in
Europa.
________________________
2. CALENDARIO AGGIORNATO DEI CORSI agosto-settembre
corsi di buddhismo: colore rosso
corsi di altre discipline: colore azzurro
PER I PROGRAMMI DETTAGLIATI vedi sito www.iltk.it /Programma
Agosto
o1 l o8
ven. DHAKPA TRITUL RINPOCHE
Mahamudra, il Grande Sigillo
09 agosto
ven. DHAKPA TRITUL RINPOCHE
Jenang di Tara Cittamani
10 agosto
ven. DHAKPA TRITUL RINPOCHE
Jenang di Manjushri nero
o1 l o3 agosto
Vincenzo Tallarico
Come meditare
Scoprire le proprie potenzialità di essere umano
o4 l o9 agosto
ven. Ghesce Tenzin Tenphel
Meditazione in azione
I partecipanti potranno frequentare alcune sessioni degli insegnamenti del
venerabile Dhakpa Tritul Rinpoce
11 l 14 agosto
ven. Lama Chöden Rinpoche
Iniziazione di Guhyasamaja
16 l 30 agosto
Helga e Karl Riedl
Il sentiero della
presenza mentale
Ritiro di consapevolezza
nella tradizione di Thich Nhat Hanh
Dal 16 al 23 di agosto: ritiro per soli adulti
Dal 24 al 30 agosto: ritiro per famiglie
Settembre
o5 l o7 settembre
Mindfulness Counseling
Seminario riservato della Scuola di Counseling
o5 l o7 di settembre
ven. Sangye Khadro (monaca)
Spegnere il fuoco della rabbia
12 l 16 settembre
Claude Maréchal
Maria Teresa Cover
Viniyoga
Da venerdì 12 alle ore 9.30 a martedì 16 alle ore 16.00
12 l 14 settembre
ALLA SCOPERTA DEL BUDDHISMO
Patrick Lambelet
Il maestro spirituale
12 l 16 settembre
Dott. Nida Chenagtsang
I sogni nella Medicina Tradizionale Tibetana (MTT)
18 l 23 settembre
Dott. Nida Chenagtsang
Master in Medicina Tradizionale Tibetana
Anno 2° - Modulo 1°
19 l 21 settembre
ven. Ghesce Tenzin Tenphel
La Preziosa Ghirlanda
19 l 21 settembre
Vincenzo Tallarico
La ricerca dell´eroe dentro di noi (5°): Il mago
19 l 21 settembre
Laura Coccitto (monaca)
Revisione degli studi del Masters Program on-line
25 l 30 settembre
Corrado Pensa
Neva Papachristou
Ritiro di vipassana
26 l 28 settembre
(Centro di ritiri Pundarika)
Andrea Serena
Io respiro!
seminario di yoga
29 settembre l 16 ottobre
(Centro di ritiri Pundarika)
Ven. Lama Monlam
Ritiro di Vajrayoghini
o1 l o9 ottobre
ven. Lama Chöden Rinpoche
Insegnamento: Le istruzioni dei lama kadampa
(solo la mattina)
Iniziazione: Hayagriva segreto (data da stabilire)
Per il programma dettagliato vedi www.iltk.it/programma
____________________________
3. FOCUS ON
Questa volta vi segnaliamo, tra i tanti corsi, un ritiro e un seminario a
Pundarika; che si trova a Riparbella, meno di 30 minuti da Pomaia.
vedi www.pundarika.it
tel. O586-699077
Poiché i posti sono limitati, si prega di prenotare con un certo anticipo.
Il ritiro:
29 settembre l 16 ottobre
(Centro di ritiri Pundarika)
Lama Monlam
Ritiro di Vajrayoghini
Lama Monlam ha gentilmente accettato di guidare un ritiro di Vajrayoghini, da
lunedì 29 settembre a giovedì 16 ottobre presso il Centro di Ritiri.
Il ritiro sarà possibile se vi saranno almeno 10 partecipanti.
Requisiti: avere ricevuto un´iniziazione completa di Vajrayoghini
Per prenotazioni e alloggio, rivolgetevi alla direzione del centro di ritiri
Erica Pellati 338.6759340, oppure 0586.699077. www.pundarika.it
Il seminario:
26 l 28 settembre
(Centro di ritiri Pundarika)
Andrea Serena
Io respiro!
seminario di yoga
Il respiro è la chiave fondamentale per l´armonia e la salute del corpo e
della mente. Che cosa succede se respiri male? Vivi male. Che cosa succede se
respiri pienamente? Vivi pienamente. Durante il seminario impareremo a
migliorare la qualità del nostro respiro. Verranno proposte pratiche di yoga
che ci condurranno alla osservazione del respiro spontaneo, alla consapevolezza
e all´espansione del respiro profondo.
Poiché i posti a Pundarilka sono limitati, prenotatevi al più presto.
Info e soggiorno: Erica 0586.699077 - 338.6759340 - www.pundarika.it
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4. SEGNALAZIONI EDITORIALI
CHIARA LUCE EDIZIONI
I CD:
CD- Parole di verità,
un canto per il Tibet di Sua Santità il Dalai Lama
Poema originale del Dalai Lama, in versione musicata e cantata, a parte recitata
in italiano dall´attore-poeta Alfredo Caruso.
Il CD è completato dall´Inno nazionale del Tibet con la voce solista di
Lobsang Jimpa, un laico tibetano residente a Pomaia, discepolo di Ghesce Ciampa
Ghiatso;
I CD di Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
CD - Le Lodi a Tara
Versione in tibetano di Lama Zopa e Ghesce Tenzin Tenphel, con recitazione
italiana.
I CD di Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
I LIBRI
Lodi a Tara
Chiara Luce Edizioni
Nel formato tascabile, questa nuova versione contiene le Lodi a Tara con
commentari di Ghesce Tenzin Gompo e di Ghesce Jamphel Senghe.
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
Ghesce Ciampa Ghiatso
Lo Specchio delle immagini interiori
nuova edizione in omaggio alla memoria
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
Nagarjuna
Le Settanta Stanze sulla Vacuità
A cura di Franco Fiorentino
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
Sua Santità il Dalai Lama
Il Sentiero per la Liberazione
Trad. di Lorenzo Vassallo
(Ristampa)
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
Lama Thubten Yesce
Meditazione e Azione
Trad. di Lorenzo Vassallo
(Ristampa)
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
Jonathan Landaw - Andy Weber
Visioni di Illuminazione
Trad. di Lorenzo Vassallo
Ristampa
Chiara Luce Edizioni, Pomaia
Jonathan Landaw - Janet Brooks
Il Principe Siddharta
Traduzione di Francesco Prevosti e Giovanna Pescetti
(Ristampa)
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
Lama Thubten Yesce - Lama Zopa Rimpoce
Il potere della saggezza
Trad. di Lorenzo Vassallo
(Ristampa)
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
Audio Libro
Sutra del Cuore della Saggezza
Con commentario di Ghesce Ciampa Ghiatso
Letto dai suoi discepoli
(in lavorazione)
Chiara Luce Edizioni, Pomaia 2008
ALTRE CASE EDITRICI
La JE TZONG KHAPA EDIZIONI informa di avere un nuovo indirizzo per il nuovo
sito:
www.jtkedizioni.org
I LIBRI
Jeffrey Hopkins
MEDITAZIONE SULLA VACUITA´
Edizione italiana e traduzione a cura di Leonardo Cirulli
ISBN: 978-88-88890-10-4
Titolo originale dell´opera: Meditation on Emptiness di J. Hopkins - Wisdom
Publications
Pagg. 1115
Copertina rigida con sovracoperta
Prezzo: E 72,90
Jeffrey Hopkins è uno dei più eminenti studiosi e praticanti del buddhismo
tibetano; in questo lavoro, la sua opera principale, offre una chiara
esposizione della nozione della vacuità nell'ottica della scuola
Madhyamaka-Prasangika, come viene enunciata nella tradizione Gelugpa del
buddhismo tibetano. Vivificando questa notevole e complessa filosofia, l'autore
descrive le pratiche meditative con le quali è possibile comprendere la
vacuità: la realtà ultima delle cose, e dimostra che questi insegnamenti,
lungi dall'essere meramente astratti, possono essere vividi e del tutto pratici.
Con una trattazione in sei parti, questo lavoro è indispensabile per coloro che
desiderano studiare in maniera approfondita il pensiero buddhista.
Professore di Studi Religiosi all'Università della Virginia, dove insegna
buddhismo e lingua tibetana, Hopkins è stato dal 1979 al 1989 il principale
interprete di S.S. il Dalai Lama. È autore di ventiquattro libri sul buddhismo
tibetano.
ALTRE CASE EDITRICI
Edizioni dell´Associazione Culturale La Ruota del Dharma, Luglio 2008
IL BODHISATTVACHARYAVATARA
Impegnarsi nella condotta dei bodhisattva
Edizione tascabile -
in distribuzione presso Istituti e Centri di Dharma in Italia -.
Dalai Lama
OLTRE I DOGMI
Edizioni Lindau, Torino 2008-07-01
Silvia Vernetto
IN TIBET TRA UOMINI E DEI
Edizioni Lindau, Torino 2008
_____________________________
5. ALTRI CENTRI E ASSOCIAZIONI
L'ISTITUTO LAMA TZONG KHAPA di Pomaia, editore di questa newsletter, declina
ogni responsabilità per le iniziative e le attività che non siano organizzate
espressamente dall'Istituto stesso.
- JE TZONG KHAPA EDIZIONI -
www.jtk.it
NOVITA´: La via dell´amorevole gentilezza.
VIDEO-DOCUMENTARIO.
Dal buddhismo all´incontro con la ricerca e la psicologia occidentale.
Euro 15. Si può richiedere a JTK email jtk@...
4. ALTRI CENTRI E ASSOCIAZIONI
- CENTRO DI RITIRI PUNDARIKA - Riparbella (PI)
Per il programma completo di Pundarika vedi www.pundarika.it
I posti sono limitati. Prenotatevi subito. Erica Pellati 338.6759340, oppure
0586.699077
- VIAGGI NELLA CULTURA TIBETANA con AMITABA di Milano
Istituto Lama Tzong Khapa
Associato alla FPMT e all´U.B.I.
Via Poggiberna, 9 Pomaia 56040 (Pisa) ITALY
Tel. 050.685654 - Fax 050.685695
Indirizzo ILTK (generico): iltk@...
Reception e prenotazioni: segreteria@...
Coordinatore spirituale: spc@...
Redazione di Siddhi: siddhi@...
Cosmogonie
di: Zret
Uno dei temi cui ho dedicato molti articoli è quello del cosmo, della sua
possibile origine: già Bojs nel testo Il Big bang, l'espansione ed il
Creatore, si è soffermato su tale argomento che vorrei riprendere per
evidenziare alcune linee del problema. In primo luogo, ci si chiederà quale
sia il nesso tra la vita sulla Terra con tutte le sue contraddizioni e
sofferenze e la speculazione sulla genesi e sulla natura dell'universo.
Sembrano due dimensioni lontanissime, agli antipodi, eppure esse sono non
tanto correlate, quando intrecciate e sovrapposte, perché la condizione
umana è il risultato di un abissale principio, se di principio si può
parlare.
Ciò chiarito, cominciamo il viaggio a ritroso nel tempo nel tentativo di
immaginare un possibile stato iniziale. Ammettiamo, per ipotesi che
l'universo sia stato generato dal nulla: falsa o plausibile che sia la
teoria del big bang, ossia dell'esplosione iniziale, si deve pensare che la
generazione ex nihilo si debba ad una Mente cosmica. E' una congettura che,
in genere, gli scienziati rigettano perché riluttanti ad introdurre in un
modello cosmologico Dio o comunque lo si voglia chiamare. Così essi semmai
postulano che, prima di questo universo, ne esisteva un altro collassato,
dopo essersi eccessivamente espanso, e poi un altro e così ad infinitum.
Altri cosmologi cercano di comprendere come il Tutto potè sprigionarsi
dall'attimo iniziale e quali “leggi” di natura governarono quel punto, ma
rinunciano a porsi l'interrogativo di chi o che cosa diede il via allo
spettacolo.
Secondo Wheeler l'universo si congela nel momento in cui l'osservatore lo
percepisce: è l'esse est percipi (essere significa essere percepito) di un
Berkeley riveduto. La teoria di Wheeler anticipa per alcuni versi il modello
dell'universo olografico di Bohm e di altri, con cui ha molti punti di
tangenza la concezione tetraedrica di Malanga-Pederzoli.
Se consideriamo il cosmo generato da Dio, possiamo altresì congetturare una
differenza ontologica tra la materia-energia ed il Principio divino. Dio,
essere non materiale, in un modo misterioso ed inconcepibile, trae dal nulla
la materia-energia e dà inizio al tempo. Qui, però, quasi come Cartesio,
dobbiamo pensare che esista un demone ingannatore il quale proietta una
realtà, intesa come mera apparenza. Costui in realtà è il Demiurgo che, con
scaltrezza mefistofelica, costruisce elaborate e mirabili geometrie affinché
si attribuisca il tutto a Dio, un Dio scienziato. Se, invece, il cosmo fosse
una proiezione “cinematografica” che nasconde altre dimensioni in cui
valgono leggi differenti da quelle note, dove il tempo non esiste o possiede
una natura differente ?
Dio potrebbe dunque non essere tanto uno scienziato, quanto un artista che
ha creato l'universo spinto da un impulso incoercibile, come suggerivo in
Credere ? Questo, in una certa misura, potrebbe spiegare l'origine del Male,
legato ad una creazione imperfetta, per quanto magnifica (come il Mosè
michelangiolesco).
È pure possibile che Dio, dopo aver forgiato il reale, si sia in qualche
modo pentito, conoscendo ab aeterno l'indescrivibile mole di mali sotto cui
è schiacciato, ma non ha voluto o forse non ha potuto più tornare sui suoi
passi, come lo scultore che, con lo scalpello, stacca un frammento di marmo
ed al quale una scheggia o un movimento inconsulto incrina la statua. Per
sempre.
Qui ci troviamo di fronte ad un dilemma: “Dio non gioca a dadi con
l'universo”, come sosteneva Einstein o “Non solo gioca a dadi con
l'universo, ma spesso li lancia dove non riesci più a vederli”, come
congettura Hawking ? È l'antinomia tra armonia e caso, tra concordanza e
caos. È una dicotomia che non è facile comporre. Giustamente molti
sostengono che considerare la meravigliosa complessità di un organismo
vivente come frutto del caso è come credere che dall’esplosione di un
macigno, fatto brillare con una mina, si ottenga una scultura di Fidia. Il
problema non è questo: non si può negare che il cosmo nelle sue
manifestazioni, dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo, adombra
uno stupefacente equilibrio, un disegno, un mirabile progetto. Il problema è
un altro: come si è insinuato il Male, lato sensu, dall'entropia al dolore
nell’universo ? La mia impressione è che qualcosa sia sfuggito al controllo
della Mente cosmica, che si sia palesato un errore nel programma. Nulla è
perfetto, nemmeno la perfezione. Forse ciò non è poi così deprecabile.
Se adottiamo il modello del cosmo olografico, la questione del substrato
energetico, in un certo senso si risolve, poiché la coscienza proietta delle
immagini realistiche, le cui differenti, numerosissime sembianze, sono
soltanto fotogrammi privi di reale consistenza. Tale teoria, secondo la
quale il mondo è velo di Maya, svuota la materia-energia di ogni
concretezza, riducendola ad ombra. Nulla esiste, se non la Mente, ma non si
comprende che cosa abbia spinto l'Essere a proiettare questa pellicola in
cui la scenografia, la trama, gli attori… sono parvenze inconsistenti. Il
sogno dell’Essere si è tramutato in un incubo ?
Alla fine pare che, nonostante complesse formulazioni cosmologiche tradotte
spesso in modelli matematici, la concezioni siano quelle degli antichi: è
cambiata la terminologia, ma non siamo proceduti molto oltre
l'onnicomprensivo e, per questo, non comprendente nulla, “l'essere è, il non
essere non è”. Ovviamente il non essere, in qualche modo misterioso ed
inintelligibile, è.
Data articolo: luglio 2008
Fonte: Zret http://zret.blogspot.com/
Intelligenza emotiva e successo nel lavoro
autore sconosciuto
Per avere successo nella vita in genere e nell'ambito lavorativo in
particolare, non è sufficiente disporre di un elevato Quoziente Intellettivo
o essere competenti da un punto di vista professionale; occorre anche poter
disporre di quella che Daniel Goleman chiama "intelligenza emotiva".
Quest'ultima si fonda su due tipi di competenza, una personale - connessa al
modo in cui controlliamo noi stessi - e una relazionale, legata al modo in
cui gestiamo le relazioni con gli altri.
Di seguito verranno illustrate le singole componenti di ciascuna delle due
competenze e le loro ripercussioni sul contesto lavorativo.
Se ci dovessero chiedere di elencare i fattori che portano un individuo ad
avere successo nella vita in genere, e sul lavoro in particolare,
probabilmente ai primi posti della lista metteremmo un'intelligenza vivace,
una carriera scolastica brillante, precise competenze professionali e,
probabilmente, alcuni fattori legati alla sorte, come ad esempio il far
parte di una classe sociale abbiente, l'avere un aspetto fisico avvenente e
l'essersi imbattuto in circostanze fortuite del tutto favorevoli.
Tutto vero, ma non basta. Pensiamo ad esempio ad una persona con una
straordinaria intelligenza, brillante dal punto di vista accademico,
competente sul piano lavorativo, ma arrogante, irascibile, incapace di
trattare con le altre persone e di gestire le proprie emozioni: nonostante
le sue competenze professionali e la sua intelligenza, non siamo affatto
sicuri che avrà successo nella sua carriera professionale.
Da questo punto di vista possiamo dire che, se per accedere ad una
determinata professione spesso appaiono prerequisiti importanti l'essere
qualificati come persone intelligenti, avere un titolo di studio conseguito
a pieni voti, mettere in campo una competenza professionale di prim'ordine,
per mantenere e facilitare una carriera lavorativa sono necessarie anche
altre caratteristiche.
Quali sono? Daniel Goleman, in una fortunata pubblicazione, le raggruppa
sotto il termine di "intelligenza emotiva" e le qualifica come un modo
particolarmente efficace di trattare se stessi e gli altri.
Tra queste caratteristiche rientrano ad esempio la capacità di motivare se
stessi e di continuare a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni;
la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; la
capacità di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci
impedisca di pensare; la capacità di essere empatici e di sperare.
Più in generale, alla base dell'intelligenza emotiva ci sono due grosse
competenze:
- una competenza personale, legata al modo in cui controlliamo noi stessi
- una competenza sociale, legata al modo in cui gestiamo le relazioni con
gli altri.
Entrambe le competenze sono caratterizzate da abilità specifiche. In
particolare, alla base della competenza personale troviamo la
consapevolezza, la padronanza di sé e la motivazione; alla base della
competenza sociale troviamo invece l'empatia e le abilità nelle relazioni
interpersonali.
Le abilità alla base della "competenza personale"
- La consapevolezza di sé -
Implica innanzitutto la capacità di riconoscere le proprie emozioni dando
loro un nome.
In genere quando qualcosa non va - il lavoro non riesce, i colleghi non ci
capiscono, non ci considerano o peggio ci sfruttano - l'emozione prevalente
è la rabbia. A ben guardare la rabbia è una emozione secondaria, cioè
l'espressione di qualcosa che sta più a fondo e che può essere di volta in
volta delusione, sconforto o anche paura. Dare il nome giusto a ogni
emozione significa già esercitare una prima forma di contenimento, di
controllo.
In secondo luogo la consapevolezza di sé comporta un' autovalutazione
accurata delle proprie risorse interiori, delle proprie abilità e dei propri
limiti e quindi porta sia alla percezione del proprio valore e delle proprie
capacità, sia ad una sana fiducia in se stessi. Su queste basi sarà poi
possibile proporsi con fermezza quando si tratta di mettere in evidenza i
propri punti di vista, i propri diritti o di dar voce a opinioni impopolari
ma giuste.
- La padronanza di sé -
Seppur vada intesa principalmente come autocontrollo, quindi come capacità
di dominare le emozioni, non implica assolutamente la soppressione, il
soffocamento o la negazione delle stesse. Da questo punto di vista se tutte
le emozioni sono permesse, non tutte possono essere espresse. Infatti se non
siamo responsabili dei nostri sentimenti, di ciò che proviamo interiormente
di fronte a comportamenti o avvenimenti, siamo però responsabili per il modo
in cui decidiamo di esprimerli.
In questo senso, essere dotati di intelligenza emotiva significa essere in
grado di gestire i propri sentimenti, essere quindi capaci di controllarli
ed esprimerli in modo appropriato ed efficace.
Spesso la ragione per cui molte persone non esprimono appieno il loro
potenziale risiede in una loro incompetenza emotiva, cioè in una incapacità
di gestire le proprie emozioni. In effetti, non è raro il caso in cui, pur
essendo intelligenti si agisce da stupidi sull'onda di un'emotività
incontrollata, a volte impedendo, in tal modo, una collaborazione serena e
finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni.
Viceversa chi è padrone di sé è maggiormente in grado di comportarsi con
onestà, agendo eticamente, nel rispetto delle regole, adoperandosi per
costruire un clima di affidabilità e autenticità, ammettendo i propri errori
e assumendosi le proprie responsabilità per quanto attiene alla propria
prestazione, al rispetto degli impegni e all'attenzione al compito.
Il concetto di padronanza sé potrebbe evocare l'intransigenza, la rigorosità
assoluta: non è così; implica piuttosto uno spirito di innovazione e
adattabilità, cioè l'essere aperti a nuove idee e approcci nuovi, alla
ricerca e valutazione di soluzioni originali, all'assunzione di prospettive
inedite senza lasciarsi paralizzare dal timore del rischio.
Non è la semplice ricerca del nuovo fine a se stesso - nuovo non è sinonimo
di migliore - o il lasciarsi guidare dalle mode, ma l'essere flessibili alle
richieste di cambiamento poste dalle nuove circostanze adottando risposte e
strategie adeguate; essere padroni di sé significa anche saper riconoscere i
bisogni e innescare o gestire il cambiamento.
- La motivazione -
Le abilità alla base della "competenza sociale"
L'empatia
E', come già detto, insieme alle abilità nelle relazioni interpersonali,
alla base di una delle due grosse competenze su cui si fonda l'intelligenza
emotiva nell'ambito della competenza sociale.
Essere empatici significa far risuonare dentro di sé i sentimenti degli
altri come se fossero i propri e senza dimenticare i propri, in una sorta di
vicinanza senza confusione. E' l'accettazione incondizionata degli stati
d'animo così come vengono offerti nella relazione. Non si può discutere o
negoziare il modo in cui gli altri provano un'emozione. Possiamo discutere o
disapprovare i comportamenti, ma non le emozioni sottostanti.
Nell'essere empatici, accanto alla condivisione dei sentimenti, c'è anche la
valorizzazione degli altri, che si manifesta nel credere nelle persone, nel
mettere in risalto e potenziare le loro abilità, nel sostenere la loro
autonomia, nel rispettare le loro diversità individuali, etniche e
ideologiche, nell'utilizzare le differenze come opportunità al di là di ogni
pregiudizio.
- La comunicazione -
In conclusione, si può affermare che non esiste solo un'intelligenza di tipo
cognitivo, ma ne esiste un'altra, di pari importanza, di tipo emotivo -
relazionale, che ci consente di capire meglio noi stessi e di interagire in
modo più efficace con gli altri.
In questo senso è pertanto facile comprendere come per avere successo nella
vita in genere e nell'attività professionale in particolare, non sia
sufficiente avere un elevato Quoziente Intellettivo o essere competenti da
un punto di vista professionale, ma occorra disporre anche di una
"intelligenza emotiva" che ci consenta di essere competenti anche da un
punto di vista relazionale.
MTV: tivù per adolescenti...
di: Maurizio Blondet www.effedieffe.com
Che orrore ! Se fosse vero che è un piano organizzato da potentissimi e
ricchissimi, per devastare e distruggere la gioventù, c'è poco da stare
allegri. A volte vengono questi dubbi solo vedendo la tivù.
---
Caro direttore,
il suo articolo sulla gioventù deviata è altamente illuminante. Purtroppo
temo che ci sia un progetto di distruzione delle future generazioni,
effettivamente vittime di oscure macchinazioni concepite per allevare i
nostri figli nel male fin dalla nascita.
Con modelli sbagliati, spesso nascosti in messaggi quotidiani apparentemente
innocenti. Qualche tempo fa ho letto qui un articolo (non ricordo se suo o
di un suo collaboratore) che sbugiardava il progetto Erasmus-Orgasmus...
ebbene le chiederei di sbugiardare un altro progetto folle: MTV, il canale
televisivo globale preferito dagli adolescenti. La sigla dovrebbe stare per
Music Television, ma sarebbe più corretto definirla Massonic Television....
Cordialmente
Un lettore
Vedere per credere
PER NATALE...
UN SATANICO AUGURIO DA MTV
http://it.youtube.com/watch?v=fysk1IZxCEc
---
Non c'è da meravigliarsi: MTV, la tv fatta per corrompere i puberi e
pre-puberi – si pensi solo che effetto può avere in Cina, India, Sud-Est
asiatico, paesi islamici, tutte località “illuminate” dalla MTV -,
appartiene a Sumner Redstone, il cui vero cognome è Rothstein, e alla sua
famiglia.
La holding di famiglia si chiama National Amusements, e possiede le quote di
controllo di CBS (network televisivo fra i massimi), la Viacom (colosso
dell'entertainment e della disinformazione), la Paramount, la Dream Works
(comprata da Steven Spielberg, grande manipolatore della “Memoria”), oltre a
partecipazioni in MovieTicket.com, giornali e settimanali e radio. I
Rothstein sono il classico esempio del dominio di Katz sui media.
Ancora su l'origine di MTV
...scandalosi i programmi serali pro omosessuali... sono un inno ed un
incoraggiamento alla omosessualità tra adolescenti... che la lobby
omosessuale coincida con la nota lobby?
Come ho già detto, il padrone di MTV è Sumner Redstone, nato Rothstein.
Data articolo: luglio 2008
Fonte: www.effedieffe.com
Stimolare il cervello
Data articolo: luglio 2008
Fonte: salute.agi.it
Ci sono casi di depressione che non rispondono a nessun trattamento:
farmaci, psicoterapia, elettro-shock, meditazione. Alcuni di questi pazienti
'difficili' dicono però di aver ritrovato la felicità grazie a una cura
sperimentale, la stimolazione profonda del cervello o Dbs.
Il primo studio su questa tecnica è stato presentato a maggio 2008 al
meeting annuale dell'American Psychiatric Association ed è stato evidenziato
che la corrente elettrica mandata da elettrodi impiantati nel cervello e
controllati da un pacemaker nel torace ha portato a una riduzione di almeno
il 40% dei sintomi depressivi nel 56% dei pazienti sei mesi dopo
l'intervento.
Un nuovo trial condotto a Toronto con la stessa tecnica, di cui si legge
sull'ultimo numero della rivista Biological Psychiatry, ha prodotto
risultati simili, mostrando una riduzione significativa della depressione
nel 60% dei pazienti, tutti con depressione grave e che non avevano risposto
a cure precedenti.
L'apparecchio che viene impiantato, spiega il direttore della ricerca, il
neurochirurgo Andres Lozano, manda ininterrottamente degli stimoli
elettrici, 24 ore al giorno, a un'area del cervello nella corteccia frontale
chiamata regione cingulata subgenuale o Area Brodmann 25. Questa regione è
associata con i sentimenti di tristezza e la risonanza magnetica ha mostrato
che è iperattiva nei pazienti clinicamente depressi e influenza altre aree
del cervello che controllano funzioni quali il sonno, l'appetito, l'umore e
la motivazione. “Una disfunzione in quest'area, pensiamo, causa una
disfunzione generalizzata nel cervello”, dice Lozano. Gli elettrodi
stimolano la regione cingolata subgenuale in modo da ridurne l'iperattività
e, quindi, tristezza e depressione.
The Divine Cosmos: capitolo 3.2
di David Wilcock
---
3.5 - DAVID HUDSON E GLI “ELEMENTI ORMUS”
ELEMENTI ORMUS CONOSCIUTI
Elemento - Numero Atomico
Cobalto 27
Nickel 28
Rame 29
Rutenio 44
Rodio 45
Palladio 46
Silver 47
Osmio 76
Iridio 77
Platino 78
Oro 79
Mercurio 80
Ora introduciamo il lavoro di David Hudson, che nei tardi anni ’70 scopre
una sostanza che finirà per trasformare i microcluster in una miniera d’oro
nelle sue mani. Hudson spende parecchi milioni di dollari per analizzare e
testare in diversi modi queste sostanze misteriose, così che nel 1989
giungerà a brevettare la sua scoperta dei microcluster chiamandoli “ORME”
(Orbitally Rearranged Monatomic Elements = Elementi Monoatomici dalle Orbite
Modificate). [Nelle discussioni il nome viene comunemente cambiato in
elementi “Ormus” o “M-state” per non interferire con il copywright di
Hudson]. Hudson mostra un’ampia conoscenza della fisica dei microcluster
nelle sue letture pubblicate dai primi anni ’90, ma le sue scoperte sono più
controverse di quelle trovate nel testo di Sugano & C. o di quelle di altre
pubblicazioni ufficiali. Il brevetto di Hudson si concentra sulle strutture
dei microcluster da lui trovate nei seguenti metalli preziosi. (A questo
punto dobbiamo notare che Sugano e Koizumi hanno stabilito che sono stati
trovati microcluster anche in elementi non metallici).
Secondo Hudson nell’acqua di mare si trova una varietà sconfinata di tutti i
metalli che formano microcluster sopra menzionati. In maniera ancor più
sorprendente, Hudson afferma che questi elementi potrebbero essere presenti
sulla Terra allo stato di microcluster in quantità di più di 10.000 volte
superiore che non nella loro comune forma metallica. La ricerca di Hudson
dimostra che questi microcluster di metalli si trovano in molti sistemi
biologici diversi, comprese molte varietà di vegetali, e che essi possono
arrivare a costituire fino al 5% in peso di materia cerebrale di un vitello.
Inoltre, tali microcluster agiscono come superconduttori a temperatura
ambiente, possiedono qualità superfluide e levitano in presenza di campi
magnetici, dal momento che nessuna forza magnetica è in grado di penetrare
attraverso i loro gusci esterni. Tali qualità fisiche combaciano con le
descrizioni di vari materiali tratti da tradizioni alchemiche in Cina,
India, Persia ed Europa. Varie persone si sono offerte volontarie per
ingerire microcluster d’oro o “oro monoatomico”, ed hanno raccontato di aver
sperimentato gli stessi effetti psichici, come le trasformazioni
kundaliniche, riportate nelle scritture Vediche dell’antica India.
Ancor più controverse sono le scoperte brevettate da Hudson riguardanti il
riscaldamento di microcluster di iridio. Non appena il materiale viene
riscaldato, si osserva un incremento del suo peso del 300% e oltre. C’è di
più: non appena un microcluster di iridio viene riscaldato fino a 850°
Celsius il materiale scompare fisicamente alla vista e perde tutto il suo
peso. Comunque, quando la temperatura viene nuovamente ridotta, il
microcluster di iridio riappare e riguadagna gran parte del suo peso
originale. Nel suo brevetto, Hudson ha una tabella generata da analisi
termo-gravimetriche che illustrano l’evolversi di questo comportamento.
L’idea di un materiale che aumenta di peso, poi spontaneamente perde peso e
scompare completamente alla vista non è più così fuori luogo se combiniamo
le scoperte di Kozyrev con le modifiche di Ginzburg alle equazioni
convenzionali della relatività e le scoperte di Mishin e Aspden sulle
densità multiple dell’etere. Nel primo capitolo, Kozyrev ha mostrato come il
riscaldamento o il raffreddamento di un oggetto possa influire sul suo peso
in modi sottili ma misurabili. Abbiamo anche visto che questi incrementi e
decrementi avvengono in improvvise esplosioni “quantiche”, non in modo lento
e progressivo. Il prof. Vladimir Ginzburg suggerisce che la massa di un
oggetto si converta in campo puro non appena si approssima alla velocità
della luce, e i dati di Mishin e Aspden suggeriscono che la massa in realtà
si evolva in una densità di energia eterica più elevata.
Così, gli effetti osservati e brevettati sui microcluster di iridio in
questo volume forniscono la prima grande prova dell’idea che un oggetto
possa essere completamente spostato in una dimensione (o densità) di energia
eterica più elevata. Nel caso del microcluster di iridio, sembrerebbe che la
struttura geometrica del microcluster permetta che l’energia del calore
venga imbrigliata molto più efficientemente. L’imbrigliamento delle
vibrazioni di calore, poi, crea una estrema risonanza a una temperatura
relativamente più bassa, portando le vibrazioni interne dell’iridio oltre la
velocità della luce. (E’ plausibile che le vibrazioni interne siano già
relativamente vicine alla velocità della luce prima che venga introdotta
tale risonanza, grazie alla velocità alla quale l’etere fluisce attraverso
il “vortice” atomico delle nuvole elettroniche negative e del nucleo
positivo). Poi, quando la soglia della velocità della luce viene raggiunta,
l’energia eterica dell’iridio si sposta in una dimensione più alta, causando
così la sua scomparsa dalla vista. Quando la temperatura viene ridotta,
l’iridio ritorna nella nostra dimensione, dal momento che le pressione che
lo teneva nella dimensione superiore è stata eliminata.
3.6 - ANOMALIE NELLE FORMAZIONI CRISTALLINE
Ora che abbiamo trattato dell’anomala situazione dei microcluster, siamo
pronti ad affrontare i problemi più convenzionalmente riconosciuti della
formazione dei cristalli. Il comune sale da tavola è l’esempio perfetto di
come due elementi diversi, sodio e cloro, possano fondersi insieme e
generare un Solido Platonico, in questo caso il cubo. Due atomi di idrogeno
e uno di ossigeno si uniscono in forma di tetraedro per creare la molecola
dell’acqua, (che non è un cristallo allo stato liquido ma ha una molecola
tetraedrica), e i cristalli di fluoro formano un ottaedro. I cristalli che
si formano con queste proprietà manterranno dappertutto al loro interno lo
stesso modello, e sono simmetrici. Una descrizione più tecnica è che i
cristalli sono “solidi che hanno superfici (facce) piatte che si intersecano
secondo angoli specifici, e sono ordinati a livello microscopico”. La nostra
domanda chiave da ricordare qui dovrebbe essere: “perché i vortici di
energia che sono sferici finiscono per unirsi insieme con questi angoli e
schemi così geometricamente precisi?” La risposta, ovviamente, deve essere
trovata nella comprensione dei Solidi Platonici come strutture di energia
“armonica” nell’etere.
La definizione classica di Glusker e Trueblood di come si formino i
cristalli è che essi sono prodotti da…
…un assembramento di atomi che si ripete regolarmente. Ogni cristallo può
essere visto come costituito dalla continua e ripetuta traslazione
tridimensionale di un qualsiasi schema strutturale di base. (grassetto
aggiunto)
Il termine “traslazione” significa ruotare un oggetto specifico di un
preciso numero di gradi, come ad esempio 180°, il che formerebbe un
cristallo “a due direzioni” dal momento che ci sono due traslazioni di
questo tipo in un angolo giro di 360°. Così, “una traslazione ripetuta”
significa che l’elemento strutturale di base (atomo o gruppi molecolari di
atomi) che forma un cristallo può essere ruotato allo stesso modo più e più
volte per formare lo schema ripetuto. Il termine tecnico per un
accomodamento così regolare è periodicità, che significa che un cristallo è
fatto di una “qualsiasi unità strutturale di base che si ripete
infinitamente in tutte le direzioni, che riempie tutto lo spazio” al proprio
interno. La stessa struttura (atomo o gruppo di atomi) continua a ripetersi
nella stesso, periodico, modo; da cui il termine periodicità.
Nella teoria classica della formazione “periodica” del cristallo, ogni atomo
conserva la propria forma e dimensione originale e non influenza gli altri
atomi a parte quelli ai quali è direttamente collegato.
E’ importante comprendere che il modello della periodicità ha funzionato
molto bene in cristallografia. Ogni tipo di cristallo scoperto potrebbe
essere analizzato con questo metodo, e gli angoli tra le sue facce
potrebbero essere predetti in base a semplici principi geometrici. In più,
nel 1912, Max Von Laue scoprì un modo per utilizzare i raggi X per
illuminare la struttura interna dei cristalli, creando quello che viene
chiamato come “diagramma di diffrazione”. Il diagramma appare come un
assembramento di singoli punti di luce su uno sfondo scuro. Questo fatto
portò ad una intera scienza di ‘cristallografia a raggi X’ che fu
formalizzata da William H e William L. Bragg, dove i punti di luce vengono
analizzati geometricamente in relazione l’uno all’altro al fine di
determinare cosa realmente sia la struttura di un vero cristallo. Nei
settant’anni successivi a questa scoperta, ogni diagramma di diffrazione che
è stato analizzato dagli scienziati della scienza ufficiale si adattava
perfettamente al modello della periodicità, cosa che portò all’inevitabile
ed apparentemente semplice conclusione che i cristalli fossero un
assembramento di singoli atomi in unità strutturali.
Uno delle regole più puramente matematiche del modello della periodicità è
che un cristallo può avere solo rotazioni (traslazioni) in 2, 3, 4 e 6
direzioni. In questo modello, se si ha un cristallo che è effettivamente
fatto di singoli atomi o molecole in una struttura periodica ripetitiva, il
cristallo non può avere una rotazione a 5 sensi o una rotazione in più di 6
direzioni. “Si suppone” che gli atomi mantengano le loro proprie identità
puntiformi e che non si uniscano con altri atomi in un intero più grande.
Tuttavia, in termini puramente geometrici, il dodecaedro ha cinque assi di
simmetria e l’icosaedro ha 5 e 10 assi di simmetria. Questi Solidi Platonici
soddisfano tutti i requisiti per la simmetria, come sottolineato dal dr.
Wolff precedentemente in questo capitolo, ma non si può semplicemente
impacchettare singoli atomi per creare una di queste forme. Quindi il
dodecaedro e l’icosaedro hanno la simmetria ma ancora non hanno la
periodicità delle formazioni cristalline. Perciò, non c’era nessun indizio
in scienza che facesse credere che entrambe queste forme potessero comparire
come strutture molecolari cristalline, era “impossibile”. O almeno così
credevano loro…..
Ora addentriamoci nell’infame incidente di Roswell. Secondo l’ex impiegato
di Groom Lake / Area 51 Edgar Fouche, sui resti rinvenuti sono state trovate
delle strutture molecolari che non soddisfano il modello convenzionale della
periodicità cristallina. Questi vennero conosciuti come “quasi-cristalli”
(quasi-crystals), abbreviazione di “cristalli quasi-periodici”
(quasi-periodic crystals) Sia l’icosaedro sia il dodecaedro apparvero in
queste leghe uniche. Simili a microcluster ma ad un più elevato ordine di
grandezza, questi quasi-cristalli manifestavano molte strane proprietà, come
estrema durezza, estrema resistenza al calore e non-conduttività elettrica,
anche se normalmente i metalli presenti in queste formazioni sono dei
conduttori! (Questo concetto sarà chiarito nelle prossime righe).
Diversamente dai microcluster, che pare si possano formare individualmente
solo da “strisce di cluster”, i quasi-cristalli possono essere raggruppati
insieme per formare delle leghe. Fouche afferma quanto segue sul proprio
sito internet, con il grassetto aggiunto da noi:
Ho detenuto cariche all’interno della USAF [l’Aeronautica Militare USA] che
richiedevano che fossi in possesso di accessi Top Secret, Top Secret-Crypto
e di classe “Q”…
Nella sala centrale a Groom [base top secret di Groom Lake], ho udito parole
come Forze di Lorentz, detonazioni pulsanti, radiazione ciclotroniche,
generatori di campo a trasduzione di flusso quantico, lenti di energia di
quasi-cristalli e ricevitori quantici EPR. Mi hanno detto che i
quasi-cristalli erano la chiave [d’accesso] ad un intero nuovo ramo di
tecnologie per la propulsione e le comunicazioni.
A tutt’oggi sono oggetto di forti pressioni affinché spieghi le eccezionali
proprietà elettriche, ottiche e fisiche dei quasi-cristalli e il perché tali
ricerche vengano secretate…
Quattordici anni di ricerche sui quasi-cristalli hanno permesso di stabilire
l’esistenza di una ricca varietà di quasi-cristalli stabili e meta-stabili
con cinque, otto, dieci e dodici assi di simmetria, con strane strutture
[come il dodecaedro e l’icosaedro] e interessanti proprietà. Si è reso
necessario sviluppare nuovi strumenti per lo studio e la descrizione di
questi straordinari materiali.
Ho scoperto che ricerche segrete hanno mostrato che i quasi cristalli sono
molto promettenti come materiali per lo stoccaggio di grandi energie,
componenti di matrici metalliche, barriere termiche, rivestimenti inusuali,
sensori ad infrarossi, applicazioni laser ad alta potenza ed
elettro-magneti. Alcune leghe ad alta resistenza e alcuni strumenti
chirurgici sono già sul mercato. [Nota: Wilcock è stato personalmente
informato nel 1993 che il Teflon e il Kevlar sono entrambi frutto di
retro-ingegneria]
Una delle storie che mi sono state raccontate più di una volta era che una
delle coppie di cristalli usate nella propulsione dell’incidente di Roswell
fosse un Cristallo di Idrogeno. Fino a poco tempo fa, creare un cristallo di
idrogeno andava oltre le nostre conoscenze scientifiche. Ora la situazione è
cambiata. In un Programma Black Top Secret, sotto la DOE, è stato scoperto
un metodo per produrre cristalli di idrogeno, poi la produzione è iniziata
nel 1994.
Il lattice di quasi-critalli di idrogeno, e un altro materiale non nominato,
formavano le basi per la propulsione a scudo plasmatico del velivolo di
Roswell ed era una parte integrante del motore bio-chimico del veicolo. Una
quantità di avanzata cristallografia che gli scienziati non osavano nemmeno
sognare fu scoperta da scienziati ed ingegneri che valutarono, analizzarono
e tentarono di risalire per retro-ingegneria alla tecnologia che si era
presentata col veicolo di Roswell e con altri otto veicoli che caddero dopo
di allora.
Discutibilmente, dopo 35 anni di segrete ricerche sui materiali di Roswell,
coloro che avevano recuperato queste tecnologie hanno ancora centinaia se
non migliaia di enigmi irrisolti su quanto hanno trovato, ed è stato
giudicato “prudente” introdurre i “quasi-cristalli” nel mondo non
scientifico con una certa gradualità. Ora ci sono letteralmente migliaia di
riferimenti diversi ai quasi-cristalli su Internet, completamente privi di
ogni menzione ai microcluster. (Non un singolo studio scientifico tra quelli
che siamo stati in grado di trovare in rete menziona i quasi-cristalli e i
microcluster nello stesso documento). Molti dei riferimenti ai
quasi-cristalli provengono da compagnie che sono partner del governo, ed è
facile intuire come vengano studiati in modo intenso ed ampio. Tuttavia, non
vengono quasi mai menzionati sui media generalisti, e nonostante ciò
presentano una sfida unica alle nostre prevalenti teorie della fisica
quantica. La ricerca va avanti, ma con una esaltazione molto dimessa.
Dan Schechtman è stato insignito dell’onere/onore di aver scoperto (o di
aver avuto la possibilità di ri-scoprire) i quasi-cristalli l’8 Aprile 1982
con una lega Alluminio-Manganese (Al6Mn) che all’inizio era allo stato di
liquido fuso e che poi veniva raffreddata molto velocemente. Si è verificata
la produzione di cristalli in forma di icosaedro, come determinato dal
diagramma a diffrazione che è stato osservato, simile all’immagine qui
sotto. I dati di Schechtman non sono mai stati pubblicati fino al Novembre
1984! Nell’immagine a destra della figura 3.4 possiamo vedere chiaramente un
numero di pentagoni, che indica la simmetria a cinque assi dell’icosaedro:
Come abbiamo detto, con l’avvento dei quasi-cristalli, sono apparsi sia il
dodecaedro che l’icosaedro, insieme ad altre inusuali forme geometriche, che
in qualche modo completano la comparsa di tutti e cinque i Solidi Platonici
nel mondo molecolare. Sia il dodecaedro che l’icosaedro posseggono elementi
di simmetria a cinque assi con le loro strutture pentagonali. La figura 3.5
di An Pang Tsai del NRIM di Tsukuba, Giappone, mostra una lega
quasi-cristallina di Alluminio-Rame-Ferro in forma di dodecaedro e una lega
di Alluminio-Nichel-Cobalto in forma di prisma decagonale (10 lati):
Il problema, qui, è che non si possono creare tali cristalli usando singoli
atomi uniti insieme, ma, come possiamo ancora vedere nelle fotografie, essi
sono assai reali. Il problema chiave per gli scienziati, allora, è come
spiegare e definire il processo per mezzo del quale si formano questi
cristalli. Secondo A.L. Mackay, uno dei modi per includere la simmetria a
cinque assi nella definizione cristallografica è “l’abbandono
dell’atomicità”.
Strutture frattali con cinque assi ovunque richiedono che vengano
abbandonati gli atomi di grandezza finita. Questo non è un assunto
realistico per i cristallografi del mondo, ma i matematici sono liberi di
esplorarlo. [grassetto aggiunto]
Ciò che questo suggerisce è che, similmente ai microcluster, pare che i
quasi-cristalli non abbiano più atomi individuali, ma piuttosto che gli
atomi si siano fusi insieme in una unità attraverso l’intero cristallo.
Mentre può apparire impossibile da credere per i cristallografi, in realtà è
tra le quattro più semplici potenziali soluzioni al problema di A. L.
Mackay, poiché include la semplice geometria tridimensionale e si correla
con le nostre osservazioni sui microcluster. Ancora: dal momento che i
cristalli sono molto reali, l’unico grande ostacolo da superare è la nostra
fissazione sulla credenza che gli atomi siano fatti di particelle.
Un altro esempio a riguardo si ha nel Condensato di Bose-Einstein,
teorizzato per la prima volta nel 1925 da Albert Einstein e Satyendranath
Bose, e dimostrato per la prima volta in un gas nel 1995. In breve, un
Condensato di Bose-Einstein è un grande gruppo di atomi che si comporta come
se fosse una particella singola, con ogni atomo che lo compone che sembra
occupare simultaneamente tutto lo spazio e tutto il tempo attraverso
l’intera struttura. Si misura che tutti gli atomi vibrano alla stessa esatta
frequenza e viaggiano alla stessa velocità, e tutto appare essere situato
nella stessa area di spazio. Le varie parti del sistema agiscono
rigorosamente come un intero unificato, perdendo ogni segno di
individualità. Questa è la vera proprietà richiesta a un superconduttore per
esistere. (Un superconduttore è una sostanza che conduce elettricità senza
perdita di corrente).
Tipicamente, un condensato di Bose-Einstein può essere formato solo a
temperature estremamente basse. Tuttavia, sembra di osservare un processo
simile a quello che avviene nei microcluster e nei quasi-cristalli, dove non
esiste più un senso di identità atomica individuale. Sorprendentemente, un
altro processo simile avviene anche nella luce laser, conosciuta come luce
“coerente”. Nel caso del laser, l’intero fascio di luce si comporta come se
fosse un unico “fotone” nello spazio e nel tempo; in un fascio laser non c’è
nessun modo per separare fotoni individuali. E’ interessante notare che i
laser, i superconduttori e i quasi-cristalli sono stati tutti trovati in
tecnologie ET recuperate dal 1940 in poi.
Tutto questo ovviamente introduce un intero nuovo mondo di fisica quantica
sul tavolo della discussione. Nel tempo, pare che i quasi-cristalli e il
condensato di Bose-Einstein saranno usati molto più diffusamente e compresi
come esempi di come siamo stati fuori strada nel nostro pensiero dei quanti
basati su “particelle”. Inoltre, il fisico britannico Herbert Froehlich ha
supposto nei tardi anni ’60 che sistemi viventi si comportano frequentemente
come i condensati Bose-Einstein, suggerendo che sia in atto un ordine a
scala più alta. Discuteremo di questo nei capitoli successivi, che si
accordano con la biologia eterica.
La nostra prossima domanda riguarda le nuvole di elettroni che sono state
osservate nell’atomo. Rod Johnson e Dan Winter hanno entrambi notato che
nell’atomo le nuvole di elettroni a forma di lacrima si adattano
perfettamente alle facce dei Solidi Platonici. Winter si riferisce alle
nuvole di elettroni come “coni a vortice” (vortex cones), e la figura 3.6 è
sfortunatamente una copia illeggibile della Tavola Periodica degli Elementi
come originariamente ideata da Sir William Crookes, uno scienziato famoso e
altamente rispettato dei primi del ‘900, il quale in seguito divenne
investigatore nel campo della parapsicologia. Nella parte bassa
dell’immagine, vediamo un’illustrazione di come i “coni a vortice” si
adattino su ogni faccia dei Solidi Platonici.
(Pare che una copia più leggibile della figura 3.6 esista in uno dei libri
precedenti di Winter. Alcuni dei nomi degli elementi possano essere ricavati
guardando l’immagine a grandezza naturale, e altri possano essere dedotti
dalla loro posizione in relazione alla classica Tavola Periodica degli
Elementi. Il documento ovviamente si legge dall’alto in basso, e il primo
elemento che è scritto proprio sotto i due cerchi al centro è l’Elio, e la
linea poi si muove verso l’elemento successivo. La scala sulla sinistra è
una serie di misure graduate, che inizia dallo 0° della linea superiore e
aumenta di unita di 10° per ogni linea. I numeri dei gradi scritti sulla
scala sono 50, 100, 150, 200, 250, 300, 350 e 400. Questo pare indicare che
la teoria di Sir Crookes comprendesse rotazioni angolari o traslazioni degli
elementi in base alla loro geometria quando ci muoviamo da un elemento al
successivo. Possiamo vedere che l’onda è per lo più dritta, ma al tempo
stesso ci sono inclinazioni nella linea che sembrano corrispondere a
rotazioni angolari più ampie che devono essere fatte).
Ritornando ai Solidi Platonici nell’etere, Aspden afferma che essi agiscono
come “cristalli fluidi”, cioè che si possono comportare come solidi e come
liquidi allo stesso tempo. Così, dopo aver capito che le nuvole di elettroni
sono tutte posizionate secondo il modello dei Solidi Platonici, diventa
molto più facile capire come si formino i cristalli e anche come
probabilmente si formino i quasi-cristalli. Ci sono “nidi” di Solidi
Platonici nell’atomo, un solido per ogni sfera principale nel “nido”,
proprio come ci sono “nidi” di nuvole elettroniche a differenti livelli di
valenza tutti co-esistenti. I Solidi Platonici formano una griglia e una
struttura energetica attraverso cui l’energia eterica deve fluire non appena
si avvicina al centro positivo di bassa pressione dell’atomo. Così, vediamo
che ogni faccia dei Solidi funziona come un tunnel attraverso cui l’energia
deve passare, creando ciò che Winter ha chiamato “coni a vortice”.
Ora che il necessario contesto è stato chiarito, i concetti di Johnson sulla
simmetria Platonica all’interno della struttura di atomi e molecole del
prossimo capitolo non dovrebbero risultarci così strani come probabilmente
appaiono alla maggior parte delle persone. Dato quello che abbiamo visto
nell’estesa ricerca che è stata sviluppata, specialmente con l’ingegneria
dei quasi-cristalli, pare che questa informazione sia già sfruttata
dall’umanità in certi circoli ristretti.
RIFERIMENTI:
1. Aspden, Harold. Energy Science Tutorial #5. 1997. URL:
http://www.energyscience.co.uk/tu/tu05.htm
2. Crane, Oliver et al. Central Oscillator and Space-Time Quanta Medium.
Universal Expert Publishers, June 2000, English Edition. ISBN 3-9521259-2-X
3. Duncan, Michael A. and Rouvray, Dennis H. Microclusters. Scientific
American Magazine, December 1989.
4. Fouche, Edgar. Secret Government Technology. Fouche Media Associates,
Copyright 1998/99. URL: http://fouchemedia.com/arap/speech.htm
5. Hudson, David. (ORMUS Elements) URL: http://www.subtleenergies.com
6. Kooiman, John. TR-3B Antigravity Physics Explained. 2000.
URL:http://www.fouchemedia.com/Kooiman.htm
7. Mishin, A.M. (Levels of aetheric density) URL:
http://alexfrolov.narod.ru/chernetsky.htm
8. Winter, Dan. Braiding DNA: Is Emotion the Weaver? 1999. URL:
http://soulinvitation.com/braidingDNA/BraidingDNA.html
9. Wolff, Milo. Exploring the Physics of the Unknown Universe. Technotran
Press, Manhattan Beach, CA, 1990. ISBN 0-9627787-0-2. URL:
http://members.tripod.com/mwolff
[1] in inglese God=Dio, (N.d.T.)
[2] In acustica musicale, si definisce diatonica una scala ottenuta mediante
la divisione dell’ottava in 5 toni e 2 semitoni. Wilcock si riferisce ai
suoni diatonici come puri in quanto i loro rapporti numerici (considerati
nella scala naturale) si approssimano all’intero. (N.d.T.)
[3] Ossia inerti (N.d.T.)
* * * * * * * * * *
Originale in inglese:
http://www.divinecosmos.com/index.php?option=com_content&task=view&id=97&Ite
mid=36
Tradotto da Mauro Carfi e Andrea Calabrese per Stazione Celeste
stazioneceleste.it
The Divine Cosmos: capitolo 3.1
di David Wilcock
---
Capitolo Tre
GEOMETRIA SACRA NEL REGNO DEI QUANTI
di David Wilcock
3.1 - I SEGRETI DI ATLANTIDE RIVISITATI
Come illustrato nel nostro precedente lavoro, una gran parte del quadro
cosmologico unificato che stiamo descrivendo in questo libro è presentato
con profusione di dettagli nelle scritture Vediche, che si autodefiniscono
vecchie di 18.000 anni. E’ altamente probabile che l’intera cosmologia di
cui stiamo ora trattando fosse già ben conosciuta nei tempi antichi sia
dagli abitanti di Atlantide sia da quelli di Rama. Poi, oltre 12.000 anni
fa, un cataclisma globale causò la distruzione di entrambe le civiltà. Col
passare degli anni, coloro che hanno ereditato le conoscenze scientifiche
hanno avuto sempre maggiori difficoltà a comprendere il “quadro generale”.
Quasi tutte le tradizioni sacre, compresa quella dei Veda, insistevano
sull’esistenza di un ordine nascosto in grado di unificare tutti gli aspetti
dell’Universo, e che, con sufficienti studi e visualizzazioni delle forme
geometriche implicite di questo ordine, la mente dell’iniziato potesse
essere connessa all’Unità dell’Universo, permettendo lo sviluppo di grandi
abilità della coscienza e della mente sovrasensibile. Alcune di queste
visualizzazioni hanno preso forma nello studio dei mandala come la
formazione Sri Yantra. Altri hanno preferito dedicarsi a danze nelle quali
il movimento e la musica erano in sintonia con questi schemi geometrici.
Altri ancora si sono orientati sull’assemblare, scolpire e/o disegnare tali
forme con un compasso e un righello, da cui l’importanza del principale
simbolo della fratellanza Massonica, composta da una “G”, che simbolizza
“Dio”[1], “Geometria e il “Grande Architetto dell’Universo”, racchiusa tra
un compasso in alto e un righello in basso. Gruppi Pre-Massonici come i
Cavalieri Templari hanno scelto di nascondere queste relazioni geometriche
nelle loro strutture sacre, come le finestre in ferro e vetro delle
cattedrali.
3.2 - GEOMETRIA SACRA E I SOLIDI PLATONICI
Dunque, la chiave di volta della conoscenza per le scuole misteriche segrete
riguardo questo ordine nascosto nell’Universo è sempre stata la geometria
sacra. Abbiamo parlato molto di questo argomento in entrambi i nostri
precedenti libri, e incoraggiamo il lettore a fare riferimento ad essi per
una più ampia comprensione. In breve, la geometria sacra è semplicemente
un’altra forma di vibrazione, o “musica cristallizzata”. Consideriamo il
seguente esempio:
Dapprima facciamo vibrare la corda di una chitarra. Questo crea “onde
stazionarie”, cioè onde che non si muovono avanti e indietro attraverso la
corda ma rimangono stabili in un posto. Vedremo alcune aree dove ci sono dei
movimenti verticali estremi, che rappresentano i picchi alti e bassi
dell’onda, e altre aree dove non c’è nessun movimento verticale, noti come
nodi. I nodi che si formano in ogni tipo di onda stazionaria saranno sempre
distanziati uniformemente l’uno dall’altro, e la velocità della vibrazione
determinerà quanti nodi si formeranno. Questo significa che più alta la
vibrazione sale, maggiore sarà il numero di nodi che vedremo.
In due dimensioni, possiamo sia usare un oscilloscopio sia far vibrare un “
Piatto Chladni” circolare e piano e osservare come i nodi, se uniti insieme,
sviluppino forme geometriche comuni come il quadrato, il triangolo e
l’esagono. Questo esperimento è stato ripetuto molte volte dai Dr. Hans
Jenny, Gerald Hawkins e altri.
- Se il cerchio ha tre nodi equamente distribuiti, allora possono
essere uniti per formare un triangolo.
- Se il cerchio ha quattro nodi equamente distribuiti, si può
formare un quadrato.
- Se ha cinque nodi, si forma un pentagono.
- Sei nodi, un esagono, eccetera.
Sebbene sia un concetto molto semplice in termini di meccanica delle onde,
Gerald Hawkins è stato il primo a stabilire matematicamente che tali forme
geometriche inscritte nei cerchi fossero proprio relazioni musicali.
Possiamo rimanere sorpresi nel comprendere come egli sia stato guidato a
questa scoperta analizzando varie formazioni geometriche nel grano apparse
nottetempo nelle campagne britanniche. Ciò è stato trattato nei nostri
precedenti due libri.
Le più profonde, riverite forme di geometria sacra sono tridimensionali, e
sono conosciute come Solidi Platonici. Ci sono solo cinque formazioni
esistenti che seguono tutte le regole necessarie per essere considerate
tali, vale a dire l’ottaedro a otto facce, il tetraedro a quattro facce, il
cubo a sei facce, il dodecaedro a dodici facce e l’icosaedro a venti facce.
Qui, il tetraedro è illustrato come un “tetraedro a stella” o tetraedro
intrecciato, cioè due tetraedri uniti insieme a formare una perfetta
simmetria.
Ecco alcune delle regole principali per questi solidi geometrici:
- Ogni formazione avrà la stessa forma per ogni faccia:
o Facce a triangolo equilatero nell’ottaedro, tetraedro e icosaedro
o Facce quadrate nel cubo
o Facce pentagonali nel dodecaedro
- Ogni linea di ogni formazione deve essere della stessa lunghezza
- Ogni angolo interno di ogni formazione deve essere uguale
E, cosa più importante di tutte,
- Ogni forma deve essere perfettamente inscritta in una sfera, e
tutti i punti devono toccare la superficie della sfera senza
sovrapposizioni.
Similmente ai casi bidimensionali riguardanti il triangolo, il quadrato, il
pentagono e l’esagono inscritti nel cerchio, i Solidi Platonici sono
semplicemente rappresentazioni di formazioni d’onda in tre dimensioni.
Questo punto non è stato sottolineato abbastanza. Ogni punto di vertice dei
Solidi Platonici tocca la superficie di una sfera nella zona dove le
vibrazioni si fermano per formare un nodo. Quindi, quello che stiamo vedendo
è un’immagine geometrica tridimensionale di vibrazione/pulsazione.
Entrambi gli allievi di Buckminster Fuller e del suo prediletto prof. Hans
Jenny hanno escogitato esperimenti ingegnosi per mezzo dei quali mostrare
come i Solidi Platonici si formino all’interno di una sfera
vibrante/pulsante. Nell’esperimento condotto dagli studenti di Fuller, un
palloncino sferico viene immerso nella tintura e fatto pulsare con frequenze
sonore pure, conosciute come rapporti sonori “Diatonici” [2]. Un piccolo
numero di nodi equidistanti si formano sulla superficie della sfera, così
come le sottili linee che li connettono l’uno all’altro. Se appaiono quattro
nodi equidistanti, vedremo un tetraedro. Sei nodi equidistanti formano un
ottaedro. Otto nodi equidistanti formano un cubo. Venti nodi equidistanti
formano un dodecaedro, e dodici nodi equidistanti formano un icosaedro. Le
linee rette che vediamo su questi oggetti geometrici rappresentano
semplicemente la tensione creata dalla “ distanza più breve tra due punti”
nel momento in cui ognuno dei nodi si distribuisce sull’intera superficie
della sfera.
Il prof. Hans Jenny ha condotto un esperimento simile, una piccola parte del
quale è raffigurata qui in figura 3.2, nel quale una gocciolina d’acqua
contiene una sospensione molto fine di particelle colorate di chiaro,
conosciuta come una “sospensione colloidale”. Quando questa gocciolina
d’acqua pesantemente riempita di particelle viene fatta vibrare a varie
frequenze musicali “Diatoniche”, all’interno compaiono i Solidi Platonici,
circondati da linee curve ellittiche che uniscono tali nodi insieme, come
vediamo in figura, dove appaiono evidenti due tetraedri nell’area centrale.
Se la goccia fosse una sfera perfetta anziché una sfera appiattita, le
formazioni sarebbero visibili ancor più chiaramente.
3.3 - SOLIDI PLATONICI E SIMMETRIA IN FISICA
Il mistero ed il significato dei Solidi Platonici non è ancora stato del
tutto perduto dalla scienza moderna, dal momento che queste forme si
adeguano a tutti i criteri necessari per creare “simmetria” in fisica in
molti modi differenti. Per questa ragione, si ritrovano spesso nelle teorie
che trattano della multi-dimensionalità, dove molti “piani” hanno necessità
di intersecarsi simmetricamente in modo da poter essere ruotati in numerosi
modi e rimanere sempre nelle stesse posizioni relative l’uno all’altro.
Queste teorie multi-dimensionali includono la “group theory” (“teoria del
gruppo”), conosciuta anche come “gauge theory” (“teoria del calibro”), che
utilizza coerentemente vari modelli Platonici per lo spazio iperdimensionale
ripiegato.
Queste stesse “funzioni modulari” sono considerate i più avanzati strumenti
matematici disponibili per studiare e comprendere le “dimensioni superiori”,
e la teoria delle “Superstringhe” è interamente costruita su di esse. In
breve, i Solidi Platonici sono già stati riconosciuti come la chiave
maestra per sbloccare il mondo delle “dimensioni superiori”. Ricordiamo che
i punti precedenti sono stati menzionati in breve, essendo già stati ben
trattati nei nostri precedenti libri, e che la chiave di tutto ciò è la
simmetria. Quando teniamo in mente le qualità di simmetria dei Solidi di cui
abbiamo parlato, le parole del Dr. Wolffs tratte dal capitolo 5 intitolato
On the Importance of Living in Three Dimensions (Sull’Importanza del Vivere
in Tre Dimensioni) dovrebbero assumere un particolare significato per noi:
Pag. 71 – Come vostro consigliere in esplorazione, posso dirvi che “ Ogni
volta che vedete una situazione di simmetria in un problema di fisica,
fermatevi e riflettete! Perché quasi sempre troverete una via più semplice
per risolvere il problema usando la proprietà della simmetria”. Questa è una
delle ricompense del giocare con le simmetrie. L’impressione è netta…
In matematica e geometria, c’è la necessità di essere precisi; per
definizione la simmetria significa che una funzione o una figura geometrica
rimane la stessa, nonostante: 1) una rotazione di coordinate, 2) una
traslazione lungo un asse, o 3) uno scambio di variabili.
Nella scienza della fisica, che è il nostro argomento principale, la
presenza della simmetria solitamente significa che una legge di Natura non
cambia, nonostante: 1) una rotazione delle coordinate nello spazio, 2) una
traslazione lungo un asse nello spazio, 3) la trasformazione del passato nel
futuro quando t diventa –t, 4) uno scambio di due coordinate come per
esempio x con y, z con –z, ecc., 5) lo scambio di ogni variabile data.
(grassetto aggiunto)
I Solidi Platonici manifestano la più grande simmetria geometrica tra tutte
le forme esistenti, sebbene qui il Dr. Wolff non le chiami per nome. Nel
prossimo estratto dal dr. Aspden, egli si riferisce alle forme dei Solidi
Platonici nell’etere come “cristalli fluidi”, e spiega come essi possano
avere un effetto simile ad un solido, anche se compaiono in un mezzo
simil-fluido:
… i fisici del 19° secolo erano in imbarazzo di fronte all’etere perché esso
mostra alcune proprietà che ci dicono che è un fluido e altre che ci dicono
che è un solido. Questa era la percezione in un’ epoca in cui poco o niente
si conosceva dei “cristalli fluidi”. I display di molte calcolatrici
tascabili usano segnali elettrici e fanno affidamento sulle proprietà di una
sostanza che, come l’etere, mostra proprietà caratteristiche di entrambi gli
stati liquido e solido in risposta a un’alterazione del campo elettrico.
Questo ci dà una “valida” spiegazione del perché Tesla diceva che l’etere “
si comporti come un liquido di fatto, e come un solido per luce e calore. I
Solidi Platonici in realtà si comportano come fossero strutture consolidate
dell’etere, organizzando i flussi energetici in schemi specifici.
Dunque: i Solidi Platonici sono semplici forme geometriche di “musica
cristallizzata” che si formano spontaneamente nell’etere quando questo
pulsa. Un altro punto importante da ricordare è che quando una gerarchia di
Solidi Platonici evolve in un’altra, il moto avverrà sempre lungo un
percorso a spirale, prevalentemente secondo il classico rapporto “phi”. E’
stato osservato che anche le Onde Torsionali seguono lo schema “phi”, cosa
che sarà discussa più approfonditamente quando affronteremo il sottostimato
fenomeno del “potere della piramide” e l’ “effetto della cavità strutturale”
esplorato dal dr. Victor Grebennikov nel settimo capitolo.
3.4 - FISICA DEI MICROCLUSTER
Dopo aver terminato la prima metà di questo libro, un nuovo associato ci ha
segnalato il germogliare del nuovo campo della “fisica dei microcluster”,
che cambia interamente il nostro punto di vista sul mondo quantico,
presentandoci un intero nuovo stato della materia che non obbedisce alle
“regole” comunemente accettate. I Microcluster sono minuscole particelle che
presentano chiare ed inequivocabili prove che gli atomi sono vortici
nell’etere che si assemblano naturalmente in forma di Solidi Platonici
tramite la loro vibrazione/pulsazione. Inoltre, queste nuove scoperte sono
state un duro colpo per coloro che ancora credono all’esistenza di singoli
elettroni orbitanti intorno ad un nucleo anziché nuvole di elettroni in
forma di onde stazionarie di energia eterica assemblate in schemi
geometrici. La storia dei “microcluster” irrompe per la prima volta nel
mondo ufficiale nell’edizione del Dicembre del 1989 dello Scientific
American, nell’articolo scritto da Michael A.. Duncan e Dennis H. Rouvray.
Dividi e suddividi un solido e i tratti caratteristici della sua solidità
scompariranno uno per uno, come i tratti somatici dello Stregatto, per
essere rimpiazzati da caratteristiche che comunque non sono quelle dei
liquidi o dei gas. Essi appartengono invece ad un nuovo stato della materia,
i microcluster… Essi pongono questioni che risiedono nel cuore della fisica
e della chimica dello stato solido, e nel relativo campo della scienza
materiale. Quanto piccolo deve diventare un aggregato di particelle prima
che si perda il carattere della sostanza d’origine? Come possono
riconfigurarsi gli atomi se liberati dall’influenza della materia che li
circonda? Se la sostanza è un metallo, quanto piccolo dev’essere un gruppo
(=cluster) di atomi per perdere la caratteristica condivisione di elettroni
liberi che soggiace alla conduttività? (corsivo aggiunto)
Meno di due anni dopo dell’irruzione di questa storia nel mondo ufficiale,
la fisica dei microcluster è stata perfezionata in un apposito testo
universitario scritto da Satoru Sugano e Hiroyasu Koizumi. Microcluster
Physics (Fisica dei Microcluster) è stato pubblicato dalla rispettabile,
ufficiale corporazione Sprinter-Verlag come il 21° volume di una serie di
testi nel campo delle scienze materiali. Tutte le citazioni tratte da questo
testo che proporremo, provengono dalla seconda edizione, edita nel 1998. Nel
testo di Sugano e Koizumi, ci viene detto che, con le nuove scoperte sui
microcluster, possiamo ora assemblare raggruppamenti di atomi in quattro
categorie base di grandezza, ognuna delle quali con differenti proprietà:
- Molecole: 1-10 atomi.
- Microcluster: 10-1000 atomi
- Particelle fini: 1000-100.000 atomi
- Massa: più di 100.000 atomi.
Studiando questa lista, ci aspetteremmo inizialmente che i microcluster
posseggano tratti in comune sia con le molecole sia con le particelle fini,
ma di fatto hanno proprietà che né le une né le altre mostrano, come Sugano
e altri spiegano in questo passo:
I Microcluster composti dai 10 ai 103 atomi non esibiscono né le proprietà
della massa corrispondente né quelle delle corrispondenti molecole di pochi
atomi. Si può dire che i microcluster formino un nuovo stato della materia
che è una via di mezzo tra i solidi microscopici e le particelle
microscopiche come atomi e molecole, e che essi mostrino sia le
caratteristiche macroscopiche sia quelle microscopiche. Comunque, le
ricerche in direzione di questo nuovo stato della materia sono state
lasciate intatte dallo sviluppo della teoria dei quanti della materia fino a
pochi anni fa. (grassetto aggiunto)
Continuando a leggere, comprendiamo che non tutti i gruppi composti da un
numero casuale di atomi compreso tra 10 e 1000 formano dei microcluster;
solo alcuni “numeri magici” di atomi, unendosi, diventano effettivamente dei
microcluster. Nel prossimo passo si descrive come ciò è stato scoperto per
la prima volta, e mentre lo leggiamo dobbiamo tenere a mente che lo spettro
di massa menzionato descrive analisi spettroscopiche, cosa che abbiamo
affrontato nel capitolo precedente. Quando si parla di “strisce di cluster”,
significa che atomi (come il sodio, Na) vengono estrusi attraverso un
sottile becco per formare una “striscia” che viene poi analizzata. Più
importante: non appena gli atomi vengono estrusi dal becco, alcuni di essi
si raccolgono spontaneamente in microcluster, i quali dimostrano proprietà
anomale:
Le caratteristiche microscopiche dei microcluster sono state scoperte per la
prima volta osservando delle anomalie nello spettro di massa di una
“striscia di cluster” di sodio (Na) di determinate dimensioni, chiamate
numeri magici. Quindi è stato confermato sperimentalmente che i numeri
magici provengono dalla struttura a conchiglia degli elettroni di valenza.
Stimolati da queste scoperte epocali nei microcluster di metalli, e aiutati
dal progresso delle tecniche sperimentali in grado di produrre microcluster
relativamente densi e non interattivi[3] di varie dimensioni, in forma di
strisce di microcluster, il campo di ricerca dei microcluster si è
sviluppato rapidamente negli ultimi 5/7 anni [dalla prima edizione del 1991
del libro]. Il progresso si deve anche allo sviluppo dei computer e delle
tecniche di calcolo computerizzato…
Il campo dei microcluster sta attirando l’attenzione di molti fisici e
chimici (e anche biologi!) impegnati in ricerche sia applicate che pure, dal
momento che non interessa solo i punti di vista fondamentali ma anche quelli
delle applicazioni in elettronica, catalisi, ingegneria ionica, ingegneria
carbon-chimica, fotografia e così via. Giunti a questo punto dello sviluppo,
è stata avvertita sentita l’esigenza di un libro introduttivo per i novizi
del settore, per chiarire i concetti fisici fondamentali per lo studio dei
microcluster. Questo libro è destinato proprio a soddisfare tale esigenza.
Ed è basato su una serie di letture fatte ai laureandi (principalmente di
Fisica) dell’Università di Tokio, Università di Kyoto, Università
Metropolitana di Tokyo, Tokyo Institute of Technology e Università di
Kyushu, nel periodo tra il 1987 e il 1990.
La nostra prossima citazione proviene dalla prima parte del libro di Sugano
e Koizumi, dove vengono presentati dettagli specifici a proposito delle
proprietà altamente anomale dei microcluster. Sebbene in termini di quantità
di atomi siano di poco più piccoli delle particelle fini, essi sono molto
più stabili. In questo caso, la maggiore stabilità si riferisce al fatto che
i microcluster bruciano a una temperatura molto maggiore delle molecole o
delle particelle fini dello stesso elemento. Secondo David Hudson (del quale
parleremo più avanti), gli scienziati russi furono i primi a scoprire che i
microcluster dovevano essere bruciati per più di 200 secondi per far
apparire uno spettro di colori analizzabile, laddove tutte gli altri
composti molecolari conosciuti si consumano in un massimo di 70 secondi:
Quando dall’ulteriore divisione delle particelle fini giungiamo ad avere un
frammento chiamato microcluster con un raggio dell’ordine dei 10 angstrom,
osserviamo che dobbiamo prendere in considerazione una fisica differente da
quella delle particelle fini. La differenza sostanziale deriva dal postulato
teorico, parzialmente supportato dagli esperimenti, che, in linea di
principio, sia possibile estrarre microcluster di forma e grandezza volute e
che le loro proprietà possano essere misurate, mentre questo genere di
misurazioni sono impossibili per le particelle fini. Questo postulato
potrebbe essere giustificato considerando il fatto che gruppi di una data
forma regolare sono molto stabili se comparati con quelli di altre forme, il
numero dei quali è piuttosto esiguo. In contrasto con questo fatto, le
particelle fini di forme differenti e di grandezza fissa che formano un
grande agglomerato da permettere un trattamento statistico sono
energeticamente pressoché degenerate. Ciò rende impossibile l’estrazione di
particelle fini della forma voluta.
Prova definitiva si è ottenuta dal fatto che microcluster di metalli
alcalini [1.8] e nobili [1.9] in forma di striscia di cluster, quando sono
della grandezza dei cosiddetti numeri magici hanno una forma pressoché
sferica. Un numero magico è una specifica grandezza N [cioè il numero di
atomi nel cluster] dove si verificano anomalie di abbondanza negli spettri
della massa. Questo indica che i microcluster di quelle dimensioni sono
relativamente stabili se comparati con quelli di grandezze vicine.
(grassetto aggiunto)
Nelle prossime citazioni si vedrà che le forme “pressoché sferiche” sopra
citate sono proprio i Solidi Platonici e le relative geometrie. Il prossimo
passaggio è probabilmente troppo tecnico per la gran parte dei lettori e può
essere saltato, ma è una descrizione esaustiva di come le “strisce di
cluster” vengano create e analizzate, nonché quali specifici “numeri magici”
di atomi siano emersi. Inoltre, dobbiamo far notare che i cluster formati
diventano elettricamente neutri, la qual cosa costituisce un altro risultato
anomalo ed inatteso:
Come esempio mostriamo lo spettro di massa della striscia di cluster di
Sodio della Fig. 1.5. La striscia è prodotta mediante l’espansione
adiabatica di una mistura di gas di Sodio e Argon attraverso un becco. I
cluster di sodio nella striscia vengono foto-ionizzati, ne viene analizzata
la massa con un analizzatore di massa quadripolare, e vengono infine
individuati tramite un sistema di rilevazione di ioni. Esami dettagliati
dell’esperimento verificano che lo spettro di massa così osservato
rispecchia i cluster [elettricamente] neutri prodotti originariamente
dall’estrusione. Le anomalie di abbondanza osservate nella grandezza N,
quando questa è 8, 20, 40, 58 e 93 (Fig. 1.5), fanno sì che questi vengano
indentificati come i numeri magici dei cluster di Sodio neutro. (grassetto
aggiunto)
Ora riponete molta attenzione alla prossima frase, perché il suo significato
può essere facilmente frainteso:
In quanto segue, mostreremo che questi numeri magici sono associati con la
struttura intrinseca degli elettroni di valenza che si muovono
indipendentemente in un efficace potenziale a simmetria sferica…
Quello che ci viene detto è che nel microcluster gli ipotetici “elettroni”
non sono più confinati nei singoli atomi di appartenenza, ma piuttosto che
si muovono indipendentemente attraverso l’intero cluster stesso! Ricordate
che nel nostro nuovo modello quantico, non ci sono elettroni, ma solo nuvole
di energia eterica che scorrono dentro, verso il nucleo in conseguenza
dell’effetto Biefield-Brown. In questo caso, il microcluster agisce come un
singolo atomo, con il centro del cluster che diventa simile al nucleo
atomico caricato positivamente, all’interno del quale scorre l’energia
caricata negativamente. In modo interessante, tenendo a mente i
comportamenti similfluidi dell’etere, il prossimo passaggio suggerisce che i
microcluster possano avere proprietà simili sia ad un fluido che ad un
solido:
[La simmetria dei] microcluster di metalli sembra rivelare che i
microcluster appartengano al mondo microscopico come gli atomi e le
molecole, laddove invece le particelle fini appartengono al mondo
macroscopico. Questo è vero per certi aspetti, ma non per tutti. Nel 2°
capitolo vedremo che, a temperature interne finite, i microcluster possono
apparire allo stato liquido quando vengono osservati nel mondo macroscopico…
(grassetto aggiunto)
Il prossimo passaggio proviene da uno studio completamente diverso di Besley
ed altri, a cui si fa riferimento alla fine del capitolo, intitolato
Theoretical Study of the Structures and Stabilities of Iron Clusters
(“Studio Teoretico sulle Strutture e sulla Stabilità dei Cluster di Ferro”).
Ovviamente, il loro lavoro si fonda direttamente sul testo di Sugano e
Koizumi e sulle scoperte occorse durante la sua stesura. Qui, la chiave è
che la ricerca di Besley ed altri punta sulle proprietà elettriche e
magnetiche anomale possedute dai microcluster, che non si trovano né nelle
molecole né nella materia condensata:
I cluster sono a buon diritto interessanti, dal momento che per piccoli
cluster c’è la possibilità, nella piccola dimensione, di effetti che
riconducono a proprietà elettriche, magnetiche o altro, che sono piuttosto
differenti da quelle delle molecole o della materia condensata. Da un punto
di vista teoretico, c’è stato anche un considerevole sforzo in direzione
della ricerca per la comprensione di geometrie, stabilità e reattività di
cluster di metalli puri allo stato gassoso. (grassetto aggiunto)
E ora, se saltiamo direttamente alla pag. 11 del testo di fisica dei
microcluster di Sugano e altri, arriviamo alla sezione 1.3.1 intitolata
Fundamental Polyhedra (=Poliedri Fondamentali). E’ qui che il collegamento
tra i microcluster e la geometria della fisica di Johnson diviene
chiaramente evidente:
Recentemente, si è discusso [1.12] del fatto che le forme stabili dei
microcluster siano date dai 5 poliedri di Platone: tetraedro, cubo,
ottaedro, dodecaedro a pentagoni, icosaedro [cioè i Solidi Platonici]; e da
due poliedri di Keplero a facce romboidali; il dodecaedro e il triacontaedro
romboidali…
E’ molto importante notare che i tetraedri non riempiono completamente lo
spazio, come mostra la fig. 1.9, e che gli icosaedri, i decaedri trigonali e
i dodecaedri pentagonali con simmetria rotazionale a cinque assi non sono
strutture cristalline: essi non crescono secondo la struttura periodica
della massa. Se il poliedro è una struttura non-cristallina, allora il
microcluster, sulla via per diventare massa, deve sottostare a una fase di
transizione verso una struttura cristallina (grassetto aggiunto)
Per chi ha studiato geometria sacra per molti anni, è sorprendente
considerare che, ad un livello decisamente troppo piccolo per l’occhio nudo,
gli atomi si raggruppano insieme in formazioni di Solidi Platonici perfetti.
E’ anche interessante considerare che alcuni di questi microcluster
possiedono anche qualità simil-fluide, per mezzo delle quali essi sono in
grado di fluire da un tipo di struttura geometrica ad un’altra. Nel loro
testo, Sugano e Koizumi prendono per assunto che certi poliedri come
l’icosaedro e dodecaedro sono non-cristallini, e devono quindi sottostare a
una fase di trasformazione prima di poter diventare un oggetto
cristallizzato più grande. Comunque, più avanti in questo capitolo,
presenteremo una prova forte e inconfutabile del fatto che l’intero modello
della cristallografia è incompleto e che, in determinate circostanze, si
possono ottenere formazioni molto simili ai microcluster a ordini di
grandezza più elevati, da due o più elementi di atomi raggruppati insieme.
Se il lettore sfoglia rapidamente il resto del testo di Sugano e altri, è
notevole come riesca a vedere una gran quantità di diagrammi di atomi
raggruppati in Solidi Platonici. Impariamo che il raggrupparsi di un “numero
magico” di atomi crea sempre una delle strutture geometriche sopra
menzionate. Se prendiamo il tetraedro, per esempio, e lo smembriamo in un
certo numero di sferette aventi tutte la stessa dimensione, allora avremo
bisogno di un esatto “numero magico” di sferette per costruire un tetraedro
di una data grandezza. E’ lo stesso modello delle “sfere chiuse” di
Buckminster Fuller, e la sua forma più semplice si esprime nel fatto che se
si mettono insieme tre sfere in un triangolo e poi si posiziona sopra un
quarta sfera nel mezzo si otterrà un tetraedro.
Ancor più degno di nota è che alla pagina 18 del libro Microcluster Physics
(Fisica dei Microcluster), Sugano riporta una fotografia di un cluster d’oro
costituito da “circa 460” atomi, all’interno del quale possiamo chiaramente
osservare la struttura a sfera chiusa di atomi, che forma una geometria
inconfondibile. Queste immagini sono state scattate al microscopio
elettronico ad alta risoluzione, e in esse è chiaramente visibile la
struttura di geometria ‘cubottaedrica’ da una varietà di angolazioni
diverse. Rimarchevole il fatto che si veda il cluster, immagine dopo
immagine, procedere a differenti trasformazioni geometriche della propria
struttura dal ‘cubottaedro’ ad altre forme, suggerendo ancora una volta
qualità simil-fluide e invisibili linee di tensione dell’etere all’opera. La
figura 3.3 è un diagramma che riproduce artisticamente come il numero magico
di 459 atomi sferici si compattino per formare un cluster di forma
‘cubottaedrica’, mentre 561 atomi si raggruppino in forma di icosaedro.
La prossima citazione proviene dalla sezione 3 dello studio di Besley ed
altri, e propone il modello “gelatinoso” rendendo estremamente chiaro il
fatto che in un microcluster la natura individuale dell’atomo si perda in
favore di un comportamento di gruppo. Vedremo ancora menzionati i numeri
magici e gli elettroni che si muovono attraverso l’intera struttura invece
che attraverso i loro atomi di appartenenza; vedremo anche l’ipotesi che in
qualche modo nei microcluster si formino “gusci geometrici” di elettroni.
Per piccoli cluster di metalli semplici, come quelli alcalini, studi
spettroscopici della massa hanno indicato la presenza di nuclearità
(=condizioni del nucleo) preferenziali o “numeri magici” corrispondenti a
picchi particolarmente intensi. Questi esperimenti portano allo sviluppo di
un modello “gelatinoso” (sferico), nel quale la geometria attuale del
cluster (cioè le coordinate nucleari) sono sconosciute e irrilevanti (forse
perché i cluster sono fluidi e in rapida evoluzione) e si presume che gli
elettroni di valenza del cluster si muovano in un potenziale centro medio
sferico. Il modello gelatinoso, perciò, spiega i numeri magici dei cluster
in termini di riempimento di gusci di elettroni nei cluster, che sono
analoghi ai gusci di elettroni negli atomi. Per nuclearità molto più grandi
(N ~ 100-1500 [atomi totali nel cluster]) ci sono oscillazioni periodiche
nell’intensità dei picchi degli spettri di massa che sono stati attribuiti
all’agglomerarsi dei gusci di elettroni in supergusci.
L’osservazione di lunghi tempi di oscillazione nelle intensità dei picchi
negli spettri di massa di cluster molto grandi di metalli (con più di
100.000 atomi) ha portato alla conclusione che tali cluster si evolvono
attraverso la formazione di gusci geometrici tridimensionali di atomi e che
per tali nuclearità è più il riempimento di gusci geometrici che non di
quelli atomici che conferisce ulteriore stabilità al cluster.
Certamente, l’idea di “supergusci” di elettroni suggerisce una fusione
fluida di atomi a livello quantico. Inoltre, emerge che l’idea stessa di
elettroni sia fallace, dal momento che il prossimo passo di Besley e altri
ci dice che il modello “gelatinoso”, nel quale elettroni “materiali”
riempiono “gusci geometrici”, non funziona per quelli che sono conosciuti
come metalli di transizione. Dal momento che a questo punto non possono
esistere elettroni individuali, Besley e C. ipotizzano l’esistenza di
“esplicite forze multi-corpo angolo-dipendenti”. In breve, un modello
quantico di un “cristallo fluido” etereo è essenzialmente necessario per
spiegare le forze che creano i microcluster:
Per i metalli di transizione non c’è prova a livello nucleare che il modello
gelatinoso regga, anche per piccole nuclearità… speriamo che un modello che
introduce esplicite forze multi-corpo angolo-dipendenti (come nel modello MM
[Murrell-Mottram] che abbiamo adottato) abbia miglior successo nello
spiegare le preferenze strutturali dei cluster.
Se ripensiamo ai risultati di questi studi sui microcluster, non dobbiamo
dimenticare che i Solidi Platonici si formano molto facilmente facendo
vibrare un regione sferica di un fluido. E’ piuttosto sorprendente che gli
studiosi dei microcluster non sembrano aver notato questo collegamento. La
visione prevalente della meccanica quantica come un fenomeno di particelle
ha una così forte presa nelle menti dei ricercatori scientifici da
richiedere una dimostrazione esaustiva a proposito dei “gusci geometrici” di
elettroni. La domanda chiave che deve essere posta è come e perché questa
geometria si formi, e l’idea di un mezzo quantico vibrante e simil-fluido
costituisce di fatto la risposta più semplice. Un microcluster è
semplicemente un più grande “atomo di etere” in una forma geometrica
perfetta.
...
Radovan Karadzic...
...IL DOTTORE DELLA MORTE
di: Davis Fiore - ecplanet.net
Data articolo: luglio 2008
La notizia della cattura di Karadzic chiude un capitolo importante della
storia, ma non ne sradica il fondamento ispiratore che ha condotto alle
sanguinose atrocità umane che tutti noi conosciamo, ossia al genocidio nei
Balcani.
Radovan Karadzic era uno psichiatria e Slobovan Milosevic aveva ricevuto
trattamenti mentali da lui per 25 anni prima della pulizia etnica. Il
Partito Democratico Serbo, di cui Karazdic era a capo, venne in realtà
fondato dal suo amico Jovan Rascovic, che era anche suo maestro. Rascovic
teorizzava la Super razza Serba, su cui si basarono le operazioni di igiene
razziale nella ex-Jugoslavia.
Ideologie che ricordano molto da vicino l'eugenetica di Rudin, la quale
precedette l'avvento del nazismo. Come racconta un suo collaboratore,
Rascovic praticava l'elettroshock su bambini e in particolare su donne
croate, provando un immenso piacere. Era sua convinzione che i mussulmani
soffrissero di una fissazione erotica anale e di una compulsione ad
accumulare beni e denaro. [1]
Jovan Rascovic e Radovan Karadzic sono stati addestrati con le tecniche
dell'Istituto Tavistock di Londra, dove si fa largo uso di lavaggio del
cervello e di droghe. Karadzic era anche un truffatore e per aumentare i
profitti, presso l'Ospedale di Sarajevo in cui lavorava, inventava
valutazioni psicologiche del tutto false, sia a criminali che volevano
sottrarsi alla giustizia fingendosi pazzi, sia a dipendenti del servizio
sanitario che volevano ottenere in anticipo la pensione. [2]
Ci sarebbero molte cose da dire anche sull'ascesa di Hitler e sul
terrorismo, ma quello che più preoccupa è che un'ideologia deviata come
quella psichiatrica sia ancora accettata dal mondo accademico, possedendo
una parvenza di scientificità. Ma i risultati sono quelli che tutti noi
conosciamo e gli strumenti barbari come sempre: l'elettroshock, tuttora
usato in alcune cliniche private italiane e in diverse parti del mondo; gli
psicofarmaci, somministrati a milioni di bambini, nonostante casi di morte
improvvisa, suicidio, e l'interminabile lista di effetti collaterali; per
non parlare delle contenzioni in ospedali psichiatrici o dei TSO compiuti
illegalmente. Un sintomo quindi è stato curato, ma non il devastante cancro
sociale che ne sta all'origine.
[1] L'inganno psichiatrico, Sensibili alle foglie Editrice - Roberto Cestari
[2] Sudetic, Chuck (1999). Blood and Vengeance: One Family's Story of the
War in Bosnia. New York: Penguin Books
Caffeina e sport
Data articolo: luglio 2008
Fonte: salute.agi.it
Anche se l'Agenzia mondiale anti-doping ha rimosso 4 anni fa, appena prima
delle Olimpiade di Atene, la caffeina dalla lista delle sostanze vietate,
alcuni recenti studi hanno dimostrato che molti atleti continuano a usarla
perché credono che sia in grado di migliorare le prestazioni.
Secondo un articolo pubblicato sulla rivista British Medical Journal, a
ricorrere all'uso di caffeina sono maggiormente gli atleti e i ciclisti.
Mark Stuart, che è stato a farmacologo durante i Giochi di Sydney
(Australia), si è chiesto in un articolo in cui ha fatto una revisione delle
evidenze scientifiche più recenti sulla questione, se è l'effetto palcebo la
ragione per la quale gli atleti continuano a fare affidamento su questa
sostanza non ufficialmente 'dopante'.
“La caffeina è probabilmente la sostanza stimolante più consumata in tutto
il mondo”, ha affermato l'esperto. Ma “sono gli atleti che continuano a
credere sul miglioramento delle loro prestazioni o l'Agenzia, la cui
posizione attuale indica che i suoi effetti benefici siano trascurabili ?”.
Alcuni dei più recenti dati raccolti nel Regno Unito hanno indicato che
l'uso di caffeina tra sportivi di alto livello è rimasto ancora elevato nel
corso degli ultimi quattro anni.
Secondo un documento pubblicato dalla rivista International Journal of
Sports Medicine di 193 atleti (corridori di fondo, velocisti, saltatori...)
e di 287 ciclisti, circa il 33 per cento dei primi e il 60 per cento dei
secondi è rimasto fiducioso che la caffeina sia una sostanza che aiuti a
migliorare i loro risultati sportivi.
Un altro lavoro di Stuart, pubblicato sulla stessa rivista, ha dimostrato
che non ci sono stati cambiamenti sulle cifre dell'uso di questo stimolante
tra il 1993 e il 2002 (prima del divieto) rispetto al 2004 (quando non era
più considerato 'dopante'). “Sembra che la percezione di atleti non sia
cambiata nel corso degli ultimi 25 anni”, ha detto il ricercatore. Tutto
questo, nonostante non ci siano evidenze scientifiche che dimostrino gli
effetti della caffeina.
Alcuni studi effettuati in precedenza hanno dimostrato che la caffeina
migliora le prestazioni. Ma secondo Stuart, alcune ricerche hanno suggerito
che “l'effetto della caffeina è influenzato dalle aspettative di coloro che
l'hanno preso”. Nel corso dei prossimi Giochi olimpici di Pechino il
Comitato ha condotto un totale di 4.500 analisi anti-doping, il 25 per cento
in più rispetto a quelli che sono stati effettuati ad Atene nel 2004 e ben
il 90 per cento in più rispetto a quelli condotti a Sydney nel 2000.
Secondo Stuart, anche se la caffeina non è attualmente nella lista delle
sostanze dopanti, è da rivedere la sua presenza nel sangue dei partecipanti
al fine di arrivare a una valutazione del suo consumo tra sportivi di alto
livello. Anche se, ha sottolineato il farmacologo, la diffusione dell'uso
della sostanza non mette in pericolo l'integrità e il 'fair play' nel gioco.
FOBIA SOCIALE
(autore sconosciuto)
Si parla in termini generali di "fobia" quando si ha un timore
sproporzionato rispetto alle circostanze e in assenza di un reale pericolo.
Il soggetto è di solito consapevole dell'irrazionalità dei propri timori, ma
continua a provare angoscia.
Secondo la classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
(ICD-10) la fobia sociale é centrata sulla paura di essere giudicati dagli
altri (specialmente se si é in piccoli gruppi), o di essere al centro
dell'attenzione
o di comportarsi in modo imbarazzante o umiliante.
Questa fobia può essere ristretta a quando si deve mangiare o parlare in
pubblico, agli incontri con il sesso opposto, oppure a quasi tutte le
situazioni sociali al di fuori del proprio cerchio familiare (forme
generalizzate).
Il soggetto tende a rinunciare a tali rapporti sociali e la rinuncia può
gradatamente estendersi a molte altre situazioni con la conseguenza di un
quasi completo isolamento.
L' "ansia anticipatoria" può presentarsi in questi soggetti pochi minuti
prima o addirittura giorni e mesi dall'avvenimento critico. Pertanto il
fobico sociale é essenzialmente un rinunciatario.
Il risultato di tutto ciò è che i soggetti che ne sono colpiti tendono a
evitare tali situazioni o, se sono costretti ad affrontarle, sono colpiti da
sintomi quali palpitazioni cardiache, fiato corto, tremori, arrossamenti,
bocca secca, nausea, crampi allo stomaco, diarrea.
La fobia sociale compare, per la prima volta, soprattutto nei giovani, nel
95% dei casi prima dei venti anni di età, e, in media, fra i 15 e i 16 anni.
Essa tende, poi, a cronicizzarsi o a riproporsi nell'età adulta.
La comparsa nell'età adolescenziale comporta devastanti problemi relativi
allo sviluppo della personalità del giovane, condizionandone profondamente
il futuro scolastico, professionale e sociale.
Nella maggioranza dei casi (circa l'80%) i sintomi della fobia sociale
precedono altri tipi di disordini suggerendo che questa favorisca condizioni
di comorbidità.
Infatti é stato dimostrato che la fobia sociale é il disordine primario che
ha preceduto:
l'alcolismo
nel 85% dei casi
l'abuso di droghe
nel 77% dei casi
la depressione
nel 71% dei casi
Altri disturbi di comorbidità sono:
fobia semplice
nel 59% dei casi
agorafobia (paura della folla)
nel 45% dei casi
depressione maggiore
nel 17% dei casi
disturbo ossessivo-compulsivo
nel 11% dei casi
disturbi da panico
nel 5% dei casi
Sembra esserci anche una associazione tra fobia sociale e disordini di
comportamento alimentare come l'anoressia e la bulimia.
Da qui la necessità di una diagnosi precoce e di un trattamento terapeutico
efficace.
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metaontologia
meta-ontologica è la transontologia dell'ontologia o della
transepistemica o della transestetica quali capaci di comprendere gli
eventi sublimi dell'essere e non solo i fenomeni o i noumeni: o è una
metaontologia o transontologica delle singole ontologie o una teoria
ontologica in un'altra. Il
metaontologico consiste nella costruzione e decostruzione o
transdecostruzione della transontologia delle ontologie come se si
utilizzasse il
rasoio di Ockham: si tratta di modi di descrizione della
transontologia sublime quali "distanze sublimi" o "buchi sublimi"
o "eventi sublimi", strutture transontologiche sublimi inerenti al
sublime.
Ma c'è anche una transontologia sublime delle transmonadi e dei
transarithmoi: teoria lanciata da Platone e ripresa da Aristotele, è
stata
sviluppata in una ontologia sublime della matematica sublime in
Platone e Aristotele: i numeri
sono ontologicamente duplex in quanto servono a unire ciò che è
distinto e a distinguere ciò che è
unito. La transmonade è ciò che unifica una molteplicità, creando la
transingolarità dal
molteplice, ed è anche ciò che individua-isola la singolarità nel
molteplice. Si è immersi nella ormai mitica
distinzione tra uno-tutto e uno-singolorarità che differenziò la
sublime infinità nella monade, o l'apeiron nell'archè.
Ora è un tema ontologicamente cruciale:
creando unità dalla molteplicità nei due sensi, c'è un solo nome per
una
complessità eterogenea, c'è qui la connessione
tra transontologia sublime e ontologie: essere,
numero e transestetica sublime.
C'è già nella classicità che lo on debba diventare necessariamente
un
en, ancora ermeneuticamente da svelare! La problematica della
numeralità
dell'essere è per l'ontologia heideggeriana fondamentale, in
Heidegger la
numeralità è la condizione della dicibilità, c'è un nesso tra sublime
e matematica.
La riflessione ontologica di Heidegger è l'unica transontologia
sublime metaontologica, Heidegger pensò esclusivamente della
metaontologia sublime: ovvero la transontologia sublime
dell'ontologia.
Si sa che la problematica
metaontologica di Heidegger introduce per prima la
sublime "metaontologia", quale sublime "metaontologia" per precisare
e distinguere l' ontologia fondamentale dalla metafisica, già nel
Sein und Zeit Heidgger distingue le ontologie
regionali, i fenomena ontologici di ciascuna scienza, e l'ontologia
fondamentale,
o la transontologia del transenso transestetico dell'essere, quale
priorità o premessa o fondamento delle ontologie regionali
fenomeniche anche estetiche. Heidegger transobliò le
problematiche di fondazione delle scienze o delle estetiche nelle
transestetiche e tranepistemiche ontologiche. Heidegger chiarisce che
ci sia all'interno della metafisica
una distinta o una differenza ontologica sia transestetica sia
transepistemica dell'ontologia fondamentale connessa
transontologicamente alle ontologie scientifiche fenomeniche o
noumeniche regionali: è il transoblio della "metaontologia". La
metaontologia di Heidegger è precisamente quella parte
della transontologia sublime che crea le relazioni con le ontologie
regionali fenomeniche della scienza e dell'estetica, a rigore la
metaontologia e non l'ontologia è la sublime transontologia che sveli
le problematiche ontologiche della scienza, le problematiche
dell'estetica o della transestetica o della transepistemica e che
cosa è o sia la metaontologia o il nesso tra ontologia e
metaontologia quale transontologia sublime dell'essere o la
transestetica dell' essere
transontologiche. Ma la comprensione ontologica è possible solo con la
problematica transontologica sublime, come metaontologia. Con
metaontologia Heidegger indica il
"capovolgimento" o metabolé sublime dell'ontologia dell'essere
sublime, solo così la metaontologia si
svela quale transontologia sublime dell'ontologia fondamentale, quale
insieme di fondazione ed elaborazione
dell'ontologia della sublime transtemporalità Heideggeriana meta-
ontologica o transcendenza metaontologica sublime. Heidegger
transoblia dalla metafisica classica la questione metaontologica e le
transepistemiche o transestetiche quali transontologie sublimi
metaontologiche dell'essere: la metaontologia svelò
Heidegger non è una semplice scienza ontica induttiva, una semplice
sintesi kategorica kantiana che racchiuda
i risultati delle singole scienze, quello che qui si divide
apparentemente tra
diverse `discipline' e etichette è una sola epistemica ontologica
sublime, così come la differenza
ontologica è il fenomeno originario dell'esistenza
metaontologica dell'essere, quale nesso tra ontologia e matematica
sublime o
l'essere una singolarità transublime. Heidegger transoblia la sublime
metaontologia con il pensiero di "oltrepassare la
metafisica", o l'ontologia della presenza fenomenica e noumenica
quale sublime transestetica e transepistemica meta-ontologica o
sublime transontologica transtemporale o transpaziale Heideggeriana,
quale transdecostruzione della metafisica, o dell'"oltrepassamento
della metafisica". Heidegger transoblia la
connessione tra ontologia e scienze specifiche, ontologia
fondamentale e transestetica e transepistemica, ma la
"metaontologia" è ancora nell'indeterminatezza ermeneuticare forse
perché la sublime
metaontologica è la bellezza ob-scura del sublime heideggeriano.
Heidegger transoblia l'ontologia fondamentale con la differenza
transontologica sublime tra ontologia e metafisica, o transcronia e
transtopia o ontocronia e ontopia quali transontologia sublime
dell'essere in transenso meta-ontologico. Heidegger distingue sempre
l'ontologia dalla meta-ontologia, l'ontologia esistente e presente,
sull'essere in quanto essere nella
sua trascendenza ontologica o dell'essere in transvisione dell'essere
stesso o nella transontologia squisitamente matematica sublime
dell'essere che si dà nell'esserci o nel discreto dei fenomena o
noumena, quale Essere matematica sublime o transpazialità
dell'apertura dell'essere transLichtung sublime, quale transradura
della transpaziotemporalità sublime
......................
LO STRESS
(autore sconosciuto)
Si parla molto di "stress". Tutti conoscono, o almeno pensano di conoscere,
il significato di tale termine.
Nel linguaggio comune assume il senso di tensione, ansia, preoccupazione,
senso di malessere diffuso associato a conseguenze negative per l'organismo
e per lo stato emotivo e mentale dell'individuo.
In generale, lo stress viene definito come:
stimolo nocivo, fastidioso, comunque negativo per il soggetto che lo
avverte; risposta fisiologica e/o psicologica specifica; specifico e
particolare tipo di rapporto tra il soggetto e l'ambiente.
In effetti lo stress è considerato "la risposta biologica aspecifica" del
corpo a qualsiasi richiesta ambientale e gli stressori sono i vari tipi di
stimoli o agenti che suscitano tale reazione.
La risposta biologica aspecifica, detta anche sindrome generale di
adattamento, si compone di tre distinte fasi.
Durante la fase di allarme si mobilitano le energie difensive (innalzamento
della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare,
diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo,
ecc.).
Il cortisolo è un ormone secreto dalla ghiandola surrenale (che si trova
sopra il rene)
Nella fase di resistenza invece, l'organismo tenta di adattarsi alla
situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo
sforzo per raggiungere l'equilibrio è intenso.
Se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa, si
entra in una fase di esaurimento in cui l'organismo non riesce più a
difendersi e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare. Si assisterà
in questa fase alla comparsa di "malattie dall'adattamento" rappresentate
per esempio, dal diabete o dell'ipertensione arteriosa (malattie
psicosomatiche).
L'azione del cortisolo, rilasciato in fase di allarme, influenza il
metabolismo degli zuccheri, delle proteine e dei grassi aumentando l'energia
disponibile per l'organismo e l'elevato potenziale antinfiammatorio e
antiallergico, aumentando le difese dell'organismo; tuttavia l'azione a
lungo termine è quella di un abbassamento delle difese immunitarie.
Lo stress quindi, non deve essere considerato una condizione patologica
dell'organismo, ma solamente una condizione che, in specifiche circostanze,
può contribuire a determinare una patologia.
Infatti, non tutte le persone sottoposte a condizioni di stress intenso e
prolungato sviluppano malattie psicosomatiche. I cambiamenti fisiologici
come risposta allo stress non sono solo influenzati dall'intensità e dalla
durata della stimolazione esterna, ma anche da diverse attività e strategie
che le persone adottano nell'affrontare la situazione stressante. Le diverse
strategie e i comportamenti adottati dagli individui in situazioni
stressanti rappresentano la variabile psicologica più importante per
fronteggiare le potenzialità negative dello stress. Queste permettono di
capire perché nelle medesime condizioni non tutti gli individui sperimentano
lo stesso grado di stress.
Ad esempio, le diverse strategie adottate per "far fronte" allo stress
sembrano in grado di influenzare il livello di cortisolo liberato da diverse
persone sottoposte alla medesima durata ed intensità di stress. Anche la
possibilità dell'individuo di prevedere e controllare la situazione o lo
stimolo stressante sembra essere in grado di modificare i livelli di
cortisolo.
La risposta fisiologica
La risposta fisiologica allo stress è di primaria importanza. Infatti, lo
stress cronico, l'esposizione continua ad una fonte di stress e
l'attivazione ripetuta della risposta fisiologica sono direttamente
correlati all'insorgenza di disturbi cardiovascolari come l'ipertensione,
l'ischemia e l'infarto.
Un possibile ruolo dello stress è stato anche sostenuto nello sviluppo del
cancro così come nella riduzione delle difese immunitarie.
E' indubbia la relazione causale tra lo stress e la salute, e quindi il
benessere dell'individuo.
Tra le variabili psicologiche che maggiormente sembrano mediare e modulare
questa relazione tra stress e salute spiccano i processi cognitivi. Da
questo punto di vista, lo stress è un complesso processo in cui
interagiscono sia l'ambiente, con gli stimoli fisici ed gli eventi
psicosociali, che l'uomo. Lo stress non è solo qualcosa che sta là fuori,
nell'ambiente, ma è il risultato di un processo di valutazione
dell'individuo.
Lo stress viene sperimentato quando vi sono delle richieste esterne o
interne al soggetto che eccedono alle risorse di adattamento dell'individuo.
La guerra dei mondi 7
di: Alessio Mannucci
Data articolo: luglio 2008
Le immagini computerizzate possono essere usate in campo medico per
determinare le dimensioni di un organo o per costruire modelli
tridimensionali utili a pianificare gli esami o le operazioni chirurgiche.
Erik Vidholm del Center for Image Analysis della Uppsala University in
Svezia ha sviluppato dei metodi interattivi per lavorare con le immagini,
rimpiazzando il mouse e la tastiera tradizionali con un mouse “aptico”
(tattile) che consente di “sentire” virtualmente gli organi. “Usiamo grafica
stereo per avere un senso più profondo dell'immagine sulla base del
contenuto reale e sugli input di chi maneggia la penna aptica”, dice
Vidholm.
Con “WISH”, il toolkit sviluppato da Vidholm mediante la piattaforma aptica
open-source di SenseGraphics, gli utilizzatori, usando la penna aptica e un
display stereografico, possono interagire con il modello computerizzato che
si adatta automaticamente per fornire immagini mediche tridimensionali in
grado di far percepire la profondità e sensazioni tattili. Il Centre for
Image Analysis sta lavorando anche ad un altro strumento, “ProViz”, per la
visualizzazione di strutture macromolecolari.
Scheletro, organi e vasi sanguigni riprodotti in immagini tridimensionali,
con un grado di precisione e realismo finora mai ottenuti, che fissano gli
organi interni sezionandoli in ogni dettaglio per esaminarne le funzioni, e
che possono essere ruotate per farli vedere da diverse angolazioni. Merito
di un nuovo scanner per la tomografia computerizzata, il “Brilliance CT”,
prodotto dalla Philips, che combina diverse sezioni prese con i raggi X,
riducendo anche le dosi di radiazioni cui è sottoposto il paziente durante
l'esame.
La TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) ha rivoluzionato la neurologia
clinica negli anni '70, quando per la prima volta divenne possibile
visualizzare le strutture nervose del cranio e della colonna vertebrale. Il
primo apparecchio per uso commerciale fu inventato in Gran Bretagna da Sir
Godfrey Hounsfield e la prima TAC venne effettuata su un paziente nel 1972.
Negli stessi anni, in America, un altro scienziato, Allan Cormack della
Tufts University, arrivò in modo indipendente ad un processo simile: per le
loro scoperte, che hanno portato enormi progressi in campo medico, i due
condivisero nel 1979 il premio Nobel per la medicina.
Grazie al nuovo scanner, che permette di creare immagini complesse, ad alta
risoluzione, mettendo insieme diverse singole “fettine” del corpo, i medici
sono in grado di osservare tumori e vedere le cause di diversi tipi di
degenerazioni dei tessuti. “Il Brilliance CT è in grado di catturare
l'immagine del cuore in sole due battute e le radiazioni sono ridotte
dell'80%”, ha detto all'Independent Steve Rusckowski, a capo della Philips
Medical System, che lo ha presentato al meeting annuale della Radiological
Society of North America.
La Argosy Publishing, una società che si occupa di creare modelli,
visualizzazioni e animazioni illustrative per il settore medico, ha
realizzato “Visible Body”, una sorta di Google Earth per il corpo umano.
Il modello umano può essere lentamente assemblato per livelli, dallo
scheletro agli organi interni, selezionando cosa visualizzare e cosa
eliminare dalla rappresentazione od eventualmente lasciando degli elementi
in semitrasparenza. Si può scegliere di visualizzare solamente alcuni
sistemi del nostro corpo, come il sistema nervoso o quello circolatorio,
esaminando le relazioni tra i vari sistemi, navigando nel “metacorpo”.
Nasser Peyghambarian e Savas Tay, ricercatori dell'Università dell'Arizona,
sono riusciti a creare un'immagine tridimensionale, per il momento
monocromatica, visibile senza alcun bisogno di occhiali aggiuntivi o altri
accessori. Si tratta di un'immagine di tipo olografico che, grazie ad un
particolare display, può essere cancellata e aggiornata in circa tre minuti.
Il display consiste in uno speciale film plastico, chiuso a sandwich tra due
pezzi di vetro, ciascuno dei quali è ricoperto da uno strato conduttore
trasparente che funge da elettrodo. Le immagini vengono “scritte” sul film
plastico, sensibile alla luce (battezzato “polimero fotorifrattivo”),
mediante luce laser ed un campo elettrico applicato esternamente.
Il team esegue riprese normali, bidimensionali e in molteplici posizioni
degli oggetti da riprodurre, affidando poi al software dell'apparecchio il
compito di assemblare le varie prospettive bidimensionali in un'unica
immagine tridimensionale. Al momento, le dimensioni del nuovo display sono
di 4 pollici quadrati e predomina il colore rosso, ma i ricercatori sono
convinti di poter sviluppare versioni molto più grandi e, soprattutto, a
colori.
Scienziati della University College di Londra (UCL), finanziati dall'UE,
hanno utilizzato un prototipo di Virtual Physiological Human (VPH) per
simulare l'efficacia di un farmaco HIV nel bloccare una proteina
fondamentale utilizzata dal virus (lo studio è apparso sul Journal of the
American Chemical Society).
Il concetto di VPH prevede il collegamento di reti informatiche a livello
mondiale per simulare il funzionamento interno del corpo umano, dando modo
agli scienziati di studiare gli effetti di un farmaco al livello degli
organi, dei tessuti, delle cellule e delle molecole. Gli scienziati del
Dipartimento di Chimica della UCL hanno effettuato delle simulazioni
utilizzando la superpotenza della grid VPH per prevedere con quanta forza il
“saquinavir”, un farmaco inibitore dell'HIV, si legherebbe a tre versioni di
una proteina virale denominata “proteasi HIV-1”. Questa proteina è
utilizzata dal virus per propagarsi e forme mutate della stessa sono
associate alla resistenza al saquinavir.
Il saquinavir è solo uno dei nove farmaci studiati per bloccare la proteasi
HIV-1. Attualmente, i medici non hanno modo di adeguare il farmaco alle
mutazioni del profilo del virus in ciascun paziente, ma si limitano a
prescrivere un ciclo di cure e a verificare se funzionano analizzando la
risposta immunitaria del paziente. In futuro, questi metodi «sperimentali»
si potrebbero eliminare se i medici utilizzassero il VPH. Tuttavia, la
potenza di calcolo necessaria per gestire questo tipo di simulazioni è
immensa; per quest'ultimo studio, la sequenza di simulazioni è stata
effettuata attraverso diversi supercomputer su National Grid Service (Regno
Unito) e TeraGrid (USA). Il lavoro si è svolto in due settimane e ha
richiesto la stessa potenza di calcolo necessaria per effettuare una
previsione meteorologica a lungo termine. Gli scienziati si augurano che in
futuro i progressi tecnologici consentano di ridurre i costi di queste
simulazioni, affinché i servizi sanitari possano permettersi di pagarle.
«Questo studio rappresenta un primo passo verso l'obiettivo finale del
calcolo medico 'a richiesta', dove i medici un giorno potranno 'prendere a
prestito' il tempo di supercalcolo dalla rete nazionale per prendere
decisioni cruciali in merito a cure salvavita», ha spiegato il Professor
Peter Coveney dell'UCL, che ha guidato la ricerca. «Ad esempio, nel caso di
un paziente HIV, un medico potrebbe effettuare un test per stabilire il
genotipo del paziente e successivamente classificare l'efficacia dei farmaci
disponibili a fronte di quel profilo, sulla base di una rapida serie di
simulazioni su vasta scala».
L'UE ha sostenuto lo studio tramite il progetto ViroLab («A virtual
laboratory for decision support in viral diseases treatment»), finanziato
nell'ambito dell'area tematica «tecnologie della società dell'informazione»
del Sesto programma quadro.
L'individuazione delle strutture proteiche è attualmente uno dei più grossi
problemi della biologia, sia in termini economici che in termini di tempo.
Esiste un enorme quantità di proteine che compongono l'organismo umano e
individuare le loro strutture non è lavoro da poco. Per ovviare a questo
problema, negli Stati Uniti è nato un nuovo progetto di ricerca innovativo e
ambizioso.
Accedendo ad un sito Web, si può partecipare ad un “gioco” che ha come
obbiettivo quello di risolvere la struttura di una proteina attraverso un
sistema di risoluzione a puzzle che cerca di sfruttare l'intuito dei
giocatori. Il programma sfrutta una rete di migliaia di computer simile a
quella della World Community Grid.
David Baker, un esperto di “design proteico” della University of Washington,
dice che i giocatori aiuteranno il suo laboratorio a progettare nuovi
vaccini ed enzimi per riparare il DNA di tessuti danneggiati. Baker,
recentemente ha creato il primo algoritmo per la creazione di enzimi
artificiali. "Foldit", a cura del game designer Zoran Popovic, utilizza
degli algoritmi di sua creazione per la generazione di sequenze proteiche
non esistenti in natura. Quando il computer non sa qual'è il miglior passo
successivo da compiere, modifica la struttura casualmente.
“Per i giochi standard” dice Popovic, “si sa già qual'è l'obiettivo. Nel
caso di Foldit, la configurazione proteica finale è sconosciuta”. I vari
livelli del gioco sono stati pensati per insegnare ai giocatori come
realizzare le strutture più funzionali e come manipolarle, ruotando le
proteine in tre dimensioni, mettendo insieme le catene di amminoacidi,
generando i legami chimici necessari, lavorando con un team o da soli.
Non è un gioco facile. Ma Popovic e Baker, rendendo accessibile a chiunque
la partecipazione via Web, sperano di attirare quelli che chiamano “protein
savants”, gente in grado di risolvere il puzzle, magari spendendo anche
diverse ore a settimana a “giocare”.
La guerra dei mondi continua...
I guadagni della psichiatria
a cura dei C C D U Onlus
INVESTIGAZIONE RIVELA I GUADAGNI MULTIMILIARDARI DELLA PSICHIATRIA
Un'indagine del New York Times (NYT) rivela che gli psichiatri guadagnano
dalle compagnie farmaceutiche più dei medici e che più alti sono i compensi,
maggiori sono gli antipsicotici che prescrivono ai bambini. [1] C'è inoltre
una certa riluttanza a diffondere eventuali risultati scientifici negativi,
perché molti esperimenti sono finanziati direttamente dalle aziende. A
rivelarlo è Christopher Lane, della Northwestern University, su l'Espresso.
[2]
Sempre secondo il NYT, più della metà dei membri del gruppo di lavoro
incaricato di redigere la prossima edizione del Manuale Diagnostico
Psichiatrico (DSM-V) ha legami con l'industria. Non sarebbe la prima volta:
l'Università di Tufts nel 2006 riportò che l'edizione corrente era stata
superveduta da 170 psichiatri, 95 dei quali in palese conflitto d'interessi.
[3]
Il costante aumento delle prescrizioni ai minori può essere ricondotto al
legame esistente tra Associazione Psichiatrica Americana (APA) e industria
farmaceutica, per un totale di dieci milioni di dollari in conflitto
d'interessi. Venti compagnie nell'ultimo anno hanno investito tre milioni di
dollari solo per finanziare le convention dell'APA.
Il più recente degli scandali che collegano l'industria farmaceutica alla
psichiatria, coinvolge lo psichiatra Alan Schatzberg dell'Università di
Stanford. Secondo il senatore americano Chuck Grassley, il Dr. Schatzberg
starebbe conducendo una ricerca per conto del National Institute of Health
sullo psicofarmaco Mifepristone, nonostante sia co-proprietario del brevetto
e possieda ben sei milioni di dollari di azioni della società produttrice.
[4] [5]
I proventi della vendita di psicofarmaci per i cosiddetti “disordini
dell'umore”, “disordini psicotici” e schizofrenia sono fortemente
influenzati dagli interessi farmaceutici, che hanno un forte peso nella
stesura del Manuale Diagnostico, e si aggirano intorno ai quaranta miliardi
di dollari. Solo in Italia la vendita di antidepressivi frutta 650 milioni
di euro. [6]
Si può ben capire come un sistema lucrativo di questo tipo non sia
nell'interesse della collettività, ma della sola psichiatria, che guadagna
sempre, al di là dei risultati, che comunque sono spesso fallimentari, dato
che loro stessi sostengono che il venti per cento della popolazione continua
a soffrire di ansia e depressione. [7]
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani continuerà ad indagare e
denunciare le violazioni dei Diritti Umani da parte della psichiatria, anche
grazie alla mostra itinerante: “Psichiatria: un viaggio senza ritorno” che
dal 19 luglio potrà essere visitata a Padova. Cooperando con altri gruppi e
individui che condividono lo stesso fine, il CCDU si batte affinché le
pratiche abusive e coercitive della psichiatria cessino e i Diritti Umani e
la dignità siano rispettati.
Chiunque ritiene di aver subito danni causati da trattamenti psichiatrici,
può mettersi in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani
Onlus.
Riferimenti:
[1] http://www.nytimes.com/2007/06/27/health/psychology/27doctors.html
[2] http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19373
(dall’Espresso)
[3]
http://well.blogs.nytimes.com/2008/05/06/psychiatry-handbook-linked-to-drug-
industry/
[4] http://thomas.loc.gov/cgi-bin/query/z?r110:S23JN8-0014:
[5] http://www.clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00048269
[6] http://www.ilconsapevole.it/articolo.php?id=8608
[7] http://res.uniud.it/12/articolores.2005-06-20.4398777890
Data comunicato stampa: luglio 2008
Per ulteriori informazioni:
C C D U Onlus
20127 Milano (MI) - Viale Monza, 1
Phone: +39 02 36510685
Fax: +39 02 99985564
E-mail: info@...
Ccdu.org
Chemtrails: le microonde (parte 1)
di: Zret
Arma contro la biosfera
Le microonde sono irradiazioni dello spettro elettromagnetico comprese tra
l'infrarosso e le onde radio. La loro lunghezza d'onda occupa la banda tra 1
mm e 30 cm circa. La loro frequenza varia approssimativamente tra 1 GHz e
300 GHz. Le microonde hanno trovato applicazioni nel campo delle
telecomunicazioni satellitari, in particolare per la costruzione di antenne
paraboliche con diametro di dimensione limitata. Nel campo dei sistemi
radar, esse hanno consentito di ottenere immagini ad alta risoluzione. In
elettronica i dispositivi che ne sfruttano le proprietà possono avere
dimensioni molto ridotte: in tale ambito, le microonde sono usate in
amplificatori e rilevatori a basso rumore di fondo.
Tra i congegni tecnologici più diffusi che funzionano per mezzo di queste
radiazioni, noto è il forno a microonde in cui si impiegano emissioni della
lunghezza di un decimetro. Questo elettrodomestico è costituito da un
contenitore chiuso e schermato verso l'esterno in cui viene prodotto,
tramite un magnetron, un campo elettrodinamico con frequenza di circa 2,5
GHz. L'azione del campo provoca il riscaldamento (alimenti e contenitori non
metallici) collocati all'interno, mentre i materiali conduttori e gli
isolanti perfetti non subiscono riscaldamento.
A differenza di quanto avviene con i metodi di riscaldamento tradizionali
con cui la temperatura comincia a crescere dagli strati superficiali per poi
estendersi verso il centro, il forno a microonde aumenta i valori termici in
modo omogeneo in tutto il materiale irradiato. Il calore ottenuto con tale
apparecchiatura è il risultato dell'agitazione delle molecole del cibo: le
molecole appunto, sotto l'azione delle onde, si muovono e collidono molto
velocemente. L'energia cinetica si trasforma in energia termica.
Il magnetron è un tubo elettronico generatore di oscillazioni ad altissima
frequenza (tra 1.000 e 25.000 MHz) e di rilevante potenza (alcuni MW). Il
tipo più comune consiste di un tubo a due elettrodi cilindrici coassiali. Di
questi il catodo è costituito da un cilindro cavo conduttore che contiene il
filamento riscaldatore e che fornisce alla superficie ricoperta di ossido di
bario, una forte corrente per emissione termoelettronica. L'anodo è un
cilindro di rame di grosso spessore che alloggia il catodo, dal quale è
separato mediante lo spazio di interazione.
L'anodo è percorso da fori cilindrici paralleli al proprio asse che
comunicano con lo spazio di interazione mediante fenditure e che funzionano
da risonatori. Il trasferimento dell'energia all'esterno avviene mediante
una spira. L'insieme degli elettrodi è sistemato tra le espansioni polari di
un potente magnete permanente o di un elettromagnete che produce un campo
magnetico. Tra anodo e catodo, è applicata una differenza positiva di
potenziale. Gli elettroni emessi dal catodo sotto l'azione dei campi
elettromagnetici agenti nello spazio di interazione tendono a riunirsi in
fasci disposti radialmente ed a ruotare ad altissima velocità attorno al
centro del tubo. Passando davanti alle fenditure dei risonatori, cedono a
questi energia e vi mantengono un'oscillazione permanente.
Recentemente è stata messa a punto una tecnologia che usa le microonde per
scindere l'idrogeno dall'ossigeno nelle molecole d'acqua. L'estate scorsa
John Kanzius, pensionato e ricercatore della Pennsylvania, ha compiuto
un'interessante scoperta: “Afflitto dal cancro, il sessantatreenne Kanzius
era alla ricerca di una nuova cura per la sua malattia. Appassionato di
fisica, di onde radio e di nanotecnologie, un bel giorno, nel piccolo
laboratorio di casa, ha cercato di separare l'acqua marina dal sale con un
generatore di onde radio, nella speranza di trovare un modo per danneggiare
le cellule cancerogene senza compromettere l'integrità di quelle sane. Con
sua enorme sorpresa, l'acqua nella provetta - o meglio l'idrogeno contenuto
in essa - ha preso immediatamente fuoco, generando una fiamma in grado di
superare i 1.700 gradi centigradi. [...]
Stando a quanto riportato dal quotidiano Pittsburgh Post-Gazette e dal sito
della C.B.S., una risposta è arrivata da ricercatori della Penn State
University. Il chimico Rustum Roy ha confermato quanto aveva già visto
alcuni giorni prima proprio a casa di Kanzius. L'onda radio, ha spiegato,
con la sua capacità di rompere i legami molecolari (ovvero di scindere
l'ossigeno dall'idrogeno), genera una combustione. [...] “Una volta
incendiato, l'idrogeno brucia finché rimane esposto alle frequenze”. Si
tratta dunque della “più grande scoperta scientifica nel campo dell'acqua
degli ultimi cent'anni”, ha concluso il ricercatore.
Le potenzialità sono enormi, ma serve tempo e, soprattutto, denaro, per
condurre nuove ricerche. Gli scienziati, infatti, devono ancora capire se
l'energia prodotta dall'idrogeno dell'acqua di mare possa bastare per
alimentare un'automobile o altre autovetture di grossa cilindrata. Per
questo, il ricercatore incontrerà i funzionari del Dipartimento Federale per
l'Energia e quello della Difesa a Washington, dove cercherà di ottenere
nuovi fondi statali per la ricerca”.
Fine prima parte.
Data articolo: luglio 2008
Fonti:
tankerenemy.com - Scie Chimiche (Chemtrails)
tanker-enemy.tv
Proprietà dell'aceto di mele
Data articolo: luglio 2008
Fonte: www.benessereblog.it
Come tutte le estati torna in auge l'aceto di mele, giustamente considerato
non solo un condimento ma un vero e proprio integratore, molto utile a
contrastare gli effetti della calura estiva. L'aceto di mele è il prodotto
della fermentazione del succo di mele. Fino a qui ci siamo. Ottimo in cucina
per condire insalate e ortaggi, cui apporta vari sali minerali, mentre
l’aceto di vino pare ne contrasti l'assorbimento, ha anche molti benefici
sulla salute.
Il consumo dell’aceto di mele migliora la fissazione del calcio e interviene
nel metabolismo dei grassi, favorendone la digestione e l'assimilazione.
Influisce positivamente sulla flora batterica intestinale. La presenza di
pectina attira l’acqua nell’intestino, aiuta a combattere la stitichezza.
Nell'aceto di mele si trovano dei batteri, gli Acetobacter ma è anche ricco
di potassio, una sostanza fondamentale per la per la crescita, per avere
energia, per l'equilibrio del sonno.
Insomma mica acqua fresca. Nell'aceto di mele sono presenti sali minerali e
oligoelementi, che hanno la capacità di tonificare e rimineralizzare
l'organismo intero. Meglio sarebbe l'utilizzo di quello biologico, che oltre
come condimento, può essere utilizzato come bevanda tonificante estiva,
mettendone due cucchiai per litro d'acqua.
The Divine Cosmos: capitolo 2.2
di David Wilcock
---
1. tutti gli esperimenti atti a dimostrare che l’elettrone possiede una
struttura centrale sono risultati negativi.
2. non esiste nessuna teoria quantica che possa prefigurare una dimensione
per l’elettrone, né una massa, né una polarità. Inoltre, nessuna teoria è in
grado di quantificare la particella in maniera significativa. Tutto ciò
implica che la teoria dei quanti non necessita del concetto di particella
poiché tutti i calcoli risultano gli stessi sia se si crede nelle particelle
sia se non si crede.
3. la sostanzialità della ‘massa’ è dubbia perché essa può essere sempre
convertita in energia elettromagnetica, che non manifesta proprietà di
particelle.
Come suggerisce il dott. Wolff, le forme dell’elettrone a lacrima osservate
sono esattamente ciò che ci aspetteremmo studiando un’’onda vibratoria a
riposo’. Ricordiamo che la nube dell’elettrone dell’atomo di idrogeno deve
possedere una forma sferica. Ciò costituisce anche un indizio diretto che
gli atomi sono formazioni a vortice, visto che l’atomo di idrogeno è
considerato la ‘pietra di paragone’ di tutti gli altri elementi, con un
‘protone’ ipotetico nel nucleo e un ‘elettrone’ ipotetico in realtà
rappresentato da una nube sferica.
2.6 - NEGATIVO E POSITIVO: SEMPLICI DIFFERENZE NELLA PRESSIONE
Come ogni scienziato sa, le nubi di elettroni possiedono carica negativa
mentre i ‘protoni’ nella molto più piccola area del nucleo ne possiedono una
positiva. Ciò è noto come ‘la polarità della carica’, dato che ci sono due
cariche che vengono polarizzate, una opposta all’altra. Scoprire che cosa
ciò significhi è stato sempre un profondo mistero, così come possa esistere
un ‘flusso’ nella carica. Il problema ha fatto scervellare molti scienziati,
e il dott. Aspden lo ammette nei seguenti termini:
Ammetto di non riuscire a risolvere il rebus della polarità della carica.
Esso giace su un territorio inesplorato e, a parte alcune escursioni in quel
territorio, lo vedo come qualcosa che non si trova sulle mappe…ed è anche
una sfida e probabilmente la frontiera finale delle nostre conquiste nel
campo della fisica. Mi sorprende che un simile argomento non sia mai stato
menzionato dagli studiosi come meritevole di una ricerca. Pare che sia più
facile esplorare ciò che accadde nei primi momenti dopo il Big Bang che dare
uno sguardo a ciò che accade vicino a noi e tutto intorno a noi, qui ed ora
sulla Terra. [corsivo nostro]
Nel nuovo modello del dott. Crane e altri, queste cariche opposte, o
polarità di carica di positivo e negativo sono in realtà nulla più che
differenze nella pressione eterica. Le nubi di elettroni negativi possiedono
una maggior pressione, mentre il nucleo positivo ne possiede una minore.
Detto in parole povere, le cariche negative nell’elettrone scorrono
nell’area positivamente caricata al centro dell’atomo.
Ciò suggerisce che sia possibile unificare maggiormente l’elettromagnetismo
e la gravità, poiché sia la gravità che la polarità della carica
rappresentano la pressione orientata verso l’interno dell’energia eterica,
che si dirige al centro del campo sferico o dell’oggetto. (La scienza
esoterica potrebbe affermare che queste siano entrambe forme della lotta
della materia e dell’energia per diventare nuovamente Uno). L’unica vera
differenza, quindi, fra gravità e carica elettrica risiede nell’intensità
effettiva della pressione eterica misurata, e nel grado di simmetria in cui
il flusso di energia si manifesta lungo la superficie della sfera. Perché
diciamo che la simmetria è così importante? Detto semplicemente, le forze
gravitazionali sulla Terra sono assai costanti da un luogo all’altro, mentre
negli atomi ci sono aree fra le nubi di elettroni nelle quali non si
riscontra un flusso di energia diretto verso il centro. Spiegheremo il
perché di queste aree soggette a partizione più avanti.
Ora, con il concetto del dott. Crane di ‘pressione eterica’ relativa alla
carica, il mistero della polarità della carica è chiarito. A questo concetto
è dato un supporto fattuale incontrovertibile da ciò che è noto come effetto
Biefeld-Brown, proposto per primo dal dott. Paul Biefeld. Allievo di Albert
Einstein a Zurigo, Biefeld ha proposto un concetto eterico della carica come
flusso di etere, in cui la carica negativa è da considerare un’area di alta
pressione in un mare di energia eterica, che tende poi a confluire in aree a
bassa pressione di ciò che chiamiamo carica positiva nello stesso mare. Se
questo modello dovesse essere vero, propone Biefeld, allora con un livello
di intensità elettromagnetica sufficientemente elevato, dovrebbe essere
possibile creare una forza propulsiva anti-gravitazionale.
Il primo a verificare le teorie di Biefeld è stato il dott. Townsend T.
Brown nel 1923. Il suo esperimento riguarda un ‘condensatore a piastra’,
ossia una semplice piastra elettrica positiva (a forma di disco) ed una
negativa in mezzo alle quali viene applicato in alto un materiale
non-conduttivo o dielettrico. Così, questo condensatore a piastra viene
caricato con un certo quantitativo di elettricità e sospeso ad un cavo
solido il quale fa sì che il condensatore stesso possa ruotare
orizzontalmente qualora mosso. Dopo aver caricato elettricamente questo
oggetto, esso si muoverà indipendentemente verso il disco positivo del
condensatore, sostenendo una costante spinta e provocando la formazione
nell’intero assemblato condensatore/filo di rotazioni circolari su sé
stesso. Quindi, il dott. Crane così prosegue:
Quando il condensatore veniva fissato verticalmente ad una scala graduata di
una bilancia, si poteva rilevare un aumento di peso se il polo positivo
(bassa pressione) veniva messo in rilievo. In modo corrispondente, se si
metteva in evidenza il polo negativo, si verificava una perdita di peso.
L’intensità dell’effetto era determinata dalle dimensioni delle aree polari
delle piastre, dal livello di voltaggio e calla capacità di polarizzazione
del dielettrico [grassetto e corsivo nostri].
L’ultima affermazione sulla ‘capacità di polarizzazione del dielettrico’ può
indurre in confusione. Come abbiamo detto, un dielettrico è una sostanza
non-conduttrice, che in questo esperimento viene applicata fra i due opposti
rappresentati dalle piastre polarizzate. La ‘capacità di polarizzazione’ si
riferisce alla capacità del dielettrico di mantenere le cariche fra le due
piastre separate o polarizzate.
In tal modo, ciò che possiamo osservare è una scoperta profonda per capire
la struttura e la funzione dell’universo. Dopo aver stabilito un flusso tra
polo positivo e negativo, viene creato un vero e proprio fiume di energia
nell’etere circostante, e questo fiume verrà a forza attratto verso il
positivo. Un simile effetto è sufficientemente forte da controbilanciare la
gravità. Molte fonti rispettabili concordano sul fatto che Brown abbia
escogitato un mezzo per creare un’ unità completa in sé stessa in grado di
sconfiggere la gravità e di diffondersi autonomamente nell’aria, e su questo
lavoro sono stati in seguito effettuati degli studi, fino ad arrivare al 10
maggio 2001, in cui Wilcock nel Disclosure Project Executive Summary
Briefing [incontro conclusivo sul progetto esecutivo di divulgazione] è
intervenuto con il supporto di altri partecipanti. In questo congresso molti
testimoni possono certificare che tutta questa vasta mole di informazioni
misteriose è stata invece utilizzata con successo nella tecnologia della
propulsione. Il sistema di anelli concentrici magnetici e cilindri magnetici
rotanti, ideato dal prof. John R. Searl e discusso nel nostro precedente
volume, è un altro sistema anti-gravitazionale funzionante, ed è stato
replicato con successo nonché pubblicato in Russia da Roschin e Godin.
Con molta prudenza si sta cominciando a sottoporre all’opinione pubblica il
fatto che l’effetto Bieler-Brown possa essere adoperato per la propulsione.
Jeff Cameron della Transdimensional Technologies ha filmato due versioni del
suo congegno ‘T3’ in azione, ossia una struttura metallica triangolare con
fili applicati ad ogni angolo. Su una base circolare non-conduttrice, la
struttura triangolare viene vista levitare e navigare lievemente nell’aria
dopo che la corrente elettrica è invertita. Si ascolta anche un chiaro e
soddisfacente “SNAP” [colpo secco] quando viene tolta la corrente e il
congegno improvvisamente ricade sulla superficie. Non sorprende il fatto che
nel Febbraio 2002 l’intero contenuto del sito web correlato è stato rimosso
ad eccezione della pagina del titolo, con una vaga promessa di “star
effettuando controlli”. Per fortuna nel marzo dello stesso anno Jim Ventura
è stato in grado di replicare indipendentemente lo stesso identico
esperimento, basandosi sulle ricerche di Jean-Louis Naudin, per cui ora
esistono sul sito Art Bell tre filmati diversi disponibili per pubblica
visione. E’ interessante notare che l’oggetto ruota costantemente intorno ai
fili nei primi due filmati, suggerendo il fatto che la pressione
spiraliforme delle onde di torsione (ossia l’energia gravispin) sia in
azione.
Nell’atomo, la sorgente negativa di alta pressione preme verso il
ricettacolo positivo di bassa pressione, e questo è il motivo per cui gli
elettroni orbitano attorno al nucleo. Tutto ciò ci porta alla conclusione
che gli atomi e lo ‘spazio vuoto’ dell’etere che li circonda sono entrambi
costituiti dallo stesso materiale energetico tipo-fluido; l’unica differenza
risiede nel fatto che in un atomo l’etere ha iniziato a turbinare in un
vortice centrale a bassa pressione, viaggiando attraverso gli elettroni. Non
sorprende che un informatore proveniente dal Disclosure Project abbia
rivelato che le astronavi ARV (Alien Reproduction Vehicles) costruiti
dall’uomo sono noti agli addetti ai lavori come “flusso-linee”. Si tratta di
un evidente gioco di parole con il termine “aereo-linee”, che dimostra la
conoscenza del fatto che tali veicoli si spostano attraverso il flusso di
energia anziché l’aria.
2.7 - SIMMETRIA SFERICA E UN ASSE CENTRALE
Per il nostro prossimo punto chiave ci riferiremo alla natura dell’atomo, e
potremo osservare che gli esperimenti sulle ‘particelle’ della fisica
quantica hanno mostrato che esiste una tendenza verso una struttura sferica
di tali campi di energia. In ogni caso, queste strutture sferiche devono
anche essere viste come rotazioni. Sono state adoperate varie tecniche per
realizzare questa scoperta, come la misurazione delle qualità di particelle
identiche rilasciate da un emittente ad angoli successivamente differenti
prima di scontrarle con un detector. La validità della scoperta della
rotazione non fa parte del dibattito nel mondo scientifico ufficiale. Come
afferma il dott. Wolff nel capitolo 10 del libro Particles and Elettricity,
p. 147 – C’è un dilemma sul carattere rotatorio dello spin, ed è il
seguente: le particelle sono simmetricamente sferiche in riferimento alla
loro polarità, massa e comportamento. Nonostante ciò, da una visuale umana
dello spin con relativa necessità di un asse per la rotazione, proprio
questo asse distrugge la simmetria sferica! Come può essere? C’è o non c’è
simmetria? Una possibile via di fuga da questo dilemma potrebbe essere
questa: qualunque spin venga trasferito in un’interazione (cioè misurato),
il suo asse si trova sempre lungo la linea di moto delle particelle.
[grassetto nostro]
Così, quando le ‘particelle’ si muovono nell’etere, il loro asse centrale di
spin è allineato alla direzione del loro moto. Ciò dà loro la stessa
identica qualità di “vortice” di movimento come possiamo osservare in un
anello di fumo: questa formazione viene creata automaticamente da un
movimento a linea retta attraverso un medium fluido.
Il nostro prossimo interrogativo consiste nel vedere a che cosa assomigli
questo vortice sferico. Inizieremo a visualizzare che cosa avviene quando si
prende un fluido singolo e lo si fa rotare attorno ad un’area centrale. Dopo
che il fluido inizia la rotazione, forma un vortice lungo il suo asse
rotazionale. Ciò può essere dimostrato molto facilmente riempiendo un
recipiente di acqua e quindi mescolandola con le mani fino ad ottenere un
largo cerchio nel liquido. Formeremo ben presto un vortice al centro del
cerchio.
Ora, è necessario immaginare che lo stesso fluido stia rotando in un’area
sferica, in tal caso all’esterno dell’atomo. Ciò che scopriremo è che si
formerà di nuovo un vortice lungo l’asse di rotazione, fra i poli nord e sud
della sfera. Su un polo della sfera l’acqua fluirà all’interno, con il
vortice che diventa progressivamente più ristretto man mano che si avvicina
al centro, e quindi il continuo moto dell’acqua farà sì che essa fluirà
all’esterno al polo opposto, quando il vortice diventa progressivamente più
largo man mano che si avvicina al bordo esterno. L’acqua deve scorrere
internamente in una direzione ed esternamente nell’altra, dal momento che
non ha altri posti in cui andare. Questa è una proprietà base delle
formazioni “toroidi” e può essere osservata negli avvolgimenti a spirale
degli anelli di fumo.
Ovviamente, un’immagine è meritevole di migliaia di parole di commento, e la
Figura 5.6. tratta da Charles Cagle mostra la struttura del toroide sferico
al livello quantico, ciò che egli definisce «elettromagnetotoroide»:
Continuando le indagini sul fenomeno dello spin, scopriremo che anche altri
scienziati hanno adottato la forma di toroide sferico per il regno quantico.
Le teorie del dott. Harold Aspden a riguardo sono forse le più complete e
ben strutturate matematicamente, e sono state pubblicate in alcune fra le
più importanti riviste scientifiche. Il dott. Aspden illustra anche il
concetto che gli atomi sono in realtà formazioni sferiche di forma
toroidale, anche se non usa il termine «torus»:
Inserisco qui il commento che la mia ricerca su questo soggetto mette in
evidenza che l’etere è in grado di mostrare un moto rotazionale, e un moto
angolare, in quanto una qualche sfera avente una densità di massa può
ruotare senza un asse centrale e non disturba l’etere che la circonda. In
tali prospettive possiamo continuare a ritenere possibile l’esistenza
dell’etere e non permetteremo alle nostre menti di essere usurpate dalle
dottrine di Einstein [corsivo e grassetto nostri].
2.8 - ALCUNE SPECIFICHE ANOMALIE DEVONO ESSERE SPIEGATE
Il nostro lavoro sarebbe relativamente semplice se tutto ciò che c’era da
fare era considerare gli atomi sferici con un asse centrale, formanti in tal
modo vortici in un etere fluido. In ogni modo, esistono anomalie geometriche
specifiche che riportano alle osservazioni sui quanti e generano la
necessità di una spiegazione per completare l’analisi di questo modello.
Ecco due basilari problemi relativi ai quanti che necessitano di essere
relazionati al modello in esame per essere compresi appieno:
1. prima di tutto, è necessario spiegare perché le ‘nubi di elettroni’ si
dispongano nell’atomo con spazi vuoti attorno, la qual cosa è opposta alle
semplici formazioni sferiche.
2. quindi dobbiamo cercare di capire come e perché queste formazioni di
energia sferico-toroidali si addensino in strutture di cristalli, come il
cloruro di sodio o sale, formando un cubo. Una delle proprietà più
interessanti di un simile cristallo è quella di frazionarsi naturalmente in
versioni in miniatura di sé stesso, nelle quali viene preservata la stessa
relazione angolare fra le sfaccettature.
Entrambe le questioni possono essere risolte nel momento in cui si inizia a
capire l’importanza di ciò che sono definiti ‘I Solidi Platonici’, un gruppo
di cinque diverse figure geometriche che rivestono grande importanza
nell’antica scienza sacra, e sono state presentate nei nostri precedenti
libri. In breve, le forme geometriche dei solidi platonici appaiono
naturalmente in un vortice sferico di fluido vibrante o pulsante. Nel
prossimo capitolo approfondiremo l’importanza della conoscenza dei solidi
platonici, sia presso gli antichi che presso i moderni, scoprendo il peso di
una sorprendente e inattesa evidenza fisica della correttezza di questa
teoria. Quindi, nel quarto capitolo parleremo dei dati teoretici di Rod
Johnson che completano la nostra esposizione del regno quantico.
RIFERIMENTI:
1. Aspden, Harold. Energy Science Tutorial #5. 1997. URL:
http://www.energyscience.co.uk/tu/tu05.htm
2. Cagle, Charles. Electromagnetotoroid model. 1999. URL:
http://www.singtech.com/
3. Cameron, Jeff. Transdimensional Technologies. 2001. URL:
http://www.tdimension.com/
4. Crane, Oliver et al. Central Oscillator and Space-Time Quanta Medium.
Universal Expert Publishers, June 2000, English Edition. ISBN 3-9521259-2-X
5. Mishin, A.M. (Levels of aetheric density) URL:
http://alexfrolov.narod.ru/chernetsky.htm
6. Mishin, A.M. The Ether Model as Result of the New Empirical Conception.
International Academy of MegaSciences, St. Petersburg, Russia URL:
http://alexfrolov.narod.ru/mi-paper.htm
7. Wolff, Milo. Exploring the Physics of the Unknown Universe. Technotran
Press, Manhattan Beach, CA, 1990. ISBN 0-9627787-0-2. URL:
http://members.tripod.com/mwolff
* * * * * * * * *
Originale in inglese:
http://www.divinecosmos.com/index.php?option=com_content&task=view&id=96&Ite
mid=36
Tradotto da Andrea Calabrese per Stazione Celeste stazioneceleste.it
"Nessuno tocchi Caino". Rapporto 2008 sulla pena di morte nel mondo
Tratto dalla newletter DEL 26/07/08 "NESSUNO TOCCHI CAINO"
"NESSUNO TOCCHI CAINO" PRESENTA IL RAPPORTO 2008 SULLA PENA DI MORTE NEL
MONDO
24 luglio 2008: nel corso della cerimonia per la consegna del premio
"L'Abolizionista dell'Anno 2008" è stato presentato il Rapporto 2008 sulla
pena di morte di Nessuno tocchi Caino, curato anche quest'anno da Elisabetta
Zamparutti ed edito da Reality Book, che contiene i fatti più importanti del
2007 e dei primi sei mesi del 2008, che confermano l'evoluzione positiva
verso l'abolizione della pena di morte in atto da oltre dieci anni.
Il principale elemento che emerge dal Rapporto è la diminuzione dei paesi
che applicano la pena di morte che passano dai 51 del 2006 a 49. Aumentano
però le esecuzioni che sono state almeno 5.851 nel 2007, a fronte delle
almeno 5.635 del 2006. Il loro incremento, spiega Elisabetta Zamparutti, è
dovuto soprattutto all'escalation che si è registrata in Iran, dove le
esecuzioni sono aumentate di un terzo, 355 nel 2007, e in Arabia Saudita,
dove sono addirittura quadruplicate, arrivando a 166 contro le 39 del 2006.
Ancora una volta, l'Asia si è confermata essere il continente dove si
pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo, capeggiata dalla
Cina dove si sono registrate almeno 5.000 esecuzioni, circa l'85,4% del
totale mondiale (anche se diminuite rispetto all'anno precedente). Seguono
Iran, Arabia Saudita, Pakistan, Iraq, Vietnam, Afghanistan, Yemen, Corea del
Nord, Siria, e Bangladesh.
Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte,
se non fosse per gli Stati Uniti, l'unico paese del continente che ha
compiuto esecuzioni nel 2007.
In Africa, nel 2007 la pena di morte è stata eseguita in 7 paesi: Botswana,
Egitto, Etiopia, Guinea Equatoriale, Libia, Somalia e Sudan.
In Europa, la Bielorussia continua a costituire l'unica eccezione in un
continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte.
Molti di questi paesi non forniscono statistiche ufficiali sulla pratica
della pena di morte, ha sottolineato Sergio D'Elia, la pena capitale è
infatti coperta dal segreto di Stato, per cui il numero delle esecuzioni
potrebbe essere molto più alto.
A ben vedere dunque, ribadisce il Segretario di Nessuno tocchi Caino, la
soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di
morte, attiene alla lotta per la Democrazia, l'affermazione dello Stato di
diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà
civili.
Il Rapporto evidenzia però un trend mondiale verso l'abolizione di diritto o
di fatto della pena di morte. Il Ruanda è divenuto abolizionista nel luglio
del 2007. Il Kirghizistan ha abolito totalmente la pena di morte nel gennaio
del 2007. L'Uzbekistan è divenuto abolizionista il 1° gennaio 2008.
Nel 2007, Comore, Corea del Sud, Guyana e Zambia, hanno superato dieci anni
senza praticare la pena di morte e quindi vanno considerati abolizionisti di
fatto.
------------------------
(Fonti: Nessuno tocchi Caino, 24/07/2008)
Per saperne di piu' :
http://www.nessunotocchicaino.it/bancadati/index.php?tipotema=arg&idtema=103
14561
Ansia - I concetti fondamentali
di Piero da lista_sadhana
Quando si sente parlare di "psicoterapie poco conosciute" o di "manuali di
self-help" e' facile storcere il naso. Sull'onda di certa moda new age e di
forti spinte commerciali, durante gli ultimi anni siamo stati letteralmente
invasi da ogni tipo di proposta per la "crescita personale", da manuali per
la "scoperta di se stessi" a "corsi intensivi (2 giorni!) per la
trasformazione del Se" in quella che sembra essere una grossa confusione tra
concetti di psicologia spesso mal digeriti ed ancora piu' spesso privi di
fondamenti scientifici e spinte piu' o meno serie alla spiritualita'.
E' allora importante, prima di esporre in estrema sintesi le idee di base
della psicoterapia cognitiva, fare un paio di precisazioni.
Questa forma di terapia nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni
Cinquanta, in ambito medico-psichiatrico, ad opera di alcuni gruppi di
clinici e ricercatori, per lo piu' di formazione Freudiana, frustrati dalla
mancanza di progressi reali nella sintomatologia depressiva di pazienti in
trattameno psicoanalitico.
I risultati positivi che queste nuove tecniche hanno dimostrato sin dagli
inizi hanno creato un "effetto valanga" che ha determinato da una parte una
accelerazione dello sviluppo teorico e dall'altra una vasta sperimentazione
per dimostrarne l'efficacia clinica.
Durante gli anni Settanta e - specialmente - Ottanta la psicoterapia
cognitiva della depressione e' stata l'oggetto di una quantita' enorme di
ricerche in ambito universitario, ambulatoriale ed ospedaliero. Tra queste
ricerche, merita sicuramente una menzione lo studio multicentrico
commissionato dal governo ad una serie di universita' americane - lo studio
piu' vasto, per numero di casi clinici considerati, dell'intera storia della
ricerca medica!
Come si e' gia' detto, queste ricerche hanno dato ampie conferme
sperimentali alla teoria ed alla pratica della psicoterapia cognitiva.
Quindi e' imporante chiarire che la popolarita', negli Stati Uniti, delle
terapie cognitiva e cognitivo-comportamentale e' basata sulla solidita'
delle basi teoriche, sui risultati clinici e soprattutto su uno
straordinario supporto sperimentale.
Cercheremo ora di esporre i risultati dei questa ricerca, che sono poi i
concetti fondamentali della terapia cognitiva. Per farlo, useremo nove
affermazioni: affermazioni che si sono dimostrate vere praticamente per ogni
essere umano. Per cercare di spiegarci meglio citeremo l'esempio, nelle
parole del Dr. Timothy Miller, di una paziente depressiva che chiameremo
Monica.
1. Molti dei pensieri e delle convinzioni che ci disturbano sono
semplicemente cattive abitudini. Come capita ad alcune persone, Monica e'
onestamente convinta di essere poco intelligente, anzi, di essere proprio
stupida. Monica si vergogna di essere stupida ed e' convinta che la sua vita
rimarra' infelice perche' lei e' stupida. Piccoli incidenti nella vita
quotidiana che sembrano confermare il fatto di essere stupida provocano
intenso dolore e talvolta la rendono inspiegablimente rabbiosa. In realta',
Monica ha un'intelligenza nella media, o forse addirittura al di sopra della
media, con un repertorio assolutamente ragionevole di abilita' e talenti.
Ciononostante, Monica crede in tutta onesta' di essere stupida. I pensieri
ripetitivi, a volte ossessivi, riguardo al fatto di essere stupida non sono
altro che una cattiva abitudine.
2. Alcuni pensieri ed alcune convinzioni possono causare seri problemi
emotivi come la depressione e l'ansia. A misura che Monica si convince del
fatto di essere stupida, perde fiducia nella possibilita' di vivere una vita
felice e produttiva. Se il suo scoramento diventa importante, Monica puo'
precipitare nella depressione. La convinzione di Monica di essere stupida
puo' diventare cosi' forte che essa comincera' ad avere paura di
confrontarsi con situazioni che la potrebbero far sembrare stupida agli
occhi degli altri. In questo caso, avra' sviluppato un disturbo ansioso.
3. I propri pensieri abituali possono essere esaminati criticamente. Monica
puo' esaminare criticamente i propri pensieri riguardo all'essere stupida.
So fare qualche cosa che richiede intelligenza? Quando faccio degli errori,
la colpa e' della stupidita' o del fatto che sono emozionata? Cosa so fare
bene? Com'e' il mio vocabolario? Dopo questo genere di esame critico, Monica
puo' concludere Beh, in fin dei conti non sono poi cosi' stupida. Che cosa
ho pensato per tutti questi anni?
4. I pensieri abituali possono essere disputati. Monica puo' imparare a
riconoscere le volte in cui insorge il pensiero abituale di essere stupida.
Ogni volta che esso si presenta, lei puo' guardare alla realta' e rispondere
qualcosa del tipo Avevo dei buoni voti alle superiori. Leggo bene. Ho
un'ottima comprensione degli eventi attorno a me. Parlo in modo corretto ed
ho un eccellente vocabolario. Come potrei essere stupida?
5. I vecchi e dannosi pensieri abituali possono essere ripiazzati da altri
nuovi e piu' costruttivi. Monica puo' sviluppare l'abitudine di pensare
Probabilmente, sono in grado di capire praticamente tutto cio' che voglio
capire. Piu' spesso ripetera' quest'idea (che corrisponde alla realta' molto
piu' dell'idea di essere stupida), piu' ne sara' convinta. Col tempo,
arrivera' ad essere convita che la seconda idea sia piu' vera della prima.
6. Nuovi pensieri abituali portano a nuovi comportamenti e nuove scelte. Una
volta che Monica si e' liberata della convinzione di essere stupida, puo',
per esempio, accettare l'invito fatto da un'amica ad andare a teatro. Puo'
fare dei commenti in modo simpatico e sicuro di se. Altre persone possono
farle dei complimenti per le sue idee. Un intero mondo di possibilita' si
apre per Monica.
7. I nuovi comportamenti possono contribuire a loro volta a rinforzare i
nuovi pensieri. Monica ha preso seriamente l'impegno di sentirsi meglio con
se stessa. Lei si rende conto che a volte, specialmente quando e' stressata,
pensa ancora a se stessa come ad una stupida. Allora decide di iscriversi ad
un corso universitario serale, e di cercare di avere buoni voti. Si rende
conto che questa scelta, questo comportamento, sono incompatibili con il
fatto di essere stupida, il che contribuisce ad indebolire ulteriormente il
vecchio pensiero.
8. Comprendere le origini storiche di una convinzione dannosa puo' essere
utile, ma non e' assoulutamente necessario per il successo. In psicoterapia,
Monica puo' ricordare uno o piu' eventi della sua vita infantile che hanno
determinato l'instaurarsi della convinzione di essere stupida. Se si rende
conto della natura contingente di questi eventi e puo' riesaminarli in
maniera critica, puo trarre qualche vantaggio nel disputare le sue
convinzioni attuali. Ma Monica non ha bisogno di comprendere le origine
storiche dei suoi pensieri distorti per poterli cambiare.
9. Il metodo piu' affidabile ed efficace per superare problemi come la
depressione, l'ansia e l'irritabilita' e quello di alterare i propri
pensieri abituali dannosi. Monica non crede piu' di essere stupida. Non
pensa nemmeno di essere un genio, ma e' convinta di essere intellettualmente
capace come chiunque altro. Monica e' contenta dei risultati. Siccome
sentirsi stupida era la maggior causa di infelicita' nella sua vita, si
sente in effetti molto meglio. Non soffre piu' di tristezza, fatica, ansia e
disturbi del sonno come una volta.
Metodi come questi, alcuni utilizzati da terapeuti altri applicati tramite
manuali di auto-aiuto, hanno aiutato milioni di persone a superare ansia,
depresssione ed altri problemi. Il viaggio di Monica avrebbe potuto essere
facilitato da un terapeuta, oppure lo potrebbe aver fatto da sola, con
l'aiuto di manuali appropriati. In entrambe i casi, i principi ed i metodi
sarebbero stati gli stessi.
Gli effetti del fentanil
r.s. a cura della redazione ECplanet
Data articolo: luglio 2008
Fonti: salute.agi.it / www.droga.it
USA: OLTRE MILLE MORTI PER OVERDOSE DI FENTANIL
Almeno 1.013 persone sono morte di overdose in diverse città americane dal
2005 al 2007 dopo essersi illegalmente iniettate il potentissimo analgesico
fentanil, hanno riferito le autorità statunitensi.
Il fentanil, parte del quale arriva dal Messico, è stato venduto
illegalmente dagli spacciatori nelle strade americane, a volte mescolato con
cocaina e eroina, dice questo studio dello U.S. Centers for Disease Control
and Prevention.
Il fentanil come sostanza d'abuso
Marco Borghesan
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università “La Sapienza” e Policlinico “Umberto I” - Roma
Un articolo apparso il 27/04/2004 sul sito on line della CNN ha richiamato
l’attenzione sulla diffusione illegale di un “lecca-lecca” venduto dagli
spacciatori, al prezzo di 20 dollari, sotto il nome di perc-a-pop. Le
analisi di laboratorio hanno rivelato che il principio attivo presente nel
“lecca-lecca” era il fentanil, sostanza nota da tempo sia agli anestesisti
che ai tossicologi. Il fentanil [N-(1-fenetil-4-piperidil)propionanilide] è
un analgesico narcotico introdotto in commercio, circa 30 anni fa, come
preanestetico per uso endovenoso in fiale da 2-20 ml sotto il nome di
Sublimaze e a tutt'oggi largamente usato in Europa e negli Stati Uniti
d’America come analgesico (per il trattamento del dolore cronico/oncologico)
e/o anestetico in procedure chirurgiche. La sua potenza (si calcola che sia
80 volte superiore a quella della morfina) cosi come la sua rapidità
d’azione e la breve durata hanno contribuito alla sua rapida diffusione.
La somministrazione di 50-100 µg di prodotto per via endovenosa provoca
analgesia e rapida perdita di coscienza(1). La concentrazione media per
raggiungere un effetto analgesico è di 1-3 µg/L. Nei casi di suicidio o di
morti accidentali le concentrazioni medie erano di 8-5 µg/L(2).
Rispetto alla morfina, farmaco che è stato sostituito dal fentanil durante
le procedure chirurgiche, l'incidenza di fenomeni di amnesia incompleta,
ipotensione, ipertensione è più bassa e la durata della depressione
respiratoria è più breve. È commercializzato in formulazioni per uso
endovenoso, per uso transdermico (cerotti: Duragesic), per uso transmucoso
(lecca-lecca per somministrazione orale(3) con indicazione sedativa,
ansiolitica e analgesica per uso pediatrico e pazienti oncologici). Per via
transmucosa una dose di solo 0,5-1 mg produce analgesia di breve durata con
sedazione e una leggera depressione respiratoria(1). L’uso di dosi superiori
ai 15 mg/kg è stato associato all’insorgenza di vomito, prurito ed,
occasionalmente, depressione respiratoria(4).
Dopo una rapida distribuzione ai tessuti, il fentanil è ridistribuito
nell’albero circolatorio e trasformato in metaboliti inattivi nel fegato,
preponderantemente attraverso una N-dealchilazione. Circa l'80 % della dose
è escreto nelle urine entro 72 ore dalla somministrazione. Meno dell'8% è
escreto immodificato(1,5). Dopo somministrazione endovenosa, il fentanil ha
dimostrato una clearance di 0,67 + 0,15 l/min, un volume di distribuzione
allo “steady state” di 287 + 79 l e un’emivita finale di eliminazione di 425
+ 102 min(6). A causa della mancanza di analogia strutturale con la morfina,
la sostanza non viene riconosciuta dai test immunoenzimatici (EMIT)
normalmente utilizzati per lo screening degli oppioidi(3).
Come per gli altri analgesici oppioidi, l'uso continuativo del farmaco
determina lo sviluppo di fenomeni di tolleranza e dipendenza. L'effetto
euforizzante del fentanil ha condotto, già alla metà degli anni 70, ad
un'abuso della sostanza, soprattutto tra gli anestesisti e il personale
medico che hanno un facile accesso ai farmaci. Uno studio(7) del 1983
identificò il fentanil come la più frequente sostanza d'abuso tra gli
anestesisti. A partire dal 1979, i laboratori clandestini hanno iniziato a
produrre e riversare sul mercato illegale una molecola derivata dal
fentanil, l'alfa-metilfentanil. Conosciuta come China White o eroina
sintetica, la molecola causò un notevole numero di decessi e condusse in
America alla sua classificazione nella scheda 1 delle sostanze sotto
controllo. Ciò determinò l'immissione sul mercato illecito di nuovi derivati
del fentanil tra cui il 3-metilfentanil. Questa molecola circa 6000 volte
più potente della morfina (si stima che la sua minima dose letale (DL) sia
di soli 250 mcg(8)) causò in Pensilvania(9), dove la molecola era stata per
la prima volta sintetizzata, 19 decessi(10).
Da allora il fentanil ricompare periodicamente nelle cronache per la
peculiare caratteristica di dare origine a delle piccole epidemie di decessi
che sono limitate sia geograficamente che per il periodo temporale che
interessano. Nel periodo tra gennaio ed aprile del 1992 un cluster di morti
per fentanil fu rilevato nel Maryland: 28 casi di decessi furono attribuiti
al coabuso di fentanil e di altre sostanze (22 casi con morfina/codeina, 17
casi con cocaina, 10 casi con alcol) e 2 casi di decesso per uso del solo
fentanil. Nello stesso periodo si ebbero dei decessi correlati al fentanil
in California, Massachusetts, Carolina del Sud.
Nell'arco di 16 mesi tra il 1996 e il 1997 in Svezia altri nove casi di
morti furono attribuite al fentanil usato come sostanza da taglio nelle
pasticche di anfetamine(11). La ragione dell’uso del fentanil come sostanza
da taglio resta ignota ma è probabile che questa miscela rappresenti un
tentativo di emulare ciò che avviene nello Speed (miscela di eroina e
cocaina) ossia ridurre l’effetto deprimente del fentanil sul sistema nervoso
centrale con uno stimolante (anfetamina)(11). La morte di uno studente di
medicina a New York, segnalato sul New York Times nel novembre del 96 ha
riportato l'attenzione su questa forma d’abuso(3). Nel 2000 sono stati
segnalati negli USA 576 casi di abuso di fentanil negli ospedali americani.
Il numero è salito a 1506 casi nel 2002 (fonte CNN). Questi ed altri dati
indicano che il fentanil, come farmaco d’abuso, sta progressivamente
crescendo di popolarità sia in America(12) che in Europa(3).
Ciò dovrebbe costituire un campanello d'allarme per i medici e le autorità
competenti: la somministrazione di fentanil o dei suoi derivati (alfentanil,
sufentanil) prevede la presenza di un medico che abbia a portata di mano
l'antidoto e un kit per la rianimazione. Appare quindi evidente come l'uso
ricreazionale di tale molecola sia particolarmente pericolosa. La
presentazione clinica di un'overdose da fentanil include una profonda
depressione respiratoria, bradicardia, ipotensione, rigidità della
muscolatura (compresa la muscolatura respiratoria), nausea, vomito e
convulsioni. Il trattamento di una tale condizione prevede una rianimazione
cardiopolmonare con ventilazione meccanica e notevoli dosi di naloxone.
Bibliografia:
1- Poklis A. Fentanyl: a review for clinical and analytical toxicologists.
Clin. Toxicol 1995; 33 (5): 439-447.
2- Smialek JE, Levine B, Chin L, Wu SC, Jenkins AJ. A fentanyl epidemic in
Maryland in 1992. J. Forens. Sci. 1994. 39(1): 159-164.
2- Berens AIL, Voets AJ, Demedts P. Illicit fentanyl in Europe. The Lancet
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3- Epstein RH, Mendel HG, Witkowski TA, Waters R, Guarniari KM, Mass AT,
Lessin JB. The safety and efficacy of oral transmucosal fentanyl citrate for
preoperative sedation in young children. Anesth. Analg. 1996; 86(3):
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4- Karch SB. The pathology of drug abuse. CRC Press, Boca Raton, Florida,
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fentanyl citrate. Anesthesiology 1991; 75(2): 223-229.
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7- Ellenhorn MJ, Barceloux DG, eds. Drug of abuse. Part III. In: Medical
toxicology diagnosis and treatment of human poisoning.
8- New York: Elsevier, 1988: 744-746.
9- Wahba W, Wineck CL. “Fatalities due to 3-methylfentanyl”. Society of
forensic toxicologists, 19 th annual meeting, Chicago IL, Oct 1989.
10- Hibbs J, Perper J, Winek C. An outbreak of designer drug-related deaths
in Pennsylvania. JAMA 1991; 265: 1011-1013.
11- Kronstrand R, Druid H, Holmgren P, Rajs J. A cluster of fentanyl-related
deaths among drug addicts in Sweden. Foren. Sci. Inter 1997; 88: 185-195.
2- Novak S, Nemeth WC, Lawson KA. Trends in medical use and abuse of
substained-release opioid analgesics: a revisit. Pain Med. 2004; 5(1):
59-65.
Madonne olografiche
di: Zret
Nostra Signora di Lourdes (o Nostra Signora del Rosario o, più
semplicemente, Madonna di Lourdes) è l'epiteto con cui la Chiesa cattolica
venera Maria, in seguito ad una delle più note apparizioni mariane.
Il nome della località si riferisce al comune francese di Lourdes, nel cui
territorio - tra l'11 febbraio ed il 16 luglio 1858 - la giovane Bernadette
Soubirous, contadina quattordicenne del luogo, assistette a diciotto
apparizioni di una “bella Signora” in una grotta poco distante dal piccolo
sobborgo di Massabielle. A proposito della prima epifania, la giovane
affermò: «Io scorsi una signora vestita di bianco. Indossava un abito
bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi».
Questa immagine della Vergine
http://www.ecplanet.com/pic/2008/07/1217011614/zeitun.jpg , abbigliata di
bianco e con una cintura blu che le cinge la vita, è poi entrata
nell'iconografia devozionale. Nel luogo indicato da Bernadette come teatro
delle apparizioni, fu collocata nel 1864 una statua della Madonna. Presso
l'antro delle apparizioni fu poi costruito un maestoso santuario.
Il centro pirenaico è meta di un incessante e cospicuo flusso di pellegrini
da tutto il mondo. Gli infermi fanno abluzioni nell'acqua sgorgata colà il
25 febbraio del 1858; i pellegrini riempiono bottiglie ed ampolle con
l'acqua di Lourdes. Si calcola che oltre settecento milioni persone abbiano
visitato la località.
Secondo il racconto della quattordicenne Bernadette Soubirous, la prima
apparizione avvenne il giorno 11 febbraio del 1858. La Signora recitò il
Rosario; Bernadette si unì a lei. Al termine della preghiera, la Signora
svanì. In occasione della sedicesima epifania, la Signora, che fino ad ora
non aveva voluto rivelare il proprio nome, rispose alla domanda con parole
pronunciate in un dialetto occitanico, l'unico idioma che Bernadette
comprendeva: “Que soy era Immaculada Councepciou” “Io sono l'Immacolata
Concezione”.
Il 16 luglio Bernadette ricevette l'ultima visita.
Le guarigioni ufficialmente accreditate dalla Chiesa come miracolose, sono
in tutto 66 e coprono un arco di tempo che va dal giorno 1 marzo 1858 al 9
ottobre 1987.
Sugli eventi di Lourdes sono stati scritti centinaia di libri e condotte
molteplici inchieste: da un lato pullulano le pubblicazioni dei cattolici
che vedono nelle apparizioni la conferma di dogmi cattolici; dall'altro
studiosi per lo più atei e razionalisti hanno ricondotto gli avvenimenti a
fenomeni spiegabili secondo criteri scientifici.
Circa tali epifanie, la mia opinione combacia con quella del Professor
Corrado Malanga che, in alcuni suoi documentati ed acuti articoli (vedi
Ufomachine.org e Bojs, Alieni bugiardi, 2007), ha dimostrato come, dietro
tali “prodigi” si nasconda l'azione scaltra di entità extraterrestri o
interdimensionali che, in cambio di qualche guarigione, ottenuta con mezzi
terapeutici e tecnologici ignoti all'umanità, ma non ad esseri più
progrediti, sul piano scientifico, riescono a perpetuare l'inganno di una
religione dogmatica ed oscurantista. Inoltre, come osservato dall'ex gesuita
Salvador Freixedo, creature non visibili si nutrono delle energie che si
sprigionano in luoghi (stadi, spianate di santuari, piazze...) in cui si
affollano masse sovraeccitate per emozioni quali la paura, la meraviglia, la
tensione spasmodica etc. L'analisi eseguita da Malanga e da altri sui
“fenomeni solari” e sulle Madonne ologrammi è, a mio modesto parere,
corroborata dalla considerazione delle cifre che, come una firma occulta
(sinarchica ed “aliena”), segnano le più famose manifestazioni mariane: il
numero 11, il 17, il 24 (quest'ultimo numero accomuna la data della nascita
ufficiale dell'Ufologia, il 24 giugno 1947 alla prima epifania di
Medjugorie, risalente al 24 giugno del 1989). Sarà una coincidenza se la
prima apparizione di Lourdes rimonta al giorno 11 febbraio e se le
remissioni soprannaturali ufficialmente riconosciute sono 66, sinistro
multiplo di 11 ?
Intanto in che giorno si celebra la Madonna miracolosa di Taggia, una cui
effigie (così si racconta) mosse gli occhi ?
Sarà il caso di documentarsi...
Data articolo: luglio 2008
Fonte: Zret http://zret.blogspot.com/
Maledetto petrolio
di Carlo Bertani
“Le idee migliori sono proprietà di tutti.”
Lucio Anneo Seneca
E’ quasi impossibile trascorrere un solo giorno senza sbattere contro
l’evidenza della realtà energetica italiana: eppure, quel che tiene banco è
il penoso teatrino delle intercettazioni telefoniche, delle “veline”, delle
leggi ad personam, dei magistrati da assolvere o condannare, dei
ministri-ombra di se stessi…
In mezzo a tutto questo bailamme, nessuno parla quasi più dell’evidenza –
lampante – che stiamo diventando sempre più poveri per il costo
dell’energia.
Come ogni anno, viene pubblicata[1] la classifica delle principali holding
planetarie:
1) Exxon Mobil (USA);
2) PetroChina (Cina);
3) General Electric (USA);
4) Gazprom (Russia);
5) China Mobile (Hong Kong);
6) Bank of China (Cina);
7) Microsoft (USA);
8) AT&T (USA);
9) Royal Dutch Shell (UK);
10) Procter & Gamble (USA);
...
36) ENI;
69) Intesa Sanpaolo;
70) Unicredit;
100) ENEL;
…
316) FIAT.
Nelle prime dieci posizioni troviamo ben quattro corporation del petrolio,
ed una (General Electric) che fornisce servizi all’industria petrolifera. Se
cerchiamo aziende italiane, la prima è ENI (petrolio, 36° posto) ed al 100°
troviamo ENEL (energia), mentre FIAT occupa solo la 316° posizione.
Rispetto all’anno precedente, i movimenti “a salire” sono stati tutti delle
imprese energetiche, mentre le banche hanno perso terreno: i subprime hanno
chiesto dazio.
Tornando alle prime posizioni, è curioso notare che le prime quattro sono
occupate da petrolio & affini, mentre la grande Microsoft è solo al settimo
posto: senza energia, anche i veloci processori perdono terreno.
Niente di nuovo sotto il sole – verrebbe da dire – e invece qualcosa di
nuovo c’è o, almeno, qualcosa che sarebbe meglio meditare.
Si cercano ipotesi fra le più disparate per non riconoscere l’evidenza più
limpida: un bene divenuto essenziale, presente in quantità finita nel
pianeta e con una domanda in forte crescita (Cina), logicamente, aumenta di
prezzo.
E’ pur vero che non tutto l’aumento è reale (riflettiamo sul precipitare del
dollaro), ma è altrettanto evidente che anche messer euro non riesce a tener
testa al vero bene primario del pianeta, al signor oro nero che ha preso il
posto dell’oro giallo nel definire i valori delle monete. Potremmo quasi
misurare il valore relativo di euro e dollaro valutandoli sul barile di
petrolio.
Il prezzo del greggio[2], dall’estate del 2005 ad oggi, è passato da 60
$/barile agli attuali 140 circa: l’euro, nel medesimo periodo, è passato da
1,2 ad 1,6 sul dollaro (approx)[3]: un barile di petrolio del 2005 costava
50 euro, oggi ne costa quasi 90. Ecco perché la benzina aumenta nonostante
l’apprezzamento della moneta europea.
Il prezzo dei carburanti sarebbe dovuto salire dell’80% circa: consideriamo,
però, che l’aumento del prezzo va ad incidere sulla parte “industriale” del
costo dei carburanti, che è circa la metà perché il resto sono imposte.
Se riflettiamo che la benzina è passata – sempre negli ultimi tre anni – da
1 euro ad 1,5 euro (incremento del 50%), i conti – pressappoco – tornano.
Per il gasolio il problema è diverso: siccome il rapporto fra benzina e
gasolio, nella distillazione frazionata del greggio, varia poco – e
parallelamente è aumentata la richiesta per l’alto numero d’auto a ciclo
Diesel in circolazione – l’aumento del prezzo incorpora maggiori costi
industriali per soddisfare la domanda.
A margine, notiamo che circolano sul Web storie fantasiose su un fraudolento
aumento del greggio, le quali basano queste ipotesi su un prezzo del greggio
– nel 2000 – di 60 $/barile, il che è tragicamente falso.
Il prezzo del greggio, nel 2000, oscillò intorno ad un valore medio di circa
25-30 $/barile[4], valore raggiunto rapidamente, dopo aver toccato il minimo
degli ultimi vent’anni il 16 febbraio 1999, con un prezzo di 9,82
$/barile[5].
Non cerchiamo quindi lontano dal buon senso ipotesi fantasiose: stiamo
vivendo la parabola calante dell’Evo Petrolifero. Qualcuno afferma che il
famoso “Picco di Hubbert” è già avvenuto, oppure è prossimo: poco importa,
se valutiamo l’andamento del mercato.
Altri affermano che il petrolio è abbondante perché non ha origine biologica
(ipotesi che non spiega la presenza di colesterolo nel greggio, la
rifrazione della luce polarizzata e la preponderanza d’idrocarburi con atomi
di Carbonio dispari, tutte caratteristiche delle molecole di derivazione
organica). Se così fosse, basterebbe rivelare dove si trovano i fantomatici
ed immensi giacimenti di petrolio d’origine inorganica.
Ultima trovata è la speculazione: vero, verissimo che sui future del greggio
si specula a piene mani, ma solo perché la richiesta è in continuo aumento e
tale da non guardare troppo in faccia ai prezzi. PetroChina, nell’anno
appena trascorso, ha comprato a man bassa diritti d’estrazione in Africa
senza badare troppo al prezzo, giacché è più importante garantire energia al
colossale apparato industriale cinese che spilluzzicare sui centesimi. La
speculazione, dunque, nasce e prospera perché è il mercato stesso a
garantirne il successo: provate a speculare sui future dei carri da buoi.
Che ci piaccia o non ci piaccia, dunque, la situazione è di una semplicità
disarmante: qualche decennio d’estrazione – a costi sempre maggiori, dovuti
anche al progressivo esaurimento dei giacimenti meno profondi ed ai maggiori
costi di raffinazione per le sezioni più profonde e dense del prodotto – e
poi…carbone a volontà! Per un altro secolo, forse[6].
Dopo esserci immersi nell’universo petrolifero, torniamo agli affari di casa
nostra, ovvero a cosa stanno facendo i nostri politici per tentare di
trovare soluzione al problema: niente.
Il precedente governo, per non rischiare di commettere errori, decise
semplicemente di non far nulla o quasi: l’unico intervento – che segnaliamo
più per correttezza che per incisività del provvedimento – è stata
l’incentivazione che ha riguardato e riguarda il solare termico, gli
impianti per l’acqua sanitaria.
Provvedimento di per sé accettabile, se non fosse che gli italiani che
possono sborsare 4-6000 euro per un impianto non sono tantissimi: i più,
cercano più che altro di non farsi sbattere fuori di casa per non aver
pagato il mutuo. Oppure, vagano negli hard discount alla ricerca del prezzo
più basso. Altro che le elucubrazioni di un ambiental-chic come Pecoraro.
L’attuale governo, invece, ha scelto la via del decisionismo: ottimo,
verrebbe da dire. Sì, se non avessero “deciso” di prendere la strada
sbagliata.
La barzelletta del nucleare italiano è l’ultima trovata di patron Berlusconi
e del suo ministro Scajola. Udite udite, popolo, e pascetevi. Fino al 2013,
ci sarà la fase di “identificazione” dei siti dove dovrebbero sorgere le
famose quattro centrali nucleari: poi, si dovrebbe passare alla costruzione.
Sotto controllo militare (!).
Se tutto dovesse filare liscio – cosa assai rara nello Stivale – per il 2020
ci sarebbe il primo KW di produzione nucleare.
Nel frattempo, non sappiamo a quanto potrà arrivare il prezzo dell’Uranio
(che sale come un’iperbole, poiché è una fonte non rinnovabile) e non
sappiamo nemmeno chi caccerà i soldi per una simile, ciclopica impresa:
inizino a scovare i quattrini per Alitalia, come avevano strombazzato.
Altrimenti, di tante “cordate”, rimarrà solo la corda per impiccare i
lavoratori.
Senza considerare i costi della conservazione delle scorie: se qualcuno ha
ancora dei dubbi sulla non convenienza economica del nucleare, legga il mio
“Vattelapesca forever” e si faccia un’idea.
Perché tanta sicumera senza senso? Perché ignorano, non sanno,
sono…insomma…non mi va d’usare il participio presente di quel verbo…
Uno dei principali ostacoli allo sfruttamento delle energie rinnovabili,
riguarda il falso concetto che abbiamo di rivoluzione industriale. Per molti
(tantissimi fra coloro che ci governano), la rivoluzione industriale fu
quella cosa che nacque in Europa alla metà del Settecento. Prima, regnava il
nulla.
Complici gli Illuministi – che ebbero buon gioco nel mostrarsi i veri
progressisti dell’epoca – ciò che avvenne prima, sotto il profilo
tecnologico, era considerato irrilevante.
In qualche modo corresponsabili dello sciagurato inghippo, furono tanti
storici che – del Medio Evo – studiarono più il pensiero filosofico e
religioso e poco quello scientifico e tecnologico. Insomma, per i più, il
Medio Evo (e parte del successivo Evo Moderno) erano privi di tecnologia.
Ci ha un poco salvati da questa pericolosa impasse la scuola storica
francese[7], che iniziò a studiare e catalogare con pazienza le miniature, i
rari testi, i quadri…insomma, tutto ciò che poteva in qualche modo
squarciare il velo imposto dall’ingombrante pensiero filosofico medievale, e
farci osservare come viveva la gente all’epoca. Ricordiamo anche Carlo Maria
Cipolla ed il suo (fra i tanti) Uomini, tecniche, economie.
Insomma, cosa raccontano questi storici?
Narrano un mondo povero d’energia, se lo paragoniamo agli attuali consumi,
che però riusciva a sfruttare tutto ciò che aveva a disposizione per
risolvere la penuria d’energia e migliorare le condizioni di vita delle
popolazioni. Riflettiamo che, all’avvento della propulsione a carbone sulle
navi, l’intero pianeta era già stato esplorato. A vela.
Tutti sanno che gli olandesi riuscirono a vivere in una terra paludosa
prosciugando i polders mediante i mulini a vento: non tutti sapranno quale
meraviglia della tecnica erano quei mulini. La potenza non era alta – 10-20
kW al massimo – ed era regolata mediante sistemi di governo delle pale che
erano stati mediati dalle attrezzature veliche navali. Anche l’invenzione
del pennone girevole su un estremo (boma) fu olandese, quando dovettero
risolvere il problema d’utilizzare piccoli velieri, molto maneggevoli, per
la sorveglianza delle coste.
Il mulino a vento olandese, oltre che come pompa idraulica, era usato per
macinare cereali e spezie (ricordiamo l’importanza della compagnia olandese
delle Indie) e per segare il legname. Era, in qualche modo, una “centrale
energetica polivalente” dell’epoca, che funzionò a meraviglia per secoli.
Sarebbe interessante valutare – ma le fonti sono purtroppo scarse – il
“risparmio energetico”, inteso come forza muscolare economizzata, operato
per secoli dagli olandesi mediante i loro mulini. I quali – è bene
ricordarlo – non sorsero solo nelle Zeven Provinzen, ma dalla Galizia alla
Danimarca.
E dove non c’era vento?
Qui, la pittura è stata d’aiuto agli storici: scorci di fiumi dove sorgevano
serie di mulini ad acqua disposti “in cascata”, oppure canali
d’alimentazione per i mulini, ruote, macine, ecc. Siccome il mulino ad acqua
– in epoca medievale – era spesso privilegio delle famiglie nobili o degli
ecclesiastici, qualche fonte scritta è stata ritrovata negli archivi.
Ciò che emerge dalle loro analisi – come un’immagine che prende forma in un
bagno fotografico – è un mondo che preannuncia e già riproduce lo schema
della rivoluzione industriale: macine per i cereali, ma anche magli per la
metallurgia e telai mossi dalla forza dell’acqua. Insomma: l’avvento dei
combustibili fossili si “adagiò” su un modello che era già formato!
Essere inconsapevoli di quei fenomeni, che ci sembrano lontani e quindi
ininfluenti, è ciò che porta a concludere – come usa fare Franco Battaglia –
che le energie naturali sono “energie vecchie” perché già usate dall’uomo in
tempi lontani. A parte l’errore di metodo che Battaglia compie quando
afferma che l’energia solare è anch’essa “vecchia” – l’uomo non ha mai
trasformato l’energia solare in energia meccanica: la usò, ma passando
sempre attraverso la fotosintesi vegetale (legname, cereali, ecc) – non si
comprende perché quantità d’energia presenti ed abbondanti nel Pianeta
debbano essere trascurate soltanto perché – a suo dire – “vecchie”.
Forse perché il simpatico professore emiliano ha studiato la Storia sul
Bignami? O perché l’industria termonucleare paga bene i suoi sponsor? Delle
due l’una: scelga.
Tutto ciò, è soltanto la classica “immersione” nella Storia?
No, perché chi ha oggi superato la cinquantina, ha ancora visto con i suoi
occhi le ultime immagini di quel tempo, gli estremi afflati di quell’epoca.
Non dobbiamo andare troppo lontano: fino a pochi anni or sono, mi recavo ad
acquistare la farina in un vecchio mulino ad acqua nell’entroterra ligure.
Nell’azienda dove lavorò per molti anni mio padre, l’energia era tratta da
una ruota ad acqua collegata ad un alternatore che forniva 40 KWh. 40 KWh
non sono proprio niente: possono far ruotare una decina di torni.
Presso la casa dove abitavo da bambino, scorreva una roggia con forte
pendenza che alimentava piccole turbine per la produzione idroelettrica e
qualche mulino: oggi, la roggia è secca perché nessuno ha più provveduto
alla manutenzione.
Mia madre – che durante la Seconda Guerra Mondiale sfollò in un mulino –
ricorda quattro mulini dove oggi non ci sono che ruderi, che macinavano
cereali ed erano usati per muovere telai per tessere, oltre che per
illuminare – grazie ad una dinamo – le abitazioni.
Molti fra noi, scavando un poco nei ricordi familiari, troveranno identici
racconti: se non basta, ricordiamo Bacchelli ed i suoi mulini del Po,
migliaia di mulini, dalla sorgente al delta.
Insomma, non dovremmo – se vogliamo trovare soluzioni al problema energetico
– scervellarci in chissà quali elucubrazioni: potremmo iniziare a ricordare.
Quando è terminato quel mondo?
Fornire delle date è cosa ardua, ma di certo la nazionalizzazione della
fornitura elettrica (ENEL) del 1960-61 diede un colpo mortale alla
produzione diffusa d’energia elettrica. Ci furono ovviamente dei benefici:
la razionalizzazione della distribuzione, che condusse a dei risparmi, ma
quello era un altro mondo, per costi, consumi e classe politica.
La nazionalizzazione pose fine all’attività di piccoli e medi produttori
(che furono indennizzati) ed inaugurò il metodo della produzione
centralizzata, appannaggio di un solo ente statale.
Oggi, si parla di privatizzare il settore elettrico (decreto Bersani del
1999), ma questa “privatizzazione” non parla il linguaggio della produzione
diffusa sul territorio: ossia, la ammette, ma solo per impianti di “media
taglia”.
Quel “media taglia” significa potenze troppo elevate per una produzione
veramente diffusa sul territorio: in pratica, parliamo di decine di MW
invece di decine di KW.
Ovviamente, non c’è nulla di male ad installare parchi eolici in località
ventose ed isolate (oppure in mare, off-shore) per ottenere cospicui volumi
energetici, come non sarebbe male seguire l’esempio spagnolo, che prevede la
costruzione di ben 28 centrali termodinamiche (paradossalmente, l’invenzione
ed i primi sviluppi sono italiani, di Rubbia e dell’ENEA!). Per farlo, è
però necessario “muovere” cospicue risorse e realizzare complessi accordi
per i finanziamenti. Eppure, non credo che risolveremmo il problema.
Stabilito che c’è molto da fare per attuare un serio risparmio energetico,
che passa per mille canali: dalle lampadine agli elettrodomestici, ai
climatizzatori, ecc, la produzione elettrica sarebbe incrementabile solo se
fosse veramente diffusa.
La diffusione sul territorio, inoltre, sarebbe un antidoto ai “picchi” di
produzione d’alcuni sistemi (come l’eolico), dei quali s’è lamentato il
gestore della rete elettrica. Più la “base” è larga e diffusa, più la media
tende ad essere costante.
Cosa impedisce il grande passo di un doppio contatore in ogni casa (per chi
lo desidera, ovviamente), con un “conto energia” generalizzato?
Due fattori: il primo, già citato, è una sorta di pessimismo di fondo legato
ad un’errata valutazione della storia energetica dell’Europa. Il secondo,
che quasi ne discende, è la ferrea convinzione che il controllo
centralizzato sia la panacea per tutti i mali. Inoltre, garantisce il
controllo politico dell’energia e – chi controlla l’energia – oggi controlla
la tua vita. Prova a far funzionare il tuo PC a pedali.
Vogliamo ipotizzare alcuni scenari?
Il cosiddetto “micro-idroelettrico” consiste nel produrre poche decine di
kWh da rogge, piccoli canali, torrenti, addirittura sfruttando la caduta
degli acquedotti. Qualcuno – facendo lo slalom fra le mille pastoie
burocratiche – ci è riuscito: il caso di Varese Ligure, che ha vinto il
premio “The best 100% Communities Renewable Energy Partnesrship Rural
Communities”, indetto dall'UE, come “migliore comunità rurale dell'UE per
aver attuato il progetto più completo ed originale di sviluppo sostenibile”,
è conosciuto ma scientemente ignorato.
Oltre agli aerogeneratori ed ai pannelli fotovoltaici, gli amministratori
del comune hanno installato una turbina sulla conduttura dell’acquedotto,
che ha una caduta di 120 metri ed una portata di 8.3 litri/secondo, la quale
aziona un alternatore e produce circa 20 MWh l’anno. Si realizzerà a breve
un progetto sul torrente Caruana, con due turbine che produrranno circa 1390
MWh annui.
A poche decine di metri dal mio studio, sorge un mulino d’origine medievale
che sfrutta un canale di prelievo a monte sul fiume Bormida: da anni, non
aziona più le macine direttamente con l’acqua, bensì produce energia
elettrica (30 kWh) che vende all’ENEL, per poi acquistarla quando deve
azionare i macchinari. Insomma, un semplice conto energia.
A conti fatti, la piccola roggia che alimenta la turbina – la si attraversa
con un salto – porta ogni mese nelle casse pressappoco 1500 euro[8], senza
far altro che lasciarla girare.
Quante situazioni, potenzialmente simili, ci sono nel Bel Paese? Decine di
migliaia? Centinaia di migliaia?
Aggiungiamo la possibilità di sfruttare la corrente lenta dei grandi fiumi
con mulini galleggianti, oppure le cadute d’acqua delle chiuse (se si
decidesse, finalmente, di metter mano al trasporto fluviale!), gli
acquedotti, ecc: insomma, la produzione idroelettrica non è confinata ai
soli grandi impianti. Inoltre, la possibilità di consumo “in loco” o nelle
vicinanze, ridurrebbe le perdite del trasporto in rete.
Basterebbe richiedere ai comuni il censimento delle cadute d’acqua
disponibili, compresi i diritti ancora (eventualmente) esistenti di
proprietari d’immobili che godevano della servitù di un corso d’acqua (i
discendenti dei mugnai, ad esempio).
Potremmo, a quel punto, avere un quadro d’insieme delle risorse disponibili
ed attuare piani per lo sfruttamento. Come?
Prendiamo a paragone la legge che concede incentivi per il solare termico:
il cittadino dovrebbe investire 4-6000 euro (ricevendo lo sgravio fiscale
del 55%) per risparmiare energia elettrica o gas per gli usi dell’acqua
sanitaria.
Per prima cosa, non tutti sono nelle condizioni di ricevere lo sgravio
fiscale: un dipendente, a tempo determinato o saltuario, è già tagliato
fuori. In altre parole, sono provvedimenti destinati a chi è già garantito.
Inoltre, gli impianti – per essere utilizzati anche nella stagione invernale
– sono sovradimensionati e, d’estate, l’acqua viene conservata addirittura
sotto pressione a temperature di 180 gradi. Il tutto, per risparmiare
sull’acqua calda.
Proviamo invece ad immaginare un investimento simile, che non conduca solo
al risparmio sulla bolletta energetica, ma che porti anche un guadagno: se
il consumo medio di un’abitazione è di circa un kWh, un piccolo impianto da
10 kWh ne renderebbe 9 all’ENEL, e ci farebbe incassare – al netto dei
nostri consumi – 500 euro il mese circa. A quel punto, chiunque capirebbe
che l’offerta è vantaggiosa e potrebbe anche accendere un piccolo mutuo per
diventare produttore: un investimento che si ripagherebbe in breve tempo ed
in assoluta sicurezza, tanto che lo Stato potrebbe tranquillamente esserne
garante[9].
Oppure, immaginiamo una serie d’impianti da gestire: sarebbe conveniente –
per tutti, cittadini e Stato – investire in formazione (sul modello tedesco)
per chi perde il lavoro e volesse diventare gestore di piccoli impianti
pubblici. Cinque impianti da 30 KWh, ad esempio, fornirebbero un gettito
superiore ai 7.000 euro mensili, che consentirebbero di pagare il gestore, i
costi d’investimento ed ottenere anche un gettito nelle casse statali.
Identico modello potrebbe essere seguito per il micro-eolico, laddove con
investimenti della stessa grandezza si potrebbero installare aerogeneratori
con potenze di picco inferiori ai 20 kW, e diametri dei rotori inferiori ai
10 metri , tanto per accontentare i “puristi” dell’ambiente. Piccole
realizzazioni come queste, a pochi chilometri di distanza, sono praticamente
invisibili.
E dove non c’è né vento e né acqua?
C’è pur sempre il sole e, se tali provvedimenti fossero attuati, siamo certi
che l’industria saprebbe produrre impianti termodinamici di piccola taglia,
considerando – come ebbe a dire lo stesso Carlo Rubbia – che “oggi, cioè in
fase preindustriale, il costo complessivo dell’impianto oscilla tra i 100 e
i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno
un’energia equivalente a quella di un barile di petrolio[10]”. La previsioni
di costo del kW di fonte termodinamica – per il 2020 – è di circa 6
centesimi di euro, contro i 10-11 circa della fase pre-industriale[11].
Altro che le centrali nucleari di Berlusconi.
E per chi abita in città e non ha a disposizione nulla?
Bene: vuoi investire nell’energia? Lo Stato emette dei “bond energia” – con
interesse a tasso fisso e garantito – che serviranno per incentivare chi è
nelle condizioni di produrla. Con l’iperbolico aumento dei prezzi, sarebbe
un affare per chi investe e per chi produce. In alternativa, il sole
“picchia” anche sui tetti.
Una politica attenta al recupero dei grandi numeri delle energie rinnovabili
– già usate in passato, ma nuovamente utilizzabili con le moderne
tecnologie, soprattutto se diffuse sul territorio – sarebbe la vera salvezza
dalle “bollette killer” che gli italiani ricevono.
La “bollette energetica” italiana per il 2008 sarà di circa 70 miliardi[12],
e per il 2009 – se il trend dei prezzi si manterrà tale – subirà ulteriori
aumenti: vivremo strangolati, nell’attesa delle fumose centrali nucleari di
Berlusconi del lontano 2020.
Esiste un’alternativa?
Anzitutto, cambiare radicalmente ed in toto questa classe politica incapace
di pensare al bene collettivo, allo Stato come universale dei cittadini e
non come fonte di guadagni, vantaggi, impunità e prebende.
Infine, torniamo per un attimo alla Storia.
Uno dei fattori – dapprima catalizzante, poi limitante – allo sviluppo
energetico, nel Medio Evo, furono i privilegi largamente diffusi che
assegnavano alla nobiltà ed al clero lo sfruttamento delle fonti
energetiche, soprattutto i mulini ad acqua.
Con l’appannarsi del potere nobiliare ed ecclesiale, e con l’affermarsi
della borghesia come nuovo soggetto economico – che, è bene ricordarlo,
cominciò prima degli eventi politici generalmente ricordati – avvenne una
sorta di “liberalizzazione” ante litteram, ossia gli impianti si
moltiplicarono ed iniziò la cosiddetta rivoluzione industriale, all’inizio
con la sola forza del vento e dell’acqua.
Ebbene, oggi, non troviamo interessanti parallelismi fra le due situazioni?
Non viviamo forse schiacciati da un potere politico che c’impedisce – al
pari della truffa sulla moneta – di creare da soli l’energia che ci serve?
Perché, allora, ci sono decine d’adempimenti burocratici da espletare ad
ogni passo?
Si tratta del semplice corrispettivo di quello che un tempo era il potere
per censo: la nascita ed il nome garantivano la “vita” economica
dell’individuo. Oggi, non sono forse le grandi “famiglie” dell’economia –
unite ai loro lacché politici – ad impedire qualsiasi riforma che conceda ai
cittadini di creare veramente ricchezza?
Immaginiamo una riforma semplicissima, che consentisse “conti energia” a
tutti, senza impedirli – di fatto – con le pastoie burocratiche: presento la
documentazione, due mesi di tempo e poi vale il principio del silenzio
assenso.
Pensiamo di raggiungere un semplice 20% di produzione nazionale (obiettivo
caldeggiato, a parole, dall’UE) con mezzi diffusi sul territorio:
significherebbero 14 miliardi di euro che rimarrebbero nelle tasche degli
italiani e non in quelle delle corporation. Lo signori, invece, s’inventano
le Robin tax per gettare un po’ di fumo negli occhi.
Scommettiamo che, riformando in questo modo la produzione energetica, molti
italiani tornerebbero ad entrare nei ristoranti senza fare, prima, complessi
calcoli sui prezzi esposti? Io, ci scommetterei una cena.
Carlo Bertani articoli@... www.carlobertani.it
http://carlobertani.blogspot.com/
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[1] Fonte: Repubblica, 28 – 6 – 2008.
[2] Fonte: www.traderlink.it.
[3] Ibidem.
[4] Fonte: Bloomberg.
[5] Fonte : EIA, Energy Information Administration (USA).
[6] Il metano segue, all’incirca, l’andamento dei prezzi e le previsioni
d’esaurimento del petrolio.
[7] Ricordiamo, ad esempio, la rivista "Annales" e gli storici Lucien Febvre
e Marc Bloch.
[8] Considerando un prezzo medio di vendita del kWh, nelle 24 ore, di 0,07
euro, dato tratto dalla “Borsa elettrica”.
[9] Perché, se lo Stato si fa garante per circa 3 miliardi di euro nei
confronti degli investitori privati per la costruzione del Ponte di Messina,
non potrebbe fare la stessa cosa per un investimento sicuramente più
redditizio e solido?
[10] Fonte: intervista concessa a Repubblica da Carlo Rubbia nel 2004.
[11] Fonte: dati forniti nel Giugno del 2007 da Carlo Rubbia ad Agor@
Magazine, citando le previsioni della Banca Mondiale, del Dipartimento per
l’Energia americano e della IEA (International Energy Agency).
[12] Fonte: Ansa da Nomisma Energia, 10 Maggio 2008.
The Divine Cosmos: capitolo 2.1
di David Wilcock
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Capitolo Due
LUCE SULLA FISICA QUANTICA
di David Wilcock
2.1 - MECCANICA BASILARE DEL QUANTUM ETERICO
Gli esperimenti del dott. Kozyrev forniscono un punto di vista radicalmente
differente sulla materia e le sue interazioni e connessioni con l’ambiente
circostante, rispetto a ciò che si dice nella scienza ufficiale. Perciò, per
giustificare il motivo per cui la materia incrementa e decrementa
leggermente di peso è necessario pensare a un nuovo modello di meccanica
quantica, basato sulle interazioni con una fonte non-elettromagnetica di
energia fluida. Questioni di tipo più esoterico, collegate al modo di
connettersi dei campi torsionali con la coscienza e la spiritualità saranno
discusse nei successivi capitoli; a questo punto, il nostro proposito
principale è quello di stabilire in fisica un sistema di lavoro che spieghi
esattamente che cosa sia la materia. Se non altro, le scoperte di Kozyrev ci
fanno capire che non possediamo ancora un modello adeguato per rispondere a
questa domanda.
Per fortuna, molti pensatori esperti stanno affrontando i problemi relativi
alla fisica quantica, e sono riusciti ad illustrare modelli basati
sull’etere che rispondono a queste assillanti questioni, ma questi risultati
sembrano essere stati completamente ignorati nella comunità scientifica
ufficiale occidentale. Fra questi pionieri possiamo includere i professori
Milo Wolff, Vladimir Ginzburg, Volodymyr Krasnoholovets, Charles Cagle,
“Smart 1234”, John Nordberg, Henry Myers, Harold Aspden, R.B. Duncan,
Buckminster Fuller, Oliver Crane, il Ten. Col. Tom Bearden e molti altri.
Ognuna di queste fonti contiene differenti pezzi del ‘puzzle’, ma
immaginiamo che il lavoro di Rod Johnson possa servire a spiegare una serie
di paradossi restanti – di questo studioso parleremo nel capitolo quattro.
Anche se certamente è possibile per autori futuri presentare un modello
completo e unificato, tratteremo solo alcune interessanti linee guida allo
scopo di dimostrare che un simile modello può e deve invece esistere.
2.2 - LA NUOVA VISONE DELLA RELATIVITA’ IN GINZBURG
I primi concetti chiave che desideriamo esplorare sono da collegarsi
all’opera del dott. Vladimir Ginzburg, nato a Mosca e trasferitosi negli USA
con la famiglia nel 1974. Dopo la laurea in scienze tecniche nel 1968, egli
si trovava certamente nella migliore posizione per conoscere le scoperte di
Kozyrev, uno dei maggiori astrofisici russi. Come detto, nell’ex-Unione
Sovietica esisteva un forte desiderio del regime di stendere un velo di
segretezza su questi argomenti, infatti Ginzburg stesso non menziona Kozyrev
nelle sue opere. Nondimeno, Ginzburg scoprì che potevano essere effettuate
poche semplici modifiche alle comuni equazioni facenti parte della teoria
della relatività senza creare discordanze con le osservazioni note e, per di
più, riuscendo a spiegare le anomalie di modificazione del peso della
materia che già Kozyrev aveva notato.
La teoria della relatività afferma che un oggetto aumenta gradualmente la
sua massa una volta che è stato sottoposto ad accelerazione. Secondo il
pensiero scientifico convenzionale, nessun oggetto può superare la velocità
della luce, perché appena esso raggiunge tale velocità, secondo le equazioni
l’oggetto diventerebbe infinitamente grande. Allora, in termini
approssimativi, Ginzberg trovò che era possibile invertire completamente
queste equazioni senza violare alcuna regola scientifica. Questo significa
che invece di diventare più grande, un oggetto avrebbe addirittura
rilasciato energia verso l’etere nel momento in cui fosse stato spostato,
provocando così la perdita graduale di tutte le sue caratteristiche profonde
di massa gravitazionale, massa inerziale e polarità elettrica qualora avesse
raggiunto la velocità della luce. Ginzberg presenta questi nuovi concetti
nei seguenti termini: [grassetto nostro]
Le caratteristiche principali di queste nuove equazioni sono:
- Sia la massa gravitazionale che quella inerziale di una
particella decrescono quando la sua velocità aumenta.
- La polarità elettrica di una particella decresce allo stesso modo
quando la sua velocità aumenta…
Come si vede, la massa (peso) complessiva di un oggetto è rappresentata sia
dalla massa gravitazionale che da quella inerziale, le quali sono
semplicemente misure del comportamento della gravità e dell’inerzia su di un
oggetto. Curiosamente, sia la gravità che l’inerzia manifestano
essenzialmente effetti identici sulla materia; ciò è noto come il “Principio
di Equivalenza” di Einstein. Tale principio ci mostra che la gravità e
l’inerzia sono due forme della stessa energia di uguale forza, una (la
gravità) che si muove verso giù, e l’altra (l’inerzia) che provoca la
resistenza al movimento nello spazio. Questo è uno dei modi più semplici per
capire che deve allora esistere un ‘etere’ o ‘vacuum fisico’, che risiede
dietro queste forze, come aveva già notato Kozyrev. Così, dopo aver iniziato
ad accelerare un oggetto (che abbiamo già detto essere simile ad una spugna
immersa nell’acqua in questo nuovo modello), la pressione aggiunta
comprimerà atomi e molecole dell’oggetto causando con sempre maggior
evidenza il rilascio del suo etere.
Ginzburg poi continua:
Potreste non essere preparati ad abbandonare subito le vecchie equazioni
relativistiche. Ma quando lo sarete, scoprirete molte cose interessanti:
- Solo quando una particella è a riposo può essere considerata come materia
‘pura’. Appena la particella comincia a muoversi, la sua massa
gravitazionale e la polarità elettrica inizieranno a decrescere, in accordo
con le nuove equazioni relativistiche, così che una parte della sua materia
sarà convertita in un campo. Quando la velocità della particella diventa
uguale all’ultima velocità di campo a spirale “C”, la sua massa
gravitazionale e polarità elettrica diverranno uguali allo zero. A quel
punto, la materia sarà completamente convertita in un campo ‘puro’.
“L’ultima velocità di campo a spirale ‘C’” menzionata da Ginzburg è
leggermente più alta della normale velocità della luce, a causa del percorso
a spirale che egli ritiene ogni energia debba seguire. Questo semplice
cambio nelle equazioni della relatività base porta quindi ad una nuova
fisica quantica della trasmutazione, contenente il concetto che un oggetto
può sparire completamente dalla nostra realtà fisica conosciuta. E questo
conduce dritto ad un nuovo interrogativo: “Sparisce per andare dove?”
2.3 - MISHIN E ASPDEN TROVANO ENTRAMBI DIFFERENTI LIVELLI DI DENSITA’
DELL’ETERE
Ginzburg asserisce che un oggetto diviene ‘campo puro’ quando la sua
velocità si avvicina a quella della luce. In ogni caso, risulta piuttosto
evidente che ci sono differenti livelli vibratori dell’etere, e perciò
possiamo dedurre che quando un oggetto viene accelerato verso la velocità
della luce, sia per mezzo di moto lineare, che per vibrazione interna o per
azione energetica correlata, l’energia mancante e la massa vengono
semplicemente spostate in un livello vibratorio di etere più elevato. In
questo libro ci riferiremo a questi livelli chiamandoli ‘densità’. Ad
esempio, facendo pressione su un pallone per mezzo della sua immersione
nell’acqua, è possibile spostarlo gradualmente facendolo passare da ‘aria
interna’ ad ‘acqua interna’, la quale è peraltro più densa. Rilasciando la
pressione, la più elevata pressione dell’acqua provocherà uno scoppiettìo
del pallone che si ritrova di nuovo nell’atmosfera. Si noterà che nulla
della forma base del pallone è cambiato. Anche se si tratta di un’analogia
piuttosto rudimentale, è senz’altro la migliore per spiegare molte anomalie
di cui discuteremo nel libro.
Alcuni scienziati come Mishin, Aspden, Tesla e Keely hanno scoperto,
indipendentemente gli uni dagli altri, che l’etere è suddiviso in differenti
livelli di densità. Apprendiamo da queste scoperte che le qualità della
materia e dell’energia saranno differenti secondo la densità, cosa che
comporta un cambiamento nelle leggi-base della fisica per ogni livello di
densità raggiunto. Parleremo brevemente delle loro scoperte per inserire le
loro argomentazioni nel giusto contesto.
Prima di tutto, il dott. A.M. Miskin di S. Pietroburgo, Russia, ha condotto
misurazioni molto approfondite per lunghi periodi di tempo nel suo
laboratorio, ed ha dimostrato che l’etere esiste simultaneamente in diversi
stati, e che lo stato che si rileverà dipende dal tipo di turbolenza
disturbante che si crea. Queste scoperte sono state fatte con misurazioni
prese per mezzo di sistemi elettromeccanici auto-oscillanti, simili ad
alcuni schizzi di Kozyrev, con in più un celato ‘componente nascosto’, più
adatto a rilevare onde di torsione da sistemi biologici che da sistemi
inorganici. Con questo tipo di misurazioni, Mishin ha potuto rilevare quanto
segue:
- La ‘temperatura’ dell’etere, ossia la quantità di disturbo
vibratorio contenuto in esso;
- La direzione e la polarizzazione dell’etere;
- I movimenti fluenti, o ‘flussi’ dell’etere.
Mishin ha numerato le differenti densità dell’etere come segue:
- Ether-1 che funziona come un corpo solido;
- Ether-2 che funziona come un denso liquido superfluido;
- Ether-3 che funziona come un corpo gassoso, connesso con il moto
molecolare;
- Ether-4 che è lo stato osservabile a livello di energia del
plasma stellare;
- Ether-5 che corrisponde ai processi galattici.
Come possiamo vedere, ogni livello di etere scoperto da Mishin possiede un
differente livello di densità rispetto agli altri, più chiaramente visibile
nei primi tre, che sono ovviamente in ordine decrescente di densità.
Dobbiamo ricordare che Mishin non è l’unico scienziato ad avere scoperto le
diverse densità dell’etere. Fin dagli anni ’50, il dott. Harold Aspden ha
documentato scoperte simili, e in questo caso queste scoperte sono state
confermate da equazioni estensive. Per di più, tutte le argomentazioni
principali del lavoro di Aspden hanno successivamente superato processi di
revisione accademica e sono quindi stati pubblicati in prestigiose riviste
scientifiche; di questo materiale daremo conto negli ultimi capitoli.
Ancora, il fisico del XIX secolo John Keely aveva già classificato sette
differenti densità di etere, probabilmente per mezzo di una scoperta simile
a quella del dott. Mishin.
Tutte queste ricerche ci permettono di introdurre il concetto che questi
differenti livelli di densità di energia eterica corrispondono a differenti
‘dimensioni’ o piani di esistenza. Molti insegnamenti di antiche scuole
misteriche sembrano accordarsi sul fatto che esista un Ottava di sette
maggiori densità che corrisponde ai sette colori dell’arcobaleno e alle
sette note della scala diatonica; di ciò si è parlato nei nostri volumi
precedenti. Una soluzione ai bizzarri problemi matematici delle ‘dimensioni
superiori’ così splendida ed elegante è esattamente ciò che aspettiamo di
incontrare in un Cosmo Divino. Le più pure e armoniche vibrazioni della luce
visibile e del suono udibile sono entrambe convenientemente organizzate in
un sistema di Ottave, e appare chiaro che le vibrazioni dell’etere non
possano essere diverse.
Anche se continueremo a presentare nuove informazioni nel corso del libro, è
chiaro che l’effetto combinato dei modelli di Mishin e di Aspden, relativo
ad un etere ‘multilivello’ rappresenterà un punto di riferimento importante.
Mishin ci fornisce la diretta evidenza dell’osservazione che tali livelli
esistano, mentre Aspden ci dà un completo sistema matematico che spiega come
e perché tali livelli esistano. Non è mai esistita una teoria dei quanti in
grado di spiegare i misteriosi e documentati effetti relativi agli oggetti
che appaiono, scompaiono e/o riappaiono intorno a noi. Questi effetti
includono anche le anomalie del Triangolo delle Bermuda e altri simili
vortici, e ugualmente fenomeni scientificamente documentati di telecinesi,
come quelli recentemente emersi in Cina nel libro di Paul Dong China’s Super
Psychics, che sarà discusso più avanti. Il materiale in questo libro mette
in evidenza una teoria che esplicita questi requisiti. Ancora più importante
il fatto che stabiliremo che queste differenti densità eteriche devono per
forza corrispondere a differenti livelli di intelligenza e di conoscenza.
Per ora, continuiamo ad esplorare le basi.
2.4 - GINZBURG E LA ‘DYNOSFERA’
Il dott. Ginzburg suggerisce anche che queste nuove equazioni della
relatività rivelano l’esistenza di onde spiraliformi di energia, e un ‘campo
a spirale’ che si muove in un etere fluido e simil-sferico che egli
definisce “dynosfera”:
La dinosfera è un assemblaggio delle bolle di campo che occupano l’intero
spazio nell’universo.
Ovviamente, la teoria di Ginzburg è in esatta armonia con le scoperte di
Kozyrev. In definitiva, l’etere deve essere visualizzato, al livello più
sottile, come un’essenza composta da bolle sferiche di energia eterica che
esistono nell’intero Universo. Le onde di torsione si muovono attraverso
questo etere provocando ‘bolle di campo’ che si incontrano le une con le
altre. Nessuna bolla di muove in realtà molto lontano rispetto alla sua
posizione, come accade ad un gruppo di oggetti galleggianti che rimangono
essenzialmente nella loro posizione quando le onde attraversano l’acqua.
Ogni volta che un impulso di quantità di moto raggiunge una bolla di campo,
la bolla successivamente va a collidere nei paraggi, trasferendo il moto.
L’impulso continuerà ad essere trasferito attorno anche se tutte le bolle
vanno a posizionarsi nelle stesso modo in cui si trovavano all’inizio.
Il nuovo modello di Ginzburg ci porta a considerare l’idea che gli atomi e
le molecole sono semplicemente formazioni di vortici, come gli anelli di
fumo o i mulinelli, i quali vanno a formare all’interno di questo etere
fluido ciò che egli chiama dynosfera. Anche se Ginzburg e molti altri hanno
fornito molte evidenti prove dei loro asserti, la maggior parte degli
scienziati ufficiali continuano ad ignorare questi concetti. In tal modo,
essi restano fermi all’interno di confortevoli edifici di pensiero basati
sul concetto che gli atomi sono costituiti da particelle. Invece,
dimostreremo ora che il modello a particella non è nulla di più che una
credenza messa su da una serie di supposizioni.
2.5 - SUPPOSIZIONI DELLA FISICA QUANTICA
Niels Bohr per primo portò avanti il modello dell’atomo detto ‘magnetron’,
basato sulle particelle che orbitano le une con le altre come un piccolo
sistema solare. Molti non sanno che questo modello non può essere vero ed è
in realtà fuorviante, poiché una quantità di esperimenti conferma che le
cosiddette ‘particelle’ si comportano come se fossero onde. Questo porta a
problemi che possono indurre in confusione, come il paradosso del Gatto di
Schroedinger e il Principio di Indeterminazione di Heisenberg, entrambi i
quali cercano di dirci che gli atomi non sono in realtà ‘reali’ ma sono solo
‘probabilità’ a livello quantico. Avere qualcosa che non è ‘reale’ come
fondamento di una scienza della materia sembra assurdo. Dobbiamo qui
ricordare che la maggior parte delle nostre conclusioni sul regno dei quanti
sono solo supposizioni, messe su soltanto attraverso due fonti indirette:
1. analisi spettroscopica
2. analisi della traccia di vapore
Il primo punto della lista è più semplice di quanto si possa immaginare. Un
particolare elemento (gruppo di atomi) viene collocato in un piccolo
contenitore trasparente finché non raggiunge uno stato mutevole di energia,
cosa che provoca il rilascio di luce (fotoni). Quindi, una speciale forma di
luce viene irradiata nell’elemento, che esercita pressione sui fotoni
rilasciati, cosicché essi passano attraverso un prisma (lens) o una grata
(slot) che li fa rifrangere in uno spettro dei colori dell’arcobaleno. Lo
spettro viene quindi registrato ed analizzato, e a causa della qualità unica
della radiazione luminosa proiettata attraverso l’elemento mutevole
(chiamata appropriatamente radiazione del ‘corpo scuro’), la ripresa filmerà
solo una piccola serie di linee colorate verticali. Queste linee sono
formate da un numero incalcolabile di fotoni rilasciati dall’elemento
chimico, a determinate esatte frequenze di colore. Così sappiamo tutti per
certo che gli atomi sono in grado di rilasciare certe frequenze di colore
luminose (i fotoni), che sono state quindi sottoposte ad analisi – nulla più
di una supposizione informata.
La seconda categoria di misurazioni quantiche è l’analisi della ‘traccia di
vapore’ o ‘camera a bolla’. Il mezzo adoperato per rilevare le ‘particelle’
è una tipica camera a vetro riempita con gas altamente pressurizzato, come
vapore acqueo. La pressione è così elevata che non possono essere inserite
all’interno altre molecole, e quando una ‘particella’ satura viaggia
attraverso il medium, crea visibili disturbi. Ecco la spiegazione del dott.
Milo Wolff sull’argomento:
Il secondo tipo di misurazione riguarda l’indirizzamento di singole
particelle sature entro un medium che registrerà il percorso della
particella astraendo parte delle sua energia allo scopo di creare una sorta
di reazione visibile nel medium. Un film fotografico e l’aria saturata di
vapore o ancora dei liquidi costituiscono i media comuni. Negli ultimi due
casi il passaggio della particella [attraverso il medium] provoca una
sottile nebbia formata da particelle o bolle; perciò il metodo è definito
‘camera a nube’ o ‘a bolla’. Se è presente un campo magnetico, il percorso
della particella è curvato [in una spirale] e la misurazione del percorso
permette il calcolo di massa, velocità ed energia.
Come indica Wolff, la gran parte delle nostre credenze sulle particelle
proviene da questi due tipi di misurazione e dalle supposizioni inferite da
ciò. Un caso addizionale di ‘prova’ concerne l’idea che gli atomi possiedono
un nucleo di particelle. Tale assunto deriva dall’esperimento di Rutherford
in cui egli aveva bombardato una sottile lastra d’oro con protoni ad alta
energia, e misurato quanti di essi riuscivano ad oltrepassare la lastra. Un
numero molto esiguo benché misurabile di protoni non riuscivano a farlo,
perciò Rutherford concluse che quei protoni venivano rimandati indietro da
un sottile ‘nucleo’ nel centro dell’atomo e che il resto dell’area era
formato da un ampio ‘spazio vuoto’.
Così, abbiamo l’esperimento di Rutherford, l’analisi spettroscopica e della
camera a bolla come fondazione a partire da cui la maggior parte delle
supposizioni sulla fisica quantica prendono forma. Nessun atomo è stato mai
lontanamente osservato visualmente fino al 1985, anno in cui i Laboratori di
ricerca Almaden della IBM sono riusciti per primi ad usare un microscopio a
tunnel per elettroni allo scopo di fotografare realmente l’organizzazione
delle molecole di germanium in una macchia d’inchiostro. Ciò che possiamo
osservare di questo esperimento in Figura 2.1. sono degli oggetti indistinti
e sfuocati di forma sferica che sembrano possedere alcune qualità
geometriche non-sferiche nella loro forma e che si trovano in un modello
organizzativo estremamente geometrizzato, cosa che ha costituito una certa
sorpresa per la scienza convenzionale. L’immagine è stata colorata
artificialmente in arancione e verde per permettere all’occhio di
discriminare fra i due tipi di atomi riscontrabili in essa:
Ancora, quando i fisici quantici hanno studiato gli ‘elettroni’ dell’atomo,
hanno osservato che essi non sono in realtà dei ‘punti’, ma piuttosto delle
forme lisce, una sorta di ‘nube’ a forma di lacrima in cui il punto più
stretto della ‘goccia’ converge in un punto molto piccolo verso il centro
(Figura 2.2.). Per rendere maggiormente l’idea, ripresentiamo estratti dal
libro del dott. Wolff (grassetto e corsivo nostri):
p. 122 – Non esistono orbite dell’elettrone! Chiunque possieda la nozione di
elettroni che orbitano attorno al nucleo commette un terribile errore! Se
possedete una simile idea, scartatela immediatamente. Al contrario, tutti i
calcoli e tutti gli esperimenti dimostrano che non esiste nessun moto
orbitale tipo satellite in un normale atomo. Invece, esistono strutture di
onde a riposo. Per esempio, nel caso N = 1 nella Figura 9-1 [in questi
diagrammi, M = 0 e L = 0], vediamo che la struttura di onde a riposo è del
tutto sferica. Il centro della struttura dell’elettrone è anche il centro
della struttura del protone. Questa è la situazione normale degli atomi H
nell’universo; essi possiedono una simmetria sferica, non delle orbite.
p. 133 –
...
......................... l'esserci o il
dasein o
l'esistenza è una
posizione, è la condizione per avere predicati, non è un predicato;
mentre nella Critica della ragion
pura, l'esistenza diventa un concetto puro della categoria di
modalità, torna ad essere il dasein: si può considerare
l'esistere un predicato? Se sì, si ha una trascendenza epistemica o
transepistemica; se no, non è un predicato, è quindi una problematica
anche delle categorie di Aristotele, tradotte da Boezio
con "praedicamenta" o pre-dire o prevedere : la prima categoria è la
sostanza, o l'essere un
praedicamentum, ma l'esistere non è un predicato e lì si nasconde una
ontologica
fondamentale, e fondamentalmente distruttrice dell'ontologia, per cui
il gegenstand è
inafferrabile o indicibile o invisibile o inconoscibile, di cui
conosciamo soltanto le idealità della transcendenza che spesso
sconfina
nella teoria dell'impossibilità dell'ontologia: l'esistenza o la
distinzione tra cose-persone: le cose sono in sé le persone sono per
sé,
perché essere come verità e identità è dei trascendentali o summa
genera dei medievali.
Essere ed esistere sono la stessa cosa versus il classico problema
dell'esistenza delle cose che non esistono, si pensa che esistano, ma
non esistono: si immagina la transcendenza fenomenica, ma non esiste,
se ne può parlare, ma non esiste, sono entità non esistenti, ma
l'ontologia fondamentale non è
impossibile: esistere come essere, sia nella realtà che
nella mente, ed esistere come essere nella transcendenza. L'essere è
una singolarità transepistemica e per ciò transontologica. Il
problema della singolarità transepistemica transontologica si svela
nell' esistenza dei numeri o
gli angoli e altre entità matematiche, o le menti e le emozioni, o la
bellezza sublime, ma in un modo diverso da come
esistono le transentità del gegenstand.
L'esistenza è un translogos del numero, la cui numeralità si predica
o si predice quale intensità kategorica: si dice numero per tutte le
transentità
nello stesso senso: qui esistenza e numero sono un essere singolarità
della transcendenza. Se sono nomi non c'è problema. Se sono
predicati, l'equivoco c'è nell'esistere nella mente e nell' esistere
dell'esserci. È
noto che il problema veniva risolto con l'analogia entis:ma non si
può applicare a esistere-essere, perché il
numero sia e possa essere usato come nome e come predicato, oltre che
essere interpretabile come
un predicato di predicati, e ciò riguarda tutti i concetti
fondamentali o generi
sommi, o trascendentali: dell'essere si può dire che è, della storia
si può dire che ha una storia, dell'io si può
dire che è proprio, della bellezza che sia ideale o vaga o aderente o
adeguata e ciascuno di essi può essere pensato in relazione agli
altri:
l'essere in relazione al numero, e il numero in relazione agli enti,
la storia in relazione agli enti, e la bellezza in relatività al vaga
o aderente o adeguata o fenemenica
Episodi della vita di Yogananda Paramahansa
da lista_sadhana
Le lunghe sere d'estate trovavano spesso il M. assorto in discussioni
spirituali con i discepoli nel portico dell'eremitaggio di Encinitas. In una
di queste occasioni il discorso si volse ai miracoli, e ilM. disse: "La
maggior parte degli uomini è interessata ai miracoli e desidera vederne
compiere. Ma il mio M., Sri Yuktèswarji, che aveva il dominio su tutte le
forze naturali, aveva opinioni molto severe su questo argomento. Poco prima
ch'io lasciassi l'India per tenere le mie conferenze in America, egli mi
disse: 'Risveglia negli uomini l'amore di Dio, non attirarli con esibizioni
di poteri straordinari'. "Se io camminassi sul fuoco o sull'acqua, e
riempissi tutte le sale del Paese con cercatori di curiosità, quale bene ne
risulterebbe? Vedete le stelle, le nuvole e l'oceano. Vedete la nebbiolina
sull'erba. Può alcun miracolo compiuto dall'uomo eguagliare questi fenomeni
essenzialmente inesplicabili? Ma anche così, pochi esseri umani sono indotti
dalla natura ad amare Iddio, il Miracolo di tutti i miracoli".
A un gruppo di giovani discepoli tendenti a procrastinare, il M. disse:
"Dovreste pianificare la vostra vita. Dio creò la routine. Il sole splende
fino al crepuscolo, e le stelle fino all'alba".
"La saggezza dei santi non è forse dovuta a favori speciali elargiti dal
Signore?", chiese un visitatore. "No", rispose il M. "Che alcune persone
abbiano meno realizzazione divina di altre non dipende dal fatto che Iddio
limiti il dono della Sua grazia, ma è perchè la maggior parte degli uomini
impedisce alla Sua luce sempre presente di attraversarli liberamente. Quando
rimuovono il buio schermo dell'egoismo, tutti i Suoi figli possono
egualmente riflettere i Suoi raggi d'onniscienza".
Un visitatore parlava, sprezzante, della cosiddetta idolatria vigente in
India. Il M. disse quietamente: "Se un uomo che sta seduto ad occhi chiusi
in una chiesa, permette ai propri pensieri di soffermarsi su argomenti
mondani - gl'idoli del materialismo! - Dio si rende conto che non lo si sta
adorando."Se un uomo, inchinandosi davanti a un'immagine di pietra, la vede
quale simbolo che gli ricorda il divino onnipresente Spirito, Iddio accetta
la sua devozione".
"Vado nelle montagne per restare solo con Dio", uno studente informò il M.
P. rispose: "Non avanzerei spiritualmente in questo modo. La tua mente non è
ancora pronta per concentrarsi profondamente sullo spirito. Ituoi pensieri
si soffermeranno per la maggior parte sui ricordi delle persone e dei
passatempi mondani, anche se vivrai in una grotta. L'eseguire con animo
allegro i doveri terreni, insieme alla quotidiana meditazione, questa è la
vita migliore".
Dopo aver lodato un discepolo, il M. disse: "Quando ti si dice che sei
buono, non devi rilassarti, ma cercare di diventare anche migliore. Il
continuo miglioramento di te stesso rende felice te, quelli che ti stanno
intorno, e Dio".
La rinuncia non è una cosa negativa, bensì positiva", disse il M."Non è che
una rinuncia all'infelicità". Non si deve pensare ad essa come a una vita di
sacrificio; è piuttosto un divino investimento, col quale i nostri pochi
centesimi di autodisciplina renderanno l'interesse di un milione di dollari.
Non è saggezza forse spendere le monete d'oro dei nostri giorni fuggevoli
per acquistare l'Eternità?".
Guardando una domenica mattina i mazzi di fiori che decoravano la chiesa, il
M. disse: "Dio è Bellezza, perciò Egli creò la leggiadria nei fiori affinchè
parlino di Lui. Più d'ogni altra cosa nella natura essi suggeriscono la Sua
presenza. Il Suo volto luminoso ci guarda dalle finestre dei gigli e dei
non-ti-scordar-di-me. Nella fragranza della rosa Egli sembra dire:
'CercaMi!'. Questa è la Sua favella; altrimenti mantiene il silenzio. Espone
i Suoi manufatti nella bellezza del creato, ma non rivela che Egli stesso vi
è nascosto".
Due discepoliresidenti nell'eremitaggio chiesero al M. il permesso di fare
una gita per visitare degli amici. P. rispose: "All'inizio della vita del
rinunciante non è bene mescolarsi troppo spesso con la gente del mondo. La
mente si buca come un setaccio, e non riesce a trattenere le acque della
percezione di Dio.Fare delle gite non vi porterà la realizzazione
dell'Infinito". Poichè era abitudine del Guru daresuggerimenti, non comandi,
egli aggiunse: "E' mio dovere mettervi in guardia quando vedo che vi
incamminate nella direzione sbagliata. Ma fate come volete".
"Sulla terra, Iddio cerca di evolvere l'arte univerasale del giusto vivere
incoraggiando nel cuore degli uomini i sentimenti fi fratellanza e di
rispetto per gli altri", disse il M. "Egli non ha perciò concesso a nessun
popolo d'essere completo in se stesso. Ai membri d'ogni razza Egli diede
qualche attitudine speciale, qualche genio unico, coi quali dare un
contributo specifico alla civiltà del mondo."La pace sulla terra si otterrà
più presto mediante uno scambio costruttivo, fra le nazioni, dei loro tratti
migliori. Trascurando i difetti di una razza, noi dobbiamo discernere ed
emulare le sue virtù. E' importante notare che i grandi santi della storia
hanno impersonato gli ideali di tutti i paesi e le più alte aspirazioni di
tutte le religioni".
La conversazione del maestro era vivace e punteggiata di similitudini. Un
giorno egli disse: "Io vedo quelli che sono sul sentiero spirituale come in
una gara. Alcuni scattano; altri avanzano piano. Un certo numero di essi
cammina perfino all'indietro". Un'altra volta osservò: "La vita è una
battaglia. Gli uomini combattono i loro nemici interiori, l'avidità e
l'ignoranza. Molti vengon feriti dai proiettili dei desideri".
Il M. aveva sgridato parecchi discepoli per mancanza di efficienza
nell'esecuzione dei loro compiti. Essi si sentivano molto tristi; allora Y.
disse: "Non mi piace sgridarvi, perchè tutti voi siete tanto buoni. Ma
quando vedo delle macchioline su un muro bianco, sento il dovere di
toglierle".
P. e alcune persone stavano viaggiando in auto per visitare un ritiro SRF.
Un vecchio, con un fardello sulla schiena, si affaticava procedendo sulla
strada calda e polverosa. Il M. fece fermare la macchina, chiamò l'uomo e
gli diede del denaro. Pochi minuti dopo Y. disse ai discepoli: "Il mondo e
le sue terribili sorprese! Noi viaggiamo in macchina e un uomo così vecchio
cammina a piedi. Tutti voi dovreste prendere la decisione di sfuggire al
timore degli imprevisti maya. Se quello sfortunato avesse la realizzazione
di Dio, povertà o ricchezza non avrebbero alcuna importanza. Nell'Infinito
tutti gli stati di coscenza sono tramutati in uno solo: sempre nuova
Beatitudine".
"Signore, quale passo dell'Autobiografia di uno Yoghi ritenete essere il più
ispirante per un uomo comune?", chiese uno studente. Il M. riflettè un poco,
poi disse: "Queste parole del mio Guru, Sri Yukteswar: "Dimentica il
passato. La condotta umana non darà mai affidamento finchè l'uomo non sarà
ancorato nel Divino. Tutte le cose miglioreranno in avvenire, se farete uno
sforzo spirituale adesso'".
"Dio ci ricorda, anche se noi non Lo ricordiamo", disse il M. "Se egli
dimenticasse per un secondo la creazione, tutto sparirebbe senza lasciar
traccia. Chi, se non Lui, trattiene nel cielo questa palla di fango che è la
terra? Chi se non Lui spinge gli alberi e i fiori a crescere? E' Dio solo
che sostiene il battito del nostro cuore, digerisce il nostro cibo e rinnova
giornalmente le cellule del nostro corpo. Eppure, quanti tra i Suoi figli
Gli rivolgono un pensiero?".
"La mente", disse P. "E' come un miracoloso elastico che si può tendere
all'Infinito senza che si strappi":
"Come può un santo prendere su di sè il karma cattivo altrui?", chiese un
allievo. Il M. rispose:"Se vedeste un uomo che sta per colpire un altro,
potreste mettervi davanti a questi e lasciarvi colpire al suo posto. Questo
è ciò che fa un grande M. Egli vede nelle vite dei suoi devoti, quando
effetti deleteri del loro cattivo karma del passato stanno per abbattersi su
di loro. Se lo ritiene saggio, egli adopera un certo metodo metafisico col
quale trasferisce su di sè le conseguenze degli errori dei propri discepoli.
La legge di causa-effetto opera meccanicamente e matematicamente; gli yoghi
sanno come sviare le sue correnti.
"Poichè i santi sono consci di Dio di quale Essere eterno e inesauribile
Energia Vitale, essi possono sopravvivere a colpi che ucciderebbero un uomo
normale. La loro mente non viene minimamente influenzata da una malattia
fisica o dalle disgrazie di questo mondo".