Il controllo della materia
di Wendy d'Olive
Sogno impossibile? Da pagine dense di spunti e realistiche congetture,
cerchiamo di ricomporre alcune tessere del puzzle che, dai testi sacri
dell'India, ci conduce ad oggi, con i medesimi interrogativi. I Vimana di
immensa potenza sonora.
Gli antichi chiamavano quella forza potente - che possiamo identificare oggi
come elettricità - Fohat, rappresentandola con un serpente fiammeggiante o
come un Drago a sette teste.L'età della luce (simbolico riferimento per
elettricità) che da quel periodo prese l'avvio, si trasformò in Kali yuga o
età oscura, a causa dell'erroneo comportamento umano e ambientale.
Nella seconda metà dell'Ottocento gli studi fondamentali di Marie e Pierre
Curie sulla radioattività conseguenti alla scoperta del Radio, aprirono le
porte alla ricerca moderna.Illustrazione tratta da un manoscritto indiano,
ritraente la battaglia del mitico eroe Rajah Karna, descritto nell'antico
poema del Mahabarata Le diverse diramazioni confluirono principalmente nello
studio/applicazione sull'Alchimia e nello studio/applicazione sullo sviluppo
atomico. Lo stesso cervello emette correnti elettriche, i minuscoli impulsi
se diretti in modo adeguato (vedi es. i caschi sperimentali dell'aviazione)
sono in grado di armonizzarsi con forze molto più grandi. Il controllo sulla
materia avverrebbe o avviene già, non con una forza incontrollabile - come
nelle esplosioni nucleari - ma con un controllo più sottile eppur più
diretto e efficace.
E le stesse pietre - della Grande Piramide, di Stonehenge, le rovine dei
templi del Sud America, la grande Piramide di Tiahuanaco - dal peso di circa
settanta tonnellate ciascuna, non potrebbero essere state trasportate con
mezzi esclusivamente fisici. I maghi egiziani per la loro capacità di volare
a volontà, venivano riconosciuti ed adorati come custodi delle antiche
saggezze.
In Occidente i santi Teresa di Avila e Giuseppe da Copertino, dotati del
dono della levitazione, con un solo impulso - generato consciamente o
inconsciamente - attivavano quelle lunghezze d'onda che mettono in moto
forze opposte al magnetismo terrestre.
Finora siamo riusciti ad imbrigliare il suono con le onde radio e a farlo
viaggiare alla velocità della luce, forse potremo in futuro accordarlo con
le forze elettromagnetiche, quelle appunto che inducono il fenomeno della
levitazione.
In principio era il Verbo
La "parola di potenza" citata in numerosi testi antichi, come "la parola di
Dio che crea le cose.." oppure la formula Fiat Lux si ritrovano in tutte le
tradizioni e in tutte le razze.
* Popul Vuh. La "Bibbia" dei Quiché del Sud America recita: "Poi venne la
Parola... sia fatta la luce! Terra! Essi dissero e subito fu fatto..."
* Tavole di Nacaal. Le antiche tavolette trovate in Messico da James
Chuchward, dicono a proposito del primo comando intellettuale "i gas che si
sono sparsi nello spazio si raccolgano e con essi si formino i mondi".
* Le stanze di Dzyan. Ritenute di origine Atlantidea, contengono la stessa
idea all'inizio della Stanza 3, "l'ultima vibrazione scorre attraverso
l'infinito, la vibrazione procede e si diffonde... l'uovo luminoso... si
avvolge e si distende attraverso gli abissi, in braccia bianche come il
latte (nebulose).
Tutto ciò che noi chiamiamo "materia" non è sostanza materiale, ma energia
radiante.
(Sir James Jeans).
* S. Giovanni descrive il Creatore all'inizio dell' Universo manifesto, come
un suono: "in principio era il Verbo e il Verbo era con Dio" (Giovanni I,I).
Questa conoscenza perduta sulla "parola" - la Tau degli Egiziani, la Aum
(OM) dell'India, il Yhvh dei cabalisti, oggi raccontata in maniera
allegorica nelle favole in citazioni come: "Apriti Sesamo", "Abracadabra",
frasi che fanno riferimento ad una potenza sonica - per udirne i deboli
echi, attraverso il frastuono della nostra civiltà, va cercata nel silenzio
della mente, perché questa parola mistica scaturisce dentro di noi solo
coltivando il silenzio del Sé e sicuramente, proferita da una mente evoluta
in uno stato avanzato di silenziosa consapevolezza, potrebbe generare
effetti grandiosi. Muovere dischi volanti?
Può darsi!
Potere del Suono
I Vimana - le epiche macchine volanti degli Dei indo-ariani che si muovevano
per propulsione propria - venivano inizialmente manovrati dal Vril, forza
vibratoria allegorizzata nel poema indiano Ramayana, seguendo il principio
della levitazione, elevando le vibrazioni personali in modo sufficente per
superare l'attrazione magnetica della Terra.Ricostruzione tecnica di un
Vimana secondo le indicazioni delle sacre scritture Indu In seguito
sembrerebbe che nei Vimana Atlantidei (quelli evidentemente di seconda
generazione) venne applicata un'altra forma di energia che operava per mezzo
di apparecchi meccanici simili a quelli descritti
dall'elettrotecnico-scienziato John Keely, in pratica di Natura Eterica
(propulsione legata all'aria). Se ne parla nel Mahabharata, testo religioso
induista risalente al quinto secolo a.C., dove i Vimana - come del resto
facciamo noi per i nostri "carri aerei" come: Hornet (calabrone), o Dragon
Fly (Libellula) oppure come Gull (Gabbiano) - vengono descritti con foggia
diversa e chiamati secondo la forma elefanti, aquile o cavalli.
Il Suono rivestiva una parte importante, secondo gli scritti mitologici,
anche nell'uso delle armi come la Freccia di Indra o Occhio di Kapilla
(nella mitologia irlandese: occhio di Balor), meccanismo circolare dal quale
usciva un potente fascio di luce, dagli effetti simili a quelli radioattivi.
La polvere finissima prodotta doveva essere gettata in mare... cadevano
unghie e capelli... gli uccelli divenivano bianchi, le zampe si ricoprivano
di vesciche, i guerrieri superstiti gettavano via le armi e buttandosi nel
fiume cercavano disperatamente di lavarsi meglio che potevano.
Distruzione e sterminio sembrava portare anche l'Arco a Cerchio di Indra,
arma che probabilmente al posto del laser usava onde sonore concentriche di
immenso potere.
Il già menzionato inventore newyorchese John Keely scoprì nel 1890 una forma
particolare di energia che chiamò Forza Dinasferica.Lo scienziato John Keely
Mentre studiava le forze magnetiche che fluivano tra i poli terrestri
osservò che i corpuscoli di materia potevano essere divisi per mezzo delle
vibrazioni e decise di far funzionare un motore, applicando questa
conoscenza. Suonò personalmente una nota da un violino e il motore partì.
Suonò un'altra nota, però discorde, e il motore smise di funzionare.
Un'altra persona con lo stesso violino provò, ma non successe alcunché fino
a quando Keely toccò con la mano la spalla dello sperimentatore e tutto
prese a funzionare.
Vediamo dunque che per produrre la vibrazione richiesta era necessaria la
vibrazione personale di Keely. La scoperta avrebbe portato a conoscenza uno
dei segreti più occulti legato al quinto ed al sesto piano della Forza
Eterica o Astrale.
Non gli permisero di superare quel limite (chi? Governo, oppure i detrattori
dei segreti occultistici, o entrambi?).
Questa forza è nominata nel Mash-Mak degli Atlantidei e dai Rishi ariani
nell'Astra Vidya (Vidya, termine sanscrito che significa conoscenza
spirituale) con il nome.... (Lesley non lo vuole nominare appositamente,
perché? Forse legato al concetto di potenza della parola?) è comunque il
Vril. Il Vril che, diretto contro un esercito da un carro di fuoco (Anirat
Ha) fissato su un vascello volante come nelle descrizioni dell'Astra Vidya,
può ridurre in cenere uomini e elementi.
Il segreto della Levitazione
Qualche anno fa in un villaggio montano della Svizzera. Un professore di
fisica e molta altra gente osservano 80/100 dischi volanti passare nel cielo
emettendo un suono simile a quello di organo: "il suono di un potentissimo
accordo musicale come una sinfonia celestiale". E negli antichi testi
leggiamo.
Il motore, basato sulla forza dinasferica, elaborato da Keely verso la fine
del secolo scorso Un Vimana può essere mosso da melodie e ritmi alcuni da
sola musica (libro di Oahspe). Nelle leggende caraibiche "colpivano una
piastra ed emetteveno canto, e il canto diceva dove volevano andare... e
andavano... la gente faceva un canto ad una piastra e tutti danzavano
nell'aria come foglie al vento". Nelle Indie: "i saggi sapevano volare
facilmente. Non avevano ali. Battevano su lastre d'oro. Facevano musica su
di esse e volavano".
Montezuma, l'ultimo imperatore Inca, diede a Cortes (che lo fece in seguito
torturare e uccidere) due grandi piatti d'oro. I dischi erano tagliati
appositamente secondo la taglia di chi li doveva usare, in modo da
corrispondere alle vibrazioni personali. Evidente l'analogia con la macchina
di Keely, che funzionava solo se egli stesso vi indirizzava le proprie
vibrazioni. Forse il segreto della levitazione fu preservato fino al
16°secolo come prerogativa reale.
Il Drona Parva (Drona, mitico guerriero del poema epico Mahabharata)
descrive la sintonizzazione del suono con gli operatori e come si traduceva
in quel meccanismo volante del Vimana: "... un Vimana di grande potenza. La
mente divenne il suolo che sosteneva quel Vimana. La parola divenne il
binario sul quale procedere. Tutti i discorsi e le scienze erano raccolti in
esso, tutti gli inni ed anche il suono vedico Vashat. E la sillaba OM messa
davanti a quel carro lo rendeva straordinario... il suo rombo riempì tutti i
punti della bussola".
Trarre l' energia dal campo magnetico terrestre
Keely morì povero e di crepacuore dopo aver distrutto quasi tutti i suoi
modelli. Solamente alcuni opuscoli rimangono a testimoniare che la Forza
Dinasferica... si può fare! Nel 1928 un altro studioso, tale Lester
Henderson di Pittsburgh, Pennsylvania, fabbricò un motore che traeva,
probabilmente, la sua energia esclusivamente dal campo magnetico terrestre.
L'ortodossia scientifica si affrettò a punirlo, screditandolo e trattandolo
pubblicamente da truffatore, così da tacitarlo per sempre e fargli
riprendere l'anonimato. (Storia che non suona nuova...).
Ai nostri tempi, alcuni scienziati francesi hanno provato che un enorme
sibilo in grado di produrre 7 cicli al secondo, ha una spaventosa forza
distruttrice su palazzi, mura ecc., ma addirittura anche sul corpo umano,
compreso quello della persona che lo fa funzionare. Ques'ultimo aspetto ha
messo a tacere (almeno per ora) la scoperta.
Quindi, torniamo al suono primordiale, l'OM, la Parola, la vibrazione
cosmica descritta nel Libro di Dzian che dà forma all'informe e dà alla
non-materia l'aspetto di materia. Questa realtà è stata così ben capita dai
saggi, dagli Yogi e dagli Iniziati che hanno purificato la loro psiche per
rendere la mente funzionale come una ricetrasmittente. Soltanto seguendo
l'esempio e sperimentando personalmente la qualità sottile ma potente del
suono, potremo riprendere qualche passo via via più veloce ed inseguire
quella conoscenza che era nostro esclusivo appannaggio, anni e anni orsono.
fonte: isolachenonce- online.it
La matematica è una religione
Fonte: Zret http://zret.blogspot.com/
La matematica è una religione, ossia la “logica” dei pirloti è giurassica
In alcune occasioni mi sono chiesto se i numeri siano inerenti alla realtà o
se siano delle forme che la mente pone nella “realtà” per conferirle un
ordine. Purtroppo gli scientisti ed i ripetitori acritici dei dogmi banditi
dai Cicappini non hanno la più pallida idea che esistono significativi
orientamenti all'interno del pensiero matematico inclini a negare la
sostanzialità dei rapporti numerici.
Se, infatti, secondo i matematici platonici, l'universo ha una struttura
geometrica e numerica, i concettualisti ritengono che siano gli uomini a
costringere la realtà entro modelli matematici. I formalisti considerano i
teoremi delle tautologie e le relazioni matematiche coerenti in sé, ma non
riferite alla natura. Per i formalisti la matematica è un gioco come quello
degli scacchi. Gli intuizionisti, infine, che evitano di ricorrere ad entità
non intuitive, opinano che una formula matematica descriva solo l'insieme di
calcoli compiuti per ottenerla. Gli intuizionisti aggiungono alle due
categorie del vero e del falso, una terza possibilità: l'indecidibile.
Da questa rapida rassegna dei principali indirizzi nelle scienze matematiche
si arguisce come i platonici che, di solito, sono realisti, ossia sono
persuasi che le leggi fisiche (traducibili in equazioni) sono connaturate al
mondo, si trovino in uno splendido isolamento.
Benché possa sembrare paradossale, sono gli intuizionisti, con i loro
concetti astrusi, ad avvicinarsi maggiormente all’essenza contraddittoria
del reale. Infatti la categoria dell'indecidibile richiama il principio di
Heisenberg e, più in generale, la logica quantistica in cui, postulando una
terza eventualità, si supera la dialettica bipolare (vero/falso) della
logica aristotelica. La logica e la scienza dunque tendono a scivolare verso
l'indeterminazione, quasi verso un’ermeneutica, considerata un tempo tipica
solo delle discipline umanistiche ?
Pare di sì, almeno sotto certi rispetti, se Godel addirittura stabilì “che
non è possibile dimostrare la coerenza di nessun sistema assiomatico
abbastanza vasto da includere l'aritmetica. Il teorema di Godel dimostra che
la matematica è una religione ed è l'unica che può provare di esserlo,
perché contiene un sistema di idee basate su proposizioni che non possono
essere provate né per via logica né per mezzo di osservazioni.” (R. Barrow)
Di fronte a tali acquisizioni del pensiero logico-matematico, lontano mille
leghe dagli ingenui convincimenti ammanniti nei libercoli scolastici tanto
affannosamente compulsati da pseudo-scienziati, come si può giudicare
un'asserzione come la seguente ? “Se una persona crede, non c'è
ragionamento, prova, logica, fatto al mondo che possa dissuaderlo dalla sua
fede e troverà sempre una scusa per giustificare tutto, ma anche il
contrario di tutto, restando nella sua convinzione, proprio perché di fede
acritica si tratta e non di ragionamento logico”.
Ora, questa affermazione che sembra piena di buon senso, è, invece, caduca,
riduttiva ed opinabile, poiché contrappone in modo semplicistico e volgare
(in senso letterale) la logica alla fede, prescindendo quindi dalle
concezioni dei matematici e dei logici più avanzati (o dei logici tout court
?). Si tratta in verità, di un debolissimo argomento che ignora, tra le
altre cose, la natura controversa degli assiomi aritmetici: ad esempio, che
uno uguale è ad uno, come dimostrammo, è un postulato indimostrabile,
sebbene evidente di per sé, per giunta smentito dalla fisica quantistica.
Chi “ragiona” secondo antiquati criteri meramente peripatetici rivela di non
aver compreso nulla dell’incredibile complessità del reale (Vedi Il rasoio
ha perso il filo) e dei modelli culturali (compreso quello scientifico) che
consentono di conoscerne alcuni aspetti e di interpretarli.
Anche la logica quindi contiene degli elementi fideistici, come la fede ha
una sua interna ragione. In fondo “il cuore ha delle ragioni che la ragione
non ha”.
Praticare con un sacchetto di sassi
di Chandra Candiani
Ma noi, noi
quando siamo?
Rilke
C'era una volta un bambino con un sacchetto di sassi, dovunque il
bambino andasse il sacchetto andava con lui. Certe volte, il bambino
avrebbe voluto perderlo per essere leggero come gli altri nella corsa,
per saltare con le rane e i caprioli, per addormentarsi su un cuscino
qualunque.
Per anni, la mia pratica è stata leggera e gioiosa, quasi come un
gioco: sedersi per terra ed entrare in uno spazio fatato, camminare
piano piano, delicati con la terra già tanto ferita. E poi c'era il
resto: incubi notturni, relazioni difficili un po' con tutti, vivere
nascosta come un clandestino, uscire di casa come un profugo
indesiderato, e soprattutto il tentativo di nascondere tutto questo, a
me stessa e agli altri. A poco a poco però, mi accorgevo che c'era, in
ogni seduta, in ogni camminata, in ogni momento di vita, uno sfondo
che io negavo o da cui distoglievo svelta lo sguardo. Oppure quello
sfondo ero assolutamente io e da quello sfondo osservavo tutto il
resto. E quello sfondo diventava poi l'orrore di tornare a parlare
alla fine di un ritiro, il dover parlare con i negozianti nella vita
di tutti i giorni, fare solo lavori umili e sottopagati, svegliarmi al
mattino e sentire: "Oh, no!" e scendere dal letto come si emigra in un
mondo di estranei. C'erano anche dei momenti in cui sentivo di entrare
in stati di shoc, di colpo sentivo che i miei occhi si irrigidivano
fissando un punto e poi tornavo, ma cosa ci fosse in mezzo non lo
sapevo. E più mi dedicavo alla pratica intensiva e più mi accorgevo
che c'era un'enorme differenza tra i miei giorni e le mie notti, come
se addormentarmi fosse aprire un vaso di incubi e di terribili
minacce. Poi arrivava il mattino e tutto si cancellava.
A un certo punto, ho dovuto smettere di non occuparmi dello sfondo, ho
dovuto incontrare le ombre che lo abitano, ho dovuto conoscere lo
spazio che si stendeva tra quando fissavo lo sguardo e quando
ritornavo, ho dovuto sentire la leggera inimicizia per gli altri
trasformarsi in panico e orrore, ho dovuto aprire la porta ai traumi
del mio passato, aprire il mio sacchetto di sassi. Ho dovuto solo
quando ho potuto, questa è l'affidabilità della pratica, siamo sempre
pronti a quello che ci propone di vedere, perché è il Risvegliato che
è in noi che vede e che ci fa vedere.
Ma altre volte, il bambino era felice del suo sacchetto di sassi.
Erano le volte in cui soffiava un vento forte e i sassi tenevano il
bambino ben attaccato a terra; nelle notti buie c'era sempre qualcosa
su cui contare e sotto la pioggia il sacchetto di sassi gli proteggeva
le spalle.
La pratica della meditazione mi sembra sempre di più una pratica del
diventare vivi, tutti vivi, o del sapere di essere vivi, del sottrarre
alla morte sempre più pezzi di noi, del risvegliare il cuore, fino a
essere tutti cuore, non dimenticando di conoscere cosa sia davvero il
cuore, quale spazio vuoto e silenzioso si riveli essere, talvolta
deserto, talvolta terrificantemente silenzioso, talvolta così celato
da sembrare sommerso, e non una casetta carina piena di emozioni e
sentimenti del tutto inaffidabili. E mi sembra che un momento
essenziale del processo di diventare vivi sia mangiare il Dhamma,
comprendere gli insegnamenti col cuore e con le viscere, sottraendoli
all'intelletto, per poi riportarglieli una volta assorbiti perché
diventino anche riflessione.
La prima nobile verità del Buddha è: "C'è la sofferenza". E questo
‘c'è' mi colpì fin dalla prima volta, con uno strano soffio di
esultanza che gli sentivo soffiare dentro. "C'è, c'è, c'è" mi
ripetevo. Assomigliava all'evidenza della neve, o del mare, o delle
montagne; la natura certe volte sembra esultare nell'imperfezione,
nella sofferenza, nella gioia, nel tutto insieme, perché accetta
tutto, è un ‘c'è'. E che anche la sofferenza sia un ‘c'è' rende una
condizione personale qualcosa di comune, come la neve, il vento, la
pioggia; certo che ognuno li sente diversamente, ma ci sono per tutti.
E passano. E tornano. E passano di nuovo. E si può dire: "Riecco la
pioggia, riecco il vento" e sorridere, perché li abbiamo riconosciuti.
Ma la sofferenza va compresa, sottratta all'indeterminatezza
dell'intelletto, perché è vero che è una condizione di tutti, ma è
altrettanto vero che è la mia quella che devo riconoscere per
potermene liberare. E qui si apre per me uno spazio in cui la pratica
diventa molto personale, in cui diventa pericoloso praticare come ‘si
pratica', in cui la relazione con gli insegnanti si trasforma, perché
un nuovo insegnante, assolutamente privato e personale nasce nel mezzo
del vuoto del cuore e la pratica diventa creare uno spazio silenzioso
perché possa parlare il più spesso possibile e portare agli insegnanti
le intuizioni del proprio personale insegnante per verificarle con le
loro. Allora il dubbio sparisce e la pratica diventa personalissima e
quanto più possibile continua. Allora una notte di incubi è la
pratica, sedersi al ristorante e sentirci come se stessimo per essere
lapidati è la pratica, rivelarci a noi stessi è la pratica, e non c'è
più da essere carini, normali, meditativi, buoni, c'è da essere quello
che già c'è e da non agire quello che di brutto comunque c'è e vuole
essere riconosciuto.
Molta della mia pratica ora consiste nel lasciar affiorare i traumi
del mio passato nascosti nelle stranezze più banali del mio presente e
nel dare dignità a queste ‘stranezze', nello smettere di voler essere
come qualcun altro, chiunque sia, anche tutti, anche il Buddha. I
ricordi mi servono per comprendere e curare le difficoltà del
presente. Non vado a caccia di ricordi, non mi tuffo nel passato per
fuggire dalla responsabilità di questo attimo che può essere vissuto
con gentilezza o con astio, scorgo il passato per poter essere più
responsabile, non per giustificare la mia irresponsabilità o la mia
noncuranza. Ricordare i traumi del passato non serve a diventare
speciali per gli altri, ma speciali per se stessi, davvero
specialissimi, cari al cuore, così cari che durante una seduta sentii
di essere il mio angelo custode, e che tutti lo siamo, che è proprio
questa la vita e la creatura che ci è stata affidata.
Fa parte della mia pratica ascoltare i bisogni apparentemente folli di
una bambina cresciuta nel terrore e vissuta con un sacco di sassi
sulle spalle.
Dice Claude Thomas in Semi di pace:
In tutta la mia vita, quando cercavo di parlare di queste cose, le
persone se ne andavano sempre via dicendo: "Oh, tu sei ipersensibile.
Non posso avere a che fare con te. Devo andare". Sono arrivato a
comprendere che ciò che realmente volevano dire era: "Relazionandomi
con te sto toccando parti di me stesso che non voglio toccare. E non
ti voglio intorno per ricordarmi quello che non voglio toccare".
Da quando lascio parlare i miei sassi, apro il sacchetto e li guardo,
da quando l'insegnamento diventa un vestito assolutamente su misura,
mi accorgo di chi mi fa male e di chi mi fa bene. Di chi sono per me i
saggi che il Buddha invita a frequentare e i folli da evitare. Ci sono
folli che si lasciano stringere tra le braccia, con cui si può ridere
a crepapelle per un albero buffo o con cui ci si può intendere con
un'occhiata di sbieco che ride all'angolo e ci sono persone carine che
ti guardano e sei già fucilata, che con mani invisibili ti chiudono la
bocca, perché cose carine da te non vogliono uscire, che fingono di
non vederti perché non sei mai un ‘noi'. Va tutto bene, basta saperlo.
E non sottovalutare l'amicizia di alberi e animali. Ci sono animali
che riconoscono al primo sguardo un bambino coi sassi e accorrono più
veloci di un pensiero e gli fanno festa. Me ne accorgo? E ci sono
alberi che non vedono l'ora di essere abbracciati e nell'abbraccio
assorbono tutte le pene e le malinconie e dopo non si sentono
importanti. Ci sono alberi che ascoltano per ore i racconti dei
bambini coi sassi, e poi come per caso lasciano cadere ai vostri piedi
una foglia o una bacca. Ci sono alberi che toccano e ci sono alberi
che fremono tutti quando si passa, dopo essere entrati in confidenza
con loro. Basta accorgersene e ricevere questi amori di altri regni e
non montarsi la testa, perché lo fanno con tutti, assolutamente con
tutti, purché siamo disponibili e ne abbiamo bisogno.
La pratica della meraviglia è una pratica che cura anche il bambino
più sanguinante della terra. "In ciò che è visto ci sia soltanto ciò
che è visto..." è pratica della meraviglia. Quando i traumi, le
ferite, i ricordi salgono alla gola, si può andare a trovare un
piccolissimo pezzo di prato, un pizzico di prato c'è sempre, anche in
città. E guardare. A lungo. Si apre un universo minimo. Infinite
vicende, mutamenti, arrivi, partenze, forme sempre più piccole man
mano che lo sguardo si limita a vedere. Esercitare la meraviglia cura
il bambino malato che ha potuto esercitare solo la paura. Avere amici
animali e vegetali, praticare la vista meravigliata e meravigliosa
introduce al sollievo dell'impersonalità. Perché andare in profondità
non è l'archeologia della storia personale, ma sentire che non c'è
‘persona’, assaporare la sofferenza senza cadere nella rete del
raccontarsela, ma lasciare che sia lei a raccontare, se ha qualcosa da
rivelarci, e sentire che i suoi racconti servono solo a renderci più
precisi nella compassione verso noi stessi, più acuti nel riconoscere
il ‘c'è' della sofferenza in noi e attorno a noi. Impersonalità non è
diventare invisibili e innocui, ma innocenti, consapevoli della
propria fragilità, consapevoli del ‘c'è'. Consapevoli anche di
splendere. E splendere. Perché c'è, perché i bambini guariscono in
fretta se sono compresi e curati, non gli piace essere malati.
Accorgersi che anche la gioia è un ‘c'è', che è diversa dall'allegria:
non vuole essere dimostrata; se a un animale viene da sorridere,
sorride anche se è nel deserto, non vuole essere visto, non vuole
essere non visto. Dunque la gioia c'è ed è una gioia che tiene conto
del nostro dolore, non un'allegria che lo cancella. E' una gioia su
misura, che ci conosce bene.
Così il bambino prese a rispettare e a custodire i suoi sassi, ad
amarli. E i sassi sentirono il loro cuore diventare leggero e in una
sola notte divennero piume.
Per i bambini la loro famiglia è l'unica che c'è, per quante cose
mostruose possano vedere pensano che siano le cose di tutti e si
assuefanno a sofferenze estreme e così diventano bambini coi sassi.
Allora, diventa pericoloso sentirsi dire: "soffriamo tutti" o
"anch'io, sai" e dover ascoltare per ore i racconti degli altri. Non è
questo il ‘c’è' e bisogna scappare. La sofferenza è di tutti, ma ci
rende unici. E va compresa. Da noi. Chi si è assuefatto a sofferenze
estreme rischia di non saper stare coi momenti neutri, di non poter
vivere cose tiepide o normali. E non è solo, come credevo, un bisogno
di intensità, è che nei momenti neutri i sassi si fanno sentire di
più, sono più evidenti e pesano di più. Le vacanze, una festa, la
normale convivialità, i luoghi deputati al divertimento possono essere
delle vere torture, perché i sassi sono lì a dirci che siamo diversi,
che per noi non c'è levità. Ma non è vero, è solo che i sassi vogliono
essere visti e ascoltati, e perfino amati. Dopo aver compreso la
sofferenza, bisogna sapere di averla compresa e ci vuole coraggio,
perché allora si è anche più esposti di prima. Se so che andare al
ristorante per me è una tortura, se ho compreso che un cibo cotto
senza amore non può essere il cibo di cui ho bisogno, che non voglio
stare tra persone che parlano forte e non si ascoltano, che vieni
guardata e già liquidata, poco importa che questa sia solo la mia
esperienza, è stata compresa e va manifestata. Poco importa che non
sia normale, la follia è l'unica cura alla pazzia, non la normalità:
me l'hanno insegnato i sassi. Si perdono degli amici. Se ne trovano di
nuovi. E mica tutti sono bambini coi sassi, certi sono così leggeri
che vi aiutano a portare i vostri sassi, certi hanno sassi diversi,
così ci si dà una mano a vicenda, al ristorante porto i tuoi, in
macchina tu porti i miei. E si ride. Tirare fuori i propri sassi e
mostrarli agli altri è spesso comico. Certe volte tragico, allora si
piange, magari abbracciati, magari ognuno per conto suo. Vivi. E vivi
anche i sassi. E si può anche andare a pezzi.
Ci sono tanti modi per andare a pezzi. Io mi sdraio sul pavimento,
possibilmente di legno, o su un tappeto, ma è importante essere a
terra. Allargo le braccia e lascio che la disperazione mi passi sopra,
come una montagna, mi lascio squassare. E poi: "Finito!" dicono certi
bambini dopo aver pianto e urlato di disperazione. Niente spettatori,
solo noi, l'angelo custode di questa vita, quello che è già sveglio,
che sceglie già l'impersonalità della gioia.
E si può anche chiedere aiuto, sostegno. Lavorando nel giardino delle
verdure a Gaia House, ho notato quante piante hanno bisogno di
sostegno e quanti sostegni vengono loro offerti, di tutte le misure e
di diversa robustezza. E nessuna pianta si vergogna.
Allora, il bambino con quel leggerissimo carico sulle spalle, poté
finalmente inchinarsi fino a terra, riconoscente.
Emily Dickinson ha scritto:
Dove l'Amore si ritira
avanza la Morte Giardiniera.
Be’, non ritiriamo l'amore, non ritiriamolo dai sassi, amare solo i
fiori è troppo facile e sentimentale.
Il Buddha ha detto: "Le porte del Senza Morte sono aperte". Anche
adesso? Proprio in questo momento? Proprio qui? Possiamo entrare?
Davvero? Anche con i sassi? "La felicità è a disposizione, servitevi
pure!" dice Thich Nhat Hanh.
Oh, grazie!
L'arte di respirare (Rebirthing)
Rebirthing
di Gemma - libera professionista ed ora rebirther 47 anni
Parlare e, ancor più, scrivere del Rebirthing è per me molto
difficile: sono confusa e la mente non mi suggerisce parole e concetti
chiari. Ho l'impressione che il linguaggio verbale sia riduttivo, o
meglio sono io che non ho ancora trovato il modo per raccontare di
questa mia esperienza fisica, spirituale, emotiva, mentale.
Eugenio me lo ha chiesto e per lui e per tutti noi mi sono decisa a
superare questa mia difficoltà.
Tutti noi respiriamo, è una di quelle attività automatiche, ma
fondamentali per la nostra sopravvivenza e il primo passo è stato
diventarne cosciente, essere attenta a ogni mia inspirazione ed
espirazione: lasciare che l'aria-energia entrasse nel mio corpo e
piacevolmente lo abbandonasse in un ritmo calmo, appagante,
rilassante.
L'inspiro colma il senso di vuoto, le mie lacune e l'espiro porta via
con sé le mie paure, le ansie, le aspettative, il dolore.
È per me un'esperienza di crescita profonda, che si rinnova ogni volta
e se all'inizio mi spaventava ritrovare emozioni, sensazioni, pensieri
dolorosi, che credevo di aver superato, ora sono consapevole che li
ritrovo in una dimensione nuova e che il Rebirthing mi dà
l'opportunità di vederli e viverli, ogni volta, in una luce diversa.
Io, che desideravo risolvere, concludere ogni situazione in tempi
brevi, sto imparando a non avere tempo, sto sperimentando la pazienza.
Ricordo che quando presi i primi contatti con il Rebirthing ero
affascinata dal fatto che in 10 sedute di respirazione avrei risolto i
miei problemi e trovato la pace interiore, il benessere fisico, il
riconoscimento sociale, l'amore incondizionato.
In realtà le prime 10 sedute sono state l'inizio di un viaggio alla
scoperta di me e dell'universo e ogni respirazione è una tappa verso
la consapevolezza e l'infinito.
In effetti, erano più di 40 anni che vivevo ripetendo schemi di
comportamento e di pensiero che mi avevano procurato dolore,
insicurezze, difficoltà, senso di inadeguatezza, paure, ansia,
rabbia... e qualche soddisfazione.
Alcuni mesi di pratica non potevano certo eliminare tutto questo
bagaglio, ma mi hanno resa consapevole che esisteva una realtà a me
ancora sconosciuta, che avevo potenzialità ancora inutilizzate, che il
mondo che io ero in grado di "vedere" era una briciola nell'universo
dell'esistenza e che la mia percezione del tempo e dello spazio era
limitata e limitante.
Il viaggio, l'avventura sono appena incominciati; il piacere, la
serenità, l'amore, la vita sono tutti da scoprire nelle loro
innumerevoli sfaccettature. Sto sperimentando la potenza del pensiero
creativo: sto diventando consapevole dei pensieri che mi rendono
prigioniera, limitata, paurosa, ansiosa, pericolosa... e sto imparando
a trasformarli e con loro si trasformano il mio sentire e il mio
agire.
Sono riuscita a rompere alcuni schemi ripetitivi; uno, molto frequente
nella mia vita, è quello della fuga. Di fronte alle difficoltà, al
dolore, nel passato reagivo scappando, allontanandomi dalla situazione
e dalle persone che ritenevo esserne la causa.
Adesso mi fermo, ascolto le mie emozioni, cerco dentro di me l'origine
del mio malessere, non è più colpa degli altri o del fato. Sto
imparando a vivere le difficoltà come un'opportunità di esperienza,
anziché come una manifestazione della mia inettitudine.
Sto verificando che gli altri mi fanno da specchio e ciò che in loro
mi irrita è un aspetto di me che nego, che non mi piace, di cui mi
vergogno. E allora lo cerco, lo guardo e mi perdono.
Più volte ho scritto la "dieta del perdono" e penso che la scriverò ancora:
- non avere colpa, né io né gli altri, è per me fonte di un profondo
senso di sollievo.
Ho incominciato a dire NO alle proposte che non mi piacciono, ad
ascoltare e decodificare le mie intuizioni, ad accettare i miei limiti
e gli impedimenti esterni per superarli, a non vergognarmi per
l'impeto delle mie emozioni.
Soffro ancora, ma non mi dispero più e soprattutto sto lasciando
andare l'atteggiamento di vittimismo nei confronti degli altri e del
destino.
Grazie al Rebirthing ho iniziato un processo di consapevolezza e di
trasformazione profonda, sto conoscendo persone meravigliose e
contattando realtà affascinanti.
Concludo la mia condivisione rendendomi conto di essere stata capace
di trovare le parole per raccontarvi la mia esperienza e ricordando
che ognuno di noi può molto di più di quanto creda.
Con affetto, Gemma
UN ATOMO di NULLA?
di Luigina Marchese
L'atomo non è visibile ad occhio nudo, ma è presente ovunque nelle varie
aggregazioni di ordine materiale, liquido, gassoso. In quest'atomo Corbucci
scopre un vuoto, un nulla, dunque… un atomo fatto di nulla?
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/un-atomo-di-nulla.php
Partiamo dalla domanda se il Vuotoquantomeccanico scoperto da Massimo
Corbucci coincida con il concetto di etere. Chiediamoci altresì quale possa
essere il rapporto fra il concetto di Nulla ed il VQM medesimo.
L'idea di un quid onnipervasivo arriva a noi da tempi remoti, passando dal
mito fino alla sua sistematizzazione e razionalizzazione in ambito
filosofico e scientifico. Le cose non hanno un'essenza loro propria, quanto
invece un'essenza relazionale che al Tutto le collega. Ogni ente
nell'universo, compresa la Coscienza, è il risultato di interconnessioni e,
poiché ogni sistema maggiore include i minori ed è incluso a sua volta in
sistemi più grandi, si può dire che tutto è relativo, relativismo
cosmologico, relatività universale.
Noi vediamo solo le configurazioni del piano in cui viviamo ma, aggiungendo
ulteriori elementi, la realtà diventa più complessa, si creano nuovi agganci
che superano ed allo stesso tempo includono i precedenti. Il poeta latino
Lucrezio ci dice che “Nullum rem nihilo gigni divinitus unquam (nulla può
originare giammai dal niente per opera divina)”. Se non si può chiaramente
fare a meno del Nulla, occorre oggi sostituirlo con diverse, soprattutto
nuove, visioni.
Vediamo come e perché.
L'atomo non è visibile ad occhio nudo, ma è presente ovunque nelle varie
aggregazioni di ordine materiale, liquido, gassoso.
In quest'atomo Corbucci scopre un vuoto, un nulla, dunque… un atomo fatto di
nulla?
Cerchiamo di sintetizzare le caratteristiche del VQM:
-è posto all'interno dell'atomo, ma trascende l'atomo stesso;
-è un locus, uno spazio mattonato dei mattoni fondamentali della materia (i
due Rishoni, di cui Vavhau è il Cielo, Caelis o Calix, calice, dunque ciò
che può essere riempito, mentre Tohu è la Terra o Teerum, duro, ciò che ha
la forza di riempire);
- permette la vita, la manifestazione, l'aggregazione della materia;
- è quanto-intelligente;
- è olistico, contiene tutto anche in un frammento di sé;
- consente la conservazione dei dati;
- mette in contatto due realtà pur se distanti fra loro;
- è un vuoto… interiore, per mezzo del quale possiamo raggiungere un punto…
esteriore;
- è un oceano assolutamente infinito di fluido che permea il sotterraneo
della materia in tutta l'estensione dell'universo.
Tali descrizioni, l'ultima in special modo, richiamano alla mente l'antica
idea di etere.
Il VQM, allora, può essere fatto coincidere con l'antico concetto di etere?
Sicuramente sotto alcuni aspetti sì, sotto altri aspetti senz'altro no,
poiché il VQM sembra porsi al di là dell'etere medesimo. Nella tradizione
indù, Etere è il primo degli elementi, ciò che tutto contiene, è lo Spazio,
il vuoto che permette alle cose di esistere e manifestarsi. In tal senso il
VQM sembra coincidere con l'etere.
Secondo gli insegnamenti antichi, quest'ultimo è condensazione dell'Akasha,
sostanza che riempie lo spazio infinito e che, modificandosi, si converte in
etere, il quale, a sua volta, si trasforma per condensazione in ciò che ho
definito, in altre sedi, forme anteriori, in definitiva ciò da cui tutto
proviene. Akasha è suono primordiale, fuoco superastrale, senza il quale è
impossibile concretizzare e cristallizzare il suono stesso.
E', inoltre, la prima radiazione della radice Mulaprakriti, ovvero della
materia primordiale insapore e indifferenziata, chiamata dagli alchimisti
“ens seminis”. Ora, questo ens seminis altro non è che uno dei Rishoni
individuati da Corbucci, la Materia nella sua forma primordiale, nello
specifico Vavhau). Gli indù la chiameranno altresì aviakta, ciò che viene
prima. Poste queste basi, il VQM supera il concetto di etere, supera lo
stesso concetto di akasha e trascende altresì il concetto di “ens seminis”,
anche se sembra paradossalmente coincidere con essi.
Vediamo l'idea resaci da Corbucci. Egli propone una "rivisitazione" del
concetto di etere, abbandonato dalla Scienza che lo intese come un "quid"
che permea lo spazio siderale fisico, mentre in realtà, secondo lo
scienziato, va rivisto secondo un nuovo approccio che lo colloca nei
"sotterranei" della materia e viene perciò ad essere assimilato a quel
Vuotoquantomeccanico presente nel "cuore" di tutti gli atomi del Creato. Gli
Scienziati pensavano che l'etere permeasse lo spazio cosmico ma Corbucci
dice che non è così, poiché esso è nascosto, invece, in un buco.
“Il vecchio concetto di etere può essere rispolverato a patto che si
comprenda la magagna per la quale lo si è dovuto buttare nella spazzatura.
L'errore è stato quello di credere l'etere un qualcosa che permea lo spazio
cosmico, invece esso scorre nel cunicolo del VQM. Come al solito la chiave
di tutto è nell'etimologia della parola etere: Aeì-theo = che sempre scorre.
Nel Vuotoquantomeccanico le particelle scorrono, acquistano massa,
altrimenti esse continuerebbero il loro viaggio alla velocità della luce,
senza dare all'atomo la possibilità di formarsi. Dunque, la gravità non è
l'effetto di una “corrente di quantità di moto”, ma di qualcosa che scorre
con continuità.
Afferma ancora Corbucci: “L'ipotesi della Fisica poggiava sull'assunto che
le onde elettromagnetiche dovessero avere un supporto per propagarsi e si
pensò di chiamare quest'ipotetica intelaiatura etere. Ora il VQM introduce
la nozione nuova che oltre, al di fuori dello spazio, ci sia un dentro,
quell'area nera che rompe la simmetria tra i barioni e quel nero fra gli
elettroni 71 e 72 e 103 e 104. Perché questa nuova nozione dovrebbe
richiamare l'idea di etere? Forse perché da sempre chi riflette sulla natura
dello spazio, trova ovvio che dove non c'è niente, qualcosa potrebbe
esserci! In vero il VQM non ha niente da spartire con l'etere, essendo
invece quel dentro in cui "galleggia" tutto ciò che c'è nell'universo.
L'etere al massimo poteva essere grande quanto tutto l'universo. Il VQM è
Grande Infinitamente, di grado superiore all'ALEPH 3”.
In tal senso e su queste basi sarebbe riduttivo paragonare il VQM all'etere,
quanto forse all'akasha ma quest'operazione si mostra altresì
insoddisfacente, essendo l'akasha stessa contenuta in quella che gli Indiani
definiscono aviakta (o mulaprakriti), la quale può essere assimilata
all'ordine implicito di Bohm, all'indeterminazione di Heisenberg, dunque
quel mare di possibilità ove agisce la Coscienza.
Se ne deduce allora che al VQM delineato da Corbucci può essere assegnata
una duplice connotazione, la prima che lo vede come ente, dominio formatore
di ogni cosa esistente (Grande Vuoto), l'altra come parte costituente delle
polarità che danno origine all'universo (vuoto-vuoto).
Cos'é il Nulla?
L'intero pensiero filosofico, nelle sue variegate correnti, ha tentato e
cercato di definirne la natura. Vediamo allora di ripercorrerne i passi,
onde configurare il VQM all'interno di tale paradigma.
Cos'è questo vuoto da cui ha avuto origine l'intera manifestazione?
In molti hanno identificato il vuoto con Dio. I filosofi greci considerarono
il fondamento ultimo del mondo come qualcosa di celato. Parmenide disse che
il Nulla era impensabile. Meister Echkart identificò Dio con il Nulla e per
tale motivo fu condannato dall'Inquisizione. Gli stessi Buddhisti, secondo
l'opinione corrente, identificano Dio con il vuoto e pensano che alla nostra
liberazione torneremo in esso. Essi definiscono la realtà ultima shunya,
vuoto ma non si tratta di un ente negativo, poiché esso contiene tutti noi.
Essenza e vuoto vengono associati, quasi identificati.
Occorre allora operare una distinzione, poiché la ricerca in ambito
filosofico ci pone dinanzi due connotazioni che fra l'altro Corbucci ha ben
evidenziato. Il primo è il Vuoto Eterno, primordiale, un principio dal quale
si manifesta ogni divisione, ogni dicotomia. Gli Ionici, ad esempio, erano
convinti che al di sotto di ogni esistenza vi fosse una realtà unica ed
eterna. Essi denominarono tale sostanza Archè (principio), intendendo con
tale concetto la materia da cui tutte le cose derivano, fornita di una forza
intrinseca che la fa muovere. In tal senso la sostanza fondamentale è
eterna, mentre tutte le altre sono transitorie. E comunque, al termine
sostanza essi non attribuivano necessariamente connotazione materiale,
quanto infinita, incorruttibile. E' questa stessa sostanza che forma gli
elementi così come noi li conosciamo. Da ciò ha origine il divenire che
sembra essere dunque una degradazione (!) dell'Uno.
Vi è però l'altra accezione e cioè quella che identifica il vuoto con la
Materia prima, la Sostanza universale intesa come Non-Essere contrapposto
all'Essere. Tale interpretazione include dunque il vuoto in un processo che
vuole Essere e Non-essere interagenti.
Come conciliare le opposte accezioni del vuoto, una che rimanda alla sua
sostanza empirica, l'altra che rinvia alla sua connotazione metafisica?
Plotino definisce con il termine “nulla” sia la realtà più alta, cioè l'Uno,
quanto la realtà più bassa, cioè la materia. A partire dagli Ionici,
risalendo fino a Guénon ed a Francois Cheng, si svela una concezione del
vuoto che vuole intenderlo fondamento di ogni cosa, ciò che precede il Cielo
e la Terra.
Implicitamente esso viene identificato con Dio.
I testi orientali cinesi, soprattutto indiani, ci mostrano poi il vuoto
nella sua connessione con il pieno.
Escludere una visione a favore di un'altra non ci mette sulla buona strada.
Pur non volendo identificare il Vuoto con Dio, la ricerca dello scienziato
viterbese riesce a conciliare entrambe le concezioni. In Corbucci la prima
visione richiama il Vuotoquantomeccanico, mentre la seconda connota il
vuoto-vuoto, uno dei due Rishoni dalla cui interazione, grazie al suono,
origina la manifestazione sensibile.
Abbiamo, dunque, il Vuoto inteso come Principio primo, ma anche il vuoto
inteso come Madre universale (Non - Essere) nella sua interazione con il
principio maschile (Essere). Ecco dunque la sua rivincita, poiché il vuoto
potrebbe essere la sorgente di tutta la materia e di tutta l'energia
dell'universo. Il Vuotoquantomeccanico diventa allora un principio, un
dominio, grazie al quale le polarità generano la vita. Esso, quindi, si
manifesta come un insieme di pieni: lì giace la materia non manifesta.
In tal senso possiamo considerare il VQM come terzo termine tra lo yang e lo
yin, un fondamento ontologico dal quale deriva la molteplicità. Il Vuoto,
così come accade per spazio e tempo, assume quindi una connotazione sia
dialettica, sia trascendentale. Quell'area nera a forma di T fra i barioni
del nucleo, nel Nuovo Modello Atomico di Massimo Corbucci, conferisce
connotazione trascendentale, ma dove gli atomi man mano si snodano in nuove
forme e differenziate dinamicità, lì il VQM assume valore dialettico.
Perché Plotino identifica il Nulla sia con l'Uno che con la materia? Perché,
in effetti, sono vere entrambe le cose, esse sono intimamente collegate. Il
nulla non è la notte in cui tutte le vacche sono nere (Hegel) ma principio
universale ed altresì presupposto della creazione, vibrazione sottile, campo
di potenzialità. Il nulla è ciò che non è, ma anche ciò che può essere,
diventare.
In tal senso il nulla incarna il principio della libertà. Il concetto di
Nulla inteso come suprema libertà!
Se il vuoto è libertà, esso è dunque attività, possibilità di ogni ente. In
tal senso “il Caos non è negazione di ogni ordine, ma la condizione di
possibilità di ogni ordine” (S. Givone, 2003).
“Si ha un bel riunire trenta raggi in un mozzo, l'utilità della vettura
dipende da ciò che non c'è. (…). Così, traendo partito da ciò che non c'è,
si utilizza quello che c'è” (Daodejing, cap XI).
L'atomo è unità che ha insito il potere di spezzarsi: è quindi capacità di
elaborare una forma, in definitiva è attività, attività creativa. L'atomo in
sé è vuoto, è niente e proprio perché è niente ha infinite capacità. Ciò che
non è, è ciò che sarà. Il vuoto determina l'esistenza della sua stessa
realtà.
Al concetto di vuoto possiamo allora contrapporre quello di
Vuotoquantomeccanico, inteso come quid che genera il mondo. In tal senso
esso si svincola dalle grandezze della Fisica quali spazio, tempo, massa e
volge verso Dio. Già lo Scienziato definisce il Vuotoquantomeccanico “la
casa di Dio”. Il termine stesso “quantomeccanico” rimanda all'idea di
attività. Tutto è latente, attende solo di essere organizzato. Significativa
è l'etimologia della parola etere: ardere, brillare e ciò richiama il
significato della parola -vuoto- inteso come attività, mutamento continuo.
Questo lo connota come elemento in movimento, mezzo di conduzione, di
contatto. Corbucci, infatti, assegna alla parola etere il significato di
“che sempre scorre”. L'aggettivo “meccanico” non indica, infatti, un
semplice esistere, ma un processo in atto. Esso funge da “condizione di
possibilità per la dislocazione di ogni cosa particolare” (W. Heisenberg,
2005).
Quel Vuoto, dunque, veicola e permette la tendenza ad Essere, ad Esistere.
Occorre fare attenzione a non identificare il vuoto con il Nulla. Se ciò
fosse vero, esso non potrebbe essere condizione di possibilità dell'intero
mondo fenomenico, del quale, pur nella sua illusorietà, facciamo esperienza.
Ed è ugualmente un errore voler identificare il Nulla con Dio. Dio è al di
là di ogni parola e in questo senso facciamo nostra l'affermazione di
Zhuang-zi: “Di tutto ciò che è al di là dell'universo, il santo ammette
l'esistenza, ma non ne tratta (…)”.
Bibliografia
L. Marchese, La scoperta del nulla, Ed. Terre Sommerse, Roma, aprile 2009
F. Cheng, Vide et plein. Le langage pictural chinois, Paris, 1979
S. Givone, Storia del nulla, Edizioni Laterza, Roma - Bari, 2003
W. Heisenberg, Fisica e filosofia, Net Edizioni, Milano, 2005
G. Pasqualotto, Estetica del vuoto, Marsilio Editore, Venezia, 1992
Informazioni su Alcool
L’alcool è la droga numero 1 del popolo e occupa uno spazio importante anche
fra le droghe da party. Costa poco, è reperibile ovunque, in qualsiasi
momento, ed è socialmente accettato. Ovunque, dove le persone si incontrano
si beve. Dove si festeggia molto spesso ci si ubriaca ed il suo uso assieme
ad altre sostanze psicoattive può produrre effetti molto pericolosi. Quando
si parla di problemi di droga e dei suoi effetti, l’abuso di alcool viene
menzionato raramente. Ma le cifre parlano da sole. In Germania ci sono oltre
due milioni e mezzo di alcolisti. Ogni anno decine di migliaia di persone
muoiono a causa degli effetti diretti o indiretti dell'abuso di alcool. Più
o meno la metà degli incidenti stradali mortali e una percentuale
consistente dei reati di violenza sono da ricondursi ad una mente annebbiata
dall’alcool.
La Storia
Dalla preistoria ai nostri giorni le bevande alcoliche hanno ricoperto un
posto importante nell’ambito alimentare, religioso e ricreativo della
società umana.
La crescente produzione su scala industriale e la conseguente più ampia
commercializzazione condusse, a partire dal Sedicesimo secolo, alla
diffusione di liquori e grappe come potenti mezzi di sconvolgimento. Dalla
Rivoluzione industriale in poi l’alcolismo viene considerato il flagello dei
popoli. La dipendenza dall’alcool, la miseria ed il malessere a esso
collegati portarono subito dopo al contro-movimento puritano degli astemi.
Anche negli Stati Uniti si tentò invano, con l’introduzione del
proibizionismo, di prendere il controllo della situazione: il proibizionismo
durò dal 1919 al 1933 ed ebbe come prima conseguenza l’aumento della
criminalità organizzata. Alla proibizione la maggior parte delle nazioni ha
preferito il controllo sulla produzione e sulla vendita, soprattutto a causa
degli altissimi proventi dalla tassazione sugli alcolici.
Gli Effetti dell'Alcool
L’alcool ha effetti calmanti, ci si sente leggeri, rilassati, caldi e a
proprio agio. A dosi ridotte provoca invece un senso di eccitazione: si
diventa euforici, disinibiti e la lingua si scioglie. Diminuisce la
disposizione e la prontezza all’autocritica nel giudicarsi. La perdita delle
inibizioni e dell’autocontrollo portano spesso a comportamenti aggressivi e
aumentano la predisposizione agli atti di violenza. In stato di ebbrezza il
coordinamento dei movimenti è disturbato, diminuiscono la prontezza di
riflessi e la sensibilità al dolore. In caso di pesante ubriachezza per gli
effetti dell'alcool si comincia a balbettare e a barcollare, si diventa
particolarmente loquaci, spesso si parla da soli. Se l’ubriachezza è
eccessiva può provocare vomito, forte perdita dell’equilibrio e condurre a
uno stato di disperazione. Infine cessano di funzionare i nervi motori, si
spegne la coscienza e incombe la minaccia di un’intossicazione con
conseguenze letali.
I Danni dell'Alcool
I Danni dell'Alcool L’organismo di una persona che usa o abusa abitualmente
di alcool è un organismo minato. L’alcool, infatti, ha un assorbimento
rapidissimo dal corpo attraverso il sangue e viene trasformato dal fegato
per circa il 90% della quantità assunta. La restante parte viene eliminata
da reni e polmoni. Le tossine sotto forma di metaboliti restano all’interno
di vari apparati ed organi del corpo, danneggiandoli irrimediabilmente.
Come causa diretta l’alcool provoca danni a:
fegato (patologie e cirrosi epatiche, tumori al fegato)
cuore e vasi (disfunzioni circolatorie)
stomaco, esofago, intestino e pancreas (tumore).
Col passare del tempo genera:
disturbi mentali e comportamentali (delirium tremens, epilessia
atrofia cerebrale, schizofrenia e psicosi simili) sindromi e patologie gravi
della corteccia cerebrale (sindrome di Korsakov)
delirio cronico di gelosia (legato all’impotenza sessuale, frequente negli
alcolisti).
Dipendenza dall'Alcool
Molte teorie tendono a definire la dipendenza dall'alcool come male di
famiglia, una malattia ereditaria, altre teorie lo attribuiscono a
condizionamenti sociali o ambientali. Allo stato dei fatti non è stato mai
trovato un gene connesso all’alcolismo o alla tossicodipendenza, né che
tutte le persone che vivano certe situazioni o in certe società siano
alcolizzate. Per questo noi non entriamo in alcuno di questi dibattiti:
pensiamo che le persone inizino percorsi problematici di dipendenza
dall'alcool in virtù di una serie di concause che determinano nel soggetto
la volontà di compiere azioni volte alla distruzione di sé.
La dipendenza è la condizione fisica e mentale di chi non riesce più a fare
a meno di assumere alcolici. Ma è anche la condizione di chi assume
abitudinariamente, pur senza ubriacarsi, alcolici o superalcolici col fine
di rilassarsi, per migliorare la propria capacità di confronto con gli
altri, per vincere la timidezza, per sfuggire ad una condizione
indesiderata. A questa sostanza farà ricorso ogniqualvolta gli si presenterà
l’occasione o una difficoltà che non sarà in grado di superare. E più beve e
più si sentirà incapace a reagire o risolvere problemi e difficoltà. Di qui
il sempre più frequente ricorso all’alcool come rimedio e via di fuga. A
questo punto, l'alcool è diventata la cosa più importante della sua vita.
Ma, per triste ironia, la sua capacità di “sballare” con l’alcool diminuisce
tanto più quanto il suo corpo si abitua alla presenza di sostanze chimiche
estranee. Beve sempre di più solo per poter “tirare avanti”. Quanto più
beve, tanto più il suo corpo continua ad aumentare la tolleranza alla
presenza di alcool.
L'Astinenza da Alcool
La persona che assume abitudinariamente alcool, sospendendone l’assunzione,
è soggetta a sintomi di astinenza più o meno gravi, che possono costituire
una vera e propria sindrome. Proverà allora una spinta ossessiva a bere e
sarà disposto a fare qualsiasi cosa per evitare il dolore causato dalla
mancanza di alcool: i sintomi intollerabili dell’astinenza. La sindrome di
astinenza da alcool è talvolta più drammatica di quella dell’eroina. Negli
stadi iniziali si manifesta con:Nervosismo, irritabilità, insonnia. Nelle
forme più avanzate con:Tremore delle mani, arrossamento del viso,
tachicardia, senso di angoscia, aggressività, nausea, vomito, inappetenza,
disturbi percettivi.
Drogati e alcolizzati lo stato emotivo
Tossicodipendenti e alcolisti (forte consumo) sono persone che vivono in
stati di apatia. Non lasciatevi ingannare dalle loro preghiere,
supplicazioni, o seconde facce. Come si comportano queste persone? appena
sveglie dalla loro nebbia il mondo appare a loro modo di vedere cosi triste
e spaventoso e quest'ultimi cercano subito l'uscita chimica o ricca di
volume alcoolico.
La via da loro percorsa è una spirale in discesa verso un suicidio sicuro,
aspettano solo il capolinea. Aiutare questa gente è un percorso molto
difficile e doloroso. Durante la fase di astinenza subentrano delle
Convulsione muscolari le quali si riescono a tenere sotto controllo con
soluzioni da bere a base di Calcio Magnesio acido che riducono drasticamente
il dolore.
In seguito cercate personale qualificato pronto a dare alla persona un
programma di sauna onde eliminare tutti i residui chimici nel corpo, caso
contrario presto o tardi la spirale in discesa riprende a lavorare.
Autore: P.H. con l'aiuto della documentazione di Narconon, programma fondato
nel 1965 da William Benitez servendosi delle tecnologie scritte da L.Ron
Hubbard fondatore di Scientology.
Link correlati all'articolo:
http://www.noalladroga.org
Disintossicazione dalle tossine: www.clearbodyclearmind.com
Disintossicazione dalla droga e rieducazione: www.narconontop.org
Disintossicazione medicina naturale, il fai da te:
http://www.vitalitymagazine.com/node/236
Le prove scientifiche su PubMed: http://tinyurl.com/narconon-pubmed
IL CORPO NON E' UNA MACCHINA
di Maria Carmela Sgarrella e Nitamo Montecucco
Uno dei maggiori contributi alla riunificazione della dicotomia umana in
medicina è dovuto al lavoro e alla visione pionieristica di Candace Pert.
La dottoressa Pert, neurofisiologa, direttrice del centro di biochimica
cerebrale del NIMH, National Institute for Mental Health, è una delle più
importanti figure nell’ambito della ricerca internazionale sul cervello: ha
infatti scoperto le endorfine e un vasto numero di neuropeptidi, le molecole
che trasmettono le informazioni nel sistema nervoso, ed ha evidenziato che i
neuropeptidi sono i mediatori sia delle informazioni, sia delle emozioni e
sono attivi praticamente in tutte le cellule del corpo, nel sistema nervoso,
ma soprattutto nel sangue, nel sistema immunitario e nell’intestino.
Queste scoperte l’hanno candidata al Nobel per la medicina, ed hanno creato
- come spesso accade in questi ultimi anni - una sorta di rivoluzione nel
modello di essere umano della medicina ufficiale.
Come l’editore John Maddox ha riportato su Nature, le persone più esperte in
questo campo sostengono che ogni stato d' animo è fedelmente riflesso da uno
stato fisiologico del sistema immunitario.
Occorre puntualizzare che, fino ad una ventina di anni fa, termini come
"mente", "emozione" o "coscienza" non erano nemmeno menzionati nei testi di
medicina, in quanto il modello umano ufficiale considerava il corpo come
unica realtà e la mente un concetto estraneo alla scienza e non
indispensabile.
In neurofisiologia si riteneva (e molti purtroppo ritengono ancora) che il
cervello "producesse" il pensiero e che il suo funzionamento fosse quello di
un computer, basato su una semplice logica di acceso-spento. La scoperta dei
primi mediatori sembrava avvalorare questa concezione puramente
meccanicista, ad esempio un neurotrasmettitore "eccitava" un neurone che
"attivava" un muscolo mentre un secondo mediatore "inibiva" il neurone e
"rilassava" il muscolo.
Con le scoperte della Pert sui neuropeptidi, questo modello è stato
scardinato completamente. Innanzitutto i neuropeptidi devono essere
considerati delle molecole "psichiche", in quanto non trasmettono solo
informazioni ormonali e metaboliche, ma "emozioni" e segnali psicofisici:
ogni stato emotivo (amore, paura, piacere, dolore, ansia, ira... ), con le
sue complesse sfumature chiamate sentimenti, è veicolato nel corpo da
specifici neuropeptidi.
Anche la vecchia divisione tra neurotrasmettitori e ormoni è diventata
obsoleta, in quanto entrambi sono da considerarsi categorie di neuropeptidi.
Contrariamente alle aspettative, questi neuropeptidi e i loro recettori sono
stati rinvenuti in ogni parte del corpo e non soltanto nel sistema nervoso:
inoltre la semplice meccanica dell’"acceso-spento" è stata soppiantata dalla
logica estremamente più complessa della "neuromodulazione".
Lo psicofisiologo francese Jean-François Lambert, sul concetto di
neuromodulazione, ha valutato le possibili variazioni di comunicazione in
una singola sinapsi neuronica nell'ordine delle centinaia fino alle migliaia
di differenti possibilità.
Questo significa che l’intero corpo "pensa", che ogni cellula o parte del
corpo "sente" e prova "emozioni", elabora le proprie informazione
psicofisiche e le trasmette ad ogni altra parte attraverso una fittissima
rete di comunicazioni di estrema varietà comunicativa.
Tutto il corpo è vivo, intelligente e cosciente, ogni cellula prova piacere
e dolore ed elabora strategie metaboliche per il benessere collettivo.
Finalmente la medicina scopre che il corpo non è una macchina!
NIACINA (B3, ACIDO NICOTINICO, NIACINAMIDE, NICOTINAMIDE)
di Gayla J. Kirschmann e John D. Kirshmann
Descrizione
La niacina fa parte del complesso B ed è idrosolubile. Risulta più stabile
della tiamina o della riboflavina ed è molto resistente al calore, alla
luce, all’aria, agli acidi e agli alcali. Vi sono anche tre forme sintetiche
di niacina: la niacinamide, l’acido nicotinico (conosciuto per la sua
capacità di abbassare il colesterolo) e la nicotinamide. In qualità di
coenzima la niacina, come la riboflavina e la tiamina, aiuta gli enzimi
nella scomposizione delle proteine, dei grassi e dei carboidrati. La niacina
può essere prodotta dal corpo a partire dalle proteine (dall’aminoacido
triptofano).
La niacina è un efficace disintossicante (anche per narcotici e alcool). I
ricercatori (che l’hanno sperimentata nell’ambito delle ricerche sul tumore
del pancreas) ritengono che la niacina sia un composto chemio-preventivo,
una sostanza nutritiva che non può curare il tumore, ma che può prevenirlo.
La niacina è efficace per la circolazione e la riduzione del tasso di
colesterolo nel sangue. È vitale per una corretta attività del sistema
nervoso, per il mantenimento della salute della pelle e della lingua e per
la formazione dei tessuti del sistema digestivo. È necessaria per la sintesi
degli ormoni sessuali.
Nella maggior parte dei cibi sono presenti quantità relativamente basse di
niacina pura. Il “niacino-equivalente” presente nelle tabelle dietologiche
significa niacina pura o un’adeguata dose di triptofano, che può essere
trasformato in niacina dall’organismo. Carni magre, pollame, pesce ed
arachidi sono ricche fonti di niacina e di triptofano, così come integratori
alimentari quali lievito di birra, germe di grano e fegato essiccato. La
niacina si può difficilmente ricavare da altri cibi (vedi la tabella sulla
composizione degli alimenti).
Assimilazione ed immagazzinamento
La niacina viene assorbita nell’intestino ed immagazzinata soprattutto nel
fegato.
Qualsiasi dose eccedente viene eliminata con le urine. Un eccessivo consumo
di zucchero e amidi impoverisce la quantità di niacina nell’organismo, così
come accade con certi antibiotici. Le carni magre, il pesce e il pollame
sono buone fonti. La vitamina B3 è disponibile sotto forma di integratore
alimentare sia come acido nicotinico o come nicotinamide (niacinamide).
Quest’ultime sono le forme che non causano l’arrossamento conseguente
all’assunzione di grosse dosi di niacina.
Dosaggio e tossicità
Le persone che soffrono di ulcera peptica, di malattie del fegato, artrite
gottosa, o di aritmie cardiache, dovrebbero prendere gli integratori di
niacina solo sotto controllo medico.
Il Consiglio Nazionale di Ricerca (Usa) consiglia che le dosi quotidiane di
niacina siano in rapporto con l’assunzione calorica: da 13 a 19 mg per gli
adulti, da 5 a 6 mg per i bambini da 1 a 10 anni. Sotto controllo medico si
possono prendere anche dosi maggiori che vanno dai 20 ai 100 mg di niacina
al giorno. Per i maschi dagli 11 ai 14 anni sono necessari 17 mg, dai 15 ai
18 anni, 20 mg; dai 19 ai 50 anni, 19 mg e dai 51 in su 15 mg. Per le donne
dagli 11 ai 50 anni la dose è di 15 mg, dai 51 in su è di 13 mg. Le donne in
gravidanza devono aggiungere altri 2 mg, e quelle che allattano 3 mg. I
bambini da 1 a 3 anni dovrebbero assumerne 9 mg, da 4 a 6 anni 12 mg, e da 7
a 10 anni 13 mg. I neonati sino a sei mesi dovrebbero assumerne 5 mg, e da 6
mesi a 1 anno la dose è di 6 mg. Il triptofano è in grado di coprire in
parte o completamente il fabbisogno quotidiano di niacina; 60 milligrammi di
triptofano rende 1 milligrammo di niacina. Durante le malattie, i traumi, i
periodi di crescita e dopo l’esercizio fisico, il fabbisogno giornaliero
aumenta. Dosi rilevanti di acido nicotinico (oltre i due grammi) possono
causare secchezza e scolorimento della pelle, diminuzione della tolleranza
al glucosio, alti livelli di acidi urici, anormalità nei test di
funzionalità epatica, aggravamento di ulcere peptiche, e persino sintomi che
assomigliano a quelli dell’epatite. Per evitare l’intossicazione epatica con
dosaggi alti, si dovrebbe aumentare gradualmente la dose nell’arco di due
mesi sino ad arrivare a due grammi. Il controllo medico è essenziale.
Non sono conosciuti effetti tossici reali, ma dosi alte, di solito 100 o più
milligrammi, possono causare effetti secondari come sensazioni di prurito,
vampate di calore, e pulsazioni alla testa dovute alla dilatazione dei vasi
sanguigni. Le vampate non sono considerate pericolose ma dovrebbero essere
evitate. Durano circa 15 minuti e poi passano. Con una forma sintetica di
niacina, la niacinamide, si hanno gli stessi effetti benefici della niacina
ma si evitano questi effetti collaterali. Una dose eccessiva può scatenare
un attacco di gotta impedendo l’eliminazione degli acidi urici. Altri
sintomi di intossicazione sono nausea, crampi, diarrea, sensazione di
svenimento e battito cardiaco accelerato o irregolare. La niacinamide può
causare depressione in alcune persone. Si sa anche che può causare danni al
fegato, a partire da dosi da 2 grammi al giorno. Poiché la niacina è
coinvolta nel processo di produzione di succhi gastrici, i pazienti che ne
usano forti dosi, dovrebbero assumere la vitamina a stomaco pieno.
Effetti da carenza e sintomi
I sintomi da carenza di niacina sono molti. Nella prima fase si manifestano
debolezza muscolare, stanchezza generale, perdita dell’appetito, cattiva
digestione e svariate eruzioni cutanee. La carenza di niacina può causare
anche alito cattivo, piccole ulcere, insonnia, irritabilità, nausea, vomito,
mal di testa ricorrente, gengive sensibili, bruciori alla bocca e alla
lingua, tensione e profonda depressione. Una grave carenza di niacina può
causare la pellagra, caratterizzata da dermatiti, diarrea, pelle rugosa e
infiammata, tremori, disordini nervosi e demenza. Molte disfunzioni
digestive che causano irritazione e infiammazione alle mucose della bocca e
del tratto intestinale sono dovute a carenza di niacina.
Effetti benefici nelle malattie
La cosa sorprendente a proposito della niacina è la velocità con la quale
può curare le disfunzioni. Una diarrea può essere curata in due giorni.
L’aterosclerosi, gli attacchi di sindrome di Ménière (vertigini) ed alcuni
casi di sordità progressiva sono migliorati e persino scomparsi. La niacina
è spesso usata per abbassare la pressione sanguigna alta e per migliorare la
circolazione nelle gambe di persone anziane che presentano crampi e dolori.
Contribuisce anche a stimolare la produzione di acido cloridrico per aiutare
una digestione difettosa. L’acne è stata trattata con successo con la
niacina.
Sebbene non siano stati effettuati studi in proposito, si ritiene che un
aumento della niacina nell’alimentazione sia positiva per i diabetici. Il
dott. J. Silvers scrive: “Si può evitare che molti mal di testa da emicrania
possano raggiungere lo stadio di dolore lancinante con l’assunzione di
niacina al primo sintomo dell’attacco o crisi.” Sedici anni dopo uno studio
effettuato su individui di sesso maschile, colpiti da infarto, i
sopravvissuti che avevano preso la niacina per diminuire il livello dei
grassi nel sangue, hanno registrato una mortalità inferiore dell’11%
rispetto ad un gruppo simile a cui era stato somministrato un placebo. È
stato appurato che due grammi di niacina al giorno aumentano il livello di
colesterolo HDL (quello buono). La niacina può ridurre la pressione del
sangue. L’acido nicotinico rallenta il processo di aterosclerosi e può
persino indurre dei miglioramenti.
La niacina è molto importante per il metabolismo del cervello. Alcuni
scienziati hanno scoperto che la niacina può curare la pellagra. Se
somministrata ad alte dosi, la niacina può portare ad una scomparsa completa
del delirio in un periodo che va dalle 24 alle 48 ore. Ecco perché si
ritiene che i malati di schizofrenia possano trarre vantaggio
dall’assunzione di alte dosi di niacina. In alcuni studi, la niacina,
insieme con altre vitamine aiuta a curare sintomi della schizofrenia, quali
paranoia e allucinazioni. Massicce dosi di niacina hanno aiutato i pazienti
anziani che erano mentalmente confusi.
I dottori Richard M. Halpern e Robert A. Smith hanno riportato le
conclusioni di una ricerca nella quale si indica che la nicotinamide può
essere un fattore di prevenzione del cancro, grazie alla regolazione
enzimatica che protegge le cellule normali e impedisce alle stesse di
diventare maligne.
La niacina può aiutare per la riduzione del peso grazie alla sua capacità di
elevare e stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue. Per questa ragione
è utile anche per gli ipoglicemici. I fumatori possono trarre beneficio
dalla niacina perché essa funge da vasodilatatore e rimuove i lipidi dalle
pareti delle arterie, azione opposta da quella della nicotina. La perdita di
fluidi da gravi ustioni può essere limitata dalla niacina. Molti individui
sofferenti di insonnia rispondono bene all’effetto calmante della niacina.
La niacina è stata molto efficace nel trattamento dell’artrite. Pazienti
sofferenti di artrite hanno riscontrato una maggiore mobilità delle
articolazioni, una diminuzione della rigidità e del dolore, così come un
aumento della potenza muscolare e la diminuzione del senso di fatica, con
l’assunzione di niacina. In molti casi è necessario un trattamento lungo per
ottenere i migliori benefici.
La niacina può ridurre gli effetti di allucinogeni come LSD e mescalina. Per
le sue proprietà calmanti, la niacina può ridurre la quantità di
tranquillanti da assumere o, addirittura, sostituirli. La niacina può avere
effetti positivi nel controllo dell’etilismo. La niacinamide riduce il
tartaro dei denti. La malattia di Crohn migliora con la somministrazione di
niacinamide, vitamina C, E, B6 e pirodossina. La niacina dà risultati
positivi anche nel caso di osteoartrite.
Ricerche eseguite su esseri umani
1. Niacina e acne. Venti casi di acne sono stati trattati somministrando 100
milligrammi di niacina tre volte al dì. Questo trattamento continuò per due
o tre settimane, o fino a quando i pazienti riscontrarono una certa
regolarità delle vampate indotte dalla niacina.
Risultato. Il trattamento di niacina ha portato ad una guarigione definitiva
di tutti i casi. (Lewis J. Silvers, M.D., riportato in Clark, Know Your
Nutrition, pagg. 83-84.).
2. Niacina e cancro. I dottori Richard M. Halpern e Robert A. Smith hanno
stabilito che il carattere maligno del cancro può essere in qualche modo
collegato con la carenza di niacina. Per dimostrare che la niacina può
contribuire a evitare il cancro, essi hanno esposto, nel loro laboratorio,
cellule maligne isolate alla nicotinamide ed hanno notato che la vitamina
sopprimeva la malignità. I dottori non hanno stabilito dosaggi, in quanto i
bisogni individuali variano notevolmente. (dott. Richard M. Halpern e dott.
Robert A Smith, Molecular Biology Institute, riportato in Clark, Know Your
Nutrition, pag. 84.)
LA NIACINA PUÒ ESSERE EFFICACE NELLA CURA DELLE SEGUENTI MALATTIE
Organi Malattie
Apparato intestinale Diarrea
Stitichezza
Articolazioni Artrite
Capelli/Cuoio capelluto Calvizie
Cervello/sistema nervoso Allucinazioni
Cefalea
Delirio
Epilessia
Insonnia
Morbo di Parkinson
Neurite
Sclerosi multipla
Vertigini
Metabolismo cerebrale
Paranoia
Schizofrenia
Cuore Arteriosclerosi
Aterosclerosi
Ipertensione
Denti/gengive Piorrea
Gambe Flebite
Occhio Cecità notturna
Congiuntivite
Orecchio Sindrome di Ménière
Pelle Acne
Dermatite
Piaghe da decubito
Polmoni/apparato circolatorio Tubercolosi
Sangue/apparato circolatorio Alto livello di colesterolo
Arteriosclerosi
Aterosclerosi
Diabete
Emofilia
Flebite
Ipertensione
Ipoglicemia
Stomaco Dispepsia
Generale Cancro
Etilismo
Pellagra
Stress
Non si intende far utilizzare le nozioni contenute in queste pagine per
scopi diagnostici o prescrittivi. Per qualsiasi trattamento o diagnosi di
malattia, rivolgetevi ad un medico competente.
Le informazioni sono tratte da "Almanacco della Nutrizione"
di Gayla J. Kirschmann e John D. Kirshmann
edito da: Alfa Omega Editrice Via San Damaso,23 - 00165 Roma
Tel. 0039 (06) 630398 Fax 632196
I misteri di questo pianeta: l'isola di Pasqua
Fonte: cerchinelgrano.info
In molti mappamondi e atlanti geografici non compare affatto: è l'Isola di
Pasqua, Rapa Nui, appartenente al Cile. Eppure, questa isoletta
insignificante di appena 162 kmq è uno dei luoghi più famosi del mondo in
materia di misteri. Fu scoperta nel 1686, ma solo nel giorno di Pasqua del
1722, l'ammiraglio olandese Jacob Roggeveen, ebbe il coraggio di sfidare i
bellicosi indigeni con un'esplorazione vera e propria; sull'isola c'erano
enormi teste in pietra, i "MOAI", considerati dagli indigeni con grande
disprezzo.
Attualmente ve ne sono circa 600. Più della metà, al momento della scoperta,
erano stati rovesciati, altri giacevano incompiuti nelle cave. Si ritiene
che un gran numero di MOAI siano stati gettati in mare o distrutti dagli
indigeni e in tempi recenti altri siano stati rubati. Quel che oggi rimane
in piedi della schiera di MOAI, nella loro posizione originaria, si erge con
le spalle al mare e guarda verso l'interno dell'isola. Le sculture hanno una
dimensione variabile e un'altezza da 90 cm fino ad 11 metri. Le più grandi,
alte 20 metri, sono rimaste incompiute e giacciono nelle cave del vulcano
Rano Kao, tuttora circondate dagli utensili necessari alla loro
realizzazione. Riproducono quasi ossessivamente lo stesso modello (forse un
antenato divinizzato) e originariamente erano dotati di un copricapo rosso.
Degli scultori che, a quanto pare, abbandonarono in gran fretta il loro
lavoro, non rimane alcuna traccia. L'isola stessa è un mistero
impenetrabile: come hanno fatto gli indigeni a raggiungere un luogo così
lontano con strumenti di navigazione tanto primitivi?La popolazione del
luogo considerava l'isola "TE PITO TE HENUA" (l'ombelico del mondo) in
quanto ritenevano di essere tutto ciò che restava al mondo in termini di
sopravvissuti e di terre emerse, dopo il diluvio e la distruzione
universale.
Sperduta nell'Oceano Pacifico, a 3700 chilometri dalla costa del Cile,
l'Isola di Pasqua nasconde, nei suoi 400 chilometri quadrati di superficie,
un grande numero di misteri e forse molti non sarebbero tali se, nel 1862, i
trafficanti di schiavi peruviani non avessero deportato gran parte dei suoi
già scarsissimi abitanti. Quando infatti si cominciò a studiare l'isola da
un punto di vista antropologico e storico, la sua struttura sociale era
completamente distrutta e l'origine della sua scrittura dimenticata insieme
a quella degli affascinanti “MOAI”, i grandi volti di pietra. Tutte le
informazioni che ora possediamo sull'isola giungono da una tradizione ormai
confusa e contraddittoria. Secondo gli isolani superstiti, nell'isola
abitavano due differenti razze: le “Orecchie Lunghe”, che provenivano
dall'est, e le “Orecchie Corte”, che venivano dall'ovest.
Le Orecchie Corte erano sottoposte alle Orecchie Lunghe, finché, in una data
situabile tra il 1680 e il 1774 (anche dopo la sua scoperta i visitatori
dell'Isola di Pasqua furono pochissimi e non esistono notizie certe sulla
cronologia degli avvenimenti), le Orecchie Corte si ribellarono,
massacrarono le Orecchie Lunghe e abbatterono gran parte dei MOAI. L’isola
dei misteriChi erano le Orecchie Lunghe e le Orecchie Corte? Con ogni
probabilità provenivano da aree diverse del Pacifico e appartenevano a ceppi
etnici differenti; ma perché si erano rifugiati proprio in quella piccola
isola e come mai erano rimasti così in pochi? Chi aveva edificato i MOAI, a
che scopo e con che mezzi?La scultura dell'isola di Pasqua può essere divisa
in tre periodi di cui il primo, forse, inizia intorno al 300 d.C. Allora
l'architettura assomigliava a quella di TIAHUANACO ed era caratterizzata da
statue di media grandezza e osservatori solari.
I “testoni” (secondo periodo) cominciarono ad apparire intorno al 1100;
erano, e sono tuttora, appoggiati su piattaforme chiamate “AHUS”, spesso
costruite con pietre ricavate abbattendo gli osservatori (il terzo periodo è
associato con il culto di un dio uccello, rappresentato in diverse piccole
sculture di legno e di pietra).Il MOAI più grande è alto venti metri e pesa
circa 82 tonnellate: come poteva un popolo assai poco sviluppato
tecnologicamente costruire simili colossi? Per quanto riguarda la scrittura
(chiamata Rongo - Rongo, costituita da simboli e mai decifrata), perché
presenta sconcertanti analogie con i segni che compaiono su certi antichi
sigilli ritrovati a MOHENJO DARO, in Pakistan?Inutile dire che questi
misteri hanno scatenato la fantasia di molti.
Per alcuni l'Isola di Pasqua avrebbe fatto parte del continente MU, e
sarebbe stata collegata ad Asia e Americhe da immense GALLERIE. Dopo che MU
si inabissò nelle acque del Pacifico, i sopravvissuti (appartenenti,
appunto, a vari ceppi etnici) vi sarebbero rimasti isolati. E la loro
scrittura sarebbe proprio la stessa usata nella valle dell'Indo, in quanto
MU costituiva una specie di ponte sul Pacifico, come ATLANTIDE lo costituiva
sull'Atlantico.
In realtà qualche enigma dell'isola di Pasqua è stato svelato: come si è
ricordato nel congresso intitolato “Misteri risolti”, che si è svolto a
Torino nel 1988, nel 1955 l'esploratore Thor Heyerdahl riuscì a mettere in
piedi un MOAIin diciotto giorni, con l'aiuto di dodici nativi e, come unici
strumenti, tronchi e pietre. È dimostrato, dunque (ma non è detto che sia
successo realmente), che anche la modesta tecnologia locale avrebbe potuto
realizzare quelle opera imponenti.Segnale d’allarmeè recentissima, invece,
la scoperta della causa della scarsità della popolazione dell'isola:
studiando pollini fossili, alcuni ricercatori hanno rilevato che, secoli
addietro, essa offriva tutti i necessari mezzi di sussistenza;
successivamente l'eccessivo sfruttamento dei campi, l'uso indiscriminato del
legno delle foreste, i numerosi incendi appiccati durante le guerre locali
ne hanno distrutto completamente l'equilibro ecologico, riducendo alla fame
i suoi abitanti. Un importante segnale d'allarme che viene da una piccola
isola sperduta nel Pacifico...
Enigmi dell'ombelico del mondo
Il colore bianco della pelle e la barba degli abitanti originari è ancora
più sconcertante, perché implica origini etniche geograficamente piuttosto
distanti. Come hanno fatto a raggiungere via mare un luogo così lontano e ad
acquisire l'abilità necessaria per fabbricare queste statue di pietra dura e
di tale grandezza? Alcuni studiosi, fra cui Thor Heyerdahl, ritengono che
gli isolani siano il risultato di una mescolanza di civiltà nordiche,
peruviane e polinesiane che, in qualche modo, avvalendosi di zattere,
sopravvissero al lungo viaggio e approdarono sull'isola. A questo punto, non
riuscendo più a riparare le imbarcazioni a causa della mancanza di alberi
sul luogo, vi si stabilirono.
In una prima fase le conoscenze di cui erano portatori dai luoghi d'origine,
consentirono la costruzione dei MOAI, poi, debilitati dall'isolamento e
dalla carenza di risorse sull'isola, regredirono, dimenticando anche il
senso originario di quelle opere. Secondo un'altra teoria, l'isola fu
disboscata successivamente proprio per la costruzione dei MOAI e per il
sostentamento della popolazione, con una sorta di eco-disastro che portò
alla desertificazione e alla decadenza culturale degli abitanti. Secondo una
terza ipotesi, l'isola di Pasqua è un residuo emerso di Atlantide o di Mu o
ancora di Lemuria (analoghi continenti che secondo le leggende antiche, si
sono inabissati in tempi remoti) e i MOAI sono la rappresentazione dei suoi
originari abitanti o della classe al potere.
Secondo una variante di questa teoria, i MOAI rappresentano esseri di un
altro mondo (extraterrestri) che portarono la civiltà al continente perduto
prima del diluvio universale. Una civiltà ed un progresso tecnologico dei
quali i pochi superstiti in tutto il mondo, fra cui gli isolani di Pasqua,
hanno perduto quasi completamente la memoria, conservandone testimonianze
sporadiche in manufatti ed edifici antichi di gran lunga più evoluti del
livello di conoscenze attualmente in loro possesso. è indubbio che i MOAI
ricordino molto l'arte Inca, sia nella struttura che nella lavorazione; è
indubbio che gli isolani abbiano la pelle bianca e caratteristiche somatiche
sia degli europei che dei polinesiani, sebbene siano sperduti nell'oceano
Pacifico. è certo che per la costruzione e la posa in opera di queste grandi
statue sia stata necessaria una forte motivazione religiosa ed una struttura
sociale organizzata in grado di porre al lavoro molte persone. è altrettanto
certo che occorreva possedere una buona perizia tecnica per tagliare la
pietra nella cava, scolpirla secondo un preciso progetto, trasportarla nel
luogo di posa, quindi issarla e orientarla nella posizione voluta. Qualcosa
deve necessariamente essere accaduto nel passato della storia dell'isola ed
in seguito a tale evento, gli isolani debbono aver perduto la loro memoria
storico – culturale.
Questa originaria cultura dell'isola di Pasqua prevedeva anche la conoscenza
della scrittura, anch'essa perduta e dimenticata, visto che gli indigeni non
sono più in grado di decifrare le antiche iscrizioni rongo - rongo sulle
tavolette sacre. Forse però, i sacerdoti locali sono ancora in grado di
decifrarle, ma preferiscono custodirne il segreto, visto il divieto assoluto
per gli stranieri di ingresso ad alcune grotte sacre ove sono impresse delle
iscrizioni. Proprio su questa scrittura risiede il più affascinante dei
misteri di Rapa Nui. I suoi geroglifici sono praticamente identici a quelli
dell'antica città di Mohenjo-daro, nella lontanissima India. Come si può
vedere nell'illustrazione in basso, la somiglianza è tale da escludere una
semplice coincidenza e l'India si trova letteralmente dall'altra parte del
mondo rispetto all'isola di Pasqua.
Per raggiungerla via mare occorre circumnavigare metà del Sud-America,
passare sotto l'Africa, per poi risalire fino a destinazione: un'impresa
navale assolutamente inconcepibile per una zattera o per una canoa! Si
tratta di percorrere via mare mezzo mondo (raggiunta l'India vi è poi un
discreto percorso da compiere via terra, lungo la valle del fiume Indo). Le
due iscrizioni sono rimaste indecifrate, anche se nel 1996 uno studioso
americano, Steven Fisher, ha annunciato sulla rivista «New Scientist» di
aver decifrato 22 tavolette dell'Isola di Pasqua. Secondo Fisher si tratta
di scritti sacri che descrivono la creazione del mondo attraverso una serie
di miti di carattere marcatamente erotico. Peccato che il giornalista del
noto quotidiano romano che ha citato la scoperta, tutto preso dal dichiarare
svelati gli arcani, non si sia premurato né di descrivere qualcuno di questi
testi, né di occuparsi delle inquietanti e importanti analogie con le
iscrizioni indiane. Di fatto i misteri di Rapa Nui rimangono tuttora
ostinatamente intatti. Gli isolani, nei loro rituali, danno una grande
rilevanza al culto dell'uomo uccello. Un culto che si ripropone
insistentemente in numerosi antichi miti delle popolazioni celtiche,
nordafricane, arabiche e mediorientali. Le rare sculture in legno
raffigurano i corpi degli antenati esposti per la scarnificazione rituale,
una cerimonia funebre strettamente connessa al culto dell'uccello
(l'avvoltoio in particolare) ricorrente nelle antiche civiltà mediorientali
e nordafricane.
Incisioni sulla roccia raffigurano l'uomo - uccello che sorregge un uovo, a
ricordo di quando gli uomini facevano a gara per raccogliere il primo uovo
deposto su un isolotto prospiciente le spiagge di Rapa Nui; lo stesso uomo
uccello che ritroviamo in Nord-Africa, nel medio oriente e nella cultura
celtica. Semplici coincidenze cerimoniali o residui sparsi di
un'antichissima cultura comune in tutto il mondo?Ormai sempre più studiosi
sono inclini ad ipotizzare che nell'evoluzione dell'uomo ci sia stato un
momento di apice scientifico e tecnologico, circa 10.000 anni prima di
Cristo, a cui, in seguito ad una catastrofe mondiale, è sopraggiunto un
imbarbarimento repentino dei pochi superstiti che hanno dovuto ricominciare
tutto da capo. I sopravvissuti, nel corso dei secoli e dei millenni, hanno
lentamente trasposto nel mito i ricordi del loro passato. Questa teoria
spiegherebbe un certo patrimonio culturale e mitologico comune in tutto il
mondo antico. Per citare un esempio, il mito mondiale di un continente
sprofondato nel mare da cui giunsero gli antenati, connesso con quello,
anch'esso mondiale, di un diluvio universale dal quale si salvarono pochi
eletti.
Per il nucleare 30 miliardi dalle tasche degli italiani
Fonte: aamterranuova.it
Il comitato “Sì alle energie rinnovabili, no al nucleare” ha messo sul
tappeto tutte le ragioni per opporsi alla scelta del governo: costa 30
miliardi di euro, drena risorse alle energie pulite e non aiuta per gli
obiettivi al 2020.
Il ritorno dell'Italia al nucleare deciso dal governo è un passo “costoso,
sbagliato, pericoloso, grave, è uno slogan con motivazioni scientifiche del
tutto infondate, che si porta avanti raccontando un sacco di balle". Non fa
sconti il comitato “Sì alle energie rinnovabili, no al nucleare” che ha già
nel nome il proprio programma, lanciando la propria opposizione al progetto
atomico del governo.
Il comitato annovera tra i membri fondatori – tutti aderenti a titolo
individuale - nomi storici dell’ambientalismo, personaggi del mondo della
scienza e della cultura, politici e parlamentari. Il suo obiettivo è di
sollecitare l’adozione di scelte rigorose in materia di energia, volte non
solo alla riduzione degli sprechi e al risparmio energetico ma, sulla scia
delle esperienze più avanzate a livello europeo e mondiale, alla costruzione
di un nuovo modello economico, sociale, occupazionale, basato su innovazione
tecnologica e rispetto dell’ambiente; un mix a cui viene assegnata una
rilevanza strategica, soprattutto in considerazione della devastante crisi
economica internazionale.
La scelta del governo, denuncia Alfiero Grandi, membro della presidenza del
comitato, “è un atto grave, un errore politico sul quale non c'è ancora
sufficiente attenzione”. Questo anche perché nel dibattito parlamentare “è
difficile far entrare la posizione di chi non c'è, come il nostro comitato -
spiega Grandi - abbiamo chiesto al presidente Schifani di poter dire la
nostra, ma deve essere arrivata una chiamata all'ordine molto forte nei suoi
confronti, perché ci ha detto che non ci sono le condizioni”. Entrando nel
merito, dice il comitato, il nucleare è una decisione sbagliata e molto
costosa e tutti i conti che sono stati fatti sono assolutamente falsi.
Infatti si spiega come un impianto di quelli di cui si parla non può costare
meno di 7 miliardi e ciò significherebbe che ci si trova di fronte “ad
un’operazione da 30 miliardi di euro, se i conti non aumenteranno ancora”,
come successo in Francia e Finlandia.
Resta poi il tema delle scorie, ricorda Alfiero Grandi, del tutto irrisolto
con costi non calcolati nell'ambito dell'operazione. Inoltre, il progetto
nucleare “non aiuta di una virgola” il raggiungimento degli impegni di Kyoto
e del pacchetto 20-20-20 dell'Unione europea, a tutto danno delle energie
rinnovabili. Gianni Mattioli, docente di Fisica alla Sapienza e membro del
panel scientifico del comitato parla di “stupore e sconcerto”, e racconta di
come avesse chiesto un incontro con la comunità scientifica al ministro
dello Sviluppo economico Claudio Scajola, incontro richiesto “da ampi
settori dell'università”. Però questo non c'è mai stato con nessun settore
della comunità scientifica. In tutto ciò, “le motivazioni portate
all'opinione pubblica sono scientificamente del tutto infondate”, dice
Mattioli, parlando della “enormità delle menzogne” raccontate alla gente.
Restano i rischi legati “al rilascio di radiazioni in condizioni di routine
degli impianti”, tale che “non c'è soglia accettabile, ma di questo non c'è
traccia”.
Massimo Scalia, anch'egli docente di Fisica alla Sapienza e membro del
comitato, denuncia che si stanno “mettendo le mani nelle tasche degli
italiani” per un piano da 30 miliardi che ha “natura del tutto ideologica”,
visto che 4 impianti nucleari Epr daranno “meno del 10 per cento dei consumi
elettrici al 2020-2025”. E quando si parla di 'problema delle scorie
risolto' si dicono “un sacco di balle”. Siamo difronte ad una battaglia
ideologica dice il comitato. Ma forse più semplicemente di fronte ad
interessi economici di pochi gruppi industriali. In molti evidenziano il
fatto che uno sforzo da 30 miliardi sottrarrebbe ingenti risorse
indispensabili per gli interventi da fare oggi, e non nel 2025, necessari
per affrontare i problemi della crisi climatica ed economica.
La posizione del comitato, ma anche di molti oppositori al nucleare, è che
sia arrivato ormai il momento di far salire l’attenzione e la mobilitazione
del paese su questo tema e far capire all’opinione pubblica come questa
strada imboccata dal governo Berlusconi sia superata da nuove posizioni
internazionali e da nuove strategie economiche per gran parte orientate
verso le tecnologie energetiche pulite.
EMOZIONE ESTETICA NELL’ARTE
di Tania Zakharova
http://arteespiritualita.blogspot.com/
In molti scritti d’arte, si è fatto spesso riferimento a termini come
emozione e sentimento, utilizzati per descrivere il contenuto e la funzione
dell’attività artistica. Lo stato emotivo suscitato da un opera d’arte, sia
durante la sua fruizione, sia durante la sua produzione, viene definito,
come è sottolineato dalle teorie estetiche contemporanee, emozione estetica
e si riferisce ad un sentimento che si prova innanzi alla contemplazione
della bellezza e dell’armonia che sono elementi solitamente peculiari di
un’opera d’arte. Secondo alcuni studi in psicologia, l’arte costituisce un
ambito particolarmente adatto per investigare le emozioni(1), perché ha il
merito di rendere più esplicite tutte le intuizioni umane, riuscendo a
cogliere in modo più immediato la natura del fenomeno emotivo. Dagli anni
Cinquanta, gli studi di Arnheim, hanno contribuito a diffondere l’idea che
l’emozione è connessa all’arte non per il suo contenuto immediatamente
percepibile, quanto piuttosto perché essa presenta schemi sensoriali,
immagini e pensieri come forme che hanno la capacità di trasmettere
qualcos’altro(2) .
Nei primi decenni del secolo scorso Lev Vygotskij, che per l'originalità
delle sue opere fu chiamato il "Mozart della psicologia", offre degli spunti
interessanti proprio a partire dall’esperienza estetica. Lo psicologo russo
insorge contro chi vorrebbe vedere nell’arte solamente una funzione
conoscitiva, gnoseologica, e anche contro chi riconduce l’arte al
sentimentale, nella sua versione edonistica (l’arte come piacere). La sua
attenzione va al processo di trasformazione che attraverso l’opera si mette
in atto. Il processo artistico, insieme alla “metamorfosi del materiale
dell’opera”, produce anche una “metamorfosi dei sentimenti(3)”. La filosofa
e antropologa Suzanne Langer descrive il processo psichico che si esprime
nella “esperienza estetica” dove il materiale fornito dai sensi viene
trasformato: “[…] l’emozione estetica scaturisce dal superamento di barriere
(costituite da pensiero coatto) e dall’ottenere di penetrare in certe realtà
che sono, letteralmente, “ineffabili”; ma il contenuto emotivo dell’opera
può essere qualcosa di molto più profondo di ogni esperienza intellettuale…:
le realtà ultime stesse, i fatti centrali della nostra breve, senziente
esistenza. Il “piacere estetico”, allora, è affine (benché non identico)
alla soddisfazione di scoprire la verità(4).”
Tutte le grandi tradizioni rivelano che l’arte non si riduce soltanto ad
un’esperienza estetica o psicologica; al contrario, essa comporta quella che
Platone e Aristotele chiamano katharsis, ovvero una “vittoria sulle
sensazioni di piacere o di dolore”. Platone affermava che mentre la passione
suscitata da una composizione di suoni “procura un piacere dei sensi agli
insipienti, essa (la composizione) procura agli intelligenti quella letizia
che è indotta dall’imitazione dell’armonia divina … quest’ultima letizia o
contentezza che sperimentiamo quando prendiamo parte a una festa dello
spirito, è una comunione e non una passione, ... un uscire dall’involucro
psichico e un essere nello spirito(5)”. Per Aristotele la katharsis non è
uno sfogo periodico delle nostre emozioni represse, immergendosi nelle quali
ce ne può liberare; tale sfogo produce solo un appagamento temporaneo. La
sua katharsis è un'estasi o una liberazione dell'anima immortale, e tale
concetto si avvicina a quello che spesso troviamo nei testi tradizionali
indiani, secondo i quali la liberazione si compie attraverso un processo in
cui una performance artistica diventa un rito sacrificale, e lo scopo di
questo rito è di sacrificare l'uomo “vecchio” e di farne nascere uno “nuovo”
e più perfetto. L’io psichico gode delle superficie estetiche degli oggetti
naturali o artificiali, a cui è affine; il sé spirituale gode della loro
origine. Lo spirito è molto più esigente e sensibile; trova gusto non nelle
qualità fisiche delle cose, ma in quel loro elemento ch’è chiamato fragranza
o sapore: per esempio, “nell'immagine che non risiede nei colori”, o nella
“musica non udita”.
La “tranquillità d’animo” di Platone è quella “beatitudine” che la retorica
indiana scorge nella “degustazione del sapore” di un’opera d’arte,
un’esperienza immediata e congenere all’assaporamento di Dio(6)”. Secondo il
Natya Shastra, il più antico trattato d’arte, drammaturgia e danza,
considerato dalla tradizione indiana il “quinto Veda”, lo scopo dell’arte
non consiste nella bellezza in sé ma nell’abilità di evocare gli stati più
elevati dell’essere. L’arte utilizza la materia, per poi trascenderla; per
esempio, peculiarità della danza, come della scultura, è l’uso del corpo;
tuttavia il loro scopo comune è quello di creare la sensazione che danza o
bellezza sono al di là di esso. Nella scultura indiana per esempio non si
pone un accento eccessivo sulla raffigurazione anatomica del corpo e quindi
sulla muscolatura come avviene nell’arte greca, ma si dà maggiore enfasi
all’armonia della posa, in modo tale che l’attenzione dello spettatore non
si arresti alla mera fisicità ma colga il messaggio di una verità sottile
che si cela dietro l'immagine stessa. L'Arte nella sua forma naturale si
configura come una tecnica creativa (karmamudra) in grado di sviluppare una
reale conoscenza di sé (Jnanamudra). L'approccio creativo alla vita
scaturisce dal bisogno spirituale di conoscere Dio e, per riflesso, se
stessi.
Il principio, tanto estetico che metafisico, che permea tutta l'arte della
grande tradizione indiana ruota intorno al concetto di rasa (sentimento,
sapore, tinta). I manuali chiamati shilpashastra, destinati agli shilpin o
rupakara (“creatori di forme”), ovvero agli artisti, si muovono dal
presupposto che una volta riuscito ad organizzare le forme materiali in modo
da determinare efficacemente un rasa, l'artista diventa veicolo della
Divinità. Egli, comunicando attraverso forme sensibili i contenuti
invisibili del Divino, determinerebbe negli uomini, fruitori
dell'avvenimento artistico e soprattutto del rasa da esso evocato, una
sospensione, una pausa nell'altrimenti inevitabile susseguirsi di cause e di
effetti (karma) che non permette agli esseri ordinari di riconoscere la
propria natura profonda, immutabile ed eterna. Il tentativo di suscitare
rasa avrà successo solo se l'artista sarà in grado di vivere intimamente ciò
che deve esprimere e se lo spettatore sarà altamente ricettivo, sensibile e
in grado di fondersi con il soggetto rappresentato.L’arte dunque, nella sua
potenza intrinseca, capace di evocare i sentimenti della dimensione
trascendente, è da intendere quale veicolo privilegiatissimo di
purificazione e trasformazione interiore che permette di scoprire e
assaporare la realtà divina.
(1) R. Arnheim (1966), p. 376: “ ... si dice che gli aspetti particolari
della realtà colti e riprodotti dall’opera d’arte non siano accertabili né
alla percezione sensoria, né all’intelletto, ma ad una terza capacità
conoscitiva, detta sentimento... ”
(2) R. Arnheim (1966), p. 428: “[…] Non si tratta della percezione di
aspetti statici riguardanti la forma, la grandezza, la tonalità cromatica o
l’altezza sonora, che possono essere misurati con qualche genere di scala,
bensì quella riguardante le tensioni orientate che sono trasmesse da questi
stessi stimoli.[…]
(3) Vygotskij Lev S., Psicologia dell’arte, Editori Riuniti, Roma, 1976.
(4) Langer Susanne, Filosofia in una nuova chiave. Linguaggio, mito, rito e
arte, Armando, Roma, 1972.
(5) Timeo, 80b.
(6) Sahitya Darpana, III, 2-3; cit. Coomaraswamy, The Transformation of
Nature in Art, 1934, pp.48-51.
MEDICINA ENERGETICA: ELEMENTI DI BIOFISICA
LE RADIAZIONI ORGANICHE
Gli esperimenti del Dr. Kilner
Nel lontano 1910, il medico londinese dr. Thomas Kilner (affiliato al St.
Thomas' Hospital di Londra), aveva creato uno schermo speciale con cui
riusciva a vedere una certa luminescenza (fino a tre diversi anelli di varia
grandezza e colore), intorno ai suoi pazienti, nudi, in piedi, davanti ad
uno sfondo scuro. Lo schermo era composto da due vetri incorniciati tra cui
si trovava una soluzione di alcool e dicianina, detta "spectauranina".
Kilner ideò parecchi schermi con varie soluzioni di alcool per osservare i
diversi livelli dell'aura e nel 1911 Kilner pubblicò le sue dettagliate
ricerche nel libro L'atmosfera umana.
La camera fotografica Kirlian
Due ricercatori sovietici, i coniugi Semjon e Valentina Kirlian, hanno
osservato che sulla superficie esterna di oggetti fotografati in un campo di
alta frequenza apparivano particolari effetti di luce colorata. Una foglia o
un dito umano, appaiono in queste fotografie circondati da una fitta corona
di raggi, una specie di aura ed all'interno di questo fascio luminoso,
brilla un fuoco di protuberanze colorate.
Con duro e lungo lavoro, la coppia è riuscita a creare un'apparecchiatura
fotografica assai sensibile, che utilizza una frequenza da 70 Khz a più Mhz.
Queste fotografie ad alta frequenza probabilmente ci forniranno la chiave
per poter spiegare i meridiani dell'agopuntura, ed i relativi punti
terapeutici, come parti di una rete energetica ancora sconosciuta alla
nostra medicina.
Il bioplasma
Osservando le fotografie fatte con la camera Kirlian i sovietici parlano di
un corpo di bioplasma, che compenetra il corpo fisico sporgendo all'esterno
per alcuni centimetri. Essi sostengono che il corpo di bioplasma è composto
di particelle ionizzate, visibili con l'aiuto di un microscopio accoppiato
al procedimento Kirlian. Questo corpo è visibile anche negli esseri viventi
più piccoli (...).
I tecnici occidentali, leggendo le prime relazioni sul lavoro dei sovietici,
hanno commentato dicendo che "si trattava di giochetti fatti da qualche
ignorante con una bobina di Tesla"; e non si sono fatti impressionare
neanche dal fatto che i fenomeni luminosi osservati mutassero con un
repentino alternarsi dello stato d'animo dei soggetti in esame.
Tali fenomeni, dissero, potrebbero benissimo manifestarsi anche con un
mutamento della resistenza cutanea. Soltanto una cosa non era chiara: i
sovietici avevano presentato ai loro colleghi fotografie Kirlian di foglie,
da cui era stato tagliato un piccolo segmento, ma che apparivano intere
(soltanto più bianche). Era impossibile che tale fenomeno si manifestasse
per puro effetto di ionizzazione. La figura faceva pensare, invero, ad un
"corpo fantasma", identico alla forma esterna della foglia, capace di
sopravvivere anche dopo l'amputazione di un frammento; il che sarebbe di
enorme importanza da un punto di vista biologico e parafisico.
Il doppio eterico o corpo vitale
Quello che Kirlian ha scoperto, e che i Russi hanno definito "bioplasma", è
da secoli conosciuto dalla Tradizione Indù come "Doppio Eterico". Questa
tradizione ci informa che il corpo fisico può esistere soltanto perché gli
atomi e le molecole che lo compongono sono tenute insieme da una specie di
stampo energetico, chiamato "doppio eterico" o "corpo vitale" in quanto è la
sua esatta replica, fatto di una materia assai sottile e pertanto
invisibile.
Il doppio eterico non solo compenetra il corpo fisico ma si spinge oltre i
suoi confini per alcuni centimetri. E' in rapporto con il corpo fisico così
come lo stampo lo è per la torta; la nostra forma è infatti determinata da
quella del doppio eterico.
Se amputiamo un organo la sua controparte eterica rimane con noi ancora per
un certo tempo.
Ciò spiega perché alcuni invalidi accusano dolori agli arti che ormai non
possiedono più. Tutte le forme viventi possiedono il doppio eterico. I suoi
compiti principali consistono nell'assorbire il prana ( energia vitale
proveniente dal sole), nell'elaborarlo, e nella sua distribuzione a tutte le
parti dell'organismo.
LE RADIAZIONI DEI VEGETALI
Cleve Backster e le piante
Cleve Backster è considerato il maggiore esperto americano nel campo dei
poligrafi (macchina della verità); strumenti che misurano le alterazioni
della pressione sanguigna, dei battiti del polso, la frequenza del respiro e
le caratteristiche cutanee elettriche. Si conosce da tempo che gli stimoli
emozionali si riflettono sulla cute; si parla a questo proposito di
"riflesso psicogalvanico".
Un giorno Backster, dopo aver bagnato una pianta di filodendro, gli venne in
mente di vedere se fosse possibile determinare con il poligrafo l'aumento di
umidità nella pianta. Collegò il poligrafo alle foglie della pianta, ed
osservando le reazioni dello strumento ebbe l'impressione che essa reagisse
in qualche modo alle emozioni che lui stava sperimentando. Incuriosito
decise di vedere come il filodendro avrebbe reagito se fosse stato messo in
una situazine di pericolo.
Riporta nella sua sua relazione: "... cercai allora di fare qualcosa per
minacciare la pianta. Immersi una delle sue foglie in un tazza di caffè: non
avvenne niente. Tentai con la musica: nessuna reazione. Infine pensai:
proverò a bruciarla. Fu soltanto un pensiero ma il pennino del poligrafo
schizzò verso l'alto. Presi un paio di fiammiferi accesi e mi avvicinai due
volte alla pianta; entrambe le volte il poligrafo denunciò che la pianta era
in preda a grande agitazione".
Dopo molti esperimenti in Backster e nei suoi collaboratori si creò la
convinzione che le piante hanno una specie di percezione extra- sensoriale
(da lui definita "percezione primaria"), così profonda da coinvolgerne i
tessuti e persino le cellule.
Un esperimento alquanto drammatico fu l"assassinio di una pianta", ad opera
di una persona scelta a sorte fra sei soggetti. Il soggetto fu lasciato solo
con due piante similari, una di queste doveva essere distrutta
completamente. Compiuto lo scempio furono introdotte nella stanza le sei
persone, una dopo l'altra; tra esse si trovava l'"assassino".
In presenza di cinque di loro la pianta "testimone" rimase completamente
indifferente, ma quando arrivò l'"assassino" mostrò una reazione notevole
che venne correlata ad una grande paura. Con questo ed altri esperimenti si
arrivo alla conclusione che anche le piante hanno una specie di memoria. Le
piante risentono anche dell'effetto della concentrazione intenzionale e
della preghiera.
Con un test eseguito in laboratorio il 4 gennaio 1967, l'ingegnere chimico
dr. Robert Miller ha stabilito che una "preghiera" efficace può aumentare la
velocità di crescita di una pianta di otto volte. Pertanto è stato accertato
che le piante sviluppano un certo rapporto con l'ambiente e soprattutto con
le persone che le accudiscono...
Come tutti i pionieri anche Backster ha incontrato molte diffidenze e
prevenzioni, però ha anche ricevuto migliaia di lettere di scienziati che
gli chiedevano, privatamente, informazioni sullo studio intrapreso.
La telepatia cellulare
Alcuni biologi di un istituto di ricerca della città di Novosibirsk
scoprirono nel 1972 che alcune cellule di piante ed animali ricevevano una
debole energia luminosa ( energia bioplasmatica?) da cellule vicine.
Gli scienziati presero due vasi di vetro identici, con pareti molto sottili,
in cui versarono la stessa soluzione nutritiva. Immisero poi in uno dei due
vasi un certo virus; dopo qualche tempo si notarono i sintomi prodotti da
questo virus anche nel vaso non infettato! Ma non c'era traccia di virus: le
cellule della soluzione nutritiva avevano recepito l'"informazione"
attraverso le pareti di vetro.
Già negli anni venti lo studioso sovietico A. G. Gurwitsch, postulava una
radiazione organica non spiegabile con cause fisiche, che egli chiamava
radiazione mitogenetica. Ma come capita spesso a molti ricercatori, anche il
suo lavoro venne presto dimenticato dal mondo scientifico. Injuschin lo
riprese e, analogamente ai Kirlian, lo rielaborò con i mezzi tecnici
disponibili cinquant'anni dopo ed in un'atmosfera molto più aperta...
La trasmissione, sostiene Injuschin, potrebbe avvenire per mezzo di
"microbioplasmi". Non è in fondo lo stesso fenomeno riscontrato da Cleve
Backster nelle piante minacciate per la loro salute o per quella di
organismi vicino a loro che ricevevano e a loro volta emettevano segnali di
informazioni "non fisiche"?
Conclusione
Sulla scia di questi esperimenti è possibile arguire che vi sia un sistema
informativo, non fisico, presente in tutta la natura fino agli esseri
unicellulari, e che tale sistema sia influenzabile dai pensieri e dalle
emozioni.
ALLA RICERCA DI STRUMENTI SENSIBILI
Noi abbiamo senz'altro un sesto senso, ma nessuno lo riconosce. I nostri
sensi ufficiali sono l'udito, la vista, il tatto, l'odorato ed il gusto. Ma
il nostro sesto senso manca persino di un nome. Eppure esiste (Paul Reboux).
La ricerca paranormale Esamineremo ora i sistemi di indagine con cui si sono
accertate delle situazioni e fenomeni che la scienza ufficiale ben raramente
prende in considerazione. Ci occuperemo del modo in cui è possibile misurare
la frequenze emesse dagli organi, dai tessuti, dai microorganismi e dalla
malattie. Talvolta, in questo tipo di indagine, l'uomo non rappresenta più
l'ente che provoca i fenomeni o assiste al loro svolgersi.
È infatti l'uomo stesso che, focalizzando la sua attenzione, sintonizza la
sua mente sul fenomeno da osservare, ed aspetta da questa una risposta che
dovrà poi decodificare nel modo più opportuno.
Dopo 100 anni il paranormale è ancora un tabù
La parapsicologia ha oggi circa cento anni. Fin dai suoi inizi è sempre
stata in realtà una "scienza proibita"; nel senso che non si prendeva
semplicemente atto dei suoi risultati, sia perché si consideravano
"impossibili", sia, nel caso vi fosse qualcosa di reale, perché non si
voleva saper niente che potesse mutare l'ordine delle cose presente. I
parapsicologi venivano contrastati o derisi, nella migliore delle ipotesi
sopportati, purché non si dovesse perciò modificare le proprie opinioni
dottrinali.
La ragione che primariamente si adduceva, era la non ripetibilità
dell'esperimento (cosa oggi in parte possibile). Ma il vero motivo, quello
non dichiarato, doveva essere la paura irrazionale, a volte inconscia, di
psicologi, psichiatri, biologi, medici ed altri, del contatto con il
cosiddetto occulto.
Quando subentra la paura i rapporti scientifico-razionali si invertono
(...). L'evitare ogni discorso dalla cattedra e nelle aule, sul paranormale,
il considerarlo come tabù nella maggior parte della letteratura scientifica
naturale e religiosa, testimoniano una mentalità non scevra da pregiudizi,
che appartiene, o dovrebbe appartenere, al passato!
Le facoltà paranormali non sono nulla di nuovo
Le facoltà paranormali non sono nulla di nuovo, sono ataviche di natura e si
tratta di un fenomeno di regressione. Ci derivano dai nostri antenati
preistorici: l'uomo primitivo viveva in comunità con la natura e doveva
usare le sue facoltà extrasensoriali per difendersi dai pericoli dalla
foresta. Ma, via via, che noi diventiamo più civili, più meccanizzati e più
intelettualizzati, tali facoltà tendono a recedere. Io credo però che un
giorno o l'altro si ripresenteranno ad un livello più elevato. Questi poteri
perduti sono un dato naturali e fondamentali dell'uomo".
La telecinesi
La telecinesi studia il movimento degli oggetti che si muovono senza che
nessuno li contatti o che non hanno alcun potere che li faccia muovere, né
internamente né esternamente.
Pochissimi sanno che chiunque può far muovere o "levitare" un tavolo senza
che questo abbia alcun riferimento con lo spiritismo; basta osservare
determinate regole base. Due membri dell'Associazione londinese per la
ricerca parapsichica, C. Brookes-Smith e D.W. Hunt, lo hanno dimostrato con
una serie di prove di laboratorio, con quattro partecipanti ed un tavolino
basso (105x60x55 cm) del peso di circa venti chilogrammi.
I partecipanti mettevano semplicemente le mani sul tavolino, in una stanza
pienamente illuminata, c'era anche una macchina fotografica con comando a
distanza. Durante la seduta i quattro si intrattenevano normalmente, ma
ognuno di loro desiderava che il tavolino si muovesse.
Senza questa impostazione positiva, tipica per tutti gli esperimenti
paranormali, non si può pensare di ottenere un successo (...). I
parapsicologi pensano al bioplasma di persone viventi come fonte di energia
per questi fenomeni e nel Poltergeist (movimento di oggetti senza la volontà
di muoverli, N.d.R.)... Lo stesso fenomeno dicasi per i medium che riescono
a muovere piccoli oggetti, come fiammiferi, bicchieri e a spostare aghi di
bussola, far volar in aria, tenendole tra le mani tese in avanti, palline
dalle pareti sottili (...).
La Rabdomanzia
Un'applicazione tipica della telecinesi è la Rabdomanzia, dal greco ràbdos,
bacchetta e pantéia, divinazione. Si tratta di una tecnica che impiega l'uso
di una bacchetta (di solito una forcella di nocciolo) allo scopo di
individuare giacimenti di minerali o localizzare delle acqua sotterranee.
È assodato che l'arte della rabdomanzia esiste sin dalla più remota
Antichità. I Cinesi la praticavano già circa duemila anni prima della nostra
era ed erano diventati molto esperti nelle ricerche relative al
sottosuolo... Si narra che un Imperatore cinese, appartenente alla dinastia
Hia, sia stato uno dei più grandi idrologi dell'antichità. Un'incisione su
legno, risalente all'anno 147 prima della nostra era, lo raffigurava con in
mano un oggetto la cui forma evoca quella di un diapason. Un'iscrizione
spiega, senza possibilità di equivoci l'uso di questo strumento per scopi
rabdomantici
(...). Quando Romolo fondò Roma, un etrusco sensibile salì con lui sulla
collina e, bacchetta alla mano, determinò la zona di influenze favorevoli
per l'edificazione della città. Gli Etruschi, infatti, godevano fama di
essere ottimi conoscitori delle influenze cosmiche e telluriche. Ad esempio,
per far deviare i fulmini o accelerare la vegetazione, avevano preso
l'abitudine di piantare delle aste nel terreno.
La Radiestesia
La Radiestesia è stata definita "l'arte di scoprire, grazie al pendolino o
alla bacchetta, ciò che è nascosto alle facoltà normali ma la cui esistenza
è reale". La parola "Radiestesia" (coniata dall'abate Alex Bouly nel 1929)
deriva da due radici, una greca radius, raggio e l'altra latina aistetis,
sensibilità.
La Radiestesia rappresenta una forma di percezione extrasensoriale che
permette all'uomo di mettersi in contatto con il mondo che lo circonda in un
modo tutto particolare, assai più preciso e profondo di quanto non
riuscirebbe a fare con i suoi cinque sensi. Tuttavia per poter praticare con
successo la Radiestesia è necessario esercitarsi con costanza e pazienza, e
questo non solo per affinare la propria sensibilità e sviluppare le proprie
doti psicofisiche, ma soprattutto per impadronirsi con sicurezza delle
tecniche e dei metodi di questo tipo di ricerca.
Resta inteso che le informazioni ricevute devono sempre essere filtrate con
il buon senso. Quanto più il Radiestesista acquista familiarità con i sui
strumenti, tanto più sentirà crescere in sé fiducia e sicurezza.
Malcom Rae, nato nel Cheshire nel 1913, un pioniere nel campo della
radiestesia medica, affermò che secondo lui il senso radiestesico "ha molte
caratteristiche in comune con i sensi più umili": vista, udito, tatto, gusto
e olfatto. Non dovrebbe quindi essere considerato misterioso, solo più
sottile e meno compreso. Durante una conferenza sul suo lavoro, nel 1970,
Rae dichiarò: "A lume di logica, ritengo di poter credere che questo senso
funzioni benissimo in ogni circostanza, quando esiste qualcosa da scoprire.
Gli occhi vedono dove c'è luce. Il senso radiestesico dovrebbe quindi
scoprire l'esistenza di qualsiasi cosa a cui esso reagisce".
Rae ritiene che, quando due operatori ottengono risultati diversi, la
discrepanza non sia dovuta ad una differenza nel loro senso radiestesico, ma
nel modo in cui essi l'hanno usato. Gli occhi di due persone vedono la
stessa immagine, se guardano lo stesso punto e dallo stesso punto di vista.
Nello stesso modo il pendolo deve dare le stesse risposte se viene tenuto da
due individui forniti di senso radiestesico, purché i due formulino
esattamente le stesse domande e che nessuno dei due si sforzi di lavorare in
circostanze sfavorevoli.
Rae stabilisce anche i seguenti punti che ritiene molto importanti:
* Dobbiamo allontanare l'idea che il senso radiestesico sia qualcosa di
"spiritico"; è un senso perfettamente naturale, presente in tutti allo stato
latente e sviluppato in varia misura in molti. Non c'è quindi ragione di
supporre che esso sia meno attendibile e meno utile degli altri sensi,
purché lo si usi bene. Anzi, in un certo modo può risultare più utile degli
altri sensi, perché ci può dare accesso immediato a fonti di informazione
che gli altri sensi non percepiscono.
* Poiché dobbiamo mettere a fuoco questo senso mediante i nostri pensieri e
domande, le informazioni ottenute saranno precise nella misura in cui lo
sono i nostri pensieri. Analogamente, gli occhi ci danno informazioni
precise se noi li dirigiamo e mettiamo a fuoco correttamente, cosa che
facciamo senza rendercene conto; e le orecchie ci daranno risposte esatte se
noi ci concentriamo sui suoni che ci portano.
Il regolo di monsieur Bovis
Alfred Bovis (1871-1947), era una persona speciale da molti punti di vista.
Egli aveva una cultura limitata ma una grande predisposizione per l'utilizzo
del pendolo radiestesico. Presto scoprì che poteva porre una mano su una
forma di formaggio o una botte di vino e diagnosticarne la bontà. In un
primo tempo egli era in grado soltanto di specificare se essi erano buoni
oppure no.
Nel tempo, utilizzando il suo ingegno, creò una specie di regolo con il
quale riusciva anche a valutare il grado di bontà dei prodotti in esame.
Questo regolo, chiamato "Biometro Bovis" consisteva in una scatola munita di
un cursore scorrevole graduato con 100 tacche distanti 2 cm una dall'altra.
Il prodotto da valutare era posto in una piccola coppa localizzata sul
cursore, subito prima del grado zero.
La lettura del grado di validità veniva fatta facendo scorrere il cursore in
modo che il campione di prodotto si avvicinasse alla scatola sempre di più.
Quando il pendolo indicava di fermare il cursore era possibile leggere su
una tacca della scatola il grado Bovis di validità del prodotto.
Albert Abrams e la Radionica
Il dottor Albert Abrams, nato nel 1863, era un noto medico di San Francisco.
Laureato in America studiò in Europa sotto la guida di maestri famosi come
Virchovr, Wasserman e Von Helmholtz. Successivamente si era specializzato in
malattie nervose ed era stato considerato uno dei neurologi più stimati
dell'epoca, a tal punto che Sir James Barr lo definì "il più grande genio
che la professione medica avesse prodotto negli ultimi cinquant'anni".
Abrams aveva ipotizzato la possibilità di scoprire un cambiamento nelle
radiazioni dei tessuti danneggiati da una malattia o da un incidente, dato
che la materia emette costantemente delle radiazioni, sia che si tratti di
tessuti organici che di altre forme di materia. Rimaneva la difficoltà di
scoprire tali radiazioni, dato che non esisteva uno strumento abbastanza
sensibile da soddisfare le sue esigenze.
Nella sua ricerca egli non fece economia di tempo né di danaro, ma tutto
invano. La traccia che tanto cercava gli venne casualmente dall'osservazione
del suono ottenuto percuotendo un'area specifica dell'addome di un paziente
canceroso, quando il paziente era voltato verso Ovest e soltanto verso
Ovest. In seguito questo fatto venne denominato "reazione elettronica di
Abrams" o per abbreviazione R.E.A.
Questa scoperta lo portò a iniziare una lunga serie di intensi esperimenti.
Si chiese se fosse possibile scoprire un riflesso simile nel corpo di un
ragazzo giovane e sano messo a contatto con un campione di cancro e scoprì
che la sua supposizione era esatta. Questa osservazione, insieme al fatto
che le radiazioni potevano passare lungo un filo e che si poteva sostituire
il paziente con una goccia del suo sangue, portò, dopo ulteriori
esperimenti, all'evolversi di uno strumento chiamato reflessoscopio, il
quale, se usato come sonda con un essere umano sano, poteva distinguere fra
il cancro, la sifilide e la tubercolosi, essendo la reazione caratteristica
di ogni caso molto chiara e definita.
Le teorie di Abrams, furono in seguito riprese e sviluppate da Ruth Drown,
George de la Warr e sua moglie Marijorie, con la collaborazione di Leonard
Corte. Il lavoro di questi ricercatori ha portato alla strumentazione oggi
disponibile, per la diagnosi medica ed il trattamento, sia in presenza del
paziente che a distanza. L'insieme di questi strumenti e le tecniche per
utilizzarli prende il nome di Radionica.
Riferimenti Bibliografici
1. 1) Elaborato da: L'aura umana, ppg. 102-110,
di Joseph Ostrom, Armenia Editore, Milano, 1987.
2. 2) Elaborato da: Che cos'è la parapsicologia, pp. 78-81,
di P. Andreas e C. Kilian, Enciclopedie Pratiche Sansoni, Firenze, 1975.
3. 3) A.E. Powell, Il doppio eterico,
Edizioni Macro Post, Bellaria, Rimini.
4. 4) P. Andreas e C. Kilian, Che cos'è la parapsicologia, pp. 69-73,
Enciclopedie Pratiche Sansoni, Firenze, 1975.
5. 5) P. Andreas e C. Kilian, Che cos'è la parapsicologia, p. 89,
Enciclopedie Pratiche Sansoni, Firenze, 1975.
6. 6) P. Andreas e C. Kilian, Che cos'è la parapsicologia, pp. 103-104,
Enciclopedie Pratiche Sansoni, Firenze, 1975.
7. 7) Willem Hendrik Carl Tenhaeff, citato in Il Romanzo della psicologia,
p. 163,
di Massimo Inardi. Edizioni Sugarco, Milano.
8. 8) P. Andreas e C. Kilian, Che cos'è la parapsicologia, pp. 106-108,
Enciclopedie Pratiche Sansoni, Firenze, 1975.
9. 9) Michel Moine, Guida alla Radiestesia.
Armenia Editore, Milano, 1983.
10. 10) Freedem Long, Psychometric analysis, p. 12-17,
De Worss & Co., Publisher, Santa Monica, California, 1959.
11. 11) A.T. Westlake, La forza vitale nella salute e nella malattia, pp.
13-14.
Astrolabio Editore, Roma.
http://www.medicinaenergetica.org/0_sito/0_biofisica/biofi05.htm#RADIAZIONI_
ORGANICHE
The SECRET, Bruce LIPTON e Pysch-k®
di Daniele Canini
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/the-secret-bruce-lipton-e-pysch-k.
php
C' è un' importante analogia tra The Secret, il famoso libro di Ronda Byrne,
Bruce Lipton noto biologo americano e Pysch-k, la tecniche di Rob Williams
esposta da Lipton nel suo famoso dvd. Un' analogia che se compresa ha un
alto potenziale di cambiamento e guarigione, un segreto nel segreto, in
grado di produrre effetti incredibili.
Quando ho iniziato ad incamerare queste conoscenze all' interno della mia
formazione ho compreso l' importanza cruciale di alcuni passaggi, che
rappresentano uno step obbligatorio all' interno di ciascun cambiamento.
Da psicologo, psicoterapeuta mi documento costantemente e mi chiedo spesso
quale sia la chiave in grado di aprire gli scrigni segreti della mente,
forzieri dove può celarsi un tesoro sepolto, passi che possono condurre le
persone a sperimentare cambiamenti reali e positivi.
Cosa conduce, quindi, una persona a cambiare?. Questo appare essere il punto
centrale... Molte scuole di pensiero ci indicano l' Esperienza come una
componente fondamentale all' interno del cambiamento. Già Von Foerster, il
padre della cibernetica, esordiva con un concetto chiave: “se vuoi vedere
impara ad agire!.”
L'azione, la conoscenza di nuovi elementi e l' interazione con nuove
informazioni è uno dei fattori di cambiamento ritenuti più importanti.
Certo, per fare un facile esempio, se paradossalmente vivo nel buio e scopro
l' esistenza del sole, da lì in poi la mia vita sarà diversa! Anche se non
rivedrò più il sole, il fatto che l' abbia visto ha cambiato integralmente
la mia concezione di vita!
Questo concetto fu teorizzato nel 1946 da Alexander, noto psicoanalista,
utilizzando l' espressione, Esperienza emozionale correttiva. L'
espressione fu coniata per sintetizzare un processo che vedeva, all' interno
della possibilità di esperire nuove emozioni, un fattore di cambiamento
determinante.
E' l' esperienza emozionale correttiva che conduce quindi una persona a
cambiare? E' questo processo che accomuna The Secret a Lipton e Psych-k ?
Qualcuno si ricorderà della splendido film di James Ivory: Quel Che Resta
Del Giorno.
Questa pellicola, che vede tra i protagonisti un Anthony Hopkins
assolutamente da Oscar, narra la storia di un maggiordomo inglese,
assolutamente impeccabile, al servizio di una delle corti più influenti del
regno unito. La sua alta professionalità non gli consente di lasciarsi
andare a quello che potrebbe essere un amore con una governante appena
assunta. Non riesce, in altre parole, ad uscire dal ruolo professionale che
lo identifica. Rimane ingabbiato nei panni del maggiordomo, abiti che lo
costringono a giocare una parte, senza potersene liberare.
Non è in gradi di ammettere, in altri termini, esperienze emozionali
correttive che possano consentirgli di cambiare, facendo entrare nelle sua
vita sensazioni dirompenti in grado di trasformarlo. La sua intera esistenza
è scandita dai doveri e dal rigore che la sua professione richiede, eccetto
un timido spazio che il maggiordomo si ricava all' interno dei suoi alloggi.
L' aspetto più curioso è che in quel piccolo ritaglio di tempo, la sua
corazza impenetrabile sembra ricercare un barlume di luce che possa
consentire il cambiamento...cosa fa il maggiordomo perfetto quando, nel solo
spazio dove si concede di essere se stesso, si ritira nei suoi alloggi ?. Fa
un' azione molto semplice: legge.
Si riempie la vita leggendo romanzi d' amore, ricercando qualche emozione
che gli possa consentire di provare qualcosa di diverso. Segno di un'
esigenza viscerale di un' esperienza emozionale correttiva mai del tutto
concesssa?
Purtroppo non riuscirà mai a dichiararsi alla governante, amore che rimarrà
inespresso per l' eternità. Malgrado ciò, dopo l'addio con questa avvenente
fanciulla sembra che qualcosa si sia mosso all' interno del maggiordomo
imperturbabile. Allo spettatore non viene dato sapere quale possa essere il
cambiamento, tuttavia si intuisce che è avvenuto qualcosa... il fanale della
vecchia Daimler si accende...una comunicazione tramite un simbolo che solo
grandi registi del calibro di James Ivory sanno trasmettere.
Analizzando brevemente questa sequenza possiamo pensare di applicare il
concetto evidenziato anche nel libro The Secret di Ronda Byrne. Se il nostro
maggiordomo avesse compreso il segreto, lo avrebbe potuto sfruttare. Si
sarebbe potuto concentrare sulla realizzazione dei suoi desideri, magari
sarebbe riuscito ad uscire dal suo rifugio pensando ardentemente alla
realizzazione delle sue emozioni ed alla possibile esplosione del suo amore.
The Secret, per quanto avvincente può non essere sufficiente. Come
evidenziato da Bruce Lipton, noto biologo statunitense, le credenze possono
avere un impatto molto più forte rispetto alla volontà. Così, malgrado gli
sforzi fatti, non si potrebbe produrre l' esperienza emozionale correttiva,
necessaria al cambiamento per andare a buon fine.
In questo frangente può intervenire psych-k, una tecnica che consente di
sentire realmente una differenza provando sulla propria pelle tutto ciò che
può essere utile per cambiare, un' esperienza emotiva intensa che può aprire
le porte del possibile dove prima venivano percepite solo barriere e
lucchetti chiusi.
L'autore
Il dott. Daniele Canini è psicologo, psicoterapeuta.
Si è formato in psicoterapia sistemico-relazionale, breve strategica,
PSYCH-K® ed EMDR
Ha relazionato in convegni di stampo nazionale ed internazionale.
Si muove in tre ambulatori nelle città di Rimini, Cesena e San Marino.
Lavora in diversi contesti come formatore nell' ambito delle relazioni.
Conduce inoltre gruppi di meditazione e corsi rivolti alla valorizzazione
delle risorse personali.
NEWSLETTER_ILTK_POMAIA_LUGLIO_2009
E-NEWSLETTER - LUGLIO 2009
a cura della redazione di SIDDHI,
(quadrimestrale dell'ISTITUTO LAMA TZONG KHAPA di Pomaia, spedito in abbonamento
postale agli iscritti all'Istituto. Vedi SIDDHI in www.iltk.it )
________________________________________
SOMMARIO:
FUORI PROGRAMMA: CONCERTO DI FRANCO BATTIATO
1. PRESENTAZIONE STUPA ONLUS
2. NOVITA' E VARIAZIONI
3. IL CALENDARIO DEI CORSI (luglio- agosto)
4. LE NOVITA' DI AGOSTO
5. Il 5xmille
6. ALTRI CENTRI E ASSOCIAZIONI
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FUORI PROGRAMMA: CONCERTO DI FRANCO BATTIATO
L´artista Franco Battiato, subito dopo l´incendio del 26 dicembre, ci ha
dato la sua disponibilità a devolvere il ricavato di un suo concerto a favore
della realizzazione della costruzione di un nuovo gompa. Per questo stiamo
organizzando, per il 9 luglio, un concerto che vedrà Franco Battiato a Cecina
(località La Cinquantina), a Villa Guerrazzi, settecentesca struttura che
ospita il Museo archeologico etrusco romano, e il Museo della vita contadina e
del lavoro della Maremma settentrionale.
L´incendio ci ha spinti a pensare di costruire un nuovo Gompa, che sia privo
di barriere architettoniche, anche in considerazione del fatto che sempre più
persone si avvicinano alla filosofia buddhista (la sala precedente ne conteneva
un centinaio).
Così, mentre la sala distrutta dall´incendio verrà ristrutturata grazie al
risarcimento dell´assicurazione, stiamo lavorando per raccogliere fondi per la
costruzione di un nuovo Gompa nell´area adiacente il piazzale principale del
nostro Centro.
Lo scopo ultimo di costruire un nuovo Tempio è quello di continuare a
preservare la cultura tradizionale tibetana, visto che in Tibet, come rammenta
Sua Santità il Dalai Lama, non è più possibile dopo 50 anni di invasione
cinese.
La preservazione della cultura tibetana, attraverso la divulgazione degli
insegnamenti del Buddha, sarà dunque compito dell´Occidente e l´Istituto,
con i suoi corsi residenziali che attirano studenti da tutte le parti del mondo,
potrà onorare questo impegno anche con la costruzione di un Tempio più grande
e accogliente.
Franco Battiato si esibirà gratuitamente ma i costi organizzativi ( come
noleggio sedie, tribune, palco in messa a norma, ecc.) ammontano a circa 30.000
euro e sono a carico dell'Istituto. Se volete aiutarci per l'organizzazione
potete farlo tramite:
Bonifico bancario: Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa, Livorno Filiale di
Rosignano Marittimo
IBAN IT21 A 06200 25100 000000000048 - SWIFT: BPALIT3L - Intestato a: Istituto
Lama Tzong Khapa - causale :"concerto";
oppure facendo una donazione presso il punto d'incontro dell'Istituto, la sera
stessa, nel luogo dell'evento.
Il prezzo del biglietto è 35 euro se si acquista all'Istituto Lama Tzong Khapa
o all'Arci di Cecina (piazza dei pulmann).
E' possibile acquistare in prevendita (a 37 euro) con il box-office on line su
www. boxol.it (o digitando col motore di ricerca Battiato Concerto Cecina), o
presso tutti i punti vendita del circuito regionale, cioè le Coop e le Ipercoop
da
Livorno a Follonica.
Questo evento è sponsorizzato anche da Banca CRFirenze Area Toscana Umbria
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1. PRESENTAZIONE STUPA ONLUS
Care Amiche e Amici,
il giorno martedì 30 giugno alle ore 18,00, nella palestra dell'Istituto Lama
Tzong Khapa (fino alle ore 19,30), ci sarà la pubblica presentazione
dell'Associazione STUPA Onlus , con la partecipazione di Ghesce Tenzin Tenphel.
Per i residenti, gli esterni, gli studenti e gli amici
Programma:
Visione del breve video del 1° meeting svolto con Ghesce Ciampa Ghiatzo nel
2006.
Presentazione degli scopi dell'Associazione
Presentazione dei primi progetti in corso
Presentazione del viaggio in programma il prossimo agosto 2009
Domande e risposte
A presto quindi e affettuosi saluti
M. Rosario Rizzi
STUPA Onlus
Viale Karol Wojtyla, n. 1
56043 Lorenzana - PISA - Italy
Tel. 0039-050-662907
Fax 0039-050-662904
e.mail rizzi@...
www.stupa-onlus.org
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BREVE PRESENTAZIONE
Stupa Onlus è una associazione umanitaria che si è costituita in Italia a Pisa
il 3 marzo 2007.
I 47 fondatori di questa associazione, provenienti da 12 nazioni diverse, hanno
maturato la volontà di costituire l´associazione dopo aver partecipato al
primo incontro internazionale dei costruttori di stupa tenutosi il 10-11-12
novembre 2006 presso l´Istituto Lama Tzong Khapa in Pomaia (Pisa).
STUPA Onlus ha lo scopo di promuovere, programmare e gestire attività di
beneficenza umanitarie nella zona himalayana, attività senza scopo di lucro,
finalizzate esclusivamente ad azioni di supporto, sviluppo, tutela, protezione,
e prevenzione riguardanti assistenza sociale, medica, culturale e scolastica
senza discriminazioni ideologiche, politiche, di razza, religione ed
appartenenza.
Il progetto si occupa inoltre del restauro dei sacri stupa abbandonati e in
rovina presenti Ladakh, Zanskar, Tibet e Nepal, con la collaborazione degli
artigiani locali, con il recupero e lo sviluppo anche di aree turistiche.
In tutte queste zone povere, durante i restauri degli Stupa, verrano allestiti
ambulatori medici e strutture per la diffusione dell'istruzione e dei principi
di base per le norme igieniche elementari.
Ad oggi l'Associazione si sta occupando dello sviluppo del primo progetto di
restauro e assistenza concreta nel paese di Zangla, nello Zanskar, zona
himalayana indiana.
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2. NOVITA' E VARIAZIONI
o Per gli appassionati di shiné (shamatha in sanscrito) preannunciamo che
DOMARE L'ELEFANTE SELVAGGIO, il corso che terrà Ghesce Tenzin Tenphel dal 4
all'8 dicembre sarà un ritiro sul calmo dimorare (shiné) con molte sessioni di
meditazione e silenzio tra le sessioni.
o Il ritiro di MEDITAZIONE VIPASSANA con Mario Thanavaro, dal 19 al 22
novembre, si terrà al centro di ritiri Pundarika (www.pundarika.it)
o Il corso MEDITAZIONE E AZIONE con monaci e monache si svolgerà dal 31
luglio alle ore 21 fino al 5 agosto alle ore 22.00. Sarà preceduto da una
presentazione introduttiva tenuta giovedì 30 luglio alle ore 21.00 dalla
ven.Lucia Bani , che guiderà anche la meditazione conclusiva di giovedì 6
agosto alle ore 7.30.
La prima sessione del corso inizia la mattina alle 7 e l'ultima la sera alle
21.00/21.30. E' possibile partecipare anche un solo giorno.
IL PROGRAMMA:
ven.31 - ven.Daniela Ghielten Ciötso -Introduzione al buddhismo e
alla meditazione;
sab. 1 ag. - ven. Angela Thubten Khadro - Preziosa rinascita umana e
impermanenza;
dom.2 ag. - ven. Gabriele Tenzin Ginpa - Sofferenza e cause della
sofferenza;
lun. 3 ag. - ven. Osvaldo Thubten Tharpa - I dodici anelli dell'originazione
interdipendente;
mar. 4 ag. - ven. Lucia Tenzin Ciötso - Fiducia e Compassione;
mer. 5 ag. - ven. Ivan Tenzin Ciöphel - Le due bodhicitta
o Dal 17 al 20 agosto nuovo corso di Davide Cova: MEDITARE E DISTILLARSI (vedi
più avanti NOVITA' DI AGOSTO)
o NUOVE DATE
Il corso ALLA SCOPERTA DEL BUDDHISMO con Patrick Lambelet (segnalato sul n.1 di
Siddhi e sul Web site dal 17 al 19 luglio) è stato anticipato al 3/5 luglio.
Il corso di luglio di Ghesce Tenzin Tenphel ( segnalato dal 3 al 5 luglio sul
n.1 di Siddhi e sul web site) è stato spostato al 17/19 luglio con il titolo Il
DHARMA ESSENZIALE
Le date della Revisione degli studi del Masters Program on-line 2009 sono state
modificate nel modo seguente:
5/8 giugno
26/28 giugno
23 /25 ottobre
20 /22 novembre
11/ 13 dicembre
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3. IL CALENDARIO DEI CORSI (luglio- agosto)
Per la presentazione dettagliata dei corsi vedi www.iltk.it Corsi di buddhismo:
colore rosso Corsi di altre discipline: colore blu
LUGLIO
3/5 luglio ALLA SCOPERTA DEL BUDDHISMO Patrick Lambelet Bodhicitta: la mente
dell´illuminazione
3/5 luglio Alessandro Lampugnale e staff Imprendidonna ® -
5 l12 luglio Essential Education Campo Estivo Avventura nella terra di Atman
6 luglio Compleanno di sua santità il 14° Dalai Lama
Per festeggiare il 74° compleanno di Sua Santità, all'Istituto L.T.K ci sarà
la puja dell'Offerta al Maestro Spirituale (Lama Chöpa)
13 | 26 luglio ven. sister Jotika ,ven. ani Rita Training monastico
17 l 19 LUGLIO Ghesce Tenzin Tenphel Il Dharma essenziale
17 l 19 luglio Vincenzo Tallarico Come meditare Domare la rabbia e potenziare
l'amorevole gentilezza.
19 | 24 luglio Mario Thanavaro Ritiro residenziale di meditazione di Metta
19 l 24 luglio Rodolfo Salafico e Kayoko Fukuda Shambala balneoterapia 1° turno
25 | 30 luglio Rodolfo Salafico e Kayoko Fukuda Shambala balneoterapia 2° turno
24 | 26 luglio Khensur Jampa Tegchok Lode a ciò che soddisfa gli esseri
senzienti
31 lug. l 2 agosto Andrea Serena I cinque (riti) tibetani Antichi esercizi per
il benessere psicofisico
31 Luglio/5 agosto Meditazione e Azione con monaci e monache Inizio:venerdì
mattina Fine: mercoledì sera, introduzione: giovedì 30 ore 21, meditazione
conclusiva giovedì 6 ore 7.30
AGOSTO
4 l 6 agosto Lia Luglio Esercizi di Light of Life Longevity con ringiovanimento
cellulare
7 l 16 agosto Dagri Rinpoche La festa del saggio, insegnamenti e iniziazioni
7 l 16 agosto Silvia Bianchi Riconoscere la sofferenza, superare la sofferenza
(Il corso è integrabile con quello di Dagri Rinpoce)
17 l 20 agosto Carmen Mensink Dipingere il Buddha inizio:lunedì ore 10;
fine:giovedì ore 19.30;
17 l 20 agosto Davide Cova Meditare e distillarsi (vedi NOVITA' DI AGOSTO)
22/29 agosto Helga e Karl Riedl Il sentiero della presenza mentale Ritiro di
consapevolezza nella tradizione di Thich Nhat Hanh
Per una presentazione dettagliata dei corsi, tranne le novità, vedi nel web
site www.iltk.it a PROGRAMMA
______________________________________
4. NOVITA' DI AGOSTO
o Da Lunedì 17 agosto alle 21 a giovedì 20 agosto alle 12.30
Meditare e distillarsi
Laboratorio di crescita personale e conoscenza di sé secondo il Buddhadharma
Mahayana.
Ideato e condotto da Davide Cova
Contenuti:
* Meditazione di consapevolezza Mahayana ["Vipassana"]
* Meditazione visualizzata
* Meditazione analitica
* Teoria: Le basi epistemologiche della trasformazione mentale buddista
Mahayana. Meditazione come conoscenza di sé.
* Hatha-Yoga classico.
Il ritiro intende esplorare la prassi della trasformazione mentale meditativa,
come tramandata nella tradizione buddhista tibetana. Ogni giornata si basa su
sessioni meditative formali sedute e camminate, scandite da una sessione teorica
sul Buddhadharma, da domande-risposte e da una sessione di Hatha-Yoga classico.
Il corso si fonda sull´esperienza diretta in prima persona e viene integrato
da solide basi teoriche. Ci offre la piattaforma necessaria ad avviare - o ad
integrare - una pratica meditativa, trasformativa e di conoscenza di sé stabile
nel nostro quotidiano. Il corso si rivolge a tutti coloro che abbiano interesse
applicativo per la pratica appassionata della trasformazione mentale.
L'auto-conoscenza e l'apertura del cuore sono trama e ordito della ricerca che
andiamo a tessere insieme, permettendo con ciò di esplorare con continuità e
profondità il luminoso potenziale trasformativo della nostra mente.
Ulteriori informazioni:- www.davidecova.it
Nota biografica:
Davide Cova (*1968, Milano) è stato per dieci anni allievo del Venerabile Lama
Geshe Ciampa Gyatso, che ha lasciato il corpo nel dicembre 2007.
Ha frequentato e concluso il corso settennale a tempo pieno 'Masters Program in
Studi Buddhisti' presso l'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, ed è stato
monaco buddhista per tre anni. Al termine del Masters Program, ha compiuto un
pellegrinaggio di quattro mesi ai siti buddhisti dell'India e a quelli cristiani
in Medioriente. Al ritorno è stato in ritiro meditativo individuale e isolato
per 16 mesi.
Ha ideato e conduce corsi, seminari e ritiri sulla trasformazione mentale
buddhista, e partecipa come relatore a convegni e conferenze su questo tema.
Insegna prassi meditativa, filosofia e psicologia buddhista, hatha-yoga classico
in accordo agli Yoga Sutra di Patañjali dal 1995 in molteplici sedi.
La sua formazione in ambito buddhista prosegue sotto la guida del seguito di Sua
Santità il XIV Dalai Lama, ovvero il venerabile Dagri Rinpoce, il venerabile
Kensur Jhado Rinpoce e il venerabile Dagyab Rinpoce.
Offre sedute individuali di Counseling e Formazione Biosistemici, orientati alla
consapevolezza.
Ulteriori informazioni:- www.davidecova.it
o dal 4 al 6 agosto
Lia Luglio
Esercizi di Light of Life Longevity
con ringiovanimento cellulare
Si tratta di un potente sistema anti-aging per migliorare l'energia, avere il
controllo sul peso e salute, risvegliare la bellezza. Una serie di movimenti e
posizioni che favoriscono il benessere fisico. Sono adatti a persone di ogni
età e non richiedono prerequisiti particolari. Se praticato con costanza e
unitamante a The Light of Life, la componente di longevità è moltiplicata
molte volte. Gli esercizi ringiovaniscono e aiutano a mettere indietro
l'orologio. Mentre imparate gli esercizi di longevità siete anche immersi per
tutto il giorno in una potente ambrosia dal potere terapeutico e ringiovanente.
Non sono semplici movimenti fisici; contengono una poderosa conoscenza
codificata al loro interno, che ringiovanisce a livello energetico e cellulare.
Possono partecipare persone di qualsiasi età e condizioni di forma.
Howard Lee, al quale si deve questo metodo, è nato in Cina nel 1939, ha
studiato medicina cinese e agopuntura negli stati Uniti ed è maestro di Kung
Fu. Da quarant'anni svolge la sua attività di guarigione e trasmissione
dell'energia di The Light of Life a vantaggio degli altri. Apprezzato e ammirato
dallo scrittore sciamano Carlo Castaneda, che gli ha dedicato il famoso libro Il
Fuoco dal Profondo, ha aiutato star del cinema, medici, manager, insegnanti,
artisti, psicologi, studenti che hanno tratto grandi benefici a livello fisico e
mentale. Negli Stati Uniti ha fondato The Light of Life Institute. Vive
attualmente in Italia, prepara istruttori in tutto il mondo e organizza corsi e
seminari (www.thelightoflife.com).
Il corso è condotto da Lia Luglio, istruttore ufficiale di The Light of Life di
Howard Lee.
Lia Luglio da venti anni è impegnata nello studio delle filosofie orientale e
nelle pratica che da esse deriva. Partecipa costantemente a seminari inerenti
alla sua preparazione. E' insegnante di Light of Life Longevity, uno stile di
vita che consiste in una serie di movimenti fisici e posture, secondo la scuola
di Howard Lee, maestro e sciamano riconosciuto in tutto il mondo. Questi
esercizi rivelano una comprensione globale delle diverse dimensioni della
longevità, che vanno ben oltre la salute fisica e un teorico benessere. Gli
effetti curativi di queste techiche si manifestano nelle aree dove vi è uno
scompenso ed esiste una necessità. Curano eventuali insonnie, anche dopo poco
tempo, rafforzano i corpi energetici e la vitalità, e non solo.
o dal 7 al 16 agosto
Silvia Bianchi
Riconoscere la sofferenza,
superare la sofferenza
Questo argomento verrà svolto dal punto di vista buddhista da Dagri Rinpoce,
durante questo stesso periodo, commentando le Quattro Nobili Verità, e si
consiglia, ma non è obbligatorio, di fare entrambi i corsi, in quanto l'uno
integra l'altro. Attraverso un approccio esperienziale - giochi di ruolo, lavoro
di gruppo, meditazioni, simulate e visualizzazioni - vedremo come riconoscere,
accogliere e superare la sofferenza.
Silvia Bianchi è psicologa-psicoterapeuta (formazione psicosintetica, SIPT).
Lavora da vari anni come psicologa e psicoterapeuta per l´Associazione
Nazionale Tumori (pazienti terminali, famiglie in crisi o/e processo del lutto,
malati di tumore in fase di guarigione) e ha collaborato con diversi hospice ed
ospedali. Discepola di Ghesce Ciampa Ghiatso dal 1991, ha completato il Masters
Program di sette anni all´ILTK. Tiene corsi teorico-esperienziali come
didatta-psicoterapeuta di psicologia buddhista ed occidentale presso ILTK, ANT,
SIPT e ospedali. Esercita anche privatamente.
______________________________________
5. IL 5xMILLE
Rispondendo alle molte mail che ci hanno chiesto la partita iva per donarci il
5xmille, vi informiamo che per quest'anno l'Istituto Lama Tzong Khapa non può
ancora ricevere una tale donazione.
Per quest'anno vi segnaliamo il codice fiscale di alcune Onlus a noi correlate e
i relativi siti web per avere maggiori informazioni su ogni onlus.
La scelta deve essere compiuta utilizzando il modello CUD, il modello 730 o il
modello Unico. Per destinare il 5 per mille basta apporre la vostra firma
nell'apposito riquadro e quindi inserire il codice fiscale dell'organizzazione.
YESHE NORBU,onlus cod. fiscale 90028850502; www.adozionitibet.it
DARE PROTEZIONE, onlus cod. fiscale 92093780499;
www.associazionedareprotezione.it
STUPA ONLUS, cod. fiscale 90040440506; www.stupa-onlus.org
SANGHA ONLUS, cod. fiscale 90037440501; www.sangha.it
PROGETTO ALICE, onlus cod. fiscale 94103860303; www.aliceproject.info,
www,aliceproject.org
______________________________________
6. ALTRI CENTRI E ASSOCIAZIONI
L'ISTITUTO LAMA TZONG KHAPA di Pomaia, editore di questa newsletter, declina
ogni responsabilità per le iniziative e le attività che non siano organizzate
espressamente dall'Istituto stesso.
- CENTRO DI RITIRI PUNDARIKA - Riparbella (PI)
Vedi www.pundarika.it per il programma completo, che comprende corsi organizzati
sia dall´Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, sia dal centro stesso. Info e
iscrizioni 0586.699077 -338.6759340
- NUOVO SITO dell´associazione DHARMANEKOR VIAGGI
Sito Web: www.dharmanekor.altervista.org
Email: dharmanekor@...
Per i viaggi programmati in India e Paesi attigui vedi il sito.
-CENTRO FPMT SANGYE CIOELING- SONDRIO
Per i pellegrinaggi nell'agosto 09 in Ladak Zanskar, nell'ottobre '09 a
Dharamsala, nel gennaio 2010 a Bodhgaya in occasione degli insegnamenti di Sua
Santità il Dalai Lama in India, il blog DALAI LAMA NEWS sui tragici eventi in
Tibet e le varie iniziative organizzate dal Centro, vedi il sito
http://www.sangye.it/ , dove potete scaricare l'audio completo in italiano dei
recenti INSEGNAMENTI di Sua Santità a Sarnath India ed ampi appunti sugli
insegnamenti di Sua Santità a Sarnath 01.09, Dharamsala 10.08, Nantes 08.08,
Milano 12.07, Amburgo 07.07, Kalachakra Amravati ´06, Zurigo '05, Kalachakra
Graz '02, Ladakh '02, Kalachakra Ky Gompa 2000, Kalachakra Barcellona '94. Il
30-31 maggio saremo a Copenhagen per ascoltare gli insegnamenti di Sua Santità
il Dalai Lama e per l'occasione comporremo delle pagine del nostro blog, come
abbiamo già fatto in precedenza. Chi non potrà esserci potrà seguire l'evento
dal nostro sito. Fate passaparola...
- STUPA ONLUS con AMITABA VIAGGI di Milano
Viaggi per il Convegno dei Costruttori di Stupa e
per gli insegnamenti di Sua Santità nello Zanskar e nel Ladak.
Caro Amico e Amica
Questo è per informarti di un importante e straordinario viaggio in LADAKH
(India) il prossimo
9-31 AGOSTO 2009 (22 giorni), organizzato dall´Associazione STUPA Onlus e
Amitaba viaggi (ci sono ancora alcuni posti liberi).
1. Ci saranno gli insegnamenti di S.S. Dalai Lama nello Zanskar e a LEH in
Ladakh
2. La consacrazione del 1° antico STUPA restaurato a Zangla dall´Ass. STUPA
Onlus
3. Viaggio in jeep tra i più suggestivi luoghi del Ladakh e dello Zanskar
4. Meeting finalizzato a organizzare ulteriori restauri di Stupa nella zona
Himalayana
Partenza aereo da Milano 9 agosto 2009
via Zurigo-Delhi-Leh
Ritorno a Milano 31 Agosto
Costo viaggio comprensivo di aerei e alloggi, circa EUR 2.250,00
Tempi per organizzare il visto indiano sul passaporto 30 giorni.
Siti web di riferimento:
www.dalailama.com/page.60.htm
www.stupa-onlus.org
Se sei interessato a ricevere tutti gli ulteriori dettagli prego contattare:
Rosario Rizzi
Ass. STUPA Onlus
Viale Karol Wojtyla, n. 1
56040 Lorenzana, PISA
Tel. 050 6662907
Email info@...
- VINCENZO TALLARICO con AMITABA VIAGGI di Milano
INDIA
ZANSKAR, IL REGNO SEGRETO
Un viaggio con Vincenzo Tallarico
Dal 7 al 23 agosto 2009
NOTA: Sua Santità il XIV Dalai Lama del Tibet dal 17 al 19 di agosto sarà
nella valle dello Zanskar per conferire degli insegnamenti buddisti; il
programma previsto in queste giornate potrà quindi essere variato in funzione
di questa grandiosa opportunità, che cercheremo di seguire nel modo migliore!
Infatti, oltre all´importanza dei contenuti, partecipare sarà molto
interessante perché si raduneranno molte persone provenienti dalle valli più
remote della regione, creando un momento eccezionale di folclore.
Il viaggio è condotto da Vincenzo Tallarico, ottimo conoscitore della cultura
buddista, che porterà i partecipanti interessati ad avvicinare i contenuti che
animano questa regione conducendo sessioni di meditazione precedute da esercizi
come l´automassaggio e il rilassamento corporeo. Verrà data particolare cura
ad un autentico e sincero, ma non invasivo, scambio di emozioni all´interno
del gruppo ed anche ad un lavoro sui sogni della notte. Le persone che verranno
con noi, in un viaggio che si auspica diventi anche interiore, sono una risorsa
per ciascuno ed insieme, con la collaborazione di tutti, si potrà scoprire
molto di significativo dentro e fuori di noi. Il numero massimo è di 12
partecipanti
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : www.amitabaviaggi.net - e-mail amitaba@amitaba.
net
- RITIRO DI NEVA PAPACRISTOU
Dal 29 ottobre al 1 novembre 2009 si terrà un ritiro di Vipassana nella terra
delle Puglie ,condotto da Neva .(Neva Papachristou pratica la Vipassana da vari
anni. IL suo principale insegnante è stato Corrado Pensa. Ha inoltre studiato
e praticato il Dharma con insegnanti dell´Insight Meditation Society e di Gaya
House in Europa ed in Usa. Traduttrice di testi Dharma,è laureata in filosofia.
Insegna la meditazione Vipassana con corsi e e seminari presso A.M.E.C.O,
conduce ritiri di meditazione intensiva , con Corrado Pensa e dal 2006 anche
autonomamente)
La prenotazione al corso potrà essere effettuata dal 22 al 29 settembre
chiamando il numero telefonico : 099.339249; lasciando il vs. recapito
telefonico di rete fissa , oppure tramite e.mail all´indirizzo di posta
elettronico: ventura51@...
- CENTRO MINDFULNESS PROJECT
Via Cenisio 5 - 20154 Milano
Nato nel 2007 dall'esperienza dell'associazione Mindfulness Project (costituita
da psicoterapeuti e insegnanti di buddhismo).
Vedi date di corsi e programmi in www.mindproject.com
Contatti: Dott.ssa Grazia Sacchi, centromilano@..., tel.3468461064
Istituto Lama Tzong Khapa
Associato alla FPMT e all´U.B.I.
Via Poggiberna, 9 Pomaia 56040 (Pisa) ITALY
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I AM NEDA I AM NEDA I AM NEDA
http://www.rainews24.it/it/video.php?id=14126
I AM NEDA I AM NEDA I AM NEDA I AM NEDA I AM NEDA
Questa scritta è comparsa su alcuni fogli dei manifestanti in Iran.
Neda era una ragazza che protestava contro i brogli (dimostrati ed
ammessi) che hanno portato alla riconferma del presidente iraniano.
NEDA è morta sotto le cariche dei poliziotti iraniani, ma anche sotto
il silenzio dell'occidente che ha troppa paura di quello a cui
potrebbe portare una totale destabilizzazione in Iran.
E che - ovviamente - ha troppa paura per dire apertamente che ci sono
stati brogli e che le elezioni in Iran chiedono di essere rifatte
sotto il controllo delle Nazioni Unite.
Il silenzio del mondo, anche questo, ha ucciso Neda, alla quale
vogliono anche vietare qualsiasi tipo di celebrazione e
commemorazione.
Neda non rischia di diventare il simbolo della protesta. Neda è già il
simbolo della protesta.
I AM NEDA
NWO controllato dai gesuiti
I Gesuiti sono gli effettivi Controllori spirituali del NWO
Autore: Greg Szymanski
Fonte: http://francescocaselli.blogspot.com
L'ex vescovo Gerard Bouffard del Guatemala ha affermato che il Vaticano è
“il reale controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine
Mondiale, mentre i Gesuiti, tramite il Papa Nero, il generale padre Peter
Hans Kolvenbach, controllano in modo effettivo la gerarchia vaticana e la
Chiesa Cattolica Romana.
Il vescovo Bouffard, che ha lasciato la Chiesa ed ora è un Cristiano Rinato
che vive in Canada, ha fondato la sua conclusione dopo aver lavorato sei
anni come sacerdote in Vaticano, incaricato del compito di trasmettere la
corrispondenza giornaliera e riservata tra il Papa ed i dirigenti
dell'Ordine dei Gesuiti, che risiede in Borgo Santo Spirito n° 5, nei pressi
della piazza di San Pietro.
“Si, l'uomo conosciuto come il Papa Nero controlla tutte le più importanti
decisioni prese dal Papa e questi a sua volta controlla gli Illuminati,” ha
dichiarato il vescovo Bouffard la settimana scorsa nel corso dello
spettacolo svolto alla radio di Greg Szymanski, denominato “Il giornale
investigativo”, presso www.gcnlive.com, ove gli archivi delle sorprendenti
dichiarazioni possono essere ascoltati nella loro interezza.
“So che questo è vero, dal momento che ho lavorato per anni in Vaticano ed
ho viaggiato con Papa Giovanni Paolo II. Il Papa prende i suoi ordini di
marcia dal Papa Nero, mentre i Gesuiti sono anche i leader del Nuovo Ordine
Mondiale, con il compito di infiltrare le altre religioni ed i governi del
mondo, allo scopo di realizzare un governo mondiale unico fascista ed una
religione mondiale unica, basata su Satanismo e Lucifero.”
“Le persone non possono immaginare quanto male e quanta distruzione i
Gesuiti hanno causato e causeranno, mentre contemporaneamente usano la
perfetta copertura di nascondersi dietro tuniche nere e di professare di
essere uomini di Dio.”
La conoscenza di prima mano da parte del vescovo Bouffard del male che
aleggia all'interno della gerarchia del Vaticano e particolarmente entro
l'Ordine dei Gesuiti conferma la testimonianza di altri ricercatori,
compreso Bill Hughes, autore degli sconvolgenti libri “Il nemico non
mascherato” ed “I terroristi segreti”, come pure il preminente ricercatore
sull'Ordine dei Gesuiti Eric Jon Phelps, autore di “Assassini vaticani”.
Oltre a dipingere un cupo ritratto del Papa Nero in Roma, il vescovo
Bouffard rivela che il potere malefico dei Gesuiti si estende da un capo
all'altro del mondo, inclusa una solida infiltrazione del governo Usa, del
Consiglio delle Relazioni Estere (CFR) e delle maggiori organizzazioni
religiose.
Il vescovo Buffard proclama che i Gesuiti agiscono come perfetti camaleonti,
assumendo l'identità' di Protestanti, Mormoni, Battisti e Giudei, con
l'intenzione di causare il tracollo degli Usa così come di portare la
nazione sotto una religione mondiale unica, fondata in Gerusalemme e sotto
il controllo del loro leader, Lucifero.
“Io so di prima mano che il Vaticano controlla e monitora ogni cosa in
Israele, con l'intenzione di distruggere i Giudei,” ha affermato il vescovo
Bouffard, aggiungendo che l'autentico proposito dell'Ordine dei Gesuiti è
quello di orchestrare e controllare tutti i leader del mondo, allo scopo di
provocare un più importante conflitto esteso al mondo intero, che alla fine
distruggerà gli Usa, il Medio Oriente ed Israele. “Essi distruggono ogni
cosa dall'interno e vogliono provocare la distruzione pure della stessa
Chiesa Cattolica, allo scopo di inaugurare una religione mondiale unica
basata sul Satanismo. Ciò si vede anche nel modo in cui i sacerdoti svolgono
i servizi religiosi nella Messa, in effetti venerando i morti (1). Inoltre
segni di Satanismo si riscontrano in molti simboli esteriori, consuetudini e
paramenti esibiti dalla Chiesa.”
Dopo aver prestato servizio in Roma, il vescovo Bouffard fu impiegato in
Africa ed in Guatemala, salendo ad una posizione di potere all'interno della
Chiesa. Comunque, insieme a questo potere religioso, sopravvenne
l'affiliazione e la registrazione come Frammassone, e divenne membro
massonico del 37.mo grado, un qualcosa che si suppone disapprovato nella
Chiesa Cattolica Romana, dal momento che, secondo il Diritto canonico,
l'appartenenza ad una Loggia massonica comporta l'immediata scomunica.
Secondo il vescovo Bouffard la Frammassoneria viene usata dalla Chiesa per
realizzare i suoi piani segreti, perché molti altri sacerdoti di alto
livello, ossia vescovi, cardinali e persino papi, si sono iscritti a
società' segrete insieme ad altri in posizioni di potere in altre religioni
e governi, la maggioranza di loro lavorando insieme per favorire la malefica
agenda degli Illuminati.
E le sue dichiarazioni sostengono i rapporti che affiorarono sui giornali
italiani e francesi nei primi anni '80, che recavano notizia di più di 150
sacerdoti di alto rango iscritti alla Frammassoneria, compresa la Loggia
massonica P2, e ad altre società segrete.
“Alla fine rinacqui come cristiano e denunciai la Chiesa Cattolica,” ha
affermato il vescovo Bouffard, che ora è un Cristiano praticante e segue la
parola di Dio tramite la Bibbia. “Dobbiamo sempre pregare per i nostri
dirigenti, denunciando apertamente il male e smascherando i Gesuiti per
quello che realmente sono.”
Dopo aver lasciato la Chiesa, il vescovo Bouffard fece anche ammenda e
chiese perdono all'ex sacerdote gesuita, padre Alberto Rivera. Padre Rivera
fu uno dei pochi sacerdoti gesuiti con il coraggio di smascherare i malefici
scopi della Società di Gesù, facendo un passo avanti per proclamare in che
modo lavorasse, essendo uno degli infiltrati dell'Ordine dei Gesuiti in Usa,
con il compito di penetrare nelle chiese Protestanti e Battiste, con
l'intento di distruggerle dall'interno.
“Quando ero vescovo ed ancora fedele alla Chiesa, una volta scrissi una
lettera, denunciando padre Rivera e proponendo la sua morte,” ha dichiarato
il vescovo Bouffard. “Quando compresi la verità', cercai padre Rivera e
chiesi il suo perdono. Diventammo buoni amici ed io so che diceva la verità.
Era un uomo onesto, che, per giunta, trovò Dio.”
“Io so che i Gesuiti hanno cercato di alterare la verità, affermando che
egli non era mai stato sacerdote e distruggendo ogni documentazione che lo
attestasse. Hanno cercato di fare lo stesso a me, ma padre Rivera proclamava
la verità senza dubbi. Conosco queste vicende come testimone e sono anche
stato con lui molte settimane prima della sua morte. Soffriva terribilmente
dopo essere stato avvelenato con acido. Come ho già detto, non potete
immaginare la sofferenza e la distruzione che sono state causate e saranno
causate dai Gesuiti.”
In un articolo intitolato “Alberto: il grande trambusto”, uno scrittore
sconosciuto, che seguiva la carriera del vescovo Bouffard e la sua
connessione con padre Rivera, scrisse quanto segue, compresa la difficoltà
da parte del Vaticano nel cercare di censurare le accuse sia di Rivera che
di Bouffard:
“A quel punto subentra la avvalorante testimonianza fornita da padre Gerard
Bouffard. Egli era un vescovo di alto rango nato nel Quebec, Canada. Salì
dai più bassi livelli del suo ordine sino a diventare assistente per molti
anni di Papi quali Paolo VI e Giovanni Paolo II. Si convertì al
protestantesimo e proclama di essere stato l'uomo che ricevette l'ordine di
eliminare Rivera. In un documentario denominato “Svelare il mistero posto
dietro i simboli cattolici”, Bouffard mostra una lussuosa penna placcata in
oro 18 carati, che contiene uno speciale inchiostro che scompare, con cui le
autorità del Sacro Uffizio firmano i documenti al massimo livello di
segretezza. Bouffard proclama: “Con questa penna che ho in mano ho firmato
l'ordine di uccidere il Dr. Rivera”. Considerevole e drammatica storia di
cappa e spada ! La sua precedente posizione di alto profilo lo renderebbe
facile bersaglio di discredito... Tuttavia il silenzio è assordante.”
“Il Vaticano ha anche i suoi propri problemi di credibilità con cui lottare.
Da un contesto storico la proclamazione di Alberto di essere stato un
gesuita che lavorava in segreto per distruggere le chiese protestanti non e'
tanto inverosimile quanto potrebbe sembrare. I Gesuiti furono creati nel
1541 da Ignazio De Loyola per quel preciso proposito (sebbene, naturalmente,
alcuni Gesuiti neghino ciò). Essi si sono impegnati in innumerevoli sporchi
imbrogli, assassinii e congiure traditrici durante il periodo del loro
maggiore successo e potere.”
L'Ufficio della Inquisizione fu un risultato della loro missione, che portò
alla tortura e/o uccisione di milioni di persone innocenti per “eresia”.
Quel dipartimento da allora è stato rinominato “Il Santo Uffizio”, ma i
Gesuiti non si sono mai preoccupati per un cambio di nome. Quanto i loro
obiettivi siano cambiati con il passare del tempo è anche incerto. Né
l'organizzazione è molto trasparente e neanche serve gli interessi del Papa.
Le cattive reputazioni non vengono facilmente dimenticate.
“Se la storia di Alberto fosse solo una montatura, sarebbe tuttavia un
brillante brano di narrativa, con sbalorditiva coerenza. Esistono certamente
altre cospirazioni che siano state escogitate, che sono egualmente vivide ed
intricate. La congiura per l'assassinio di JFK e quella degli UFO / Majestic
12 (2) vengono per prime alla mente. Ma queste cospirazioni furono ideate e
perfezionate da centinaia di persone nell'arco di un lungo periodo di tempo,
quindi assemblate e rifinite, fino al punto in cui formassero una narrazione
plausibile. Dopo circa venti anni di “apporti pubblici” e revisioni, viene
adottata una versione semi “ufficiale”. Se qualche specifica parte di essa
viene dimostrata falsa, la versione si modifica in una forma leggermente
differente, privata delle parti confutate.”
Alberto non aveva nessuna di queste risorse. La sua storia personale
provenne da lui solamente. Essa non fu revisionata e rifinita per decenni
dalla commissione, prima che Chick la pubblicasse. Al contrario essa fu
pubblicata nella sua interezza e solo allora arricchita con volumi
addizionali (cinque più i fumetti), aggiungendo nomi e date, ma senza
ritrattazioni. Se in effetti “avesse inventato tutto ciò”, allora egli
certamente meriterebbe un premio per genio letterario. Specialmente quanto
più i suoi personali intrecci biografici sono connessi (sorvolare, Barone
von Munchausen ?).
Dopo venti anni di indagini tutte le risorse del Papa non sono riuscite a
“provare” che la denuncia di Alberto fosse un falso. Naturalmente neanche
Alberto riuscì a “provare” le sue accuse contro il Vaticano. Così, al
meglio, la contesa è ancora un pareggio. Forse futuri sviluppi frutteranno
qualche evento drammatico. Ma non fateci affidamento. Probabilmente non
sapremo mai se Alberto fosse realmente quel personaggio che proclamava di
essere, a meno che il Papa faccia un passo chiaro e netto, e lo confessi. (E
ciò presenta circa le stesse probabilità di avvenire quanto quelle che un
disco volante atterri sul prato della Casa Bianca). Esso, comunque, è
precisamente delizioso nutrimento per la meditazione, e molto più
terrificante di ogni trailer trasmesso riguardante X-files.
Per leggere una difesa di Alberto dal sito Chick, vai a:
http://www.chick.com/reading/books/199/0199cont.asp
Nel corso della storia l'Ordine dei Gesuiti è stato collegato a guerra e
genocidio, venendo formalmente bandito da molte nazioni, comprese Francia ed
Inghilterra. Mentre i ricercatori proclamano che i Gesuiti sono i concreti
controllori spirituali del Nuovo Ordine Mondiale, lo scrittore Phelps ha
anche reclamato il bando dell'Ordine da questa nazione.
Comunque, con più di 28 università maggiori da costa a costa, l'Ordine ha
costituito qui una forte base di appoggio politico e finanziario, compreso
il controllo segreto del CFR ed il controllo di molte banche, come la “Bank
of America” ed il “Federal Reserve banking system”, rendendo l'appello di
Phelps per il bando una impresa difficile, se non addirittura proibitiva.
Traduzione di: Francesco Caselli (25 Settembre 2006)
Note del traduttore:
1) per i protestanti non sono giustificati il culto e le immagini dei santi
("i morti").
2) nel 1987 si venne a sapere di un fantomatico e segreto gruppo di 12
consiglieri, che riferivano direttamente al solo presidente Usa su argomenti
legati agli UFO.
Autore: Greg Szymanski / Fonte: http://francescocaselli.blogspot.com
Il sonno influenza le prestazioni del cervello
Fonte: salute.agi.it
Mattinieri o nottambuli: a seconda di quando ci alziamo dal letto, il nostro
cervello funziona diversamente. Una ricerca svolta dall'Università di
Alberta, Stati Uniti, ha scoperto ci sono differenze significative tra le
capacità celebrali se ci alziamo presto la mattina oppure restiamo svegli
fino a tardi. I risultati della ricerca, pubblicati sul Journal of
Biological Rhythms, mostrano che l'eccitabilità del cervello ha delle punte
massime di attività che decrescono col tempo.
“Abbiamo suddiviso le persone in due gruppi” spiega Dave Collins,
neuroscienziato della facoltà di educazione fisica e ricreazione. “Quelli
che si alzano presto e si sentono più in forma di mattina, e quelli che
quelli che invece si sentono meglio la sera. Ne abbiamo misurato l'attività
celebrale e la forza muscolare. Abbiamo scoperto che per i mattinieri
l'eccitabilità celebrale ha una punta massima alle 9 di mattina, e decresce
lentamente col tempo. La loro forza muscolare rimaneva costante. I
nottambuli, invece, hanno una situazione diametralemente opposta e hanno la
punta massima di attività alle 9 di sera. La loro attività e la loro forza
muscolare cresce gradatamente col tempo”.
Per i ricercatori, questi risultati rappresentano un passo avanti per la
comprensione delle funzioni del sistema nervoso e possono essere utili per
massimizzare le prestazioni di ogni singolo individuo.
IL MODELLO OLOGRAFICO
Il primo modello olistico della nuova scienza
da www.globalvillage-it.com
Il modello olografico è une della principali basi scientifico-filosofiche
della nuova scienza olistica e del paradigma olistico, in quanto, partendo
da dati fisico-matematici, estende la propria interpretazione all'intera
esistenza e alle dimensioni della coscienza. Il modello olografico si basa
sul concetto di informazione globale che lega una parte al tutto: la parte
diventa un ologramma del tutto, in quanto contiene al suo interno una
rappresentazione globale dell'insieme da cui deriva. Questo, di fatto,
implica una relazione informatica continua, coerente e dinamica tra la parte
e il tutto.
Agli inizi degli anni Ottanta, Ken Wilber, stimato autore di saggi sugli
stati di coscienza ed editore della rivista Revision, ha curato la
pubblicazione di The Holografic Paradigm, un testo di grande fascino
scientifico e intellettuale a cui hanno collaborato David Bohm, Karl
Pribram, Fritjiof Capra, Renée Weber, Itzhak Bentov, Stanley Krippner e
molti altri studiosi.
Sulla scia della critica ai paradigmi scientifici e culturali che il libro
di Thomas Khun, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, aveva
provocato, il libro di Wilber risuonava come una prima vera alternativa
concettuale attesa da tutti i liberi ricercatori. Ogni periodo storico è
caratterizzato da paradigmi differenti, dei veri modelli della realtà; le
rivoluzioni scientifiche e culturali, sostiene Khun, sono basate su un
cambio di questi modelli di fondo con altri più adatti alle presenti
situazioni. Ad esempio, Einstein introduce, con la relatività, un differente
modello rispetto a quello newtoniano, in grado di permettere una più
profonda e attuale comprensione della realtà fisica.
Tutti i paradigmi su cui si è basata la scienza sono comunque materialisti,
cioè non implicano l’esistenza di nessun'altra dimensione oltre a quella
fisica-oggettiva.
Il modello olografico al contrario sembra implicare una complessità teorica
e una semplicità intuitiva tale da renderlo indispensabile per spiegare e
comprendere anche scientificamente una larga parte delle relazioni tra l’Uno
e il Tutto.
L'ologramma: la parte nel tutto, il tutto nella parte
Ma che cos’è l'ologramma? Cerchiamo di capirlo in modo semplice. L'ologramma
nasce dal laser. Nella produzione di un ologramma, un fascio laser puro
viene fatto passare da un semispecchio, che lo divide in due fasci identici.
Il primo di questi fasci resterà puro e incontaminato, il secondo verrà
proiettato sull’oggetto da "fotografare", che lo modificherà, riflettendolo.
Poi i due fasci, quello puro e quello modificato, si riuniscono e
impressionano la lastra olografica, su cui arriva un fascio puro e uno
modificato dall'oggetto. Tra questi due fasci si viene a creare un fenomeno
di "interferenza" che appare sulla lastra olografica sotto forma di cerchi
concentrici senza un senso apparente; queste linee di interferenza
contengono tutte le informazioni tridimensionali dell'oggetto fotografato.
Facendo passare un fascio laser puro dalla lastra precedentemente
impressionata si ottiene un'immagine tridimensionale dell'oggetto ripreso.
Questa tridimensionalità è il frutto della coerenza del fascio laser. Ma
l'ologramma riserva ancora delle sorprese; al contrario di una normale
pellicola fotografica, in cui ogni parte contiene una relativa parte
dell'immagine, la lastra dell'ologramma contiene l’intera immagine in ogni
suo punto: se la spezziamo in cento pezzi, ogni pezzo conterrà l’intera
immagine. Verranno persi particolari e dettagli ma l'oggetto apparirà nella
sua unità. Ogni punto dell'ologramma contiene quindi, in perfetto ordine
tridimensionale, tutte le informazioni dell'oggetto, proprio come una
Cyber-cellula di un organismo contiene l'intera informazione- coscienza del
sistema (Cyber-animale) di cui è parte intrinseca.
Il modello olografico quindi è essenzialmente un modello di relazione e di
informazione globale, un modello universale, potente e fecondo: la sua forma
è naturalmente tridimensionale, come insieme o campo, idealmente sferica,
come ogni unità micro-macrocosmica. Il modello olografico costituisce una
delle basi teoriche che sostengono il concetto di ordine implicato di Bohm,
dove tutto è connesso e in ogni punto c’è l’immagine e l’informazione del
tutto. Dalle sfere celesti del macrocosmo agli atomi vivi della concezione
greca, il modello olografico sembra ridare vita e comprensione scientifica
alle visioni unitarie di tutti i tempi e di tutte le culture compreso,
ovviamente, il modello Cyber.
Così l’uomo diventa un insieme, un'unità olografica che contiene in Sé la
matrice dell'informazione totale del sistema in cui è incluso (la sfera
terrestre, la sfera schiacciata del sistema solare, della galassia, e così
via), e con il quale c'è un continuo scambio di informazioni e di energie;
la stessa continua relazione, simultaneamente, esiste anche con le sfere più
piccole di cui è composto, le cellule, gli atomi e le particelle
subatomiche. Le cellule del nostro corpo diventano, così, perfette unità
olografiche, in quanto ognuna di esse contiene, nel DNA, l'informazione
globale dell'intera unità umana, grazie alla quale la cellula può comunicare
e relazionarsi continuamente con il sistema. I campi di applicazione
dell'ologramma possono interessare ogni disciplina, dalla fisica,
all'informatica, alla biologia, alle teorie mediche, sociali e psichiche
dell’uomo, alla cosmologia.
Questo modello da tempo era atteso dalla medicina psicosomatica, dalla
psicologia transpersonale e dall’ecologia per spiegare ciò che Ermete
Trismegisto nella Tavola Smeraldina esprime col concetto Come in alto, così
in basso: la relazione speculare e analogica tra la dimensione del micro e
macrocosmo, tra uno e infinito. Ogni grande filosofia e religione ha intuito
questa profonda interrelazione e interconnessione olistica tra unità e
Tutto, tra anima individuale e cosmica, come l’antico modello sacro del
mandala o il concetto Brahman-Atman. Le Isa Upanishad esprimono il concetto
olografico con questo Sutra:
Quello è il Tutto
Questo è il Tutto
dalla Totalità emerge la Totalità
la Totalità viene dalla Totalità
e la Totalità comunque rimane
Il modello olografico - una nuova prospettiva della realtà
a cura di Emanuele De Benedetti
Il neuroscienziato Karl Pribram di Stanford e il fisico David Bohm,
dell'università di Londra, hanno proposto una teoria associata, che potrebbe
spiegare le esperienze trascendentali, gli eventi paranormali e le normali
stranezze della percezione. Le implicazioni in ogni aspetto della vita
umana, nonché per la scienza, sono così profonde che abbiamo dedicato un
intero numero all'argomento.
Si avvera la predizione di un sistema teorico, atteso da lungo tempo, che,
basato sulla matematica, avrebbe stabilito il supernaturale come parte della
natura.
Secondo questa teoria i nostri cervelli costruiscono matematicamente la
realtà "concreta", interpretando frequenze da un'altra dimensione, una
dimensione di realtà primaria strutturata e significativa che trascende lo
spazio/tempo. Il cervello è un ologramma che interpreta un universo
olografico.
Fenomeni come gli stati non ordinari di coscienza (che riflettono stati non
ordinari del cervello) sarebbero dovuti a una sintonizzazione letterale alla
matrice invisibile che genera la realtà "concreta". Si renderebbe possibile
l'interazione con la realtà a livello primario, dando così spiegazione della
precognizione, della psicocinesi, dei processi di guarigione, della
distorsione del senso del tempo, dell'apprendimento rapido... e
dell'esperienza di "essere uno con l' universo", della convinzione che la
realtà ordinaria è un'illusione, delle descrizioni del vuoto come
paradossalmente pieno. I taoisti dicono: "Il reale è vuoto e il vuoto è
reale".
Per parecchi anni coloro che si interessavano alla coscienza umana hanno
parlato con speranza di un "paradigma emergente", una teoria integrale che
avrebbe incluso i punti più alti della scienza e dello spirito. Ecco una
teoria che sposa biologia e fisica in un sistema aperto: il paradossale
paradigma senza confini che la nostra scienza schizofrenica ha invocato.
Judith Groch, nel suo libro 'You and Your Brain', del 1963, osservava che
gli eventi paranormali potevano essere ignorati perché non erano convenienti
nel contesto della nostra conoscenza. Einstein, incapace di riconciliare le
incoerenze all'interno della fisica newtoniana, "aprì una porta teorica
attraverso cui gli scienziati si precipitarono a inseguire la conoscenza che
si trovava dall'altra parte." Groch suggerisce che il cervello ha aspettato
il suo Einstein.
Sembra giusto che un modello radicale, soddisfacente, sia nato da Karl
Pribram, neuroscienziato, amico di Alan Watts... di David Bohm, il fisico
teorico, di Krishnamurti e collaboratore di Einstein.
Che cos'è l'olografia?
L'olografia è un metodo di fotografia senza lenti dove la luce emessa da un
laser viene divisa in due. Una parte viene fatta incidere su un oggetto
mentre l'altra rimane inalterata. I due raggi vengono poi fatti incidere
sulla stessa lastra fotografica dando così luogo a delle frange di
interferenza (la luce che ha colpito l'oggetto ha avuto un cambiamento di
fase).
Quando la lastra fotografica impressionata (l'ologramma) viene fatta
attraversare da una luce laser si ricrea l'immagine originale. L'immagine è
tridimensionale, cioè un osservatore può girarci attorno e vedere i
particolari delle diverse angolazioni.
Sulla lastra appaiono delle configurazioni a spire prive di senso.
Proprietà fondamentale: un qualunque pezzo dell'ologramma può rigenerare
l'intera immagine, (anche se si perde in risoluzione se si usa un pezzo
piccolo della lastra).
L'ologramma è un modello per una nuova descrizione della realtà
Il fisico David Bohm dice che l'ologramma è un punto di partenza per una
nuova descrizione della realtà: l'ordine implicato. La realtà classica era
focalizzata su manifestazioni secondarie, l'ordine esplicato delle cose, non
sulla loro sorgente. Queste manifestazioni secondarie vengono estratte da un
flusso intangibile, invisibile, che non è fatto di parti separate ma è una
interconnessione inseparabile.
Bohm dice che le leggi fisiche primarie non possono essere scoperte da una
scienza che tenti di dividere il mondo in parti.
Ci sono implicazioni convergenti nel modello che afferma che il cervello
impiega un processo olografico per estrarre (astrarre) (i suoi contenuti)
dal terreno olografico. I parapsicologi hanno cercato invano l' energia che
poteva trasmettere la telepatia, la psicocinesi, l' energia dei guaritori,
ecc. Se questi eventi emergono da un vasto campo di frequenze che trascende
lo spazio e il tempo essi non hanno bisogno di essere trasmessi perché sono
potenzialmente simultanei e presenti ovunque. (Lo spazio e il tempo
verrebbero a crearsi nell'ordine esplicato come effetto del funzionamento
olografico del cervello, dell'osservatore. Nella matrice originale del campo
delle frequenze tutto è copresente e interconnesso, cioè in ogni punto c'è
già un immagine olografica del tutto sia in termini spaziali che temporali.
I cambiamenti dei campi magnetici, elettromagnetici o gravitazionali e i
cambiamenti delle configurazioni elettriche del cervello sarebbero solo
manifestazioni superficiali, dei fattori soggiacenti non misurabili. J.B.
Rhine, pioniera della parapsicologia moderna, dubitava che questa energia
sarebbe stata trovata, lo psicologo Lawrence le Shan, autore di 'Alternate
Reality', crede che l' energia sia un concetto meno utile, per quanto
riguarda le guarigioni psichiche, che non il concetto di risonanza, di una
certa fusione di identità.
La realtà primaria potrebbe essere un vasto campo di frequenze
La realtà è il prodotto di una matrice invisibile?
In una conferenza a Huston, Karl Pribram ha affermato: "Ci troviamo, forse,
nel mezzo di un cambiamento di paradigma che abbraccerà tutte le scienze."
Ha poi spiegato la teoria poliedrica che potrebbe spiegare la realtà
sensoriale come un "caso speciale", costruita dalla matematica del cervello
ma estratta da un vasto campo al di là dello spazio e del tempo, dove
esistono solo frequenze. La teoria potrebbe spiegare tutti quei fenomeni che
sembrano contraddire le attuali leggi scientifiche dimostrando che le
restrizioni che impongono sono esse stesse un prodotto delle nostre
costruzioni percettive. La fisica teorica ha già dimostrato che gli eventi a
livello subatomico non possono essere descritti in termini meccanici.
Pribram, ricercatore molto influente nel campo dei meccanismi del cervello,
ha accumulato per una decina di anni prove secondo cui la struttura profonda
del cervello è essenzialmente olografica, funziona cioè in modo analogo al
processo fotografico senza lenti per cui Dennis Gabor ha ricevuto il premio
Nobel.
La teoria di Pribram ha raccolto sempre più consenso e non è stata
seriamente messa in dubbio. Un'impressionante insieme. di ricerche, compiute
in molti laboratori hanno dimostrato che le strutture del cervello vedono,
sentono, odorano, gustano e toccano per mezzo di un analisi matematica
sofisticata di frequenze spaziali e temporali. Una strana proprietà sia
dell'ologramma che del cervello è la distribuzione dell'informazione su
tutto il sistema, ogni frammento è codificato in modo da poter riprodurre
l'informazione del tutto.
Malgrado il modello olografico abbia generato risposte utili, ha anche fatto
nascere un interrogativo che continua a perseguitare Pribram. Chi sta
guardando l'ologramma? Chi è "il piccolo uomo dentro il piccolo uomo" quello
che Arthur Koestler chiama "il fantasma dentro la macchina?"
Dopo essersi lambiccato per un po' su questo problema Pribram decise che se
la domanda ha perseguitato tutti fin dai tempi di Aristotele forse era una
domanda sbagliata. Così si è chiesto: "E se il mondo reale non fosse per
niente fatto di oggetti veri Se fosse un ologramma?" Alcuni colloqui con suo
figlio, un fisico, lo hanno condotto a scoprire le teorie di David Bohm. Con
grande eccitazione Pribram ha scoperto che Bohm ha fatto l'ipotesi che la
natura dell' universo potrebbe essere simile a un ologramma, un vasto campo
di frequenze e di potenzialità che sottostanno all'illusione di concretezza.
Bohm ha sottolineato che sin da Galileo la scienza ha oggettivato la natura
guardando attraverso delle lenti.
Pribram è stato colpito dal pensiero che la matematica del cervello potrebbe
essere "una forma più rozza di lente". Forse la realtà non è quello che
vediamo coi nostri occhi. Se non avessimo quella lente potremmo conoscere un
mondo organizzato nel vasto campo delle frequenze. Senza spazio, senza
tempo, solo eventi. È possibile che la realtà venga "letta", estratta, fuori
da quel vasto campo? L'esperienza trascendentale suggerisce che ci deve
essere un accesso al dominio delle frequenze, alla realtà primaria.
"E se ci fosse una matrice che non si oggettiva a meno che noi non le
facciamo qualcosa?" Le rappresentazioni del cervello, le sue astrazioni,
potrebbero essere identiche con uno stato dell' universo. Pribram ha inoltre
sottolineato le intuizioni straordinarie dei mistici e degli antichi
filosofi precedenti alle prove scientifiche dei secoli successivi. Un
esempio è la descrizione metafisica della ghiandola pineale come il terzo
occhio. Recentemente è stato trovato che la pineale potrebbe essere una
specie di super ghiandola, perché la secrezione della melatonina regola
l'attività della pituitaria, fino ad oggi considerata la ghiandola
principale, del cervello.
Il filosofo del diciottesimo secolo Leibniz ha descritto un sistema di
monadi che coincide in modo incredibile col nuovo modello. La sua scoperta
del calcolo integrale ha permesso a Gabor di inventare l'ologramma due
secoli più tardi.
Pribram si chiede: "Come hanno fatto queste idee a nascere millenni prima
che avessimo la matematica adatta a capirle? Forse nello stato olografico,
nel vasto campo delle frequenze, 4000 anni sono soltanto ieri.
La filosofia orientale è già penetrata nel pensiero occidentale nel passato.
Ogni tanto abbiamo di queste intuizioni che ci portano indietro
all'infinito. Se questa volta queste intuizioni faranno presa o se ancora
una volta dovremo allontanarcene, dipende da noi. Lo spirito dell'infinito
può diventare parte della nostra cultura e non una cosa 'un po'
eccezionale'.
I paradossi di Pribram: Come fa il cervello a conoscere?
La ricerca e la teoria di K. Pribram abbracciano tutta la ricerca nella
coscienza umana: apprendimento e disordini nell'apprendimento, significato,
percezione, intenzione, paradossi della funzione del cervello. Elenchiamo
alcuni dei concetti chiave:
- I complessi strumenti matematici del cervello potrebbero dipendere dalle
interazioni alle giunzioni tra le cellule (sinapsi) via una rete di fibre
sottili sulle diramazioni degli assoni. Gli impulsi nervosi in questa rete
di sottili fibre nervose si manifestano in onde lente che hanno la capacità
di elaborare la matematica del sistema. (Altri ricercatori hanno fatto
l'ipotesi che il ritmo delle onde alfa del cervello sia un dispositivo
temporale necessario per questo tipo di elaborazione matematica).
- L'informazione potrebbe essere distribuita nel cervello come un ologramma.
Il cervello apparentemente, oltre alle sue connessioni digitali o lineari di
tipo computer, ha anche una capacita di elaborare in parallelo che
suggerisce un modello ottico simile all'ologramma, mentre le connessioni si
formano con cammini attraversati dalla luce. Una distribuzione simile a
quella dell'ologramma spiegherebbe anche come mai una memoria specifica non
ha una collocazione precisa ma è distribuita su tutto il cervello.
- Una specie di effetto stereo dei segnali sensoriali, auditivi,
cinestesici, ecc., focalizza la percezione sensoriale nello spazio, proprio
come autoparlanti stereo bilanciati in modo che il suono sembri provenire da
un punto mediano tra di loro.
- Pribram ipotizza che l'esperienza trascendentale implichi un qualche
genere di proiezione. Le sue osservazioni sulle esperienze trascendentali
suggeriscono un possibile ruolo di un centro dei circuiti nell'amigdala, che
controlla l'unione dei meccanismi di feedback e di feedforward nel cervello.
Questi circuiti sono, come ha fatto notare, il sito di disturbi patologici e
di esperienze di "deja-vu" e di "consapevolezza senza contenuto" degli stati
mistici.
- Crede inoltre che i neuropeptidi siano in regolatori dei trasmettitori del
cervello e che rappresentino un aspetto rivoluzionario nella comprensione
del meccanismo del cervello.
- Pribram non pensa che le esperienze mistiche siano più strane di altri
fenomeni quali la depressione selettiva del DNA nella morfogenesi delle
diverse parti di un organismo.
Aggiunge inoltre che "gli scienziati più produttivi sono pronti e in grado
di difendere lo spirito come un qualunque dato sperimentale. La scienza come
è stata concepita originariamente è perseguire la comprensione. I giorni del
tecnocrate dal cuore freddo e la testa dura sono contati".
- Non esiste la metafora, secondo Pribram oppure tutte le metafore sono
vere, in un certo senso. "Tutto è isomortifoco" (Nella filosofia orientale
"come in alto così in basso"). Forse oggi stiamo vivendo gli effetti di un
ologramma sociale, una configurazione organizzata di interconnessione di
individui. La sincronicità, le coincidenze significative, hanno senso in un
universo olografico, pieno di significato. Pribram propone che le
distribuzioni casuali siano basate su principi olografici e siano quindi
determinate (tale ipotesi è perfettamente coerente con la moderna teoria del
caos, n.d.T.). "L'incertezza nell'accadimento degli eventi è solo
superficiale..." Ci sono simmetrie sottostanti, non sono eventi puramente
casuali.
Le implicazioni della teoria toccano tutti gli aspetti della vita umana
La nuova teoria ha implicazioni sorprendenti per il potenziale
dell'individuo di influenzare la sua vita, la sua realtà, è un
impressionante forza unificante delle ricerche più disparate sulla
coscienza.
Apprendimento: gli educatori conoscono da tempo l'ansietà che mina la
capacità di apprendimento. A giudicare dall'attività delle onde del
cervello, l'ansietà è come uno stato statico, aritmico, rumoroso. I metodi
di insegnamento dovrebbero facilitare negli studenti stati di rilassamento
armoniosi, usando tecniche di centering, di meditazione, di biofeedback o di
persuasioni semiipnotiche con musica e respiro.
Una comprensione più profonda del cervello come analizzatore complesso di
frequenze potrebbe creare un maggior rispetto per le differenze individuali
negli stili di apprendimento.
Salute: viene messa in evidenza la responsabilità individuale della propria
salute una volta che diventi chiaro che c'è possibilità di accesso al
dominio primario della realtà che crea uno stato di benessere o di malattia.
Questo non significa che i fattori ambientali non siano importanti: i
nutrienti, la luce, la ionizzazione e il suono influenzano la salute a
livello delle frequenze.
Tecniche di guarigione che combinano l'immaginazione con gli stati non
ordinari di coscienza, cioè training autogeno, meditazione, ipnosi,
psicosintesi, acquistano significato se l'immagine interagisce con uno stato
che include tutte le possibilità dovunque e simultaneamente. Questo potrebbe
riassicurare i pazienti scettici e risparmiare il costo del placebo!
Psicoterapia e religione: Le descrizioni figurate di un senso di fluidità,
come in amore nella gioia, nella fiducia e nei processi creativi, può
veramente riflettere stati di coscienza in risonanza con l'aspetto olistico
"ondulatorio" della realtà. L'ansietà, la rabbia e la sensazione di essere
bloccato, rappresenterebbero stati frammentari.
Trasformazione personale: Le trasformazioni personali profonde coincidono
con un sintonizzarsi sulle simmetrie soggiacenti all' universo? Le ricerche
sulla coscienza hanno già correlato l'attività del sistema limbico del
cervello con questo tipo di esperienze. Il termine 'trascendenza' potrebbe
dimostrarsi una descrizione letterale. Una specie di relazione di fase tra
due processi cerebrali che in genere sono considerati mutuamente esclusivi:
quello analitico e quello olistico (come onde e particelle), l'intellettuale
e l'intuitivo.
Attenzione: la consapevolezza focalizzata si correla realmente con uno stato
di armonia universale? L'attenzione è un processo poco capito. Alcuni
pazienti di biofeedback curano le emicranie facendo salire la temperatura
delle loro mani, alcuni l'abbassano. I ricercatori cominciano a credere che
la qualità dell'attenzione potrebbe essere più importante che non
l'apprendimento dell'autocontrollo fisiologico.
Filosofia e evoluzione: I'idea di Teilhard de Chardin di una noosfera, una
rete invisibile di coscienza planetaria che si evolve globalmente (vedi il
recente, e antico, concetto di Gaia, n.d.T.) è interessante alla luce della
nuova teoria. E così lo è la vecchia idea esoterica di un'età dell'oro
secondo cui esistono altre dimensioni delle realtà a frequenze non
normalmente percettibili ai nostri sensi.
Arte: l'apparente universalità delle qualità estetiche potrebbe riflettere
una simmetria soggiacente, frequenze, relazioni di fase a cui il nostro
cervello risponde (si potrebbe obiettare che i canoni estetici sono molto
culturali e niente affatto universali, teniamo presente ciò che spesso,
quando la persona che fruisce di una particolare forma estetica è aperta al
di là dei propri condizionamenti particolari e riesce a spaziare su tutta la
gamma mondiale). La musica classica viene usata sempre più spesso per
alterare lo stato di coscienza. Un fisico ha fatto l'ipotesi che i grandi
accordi della musica di Beethoven stimolino i chakra.
Il cambiamento è dovuto a un processo di risonanza o alla tecnica di una
terapia?
Uno psicoanalista di New York ha proposto che l'ologramma sia un modello
molto valido per spiegare le intuizioni o i cambiamenti improvvisi che
avvengono in psicoterapia.
Edgar A. Levenson ha fatto notare che questi cambiamenti awengono
nell'intera gamma delle diverse tecniche terapeutiche e quindi devono essere
causate da qualcosa che trascende la tecnica specifica. La tecnica, egli
aggiunge, non è più che una serie di preparazioni cerimoniali al
cambiamento. "Cambiamenti improvvisi, insidiosi o drammatici non avvengono
per conseguenze di nessuna tecnica o procedimento. Se la vita dipendesse da
questo, nessun terapista potrebbe produrre un risultato terapeutico a
comando.... L'esperienza psicoanalitica è capricciosa e non affidabile e
così l'esperienza mistica o esoterica".
C'è invece una forte sensazione che quando la terapia procede bene stia
emergendo una configurazione elusiva, un potente tema centrale che diventa
evidente contemporaneamente a tutti i livelli. Il terapista non sta dicendo
niente di nuovo al paziente ma risuona con qualcosa che il paziente sia 'già
e comincia a mettere più' chiaramente a fuoco. Il cambiamento risulta come
conseguenza dell'espansione di strutture configurazionali organizzantesi nel
tempo".
La stessa interpretazione del terapista non potrebbe produrre il cambiamento
"più che un punto nello spazio possa formare una linea. Non è tanto che il
terapista sia corretto nella formulazione della sua diagnosi quanto che sia
in armonia 0 risonanza con quello che accade al paziente".
"È come se una grande rappresentazione tridimensionale, codificata
spazialmente, dell'esperienza del paziente, si sviluppi nella terapia
scorrendo attraverso ogni aspetto della sua vita, della sua storia e della
sua partecipazione col terapista. A un certo punto c'è una specie di
'sovraccarico' e ogni cosa cade al suo posto."
La configurazione organizzante, o il tema, è emerso in modo drammatico per
il paziente.
In un articolo in Contemporary Psychoanalysis (12:1- 20), Levenson cita il
modello olografico di funzionamento del cervello di Karl Pribram e il
concetto del fisico David Bohm di una realtà olografica, implicata.
Levenson dice che il terapista non ha successo perché dà spiegazioni, lo ha
perché espande la consapevolezza delle possibilità di creare o riconoscere
configurazioni (più appropriate della realtà? n.d.T.). Questa attività di
espansione e di risonanza colpisce più da vicino il vero substrato
fisiologico della rivelazione.
Il modello olografico suggerisce un paradigma olistico radicalmente nuovo
che potrebbe darci un modo fresco di percepire e connettere fenomeni clinici
che sono sempre stati considerati importanti ma che venivano relegati all'
"arte" della psicoterapia. L'errore è stato il modello di comunicazione: il
trasporto di un messaggio attraverso lo spazio interpersonale".
Commenti al modello olografico
I parapsicologi Stanley Krippner, Charles Tart e Douglas Dean hanno
dichiarato che il modello olografico è coerente coi loro dati sperimentali,
in particolare dove esso postula l'accesso a un dominio che trascende lo
spazio e il tempo. Jule Eisenbud trova che la teoria è troppo
meccanicistica. il fisico Evan Harris Walker ha strutturato una teoria
complementare quantomeccanica dei fenomeni psichici; egli di recente ha
trattato specificamente gli eventi subatomici che avvengono nel cervello:
"Quantum mechanical Tuneling in Synapthic and Ephatic trasmission"
(International Journal of Quantum Chemistry 11: 102 - 127).
Terence e Dennis McKenna hanno formulato una teoria correlata nel loro libro
"The Invisible Landscape" (Seabury, 1975), in una sezione intitolata "Verso
una teoria olografica del cervello". Espandendo la teoria olografica alla
possibilità che anche il DNA e gli stessi eventi subatomici operino su
principi olografici.
Melvin Werbach, psichiatra e terapista di biofeedback crede che l'ologramma
non sia necessariamente il modello definitivo, "ma che può servire ad uno
scopo molto importante fornendo la possibilità di una base scientifica a
quelli di noi che sono abituati ad una forma di pensiero olistico".
William McGarey, direttore del A.R.E. Clinic di Phoenix, Arizona, e George
Baxter della Graduate Theological Union di berkeley, California,
suggeriscono implicazioni metafisiche di un modello di risonanza.
Cronologia di un'idea
1714 - Gottfried Whilelm von Leibniz, scopritore del calcolo differenziale e
integrale, afferma l'esistenza di una realtà metafisica soggiacente e
generante l' universo materiale. Lo spazio - tempo, la massa e il movimento
della fisica e il trasferimento di energia sono costruzioni intellettuali.
1902 - William James propone che il cervello filtri una realtà molto più
vasta.
1905 - Albert Einstein pubblica le sue teorie.
1907 - Henri Bergson dice che la realtà ultima è un impulso vitale
comprensibile solo all'intuizione. Il cervello filtra una realtà più vasta.
1929 - Alfreed Whithead, matematico e filosofo, descrive la natura come un
grande nesso in espansione di accadimenti che non si esauriscono nella
percezione dei sensi. Dualismi come mente/materia sono falsi, la realtà è
inclusiva e intrecciata... e Karl Lashley pubblica le sue vaste ricerche che
dimostrano che una memoria specifica non si trova in un posto particolare
del cervello ma è distribuita in tutto il cervello.
1947 - Dennis Gabor usa il calcolo integrale di Leibniz per descrivere una
possibile fotografia tridimensionale: l'olografia.
1965 - Emmeth Leith e Juris Upatnicks annunciano la costruzione di ologrammi
per mezzo dei raggi laser di recente invenzione.
1969 - Karl Pribram, che aveva lavorato con Lashley come neurochirurgo,
propone l'ologramma come modello dei processi del cervello.
1971 - Il fisico David Bohm, che aveva lavorato con Einstein, propone che
l'organizzazione dell' universo sia olografica.
1975 - Pribram sintetizza le sue teorie con quelle di Bohm in una
pubblicazione tedesca sulla psicologia Gestalt.
1977 - Pribram sottolinea le implicazioni metafisiche unificanti della sua
sintesi.
Paradigma olografico - vita/ coscienza
di Kerz Dychwald
da 'The Holographic paradigm'.
Dalla teoria olografica sorgono, secondo me, alcune ipotesi fondamentali
circa la vita e la coscienza:
1) Nulla esiste veramente come energia pura o materia pura.
Ogni aspetto dell' universo non sembra esprimersi né come cosa materiale né
come non-cosa materiale esprimendosi piuttosto come manifestazione
vibrazionale o energetica.
Quanto più i fisici quantici guardano in profondità nei mattoni primari con
cui è costruito il cosiddetto 'mondo fisico', tanto più scoprono che la
linea fra quello che è materia e quello che è energia non è affatto una
linea precisa..
Al contrario, le particelle fondamentali della vita sembrano vivere in una '
terra di nessuno' fra questo stati estremi dell'essere. I mattoni della vita
sembrano racchiudere probabilità più che strati di legno e fogli di metallo.
In modo analogo, più i metafisici guardano in profondità ai mattoni primari
del cosiddetto 'mondo non-fisico' psicologico, del corpo e della mente, non
sono così distinti come molti di noi credono. Anche le particelle
fondamentali o unità di coscienza sembrano vivere da qualche parte nella
terra di nessuno energetica fra i due stati estremi dell'essere. (Come dirò
nella sezione sul tempo, la materia e l' energia appaiono distinte nel
contesto illusorio in cui il tempo è fermato, o non esiste, o dove la menta
umana congela il tempo con i pensieri e le macchine fotografiche).
Questo punto suggerisce che i vari aspetti dell' universo si esprimono in
forma di strutture energetiche che si mescolano fra loro, a volte
distinguendosi le une dalle altre ma sempre contenendo informazioni che ne
definiscono la natura, lo spirito, lo stile, la consistenza e in definitiva
l'identità. Come suggerisce Buckiminster Fuller: "Sembro essere un verbo".
2) Ciascun aspetto dell' universo è un tutto in sé, un essere intero, un
sistema compiuto in sé che contiene al suo interno una riserva completa di
informazione su se stesso.
Quest'informazione non esiste necessariamente nell'ambito di un sistema
nervoso centrale come fatto o teoria, ma può esistere come informazione
energetica o vibrazionale.
Questo punto è particolarmente provocatorio per due importanti ragioni.
Primo, la scienza pre-olografica ha proposto l'esistenza di due categorie
generali di materia, quella vivente e quella non vivente.
In questa struttura, i cosiddetti sistemi viventi vengono intesi come un
tutto biologico fondamentalmente intelligente, mentre i sistemi non-viventi
non possederebbero alcuna di queste caratteristiche. Poiché, invece, tutti
gli aspetti delI' universo sarebbero espressioni energetiche, la rigida
linea fra vivente e non-vivente in qualche suo modo primario.
Il secondo punto di sfida ha a che fare con la constatazione che ciascun
aspetto dell' universo contiene e riceve informazione.
Ancora una volta, partendo dalla struttura conoscitiva pre-olografica
osserviamo una sorta di 'chauvinismo umano' che afferma che se hai due
braccia, due gambe ed un cervello di una certa proporzione relativa al peso
del corpo, e stai eretto, ti riproduci sessualmente, ecc., allora soltanto
sei un essere vivente e puoi conoscere.
Nell'ambito di questo nuovo paradigma olistico, invece, ogni cosa non solo è
vivente ed esiste come un tutto in sé, ma è anche informata, in grado cioè
di conoscere (knowledgeable), attraverso modalità informative ed
energetiche. Non sto proponendo qui che un sassolino abbia conoscenza di se
stesso allo stesso modo in cui io conosco me stesso. Comunque possiamo
osservare in diverse comunità di animali e di insetti sistemi alternativi di
autoconoscenza e di espressione simili a quelli praticati dagli umani. Per
esempio, un sasso può autoconoscersi in maniera del tutto simile ad uno
sciame di api che utilizza elaborati movimenti vibrazionali e strutture
energetiche per comunicare al suo interno, in quanto sciame sprovvisto di
sistema nervoso centrale e di proprietà di comunicazione lineari.
Dovremmo anche ricordare che la semplice dimensione non è un fattore
determinante nell'esperienza di totalità. Un cerchio è un cerchio senza
riguardo a quanto è grande. Pertanto, non solo le più piccole particelle
atomiche debbono essere considerate un tutto cioè sistemi intelligenti e
viventi, ma dobbiamo anche vedere il pianeta terra, il sistema solare e la
galassia in cui viviamo come un essere vivente, un tutto auto-conoscente ad
un livello energetico primario.
3) Ciascun aspetto dell' universo sembra essere parte di un essere più
grande, di un sistema più complesso ed esauriente.
Se i primi due punti sono validi, allora questa ne è la diretta conseguenza.
Infatti, se riteniamo che ciascun aspetto dell' universo, piccolo o grande
che sia, è un essere vivente, vibratoriamente intelligente, dobbiamo
renderci conto che l' universo è composto da un incommensurabile numero di
insiemi, sottoinsiemi e sistemi interconnessi.
Sino a che l' universo si rivela illimitato, possiamo aspettarci che ci
saranno schemi olografici sempre più grandi e più vasti all'interno dei
quali esistono gli altri sistemi. Se questo non bastasse, dobbiamo
affrontare la strabiliante nozione secondo cui il nostro universo illimitato
potrebbe esso stesso essere una minuscola particella atomica all'interno di
un altro sistema olografico incommensurabilmente grande.
Questa particolare nozione suggerisce il tradizionale sistema di macrocosmo
microcosmo: ciascun sistema è espressione della dinamica delle sue parti,
ciascun sistema olografico sussunto è composto da molti altri sistemi
completi che, in questo sistema più vasto, si esprimono come parti.
Se ogni unità può contenere parti diverse e ciascuna totalità è
fondamentalmente autointelligente, ne consegue che ciascun sistema
olografico è energeticamente conoscibile riguardo a tutte le sue parti.
4) Poiché ciascun aspetto dell' universo esprime se stesso vibratoriamente e
tutte le espressioni vibratorie si intersecano con l'ologramma originario,
ciascun aspetto dell' universo contiene informazioni circa il tutto e gli
insiemi in cui esiste.
Per di più, l'espressione vibrazionale di ciascuna unità olografica è
un'affermazione di pura informazione, possiamo aspettarci che ciascun
particolare sia in relazione a ogni altro aspetto particolare all'interno
dell'ologramma originario.
Pertanto, non solo ciascun aspetto dell' universo esiste come asserzione
individuata in sé, ma contiene al suo interno una riserva completa di
informazione, che possiamo tradurre come una comprensione di fondo della
natura esistenziale del resto dell' universo... Detto semplicemente,
ciascuna parte non è identica alle altre, ma conosce piuttosto in modo
primario gli altri sistemi olografici alla presenza dei quali esiste.
5) All'interno del modello olografico, il tempo non esiste come momenti che
si susseguono ticchettanti, che viaggiano eternamente in modo lineare, da
"ora" a "dopo". Al contrario, il tempo potrebbe esistere con movimenti
multidimensionali in molte direzioni simultaneamente.
Questa nozione mette in evidenza che è il nostro intelletto che ci
imprigiona nel tempo, collegando il concetto di tempo al decadimento
biologico e alla morte della personalità. Se ci distacchiamo da questa
illusione, possiamo cominciare ad avere esperienze delle proprietà
multidirezionali e misteriosamente flessibili del tempo. Ogni momento o
aspetto del tempo sembra esistere ovunque e sempre. In tal modo, il tempo è
una dimensione piena e vivente, ed ogni momento coesiste in relazione
informata e olografica con ogni altro momento.
In questa struttura, il tempo può essere considerato come un'espressione
energetica e vibrazionale, così ogni aspetto del tempo sarebbe vivo, intero,
autoconoscentesi e completamente informato di ogni altro aspetto dell'
universo.
Dovremmo allora rivedere completamente le immagini e i simboli
pre-olografici che siamo abituati ad associare con le altre dimensioni dello
spazio e della progressione lineare del tempo: essi semplicemente non
collimano. Il tempo, lo spazio e l'espressione energetica sembrano correlati
come una sorta di nastro di Moebius, multidimensionale, che si intreccia
eternamente, muovendosi e avvolgendosi su se stesso, senza andare in alcun
luogo e senza alcun tempo.
Vorrei ricordare paradossalmente che il modello olografico non è affatto
nuovo. Se fosse nuovo, la teoria sottostante sarebbe falsa. E' nuova invece
la nostra capacità di sperimentare la natura, e le possibilità di questo
paradigma olistico, in modo che abbia un senso e un'applicazione diretta
all'esperienza che abbiamo di noi stessi e dell' universo.
Religione e fisica - Un approccio olografico
di Sam Keen
da 'The Holographic paradigm'
Gli antichi tabù contrari all'amore per se stessi nascono dalla nozione
errata e degradata sulla natura del sé interiore dell'uomo. Da sempre è
stato immenso il conflitto fra ortodossia religiosa e misticismo. Le
religioni ortodosse suggeriscono di dimenticare il sé interiore, di obbedire
alle leggi, eseguire i rituali, mantenersi nell'ambito delle regole sociali
tradizionali. I mistici insistono che la conoscenza di sé è la strada verso
la liberazione. "Vai dentro", ci dicono.
'Più vai dentro e più ti espandi. Il regno di Dio è dentro di te. L'eternità
esiste in ogni granello di sabbia'.
Per la prima volta nella storia dell'umanità la scienza e la religione sono
compagni nell'avventura della scoperta cosmica.
I1 misticismo e la fisica fanno causa comune. La ricerca sul cervello sta
confermando le più imprevedibili visioni mistiche.
La ricerca scientifica e l'esperienza mistica sostengono entrambe l'idea che
ciascun essere umano è un microcosmo nel macrocosmo.
La mente è un ologramma che registra la sinfonia complessiva degli eventi
vibratori del cosmo. Karl Pribram, Itzhak Bentov e altri stanno scoprendo
che la mente è una rete neutrale che codifica in modo olografico l'intera
informazione dell' universo. Una stella esplode e la mente trema. Allo
stesso modo ciascuna cellula nel corpo codifica tutte le informazioni
necessarie per riprodurre l'intero corpo, così ciascuna mente riassume tutti
gli eventi cosmici. Quanto definiamo come esperienza paranormale potrebbe
essere soltanto l'immergersi nelle dimensioni senza tempo che compongono la
struttura olografica delle nostre menti. La scienza e il misticismo
propongono la natura onnipresente del sé dell'uomo.
La mente non conosce barriere. Platone diceva: "Il tempo è l'immagine che si
muove dell'eternità". Accadimenti vibratori, 'eventi eterni' della
dimensione atomica e astronomica risuonano nelle nostre menti vincolate al
tempo.
Il corpo è un museo vivente di storia naturale in cui l'intero dramma
dell'evoluzione è concentrato.
Studi sulle sviluppo del feto mostrano che dal concepimento alla nascita il
bambino passa attraverso tutti gli stadi dell'evoluzione. Nel cammino verso
la nostra forma umana, passiamo attraverso tutta la gerarchia evolutiva:
prima di avere i polmoni abbiamo branchie. Glen Doman dell'Institute for the
Achievement of Human Potential ha mostrato con il suo lavoro con bambini il
cui cervello era danneggiato, che se non strisciamo sulla pancia come
serpenti o non arranchiamo a quattro zampe come cuccioli, i cosiddetti
cervelli rettili e mammiferi non possono svilupparsi correttamente.
Il sé è il punto di incontro fra eternità e tempo, il cervello oleografico
del corpo evolutivo. Ciascun sistema nervoso racconta la storia di Betlemme:
l'informazione codificata del cosmo si incarna in ciascun corpo storico.
L'essere umano è la porta verso quello che sta oltre.
I1 sé non è soltanto prigioniero del mondo fenomenico, dello spazio e del
tempo, di questo corpo: l'avventura dell'autoconoscenza ci porta verso
confini sconosciuti.
Siamo all'inizio di una nuova era di scoperte. L'incontro fra scienza e
misticismo aprirà nuove possibilità e libererà potenzialità che sono
scarsamente immaginabili. Possiamo prevedere un po' del futuro prendendo sul
serio le storie degli straordinari poteri attribuiti agli antichi yogi e ai
mistici di sempre.
Gli obiettivi dell'auto-esplorazione sono oltre la nostra più selvaggia
immaginazione, ma il viaggio all'interno delle dimensioni cosmico-evolutive
del sé non possono iniziare sin tanto che non osiamo andare al di là delle
immagine del nostro essere imposteci dai genitori e delle figure autorevoli
sociali e religiose. Il primo passo è andare attraverso la personalità, la
corazza caratteriale creata dal 'normale' processo di sviluppo psicologico.
Oltre la soglia vigilata dalla 'colpa' e 'vergogna' (i guardiani della
coscienza rappresentati dai Giganti i Genitori e le Autorità), nel lontano
teatro dei confini della personalità scopriamo tanti ruoli proibiti,
repressi: l'assassino, il playboy, la vittima, il santo-le molte facce di
Eva e di Adamo. Solo quando attraverseremo questo teatro e la sua
moltitudine di ruoli, potremo andare oltre la seconda soglia, dove il
viaggio, nelle dimensioni cosmico-evolutive del sé, inizia. Questa avventura
è senza fine.
A questo punto della mia vita non posso dire altro. Vedo l'orizzonte chiaro,
ma ho solo sogni, messaggi, indicazioni da altri viaggiatori che mi guidano
verso questo oltre sconosciuto.
La Levitazione e l’Universo Musicale
Nel libro The Lost Techniques (traduzione dal titolo originale di Försvunnen
Teknik), Henry Kjellson (1891-1962: era un ingegnere svedese costruttore
d’aeroplani) raccontò la strabiliante esperienza di un medico svedese suo
amico, il Dr. Jarl, il quale ebbe il privilegio di soggiornare in un
lamastero tibetano, ospite di un alto Lama con cui aveva studiato molti anni
prima a Oxford. Il Dr. Jarl ebbe così la possibilità unica d’imparare molte
più cose di qualunque altro straniero, su certe “misteriose” conoscenze dei
monaci tibetani...
Riuscì infatti a documentare e filmare come essi riuscissero a sollevare dei
massi pesantissimi e a spostarli a 250 m d’altezza, usando unicamente la
levitazione acustica.
Vide con i suoi occhi un fenomeno che per le leggi fisiche note non poteva
esistere: dei monaci suonavano diversi e specifici strumenti musicali al cui
suono grosse pietre di peso diverso si sollevavano dal suolo e raggiungevano
un’altura a 250 m più in alto dove, con l’aiuto di alcuni yacks, altri li
ricevevano e li sistemavano.
Bruce Cathie, a sua volta, descrisse l’esperienza del Dr. Jarl nel libro The
Bridge to Infinity. Ecco una sintesi della descrizione del procedimento
descritto nel libro di Kjellson:
I monaci, con 19 strumenti musicali – 13 tamburi e 5 trombe – si sistemavano
a formare un arco di 90 gradi (Fig 3) davanti al blocco di pietra. Gli
strumenti avevano le seguenti misure:
× 8 tamburi misuravano 1 m di diametro X 1,5 m di profondità X 3mm di foglia
d’acciaio, e pesavano 150 Kg;
× 4 tamburi misuravano 0,7 m di diametro X 1 m di profondità;
× 1 tamburo misurava 0,2 m di diametro X 0,3 m di profondità;
× Tutte le trombe misuravano 3,12 m X 0,3 m.
I tamburi erano tutti aperti sul fondo, montati su pali e rivolti verso i
macigni; venivano suonati dai monaci che usavano grandi bastoni in cuoio.
Dietro ogni strumento c’era una fila di monaci che cantavano e suonavano gli
strumenti musicali per la durata di quattro minuti.
Appena il suono raggiungeva un certo livello, la grande pietra che avevano
davanti si sollevava in aria e iniziava a dirigersi verso la rupe
sovrastante, dove degli altri monaci l’avrebbero guidata verso il punto
della sistemazione definitiva. La traiettoria durava circa tre minuti e i
monaci, dopo il completamento dell’operazione, passavano al trasferimento
della pietra successiva, procedendo al ritmo di 5 o 6 ogni ora. Ci fu una
volta in cui una pietra si spaccò, a dimostrazione che la forza sonica può
essere anche pericolosa e causare distruzione…
Per sollevare un blocco di granito a 250 m d’altezza, ci vuole normalmente
un grande sforzo e quindi un’enorme quantità d’ energia, in quanto il suo
peso specifico è di 2.500-3.000 Kg per m3.
Se ipotizziamo un peso di 2.750 Kg per m3, i macigni di 1,5 m3 dovevano
pesare oltre 4 t, e di conseguenza per sollevare a 250 m d’altezza un blocco
di 4 t dovrebbero servire circa 1.000 t di sforzo (4 t X 250 m = 1.000 t).
Accurati calcoli (che hanno considerato la relazione tra peso, sforzo,
misure, distanza e tempo) hanno dimostrato invece che, durante quei 3
minuti, sono stati utilizzati solo 52 kw…
L’analisi delle misure geometriche del processo di levitazione analizzate
dal Dr. Jarl in Tibet, dimostrano che le distanze sono relative alla
velocità della luce e ad altri fenomeni di risonanza terrestre.
I monaci stavano evidentemente sfruttando un’enorme fonte d’ energia
sconosciuta, per far levitare gli enormi blocchi di pietra, a meno che la
gravità richieda meno forza d quanto crediamo. Ma poiché in quest’ipotesi ci
sarebbe comunque la prova che non ne abbiamo ancora compreso i princìpi, la
scienza ufficiale fece in modo di togliere di mezzo i due filmati della
levitazione ripresi dal Dr. Jarl, che furono ufficialmente confiscati e
secretati dalla società inglese per cui lavorava (e benché siano stati
“liberati” nel 1990, sembrano essersi “volatilizzati”).
Negli anni ‘60 Henry Kjellson si guadagnò la reputazione d’essere una specie
di Erich von Däniken svedese. Nel suo libro Sju nätter på Cheopspyramidens
topp (Seven nights on the crest of the Great Pyramid) descrisse come riuscì
a comunicare col suo Spirito Guida in cima alla piramide usando la “Tecnica
di respiro tibetana”, scoprendo che 30.000 anni fa le piramidi venivano
usate come laboratori o reattori nucleari...
Recentemente però è accaduto qualcosa che confermerebbe questa antica
scienza. Alcuni scienziati cinesi hanno “scoperto” la levitazione mediante
il suono, e cioè quella dei monaci tibetani. A Xi'an, nella Northwestern
Polytechnic University, alcuni ricercatori sono infatti riusciti a sollevare
piccole sfere di iridio e di mercurio (le sostanze chimiche più pesanti
finora conosciute), usando esclusivamente gli ultrasuoni. C’è da chiedersi
se il fatto che il Tibet sia stato occupato dalla Cina nel 1950, possa
essere una mera coincidenza, o piuttosto la dimostrazione che i cinesi sono
riusciti ad appropriarsi di qualche antico segreto tibetano…
I tibetani, comunque, non furono gli unici a conoscere anticamente la
levitazione acustica. Secondo alcune leggende arabe giunte fino a noi, “gli
antichi Egizi facevano volare le pietre, spostandole con il pensiero e con
il suono”[1], lasciando intendere che avrebbero potuto usare questo sistema
per costruire le piramidi.
E d’altra parte i sacerdoti egizi erano depositari delle “Parole del Potere”
insegnate dal dio Thot: se venivano pronunciate e intonate correttamente, le
Parole del Potere avrebbero prodotto determinati risultati…
Le Parole del Potere producevano dunque un modello tridimensionale in
risonanza con l’etere, provocando un effetto desiderato o un’ energia.
La Pietra di Shivapur
Ma forse la più interessante testimonianza della levitazione, ereditata da
un lontano passato, è ancor oggi presente nel villaggio indiano di Shivapur,
nel cortile all’esterno della moschea dedicata al Santo Sufi Qamar Alì
Dervish, c’è una pietra cilindrica di oltre 60 Kg. Ogni giorno, durante la
preghiera, undici fedeli la circondano mettendisi a ripetere il nome del
santo fino a raggiungere una certa intensità acustica: a quel punto, gli
undici uomini sollevano la pietra usando un solo dito ciascuno e poi, appena
terminano la litania, fanno tutti un rapido balzo all’indietro, per evitare
d’essere colpiti dalla pietra che a quel punto ricade a terra a peso
morto...
A Bijbihara, a sud di Srinagar, la capitale del Kashmir, è custodita da
tempo immemorabile la “Saing-i-Musa” (letteralmente: Pietra di Mosè), detta
anche Ka Ka Pal. Si tratta di un “sasso” di 49 chili. Anche in questo caso,
se undici persone mettono contemporaneamente un dito sulla base del macigno
ripetendo una particolare cantilena (ka ka ka ka), la pietra si solleva da
sola. Con un numero diverso di persone, non funziona. Secondo la leggenda,
questa pietra simbolizza le undici tribù d’Israele - rimaste dopo che ne fu
diseredata una, quella di Levi.
E nell’ambito della levitazione in campo spirituale, è forse ancor più
misteriosa quella meditativa, cioè quella ottenuta dai fachiri indiani e
dagli stregoni africani - in grado di sollevarsi dal suolo e rimanere
sospesi per un certo tempo in assoluta immobilità. Dopo aver raggiunto un
grado estremo di rilassamento e di distaccamento dal corpo, la mente di un
soggetto immerso in tale meditazione riesce a trascendere la forza di
gravità, con il risultato che il corpo inizia a fluttuare verso l’alto
rimanendo in equilibrio ad una certa distanza da terra. Anche questo tipo di
levitazione può considerarsi acustica, perché viene preceduta dalla
recitazione di mantra (in India) o di particolari cantilene (in Africa) e
mantenuta ad un particolare e costante “accordo” musicale mediante una
respirazione “circolare”, adatta a produrre determinate vibrazioni nella
mente e nell’etere…
Tutti questi fenomeni sovvertono ogni legge fisica conosciuta, lasciandoci
intendere che ci sono molte Leggi che sfuggono ancora alla nostra
comprensione, benché esistano al di là del fatto che ci crediamo o meno. La
levitazione acustica - ovvero l’anti-gravità ottenuta per mezzo del suono -
è sicuramente uno dei fenomeni quantici più affascinanti che l’uomo tenta di
comprendere, usare e sfruttare.
Il lavoro di John W. Keely
“L’ Universo consiste interamente di onde di movimento” spiega Walter
Russell nel capitolo 31 del libro A New Concept of the Universe. In altre
parole: “Non esiste nient’altro che vibrazione” Dopo questa affermazione
sconcertante, Russell sferra un ulteriore attacco alla credenza ortodossa di
un Universo “materiale”: “Qualunque teoria che non sia in grado di trovare
un appropriato posto all’interno dell’onda, a causa di ciò non ha nessun
altro posto all’interno della Natura”. Parole sicure, dure e senza mezzi
termini, ma possono resistere indenni a un esame? È possibile creare il
paradigma di una Natura “strutturata interamente in onde” o Teoria della
vibrazione? Investigando il lavoro pioneristico e le invenzioni di John
Worrel Keely siamo portati a credere che sia davvero così…
Logicamente parlando, perché possa esistere un paradigma di questo tipo
bisognerebbe esprimersi interamente in termini e concetti di vibrazioni,
evolvendo - lungo tutto il cammino dell’attività umana - da una serie di
idee relativamente semplici a quella molto più complessa dei fenomeni
atomici e subatomici. Per quanto ritenga che sia possibile farlo, di certo
non lo sarà in un articolo breve come questo. Ma poiché un’opinione dovrebbe
essere dimostrata, penso che le duemila apparecchiature inventate da Keely –
tutte basate su questo principio - abbiano mostrato al mondo, in maniera
inconfutabile, che ogni singola vibrazione è connessa con tutte le altre.
John W. Keely passò tutta la vita a studiare la forza cosmica misteriosa
liberata dai suoi apparecchi, ottenendo dei risultati che nessuno ha mai
saputo replicare; il fondamento delle sue scoperte era la convinzione che le
vibrazioni del Cosmo producessero una forma di musica, le cui ottave –
opportunamente accordate – potessero liberare un’ Energia inesauribile.
Scrisse perfino un trattato dove spiegò, definì e ordinò le “40 leggi
dell’Armonia”, da lui scoperte, dal quale traspare un Universo non solo
“musicale”, ma perfettamente armonico e – di conseguenza - mai caotico…
Le sue invenzioni straordinarie dimostrarono che tutte le cose e le energie
sono interconnesse; che ogni cosa è costruita da una semplice vibrazione
fino ai più complessi accordi (usando i principi universali della sola
vibrazione); che non esiste il Caos nell’ Universo; che ogni cosa esiste in
virtù dell’armonia tra le vibrazioni che fa che sia ciò che è; che tutte le
cose sono intimamente connesse per mezzo della vibrazione simpatica.
Nell' Universo, dagli atomi alle galassie, tutto si trova in uno stato
particolare di vibrazione. Anche ogni singola parte del nostro corpo ha una
vibrazione che dev’essere armoniosa per mantenerci in salute; le malattie,
infatti, si instaurano nel momento in cui viene alterata la frequenza
vibratoria naturalmente perfetta di organi, tessuti e cellule di cui è
composto il corpo umano. Ci sono anche vibrazioni più o meno armoniose che
interagiscono a livello sottile tra corpo, mente e spirito.
In questo sistema perfetto, i suoni hanno un ruolo fondamentale nel corpo
umano come in tutto il Cosmo; se una vibrazione può far ammalare o guarire,
ma anche rompere un vetro, probabilmente può anche sollevare un peso. E
questo dev’essere stato il primo ragionamento che portò lo scienziato
americano John Worrell Keely (1827-1898) a sperimentare il modo di sfruttare
la risonanza per eliminare la forza di gravità…
Forse era anche a conoscenza del fatto che i lama di alcuni monasteri
tibetani riescono a spostare pesanti rocce ad un particolare suono emesso
dalle loro trombe. Strana “coincidenza”, che ciò avvenga proprio nei luoghi
famosi per le recitazioni dei mantra alla particolare frequenza vibrazionale
sintonizzata… con il Cosmo (uno degli argomenti trattati nel mio ultimo
libro “ Anima Cosmica – 2012: l’ora della Verità”, Melchisedek Edizioni)!
O forse Keely era semplicemente molto dotato intellettualmente e
psichicamente, e questo gli aveva consentito di concepire strumenti basati
su una forza energetica correlata all'armonia dei centri laya eterici…
Tuttavia, mentre su Nikola Tesla sono stati scritti moltissimi libri, non si
parla praticamente mai di John Worrell Keely (i cui studi lo portarono a
percorrere dei binari di ricerca non troppo lontani da quelli di Tesla) e
oggi egli è praticamente dimenticato. Eppure, le invenzioni di Keely sono
tuttora ancor più enigmatiche e controverse di quelle di Tesla, soprattutto
per quanto concerne alcuni strani macchianari in grado di sollevare pesanti
oggetti senza alcun intervento di forza fisica o meccanica. Tra l’altro, la
maggior parte degli schemi e dei diagrammi sono scomparsi e i macchinari
stessi furono quasi tutti distrutti dal suo inventore, che morì in povertà.
Reinvenzione di un’antica scienza
Keely fu un vero pioniere nella trasformazione dell’ acqua in idrogeno e
ossigeno - senza calore o elettricità - e riportò, un secolo fa, imprese
così straordinarie che la scienza di oggi non è ancora in grado di
replicare. Per mettere in moto i suoi macchinari, lavorò con il suono e
altri tipi di vibrazioni e di onde. Il principio fondamentale era la
risonanza, o vibrazione per simpatia.
Per liberare le molecole d’ energia dall’ acqua, ad esempio, Keely versava
un quarto di litro d’ acqua in un cilindro - all’interno del quale una
specie di diapason emetteva un particolare suono - vibrando così all’esatta
frequenza per liberare l’ energia. C’è da chiedersi se in questo modo
rompesse – separandole - le molecole d’ acqua, liberando l’ idrogeno, o se
liberasse piuttosto una più primaria forma di Energia!
Qual’era la forma di Energia in grado di far funzionare le sue invenzioni?
Si parlò perfino del Vril, la misteriosa forza cosmica cercata invano da
Hitler, in grado di distruggere – in mani sbagliate – anche l’intero
pianeta.
Forse l’ambiente esoterico che Keely frequentava al suo tempo poté in
qualche modo influire sulle sue intuizioni o sul suo lavoro.
Kelly mise a punto migliaia di apparecchiature, una più incredibile
dell’altra e tutte basate sul principio della vibrazione per simpatia. Keely
fu in grado di far restare a galla nell’ acqua una sfera metallica di un
chilo o di farla sollevare nell’aria solo mediante il suono emesso da un
corno, così come di farla affondare o cadere emettendo una nota differente.
Ma l’apparecchio che riassumeva tutte le caratteristiche degli altri, e che
gli valse importanti sovvenzioni, fu il “Liberatore”, uno strumento in grado
di liberare “forza eterica”, e che subì svariate modifiche per adattarsi
alle più diverse applicazioni; il primo esemplare, costruito nel 1872,
pesava oltre 22 tonnellate.
Nikola Tesla, Jules Verne e Tomas Edison furono sono alcuni dei testimoni
della genialità di Keely, la cui fama spinse alcuni finanzieri a investire
ben cinque milioni di dollari. Infatti, nel 1874, John Worrell Keely,
insieme ad alcuni industriali di Philadelphia, fondò la Keely Motor Company,
nata per la ricerca, la costruzione, la manifattura e il marketing del Keely
Motor, un motore concepito e disegnato sui principi della vibrazione e delle
forze latenti liberate durante l’implosione dell’ acqua.
Nel 1878 riuscì anche a ridurre moltissimo le dimensioni del “Liberatore”
(che passò così da 22 a 3 tonnellate), e col tempo arrivò a costruirne uno
della dimensione d’una scatola di fiammiferi e un altro in grado di
disintegrare il quarzo, vale a dire la roccia più dura al mondo…
La cosa fondamentale per il funzionamento delle sue invenzioni, al di là
delle caratteristiche tecniche, era riuscire preventivamente a fissare
l’accordo di massa, vale a dire: intonare le vibrazioni dell’apparecchio
usato in quel momento, quelle delle persone presenti, degli oggetti della
stanza, della stanza stessa… in modo che vibrassero tutti alla stessa
ottava. Per questo scopo era necessaria una meticolosa preparazione prima di
ogni esperimento: bisognava accordare tutto in modo che venisse prodotta
“una” nota, solo quella!
Una propulsione antigravità
John Worrel Keely aveva inventato anche un sistema di propulsione basato su
un vapore “polare” ricavato dall’ acqua fredda e dall’aria… completamente
diverso da quello “caldo”, e molto più economico.
Nella primavera del 1890 riuscì a far alzare un modellino metallico di
astronave del peso di 3 Kg. Keely affermava che eccitando la massa metallica
d’una cabina volante di qualunque peso, questa può essere sospesa e propulsa
grazie all’attrazione vibratoria negativa sviluppata, tenendola in
“simpatia” con il vapore polare della Terra. Spiegava che bisognava trovare
la connessione simpatica tra etere luminoso (o vapori del cielo), e vapori
radianti (o terrestri) che, attraverso la loro interazione (tensioni solari
contro condensazioni terrestri), causano la corrente polare e i fenomeni di
questo genere.
Un giorno, mentre stava usando la cosiddetta “attrazione simpatica negativa”
per far funzionare un macchinario, sperimentò per la navigazione aerea
un’altra forza, un’“opposizione” all’“attrazione simpatica negativa” –
pensando che poteva trattarsi della stessa forza che regola lo scostamento
dei pianeti uno dall’altro. Secondo Keely, infatti, tale fenomeno poteva
derivare probabilmente da semplice propulsione polare, benché l’avesse
definito in altre occasioni come gravità.
Per spiegare questo concetto, dichiarò: “Il potere della propulsione
terrestre e dell’attrazione celeste è di salire, mentre quello della
propulsione celeste e dell’attrazione terrestre è di scendere. Certe
vibrazioni polari o antipolari possono intensificare una o l’altra di queste
qualità in modo da provocare il predominio di una delle due. Intensificare
quella celeste causerà il sollevamento della massa metallica con una
velocità proporzionale alla concentrazione della portata dominante sulle
“terze” negative dei suoi accordi di massa, determinando così l’alta
radiazione neutra insieme all’attrazione celeste. Un’astronave del peso di
qualunque numero di tonnellate potrà, quando il mio sistema sarà completato,
fluttuare nello spazio con un movimento lieve come una piuma o con la
velocità di un ciclone. Con la forza del bombardamento corpuscolare i suoi
movimenti potranno variare secondo il necessario per uso commerciale, ad
ogni altezza desiderata e ad ogni velocità”.
I suoi arcani meccanismi - dotati di sfere metalliche (composte da
oro-argento-platino), corni in ottone, canne d’organo e fili (che potevano
essere dello stesso metallo delle sfere, o anche solo in seta) - furono
visti funzionare dai numerosi spettatori intervenuti a molti espirimenti, e
studiati senza successo dai suoi contemporanei… che volevano scoprire
qualche frode da parte dello scienziato. Ma nessuno seppe mai spiegarsi
quale fenomeno facesse sollevare le sfere al suono di una sola (ma
specifica) nota.
A volte era un fischio, altre volte il suono cupo di un corno… e questi
suoni liberavano una forza straordinaria in grado di polverizzare o
sollevare una roccia.
E fu proprio l’apparecchio in grado di disintegrare la roccia a determinare
in qualche modo la fine della carriera di questo geniale inventore, peraltro
molto sfortunato economicamente. Dopo anni di altalenante fortuna in un
mercato ostile a idee come quelle di Keely - durante i quali finì anche
sull’orlo del fallimento - e dopo aver ottenuto i finanziamenti per
costruire uno strumento che avrebbe cambiato l’industria mineraria, entrò in
conflitto con i suoi stessi sponsor, ai quali rifiutò di rivelare il segreto
della misteriosa Energia da lui scoperta e impiegata. In un momento di
collera, distrusse quasi tutte le sue invenzioni e gli schemi di
costruzione, preferendo eclissarsi.
Le sue macchine, attualmente, funzionerebbero ancora? Che fine hanno fatto?
Mistero. E anche la loro forza motrice, influenzata dall’esoterismo, rimane
avvolta nel mistero. I documenti che potrebbero rispondere a questi quesiti
sono andati incredibilmente persi, insieme ai disegni e agli schemi che
permetterebbero di replicare i suoi macchinari.
Parallelismi con gli antichi
Parlando delle intuizioni che portarono John Worrel Keely a sfruttare un’
Energia inesauribile (oltre che pulita e gratuita) grazie alle vibrazioni,
non possiamo tuttavia evitare di ripensare alle affermazioni dell’ingegnere
americano Christopher Dunn a proposito delle caratteristiche acustiche
rilevate all’interno della Grande Piramide di Giza, e alla vera funzione
della Piramide stessa, che sarebbe stata, secondo lui, un generatore di
idrogeno (per non parlare dei riscontri di trivellazioni eseguite con
tecniche sonar nella diorite e nel marmo, che non lasciano il benché minimo
dubbio sul tipo di strumentazione usata dai costruttori della Grande
Piramide)…
Non possiamo poi non pensare alla Frequenza Shuman, ossia alla frequenza
base della vibrazione terrestre, che potrebbe essere collegata alla Grande
Piramide (in grado forse di impedire l’ inversione dei Poli nel momento in
cui la Terra raggiungesse il “Punto Zero”, ossia si fermasse) e alle tracce
lasciate [nella Grande Piramide] dall’ acqua nella Grotta sotterranea o del
Caos, evidenze di una qualche attività “meccanica” di produzione di energia,
del resto presente anche nella parte superiore dello Djed (o Zed)
sapientemente “murato” all’interno della Piramide, per non liberare
all’esterno l’ energia prodotta. Una forza terribile, se messa in mani
sbagliate. Era dunque davvero il Mash-Mak, la “miscela” energetica retaggio
di quella razza “divina” sopravvissuta in parte in Egitto?
Il cerchio si chiude, ma l’enigma rimane irrisolto.
(Daniela Bortoluzzi)
Articolo pubblicato sul N° 85 di HERA – febbraio 2007
Fonte: misteria.org/index_file/Copia%20di% 20index_file/misteria/
ARTICOLO_levitazione%20e%20universo% 20musicale.htm
Breve storia del Tibet
da http://www.followingdalailama.it/tibet/storia.htm
- L'Impero tibetano -
Mitologia e leggenda situano le origini del popolo tibetano nella
valle dello Yarlung, e lo fanno discendere dalle nozze di uno
scimmione (forse emanazione di Cenresig) con un dèmone femmina. Nella
realtà il Tibet, come entità politica, iniziò a formarsi quando le
tribù e i clan nomadi furono unificati da un clan di guerrieri
residenti appunto nella valle dello Yarlung.
Gradualmente la dinastia andò consolidando il suo potere nel Tibet;
successivamente con l'imperatore Songtsen Gampo, riuscì ad allargare
ulteriormente i suoi domini.
Songsten Gampo (620-649), il trentatreesimo re di questa dinastia, è
il primo dei sovrani tibetani per il quale gli storici abbiano potuto
determinare delle date, sia pure approssimative. L'imperatore spostò
la capitale a Lhasa ed inviò una serie di spedizioni contro le ricche
città commerciali poste lungo la Via della Seta: nel bacino di Tarim,
oltre il Karakorum e a nord del lago KokoNor. In questo periodo il
Tibet dominava sul Turkestan cinese, sulle regioni settentrionali del
Kashmir, su tutte le regioni alle pendici dell'Himalaya. 1 regni del
Nepal centrale riconoscevano la sua sovranità e spedirono a nord una
principessa come segno d'amicizia. In Cina regnava la dinastia Tang
che per secoli con alterne fortune fu impegnata a contenere i
tibetani. Dopo che, durante il suo regno, i tibetani occuparono la
capitale imperiale cinese Chang-an, venne inviata in sposa a Songstan
Gampo una principessa cinese, per stabilire un'alleanza fra i due
imperi. Le due principesse, cinese e nepalese, seguivano il Buddhismo,
e ben presto convertirono a questa religione il re loro sposo.
Songsten Gampo ha anche il merito di aver commissionato la creazione
del primo alfabeto scritto della lingua tibetana, che rese possibile
la scrittura e la traduzione dei testi sacri del Buddhismo e dei
commentari.
Songtsen Gampo aveva forse intuito che il buddhismo poteva cementare
il suo impero, composto da popoli diversi; e il suo successore Trisong
Detsen (755-797) rese il Dharma religione di stato, con l'aiuto di due
grandi maestri indiani Santarakshita e Padma Sambhava. La tradizione
situa nel 792-94 la famosa disputa fra Kamalashila, esponente della
tradizione indiana di Nalanda, e il monaco cinese Mahayana,
sostenitore del "cammino breve"; Kamalashila venne proclamato
vincitore e da quel momento il buddhismo Tibetano si ispirò alla
tradizione dell'India. Trisong Detsen e, dopo di lui, Ralpachen
edificarono i primi monasteri e finanziarono la venuta dall'India di
maestri e studiosi, testi e traduttori; Ralpachen anzi prese egli
stesso i voti di monaco, il che contribuì ad accrescere l'importanza
del buddhismo nello stato.
Tuttavia non mancarono contrasti politici e religiosi. "La vecchia
nobiltà feudale dei capi clan", scrive Petech, "aveva conservato il
potere, spesso esautorando la monarchia per lunghi periodi e in vaste
regioni. L'introduzione del buddhismo minava il suo potere". Da ciò
una reazione che nel 836 portava all'assassinio dell'ultimo re
buddhista Ralpachen e alla salita al trono del re Langdarma, suo
fratello maggiore, che ordinò la chiusura dei monasteri e mandò molto
monaci in esilio. Tuttavia nel 841 anche questi venne assassinato.
L'assassinio di Langdarma accelerò il crollo della dinastia Yarlung e
il declino dell'autorità centrale.
- La divisione politica e la seconda diffusione del buddhismo -
Il paese si divise in una serie di staterelli e principati senza forti
legami, impegnati in lotte locali per il potere; il buddhismo fu
perseguitato resistendo solo nel regno di Guge (ZhangZhung), nel Tibet
occidentale, fondato da un figlio di Langdarma. Nell'XI secolo il
buddhismo stava scomparendo in India, schiacciato dal risorgente
induismo e dall'intolleranza musulmana. I monaci e i maestri delle
grandi Università monastiche trovarono rifugio nel Kashmir, nel Ladakh
e nel regno di Guge; di qui tornarono nel Tibet centrale, spesso
ospitati e aiutati dai principi locali. Il Tibet assistette quindi
alla seconda diffusione dei buddhismo, che ebbe come centro la regione
di Sakya e l'omonimo monastero.
Su invito di uno dei re di Guge, Yeshe Od, nel 1042 giunse in Tibet il
grande maestro indiano Atisha; il suo discepolo Dromtompa fu tra i
fondatori della scuola Kadampa.
- I mongoli -
Nel frattempo una nuova forza si andava affermando nell'Asia centrale:
i mongolo di Gengis Khan estendevano il loro dominio nelle regioni a
nord dell'altopiano e minacciavano i deboli principati tibetani.
all'inizio del XIII secolo i tibetani fermarono l'incombente invasione
di Gengis Khan accettando di pagare un tributo. Tuttavia nel 1240 il
tributo non venne versato, e i mongoli tornarono a minacciare il
Tibet. Il compito di mediazione fu affidato all'abate del monastero di
Sakya, che riuscì pienamente nel suo intento tanto che Kublai Khan,
successore di Gengis, intorno al 1256 lo nominò propria guida
spirituale e reggente per il Tibet. Veniva così stabilita la relazione
yoncho (lama-patrono) che avrebbe per lungo tempo regolato i rapporti
fra il Tibet e i forti imperi confinanti mongolo e cinese.
Questo fatto mutò radicalmente la storia dei Tibet: i monaci Sakya
divennero consiglieri spirituali dell'lmperatore che, attraverso loro,
esercitava una sorta di protettorato sul Tibet. I monaci godevano di
un'ampia autonomia che consentì loro d'unificare e controllare gran
parte del Tibet centrale e di sottometterlo al loro potere politico e
spirituale. Anche dopo la caduta dell'Impero mongolo nel 1368, la
nuova dinastia cinese Ming instaurò gli stessi rapporti con i monaci
della scuola Kagyupa e, nel 1400, con la nascente scuola dei
Riformatori Gelugpa.
- I berretti gialli -
Nel XIV secolo ebbe origine il movimento riformista buddhista dei
Gelugpa, fondato da Tsong Khapa (1357-1419), che proponeva il ritorno
alla semplicità monastica del Buddhismo. Il movimento si affermò nel
Tibet centrale intorno ai monasteri di Sera, Drepung, Ganden e
Tashilhumpo, e trovò subito la protezione dei Mongoli, fermi alle
frontiere settentrionali. Nel 1587 Altan Khan, dei mongoli Tumed,
conferì a Sonam Gyatso, abate di Drepung, il titolo di Dalai Lama
("Oceano di saggezza"), che verrà poi esteso ai suoi due predecessori.
Successivamente i Dalai Lama vennero riconosciuti come incarnazioni di
Cenresig, il Buddha della compassione, protettore del Tibet.
- Dall'influenza mongola a quella cinese -
Nello Tsang (Tibet centro-occidentale) i Kagyupa erano alleati dei
Mongoli Ciagar di Ligden Khan, che nel 1641 vennero sconfitti in
battaglia dai mongoli Kosciot di Gushri Khan. Costui nominò re del
Tibet il quinto Dalai Lama, Lobsang Gyatso, detto "il Grande Quinto".
Politico raffinato e grande diplomatico, questi riuscì ad esercitare
piena autorità sul Tibet, mentre i Mongoli si accontentarono di
fornire appoggio militare in cambio di una autorità nominale. Dal
canto loro, probabilmente i cinesi vedevano nell'influsso dei monaci
tibetani un salutare effetto di contenimento dell'aggressività e
dell'espansionismo mongolo, nonchè una dispersione del loro esercito
sull'altopiano.
Il quinto Dalai Lama pacificò ed unificò il Tibet sotto l'autorità
della scuola Gelugpa, e costituì un prototipo d'organizzazione statale
centrale il cui simbolo fu l'imponente palazzo del Potala, segno della
forza materiale e spirituale del nuovo sovrano.
Alla morte del Grande Quinto, nel 1682, il reggente si inimicò i
Mongoli Kosciot, precedenti alleati del Dalai Lama e benvisti dai
cinesi; questi per ritorsione invasero il Tibet, incendiarono molti
monasteri, e ritirandosi portarono con sé il controverso VI Dalai
Lama, che morì ai confini del Tibet, forse proprio per mano dei
cinesi.
Latsang Khan (dei Mongoli Kosciot) cercò allora di imporre come
reincarnazione del Grande Quinto un proprio figlio naturale. Il Tibet
intero si ribellò, chiedendo aiuto ai Mongoli Tsungar che uccisero in
battaglia Latsang Khan, mentre i Tibetani riconoscevano il VII Dalai
Lama in Kelsang Gyatso.
Per vendicare Latsang Khan i cinesi invasero il Tibet, conquistarono
Lhasa nel 1720 ed insediarono un reggente fedele alla Cina, fino alla
maggiore età del Dalai Lama, allora dodicenne. Il reggente tuttavia
venne ucciso da una cospirazione di nobili tibetani; i cinesi allora
rapirono il Dalai Lama e lo tennero prigioniero per quattro anni. Dal
1723 i rappresentanti dell'lmpero cinese (Amban), dotati di poteri
assoluti su ogni atto dell'amministrazione, iniziarono a risiedere a
Lhasa.
- BUCO TEMPORALE -
Qualche tempo dopo, nel 1788, l'VIII Dalai Lama si trovò costretto a
chiamare i Cinesi nel Tibet per fronteggiare una invasione nepalese. I
cinesi, all'insaputa dei tibetani, si accordarono col Nepal che si
ritirò in cambio di tributi quinquennali.
Il prestigio cinese cresceva in Tibet, e quindi anche il controllo
cinese sui successivi Dalai Lama; i quattro che seguirono (dal 1806 al
1875) ebbero vita breve e non riuscirono ad esprimere né la propria
personalità né il proprio potere.
- Il Grande Gioco -
Il Tibet era divenuto una Terra Proibita, impenetrabile ad ogni
influenza esterna, mentre nel paese si moltiplicavano le lotte fra
famiglie nobili, monasteri e scuole religiose per spartirsi il potere
concesso dai cinesi.
Gli inglesi nel frattempo miravano ad estendere la loro influenza
commerciale e politica nell'Asia centrale, per contrastare gli
analoghi progetti russi che coinvolgevano l'Afghanistan, la Mongolia e
il Tibet; questo Paese divenne una delle scacchiere su cui si giocò Il
Grande Gioco (The Great Game) fra Russia e Impero britannico.
Lord Curzon, viceré dell'India, temendo che il Tibet passasse
dall'egemonia cinese a quella russa, dopo trattative andate a vuoto
inviò una spedizione diplomatico-commerciale guidata dal colonnello
Francis Younghusband a capo di un seguito numeroso e ben armato. Le
conseguenze per la popolazione furono assai gravi: le truppe inglesi
che nel marzo 1904 entrarono a Lhasa dopo furiosi e sanguinosi
combattimenti, segnarono la fine di un'epoca. Il Paese Proibito si
aprì ai commerci degli inglesi, un residente si stabili a Lhasa; il
XIII Dalai Lama dovette fuggire in Mongolia.
Dopo aver assicurato il transito libero delle loro merci, gli inglesi
riconobbero alla Cina il controllo del Tibet; nel 1910 i Manciù, il
cui impero era ormai allo stremo, inviarono un'armata d'occupazione.
Il Dalai Lama, appena tornato dopo sei anni d'esilio, dovette
nuovamente rifugiarsi in India, proprio sotto la protezione dei
precedenti invasori. Per la prima volta nella storia il dominio cinese
sul Tibet era diretto, non più mediato da protetti tibetani. Questa
situazione fu di breve durata: nel 1911 l'impero cinese crollò a
seguito della rivoluzione repubblicana di Sun Yat-sen; nel 1912 il
Dalai Lama tornò a Lhasa e dichiarò l'indipendenza del Tibet.
Tuttavia il Trattato di Simla del 1914, al quale partecipò anche il
Tibet, decretò per il Tibet interno l'autonomia sotto la "sovranità
relativa e non assoluta" della Cina, che ne avrebbe curato gli affari
militari e i rapporti con l'estero; comunque il trattato non venne
ratificato dalla Cina, che continuò a mantenere una propria
delegazione a Lhasa.
Il XIII Dalai Lama iniziò una seria e profonda riforma dei paese:
riorganizzò i ministeri, le province, l'esercito e l'amministrazione
seguendo modelli più moderni. Clero e nobiltà rimasero i padroni del
paese ma era iniziata una sorta di "rivoluzione francese", con la
creazione di un'Assemblea nazionale responsabile del governo che
doveva portare ad un'organizzazione dello stato meno oligarchica.
Queste riforme furono però in gran parte solo sperimentali, perché non
ebbero l'appoggio della nobiltà e delle istituzioni monastiche che si
sentirono minacciate dal cambiamento. Tutto si fermò nel 1933, quando
il Dalai Lama morì e il paese ripiombò nelle tradizionali lotte fra
gruppi di potere.
L'attuale XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, fu posto sul trono nel 1940.
Era un bambino piccolo e venne tenuto, per anni, estraneo alle sorti
del suo paese e del resto dei mondo. Il Tibet tornò al suo splendido
isolamento, tanto più che le grandi potenze, Gran Bretagna, Cina e
Unione Sovietica combattevano la seconda guerra mondiale.
- L'occupazione cinese -
Nel 1947 l'India conquistò l'indipendenza; per conseguenza
l'Inghilterra perdeva ogni interesse ad opporsi ad una invasione
cinese del Tibet. Al termine della seconda guerra mondiale, la nuova
repubblica popolare cinese di Mao Tse Tung iniziò a avanzare
rivendicazioni; nel gennaio 1950 Pechino reclamava il Tibet come
"parte integrante della Cina".
Senza alcun preavviso ruppe cinesi occuparono le province orientali
del Tibet: Amdo e Kham "per liberare i tibetani dall'oppressione
imperialista". Gli appelli del governo di Lhasa alle Nazioni Unite,
all'lndia, agli Usa e alla Gran Bretagna restarono lettera morta: il
Tibet pagava il proprio secolare isolamento. Nel settembre 1951, le
artiglierie cinesi bombardarono i grandi monasteri della capitale.
Il giovanissimo Dalai Lama, allora quindicenne e senza nessuna
esperienza d'affari di stato, assunse su nomina dell'Assemblea
nazionale i pieni poteri, dando inizio ad un periodo di mediazione con
le autorità occupanti che portò addirittura ad una visita del Dalai
Lama a Pechino, dove incontrò Mao. Per i cinesi il Tibet rivestiva un
enorme interesse dal punto di vista economico e militare; tutto ciò fu
chiaro nel '62 quando da questa posizione la Cina lanciò un attacco
contro le frontiere settentrionali dell'lndia ed installò basi
missilistiche nucleari nei deserti del Tibet.
I cinesi iniziarono la propria opera di azzeramento della civiltà e
della religione del Tibet: vennero costruite strade che collegavano
l'altopiano alla Cina, templi e monasteri vennero sconsacrati e
riconvertiti a stalle e granai, monaci e lama costretti allo stato
laicale.
Nelle regioni orientali, specialmente nel Kham, sorse un movimento di
resistenza tibetano che inizialmente ottenne qualche vittoria; alcuni
combattenti furono addestrati nei campi americani della CIA e la
rivolta iniziò a estendersi alle regioni centrali. Fra il 1954 e il
1959 fu tutto un susseguirsi di rivolte, spesso assai sanguinose.
I cinesi facevano pressione sul Dalai Lama perché inviasse l'esercito
contro i ribelli Khampa, ma egli rifiutava: sarebbe equivalso a
scatenare una guerra civile. Nel marzo 1959 si sparse per Lhasa la
notizia che i cinesi volevano rapire il Dalai Lama, trasferirlo in
Cina e farlo sparire. Una grande folla si radunò presso il Parco del
Norbulinka dove viveva il Dalai Lama, per proteggerlo. "lo mi sentivo
al centro di due vulcani", ricorda il Dalai Lama, "entrambi pronti ad
eruttare ad ogni momento. E mio dovere più urgente era evitare uno
scontro disastroso fra il mio popolo disarmato e l'esercito cinese".
Anche in città scoppiarono dimostrazioni anticinesi, duramente
soffocate: la situazione stava precipitando. Il 17 marzo 1959 il Dalai
Lama fuggì travestito dal Norbulinka, e dopo settimane di duro viaggio
giunse a rifugiarsi in India.
Ben presto la situazione precipitò. I cinesi rasero al suolo,
bombardandoli, monasteri, templi, edifici sacri; anche il Potala fu
bombardato, mentre nelle strette strade della città infuriavano feroci
combattimenti. Pare che almeno 12.000 persone siano state uccise ed
altrettante deportate.
Una volta pacificata la regione, le riforme che si era iniziato ad
introdurre gradualmente, e che dovevano cinesizzare il paese, subirono
un'accelerazione: vennero confiscate le proprietà dei ribelli,
espropriate le altre, venivano colpiti soprattutto i monasteri; la
società tibetana fu completamente sconvolta. Fu vietato anche solo
avere una foto del Dalai Lama; corsi di rivoluzione culturale
comunista vennero tenuti un anno sì e un anno no per decenni. Venne
imposto l'insegnamento della lingua cinese e l'indottrinamento nel
pensiero maoista, tutti gli individui abili vennero arruolati in
brigate di lavoro, squadre di lavoro, unità di produzione, e così via.
Tutte queste misure hanno provocato la morte di circa 1,3 milioni di
persone, distrutto tutti i tesori architettonici e artistici della
nazione e sradicato interamente la classe intellettuale, a eccezione
di poche persone che sopravvivono nei campi di prigionia o che sono
fuggite all'estero.
Profughi a decine di migliaia cominciarono a varcare le frontiere
dell'Himalaya cercando rifugio in India, nel Bhutan, nel Nepal, spesso
in condizioni disastrose: ha inizio la diaspora tibetana.
Nel 1965 il Tibet viene ribattezzato Regione Autonoma dello Xizang,
dalla quale tuttavia rimangono escluse ampie aree abitate da
popolazioni di cultura e tradizione tibetana, accorpate alle provincie
cinesi dello Szechuan e del Ch'ing-hai.
- La rivoluzione culturale -
Nel decennio successivo la Rivoluzione culturale si estese anche al
Tibet: le famigerate Guardie rosse iniziarono la loro attività a Lhasa
nell'agosto del 1966. La città venne tappezzata di bandiere rosse e
ritratti di Mao, vennero rinominate strade e piazze, praticamente
tutte le istituzioni culturali e religiose vennero distrutte
sistematicamente, e fu completata l'opera di demolizione dei monasteri
e di tutte le opere d'arte religiosa rimaste. Si salvarono solo pochi
edifici, perché presidiati dall'esercito cinese che non condivideva
l'azione delle Guardie rosse: ad esempio il Potala, parte del Kum-Bum
di Gyantse, e poche altre. Ben presto iniziarono anche i processi, le
perquisizioni in cerca di oggetti proibiti - prime fra tutti le foto
del Dalai Lama, le sedute di rieducazione; i monaci ed i dissidenti
vennero incarcerati, torturati, sottoposti a interminabili sessioni di
rieducazione. Migliaia vennero gettati in carcere solo per aver
rifiutato di denunciare il Dalai Lama.
Nel suo libro "Tibet: il fuoco sotto la neve" il monaco Palden Gyatso,
incarcerato a 28 anni per aver preso parte ad una dimostrazione
anticinese e rilasciato nel 1992 dopo trentadue anni, ben racconta le
torture, gli stenti, i maltrattamenti patiti da migliaia di tibetani
nelle famigerate prigioni cinesi, prima fra tutte quella di Drapchi.
- Dopo Mao -
Dopo la morte di Mao nel 1976 i cinesi riconobbero ufficialmente "che
erano stati compiuti degli errori"; la nuova politica di Deng Xiaoping
portò alla ricostruzione di alcuni monasteri e a una certa tolleranza
per la pratica religiosa, inoltre il Paese venne aperto al turismo
anche occidentale; tuttavia non mancarono sollevamenti spontanei di
segno anti-cinese, come nel 1987, ai quali han fatto generalmente
seguito periodi di feroce repressione; dall'estate del 1989, per oltre
un anno, fu in vigore la legge marziale.
Nel 1989 al Dalai Lama viene conferito il premio Nobel per la pace. A
partire da quel momento, la situazione del Tibet cominciò ad essere
conosciuta in occidente, anche per merito delle campagne lanciate da
Amnesty International per la liberazione del piccolo Panchen Lama e
contro la struttura autoritaria dello stato cinese e le sistematiche
violazioni dei diritti umani, civili e religiosi in quel Paese.
Vengono prodotti una serie di film di successo sul Tibet e sul Dalai
Lama, che contribuiscono a sensibilizzare la società civile; nascono
in tutto il mondo gruppi di supporto alla causa del Tibet - ricordiamo
per l'Italia l'Associazione Italia-Tibet.
Lo stesso Dalai Lama continua con estrema pazienza e perseveranza ad
incontrare rappresentanti dei governi, dei parlamenti e delle
istituzioni mondiali, denunciando la situazione del suo Paese e
chiedendo l'appoggio della comunità internazionale; spesso tuttavia i
governi hanno rifiutato di prendere chiaramente posizione, e ceduto
alle minacce ed ai ricatti del governo cinese, nel timore di perdere
quell'immenso mercato. Non sono tuttavia mancate pronunce di condanna
della Cina da parte di singoli governi, del Parlamento Europeo, delle
Nazioni Unite.
Da parte del governo cinese, alcune piccole aperture sono finora state
seguite da subitanei irrigidimenti e dalla completa chiusura al
dialogo ed alla trattativa. Sua Santità teme che questa tetragona
chiusura possa dare forza a quelle frange della resistenza tibetana
che, insofferenti dei tempi ormai lunghi delle trattative e della
diplomazia, premono per l'adozione di metodi violenti di lotta e di
pressione.
- Un genocidio culturale -
Prosegue intanto la cinesizzazione forzata del paese, specialmente
delle aree urbane, anche a mezzo di immigrazioni di massa; ormai Lhasa
ha più residenti cinesi che tibetani, il cinese è la lingua ufficiale
mentre il tibetano è sceso al rango di dialetto, e viene insegnato
nelle scuole ma spesso da insegnanti cinesi. Interi quartieri della
capitale sono stati rasi al suolo, le caratteristiche abitazioni
tibetane, così adatte al clima dell'altopiano, sono state sostituite
da scatoloni di cemento in stile cinese, torride d'estate e gelide
d'inverno. Pare inoltre che nelle città si stia velocemente
diffondendo la prostituzione.
(Vedi: italiatibet.org)
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Bibliografia:
R.A. Stein - La civiltà tibetana - Einaudi, 1994
V.Chan - Tibet Handbook - Moon pubs. 1994
E. Crespi - Tibet - Gremese ed., 1996
M. Buckley, R. Strauss - Tibet - Guide Arthaud, 1987
S. Fresco - Cina e Tibet - Moizzi ed, 1998
F. Maraini - Segreto Tibet -Corbaccio ed., 1998
SCIENZA E VEDANTA - LA FORMA UMANA
E L'EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA (PARTE PRIMA)
A cura di Andrea Boni
http://scienzaespiritualita.blogspot.com/
Sommario
L'articolo si propone di investigare le strette connessioni che sussistono
tra la Filosofia del Vedanta e le teorie scientifiche che sono state
formulate fino ad ora. Cercheremo quindi di spiegare il Vedantasutra secondo
una prospettiva scientifica. Il lavoro trae ispirazione da una serie di
lezioni tenute da Marco Ferrini (HG Matsyavatara Dasa), da suoi saggi e
libri scritti sul tema e riportati in bibliografia da una serie di articoli
pubblicati sulla rivista Savijnanam del Bhaktivedanta Institute, a cura di
T.D. Singh (Bhaktisvarupa Damodara Swami), e da studi personali a carattere
scientifico e teologico approfonditi a seguito di Studi universitari, anni
di ricerca Accademica, e studi a carattere indologico svolti sotto la
supervisione di Marco Ferrini. I commentari al Vedantasutra presi in
considerazione sono quelli di Ramanujacaraya, Nimbarcacarya, Madhavacarya,
Shankaracarya e soprattutto il commentario della sampradaya Gaudya-Vaishnava
di Baladeva Vidyabushana.
Fin dal primo sutra, il trattato di Badarayana indica l'importanza della
forma umana per lo sviluppo della coscienza. Per fare il salto decisivo,
occorre infatti interrogarsi sulla natura ultima della Realtà, ciò che viene
definito Brahman, la Verità Assoluta, oltre nomi e forme del mondo
fenomenico (e illusorio). Tutti gli Acarya ci dicono che la chiave di
comprensione del primo sutra è la presenza di una conoscenza di base di ciò
che è la coscienza e della sua evoluzione. La Coscienza gioca infatti un
ruolo centrale nel Vedanta. La frase di Cartesio “Penso, dunque sono”,
costituisce un buon punto di partenza per una discussione lucida e priva di
pregiudizi sul fenomeno Coscienza; da una prospettiva vedantica la frase può
essere elaborata come: “aham brahmasmi” (Io sono il sé spirituale).
Lo scopo di questo saggio è mettere in evidenza le strette relazioni che
sussistono tra il vedanta e la scienza, ed i legami tra Coscienza e materia,
al fine di comprendere la verità spirituale che sottende a tutti i fenomeni
del mondo in continuo mutamento, ed avere così una prospettiva diversa sul
senso della vita.
Introduzione
I Vedanta Sutra di Badarayana sono contenuti in quattro Adhyaya o libri. Tra
le sei scuole filosofiche, o Shad Darshan, il Vedanta è sicuramente il più
popolare ed il più studiato. I Sutra di Badarayana, circa 560, sono così
concisi e sintetici che senza un commentario sono molto difficili da
comprendere. E’ difficile trovare una connessione tra Sutra successivi e tra
Sutra stessi.
Sutra letteralmente significa ‘filo, corda’. Il termine viene solitamente
tradotto con ‘aforisma’, vocabolo che però esprime solo in parte il
significato di sutra: un aforisma vive di per sé, con una sua autonomia ed
una sua logica complete; un sutra estrapolato dal suo contesto è invece
facilmente travisabile in quanto vive collegato a quel che precede e a quel
che lo segue. Nell’opera in esame sutra indica un filo che collega tutti gli
aforismi, la comprensione profonda di ciascuno dei quali è talvolta
impossibile senza lo studio dei precedenti e dei successivi. Sutra indica
anche una formula succinta, elaborata tuttavia ad un livello elevato di
coscienza; per questo necessita di essere spiegata da Maestro a discepolo
attraverso i tradizionali bhashya, o commentari per poter trascendere una
comprensione di ordine puramente letterale-intellettuale e cogliere il più
ampio significato di questa formula tecnicamente sintetica.
Il sistema Vedanta, che indaga la natura della Verità assoluta (Brahman), è
quello che più si avvicina al concetto occidentale di teologia. Le dottrine
teologiche di matrice vaishnava espresse dai movimenti della Bhakti, fanno
in genere riferimento a quella summa teoretica del massimo prestigio che
sono i Vedantasutra, unanimamente considerati la conclusione più elevata
della logica speculativa upanishadica e dunque dei Veda.
Vedanta ha tre significati principali. Il meno pregnante sta ad indicare che
è l’opera ultima, quella che porta a conclusione tutte le speculazioni
contenute nelle Upanishad, armonizzandole e proponendole al più alto
livello. Il primo capitolo dei Vedantasutra esordisce infatti conciliando i
risultati della ricerca speculativa upanishadica, ed è il contenuto
principale di questo testo. Un significato più rilevante di Vedanta è quello
di ‘fine dei Veda’: il contenuto dei Veda viene infatti ripreso nei
Vedantasutra e portato ad un livello superiore, del tutto trascendente
rispetto ai primi tre scopi umani o Purusha-artha; da qui l’accezione di
Vedantasutra come ‘Verità Ultima’. Mentre nei Veda sono riconciliabili tre
categorie di interessi, rispettivamente relative agli atti sacrificali, alla
sapienza speculativa e al culto delle Divinità, i Vedantasutra trascendono
quei piani della realtà prettamente connessi alla materia (prakriti) Ciò non
significa che negano la materia, ma che la considerano uno strumento, una
particolare modalità prodotta dalla Verità Ultima e ad Essa funzionale.
Nell’interpretazione personalistica i Vedantasutra operano anche una sutura
concettuale tra il mondo dello Spirito e quello della Materia, evidenziando
la loro identità nella differenza e con ciò superando il monismo assoluto
propugnato dalla scuola Mayavada.
Per quanto riguarda il terzo significato si conviene che le Upanishad
(conosciute anche come Vedanta) costituiscano la parte finale della
Rivelazione Vedica.
Le molteplici interpretazioni dei Sutra di Badarayana hanno dato luogo alle
diverse scuole del Vedanta darshana, che si ripartiscono in due categorie
principali: una di impronta impersonalistica, l’altra di impronta
personalistica. La prima è rappresentata dal Kevaladvaitavada, scuola del
rigoroso non-dualismo o monismo assoluto, fondata sul sistema teoretico
Advaita-vedanta, il cui principale codificatore è Shankara Acarya, famoso
asceta e filosofo vissuto nel VII secolo d.C., autore di un gran numero di
opere originali, tra cui il Bhajagovindam, nonché compilatore di voluminosi
bhashya relativi non soltanto ai Brahmasutra, ma anche alle principali
Upanishad e alla Bhagavad Gita. La scuola di Shankara è caratterizzata da un
monismo radicale che nega l’esistenza del mondo sensibile definendolo
parvenza, illusione, sogno (per questo viene anche detta Mayavada), e si
fonda sulla dottrina del Brahman impersonale, privo di ogni qualità e
attributo (nirguna e nirvishesha Brahman).
Le scuole di impronta personalistica vanno invece sotto il nome di
Vishishtadvaita, ‘monismo differenziato’, e si sviluppano in quattrorami
principali, tutte di matrice Vaishnava, e più specificatamente appartenenti
alla corrente Bhagavata. Le scuole del Vedanta Vaishnava, fondate su di un
rigoroso monoteismo e sulla devozione a Dio nella forma personale
(Vishnu-Krishna), elaborano in maniera approfondita tematiche relative a
Dio, all’essere individuale, al tempo, alla natura e alle loro reciproche
relazioni.
Seppur in armonia tra loro, ogni scuola Vaishnava ha sviluppato una
peculiare dottrina filosofico-spirituale, un particolare rasa, o gusto, da
cui deriva una relazione personale con Dio, descritto nella letteratura
Vedica come unico e Supremo, e al tempo stesso pienamente in grado di
reciprocare i sentimenti dei Suoi Devoti secondo le infinite modalità di
Bhakti ad essi più consone. Essendo il Vedantasutra un lavoro di esegetica,
ci si aspetterebbero dei passaggi che sono spiegati, ma difficilmente è
possibile trovare un singolo Sutra che fornisca un riferimento univoco ad un
verso delle Upanishad. Il risultato è che vari commentatori hanno provato ad
identificare dei passaggi o ad immaginare quali testi costituiscono la
materia di discussione principale di ogni singolo Sutra. Il saggio
Badarayana ha intenzionalmente costruito i Sutra in modo tale che possano
essere di applicazione universale, e in modo che non possano essere
confinati ad una particolare religione o testo. Essi contengono principi
universali di religione e filosofia, validi in qualsiasi epoca e non
confinati alla sola letteratura Sacra Indiana. E’ importante assumere questo
punto di vista nella lettura e nell’interpretazione dei Sutra.
Vedanta ha tre significati principali. Il meno pregnante sta ad indicare che
è l’opera ultima, quella che porta a conclusione tutte le speculazioni
contenute nelle Upanishad, armonizzandole e proponendole al più alto
livello. Il primo capitolo dei Vedantasutra esordisce infatti conciliando i
risultati della ricerca speculativa upanishadica, ed è il contenuto
principale di questo testo. Un significato più rilevante di Vedanta è quello
di ‘fine dei Veda’: il contenuto dei Veda viene infatti ripreso nei
Vedantasutra e portato ad un livello superiore, del tutto trascendente
rispetto ai primi tre scopi umani o Purusha-artha; da qui l’accezione di
Vedantasutra come ‘Verità Ultima’. Mentre nei Veda sono riconciliabili tre
categorie di interessi, rispettivamente relative agli atti sacrificali, alla
sapienza speculativa e al culto delle Divinità, i Vedantasutra trascendono
quei piani della realtà prettamente connessi alla prakriti. Ciò non
significa che negano la materia, ma che la considerano uno strumento, una
particolare modalità prodotta dalla Verità Ultima e ad Essa funzionale.
Per quanto riguarda il terzo significato si conviene che le Upanishad
(conosciute anche come Vedanta) costituiscano la parte finale della
Rivelazione Vedica.
Le molteplici interpretazioni dei Sutra di Badarayana hanno dato luogo alle
diverse scuole del Vedanta darshana, che si ripartiscono in due categorie
principali: una di impronta impersonalistica, l’altra di impronta
personalistica. La prima è rappresentata dal Kevaladvaitavada, scuola del
rigoroso non-dualismo o monismo assoluto, fondata sul sistema teoretico
Advaita-vedanta, il cui principale codificatore è Shankara Acarya, famoso e
grande asceta e filosofo vissuto nel VII secolo d.C., autore di un gran
numero di opere originali, tra cui il Bhajagovindam, nonché compilatore di
voluminosi bhashya relativi non soltanto ai Brahmasutra, ma anche alle
principali Upanishad e alla Bhagavad Gita. La scuola di Shankara è
caratterizzata da un monismo radicale che nega l’esistenza del mondo
sensibile definendolo parvenza, illusione, sogno (per questo viene anche
detta Mayavada), e si fonda sulla dottrina del Brahman impersonale, privo di
ogni qualità e attributo (nirguna e nirvishesha Brahman).
Le scuole di impronta personalistica vanno invece sotto il nome di
Vishishtadvaita, ‘monismo differenziato’, e si sviluppano in quattro rami
principali, tutte di matrice Vaishnava, e più specificatamente appartenenti
alla corrente Bhagavata. Le scuole del Vedanta Vaishnava, fondate su di un
rigoroso monoteismo e sulal devozione a Dio nella forma personale
(Vishnu-Krishna), elaborano in maniera approfondita tematiche relative a
Dio, all’essere individuale, al tempo, alla natura e alle loro reciproche
relazioni.
Seppur in armonia tra loro, ogni scuola Vaishnava ha sviluppato una
peculiare dottrina filosofico-spirituale, un particolare rasa, o gusto, da
cui deriva una relazione personale con Dio, descritto nella letteratura
Vedica come unico e Supremo, e al tempo stesso pienamente in grado di
reciprocare i sentimenti dei Suoi Devoti secondo le infinite modalità di
Bhakti ad essi più consone.
Il cervello interpreta le impressioni felici o tristi
Fonte: salute.agi.it
Bastano 100 millesecondi (0.1 secondi) per capire dal volto di una persona
se in quel momento è felice o meno. Il nostro cervello infatti ci impiega
davvero qualche istante per capire gli stati d'animo altrui, anche se non
sempre lo fa correttamente. Almeno questo è quanto emerso da uno studio
condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Barcellona e
pubblicato sulla rivista Laterality.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno coinvolto nella
ricerca 80 studenti di psicologia (65 donne e 15 uomini) e hanno analizzato
le differenze dei loro emisferi centrali usando la tecnica del 'campo visivo
diviso' che si basa sulle proprietà anatomiche del sistema visivo. Ebbene,
dai risultati è emerso che il cervello impiega qualche attimo prima di
interpretare le espressioni facciali e che l'emisfero destro funziona meglio
nel processare le emozioni. “Tuttavia, questo vantaggio - hanno spiegato i
ricercatori - sembra essere più evidente quando vengono processate le
espressioni facciali di felicità e sorpresa piuttosto che quelle tristi o
spaventati”.
Secondo i ricercatori, le espressioni di felicità, o più in generale quelle
positive, vengono percepite in maniera più precisa e rapida rispetto a
quelle di tristezza o paura.
Illuminazione: prima, durante e dopo 2f
Illuminazione: prima, durante e dopo
(parte seconda e fine)
(di Rani)
Realizzai che avevo bisogno di una guida. Cercai dappertutto tra le
antiche e moderne saggezze, finché trovai il mio nuovo maestro Aziz. I
suoi colpi duri alla zen erano dolorosi e non li apprezzavo, ma col
tempo capii e ricevetti una mappa della realtà che era in risonanza
con me.
Il mio vecchio maestro era stato troppo aperto, troppo ricco di
indicazioni perché io potessi discernere un sentiero chiaro e pratico.
Parlava di tante pratiche e mi lasciava scegliere. Questo mi aveva
portato dov’ero adesso. Provavo rispetto e gratitudine per lui, ma
avevo bisogno di qualcosa di più.
Avevo bisogno di una guida vivente. Ora avevo trovato questo
insegnamento preciso che risuonava nella mia anima come un riflesso
della realtà. Egli mi guidò nella mia pratica e m’insegnò un metodo
totalmente nuovo di meditazione. Mi disse di smettere di insegnare, ma
avevo paura perché era il solo reddito che avevo.
Credevo di aver bisogno di soldi, avevo bisogno di essere riconosciuta
e di mantenere una posizione (più per me che per gli altri). Ma
soprattutto avevo bisogno di non informare me stessa che era tutto
finito. Che avevo avuto un’apertura immensa ed un’esperienza
d’illuminazione, durata anni, ma che ora questa stava spegnendosi poco
alla volta.
Poco alla volta compresi che la corruzione è in tutti noi e che non è
possibile essere totalmente incorrotti. Dopo tutto, quello che
facciamo, lo facciamo quasi sempre per noi stessi. Continuando i miei
insegnamenti ed incontri con i ricercatori, avrei potuto nascondermi
che non tutto era finito. Avrei continuato a sognare ancora un pò e
raccontarmi che sarebbe ricominciato come prima. O peggio avrei potuto
criticare la poca motivazione dei ricercatori se non fossi stata più
richiesta.
Ma la vita è generosa se l’intenzione è onesta. Pregavo
quotidianamente per la verità e le preghiere sincere sono sempre
ascoltate. Partii per l’occidente, ritornai al mio paese natale, ma
trovai difficile riadattarmi a quella cultura dopo 16 anni in India.
Ci fu un momento in cui i soldi erano finiti. Amici e familiari ci
aiutavano a sopravvivere. Crollai. Tutto il lato ombra della mia
personalità apparve.
L’ego era diventato più forte (cresce in concomitanza alle nostre
realizzazioni; più potenti diventiuamo e più forte diventa l’ego.) Il
super-ego ritornò con la sua vendetta. L’autotortura e l’autoaccusa
assunsero le forme di un tornado. L’Ombra era presente e si
manifestava chiaramente e a voce alta. Pensavo di aver trovato la mia
ombra tanti anni prima, ma non in quella profondità. Mi resi conto che
l’ombra si rivela rispetto alla quantità di luce, più c’è luce e più
forte è l’ombra.
Tutt’a un tratto fui di nuovo identificata con ogni singolo pensiero.
Ero emotiva dalla mattina alla sera tranne quando meditavo. E
meditavo, eccome! e pregavo e mi muovevo per tenere a bada la
depressione finché fu impossibile impedirla. Ero in un inferno e capii
che la guarigione doveva avvenire proprio qui nell’inferno.
Non c’erano più soldi, trovai un impiego come donna delle pulizie ed
ero pronta a trovare qualsiasi lavoro, sempre con la segreta speranza
che dopo questa prova tutto era finito, che un miracolo sarebbe
avvenuto e sarei stata di nuovo innalzata nell’empireo. La vita
sarebbe stata per sempre felice. Ma la verità non vive alla presenza
della speranza.
Abbandonare le nostre speranze è uno dei prezzi da pagare per la perla
senza prezzo. L’ego gridava, urlava. Non voleva separarsi dai tempi
gloriosi. Tutta la mia vita con le sue sofferenze non digerite e
negate, ritornò in superficie per un altro giro. Pensieri di suicidio
divennero i miei compagni.
Senza l’aiuto del mio partner e di alcuni cari amici, familiari ed un
buon terapista, sarebbe stato più difficile. L’amore che ricevevo mi
sosteneva e mi curava. Tuttavia mi sentivo persa, non sapevo bene cosa
stava succedendo. Avevo bisogno di aiuto.
Una cosa era certa. Non c’era una via d’uscita ma solo una via dentro
e attraverso, il mio solo interesse fu di rimanere presente nel dolore
e in qualunque emozione si presentasse. Mi sentivo sottoterra come non
ero mai stata. In seguito cominciò a balenarmi l’idea che il fatto di
scendere così in basso in realtà ci faceva salire in alto.
Fui grata ad Aziz di essere venuto in occidente per un altro ritiro
silenzioso! Ma alla fine della settimana annunciò che sarebbe andato a
vivere in solitudine e che non sarebbe più stato disponibile come
guida ed insegnante! Di nuovo mi ritrovavo da sola e non sapendo cosa
stava succedendo pregai per avere aiuto.
Ebbi allora la fortuna di trovare per caso un libro intitolato
«Halfway up the mountain» («A metà strada verso la montagna») di
Mariana Caplan. Esso mi procurava i pezzi mancanti alla mia
comprensione. Era un libro che parlava di me. La mia storia nei
dettagli. Inquel libro lessi tutto quello che riguardava i tranelli in
cui ero caduta. Mi diede una visione chiara del processo e del
contesto in cui mi trovavo.
Leggere quel libro fu come ritrovarsi in un ritiro. Mi ricordò più
volte che vi era una forza di guarigione in questa crisi. Era quello
che volevo. La mia dignità fu risanata quando cominciai a capire che
essa era una risposta meccanica della mente e non una sconfitta o
impresa personale. La mia sofferenza fu più dignitosa.
Capii che la disillusione è non solo necessaria sul cammino, ma un
vero dono della grazia divina. E’ come essere svezzati dal seno di Dio
e aver il permesso di camminare. Per forza barcolli a destra e a
sinistra, come ogni bambino ai primi passi, ma alla fine trovi il tuo
equilibrio e cammini. La caduta dal paradiso sembra parte integrante
del processo d’illuminazione. Infatti molti insegnanti affermano che
devi guadagnartelo per meritarlo.
Quando realizziamo che il sentiero sul quale camminiamo non è quello
che credevamo e che la realtà è qualcosa di completamente diverso
dalle fantasie che avevamo su di essa, siamo sconvolti. Non è una
transizione facile da farsi. E’ estremamente dolorosa e sembra di
essere spellati vivi. Eppure questa sofferenza ci apre magicamente la
profondità di quello che veramente siamo.
L’illuminazione avviene quando abbracciamo la nostra oscurità allo
stesso modo. Realizziamo che la nostra realtà umana ci sarà sempre,
che la sofferenza è parte integrante della vita umana. Soffriamo sia
consciamente che inconsciamente. Realizziamo che la libertà che
avevamo pensato di trovare nella beatitudine e gioia del picco
dell’Illuminazione, non è affatto la vera libertà. E’ più profonda.
Significa accettare veramente quello che E’.
Non appena giunta alla fine del libro lasciai del tutto la presa,
l’abbandono fu completo. Rinunciai a tutte le attività d’insegnmento,
annullai il biglietto per l’India ed ora sono pronta per un nuovo
capitolo in quest’avventura chiamata vita. Questa volta può capitare
proprio qui dove sono. E sinceramente non so proprio dove mi porterà.
Nessuna speranza, nessun progetto.
Om shanti
Rani
Inspirando... espirando
di Thich Nhat Hanh
*- Il momento presente -*
Arrivare a un intimo contatto è una pratica importante. Noi entriamo in
contatto con le mani, gli occhi, gli orecchi e anche con la nostra
consapevolezza. La prima pratica che appresi durante il mio noviziato fu
quella di inspirare ed espirare, di venire a contatto con ciascun respiro
grazie alla mia consapevolezza, di identificare l'inspirazione come
inspirazione e l'espirazione come espirazione. Quando mettete in pratica
questo metodo, la mente e il corpo si pongono sullo stesso piano, i pensieri
errabondi si arrestano e siete nella vostra condizione ottimale. La
consapevolezza è la sostanza di un Buddha. Quando penetrate intimamente in
questo momento, cogliete la natura della realtà e quest'intuizione vi libera
dalla sofferenza e dalla confusione. In una certa misura la pace è già
presente: il problema è se sappiamo come attingerla. La respirazione
cosciente è la più importante pratica buddhista per attingere la pace.
Vorrei proporvi questo breve esercizio:
Inspirando, calmo il corpo.
Espirando, sorrido.
Dimorando nel momento presente,
So che questo è un momento meraviglioso.
"Inspirando, calmo il corpo". È come bere un bicchiere d'acqua fresca.
Sentite la frescura che vi pervade il corpo Quando inspiro e recito questo
verso, faccio veramente esperienza del mio respiro che rasserena il mio
corpo e la mia mente. Nella meditazione buddista, la mente e il corpo
diventano una sola cosa.
"Espirando, sorrido". Un sorriso può rilassare centinaia di muscoli facciali
e rendervi padroni di voi stessi. Quando osservate un'immagine del Buddha,
lo vedrete sempre sorridente. Quando sorridete con consapevolezza, vi
rendete conto della meraviglia di un sorriso.
"Dimorando nel momento presente". Recitiamo questo verso quando inspiriamo
nuovamente e non pensiamo a nient'altro. Sappiamo esattamente dove siamo.
Di solito diciamo: "Aspetterò fino alla fine della scuola e al conseguimento
della laurea, e allora vivrò veramente". Ma quando abbiamo ottenuto il
diploma, diciamo: "Per vivere veramente la vita, devo aspettare fino a
quando avrò un lavoro". Dopo il lavoro, ci serve un auto e dopo l'auto una
casa. Non riusciamo ad essere vivi nel momento presente. Differiamo sempre
la vita al futuro, non sappiamo esattamente quando. Ci può capitare di non
essere mai veramente vivi per tutta la nostra vita. La tecnica, sempre che
di una tecnica si debba parlare, è quella di essere nel momento presente, di
essere consapevoli di essere qui e ora, che l'unico momento da vivere è il
presente. Quando espiriamo, diciamo: "So che questo è un momento
meraviglioso". Essere veramente qui e ora e godere del momento presente,
ecco il nostro compito più importante.
Possiamo anche abbreviare i versi in sei parole. Quando inspiriamo, diciamo
a noi stessi: "Calmarsi", e quando espiriamo: "Sorridere". Quando inspiriamo
nuovamente, diciamo: "Momento presente", e quando espiriamo: "Momento
meraviglioso". Praticare questo metodo ci può aiutare ad attingere
immediatamente la pace. Non dobbiamo aspettare la presenza di altre
condizioni.
Ecco un altro esercizio che ci aiuta ad attingere la pace e la serenità:
Inspirando, sono consapevole del mio cuore. Espirando, sorrido al mio cuore.
Faccio voto di mangiare, bere e agire in modi che in me preservino salute e
benessere.
Nel momento in cui diveniamo veramente consapevoli del nostro cuore,
proviamo immediatamente una sensazione di conforto e liberazione. Il nostro
cuore ha lavorato notte e giorno, pompando migliaia di litri di sangue per
nutrire tutte le cellule del corpo e per conservare la nostra pace, e
sappiamo che, se il cuore cessa di battere, moriamo. Eppure non ci prendiamo
gran cura del nostro cuore. Mangiamo, beviamo e agiamo in modi che sono
causa di tensione e stress. Quando veniamo a contatto con il nostro cuore
grazie alla consapevolezza, vediamo chiaramente che un cuore in buone
condizioni è un elemento di pace e felicità reali, e facciamo voto di vivere
in modo tale da conservare il nostro cuore in buone condizioni.
*- Fare la pace -*
Allo stesso modo possiamo praticare con i nostri occhi. I nostri occhi sono
meravigliosi, ma di solito ne diamo per scontata l'esistenza: ogni volta che
li apriamo vediamo migliaia di forme e colori meravigliosi. Chi è privo
della vista probabilmente sente che, se potesse recuperarla, si troverebbe
in paradiso, ma noi che abbiamo gli occhi sani raramente ci ritagliamo del
tempo per considerare il fatto che siamo già in paradiso. Se soltanto per un
momento ci accostassimo intimamente ai nostri occhi, proveremmo la pace e la
gioia autentiche.
Venendo a contatto con ogni parte del nostro corpo nella consapevolezza,
facciamo la pace con il nostro corpo e possiamo far lo stesso con le nostre
sensazioni. Dentro di noi dimorano numerose sensazioni e idee conflittuali,
ed è importante avere una visione profonda e sapere che cosa accade. Quando
in noi ci sono dei conflitti interiori, non passerà molto tempo e ci
troveremo in guerra con gli altri, persino con coloro che amiamo.
La violenza, l'odio, la discriminazione e la paura nella società innaffiano
i semi della violenza, dell'odio, della discriminazione e della paura che ci
sono in noi. Se ritorniamo in noi stessi ed entriamo in contatto con le
nostre sensazioni vedremo i modi con i quali alimentiamo i nostri conflitti
interiori. Innanzi tutto, la meditazione è uno strumento per osservare il
nostro stesso territorio in modo tale da poter sapere ciò che accade. Con la
forza della consapevolezza, possiamo placare le cose, capirle e ridare
armonia agli elementi conflittuali nel nostro intimo. Se riusciamo ad
apprendere le vie per attingere la pace, la gioia e la felicità che sono già
presenti, diverremo sani e forti, e saremo per gli altri una risorsa.
*- Sono qui per te -*
Il dono più prezioso che possiamo offrire agli altri è la nostra presenza.
Quando la nostra consapevolezza abbraccia coloro che amiamo, costoro
sbocceranno come fiori. Se amate una persona, ma vi rendete raramente
disponibili a lei, non si tratta di vero amore. Quando la vostra amata
soffre, dovete riconoscerne la sofferenza, l'ansia e le preoccupazioni, e
questo è già sufficiente a offrire un certo conforto. La consapevolezza dà
sollievo al dolore perché è traboccante di comprensione e compassione.
Quando siete veramente presenti, mostrando amorevolezza e comprensione,
l'energia dello Spirito Santo è in voi.
*- La luce che rivela -*
Quando Giovanni Battista aiutò Gesù a entrare in comunione con lo Spirito
Santo, il Cielo si aprì e lo Spirito Santo scese come una colomba e penetrò
nella persona di Gesù. Egli si recò nel deserto e per quaranta giorni si
esercitò a rafforzare lo Spirito dentro di Sé. Quando in noi germoglia la
consapevolezza, dobbiamo continuare a praticarla se vogliamo consolidarla.
Ascoltando veramente il canto di un uccello o osservando veramente un cielo
azzurro, tocchiamo il seme dello Spirito Santo dentro di noi.
- Da: Un brano tratto dal testo "Il Buddha vivente, il Cristo vivente",
Neri Pozza Editore. Titolo originale: Living Buddha, Living Cristo.
Traduzione di Francesco Brunelli. "La prima pratica che appresi durante
il
mio noviziato fu quella di inspirare ed espirare [...]".
COME USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA AMBIENTALE IN CUI CI TROVIAMO? (SECONDA PARTE)
(Estratto della Conferenza di Marco Ferrini tenuta a Padova
in data 17 Gennaio 2009, sul tema 'Psiche e Ambiente')
http://psicologiaespiritualita.blogspot.com/
Buone relazioni alla base di una buona economia
Il primo investimento di tempo e di energie è importante che sia fatto nelle
relazioni, che sono il patrimonio più grande della vita se fondate su valori
autentici, quando cioè il rapporto è caratterizzato da lealtà e sincerità:
sin-cero vuol dire "senza cera", quindi senza maschera. Non sempre è bene ed
utile dire la verità nuda e cruda, basti pensare al caso estremo in cui un
rapinatore armato dovesse entrare in casa nostra e, con l'intenzione di uccidere
nostra madre ci chiedesse dove si trova; l'importante è comunque non dire mai
quel che non è, ogni nostra parola deve sempre avere un fine costruttivo. Si
deve credere in quello che dice e in ciò che si fa, parlando e agendo con tutto
il cuore e l'anima, per uno scopo evolutivo: ciò risana le relazioni, il
carattere, le abitudini e migliora anche l'economia, a dire il vero migliora
l'intera esistenza, restituendole senso. Se invece si privilegiano le futilità,
la superficialità e i prodotti senza valore, da molti spacciati come pregiati,
si rovina progressivamente ogni aspetto della nostra vita.
La qualità dell'economia non è separata dalla qualità delle relazioni: non può
prosperare se imbrogliamo o inganniamo gli altri. Per un po' gli affari possono
anche sembrarci redditizi, ma poi ci ricade tutto addosso. Se si possiede una
fornace per fare mattoni, ci s'impegni a produrre migliori mattoni, in maggiore
quantità, ma anche ci si assicuri che alle persone che vi lavorano non manchi
qualcosa di essenziale, che siano nelle più idonee condizioni per affezionarsi
al servizio che stanno facendo, che siano capaci di una buona organizzazione e
gestione del tempo e di buone relazioni. Si presti attenzione anche alla qualità
della propria e altrui alimentazione, poiché essa rappresenta un aspetto
tutt'altro che secondario nel determinare la qualità della nostra coscienza e
della nostra vita nel suo complesso, in ogni campo di attività. Curatevi di
mangiare cibi naturali, che non sono impestati da pesticidi, che non sono
passati per dieci piazze di mercati e decine di frigoriferi, che non hanno
attraversato gli oceani per arrivare sulla nostra tavola. Aiutate voi stessi e
gli altri a nutrirvi in maniera più genuina, specialmente evitando cibi che
scaturiscono dalla violenza o quelli prodotti per guadagnare di più e dare
sempre meno.
Ci sono al riguardo interessanti ricerche scientifiche di cui c'è ampia
documentazione: in un campus universitario americano, ad esempio, semplicemente
per l'aver migliorato e incrementato la qualità dell'alimentazione, c'è stato un
incremento della qualità della vita rilevantissimo in soli sei mesi: non c'è
stato più bisogno di poliziotti in aula, non più necessità di mediatori per
sedare le risse tra studenti e tra studenti e insegnanti, e così via.
L'esperimento è continuato per tre anni e si sono registrati trasformazioni
migliorative enormi, introducendo un cibo sano prodotto con metodo biologico e
biodinamico, facendo attenzione a mangiare ad orari regolari. Anche l'economia
di quell'Università ha avuto un ottimo incremento: prima era un luogo in cui si
viveva con difficoltà, con pesanti problematiche relazionali, dal quale studenti
e docenti tendevano a fuggire, e progressivamente si è trasformato in un
ambiente piacevole, ricercato, ambito.
Dunque, come abbiamo già sottolineato in precedenza, l'economia si crea in molti
modi e prima di tutto con buone relazioni: rapporti di fiducia, stima, affetto,
solidarietà, lealtà, sostenuti dal pensiero che se diamo qualcosa a qualcuno non
è perduto, dare non è mai una perdita, bensì un investimento, che produce un
valore reale che non conosce svalutazione. Quanto più ci si separa dai princìpi
etico-morali e spirituali, tanto più si crea, anche quando non ce ne accorgiamo,
un'economia tossica. Pensiamo ai grandi artisti della storia: le loro opere sono
rimaste nei secoli nella misura in cui essi avevano messo il cuore e l'anima in
quell'opera, nell'intento di offrire un contributo alla società; chi ha agito
superficialmente è entrato nell'oblio del tempo. Tutto quel che facciamo ha
valore nella misura in cui noi ci crediamo, non in maniera frammentata,
discontinua, ma con intensità costante, con propensione costante verso il bene e
la perfezione.
Sappiamo che la perfezione non è umana, non dobbiamo pretendere di essere
perfetti, ma possiamo camminare con umiltà sul sentiero della perfezione,
apprendendo ogni cosa nuova con lo stupore e l'entusiasmo dei bambini, con gioia
applicandola nella nostra vita, consapevoli di quanto ancora c'è da imparare.
Più si approfondisce lo studio della matematica, ad esempio, più comprendiamo
che le funzioni numeriche sono illimitate, più entriamo nel mondo della fisica
più realizziamo la meraviglia dell'atomo, la struttura più piccola della
materia, la cui energia può essere utilizzata e per fini evolutivi e per fini
distruttivi, come nel caso della bomba atomica. Collegandoci a ciò, concludiamo
sottolineando l'importanza della motivazione che sta a fondamento di ogni agire:
se essa è costruttiva sarà costruttivo quello che fate e sempre ben fondata sarà
la vostra finalità. Quest'ultima dovrebbe rimanere elastica, dovremmo essere
sempre pronti a modificarla, perché la finalità di oggi può non essere la
finalità di domani, perché domani potremo fare delle scoperte che ci inducono a
ridefinirla e a riorientarla, ma attenzione a non perdere la motivazione
costruttiva basata su sattva guna, sulla ricerca di equilibrio e di benessere
interiore per noi e per gli altri, sul desiderio imprescindibile di realizzarci
a livello spirituale e di aiutare gli altri ad evolvere, presupposti essenziali
per garantire nel tempo la qualità della nostra finalità.
La redazione di www.fuocosacro.com
comunica che è possibile scaricare il numero 35 della rivista Lex Aurea.
http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm
La Coscienza
Il Matto
Le Sette Voci
Preghiera e Meditazione
I King: Libro e Verità
I Meccanismi della Consapevolezza
Tantra ed Ayurveda
I Culdei
Volontà
Il Principe di S.Severo e la Massoneria
Il Vitale nello Yoga Integrale
I Colori, Nero Rosso Bianco
Iniziazione Reale e Massoneria
Non Dualità
per informazioni: lexaurea@...
Il potere di guarigione dei Mantra
di Muz Murray - http://www.terembir.com/mantra.htm
I Mantra e la loro capacità di cura fisica,mentale e psichica sono poco
conosciuti nel Mondo Occidentale. Sebbene abbiamo molta familiarità con le
parole di potere magico (quelle sillabe segrete che se pronunciate aprono la
via di accesso rivelando tesori nascosti), siamo generalmente inconsapevoli
del significato esoterico di tali racconti. Queste infatti sono
effettivamente delle allusioni popolari ai suoni sacri sottili usati dagli
adepti di mantra, che aprono la caverna sì, ma del cuore verso un amore
universale e ne rivelano il tesoro dello Spirito.
Il Maestro di Mantra Yoga Muz Murray (Ramana Baba) è un grandissimo esperto
di questa disciplina orientale. Ad un certo punto della sua evoluzione
spirituale Muz Murray decise di verificare le proprie esperienze
direttamente alla fonte. Partì per l’Asia in pellegrinaggio come sannjasi,
ovvero come monaco rinunciante, alla riscoperta del suono: aveva 32 anni.
Ripercorse gli itinerari della via della seta tracciati dagli antichi monaci
che lo avevano preceduto.
Il pellegrinaggio durò in tutto tre anni e fu compiuto a piedi per non
perdere nulla sulla realtà che Murray stava indagando. I suoi sforzi furono
premiati. Egli lanciò un ponte tra “l’io agisco” occidentale e “l’io sono”
orientale che, nella sua esperienza, riguardava l’aspetto più puro,
enigmatico,inintelligibile della materia: il suono. Concepito come effetto
del mondo materiale ,nella concezione occidentale comune, mentre
interpretato come causa del mondo manifesto in quanto vibrazione divina, OM
primordiale , per gli Yogi indiani. All’India seguì la Turchia dove incontrò
i Dervisci, si fermò a vivere assieme a loro, assimilando la loro cultura ed
esperienza.
Di loro Murray scriverà “Quando ballano hanno una estrema sensibilità al
suono ed emettono canti che ben si armonizzano con le figure che eseguono;
il ballerino centrale sta in mezzo alla stanza, un primo cerchio di dervisci
intorno a lui canta girando in un certo senso, un secondo cerchio cantando,
gira in senso opposto, nei vari angoli ci sono cantanti e musicisti che
suonano percussioni ed altri ancora che cantano in tonalità differenti.
L’effetto di tutti questi suoni stimola pulsazioni che danno l’impressione
di essere nel cuore dell’ universo”. Per mesi e mesi Murray errò attraverso
l’Asia tra i Sufi della Turchia, tra i Rishi e gli Yogi dell’India e del
Nepal, vestito da saninjasi e chiedendo l’elemosina per sopravvivere,
esercitò il compito di insegnante di Mantra yoga in un tempio del sud
dell’India. Ritornò in Inghilterra riportando un sé stesso mutato, aveva
riscoperto le tecniche ed i segreti del suono primordiale che gli
consentirono di applicare concretamente quanto egli aveva intuito alcuni
anni prima: le sillabe, i Mantra, i modi di intonazione, le modalità di
vibrazione, l’uso della voce, la respirazione…
Questi segreti, scoperti dai Rishi all’inizio dei tempi, gelosamente
custoditi erano trasmessi di generazione in generazione da maestro a
maestro. Durante la sua esperienza di insegnante fu il testimone di reazioni
anomale e di vissuti dolorosi dei suoi studenti e, per essere in grado di
interpretare tutto ciò, si dedicò allo studio della psicologia per tre anni
con psicoterapeuti inglesi e canadesi, giungendo alla conclusione che il
potere di guarigione dei Mantra non aveva uguali, in quanto operava
direttamente sulla sostanza costitutiva, l’essenza di ogni essere umano.
Alle stesse conclusioni ancor prima di Murray, era giunto l’amico Dr.
Mishra, che aveva abbandonato la neurochirurgia, scegliendo l’abito
arancione con il nome di Sri Ramamurti. Oggi Murray dopo aver fondato vari
centri di terapia, opera in campo spirituale con gruppi di yoga e studenti
diffondendo la sua esperienza in quasi tutto il mondo. Nonostante abbia
acquisito il diritto di portare la veste arancione ed il nome di Ramana
Baba, non si considera né uno swami, né un insegnante della nuova
generazione,ma piuttosto un “giardiniere dell’ anima”, ovvero “un mucchio di
vecchio concime” da depositare nei “giardini interiori dei suoi studenti”.
E’ un seguace della Via della Mistica Universale che abbraccia l’essenza di
tutte le tradizioni senza riconoscersi in alcuna in particolare, nello
specchio dell’eterna verità. Murray scrive “il suono ha un effetto
straordinario sulla nostra mente e sul nostro corpo in quanto ogni organo ha
e mantiene una forma precisa grazie ad un suono che anima le cellule creando
un campo magnetico di vibrazioni.
Tutti i suoni dei vari organi del corpo creano una sinfonia completa che
produce un solo suono per la forma umana.Dunque , dal momento che siamo
sinfonie viventi, siamo sensibili anche ai suoni esterni, ed in particolare
a quelli curativi, i mantra cioè i suoni della struttura divina.
L'intelligenza cosmica esercita un'azione perfetta su tutto l' universo
tranne che sull'uomo. Perchè? E' un vizio mentale che ne blocca l'azione.
Gli uomini credono di poter controllare il proprio destino e le proprie
emozioni. Se potessimo dissolvere questo meccanismo di contrazione, potremmo
cominciare a "funzionare" come il resto della creazione.
Immaginate un albero seduto a pensare come farà a fare frutti se dovessero
mancare a sufficienza sole o pioggia? E' ciò che noi facciamo continuamente,
e fino a quando continueremo a farlo saremo divisi dalla natura. Fin dal
tempo della nostra infanzia abbiamo sepolto la nostra energia mentalmente e
fisicamente.
Quando cantiamo o recitiamo i Mantra, questi producono vibrazioni nel corpo
che massaggiano internamente le parti contratte: non appena si placa la
tensione, si allentano le emozioni e i pensieri che le hanno causate e i
praticanti cominciano a percepire l' energia in movimento nel proprio corpo,
bloccato in modi differenti per vari anni. Tutte le manifestazioni della
vita derivano dalle vibrazioni del suono, cioè da Dio, vibrazione
primordiale.
La disarmonia con queste vibrazioni divine ci indica un malessere
psicologico e fisico e il bisogno di accordare la nostra consapevolezza con
quel suono che riempie l' universo e lo mantiene in equilibrio.E ancora
continua Murray ”Il Mantra è un profondo metodo di risveglio spirituale e di
trascendenza. E’ una forma di Yoga che parla alle radici profonde dell’uomo.
Queste vibrazioni sottili svegliano i centri della mente addormentati
accordandosi alle facoltà spirituali,psichiche e fisiche alle vibrazioni
primordiali del creato.
Tutti i più grandi testi di yoga enumerano come pratiche più importanti le
ananas (posture), poi il pranayama (esercizi ci controllo ed espansione del
respiro), pratyahara (ritiro di coscienza dal mondo esterno), seguito dal
Raja Yoga (Regale). L’insegnamento si sposta su esperienze più alte del Laya
Yoga (Yoga della trasformazione), i Mantra Yoga ( ripetizione di sacre
sillabe mistiche) e il Nada Yoga (lo Yoga del suono sottile). Per portare il
corpo- mente-spirito verso un bilanciamento armonioso, queste forme devono
essere coltivate nello stesso tempo.
E’ l’equivalente del costruire una casa e dimenticare di mettere l’impianto
idraulico e i circuiti elettrici nello stesso tempo– asserisce Murray - .
Naturalmente può essere fatto anche in un secondo tempo, ma è molto meno
efficiente. La parola Mantra in sé stessa significa “ che protegge la
conoscenza”: la prima sillaba man deriva dal sanskrito ”Manas” pensiero,
funzione mentale e il suffisso “tra” che protegge.
Quindi l’uso del Mantra ci protegge dal costante flusso mentale del
pensiero, della paura, dell’apprensione e delle negatività e da tutti gli
inutili relitti del pensare troppo. In breve ci protegge dalla nostra mente
e ci libera dall’inquinamento dei nostri pensieri. Con la pratica costante
della ripetizione di Mantra, si attivano le energie psicologiche delle nadi,
si rivitalizza la ghiandola pineale che risveglia le capacità intuitive, e
spesso dona la gioia estatica nel praticante.
Le vibrazioni armoniche sottili dei Mantra cantati, sia mentali che
vocali,agisce come agente di pulizia e purificazione della nostra coscienza.
Gli yoga-Rishi scoprirono che certi suoni causavano in loro gioia e estasi,
alcuni illuminavano la mente, altri erano portatori di tremendi poteri
psichici, profonda tranquillità o energia inesauribile,libertà dalla paura,
o guarigione mentale e fisica. In India non è inusuale che medici omeopatici
prescrivano specifici Mantra invece che i rimedi usuali, ciò non è
divertente o semplicistico come potrebbe sembrare ad una mente razionale.
Da centinaia di anni in Africa si è risaputo che certe frequenze ritmiche di
percussioni servono per fermare la febbre. Metodi simili sono usati oggi da
praticanti radionici avanzati che usano sofisticati strumenti al posto dei
tamburi, e anche negli ambienti allopatici, la musicoterapica comincia ad
essere utilizzata in trattamenti di problemi sia fisici che mentali. Solo
recentemente nel mondo occidentale si è scoperto che certe onde di suono
hanno la capacità di attivare la guarigione cellulare quando rivolte su
ferite del corpo e questi suoni hanno dimostrato la capacità di promuovere e
velocizzare la guarigione perfino in metodi ortodossi.
È così che anche la scienza medica comincia a rivendicare le scoperte dei
saggi di millenni fa. Che cos’è dopotutto una dose di medicina allopatica? È
una sostanza composta di molecole atomiche in uno stato denso di vibrazione.
La medicina omeopatica è ad un gradino superiore: è un rimedio ad alta
diluizione che sembra non contenga nulla della sostanza originale, ma
vengono potenziate con frequenze potenti in grado di riprodurre gli effetti
della malattia.
Questo fa si che il corpo scacci la malattia senza gli effetti collaterali
della chimica, semplicemente con una frequenza similare. Una frequenza
sonora lavora su di un principio simile. Ricerche mediche di una Università
di Parigi, hanno trovato che certi suoni ripetitivi rivolti ad una cellula
cancerogena, la distruggono. “Negli ultimi anni ho avuto parecchi casi di
cancro in studenti dei miei corsi di mantra”, dice Muz Murray“ ho cominciato
a ricevere lettere di persone che avevano evitato l’asportazione chirurgica,
una signora che doveva subire una vasectomia, dopo 5 giorni di seminario sul
mantra trovò che il suo tumore era diminuito , cosicché l’asportazione del
tumore non era più necessaria.
Cinque anni dopo canta ancora e ha ancora il suo seno. Un’altra donna con un
cancro alla gola, con grosse difficoltà a parlare ha avuto una remissione e
una stabilizzazione con miglioramento della voce. Chiaramente qualcosa di
potente accade”. Se un suono elettronico senza vita ripetitivo può
disintegrare una cellula cancerogena in laboratorio, quanto più effetto può
avere per la guarigione il suono della propria voce ripetuto dal vivo?
Siccome è riscontrato che molti tumori hanno origine da sentimenti non
vissuti o bloccati anche dall’infanzia, il mantra ( con il suo massaggio
interno) spesso permette a queste pene e alle lacrime di essere rilasciate.
Sebbene sia di aiuto avere praticato prima di iniziare il lavoro con i
mantra qualche altra forma di yoga, questo non è un requisito necessario.
Ognuno può beneficiare delle vibrazioni. Mentre alcuni provano come una
pulizia primaverile che permette ai loro sentimenti bloccati di venire a
galla e di dissolversi, altri trovano nel mantra un immediato senso di
ritorno a casa, di essere cullati dall’ universo o una gioia infinita nella
meditazione profonda.
SOCRATE E GLI ARCHETIPI
da http://www.psicologiaquantistica.it/
La parola archetipo deriva dal GRECO ANTICO á½°ÏχÎτῦπος col significato
di «immagine[modello, marchio, esemplare]» (tipos) «originale»(arché) ed è
utilizzata per la prima volta da Filone D'Alessandria e, successivamente, da
Dionigi di Alicarnasso e Luciano di Samosata.
Il termine viene usato, attualmente, per indicare, in ambito filosofico, la
forma preesistente e primitiva di un pensiero (ad esempio l'idea platonica); in
psicanalisi da Jung e altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate
dell'inconscio umano; per derivazione in mitologia, le forme primitive alla base
delle espressioni mitico-religiose dell'uomo e, in narratologia, i metaconcetti
di un'opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della
narrazione; in linguistica da Jacques Derrida per il concetto di
«archiscrittura»: la forma ideale della scrittura preesistente nell'uomo prima
della creazione del linguaggio e da cui si origina quest'ultimo. L'archetipo è
inoltre utilizzato in filologia per indicare la redazione originale di un'opera
ovvero il testo più antico e non derivato da altri.
Mario Pincherle ne " ARCHETIPI - LE CHIAVI DELL'UNIVERSO " scrive:
"Gli archetipi non si devono identificare con le idee platoniche, le quali
sono composte cioè fatte di numerosi Archetipi: sarebbe come confondere gli
atomi con le molecole o coi composti.
Le idee vanno smontate nei loro componenti essenziali e funzionali: questi sono
gli ARCHETIPI"
Socrate in carcere in attesa della morte, parlava con i suoi amici:
"conosco,miei cari amici,quello che voi in sommo grado desiderate in questo
momento: che io vi liberi dalla paura della morte. Ebbene, questa paura nasce
dalla falsa idea dei contrari. In realtà le cose divengono per reciproco
svolgimento. L´essere desto proviene dal dormire. L´essere addormentato
dalla veglia. Così la vita nasce dalla morte e la morte dalla vita.
I contrari, con questa visione delle cose, divengono complementari. E se le
anime dei vivi hanno la loro origine dai morti e i morti dai vivi, queste anime
dei morti, che noi non vediamo, in realtà esistono e si rendono visibili quando
rientrano nel ciclo delle nascite.
Se esistesse questo scambio tra la vita e la morte e tra la morte e la vita,
tutto si arresterebbe a un basso livello e sarebbe il CAOS! Ma vi è realmente
un processo in cui la vita si ridesta: da chi è già morto rinascono i viventi.
Vi ho detto tante volte che apprendere non è altro che ricordare. In noi si
innesta il ricordo delle vite passate. E, in fondo, il mio metodo consiste
nell´ interrogare in un particolare modo la gente,così che ciascuno possa
dire ogni cosa come veramente è. Questo metodo lo chimo "regressione".
Inoltre, se si conoscono e si adoperano determinate figure, che io chiamo sacri
simboli, allora questo mio metodo diviene profondamente sicuro ed efficace.
Se qualcuno si ricorda di qualche cosa, costui deve prima, in un certo momento,
averla saputa, quella cosa. Quando una conoscenza nostra si viene formando nel
mondo,essa è ricordo.
I nostri sensi ci portano impressioni, così non soltanto conosciamo le cose ma,
nella nostra mente, pensiamo anche a cose diverse che sono, in un certo modo, a
esse collegate. Questo è il pensiero analogico. Chi vede Platone pensa a
Socrate. Chi vede il Partenone pensa ad Atene. Importanti sono queste
corrispondenze. Ecco dunque un modo nuovo di osservare le cose, che io chiamo
"osservazione comparata". E´ l´unico metodo che ci permette di scoprire
i segni sacri. Vi ricordate quando andammo a visitare l´officina e il negozio
di Pistia? Vi promisi che presto avremmo fatto un gioco. Resta poco tempo e il
gioco lo faremo qui, ora,in questa prigione.
Siete undici attorno a me, perché uno se ne è andato e Platone non lo conto
perché al momento opportuno sempre se la squaglia. Chiameremo Pistia a fare il
dodicesimo.
Mio caro Apollodoro, tu, che sei così giovane, fa un salto e vallo a chiamare.
Il negozio è vicino all´ Agorà e ,se insisti, Pistia può essere qui tra
dieci minuti. Ma so che verrà senza bisogno di insistere.
Dunque in questa "osservazione comparata" noi dobbiamo sempre cercare le
cose uguali. Vi faccio un esempio: se osservo i denti di Cebete ( vieni più
vicino e apri la bocca) e osservo una pianta di rosa e un ago per cucire,con
quel procedimento che vi ho già nominato e che si chiama analisi, dividiamo
questi oggetti in parti e cerchiamo subito le parti che sono uguali. Rose, denti
e aghi hanno in comune quei pungiglioni che noi chiamiamo punte o spini.
Queste forme pungenti, anzi, questa forma, fa parte di quei pochi simboli che io
chiamo "segni sacri". Quando avremo effettuato questo gioco, vedremo che i
segni sacri sono assai poco numerosi, mentre si potrebbe pensare che siano
moltissimi, dato l´infinito numero di oggetti che cadono sotto i nostri sensi
e che sono formati dalla loro combinazione. Non trascuriamoli questi sensi. Ci
servono per riscoprire la verità. Per mezzo della sensazione veniamo
recuperando quelle nozioni che un tempo avevamo e che abbiamo dimenticato.
Ve lo ripeto fino a stancarvi: ciò che l´uomo chiama "imparare" non è
altro che ricordare. Non possiamo dire che siamo nati sapendo, ma che, in un
tempo successivo, ci venivamo rammemorando di ciò che avevamo dimenticato.
Questo porta a convincerci che prima della nascita e dopo la morte esiste
qualcosa. Così si disperde il terrore bambinesco che la morte spazzi via ogni
pensiero. Dovremmo, caso mai temere il dissolvimento delle cose complicate e
composte: le forme semplici, i segni sacri, non possono dissolversi e io li
chiamo " invarianti ". Invariante è dunque una cosa non composta. Vi
dicevo che i segni sacri sono pochi , ma ora chiarirò meglio questo concetto.
Vedo che la porta si apre ed entra il nostro Pistia.
Grazie per essere venuto. Speravo di fare con te questo gioco in riva
all´Llisso, ma questa stanza andrà bene ugualmente...........................
............ I segni sacri sono ventuno e tutti si riportano a un ventunesimo
segno che li comprende. Prima parlavo di piante, di rosa, di aghi e denti
........ Nella tua officina Pistia hai molti oggetti pungenti e spesso le dite
avranno sanguinato per colpa di essi. Quando il pensiero si stacca dal corpo
può ugualmente essere punto ma non da quegli oggetti materiali.
Agisce allora la funzione: ciò che è puro , immortale, immutabile, appunto.
La materia agisce sui sensi, la funzione sui pensieri.
Staccati dal corpo i pensieri agiscono per mezzo di queste funzioni invarianti,
semplici, indissolubili, immutabili e costanti.
I pensieri privi del loro scafandro corporale, hanno un luogo puro e nobile dove
alloggiare, in attesa che un altro scafandro li riveli.
Questo luogo noi Greci lo chiamiamo Ade o torre di Dite e vi è chi lo chiama
Zed, Scheol o Amenti.
Lì dimora il Dio sommamente buono e intelligente che viene chiamato " La
Divinità dal Cuore Fermo".
Tuttavia, molti uomini che sono schiavi del piacere e del dolore e inchiodano
l´anima al corpo, non sono in condizione di giungere alla casa di Ade e di
accostarsi alla Divinità. Solo chi ama la Saggezza e contempla il Vero, il
Divino, tutto ciò che non è soggetto a opinioni, riesce a liberarsi dalla
paura del dissolvimento.
Quando si rompe uno strumento musicale e se ne spezzano le corde, l´armonia
rimane. Quando un uomo muore, la sua armonia rimane perché dobbiamo ammettere
che nei nostri pensieri ci sono cose giuste ed eterne.
Non vi è l´errore nel ragionamento, ma immaturità nel ragionare. Di cosa è
fatta l´armonia?.........
.... Sarebbe un errore credere che l´ armonia guidi gli elementi di cui è
composta. Al contrario : li deve seguire......
........................ Formulai la mia ipotesi: che ci fossero negli oggetti,
certe qualità astratte, certi elementi legati non alla quantità ma alla
qualità, che fossero liberi dalla degradazione del tempo e dello spazio.
Prima abbiamo scoperto il pungiglione,la funzione pungente. Questa forma è
pungente perché dotata di acuminatezza cioè è aguzza.
Così forma e funzione sono legate: per causa della forma acuta, i pungiglioni
pungono.......
..... Ecco dunque il segreto saper passare dalla quantità alla qualità.
Quando diciamo che uno più uno fa due ci dobbiamo convincere che il due si
differisce dall´uno solo per quantità.
L´uno resta in tutte le cose e non diventa mai due.......
.... L´ ipotesi è una verità provvisoria. Se si dimostra falsa occorre
trovarne un´altra. E così, di ipotesi in ipotesi, con metodo parabolico, ci
si avvicina alla Verità.
La parabola è un tiro corto e si allunga poco a poco, raggiungendo la meta.
L´iperbole è un tiro troppo lungo e la Verità se la lascia dietro le spalle.
Il tiro diretto noi lo chiamiamo "diabolico" spacca in due la verità e la
uccide.
Solo con le ipotesi successive e col tiro corto, con la parabola,che a poco a
poco si allunga, potremo sperare di raggiungere la Verità.
E ora,amici miei, credo che sarete in grado di iniziare il gioco......
.......Ognuno di voi deve trovare due segni divini.
Io scommetto che complessivamente non potrete trovarne ventitrè o ventiquattro
senza ricadere in un segno già trovato dagli altri.....
.......Vi accorgerete così che non esistono contrari ma solo complementari.
Considererete via e morte, vuoto e pieno, luce e buio come cose che si
completano reciprocamente.
Il pieno si vuota e il vuoto si riempie.
Proprio con questo gioco, miei cari amici, il terrore della morte , in voi,
svanirà come nebbia al sole e allora vi convincerete che un giorno potremmo
rincontrarci nella casa di Ade....
.... Quando il pensiero si stacca dal corpo può portare con sé il suo livello
di bontà.....
.....La permanenza su questa terra può essere più o meno breve. Si allunga
per le biforcazioni e giri inutili dovuti alle false opinioni umane e ai
preconcetti.
E ora, cari amici, vi auguro di divertirvi con questo gioco.
Uscito Socrate si danno da fare e, seguendo il metodo della osservazione
comparata, vanno confrontando gli oggetti più strani. Dei dodici solamente uno
mostra sicurezza e aiuta gli altri: Pistia.
Sono così scoperte le funzioni adatte a unire le cose, a contenerle, a farle
muovere in senso rotatorio o rettilineo , a renderle solide, liquide, gassose, a
dar loro vita a farle uscire dal tempo, a proteggerle,ad agganciarle.......
.... Effettuato il conteggio, le forme soemplici risultano ventidue. Se ne
vollero trovare altre ma si ricadeva sempre nelle precedenti....
.....Pistia facendo da relatore disse il nome di forme trovate....
..... Parlava di ganci, ami da pescatori, e molti altri oggetti della tecnica.
Socrate era felice.
"Finalmente amici miei, state decifrando il significato dell'enigma di DELFI
proposto alla meditazione degli uomini da Chilone, uno dei sette saggi. Ma
quando vedrete chiaramente gli Archetipi Viventi che da sempre sono in voi, e
muoiono con voi, e non muoiono e non nascono, allora vorrei vedere la vostra
faccia stupefatta!".
Un CD per aiutare i monaci tibetani (prodotto dall'attore Richard Gere)
www.healingthedivide.org
HEALING THE DIVIDE, l’associazione non profit fondata da Richard
Gere, ha prodotto un cd omonimo tratto da un concerto tenutosi nel
2003 a New York, cui hanno preso parte grandi personalità del
panorama musicale (Tom Waits, Greg Cohen, Kronos Quartet, per citarne
alcuni). L’iniziativa ha il sostegno diretto del XIV Dalai Lama, in
quanto l’intero ricavato delle vendite di questo cd sarà devoluto ai
monaci buddisti e alle suore impoverite che versano in gravi
condizioni di indigenza sanitaria in Tibet. È un progetto importante,
dall’indubbio spessore musicale, ma soprattutto umanitario.
Tom Waits, Kronos Quartet, Philip Glass e il Dalai Lama – Tutti
insieme in Healing the Divide concert – Album release: 6 luglio 2007
Il Dalai Lama, il compositore Philip Glass, la sitarista Anoushka
Shankar (figlia di Ravi), la polifonica Gyuto Tantric Choir, e TOM
WAITS – insieme al Kronos Quartet e Greg Cohen - sono alcuni tra i
nomi che compaiono in HEALING THE DIVIDE: A CONCERT FOR PEACE AND
RECONCILIATION”. HEALING THE DIVIDE sarà disponibile sia in CD che
on-line su iTunes Store a partire dal 6 luglio.
Tratto da un concerto di beneficenza che si è tenuto il 21 settembre
2003 al Lincoln Center’s Avery Fisher Hall di New York – durante il
viaggio di 20 giorni negli Stati Uniti del Dalai Lama – HEALING THE
DIVIDE è un incontro musicale tra Est e Ovest che supera i confini
culturali attraverso la musica. Le performance spaziano dalla
meditazione al teatro, dal gutturalismo alla bellezza e mirano in modo
risoluto e deciso al sostegno di una causa veramente umanitaria.
Tutti gli artisti, Anti-Record, e HEALING THE DIVIDE, doneranno il
ricavato delle vendite all’iniziativa di HEALING THE DIVIDE per la
Salute Tibetana: un progetto che fornisce un’ assicurazione sanitaria
e cure mediche ai monaci tibetani buddisti e alle suore deperiti e
impoveriti da anni di repressione. La vendita di ogni CD permette un
anno di cure sanitarie.
Nel concerto del 2003, Sua Santità il Dalai Lama ha affermato: “Mi dà
grande gioia vedere artisti e musicisti qui riuniti insieme a sostegno
del popolo tibetano e a sostegno della pace e della riconciliazione.
Dobbiamo fare ogni sforzo per incoraggiare l’amicizia tra i popoli”.
Tom Waits in quell’occasione aveva presieduto la serata. Quattro brani
tratti dalla sua performance di 50 minuti sono presenti nel CD di cui
un inedito: “Diamond in your mind” . Per i fan di Waits sarà un
piacere e una sorpresa ascoltare la sua voce ampia e drammatica
accompagnata dagli arrangiamenti spigolosi degli strumenti a corda…
nel disco si percepiscono inoltre geniali variazioni del walzer e
strane dissonanze che rimandano a Kurt Weill.
HEALING THE DIVIDE è un’organizzazione non profit fondata da Richard
Gere nel 2001, che cerca nella collaborazione soluzioni per le crisi
umanitarie. “La pubblicazione di questo CD ci aiuta ad innalzare la
consapevolezza circa le pessime condizioni in cui versano i tibetani,
sia dentro sia fuori dalla regione” spiega Gere. “I fondi raccolti non
solo ci permettono di cambiare positivamente la vita della gente
tibetana, ma ci permetteranno anche di promuovere i preziosi concetti
buddisti tibetani di pace e compassione”.
Waits comenta la sua partecipazione così: “I’m no fool. It’s a
spiritual insurance policy. Hell, at my age, the next group I put
together, everyone may be playing a harp. All kidding aside, I owed
His Holiness a favor. He did all my papers in school.”
La track-list del CD è:
The Gyoto Tantric Choir: “Invocation”
Anoushka Shankar: “Nivedan”
Nawang Khechong and R. Carlos Nakai: “Peace Chants”
Philip Glass and Foday Musa Suso: “The Gambia”
Tom Waits and Kronos Quartet w/Greg Cohen: “Way Down in the Hole”
Tom Waits and Kronos Quartet w/Greg Cohen: “God’s Away on Business”
Tom Waits and Kronos Quartet w/Greg Cohen: “Lost in the Harbor”
Tom Waits and Kronos Quartet w/Greg Cohen: “Diamond in Your Mind”
Per maggiori informazioni visita il sito:
www.anti.com
oppure www.healingthedivide.org
L'UNIVERSO IN RISONANZA
http://www.psicologiaquantistica.it
...Nel suo studio della meccanica quantistica al M.I.T., Ed Mitchell aveva
imparato che, a livello subatomico, la visione Newtoniana o classica – per
la quale tutto funziona in una maniera agevolmente prevedibile – era stata
da molto tempo rimpiazzata dalle teorie quantistiche più disordinate e
indeterminate le quali suggeriscono che l'universo, e il modo in cui esso
funziona, non sono proprio così ordinati come gli scienziati erano abituati
a pensare.
La materia, al suo livello più fondamentale, non può essere divisa in unità
esistenti indipendentemente , e neanche può essere completamente descritta.
Le particelle subatomiche non sono oggetti solidi come palle da biliardo, ma
pacchetti vibranti e indeterminati di energia che non possono essere
precisamente quantificati o compresi se presi in considerazione da soli.
Piuttosto sono schizofrenici,comportandosi a volte come particelle –
qualcosa di fisso e confinato in un piccolo spazio – e a volte come un'onda
– qualcosa di vibrante e più diffuso che si estende in un' ampia regione di
spazio e tempo – e altre volte contemporaneamente sia come onde che come
particelle.
Le particelle quantistiche sono anche onnipresenti.
Per esempio, quando transitano da uno stato energetico ad un altro stato
energetico, gli elettroni saggiano tutte le nuove orbite possibili nello
stesso momento, come un compratore di proprietà che cerca di vivere in ogni
casa dell'isolato nello stesso istante, prima di scegliere finalmente in
quale casa stabilirsi. E niente è certo. Non esistono posizioni definitive,
ma soltanto una probabilità per la quale un elettrone, per esempio, possa
essere in un certo punto; nessun evento determinato, ma solo la probabilità
che questo possa accadere. A questo livello della realtà niente è garantito;
gli scienziati devono accontentarsi di essere capaci soltanto di puntare
sulle probabilità. La cosa migliore che mai possa essere calcolata è la
probabilità – la verosimiglianza che, una volta effettuata una certa misura,
si ottenga un certo risultato secondo una certa percentuale. Le relazioni di
causa effetto non sono più mantenute al livello subatomico.
Atomi che sembrano stabili potrebbero all'improvviso, senza nessuna causa
apparente, fare esperienza di una qualche disgregazione interna;gli
elettroni potrebbero, per nessuna ragione, decidere di transitare da uno
stato di energia a un altro.
Quando si scruta la materia sempre da più vicino, questa non è neanche più
materia: non esiste neanche una singola cosa che si possa toccare o
descrivere, ma una schiera di personificazioni provvisorie, le quali si
mettono in mostra nello stesso momento. Piuttosto che un universo basato su
una statica sicurezza, il mondo e le sue relazioni, al livello più
fondamentale della materia, sono incerti e imprevedibili,uno stato di puro
potenziale, di infinite possibilità.
Gli scienziati ammettevano effettivamente l'esistenza di una concatenazione
universale nell'universo, ma soltanto nel mondo quantistico: il che vuol
dire il regno dell'inanimato e del non vivente. La fisica quantistica ha
scoperto una strana proprietà nel mondo subatomico,chiamata “non –
località”. Questa si riferisce all'abilità di un'entità quantistica, come un
elettrone individuale, di influenzare un'altra particella quantistica
istantaneamente oltre qualsiasi distanza, nonostante la mancanza di
qualsiasi scambio di forza o di energia.
La fisica quantistica ha suggerito che le particelle quantistiche, una volta
in contatto mantengono una connessione anche quando separate, in modo che le
azioni di una influenzeranno sempre l'altra, non importa quanto lontano
siano l'una dall'altra.
Albert Einstein aveva screditato questa “sinistra azione a distanza” che è
anche una delle ragioni principali per cui diffidava della meccanica
quantistica, ma questa è stata verificata in maniera definitiva da diversi
scienziati a partire dal 1982.
La non – località ha frantumato le vere fondamenta della fisica. La materia
non può essere considerata separata. Le azioni non devono avere una causa
osservabile su uno spazio osservabile. L'assioma più fondamentale di
Einstein non è corretto: a un certo livello della materia le cose possono
viaggiare più veloci della velocità della luce.
Le particelle subatomiche non hanno significato in isolamento, ma possono
essere capite solo nelle relazioni. Il mondo al suo livello più
fondamentale, esiste come una ragnatela complessa di relazioni
interdipendenti, per sempre indivisibili.
Forse l'ingrediente più essenziale di questo universo interconnesso è la
consapevolezza che l'osserva.
Nella fisica classica lo sperimentatore viene considerato un'entità
separata, un muto osservatore dietro il vetro, che cerca di capire un
universo che va avanti, sia che lui lo osservi o meno. Tuttavia come è stato
scoperto con la fisica quantistica, lo stato di tutte le possibilità di una
particella quantistica collassa in un'entità stabilita non appena viene
osservata o misurata. Per spiegare questi strani eventi, i fisici
quantistici hanno postulato che una relazione partecipativa esista fra
l'osservatore e l'osservato – queste particelle possono essere considerate
come esistenti in uno spazio e in un tempo solo “probabilmente”, fino a
quando vengono “perturbate” , e l'atto di osservarle o misurarle le forza in
uno stato determinato – un'azione simile al solidificare una gelatina.
Questa riflessione sbalorditiva ha anche implicazioni straordinarie riguardo
la natura della realtà.
Indica che la consapevolezza dell'osservatore dà vita all'oggetto osservato.
In ogni minuto di ogni giorno noi stiamo creando il nostro mondo.
Per Ed era un paradosso centrale il fatto che i fisici volessero farci
credere che i bastoni e le pietre avessero un insieme di leggi fisiche
diverso da quello delle particelle atomiche al loro interno; che ci dovrebbe
essere una legge per il minuscolo e un'altra per il grande, una per le cose
viventi, un'altra per la materia inerte.
Le leggi classiche sono senza dubbio utili per la proprietà fondamentali del
moto, per descrivere come i nostri scheletri ci sostengono o come i nostri
polmoni respirano come i nostri cuori pompano come i nostri muscoli
trasportano i pesi.
Molti dei processi basilari del corpo – il mangiare, il sonno, la funzione
sessuale – sono governati in verità da leggi fisiche....