NEWSLETTER_ILTK_POMAIA_AGOSTO_2009
NEWSLETTER – AGOSTO 2009
a cura della redazione di SIDDHI,
(quadrimestrale dell'ISTITUTO LAMA TZONG KHAPA di Pomaia,
spedito in abbonamento postale agli iscritti all'Istituto. Vedi SIDDHI in
www.iltk.it )
Per iscriverti con un nuovo indirizzo entra in www.iltk.it e segui le
istruzioni del link newsletter
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FUORI-PROGRAMMA:
PROGETTO PER LO STUPA DI GHESCE CIAMPA GHIATSO
Cari tutti,
il 14 agosto, alle ore 21, siete invitati a un incontro all'Istituto Lama
Tzong Khapa di Pomaia, che avrà per oggetto la costruzione dello stupa
dedicato a GHESCE CIAMPA GHIATSO (il lama residente di Pomaia che ha
lasciato il corpo nel 2007).
Abbiamo scelto questa data in occasione degli insegnamenti di Dagri Rinpoce,
perché è prevista la partecipazione al corso di molte persone, magari anche
la vostra; così potremo presentarvi i responsabili delle varie attività (
costruzione dello stupa, stampa degli tsa tsa, preparazione dei rotoli di
mantra, ecc.) e anche voi, volendo, potrete scegliere un settore per
contribuire a questa grande opera.
In tale occasione verrete a conoscenza anche delle questioni legate al sito
dove verrà costruito lo stupa e e delle caratteristiche generali del
progetto. Vi aspettiamo!
PORRE LE CAUSE SPIRITUALI
Cari discepoli e amici di Ghesce Ciampa Ghiatso,
se vogliamo incontrare Ghesce-la di nuovo in questa vita, nella sua nuova
reincarnazione, Lama Zopa Rinpoce ci ha consigliato di recitare 1000 volte
il Sutra della Luce Dorata e 1000 volte i Nomi di Manjushri.
I Nomi di Manjushri sono già stati recitati 969 volte, mentre il Sutra della
Luce Dorata è stato recitato solo 409 volte.
Allora chiediamo a ogni discepolo, ma anche ad ogni amico di Ghesce Ciampa
Ghiatso, di impegnarsi a recitare (o leggere) 2 VOLTE il Sutra della Luce
Dorata ENTRO META' SETTEMBRE.
Quando avrete completato la recitazione, fatelo sapere a Joan Nicell: e-mail
joan@....
Se ci impegneremo in 300 persone, a metà settembre avremo finito questa
impresa e avremo creato la causa spirituale per vedere di nuovo Ghesce-la
Il Sutra della luce dorata si può acquistare tramite www.jtkedizioni.org o
scaricare GRATUITAMENTE da www.iltk.it, link download. Coraggio!
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SOMMARIO
1. PROMEMORIA (AGGIORNATO) DELLE VARIAZIONI IMMINENTI
2. IL CALENDARIO DEI CORSI(agosto - settembre)
3. FOCUS ON (Dagri Rinpoce e altri)
6. ALTRI CENTRI E ASSOCIAZIONI
7.FESTIVAL DELLA MUSICA A CASTELLINA MARITTIMA (PI)
8. MASTERS PROGRAM ON-LINE: NUOVO TESTO
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• Lama MONLAM è in Italia. Sarà ospite dell'Istituto Lama Tzong Khapa dal
suo arrivo fino al 2 agosto. Se non sarà costretto ad andare a rinnovare il
visto, darà insegnamenti sul RIFUGIO NELLA VITA QUOTIDIANA dal 17 al 20 di
agosto. L'argomento gli è stato consigliato dal Dalai Lama stesso. Notizie
più precise , a giorni, in segreteria.
• Il corso MEDITAZIONE E AZIONE con monaci e monache si svolgerà dal 31
luglio alle ore 21 fino al 5 agosto alle ore 22.00. Sarà preceduto da una
presentazione introduttiva tenuta giovedì 30 luglio alle ore 21.00 dalla
ven.Lucia Bani , che guiderà anche la meditazione conclusiva di giovedì 6
agosto alle ore 7.30. Gli argomenti saranno anche un'occasione per parlare
della propria esperienza e pratica del Dharma.
La prima sessione del corso inizia la mattina alle 7 e l'ultima la sera alle
21.00/21.30. E' possibile partecipare anche un solo giorno.
IL PROGRAMMA:
ven.31 – ven.Daniela Ghielten Ciötso -Introduzione al buddhismo e
alla meditazione;
sab. 1 ag. - ven. Angela Thubten Khadro – Preziosa rinascita umana e
impermanenza;
dom.2 ag. - ven. Gabriele Tenzin Ginpa - Sofferenza e cause della
sofferenza;
lun. 3 ag. - ven. Osvaldo Thubten Tharpa - I dodici anelli
dell'originazione interdipendente;
mar. 4 ag. - ven. Lucia Tenzin Ciötso - Fiducia e Compassione;
mer. 5 ag. - ven. Isabella Posa - Le due bodhicitta
• Dal 17 al 20 agosto nuovo corso di Davide Cova: MEDITARE E DISTILLARSI
(vedi più avanti FOCUS ON)
• Dall'11 al 13 settembre KENSUR JAMPA TEGCIOK, nuovo argomento rispetto a
ciò che è apparso in Siddhi, terrà un corso sugli OTTO DHARMA MONDANI, OTTO
DHARMA COMUNI, ovvero le preoccupazioni comuni che provocano sofferenza e
comportamenti sbagliati.
•Il ritiro di Vipassana del 22 /27 settembre, condotto da Corrado Pensa e
Neva Papachristou (diversamente da come annunciato su Siddhi n.2 2009)
E' UN RITIRO PER NON-PRINCIPIANTI.
Per parteciparvi bisogna avere già fatto almeno un ritiro più breve con
Corrado Pensa o con Neva Papachristou.
E' necessario partecipare a tutto il ritiro. La prenotazione telefonica è a
partire dal 22 luglio presso la segreteria dell'Istituto Lama Tzong Khapa
(Cinzia-050 685654), con l'invio di caparra dopo aver ricevuto conferma
dalla segreteria.
• Le date della Revisione degli studi del Masters Program on-line 2009 sono
state modificate nel modo seguente:
23 /25 ottobre
20 /22 novembre
11/ 13 dicembre
• Per gli appassionati di shiné (shamatha in sanscrito) preannunciamo che
DOMARE L'ELEFANTE SELVAGGIO, il corso che terrà Ghesce Tenzin Tenphel dal 4
all'8 dicembre sarà un ritiro sul calmo dimorare (shiné) con molte sessioni
di meditazione e silenzio tra le sessioni.
• Il ritiro di MEDITAZIONE VIPASSANA con il maestro spirituale Mario
Thanavaro, dal 19 al 22 novembre, si terrà al centro di ritiri Pundarika
(www.pundarika.it)
2. IL CALENDARIO DEI CORSI (agosto-settembre)
Per la presentazione dettagliata dei corsi vedi www.iltk.it e per alcuni
corsi vedi FOCUS ON.
Corsi di buddhismo: colore rosso
Corsi di altre discipline: colore blu
AGOSTO
31 Luglio l 5 agosto
Meditazione e azione con monaci e monache
Presentazione introduttiva: giovedì ore 21.00-Inizio:venerdì mattina. Fine:
mercoledì sera
Meditazione conclusiva: giovedì ore 7.00
4 l 6 agosto Lia Luglio Esercizi di Light of Life Longevity con
ringiovanimento cellulare (vedi Focus On)
7 l 16 agosto Dagri Rinpoche La festa del saggio, insegnamenti e iniziazioni
7 l 16 agosto Silvia Bianchi Riconoscere la sofferenza, superare la
sofferenza
(Il corso è integrabile con quello di Dagri Rinpoce) (vedi Focus on)
14 agosto ore 21 - Presentazione e aggiornamento sul progetto STUPA per
GHESCE CIAMPA GHIATSO
17 l 20 agosto Carmen Mensink Dipingere il Buddha:
studiare e praticare il Dharma attraverso la pittura sacra
inizio:lunedì ore 10; fine:giovedì ore 19.30;(vedi Focus On)
17 l 20 agosto Davide Cova Meditare e distillarsi (vedi Focus On)
17 l 20 agosto Lama Monlam Il Rifugio nella vita quotidiana (il Rifugio nel
Buddha, nel Dharma e nel Sangha
22/29 agosto Helga e Karl Riedl Il sentiero della presenza mentale. Ritiro
di consapevolezza nella tradizione di Thich Nhat Hanh
Per una presentazione dettagliata di tutti i corsi, escluse le novità, vedi
nel web site www.iltk.it a PROGRAMMA
SETTEMBRE
4 l 6 settembre Rev.Annamaria GyoEstu Epifanìa Monaca Zen e Danzatrice
Corpo che medita – Corpo che danza
4 l 6 settembre Silvia Bianchi Meditare sulla morte ed elaborazione del
lutto
Psicologia occidentale e buddhismo tibetano
3 l 6 settembre
Nanni Deambrogio (ritiro) Aprire la porta alla liberazione
10 l 14 settembre IL GIARDINO DELLA GUARIGIONE Dott. Nida Chenagtsang Master
in medicina tradizionale tibetana 1° modulo del 3° anno
11 l 13 settembre
Kensur Jampa Tegchok
Gli otto dharma mondani, otto dharma comuni
18 l 20 settembre ALLA SCOPERTA DEL BUDDHISMO Patrick Lambelet Come
trasformare i problemi in felicità
18 l 20 settembre Vania Tesser Revisione del Basic Program on-line
18 l 20 settembre IL GIARDINO DELLA GUARIGIONE Giada Campanino Pratica di
Medicina Tradizionale Tibetana (MTT)
18 l 20 settembre (centro ritiri di Pundarika) Vincenzo Tallarico
Psicologia archetipica contemplativa 2°: riconoscere e potenziare la propria
saggezza.
22 l 27 settembre Corrado Pensa Neva Papachristou Ritiro di vipassana (per
non – principianti)
27 sett. l 4 ott. B. Alan Wallace (ritiro) La via di Shamatha
Per una presentazione dettagliata di tutti i corsi, escluse le novità, vedi
nel web site www.iltk.it a PROGRAMMA
3. FOCUS ON
Con la sua aria pacifica e benevola, il suo stile di insegnare moderno e
acuto, lama Dagri Rinpoce sta attirando l'attenzione di molti italiani,
giovani e maturi, interessati al buddhismo come stile di vita.
7 l 16 agosto
Dagri Rinpoce
La festa del saggio,
insegnamenti e iniziazioni
Insegnamenti: Dagri Rinpoce baserà i suoi insegnamenti sul testo: Le
Quattro Nobili Verità, porto per coloro che aspirano alla liberazione, festa
del saggio, di Gon-Chok Den-Pe Dron-me (Gung-Tang Rinpoce) e successivamente
su le Lettere di Nagarjuna(aperto a tutti)
Iniziazione di Mahakala Bianco (data e requisiti da definire)
Il lama Dagri Rinpoce è nato in Tibet nel 1958 ed è considerato la
reincarnazione di uno dei più importanti lama di Lhasa (che fu insegnante,
tra gli altri, di Lama Thubten Yeshe, fondatore dell'Istituto Lama Tzong
Khapa). Dopo la sua fuga in India, Rinpoce ha completato 17 anni di studio
dei testi classici buddhisti, ricevendo alla fine il titolo di ghesce
lharampa, la più alta qualificazione negli studi tradizionali. Il suo modo
semplice e moderno di insegnare piace molto agli occidentali ed è invitato
spesso in Europa. Per saperne di più vedi articolo in questo numero.
• dal 4 al 6 agosto
Lia Luglio
Esercizi di Light of Life Longevity
con ringiovanimento cellulare
Si tratta di un potente sistema anti-aging per migliorare l'energia, avere
il controllo sul peso e salute, risvegliare la bellezza. Una serie di
movimenti e posizioni che favoriscono il benessere fisico. Sono adatti a
persone di ogni età e non richiedono prerequisiti particolari. Se praticato
con costanza e unitamante a The Light of Life, la componente di longevità è
moltiplicata molte volte. Gli esercizi ringiovaniscono e aiutano a mettere
indietro l'orologio. Mentre imparate gli esercizi di longevità siete anche
immersi per tutto il giorno in una potente ambrosia dal potere terapeutico e
ringiovanente. Non sono semplici movimenti fisici; contengono una poderosa
conoscenza codificata al loro interno, che ringiovanisce a livello
energetico e cellulare. Possono partecipare persone di qualsiasi età e
condizioni di forma.
Howard Lee, al quale si deve questo metodo, è nato in Cina nel 1939, ha
studiato medicina cinese e agopuntura negli stati Uniti ed è maestro di Kung
Fu. Da quarant'anni svolge la sua attività di guarigione e trasmissione
dell'energia di The Light of Life a vantaggio degli altri. Apprezzato e
ammirato dallo scrittore sciamano Carlo Castaneda, che gli ha dedicato il
famoso libro Il Fuoco dal Profondo, ha aiutato star del cinema, medici,
manager, insegnanti, artisti, psicologi, studenti che hanno tratto grandi
benefici a livello fisico e mentale. Negli Stati Uniti ha fondato The Light
of Life Institute. Vive attualmente in Italia, prepara istruttori in tutto
il mondo e organizza corsi e seminari (www.thelightoflife.com).
Il corso è condotto da Lia Luglio, istruttore ufficiale di The Light of Life
di Howard Lee.
Lia Luglio da venti anni è impegnata nello studio delle filosofie orientale
e nelle pratica che da esse deriva. Partecipa costantemente a seminari
inerenti alla sua preparazione. E' insegnante di Light of Life Longevity,
uno stile di vita che consiste in una serie di movimenti fisici e posture,
secondo la scuola di Howard Lee, maestro e sciamano riconosciuto in tutto il
mondo. Questi esercizi rivelano una comprensione globale delle diverse
dimensioni della longevità, che vanno ben oltre la salute fisica e un
teorico benessere. Gli effetti curativi di queste techiche si manifestano
nelle aree dove vi è uno scompenso ed esiste una necessità. Curano eventuali
insonnie, anche dopo poco tempo, rafforzano i corpi energetici e la
vitalità, e non solo.
• dal 7 al 16 agosto
Silvia Bianchi
Riconoscere la sofferenza,
superare la sofferenza
Questo argomento verrà svolto dal punto di vista buddhista da Dagri
Rinpoce, durante questo stesso periodo, commentando le Quattro Nobili
Verità, e si consiglia, ma non è obbligatorio, di fare entrambi i corsi, in
quanto l'uno integra l'altro. Attraverso un approccio esperienziale - giochi
di ruolo, lavoro di gruppo, meditazioni, simulate e visualizzazioni -
vedremo come riconoscere, accogliere e superare la sofferenza.
Silvia Bianchi è psicologa-psicoterapeuta (formazione psicosintetica, SIPT).
Lavora da vari anni come psicologa e psicoterapeuta per l’Associazione
Nazionale Tumori (pazienti terminali, famiglie in crisi o/e processo del
lutto, malati di tumore in fase di guarigione) e ha collaborato con diversi
hospice ed ospedali. Discepola di Ghesce Ciampa Ghiatso dal 1991, ha
completato il Masters Program di sette anni all’ILTK. Tiene corsi
teorico-esperienziali come didatta-psicoterapeuta di psicologia buddhista ed
occidentale presso ILTK, ANT, SIPT e ospedali. Esercita anche privatamente.
• Da Lunedì 17 agosto alle 21
a giovedì 20 agosto alle 12.30
Meditare e distillarsi
Laboratorio di crescita personale e conoscenza di sé secondo il Buddhadharma
Mahayana.
Ideato e condotto da Davide Cova
Contenuti:
* Meditazione di consapevolezza Mahayana [“Vipassana”]
* Meditazione visualizzata
* Meditazione analitica
* Teoria: Le basi epistemologiche della trasformazione mentale buddista
Mahayana. Meditazione come conoscenza di sé.
* Hatha-Yoga classico.
Il ritiro intende esplorare la prassi della trasformazione mentale
meditativa, come tramandata nella tradizione buddhista tibetana. Ogni
giornata si basa su sessioni meditative formali sedute e camminate, scandite
da una sessione teorica sul Buddhadharma, da domande-risposte e da una
sessione di Hatha-Yoga classico. Il corso si fonda sull’esperienza diretta
in prima persona e viene integrato da solide basi teoriche. Ci offre la
piattaforma necessaria ad avviare - o ad integrare - una pratica meditativa,
trasformativa e di conoscenza di sé stabile nel nostro quotidiano. Il corso
si rivolge a tutti coloro che abbiano interesse applicativo per la pratica
appassionata della trasformazione mentale. L'auto-conoscenza e l'apertura
del cuore sono trama e ordito della ricerca che andiamo a tessere insieme,
permettendo con ciò di esplorare con continuità e profondità il luminoso
potenziale trasformativo della nostra mente.
Ulteriori informazioni:- www.davidecova.it
Nota biografica:
Davide Cova (*1968, Milano) è stato per dieci anni allievo del Venerabile
Lama Geshe Ciampa Gyatso, che ha lasciato il corpo nel dicembre 2007.
Ha frequentato e concluso il corso settennale a tempo pieno 'Masters Program
in Studi Buddhisti' presso l'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, ed è stato
monaco buddhista per tre anni. Al termine del Masters Program, ha compiuto
un pellegrinaggio di quattro mesi ai siti buddhisti dell'India e a quelli
cristiani in Medioriente. Al ritorno è stato in ritiro meditativo
individuale e isolato per 16 mesi.
Ha ideato e conduce corsi, seminari e ritiri sulla trasformazione mentale
buddhista, e partecipa come relatore a convegni e conferenze su questo tema.
Insegna prassi meditativa, filosofia e psicologia buddhista, hatha-yoga
classico in accordo agli Yoga Sutra di Patañjali dal 1995 in molteplici
sedi.
La sua formazione in ambito buddhista prosegue sotto la guida del seguito di
Sua Santità il XIV Dalai Lama, ovvero il venerabile Dagri Rinpoce, il
venerabile Kensur Jhado Rinpoce e il venerabile Dagyab Rinpoce.
Offre sedute individuali di Counseling e Formazione Biosistemici, orientati
alla consapevolezza.
Ulteriori informazioni:- www.davidecova.it
Carmen Mensink
17 l 20 agosto
Dipingere il Buddha:
studiare e praticare il Dharma attraverso la pittura sacra
inizio:lunedì ore 10;
fine:giovedì ore 19.30;
Chi ha partecipato al corso di aprile può portare il proprio disegno e
cominciare a dipingerlo su tela. I nuovi studenti disegneranno il Buddha
prima sulla carta e poi cominceranno a riprodurlo sulla tela(o dipingeranno
l'immagine su carta con matite colorate). In questo incontro imparerete
tutto sul Buddha, gli elementi del paesaggio e le tecniche tradizionali per
dipingere le tangka. In questi giorni vi saranno proiezioni di diapositive e
conversazioni sul contesto storico e culturale in cui nasce e si sviluppa
in Tibet la pittura su tele arrotolabili (tangka). Vi saranno meditazioni
guidate e recitazione di mantra di Buddha Shakyamuni.
Materiale:
Per disegnare: verrà fornito dall'Istituto ma se volete portare da casa
almeno 2 fogli formato A2, un righello di 30-50 cm, matite HB (se possibile
matite porta-mine), una gomma (preferibilmente morbida e malleabile)
Per colorare a matita: portare le matite
Per dipingere portare:
-una tela a superficie morbida e fine, preferibilmente 50x65 cm.,
colori gouache, preferibilmente di marca Windsor&Newton
colori: portate ciò che avete, ma come minimo: permanent white, indigo,
madder carmine or alazarin crimson, flame red, burned siena and golden
yellow
Pennelli: alcuni pennelli fini (nr.00,0,1,2,3 e 4) e alcuni pennelli medi (
nr.6, 8,10)
Carmen Mensink è nata in Olanda nel 1972, si è diplomata alla Kampen Academy
of Arts nel 1995 come disegnatore grafico e nel 1996 ha completato una
specializzazione in tipografia alla The Hague Royal Academy of Art.
Tre anni dopo ha incontrato Andy Weber , famoso pittore occidentale di
tangka e si è appassionata a questo soggetto, studiandolo per cinque anni
nei minimi dettagli. Pur lavorando come grafico e designer, non ha mai
abbandonato le tangka, che per lei sono un modo congeniale di meditazione.
Per saperne di più www.carmenmensink.com
6. ALTRI CENTRI E ASSOCIAZIONI
L'ISTITUTO LAMA TZONG KHAPA di Pomaia, editore di questa newsletter, declina
ogni responsabilità per le iniziative e le attività che non siano
organizzate espressamente dall'Istituto stesso.
- CENTRO DI RITIRI PUNDARIKA - Riparbella (PI)
Vedi www.pundarika.it per il programma completo, che comprende corsi
organizzati sia dall’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, sia dal centro
stesso. Info e iscrizioni 0586.699077 -338.6759340
- NUOVO SITO dell’associazione DHARMANEKOR VIAGGI
Sito Web: www.dharmanekor.altervista.org
Email: dharmanekor@...
Per i viaggi programmati in India e Paesi attigui vedi il sito.
-CENTRO FPMT SANGYE CIOELING- SONDRIO
Per i pellegrinaggi nell'agosto 09 in Ladak Zanskar, nell'ottobre '09 a
Dharamsala, nel gennaio 2010 a Bodhgaya in occasione degli insegnamenti di
Sua Santità il Dalai Lama in India, più il blog DALAI LAMA NEWS sui tragici
eventi in Tibet e le varie iniziative organizzate dal Centro, vedi il sito
http://www.sangye.it/ , dove potete scaricare l'audio completo in italiano
dei recenti INSEGNAMENTI di Sua Santità a Sarnath India ed ampi appunti
sugli insegnamenti di Sua Santità a Sarnath 01.09, Dharamsala 10.08, Nantes
08.08, Milano 12.07, Amburgo 07.07, Kalachakra Amravati ’06, Zurigo '05,
Kalachakra Graz '02, Ladakh '02, Kalachakra Ky Gompa 2000, Kalachakra
Barcellona '94. Il 30-31 maggio saremo a Copenhagen per ascoltare gli
insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama e per l'occasione comporremo delle
pagine del nostro blog, come abbiamo già fatto in precedenza. Chi non potrà
esserci potrà seguire l'evento dal nostro sito. Fate passaparola...
- RITIRO DI NEVA PAPACRISTOU
Dal 29 ottobre al 1 novembre 2009 si terrà un ritiro di Vipassana nella
terra delle Puglie ,condotto da Neva .(Neva Papachristou pratica la
Vipassana da vari anni. IL suo principale insegnante è stato Corrado Pensa.
Ha inoltre studiato e praticato il Dharma con insegnanti dell’Insight
Meditation Society e di Gaya House in Europa ed in Usa. Traduttrice di testi
Dharma,è laureata in filosofia. Insegna la meditazione Vipassana con corsi
e e seminari presso A.M.E.C.O, conduce ritiri di meditazione intensiva ,
con Corrado Pensa e dal 2006 anche autonomamente)
La prenotazione al corso potrà essere effettuata dal 22 al 29 settembre
chiamando il numero telefonico : 099.339249; lasciando il vs. recapito
telefonico di rete fissa , oppure tramite e.mail all’indirizzo di posta
elettronico: ventura51@...
- CENTRO MINDFULNESS PROJECT DI MILANO
Via Cenisio 5 - 20154 Milano
Nato nel 2007 dall'esperienza dell'associazione Mindfulness Project
(costituita da psicoterapeuti e insegnanti di buddhismo).
Vedi date di corsi e programmi in www.mindproject.com
Contatti: Dott.ssa Grazia Sacchi, centromilano@...,
tel.3468461064
7. FESTIVAL DELLA MUSICA A CASTELLINA MARITTIMA (PI)
Dal 12 al 16 agosto, durante il FESTIVAL DELLA MUSICA a Castellina Marittima
(vicino a Pomaia), l'Istituto Lama Tzong Khapa sarà presente con una
bancarella dei prodotti e del materiale sulle sue varie attività.
8. MASTERS PROGRAM ON-LINE: NUOVO TESTO
A settembre inizierà il secondo testo classico del Masters Program che ha
come argomento la Via di Mezzo (madyamika). L’FPMT Masters Program, iniziato
nel gennaio 2008 a Pomaia, prevede anche un Masters Program on-line, un
programma di studio per corrispondenza utilizzando la moderna tecnologia
informatica. Chi intendesse conoscere o studiare questo secondo argomento
via on- line troverà tutte le informazioni necessarie in in
www.iltk.it/mp/on-line
FINE
Istituto Lama Tzong Khapa
Associato alla FPMT e all’U.B.I.
Via Poggiberna, 9 Pomaia 56040 (Pisa) ITALY
Tel. 050.685654 - Fax 050.685695
Indirizzo ILTK (generico): iltk@...
Reception e prenotazioni: segreteria@...
Coordinatore spirituale: spc@...
Redazione di Siddhi: siddhi@...
Un matrimonio lungo e felice è il segreto del benessere
Fonte: www.cybermed.it
Le persone che si sposano e restano sposate con la stessa persona per molti
anni godono di una salute migliore di chi è single, a meno che non perdano
il coniuge: il lutto è un grosso peso non solo psicologico ma anche per la
salute fisica, secondo uno studio americano. Da sempre le ricerche indicano
che le persone sposate tendono ad avere una salute migliore di chi è solo.
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno trovato risultati in linea con quanto
già emerso in passato: interrogando coppie sposate da molti anni (persone di
mezza età o anziane) hanno visto che queste godevano di un miglior stato di
salute e benessere rispetto ai coetanei che non erano mai stati sposati.
Riferivano anche di meno sintomi di depressione e gli anziani erano più
autonomi rispetto ai single. Tuttavia, gli adulti divorziati o vedovi
risultavano avere uno stato di salute peggiore rispetto ai mai sposati: più
malattie croniche, più problemi di mobilità e autonomia, come si legge sulla
rivista Journal of Health and Social Behavior.
Risposarsi sembra aiutare a mitigare gli effetti di un precedente divorzio o
perdita del coniuge. Ma chi gode veramente di una salute di ferro è chi è
rimasto sposato una vita con la stessa persona: “La rottura del matrimonio,
che sia tramite la morte del coniuge o il divorzio, è uno degli eventi più
stressanti della vita ed esige un alto prezzo sulla salute fisica e
mentale”, spiega la ricercatrice Linda J. Waite, professoressa di sociologia
alla University of Chicago. “La salute è come denaro messo in banca. Restare
nello stesso matrimonio tutta la vita vuol dire continuare ad accumulare
risparmi, ovvero salute. Divorziare vuol dire spendersi tutto”.
I risultati dello studio si basano sui dati di oltre 9.100 americani dai 50
anni in su intervistati nel 1992. Il matrimonio dunque è una valida cura per
ogni male? Purché sia felice, dicono i ricercatori americani: “Noi non
abbiamo indagato sulla qualità del matrimonio. Chi vive in un matrimonio
infelice ha gli stessi problemi di salute di chi è solo: depressione,
pressione alta, patologie cardiache”.
H.A.A.R.P.: l'arma più distruttiva che sia mai stata inventata
Autore: Zret
Proponiamo alcuni estratti da un articolo scritto da Alessio Di Benedetto ed
intitolato Angeli, non suonate quest'arpa. Come è noto, con H.A.A.R.P. si
intende un gigantesco sistema di antenne ubicate a Gakona (Alaska), il cui
scopo ufficiale è lo studio della ionosfera, ma che in realtà è una potente
arma per manipolazioni climatiche e tettoniche. Occorre ricordare che
impianti simili, altrettanto potenti, sorgono anche altrove, in Svezia,
Russia, Francia, Italia... Lo studio di Alessio Di Benedetto è un contributo
fondamentale, poiché dovuto ad un esperto nel campo delle frequenze:
l'autore, infatti, è docente di Storia ed estetica musicale presso il
conservatorio di Foggia. Ha scritto numerosi libri di argomento musicale, in
cui spazia dalla storia antica alla fisica, dalla simbologia alle scienze di
frontiera. Le sue numerose pubblicazioni hanno riscosso grande successo di
critica e di pubblico. Chi meglio di Di Benedetto dunque, abituato a
disquisire di armoniche, frequenze, vibrazioni... può comprendere i veri
fini di H.A.A.R.P.? Il testo illumina, con mirabile chiarezza e sulla base
di investigazioni scientifiche, la relazione tra risonanza Schumann, la
pulsazione naturale della Terra, e l'inquinamento elettromagnetico.
E’ doveroso ringraziare ancora una volta il gentilissimo Dottor Gianni
Ginatta che ci ha segnalato l’articolo. Validissimo ricercatore, animato dal
sincero desiderio di verità, al Dottor Ginatta vanno i nostri attestati di
stima per la sua abnegazione e per il suo disinteressato sostegno.
L'uomo materialistico, assetato di potere e di odio per il mondo ed il
creato, ha messo a punto un sistema di distruzione del Canto della Terra, la
cui voce risuona alla frequenza di 7,83 htz. Ci riferiamo al Progetto
H.A.A.R.P., un vero e proprio piano di manipolazione mentale, per
controllare il nostro modo di pensare. Esso è stato realizzato dai poteri
forti statunitensi attraverso l'emissione nell'atmosfera di segnali sonori
molto bassi (infrasuoni) che interferiscono con il flusso di onde analoghe
irradiate dal cervello umano. Non dimentichiamo che, dal punto di vista
della Fisica vibrazionale, tutti i processi biologici dipendono dalle
interazioni dei campi elettromagnetici e gravitazionali. Qualsiasi attività
umana organica e vitale pulsa in risonanza con la frequenza Schumann. La
nostra stessa salute dipende dall'accordo con siffatto suono. L'alterazione
artificiale di cui è fatta oggetto questa frequenza della Terra ci impedisce
di sognare, di fantasticare, d'inventare, di stare in pace con noi stessi e
con gli altri.
[...] Il cervello emette onde che, nello stato di veglia, funzionano
all'incirca tra 13 e 33 hertz (onde Beta) o che durante lo stato di
meditazione profonda variano tra 3 e 7 hertz. Le onde Alfa (7-12 hertz) si
sprigionano nel dormiveglia o in una condizione meditativa leggera. Infine
vi sono le onde Gamma (34-60 hertz) che sono preposte a collegare tempo e
spazio a livello neuronale e ad interrelare la realtà in quanto
interpretazione complessiva (memoria e coscienza). L'uomo è il prodotto di
un'interferenza d'onda generata tra il suo campo elettrodinamico e la
risonanza di cavità Schumann. Il cervello umano è un complicatissimo
congegno ricetrasmittente. Ne consegue che le turbolenze geomagnetiche
causate da H.A.A.R.P. e dall'innalzamento della temperatura terrestre
(provocato anche dalle scie chimiche, n.d.r.), provocano disturbi mentali e
del comportamento. L'elettrosmog potrebbe oggi causare cambiamenti evolutivi
incontrollabili e distruggere alcune specie viventi nonché scatenare
attacchi cardiaci, tentativi di suicidio, crimini efferati...
La cassa di risonanza Terra-Ionosfera subisce delle modulazioni naturali
derivanti dalle macchie solari, dal ciclo lunare, dalle maree che variano lo
spessore risonante della biosfera. Progetti come H.A.A.R.P., che riscaldano
o eliminano la ionosfera, costituiscono potenzialmente una minaccia di
proporzioni catastrofiche per gli equilibri armonici degli esseri viventi e
del pianeta.
L'innalzamento della risonanza Schumann deriva da immissioni di reti
elettromagnetiche artificiali e di cluorofluorocarburi che stanno
distruggendo l'ecosistema vibrazionale terrestre. Nulla a che vedere dunque
con la ventilata elevazione della coscienza planetaria.
[...] Già nel 1915 Nikola Tesla rilasciò un'intervista al New York Times in
cui affermò che era possibile alterare la ionosfera. Variando le frequenze
in gioco ed i tempi di esposizione, si possono ottenere i seguenti
risultati:
- influire in maniera drastica sul tempo atmosferico;
- provocare terremoti;
- interferire con le onde cerebrali di uomini ed animali;
- generare esplosioni nucleari senza ricaduta radioattiva;
- eseguire la tomografia della Terra;
- irradiare calore persino in bunker situati a grandi profondità;
- eliminare le comunicazioni su aree specifiche vaste, mantenendo quelle
militari.
La ionosfera è simile ad una sottile pelle protettiva contro le particelle
ad alta energia che viaggiano verso la Terra dal Sole. Dan Eden ricorda che
persino un buco temporaneo o uno strappo in questo campo ionizzato potrebbe
produrre delle mutazioni genetiche e persino la morte. Alcuni scienziati
temono pure che la ionosfera potrebbe collassare per uno squilibrio
elettrico.
[...] Siamo perciò di fronte ad una delle armi geofisiche il cui potere
devastante non ha confini e che è in grado di produrre alluvioni o siccità,
esplosioni radianti a qualsiasi altitudine e sotto la crosta terrestre,
provocando terremoti di qualsiasi entità.
Articolo originale commentato dai lettori
http://www.tankerenemy.com/2009/03/haarp-larma-piu-distruttiva-che-sia-mai.h
tml
Fonti: tankerenemy.com - Scie Chimiche (Chemtrails)
UN ANTESIGNANO dell'ENERGIA ORGONICA?
di Roberto Maglione
Anassimandro potrebbe quindi essere considerato come colui che per primo,
nella storia del mondo occidentale, ha postulato e ci ha tramandato l'idea
di un fluido invisibile, massa-esente, onnipresente nell'universo, in
costante movimento da cui hanno origine la materia e la vita. Reich può a
ragion veduta essere invece considerato il primo vero scienziato moderno che
ha capito la presenza nel cosmo di una verità senza tempo né confini...
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/un-antesignano-della-energia-orgon
ica.php
Reich trascorse tutta la sua vita ad indagare e studiare le peculiarità di
un principio energetico che risultava nuovo a quel tempo alla fisica
tradizionale. Vide che era una energia positiva per la vita e che si trovava
dappertutto e che volle chiamare energia orgonica. Tuttavia Reich spesso la
identificava anche come bio-energia od energia vitale. Verso la fine degli
anni '30, studiando la biogenesi ed i bioni, la chiamò anche energia
bio-elettrica.
Reich fu il primo, nella storia della scienza, che riuscì a misurare ed a
quantificare questa energia vitale. Vide che poteva essere individuata e
misurata al suolo, nell'atmosfera, e negli organismi animali e vegetali, per
mezzo di un termometro, di un l'elettroscopio, e di un contatore
Geiger-Muller.
Tuttavia, Reich non è stato l'unico nei secoli a studiare questa nuova forma
energia. Infatti, oltre ad essere stata investigata da numerosi scienziati
nei secoli scorsi, essa è stata anche oggetto di interesse sia da parte di
filosofi e di scuole filosofiche antiche oltre che di sciamani,
chiaroveggenti e di intere società primitive.
Già gli antichi cinesi riconoscevano l'esistenza di un'energia, chiamata
Chi, che scorreva all'interno del corpo umano ed a cui faceva riferimento la
tecnica dell'agopuntura. In alcuni libri in India, si parla di una forza
vitale chiamata Prana. Questa scorreva nel corpo lungo meridiani ed alcuni
disegni riportano i punti energetici di maggior interesse sul corpo degli
elefanti, molto simili a quelli visti per l'agopuntura in Cina. Entrambe le
culture affermavano che questa energia veniva assorbita dall'organismo
attraverso la respirazione, e fluiva all'interno di esso lungo i meridiani.
Quando questo flusso veniva bloccato od ostacolato si instauravano le
condizioni per lo sviluppo della malattia.
In seguito, anche in Occidente si svilupparono correnti filosofiche che
sostenevano la presenza di un'energia negli esseri viventi e nel cosmo. Nel
terzo secolo prima di Cristo, Hermes Trismegistus, la chiamò Telesma;
Ippocrate, nello stesso periodo, la denominò Vis Medicatrix Naturae, mentre
nell'antica Grecia Aristotele la volle nominare Quintessenza. Nel sesto
secolo dopo Cristo, in Polinesia e nelle Hawai, una simile energia veniva
chiamata Mana.
Più tardi, nel sedicesimo secolo, Paracelso la chiamò Munia. Un secolo più
tardi, Keplero la chiamò Facultas Formatrix. Goethe, verso il diciottesimo
secolo, cominciò a parlare di un'energia cosmica a cui diede il nome di
Gestaltung, mentre nello stesso periodo, Galvani elaborava il concetto di
Energia Vitale. Poco più tardi, Mesmer discusse di un Magnetismo Animale
come di un fluido atmosferico che circondava, caricava ed animava tutti gli
esseri viventi. Un simile concetto fu elaborato anche dallo scienziato
tedesco von Reichenbach in seguito a numerosi anni di studio e ricerca. Vide
la presenza di un'energia in natura le cui leggi non rispondevano a quelle
della fisica tradizionale, che volle chiamare Odic Force.
Successivamente, Freud, studiando il comportamento degli esseri umani,
individuò un'energia che non riuscì a quantificare completamente e che
chiamò Libido. Agli inizi del secolo scorso, il filosofo francese e premio
Nobel, Bergson elaborò una teoria dell'evoluzione basata sulla dimensione
spirituale della vita umana. Alla base di questo processo vi è uno slancio
vitale o elan vital che è energia pura, libera da implicazioni finalistiche
o deterministiche.
Nello stesso periodo lo scienziato russo Lakhovsky individuò l'esistenza di
una sostanza immateriale, infinitamente sottile, intangibile ed impalpabile
che penetra tutti i corpi, gli esseri viventi ed i mondi estendendosi
nell'immensità dell'universo e nei vuoti interastrali. Chiamò questa
sostanza Universione. Secondo Lakhovsky essa è la promateria da cui
derivano, per condensazione, tutti i corpi materiali e gli esseri viventi.
Più recentemente Burr, della Yale University, constatò la presenza di un
potente campo elettrodinamico in natura che influenza sia le condizioni
meteorologiche sia gli esseri viventi. Il biologo Sheldrake sviluppò una
teoria, simile a quella di Burr, che si basa su un'energia che chiamò
Morphogenetic Field. Lo scienziato francese Kevran, dopo numerosi anni
passati a studiare la trasmutazione degli elementi chimici negli esseri
viventi, scoprì che in animali sottoposti ad una dieta ricca di silicati, la
silice veniva trasformata in calcio. I risultati che ottenne, confermati
anche da ricerche indipendenti sia in Europa che in Giappone, gli
suggerirono la presenza di una qualche sconosciuta forma di una potente
energia biologica che guida le trasmutazioni.
Tra i fisici del secolo scorso spicca Miller, che con i suoi esperimenti
dimostrò l'esistenza di un etere nel cosmo. Dimostrò che l'etere, in
condizioni dinamiche, viene riflesso dai metalli, come aveva constatato
anche Reich. Il chimico italiano Piccardi, studiando il comportamento
chimico-fisico dell'acqua, dimostrò che le sue proprietà potevano essere
influenzate da una forma di energia cosmica sconosciuta, molto simile ad un
forte magnetismo e correlata alle macchie solari.
Contemporaneamente, il fisico russo Grishenko individuò, come responsabile
della struttura energetica del corpo fisico di un organismo, una corrente
fredda di plasma che volle chiamare bioplasma. Recentemente Inyushin,
ricercatore dell'Università del Kazakhstan, ad Alma Ata in Siberia, giunse
alla conclusione che il corpo di bioplasma è lo stesso corpo eterico delle
filosofie e delle dottrine orientali.
Un discorso a parte merita il filosofo naturale pre-socratico Anassimandro.
Discepolo di Talete, nacque a Mileto, in Asia Minore, attorno al 610 a.C.
Dedica tutta la sua vita a studiare i fenomeni naturali ed alla ricerca di
un unico principio presente in natura da cui tutte le cose hanno origine.
Pochi sono gli scritti che ci sono pervenuti. Ad oggi conosciamo solamente
alcuni frammenti che parlano di cosmologia. Tuttavia, Anassimandro sembra
che si sia interessato anche di geografia, geologia, biologia e di
biogenesi. Fu il primo a concepire il concetto di spazio-tempo. Inventò e
costruì il primo orologio solare, dando quindi concretezza alla valutazione
dell'insieme spazio-tempo come lo intendiamo oggi, e a rendere possibile la
misurazione di tali parametri.
Ha individuato in un fluido o elemento primordiale, invisibile, sintropico,
che ha voluto chiamare àpeiron, l'origine e la causa di tutte le cose.
L'àpeiron non ha qualità né limiti come invece possiedono sia la materia
vivente che non vivente.
Secondo Anassimandro l'àpeiron è il principio da cui deriva tutta la realtà,
dove tutta la realtà va a finire e in cui tutta la realtà permane.
Sottolinea inoltre che questo principio universale è caratterizzato da
qualità sintropiche. Da esso si generano le cose, non in modo caotico, ma in
maniera intelligente, secondo un ordine preciso e non casuale, in accordo a
ben definite leggi naturali.
Un'altra caratteristica molto importante dell'àpeiron è il movimento.
Questo fluido, principio di tutte le cose, è sempre in costante movimento,
con moto rotatorio. Ed è proprio grazie a queste proprietà che si formano
la materia ed i mondi.
Introduce inoltre il concetto di universo infinito. Il nostro pianeta non è
il solo esistente nell'universo ma esistono infiniti mondi come quello in
cui viviamo. Vede l'universo come caratterizzato da un oceano di àpeiron
dove gli infiniti mondi sono distribuiti qua e là. Tali mondi sono realtà
ben definite e lo spazio esistente tra questi è completamente riempito da
questo fluido onnipresente.
Inoltre, Anassimandro dà molta importanza all'acqua nella formazione delle
cose e della vita. E' talmente importante che sembra quasi venga considerata
come parte integrante ed insostituibile nell'azione dell'àpeiron nella
formazione della materia e della vita. Il concetto di acqua come base e
fonte di vita e della materia proviene dagli insegnamenti di Talete, suo
maestro, il quale la vedeva, al contrario di Anassimandro, come il principio
universale legato alla formazione di tutte le cose.
E' evidente che le qualità con cui Anassimandro identificava questo
principio formativo sono molto simili a quelle individuate per via
scientifica, secondo il metodo sperimentale di Galileo, da Reich con
l'energia orgonica.
Anche l'energia orgonica, come l'àpeiron, è il principio energetico da cui,
secondo Reich, hanno origine sia le cose viventi che quelle non viventi, che
riempie tutto l'universo, e favorisce il movimento traslatorio dei pianeti
nella galassia, come fa l'acqua del mare con delle palline da ping-pong che
galleggiano in superficie.
Reich trovò l'energia orgonica presente dappertutto in natura. Dapprima
studiando gli esseri viventi, la vide nell'organismo, e qui è in pieno
accordo con il Prana ed il Chi orientali. Purtroppo nulla ci è stato
tramandato da Anassimandro per quanto riguarda le funzioni dell'àpeiron
negli esseri viventi. E' quindi impossibile fare un paragone a riguardo.
Successivamente la osservò inoltre in natura ed ipotizzò la sua presenza
ovunque nel cosmo, arrivando verso la fine della sua vita a chiamarla
energia orgonica cosmica.
L'energia orgonica è in continuo flusso, quindi è presente sempre in
condizioni dinamiche, come ipotizzava anche Anassimandro, ed inoltre, si
muove di moto rotatorio. E qui è straordinaria le similarità fra i due
principi energetici. Entrambi possiedono qualità dinamiche e si muovono di
moto traslatorio e rotatorio. La materia e tutte le cose hanno origine, per
entrambe, dalla fusione di correnti aventi moto traslatorio e rotatorio.
Entrambe sono invisibili, prive di massa e quindi anche prive di inerzia, e
sintropiche, in quanto possiedono finalità e caratteristiche positive ed
organizzatrici per la vita.
Inoltre Reich considerava l'acqua come una delle sostanze presenti in natura
aventi la più alta affinità con l'energia orgonica. Infatti l'acqua viene
considerata da Reich come quello, fra tutti i liquidi presenti in natura,
che ha la maggior capacità di assorbire l'energia orgonica dall'ambiente.
Non a caso Anassimandro la cita come un quid fondamentale e come parte
integrante nel processo di formazione della materia. Questo perché essa è,
fra le sostanze presenti in natura, quella che ingloba e può fornire la
maggiore concentrazione di energia formatrice. Basti pensare che l'acqua,
grazie alla sua affinità con l'energia orgonica, è il fluido più importante
utilizzato per variare i potenziali orgonomici nell'atmosfera, che stanno
alla base delle procedure per poter mutare le condizioni meteorologiche,
durante le operazioni di cloudbusting.
E' impressionante dunque l'analogia fra i due principi energetici
identificati da Anassimandro e da Reich. Entrambi sono posti alla base della
vita, della formazione della materia, e sono presenti dappertutto.
Altrettanto importante è sottolineare che questi due principi energetici
sono stati scoperti seguendo due percorsi di pensiero completamente
differenti. Il primo osservando i fenomeni naturali, mentre il secondo
basandosi sul metodo galileano della ricerca scientifica.
Viene quindi da pensare che lo studio e la ricerca di questo principio
formativo non deve passare necessariamente attraverso un particolare metodo
di ricerca, ma bensì attraverso un comune metodo di osservazione dei
fenomeni e della realtà che si situa a monte. Inoltre, si potrebbe avanzare
l'ipotesi che l'energia orgonica è stata scoperta da Reich grazie ai
progressi scientifici fatti negli ultimi secoli. Ma questo è solo
parzialmente corretto, in quanto al tempo di Anassimandro, circa 2600 anni
fa, non c'erano ancora gli strumenti che si utilizzano oggi per oggettivare
l'energia orgonica: il termometro, l'elettroscopio, ed il contatore
Geiger-Muller.
E' straordinario quindi pensare che l'individuazione di un unico principio
energetico da cui tutte le cose hanno origine (l'Archè della filosofia
greca), potrebbe avvenire in qualunque contesto sociale e scientifico, e che
quindi il progresso scientifico come noi lo intendiamo, potrebbe agire solo
da corollario ad un effettivo ed efficace metodo di ragionamento che non ha
tempo, e che è indipendente dalla cultura propria di una società e del
periodo storico in cui questa si trova, e che potrebbe essere quel pensiero
funzionale che Reich alla fine della sua vita aveva concepito come quello
universale ed atemporale secondo il quale tutti i fenomeni possono essere
spiegati.
Anassimandro potrebbe quindi essere considerato come colui che per primo,
nella storia del mondo occidentale, ha postulato e ci ha tramandato l'idea
di un fluido invisibile, massa-esente, onnipresente nell'universo, in
costante movimento da cui hanno origine la materia e la vita. Reich può a
ragion veduta essere invece considerato il primo vero scienziato moderno che
ha capito la presenza nel cosmo di una verità senza tempo né confini, e che
ha voluto oggettivarla con semplici strumenti di misura, anche se la sua
presenza avrebbe potuto essere identificata in ugual misura applicando il
solo pensiero funzionale alla realtà.
Fonte: Maglione-Ghielmi, Wilhelm Reich
Disegnando colonne sonore
Accordi, scale e ritmi prendono posto nel piano cartesiano per dar forma
alla musica.
Dal pentagramma agli assi ortogonali per dare forma alla musica assegnando a
ogni accordo o scala un punto da rappresentare in complessi spazi
geometrici. A ideare un nuovo metodo per traslare il linguaggio delle note
in quello della geometria contemporanea sono stati tre professori di musica,
Clifton Callender della Florida State University, Ian Quinn della Yale
University e Dmitri Tymoczko della Princeton University. Lo studio in cui
viene illustrata la “Teoria della musica geometrica” è apparso sull’ultimo
numero di Science, e permette di analizzare e confrontare diversi generi
musicali.
Il rapporto tra musica e matematica ha da sempre affascinato gli studiosi e
l'esperimento dei tre ricercatori non è certo il primo che tenta di dare una
forma geometrica ai suoni. Nel loro studio, i musicisti hanno preso diverse
sequenze di note, accordi, scale o ritmi e le hanno catalogate e distinte in
“famiglie”. Questi insiemi sono stati poi rappresentati come punti in un
complesso spazio geometrico bidimensionale. Traducendo quindi i brani
musicali, ognuno di questi poteva essere visualizzato con una propria forma
confrontabile con gli altri da un punto di vista geometrico.
Utilizzando musica dei film Western, gli autori mostrano diversi modi per
classificare la musica in una sorta di simmetrie ottiche (in cui, per
esempio, si considera quante volte ciascuna nota viene ripetuta) e hanno
trovato cinque simmetrie che possono essere combinate per descrivere
molteplici conceti musicali. “L’aspetto più interessante è che possiamo
visualizzare la struttura logica di questi concetti”, ha spiegato Tymoczko:
“In qualche modo possiamo rappresentare la storia della musica come un lungo
processo di esplorazione di diverse simmetrie e geometrie. La nostra teoria
potrebbe essere utilizzata per verificare l’esistenza di nuove scale o
accordi ancora sconosciuti o per confrontare i diversi generi musicali”.
http://www.galileonet.it/news/9835/disegnando-colonne-sonore
La base spirituale della vera prosperità
di Roy Eugene Davis
Traduzione a cura di Furio Sclano
La vita non deve essere per forza dolorosa, difficile o limitata. Chiunque
sia capace di pensare in modo razionale può scegliere di essere
spiritualmente sveglio e serenamente felice. Può anche scegliere di vivere
in modo funzionale, di soddisfare i suoi desideri migliorativi e di
raggiungere scopi di valore in modo consistente.
Per realizzare pienamente il potenziale più alto della vita dobbiamo solo
aspirare all’eccellenza, essere decisi, avere o acquisire la conoscenza che
può permetterci di agire in modo saggio e abile, persistere con ferma
risoluzione e cooperare con volontà e in modo appropriato con le leggi di
causazione che producono i risultati desiderati.
La base spirituale della vera prosperità è la consapevolezza vigile della
nostra realizzazione di esseri spirituali che dona una percezione chiara
dell’universo come manifestazione indivisa o completa di forze cosmiche che
si emanano e sono sostenute da un piano di coscienza infinita. Se non siamo
sempre in grado di percepire noi stessi e l’universo in questo modo, se
circostanze limitanti sono comuni o se le sperimentiamo occasionalmente in
modo persistente, abbiamo bisogno di chiarire la nostra consapevolezza per
ristabilirla nella completezza. I termini prosperare e prosperità derivano
dalla parola latina prosperus: fortunato.
Prosperare significa star bene, fiorire, avere successo, essere affluente.
Quest’ultima espressione indica l’essere in un flusso continuo di risorse ed
eventi di supporto che assicurano il proprio bene supremo. Si sperimenta la
prosperità, quando si integrano armoniosamente tra loro le componenti
spirituali, mentali, fisiche ed ambientali della vita. Siamo realmente
prosperi, quando:
• Siamo spiritualmente consapevoli • Siamo in salute fisica, mentale ed
emotiva. • Abbiamo relazioni armoniose e soddisfacenti con le persone con le
quali ci associamo. • Ci possiamo relazionare in modo appropriato e con
sicurezza al mondo, agli eventi che cambiano e alle circostanze. • Possiamo
compiere con efficienza i nostri doveri e raggiungere scopi di valore. •
Soddisfiamo facilmente i nostri desideri che migliorano la vita. • Abbiamo
sempre risorse disponibili per il nostro benessere che ci permettono di
vivere in modo efficace.
L’unico piano di Coscienza che manifesta forme ed energie della natura è
completo in se stesso. Poiché è l’unica cosa esistente, interagisce solo con
se stesso. Ogni cosa nella dimensione della natura oggettiva come luce,
piano quantico, atomi, molecole, elettricità, magnetismo, varie forme di
materia, esseri viventi e la mente e il corpo di creature ed esseri umani è
un aspetto del potere creativo della Coscienza, prodotto dalle sue
interazioni.
Poiché tutte le anime che danno vita ai corpi sono aspetti espressivi della
Coscienza, mentre la Natura è composta dalle sue forze emanate, perché
creature ed esseri umani sperimentano cattiva fortuna, difficoltà e
privazioni? Cellule, microbi, virus, batteri, vita acquatica, insetti,
uccelli e animali vivono bene naturalmente, quando le condizioni sono ideali
per i loro bisogni; si sforzano, invece, di adattarsi a condizioni che
minacciano la loro sopravvivenza e soffrono o muoiono, quando le circostanze
dell’ambiente non li supportano.
Gli esseri umani, allo stesso modo, tendono a sopravvivere, hanno
intelligenza, istinto e capacità di adattamento e richiedono circostanze
ambientali di supporto, se devono vivere bene, soddisfare i propri impulsi e
raggiungere i loro scopi. Normalmente gli esseri umani sono più coscienti
delle forme più semplici di vita. Sistema nervoso e cervello raffinati ci
permettono di avere il potenziale di essere più coscienti, intelligenti e
immaginativi, di scegliere i nostri comportamenti e di avere un livello
considerevole di controllo su ambiente e circostanze.
Benché i nostri comportamenti determinati possano, a volte, crearci dei
problemi, quando si scelgono con saggezza possono essere mezzi attraverso i
quali possiamo creare o scegliere circostanze ideali per noi stessi e per
gli altri. Avere risorse materiali in abbondanza non è un segno evidente di
prosperità. Possiamo avere un surplus di beni materiali e altre risorse,
eppure essere spiritualmente impoveriti, avere salute fisica mediocre,
essere psicologicamente disturbati o dover affrontare problemi seri e sfide
di vario genere. Possiamo essere felici e avere relazioni confortevoli,
eppure essere incapaci (o non avere la volontà) di relazionarci con
efficacia al mondo materiale e avere una quantità adeguata di risorse.
Sintomi di mancanza di consapevolezza spirituale, nevrosi, psicosi, cattiva
salute, comportamenti di dipendenza, confusione mentale, agitazione emotiva,
immaturità, insicurezza, solitudine e disperazione possono essere
sperimentati sia da chi ha sicurezza finanziaria, sia da chi non ce l’ha.
Quando dirigiamo l’attenzione sul denaro, alcune domande possono sorgere
nella mente. Perché molte persone oneste, sinceramente inclini a livello
spirituale, non sono in grado di avere successo nei loro sforzi o di
dimostrare un grado generale di prosperità nelle loro vite? Perché, invece,
altri individui che non sono spiritualmente svegli e i cui comportamenti
sono molto ordinari (o, addirittura, nevrotici) sono benestanti?
Qualsiasi cosa è possibile sperimentare alle persone egocentriche
(consapevoli solo di se stesse) avviene e può avvenire perché la loro
coscienza è come un sogno, ossia sono coscienti solo parzialmente. Problemi
e cattiva sorte o l’esatto contrario non sono sempre relazionati ai loro
pensieri superficiali o alle azioni casuali che compiono.
Gli stati abituali di coscienza determinano primariamente le circostanze
personali e prevalgono persino sugli eroici tentativi di pensare
costruttivamente o di agire in modo efficace. Alcune persone che non sanno
nulla dei principi metafisici di causa ed effetto possono avere capacità
sviluppate di concentrazione, essere molto motivate e avere capacità che
permettono loro di raggiungere i loro scopi.
Altre, invece, che sanno come agire in modo funzionale, non hanno il
desiderio di farlo o possono essere inibite da problemi psicologici o di
altro genere. Anche solo con un grado modesto di consapevolezza spirituale e
conoscenza dei principi di causa ed effetto possiamo imparare presto come
determinare le nostre circostanze attraverso scelte sagge e azioni
costruttive. Come possono essere prospere persone che vivono in condizioni
di oppressione a livello politico, sociale ed economico? I principi di causa
ed effetto che determinano le circostanze sono impersonali e universali,
ossia operano per tutti, sempre e in ogni luogo.
Anche quando le condizioni sono opprimenti, quando si diventa consapevoli di
poter fare delle scelte e si fanno, le correzioni costruttive degli stati di
coscienza e di quelli mentali (rinforzate dalle eventuali azioni
costruttive) porteranno sempre ad un miglioramento delle circostanze. Negli
ultimi anni sono stati scritti un gran numero di libri, dove gli autori
hanno dissertato sull’idea dell’abbondanza: “L’universo è una manifestazione
del potere creativo di Dio e puoi avere quante risorse desideri, se impari
ad essere in una relazione armoniosa con esso”.
Anche se è vero che l’universo può provvedere per i nostri bisogni, non è
spiritualmente utile coltivare un atteggiamento arrogante di acquisizione
caratterizzato da aggressione, avidità e sforzi compulsivi di attaccamento,
possesso e controllo. E’ più benefico e soddisfacente al livello dell’anima
determinare quali sono i nostri scopi più importanti nella vita e imparare
in che modo essere sufficientemente prosperi in tutto per poterli
raggiungere. Pochissimi lettori di libri sulla prosperità hanno benefici a
lungo termine.
Le cause possono essere diverse. E’ possibile che non comprendano il
messaggio, oppure possono non cambiare il loro punto di vista dallo stato
condizionato centrato sulla personalità a quello della consapevolezza di
loro stessi come esseri spirituali. Possono anche essere distratti
facilmente dai loro obiettivi, oppure essere soddisfatti dei loro stati
mentali prevalenti e di processi di pensiero esistenti, comportamenti di
dipendenza, circostanze familiari e relazioni acquisite. Abbiamo la
coscienza della prosperità quando siamo assolutamente consapevoli della
completezza, ossia di avere. Gli sforzi di manifestare gli effetti di una
coscienza della prosperità (salute fisica, mentale ed emotiva oppure
discernimento intellettuale, creatività, circostanze ordinate, relazioni di
supporto, eventi nelle giuste tempistiche e risorse abbondanti) senza la
consapevolezza viva della completezza della vita, non raggiungono i
risultati dovuti o non danno risultati permanenti. Perché succede questo?
Perché non possiamo sperimentare o manifestare ciò che non è ancora nella
nostra coscienza. Quando la consapevolezza della completezza, ossia di
avere, è il nostro stato normale, i suoi effetti sono espressi naturalmente.
Gli stati mentali e di coscienza producono effetti corrispondenti in
accordo con i principi naturali (e, pertanto, affidabili e prevedibili) di
causazione. Esperienze personali, comportamenti e circostanze sono sempre
perfettamente corrispondenti a stati soggettivi abituali di coscienza, stati
mentali, pensieri dominanti e desideri conosciuti e/o subliminali. Poiché
gli stati mentali e di coscienza possono causare effetti, ogni persona –
felice o infelice, malata o in salute, di successo o non di successo, ricca
o povera – determina da sola sempre in modo inesorabile le sue esperienze e
circostanze. Una persona di mente sana ed emotivamente in salute che
desidera migliorare le sue circostanze, risponderà favorevolmente quando si
tratterà di imparare a contare su stessa e a vivere in modo efficace. E’
possibile, invece, che altri soggetti le cui azioni sono state improduttive
o che preferiscono credersi vittime di destino, karma, influenze planetarie
avverse, fattori genetici, tendenze economiche o sociali negative oppure
pensieri e azioni malevoli di altri, possano non voler sentirsi dire che
stanno loro stessi contribuendo alle proprie sofferenza e cattiva sorte.
E’ possibile che queste persone si lamentino e che asseriscano che Dio non
le ama, che la vita non è giusta, che gli altri sono più fortunati, che
nessuno si prende cura di loro e li capisce…o che non sono in grado di
aiutare se stesse, perché sono vittima di circostanze oltre la loro capacità
di controllo. La verità, quando si apprende, è liberante: ogni persona in
grado di fare delle scelte può imparare ad essere responsabile per ciò che
pensa, fa e sperimenta. E’ possibile essere completi, facendo ciò che è
necessario per riuscirci. Se non siamo spiritualmente consapevoli, quando ci
sforziamo di dimostrare o sperimentare l’evidenza della prosperità, possiamo
avere la propensione ad essere manipolativi o a nutrire idee superstiziose.
La propensione ad essere manipolativi e a controllare altre persone, eventi
e circostanze per scopi egocentrici, indica una mancanza nella
consapevolezza della completezza. Idee di superstizione e comportamenti
relazionati alle stesse indicano, invece, una comprensione incompleta della
natura di coscienza, mente e legge di causa ed effetto. Non possiamo avere
ciò che desideriamo o di cui abbiamo bisogno, se non ce l’abbiamo già nella
nostra coscienza. Questo principio è indicato nel Nuovo Testamento: A chi ha
(la coscienza della prosperità) sarà dato di più. A chi non ha, sarà tolto
anche quel poco che ha.
Qualsiasi cosa reclamiamo o possediamo nella nostra coscienza è, di fatto,
nostro. Ciò che non reclamiamo nella nostra coscienza (o che non possiamo o
desideriamo reclamare) non è sostanziale. Niente e nessuno al di fuori di
noi può toglierci ciò che è stabilizzato nella nostra coscienza. Niente e
nessuno al di fuori di noi può provvedere per noi in modo permanente ciò che
non è già stabilizzato nella nostra coscienza. Quando si realizza (conosce
chiaramente e sperimenta in modo vivo) la completezza, la stessa pervade
coscienza, mente, corpo e ambiente. Quando credenze ed illusioni di mancanza
o limitazione sono allontanate per sempre da mente e consapevolezza, non
possiamo sperimentare carenze e non può prevalere nessun ostacolo nei
confronti di espressione personale, sforzo creativo e raggiungimento di
qualsiasi scopo. Se ci sembra che le risorse che abbiamo, incluso il denaro,
non sono adeguate per soddisfare i nostri bisogni e per permetterci di fare
ciò che dobbiamo, il problema non è la mancanza delle risorse stesse. La
mancanza di qualcosa in un universo completo è impossibile. L’unico problema
può consistere nel fatto che dobbiamo ancora diventare spiritualmente
consapevoli, utilizzare in modo efficiente tempo, energie e talenti che
abbiamo a disposizione e gestire in modo saggio le nostre risorse.
(…..)
Questo testo è tratto dal libro di Roy Eugene Davis “The spiritual basis of
real prosperity”; attualmente in fase di traduzione. L'uscita è prevista per
fine 2009 o inizio 2010.
http://www.angelfire.com/yt/KRIYAYOGA/prosperity.pdf
Grassi e zuccheri; droghe per il cervello
Fonte: www.bioblog.it
Sia i cibi grassi, sia quelli zuccherati agiscono sugli stessi circuiti
cerebrali che vengono attivati dal consumo degli oppiacei. È questo il
risultato di una ricerca presentata durante la conferenza della Società per
gli studi del comportamento alimentare che si sta tenendo a Portland
(Oregon). Oltre a delucidare i meccanismi alla base della cosiddetta
“acquolina in bocca”, questo studio getta nuova luce sui meccanismi alla
base dei disordini dell’alimentazione, come la bulimia.
La ricerca è stata condotta da un’équipe di ricercatori della Johns Hopkins
University di Baltimora, coordinata da Nicholas Bello. I dati ottenuti
mostrano che l’elevato e ripetuto consumo di questi cibi attiva i recettori
cui si legano gli oppiacei, ad esempio la morfina. Ciò è reso possibile dal
fatto che nel nostro organismo sono presenti degli oppiacei naturali che,
interagendo con questi recettori, generano le sensazioni di piacere ed
euforia.
Inoltre, è stato possibile determinare che le molecole che si attivano in
seguito all’assunzione di zuccheri e grassi sono localizzate nell’area del
cervello che controlla la quantità di cibo assunta durante i pasti.
Il meccanismo identificato genera un vero e proprio circolo vizioso:
consumare grandi quantità di cibi appetitosi attiva i recettori degli
oppiacei, che, a loro volta, aumentano il desiderio di abbuffarsi
nuovamente. Proprio su ciò si basano le speranze di poter comprendere meglio
i disturbi legati all’alimentazione.
Le esperienze in punto di morte
di Paola Giovetti
In questo articolo pubblicato su Luce e Ombra (n. 3/2004) la nota
giornalista e scrittrice Paola Giovetti offre un quadro sintetico ed
esauriente della storia della ricerca nel campo delle NDE, ponendo a
confronto i risultati delle sue indagini con quelli presentati da altri
ricercatori.
Sull'argomento Paola ha anche scritto un libro, Qualcuno è tornato (Armenia
Editore, 1989), brani del quale saranno riportati in questo sito
Prima parte
Da qualche decennio veniamo confrontati con frequenza crescente con
esperienze molto particolari definite esperienze in punto di morte (in sigla
NDE, dal termine inglese near death experiences): cioè le visioni, le
sensazioni, i vissuti di chi si è trovato vicinissimo alla morte. Capita
infatti che qualcuno si riprenda per qualche attimo dal coma e racconti di
aver visto o sentito qualcosa; oppure che persone che sono state in serio
pericolo di vita, o hanno addirittura avuto qualche attimo di morte clinica
per arresto cardiaco, vengano rianimate e raccontino cose del tutto
particolari.
Esperienze di questo tipo sono state vissute un po' dappertutto in tutti i
tempi, ma sono numerose soprattutto oggi in quanto i progressi della
medicina consentono di riportare alla vita persone che un tempo sarebbero
certamente decedute. Si tratta di esperienze che i protago¬nisti
concordemente definiscono "di paradiso" e che risultano difficilmente
esprimibili con le parole umane: avventure mistiche e irripetibili.
Anche se irripetibili, e quindi uniche, queste esperienze sono indagabili
attraverso alcuni elementi comuni: il loro presentarsi secondo "modelli"
sostanzialmente simili e l'effetto che producono in chi le vive. In questo
senso si può quindi, con qualche diritto, parlare di scienza.
Pur presentando caratteri di autentica originalità, ognuna di queste
esperienze sembra infatti rifarsi a un modello di base i cui elementi
fondamentali sono questi: perdita della coscienza quotidiana e al tempo
stesso recupero di una coscienza diversa e superiore, visione autoscopica,
incontro con persone care precedentemente defunte o con angeli e figure
religiose, percezione di paesaggi, musiche, colori fantastici, visione di
una luce intensissima ma non abbagliante vissuta come "divina", film
panoramico della vita con capacità di darne un giudizio rispondente a
criteri assai diversi da quelli umani, ritorno alla vita percepito come
doloroso e sgradevole, sensazione – condivisa da tutti i protagonisti – di
essere stati nell'aldilà, perdita della paura di morire avendo constatato
che la morte è, per usare le parole di uno di questi protagonisti, "la più
bella esperienza della vita". Ma andiamo con ordine e ripercorriamo la
storia della ricerca in questo campo.
Le ricerche sistematiche sono proprie soprattutto degli ultimi anni;
tuttavia anche precedentemente queste vicende erano note ed erano state
oggetto di alcune raccolte: ricordo in particolare quella di Ernesto
Bozzano, pubblicata prima sulla rivista Luce e Ombra e in seguito in un
volume dal titolo Le visioni dei morenti. Fondatrice della moderna
tanatologia deve essere però considerata la dottoressa Elizabeth Kubler
Ross, una psichiatra svizzera residente negli Stati Uniti, che è divenuta
famosa come la "dottoressa dei moribondi": e in effetti in questi ultimi
anni ella ha fatto per la comprensione umana della morte più di quanto sia
mai stato fatto da altri. Fin dagli inizi della sua carriera di medico, la
Kubler Ross, che ha prestato la sua attività presso la clinica universitaria
di Chicago, si rese conto con stupore e sdegno che il dolore e la morte sono
gli ultimi tabù della nostra società.
Si rese conto anche del fatto che oggi non siamo più capaci di prestare vero
aiuto a un malato grave: un tempo, quando la gente veniva curata in
famiglia, questo aiuto veniva prestato naturalmente e con spontaneità. Oggi
negli ospedali il malato viene assistito con grande efficienza dal punto di
vista clinico: medici e infermieri si occupano del suo cuore, delle sue
pulsazioni, del suo elettro--encefalogramma, eccetera, ma non di lui come
persona. Oggi, in altre parole, si soffre molto meno dal punto di vista
fisico ma si soffre di più a livello di sentimenti: le necessità interiori
dell'ammalato non sono mutate. Nel corso del tempo è mutata invece la nostra
capacità di esaudirle.
Elizabeth Kubler Ross si mise allora ad assistere e a studiare i pazienti
allo stadio terminale, scoprendo che anche chi è ormai in situazione
disperata può essere grandemente aiutato da un'assistenza umana e
psicologica. L'occuparsi dei morenti ha dato alla Kubler Ross una vasta
conoscenza dell'uomo, un senso religioso della vita e anche ferree
convinzioni circa quello che avviene dopo la morte: cominciò infatti ad
analizzare i racconti dei pazienti che erano morti clinicamente ed erano
stati riportati in vita, e si accorse che queste persone che erano state
"sulla soglia" avevano spesso qualcosa da raccontare, anche se in genere
esitavano a farlo per paura di essere derise o non credute.
Queste persone avevano molte esperienze comuni: perdevano per esempio
totalmente la paura di morire e affermavano che l'esperienza era stata tanto
bella che avrebbero preferito non interromperla; raccontavano di essersi
trovate in ambienti sereni e pieni di pace e di essere state accolte da
persone care morte precedentemente; in più concordemente affermavano che la
loro esperienza di morte era stata il momento più bello e intenso di tutta
la loro vita.
Elizabeth Kubler Ross cominciò a parlare apertamente di queste cose negli
anni Sessanta, quando il tema era ancora relativamente poco conosciuto; in
seguito le sue scoperte sono state confermate da altri ricercatori che, uno
indipendentemente dall'altro, sono arrivati alle stesse conclusioni. Le
inchieste più importanti in questo campo sono state pubblicate in vari
volumi, tra i quali cito quello del dottor Raymond Moody, La vita oltre la
vita, che è diventato un best seller e ha portato questo tema all'attenzione
del grande pubblico. Moody ha analizzato esperienze vissute in tempi e
ambienti diversi, constatando la loro fondamentale analogia.
Ma l'indagine più rigorosa che sia stata compiuta in questo campo è quella
di Karlis Osis ed Erlendur Haraldsson, pubblicata col titolo Nel momento
della morte. Osis e Haraldsson hanno analizzato un migliaio di esperienze
vissute in ambienti totalmente diversi dal punto di vista religioso, sociale
e culturale come Stati Uniti e India, constatando nei racconti dei morenti
elementi che hanno definito "transculturali", ovvero indipendenti dalle
aspettative e dalla forma mentis delle persone. Anche i pazienti allo stadio
terminale, intervistati in questa inchiesta, parlano di particolari
"incontri", di sensazioni di pace e benessere, di ambienti sereni e
rasserenanti.
Un'altra validissima inchiesta è quella del dottor Kenneth Ring,
dell'Università del Connecticut, che ha intervistato centinaia di persone
che avevano avuto un arresto cardiaco ed erano state riportate in vita dai
medici. Ring stesso ha riassunto con queste parole i risultati delle sue
indagini: «Nel momento della morte sembra che si attraversino
sostanzialmente, in successione progressiva, queste fasi: sensazione
soggettiva di esser morti, accompagnata da un gran senso di pace;
separazione dal corpo; ingresso in una regione buia ma serena; incontro con
voci o presenze; esame della propria vita; visioni di colori; percezione di
suoni e musica; ingresso in un mondo di luce e di amore; rientro nel corpo.
Fin dalle prime interviste che ho fatto ai rianimati mi sono reso conto che
le prime fasi sono le più comuni: meno frequenti invece le ultime, il che
dipende, a mio parere, dalla maggiore o minore durata e profondità
dell'esperienza di morte».
Molto importanti gli effetti che queste esperienze hanno su chi le vive:
queste persone infatti non temono più la morte, perché in essa si sono
sentiti in pace, accettati, amati, hanno avuto la sensazione di essere
arrivati "in porto", di essere finalmente "salvi". Il che non toglie
l'interesse per la vita, anzi la fa maggiormente apprezzare in quanto
interpretano il loro ritorno come una rinascita, un risveglio, una seconda
possibilità: si potrebbe quasi dire una sorta di missione. In effetti tutte
queste persone escono trasformate dall'esperienza, cambiano totalmente il
voltaggio interiore.
Tra le varie altre inchieste che si potrebbero citare ricordo ancora quella
del dottor Michael B. Sabom (pubblicata col titolo Dai confini della vita),
un medico americano che, partito da posizioni scettiche, si è convinto della
realtà di queste esperienze dopo averne analizzate a centinaia. Io stessa ho
compiuto qualche anno fa un'inchiesta in Italia (Qualcuno è tornato), nel
corso della quale ho analizzato oltre cento casi, constatando che i
risultati coincidono pienamente con quelli ottenuti da altri ricercatori.
Questa concordanza di dati forniti da persone diversissime per fede, cultura
e nazionalità è l'elemento che più parla a favore dell'ipotesi che le
esperienze in questione non siano sogni o allucinazioni, ma qualcosa di più.
Per dare un'idea di questa casistica, che è ormai vastissima, riporterò ora
alcuni casi tratti sia dalla mia inchiesta che dalle altre sopra citate.
Cominciamo con un caso capitato parecchio tempo fa, prima della guerra, allo
scrittore austriaco Paul Anton Keller, allora trentenne, che lo descrisse
nel suo libro Im Schattenreich (Nel regno d'ombra) del 1948. Mentre Keller
aiutava alcuni ragazzi del paese ad alzare l'albe¬ro della cuccagna,
qualcuno perse l'equilibrio e il pesante palo piombò sullo scrittore:
«Un colpo spaventoso mi scaraventò a terra. Dolore lancinante in tutto il
corpo. Poi ogni rumore svanì. E tuttavia io sentivo ancora, percepivo,
vedevo, comprendevo l'evento con una chiarezza e una limpidezza che non
avevo mai sperimentato prima in vita mia... Vedevo me stesso, vedevo il mio
corpo giacere sul prato calpestato e lo osservavo senza alcuna
partecipazione, quasi con ripugnanza... Arrivò in bicicletta il dottore. Il
mio corpo fu sollevato. Ora vedevo le larghe spalle del dottore che si
chinava sul mio corpo. Accorsero anche alcuni curiosi e io mi misi in mezzo
a loro, non incontrando alcuna resistenza. Che gli altri non mi vedessero
mentre io ero vivo come non mai era cosa che mi stupiva e meravigliava.
Poi tutto quello che mi circondava svanì e io mi ritrovai solo.
Indescrivibile è la sensazione di pace e felicità che provavo: tutto ciò che
mi aveva turbato era lontanissimo, non riuscivo neppure a richiamarlo alla
memoria. Avevo ancora la capacità di pensare? Mi sembrava che tutto si fosse
dissolto in un sentimento, in una limpida percezione che mi si rivelava come
una realtà potenziata e trasfigurata. Avevo già sperimentato svenimenti e
anestesie, ma il mondo sensibile in cui mi trovavo era infinitamente più
chiaro e tuttavia indipendente da organi e nervi.
«Improvvisamente udii della musica: suoni armoniosi che non assomigliavano
in nulla a una musica come la intendiamo noi. Da qualche parte, al di là di
quella divina melodia, doveva essere il regno dell'eterna pace e dell'eterna
chiarezza, verso il quale io mi stavo muovendo con assoluta fiducia e
confidenza... Improvvisamente mi ritrovai accanto al dottore. La copia di
cera del mio io gli giaceva immobile davanti. Ero enormemente stupito che
quella figura fosse appartenuta a me, che in qualche modo quel corpo pallido
fosse il mio. Quel viso cadaverico che aveva i miei lineamenti suscitava in
me soltanto repulsione. Il medico riempì una siringa: non senza curiosità lo
stetti a guardare mentre con abilità e attenzione conficcava l'ago nel mio
braccio. Un'oscura paura mi invase: in essa persi il mio senso di pace
assoluta.
Mi sembrava che una forza priva d'amore trascinasse il mio io in quella
profondità in cui sapevo che si trovava il mio corpo, di cui ricordavo senza
alcuna gioia l'esistenza. Sì, non c'era dubbio, sprofondavo, venivo
risucchiato e non potevo resistere a quella forza anche se mi opponevo a
essa con tutto me stesso. Di nuovo un'ondata di violento dolore mi pervase.
Fui strappato da quella luce come da un pugno brutale e ora mi sembrava di
sentire odore di medicine, tabacco e animali. E c'erano anche delle persone.
Ora anche la luce del giorno colpiva le mie palpebre, ed era ben misera in
confronto al mondo di luce che avevo conosciuto. Chino su di me vedevo il
dottore, che alzò il viso e con voce che mi parve di non riconoscere disse:
"E vivo"».
La vicenda che segue, anch'essa narrata dalla viva voce del protagonista, fu
vissuta anni fa dall'architetto Stephan von Jankovich di Zurigo: a
quell'epoca Jankovich aveva una quarantina d'anni ed era un uomo dedito
prevalentemente alla vita sportiva, di relazione, di affari. Non si era mai
troppo occupato di problemi filosofici e religiosi e non aveva mai sentito
parlare delle cosiddette esperienze in punto di morte.
Quel giorno di vent'anni fa, mentre viaggiava su una macchina scoperta,
Jankovich ebbe uno scontro frontale con un camion: finì fuori dalla vettura
con diciotto fratture e una grave commozione cerebrale, che gli procurò
cinque minuti di morte clinica accertati dal medico.
«Dopo l'impatto», racconta Jankovich, «la mia coscienza rimase naturalmente
offuscata, tuttavia a un certo punto mi ritrovai cosciente con questa
consapevolezza: muoio! Ero stupito di non trovare sgradevole la morte, non
avevo paura. Era tutto così naturale, così ovvio! Mi rendevo conto che
morivo e che lasciavo questo mondo. Durante la mia vita non avevo mai
immaginato che ci si potesse separare dal mondo così bene e così
semplicemente. Ero felice di morire senza paura, ero solo curioso di vedere
come sarebbe continuato quel processo di morte. E difficile dire dove mi
trovassi: mi stavo librando, non so dove. Sentivo suoni meravigliosi,
distinguevo colori, movimenti, forme armoniche.
Avevo in qualche modo l'impressione che qualcuno mi chiamasse, mi
consolasse, mi guidasse sempre più in alto nell'altro mondo, quello in cui
stavo per entrare. Una pace assoluta e un'armonia mai prima percepita mi
pervadevano, ero felice, non ero oppresso da nessun pensiero. Ero solo, ma
in perfetta armonia e avevo la sensazione che la mia solitudine fosse solo
apparente: mi sentivo protetto, in una dimensione piena d'amore e di
comprensione. Poi questa fase meravigliosa si interruppe e mi ritrovai sul
luogo dell'incidente, proprio al di sopra della macchina fracassata e del
mio corpo martoriato che giaceva per terra con la gente intorno e un medico
che tentava di rianimarmi e che dopo un po' disse:
«"Non posso fare il massaggio cardiaco: ha le costole spezzate". Tutto
questo mi fu confermato in seguito. Ritennero allora che non ci fosse più
niente da fare per me e cercarono una coperta per coprire il mio corpo. A
questo punto vidi una persona, un altro medico, correre verso di me con una
valigetta in mano, inginocchiarsi accanto a me e cominciare a fare
qualcosa».
«A me», continua Jankovich, «tutto quel daffare faceva venire da ridere
perché mi sentivo benissimo, più vivo che mai, per niente morto! Intanto
avevo ripreso contatto con la dimensione che prima ho descritto: i giochi di
luce e di colore divennero più ampi, più pieni, fino a sommergermi. Da
qualche parte, a destra in alto, vedevo il sole che diventava sempre più
radioso, luminoso, pulsante. Sapevo che questo sole era il principio divino,
la fonte di ogni energia. La mia anima priva di corpo cominciava ad
armonizzarsi con le vibrazioni di questo sole, mi sentivo sempre più felice
e a mio agio. Poi di nuovo tutto si interruppe e io persi di nuovo
conoscenza. Quel medico che avevo visto correre verso il mio corpo mi aveva
fatto un'iniezione di adrenalina che mi aveva strappato alla mia bella
esperienza».
Vediamo ora qualche caso italiano. Un signore di Como, Romeo N. racconta:
«Nel 1977 ebbi un collasso, persi i sensi e di colpo mi trovai in un'altra
dimensione: con grande stupore vidi i miei genitori defunti, mamma e papà
che mi sorridevano. Non parlavano, eppure capii che mi dicevano di non aver
paura, che non era giunto il momento di stare con loro, di continuare a
comportarmi così, che loro erano contenti del mio modo di vivere. Era una
gioia capirsi senza aprir bocca. Dietro di loro c'era una grande pianura,
piena di luce viva, una luce di pace, di gioia, una luce che si intuisce
eterna, in cui è dolce vivere, una luce cui ci si assoggetta interamente
senza esserne obbligati, una luce che nessun vocabolario umano può contenere
le parole adatte a descriverla.
Poi gradatamente cominciai a tornare alla realtà terrena, a distinguere i
contorni della stanza, la luce del sole. Ero disorientato, spaurito, mi
accorgevo con rammarico di aver lasciato quel mondo così bello. Ma quello
che mi stupiva era il fatto che tutto ciò che era terreno l'avevo
dimenticato: avevo dimenticato, e non mi dispiaceva, tutto ciò che mi era
più caro, la moglie, i figli, tutto ciò che fa felici gli esseri umani qui
sulla Terra. Questa esperienza ha cambiato totalmente il mio modo di
pensare, di agire, di vivere. Ora la morte non mi fa più paura, perché là
c'è la beatitudine, la vera pace, immersi in quella luce che è vita».
Prati verdi, fiori e tanta pace caratterizzano l'esperienza della signora
Adriana Tassinari di Roma, che racconta:
«Quando avevo 30 anni, in seguito a un'operazione al fegato, mi resi conto
che me ne stavo andando per collasso cardiocircolatorio. Feci appena in
tempo a suonare il campanello, accorse la suora, poi il medico che mi fece
un'iniezione per sostenere il cuore che non aveva quasi più battiti. Ma io
restavo cosciente di tutto, ero tranquilla, per nulla impaurita: una pace
immensa entrò in me, mentre il mio spirito vagava in un mondo fantastico che
sembrava colorato e disegnato da Walt Disney. Prati verdissimi di un tenero
color smeraldo, grandi alberi frondosi, fiori enormi e coloratissimi. Ma
quello che maggiormente mi colpiva era l'assoluta serenità, la pace immensa
e riposante. Notavo che ero sola, nessuno era intorno a me, neanche ombre
lontane. Ma questo non mi interessava perché quella splendida solitudine mi
appagava in pieno. Poi tutto finì e mi ritrovai nel mio letto, debolissima e
sofferente».
Ho chiesto alla signora Adriana se sia sicura che non si sia trattato di un
sogno, e questa è stata la risposta:
«Assolutamente no. Quello che ho vissuto era diverso dai sogni, che fra
l'altro non ricordo mai. E non era neppure uno svenimento come avevo avuto
altre volte: sentivo veramente che la vita se ne andava. Poi ho avuto
l'esatta impressione di essere in un'altra dimensione. Stavo benissimo, non
avrei voluto tornare più e fui dispiaciuta di ritrovarmi in vita. In seguito
fui contenta di essere ritornata, avendo marito e una bimba piccola, però in
quei momenti felici non avevo pensato a niente e a nessuno. La sensazione
più precisa che ricordo della mia esperienza è quella luce solare calda,
quella beatitudine, quella pace, quella serenità. Il prato, i fiori, io
stessa, tutto era irradiato da quella luce che avvolgeva e dava una sorta di
santificazione. È difficile descriverlo con le nostre parole. Di certo era
un luogo incantevole dove avrei voluto restare per sempre. Quando morirò
spero di ritrovare quello che ho visto allora. Se è così, è stupendo e io
non ho affatto paura di morire».
Ancora un prato verde dalle tonalità brillanti e luminose per questa anziana
signora che sopravvisse al grave incidente nel quale era stata coinvolta,
mentre avrebbe preferito morire veramente per potersi ricongiungere
all'unico figlio morto in età ancora giovane:
«Nel giugno del 1977 fui investita da un furgone senza che me ne accorgessi
e che sentissi assolutamente niente: svenni o morii? Mi ritrovai in un
immenso e splendido prato verde dove ero completamente sola. Poi sentii
vicino a me delle persone e chiesi dov'ero e loro mi dissero che mi trovavo
in ospedale: avevo subito una contusione cranica, ero in stato commotivo,
ferite dappertutto, fratture a quattro costole, blocco allo stomaco, al
fegato e a tutto l'intestino.
«Nonostante le preghiere rivolte ai medici perché mi lasciassero morire,
sono tuttora al mondo (vivo sola e ho 80 anni) e spesso mi ritorna alla
mente il magnifico prato verde, che dopo la morte di mio figlio, avvenuta
l'anno scorso a soli 50 anni, desidererei raggiungere per l'eternità».
Seconda parte
Un altro grave incidente, un'altra bella esperienza di confine che comprende
questa volta anche un simbolo chiarissimo: il grande muro che impedisce
l'accesso all'altra dimensione fatta di musica e luce. L'esperienza è della
signora F. D. di Brescia.
«Nel 1980 ho avuto un caso di premorte in seguito a un tremendo incidente
stradale: è stata un'esperienza meravigliosa e davvero non si vorrebbe
assolutamente ritornare sulla Terra nel corpo fisico.
«Ero all'altezza di tre metri e vedevo tutto da sopra: vedevo la macchina
capovolta, il mio corpo morto, la gente che si radunava sul ciglio della
strada. Sentivo tutto quello che dicevano in ogni dettaglio e con estrema
chiarezza. Ma poi alzando lo sguardo più in alto vedevo una enorme piazza
tutta di marmo lucidissimo, grande come il mondo. In fondo, a mo' di
orizzonte, vedevo una grande muraglia e capivo che per andare al di là
bisognava attraversare questa muraglia. Sentivo dei cori angelici e cercavo
di unirmici, ma non mi vollero dicendo che dovevo tornare sulla Terra
nuovamente. Percepivo però che di là si conserva tutto, che il pensiero
continua ed è anzi più limpido. So che mi sentivo felice, felicissima, ero
beata, per non dire radiosa. Poi mi sono sentita rimpicciolire e rientrare
nel corpo dalla parte delle narici e della bocca. Quando rinvenni ero piena
di ematomi, dolori e gonfiori, ma la gioia era ancora così forte in me che
non sentivo male: fu dopo in ospedale che gradatamente sentii un male fisico
enorme.
«La cosa più importante è che ero felice di vedere il mio corpo morto. Ero
felice, era una cosa stupenda. La morte ora non mi fa più paura e capisco
san Francesco che la chiamava "sorella morte"».
È naturalmente molto difficile valutare esperienze di questo genere, che
sono totalmente soggettive. Si può tuttavia notare che il mondo visto dal
signor Domenico F. ricorda molto da vicino certe descrizioni giunte per via
medianica: un ambiente non totalmente dissimile da quello terreno, anche se
più bello e più sereno, incontri coi propri cari precedentemente defunti coi
quali ci si intende senza bisogno di pronunciare parole, un'atmosfera
tranquilla e beatificante. Vorrei a questo proposito ricordare che la
lettura di "alcune" esperienze di questo tipo potrà forse non dire molto; ma
quando le vicende vissute diventano decine e centinaia, tutte caratterizzate
da elementi ricorrenti analoghi, l'impressione di "realtà" si fa molto più
intensa.
Un Aldilà fatto di luce e di amore per questa ragazza americana
diciassettenne.
«Nel 1967, quando avevo 17 anni, ebbi una grave forma allergica che a un
certo punto mi procurò un'improvvisa difficoltà di respirazione. Rapidamente
le cose peggiorarono al punto che i miei chiamarono un'ambulanza: non
essendocene nessuna disponibile, vennero i vigili del fuoco. lo intanto ero
quasi fuori conoscenza, pur continuando a fare uno sforzo tremendo per
continuare a respirare. A un certo punto smisi di farlo e provai un gran
sollievo per aver potuto smettere di lottare per vivere. Scivolai nel buio
di una regione inconsapevole ma piena di pace. Di colpo mi trovai fuori dal
corpo, a pochi passi di distanza da esso, guardando con grande curiosità i
pompieri che mi facevano la respirazione bocca a bocca e mi massaggiavano.
Mia madre mi spruzzava acqua sul viso. Mi resi conto anche che il pompiere
che mi praticava la respirazione bocca a bocca mentalmente mi parlava e mi
sollecitava a non cedere: gli ricordavo moltissimo sua figlia. Un attimo
dopo mi trovai a guardare questa scena un po' comica dall'altezza dei fili
del telefono.
Vidi un bambino correre verso casa nostra e cercai di gridargli di non
farlo, ma non mi udì. Intanto un vigile commentava tristemente che da tre
minuti ero senza polso. Mia madre era fuori di sé, ma io volevo gridar loro
che tutto era come doveva essere e che stavo benissimo. Mi sentivo infatti
felice, a mio perfetto agio, addirittura esilarata per la nuova situazione:
un'autentica fenice risorta, libera dai limiti del corpo e del mondo fisico.
Tutto intorno a me era musica: l'etere del mio nuovo universo era amore, un
amore così puro e generoso che non desideravo altro che rimanere lì. Mi resi
conto della presenza di uno zio trapassato, ci riconoscemmo e restammo
insieme. Ci muovevamo in un mare di luce, con la quale mi identificavo
sempre più. Poi di colpo tutto finì: fui spinta in un tunnel luminoso e
catapultata di nuovo nel mondo fisico. Mi ritrovai a pochi passi dal mio
corpo: era arrivata l'ambulanza e anche il nostro medico di casa che mi
stava riempiendo di adrenalina e mi faceva il massaggio cardiaco. Il mio
polso aveva ripreso e batteva debolmente e a questo punto fui come
risucchiata dal corpo... mi sentivo confusa, con un senso di imprigionamento
e di degradazione quale non avevo mai provato».
Ancora luce e beatitudine in quest'altra esperienza, capitata a una signora
di Roma.
«Ero molto legata a mio padre e quando quindici anni fa lui mancò, io, che
avevo allora 40 anni, dopo pochi minuti ebbi un collasso: ricordo
perfettamente che girai le pupille in su, chiusi gli occhi e vidi mio padre
allontanarsi verso una immensa distesa bianca, luminosa, di un infinito
bagliore in cui si perse, mentre io mi fermai, incerta. Era successo che ero
caduta in coma per un arresto cardiaco e mentre i medici si affannavano con
iniezioni e il massaggio cardiaco io mi sentivo serena, leggera e contenta,
in uno stato di vera beatitudine.
Un'esperienza analoga a quelle finora narrate è stata riferita da un
testimone superiore a ogni sospetto: il medico e psicologo svizzero Carl
Gustav Jung. Si tratta di un fatto capitato a una sua paziente e Jung lo
riporta nel suo libro La sincronicità.
«La signora in questione aveva avuto un parto molto difficile, seguito da
una violenta emorragia che le aveva provocato un collasso. A un certo punto
la paziente ebbe la sensazione di stare sprofondando attraverso il letto in
un vuoto senza fondo; ma non aveva paura... La consapevolezza successiva fu
che, senza alcuna sensazione del proprio corpo, guardava in giù da un punto
posto proprio sul soffitto della stanza e percepiva tutto quello che
accadeva sotto di lei: vedeva se stessa pallida come un cadavere, stesa sul
letto con gli occhi chiusi.
«Accanto al letto c'era l'infermiera, il medico correva agitato su e giù per
la stanza, le pareva che avesse perso la testa e non sapesse bene cosa fare.
Sua madre e suo marito entrarono e la guardarono spaventati. Ma lei pensava:
è proprio sciocco che pensino che io stia morendo, è chiaro che tornerò in
me. Intanto sapeva che dietro di lei si trovava uno splendido paesaggio, una
sorta di parco dai colori smaglianti, e in particolare un prato verde
smeraldo con l'erba corta, che si stendeva su un pendio e al quale si
accedeva attraverso una porta a grata che dava sul parco.
Era primavera e il prato era pieno di piccoli fiori variopinti che non aveva
mai veduto prima. Un sole intensissimo illuminava la zona e tutti i colori
erano di uno splendore indescrivibile; il prato faceva l'impressione di una
radura nel bosco, dove l'uomo non aveva mai messo piede. Sapeva che era
l'ingresso di un altro mondo e che se si fosse voltata per guardare
direttamente la scena sarebbe stata tentata di varcare la porta e quindi di
abbandonare la vita. Sentiva che niente le avrebbe impedito di varcare la
soglia, ma sapeva anche che sarebbe tornata nel proprio corpo e non sarebbe
morta».
La signora infatti si riprese e fu in grado di narrare nei particolari tutto
quanto era avvenuto durante il suo svenimento, compreso il comportamento
"isterico e incompetente" del medico.
A commento di questo caso Jung osserva: «Non è facile spiegare come possano
verificarsi, in una condizione di grave collasso, processi di
rimemorizzazione di straordinaria intensità psichica, e come si possano
osservare a occhi chiusi eventi reali nei loro dettagli concreti. Dovremmo
aspettarci che un'anemia cerebrale così evidente pregiudicasse notevolmente,
o addirittura impedisse, proprio il verificarsi di processi psichici assai
complessi».
Commento che si attaglia perfettamente anche a tutti i casi riportati.
Jung peraltro aveva un'esperienza personale e diretta di questo genere:
l'aveva vissuta a 69 anni, quando era stato colpito da infarto e l'aveva poi
descritta nel capitolo "Visioni" del suo libro autobiografico Ricordi,
sogni, riflessioni raccolti ed editi dalla sua allieva e collaboratrice
Aniela Jaffé. Ecco dunque la sua esperienza, che è di particolare intensità
e significato, anche dal punto di vista delle conseguenze.
«Al principio del 1944 mi fratturai una gamba, e a questa disavventura seguì
un infarto miocardico. In stato di incoscienza ebbi deliri e visioni che
dovettero cominciare quando ero in pericolo di morte e mi curavano con
ossigeno e iniezioni di canfora... Mi pareva di essere sospeso in alto nello
spazio, e sotto di me, lontano, vedevo il globo terrestre avvolto in una
splendida luce azzurrina, e distinguevo i continenti e l'azzurro scuro del
mare. Proprio ai miei piedi c'era Ceylon e dinanzi a me, a distanza,
l'India. La mia visuale comprendeva tutta la Terra, ma la sua forma sferica
era chiaramente visibile e i suoi contorni splendevano di un bagliore
argenteo, in quella meravigliosa luce azzurra. In molti punti il globo
sembrava colorato o macchiato di verde scuro, come argento ossidato.
Sulla sinistra, in fondo, c'era una vasta distesa, il deserto giallo
rossastro dell'Arabia: come se l'argento della Terra in quel punto avesse
preso una sfumatura di oro massiccio. Poi seguiva il Mar Rosso, e lontano –
come a sinistra in alto su una carta – potevo scorgere anche un lembo del
Mediterraneo, oggetto particolare della mia attenzione. Tutto il resto
appariva indistinto. Vedevo anche i nevai dell'Himalaya coperti di neve, ma
in quella distanza c'era nebbia e nuvole. Non guardai per nulla verso
destra.
«Sapevo di essere sul punto di lasciare la Terra. Più tardi mi informai
dell'altezza a cui si dovrebbe stare nello spazio per avere una vista così
ampia: circa 1500 km! La vista della Terra a tale altezza era la cosa più
meravigliosa che avessi mai visto».
Oggi che le fotografie scattate dagli astronauti nello spazio ci hanno reso
familiare l'immagine del nostro globo azzurro avvolto di nubi bianche, la
visione di Jung acquista un realismo eccezionale: nel 1944 però, quando Jung
ebbe la sua esperienza, di voli spaziali non si parlava e dovevano passare
parecchi anni prima che la famosa immagine facesse il giro del mondo.
Ma l'avventura continua: sospeso nello spazio cosmico, Jung vede una pietra,
una specie di meteorite, grande come una casa, simile a certi blocchi di
granito che aveva visto a Ceylon, nei quali viene talora scavato un tempio.
E anche nel "meteorite" è scavato un tempio: la porta è incorniciata di
lampade accese e a destra di essa siede, in attesa, un indù nella posizione
del loto. E qui avviene un processo interiore di liberazione e
contemporaneamente di immedesimazione col proprio bagaglio terreno: «Quando
mi avvicinai ai gradini che portavano all'entrata accadde una cosa strana:
ebbi la sensazione che tutto il passato mi fosse all'improvviso tolto
violentemente.
Tutto ciò che mi proponevo, o che avevo desiderato o pensato, tutta la
fantasmagoria dell'esistenza terrena, svanì, o mi fu sottratta: un processo
estremamente doloroso. Nondimeno qualcosa rimase: era come se adesso avessi
con me tutto ciò che avevo vissuto e fatto, tutto ciò che mi era accaduto
intorno. Potrei anche dire: era tutto con me e io ero tutto ciò. Consistevo
di tutte queste cose, per così dire: consistevo della mia storia personale e
avvertivo con sicurezza: "Questo è ciò che sono. Sono questo fascio di cose
che sono state e che si sono compiute".
Questa esperienza mi dava la sensazione di estrema miseria e al tempo stesso
di grande appagamento. Non vi era più nulla che volessi o desiderassi.
Esistevo, per così dire, oggettivamente: ero ciò che ero stato e che avevo
vissuto».
A questo punto però il processo si blocca, avviene qualcosa per cui bisogna
tornare indietro: «Mentre mi avvicinavo al tempio avevo la certezza di
essere sul punto di entrare in una stanza illuminata e di incontrarvi tutte
quelle persone alle quali in realtà appartengo. Là finalmente avrei capito –
anche questo era certezza – da quale nesso storico dipendessero il mio io e
la mia vita, e avrei conosciuto ciò che era stato prima di me, il perché
della mia venuta al mondo e verso che cosa dovesse continuare a fluire la
mia vita... Mentre così meditavo accadde qualcosa che richiamò la mia
attenzione. Dal basso, dalla direzione dell'Europa, fluiva verso l'alto
un'immagine: era il mio medico...
Quando quell'immagine mi fu innanzi, ebbe luogo tra noi un muto scambio di
pensieri. Il mio medico era stato delegato dalla Terra a consegnarmi un
messaggio, a dirmi che c'era una protesta contro la mia decisione di
andarmene. Non avevo diritto di lasciare la Terra, dovevo ritornare. Non
appena ebbi sentito queste parole, la visione finì».
Se si considera con attenzione il racconto di Jung, non avremo difficoltà a
individuare in esso elementi che abbiamo già incontrato in vari altri casi:
un'esperienza fuori dal corpo, il luogo sacro, la dimensione diversa nella
quale il protagonista agisce, una situazione di confine, simbolizzata dal
medico che fa capire che non è tempo di morire, che occorre tornare
indietro; oltre naturalmente a sensazioni di bellezza e di gioia.
Ma l'esperienza non finisce qui: durante le tre settimane che segui¬rono
l'infarto, Jung ebbe ancora, praticamente ogni notte, echi e riflessi di
questa prima esperienza cosmica. Ricordando quanto gli era stato consentito
di vivere, egli scrisse di essersi sentito «come sospeso nello spazio al
sicuro nel grembo dell' universo, in un vuoto smisurato, ma colmo di un
intenso sentimento di felicità... E impossibile farsi un'idea della bellezza
e dell'intensità dei sentimenti durante quelle visioni». E aggiunge:
«Sebbene in seguito abbia ritrovato la mia fede in questo mondo, pure da
allora in poi non mi sono mai liberato completamente dall'impressione che
questa vita sia solo un frammento dell'esistenza, che si svolge in un
universo tridimensionale, disposto a tale scopo... Posso descrivere la mia
esperienza solo come la beatitudine di una condizione non temporale nella
quale presente, passato e futuro siano una sola cosa».
La realtà terrena era apparsa a Jung come «una sorta di prigione, fatta per
scopi ignoti, che aveva una specie di potere ipnotico, che costringeva a
credere che essa fosse la realtà, nonostante si fosse conosciuta con
evidenza la sua nullità».
Jung affermò anche che solo dopo la malattia aveva scritto le sue opere
principali: le intuizioni e le conoscenze derivate da quella esperienza gli
avevano infuso «il coraggio di intraprendere nuove formulazioni». Dopo la
malattia però era avvenuta anche un'altra cosa: «Un dir di "sì"
all'esistenza, un "sì" incondizionato a ciò che essa è, senza pretese
soggettive; l'accettazione delle condizioni dell'esistenza cosi come le vedo
e le intendo.
«L'accettazione della mia esistenza, proprio come essa è».
Per concludere riporto l'esperienza vissuta durante un coma dalla psicologa
romana Laura Boggio Gilot, che oltre a narrare le proprie visioni e
sensazioni ha anche voluto commentare la propria "avventura" nell'altra
dimensione.
«L'esperienza di morte riguarda uno stato di coscienza "transpersonale"
ovvero oltre i confini dell'ordinaria personalità, in cui l'identità
trascende il senso dell'io incapsulato nel corpo e il contesto empirico
della coscienza razionale. Nell'esperienza di morte si accede a un reame non
percepibile sensorialmente, che è essenzialmente un reame di bontà, verità e
bellezza. Lo stato di coscienza transpersonale non comporta identificazioni
con limiti spaziali e temporali, in quanto l'ambito della realtà oggettiva è
sperimentato come arbitrario e la discontinuità della materia è sperimentata
come un'illusione. Nel caso personale, l'esperienza della morte è cominciata
con l'attutimento della percezione sensoriale e con la conseguente
consapevolezza di morire vissuta senza paure o emozioni particolari.
Alla consapevolezza di morire ha fatto seguito l'uscita dal corpo fisico e
la visione di quest'ultimo come un involucro distante e separato dalla
coscienza. Successivamente ho sperimentato il distacco dalle emozioni e dai
pensieri, che sono apparsi come diversi "corpi" indipendenti dalla mia
coscienza. A questa esperienza ancora descrivibile è seguita un'immersione
in una dimensione ineffabile che è al di là di qualsiasi concettualizzazione
e verbalizzazione. In questa fase si sperimenta l'ingresso illimitato in una
realtà trascendente che è unitaria, eterna e infinita, essenza di bene e di
conoscenza. La coscienza cosmica che ne deriva rientra nella visione
unitaria, ordinata e armonica dell' universo e nella consapevolezza della
propria appartenenza a questa perfezione».
Quanto alle conseguenze di questo tipo di esperienza, Laura Boggio Gilot
così si esprime:
«Il ritorno alla vita dopo un'esperienza di morte comporta una rivoluzione
nel contesto della conoscenza della realtà e delle motivazioni individuali.
Le implicazioni del " viaggio" oltre il sensibile e oltre i confini dell'io
sono cognitive ed etiche. Dal punto di vista cognitivo il senso della
propria identità si dilata fino a includere la realtà trascendente: questo
vanifica la paura della morte e conferisce al senso della vita il colore
dell'eternità. La visione dell'esistenza quale realtà che trascende i
confini del corpo e della mente concreta porta a una modificazione dei
propri bisogni e delle proprie mete, che si indirizzano nel senso della
conoscenza e del bene. A mio giudizio, dal punto di vista di una valutazione
scientifica dell'esperienza di morte, questo tipo di consapevolezza in
assenza di ordinario funzionamento cerebrale dimostra che esiste un'attività
della mente al di là dei confini organici del cervello.
Anche se le coordinate sensoriali e razionali sono cadute, la coscienza
continua a esistere e si espande a possibilità transrazionali che hanno un
voltaggio assai superiore a queste ultime.
«Quello che mi sembra importante è la coincidenza, nell'esperienza di morte,
tra ingresso in un reame trans -sensibile e cognizione di perfezione e
ineffabile gioia, che rende chiaro il senso dell'interpretazione mistica
dell'incontro con Dio. Credo che sia proprio questo tipo di "divino
contatto" che non permette più a una persona che "ritorna" di vivere come
prima, e ineluttabilmente fa slittare le motivazioni individuali da una
posizione egocentrica a una cosmocentrica».
fonte:www.neardeath.it
Paola Giovetti
Paola Giovetti, nata a Firenze, risiede a Modena. E' laureata in l ettere ed
ha svolto attività di insegnamento coltivando al tempo stesso l'interesse
per le tematiche di confine. Da alcuni anni si dedica esclusivamente alla
ricerca e alla divulgazione in questo campo. E' redattrice di "Luce e
Ombra", la più antica rivista italiana di parapsicologia, e svolge anche su
riviste a larga diffusione la sua attività giornalistica. Ha partecipato a
programmi radiofonici e televisivi e a numerosi congressi, sia in Italia che
all'estero.
fonte:www.macrolibrarsi.it
Il tempo non esiste
di Marcella Danon
Dallo Zen, a Einstein, a Jung, l'invito dei ricercatori di anima e di
infinito è lo stesso: vivere intensamente il momento presente, che
racchiude in sé quanto di più importante c'è nell'esperienza che
stiamo vivendo.
"La maggior parte delle persone crede che il tempo trascorra, in
realtà esso sta sempre là dov'è." Con questa affermazione il maestro
zen Dogen Zeniji sintetizza la concezione della mistica orientale nei
confronti del tempo, una dimensione su cui è impostato tutto il nostro
stile di vita occidentale, una dimensione che non esiste per il
ricercatore spirituale, di tutte le tradizioni.
La concezione del mondo convenzionale, quella avallata dalla fisica
classica, prende in considerazione tre coordinate di misurazione della
realtà: lunghezza, larghezza e profondità. Sono i parametri con cui
viene definito lo spazio, inteso come il teatro delle vicende umane.
Il tempo, sempre secondo la fisica classica, è una dimensione a se
stante, che procede in maniera uniforme e indipendente dal mondo
materiale, un valore assoluto, che scandisce l'avvicendarsi delle
rappresentazioni sul palcoscenico della vita.
Tempo e spazio sono quindi valori assoluti nella nostra esistenza, che
molta importanza dà al "dove" e al "quando", che traccia confini e
percorre, anche con fatica, lunghe distanze, che scandisce gli anni, i
mesi, i giorni, i minuti e i secondi con una precisione sempre più
maniacale. Tempo e spazio sono anche la nostra ossessione, con la
costante impressione di non riuscire mai a fare tutto quello che
dovremmo o di non riuscire ad andare dove vorremmo, e con una spada di
Damocle sempre pronta ad abbattersi su di noi. Inesorabile, prima o
poi, infatti, la rappresentazione finisce e cala il sipario. Il tempo
a nostra disposizione finisce.
Benché questa sia la concezione a noi più familiare della nostra vita,
in gara col trascorrere del tempo, non è l'unico modo di affrontare
l'argomento. Non è solo la filosofia orientale a farsi portavoce di
una visione alternativa, che considera lo "spazio-tempo" come
costruzioni della mente, ma esiste anche una voce laica e scientifica
che inizia a mettere in dubbio le basi stesse del nostro rapporto con
la realtà, e viene dalla fisica moderna.
A partire dalla teoria della relatività di Einstein, tempo e spazio...
A partire dalla teoria della relatività di Einstein, tempo e spazio
non sono più considerati fattori assoluti, ma relativi, relativi al
rapporto tra osservatore e osservato, e alla loro velocità reciproca.
Nella vita quotidiana abbiamo l'impressione di osservare gli
avvenimenti nello stesso istante in cui avvengono, questo perché la
velocità della luce, sulle piccole distanze, dà un'impressione di
immediatezza; ma quando ci confrontiamo con altri corpi nello spazio
dobbiamo prendere in considerazione il fatto che la luce delle stelle
più vicine ci arriva con un ritardo di centinaia o migliaia di anni.
Un esempio classico che permette di comprendere questo diverso
rapporto con il tempo è il paradosso dei gemelli. Se un astronauta
viaggiasse alla velocità della luce nello spazio per vent'anni mentre
suo fratello gemello è rimasto sulla terra, al suo ritorno il primo
sarebbe più giovane del secondo, perché il tempo, alla velocità della
luce, sarebbe passato più lentamente per l'astronauta che per il
terrestre.
Che importanza possono avere queste considerazioni per il nostro
rapporto con i molteplici impegni e il nostro atteggiamento nei
confronti della vita quotidiana? Carl Gustav Jung, uno dei padri della
psicologia moderna, ha scritto: "Prima o poi la fisica nucleare e la
psicologia dell'inconscio si avvicineranno fra loro poiché entrambe,
indipendentemente l'una dall'altra e partendo da direzioni opposte, si
spingono avanti in un territorio trascendentale."
C'è una grande somiglianza tra le conclusioni dei fisici moderni e dei
mistici, entrambi affermano, in modo diverso, che spazio e tempo non
sono assoluti, ma relativi, anche relativi allo stato di coscienza in
cui ci si trova. La meditazione, per esempio, permette di accedere a
una dimensione in cui spazio e tempo non esistono, quasi fosse quel
mitico iperspazio, ipotizzato attraverso rocamboleschi calcoli
matematici, in cui si viaggia alla velocità della luce, stavolgendo
tutte le leggi della fisica che vigono, invece, nello stato di
coscienza ordinario, sul piano materiale.
Questo vorrebbe dire che noi viviamo contemporaneamente in almeno due
dimensioni, una governata dalle leggi della fisica classica e una in
cui spazio e tempo non esistono più, esiste solo l'immenso presente.
Quindi se da un certo punto di vista è importante correre affannarsi
per prendere il treno, per comprare il pane prima che chiudano i
negozi, per prepararsi all'esame e presentarsi alla data prefissata,
da un altro punto di vista il tempo non è determinante per il
raggiungimento di propositi di tipo immateriale, per realizzazioni di
tipo noetico - riguardante la sfera dei valori e dei principi
universali -è c'è un unico tempo adatto a questo tipo di conquista:
l'istante presente.
Saggi, uomini e donne realizzati di tutti i tempi, esprimono tutti la
stessa verità: è solo nel presente che troviamo veramente risposta a
tutte le nostre domande più profonde e al nostro bisogno di dare un
senso a tutto ciò che ci circonda. E' solo nel presente che possiamo
diventare pienamente consapevoli di chi siamo veramente, materia e
spirito, effimero e assoluto, corpo e anima.
Forse, tornando alla metafora dello spettacolo possiamo ipotizzare che
ogni nostra esistenza sia una rappresentazione di realtà virtuale di
cui siamo registi, spettatori e protagonisti allo stesso tempo. Il
tempo scorre come scorre la sabbia di una clessidra tra un turno e
l'altro di un gioco di squadre, ma la vita vera non è il gioco, la
vita vera è quella che intravediamo in singoli istanti con una
chiarezza quasi esasperante, immagini che si dissolvono con la stessa
rapidità con cui si sono imposte alla coscienza, lasciando però,
spesso, traccia indelebile. Ma a ogni turno noi siamo chiamati a dare
il meglio di noi stessi e a utilizzare la possibilità di essere e
agire nella dimensione materiale secondo i principi più alti,
consapevoli di essere giocatori con in mano le redini del gioco e non
pedine in balìa del capriccio del destino. Il tempo, allora, cessa di
diventare un problema e cessa di diventare una scusa per sfuggire le
proprie più profonde responsabilità, perché c'è un unico momento in
cui possiamo svegliarci e decidere di "giocare bene": il presente!
Il discorso di un uomo
di Charles Chaplin
"Mi dispiace ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio
mestiere, non voglio governare e conquistare nessuno, vorrei aiutare
tutti, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi dovremo
aiutarci sempre, dovremo soltanto godere della felicità del prossimo,
non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per
tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può
essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato.
L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo
nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca a fare le cose più abbiette,
abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La
macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha
trasformato in cimici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo
troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che
abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è
violenza e tutto è perduto.
L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa
di queste invenzioni reclama la bontà nell' uomo, reclama la
fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce
raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e
bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di
torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io
dico, non disperate! L'avidità che ci comanda è solo un male
passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso
umano.
L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che
hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la
libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti
uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere,
cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi
condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa
gente senza un anima, uomini macchina, con macchine al posto del
cervello e del cuore.
Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini !
Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che
odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui . Soldati! Non
difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S.
Luca è scritto - 'Il Regno di Dio è nel cuore dell' uomo' - non di un
solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi, il
popolo avete la forza di creare la macchina, la forza di creare la
felicità, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di
fare di questa vita una splendida avventura.
Quindi in nome della democrazia uniamo questa forza, uniamoci tutti!
Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli
uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.
Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano!
Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori
forse sono liberi? Perché rendono schiavi il popolo.
Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per
liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando
l'avidità, l'odio e l'intolleranza.
Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il
progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome
della democrazia siate tutti uniti!..."
TERREMOTI e VULCANI
di Marisa Grande
C' è un legame tra terremoti e vulcani? Quale potrebbe essere stato il
vulcano che ha influenzato e sta inflenzando i punti strategici sismici
intorno all'Aquila che continuano a registrare scosse, non spiegabili con il
semplice stato d'assestamento?
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/terremoti-e-vulcani.php
Già nel lontano 12 dicembre 2004, nella relazione “ Megalitismo ed
elettromagnetismo terrestre”, presentata al Simposio multietnico
internazionale organizzato dall'Associazione “Non solo terra” di Cagliari,
ho esposto la mia teoria relativa alla possibilità di individuare i luoghi a
rischio sulla base del monitoraggio dei “centri di fuoco di celle
geodetiche” distribuiti sul pianeta secondo una sequenza precisa.
Tra i vari esempi anche il centro di fuoco che solo 14 giorni dopo, il 26
dicembre 2004 scaricò la sua energia devastante nell'area periferica della
“cella geodetica del Sud-Est asiatico”, che provocò un'apertura di faglia e
un conseguente tsunami.
A seguito della sequenza di fenomeni distruttivi intensificati nel Tirreno,
ossia recrudescenti manifestazioni vulcaniche dell'Etna e dello Stromboli,
degassamento sottomarino a Panarea, terremoto a Palermo e, a partire dal
2004, incendi spontanei a Canneto di Caronia, il 17 aprile 2007 inviai al
sindaco di quel piccolo centro siciliano una lettera, cui non seguì
risposta.
Medesimo risultato sortì l'invio nel luglio 2007 di un carteggio relativo ai
miei studi sui “Campi elettromagnetici terrestri e fenomeni distruttivi” sia
all'ing. Enzo Boschi dell'Istituto di Geofisica Italiano, che al dr. Guido
Bertolaso, del Dipartimento della Protezione civile.
Oggi 6 aprile 2009 verifico che proprio l'epicentro del terremoto che ha
colpito L'Aquila alle ore 3,30 con un'intensità pari a 5.8 della Scala
Richter, si trova sull'area periferica di una “cella geodetica” il cui
“centro” risiede nel Vesuvio.
Secondo la dinamica distruttiva che interessa il modello a “celle
geodetiche”, un'intensificata attività elettromagnetica di quel vulcano si
va a scaricare in forma radiale sulle aree periferiche, provocando fenomeni
distruttivi, come terremoti, aperture di faglie o vulcanismo dove esistono
“anelli di fuoco”.
La cella geodetica che ha il suo centro nel Vesuvio corrisponde in parte al
modello degli “anelli di fuoco” poiché oltre a toccare luoghi noti come Roma
a nord ovest, L'Aquila a nord, il Gargano a est, Matera e il monte Pollino a
sud-est, include a sud il vulcano Marsili e a sud-ovest il vulcano Vavilov.
Questi due vulcani sottomarini, insieme al Vesuvio, costituiscono il
“settore-polveriera” di questa “cella geodetica centro-meridionale
tirrenica”.
Un'idea sarebbe quella di pensare che il terremoto che ha colpito l'Aquila
corrisponde solo a un “campanello d'allarme” per un'intensificata attività
vulcanica nel Tirreno.
(pubblicato il 6 aprile 2009 nella pagina di Attualità del quotidiano
on-line di Lecce - Corriere Salentino.it)
Per gentile concessione dell'autrice dell'articolo
SATORI: Ritiro di pura meditazione
14 (sera)/21 Agosto 2009
con Ganga Cording e Kapil Pileri
costo 770 euro (tutto incluso)
La mia casa non ha colonne, è senza tetto eppure la pioggia non la bagna e
nemmeno il vento la colpisce. (Issan)
Un ritiro di 7 giorni solo per te stesso. Un'esperienza spirituale
fondamentale e indimenticabile. Questo intenso processo è dedicato alla
ricerca del tuo essere interiore. La struttura permette una diretta
esperienza di Satori. Senza terapia né parole ti si apre la strada per
sperimentare direttamente l'unicità della tua essenza. Il Satori ti porta
al di là delle proiezioni della tua immaginazione. La struttura Zen, il
clima essenziale e la gioia di vivere aiutano questo potente processo di
meditazione.
Satori è una sfida ad incontrare te stesso nell'amore.
Ganga Cording è laureata in psicologia. Formata in Massaggio Olistico,
Rebalancing, Consapevolezza dell'Hara e Massaggio Psichico, è esperta in
calligrafia cinese e abile giardiniera. La sua passione per il gruppo
"Satori" è nata circa 25 anni fa, da allora ha condotto più di 100 gruppi in
tutto il mondo. Pratica meditazione e ricerca di sé dal 1975.
Kapil Pileri insegna Cranio-Sacrale e Somato Emotional Release, lavora in
vari centri di meditazione e presso il Villaggio Globale. Ha una formazione
in PNL (Programmazione Neurolinguistica), in Family Constellation e in
Awareness Intensive. Master di Osho Neo Reiki. La sua esperienza con la
meditazione lo ha portato a considerarla un potente mezzo di guarigione
oltre che di crescita individuale.
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a:
Segreteria Associazione Villaggio Globale
Villa Demidoff, 55022 Bagni di Lucca
Tel: 0583.86404 - Fax: 0583.805623
e-mail: info@...
sito: www.globalvillage-it.com
http://www.reteolistica.it
IMMERSIONE nelle ONDE THETA
di Lorella de Luca
Da Lakhovsky con l'oscillazione cellulare, a Veret con la nutrizione
endocellulare ci spostiamo verso il metodo riscoperto da Vianna Stibal con
la remissione del suo stesso tumore: la cura in onde theta. E' come se la
materia di studio si assottigliasse ma i parametri rivelano evidenti
analogie. Quasi un passaggio narrativo dalla visibilità della materia al
regno invisibile delle frequenze. Quelle theta sono infatti frequenze
cerebrali comuni a tutti, misurabili in Hz dagli strumenti tecnici ormai in
uso. L'induzione consapevole dello stato theta si dimostra di supporto alla
guarigione attivando, guarda caso, tra gli altri, il gene della giovinezza e
della vitalità.
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/immersione-nelle-onde-theta.php
Ciò che emerge dall'esperienza di autoguarigione di Vianna Stibal, poi
divulgatrice del metodo di cura nello stato di frequenza cerebrale theta, è
che l'intento della coscienza che osserva è fondamentale. In pratica è
l'intenzione dell'osservatore, sia essa conscia o inconscia, che converte la
materia dalla sua forma particellare a quella ondulatoria e viceversa, e
può, conseguentemente, influenzare il processo di guarigione.
Se le nostre azioni quotidiane non sono in linea con il “nostro” scopo
spirituale, e se le nostre convinzioni inconsce, e poi le consce, sono
negative, i semi della malattia trovano terreno fertile, a prescindere dal
fatto che ciò possa essere avvertito a livello consapevole o meno. Il fatto
che la nostra volontà di guarire sia in linea con uno scopo (o volontà) più
grande, rappresenta un elemento estremamente importante.
E' ciò che avvia la trasformazione dell'energia in materia.
La “riscoperta” di questa particolare tecnica energetica e vibrazionale, di
fatto antichissima - parte della memoria della Creazione che si è persa nei
secoli - è ormai sempre più confortata scientificamente dalla nuova biologia
molecolare e epigenetica, senza escludere le neuroscienze più avanzate. Il
theta healing (guarigione in onde theta) è stato però per Vianna, prima di
tutto, un'esperienza diretta su se stessa, nella fase terminale di un tumore
linfatico.
Il linguaggio delle frequenze
Sia i bambini che gli adulti mostrano molteplici differenze nelle
oscillazioni, differenze che vanno dalla bassa frequenza delle onde delta,
fino all'alta frequenza delle onde beta. Delta (0.1-3.9 Hz). Delta è la più
profonda tra le onde cerebrali; è lo stato in cui ci troviamo quando
dormiamo profondamente. Riuscire ad entrare nello stato delta da svegli,
vuol dire aprire un accesso alla parte inconscia della nostra conoscenza.
Queste onde aumentano incredibilmente le capacità mentali e l'intelligenza,
permettendoci di risolvere più velocemente e più facilmente qualunque
problema ci venga sottoposto.
Quando parliamo di Theta Healing intendiamo appunto il sintonizzarsi su una
particolare frequenza. Theta è il nome di una delle cinque onde celebrali, e
le frequenze di queste onde prodotte dal cervello si chiamano Alpha, Beta,
Gamma, Delta e appunto Theta.
Si chiama Theta Healing perché il praticante entra in uno stato di onde
cerebrali theta quando utilizza la tecnica. Le onde cerebrali theta (4-7
cicli al secondo) sono quelle che corrispondono a uno stato di rilassamento
profondo o di sonno, o di ipnosi. Questo è stato verificato con esperimenti
specifici. Gli scienziati utilizzando macchine ECG, hanno potuto monitorare
e osservare che gli operatori entrano in uno stato di onde Theta.
Ordinari, o straordinari che siano, tutti gli stadi della nostra coscienza
sono dovuti all'incessante attività elettrochimica del cervello, che si
manifesta attraverso "onde elettromagnetiche": le onde cerebrali, appunto.
La frequenza di tali onde, calcolata in “cicli al secondo”, o Hertz (Hz),
varia a seconda del tipo di attività in cui il cervello è impegnato e può
essere misurata con apparecchi elettronici. Gli scienziati suddividono
comunemente le onde in "quattro bande", che corrispondono a quattro fasce di
frequenza e che riflettono le diverse "attività del cervello".
Onde Delta Hanno una frequenza tra 0,5 e 4 Hz e sono associate al più
profondo rilassamento psicofisico. Le onde cerebrali a minore frequenza sono
quelle proprie della mente inconscia, del sonno senza sogni, dell'abbandono
totale. In questo senso vengono prodotte durante i processi inconsci di
autogenerazione e di autoguarigione.
Onde Theta - La loro frequenza è tra i 4 ed i 7/8 Hz e sono proprie della
mente impegnata in attività di immaginazione, visualizzazione, ispirazione
creativa. Tendono ad essere prodotte durante la meditazione profonda, il
sogno ad occhi aperti, la fase REM del sonno (cioè, quando si sogna). Nelle
attività di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e
di una capacità immaginativa radicata nel profondo. Genericamente vengono
associate alla creatività e alle attitudini artistiche. Studi scientifici
dimostrano che le onde theta possono:
1. alleviare lo stress e promuovere una duratura e sostanziale diminuzione
dell'ansia nelle persone che ne sono soggette;
2. facilitano un profondo relax fisico e chiarezza mentale;
3. aumentano la capacità verbale e la performance I.Q.;
4. sincronizzano entrambi gli emisferi del cervello;
5. invocano immagini mentali vivide e spontanee, il pensiero immaginativo e
creativo, riducono il dolore, promuovono l'euforia e stimolano il rilascio
di endorfine.
Lo stato theta è uno stato della mente dove si può cambiare la realtà
all'istante, tutte le persone le possono utilizzare per uscire dalle loro
problematiche e guarire se stesse, gli altri e anche il pianeta.
Onde Alfa Hanno una frequenza che varia da 8 a 14 Hz e sono associate a uno
stato di coscienza vigile, ma rilassata. La mente, calma e ricettiva, è
concentrata sulla soluzione di problemi esterni, o sul raggiungimento di uno
stato meditativo leggero. Le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o
in quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo
preciso. Sono tipiche, per esempio, dell'attività cerebrale di chi è
impegnato in una seduta di meditazione, di yoga o similari
Onde Beta Hanno una frequenza che varia da 14 a 30 Hz e sono associate alle
normali attività di veglia, quando siamo concentrati sugli stimoli esterni.
Le onde beta sono infatti alla base delle nostre fondamentali attività di
sopravvivenza, di ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli che
provengono dal mondo che ci circonda. Per esempio, leggendo questo articolo
il vostro cervello sta producendo onde beta. Esse, poi, ci permettono la
reazione più veloce e l'esecuzione rapida di azioni. Nei momenti di stress o
di ansia le beta ci danno la possibilità di tenere sotto controllo la
situazione e dare veloce soluzione ai problemi.
Attivazione del DNA
Questa tecnica energetica ci porta a lavorare sui 12 filamenti contenuti nel
DNA, attraverso un esercizio chiamato “attivazione del gene della giovinezza
e della vitalità”.
Secondo Vianna Stibal, ci sono dei filamenti “ombra” nel nostro DNA,
filamenti di cui la scienza non conosce la funzione, ma che è possibile
attivare. E' fondamentale arrivare alla comprensione del funzionamento del
DNA.
Conoscere come il DNA lavora è un' introduzione al più intimo aspetto della
nostra biologia, il DNA è preposto alla nostra salute o alla malattia, dice
alla cellula ciò che è stata, cosa continuerà ad essere e cosa diventerà. E'
quindi lavorando su di esso che siamo in grado di ri-programmare le cellule
per il nostro massimo beneficio.
L'attivazione del DNA ci dà la possibilità di sopravvivere all'inquinamento
ambientale, accelera i nostri sensi psichici, sollecita innumerevoli
intuizioni; sentiremo e vedremo gli eventi della vita in modo più chiaro e
consapevole, tutti i blocchi emozionali che avevamo seppellito all'interno
dell'inconscio verranno gradualmente rilasciati per dare spazio a nuovi
sentimenti affermativi che sostituiranno quelli vecchi e malsani,
apportatori di disagi fisici e mentali.
Altri risultati del lavoro sul DNA sono l'attenuazione delle rughe, gli
occhi cambieranno la loro luminosità, il peso forma si stabilizzerà, la
pelle assumerà un aspetto più giovane e compatto, in molti casi le unghie e
i capelli hanno aumentato la loro crescita. Anche la vista può migliorare,
ma la percezione più importante sarà quella di ricercare spontaneamente cibi
sani e attitudini benefiche per il corpo, perché nasce una nuova
consapevolezza su cosa è più salutare per il nostro organismo.
Attraverso questa tecnica inoltre si è in grado di rilevare tutte quelle
convinzioni registrate a livello profondo, che alterano l'equilibrio e di
conseguenza anche lo stato di salute.
La forza di saper indurre consapevolmente uno stato theta, permette
d'individuare agilmente tutte le convinzioni negative registrate dentro di
noi e di trasformarle in altre più favorevoli.
Abbiamo infatti ereditato i caratteri somatici dei nostri genitori ma anche
i loro condizionamenti e le loro convinzioni. Una volta diventati adulti,
queste convinzioni sono diventate dei programmi registrati nel nostro
organismo corpo-mente a più livelli:
1. Subconscio/adesso: è quello che abbiamo pensato in questa vita e
accettato sin dall'infanzia. Sono programmi diventati parte di noi. Queste
credenze sono trattenute come energia nel lobo frontale del cervello
2. Storico/vissuti passati: memorie genetiche o di esperienza di coscienza
collettiva che trasportiamo nel presente. Queste memorie sono tenute nel
campo aurico della persona
3. Genetico: sono programmi trasportati dai nostri antenati o sono stati
aggiunti nei geni in questa vita. Questo “campo”dice al DNA cosa fare.
4. Anima: è tutto ciò che è una persona dalla sua nascita primordiale
Convinzioni e malattia
Questi programmi, inconsapevolmente, producono la nostra realtà e tutte
quelle situazioni che attiriamo nella vita, situazioni e pensieri che spesso
possono bloccare la persona durante la fase della crescita individuale.
Queste convinzioni, sovente, sono addirittura la causa principale della
malattia.
Vari esempi si possono avere sulla "considerazione di sè" (io non merito, io
non valgo nulla, sono una vittima, sono colpevole, sono brutta) oppure per
le dinamiche affettive (tutti mi abbandonano, nessuno mi vuole, trovo sempre
la persona sbagliata….) e su tutte le altre tematiche che riguardano la
nostra persona.
Attraverso questo metodo di analisi personale, si modificano i programmi
pre-natali e di nascita, trasformando le situazioni relative alla propria
vita. Tutto questo è possibile, compresa la remissione spontanea del tumore.
Lo stato theta crea una stretta connessione con la fonte creativa
dell'universo e dona una potente capacità di lavorare con il subconscio.
Vianna è riuscita a connettersi con questa energia grazie ad uno stato di
coscienza "straordinario", che fa, però, parte della nostra comune
esperienza: quando ci sentiamo particolarmente creativi, insolitamente
intuitivi, eccezionalmente lucidi, profondamente rilassati.
Testimonianze:
Il caso di A. nove anni,
affetto dal Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (ADHD) che è un
disturbo neuropsichiatrico caratterizzato da inattenzione, impulsività e
iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il
normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Si tratta di un
disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi
coesiste con un altro o altri disturbi (fenomeno definito comorbilità). La
coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia
la diagnosi sia la terapia. Quelli più frequentemente associati sono il
disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta, i disturbi
specifici dell'apprendimento (dislessia, disgrafia, ecc.), i disturbi
d'ansia. Si sono rivelati efficaci i trattamenti di Theta Healing, una volta
a settimana per un mese, poiché hanno ristabilito l'attenzione e la
consapevolezza del bambino verso se stesso e verso i suoi genitori, inoltre
hanno contribuito al miglioramento della sua grafia e della sua condotta
scolastica.
P. 39 anni,
«durante il mese di luglio di due anni fa, mi è stato diagnosticato un
tumore al seno. Sono stata presa dalla paura e dal panico. Con il Theta
abbiamo iniziato un lavoro di ricerca sul “retroterra” di questa malattia.
Cosa significava? Cosa mi stava dicendo la mia malattia?
Ho compreso passaggi della mia vita che mai avrei potuto interpretare. Mi ha
aiutata a capire chi realmente sono, e cosa il mio corpo mi stava dicendo.
Sto seguendo anche le cure tradizionali, ma affronto tutto con una nuova
forza e serenità»
Testimonianza di C.37 anni
«Nel Febbraio 2006, mi viene rimosso con il laser dal collo dell'utero un
antipatico ed imbarazzante virus di tipo "femminile". Metà giugno 2006:
frequento il corso di Theta Healing dna 1&2, Luglio 2006: al controllo
risulto inaspettatamente ancora portatrice di tracce del virus.
Da quel momento inizio a lavorare contemporaneamente sia sulla mia salute,
seguendo le indicazioni dettate da Vianna nel suo libro in merito alla
rimozione dei virus, sia sulle mie convinzioni negative più profonde
rispetto alle tematiche che possono aver causato il problema. Ottobre 2006:
frequento, il corso dna2 avanzato.
Il lunedì successivo mi presento in ospedale dalla mia ginecologa per la
rimozione dei residui del virus da lei evidenziati nel controllo di metà
estate.
La frase pronunciata dalla ginecologa maneggiando il microscopio è stata:
«ma qui non c'è più niente! Fammi controllare meglio... (controllo molto
doloroso per me....) qui non c'è proprio niente! Raramente questi disturbi
regrediscono da soli...». La valente professionista (luglio 2007, la mia
guarigione è un dato assodato anche dal suo microscopio) non ammette che
esistano modalità diverse da quelle che lei conosce per guarire le malattie,
ma tant'è: è la sua storia, non la mia, grazie a Dio (appunto!) e alle
tecniche di Theta Healing che Lui ha messo sulla mia strada».
Vianna Stibal
Dottoressa in Scienze Religiose, Naturopata - può essere coniato per lei a
diritto il termine di Medico Psichico-Intuitivo - vive ed opera in America,
a Idaho Falls. Nel mese di agosto del 1995 le fu diagnosticato un cancro
osseo al femore, l'esito degli esami diagnostici erano gravi, poiché la
causa era una Leucemia. Secondo i medici la sola amputazione dell'arto le
sarebbe stata d'aiuto per vivere qualche mese più a lungo, ma per poter
capire meglio la sua condizione si sottopose ad una biopsia sull'arto malato
presso l'Università degli studi dell'Utah. Cominciò ad utilizzare stampelle
per poter deambulare a causa dei forti dolori all'arto, che nel frattempo
aveva ridotto le sue dimensioni rispetto al quello sano. In quel periodo era
caduta in preda alla disperazione e alla tristezza, ma non si perse d'animo
e iniziò una conversazione con il Creatore per cambiare la sua situazione,
iniziò a “pregare” in uno stato di onde cerebrali theta e a chiedere di
poter vivere ancora poiché aveva tre figli da crescere e una vita davanti.
Con la guida di Dio, rassicurata interiormente e con fermezza di avere ciò
che le serviva per poter guarire, cominciò ad utilizzare le sue conoscenze
in campo erboristico e naturopatico per ritrovare la sua salute. Iniziò
imperterrita una serie di saune e di digiuni con il limone per depurare il
suo organismo, mentre dentro di lei cresceva questa certezza: era in grado
di guarire istantaneamente dal suo cancro.
Ebbe la conferma della guarigione avvenuta quando le fu consegnato il
risultato del test della biopsia dell'università di Utah, l'esito era
negativo, il tumore era sparito, con grande sorpresa dei medici che fino a
poco tempo prima pensavano il peggio. Era guarita finalmente e poteva
comportarsi di conseguenza, la sua condizione di salute fu ripristinata, non
doveva più utilizzare le stampelle né zoppicare per camminare, il suo femore
era tornato della dimensione reale.
Per saperne di più: Theta Healing - DVD, rossivideo 2008. E clicca qui per
il libro di Vianna Stibal in italiano
Lorella de Luca
Naturopata Heilpraktiker è operatrice e insegnante di ThetaHealing
Non si ritiene una guaritrice ma un'umile studiosa di tecniche alternative e
mezzo dell'Energia Universale che è la vera fonte di guarigione.
www.lorelladeluca.it
I cani sono telepatici
Autore: Anna Ermanni
Fonte: British royal society
Rubert Sheldrake, biochimico ed ex ricercatore per la British royal society,
sostiene che i cani percepiscono a priori l'arrivo del padrone ed in molti
casi c'è di più. Nel libro Dogs that know when their owners are coming home
che tradotto significa: “cani che sanno quando i padroni tornano a casa”,
frutto di cinque anni di ricerche e oltre due di testimonianze, Rubert
Sheldrake racconta molti casi che, a suo parere, dimostrano forme di
percezione che scientificamente non possono essere spiegate.
Lo studio narra di cani e gatti che sanno, con estrema precisione, quando il
padrone sta per rincasare; o sentono quando quest'ultimo, assente, sta male.
Secondo Sheldrake si tratta di telepatia perché la capacità di percepire
l'arrivo del padrone non è dovuta alla routine oppure agli acuti sensi
animali. Esisto legami ben più complessi tra animali e proprietari che
agiscono come canali per la comunicazione telepatica. I più sensibili
sarebbero i cani.
Alla fine del libro Sheldrake incoraggia alla sperimentazione i singoli
proprietari di cani. Basta pensare intensamente qualcosa e vedere come
reagisce. Se non reagisce, niente da fare: non è telepatico.
Come accade in questi casi non sono mancate le delegittimazioni, della
teoria di Sheldrake, da parte dei psicologi scettici.
Il denaro è il tuo amore per le cose
di Osho
[Tratto da: 'Tao: discorsi sul Tao-Te-Ching'
Discorso numero 6, quinta domanda, vol. 3]
Il denaro non è ciò che appare. Il denaro è un fenomeno con radici
molto profonde. Il denaro non è una semplice realtà esteriore che si
manifesta in banconote, ha a che fare con la tua mentalità e con il
tuo atteggiamento interiore.
Il denaro è il tuo amore per le cose, il denaro è la tua fuga dalle
persone, il denaro è la tua sicurezza contro la morte, il denaro è il
tuo sforzo di controllare la vita, il denaro rappresenta mille e una
cosa. Il denaro non si manifesta solo nelle banconote, altrimenti le
cose sarebbero molto facili.
Il denaro rappresenta il tuo amore - amore per le cose, non per le
persone. L'amore per le cose è più rilassante, perché le cose sono
morte, puoi possederle con estrema facilità. Puoi possedere una grande
casa, un palazzo - ti è facile possedere il palazzo più lussuoso - ma
non puoi possedere nemmeno il bambino più piccolo; perfino quel
bambino si oppone, anche quel bambino lotta per la sua libertà. Un
bambino piccolo, per quanto piccolo, è pericoloso per l'uomo che vuole
possederlo. Si ribellerà, diventerà un ribelle, ma non permetterà a
nessuno di possederlo.
Coloro che non riescono ad amare le persone, cominciano ad amare il
denaro, perché il denaro è un mezzo per possedere le cose. Più denaro
hai, più cose puoi possedere; e più oggetti riesci ad avere, più sei
in grado di dimenticare le persone.
Possiederai molte cose, ma non proverai alcuna soddisfazione, perché
solo amando una persona raggiungi una profonda contentezza. Il denaro
non si ribellerà, ma non può nemmeno corrisponderti, questo è il
problema. Ecco perché gli avari diventano molto brutti. Nessuno ha mai
corrisposto il loro amore.
Come puoi essere bello, se l'amore non si posa su di te? Se l'amore
non diffonde in te la sua fragranza come un fiore, come puoi essere
bello? Diventi brutto. Chiuso. Un uomo che possiede denaro, o cerca di
possederne, è avaro, e avrà sempre paura degli individui e della
gente, perché se permette loro di avvicinarsi, essi potrebbero
condividere i suoi averi.
Se accetti la vicinanza di qualcuno, devi permettere anche qualche
condivisione. La gente che ama gli oggetti diventa simile a un oggetto
spento, chiuso. In loro non vibra nulla, niente danza né canta in
loro, i loro cuori non battono più, vivono una vita meccanica. Si
trascinano stancamente, appesantiti, appesantiti da molti oggetti, ma
non hanno nessuna libertà, perché solo l'amore può darti libertà; ma
l'amore può darti libertà solo se tu dai libertà all'amore.
La gente che ha paura di amare, diventa possessiva rispetto al denaro.
La gente che ama, diventa non-possessiva, non dà molta importanza al
denaro. Se ce n'è, benissimo, lo si può adoperare; se non ce n'è, va
bene lo stesso, perché l'amore è un regno così vasto, che nessuna
somma potrà mai acquistarlo.
L'amore è un appagamento profondo: puoi essere un mendicante in mezzo
alla strada e tuttavia, se hai l'amore nel cuore, puoi cantare. Se hai
amato e sei stato amato, l'amore ti incorona, fa di te un re. Il
denaro non fa altro che abbruttirti.
Io non sono contro il denaro. Non sto dicendo: "Vai e buttalo via",
perché quello è un altro estremo. Anche quello è l'ultimo passo di una
mente avara. Un uomo che ha sofferto troppo a causa del denaro, che si
è aggrappato ai soldi, senza riuscire ad amare nessuno, né ad aprirsi
agli altri, alla fine diventa così frustrato che getta via tutti i
suoi soldi, rinuncia a tutto e va sull'Himalaya, entra in un monastero
tibetano e diventa un lama.
Quest'uomo non ha compreso.
Se capisci, il denaro può essere usato, ma coloro che non capiscono, o
sono avari e non riescono ad usare il denaro, oppure rinunciano ai
soldi, perché anche con la rinuncia salvano la stessa vecchia mente.
Ora non ci sono più problemi su come usarlo: rinunci a tutto e scappi.
Ma non sono in grado di usarlo, hanno paura di usarlo.
Sono in grado di rinunciare, ricordati di questo. Ho visto avari
rinunciare completamente a tutto. L'uomo che fondò l'università di
Sagar, in India... io studiavo lì. Quest'uomo era un tipo più unico
che raro, si chiamava Dr. Hari Singh Gaur. Non, ho mai incontrato un
avaro più avaro di lui, né ho mai incontrato qualcuno che abbia
rinunciato così tanto.
In entrambe le situazioni era perfetto. Per tutta la vita non ha mai
dato un solo paisa a nessuno, nessun mendicante ha mai ricevuto
qualcosa dalla sua villa. Se nella sua città, Sagar, si veniva a
sapere che qualche mendicante voleva andare a elemosinare nella casa
di Hari Singh, tutti scoppiavano a ridere, dicendo: "Sembra nuovo del
posto."
Nessuno ha mai ricevuto niente. Non donò mai una singola rupia per
alcuna causa umanitaria, o di altro genere. Non donò mai un singolo
paisa per il Movimento Nazionale di Liberazione Indiano - no, non era
nel suo stile. Era un perfetto avaro, ed era uno dei più grandi
avvocati del mondo. Aveva tre uffici, uno in India, uno in Cina e uno
in Inghilterra, ed esercitava per quattro mesi in Inghilterra, per
quattro mesi in India, e per quattro mesi in Cina. Era uno dei
migliori avvocati del mondo.
Aveva accumulato un'enorme fortuna, e alla fine donò tutti i suoi
averi. L'intera università di Sagar è stata creata con la donazione di
una persona sola. È una delle università più belle. Ma quando si
decise a donare, donò tutto ciò che aveva.
Vi sorprenderà sapere che donò proprio tutto, e non lasciò un solo
paisa ai propri figli. Ora essi si sono rivolti ai tribunali, non
hanno niente, sono mendicanti per la strada. L'avaro rimane avaro fino
alla fine, anche quando rinuncia. Non è riuscito a dare ai suoi figli
un solo paisa, eppure ha potuto rinunciare a ogni cosa.
Prima ti metti ad accumulare soldi come un pazzo, poi un giorno
capisci che hai sprecato tutta la tua vita. Quando lo capisci, cominci
ad aver paura, eppure la vecchia abitudine persiste. Puoi dare via
tutto, dimenticartene e scappare, ma non sei in grado di condividere
con gli altri.
Se un uomo di comprensione ha denaro, lo condivide con gli altri,
perché il denaro non è funzionale a se stesso, ma alla vita. Egli lo
può gettare al vento, se sente che la vita lo richiede, che l'amore lo
richiede, ma non si tratta di una rinuncia: anche in questo caso, lo
sta usando. L'amore è la sua meta; il denaro non è mai lo scopo, è il
mezzo.
Per la gente che rincorre il denaro, i soldi sono lo scopo, l'amore
diventa un semplice mezzo. Perfino le loro preghiere sono funzionali
al denaro; perfino la preghiera diventa un mezzo per far soldi.
Il denaro è un fenomeno molto complesso. Perché tanta gente ne è così
attratta? E perché così tante persone? Il denaro ha un fascino
particolare, un fascino magnetico. Il denaro nasconde in sé un fascino
ipnotico, e il suo fascino è la possibilità di possederlo in modo
assoluto. Il denaro è molto docile, diventa uno schiavo; e l'ego si
sente molto soddisfatto.
L'amore non è docile, l'amore è un ribelle. Non puoi possedere
l'amore. Puoi possedere una donna, puoi possedere un uomo, ma non
potrai mai possedere l'amore. Se possiedi una donna, quella donna
diventa denaro, un oggetto; se possiedi un uomo, l'uomo è diventato
denaro, un oggetto, uno strumento.
Un uomo è un uomo, e una donna è una donna, solo quando sono fini in
se stessi, non mezzi per raggiungere altri scopi. Il denaro è il
mezzo, ed essere ossessionati dai mezzi è la più grande follia che
possa capitare a un uomo, e la più grande disgrazia.
Il denaro non dovrebbe diventare una meta, e con questo non intendo
dire che dovreste rinunciarvi e darvi all'accattonaggio - usatelo, è
un ottimo strumento. Io non sono contrario al denaro, non ho niente da
dire a suo sfavore.
Sto parlando di te e della tua possessività, non del denaro. Il denaro
può essere meraviglioso - se non viene posseduto, se non ne sei
ossessionato, può essere stupendo. Il denaro è simile al sangue che
circola nel corpo: nel corpo della società circola il denaro, ne è il
sangue. Aiuta la società ad arricchirsi, a essere viva - ma assomiglia
al sangue.
Avrete sentito parlare di malattie in cui il sangue si ferma e non può
più circolare, si formano grumi di sangue e diventano ostacoli, per
cui il sangue non può più circolare nel corpo. In questo caso rimani
paralizzato, e se i grumi si formano nel cuore, muori.
Se il denaro circola, passa da una mano all'altra, continua a
circolare: più scorre, meglio è, in questo caso il sangue circola a
perfezione, e la vita è salute. Ma quando compare un avaro, si genera
un grumo; in un punto del percorso, qualcuno sta accumulando, non
spartisce, e questo genera un grumo nella circolazione sanguigna.
Quell'uomo è d'intralcio, egli stesso non è vivo e, a causa del suo
ostruzionismo, non permette ad altri di vivere. Il denaro ha smesso di
circolare. Il sangue che circola è vita, il sangue rappreso, fermo, è
morte. Il denaro che circola è vita, il denaro rappreso, fermo, è
morte.
Io sono favorevole a una società in cui il denaro circola velocemente,
nessuno vi si aggrappa, tutti lo usano, e ricordate la legge
fondamentale del denaro: più lo si usa, più acquista valore. Per
esempio, noi siamo seduti qui: se voi tutti avete in tasca cento
rupie... se dieci persone hanno in tasca cento rupie, e le tengono per
sé, queste dieci persone hanno solo mille rupie morte. Ma quando
queste rupie entrano in circolazione, se fanno due giri, diecimila
sono diventate ventimila, se fanno tre giri diventano trentamila; e se
fanno quattro giri... più circolano, più denaro c'è, perché quando
cento rupie sono proprietà di un solo uomo, queste cento rupie sono
morte. Se egli le usa e le passa a qualcun altro, esse torneranno a
lui, perché anche gli altri le stanno usando; ora lui possiede
duecento rupie, e poi trecento, quattrocento, cinquecento... più le
usi, più il denaro passa dall'uno all'altro, più circola, maggiore è
la ricchezza della società.
L'America è ricchissima, perché l'America è il Paese meno avaro del
mondo. Il denaro circola velocemente; ognuno usa tutti i soldi che
possiede, e perfino il denaro che guadagnerà in futuro, anche quello
viene usato. È inevitabile che il Paese diventi ricco.
Ed è inevitabile che un Paese come l'India rimanga povero: la gente si
aggrappa al denaro. Se ti aggrappi al denaro, il Paese resterà povero.
Quando nessuno lo usa, il denaro diventa simile a grumi nel sangue. In
India esistono due tipi di persone: gli avari e coloro che rinunciano.
Entrambi questi personaggi sono anormali, nevrotici, malati.
Si dovrebbe avere denaro, guadagnare denaro, produrre denaro - e
usarlo. Si dovrebbe guadagnare soldi, solo per usarli, e usarli solo
per poi averne ancora; diventa un circuito. In questo caso, una
persona è allo stesso tempo un avaro e uno che rinuncia. Quando sei
contemporaneamente un avaro e uno che rinuncia, non sei né un avaro,
né uno che rinuncia: ti limiti a godere qualsiasi cosa il denaro possa
darti.
Il denaro può darti molte cose, e allo stesso tempo non può darti
molto; se lo usi, scopri quello che il denaro può darti. Il denaro può
fornire tutto quanto è esteriore - le cose di questo mondo, e in esse
non c'è nulla di male.
Non c'è niente di male nel possedere una casa meravigliosa; non c'è
niente di male nel possedere un bellissimo giardino, il denaro te li
può dare. Ma il denaro non può darti l'amore, sarebbe aspettarsi
troppo dal povero denaro.
Ci si deve aspettare solo ciò che è possibile aspettarsi, non ci si
dovrebbe spingere nell'impossibile. Chiedere al povero denaro di darti
l'amore - poveri soldi: non lo possono fare. Ma non c'è nulla di
sbagliato, non arrabbiarti coi soldi! Non bruciarli, non gettarli via
per rifugiarti sull'Himalaya.
Hai chiesto qualcosa che un uomo di comprensione non si sarebbe mai
sognato di pretendere - sei solo stato un folle. Il denaro non
c'entra.
Un monaco girovago due o tre anni fa, venne a trovarmi: era un
acerrimo antagonista del denaro. Non lo avrebbe mai neppure toccato -
questa è una nevrosi. Esistono persone che per tutto il giorno non
fanno che contare soldi, e anche la notte nelle loro menti continuano
a contare.
Il denaro è l'unica cosa che toccano con mani amorose, non sono in
grado di toccare nient'altro con tanto amore. Osserva i loro occhi
quando guardano le banconote - luccicano. Sono ipnotizzati. Sono
persone nevrotiche. Ma esistono anche altri tipi di nevrotici...
questo monaco itinerante che venne da me, non avrebbe mai toccato una
lira.
Dunque gli chiesi: "Deve essere ben difficile per te: come hai fatto
ad arrivare fino a Bombay, per venire a trovarmi?"
Mi rispose: "Non ci sono affatto difficoltà." Mi mostrò due uomini, i
suoi discepoli: "Loro lo possono toccare, non sono esseri molto
evoluti."
Che follia! Loro potevano comprare il biglietto, avere soldi, ma lui
diceva: "Io non lo tocco, sono andato al di là."
Ma che senso ha? Non solo usi il denaro, ma usi altre due persone come
se fossero le tue tasche. Hai ridotto due persone, due esseri viventi,
alla condizione di tasche; hai commesso un assassinio. Che cosa c'era
di male a tenerlo nelle tue tasche?
E l'uomo commentò:" Sembra che tu sia favorevole al denaro. Ma cosa
può offrirti il denaro? Può il denaro donarti l'amore? Può il denaro
darti Dio?"
Ribattei: "Sei uno stupido a chiedere l'amore e Dio a queste povere
lire, le tue aspettative sono false. Il denaro non ti ha mai promesso
questo, ma tutto ciò che il denaro promette, può dartelo. Non ti ha
mai promesso che ti avrebbe dato l'amore. Se te lo aspetti, sei un
idiota."
Le persone che si sono aspettate troppo dal denaro, un giorno
diventano nemiche del denaro. Allora lo sfuggiranno, allora non lo
toccheranno più. Perfino Vinoba chiude gli occhi se gli porti dei
soldi, non vorrà vederli. Che assurdità! Che c'è di male nei soldi?
Qualcosa dentro di lui sembra conservare ancora la vecchia avarizia,
la ferita sembra non essersi ancora rimarginata, altrimenti perché
chiudere gli occhi? Che c'è di male in una banconota? È solo un foglio
di carta, e queste persone spirituali insistono nel dire che non è
altro che carta. Se metti in mano loro un comune foglio di carta, lo
toccano, ma quando dai loro una banconota, la gettano via, come fosse
uno scorpione o una malattia mortale.
La nevrosi può spostarsi da un estremo all'altro!
Usa i soldi. Il denaro è meraviglioso, preso nei suoi limiti, e questi
sono sufficientemente ampi! Per quanto riguarda il mondo, raggiunge
distanze remote, ma non aspettarti amore, perché l'amore appartiene
alla sfera interiore, all'essere interiore, e non chiedere Dio, perché
Dio è trascendentale.
Usa ogni cosa in base alle sue capacità, non in base ai tuoi sogni.
Così sarai un uomo sano, ed essere sani vuol dire essere sacri.
Non essere anormale, da nessun punto di vista. Sii normale, ordinario,
crea solo una comprensione maggiore, così potrai vedere.
Il denaro può essere usato, dovrebbe essere usato, può darti un mondo
meraviglioso. Altrimenti, prima o poi, se sei contro il denaro,
creerai un Paese sporco come l'India: tutto è sporco - ma gli indiani
pensano di essere grandi spiritualisti. Tutto è diventato brutto, ma
essi pensano di essere grandi anime, perché hanno rinunciato. Per
questo le cose si trovano in un tale stato di bruttura. Essi pensano
che la cosa da farsi sia chiudere gli occhi, e non guardare
all'esterno.
Guardare l'esterno va bene, perché l'esterno è una creazione di Dio;
ed è bene guardare all'interno, perché all'interno è seduto il
Creatore. Entrambi sono perfetti. Gli occhi sono fatti per battere;
non si presuppone che stiano sempre aperti, né si prevede che stiano
chiusi per sempre. Sono fatti per battere - aprirsi e chiudersi,
aprirsi e chiudersi. Questo è il ritmo - fuori e dentro, fuori e
dentro.
Guarda all'esterno - lo splendore della creazione; guarda all'interno
- lo splendore di Dio. E col tempo vedrai che l'interno e l'esterno si
incontrano e si fondono e diventano uno.
I Suoni ronzanti della Terra sono più misteriosi che mai
di Charles Q. Choi
http://www.livescience.com/strangenews/080416-earth-hum.html
La Terra produce un incessante ronzio di innumerevoli note impercettibili
alle orecchie umane, come un gigante, una sinfonia eccezionale, ma l'
origine di questo suono resta misteriosa.
Ora sono stati scoperti inaspettati e costanti brontolii in questo ronzio.
Queste nuove scoperte possono fare luce sull' enigma.
Il pianeta emana un costante ronzio molto sotto i limiti dell' udito umano,
persino quando il terreno non è mosso da terremoti. Questo suono, scoperto
inizialmente un decennio fa, è tale che solo gli strumenti scientifici -
sismometri - possono rilevare. I ricercatori lo chiamano ronzio della Terra.
Gli investigatori sospettano che questo mormorio possa avere origine dagli
oceani o dall' atmosfera. Per capirne di più, gli scienziati hanno
analizzato le letture da una stazione eccezionale per l' ascolto della Terra
all' Osservatorio Black Forest in Germania, con dati di supporto da Giappone
e Cina.
Tipi diversi
Nel passato, le oscillazioni che i ricercatori hanno rilevato, mostrano che
questo suono è "sferoidale", concettualmente coinvolgono zone di roccia che
si muovono su e giù, quasi irrilevabili.
Ora le oscillazioni sembrano formare un suono stranamente a forma di anello.
Immaginate brontolii che girano in cerchio come dozzine di pigre trombe d'
aria.
Gli scienziati si aspettavano di trovare questo tipo di oscillazioni, ma
questi nuove onde a forma di anello sono sorprendentemente forti come quelle
sferoidali. Si presumeva fossero quasi insignificanti.
Nuovo pensiero
Questa scoperta dovrebbe forzare i ricercatori a ripensare alla causa del
ronzio della Terra. Mentre le oscillazioni sferiche dovrebbero essere
causate da forze che si muovono nel pianeta, come pressione dell' oceano o
onde atmosferiche, il fenomeno ad anello può essere causato da forze che si
muovono lungo la superficie, dagli oceani, l' atmosfera e forse dal sole.
Investigazioni future di questa parte del ronzio saranno una sfida, "questo
è un segnale difficile da misurare e l' eccitazione è dovuta probabilmente a
multiple interazioni in un sistema complesso," ha detto il ricercatore
Rudolf Widmer-Schnidrig, un geologo dell' Università di Stuttgart, Germania.
Una comprensione migliore di questo suono potrà fare luce su come la terra,
il mare e l' aria interagiscono, ha aggiunto.
I ricercatori Dieter Kurrle e Widmer Schnidrig pubblicheranno le loro
scoperte il 20 Marzo nel Journal Geophysical Research Letters.
L’amore non è mai bisogno
di Camilla Ripani
Perché si diventa preda delle dipendenze? Qual è il meccanismo che induce
una persona a dipendere da una sostanza o da una relazione? Ce ne parla
Rossella Panigatti, ricercatrice spirituale, guaritrice ed esperta di
comunicazione energetica, in questa intervista dedicata all’esplorazione
delle dipendenze affettive.
- Rossella, cosa sono le dipendenze, in particolare quelle emotive?
Dal mio punto di vista, e quindi dal punto di vista della comunicazione
energetica, non c’è alcuna differenza tra dipendenza da una sostanza (fumo,
droga, alcol…), e dipendenza in chiave affettiva o emozionale. Chiaramente
gli effetti sul fisico sono diversi ma, nella mia osservazione, tutte le
dipendenze hanno un meccanismo comune che caratterizza la persona che ne è
soggetta: è la mancanza di libertà.
- Puoi spiegarti meglio? C’è chi dipende dalle persone sul “piano emotivo”
eppure è ben attento a non dipendere da nessuna sostanza…
Il risultato dello squilibrio energetico che determina la dipendenza è
costante: se ho la cosa/persona dalla quale dipendo, sto bene; se non ce
l’ho, sto male. Quindi, di fatto, non sono libero. Quello che varia è la
motivazione che la genera.
Ad esempio, chi ha uno squilibrio al primo chakra, il chakra basale,
dipenderà affettivamente perché ha paura o per un senso di insicurezza,
mentre chi ha un blocco al chakra del cuore lo farà perché non si sente
amato. Se invece a generare la dipendenza è una tensione al terzo chakra,
quello del plesso solare, la motivazione scatenante sarà una difficoltà a
essere se stessi. Ancora, se la persona prova un senso di esclusione,
causata da una chiusura a livello del chakra della corona, dipenderà da
qualcun altro per sentirsi connessa, esattamente come userebbe una sostanza
per raggiungere lo stesso obbiettivo. Non esiste, quindi, una modalità
sistematica ed automatica associabile alla dipendenza, bisogna invece
considerare ciascuna persona e le sue problematiche.
- In che senso c’è “mancanza di libertà”?
Nel senso di non decidere per ciò che è meglio per noi, ma per altre
motivazioni. Dal punto di vista energetico, se sei in equilibrio, sei
liberamente te stesso e prenderai delle decisioni e farai delle azioni in
modo coerente con ciò che sei. Questo non accade quando, per uno dei motivi
descritti sopra, dipendi da qualcuno. Ad esempio, se non ti senti amato dal
partner, tenderai ad agire in funzione di questa percezione e non per quello
che reputi essere giusto per te… magari vorresti andare al cinema ma, se al
tuo partner non piace, rinunci per fargli piacere… un esempio banale ma
tipico di come non si decide per se stessi ma in funzione del “trattenere”
l’altra persona.
- Si tratta di essere condizionati? E’ una dinamica diffusa?
Decisamente sì e, nella mia esperienza, posso affermare che le dipendenze
affettive sono molto diffuse e pesanti. Spesso le persone non si rendono
neanche conto di essere dipendenti e sviluppano quelle che, dal punto di
vista della comunicazione energetica, ho definito “la sindrome del bisogno
del bisogno”. E’ qualcosa di drammatico, perché nasce dalla decisione di
non essere degni d’amore e dalla paura di essere abbandonati; per questo
scelgono partner che abbiano bisogno di ciò che loro fanno in concreto;
praticamente, queste persone continuano a fare cose per gli altri convinti
che sia un atto d’amore, mentre si tratta di una modalità per trattenerli:
non si rendono conto di essere loro ad avere bisogno del bisogno di chi gli
sta accanto.
- Direi che uno dei grossi problemi è che spesso si confonde tutto ciò con
l’amore. Si avverte l’attaccamento e ci si crede innamorati…
L’amore non è mai bisogno. Spesso, invece, sento dire “ah, avevamo una
grande complicità”... Per me il termine complicità descrive energeticamente
due deficienze, due mancanza che cercano di compensarsi sorreggendosi l’un
l’altra… lo storpio rimane storpio e il cielo rimane cieco anche dopo che si
sono uniti. Quello che si deve cercare in una relazione è un’alleanza, cioè
due forze che camminano insieme e si accrescono nel cammino.
- Perché le dipendenze hanno una presa così forte?
Quello che si vede, la dipendenza, è solo la punta dell’iceberg. I
meccanismi sottostanti sono profondi e radicati e spesso hanno origini
remote. Ricordo una signora che era venuta da me perché si creava delle
relazioni atroci, vere e proprie dipendenze affettive. Era stata un’ex
alcolista, ed era “guarita” frequentando gli alcolisti anonimi. Eppure non
aveva risolto il motivo che la rendeva dipendente - la percezione di non
essere amata - e, quindi, energeticamente aveva solo spostato la tensione:
non usava più l’alcol, che fa male, ma aveva bisogno di questo “sostegno” e
si creava relazioni insostenibili nella vita.
Insieme abbiamo fatto un lavoro sulla sua situazione energetica e sui suoi
blocchi, ed oggi è una persona che beve normalmente un bicchiere di vino a
pasto e riesce a starsene un po’ da sola… finalmente.
- Rossella, cosa puoi consigliare per iniziare ad uscire da questi
meccanismi?
Il primo passo, essenziale, è rendersi conto che c’è uno squilibrio.
Occorre, cioè, una certa dose di coraggio per ammettere di avere una
dipendenza e di consapevolezza per determinare cosa ci ha causato
l’atteggiamento dipendente. Bisogna poi desiderare fermamente di liberarsene
e, con l’aiuto del buon senso e di tecniche di riequilibrio energetico,
cercare di tornare al proprio centro.
Se siamo noi stessi, infatti, siamo liberi perché, come accennato, il
bisogno reale non è la persona o la sostanza, è altrove, non è mai
l’oggetto della relazione.
- Nella tua esperienza di guaritrice, ritieni essenziale avvalersi di chi,
come te, fornisce un supporto esterno?
Sono convinta che ciascuno di noi già dispone di tutto quello che serve per
tornare nell’equilibrio, solo che spesso lo dimentica… io svolgo
semplicemente la funzione di ricordare alle persone chi veramente sono. Ho
scritto dei libri che forniscono delle chiavi di interpretazione energetica
che aiutano a prendere coscienza del problema e a vederlo nell’ottica
spirituale, ma la cosa che mi piace di più fare è insegnare nei corsi. Sono
strumenti diversi e validi, preferisco il secondo in quanto ho di fronte
singoli soggetti e non un pubblico non identificato, quindi posso essere più
precisa.
- Paura e bisogno: qual è il nesso?
La nostra cultura alimenta questa dinamica del bisogno attraverso tutta una
serie di messaggi che dicono “tu sei carente”, “non sei abbastanza per
meritarti l’amore”… quindi cresciamo nella carenza, invece che vedere tutte
le infinite risorse che l’universo ci offre.
Quindi, è facile credere di aver bisogno, aver bisogno di più soldi, di un
lavoro migliore, di un fisico più sexy. Il bisogno è alla base di tutte le
dipendenze, ed è comunque un concetto chiave, in quanto nasce dalla paura di
non avere o di non essere.
Se hai paura, ad esempio, di non essere amato nasce il bisogno di essere
rassicurato: e allora scegli una sostanza o una persona che svolga questo
ruolo. Quando sei in equilibrio, invece, sai che puoi soddisfare sempre i
tuoi bisogni, a patto che siano la cosa giusta per te.
La teoria dei germi come causa delle malattie
di Luciano Gianazza
da disinformazione.it
"Gli esseri umani, la forma potenzialmente più elevata di espressione della
vita su questo pianeta ha costruito la vasta industria farmaceutica con lo
scopo primario di avvelenare la forma di vita "più bassa" presente sul
pianeta -- i germi! Una delle più grandi tragedie della civiltà umana è
quella di dare la precedenza alle sostanze chimiche invece che
all'alimentazione" -- Dr. Richard Murray
"Nelle scienze, le persone considerano con slancio come loro propria
proprietà personale quello che hanno imparato ed è stato trasmesso a loro
dalle università e dalle accademie. Se qualcun altro arriva con nuove idee
che contraddicono il Credo e di fatto minacciano persino di rovesciarlo,
allora tutti gli sforzi vengono indirizzati contro questa minaccia e nessun
mezzo viene lasciato intentato per sopprimerla. Le persone fanno resistenza
in tutti i modi possibili: fingendo di non averne mai nemmeno sentito
parlare, parlandone con disprezzo, come se non valesse nemmeno lo pena di
approfondire l'argomento. E così una nuova verità può avere una lunga attesa
prima di venire finalmente accettata. -- Goethe
Le concezioni erronee sulla salute sono radicate nella nostra cultura. La
strada per capire il processo di mantenere e ripristinare salute è stata
lunga e contorta. La scienza ha preso il sopravvento sulla conoscenza antica
e intuitiva, ha fatto errori colossali, rimanendo aggrappata ad essi nel
timore di venire sopraffatta. La saggezza e le scoperte scientifiche sono
state rigettate a favore di un sistema più diffuso, conveniente, o
politicamente desiderabile. Proprio come Socrate è stato avvelenato per le
sue idee, e Galileo è stato forzato da un clero fanatico a ritrattare le sue
dichiarazioni sull'astronomia, ignoranza e potere possono essere una
combinazione pericolosa.
Noi non prendiamo malattie. Le fabbrichiamo. Lavoriamo duramente per
sviluppare le nostre malattie. Dobbiamo lavorare più duramente di quanto
dobbiamo per ripristinare la salute. La presenza di germi non costituisce la
presenza di una malattia. I batteri sono gli spazzini della Natura ...
riducono i tessuti morti agli elementi di base. I germi o i batteri non
hanno alcuna influenza di alcun genere sulle cellule vive. I germi o i
microbi prosperano facendo gli spazzini nelle aree malate. Vivono solo con i
rifiuti metabolici non elaborati e con i tessuti malati, denutriti e deboli.
Non sono la causa della malattia, allo stesso modo che le mosche e i vermi
non sono la causa della spazzatura. Le mosche, i vermi e topi non causano la
spazzatura ma piuttosto si nutrono della spazzatura. Le zanzare non sono la
causa dell'acqua stagnante. Vediamo sempre i pompieri vicino al fuoco, ma
non significa che abbiano causato il fuoco. Le iene e gli avvoltoi
ripuliscono la prateria e la savana dai cadaveri, non sono la causa della
morte.
La medicina occidentale tradizionale insegna e pratica le dottrine del
chimico francese Louis Pasteur (1822-1895.) La teoria principale di Pasteur
è nota come la Teoria dei Germi della Malattia . Tale teoria afferma che
specie fisse di microbi da una sorgente esterna invadono il corpo e sono la
prima causa di malattia infettiva. Il concetto che tipi di batteri
immutabili causano malattie specifiche è stato ufficialmente accettato come
il fondamento della medicina allopatica e della microbiologia verso la fine
del 19º secolo in Europa. Chiamato anche monomorfismo , (condizione di avere
una singola forma,) venne adottato dal complesso medico industriale, che
iniziava ad affermarsi verso la svolta del secolo. Questo cartello si
organizzò intorno all'Associazione Medica Americana (AMA), costituito da
interessi legati al commercio di farmaci, con lo scopo di manipolare il
sistema giuridico per distruggere la professione medica omeopatica.
Controllato dalle società farmaceutiche, il complesso è diventato un affare
da trilioni di Euro all'anno. Include anche molte compagnie di
assicurazioni, l'Amministrazione per gli Alimenti e i Farmaci (FDA), gli
Istituti Nazionali della Salute (NIH), i Centri per il Controllo delle
Malattie (CDC), gli Ospedali e le strutture di ricerca delle università, le
varie associazioni sulla ricerca su qualsivoglia malattia, il Ministero
della Sanità, quando il ministro è un medico che è stato messo lì dalla
lobby delle case farmaceutiche. La dottrina dei microbi ha dato origine alla
tecnica della vaccinazione che è stata iniziata ciecamente nel 1796 da
Edward Jenner. Jenner ha preso del pus dalla ferita purulenta di una mucca
malata e l'ha iniettato nel sangue dei suoi "pazienti". Così si diede inizio
a una spregevole pratica (immunizzazione o vaccinazione) la cui forma è
cambiata di poco ai giorni nostri, e la cui comprensione è ancora oscurata
dalla teoria di Pasteur. Tale dottrina ha dato origine anche allo sviluppo
degli antibiotici, di cui il primo è stata la penicillina nel 1940. Un
antibiotico è materiale di rifiuto velenoso di germi, utilizzato nel
tentativo di ucciderne altri. La penicillina è il veleno di un fungo. Questo
ha causato la proliferazione delle forme aggressive e resistenti di
microorganismi che ci perseguitano oggi.
Il Microscopio Universale di Rife, sviluppato dalla fine degli anni '30
all'inizio degli anni ' 40, ha dimostrato chiaramente che i germi (i
microrganismi) sono il risultato di malattie (gli spazzini di cellule morte)
e non la causa. Se dei germi sono coinvolti, si presentano come sintomi
principali di quella condizione generale. Sebbene i germi non causino
malattia, i sintomi secondari sono prodotti in risposta alla loro attività
(chiamata comunemente malattia.) Una delle ragioni per cui la comunità
medica convenzionale non vede tutta la scena sono i metodi con cui guarda.
Molto dipende da come e con che cosa si guarda.
In Istologia Fondamentale di Junqueira & Carneiro, 3 a edizione del 1980,
scopriamo le limitazioni del microscopio elettronico per il fatto il fascio
di elettroni richiede l'uso di sezioni di tessuti molto sottili in una
condizione di un vuoto elevatissimo. Gli autori affermano a pagina 9:
"Queste condizioni impediscono l'uso di materia vivente... e... il fascio di
elettroni su di un tessuto può danneggiarlo e produrre cambiamenti
indesiderati alla struttura del tessuto. Dirigendo un fascio di elettroni su
una scena vivente e mutevole come un campione di sangue, per esempio,
l'ordine viene mutato e il campione di sangue risulterà alterato. Gli
osservatori fanno una fotografia di questa situazione disorganizzata e la
interpretano come se fosse l'intera storia. Durante lo studio e
l'interpretazione di sezioni di tessuti colorati osservati al microscopio,
il prodotto osservato è il risultato finale di una serie di processi che
distorcono notevolmente l'immagine osservabile nel tessuto vivente e non è
più la scena inizialmente presente sul vetrino. È stato suggerito in passato
che i puntini visti con il microscopio elettronico identificati come virus
potrebbero essere, molto più che probabile, niente di più che particelle di
proteine senza vita degradate -- peptidi disintegrati dalla morte cellulare
-- resti catabolici di citoplasma, o proteine prodotte dalle cellule in
risposta al terreno biologico non più equilibrato. È stato riportato da
ricercatori, in cerca di ipotetici virus "elusivi", che i virus possono "
imitare" i tessuti umani! Sono tessuti umani.
Royal Raymond Rife
Forse la conferma più profonda di pleomorfismo (pluralità di forme) è stata
data da un altro genio quasi annientato dalla scienza ortodossa, questa
volta un microscopista americano di nome Royal Raymond Rife. La sua storia è
stata raccontata nel Rapporto Rife da Barry Lynes. È stato pubblicato in
forma di libro con il titolo: La cura del Cancro che ha Funzionato!
Il microscopio ordinario di Rife (con una risoluzione di 31.000) superava i
microscopi elettronici che stavano emergendo in capacità di dettaglio e
chiarezza. Il suo uso di frequenze di luce naturale dispersa con l'impiego
di prismi, piuttosto che fasci di elettroni e colorazioni acide, permetteva
una visione chiara di soggetti viventi. Ogni microrganismo ha la sua propria
frequenza fondamentale di luce, qualcosa che Bechamp ha sfruttato
evidentemente con il suo polarimetro. Rife era arrivato alla conclusione che
si poteva utilizzare la luce, invece di sostanze chimiche distruttive, per
"colorare" il soggetto. Questo era geniale. E ugualmente geniale era la sua
esecuzione. L'intero sistema ottico -- lenti e prismi, come pure le unità
d'illuminazione sono costituite da blocchi di cristallo di quarzo. L'unità
d'illuminazione utilizzata per esaminare le forme filtrabili di organismi
contiene quattordici tra lenti e prismi, tre dei quali sono nella lampada ad
incandescenza ad alta intensità, quattro nel prisma Risley, e sette nel
condensatore acromatico, che ha un'apertura di 1.40.
Tra la sorgente di luce e il campione ci sono due prismi cuneiformi di
cristallo di quarzo il cui scopo è quello di polarizzare la luce che passa
attraverso il campione, essendo la polarizzazione l'applicazione pratica
della teoria che le onde di luce vibrano in tutti i piani perpendicolari
alla direzione in cui le onde sono propagate. Quando la luce raggiunge un
prisma polarizzante si divide in due fasci, a uno dei quali viene data una
inclinazione tale da farlo riflettere sul lato del prisma, senza che passi
attraverso il prisma, mentre il secondo fascio, con una inclinazione
nettamente ridotta passa attraverso il prisma per illuminare il campione.
Quando i prismi di quarzo del Microscopio Universale (che possono essere
ruotati con un nonio per 360 gradi) vengono ruotati in direzioni opposte
danno angoli d'incidenza variabile ai raggi trasmessi, mentre nello stesso
tempo, dato che è possibile vedere solo una sezione di banda di un colore
alla volta, una piccola porzione dello spettro viene diretta sull'asse del
microscopio. È possibile procedere in questo modo da un estremo all'altro
dello spettro -- dagli infrarossi agli ultravioletti. Ora, quando viene
raggiunta quella parte dello spettro nella quale sia l'organismo che la
banda del colore vibrano in sintonia l'uno con l'altra sulla stessa
frequenza, un lunghezza d'onda caratteristica viene emessa dall'organismo.
Un fascio di luce monocromatica, esattamente con la stessa frequenza emessa
dall'organismo, viene mandato attraverso il campione permettendo
all'osservatore di esaminare l'organismo nel suo colore chimico vero e
rivelando la sua propria struttura in un campo perfettamente luminoso.
I fasci di luce provenienti dal campione, invece di passare attraverso
l'obiettivo convergendo, attraversano una serie di prismi speciali che
mantengono i raggi paralleli. E' questo principio dei raggi paralleli nel
Microscopio Universale e la ridotta distanza di proiezione fra i prismi
oltre alle tre paia di obiettivi da dieci, da sette e da quattro millimetri
montati a breve distanza che sostituiscono le lenti che rende possibile non
solo l'inusuale alta risoluzione e ingrandimento ma anche l'eliminazione di
tutte le distorsioni e le aberrazioni cromatiche e sferiche. L'aggiustamento
fine è settecento volte più sensibile di quello dei microscopi comuni, la
durata di tempo richiesto per mettere a fuoco la gamma varia tra un'ora e
mezz'ora. Uno dei conseguimenti principali di Rife era la sua abilità,
attraverso numerosi stadi pleomorfici , di trasformare un virus, che aveva
trovato in tessuto cancerogeno, in un fungo, piantare il fungo in un letto a
base di asparago, e produrre un colibacillo (E-coli), il tipo di microfauna
indigena dell'intestino umano. Questi risultati sono stati ripetuti
centinaia di volte. Rife dimostrò che la capacità pleomorfica delle
microforme di vita va dal livello di batterio al livello di fungo, e alla
sua evoluzione all'ultimo stadio -- la muffa. Inclusi in questo ciclo ci
sono molti stadi importanti intermedi tra microzimi (piccoli agenti
fermentativi) e batteri, le proteine complesse a cui ci si riferisce
normalmente come virus, e i loro discendenti immediati.
Rife identificò 10 famiglie nello spettro intero della micro-vita.
All'interno di ogni famiglia, qualsiasi forma o membro potrebbe trasformarsi
in qualsiasi altra forma. Inoltre, il fatto che gli organismi hanno una loro
peculiare frequenza di risonanza permise a Rife di sviluppare ulteriormente
il suo "Fascio radiante", che aiutava il corpo a liberarsi dei sintomi del
cancro. Quali meravigliose e benefiche rivelazioni avrebbero potuto
presentarsi con la tecnologia di Rife guidata dalla visione di Bechamp?
Queste onde, o questi raggi di luce, come queste frequenze potrebbero essere
chiamate, hanno mostrato di possedere la potenza di devitalizzare organismi
patogeni o di "ucciderli" quando sono stati sintonizzati su una lunghezza
d'onda, o meglio, sull'esatta frequenza, che è diversa per ogni organismo.
In realtà non sono i batteri da soli che producono la malattia, ma sono i
costituenti chimici di questi microrganismi che agiscono sul metabolismo non
equilibrato delle cellule del corpo umano che producono i sintomi di
malattia. I microrganismi associati alla malattia comunque non producono la
condizione che ha originato l'evoluzione morbosa nel corpo.
Un terreno biologico sano o malato è determinato principalmente da quattro
cose:
- Il suo equilibrio acido o alcalino (pH)
- la sua carica elettromagnetica (negativa o positiva)
- il suo livello di intossicazione (tossicità)
- il suo stato nutrizionale
Un sintomo critico di un terreno malato è il livello basso di ossigeno. Un
altro è un arresto o ristagno del flusso dei fluidi colloidali nello spazio
intercellulare. Un altro ancora è la perdita di carica elettrica dalla
superficie dei globuli rossi. Questa condizione è chiamata rouleau o "sangue
viscoso".
All'interno della parete cellulare, tutte le sostanze chimiche e i
componenti agendo insieme mettono in moto la vita organica. Niente
all'interno di una cellula è vivo di per se stesso. Ma quando si guarda il
sangue vivo, si può osservare che i microrganismi subiscono un preciso,
scientificamente verificabile, ciclo di mutamento della loro forma.
Affascinante come la metamorfosi da bruco a farfalla, questa evoluzione è
ancora più fantastica, perché può accadere abbastanza rapidamente (talvolta
in minuti!). Non ci sono nemici o malattie specifiche da combattere. Esiste
solo il risultato dell'equilibrio o dello squilibrio. L'universo opera
mantenendo in equilibrio coppie di opposti. Quando le cose vanno fuori
equilibrio, di solito compare un segno (il sintomo), così sappiamo che
qualcosa è cambiato nell'ordine delle cose. La salute è l'equilibrio nel
sistema. Se vuoi avere un rude termine di paragone con cosa accade in un
corpo malato, prova a non fare le pulizie di casa per almeno un anno.
In quell'ambiente, tutti i generi di piccoli "ospiti" verranno fuori da
chissà dove. Allo stesso modo, le abitudini alimentari sbagliate e il modo
di vita "sporcano" il nostro ambiente interno. Il nostro terreno diventa
eccessivamente acido (pH sbilanciato) preparando la strada per ospiti
indesiderati. In questo ambiente sbilanciato, i batteri dannosi possono
scaturire dalle nostre proprie cellule. Queste forme di vita minuscole
possono cambiare rapidamente la loro forma e funzioni. Attraverso un
processo chiamato pleomorfismo , (pleo = molti e morph = forma,) i batteri
possono cambiare in lieviti, da lieviti a funghi, da funghi a muffe. I
microrganismi come un batterio specifico, possono assumere più forme. Questo
può essere un cambiamento di funzioni o di forma. Il Dott. E.C. Rosenow del
Mayo Biological Labs e altri batteriologi, hanno dimostrato che un
cambiamento dell'ambiente interno potrebbe modificare streptococchi in
pneumococchi e un cambiamento del cibo riporterebbe i pneumococchi a
streptococchi. Questo ha mostrato anche che i batteri sono "spazzini" per
natura ed essendo essenzialmente "scorte" di enzimi, modificano la loro
forma e produzione di enzimi allo scopo di dissolvere fino al suo elemento
più piccolo qualsiasi pezzo di tessuti morti sia presente. Oltre al pH e al
pleomorfismo, dobbiamo considerare un concetto molto importante -- la
differenza tra i sintomi di una malattia e la condizione della malattia
stessa. Nel pleomorfismo, una cosiddetta specie è solo uno stadio nel ciclo
di crescita di una famiglia di esseri. Ogni membro ha funzioni diverse e un
aspetto molto diverso dagli altri.
Quello che la maggior parte della gente chiama "malattia" in realtà è un
sintomo o una raccolta di sintomi. Per esempio, i tumori e i vari tipi di
cancro sono sintomi, e il tentativo di combatterli li ha portati alla
quantità epidemica di cui siamo oggi testimoni. Ciò che la gente comunemente
considera cause di malattia, sono sintomi. In questa categoria ci sono i
batteri, lieviti e i loro discendenti. Quando i germi sono coinvolti in una
malattia producono o influenzano il corpo nel produrre sintomi secondari. La
medicina ortodossa ritiene che questi sintomi secondari siano la malattia.
La risposta però giace nella condizione del terreno biologico. Tutti i suoi
valori sono in equilibrio? O sosterrà lo sviluppo di ospiti indesiderati?
Una volta che l'equilibrio viene turbato, si entra in un circolo vizioso.
Quando il pH del corpo è alterato, i suoi tessuti hanno una condizione
acida. Questa condizione deriva da molte cose, principalmente dal tipo di
alimenti consumati e da scarsa digestione. Quando la digestione non avviene
correttamente i cibi fermentano o vanno in putrefazione. Negli stadi
iniziali dello squilibrio, i sintomi esterni generalmente non sono molto
intensi e di solito sono "trattati" con i farmaci. Questi includono, fra gli
altri, sintomi come:
- Eruzioni della pelle
- Emicranie
- Allergie
- Raffreddori e influenza
- Sinusiti
Aumentando lo squilibrio nel terreno biologico, si presentano condizioni più
gravi come ghiandole indebolite, organi e sistemi che iniziano a capitolare
-- tiroide, surrenali, fegato, ecc.
Sfortunatamente il trattamento dei sintomi con i farmaci al fine di farli
scomparire ha un ruolo principale nel far comparire sintomi più gravi in
seguito. Ma la maggior parte della gente non considera o non realizza questo
quando va dal medico per risolvere rapidamente la "malattia". Anche la
maggior parte dei medici non è consapevole, o semplicemente segue la
corrente. L'avvicinamento medico militaristico è la prevaricazione della
terapia artificiale su quella naturale, dei veleni (farmaci) sul cibo. La
mancanza di comprensione crea paura, ma quando comprendiamo che sia la
salute che la malattia sono create dal nostro modo di vivere e dalle nostre
abitudini alimentari, la paura dei "germi" scompare. Il nostro sistema
immunitario é collegato inevitabilmente con il pianeta Terra dato che il
nostro corpo è costruito con i suoi elementi. La Terra , presa nella sua
interezza come geosfera, ha il suo proprio sistema immunitario, un sistema
che si autoprotegge, si rigenera, guarisce. Quando non siamo allineati con
quel sistema, o danneggiamo quel sistema, il risultato inevitable è la
nostra propria degenerazione. Anche il British Medical Journal del novembre
1950 ha ammesso: "Nonostante la massima attenzione, una intensa
contaminazione da batteri del siero dei vaccini è inevitabile durante la sua
preparazione, e possono essere presenti non meno di 500 milioni di organismi
per ml..." Questo è assolutamente vero, ma se fosse altrettanto vero che i
batteri causino la malattia, ognuno che ricevesse la sua prima vaccinazione
morirebbe nell'arco di 24 ore dall'inoculazione.
La storia
Rudolf Virchow, il padre della teoria dei germi, ha dichiarato nei suoi
ultimi anni: "Se potessi rivivere la mia vita, la dedicherei a provare che i
germi cercano il loro habitat naturale -- i tessuti malati -- invece di
causare malattia". Pasteur (1822-1895) e Paul Ehrlich (1854-1915) hanno dato
congiuntamente al mondo civilizzato le dottrine della teoria della malattia
di microbiologia e immunologia prima della scoperta delle vitamine, degli
elementi traccia e di altre sostanze nutrienti. Per i loro sforzi e
discutibili scoperte, i vaccini diventarono di moda e furono promossi da
eminenti scienziati.
Il Dr. Antoine Béchamp, uno dei primi batteriologi al mondo e contemporaneo
di Pasteur, fece grandi scoperte scientifiche e alcune delle menti più
elevate del suo tempo hanno accettato le sue teorie e le sue scoperte come
fatti sicuramente certi. Béchamp ha ottenuto così tanti conseguimenti che
sono state necessarie otto pagine di un giornale scientifico di elencarli
quando è morto. Tra molte altre cose, ha salvato l'industria francese della
seta dalla moria dei bachi da seta, sotto il naso di Pasteur, che era stato
incaricato di risolvere il problema. Ha descritto chiaramente il processo
della fermentazione per quello che è: il processo di digestione di esseri
microscopici. E' stato il primo ad affermare che il sangue non è un liquido,
ma un tessuto fluente. Ha sviluppato un processo economico per la produzione
dell'anilina che ha dato inizio all'industria della tintoria.
Ciò che rende la teoria dei germi così pericolosa è che sembra così
ovviamente vera. Ma è vera solo parzialmente. Bechamp affermava: "Non c'è
alcuna dottrina così falsa che non contenga un granello di verità. È questo
vale anche per la dottrina sui microbi." Béchamp ha scoperto i Microzimi
(chiamati ora genericamente micro-organismi) e che i germi sicuramente sono
il risultato, non la causa della malattia. Attraverso i suoi esperimenti ha
mostrato che le caratteristiche vitali delle cellule sono determinate dal
terreno in cui i loro microzimi si alimentano, crescono e si moltiplicano
nel corpo umano. Sia le cellule normali che i germi hanno i loro compiti
specifici. Le cellule organizzano i tessuti e gli organi del corpo umano. I
germi puliscono il sistema e lo liberano dall' accumulo di materia patogena
e mucoide. Inspiriamo costantemente circa 14.000 germi e batteri all'ora. Se
i germi sono così nocivi, perché non moriamo?
Nei primi stadi di infiammazione (formazione di pus,) i batteri presenti
sono gli streptococchi ma man mano che i globuli rossi e i tessuti si
disintegrano ulteriormente gli streptococchi si trasformano in
stafilococchi-- cioè cambiano in una forma adeguata al nuovo ambiente dei
tessuti morti. I batteri non hanno alcuna azione sulle cellule vive, solo
sulle cellule morte. Non sono la causa della malattia ma il risultato. In
molti casi di polmonite i pneumococchi appaiono sulla scena da 36 a 72 ore
dopo l'insorgenza della malattia. Il lavoro di Béchamp nel campo della
Biologia avrebbe potuto rivoluzionare la medicina con una profonda
intuizione sulla natura della vita. Ma in un mondo politico, si è trovato a
dover fronteggiare uno scaltro politicante connesso a ricchi poteri: Louis
Pasteur. Antoinne Béchamp era uno scienziato , mentre il farmacista Pasteur
era un chimico, senza alcuna educazione nelle scienze umanistiche, e un
inserzionista pubblicitario, ha plagiato la ricerca di Béchamp, l'ha
distorta, l'ha sottoposta all'Accademia Francese della Scienza come sua
propria! E rendendo pubbliche queste scoperte, Pasteur ha avuto un gran
seguito che lo acclamava come un genio della scienza. Pasteur è stato
responsabile in grande parte delle stragi di animali per la sperimentazione
nella ricerca medica. Pasteur ha utilizzato preparazioni ottenute da tessuti
di animali malati iniettandole poi in animali sani rendendoli a loro volta
malati. Questo ha dato l'apparenza che i germi causino la malattia, quando
in realtà queste preparazioni erano estremamente velenose. Questa non è una
procedura scientifica, ma dimostra semplicemente il fatto che si può far
ammalare qualcuno avvelenando il suo sangue. Basandosi sulla sua teoria dei
microzimi, Béchamp diede enfatici avvertimenti contro l'invasione diretta e
artificiale del sangue.
http://www.medicinenon.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=18
5 studi in Svizzera su cellule staminali ottenute da tessuto adiposo
Fonte: salute.agi.it
Questa branca della ricerca è sempre più protagonista nel campo industriale
e oggi cinque progetti sono condotti dalla Swiss Stem Cell Bank, la
criobanca svizzera con sede a Lugano. Le ricerche si concentrano sulle
cellule mesenchimali che possono essere ricavate proprio dal grasso e sul
loro utilizzo nella rigenerazione dei tessuti.
“Da alcuni anni, la comunità scientifica discute sull'efficacia delle
cellule staminali mesenchimali nell'ambito della rigenerazione dei tessuti.
SoSwiss Stem Cell Bankno cellule che possono essere isolate dai tessuti
adulti, non ponendo quindi alcun problema di tipo etico e, normalmente, in
quantità più o meno abbondante a seconda del tessuto da cui provengono”,
premette Gianni Soldati, direttore scientifico della SSCB. “Il tessuto
adiposo da liposuzione, in particolare, sembra essere una fonte estremamente
ricca di cellule mesenchimali: queste possono essere isolate in condizioni
di sterilità e risultano essere particolarmente versatili e promettenti
nella medicina rigenerativa”. Trattando con cellule definite multipotenti,
quindi capaci di differenziarsi in cellule di tipo diverso, ?dal tessuto
adiposo è possibile così ottenere cellule del tessuto osseo, della
cartilagine, del tessuto adiposo stesso, muscolo scheletrico e cellule
neurali”.
Se tutte queste premesse dovessero trovare una conferma, secondo Soldati,
“ci troveremmo davanti ad una fonte importante di staminali, vista la facile
reperibilità e l'abbondanza del tessuto adiposo”. SSCB sta operando su tre
fonti: innanzitutto la selezione delle mesenchimali che si trovano nel
grasso.
Lo scopo è sviluppare una tecnologia innovativa in grado di separare e
concentrare le cellule staminali adulte provenienti dal tessuto adiposo
attraverso un sistema 'chiuso', in totale sicurezza affinché si possa
selezionare un prodotto cellulare di alta qualità”, spiega Soldati.
In secondo luogo, lavorando sulla grande esperienza di raccolta delle
staminali cordonali, SSCB sta studiando le condizioni ideali per poter
conservare queste cellule. Non ultime, le applicazioni: dalla rigenerazione
ossea a quella delle cicatrici, fino alla rigenerazione di cartilagine. I
progetti di ricerca sono svolti in collaborazione con l'Unità di Terapia
Cellulare nata dalla collaborazione della stessa Sscb, del CardioCentro
Ticino e del Laboratorio di Diagnostica Molecolare. In questa direzione,
l'Utc ha avviato recentemente la Cell Factory. Ovvero, una 'camera bianca'
certificata a norma Gmp (Good Manufaturing Practices) e autorizzata da
Swissmedic, l'istituto svizzero di controllo.
L'USCITA FUORI DAL CORPO
UN'ESIGENZA DEL NOSTRO PROFONDO PER "CARICARSI", TUTTI NE BENEFICIAMO MA NON
TUTTI NE CONSERVANO IL RICORDO
di UMBERTO Dl GRAZIA
Fonte: coscienza.org
Era l'agosto del 1961 quando ebbi, improvviso e non cercato, il primo
fenomeno di sdoppiamento o uscita fuori dal corpo (O.O.B.E.).
Ho molte esperienze da raccontare, cercherò di comunicarne alcune,
trasmettendole in maniera semplice, visto che in questo settore ci sono
sempre troppe informazioni sbagliate, riportate da personaggi confusi e
spesso disonesti. L'uscita fuori dal corpo è un'esigenza del nostro profondo
per "caricarsi" al di fuori dei blocchi del pensiero-logico ed è come il
sognare:
tutti ne beneficiamo, ma non tutti ne hanno il ricordo. Fra qualche anno,
quanto portato avanti dai ricercatori all'avanguardia, si scoprirà
scientificamente che lo sdoppiamento serve per vivere e ci nutre a livelli
profondi e molto elevati. Si presenta con una forma trasparente e
tridimensionale di noi stessi, non uguale ma simile. Difficilmente si notano
i capelli e le sopracciglia non si vedono i colori, ma se cerchiamo di
riconoscerli ne abbiamo una risposta mentale interna; con una certezza
"irrazionale" diciamo, ad esempio, 'rosso'. Non è vero che esiste un cordone
che unisce il corpo fisico con quello più sottile del "doppio".
E' solo un'immagine simbolica per attestare una interdipendenza tra le due
strutture che, comunque, restano sempre in contatto, (anche se spesso
intuitivamente ne percepiamo una sola). Quindi tranquillizzatevi, non c'è
niente che si può spezzare, ma in compenso, quando il fenomeno si presenta
c'è molta paura, mi ci vollero circa tre anni, con circa due sdoppiamenti a
settimana per vincere il disagio, quello genuino, sto parlando di veri
sdoppiamenti, non di quelli che vengono insegnati in seminari di vario tipo,
dove domina sovente la più scatenata fantasia e forti condizionamenti.
Attenzione, non c'è niente che si conquista in questo settore tramite
scorciatoie o formule magiche, o mantra da salotto urbano, ma solo lavoro
continuo su se stessi, controllo delle nostre motivazioni e dai nostri ego,
questo è l'unico cammino. Non prendetemi per un brontolone, amo la gente ma
sono profondamente annoiato dalla stupidità umana e dal loro apparire più
che dal cercare di "essere".
In quarant'anni di lavoro, nonostante il mio impegno, ho visto perdersi
molte persone, e so, quindi, che conoscere bene la possibilità che abbiamo
di dilatare la nostra coscienza, sino allo sdoppiamento, potrebbe
rappresentare una via possibile per conoscere le forze che ci governano e
smitizzare il timore della morte. Certo, ad un sistema
politico-sociale-religioso integralista, che vuole sempre più vederci come
numeri e trasformarci in individui ammalati e lamentosi, tutto questo non fa
piacere; ed è proprio per questo che dobbiamo farci sentire e cercare di
andare avanti. La rivoluzione, quella vera, che non arricchisce i venditori
di armi, passa dall'evoluzione della coscienza.
EMOZIONI PARTICOLARI
Negli stati di "uscita dal corpo", per prima cosa dobbiamo superare la
paura; non è facile come si può ben comprendere, si provano infatti emozioni
particolari e del tutto sconosciute. Capii ben presto che per uscire dalle
emozioni negative che si vivono occorreva un comando, io lo trovai
ripetendomi mentalmente: "mi devo addormentare". Mi trovavo così a rientrare
velocemente nel corpo, ed era come se precipitassi in caduta libera, il
tutto sembrava durare molto poco (difficile dire quanto), mi riprendevo solo
una volta alzato dal letto (in genere è cosi), sentendomi completamente
lucido e con un tono di energia molto elevato.
Con gli anni ho capito che lo sdoppiamento portava una ricarica determinante
per superare gli ostacoli che si presentavano nella mia vita: era
raggiungere un livello dove non esisteva il dualismo sciocco e razzista, e
le regole del tempo- spazio allentavano le loro strette maglie. Il presente
continuo è tangibile e capisci profondamente che ognuno di noi è infarcito
di notizie false, ridotte e tendenti a creare barriere. Il "conosci te
stesso e scoprirai i segreti dell' Universo" è sempre più attuale.
Il primo elemento da superare è la paura, non mi stancherò mai di dirlo,
è il "Guardiano della soglia", forte e molto furbo che ci conosce
perfettamente perché fa parte di noi. Se non si riesce a dominare la paura,
il doppio rimane fermo nell'ambiente in cui sta il corpo e la nostra mente
ha la sensazione di vedere o stare in altri luoghi, ma questo è solo una
visione fantasiosa o allucinatoria. Il tempo ed il controllo delle emozioni
ci permettono di spingere il "nostro doppio" oltre questa palude delle
sensazioni, diventando così viaggiatori di spazi e dimensioni. C'è un modo
semplice per accorgersi se si sta navigando oltre le proiezioni delle idee
logiche: quando emerge la possibilità di ritrovare cose del passato o
anticipate quelle del futuro.
I MESSAGGI DA LIVELLI ELEVATI
Parlando nuovamente in prima persona posso dire che ho cominciato, dopo tre
anni di lotte per contenere e distaccarmi dalla paura, ad avere "viaggi nel
passato storico" effettuando poi, nel cosiddetto reale, nuove scoperte
archeologiche e precognizioni del futuro. Ho potuto descrivere fatti, luoghi
e date di innumerevoli ritrovamenti e di circa 650 precognizioni. Tutti
questi dati sono stati rilevati da vari studiosi, giornalisti, notai ed
amici che mi hanno affiancato in questi trentacinque anni di lavoro.
Le ultime 44 precognizioni sono state registrate da un gruppo di fisici
dell'Università la Sapienza di Roma, guidati dai Dott. Mario Bruschi. Tutto
questo perché? Perché dare notizie ad altri? Semplicemente per fare
testimonianza e cercare, nello stesso tempo, di non chiudermi in me stesso e
vedere il mondo ostile o nemico del diverso. Ho fatto due volte il giro del
mondo alla ricerca dei miei simili: chi dice di sapersi sdoppiare o effettua
corsi per insegnare ad altri, deve poter raggiunger il livello del "presente
continuo" per darne una testimonianza reale, altrimenti si tratta di ben
altro e spesso altamente negativo.
Questo vale anche per chi dice di andare indietro nel passato. Al massimo,
nei viaggi "del doppio",si hanno piccole e brevi scene simili alla
pubblicità che si vede in televisione dei film in programmazione ma mai si
percepiscono frasi o lunghi discorsi anche se, a volte, si può avere il
"senso" di un brano.
Un libro scritto con informazioni "astrali", nel migliore dei casi, ha solo
alcuni punti veri e genuini, il resto è un costruito logico. Il viaggio
cosciente dell'astrale affina l'intuito e strappa, gradualmente, i veli che
coprono le varie realtà. Più si procede in questa ricerca più i messaggi
vengono da livelli elevati, che hanno la caratteristica del breve
contatto-massima informazione; gli stessi, però, non possono essere
raccontati ad altri con la parola scritta o verbale. Non ci sono mezzi
idonei mentre dentro al viaggiatore cresce un sorriso verso il tutto ed una
spinta ad essere più vivo possibile nel presente.
E’ difficile dire quanto è importante contattare questi nostri livelli e la
gioia che si ravviva in noi ed intorno a noi, solo per questo, per me, vale
la pena di "vivere". La persona che sperimenta più volte lo stato di "uscita
dal corpo" può compiere un fenomeno di bilocazione anche se non è cosciente.
Infatti sono sempre gli altri a darne testimonianza; essere visti a
distanza, anche di qualche metro, dal corpo reale con gli stessi abiti che
si indossa, personalmente mi ha creato molto imbarazzo e, in qualche caso,
le persone si sono così spaventate che ho dovuto "lavorare" molto per
calmarle. Ho una trentina di testimonianze in merito, con gente di vario
tipo, conosciute e non, tra le quali non c'è alcun apparente legame. Gli
episodi importanti legati al " viaggio del doppio" possono riguardare:
- la ricerca di persone scomparse;
- la possibilità di informazioni di vario tipo (ad esempio, poter scrivere
la musica senza conoscerla);
- il poter seguire le persone in coma o vederle dopo il loro passaggio nella
dimensione parallela aperta dal morire.
"DIMENSIONE SOGNO"
Un caso, nel 1997, riguardò un bambino di Pescara, scomparso da casa e che
in molti dicevano di aver visto a Napoli. Fui contattato da alcuni
giornalisti che mi inviarono per fax alcune foto del ragazzo, della famiglia
e del vescovo. A parte i dati intuitivi che dissi subito, cominciai a
programmarmi per un " viaggio del doppio". Sentivo molto il caso e dopo due
giorni di tentativi mi trovai a viaggiare sopra un canale. Vedevo dall'alto
una catapecchia di pescatori con delle reti, poi lontano delle barche. Sul
litorale scorsi delle grotte piccole con i pezzi di un motorino all'interno.
Il doppio, ritornò sul canale e vicino alla parete destra, risalendo dal,
mare, vidi, sotto l' acqua il viso del ragazzo.
Gli occhi erano aperti e molto luminosi, mentre l' acqua era fangosa. Un
ramo che si muoveva lentamente teneva incagliato il corpo, non
permettendogli di affiorare... Ricordo che questo esperimento mi lasciò
molta tristezza, per come il caso si era svolto nella realtà e per l'inutile
spreco di energie che erano state messe in campo. Negli anni '70 una serie
di sogni mi portarono a rivivere alcuni concerti di un vecchio musicista di
spinetta.
Vedevo quello che lui guardava e così gli ambienti, i personaggi e gli
spartiti che man mano apparivano sempre più chiari e definiti. Riuscii,
sotto la spinta di alcuni amici musicisti, a riprodurre sul pentagramma la
posizione geometrica delle note che vedevo durante quel tipo di sogno. Venne
fuori cosi un disco (33 giri) denominato " Dimensione Sogno", introvabile
ormai da anni. La sua musica, riprodotta su organo, gira il mondo nelle
messe cantate, è usata come strumento di rilassamento e fa parte di tecniche
vibratorie di alcuni gruppi esoterici.
IL"RISVEGLIO PARALLELO"
Mio padre si chiamava Francesco ed era onesto come pochi lo sono. Dolce e
timido, cercò anche lui di cambiare il sistema, ma fu schiacciato dalla
burocrazia del vivere, dal gusto del rubare agli altri. Comunque venne un
giorno in cui la sua struttura fisica e mentale cedette facendolo
precipitare in uno stato di coma. Senza speranza, secondo il parere della
direzione del centro di rianimazione, tutto da dire invece secondo le mie
conoscenze.
Furono ventidue giorni di lavoro continuo, in O.O.B.E. cercai, riuscendoci,
di contattare il suo doppio. Vagava in uno spazio indefinito senza avere la
coscienza di essere legato ancora ad un corpo. Era in quella fase che io
chiamo del "risveglio parallelo". Infatti è qui che si incominciano a
percepire i ricordi pre-natali, ed è qui che, man mano, la nostra coscienza
recupera un senso diverso della realtà e del giusto, al di la delle piccole
e limitanti regole logiche. E' come una nascita dove, contrariamente a
quella fisiologica, già conosci l'ambiente con le sue regole.
Concetti difficili da scrivere, ma chiari ed incancellabili a chi li vive.
In poche parole, feci "capire" al doppio del mio genitore che aveva una
struttura fisica dalla quale non si era completamente staccato e, se era
"consentito", forse poteva tentare di riunirsi. Parlai con il primario di
"alcune cose" e del momento in cui, secondo me, mio padre sarebbe uscito dal
coma. Tutto andò bene, ma non crediate che sia una cosa facile da fare,
molti sono stati i tentativi e pochi i risultati, inoltre, quando questi si
verificano, per come appaiono, vengono a detta di tutti definiti come eventi
"miracolosi".
UN TERRITORIO DA RECUPERARE
Questo caso riguarda la moglie di un mio amico, accanita fumatrice, che
incontrai un giorno facendo visita alla coppia che risiedeva fuori Roma, a
Fiumicino per l'esattezza. Era una donna intelligente e pratica e ricordo di
essere stato, contrariamente al mio consueto modo di essere, particolarmente
duro e violento con lei nel vederla fumare incessantemente. Passarono alcuni
mesi ed un giorno fui chiamato dal mio amico: era morta la sua compagna.
Andai a casa loro, il corpo della donna era composto nella camera da letto.
Verso le tre di notte ci stendemmo su dei lettini in una stanza attigua.
Ero molto stanco ed entrai subito in uno stato di sdoppiamento, sedendomi
con la parte trasparente e tridimensionale sopra quella fisica. Ebbi la
percezione visiva a 360° e notai subito la presenza del doppio di un grosso
cane a macchie bianche e nere che scodinzolava felice. Era la prima volta
che mi accadeva e ne rimasi particolarmente colpito. Immediatamente dopo
apparve il doppio della donna, aveva lo stesso vestito che indossava sul
lettino su cui era stata deposta dopo la morte e guardava con insistenza
verso di noi. Il cane ed io le andavamo incontro, scivolando come se fossimo
leggermente sollevati dal pavimento.
Lei si diresse verso la stanza dove era situato il suo corpo fisico, girò
intorno al letto matrimoniale, come se la fisicità delle forme fosse un
ostacolo, e mi guardò più volte come a chiedere il "perché"; non scorderò
mai l'intensità della sua richiesta. Provò a sedersi sul corpo fisico dal
quale fu come respinta allora, allungò il "doppio" della mano fino a
sfiorare la fronte. La ritrasse con paura. Io cercavo di trasmetterle cosa
conoscevo di quei momenti, ma fu inutile. Mi passò velocemente accanto,
trasmettendo al mio corpo fisico, fermo nella stanza attigua, un senso di
freddo.
La seguii, mentre scendeva la scala che portava al piano inferiore, fino a
quando la vidi sparire in un buio denso che mi incuteva insicurezza.
Rientrai nel corpo. Quella notte la passammo senza dormire vicino a quel
corpo che sentivamo come vuoto ma che forse poteva ancora aiutarci a capire.
Il mio amico rimase molto sorpreso per il "dettaglio" del cane. Infatti
circa tre mesi prima la coppia aveva trovato e raccolto un grosso cane
ferito, a macchie bianche e nere, che morì sopra quello stesso letto. Cosa
sto cercando di trasmettere? E' semplice:
i fenomeni sono inconsueti perché la gente non ne parla, visto il razzismo
culturale e l'ignoranza vigente, ma essi sono uno strumento di crescita e di
vero cambiamento. Quante idee, invenzioni, filosofie, nascono da dati avuti
tramite l'O.O.B.E.? Infinite, credetemi, ai disegni di Leonardo, le cose
asserite da Bacone prima di morire, moltissime scoperte scientifiche
(struttura dell' atomo, del benzene, ecc), il contenuto di certe religioni,
hanno in comune un essere umano che, fortemente motivato, ha trasceso la
dimensione del vero e del giusto data dalle menti riduttive e non libere per
"volare".
Questo è un territorio da recuperare perché va oltre il bene ed il male, la
nascita e la morte, e ci ridona una più giusta profondità dell'essere.
Ricordatevi sempre che siamo diversi e migliori di quello che ci hanno
saputo o voluto dire.
Pensieri del cuore
di Louise L.Hay
(Pensieri del cuore è il seguito ideale di “Puoi guarire la tua vita”,
il primo libro di Louise Hay che tanto successo sta avendo in Italia,
in cui l’Autrice espone la teoria secondo la quale c’è un unico modo
per sconfiggere le malattie, anche le più gravi, e questo consiste nel
rivoluzionare la propria vita e nell’impostarla tutta all’insegna
dell’ottimismo e dell’amore, nel ripetere a se stessi con convinzione
che si può guarire, si può essere delle persone migliori, si può
aspirare alla felicità, basta credere nella perfezione della vita,
avere fiducia nel giusto ordine divino che tutto regola e tutto guida.
“Pensieri del cuore” è una sorta di piccolo diario che riunisce
pensieri positivi, semplici e immediati, fondati sull’amore. Louise
Hay consiglia di immergersi ogni giorno nella lettura di alcune pagine
di questo suo libro, di rilassarsi e di lasciare che dentro di noi
fluiscano soltanto sentimenti «limpidi». Se accompagnate da una forte
voglia di cambiare queste piccole esercitazioni quotidiane possono
davvero far ritrovare a ciascuno il benessere fisico e la serenità
interiore.
Louise Hay, che si definisce «consulente metafisica», dedica la vita
ad assistere il prossimo e aiuta chi si rivolge a lei a scoprire e a
utilizzare le potenzialità della mente.)
- Dedicato al tuo cuore -
Il cuore è il centro del nostro potere.
Ho imparato che possiamo creare con facilità e senza sforzo
quando permettiamo ai nostri pensieri
di scaturire dalla sorgente affettiva del cuore.
Riappropriati del tuo potere da ora.
- Introduzione -
Questo libro è una raccolta di riflessioni, cure spirituali e brani
scelti dalle mie letture. Prende spunto alle nostre esperienze di ogni
giorno e ha lo scopo di guidarci e assisterci in quegli aspetti della
vita che abbiamo difficoltà ad affrontare.
Quando ci sentiamo vittime a causa di eventi sfortunati o del
comportamento altrui nei nostri confronti tendiamo ad isolarci,
proviamo dolore e paura e siamo continuamente alla ricerca di qualcuno
che ci possa salvare, che possa agire al posto nostro. Ma oggi abbiamo
l’opportunità di scoprire le nostre capacità di vivere non come
vittime, ma in modo da aumentare il nostro potere. Scopriremo che, via
via che incominciamo a entrare in comunicazione coi nostro Io
interiore, riusciremo a contribuire a migliorare la qualità della
nostra vita. È una sensazione meravigliosa sapere di non dover
dipendere da nessun altro,ma di avere in noi stessi la meravigliosa
facoltà di operare cambiamenti positivi nella nostra vita. È una
sensazione liberatoria.
Alcune persone si spaventano nel provare questo nuovo senso di libertà
perché lo accomunano al concetto di responsabilità. Tuttavia questo
termine vuole soltanto significare che siamo in grado di rispondere
alla vita. Stiamo entrando in una nuova epoca: è ormai giunto il
momento per noi di abbandonare idee e abitudini di un tempo.
Continuando ad apprendere e a mettere in pratica nuovi modi di vivere,
faremo la nostra parte nel plasmare armoniosamente il nuovo ordine del
mondo.
Sii paziente. Dal momento in cui deciderai di operare un cambiamento
finché non ne avrai la certezza, potrai oscillare tra passato e
futuro. Non andare in collera con te stesso; aspira a costruire te
stesso, non a demolirti. Potresti voler consultare questo libro nei
momenti in cui ti senti «a metà» tra passato e futuro oppure ricorrere
quotidianamente a queste meditazioni finché non avrai acquisito
fiducia nelle tue capacità di portare a buon fine il cambiamento della
tua vita.
Questa è un’epoca di risveglio. Rammenta che sei e sarai sempre al
sicuro. Dapprima potrà non sembrarti così, però imparerai che la vita
è sempre lì, per te. Devi sapere che è possibile passare dal vecchio
ordine al nuovo in serenità e sicurezza.
Ti voglio bene
Louise L. Hay
- ACCETTAZIONE -
Guardandomi allo specchio dico:
«Mi amo e mi accetto esattamente
come sono.»
Qual è il primo pensiero
che ti viene in mente?
Presta attenzione
alle tue sensazioni,
potrebbero essere il nocciolo
del tuo problema.
Accetto tutte le componenti di me stesso
La parte essenziale del processo di guarigione, o del riacquistare la
propria condizione di integrità, è l’accettazione di noi stessi, di
tutte le molteplici parti del nostro essere. Questo significa
approvare sia le occasioni in cui abbiamo agito bene, sia quelle in
cui non ce la siamo cavata altrettanto bene, tanto i momenti in cui
eravamo spaventati quanto quelli nei quali siamo stati adorabili.
Dobbiamo riuscire ad accettare sia le occasioni in cui ci siamo
comportati con molta leggerezza e stupidità sia quelle in cui ci siamo
dimostrati intelligenti e scaltri, le situazioni in cui ci siamo
sentiti imbarazzati e quelle in cui siamo usciti vincitori. Tutte
queste diverse esperienze sono parte integrante della nostra
personalità. La maggior parte dei problemi deriva dal rifiuto di
alcune parti di noi — dal fatto che non ci vogliamo bene in modo
totale e assoluto. Smettiamo di ritornare col pensiero alle esperienze
trascorse con una sensazione di vergogna. Guardiamo al passato come
alla ricchezza e alla pienezza della Vita, perché senza il nostro
passato oggi non saremmo qui. Quando riusciamo ad accettarci,
riacquistiamo la perduta integrità e guariamo.
ACCETTAZIONE
Se non ti ami in modo assoluto,
completo e pieno,
allora vuoi dire che,
in qualche punto lungo il cammino,
hai smesso di farlo,
però puoi imparare
ad amarti di nuovo.
Comincia a mostrarti gentile
con te stesso
da questo momento.
Accetto tutto quello
che ho creato per me stesso
Mi amo e mi accetto esattamente così come sono. Mi sostengo e ho
fiducia nelle mie capacità, ovunque mi trovi. Posso essere dentro
l’amore del mio cuore: ci metto sopra una mano e sento l’amore che vi
alberga. Sono consapevole che lì c’è spazio a sufficienza perché io
riesca ad accettarmi, proprio qui, in questo momento. Accetto il mio
corpo, il mio peso, la mia altezza, il mio aspetto, la mia sessualità
e le mie esperienze, cioè tutto quello che ho creato per me stesso,
tanto nel passato quanto nel presente. Sono disposto a lasciare che il
mio futuro segua il suo corso. Sono una Bellissima Espressione della
Vita e merito il meglio in assoluto. In questo momento io accetto i
miracoli, la guarigione, tutto ciò che accade e, più di ogni altra
cosa, me stesso. So di essere prezioso e tengo in gran conto quello
che sono. Ed è così.
INCIDENTI
Ci mettiamo
in situazioni
in cui diminuiamo
il nostro potere
dando la colpa
a un’altra persona
per le nostre frustrazioni.
Nessun individuo,
né luogo,
né oggetto
ha potere alcuno su di noi.
Siamo gli unici
a controllare la nostra mente.
Mi esprimo in modo positivo
Di solito se ti trovi coinvolto in un incidente e sei l'unico a
rimanere illeso, provi un senso di colpa a un livello profondo e senti
il bisogno di essere punito. Ci può essere un’enorme ostilità repressa
— la sensazione di non avere il diritto di esprimerti. Se colpisci una
persona, spesso questo comportamento è ricollegabile alla rabbia
repressa. C’è sempre molto «di più» in movimento nel tuo intimo. Un
incidente è molto più di un semplice infortunio: quando accade, guarda
dentro di te per scoprire il tuo particolare schema mentale e benedici
l’altra persona, archiviando poi l’intera esperienza.
AFFERMAZIONI
Nel momento in cui
pronunci una affermazione,
stai uscendo
dal ruolo di vittima:
non sei più indifeso,
stai prendendo
coscienza
del tuo potere.
Mi trovo alla prossima fase
della guarigione
Esprimere un’affermazione è un punto di partenza in quanto ti apre una
strada. Stai dicendo al tuo subcosciente: «Me ne assumo la
responsabilità». «Sono consapevole di poter fare qualcosa per
cambiare». Ripetendo a te stesso queste affermazioni, potrai
sperimentare due situazioni: o ti sentirai pronto — non ha importanza
di che cosa si tratti — a lasciarla andare realizzando così
l’affermazione pronunciata oppure essa ti aprirà una nuova strada. Ti
potrebbe capitare di avere una brillante idea o che ti telefoni un
amico dicendoti: «Hai mai provato a fare così?» Essa ti permetterà di
giungere alla prossima fase verso la guarigione.
AFFERMAZIONI
Le affermazioni danno
al nostro inconscio
una base su cui lavorare.
Sono aperto e ricettivo
Se affermiamo a parole di volere realizzare il bene nella nostra vita
e tuttavia una parte di noi ritiene che non ne vale la pena, non
riusciremo a realizzare i nostri propositi. Arriverà il momento in cui
esclameremo: «Le affermazioni non funzionano». Ciò non ha nulla a che
vedere con le affermazioni in sé; il fatto è che non crediamo di
meritarci di star bene.
AFFERMAZIONI
Dobbiamo
prendere coscienza
dei valori
in cui crediamo.
Senza sforzo divento consapevole delle
risposte che ho dentro di me
Se stai pronunciando delle affermazioni davanti allo specchio, tieni
sempre pronto sotto mano un block notes e una matita in modo da poter
annotare i messaggi negativi che ti affiorano alla mente. Non è
necessario valutare subito queste informazioni. In un secondo tempo
potrai metterti comodo e, nel caso ti ritrovi ad avere compilato un
elenco di risposte negative, potrai cominciare a comprendere perché
non riesci a ottenere quello che dici di volere. Se non prendi
coscienza dei messaggi negativi, ti sarà molto difficile poterli
modificare.
RABBIA
La rabbia è
Un meccanismo
di difesa.
Ti tieni
sulla difensiva
perché sei spaventato.
Ripensa al passato con serenità e confida
nel ciclo della vita
La rabbia è un fenomeno normale e naturale. Ti arrabbi spesso e per
gli stessi motivi. Quando sei in collera, hai la sensazione di non
avere il diritto di esternarla e quindi la reprimi. L’ira repressa
tende ad annidarsi in una certa parte del corpo — sempre la stessa — e
si manifesta attraverso un disagio. Anno dopo anno continui a
incanalare la tua rabbia nello stesso luogo. Perciò, se vuoi sentirti
meglio, libera le tue vere sensazioni all’esterno. Se non puoi
esprimerle alla persona interessata, mettiti di fronte allo specchio e
parlale, raccontando tutto: «Sono incavolato con te». «Sono
arrabbiato». «Mi ferisci». Continua a sfogarti finché tutta la tua
rabbia non sarà scomparsa. Poi fai un respiro profondo, guardati nello
specchio e chiediti: «Qual è lo schema di pensiero all’origine di
questa situazione?» «Che cosa posso fare per cambiare?» Se riesci a
modificare il tuo schema interiore, che è responsabile di questo
comportamento, allora non avrai più bisogno di ripetere ancora questo
esercizio.
RABBIA
Una delle
cose peggiori
che possiamo fare
è arrabbiarci
con noi stessi.
La rabbia
non fa altro
che invischiarci
ancora più rigidamente
entro i nostri schemi.
Sono libero di essere me stesso
Non reprimere la rabbia imprigionandola nel tuo corpo: quando sei
arrabbiato, sentiti autorizzato a sfogarti fisicamente. Esistono molti
modi positivi per liberare queste sensazioni: puoi urlare in
automobile con i finestrini chiusi, prendere a pugni e a pedate il
letto e i cuscini, puoi sbraitare e dire tutto quello che vuoi. Puoi
urlare in un guanciale, correre o giocare a tennis per scaricare
questa energia. Sfogati almeno una volta alla settimana, che tu sia
arrabbiato o meno, solo per scaricare le tensioni fisiche che accumuli
nel tuo corpo.
ESSERE SUFFICIENTE
Se, prima di
poter amare noi stessi
aspettiamo di raggiungere
la perfezione,
avremo sprecato
la nostra vita.
Siamo già perfetti,
proprio ora e
in questo luogo.
Sono perfetto esattamente come sono
Non sono né troppo, né troppo poco e non devo provare a nessuno chi
sono. Sono giunto alla consapevolezza di essere l’espressione perfetta
dell’Unità della Vita. Nella sua Infinità ho conosciuto molteplici
identità, ognuna espressione perfetta di quella determinata epoca.
Questa volta sono contento di essere quello che sono e non aspiro ad
essere qualcun altro perché non è l’espressione che mi sono scelto in
questa occasione; la prossima sarà diverso. Sono perfetto così come
sono, proprio adesso e proprio in questo luogo. Basto a me stesso e
sono tutt'uno con la Vita. Non è necessario lottare per essere
migliori: basta che mi ami oggi più di domani e mi tratti come una
persona profondamente amata. Nel prendermi cura di me stesso, mi
aprirò a una gioia e a una bellezza che posso a malapena cominciare a
intuire. L’amore è il nutrimento necessario al genere umano per
raggiungere la propria grandezza. Mentre imparo ad amare di più me
stesso, accresco il mio amore per tutti gli altri. Insieme possiamo
nutrire con amore un mondo sempre più bello. Insieme a noi anche il
nostro pianeta verrà risanato. Con gioia riconosco il mio stato di
perfezione e quello della Vita. Ed è così.
OPINIONI
La vita
è molto semplice.
Ognuno di noi
modella le proprie esperienze
secondo schemi propri.
Per noi
diventa realtà
l’opinione che abbiamo
di noi stessi e della vita.
Per me stesso creo nuove,
meravigliose convinzioni
Queste sono alcune delle affermazioni che ho formulato in un
determinato momento della mia vita e cHe nella mia situazione sono
state davvero efficaci:
Sono sempre protetta.
Tutto quello che devo sapere mi viene rivelato.
Tutto ciò di cui ho necessità mi arriva nel momento, nello spazio e
nell’ordine
perfetto.
La vita è una gioia ed è piena d’amore.
Prospero in qualsiasi direzione mi rivolga.
Sono decisa a cambiare e a crescere.
Nel mio mondo tutto va per il meglio.
OLTRE I LIMITI
Presta attenzione
ai tuoi pensieri
in questo istante:
desideri che essi
influiscano sul tuo futuro?
Sono negativi o positivi?
Basta che tu
li focalizzi e
te ne renda consapevole.
Nel mio intimo faccio esperienza
di tutte le possibilità
Che significato assume per te la totalità delle possibilità? Potresti
immaginare questa condizione come la mancanza assoluta di limiti, il
superamento di tutte le limitazioni che possiamo esserci imposti.
Lascia vagare la tua mente al di là di quello che ritenevi possibile:
«Non si può fare». «Non basta». «Questo mi intralcia», oppure pensa a
quanto spesso sei ricorso a limitazioni simili: «Non posso farlo,
perché sono una donna». «Sono un uomo, non posso farlo». Rimani fra i
confini dei tuoi limiti che ti sembrano così importanti benché ti
trattengano dall’esprimere e dal provare la totalità delle
possibilità. Ogni volta che pronunci una frase che inizia con: «Non
posso», ti stai limitando. Ti senti pronto a superare i valori in cui
credi oggi?
Siate semplici… a dispetto della complessità
di Pieranna Mordazzi
Possiamo imparare davvero molto dai nostri bambini, anche semplicemente
osservando il loro modo di muoversi nei confronti della vita...
Pablo Picasso disse: “Ho passato i primi 40 della mia vita cercando di
essere un adulto e i successivi quaranta a cercare di tornare di nuovo
bambino”.
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere su un libro questa frase di
Picasso che mi ha colpito e mi ha fatto sentire in armonia con il mio
sentire. Accidenti, se anche un grande come lui avevo fatto questa semplice
scoperta allora siamo a cavallo. Ho scoperto di avere dalla mia parte un
grande, allora anche io posso permettermi di esprimere questa mia profonda
convinzione senza aver paura di essere presa per una che dice cose troppo
semplici e apparentemente banali.
Questo mio modo di presentare la vita, di parlare della vita va talvolta
contro ed è dissonante con il mondo che ci circonda, con il mondo
dell’informazione e con tutto quello che da anni ci è stato insegnato. Ed
invece io voglio davvero dirvi che la semplicità, l’autenticità non sono
cose che ci sminuiscono al contrario possono essere qualità che ci
arricchiscono. La semplicità al posto dell’opulenza, al posto della
ridondanza di cose che riempiono la nostra vita, senza farci sentire
appagati.
Ci hanno fatto credere che più siamo tronfi di noi stessi e più usiamo
parolone complicate, più saremo apprezzati, famosi, importanti e più ci
faremo strada nella vita… ed invece io vi chiedo: quali sono le persone che
più vi fanno vibrare il cuore? Quelle che parlano di cose che si sono oramai
svuotate di senso e non dicono più nulla o quelle che manifestano se stesse
con grande umiltà e compassione? Quali sono le cose che restano dentro di
voi anche quando è passato tanto tempo…? Forse i grandi discorsi pieni di
nulla, o le cose semplici e apparentemente piccole e insignificanti che però
vi hanno toccato il cuore? Il sorriso di un bambino, la vostra mano nella
mano di una persona che amate, un abbraccio, uno sguardo, una parola detta
con affetto, un piccolo gesto… Guardando indietro alla Vostra vita,
riflettete sulle situazioni che vi fanno sentire grati ed orgogliosi per la
vita che avete vissuto e state vivendo.
Semplicità non significa superficialità o banalità, significa invece sentire
davvero quello che ci accomuna agli altri esseri umani, agli altri esseri
viventi, agli animali, alla natura, al nostro splendido pianeta terra. Tutto
questo può essere la semplicità, un qualcosa di piccolo nella sua infinita
grandezza.
E a questo riguardo, noi adulti possiamo davvero imparare molto dai nostri
bambini. Possiamo ritrovare alcuni aspetti di noi stessi, che pensavamo non
esistessero nemmeno più. Possiamo ritrovare l’entusiasmo nei confronti della
nostra esistenza, la giocosità, la gioia, la curiosità, il senso del
fantastico, che sono ancora un nostro prezioso patrimonio, ma che
semplicemente abbiamo perso.
Perché, man mano che crescevamo, ci è stato insegnato che tutte queste cose
non andavano più bene da grandi e noi giorno per giorno le abbiamo tenute
nascoste dentro di noi, per poi non ritrovarle più neanche quando avremmo
voluto.
Ritroviamo la semplicità che va di pari passo con la sacralità e la gioia
nei confronti della vita. I bambini, se noi permettiamo loro di farlo,
possono aiutarci a riconnetterci con tutto ciò in modo immediato e
prorompente. I bambini hanno questa grande capacità di saper fluire con
l’esistenza ed anche noi possiamo imparare nuovamente a farlo.
Immaginate davvero in modo un po’ fantastico che i nostri bimbi siano
davvero dei messaggeri, che sono arrivati e stanno arrivando da un altro
pianeta, da un altro mondo per risvegliarci e dirci a gran voce:
Siate semplici,a dispetto della complessità
Siate gioiosi a dispetto della tristezza
Siate entusiasti, curiosi, e fiduciosi
a dispetto della “scontatezza” e della paura.
Ognuno di voi ha un cuore,
che sente e comunica con altri cuori,
usate questa vostra meravigliosa capacità,
in ogni ambito ed in ogni occasione della vostra vita,
e questa sarà davvero la Vostra Salvezza.
Entro 10 anni il primo cervello umano artificiale
Un cervello umano artificiale sarà possibile entro i prossimi 10 anni.
Questo il parere del professor Henry Markram, che ha annunciato ai suoi
colleghi ricercatori durante la conferenza TED (Technology Entertainment
Design) ad Oxford che una prima replicazione di parte del cervello di un
ratto era stata svolta con successo.
“Non è impossibile costruire un cervello umano e pensiamo di poterlo fare in
10 anni”, ha detto Markram, membro del Blue Brain Project, progetto che
punta a rivelare il funzionamento del cervello. “Un cervello umano simulato
potrebbe essere indispensabile per la comprensione e la cura delle malattie
mentali”, ha detto Markram. “Il processo richiede enormi risorse tecniche e
consulenze scientifiche. Per replicare ogni singolo neurone - ha proseguito
- c'è bisogno di un intero computer. Questo vuol dire che decine di migliaia
di apparecchi sono necessarie per mappare le funzioni cerebrali”.
Gli scienziati del Blue Brain Project stanno infatti lavorando ad un
supercomputer capace di coordinare tra loro le singole unità. “Nonostante
ogni neurone sia unico, abbiamo identificato dei circuiti neurologici comuni
nei cervelli della stessa specie. Il nostro lavoro parte da qui”, ha
concluso Markram.
Fonte: salute.agi.it
Noccioli da piantare
"Semina un pensiero, raccogli un'azione,
Semina un'azione, raccogli un'abitudine,
Semina un'abitudine, raccogli un carattere,
Semina un carattere, raccogli un destino."
"Il Maestro Peter Deunov, in Bulgaria, ci chiedeva di non gettare
i noccioli dei frutti che avevamo mangiato, ma di piantarli; e
io vi consiglierò la stessa cosa. Se non avete un giardino, non
fa nulla, piantateli dove potete. L’essenziale è prendere
coscienza che un nocciolo è una creatura che ha bisogno di far
nascere il germe vivo che porta in sé; esso soffre nel tenere
imprigionato quel germe che morirà in mancanza di un terreno
favorevole, mentre chiede soltanto di continuare a vivere.
Ovviamente, non da tutti i noccioli piantati in terra nasceranno
alberi, ma lo scopo principale di questo esercizio è rendervi
sempre più coscienti che interiormente voi avete altri noccioli
da piantare: idee, pensieri, sentimenti. Quando produrranno dei
frutti, non solo sarete nell’abbondanza, ma potrete anche
nutrire una quantità di creature. "
Omraam Mikhaël Aïvanhov
Viaggio attraverso il valore della Meditazione
La Meditazione
La meditazione (dal latino meditatio, riflessione) è, in generale, la
pratica di concentrazione della mente su uno o più oggetti, immagini,
pensieri (o talvolta su nessun oggetto) a scopo religioso, spirituale,
filosofico o semplicemente di miglioramento delle proprie condizioni
psicofisiche.
Tale pratica, in forme differenti, è riconosciuta da molti secoli come parte
integrante di tutte le principali tradizioni religiose. Nelle Upani?ad,
scritture sacre induiste compilate approssimativamente a partire dal VII
secolo, è presente il primo riferimento esplicito alla meditazione che sia
giunto fino a noi, indicata con il termine sanscrito dhyana
Nell'ambito della psicosintesi è definita uno stato della coscienza che può
essere ottenuto mediante l'indirizzamento volontario della nostra attenzione
verso un determinato oggetto (meditazione riflessiva) o mediante la completa
assenza di pensieri (meditazione recettiva).
La meditazione recettiva ha come scopo l'assenza di pensieri e permette alla
mente di raggiungere un livello di "consapevolezza senza pensieri". È un
tipo di meditazione tipica di numerose filosofie e religioni orientali.
Nella meditazione riflessiva l'oggetto della meditazione può essere
qualsiasi cosa. In genere nella pratica vengono utilizzate visualizzazioni
di oggetti fisici oppure semplicemente oggetti che riguardano il mondo
interiore come emozioni o qualità, oppure immagini o testi sacri. Questo
tipo di meditazione è più vicina alla cultura occidentale
Percorsi personali
Esistono molti percorsi personali che non sono all'interno di una religione
o una filosofia e di cui la meditazione è strumento indispensabile per
approfondire i lati oscuri di noi stessi. Molti si avvalgono di un maestro
che permette loro di fare un cammino, un percorso che attraversa nuove
realtà e che si lascia alle spalle vecchi mondi, in un procedere verso la
maggiore consapevolezza di se stessi e della realtà.
Un aspetto fondamentale è la riduzione della sofferenza che insieme alla
maggiore consapevolezza abbisognano di un maestro. A tal fine occorrerà
conquistarsi un cammino e capacità di meditazione nella relazione con la
figura di riferimento. È importante che il maestro non sia solo
"padre"/"madre" ma una figura che possa essere lasciata per una nuova realtà
affettiva.
In particolare la meditazione del Buddha Sakyamuni e di altri saggi, non era
ascritta a nessuna religione o filosofia ma seguiva un cammino personale
Conferme da Studi Scientifici
Parecchi studi condotti fin dal 1970 su una tecnica specifica, la
meditazione trascendentale, hanno evidenziato la sua efficacia nella
diminuzione di ansia e stress e nel miglioramento della salute [1] [2] [3].
In seguito furono condotte altre ricerche e meta analisi coinvolgendo altri
metodi di meditazione.
Nella loro analisi comparativa sugli studi scientifici sulla meditazione,
pubblicato nel 2000 nell' International Journal of Psychotherapy,
Perez-De-Albeniz e Holmes, hanno identificato le seguenti componenti in
comune con tutti i metodi meditativi:
rilassamento
concentrazione
alterato stato di coscienza
sospensione dei processi di pensiero logico e razionale
presenza di una attitudine alla autocoscienza ed alla auto-osservazione.
Numerosissimi sono gli studi della comunità medica sugli effetti fisiologici
della meditazione.
Il Dr. James Austin, neuropsicologo dell'Università del Colorado, ha
indicato come la meditazione Zen possa modificare le connessioni nervose del
cervello nel suo libro Zen and the Brain (Austin, 1999). Questo è stato
confermato mediante risonanza magnetica funzionale sull'attività del
cervello.
Recentemente uno studio scientifico americano pubblicato sulla rivista
Proceedings of the National Academy of Sciences, ha dimostrato effetti
rilevanti della meditazione secondo il metodo Integrative body-mind training
(tecnica nata in Cina negli anni '90) sul miglioramento delle condizioni di
vita: la depressione si attenua, e le difese immunitarie si rinforzano. I
ricercatori hanno verificato che il gruppo di studenti che avevano applicato
avevano una concentrazione di cortisolo molto inferiore e una migliore
risposta immunitaria rispetto al gruppo di controllo. Dai questionari è
anche emerso che la meditazione aveva abbassato i livelli di rabbia, ansia,
depressione e di fatica. Il dottor Yi-Yuan Tang, il coordinatore della
ricerca ha così dedotto che i processi mentali la consapevolezza e
l'attenzione sono aspetti della vita che possono essere esercitati,
esattamente come i muscoli
http://www.medicinenaturali.org/la_meditazione.htm
Meditazione, Filosofia e Psicologia
L’Oriente incontra l’Occidente
Nella cultura occidentale lo studio della realtà interiore di un individuo
con le sue dinamiche, i suoi problemi ed i riflessi sulla vita quotidiana fu
per molto tempo trascurato e sottovalutato: fu Sigmund Freud all’inizio del
‘900 il primo ricercatore a dedicarsi allo studio sistematico della mente e
della coscienza, il primo a tentarne una comprensione scientifica e a
curarne in qualche modo gli scompensi e le disfunzioni. Nacque così la
moderna psicologia.
Nella cultura orientale la situazione è radicalmente opposta; non esiste
una “moderna” psicologia perché da millenni si conoscono la mente, l’anima,
il corpo e come essi stanno in relazione gli uni con gli altri. Il
Buddhismo, l’Induismo, il Taosimo e tutte le altre tradizioni spirituali e
religiose, ricercano all’interno dell’uomo il contatto con la divinità,
consapevoli che il vero problema sta nell’errata identificazione con la
mente e i suoi contenuti.
In modo molto sintetico potremmo dire la meditazione sta all’Oriente come
la filosofia prima e la psicologia oggi stanno all’Occidente.
La meditazione si avvicina molto alla filosofia occidentale; la differenza
più importante non è nei contenuti ma nei mezzi, nel senso che mentre il
filosofo ragiona usando la mente, il meditante medita, ossia fa una pratica
per annullare la mente. Questa differenza non è solo estetica, ma produce
due persone diverse: l’erudito e il saggio. Il primo dispone di una
conoscenza mentale, ossia frutto delle sue elucubrazioni, mentre il secondo
ha maturato una saggezza frutto delle sua esperienza. Il primo ha riempito
la sua mente di contenuti, il secondo l’ha svuotata e nel silenzio ha
percepito la Verità.
Esiste una storiella simpatica al riguardo: un giorno un erudito indiano
deve attraversare un fiume e chiede un passaggio ad un semplice barcaiolo.
Una volta sulla barca, egli domande al barcaiolo: “Conosci i Veda?”. “No”,
dice quello. “Allora un quarto della tua vita è andata persa” conclude
l’erudito.
Dopo un po’ di nuovo chiede:” Conosci lo Yoga?” “No” risponde nuovamente
il barcaiolo. “Allora due quarti della tua vita sono andati persi” risponde
l’erudito.
Mentre la barca prosegue nel suo percorso, egli fa una terza domanda:
“Conosci la meditazione?”. E di nuovo il barcaiolo nega. “Allora, tre quarti
della tua vita sono andati persi” conclude quello.
Ad un certo punto, la barca colpisce una roccia e l’acqua inizia ad
entrare velocemente. Il barcaiolo chiede all’erudito: “Sai nuotare?”. “No”
risponde quello. “Allora”, dice il barcaiolo, “tutta la tua vita va
persa!”.
Qual è invece il rapporto tra la meditazione e la psicologia?
Prima di tutto bisogna tracciare a grandi linee la differenza tra la
filosofia e la psicologia; mentre la prima sonda i misteri dell’uomo e il
suo rapporto con il divino e il cosmo, la psicologia studia la mente umana
allo scopo di risolverne i problemi e riportare l’uomo a vivere con successo
la propria esistenza.
Quindi, tornando al rapporto tra la meditazione e la psicologia, la prima
tenta di trascendere la mente, mentre la seconda cerca di sanarla, guarirla,
riportarla al pieno funzionamento.
Grazie alla psicologia è possibile recuperare le abilità perdute e vivere
con successo l’esistenza.
Grazie alla meditazione si comprende che esiste qualcosa al di là della
materialità e che la vera pienezza deriva solo dal contatto con il vero Sé,
quella connessione con la propria natura infinita ed illimitata.
Il mio intento non è quello di sostenere la superiorità della meditazione
rispetto alla psicologia, ma di mostrare che queste sono due strade diverse,
che rispecchiano le scelte profonde che la persona fa rispetto alla propria
esistenza.
Coloro che desiderano avere successo nella vita, è ai moderni approcci
terapeutici che devono rivolgersi, anche perché in questi ultimi
cinquant’anni si sono sviluppate tecniche straordinarie, in grado di aiutare
le persone a risolvere anche i traumi e le ferite più gravi.
Invece, coloro che si sentono attratti dal divino, dovrebbero conoscere e
praticare la meditazione, perché è solo trascendendo la mente che è
possibile conoscere se stessi.
Quest’ultima è la riflessione che spinge molti psicologi oggigiorno ad
approfondire i propri studi, a conoscere l’Oriente, a sperimentare nuove
linee di ricerca non convenzionali. Essi infatti scoprirono che la vera
causa del problemi mentali è la mente stessa, la coscienza individuale o
“Io”.
Esiste però anche il movimento opposto, ossia molti maestri spirituali
hanno dovuto conoscere meglio cosa sia la mente per aiutare i propri allievi
nella meditazione, in quanto i traumi e i blocchi che si possono accumulare
nella vita moderna non hanno paragoni con il passato, per cui se cinquemila
anni fa bastava sedersi su un prato e la meditazione appariva
spontaneamente, oggi occorrono intense sedute di terapia per avere un breve
respiro di sollievo.
La mia esperienza personale e di lavoro con centinaia e centinaia di
persone mi conferma questo fatto, ossia che per sostenere un individuo sul
proprio percorso di crescita occorrono conoscenze sia psicologiche che
spirituali, e dal loro sapiente mescolamento derivano mezzi e strumenti di
eccezionale valore.
Giacomo Bo
http://209.85.129.132/search?q=cache:VFhO18D5I7UJ:www.ricerchedivita.it/medi
tazione%26psicologia.doc+psicologia+e+meditazione&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it
Zen, Meditazione e onde cerebrali
Di: Dr. Renato Y. Manusardi renato.manusardi@...
Il Dott. Renato Mansuardi, oltre ad essere uno stimato Psicologo e
Sociologo, è anche " Professeur de BF-SAVATE - Maestro d'Armi e di Duello al
Codice d'Onore "(tratto da: www.altopotenziale.it)
La Meditazione.
La Meditazione è la pratica sperimentale del silenzio interiore, che produce
relax fisico, caduta delle tensioni mentali, abbandono fiducioso alla realtà
che ci circonda. É un modo per star bene con sé stessi, conoscere gli altri
ed essere felici. La Meditazione non è propriamente una “terapia”, ma un
Processo di Liberazione Interiore (IFP® - Inside Freedom Process),
finalizzato alla auto-guarigione individuale, alla piena autonomia e
gestione esistenziale, alla felicità interpersonale e sociale.
Le Scienze della Meditazione.
Le Scienze della Meditazione, il cui appellativo è anche quello di
Psicologia Olistica o Psycholistica®, rappresentano l’insieme dei princìpi,
dei metodi e delle tecniche che favoriscono il “Benessere” (Wellness) in
ambito individuale, interpersonale, professionale, comunitario ed aziendale.
Le Scienze della Meditazione intese come Psicologia ad indirizzo olistico,
sono formate dalle seguenti discipline salutiste:
Discipline finalizzate al Benessere/Wellness della Persona: Pratica della
Meditazione (Zen meditation training), Colloquio individuale (Counseling);
Discipline specificamente professionali e d’Impresa, per il
Benessere/Wellness dell’Azienda: Addestramento mentale all’azione
professionale (Coaching), Armonia dei rapporti tra le persone e i gruppi
(Reorganization), Arte del comando (Art of leadership);
Discipline di formazione sportiva e marziale: Addestramento mentale
all’azione e al gesto atletico (Zen & Art of Sword training), Pratica della
Meditazione in movimento (Nippon Tai Chi – Kin Hin – Zen Street).
Lo Zen meditation training.
Lo Zen meditation training, quale settore príncipe delle Scienze della
Meditazione, non vanta origini strettamente psicologiche, psicoanalitiche o
psicosomatiche, ma é una disciplina pneumo-energetica, perché affonda le sue
radici nella tradizione dello Zen, pur differenziandosi da esso per il suo
finedi auto-guarigione e di eccellenza delle performances neuro psichiche e
neurofisiologiche.
Con il termine pneuma-spirito, viene qui inteso il nucleo fondamentale,
l’origine, la fonte, l’essenza cosciente e consapevole della persona e della
individualità umana. Chiamato correntemente con l’appellativo spirito, o coi
termini scientifici di pneuma, coscienza personale o energia vitale, lo
spirito viene oggi considerato dalle più attuali concezioni olistiche
accademico-scientifiche, quale parte costitutiva della stessa natura umana
in concomitanza e in stretta correlazione con la sfera somatica e con quella
psichica.
Lo Zen meditation training, é disciplina psicolistica, perché intende curare
l'uomo nella globalità della sua struttura corpo-mente-spirito, una
struttura umana studiata come società interiore, microsocietà o società
monocellulare.
Lo Zen meditation training é disciplina psicolistica, perché attraverso una
nuova presa di coscienza dei propri ritmi neuro-bioenergetici (encefalico,
cardiaco, respiratorio), arriva ad ottimizzarli e a stabilizzarli attraverso
trattamenti operati appunto nella triplice dimensione corpo-mente-spirito,
in cui si manifesta e si viene esplicando la natura umana.
Respirazione Zen, fisiologia e onde cerebrali.
“La respirazione Zen non è paragonabile a quella Yoga, che tende a
raggiungere effetti psicofisici superiori. Secondo lo Zen, una respirazione
corretta, dal ritmo lento, possente, naturale, rende possibile vivere a
lungo in buona salute e in uno stato di equilibrio spirituale, mentre una
respirazione erronea determina debolezza, malattia, instabilità spirituale e
persino la morte.
Corpo e mente sono così profondamente uniti che l’influsso della
respirazione sulla mente stessa è sorprendente. Una respirazione profonda,
lenta, calma, possente spazza via le complicazioni mentali e la mente
diviene pura, chiara, luminosa e dolce; spegne le attività della mente e ci
permette di accedere allo stato di vuoto mentale. La respirazione
autenticamente Zen deve essere: naturale, mai forzata, mai artefatta, sempre
la stessa, sia seduti o camminando sia in ogni altra attività quotidiana;
l’inspirazione è viva, intensa; l’espirazione è lenta, profonda, possente;
l’aria viene espulsa lentamente, mentre la forza della espirazione discende
potentemente sino al ventre.
In condizioni normali, un essere umano respira circa 18 volte, ma se si
impegna in attività faticose il ritmo aumenta. Chi pratica lo Zen arriva
gradatamente a respirare solo 3-5 volte al minuto. Uno dei modi per ridurre
il numero dei respiri è quello di prolungare la durata dell’espirazione: lo
Zen insegna che si dovrebbe espirare così dolcemente che il flusso dell’aria
non muoverebbe una piuma sotto la punta del naso.
Espirare lentamente attraverso il naso e inspirare rapidamente attraverso il
naso. Questo metodo di respirazione coinvolge sia i muscoli addominali sia
quelli toracici.
Passiamo ora ad esaminare la fisiologia della respirazione, cercando di
capire perché una respirazione lenta sia più efficace. Come è ovvio, la
respirazione si divide in 2 fasi, ciascuna delle quali svolge una funzione
particolare. L’inspirazione porta un nuovo rifornimento di ossigeno ai
polmoni. L’espirazione espelle dall’organismo l’anidride carbonica
proveniente dal sangue e immagazzinata nei polmoni al momento
dell’espulsione.
A differenza dell’attività del cuore e di altri organi interni, la
respirazione è in parte soggetta al controllo cosciente. Il controllo della
respirazione, tuttavia, non è del tutto cosciente: quando si trattiene il
respiro per un tempo pericolosamente lungo, essa riprende automaticamente.
Nel sonno poi la respirazione è completamente automatica. Anche durante gran
parte del tempo in cui siamo svegli, respiriamo senza esserne coscienti. La
frequenza di respirazione varia automaticamente in funzione delle necessità
dell’organismo.
Il SNA regola questa funzione. Quando una persona si impegna in qualche
attività improvvisa o violenta, che richiede un consumo energetico elevato,
il ritmo della respirazione aumenta. Non sappiamo esattamente quante volte
al minuto un essere umano debba respirare: ma è certo che i 18 respiri al
minuto tipici della media delle persone in uno stato rilassato non sono
indispensabili per la vita e l’idea che una respirazione rapida fornisca
all’organismo una maggiore quantità di ossigeno è sicuramente errata.
In realtà, superficiale com’è, la respirazione veloce non riesce a portare
tutto l’ossigeno necessario ai polmoni, ma lo spreca nei bronchi; poi
siccome non elimina tutta l’anidride carbonica fa diminuire lo spazio
disponibile nei polmoni per raccogliere un rifornimento di ossigeno fresco.
Se invece si espira lentamente e completamente, in modo che nei polmoni non
resti CO2, si instaura una differenza di pressione e l’aria ricca di O2
fluisce naturalmente a riempire i polmoni ora vuoti.
Il controllo della respirazione è la prima cosa che viene insegnata ai
monaci Zen.
Quando la posizione del corpo è giusta e la respirazione è controllata, la
mente entra in quello stato di calma in cui è possibile la meditazione
profonda. Gli esperimenti condotti registrando le onde cerebrali di monaci
Zen in meditazione lo dimostrano. Le onde cerebrali sono l’unico indicatore
che possediamo delle condizioni del cervello.
Quando il cervello è in uno stato di tranquillità rilassata, emette onde
alfa. Quando invece si trova in uno stato di tensione emette onde beta o un
altro tipo di onde, ancora più intense, le onde gamma. In tutti gli stati di
calma e riposo completo – fatta eccezione per gli stati di incoscienza
causati da attacchi di epilessia – il cervello emette onde theta o delta. In
breve, quando una persona è arrabbiata, irritata o turbata, il suo cervello
emette onde beta; quando la sua irritazione raggiunge un’intensità
conflittuale, il suo cervello comincia a emettere onde gamma.
In periodi di tensione prolungata, predominano le onde beta, e non compare
quasi nessuna onda alfa. L’analisi scientifica-sperimentale della
respirazione zen, non può che confermare la sua esistenza come sistema
capace di far raggiungere alla mente uno stato libero da ogni tensione e
turbamento, perché dà luogo a un’emissione consistente di onde alfa. Che
questo sistema di controllo della respirazione abbia effetti salutari sia
sul corpo che sulla mente è dimostrato dall’uso che ne viene fatto nel
moderno trattamento dei malati di mente in Giappone e nel mondo
nordamericano”. (1) [Stralci da T. Hirai: Meditazione Zen come terapia - RED
1995]
Effetti della meditazione sul cervello.
“La meditazione allena la capacità di attenzione, mette al riparo da altri
modi di rilassamento, la maggior parte dei quali fanno vagare la mente come
vuole.
L’affinamento dell’attenzione dura al di là della sessione di meditazione
stessa: si mostra in una varietà di modi nel resto della giornata del
meditatore. Si è scoperto che la meditazione, per esempio, aumenta la
capacità di raccogliere sottili segnali percettivi nell’ambiente, e di
prestare attenzione a ciò che succede piuttosto che lasciare la mente vagare
altrove.
Ciò significa che nella conversazione con un’altra persona, il meditatore
sarà più empatico, poiché egli può prestare un’attenzione più intensa a ciò
che l’altra persona sta facendo e dicendo, e può raccogliere meglio i
messaggi nascosti che l’altro sta inviando.
Alcuni ricercatori di Harvard – Gary Schwartz, Richard Davidson e Richard
Margolin – confrontarono le persone addestrate nella Meditazione
Trascendentale (MT) con un gruppo addestrato nelle tecniche che si rifanno a
Gurdjieff. Il gruppo di Harvard testò i meditatori MT e di Gurdjieff uno a
uno. Essi ne osservarono i tracciati di onde cerebrali mentre il meditatore
si concentrava sulla sensazione della sua mano destra, e poi sull’immagine
di qualcuno seduto su una sedia di laboratorio. Gli psicologi registrarono
segnali da parte del cervello che controlla la visione e dalla parte che
controlla il movimento muscolare.
I risultati della ricerca mostrano che una tecnica di meditazione è quasi
altrettanto buona di un’altra per migliorare il nostro modo di governare lo
stress. I meditatori vi diventano più rilassati quanto più vi si dedicano.
Allo stesso tempo, diventano più attenti, cosa che altri modi di rilassarsi
mancano di procurare perché non esercitano la capacità di prestare
attenzione.
I cambiamenti di stato durante la meditazione sono stati un importante
fulcro di ricerca. La letteratura classica dice a chiare lettere che lo
stato prodotto dalla meditazione dipende dagli elementi specifici della
tecnica di attenzione utilizzata. Le tecniche di concentrazione, per
esempio, produrrebbero un restringimento della consapevolezza, raggiungendo
alla sua massima focalizzazione uno stato alterato in cui il meditatore si
dimentica di tutti gli stimoli esterni. Le tecniche di consapevolezza
produrrebbero uno stato di consapevolezza crescente agli stimoli, senza
alcuna assuefazione della risposta orientante”. (2) [Stralci da: D. Goleman:
La forza della meditazione - RIZZOLI 1997]
Proprietà terapeutiche della meditazione.
“La Psicologia del Buddhismo sostiene che la meditazione possa produrre
alcuni cambiamenti notevoli nella personalità. Recenti studi empirici sulla
personalità dei meditatori insistono sull’importante cambiamento previsto di
una diminuzione del negativo e di un aumento del positivo degli stati
psicologici.
Per esempio, i meditatori, raffrontati ai non meditatori, si sono rivelati
significativamente meno ansiosi (Ferguson-Gowan 1976; Goleman-Schwartz 1976;
Nidich e coll. 1973), registrano minori disordini psicosomatici, più stati
d’animo positivi, e sono meno nevrotici sulla scala di Eysenck (Schwartz
1973).
I meditatori mostrano inoltre una indipendenza crescente dai segnali
situazionali, vale a dire che possiedono una zona interiore di controllo
(Pelletier 1974); sono più spontanei, hanno una maggiore capacità di
manifestare contatto, si accettano di più, e hanno una più alta
considerazione di sé (Seeman e coll. 1972); sono più abili a entrare in
sintonia con un’altra persona (Lesh 1970; Leung 1973), e mostrano meno paura
della morte (Garfield 1974). Benché questi studi non fossero specificamente
destinati a confermare le formulazioni della Psicologia del Buddhismo
relativamente all’impatto della meditazione sulla personalità, le loro
scoperte tendono a confermare la sua premessa principale: che la meditazione
riduce gli stati negativi mentre aumenta quelli positivi.
Nel 1984 l’Istituto Nazionale della Salute statunitense (NIH) rilasciò un
rapporto unanime che raccomandava la meditazione (assieme alle restrizioni
di sale e dietetiche), piuttosto che la prescrizione di farmaci, come primo
trattamento per l’ipertensione leggera. Questo riconoscimento ufficiale fece
da catalizzatore per la diffusione della meditazione e di altre tecniche di
rilassamento come trattamenti in medicina e in psicoterapia.
Meditazione e rilassamento non sono la stessa identica cosa; la meditazione
è, nell’essenza lo sforzo di riaddestrare l’attenzione: da qui derivano i
suoi peculiari effetti cognitivi, come aumentare la concentrazione e
l’empatia del meditatore. L’uso più comune della meditazione, tuttavia, è
una tecnica di rilassamento facile e rapida.
Benché le radici orientali della meditazioni siano asiatiche, divenne
evidente ai ricercatori che, in termini di effetti metabolici, la
meditazione aveva molti punti in comune con le nostre tecniche di
rilassamento come il rilassamento progressivo di Edmund Jacobsen, il
biofeedback della tensione muscolare, il training autogeno di importazione
europea.
La meditazione però differiva dalle altre tecniche di rilassamento nella sua
componente di attenzione, come sottolineò Herbert Benson nel suo bestseller
La risposta rilassante, ma gran parte della sua qualità terapeutica
risiedeva nella capacità di portare il meditatore a uno stato di profondo
rilassamento. Con l’avanzare della ricerca sulle tecniche di rilassamento
per il controllo dei disordini da stress, le prove della loro efficacia sono
diventate più evidenti.
I cambiamenti neuroendocrini causati dal rilassamento profondo si sono
rivelati essere più profondi di quanto fosse stato creduto in precedenza dai
primi ricercatori, che osservarono le tecniche di rilassamento soprattutto
in termini di sollievo dalla tensione muscolare e dalla preoccupazione
mentale.
Ricerche biologiche più sofisticate hanno rivelato effetti profondi sulla
funzione immunitaria, così come una vasta gamma di altri cambiamenti con
specifiche applicazioni cliniche. Per esempio, Janice Kiecolt-Glaser (1984,
1985) scoprì che gli anziani residenti di una casa di riposo che usavano un
esercizio di rilassamento mostravano un aumento significativo delle loro
difese immunitarie contro tumori e virus.
Gli studenti di medicina che usarono queste tecniche durante lo stress degli
esami mostrarono livelli superiori di anticorpi del tipo T-helper contro le
malattie infettive. Forse il primo e più intenso interesse medico per il
rilassamento è stato il suo contributo per combattere le malattie cardiache.
I ricercatori che lavoravano con il Dr. Benson riferirono che la meditazione
diminuiva la risposta del corpo alla norepinefrina, un ormone rilasciato in
reazione allo stress. Benché la norepinefrina ordinariamente stimoli il
sistema cardiovascolare, aumentando la pressione sanguigna, non aveva il suo
effetto usuale nei meditatori; al contrario, i meditatori mostravano una
diminuzione della pressione sanguigna, lo stesso effetto che si ottiene con
i betabloccanti.
L’uso clinico del rilassamento per controllare l’alta pressione sanguigna,
specialmente nei casi leggeri, è divenuto un trattamento molto diffuso, come
riflette il rapporto del NIH; se praticato fedelmente, in molti casi può
sostituire il trattamento farmacologico, o diminuire la dipendenza da
farmaci. In uno studio inglese, nei pazienti allenati in questi metodi è
stata riscontrata una pressione sanguigna più bassa ancora quattro anni dopo
che l’allenamento era terminato (Patel e coll. 1985).
I benefici per i pazienti affetti da malattie cardiache vanno molto al di là
del controllo della pressione sanguigna: si è trovato che il rilassamento
aiuta ad alleviare la sofferenza da angina e aritmia e ad abbassare i
livelli di colesterolo nel sangue. Dean Ornish (1983) ha dimostrato che
l’esercizio di rilassamento accresce il flusso del sangue al cuore,
diminuendo il pericolo di ischemia asintomatica.
Anche i diabetici possono trarre beneficio dal rilassamento. Richard Surwit
(1983) scoprì che il training di rilassamento migliorava la regolazione del
glucosio in pazienti con diabete in età adulta. Usando il rilassamento
progressivo di Jacobsen con gli asmatici, Paul Lehler (1986) trovò che la
sua pratica diminuiva le reazioni emotive che spesso precedevano gli
attacchi, e migliorava il flusso nelle vie respiratorie ristrette.
Per i pazienti sofferenti, alcune forme di rilassamento offrono speranze
particolari. Jon Kabat-Zinn (1985) trovò che la meditazione della
consapevolezza, accoppiata allo Yoga, abbassava la dipendenza dagli
antidolorifici e diminuiva il livello di dolore nei sofferenti cronici. Le
cause del dolore variavano dal mal di schiena e dal mal di testa (emicrania
e tensione) ai diversi casi visti nelle cliniche del dolore. Quattro anni
dopo che il training era finito, i benefici permanevano ancora.
Le tecniche di rilassamento di tutti i generi sono state usate da medici su
pazienti di diverse patologie, particolarmente quando lo stress gioca un
ruolo fondamentale o aggrava il problema – e ci sono pochi casi in cui non
lo faccia. Alcune delle applicazioni più promettenti vengono individuate
negli effetti collaterali della dialisi renale e della chemioterapia del
cancro, dei disordini gastrointestinali, dell’insonnia, dell’enfisema e
delle malattie della pelle.
Il rilassamento è anche ampiamente usato come terapia aggiuntiva nella
psicoterapia, dove è stato accolto con favore molto prima della medicina”.
(3) [Stralci da: D. Goleman: La forza della meditazione - RIZZOLI 1997]
Dr. Renato Y. Manusardi
http://www.ilguerriero.it/codinopreatle/psicologia/zenmeditazione.htm
La Cimatica e la Creazione
da http://members.cox.net/yeamagazines/page_9-1.htm
Tradotto da Richard per Altrogiornale.org
La Cimatica è lo studio della forma del suono.
Il lavoro pionieristico di Ernst Chlandi (1756-1829), ha mostrato che il
suono influenza la materia fisica. Chlandi fece vibrare un arco di violino
sul bordo di piatti metallici, cosparsi di sabbia fine. Differenti frequenze
provocarono certi schemi geometrici.
Negli anni '60 il Dr. Hans Jenny investigò sulla vibrazione sonora,
inventando una macchina che chiamò tonoscopio. Questa gli permise di vedere
l' immagine fisica, o "dimensione", di vari suoni, inclusa la voce e i toni
umani. Chiamò questa ricerca cimatica. Il suo lavoro è stato pubblicato
recentemente in un volume Inglese con molte fotografie stupende.
L' Ebraico, il Sanscrito, l' Egiziano e il Tibetano sono considerati
generalmente linguaggi "sacri", che hanno il potere di manipolare la realtà.
Questo suggerisce che suonando testi sacri, cantando sacri vocaboli, le
nostre cellule risuonino in forma più "coerente", nella quale le nostre
energie sono sincronizzate con quelle dell' Universo/Fonte/(Elohim).
Osservò che le forme e le formazioni tridimensionali prodotte sullo
strumento cimatico, hanno molte similarità con le forme naturali, come
cellule di animali, piante e minerali. Forse esiste una "vibrazione di
fondo" in natura, che agisce come modello per strutturare il mondo fisico,
ma la vibrazione è la realtà, non la forma fisica. Questa scoperta è molto
in linea con le idee espresse nei secoli dalla filosofia Orientale, tutto
ciò che vediamo è illusione.
Jenny scoprì anche che l' acqua può essere plasmata e può mostrare un
effetto antigravitazionale quando fatta vibrare dal suono. Dato che i nostri
corpi sono composti in maggioranza da acqua, il suono può effettivamente
ristrutturare le cellule dei nostri corpi. (Preso dal sito internet
Cymatics).
La scienza della Cimatica prova che il mondo fisico viene tenuto assieme da
qualcosa di più grande. Questo Qualcosa di più grande è Yahshua il Messiah,
come rivela il libro Ebraico, "Colui (Yahshua) che è la luminosità della Sua
gloria, e SOSTIENE TUTTE LE COSE CON LA PAROLA DEL SUO POTERE!" (Heb. 1:3)
I maestri Ebrei continuano a sostenere che l' intera creazione sia stata
prodotta utilizzando l' alfabeto Ebraico. Notate ancora cosa si dice sui
testi sacri e i vocaboli, "Questo suggerisce che suonando i testi sacri,
cantando i sacri vocaboli, le nostre cellule risuonano in una forma più
"coerente", nella quale le energie sono sincronizzate con quelle dell'
Universo/Fonte/(Elohim)."
L' alfabeto Ebraico inizia con aleph (a) e finisce con tau (t). Rabbi
Michael Munk scrive, "Nell' idioma popolare, qualcosa che viene espresso o
analizzato interamente è detto essere coperto d[w plam wyt, da aleph a tav."
(La Saggezza in Alfabeto Ebraico, p.34).
Ancora, scrive, "Comprendendo la prima e l' ultima lettera dell' Aleph Beis,
ta allude alla completezza e perfezione. Cioè la Torah usa l' articolo
enfatico nel descrivere l' inizio della creazione: arb tySarb xrah taw MymSh
ta Myhla, In Principio Dio creò il cielo e la terra (Genesi 1:1). Questo uso
allude al fatto che l' universo è stato creato in completa perfezione, "da
aleph a tau". (IBID, p. 34-35).
Ricordate che sotto "ULTERIORE ANALISI" ho scritto, "Esiste un' altra parola
Ebraica o idioma aggiunta alle Scritture che non è stata tradotta in Inglese
e a cui non ci riferiremo in questo capitolo."
Questa era la parola o idioma di cui stavo parlando, aleph e tau (ta).
Lasciatemi produrre ognuna delle parole Ebraiche in Gen. 1:1 con la sua
corrispondente in Inglese così potete ottenere un migliore disegno, tyWarb
(in principio) arb (creò) myhla (Elohim) ta (aleph/tau) MymSh (i cieli) w
(e) (aleph/tau) xrah (la terra).
Yahshua proclamò nel libro della Rivelazione, capitolo 21, verso 6, "Ed Egli
mi disse, "E' fatto, Io sono Aleph e Tau (ta), il Principio e la Fine.."
So che la versione Inglese utilizza le lettere Greche "alfa" e "omega", ma
Yahshua avrebbe parlato il linguaggio celeste, che è Ebraico, non Greco.
Quando apparve a Paolo, Egli si rivolse a Lui in Ebraico (Atti 26:14).
Yahshua sostiene tutte le cose con la PAROLA DEL SUO POTERE! Tu sei
sostenuto dalla PAROLA DEL SUO POTERE! Il mondo attorno a te è sostenuto
dalla PAROLA DEL SUO POTERE!
Questo è confermato nel libro dei Colossesi che afferma, "Egli (Yahshua) è
prima di tutte le cose e TUTTO SUSSISTE IN LUI," Col. 1:17.
La parola Greca per "consiste" è "sunistao" che significa, mettere assiem.
L' intera creazione, inclusi noi stessi, è introdotta da Lui, tenuta assieme
da Lui, costituita da Lui.
La cosa triste è che la Sua creazione non Lo conosce, come scrive Giovanni,
"Era nel mondo; il mondo fu creato per mezzo di lui, ma il mondo non lo
conobbe. Venne a casa sua e i suoi non lo ricevettero" Giov. 1:10-11.
Realizzate il significato? Molte volte quando vado nelle prigioni e parlo
agli uomini, chiedo loro, "Cosa state facendo lì? Non capite che siete stati
concepiti nell' utero e portati in questo mondo da Yahweh per compiere i
Suoi propositi in voi e per voi?".
Non è stato Yahweh ad aprire l' utero alla donna? (Gen. 29:31; 30:22). Non è
stato il salmista che ha dichiarato di essere stato estratto dall' utero da
Yahweh? (Salmi, 22:9). Non è stato il Profeta Isaia a dichiarare che Yahweh
ha formato Giacobbe nell' utero? (Isaia 44:2).
Il problema con l' uomo è che appena uscito dall' utero, quando matura,
prende la sua vita in accordo ai suoi propositi e desideri. Tristemente,
sprechiamo la nostra vita, perchè non ci sottoponiamo all' Uno che ci ha
creati per vivere le nostre vite, innalzandole oltre le nostre libidini.
Rifiutiamo di realizzare che Egli è l' Uno che ci ha portati per i Suoi
propositi. Rifiutiamo di vivere per i Suoi propositi. Colui che è stato il
nostro inizio; l' Uno che ci sostiene con la Parola del Suo potere; l' Uno
di Cui tutti consistiamo!
Ciao,
ecco il secondo appuntamento di Ecto Musica e Respirazione Olotropica,
il 19 e 20 settembre 2009.
http://xoomer.virgilio.it/lonarte/emro2.htm
Un week-end dove proverai emozioni molto profonde che potranno segnare un svolta
nella tua vita...
Fabio Bottaini
Il Gioco della Relazione
di Virani Amana
web: www.emotional-healing.net
Il Gioco della Relazione: uomo e donna tra alienazione ed illuminazione...
Alcuni giorni fa, parlando con un’amica, ho avuto un’idea ingenua: si
dovrebbe sviluppare un programma per computer che assolva il lavoro di
relazione per le donne. Immaginate: un programma nel quale la donna
inserisce i suoi problemi di relazione e che, con pochi click del mouse,
procede con interminabili ore di duro lavoro emozionale e spirituale. Quanto
tempo e quanti nervi potremmo risparmiare con tale strumento! L’amica era
eccitata all’idea e, con mia grande sorpresa, ha detto che non vi sarebbero
problemi nello sviluppare un simile programma.
Questa la sua proposta: in modo del tutto simile alla dichiarazione delle
tasse, la donna inserisce attraverso l’interfaccia utente i propri dati con
tutti i fattori che occorre considerare e quindi preme “ok”. Il programma
richiede il suo tempo di processo secondo la quantità dei dati inseriti; più
o meno, alcuni secondi. Infine, sullo schermo appare l’unico risultato utile
ed appropriato in lettere ponderate: “È tutto ok, hai ragione tu”.
Ero meravigliata; aveva colpito nel segno. Questo è proprio ciò che le
migliori amiche fanno ripetutamente, con illimitata pazienza: confermano la
nostra versione della storia. Ma perché queste parole ci procurano tanto
sollievo, perché la nostra storia è così importante per noi?
Noi siamo la nostra storia
La risposta è semplice: noi siamo la nostra storia. Perlomeno, ne siamo
convinti. La sommatoria delle nostre definizioni di giusto e sbagliato, sì e
no, buono o cattivo – in breve: la somma delle nostre convinzioni, compone
il nostro ego.
In realtà, ogni cosa è movimento, nulla è solido. Ciò che è giusto in un
momento, considerato in una determinata prospettiva, spesso è sbagliato nel
momento successivo. Il nostro ego non ama tutto ciò; vuole sicurezza, vuole
avere la certezza, che è molto di più di un’assurda matrice di energie,
amminoacidi e prospettive che su una sfera volano a velocità abnorme
attraverso il cosmo. Ed esso crea questa certezza da e per se stesso,
semplicemente fissando certe cose, dicendo: “È così! Questo è giusto! Questo
è sbagliato! E ciò è giusto in generale, non solo per me e non solo ora.”
Questo è il motivo per cui l’ego ama guru, dittatori, popstar, filosofi,
divinità ed altre autorità. Finalmente, puoi riferirti a qualcosa che è più
grande di te! Finalmente, la preoccupazione silenziosa si placa e puoi
rilassarti nella certezza che la tua posizione avrà stabilità!
Il nemico numero uno dell’ego: il partner
Sfortunatamente, l’ego ha fatto i conti senza il partner. Sulle prime, l’ego
ama il partner, ma molto presto – naturalmente in modo involontario – emerge
come il nemico numero uno. Il suo essere così differente che ci ha
magicamente attratto all’inizio, diviene ora una minaccia esistenziale. Se
la posizione dell’altro è giusta o sbagliata tanto quanto la nostra, pur
apparendo diametralmente opposta, l’ego inizia a combattere disperatamente.
Vecchie e nuove soluzioni
Una soluzione a questo dilemma, perlomeno tra le donne, è più ricercata
delle azioni petrolifere. Manuali per le relazioni riempiono gli scaffali
delle librerie e le stanze da letto delle donne. Non è sempre stato così.
Quando ogni cosa aveva ancora il suo ordine patriarcale (e probabilmente
anche nei tempi antichi, quando vigeva l’ordine matriarcale) tutto era
relativamente semplice. Uno dei partner, in accordo con lo spirito
dell’epoca, definiva ciò che era giusto o sbagliato; l’altro doveva solo
conformarsi.
In ciò che definiamo relazioni moderne, ci sforziamo nella ricerca di un
modello nel quale ciascun partner possa definire in proprio ciò che
considera giusto o sbagliato. Sembra una buona idea, giacché consideriamo la
libera opinione un diritto basilare. Come può esservi un problema?
In alcune relazioni sembra, in effetti, non esservi alcun problema. Dopo una
breve o alcune volte più lunga guerra di trincea, i partner trovano un
tranquillo consenso alle reciproche convinzioni e la pace è apparentemente
ristabilita.
Quando le convinzioni sono stabilite, sono mantenute costanti; ogni
divergenza avrebbe il medesimo significato che prima avevano per l’ego
individuale le convinzioni del partner: una minaccia esistenziale per l’ego
della relazione. Ciò presenta un grande vantaggio: le relazioni sono
divenute un fattore stabilizzante nella vita di entrambe le persone. Si
possono crescere i bambini ed assumere contratti sociali; ogni cosa è sotto
controllo.
Per contro, ciò implica un grande svantaggio: ogni possibilità di
cambiamento, sviluppo ed evoluzione è compromessa sul nascere.
Incontro anziché relazione
Esiste anche un’altra possibilità, ma è scomoda. Scomoda perché non si
tratta di una soluzione, almeno non nel senso in cui il nostro ego vorrebbe
averla. È la pericolosa possibilità, per alcuni tuttavia attraente, di
utilizzare la relazione come un cammino per sperimentare ancor più
profondamente se stessi come un’assurda matrice composta di energie,
amminoacidi e prospettive. Cosa significa?
Significa smettere di evitare le differenze, che inevitabilmente insorgono
nell’intenso incontro di due persone, dichiarando una delle posizioni come
assolutamente sbagliata. La relazione, nel senso tradizionale, ha successo
quando si conviene su una territorio comune il più ampio possibile, sul
quale costruire una struttura fittizia, il più stabile possibile, del tutto
simile all’ego.
L’incontro richiede di concedersi reciprocamente la libertà di sperimentare
ripetutamente la vita in modo nuovo e differente. Dal continuo cambiamento
di posizione e prospettiva, emerge l’entusiasmante possibilità di assumere
completamente la propria posizione, sapendo al contempo che anche l’altra è
giusta, se vista dalla prospettiva dell’altro. Solo allora, le due
prospettive possono danzare l’una con l’altra; il gioco delle polarità è
iniziato.
In relazione con sentimento
Qui, per avere successo, dobbiamo congedare le soluzioni semplici e
rinunciare alla liberatoria conclusione che abbiamo assolutamente ragione.
Ci occorre conoscere e vivere tutti i possibili giochi di quest’incontro,
trovando il nostro cammino verso il potere dei sentimenti. Solo quando
conosciamo il potere della nostra rabbia, tristezza, paura, vergogna, e
della nostra gioia possiamo prendere parte al gioco e godere d’ogni sua
sfaccettatura, senza ritirarci, senza protezione e senza trucco.
Possiamo così sperimentare la libertà di vedere qualcosa di schiettamente
sbagliato, giusto o troppo brutto, senza sentire che è sbagliato e quindi
soffrine. I nostri sentimenti ci consegnano il potere di accettare l’altro e
noi stessi, senza degenerare in una mollezza passiva e non autentica. Più
abbiamo successo in questo cammino, meno saranno la gioia e l’amore
reciproci a morire nell’incontro, ma il nostro ego. Se definisci questo
alienazione o illuminazione, poco importa; ciò che rimane è una grande
avventura, volando su una sfera attraverso il cosmo ad una velocità
mozzafiato. E questo è già qualcosa, no?
Respirare bene non significa respirare di più
Come ossigenarsi di più? Respirando di meno, o meglio, in modo naturale.
Fiamma Ferraro - Luoghi comuni
Tratto da “Scienza e Conoscenza” n. 29 (in edicola dal 5 agosto) -
www.scienzaeconoscenza.it
Innumerevoli ricerche mediche dimostrano che gli ammalati cronici respirano
“più” del necessario, provocando, paradossalmente, una scarsa ossigenazione
del cervello e dei tessuti in genere. Questo fenomeno è provocato da un
eccesso di respirazione non consono alle esigenze del momento, la cosiddetta
iperventilazione.
La respirazione è indubbiamente una funzione basilare per l’organismo umano,
che non sopravvive più di qualche minuto senza respirare. Se però si chiede,
agli esperti, quale sia il modo migliore di respirare per restare in buona
salute le risposte variano da: “bisogna respirare a pieni polmoni” a “è
meglio non interferire, l’organismo si regola da solo nel modo migliore”.
Tutte e due queste risposte sono prive di un serio riscontro scientifico e,
dimostrano una certa superficialità, vista l’importanza vitale del tema. La
superficialità, del resto, non ci stupisce se si pensa che nessuno con
“l’aria” ci guadagna, e quindi non ci sono ditte farmaceutiche interessate a
finanziare studi e sperimentazioni sull’argomento. Tuttavia, alcuni studi e
riscontri scientifici fondamentali sull’argomento esistono ma non sono
conosciuti dal pubblico e utilizzati in campo medico per il trattamento e la
prevenzione delle malattie.
Iniziamo dal primo di questi luoghi comuni: “bisogna respirare a fondo, a
pieni polmoni”.
L’importanza che ha per l’organismo una buona ossigenazione è ben nota.
L’organismo non può trarre energia dal cibo in assenza di ossigeno (O2).
Purtroppo, però, quando si sottolinea l’importanza di una buona
ossigenazione, e quindi di una buona respirazione, si rischia spesso di
cadere nell’errore del “tanto è meglio” e si insiste sull’utilità di
riempire bene i polmoni di aria/O2. Se nell’ambito dell’alimentazione il
principio del “meno è meglio” si è ormai affermato da tempo, per il respiro
si continua invece a pensare che per far arrivare O2 ai tessuti sia
sufficiente riempire bene d’aria i polmoni. In realtà invece l’O2, per
essere utile, deve arrivare laddove deve svolgere il suo lavoro, e cioè
nelle cellule; non necessariamente la quantità di O2 introdotto nei polmoni
corrisponde a quella che alla fine arriva alle cellule per produrvi energia
(respirazione interna).
Nonostante i problemi d’inquinamento, e nonostante la riduzione con l’età
della capacità polmonare, la quantità di O2 che introduciamo nei polmoni con
la respirazione è normalmente più che sufficiente, tanto è vero che ne
utilizziamo solo un terzo e ne espelliamo con l’espirazione gli altri due
terzi (l’aria atmosferica inspirata contiene O2 nella percentuale del 20%
circa, e nell’aria espirata vi è ancora un 14% di O2). Se ne deve dedurre
che, più che aumentare la quantità o la percentuale di O2 dell’aria che
s’inspira, è importante (salvo casi eccezionali e di emergenza in cui si
deve ricorrere alla bombola di ossigeno) cercare invece di sollecitare
l’aumento della quantità d’aria che dai polmoni passa al sangue, e poi dal
sangue ai tessuti, che sono la destinazione finale dell’ O2. In particolare
per quest’ultimo, cruciale passaggio, si verificano spesso dei problemi
perché i globuli rossi del sangue, invece di “scaricare” l’ O2 che portano,
cedendolo ai tessuti, continuano in un certo senso a “tenerselo stretto”,
non lasciandolo andare dove dovrebbe per svolgere la sua funzione di
produzione di energia, e cioè nelle cellule dei tessuti dei vari organi
(cuore, cervello, ecc.). E questo accade perché l’organismo è carente di una
sostanza essenziale atta a dare il segnale dell’“esigenza di ossigeno” nei
tessuti: l’anidride carbonica (CO2)!
A questo punto il discorso si complica, poiché, in particolare in questo
periodo di “effetto serra” e di disfunzioni ambientali, la CO 2 gode di
“cattiva fama”. Si tratta, invece, di una sostanza essenziale per la
sopravvivenza (è il cibo delle piante!). Indubbiamente, in quantità
eccessiva è dannosa, ma anche l’acqua in quantità eccessiva lo è. In
sostanza, maggiore (entro i limiti fisiologici) è la quantità di CO2, di più
è l’ossigeno ceduto ai tessuti. Questa non è una “teoria” stravagante ma un
effetto fisiologico ben conosciuto da decenni con il nome di “effetto
Verigo-Bohr”, che si trova in tutti i libri di fisiologia medica: la
quantità di O2 rilasciata ai tessuti aumenta con l’aumentare della presenza
di CO2 .
Veniamo ora al secondo luogo comune, e cioè “è meglio non interferire sulla
respirazione, l’organismo si autoregola nel modo migliore”. Sebbene abbia
anch’io la massima ammirazione per tale capacità e riconosca che la
regolazione automatica del respiro sia, in effetti, un meccanismo
fondamentale sul quale non interferire alla leggera, bisogna tener presente
che le nostre condizioni di vita sono oggi meno naturali e si pecca, forse,
di eccessivo ottimismo quando si conta solo sui riflessi ”naturali” e
automatici dell’organismo.
Mi riferisco in particolare alla mancanza di movimento e allo stress
nervoso/mentale propri dell’uomo contemporaneo. Il nostro organismo, che è
ancora quello dell’uomo delle caverne, ha una capienza polmonare che ci
mette in grado di aumentare enormemente, in caso di necessità, il volume
d’aria inspirata, per consentire, come capitava ai nostri antenati, di
fuggire o combattere. Non è invece ovviamente necessario usufruire di tutta
questa capienza polmonare quando siamo seduti tranquillamente a guardare la
televisione.
“Iperventilare” significa respirare di più di quanto le circostanze lo
richiedano. Una respirazione molto intensa, che sarebbe giusta e adeguata se
si stesse correndo o comunque svolgendo un’attività fisica, diventa
eccessiva e dannosa se, invece, si è seduti al volante o alla scrivania,
respirando affannosamente perché pronti ad arrabbiarsi con un automobilista
o con un collega. In questo caso, l'organismo reagisce in base ad un istinto
primordiale (“combatti o fuggi”), come se si fosse in presenza di un
pericolo che richieda un'intensa attività fisica, nel corso della quale si
produrrà molta CO2. L’anidride carbonica, prodotta in quantità durante
un’attività fisica intensa, è espulsa con una respirazione/esalazione
accelerata, scatenando l'impulso a respirare molto per accompagnare
l’attività fisica stessa, attività che nel caso dell’auto o della scrivania
non avviene. Il frequente ripetersi di questi episodi porta allo sfasamento
del ritmo respiratorio, che diviene permanentemente troppo intenso, con una
costante, eccessiva dissipazione di CO2.
La medicina conosce bene i sintomi e pericoli (crampi/tetanìa/panico/ ecc.)
propri di una carenza acuta di CO2 causata da una crisi di forte
iperventilazione, ma non dedica invece attenzione alla carenza di CO2, meno
pronunciata ma cronica, causata da una costante, leggera iperventilazione.
Continua su Scienza e Conoscenza n. 29 (in edicola dal 5 agosto)
Contemplazione e azione
di Kittisaro
Traduzione di Ivan Vandor
(Il testo di questa intervista è tratto da 'Seeing the Way',
un’antologia, pubblicata ad Amaravati nel 1989, degli insegnamenti dei
discepoli di lingua inglese di Ajahn Chah. Kittisaro fu ordinato
monaco da Ajahn Chah nel 1977; alcuni anni fa ha lasciato l’ordine,
continuando l’insegnamento del Dharma da laico)
- Qual è l’insegnamento del buddhismo sull’amore? -
Il buddhismo insegna che l’amore va capito. In genere siamo attaccati
a una certa idea di amore: l’amore è che qualcosa ci piace. Abbiamo la
tendenza a usare questo termine in modo molto vago; in senso
buddhista, amare veramente qualcosa vuol dire permettergli di
esistere, conoscerlo qual è, avere la volontà di ascoltare e stare
attenti. Quando una madre ama il suo bambino è attenta ai suoi
bisogni, ciò non vuol dire che questo le faccia sempre piacere, ad
esempio quando grida o non dorme la notte, ma vuol dire stare con il
bambino. Per la madre il bambino è semplicemente com’è. Il Buddha,
secondo me, ha insegnato che la più pura forma di amore è di non
contrastare o combattere qualcosa, ma di permetterle di vivere, di
essere presente nella nostra consapevolezza. Allora possiamo portarle
davvero attenzione.
Si può dire: "D’accordo, ma accidenti tutto questo mi sembra
abbastanza freddo e non cambierà il mondo!". Tuttavia, quando si
presta attenzione a qualcosa senza chiederle di essere diversa,
proprio questa attenzione ha un profondo effetto trasformante. Questo
è ciò che ho scoperto attraverso il mio corpo e la malattia. Per
qualche ragione non sono morto, e ora sono capace perlomeno di andare
in giro e incontrare gente. Per tanti anni tutto ciò che ero in grado
di fare era solo stare con il mio corpo, con il disagio e il dolore
così com’erano. Ma proprio permettere a tutto ciò di esistere nella
mia mente così com’era, e prendermene cura, mi è stato di grande
nutrimento.
Oggi nel campo della fisica non si parla più di un ‘soggetto
oggettivamente osservante’ e di un ‘oggetto osservato’, bensì di
‘partecipazione’, perché il solo fatto di osservare qualcosa comincia
a modificarla.
Se guardando qualcuno che ami scopri qualcosa che non ti piace e
cerchi di cambiarlo, in realtà gli fai violenza e a volte questo può
essere molto crudele. Il Buddha direbbe che l’odio non può mai essere
placato dall’odio. L’avversione non cessa combattendola: solo con la
gentilezza, non odiandola, una data situazione potrà vivere e poi
svanire naturalmente. L’odio deve morire di morte naturale. Non appena
cerchiamo di ucciderlo, lo moltiplichiamo e lo diffondiamo. Quando
invece l’odio si estingue, rimane l’amore.
Cosa pensi di asserzioni dottrinali sull’inizio del mondo e simili
questioni?
Sono soltanto speculazioni senza fine, anche se può essere divertente
parlarne! Il Buddha a questo proposito fece ricorso a una
similitudine: un uomo colpito da una freccia avvelenata che, prima di
permettere che gli venisse estratta, volle sapere: "Chi mi colpì? Che
tipo di freccia era? Da che direzione veniva?". "Se rispondo a tutte
queste domande" ribatté il dottore "tu, nel frattempo, morirai".
La gente chiedeva al Buddha: "Il mondo è finito o infinito?", "Cosa
succede agli esseri illuminati dopo che muoiono?", "Quale è stato
l’inizio del mondo?" e molte altre domande affascinanti di questo
tipo. La risposta del Buddha era: "Se cominci a parlare di queste
cose, sarai già morto prima di accorgertene e avrai perso così la
meravigliosa opportunità di diventare libero che avevi in quanto
essere umano".
Abbiamo bisogno di essere liberi dall’ignoranza, di assaporare la
libertà – libertà dall’immaginarci che siamo un corpo, libertà da ciò
che ci vincola al finito. L’insegnamento del Buddha torna sempre su
ciò che ci libera dall’ignoranza e dalla sofferenza. Non è utile
sprecare tempo su asserzioni dottrinali, il tempo è prezioso!
Togliamoci la freccia avvelenata e andiamo dritti alla radice del
problema.
Qual è l’atteggiamento del buddhismo sul lavoro sociale e l’impegno?
Fare cose pratiche può aiutare? Il buddhismo è completamente non
pratico?
Prima di tutto penso che l’idea che le persone che si limitano alla
contemplazione non abbiano nessun effetto sul mondo vada riesaminata.
So che quando in monastero qualcuno è in pace, ha un effetto sugli
altri, così come quando qualcuno è sempre irritabile. E poi c’è l’idea
che esista un gran vuoto tra azione e contemplazione. Per tornare
ancora al campo della fisica, si sta cominciando a vedere che l’atto
stesso di guardare qualcosa ha un effetto enorme. Il modo in cui
guardiamo le cose crea il nostro mondo, crea interamente il nostro
atteggiamento. Tutta la nostra indignazione o tutto ciò che ci piace o
non ci piace viene dal nostro atteggiamento.
Un approccio buddhista contemplativo tiene conto delle Quattro Nobili
Verità. La Prima Nobile Verità dice: "C’è sofferenza". Di solito
pensiamo: "Sto soffrendo, voglio uscirne" e ci concentriamo sulla
speranza, sul desiderio di uscirne. Il dolore appare come qualcosa da
cui fuggire, ma il Buddha dice che in questo modo non se ne uscirà
mai. Vogliamo afferrare e tenere il piacere, ma il piacere cambia
perché è una verità relativa. Il buddhismo ti porta fuori da tutto ciò
per guardare, invece, direttamente il dolore e l’infelicità.
È come quando Gesù disse: "Porta la tua croce". Dobbiamo sopportare la
croce, simbolo dell’arrendevolezza, piuttosto che usarne i poteri per
volare su nel cielo. Ci rivolgiamo al dolore e lo guardiamo in faccia,
lo sentiamo e lo analizziamo: "Che cos’è?". Notiamo come i pensieri ci
dicano: "Questo è il dolore, è terribile, non ne posso più".
Cominciamo a osservare la natura di questi concetti che aggiungiamo al
dolore, facendolo così diventare il mio dolore, e dunque
insopportabile.
Una volta che ci mettiamo a osservare il dolore, misteriosamente, esso
cambia perché non è una cosa solida. Osservandolo diventiamo parte
della sua trasformazione. Capendolo, sopportandolo, ci liberiamo da
false nozioni su dolore e piacere. Investigandolo, già lo vediamo come
qualcosa al di fuori di noi ed è allora che nasce l’imparzialità.
I buddhisti sono incoraggiati a essere aperti e vedere che cosa c’è da
fare, non a guardare troppo lontano troppo presto. È facile eccitarsi
per qualcosa di importante da fare, ma che succede con le cose normali
come andare d’accordo con la famiglia o con i colleghi? Se non abbiamo
tempo per occuparcene, il nostro sarà un fare non autentico. Possiamo
parlare di armonia e di pace, ma non ci siamo ancora occupati del
problema di fondo.
È con la meditazione che impariamo ad avere una corretta visione delle
cose e così a imparare a fare quanto possiamo fare. In base alla
nostra capacità e alla situazione in cui ci troviamo, dedichiamo la
nostra vita a essere di beneficio per tutti e tutto. Come monaco
buddhista, ci sono alcune cose che posso fare e altre che non posso
fare: devo mangiare e vestire semplicemente, contare solo su quanto mi
viene offerto. Devo imparare a essere disponibile con chiunque arrivi
e sviluppare l’accettazione se sono interrotto. Questo equivale
esattamente a sentirsi un piccolo ingranaggio nel cosmo.
Quando ognuno comincia a capire che cos’è il retto parlare e il retto
modo di vivere, allora troverà nel proprio cuore il modo più
appropriato per essere di beneficio al mondo, senza dimenticare di
essere consapevole e attento. La consapevolezza porta equilibrio in
ciò che facciamo: ci rende attenti a non essere guidati da una visione
sbagliata delle cose.
Può darsi che sia un processo lento, ma incoraggia ognuno di noi a
crescere imparando a usare la saggezza che abbiamo e ad aprirci
liberandoci dall’essere occupati soltanto da questo corpo, da questa
famiglia, da questo paese o da questo partito. Una mente aperta sente
semplicemente la sofferenza ovunque essa sia e si sforza di
alleviarla.
È proprio un crimine che nel mondo vi sia tanta sofferenza; abbiamo
tanto potere, ma non siamo riusciti ancora a risolvere gran parte dei
nostri problemi di base. Ma la soluzione non può trovarsi costringendo
gli altri a fare qualcosa, bensì prestando loro attenzione e facendo
ciò che possiamo.
Bisogna davvero capire se stessi prima di poter aiutare gli altri?
Posta in questi termini, la domanda suona come se prima si dovesse
capire se stessi e solo dopo, quando si è diventati un Buddha, si
potesse aiutare la gente, e prima di allora non si potesse fare
niente. Ma in realtà le cose non stanno così: questi due aspetti
funzionano insieme, sempre. Nel mio caso, quando ero in Thailandia, mi
sentivo davvero bene a essere di aiuto nel monastero al mio maestro,
agli altri monaci per fare yoga, sempre correndo qua e là per essere
di ‘aiuto’. Poi, quando mi ammalai e non potei più fare niente,
divenni totalmente incapace di stare in pace con le cose. Non c’era
vera saggezza. Gran parte delle mie azioni erano dovute alla
disperazione che inquinava veramente parte di quello che facevo.
Ecco perché nel buddhismo parliamo sempre di equilibrio e
dell’importanza di avere regolarmente tempo per ricercare una vera
calma. Quanto tempo poi passare in questo stato di calma – stare
seduti e fermi – dipende da ciascuno: un minuto o solo cinque minuti è
già utile. Possiamo notare la pressione di quello che pensiamo di
dover fare, il senso di colpa che viene dal pensare di essere egoisti,
o qualsiasi altra cosa del genere. Mettere questi sentimenti in
prospettiva, vedere che cos’è che ci fa sempre correre qua e là, ci
mette in una posizione migliore per capire la vita. Se aspettassimo di
essere perfettamente illuminati ci sarebbe sempre il dubbio di non
essere ancora pronti.
Se sorge il pensiero: "Sono pronto?", lo vedo quale pensiero, proprio
qui e ora. Se viene mentre medito, vedo che ha un inizio... "Sono già
pronto?"... e una fine, e noto che quando svanisce, c’è pace nella mia
mente. Se vedo che il pensiero è soltanto un pensiero che viene e va,
lo tratterò come uno stato mutevole della mente: non ne faccio più un
problema. Non debbo più aspettare il momento in cui non ci saranno più
pensieri che comportano il dubbio. Mi basta sapere che è un pensiero
di dubbio, e a questo punto potrò fare e offrire ciò di cui sono
capace. Questo produce pazienza ed equanimità ed è ciò che possiamo
fare in un senso immediato.
Quante volte, quando ci sorpassano per strada troppo velocemente,
profferiamo una serie di volgarità? Perciò cominciamo dalle piccole
cose. Il Buddha cominciò proprio da quelle: "Siate onesti – disse –
arrampicatevi sull’albero a partire dalla base, non saltate nel
nibbana, non saltate in Dio. Imparate prima a essere pazienti con ciò
che sta già succedendo, come un mal di testa". Quindi la
consapevolezza è qualcosa che si costruisce proprio in questo stesso
momento.
Cosa provi a confrontarti con il mondo della tecnologia e apportarvi i
necessari cambiamenti?
Debbo dire che non mi piace fare asserzioni su ciò che i ‘buddhisti’
pensano e sentono. Sono veramente utili? Nel buddhismo tutto
l’insegnamento riguarda la strada che porta al Risveglio. Ognuno vede
questa sala da una prospettiva diversa, quindi dire ad altri quello
che dovrebbero vedere o fare è per me davvero impossibile.
Ho la sensazione che oggi abbiamo un enorme potere di manipolare le
cose, siamo capaci di creare ogni sorta di cose attraverso la scienza
e cominciamo a capire alcune leggi riguardanti il funzionamento della
materia – quella che noi chiamiamo ‘l’aggregazione delle forme’.
Abbiamo un grande potere di modificare le cose, di spostarle, di
scavare la terra, di mandare gente sulla luna, di far saltare il
pianeta. Abbiamo un’enorme capacità di produrre. Tutto è incentrato
sulla produttività.
Ora l’impulso religioso capisce che ci siamo spinti troppo in là nel
manipolare le cose per renderle come le vogliamo. Si pensa che grazie
a questa magnifica scienza, sradicando un numero sufficiente di mali,
non avremo più dolore e problemi, e allora saremo felici. Ma questo è
solo un punto di vista materialista estremo. Da questo estremo vediamo
la vita solo come potrebbe essere, attraverso concetti. C’è un enorme
potere nel desiderio di creare. Ma il desiderio di modificare le cose
come vogliamo può diventare anche molto crudele. Sebbene abbiamo
questo potere, siamo progrediti ben poco nella capacità di andare
d’accordo tra noi, stiamo ancora combattendo, creando separazione e
incomprensione.
L’istinto religioso ci dice come apprezzare le cose, ci parla di
aprire il cuore. Quando eravamo bambini e andavamo sulla spiaggia,
guardavamo la vastità di fronte a noi con occhi spalancati. Il vento,
le migliaia di onde, il muggito del mare... La mente non poteva
manipolare tale immensità. Così, quando la mente è aperta, ci
limitiamo ad ascoltare e osservare. E in questo stato di meraviglia,
di stupore, di comunione, stiamo davvero apprezzando profondamente.
Questo è lo stato dell’amore, lo stato in cui si sta veramente con
qualcosa quale essa è, orribile o piacevole. Ed è in tale stato che
diventiamo parte del tutto, che siamo collegati al tutto.
Ma anche questo può diventare un estremo! Come riusciremo a fare tutto
ciò che c’è da fare se restiamo in uno stato di perenne stupore?
Quindi si tratta di non stare né a un estremo né all’altro.
Non c’è nulla di bene o di male circa la medicina moderna o la
tecnologia nucleare, ma spesso la mente umana che le utilizza si è
separata dalla realtà. Così, invece di fare asserzioni su ciò che la
gente dovrebbe fare, incoraggerei ognuno ad aprirsi alla vita. E poi
incominciamo a vedere come ci sentiamo davvero nei riguardi del
dolore, del "non mi piace". Quando nasce la compassione diventiamo
capaci di soffrire con gli altri; vibriamo veramente con loro. Capiamo
appieno che stanno soffrendo e allora non siamo più spinti a fare cose
che fanno male. Ma se ci si limita a dire a qualcuno: "Non fare
questo", "Sii compassionevole", questo è adoperare la forza. Si può
far sì che la gente si comporti come vogliamo, ma in tal caso ci sarà
sempre avijja, l’ignoranza. Il Buddha insegnò che l’origine di tutto
il problema è l’ignoranza. Da questa consapevolezza nasce con
naturalezza la compassione, la capacità di essere uno col tutto.