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#14119 Da: <amadeux@...>
Data: Mar 1 Set 2009 8:40 am
Oggetto: LA MEDITAZIONE CAMBIA LA TEMPERATURA
amadeux@...
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LA MEDITAZIONE CAMBIA LA TEMPERATURA

La mente controlla il corpo in esperimenti estremi

In un monastero dell'India settentrionale, alcuni monaci tibetani
poveramente vestiti siedono quietamente in una stanza dove la temperatura è
di soli 4, 5 gradi. Usando una tecnica yoga nota come g Tum-mo, sono entrati
in uno stato di profonda meditazione. Altri monaci hanno riposto dei panni
di 1x2 metri, dopo averli messi a mollo in acqua fredda (9 gradi), sulle
spalle dei praticanti. Per delle persone non allenate, tali glaciali
involucri provocherebbero un irrefrenabile tremolio.

Se le temperature del corpo continuano a scendere in tali condizioni, può
verificarsi la morte. Ma non ci volle molto prima che del vapore iniziasse a
sollevarsi dai panni. Come risultato del calore corporeo prodotto da monaci
durante la meditazione, i lenzuoli si asciugarono in circa un'ora.

Gli astanti rimossero i lenzuoli, poi coprirono i meditanti con un secondo
panno umido e raffreddato. Ad ogni monaco fu richiesto di asciugare tre
panni su un periodo di molte ore.

Perché qualcuno dovrebbero fare una cosa del genere? Herbert Benson, che ha
studiato il g Tum-mo per 20 anni, risponde che "I buddisti sentono che la
realtà in cui viviamo non è quella definitiva. C'è un'altra realtà in cui
possiamo immetterci, la quale è incontaminata dalla nostre emozioni, dal
nostro mondo quotidiano. I buddisti credono che questo stato della mente
possa essere raggiunto facendo il bene per gli altri e attraverso la
meditazione. Il calore che generano durante il processo è solo un
sotto-prodotto della meditazione g Tum-mo".

Benson è professore associato di medicina alla Harvard Medical School e
presidente del Mind/Body Medical Institute al Beth Israel Deaconess Medical
Center di Boston. Crede fermamente che studiare queste forme avanzate di
meditazione "possa svelare capacità che ci aiuteranno a trattare meglio le
malattie legate allo stress".

Benson ha sviluppato la "risposta rilassativa", che descrive come "uno stato
fisiologico opposto allo stress". E' caratterizzato da diminuzioni nel
metabolismo, nella respirazione, nel battito cardiaco e nella pressione
sanguigna. Lui ed altri hanno raccolto prove che la meditazione può aiutare
chi soffre di malattie causate o esacerbate dallo stress. Benson e i suoi
colleghi la usano per curare ansia, elevata pressione sanguigna, depressione
medio-bassa, irregolarità cardiache, rabbia eccessiva, insonnia, e persino
l'infertilità. Il suo team usa anche questo tipo di semplice meditazione per
calmare persone traumatizzate dalla morte di altri, o da diagnosi di cancro
e altre malattie dolorose che mettono a rischio la vita.

"Oltre il 60 % delle visite a medici generici negli Stati Uniti sono dovute
a problemi legati allo stress, la maggior parte dei quali sono miseramente
trattati con farmaci, chirurgia e altre procedure mediche", sostiene Benson.

Il Mind/Body Medical Institute sta ora insegnando alle persone come usare la
risposta rilassativa per aiutare quelli che lavorano a Ground Zero, New
York, dove due aeroplani si schiantarono sulle torri del World Trade Center
lo scorso 11 settembre. Sono state create delle strutture nella vicina
chiesa di Saint Paul per aiutare le persone che ancora lavorano a ripulire
dalle macerie e dai corpi. Chiunque si senta stressato da quei terribili
eventi può ottenere aiuto alla cappella. "Stiamo istruendo gli istruttori
che lavorano lì", dice Benson.

La risposta rilassativa consiste nel ripetere una parola, suono, frase o
breve preghiera mentre si scartano i pensieri intrusivi. "Se una tale
pratica, così facile da praticare, può condurre ai notevoli cambiamenti che
osserviamo", fa notare Benson, "voglio indagare quali forme avanzate di
meditazione possano aiutare i processi fisici di controllo della mente che
una volte si pensavano incontrollabili".

Risultati sorprendenti

Alcuni Occidentali praticano il g Tum-mo, ma spesso ci vogliono anni prima
di raggiungere stati come quelli ottenuti dai monaci buddisti. Nel cercare
di trovare gruppi che potesse studiare, Benson ha incontrato Occidentali che
affermavano di aver raggiunto tali tecniche avanzate, ma che erano, nelle
sue parole, "fraudolenti".

Benson decise che aveva bisogno di localizzare un luogo religioso, dove la
meditazione avanzata è praticata tradizionalmente. La sua opportunità si
realizzò nel 1979, quando il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet, visitò
l'Università di Harvard. "Sua Santità acconsentì ad aiutarmi", ricorda
Benson. Quella visita fu l'inizio di una lunga amicizia e di molte
spedizioni nell'India settentrionale dove molti monaci tibetani vivono in
esilio. Durante le visite a remoti monasteri negli anni '80, Benson e la sua
squadra studiarono monaci che vivevano nelle Montagne dell'Himalaya i quali
potevano, attraverso la meditazione g Tum-mo, alzare le temperature delle
loro dita (sia delle mani che dei piedi) fino a 17 gradi. Deve ancora essere
determinato come i monaci fossero in grado di generare tale calore.

I ricercatori hanno fatto rilevamenti anche su altre forme di meditazione
avanzata dei praticanti a Sikkim, in India. Furono sbalorditi nel scoprire
che questi monaci potevano abbassare il loro metabolismo del 64 %. "Fu un
risultato sbalorditivo, che toglieva il fiato [senza gioco di parole]",
esclama Benson.

Per mettere queste diminuzioni in prospettiva, il metabolismo, o consumo di
ossigeno, si abbassa di solo il 10-15 % nel sonno e di circa 17 % durante la
meditazione semplice. Benson crede che una tale capacità possa essere utile
nei viaggi spaziali. Gli astronauti potrebbero usare la meditazione per
ridurre lo stress e il consumo di ossigeno in lunghi voli verso altri
pianeti.

Nel 1985, il team girò un video di monaci che asciugavano freddi ed umidi
panni con il calore corporeo. Documentarono anche monaci che passavano una
notte invernale su una cengia rocciosa a 4.500 metri di altezza
nell'Himalaya. Si verificò a febbraio, nella notte della luna piena
invernale, quando le temperature raggiungevano i meno 18 gradi. Indossando
solo scialli di cotone o lana, i monaci si addormentarono presto sulla
cengia rocciosa. Non stavano rannicchiati insieme e il video non mostrò
prove di tremori. Dormirono fino a mezzogiorno, poi ritornarono camminando
al loro monastero.


Ostacoli soverchianti

Lavorare in monasteri isolati ai piedi dell'Himalaya si è rivelato
estremamente difficoltoso. Alcuni leader religiosi custodivano gelosamente
le loro pratiche meditative. Gli strumenti di rilevamento medico richiedono
energia elettrica e le prese di corrente non sono sempre disponibili. In
aggiunta, cercare di meditare mentre degli estranei cercano di misurare la
vostra temperatura rettale non è qualcosa che la maggior parte dei monaci
sia felice di fare.

Per evitare questi problemi, Sara Lazar, assistente in psicologia, collega
di Benson, ha usato la produzione di immagini mediante la risonanza
magnetica funzionale per esaminare i cervelli dei meditanti al Massachusetts
General Hospital di Boston. I soggetti erano maschi, tra i 22 e i 45 anni,
che avevano praticato una forma di meditazione avanzata chiamata Kundalini
quotidianamente per almeno 4 anni. In questi esperimenti, gli ostacoli
dovuti al freddo e all'isolamento furono rimpiazzati da difficoltà nel
cercare di meditare in una macchina angusta e rumorosa. Comunque, i
risultati, pubblicati il 15 maggio 2000, in un numero della rivista
NeuroReport, si rivelarono significativi.

"Lazar ha scoperto una netta diminuzione nel flusso sanguigno di tutto il
cervello", spiega Benson. "Allo stesso tempo, certe aree del cervello
diventano più attive, specificamente quelle che controllano l'attenzione e
funzioni autonome come la pressione sanguigna e il metabolismo. In breve,
lei ha dimostrato il valore di usare questo metodo per registrare
cambiamenti nell'attività cerebrale durante la meditazione".

Il più grande ostacolo in ulteriori studi, che siano in India o a Boston, è
sempre stato il denaro. La ricerca è proceduta lentamente e a intermittenza
fino al febbraio 2001, quando il team di Benson ricevette 1.25 milioni di
dollari da Loel Guinness, attraverso il magnate della birra Kalpa
Foundation, fondata per studiare le capacità umane fuori dall'ordinario.

I fondi permisero ai ricercatori di portare tre monaci esperti a praticare
il g Tum-mo in un edificio in Normandia, Francia, lo scorso luglio. In
seguito i monaci praticarono per 100 giorni in modo da raggiungere la loro
piena capacità meditativa. Un'infezione dell'occhio mise fuori gioco uno dei
monaci, ma gli altri due si rivelarono in grado di asciugare panni umidi e
freddi mentre portavano sensori che registravano cambiamenti nella
produzione di calore e nel metabolismo.

Nonostante il team avesse ottenuto dati di valore, Benson conclude che "la
stanza non era abbastanza fredda per fare i test adeguatamente". Il suo team
proverà di nuovo il prossimo inverno con sei monaci. Inizieranno a praticare
in estate inoltrata e dovrebbero essere pronti durante la fase più fredda
dell'inverno.

Benson si sente sicuro che questi tentativi di comprendere la meditazione
avanzata porteranno a migliori cure per le malattie legate allo stress. "La
mia speranza", dice, "è che l'auto-cura avrà la stessa dignità di farmaci,
chirurgia e altre terapie che ora sono usate per alleviare la sofferenza
mentale e fisica. Insieme alla nutrizione e all'esercizio, gli approcci
mente/corpo possono essere parte di pratiche di auto-cura che potrebbero
salvare milioni di dollari ogni anno in costi medici".

La meditazione... Qui il cuore potrebbe dare un'utile lezione alla testa -
Cowper

di William J.Cromie
Harvard University Gazette

fonti: hno.harvard.edu , comedonchisciotte.net
Scelto e tradotto per comedonchisciotte.org da Carlo Martini

#14118 Da: <amadeus@...>
Data: Lun 31 Ago 2009 8:15 am
Oggetto: Lo Yoga integrale di Sri Aurobindo e Mère - 1
amadeus@...
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Lo Yoga integrale di Sri Aurobindo e Mère 1

Parte Prima

*

Dal suo ritiro, Sri Aurobindo continuava pur sempre a seguire da vicino lo
svolgimento degli eventi del mondo e dell'India e vi interveniva
effettivamente ogni volta che lo vedeva necessario, ma unicamente con la
forza spirituale nel quadro di un'azione silenziosa.

Tuttavia, in due occasioni uscì dal suo riserbo: la prima volta nel 1940,
agli inizi della Seconda Guerra mondiale, poiché vedeva dietro Hitler e il
nazismo le forze demoniache la cui vittoria avrebbe significato la schiavitù
dell'uomo alla tirannia del Male e un brutale regresso nel suo percorso
evolutivo, soprattutto sul piano spirituale. La seconda volta fu nel 1942,
durante i negoziati con il Governo britannico a proposito dell' indipendenza
dell'India, allorché consigliò ai dirigenti del paese di accettare le
offerte di Sir Stafford Cripps. Il loro rifiuto da parte dei leader politici
indiani non impedì l'indipendenza, ma contribuì alla susseguente scissione
del paese in India e Pakistan, cui Sri Aurobindo fu sempre contrario.

Nel marzo del 1914 la Madre arrivò a Pondichéry. Sarebbe in seguito
ripartita, a causa della Guerra, nel 1915, per poi ritornare definitivamente
il 24 aprile 1920.

Il 15 agosto del 1914 uscì il primo numero dell'Arya, la rivista di grande
sintesi filosofica nella quale Sri Aurobindo esponeva la sua visione
dell'uomo e della storia, del destino divino dell'umanità, del percorso per
raggiungerlo, dell'ascesa della società umana verso l'unità e l'armonia,
della natura e dell' evoluzione della poesia, del senso profondo dei Veda,
delle Upanishad e della Bhagavad Gita e dello spirito e significato della
cultura indiana.

Tutti i suoi scritti sono ora pubblicati in libri che sono stati per la
maggior parte tradotti nelle lingue principali ed in tantissime altre, molti
anche in Italiano: la Vita Divina, la Sintesi dello Yoga, il Ciclo Umano,
l'Ideale dell'Unità Umana, la Poesia Futura, il Segreto dei Veda, le Otto
Upanishad, i Saggi sulla Gita, i Fondamenti della Cultura Indiana, e altri
ancora. La pubblicazione dell'Arya proseguì fino al 1921. Nel frattempo,
l'Ashram del maestro aveva iniziato a costituirsi spontaneamente: poco a
poco, a quei pochi compagni che avevano all'inizio seguito Sri Aurobindo si
erano aggiunti dei discepoli.

" Il 24 novembre del 1926 - scriveva Sri Aurobindo - è avvenuta la discesa
di Krishna nel fisico. La discesa di Krishna sta a significare la discesa
della qualità divina del Sovramentale [Overmind] che, senza essere la
Supermente [Supermind], prepara la discesa della Supermente e dell'Ananda
[la beatitudine ed estasi divine]." Da quel momento Sri Aurobindo interruppe
ogni contatto diretto con i discepoli e non apparve più in pubblico, tranne
tre volte e poi quattro volte l'anno, in occasione dei Darshan, quando Sri
Aurobindo e la Madre ricevevano discepoli e devoti.

La sua attività restò comunque considerevole: non soltanto intratteneva una
cospicua corrispondenza con i suoi discepoli per guidarli nella loro sadhana
[la disciplina dello yoga], ma lavorava anche a livelli più profondi. Allo
stesso tempo, proseguiva nella composizione del suo grande poema epico
Savitri, che secondo la Madre è "la rivelazione suprema della visione di Sri
Aurobindo" .

Sri Aurobindo lasciò il corpo fisico il 5 dicembre 1950.

In una lettera sulla pratica dello yoga, Sri Aurobindo scrisse: " Ho
iniziato il mio yoga nel 1904 senza guru; nel 1908 ricevetti un notevole
aiuto da uno yogi del Mahârashtra e scoprii i fondamenti della mia sadhana;
ma da allora e fino all'arrivo in India della Madre, non ho ricevuto alcun
aiuto spirituale da nessuno. Dapprima, e poi anche in seguito, la mia
sadhana non si è basata sulle conoscenze dei libri ma su innumerevoli
esperienze personali che scaturivano da dentro. Ma in prigione avevo con me
la Gita e le Upanishad. Seguivo lo yoga della Gita e meditavo con l'aiuto
delle Upanishad; sono gli unici libri in cui ho trovato delle indicazioni. I
Veda, che ho iniziato a leggere molto più tardi a Pondichéry, confermarono
le esperienze che avevo già avuto, piuttosto che fare da guida alla mia
sadhana. A volte mi rivolgevo alla Gita per trovarvi un chiarimento quando
si presentava una domanda o una difficoltà, e in generale vi trovavo un
aiuto o una risposta. "

Prima di venire a Pondichéry, Sri Aurobindo aveva già acquisito due delle
quattro grandi realizzazioni spirituali sulle quali si fondano il suo yoga e
la sua filosofia spirituale. La prima gli venne durante la meditazione con
lo yogi del Maharashtra, Vishnu Bhaskar Lélé, nel gennaio 1908, a Baroda:
era la realizzazione del Brahman silenzioso fuori dallo spazio e dal tempo
che egli ottenne dopo una completa e costante immobilità di tutta la
coscienza. Tale realizzazione fu dapprima accompagnata dal sentimento e
dalla percezione irresistibili della irrealtà totale del mondo. Tuttavia,
questo sentimento scomparve dopo la seconda realizzazione, quella della
coscienza cosmica che ebbe qualche mese più tardi nella prigione di Alipore:
questa esperienza gli fece vedere il Divino in tutti gli esseri e in tutto
ciò che esiste. In prigione, le sue meditazioni dovevano condurlo ad altre
due realizzazioni: quella del Brahman nel suo doppio aspetto statico e
dinamico, e quella dei piani superiori della coscienza che conducono alla
Supermente. Mettendo così assieme gli elementi essenziali dell'esperienza
spirituale, che si ottiene sul cammino della comunione divina e della
realizzazione, così come lo si segue ancora oggi in India, Sri Aurobindo
cercava però un'esperienza più completa che unisse e mettesse in armonia i
due aspetti dell'esistenza: lo Spirito e la Materia.

La maggior parte dei metodi dello yoga conducono all'aldilà, allo Spirito,
ed infine fuori dalla vita. Lo Yoga Integrale di Sri Aurobindo invece
s'innalza verso lo Spirito per ridiscenderne arricchito e portare la luce,
il potere e la beatitudine dello Spirito nella vita per trasformarla. E'
possibile, aprendosi ad una coscienza divina superiore, innalzarsi fino a
questo potere di luce e di beatitudine, scoprire il vero Io, rimanere in
costante unione con il Divino e far discendere la Forza Supermentale
affinché trasformi la mente, la vita e il corpo. Realizzare tale possibilità
- che Sri Aurobindo chiama la ' Vita Divina '- è lo scopo dinamico del suo
yoga.

" Se è vero che lo Spirito è sepolto nella Materia e che questa Natura
apparente è Dio nascosto, è evidente che la manifestazione del Divino e la
realizzazione di Dio interiormente e all'esterno sono lo scopo più alto e
più legittimo dell'uomo sulla terra. "

** ** *Lo Yoga integrale di Sri Aurobindo e Mère* ** ** *Introduzione*

L'insegnamento di Sri Aurobindo parte da quello degli Antichi saggi
dell'India che sostenevano che dietro alle apparenze dell'universo vi è la
realtà di un

essere della coscienza, un sé di tutte le cose, uno ed eterno. Tutti gli
esseri sono uniti in quell'unico sé e spirito, ma divisi da una certa
separatività di coscienza, un'ignoranza del loro vero sé e realtà nella
mente, nella vita e nel corpo.

E' possibile, per mezzo di una disciplina psicologica, rimuovere questo velo
di coscienza separativa e divenire consci del vero sé, della divinità in noi
e in tutto, L'insegnamento di Sri Aurobindo stabilisce che questo unico
essere e coscienza è involuto qui nella materia. L'evoluzione è il metodo
grazie al quale libera sé stesso; La coscienza appare in ciò che sembra
essere incosciente e, una volta apparsa, è automaticamente spinta a crescere
sempre più in alto e allo stesso tempo ad ampliarsi e a svilupparsi verso
una sempre più grande perfezione. La vita è il primo passo di questa
liberazione di coscienza; la mente è il secondo; ma l'evoluzione non termina
con la mente, attende di rivelarsi in qualcosa di più grande, una coscienza
che sia spirituale e supermentale. Il prossimo passo dell'evoluzione deve
essere verso lo sviluppo della supermente e dello spirito come il potere
dominante dell'essere cosciente. Perché solo allora la divinità involuta
nelle cose rivelerà se stessa interamente e sarà possibile alla vita&nbsp;
manifestare la perfezione. Ma, mentre i primi passi dell'evoluzione furono
intrapresi dalla natura nella pianta e nella vita animale senza una volontà
cosciente, nell'uomo la natura diviene capace di evolvere grazie alla
volontà cosciente nello strumento. Non è tuttavia per mezzo della volontà
mentale nell'uomo che questo può essere fatto compiutamente, perché la mente
giunge solo fino ad un certo punto e dopo questo può solo muoversi in tondo.
Deve essere attuata una conversione, un rivolgimento della coscienza con il
quale la mente deve essere cambiata in un principio superiore.

Questo metodo è da ricercarsi attraverso l'antica disciplina psicologica e
alla pratica dello yoga. In passato era stato tentato con un allontanamento
dal mondo e una scomparsa nelle altezze del sé, o dello spirito. Sri
Aurobindo insegna che è possibile una discesa del più alto principio, che
non rivelerà semplicemente il sé spirituale fuori del mondo, ma lo rivelerà
nel mondo, rimpiazzerà l'ignoranza della mente o la sua limitatissima
conoscenza con una verità coscienza supermentale. Questa sarà uno strumento
del sé profondo che renderà possibile all'essere umano&nbsp; scoprire se
stesso dinamicamente cosi come interiormente e svincolarsi dalla sua umanità
ancora animale in una razza più divina. La disciplina psicologica dello Yoga
può essere usata a questo fine,

aprendo tutte le parti dell'essere verso una conversione o una
trasformazione attraverso la discesa e l'operare di un&nbsp; più alto
principio supermentale ancora celato. Questo cambiamento, tuttavia non può
essere fatto all'improvviso, o in breve tempo, o per mezzo di una
trasformazione rapida o miracolosa. Molti passi devono essere intrapresi dal
ricercatore prima che la discesa supermentale sia possibile. L'uomo vive,
per lo più, nella sua mente, vita e corpo superficiali, ma vi e un essere
profondo in lui con più grandi possibilità al quale deve risvegliarsi,
perché ora egli riceve da questo essere un'influenza assai ridotta ed è
questa che lo spinge verso una costante ricerca di una più grande bellezza,
armonia, potere e conoscenza. Il primo sviluppo dello Yoga è perciò quella
di aprire le distese di questo essere interiore e di vivere da lì verso
l'esterno, di governare la sua vita esteriore per mezzo della luce e della
forza interiore. Nel fare questo egli scopre in se stesso la sua vera anima
che non è la commistione esterna gli elementi mentali, vitali e psichici, ma
qualcosa della realtà che sta dietro a loro, una scintilla originata
dall'unico fuoco divino. Deve apprendere a vivere nella propria anima e a
purificare e orientare, per mezzo di questa guida verso la verità, il resto
della natura. A quel punto può esserci un'apertura verso l'alto e la discesa
di un più principio dell'essere. Ma persino allora non si tratta della piena
luce e forza supermentali, giacché vi sono parecchi campi di coscienza fra
la mente ordinaria e umana e la verità coscienza supermentale.

Questi campi di coscienza intermedi devono essere aperti e il loro potere
fatto discendere nella mente, nella vita e nel corpo. Solo in seguito il
pieno potere della verità coscienza potrà lavorare nella natura. Lo sviluppo
di questa autodisciplina, o Sadhana, è di conseguenza lungo e difficile, ma
persino una piccola parte di esso è un grande guadagno&nbsp; perché rende la
realizzazione e la perfezione ultime più possibili. Vi sono molte cose che
appartengono a sistemi più antichi che sono necessarie sulla via:
un'apertura della memte a più grandi comprensioni e al senso del sé e
all'infinito, un emergere in ciò che è stata chiamata la coscienza cosmica,
il controllo sui desideri e sulle passioni; un ascetismo esteriore non è
essenziale, ma sono indispensabili la conquista del desiderio e
dell'attaccamento e un controllo del corpo e delle sue necessità, le sue
bramosie e i suoi istinti.

Vi è una combinazione dei principi dei vecchi sistemi: la via della
conoscenza attraverso il discernimento della mente fra la realtà e
l'apparenza, la via del cuore, della devozione, dell'amore e del dono di sé,
e la via delle opere che volge la volontà dagli interessi&nbsp; egoistici
verso la verità e il servizio di una più grande realtà che non sia l'ego.
Per questo, l'intera natura deve

essere esercitata affinché possa rispondere e venire trasformata ogni
qualvolta una più grande luce e forza operi in essi. In questa disciplina
l'ispirazione del maestro e il suo controllo e la sua presenza nei momenti
di difficoltà sono indispensabili,perché sarebbe altrimenti impossibili
superarli&nbsp; senza un gran numero di ostacoli ed errori che impedirebbero
ogni possibilità di successo. Il maestro è qualcuno che ha raggiunto una
coscienza e uno stato d'essere più alti ed è spesso visto come la loro
manifestazione o il rappresentante. Egli non aiuta solo grazie al suo
insegnamento e in misura maggiore con la sua influenza ed esempio, ma con il
potere di comunicare agli altri la sua propria esperienza. Questo è
l'insegnamento e il metodo d'azione di Sri Aurobindo. Non è suo scopo
sviluppare alcun tipo&nbsp; di re4ligione o di amalgamare le religioni più
vecchie, o di fondare alcuna nuova religione, poiché ciascuna di queste cose
allontanerebbe dal suo scopo centrale. La sola meta di questo Yoga è un
autosviluppo interiore per mezzo del quale chiunque lo segua possa col tempo
scoprire l'unico sé&nbsp; in tutti ed evolvere una più alta coscienza di
quella mentale, una coscienza spirituale e supermentale che trasformerà e
divinizzerà la natura umana.

; (Sri Aurobindo - Ashram)


*La Pratica dello Yoga*

*I tre movimenti*

Ci sono tre passaggi secondo Sri Aurobindo nei quali si sviluppa la pratica
dello Yoga nel sadhaka, colui che percorre questo sentiero:

             - Il primo movimento è quello di riporre tutto nel Divino.

               Scrive Sri Aurobindo "*Mettetevi con tutto il cuore e tutte le
vostre forze nelle mani di Dio. Non ponete condizioni, non chiedete nulla
[...] eccetto che in voi e attraverso di voi la Sua volontà sia manifestata
direttamente. A quelli che chiedono Dio dà quanto richiesto, ma a quelli che
danno se stessi e non domandano nulla, Egli dà tutto ciò che avrebbero
potuto chiedere o di cui potevano aver bisogno, ma anche dà Se stesso e
offre spontaneamente il Suo amore*". Questo è il primo movimento: il dono di
sé, incondizionato, senza nessuna richiesta, senza alcun tornaconto
personale, abbandonando qualsiasi volontà di conseguimento.

              - Continua Sri Aurobindo: "* Il movimento successivo consiste
nel mettersi da parte  e osservare l'opera del potere divino in voi*", In
questa prospettiva le difficoltà, i problemi che si incontrano durante il
percorso vengono vissuti in altro modo rispetto all'atteggiamento  di chi
ritenga di fare qualcosa, per produrre certi risultati: qui invece non
bisogna preoccuparsi o lottare, i risultati non dipendono dai nostri
tentativi: l'unico nostro, vero compito è darsi al divino.

             - Terza tappa: " *Il terzo movimento dello yoga  è di percepire
tutte le cose come Dio*". La divinizzazione dell'intera realtà, la visione
mistica dell'universo dello yogi.

Solo che, ovviamente, questo non avviene immediatamente. C'è bisogno di
tempo e non poco; c'è bisogno di impegno, tanta costanza, purificazione. Sri
Aurobindo ripete spesso che la via del suo yoga non è per tutti, non è
facile, non è alla portata di chiunque. Chi ha quella curiosità - propria di
molti - di cose sempre nuove, di rivelazione un po' su tutto, di novità, di
cambiamenti rapidi, non avrà nessuna possibilità di successo. Ci vuole
pazienza e fiducia.


*Aspirazione*

Il primo requisito che deve essere presente nell'aspirante yogi, che deve
fare parte del suo atteggiamento verso quello che sarà il suo percorso è
l'aspirazione: "*Se ci sono una sincera aspirazione e una perseverante
volontà  d'arrivare ad una coscienza superiore, nonostante tutti gli
ostacoli, l'apertura avverrà certamente*". Questo tipo di aspirazione non è
cosa da poco, se la consideriamo con un minimo di serietà. A questo punto
vediamo realmente quanto lo yoga  di Sri Aurobindo sia una via per pochi e
per pochi eletti, per quelle persone che riescono a mantenere costantemente
viva questa aspirazione, un'aspirazione che deve essere costantemente
attiva, presente, in ogni momento e contesto della propria vita.
Un'aspirazione che sia sincera, autentica. In una lettera di Sri Aurobindo a
un suo discepolo, scrive: "*La completa sincerità richiede che si desideri
solamente la Verità divina, che ci si sottometta sempre di più alla Madre
divina, che ogni esigenza personale ed ogni desiderio che non siano
quest'unica aspirazione vengano scacciati, che si offra al Divino ogni
azione della vita e la si compia come un lavoro che ci è stato affidato,
senza alcuna intromissione dell'ego. Tale è la base della vita divina*".

L'aspirazione può avvenire in vari modi, a seconda l'indole del praticante.
Può essere un'aspirazione silenziosa, sempre indirizzata al desiderio di
ricevere la Forza, in un atteggiamento di attesa, di controllo, di
ricezione, di apertura: un'aspirazione che va vissuta e sentita. Oppure può
realizzarsi tramite l'invocazione, mentale o vocale, della discesa della
Forza in noi, dell'aiuto della Madre. Oppure può concretizzarsi in forma di
preghiera.


*Lo sforzo*

In questa aspirazione, come elemento successivo ad essa deve essere presente
uno sforzo. L'abbandono completo al divino necessita, almeno inizialmente,
di uno sforzo, uno sforzo che, come dice Sri Aurobindo, non è desiderabile
abbandonare subito. Poi però questo sforzo personale si trasformerà
progressivamente nell'azione della Forza divina in noi. Vediamo come c'è
sempre questo rapporto  tra ascesa e discesa, che viene poi risolto in una
esclusiva discesa della Forza. Devo ascendere, con le mie capacità e il mio
sforzo, per far si che la Forza discenda in me: in altre parole devo
preparare il terreno in me, perché possa prendere posto la Forza. Devo fare
pulizia, devo trasformarmi in un puro ricovero, eliminando tutto ciò  che
possa ostruire il passaggio e poi il lavoro della Forza in me. Abbandonare
subito lo sforzo cosa può causare? Il rischio è l'inerzia, il ristagno. Il
fatto è che la nostra natura inferiore, la pressione delle forze avverse non
sono facili da eliminare: esse vanno contrastate per un certo periodo, a
volte lungo. Occorre quindi perseverare, lavorare, sforzarsi, respingere
tutto ciò che non è dalla parte del Divino, invocare la discesa della Forza
con costanza, senza stancarsi. Abbandonarsi e basta può essere la scusa per
giustificare tutte le negatività e la pigrizia che continuano a sedimentarsi
e ad agire in noi. Dono di sé non significa, almeno all'inizio, darsi
semplicemente tutto al divino, senza preoccuparsi di alcunché. Significa
anche, e soprattutto, compiere quel lavoro di rifiuto delle suggestioni
provenienti dai desideri e dagli impulsi inferiori, che sono ostacolo
all'opera del Divino stesso in noi.


*La Concentrazione e la trasformazione psichica*


*Centro del cuore*

Ci si può concentrare in uno qualunque dei tre centri che risulti più facile
per il *sadhaka *o che dia più risultati. La concentrazione nel centro del
cuore ha il potere di aprire questo centro e, con la forza dell'aspirazione,
dell'amore, della bhakti e della sottomissione, di rimuovere il velo che
copre e nasconde l'anima o essere psichico, di portarla in primo piano
perché governi la mente, la vita il corpo, li orienti verso il Divino e li
apra interamente a Lui, eliminando tutto ciò che si oppone a
quest'orientamento e a queat'apertura.

Questo è quanto viene chiamato nel nostro yoga apertura psichica.


*Sopra la testa*

La concentrazione sopra la testa ha il potere di portare la pace, il
silenzio, la liberazione dal senso del corpo e dell'immedesimazione con la
mente e la vita, e di aprire la strada perché la coscienza inferiore
(mentale, vitale e fisica) possa salire a incontrare la coscienza superiore
al di sopra e perché i poteri della coscienza superiore (natura spirituale)
possano scendere nel mentale, nel vitale e nel corpo. Questo è quanto in
questo yoga viene chiamato trasformazione spirituale. Se si inizia con
questo movimento, il Potere che viene dall'alto deve, nella sua discesa
aprire tutti i centri (compreso il più basso) e fare emergere l'essere
psichico; finché ciò non avviene, è possibile infatti che ci siano molte
difficoltà e conflitti a causa della coscienza inferiore che intralcia
l'Azione divina che viene dall'alto, si mescola ad essa e perfino la
rifiuta. Una volta che l'essere psichico sia attivo, questi conflitti e
difficoltà possono essere ridotti al minimo.



*Fra le sopracciglia*

La concentrazione fra le sopracciglia ha il potere di aprire il centro
corrispondente, di liberare la mente e la visione interiore e la coscienza
interiore o yoghica, con le sue esperienze e i suoi poteri. Da lì,
inoltre,ci si può aprire verso l'alto e agire sui centri inferiori; ma il
pericolo di questo procedimento è che si rischia di restare prigionieri
delle proprie formazioni mentali, spirituali, e di non poterne uscire per
entrare nell'esperienza e nella conoscenza spirituale libera e integrale, e
nella trasformazione integrale dell'essere e della natura.


  Sulle  modalità di concentrazione, Sri Aurobindo precisa uleriormente:
"*Concentrate la vostra coscienza nel cuore (alcuni lo fanno nel capo o al
di sopra di esso) e meditate sulla Madre chiamandola nel vostro cuore. [...]
Soprattutto all'inizio tranquillizzare la mente è la sola grande necessità,
rifiutando durante la meditazione tutti i pensieri e tutti i movimenti
estranei alla sadhana*". Riguardo alla superiorità della concentrazione sul
cuore rispetto a quella tra le sopracciglia o a quella sopra la testa, Sri
Aurobindo dice che essa trova fondamento nel fatto che è il tipo di
concentrazione più facile alla maggior parte dei praticanti. la Mère dice
che è proprio nel cuore che "*troverete la volontà di progredire, la forza
della purificazione, l'aspirazione più intensa ed efficace*" Quindi in
sintesi, questi sono le condizioni per seguire il Divino:

- rivolgersi verso la Forza, aspirare a che nessun'altra cosa possa influire
su di noi, condizionandoci;

- non permettere al piano vitale (emotivo) di avere la meglio, di
intromettersi con le sue esigenze, pulsioni, istinti, ecc.;

- mantenere la mente tranquilla, calma,, pronta a ricevere la verità senza
persistere sui propri pensieri sulle proprie idee;

- mantenere il centro psichico in noi, che è la natura divina, desto, perché
possa rimanere in contatto diretto con la Forza, conoscendone la sua
Volontà.


*L'essere psichico*

Ma, cos'è il centro psichico? Questo ci conduce alla struttura dell'essere
umano, un discorso un po' complesso e su cui non possiamo, in questa
trattazione, addentrarci più di tanto. Sommariamente possiamo dire che per
Sri Aurobindo l'uomo è composto dal fisico, dal subconscio, dal piano
vitale,dalla mente e dall'essere psichico. Riguardo al fisico e al
subconscio possiamo evitare spiegazioni, perché si riferiscono a ciò che
significano nel nostro linguaggio corrente; per quanto riguarda il piano
vitale, esso è il piano delle emozioni, degli istinti, degli affetti , dei
sentimenti, dei desideri, delle passioni, degli appetiti, delle sensazioni,
dei piaceri, delle pene, delle gioie, dei dolori, delle esultanze, delle
depressioni, ecc. La mente è invece ciò che è in rapporto con la cognizione
e con l'intelligenza, con le idee, con i pensieri.

L'essere psichico è nell'uomo ciò che sostiene tutto, è la testimonianza
silenziosa del Divino in lui; è ciò che sente e conosce spontaneamente, in
maniera diretta, luminosa e pura: essendo di essenza divina rivela quindi
immediatamente i movimenti giusti e quelli falsi della nostra natura.

L'essere psichico è in noi l'unico elemento che naturalmente si sottomette
al Divino. Per il resto la mente ha il suo carico di idee, di arroganti
certezze e ad esso si aggrappa; il vitale resiste alla sottomissione, ha le
sue esigenze, le sue pretese, i suoi impulsi, i suoi infiniti e innumerevoli
desideri, è tutto tranne che addomesticato. Quindi solo l'essere psichico,
per la sua natura essenzialmente divina, è - potremmo dire - pronto allo
yoga di Sri Aurobindo. Ma all'inizio è velato, assopito: deve essere
risvegliato e quando lo è, può produrre una reale e repentina sottomissione
di tutto l'essere; fino a quel punto però lo sforzo è necessario, fino a
quando, come abbiamo già detto, verrà sostituito dalla Forza.


*Precisazioni e chiarimenti*


*Il silenzio mentale*

Riguardo alla necessità di mantenere la mente in uno stato di quiete e
silenzio, necessario per poter "ascoltare" e ricevere la verità proveniente
dalla Forza, questo silenzio non è necessariamente completa assenza di
pensieri. Scrive Aurobindo " *Avere la mente tranquilla non significa la
mancanza assoluta di pensieri o di movimenti mentali; significa che essi
rimarranno alla superficie e che sentirete il vostro vero essere interiore
separato, che osserva senza lasciarsi coinvolgere, capace di sorvegliarli e
di giudicarli, respingendo tutto ciò che deve essere respinto, accettando e
mantenendo tutto ciò che è vera coscienza e vera esperienza*".

In conclusione, come è stato ribadito, lo yoga di Sri Aurobindo,
distinguendosi molto dagli yoga tradizionali non ha come fondamento la
meditazione, i mantra, le asanas, ecc., tutt'al più queste tecniche potranno
essere considerate strumenti transitori di preparazione.

Lo yoga integrale si basa piuttosto su questa aspirazione, su questa
capacità di sadhaka di rimanere aperto, disponibile a ricevere. Il Maestro
scrive: " *La sadhana di questo yoga non procede attraverso[...] forme
prescritte di meditazione, mantra o altro, ma attraverso l'aspirazione,
un'auto-concentrazione verso l'interno e verso l'alto, con l'apertura
all'influenza del Potere Divino sopra di noi e al suo operare, della
Presenza Divina nel cuore e con il rifiuto di tutto ciò che è estraneo a
queste cose. E' solo con la fede, l'aspirazione e il dono di sé che questa
apertura in noi può avere luogo*". *E' solo quest'apertura alla Forza la
cosa necessaria, nient'altro; rimani aperto, disponibile e tutto il resto
verrà da sé: "Solo è importante che vi manteniate aperto alla Forza. Nessuno
può trasformarsi senza aiuto e mediante i propri sforzi. Solo la Forza
divina può trasformarvi. Mantenetevi aperto, tutto il resto verrà compiuto
per voi*".

Si può arrivare da più vie, l'abbiamo già detto: non c'è un metodo valido
per tutti. Ci si può inizialmente dedicare alla pratica della devozione,
della bhakti; oppure mediante la conoscenza, o le opere o altro ancora. Poi
va sviluppato tutto il resto, nella consapevolezza di dover cambiare tutto:
tutti i piani dell'essere e i loro rispettivi oggetti devono essere
coinvolti. Conoscenza, devozione, azione, mente, corpo... tutto. Questi
metodi possono essere praticati anche parallelamente o in successione:
dipende come sempre dalla natura di ognuno, del shadaka, da ciò che la Forza
progressivamente gli apporterà. Anche e sopratutto per questo motivo non
esiste un metodo dettagliato e unico nello yoga integrale, non è quindi un
caso l'impossibilità a trovare corsi di yoga integrale. I seguaci di Sri
Aurobindo seguono ognuno la propria via, chi la affianca alla meditazione di
una certa tradizione  come può essere quella bhuddista, chi la affianca allo
yoga classico, o altro ancora.

Resta il fatto che il tutto è secondario rispetto a questa necessità del
dono di sé, del *surrender*. Una volta fu chiesto alla Mère se la
meditazione non fosse una pratica indispensabile e se non permettesse
un'unione con il divino "superiore" a tutte le altre vie. Lei rispose "*Può
darsi. Ma una disciplina in sé non è quello che cerchiamo. Quello che
cerchiamo è di essere concentrati nel Divino in tutto quello che facciamo,
in ogni momento, in ogni azione e in ogni movimento. Qui all'Ashram ad
alcuni è stato detto di meditare; ma ce ne sono stati altri al quale  non è
stato affatto richiesto di meditare. Ma non bisogna pensare che non
progrediscano. Anche loro seguono una disciplina, ma è di altra natura,
Anche lavorare,agire con devozione e consacrazione interiore è una
disciplina spirituale. Lo scopo finale è di essere in unione costante con il
Divino, non solo in meditazione, ma in ogni occasione e in tutta la vita
attiva*".

L'importante quindi in questa prospettiva, è l'atteggiamento interiore di
abbandono, di fiducia, di apertura. Riportiamo, per concludere, altri due
brani sempre della Mère nei quali si evidenzia la importanza relativa di
pratiche come lo yoga tradizionale o la meditazione, rispetto al
*surrender*.


" *Ci sono discipline come l'Hatha Yoga o il Raja Yoga, che si possono
praticare e tuttavia non avere niente a che fare con la vita spirituale; il
primo di solito arriva al controllo corporale, il secondo al controllo
mentale. Ma entrare nella vita spirituale significa fare un tuffo nel Divino
[...] dovete imparare a vivere nel Divino. [...] Dovete semplicemente
lanciarvi in avanti e non pensare 'Dove andrò a cadere? Cosa mi succederà?'.
E' l'esitazione della mente a trattenervi. Dovete semplicemente lasciarvi
andare*". E ancora; "*Una sincera consacrazione di tutto il vostro essere e
di ogni vostra azione è per la sadhana molto più efficace della
meditazione*".


**

#14117 Da: <amadeusoft@...>
Data: Lun 31 Ago 2009 8:17 am
Oggetto: Il corpo celeste di Mathura e la Planisphere tablet
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Il corpo celeste di Mathura e la Planisphere tablet

Tratto da Area di Confine n° 32 - Maggio 2008

Dalla tavoletta di Ninive ai Veda indiani la conferma della caduta del meteorite
che distrusse la città di Sodoma e Gomorra.

Mark Hempsall, ricercatore presso il Department of Aerospace Engineering della
Bristol University, e Alan Bond, direttore della Reaction Engines Space
Propulsion System, il 31 marzo scorso hanno pubblicato il libro A Sumerian
Observation of the Koefels `Impact Event´.

di Patsy Nicholas Di Falco

Mark Hempsall, ricercatore presso il Department of Aerospace Engineering della
Bristol University, e Alan Bond, direttore della Reaction Engines Space
Propulsion System, il 31 marzo scorso hanno pubblicato il libro A Sumerian
Observation of the Koefels `Impact Event´. In questo testo Hampsall e Bond
sostanzialmente espongono le seguenti tesi:

1. la cosiddetta Planisphere tablet è del VII sec. a.C. ed è una copia di più
antichi appunti di un astronomo sumero che, circa 2.400 anni prima, aveva
osservato l´arrivo di un asteroide sulla Terra;

2. l´oggetto osservato dall´astronomo sumero distrusse le città bibliche di
Sodoma e Gomorra all´alba del 29 giugno 3.123 a.C.

3. l´ asteroide ha successivamente impattato la Terra sulle Alpi del Tirolo
austriaco presso Koefels.

L´archeologo inglese Sir Austen Henry Layard (nel dipinto), proseguendo negli
scavi condotti nel XIX sec. da Paul-Emile Botta nella città assira di Ninive,
rinvenne la tavoletta in questione tra le rovine della Biblioteca di
Assurbanipal, distrutta dai Caldei nel 612 a.C. Attualmente essa è conservata
presso il British Museum di Londra al n° K8538 di catalogo.

In merito alla Planisphere tablet, occorre tener conto che, essendo datata 700
a.C., è di oltre due millenni postuma rispetto l´evento indicato da Hampsall
e Bond. Non da ultimo, la tavoletta è stata rinvenuta da Layard priva di circa
la metà della superficie incisa. La possibilità di ricostruire il contenuto
complessivo è cosa estremamente ardua, soprattutto per due astrofisici.

Un evento del tutto simile, se non lo stesso, è descritto in un antico testo
della tradizione vedica indiana, lo Srimad-Bhagavatam Srimad-Bhagavatam, di cui
riporto la traduzione dal sanscrito della prima parte del III capitolo del X
Canto: (kalah paranama-sobhanah) u.3emettendo un suono favorevole, (yarhy
evajana-janmarksam) u.4, certamente una stella ..., (ganodayan) u.7 quando
ancora non era l´alba, u.8-11 la Terra, le città ed i villaggi, i fiumi e le
acque, gli alberi e le piante furono illuminate... (Vavau vayuh) u.14 Soffiò il
vento (sukha-spar´sh) u.14 tiepido e piacevole al tatto, percettibile
all´olfatto... .

(Jayamane `jane tasmin) u.20 Avanzava con forza (nedur dundubhayah samam) u.21
e risuonarono simultaneamente mille tamburi. (Kinnara, Gandharvas, Siddha,
Caranah, Apsara) u.22-25 Gli abitanti di altri sistemi planetari (mumucuh) u.26
fecero cadere sulla terra la pioggia ... (jaladhara) u.28 le acque del cielo e
della terra (jagarjur anusagaram) u.29 vibrarono come onde del mare. (Nisthe
tama-udbhute) u.30 Estremamente luminoso, si avvicinò tremante e fece venire
precocemente la luce del mattino. (jayamane janardane) u.31 Aveva la forma di
una goccia con la coda, ... (avirasid yatha pracyam / disindur iva puskalah)
u.34-35 apparve ad oriente, per mostrarsi come la luna piena...

E´ la straordinaria descrizione dell´apparizione di un corpo celeste nel
cielo dell´India settentrionale. Non era ancora l´alba quando si avvicinò
alla Terra. Quando le fu vicina il suo rombo era simile al suono di una
moltitudine di tamburi suonati contemporaneamente. Pur se ancora notte, ogni
cosa fu rischiarata dalla sua luce. Spirò un vento caldo, consistente al tatto
e odoroso. Dal cielo cadde la pioggia, forse rilascio di materiale
dell´oggetto.

Quando si avvicinò all´osservatore mostrò tutta la sua forza e le acque
presero a vibrare come onde del mare. Apparve luminosissimo da est ed era grande
come la Luna piena. Nello Srimad-Bhagavatam e per la religione induista in
generale, questo episodio è particolarmente significativo. Vi sono descritti i
`segni divini´ che precedettero di pochi istanti la venuta di Krsna sulla
Terra, l´ottava manifestazione di Visnu, che segna la fine del Dvapara-yuga e
l´inizio del Kali-yuga, la nostra attuale era attuale. Per questo motivo è
ampiamente attestata la data dell´evento: era il 25 dicembre del 3.102 a.C.,
8° giorno di luna calante.

Non posso affermare con certezza assoluta che l´evento descritto nello
Srimad-Bhagavatam sia lo stesso impresso sulla Planisphere tablet. Tra la data
ipotizzata da Hampsall e Bond e quella della venuta di Krsna c´è solo un
ventennio di scarto, una inezia sulla scala complessiva di circa 5.000 anni.
Partendo da questo presupposto non posso concordare con Hampsall e Bond che
vogliono l´oggetto di Sodoma e Gomorra caduto a Koefels. Rafforza la mia idea
il resoconto pubblicato nel 1989 dalla Meteoritical Society del ricercatore
Rouben Surenian, del Geologische Budensanstal di Vienna, sullo Shock
metamorphism in the Koefels structure (Tirol, Austria).

Lo studioso determinò, in base all´analisi cristallografica dei campioni di
suolo ed in base alla conformazione di bocche e di pareti delle bolle delle
pomici, che a circa 11 km. da Koefels nel Tirolo austriaco, in epoca post
glaciale si verificò l´esplosione a bassa quota di un corpo celeste che
provocò una frana di vaste proporzioni.

Nell´area nessun cratere d´impatto è stato mai trovato e l´evento è
comunemente datato 8.000 a.C. Inoltre, tracce di devastazione relative a
quell´epoca , che confermerebbero la teoria di Hampsall e Bond, si sarebbero
dovute riscontrare anche nell´Egeo e lungo l´asse Adriatico dei Balcani. Per
quanto abbia cercato non ho trovato nulla che avvalorasse questa ipotesi.

Quanto descritto nel X Canto dello Srimad-Bhagavatam è ambientato nella città
di Mathura nell´Uttar Pradesh e nel vicino villaggio di Vrndavana sulle rive
del fiume sacro Yamuna. Poiché l´oggetto osservato apparve ad oriente, si
potrebbe supporre una traiettoria E > W , ma ciò non significa che
necessariamente l´oggetto abbia dovuto proseguire verso ovest. Può darsi che
abbia proceduto verso occidente incontrando sulla sua strada le terre di Sodoma
e Gomorra seguendo la traiettoria ESE > WNW.

Se la datazione proposta da Hampsall e Bon di quanto descritto sulla Planisphere
tablet è attendibile, le probabilità che si tratti dello stesso evento di
Mathura sono alte. Gli scarni elementi appresi da fonte ANSA potranno essere
certamente arricchiti dalla lettura di A Sumerian Observation of the Koefels
`Impact Event´ che spero offra l´opportunità di ulteriori spunti di
ricerca. I Veda, d´altro canto, continuano a stupire.

Patsy Nicholas Di Falco

http://www.heraedizioni.com/j_area51/index.php?option=com_content&task=view&id=5\
3&Itemid=1

#14116 Da: <amadeux@...>
Data: Lun 31 Ago 2009 8:12 am
Oggetto: SCIENZA E VEDANTA - LA FORMA UMANA 4
amadeux@...
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SCIENZA E VEDANTA - LA FORMA UMANA 4
E L'EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA (PARTE QUARTA)

A cura di Andrea Boni

http://scienzaespiritualita.blogspot.com/


Importanza della ricerca spirituale e dell'unicità della forma umana.

La ricerca spirituale, jijnasa, è l'occupazione fondamentale per un essere
umano. Ognuno di noi in un modo o nell'altro si interroga sul senso della
vita, sul perché della sofferenza, della malattia, della vecchiaia. Sul
perché della morte. E in una qualche forma si cerca di fornire una risposta
a queste domande. Quando non è manifesto un approccio critico a tali temi di
fondamentale interesse per un'evoluzione sana e costruttiva della
personalità significa che il corpo che è stato acquisito non viene
utilizzato per lo scopo corretto. Può un uccello interrogarsi sul
significato della sua esistenza? Questo e altri tipi di animali possono
interrogarsi su aspetti di base per la sopravvivenza come conseguenza dei
propri istinti, ma non hanno certo la capacità di andare a fondo sul
significato ultimo della vita. Nella forma umana invece ciò è possibile, ed
in questo senso è unica e preziosa.

Il processo di investigazione della Verità Assoluta viene definito in
sanscrito jivasya tattvajijnasa. A tal riguardo lo Shrimad Bhagavatam
afferma (I.2.10):


Kamasya nendriya-pritir
Labho jiveta yavata
Jivasya tattva-jijnasa
Nartho yashceha karmabhih


“Il nostro desiderio non dev'essere quello di vivere per soddisfare i sensi,
ma solo quello di condurre una vita sana, sufficiente al proprio
sostentamento, perché la forma umana deve guidare alla ricerca della Verità
Assoluta. E questo dovrebbe essere l'unico obiettivo di ogni azione”.

Anche la Katha Upanishad (I.3.14) afferma con forza l'importanza della forma
umana:

“Alzatevi, svegliatevi! Avendo ottenuto la grazia [di avere questa forma
umana], state attenti. La via della realizzazione spirituale è molto
difficile da sormontare ed è come la lama tagliente d'un rasoio, così dicono
i saggi”.

Vincent Dethier, un ben noto biologo e psicologo americano, ha affermato:

“Una delle caratteristiche che contraddistingue un essere umano da tutti gli
altri esseri viventi è un forte bisogno di conoscenza per il proprio bene.
Molti animali sono curiosi, ma in loro la curiosità è conseguenza di istinto
all'addattamento. L'essere umano è affamato di sapere, ha il dovere di
conoscere”(1).

Analogamente, Ayn Rand, una famosa scrittrice e filosofa Russa conclude
nella sua opera Atlas Shrugged:

“L'essere umano non può sopravvivere se non sviluppa la conoscenza, e
l'intelletto è il solo mezzo per ottenerla …. la mente dell'essere umano è
lo strumento principale per la sopravvivenza … per rimanere vivo deve agire,
e prima che possa agire deve conoscere la natura e lo scopo della sua azione
… per poter vivere appieno deve poter pensare ...(2)”.

“Chi sono?”, “Cosa è la Verità Suprema?”, “Qual è l'origine della vita?”,
“Cosa è l'esistenza?”, “Qual è la destinazione dell'anima quando il corpo
muore?”. Queste sono alcune delle domande basilari su cui si interroga
ciascun essere umano – consciamente o inconsciamente.

Il primo sutra dell'opera di Badarayana è quindi un'esortazione ad
intraprendere la ricerca della Verità Assoluta.

(1) Dethier, V.G., To Know a Fly, Holden-Day, San Francisco, 1962.
(2) A. Rand, Atlas Shrugged, Random House, New York, 1957.

Liberamente tratto e riadattato da un articolo di Bhakti Svarupa Damodara
Swami pubblicato sulla tivista "Savijnanam" a cura del Bhaktivedanta
Institute.

#14115 Da: "amadeux@gmx" <amadeux@...>
Data: Lun 31 Ago 2009 8:11 am
Oggetto: Le Onde Cerebrali si organizzano come i Ritmi della Natura
amadeux@...
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Le Onde Cerebrali si organizzano come i Ritmi della Natura

www.newswise.com

Newswise - Le stesse regole della fisica che governano le molecole quando si
condensano da gas a liquido o si ghiacciano da liquido a solido, si
applicano all' attività dei neuroni nel cervello umano. Il matematico Jack
Cowan dell' Università di Chicago spiegherà questi approfondimenti sulla
fisica dell' attività cerebrale questa settimana a Boston, durante la
conferenza annuale dell' American Association for the Advancement of
Science.

"Strutture formate da moltissime unità possono esibire chiare transizioni da
uno stato all' altro, che i fisici chiamano transizione di fase," dice
Cowan, un Professore di Matematica e Neurologia di Chicago. "Accandon strane
e interessanti cose in vicinanza della transizione di fase."

Quando i liquidi entrano in fase di transizione, evaporano in gas o
ghiacciano. Quando il cervello va in transizione di fase, passa da attività
casuale ad attività organizzata. "Il cervello a riposo produce attività
casuale," dice Cowan, o cio' che i fisici definiscono "moto Browniano".

La maggior parte del suo lavoro comprende equazioni derivate, le scoperte di
Cowan si fondono bene con i dati generati in laboratorio sulla corteccia
cerebrale e l' elettroencefalogramma. I suoi ultimi risultati mostrano che
gli stessi strumenti usati dai fisici per descrivere il comportamento delle
particelle subatomiche e la dinamica dei liquidi e solidi, possono ora
essere applicati per comprendere come il cervello genera i suoi ritmi.

Questi includono le onde delta prodotte durante il sonno, le onde alfa del
cervello visivo, le onde gamma, scoperte nella scorsa decade, che sembrano
collegate al processo informativo. "Lo stato di riposo dell' attività
cerebrale sembra avere una struttura statistica caratteristica di un certo
tipo di transizione di fase," dice Cowan. "Al cervello piace stare lì,
perchè è un posto in cui il processo informativo è ottimizzato."

Cowan ha organizzato una sessione per AAAS sulla Matematica e il Cervello,
che avrà luogo dalle 8:30 alle 10 a.m EST, sabato, 16 febbraio. Parteciperà
anche in una discussione sull' argomento alle 3 p.m. EST, il 15 febbraio. Ad
entrambi gli eventi parteciperanno anche la matematica Nancy Kopell della
Boston University e il neuroscienziato computazionale Tomaso Poggio del
Massachusetts Institute of Technology.

A questo stadio della ricerca, Cowan afferma che sarebbe prematuro e
speculativo per lui provare a spiegare come le transizioni di fase nel
cervello possano essere correlate alle condizioni neurologiche o agli stati
della coscienza umana. "Questo per il futuro," ha detto.

Altro componente della sua ultima ricerca è la stretta relazione tra le
formazioni schemantiche spontanee nei circuiti cerebrali e nelle reti di
reazioni chimiche.
In questa ricerca, ha mostrato come la matematica puo' aiutare a spiegare le
allucinazioni visive e come la corteccia visiva ottiene le striscie, che
sono visibili ad occhio nudo quando rimosso dai cadaveri.

"Questa linea di ricerca sulla formazione dello schema si puo' ricollegare
ad Alan Turing, che ha anche fondato la moderna scienza della computazione,"
ha detto Terrence Sejnowski del Salk Institute for Biological Studies di La
Jolla, California, che è specialista nella neurobiologia computazionale.
La ricerca di Cowan per la comprensione del funzionamento cerebrale usando
metodi numerici, prosegue da 4 decenni. Lungo il percorso ha collaborato con
una serie di studenti laureati e colleghi in fisica, matematica, biologia e
neuroscienze.

Nel 1972, lui e il collega Hugh Wilson, ora della York University in Canada,
hanno formulato una serie di equazioni che possono descrivere la dinamica
delle reti neurali. Ora definite "equazioni Wilson-Cowan", sono divenuti il
riferimento principale per la ricerca delle reti neurali. "Ma ho sempre
saputo che queste equazioni erano inadeguate, allora ho continuato a
pensarci sopra," ha detto Cowad.

Quindi nel 1985, ha visto un articolo in un giornale giapponese che
descriveva l' approccio fisico statistico alle reti di reazioni chimiche.
"Mi sono serviti anni per capire come usare questi strumenti per le reti
biologiche," ha detto. "Così è apparsa l' analogia esistente tra il
comportamento delle reti di reazioni chimiche e le reti neurali."

La sua carriera nella ricerca è iniziata nel 1962, quando come studente
laureato in ingegneria elettrica, ha lavorato con i fondatori della teoria
della rete neurale.
Questa includeva Norbert Wiener, morto nel 1964, prima che potessero
lavorare assieme sul problema su cui Cowan continua ad operare.

"Non ho capito davvero cosa mi stesse dicendo finchè non ci ho lavorato da
me. Era uno dei piu' grandi matematici del ventesimo secolo," ha detto
Cowan.

Tradotto da Richard per Altrogiornale.org

Fonte: http://www.newswise.com/articles/view/537817/

#14114 Da: <amadeusoft@...>
Data: Lun 31 Ago 2009 8:11 am
Oggetto: Vaccinazioni: perché sono un pericolo
amadeusoft@...
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Vaccinazioni: perché sono un pericolo

dr Mercola 23 agosto 2009
(www.mercola.com)
Traduzione di Cristina Bassi www.thelivingspirits.net

Avviso importante. Si consigliano caldamente i genitori di documentarsi
sugli effetti (e l’utilità) del vaccino che il Ministero della "Sanità" ci
sta proponendo, prima di permettere che il delicato sistema nervoso dei loro
bambini (e quello degli adulti in generale) sia violato dai forti inquinanti
presenti nel vaccino stesso. rl

Perchè le vaccinazioni sono un pericolo per il corpo?
Si presume che una vaccinazione ci aiuti a costruire immunità nel nostro
sistema nei confronti di organismi potenzialmente dannosi che causano
malessere e malattia. Tuttavia il nostro sistema immunitario è già
programmato per ciò, in risposta ad organismi che invadono il corpo.

La maggior parte degli organismi che generano malattie entra nel corpo
attraverso le mucose del naso, della bocca, del sistema polmonare o del
tratto digestivo.
Queste membrane mucose hanno un loro sistema immunitario, chiamato IgA (1).
Questo è un sistema di protezione diverso da quello attivato quando il
vaccino viene iniettato nel corpo.

Il sistema IgA è la prima linea di difesa del corpo.
La sua funzione è combattere gli organismi invadenti nei loro punti
d’ingresso, riducendo o addirittura eliminando il bisogno di attivare il
sistema immunitario del corpo.

Quando s’inietta un vaccino nel corpo e, soprattutto, quando questo lo si
combina ad un immuno-adiuvante come lo squalene (2, vedi sotto), il sistema
immunitario IgA viene bypassato  e il nostro sistema immunitario va su di
giri in risposta alla vaccinazione.

Gli ingredienti
I maggiori ingredienti in un vaccino sono i virus morti e quelli vivi che
sono stati attenuati (cioè, indeboliti e resi meno nocivi).
I vaccini contro l’influenza contengono anche un numero di tossine chimiche,
incluso:
il glicole etilenico (antigelo), la formaldeide,il fenolo (acido carbolico)
e antibiotici come neomicina e streptomicina.

In aggiunta ai virus e ad altri additivi, molti vaccini contengono anche
immuno-adiuvanti come l’alluminio e lo squalene.
L’immuno-adiuvante aggiunto al vaccino ha lo scopo d’aumentare (l’effetto
“turbo”…) la risposta immunitaria alla vaccinazione. Gli adiuvanti fanno si
che il sistema immunitario iperreagisca alla introduzione dell’organismo
contro il quale si è stati vaccinati.

Questi adiuvanti si suppone che facciano il lavoro più velocemente (ma
certamente non in modo innocuo). Gli adiuvanti riducono la dose del vaccino
quindi, tanto meno sarà il vaccino richiesto per ogni individuo, tanto più
dosi individuali saranno disponibili per le campagne di vaccinazione di
massa.

Nei vaccini contro la febbre suina ci saranno immuno-adiuvanti?
Il governo USA ha contratti con molte case farmaceutiche per sviluppare e
produrre vaccini contro la febbre suina. Almeno due di queste aziende, la
Novartis e la GlaxoSmithKline, stanno usando un adiuvante nei loro vaccini
H1N1.

Cosa fa l’adiuvante squalene ai topi
Adiuvanti di vaccini su base oleosa come lo squalene, a lungo raggio
temporale non hanno dimostrato di produrre risposte immunitarie concentrate
e ininterrotte (4).
Inoltre, una ricerca del 2000 pubblicata nell’American Journal of Pathology
ha dimostrato che una singola iniezione dell'adiuvante squalene sui topi, ha
attivato “una infiammazione cronica, mediata immunologicamente
sull’articolazione”, altresi nota come artrite reumatoide (5)

Cosa fa lo squalene agli esseri umani
Il nostro sistema immunitario riconosce lo squalene come una molecola d’olio
indigena del corpo. Essa si trova in tutto il sistema nervoso e nel
cervello. Infatti, si può consumare squalene in olio d’oliva. Il sistema
immunitario non solo la riconosce, ma si avvale anche delle sue proprietà
antiossidanti.

La differenza tra “squalene buono” e “squalene cattivo” dipende dal metodo
attraverso il quale essa entra nel corpo.
L’iniezione è una via d’ingresso anormale, che incita il sistema immunitario
ad attaccare tutto lo squalene nel corpo, non solo quello contenuto
nell'adiuvante.

Il sistema immunitario, quindi, tenterà di distruggere la molecola ovunque
la trovi, inclusi i luoghi dove è vitale per la salute del sistema
nervoso (6)
I veterani della Guerra del Golfo che hanno contratto la sindrome che porta
questo nome (Gulf War Syndrome:GWS) ricevettero vaccini all’antrace che
contenevano squalene (7)

L’MF59 (l'adiuvante allo squalene della Novartis, ora usato nel vaccino
contro la febbre suina) fu un ingrediente NON approvato nei vaccini
sperimentali all’antrace e da allora è stato collegato alle malattie
devastanti e autoimmuni di cui soffrono molti veterani del Golfo (8).

Il ministero della Difesa (USA ndt) fece di tutto per negare che lo squalene
fosse veramente un inquinante nel vaccino all’antrace somministrato al
personale militare nella guerra nel Golfo Persico – schierato o meno.

Tuttavia, la FDA (Food and Drug Administration, ndt) scoprì la presenza di
squalene in certi lotti di prodotto AVIP (= programma di vaccinazione per
l’immunizzazione all’antrace).  .
Una ricerca condotta al Tulane Medical School e pubblicata nel numero di
febbraio 2000 di Experimental Molecular Pathology, include queste
statistiche allarmanti:

“ …la maggioranza sostanziale (95%) dei pazienti che svilupparono la
Sindrome della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome - GWS) aveva anticorpi
verso lo squalene. Tutti (100%) i pazienti GWS immunizzati per il servizio
“Tempesta nel Deserto” anche non impiegati sul campo di battaglia, ebbero
gli stessi segni  e sintomi di quelli che lo furono, ovvero anticorpi allo
squalene (9).

Secondo la dr Viera Scheibner, in precedenza eminente ricercatore
scientifico per il governo australiano:
“…questo adiuvante [lo squalene] contribuì alle reazioni a cascata chiamate
"Gulf War Syndrome,"  (sindrome della Guerra del Golfo) documentate nei
soldati coinvolti nella Guerra del Golfo.
I sintomi da loro sviluppati includevano: artrite, fibromialgia, adenopatia,
irritazioni cutanee fotosensitive, fatica cronica, emicranie croniche,
perdita abnorme di peli, lesioni cutanee non guaribili, ulcere da afte,
vertigini, debolezza, perdita di memoria, attacchi epilettici, cambi di
umore, problemi neuropsichiatrici, effetti antitiroidei, anemia, alto tasso
di sedimentazione degli eritrociti, lupus eritematoso sistemico, sclerosi
multipla, fenomeno di Raynaud, sindrome di Sjorgren, diarrea cronica ecc.”
(10)

La scienza è latitante
Non esiste al presente una scienza medica che possa garantirci la sicurezza
dei vaccini.
La scienza e i promotori di vaccini (che include, forse, anche il vostro
medico di fiducia), non conoscono le loro conseguenze a lungo termine sulla
nostra salute e su quella dei nostri figli. Studi su pazienti controllati
sono durati mediamente solo due settimane.

Eppure, malattie autoimmuni come quelle viste nella sindrome del Golfo
spesso necessitano di anni prima di venire diagnosticate, causa la vaghezza
dei sintomi iniziali. Lamentele circa emicranie, fatica e dolori cronici
sono sempre sintomi di malattie e disturbi seri.

Cosa si può fare per la prevenzione:
Prendersi cura della propria salute per eliminare il rischio di contrarre
influenza.
La chiave ovviamente è tenere il proprio sistema immunitario in buona
salute.
Ecco alcuni promemoria in tal senso, che il dr Mercola segnala: 

- Eliminare gli zuccheri. Il consumo di zucchero ha un effetto
immediatamente debilitante
sul sistema immunitario.
- Prendere Omega 3 di buona qualità.
- Fare esercizio fisico.
- Avere un livello ottimale di Vit D, la cui carenza causa anche i malesseri
influenzali stagionali; un buon livello di questa vitamina permetterà di
combattere le infezioni. 
- Dormire molto e con qualità.
- Gestire lo stress in modo efficace, se c’è eccesso di stress il corpo non
sarà in grado di fronteggiare le infezioni.
- Lavarsi le mani, ma non con un sapone antibatterico;
usare un sapone naturale senza sostanze chimiche.
Traduzione di Cristina Bassi
www.thelivingspirits.net

Fonte dell’articolo:
http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2009/08/04/Squalene-The-S
wine-Flu-Vaccines-Dirty-Little-Secret-Exposed.aspx

Related Links:
  Adverse Effects Of Adjuvants In Vaccines
  Mercury In Vaccines Was Replaced With Something Even MORE Toxic
  Study Suggests Link Between Vaccines, Gulf War Illnesses

________________________________________
(1) Ig è l’abbreviazione di immunoglobulina.
Dette anche anticorpi, le immunoglobuline sono proteine presenti nel sangue.
Ne esistono cinque tipi (IgA, IgD, IgE, IgG e IgM) Le IgA sono gli anticorpi
particolarmente presenti nelle secrezioni (saliva, lacrime, muchi, ecc.). In
quanto tali costituiscono una barriera che le mucose oppongono ad un agente
infettivo che vuole introdursi nel nostro organismo.
(2) Lo squalene è anche implicato nella debilitazione della sindrome del
Guerra del Golfo ( Gulf War Syndrome and squalene ).
(3) Meryl Nass, M.D., July 3, 2009
http://anthraxvaccine.blogspot.com/2009/07/h1n1-vaccines-with-novel-adjuvant
s.html
(4) Rense.com, Vaccines, Autism, and Gulf War Syndrome, August 15, 2005.
(5) The American Journal of Pathology, the Endogenous Adjuvant Squalene Can
Induce a Chronic T-Cell-Mediated Arthritis in Rats, 2000.
(6) Vaccination Liberation, Adjuvant Index Page
http://www.vaclib.org/basic/adjuvants.htm
(7) Autoimmune Technologies, News Release: SQUALENE FOUND IN ANTHRAX
VACCINE, http://www.autoimmune.com/SqualeneInVaccine.html
(8) http://www.autoimmune.com/GWSGen.html
(9) ScienceDirect.com, Experimental and Molecular Pathology, Volume 68,
Issue 1, February 2000, Pages 55-64 http://www.sciencedirect.com/
(10) Adverse Effects of Adjuvants in Vaccines, by Viera Scheibner, Ph.D.,
2000. http://www.whale.to/vaccine/adjuvants.html
 

Da:
http://www.thelivingspirits.net/php/articolo.php?lingua=ita&id_articolo=177&
id_categoria=14&id_sottocategoria=63
 

#14113 Da: "flibor52" <fabio@...>
Data: Lun 31 Ago 2009 2:22 am
Oggetto: Quando la Musica e la Natura si fondono...
flibor52
Offline Offline
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Ciao,

in questo video ci sono alcune Fiabe Sonore estratte dal concerto
"Il respiro del Suono tra i fili... d'erba"
che si è tenuto a Tempagnano (LU) il 19 luglio 2009.
Intonazione a 432 Hz.

http://www.youtube.com/watch?v=MXeETJ2wiI4

Se vuoi, puoi esprimere un tuo pensiero qui:

http://ectomusica.it/jukebox.htm

Ti ricordo inoltre i due prossimi appuntamenti:

http://ectomusica.it/emro2.htm

http://www.humans.it/it/126/page.html

Buona giornata, ~(:^)

Fabio Bottaini

#14112 Da: <amadeusoft@...>
Data: Ven 28 Ago 2009 10:01 am
Oggetto: Quando mi dite di non riuscire in qualcosa, io non vi credo..."
amadeusoft@...
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Quando mi dite di non riuscire in qualcosa, io non vi credo..."

Tratto da:

<L'eterna ricerca dell'uomo>

(di Paramahansa Yogananda)


- Ciò che attira gli altri viene dall'interno -

Ognuno dovrebbe imparare ad analizzare se stesso e gli altri per
determinare il perché alcune persone piacciono a tutti e altre no. Persino
fra i bambini ne vediamo alcuni che vengono guardati da tutti con affetto,
e altri che vengono totalmente ignorati. Una delle prime conclusioni
che si possono trarre da queste analisi è questa: se una persona vuole
diventare più piacevole, deve sviluppare dall'interno il modo di essere più
attraente. Talvolta anche la persona fisicamente più bella può destare
repulsione a causa della bruttezza interiore che si riflette
nelle sue parole e nelle sue azioni.

Un tempo, il segreto della popolarità si supponeva fosse quel certo non so
che, una specie di attrazione e di magnetismo fisici. Ma il fatto di avere
questa caratteristica non rende necessariamente piacevole la persona.

Sono le nostre caratteristiche buone, o cattive, a determinare chi
attraiamo,
o respingiamo. Il male attira il male, il bene attira il bene. Non è "quel
certo non so che" che dovremmo desiderare, ma il tipo di magnetismo
che ci attirerà il bene, che procurerà sinceri amici e ammirazione meritata.

Esteriorità come i vestiti, un viso bello o grazioso, possono forse
fornirci questo tipo di attrazione? No. Esso deve essere creato dentro di
noi.

Evitate il cattivo umore. L'essere seri non è sgradevole, ma quando
siete di umore nero la vostra espressione è ben differente. Il volto è uno
specchio che rivela ogni mutamento di umore. I vostri pensieri e le vostre
emozioni, come onde, affluiscono nei muscoli facciali e ne defluiscono,
alterando continuamente il vostro aspetto. Tutti quelli che incontrate
vedono queste espressioni facciali che rivelano ciò che interiormente
pensate e reagiscono ad esse. Voi potete riuscire a controllare abbastanza
bene i vostri occhi e il vostro sorriso e a nascondere così i vostri
sentimenti a qualcuno, ma non a tutti. Lincoln diceva giustamente: "E' vero
che potete ingannare tutti qualche volta, potete perfino ingannare sempre
alcune persone, ma non potete ingannare sempre tutti".

Nei nostri occhi c'è la storia intera della nostra vita. Essa non può
essere nascosta a chi sappia leggerla. Ci sono occhi spirituali, occhi
spirituali a metà, occhi disonesti, occhi sensuali. Quello che facciamo è
scritto là. Se volessi analizzare ciò che vedo negli occhi di una persona
questa si stupirebbe della mia esattezza.

Non fate nulla che macchi la vostra mente. Le azioni cattive causano
vibrazioni mentali negative, o malvage che si riflettono in tutto il vostro
aspetto e nella vostra personalità. Impegnatevi nelle azioni e nei pensieri
che alimentino le buone qualità che vorreste avere. Se vi condurrete in
accordo con le verità che vi dico, troverete la vostra vita
meravigliosamente trasformata.

----------------------

- L'uomo può essere tutto ciò che vuole -

L'uomo, mediante la concentrazione, può cambiare la propria natura
sia interiore che esteriore. Una persona dalla mente forte può essere ciò
che vuole essere. La limitata personalità umana può venire enormemente
allargata mediante la meditazione. Quando, chiudendo gli occhi, potrete
sentire la vastità dell'anima dentro di voi, e sarete in grado di far durare
questa consapevolezza, avrete quella personalità che Dio vuole che abbiate.

L'esperienza dello stato di veglia è divenuta predominante nella vostra
coscienza. Ma durante il sonno profondo, quando viene concessa all'uomo
la libertà dalle limitazioni della carne, voi siete in contatto con la
Verità, con la vostra vera personalità. Il vostro atteggiamento muta in
questa realizzazione subcosciente e supercosciente: "Io sono infinito.
Sono parte del tutto".

Man mano che la vostra coscienza si espande nella divina comprensione,
la vostra personalità diviene sempre più piacevole e potente.

Quando il vostro carattere cresce spiritualmente, potete assumere quasi
ogni sfumatura di qualsiasi personalità che desiderate avere. La mente è
illimitata. Man mano che vi evolvete spiritualmente la vostra vita interiore
si separa dalla coscienza del corpo e voi cessate di sentire l'egoistico
attaccamento alla carne divenendo, così, consapevoli di
una libertà ineffabile.

Non dovreste identificarvi con alcun tipo particolare d'individuo.Piuttosto,
siate capaci di cambiare la vostra personalità ogni volta che lo vogliate.

Nella mia vita, io ho fatto molte cose diverse, per puro divertimento. Ho
investito del denaro, ho fatto il lavoro di musicista, di imprenditore,
di cuoco. In verità, è possibile compiere qualsiasi cosa, se non si
accettano limitazioni identificandosi con la propria personalità presente.

Quando mi dite di non essere in grado di fare questo, o quello, io non
vi credo. Qualunque cosa decidiate di fare, voi potete farla. Dio è la
somma di tutte le cose, e la Sua immagine è in voi. Egli può fare qualsiasi
cosa, e così potete fare voi, se imparerete a identificarvi
con la Sua natura inesauribile.

Anche se avete salute, ricchezza e tutto ciò che volete dal mondo, ci
sarà pur sempre qualche delusione che vi rattristerà. Nessuna cosa che
appartenga alla terra è duratura; solo Dio è duraturo. Se svilupperete
l'individualità che è espressione della Sua presenza in voi, presenza che è
il vostro vero Sé, sarete capaci di attirare a voi qualsiasi cosa vogliate.

Ogni altra personalità che cercherete di sviluppare (sia quella di un
artista, di un uomo d'affari, o di uno scrittore) porterà nella sua scia il
disincanto, perché tutte le espressioni umane hanno i loro limiti. Potrete
inseguire il successo, il denaro o la gloria, e raggiungerli; ma, sempre
qualche difetto, sia mancanza di salute, d'amore o di qualcos'altro, vi farà
soffrire. La cosa migliore è pregare: "Signore, rendimi felice dandomi la
consapevolezza di Te. Concedimi la liberazione da tutti i desideri terreni
e, soprattutto, donami la Tua gioia che sopravvive a tutte le esperienze,
felici o tristi che siano, della vita".

-------------------

L'amicizia universale comincia da casa propria -

L'amicizia dovrebbe iniziare dalla propria casa. Se c'è nella vostra
famiglia una persona con la quale siete particolarmente in armonia,
sviluppate l'amicizia prima di tutto con quella persona. Se, poi, vi sentite
attratti verso chi, tra le conoscenze che avete, condivide i vostri ideali,
sviluppate quel rapporto. Eliminate tutti i desideri nati dall'egoismo o da
uno stimolo sessuale. Nel dare amicizia pura vedrete la guida di Dio.

Sviluppate l'amicizia con gente buona, e quanto più mediterete, tanto più
riconoscerete gli amici del passato. La meditazione risveglia "memorie
dormienti di amici che lo saranno ancora". Molte persone viste nelle
visioni le ho incontrate più tardi, e qui in America ne ho trovate molte fra
quelle che mi apparvero in visione su quella nave che, per la prima volta,
mi portava in questo paese nel 1920.

L'amicizia è una grande forza universale. Quando il desiderio di amicizia
in voi è abbastanza forte, anche se una persona che sia spiritualmente
in sintonia con voi, vive al Polo Sud, il magnetismo dell'amicizia vi
attirerà l'una verso l'altra. Solo l'egoismo può distruggere quel magnetismo
in noi. Chi pensa continuamente a se stesso fa naufragare l'amicizia.

Tali persone non possono attrarre amici, perché sono incapaci di espandersi
e ricevere il bene nella vita.

Dio vi ha dato una famiglia perché imparaste ad amare altre persone e
foste poi in grado di dare questo tipo di amore a tutti. I nostri cari ci
vengono strappati dalla morte e da altre circostanze per farci imparare
che non dobbiamo amare le persone secondo un rapporto puramente
umano, ma dobbiamo essere innamorati dell'Amore stesso, che è Dio,
l'Essere che si nasconde dietro tutte le maschere umane. "Quando l'uomo
vede tutti gli esseri separati esistere nell'Uno che ha espanso Se stesso
nei molti, si immerge in Brahma". (Bhagavad Gita, tredicesimo, 31).

Amicizia significa porre il proprio amore là dove non ci sia alcun
pregiudizio derivante da relazioni umane. Nel matrimonio c'è lo stimolo
del sesso e nella vita familiare la spinta degli istinti ereditari. Ma
nell'amicizia non c'è alcuna costrizione.

Diamo a tutti il nostro amore. Preghiamo di poter incontrare i nostri amici
del passato e provare la nostra amicizia per loro, così da poter, alla fine,
comprendere e meritare l'amicizia di Dio. Finché non ci sentiremo uniti con
tutti i Suoi figli in uno spirito d'amicizia, non saremo uniti a Dio.

Io non conosco estranei. Quale grande stato di felicità e di gioia è
questo! Nemmeno il peggiore nemico può farmi sentire che non sono suo
amico. Quando si verifica questo risveglio, siete innamorati di tutti. Vi
rendete conto che tutti sono figli del Padre vostro, e l'amore che provate
per tutti gli esseri non morirà mai. Esso cresce, si espande finché non
realizzerete, nell'amore degli amici, il divino amore di Dio.

#14111 Da: <amadeux@...>
Data: Ven 28 Ago 2009 10:00 am
Oggetto: SULLA SUBLIMAZIONE
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SULLA SUBLIMAZIONE

di Marco Ferrini

La sublimazione è l'arte di trasferire gli impulsi su di un superiore,
quindi potrebbe essere definita come 'arte della trasformazione dei
contenuti psichici. E' fondamentale applicare la propria forza di volontà su
piani ideali superiori perché se tale forza s'inclina verso il basso,
l'esito sarà il mancato conseguimento dei propri progetti di crescita
culturale, psicologica e spirituale, quindi l'insoddisfazione e il concreto
rischio di incorrere in numerosi incidenti di percorso. Il processo della
sublimazione avviene al più alto livello attraverso la preghiera e la
meditazione, ma può essere favorito anche dall'esperienza estetica. Si pensi
alla musica o ad una danza, che si esprime attraverso il corpo, la mimica,
il ritmo: possono sembrare semplici esercizi estetici, ma attraverso di essi
un'energia di natura negativa, talvolta persino distruttiva, derivante da
rancori, violenza, inimicizie e simili, può rigenerarsi in energia ecologica
e positiva, quel che si fa viene compiuto come atto di offerta al Divino.
L'arte di far affluire le energie psichiche a livelli superiori è di grande
valore e beneficio. Attraverso quest'arte i gradi di egoismo individuale
possono gradualmente essere superati passando a stadi evolutivi sempre
migliori: l'interesse può allargarsi dal piano personale a quello familiare,
da quello di gruppo ad uno sempre più esteso all'intera compagine sociale,
fino a considerare come primario il bene di tutte le creature di qualsiasi
specie.

L'espansione della benevolenza verso tutti gli esseri viventi porta ad una
fratellanza cosmica e alla riscoperta di Dio come origine, seme e sostegno
dell'universo in tutte le sue forme e manifestazioni di vita.Ogni esperienza
dovrebbe essere considerata come una preziosa opportunità per migliorarsi,
senza far distinzione tra amici o nemici, poiché in ogni creatura si
dovrebbe vedere un frammento di Dio, sapendo guardare con occhio equanime
alla zolla di terra e alla pepita d'oro (si veda Bhagavad-gitaVI.8). La
tradizione psicologica della Bhakti offre strumenti teorici e pratici per
acquisire questa capacità ed attitudine alla vita, raggiungendo quell'alto
livello di consapevolezza che consente di affrontare in maniera
costruttiva-evolutiva qualsiasi evento, anche i più dolorosi, senza esserne
emotivamente travolti. Gestire la propria emotività è ben più difficile che
gestire i propri pensieri.

Al contrario di questi ultimi, infatti, le emozioni sono impulsi psichici
prodotti dall'interazione di stimoli esterni ed interni che non passano
attraverso un processo di razionalizzazione, e dunque non vengono mediati né
sufficientemente arginati dall'intelletto (buddhi); come un fiume in piena,
tracimano dal piano inconscio verso l'esterno. Spesso la propria
comprensione dell'importanza della sublimazione si blocca ad un piano
meramente razionale-teorico, senza un esercizio significativo dedicato alla
sua realizzazione, ed accade che dall'inconscio fluiscano emozioni che
risultano inarrestabili e che operano in senso contrario alla direzione in
cui la persona vorrebbe andare. Per superare tali discrasie interne e
realizzare sostanziali miglioramenti nella personalità si dovrebbe operare a
livello della psiche profonda attraverso gli strumenti della visualizzazione
meditativa e dell'immaginazione attiva e superare il piano meramente
-intellettuale la consapevolezza del sé ed ascendendo ad una consapevolezza
e ad una visione spirituali.

#14110 Da: <amadeus@...>
Data: Ven 28 Ago 2009 9:59 am
Oggetto: L'Origine del Calendario Maya
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L’Origine del Calendario Maya

Come l’energia del 25 luglio, il 2011 e gli ET sono collegati

di rinaldo lampis
 
Sommario

L’informazione sotto descrive l’origine e il significato del Calendario
Maya.
Mentre altri calendari conosciuti sono basati sul fluire del tempo, come
osservato dal movimento delle stelle e dei pianeti, la cultura Maya ha
basato il proprio calendario sull’influenza che le energie cosmiche hanno
sull’evoluzione umana e sull’intera terra.
Il concetto di un “Albero Cosmico” che nutre ed influenza gli affari del
pianeta è comunque una conoscenza nota nel passato a tutte le culture della
terra.

La precisione del calendario nel descrivere le forze cosmiche e la loro
influenza sulle vicende terrestri è già stata dimostrata dalla caduta stessa
della società Maya, avvenuta per mano degli invasori spagnoli nell’anno
1541.
In quell’anno il “giorno fuori dal tempo”, il giorno variabile di anno in
anno che precede l’inizio del calendario Maya per quell’anno, cadeva proprio
il 25 luglio.

Energeticamente, questo è il giorno più forte dell’anno per quanto riguarda
la capacità di risonanza delle vibrazioni solari con le energie mentali
dell’uomo (e con le forze della natura).
Evidentemente, il 25 luglio, giorno che forniva l’imprinting per il
calendario Maya di quell’anno, è stato usato (non intenzionalmente) dagli
invasori spagnoli come un amplificatore delle loro volontà e comportamenti.
Al presente, il 25 luglio è anche usato come data di partenza fissa del
cosiddetto “calendario delle 13 lune”, una variazione moderna ed
energeticamente meno attendibile del classico calendario Maya.
Il presente scritto si basa parzialmente su informazioni reperibili su
www.sacredearth.com e su ricerche dello studioso svedese Carl Johan Calleman
(www.calleman.org).

L’Albero Cosmico

Secondo il detto ermetico “Come sopra, così sotto”, il mondo delle attività
della natura ed umane è semplicemente un riflesso delle forze cosmiche che
agiscono da sempre sul pianeta.

L’Energia Vitale, la fertilità inerente in tutta la natura, rappresentava
per i nostri antenati un mistero grandioso. I cicli ricorrenti delle
stagioni: la fioritura, la fruizione, la successiva decadenza e rinascita
miracolosa - da rami apparentemente morti - che esplodevano con vitalità la
primavera successiva, erano visti come un riflesso delle forze rigenerative
presenti nel cosmo.

Rituali elaborati e cerimonie erano praticati dall’individuo non solo per
assicurare la continua fertilità della terra, ma anche per partecipare
spiritualmente ai processi cosmici di rigenerazione.
Gli alberi, con le loro estremamente lunghe aspettative di vita e con un
vigore apparentemente inesauribile, divennero il simbolo centrale di molte
religioni basate sui misteri naturali.

Il concetto dell’Albero Cosmico illustra l’interconnessione tra la natura,
gli esseri umani e Dio. Esso rappresenta l’”asse del mondo”, l’asse
inamovibile dell’universo attorno al quale tutta la vita ruota. In questa
cosmologia gli umani e gli Dei essenzialmente condividono, benché a livelli
diversi, la stessa dimensione.
Molti frammenti di questo simbolismo arcaico sono sopravvissuti in molte
moderne religioni, benché il loro significato originale sia ora distorto o
perduto.

Le due immagini dell’Albero Cosmico e dell’Albero della Vita (l’energia
vitale che permea tutto il cosmo) sono molto simili e spesso si fondono.
Nella tradizione induista l’Albero Cosmico è visto come radicato in cielo e
dispensatore di frutti sulla terra. I suoi rami sono gli Dei, d’energia sia
maschile sia femminile, e tutti gli elementi ed i principi cosmici. Ma
ciascun ramo è collegato a Dio (Brahma), identificato con il possente tronco
del sacro albero.

Un mito Maori della creazione menziona un Albero Cosmico come il primo
elemento ad essersi formato al centro di un Universo ancora interamente
vuoto. Esso germogliò da un vortice energetico conosciuto come l’ombelico
cosmico. L’intera creazione emerse quindi dalle miriadi di gemme che
l’albero produsse.

Similarmente, nella cosmologia Maya l’Albero Cosmico è un simbolo unificante
che rappresenta l’origine di tutta l’esistenza. Secondo un mito diffuso
nella regione del lago Atitlan in Guatemala, all’inizio del tempo un grande
albero si ergeva al centro del Cosmo ancora vuoto. Si auto impregnò e
germinò nei suoi rami una moltitudine di frutti, uno per ciascuna delle cose
conosciute all’umanità: animali, piante, nuvole, stelle, pietre, fulmini e
lo stesso tempo.

Il Calendario Maya

Il calendario Maya è basato sulle funzioni dell’Albero Cosmico e
sull’energia, variabile, che questa “struttura” trasmette alla terra. Per
cui il calendario esprime un tipo di tempo completamente differente da
quello espresso dagli altri calendari conosciuti.
Questi ultimi, come il calendario gregoriano, l’islamico, il buddista e
l’ebreo, sono puramente basati su cicli fisici, astronomici. Di conseguenza,
essi riflettono lo scorrere di un tempo continuo e sequenziale. Questo
aspetto del tempo, chiamato “Chronos” dai Greci, è l’unico percettibile nel
mondo moderno.

Ma il calendario Maya è basato su un’altra qualità del tempo: non un tempo
costruito sullo scorrere prevedibile e continuo della materia (cioè, delle
stelle e dei pianeti) dovuto a semplici forze gravitazionali, ma uno fondato
su maturazioni energetiche (consapevolezze individuali e di gruppo) che i
Greci chiamavano Kairos: il momento giusto od opportuno nel quale qualcosa
di speciale accade. Il concetto non è del tutto sconosciuto alla mente
occidentale: nel gergo comune, si parla del “tempo propizio” per fare
un’azione e si pensa all’”energia sufficiente” perché qualcosa accada.

In questo senso, il calendario Maya è quantizzato sia nel tempo sia
nell’energia cosmica che esso descrive. In questa visione il tempo non è un
flusso continuo come potrebbe essere lo scorrere dell’acqua di un fiume, ma
si presenta in “pacchetti” discreti di natura energetica.
Il calendario descrive anche i diversi stati energetici dell’Albero Cosmico
le cui energie, bagnando la terra, definiscono momenti importanti per la
nostra vita individuale, per le civiltà umane, per la terra tutta.

Questi stati energetici cosmici “quantizzati” si manifestano sulla terra, ad
esempio, nelle varie ere geologiche e storiche che hanno marcato il pianeta.

E’ notevole notare come nessun altro calendario esistente, basato puramente
sul movimento degli astri, è in grado di spiegare le evoluzioni geologiche
discontinue (si basti pensare alla periodica inversione dei poli magnetici
terrestri), le documentazioni fossili interrotte (vedi l’improvvisa
scomparsa dei dinosauri) o i cambiamenti repentini nella storia dell’uomo:
tutti eventi inspiegabili che hanno plasmato la terra fin dal suo inizio.

Il picco energetico del 25 luglio e la distruzione della civiltà Maya
La precisione del calendario Maya nel descrivere le forze cosmiche e la loro
influenza sulle vicende terrestri è anche dimostrata dalla caduta stessa
della civiltà Maya, avvenuta per mano degli invasori spagnoli nell’anno
1541.
Il calendario Maya si basa, come separazione tra i vari anni, su un “giorno
fuori dal tempo”, un giorno variabile di anno in anno: ad esempio, nell’anno
694 esso cadeva il 12 febbraio. Questo “strano” giorno è quello che precede,
per quell’anno, l’inizio del nuovo calendario. Nell’anno 1541 il “giorno
fuori dal tempo” cadeva (nel “nostro” calendario gregoriano), proprio il 25
luglio.

Vedendolo impregnato della sua influenza cosmica, questo è il giorno
energeticamente più forte dell’anno per quanto riguarda la capacità di
risonanza delle vibrazioni solari con le energie mentali e non solo
dell’uomo (e con le forze della natura). Se usato appropriatamente e con
intenzione, il giorno può fornire realizzazioni importanti sia al singolo
sia al gruppo.

Evidentemente, il 25 luglio, giorno che forniva l’imprinting energetico al
calendario Maya di quell’anno, è stato usato (non intenzionalmente) dagli
invasori spagnoli come un amplificatore delle loro volontà ed azioni. Da ciò
si spiega la facilità della conquista e la passività della popolazione
durante l’invasione. E’, comunque, anche da notare che la massa dei suoi
(saggi) abitanti, in previsione dell’evento, si era rimossa dal pianeta
centinaia di anni prima…

Al presente, il 25 luglio è usato come data di partenza fissa (giorno fuori
dal tempo) del cosiddetto “calendario delle 13 lune”. Questa è una
variazione moderna ed energeticamente meno attendibile del classico
calendario Maya.

L’ET: l’avvento nell’Universo di altri esseri senzienti

Il calendario Maya è uno strumento spirituale che fornisce maggiore
comprensione dell’energia di consapevolezza che, da sempre, guida la storia
dell’uomo (entro i confini inviolabili del suo libero arbitrio). Esso indica
anche i passi concreti che l’umano può intraprendere per allineare la sua
evoluzione a quella galattica.

Una delle conseguenze dell’evoluzione umana può essere notata nella
sensazione che il tempo (non più visto uniforme, come nella visione
newtoniana) si stia velocizzando.
Esiste in molti osservatori la precisa sensazione che, in questi ultimi
anni, la natura e l’uomo stiano transitando dalla - bassa - vibrazione
materialistica planetaria che ancora governa la terra, ad una nuova
frequenza di consapevolezza: quella galattica.

Già un semplice interesse verso energie “cosmiche” e “galattiche” fa notare
quanto l’uomo sia progredito mentalmente nelle poche centinaia d’anni da
quando ha “scoperto” che la terra non è al centro dell’universo e, tramite
il cannocchiale di Galileo, ha osservato pianeti, soli e galassie
apparentemente tenute assieme da una semplice trama gravitazionale.

Questo perché, in quel tempo, l’umano si stava affacciando all’universo
esplorandolo solo con i suoi occhi fisici.
Ora, anche con il notevole aiuto della cultura Maya e del loro calendario,
l’uomo inizia ad esplorare l’Universo con i suoi “occhi energetici”, se non
spirituali, intravedendo che questa trama (che guida e nutre sia l’umano sia
l’Universo) non è materialista, gravitazionale, ma ha qualità energetiche
addirittura senzienti.

Questo concetto è intrigante e benefico, perché ci aiuta ad aprire la mente
a nuove consapevolezze di cosa sia veramente la Realtà umana.
Allo stesso tempo, una mente che si apre a nuove consapevolezze deve avere
basi mentali, energetiche e spirituali ben solide.
Al presente, osservatori non dotati di collegamenti sufficientemente precisi
da distinguere un benevolo e potente Spirito Cosmico da un essere
extraterrestre, stanno pericolosamente aprendo i propri canali mentali ad
una moltitudine di forze esterne alla terra e all’Universo, la cui
intenzione (anche se non dichiarata) è sempre quella di manipolare le
energie dell’umano a proprio vantaggio. Questa attrazione malsana include
anche le cosiddette manifestazioni dei “cerchi nel grano”.

E’ importante chiarire che l’imminente cambiamento di consapevolezza che sta
per “abbattersi” beneficamente sulla razza umana (che il calendario Maya
predice) ha anche a che vedere con la rimozione dalla vibrazione terrestre
di tutte quelle forze negative che hanno in passato e stanno al presente
ostacolando l’evoluzione umana. Espresso chiaramente, gli extraterrestri
stanno diventando una componente sempre più importante di queste forze
d’intralcio.

La data finale del Calendario Maya: ottobre 2011 o dicembre 2012?
I calendari basati sul tempo fisico hanno cicli astronomici (come quelli
della terra o della luna) meccanicamente misurabili. Dato che i cicli
continueranno ad esistere per altri miliardi d’anni, non sussiste alcuna
ragione che i calendari così basati abbiano una data “finale”.

Il calendario Maya, d’altro canto, ha una data terminale. Questa si
riferisce alla fine/inizio di un ciclo molto importante per quanto riguarda
l’evoluzione umana.
Mentre molte persone si concentrano sulla cosiddetta “fine” del calendario
Maya, dichiarando addirittura che il calendario sia stato creato per
indicarne la data, non esistono indicazioni o documenti storici nei quali si
potrebbe supporre che i Maya fossero interessati a cosa potrebbe accadere
dopo questa data.

Invece, quello che le antiche scritture indicano è l’inizio di un ciclo
creativo, iniziato quando il Primo Padre eresse l’Albero Cosmico. Questo
ciclo è indicato dal calendario come concluso il 28 ottobre 2011. Il giorno
è conosciuto come 13 Ahau nel sacro calendario Maya, indicando un’energia di
grande rilevanza profetica.

La proposta comunemente divulgata, che dà la fine del ciclo il 21 dicembre
del 2012 è, invece, basata sulla supposizione, non provata, che il ciclo
precessionale - il cono di rotazione causato dall’attrazione del sole e
della luna sulla terra che, ruotando su se stessa, descrive nello spazio –
abbia qualche significato per l’evoluzione umana.
Questo ciclo, di 26.000 anni, non è menzionato da alcun testo Maya.
In contrasto, la data del 28 ottobre 2011 è basata su solide evidenze
presenti nelle documentazioni Maya. In esse l’evoluzione cosmica è descritta
in tutti i suoi aspetti.

La comprensione del tempo Maya come quantizzato fornisce un modo più
realistico per analizzare il significato della cosiddetta “data finale”. La
data semplicemente indica il tempo nel quale l’Albero della Vita raggiunge
il suo stato quantico più alto.
Quindi, in questa interpretazione del calendario Maya, non esiste alcuna
supposizione che la data finale corrisponda alla “fine del mondo” e della
vita sul pianeta.

Ciò che la data indica è che, il 28 ottobre 2011 il cambiamento “vibratorio”
della terra avrà raggiunto il suo picco energetico. Non sorprende quindi che
molti intuitivamente percepiscono che l’anno che seguirà, il 2012, sarà
sicuramente speciale.

Conseguenze della nuova vibrazione

Da una prospettiva puramente temporale, discutere se il termine del ciclo
avverrà nell’anno 2011 o nel 2012 sembrerebbe avere poca importanza. La data
è, invece, rilevante per quanto riguarda la psiche umana, dato che essa si
deve adattare alle nuove vibrazioni presenti.
E’ sicuramente utile per la mente sapere se le vibrazioni nelle quali si
trova immersa (e che condizionano i pensieri generati e, quindi, la vita
personale) si sono stabilizzate o se sono ancora in un processo di
cambiamento.

Questo non per affermare che il salto quantico sia in grado di modificare la
terra e l’uomo in “pochi minuti”. La diversità energetica modificherà sia
l’aspetto fisico della terra sia il modo di pensare dell’uomo ma, in
prevalenza, il cambiamento non avverrà in maniera istantanea ma accelerata;
in pochi mesi o anni. Quello che è certo è che il “vecchio”, tutto ciò che è
basato sulla vecchia vibrazione - da strutture biologiche a modi di pensare
- saranno spazzati via.
Così, in un ciclo precedente, sono scomparsi i dinosauri.
Comunque, il 2011 o il 2012 non devono essere interpretate come date
“magiche”. Denotano semplicemente un periodo di transizione. In realtà, la
modifica sta già avvenendo dentro ed intorno a noi già dal volgere del nuovo
millennio.

All’inizio dell’anno presente (2009), in un’intervista televisiva l’ex
presidente americano Bill Clinton ha commentato che, nella presente crisi
finanziaria, circa un terzo della "ricchezza" del mondo si è volatilizzata:
è scomparsa. 
In realtà non è scomparso alcun valore reale, tangibile. Ciò che è scomparso
(nel suo terzo) sono valori arbitrari (denaro) assegnati ad alcune persone.
In realtà, solo dei numeri nei computer delle banche sono stati modificati.
Questo è l'esempio di come un pensiero materialista scomparirà. Perché esso
permette che una piccola frazione di persone nel mondo abbia un controllo
finanziario (e quindi sulla vita) della popolazione mondiale.

La fine di ogni ciclo porta degli sconvolgimenti con se. Sicuramente
accadranno dei cambiamenti, anche drastici, del sistema finanziario ed
economico mondiale. Potrebbero anche accadere degli estesi sommovimenti
tettonici o meteorologici. Ma questi saranno solo la conseguenza di una
modifica “vibrazionali” dell’intero pianeta, quindi della natura e di tutti
i suoi abitanti.

Comunque, qualsiasi cosa accadrà in termini d’instabilità e di sconforto,
non sarà la “fine del mondo”: più semplicemente, è la vecchia vibrazione che
si fa da parte per lasciare il posto alla nuova. Questo è il significato del
“salto quantico” predetto dal calendario Maya. Come umani, il nostro “ruolo”
è quello di sentirci pronti per ogni cambiamento, accettandolo come avviene,
con la totale consapevolezza che esso sarà sempre per il nostro beneficio
personale e per quello del gruppo.
rinaldo lampis
rilampis@...

PS Lo scopo della Piramide di Luce, al presente in costruzione a Pieve di
Soligo (TV), è anche quello di utilizzare la maggiore forza delle vibrazioni
cosmiche per accelerare l’evoluzione personale (vedere
www.piramidediluce.net).

#14109 Da: "amec2@gmx" <amec2@...>
Data: Ven 28 Ago 2009 9:55 am
Oggetto: Sorpresa: anche il Dna si può falsificare
amec2@...
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Sorpresa: anche il Dna si può falsificare

Fabbricare in laboratorio prove false per il test del Dna è facile ed
economico: lo dimostra un team di ricercatori israeliani.

da ZEUS News - www.zeusnews.com - 27-08-2009

Se c'è un sistema che - almeno secondo l'opinione pubblica - può provare la
colpevolezza o l'innocenza di un sospettato è la cosiddetta prova del Dna.

La presenza di campioni di Dna di una data persona sulla scena di un crimine
collegano detta persona a quanto avvenuto in quel luogo senza possibilità di
errore o falsificazione. Questo, almeno, era quello che si pensava finora.

Il dottor Frumkin - fondatore della Nucleix, una società con sede a Tel Aviv
- ha scoperto e mostrato come sia invece relativamente facile falsificare
una prova del Dna, sostituendo al materiale genetico originale quello di
un'altra persona.

Frumkin ha ideato due diverse tecniche. La prima prevede l'uso di un piccolo
campione (proveniente magari da un capello, o anche da un mozzicone di
sigaretta) del Dna che si vuole sostituire a quello originale.

Per provare l'efficacia di questo sistema, i ricercatori israeliani hanno
preso un campione di sangue appartenente a una donna, hanno rimosso i
leucociti (che contengono il Dna) con una centrifuga e poi hanno aggiunto il
Dna proveniente dal capello di un uomo, ottenuto con una tecnica standard
chiamata amplificazione genomica.

Poi hanno inviato il campione alterato a un laboratorio americano che si
occupa di analisi forense, che l'ha analizzato normalmente e riconosciuto
come appartenente all'uomo.

L'altra tecnica è anche più inquietante, perché non necessita del Dna di una
terza persona: è in grado di ricrearlo usando i profili del Dna contenuti
nei database delle forze dell'ordine, basati sulla collezione di frammenti
di Dna.

Una collezione di 425 diversi frammenti di Dna - dicono gli scienziati - è
sufficiente per ricreare qualunque profilo.

Questa scoperta ha immediatamente scatenato la preoccupazione di chi si
occupa dell'identificazione delle persone tramite Dna.

"È più facile porre su una scena del crimine del Dna che non delle impronte
digitali" ha detto Tania Simoncelli, consigliere scientifico
dell'associazione American Civil Liberties Union, preoccupata del fatto che
"stiamo creando un sistema giudiziario che si affida sempre più a queste
tecnologia".

Anche l'Italia, recentemente, ha deciso di dotarsi di un database nazionale
del Dna: l'ha istituito la legge numero 85/2009 approvata dal Parlamento lo
scorso 30 giugno.

La normativa sta tra l'altro facendo discutere gli esperti di legge per le
lacune che presenterebbe: pare che non includa indicazioni per la custodia
dei campioni biologici (al fine di evitare contaminazioni o sostituzione) né
sulle autorizzazioni da possedere per consultare il database.

A fronte di tutto ciò le scoperte del dottor Frumkin destano ancora maggiori
preoccupazioni. A mitigarle ci sono due considerazioni: la prima è quella
enunciata da John M. Butler, del National Institue of Standards and
Technology americano il quale, seppure impressionato "dall'abilità nel
creare falsi profili di Dna" non crede che "il criminale medio sia in grado
di farlo".

L'altra viene da Frumkin stesso. I campioni fasulli presentano, in quanto
amplificati, un'unica differenza rispetto a quelli autentici: mancano di una
modifica chimica chiamata metilazione.

Facendo quindi ulteriori test - lunghi e laboriosi, ma standard - è ancora
possibile identificare i campioni manomessi, almeno finché anche questo
ostacolo non sarà superato.

#14108 Da: <amadeusoft@...>
Data: Mer 26 Ago 2009 10:51 am
Oggetto: Conferenze: Il Viaggio di Dante e la Bhagavad-gita
amadeusoft
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Conferenze: Il Viaggio di Dante e la Bhagavad-gita

Esperienza psicologica di Inferno, Purgatorio e Paradiso per l'uomo
contemporaneo

Firenze, Sabato 26 Settembre 2009 ore 16.00
Palazzo Vecchio - Piazza della Signoria, Salone dei Cinquecento, Firenze
Relatore: Marco Ferrini, Fondatore e Presidente del Centro Studi
Bhaktivedanta

Conferenza ad Ingresso gratuito.
E' gradita la prenotazione:
http://www.c-s-b.org/s/scheda_prenotazione.php?title=Firenze%2026%20settembr
e%202009


locandina (fronte)
http://www.c-s-b.org/n/firenze_26-09-2009a.jpg

locandina (retro)
http://www.c-s-b.org/n/firenze_26-09-2009b.jpg


"L'amor che move il sole e l'altre stelle."

Nella prestigiosa cornice storico-artistica del Salone dei Cinquecento in
Palazzo Vecchio a Firenze, Marco Ferrini terrà una conferenza nella quale
dialogheranno la Divina Commedia e la Bhagavad-Gita, universali monumenti
del pensiero occidentale e orientale che, a distanza di molti secoli, ancora
ispirano l’uomo moderno nel suo anelito di evoluzione e realizzazione, sia
dal punto di vista laico che religioso.
Esplorando le convergenze esistenziali tra queste due opere di filosofia
perenne, i partecipanti avranno l’opportunità di fare un viaggio in altre
dimensioni che rappresentano differenti livelli di coscienza nella ricerca
del senso della vita.

La Commedia e la Gita sono un compendio d’insegnamenti cosmogonici,
antropologici ed escatologici, di filosofia, psicologia, etica e
spiritualità. L’intreccio di queste tematiche esprime la sostanziale
continuità tra i diversi piani dell’essere e la fitta serie di
corrispondenze fra micro e macrocosmo.
Se è vero che un’opera è grande nella misura in cui fornisce strumenti
teorici e pratici per poter realizzare livelli alti di consapevolezza, e se
offre concetti, suggestioni, modelli di vita adatti ad affrontare e
risolvere i problemi esistenziali dell’individuo e quelli più complessi
della società, allora non è azzardato affermare che la Commedia e la Gita
sono scritti di intramontabile valore.
L’intento dell’incontro è il disvelamento del significato congiunto delle
due opere oltre i noti contenuti storico-letterari e i caratteri di Dante e
di Arjuna non solo come pragmatici uomini di Stato ma anche come
appassionati ricercatori che, oltre l’adempimento dei loro doveri nel mondo,
anelano a realizzare la dimensione spirituale dell’uomo senza negarne
l’umanità nel viaggio che dalla selva oscura conduce all’illuminazione e
all’amore immortale.

"La mia vita non è stata che una serie di tragedie esteriori, e se queste
non hanno lasciato su di me nessuna traccia visibile, indelebile, è dovuto
al’insegnamento della Bhagavad-gita."
  Mahatma Gandhi


Informazioni

Segreteria CSB
tel 0587 733730; cell 320  3264838
secretary@...
http://www.c-s-b.org/

#14107 Da: <amadeus@...>
Data: Mer 26 Ago 2009 8:34 am
Oggetto: Il mondo non può offrire alcun rifugio
amadeus@...
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Il mondo non può offrire alcun rifugio

di Ajahn Sumedo


- L’inganno del tempo -

"Le porte del senzamorte sono aperte, coloro che ascoltano questo avranno
fede"

Queste parole, pronunciate dal Buddha oltre duemila anni fa, ci
indicano la via verso la realizzazione di qualcosa di molto profondo.
Trovo estremamente significativo il fatto che per la maggior parte
della nostra esistenza diamo estrema importanza a cose come il
mangiare, dormire, procreare e sopravvivere come specie. Ma siamo qui
solo per questo o c’è qualcosa di più importante nella nostra vita? Ed
è proprio di questo si occupano le religioni: la realizzazione, il
riconoscimento, il ricordo del senzamorte.

Nella frase del Buddha si fa riferimento alla capacità di ascoltare:
colui che presta attenzione, che è consapevole ed è in grado di
ascoltare non solo le parole ma di abbandonarsi, di affidarsi al
senzamorte, ossia al momento presente.

Se riflettiamo sul concetto di tempo ci accorgiamo che la nostra
realtà si basa principalmente sulla percezione che ne abbiamo: siamo
convinti che il tempo è la realtà, agiamo e viviamo il passato e il
futuro come fossero esperienze reali. Ma quando investighiamo sul
tempo, in termini di osservazione diretta, ci accorgiamo che il
passato è solo un ricordo nel presente: ciò che è accaduto ieri, dieci
anni fa o in vite precedenti, è solo un ricordo che sorge e cessa nel
momento presente. In termini di esperienza diretta, ovvero l’unica
cosa reale, sperimentiamo la vita nel presente, il passato è solo un
fugace ricordo ma ciò nonostante lo rendiamo molto reale.

Ricordando le ingiustizie subite ci sentiamo ancora arrabbiati. A
volte è proprio la nostra capacità di ricordare le ingiustizie a
creare sofferenza così come quando ci ricordiamo qualcosa di sbagliato
che abbiamo fatto o detto in passato, soffriamo per il senso di colpa.
Possiamo ricordare i bei tempi andati e anche la nostalgia è un altro
modo di indugiare nel passato.

Quando pratichiamo la vipassana, la conoscenza profonda di ciò che è,
allora riusciamo a essere testimoni dell’impermanenza del ricordo, del
suo sorgere e cessare. Qualunque sia la loro qualità, i ricordi sono
esperienze del presente e dunque impermanenti.

Quando ci chiediamo che cosa è il futuro, in termini di esperienza nel
presente, possiamo rispondere che il futuro è l’ignoto, ciò che non
conosciamo, una serie di possibilità e potenzialità infinite.

Possiamo preoccuparci, sentirci ansiosi, crearci delle aspettative, ma
si tratta solo di stati mentali che ci creiamo riguardo il futuro e
ciò che può comportare. Quando stiamo bene ci sentiamo ottimisti:
speriamo di vincere la lotteria e di trovare la persona giusta con cui
essere felici per sempre. Se siamo pessimisti, penseremo che la vita
fa schifo e che tutto ciò che ci aspetta è di diventare sempre più
poveri, di ammalarci, invecchiare e morire perché a noi non accade mai
niente di buono.

Ciò che sappiamo per certo è che un giorno moriremo, che la vita ci
regali felicità o miseria, siamo sicuri della nostre morte fisica. Ma
non sappiamo cos’è la morte. Possiamo solo investigare qui ed ora e
riconoscere le cose così come sono in termini di conoscenza diretta,
non speculativa, piuttosto che fare ipotesi sul futuro. Probabilmente
domani saremo ancora qui, ma in termini di conoscenza diretta tutto
ciò che possiamo veramente dire in questo momento è che non lo
sappiamo, il domani rappresenta l’ignoto.

L’io separato e la paura

Possiamo fare diverse ipotesi sulla morte e su che cosa accade quando
moriamo: se andremo in paradiso o all’inferno, se ci reincarneremo in
qualcosa di inferiore a un essere umano, come una rana, ad esempio, o
se, una volta morti, saremo morti e basta. È possibile anche questo,
ma si tratta solo di speculazioni. Può darsi che abbiamo delle
preferenze, che la reincarnazione sia meglio del nulla o che il
paradiso sia meglio della reincarnazione, ma ciò che sappiamo
realmente è che non sappiamo cosa succede quando moriamo, dal momento
che siamo ancora vivi.

La conoscenza riguarda il momento presente, la vita è sempre
l’esperienza del qui ed ora. La consapevolezza è la capacità di
portare alla coscienza le cose così come sono adesso, senza speculare,
analizzare o creare qualcosa; si tratta soltanto di notare, osservare,
essere testimoni. Sapere di non sapere è la conoscenza diretta: sapere
che tutto ciò che sorge cessa. Possiamo sperimentare l’impermanenza
nel presente. Quando c’è sofferenza, dukkha, possiamo sperimentarla
così com’è. Se investighiamo in questo modo sappiamo che non esiste
una condizione o un sé separato che sia veramente possibile trovare
nel momento presente.

Riflettendo sul tempo possiamo iniziare a capire perché il Buddha ha
posto l’accento sulla consapevolezza come via per il senzamorte.
Contemplare le cose così come sono, in termini di esperienza, è la
coscienza dell’essere. Dal momento in cui nasciamo sperimentiamo la
vita in uno stato di esistenza separato, siamo un’entità cosciente in
questo vasto universo. Nella mia esperienza le persone vanno e
vengono, anche gli amici più cari, anche coloro che amo, vanno e
vengono nella mia mente.

Ma c’è sempre la conoscenza nel presente, l’esperienza cosciente di
ciò che accade ora, alla quale partecipiamo attraverso la forma umana
che chiamiamo corpo. Fondamentalmente, siamo delle entità isolate e
separate, siamo delle forme viventi vulnerabili e sensibili nel vasto
e misterioso sistema dell’universo.

Quando guardiamo il cielo di notte possiamo vedere milioni di stelle
distanti miliardi di anni luce e ciò nonostante, siamo noi ad essere
consapevoli di qualcosa di lontano. In termini di esperienza
effettiva, siamo una sorta di centro dell’universo, perché ciò che
sperimentiamo proviene da lassù, dove stanno le stelle, il sole o la
luna, e riflette in qualche modo questa forma.

Le cose stanno semplicemente così in termini di un’entità cosciente
separata nell’universo. Questa è l’esperienza dei nostri sensi:
abbiamo occhi, orecchie, naso, lingua, corpo, cervello, memoria e
sentiamo il piacere e il dolore incombere su questa forma.

Se la vita vi fa paura non pensiate di essere nevrotici perché è
veramente spaventosa. Se interpreto ogni cosa in termini di esperienza
personale e dico: "Io sono il mio corpo, io sono questa creatura
cosciente", quando penso in termini di me e della mia vita, allora mi
accorgo di essere estremamente vulnerabile e ciò che mi circonda è
pericoloso e misterioso, insomma mi trovo in una situazione
terrorizzante. Non potete immaginare quante volte io mi sia chiesto:
"Cosa significa tutto questo, l’esperienza di essere vivi?". Anch’io,
come persona, sono molto vulnerabile, posso sentirmi profondamente
ferito da una parola dura o da uno sguardo. L’interpretazione
dell’esperienza a livello personale è l’esperienza della sofferenza:
ci sentiamo sempre vulnerabili, molto soli, alienati, ansiosi nei
confronti della vita.

La vera conoscenza

Fino a quando non incontriamo il Dhamma, ci identifichiamo con il
corpo e con le emozioni, siamo qualcuno con un passato e che guarda
con preoccupazione il futuro. Questo modo di pensare e sentire viene
normalmente considerato come il mondo reale. Con la meditazione
impariamo a pensare e contemplare in maniera non personale, smettiamo
di identificarci con il corpo o con i cinque khandha. La
consapevolezza è la capacità di conoscere direttamente il presente,
non è più una conoscenza condizionata. Conoscere il Dharma vuol dire
conoscere la verità delle cose così come sono.

Questa conoscenza diretta è ciò che chiamiamo prendere rifugio nel
Buddha, la parola stessa significa colui che conosce la verità. Quando
siamo consapevoli, svegli e attenti al presente, non siamo più persi
nelle nostre abitudini emotive o nei nostri problemi personali. Il
rifugio in un luogo sicuro, l’essere svegli e attenti nel presente è
sempre il modo migliore per affrontare l’incertezza delle condizioni e
delle cose che ci accadono.

Poiché il Buddha conosce il Dhamma, quando prendiamo rifugio nel
Dhamma, prendiamo rifugio nella verità di ciò che è. Questo è il
paradigma della coscienza: soggetto-oggetto, il Buddha è colui che sa,
il Dhamma è ciò che il Buddha sa.

Se osserviamo l’esperienza come Dhamma, se vediamo l’impermanenza, la
natura insoddisfacente e l’assenza di un sé nei cinque khandha, allora
i tre segni dell’esistenza, che chiamiamo anicca, dukkha, anatta, sono
gli strumenti che usiamo per contemplare l’esperienza nel presente.
Questo non significa che ci aggrappiamo a queste idee o che
etichettiamo tutto come anicca, dukkha, anatta, ma piuttosto che
possiamo contemplare l’impermanenza, la natura insoddisfacente di ogni
esperienza condizionata e investigare se ci sia qualcosa, in una
qualsiasi esperienza, di cui possiamo dire che sia veramente ‘mio’.

Sta a ciascuno di noi scoprire se è possibile riconoscersi in qualche
cosa nel presente. Il rifugio nel Buddha è questa conoscenza non
personale, non condizionata dalla cultura. Possiamo conoscere la
verità pur essendo analfabeti, perché la conoscenza diretta non
dipende dall’istruzione, non è europea o asiatica, maschile o
femminile; proprio per questo è un vero rifugio: la saggezza pura e
semplice è accessibile a chiunque quando apriamo la mente a ciò che è.
Nessuno può dire: "È mia" o "Sono io", perché è universale, appartiene
a tutti, non è qualcosa di speciale che io ho nella mia testa e gli
altri no.

La consapevolezza, questo puro stato di intelligenza, la conoscenza
diretta sono la porta del senza nascita. In questa frase il Buddha non
ci chiede di credere in qualcosa chiamato immortalità, l’insegnamento
del Buddha ci indica direttamente ciò che è senzamorte. Non si tratta
di un oggetto che si può trovare, ma di qualcosa che già abbiamo.

La meditazione è la rinuncia alle illusioni che abbiamo accumulato
durante tutta la vita.

Quando contempliamo il futuro o il passato, sorge sempre un senso di
agitazione nella mente: "Dovrei fare questo, perché ho fatto
quest’altro, che decisione devo prendere, sto invecchiando" e così
via. Le condizioni mondane le sentiamo urgenti, importanti, hanno un
grosso impatto emotivo su di noi. L’ansia, la tristezza, il senso di
dover fare qualcosa, queste sensazioni sono il sapore del mondo. E il
mondo continua ad andare in questo modo e anche quando abbiamo più di
sessant’anni continuiamo a provare le stesse emozioni: l’urgenza,
l’importanza delle cose, il passato, i problemi legati al futuro. Ecco
perché il mondo non potrà mai essere un rifugio.

#14106 Da: <amadeux@...>
Data: Mer 26 Ago 2009 8:33 am
Oggetto: L'ESSERE UMANO E LE SUE ENERGIE
amadeux@...
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L'ESSERE UMANO E LE SUE ENERGIE

Di Marco Ferrini

( schema:
http://4.bp.blogspot.com/_fOtBwQd1Ca8/SnqhEwTUKBI/AAAAAAAAAXc/OMZ43s9h1gc/s1
600-h/1.jpg )

Lo schema sopra riportato rappresenta l’essere vivente nella sua globalità
umana e cosmica, con le sue energie bio-psico-spirituali. La terra (bhumi),
l’acqua (apah), il fuoco (anala), l’aria (vayu) e l’etere (kham)
costituiscono la struttura bio-fisica dell’individuo, mentre l’ego
(ahamkara), la mente (manas) e l’intelletto (buddhi) determinano le sue
caratteristiche psicologiche. Secondo la psicologia indovedica, le varie
energie psicofisiche dell’essere umano hanno come propulsore comune
l’essenza spirituale (atman), simbolicamente raffigurata nel cuore, la quale
costituisce il nucleo dell’identità del soggetto e l’essenza stessa della
vita. L’atman costituisce il centro unificatore di tutte le funzioni vitali,
coordina tutti gli elementi singoli e particolari che costituiscono la
nostra psiche ed ha il potere di svilupparli, dominarli, dirigerli, comporli
in una superiore unità organica. Uno studio analitico, funzionale e
strutturale dei fenomeni psicofisici non può dunque prescindere dal
riferimento al sé o nucleo vitale energetico e dalla comprensione della sua
natura in sinergia con le altre componenti della personalità umana. Nei
testi della psicologia indovedica viene evidenziata la sostanziale
distinzione tra le energie psicofisiche (prakriti) e l’essenza spirituale
dell’essere (atman). Mentre quest’ultima rappresenta l’identità ontologica,
profonda ed immutabile dell’individuo, le componenti psicofisiche sono
soggette a continue modificazioni nello spazio-tempo, inserite in un
contesto storico di impermanenza.

Generalmente la coscienza dell’ego, che nella definizione junghiana è
costituita dalla somma dei contenuti psichici con cui il soggetto si
identifica, è caratterizzata da un flusso incessante e sempre in
trasformazione di emozioni, impressioni, pensieri, umori e stati d’animo. Le
caratteristiche psico-fisiologiche e situazionali si modificano
costantemente, in una perenne transitorietà, ma il nucleo centrale
dell’identità della persona rimane inalterato, nella sua essenza identico a
sé stesso. I rapporti tra il sé profondo e l’io ordinario empirico, nelle
loro connessioni con i vari elementi della vita psichica, costituiscono una
realtà complessa, sottile, dinamica che la psicologia indovedica descrive ed
analizza con sorprendente scientificità e proprietà di linguaggio.Tali studi
apportano un contributo fondamentale anche all’analisi del rapporto tra
l’essere umano e la sua percezione ed esperienza della malattia e della
morte. Laddove non si è compiuta un’integrazione consapevole con
l’esperienza del sé o nucleo vitale di natura spirituale, la personalità
attualizzata dell’individuo, il “piccolo io”, che la letteratura indovedica
definisce con il termine ahamkara, soffre dell’incapacità di
contestualizzarsi a livello socio-cosmico e si carica di conseguenti
sofferenze, lacerazioni, angosce e fobie.

#14105 Da: <amadeux@...>
Data: Mar 25 Ago 2009 9:20 am
Oggetto: IL MEZZO TELEVISIVO
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IL MEZZO TELEVISIVO

Non si tratta di una semplice scelta di contenuti. E' il mezzo stesso e la
velocità con cui arriva l'immagine a mettere a rischio un cervello e un
sistema nervoso-muscolare in sviluppo, come lo è quello dei bambini

da http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/il-mezzo-televisivo.php

Di nuovo quello che la conoscenza scientifica ed esoterica ci dice per es.
nel libro: i pericoli della televisione - soprattutto per i bimbi sotto i 7
anni - sembra ora trovare riscontro e risonanza nelle inchieste sperimentali
che hanno coinvolto alcuni ricercatori nell'analisi dei rischi da video.

Tali rischi vedono il mezzo televisivo, più che il PC o i videogames, al
primo posto in classifica.

E non si tratta, come ben chiarito dal libro sopracitato, di una semplice
scelta di contenuti. E' il mezzo stesso e la velocità con cui arriva
l'immagine a mettere a rischio un cervello e un sistema nervoso-muscolare in
sviluppo. Il mezzo televisivo è tale da creare contrazione e fissità
muscolare in un'età in cui la crescita organica abbisogna di elasticità,
espansione e di tanto movimento. Anche se questo gli scienziati non sono
ancora in grado di dirlo, in quanto richiede conoscenze interiori e un tipo
di saggezza che appartiene alla sfera dei corpi invisibili.

Pian piano però, ci stanno arrivando.

Risale al 4 agosto la notizia di uno studio comparato negli Stati Uniti e in
Spagna il quale ha rilevato, analizzando 111 bambini di età tra i 3 e gli 8
anni, che tra tutte le forme di inattività esaminate, quella di guardare la
televisione risulta la peggiore. La costante misurata è quella della
pressione sanguigna.

Se il sangue è così visibilmente coinvolto vuol dire che lo sono, a monte,
cuore, cervello e DNA.

La pressione sanguigna più alta risulta, tra l'altro, indipendente dal fatto
che i bimbi siano obesi o nel peso forma, come spiega il Dr. Joey Eisenmann,
anche kineseologo, alla Michigan State University. Secondo tale studio,
pubblicato negli Archivi di Medicina Pediatrica e dell'Adolescenza, lo
stesso aumento di pressione non è rilevabile per esempio di fronte allo
schermo del pc.

I bambini che guardavano dai 90 a 330 minuti di televisione al giorno
risultavano alle misurazioni con una pressione sistolica e diastolica da
cinque a sette punti superiore rispetto a quelli che stavano davanti alla
tivù meno di mezz'ora al giorno.

L'American Academy of Pediatrics raccomanda quindi che i bambini sotto i 2
anni non dovrebbero guardare la televisione, limitando la visione ai più
grandi a una o max due ore al giorno.

Cos'è dunque che rende la visione della tivù più a rischio che giocare ai
videogame o navigare in Internet? Certo, i giochi del computer richiedono un
certo movimento, come muovere le dita o modificare le posizioni del corpo,
ma, si chiedono i ricercatori: «Può essere questo sufficiente a spiegare la
differenza?».

Sono state proposte altre possibili varianti. Ad esempio, oltre alla
completa inattività richiesta dal mezzo televisivo - che solleva solo il
rischio di pressione alta - i bambini possono essere sollecitati, dalla
pigrizia della postura presa, a mangiare in modo automatico del cibo
pronto-veloce(fast-food). E i tipi di alimenti che i bambini mangiano di
solito di fronte alla tv, sono del tipo snack salato, che fa salire
ulteriormente la pressione sanguigna.

Prima di arrivare a comprendere quello che succede "nel tempio del
cervello", come dicono i Rosacrociani nel libro I pericoli della
televisione, e nell'impalcatura aurea e frattale del DNA, prima di prendere
atto del modo in cui possono interagire le onde fotoniche e l'intermittenza
veloce dei lampi-luce ci vorrà ancora del tempo.
E noi, siamo pazienti

Traduzione e riadattamento per Scienza e Conoscenza a cura di Elsa Masetti

#14104 Da: <amadeus@...>
Data: Mar 25 Ago 2009 9:17 am
Oggetto: Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni
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Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni

A luglio la temperatura delle acque salate ha raggiunto i 17 gradi battendo
tutti i record dal 1890. A rischio ghiacci e barriere coralline.

ANCHE gli oceani hanno caldo. A luglio la temperatura alla superficie ha
battuto il record da quando nel 1890 sono iniziate le misurazioni
sistematiche. La statistica arriva dal National Climatic Data Center
statunitense, secondo cui anche agosto sarebbe pronto a piazzarsi in testa
alla classifica dei mesi con le acque salate più calde.

La media di tutti gli oceani, nel mese passato, ha fatto toccare al
termometro i 17 gradi. Il precedente record risaliva al luglio del 1998
(16,8 gradi). E sono circa 10 anni che si viaggia costantemente al ritmo di
mezzo grado oltre il valore medio del secolo scorso (16,4 gradi). Il G8
dell'Aquila fissò in due gradi la soglia di riscaldamento oltre la quale le
conseguenze per l'ambiente diventerebbero catastrofiche. Ma si riferiva alle
temperature globali dell'atmosfera. Rispetto all'aria, i mari rappresentano
una riserva di energia termica molto più duratura e difficile da smaltire.

"Un caldo simile negli oceani non si disperderà da un anno all'altro"
conferma a margine della pubblicazione dei dati Andrew Weaver
dell'università di Victoria nella British Columbia. Per riscaldare l'acqua,
rispetto alla terra, occorre infatti il quintuplo dell'energia. "E l'aumento
della temperatura in mare influenza anche la terra. Siamo di fronte a
un'altra importante conferma del cambiamento in atto". Nel Pacifico intanto
sta per ripartire una nuova stagione di El Nino, la corrente oceanica calda
che ogni 3-7 anni si riaffaccia ad aggravare una situazione già compromessa.


Il caldo di questi giorni sulla terraferma è l'altra faccia del caldo dei
mari. E in effetti il National Climatic Data Center, sempre a luglio, ha
misurato una temperatura media sui continenti di 14,81 gradi, ancora una
volta più alta di mezzo grado rispetto alla norma del secolo scorso. Si
tratta del nono valore di sempre. E andando a confrontare le varie tabelle,
si scopre anche che l'ultimo dato che non oltrepassa la linea media del '900
(combinando il caldo a terra e nei mari) risale al 1976. Da allora tutti gli
indicatori di temperatura marciano regolarmente in salita.

Tra le zone più calde del pianeta, secondo i dati statunitensi, a luglio
figuravano l'Europa, il Nord Africa e la costa occidentale del Nord America.
"In queste aree - si legge nel rapporto del National Climatic Data Center -
la media del secolo scorso è stata superata di 2-4 gradi". Nel Mediterraneo
l'anomalia della temperatura è di 1,7 gradi. E scricchiola anche il ghiaccio
del Polo Nord: "L'estensione del pack artico dal 1979 a oggi si è ridotta
del 6,1 per cento per ogni decade". Il mare attorno all'Artico a luglio 2009
ha vissuto uno dei riscaldamenti più incisivi: 5,6 gradi in più rispetto
alla media del XX secolo.

Se la banchisa bianca vive tempi difficili, ai tropici i coralli rischiano
di perdere il loro rosso. Il riscaldamento e l'aumento di acidità nei mari
sono infatti all'origine del colore pallido e slavato delle barriere, che
normalmente si presenta alla fine dell'estate e invece è già osservabile in
alcune zone dell'America Centrale. Uno studio della Nasa del 2006 dimostrò
anche che più gli oceani si riscaldano, più diminuisce la presenza di
fitoplancton. Questi minuscoli organismi viventi non solo danno da mangiare
ai pesci e al resto della catena alimentare, ma con la fotosintesi
clorofilliana assorbono anidride carbonica dall'atmosfera. In anni normali,
il loro contributo alla "ripulitura" dell'aria inquinata è addirittura
equivalente a quello delle foreste sulla terraferma.

Autrice: di Elena Dusi / Foto: Antonello Pasquale / Fonte: repubblica.it

#14103 Da: <amadeusoft@...>
Data: Mar 25 Ago 2009 9:16 am
Oggetto: Esperti Usa: Ok alla dieta vegetariana
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Esperti Usa: Ok alla dieta vegetariana

Pronunciamento ufficiale dell'American Dietetic Association, ma con alcune
precisazioni.
Ma va studiata bene e mai improvvisata, specie per i bambini.

ARTICOLI: CORRIERE DELLA SERA, 19 Agosto 2009

MILANO - Il documento ha un certo peso. È infatti la parola dell'American
Dietetic Association, che sulla rivista dell'associazione ha preso posizione
in materia di dieta vegetariana con una sorta di dichiarazione ufficiale sul
tema. Che suona più o meno così: «Diete vegetariane accuratamente
pianificate possono essere salutari, nutrizionalmente equilibrate e in grado
di offrire benefici per la prevenzione e il trattamento di malattie come
cancro, obesità, diabete e patologie cardiovascolari. Se vengono ben
studiate, sono appropriate in ogni età della vita e possono essere adatte
anche a donne in gravidanza, bambini e adolescenti».

NO ALLE IMPROVVISAZIONI - Da questa parte dell'oceano è quasi del tutto
d'accordo Carlo Cannella, presidente dell'Istituto Nazionale di Ricerca per
gli Alimenti e la Nutrizione, che commenta: «Le diete vegetariane sono
sicuramente positive per la salute e anche sicure, a patto però di seguire
specifici criteri. Non possono cioè essere improvvisate, perché richiedono
conoscenze che non tutti hanno: chi vuole intraprendere questa strada
dovrebbe farsi seguire da un medico o da qualcuno competente. Ciascuno può
poi imparare da solo a gestire la propria alimentazione, ma è bene non
affidarsi a praticoni o lasciarsi andare al fai da te».

BAMBINI - Il rischio di carenze infatti esiste eliminando carne, pesce e,
nelle versioni più «hard», pure i latticini. Per questo Cannella richiama
alla cautela quando si parla di bambini: «Con i bimbi ci andrei davvero
piano. Temo molto gli estremismi, soprattutto i genitori che assumono
posizioni radicali e impongono ai figli, anche molto piccoli, diete
restrittive che possono portare a un'alimentazione squilibrata, con tutti i
rischi che ne conseguono durante un periodo delicato come quello
dell'accrescimento. Per di più – prosegue Cannella – la dieta vegetariana
implica il consumo di quantità di cibo maggiori, perché gli alimenti che la
compongono hanno una densità nutrizionale più bassa. Un regime simile può
essere quindi più difficoltoso da seguire nell'infanzia».

VANTAGGI – Cautela quindi coi più piccoli, ma a parte questo l'esperto
italiano sposa la posizione statunitense: «Se ben condotte, le diete
vegetariane non sono pericolose. Il rischio di carenze è marginale e
riguarda soprattutto nutrienti come la vitamina B12 che è difficile trovare
negli alimenti permessi: c'è ad esempio nel tofu o nei funghi coltivati, ma
è abbastanza inusuale consumare grosse quantità di questi cibi», dice
Cannella. Via libera dunque, se ci si fa seguire da un esperto che ci
spieghi cosa e quanto introdurre nell'alimentazione quotidiana. I vantaggi
non sono pochi, come spiega il documento dell'American Dietetic Association:
«I vegetariani hanno un indice di massa corporea mediamente inferiore, un
rischio più basso di ipercolesterolemia, ipertensione, malattie
cardiovascolari e diabete. La loro dieta contiene bassi livelli di
colesterolo e grassi saturi e apporta invece grosse quantità di fibre,
vitamine C ed E, magnesio e potassio, flavonoidi, carotenoidi, folati –
scrivono gli esperti statunitensi –. Queste differenze nutrizionali possono
spiegare alcuni dei benefici dell'alimentazione vegetariana variata e
bilanciata, a cui è associata anche una minor probabilità di tumori».

MAMME - Nel documento americano ci sono sezioni dedicate ai benefici
specifici della dieta senza carne sull'osteoporosi, il cancro, le malattie
cardiovascolari e una parte dedicata a rassicurare le future mamme
vegetariane: «La loro alimentazione può essere nutrizionalmente adeguata e
non pericolosa per loro stesse e per il bambino», scrivono gli autori. La
raccomandazione finale ribadisce però il concetto più importante: «È
fondamentale affidarsi a nutrizionisti esperti, che possano dare consigli e
informazioni appropriate sui nutrienti essenziali e come garantirseli, sulle
modifiche da fare per venire incontro a restrizioni alimentari imposte da
allergie, malattie o, semplicemente, per affrontare le diverse età della
vita».

Elena Meli

#14102 Da: <amadeusoft@...>
Data: Lun 24 Ago 2009 2:33 pm
Oggetto: La raccolta dei suoni perduti
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La raccolta dei suoni perduti

Il musicista Fabio Pianigiani e il progetto di registrare il paesaggio
sonoro: dal canto del gallo al calpestio dei passi.

ARTICOLI: CORRIERE DELLA SERA (19 Agosto 2009)

SIENA – L'archivio dei suoni perduti è per ora un database multimediale sul
computer di Fabio Pianigiani, docente universitario e musicista, compositore
di grandi successi scritti insieme a Gianna Nannini, Mario Castelnuovo,
Riccardo Fogli e collaboratore di Franco Battiato. Poche registrazioni, che
aumentano giorno dopo giorno, come un crescendo di una sinfonia ancora tutta
da scrivere. C’è il suono di una corte toscana al mattino con il canto del
gallo, il chiocciare delle galline, il calpestio della gente che cammina.
C’è il suono del vento sulle Apuane che sembra un improbabile xilofono. E
ancora la pioggia nella pineta della Versilia che ti proietta immediatamente
nel tuo passato scolastico e nelle emozioni del decadente D’Annunzio.

SOUNDSCAPE - C’è tutto questo e molto altro ancora. E tantissimo ci sarà più
avanti quando il progetto dell’Università di Siena, coordinato da
Pianigiani, sarà concluso. L'idea è quella di creare un archivio
multimediale dei suoni della natura e degli antichi manufatti che rischiano
l’estinzione. E affiancarlo a un altro archivio dove la musica della natura
e quella umana si fondono e diventano arte. «È ciò che è stato definito
soundscape – spiega Pianigiani -, parola inglese che deriva da landscape
(paesaggio), ovvero il paesaggio sonoro in cui viviamo, tutti quei suoni che
circondano la nostra vita e compongono la colonna sonora della quotidianità.
Sono semplici suoni della natura (acqua, vento, pioggia, ecc) o i suoni che
caratterizzano la presenza dell’uomo».

CULTURA UMANA - Un concerto al quale purtroppo gli umani non danno la dovuta
importanza. «Ed invece dobbiamo riconoscerli, ascoltarli e tutelarli –
continua Pianigiani – perché fanno parte della nostra cultura umana e sono
ecologia sonora». L'antropizzazione e l'inquinamento hanno cancellato suoni
straordinari e altri sono a rischio. Dunque è arrivato il momento di
immortalare queste emozioni. «Non solo per contribuire alla loro salvezza –
spiega Fabio Roggiolani, leader dei Verdi toscani e presidente della
Commissione sanità della Regione Toscana – I suoni della natura sono cosa
viva e possono essere impiegati anche in medicina. Ci sono pagine e pagine
di letteratura medica che dimostrano come l'ecologia sonora possa essere
applicata in alcune terapie per creare un ambiente favorevole al malato. Noi
abbiamo già un progetto per inserirla in alcune strutture sanitarie, tra le
quali l’ospedale di Pitigliano, il primo nel quale convivono medicina
tradizionale e alternativa».

NATURA - Tra i suoni che saranno campionati e catalogati quelli del Parco
naturale della Maremma, con i suoi torrenti, i fruscii particolari provocate
da piante autoctone alcune minacciate dall'estinzione. Poi toccherà alla
vendemmia, nel Chianti e in altre aree dove i vigneti sono sovrani. E ancora
saranno registrati i venti e gli animali delle Dolomiti, gli antichi mercati
(Porta Portese a Roma, la Vucceria a Palermo), i suoni dei vecchi mestieri.
Ci saranno anche le emozioni sonore delle manifestazioni popolari, come il
Palio di Siena, delle risacche dei litorali minacciati dall'erosione, dei
barconi di legno sui fiumi oggi sostituiti dai motoscafi in vetroresina.
«Uno degli obiettivi del progetto è quello di è far conoscere la dimensione
ecologica del suono – continua Pianigiani –. Le domande sono: conosciamo
davvero i suoni di Madre Natura? Sappiamo interpretarli? E che effetti o
sensazioni ci danno? Dunque, isolare i suoni e imparare a riconoscerli può
essere importante anche per creare un mondo migliore».

Marco Gasperetti

#14101 Da: "amadeux@gmx" <amadeux@...>
Data: Gio 20 Ago 2009 7:33 am
Oggetto: Una delusione d'amore manda il cuore in pezzi
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Una delusione d'amore manda il cuore in pezzi

Fonte: salute.agi.it

E fa realmente male alla vittima di Cupido. Un gruppo di ricercatori
dell'Università della California ha infatti scoperto un collegamento
genetico tra il dolore fisico e il rifiuto sociale. Questo significa,
secondo quanto riportato dalla rivista Proceedings of the National Academy
of Sciences, che la rottura di un rapporto può essere davvero molto dolorosa
anche a livello fisico.

Gli scienziati hanno trovato che il gene 'OPRM1' (recettore mu per gli
oppioidi), che regola i più potenti antidolorifici del nostro corpo, è anche
coinvolto nelle esperienze sociali molto dolorose. Una variazione di
'OPRM1', spesso associata al dolore fisico, è legata anche alla quantità di
dolore sociale che una persona sente quando viene rifiutata.

Alcune persone, in particolare, presentano una rara forma del gene e sono
più sensibili al rifiuto e quindi al dolore sociale. Per arrivare a queste
conclusioni i ricercatori hanno analizzato i campioni di saliva di 122
volontari per capire quale versione del gene 'OPRM1', quella più sensibile o
meno, avevano i soggetti.

In primo luogo, i volontari hanno risposto a una serie di domande per
misurare la propria sensibilità al rifiuto. Sono stati invitati poi a
esprimere il proprio accordo o disaccordo con affermazioni tipo “Io sono
molto sensibile a tutti i segnali di una persona che non vuole parlare con
me”. Infine, i ricercatori hanno testato le emozioni di 31 volontari quando
sono stati volutamente esclusi da un gioco al computer che prevedeva un
scambio di una palla virtuale tra i partecipanti. “Le persone con la rara
forma del gene del dolore, che hanno mostrato in precedenti lavori di essere
più sensibili al dolore fisico, hanno anche segnalato i più elevati livelli
di sensibilità al rifiuto e hanno dimostrato una maggiore attività nella
regione del cervello associata al dolore sociale quando sono stati esclusi”,
ha spiegato Naomi Eisenberge, una delle autrici dello studio. È la prima
volta che gli scienziati sono riusciti a dimostrare che i geni coinvolti nel
dolore fisico sono legati a loro volta a esperienze mentalmente dolorose,
come quella di una rottura amorosa.

#14100 Da: <amadeus@...>
Data: Gio 20 Ago 2009 7:32 am
Oggetto: Il mistero delle Bermuda
amadeus@...
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Il mistero delle Bermuda

Autore: Michael Preisinger (Il dott. Preisinger ha pubblicato le sue
ricerche ne “Il Triangolo delle Bermude. Una spedizione svela il mistero
dell'arcipelago maledetto”. Ediz. Piemme.) / Fonte: www.segnidalcielo.it

STARGATE NEL TRIANGOLO DELLE BERMUDA

Gli scienziati ipotizzano che le difformità siano causate da microscopici
“wormholes”: la base navale americana AUTEC potrebbe essere una sorta di
Area 51 dei Caraibi. Ma in quelle acque si nasconderebbero anche le vestigia
di Atlantide

Oceani di inchiostro sono stati versati sull'argomento Triangolo delle
Bermuda, quella sorta di “pozzo di S.Patrizio paranormale” dove sono
scomparse centinaia di navi e una ventina di aerei e dove hanno luogo
deviazioni dei campi magnetici, improvvise formazioni di fitta nebbia, una
quantità di avvistamenti UFO decisamente superiore alla media e molto altro
ancora. Svariate ipotesi hanno accompagnato questi rapporti, tra di esse, la
più controversa è la teoria secondo cui l'arcipelago delle Bahamas sia
formato dalle cime dei monti del perduto continente di Atlantide, affondato
in questi mari millenni orsono.

Io sono uno storico, con alle spalle un dottorato in storia e sociologia
all'Università di Colonia - quindi ben allenato ad evitare le congetture e
ad attenermi ai fatti - e non mi aspettavo certo di contribuire un giorno a
questa controversia. Ma il caso ha disposto diversamente. In qualità di
istruttore sub professionista, nel 1995 venni mandato, dalla compagnia per
la quale lavoravo, a Nassau, nelle Bahamas, per un periodo di sei mesi.
Durante il mio lavoro, i proprietari delle imbarcazioni del luogo mi
riferirono spesso che la lettura delle loro bussole aveva presentato delle
improvvise deviazioni, portandoli completamente fuori rotta. La mia
curiosità ebbe il sopravvento e decisi di rintracciare eventuali
irregolarità dei campi magnetici nelle zone in cui erano state notate le
deviazioni, cercando di registrare misurazioni dettagliate.

A caccia di prove

Basandomi sui resoconti che avevo udito, scelsi di immergermi in sette
diverse località: Fish Hotel, Lyford Cay e White Hole, vicino a Nassau; Lost
Blue Hole, a circa un'ora di navigazione da Nassau; Dogleg Reef, ad un'ora
da Marathon, nelle Florida Keys; il cosiddetto “Atlantis Wall”, vicino
Bimini; e Sunken Train, presso Eluthera. Due colleghi sommozzatori - lo
statunitense Al Miller ed il giamaicano Joel Green - mi accompagnarono in
queste spedizioni. Nell'arco di un paio di mesi ci immergemmo da una a sette
volte a settimana, tuffandoci più volte in ogni località, solitamente
scendendo ad una profondità di poche decine di metri. Ogni immersione durava
in media 60 o 75 minuti. Trovammo prove evidenti di deviazioni magnetiche in
quattro di quelle zone: Fish Hotel, Lyford Cay e White Hole nelle Bahamas e
Dogleg Reef nel sud della Florida. Durante le nostre immersioni raccogliemmo
elementi molto precisi sulle differenze riscontrate tra i valori normali e
quelli effettivamente registrati dalle nostre bussole.

Nei mesi seguenti trasmisi questi dati a diversi fisici in tutto il mondo.
Tutti furono concordi nell'affermare che tali anomalie dei campi magnetici
terrestri potevano essere causate da microscopici “wormholes” che apparivano
e scomparivano in brevissimo tempo. Non riuscivano ad immaginare altre
possibili spiegazioni. Il Prof. John Wheeler, dell'Università di Princeton,
descrive i wormholes come dei “tunnel di transito” tra diverse dimensioni
della realtà. Secondo Wheeler i wormholes misurerebbero solo una
giga-frazione di un centimetro quadrato ovvero, in cifre, il numero 1
preceduto da 33 zeri, preceduti da una virgola decimale. Si suppone che
questi mini-buchi neri, che appaiono e scompaiono continuamente dalla
geometria dello spazio, siano delle minuscole particelle di “materia
virtuale” ovvero che essi possano esistere solo per un limitato periodo di
tempo. I cosiddetti mini-buchi bianchi, loro controparte, sarebbero invece
composti di anti-materia virtuale. Nella base navale AUTEC, nelle Bahamas,
secondo alcune fonti accreditate, verrebbero condotte ricerche segrete sugli
UFO Ogni volta che questi due tipi di materia virtuale si formano, a
qualunque livello, si auto-distruggono immediatamente. Il Prof. Wheeler,
tuttavia, non sa spiegare il motivo del continuo apparire, scomparire e
riapparire di tali mini-buchi.

Opinioni scientifiche

Riguardo le mie registrazioni di anomalie nei campi magnetici, ecco i pareri
espressi da alcuni degli scienziati - in genere fisici quantistici - con i
quali ho parlato. Secondo il fisico Dott. Werner Muller, di Karlruhe:
“Basandomi sulle cifre che mi ha fornito e sul fatto che non sono state
trovate fonti naturali sul fondo del mare, non restano altro che le teorie
della fisica quantistica per spiegare questo fenomeno”.

Per il Prof. Tsung-Min Gung, fisico di Tokyo: “Se le teorie sulle
connessioni interdimensionali non sono totalmente errate e se esse possono
venire sviluppate come mi aspetto, la stretta interdipendenza esistente tra
la gravità ed il campo magnetico terrestre potrebbe essere uno dei modi per
individuare queste aperture fra diverse dimensioni”.

Dal canto suo, il fisico Dott. Grazyna Fosar, di Berlino, afferma: “Dal
punto di vista della fisica, l'unica spiegazione ragionevole per queste
misteriose deviazioni nei campi magnetici è l'esistenza di 'porte' verso
l'iperspazio”.

Sorprendenti risultati, che mi portarono a studiare, con sempre crescente
interesse, gli altri fenomeni caratteristici del “Triangolo delle Bermuda”,
associati alla zona delle Bahamas.L'isola di Andros, sede dei laboratori
dell'AUTEC L'ipotesi che le deviazioni magnetiche siano causate dalla
presenza di “stargates” era già stata avanzata qualche tempo fa (sebbene,
per quanto ne so, sono stato il primo a raccogliere dati effettivi a
riguardo) e alcuni ricercatori hanno associato proprio alla presenza di
questi “stargates” l'incidenza estremamente alta di avvistamenti UFO
registrata in quell'arcipelago.

Una base navale top-secret

Molti di tali avvistamenti avvennero presso l'Atlantic Undersea Test and
Evaluation Center (Centro Subacqueo Atlantico di Test e Valutazione) o
AUTEC, base navale americana nelle Bahamas. Pertanto, alcuni ricercatori
credono che l'AUTEC potrebbe essere una sorta di “Area 51” sottomarina: un
luogo dove il governo americano effettuerebbe delle ricerche segrete sugli
UFO e che, di tanto in tanto, verrebbe persino visitato dagli alieni. Decisi
di indagare fino in fondo queste incredibili congetture. L'AUTEC possiede
delle risorse davvero uniche, incluso un poligono subacqueo per sperimentare
e studiare armamenti acustici. Si trova sull'isola di Andros, 285 chilometri
a sud est di West Palm Beach, Florida.

Le installazioni ed i laboratori di Andros - per visitare i quali bisogna
procurarsi uno speciale permesso - coprono meno di due chilometri quadrati
di territorio ma, in realtà, l'AUTEC comprende ben 2.688 chilometri quadrati
del circostante Mar dei Caraibi. Questa zona dell'oceano consiste in una
baia dalle acque abissali e dai fondali scoscesi, lunga 160 chilometri e
larga 32, profonda dai 700 fathom (misura di profondità: 1 fathom = 1,829
m.) dei bordi ai 1.100 fathom del suo lato nord. A conti fatti, si tratta di
un'enorme quantità di spazio acquatico. Inoltre, ho saputo da più fonti che
la base di Andros è sottoposta a misure di sicurezza severissime e
top-secret.

UFO e “blue holes”

Nelle acque circostanti l'isola, di tanto in tanto sono stati avvistati
strani apparecchi che non solo somigliavano ad UFO, ma ne avevano anche la
stessa sbalorditiva rapidità di movimento e che eseguivano le medesime
incredibili virate ad angolo acuto. Un uomo d'affari viennese mi riferì che,
mentre circumnavigava le coste di Andros con il suo yacht, vide ad una
distanza di circa tre chilometri (era una giornata molto limpida), in acque
profonde più di due chilometri, un oggetto immobile che scambiò per una
balena. Avvicinandosi a meno di 800 metri dall'oggetto - che aveva iniziato
ad emettere uno strano bagliore - scoprì che si trattava invece di un
qualche genere di apparecchio tecnologico, dal design ultramoderno.
Improvvisamente, l'apparecchio partì dirigendosi verso sud, a quella che il
testimone definì “una velocità folle”. Scivolò sulla superficie dell'acqua
per poi scomparire istantaneamente tra le onde, senza più riapparire.

Mi sono state riferite teorie di cospirazione e di insabbiamento di natura
molto oscura, fiorite intorno al tema dell'AUTEC quale possibile Area 51
sottomarina, così come voci simili circolano sulla vera Area 51. Eccovene un
esempio, riferitomi da un informatore che ho intervistato nel Novembre 1998,
nel quartier generale della NASA a Cape Kennedy, Florida. Egli mi raccontò
che Rob Palmer - un sommozzatore inglese molto noto ed apprezzato
nell'ambiente, che era stato per diversi anni direttore di un centro
ricerche sui “blue holes”, nelle Bahamas - nel Luglio del 1997 era scomparso
durante un'immersione compiuta nel Mar Rosso, in Israele, e lo si riteneva
morto. I “blue holes” (o buchi blu) sono delle piccole caverne sottomarine
che si sono apparentemente formate dall'interno e che si trovano soprattutto
in quell'arcipelago. Io ritengo che i blue holes potrebbero essersi generati
a causa delle continue apparizioni e sparizioni dei microscopici wormholes.

A quanto sembra, Rob Palmer aveva una teoria analoga e, inoltre, era
convinto che i blue holes potessero essere dei punti di transito per gli UFO
in arrivo da altre dimensioni. Le sue indagini lo stavano portando sempre
più vicino all'isola di Andros, dove vi è una vera proliferazione di questi
blue holes. Il mio informatore mi disse che circolavano alcune voci secondo
cui Palmer era stato ucciso da ufficiali dell'AUTEC, probabilmente perché
sapeva troppo, tramite una suggestione post ipnotica che lo avrebbe indotto
al suicidio mentre si trovava in immersione nel Mar Rosso. In qualità di
storico, non è mia intenzione approfondire simili tristi supposizioni, ma il
semplice fatto che tali voci esistano suggerisce che potrebbe effettivamente
essere in atto un qualche genere di attività clandestina nella base di
Andros.

E Atlantide riemerse dalle acque

Poiché molto del materiale che avevo studiato aveva dimostrato di avere una
base di verità, per quanto indiretta, decisi di indagare la storia secondo
cui l'area delle Bahamas corrispondeva all'antico continente di Atlantide
non completamente sommerso. Molti hanno creduto per lungo tempo che le mura
sottomarine di Bimini fossero una vestigia di Atlantide. L'idea era stata
avanzata in un primo momento dal medium Edgar Cayce, il quale affermava che
molte delle persone da lui esaminate avevano vissuto vite precedenti in
Atlantide. Alcuni scienziati del British Government's Building Research
Establishment (Fondazione per la Ricerca Edilizia del Governo Britannico),
usando le più recenti tecnologie, hanno persino scoperto delle minuscole
quantità di carbone ed oro all'interno di quelle che sembrano essere pietre
lavorate dall'uomo, trovate sul fondale di Bimini.

Come storico, mi interessa principalmente lo studio delle fonti primarie
d'informazioni, piuttosto che secondarie, pertanto decisi di leggere l'unico
testo sul quale sono state basate le migliaia di libri dedicati ad
Atlantide: il Crizia, dialogo scritto dal filosofo greco Platone.
Soprattutto, decisi di leggerlo non in chiave mitologica o metaforica, come
molti fanno, ma come un vero documento storico. Pertanto tralasciai i
dettagliati resoconti degli splendori di questo antico regno, concentrandomi
invece sulle sue dimensioni, che ci sono state tramandate da Platone: che
forma aveva Atlantide? Quali erano la sua lunghezza e larghezza ?

Appresi qualcosa di affascinante: se potessimo prendere l'attuale arcipelago
delle Bahamas e sollevare l'intera massa della terraferma di 90 metri - o,
per metterla in altro modo, abbassare il livello dell'acqua che circonda le
Bahamas di 90 metri (riportandola al livello che aveva durante l'ultima Era
Glaciale) - ci troveremmo di fronte un territorio che corrisponderebbe in
maniera impressionante, per forma e misura, all'antica Atlantide descritta
da Platone: il filosofo scrisse nel Crizia che tale continente era più
grande dell'Egitto (ovvero dell'Egitto allora conosciuto); che il centro
dell'isola, non distante dal mare, era formato da una pianura circondata da
bassi rilievi ad una distanza di 9 chilometri; e che questi stessi rilievi
si trovavano in un'ampia pianura, circondata da alte montagne ad una
distanza di 321 chilometri.

La zavorra dei Confederati

Tuttavia, le mie conclusioni riguardo le cosiddette Mura di Bimini, presunte
rovine di Atlantide, non sono affatto così “New Age”. Credo, infatti, che le
pietre che le formano e che appaiono lavorate dall'uomo, non provengano
affatto da Atlantide ma che siano state lasciate là durante la Guerra Civile
Americana. A quell'epoca un gran numero di navi forzava il blocco
dell'Unione per trasportare merci e rifornimenti nei porti dei Confederati.
Braccati dalle navi dell'Unione, questi vascelli spesso si rifugiavano nelle
basse acque delle Bahamas, dove le grosse navi da guerra non potevano
seguirli. Per riuscire a navigare al di sopra degli scogli che costellavano
le acque erano spesso costretti a disfarsi del peso eccessivo, in modo da
diminuire il pescaggio delle imbarcazioni. Il modo più semplice di farlo era
liberarsi dei massi di granito usati come zavorra nelle stive. Penso che
questa abitudine possa spiegare la presenza di gran parte delle pietre
scoperte oggi in luoghi come Bimini.

Ho proseguito le mie indagini in molti altri campi. Trovando, ad esempio,
che le Bahamas hanno le loro personali leggende su misteriose creature
simili a scimmie, che non si lasciano vedere quasi mai: i “chickcharnies”.
Ho scoperto, inoltre, che esistono molte “storie di fantasmi” collegate alle
Bahamas e che gli sciamani della zona hanno fama di possedere dei poteri
semi-divini. Insomma, ho lasciato le Bahamas con la netta impressione - una
sensazione difficilmente comprovabile scientificamente - che in
quell'arcipelago vi sia un elevato grado di energia psichica o persino di
energia “interdimensionale”.

Ammaraggio subacqueo

Tuttavia, la mia attenzione torna agli “stargates subacquei dei Caraibi”
scoperti insieme agli amici Al Miller e Joel Green. Ho una proposta. Sarebbe
interessante cercare davvero di entrare in uno di questi “stargate”, se non
per il fatto che essi sono solitamente microscopici e che tendono a
fluttuare dentro e fuori dall'esistenza. Pertanto, vorrei suggerire che uno
o più fisici si immergano in alcune delle località dove sono state
riscontrate le anomalie magnetiche, magari quelle vicino a Nassau, in acque
poco profonde, non distanti dalla riva e dalla capitale delle Bahamas, che
potrebbe ospitare in maniera eccellente la stampa internazionale
eventualmente interessata ad assistere a questo inusuale “Ammaraggio
Subacqueo negli Stargates dei Caraibi”.

Devono sicuramente esserci molti scienziati giovani, atletici e sportivi che
potrebbero venire persuasi ad indossare l'equipaggiamento da sub e ad
avventurarsi sul fondo dell'oceano per scoprire quali sensazioni telepatiche
e quali messaggi sarebbero in grado di cogliere, filtrati nell'attimo in cui
questi microscopici wormholes si aprono per poi richiudersi e riaprirsi. La
mia proposta può sembrare bizzarra, ma io ed i miei colleghi sommozzatori
saremmo lieti di addestrare i ricercatori disposti a tentare e di scendere
poi con loro sul fondo dell'oceano a largo delle Bahamas.

#14099 Da: <amadeux@...>
Data: Gio 20 Ago 2009 7:25 am
Oggetto: "Cosa c'è di sbagliato nel sesso"
amadeux@...
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"Cosa c'è di sbagliato nel sesso"

(Una risposta)

La vera libertà non è essere liberi per fare sesso, ma liberarsi dal sesso.

di Caitanya Carana Dasa


Quando i media colpiscono i nostri occhi con immagini di corpi seminudi, i
legislatori si oppongono con leggi che proibiscono l’oscenità e i media
accusano il governo di voler controllare la moralità personale. “Chi siete
voi per limitare il nostro piacere sessuale?” protestano i libertini. “Che
cosa c’è di sbagliato nel sesso?” “La sessualità incontrollata,” dicono i
conservatori, “degrada la società:” Tutti hanno a cuore il diritto di
godersi la vita e i libertini, per difendersi, fanno appello a questo
diritto. Ma non potrebbero così far fallire il vero scopo che dichiarano di
voler proteggere? È possibile che le restrizioni morali sull’attività
sessuale siano un sostegno anziché un impedimento al nostro diritto di
godere la vita? Questa in realtà è l’audace e disarmante affermazione delle
Scritture vediche: possiamo godere meglio la vita riscoprendo la nostra
natura spirituale e questa riscoperta richiede il controllo dell’attività
sessuale. Esaminiamo il punto di vista vedico sul rapporto tra sessualità,
spiritualità e ricerca della felicità.


LA VISIONE VEDICA

Un veggente vedico ci direbbe che le radici dell’attuale confusione morale
si trovano nell’ignoranza spirituale. Oggi alle persone dedite ai piaceri
materiali viene lasciata la scelta dei propri obiettivi. Ignorando la realtà
spirituale, l’uomo moderno non ha basi su cui costruire una moralità
oggettiva. I venti tempestosi dei cambiamenti sociali scuotono e sconvolgono
quelle regole morali che non hanno radici nella conoscenza spirituale. Prima
di immergerci in una frenetica lotta per il piacere, i testi vedici ci
invitano a prenderci il tempo di chiederci: “Chi è questo “io” a cui
cerchiamo di dare piacere?” Davanti a questo fondamentale problema
d’identità, oggi la maggior parte delle persone possono solo sbattere le
ciglia per lo stupore. Completamente all’opposto, i testi vedici affermano
con chiarezza e sicurezza che non siamo prodotti della materia; siamo anime,
esseri spirituali prigionieri di corpi materiali. La nostra vera casa è il
mondo spirituale, dove siamo eternamente gioiosi in una personale relazione
d’amore con il supremo essere spirituale, Krishna.

Facendo cattivo uso del nostro libero arbitrio, ci rifiutiamo di amare e
servire Krishna e veniamo posti in un mondo di materia, dove abitiamo in una
serie di corpi materiali che accettiamo come il nostro sé. Solo in questo
stato di amnesia spirituale possiamo perseguire la nostra ricerca della
felicità materiale. Quando attraversa un vetro rosso, un raggio di luce
bianca ne esce rosso. Allo stesso modo quando il puro, disinteressato
desiderio d’amore dell’anima per Krishna attraversa la copertura del corpo
materiale, ne emerge come un degradato, ardente desiderio egoistico per i
corpi del sesso opposto. Sotto la magia dell’illusione creata
dall’accettazione del corpo come il sé, il nostro amore per Dio si deforma
in desiderio lussurioso per la materia. La lussuria fa nascere in tutti gli
esseri viventi un irresistibile impulso per il piacere sessuale e per le
altre forme di piacere materiale. Lo Srimad Bhagavatam (7.9.45) descrive la
natura del piacere sessuale: “Il piacere che deriva dal sesso è
insignificante come il sollievo che si ottiene quando ci grattiamo per il
prurito. Il piacere sessuale non porta alla vera soddisfazione ma a
molteplici sofferenze.

Come una persona saggia tollera lo stimolo a grattarsi per un prurito, così
dovremmo imparare a tollerare lo stimolo all’appagamento sessuale.” Sulla
base di questo verso, possiamo notare tre caratteristiche inevitabili del
piacere sessuale: è temporaneo, illusorio e fonte di sofferenza. Vediamo
come: Temporaneo: sebbene i media propagandino una felicità erotica senza
limiti, il piacere sessuale è di una brevità sconvolgente. Come la capacità
di una spugna di dare acqua, la capacità del corpo di provare piacere è
limitata. All’inizio, quando la spugna è piena d’acqua, basta una piccola
pressione perché l’acqua sgorghi fuori, ma quando la spugna è stata spremuta
più volte, è difficile farne uscire anche poche gocce. Alla fine tutto ciò
che resta è lo sforzo di spremere. Nello stesso modo l’atto sessuale
comporta uno sforzo crescente e un piacere che diminuisce e alla fine si
conclude con un completo esaurimento. L’analogia della spugna si applica non
solo all’atto sessuale, ma anche alla capacità sessuale di un’intera vita.

Nella giovinezza il corpo offre il piacere sessuale con facilità, ma quando
il corpo invecchia, il sesso richiede uno sforzo crescente e produce un
piacere che diminuisce. Alla fine, con l’impotenza della vecchiaia il
piacere si annulla. Poiché il piacere sessuale è temporaneo, il Bhagavatam
lo definisce insignificante. Illusorio: come un’automobile e il suo autista,
il corpo e l’anima hanno necessità distinte. Mettere carburante nella
macchina non può alimentare l’autista; la gratificazione materiale non porta
mai alla soddisfazione spirituale. Allora perché sembra che il sesso dia
così tanto piacere? L’analogia del Bhagavatam di grattarsi per un prurito ci
dà la risposta. Grattarsi per il prurito sembra dare piacere, ma in realtà
dà solo un sollievo temporaneo. Nello stesso modo il cosiddetto piacere
sessuale non è nient’altro che un sollievo temporaneo dall’agitazione
sessuale. Causa di sofferenza: come grattarsi peggiora e prolunga il
prurito, così il piacere sessuale aumenta e prolunga la nostra sofferenza
nell’esistenza materiale.

Il sesso perpetua la nostra errata identificazione con il corpo,
obbligandoci in questo modo a subire le inevitabili sofferenze fisiche,
sociali e ambientali dell’esistenza materiale. Inoltre, più pensiamo di
essere il corpo più soffriamo quando il nostro corpo è colpito dalla natura
con il doloroso viaggio attraverso la malattia, la vecchiaia avanzata e la
morte. Il sesso, specialmente quello illecito, porta a complicazioni come
l’aborto, le ragazze madri, le rotture matrimoniali e le violenze sessuali.
Il sesso illecito ci espone inoltre al pericolo di malattie trasmesse per
via sessuale quali l’AIDS, che minaccia di eliminare una parte rilevante
della popolazione umana. Questo non è tutto, perché la mancanza di
soddisfazione spirituale perseguita tutte le anime del mondo materiale
provocando un’insoddisfazione cronica. La falsa convinzione che questa
insoddisfazione derivi da un’insufficiente gratificazione dei sensi è il
veleno dell’anima e la causa del suo inutile sforzo per la felicità.


LA SCIENZA DEL SESSO

Attraverso questo sbocco filosofico, vediamo come la cultura vedica salva
l’anima. L’ordine sociale vedico aiuta ogni anima in un corpo umano a
ritornare al suo primitivo stato originale. A questo scopo, l’educazione
vedica oltre ad insegnare abilità commerciali, tecniche e fisiche, è
finalizzata a trasmettere una profonda comprensione filosofica della nostra
intima identità spirituale. Questa educazione protegge gli studenti dal
diventare vittime di passioni sessuali che incatenano e rendono ciechi. Il
sesso è un impulso fisico fondamentale che sfocia naturalmente nella
procreazione. La scienza vedica, che è molto più sottile e sofisticata
dell’odierna scienza basata sulla materia, indica che la coscienza dell’uomo
e della donna al momento dell’unione determina il tipo di anima che entra
nel grembo della madre per mezzo del seme del padre. Con questa conoscenza
una coppia di sposi compie l’atto sessuale come un servizio sacro per la
famiglia, la società e Dio. Essi accettano la pesante responsabilità di
portare nel mondo un’anima che crescerà per diventare un cittadino
esemplare, disinteressato e dotato di principi, che potrà portare un immenso
beneficio al mondo. Questa unione santificata è un’espressione del divino.

Nella Bhagavad-gita (7.11) Sri Krishna dice, dharma-viruddho bhutesu kamo
’smi: “Sono l’unione sessuale che non è contraria ai principi della
religione.” Oggi tutto questo può apparire impraticabile, perfino
innaturale, perché siamo soggetti ad un attacco dei media saturo di
sessualità velata o evidente. Il fine naturale del sesso è la procreazione.
Con la contraccezione e l’aborto gli esseri umani separano in modo
innaturale l’accoppiamento dalla procreazione. Le loro menti sono piene di
sogni e progetti di quel piacere sessuale da cui derivano i problemi già
presentati, che sono la conseguenza della licenziosità sessuale. Perciò i
testi vedici ci ricordano che la vera libertà non significa essere liberi
per fare sesso bensì essere liberi dal sesso. Consapevoli delle
complicazioni e delle sofferenze che derivano dalla pratica sessuale, alcune
persone si dedicano al celibato per tutta la vita. Tuttavia la maggior parte
delle persone non vuole o non è in grado di scegliere questo percorso,
perciò le Scritture vediche indicano nel matrimonio la via per regolare
l’impulso sessuale in modo religioso.


PROTETTI DAL MATRIMONIO

Quando le coppie dotate di conoscenza filosofica si sposano, si rendono
subito conto, grazie alle discipline spirituali che seguono, della futilità
del piacere fisico. Allora basano il loro rapporto sulla reciproca
assistenza nel viaggio di ritorno a Krishna. Srila Prabhupada scrive: “Il
matrimonio è fatto per regolare la mente umana affinché essa divenga serena
e permetta così di avanzare spiritualmente.” Quindi nella cultura vedica lo
scopo principale del matrimonio non è il piacere fisico, ma la purificazione
spirituale. Perciò anche nel matrimonio il sesso viene limitato. Le regole
per l’attività sessuale non hanno lo scopo di privare le persone del piacere
e obbligarle a vivere una tormentata vita di abnegazione. Esse costituiscono
invece un trampolino che aiuta a catapultare l’anima sulla piattaforma
trascendentale affinché ottenga una felicità spirituale senza limiti, un
diritto costituzionale dell’anima. La posizione vedica è che questo piacere
materiale inchioda la coscienza dell’anima al corpo e, mentre ci offre solo
una goccia di piacere, ci priva dell’oceanica felicità spirituale che ci
spetta. Perciò l’assenza di restrizioni, la non restrizione, priva l’anima
della felicità. La continenza è un valore universale prescritto non solo
dalle Scritture vediche, ma anche da quelle di tutte le grandi religioni. È
un prerequisito per proteggerci dal coinvolgimento materiale e creare la
base per elevare la nostra coscienza al livello spirituale.


LA STORIA DELLA DEGRADAZIONE

Lo scopo della cultura vedica, come di altre culture religiose tradizionali,
è quello di risvegliare il nostro amore per Dio ora dormiente e ottenere
così una felicità eterna. Nel corso dei secoli, con il graduale declino
della spiritualità, questo scopo è stato oscurato e dimenticato. Una volta
le persone per rispetto alla tradizione sociale e religiosa seguivano regole
di autocontrollo, ma con il diffondersi della scienza occidentale e del suo
riduzionismo, le persone hanno cominciato a considerare inutili queste
regole. Forti della loro superiorità sociale e fisica, gli uomini hanno
cominciato a sfruttare le donne come macchine per il sesso. Offese dallo
sciovinismo degli uomini, le donne hanno ricambiato usando il loro fascino
femminile per sedurre gli uomini ed usarli come macchine da cui prendere
continuamente denaro. I divorzi e le relazioni sessuali prematrimoniali ed
extraconiugali sono diventati sempre più normali — tutto per la ricerca del
piacere. Incursioni occasionali nella promiscuità sono degenerate in
un’avventate ricerca di relazioni il cui unico scopo è il piacere. Si è
diffusa ogni sorta di perversione sessuale. Coperto da tutta questa
frenetica ricerca del piacere c’è lo struggente desiderio di riavere la
nostra relazione originale con Krishna. Il sesso è la principale distrazione
che devia la nostra ricerca di felicità dal piano spirituale a quello dei
corpi. Quanto più cerchiamo la felicità nel sesso, in qualsiasi forma, tanto
più ci priviamo della vera felicità, mentre strati di oblio sempre più
spessi avvolgono l’anima spirituale.


LA NOSTRA SCELTA

Una speranza però c’é. Se i dilemmi sulla moralità sessuale riescono a
spingere le persone intelligenti ad esaminare le basi spirituali dei loro
principi morali tradizionali, esse possono scoprire la ricchezza perduta del
loro cuore, il loro dimenticato Signore, Sri Krishna. Krishna ci aspetta
sempre. Suonando il Suo flauto c’invita a tornare alla gioia sublime di un
amore senza fine nella Sua dimora eterna — la nostra casa originale, il
mondo spirituale. Nell’attuale buia era di Kali ci ha aiutato a dirigere di
nuovo verso di Lui le nostre coscienze deviate rivelando Se Stesso nei Suoi
santi nomi, in particolare nel maha-mantra Hare Krishna. Quando i nostri
cuori sono riuniti con Krishna attraverso il mezzo sublime del suono divino,
ogni piacere materiale diventa disprezzabile. Gli insegnamenti vedici
possono aiutarci a renderci conto dell’attuale degradazione sociale
mettendoci in grado di confrontarci con essa e di contrastarla. Permetteremo
all’attuale ondata di degradazione di spazzarci via nell’oceano del peccato
e della sofferenza? O ci uniremo ad un equipaggio di coraggiosi marinai
spirituali che dirigono il robusto vascello della sincera spiritualità verso
le sicure spiagge dell’immortalità e della felicità? La scelta è nostra.



Caitanya Carana Dasa è un discepolo di Sua Santità Radhanatha Swami. È
laureato in ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni e fa servizio a
tempo pieno al tempio di Pune. La sua rivista di cibernetica gratuita, Lo
Scienziato Spirituale, dà una presentazione scientifica della coscienza di
Krishna.


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#14098 Da: <amadeux@...>
Data: Gio 20 Ago 2009 7:26 am
Oggetto: Io sono Lui
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Io sono Lui

"Gli Iniziati dell’India hanno riassunto il lavoro di
identificazione dell’uomo nella Divinità, con la formula «Io
sono Lui». Significa che solo Lui, il Signore, esiste; io non
esisto, oppure esisto solo come il Suo riflesso, la Sua ombra.
Finché l’uomo non conosce la sua vera realtà, s’identifica con
il proprio corpo fisico, con i propri sentimenti, i propri
pensieri, senza sapere che essi non sono la vera realtà. È
questa ignoranza a mantenerlo nella debolezza e nella malattia.
Nessun essere umano esiste in quanto creatura separata: noi
facciamo parte del Signore che è il solo a possedere
un’esistenza propria. Soltanto Dio esiste, e noi siamo una Sua
proiezione. Allora, quando diciamo: «Io sono Lui», ci leghiamo a
Lui, ci avviciniamo a Lui sino a diventare un giorno come Lui. Da
migliaia di anni, la storia ci trasmette la testimonianza di
esseri che sono riusciti a identificarsi nel Signore, e hanno
ricevuto la luce, i veri poteri, e hanno assaporato l’estasi."

Omraam Mikhaël Aïvanhov

#14097 Da: <amadeux@...>
Data: Mer 19 Ago 2009 9:42 am
Oggetto: Festival dell'India: l'Oriente incontra l'Occidente
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Festival dell´India: l´Oriente incontra l´Occidente

METTILO NELLA TUA AGENDA E NON DIMENTICARE ... TI ASPETTIAMO
IL 2-3-4 OTTOBRE
A GRUGLIASCO - TORINO

NELLE STRUTTURE DEL PARCO CULTURALE LE SERRE
IL GRANDE, UNICO,
Festival dell´India: l´Oriente incontra l´Occidente
ARRIVATO ALLA SUA 6° EDIZIONE

DEDICATA AL MAHATMA, NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA NON VIOLENZA,
E .... ALLO YOGA, AYURVEDA, DANZA, MUSICA, ARTIMARZIALI, ARTIGIANATO, ALLE
DEGUSTAZIONI INDIANE, MOSTRE, AWARDS, PROIEZIONI, MODA.... E....ANCORA... ALLA 
SPIRITUALITA´, SCIENZA, BENESSERE
PARTECIPATE NUMEROSISSIMI...SI IMPARA, CI SI DIVERTE ... ...SI CRESCE

PER I VISITATORI ED ESPOSITORI ARTIGIANATO
www.indiafestival.it
Comitato organizzativo. Direzione: Mara Quenda

PER GLI OPERATORI BENESSERE
www.worldyogayurveda.net
Comitato scientifico Referente  Amadio Bianchi

PER GLI ARTISTI E RAPPRESENTANTI SPIRITUALITÀ
www.suryanagara.it   www.worldindianart.net (in costruzione)
Comitato artistico e spirituale Referente Emy Blesio

E.... PER CHI VOLESSE FAR DEL KARMA YOGA E  COLLABORARE A UN´ESPERIENZA
COSTRUTTIVA.....
CHIAMATE 338 3116126 /335 68 24 330 o scrivete a: 
secretariat@...    secretariat@...

Creato nel 2002 da Emy Blesio ora si è arricchito di nuove tematiche, nuove
esperienze, e nuove collaborazioni, che lo rendono unico, e in tutta la sua
completezza, ancora inimitato in Europa.  Grazie ai suoi visitatori che lo hanno
consacrato nelle prime quattro edizioni come evento di livello mondiale, ha
avuto il riconoscimento dagli organi culturali di Delhi, India, dei quali gode
oggi del patrocinio.

Vi aspettiamo numerosissimi per celebrare
l´India, la sua cultura, il Mahatma Gandhi,
  con l´installazione di una sua statua,  e con la cerimonia del FUOCO che
seguirà...
Gli spettacoli incantevoli, l´artigianato ecc. ecc.
UN GRANDE ABBRACCIO DI PACE A TUTTI!!!
E... potreste cominciare il KarmaYoga diffondendo questo messaggio a tutti gli
amici, parenti, conoscenti....
Insomma a tutti coloro che possano essere interessati

#14096 Da: <amadeusoft@...>
Data: Mer 19 Ago 2009 9:37 am
Oggetto: Settimana di Formazione in Counseling Olistico
amadeusoft
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Settimana di Formazione in Counseling Olistico

22/28 Agosto 2009

Conduttore dott. Nitamo Montecucco
con il dott. Roberto Sassone, la dott.ssa Luisa Barbato, il dott. Mario
Betti, la dott.ssa Silvia Ghirlodi

Villaggio Globale Bagni di Lucca

(costo: 620 euro: nel prezzo sono compresi 7 pranzi e 3 cene; 525 euro per
gli iscritti all'Accademia Olistica)
 
Il corso prevede la lettura del "Manuale del Counseling Olistico" che può
essere scaricato gratuitamente dal sito web del Villaggio Globale
(www.globalvillage-it.com o da www.sicool.it)  In questo corso teorico
settimanale saranno insegnate le seguenti materie per il riconoscimento 
S.I.C.O.O.L del Counselor Olistico: Basi di Psicologia generale, Psicologia
dell'età evolutiva, Psicologia dell'essere e struttura dell'identità,
struttura dei caratteri e dei blocchi psicosomatici nell'evoluzione, Basi di
Psicologia sociale e psicosomatica sociale, Basi di Psicologia dinamica,
Psicologia dei gruppi e counseling per la conduzione dei gruppi di crescita,
Teoria e tecniche di comunicazione, Basi di Psicopatologia, etica e
deontologia professionale.  Saranno indicati i testi di riferimento
bibliografico per ogni materia trattata.

22/23 Agosto - Il Counseling Olistico orientato alla crescita personale.  Le
basi teoriche generali: l'unità umana e e la complessità terapeutica, i
modelli olistici dell'unità di coscienza umana e dello sviluppo d'identità
(il sé).  Basi scientifiche, neurofisiologiche, psicologiche e
transpersonali.  Lo sviluppo del potenziale umano e la terapia del risveglio
globale, neuropsicologia e stati di coscienza, basi di psicosomatica e
modelli energetici e psicologici.

24/28 Agosto - La pratica del counseling olistico e le tecniche di
meditazione.  Contatto ed empatia, le tecniche di respirazione e di
meditazione nel couseling, la regressione (olografica), l'emotional release,
l'arte del Counseling.  L'interpretazione psicologica-psicosomatica dei
grandi momenti della vita umana: la nascita, lo sviluppo fisico, emozionale
e psicologico, i traumi, lo sviluppo sessuale, la maturità, la morte.  Il
lavoro sul sogno e sul profondo.  Basi di analisi reichiana, comunicazione,
lavoro sul bambino interiore, dialogo delle voci, psicopatologia.

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a:
Segreteria Associazione Villaggio Globale
Villa Demidoff, 55022 Bagni di Lucca
Tel: 0583.86404 - Fax: 0583/805623 - e-mail: info@... -
sito: www.globalvillage-it.com
http://www.reteolistica.it
 

#14095 Da: <amadeus@...>
Data: Gio 13 Ago 2009 10:30 am
Oggetto: La cosiddetta MORTE CEREBRALE
amadeus@...
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La cosiddetta MORTE CEREBRALE

di Prof. Dott. Franco Rest

Il desiderio di morire è parimenti rispettato come quello di vivere? Nessuno
si preoccupa della pace di cui è in cerca il moribondo. L'atmosfera del
trapianto è più frenetica che pacifica... Chi ha ancora fame di vita
dovrebbe aspettarsi di ricevere nutrimento vitale, ma non “a spese” di
qualcun altro.

da
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/la-cosiddetta-morte-cerebrale.php

In relazione alla tematica della “donazione di organi”, tutte le riflessioni
si concentrano sempre e solo sui soggetti in attesa di trapianto, perdendo
quasi completamente di vista la vita dei “donatori di organi”, individui che
perlopiù hanno subito un incidente. Se si potesse chiedere ai moribondi come
desiderano morire, dalle loro risposte emergerebbero le seguenti
caratteristiche: chi sta per morire vorrebbe terminare la propria vita
indisturbato, senza indugio, senza fretta, nel rispetto della personalità,
socialmente integrato, accompagnato spiritualmente, sotto terapia del
dolore, lasciato andare ma non solo, per conto proprio ma non abbandonato,
assistito, in pace con se stesso e con il proprio ambiente, sazio di vita;
mentre ai suoi familiari e amici augurerebbe un lutto durevole che lo
accompagni e lo segua.

Se osserviamo queste parole chiave dobbiamo constatare che la medicina dei
trapianti non ha quasi più niente a che vedere con questo “desiderio di
morte” delle persone. Il libro di Renate Greinert ne è una conferma sotto
tutti i punti di vista. Non essendo cadaveri, ma individui che, nonostante
sia possibile prevedere quando subentrerà la loro morte, non hanno ancora
completato il processo di abbandono della vita, i cosiddetti morti cerebrali
necessitano di un particolare accompagnamento. Mentre si muore si vive
ancora intensamente. Quando una persona è in fin di vita, dovremmo smettere
di cercare di contrastare la morte, tanto la sua quanto quella di un
individuo in attesa di trapianto, ma consentire al moribondo di vivere fino
in fondo la propria morte. Ma poiché il suo interesse è concentrato sulla
vita del ricevente, la medicina dei trapianti finisce per perdere di vista
la conclusione della vita del morente e dei suoi familiari. È per questo
motivo che le voci sopraelencate che descrivono la “morte ideale” sono
diventate così importanti per noi.

Morte Cerebrale e Donazione degli Organi
Indisturbato: non ci intromettiamo nella morte poiché è qualcosa che
appartiene solo al moribondo. Ma nella maggior parte dei casi i prelievi di
organi sono intromissioni di estrema brutalità. È la persona morente che
deve poter plasmare la propria morte, non i medici. Accompagnamento
significa non intromettersi, trattenersi dall'usare qualsiasi genere di
misura che ritardi la morte, come ad esempio quelle necessarie alla
preparazione per un prelievo di organi.

Senza indugio: “l'accompagnamento relazionale” non prevede i rallentamenti
della morte necessari per il prelievo di un organo. Nei soggetti che stanno
effettivamente morendo, le trasfusioni di sangue, la ventilazione, gli
analgesici e gli anestetici hanno senso solo se favoriscono il decorso della
morte. La procedura di diagnosi e verbalizzazione di morte cerebrale può
protrarsi per svariati giorni. In oltre il 30% dei casi il prelievo degli
organi è avvenuto più di dodici ore dopo la constatazione della morte
cerebrale.

Senza fretta: questo si riferisce in primo luogo a tutte le forme di morte
assistita attiva o di eutanasia. La speranza che il prelievo di un organo
abbrevi il decorso della morte è illusoria.

Nel rispetto della personalità: il moribondo che viene accompagnato non è
“il polmone o il cuore o il fegato della stanza X”. La sua morte è qualcosa
di individuale e singolare. Sappiamo solo che l'essere umano muore, ma
ignoriamo il come, che è determinato solo dalla sua personalità e non dalle
apparecchiature, dalle équipe mediche, dalle costellazioni di interessi ecc.
Nel prelievo di organi si tende a dare per scontata la perdita della
personalità da parte del morente.

Socialmente integrato: nessun moribondo dovrebbe essere strappato ai suoi
legami e rapporti sociali (famiglia, amicizie). Anche i parenti, a loro
volta, non dovrebbero essere lasciati soli nello svolgimento di questo
compito. Invece, in caso di prelievo degli organi, i morenti vengono
separati da familiari e amici.

Accompagnato spiritualmente: nonostante la cosiddetta morte cerebrale, è
probabile che in vista della morte le persone continuino
ad avere immagini, visioni e desideri propri. Proprio lungo il percorso
comune di morenti e familiari si verificano molte cose che spesso vanno
perdute nello svolgimento dei trapianti. Per coloro che restano la morte si
scompone, così che all'improvviso ci sono varie morti e anche vari commiati:
la morte diagnosticata in seguito alla diagnosi di morte cerebrale, la morte
effettiva dopo l'asportazione degli organi e poi la morte definitiva. Le
immagini, le visioni e i desideri ad essa connessi entrano in confusione.

Sotto terapia del dolore: l'accompagnamento alla morte è anche controllo del
dolore mediante le cure palliative e le relazioni; molti dolori si
intensificano in mancanza di amore e attenzioni. Nel trapianto viene a
mancare il controllo di eventuali stati dolorifici nel morente; i parenti
vengono visti come fattore di disturbo. L'uso di anestetici in preparazione
al prelievo degli organi non attenua minimamente la gravità di questa
constatazione.

Lasciato andare, ma non solo: è precisamente in quest'arco di tensione che
Renate Greinert ha cercato di sopravvivere mentre voleva lasciar andare suo
figlio, senza però lasciarlo solo. E lui non è morto per conto proprio, ma
abbandonato; questo è lo strazio della morte descritta in questo libro.

Assistito: nonostante le numerose persone da cui è circondato, l'assistenza
al morente viene a mancare quasi del tutto nel prelievo degli organi.
L'assistenza è il dono che le persone vicine al moribondo gli fanno
“scortandolo” al bivio della morte.

In pace con se stesso e con il proprio ambiente: nessuno si preoccupa della
pace di cui è in cerca il moribondo. L'atmosfera del trapianto è più
frenetica che pacifica, e non si muore “sazi di vita”, anche se la morte più
piacevole è proprio quella di chi ha potuto vivere appieno la propria
esistenza. L'assistenza alla morte dovrebbe contribuire a questa sazietà, e
può morire sazio di vita solo colui al quale è stato concesso di vivere fino
in fondo. Chi ha ancora fame di vita dovrebbe aspettarsi di ricevere
nutrimento vitale, ma non “a spese” di qualcun altro. La fame di vita di una
persona in attesa di trapianto non può essere placata negando il nutrimento
vitale a un morente. Chi sta morendo in seguito a un incidente auspicherebbe
inoltre per la sua famiglia e i suoi amici un lutto che lo accompagni e lo
segua. Il lutto che accompagna la persona cara nel suo viaggio verso la
morte è ampiamente ostacolato dalle condizioni vigenti nei centri di
trapianto: mancanza di una vera apertura nell'elaborazione della perdita,
gestione opprimente del tempo a causa dei processi stabiliti,
assoggettamento alle esigenze del trapianto, allontanamento del morente dai
congiunti, mancanza di partecipazione agli ultimi attimi di vita e alla
morte. E piangere un cadavere che ha perso i propri organi è un lutto
snaturato, crudele e insostenibile.

Fonte: Renate Greinert, Morte Cerebrale e Donazione degli Organi
per approfondire vedi anche:
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/morte-coscienza.php

#14094 Da: <amadeusoft@...>
Data: Gio 13 Ago 2009 10:32 am
Oggetto: Stati atomici teletrasportati
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Stati atomici teletrasportati

Autore: Massimo Bertolucci

Fonte: National Institute of Standards and Technology

Un team di fisici, dell'istituto statunitense di ricerca National Institute
of Standards and Technology (NIST), sono riusciti ad evitare collegamenti
fisici per teletrasportare alcune caratteristiche peculiari di un atomo a un
altro. In pratica, sono stati trasferiti gli “stati quantici” di atomi non
uniti.

Gli scienziati si sono basati sulla manipolazione di sorgenti laser per
ottenere la veicolazione degli stati quantici di un atomo di berillio a un
altro situato oltre una serie di ostacoli su microscala. L'esperimento non
ha sempre funzionato: il suo tasso di successo è stato del 78 per cento. Un
semplice esperimento – commentano i promotori - che non può certo essere
paragonata con il teletrasporto narrato nei film di fantascienza, ovvero il
trasferimento fisico di persone e oggetti da un luogo a un altro.

Tuttavia, il metodo potrebbe trovare un valido riscontro nei computer
quantistici nell'ambito del trasferimento di grosse quantità di dati
mediante elementi di piccolissime dimensione.

#14093 Da: <amadeux@...>
Data: Gio 13 Ago 2009 10:29 am
Oggetto: IL KIRTAN
amadeux@...
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IL KIRTAN

da http://www.krishnadas.it

Il Kirtan, è una pratica spirituale e fa parte di un sistema di Yoga
chiamato Mantra Yoga. Letteralmente Kirtan significa « la ripetizione
continua di un Mantra ». Questo sistema di Yoga viene citato nei Tantra
Shastras, una scrittura antica Indiana, ed è un sentiero lungo il quale
l'aspirante spirituale utilizza le vibrazioni sonore per poter espandere ed
infine liberare la propria coscienza spirituale latente.

Nomi diversi, per esempio Samadhi, Nirvana, Coscienza di Cristo oppure
unione, sono stati dati per definire questo risveglio spirituale e
indubbiamente la pratica e la ripetizione di un Mantra è un metodo veloce,
sicuro e potente che si adatta a tutti gli aspiranti spirituali nella loro
ricerca di realizzarsi.

La scienza del Mantra Yoga non è limitata esclusivamente alla cultura
Indiana poiché si trova in tutte le culture spirituali del mondo. Infatti
l'incontrarsi della gente e il cantare canti sacri ha sempre fatto parte
della pratica spirituale in tutte le culture antiche. Ma man mano che
passava il tempo fu dimenticata l'essenza spirituale di queste pratiche che
invece vennero collegate col voodoo o la magia oppure vennero considerate
inutili poiché la gente aveva perso o dimenticato il loro importante valore
spirituale.

Invece, in India i santi e i saggi, gli Yogi e i Sannyas avevano conservato
questa grande scienza e avevano documentato tutto nei Tantra Shastra. I
mantra sono stati tramandati in sanscrito, lingua considerata pura; è stato
detto che è la lingua base dalla quale si sono sviluppate la maggior parte
delle nostre lingue odierne.

La lingua sanscrita consiste in una serie di lettere chiamate Akshara, che
letteralmente significano « gli indistruttibili »; la combinazione di queste
lettere individuali oppure le loro vibrazioni sonore formano ciò che sono
conosciuti come Mantra.

Ad ogni Akshara è associata una frequenza particolare o vibrazione che
agisce sull'individuo a diversi livelli di coscienza. Per cui le
combinazioni di queste Akshara nei vari Mantra aiutano a svegliare un certo
tipo di consapevolezza nell'individuo, a seconda della struttura dello
stesso.

E' interessante notare che anche nella scienza di Kundalini Yoga, un altro
ramo dello Yoga, a ciascuno dei Chakra (centri psichici del corpo) è
associata una forma specifica del loto. Su ciascuno dei petali dei diversi
loti sta un particolare Akshara o vibrazione sonora, mentre Sahasrara, che è
la sede della coscienza superiore, contiene tutte le Akshara. Così, se si
pratica e si perfeziona i vari Mantra, si purifica e si sveglia i diversi
centri psichici nel corpo e conseguentemente anche il loro centro che è
contenuto nel Sahasrara

La musica è sempre stata un mezzo molto potente per svegliare la coscienza
spirituale, per non parlare del suo valore nel liberare le tensioni emotive
e nell'indurre ad uno stato di tranquillità e rilassamento. Con la
combinazione del Mantra e della musica abbiamo una pratica che si chiama
Kirtan. Sul sentiero della meditazione il Kirtan è uno dei tre metodi con il
quale il Bhakti, l'amore trascendentale, viene risvegliato.

La musica è un'arte, un'espressione comune a tutte le culture ed è un mezzo
con il quale è stata soppressa quella esperienza nella vita che trascende le
parole, le azioni. La musica ha la qualità di trascendenza. Ha un potere
così grande che l'intelletto e la mente razionale non possono più funzionare
e ci si trasferisce nel regno dello spirito.

Per facilitare questo movimento, questo flusso, i Mantra sono stati lasciati
nella loro forma originale poiché qualunque tentativo per tradurre il
significato sarebbe puramente intellettuale.

Tramite la pratica del Kirtan e non tramite la conoscenza intellettuale,
vengono a poco a poco rivelati gli aspetti più profondi dei Mantra.

Ha parlato di questo aspetto del Bhakti e la sua attinenza nel riuscire a
meditare, Paramahamsa Satyananda durante la sua visita in Australia nel
1978. Infatti egli ha detto: « Una volta che è stato compiuto questo Bhakti,
viene spontaneo il Dhyana Yoga (la meditazione) ».

Il potere del Kirtan è innegabile e una volta che è stato sentito
l'aspirante, tramite il risveglio di questo Bhakti nel proprio essere,
subisce un cambiamento notevole nella sua spontaneità, nell'affrontare la
vita, sia interiore che esteriore.

Il metodo del Kirtan è stato adoperato da tanti santi e saggi per
trascendere la coscienza normale. Mira Bai, una grande devota di Krisbna,
aveva raggiunto il suo stato di beatitudine e realizzazione spirituale
tramite il ricordare e il cantare del sacro nome del suo Signore. Così è il
potere del Kirtan e del Mantra. Se l'individuo riesce a liberarsi dalle
proprie inibizioni e dai propri complessi, questo metodo ha il potere di
rompere le catene che normalmente legano la coscienza umana permettendo alla
coscienza individuale di fondersi con quella Divina.

#14092 Da: "Laboratorio Eudemonia" <eulab@...>
Data: Gio 13 Ago 2009 9:11 am
Oggetto: Dalla cieca imposizione alla libertà responsabile
eulab@...
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Molto cortesemente,
vi prego, permettetemi:



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La Rete del Grillo: "CIVILTA' DROGATE DI PROIBIZIONISMO"
http://www.beppegrillo.it/2009/08/agosto_e_il_mes/index.html?s=n2009-08-12
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Giustizia: verso il record dei detenuti suicidi dall’unità d’Italia
http://www.ristretti.it/commenti/2009/agosto/8agosto.htm
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Di fronte ad evidenze come queste non possiamo non pensare che oggi l'obiettivo
politico di maggior rilievo dev'essere un complessivo PROCESSO di LIBERAZIONE
dall'OPPRESSIONE STATALISTA di cui quanto sopra è solo una piccola espressione.
Nè "destra" nè "sinistra": non son più questi gli schieramenti da individuare,
bensì tra esseri umani che giustamente perseguono libertà ed oppressori che
vogliono loro toglierla! Tra LIBERI e STATALI!


Il primo passo da compiere è infatti quello di non pensar più che gli unici
responsabili di come vanno le cose in Italia e nel mondo siano i politici.
Bisogna considerare che, ad esempio qui nel nostro Paese, i politici, pur
disponendo, sì, del potere di rappresentanza, son comunque sempre solo poche
migliaia di persone a fronte di tre milioni e mezzo di statali, di assunti a
vita in quei ruoli che dovrebbero essere pubblici, quindi periodicamente
redistribuiti, ed invece sono da loro accaparrati, monopolizzati fin per mezzo
secolo.

Queste tre milioni e mezzo di persone compongono una fedelissima cerchia
protettiva intorno ai politici, un fossato di sbarramento, una spessa muraglia
che isola i cittadini dai governi ed impedisce ogni interazione e ricambio
umano. Dobbiamo considerare che son soprattutto gli statali a creare la cultura,
a diffonderla, a dire cosa dobbiamo pensare, cosa dobbiamo fare, cosa è
giustizia e cosa non lo è, come la si deve applicare e come no, con quali
farmaci ci dobbiamo curare, etc. etc. etc. Sono loro, in RAI, nelle Università,
nei tribunali, nelle ASL, nei mille e mille Enti ed Uffici pseudo pubblici, a
piegare il corso della nostra vita per indirizzarla verso dove voglion loro.


I riflettori dei media illuminano i politici, ma nell'OMBRA vi sono loro, gli
STATALI, a disporre di un potere meno evidente ma spesso perfino più marcato di
quello dei governanti. Un governante dopo qualche anno deve cedere il suo posto
ad altri. Uno statale NO! Gli statali, tre milioni e mezzo di piccoli despoti,
rimangono al "loro" posto per tutta la vita e per tutta la vita essi tessono fra
loro rapporti di indebito potere che possono giungere perfino a sovrastare
quelli dei politici.


In Italia come nel resto del mondo, gli statali rappresentano il più reale,
pesante, massiccio, ma anche il più rimovibile! ostacolo alla felicità
collettiva. Ai politici noi cittadini non possiamo dir nulla: essi sono
regolarmente eletti. Ma gli statali non hanno alcun diritto di appropriarsi di
un bene, i ruoli della Funzione Pubblica, che è di PROPRIETA' COLLETTIVA! La Res
Publica non può essere COSA LORO perch'é invece un sacro BENE COMUNE!

Bisogna prendere coscienza di questo inceppo all'evoluzione e buon funzionamento
sociale, di questo meccanismo decrepito, bisogna produrre materiale, non solo
giornalistico o letterario ma d'ogni genere artistico (perché solo l'Arte può
risollevare il mondo, non i giuristi ma gli artisti!), per diffondere ovunque
questa coscienza ed il progetto di una società rinnovata basata su una reale
partecipazione alla gestione della Res Publica.


Non solo l'Italia, ma l'intero mondo attende il VOSTRO CONTRIBUTO.


Buonissime cose,


Danilo D'Antonio

Monti della Laga
Teramo - Abruzzo



La Questione Pubblica:
http://equo-impiego-pubblico-a-rotazione.hyperlinker.org
http://www.hyperlinker.com/ars/interventi.htm

#14091 Da: "Fabio Bottaini" <fabio@...>
Data: Gio 13 Ago 2009 12:02 am
Oggetto: Data seminario spostata
flibor52
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Ciao,

la data del secondo appuntamento di Ecto Musica e Respirazione Olotropica:

http://xoomer.virgilio.it/lonarte/emro2.htm

è stata spostata al 3 e 4 ottobre 2009.

In questo incontro avrai accesso a luoghi e dimensioni mai esplorati prima.
Le emozioni saranno molto profonde e potranno trasformare in positivo il corso
della tua vita.
Richiedi il programma e rifletti, prima di prendere la tua decisione...
Buon Ferragosto, ~(:^)

Fabio Bottaini

#14090 Da: <amadeusoft@...>
Data: Mer 12 Ago 2009 1:12 pm
Oggetto: Copyright e Diritto d'autore
amadeusoft@...
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Copyright e Diritto d'autore

Il diritto d'autore è quel diritto riconosciuto dall'ordinamento dello Stato
a colui che abbia realizzato un'opera dell'ingegno a carattere creativo; in
Italia è disciplinato dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive
modifiche. In ordine di tempo una delle ultime proviene dalla Legge 22
maggio 2004, n. 128.

Opere tutelate
Vengono tutelate tutte le opere creative ("opere dell'ingegno"), in
particolare (ma si tratta di un'elencazione esemplificativa e non esaustiva)
quelle che siano riconducibili:
alla letteratura: opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche e
religiose (compresi i programmi per elaboratore e le banche dati), sia in
forma scritta che orale
alla musica: opere e composizioni musicali, con o senza parole, opere
drammatico-musicali e variazioni musicali purché costituiscano un'opera
originale in sé
alle arti figurative: opere di scultura, pittura, disegni, incisioni o
appartenenti ad arti figurative similari, compresa la scenografia
all'architettura: i disegni e le opere dell'architettura, le opere del
disegno industriale che presentino carattere creativo e valore artistico
al teatro: opere coreografiche e pantomimiche (con o senza traccia scritta)
alla cinematografia: opere cinematografiche, mute o con sonoro, fotografiche

Inoltre sono protette anche le cosiddette "elaborazioni di carattere
creativo", come ad esempio le traduzioni in un'altra lingua, le
trasformazioni da una forma letteraria o artistica in un'altra, gli
adattamenti, le riduzioni, ecc.

Contenuto e durata del diritto d'autore
Si tratta di un istituto relativamente giovane nell'evoluzione del diritto,
provenendo maggiormente dalla diffusione della stampa, che consentiva
agevoli riproduzioni del materiale concepito da altri. È oggi un argomento
centrale del diritto privato, stante la diffusione di nuove forme di
comunicazione che facilitano la riproduzione di opere.

Oggetto del diritto d'autore è un bene immateriale, ben distinto dal
possesso (od anche dalla proprietà) del mero supporto (cartaceo, fisico,
meccanico, magnetico, digitale) sul quale l'opera è fruibile. Il supporto in
quanto tale è infatti di proprietà di chi lo acquista (avendone pagato il
prezzo per supporto e diritti), ma il diritto d'autore continua a sussitere,
perciò il proprietario del supporto non ha facoltà illimitata di utilizzo,
bensì solo quelle facoltà di utilizzo che residuano dal diritto immateriale
spettante all'autore secondo la legge.

Il diritto nasce al momento della creazione dell'opera, che il nostro codice
civile identifica, un po' cripticamente, in una particolare espressione del
lavoro intellettuale.

Contrariamente a quanto spesso argomentato, non sempre disinteressatamente,
il diritto sussiste sin dalla creazione, e non vi è obbligo di deposito (ad
esempio, presso la SIAE), di registrazione o di pubblicazione dell'opera (a
differenza del brevetto industriale e sui modelli e disegni di utilità che
vanno registrati con efficia costitutiva)

È bene sottolineare che le norme sul diritto d'autore regolano il diritto
di:

- pubblicare
- riprodurre
- trascrivere
- eseguire, rappresentare o recitare in pubblico
- comunicare al pubblico, ovvero diffondere tramite mezzi di diffusione a
distanza (telegrafo, telefono, radiodiffusione, televisione e mezzi
analoghi, tra cui il satellite e il cavo), compresa la messa a disposizione
dell'opera al pubblico in maniera che ciascuno possa avervi accesso nel
luogo e nel momento scelti individualmente (le cosiddette fruizioni
ondemand)
- distribuire
- tradurre ed elaborare
- noleggiare e dare in prestito

Tutti i diritti elencati sono indipendenti l'uno dall'altro, il che
significa che l'esercizio di uno non esclude l'esercizio di tutti gli altri;
inoltre tali diritti riguardano sia l'opera nel suo insieme che in ciascuna
delle sue parti.

Il diritto consiste di due elementi fondamentali: in primo luogo, il diritto
alla nominalità dell'opera (anche detto diritto morale), per il quale ciò
che è stato creato dall'autore deve essere riferito all'autore medesimo,
evitando che altri si possa gloriare dell'operato di questi.
Secondariamente, il diritto contiene la facoltà di sfruttamento economico.
Il primo è strettamente legato alla persona dell'autore e salvo casi
particolari tale rimane, mentre il secondo è originariamente dell'autore, il
quale può cederlo dietro compenso (ma anche gratuitamente) ad un acquirente
(meglio sarebbe chiamarlo licenziatario), il quale a sua volta può
nuovamente cederlo nei limiti del contratto di cessione e della legge
applicabile.

Diritto morale dell'autore
Mira a tutelare la personalità dell'autore e l'attività in cui si
materializza la sua creatività. Si specifica in una serie di facoltà:

A) Il diritto d'inedito. È una articolazione della libertà di manifestazione
del pensiero garantita dall'art. 21 della costituzione.

B) Il diritto alla paternità dell'opera:
L'autore gode del diritto di rivendicare la paternità dell'opera, cioè di
esserne pubblicamente indicato e riconosciuto come l'artefice e all'inverso,
che non gli venga attribuita un'opera non sua o diversa da quella da lui
creata. L'usurpazione della paternità dell'opera costituisce plagio, contro
il quale il vero autore può difendersi ottenendo per via giudiziale la
distruzione dell'opera dell'usurpatore, oltre al risarcimento dei danni (in
caso di opera anonima o pseudonima l'autore può rivelarsi, se vuole, quando
meglio crede) e di opporsi a qualsiasi modifica o ad ogni atto che possa
pregiudicare il suo onore o la sua reputazione.
L'editore è obbligato a riprodurre e porre in vendita l'opera col nome
dell'autore, ovvero anonima o pseudonima, se ciò è previsto dal contratto.
Gli autori dell'opera cinematografica hanno diritto che i loro nomi siano
menzionati nella proiezione della pellicola cinematografica.
Il diritto di paternità tutela, oltre a quello dell'autore, anche
l'interesse pubblico, garantendo la collettività da ogni forma di inganno o
confusione nella attribuzione della paternità intellettuale.
Dopo la morte dell'autore mantengono tali diritti i discendenti. È il
diritto morale che regola la pubblicazione delle opere inedite effettuata
dagli eredi dell'autore.

C) Il diritto all'integrità dell'opera. L'autore ha diritto ad essere
giudicato dal pubblico per l'opera così come egli l'ha concepita. La tutela
del diritto morale all'integrità dell'opera riguarda solo quelle modifiche
che comportano un concreto pregiudizio per la personalità dell'autore.

D) Diritto di ritirare l'opera dal commercio: il c.d. diritto di pentimento.
L'art. 2582 del codice civile prevede che l'autore, qualora concorrano gravi
ragioni morali, ha diritto di ritirare l'opera dal commercio. Ha l'obbligo
di corrispondere un indennizzo a coloro che hanno acquistato i diritti di
riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o mettere in commercio
l'opera stessa.

Diritti di utilizzazione economica
Come si legge all'art.25: i diritti di utilizzazione economica dell'opera
durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno
solare dopo la sua morte.
Nel caso in cui l'opera sia frutto del lavoro di più coautori, si considera
come termine sulla vita il coautore che muore per ultimo.
Nelle opere collettive la durata dei diritti di utilizzazione dell'opera
come un tutt'uno è di settant'anni dalla prima pubblicazione.
Per le opere anonime o pseudonime devono trascorrere settant'anni dalla
prima pubblicazione (qualunque sia la forma in cui viene effettuata), se
l'autore si rivela o viene rivelato da persone autorizzate, l'opera torna a
sottostare alle normali leggi.
In caso di parti di opera, di volumi e/o di opere periodiche, la durata dei
diritti decorre dall'anno della pubblicazione.

Delle opere pubblicate da amministrazioni dello Stato, fra le quali sono
comprese accademie, ed enti pubblici culturali, ed alle quali sono
assimilati gli enti privati senza fini di lucro, va notato che il diritto
decade dopo venti anni.

Cosa è possibile utilizzare liberamente?
Esistono alcune opere che possono essere, sotto determinate condizioni,
liberamente utilizzate. Ecco alcuni esempi (per un elenco completo si vedano
gli artt.65-71 della lette 633/41 che regola il diritto d'autore):
articoli di attualità, economici o politico religiosi, pubblicati in riviste
o giornali possono essere riprodotti su altre riviste o giornali purché la
riproduzione non sia stata espressamente riservata e vengano indicati
- nome della rivista/giornale
- data e numero della rivista/giornale
- nome dell'autore (se l'articolo è firmato)

discorsi tenuti in pubblico, purché si indichi
- la fonte
- il nome dell'oratore
- la data e il luogo in cui è stato tenuto il discorso

il riassunto, la citazione, la riproduzione di brani o parti di opera per
scopi di critica, discussione o insegnamento purché non costituiscano
concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera e vengano menzionati:
- titolo dell'opera
- autore
- editore
- eventuale traduttore

Estinzione del diritto economico
Il diritto di utilizzo economico si estingue, nella maggior parte degli
ordinamenti occidentali, decorso un certo periodo dalla morte dell'autore;
pertanto agli eredi è in genere garantito un periodo di tutela di questo
diritto che solitamente copre un tempo equivalente ad una o due generazioni.
Attualmente tale tutela nella maggior parte dei paesi occidentali (tra cui
l'Italia) è di settantacinque anni dalla morte dell'ultimo dei coautori
dell'opera. Il diritto morale non si estingue mai, sempre restando da
riferirsi all'autore, in qualunque tempo, la titolarità creativa dell'opera.


Estinto il diritto d'autore, l'opera diviene di pubblico dominio ed è
liberamente utilizzabile da chiunque, anche a fini economici, purché sia
rispettato il diritto morale alla titolarità artistica.

Libere utilizzazioni
Nell'ordinamento italiano non esiste in concetto di Fair Use, tipico del
sistema a copyright, ma esistono il meccanismo delle "libere utilizzazioni"
o "limitazioni dei diritti".

Diritti connessi all'esercizio del diritto d'autore: diritti relativi al
ritratto
Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in
commercio senza il consenso del soggetto tranne quando la riproduzione
dell'immagine è giustificata dalla notorietà o dall'ufficio pubblico
coperto, da necessità di giustizia o polizia, da scopi scientifici,
didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti
avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il
ritratto non può essere messo in commercio o esposto se pregiudica l'onore,
la reputazione o comunque il decoro della persona ritratta.

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