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Messaggi: Mostra riassunti messaggi   (Raggruppa per argomento) Disponi per data v  
#9834 Da: Lucia <lucia_teatro@...>
Data: Dom 31 Dic 2006 10:17 pm
Oggetto: Nelson Mandela.... ultimo messaggio del 2006.....
lucia_teatro@...
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La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda è di essere potenti al di là di ogni misura.
E' la nostra luce, non la nostra oscurità a terrorizzarci maggiormente.
Noi ci chiediamo: chi sono io per essere così brillante, stupendo,
pieno di talenti e favoloso?
In realtà, chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.
Non c'è niente di illuminato nel ridursi
perché gli altri non si sentano insicuri intorno a te.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Essa non è in alcuni: è in tutti!
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsciamente
diamo agli altri il permesso di fare la stessa cosa.
Nel momento stesso in cui siamo liberi dalle nostre paure,
la nostra presenza libera automaticamente gli altri.

                                                      Nelson Mandela




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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

#9833 Da: <amadeus@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 11:09 am
Oggetto: Allarme TORCETRAPIB
amadeus@...
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Allarme TORCETRAPIB

redazione ECplanet.net


New York, 3 dicembre 2006.

La più grande società farmaceutica del mondo, la Pfizer Inc., ha annunciato
di aver sospeso i test e la produzione del Torcetrapib, che avrebbe dovuto
costituire una nuova rivoluzionaria medicina anti-colesterolo e sostituire
il Lipitor, il farmaco più venduto al mondo, la cui licenza scade nel 2011
(nel 2005 il fatturato del Lipitor è stato di oltre 12 miliardi di dollari).

A causa di un numero inaspettatamente alto di decessi e di problemi
cardiovascolari riscontrati nei pazienti ai quali era stato somministrato,
un gruppo di ricercatori che stava controllando gli effetti del farmaco,
l'organismo di controllo indipendente DSMB (Data Safety Monitoring Board) ha
raccomandato alla Pfizer di porre termine al lavoro e di avvisare tutti
coloro a cui era stato suggerito di assumerlo.

Il DBM ha informato l’azienda che nell'ambito del trial ILLUMINATE
(Investigation of Lipid Level management to Understand its iMpact IN
ATherosclerotic Events) i tassi di mortalità cardiovascolare risultavano
troppo elevati. La Pfizer ha provveduto quindi a bloccare il trial
ILLUMINATE e ha dato incarico a tutti gli investigatori clinici coinvolti di
informare i pazienti partecipanti al trial di interrompere immediatamente
l'assunzione del farmaco. Tutti i processi di sviluppo industriale del
Torcetrapib sono stati interrotti.

Il Torcetrapib era stato sviluppato dalla piccola azienda Esperion
Therapeutics, che nel dicembre 2003 è stata acquistata da Pfizer. La
sperimentazione clinica aveva fatto registrare un significativo exploit, che
aveva fornito dati molto incoraggianti. Sulla base di questi dati
preliminari era stato avviato, nel 2004, il trial ILLUMINATE su 13.000
pazienti. La durata prevista del trial era di 5 anni.

Philip Barter, direttore dell’Heart Research Institute in Australia e
Chairman del Comitato di controllo del trial ILLUMINATE ha spiegato:
“L'evidenza e i dati precedenti realtivi al Torcetrapib non ci avevano fatto
sospettare nulla. Siamo rimasti molto sorpresi dalle informazioni del DSMB,
che però è l’unico soggetto che ha accesso ai dati nella loro complessità”.

Il direttore esecutivo della Pfizer, Jeffrey B. Kindler, ha dichiarato:
“L'informazione ricevuta dal DSMB è stata sorprendente e deludente, ma ci
siamo subito attivati nell'interesse dei pazienti e assicurandoci che ogni
informazione sia comunicata a chi di dovere con tempestività e precisione.
La situazione dal punto di vista del business è delicata, ma sapremo
rispondere come azienda in modo veloce ed aggressivo, accelerando i processi
di cambiamento interno che avevamo già avviato”.

Nonostante le rassicurazioni di Kindler, il titolo Pfizer è in caduta libera
in Europa, con un ribasso del 12%. L'azienda aveva investito nello sviluppo
del Torcetrapib quasi 1 miliardo di dollari, e ora si temono tagli di
personale e chiusure di impianti.


Data articolo: dicembre 2006

#9832 Da: <posta@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 11:08 am
Oggetto: Il diavolo: che cos'è secondo la concezione teosofica
posta@...
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Il diavolo: che cos'è secondo la concezione teosofica

(di Fogli Gabriella )


L'immagine del diavolo, sulla quale tanto insiste la Chiesa, suscita sempre
un'attenzione quasi morbosa da parte del pubblico, in quanto a questo
personaggio indubbiamente sinistro, si attribuiscono tutti i misfatti che
avvengono nel mondo e da qui deriva la necessità di conoscere meglio questa
emblematica figura e ciò che rappresenta, anche in considerazione del fatto
che i cosiddetti "esperti qualificati", a parer mio, più che portare
chiarezza alimentano una atavica paura continuando a rendere l'Uomo
dipendente da cause esterne e non ad assumersi le proprie responsabilità.

Eppure la comprensione del diabolismo in genere e del male che ne consegue è
estremamente importante, in quanto la sua influenza costituisce un pericolo
sociale che reca aberrazioni patologiche e criminali anche di carattere
collettivo oltre che individuale.

Secondo la tesi Cristiana il Diavolo è uno spirito ostile a Dio di cui però
Dio stesso è autore, ma soltanto nel senso che, pur potendo impedirlo, gli
permette di esistere (Isa. xlv, 7; I°Re xxii,22); è però posto sotto il suo
dominio e servo dei suoi propositi (Prov. xvi,4). Dio alla fine eliminerà
l'influenza del Diavolo, riducendo tutto in ordine perfetto attuando la
suprema rettitudine (Rom.ix, 22-23).

La concezione panteistica invece considera il bene ed il male come due
diverse manifestazioni dell'Unico Principio Originale. Questa è la tesi
della filosofia religiosa dell'India e dei filosofi moderni che si ispirano
a Spinoza.

La teoria dualistica del bene e del male e, quindi, degli spiriti buoni e
cattivi, risale alla più remota antichità ed è presente in tutte le culture
primitive, ad esempio la ritroviamo nella Persia antica in cui si insegnava
che l'universo, sin dalle sue origini, venne creato da due forze antagoniste
Ormuzd e Ahrimane (luce e tenebre) e quest'ultimo era destinato a sparire
alla fine dei tempi.

Nella dottrina gnostica dell'Hylismo si afferma che il Principio del male è
coesistente dall'eternità con Dio. Il medesimo concetto lo ebbero gli
gnostici dei primi secoli come Simon Mago, Cerinto, Saturnino, Basilide,
ecc.

Tutte queste teorie però non spiegano il significato recondito del fenomeno.

Affinché l'universo possa esistere è necessario che esistano due forze
opposte in equilibrio dinamico: una forza Centrifuga (luce, altruismo) ed
una forza Centripeta (tenebra, egoismo). Queste due forze le ritroviamo in
azione tanto nel più piccolo atomo quanto nella più gigantesca galassia,
come pure in ogni essere vivente.
Ognuno di noi sperimenta nel proprio cuore la drammatica esclamazione di W.
Goethe:

"Due anime, ahimè, albergano nel mio petto
e l'una si vuole dipartire dall'altra:
l'una si attacca alla viva gioia
con tenaci vincoli al mondo,
l'altra più potente, dalla polvere
si eleva al campo dei sentimenti più in alto".
(Faust)

Questo è dovuto al fatto che sono contemporaneamente in azione due forze
animiche opposte per permettere l'esistenza degli esseri individuali e
quando prevale l'una o l'altra precipitiamo nella luce o nella tenebra.

La teoria teosofica si identifica in quella della filosofia indiana del
Sankhya dei "guna". La parola "guna" significa "corda" musicale, in cui a
tre diversi gradi di tensione (vibrazione) si ottengono tre tonalità
diverse, come tre sono i mondi della manifestazione cosmica:

Rajas: dinamismo, forza centrifuga, luce, altruismo, espansione, astrazione.
Tamas: Inerzia, oscurità, forza centripeta, egoismo, concretezza.
Sattva: ritmo, equilibrio, armonia.

Secondo Mircea Eliade queste tre parole sono affini alle tre funzioni
dell'anima definite da Platone come "epithumia", "thumos" e "logistikon" e
da Aristotele come anima vegetativa, sensitiva e razionale analoghe ai
rispettivi livelli di materia eterica, astrale e mentale della Teosofia di
cui è composto ogni essere vivente.
Questi tre aspetti dell'unica sostanza sono presenti nell'universo ed in
ogni creatura in grado diverso: può prevalere il tipo "rajasico", cioè un
individuo attivo ed altruista, o il tipo "tamasico", indolente ed egoista,
ed infine il tipo "sattvico" equilibrato ed armonico. Ma nella vita
quotidiana queste qualità si possono alternare in varia misura nello stesso
individuo provocando conflitti psicologici ai quali allude Goethe, conflitti
che nei casi più spinti sfocia in turbe psichiche e mentali a livello sia
individuale che collettivo.

Per comprendere il diabolismo occorre tenere presente che, come l'universo
materiale è composto di atomi (i quali altro non sono che forza vibrante),
tutti riducibili a 92 elementi, così pure i livelli eterico, astrale e
mentale ed i loro relativi corpi sono composti di corpuscoli vitali detti
"essenza elementale" i quali reagiscono agli stimoli del pensiero e
dell'emozione, e secondo il genere di queste emozioni l'individuo cambia
aspetto come spiegò Stazio a Dante:

"Secondo che ci affligon li desiri,
e gli altri affetti, l'ombra si figura,
e questa è la cagion che tu ammiri"
(Purgatorio XXV )

C.W. Leadbeater nella sua opera "Il Piano Astrale" afferma:

"...l'essenza elementale, meravigliosamente sensibile al più lieve pensiero
umano, con prontezza inconcepibile risponde, in una frazione di secondo, ad
una vibrazione eccitata in se dall'esercizio anche del tutto inconscio della
volontà o del desiderio umano... nel suo complesso questo regno elementale,
diviene in generale ciò che ne fa il pensiero collettivo dell'umanità.
Chiunque consideri un solo istante che l'azione di questo pensiero
collettivo è tutt'altro che elevata, ben poco si può meravigliare se
raccogliamo quanto abbiamo seminato, poiché questa essenza, che non ha un
proprio potere di percezione, ma solo riceve e riflette ciecamente quanto le
viene proiettato, manifesta di solito caratteristiche poco benevoli..."

L'Ego, o Sé superiore (coscienza pura), è rivestito, per così dire, di un
corpo mentale ed astrale formati da questa sostanza elementale subconscia la
quale, per effetto delle emozioni e dei pensieri, forma dei vortici e
correnti che hanno una durata proporzionale alla forza ed alla ripetizione
del pensiero o dell'emozione. Questa essenza elementale era denominata dai
cabalisti "Aur" o "Luce Astrale", "Antico Serpente", ecc. o genericamente il
"Diavolo", inteso come forza antagonista dello Spirito, personificando
l'egoismo dell'uomo. Dante comprese tanto bene questo mistero infatti
attribuisce a Dio la triplicità della Possanza, Sapienza e Carità, (forza
centrifuga), mentre al Diavolo (Deus inversus) la personificazione
dell'impotenza, ignoranza e odio (forza centripeta).

H.P. Blavatsky citando Eliphas Levi afferma: "...Il Diavolo non è un'entità,
ma una forza errante, come lo indica il significato stesso del termine. È
cioè una corrente odica o magnetica formata da una catena o cerchio di
volontà perniciose, le quali creano questo spirito nefasto che il Vangelo
chiama "legione" e che spinse nel mare una mandria di maiali - allegoria
evangelica che dimostra quale infima natura può venir suscitata dalle forze
cieche messe in moto dal peccato e dall'errore."
Il subconscio (eterico-astrale-mentale) consiste di essenza elementale,
plastica, semintelligente ed insinuante, la quale si raggruppa per affinità
vibratoria in forme-pensiero nel subconscio individuale e collettivo di
coloro che le hanno generate.

I veggenti possono "vedere" o visualizzare queste forme-pensiero che a volte
sono gigantesche, alcune idilliache e bellissime, ed altre mostruose a
seconda del tipo di emozioni e pensieri che le hanno generate. Da queste
"visioni" sono nate le descrizioni popolari del paradiso e dell'inferno. I
sensitivi possono essere invasati, posseduti od ossessionati da queste
"emozioni", che non sanno come affrontare né controllare. Nello stesso
livello astrale subconscio, si trovano pure le larve astrali dei trapassati
e specialmente quelli che furono maggiormente attaccati alla materialità e
che quindi cercano di insinuarsi nella psiche labile del sensitivo, in modo
da indurlo a compiere anche atti inconsulti, tanto che a volte i criminali
affermano di aver compiuto dei delitti incoscientemente, come spinti da una
forza estranea.

Tutto questo spiega i misfatti del "Diavolo" in quanto le emozioni
grossolane ed i pensieri egoistici richiamano correnti subconscie analoghe,
che tentano di esprimersi attraverso l'essere umano ed anche animale. Il
fenomeno dell'ossessione di massa si verifica con una dinamica uguale, basta
pensare, ad esempio, all'entusiasmo collettivo che si sviluppa ad un
concerto o allo stadio, nei comizi politici, ecc. ed ogni qualvolta si è
pervasi da una emozione violenta che si comunica da un individuo all'altro.
In ciò sta la forza del Gruppo, sia nel senso del lavoro per il bene
dell'Umanità, sia nel suo esatto contrario. Freud affermò: "Quando vi è
emozione la ragione è assente".

Da quanto esposto si deduce la necessità del dominio delle emozioni
negative, poiché se non riusciamo a controllarle tanto meno domineremo
l'essenza elementale, che richiamata si insinua nel nostro stesso essere.
Gli insegnamenti di tutte le Religioni insistono sulla necessità di
eliminare dal nostro cuore ogni sentimento negativo e di sviluppare una
attitudine positiva. Così, ogni disciplina yoga inizia con "yama",
l'astensione dal male, e "Niyama" acquisizione del bene.

E forse questo intende l'invocazione "Non indurci in tentazione, ma liberaci
dal male", poiché in definitiva è il nostro Se divino che ci mette
continuamente alla prova per emanciparci dall'attrazione terrena e per
indurci ad evolvere. Ma occorre anche tener presente che l'essenza
elementale deriva comunque da una effusione della vita divina, benché
primitiva, ed anch'essa destinata ad evolversi lungo tutti i regni della
Natura minerale, vegetale, animale ed umana, per ritornare illuminata, come
il figliuol prodigo, all'origine prima della vita universale; tanto che
Origene, Padre della Chiesa, sosteneva che, alla fine dei tempi, anche il
Diavolo sarà redento.

Ed è in questa ottica che diventiamo co-creatori, che siamo responsabili
delle nostre azioni, emozioni e pensieri e, quindi, secondo la legge del
Karma, tutto ciò che facciamo, pensiamo e proviamo ci tornerà indietro. A
noi la scelta....

#9831 Da: <amadeus@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 11:49 am
Oggetto: daily 301206
amadeus@...
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"Vivete ogni presente istante completamente ed il futuro sarà confortante.
Gioite pienamente della meraviglia e della bellezza di ogni momento.
Praticate la presenza della pace. Più fate così, più  sentirete la presenza
di quella forza nella vostra vita."

(Paramahansa Yogananda)



“Tutte le risposte sono a nostra disposizione, basta solo scegliere le
domande giuste per vincere.”
Anthony Robbins.



“Chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come”
Nietzsche



STRATEGIE
Il modo migliore per focalizzare la mente su ciò che si desidera? E’ porsi
delle domande. Qualsiasi cosa ci chiediamo il nostro cervello cerca una
risposta. Se ti chiedi cose del tipo “Perché capitano sempre tutte a me?” o
“Perché sono sempre così sfigato?”  le risposte che otterrai saranno
sicuramente poco positive. Porsi le domande giuste è uno dei modi più
semplici ed efficaci per cambiare la direzione della tua vita.
Roberto Re



Abbiate amore e fiducia reciproci, perché l'amore e la fiducia consentono
all'anima di fiorire e di svilupparsi, fino a renderla capace di assumersi
le proprie responsabilità e di crescere in forza e statura. Non puoi
aspettarti che un bambino cresca se tutto viene fatto al suo posto: é
necessario insegnargli a pensare con la sua testa, a prendere le
proprie decisioni, anziché indurlo a credere che i genitori penseranno
sempre per lui. Non é facile vedere le persone amate prendere le
decisioni sbagliate, eppure talvolta questo va fatto, in modo che esse
possano imparare determinate lezioni; queste ultime possono essere
assimilate facilmente ma, spesso, quando sono apprese nella maniera
più difficile, non vengono più dimenticate. Perciò, non essere mai
eccessivamente protettivo: impara a staccarti dalle anime che
dipendono da te, indipendentemente da chi sono e dalla loro età,
lascia che esse imparino ad assumersi le loro responsabilità
e, soprattutto, trai piacere da questo e aiuta gli altri a crescere.

da:" LE PORTE INTERIORI" DI EILENN CADDY - Amrita



“Fai le domande che eleveranno il tuo spirito e spingiti lungo il percorso
dell’eccellenza umana.”
Anthony Robbins



<LA LIBERTA'>

Scegliero' la liberta' in questo mondo
e in solitudine posero' il capo sulla nuda terra,
le stanche membra sulle dure pietre.
Abbraccero' l'erba e ne faro' un giaciglio di riposo.
Berro' l'acqua della fonte,
scrutero' il cielo tra spiragli di salici
e sotto bianchi fiori,
aspettero'
aspettero' la liberta'.

(A. Janezic)



A COSA PENSI…
Quello che provi, come ti senti dipende dalle cose sulle quali ti stai
focalizzando, se ci pensi ogni emozione che proviamo è interamente legata a
ciò su cui decidiamo di concentrarci. Le cose che  immaginiamo nella mente
sono quelle che determinano il nostro modo di agire e sentirci. Quindi non
sarebbe meglio concentrarci su dove vogliamo andare e ciò che vogliamo?
Roberto Re



XV -  La gioia - Dal Dhammapada

197 Vivi nella gioia, vivi nell'amore,
libero dall'odio
anche fra coloro che odiano.

198 Vivi nella gioia, vivi nella salute,
libero dalla malattia
anche fra coloro che sono malati.

199 Vivi nella gioia, vivi nella serenità,
libero dall'ansia
anche fra coloro che sono ansiosi.

200 Vivi nella gioia,
vivi senza possedere nulla,
nutrendoti di gioia
come gli dei risplendenti.

201 La vittoria si lascia dietro
una scia di odio,
perché il vinto soffre.
Abbandona ogni pensiero di vittoria e sconfitta
e vivi nella pace e nella gioia.

202 Non c'è fuoco come la passione,
non c'è malattia come l'odio,
non c'è dolore come l'esistere nella separazione,
non c'è gioia come la pace.

203 L'avidità è il massimo dei mali,
il desiderio è la massima sofferenza.
L'estinzione di ogni desiderio
è la gioia più alta.

204 La salute è il massimo bene,
la semplicità è la più grande ricchezza,
la fiducia è la miglior compagna,
il nirvana è la gioia più alta.

205 Assapora la dolcezza della meditazione
nella solitudine e nella pace.
Bevi il nettare del dharma
e liberati da ogni paura e attaccamento.

206 Gioioso è guardare il volto del Buddha,
gioioso è vivere in compagnia dei saggi.
Beato chi fugge la compagnia degli inconsapevoli.

207 Lungo e doloroso è viaggiare
in compagnia degli inconsapevoli,
come viaggiare con un nemico.
Gioioso è trovare nei saggi
la propria famiglia.

208 Perciò segui il cammino dei saggi,
dei risvegliati,
dei pazienti,
dei risplendenti,
di coloro che vivono nell'amore e nella virtù,
come la luna segue il cammino delle stelle.



INCENTIVI POSITIVI
Il modo migliore per motivare le persone? E’ lo sviluppo personale. Aiutando
i tuoi dipendenti a crescere e a migliorare come individui, si sentiranno
pieni di passione per la vita, per il prossimo e per il loro lavoro. Questo
li porterà a dare un maggiore contributo al mondo e ad impegnarsi al meglio
non per pressioni esterne, ma per desiderio personale. L’incentivo migliore:
aiutare la gente a crescere e migliorare.
Roberto Re



“Diventiamo ciò a che pensiamo con passione.”
Jim Rohn



"Dio vi comprende quando chiunque altro vi ignora. Egli è l'Amante che
sempre vi protegge, non importa quali siano le vostre colpe. Altri vi donano
il loro affetto per un certo tempo e, poi, vi dimenticano; ma, Egli giammai
vi abbandonerà. In infiniti modi Dio cerca giornalmente il vostro amore.
Egli non vi punisce se voi lo rifiutate, ma voi punite voi stessi. Voi
trovate che "tutte le cose ti tradiscono, se tradisci me."."
(Paramahansa Yogananda)


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#9830 Da: <amadeusoft@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 11:27 am
Oggetto: La Via del Cuore nel Sufismo
amadeusoft@...
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La Via del Cuore nel Sufismo

Il Sufismo é conosciuto come la Via del Cuore, la Via del puro, mistico
cammino dell'Islam. Con qualunque nome lo vogliate chiamare, é il sentiero
che conduce il ricercatore alla Presenza Divina.

(Shaikh Nazim al Haqqani an-Naqshbandi)

------------------

- L'unità oltre la dualità
Egli è il tutto nel tutto -

------------------

C'è qualcuno che pensa che l'oceano sia solo ciò che appare sulla sua
superficie? Osservando le sue gradazioni di colore ed i suoi movimenti, un
occhio acuto può percepire indicazioni sulle insondabili profondità di
quell'oceano. La misericordia e la pietà Divina sono un oceano senza limiti
che fornisce un'infinita varietà di vedute a chi naviga sulla sua
superficie; ma il più grande stupore ed appagamento è serbato per quelle
"creature del mare" per le quali la misericordia Divina è divenuta il
proprio elemento.

Il Signore ci chiama all'Amore Divino con una attrazione che è innata nei
nostri cuori, ad un amore che può essere compreso e riconosciuto come Divino
da alcuni, mentre per altri è sentito indirettamente come amore per le Sue
creature o per il creato.

Ad ogni modo le redini del nostro cuore ci dirigono verso quegli Oceani di
Misericordia, così come il nostro corpo fisico è attratto dal mare quando è
gentile e calmo. Tramite la rivelazione dei testi sacri e grazie all'esempio
mostratoci dai Profeti e dai Santi, tutti gli esseri umani sono in contatto
con questi oceani. Per l'uomo in genere queste rivelazioni sono come
vascelli o manuali per la costruzione e la manutenzione delle imbarcazioni
che solcano i vasti mari, ma a coloro che sanno leggere tra le righe una
grande rivelazione appare: noi apparteniamo a quel mare, il nostro posto, la
nostra casa è nelle sue profondità, non sulla sua superficie.

Il Sacro Corano è un eminente Scrittura senza ambiguità, colma di chiare
indicazioni per tutta l'umanità, ma contiene molto di più di ciò che può
vedere un occhio non allenato. La capacità di osservare nelle sue profondità
non è solo una questione di allenamento ma viene conferita tramite la
sincerità e la fede. Ci sono infiniti livelli di conoscenza e saggezza nelle
profondità del Sacro Corano ove è scritto: "Certamente percorrerete stadio
dopo stadio" ed il raggiungimento di ciascun livello concede grandi benefici
non solo a chi l'ha raggiunto ma anche per tutti quelli che gli stanno
intorno, per tutta l'umanità e per tutta la creazione.

Ci si potrebbe chiedere: "Per quale motivo tutti questi significati
nascosti?" La comprensione di questi significati è la chiave per ottenere la
loro "essenza di saggezza" e questa essenza è un'inesauribile fonte, un
elisir di vita eterna. Possiamo riassumere l'essenza della saggezza che il
nostro Signore cerca di impartirci attraverso tutte le rivelazioni in una
parola: UNITA'. Il tema dominante del Sacro Corano è l'Unità e
l'Incomparabilità di Dio e la debolezza e la completa dipendenza da Lui
delle creature.

Sottolineando così la Sua Onnipotenza e la nostra debolezza ci ricorda
l'affinità che abbiamo con tutte le creature, e ci conferisce l'umile ma
onorevole manto della servitù. Realizzando che non sei meglio di nessun
altro e che il tuo progresso può essere ottenuto servendo Dio ed i Suoi
servitori, avrai afferrato gli strumenti coi quali frantumare il tuo idolo
di vanità e il tuo egoismo. Avendo raggiunta l'umiltà, le tribolazioni della
vita fungeranno da propellente verso il tuo scopo, poiché essi ci ricordano
costantemente la nostra debolezza e saranno accolte se non con
ringraziamento, almeno con pazienza, coscienti che ci stanno avvicinando
sempre più all'Unità. Il nostro viaggio verso quella meta in primo luogo ci
distanzia dall'illusione della molteplicità, velo impenetrabile per l'uomo
comune. Quella è la visione dell'infinita diversità dell'esistenza,
apparentemente indipendente, di miliardi di creature che lottano per
migliorare la propria condizione ed esercitare la propria volontà.

Lo stadio successivo è quello della realizzazione dell'Onnipotenza di Dio e
della propria debolezza: questa realizzazione ispira terrore di fronte alla
maestà e al potere di Allah (Jalâl) e uno sente se stesso essere un
umilissimo servo del Più Trascendente Signore. Oltre questo c'è lo stadio di
intimità (uns) nel quale la prossimità del Signore è percepita:

"Ed io sono più vicino all'uomo della sua vena giugulare." ( Corano 50, 16 )

In questo stadio si possono percepire i Suoi aspetti di amore e bellezza
(Jamâl). Ma lo scopo ultimo è oltre persino l'intimità dell' "Io e Te",
l'Unità oltre la dualità, poiché Egli è il tutto nel tutto. Questo è il
significato di Lã ilâha ill'Allah: Non c'è alcun Dio all'infuori di Dio.
Fintanto che rimaniamo ancorati alla separatezza della nostra esistenza
fisica noi siamo lontani dal nostro scopo. Perché temiamo la morte? Perché
abbiamo paura di essere non esistenti, ed è per questo che anima e corpo
sono attaccati l'uno all'altra così tenacemente e questo rende possibile a
entrambi di viver in questo mondo. Può darsi che dovremo pagare un altro
prezzo per vivere, ma tuttavia pazientiamo.

Tutti i Profeti di Dio ebbero la stessa missione: chiamare la gente ad
un'esistenza Divina nel Signore e ad uno stile di vita che conduce a
perseguire quello scopo. Che cosa implica un simile stile di vita? Una volta
che l'idolo dell'egoismo è scacciato, la realizzazione non viene più cercata
nell'auto-appagamento. L'enfasi si sposta verso la ricerca della Verità,
della purezza e della pace per avvicinarsi agli attributi divini nello
spazio di tempo che ci è stato concesso per prepararci a quella tanto
sospirata ri-unione.

Ambizioni e desideri mondani vengono allora drasticamente ridotti ed un
decente livello di mantenimento necessario a sostenere un semplice stile di
vita rimpiazza uno sforzarsi vorace ed egoistico. Persone ricche e potenti
furono spesso in prima linea nell'opposizione contro i Profeti poiché,
mancando loro l'allenamento spirituale che possa permettergli di trattare il
potere e la ricchezza con distacco, essi videro il loro potere e la loro
ricchezza come l'essenza e l'affermazione della loro esistenza. Così si
opposero con veemenza ad ogni cambiamento dello status quo. Persone povere e
senza potere furono generalmente più ricettive, perché non si sentirono
spaventati dall'avvento di un nuovo ordine orientato verso la spiritualità.
Certamente anche essi ritenevano che il denaro e il potere erano criteri
dell'esistenza, ma pensarono: "Non abbiamo nulla e comunque non siamo nulla,
quindi che cosa abbiamo da perdere se andiamo ad ascoltare?"

Così quando i Profeti li chiamarono al Signore essi poterono facilmente
rinunciare all'attaccamento e ai valori terreni e dissero: "Abbiamo lasciato
alle nostre spalle ogni cosa a parte noi stessi". E per quelli che realmente
intesero quello che avevano detto, tra i poveri che avevano rinunciato a
poco e fra i ricchi che dovettero lottare duramente per rinunciare ai valori
mondani, l'essenza del messaggio fu quindi impartita:

"Ora, lasciate indietro voi stessi e avvicinatevi all'Oceano dell'Unità".
Abu Yazîd al Bistâmi (Q.s.) (uno dei più grandi Maestri della linea
Khwajagân) si avvicinò alla Presenza Divina e "bussò" alla porta. Gli fu
chiesto: "Chi è là?" "Sono venuto, o mio Signore" rispose Abu Yazîd. Gli fu
detto: "Qui non c'è posto per due, lascia il tuo ego dietro di te e vieni."
Quando una seconda volta Abu Yazîd (Q.s.) avvicinò la Presenza Divina gli fu
chiesto chi fosse, disse: "Tu, o Signore." Una volta fu chiesto ad Abu Yazîd
(Q.s.) a proposito degli atti di adorazione e di devozione di due differenti
tipi: quelli indicati dall'esempio del Profeta (s.A.'a.s.) (Sûnnat) e quelli
resi obbligatori tramite Rivelazione Divina (Fard) Egli disse: "Sunnat è
l'abbandono del mondo e fard è l'abbandono di tutto tranne Lui solo."

Tanta gente proclama di seguire la Sûnnat ma i loro cuori sono pieni di
amore per la mondanità. Per quanto riguarda ciò che è obbligatorio, Abu
Yasid (Q.s.) è penetrato nel cuore dell'argomento, perché quell'abbandono
totale è il fine verso il quale tutti i mezzi (atti di adorazione) sono
diretti. Obbligatorio, inoltre, perché nel tempo della morte tutti dobbiamo
lasciare ogni cosa all'infuori di Lui, sia che siamo pronti oppure no. Il
Signore ci invita ad entrare negli Oceani di Unità mentre noi siamo ancora
in questa vita, a dissolverci come lo zucchero si dissolve nel tè.

Quando lo zucchero si è sciolto non puoi più dire: "Questo è lo zucchero e
questo è il tè". L'invito del nostro Signore ad unirci nella Sua Unità ci è
sempre offerto ed è nostro destino soffrire fino a che non rispondiamo a
quell'invito. Fino a che ci attacchiamo alla nostra pretesa di autonomia
dovremo anche sopportare il peso delle dure lezioni che questo mondo ha da
offrirci, con pianto e sofferenza. Lasciate andare e nulla vi recherà danno.
Quando 'Abd ul Qâder Jilâni (Q.s.) si rivolgeva ai suoi seguaci, la sua
individualità diveniva a volte completamente velata da un manto di Attributi
Divini e di Attributi Profetici. Quando era in simili stati il Divino si
manifestava attraverso di lui e la sua parola diventava fonte di timore e
per chi non avesse ancora raggiunto una stazione sufficientemente elevata,
molto disturbante e persino scioccante.

  La perfezione può essere compresa solo da individui perfettamente completi,
niente affatto da uomini non rigenerati. Per quelli sulla via della Verità,
essi comprendono la perfezione in accordo con i loro rispettivi livelli di
evoluzione ed i seguaci di 'Abd ul Qader Jilani (Q.s.) non erano su di un
livello tale da poter ricevere da quelle emanazioni. Una volta stava tenendo
un discorso rivolto ai suoi discepoli dal pulpito di una moschea. Egli
recitò un verso del Sacro Corano e lo spiegò un pò. Poi disse: "Questa
spiegazione aiuterà ognuno dei presenti a capire questo verso, ciascuno ad
un livello (di comprensione) corrispondente alle proprie cognizioni, ma il
suo significato reale non è per voi. Non potete capire quello che sto
dicendo.

C'è solo uno degli ascoltatori in grado di apprezzare i profondi significati
del discorso ed è nascosto dietro un pilastro ed è coperto da un velo. Le
mie parole sono state dirette a quella persona, non a voi, cercate di capire
questo e non pensate a voi stessi come ricettacoli adeguati ad ogni pezzo di
preziosa saggezza. Se voi sentite qualcosa da me che capite, allora molto
bene, fatene buon uso sulla vostra strada, ma se sentite qualcosa che non
capite, state attenti a non respingerlo. Quando succede questo,
semplicemente mantenetevi in pace e siate umili abbastanza da accettare che
possa essere stato diretto a qualcun'altro dell'assemblea, qualcuno che ha
raggiunto un potenziale di comprensione superiore al vostro.

Poi continuò in un altro, ancora più profondo livello di significato di quel
verso del Corano e disse: "Ora, questo è oltre il livello anche di quella
persona dietro al pilastro". Quando Jilani (Q.s.) ritornò in sé, i suoi
discepoli lo informarono della natura dei suoi discorsi durante lo stato di
assenza da sé. Jilani (Q.s.) allora disse loro: "O figli miei, se è vero che
io dico cose contrarie alla Sharîah (legge divina) allora dovete colpirmi
con la vostra spada". Ciò che Jilani (Q.s.) intendeva con "contrario" alla
Sharîah significava in effetti contrario alla vostra comprensione della
Sharîah; poiché le persone non sono tutte sullo stesso livello di
comprensione della Sharîah. Nel successivo incontro Jilani (Q.s.) disse
ancora cose appartenenti ai reami della conoscenza di Allah Onnipotente.
Allora in accordo con le istruzioni dello Sheikh i discepoli estrassero le
loro spade ed incominciarono a colpirlo, ma le loro spade passavano
attraverso la figura dello Sheikh così facilmente come se passassero
attraverso l'aria. Colpirono e colpirono ma era come se il suo corpo fosse
un miraggio.

Quando Jilani (Q.s.) tornò a sé, i suoi discepoli gli dissero: "O nostro
Maestro, hai di nuovo detto di quelle parole." "E voi cosa avete fatto a
riguardo?" "Come ci hai istruito, ti abbiamo colpito con le nostre spade, ma
esse passavano come attraverso aria fine." "Allora non dovevo più essere là.
Non c'era più Jilâni da essere tagliato dalle vostre spade. Jilâni era
dissolto nell'Unità del Signore Allah l'Onnipotente. Era Lui solo che vi
parlava." Certamente qualcuno solleverà delle obiezioni dicendo che non c'è
nessuna evidenza dalle Scritture del fatto che Allah possa parlare
attraverso un intermediario diverso da un Profeta (s.A.'a.s.). S

ia il Corano che la Torah narrano che Allah parlò a Mosè attraverso un
cespuglio in fiamme, ed ogni credente accetta questo. Nella vostra opinione,
qual'è il veicolo più nobile per la Luce Divina, il più nobile strumento per
la Saggezza Divina, il cespuglio o l'uomo? E' l'uomo o il cespuglio "la
corona della creazione"? C'è terreno sul quale respingere questo punto?
Quando una persona raggiunge la stazione dell'Unità egli lascia dietro di sé
la sua propria esistenza, cosicchè l'Unità Divina lo sopraffà: potete
vederlo come Jilâni ma non è più Jilâni (Q.s.). Siamo tutti gravati dal peso
del carico di questa vita e ci carichiamo di quel peso solo perché non
vogliamo sollevarcene.

Alcune persone sciocche non sono soddisfatte di portare i loro pesi ma
invidiano i pesi degli altri. Il risultato è questo: fintanto che uno porta
il peso del suo io molti altri lo attaccheranno e sarà colpito da frecce e
pugnali, ferito dalle spade dell'invidia e dell'inimicizia. Raggiungere la
porta dell'Unità con l'Onnipotente è la sola via per essere liberato dalle
sofferenze di questo mondo e tutti i Profeti di Dio hanno insegnato metodi
per raggiungere questo scopo. Comunque, la resistenza nell'uomo è molto
forte e, generalmente, maggiore è la nostra fortuna mondana più difficile
sarà raggiungerlo. Questa è una delle principali ragioni per cui la legge
Divina rivelata attraverso i tempi ha richiesto al ricco di dare in carità
al povero.

Oltre agli ovvi benefici di sollevare dalla povertà chi riceve e di
proteggere il donatore dall'invidia, dare in carità allena le persone
benestanti a rinunciare ad una parte della loro ricchezza e così purificarla
e purificarsi. E per questo che la parte dovuta ai poveri si chiama Zakât
(purificazione). Purificazione da cosa? Dal nostro attaccamento ad
un'esistenza separata. Sha'bân ar-Rai (Q.s.) era un semplice pastore ed
anche uno dei grandi Santi Sufi dell'inizio dell'era islamica. Visse nel
tempo in cui i quattro ben rinomati Imam delle scuole sunnite di
giurisprudenza erano impegnati a compilare i canoni delle loro rispettive
scuole. Uno di questi grandi dotti, Imam Shafi'i (Q.s.), considerava Sha'bân
ar-Rai (Q.s.) suo tutore spirituale.

Un'altro dei quattro grandi Imam, Ahmed ibn Hâmbal (Q.s.), essendo scettico
di uno Sheikh così illetterato, decise di porgli una domanda molto semplice
per accertare il suo livello di conoscenza. Imam Shafi'i (Q.s.) lo ammonì:
"Stai attento a non pensare a lui come a un sempliciotto, perché se gli
domandi con questo preconcetto, capirà la tua intenzione nascosta e ti
svergognerà. Imam Ahmed (Q.s.) era comunque determinato a proseguire il suo
corso, e così gli domandò: "Qual'è la quota di Zakât che tutti i musulmani
non indigenti devono pagare ai poveri?" "Di quale Zakât stai chiedendo. La
vostra Zakât o la nostra? Secondo la vostra varietà di conoscenza o secondo
la nostra via?"

Sorpreso e sempre sospettoso di eresia, Imam Ahmed chiese: "Cosa?
Pretenderesti dire che vi sono due quote di Zakât nella Sharîah? Vorrei
sapere quali sono e su quali evidenze basi le tue affermazioni." "Secondo la
Sharîah come si applica a te e a quelli che sono sulla tua via, è incombente
sopra ogni persona di dare ai poveri un quarantesimo del suo oro, argento,
greggi e merci. Secondo la Sharîah come si applica ai suoi schiavi, gli
schiavi e tutto ciò che possiedono appartiene al loro Padrone. Per cui,
nella nostra via, di ogni quarantesimo, quaranta sono per il nostro Signore
e niente è per noi". Allora Imam Ahmed (Q.s.) gli chiese: "Su quale autorità
basi questo? Chi è il tuo Imam e qual'è la tua catena di trasmissione
indietro fino al Profeta (s.A.'a.s.)?" "Il nostro Imam è Abu Bakr as-Siddiq
(R.a.) (il primo Khalifa dell'Islam): egli diede tutta la sua ricchezza per
il suo Signore."

Richiedendo così di rinunciare almeno ad un quarantesimo della loro
ricchezza ogni anno, viene dato agli uomini il via lungo il cammino della
rinuncia. E rinunciare al possesso anche di un piccolo valore è una lotta
per l'uomo, che è nato in questo mondo a pugni chiusi ma dovrà lasciarlo a
mani aperte. Nulla di ciò che potrà raccogliere dai tesori di questo mondo
lo renderà capace di risiedervi per sempre. Così, aprite le vostre mani
mentre sono ancora calde; questo è meglio per le vostre anime, poiché la
pratica di vivere a mani aperte vi preparerà a vivere la vostra esistenza
nella sublime Unità Divina. Questo è il più alto livello di bene in questo
mondo e l'Onnipotente promette una grande ricompensa:

"Sarà la ricompensa del bene altro che il Meglio?"        (Qur'an, 55,60)

Il Signore Onnipotente accetterà la vostra esistenza e vi darà da Se stesso.
Questo è il significato di "Fana-fillah" (annichilimento in Dio) e
"Baqaillah" (permanenza in Dio): la vera esistenza nell'oceano dell'unità di
Allah Onnipotente. Nessuno può anticipare quell'infinito piacere. Possa
Allah concedercelo. Ma ogni cosa ha il suo prezzo....

#9829 Da: "amadeux@gmx" <amadeux@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 11:14 am
Oggetto: Respirare bene per la salute del cuore
amadeusoft
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Respirare bene per la salute del cuore

di Amadio Bianchi

Il respiro, nella cultura indiana, viene associato al soffio vitale eterno.
Come tale, assume una fondamentale importanza anche nei processi di
evoluzione metafisica, ma è anche, a mio parere, il mezzo più adatto per
veicolare il "prana" (energia manifesta) nel corpo umano, la cui presenza
promuove salute e guarigione.

Non dimentichiamo tuttavia che, grazie all'inspirazione, si introduce
ossigeno nei polmoni, e che, per mezzo della circolazione sanguigna, questo
ossigeno viene distribuito in tutto il corpo, mentre l'esalazione è la
funzione che la natura utilizza per espellere l'anidride carbonica pervenuta
all'apparato respiratorio con il sangue.


I TRE TIPI DI RESPIRAZIONE E LA PREVENZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Se prendiamo in considerazione sia il corpo sia la circolazione sanguigna
sia l'apparato respiratorio, suddivisi in tre parti, avremo:

- la respirazione addominale, in grado di influenzare la salute della parte
più bassa del corpo (dal basso addome in giù), considerata
"fisico-istintuale" ;

- la respirazione toracica intercostale, cosiddetta media, che riguarda il
sistema cardiovascolare e la costituzione "emotiva";

- ed infine, la respirazione alta o clavicolare, agente sulla salute degli
organi in relazione con l'aspetto intellettivo.

Prendiamo in considerazione, dunque, la possibilità di favorire sia la
prevenzione sia la guarigione di malattie cardiovascolari, instaurando una
corretta e più efficiente respirazione toracica.

Ecco cosa potete fare:

Sedetevi sul pavimento. La posizione da preferire è quella detta nello yoga
"del diamante", ossia seduti in ginocchio con i glutei sui talloni, poiché
in questa posizione la colonna vertebrale rimane spontaneamente eretta e, di
conseguenza, il torace è aperto e non contratto. Se tuttavia ci fossero
impedimenti, potete sedervi a gambe incrociate o su una sedia, purché la
schiena rimanga staccata dallo schienale.

Date inizio alla respirazione "lobulare" appoggiando entrambe le mani sul
torace, all'altezza dei pettorali, in modo che i medi si sfiorino. Il
contatto delle mani favorisce la concentrazione nell'area interessata.

Inspirate profondamente, cercando di convogliare l'aria verso l'area
dell'apparato respiratorio che si trova sotto le vostre mani. Se state
agendo correttamente, il torace si espande provocando l'allontanamento dei
medi; ciò vi consentirà, giorno dopo giorno, di verificare i vostri
progressi. Al contrario, quando espirate, la parte anteriore del torace si
deve contrarre fino a portare le mani a sovrapporsi.

Ripetete questo esercizio, completo di inspirazione ed espirazione, da tre a
nove volte, rimanendo alla stessa altezza, sistemate le mani lateralmente
sulle costole e, sempre ponendo l'attenzione sul punto di contatto delle
mani con il corpo, promuovete l'espansione e la contrazione dei muscoli
intercostali, per sviluppare una buona respirazione laterale. Anche questo,
come l'esercizio che segue, dovrà essere ripetuto più volte.

Portate infine il palmo delle mani a contatto con la zona posteriore, appena
al di sotto delle scapole, e tentate di percepire il respiro anche in questa
zona per condurla all'equilibrata espansione e contrazione.


VARIANTI E CONCLUSIONI

Faccio notare che, se vi fossero difficoltà nel praticarli da seduti, questi
esercizi possono essere eseguiti anche stando sdraiati sul pavimento o sul
letto. Alcune varianti coinvolgono lo sviluppo della parte laterale, che
prevede, invece di un'attuazione bilaterale (ossia girandosi sul fianco ora
destro ora sinistro), lo sviluppo di ogni singola area.

Si deve prestare attenzione alla posizione del braccio, affinché resti il
più possibile perpendicolare al pavimento. La sua caduta all'indietro
provocherebbe una più esigua introduzione di aria. Se inoltre sussistono
difficoltà nella posizione delle mani, una volta girati a pancia in giù, per
dar luogo allo sviluppo posteriore, è ammesso appoggiare il dorso della mano
anziché il palmo. Come conclusione è sempre consigliabile attuare un momento
di rilassamento.

Tale pratica, secondo la tradizione indiana, prevede innanzitutto la
realizzazione di una corretta posizione con la testa a nord ed i piedi a
sud, in modo da seguire la normale polarità dell'asse terrestre; poi bisogna
tenere conto che quando il corpo si rilassa la sensazione di freddo aumenta,
quindi è bene coprirsi ; gli occhi vanno mantenuti dolcemente chiusi, le
braccia distese lungo il corpo né troppo vicine né troppo lontane ed il
palmo delle mani rivolto verso l'alto; le gambe sono distese e rilassate con
le punte dei piedi che cadono all'esterno.

Dopo che, attraverso la consapevolezza, il corpo è condotto ad abbandonarsi
pienamente, si può procedere a prendere coscienza del respiro. Si parte
dallo sviluppo di un'osservazione passiva e, mentre la respirazione diviene
più lenta e profonda, si inizia ad equilibrare il ritmo fino ad ottenere un
perfetto bilanciamento su entrambe le funzioni: inspirazione ed espirazione.
La pratica corretta del rilassamento favorisce un ridotto consumo di
ossigeno e la diminuzione del battito cardiaco.

Se il rilassamento è condotto bene in genere non offre solo opportunità sul
piano fisico, ma consente indagini sul piano psichico, aiutando spesso i
praticanti ad individuare le cause dei disturbi che talvolta risiedono
proprio a livello psichico.


L'AUTORE

Amadio Bianchi

Insegnante di cultura e filosofia indù a Milano, esercita la sua professione
di maestro di Yoga e pratica il massaggio Ayurvedico secondo la tradizione
dei maestri indiani.

Dopo aver pubblicato due quaderni di filosofia, prende contatto con il
pensiero ed il mondo orientale e, per trent'anni, dedica la sua esperienza a
questi studi, ottenendo stima e riconoscimenti dagli indiani stessi.

Collabora con riviste, editori ed emittenti televisive in qualità di
consulente ed autore di testi. Tiene corsi e conferenze e partecipa a
congressi sia in Italia sia all'estero.

http://www.cysurya.milano.it/amadio.html

#9828 Da: "amec2@gmx" <amec2@...>
Data: Sab 30 Dic 2006 11:07 am
Oggetto: Dalla condanna a morte di Saddam Hussein alla Risoluzione 1737
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Dalla condanna a morte di Saddam Hussein alla Risoluzione 1737

L’ipocrisia di un Regime giunto al tramonto

di Marcello Pamio – 27 dicembre 2006

"Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi,
ma i governi che devono aver paura dei propri popoli"
Dal film "V per Vendetta"

Condanna a morte per Saddam Hussein!
Lo ha stabilito la Corte d'Appello (fantoccio creato dai colonizzatori
occidentali) che ha giudicato il dittatore colpevole della strage di 148
sciiti nel villaggio di Dujail.
Entro un mese dalla data della sentenza - come prevede la legge - Saddam
sarà impiccato!
Gioiranno curdi e sciiti, mentre sarà una tragedia per i sunniti, che
vedranno l’assassinio del loro capo supremo come l’immolazione di un
martire. Martire da vendicare con ogni mezzo.
Minacce sono già state lanciate attraverso alcuni siti internet: "il partito
Baath e la resistenza sono determinati a ricorrere a tutti i mezzi necessari
per colpire gli interessi americani in ogni luogo se l'amministrazione di
Washington commetterà questo crimine". Si legge nel comunicato che:
"eseguire la condanna a morte del presidente (...) renderà impossibile ogni
apertura di negoziati tra la resistenza irachena e le forze occupanti".

Forse qualcuno desidera proprio questo? Forse qualcuno vuole “Dividere per
Imperare”, “Dividere per Controllare”? La cosa certa è che molte forze in
campo si stanno muovendo proprio per disintegrare, sia dall'esterno che dal
di dentro, il Medio Oriente, vedi: guerra in Afghanistan, genocidio in Iraq
e Libano, assassinio di Hariri e Gemayel, lo scontro di civiltà, ecc.

Saddam Hussein è stato condannato per la strage degli sciiti, ma stranamente
non verrà mai processato (l’appuntamento con il boia lo precederà) per le
altre stragi come quella della popolazione del Kurdistan (oltre 100 mila
morti!).
Sapete perché? Semplice: verrebbero fuori le complicità dell’allora governo
statunitense, e non solo di quello (siamo negli anni Ottanta).
Proprio in quegli anni, l’ex Rais era sostenuto finanziariamente e
militarmente da coloro che oggi plaudono la sua morte (l’amministrazione
Bush), nell’annosa e dissanguante guerra contro l’Iran (1980 – 1988).
Massacro voluto e fomentato dall’Impero, che costò la vita a oltre 1 milione
di persone civili!

Il Premio Nobel per la Pace (?), Henry Kissinger (1) - uno dei più loschi e
pericolosi personaggi attualmente in libertà – ebbe a dire a proposito di
quella guerra e soprattutto della politica americana, che la loro strategia
(per intenderci, degli attuali esportatori di “democrazia”) era fare «in
modo che si uccidessero l'uno con l'altro»: cosa profeticamente
realizzatasi!
Sicuramente fino al 1986 Saddam riceveva fondi e armi dall’intelligence
statunitense, e la prova è lo “Scandalo Iran-Contra”!

Dall’altra parte - come solo loro sanno fare - la Casa Bianca forniva armi
anche allo stato canaglia per antonomasia, l’Iran, e i soldi ricavati da
tale vendita (illegale e assolutamente criminosa) andavano a finanziare e
armare i Contras del Nicaragua, i guerriglieri che massacrarono i
rivoluzionari sandinisti (provocando decine di migliaia di morti)
Quello che non tutti sanno però, è che non sono stati solo gli americani ad
aiutare l’Iran in quel periodo, ma anche lo stato democratico d’Israele, lo
stesso che oggi ha paragonato l'ex Persia alla Germania nazista, e
Ahmadinejad a Hitler! L’invio di armi, attraverso Israele, cominciò appena
dopo la caduta dello Scià di Persia, nel 1979, e non nel 1985 come vorrebbe
farci credere l’inchiesta del Congresso statunitense.

Lo spiega dettagliatamente Noam Chomsky nel suo libro, “I cortili dello Zio
Tom”:

«Già nel 1982 era pubblicamente risaputo che era Israele a fornire la
maggior parte delle armi all'Iran: lo si poteva leggere sulla prima pagina
del New York Times. Nel febbraio del 1982 i più importanti funzionari
israeliani, i cui nomi sarebbero poi risuonati nelle udienze
sull'Iran-Contra, apparvero alla Bbc e descrissero in che modo avevano
organizzato il traffico delle armi per il regime di Khomeini. Nell'ottobre
del 1982 l 'ambasciatore di Tel Aviv negli Usa dichiarò pubblicamente che
Israele inviava armi al regime di Khomeini "con la collaborazione degli
Stati Uniti... quasi al più alto livello".

Quindi oggi, George Walker Bush, l’attuale burattino è felice che la Corte
abbia sentenziato la morte per impiccagione dell’ex Rais. Non è strano,
visto che il figlio del potente massone del 33° grado del R.S.A.A. (Rito
Scozzese Antico e Accettato, nonché membro della Skull & Bones e delle più
importanti e influenti organizzazioni elitarie), George Walker Herbert Bush,
ci ha abituati a simili nefandezze: durante il suo mandato di governatore
dello Stato del Texas si è macchiato di ben 147 condanne a morte!
Con la morte di Saddam Hussein andranno seppelliti anche molti e pericolosi
segreti di stato…

Risoluzione contro l’Iran.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (altro fantoccio nelle mani
del Sistema) ha stabilito che tutti gli stati devono "impedire la consegna,
la vendita o il trasferimento diretti o indiretti all'Iran (...) di
qualsiasi materiale, attrezzatura, bene e tecnologia che possa contribuire"
alle attività dell'Iran nei settori nucleare e balistiche sensibili! Ma
proprio tutti?
Come mai la Risoluzione 1737 è stata firmata anche dalla Russia di Vladimir
Putin (le cui origini venete, Costabissara in provincia di Vicenza,
sarebbero state dimostrate da un giornale di Mosca) che ha sempre difeso l’
amico nonché “cliente” Iran?
La risposta ce la fornisce il Washington Post (ringrazio il giornalista
Maurizio Blondet per l'articolo: “Embargo all’Iran: due valutazioni”)

Scrive il quotidiano di Regime:

«L’amministrazione Bush ha passato quasi quattro mesi a cercare il consenso
dei russi per la misura iniziale, piegandosi sempre di nuovo all’
intransigenza di Mosca. Anzitutto, il grande reattore nucleare [di Bushehr]
che la Russia sta costruendo per l’Iran è stato esentato dall’embargo delle
importazioni nucleari, anche se Teheran può un giorno usare l’impianto per
fornirsi di plutonio militare. Poi, gli Stati europei che appoggiano la
risoluzione hanno dovuto lasciar cadere il proposto divieto dei viaggi, la
sola misura ormai che avrebbe potuto danneggiare i mullah. Intanto, l’
amministrazione ha accettato di sostenere l’entrata della Russia nella World
Trade Organization, una concessione era necessaria per ottenere il suo
voto».

Sembrerebbe allora, non è essere stato Putin a piegarsi ai dettami dell’
Impero occidentale, ma esattamente il contrario! Dico sembrerebbe, perché
forse nessuno ha spiegato bene all’ex dirigente del K.G.B. (Comitato per la
Sicurezza di Stato), attuale F.S.B. (Organizzazione della Sicurezza Statale
russa), che entrare nel WTO significa entrare anche nella ragnatela del
Nuovo Ordine Economico Internazionale.

Lo scopo ufficiale dell’Organizzazione, nata nel 1995 durante una sessione
dei negoziati del G.A.T.T. (General Agreement on Tariffs and Trade, e cioè
Accordo Generale sulle tariffe e sul commercio) è infatti quello di
liberalizzare il commercio e abbassare le barriere tariffarie e/o doganali.
Il WTO è stato strutturato in modo tale da avere un vero e proprio esecutivo
composto da un direttore e da quattro vicedirettori, un’assemblea dei
rappresentanti degli stati membri e un organo che analizza e giudica le
politiche commerciali. Esiste al suo interno poi il Dispute Settlement
Process che permette ai membri di portare davanti una corte internazionale
uno stato che violi le regole. Se lo stato che cita in giudizio è potente
come gli Stati Uniti d’America la sentenza è pressoché scontata: nessun
appello né tanto meno la possibilità di rivolgersi a corti e/o giurie
esterne!
Certamente è importante per la Russia , come lo è stato per la Cina ,
entrare nel mercato mondiale, ma il gioco in questo caso vale la candela?
Staremo a vedere, anche se la risposta è scontata…

Tornando alla “Risoluzione Carta-straccia”, come l’ha definita il premier
Mahmud Ahmadinejad, c’è da dire che l’Iran ha firmato il Trattato di Non
Proliferazione (T.N.P.), mentre attuali potenze nucleari come per esempio
Israele, non lo ha mai fatto e non intende certamente farlo.
Come sempre: due pesi e due misure?

Se le atomiche sono possedute da Stati che non brillano certo per democrazia
(Pakistan, India, Israele, per citarne qualcuno), ma sono amici degli Stati
Uniti, allora va bene; se le possiedono Stati non amici, ma potenti come
Cina e Russia, è tollerato. Tutti gli altri non possono mirare al nucleare,
neppure per uso civile come ha sempre sostenuto l’ex Persia!
Chi allora può decidere quello che è giusto e quello che non è giusto?
Chi può arrogarsi tale diritto?

Se dovessimo usare come metro di misura il comportamento etico e/o morale
dei paesi, per così dire nuclearizzati, certamente l’America dei Bush
dovrebbe essere l’ultima a parlare, non solo per essere stato l’unico paese
a sganciare due atomiche sulla popolazione civile inerme (per non ricordare
gli esperimenti eseguiti sulla popolazione inconsapevole: agenti patogeni
sganciati nelle metropolitane, agenti biologici rilasciati sulle città,
irradiazioni ai detenuti, malati di mente, ecc.), ma soprattutto per aver,
nel corso dei decenni, fomentato guerre, instaurato regimi, attuato colpi di
stato e appoggiato dittature sanguinarie in ogni dove.

Questa è l’ipocrisia di un Regime ormai giunto al suo capolinea, al suo
definitivo tramonto! La Comunità Internazionale sta lentamente infatti
prendendo consapevolezza dei crimini efferati portati avanti dalla Banda
Bassotti (i veri manovratori occulti che stanno dietro le facciate),
mascherati da democrazia o nel nome della sicurezza nazionale. Per Comunità
internazionale non intendo i governi occidentali, tutti collusi con il
Sistema, ma il popolo, base della Piramide del Potere!
Il Re è completamente (o quasi) nudo, e nonostante le guerre e gli attentati
terroristici, anche quelli che probabilmente seguiranno l'11 settembre 2001
(il cui unico scopo è di imprigionarci dentro una gabbia fatta di paura e
leggi repressive), sempre più persone si stanno destando da questo Matrix
mediatico...

Articoli inerenti:

"Pietra Miliare", di Alessandro Ursic da Peace Reporter
"Embargo all'Iran: due valutazioni", di Maurizio Blondet da Effedieffe

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(1) Chi è Henry Kissinger
Nasce in Germania il 27 maggio 1923, scappa da quest’ultima durante la
Seconda Guerra Mondiale poiché di famiglia ebrea e trova rifugio negli Stati
Uniti; il giovanotto si da subito da fare lavorando come traduttore dal
tedesco per un organismo di controspionaggio. Entra in politica nel 1968
quando Nixon si appresta a diventare presidente. Si distingue per l’appoggio
fornito ad Augusto Pinochet nel 1973 nel colpo di stato in Cile e nello
stesso anno riceve il Premio Nobel per la Pace !
Dopo lo scandalo del Watergate non ricopre più incarichi di rilievo, fino a
quando George W. Bush nel 2002 lo nomina presidente della commissione
incaricata di chiarire i fatti dell’11 settembre 2001: ciò suscita enormi
critiche da parte di chi lo accusa di crimini di guerra fino a farlo
dimettere qualche mese dopo la sua nomina.

Questa è una sua brevissima biografia ma scendiamo nei particolari:
Henry Kissinger fu dietro il segreto (e illegale) bombardamento della
Cambogia, e il deliberato prolungamento ed espansione della guerra in
Indocina mediante la sua sottoversione dei colloqui di pace di Parigi alla
vigilia delle elezioni presidenziali USA del 1968, allorché obbligò i
negoziatori sud-vietnamiti a ritirarsi precipitosamente dai colloqui,
affermando che essi avrebbero potuto contare su trattative migliori con un
repubblicano alla Casa Bianca.
La malafede di Kissinger è stata ampiamente documentata da un articolo in
due parti di Christopher Hitchens, nei numeri di febbraio e marzo 2001 di
Harper's Magazine, e nel recente "The Pinochet File", di Peter Kombluh, in
cui si afferma che non solo Kissinger appoggiò il terrorismo di stato, ma fu
direttamente coinvolto, attraverso la cosiddetta Commissione 40 (dal nome
della stanza dell'ufficio in cui essa si riuniva, e che fu presieduta da
Kissinger dal 1969 al 1976. Essa supervisionava tutte le "operazioni
coperte" USA), nel rapimento ed assassinio del comandante militare cileno
Rene' Schneider. L'azione, ad opera dei futuri golpisti addestrati e
finanziati dalla CIA, culminò nell'assassinio del presidente legittimamente
eletto, Salvador Allende, e nell'insediamento della dittatura di Pinochet.
Fu in quel tempo che Kissinger fece la famosa dichiarazione che la dice
lunga sul suo concetto di democrazia: "Non vedo la ragione per cui un paese
debba diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo".

Non c'e' bisogno di ricapitolare le macchinazioni di Henry Kissinger,
ugualmente ben documentate, che portarono ai massacri in Bangladesh nel
1971; al colpo di stato a Cipro ispirato dalla Grecia che provocò la
successiva invasione turca dell'isola; all'invasione, supportata
dall'America, di Timor Est da parte dell'Indonesia, nel dicembre dello
stesso anno; alla tragica morte, mediante autobomba, dell'ex-ministro degli
esteri di Salvador Allende ed ambasciatore, Orlando Letelier, insieme al suo
collega americano Ronny Moffit, in Massachussets Avenue, Washington, 1976.
In ognuno di questi casi, Henry Kissinger o sapeva o prese parte attiva in
esso. Sebbene non presenti lo stesso grado di abilità, ricordiamo pure il
rapporto ambiguo che Kissinger intrattenne con l'ex presidente egiziano,
Anwar Sadat. All'inizio della guerra del Kippur, quando Kissinger mediò i
negoziati per un cessate il fuoco tra Egitto e Israele, noti come
"diplomazia pendolare", fu spesso fotografato all'aeroporto del Cairo,
salutato e baciato sulle guance dal presidente Sadat, che si riferiva a lui
come "il mio amico Henry". Nel libro "Le Conversazioni segrete di Henry
Kissinger" (1976), scritto dal celebre giornalista israeliano Matti Golan,
leggiamo di come Henry Kissinger, nei suoi incontri con Golda Meir, si
riferisse a Sadat chiamandolo "quel piccolo buffone".

Oggi, Henry Kissinger è un uomo che molti tribunali in tutto il mondo
desidererebbero interrogare. Negli USA, vi è una pendenza legale contro di
lui intentatagli dalla famiglia di Rene' Schneider, ed un processo
intentatogli contro da numerose vittime cilene dei tempi della dittatura di
Pinochet, al cui regime egli forniì assistenza politica nel massacro di
migliaia di oppositori politici (il co-difensore di Kissinger nel caso è
Michael Townly, l'agente di Pinochet a Washington, che si ritiene abbia
posizionato l'autobomba che uccise Letelier ed il suo collega nel 1976).
Al di fuori degli USA, la Corte Suprema cilena ancora aspetta da lui notizie
sull'assassinio di Charles Horman, il giornalista americano ucciso durante
il golpe del 1973. In Spagna, il giudice che richiese, nel 1998, l 'arresto
di Pinochet in Gran Bretagna, vuole interrogarlo in merito ai "crimini
contro l'umanita' ". In Francia, il giudice che indaga sulla "sparizione" di
cinque cittadini francesi in Cile durante la dittatura di Pinochet, e'
ansioso di vedere Kissinger sul banco dei testimoni.

Tratto da
http://democrazia-in-vendita.blogspot.com/2006/09/spieghiamo-riotta-chi-era-
henry.html

#9827 Da: <amadeusoft@...>
Data: Ven 29 Dic 2006 11:21 am
Oggetto: L'abbandono alla Provvidenza Divina
amadeusoft@...
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L'abbandono alla Provvidenza Divina

[JEAN-PIERRE DE CAUSSADE, L'Abbandono alla Provvidenza Divina
(L'abandon à la providence divine), ed. Adelphi, Milano.]

----------------------


. Non vi è niente di piú ragionevole, di piú perfetto, di piú divino della
volontà di Dio. Può forse il suo valore infinito essere accresciuto da una
qualche differenza di tempi, di luoghi, di cose? .

. Attingete dunque a questa volontà che si dà, nascosta e velata, in tutto
ciò che vivete al momento presente, e la troverete sempre infinitamente piú
vasta dei vostri desideri. .

. i sensi adorano le creature, la fede adora la volontà divina. Strappate
gli idoli ai sensi, piangeranno come bambini disperati: la fede invece
trionfa, perché non le si può togliere la volontà di Dio. .

. Ciò che fa difetto ai sensi, rafforza, aumenta e arricchisce la fede;
quanto meno è dato ai sensi, tanto piú è dato all'anima. .

. La via della fede è come un continuo inseguimento di Dio attraverso quanto
lo dissimula, lo sfigura, lo distrugge, per cosí dire, e lo annienta.
.
. Ma quello che Dio vi dice, anime care, le parole che Egli pronuncia
momento per momento, il cui corpo non è fatto di inchiostro e di carta, ma
di quello che a voi tocca patire e fare un momento dopo l'altro, non
meritano dunque niente da parte vostra? Perché non rispettate in tutto
questo la verità e la bontà di Dio?

Eppure non c'è nulla che non vi dispiaccia, e tutto censurate. Non vi
accorgete che in tal modo misurate con i sensi e con la ragione quello che
si può misurare soltanto con la fede? .

. Voi cercate dei mezzi segreti per appartenere a Dio, anime care? Non ce
n'è altri se non quello di servirsi di tutto quello che si presenta a noi.
Tutto conduce a questa unione, tutto perfeziona, eccetto quel che è peccato
ed esula dal dovere .

. Ciò che accade in ogni istante reca l'impronta della volontà di Dio.
Quanto è santo questo nome! quanto è giusto dunque benedirlo, trattarlo come
una cosa che santifica quel che designa! Come potremmo dunque vedere ciò che
porta questo nome senza stimarlo infinitamente? È una manna divina che
fluisce dal cielo per farci costantemente crescere nella grazia .

. Tutto quello che da Lui viene è eccellentissimo, tutto quello che ne
discende porta il segno della sua origine. .

. Se non vi basta quello che Dio stesso sceglie espressamente per voi, quale
mano, che non sia la sua, potrebbe mai bastarvi? Se vi disgusta un cibo che
la divina volontà ha lei stessa imbandito, quale nutrimento non sembrerà
insipido a un gusto tanto depravato? Un'anima non può essere veramente
nutrita, fortificata, purificata, arricchita, santificata, se non da questa
pienezza nel momento presente. .

. Quanta infedeltà nel mondo! In che maniera indegna si giudica Dio, poiché
continuamente si trova da ridire sull'azione divina come non si oserebbe
fare, a proposito della sua arte, nemmeno con il piú umile artigiano! .

. Ah! divino amore! adorabile! azione infallibile! in che modo vi si
giudica? La volontà divina può mai essere inopportuna, può mai aver torto?

«Ma . quel tale mi ostacola in opere cosí sante: tutto questo non è del
tutto irragionevole? E questa malattia che mi colpisce proprio quando non
posso assolutamente fare a meno della salute?».

  Eppure io dico che la volontà di Dio è la sola cosa necessaria. Quindi
tutto ciò che essa non dà è inutile. No, anime care, a voi non manca niente;
se sapeste che cos'è tutto quello che chiamate rovesci, contrattempi,
avvenimenti inopportuni e irrazionali, contrarietà, sareste grandemente
mortificati: perché le vostre sono bestemmie, ma voi non ci pensate. Tutto
quello che vi accade non è altro che la volontà di Dio: e i suoi cari figli
la misconoscono e la bestemmiano. .

. Quello che si chiama volontà di Dio potrebbe mai farmi del male? Dovrei
forse temere, fuggire il nome di Dio? E dove potrei andare, allora, per
trovare qualcosa di migliore, se temo l'azione divina su di me, poiché
questa è l'effetto della sua divina volontà? .

. La fede è madre della serenità, della fiducia, della gioia; essa non può
avere altro che tenerezza e compassione per i suoi nemici che si
arricchiscono tanto a sue spese. .

. La volontà di Dio ha solo compiacenze, favori, tesori per le anime
sottomesse; non si può mai avere troppa fiducia in lei, né abbandonarsi
troppo spesso. Essa può e vuole sempre ciò che piú contribuirà alla nostra
perfezione, purché, tuttavia, si lasci fare a Dio; su questo la fede non ha
dubbi. .

. Andiamo, dunque, anima mia, andiamo a Dio mediante l'abbandono, e, poiché
la virtú nasce dall'attività e dagli sforzi, confessiamole la nostra
impotenza e la nostra fiducia in Dio, il quale certo non ci renderebbe
incapaci di camminare a piedi, se non avesse la bontà di portarci sulle sue
braccia. .

. Ci basterà volgere lo sguardo a Voi, Signore, per sentirci sicuri nei piú
grandi pericoli.

Dimenticheremo le diverse strade e le loro qualità, dimenticheremo noi
stessi, e, totalmente abbandonati alla sapienza, alla bontà, alla potenza
della nostra guida, non avremo piú altro pensiero se non quello di amarVi,
di fuggire ogni peccato, non solo quelli evidenti, ma anche i piú lievi, e
di adempiere ai doveri cui siamo tenuti. Questo è il solo compito, amore
caro, che Voi lasciate ai vostri cari figli, mentre siete Voi a sobbarcaVi
tutto il resto. .

#9826 Da: <amadeux@...>
Data: Ven 29 Dic 2006 11:14 am
Oggetto: L'uomo che si fermava alle apparenze
amadeux@...
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L'uomo che si fermava alle apparenze

(Associazione Vidya Bharata)


Dopo molte vicissitudini, un "cercatore di verità" trovò finalmente un
illuminato che aveva il dono di percepire ciò che è inaccessibile alla
maggior parte degli uomini.

"Permettimi di seguirti", gli disse il cercatore, "affinché possa imparare
osservando ciò che hai acquisito".

"Non sarai in grado di sopportarlo", rispose il saggio, "perché non avrai la
pazienza di rimanere in contatto, diligentemente, con la trama degli eventi.
Anziché imparare, cercherai di agire in funzione delle apparenze".

Il cercatore promise che si sarebbe sforzato di esercitare la pazienza e di
imparare dagli eventi senza reagire secondo i propri pregiudizi. "Accetto",
disse allora il saggio, "ma a condizione che tu non faccia nessuna domanda
nei riguardi di qualsiasi evento, finché non sia io a darti una
spiegazione".

Il cercatore si affrettò a promettere e si misero in cammino.

Erano appena saliti sull'imbarcazione che li avrebbe portati sull'altra riva
di un ampio fiume che il saggio fece di nascosto un buco sul fondo della
barca. Creando in tal modo una falla, ripagò, almeno in apparenza, i servigi
del barcaiolo con un atto distruttivo.

Il cercatore non riuscì a trattenersi: "Ma potrebbero esserci degli
annegati; la barca affonderà e andrà perduta! È questo il modo di
comportarsi di un uomo buono?".

"Non ti avevo detto che saresti stato incapace di non saltare alle
conclusioni a tutti i costi?", disse il saggio, tranquillamente.

"Avevo già dimenticato la condizione", riconobbe il cercatore, chiedendo
perdono per la sua dimenticanza. Tuttavia, era molto sconcertato.

Proseguirono il loro viaggio e ben presto entrarono in un paese, dove furono
ben accolti e ricevuti dal re, che li invitò a una battuta di caccia. Il
giovane figlio del re stava cavalcando davanti al saggio. Non appena il
gruppetto rimase isolato dal resto dei partecipanti da una siepe, il saggio
disse al cercatore: "Svelto! Seguimi più presto che puoi!". Afferrò la
caviglia del giovane principe e gliela storse; poi, dopo averlo adagiato a
terra in mezzo al bosco lanciò il suo cavallo a briglie sciolte oltre i
confini del regno.

Il cercatore era sopraffatto dallo stupore e da un senso di colpa all'idea
di essere stato complice di un simile crimine. Torcendosi le mani, esclamò:
"Un re ci ha concesso la sua amicizia, ci ha affidato suo figlio, il
principe ereditario, e noi lo abbiamo trattato in modo abominevole! Che
comportamento è questo? È indegno del più vile degli uomini!".
Il saggio si rivolse al cercatore con queste parole: "Amico, io faccio ciò
che devo fare. Tu sei qui come osservatore, e questa situazione è già un
raro privilegio.
Sei giunto a questo stadio, ma non sembra che tu sia capace di trame
profitto perché giudichi tutto partendo da un rigido atteggiamento di
pregiudizio. Ancora una volta, ti ricordo la tua promessa".

"Riconosco che non sarei qui se non fosse per la mia promessa, e che sono
legato a essa. Ti prego quindi di volermi perdonare ancora una volta. Mi è
molto difficile abbandonare quest'abitudine di procedere in base a
supposizioni. Se ti pongo ancora una sola domanda, cacciami via". E
proseguirono il loro viaggio.

Giunti alle porte di una grande e prospera città, i viaggiatori chiesero un
po' di cibo, ma nessuno volle dar loro il benché minimo pezzo di pane. In
quel posto la carità era sconosciuta e i sacri doveri dell'ospitalità erano
stati dimenticati. Contro di loro furono addirittura aizzati dei cani
feroci.

Quando ebbero raggiunto la periferia della città, affamati, indeboliti e
assetati, il compagno del cercatore gli disse: "Fermiamoci un po' qui,
vicino a questo muro in rovina, perché dobbiamo ricostruirlo".

Lavorarono per ore, mescolando il fango, la paglia e l'acqua, finché il muro
non fu ricostruito.

Il cercatore era talmente esausto che dimenticò ogni ritegno: "Chi ci
pagherà per questo lavoro? Per due volte abbiamo ripagato il bene con il
male. Ora ripaghiamo il male con il bene. Sono sfinito e non sono in
condizione di proseguire!".

"Non temere", disse il saggio, "e ricordati che hai detto che se mi avessi
posto ancora una sola domanda, avrei dovuto congedarti. Le nostre strade si
dividono qui perché ho molto da fare.

Prima di lasciarti ti svelerò il senso di alcune mie azioni, affinché un
giorno tu possa, forse, intraprendere di nuovo un simile viaggio.

La barca che ho danneggiato è affondata. Ho evitato quindi che venisse
confiscata da un tiranno che requisiva tutte .le imbarcazioni in previsione
di una guerra che stava preparando. Il giovane al quale ho stolto la
caviglia ormai non potrà più usurpare il trono, quando sarà grande, e
neanche ereditarlo, perché la legge di quel paese prevede che solo chi è
privo di infermità può guidare la nazione. In questa città dell'odio vivono
due giovani orfani; quando saranno grandi, il muro crollerà di nuovo e
porterà alla luce il tesoro che vi è nascosto, e che costituisce il loro
patrimonio. Saranno abbastanza forti per impossessarsene e riformare
l'intera città, perché questo è il loro destino.

Ora va' in pace. Sei congedato".

* * *

Nel medioevo, i monaci che attingevano alle Gesta Romanorum e usavano questo
materiale per fini di edificazione morale, hanno raccontato ripetutamente
questa storia, presentandola come appartenente alla tradizione cristiana.

Si dice anche che sia all'origine dell'Eremita di Pamell. Secondo Pope, la
versione originale era in spagnolo, e sebbene ci fosse il sospetto che si
trattasse di un racconto orientale, per molto tempo nessuno in Occidente
sembra averlo collegato con la tradizione sufi o aver notato che appare
inizialmente nel Corano, nella sura 18: La caverna.

Questa versione è stata raccontata da Jan-Fishan Khan.

#9825 Da: <amadeus@...>
Data: Ven 29 Dic 2006 11:16 am
Oggetto: Una Terapia per l'Anima. Incontro con Miodrag Boskovic
amadeus@...
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Una Terapia per l’Anima. Incontro con Miodrag Boskovic

di Roberta Piliego

– Miodrag tu hai ideato una terapia che hai chiamato Animoterapia. In cosa
consiste questa tua “Terapia dell’Anima” ?

"La premessa è che tutto è riconducibile all’anima, essenza di ogni
esistenza. Occorre innanzitutto considerare il limite del pensiero logico e
scientifico, ovvero la sua incapacità a comprendere l'anima. Osservazione e
pensiero logico non possono conoscere l'essenza delle cose, ma solo le loro
manifestazioni. Tutto ciò che esiste ha un'anima propria, vera essenza di
ogni esistenza. Il nostro pensiero è dunque in grado di osservare solo
manifestazioni ed apparenze, ma non può cogliere mai l'essenza."

- Puoi farmi qualche esempio?

"Proviamo a capire cosa sono materia, energia, corpo, mente, vita, morte,
anima, spirito…, termini che utilizziamo quotidianamente ma di cui, in
effetti, cosa sappiamo? Sapevamo che la luce si comporta sia come energia
che come materia. Ora però siamo consapevoli che anche elementi considerati
pura materia non sono altro che energia. Anche se in fondo nessuno può dire
che cosa sia l'energia, risulta molto probabile che materia ed energia
abbiano la stessa anima. Pensavamo che il nostro corpo fosse costituito di
materia ma, se la materia è una possibile forma di energia, sarà sempre più
difficile definire che cosa in realtà siamo.

"Medici, psicologi e neurologi considerano la mente come risultato della
funzione cerebrale, ma il cervello non è mente, bensì un organo la cui
attività è osservabile e misurabile in termini di onde elettromagnetiche. In
altre parole, non è possibile sapere che cosa sono il corpo e la mente,
possiamo soltanto vedere, misurare, a volte anche capire, forme e
manifestazioni corporee e mentali. Se quindi materia ed energia hanno la
stessa anima, è probabile che anche corpo e mente abbiano la stessa anima,
cioè la stessa essenza.
Io sono convinto che vita e morte abbiano la stessa anima, anche se non
siamo in grado di comprenderla.

"Proviamo a considerare gli elementi terra, acqua e aria; sembrano materie
morte, ma quando diventano corpo di una pianta si manifestano vive. Tagliamo
la pianta e di nuovo tutto appare materia morta. In seguito, quando un
animale si nutre della pianta tagliata, nuovamente la materia ritorna viva
trasformandosi in corpo di un essere vivo.

"Quello che comunemente chiamiamo anima umana, ma mi riferisco anche all’
anima di qualsiasi essere vivente, non è né materia, né energia, e non si
può definire in nessun modo razionale, né stabilire che cosa sia. Ogni anima
però possiede una particolare forma di energia che si chiama spirito. Come
tutte le energie, lo spirito è invisibile, anche se alcune sue
manifestazioni possono essere visibili."

– Quindi l'anima è essenza di ogni esistenza e lo spirito è energia
dell'anima?

"Esatto. Dobbiamo però considerare che il termine "energia" che io utilizzo
per descrivere lo spirito non è proprio adatto, ma non conosco nessun'altra
parola che descriva con più precisione il fenomeno che chiamiamo spirito."

- Oltre al metodo scientifico e al pensiero logico esiste una percezione
mistica. Chi sono i mistici?

"I mistici sono persone con doti particolari che, attraverso lo Spirito
Santo, riescono a comunicare con l’Anima Mundi."

– Hai parlato di Spirito Santo. Micha, che cosa è lo Spirito Santo?

"Lo Spirito Santo è la manifestazione di energia emessa dall’anima divina."

– In quale modo l'Animoterapeuta aiuta le persone malate a guarire?

"Durante il trattamento, l'Animoterapeuta utilizza varie tecniche conosciute
anche dagli esperti di pranoterapia, rei-ki, bioenergetica, cromoterapia e
dagli sciamani siberiani. In fondo, la guarigione viene sempre dall'anima
divina attraverso lo Spirito Santo. L’Animoterapeuta ha la preparazione e la
sensibilità per attivare diverse capacità e, in particolar modo, è in grado
di affiancare, al metodo scientifico e al pensiero logico, una percezione
mistica.

"Quest’ultima considerazione merita una breve riflessione. L'energia divina
viene richiamata, dall’Animoterapeuta, attraverso una preghiera specifica.
Un Animoterapeuta deve essere realmente in grado di richiamare lo Spirito
Santo che può dare salvezza al malato. In effetti, per il successo della
guarigione, è importante chi prega e come lo fa. Per poter curare l’anima e
il corpo altrui occorre, innanzitutto, far progredire la propria anima."

– Mi sembra di capire che per diventare un bravo Animoterapeuta sia
necessario essere anche dei mistici.

"Sì, bisogna nascere con certe predisposizioni e vivere una vita
particolare, rispettando le regole stabilite dai mistici di tutti i tempi.
Oltre a questo, si devono praticare regolarmente una serie di esercizi
specifici."

- Come vive un Animoterapeuta?

"Personalmente riconosco dieci regole base.

1. Educare la propria anima, stimolando e sviluppando tutto ciò che troviamo
di positivo dentro di noi, per esempio bontà, amore, generosità, pazienza,
coraggio... , inoltre occorre eliminare le negatività, come cattiveria,
gelosia, invidia, egoismo, falsità, vigliaccheria, ignoranza...

2. Sviluppare sensi in grado di percepire le manifestazioni dello Spirito
Santo attraverso la percezione sensoriale. Vedere e capire bellezza, colori,
odori e suoni, musica, poesia, tutta l'arte. Praticare anche alcune tecniche
conosciute dagli sciamani, in particolare i Tungusi siberiani.

3. Pregare e meditare regolarmente, naturalmente imparando prima come si fa.

4. Condurre una vita sana, non abusare di alcolici, non fumare, non
drogarsi, ridurre al minimo carne e dolci, o meglio, eliminarli
completamente. Sapere astenersi e affinare la propria sensibilità.

5. Lavorare fisicamente. Vanno bene sport e attività ricreative, ma il
lavoro fisico è il migliore. Praticare anche particolari esercizi fisici che
servono a sviluppare una specifica energia curativa.

6. Mantenere una buona igiene personale e la pulizia del luogo in cui si
vive. In seguito, occorre praticare anche la pulizia dei pensieri.

7. Non fare del male, e non pensare male. Si possono rovinare persone non
soltanto con un'azione ostile, ma anche con un pensiero maligno. Non
praticare mai magia nera, anche se un mistico elevato può essere in grado di
farlo.

8. Rispettare piante, animali ed ogni forma di natura. Bisogna ricordarsi
che tutto ciò che esiste non è soltanto opera di Dio, ma continua a fare
parte del corpo del Dio esistente.

9. Studiare medicina scientifica e varie tecniche di medicina alternativa,
in particolare cure energetiche.

10. Studiare ed esercitare tecniche -specifiche di Animoterapia che vengono
rivelate solo a persone scelte, che desiderano diventare Animoterapeuti.

- Puoi descrivermi il trattamento praticato da un Animoterapeuta?

"Innanzitutto fare una diagnosi che sia il più precisa possibile.
L'Animoterapeuta opera uno scanner sia del corpo energetico che dello stato
d'animo del paziente, al fine di cogliere e comprendere i bisogni della sua
anima. Ogni guarigione comincia rinforzando l'anima e l'equilibrio
energetico, cioè lo spirito del paziente. Ne consegue che le tecniche di
cura sono personalizzate in relazione alle necessità individuali.

"L'Animoterapeuta può scegliere di sottoporre il paziente ad un trattamento
simile a quello attuato dai pranoterapeuti, o dai maestri rei-ki, ma può
anche ricorrere a tecniche stabilite dalle varie esperienze sciamaniche. Si
tratta di solito di una sintesi di diverse tecniche e metodi.
Per esempio, per calmare un dolore l'Animoterapeuta proietta energia prana
azzurra mentre suggerisce al paziente di immaginare un mare azzurro. In
questo modo gli effetti curativi si amplificano."

- Durante il trattamento l'Animoterapeuta spesso racconta al paziente
scenari che sembrano appartenere alla dimensione del sogno o della fiaba.
Che ruolo ha il linguaggio nell’Animoterapia?

"Un ruolo importantissimo. Ricorrendo all’utilizzo di “parole chiave”, l’
Animoterapeuta apre la porta nascosta dell'inconscio e cura i diversi corpi
energetici procedendo dalla periferia verso il centro, verso l'anima."

- L'Animoterapia riconosce anche le teorie orientali di aura e di chakra?

"Certamente, è opportuno conoscere tutto ciò che ci aiuta a capire e ad
avvicinarci all'essenza, a capire l'anima. I cinesi non parlano di chakra,
ma di cinque elementi. I sufi non parlano di corpi, ma di stadi di
evoluzione dell'anima, che va da un'identificazione nella vita istintiva
alla fusione con Dio.
Soltanto esperienze mistiche permettono all'uomo di riconoscere lo Spirito
Santo, attraverso il quale è possibile avvicinare la propria anima all'anima
divina.

"C’è un’ultima considerazione che ritengo essere importante e cioè che, in
fondo, non è l’Animoterapeuta a guarire l’anima e il corpo del malato. Le
guarigioni vengono sempre dallo Spirito Santo, l’energia divina che
l'Animoterapeuta, strumento consapevole, richiama attraverso la preghiera e
la richiesta di aiuto. Quindi, l’Animoterapeuta cura, ma è Dio che
guarisce!"

Copyright © 2002 Roberta Piliego


MIODRAG BOSKOVIC

Giornalista e Apsolvent presso la facoltà di Filosofia e Storia dell’
Università di Belgrado, ha collaborato con numerose testate specializzate in
cultura esoterica con articoli su storia, filosofia, religione, magia, cure
energetiche, ipnosi e pratiche scamaniche.

Dopo ricerche, studi e approfondimenti sulle tecniche curative praticate da
guaritori energetici ed ipnoterapeuti, ha ideato l’Animoterapia, una tecnica
curativa che si avvale dell’interazione di pranoterapia, bioenergetica,
cromoterapia, ipnoterapia e cure sciamaniche.

Per contattare Miodrag Boskovic

tel. 338 - 19.23.698
tel. 349 - 80.42.919


L'AUTRICE

Roberta Piliego

Laureata in Economia aziendale all'Università Bocconi di Milano e
specializzata in Gestione e Analisi della Comunicazione all'Università
Cattolica di Milano, si occupa professionalmente di editoria e
comunicazione.

Dirige Auraweb.it il portale del benessere e del benavere.

roberta.piliego@...

#9824 Da: <posta@...>
Data: Ven 29 Dic 2006 11:14 am
Oggetto: Info war 2
posta@...
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Info war 2

di: Alessio Mannucci - ecplanet.net

4 dicembre 2006. I corpi di 50 persone uccise a colpi di armi da fuoco sono
stati trovati in diverse zone di Baghdad. Lo ha detto una fonte del
ministero dell'Interno iracheno. La fonte ha detto che la maggior parte dei
corpi recava segni di torture. È un dato quasi quotidiano che non desta più
stupore in una città dove, secondo l'ONU, nel mese di ottobre ogni giorno
sono stati massacrati in media 120 civili. La maggior parte di queste morti
sono dovute a violenze interconfessionali fra sciiti e sunniti, cresciute
costantemente dallo scorso febbraio quando un attentato dinamitardo
distrusse un venerato mausoleo sciita nella città a maggioranza sunnita di
Samarra.

Gli ultimi dati forniti da fonti irachene indicano che a novembre la
percentuale di uccisioni possa essere aumentata di oltre il 40% rispetto al
mese precedente. Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan,
parlando alla BBC, ha detto che in Iraq la situazione è «peggio di una
guerra civile». In termini più generali, il Segretario generale dell'ONU ha
espresso “inquietudine” per la situazione in Medio Oriente, denunciando i
“legami tra le crisi” in atto in Libano, in Palestina, in Iraq e in
Afganistan. “Dobbiamo fare il possibile per arrivare a una soluzione
negoziata. Per me”, ha concluso, “è la sola soluzione possibile”.

La cifra di 655 mila morti in Iraq, contenuta in uno studio pubblicato da
The Lancet (una rivista medica pubblicata settimanalmente dal Lancet
Publishing Group, e fondata nel 1823 da Thomas Wakley) “non è credibile”,
aveva detto il presidente statunitense George W. Bush, in una conferenza
stampa alla Casa Bianca dello scorso ottobre. Della stessa opinione il
governo iracheno, secondo cui il bilancio di 655mila iracheni morti negli
ultimi tre anni sarebbe “gonfiato” e “lontano dalla verita '”. Si
tratterebbe di una stima dieci volte maggiore di quella elaborata dalle
autorità irachene.

Paul Craig Roberts, che è stato assistente del segretario al Tesoro
nell'amministrazione di Ronald Reagan, descrive in un articolo pubblicato da
antiwar.com come, sempre secondo The Lancet, su 655.000 decessi di iraqeni,
circa 601.000 sono dovuti a cause violente, a cominciare dalle morti a causa
di colpi d'arma da fuoco (56%). Un terzo delle morti è invece attribuibile
alle forze di coalizione guidate dagli Stati Uniti. In tre anni e mezzo, il
tasso di mortalità annuo in Iraq è passato dal 5,5 per mille abitanti al
13,3 per mille. Una progressione che costituisce, secondo gli autori dello
studio, una vera urgenza umanitaria. Anche se tali tassi possono essere
normali in tempo di guerra, la durata di questo conflitto e l'importanza
della popolazione coinvolta (27 milioni di abitanti) fanno di questa guerra,
secondo gli autori, una delle più mortali dall'inizio del XX° secolo.

Il capo degli affari umanitari dell'ONU, Jan Egeland, ha denunciato un altro
fenomeno: gli omicidi e le rappresaglie tra comunità religiose e milizie in
Iraq che “sfuggono a qualsiasi controllo”. Secondo England, ogni giorno sono
uccise 100 persone, e “molte fra loro sono uccise da proiettili o sono state
torturate fino alla morte”. “Gli omicidi per vendetta sembrano sfuggire a
qualsiasi controllo”, constata Richard Horton, uno degli estensori del
rapporto, ricordando come, già con la precedente inchiesta del 2004, in
molti si fossero affrettati a cercare di distruggere la credibilità dei
risultati, spesso riuscendo nel loro intento. La nuova inchiesta invece,
effettuata dalla stessa equipe della John Hopkins University, in
collaborazione con i medici iracheni, conferma quei risultati.

Sono state intervistate 1800 famiglie, oltre 12.000 persone, indagando sulla
percentuale di mortalità prima e dopo l'invasione guidata
dall'Amministrazione Bush. Nella maggior parte dei casi sono stati
rintracciati i certificati di morte, per avere la certezza sulle cause del
decesso. “Prima dell'occupazione la percentuale delle morti violente era
molto bassa”, dice Horton, “dopo l'invasione, oltre la metà delle morti sono
dovute a cause violente. Sono la nostra presenza e la nostra occupazione del
paese ad alimentare questa violenza”.

La cifra di 655.000 morti rappresenta il 2,5% della popolazione, una
percentuale dunque altissima. Il dato è un dato empirico, sottolinea ancora
Horton, e rappresenta la media tra i due dati possibili. “Ma anche la cifra
più bassa - quella di 400.000 morti - mostra chiaramente quanto sia stato
terribile il nostro intervento in Iraq. La cifrà più alta che possiamo
considerare è invece di 900.000 morti. Guardando queste cifre, dobbiamo
riconoscere che abbiamo generato un disastro senza precedenti in nome di una
politica estera che diceva di voler proteggere la popolazione civile”.

Secondo Horton, i governi interessati non possono pensare di non assumersi
la responsabilità di questi dati. “Se stessimo parlando del rischio del fumo
sulla popolazione, e se presentassimo una ricerca che dimostri l'effetto del
tabacco sul tasso di mortalità, pochi contesterebbero il dato o l'equipe che
l'ha condotta o il giornale che l'ha pubblicata. Oggi in Iraq la violenza è
la priorità della salute pubblica, il paese si trova di fronte ad una
emergenza umanitaria che non si può negare”. “Abbiamo anche un obbligo
legale”, conclude Horton, “che ci viene dalle convenzioni di Ginevra sulla
protezione delle popolazioni civili, e non lo stiamo rispettando”.


LA GUERRA COME MENZOGNA

«Occorre raggiungere il grande pubblico che sta seduto davanti alla
televisione, oltre i limiti in cui è attualmente prigioniera l'informazione
indipendente. A noi pare inutile comunicare a chi già sa». Giulietto Chiesa
è consapevole che nelle pseudo-democrazie moderne il controllo
dell'informazione rappresenta la chiave di volta per il raggiungimento del
consenso. È il modello di “democrazia mediatica” recentemente teorizzato da
Paul Ginsborg. Secondo Chiesa, se ne può uscire solo attraverso la
costituzione di un sistema di informazione alternativo, in grado di produrre
una propria opinione pubblica, che si opponga a quella macinata dal sistema
mediatico.

Insomma, una vera e propria “info war”, una guerra di informazione.

Quante persone sono ancora disposte a credere che le guerre di Bush siano
state fatte per portare la pace, la libertà e le democrazia ? Già molto
prima che venisse smascherata la risibile menzogna delle armi di distruzione
di massa in Irak, Giulietto Chiesa aveva spiegato il progetto di controllo
delle risorse che si nasconde dietro la guerra al terrorismo che ci viene
raccontata ogni giorno. Il suo libro “La Guerra Come Menzogna” (Nottetempo,
2003) non è altro che il completamento de «La Guerra Infinita», uscito per
Feltrinelli nel 2002.

Le incongruenze della versione ufficiale sui fatti dell'11 settembre sono
ormai sotto gli occhi di tutti. Da quel momento in poi, ha avuto inizio un
progetto di controllo globale che trova ampio riscontro anche nelle parole
degli stessi neoconservatori a stelle e strisce. Di fronte al progressivo
esaurimento delle risorse, c'è l'assoluta esigenza di stroncare le legittime
aspirazioni dei “poveri” del mondo per salvaguardare i privilegi dei
  “ricchi”. In questo quadro – lo dicono documenti del Pentagono - la
prepotente crescita economica della Cina rappresenta la variabile più
inquietante ed intollerabile. Un minaccia non da poco per il tenore di vita
degli statunitensi, che – come ama ricordare Bush – non è negoziabile.

La propaganda sull'asse del male e sulla “Giustizia Infinita” altro non è
che la versione mediatica del problema, costruita per raccontare al mondo
che gli americani buoni vogliono salvare il pianeta dai cattivi per il bene
di tutti. E pazienza se sotto i bombardamenti muoiono migliaia di civili o
se i prigionieri di Guantanamo non hanno mai visto un avvocato. È questa la
versione dell'informazione ufficiale, e guai a chi prova a metterla in
discussione. Se c'è qualcuno che nei talk-show si azzarda ad avanzare dei
dubbi sulla buona fede di Bush e a raccontare una verità diversa da quella
ufficiale (è capitato a Ballarò allo stesso Chiesa), o viene insultato o
trattato da visionario, e comunque depennato dalla lista dei futuri ospiti.

Bisognerebbe riflettere sulle righe che commentano lo spazio dedicato dai
media al caso Cogne: “è stato il più discusso dai media nei primi mesi del
2002 (…) Ha, in questo incolpevole, oscurato il resto del pianeta. Inclusi i
bombardieri strategici americani che stavano bombardando le vallate
dell'Afghanistan”.

LA FINE DELLA VERITÀ

«Retoriche opposte e avverse hanno lavorato alla costruzione dello scontro
di civiltà», scrive Monica Maggioni, unica giornalista italiana “embedded”
con le truppe americane in Iraq. Nel suo libro, “La Fine della Verità”,
racconta gli effetti della mistificazione mediatica e della propaganda
dall'11 settembre in poi. Sia da parte dell'amministrazione americana, sia
da parte della rete del terrorismo internazionale. “Per chi di mestiere
racconta storie, sentirsi dalla parte giusta, dalla parte della verità, è
ogni giorno un po' meno possibile”.

In un presente troppo veloce, per il giornalista spesso c'è solo il tempo di
indicare, mostrare, accompagnare immagini in presa diretta. Ma la realtà è
assai più complessa e contraddittoria di quella che vediamo rappresentata
ogni giorno dai media. Dopo aver attraversato la guerra in Iraq e i
principali conflitti degli ultimi anni, a cinque anni esatti dall'11
settembre, basandosi su documenti e informazioni raccolte sul campo, Monica
Maggioni racconta come la stampa è stata condizionata dall'eco delle
reciproche propagande: la grande macchina da guerra americana da un lato e
il potente network del terrorismo internazionale dall'altro. Fuori
dall'ipocrisia delle parole, nulla è come sembra – scrive – e il nemico non
assomiglia affatto a quel che immaginiamo, mentre la paura è qualcosa di
concreto, tangibile che cambia per sempre la nostra visione delle cose.

“Mi è capitato tante volte, in questi anni, di chiedermi dentro quale gioco
stavo giocando. Chi ne aveva scritto le regole, chi avrebbe deciso la mossa
successiva. Spesso mi sono accorta di essere parte di un sistema molto più
grande di me, troppo più grande di me, di un meccanismo in cui la politica
diventa propaganda... Per questo ho voluto rileggere decine di taccuini,
tornare indietro con la memoria, cercare il filo delle storie raccontate. E
la prospettiva è del tutto diversa”.

#9823 Da: "amec2@gmx" <amec2@...>
Data: Ven 29 Dic 2006 11:13 am
Oggetto: Risultati di studi sperimentali a lungo termine su ratti Sprague-Dawley, cui è stata somministrata Coca-Cola
amec2@...
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Risultati di studi sperimentali a lungo termine su ratti Sprague-Dawley, cui
è stata somministrata Coca-Cola

Traduzione dell'Abstract a cura di Stefano Pravato per
www.disinformazione.it

Studio condotto da Fiorella Belpoggi, Morando Soffritti, Eva Tibaldi, Laura
Falcioni, Luciano Bua e Francesca Trabucco.
Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni (CRCCM), Fondazione di Oncologia
e Scienze Ambientali “Bernardino Ramazzini” - Bologna
www.ramazzini.it - Dal sito si può scaricare lo studio originale


Abstract (Sintesi): La Coca-Cola è stata inventata nel maggio 1886 ad
Atlanta, Georgia, da un farmacista che, più o meno per caso, miscelò acqua
carbonata con sciroppo di zucchero, acido fosforico, caffeina ed altri aromi
naturali per creare quella che è conosciuta come la “bibita analcolica più
diffusa al mondo.” Attualmente la Coca-Cola è venduta in più di 200 nazioni
e agli inizi del 2000 l 'azienda ha venduto la sua 10 miliardesima
confezione di prodotto marchiato Coca-Cola. Stante il consumo mondiale di
Coca-Cola, la Fondazione Europea Ramazzini ha pianificato e condotto presso
il suo CRCCM di Bentivoglio, Bologna, un progetto sperimentale per studiare
gli eventuali effetti a lungo termine correlati alla somministrazione a
ratti Sprague-Dawley di Coca-Cola al posto dell'acqua da bere per tutta la
vita, fino a morte naturale.

I test biologici sono stati eseguiti su ratti maschi e femmine di diverse
età, e precisamente: (a) esposti sin dalla fase embrionale o dall'età di 7
settimane; e (b) esposti a partire da 30, 39 o 55 settimane d'età.
Complessivamente il progetto ha riguardato 1999 ratti. Durante la fase
vitale, sono stati raccolti dati sul consumo di bevande e di cibo, sul peso
corporeo e la sopravvivenza. Gli animali sono stati tenuti sotto
osservazione fino al decesso naturale e quindi sottoposti ad autopsia. I
risultati indicano: (a) un aumento del peso corporeo di tutti gli animali
trattati; (b) un aumento statisticamente significativo in relazione ai
tumori maligni mammari nelle femmine, sia con prole che senza; (c) un
aumento statisticamente significativo dell'incidenza degli adenomi esocrini
del pancreas sia nei maschi che nelle femmine, sia con prole che senza; e
(d) una maggior incidenza, per quanto non statisticamente significativa, dei
carcinomi delle cellule delle isole del pancreas nelle femmine, un tumore
maligno verificatosi molto raramente nei controlli storici del CRCCM. Sulla
base dei risultati di questo studio, il consumo eccessivo di bevande
analcoliche dovrebbe essere generalmente scoraggiato, in particolare nei
bambini e negli adolescenti.

Nota:
Il Progetto di Ricerca della Fondazione Europea Ramazzini ha compreso lo
studio di oltre 200 composti/agenti presenti nell’ambiente di vita generale
e di lavoro. Sono stati pubblicati i risultati relativi agli studi di oltre
110 di questi composti/agenti e, fra gli altri, quelli che hanno dimostrato
per la prima volta:
1) la capacità del cloruro di vinile di indurre angiosarcomi del fegato ed
altri tipi di tumore;
2) la capacità della formaldeide di indurre linfomi e leucemie;
3) che il benzene sperimentalmente produce vari tipi di tumore in differenti
organi e tessuti;
4) che alcool metilico ed alcool etilico inducono sperimentalmente vari tipi
di tumore in differenti organi e tessuti;
5) la capacità del Metil-tert-butil etere (MTBE), additivo ossigenato più
utilizzato nelle benzine verdi, di causare linfomi e leucemie;
6) la cancerogenicità del pesticida Mancozeb e degli additivi ossigenati
Ter-amil-metil etere (TAME) e Di-isopropiletere (DIPE);
7) la cancerogenicità del dolcificante artificiale Aspartame.

#9822 Da: "amadeux@gmx" <amadeux@...>
Data: Ven 29 Dic 2006 11:12 am
Oggetto: LA GENESI DELLA TEORIA MUSICALE 5
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LA GENESI DELLA TEORIA MUSICALE 5
DELLA CRITICA DEL GIUDIZIO


Piero Giordanetti

Kant e la musica


5.4. Il gioco della Imagination


La musica facilita il movimento della Imagination: l'osservazione, che ha
carattere meramente empirico e antropologico, concerne non la fantasia, ma
la vera e propria immaginazione. Se la musica dilettasse la fantasia avrebbe
sicuramente un effetto forte sulle degenerazioni cui è sottoposta questa
facoltà, che è priva di libero arbitrio e contraria alla nostra volontà;
l'immaginazione invece è la facoltà formatrice che si trova ancora, in certa
misura, sotto il dominio del libero arbitrio (AA XXV, p. 751). Nella
Menschenkunde la posizione di questo esempio e la sua funzione emergono con
chiarezza maggiore rispetto agli altri appunti; vi si pone la domanda sulla
causa dell'attrattiva generata da un gioco di sensazioni prive di
significato concettuale sull'immaginazione involontaria. Esse costituiscono
un rapporto armonico di impressioni in sé né gradevoli né sgradevoli, che
proprio per il loro ripetersi possono dare slancio all'animo.


Quale può essere la ragione per cui un certo modo di funzionare della
fantasia è per noi molto dilettevole e l'animo umano si trova coinvolto in
una specie di movimento piacevole, in quanto certe impressioni leggere,
dotate di molteplicità generano in noi un gioco insignificante di
sensazioni? Il fuoco di un camino [...]. Analogamente un ruscello [...].
Anche il tabacco offre alla fantasia l'occasione di intrattenere il gioco
dei pensieri. Il fumo del tabacco è un'attrattiva che suscita una sensazione
insignificante che non è né piacevole né spiacevole, e può essere spesso
ripetuta, nella quale l'animo è sempre messo in movimento da questa
sensazione insignificante (AA XXV, pp. 949-950).


Poiché un oggetto insignificante non ci attrae con forza, il nostro animo si
può rilassare nella sua contemplazione; l'osservazione delle figure assunte
dalla fiamma o dalle volute del fumo, l'ascolto di una musica che non ci
emoziona intensamente danno occasione a un gioco di associazione di idee che
per lo più rimane nascosto sotto la soglia della coscienza. La musica è
all'origine di un'associazione di idee inconsapevole (cfr. AA XXV, p. 950) e
fa sorgere il sentimento del piacevole perché agisce sull'immaginazione
produttiva involontaria. Ad una musica soave è riconosciuta la medesima
capacità che si attribuisce al fuoco di un camino, al fumo del tabacco, alla
contemplazione di vasti panorami; questa facilitazione dell'immaginazione
non richiede precise conoscenze musicali, come dimostra il fatto che persone
che non si intendono affatto di musica possono attendere alle loro
occupazioni con più facilità quando ascoltano una musica delicata (AA XXV,
p. 1259).

Questa medesima concezione trova espressione in una Riflessione:



La fantasia gioca con noi […]; noi giochiamo con l'immaginazione
[Imaginatio]. Sognatore è colui le cui idee sono completamente involontarie.
Il decorso della fantasia è molto incentivato da movimenti insignificanti e
da figure delle quali si può fare quel che si vuole. Ad esempio il ruscello,
gli scogli, il mare, il fuoco del camino, il fumo del tabacco (non
nell'oscurità). Vasti panorami (Riflessione 1504, 1780-1784; AA XV, pp.
806-807).



Le osservazioni svolte in questo contesto non hanno il compito di spiegare
la bellezza della musica; non hanno alcun rapporto diretto con il problema
della bellezza dei suoni e dei loro rapporti. L'effetto della musica
sull'immaginazione involontaria e produttiva genera un sentimento di piacere
che si può definire mero diletto corporeo, attrattiva per il piacevole.
L'unica modificazione rispetto alle fasi precedenti è data dall'uso
dell'espressione “immaginazione involontaria produttiva” introdotto nelle
Lezioni di antropologia solo intorno al 1780.

L'essere umano è dotato, come gli uccelli, di un impulso a cantare che non
si può rendere comprensibile nella sua origine risalendo semplicemente alle
sagge disposizioni del Creatore (AA XXV, pp. 997-998). La polemica potrebbe
essere qui diretta contro Scheibe, editore del “Critischer Musikus”, una
rivista di Lipsia fondata nel 1737, secondo il quale la musica è un'attività
delle facoltà dell'anima che, instillata direttamente da Dio, corrisponde a
quella musica primitiva che si esprime nel canto degli uccelli.



L'inclinazione alla musica sorge propriamente dall'anima e non avrò torto,
se dico che il fondamento primario della musica deve essere cercato e
trovato nell'anima. L'Essere supremo, in base alla sua saggezza
incomprensibile, ha instillato nell'anima questa inclinazione dolce e
dilettevole sin dall'inizio. Egli non ha conferito agli esseri umani solo la
scintilla divina dell'intelletto grazie all'amore per le scienze, ma ha loro
comunicato anche la soavità della musica per un piacere delicato; la qual
cosa soddisfa il nostro animo nel modo più gradevole, emoziona e diletta nel
modo migliore i nostri sensi, e serve infine all'anima stessa per assaporare
divinamente in anticipo la felicità eterna (citato in Birke 1966, p. 55).



Per il filosofo di Königsberg il canto è piacevole per l'essere umano perché
infonde movimento al sistema nervoso; e tutto sfocia, in ultima istanza,
nella conservazione della salute, sia nell'essere umano sia negli uccelli.
Il canto e la musica sono un movimento armonico di tutti gli organi, un
motus tremulus che induce un movimento analogo in tutto il nostro sistema
nervoso e mantiene uno stato di salute perché è armonico e proporzionato.
Questa estesa trattazione degli effetti fisici culmina nel concetto della
musica come effetto della facoltà poetica; il diletto [Vergnügen] deriva
direttamente dalla fantasia, dall'immaginazione intesa come facoltà che
compie associazioni involontarie: al sorgere di sensazioni consegue il
sorgere di affetti (AA XXV, pp. 998-999).

Nel capitolo della Anthropologie-Petersburg “Sull'influsso del corpo
sull'anima” Kant così si esprime:



È sorprendente che nessun libero arbitrio e nessun proponimento siano mai
sufficienti a produrre in noi un effetto paragonabile a quello causato da un
affetto, né di muovere il corpo come un affetto attraverso il sistema
nervoso […]. Spesso possiamo venire in aiuto al corpo solo grazie all'animo,
e all'animo solo grazie al corpo. Questo aspetto della medicina è molto
trascurato.



Dell'effetto fisico della musica Kant si interessa in particolar modo nelle
sue lezioni di fisica, nelle quali constata nel 1785-86: “I suoni sono
penetranti. - Agiscono sul corpo che risuona e poiché si tratta di
vibrazioni uniformi nel tempo la vibrazione successiva raddoppia sempre
quella precedente e ciò scuote molto intensamente il corpo” (AA XXIX, p.
148). “Proprio per il fatto che le vibrazioni si succedono in modo uniforme,
esse si incrementano, e un suono ripetuto può scuotere corpi grandi sin nel
loro interno” (AA XXIX, p. 149). La fisica è dunque la fonte delle
osservazioni che ritroviamo nell'antropologia:



Che la musica ci emozioni tanto deriva da questo fatto: in ogni movimento le
vibrazioni dei suoni sono tutte uniformi e ciò causa nei nervi una grande
vibrazione che è ancora più intensa di quella causata da un movimento non
uniforme; così la regolare marcia di un esercito su un ponte […] ne
determina la distruzione, cosa che non accade in seguito ad una marcia
irregolare (AA XXV, pp. 1242-1243).



L'attrattiva esercitata dalla musica è dovuta alla costituzione fisica dei
Töne i quali si distinguono dallo Schall perché le singole impressioni dalle
quali un singolo suono risulta si succedono con regolarità e in base a
rapporti matematici. La matematica assolve qui non solo al compito di render
possibile gli intervalli fra i suoni e la struttura del singolo suono come
gioco delle sensazioni, ma anche l'attrattiva corporea.

Sebbene Schlapp spieghi la concezione terapeutica della musica in base alla
biografia di Kant e ritenga che non sia improbabile che egli abbia applicato
la musica a se stesso come strumento per realizzare la dieta del proprio
corpo (Schlapp 1901, p. 277 nota), è possibile mostrare che la spiegazione
fisiologica del diletto è arricchita, già a partire da questa fase, da
considerazioni ricavate dal campo delle ricerche mediche; la musica assolve
una funzione terapeutica in quanto il suo influsso sul corpo riesce a
calmare le convulsioni generate dai vermi (AA XV, p. 429; 1776-78). Si può
dimostrare con assoluta certezza che Kant ha letto un resoconto sugli
effetti della musica sulle malattie del corpo redatto in lingua francese da
Richard de Hautesierck, espressamente nominato nella Riflessione 295:



Richard de Hautesierck nel suo Recueil d'observations ecc. dice: un giovane
di 13 anni ha avuto per 11 giorni convulsioni resistenti a qualsiasi
medicina. Tuttavia esse furono attenuate sino al momento della morte. Vicino
all'osso iliaco, nell'intestino crasso si trovarono dopo la sua morte 7
vermi della lunghezza di 1/3 braccia, che avevano determinato
un'infiammazione. La musica ha incantato i vermi (cfr. AA XXV, p. 560; AA
XV, pp. 111-113).



Si può inoltre ricordare che nel 1787 Kausch, autore nel 1782 di uno scritto
sull'influsso dei suoni sul corpo e sull'anima, si rivolse a Kant per via
epistolare facendogli dono della sua opera.





5.5. Pregi e difetti della teoria di Verri



Esaminiamo ora quale significato sia attribuito alle dissonanze. Fino al
1775 le dissonanze sono intese sia come elemento necessario al piacere
[Vergnügen] perché garantiscono la molteplicità nell'alternanza, sia come
note non facilmente comprensibili perché derivano da rapporti non
riconducibili a proporzioni matematiche le quali soltanto possono facilitare
le facoltà conoscitive e, quindi, generare piacere estetico. Alla prima
concezione se ne affianca una radicalmente nuova verso il 1780. Nei capitoli
“Attraverso quale contributo si realizzi l’incremento oppure la diminuzione
delle sensazioni” e “Come le rappresentazioni svaniscano, e come esse
possano essere incentivate affinché non svaniscano” Kant illustra due
aspetti che ci permettono di determinare in qual modo si verifichi l’
influsso della musica sulla sensibilità e sulla sensazione del piacere
corporeo. Si sottolinea che il contrasto è essenziale nell’arte poetica,
nella pittura e nella musica, perché le dissonanze accrescono la sensazione
delle consonanze; i contrasti si realizzano nell’ordine temporale della
simultaneità, le alternanze nella successione. “Il salto non è conforme alla
natura dell’animo, come si può vedere già nella musica: alternanza e
molteplicità incrementano molto la nostra attività, perché l’attività è
sorgente di vita. La vita si fonda sulla dimostrazione dell’attività” (AA
XXV, p. 937).

Il testo della Menschenkunde porta, però, alla luce anche il debito di Kant
nei confronti di Pietro Verri. In una prima fase del suo pensiero, nelle sue
Lezioni di antropologia, Kant manifesta l'opinione che il dolore non abbia
una funzione positiva, ma debba essere evitato e sostituito dalla ricerca
del piacere. Ciò non è certo un imperativo categorico di natura morale, ma
una semplice osservazione empirica. Dopo aver letto Verri, Kant modifica
completamente il contenuto della sua teoria e assegna al dolore una funzione
positiva, designandolo “pungolo all'attività” [Stachel der Tätigkeit] che
rende possibile il faticoso cammino della storia umana. Non si potrebbero
comprendere i motivi di questa importante svolta nella concezione del
piacere se la si considerasse solo come uno sviluppo interno alla teoria.
“Tutto quello che abbiamo esposto” - si legge nel capitolo sul piacere delle
Lezioni di antropologia - “contiene la tesi del conte Veri, che non è
apprezzata da alcuni, ma è tuttavia esatta; su di essa si fonda l'economia
della natura umana” (AA XXV, p. 1073).

A questa modificazione si lega la formulazione di un nuovo concetto delle
dissonanze; essa non è, quindi, un fattore secondario, ma si inserisce in
una più vasta problematica che tocca la definizione stessa del piacere e del
dolore. Fino alla metà degli anni Settanta le dissonanze erano pensate come
alternanza e la loro funzione consisteva nell'accrescere il piacere
introducendovi varietà. La Nachschrift Pillau contiene un'idea completamente
diversa, esposta poi con maggior chiarezza nella Menschenkunde; nel momento
in cui Kant perviene alla convinzione che non vi possa essere alcun tipo di
piacere se non preceduto dal dolore, le dissonanze sono interpretate come
dolore istantaneo e transeunte che può rafforzare il piacere, come emozione
alla quale fa seguito una più forte effusione del sentimento vitale; “nessun
piacere può perdurare in noi, ma il dolore deve sempre mescolarvisi. Il
piacere per le consonanze non può verificarsi senza dissonanze” (AA XXV, p.
1073). La vita animale dell'essere umano si gioca tutta nel rapporto fra
piacere e dolore; con essa hanno relazione le dissonanze, non con il
sentimento vitale della vita umana che pone in movimento le forze
dell'animo. Le dissonanze sono, come il dolore in generale, una saggia
disposizione della provvidenza, del Creatore per risvegliare in noi il
sentimento del piacere (AA XXV, pp. 1071, 1073). Ancora nel 1785/86 si legge
che l'attrattiva è diversa dall'emozione perché è incremento, vivificazione
della forza vitale attraverso uno stimolo - per questo motivo i cibi
piccanti hanno attrattiva. L'emozione è invece inibizione della forza vitale
cui fa seguito solo in un secondo momento un'effusione di essa. Le emozioni
colpiscono più nel profondo, come le dissonanze, le quali inibiscono in
certo qual modo gli spiriti vitali (AA XXV, pp. 1331-1332). Se i suoni, con
il loro rapporto armonico, rivelandosi consonanze, attraggono il corpo e
incentivano il sentimento vitale, alle dissonanze spetta il compito di
emozionare e rendere possibile il piacere. Nelle fasi precedenti l'emozione
era considerata il risultato di un'affezione della molteplicità secondo il
grado, come Kant mostrava, riferendosi a Burke; una tensione delle forze
vitali cui seguiva una loro più forte effusione; ora esse sono dolore
originario, fonte imprescindibile del piacere.

La soluzione data da Kant al problema della funzione della musica come arte
bella agli inizi degli anni Ottanta include anche una critica alla posizione
di Verri. Per entrambi la musica è senza dubbio un'arte bella; i dolori e i
piaceri “fisici” hanno origine in un rapporto fra gli organi di senso e sono
quindi passivi, mentre i piaceri e i dolori “ideali” presuppongono
un'attività dell'anima irriducibile ai sensi. Kant modifica questa
terminologia e sostituisce al termine “morale” l'espressione “ideale” che
già compare in lui prima della lettura di Verri. Dopo la lettura delle Idee
assegna alla musica il compito di opporsi al dolore ideale. Se essa è
valutata per il piacere e il dolore che genera non ha nulla a che vedere con
la dimensione che Verri chiama “morale” in senso lato, perché morale non è
ciò che non si riferisce a un effetto percepito dai sensi, ma ciò che
rientra nella fondazione dell'azione. Piacere e dolore rimangono sempre al
di fuori della dimensione morale.

Per Verri, la funzione della musica consiste nell'allontanare quel dolore le
cui cause ci sono ignote e che pur ci accompagna sempre, che è la noia;
sebbene il termine Langeweile non compaia nella traduzione tedesca dello
scritto di Verri, esso è spiegato da Kant come l'insieme dei dolori
innominati (cfr. AA XXV, p. 1052).



Il conte italiano Veri dice fra le altre cose che le belle arti e le belle
scienze sono mezzi contro i dolori innominati e la noia. Se avessimo sempre
piacere, ciò non ci servirebbe a nulla perché non avremmo coscienza della
nostra vita. Nel momento del dolore sentiamo la nostra esistenza. La noia è
un dolore incessante, innominato e persone dotate di una sensibilità molto
sviluppata lo provano spesso (AA XXV, p. 1316).



Kant condivide con Verri la persuasione che le belle arti non esisterebbero
se l'uomo fosse completamente sano nel suo spirito e se non fosse spinto dai
dolori innominati ad allontanarsi dallo stato presente. Le belle arti
possono certo esserci utili per mitigare e lenire i dolori innominati che ci
tormentano incessantemente sin dalla nascita, e fanno sì che il piacere sia
possibile solo come l'eliminazione di un precedente dolore. Questa
determinazione riguarda però l'uomo soltanto se considerato come animale; se
ci si interroga sulla natura del gusto, non sul semplice sentimento
individuale del diletto e del dolore e si cerca di darne una
giustificazione, si nota come le belle arti sviluppino nell'essere umano il
rapporto armonico delle facoltà conoscitive. Le arti non sono, dunque,
divertimenti atti a scacciare la noia, ma formano l'animo umano,
alimentandone l'attività (cfr. AA XXV, p. 983).



Notiamo un movimento armonico di tutte le facoltà del nostro animo nella
musica, nella poesia che sono un sentimento di incremento della nostra vita.
Molti pretesi piaceri spirituali sono, in via mediata, corporei, sebbene
crediamo che essi abbiano relazione con il nostro spirito; la musica, ad
esempio, contribuisce alla digestione e alla salute e il nostro animo è
posto in movimento dal benessere del corpo, e ciò si chiama piacere “ideale”
(AA XXV, 1068-1069).



La concezione di Verri è quindi valida solo relativamente al piacere e al
dolore, ma non appena abbandoniamo il terreno dell'analisi del sentimento di
piacere per il piacevole e ci volgiamo a quella del sentimento di piacere
per il bello deve essere superata. Verri, infatti, non coglie la differenza
fra questi due concetti del piacere e unifica pericolosamente Vergnügen e
Wohlgefallen. Interpreta quindi erroneamente questi passi della
Menschenkunde una delle poche analisi dedicate al significato di Verri per
la filosofia di Kant: dopo l'idea dell'incremento armonico delle facoltà
dell'anima come fine delle arti belle, Grundmann ritiene che l'apprezzamento
delle arti subisca un ulteriore incremento proprio grazie all'apporto di
Verri. La constatazione che il cuore umano è costantemente tormentato dal
dolore avrebbe spinto Kant ad attribuire alle arti non solo la capacità di
infondere vita alle facoltà dell'animo, ma anche quella di liberare l'uomo
dall'infelicità (cfr. Grundmann 1893, p. 34). Queste due diverse valutazioni
non corrispondono, però, ai due gradini di un processo ascendente; al
contrario, Kant si limita a constatare che l'eliminazione e il lenimento del
dolore sono lo scopo delle arti solo per quanto concerne Vergnügen e
Schmerz, sottolineando peraltro che il loro peculiare compito consiste nel
dare vigore alle facoltà dell'animo.



5.6. Suoni e colori



Già all'inizio degli anni Settanta è stata posta una differenza fra
attrattiva “ideale” e attrattiva “sensibile”. Ora si sottolinea ancora che
la musica può produrre dapprima sensazioni e poi affetti. Il gioco degli
affetti è disinteressato: non è seguito da alcuna decisione né da alcuna
azione. Esso non si trova in alcun rapporto con la facoltà di desiderare,
perché è mero sentimento e genera sentimenti. Ora però il gioco è il
correlato non del tempo, ma del sentimento che si è trasformato in affetto e
designa qualcosa che può essere contrapposto all'esercizio di un mestiere
(AA XXV, p. 1135). Gli affetti disinteressati svolgono due compiti:
contribuiscono alla vivificazione dell'animo grazie alla loro piacevolezza e
incrementano la salute e il benessere. “Gioco” è un'alternanza, una varietà
di affetti, in cui ad esempio alla speranza può seguire la gioia e alla
gioia il disgusto. Suoni lamentosi e seri hanno un'azione specifica sul
nostro animo, non paragonabile a quella di altri suoni. L’animo prova nell’
affetto una sensazione interiore, forte, passeggera, che gli fa perdere il
controllo di sé: l’essere umano non pone allora la sensazione che prova in
relazione con l’insieme di tutte le sensazioni, ma è succube di quest’unica
sensazione (AA XXV, p. 1118).

In questo contesto e a partire da queste premesse il clavicembalo oculare di
Castel presenta un difetto: Castel crede che sia sufficiente considerare il
solo aspetto matematico, ma trascura completamente il nesso della musica con
il movimento degli affetti. I colori però non hanno alcun effetto sul
movimento degli affetti; sarà quindi accettabile, fra suoni e colori,
un'analogia, non una loro completa identificazione. A dimostrazione di ciò
si possono addurre quei casi in cui si mostra l'assenza completa di senso
musicale o di un senso in grado di distinguere i colori. Vi sono infatti
esseri umani che non hanno un udito atto a percepire la musica, che sentono
sì il suono, ma non riescono a distinguere i suoni musicali, eccetto quelli
che sono o più forti o più deboli degli altri. Analogamente vi sono persone
che non hanno alcuna capacità di percepire i colori, come una famiglia
inglese che vedeva tutto come fosse un bassorilievo [Kupferstich] nel quale
non si possono notare colori. Il chiaro e lo scuro sono per queste persone
all'incirca come la differenza fra luce e ombra (AA, pp. 911-912). Dalla
constatazione che l'udito migliore talvolta non coincide con l'udito
musicale si può trarre la conclusione che la facoltà di distinguere i suoni
musicali dipende dalla struttura fisica del singolo individuo (AA XXIX, p.
149).

Un'integrazione a queste considerazioni è offerta dalla Metaphysik-Pölitz.
Se dal giudizio di gusto ci spostiamo alla conoscenza, notiamo che le
carenze del senso dell'udito dimostrano che l'orecchio musicale, sebbene sia
connesso con le impressioni dei sensi, non si può ricondurre completamente
ad esse, ma richiede l'intervento della riflessione. Qui non è in questione
la capacità o meglio l'incapacità di distinguere le note dal rumore, ma
l'assenza assoluta dell'udito. Riflessione e senso sono analizzati nelle
loro differenze: per dimostrare che il senso non si riferisce solo
all'impressione, ma richiede anche la riflessione Kant ricorre all'esempio
del cieco nato. È possibile avere conoscenze di oggetti dei quali non
possiamo avere alcuna sensazione; un cieco nato può ottenere una conoscenza
della luce pari a quella di un vedente fondandosi sull'uso dell'intelletto;
l'unica differenza è data dall'assenza della sensazione, ma della sensazione
in generale non si può dire nulla perché è completamente soggettiva; alla
parola “luce” ognuno fa corrispondere la sua propria, individuale
sensazione. Possiamo quindi separare le impressioni dai giudizi, perché la
conoscenza dei sensi attraverso l'intelletto non è certo la conoscenza
attraverso l'impressione (AA XXVIII, p. 234). Ci si prospettano quindi due
possibilità: l'esperienza e l'osservazione ci offrono esempi o di esseri
umani i cui sensi compiono le loro normali funzioni, oppure di esseri umani
i cui sensi presentano qualche difetto. In questo secondo caso i sensi si
prestano a dimostrare, per ciò che concerne la determinazione delle
proprietà della facoltà conoscitiva, che la conoscenza non si esaurisce
nelle impressioni sensibili, ma è resa possibile dalla cooperazione
dell'intelletto e quindi dalla riflessione.

Come già cinque anni prima, Kant ricorda che si può mostrare, avvalendosi di
un monocordo, che le sette note fondamentali coincidono con i sette colori
dell’arcobaleno. Si attribuisce a Newton l’idea che la luce non sia una
vibrazione della materia, e non possa quindi essere paragonata con il suono;
ma, secondo Kant, Newton non sapeva che la luce è una materia particolare e
credeva che essa, nel caso la si considerasse materia elastica, dovesse
propagarsi in tutte le direzioni (cfr. AA XXIX, p. 150). Se si ammette il
parallelismo che Newton nega si può scoprire il motivo per il quale un cieco
nato al quale si fece ascoltare la descrizione verbale del colore rosso
disse che questo colore doveva essere simile al suono di una trombetta (AA
XXV, pp. 910-911). Di questo esempio, probabilmente tratto dal Saggio
sull'intelletto umano di Locke, Kant si avvale per confermare che i colori
dell'arcobaleno sono fra loro nel medesimo rapporto che regna fra le note di
un monocordo (cfr. AA XXV, pp. 1135-1136). Anche nella Riflessione 1503 si
nota: “La vista [...] si riferisce relativamente alla figura al tatto,
relativamente ai colori è analoga all'udito” (1780-84; AA XV, p. 803; cfr.
AA XXV, pp. 1243-1244).





5.7. Musica e cultura



Se si persegue il fine di produrre un carattere morale nell'individuo, si
deve anzitutto constatare che coloro che si dedicano alla musica non sono
dotati di un carattere stabile né di una stabile disposizione al bene. Nella
Riflessione 1479 risalente agli anni 1772-1778 Kant mette in guardia i
giovani dal gioco, dalle donne e dalla musica (AA XXV, pp. 1390-1391);
secondo Adickes il motivo di questa strana preoccupazione deriverebbe dalla
convinzione che coloro che si dedicano per passione al gioco, come musicisti
e ballerini, hanno raramente un carattere perché amano l'effimero;
probabilmente solo persone dotate di poco carattere possono diventare
musicisti e poeti (Adickes 1904, p. 328).

Ciò non comporta peraltro che la musica sia svalutata come arte; essa può
contribuire sia alla cultura, sia alla civilizzazione, sebbene né la prima
né la seconda coincidano ancora con la produzione di un carattere morale. Il
gusto, come sappiamo, incrementa i piaceri ideali, e ci rende capaci di
piaceri che non potremmo raggiungere nel basso godimento dei sensi; piaceri
ideali sono quelli della pittura, della musica e delle scienze; se si vuole
godere di essi è necessario formare il gusto, i cui germi sono in noi
presenti come una disposizione naturale che attende solo di essere
sviluppata. Come precedentemente, anche ora Kant riconosce il valore delle
tesi di Home che, opponendosi a Rousseau, affermava che il gusto si può
apprendere (AA XXV, p. 1102).

Vista e udito sono, come nelle fasi precedenti, gli unici sensi che
producano qualcosa che può essere comunicato e non si limiti al singolo
individuo; essi sono in grado di compiere una “scelta” dotata di
universalità. La musica dà un contributo alla cultura della sensibilità
esclusivamente grazie all'armonia; Platone, ricorda Kant, diceva che nel suo
stato ideale la musica avrebbe dovuto avere una funzione specifica nel
nobilitare il cuore umano (cfr. AA XXV, pp. 993-994). Tuttavia si nota come
la musica non possa essere abbinata alla pittura e alla scultura poiché,
differentemente da esse, agisce con maggior vigore sulla sensibilità che
sull'intelletto. Se, invece, si prende in considerazione che la musica gioca
con sensazioni, se ne deve necessariamente dedurre che il suo contributo
alla cultura è nullo, e che la sua utilità si manifesta nell'agire sul
movimento, sulla connessione fra animo e corpo. Per questo motivo essa non
può costituire il fondamento dell'educazione né del singolo, né del genere
umano ed è anzi consigliabile che non sia oggetto di educazione.



La vista e l'udito sono sensi belli, perché non offrono nutrimento solo alla
sensibilità, ma danno materia di riflessione anche all'intelletto. Tuttavia
la pittura e la scultura coltivano in misura maggiore della musica, perché
in quest'ultima non vi sono concetti, ad eccezione dell'armonia. La musica è
cultura perché nobilita il Giudizio sensibile e rende soave e delicato il
cuore, infondendogli l'attitudine a ricevere impressioni più delicate e
soavi, a godere di attrattive ed emozioni “ideali”. Tuttavia questo tipo di
cultura è ben diverso dalla cultura apportata dalla vista, la quale offre
concetti all'intelletto, mentre la musica ci infonde vita ed è un movimento
utile del quale però non si può dare alcuna descrizione verbale. Come narra
Sherlock, i viaggiatori che giungono in Italia sono rapiti ed estasiati
dalle cantanti dell'opera (AA XXV, p. 1331; cfr. anche AA XXV, pp.
1243-1244).





5.8. Il sistema delle arti



Nella seconda metà degli anni Settanta è per la prima volta presentato un
sistema delle arti nel quale la musica è annoverata fra le arti figurative.
Già precedentemente si sottolineava il rapporto fra facoltà formatrice e
idea della totalità dell'opera, o tema. Ora, si muove dalla differenza fra
arti belle ed arti piacevoli; nelle prime è attivo lo “spirito”, assente
nelle seconde. Mentre le arti piacevoli, nelle quali rientrano tutti i
mestieri, seguono regole e modelli determinati senza proporre alcun
principio di novità, le arti belle derivano da un principio che non può
essere appreso, al quale si attribuisce il nome di “spirito” in quanto
rappresenta l'aspetto più nascosto del genio. La musica è arte del genio, e
come tale non può essere appresa; Principium des Neuen è l'idea che sta a
fondamento di una composizione musicale e deriva dalla facoltà formatrice
(cfr. AA XXV, p. 782). Da alcuni documenti risulta che le arti figurative e
le arti della parola sono correlate a due diverse specie di bellezza: mentre
le arti figurative realizzano la bellezza come fenomeno, le arti della
parola realizzano la bellezza sotto forma di conoscenza. Nelle arti
figurative, infatti, la relazione con l'elemento sensibile è più intensa che
nelle arti della parola. Entro la bellezza come fenomeno si può introdurre
un'ulteriore articolazione, perché ai suoni si attribuisce una bellezza
fenomenica che riguarda le impressioni. Le arti sono anche suddivise in arti
della parola che producono rappresentazioni e arti figurative che producono
un oggetto che ci può attrarre; nelle prime rientrano poesia ed eloquenza,
nelle seconde pittura e musica. Nella pittura si inseriscono architettura,
scultura ed autentica pittura, arte dei giardini, arte dei fuochi
artificiali, nella seconda la musica e la danza (AA XXV, p. 783; cfr. anche
la Riflessione 1485, AA XV, p. 701).

Se questa suddivisione è stata stabilita a partire dal concetto del genio è
possibile richiamarsi all'oggetto di questo processo di produzione e
suddividere le arti a seconda della natura degli oggetti che realizzano. La
suddivisione in arti materielle e spirituelle affonda le sue radici
nell'effetto dell'opera d'arte sullo spettatore o sull'ascoltatore e si
sovrappone alla suddivisione in arti della parola ed arti figurative.
Saranno materiali quelle arti che, come la musica e la pittura, producono
oggetti che possono esercitare attrattiva sia sui sensi animali sia sul
senso vitale; “spirituali” saranno invece le arti che producono mere
rappresentazioni. Se musica e pittura sono arti figurative, esse si
distinguono però per l'effetto causato: l'attrattiva generata dalla musica è
passeggera e concerne il gioco, ovvero il fenomeno del molteplice nel tempo,
mentre la pittura ci colpisce con un'impressione durevole e permanente,
perché produce figure, fenomeni che appaiono nella loro molteplicità nello
spazio. Nella pittura rientrano, oltre alla pittura in senso stretto,
l'architettura, la scultura e l'arte dei giardini. Tutto questo emerge dal
capitolo su “Il poetare come arte, e quindi anche i prodotti di essa come
prodotti dello spirito” (AA XXV, p. 759).

L'inserimento della musica fra le arti figurative pare non potersi
ricondurre ad alcun precedente. “Kant”, nota Schelling, “presenta tre tipi
di arti: arti della parola, arti figurative e l'arte del gioco delle
sensazioni in modo molto vago. Nelle prime annovera plastica e pittura;
nelle seconde inserisce eloquenza e poesia”. Sebbene questo rilievo possa
riguardare la Critica del Giudizio, essa non coglie nel segno quando si
voglia considerare il progetto della prima metà degli anni Settanta.

A partire dal 1780 si rende visibile una tappa importante nel percorso
intellettuale del filosofo: tra la musica e le arti figurative è introdotta
una separazione netta. Le arti belle imprimono slancio alle facoltà
dell'animo in modo armonico, generano quindi piacere per la bellezza; non
sono prodotte dal mero intelletto, ma dalla facoltà poetica e possono essere
materiali o spirituali. Le prime comunicano un influsso che può essere
permanente, come nella pittura, nella scultura, nell'architettura, nell'arte
dei giardini, oppure transitorio, come nel gioco, nella musica, nella danza
(AA XV, p. 701). Questa Riflessione è senza dubbio analoga alle Lezioni del
WS 1781/82 ma non si identifica completamente con esse, come vorrebbe invece
Erich Adickes nel suo commento alla Riflessione. Il capitolo “Delle arti
belle che hanno la loro origine nella facoltà poetica” delle Lezioni dei
semestri invernali 1777/78 e 1781/82 non dubita in alcun modo che la musica
sia un'arte bella, ma nel 1781/82 la musica non è più inserita, come
precedentemente, fra le arti figurative. Kant si propone, infatti, di
suddividere le arti seguendo il principio in base al quale esse sono
effettivamente connesse: l'arte poetica e la retorica sono concepite ora
come arti del gioco delle idee, musica e danza come arti del gioco delle
sensazioni. Pittura, arte dei giardini e architettura sono autonome rispetto
alla musica e non sembrano aver più nulla in comune con essa. Se finora la
partizione era dicotomica, da questo momento in poi essa si presenta
tripartita. Il fondamento del nuovo sistema è strettamente collegato al
fatto che la musica è concepita come un tipo particolare di linguaggio,
essendo quest'ultimo composto da tre elementi: l'articolazione (le parole),
la mimica (il gesto) e, appunto, la modulazione (il suono) (cfr. AA XXV, p.
1136).



Tutti questi segni possono essere suddivisi in naturali e artificiali; i
primi derivano direttamente dalle esigenze della natura. Ogni tono che
esprime un affetto, ogni sensazione forte è designata da segni suoi
particolari; l'arrossire e l'impallidire significano vergogna o collera. I
gesti sono segni naturali sottoposti alla nostra volontà, ma la natura ha
istituito gesti che corrispondono a sensazioni; grazie ai gesti e anche
grazie al tono ci si può far comprendere da popoli stranieri, sebbene in un
modo più imperfetto rispetto alle parole (AA XXV, pp. 1026-1027).



Si può constatare che nel semestre invernale 1785/86 la musica è ancora
attribuita alla facoltà poetica, ma in questo contesto l'autore si sofferma
poi solo sulla eloquenza e sulla poesia. Anche nelle Lezioni del semestre
invernale 1787-88 rimane poco chiaro quale posizione si debba attribuire
alla musica nel sistema delle arti che derivano dalla facoltà poetica: il
testo si limita all'analisi della poesia e dell'eloquenza.

La gerarchia delle arti prevede, comunque, già in questa fase un'analisi del
loro effetto sull'animo; sia la musica sia la poesia sono in grado di agire
sulle sensazioni e sugli affetti. La Riflessione 991 contiene un'idea che
sarà ripresa nella Critica del Giudizio; musica, poesia ed eloquenza sono
accomunate dalla loro natura illusoria, poiché commuovono l'animo solo con
l'immaginazione e il senso e non si rivolgono all'intelletto. Esse non sono
analoghe alla pittura in quanto producono oggetti meramente transitori,
sensazioni e impressioni, mentre la pittura realizza immagini e oggetti
permanenti. Mentre la pittura non rientra nella dimensione della successione
temporale delle sensazioni, la musica, la poesia e l'eloquenza non sono se
non un susseguirsi di sensazioni nel tempo. In questa Riflessione la
gerarchia delle arti è formulata in base al movimento dell'animo; al gradino
più alto si trova la poesia e ad essa segue la musica. Ci si potrebbe
avvalere di questa annotazione manoscritta per mostrare che non solo la
musica, ma anche l'arte preferita da Kant, la poesia, gioca con le
sensazioni. Non ne emerge però che le due arti si debbano caratterizzare
come arti piacevoli: considerate nel loro insieme musica e poesia sono arti
belle.

#9821 Da: <amadeus@...>
Data: Gio 28 Dic 2006 12:22 pm
Oggetto: Conferenze: Identità Smarrita e Ritrovata
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Conferenze: Identità Smarrita e Ritrovata

Previsione, Gestione e Superamento dei conflitti interiori


Trento, Sabato 27 Gennaio 2007 ore 16.00

Facoltà di Lettere e Filosofia Aula 5 - Via s.Croce 67, Trento


Relatore: Marco Ferrini (Ph.D. Psychology). Professore incaricato di Florida
Vedic College e The Yorker Intl. University (USA). International Affiliate
of the American Psychological Association


Ingresso gratuito. E' gradita la prenotazione.

Al termine verrà offerto un dessert vegetariano.


Seguirà seminario di approfondimento il 10 Febbraio 2007


locandina

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Per Informazioni e Prenotazioni

Alda Frisanco
0461 707727 - cell. 349 5074915
aldafrisanco@...

Segreteria CSB:
tel 0587 733730
secretary@...
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http://www.csbstore.com/

#9820 Da: <posta@...>
Data: Gio 28 Dic 2006 11:02 am
Oggetto: Semi - Digiuno. Purificazione Energetica Spirituale
posta@...
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Semi - Digiuno. Purificazione Energetica Spirituale

di Michele Riefoli

La prima volta che ne ho fatto uno è stato vent’anni fa e lo ricordo ancora
come una fra le esperienze più belle della mia vita. Eravamo un gruppo di
circa 30 persone provenienti da diverse località ed il luogo dello stage era
Clés in Trentino. A.M. Ballias (Medico Ayurvedico e nostro Maestro) ci
parlava ogni mattina ed io mi accorgevo giorno dopo giorno che le energie
della vita stavano esplodendo dentro di me.

Non so dirvi quanto merito fosse del Semi-Digiuno in se stesso e quanto
dipendesse dall’aumento di consapevolezza che stavo vivendo ma una cosa mi
era molto chiara: mi sentivo un metro sopra la mia testa mentre avevo la
costante sensazione che i piedi che non toccassero mai il suolo.

Ho provato un amore intenso per la natura, per me stesso e per gli altri
oltre alla gioia di uscire fuori da uno schema atavico: quello che
normalmente agisce a livello sub-cosciente e che riguarda la paura di
restare senza cibo.

Vi ricordate quando nel 1986 avvenne il disastro nucleare di Cernobyl? Il
giorno dopo la gente assaltò letteralmente i supermercati e lasciò gli
scaffali praticamente vuoti.

Tornando al Semi-Digiuno vorrei illustrarvi meglio gli effetti di questa
esperienza per come la vivemmo dato che fu qualcosa che cambiò radicalmente
la nostra vita. La prima cosa fu l’effetto sorpresa. Non potete immaginare
cosa vuol dire prendere di colpo consapevolezza di quanto cibo mangiamo
inutilmente e di come sia facile riuscire a cambiare attraverso il
Semi-Digiuno.

All’improvviso mi fu evidente come la salute fosse seriamente minacciata
dall’eccesso di cibo e di come il problema della fame nel mondo poteva
essere risolto. Poi vi fu l’acquisizione cosciente del senso di potere
interiore in seguito al superamento della paura atavica di restare senza
cibo.

La comunicazione con il mio corpo prese un’impostazione tutta diversa poiché
le percezioni sensoriali si amplificarono molto. Gusto, olfatto, sentirsi
presenti, lucidità di pensiero, telepatia, energia positiva, consapevolezza,
furono una gradita sorpresa per uno che come me era vissuto alla scuola del
pragmatismo e della logica dello “ scientificamente provato”.

Oltre al miglioramento percettivo sperimentai come mai prima di allora la
sensazione di pieno rilassamento e distacco e mi sembrava d’imparare a
godermi la vita in modo nuovo grazie anche ai momenti di socializzazione che
si vivevano, nel totale rispetto dei credo e dei precedenti percorsi di
crescita o di guarigione di ciascuno.

Le parole come rispetto, libertà, conoscenza, comprensione, amore, mai prima
di allora avevano assunto per me un significato così chiaro, bello,
illuminante. E’ passato del tempo ma tutto ciò è rimasto vivo dentro di me.

Oggi come allora il Semi-Digiuno è l’occasione di fare una gran pulizia
dentro di noi. E’ un sistema collaudato da millenni, ma spesso dimenticato,
che trova un rinnovato interesse in tutti coloro che si amano a tal punto da
permettersi di fare a se stessi un regalo così salutare.

I periodi migliori per farlo sarebbero la primavera e l’autunno ma in
pratica si hanno benefici e vantaggi energetici in ogni periodo dell’anno,
per cui vale la pena sfruttare i periodi di ferie o di vacanza che si hanno
a disposizione. La lunghezza è di due settimane (meglio sarebbe di tre)
poiché tale è il tempo utile a far scattare nell’organismo quegli
adattamenti necessari alla disintossicazione.

Non si tratta solo di ridurre ai minimi termini l’assunzione di cibo (la
qual cosa ha di per sé una funzione rigenerante), ma di rieducare l’
organismo al cibo stesso, restituendogli quella capacità innata e purtroppo
perduta di autoregolarsi. Il corpo potrà ripristinare i suoi “campanelli di
allarme” e si avrà la possibilità di “dialogare” con lui comprendendo meglio
il suo linguaggio.

Durante il Semi-Digiuno solitamente si riacquista un rapporto sereno col
cibo, superando voglie e manie alimentari, rompendo con gli schemi mentali,
vincendo sulle abitudini. Si sperimenta un nuovo senso di benessere e di
leggerezza interiore e chi ne avrà bisogno vedrà il proprio corpo asciugarsi
e snellirsi.

Le naturali forze rigeneratrici verranno attivate e ci sarà una
accelerazione del processo di purificazione/elevazione attraverso cui si
potranno risvegliare o potenziare le proprie energie spirituali.

Il Semi-Digiuno è un’opportunità per fare una adeguata attività fisica e
delle opportune passeggiate (la camminata terapeutica) nell’ambiente più
idoneo allo scopo di rigenerare ed ossigenare il sangue ed i tessuti: il
bosco.

Si fanno esercizi di rilassamento e riflessione che portano a stati di
coscienza più ampi anche perché il nostro cervello meglio ossigenato, sarà
stimolato ad una maggiore produzione di onde cerebrali di tipo alfa che sono
quelle onde grazie alle quali possiamo sperimentare nuovi livelli percettivi
e sensoriali.

In conclusione con il Semi-Digiuno è possibile far acquisire al corpo la
consapevolezza che può vivere meglio nutrendosi in modo naturale, con cibi
più vitali come frutta e verdura, cereali e legumi, semi ed altri squisiti
prodotti della terra, senza rinunciare ad alimentarsi con gusto ed
entusiasmo.

Mangiare con gusto e con piacere è cosa naturale. Mangiare per procurarsi
del piacere (o per fuggire da una sofferenza) causa invece, a breve o a
lungo termine, un danno per l’organismo, senza che si risolva mai la causa
di disagio che ci sta dietro. Cercare di procurarsi piacere con il cibo non
è il modo migliore per amarsi.

La strada dell’Amore passa attraverso il liberare la mente dagli schemi
fissi, dalle abitudini di vita e dai convincimenti che ingabbiano l’Essere e
lo costringono a comportamenti dannosi verso se stessi, il proprio corpo o
gli altri. Riuscire ad abbassare le resistenze al cambiamento, aumentare la
capacità percettiva, promuovere la leggerezza fisica e mentale apre le porte
di una nuova dimensione spirituale: l’Amore e la Comprensione di se stessi.
Dopo si vive meglio.

#9819 Da: <amadeux@...>
Data: Gio 28 Dic 2006 10:51 am
Oggetto: Lo Yoga nella Tradizione del Kashmir
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Lo Yoga nella Tradizione del Kashmir

- Un approccio ispirato da Jean Klein -

(di Breccia Lamberto )


- L'Ascolto: L'energia del corpo -

Questo approccio è basato sulla Tradizionale arte dell'ascolto. Noi non
conosciamo il nostro corpo reale. A causa di tutte le tensioni accumulate e
viventi nella nostra testa, in un mondo di concetti e idee, anche il corpo è
diventato un'idea, piuttosto che qualche cosa che vive, o qualche cosa che
sente.

La sua energia sotterranea  è paralizzata nelle tensioni neuro muscolari.

Solo in una ascolto senza anticipazioni o scelta può iniziare a manifestarsi
quest'energia originale.

In questo ascoltare, lasciando emergere le sensazioni del corpo, non siamo
più complici delle reazioni. Inizialmente sentiremo questa energia in
particolari zone del corpo, in seguito arriveremo a percepire il corpo come
una massa energetica unica, in una sensazione globale.

Sentire questa energia  è il fattore di reale salute del corpo.

Al posto del vecchio schema di pesantezza, resistenza, densità,  scopriamo
un corpo che " sembra luce", trasparente espanso nello spazio, ci sentiamo
senza centro, senza confini, Uno con lo spazio.

Questa esperienza di apertura, di espansione, ci libera dal nostro mondo
ego - centrico, e ci lascia aperti a dimensioni più profonde. Diversamente
il corpo è per la maggior parte un meccanismo di difesa dell'ego. Se noi
approcciamo le "posture" senza prima liberare l'energia del corpo,
rinforziamo soltanto i vecchi schemi; la nostra pratica è senza significato.

- Le Posture -

Quando facciamo un asana yoga, dovremo vivere momento per momento nella
sensazione, essere uno con il sentire, senza intenzione o meta che può
venire solamente dalla mente, dall'ego.

La postura permette una distensione organica, non comprende il dominio del
corpo e la violenza, come troppo spesso accade.

I muscoli, l'intera struttura lavorano in un modo totalmente differente. C'è
un integrazione totale. Non c'è ripetizione.

Ogni volta che  facciamo la posizione è nuova, è ora.

Spesso faremo le posture solamente "energetiche", senza muovere il nostro
corpo fisico. Questo ci aiuta a liberare noi stessi dagli schemi fissi e dai
legami.

Ogni posizione stimola particolari zone del corpo ma l'effetto reale, la
riorchestrazione dell'energia, accade dopo la postura, nella nostra
immobilità, tranquillità, nel silenzio.

- La Meditazione -

Quando la posizione è realmente compresa diventa meditazione.

Qui non viene più enfatizzato l'oggetto corpo ma la nostra consapevolezza,
Presenza.

C'è un dato "momento" in cui la Asana è completamente integrata nella nostra
consapevolezza e viene riassorbita nel silenzio.

In questa meditazione non c'è uno che medita e niente su cui meditare.

Non c'è concentrazione, ma Consapevolezza senza scelta.

- La Respirazione -

Così come modo il nostro corpo è diventato limitato, così anche il nostro
respiro a causa di paure, di tensioni, è profondamente reattivo, bloccato.
La tendenza è quasi sempre quella di "catturare" l'inspirazione e di
"spingere" fuori l'inspirazione, operando una continua manipolazione di tipo
psichico sul respiro.

Invece in questo tipo di pratica impariamo ad ascoltarlo, a sentirlo in
differenti parti del corpo e in una sensazione globale.
Diamo l'opportunità al respiro di diventare spontaneo come nella nostra
infanzia.

Il respiro, il prana lo usiamo in alcune tecniche Yoga per calmare la mente,
stimolare e dirigere l'energia del corpo, e ad un livello più "spirituale",
più profondo, enfatizzando lo spazio tra due respiri,  il "fondo di tutti i
respiri", si arriva a percepire la nostra reale natura.

- Liberare i sensi -

Un importante aspetto dell'insegnamento è il profondo rilassamento dei
sensi: pelle, bocca, narici, orecchie, occhi, cervello. Inconsciamente i
sensi sono abituati ad afferrare, catturare, ciò significa che sono
contratti e tesi.

Attraverso l'uso della visualizzazione e dell'ascolto, permettiamo alla
sensazione di schiudersi, di giungere ad un'apertura e al rilassamento.

Gli oggetti sono liberi dalla presa sensoriale, impariamo a vivere sempre
più con la pura percezione, senza l'interferenza mentale.

Quando i sensi sono realmente liberi, tutto il corpo partecipa alla visione,
all'ascolto.. ecc

- Trasportarel'insegnamento -

E' importante che il vantaggio compreso attraverso la pratica venga
trasportato a tutti gli altri aspetti della vita.

Quando non siamo più identificati con nessuna immagine, con nessun oggetto
noi non siamo più limitati psicologicamente a una situazione, noi viviamo
nella nostra integrità, agiamo dalla nostra integrità. Solo allora siamo
veramente funzionali.

Quando manteniamo l'energia del corpo, ci sentiamo aperti e espansi; paura e
tensione non hanno opportunità di prenderci "Solo nella nostra assenza noi
siamo sinceramente presenti.

#9818 Da: <amadeusoft@...>
Data: Gio 28 Dic 2006 10:48 am
Oggetto: Usa, viaggiatori monitorati
amadeusoft@...
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Usa, viaggiatori monitorati

Viaggiatori sotto l'occhio USA da quattro anni

Non lo sapeva quasi nessuno, ma ormai da lungo tempo le autorità di
sicurezza americane sanno chi arriva, come compra il proprio biglietto e
cosa mangia in viaggio, o cosa guida. Tutti hanno il loro Terror Score

Washington (USA) - Le autorità americane stanno cercando di minimizzare la
portata di uno scandalo emerso in questi giorni grazie ad Associated Press.
Per dirla in poche parole: da quattro anni l'Homeland Security Departement
tiene traccia di chi parte e chi arriva negli Stati Uniti, raccoglie dati
sui suoi comportamenti e sui suoi acquisti e poi li condivide con terzi. Non
solo forze di sicurezza su suolo americano ma anche certi privati.

Il risultato di questo monitoraggio, come evidenzia Autistici/Inventati, è
la determinazione per ciascuna persona in arrivo di un terror score, una
sorta di termometro che indica quanto la persona è vicina o lontana a
rappresentare un “rischio terrorismo”. E c'è di più. Sulla base del terror
score vengono prese decisioni sulla personalità del soggetto e, ad esempio,
sul suo diritto o meno di circolare negli USA. Quale sia il proprio terror
score e da cosa sia determinato, al soggetto non è dato di saperlo.

Il giochino, interamente basato su un monitoraggio informatizzato, si chiama
Automated Targeting System, ATS per gli amici, un sistemino che fino a
qualche giorno fa gli esperti di privacy e sicurezza credevano si limitasse
al controllo dei cargo e che invece, grazie ad alcune rivelazioni di fine
novembre, ora si scopre essere esteso ai passeggeri in carne ed ossa. Per
determinare lo “score” di ciascuno, ATS registra una serie di informazioni,
ad esempio come si è acquistato un certo biglietto aereo, quali sono stati i
viaggi effettuati in passato, con che automobile si gira, quale posto si è
scelto in aeroplano. Nel calderone finiscono anche dettagli apparentemente
insignificanti, come cosa si è mangiato a bordo. Secondo una nota diffusa
dal Department, ATS “è uno dei sistemi di targeting più avanzati al mondo”,
capace di individuare criminali ed altre minacce e senza il quale la
sicurezza “sarebbe messa seriamente a rischio”.

“Ancora una volta - scrive l'esperto di sicurezza Bruce Schneier - veniamo
giudicati in segreto, da un algoritmo informatico, senza avere la
possibilità di conoscere il nostro score o di contestarlo. Kafka ne andrebbe
fiero”. Non solo ATS registra tutti questi dati ma il governo americano
intende conservarli per 40 anni, ufficialmente per combattere il terrorismo.
Come se non bastasse, i dati raccolti da ATS possono essere condivisi con
autorità locali e con altri governi, possono essere utilizzati per
determinare se assumere o no del personale o se fornire o meno una certa
licenza o un dato livello di sicurezza. Possono influire sulle forniture
alla pubblica amministrazione e in certi casi i dati possono essere
trasferiti a tribunali, al Congresso e, in determinate condizioni, persino a
committenti privati, esperti, consulenti e addirittura studenti. A tutti,
insomma, ma non alle persone coinvolte.

“È incredibile - dichiara al Washington Post Patrick Leahy, chairman della
Commissione del Senato americano sulla Giustizia - che l'amministrazione
Bush voglia condividere queste informazioni con governi stranieri e persino
con aziende private mentre al contempo rifiuta ai cittadini americani di
vedere o confutare questi terror score”. Secondo l'influente parlamentare,
tutto questo “mette in luce il rischio di un uso governativo della
tecnologia capace di condurre ad una sorveglianza ampia delle nostre vite
senza salvaguardie specifiche per la privacy”. A scandalizzarsi, tra gli
altri, anche Electronic Frontier Foundation. David Sobel, uno dei legali di
punta della celebre associazione, sottolinea come “il governo si stia
preparando ad assegnare a milioni di cittadini rispettosi della legge degli
score di rischio, a cui saranno associati per l'intera propria vita. E se
questo non spaventasse abbastanza, nessuno di noi avrà la possibilità di
conoscere il proprio score o di metterlo in discussione. Homeland Security
deve posticipare la creazione dei profili e consentire che si apra un
dibattito pubblico ampio su questa proposta inquietante”.

EFF ne parla come di qualcosa che dovrà entrare in funzione mentre AP, come
accennato, descrive ATS come un sistema ormai attivo da quattro anni. EFF in
questo senso fa riferimento alla nota del Department secondo cui il sistema
è operativo dal 4 dicembre. Sia come sia, non cambia il giudizio di merito
dei vari esperti intervistati dalle agenzie: lo stesso Sobel ne parla come
“probabilmente il sistema più invasivo che il governo abbia mai implementato
per quanto riguarda il numero delle persone coinvolte”. Secondo Barry
Stehinardt della American Civil Liberties Union “mai prima nella storia
americana il nostro governo si è messo al lavoro per creare una
classificazione di rischio per i propri cittadini”. A gettare acqua sul
fuoco ci ha provato un funzionario degli uffici di frontiera americani,
Jayson P. Ahern, secondo cui ATS consente l'individuazione di persone che i
normali sistemi di sicurezza non hanno individuato ma serve soltanto quale
supporto dell'attività di contrasto già messa in essere dagli agenti di
confine.

Nella propria nota, il Dipartimento americano spiega che “un individuo può
non sapere perché vengono effettuate ulteriori indagini su di lui, né
dovrebbe saperlo”. “Non rimpiazza il giudizio degli agenti”, spiega Ahern,
quando si deve decidere se consentire ad un passeggero di entrare negli
Stati Uniti, se rimandarlo a casa, fermarlo per accertamenti o sequestrargli
il portatile. “Se così si riesce a catturare anche solo un terrorista
potenziale, allora è un successo”, ha dichiarato Ahern. Un'affermazione che
Schenier bolla come “talmente stupida” da non valere neanche una risposta.

Ahern aiuta comunque a chiarire qualcosa sull'effettiva operatività di ATS.
A quanto pare il sistema di monitoraggio dei cargo dopo l'11 settembre 2001,
il giorno dei gravissimi attentati di New York e Washington, è stato via via
esteso con richieste di informazioni trasmesse alle compagnie aeree, con un
più stretto monitoraggio delle automobili in entrata e in uscita e con dati
che riguardano anche i passeggeri che dal Canada arrivano in treno. Da qui
alla situazione attuale, in cui grazie ad un unico database “intelligente”
si intende tenere traccia di molti più dati, organizzandoli e mantenendoli
per 40 anni, il passo appare “breve”. Al Washington Post una fonte interna
del Dipartimento, che rimane anonima, ha ammesso di non sapere se il
Congresso sia a conoscenza di questa “estensione” del progetto e ha
confermato che non è stata autorizzata per via legislativa.

La notizia sta, com'è ovvio, facendo il giro della blogosfera negli Stati
Uniti, sebbene non solo i cittadini americani finiscano sotto il grande
orecchio dell'Homeland Security, e qualcuno riassume la situazione: i
cittadini sono oggetto di una indagine senza saperlo, hanno un terror score
che non possono conoscere, devono provare agli agenti di frontiera di non
rappresentare una minaccia, le informazioni su di loro sono conservate per
decenni dalle autorità americane.

Fonte: Punto Informatico / dicembre 2006

#9817 Da: "amadeux@gmx" <amadeux@...>
Data: Gio 28 Dic 2006 10:46 am
Oggetto: LA GENESI DELLA TEORIA MUSICALE 4
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LA GENESI DELLA TEORIA MUSICALE 4
DELLA CRITICA DEL GIUDIZIO


Piero Giordanetti

Kant e la musica


4. Intorno al 1775


4.1. L'analogia fra suoni e colori


I giudizi di Kant sull'invenzione di un clavicembalo oculare prospettata da
Louis Bertrand Castel non sono completamente positivi e presuppongono
comunque una posizione già ben definita; sebbene nelle Lezioni di
antropologia del semestre invernale 1775-76 sia presentata ipoteticamente
l'idea di un gioco delle sensazioni che coinvolga la vista, il tentativo di
realizzare un clavicembalo oculare è valutato negativamente. Poiché la
sensazione può aver luogo anche attraverso la luce e il colore, che ne
costituiscono un'altra specie rispetto alle onde sonore, ci si potrebbe
credere autorizzati ad aspettarsi che anche un gioco di sensazioni per gli
occhi sia possibile; si è già pensato, nota Kant ed evidente è l'allusione a
Castel, di poter produrre consonanze e dissonanze fra i colori per il
piacere della vista e di dare concreta realizzazione a un'arte che si
definisse gioco di sensazioni per gli occhi. Contro questa ipotesi di un
gioco per gli occhi Kant fa però valere l'obiezione che le differenze fra i
due sensi sono troppo rilevanti per poter essere sottaciute; mentre i suoni
esercitano un'azione molto forte sull'udito, l'impressione che si riceve
dalla luce e dai colori è molto più debole, perché la durata dei singoli
colori non permette il sorgere di un rapporto di successione continua; solo
i suoni possono presentarsi in grande quantità in breve tempo, mentre non
appena il colore ha colpito l'organo di senso, la sua impressione è
esaurita. Inoltre, la vista riguarda lo spazio, l'udito il tempo; per queste
ragioni Kant ritiene che un clavicembalo ottico sia irrealizzabile (cfr.
Riflessione 1483). Sebbene Kant propenda per un'analogia molto stretta fra
suoni e colori egli non si spinge come Castel fino al punto di proporre
un'identificazione; non è possibile produrre una musica per gli occhi,
perché il contrasto fra colori è analogo, ma non identico ai rapporti
matematici fra suoni (cfr. AA XXV, pp. 496-498).

Quando poi ci si prefigga di riportare alla luce il contesto originario nel
quale l'equiparazione di suono [Schall] e luce è sorta in Kant, la lettura
delle Riflessioni e delle Lezioni di fisica dimostra che questa analogia era
già tema dei manuali usati dal filosofo. Eberhard, Erxleben e più tardi
Karsten riferiscono questa teoria nella forma assegnatale da Leonhard Euler
e non si affidano a Kircher, Castel o Newton. Nel volume XXIX dell'Edizione
dell'Accademia è stata pubblicata una serie di appunti che sembra risalire a
una lezione tenuta, probabilmente, verso la metà degli anni Settanta, nella
quale il tema è discusso ampiamente e le teorie di Euler sono riferite con
piena approvazione. Dapprima è esposta la teoria di Newton sulla diffusione
della luce sotto il titolo di “sistema dell'emanazione”: la luce sarebbe
un'emanazione di corpuscoli che hanno origine dal corpo illuminato e si
diffondono con tale ampiezza che i raggi luminosi darebbero luogo al
formarsi di spazi privi di luce. A questo sistema si contrappone quello di
Euler, il quale compara la luce con il suono [Schall] e afferma che anche a
distanze notevoli tutte le parti risultano illuminate; questa opinione -
soggiunge il testo - è molto più corretta: i colori sono per gli occhi
esattamente ciò che il suono è per l'udito e la funzione dell'aria è analoga
a quella dell'etere. Vi è una tale affinità fra colori e suoni che vi sono
esattamente sette colori fondamentali e sette suoni fondamentali; i colori
non hanno un'esistenza autonoma, ma sorgono dalla modificazione della luce,
nello stesso modo in cui dalla modificazione del suono [Schall] si originano
i Töne. Se si fa cadere un raggio luminoso su un prisma, gli intervalli fra
i colori risultano analoghi agli intervalli fra i suoni su un monocordo (AA
XXIX, pp. 84-85). In base a queste considerazioni si potrà accogliere la
tesi proposta da Adickes relativamente alle Riflessioni di Kant sulla
fisica: “Quel parallelismo fra sensazioni auditive e sensazioni ottiche si
fonda naturalmente sulla teoria ondulatoria che L. Euler contrappose alla
teoria dell'emanazione di Newton nella sua Theoria lucis et colorum
(Opuscula varii argumenti, 1746, pp. 169-244) riallacciandosi stranamente
non a Chr. Huyghens, ma a Descartes. Anche Euler stabilisce il parallelismo
dei due ambiti sensibili”. Questa osservazione può però essere estesa:
l'analogia fra suoni e colori è senza dubbio nata, in origine,
dall'interesse per problemi fisici e dalla conoscenza della teoria di Euler,
ma è stata poi ripresa nell'antropologia e infine nella Critica del
Giudizio.



4.2. Il Bildungsvermögen



Già nelle Lezioni di antropologia del WS 1775/76 si può notare un'evoluzione
in questo concetto: la determinazione del carattere dei popoli presenta il
ricorso al nesso fra idea e ragione (cfr. AA XXV, pp. 654-661). All'inizio
degli anni Settanta il concetto di “idea” non era ancora posto in rapporto
con la musica; l'analisi dei caratteri del gusto delle diverse nazioni
mostrava nei cinesi un gusto privato e individuale, inadatto a comprendere
la bellezza. Questo giudizio negativo è mantenuto, ma la motivazione fa
perno su un nuovo concetto: i cinesi sono dotati di un particolare interesse
per tutto ciò che riguarda l'intuizione e il fenomeno, i quali non sono
sufficienti a fondare né la morale, né la filosofia, né la matematica;
neppure la bellezza, che deriva dal rapporto fra sensibilità e intelletto,
può esser da loro compresa. Sebbene nelle belle arti da loro realizzate si
possano scorgere bellezze sensibili, essi manifestano l'incapacità di
giungere all'idea del tutto, la quale presuppone ordine e proporzione e deve
essere considerata il vero oggetto del gusto. Ciò non vale solo per la
pittura e per l'architettura, ma anche per la musica, la cui fonte è
l'isolata impressione sensibile, percepita attraverso la sensazione in
opposizione all'idea del tutto. Si potrebbero sintetizzare così le
osservazioni precedenti: nella concezione musicale dei popoli orientali è
assente il concetto del tema. L'atteggiamento di disprezzo nei confronti
delle scienze e delle arti dei cinesi deriva dalla considerazione che in
essi non si può osservare la presenza della capacità di concepire l'idea
della totalità:



La bellezza della musica non è avvertita dai popoli orientali, essi non
comprendono che si tratta di bellezza quando diversi strumenti suonano
contemporaneamente in modo armonico in diverse tonalità, e ritengono che
questa sia confusione perché non sono in grado di cogliere il concetto del
tema che è dominante e viene espresso nella musica. Nei loro edifici non vi
è né sublimità, né ordine, né proporzione, né raffinatezza, né gusto perché
tutti questi fattori si fondano sul concetto. La bellezza autentica discende
dall'accordo fra sensibilità e intelletto e ciò è assente in loro (AA XXV,
pp. 655-656).



Anche la Riflessione 332 (1777-78; 1773-75?) nota:



(facultas (formatrix o) technica o architectonica; entrambe rientrano nel
Bildungsvermögen, ma la seconda considera prima l'intero e poi le parti come
sue suddivisioni) (il pittore dispone in gruppi (costruisce un intero a
partire dal molteplice; inoltre non ha alcun concetto dell'intuizione, ma è
solo fenomeno); la musica si serve del tema) (AA XV, p. 131).



Nella Riflessione 806 è ben evidenziato il nesso fra musica e giudizio
figurativo:



Sensazione, Giudizio, spirito e gusto. Il Giudizio può essere sensibile o
riflettente. E consiste nel trasformare rappresentazioni in un'immagine o in
un concetto. La disposizione ordinata ha un nesso con il disegno, il
progetto o tema. La musica è, per così dire, una conoscenza sensibile bella.
Il Giudizio figurativo si interessa solo dei mezzi della coordinazione e
della loro agevolazione, perciò unità, molteplicità, contrasto. Non si
interessa dell'utilità di ciò che piace [gefallen] in modo mediato [...] (AA
XV, p. 355).



Kant si è imbattuto in analoghe considerazioni sui cinesi nei testi di Du
Halde e di Schwabe. A prescindere ovviamente dal fatto se l'idea kantiana
della cultura del popolo cinese sia più o meno adeguata e accettabile, è
rilevante nel contesto della presente ricerca che questo atteggiamento di
disprezzo esprima una ben determinata concezione del bello musicale: il
bello si fonda sull'accordo fra sensibilità e concetto, laddove concetto è
l'idea del tutto, che nella musica corrisponde al tema. Il tema non si può
separare dall'accordo armonico dei diversi suoni degli strumenti e quindi è
giustificato affermare che armonia e tema sono parti integranti del concetto
di bellezza. Inoltre, queste osservazioni antropologiche sul gusto dei
popoli orientali sono rilevanti perché musica e architettura vi sono poste
in un rapporto di parallelismo: all'armonia corrisponde nell'architettura
una forma di ordinamento che coincide con la proporzione delle parti. Sia il
concetto del tema sia il suo rapporto con il Bildungsvermögen e, infine, il
parallelismo tra musica e architettura sono già presenti nel 1770; ciò che è
del tutto nuovo però è il legame fra genio e idea.

L'indagine sulla natura del Bildungsvermögen ci offre anche chiarimenti
sulla concezione dell'armonia: il Bildungsvermögen dell'ascoltatore deve
comprendere il rapporto fra suoni, armonia e tema. Tema e armonia sono qui
considerati prodotti già realizzati, la cui genesi è spiegabile solo
ricorrendo al genio; mentre nel 1770 i documenti non ci restituiscono una
particolareggiata concezione del genio, intorno al 1775 il genio è
considerato origine sia dell'attività scientifica sia dell'attività
artistica: l'arte musicale è ora espressamente definita arte del genio,
arte, quindi, che non può essere derivata dal principio dell'imitazione:



La facoltà formatrice che gareggia con la natura (nel fenomeno) è arte
(bella); deve avere una sua propria regola che ha però principi soggettivi,
quindi [la] convenienza alle nostre leggi di un esercizio libero delle
nostre forze. È una creazione in base al nostro senso.



In un'aggiunta contemporanea alla Riflessione Kant scrive a chiarimento
delle prime righe: “(non imitativa; perché l'arte ha la sua propria legge,
come la natura, e il suo proprio mondo, ovvero i fenomeni)” (R. 959; AA XV,
p. 423, 1776-78).

Chi la descriva come imitatio non riesce a penetrare nelle profondità della
sua vera natura. Ricondurre la creazione musicale al genio non è operazione
irrilevante: la considerazione di esso in un'analisi genetica rende
possibile un notevole arricchimento del quadro della teoria: il genio è
spirito e lo spirito è principio interno di vivificazione del pensiero che
non riceve alcun impulso dall'esterno ma si pone come inizio di una nuova
serie; lo spirito dell'arte musicale ha origine in se stesso e non può
essere derivato da altro: esso è la fonte originale dell'invenzione di una
nuova composizione.



Spirito è il principio interiore (vivificante) della vivificazione delle
(facoltà dell'animo) pensieri. Anima è ciò che è vivificato. Di conseguenza
lo spirito infonde vitalità a tutti i talenti. Dà inizio a partire da se
stesso a una nuova serie di pensieri. Da ciò le idee. Spirito è la
vivificazione originaria che proviene da noi stessi e non è derivata […].
Non si dice: lo spirito, ma: semplicemente spirito [...]. Spirito
dell'architettura, dell'arte musicale è distinto dall'elemento scolastico e
dal meccanismo (Riflessione 934, 1776-78?; 1772??; AA XV, p. 415).



Se la natura intrinseca del genio non è comprensibile a prescindere dal
concetto di spirito, è altrettanto impossibile accedere al significato e
alla funzione dello spirito senza prendere in considerazione il concetto di
“idea”. Nelle fasi precedenti non era ancora emerso con chiarezza che l'arte
musicale presuppone genio e spirito, né che il genio e lo spirito
presuppongano a loro volta la presenza di un'idea e sfocino nell'invenzione
di una composizione nuova, di un'idea musicale originale. Ora, invece,
l'idea si presenta come concetto della facoltà della ragione, e assume
connotazione platonica, laddove il compito della filosofia è identificato
con lo sviluppo dell'idea (AA XXV, pp. 550-551): solo se il filosofo si
ispira a un mondo ideale, solo se giudica l'esperienza servendosi dei
concetti puri della ragione come criterio, merita di essere designato
legislatore della ragione, dotato della capacità di farne un uso
architettonico. La filosofia può essere quindi valutata come una scienza
fondata sul genio, poiché il genio mira, grazie allo spirito, a orientare la
propria facoltà poetica in base all'idea. In questa fase è dunque chiaro che
la musica può essere annoverata fra le belle scienze, fra quelle scienze il
cui fine si trova certo nel piacere [Wohlgefallen] secondo il gusto, nel
rapporto armonico vicendevole fra sensibilità e intelletto; rapporto che
però non potrebbe realizzarsi, come non potrebbe realizzarsi la filosofia,
se non vi fosse genialità (AA XXV, pp. 550-553).







5. Dalla seconda metà degli anni Settanta alla Critica del Giudizio



Le interpretazioni di questa fase, non numerose in verità, sembrano
concordare sul fatto che negli anni Ottanta la musica sia solo
occasionalmente oggetto di esame da parte di Kant e venga considerata arte
piacevole. Si è affermato che le Lezioni di antropologia del semestre
invernale 1781/82 concepiscono il piacere per la musica come movimento degli
affetti, e si è ipotizzato che in esso si esprima la bellezza stessa
(Nachtsheim 1996, p. 346 nota 59.). L'ipotesi che Kant possa avere collocato
la musica fra le arti belle perché scorgeva nei movimenti dell'animo e negli
affetti le condizioni della bellezza suscita però qualche perplessità; dalle
Lezioni emerge una concezione molto più complessa, della cui ricchezza non
si trova sinora traccia nelle interpretazioni.

La nuova fase è inaugurata dalla rinuncia a portare a compimento
l'applicazione della dissertazione sul mondo sensibile e intelligibile ai
principi del gusto; quest'ultimo perde la sua posizione sistematica nel
rapporto con le altre parti della filosofia. Ora Kant concepisce una scienza
denominata “filosofia trascendentale”, il cui compito egli ravvisa
nell'esame delle fonti, della natura e dei limiti della metafisica. Questa
scienza è una “Critica della ragione pura” che deve comprendere sia la
conoscenza teoretica sia la conoscenza pratica e si divide in due parti: la
prima studia fonti, metodo e limiti della metafisica, la seconda i principi
puri della moralità. Il nuovo progetto dà spazio solo alla conoscenza
teoretica e pratica, che sono semplicemente intellettuali e indipendenti da
qualsiasi elemento empirico (AA X, pp. 126-127), mentre la dottrina del
gusto smarrisce la sua collocazione sistematica che ritroverà solo quando
Kant, intorno alla metà degli anni Ottanta, scoprirà la correlazione a
priori tra la conoscenza e il sentimento; la teoria del gusto non rientra
nella nuova forma di metafisica cui Kant dà in quest'epoca il nome di
“Critica della ragion pura”.



5.1. L'improvvisazione



Il capitolo delle Lezioni di antropologia del semestre invernale 1781/82
dedicato alla memoria riprende le considerazioni delle fasi precedenti:
quando un musicista improvvisa non guarda solo alle note presenti, ma anche
a quelle future (AA XXV, p. 974); la memoria richiama le rappresentazioni
che abbiamo già avuto, di cui siamo stati coscienti nel passato, e le
riconosce. Nel semestre invernale 1785/86 questa concezione è inserita entro
la differenza fra talento e genio: le rappresentazioni e le riflessioni
oscure sono la base tanto dell'arte bella quanto delle scienze; non è
possibile condurre a compimento alcuna invenzione, se non a partire da
rappresentazioni e attività oscure (AA XXV, p. 1222); lo dimostra il fatto
che un musicista non potrebbe creare l'armonia senza far uso delle facoltà
del pensiero (AA XXV, p. 1221); si può notare che l'invenzione riguarda qui
sia le scienze sia le arti, mentre più tardi riguarderà solo le scienze.
Come intorno al 1770 si era avvalso delle rappresentazioni e dell'attività
oscura per contrapporsi alla dottrina del moral sense e del sense of beauty,
e per spiegare i fondamenti della morale e dell'estetica sulla base della
sola facoltà dell'intelletto, sottraendoli all'arbitrio soggettivo del
sentimento e della sensazione, Kant spiega ora il processo creativo delle
belle arti indipendentemente dal sentimento individuale o dall'ispirazione
di origine divina.





5.2. La validità empirica del gusto



In connessione con la modificazione dell'orizzonte sistematico, l'apriorità
fondata sull'intuizione pura del tempo è sostituita dalla validità meramente
empirica del gusto. Interrogandosi sui principi che governano il gusto
musicale, Kant si pone l'interrogativo se in natura vi sia qualcosa grazie a
cui si possa anticipare l'accordo con il giudizio di altri esseri umani,
prescindendo dall'osservazione delle loro reazioni soggettive e dalla
constatazione del loro gusto attraverso l'esperienza. La risposta è
affermativa e fa perno sui concetti tradizionali dell'estetica delle
proporzioni: proporzione, ordine, armonia non si rintracciano nel corso
dell'osservazione empirica dei sentimenti individuali, perché appartengono
alla natura della cosa; la loro validità può essere solo a priori. Ciò non
significa però che qui si sia ritornati allo spazio e al tempo come
intuizioni pure, perché il termine “a priori” ora non designa se non una
validità relativa: la necessità logica da cui è caratterizzato è empirica.
Sebbene il nesso fra rapporti matematici e a priori del gusto musicale
rimanga, il suo fondamento non è più rappresentato dalle leggi della
coordinazione. Il concetto di armonia subisce, infatti, una modificazione
semantica: l'armonia può senza dubbio essere conosciuta e compresa a priori
indipendentemente da esperienze determinate, ma la sua validità è ricavata
in primo luogo dall'esperienza. Poiché si può osservare che essa non è
giudicata in modo diverso dai diversi individui e che la reazione soggettiva
rimane costante, se ne può dedurre che in tutti i tempi e in tutti i luoghi
sia giudicata in base ai medesimi criteri. Questa relazione fra armonia e
validità universale e necessaria del gusto è particolarmente evidente nelle
Lezioni di metafisica.



Si potrebbe anche dire che alcune regole del gusto siano a priori, ma non
immediatamente a priori, bensì comparativamente, quando queste regole si
fondassero a loro volta su regole generali dell'esperienza. Per esempio,
l'ordine, la proporzione, la simmetria, l'armonia nella musica sono regole
che conosco a priori e che ammetto piacciano [gefallen] a tutti, ma che a
loro volta si fondano su regole generali a posteriori. Potremmo anche
sostenere un gusto necessario; per esempio, ognuno ha gusto per Omero,
Cicerone, Virgilio, eccetera (Kant 1986, p. 82).



Anche nella Logica di Vienna si legge:



La perfezione estetica si basa sulle leggi particolari della sensibilità
umana e non è perciò universale, per tutti gli esseri. Ma poiché gli oggetti
non vengono rappresentati soltanto mediante concetti, ma anche mediante
l'intuizione, devono esserci pure leggi universali e necessarie della
sensibilità. Qui sta il concetto del bello. Il fondamento del piacere
sensibile è bensì soggettivo, ma soggettivo in rapporto all'intera umanità.
Ad esempio, musica, simmetria (Kant 2000, p. 28).



Nachtsheim interpreta questo passo adducendolo a conferma della spiegazione
dell'a priori nella Critica del Giudizio; qui però si propone l'idea di una
universalità comparativa, non di quell'a priori del gusto di cui si troverà
la fondazione solo dopo il 1785 (Nachtsheim 1996, p. 331 nota).

Anche in una Riflessione Kant afferma che “l'armonia della sensazione
secondo la materia è valutata in modo diverso e ha principi meramente
soggettivi; secondo la forma essa è però sottoposta a una regola oggettiva”
(Riflessione 973, 1776-78; AA XV 426).

Quale l'oggetto di questo giudizio dotato di universalità e necessità
empiriche? In una Riflessione sulla fisica vengono addotti, ancora sulla
base di Euler, i rapporti numerici fra la vibrazioni dei suoni:



Ogni suono [Ton] compie 2 vibrazioni, e nell'intervallo fra esse consiste
appunto il suono. 2. [In] Un'ottava rispetto al suono fondamentale ha quindi
almeno 4 vibrazioni contro 2. 3. La [terza] quinta (3:2) compie 6 vibrazioni
contro 4 del suono fondamentale. 4. La grande terza (4:5) compie 10
vibrazioni contro 8 del suono fondamentale […]. Un'ottava risuona due volte
(in relazione al suono fondamentale) (Riflessione 45, 1775-77 circa; AA XIV,
p.).



Può sembrare, sulle prime, che nell'elaborazione kantiana della seconda metà
degli anni Settanta la sensazione sia concepita come un dato empirico e
soggettivo. Il capitolo della Anthropologie-Pillau dedicato all'invenzione
come arte e ai suoi prodotti in quanto prodotti dello spirito, ammette il
piacere [Wohlgefallen] solo relativamente al gioco delle sensazioni,
escludendo che i singoli suoni possano suscitare piacere [Wohlgefallen].
Quest'ultimo può sorgere dall'armonia, dal rapporto matematico fra suoni,
mentre gli elementi singoli non sono belli, scaturendo la vera bellezza
unicamente dalla rappresentazione di un intero.



La musica è propriamente il gioco puro delle sensazioni, perché in essa non
vi sono figure; essa piace perché i suoi singoli elementi non hanno in sé
nulla di piacevole. Solo l'armonia è piacevole (Riflessione 1487; AA XV, pp.
760-761).



Il medesimo concetto è espresso in una Riflessione che pare risalire agli
anni 1776-1784:



Il gusto ha leggi universali, non leggi a priori; il gusto riguarda solo la
forma dell'intrattenimento dei sensi senza appagamento. Ama il mutamento.
Non arte, non ricchezza né utilità. Natura che non costa nulla. Facilità.
Gusto nei colori e in ciò che è privo di colore. Nella conversazione: niente
cerimonie. Musica. Giardini. Edifici. Opere teatrali (Riflessione 983; AA
XV, p. 429).



Non si può però dimenticare che anche il singolo suono può rivelare in sé
una sua specie di armonia, diversa dall'armonia fra molteplici suoni; si
possono perciò assegnare ad esso le medesime universalità e necessità
empiriche riconosciute all'armonia, perché l'animo manifesta la capacità di
percepire le proporzioni fra le molteplici vibrazioni che danno luogo a un
suono. I suoni non sono se non partizioni uniformi colte dalla percezione
straordinariamente fine dell'udito che è in grado di percepirne la
proporzione, sebbene il suono più acuto emetta ben 5000 oscillazioni in un
secondo. Questa osservazione non è però esplicitamente posta in rapporto con
il concetto della bellezza.



Sono stati compiuti diversi esperimenti per stabilire quante vibrazioni
dell'aria al secondo sono necessarie perché il suono più fine e quello più
rozzo possano essere prodotti. Si è trovato che nel suono più grave l'aria
deve compiere 30 vibrazioni al secondo, mentre nel suono più acuto sono
richieste 5000 vibrazioni al secondo. La vibrazione dell'aria compie
divisioni del tempo così indescrivibilmente piccole che le si dovrebbe
ritenere impossibili se l'osservazione non ne desse una precisa conferma e
il loro calcolo non si fondasse su principi certi.



Rimane costante la differenza, ripresa da Euler, fra suono [Schall] e nota
[Ton]: solo la nota presuppone una successione regolare di vibrazioni nel
tempo. “Schall e Ton si differenziano perché Ton è un suono in cui il tempo
è ulteriormente suddiviso in un numero uniforme di vibrazioni [...]” (AA
XXV, p. 999).

A differenza delle fasi precedenti e anche di fasi più tarde si profila
l'idea che l'anima non sia in grado di percepire la differenza tra le
vibrazioni dell'aria in un suono. In base alla Danziger Physik questa
capacità sarebbe dovuta solo ai nervi: se consideriamo che l'udito è
anch'esso costituito da nervi possiamo spiegare per quale motivo percepiamo
le vibrazioni di una corda. Ciò è coerente con la struttura della Lezione;
la fisica infatti verte proprio sull'organizzazione corporea dell'essere
umano; le relazioni fra corpo e animo sono completamente estranee al suo
ambito. Oggetto della fisica è la materia, che può essere caratterizzata
come movimento; il suono è un movimento che può essere ricondotto a leggi
matematiche. Un passo della Danziger Physik può eliminare ogni dubbio sul
fatto che Kant nella sua analisi dei limiti entro i quali singole
impressioni acustiche sono percepibili si sia fondato su Euler: “Questo
pulsus aëris, come Euler chiama il suono [...]” (AA XXIX, p. 146).



Euler dice: la nota più bassa è quella in cui la corda compie 20 vibrazioni
in un secondo. Una corda può vibrare 4000 volte al secondo, ma se vibra di
più non abbiamo più note. Gli uccelli devono emettere più vibrazioni, perché
la loro voce non è molto simile al suono. Ma non si può credere che la
nostra anima riesca a distinguere le vibrazioni; ciò dipende dai nervi (AA
XXIX, p. 148).



Con il senso dell'udito siamo affetti da oggetti esterni, non perché siamo
colpiti senza che nulla si frapponga, ma in quanto l'aria funge da
intermediario; siamo affetti dall'oggetto attraverso il movimento dell'aria;
il senso dell'udito rivela una particolare raffinatezza nel dividere il
tempo (AA XXV, p. 920). Come già precedentemente anche ora si stabilisce una
distinzione nell'oggetto del senso dell'udito: l'armonia e la misura
costituiscono l'ordine della struttura matematica dei rapporti fra gli
intervalli, le singole note, in sé considerate, sono divisioni del tempo
risultanti da un certo numero di vibrazioni.

Si può notare una differenza rispetto alle fasi precedenti anche
relativamente alla determinazione del numero delle vibrazioni delle singole
note: adottando la proposta di Euler, nella lezione di fisica del 1785/85
Kant propende per le cifre 20 e 4000. Più tardi però modifica questa
posizione: “Esso [l'udito, P.G.] è un senso fine perché se ne può fare un
uso esteso [...]. L'udito può sentire subito se il suono vibra di più o di
meno” (AA XXV, pp. 1452-1453). Nel 1781/82 si parla di 30 oppure 5000
vibrazioni al secondo, nel 1785/86 di 20 e 4000, nel 1787/88 si afferma: “ad
esempio nella musica, qui una corda che emette la nota più grave vibra 50
volte al secondo. Ma quella che emette la nota più acuta compie 6000
vibrazioni al secondo”. Non è facile indicare per quale motivo le cifre non
siano stabili; si potrebbe anche supporre che ciò risalga non a Kant, ma
alle trascrizioni dei suoi studenti. In ogni caso ciò sarebbe forse
rilevante per chi voglia comprendere le ricerche kantiane sull'acustica,
mentre è di importanza relativa per l'interprete che mira al chiarimento
della dimensione filosofica del problema.





5.3. Genio e tema



Nonostante il mutamento di posizione della musica nel sistema delle arti,
ancora nel 1781/82 Kant la considera un'arte bella la cui origine si trova
nella facoltà poetica, sebbene essa giochi semplicemente con sensazioni. Il
capitolo “Sulla facoltà poetica” mostra che anche l'arte musicale presuppone
necessariamente un'idea della quale è espressione; la tromba dà l'esempio di
un tipo di musica nella quale la misura che conferisce un ordine alla durata
temporale si impone come elemento predominante; all'ascolto della musica
della tromba possiamo vedere emergere in noi l'idea che governa questa
musica, perché la misura divide il tempo e il tempo produce in noi ordine e
armonia (cfr. AA XXV, p. 992). Anche qui Kant è debitore nei confronti di
Euler e delle sue Lettere nelle quali la musica della tromba era presentata
proprio come esempio di arte musicale fondata sulla misura. Che cosa
significa però “farsi un'idea” della musica? Perché si parla qui di “idea”?
Essa è equiparata alla misura, all'ordine e all'armonia; il suo fondamento è
lo spirito. Poiché è possibile trovare per ogni tipo di musica un testo che
vi corrisponda, si pensa anche che nell'accompagnare il testo si realizzi
l'autentico compito dell'arte musicale: questa è però una convinzione errata
perché la musica non designa alcun pensiero, ma solo un rapporto armonico
fra le sensazioni (AA XXV, p. 986).

Questa costellazione concettuale assume lineamenti ancor meglio definiti
nella seconda metà degli anni Settanta. Il concetto del tema non può essere
pensato a prescindere dal genio e la sua invenzione diviene possibile
esclusivamente se il genio è attivo, se in esso è operante lo spirito. Il
tema, in quanto rappresentazione unica che conferisce unità alla
composizione, è il prodotto dell'attività dello spirito. Anche nel gioco
delle sensazioni dobbiamo avere un'idea o un tema, una rappresentazione
principale che dà l'impronta a tutte le parti, affinché l'effetto
vivificante del gioco acquisisca un grado di maggiore perfezione grazie
all'unificazione (AA XV, p. 361). L'idea conferisce unità alla composizione
benché la sua origine non sia empirica; sua sede è l'animo del musicista,
suo principio è l'invenzione.

Nel capitolo “Sul genio” emerge come il concetto di spirito sia inscindibile
dal concetto di idea; idea ha quindi un significato molto esteso, e indica
ciò che di volta in volta è l'elemento essenziale. Idea è ciò che vive in
modo armonico nell'intero. Questa definizione diventa più comprensibile se
la si rende intuitiva con un esempio: le idee principali delle opere di
Rousseau sono contenute nell'estratto che Formey ne ha approntato e
designano il suo progetto filosofico nel suo insieme senza l'aggiunta di
altri elementi volti ad estendere l'opera (cfr. AA XXV, pp. 1063-1064).

La netta differenziazione fra virtuosi e compositori autentici è conseguenza
della concezione che anche nella musica come in tutte le altre arti belle si
può manifestare il genio; solo fra coloro che sono in grado di comporre, di
inventare il nuovo, si possono individuare i geni, mentre i virtuosi si
limitano all'imitazione e non creano nuove regole. È tuttavia anche vero che
l'esecuzione di una composizione richiede un talento particolare favorito
dal meccanismo degli organi di senso; i virtuosi hanno dunque ricevuto dalla
natura una struttura fisica del tutto particolare e favorevole all'arte
(cfr. AA XXV, p. 1495). I musicisti mostrano di possedere una grande abilità
quando sanno produrre su uno strumento i suoni che sono propri di un altro
strumento, se ad esempio sono capaci di suonare un oboe nel tono del flauto,
a prescindere dalla gradevolezza del suono che ne risulta. Sebbene avvenga
al di fuori della norma e non abbia alcun valore estetico, ciò diventa
piacevole per la sua stranezza e per l'arte richiesta per la sua
realizzazione; perciò ammiriamo persone che, senza alcun aiuto, hanno
conseguito questo risultato. Gli esempi addotti illustrano che possono
esistere individui favoriti dalla natura che si avvicinano molto alla
genialità, senza però poter essere considerati autentici geni (cfr. AA XXV,
pp. 1064-1065).

...

#9816 Da: "amec2@gmx" <amec2@...>
Data: Gio 28 Dic 2006 10:47 am
Oggetto: Bilancio delle aggressioni israeliane in Palestina negli ultimi 2 mesi
amec2@...
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Bilancio delle aggressioni israeliane in Palestina negli ultimi 2 mesi

In soli due mesi (ottobre e novembre 2006), Tsahal, l'esercito israeliano,
ha ucciso ben 184 civili, di cui 62 in ottobre e 122 in novembre.
La media dei feriti, anche gravi, è altissima: solo nel mese di novembre
sono stati 559!
Natale è alle porte e il mese di dicembre è partito con attacchi da parte di
tank israeliani e navi da guerra!!!

------------------------

Bilancio delle aggressioni israeliane in Palestina negli ultimi 2 mesi
Agenzia Stampa InfoPal: Informazioni sulla Palestina -
www.infopal.it/home.php

Ottobre 2006
Da una ricerca effettuata dall’Agenzia Stampa Al-Jabal, basata su dati
ufficiali del Ministero della Sanità palestinese e delle varie
organizzazioni per la difesa dei diritti umani, emerge che in tutto il mese
di ottobre, i militari israeliani hanno ucciso 62 cittadini palestinesi -
tra cui 4 bambini e 2 donne - in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
La suddivisione dei morti è la seguente: 13 in Cisgiordania, 49 nella
Striscia di Gaza. In questa parte della Palestina, infatti, l'aggressione
israeliana è più massiccia e i bombardamenti aerei e di terra sono continui,
così come le minacce di invasione e di ripresa del controllo di tutto il
territorio evacuato circa un anno fa.
Il rapporto sottolinea che le forze di occupazione proseguono le operazione
di bombardamento missilistico colpendo le abitazioni civili della Striscia
di Gaza, adducendo come scusa l'appartenenza a attivisti della resistenza.
Tra le case distrutte c'è anche quella della deputata Um Nidal Farahat.
Oltre ai bombardamenti incessanti, le autorità di occupazione hanno anche
chiuso gli accessi alla Striscia, isolandola completamente dal mondo esterno
e imponendole un duro embargo. Nessun palestinese è autorizzato a lasciare
l'area, nemmeno i malati gravi. L'unica via di comunicazione con l'esterno è
il valico di Rafah, che viene aperto una tantum e per pochi giorni od ore.
Le forze di occupazione stanno effettuando vaste operazioni militari intorno
al valico e hanno minacciato di usare "bombe intelligenti" per distruggere
le gallerie utilizzate per far entrare armi nei territori palestinesi.

Novembre 2006
Il rapporto dell’Ufficio stampa del ministero della Sanità palestinese,
pubblicato domenica 3 dicembre, ha reso noto che il numero delle vittime
degli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, nel mese
di novembre ammonta a 122; quello dei feriti a 559.
Nella Striscia sono morte 105 persone (86,1% della somma), e 17 in
Cisgiordania. Il numero dei feriti nella Striscia è di 399 (il 71,4% del
totale), e 160 in Cisgiordania.
Striscia di Gaza: 31 minori uccisi (25,4% del totale dei morti), 129 i
feriti; 18 donne uccise (14,8% dei totale), 92 ferite (23,1% del totale).
Negli ospedali sono arrivati 24 cadaveri a pezzi e carbonizzati.
Il rapporto ricorda che i territori palestinesi hanno vissuto un’escalation
militare: all'inizio di novembre, le autorità israeliane hanno lanciato una
vasta operazione contro il nord di Gaza - in special modo contro i villaggi
di Beit Hanoun e di Beit Lahiya, e contro Jabaliya - denominata "Nuvole d’
Autunno".
Il rapporto ha inoltre confermato che le forze di occupazione israeliane
stanno continuando a commettere crimini di guerra, e a portare avanti la
politica delle punizioni collettive. Essi hanno trasformato la Striscia di
Gaza in una grande prigione impedendo agli abitanti di uscire e di far
entrare i generi alimentari di prima necessità. Hanno attaccato le città
palestinesi e arrestato cittadini, dirigenti popolari e parlamentari eletti;
hanno distrutto le  infrastrutture ed esposto migliaia di famiglie
palestinesi ad umiliazioni continue.

Violazione regole internazionali
Il ministero della Sanità ha poi ribadito che le forze di occupazione
violano  tutte le leggi e le regole internazionali, specialmente la IV
Convenzione di Ginevra, del 1949, che al punto n.16 recita: "I feriti e i
malati, gli anziani e le donne incinte devono godere di un rispetto
speciale". E ha aggiunto che il punto n. 53 della stessa, dice: "Si
impedisce allo stato occupante di distruggere le proprietà private fissa o
trasmessa, che riguarda persone o gruppi, oppure dello stato o dell’autorità
pubblica, oppure di associazioni o di cooperative".

Dicembre 2006
Il 4 dicembre, in piena violazione della tregua stabilita tra le fazioni
palestinesi e il governo di Tel Aviv, tank israeliani, appostati nel nord
della Striscia di Gaza e navi da guerra, al largo delle coste di Gaza, hanno
bombardato aree palestinesi a nord e a ovest della città di Gaza. L'attacco
ha causato un blocco nella fornitura di energia nel campo profughi di Shati.
I tank israeliani hanno aperto il fuoco contro molti obiettivi nella città
di Beit Lahiya, al nord della Striscia di Gaza. Navi da guerra hanno
bombardato il campo profughi di Shati, ad ovest di Gaza. I pescatori sono
stati costretti a tornare a riva temendo di venir uccisi dall'attacco
indiscriminato

#9815 Da: <amadeusoft@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 12:05 pm
Oggetto: daily 271206
amadeusoft@...
Invia email Invia email
 
UN BENE PREZIOSO
Il tempo è il bene più grande e prezioso che possediamo. Tutti noi siamo
sempre  molto impegnati, ma a fare cosa? Alle volte sarebbe utile fermarci e
chiederci come e in cosa  stiamo investendo il nostro tempo. Di certo non
possiamo controllare il tempo, ma siamo in grado di gestire come
utilizzarlo.
Roberto Re



Dio si lascia avvicinare. Parlando di Lui ed ascoltando le Sue parole nelle
scritture, pensandoLo, sentendo la Sua presenza nella meditazione, vi
accorgerete che gradualmente l'irreale diventa reale, e questo mondo che voi
pensate che sia reale sarà visto come irreale.

(Paramahansa Yogananda)



“ Il tempo è la moneta della tua vita. E’ l’unica che possiedi e che puoi
decidere come spendere. Stai attento non permettere ad altri di usarla al
tuo posto.”
Carl Sandburg.



"Riempi la tua coscienza con la vera, durevole felicità. Ecco! Anche troppo
presto la vitalità della vita evapora dalla sua piccola coppa di carne per
svanire per sempre nel misterioso Inconosciuto."

(Paramahansa Yogananda)




“Quando sai quello che vuoi, e lo vuoi intensamente, troverai un modo per
raggiungerlo.”
Jim Rohn



"L'unico mezzo per raggiungere la salvezza è quello di avere una completa
lealtà verso Dio. Questo sogno di vita un giorno svanirà; la sola cosa vera
è l'amore di Dio. Null'altro; tutti son falsi sogni. Allontanatevi da essi.
Ogni minuto m'avvedo di quanto ciò sia necessario. Egli mi ha legato al
lavoro della SRF, e perciò io Gli dico: "Lavorerò per Te soltanto." Allora
io sento dentro di me la Sua gioia suprema."

(Paramahansa Yogananda)




NASCONDIGLI  DENTRO DI NOI
Considera  attentamente l’immagine che hai di te  e cerca di eliminare da
essa tutte le idee in cui non ti riconosci più e che non corrispondono più
alle esperienze che stai vivendo. Prova a fare lo stesso con chi ti
circonda. Alcune persone con il tempo diventano conoscenti, spesso
investiamo tante energie con persone che hanno una crescita e degli
interessi diversi da noi.
Roberto Re



"La pace si trova mediante la sottomissione al bene, attraverso la
devozione. I popoli che amano, che praticano la quiete, e traggono delizia
dalla meditazione e dalle buone azioni, sono realmente pacifici. La pace è
l'altare di Dio, la condizione perché possa esistere la felicità."

(Paramahansa Yogananda)




<Il Tao della Coppia:"Il dono del sè">
-----------------
La vostra unica ambizione sia lasciare
che la persona amata vi veda
chiaramente,
con le vostre paure,
le vostre speranze,
le costre cicatrici, i vostri sogni,
la vostra gioia, il vostro dolore,
i vostri desideri, le vostre passioni
e la vostra vita più intima.

Questo è offrire il dono del sè.

Se non offrite questo dono,
a che serve offrirne un altro?

Che cos'è più importante?

Trovare ogni giorno
un pizzico di verità in più,
riguardo all'altra persona,
o sforzarsi di mantenere un'illusione?

Come state trascorrendo questa giornata?



"Le abitudini del pensiero sono magneti mentali, che attirano verso di voi
certe cose, persone, e condizioni. Indebolite una cattiva abitudine con
l'evitare tutto ciò che l'ha originata, o stimolata, senza concentrarvi su
di essa, nel vostro zelo per evitarla. Quindi, divergete la vostra mente
verso qualche buona abitudine e coltivatela rapidamente, fino a quando essa
non diventi una parte a voi soggetta."
(Paramahansa Yogananda)



Siamo bravi a ripeterci “sono fatto così, non posso cambiare”. Tutti
possiamo raggiungere i più alti livelli di benessere fisico e mentale. Non
ripeterti che non puoi cambiare, puoi  raggiungere i livelli più alti che
vuoi se ti impegni e decidi di lavorare ogni giorno.
Roberto Re



“Possono perché credono di potere.”
Virgilio



-------------------------------

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ritiene offeso o leso, in qualche modo, da quanto riportato, puo'
contattarci per discutere la rimozione della parte offensiva o lesiva.

#9814 Da: <amadeus@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 10:48 am
Oggetto: Cromoterapia: I colori del benessere, Parte III
amadeus@...
Invia email Invia email
 
Cromoterapia: I colori del benessere, Parte III

di Antonella Lucato  auraweb.it


IL BLU

E’ il colore della pace, della serenità emotiva, dell’armonia, della
riflessione.

Siete affaticati, stressati, in lotta con il mondo? Il consiglio è di
aggiungere tocchi di blu e azzurro: toni che distendono, rilassano, ridanno
pace e portano ad aprirsi. Il blu è un colore ricco di sfumature, che
influenzano in modo diverso le nostre emozioni.

La profondità di riflessione, la tendenza alla meditazione si tramutano in
spensieratezza e serenità quando il blu si avvicina all’azzurro chiaro.

Il turchese è l’ideale per ritrovare la calma dopo un lavoro mentale
faticoso o prolungato. i toni chiari favoriscono spensieratezza, serenità ed
estroversione. Chi sceglie i toni più scuri mostra una tendenza all’
introspezione e alla meditazione che può portare sino alla malinconia.

Chi invece rifiuta il blu in qualsiasi sfumatura vuole evitare il contatto
con emozioni o problematiche profonde.

Il blu è il colore delle infinite distese del cielo e del mare, rappresenta
il perpetuarsi dei valori immutabili della vita. Blu, colore del cielo
notturno e del mare tranquillo, ci evoca una sensazione di quiete, di calma,
di passività.

Il blu è il colore più "profondo". pensiamo al cielo: lo sguardo lo
attraversa e si perde nell’infinito, senza incontrare alcun ostacolo.
Kandinsky scrive " Nel blu troviamo il dono della profondità. Quanto più il
blu è profondo, tanto più fortemente richiama l’uomo verso l’infinito".

Il blu corrisponde simbolicamente all’acqua calma, alla femminilità. Sta ad
indicare la sensibilità rilassata, l’empatia, l’esperienza estetica, l’
acutezza meditativa.


IL "TIPO - BLU"

Il tipo-blu privilegia gli aspetti interiori, è riflessivo, capace di una
grande profondità di pensiero, predilige l’attività intellettiva a scapito
di quella operativa.

Se è sorretto dalla sua vitalità, sa dare il giusto spazio anche agli
aspetti concreti della vita, proprio come il blu del cielo notturno si
trasforma in azzurro se fecondato dalla luce del sole.

Se si perde nell’esplorazione delle profondità, rischia di tagliare i ponti
con il mondo, di tendere all’isolamento, alla depressione, proprio come il
blu si incupisce e si trasforma in nero, che è anche il colore della
depressione.

Il blu è strettamente legato agli aspetti trascendenti, spirituali dell’
esistenza. Infatti insieme al bianco e all’oro, è il colore più legato alla
divinità (azzurro, per esempio, è il manto della Vergine Maria).

Era anche ritenuto un colore con proprietà magiche: moltissime pietre
azzurre erano considerate in grado di richiamare le virtù e la protezione
benefica. Tutte le gemme di colore azzurro-blu hanno in comune la proprietà
di elevare spiritualmente, vincere i sentimenti negativi, quali l’invidia
ola gelosia, e stimolare il senso della giustizia e della comprensione.

Lo zaffiro, per esempio, svolge un’azione benefica sul carattere, così come
l’acquamarina è considerata una pietra capace di rafforzare il carattere ed
è consigliata a tutti coloro che non riescono ad esprimere pensieri e
sentimenti perché invita all’autostima.

Prediligere questo colore significa privilegiare gli aspetti più "elevati",
le funzioni "alte" del corpo: la mente e la psiche, come se per il tipo-blu
contasse più il nutrimento della mente rispetto a quello del corpo.

Chi indossa il blu o lo sceglie con costanza denota il desiderio di un
ambiente calmo e ordinato, libero da fastidi e disturbi. Insieme alle grandi
capacità riflessive, associa una spiccata dose di sensibilità e tenerezza,
che lo portano spesso a sentirsi coinvolto emotivamente dai problemi altrui.

Chi usa il blu come segnale cerca l’appagamento, la soddisfazione, la pace,
la calma nel campo dell’affettività. Chi è malato o esaurito, ad esempio, va
inconsapevolmente alla ricerca di questo colore per ricaricarsi (in questo
senso, tutti i colori possono essere scelti come espressione delle proprie
caratteristiche emotive, oppure, al contrario, possono esprimere il desideri
o di raggiungere le qualità psichiche legate al colore stesso).

Chi evita il blu, invece, spesso evita le problematiche più profondamente
legate ai suoi vissuti emotivi e rimane perciò "in superficie". Oppure
questa "fuga" dal blu si può interpretare come un tentativo di celare nel
proprio intimo l’insoddisfazione affettiva, l’insofferenza verso certi
legami e il desiderio di tagliarli. E si associa ad un comportamento
irrequieto o incostante.

Se siamo tesi, in preda all’ansia o al nervosismo, troveremo giovamento
vestendoci di blu, utilizzando luci di questo colore e mangiando "cibi-blu"
come mirtilli, prugne, susine o uva nera.


ESERCIZIO: RIGENERARSI CON "LA CASCATA"

Rilassatevi, chiudete gli occhi e concentrate l’attenzione sul vostro
respiro. Inspirate lentamente ed espirate. Lasciate andare tutte le
tensioni, gli schemi negativi e le tossine dal vostro corpo.

Immaginate una cascata di acqua limpida e zampillante, che percorre tutto il
vostro corpo per ripulirlo e rigenerarlo. Immaginate la cascata che inizia a
sgorgare dalla testa e lentamente scende sul viso, sul collo, sulle spalle,
sulle braccia e lungo il torace.

Sentitela scendere, pulire e rigenerare il vostro corpo. Trascina via tutte
le tossine, le tensioni, i pensieri negativi, le preoccupazioni. Scende
lungo i fianchi, l’addome, le gambe. L’acqua, il sole, l’aria, le piante e
tutta la natura che vi circonda vi dona benessere.

Fate tre respiri profondi e ripetete mentalmente "Sono rigenerato,
rinvigorito nel mio corpo e nella mia mente".

Guardate quindi di che colore è l’acqua fuoriuscita dai vostri piedi. Il
colore dell’acqua della cascata che avete visualizzato nel vostro corpo, e
che esce dai vostri piedi, vi indicherà in che misura siete intervenuti sul
vostro corpo e sui vostri pensieri.

Se avete visualizzato l’acqua di un colore marroncino significa che siete
riusciti ad eliminare una buona parte di tensioni e di tossine.

La colorazione grigia o azzurrina indica, invece, che la cascata sul vostro
corpo ha eliminato schemi di pensiero negativi.

La colorazione rosso-bruna indica, infine, la presenza nel vostro organismo
di stati infiammati

E’ utile ripetere l’esercizio fino a quando l’acqua che visualizzate
fuoriuscire dai piedi non risulta il più chiara possibile.


IL GIALLO

Il giallo, colore della luminosità e dell’ottimismo. E’ caldo e aperto.

Momenti di malinconia? Con il giallo l’anima si risolleva. Simile com’è alla
luce del sole, fa scattare le molle dell’ottimismo e della vitalità, apre
alla speranza. Perciò lo sceglie istintivamente chi vuole liberarsi da pesi,
fastidi e restrizioni.

Una nota di giallo non dovrebbe mancare negli ambienti di chi soffre di
depressione o di chi si chiude in sé, perché stimola l’estroversione e la
capacità di comunicare.

Giallo è un colore anche per chi fa sport, stimola infatti l’aumento del
tono muscolare. Il giallo è movimento e vita, esprime, come la luce di
notte, chiarezza e sicurezza nel pericolo richiama chiarezza e bellezza di
sentimenti. Sarà scelto da persone dinamiche, estroverse, disponibili e
aperte a ciò che il futuro può riservare loro.

Il giallo è il colore della luce e dell’allegria, della gioia di vivere,
della creatività artistica, ad un’espansione e ad un ritmico crescendo,
simile come immagine al dardeggiare del sole.

Chi sceglie questo colore generalmente ha un’energia che come veri e propri
raggi di sole, colpisce con tutta la sua forza vitalizzante obiettivi
precisi. Sono persone in continuo movimento, sostenuti da una straordinaria
forza interiore che li spinge a raggiungere sempre nuovi stati di benessere
e di felicità.

Il giallo è anche il colore dell’invidia, intesa nella sua accezione
positiva, un moto dell’anima importante per riconoscere e conquistare
atteggiamenti e modi di essere che ancora non ci appartengono.

Invidiare qualcosa o qualcuno significa, in primo luogo, rendersi conto di
ciò che ancora non si è, prendere consapevolezza in qualche modo dei propri
limiti per ampiarli e superarli in un secondo tempo, dopo aver individuato
gli strumenti per raggiungere l’oggetto della nostra invidia.


IL "TIPO - GIALLO"

L’individuo-giallo è colui che, prima e meglio degli altri, si proietta all’
esterno, in avanti, verso ciò che si deve ancora sviluppare, come un raggio
di luce, tende ad indirizzarsi direttamente verso l’obiettivo. Ha anche una
grande capacità intuitiva che gli consente di scegliere e selezionare
rapidamente "a fiuto" ciò che è meglio per lui in quel momento.

Così come nell’immaginario collettivo il giallo ricorda il sole, anche
presso i popoli antichi questo colore rappresentava la luce solare che si
concretizza nel metallo più prezioso: l’oro. Il giallo-oro, infatti,
rappresentava la potenza dei principi e degli imperatori e testimoniava l’
origine divina del loro potere.

Sul piano emotivo, il giallo può rivelare un bisogno di lasciare alle spalle
periodi tristi o bui ed esprime il desiderio di vivacità e di gioia, spesse
volte per compensare momenti tristi e bui.

Il giallo è il simbolo della lucidità di coscienza e dell’estroversione, ma
può esprimere anche una ricerca di cambiamento e può dare quindi una
sensazione di provvisorietà e mutevolezza.

Quando questo colore è pesantemente accentuato, nell’ambiente e nel
vestiario, può esprimere un forte desiderio di sfuggire alle difficoltà
esistenti trovando una via d’uscita che dia sollievo. Gli abiti di questo
colore, in ogni caso, favoriscono le relazioni ed i contatti emotivi.

E quando invece si rifiuta questo colore? Quando nessuna delle sue sfumature
compare per lungo tempo attorno o addosso a noi? Con molta probabilità, si
sta affrontando un periodo di calo energetico o di paura di fronte al
cambiamento. L’assenza temporanea di questo colore può infatti nascondere un
momento di stasi, di delusione, di apatia.

Chi lo sfugge, o a priori non lo usa, può tradire il tentativo di
proteggersi da ulteriori delusioni legate a speranze disilluse o a
cambiamenti tanto attesi ma non realizzati o andati in fumo.

Il giallo ha anche un rapporto strettissimo con la terra. Il giallo ocra
richiama, infatti, il simbolismo della terra, grande madre, da cui tutto ha
origine.


ESERCIZIO: IL CHICCO DI GRANO

Trovate una posizione comoda e socchiudete gli occhi, quindi respirate
profondamente, lentamente.

Immaginate un chicco di grano che sta per germogliare e che non incontra
nessun ostacolo, neanche quello di dover sollevare la terra per uscire.
Sentitelo svilupparsi direttamente verso la luce. E’ grande, veloce ma
fragile e pronto a spezzarsi alla prima brezza.

Poi, immaginate un chicco di grano che è ostacolato dall’involucro che lo
avvolge. Dopo averlo forato, deve aprirsi un cammino sotto terra, spingere
un sasso e aggirarlo. All’esterno deve fare i conti con le intemperie, l’
ombra di un albero o altro.

Immaginate di essere questo chicco di grano, sentitelo mentre spinge e,
grazie agli ostacoli sentitelo diventare più forte sempre più forte.

Espirare e riaprire gli occhi. Vi accorgerete che questo esercizio vi
aiuterà a trovare la forza per superare gli ostacoli che si presentano nella
vostra vita.


Copyright © 2000 Antonella Lucato

#9813 Da: "amec2@gmx" <amec2@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 10:39 am
Oggetto: Hezbollah ti riempie il serbatoio, Bush ed Olmert te lo svuotano!
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Hezbollah ti riempie il serbatoio, Bush ed Olmert te lo svuotano!

di Carlo Bertani - 7 dicembre 2006

“Quando le nostre azioni non fanno di noi dei traditori, ci rendon tali le
nostre paure”
William Shakespeare, Macbeth

Lo so, affermazione eccessiva: perché incolpare due politici di rango se
“schiacciamo” un po’ troppo sull’acceleratore? E’ forse colpa d’Israele se i
palestinesi non riescono a darsi un governo stabile? Oppure di Capo George
Anatra Che Zoppica se in Iraq tutto va storto?
Spicchiamo un salto indietro di qualche mese e torniamo a giugno 2006: bello
eh? Sole, caldo, le vacanze che ancora ci aspettavano…e la benzina a quasi
1,40 euro. Maledizione: durante le vacanze ho fatto (come chi di voi si è
recato all’estero) lo slalom fra le pompe di benzina di Slovenia, Croazia e
Bosnia per “acchiappare” il miglior prezzo…calcolatrice alla mano, fra euro,
talleri sloveni, corone croate, marchi bosniaci…

Il minimo che riuscii a spuntare fu uno 0,99 euro in Bosnia, ed al ritorno
in Italia la vista di quel “ 1,38” , che voleva essere un richiamo
pubblicitario, mi fece sospirare…ah, poter tornare – con una magia – al
distributore di Mostar…
Siccome sono centesimi sembra che pesino di meno, ma a fine anno fanno una
bella differenza: oggi, la benzina costa circa 1,22 e quasi 20 centesimi in
meno sono proprio una bella sommetta.
Percorrete 20.000 Km l’anno con una media cilindrata? Risparmiate circa 235
euro. Con una grossa cilindrata? Sono circa 285 euro. Per 50 euro tanto vale
viaggiare in Ferrari: no, in quel caso la differenza sarebbe di circa 650
euro, però è anche vero che chi viaggia in Ferrari non ha tempo da perdere
per queste piccolezze.

Ora – per la legge dei vasi comunicanti – se c’è qualcuno che ci guadagna c’
è qualcun altro che ci rimette: chi si ritrova – in questo ancor tiepido
autunno – coperto di cenci?
Dovremmo fare tutti una bella colletta per il presidente dell’ENI Scaroni:
siccome il perfido governo Prodi ha stabilito per editto che i manager
pubblici non potranno guadagnare più di 500.000 euro lordi l’anno (sic!), c’
è il grave rischio che il poveraccio non riesca ad acquistare i doni di
Natale per i pargoli.
Sorvolando sul fatto – del tutto evidente prendendo carta, penna ed una
busta paga – che la maggior parte di noi, per guadagnare quella cifra (al
netto saranno “solo” 350.000 euro), ci metterebbe “soltanto” 22 anni, c’è da
chiedersi come sia avvenuta una simile débacle.

Lo scorso anno – di questi tempi – Tremonti sognava la “tassa sul tubo” per
rimpinguare le casse dello Stato: conscio del pericolo che si rischiava una
nuova colata di cemento epocale (immaginate legioni di muratori impegnati a
nascondere migliaia di chilometri di condotte?), il buon Giulio da Sondrio
preferì trasformarla in un prelievo “secco” sui bilanci di ENI ed ENEL. In
pratica, una “tangente” governativa: e per quello che manca? Lo metteremo
nello “stoppino” a Prodi.
I due colossi dell’energia non protestarono neppure con un flebile lamento:
consegnarono le chiavi della cassa al buon Giulio e si voltarono dall’altra
parte, intenti a sfogliare le copie di Playboy che il Tremonte aveva portato
loro in dono dalla Padania.

Se il petrolio avesse delle “buone annate” come il vino, gli ultimi anni
sarebbero da Guinness dei primati: quando mai l’oro nero aveva raggiunto i
75 $/barile?
Il risultato? Per il 2006 è prevista una “bolletta energetica” italiana pari
a circa 48 miliardi di euro[1], il valore di due Finanziarie, e l’Italia che
fa?
Il Tg1 intervista subito il buon Scaroni per chiedergli lumi: che faremo se
i prezzi dovessero continuare a salire?
«Niente paura» è il laconico commento del numero uno dell’ENI: non dovete
preoccuparvi di niente, ci pensiamo noi. Anche noi pensiamo a Scaroni quando
riempiamo il serbatoio, ma i sentimenti non sono proprio gli stessi.

Soluzioni al problema? Secondo Scaroni non ne esistono perché «l’Italia è
priva di fonti energetiche». Il giornalista incalza. Risposta: «Dovremo
diversificare, con fonti diverse dal petrolio».
Non fatevi nessuna illusione: quando Scaroni parla di fonti alternative al
petrolio non pensa alle rinnovabili e più volte ha affermato, felice, «che
in Italia non c’è sufficiente vento per gli aerogeneratori». Domandate al
primo ligure che conoscete come si trascorre l’inverno in Liguria: non fa
freddo, ma in quanto a vento…
La “diversificazione” – per Scaroni – si chiama carbone e nucleare, non si
va oltre.
Certo, c’è il risparmio energetico, ma nessuno deve immaginare che l’energia
possa essere prodotta senza le fonti fossili o l’Uranio, altrimenti i nostri
bilanci potrebbero soffrirne. Voi non volete, vero, che i buoni azionisti
siano in ansia? Smettete di pensare al sole ed al vento ed ingoiatevi la
vostra razione quotidiana di fumi velenosi.

Se le cose sono andate abbastanza bene nel 2006, il timore è che nel
prossimo futuro non ci siano più i dividendi stratosferici del passato: il
prezzo del petrolio langue, è basso, maledizione…come potrò acquistare l’
orsacchiotto di peluche per mia figlia?
Mentre solo qualche mese fa l’oro nero raggiungeva i 75 $/barile, oggi
viaggia intorno ai 60[2]: che ribasso!
Eppure – in questi mesi – non sono stati scoperti nuovi giacimenti al punto
da variare le previsioni sull’esaurimento del petrolio: sul fronte
strettamente petrolifero non è accaduto niente di nuovo. Intorno al
petrolio, invece…

A quanto ammonta il mancato guadagno della “filiera” del petrolio, se
consideriamo una diminuzione di 20 dollari?
Possiamo soltanto fare un calcolo approssimativo, giacché il mercato dell’
energia ha più fonti: carbone, gas, Uranio, idroelettrico…
Il prezzo del petrolio, però, funge da “metro” poiché nessuno è tanto fesso
da vendere carbone e gas a prezzi stracciati se sa che il corrispondente
costo di produzione di un KW con il petrolio è sensibilmente più alto. Si
adeguano: ovvio.
Se consideriamo tutto il mercato mondiale dell’energia come petrolio (ossia
usando la TEP , Tonnellata di Petrolio Equivalente), potremmo stimare
approssimativamente un decremento di 60 miliardi di dollari per ogni dollaro
di valore del barile: se fossero 20 sarebbero 1.200 miliardi di dollari,
quasi l’intero PIL italiano. Una bella sommetta, niente da dire:
prepariamoci al coro dei lamenti ed a fare una ricca colletta per Scaroni,
Moratti, Garrone…

Perché l’oro nero ha deciso di scendere di prezzo così, improvvisamente,
senza chiedere il permesso a nessuno?
Il prezzo del greggio varia – a parte gli aspetti puramente speculativi e di
breve periodo – sostanzialmente per tre ragioni: la stima degli anni di
futura estrazione (riserve stimate/consumo annuale), l’incremento stimato
per gli anni futuri dei consumi e le tensioni internazionali. Da ultimo, il
valore del dollaro.
Mentre per il primo aspetto sappiamo d’aver estratto circa la metà del
greggio esistente nel pianeta – e per il futuro non possiamo che aspettarci
forti aumenti dei consumi in Oriente – per spiegare le “tensioni”
internazionali del petrolio ci vuole più tempo.

Raccontiamo allora due storie, simbiotiche ed antitetiche allo stesso tempo,
due vicende per le quali ci siamo preoccupati e che ci hanno svuotato (e,
probabilmente, continueranno a farlo) parecchio il portafogli.
La prima è quella di una grande nazione chiamata USA che – con la caduta
dell’URSS – eredita il pianeta. Oddio, gestire un pianeta costa e Washington
spende parecchio per essere la primadonna della rivista: le sue spese
militari sono circa cinque volte rispetto a quelle dei partner europei,
mentre la rete consolare, i vari servizi segreti ed i mille programmi “d’
assistenza” a stati esteri prosciugano come sanguisughe il bilancio
federale.

A fronte di tanto penare, l’economia interna non brilla: mantiene sì un
indiscusso primato nei settori delle nuove tecnologie, ma su quelli dei beni
di media e bassa tecnologia è una frana. Le automobili americane
sopravvivono quasi come se fossero una specie protetta dal WWF, l’
agricoltura necessita di (palesi o nascosti) interventi statali, mentre
moltissime fabbriche (dai jeans all’elettrotecnica) migrano in Asia ed in
Messico per cercare un minore costo del lavoro.
La popolazione, gradualmente, s’impoverisce e non ci sono soldi per
incrementare il pallido welfare americano: in questa situazione, che di
certo non brilla, s’inseriscono le banche che (un decennio prima rispetto
all’Italia) strombazzano ai quattro venti i pagamenti con carte di credito.

Per un popolo come quello americano – abituato a spendere senza risparmiare,
ad acquistare al supermercato tutto ciò che viene reclamizzato per poi
andare a pranzo al fast food e buttare tutto nella spazzatura – è una
sciagura. Per le banche un po’ meno, che si appropriano di beni veri (case,
terreni, ecc) a fronte di carta moneta, per giunta elettronica, così non ci
sono nemmeno i costi della stampa.
Nel 2000 il bilancio federale americano non franava ancora – ci penserà Bush
a portarlo ad un deficit del 5% annuo – ma le famiglie americane sono sempre
di più impoverite e zeppe di debiti: alcune stime indicano un indebitamento
medio, per famiglia, intorno ai 20.000 dollari.

La necessità di trovare una soluzione viene presentata al nuovo presidente
Bush come pressante, ineludibile. Arriva l’11 settembre e si coglie l’
occasione al volo.
Se gli USA “non stanno tanto bene”, qualcun altro sta peggio – leggi la
Russia – mentre altri ancora stanno cercando di sollevare il capo – Cina ed
India – per partecipare al grande banchetto mondiale della ricchezza.
La soluzione “la quadra” – per usare un’espressione cara ai leghisti
nostrani – viene trovata con semplicità: due più due fa sempre quattro e non
sia mai che in casa USA si sbaglino le addizioni.

Chi sta male – la Russia – potrebbe stare ancora peggio se fosse privata
delle sue risorse energetiche, e chi sta cercando di sviluppare il suo
apparato produttivo avrà bisogno di un mare d’energia: gli europei? Staranno
zitti, perché il petrolio del Mare del Nord sta terminando e dovranno anch’
essi genuflettersi di fronte ai pozzi del Golfo Persico.
Possiamo intervenire con le truppe in Georgia, in Siberia, in Cecenia? Lo
“zio” Donald – al Pentagono – dice di no: le grandi banche stimano che l’
impatto sull’economia sarebbe imprevedibile, inoltre ci sono migliaia di
maledette bombe atomiche sovietiche che non si sa che fine faranno qualora
la Russia crollasse su sé stessa. Il metodo della rovina totale può essere
applicato in Jugoslavia – al massimo troveremo Kalashnikov e lanciarazzi
anche dal salumaio sotto casa – ma con le armi atomiche non si scherza: non
è forse quella la pietra angolare del nostro dominio militare?

Allora s’inizia dal “ventre molle”, come quando per dare l’assalto al Reich
hitleriano si sbarcò in Sicilia.
L’Afghanistan e l’Iraq vanno benissimo: il primo ci consentirà di
controllare – con le basi dell’USAF – l’Asia Centrale, con il secondo
inizieremo a dare il primo “colpo” ai contratti che Lukhoil (la compagnia
ex-sovietica del petrolio) conserva in giro per il pianeta. Ci andrà di
mezzo anche la Elf-Total -Fina francese? E chi se ne frega dei francesi.
Per il prossimo mezzo secolo staremo stabilmente seduti accanto al rubinetto
mondiale del petrolio e ne controlleremo il flusso: non si tratta di negare
l’approvvigionamento a nessuno, ma di far pagare una sonora “tangente” a chi
desidera mettere in dubbio il nostro predominio sul pianeta. Vogliono
produrre automobili e lavatrici per invadere i nostri mercati? Benissimo, ma
le produrranno “consegnandoci” 20 dollari di tangente per ogni barile di
petrolio che consumeranno e noi continueremo ad incassare senza far nulla.

Oggi sappiamo com’è (o come sta andando) a finire, ma per capire fino in
fondo la vicenda bisogna anche raccontare l’altra storia, quella di chi
doveva recitare la parte del tacchino del Ringraziamento.
Quando Putin “eredita” la Russia non c’è nemmeno il kerosene per far volare
la flotta aerea di Stato: le navi della marina sovietica sono semi-affondate
nei porti e la speranza di vita è calata di botto di cinque anni.
I cinesi stanno un po’ meglio, ma hanno armi decrepite e sanno benissimo che
un eventuale scontro con Taiwan (con le portaerei USA dietro l’angolo)
sarebbe una sonora batosta. Stanno sì affluendo capitali nella grande Cina,
ma non si può far funzionare l’apparato produttivo con il pessimo carbone
nazionale: ci vuole il petrolio, tanto petrolio, una montagna d’oro nero da
trasformare in oro giallo. L’unica alchimia che sappiamo compiere nel terzo
millennio, e che ci sta facendo correre filati verso la rovina.

L’India “par che dorma” – per citare un verso del Francesco da Bologna – ma
non dorme affatto: già negli anni ’90, nelle software house indiane si
lavora a spron battuto. Tutto il software per il passaggio all’euro viene
stilato dagli indiani, così come quello per prevenire un eventuale
“millenium bag”. Migliaia d’ottimi ingeneri indiani – che costano meno di
10.000 euro l’anno – scrivono programmi per tutti: addirittura, il noto
“Windows installer” porta la firma di un ingegnere indiano.
Per anni si va avanti così, ad imparare: molti anni dopo, il software di
Hezbollah si rivelerà migliore di quello israeliano (od americano) ed alcune
navi israeliane verranno dapprima ingannate elettronicamente e poi colpite.
Niente di nuovo sotto il sole: i vecchi artigiani temevano d’insegnare il
mestiere agli apprendisti, poiché sapevano che una volta imparata l’arte
avrebbero avuto dei concorrenti in più. Vallo a spiegare a Bush che la
globalizzazione ha anche delle controindicazioni: chi fa, impara e domani
potrà renderti la pariglia.

I primi anni della presidenza Bush sembrano una marcia trionfale, e potremmo
indicare anche una data: il 2 maggio 2003, quando dal ponte di una portaerei
dichiara vinta la guerra in Iraq. Anche Hitler – conquistata la Francia –
stimava che “l’affare” Gran Bretagna sarebbe stato solo una noiosa
appendice.
La paura fa 90, e chi si sente “target” inizia a stringere il sederino: anni
di diatribe e di scontri – ideologici e militari fra russi e cinesi in Asia
(l’Amur e l’Ussuri degli anni ’70) – vengono cacciati in un angolo per far
fronte all’emergenza.
Per un ex alleato che si smarca ( la Libia ) c’è n’è uno “di peso” che
chiede d’entrare nel “club”: l’Iran degli ayatollah, quello che considerava
blasfemi tutti i discendenti di Lenin.

Già, ma entrare dove? In un club poco conosciuto perché non fa comodo
ricordarlo: il Patto di Shangai, del quale fanno parte – come soci fondatori
od associati – Russia, Cina, Vietnam, Corea del Nord, repubbliche ex
sovietiche, India ed ora (un po’ in secondo piano) proprio l’Iran. C’è da
stupirsi se non si trova l’accordo per le sanzioni da imporre a Teheran? Con
Russia e Cina sempre contrarie?
Ciò che avviene dopo l’apoteosi del maggio 2003, per Bush, sembra un incubo:
veramente qualcuno crede che la guerriglia irachena si rifornisca d’armi dai
magazzini nascosti di Saddam? Ed i nuovi lanciarazzi RPG – che hanno usato
più volte le milizie di Moqtada al Sadr – con puntamento laser? Anche quelli
erano di Saddam? Non nascondiamoci dietro ad un dito.

Per anni, in Iraq va in scena una lotta senza quartiere per impedire agli
USA il controllo del territorio (e quindi del petrolio iracheno), che da un
anno a questa parte è stata esportata anche in Afghanistan.
Cui prodest? Il mancato controllo del Golfo Persico è miele per le orecchie
cinesi e russe: i primi vedono allontanarsi lo spettro del controllo USA
sulle riserve del Golfo e dell’Iran (dal quale attingono gas e petrolio), i
secondi vedono procrastinata nel tempo ogni strategia d’attacco alle proprie
riserve, soprattutto al gas della Siberia.
Da buoni e gentili orientali, cinesi ed indiani acquistano i Sukhoi-30
russi, e da pragmatici ex sovietici i russi concedono loro anche di produrli
su licenza. La pace è scoppiata in Asia? Magari, fra mezzo secolo si
scanneranno di nuovo, ma il miracolo della nuova alleanza
russo-cinese-indiana è tutta opera di George la Volpe del Deserto
(iracheno).

Qualcuno ha paragonato la guerra in Libano con Stalingrado ma – con tutta l’
approssimazione di queste evanescenti metafore storiche – sarebbe più
opportuno tracciare un parallelo fra il fronte orientale tedesco e la guerra
irachena.
I generali tedeschi chiamavano il fronte orientale “la grande fornace”,
giacché tremila chilometri di fronte “ingoiavano” risorse enormi, uomini e
materiali. Solo Hitler sembrò non accorgersene.
Una piccola parentesi: i vari “revisionisti” storici assegnano la vittoria
nella Seconda Guerra Mondiale ad USA e Gran Bretagna e “dimenticano” spesso
l’URSS. Il fronte orientale durò 47 mesi contro gli 11 di quello
occidentale, mentre il fronte italiano fu sempre considerato secondario: i
russi ebbero circa 20 milioni di morti e furono loro a “disossare” l’
apparato militare tedesco.

La guerra irachena costa (ufficialmente) agli USA almeno 80 miliardi di
dollari l’anno, ma sono dati che vanno “presi con le molle”, perché altre
consistenti spese sono nascoste nelle “pieghe” dei bilanci.
Ancora più tragico il conto dei morti e dei feriti: 3.000 i primi, ma almeno
30.000 i secondi a fine 2004[3] dei quali solo 1/3 tornava a combattere
mentre un altro terzo era mutilato ed i rimanenti debilitati mentalmente dai
troppi orrori vissuti. Oggi, una stima attendibile e prudente porta a 60.000
il numero dei feriti: questo è stato il “fronte orientale” degli USA.

E la guerra in Libano? Doveva essere la “spallata finale” mediante la quale
sarebbe stato possibile attaccare Siria ed Iran: come El-Alamein doveva
essere il prodromo della “cavalcata” sotto le Piramidi di Hitler e
Mussolini. Volendo proprio trovare dei paragoni, quello della battaglia
decisiva dell’Asse in Africa regge senz’altro meglio.
Dopo El-Alamein non ci furono che vittorie per gli alleati e sconfitte per l
’Asse: da ovest ad est, da nord a sud. Cosa succede dopo la guerra in
Libano? La Russia paga fino all’ultimo centesimo l’enorme debito ricevuto in
eredità dall’URSS, i cinesi hanno le casse statali piene zeppe di dollari e
Gazprom diventa il primo colosso mondiale dell’energia, in barba alle “sette
sorelle”. Che splendida vittoria per la diplomazia USA.

Appena terminata la guerra in Libano, il prezzo del greggio inizia a
scendere perché quella sconfitta indica che non ci sarà nessun attacco all’
Iran e tanto meno alla Siria. Privato della sua componente “ansiogena”, l’
oro nero mantiene le quotazioni che gli sono assegnate dagli altri fattori
che ne determinano il prezzo, le riserve e le stime future sui consumi.
Oggi, possiamo verificare che la componente che metteva in ansia i mercati
valeva circa 15 dollari, poco più o poco meno.
Se Israele avesse invaso il Libano e fosse scoppiata una nuova guerra contro
Siria ed Iran, quanto pagheremmo oggi la benzina? Standard & Poors aveva
stimato che l’economia del pianeta avrebbe retto fino a 105 $/barile. Chissà
se – nella “economia del pianeta” – eravamo compresi anche noi, umili e
pochi miliardi di paria?

Non dimentichiamo, inoltre, che il rapporto di cambio fra euro e dollaro è
salito oltre 1,30 dollari per un euro (per la “gran fiducia” degli
investitori nell’economia americana): a rigor di logica, il prezzo del
greggio sarebbe dovuto salire (per mantenere un po’ del suo valore), e
quindi l’entità della componente “ansiogena” nel prezzo del greggio è ben
superiore a quei 15 dollari.

Paradossalmente, chi mantiene stabile oggi l’area libanese (e ci riempie
quindi il serbatoio) è proprio Hezbollah – con la sua forza militare –
mentre le fazioni filo-americane (non si può dire “filo-israeliane” in
Libano) sono perdenti.
Tutto ciò dovrebbero tenere ben a mente il Ministro degli Esteri D’Alema e
quello della Difesa Parisi, quando dissertano di Libano ed Iraq: osservare a
chi conviene, cosa conviene e come, di conseguenza, occorre comportarsi.
A dire il vero, dovrebbero gettare lo sguardo anche oltre oceano ed
osservare cosa sta succedendo a Washington: è un invito retorico, perché non
è certo sfuggito ad una persona intelligente come Massimo D’Alema.

Si smobilita: a quando il trasloco dei mobili e dell’argenteria?
Il nuovo Segretario alla Difesa Gates si è presentato – per usare un
eufemismo – “senza difese” di fronte alla commissione parlamentare che
doveva approvare il suo ingresso al Pentagono. La guerra in Iraq? «Non
vinta». Cosa fare? «Aspetto consigli». Guerra alla Siria? «Ipotesi da
scartare». All’Iran? «Da considerare solo come extrema ratio».
Un’altra testa “eccellente” rovinata nella polvere in questi giorni è quella
di Baffone Che Non Accetta Consigli Bolton – ambasciatore USA all’ONU – l’
uomo che doveva, secondo i neocon, sbancare l’ONU e trasformarlo in una
succursale del Pentagono.

Inutile nasconderlo: l’umore che si respira è quello del bunker di Hitler a
maggio 1945. Non c’è nessuna speranza di vittoria, ma solo una certezza: da
queste avventure gli USA usciranno con le ossa rotte.
Il ritorno al multilateralismo – auspicato in Europa – non è quindi una
scelta ideologica (così come lo fu l’unilateralismo di Bush) ma un mutamento
dettato da un pragmatismo che il Presidente deve accettare.
Qui finisce la metafora; le nostre democrazie – malate, corrotte, e chi più
ne ha più ne metta – conservano almeno un vantaggio: Hitler non ascoltò i
suoi generali e condusse la Germania “all’anno zero”, mentre Bush è stato
costretto ad ascoltare perché non aveva più spazi di manovra.
Non è una gran consolazione per le tante vittime di questi anni – americani,
inglesi, italiani, spagnoli, iracheni, afgani, israeliani, libanesi… – ma è
pur sempre qualcosa di meglio della battaglia fino “all’ultimo uomo”.

Quando impareremo a fermarci prima del “primo uomo”?

Carlo Bertani bertani137@... www.carlobertani.it

#9812 Da: <amadeux@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 10:41 am
Oggetto: La particella di Dio
amadeux@...
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La particella di Dio


redazione ECplanet.net


Il “bosone di Higgs” è una ipotetica particella elementare, prevista dal
modello standard della fisica delle particelle, che gioca un ruolo
fondamentale: la teoria la indica come portatrice di forza del “campo di
Higgs” che si ritiene permei l'universo e dia massa a tutte le particelle
(anche se ancora non è stata trovata alcuna evidenza sperimentale
dell'esistenza dei bosoni e del campo di Higgs, ndr).

Chiamata ironicamente “la particella di Dio” in un libro del direttore del
Fermilab, il fisico Leon Lederman (“La Particella di Dio: se l'universo è la
domanda, qual è la risposta ?” Milano, Mondadori, 1996), fu predetta per la
prima volta negli anni Sessanta dal fisico scozzese Peter Higgs e sarebbe
dotata di massa propria (la teoria dà un limite superiore per questa massa
di circa 200 gigaelettronvolt, o GeV). Nel 2002, gli acceleratori di
particelle hanno raggiunto energie fino a 115 GeV. Si spera che il Large
Hadron Collider, in via di ultimazioneo al CERN, possa confermare
l'esistenza dei bosoni di Higgs.

Il fisico Vlatko Vedral ha avanzato la supposizione che l'origine della
massa delle particelle sia dovuta all'entanglement quantistico tra i bosoni,
analogamente a quanto espresso dalla sua teoria sull'effetto Meissner
(quando un superconduttore immerso in un campo magnetico di intensità non
eccessiva genera correnti superficiali che inducono, all'interno del
superconduttore, un campo magnetico uguale e contrario a quello applicato),
che prende il nome da Walter Meissner.


INFERNO SUBATOMICO

Nei sotterranei della pastorale Ginevra, tra non molto, i magneti
superconduttori del Large Hadron Collider (LHC) cominceranno ad accelerare
le particelle atomiche a velocità della luce, spingendole a collidere le une
con le atre, nel tentativo di replicare le condizioni dei micrsecondi
seguiti al Big Bang. Le esplosioni risultanti sprigioneranno un'incredibile
ammontare di energia, L'esperimento ha come obiettivo la comprensione delle
origini dell'universo. “Speriamo di trovare qualcosa che ci spalanchi le
porte”, ha detto il fisico Nigel Lockyer della University of Pennsylvania.

L'esperimento, da 8 miliardi di dollari, coinvolgerà più della metà dei
fisici delle particelle di tutto il mondo, impazienti di testare le proprie
teorie. “Testeremo alcune nostre idee”, ha detto Tatsuya Nakada, un fisico
del CERN impegnato ad esplorare le relazioni tra materia e anti-materia,
“anche se non osserveremo nulla, impareremo qualcosa”. Se tutto andrà bene,
nel Novembre del 2007, l'LHC risponderà ad alcune questioni fondamentali,
tipo: Cos'è la massa? Di cosa è fatta la materia oscura ? Come è
sopravvissuta al Big Bang la materia “ordinaria” di cui sono fatte le nostre
cellule ?

La nota equazione di Einstein, E=mc2, descrive la relazione che intercorre
tra massa, energia e velocità. I fisici del CERN sperano che le collisioni
atomiche creino delle particelle “esotiche”, mai osservate prima ma solo
teorizzate. Sarà come avere a disposizione un potente microscopio con cui
osservare il “makeup” basico dell'universo. I rilevatori delle particelle -
macchine mostruose formate da metallo, chips al silicio, camere a gas e
magneti - sono stati costruiti, pezzo dopo pezzo, in caverne grandi quanto
le navate delle cattedrali. Il più grande, chiamato “Atlas”, quando sarà
completato sarà lungo 45 metri e alto 25, e peserà circa 7000 tonnellate. Il
più pesante, il Compact Muon Solenoid, o CMS detector, lungo 21 metri e con
diametro di 16 metri, peserà circa 12,500 tonnellate.

Nel complesso, l'LHC si servirà di un tunnel di 27 km e userà campi
magnetici di circa 8 Tesla, sfruttando magneti superconduttori raffreddati
ad elio liquido alla temperatura di 2 gradi Kelvin. I fasci collideranno ad
una energia nel centro di massa, ancora mai raggiunta, di 14 TeV
(Teraelettronvolt) - sette volte maggiore rispetto al Tevatron, la macchina
del Fermi National Accelerator Laboratory di Batavia, nell’Illinois, che ha
permesso la scoperta del quark “top” - la stessa energia sviluppatasi un
milionesimo di milionesimo di secondi dopo il Big Bang.

Quello dellla “Terascala” (un trilione di volts) è un territorio ancora
inesplorato: nessun modello della fisica standard è in grado di predire ciò
che potrà accadere. Ogni 25 nanosecondi collideranno circa 20 particelle,
Ogni secondo, avranno luogo tra 600 milioni e 1 miliardo di collisioni, e
ogni collisione lascerà una traccia nei rilevatori, anche se la maggior
parte sarà irrilevante per gli obiettivi degli scienziati. Si dovranno
verificare delle condizioni particolari affinché l'informazione registrata
potrà dirsi rilevante.



Credits: CERN

Si è calcolato che questi frammenti di informazione potrebbero riempire
100.000 DVD ogni anno. Per facilitare la registrazione e l'accesso ai dati,
è stato preparato un sistema all'avanguardia di calcolo distribuito
reticolare, ovvero una grid (LCG, Large Computing Grid), collegata, in
parte, a tutte le istituzioni che parteciperanno all'evento da tutto il
mondo. Dopodiché, occorrerà un laborioso processo di ordinamento dei dati,
da cui si ricaverà l'informazione necessaria a confermare o meno le tante
teorie esistenti, o, magari, a svilupparne di nuove. “Una nuova fisica sta
per essere rivelata”, ha detto il fisico Lee Smolin, membro del Perimeter
Institute for Theoretical Physics canadese.

Fonti: Wired News, Wikipedia

#9811 Da: "amadeux@gmx" <amadeux@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 10:37 am
Oggetto: LA GENESI DELLA TEORIA MUSICALE 3
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LA GENESI DELLA TEORIA MUSICALE 3
DELLA CRITICA DEL GIUDIZIO


Piero Giordanetti

Kant e la musica


3.1. Il sistema delle arti e il Bildungsvermögen



Disponiamo purtroppo di pochi documenti per chiarire quale gerarchia fra le
arti Kant avesse istituito nel 1769-1770; uno di essi è la Riflessione 683.



Affinché la sensibilità abbia una forma determinata nella nostra
rappresentazione, si richiede la coordinazione; essa è una connessione nella
coordinazione, non una subordinazione quale quella che realizza la ragione.
Il fondamento di ogni coordinazione, il fondamento della forma della
sensibilità sono spazio e tempo. La rappresentazione di un oggetto in base
ai rapporti dello spazio è la figura e la sua imitazione è l'immagine. La
forma del fenomeno senza rappresentazione di un oggetto consiste solo nella
coordinazione delle sensazioni in base al rapporto temporale, e il fenomeno
si chiama una successione (o serie o gioco). Tutti gli oggetti possono
essere conosciuti sensibilmente e nell'intuizione solo entro una figura.
Altri fenomeni non sono oggetti, ma mutamenti. La forma intuitiva di una
successione di figure umane è la pantomima, di una successione di movimenti
secondo la partizione del tempo la danza; unificate esse danno luogo alla
danza mimica. La danza è per l'occhio ciò che la musica è per l'udito, solo
che nella seconda vi sono divisioni del tempo più piccole in una proporzione
più precisa. Le arti sono o arti figurative o arti imitative. Le seconde
sono pittura, scultura. Le prime sono o in base alla mera forma o anche in
base alla materia. Le arti che danno luogo alla mera forma sono l'arte dei
giardini, le arti che danno luogo anche alla materia sono: architettura
(anche l'arte di ammobiliare); anche la tattica rientra nel
bell'ordinamento. Delle arti figurative fanno parte in generale l'arte di
produrre qualsiasi bella figura come: bei vasi, orafi, gioiellieri, mobili,
sì, il trucco delle donne e anche l'architettura. E ogni lavoro legato alla
galanteria (Riflessione 683, 1769-1770; AA XV, pp. 304-305).



In questa fase la musica occupa una posizione del tutto particolare che non
si può assimilare, come vedremo, a quella delle fasi successive: posto che
il gioco corrisponde al tempo e si trova al centro della critica del gusto,
ne deriva che la percezione della musica non può essere spiegata grazie al
semplice senso esterno dell'udito, ma presuppone anche l'attività della
facoltà figurativa. Le mere impressioni sensibili dalle quali è affetto
l'animo sono unificate e diventano in tal modo parti costitutive di un
intero; l'immagine nasce allorché le impressioni sensibili sono raccolte in
una totalità dalla facoltà figurativa, sulla base delle affinità che essa
nota negli oggetti; questa facoltà è presente nell'uomo come in germe, e
deve di conseguenza essere esercitata. La percezione di una musica non si
può ridurre alla percezione di un rumore mediante la sensazione, essendo
quest'ultima condizione insufficiente alla comprensione dell'armonia. La
valutazione che i Cinesi danno della musica europea può esserci utile per
comprendere questo fatto. Quando i padri missionari giunsero in Cina
insegnarono alla popolazione fra le altre arti anche la musica; essa vi si
era diffusa sotto forma di musica ad una sola voce, ben diversa da quella
europea, fondata sulla polifonia. L'udito dei Cinesi poteva quindi percepire
la musica polifonica, sebbene si fondasse su leggi ben determinate, solo
come un rumore confuso. Se quindi l'animo non è in grado, sulla base delle
impressioni percepite dai sensi, di formare l'immagine dell'oggetto, non
riesce neppure a rendere ragione dell'armonia: i Cinesi non potevano
comprendere la musica europea perché non riuscivano a farsene alcuna
immagine. Il senso dell'udito deve essere quindi collegato con quella
facoltà cui Kant all'inizio degli anni Settanta dà il nome di facoltà
formatrice. “In tutte le sensazioni o intuizioni sensibili siamo passivi, ma
la facoltà formatrice è attiva” (cfr. AA XXV, pp. 304-305). Questa attività
del “formare” non deve essere identificata con l'immaginazione [Einbildung];
essa è o intuizione oppure imitazione. Nell'intuizione la facoltà è
esercitata a partire dalla presenza di oggetti, nell'imitazione la facoltà
richiama l'immagine trascorsa. Solo l'arte poetica dipende
dall'immaginazione, fonte di tutte le invenzioni.





3.2. L'organista e le rappresentazioni oscure



Esaminiamo ora il capitolo “sulla facoltà rappresentativa”: noteremo
anzitutto come in esso sia preminente l'interesse per la produzione di
fantasie musicali, non per il giudizio di gusto sulla loro bellezza. Gli
atti compiuti dal musicista illustrano che nell'anima umana si possono
rintracciare attività della facoltà conoscitiva compiute in assenza di
consapevolezza da parte del soggetto. In questo modo emerge un aspetto della
teoria di Kant che permette di rivedere un giudizio ricorrente nelle storie
dell'estetica musicale: non Schopenhauer, non Oersted, non Lazarus e neppure
Hartmann, o Heinse hanno per primi attribuito valore al concetto di
inconscio, come Paul Moos o Hugo Goldschmidt sottolineano, ma Leibniz e dopo
di lui Kant. Kant ammette, richiamandosi alla tradizione leibniziana,
l'esistenza di rappresentazioni oscure e di un'attività oscura
dell'intelletto; il musicista che suona l'organo compie un numero
sorprendentemente elevato di atti anche complessi di riflessione, che
avvengono in modo così veloce da non poter essere accompagnati da
consapevolezza e costituiscono la parte più estesa del contenuto della
nostra anima (cfr. AA XXV, pp. 20 e 249).

La teoria kantiana delle rappresentazioni oscure non concerne dunque solo il
contenuto dell'attività conoscitiva, ma anche le attività stesse della
conoscenza: nella regione inconscia dell'anima non vi sono solo
rappresentazioni, ma anche attività. Vi sono compiute riflessioni che si
possono manifestare all'anima come sensazioni, perdendo in tal modo la loro
vera natura: proprio in quanto divengono oggetto della sensazione, sono
confuse con sensazioni e non identificate come riflessioni. Ciò deriva dal
fatto che percepiamo le nostre riflessioni grazie al senso interno e non
grazie a conclusioni razionali; se, al contrario, avessimo consapevolezza
mediata delle rappresentazioni e delle riflessioni oscure, potremmo
procedere per ragionamenti e salvarci dalle illusioni cui è soggetto il
senso interno.

Dunque, la creazione di un'improvvisazione musicale è il risultato di
un'attività inconscia dell'anima, essa non è né un prodotto
dell'associazione, né un prodotto della mera sensazione, e non può neppure
essere giudicata mediante la sensazione. Sia sotto l'aspetto della
produzione sia sotto il profilo della ricezione la musica è sottratta al
sentimento e alla sensazione ed è collegata all'intelletto e al suo rapporto
con la sensibilità. L'armonia è un oggetto ideale che non può essere
conosciuto grazie alla sensazione, perché non è di natura sensibile. Non si
può negare che possiamo venire a conoscenza dell'armonia, ma si deve
sottolineare che questa conoscenza dipende dall'intelletto e dalla
riflessione; né il senso interno, né il senso esterno sono quindi i veri
organi dell'armonia (cfr. AA XXV, pp. 22 e 251).

Poniamo ora a confronto Locke e Kant. La descrizione dell'attività
dell'organista nel Saggio di Locke muove dal principio psicologico
dell'associazione di idee, principio che non ammette la presenza né di
rappresentazioni né di attività oscure dell'anima e dà luogo a una melodia
compiuta. Kant, riprendendo quell'esempio, gli dà però un nuovo significato:
sostituisce all'associazione la riflessione operata dall'intelletto e alla
melodia l'improvvisazione o, più in generale, l'armonia, accentuando la
connotazione intellettuale e spontanea dell'intervento del soggetto.





3.3. La singola impressione sonora: bella o solo piacevole?



Se finora, inserendosi nella tradizione delle ricerche matematiche,
l'analisi si è concentrata sugli intervalli tra suoni, la teoria non è
ancora stata esposta nella sua completezza; Kant non evita, infatti, di
assumere ad oggetto di ricerca il rapporto fra il senso dell'udito e i
singoli suoni. Nelle Riflessioni sull'antropologia si afferma:



Poiché nel rapporto delle sensazioni è nascosto qualcosa che ha validità
universale, sebbene ogni sensazione possa avere solo la validità privata
della gradevolezza. La facilità delle sensazioni fa probabilmente piacere
[Vergnügen] (1769-1771; AA XV, p. 289).



Nella Logik-Philippi il timbro dei singoli suoni è distinto dalla loro
alternanza armonica: su questa distinzione si fonda il decorso
dell'argomentazione.



La proporzione che non è così molteplice né così precisa in nessun altro
tipo di bellezza come nella musica è ciò che ne costituisce la bellezza
Tuttavia in essa non vi è tanto il fenomeno, ma una quantità di sensazioni e
l'attrattiva. Ogni suono è simile all'espressione delle passioni (AA XXIV,
pp. 357-358).



I suoni singoli possono essere comparati con il sentimento del sublime, che
in questa fase è soggettivo, perché non possono elevarsi all'universalità né
avere a loro fondamento una regola generale di giudizio. Ciò posto, Kant
deve chiarire se il suono singolo sia una sensazione piacevole oppure riveli
qualità in cui si renda visibile la forma. Si tratta di esaminare se non sia
possibile conferire al singolo suono il medesimo carattere di oggettività
che si è visto competere ai rapporti fra suoni. La difficoltà maggiore che
si presenta in questa problematica dipende dal fatto che i singoli suoni
colpiscono l'animo come mere sensazioni, che lo attraggono perché
rappresentano la materia del gusto. La differenza fra gusto fenomenico e
gusto della sensazione è sicuramente mantenuta; i suoni rimangono mere
sensazioni e, in quanto tali, sono soggettivi, arbitrari e individuali.
“Solo i rapporti possono essere ricondotti a regole. Ciò che riguarda
l'impressione, ma non i rapporti, non può essere sottoposto ad alcuna regola
universale” (AA XXV, p. 391).

Se però si considerano più da vicino i suoni musicali e si attribuisce
valore alle ricerche compiute nel campo della fisica, si delinea la
possibilità di eliminare in certo modo la loro materialità e di sottrarli
alla soggettività. Poiché Kant fu sempre molto interessato alle ricerche
della scienza della natura e della fisica non può stupire che la sua
risposta al problema della bellezza del suono singolo si collochi nell'alveo
della tradizione delle indagini acustiche.



Ci si deve meravigliare che il senso dell'udito sia in grado di dividere
istantaneamente il tempo in tante parti, perché è stato calcolato che il
suono più basso che l'uomo può identificare come tale è prodotto da 90
oppure, come altri dicono, da 24 vibrazioni sulla tuba uditiva e che per il
suono più acuto sono richieste 6000 vibrazioni. Se si hanno solo 100
vibrazioni in meno, si riconosce subito che si ascolta un suono diverso. Se
ne ricava quindi che l'anima umana deve dividere il tempo in 6000 parti
nell'istante in cui percepisce il suono e si vede anche per quale motivo si
abbia bisogno delle parole e non di pantomime o gesti per comunicare i
propri pensieri agli altri; il suono [Schall] si diffonde infatti
dappertutto e si riceve in generale una sensazione più forte dalle
impressioni che colpiscono il senso dell'udito che non dalle impressioni che
colpiscono il senso della vista (AA XXV; cfr. anche AA XXV, p. 54; R. 289,
AA XV, p. 108).



Lo stupore del filosofo per la determinazione del numero delle vibrazioni e
delle onde sonore da cui risultano costituiti anche i suoni singoli, che
appaiono privi di struttura oggettiva, trae la sua ragion d'essere non tanto
dal calcolo preciso delle oscillazioni dei suoni gravi e acuti, ma
dall'idea, che vi è connessa, di una riflessione compiuta dai sensi.



Solo la musica è in grado di suscitare in noi un piacere [Wohlgefallen] che
derivi dal semplice gioco delle sensazioni. Infatti, il semplice pulsare
dell'aria sulle parti elastiche non può piacerci a tal punto; sebbene un
suono singolo probabilmente già piaccia, ciò deriva dal fatto che anche un
suono singolo è già un gioco delle nostre sensazioni, poiché è noto che un
suono causa 500 e più vibrazioni in un secondo (AA XXV, p. 390).



Anche una singola sensazione può dunque essere un gioco di sensazioni, in
quanto in un singolo suono può manifestarsi un elemento formale che lo eleva
dalla semplice passività ed individualità all'universalità e alla
riflessione. Il numero delle vibrazioni sonore può essere stabilito
concettualmente; un singolo suono causa nel soggetto, grazie alla sua
struttura fisica, un gioco di sensazioni; l'udito può quindi unificare il
molteplice dato nella sensazione e conferire ad esso una forma ben
proporzionata. La molteplicità delle impressioni viene così sostituita da
una struttura unitaria. Come relativamente ai rapporti fra i suoni Kant non
dubitava che essi fossero onde trasmesse dall'aria e percepite dall'udito,
così ora si mostra convinto che il singolo suono risulti da vibrazioni
percepibili. Tanto nella teoria dell'armonia quanto nella ricerca sul
singolo suono il suo punto di riferimento è Euler.

Di fondamentale rilievo nell'analisi delle sensazioni esterne è la
differenza fra sensazione e fenomeno; se ascoltiamo una musica oppure
qualcuno che parla, ci concentriamo più sul fenomeno che sulla sensazione,
se invece il rumore è così forte che l'orecchio ci duole la nostra
attenzione si dirige maggiormente sulla sensazione e non riflettiamo sul
fenomeno (cfr. AA XXV, p. 50). Musica e riflessione sono quindi intimamente
connesse; se si ha un prevalere della sensazione non si è più in presenza di
musica, ma di rumore; nella musica l'udito è attivo e può esercitare la
riflessione, è passivo non appena l'animo sia colpito dalla sensazione del
rumore. Se, a causa di un'azione violenta dell'oggetto, è costretto a
diventare passivo, l'animo non ha neppure la possibilità di riconoscere una
composizione come tale. Il modo di rappresentazione sensibile dell'udito può
pervenire alla chiarezza solo se si verifica la riflessione; la musica come
fenomeno è oggetto della conoscenza, il “chiasso” come sensazione è oggetto
del sentimento individuale. Nel senso dell'udito l'intelletto è attivo
perché il gusto è più puro rispetto al senso dell'odorato e al gusto del
palato, nei quali si realizza una comparazione operata dai sensi:



L'udito non ha appetito perché non trae godimento da nulla. Perciò il suo
gusto è il più puro, ovvero il più libero da ogni mescolanza con la
sensazione. Tuttavia non si può dire che l'olfatto e il gusto del palato non
abbiano gusto […]; ma il giudizio accade in modo diverso: in quelli grazie
alla comparazione dell'intelletto, in questi grazie alla comparazione dei
sensi (Riflessione 815; AA XV).



Sulla struttura fisica sottesa alla differenza fra musica e rumore Kant
ricorre ancora a Euler: “Ogni Ton è uniforme nel tempo e si distingue dallo
Schall grazie alle vibrazioni uniformi”.

Kant si oppone alla concezione del sublime del suono elaborata da Burke
perché il sublime non è se non mera impressione che genera piacere
individuale, emozione che non si può comunicare. Analogamente si oppone
implicitamente anche alla giustificazione che Burke adduce a favore della
bellezza dei suoni singoli: la loro attrattiva.





3.4. Musica e cultura del gusto



Già le Osservazioni hanno messo in rilievo che la musica può avere un
benefico influsso sul cuore, può raffinarlo, allontanarlo da piaceri
grossolani e indirizzarlo alla moralità, poiché agisce sul sentimento.
Questa convinzione permane negli anni successivi, ed è anzi ripresa ed
esposta in modo più preciso. Subisce però un'evoluzione la motivazione che
regge il valore culturale; non è certo solo perché agisce in modo immediato
sul sentimento, ma è anche grazie all'armonia che la musica può rendere
l'essere umano capace di godere piaceri ideali e di esercitare un certo
effetto sulla cultura del gusto. Essa raffina l'essere umano perché, a
differenza del godimento, non implica un consumo dei suoi oggetti, ma è più
nobile e più simile alla moralità; infatti non incrementa solo il nostro
benessere, ma distribuisce il piacere in modo tale che contribuisca
all'altrui piacere ideale. Una musica può infatti essere ascoltata da molti
con piacere (cfr. AA XXV, p. 77). Poiché il gusto è la facoltà di scegliere
ciò che è oggetto di un piacere di validità universale, non ci si deve
meravigliare se la musica ha soprattutto una dimensione sociale ed è arte
che non offre alcun piacere individuale. Il piacere, derivando dalla
struttura oggettiva dei rapporti matematici, può essere sentito
universalmente. L'utilità della musica, come delle altre arti, consiste
proprio nel fatto che essa mette in piena evidenza i principi morali e offre
loro un appoggio, come già hanno mostrato, rileva Kant, Sulzer e Home (cfr.
AA XXV, p. 33).





3.5. Suoni e colori



Un'annotazione manoscritta di contenuto fisico, risalente agli anni
Sessanta, ha esposto, come si è visto, la convinzione che colori e suoni,
luce e suono [Schall] fossero fenomeni analoghi; fonte di queste
considerazioni erano probabilmente già allora gli scritti di Leonhard Euler.
Questa idea assume pochi anni più tardi una nuova connotazione: se
precedentemente si rifletteva sulla natura fisica, ora si formula
un'analogia estetica fra rapporti matematici fra suoni, o consonanze, e
contrasto di colori. La Riflessione 637 afferma, infatti: “Il contrasto fra
i colori è per l'occhio esattamente ciò che la consonanza è per l'orecchio.
Se i colori si mescolano, si ha la vera e propria consonanza, se sono l'uno
accanto all'altro si ha l'armonia” (Riflessione 637; AA XV, p. 276; 1769).





3.6. Il diletto [Vergnügen]: salute e benessere



Nelle Lezioni di antropologia di questa prima fase la ricerca sulla musica
dà occasione anche a riflessioni sul concetto del diletto [Vergnügen];
l'esame di questo aspetto permette di illuminare il fine e il significato di
una concezione empirica. In primo luogo, il piacere per il bello non deve
assolutamente essere identificato con il piacere per ciò che è meramente
piacevole; il piacere che incrementa la felicità e dà un notevole contributo
al benessere fisico e corporeo non è propriamente bellezza, ma mera
attrattiva.



Un piacere ricavato dall'intuizione non incrementa assolutamente la nostra
felicità e inoltre non è null'altro se non il rapporto della mia conoscenza
con l'oggetto. Se però la bellezza accresce il nostro benessere a tal punto
che noi desideriamo vedere l'oggetto ancora una volta, ciò significa che
essa è già legata all'attrattiva (AA XXV, p. 374).



A differenza del bello, il piacevole è meramente empirico e non può essere
oggetto di una critica, perché le regole di cui ci si serve per giudicarlo
sono derivate dall'esperienza per astrazione: “L'arte delle sensazioni
piacevoli, ovvero l'arte di piacere [Vergnügen], è solamente empirica e non
ammette né una critica, né regole universali a eccezione di quelle che sono
ricavate per astrazione dall'esperienza” (Riflessione 684, AA XV, p. 305;
1769-1770). Si profila con chiarezza quella differenziazione netta fra bello
e piacevole che entrerà nella Critica del Giudizio estetico come una delle
sue colonne portanti; a suo fondamento si colloca la distinzione decisa fra
sensazione e gusto. La sensazione è infatti un piacere riferito alla
modificazione del nostro stato individuale, mentre il gusto è un piacere
derivante dalla intuizione degli oggetti (AA XXV, p. 374).

Se si considerano gli scritti a stampa si può constatare che “attrattiva” e
“bellezza” fanno la loro comparsa già nelle Osservazioni sul sentimento del
bello e del sublime del 1764, in cui l'attrattiva si presenta come l'effetto
della bellezza sul soggetto. Dopo il 1765 questa tesi subisce una revisione:
nel giudizio sul bello non può inserirsi surrettiziamente alcuna valutazione
dell'attrattiva. “Attrattiva ed emozione derivano dal sentimento; bellezza e
bruttezza dal gusto” (AA XXV, p. 178). Anche nelle Lezioni di logica si
afferma: “Abbiamo già notato che la bellezza deve essere distinta
dall'attrattiva” (AA XXIV, p. 360).

In ordine poi alla bellezza della musica, Kant sottolinea che osservazioni
antropologiche dimostrano che essa può esercitare un effetto molto forte,
sino a corroborare considerevolmente il sentimento vitale. Il sentimento
della vita nella sua totalità è la base su cui è costruito il rapporto fra
anima e corpo e si può localizzare sulle prime sul terreno della vita nel
suo significato “animale”, sul quale hanno effetto tutte le rappresentazioni
in generale, a prescindere dalla loro origine sensibile, immaginativa o
razionale. Che una rappresentazione derivi dalle facoltà superiori oppure
dalle facoltà inferiori della conoscenza è del tutto irrilevante per il
sentimento della vita nel suo complesso: il suo effetto ultimo consiste
nell'incrementare oppure nell'ostacolare, nella sua globalità, il sentimento
vitale. Esso è preposto alla sensazione del diletto [Vergnügen] e del dolore
[Schmerz] ed è del tutto impossibile che in quest'ambito, concernente la
“vita animale”, le rappresentazioni non siano accompagnate da alcuna forma
di sentimento. “Movimenti come il bello e il sublime sfociano in ultima
analisi in qualcosa di meccanico. Tutta questa attività incrementa la nostra
vita nella sua totalità” (AA XXV, p. 389).

Kant non accetta l'ipotesi di un sesto senso e distingue i sensi l'uno
dall'altro solo in quanto risiedono in organi diversi. “Il senso della
sensazione vitale è un senso unico; si trova là dove la nostra vita nel suo
complesso è colpita da piacere [Vergnügen] o dolore [Schmerz]” (AA XXV, p.
905). Come il bello e il sublime, anche la musica si riferisce alla “vita”
nella sua totalità; il sentimento vitale, sebbene sia un senso esterno, non
può essere ricondotto ad alcun organo specifico, ma è diffuso in tutto il
sistema nervoso. Grazie al sentimento vitale [Lebensgefühl], che assumerà il
nome di senso vitale [Vitalsinn] a partire dalla fine degli anni Settanta,
la vita è “affetta” nel suo insieme; le sensazioni che esso procura non
possono perciò essere descritte con precisione, né legate in particolare a
un organo.



Il sentimento come senso vago è diverso dal tatto, che si verifica solo
grazie alla nostra pelle, soprattutto grazie alle mani. (esso non ha oggetto
che sia sentito, ma sente se stesso) […] il sentimento come senso interno è
influsso sull'intero stato di benessere (Riflessione 1483; 1773-75?).



Poiché il sentimento di piacere [Vergnügen] o di dolore che i suoni
determinano è sempre un sentimento corporeo, l'attrattiva o l'emozione
generano movimenti delle fibre del corpo. “L'attrattiva […] della musica
deriva dal movimento proporzionato delle fibre del corpo causato da
un'armonia di suoni” (Riflessione 685, 1769; AA XV, p. 305). È determinante
che questi movimenti siano proporzionati e la proporzione si renda
comprensibile solo quando si ipotizzi che la sua origine risiede nella
matematica, nel rapporto matematico fra le vibrazioni del suono [Schall].
Come si vedrà, anche la singola impressione sonora è originata da una
successione ordinata e regolare di sensazioni che può dar luogo ad un
altrettanto regolare movimento delle fibre; la vibrazione dell'organo è
quindi una conseguenza della struttura matematica. Kant è convinto che la
struttura matematica possa essere analizzata anche nel suo effetto sul corpo
e che questa analisi contribuisca a chiarire l'origine del piacere
[Vergnügen] e del dolore.

Dall'incremento o dall'inibizione del sentimento vitale animale dipende la
definizione delle dissonanze. Nel capitolo “Sulle rappresentazioni, in base
al loro rapporto reciproco” delle Lezioni di antropologia l'alternanza o
varietà è definita una molteplicità di sensazioni considerate secondo il
tempo. Poiché l'alternanza è una proprietà del molteplice nel tempo, non ci
si può meravigliare che rivesta un ruolo specifico proprio nella musica, che
suscita il vero e proprio gioco delle sensazioni e coincide con il rapporto
tra le sensazioni nel tempo. Le dissonanze infondono vitalità al corpo; se
infatti viene a mancare l'alternanza il corpo non solo non sente
incrementare la sua vitalità, ma è sottoposto anche a una sensazione di
dolore. L'alternanza accresce e incrementa l'attività fisica; né il corpo,
né l'anima possono rimanere a lungo nella medesima posizione o limitarsi
troppo a lungo ad eseguire uno stesso compito. Una musica, una successione
di suoni nelle quali non si ravvisa alcuna alternanza, sconvolge e distrugge
il corpo. Se ne può dare una dimostrazione se si richiama alla mente quanto
narra Derham: vi era qualcuno che non voleva affittare la propria casa a un
musicista, nel timore che il contrabbasso potesse scuotere a tal punto la
casa da determinarne col tempo la distruzione; o anche, quando i soldati
marciano su un ponte, si ha motivo di temere che esso possa essere rovinato
dall'uniformità del passo. Si rende così comprensibile come anche i singoli
organi provino piacere [Vergnügen] quando la loro attività subisce un
incremento, il quale però non può realizzarsi se si prescinde dall'elemento
dell'alternanza; la ripetizione costante di un solo e medesimo suono induce
piuttosto un sentimento di dolore [Schmerz]. La varietà è una delle
condizioni dell'attrattiva; se essa viene a mancare, ne risente
irrimediabilmente anche l'attrattiva; per questa ragione, aggiunge Kant, il
contrasto cromatico è bello, mentre non lo è il contrasto in cui si realizza
una contrapposizione netta; il primo vivifica, il secondo indebolisce (AA
XXV, pp. 286-287).

Kant, che nutre un vivo interesse per l'affezione del senso vitale,
considera le regole della composizione condizioni necessarie ma non
sufficienti, dell'attrattiva. “Una composizione fedele a tutte le regole
musicali può essere bella, può suscitare piacere [gefallen] e tuttavia non
avere alcuna attrattiva” (Anthropologie-Hamilton, p. 212). Ciò non significa
però che le regole non rendano possibile la bellezza, ma solo che esse
necessitano di qualche altro elemento per suscitare anche attrattiva.
L'attrattiva può essere duplice: può agire sul corpo o in modo diretto
oppure in modo mediato, attraverso l'anima; l'influsso diretto si addice
all'attrattiva corporea, mentre quello indiretto all'attrattiva “ideale”,
all'eccitazione degli affetti; affinché possa esercitare attrattiva la
musica deve suscitare affetti. Il rapporto di analogia con il linguaggio, e
dunque con l'espressione delle sensazioni sotteso a questa concezione,
implica che l'attrattiva ideale si fondi sul rapporto fra i suoni che si
susseguono l'uno all'altro e la voce umana che esprime la sensazione (cfr.
Riflessione 685, 1769; AA XV, p. 305).

Se ci si attiene a queste premesse si riesce a cogliere il motivo per il
quale la musica da tavola è valutata in modo negativo; essa non incrementa
la soddisfazione di sé, ma è vantaggiosa per l'allegria; mentre la prima è
assenza di impedimenti che deriva immediatamente dal sentimento della vita
nella sua interezza e si può considerare piacere negativo, l'allegria è
piacere positivo che scaturisce dalla perdita d'equilibrio nell'animo (cfr.
AA XXV, p. 371). La musica da tavola è un ostacolo alla libera conversazione
e disturba la comunicazione del pensiero; quando la si ascolta per
incrementare il proprio diletto durante il pranzo ci si deve chiedere se non
ne derivi piuttosto uno svantaggio, dal momento che non si possono
intrattenere discorsi ragionevoli. È senza dubbio meglio stare in compagnia
di un uomo altrettanto contento di sé quanto lo siamo noi, piuttosto che in
società, tormentati da musica e rumore (cfr. AA XXV, pp. 371-372). Non vi è
quindi nulla di più assurdo di una musica da tavola, perché essa riempie
solo gli spazi in cui il pensiero è assente e può contribuire al massimo
alla digestione (cfr. AA XXV, p. 414); la musica da tavola non può dunque in
alcun caso essere valutata sotto l'aspetto delle proporzioni matematiche.

In quale rapporto si trovano fra loro la tesi che l'effetto della musica
riguardi il sentimento vitale, e la tesi che il piacere [Wohlgefallen] per
quest'arte dipenda dall'alternanza armonica dei rapporti temporali e che
questa struttura sia presente anche in un suono singolo? Il gusto non può
essere identificato con il sentimento individuale né ridotto ad esso, perché
mira alla forma, il sentimento invece alla materia; la validità a priori del
piacere estetico puro non è quindi sullo stesso piano del processo di
formazione del diletto. Mentre il piacere estetico [Wohlgefallen] ha
validità oggettiva, il diletto è corporeo e costituisce un godimento
individuale e soggettivo che pone in movimento i nostri affetti. Solo in
quanto assume ad oggetto i rapporti matematici fra i suoni e la divisione
del tempo propria di ogni singola impressione sonora musicale, la teoria si
muove sul terreno dell'autentico piacere fondato sul gusto; non appena,
però, si occupa del piacere prodotto nell'individuo, essa abbandona il campo
del “gusto del fenomeno” e si situa nell'ambito del piacere privato,
individuale e mutevole.





3.7. Musica e immaginazione involontaria



Se ritorniamo alle considerazioni sulla facoltà conoscitiva, notiamo la
presenza di un'interessante osservazione direttamente collegata con il
sentimento del piacevole: l'effetto dei suoni non riguarda solo il
sentimento, ma anche la facoltà conoscitiva e in particolare
l'immaginazione. In una Riflessione che secondo Adickes risale nel 1769 ci
si interroga sul motivo per il quale l'ascolto di una musica soave faciliti
la nostra immaginazione e sia particolarmente attraente; questa
considerazione si inserisce nella descrizione degli effetti dell'arte
musicale e non può quindi gettare luce sul piacere che sorge dalla
composizione matematica. Affinché possano esercitare attrattiva
sull'immaginazione e favorirne il libero corso, le rappresentazioni
percepite debbono essere al tempo stesso vivaci e passeggere. La musica può
esercitare un'azione molto forte sull'immaginazione e l'attrattiva che ne
scaturisce riguarda anche la facoltà conoscitiva; poiché l'immaginazione è
la rappresentazione degli oggetti che non sono presenti, essa attrae l'animo
attraverso la creazione di un mondo più piacevole di qualsiasi oggetto dei
sensi. L'immaginazione non opera secondo la nostra volontà; sappiamo che
determinati oggetti la favoriscono: il processo ha inizio a partire da un
oggetto che desti impressioni vivaci e passeggere, e il primo esempio
proposto da Kant è proprio quello di un brano musicale che genera
associazioni di idee.



Tutto ciò che risveglia il gioco delle rappresentazioni nell'anima e la sua
attività di comparazione o connessione, incita l'animo alla riflessione e dà
alla sua conoscenza maggiore vitalità. La musica, un bel paesaggio, il fuoco
del camino, il mormorio di un ruscello. Queste impressioni devono essere
passeggere, e non rimanere impresse in modo particolare (Riflessione 199,
1769; AA XV, p. 76).



...

#9810 Da: <posta@...>
Data: Mer 27 Dic 2006 10:39 am
Oggetto: Il sistema ayurveda Maharishi
posta@...
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Il sistema ayurveda Maharishi

(di Tomassi Fabio)


UN SISTEMA COMPLETO PER IL BENESSERE FISICO E MENTALE

Il sistema di benessere noto in Occidente come Ayurveda  Maharishi è la
rivisitazione moderna del più antico sistema  salutare conosciuto,
l'Ayurveda, che ebbe origine in India  molte migliaia di anni fa. Quella
scienza fu chiamata AYURVEDA. Purtroppo, con il passare dei secoli  gran
parte della conoscenza rivelata dai saggi andò perduta ed  il risultato fu
che l'Ayurveda cadde nell'oblio. Per fortuna  la fiammella della conoscenza
non si è mai spenta del tutto e  negli ultimi decenni si è assistito ad una
vera e propria  rinascita dell'Ayurveda. Buona parte del merito di ciò va
attribuita  ad un saggio di nome Maharishi Mahesh Yogi, il  quale ha
compiuto una poderosa opera di rilettura  dell'Ayurveda. L'Ayurveda
Maharishi - è orientato verso il benessere;  - è efficace ed i suoi
trattamenti sono naturali;  - è a misura d'uomo, non aggressivo e rispettoso
nei confronti dell'individuo.

I PRINCIPI DELL'AYURVEDA MAHARISHI

L'Ayurveda Maharishi non è semplicemente un sistema di benessere, ma è
piuttosto un insieme più vasto di conoscenze che consente ad ogni uomo di
vivere felicemente ed a lungo, in pieno accordo con le leggi di natura.
Illuminante al riguardo è la definizione di individuo sano proposta da
Sushruta, antico autore di un trattato sull'Ayurveda. Sushruta afferma:

"L'individuo sano è colui i cui principi metabolici sono in equilibrio, la
cui digestione è buona, i cui tessuti funzionano normalmente, le cui
funzioni escretorie sono regolari e la cui mente, i cui sensi ed il cui sé
sono sempre compiaciuti e pieni di beatitudine".

  In questa sentenza viene sottolineata l'importanza del benessere
psicologico ed emozionale ai fini del mantenimento del benessere. Maharishi
spiega: "Benessere significa sperimentare la piena realizzazione nella vita,
uno stato nel quale ogni istante è carico di beatitudine". Lo stato salutare
va inteso in senso positivo come una condizione di equilibrio dinamico e di
benessere sempre crescente, e non al negativo come semplice assenza di
disordini evidenti.

Al contrario qualsiasi condizione di disagio fisico va considerata come una
condizione di squilibrio e di disordine nella quale i principi metabolici
che governano la fisiologia non operano più in modo coordinato ed in
armonia. Gli antichi saggi descrissero tre forze vitali, responsabili delle
molteplici attività del corpo e della mente.

  La prima VATA e governa le attività del sistema nervoso.
La seconda PITTA e governa le funzioni digestive e metaboliche.
La terza KAPHA (pron. Kafa) ed è responsabile delle funzioni del sistema
immunitario e del mantenimento dell'integrità del corpo.

L'equilibrio delle tre forze vitali corrisponde all'equilibrio dell'asse
neuroimmunoendocrino e come tale è instabile e suscettibile di essere
modificato da ogni influenza esterna. Per questo motivo, per mantenersi in
uno stato di benessere è necessario vivere in semplicità ed in accordo con
le leggi di natura. Le stesse leggi che operano nell'universo sono attive
anche all'interno del corpo umano. Charaka, autore del più antico ed
autorevole trattato di Ayurveda, ha scritto: "Come è il microcosmo, così è
il macrocosmo; com'è l'atomo, così è l'universo; com'è la mente umana, così
è la mente cosmica; com'è il corpo umano, così è il corpo cosmico".

IL SISTEMA DELL'AYURVEDA MAHARISHI

L'Ayurveda Maharishi dispone di svariate metodiche:  programmi per la
riduzione dello stress La più diffusa e studiata tra queste tecniche è nota
come MEDITAZIONE TRASCENDENTALE.

Si tratta di una metodica divulgata in Occidente da Maharishi circa 40 anni
fa, la quale consente di ridurre l'attività mentale e di sperimentare uno
stato di profondo e benefico riposo. La MT va praticata due volte al giorno
per 15-20 minuti e può essere appresa facilmente da tutti, bambini ed
anziani compresi. Centinaia di ricerche ne hanno confermato gli effetti
benefici sulla salute mentale e fisica.

I programmi dietetici La dieta dovrebbe essere varia e contenere alimenti di
sapore diverso. Devono entrare a far parte dell'alimentazione sostanze dal
gusto dolce, acido, piccante, salato, amaro ed astringente. Le bevande
fredde e gassate andrebbero di preferenza evitate. Il pasto della sera non
dovrebbe contenere alimenti difficili da digerire, come carni rosse,
formaggi e yogurt, perché di notte il potere digestivo è minore rispetto a
quello del giorno.

I cereali, specie riso e frumento, dovrebbero costituire il nucleo della
dieta perché danno stabilità all¹organismo, mentre le carni vanno consumate
con grande moderazione perché ricche di scorie tossiche. Frutta e vegetali
freschi vanno consumati in buona quantità perché sono facili da digerire ed
apportano vitamine e sali minerali. Tra i latticini i più consigliabili sono
il latte appena munto o di produzione biologica, lo yogurt fresco, il ghee
(burro chiarificato). Anche le spezie non andrebbero trascurate perché
facilitano la digestione e migliorano l'assorbimento dei nutrienti.
Programmi dietetici personalizzati che tengano conto della costituzione
individuale, dello squilibrio dei dosha, della stagione dell'anno, dell'età
e delle capacità digestive sono disponibili presso i centri di Ayurveda
Maharishi.
Integratori vegetali La tradizione ayurvedica comprende oltre 10.000
differenti rimedi vegetali per la prevenzione e la cura degli squilibri.

Tra tutti questi rimedi una menzione speciale va fatta a proposito dei
RASAYANA. Si tratta di preparazioni complesse, le cui formule furono
elaborate dai saggi vedici, e che hanno la funzione di rivitalizzare e
ringiovanire l'organismo. Un Rasayana dell'Ayurveda Maharishi, noto come
Amrit Kalash, secondo le ricerche più recenti sarebbe in grado di
neutralizzare i radicali liberi in eccesso con una efficacia di gran lunga
superiore a quella di qualsiasi altra sostanza finora conosciuta. Il
controllo dei radicali liberi è quindi di importanza fondamentale ai fini
della prevenzione degli squilibri e dei danni associati all'invecchiamento.

Le tecniche di purificazione del corpo  Con il passare del tempo a causa di
abitudini alimentari e comportamenti sbagliati si accumulano nell'organismo
delle scorie tossiche, le quali disturbano l'equilibrio dei dosha ed
ostacolano il funzionamento normale dei tessuti. Quelle scorie vanno rimosse
periodicamente per mantenere l¹efficienza del macchinario fisico. Per questo
fine l'Ayurveda Maharishi impiega delle tecniche drenanti altamente
specializzate, conosciute come PANCHAKARMA.

Esse consistono in un insieme di metodiche comprendenti applicazioni di oli,
massaggi, bagni di vapore, misure di pulizia interna. Le persone in stato di
benessere dovrebbero ricevere il Panchakarma una o due volte l'anno.

L'APPROCCIO VEDICO ALLA SALUTE SECONDO MAHARISHI

Negli ultimi anni Maharishi ha operato un'ulteriore rielaborazione
dell'antico sistema ayurvedico. Il concetto alla base del suo nuovo modo di
vedere é che l'Ayurveda non possa venire isolata dal vasto corpo originale
di conoscenze dal quale essa ha avuto origine.

  Quel corpo di conoscenze prende il nome di VEDA (lett. "conoscenza"). Il
Veda è un vero e proprio oceano di sapere dal quale originano innumerevoli
flussi di conoscenza. L'Ayurveda è uno di questi. Insieme ad essa esistono
però anche lo Sthapatya Veda, od architettura, lo Jyotish, od astronomia, il
Vyakarana o grammatica, il Gandharva Veda, o musica, lo Yoga, o scienza
dell'evoluzione personale, il Vedanta, o scienza dell'unità, e tante altre
discipline.

Maharishi ritiene che la medicina, per essere completa, debba integrare in
sè ed utilizzare queste discipline alleate. Ognuna di esse guarda alla
salute da un suo specifico angolo e la collezione di queste visioni
complementari può dar vita ad un sistema di prevenzione e cura della salute
davvero efficiente e completo.

#9809 Da: <amadeux@...>
Data: Mar 26 Dic 2006 10:05 am
Oggetto: Vivere il Natale 365 giorni l'anno
amadeux@...
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Vivere il Natale 365 giorni l'anno

(Questo è un estratto di un discorso tenuto da Swami Kriyananda ad Ananda
Italia il 23 dicembre 1998)


- Dalla pienezza del cuore -

I membri del coro di Ananda Italia non sono venuti ad Ananda perché erano
cantanti o musicisti, ma perché amavano Dio e volevano servirLo. È
stupefacente sentire quanto siano belle le loro voci. È il risultato della
pratica dello yoga: uno dei primi effetti dello yoga è proprio quello di
rendere dolce la voce. Penso che voi che siete qui per la prima volta lo
abbiate notato. È veramente come ha detto Gesù: dalla pienezza del cuore
escono le parole, esce la voce.

Dalla voce si può capire molto di una persona. Ricordo quando, nelle prime
fasi della fondazione di Ananda, tenevo lezioni in diverse città del Nord
California per guadagnare i soldi necessari per comprare il terreno del
futuro Villaggio. Un giorno mi telefonò una donna che era interessata a
partecipare alle lezioni sulla meditazione.

Non so come, ma soltanto sentendo la sua voce seppi che praticava la
Meditazione Trascendentale. Infatti, dopo un po' che parlavamo, me lo
confermò. Anche gli yogi si riconoscono dalla voce, specialmente se hanno
devozione; per questo è così bello ascoltare il coro di Ananda - perché
trasmette belle vibrazioni. Ci sono cori molto più famosi e più
professionali in America, ma veramente non mi piacciono tanto quanto i
nostri. Anche se queste persone non sono dei professionisti, cantano col
cuore e questo modo di cantare è molto dolce.

Ieri sera stavo conversando con qualcuno e ho detto una cosa di cui mi
stupisco da tempo: "Nessuno dei miei amici più intimi ha la mia stessa età".
Perché? Per il semplice motivo che i miei coetanei sono vecchi!

Quello che voglio dire è che un vecchio è incline ad affermare: "Ah, la vita
è dura!" Poi tu rispondi con qualcosa per spiegare che sì, la vita è dura,
ma si imparano tante cose, si cresce, c'è gioia in questa durezza, ci sono
tante benedizioni. Puoi dire qualsiasi cosa per sostenere la conversazione,
ma alla fine lui ripeterà: "Eh sì, la vita è dura!" Come si può parlare con
gente così? Spesso perfino giovani di vent'anni parlano in questo modo!

Una persona di mia conoscenza cantava una certa melodia, e dopo diversi anni
cantava ancora la stessa melodia, come un disco difettoso. Così è la vita di
troppe persone. Noi dobbiamo vivere nel presente, nel momento; dobbiamo
essere sempre creativi in ogni cosa che facciamo, per far sì che ogni
momento sia nuovo.

  È questo il messaggio di Gesù, che nacque per condurci a nuova vita, così
come Egli stesso affermò dicendo: "Sono venuto per darvi la vita". Per
spiegare che alcune persone sono già morte senza nemmeno saperlo, disse:
"Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti". Noi abbiamo la
possibilità di vivere una vita che non è solo "esistenza", ma che può essere
ricca di gioia, di gratitudine. Il messaggio del Natale è che possiamo
vivere in una coscienza che trasforma le nostre vite.
L'atteggiamento giusto

Quest'anno posso dire di aver vissuto delle esperienze difficili, ma ne sono
estremamente grato, perché ho visto che è tutto un sogno e nulla ha
veramente importanza. D'altro canto, Dio ci dà queste prove per renderci più
forti, per spingerci ad amarLo, perché non c'è nient'altro da amare. Vale la
pena di amare le cose che diventano polvere? E così, per amore di Dio, le
prove devono renderci ancora più amorevoli verso di Lui.

Anni fa mi trovavo in Grecia. Entrando in un negozio vidi tanti quadri della
Natività: in ognuno, la Madonna era triste. Allora chiesi al negoziante:
"Perché è triste? Ha dato la nascita al Cristo, deve essere un momento
gioioso!" E lui mi rispose: "Sì, però Lei sa già che Lui morirà sulla
croce".
Ma che assurdità! Lui non ha sofferto come soffre l'uomo: la sua sofferenza,
che era vera, era per noi. Soffrì per la nostra ignoranza, perché la gente
fu capace di crocifiggerlo. Poiché Dio ci ama, ci vuole aiutare, ma noi lo
rifiutiamo. Questa era la sua sofferenza. Non soffriva come soffre l'uomo,
pensando a se stesso: "Perché devo essere messo in croce? Perché la gente mi
odia?" Gesù non pensava così, anche le sue ultime parole furono: "Padre
perdona loro, perché non sanno ciò che fanno".

Gesù pensava agli altri. La vera gioia è nel seguire il suo esempio, non
pensando a noi stessi ma praticando un atteggiamento di condivisione. Questa
è forse la cosa più bella del Natale: il condividere. I regali sono soltanto
simboli della condivisione dell'amore, dell'amicizia, della gratitudine e
della consapevolezza di una realtà più ampia della coscienza normale e
comune.

"Normale" è una parola che dovrebbe essere compresa su un livello più alto.
Per esempio, quando sento dire: "Ho sbagliato, ma peccare è umano", la mia
risposta è: "No, non sei ancora umano".

Essere veramente uomo vuol dire capire la potenzialità umana di diventare
come Cristo, di diventare libero nell'anima. Questa è la realizzazione come
uomo, come donna, come essere umano. Nel momento in cui dimentichiamo questo
piccolo "io", cominciamo a capire che c'è un grande "Io", e che non si può
fare altro che amare, non si può fare altro che vivere nella gioia perché
questo è tutto il significato della vita.

Ieri sera, quando i cantanti hanno eseguito un mio pezzo sui Re Magi, li ho
un po' rimproverati, non perché non abbiano cantato bene, ma perché la
prossima volta si mettano più in sintonia l'uno con l'altro così da
equilibrare il volume delle varie voci. Infatti uno era troppo forte e
l'altro
era troppo debole. Questo mi ha fatto pensare che così è la vita, come nella
storia del vecchio che dice: "Sì, la vita è dura", e non ascolta nessuno.

Così è quando si vive soltanto sul proprio binario e non ci si rende conto
della realtà degli altri: non si ascoltano gli altri e non si capisce che
tutti noi facciamo parte di un grande coro. Cantiamo insieme, e quello che
facciamo deve anche prendere in considerazione quello che fanno gli altri.
Questa è probabilmente la lezione principale delle comunità Ananda: sono
comunità cooperative non nel senso politico o economico, ma umano. Cerchiamo
di cooperare l'uno con l'altro, di considerare e di ascoltare i bisogni
altrui. Può darsi che chi è nuovo abbia qualcosa da dare ad un livello di
saggezza che altri non hanno: Dio può parlare anche tramite i grilli, i
cani, ogni cosa. Dio usa tanti strumenti per far sentire la sua voce.

- Lo spirito di Natale -

Voi che non vivete qui potete portare questo spirito con voi. Non vorrei che
tornaste a casa pensando: "Ah, lì ad Ananda Italia è così bello, ma è un
posto dove purtroppo non posso stare adesso, e quella realtà è così diversa
da quella in cui vivo". Non deve essere così. Quello che puoi prendere da
qui non deve essere il ricordo di un bel tempio, di belle persone, buon
cibo, bei canti, ecc. Porta con te soprattutto questo spirito di
cooperazione con gli altri, di ascolto per gli altri, il comprendere - come
ha insegnato Gesù - che Lui è in tutti.

Quando uno soffre, è Lui che soffre tramite quella persona; quando dai da
mangiare a qualcuno, è a Lui che dai da mangiare, non soltanto a una
persona, perché Lui è in tutti. Possiamo pensare costantemente: "Io vivo con
Cristo, vivo con i Maestri, vivo con Dio".
Anche se siamo circondati da persone ignoranti, non importa, perché anche
loro sono angeli addormentati. Dobbiamo avere questo rispetto per loro,
anche se loro non ci rispettano. Ci si sente così felici amando e così
infelici non amando, che anche solo per motivi egoistici è bene amare tutti,
condividere con tutti, ascoltare tutti e avere rispetto per tutti.

Ho notato questo anche entrando in certi negozi dove i negozianti si
chiedono solo: "Quanto spenderà questo signore?" Se tu mostri loro rispetto
pensando: "Questo è un amico", le persone cambiano e diventano dolci e
aperte di cuore. Per questo motivo ascolta gli altri e lasciali dire ciò che
vogliono. Se uno è sciocco, rispettalo per il fatto che ha la potenzialità
di non essere sciocco e di arrivare, poco a poco, ad una maggiore
comprensione.

Invece di diventare vecchi, dobbiamo essere sempre giovani nella gioia di
Cristo e di Dio, cantare insieme a Loro, pensare che ognuno ha la sua parte
da recitare.

Quando viviamo in uno spirito di cooperazione con gli altri, scopriamo che
questo bel Natale che viviamo oggi può durare tutto l'anno. Questo
soprattutto è il messaggio di Natale: che Natale non sia solo il 25 dicembre
ma ciascuno dei 365 giorni dell'anno. Sarò felice se voi prenderete da
Ananda anche solo questa coscienza, e vi auguro di poter godere Ananda in
ogni giorno della vostra vita.

#9808 Da: "Mauro Magni" <mauro.magni@...>
Data: Dom 24 Dic 2006 5:02 pm
Oggetto: Re: <> L'Anima del Natale (di Alberto)
mauro.magni@...
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Ti ringrazio per queste bellisime parole.Tanti anni fa per me il Natale era un
momento bello e prezioso.Poi ho perduto le persone piu' care e dentro di me
tutto e' cambiato.Ora sono un po' piu' serena ma a Natale mi prende un po' di
malinconia per chi non c'e' piu'.Le tue parole mi hanno commosso.Quella piccola
Luce la porto sempre con me e mi da la forza ad andare avanti.

Buon Natale.Grazia.


   ----- Original Message -----
   From: amec2@gmx
   To: Sublimen yahoogroups. com
   Sent: Sunday, December 24, 2006 11:22 AM
   Subject: <[SUBLIMEN]> L'Anima del Natale (di Alberto)


   L'Anima del Natale

   (di Alberto)

   Anche quest' anno stiamo per celebrare il Natale In questo momento dell'anno
   simbolicamente lo Spirito incontra la materia cosi che possa nascere la
   coscienza spirituale (Il Cristo). Non a caso la Luce nasce nelle tenebre
   simboleggiata dalla grotta.

   Questo avvenimento apparentemente celebrato esteriormente è qualcosa che
   accade dentro ognuno di noi Il Cristo che nasce nella notte di Natale è la
   Luce spirituale che come un seme viene piantato nei nostri cuori.

   Questo seme di luce non va abbandonato ma tenuto al caldo, curato ,
   protetto, accudito cosi che possa crescere e germogliare e portarci piano
   piano alla più alta realizzazzione.

   Il Cristo porta all' umanità un dono preziosissimo la Luce della sua
   Coscienza. L'Infinita Coscienza Cristica entra nella materia e la riscatta,
   la porta a compimento,la innalza La materia è densa pesante inerte senza la
   Luce della coscienza.

   L'uomo animato dalla legge della materia è in continua tensione e lotta per
   affermare se stesso dimentico della sua vera natura si chiude nel suo
   egoismo che è anche la fonte della sua sofferenza una continua ricerca
   esteriore lo consuma e lo stordisce, lo allontana da se stesso e dagli
   altri.

   Il Cristo nasce in noi e ci dona nuova vita, nuovi occhi per vedere e un
   cuore per sentire.

   In mezzo a tante parole, luci, frastuono e festeggiamenti L'Augurio che vi
   faccio è che possiate fermarvi e sentire che c' è un piccolo seme dentro di
   noi che può donarci tanta pace.

   Questa piccola Luce si è accesa per ricordarci che c'è anche una via che
   procede verso l' interno questa via è sconosciuta a molti ma chi l'ha
   percorsa sostiene che è l'unica via che può veramente portarci alla
   felicità...la via dell' Anima.

   L'Anima del Natale è l'incontro con la nostra Anima.

   Ricordo ancora con emozione il giorno in cui all'età di 15 anni ho avuto un'
   intuizione... stavo studiando nella mia cameretta per un esame di scuola e
   ad un tratto ho pensato a quale immenso dono è la Vita. Mi sono ritrovato in
   uno stato di felicità che non avevo mai provato prima di allora Ero sorpreso
   di ciò che mi stava accadendo ....sentii poi come se una voce dentro di me
   dicesse "La vera felicità non è transitoria... la vera felicità è uno stato
   dell'essere... La consapevolezza dell' Anima è la felicità..."

   Dopo che ebbi sentito quella voce elaborai dei pensieri e capii che la gioia
   non poteva essere una conseguenza di qualche evento esterno... capii che
   riconoscere la Vita dentro di me era la vera Felicità.....La parola
   consapevolezza non aveva per me un significato particolare e mi incuriosi
   il fatto di averla intuita dentro di me.

   Allora non sapevo assolutamente nulla di cosa significasse la
   Consapevolezza.

   Anni più tardi mi sono accostato allo yoga, alla meditazione e alle
   discipline e filosofie orientali e con mio grande stupore ho scoperto che il
   fulcro della spiritualità è proprio la conoscenza di se stessi e che la
   Consapevolezza è la chiave di tutto.

   Sono rimasto di stucco scoprendo che ciò che misteriosamente avevo intuito
   dentro di me era la Verità di cui avevano sempre parlato tutti i Grandi
   Maestri dell'umanità ed ho incorniciato nel mio cuore quel giorno benedetto
   in cui un seme di Luce era stato piantato nel mio essere.

   Credevo di conoscere approfonditamente il Vangelo e quando lo rilessi mi
   accorsi che proprio il messaggio di Cristo invitava in modo più o meno
   celato a riconoscere questa Verità dentro di noi... rimasi folgorato.

   "Cercate prima di tutto il regno dei cieli... e il resto vi verrà dato in
   abbondanza"
   (Vangelo)

   "Fatevi un tesoro nel cielo, dove né la ruggine, né le tignuole possono
   consumarlo e dove i ladri non lo dissotterrano, né lo rubano".
   (Vangelo)

   "...solo se diverrete come bambini... entrerete nel regno dei cieli.."
   (Vangelo)

   Ogni Natale quel seme di Coscienza, quel bagliore di verità si rinnova
   dentro di noi e sarebbe un peccato non dargli importanza, perchè non siamo
   noi che portiamo quel seme ma è quel seme che porta noi.

   "... Io sono la vite e voi i tralci chi rimane in me ed io in lui darà molto
   frutto... "
   (Vangelo)

   Facciamo in modo che questo Natale ci ricordi che il Cristo nasce nei nostri
   cuori... partiamo da li riincontriamoci li... conosciamoci da li... solo
   allora potremo vivere nella pienezza della Verità che trascende tutte le
   divisioni... le piccolezze dei nostri egoismi... i capricci della nostra
   personalità.

   Che la Luce del Cristo possa scendere in tutti noi e trasformarci dal di
   dentro.

   Buon Natale

   Alberto

#9807 Da: "amec2@gmx" <amec2@...>
Data: Dom 24 Dic 2006 10:22 am
Oggetto: L'Anima del Natale (di Alberto)
amec2@...
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L'Anima del Natale

(di Alberto)

Anche quest' anno stiamo per celebrare il Natale In questo momento dell'anno
simbolicamente lo Spirito incontra la materia  cosi che possa nascere la
coscienza spirituale (Il Cristo). Non a caso la Luce nasce nelle tenebre
simboleggiata dalla grotta.

Questo avvenimento apparentemente celebrato esteriormente è qualcosa che
accade dentro ognuno di noi Il Cristo che nasce nella notte di Natale è la
Luce spirituale che come un seme viene piantato nei nostri cuori.

Questo seme di luce non va abbandonato ma tenuto al caldo, curato ,
protetto, accudito cosi che possa crescere e germogliare e portarci piano
piano alla più alta realizzazzione.

Il Cristo porta all' umanità un dono preziosissimo la Luce della sua
Coscienza. L'Infinita Coscienza Cristica entra nella materia e la riscatta,
la porta a compimento,la innalza La materia è densa pesante inerte senza la
Luce della coscienza.

L'uomo animato dalla legge della materia è in continua tensione e lotta per
affermare se stesso dimentico della sua vera natura si chiude nel suo
egoismo che è anche la fonte della sua sofferenza una continua ricerca
esteriore lo consuma e lo stordisce, lo allontana da se stesso e dagli
altri.

Il Cristo nasce in noi e ci dona nuova vita, nuovi occhi per vedere e un
cuore per sentire.

In mezzo a tante parole, luci, frastuono e festeggiamenti L'Augurio che vi
faccio è che possiate fermarvi e sentire che c' è un piccolo seme dentro di
noi che può donarci tanta pace.

Questa piccola Luce si è accesa per ricordarci che c'è anche una via che
procede verso l' interno questa via è sconosciuta a molti ma chi l'ha
percorsa sostiene che è l'unica via che può veramente portarci alla
felicità...la via dell' Anima.

L'Anima del Natale è l'incontro con la nostra Anima.

Ricordo ancora con emozione il giorno in cui all'età di 15 anni ho avuto un'
intuizione... stavo studiando nella mia cameretta per un esame di scuola e
ad un tratto ho pensato a quale immenso dono è la Vita. Mi sono ritrovato in
uno stato di felicità che non avevo mai provato prima di allora Ero sorpreso
di ciò che mi stava accadendo ....sentii poi come se una voce dentro di me
dicesse "La vera felicità non è transitoria... la vera felicità è uno stato
dell'essere... La consapevolezza dell' Anima è la felicità..."

Dopo che ebbi sentito quella voce elaborai dei pensieri e capii che la gioia
non poteva essere una conseguenza di qualche evento esterno... capii che
riconoscere la Vita dentro di me era la vera Felicità.....La parola
consapevolezza non aveva per me un significato particolare e mi  incuriosi
il fatto di averla intuita dentro di me.

Allora non sapevo assolutamente nulla di cosa significasse la
Consapevolezza.

Anni più tardi mi sono accostato allo yoga, alla meditazione e alle
discipline e filosofie orientali e con mio grande stupore ho scoperto che il
fulcro della spiritualità è proprio la conoscenza di se stessi e che la
Consapevolezza è la chiave di tutto.

Sono rimasto di stucco scoprendo che ciò che misteriosamente avevo intuito
dentro di me  era la Verità di cui avevano sempre parlato tutti i Grandi
Maestri dell'umanità ed ho incorniciato nel mio cuore quel giorno benedetto
in cui un seme di Luce era stato piantato nel mio essere.

Credevo di conoscere approfonditamente il Vangelo e quando lo rilessi mi
accorsi che proprio il messaggio di Cristo invitava in modo più o meno
celato a riconoscere questa Verità dentro di noi... rimasi folgorato.

"Cercate prima di tutto il regno dei cieli... e il resto vi verrà dato in
abbondanza"
(Vangelo)

"Fatevi un tesoro nel cielo, dove né la ruggine, né le tignuole possono
consumarlo e dove i ladri non lo dissotterrano, né lo rubano".
(Vangelo)

"...solo se diverrete come bambini... entrerete nel regno dei cieli.."
(Vangelo)

Ogni Natale quel seme di Coscienza, quel bagliore di verità si rinnova
dentro di noi e sarebbe un peccato non dargli importanza, perchè non siamo
noi che portiamo quel seme ma è quel seme che porta noi.

"... Io sono la vite e voi i tralci chi rimane in me ed io in lui darà molto
frutto... "
(Vangelo)

Facciamo in modo che questo Natale ci ricordi che il Cristo nasce nei nostri
cuori... partiamo da li riincontriamoci li... conosciamoci da li... solo
allora potremo vivere nella pienezza della Verità che trascende tutte le
divisioni... le piccolezze dei nostri egoismi... i capricci della nostra
personalità.

Che la Luce del Cristo possa scendere in tutti noi e trasformarci dal di
dentro.


Buon Natale

Alberto

#9806 Da: Lucia <lucia_teatro@...>
Data: Dom 24 Dic 2006 1:12 am
Oggetto: BUON NATALE E.........
lucia_teatro@...
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13 dicembre  Eilenn Caddy
   è partita per il suo  meraviglioso viaggio!!!




   Aspettavo un 'idea per mandare gli auguri di Natale in modo semplice, che
andasse dritto al cuore.
   L'ho trovata questa mattina  nell' e-mail  di un amico  che mi informava della
morte di   Eileen Caddy il giorno del mio onomastico. E'  parecchio tempo che
pensavo di andare a Findhorn per conoscerla , ma non l'ho ancora fatto e oggi
non potrò piu' farlo.
   Pensare di non avere più tempo per  fare una cosa importante e' molto triste e
ci porta un po' di amarezza sul cuore, ma esiste un luogo dove tutto e'
possibile, sai  dov'è?
   Nel tuo Cuore!  Accedi a quel luogo adesso.

    -Con quante persone non parli piu' perchè  ti hanno fatto un  torto?
   -Quante persone non hai perdonato?
   -A chi vorresti dire qualcosa di importante, ma forse ti manca il coraggio ?
   -A chi vorresti dire ti amo?
   Bene allora il messaggio non è solo per me ma anche per te, per tutti noi.

   NON PERDERE ALTRO TEMPO....

   Fai le cose che vuoi  fare ora, senza rimandare ancora un' altra volta.
   Non e' facile guardare negli occhi una persona e dirle cosa sentiamo,
   non e' facile donare senza aspettarsi un grazie,
   non e' facile accettare gli eventi che non possiamo cambiare,
   non e' facile perdonare...

   "Ma e' facile ed e' possibile impegnarci perche' questo avvenga spontaneamente
senza forzature di alcun tipo".



   BUON NATALE
   Lucia


   OMAGGIO A EILENN CADDY fondatrice DELL'ECO VILLAGGIO FINDHORN
   insieme a Peter e Doroty Maclean


La Fondazione Findhorn è un’istituzione senza scopo di lucro e fa parte di una
comunità spirituale internazionale costituita da circa 400 persone, situata
vicino alla baia di Findhorn nel Nord della Scozia. Fu fondata nel 1962 da
Peter, Eileen Caddy e Dorothy Maclean e divenne immediatamente famosa per il suo
lavoro con le piante ed i regni della natura. Ora la Fondazione Findhorn e un
centro di educazione spirituale ed olistica, che lavora attivamente in
collaborazione con le altre organizzazioni ed individui che formano la comunità.
   Non abbiamo ne imponiamo una dottrina formale.
   Noi crediamo che l'umanitá sia impegnata in un processo di espansione
evolutiva della coscienza, che genera sia nuovi comportamenti di civilizzazione,
che una cultura planetaria impregnata di valori spirituali.
   I nostri seminari sono un riflesso della nostra ricerca collettiva ed
individuale della sacralità in ogni aspetto della vita. Cerchiamo di creare dei
nuovi modi di interazione tra il lavoro, la vita, l'ambiente e noi stessi, in un
clima di onestá e amore.
   Con il nostro progetto dell'Eco-villaggio collaboriamo attivamente con le
Nazioni Unite e le iniziative locali dell'agenda 21 con lo scopo di proporre e
promuovere dei principi di sviluppo sostenibile in linea con le proposte del
Convegno della Terra (Rio 1992) e di Habitat II (Istanbul 1996).  La Fondazione
accoglie ogni anno migliaia di visitatori. La maggior parte resta per almeno una
settimana e partecipa attivamente alla vita comunitaria.  Per questo motivo
offriamo la Settimana di Esperienza come introduzione alla comunità e come
preludio indispensabile alla partecipazione a tutti i nostri seminari. Non
abbiamo pregiudizi riguardo a razza, colore, età, religione o preferenze
sessuali dei nostri ospiti.



   "Riceverai nella misura in cui avrai donato".
   Queste non sono solo parole:
sono la legge. Se vivi e le metti in pratica, vedrai che in maniera
meravigliosa esse si concretizzeranno.
   Quando comincerai a dare, scoprirai
di ricevere sempre più. Non aver paura, non tenere nulla per te;
semplicemente, dai e continua a dare. Un cuore aperto e generoso attira a sé
solo il meglio. Fai in modo che il tuo cuore sia aperto e disponibile, in
modo da non trattenere nulla, e lascia che in esso alberghi sempre lo
spirito del dono. Guarda ciò che hai da dare e poi dallo, senza curarti di
cosa sia, poiché ogni dono offerto contribuisce al completamento del tutto.
Non aspettarti che qualcun altro venga a ritirare i tuoi doni, ma dona
volontariamente ciò che possiedi: così facendo, scoprirai che esso si
inserisce nel tutto, così come l'elemento di un mosaico messo al posto
giusto completa l'immagine.

  "Eileen Caddy - Le porte interiori" - Amrita




           Findhorn Ecovillage
The Park, Findhorn
Forres IV36 3TZ Moray
Scotland, United Kingdom  .    Phone: +44 1309 690311
Fax: +44 1309 691301
Email: ecovillage@...



       http://www.findhorn.org/home_new.php


   Con infinito amore
   Lucia



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#9805 Da: <amadeux@...>
Data: Sab 23 Dic 2006 11:31 am
Oggetto: Inchiesta su Gesù
amadeux@...
Invia email Invia email
 
Inchiesta su Gesù

redazione ECplanet.net

“Voi chi dite che io sia ?” chiede Gesù ai discepoli. Commenta il critico
americano Harold Bloom nel suo recente “Gesù a Yahvè”: “È possibile che Gesù
sia stato un enigma anche per se stesso”. Sono queste le premesse del libro
che Corrado Augias ha scritto dopo aver dialogato con Mauro Pesce, eminente
biblista, docente di storia del cristianesimo all'università di Bologna
(“Inchiesta su Gesù”, Mondadori, 2006).

Che cosa dicono davvero i 27 testi del Nuovo Testamento quando li si spoglia
delle sovrastrutture teologiche secolari ? E che cosa dicono i numerosi
altri vangeli che l'ortodossia ha confinato nel silenzio, i cosiddetti
'apocrifi' (l'ultimo dei quali, il Vangelo di Giuda, è appena stato
pubblicato ? E ancora: perché di tutti questi testi la Chiesa ha scelto di
salvaguardarne solo quattro ? Inchiesta su Gesù Sono alcune delle domande
dalle quali si dipana una discussione che ha esiti sorprendenti. Sappiamo
davvero quando è nato Gesù, da chi, dove ? Sua madre Maria è sempre stata
considerata vergine ? E Gesù lo è sempre rimasto ? Quanto c'è di vero nella
sua presunta relazione con la Maddalena ? E infine: quale fu la vera ragione
per cui fu candidato a morire su un infame patibolo ?

Il titolo “Inchiesta su Gesù” richiama quell' “Ipotesi su Gesù” di Vittorio
Messori, che ottenne trent'anni fa un successo planetario. Augias e Pesce
restano, programmaticamente, un passo indietro, ritenendo che il compito
principale, oggi, sia accertare il maggior numero possibile di fatti.
Nessuna ipotesi su Gesù, dunque, ma piuttosto un'inchiesta.

Scritto nella forma dell'intervista (Augias domanda, Pesce risponde), il
libro contiene moltissimi spunti utili alla conoscenza della realtà storica
nella quale Gesù di Nazareth visse e operò. Gli autori, soprattutto Augias,
non mancano di presentare i propri pregiudizi sull'argomento. Ad esempio, la
persuasione che la fede abbia deformato la figura storica di Gesù, e che lo
storico debba perciò eliminare questi elementi per raggiungere,
opportunamente depurato, il Gesù “in carne e ossa”.

«Ogni religione - dice Augias - ripone l'ultima e più profonda speranza in
una realtà trascendente e benevola, efficace antidoto alla durezza, alle
ingiustizie, al male profondo e spesso ingiustificato della vita». Gli
stessi autori, alla fine del libro, sono pronti ad ammettere il “mistero
della fede”. Fu proprio dall'adesione amorevole a questo mistero, che
nacque - senza che Gesù se lo fosse mai proposto come obiettivo - il
Cristianesimo.

Data articolo: dicembre 2006

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