Carissimi,
mi e' tornato sotto gli occhi un brano di una lettera di Mons. Sarto (il
futuro S.Pio X), allora Vescovo di Mantova, ai sacerdoti. Era stato
criticato perche' una seconda visita pastorale l'avrebbe troppo
affaticato...
«Non nego che questa Visita sara` per voi e per me una nuova fatica: ma
siamo forse entrati nel sacerdozio per fare una vita comoda? Bisogna
Iavorare: questo e` il nostro primo dovere.
La Chiesa si chiama ora vigna, ora campo, ora edificio, ora milizia.
Dunque e` nostro ufficio piantare, custodire, assiepare questa vigna,
purgare d'ogni sterpo questo campo e spargervi la semente della santa
parola, alzare questo edificio spirituale e combattere in questa sacra
milizia contro i fieri nemici che ci danno mai tregua.
Per parlare piu` chiaro: l'essere sacerdoti e l'essere uomini obbligati
alla fatica suona lo stesso. Lo insegnarono con il loro esempio gli
Apostoli; lo insegnarono quanti furono sacerdoti investiti dello Spirito
di Dio; lo insegna, finalmente, la Chiesa tutta, secondo lo spirito della
quale cosi` parla il IV Concilio Provinciale di Milano (celebrato nel
1576 da S. Carlo Borromeo. N.d.R.): "lllud autem unusquisque clericus
saepe repetat: "Se non ad inertiam neque ignaviam, sed ad spiritualis et
ecclesiasticae militiae labores vocatum esse"
(Percio' ciascun chierico spesso si ripeta che non e' stato chiamato
all'inerzia o all'ignavia, ma alle fatiche della milizia spiriruale ed
ecclesiastica).
Sapete che cosa rispondeva un uomo apostolico quando gli dicevano che con
tante fatiche cadrebbe infermo?... "Quorsum mihi valetudo, nisi ut
laborem?" (A che mi serve la salute, se non per lavorare?) Supponiamo
pure che per procurare la salvezza delle anime corressimo pericolo di
perdere la salute e di raccorciarci la vita. Ma se Gesu` Cristo e` morto
con tanti patimenti per noi sulla Croce, non e` forse una gloria morire
di futica o sotto la futica? Quanto a me, se per infermita` non potessi
adempiere al mio dovere, prego Iddio misericordioso che voglia chiamarmi
a se' o al meno conservarmi sempre nel pensiero di lasciare il campo per
piangere, negli ultimi giorni della vita, le mie mancanze»
Lettera 501 del 25 maggio 1889
In Jesu et Maria
Don Alfredo M. Morselli
oooooooooo @ oooooooooo @ oooo
ooo @ (M) o
@ oooooooooo @ oooooooooo @ ooooo
|
--+--
|
|
Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!