Nomi vietati e croci oscurate, i cristiani scoprono la repressione del
regime
Di notte, sotto le porte delle case, vengono infilati volantini che
invitano alla «conversione».
Ai figli e` vietato dare nomi non arabi, come Maria
DAL NOSTRO INVIATO a MOSUL (Nord Iraq) - La minaccia islamica e` arrivata
assieme ai volantini che chiamano alla conversione, ormai periodicamente
infilati di notte sotto le porte delle abitazioni cristiane a Mosul. «Se
non
togliete quella croce infilata sul mappamondo, che sta sul tetto della
chiesa di Nostra Signora di Fatima, ci penseremo noi a rimuoverla con la
forza», ripetevano gli iman nelle moschee. E cosi` l' arcivescovo
siro-cattolico, Georges Casmoussa, ha deciso di nascondere la croce
sull'edificio appena restaurato l' anno scorso, coprendola in parte con
una gran scritta nera su un pannello di plastica bianca che riporta il
nome della chiesa.
Il motivo? «I musulmani affermavano che il sostegno sferico su cui
poggia la croce sembra va simboleggiare la volonta` del dominio cristiano
sul
mondo intero. E qui ribadiscono che questa e` terra islamica», spiegano
nei
corridoi dell' arcivescovado. Il viaggio tra la provincia di piu` antica
civilizzazione cristiana in Iraq rivela paure raccontate a bassa voce.
«Una
comunita` in decadenza», ammettono al patriarcato caldeo di Bagdad. «Nel
1989
c' erano oltre 600.000 cristiani (l' 80 per cento cattolici) in Iraq, ma
dall' invasione del Kuwait nel 1990 hanno iniziato ad emigrare.
Oggi non
arrivano ai 450.000», afferma un alto prelato. Ma con i timori di una
nuova
guerra il senso di insicurezza si e` fatto piu` acuto, alimentato da una
serie
di fatti gravi. Il piu` misterioso e` stato l' assassinio di Cecilia
Hannamushi, una suora di 70 an ni sgozzata nel suo letto a Bagdad a meta`
agosto. «Le hanno tagliato il collo con un coltellaccio da cucina, poi e`
stata legata seminuda mani e piedi, potrebbe anche esser stata
violentata»,
raccontano.
Un delitto subito condannato dal regime. I tre aggressori sono
stati mostrati alla tv locale prima dell' esecuzione capitale. «Erano solo
dei ladri», dicono i portavoce della polizia. Ma nella vicina chiesa di
Mar
Yusef non sono convinti: «E' stata un' esecuzione in pieno stile algerino,
l' accan imento contro il cadavere si spiega solo con l' odio religioso».
La violenza ha raggiunto anche Mosul. «La seconda domenica di settembre,
un
gruppo di estremisti armati di pietre e coltelli si e` scagliato contro i
fedeli che uscivano dalla messa. Se la sono presa in particolare con le
ragazze che secondo loro portano le gonne troppo corte e non si coprono il
capo», rivelano nella scuola vicino all' arcivescovado. E' una scuola
mista
per cristiani e musulmani, da qualche anno Saddam Hussein ha fa tto
chiudere
in tutto il Paese quelle private finanziate dalla Chiesa. Ma i professori
cristiani accettano di bisbigliare qualche veloce testimonianza solo
quando
i colleghi e gli allievi musulmani si allontanano: «Qui stanno crescendo i
gruppi wahab iti finanziati e spalleggiati dall' Arabia Saudita.
Vorrebbero
che diventassimo tutti musulmani». «Il paradosso e` che in verita` il Ba'
ath,
il partito di Saddam Hussein, ha una tradizione laica che privilegia la
convivenza tra le fedi. Prova ne e` che il numero due del regime, Tarek
Aziz,
e` un cristiano. Qui in passato c' era piu` tolleranza che in Egitto o in
Giordania.
Ma ora i cristiani in Iraq sono una minoranza che teme l'
anarchia del dopo Saddam, nel caso di un attacco americano. Vedono nel
regime l' unico scudo contro il fondamentalismo islamico.
Negli ultimi anni
pero` lo stesso Saddam ha voluto islamizzare la societa` per raccogliere
il
consenso contro il nemico esterno. E i cristiani si trovano in una
posizione
sempre piu` fragile», a nalizzano nei circoli diplomatici occidentali
nella
capitale.
I segni del nuovo islamismo di Stato sono evidenti: ormai non si
puo` costruire una nuova basilica senza che vicino non sorga una moschea.
I
nomi dei neonati cristiani devono essere arabizz ati. Non si puo` piu`
chiamare, per esempio, il proprio figlio Giuseppe, ma solo Yusef. E`
accettata Miriam, ma non Maria. Il Vaticano ha protestato all' inizio
dell'
anno presso il governo di Bagdad quando era arrivata la notizia per cui il
ministero d ell' Interno stava approntando una «lista dei nomi proibiti».
Ma
la questione per ora resta aperta.
Lorenzo Cremonesi
(c) Corriere della Sera domenica , 10 novembre 2002
ottobre 2002 - ottobre 2003 anno del rosario
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!