"Riflessioni sul Giorno del Signore"
PREMESSA
Distinguerei la mia conversazione sul "Giorno del Signore" tema
primario e ineludibile di riflessione e di impegno per quanti attendono
alla cura d'anime in due parti e una conclusione.
La prima parte (piu` breve) avra` un'indole, per cosi` dire,
autobiografica: evochera` dei ricordi, in conformita` alle inclinazioni
tipiche delle persone anziane; ricordi non tanto di fatti quanto di idee:
idee considerazioni, suggerimenti, proposte che si sono via via
affacciate nelle discussioni ecclesiali del mezzo secolo che e` trascorso.
La seconda parte (piu` impegnativa) vuole esporre qualche dubbio e delle
possibili riserve sull'oggettiva validita` di quelle idee. In sostanza
sara` una piccola rassegna critica di alcuni "miti" che in quei decenni
si sono presentati, se non come verita` assolute, almeno come opinioni
serie e plausibili.
La conclusione sara` un tentativo di raccogliere da questa duplice
analisi qualche attenzione opportuna e qualche utile convincimento.
I. LE PERPLESSITA` DI UN PASTORE
1. Quando ho iniziato la mia attivita` ministeriale, tutti i pastori
d'anime annoveravano tra i loro piu` evidenti doveri quello di esortare
all'osservanza del "precetto festivo". E anch'io mi sono messo su questa
strada con tutto lo zelo di cui ero capace. Ripetevo alla mia gente che
colui che mancava alla messa veniva meno a un obbligo grave e violava una
delle leggi fondamentali del cristiano. Mi ritenevo in questo confortato
dalla tagliente ed essenziale dizione del can. 1248 del Codice di diritto
canonico, che non lasciava spazio per nessuna incertezza. "Festis de
praecepto diebus Missa audienda est".
Ma un bel giorno m'informano che il mio zelo era mal consigliato, che la
mia era una visione "precettistica" della domenica, assolutamente da
superare; che il "giorno del Signore" era per essenza un giorno di gioia,
e la gioia e` ovvio non puo` essere imposta per legge; e che tutto
sommato la cosa migliore era quella di non parlare mai piu` di "precetto
festivo".
Il ragionamento mi pareva avesse il fascino dei pensieri intelligenti e
la carica liberatrice dei pensieri nuovi. Restava solo da verificare se
fosse anche un ragionamento capace di portare a messa qualche cristiano
di piu`.
2. Mi sono comunque accinto con entusiasmo nell'impresa di far capire ai
miei parrocchiani tutta la bellezza della domenica come giorno della
gioia: gioia perche' il mondo e` stato creato, gioia perche' e` stato
rinnovato dall'azione redentrice di Cristo, gioia perche' su questo
giorno si riverbera la luce letificante del Risorto, gioia perche'
anticipa, trascendendo la monotonia feriale della vicenda terrestre, la
felicita` del Regno dei cieli.
Sennonche' mi capito` di leggere da qualche parte che neppure questa
presentazione era encomiabile: essa in fondo non faceva nient'altro che
avvalorare il gioco astuto dei borghesi, i quali alla religione
chiedevano appunto di imbellettare con qualche rito ornamentale e
consolatorio le loro ingiustizie, oltre che di pacificare in tal modo le
loro false coscienze. Che se poi in chiesa ad ascoltarmi c'erano, piu`
che i borghesi da rimproverare, gli operai, le operaie e le addette ai
lavori domestici (ed era il caso della mia parrocchia), la cosa non era
meno deplorevole: una celebrazione tutta tesa a contemplare il Signore
glorioso e a sperare nel conseguimento della vita eterna era senza dubbio
"alienante", perche' distoglieva gli uomini dai loro veri problemi e
dalle loro poverta`, cullandoli con i vagheggiamenti dell'al di la`.
Questo modo di santifcare la festa faceva perdere al messaggio cristiano
la sua originaria carica rivoluzionaria.
La strada da percorrere, mi dicevano, era l'opposta; era quella cioe` di
scuotere il torpore dei praticanti con la prospettiva impietosa di tutte
le iniquita` della societa` in cui si vive e con la condanna delle
strutture oppressive. Si trattava insomma di fare della domenica non
tanto il giorno della gioia quanto il giorno dell'accusa, della protesta,
della "coscientizzazione" del proletariato (come si arrivava a dire,
aggredendo con la mentalita` "borghese" anche l'incolpevole lingua
italiana).
ottobre 2002 - ottobre 2003 anno del rosario
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!