Ella soffri' nel vedere la Passione del Signore. Percio` si dice nelle
Lamentazioni: Fermatevi e vedete se c'e` un dolore come il mio.
Ascoltiamo il suo lamento, consideriamo il suo veemente dolore e vedremo
che non ce n'e` come il suo, se si eccettua quello del Figlio al quale il
suo si conformava. Con mirabile e incredibile, e con nostre parole
inesprimibile compassione, ella rivolgeva su se stessa i dolori, le
ferite, gli insulti dati al Figlio; li riceveva sulla sua persona
sentendo in se' quello che Cristo sentiva. La grande martire tutt'uno con
lui martire gli stava appresso in piedi, trafitta con lui trafitto,
confitta con lui confitto, trapassata con la stessa lancia: perche' la
sua anima era stata trafitta dalla spada della Passione di Cristo. Quella
bellezza che veniva dall'innocenza impallidiva; sembrava persino perdere
la naturale bellezza perche' su di lei si rifletteva la somiglianza che
le veniva impressa dal corpo del Figlio che aveva davanti agli occhi. Il
volto glorioso era ributtante per gli sputi; anche il suo si copriva di
bruttura e di luttuosa mestizia, Non presentava l'Amante altro aspetto se
non quello che la forza dell'amore aveva ricavato dall'Amato. Popolo
ingrato che noi siamo! Col sole della gloria non diventiamo piu' bruni,
non diventiamo pallidi con Cristo, non deponiamo gli ornamenti nella
memoria di Cristo nudo! Chi mi dara` di oscurarmi con Cristo e di
impallidire con la Madre, di arrossire e morire a me stesso per aver
parte nella Passione del mio Signore? Dice Bernardo: «La sposa non si
vergogna del suo colore oscuro, perche' sa che primo lo ebbe Cristo suo
sposo; ella non considera niente piu' glorioso che portare su di se'
l'ignominia di Cristo. Di qui il grido di gioia e di salvezza: Che io non
mi glori se non nella croce del Signore nostro Gesu' Cristo»
S. Bonaventura, Sermoni domenicali, 7,9.
ottobre 2002 - ottobre 2003 anno del rosario
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!