I Prigionieri
Perche' la promessa s'avveri presto, come suonan presto le campane, la
mattina dei Morti! Il sonno occupa ancora le case, e la notte cela alle
superne stelle la terra allorche' i primi tocchi infrangono il perfetto
silenzio. Son le campane, e par la voce dei morti: Miseremini mei,
miseremini mei, saltem vos, amici mei! A ogni casa giunge la voce, ogni
casa la sente come una voce domestica - ed ecco ogni casa e` un lume,
avvolto nel buio... A poco a poco, come s'accesero, i lumi si spengono: a
ogni spengersi segue un ribatter d'uscio e qualche parola nella via, poi
per ogni via un tacito dilungar di passi verso la` dove le campane non
cessano di chiamare... Carico delle orazioni dei Santi, il Carro di san
Giovanni scende verso la terra a prendere anche le orazioni di lei, per
proseguir con quelle e l'altre verso la porta del Purgatorio... Eccolo
la` sopra la chiesa, con la punta del timone fissa alla vetta del
campanile.
L'oscurita` delle vie, riflettenti qua e la` una stella, il buio della
chiesa, malvinto dalla lampada sacramentale e da qualche candela accesa:
il colore degli addobbi e dei paramenti, l'inverso di ieri, levan
dall'anima, spontanea, la grande preghiera di questo giorno: Luce! Luce!
Lux perpetua... Lux aeterna luceat eis!
In chiesa, vaga ancora l'eco dell'ultima antifona vesperale: Omne quod
dat mihi Pater ad me veniet... allorche` le prime note del nuovo ufficio,
l'antifona dell'invitatorio, s'alzano di fra l'ombre del coro: Regem cui
omnia vivunt, venite, adoremus!
Era il Re che, vendicando al sommo del trionfo tutta l'ampiezza, omne,
del suo potere, prometteva ai prigionieri la grazia lacrimosamente
invocata ‹ e` la Chiesa che, riconoscendo il potere, Regem cui omnia
vivunt, chiama tutti i suoi figli, quanti n'ha esaudibili, a implorar
sollecito per tutti il mantenimento della promessa.
Tutti, per tutti. Come ieri per tutti i beati invitava la terra intera (e
anche, io credo, il Purgatorio) a far festa ‹ Gaudeamus omnes... omnium
Sanctorum - cosi` per tutti i piangenti invita oggi tutta la terra (e
anche, io credo, il Paradiso) a dar lacrime. Non basto` al suo orgoglio
vedere i Santi, sua gloria, passarle a uno a uno (uno per giorno)
dinanzi, che' li volle contemplar poi tutti insieme ‹ e non basta alla
sua pieta` l'aver pregato su ogni bara nel corso dell'anno, che non
voglia, attorno a un tumulo piu` grande, ripresentarsi infine tutti i
defunti per sollecitarne l'ascrizione agli "angelici cori".
Cosi` non rimangono senz'aiuto quelli che rimasero senz'amici, come per
la festa di ieri non rimangono senza gloria i santi privi di altare.
Nell'apparenza di un poeta, e` lei, la Chiesa, ch'e` passata fra i
prigionieri notando i piu` derelitti e ascoltandoli e istituendosi per
loro commessaria di suffragi. E` lei che ha sentito supplicar Manfredi:
" Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
alla mia buona Costanza
come m'hai visto... "
e dolersi Belacqua:
" se orazïone in prima non m'aita
che surga su di cuor che in grazia viva:
l'altra che val, che 'n ciel non e` udita? "
e Iacopo del Cassero raccomandarsi:
" ti priego
che tu mi sie de' tuoi prieghi cortese
in Fano, si` che ben per me s'adori,
pur ch'i possa purgar le gravi offese ",
e pianger Buonconte:
Giovanna o altri non ha di me cura;
per ch'io vo tra costor con bassa fronte ".
lei che ha visto Federigo Novello sporger le mani e con lui una turba
spessa di anime accalcarsi a pregar
... pur ch'altri prieghi,
si` che s'avacci lor divenir sante,
e pregar Giudice Nino:
"Quando sarai di la` dalle larghe onde,
di` a Giovanna mia che per me chiami",
e Sapìa, grata che l'abbia avuta a memoria
Pier Pettinaio in sue sante orazioni,
chiedere ancora:
"pero` col priego tuo talor mi giova",
e Marco Lombardo:
" I' ti prego
che per me prieghi quando su sarai",
e Guido Guìnizzelli:
"falli per me un dir di paternostro",
e Arnaldo trovatore:
"sovenha vos a temps de ma dolor!"
dunque la Chiesa, commessaria fedele, che parla ai fratelli per i
fratelli:
Ben si de' loro atar lavar le note
che portar quinci, si` che, mondi e lievi,
possano uscire alle stellate rote.
Ed e` giustizia, non carita` solamente, come sa lei che ha visto quanto
si preghi per noi la` dove il pregar per se' non e` valido:
Se di la` sempre ben per noi si dice,
di qua che dire e far per lor si puote
da quei ch'hanno al voler buona radice?
Ubbidienti alla Chiesa, che ha chiama to con le campane e continua a
chiamar dal coro mandando per le volte di tratto in tratto quel suo
Venite, adoremus, i fedeli s'arressano - come api ai fori dell'alveare -
alle valve dei confessionali, a lavarvi con le lacrime del pentimento le
note proprie, a farvisi "mondi e lievi" cosi` da riflettere sui
prigionieri di Dio tutta la luce delle odierne indulgenze.
Tutte per i morti le indulgenze e le implorazioni di questo giorno. Dona
eis... Luceat eis... E dove la preghiera non dice "a loro ", ma "a me ",
ma " a noi ", e` la Chiesa che s'immedesima, nell'eccesso del suo amore
materno, con que' suoi figli desolati, che se li riporta in seno e
patisce in loro, quasi appropriatasi il loro debito, e in loro piange e
in loro supplica e in loro spera.
Il mattutino e` tutto quanto un medesimarsi e un smedesimarsi, un andare
e venire dal Purgatorio alla terra: la` per far meritevoli, facendole
proprie, le lacrime dei prigionieri; qua per raccogliere, a vantaggio di
loro, i meriti di cui si spogliano i liberi. E` sulla terra allorche'
ripete per la settima volta, a termine dell'invitatorio, quel suo Venite,
adoremus, ma e` voce di Purgatorio gia` la prima antifona del primo
notturno: Dirige, Domine, Deus meus, in conspectu tuo viam meam.
"Indirizza, Signore, Dio mio, la mia strada alla tua presenza... " Coi
figli immersi nel buio, la Chiesa s'e` smarrita nel buio e chiede
brancolando la luce che la restituisca alla presenza divina: " ignore,
ascolta le mie parole, poni mente ai miei gridi. Protenditi al suono
della mia preghiera, Re mio, Dio mio! A te dico: Signore, esaudisci
stamattina la mia voce! Stamattina vo' trovarmi dinanzi a te... " Cosi`
per quindici versetti, e poi con noi: Requiem aeternam dona eis... e poi
di nuovo con loro: Convertere, Domine... : "voltati, Signore, e libera
l'anima mia, perche` non vi e` nella morte chi si rammenti di te..."
Cosi` per quindici salmi e per nove lezioni e per altrettanti responsorî,
finche' dopo un lungo dramma non s'ode, al termine delle laudi, la voce
del Re, che ripete, in modo nuovo e piu` benigno, la promessa del vespro:
"Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in Me, anche se sara`
morto, vivra`... "
" Chi crede... " La Chiesa ha gia` dichiarato, nel primo dei responsorî,
la fede dei figli: Credo quod Redemptor meus vivit...: " credo che il mio
Redentor vive, e che l'ultimo giorno io rìsuscitero` dalla terra, e nella
mia carne vedro` Dio, mio Salvatore... lo proprio io, e non un altro, io
co'miei occhi lo guardero` ":... ego ipse, et non alius, et oculi mei
conspecturi sunt... Allora, perche' la promessa s'avveri subito, perche'
il veniet e il vìvet si faccian di futuro presente, si mutino nel inane
del primo salmo, ecco che Cristo medesimo si fa'intercessore, il Figlio
chiede al Padre cio` che il Padre ha da dargli, e per ottenerlo mostra il
suo sangue.
Alle laudi segue senza distacco la messa dei morti. Introibo ad altare
Dei...
Tre volte, come per Natale, il sacerdote, parato di nero, sale oggi
l'altare; tre volte dice "Questo e` il mio corpo" e "Questo e` il mio
sangue", e tre volte, fra il Purgatorio, che ha sotto ai piedi, e il
Paradiso, che ha sopra il capo, solleva muto l'ostia e il calice; tre
volte, pensando ai morti, mangia e beve di Dio: tre volte, come per
Natale. Oggi e` Natale in Purgatorio: al niger del calendario romano
laggiu` corrisponde, oggi, il color albus; e mentre noi cantiamo
l'introito Requiem aeternam... et lux perpetua luceat eis, laggiu` si
canta quello della messa di Ceppo all'aurora: Lux fulgebit hodie super
nos... salvo riunirsi a noi nel versetto, - il bel versetto tolto dalle
laudi, che rammenta a Dio, in parole di adulazione e di fede, la sua
doppia promessa: Te decet hymnus...: "a te conviene l'inno in Sion, a te
si sciogliera` il voto in Gerusalemme: esaudisci la mia preghiera: a te
deve pur venire ogni carne!" Se il Gloria manca, nella messa di questo
giorno, non e` per affrettare il vangelo? per affrettar la "buona
notizia" che dice: "In verita`, in verita`... l'ora e` venuta, ed e`
questa, che i morti udiran la voce del Figlio di` Dio, e quelli che
l'avranno udita vivranno". "L'ora e` venuta": e sempre piu` s'affretta,
perche' venga anche l'attimo, la messa dei morti. Tralascia il Credo per
giunger prima all'elevazione, e tralascia la Pace per correre alla
comunione.
... Che e` questo ventar d'ali invisibili, questa procella di gioia su
incontro al cielo? Il diacono, ministro del sacerdote, ministro di
Cristo, ha gridato, non in voce d'augurio ma in voce altissima di` bando,
queste tre parole che il sacerdote gli ha commesso: " Riposino in pace! "
E il Purgatorio si vuota.
Suvvia a recare anche ai corpi la grande notizia! Tolta la pianeta e il
manipolo e indossato il piviale, il sacerdote si move, preceduto dal
popolo, verso il camposanto. Cantano, andando. le belle parole care
all'anime non meno che al corpi dei giusti: Exsultabunt Domino ossa
humiliata... Di mano in mano che oltrepassa il cancello, la processione
si scioglie, il popolo si allarga, si ricompone in tanti gruppi qua e la`
per le zolle. Centro d'ogni gruppo e una croce, e ogni gruppo e` una
famiglia, un albero vivo e frondeggiante, che ha sotto quella croce, piu`
o meno antiche, le sue radici... Ma il sacerdote, che non ha qui il suo
ceppo, passa senza fermarsi di tomba in tomba, ora con l'aspersorio
benedicendo, ora col turibolo incensando, quasi cosa divina, l'ossa
umiliate. Sulla terra invertita di qualche tomba recente, l'acqua cade
come sui colti di novembre cade la pioggia desiderata ad affrettare la
dissoluzione del seme e lo spuntar del germoglio.
Quindi, cantando di Lazzaro, come usci`, gia` fetido, dal sepolcro, il
popolo ritorna alla chiesa, e dalla chiesa, d'intorno all'unico tumolo,
manda su l'ultime preghiere, mentre il coro gli rappresenta con terrore
l'ultimo giorno, quando Caeli movendi sunt et terra, e il sacerdote, con
dolcezza, l'immovibile eternita`.... In resurrectionis gloria, inter
Sanctos et electos tuos... per Christum Dominum nostrum.
Testo tratto da: Tito Casini, I giorni del castagno, Firenze: LEF,
1943/2, pp. 252-61.
ottobre 2002 - ottobre 2003 anno del rosario
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!