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Dies irae, dies illa...   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #3593 di 3675 |
IL "DIES IRAE"

Dei cinque grandi poemi ‹ seppur brevi componimenti ‹ che il Messale ha
sotto il nome di Sequenze, il Dies Irae, di Tommaso da Celano, e`
l'ultimo, e potrebbe dirsi il poema del terrore, come il primo, il
Victimae Paschali, e` il poema dell'esultanza. E questo e quello si
richiaman tra loro, il primo sta all'ultimo come la risurrezione di
Cristo sta alla risurrezione universale, essendone l'argomento e la
causa: Nunc autem Christus surrexit a mortuis, primitiae dormientium...
ita et in Christo omnes vivificabuntur. E viceversa: Si autem resurrectio
mortuorum non est, neque Christus resurrexit. Parrebbe dunque che
d'esultanza, come quella di Pasqua, dovesse essere anche la sequenza dei
Morti. Parrebbe: ma l'uomo sa ‹ e la lezione stessa di quel giorno dei
Morti glielo rammenta ‹ che se tutti risorgeremo, omnes quidem
resurgemus, non tutti pero` verrem cambiati, sed non omnes immutabimur, e
non esser cambiati significa inferno.

Dies irae, dies illa...

"Giorno d'ira, quel giorno..." Sembra la protasi d'Omero, cosi` forte per
quell'"ira" iniziale: Iram cane, Dea... Ma quella, che la dea deve
cantare, e` l'ira di un uomo (offeso da un uomo a lui maggiore in
comando): questa, che un uomo balbetta, e` l'ira di Dio contro il fango,
ribelle sua creatura.
Ira divina ‹ ira perfetta. In momento, in ictu oculi. Come disse "Sia!" e
fu il mondo, dira` "Non sia !" e il mondo non sara` piu`:

Solvet saeclum in favilla
(Teste David cum Sμbylla).

Ma non tutto andra` in cenere (secondo la doppia testimonianza e giudaica
e gentile, di Davide e della Sibilla): non la creatura del sesto giorno,
non il fango che fu simile a Dio,, Eterno, ormai, come,Dio, due sedi
eterne lo aspettano, una di gioia, una di pianto: qual delle due a ognuno
s'avvenga, ecco gia` Dio a giudicare.
Oh, lo sgomento, allorche` Dio dal suo trono verra` su' nuvoli, co'
ministri e gli atti, alla gran giustizia!

Quantus tremor est futurus
Quando Iudex est venturus
Cuncta stricte discussurus!

AI segno di lui squillera` una tromba, e sara` segno di un'immensa
adunata: dal Paradiso, dal Purgatorio e dall'Inferno balzeran fuori
l'anime, quante lasciaron sulla terra la loro spoglia ‹ e dalla terra,
quante anime ne partirono verso i regni eterni, tanti corpi usciranno a
ricomporsi con esse nella gran valle:

Tuba mirum spargens sonum
Per sepulecra regionum
Coget omnes ante thronum.

Morte e natura stupiranno a quell'improvviso riessere di cio` che gia`
piu` non era, a quel riedificarsi istantaneo, contro legge e costume,
della carne distrutta:

Mors stupebit et natura
Cum resurget creatura,
Iudicanti responsura.

Stupira` la morte, vedendo in un atto solo mancarle tutti i suoi sudditi;
tutti, antichi e recenti, volontari e vinti, sebbene non tutti per odio a
lei, quand'anzi molti la supplicheranno di difenderli, di mantenerli,
giu` negli scuri sepolcri, ‹ molti a cui dorra` la ragione del risveglio
e dell'adunata: iudicanti responsura.
La supplicheranno, e sara` inutile; vorranno uccidersi, rifarsele
sudditi, e non potranno; vorran nascondersi, e non giovera`: i loro nomi
son tutti iscritti in un libro, di tante pagine quanti i figli di Adamo,
il libro del bene e del male, l'atto d'accusa o di premio per quanti
vissero mill'anni o respirarono appena una volta sopra la terra:

Liber scriptus proferetur
In quo toturn continetur
Unde mundus iudicetur.

Libro senza lacune, dove il peccato commesso in via, alla luce del sole,
e quello commesso in casa, di notte o nel piu` segreto del cuore, saranno
ugualmente registrati: e tutti, dinanzi a tutti, saran resi palesi; e
tutti dinanzi a tutti, saran vendicati:

Iudex ergo cum sedebit,
Quidquid latet apparebit:
Nil inultum remanebit.

... Ma giunto a questo col pensiero, il poeta, il povero peccator
Tommaso, allibisce. Vede il Giudice che si siede, vede il libro che
s'apre, vede l'angelo cancelliere che ne svolta a uno a uno i fogli, vede
una pagina che porta in cima il suo nome... e i denti gli battono contro
i denti, e un sudor gelido gl'inguazza la faccia..."Misero me, che diro`
io allora? Chi chiamero` in mia difesa, se il giusto a mala pena sara`
sicuro?"

Quid sum miser tunc dieturus?
Quent patronum rogaturus,
Cum vix iustus sit securus?

E l'ordinata, serena contemplazione si rompe in urlo di preghiera:

Rex tremendae maiestatis,
Qui salvandos salvas gratis,
Salva me, fons pietatis!

Se nessuno v' e` fra i risuscitati che possa difenderlo dal Giudice, il
Giudice stesso si faccia per lui avvocato: lo salvi, lo salvi a titolo di
grazia se non di merito, lo salvi, se non da giudice, da quella fontana
ch'egli e` pur di pieta`.
Lo salvi per egoismo, se non per pieta`: per rispetto di se`, per suo
decoro... giacche` egli fu la prima cagione della sua discesa nel mondo;
lo salvi per il suo nome di Gesu`, che significa Salvatore:

Recordare, Iesu pie,
Quod sum causa tuae viae:
Ne me perdas illa die!

Tanto ti costo` quella tua scesa, tanto patisti per farmi tuo, che ora
parrebbe stoltezza, non ti convien rinunziarmi: "Per cercar me ti se'
seduto stracco; per francar me ti chiavellasti in croce : tanta fatica si
restera` senza frutto?"

Quaerens me sedisti lassum,
Redemisti,crucemt passus:
Tantus labor non sit cassus!

No, non restera` senza frutto, non restera` inonorata; ma il povero
giudicabile s'accorge d'aver parlato per proprio danno, rinfrescando al
Giudice, nell'attimo ch'egli e` solo giudice, la memoria di cio` che
invano fece per lui nei giorni della misericordia. Si`, la croce e`
presente; si`, le piaghe forano ancora le mani e i piedi del Dio Uomo ‹
ma quella che stette, sul monte, in faccia al cielo, argomento di
perdono, ora sta nel cielo, in faccia agli uomini, argomento di
vendetta..." Se n'accorge e l'ammette il povero peccator Tommaso: Iuste
Iudex ultionis... ‹ "Giusto Giudice di vendetta..." Buon per esso che
quel grande attimo non e` ancora venuto ‹ o come venuto ‹ per lui; che il
suo fu un sogno, visione di sciagura immensa e gia` irriparabile! Si
sveglia e vede eh' e` riparabile, che per lui resta ancor tempo di
perdono (forse poco e difficile: egli ha gia` da vicin l'ultime strida),
e mutando stile e rinsaviendo la sua preghiera, quello chiede innanzi al
di` del rendiconto;

Iuste Iudex ultionis,
Donum fac rernissionis
Ante diem rationis!

Ma il male e` tanto, e tanto fu l'abuso, fin qui, della misericordia,
ch'egli ha vergogna di mostrarsi, di aprir bocca, di dir quel parce in
cui e` tutto il suo merito e la sua speranza; cerca fra i passati se
qualcuno pecco` quanto lui o ‹ Dio volesse! ‹ piu` di lui, si penti`
tardi non men di lui e gli fu perdonato... vede la donna in cui eran
stati sette demoni, vede l'uomo che dalla croce bestemmiava Cristo in
croce, e ne fa, lieto, il suo argomento: "Se tu assolvesti Maria, se tu
esaudisti il ladrone..."

Qui Mariam absolvisti,
Et latronem exaudisti,
Mihi quoque spem dedisti...

Sente anche la vilezza, l'inesaudibilita` della propria preghiera, della
voce stessa con cui gli dice d'esaudirlo, con cui gli parla e di Maria e
del ladrone; ma sa ch'egli e` buono, ch'egli e` buono, e questo solo vuol
sapere, in questo solo, Tu bonus, non piu` nel parce, fonda tutto il
proprio merito e la propria speranza:

Preces meae non sunt dignae,
Sed tu bonus fac benigne,
Ne perenni cremer igne!

"Ch'io non bruci nel fuoco eterno..." Par che il terrore di questo fuoco
renda egoista il supplicante, preoccupato di se` solo, d'aver posto a
destra, fra le pecore, separatamente dai capri ‹ come il naufrago
s'affanna e lotta, dimentico anzi rivale dei compagni, per giunger lui
nella barca che non tutti puo` accogliere onde trasportarli alla riva:

Inter oves locum praesta,
Et ab haedis me sequestra,
Statuens in parte dextra!

E ha fretta, ha fretta, il povero scampato per grazia, d'esser
trasportato alla riva, quasi non si senta sicuro finche` e` sull'acqua,
quasi tema il gorgo dei dannati che affondano:

Confutatis maledictis,
Flammis acribus addictis,
Vota me cum benedictis!

Si ricordai, ancora una volta, come tutto dipenda dal fine suo
particolare, dall'ultimo suo respiro, e supplichevole, barcollante, col
cuore sfatto al par della cenere, a lui ne affida l'esito,
scongiurandolo: Non mi lasciare in su l'estremo passo...:

Oro supplex et acclinis,
Cor contritum quasi cinis:
Gere curam mei finis!

Poi, dalla riva, l'egoismo del naufrago ‹ Voca me..., gere curam mei
finis ‹ cede alla pieta` pe' fratelli, mentre anche la visione di quel
giorno, dal piano divino, dies irae, scende sul piano umano: "giorno di
lacrime":

Lacrymosa dies illa,
Qua resurget ex favilla
Iudicandus homo reus!

Ed e` una doppia pieta`: per il fratello peccatore ma vestito ancora di
carne, ancora iudicandus, ancor perdonabile ‹ e gli supplica il perdono:

Huic ergo parce, Deus!

pei fratelli gia` giudicati, e perdonati, ma non ancora ammessi al
riposo: e la preghiera torna a Gesu` ‹ Salvatore ‹ e il verso sempre piu`
s'abbrevia, quasi ad abbreviarne loro l'indugio:

Pie Iesu Domine,
Dona eis requiem!
Amen!

(Cosi` anche l'Ira di Omero finisce nella tregua e nella pieta`
dell'esequie per il figlio di Priamo).


Testo tratto da: Tito Casini, I giorni del castagno, Firenze: LEF,
1943/2, 262-270.

ottobre 2002 - ottobre 2003 anno del rosario


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ooo @ (M) o
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!




Gio 6 Nov 2003 12:24 pm

sacerdos58
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Inoltra Messaggio #3593 di 3675 |
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sacerdos
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6 Nov 2003
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