Cari amici, spero di farvi cosa graditi inviandovi il testo della
meditazione all'ultimo convegno di TTnet
Vs don Alfredo
Come trasformare l'apostolato in internet in preghiera[1].
Dichiarazione preliminare
Sottopongo quanto ho scritto al giudizio della Chiesa Cattolica Romana e
intendo fin d'ora per ritrattato tutto quello che dovesse risultare, per suo
insindacabile giudizio, non in perfetta conformità con la sana dottrina.
Sac. Alfredo M. Morselli
Sommario
1 - Introduzione
2 - Il triplice comandamento di Gesù sulla preghiera
2.1 - Pregare è necessario
2.2 - Bisogna pregare sempre
2.2.1 - Cosa significa intenzione virtuale?
2.2.2 - La pratica dell'orazione continua
2.2.1.1 - Tutti i giorni un po' di preghiera
2.2.2.2 - Un po' di preghiera per tutto il giorno
2.2.2.3 - Trasformare tutto in preghiera
2.3 - Bisogna pregare sempre senza stancarsi
2.3.1 - Superando le difficoltà.
2.3.1.1 - Sono occupato in cose importantissimeŠ
2.3.1.2 - Mi distraggo e non provo alcuna
consolazioneŠ
2.3.2 - Senza tiepidezza, con devozione.
3 - Conclusione
1 - Introduzione
Cari fratelli, vorrei fare alcune considerazioni con voi su come sia
possibile trasformare in preghiera l'apostolato in internet.
Grazie al Sangue di Cristo, nulla su questa terra è ormai più soggetto a
maledizione: e non vi è niente che in qualche modo non possa essere
vivificato dallo Spirito. Quanto vengono a proposito, proprio in questo
giorno di Pentecoste, le parole del salmo: Emitte Spiritum tuum et
creabuntur, et renovabis faciem terrae! Il Salmista contempla la creazaione
nuova, operata dallo Spirito di Dio, che risana e vivifica tutto:
Se ci lasceremo guidare dallo Spirito Santo, anche un freddo microchip,
anche una freddissima sequenza binaria, potranno essere per noi strumento di
santificazione e di continua preghiera.
Cominciamo dunque la nostra meditazione e ascoltiamo la parola di Dio:
"Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
«C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per
nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli
diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli
non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di
nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non
venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito
ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti
che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi
dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando
verrà, troverà la fede sulla terra?»"[2] (Lc 18, 1-8)
2 - Il triplice comandamento di Gesù sulla preghiera
"Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi": da queste parole ricaviamo la presenza di un triplice
comandamento sulla preghiera:
I) pregare è necessario
II) bisogna pregare sempre
III) bisogna pregare sempre senza stancarsi
2.1 - Pregare è necessario
Quando si deve parlare della preghiera, pur con tante cose che ci sarebbero
da dire su questo argomento ‹ pensate a tutti i trattati sulla vita di
orazione, gli innumerevoli passi della S. Scrittura etc. ‹ è opportuno
ricominciare sempre da quello che diceva S. Alfonso "Chi prega, certamente
si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i beati, eccettuati i
bambini, si sono salvati col pregare. Tutti i dannati si sono perduti per
non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti. E questa è, e sarà la
loro maggiore disperazione nell'inferno, l'aversi potuto salvare con tanta
facilità, quant'era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i
miseri più a tempo di domandarle"[3].
L'importanza di questa lapidaria frase di S. Alfonso è stata rilevata anche
da Giovanni Paolo II, il quale, nell'ultimo documento ufficiale dedicato a
questo santo, redatto in occasione del secondo centenario della sua morte
(1787-1987), dovendo scegliere alcune frasi particolarmente significative
del santo dottore, non ha indugiato a ripetere "Solo chi prega si salva, chi
non prega si danna"[4].
Si capisce bene come queste parole siano profondamente vere: per salvarci
dobbiamo compiere le buone opere, per compiere le buone opere abbiamo
bisogno della grazia ("Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io
in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" Gv 15,5),
per ottenere la grazia, ‹ sebbene esista la "grazia preveniente" ‹ dobbiamo
chiederla. Quindi niente preghiere => niente grazia, niente grazia => niente
buone opere, niente buone opere => niente salvezza.
Il discorso è chiaro: chi prega si salva, chi non prega si danna.
Il diavolo sa benissimo questa regola; e siccome vuole perderci,
contrariamente a Dio che "vuole che tutti gli uomini siano salvati e
arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tim 2,4.), il demonio vuole
ingannarci tutti e vuole che tutti gli uomini si dannino; egli svolge quindi
nei nostri confronti una invisibile e terribile lotta perché non preghiamo.
Non dimentichiamo poi che l'obbligo della preghiera è di diritto naturale; è
un dovere di giustizia e tutti gli uomini devono onorare la Divinità.
Permettetemi, per illustrare questo concetto, di presentarvi un esempio che
di solito faccio ai fanciulli del catechismo della mia parrocchia:
"Il turco e l'ufficiale che non prega. - Un ufficiale francese, combattendo
in Africa, fu fatto prigioniero da un beduino, che lo tenne schiavo, il
turco lo chiamava continuamente cane d'un francese. Un giorno l'ufficiale,
stanco di sentirsi chiamar così, riprese sdegnato: «Perché mi chiami cane?
Sono tuo prigioniero, ma sono però un uomo come te!». «Tu un uomo? Rispose
freddamente il turco: no, tu non sei un uomo. Da sei mesi ti ho prigioniero,
e non ti ho mai visto pregare; e non vorresti che ti chiamassi cane?» Quel
barbaro aveva ragione: l'uomo che viola la legge e non sente il dovere della
preghiera si fa simile ai bruti, giacché in tutta la natura solo chi è privo
di ragione non prega"[5].
Ma pregare non basta! Abbiamo sentito Gesù che ci dice che bisogna pregare
sempre!
2.2 - Bisogna pregare sempre
Qual'é il significato dell'espressione pregare sempre? Certamente non
significa pregare in senso stretto ventiquattro ore su ventiquattro; questo
è impossibile, e Dio non comanda cose impossibili!
Ci troveremmo davanti ad una impossibilità psicologica (impossibile rimanere
sempre concentrati in preghiera) e pratica (trascureremmo i nostri doveri ed
obblighi: famiglia, lavoro, apostolatoŠ: "pregare sempre" non significa
pregare per un tempo tale da farci trascurare o non adempiere i nostri
doveri. Immaginate un buon marito che torna a casa e non trova niente da
mangiare; chiede alla moglie ragione del fatto e si sente rispondere: "Ho
pregato tutto il giorno". Ascoltiamo, a questo proposito, quanto insegna San
Francesco di Sales:
"La devozione deve essere vissuta in modo diverso dal gentiluomo,
dall'artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla nubile,
dalla sposa; ma non basta, l'esercizio della devozione deve essere
proporzionato alle forze, alle occupazioni e ai doveri dei singoli.
Ti sembrerebbe cosa fatta bene che un Vescovo pretendesse di vivere in
solitudine come un Certosino? E che diresti di gente sposata che non volesse
mettere da parte qualche soldo più dei Cappuccini? Di un artigiano che
passasse le sue giornate in chiesa come un Religioso? E di un Religioso
sempre alla rincorsa di servizi da rendere al prossimo, in gara con il
Vescovo? Non ti pare che una tal sorta di devozione sarebbe ridicola,
squilibrata e insopportabile?
Eppure queste stranezze capitano spesso, e la gente di mondo, che non
distingue, o non vuol distinguere, tra la devozione e le originalità di chi
pretende essere devoto, mormora e biasima la devozione, che non deve essere
confusa con queste stranezze.
Se la devozione è autentica non rovina proprio niente, anzi perfeziona
tutto; e quando va contro la vocazione legittima, senza esitazione, è
indubbiamente falsa.
Aristotele dice che l'ape ricava il miele dai fiori senza danneggiarli, e li
lascia intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora
meglio, perché non solo non porta danno alle vocazioni e alle occupazioni,
ma al contrario, le arricchisce e le rende più belle.
Qualunque genere di pietra preziosa, immersa nel miele diventa più
splendente, ognuna secondo il proprio colore; lo stesso avviene per i
cristiani: tutti diventano più cordiali e simpatici nella propria vocazione
se le affiancano la devozione: la cura per la famiglia diventa serena, più
sincero l'amore tra marito e moglie, più fedele il servizio del principe e
tutte le occupazioni più dolci e piacevoli.
Pretendere di eliminare la vita devota dalla caserma del soldato, dalla
bottega dell'artigiano, dalla corte del principe, dall'intimità degli sposi
è un errore, anzi un'eresia. E' vero che la devozione contemplativa,
monastica e religiosa non può essere vissuta in quelle vocazioni; ma è anche
vero che, oltre a queste tre devozioni ce ne sono tante altre, adatte a
portare alla perfezione quelli che vivono fuori dai monasteri.
Poco importa dove ci troviamo: ovunque possiamo e dobbiamo aspirare alla
devozione"[6].
Caro S. Francesco di Sales, aiutaci tu a non eliminare la vita devota
dall'apostolato in inrtenet!
Pregare sempre non vuole dunque dire far seguire agli esercizi di pietà
nuovi esercizi di pietà, a un rosario la recita di un piccolo ufficio, poi
una lettura, un'orazione mentale e così di seguito; ma significa vivere in
uno stato in cui tutto sia «elevazione dell'anima a Dio».
Gli atti continui di preghiera sono impossibili; ma lo stato continuo di
preghiera è sommamente desiderabile: lo stato di preghiera consiste nella
completa purezza d'intenzione nel corso dei doveri di stato. Non posso
mantenere il pensiero incessantemente occupato da Dio, ma non devo mai avere
la volontà orientata verso qualcosa di diverso da Dio, almeno come fine
ultimo.
L'unione con Dio, in una forma contemporaneamente perfetta e molto facile da
raggiungere, consisterà dunque nel riferire a Lui, dall'intimo della
volontà, se non sempre esplicitamente, tuttavia effettivamente, tutto quello
che noi facciamo.
"Pregare sempre" significa avere l'intenzione virtuale di pregare sempre: il
contenuto questa intenzione virtuale è ben spiegato da S. Ignazio di Loyola,
quando ci dice di chiedere a Dio "che tutte le nostre azioni, intenzioni,
operazioni, siano ordinate esclusivamente a maggior servizio e lode di Sua
Divina Maestà"[7]
La questione si riduce dunque a questo: come riferire a Dio, dall'intimo
della volontà, tutte le nostre azioni? È il problema della purezza
dell'intenzione.
Cercherò ora di spiegare queste ultime affermazioni.
2.2.1 - Cosa significa intenzione virtuale?
L'intenzione può essere attuale, abituale, virtuale.
L'intenzione è attuale quando uno compie, coscientemente, una certa azione
per un determinato fine.
L'intenzione è abituale quando si compie un'azione, senza avere coscienza
del fine, ma tuttavia abitualmente l'azione è compiuta per lo stesso fine.
L'intenzione è virtuale quando si compie un'azione, senza avere coscienza
del fine, ma tuttavia quella stessa azione è compiuta per quel determinato
fine; es: un tale sale in auto per andare da Roma a Milano: questo è il fine
principale del viaggio: certamente, mentre guida, non pensa in continuazione
che sta andando a Milano: quando ci pensa la sua intenzione è attuale,
quando non ci pensa la sua intenzione è virtuale: realissima, ma non sempre
conscia.
Se gli chiedessero: "Cosa stai facendo", risponderebbe "Sto andando a
Milano", anche se in quel momento magari stava fischiettando e non stava
pensando di andare a Milano.
Quando noi abbiamo l'intenzione pura come descritta da S. Ignazio per ogni
nostra azione, anche quando questa intenzione non è attuale, ma soltanto
virtuale, noi siamo in stato di preghiera, noi adempiamo al comandamento di
Gesù di "pregare sempre". Se ci chiedessero in un qualunque momento: "Per
chi fai questa azione?" e noi potessimo rispondere, riprendendo coscienza
dell'azione: "Per Dio, per Dio solo", allora siamo in stato di preghiera.
Vorrei ora fare alcuni esempi, proposti dal P. Plus.
Il p. Enrico Maria Boudon, arcidiacono di Evreux, felicemente scrive:
«Desidererei che tutti i cristiani si mantenessero alla presenza di Dio,
nella maniera suggerita dal p. de Condren. Secondo lui, compiere le proprie
azioni in modo tale che, ripensandoci, non si ripeterebbero né in altro modo
né per altri motivi, equivale a mantenersi costantemente alla presenza di
Dio»[8].
N.B le 2 condizioni:
1 - le azioni non si ripeterebbero in altro modo: Ciò significa che le
nostre azioni devono essere fatte bene: la professione, lo studio, i lavori
domestici: immaginiamo come la Madonna faceva le pulizie nella santa casa di
Nazareth. Certamente il suo altissimo grado di orazione continua non le
impediva di pulire a fondo qulla povera casetta. E San Giuseppe non lavorava
certo con sufficienza.
2 - le azioni non si ripeterebbero per altri motivi = ciò significa che ogni
nostra azione è indirizzata alla maggior gloria di Dio (anche salvaguardando
i fini intermedi)
A queste condizioni tutto diventa preghiera:
Il riposo: sentiamo, a questo proposito, cosa insegna Sant'Agnese Della
Croce
«Ho sempre pensato che la notte la mia miglior preghiera fosse il sonno
[...]. Soltanto che non dormo di un sonno completo: il mio cuore veglia
presso il tabernacolo e prego il mio buon Angelo di offrirne ogni battito a
nostro Signore come un atto d'amore»[9]
Le distrazioni degli esterni: è il turno di Santa Maddalena Sofia Barat, che
così scriveva a una superiora:
«Quanto alla vostra difficoltà di raccogliervi e di unirvi a nostro Signore
nel mezzo delle occupazioni dissipanti che vi oberano, non inquietatevi: è
per Dio che le sopportate, e quante occasioni di rinunce vi si offrono!
Certamente questa vita di sacrificio, di lavoro, di sopportazione del
prossimo, è la migliore preghiera che possiate fare, purché eleviate
frequentemente il cuore verso il nostro buon Maestro e operiate soltanto per
Lui»[10]
Riassumendo quanto detto fin'ora, possiamo dire che è preghiera tutto ciò
che sale a Dio. La preghiera può essere esplicita formale, quando ci si
rivolge con la mente a Dio con presenza di attenzione; implicita e
virtuale,quando eseguiamo qualsiasi opera con purità d'intenzione.
Nel primo caso la preghiera è soprattutto col pensiero, nel secondo
soprattutto con la volontà.
Semplice da capire, ma non facile da realizzare: ascoltiamo ancora una volta
i suggerimenti del P. Plus.
2.2.1 - La pratica dell'orazione continua
Il Padre Plus ci propone tre regole pratiche fondamentali:
I. Tutti i giorni un po' di preghiera
II. Un po' di preghiera per tutto il giorno
III. Trasformare tutto in preghiera
2.2.1.1 - Tutti i giorni un po' di preghiera
Abbiamo già come far sì che ogni azione diventi preghiera: ma devo dire che
pretendere di trasformare tutto in preghiera o ritenere di aver pregato
agendo, senza dedicare un certo periodo di tempo alla preghiera propriamente
detta, è un'illusione diabolica. Gesù ha dato un ben altro esempio: chi più
di lui ha potuto agire con intenzione pura, agendo e pregando nello stesso
tempo? Ma i Vangeli ci descrivono un Gesù che passava le notti in orazioneŠ
Come una casa è riscaldata perché ci sono i radiatori, e i radiatori sono
caldi perché nel bruciatore c'é il fuoco (massimo calore), come il calore si
irradia a partire dal fuoco e si diffonde per la casa, così tutta la
giornata può essere di preghiera se c'é un momento irradiante . S. Tommaso
spiega da par suo questo concetto con la sua solita perfetta sintesi: "Ciò
che è primo in un certo ordine è causa di tutto ciò che consegue nel
medesimo ordine"[11].
Così ci deve essere un momento di massima preghiera attuale, perché ne
consegua una vita trasformata in preghiera.
Si può quantificare questo momento? Sebbene nella vita spirituale non
esistano "ricette" e ognuno debba sempre lasciarsi guidare dallo Spirito, è
doveroso tuttavia considerare quanto raccomandano i Pontefici. Leggo alcuni
brani dell'Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, perché
particolarmente adatti a indicare come si devono arricchire con la devozione
le varie forme di vita attiva laicale.
Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, , n° 61: quali pratiche?
"Per preparare e prolungare nella casa il culto celebrato nella Chiesa, la
famiglia cristiana ricorre alla preghiera privata, che presenta una grande
varietà di forme (Š) Oltre alle preghiere del mattino e della sera, sono
espressamente da consigliare, seguendo anche le indicazioni dei Padri
Sinodali: la lettura e la meditazione della parola di Dio, la preparazione
ai sacramenti, la devozione e la consacrazione al Cuore di Gesù, le varie
forme di culto alla Vergine santissima, la benedizione della mensa,
l'osservanza della pietà popolare.
Nel rispetto della libertà dei figli di Dio, la Chiesa ha proposto e
continua a proporre ai fedeli alcune pratiche di pietà con una particolare
sollecitudine ed insistenza. tra queste è da ricordare la recita del
Rosario: "Vogliamo ora, in continuità con i nostri Predecessori,
raccomandare vivamente la recita del santo Rosario in famigliaŠ Non v'é
dubbio che la Corona della beata Vergine Maria sia da ritenere come una
delle più eccellenti ed efficaci preghiere in comune, che la famigli
cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente
auspichiamo che, quando l'incontro familiare diventa tempo di preghiera, il
Rosario ne sia espressione frequente e gradita" (Paolo PP. VI, Esort. Ap.
Marialis cultus, 52-54: AAS 66 (1974), 164 s.). Così l'autentica devozione
mariana, che si esprime nel vincolo sincero e nella generosa sequela degli
atteggiamenti spirituali della Vergine Santissima, costituisce uno strumento
privilegiato per alimentare la comunione d'amore della famiglia e per
sviluppare la spiritualità coniugale e familiare. Lei, la Madre di Cristo e
della Chiesa, è infatti in maniera speciale anche la Madre ella famiglie
cristiane, delle Chiese domestiche".
Ibidem, n° 62: preghiera ed impegno quotidiano:
"Šla preghiera non rappresenta affatto un'evasione dall'impegno quotidiano,
ma costituisce la spinta più forte perché la famiglia cristiana assuma ed
assolva in pienezza tutte le sue responsabilità di cellula prima e
fondamentale della società umana. In tal senso, l'effettiva partecipazione
alla vita e missione della Chiesa nel mondo è proporzionale alla fedeltà e
all'intensità della preghiera con la quale la famiglia cristiana si unisce
alla Vite feconda, che è Cristo Signore.
Dall'unione vitale con Cristo (Š) deriva pure la fecondità della famiglia
nel suo specifico servizio di promozione umana, che di per sé non può non
portare alla trasformazione del mondo".
Riassumendo brevemente l'insegnamento del Papa, tanti buoni motivi per
pregare insieme; tra le preghiere viene raccomandata la recita del Santo
Rosario; dalla fedeltà a queste piccole cose dipende la "buona educazione
dei figli", la "costruzione della Chiesa" e "la trasformazione del mondo".
Capiamo così come ci prendiamo tragicamente in giro se parliamo di nuova
Evangelizzazione e poi non adempiamo al dovere della preghiera.
2.2.2.2 - Un po' di preghiera per tutto il giorno
Per mantenere lo stato di orazione, il Padre Plus raccomanda frequenti
orazioni giaculatorie (Cuore di Gesù confido in Voi, Gesù mio misericordia,
Venga il tuo Regno etc. orazioni brevissime che il cuore suggerisce), le
quali intessono tutta la giornata di preghiera, e rendono più facile la
purezza di intenzione.
Per ricordare di ripetere queste giaculatorie, sono raccomandabili degli
agganci mnemonici: quando si entra o si esce di casa, in particolari momenti
del lavoro, quando si sale in auto etc.
Per quanto riguarda questa pratica nella vita familiare, può essere utile
adorare la presenza di Dio, che si attua mediante la Grazia, nell'anima dei
bambini, specialmente se sono ancora molto piccoli e quindi incapaci di
commettere un peccato mortale; ancora è necessario insegnare ai bambini
questa pratica, sfruttando tutte le occasioni (es: all'inizio del gioco, dei
compiti etc.).
In questo genere di preghiera, sebbene non siano giaculatorie in senso
stretto, si possono annoverare le preghiere prima e dopo i pasti: sono
preghiere oltremodo "familiari", che arrecano veramente una connotazione di
"sacralità" a tutta la nostra giornata.
Ecco ancora alcune considerazioni sulle giaculatorie di S. Francesco di
Sales:
"Šcome gli innamorati di un amore umano e naturale hanno quasi continuamente
i loro pensieri rivolti verso la persona amata, il cuore pieno di affetto
verso di essa e la bocca piena delle sue lodi, e quand'essa è lontana non
perdono una sola occasione per testimoniare per lettera i loro sentimenti,
mentre incidono sulla corteccia degli alberi il loro amato; così coloro che
amano Dio non possono stare senza pensare a lui, senza respirare per lui,
aspirare a lui e parlare di lui, e vorrebbero, se fosse possibile, scolpire
nel cuore di tutti gli uomini il sacrosanto nome di Gesù; tutte le cose sono
per loro un invito a fare ciò, e non vi é creatura che non annunzi loro le
lodi del beneamato; e, come dice S. Agostino (Enarratio II in Psalmum
26,12), citando S. Antonio (SOCRATES, Historia, IV, 23), tutto ciò che
esiste nel mondo parla loro un linguaggio muto ma intelligentissimo, in
favore del loro amore; tutte le cose destano in loro buoni pensieri, che
danno origine a frequenti slanci ed aspirazioni a Dio"[12].
I santi hanno praticato questa forma di orazione: nella vita di alcuni Padri
del deserto si legge come si esercitavano nel rinnovare il ricorso a Dio,
raggiungendo nella giornata cifre straordinarie di giaculatorie. San
Leonardo da Porto Maurizio, per esempio, aveva preso la risoluzione di
ripetere l'invocazione Gesù mio, misericordia mille volte al giorno,
mentalmente o vocalmente. San Luigi Gonzaga ‹ attesta una rivelazione di
santa Maria Maddalena de' Pazzi ‹ non smetteva di lanciare verso il cielo
frecce infuocate di amore di Dio, San Francesco Saverio ripeteva cosi spesso
l'invocazione O Santissima Trinitas, che gli idolatri avevano preso
l'abitudine di ripeterla senza comprenderne il significato.
2.2.2.3 - Trasformare tutto in preghiera
Abbiamo già visto prima come la purezza d'intenzione trasformi in preghiera
tutta la nostra attività. Da un punto di vita pratico, troveremo giovamento
se misureremo il nostro agire con i due criteri chiave del p. de Condren.
Rifaremmo una certa cosa allo stesso modo, o faremmo meglio? Per chi stiamo
operando? Per il nostro amor proprio? Per vanità? Per la gloria di Dio? Il
più delle volte le nostre intenzioni sono miste, cioè c'è sempre l'amor
proprio che fa capolino e trascina verso la terra ciò che noi vorremmo fosse
solo per il cielo. Succede come al ristorante, quando, davanti a un bel
piatto di minestra squisita e fumante, mentre siamo sul punto di
assaporarla, scopriamo che nel piatto c'è una mosca! Si tratta di un piccolo
insetto, ma pur così piccolo ‹ rovina tutto. Così fa l'amor proprio con il
bene che, per grazia di Dio, realizziamo. Conviene allora rettificare spesso
le intenzioni; tra le giaculatorie ripetere spesso "per te Gesù" o simili.
San Francesco di Sales diceva: "Signore, se anche una sola fibra del mio
cuore non palpita per te, strappala!".
Mai come in questo caso è necessaria la devozione a Maria Regina dei Cuori:
se ci consacriamo alla Madonna secondo il modo suggerito da San Luigi M.
Grignion de Montfort, cioè affidando a Lei anche i nostri meriti, la nostra
buona Madre ce li prende prima che li possiamo sciupare e li rimette in
circolo nel Copro Mistico con tutto il loro valore[13].
2.3 - Bisogna pregare sempre senza stancarsi
Senza stancarsi può significare due concetti: da un lato, che bisogna
pregare con perseveranza, superando le difficoltà dell'orazione; dall'altro
che dobbiamo pregare senza tiepidezza, ovvero sempre pieni di devozione.
2.3.1 - Superando le difficoltà.
Rimando a un trattato più completo di teologia spirituale una spiegazione
completa delle difficoltà che si incontrano nella vita di orazione. Mi
limito qui a toccare bevente due argomenti: la risposta all'obiezione sono
occupato in cose importantissime e le aridità nella preghiera.
2.3.1.1 - Sono occupato in cose importantissimeŠ
Diceva il Padre Bouillon S.I.
«Si rimane alzati sedici ore. Non si troverà 1/16 della propria giornata?
Macché! Vi sono proprio sedici cose più importanti tutti i giorni?»[14].
Ciò per la meditazione di un'ora; se è solo di mezz'ora o di un quarto d'ora
il tempo si riduce a 1/32 o 1/64. Ed ora permettetemi di offrirvi un altro
esempio che faccio ai bambini del catechismo della mia parrocchia:
"L'udienza del Re dei cielo. - L'imperatore Carlo V stava un giorno a
pregare quando gli fu annunziato che un ambasciatore straniero chiedeva di
parlargli soltanto per pochi minuti, aggiungendo che doveva annunziargli
cose della più alta importanza. Ma l'imperatore ricusò di ascoltarlo e si
contentò di dire: «Io sono occupato intorno ad affari infinitamente più
seri, perché sono all'udienza del Re del cielo». - Così dobbiamo far noi
riguardo alle preoccupazioni terrene quando preghiamo: non dar loro ascolto
perché siamo noi in udienza dei Re del cielo"[15].
2.3.1.2 - Mi distraggo e non provo alcuna consolazioneŠ
Anche questo è un argomento troppo vasto per essere esaurito in toto in una
conversazione come questa; mi limiterò a leggere alcune parole consolanti di
alcuni maestri spirituali. Teniamo conto poi che la preghiera è gradita a
Dio non per i nostri sforzi e/o i nostri risultati, ma per la bontà stessa
di Dio: Egli non ci ascolta perché siamo bravi noi, ma perché è buono Lui.
La nostra preghiera, in qualunque condizione venga fatta (salvo ovviamente
il caso di distrazione volontaria grossolana) gli è sempre gradita. A volte
ci perdiamo di coraggio perché facciamo di noi stessi il centro
dell'orazione. Se invece teniamo sempre fisso lo sguardo su Gesù e crediamo
che Egli non può che esaudirci sempre in modo superiore alle nostre
richieste o aspettative, allora ci importerà poco di quello che abbiamo
sentito nell'orazione; ci importerà l'opera di Dio in noi, non la nostra. Ma
veniamo ora agli insegnamenti disanti:
Voi mi dite che nella meditazione vi rimanete come un fantasma o una statua.
Sappiate che il rimanervi così non è poco, perché è grande felicità per noi
stare alla presenza di Dio. Accontentatevi di ciò. Anche questo stare
produce il suo frutto. (S. Francesco di Sales)
Perseverare nella meditazione senza ricavarne frutto non è tempo perduto, ma
molto fruttuoso, perché si lavora senza interesse per la sola gloria di Dio.
(S. Teresa d'Avila)
Nella meditazione, dobbiamo sopportare con pazienza, quella folla di
pensieri, di immaginazioni importune o di movimenti naturali e impetuosi,
che provengono sia dall'anima per la sua aridità e dissipazione; sia dal
corpo perché non troppo sottomesso allo spirito. Ma non scorgeremo tutte
queste imperfezioni se non quando Dio ci aprirà gli occhi dell'anima come
usa fare con chi medita. (S. Teresa d'Avila)
L'uomo spirituale, quando medita, stia con attenzione amorosa in Dio e con
tranquillità d'intelletto, quando non può meditare, pur sembrandogli di non
far nulla. Se per questo avesse scrupoli rifletta che non sta facendo poco
tenendo l'anima in pace senza bramosia o desideri. (S. Giovanni della Croce)
Se avviene che non avete gusto o consolazione nella meditazione, vi prego di
non turbarvi. Se non restate consolato per la vostra grande aridità non
preoccupatevi. Continuate a stare davanti a Dio con contegno devoto e
tranquillo. Egli. certamente gradirà la vostra pazienza . (S. Francesco di
Sales)
Se un giorno non potete meditare, riparate questa perdita con brevi
preghiere e atti d'amore, con la lettura di qualche pagina di buon libro o
con qualche penitenza che impedisca la continuazione di questo difetto,
rinnovando una ferma risoluzione, di non lasciarla il giorno dopo.
(S. Francesco di Sales)
2.3.2 - Senza tiepidezza, con devozione.
Ascoltiamo nuovamente il santo Vescovo di Ginevra:
"La vera e viva devozione, Filotea, esige l'amore di Dio, anzi non è altro
che un vero amore di Dio; non un amore genericamente inteso. Infatti l'amore
di Dio si chiama grazia in quanto abbellisce l'anima, perché ci rende
accetti alla divina Maestà; si chiama carità, in quanto ci dà la forza di
agire bene; quando poi è giunto ad un tale livello di perfezione, per cui,
non soltanto ci dà la forza di agire bene, ma ci spinge ad operare con cura,
spesso e con prontezza, allora si chiama devozione. Gli struzzi non possono
volare, le galline svolazzano di rado, goffamente e rasoterra; le aquile, le
rondini e i colombi volano spesso, con eleganza e in alto.
Similmente i peccatori non riescono a volare verso Dio, ma si spostano
esclusivamente sulla terra e per la terra; le persone dabbene, che non
possiedono ancora la devozione, volano verso Dio per mezzo delle buone
azioni, ma di rado, con lentezza e pesantemente; le persone devote volano in
Dio con frequenza, prontezza e salgono in alto.
A dirlo in breve, la devozione è una sorta di agilità e vivacità spirituale
per mezzo della quale la carità agisce in noi o, se vogliamo, noi agiamo per
mezzo suo, con prontezza e affetto. Ora, com'è compito della carità farci
praticare tutti i Comandamenti di Dio senza eccezioni e nella loro totalità,
spetta alla devozione aggiungervi la prontezza e la diligenza. Ecco perché
chi non osserva tutti i Comandamenti di Dio non può essere giudicato né
buono né devoto. Per essere buoni ci vuole la carità e per essere devoti,
oltre alla carità, bisogna avere grande vivacità e prontezza nel compiere
gli atti.
Siccome la devozione si trova in grado di carità eccellente, non soltanto ci
rende pronti, attivi e diligenti nell'osservare tutti i Comandamenti di Dio;
ma ci spinge inoltre a fare con prontezza e affetto tutte le buone opere che
ci sono possibili, anche se non cadono sotto il precetto, ma sono soltanto
consigliate o indicate.
Come un uomo guarito di recente da una malattia, cammina quel tanto che gli
è necessario, piano piano e trascinandosi un po', così il peccatore, guarito
dal suo peccato, cammina quel tanto che Dio gli comanda, trascinandosi
adagio adagio fino a che non giunga alla devozione. Allora, da uomo
completamente sano, non soltanto cammina, ma corre e salta nella via dei
Comandamenti di Dio e, inoltre, prende di corsa i sentieri dei consigli e
delle ispirazioni celesti.
In conclusione, si può dire che la carità e la devozione differiscono tra
loro come il fuoco dalla fiamma; la carità è un fuoco spirituale, che quando
brucia con una forte fiamma si chiama devozione: la devozione aggiunge al
fuoco della carità solo la fiamma che rende la carità pronta, attiva e
diligente, non soltanto nell'osservanza dei Comandamenti di Dio, ma anche
nell'esercizio dei consigli e delle ispirazioni del cielo".[16]
Conclusione
Vorrei concludere lasciando ancora parlare i santi: adesso tocca a San
Leonardo da Porto Maurizio:
"La mia vocazione sono le missioni e la solitudine: predicare le missioni
per essere sempre occupato per Dio, ritirarmi in solitudine per essere
sempre occupato in Dio. Tutto il resto è vanità".
Ognuno di noi, non ha forse la medesima vocazione? Come dunque trasformare
in preghiera il nostro apostolato in Internet?
La nostra preghiera esplicita e formale, con giaculatorie e le frequenti
rettifiche della purezza di intenzione = essere occupati in Dio; i doveri di
stato e l'apostolato in Internet: essere occupati per Dio.
E adesso invece ascoltiamo quanto Gesù disse a Santa Geltrude:
"Pensi forse che lo sposo abbia meno piacere quando s'intrattiene
familiarmente e teneramente con la sposa nella camera nuziale, che quando è
fiero di vederla apparire in pubblico nello splendore dei suoi
ornamenti?"[17]
Intratteniamoci con lo sposo nell'orazione e mostriamo i suoi doni con una
vita tutta trasformata in preghiera!
E perché questo riesca, ci affidiamo nuovamente ‹ numquam satis ‹ alla Beata
sempre Vergine Maria. Saimo tutti tuoi!
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[1] Mi rifaccio quasi in toto, per questa meditaione, al prezioso libretto
del P. Rodolphe Plus S.J., Come pregare sempre, Sondrio. San Lorenzo, 1984.
Ove nonindicato diversamente, le citazioni sono tratte, passim, da questo
libro. Così anche le referenze dei libri in lingua straniera sono presentate
come citate dal P. Plus.
[2] Lc 18, 1-8.
[3] S. Alfonso M. de' Liguori, Del gran mezzo della preghiera, cap I
conclusione.
[4] "In sede strettamente dommatica si deve dire che Alfonso elaborò una
dottrina della grazia imperniata sulla preghiera, la quale restituirà alle
anime il respiro della fiducia e l'ottimismo della salvezza. Scrisse tra
l'altro: «Dio non nega ad alcuno la grazia della preghiera, con ogni
concupiscenza e ogni tentazione. E dico, e replico e replicherò sempre sino
a che avrò vita che tutta la nostra salute sta nel pregare». Da qui il
famoso assioma: «Chi prega si salva, chi non prega si danna». Lettera
apostolica Spiritus domini del sommo pontefice Giovanni Paolo II per il
bicentenario della morte di S. Alfonso maria de' Liguori (1-8-1987).
[5] Mons. G. Perardi, Nuovo Manuale del Catechista, Torino LICE, 1914, p.
537.
[6] Filotea, cap. III.
[7] Esercizi Spirituali, 46.
[8] In Continua preghiera, p. 22.
[9] Sant'Agnese Della Croce, delle Guardie Adoratrici dell'Eucaristia, dette
di saint'Aignan, Vita, Lethellieux, p. 84
[10] P. Alessandro Brou S.I., Travail et Prière: Sainte Mad. Sophie Barat,
Beauchesne, Parigi 1925, pp. 282 e 181-182
[11] "Cum primum in quolibet ordine sit causa eorum quae consequuntur"; S.
Theol., I, q. 105, a. 3, c.
[12] Filotea, cap. 13.
[13] Ecco alcune parole del Trattato della vera devozione a Maria che
spiegano questi concetti: "[87] QUINTA VERITÀ - Data la nostra debolezza e
fragilità, ci è molto difficile mantenere le grazie e i tesori ricevuti da
Dio.
1) Perché portiamo questo tesoro, che vale più del cielo e della terra, in
vasi di creta, vale a dire in un corpo corruttibile e in un'anima debole ed
incostante che un nulla sconcerta e abbatte.
[88] 2) Perché i demoni, che sono ladri astuti, cercano di prenderci alla
sprovvista per derubarci e svaligiarci. A tal fine, spiano giorno e notte il
momento favorevole, Si aggirano di continuo intorno a noi per divorarci e
toglierci in un momento, con un peccato, quanto abbiamo potuto guadagnare di
grazie e di meriti in parecchi anni. La loro malizia, la loro esperienza, le
loro insidie e il loro numero devono farci temere infinitamente tanta
sventura, sapendo che persone più ricolme di grazie, più ricche di virtù,
più mature per esperienza e più elevate in santità sono state sorprese,
derubate e infelicemente spogliate.
Ah, quanti cedri del Libano e stelle del firmamento si sono visti cadere
miseramente e perdere in poco tempo tutta la loro altezza e il loro
splendore! Da che cosa dipende questo strano cambiamento? Non certo da
mancanza di grazia - la grazia è data a tutti - ma da mancanza di umiltà. Si
credevano più forti e più sufficienti di quanto non fossero, si sono fidati
e appoggiati su se stessi, hanno creduto la loro casa abbastanza sicura e le
loro casseforti abbastanza solide per custodire il prezioso tesoro della
grazia. Così, per questo loro appoggio impercettibile su se stessi - anche
se pareva loro di contare soltanto sulla grazia di Dio - il Signore
giustissimo ha permesso che siano stati derubati e abbandonati a se stessi.
Ahimè! Se avessero conosciuto la meravigliosa devozione che sto per
spiegare, avrebbero affidato il loro tesoro alla Vergine potente e fedele. E
lei l'avrebbe custodito come un bene proprio, anzi se ne sarebbe fatto un
dovere di giustizia.
[89] 3) È difficile perseverare nello stato di grazia, a causa
dell'incredibile corruzione del mondo. Il mondo, infatti, è corrotto a tal
punto, che gli stessi cuori religiosi sono ricoperti quasi necessariamente
se non dal suo fango, almeno dalla sua polvere. È davvero una specie di
miracolo se qualcuno rimane saldo in mezzo a questo impetuoso torrente senza
essere o sommerso dalle onde o depredato dai pirati e dai corsari, in mezzo
a questa aria inquinata senza rimanerne danneggiato.
La Vergine fedelissima e mai vinta dal demonio opera un tale miracolo a
favore di quelli e quelle che l'amano nella forma migliore".
[14] P. Bouillon S.I., Dernières pensées, Librairie du S.C., Lione, p. 72.
[15] Mons. G. Perardi, Nuovo Manuale del Catechista, Torino LICE, 1914, p.
538.
[16] Filotea, 1.
[17] Santa Geltrude, Le Héraut de l'amour divin, Ed. Oudin, 1876, I, p. 209.
In Jesu et Maria
Sac. Alfredo M. Morselli
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
In Jesu et Maria
Sac. Alfredo M. Morselli
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Regina SS. Rosarii, ora pro nobis!
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