ASPETTI E SVILUPPI
DELLA GRAZIA IN MARIA SANTISSIMA
SECONDO LA DOTTRINA DI S. GIOVANNI DELLA CROCE*
di P. Gabriele di S. M. Maddalena O.C.D.
Comincio con una domanda:
Non è una cosa arbitraria, e quindi temeraria, volersi servire della
dottrina di S. Giovanni della Croce per descrivere lo sviluppo della grazia
nell'anima di Maria? Non è forse vero che, nelle sue opere, il Dottore
mistico rarissimamente parlò in modo esplicito di Maria Santissima, come del
resto di qualunque Santo, essendo egli sempre ed unicamente inteso a far
conoscere lo stato di unione con Dio ‹ cioè la meta alla quale vuol condurre
l'anima ‹ e la via che vi porta effettivamente? Non è un esporsi a cadere
nel regno delle pie fantasie il voler ricostruire la vita spirituale della
Madonna, che fu una creatura del tutto privilegiata, con i principi di una
dottrina che intende illuminare il cammino comune delle anime contemplative?
E sarà questa dottrina applicabile allo studio della vita interiore della
Madonna?
Risponderà Io stesso Santo.
È vero che egli non parla molto della Madonna: nelle sue opere maggiori
possiamo appena citare quattro testi dove la ricorda in modo esplicito[1],
ma questi bastano per dimostrare ad evidenza che, secondo il pensiero del
Dottore mistico, le dottrine da lui esposte si verificano anche, ed anzi nel
modo più pieno e più perfetto, nella vita spirituale di Maria Santissima.
Dirò di più: uno solo di questi testi basterebbe per rendere pienamente
legittimo quel che intendiamo fare.
Si sa che tutta la dottrina di S. Giovanni della Croce si aggira intorno
allo stato di unione con Dio che costituisce difatti il punto centrale di
tutto il suo insegnamento. Ora, egli dichiara esplicitamente che questo
stato si è verificato nella Madonna in maniera veramente singolare; dice
infatti nel modo più formale che Maria «dalla sua origine fu elevata a
questo stato»[2] di unione col Signore.
Il Santo intende quindi evidentemente che la dottrina da lui esposta trova
la sua applicazione anche nella vita spirituale della Madonna; tuttavia
dobbiamo tener conto che in Lei non si può parlare di una «via all'unione»
appunto perché fin da principio era già innalzata a questo alto stato;
invece tutto ciò che appartiene alla vita dell'anima giunta all'unione si
deve ritrovare in Lei, e certamente nel modo più perfetto.
Essendo quindi l'affermazione della presenza dello stato di unione
nell'anima di Maria così importante per poterci permettere di contemplare la
sua anima alla luce della dottrina di S. Giovanni della Croce, bisogna prima
di tutto esporre come questa affermazione sia ben fondata; ne dedurremo poi
le conseguenze.
I.
MARIA INNALZATA ALLO STATO DI UNIONE
Quando S. Giovanni della Croce propone Maria come modello all'anima che vuol
salire alle vette del Monte Carmelo, simbolo dell'unione più intima con Dio,
non fa altro che esprimere in modo personale e veramente geniale
un'antichissima tradizione della sua famiglia religiosa raccolta in un
libro, che sembra risalga al XIII secolo e che ha per titolo: Istituzione
dei primi monaci. S. Giovanni l'ha evidentemente conosciuto; esso faceva
parte dei preziosi documenti raccolti nel famoso Speculum Ordinis stampato a
Venezia nel 1507 e, che, nel 1563, quando il Santo ventunenne entrò
nell'Ordine, doveva essere diffuso nei principali conventi. Probabilmente
l'avrà trovato a Medina del Campo dove fece il Noviziato e sicuramente a
Salamanca dove studiò e frequentò l'Università. In quel libro trovò esposto
nel modo più attraente come, non solo il profeta Elia, il grande
contemplativo, è il modello della vita carmelitana, ma anche Maria
Santissima, che gli antichi carmelitani si compiacevano di chiamare loro
«Sorella», appunto perché Ella aveva vissuto nel modo più perfetto quella
vita tutta di purezza che essi volevano coltivare quale mezzo più efficace
per giungere presto all'unione con Dio.
Nella nuvoletta contemplata dal grande Profeta ‹ la quale, salendo dal mare,
ricoprì il Carmelo e si sciolse in abbondante pioggia ‹ l'antico autore vede
una prefigurazione di Maria, ed enumerando le diverse proprietà della
nuvoletta, vi trova tanti simboli delle prerogative della Madonna: è
l'Immacolata, è la prima donna che ha fatto il voto di verginità, è la
privilegiata Madre di Dio[3]. Fra le creature ve ne può essere un'altra in
cui si mostri meglio come la vita di purezza conduce alla maggiore intimità
con Dio?
Giovanni, innamorato fin da bambino della Madonna, deve godere immensamente
di poter e dover ormai regolare tutta la sua vita su quella di Colei che gli
antichi scrittori dei suo Ordine si compiacciono di chiamare anche «Madre
del Carmelo», Mater Carmeli![4]. E' una gioia intima alla quale egli non
potrà mai più rinunciare; e quando, coi suo genio, darà all'ideale
dell'Ordine la formulazione definitiva proclamando che esso consiste nello
stato di unione che, unisce l'anima con Dio nel modo più intimo, si sentirà
spontaneamente portato a vedere quest'ideale realizzato in Colei la cui vita
sa di dover imitare, e vedrà spontaneamente in Maria il modello dell'anima
giunta all'unione con Dio. Difatti scrive: «Da principio Maria fu elevata a
questo altissimo stato»!
È questa una intuizione del suo cuore o è il giudizio di un teologo
profondo?
Per noi non c'è dubbio: l'amore per Maria ha potuto dargliene il
presentimento, ma il suo sguardo penetrante di geniale teologo ha scoperto
la luminosissima verità!
Giovanni sa che Maria è l'Immacolata. Però nell'Immacolata Concezione non
vede soltanto la preservazione dal peccato originale; ne intuisce anche
l'aspetto positivo cioè la presenza della grazia santificante nell'anima di
Maria fin dal primo momento della sua esistenza.
«Da principio», dunque, Maria fu elevata allo stato di grazia. Ma non è
tutto. La grazia con cui Maria Santissima iniziò quella che potremmo
chiamare la sua «carriera spirituale» fu, secondo, l'insegnamento molto
comune dei teologi, più grande, più intensa, più perfetta di quella che i
più grandi santi raggiungono al termine della loro ascesa. Ora, tutti i
Santi raggiungono come ultima meta lo stato di unione. Maria dunque che, fin
dal principio, stava nella vita della grazia più in alto dei Santi al
termine della loro carriera, doveva, dal primo momento della sua esistenza,
godere dello stato di unione. L'affermazione del Dottore mistico è quindi
veramente giustificata.
A condizione però che lo stato di unione segni effettivamente la perfezione,
la piena maturazione della vita della grazia. Per dare quindi una
dimostrazione completa è necessario esporre come lo stato di unione non sia
altro che la piena perfezione spirituale.
Ma neppure questo presenta grande difficoltà, perché il Dottore mistico ci
ha lasciato una definizione dello stato di unione che dimostra limpidamente
come in esso consiste la piena maturità della vita spirituale. Dice infatti:
«Lo stato di unione consiste ‹ e quando un teologo usa la parola «consiste»
vuole indicare quali sono gli elementi richiesti e sufficienti per
realizzare l'oggetto della sua definizione ‹ lo stato di unione consiste
nell'essere l'anima, secondo la volontà, del tutto trasformata nella volontà
di Dio, di modo che in questa volontà non vi sia più nulla dì contrario alla
volontà di Dio, ma che in tutto e per tutto, ciò che la muove sia solamente
la volontà di Dio»[5].
Lo stato di unione consiste quindi nella trasformazione della volontà umana
nella volontà divina, trasformazione che richiede due condizioni: la prima,
previa e negativa: nella volontà umana non vi deve essere più nulla
contrario alla volontà divina, nulla, cioè nessun attaccamento che la renda
prigioniera della creatura, sicché questa domini in qualche modo nel suo
affetto e la spinga ad agire per amore della creatura stessa: tutto ciò deve
essere eliminato.
La seconda condizione invece è positiva e costitutiva, ma non si può
realizzare se manca la prima, ossia: ciò che muove la volontà umana in tutto
e per tutto è solamente la volontà di Dio. Il che vuol dire: non vi è più
nessun impulso d'amor proprio, d'amore disordinato alle creature che muove
una tale anima; ella riceve il suo impulso ad agire unicamente dalla volontà
divina, dal beneplacito divino: è un'anima che vive in balía della volontà
divina. Proprio in questo consiste anche la perfezione della carità che è la
sostanza della perfezione cristiana: quindi lo stato di unione non è altro,
in realtà, che la vera perfezione della vita spirituale.
Il nostro Santo vede con tanta chiarezza questo stato realizzato in Maria
nella maniera più perfetta, che gli piace completare la sua affermazione
fondamentale esponendo il modo in cui le due condizioni dello stato di
unione si sono verificate in Maria: «mai vi fu impressa nell'anima di Lei
forma di creatura che la muovesse ad agire (precisamente perché non ebbe mai
nessun attacco al creato, ma sempre la sua mozione venne dallo Spirito
Santo»[6].
Quest'ultima espressione è particolarmente suggestiva, appunto perché
determina quale sia l'impulso che muove l'anima giunta alla trasformazione
d'amore dello stato dì unione: "Quest'impulso è, l'impulso divino, cioè la
Persona divina dello Spirito Santo che, divenuto pienamente padrone
dell'anima, la muove in tutte le sue operazioni. Lo vedremo subito
continuando la nostra indagine, che, alla luce della dottrina del Dottore
mistico, ci permetterà di penetrare nel segreto della più intima vita
spirituale della Madonna.
II.
CONSEGUENZE
Infatti, una volta dimostrato che lo stato dì unione si verificò nell'anima
di Maria fin dal primo momento della sua esistenza per prendere poi una
forma sempre più perfetta ‹ perché nell'anima della Madonna, durante tutta
la vita, la grazia fu in continuo aumento ‹ e anzi, che fin d'al principio,
questo stato di unione fu in Lei più perfetto che nei più grandi Santi al
termine della loro vita, diventa del tutto legittimo attribuire
esplicitamente alla Madonna tutte le proprietà e prerogative dell'anima
giunta a questo sublime stato e che S. Giovanni della Croce ha indagato e
messo in luce con insuperabile maestria.
Basandoci su queste preziose informazioni potremo spingere lo sguardo
nell'intimo santuario della vita interiore di Maria e contemplare l'abituale
stato del suo animo ‹ le sue continue ascensioni in Dio nella preghiera ‹,
la sua più delicata adesione ai voleri divini nell'azione e nel compimento
della sua missione: aspetti tutti di una vita che nello stesso tempo si
rivela particolarmente feconda per la Chiesa. Vedremo infine come tutte
queste ricchezze spirituali continuarono a crescere in Lei fino alla sua
beata morte.
> Stato d'animo abituale
Dicevamo, col Dottore mistico che, vivendo nello stato di unione, l'anima di
Maria si trovava in tutto il suo agire sotto l'impulso dello Spirito Santo.
È la caratteristica dello stato di unione sulla quale il Santo ha
maggiormente insistito e che sembra anche essere la radice di altre due
prerogative in cui si riverbera l'alta qualità spirituale dello stato di
unione: la piena pacificazione e serenità dell'anima e la magnifica
armonizzazione di tutte le sue facoltà impiegate contemporaneamente nel solo
esercizio dell'amore.
Nello stato di unione ‹ ama ripetere S. Giovanni ‹ l'anima vive una vita
divina fino al punto da «sembrare più Dio che anima» e questo precisamente
perché tutta la sua attività appare divinizzata.
«Oh dichosa ventura!» O beata sorte! canta l'anima che, uscendo dal
tenebroso cammino dell'oscura notte di purificazione, giunge finalmente allo
stato di unione in cui «passò dalla conversazione e operazione umana
all'operazione e conversazione divina». Cioè: il mio intelletto uscì da sé
cambiandosi, da umano e naturale, in divino, perché... unendosi con Dio, già
non intende più per proprio vigore e lume naturale, ma per la divina
sapienza con cui si unì. E la mia volontà uscì da sé, diventando divina,
perché, unita col di-vino amore, non ama più bassamente con la sua forza
naturale, ma con la forza e la purezza dello Spirito SantoŠ e così la
volontà intorno a Dio non opera più umanamenteŠ E infine tutte le forze e
gli affetti dell'anima si rinnovano con diletti di tempra divina»[7].
«L'anima, come vera figlia di Dio, è mossa in tutto dallo spirito di Dio,
come insegna S. Paolo quando dice che coloro che sono mossi dallo Spirito di
Dio sono figli di Dio stesso»[8].
Lo Spirito Santo che dimorava nella santissima Anima di Cristo «come nel suo
tempio preferito» - per usare la bella espressione dell'enciclica «Mystici
Corporis» ‹ e la teneva tutta sotto il suo influsso, così dimora anche nel.
l'anima giunta all'unione trasformante. È diventato anzi il suo vero
principio di azione che la muove in tutto; è diventato come l'anima
dell'anima stessa.
Anche l'anima di Maria, così ricca di grazia, così arresa ai voleri divini,
doveva essere per lo Spirito Santo un luogo di singolare compiacimento in
cui Egli regnava totalmente e Che inondava di pace e di armonia.
Il senso cristiano ricusa di vedere nell'anima della Madonna qualsiasi
specie di turbamento umano: abbiamo bisogno di vederla tutta serena, tutta
composta, anche spiritualmente, dolce ed amabile, tranquilla e sicura; e
tale è l'anima giunta allo stato di unione appunto perché sotto la mozione
pacificante dello Spirito Santo, che prende il comando di tutto il suo
agire, ogni movimento non pienamente ordinato scompare.
In ispecie le emozioni della sensibilità, di cui l'uomo non si rende mai del
tutto padrone, si quietano perfettamente appena lo Spirito Santo governa
appieno l'anima: «in tale stato ‹ spiega il Santo ‹ il Signore dà alla sua
sposa abbondanza di beni e forza e soddisfazione con le dolci lire della sua
soavitàŠ affinché dette affezioni, non solo non regnino in lei, ma neppure
possano recarle il minimo dispiace re»[9]. Sembra che con questa
pacificazione delle emozioni sensibili debba sparire per l'anima una grande
causa di sofferenza. Il Santo aggiunge però in proposito: « Tuttavia alcune
volte e in date occasioni Dio dispensa l'anima su questo punto, affinché
meriti di più e s'infervori nell'amore... come fece con la Vergine Madre».
E' una nuova attestazione della presenza dello stato di unione nell'anima di
Maria, ma è insieme l'affermazione di una « eccezione » che si verificò in
Lei riguardo ad una prerogativa- di questo stato e sulla quale dovremo
fermarci più avanti: per compiere la sua missione, era necessario che la
Madonna potesse soffrire.
Però, sotto la continua mozione divinizzante che si estendeva a tutte le
potenze, Maria provava nel suo interno una mirabile armonia delle sue
facoltà tutte impiegate nell'esercizio dell'amore divino.
«È l'anima impiegata
con tutto il capitale al suo servizio
ŠŠŠŠŠŠŠŠŠŠŠŠŠ
ché Solo nell'amare è il mio esercizio!»[10]
canta l'anima giunta all'unione e nessuno può cantarlo meglio della Madonna.
E il Santo commenta: «Ogni facoltà dell'anima e del corpo, la memoria,
l'intelletto e la volontà, i sensi esterni ed interni, gli appetiti della
parte sensitiva e spirituale, tutto insomma, si muove per amore e, in amore:
nell'operare faccio ogni cosa con amore e nel patire soffro tutto con gusto
di amoreŠ Felice vita, felice stato, e fortunata l'anima che vi
giunge!»[11].
Oh, sì, Maria: felice ti diranno tutte le generazioni perché sei Madre di
Dio, ma anche perché sei madre del bell'amore, che regna splendidamente nel
tuo cuore e lo trasforma in luogo di delizie per Iddio! Perciò il tuo cuore
ha attirato il Verbo divino che ha voluto nascere da te!
> Ascensioni in Dio nella preghiera
Ma se lo Spirito Santo celebra nell'anima dì cui sì è totalmente impadronito
le feste d'amore splendidamente descritte da S. Giovanni della Croce nella
1ª strofa della Fiamma d'amor viva, quali non saranno quelle che dovette
celebrare di continuo nelle ascensioni mistiche del cuore della sua Sposa
prediletta?
«L'anima, dice S. Giovanni, posta in tale stato di trasformazione di amore è
abitualmente come il legno investito dal fuoco; i suoi atti poi sono come la
fiamma che nasce dal fuoco dell'amore, la quale con tanta più veemenza ne
esce, quanto più intenso è il fuoco dell'unione: fiamma in cui si uniscono e
si innalzano gli atti della volontà rapita e assorta nella fiamma dello
Spirito Santo, simile all'angelo che salì a Dio nella fiamma del sacrificio
di Mapue»[12].
Quando l'anima di Maria, così profondamente unita e trasformata nell'amore,
si raccoglieva nella preghiera in cui il suo spirito sempre con nuovo
slancio si innalzava al Signore, il suo atto di amore veniva dallo Spirito
Santo come rapito ed assorbito in quella corrente di amore che è Egli
stesso, ed allora si verificava in Lei, nel modo più pieno, ciò che S.
Giovanni della Croce amava ripetere dell'anima trasformata nei momenti più
alti della sua contemplazione: «l'anima ama Dio con la volontà di Dio la
quale è anche volontà sua, e così lo amerà quanto è amata da Dio, poiché lo
ama con la volontà dello stesso Dio e con lo stesso amore col quale Egli
l'ama, che è lo Spirito Santo il quale è dato all'anima»[13].
Così la Madonna nella sua preghiera contemplativa arrivava veramente a dare
a Dio il «contraccambio» nell'amore[14], giungendo in tal modo alla vera
gioia nell'amore «perché l'amante non può essere soddisfatto se non sente di
amare quanto è amato»[15]. L'amore mistico però, con l'esperienza che esso
comunica, è rivelatore delle grandezze divine; intuiamo così quanto profondo
doveva essere in Maria quel senso contemplativo di Dio, caratteristico delle
anime mistiche.
In queste sublimi elevazioni Maria doveva anche sentirsi partecipe della
vita trinitaria sperimentando, nella corrente di vita divina che allora la
invadeva, una duplice processione di luce e di amore in cui si riflettono le
due processioni delle Divine Persone[16]. E' vero che tale coscienza della
partecipazione alla vita trinitaria suppone nell'anima la conoscenza
dogmatica dell'altissimo mistero, ma nessuno può dubitare che Maria, almeno
dal momento dell'annunciazione, abbia avuto una distinta rivelazione del
mistero trinitario. L'angelo Gabriele stesso, inviatole dal Padre celeste,
le parlò dello Spirito Santo e di Colui che doveva nascere da Lei e che
sarebbe stato chiamato il Figlio di Dio.
Quale intimità con Dio suppone tutto questo!
E quanto potente, dunque, sarà sul Cuore di Dio una creatura a Lui così cara
quando ella gli porgerà le sue suppliche! S. Giovanni della Croce, sempre
seguendo il solco della trasformazione di amore, si è spinto dentro il
mistero della potenza di intercessione di Maria, mettendone in luce ad un
tempo e l'estrema delicatezza di fronte ai voleri divini e la pratica
indefettibilità: «Chi ama con discrezione, dice egli, non si cura dì
chiedere ciò che gli manca e desidera, ma palesa solamente il suo bisogno
affinché l'amato da parte sua disponga a suo piacimento. Così fece la
Vergine benedetta nelle nozze di Cana in Galilea ove, rivolgendosi al suo
amato Figlio, non gli chiese direttamente il vino, ma gli disse: Non hanno
più vino»[17]. Così S. Giovanni della Croce. Sappiamo tuttavia che tale
domanda bastò per muovere Gesù ad operare il suo primo miracolo, anche «se
l'ora sua non era ancora venuta»[18]. Quanta fiducia c'infonde tutto questo
nell'intercessione della Madonna! Il Dottore mistico ne trova del resto la
ragione profonda nel fatto che le opere ed anche le preghiere di un'anima
giunta alla trasformazione d'amore procedono dalla mozione dello Spirito
Santo ed entrano così anch'esse nel piano delle elargizioni divine che Egli,
nella sua misericordia, si degna di concederci: «Dio solo muove le potenze
di quest'anima ‹ dice il Santo ‹ a queste opere che sono conformi alla
volontà e alle disposizioni divine, cosicché non ci possono portare ad
altro; e così le opere e le preghiere di queste anime conseguono sempre
l'effetto. Tali erano quelle della gloriosissima Vergine Nostra
Signora»[19]. Ne concluderemo: felice quella persona per cui prega un'anima
giunta all'unione di trasformazione, un'anima santa! Felicissima poi sarà
quella per cui prega la Madonna!
> Abbandono a Dio nell'azione
L'assorbimento della volontà umana nella volontà divina, caratteristica
fondamentale dello stato di unione, non si limita ai momenti della preghiera
e della contemplazione, ma si estende all'intera vita dell'anima appunto
perché, come dice S. Giovanni della Croce, «delle due volontà se ne è fatta
una sola, la quale è la volontà di Dio, e questa volontà di Dio è anche
volontà dell'anima»[20].
Sarebbe difficile esprimere più vigorosamente l'intero dominio esercitato
dalla volontà divina nella volontà umana di un'anima giunta all'unione la
quale allora vive effettivamente e del tutto «in balía della volontà
divina». E se questo si verificherà anche nelle azioni più ordinarie della
vita, si intende che non potrà mancare davvero nel compimento della missione
che Dio ha affidata ad un'anima..
Che la Madonna, nelle sue azioni più ordinarie, nelle sue occupazioni
quotidiane, nei suoi lavori domestici sia stata in continua corrispondenza
col divino beneplacito, anche quando le circostanze non le erano facili e
piacevoli, anche nelle contrarietà e contrattempi piccoli o grandi, che non
mancano in nessuna vita umana e che furono eccezionalmente gravi e penosi in
quella di Maria, nessuno ne può dubitare; e già qui, ammiriamo in Lei il
perfetto modello dell'anima che concretamente vuol vivere «in balía della
volontà divina». È tuttavia particolarmente istruttivo l'atteggiamento che
le vediamo prendere dinanzi all'invito divino alla più completa associazione
al mistero dell'Incarnazione redentiva, invito che, sebbene in grado assai
minore, si rinnova per tutte le anime che Dio chiama all'apostolato.
Sì è domandato talvolta come Dio abbia potuto far dipendere l'Incarnazione
del Figlio suo dal consenso della Madonna: e se avesse detto di no?... Ma
una tale «ipotesi» appare assurda se ricordiamo che Maria « da principio era
innalzata all'elevato stato di unione» in cui l'anima vive in balía della
volontà di Dio. Come può Ella, che si è perduta nella volontà divina,
rifiutarsi a ciò che tale volontà le chiede? Ed effettivamente sentiamo la
sua pronta risposta appena l'angelo le fa comprendere ciò che il Signore
aspetta da Lei: «Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum!». E'
la risposta di un'anima completamente abbandonata alla volontà divina,
risposta che costituiva Maria Madre di Dio e Madre nostra.
Con la più intera adesione e col più intenso e più puro amore Maria accetta
ed abbraccia l'invito divino e continuerà ad aderirvi giorno per giorno, ora
per ora, minuto per minuto, allorché il piano divino, effettuandosi in
concreto, la metterà di fronte al dolore fino a quando la condurrà sul
Calvario ai piedi della Croce, dove offrirà al Padre lo stesso sacrificio
offerto dal Redentore: quello di Gesù che era insieme il più profondo
olocausto di se stessa, poiché era il sacrificio di Colui in cui era
affettivamente tutta concentrata. Dio che le aveva dato il suo Figlio
divino, glielo richiede, ed Ella glie lo offre con tutto l'affetto del suo
cuore, con la più intera adesione alla volontà divina, con amore puro.
Proprio così Maria è giunta alle più sublimi vette della cooperazione alla
redenzione dell'umanità, alle più elevate cime dell'apostolato: cioè con la
sua immolazione animata da quell'amore puro di cui S Giovanni della Croce ha
potuto affermare: «è più prezioso al cospetto di (Dio) Š un pochino dì
questo puro amore ed apporta maggiore utilità alla ChiesaŠ che non tutte
(le) Š altre opere unite insieme»[21].
Oh, se potessero intenderlo bene tutti coloro che, oggi, presi dall'urgenza
delle opere di apostolato, vorrebbero attrarre tutte le anime generose nel
campo dell'attività esterna, anche a danno della vita contemplativa pura!
Colei che è la «Regina degli apostoli » visse unicamente l'apostolato
dell'amore tutto nutrito di preghiera e d'immolazione; eppure nessun'altra
creatura umana ha avuto mai un apostolato più fecondo.
Maria sia nella Chiesa la protettrice della vita contemplativa pura!
> Sviluppo della grazia di unione
Finora abbiamo descritto i vari aspetti dello stato di unione nell'anima di
Maria; bisogna però che ci fermiamo pure un momento sullo sviluppo di questa
grazia in Lei. S. Giovanni della Croce insegna che anche nello stato di
unione il progresso è possibile[22]; anzi sembra che il progresso continuo
nella grazia e nell'amore sia più che mai assicurato per un'anima giunta
alla trasformazione d'amore, appunto perché essa sta sotto la mozione
abituale dello Spirito Santo, la quale la spinge ad atti sempre più
fervorosi.
Ora, noi sappiamo che quando un'anima fa le sue opere buone «con tutto il
cuore», il merito che così acquista e, che consiste sempre in un aumento di
grazia e di carità viene immediatamente concesso all'anima; ed allora la sua
vita spirituale cresce subito in intensità; mentre quando queste stesse
opere buone vengono compiute senza generosità, con un po' di grettezza, o
sono sminuite da seconde intenzioni umane, il merito, già di per sé molto
minore, viene messo in riserva e non viene dato all'anima se non nel giorno
in cui entrerà nell'eternità. In questo caso il suo stato spirituale rimane
stazionario, anzi in pericolo di regresso[23].
Applicando questi principi a Maria Santissima, intenderemo che Ella, mossa
di continuo dallo Spirito Santo con i più potenti stimoli dell'amore puro,
ha dovuto, in tutte le sue operazioni crescere di continuo nella carità, e
proprio in modo che gli aumenti dì carità da Lei meritati venivano
immediatamente concessi all'anima sua, cosicché il suo capitale di amore
soprannaturale e di grazia cresceva immensamente di giorno in giorno. Le
ricchezze dello stato di unione sono quindi andate aumentando in Lei sempre
più.
Sapendo tuttavia che per la creatura umana che vuol darsi totalmente a
Dio l'immolazione a cui viene invitata dalle circostanze della vita è un
incitamento fra i più efficaci per l'intensificazione dell'amore, dovremo
credere che l'introduzione progressiva di Maria nella via di dolore, che
doveva condurla sul Calvario, fu accompagnata da un meraviglioso sviluppo di
tutte le prerogative di cui abbiamo parlato.
Viene così pienamente giustificata quella specie di eccezione segnalata da
S. Giovanni della Croce e che abbiamo già ricordato ‹ ad una delle
condizioni normali dello stato di unione, cioè che «di per sé» l'anima in
tale stato non dovrebbe più soffrire da parte delle emozioni della sua
sensibilità. Il Santo nota infatti in proposito che «in date occasioni Dio
dispensa l'anima su questo punto, facendole sentire alcune cose e patire in
esse affinché meriti di più e s'infervori nell'amoreŠ come fece con la
Vergine Madre»[24]. Certa mente il Signore permise che Maria soffrisse
«affinché meritasse di più e s'infervorasse ancora nell'amore». Quale
esempio confortante per noi! Da Lei impariamo il valore del dolore, che deve
essere fonte di sempre più grande santità e fecondità.
Ma ogni sviluppo giunge infine al suo termine ed il termine qui è la morte
che segna per l'anima, pervenuta allo stato di unione, l'immediato
trasferimento nella vita beata senza passare per il purgatorio.
Studiando lo stato dell'anima in questo termine della vita spirituale S.
Giovanni della Croce insiste sul suo desiderio di giungere lassù dove ella
intuisce che l'aspetta una vita di amore più perfetta ancora, non più
intralciata dal peso di un corpo non glorificato, non spiritualizzato.
Questo desiderio, dice il Santo, è tutto abbandonato al divino beneplacito,
ma non lascia però di accendersi tutte le volte che un più forte impulso
dello Spirito Santo rapisce l'anima nella sua corrente amorosa e la porta in
Dio con una forza irresistibile ed allora ella grida allo stesso Spirito
Santo:
«Rompi la tela a questo dolce incontro! » Parla della tela della vita
terrena, l'unica tela che sussiste ancora in tale anima e che impedisce
l'immediatezza degli incontri sublimi con Dio sulla terra, perché le altre
tele, quelle cioè delle imperfezioni umane, come spiega S. Giovanni, sono
distrutte da tempo mediante le purificazioni spirituali[25].
In Maria queste altre tele non esistettero mai e si può dire perciò che in
Lei dovette essere sempre viva l'aspirazione all'unione immediata con Dio
nella visione beatifica, sebbene sempre temperata dall'abbandono al divino
beneplacito. Si intende però che anche in Lei, quando giunse finalmente
l'ora del Signore, l'anima venne tolta dal corpo dalla forza dell'amore,
cioè «da qualche impeto o incontro amoroso molto più sublime dei precedenti
e sì potente da squarciare la tela e portarsi via quel prezioso gioiello
dell'anima»[26]. E il Santo continua: «Ben a ragione David disse che è
preziosa al cospetto del Signore la morte dei Santi suoi; perché in essa si
adunano tutte le ricchezze dell'anima ed entrano nel mare i fiumi del suo
amore i quali sono ivi tanto gonfi e vasti che già sembrano mari. Là si
uniscono i primi e gli ultimi tesori dell'anima giusta, per accompagnarla al
momento che va e parte per il suo regno, mentre sin dagli estremi confini
della terra echeggiano le lodiŠ a gloria del giusto!»[27]. Non sembra forse
che questa poderosa descrizione si possa applicare ottimamente all'anima di
Maria Santissima al momento del suo beato transito, coronato dalla gloriosa
Assunzione al cielo?
* * *
Ma non solo in un senso puramente spirituale le glorie di Maria echeggiano
nel mondo. Nei giorni della recente glorificazione della Madre di Dio una
marea crescente di esultanza ha inondato i cuori cristiani e, festosa, è
dilagata con impeto irresistibile fino agli estremi confini della terra,
quando nel pronao della Basilica vaticana il Vicario di Cristo ha
pronunciato le fatidiche, infallibili parole che permettono al nostro
sguardo di fede di fissarsi con la più assoluta certezza nella gloria
trionfante dell'Assunta, in cui abbiamo riposto le nostre speranze. Il
nostro cuore ha esclamato: « Signum magnum apparuit in coelo; Mulier amicta
soleŠ». Sì, Maria ci è apparsa ammantata col sole della risurrezione
gloriosa, col corpo trasfigurato dai raggi della luce divina che l'inonda,
vicino a Cristo, dinanzi al trono del Padre celeste, in atteggiamento di
intercessione per noi.
O Tu, Madre del bell'amore, ineffabile conforto dei nostri cuori, illumina
col raggio del tuo splendore il nostro cammino terreno, proteggici,
santificaci, e guida !e anime nostre a questo stato di unione che
contempliamo in Te coronato dai più irradianti fulgori.
Fr. GABRIELE DI S. MARIA MADDALENA, O.C.D.
------------------------------------------------------------------------
* Testo tratto da Rivista di vita spirituale, 5,1 (1951), 52-70.
[1] Citiamo: Salita, L. III, c. 2, n. 10; Cantico, str. 2, n. 8, str. 20, n.
10; Fiamma, III, n. 12.
[2] Salita, L. III, c. 2, n. 10.
[3] Cfr.. Institutio prirnorum monachorum, Lib. VI, cap. l.
[4] Cfr.. il nostro opuscolo Mater Carmeli, la vie mariale Carmélitaine,
Roma, 1931.
[5] Salita, L. I, c. 11. n. 2.
[6] Salita, L. III, c. 2, n. 10.
[7] Notte, L. II, c. 4, n. 2.
[8] Fiamma B, II, n. 34.
[9] Cantico, str. 20, n. 10.
[10] Cantico, Poesia, str. 28.
[11] Cantico, str. 28, nn. 8 e 10.
[12] Fiamma B, I, n. 4.
[13] Cantico A, str. 37, n. 2.
[14] Cantico B, str. 38, n, 2.
[15] Ivi, n. 3.
[16] «L'anima giunta allo stato di matrimonio spirituale sente di continuo
dentro di sé, nei fondo più intimo, un abbraccio divino che la tiene avvinta
e mediante il quale le si comunica la mozione divina che la dirige. In certi
momenti, facendosi quest'abbraccio sentire maggiormente e dandole così una
più intensa fruizione di Dio, ne risulta anche nell'intelligenza una nuova
illuminazione delle grandezze divine dalla quale deriva poi un nuovo impulso
d'amore che trascina l'anima in Dio. L'anima sente quindi effettivamente
dentro di sé una duplice processione: cioè di luce e d'amore, che trova
origine nell'abbraccio divino che si è fatto sentire più Potente.
Spontaneamente l'anima attribuisce l'abbraccio al Padre, l'illuminazione al
Verbo, l'infiammazione d'amore allo Spirito Santo, vedendo in questa grazia
la pieni realizzazione della promessa fatta da Cristo «che se alcuno lo
amasse, la Santissima Trinità verrebbe a lui a farvi stabile dimora: ossia
illustrandone divinamente l'intelletto nella sapienza dei Figlio,
dilettandone la volontà nello Spirito Santo e assorbendolo il Padre
possentemente e fortemente nell'abbraccio abissale della sua dolcezza»
(Fiamma, 1, n. 15),
[17] Cantico, str. 2, n. 8.
[18] Gv 2, 4.
[19] Salita, L. III, c. 2, n. 10.
[20] Salita, L. I, c. II, n. 3.
[21] Cantico, str. 29, n. 2.
[22] Il Santo scrive infatti nel Proemio della Fiamma: «Sebbene nelle strofe
spiegate più sopra (si tratta del Cantico spirituale) abbiamo parlato del
più eminente grado di perfezione a cui si possa arrivare quaggiù, e che
consiste nella trasformazione in Dio, tuttavia le strofe presenti trattano
dell'amore ancor più perfetto e qualificato che si può avere in quello stato
di trasformazione. In verità ciò che le une e le altre dicono, tutto
appartiene ad un medesimo stato di trasformazione che, in quanto tale, non
si può oltrepassare, ma che col tempo e l'esercizio può benissimo
qualificarsi, ripeto, e sostanziarsi sempre più nell'amore; alla stessa
guisa che, quantunque il fuoco penetrato nel legno, lo abbia unito e
trasformato in sé, nondimeno quanto più si accende e seguita ad agire sul
legno, tanto più lo rende incandescente, sino a tal segno da mandare
scintille e fiamme» (n. 3).
[23] È da notarsi che gli atti virtuosi soprannaturali fatti con grettezza e
senza mettervi tutto l'amore di cui siamo capaci ‹ atti che in teologia si
chiamano «actus remissi» ‹ non solo non procurano un immediato aumento
d'amore, ma, quando sono tali avvertitamente e deliberatamente, possono
diventare per l'anima un pericolo di regresso appunto perché permettono che
nell'anima si rassodino gli impedimenti che ostacolano la virtù superiore ed
eroica, non essendo essi controbattuti dal fervore e dallo sforzo.
[24] Cantico, str. 20, n. 10.
[25] Nella Fiamma (str. I, n. 29) Il Santo ha spiegato come vi siano tre
tele che ostacolano la perfetta unione dell'anima con Dio: «Le tele che si
devono rompere perché detta unione avvenga e l'anima possieda Dio
perfettamente, possiamo dire che sono tre: la tela temporale, sotto il qual
nome sono comprese tutte le creature; quella naturale, in cui si comprendono
le operazioni e le inclinazioni puramente naturali; la terza poi è la tela
sensitiva, che significa l'unione dell'anima con il corpo, cioè la vita
sensitiva e animale, di cui S. Paolo dice: Sappiamo che quando verrà a
disfarsi la casa terrestre di questo nostro tabernacolo, avremo da Dio una
eterna abitazione nei cieli (2 Cor 5, 1). Per arrivare al Possesso
dell'unione divina, è necessario che siano rotte le prime due tele, con la
rinunzia di tutte le cose del mondo e con la mortificazione di tutti gli
appetiti ed affetti naturali, in modo che le operazioni dell'anima da
naturali diventino divine».
[26] Fiamma, str. 1, n. 30.
[27] Ivi.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]