§ II. Le amabilità che si trovano nella persona dì Gesù Cristo,
Non possiamo applicarci a conoscere Gesù Cristo senza trovare in Lui tutto
ciò che c¹è di più amabile nelle creature ragionevoli, o prive di ragione.
Ognuno ha il suo allettamento per amare. Chi è mosso da rara bellezza, chi
da insigne mansuetudine; per alcuni una bontà indulgente, una singolare
elevatezza congiunta a grande modestia sono attrattive tali a cui non
possono resistere. C'è anche chi si fa avvincere da certe virtù che gli
mancano, perchè gli sembrano più ammirabili di quelle ch'egli possiede.
Qualche altro è attirato dalle qualità che gli pare siano più conformi alle
sue inclinazioni. Le belle doti e le vere virtù si fanno amare da tutti.
Ma, dice un gran servo di Dio, se esistesse una Persona nel mondo in cui
fossero raccolti tutti i motivi d'amare, chi potrebbe negarle l¹amor suo?
Ora tutti sono d'accordo nel dire che tutto ciò si trova unito in modo
eccellente nella Persona adorata di Gesù Cristo. E tuttavia Egli non è amato
che da pochissimi.
La bellezza più splendida, dice il profeta, non è che un fiore appassito in
confronto di quella del Salvatore divino.
‹ Mi pareva (così S. Teresa) dopo un'estasi, in cui vidi alcuni raggi della
bellezza di Gesù, che il sole non mandasse, sulla terra più che ombre
pallide. ‹
Le creature più perfette di questo mondo son quelle che hanno meno difetti;
le doti più belle degli uomini sono unite a tante imperfezioni, che mentre
quelle da una parte ci attirano, queste dall'altra ci respingono. Solo Gesù
è sovranamente perfetto, chè tutto in Lui è ugualmente amabile e nulla gli
manca che attiri i cuori di tutti. In Lui vediamo insieme raccolte tutte le
doti di natura, le ricchezze di grazia e di gloria, le perfezioni della
divinità. Non vi si scoprono che abissi e come spazi immensi, e una
estensione infinita di grandezze. L'Uomo-Dio insomma, che ci ama con tanta
tenerezza e che gli uomini invece riamano cosi poco, e l'oggetto dell'amore,
degli ossequi, delle adorazioni e delle lodi di tutta la Corte celeste. In
Lui è l'autorità suprema di giudicare gli uomini e gli Angeli, nelle sue
mani stanno la sorte e la felicità eterna di tutte le creature, il suo
dominio si estende su tutta la natura. Tutti gli Spiriti tremano dinanzi a
Lui, costretti ad, adorarlo o con sottomissione volontaria d'amore, o col
patimento forzato degli effetti della sua giustizia. Egli regna con potere
assoluto nell'ordine della grazia e nello stato di gloria, ed ha sotto i
suoi piedi il mondo visibile e invisibile.
Non è dunque, o uomini insensati, non è dunque Egli un oggetto degno dei
vostri omaggi? E quest'Uomo Dio con tutti i titoli e con tutta la gloria che
possiede, amandoci al segno che ci ama, non merita d'essere amato da noi?
Ma ciò che sembra più amabile ancora nel Salvatore divino è ch'Egli unisce
tutte queste rare doti, tutti questi titoli magnifici e questa sua
elevatezza sublime a una tale tenerezza per noi che giunge all'eccesso. La
sua mansuetudine è tanto amabile che incantava persino i suoi nemici più
accaniti. Come una pecorella fu portato al macello, dice il profeta, e non
apri la sua bocca, come appunto sta muto l'agnello dinanzi al tosatore. (Is
57, 7). Da se stesso ora si paragona a un padre che non può frenare la sua
gioia al ritorno del figlio traviato (Lc. 15, 5); ora a un pastore che,
avendo ritrovato la pecorella smarrita, se la pone sulle spalle e invita gli
amici e i vicini a rallegrarsi con lui perchè ha ritrovato la sua pecorella.
(Lc. 15, 4). Nessuno ti ha condannato? ‹ dice all'adultera ‹ e nemmeno io ti
condanno; va' e non peccar più in avvenire. (Gv 8,11). Nè minore dolcezza
egli mostra ancora ogni giorno verso di noi. È strano quante attenzioni
dobbiamo usare nella società per non urtare la suscettibilità d'un amico.
Gli uomini sono d'una delicatezza così sensibile, che spesso basta un
pochino di malumore per far dimenticare fino i quindici o più anni di
servigi, e una parola detta fuor di proposito rompe alle volte la amicizia
più antica.
Non è così però Gesù Cristo. La cosa sembra incredibile, ma tuttavia è vera:
non possiamo trovare un amico più riconoscente di Lui. Non lo si creda
capace di romperla con noi per la più leggera ingratitudine.
Egli vede le nostre infedeltà, sa le nostre debolezze e sopporta con bontà
incredibile tutte le miserie di quelli che ama; le dimentica e finge di non
accorgersene.
La sua compassione s'inoltra fino a consolare egli stesso le anime che ne
son troppo afflitte, perchè non vuole affatto che il timore che abbiamo di
dispiacergli arrivi sino a turbarci e a tormentarci lo spirito. Brama che si
evitino le minime colpe, ma non vuole però che ci turbiamo delle gravi;
vuole che la gioia, la libertà e la pace del cuore siano l'eredità eterna di
quelli che l'amano davvero.
Basterebbe la metà di queste qualità in un grande della terra per
acquistargli il cuore di tutti i sudditi. Il solo racconto di qualcuna di
tali virtù in un principe che non si è mai veduto e mai si vedrà, fa
impressione. E Gesù Cristo, il solo in cui si trovino raccolte tante belle
doti, virtù e tutto quel che si possa immaginare di grande, d'eccellente o
d'amabile, come mai tante ragioni non possono farcelo veramente amare?
Eppure nel mondo basta spesso tanto poco a guadagnare il nostro cuore! Noi
lo doniamo il nostro cuore, lo prodighiamo in ogni occasione per cosa da
nulla, e per Te solo, Signore, per Te solo non c'è posto!
Come si può riflettere a queste cose e non amare ardentemente Gesù, e non
avere almeno il dispiacere sensibile ch'Egli si ami sì poco? Noi gli
dobbiamo certo il nostro cuore per diversi motivi; ma possiamo
rifiutarglielo quando a questi si aggiungano i benefici immensi coi quali ci
ha prevenuti, e l'ardore e la tenerezza eccessiva con cui ci ha amato e
ancora ci ama, mai cessando, nemmeno un giorno, di darci prove manifeste.
dell'amore immenso che ci porta?