§ III. Prove sensibili dell'amore immenso di Gesù verso di noi.
Di tutte le prove d'amore, quelle che maggiormente toccano il cuore degli
uomini sono i benefici, o perchè nulla meglio dimostra la passione di chi
ama, oppure perchè niente piace di più al nostro genio, naturalmente
interessato, quanto un amore che ci è utile. Anche qui Gesù ha procurato di
obbligarci ad amarlo col prevenirci e colmarci di mille benefici, il numero
considerevole dei quali supera tutto ciò. che potevamo meritare o
attenderci, o ragionevolmente desiderare. Tutti ricevono senza.tregua i suoi
benefici, tutti riconoscono l'eccesso di quell'amore, i cui benefici sono
prove così manifeste, eppure quanto pochi sono guadagnati da questi, quanto
pochi sono grati all'amor suo! A forza di sentir parlare di Creazione,
Incarnazione, Redenzione, ci si abitua a queste parole e al loro
significato; tuttavia non c'è uomo così poco ragionevole che non si sia
sentito subito acceso d'amore per un altro, da cui abbia avuto la centesima
parte del più piccolo di tali favori.
Ci sentivamo poco mossi dal ricordo di un Essere tutto spirituale, essendo
per lo più l'anima nostra soggetta. ai sensi nelle sue operazioni; perciò
prima della Incarnazione del Verbo, per quanto grandi fossero i prodigi che
Dio compieva in favore del popolo suo, pare che fosse più temuto che amato;
ma finalmente questo Dio s'è reso, per così dire, più sensibile col farsi
uomo, e quest'Uomo medesimo ha fatto più di quello che possiamo credere che
sia capace di obbligare gli uomini ad amarlo. Se Egli non avesse voluto
riscattarci, non sarebbe stato meno santo, nè meno potente, nè meno felice,
è tuttavia ha avuto così fortemente a cuore la nostra salute, che a
considerare ciò che ha fatto e il modo con cui l'ha fatto si direbbe che la
sua felicità dipendesse dalla nostra.
Poteva riscattarci con pochissima spesa, ed ha voluto meritarci la grazia
della salvezza con la morte, e la morte di Croce più disonorevole e crudele;
poteva applicarci i suoi meriti in mille modi, ed ha scelto quello del più
prodigioso abbassamento, che ha fatto stupire il Cielo e la natura intera: e
tutto questo per toccare dei cuori naturalmente sensibili al minimo
beneficio e al minimo segno d'amicizia. Una nascita povera, una vita
laboriosa e oscura, una Passione colma d'obbrobri, una morte infame e
dolorosa sono meraviglie a noi superiori, e son pure effetti dell'amore che
ha per noi Gesù.
Abbiamo mai capito bene la grandezza del beneficio della nostra Redenzione?
E se l'abbiamo capito, come possiamo essere mossi tanto poco al solo ricordo
di questo beneficio? Il peccato del primo uomo ci ha causato tanti mali e
privato di tanti beni; ma come si può guardare Gesù nel presepio, mirarlo
sulla Croce o nell'Eucaristia senza confessare che le nostre perdite sono
state con tanto vantaggio riparate, e che i vantaggi dell'uomo ricomprato
dal Sangue adorabile di Gesù Cristo pareggiano almeno i privilegi dell'uomo
innocente?
La qualifica di Redentore universale è motivo non meno potente per
obbligarci ad amarlo. Tutti gli uomini erano morti per il peccato di Adamo,
dice l'Apostolo, e Gesù è morto universalmente per tutti gli uomini. Nessuno
s'era potuto difendere dal contagio d'un male sì grande, e ciascuno ha
sentito l'effetto d¹un rimedio tanto potente. L'amabile Salvatore ha versato
tutto il suo Sangue per il pagano che non lo conosce, per l¹eretico che non
vuol credere in Lui, e per il fedele che in Lui credendo, rifiuta di amarlo.
Se poi riflettiamo al prezzo infinito del suo Sangue, oh, qual Salvatore!
che abbondanza di Redenzione!
Non bastava a Gesù di pagare i debiti contratti da noi, ma prevenne tutti.
quelli che potevamo contrarre nel futuro, li pagò, per così esprimerci, in
anticipo, prima che fossero contratti. Aggiungete a ciò gli aiuti potenti,
le grazie grandi e i lavori segnalati di cui colma le anime fedeli, e con i
quali egli fa dolce e piacevole quanto c'è di aspro e di fastidioso nel
nostro esilio.
O mio Dio, se ci faceste la grazia di capire quest'eccesso di misericordia,
potrebbe mai darsi che noi, non ci commovessimo e non amassimo Gesù con
tutto il nostro cuore? È veramente amabile questo divin Salvatore, che ci ha
voluto riscattare con un mezzo, tanto difficile. Ma non è anche più amabile
per aver Lui stesso desiderato di liberarci per questo mezzo, costretto solo
dalla sua carità immensa e dal desiderio di obbligarci ad amarlo con prove
sì splendide del suo amore ardente? L'Eterno Padre, dice Salviano, ci
conosce troppo bene per averci messo a un sì alto prezzo; il perchè è Gesù
stesso che ci ha tassati e di sua libera volontà ha offerto questo eccessivo
riscatto. E dopo tanto noi non ameremo Gesù Cristo?
Ma avvertite che per quanto grande e ineffabile sia quello che il Signore ha
compiuto per la salvezza nostra, è ancor più grande l'amore che l'ha indotto
a compierlo, perchè è infinito: e come se questo amore non fosse ancora pago
sino a che gli restasse ancora un prodigio da compiere, istituisce il SS.
Sacramento dell'altare, compendio di tutte le sue meraviglie; cioè, abita
ancora veramente con noi sino alla fine dei secoli, si dona a noi
nell'Eucaristia sotto le specie del pane e, del vino, fa della Carne e del
suo Sangue l'alimento delle anime nostre per unirsi più intimamente a noi, o
meglio per unirci più strettamente a sè.
Cristiani, possiamo noi essere ragionevoli e sentirci poco commossi al solo
racconto di questo prodigio?
Possediamo ancora sentimenti d'umanità se non bruciamo d'amore per Gesù,
alla vista di tali benefici?
Un Dio che s'intenerisce, si compiace e si dà premura per un uomo! Un Dio
che desidera d'unirsi a noi, e a tal punto da annichilarsi ogni giorno, da
immolarsi ogni giorno, e voler che ogni giorno io mi cibi di Lui senza punto
mutarsi o per l'indifferenza, il disgusto e il disprezzo di quelli che non
lo ricevono mai, o per la freddezza o anche per la colpa di quelli che lo
ricevono spesso!
Finalmente starsene chiuso sopra un altare in un ciborio ogni giorno e tutte
le ore del giorno; non sono queste, o cristiani, prove manifeste dell'amore
di Gesù per noi? Non sono motivi per obbligarci ad amarlo? O uomini ingrati,
per cui solo sono state compiute tali meraviglie, che ve ne pare? Merita
Gesù sui nostri altari d'essere onorato dagli uomini? E non mostra Egli
amore abbastanza per meritare d'essere amato? Infamia e anatema a chi dopo
tutto ciò non ama Gesù Cristo!
E certo, se una cosa potesse far oscillare la mia fede sul mistero
dell'Eucaristia, diceva un gran servo di Dio, non sarebbe già sulla potenza
divina che Dio mostra in esso, ma dubiterei dell'amore estremo che Egli in
questo ci manifesta. Come mai ciò ch'è pane diventa Carne, senza cessare
d'essere pane? E il Corpo di Gesù come può trovarsi simultaneamente in più
luoghi? Come può essere limitato in uno spazio quasi indivisibile? A queste
domande ho una sola risposta: Dio può tutto. Ma se mi si chiede perchè mai
Dio ami l'uomo, creatura tanto debole e misera, e con tanta premura e
trasporto, anzi fino a quel segno a cui è giunto, confesso di non sapere
affatto rispondere, che questa è una verità superiore alla mia intelligenza,
che l'amore di Gesù verso di non è un amore che dovrebbe colpire
d'ammirazione e di sbalordimento ogni uomo che ragioni. Io non so se queste
riflessioni, potranno muovere i fedeli dei tempi nostri, ma so bene ch'esse
hanno talmente scosso i popoli anche più inumani e barbari, che al solo
racconto di una parte di tali meraviglie si sono uditi gridare: ‹ Che buon
Dio è quello dei Cristiani! Quanto è benefico, quanto amabile! ‹ E chi mai
può tenersi dall'amare un Dio che ci ama con tanta passione? A causa appunto
di queste riflessioni e per dare qualche contraccambio a un Salvatore che ci
ama con tanta tenerezza, e per mostrargli qualche riconoscenza, si son
veduti i chiostri riempirsi di Religiosi e i deserti d'un numero prodigioso
di santi Anacoreti, tutti dedicati e consacrati alle lodi e all'amore di
Gesù Cristo.
Per quanto sia giusta una tale riconoscenza tuttavia oggi non si esige tanto
dai cristiani, ma soltanto si esortano a non dimenticarsi affatto di Gesù
che ha operato il più grande dei miracoli solo per appagare il desiderio
infinito che ha di restare sempre con loro; si esortano ad essere meno
freddi agli oltraggi che attira a Gesù il troppo suo grande amore per loro;
infine ad essere tanto grati a Gesù, che li ama con assidua costanza ed ha
compiuto per loro più prodigi di quel che essi possano comprendere; tanto
grati, dico, quanto lo sono verso gli uomini, che pure son pronti a
sacrificare i migliori amici al minimo loro interesse.
Non pare dunque giusta questa divozione che mira soltanto ad ispirare
gratitudine verso Gesù e che in verità non è che un esercizio continuo
d'amore perfettamente riconoscente? E non è giusto che si studino i mezzi
per destare verso Gesù qualche tenerezza, oggi specialmente, ch'è amato sì
poco? Egli è amato poco nel mondo, dove non si curano quasi affatto i suoi
benefici, si seguono sì poco i suoi consigli e si screditano con tanta forza
le sue massime. È poco amato oggi, che si è così indifferenti verso la sua
Persona, e ogni gratitudine e rispetto per Lui si riducono il più delle
volte ad alcune preghiere e cerimonie che l'uso ha fatto degenerare in pura
affettazione; oggi insomma, che la sua presenza divina genera la noia e il
suo Corpo santissimo e il suo Sangue preziosissimo la nausea.