CAPITOLO IV
Quanto questa divozione sia utile alla nostra salute e perfezione
Se Gesù ha operato tanti prodigi per obbligarci ad amarlo, quali grazie non
farà a quelli che vedrà solleciti di testimoniargli la loro gratitudine e
l'amore ardente? Ci ha amato con tenerezza, dice S. Bernardo, ci ha colmato
di beni quando non l'amavamo, anzi quando non volevamo che ci amasse
(dilexit non existentes sed et resistentes). Quali doni perciò e quali
grazie non verserà su quelli che l'amano e si affliggono nel vederlo sì poco
amato?
Si vede ormai chiaro che la divozione al S. Cuore di Gesù è una prova o
meglio un esercizio continuo d'amore ardente verso di Lui. Ma oltre ed
essere una pratica degli esercizi più santi della nostra Religione, essa ha
un non so che di forte e tenero a un tempo che ottiene tutto da Dio.
Infatti, se Gesù concede grazie tanto grandi a chi è divoto degli strumenti
della sua Passione e delle sue Piaghe, quali favori non concederà a chi
nutre una tenera divozione verso il suo S. Cuore?
Nel proemio di questo libro sono state addotte le ragioni che possono
indurre un uomo saggio a non ricusare di prestar fede alle rivelazioni di
S.Matilde.
Ecco ciò che la Santa narra a questo proposito. (Liber specialis gratiae, P.
4, c. 28). ‹ «Un giorno, dice ella, io vidi il Figlio di Dio che teneva in
mano il suo Cuore più splendente del sole, e raggiante di luce da ogni
parte; e in quel momento l'amabile Salvatore mi fece comprendere che dalla
pienezza di quel Cuore divino sgorgavano tutte le grazie che Dio spande
incessantemente sugli uomini, secondo la capacità di ciascuno».
La stessa Santa qualche tempo prima della sua morte assicurò che, avendo un
giorno chiesto a Nostro Signore con molta istanza una grazia grande per una
persona che l'aveva pregata, Gesù le disse: ‹ Figlia mia, di' alla persona,
per cui mi preghi, che cerchi nel mio Cuore tutto ciò che essa desidera;
abbia grande divozione a questo S. Cuore, tutto mi chieda in Lui. ‹
Come un figlio che per ottenere da suo padre ciò che desidera, non usa altro
artificio che quello suggeritogli dall'amore.
Avendo Dio fatto conoscere, a quella persona, di cui ho parlato nel capitolo
2°, e per la quale il P. de La Colombière sentiva tanta venerazione, le
grazie grandi che aveva unite alla pratica di questa devozione, le fece
comprendere ch'era proprio per ultimo sforzo, a dir così, dell'amore suo
verso gli uomini, ch'Egli s'era deciso a scoprire í tesori del suo S. Cuore,
ispirando loro una divozione destinata a far nascere l'amore verso Gesù nel
cuore dei più insensibili e infiammare quello dei meno ferventi.
«Divulga per tutto, le disse l'amabile Salvatore, ispira, raccomanda questa
divozione alle persone del mondo come mezzo sicuro e facile per ottenere da
me il vero amore di Dio; agli ecclesiastici e ai religiosi come mezzo
efficace per giungere alla perfezione del loro stato; a quelli che
s'affaticano alla salute del prossimo come mezzo certo per commuovere le
anime più indurite; infine a tutti fedeli conie una divozione fra le più
solide e più adatte ad avere la vittoria sulle più forti passioni, a
riportare l'unione e la pace tra le famiglie più discordi, a liberarsi dalle
imperfezioni più inveterate, ad acquistare verso di me un amore ardentissimo
e tenerissimo, e finalmente per arrivare in breve tempo e in maniera
facilissima alla perfezione più sublime».
S. Bernardo pieno di tali sentimenti non parla mai del S. Cuore di Gesù se
non come del tesoro di ogni grazia e della sorgente inesausta di ogni bene.
‹ O dolcissimo Gesù, grida, quante ricchezze chiudi nel tuo Cuore, e a noi
quanto è facile arricchirci, mentre possediamo questo tesoro infinito
nell'adorabile Eucaristia! (1)
In questo Cuore adorabile, dice il Card. S. Pier Damiani, noi troviamo tutte
le armi per la nostra difesa, i rimedi per guarire dai nostri mali, gli
aiuti più validi contro gli assalti dei nemici, le consolazioni più dolci
per conforto delle nostre sofferenze e le delizie più pure a riempirci
l'anima di felicità.
Sei afflitto, perseguitato dai tuoi nemici? Ti spaventa il ricordo dei tuoi
peccati trascorsi? È agitato il tuo cuore da inquietudine, timore, passione?
Vieni a prostrarti dinanzi ai nostri altari; gettati, via, nelle braccia di
Gesù, entra sino nel suo Cuore; esso è l'asilo, è il ritiro delle anime
sante e un luogo di rifugio dove l'anima nostra sta in una sicurezza
perfetta. (Cor Christi asylum perfugii in tentationibus et tributationibus ‹
Blosius: Conclave animae fidelis).
Il S. Cuore di Gesù, dice il divoto Lanspergio, non è soltanto la sede di
ogni virtù, ma è anche la sorgente delle Grazie in cui le medesime si
acquistano e si con servano. Abbi una tenera divozione, verso questo Cuore
amabile, pieno d'autore e di misericordia, continua egli, chiedi per mezzo
di Lui tutto ciò che vuoi ottenere, offri per mezzo di Lui tutte le tue
azioni, perchè il S. Cuore è il tesoro dei doni soprannaturali e, per così
dire, la via per cui ci uniamo a Dio più strettamente, e per la quale più
amorosamente Egli si comunica a noi. Attingi, attingi a tuo piacere nel S.
Cuore tutte le grazie e le virtù che ti abbisognano, e non temere di
esaurire questo Tesoro infinito. Ricorri a Lui nelle necessità, rimani
fedele alle pratiche sante di una divozione così ragionevole e utile, e ne
proverai presto i benefici effetti (2).
Nella vita di S. Matilde abbiamo un'altra illustre prova di ciò che abbiamo
esposto. In una apparizione il Figlio di Dio le comandò d'amare ardentemente
e d'onorare più che poteva nel SS. Sacramento il Suo Cuore, dandoglielo,
come pegno dell'amor suo, per luogo di rifugio in vita e per conforto
nell'ora della morte. Da quel giorno in poi la Santa fu presa da divozione
sì straordinaria verso il S. Cuore e ricevette tante grazie, ch'era solita
dire che se bisognasse scrivere tutti i favori e i beni che aveva ricevuti
per mezzo di questa divozione, nessun libro, per quanto grande, li avrebbe
potuti contenere. (Liber specialis gratiae, P. II c. 19).
Ho risoluto, dice l'autore del « Cristiano interiore » di non dipendere
ormai che dalla Provvidenza divina, senza cercare consolazione o appoggio,
nelle creature. lo devo farmi simile a un bambino che riposa dolceniente
senza inquietuffine e timore nelle braccia della inamma che lo ricopre di
carezze affettuose. Confesso che N. Signore mi tratta appunto così, perchè
senza bisQgno di andar cercando altrove il nutrimento e la ricchezza
dell'anima mia, trovo nel S. Cuore di Lui ogni aiuto e ogni bene che
m'abbisogna, e in tanta abbondanza ne ho e con tanta liberalità ne sono
arricchito, che a volte ne resto pieno di stupore, e temo non vi sia
negligenza da parte mia nel ricevere dal S. Cuore grazie così grandi, mentre
m'affatico tanto poco. (L. 5. e. 23).
Ma se anche in favore di questa dìvozione non si potesse addurre autorità,
esempio o rivelazione particolare, se anche Gesù Cristo stesso non si fosse
spiegato così sovente nè con tanta chiarezza, ci sarebbe bisogno di grandi
ragionamenti per convincere un cristiano che non c'è nulla di più sodo e di
più utile alla salvezza e perfezione nostra di una divozione che ha per solo
motivo l'amore più puro verso Gesù, per fine la riparazione più che sia
possibile delle offese che si commettono nell'adorabile Eucaristia, e di cui
tutte le pratiche tendono ad onorare e far amare ardentemente Gesù Cristo?
Il Salvatore ammirabile, che ha fatto tanto per avere il cuore degli uomini,
potrebbe negare alcuna cosa a quelli che gli chiedono da se stessi un posto
nel Suo Cuore? Se Gesù si lascia dare persino a chi non l'ama, se persino
permette d'essere portato al letto di quei moribondi che quasi mai in vita
si son degnati di visitarlo, insensibili ai suoi segni manifesti d'amore e
agli oltraggi che riceveva nell'adorabile Eucaristia, a quelle persone,
infine, che forse lo hanno esse stesse crudelmente offeso; che non farà per
quei servi fedeli che sensibilmente commossi dal vedere il loro buon Signore
sì poco amato, sì di rado visitato, sì crudelmente oltraggiato, gli fanno di
tanto in tanto ammenda onorevole di tutti i disprezzi ond'è oggetto, e nulla
tralasciano per riparare tanti oltraggi con visite frequenti, adorazioni,
ossequi e sopratutto col loro amore ardente? È chiaro dunque che non c'è
cosa più ragionevole nè più utile della pratica di questa divozione; e
allora perchè portare tante ragioni per farne persuasi i cristiani? (3) .
NOTE
(1) Cor Christi coeleste gazophylacium et aerarium est. (Sermo 1 de
excellentia Joannis evangelistae).
(2) Ad venerationem Cordis piissimi Jesu amore ac misericordia
exuberantissimi studeas teipsum excitare, ac sedula devozione ipsum
frequentare. Per ipsum petenda petas et exercitia tua offeras quia
charismatum omnium est apotheca, ostium per quod nos ad Deum, et ipse ad nos
acceditŠ Gratiam quoque eius et virtutes ac prorsus quidquid fuerit tibi
(quod mensuram excedit) salutare, videaris tibi ex gratioso Corde attrahereŠ
Ad quod in omni necessitate confugias, unde consolationem quoque, et omne
auxilium haurias. (Lansperg. Pharetra divini amoris. Exercitium ad piiss.
Cor Jesu).
(3 - NOTA DELL'EDITORE) I preziosi vantaggi uniti alla pratica della
divozione al Sacro Cuore indicati dal P. Croiset, già da molto tempo erano
stati annunziati da due grandi contemplativi: S. Geltrude, a Helfta in
Sassonia (1256-1302) e Ubertino da Casale nel convento della Verna in Italia
(1248-1305).
Ciò che la prima scrisse a questo riguardo è stato spesso citato, basterà
una parola per ricordarlo. Racconta la vita di Lei che, essendole apparso il
discepolo prediletto, essa domandò al suo celeste Visitatore come mai Egli
che aveva reclinato il capo sul petto del Salvatore nell'ultima Cena, avesse
completamente taciuto i palpiti del Cuore adorato del suo Maestro; e gli
manifestò il suo dispiacere per non avercene detto nulla per nostro
ammaestramento. Il Santo le rispose: ‹ La mia missione era di scrivere per
la Chiesa ancora giovane una parola sul Verbo increato di Dio Padre, parola
che da sola avrebbe occupato ogni intelligenza umana sino alla fine del
mondo, senza però che nessuna potesse mai comprenderla in tutta la sua
pienezza. Rispetto poi al parlare dei palpiti santi del Cuore di Gesù, è
cosa riservata agli ultimi tempi, quando il mondo invecchiato e raffreddato
nell'amore divino, avrà bisogno di riscaldarsi alla rivelazione di questi
Misteri. (Lansperg. Vita della Santa e Rivelazioni geltrudiane. Legatus
divinae pietatis. L. IX, c. 4).
Fra Ubertino da Casale è anche più esplicito, ma molto meno conosciuto. Dopo
avere insegnato a Parigi per nove anni filosofia e teologia, era tornato,
rotto dalla fatica, a riposarsi alquanto in seno alla sua famiglia religiosa
nella solitudine della Verna, dove l'aveva preceduto la sua fama di scienza
e di pietà. I suoi confratelli vollero approfittare della sua dimora tra
loro, pregandolo di scrivere un trattato sul martirio del Cuore dì Gesù: De
cordiali Passione Jesu. Non sapendo resistere alla loro pia importunità egli
si mise al lavoro e, nonostante l'esaurimento delle forze, in sette mesi,
dal 9 marzo al 28 settembre 1305, compose la sua grande opera intitolata:
L'albero della vita, dove in più luoghi dichiara apertamente il futuro
avvento della divozione al S. Cuore, come pure le conseguenze felici che ne
risulteranno per il mondo. Ci piacerebbe mettere sotto gli occhi del lettore
tutto un brano magnifico del libro intorno a questo punto; ma oltre che esso
è troppo lungo, confessiamo di sentirci incapaci di tradurlo conte si
dovrebbe. Ci limiteremo però a darne la sostanza.
«La bontà ineffabile del Salvatore, dice Ubertino, aveva ispirato a S.
Giovanni una familiarità così grande, ch'egli si fece ardito sino a
riposarsi sul petto del suo Maestro. O sonno beato, estatico riposo della
santa contemplazione! Esso è l'immagine dei benefici che Dio dovrà
diffondere alla fine dei tempi sulle anime degli eletti. Verrà giorno che la
Chiesa sarà elevata a una contemplazione così sublime, che si riposerà
realmente sul Cuore di Cristo. Allora dal seno di lei sorgeranno legioni
d'anime generose, che, inebriate dalle delizie gustate sul Cuore del
Salvatore, non respireranno più che per il Maestro divino. Non erano forse
esse quelle che vedeva il profeta allorchè diceva nel Salmo 126: Quando il
Signore avrà mandato ai suoi prediletti quel sonno misterioso, essi
diventeranno davvero la sua eredità, saranno il premio delle sue fatiche, e
la Chiesa per i suoi meriti li darà ala luce. Essi saranno nelle mani del
potentissimo Gesù come frecce elette nelle mani d'un vigoroso e abile
arciere, e se ne servirà per infliggere ai suoi nemici delle ferite salutari
che li faranno cadere pentiti ai suoi piedi.
Beati quelli che regoleranno, i loro desideri secondo i consigli che
riceveranno! La manna tenuta in serbo per i vincitori sarà il loro alimento.
Sarà loro dato completamente aperto il libro della scienza, affinchè
possiedano l'intelligenza delle Scritture, onde possano predicare ai popoli,
alle tribù e alle nazioni. Sarà loro data la misura con la quale piglieranno
le dimensioni del tempio e della città per ristabilirvi il culto divino nel
suo splendore, e per rendere alla Chiesa la sua bellezza offuscata dai
delitti degli empi. Nulla potrà loro nuocere, sarà concesso loro la potestà
di incatenare Satana, e soffriranno la persecuzione con allegrezza: lungi
dall'abbattere il loro coraggio, essa anzi lo rianimerà. A imitazione di S.
Giovanni, che tuffato in una caldaia d'olio bollente non ne risentì nessun
danno, ma ne uscì come da un bagno ristoratore con rinnovata giovinezza,
avranno anch'essi il loro martirio. La caldaia d'olio bollente sarà
l'immensità del Cuore di Gesù che soffre per noi, tutto ardente d'amore; là
dentro essi riceveranno l'unzione fortificante che rende invitti gli atleti,
vi attingeranno una tal sete di sacrificio, che i martirî più spaventevoli
sembreranno un rinfresco delizioso.
Finalmente pure come S. Giovanni, che dei miserabili tentarono invano di
uccidere col presentargli una bevanda mortale, che non servì ad altro che a
restituire la vita a quelli a cui fosse tolta dal veleno, essi vivranno
sicuri tra i cattivi cristiani, senza che l'aria, impestata da
quest'atmosfera, diventi loro funesta; e ben lontano dal trovarvi la morte,
riceveranno anzi il potere di rendere la salute ai peccatori, strappandoli
ai loro disordini.
Parlando dell'Ultima Cena, in seguito alla quale il Signore istituì
l'Eucaristia, Ubertino s'esprime in questi termini:
«Mentre a Giuda, perverso e traditore, il ricevere il Sacramento fu causa
che cadesse maggiormente nelle mani del demonio, perchè lo ricevette
indegnamente, così il diletto Giovanni che lo ricevette degnamente pervenne
a tanta familiarità da riposare sul petto divino di Gesù. O beato sonno ed
estatico riposo della santa contemplazione, che allora in questo Diletto fu
figura degli inestimabili benefici che Dio doveva diffondere nelle anime dei
suoi eletti verso la fine dei tempi! In questo sonno benedetto viene
raffigurata la Chiesa contemplativa che verso la fine dei tempi deve essere
portata a tanto soave gusto della contemplazione, da riposare davvero sul
petto di Gesù, perchè a lei deve essere in modo speciale rivelato il segreto
dell'unione personale in Cristo, la diffusione di questa untone nel suo
Corpo mistico e la trasformazione delle mentì nel DilettoŠ (Arbor vitae
crucifixae Jesu, Libro IV, c. 7).