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P. J. Croiset S.J.- La devozione al S. Cuore di N. S. Ges ù Cristo   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #3649 di 3675 |
CAPITOLO V

Come la divozione al S. Cuore di Gesù sia veramente soave


Benchè tutte le pratiche di divozione possano riempire di consolazione
interna ognuno che le eserciti, e non esista opera buona che non sia
accompagnata da piacere e gioia indicibile, testimoni inseparabili della
buona coscienza e che superano ogni altra contentezza; è certo però che Gesù
Cristo non concede maggior abbondanza di grazie, anche sensibili, che alle
pratiche divote rivolte unicamente ad onorarlo nel SS. Sacramento. Quando
mai un S. Francesco, un S. Ignazio, una Santa Teresa, un S. Filippo Neri, un
S. Luigi Gonzaga e tanti altri sentirono il cuore più infiammato d'amore se
non quando si accostarono a questo augusto Sacramento? Quanti sospiri
amorosi, quante lacrime soavi nelle celebrazione o nella partecipazione di
così adorabile Mistero! Di quali consolazioni, di qual torrente di delizie
non furono essi riempiti? Infatti, siccome non esiste altro luogo dove Gesù
si mostri più generoso, così qui più che altrove Egli fa gustare
maggiormente le dolcezze della sua presenza e dei suoi doni. Negli altri
Misteri Egli dona le sue grazie, ma in questo come prima grazia ci dà
veramente e realmente se stesso.
La gioia è inseparabile dai banchetti; Gesù ne dà uno ogni giorno ai
Cristiani nella S. Eucaristia. E chi si meraviglierà se in esso tratta i
suoi amici con tanta piacevolezza e con tanto amore?
Ora siccome la divozione al S. Cuore di Gesù ci trasforma in veri e fedeli
suoi adoratori nel SS. Sacramento, perchè ci consacra in modo speciale a
questo Mistero, così ce ne fa gustare le maggiori delizie. Si direbbe quasi
che N. Signore misuri le grazie singolari che fa in esso col numero delle
offese che vi ha ricevuto; e siccome in nessun altro Mistero Egli ha
ricevuto oltraggi maggiori, così non ce n'è altro dov'Egli ricolmi di
consolazioni più soavi quelli che nulla trascurano per fargli risarcimento
di quegli oltraggi.
Il motivo principale di questa santa pratica è sì puro e sì gradito a Gesù
che non ci deve sorprendere se il migliore e il più santo dei padroni faccia
gustare tanta soavità ai suoi servi riconoscenti e fedeli, specie in un
tempo in cui c'è tanta scarsità di gratitudine, di premura e di vero amore,
anche fra quelli che fanno professione d'amarlo.
Siccome è impossibile amare questa divozione senza aver molto amore verso
Gesù, così è assai difficile che non si sentano nella pratica quelle
dolcezze e consolazioni intime, che sono di solito inseparabili
dall'esercizio dell'amor puro: e come la sola vista delle Piaghe di Gesù
ispira non so quale fiducia nella sua misericordia, così il solo ricordo del
suo Cuore fa provare non so quale dolcezza e gaudio che si sente, ma non si
può esprimere.

È veramente strano che ci si avvicini a Gesù, che siamo da Lui bene accolti
quando lo visitiamo, e tuttavia non si senta da noi almeno quel piacere, che
di solito sentiamo nelle buone accoglienze avute dai Grandi. La causa
funesta di questa disgrazia, ben più grande che non si pensi, dipende dal
nostro poco amore verso Gesù,dalle grandi imperfezioni e dai molti altri
nostri difetti. Ma si può affermare che non trovandosi nessuno di questi
difetti nell'esercizio della vera divozione al S. Cuore di Gesù, tutte le
tenerezze e tutti i suoi favori speciali devono essere, a quanto pare,
inseparabili da questa divozione. Così l'hanno felicemente provato fino ad
oggi tutte le-persone che si sa essere state divote del S. Cuore di Gesù;
così ogni giorno l'esperimentano quelli che le imitano, e questo appunto ci
fa dire che sembra Gesù.non possa negare le sue più dolci intimità agli
amici del suo S. Cuore.
Si è osservato che i Santi più divoti e teneri del S. Cuore.sono stati i più
arricchiti di favori segnalatissimi, e che essi non parlano, quasi mai della
divozione al S. Cuore di Gesù, senza. usare espressioni che rivelano
chiaramente le grazie straordinarie e le dolcezze interne di cui sono stati
colmati. ‹ Oh quanto è buono, quanto è dolce abitare in questo Cuore! grida
S. Bernardo. ‹ O amabile mio Gesù, basta ch'io mi ricordi del tuo sacro
Cuore per sentirmi tutto ripieno di gioia. ‹ O quam bonum, quam iucundum
habitare in Corde hoc... Exultabimus et laetabimur in Te, memores Cordis
tui. ‹ (Vitis mystica. C. IV).
S. Geltrude e S. Matilde per questa divozione ricevettero immensi favori da
Gesù. S. Chiara soleva attestare che alla divozione al S. Cuore di Gesù
doveva, per così dire, quelle dolcezze straordinarie di cui era piena
l'anima sua, quando si presentava, dinanzi al SS. Sacramento; e S. Caterina
da Siena al solo pensare a questo Cuore adorabile si sentiva infiammata
d'amore verso Gesù. Essendo Gesù apparso a S. Matilde, le disse queste belle
parole: ‹ «Figlia, se vuoi essere perdonata di tutte le negligenze fatte nel
mio servizio, abbi una tenera divozione al mio Cuore, ch'è il tesoro di
tutte le grazie ch'io ti concedo senza tregua, ed anche la sorgente di ogni
consolazione interna e d¹ogni dolcezza ineffabile di cui ricolmo i miei
amici. (Liber specialis gratiae. P. III. c. 8).
Il P. de la Colombière non si spiegava diversamente: e benchè Dio l'avesse
condotto per molti anni nelle strade della più sublime perfezione, non già
per via di consolazioni sensibili, ma soltanto d'una fede viva e attraverso
prove fortissime, tuttavia sembrò che lo Spirito divino mutasse sistema
verso di lui, quando l'ebbe ispirato a praticare questa devozione.
Ecco come il Servo di Dio si esprime in proposito in un tratto dei suoi
Esercizi: «Il mio cuore si apre e sente le dolcezze che ho la gioia di
gustare e ricevere dalla misericordia di Dio senza poterlo spiegare. O mio
Dio, che vi comunicate con tanta bontà, alla più ingrata delle vostre
creature e al più indegno dei vostri servi, davvero voi siete buono! Siatene
lodato e benedetto eternamente! Ho compreso che Dio voleva servirsi di me
affinchè procurassi il compimento dei suoi desideri circa la divozione
ch'Egli ha suggerito a una persona a cui si manifesta con grande confidenza.
Perchè, mio Dio. non m'è dato di essere dapertutto e pubblicare ciò che voi
vi aspettate dai vostri servi ed amici?». In un altro luogo: «Basta ‹ grida
‹ basta, o mio Sovrano e amabile Signore, coi favori di cui mi ricolmate! Io
comprendo quanto ne sono indegno; Voi mi avvezzerete a servirvi per
interesse o mi spingerete a fare degli eccessi, perchè per meritare un solo
istante di quelle dolcezze che mi largite, che cosa non farei, se non
m'obbligaste a ubbidire al mio Direttore? Insensato! che dico, meritare?
Perdonatemi, o amabile Padre mio, questa parola! io mi confondo nell'eccesso
della vostra bontà, non so quel che dico. Merito forse io le grazie e le
consolazioni ineffabili di cui mi prevenite e ricolmate? No, mio Dio, siete
Voi solo con le vostre sofferenze a intercedere per me dal Padre vostro
tutti quei favori che ricevo. Siatene eternamente benedetto, e accumulate
sopra di me mali e miserie per darmi i qualche parte nelle vostre. Io non
crederò che mi amiate se non quando mi abbiate fatto soffrire molto e a
lungo».
Così si esprime questo uomo santo nell'eccesso delle dolcezze e delle
interne consolazioni, che provava nell'esercizio d'una tenera divozione
verso il S. Cuore di N. S. Gesù Cristo.










Dom 19 Set 2004 7:42 pm

sacerdos58
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Inoltra Messaggio #3649 di 3675 |
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CAPITOLO V Come la divozione al S. Cuore di Gesù sia veramente soave Benchè tutte le pratiche di divozione possano riempire di consolazione interna ognuno...
Sacerdos
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19 Set 2004
7:42 pm
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