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Messori - Il Card Ratzinger e il cristianesimo non confessionale   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #3656 di 3675 |
La risposta di Ratzinger all'ipotesi di un "cristianesimo
non confessionale" avanzata da Pera

di Vittorio Messori


Aperto, comprensivo, amichevole: ma, al contempo, non
dimentico di essere il prefetto di quello che si chiamò per
secoli Sant'Uffizio.
Dunque, sempre consapevole di essere chiamato a vegliare
sull'ortodossia della dottrina cattolica: e senza sconti,
pur nello stile dell'incontro più cordiale.
Così, il cardinal Joseph Ratzinger dialoga volentieri con il
presidente del Senato, Marcello Pera, pronto a lodarlo per
il suo laico elogio del cristianesimo e disposto ad
apprezzare le sue lucide analisi.
Il porporato ascolta, ma, poi, fissa sorridendo i paletti e
chiarisce se e in che modo la Chiesa possa accettare il
consiglio e l'aiuto di chi rispetta la fede, ma dichiara di
non condividerla, almeno nel suo aspetto sacramentale e
misterico.

Questa compitissima, ma decisiva, schermaglia, nel dialogo
tra il teologo bavarese e il filosofo toscano, sembra essere
stata poco colta da molti che, nei media, hanno commentato
Senza Radici (Mondadori, pp. 134, 7,70).
Il volumetto è l'assemblaggio editoriale di due discorsi
romani degli autori, seguiti da una lettera di Pera a
Ratzinger e viceversa.

Le "radici" cui il titolo allude sono, ovviamente, quelle
cristiane, che la nomenklatura dell'Unione Europea non ha
voluto riconoscere nel preambolo del suo testo
costituzionale.
Il laico Pera non solo se ne rammarica, ma sembra
considerare quasi suicida, o almeno gravemente masochistico,
un simile rifiuto.
In effetti, l'Europa, l'intero Occidente sono sotto
l'attacco di un fanatismo islamico che esigerebbe da noi non
l'abbandono ma, al contrario, un rafforzamento della nostra
identità.
Un "riarmo morale" che non significa né esclusione né
scontro, bensì chiarezza di posizioni, premessa per un
dialogo autentico e anche, se necessario, per una legittima
difesa.
Tutto il pensiero del presidente del Senato è dominato, in
queste pagine, da una denuncia esplicita di quel verminaio
di ipocrisie, di eufemismi, di autocensure, di irrealismi,
di buonismi pelosi che è l'ideologia, ormai vincente in
Occidente, del "politicamente corretto".
Per chi non rispetta questo nuovo dogmatismo "scattano",
dice Pera, "le manette linguistiche" e poi l'espulsione dal
consorzio civile e la condanna all'esilio culturale.

La melensa dottrina della political correctness è
responsabile del relativismo che ispira la vulgata egemone
in Europa e per la quale è vietato dire (tra l'altro) che,
rispetto all'Islam, la cultura creata dall'Occidente
cristiano non è solo "diversa": è "migliore" ed è
auspicabile che si estenda sempre più.
Per recuperare la nostra identità, per attrezzarci alla
sfida epocale ritrovando il nostro sistema di valori, il
laico Pera propone una "religione civile", auspica una
"religione cristiana non confessionale", in cui possano
riconoscersi anche quei non credenti, quei non praticanti
che non accettano la resa all'aggressione islamica.

Sono proposte che fanno drizzare le orecchie, malgrado il
fair play cordialissimo, al cardinal Ratzinger, cui cose del
genere ricordano subito il protestantesimo liberal, padre e
figlio dell'Illuminismo razionalista.
Si è dunque prossimi alla ideologia della massoneria (anche
se il nome non viene fatto), che la Chiesa ha combattuto
proprio perché pretende di essere "un cristianesimo senza
Cristo", una religione non solo senza dogmi, ma anche senza
fede, almeno in quella pienezza che il cattolicesimo
intende.

Ecco, dunque, il prefetto dell'ex Sant'Uffizio mettere in
guardia, pur con il massimo di comprensione e di apertura.
Un rinnovato "ethos mondiale", constata, non può nascere a
tavolino, stabilito da commissioni, da convegni, da pur
nobili auspici di intellettuali.
Può sorgere soltanto da "minoranze creative": cristiani
convinti, cioè, uomini che abbiano fatto l'incontro decisivo
con Gesù come Salvatore, che si nutrano dei sacramenti
amministrati da una Chiesa nella quale riconoscano "la forza
da cui sgorga la vita spirituale".
Credenti espliciti, dunque, che si riconoscano
nell'ortodossia cattolica, che siano in grado di convincere
con l'esempio della gioia di chi ha scoperto nel Cristo
l'evangelica "perla preziosa".

"Simili minoranze cristiane - dice Ratzinger - non hanno
nulla di settario": anzi, possono creare luoghi di incontro,
di ricerca comune, di solidarietà, aprendosi fraternamente a
chi non riesca a comprendere che la prospettiva di fede non
è una zavorra, ma un paio di ali, che i dogmi non sono
sbarre ma finestre verso l'Infinito.
In questo senso, andrebbe superata l'antinomia tra credenti
e laici: precisando, però, che nucleo generatore e centrale
della civil religion proposta da Pera debbono essere gruppi
di cristiani ferventi, anzi di cattolici fedeli.
Questa dunque la ricetta cardinalizia per ritrovare (a
beneficio di tutti) le radici cristiane, per contrastare
quella che chiama "la patologia dell'odio di sé che ha
infettato tanta intellighenzia europea" e che si manifesta
in un relativismo che porta alla rovina, perché pecca della
colpa che il Cristo più duramente ha condannato.

L'ipocrisia farisaica, cioè, ispiratrice di quei
"politicamente corretti" che definiscono integralista,
fanatico, imperialista, chiunque non pratichi la
diffamazione della storia e dei valori di un'Europa che - lo
riconosca o no - venti secoli di Vangelo hanno forgiato.

Corriere della sera 14 Dic 04






Ven 17 Dic 2004 1:07 pm

sacerdos58
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