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P. F. Faber d'O. - VERI SEGNI DI PROGRESSO NELLA VITA SPIRITUALE   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #3667 di 3675 |
VERI SEGNI DI PROGRESSO NELLA VITA SPIRITUALE.

La vita spirituale è composta di contraddizioni. Questo non è che un dire
can altre parole che l'umana natura è decaduta. Una delle più grandi
contraddizioni, e di quelle che più difficilmente si riesce a conciliare in
pratica, è questa, che in fatto di spiritualità è d'alta importanza, che noi
abbiamo una ben intima cognizione di noi stessi, e che allo stesso tempo ci
occupiamo ben poco di noi stessi; non è facile di conciliare questo due
cose. Accennai fin d' ora a questa difficoltà perché nel corso di questo
trattato dovremo guardar spesso e a lungo dentro di noi stessi, e per
conseguenza correremo rischio allo stesso tempo di pensare altamente di noi
stessi; e quest'ultimo ci sarebbe più dannoso che non possa essere
vantaggioso l'altro.
Non v'è al mondo cognizione per noi più interessante di quella di sapere
come ci troviamo rispetto a Dio. Tutto dipende da questa nozione. Questa è
per noi la scienza delle scienze, e supera la cognizione del bene e del
male, la quale tentò così intensamente Adamo ed Eva. Se ci troviamo in buoni
termini con Dio, tutto è bene per noi, ancorché ci trovassimo avvolti dalle
più fitte tenebre dell'avversità. Se al contrario non siamo bene con Dio,
nulla è bene per noi, benché avessimo ai nostri piedi il migliore ed il più
splendido mondo. È naturale che noi dovremo essere solleciti di conoscere se
faremmo progresso nella vita spirituale; né può esservi male od imperfezione
in questo desio quando non è disordinato. Se troviamo motivo a supporre che
progrediamo, devo questo produrre in noi grande consolazione; che se al
contrario abbiamo dati a sospettare che in qualche modo siamo deficienti,
proveremo almeno un senso salutare di sicurezza nella persuasione che almeno
non camminavamo allo scuro riguardo ad un oggetto che ci riguarda più
intimamente e più caramente di qualunque altra cosa. L'amore brama sapere se
è gradito e corrisposto, e, quanto a Dio, che non è sdegnato come si
meriterebbe anche il timore è ugualmente ansioso d'avere una tale cognizione
a cagione degli eterni interessi che vi si riferiscono.
Ma per quanto lo desideriamo, non potremo mai avere una nozione esatta del
nostro progresso nella vita spirituale; e ciò per varie ragioni da parte
tanto di Dio, che di noi stessi. Da parte di Dio, perchè Egli suole celare
il suo operare; da parte nostra, perché l'amor proprio esagera quel poco di
bene che facciamo. Non possiamo neppure essere certi se siamo in stato di
grazia, o, come lo esprime la S. Scrittura, se siamo meritevoli d'amore o di
odio. Perché ciascuno di noi porta seco un ripostiglio li peccati secreti ;
e, come ce ne avverte l'ispirata Scrittura, non dobbiamo essere senza timore
neppur riguardo ai peccati rimessi.
Non mancano modi fallaci nei tentare di ottenere questa cognizione cercata
con tanta ansietà dai cuori impazienti. Alla lunga, ogni desio che non è
severamente addestrato e fortemente frenato, diviene disordinato; ed è
appunto quando diviene disordinato che incappa con fatale tendenza nei modi
fallaci di soddisfarsi. Uno di tali fallaci modi è quello di insistere
presso il nostro direttore per intendere il suo parere su di noi; al che
fare egli ha naturalmente molto ritegno, sia perché rifugge dall'apparente
pretesa a doni soprannaturali, quale sarebbe quello del discernimento degli
spiriti, sia perché sa che una tale cognizione non ci quasi mai giovevole.
Quando questa nostra astuzia non ci riesce, noi adottiamo a nostro capriccio
dei segni arbitrari ed artificiali, come i fanciulli piantano bastoncini
nella sabbia poi, misurare il crescere graduato del flusso marino; e, come
possiamo attendercelo, facciamo erronea scelta dove non abbiamo affatto
diritto di scegliere; ed avendo fatto uno sbaglio, ci ostiniamo in esso, e,
come suole umanamente accadere, vi ci ostiniamo tanto più quanto è maggiore
lo sbaglio; e così si terminerà in un'illusione. Anche quando non cerchiamo
di conoscere il nostro proprio stato interiore per mezzo di qualcuno di tali
modi fallaci, erriamo egualmente inquietandoci incessantemente su tale
punto; il che è niente meno che un perdere benedizioni e grazie quasi ad
ogni ora del giorno.
A dir vero, il nostro crescere nella grazia e l'ora di nostra morte hanno
una qualità comune; in nessun modo ci giova averne una nozione certa ed
esatta. Il miglior partito è quello di tenerci umili come quando i nostri
falli sono chiari o lampanti, e come se il bene fosse io noi così piccolo da
essere quasi impercettibile. Non dovrà forse essere tanto maggiore la nostra
umiltà allorché cresciamo veramente nella grazia e facciamo rapidi passi
nell'amor di Dio? È certo che, meno lo sappiamo, altrettanto ci riuscirà più
agevole il mantenerci umili. Inoltre, il difetto d'una tale esatta
conoscenza ci rende più pieghevoli ed ubbidienti non meno alle ispirazioni
dello Spirito Santo dentro di noi, che alle esterne esortazioni del nostro
direttore spirituale. Come l'ignoranza del proprio morbo rende il malato
docile al medico, così accade riguardo alla nostra ignoranza del nostro
progredire nella vita spirituale; oh, quanto il nostro profitto spirituale
dipende da questa doppia ubbidienza alle ispirazioni ed alla direzione! Di
più, l'incertezza stessa è per sé uno stimolo incessante a maggior
generosità verso Dio. Imperocché, il peggiore degli sguardi in noi stessi è
quello che mira il bene a crescere e gonfiarsi mentre lo guarda e perché lo
guarda; ne consegue che chi ha sempre il suo occhio rivolto all'interno dei
suo cuore, ha per lo più una nozione stranamente esagerata di quanto egli
opera per Iddio. Al contrario, la sproporzione tra la grandezza di quanto
Dio ha fatto per noi e lo spirito di paterno amore con cui lo fece, e la
piccolezza di quanto facciamo per Lui e lo spirito taccagno con cui lo
facciamo, è quella che ci fa bramare d'amarlo di più o d'oprar per Lui con
maggior disinteresse. Concludo dunque non essere conducente al nostro
miglior vantaggio il conoscere con esattezza e certezza quanto abbiamo
progredito sulla via della perfezione.
Una certa cognizione del nostro stato spirituale è tuttavia possibile,
desiderabile ed anche necessaria, finché è voluta con moderazione ed è
cercata rettamente. In una lotta così ardua ed incerta, abbiamo bisogno di
consolazione; e il distacco dal mondo non è ancora tale in noi da non
provare una consolazione speciale in sapere che la grazia opera nella nostra
anima. Non possiamo essere molto dediti alla preghiera senza avere più o
meno un barlume dell'operare di Dio in noi; ed inoltre se non conosciamo le
grazie che Dio ci largisce, non sapremmo come corrispondervi. Una tale
cognizione ci è dunque in parte assolutamente necessaria per sostenere la
lotta cristiana, ed i mezzi legittimi d'acquistarla sono la preghiera,
l'esame di coscienza, e le spontanee ammonizioni del nostro direttore
spirituale. Questo basta riguardo al conoscere il nostro proprio stato
spirituale. È un soggetto molto difficile e pericoloso.
Quanto più possiamo risparmiarci una tale cognizione, tanto meglio, perché è
ardua il procurarcela rettamente, o l'usarne con moderazione, pure non se ne
può faro interamente senza, benché la sua importanza sia diversa secondo la
condizione spirituale dell'individuo.

È dunque importante di rappresentarci chiaramente la condizione particolare
della vita spirituale che ci riguarda in questo momento. Vi sono persone
così dette convertite, cioè si rivolsero a Dio e cominciarono una nuova
vita. Esse fanno penitenza per i loro peccati, abiurano certe false massime
che professavano, nutrono verso Dio e verso Gesù Cristo dei sentimenti
diversi da quelli di prima, si assumono certe pratiche devote e
mortificazioni , si impongono certe devote osservanze, e si mettono
all'ubbidienza d'una direzione spirituale. Hanno quindi i loro primi
fervori. Sentonsi amiate da una prontezza soprannaturale in tutto ciò che
riguarda il servizio di Dio, provano una sensibile soavità nella pace, gioia
nei Sacramenti, un nuovo appetito di penitenza e di umiliazioni, una
facilità nella meditazione, e spesso una cessazione, in tutto od in parte,
delle tentazioni. Questi primi fervori possono durare settimane o mesi, ed
anche uno o due anni; ed allora l'opra è compiuta. Vi corrisposero più o
meno fedelmente. Ebbero lo loro esperienze, specialità, sintomi, difficoltà.
Hanno un genio loro proprio ed abbisognano d'una direzione che sia adatta a
loro e che non lo sarebbe ad altri. Ora passarono oltre e non possono essere
da noi raggiunte. Le incontreremo di nuovo al giudizio e non prima. Ma dove
ci lasciarono esse? Al principio d'una nuova fase della vita spirituale, in
un tempo molto critico e di grande rischio. Il solo svanir di fervori che
non furono mai temuti essere più che uno stato passeggero, ci lascia immersi
in uno spiacevole sentimento di tepidezza. Il carattere distintivo del
nostro presente stato è che ci sembra di trovarci più di prima abbandonati a
noi stessi. Sembra che la grazia operi meno in noi. L'antica indole naturale
rialzasi appena cessati i fervori che la comprimevano, e ritorna ad agire
con tremenda vivacità. Ci sembra di trovarci abbandonati alla virilità ed
all'onestà dei nostri propositi e della nostra volontà, e che gli amminicoli
della vita spirituale ci sorreggano meno, od almeno meno sensibilmente. Le
nostre preci divengono più aride. Il terreno che scaviamo è più duro e
pietroso. L'opra sembra tanto meno attraente quanto più diviene solida. La
perfezione non sembra così facile a raggiungersi, e la penitenza sembra
insopportabile. Ora è il tempo di mostrare coraggio, ora il nostro vero
valore è alla prova. Noi cominciamo a calcare le regioni centrali della vita
spirituale, ma esse sono per lo più dei tratti di arido deserto e di
solitudine. È qui che molti retrocedono e trovansi poi rigettali in un lato
da Dio quali santi falliti e vocazioni frustrate. L'anima a cui mi rivolgo è
giunta a questo punto, e si trascina avanti sotto la sferza del sole e dei
venti, sprofondandosi nella sabbia fino all'anca, sfiduciata per la rarità
delle sorgenti d'acqua, gemebonda per difetto di fresco e quieto rezzo, e
molto propensa a sedersi ed abbandonare disperata l'impresa.
Per l'amor di Dio! Non arrestarti. Se il fai, tutto è perduto per te. Dirai:
almeno scorgessi che procedo, potessi almeno persuadermi che faccio strada,
vorrei fare sforzi e trascinare avanti le mie stanche membra! Due val meglio
di uno, dice la Scrittura; così sforziamoci insieme per un poco a procedere,
e parliamo dei nostri aiuti e dei nostri ostacoli. Lo vedi bene, non siamo
santi. Forse non aspiriamo a raggiungere l'altezza dei santi; in tal caso
non dobbiamo farci lecito ciò che è lecito ai santi. Le lezioni di cui
abbiamo bisogno devono essere scarse, sicure, elementari. Ad ogni modo non
dobbiamo né arrestarci, né retrocedere.
Come conoscere se facciamo strada? Non v'è né pozzo né palma che ci valga di
tappa del cammino; non vi è che orizzonte e sabbia. Coraggio! Qui vi sono
cinque segni. Se ne abbiamo uno, bene; se due, meglio ; se tre, ancor
meglio; se quattro, benone; se tutti cinque, è splendida cosa.

1. Se siamo scontenti del nostro presente stato, qualunque egli sia, e
sentiamo il bisogno d'essere qualche cosa di meglio e di più elevato,
abbiamo grande motivo d' esserne grati a Dio, perchè un tale scontento è uno
dei suoi migliori doni, ed un segno sicuro che realmente facciamo progresso
nella vita spirituale. Dobbiamo però tenere a mente che il nostro scontento
di noi stessi deve essere di tale natura che accresca la nostra umiltà o
noti arrechi turbamento della mente o malessere nei nostri esercizi di
devozione. Devo, piuttosto essere effetto d'un impaziente desiderio di
progredire nella santità. combinato con gratitudine per le passate grazie,
con fiducia d'aver grazie future, e con un vivo senso d'indignazione per non
aver adeguatamente corrisposto a lotte le ricevute grazie.

2. L'altro segno della nostra crescita, per quanto appaia strano, è il far
sempre nuove mosse, il ricominciare sempre da capo. In questo faceva
consistere la perfezione il grande sant'Antonio. Eppure da questo traggono
spesso por ignoranza motivo di scoraggiamento coloro che confondono le nuove
mosse nella vita spirituale con l'incessante sorgere e ricadere dei
peccatori abituati. Né si deve confondere queste continue nuove mosse con
l'instabilità, che spesso induce a dissipazione e ci tiene indietro sul
calle conducente al cielo. I nuovi slanci mirano a qualche cosa di più alto,
e così per lo più a cose più ardue ; mentre la instabilità ed incostanza è
stanca del giogo, e cerca varietà ed agiatezza. Le nuove mosse non
consistono neppure nel mutare i nostri libri spirituali, e le nostre
penitenze, o i nostri metodi di preghiera, molto meno i nostri direttori di
spirito. Le sempre nuove mosse consistono principalmente in due cose, cioè
rinnovare la nostra in intenzione per la gloria di Dio, e ravvivare il
nostro fervore.

3. È anche un segno di progresso nella vita spirituale e abbiamo in mira
qualche, cosa di definito: per esempio, se ci sforziamo ad acquistare
l'abito di qualche virtù particolare, o ad abbattere qualche assediante
debolezza, o od avvezzarci ad una data penitenza. Questi sono sintomi di
serietà ed un pegno dell'oprare della divina grazia in noi. Se al contrario
non attacchiamo in nessuna parte le schiere nemiche, non è più pugna ; e se
tiriamo senza mira, non ne risulterà che fumo e rumore, Non v'è probabilità
d'avanzamento se, come suol dirsi, passeggiamo vagamente senza scegliere una
distinta meta dove pervenire, e se non spingiamo attivamente il passo verso
tale meta da noi appositamente scelta,

4. È segno anche migliore che noi progrediamo se ci sentiamo nell'anima un
forte sentimento che Dio vuole da noi qualche cosa di speciale. Talora ci
accorgiamo che lo Spirito Santo ci fa piegare da un lato piuttosto che
dall'altro; che egli desidera in noi la rimozione di qualche difetto, o
l'intrapresa di qualche pio lavoro. Questo viene dagli scrittori di spirito
chiamato attrazione. Taluni hanno un'incessante attrazione durante tutta la
loro vita. In altri l'attrazione muta senza posa. In alcuni essa è cosi vaga
ed indistinta, che non si manifesta che ad intervalli; e non pochi paiono
esserne totalmente immuni (1). L'attrazione contiene naturalmente una
cognizione attiva di sé, non meno che un quieto sguardo interno di
preghiera; ed è un gran dono per la incalcolabile agevolezza che arreca
nella pratica della perfezione; perché somiglia quasi ad una speciale
rivelazione. Il sentire dunque con pacata riverenza questa trazione dello
Spirito Santo, è segna che progrediamo. Non si deve però dimenticare che
nessuno dovrebbe inquietarsi per la mancanza di questa sensazione
spirituale, perché non si trova in tutti i santi e non è indispensabile al
progresso spirituale.

5. Oso anche aggiungere che un cresciuto desiderio generale di essere più
perfetto non è senza valore come indizio di progresso e questo vale ad onta
di quanto dissi sull'importanza d'aver di ritira on oggetto definito. Non
credo che questa brama vaga ci generale di perfezione sia abbastanza
apprezzata. Sicuramente che per sé non basta, non deve per sé sola
acquietarci. Ci è data come viatico o compagna per via. Tuttavia se
consideriamo quanto sono mondani per lo più i buoni cristiani, e quanto sono
ciechi riguardo agli interessi di Gesù, e quanto incredibilmente dura ed
impenetrabile ai principî spirituali hanno l'epidermide, dobbiamo dire che
questo desiderio di santità viene da Dio, che è un grande dono, e che
comprende molto di ciò che è di somma importanza. Che ne siano rese lodi a
Dio per ogni anima così tanto fortunata nel mondo da possedere una tale
bramosia! Essa è quasi inconciliabile colla tepidezza, e questa non è una
lieve raccomandazione in suo favore; e benché molto si trovi ancora oltre ed
al di sopra di essa, pur essa è indispensabile tanto a ciò che è oltre,
quanto a ciò che le è superiore. Non dobbiamo però chiudere gli occhi sui
suoi pericoli. Ogni desio soprannaturale che abbiamo senza corrispondervi,
ci lascia in uno stato peggiore di quello in cui ci trovò. L'espediente più
sicuro è di incorporare senza ritardo il desio in qualche atto, prece,
penitenza, od azione di zelo; non a casaccio e per isbalzo,ma con consiglio
e posatezza.

Ecco dunque cinque segni molto probabili di progresso, nessuno dei quali è
tanto al disopra di noi da essere impraticabile ai più bassi fra noi. Non
intendo di dire che l'esistenza di questi segni basti ad assicurarci che
nella nostra vita spirituale tutto trovasi come dovrebbe trovarsi; ma che
almeno siamo vivi, che camminiamo, che procediamo, e che ci troviamo
nell'atmosfera della grazia e che il possesso di qualcuno di questi indizi è
cosa ineffabilmente più preziosa di qualunque più alta e preziosa cosa che
possa offrirci la terra! Lo ripeto dunque: se abbiamo uno di questi segni,
bene; se due, meglio; se tre, ancor meglio; se quattro, è cosa ottima; se
tutti cinque, è glorioso. Mirate ora! Noi abbiamo fatto un po' di strada;
noi ci siamo inoltrati avanti nel deserto ; che se ci sentiamo un poco i
piedi a bruciare, almeno siamo meno scuorati.

NOTE

1 - Fu notato da Madre da Blonay che i destinati da Dio a spendere gran
parte della loro vita a far da superiori religiosi, non hanno per lo più
alcuna attrazione speciale, perché io spirito che lo Spirito Santo vuol
formare in tali anime, è uno spirito universale.

Testo tratto da: P. F. Faber d'O., I progressi dell'anima nella vita
spirituale, Torino: Marietti, 1906 (trad. della III ed. Inglese, 1859), pp.
1-9.






Lun 15 Ago 2005 6:30 pm

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