SANTITÀ SACERDOTALE
Appunti di una conferenza tenuta da P. Matteo Crawley il giorno 23 gennaio
1930 al Clero e ai Chierici teologi nel seminario di Novara
Vengo a parlare a Voi senz'alcuna presunzione, ma solo perché il Papa
Benedetto XV mi ha fatto un espresso dovere di accettare sempre, quando mi
si propone, di parlare, a Sacerdoti e Seminaristi. Non ho chiesto. Vostra
Eccellenza mi ha invitato a rivolgere la mia parola, ed io «in nomine
Domini», vi parlerò come può parlare un povero Sacerdote. Voi non sentirete
un maestro; non ho alcuna pretesa., ma solo un grande convinto.
Vi parlerò senza pessimismo. Il male attuale è gravissimo. Tanti, tanti
uomini battezzati con acqua... senza fede! Quanti non praticano la Religione
e non vivono pronti a morire! Assistiamo ad una rinascita pagana: spiagge di
lussuria, ballo pagano, moda peccaminosa, peccati e peccati... ! Ma io ho un
rimorso: vi è un male assai più grave: la mancanza di Santità Sacerdotale.
Vi sono, è vero, preti onesti e buoni: tuttiŠ quasi tutti! Ma non basta; non
basta onestà e bontà Sacerdotale. Il Sacerdote è «Alter Christus» ed essendo
Cristo, non basta una mediocrità di virtù: «Sancti estote». Non mancano i
preti, no, non mancano i preti; mancano un Cottolengo, un Cafasso, un D.
Bosco. Diceva Pio X: «Santi bisogna essere, prima di plasmare Cristo nelle
anime». Bisogna essere Santi. Non è il numero che vale: un santo, un santo
solo, vale un esercito.
Vorrei condensare in una frase tutta la mia convinzione. La potenza della
«sinistra» non fu mai potenza; essa è potenza solo quando trova la debolezza
della «destra», dell'estrema destra, in noi Sacerdoti. Per me, quando sento
parlare del male che dilaga, di tanto male, dico: «Mea Culpa, mea culpa; il
mondo si perde perché io non sono santo».
Scende la lava e tutto invade, perché non trova una barriera. Ricordate
l'Etna nella sua ultima eruzione: la lava, scendendo, sconvolgeva, ed
atterrava uliveti, case e paesi: tutto devastava,. perché non vi era una
barriera. Ci vuole la barriera: la santità del Sacerdote. Siamo santi...
siamo santi!
Vi riporto una espressione dei P. Chevrier, un francese originale nel suo
modo di parlare, e di operare; gli amici si prendevano gioco di lui. Aveva
per cappella un baraccone. E gli dicono: «Un baraccone per il Signore?
Quando avrai una cappellina? Non è sconveniente un baraccone per il
Signore?». Ed egli rispondeva: «Oh, il Signore è il Re del Cielo e della
terra ed è quindi anche il Re dei baracconi! Però sto preparando una Chiesa,
una bella Chiesa».
Hai denari?
E che denari? oh, per la mia Chiesa non ci voglion denari! Sentite,
sentite come sarà: avrà per fondamenta... santi Sacerdoti; per colonne,
santi Sacerdoti; per lampada, un santo Sacerdote, tutto fuoco; sul pulpito,
un santo Sacerdote a predicare solo la semplice parola di Dio; all'altare,
un santo Sacerdote, «alter Christus» un altro Cristo.
«Sì, a che giova una basilica di marmo, bella e magnifica, se dentro vi è un
prete di carta? Attorno a tante basiliche c'è tanto inferno... tanto
inferno, perché dentro vi è un prete buono, è vero; onesto, è vero; ma un
prete che, non è santo: un povero pretino di carta... un povero pretino di
carta! Non è la basilica che salva il mando, ma un santo prete, un santo
Tabernacolo vivente.
Sentite quel che mi è avvenuto durante, la guerra. Il S. Cuore aveva detto a
S. Margherita Maria: «lo regnerò, malgrado i miei nemici». Mi trovavo dunque
in quella cappella, dove il S. Cuore aveva parlato, e, dove io ero stato
guarito. Eravamo, non ricordo più bene, se nel 1916 o '17. V'erano dei preti
e v'era un Arcivescovo (chiedo scusa a V. Eccellenza: non intendo nemmeno
alla lontana di mettere alcun discredito).
L'Arcivescovo predicò e disse «Fratelli miei, il S. Cuore qui ha detto:
"Regnerò" ed Egli regnerà, malgrado Satana ed i Tedeschi». lo ero invitato a
parlare dopo di lui e non sapevo, come ribattere quelle, sue parole, senza
mancare di rispetto e di venerazione. Tuttavia. parlai e dissi: «Sì, il S.
Cuore regnerà, come ha promesso, nonostante i suoi nemici; ma nemici, ha
detto; non che regnerà malgrado la freddezza dei suoi amici». Ma per regnare
ha bisogno di santi Sacerdoti.
Sono venuto a dirvi ciò che già ho detto a ottomila Sacerdoti lo scorso
anno; a quarantamila Sacerdoti in tutta Europa. No, non mancano Sacerdoti,
non mancano macchine sacerdotali, non mancano funzionari sacerdotali, non
mancano fonografi sonori, mancano Sacerdoti santi, e santi perché «Alter
Christus».
Conosco una suora, o meglio, ma buona donna vestita da suora, la quale
annoiava durante, la guerra cento volte al giorno il Signore con una
giaculatoria non certo indulgenziata: «Signore, basta la guerra, quando ci
darai la vittoria? Noi abbiamo diritto e giustizia; quando ci darai la
nostra vittoria? ».
Ed il Signore dal Tabernacolo, un giorno le parla:
Che cosa vuoi dire?
Ma, Signore si tratta della guerra! dacci la nostra vittoria?
Per la guerra è affare mio. Domanda piuttosto la mia vittoria, e per
questo, sii santa. Il mondo si perde, perché mancano i Santi. Di buoni «alla
buona», come te, ne ho da selciare le strade.
Santi per la vittoria del S. Cuore! Volete che vi riassuma in due parole
che, cosa ho io imparato, girando il mondo? Ho avuto due lezioni; una
lezione negativa, di delusione; ed una lezione positiva.
Ho, girato la Spagna, la Francia, il Belgio, l'Italia, l'Europa e l'America
ed ho, trovato, sì, grandi oratori, grandi scienziati, professoroni, vere
biblioteche ambulanti. Ho trovato dei dottori sette volte, ma non dottori
della carità di Cristo. Grandi oratori di Cristo, poi dentro cadaveriŠ
cadaveri.
Ditemi di un prete come celebra la Messa, come fa le meditazioni; poi anche
se è muto, se è cieco, se è mutilato, se non può muoversi, egli fa
l'ApostoIo, egli è un Apostolo, poiché per l'Apostolato non si richiede che
amore e sacrificioŠ amore e, sacrificio.
Dopo aver parlato di questo ad un folto gruppo di preti, a cui presiedeva
l'Arcivescovo, un professore, che scrisse molto e molto bene, mi fece questa
confessione in ginocchio, in sacrestia, alla presenza del suo Arcivescovo:
"Tremendo argomento quello che ha trattato Lei, Padre. Per quarant'anni ho
scritto tanto, ho predicato tanto, sempre acclamato sempre applaudito. Padre
e dire che da quarant'anni non so che cosa sia assolvere un'anima convertita
dalle mie prediche. E da trentanove anniŠ qui dentroŠ un sacrilegio. Da
trentanove anniŠ!"
Dottori..., dottori ne abbiamo. Ci manca un dottore come il Curato d'Ars,
come il Cottolengo, come Don Bosco.
Ecco la prima lezione.
Dove invece ho trovato anche solo una paglia, ma oche bruciava di santo
amore sarà stato un contadino, una contadina, ma povera figliuola, un
giovane, un parroco, un vecchio prete là v'era la fecondità, come da un
miracolo.
Non ho pretese di fare dei grandi discorsi; mi piace predicare, come Gesù,
in parabole. Invece della parabola, assumo un fatto. Dovevo recarmi in una
grande città. Prima di partire ricevo un biglietto da una giovane, che già
altre volte mi aveva scritto e che io stimavo come una santa anima. Vi si
diceva: «Lei, Padre, si recherà in quella città. Oggi stesso ho scritto al
signor X che vi abita, perché venga a sentirla e si confessi, dopo
trentacinque anni. E per rendere la cosa più semplice, ho mandato a quel
signore un foglio grande, scritto con inchiostro azzurro, con l'esame di
coscienza già fatto. Mando anche a vostra Paternità copia dello stesso
esame, scritto su foglio grande, con inchiostro azzurro».
Guardo il foglio grande, scritto con inchiostro azzurroŠ: che litania! Non
certo quella delle Rogazioni.
In quel momento ho formulato un pensiero temerario, che ora ripeto; Vostra
Eccellenza me ne darà l'assoluzione:
Ah, delusione! l'avevo sempre creduta una santa, e inveceŠ testa balzana:
è un'isterica .
Ma tosto mi sono ripreso: «Questo potrebbe provare ch'essa è veramente
santa. Dicono che molti santi hanno una facciata di matto e che tutti i
santi siano un po' matti non però tutti i matti sono santi; intendiamoci
Ed allora mi dico così: «Per ora, da buon inglese che vuol riflettere, me ne
rimango neutrale e sospendo il giudizio, Metto in tasca il documento,
l'esame di coscienza, scritto su carta grande con inchiostro azzurro, e mi
ripeto: «In caso di esito negativo, al cestino il documento e in una casa di
salute la santina».
Vado da quel signore e mi passa subito, un biglietto: Legga, legga che
cosa mi hanno scritto Ed io leggo lo sapevo già : «Verrà a predicare P.
Matteo, Lei, dopo trentacinque anni che non si confessa più, ecc.
Ma chi è mai che così mi scrive?
Non posso dirlo.
Legga, legga quel foglio grande, scritto con inchiostro azzurro!
Che cos'è questo? dico io, mostrando una certa meraviglia.
Che cos'è? Ma sono i miei peccati; tutti, tutti li ho io commessi! Si
metta, Padre, là, vicino a quella finestra. Mi basta questo foglio per
preparazione.
Cade in ginocchio ai miei piedi e le: lagrime, scendendogli dagli occhi su
quell'azzurro, cancellavano i peccati suoi sul foglio e nell'anima, prima
ancora dell'assoluzione sacramentale.
Ma chi mai ha compiuto questo miracolo? Una povera fanciulla, un'anima
nascosta, ma un'anima santa; non un dottore, una paglia che bruciava: ecco
chi ha compiuto il miracolo.
Cristo non ci chiede che siamo dei S. Francesco Saverio, che predichiamo
sette volte al giorno, ma chiede a noi l'anima divinizzata di S. Teresina.
Chiede a noi la santità, la vita interiore, un cuore piene, fino all'orloŠ
fino all'orlo!
Un santo, lo ripeto, un santo solo, vale un esercito. Un santo Curato d'Ars,
un piccolo Cottolengo, un Don Bosco!
In Italia lavorano migliaia di Sacerdoti. Certamente un piccolo Cottolengo
ha fatto più di loro. Ah, potesse questa semplice istruzione valere per Voi,
miei Confratelli, otto giorni di ritiro!
Siamo santi per essere Apostoli. Noi confondiamo spesso l'Apostolo con
l'operaio che lavora, s'affatica, s'affanna. No, non tutti gli operai sono
Apostoli, ma tutti gli Apostoli sono operai.
L'Apostolo ama. Siamo Apostoli come Maria: Essa ben poco ha parlato, poco si
sa di Lei, ma ha lavorato «ab intus», sola così: «ab intus». Eppure è la
Regina degli Apostoli.
Un giorno un, giovane prete, di ventinove anni mi dice:
« Padre, ho lavorato tanto, ho lavorato tanto! Da quattro anni io e il
parroco abbiamo tentato tutto, tutto abbiamo provato, ma sempre senza
frutto. Gli uomini peggio che peggio; le donne, oh, anche le donne... non si
può far più nulla. Padre, mi dia Lei un consiglio ». Ed io gli chiedo:
Ha provato tutto?
Sì, tutto.
Proprio tutto, tutto?
Sì, tutto, tutto; proprio tutto.
Ma scusi... sa... io non sono italiano e non intendo bene. Ripeta, per
favore
Ma sì, tutto, tutto.
E... mi dica ancora: ha provato a vivere un giorno, un giorno solo da
santo?
Non ci ho pensato.
Ed allora il suo lamento non mi fa più meraviglia.
Le anime si salvano non con le campane, non con le processioni, non con le
ConfraterniteŠ! C'è un Tabernacolo che salva le anime, nel Tabernacolo una
pisside, nella pisside Cristo... Lui solo salva le anime, ed il Sacerdote in
quanto sa essere «alter Christus».
Se vi si chiedesse di lavorare quattro volte di più di quel che ora fate; se
vi si dicesse di mettere quattro nuove istituzioni nella vostra
Parrocchia... ebbene, questo sarebbe ancora un nulla. Ma no, vivete la
vostra Messa e niente altro. Siate santi di dentro, «ab intus». Diventate
santi ed il resto non conta, ed il resto verrà da sé.
Eccellenza, quando si parla in teologia non si insiste abbastanza sul valore
«ex opere operantis». Un Curato d'Ars, che predicava alla buona, faceva più
dei grandi predicatori di Nôtre Dame; la Messa del Cottolengo... più che
migliaia di altre Messe. Voi, teologi Seminaristi, preparatevi alla
Messa!... a gustarla... a viverlaŠ e basta. Non una macchina Sacerdotale, ma
Cristo.
Permettetemi un paragone, a proposito della S. Messa e del Sacerdozio. Si
dice di una persona che vale molto: «Quello vale un Perù». È la mia terra;
ed essa è davvero una montagna, una cordigliera d'oro. Per questo la Spagna
ha cercato in ogni modo di tenerne il dominio. Essa ha coperto d'oro le
volte dei suoi templi, ha, costruito i suoi altari in oro; tutto oro del
Perù. Vale un Perù: e questo vuol dire: vale una fortuna. Ma in quel Perù,
presso quella cordigìiera d'oro, molto spesso si muore di fame e, morti, si
può avere ancora un sepolcro d'oro. La montagna di oro: ecco il Sacerdozio!
Ma si può morire di fame anche attorno a questa montagna d'oro. No, non
basta possedere la montagna d'oro, bisogna sfruttarla, bisogna saper
estrarre quest'oro, altrimenti... cadaveri... Intorno al Sacerdote,
cadaveri, cadaveri! perché l'oro non è sfruttato.
Signore, si ripete spesso, non ho potuto lavorare! Non è il lavoro
materiale che ha chiesto il Signore, ma solo: «Diligis me plus his?» La tua
Messa! il resto non conta; il resto verrà, secondo che hai sfruttata la
montagna d'oro: la tua Messa.
Ricordo di un Cappuccino in Svizzera, che predicava semplice, veramente alla
Francescana, cose stupende, in un ritiro per Sacerdoti. Nell'ultima predica
ch'egli tenne parlava così: «Meditiamo quel dolce mistero che ci presenta la
Visitazione di Maria a S. Elisabetta. Vedete come Giovanni nel seno della
Madre esulta e canta e si scuote; egli riconosce il Cristo che la Vergine
porta. Ma come si spiega che quando noi avviciniamo le anime, queste
rimangono inerti, inutili, non si scuotono, non cantano, non esultano?
Perché mai Saulo rimane Saulo e non si muta in Paolo? Ah!... perché noi non
siamo come Maria; perché noi non portiamo Cristo!».
Si celebra la Messa; si sconquassa il Paradiso, Cristo scende nelle nostre
mani e poi... diciamo: «Non possoŠ» e poi siamo... buoni laici, vestiti di
sottana.
No, si può, perché si deve. Ecco la vita del Sacerdote, sulla base
dell'altare: vivere per la Messa, vivere la Messa.
Non ho avuto alcuna intenzione di predicare novità. Ho voluto solo darvi una
spinta verso l'alto... più in alto! Ho chiesto stamattina nella S. Messa con
umiltà di essere serbatoio, un buon serbatoio, per diventare un buon canale.
Ecco il caso tuo, o Sacerdote: essere serbatoio, per diventare come Maria e
con Maria un canale ed un buon canale.
LAUS DEO
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